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APPUNTI DALLE LEZIONI DI FILOSOFIA DELLA PROF.

SSA ELENA PROFETI

Guida alla lettura delle tre Critiche di Kant


Immanuel Kant (Konigsberg 1724- 1804) occupa un posto fondamentale nella storia del pensiero filosofico, anche se la
complessit della sua riflessione potrebbe indurre ad escluderlo dal novero dei filosofi pi interessanti. Questi appunti sono rivolti a
farvi prendere confidenza con i concetti fondamentali che caratterizzano la riflessione di Kant, che ha operato una secolare
rivoluzione filosofica. Certamente le annotazioni che vi propongo sono esemplificative, ma se non altro mi auguro che siano
stimolanti per unanalisi pi articolata del suo pensiero.
La Critica della ragion pura (1781) e Prolegomeni ad ogni futura metafisica che voglia presentarsi come scienza (1783).
La Critica della ragion pura lopera pi importante di Kant per quanto riguarda il tema della conoscenza, gi anticipato dagli
illuministi relativamente alla funzione rischiaratrice della ragione. Si tratta della prima delle tre critiche (le altre sono la Critica della
ragion pratica (1788), riferita alla morale, e la Critica del giudizio (1790), concernente il gusto e larte.
Kant ha dato una speciale importanza al termine critica (= analisi o valutazione ragionata), tant che la filosofia espressa nelle tre
Critiche viene caratterizzata come criticismo.
Per rispondere ad una dura recensione pubblicata sulla Critica della Ragion Pura, Kant scrisse un breve volume, per precisare in
forma comprensibile e dunque per semplificare le sue posizioni: gi il titolo chiarisce il suo scopo: i prolegomeni, cio i preliminari, le
cose necessarie, per una metafisica che non sia dogmatica, ma scientifica. In altre parole, Kant si prefigge lo scopo di analizzare la
Ragion pura (pura = non condizionata dallesperienza), al fine di indagare come funzioni la ragione delluomo, quali siano i limiti
della ragione stessa e le condizioni entro cui essa correttamente opera. Il problema di Kant la determinazione del limite entro cui si
pu muovere la ragione che, se correttamente usata, il principale strumento di liberazione delluomo : in questo senso egli il pi
importante filosofo dellilluminismo. Infatti nel suo famoso scritto Che cos lilluminismo, definisce lilluminismo il coraggio della
ragione di liberarsi dalle catene che luomo stesso si costruito (come la superstizione, lignoranza, il fanatismo ecc.).
I giudizi
La ragione procede per giudizi, cio lunione di un soggetto e un predicato: Paolo sempre in ritardo; Il sole sorge; ogni punto
sulla circonferenza di un cerchio equidistante dal centro.
Ma ci sono giudizi a priori e giudizi a posteriori, cio per cos dire che precedono lesperienza ed altri che seguono
lesperienza stessa. Per asserire lacqua bollente o il caff zuccherato io devo provare e solo in seguito allesperienza
formulo il giudizio: sono giudizi a posteriori perch presuppongono lesperienza. Da qui parte ogni forma di sapere, secondo gli
empiristi. Sono giudizi, dice Kant, estensivi, ossia fecondi: cio ci dicono qualcosa di nuovo, che prima non sapevo: guardando il
caff io non so se sia zuccherato, dopo (a posteriori) lo so, ho aumentato il mio sapere: questi giudizi sono, secondo Kant, sintetici,
cio aggiungono ed uniscono cose che non sapevo. Ma sono giudizi particolari (empirici), che non hanno un valore universale e
necessario: essi valgono per quel caff specifico, e basta. I giudizi A priori invece sono universali e necessari: infatti sono tipici
delle concezioni razionaliste e matematico deduttive. Giudizi, come ogni corpo ha una estensione ogni punto su una circonferenza
equidistante dal centro, due pi tre cinque, non hanno bisogno della verifica sensibile quindi sono a priori: essi sono sempre
veri e in qualsiasi luogo, quindi universali e necessari. In nessuna circostanza un corpo non ha una estensione: la ragione lo sa
anche senza esperienza. Ma questi giudizi, dice Kant, sono soltanto esplicativi (cio semplicemente chiarificatori), perch essi
rendono esplicito quello che gi implicito nel soggetto che viene predicato, in quanto nel concetto di cerchio c gi lidea dei punti
nella circonferenza equidistanti dal centro. Essi non mi aggiungono nulla che gi non sapessi, cio sono sterili, non danno
conoscenza nuova: semplicemente rendono esplicito quello che era implicito: per questo sono analitici. Fino a questo punto Kant
riprende in maniera critica le posizioni da un lato degli empiristi (per i quali lesperienza d luogo a giudizi sintetici, cio fecondi a
posteriori ma particolari); e dallaltro lato dei razionalisti (secondo i quali la ragione produce giudizi universali e necessari, cio a
priori, ma analitici, cio sterili).
Lo spazio e il tempo come forme universali dellesperienza
Ma siamo proprio sicuri che lesperienza, il sensibile, sia a posteriori? Cio che la sensazione sia lelemento semplice, il composto
primo, indivisibile, da cui parte la mente per conoscere? No, dice Kant: e questo un passaggio importante.
La nostra esperienza sensibile resa possibile grazie a delle intuizioni a priori: lo spazio e il tempo. Lo spazio la forma del
senso esterno, mentre il tempo della successione interna. Noi percepiamo perch riusciamo ad organizzare quello che percepito in
uno spazio e in un tempo. Senza spazio e tempo non avremmo esperienza, semplicemente non ci sarebbe nulla. Lo spazio e il
tempo non vengono dallesperienza. Sono condizioni che costituiscono, che rendono possibile lesperienza. Le nostre sensazioni
esistono perch sono state organizzate allinterno di uno spazio, ma lintuizione di spazio non viene dalle sensazioni, bens le
precede in quanto lelemento che le rende possibili. E un a priori della mente, ma nello stesso tempo fuso con lesperienza,
fecondo, in quanto rende possibile la conoscenza di cose nuove e quindi sintetico. Le esperienze che noi facciamo sono dei
fenomeni (dal greco apparire, apparenze), cio lunione inestricabile delle intuizioni a priori della mente (quindi universali e
necessarie) con le sensazioni particolari e mutevoli. Con ci non dobbiamo pensare che ci siano le sensazioni staccate dal soggetto
: le sensazioni sono gi parte del soggetto in quanto il soggetto le ha gi filtrate attraverso le intuizioni universali dello spazio e del
tempo. In altre parole, quello che noi percepiamo gi una elaborazione della nostra mente, attraverso gli a priori delle forme pure di
spazio e tempo e delle categorie; quindi gi un fenomeno. La cosa in s invece, che quella realt incognita (solo pensabile o
noumenica) o X, cio la cosa senza il soggetto che la percepisce, non conoscibile, e un noumeno, cio qualcosa che possiamo
semplicemente pensare, ma non percepire o conoscere.
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La rivoluzione copernicana di Kant
Da quanto abbiamo fin qui detto, risulta che Kant supera la tradizionale separazione tra mente e corpo (ossia tra soggetto ed
oggetto,lio che conosce e loggetto conosciuto, o, per usare un linguaggio cartesiano, tra res cogitans e res extensa), una
separazione che aveva tormentato empiristi e razionalisti . In tal modo Kant propone una sintesi superiore: la nostra esperienza gi
la fusione di a priori mentali (le forme pure spazio - tempo e le categorie dellintelletto) e di sensibilit.
Attenzione: le categorie senza lintuizione empirica sono vuote, mentre la sensibilit senza categorie cieca. O meglio, non
possiamo concepire qualcosa che non sia nello spazio e nel tempo, ma non possiamo neanche concepire lo spazio e il tempo senza
qualcosa dentro. E come una colomba, richiamando limmagine kantiana, che aspiri a volare senza aria: naturalmente questo non
possibile!
Un tale decisivo cambiamento di prospettiva viene spiegato da Kant: come una vera e propria rivoluzione copernicana.
In sostanza a partire da Kant, per usare le parole del grande epistemologo Popper, Dobbiamo abbandonare lopinione secondo cui
siamo degli spettatori passivi, sui quali la natura imprime la propria regolarit, e adottare lopinione secondo cui, nellassimilare i dati
sensibili, imprimiamo attivamente ad essi lordine e le leggi del nostro intelletto. Il cosmo reca limpronta della nostra mente.
Cosa succede a questo punto?
Vediamo che Kant chiude una serie di problemi (o falsi problemi) di natura filosofica precedentemente formulati e, in conseguenza
degli elementi prima chiariti, comprendiamo come per lui sia indispensabile restare nei limiti della ragione e del suo territorio. In
siffatto modo decadono i tanti grovigli sulle prove dellesistenza di Dio, concepiti principalmente dalla scolastica medioevale, in
quanto un problema al di fuori dei limiti della ragione, e cos pure viene meno la stessa distinzione della ragione operata dagli
empiristi rispetto ai razionalisti, che viene di fatto superata.
In particolare Kant spalanca una serie di prospettive per la filosofia e per il pensiero moderno:
innanzitutto egli pone al centro della riflessione il soggetto (e in questo anticipatore del romanticismo);
inoltre lindagine conoscitiva, dopo di lui, muta significato, perch egli dimostra come sia indispensabile dapprima procedere allo
studio delle condizioni del conoscere stesso e come gli strumenti di cui si avvale la ragione condizionino e determinino tutto ci
che intendiamo studiare.
Tutto questo potrebbe far supporre che Kant ricorra ad una scappatoia filosofica, mentre quanto egli propone un concetto
fondamentale e di portata rinnovatrice, perch Kant ci vuol semplicemente dire che, se vogliamo misurare rigorosamente come
faceva Galilei e Newton, la prima cosa da fare controllare e definire gli strumenti con cui misuriamo e che si trovano nella mente
del soggetto. Negli ultimi cento anni sono fiorite e si sono sviluppate le Scienze Umane (come lantropologia, la psicologia, la
sociologia, la pedagogia, ecc.). Per tutte queste scienze fondamentale analizzare e definire come losservatore modifichi
losservazione, come lesperienza non sia qualcosa che noi percepiamo passivamente, ma la costituiamo e, in qualche maniera, la
predeterminiamo. E per questo che non possiamo ignorare la grande lezione di Kant, che, se ha evidenziato i limiti della ragione
umana, cio le caratteristiche strutturali a priori da cui essa non pu uscire, al contempo ha avuto limportante merito di stabilire e di
far emergere con chiarezza la sua potenza, ovvero gli strumenti della stessa soggettivit umana, che col suo moto ordinatore
costituisce il mondo dellesperienza.
La critica della Morale opere di Kant
Fondazione della metafisica dei costumi (1785)
Critica della ragion pratica (1788)
Verso la Critica della Ragion pratica: Kant avverte l'esigenza di una Fondazione della metafisica dei costumi che non si limiti a
studiare il comportamento dell'uomo alla maniera di una fisica dei costumi o antropologia, ma indaghi la parte pura dell'etica, ovvero
le condizioni universali e necessarie dell'agire umano.
La Critica della Ragion pratica
Due cose mi stupiscono profondamente: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me
Il formalismo morale kantiano
Come la Ragion Pura cerca e analizza i principi universali e necessari del conoscere, la ragion pratica riflette ed elabora i principi
fondamentali ( universali e necessari) dellagire morale. Ma come la conoscenza non pu disperdersi nella moltitudine variabile delle
sensazioni, cos la ragion pratica non pu esaminare le infinite azioni umane, ma deve determinare i principi formali ( a priori) che
qualificano una azione come morale. La morale Kantiana formale, perch cerca e definisce i criteri formali che portano a una
azione buona, non un elenco di azioni buone. Essa quindi non produce una casistica ( non rubare, non tradire, non ubriacarti
ecc.), che non pu dar luogo a principi necessari e universali, perch dal caso concreto non si ricavano principi assoluti ( sia nella
morale che nella conoscenza). Per fare un esempio semplice non uccidere ( che un comandamento biblico condiviso ) non
pu essere un principio assoluto. Ci sono casi in cui uccidere non solo lecito, ma riconosciuto moralmente buono ( es: la legittima
difesa, la protezione di terzi, o la difesa di ideali ritenuti superiori).
La ragion pratica cerca le regole formali ( le leggi) cui deve rispondere una azione buona, perch solo esse sono universali, cio
valide sempre e in ogni caso.
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Determinanti eteronome e Imperativo ipotetico
Noi agiamo per motivazioni ( o finalit) intrinseche a noi stessi ( autonome) o per motivazioni esterne ( eteronome : di norma
nomos- altra); queste ultime rispondono a degli imperativi ipotetici ( se allora). Se non voglio andare in prigione, non devo
compiere atti iniqui. Se voglio un bel voto, devo studiare Se tradisco mia moglie, rischio di andare allinferno devo
essere generoso, cos tutti mi stimeranno Questi esempi sono tutti imperativi ipotetici con motivazioni esterne alla mia volont,
quindi da essa eteronome ( la prigione, il bel voto, linferno, la stima degli altri).
Le azioni eteronome, mosse da imperativi ipotetici, non sono necessariamente cattive, o, tanto meno , illecite, ma per Kant, non
sono oggetto della riflessione morale: la morale deve essere autonoma, cio mossa da motivazioni intrinseche, autofondantesi, che
non cercano appoggi esterni. Solo cos si possono trovare dei principi universali , formalmente validi sempre. Una conseguenza
della autonomia del soggetto, necessaria per la scelta morale della volont umana, la libert del soggetto stesso: solo se la
volont libera da qualsiasi vincolo o condizionamento esterno ( eteronomo) essa pu essere autonoma, quindi se non c libert
non c autonomia e, per Kant, non vi pu essere nemmeno moralit.
Il diritto positivo e la religione forniscono molte spiegazioni eteronome ( devi far cos altrimenti vieni punito con la sanzione,
lammenda, la prigione, ecc.; o devi far cos perch lo ordina Dio o il sacerdote o perch vai allinferno). Kant, pur rispettando queste
prescrizioni, non le considera motivazioni morali (esse sono conformi al dovere, ma non valgono per il dovere fine a se stesso). La
distinzione tra legge, religione e morale fondamentale per la modernit e crea i presupposti per lo Stato laico in cui viviamo.
Il dovere e limperativo categorico
Lazione morale non pu, dunque, avere ragioni esterne, ma deve essere autonoma: essa un senso interno del dovere morale
che la muove. Una azione giusta va compiuta perch essa stessa giusta, quindi per senso del dovere, non per benefici che ne
possiamo trarre. Lazione morale va eseguita per il comando dellimperativo categorico. Questo soltanto lobbligazione morale
che abbiamo dentro di noi in quanto siamo esseri razionali. Limperativo categorico (cio incondizionato e quindi assoluto) un a
priori (ossia la legge universale vincolante le azioni). Limperativo categorico (concetto fondamentale delletica kantiana) viene
formulato in diverse maniere, ma sostanzialmente unitario; un principio formale (che non riguarda le singole azioni, il loro
specifico contenuto) ed universale (cio valido in ogni circostanza).
La sua formulazione principale la seguente: Agisci unicamente secondo quella massima in forza della quale tu puoi volere
nello stesso tempo che essa divenga una legge universale. Kant non prescrive questa o quella azione, ma indica come
determinare la propria volont e fornisce al tempo stesso un criterio per decidere circa la moralit di una azione, collegandola a un
principio generale. In parole semplici si pu dire che, di fronte ad unazione, dobbiamo sempre chiederci se essa , o meglio se i
criteri con cui operiamo mediante essa, possono essere criteri universali, cio validi per tutti. O, semplificando ulteriormente, si pu
dire che siamo tenuti a rispondere razionalmente alla domanda: Se tutti facessero come ciascuno di noi vuole o avverte come
importante, cosa succederebbe?
Unaltra formulazione dellimperativo categorico la seguente. Agisci in modo da trattare lumanit, tanto nella tua persona
quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come fine, mai come mezzo. Infatti nessun fine che sia dato
come oggetto esterno pu essere assunto come fondamento della moralit. Dunque lunico fine che pu essere moralmente
proposto luomo stesso come valore assoluto. Per indicare un altro possibile esempio, si pu dire che si lavora per vivere, non si
vive per lavorare: il fine deve essere sempre luomo, non qualcosa esterno alluomo.
Una terza formulazione la seguente: agisci in modo tale che la tua volont possa, in forza della sua massima, considerare s
stessa come istituente nello stesso tempo una legislazione universale cio la tua volont sia autonoma, legge a se stessa..
La libert e i postulati della ragion pratica
Con il termine "postulato" Kant designa ci che la legge morale esige, "postula". La libert, l'immortalit dell'anima e Dio sono le tre
esigenze della moralit. Sul piano ontologico, la libert condizione (ratio essendi) della moralit; sul piano gnoseologico, la moralit
condizione (ratio cognoscendi) della libert. All'origine del postulato di Dio sta l'antinomia che sorge dall'analisi del concetto di
"sommo bene". Per Kant invece la certezza del dovere che postula Dio come esigenza della ragione. Questa posizione procurer
a Kant difficolt con la censura prussiana
E dunque a cosa arriviamo?
La critica alla ragion pratica fissa, come vediamo, dei punti fermi. Ricapitoliamo: la ragion pratica (cio la ragione che ci guida
nellagire) deve essere autonoma (non pu avere motivazioni esterne: autonomia della morale), deve essere un principio formale
(non ha senso la casistica) e deve riferirsi a principi universali (cio validi razionalmente per tutti). Non sono questi elementi di
scarso rilievo, in particolare nelle conseguenze che determinano.
Ad esempio, lautonomia della morale implica la distinzione tra legge e morale: la legge, nelle concezioni attualmente prevalenti,
non ha infatti uno scopo morale, ma utilitaristico: deve regolare nella maniera migliore possibile, il funzionamento della societ.
Molte azioni sono lecite, ma non necessariamente morali: e questo, in epoca moderna, non suscita problema, anzi una necessit
in una societ pluralista, in cui convivono valori diversi. Una persona pu ritenere che , ad esempio, luso di alcool, il divorzio,
laborto, il gioco dazzardo siano azioni moralmente negative, ma nello stesso tempo, senza alcuna contraddizione, non pretende
che la legge le proibisca, perch, come abbiamo detto, la legge non deve stabilire cosa bene o cosa male moralmente, ma
soltanto cosa utile per regolare i rapporti sociali. Per continuare con gli esempi appena indicati, proibire lalcool potrebbe produrre
pi danni che non vietarlo (come ha dimostrato il proibizionismo negli anni 20 del secolo scorso negli Stati Uniti: aumento della
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criminalit e del contrabbando, nessuna riduzione significativa delletilismo), o la legalizzazione dellaborto ha provocato, in Italia, un
costante e significativo calo degli aborti praticati.: una legge viene giudicata per gli effetti che produce nella societ, non sulla base di
un criterio astratto di moralit.
La distinzione tra morale e religione spezza un vecchio pregiudizio (cio che senza Dio non ci sia morale, o che la religione sia
fondamento della morale). Per Kant la ragione fondamento della morale, e la ragione comune a tutti gli uomini: quindi il
principio morale (limperativo categorico) vale per tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro cultura o societ. In questo senso
Kant contrario al relativismo morale (ognuno giusto faccia quello che vuole perch il bene e il male sono relativi), ma contrario
anche al fondamentalismo (imporre dei comportamenti morali a tutti ).
Questi sono temi basilari anche oggi, nella nostra societ! Infatti in un clima preoccupante di scontro di civilt e in societ pluraliste,
come quella in cui viviamo, fondamentale recuperare il ruolo della ragione, che costruisca fondamenti comuni: Il sonno della
ragione genera mostri scriveva Goya, il grande pittore spagnolo contemporaneo di Kant.
Il Diritto, la Politica, la Storia
Nettamente distinta dalla sfera della morale per Kant quella del diritto: alla prima l'uomo partecipa come ragione, soggetto
autonomo e libero; alla seconda come sensibilit, oggetto passivo di una legge eteronoma. Garantire queste condizioni compito
dei governi.Alla base della societ civile sta un contratto che Kant concepisce non come un fatto storico, ma come una "semplice
idea della ragione". I principi fondamentali del diritto sono la libert di ogni membro della societ in quanto uomo; l'uguaglianza, in
quanto suddito, di fronte alla legge; l'indipendenza in quanto cittadino. Col termine "repubblica" Kant designa una costituzione
contrapposta non a quella monarchica, ma al dispotismo come assenza di legalit. Di qui il progetto di una federazione di stati liberi.
La storia asseconda questo processo di pace.
In conclusione, si pu dire che per Kant lo scopo che la natura persegue lo stesso che la ragione eleva a dovere dell'uomo e
pertanto l'opera della natura favorisce, senza determinarla, l'intenzione morale dell'uomo.
Critica del Giudizio (1790)
Che cosa significa giudicare?
Giudicare la facolt di ricondurre ogni cosa sotto regole, distinguendo se qualche cosa stia o no sotto una data regola. Pertanto
nella Critica del giudizio Kant svolge idee che escono dai confini entro cui si tiene ordinariamente la sua filosofia. I due mondi, il
fenomenico (il mondo della natura, dellesperienza) da una parte, il noumenico (il mondo della libert, del regno dei fini) dallaltra, si
contrappongono come se fossero assolutamente diversi e reciprocamente estranei. Luomo vive ed agisce nella natura, ma deve e
pu seguire la legge della libert e mediante levoluzione umana nel mondo empirico deve venir realizzato il fine posto dalla legge
ideale. I due mondi non possono essere completamente separati: deve esserci un fondamento unico comune alla natura e al mondo
morale. Questo fondamento una facolt che Kant individua come intermedia tra lintelletto e la ragione: la facolt del Giudizio. O
luniversale dato (in forma di regola o di legge a priori), e allora il giudizio determinante: tale quello delle scienze della natura,
gi considerato nella prima Critica. O ci dato solo il particolare, per cui luniversale in cui bisogna pensarlo da trovare. In tal caso
il giudizio riflettente. La terza Critica colma, quindi, quel vuoto che esisteva tra le altre due, cio tra il mondo fenomenico della
ragion pura e il mondo noumenico della ragion pratica. La terza Critica ci d in atto la dimostrazione di quella dipendenza e della
predisposizione dei fenomeni a seguire la legge pi alta, insita nella loro essenza pi riposta.
Il Giudizio estetico
LAnalitica del Bello, da Kant suddivisa in quattro parti, corrispondenti ai quattro momenti del giudizio di gusto: qualit, quantit,
relazione, modalit. Dallesame di tali momenti sono desunte le definizioni fondamentali del bello.
1) Bello loggetto di un piacere mediante cui si giudica qualcosa senza interesse.
2) Bello ci che piace universalmente senza concetto.
3) Bello ci che viene percepito secondo una finalit in cui manca la rappresentazione di uno scopo.
4) Bello, infine, ci che, senza concetto, riconosciuto come oggetto di un piacere necessario.
Dalla estrema vaghezza del concetto di bellezza Kant deduce limpossibilit di fornire "alcuna regola oggettiva del gusto, che
determini per mezzo di concetti che cosa sia bello: chi imita un modello mostra abilit, in quanto riesce, ma d prova di gusto solo in
quanto pu giudicare il modello stesso"
Nel giudizio di gusto lintelletto deve essere al servizio delle fantasie dellimmaginazione, cio questa deve giocare con naturalezza
prescindendo da ogni costrizione della regola. Nella stesura finale della Critica del Giudizio Kant distingue un sublime matematico da
un sublime dinamico
Giudizio teleologico
La nozione di bellezza implica il concetto di finalit soggettiva formale. Kant distingue un nexus effectivus, o legame delle cause
efficienti, da un nexus finalis, o legame delle cause finali.