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Al ritorno dal mio viaggio di lavoro in Russia avevo in valigia la matrioska pi bella che mi riusc di comprare, impacchettata e infiocchettata

a dovere. Non vedevo lora di darla a mia figlia Giorgia: gi pregustavo la sua meraviglia nel vedere quella splendida bambola di legno
dipinto a mano, e ancora di pi nello scoprire che ne racchiudeva
unaltra, e poi unaltra, e unaltra ancora...
Arrivato a casa, aprii il cancello e attraversai il giardino. In quel
mese che ero stato via erano spuntati i narcisi, erano cambiati i colori
e i profumi. Era lunica cosa che mi piaceva, delle mie lunghe assenze:
trovare un giardino diverso da come lavevo lasciato. Anche Giorgia la
trovavo cambiata: a quattro anni, ogni mese ti aggiunge un gesto, una
parola, ti cambia unespressione. E non mi piaceva doverlo scoprire
cos, a cose fatte.
Riabbracciai mia moglie e Giorgia, mi riempirono di baci e carezze, poi ci sedemmo per la cena. Giorgia voleva il regalo; le dissi che
dopo cena lo avrebbe avuto, e si quiet un poco. Mia moglie mi raccont che una settimana prima la nostra piccolina era stata punta da
unape in giardino, e da allora non voleva pi andarci, lei che aveva
sempre amato rotolarsi nellerba e dare la caccia alle lucertole. Mi feci
dire da Giorgia dovera stata punta, lei mise il broncio e mi mostr un
punto sul braccino. Non si vedeva nulla, ma le diedi lo stesso tanti baci che di sicuro, le dissi, avrebbero tenuto lontane le altre api. Non
vero, le api sono cattive, e io in giardino non ci vado pi! E ora me lo
dai il regalo?. Hai ragione dissi me ne stavo dimenticando. Ora
vado a prenderlo. Andai nella mia stanza, aprii la valigia e tirai fuori il
pacchetto con la matrioska. E fu in quellistante che ebbi lidea.
Tornai in salotto tenendo in mano un cartoccetto sistemato alla
meno peggio; una cosa che metteva tristezza, lo ammetto. Ecco
qua!, dissi, e lo porsi a Giorgia, che non sembr molto contenta.
Dopo aver scartocciato, era chiaramente delusa. Cosa poteva mai farsene di quella minuscola bambolina che le stava per intero nel palmo
della mano? Anche mia moglie mi guard con disappunto. Beh? Che
sono quelle facce? Questa una bambola magica, che mi stata consegnata personalmente da un grande mago nella tundra siberiana!. E
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perch magica?, chiese Giorgia. Perch se linnaffi diventa grande!


Vedi? di legno, come larancio che abbiamo in giardino. Andiamo a
piantarla?. No, io non ci vado. E non ci credo!, e and a piangere
fra le gambe di sua madre, che mi fece una specie di ringhio silenzioso. Amore, versami un po dacqua nellinnaffiatoio, che la bambola
si sta gi seccando, dopo questo lungo viaggio! Giorgia, forza, andiamo! Il mago mi ha detto che la bambola devessere innaffiata da una
bimba piccola, altrimenti non cresce. Mia moglie prov a stare al
gioco, e and a versare un po dacqua nellinnaffiatoio piccolo. Si trascinava dietro Giorgia, che non si staccava dalla sua gonna. Presi
linnaffiatoio e uscii in giardino. Bene, allora vado io, ma sono sicuro
che cos non crescer!.
Trovai un pezzetto di terra libera accanto ai narcisi, vi spinsi dentro la bambolina finch non si tenne in piedi, e mi voltai verso la finestra del salone. Come immaginavo, mia moglie e Giorgia erano l che
mi osservavano. Ora linnaffio!, dissi, e versai due gocce dacqua.
Rientrai, andai a prendere in valigia una lussuosa confezione di
pastile che avevo comprato per mia moglie, e la diedi a Giorgia. Tieni,
anche questo un regalo per te, le dissi. Per si mangiano domani!
Ora a nanna!. Giorgia mi diede un bacio, e andammo tutti a dormire.
Ero stanco morto.
Quando mi alzai, la mattina dopo, Giorgia e mia moglie erano in
cucina a preparare la colazione. Pap, cresciuta la bambola?, mi
chiese non appena mi vide. Mi sono alzato proprio col pensiero di
controllare. Andiamo insieme?. Fece di no con la testa. Va bene,
vado da solo. Uscii in pigiama e ciabatte, mi avvicinai alla bambola, la
scrutai con attenzione, poi urlai il mio responso a Giorgia che mi
guardava dalla finestra. Niente da fare, uguale a ieri!.
La sera, a cena, Giorgia mi chiese se davvero la bambola doveva
essere innaffiata da una bimba piccola per crescere. Certo, il mago
stato chiarissimo su questo punto!. Ma tu mi puoi accompagnare?.
Nulla lo vieta!. E va bene, allora andiamo!.
Cos andammo. Lei si teneva stretta stretta alla mia mano e alla
mia gamba, per paura delle api. Quando fummo vicini alla bambola, le
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raccomandai di spruzzare solo poche gocce. Lei fu molto diligente e


seria. Rientrammo confidandoci a vicenda la speranza che il mattino
dopo sarebbe accaduto qualcosa di meraviglioso.
Quel giorno fui io a svegliarmi per primo, perch riprendevo a
lavorare. Andai in giardino, sostituii la bambola con quella che la conteneva e preparai la colazione. Quando Giorgia entr in cucina mi
chiese subito se la bambola era cresciuta. Io feci un gran sorriso e le
dissi Vai a controllare!. Lei usc correndo, ma subito rientr con un
braccio teso verso di me. Vieni anche tu!, mi disse. Andammo, e
trovammo la bambola cambiata. Non solo era pi grande, ma aveva
un abito e colori diversi. Era cambiata di colpo, come Giorgia e il
giardino quando torno da un lungo viaggio. Lei era felicissima e and
a chiamare sua madre per metterla al corrente della scoperta. Quella
sera, al ritorno dal lavoro, mia moglie mi raccont che Giorgia non
aveva pensato ad altro che al momento di innaffiare di nuovo la sua
bambola magica.
E cos andammo di nuovo. Stavolta Giorgia camminava un passo
davanti a me. Le dissi di versare qualche goccia dacqua in pi, perch
una bambola pi grande ha pi fame e pi sete. Come me, che ora
mamma mi d due polpette invece di una. S, proprio come te!, risposi, e le accarezzai la testa, che ora mi riempiva tutta la mano. Sulla
pancia di questa bambola si distinguevano bene le decorazioni floreali:
pareva proprio un fiore che spuntava dalla terra.
Il mattino dopo, quando Giorgia mi chiese di uscire con lei, finsi
di aver preso una storta a un piede. Devo tenerlo un po a riposo,
dissi. Vai tu, e fammi sapere. Era un po seccata, ma la curiosit era
troppo forte, e usc. Mi alzai e mi accostai alla finestra. La vidi che si
guardava intorno timorosa, come se temesse lassalto di uno sciame di
api, poi corse alla bambola. cresciuta! cresciuta!, url. Tornai a
sedere e me la vidi piombare addosso felice. Restammo abbracciati a
lungo, e quel giorno andai al lavoro felice anchio, zoppicando fin oltre il cancello.
Ripetemmo quel rito mattina e sera per altri giorni, finch piantai
la settima e ultima bambola, quella con i colori pi brillanti. A diffe3

renza delle altre, in questa la figura femminile aveva, dipinto intorno


alla testa, un fazzoletto chiuso da un nodo sotto il mento, e teneva un
gallo sottobraccio. La matrioska era diventata una donna. Feci notare
questi dettagli a Giorgia, e aggiunsi che erano il segno che la bambola
non sarebbe cresciuta pi, che era matura come le arance quando cominciano a cadere dallalbero. Ora poteva coglierla e tenerla sempre con
s. Giorgia allora afferr il collo della bambola e tir forte, come per
strapparla alla terra con tutte le radici. Le rest in mano la met superiore, e temette di averla rotta. No, non lhai rotta, questa bambola
cos, si apre come una scatolina.
Mentre la rassicuravo, accadde qualcosa che non mi aspettavo.
Unape si arrampicava lentamente, come stordita, allinterno della parte di bambola rimasta conficcata nel terreno. Come ci era entrata? O
ci era finita un attimo prima e non me nero accorto? Forse laveva
scambiata per un fiore e si era lanciata a tutta velocit, prendendo una
capocciata. Quando Giorgia la vide cacci un urletto spaventato. Io
mi strinsi intorno a lei. Non preoccuparti, non ti fa niente. appena
nata, vuole solo andare a vedere il mondo. Infatti, raggiunto il bordo,
lape vol via e scomparve nellaria tiepida del mattino. nata dalla
pancia della bambola?, chiese Giorgia. S, proprio come tu sei nata
dalla pancia della mamma. Anche tu sei unapetta. Poi feci
unespressione spaventata. Oddio, sei unape. Ora vorrai pungermi!
Devo scappare!, e mi allontanai correndo quasi sul posto. Giorgia
grid di eccitazione e mi venne dietro, facendo uno spaventoso ronzio. Aiuto, aiuto!, urlavo, mentre facevo il giro del giardino inseguito dalla mia piccola ape minacciosa. E mentre rischiavo da un momento allaltro di essere raggiunto e punzecchiato, pensai alle altre
bambole che avevo nascosto nel fondo di un armadio, luna dentro
laltra. Pensai che le avrei mostrate a Giorgia fra qualche anno, raccontandole la vera storia della bambola magica, e il mistero dellape
nella pancia.