Sei sulla pagina 1di 53

Contenuto della lezione ed esercizi (22/09/2014)

Durante la lezione `e stato descritto il contenuto del corso e sono state introdotte alcune notazioni che saranno ripetutamente utilizzate.

Notazioni: Il simbolo N denota l’insieme dei numeri naturali

{1, 2, 3,

}.

Dato n N si ha che n + 1 N. Il simbolo Z denota l’insieme dei numeri interi

, 3, 2, 1, 0, 1, 2, 3,

}.

L’insieme Q `e l’insieme dei numeri razionali

p

q

con p, q Z e q

L’insieme R `e l’insieme dei numeri reali. con una retta orientata.

Sono stati richiamati alcuni fatti di base: equazioni e disequazioni di primo e secondo grado, la definizione del numero “i” (i 2 = 1) e le disequazioni razionali.

L’insieme R si identifica

= 0.

1

ESERCIZI:

Esercizio 1) Risolvere le seguenti equazioni:

(1) x 2 + 2x + 3 = 0,

(2) x 2 + 2x + 3 = 0, (3) x 2 + 2x 3 = 0, (4) 2x 2 + 6x = 0, (5) 2x 2 + 8 = 0,

(6) 3x 2 + 2x 1

(7) 3x 2 + 2x + 1 = 0.

= 0,

Esercizio 2) Risolvere le seguenti disequazioni:

(1) x 2 + 2x + 3 0,

(2) x 2 + 2x + 3 < 0,

(3) x 2 + 2x 3 0,

(4) 2x 2 + 6x 0,

(5) 2x 2 + 8 < 0, (6) 3x 2 + 2x 1

(7) 3x 2 + 2x + 1 < 0.

0,

Esercizio 3) Risolvere le seguenti disequazioni:

(1) (x 2 + 2x + 3)/(x 2 + 2x + 3) (2) (x 2 + 2x 3)/(2x 2 + 6x) 0, (3) (3x 2 + 2x 1)/(2x 2 + 6x) 0, (4) (3x 2 + 2x + 1)/(2x 2 8) > 0.

> 0,

Soluzioni:

Esercizio 1) (1) L’equazione non ha soluzioni in ambito reale, le soluzioni sono

complesse: x = 1 ± i 2. (2) x = 1 e x = 3. (3) x = 3 e x = 1. (4) x = 3 e x = 0. (5) L’equazione non ha soluzioni in ambito reale, le soluzioni sono complesse x = ±2i. (6) x = 1 e x = 1

(7) x = 1

3

3 . e x = 1.

Esercizio 2) (1) R. (2) x < 1 oppure x > 3. (3) x ≤ −3 oppure x 1. (4) [3, 0]. (5) . (6) x ≤ −1 oppure x 1/3. (7) x < 1/3 oppure x > 1.

Esercizio 3) (1) ] 1, 3[. (2) ]0, 1]. (3) x < 3 oppure x [1, 0[ oppure x 1/3. (4) ] 2, 1/3[]1, 2[.

Contenuto della lezione ed esercizi (23/09/2014)

Lezione sui numeri complessi. Una delle motivazioni per l’introduzione dei numeri complessi `e la seguente: non tutte le equazioni algebriche ammettono soluzione in ambito reale. Per questa ragione, si introduce l’unit`a immaginaria i definita dalla propriet`a i 2 = 1. Un numero complesso `e un numero della forma a + ib con a, b R.

Il numero a `e detto la parte reale di z mentre b `e la parte immaginaria. I numeri complessi si possono sommare e moltiplicare tra loro dando

luogo a numeri complessi: sia z = a + ib e z = a + ib allora

z + z = (a + a ) + i(b + b ) e

zz = (aa bb ) + i(ab + ba ).

Dato un numero complesso z = a+ib il coniugato di z `e, per definizione

il numero complesso

z¯ = a ib.

Identificando il numero complesso z = a + ib con il punto del piano (a, b) le operazioni sui numeri complessi possono essere interpretate da un punto di vista geometrico come segue: la somma `e la somma tra due vettori del piano secondo la regola del “parallelogramma”, il prodotto zz pu`o essere interpretato come una rotazione ed una dilatazione del vettore z e per finire, dato z, z¯ `e l’immagine “speculare” di z (rispetto all’asse orizzontale). Dato z = a + ib si definisce il modulo di z come

|z| = a 2 + b 2

(rappresentando il punto z nel piano cartesiano il modulo di z `e la distanza di z dal punto (0, 0), l’origine degli assi). Dato un numero complesso z diverso da 0 esiste l’inverso z (ossia un numero tale che zz = 1). Tale numero `e dato da

z =

z¯

|z| 2 .

Sono state introdotte le coordinate polari nel piano e quindi la rap- presentazione polare di un numero complesso: dato z = a + ib si pone

a + ib = r(cos α + i sin α)

e si deduce r = |z| mentre α `e determinato dal sistema

  cos α =

   sin α =

a

|z| ,

b

|z| .

Sono state ricordate le formula di addizione per il seno e coseno e

quindi, dati z formula

zz = cos(α + β) + i sin(α + β). Il principio di induzione: supponiamo di voler verificare una certa identit`a (o disequazione) per tutti gli n naturali. Ad esempio supponi- amo di voler mostrare che, per ogni numero naturale n,

si `e dedotta la

=

cos α + i sin α e z

=

cos β + i sin β

1 + 2 +

+ n = n(n + 1)

2

.

La verifica pu`o essere fatta in due “passi”. Basta verificare l’identit`a per n = 1 (nell’esempio si ha 1 = 1). Quindi supponendo che l’affermazione valga per n verificare che vale per n + 1 (nell’esempio

1 + 2 +

+ n + (n + 1) = n(n + 1)

2

+ (n + 1) = (n + 1)(n + 2)

2

.

Il principio d’induzione pu`o essere usato per verificare che dato un numero complesso z = cos α + i sin α allora

z n = cos() + i sin().

ESERCIZI:

Scrivere i seguenti numeri complessi in forma cartesiana e polare:

(1) (1 + i) 2 (1 i) 2 ,

(2) (1

(3)

(4) (1 + 2i) 4 (1 2i) 4 ,

+

1

1i 3 ,

i 3) 3 ,

(5) 1+3i

1+2i

3 ,

(6) 2+2i 3

1+i 3

2 .

Soluzioni:

(1) 4i, r = 4, α = π

2 . (2) 8, r = 8 e α = π.

(3) (1 + i 3)/4, r = 1/2 e α = π/3. (4) 48i, r = 48 e α = 3π/2.

(5) 2 + 2i, r = 2 2

(6) 2 + 2 3i, r = 4

e

e

α = 3π/4. α = 2π/3.

Contenuto della lezione ed esercizi (25/09/2014)

Il teorema fondamentale dell’algebra Si considera l’equazione

con a 0 , Si ha il

a n x n + a n1 x n1 +

, a n coefficienti complessi.

+ a 1 x + a 0 = 0

(1)

Teorema: Se a n = 0, l’equazione (1) ammette n radici complesse (non necessariamente distinte).

Consideriamo il caso particolare a n1 = riduce quindi a

a n x n + a 0 = 0,

ossia

x n = a 0 .

a n

= a 1 = 0, l’equazione si

(2)

Le soluzioni di (2) sono le radici n-esime del numero (complesso) a 0 /a n . Quindi, il problema (2) pu`o essere riformulato nel modo seguente: dato un numero complesso w trovare tutti i numeri complessi z tali che

z n = w.

(3)

Per risolvere (3) si rappresenta w in coordinate polari:

w = ρ(cos θ + i sin θ).

Quindi il problema si riduce a trovare r ed α tali che, posto

z = r(cos α + i sin α)

si abbia

z n = r n (cos() + i sin()) = ρ(cos θ + sin θ)

ossia si ha

r

1

= ρ n

e

cos() = cos θ,

sin() = sin θ.

Il sistema ammette n soluzioni α k , k = 0, 1,

, n1, date dalla formula

α k = θ + 2kπ n

.

ELEMENTI DI ANALISI COMBINATORIA Permutazioni: in quanti modi si possono mettere n oggetti (dis- tinti) in n cassetti numerati? (in modo che ogni cassetto contenga almeno un oggetto). Per il primo cassetto si hanno n possibili scelte. Fatta una scelta si

ha a disposizione un oggetto (ed un cassetto) in meno. Quindi si hanno

a disposizione n 1 oggetti da mettere nel secondo cassetto. In altre

parole per ciascuna delle n scelte possibili al primo passo vi sono n 1 scelte possibili al secondo. Ripetendo il ragionamento, si conclude che

vi sono

p n = n! possibili permutazioni di n oggetti. Il simbolo n! (si legge “enne fatto-

riale”) `e, per definizione, il prodotto dei primi n numeri naturali minori

o uguali di n, n(n 1)

0! = 1.

Disposizioni: supponendo di avere sempre n oggetti ma k cassetti,

con k N e k n, un ragionamento analogo al precedente mostra che

vi sono

3 2 1. Si pone

D n,k =

n!

(n k)!

modi di disporre gli oggetti.

Combinazioni: stessa situazione descritta nel caso delle disposizioni tranne che per il fatto che i cassetti non sono numerati. Associando ad ogni combinazione le k! disposizioni corrispondenti si ha

D n,k = C n,k k!

ossia il numero di combinazioni possibili `e

C n.k = D n,k

k!

=

n!

(n k)!k! .

Tale numero `e detto coefficiente binomiale e si denota con il simbolo

n

k

(si legge “enne su kappa”).

ESERCIZI:

Risolvere l’equazione z n = w con :

(1) n = 3 e w = 1 + i. (2) n = 4 e 1+i

i

.

(3) n = 2 e w = 2 + i2 3. (4) n = 5 e w = i.

(5) n = 3 e w = 3 i. (6) n = 4 e w = 2.

Soluzioni:

(1) r = 2 1/6 , α 0 =

(2) r

(3) r = 2, α 0 =

(4) r = 1, α 0 = 3π , α 1 = 7π

12 , α 1 =

, α 1 =

e α 1 = 4π

π

7π

16

= 2 1/8 , α 0 =

π

3

10

3

10

3π , α 2 =

4

15π ,

16

α 2 =

17π

12

23π

16

.

e α 3 =

31π

16

.

. , α 2 =

11π

10

, α 3 = 3π

2

e α 4 =

(5) r = 2 1/3 , α 0 = 7π

18

, α 1 =

19π

18

e α 2 =

31π

18

.

(6) r = 2 1/4 , α 0 = π , α 1 = 3π , α 2 = 5π e α 3 = 7π

4

4

4

4

.

19π

10

.

Contenuto della lezione ed esercizi (29/09/2014)

Successioni: La successione a n tende ad R, in simboli

n a n = ,

se per ogni > 0 esiste N R (N dipende da ) tale che

< a n < +

per ogni n maggiore di N . si dice il limite della successione e la successione si dice convergente. La definizione si estende ai casi = +oppure = −∞ nel modo seguente:

n a n = +

se per ogni M > 0 esiste N R (N dipende da M ) tale che

M < a n

per ogni n maggiore di N . Analogamente si ha

lim

lim

n a n = −∞

se per ogni M > 0 esiste N N (N dipende da M ) tale che

a n < M

per ogni n maggiore di N . Nel caso = ±∞ si dice che la successione `e divergente. Se una successione non converge e non diverge si dice che il limite non esiste. Dalla definizione segue che se il limite esiste `e unico.

lim

Algebra dei limiti: Supponiamo che

n a n = e

lim

n b n = m,

lim

con , m [−∞, +]. Allora, qualora le espressioni a destra dell’uguale abbiano senso 1 , si

ha

n (a n ± b n ) = ± m,

lim

n a n b n = m e

lim

lim

n→∞

a n

b

n

=

m .

Teorema della permanenza del segno: Supponiamo che lim n a n = ]0, +]. Allora esiste N tale che, per ogni n > N , a n > 0.

Osservazione: Nel caso [−∞, 0[ vale l’analoga conclusione con a n > 0 sostituito da a n < 0.

1 Non sono definiti simboli come +∞ − ∞, ±∞ · 0, 0/0 oppure ±∞/ ± ∞.

Teorema del confronto: Siano date tre successioni tali che

a n b n c n

per ogni n N (tranne al pi`u un numero finito). esista l [−∞, +] tale che

(1)

Supponiamo che

n a n = lim

lim

n c n = .

Allora

n b n = .

lim

Osservazione: Nel caso = −∞ si ha che se

lim

n c n = −∞

e

b n c n

allora

n b n = −∞.

Nel caso = +, se lim n a n = +e a n b n allora lim n b n = +.

lim

ESERCIZIO:

Usando la definizione ed il teorema del confronto verificare che, per ogni k N,

lim

n→∞

n!

k = +,

n

lim

n→∞

n

2

n k = +,

lim

n→∞

2 n! n = +.

Contenuto della lezione ed esercizi (30/09/2014)

La definizione del numero e: Per definire il numero e occorre una propriet`a dei numeri reali: la completezza. L’ insieme A R si dice superiormente (rispettivamente inferior- mente) limitato se esiste un numero M (rispettivamente m) tale che a M (rispettivamente m a) per tutti gli elementi a A. Il numero Λ R `e l’estremo superiore di A (in simboli si indica con sup A se valgono le due propriet`a per ogni a A

a Λ

e per ogni Λ < Λ esiste a A tale che

Λ < a.

Osserviamo che non `e richiesto che Λ sia un elemento di A, se cos`ı fosse si direbbe che Λ `e il massimo di A. Il massimo di A (qualora esista) si denota con il simbolo max A.

Analogamente, il numero λ R `e l’estremo inferiore di A (in simboli si indica con inf A se valgono le due propriet`a per ogni a A

a λ

e per ogni λ > λ esiste a A tale che

λ > a.

Osserviamo che non `e richiesto che λ sia un elemento di A, se cos`ı fosse si direbbe che λ `e il minimo di A. Il minimo di A (qualora esista) si denota con il simbolo min A.

La propriet`a che distingue i numeri reali dai numeri razionali `e la completezza. Si tratta di un assioma che pu`e essere formulato in diversi modi (equivalenti). Assioma di completezza: Ogni sottoinsieme di R superiormente limitato ammette estremo superiore.

In modo analogo l’assioma pu`o essere formulato nel modo seguente:

ogni sottoinsieme di R inferiormente limitato ammette estremo inferio- re.

Un successione, {a n }, si dice crescente se, per ogni n, a n+1 a n .

Una successione, {a n }, si dice limitata se esiste M > 0 tale che, per ogni n,

M a n M.

Vale il seguente Teorema: Sia {a n } una successione crescente e limitata. Allora

n a n = sup{a n | n N}.

Il numero di Nepero `e definito come

(1)

Il fatto che il limite in (1) sia ben definito segue dal teorema precedente una volta che si sia verificato, ad esempio, che

lim

n→∞ lim 1 +

1

n

n .

e =

a n+1 /a n 1

e

a n [0, 3],

per ogni n N.

ESERCIZI:

Usando la definizione di estremo superiore ed inferiore calcolare sup A ed inf A (e specificare quando si tratta di massimi o di minimi) con (1) A =]0, 1[. (2) A =]0, 1[]2, 3]. (3) A = {1 + 1/n | n N}. (4) A = [0, 1[∪{3}.

Soluzioni:

(1) inf A = 0 (non `e un punto di minimo) e sup A = 1 (non `e un punto di massimo). (2) inf A = 0 (non `e un punto di minimo) sup A = max A = 3. (3) inf A = 1 (non `e un punto di minimo) sup A = max A = 2. (4) inf A = min A = 0 e sup A = max A = 3.

Contenuto della lezione ed esercizi (2/10/2014)

Esercizi sui limiti di successioni.

Funzioni reali di una variabile reale: Una funzione `e una regola che associa ad un numero (reale) x un altro numero reale f (x). Data una funzione f il dominio di f `e, per definizione, l’insieme

D(f ) = {x R | f

`e definita in x}.

Ad esempio se f (x) = x allora

D = [0, +[.

Si dice immagine di f , la denoteremo con in simbolo f (D), `ınsieme

f(D) = {y R | ∃x D : f(x) = y}.

Una funzione si dice limitata se l’insieme f (D) R `e limitato.

Il grafico della funzione f `e il seguente sottoinsieme del piano R 2

G = {(x, f (x)) R 2 | x D}.

Nello studio di una funzione pu`o essere utile riconoscere se la funzione presenti delle simmetrie. Diremo che la funzione f : R −→ R `e pari se

f(x) = f(x)

x R.

Un esempio di funzione pari `e f (x) = x 2 (o, pi`u in generale, f (x) = x n con n pari).

La funzione f : R −→ R `e dispari se

f(x) = f(x)

x R.

Un esempio di funzione dispari `e f (x) = x (o, pi`u in generale, f (x) = x n con n dispari).

La funzione f : R −→ R `e periodica di periodo T se

f(x + T) = f(x),

x R.

Un esempio di funzione periodica, con periodo 2π, `e la funzione

f (x) = sin x.

ESERCIZI:

(1) Verificare che, per q ]0, 1[, si ha

n q n = 0.

lim

(2) Mostrare che, per ogni n naturale,

1

1 + n n 2.

(3) Usando (2), il teorema del confronto e (1) mostrare che n!

lim

n→∞

n n = 0.

Contenuto della lezione ed esercizi (6/10/2014)

Composizione di funzioni: Consideriamo due funzioni f , con do- minio D f , e g, con dominio D g . Supponiamo che l’immagine di f sia inclusa nel dominio di g, in simboli:

f(D f ) D g .

Allora `e definita la funzione composta g f : D f −→ R che associa ad ogni x D f il punto g(f (x)).

Inversione di funzioni: Talvolta `e necessario restringere l’insieme

di definizione di una funzione (ossia non considerarla su tutto il suo

dominio di definizione). Data f : D f −→ R e dato un insieme A D f

la restrizione della funzione f all’insieme A, si denota con f | A `e la

funzione che associa ad ogni x A il punto f (x). Una funzione f : D −→ R si dice invertibile se esiste una funzione g : f (D) −→ R tale che g(f (x)) = x per ogni x D. La funzione g si chiama l’inversa (sinistra) di f e si denota con il simbolo f 1 . Una funzione f : D −→ R si dice iniettiva se dati x 1 , x 2 D f

se f (x 1 ) = f(x 2 ) allora x 1 = x 2 (ossia ad ogni elemento di f (D f ) corrisponde un unico elemento del dominio). Si ha il seguente

Teorema: Se f : D −→ R `e iniettiva allora `e invertibile (a sinistra).

Funzioni elementari: Definizioni e propriet`a di

(1) a n (2) a n

con a R e n N, con a R \ {0} e n Z.

1

Esistenza della radice n-esima, a n , con a [1, +[.

ESERCIZIO: Dimostrare che, dati a ]0, 1[ ed n N, esiste la radice n-esima di a, a n .

1

Contenuto della lezione ed esercizi (7/10/2014)

Funzioni elementari: Potenze, radici n-esime, esponenziali, loga- ritmi, seno, coseno, tangente, arcoseno, arcocoseno, arcotangente:

definizioni, grafici e propriet`a.

ESERCIZI: Trovare i domini delle seguenti funzioni

(1) f (x) =

(2) f (x) = log(x 2 5x + 6),

(3) f (x) = sin

(4) f (x) = log(|x 1|).

x x−2 ,
x
x−2 ,

1 x ,

Soluzioni:

(1) D f =] − ∞, 0]]2, +[. (2) D f =] − ∞, 2[]3, +[. (3) D f =] − ∞, 0[]0, +[. (4) D f =] − ∞, 1[]1, +[.

Contenuto della lezione ed esercizi (9/10/2014)

Limiti di Funzioni: Siano x 0 , [−∞, +] e sia la funzione f definita in un intorno del punto x 0 (eventualmente privato del punto x 0 ). Allora si dice che `e il limite di f per x che tende ad x 0 , in simboli

lim 0 f(x) = ,

xx

se per ogni successione (reale), {a n }, tale che

si ha che

lim

n→∞ a n = x 0

n f(a n ) = .

lim

Dalle propriet`a algebriche dei limiti di successioni si deducono le analoghe propriet`a algebriche per i limiti di funzioni.

Funzioni continue: Data una funzione f : D f −→ R ed un punto x 0 D f si dice che f `e continua nel punto x 0 se

lim 0 f(x) = f(x 0 ).

xx

Si dice semplicemente che f `e continua se `e continua in tutti i punti del suo dominio di definizione. Se f e g sono continue lo sono anche

f ± g, fg e, qualora sia definita f/g. Elevamento a potenza, radice, seno, coseno e tangente sono funzioni continue. Alcuni teoremi sulle funzioni continue:

L’insieme [a, b] si dice anche intervallo chiuso mentre nel caso dell’insieme ]a, b[ si parla di intervallo aperto. (1) Teorema della permanenza del segno: Sia f una funzione continua definita su un intervallo I e supponiamo che esista un punto x 0 tale che f (x 0 ) > 0 (rispettivamente f (x 0 ) < 0). Allora esiste un intervallo J I tale che x 0 J e f(x) > 0 (rispettivamente f (x) < 0) per ogni x J. (2) Teorema degli zeri: Sia f : [a, b] −→ R una funzione continua e supponiamo f (a)f (b) < 0. Allora esiste c ]a, b[ tale che f (c) = 0.

Esercizio: Usando il teorema degli zeri, calcolare 2 con un errore sulla seconda cifra decimale.

Soluzione:

2 1 +

4

1

10 +

100 , 1 +

4

100 .

2

10 +

Contenuto della lezione ed esercizi (13/10/2014)

Un insieme K R si dice compatto se soddisfa le due propriet`a seguenti (1) K `e limitato (ossia esiste M R tale che |k| < M per ogni k K); (2) sia {a n } un’arbitraria successione convergente di elementi di K allora lim n a n K (ossia K `e chiuso). Esempi di insiemi compatti sono i seguenti:

(1) dati a, b R con a < b,

K = [a, b];

(2) dati a, b, c, d R con a < b < c < d,

K = [a, b] [c, d].

L’insieme [a, b] si dice anche intervallo chiuso. L’insieme ]a, b[ si dice anche intervallo aperto.

Un punto x 0 D f si chiama punto di massimo (assoluto) per f se

(1).

Analogamente, x 0 D f si chiama punto di minimo (assoluto) per f se

(2).

Si dice invece che x 0 `e un massimo (o minimo) relativo se esiste un intorno di x 0 , I, tale che (1) (rispettivamente (2)) sia soddisfatta in I.

f(x) f(x 0 )

f(x) f(x 0 )

x D f

x D f

Teorema di Weierstrass: Una funzione continua definita su un compatto ammette massimo e minimo.

Continuit`a di f (x) = e x , f (x) = tan x, f (x) = log x, f (x) = arcsin x, f (x) = arccos x e f (x) = arctan x.

Esercizio: Quali dei seguenti insiemi sono compatti?

(1) A 1 = [0, 3[.

(2) A 2 = [0, 3[∪{4}.

(3) A 3 = {1, 2, 3, 4}.

(4) A 4 = n | n N ∪ {0}.

1

Soluzioni: A 1 ed A 2 non sono compatti, A 3 ed A 4 sono compatti.

Contenuto della lezione ed esercizi (14/10/2014)

Derivazione: Sia f una funzione definita nell’intorno di un punto x 0 , il rapporto incrementale della funzione f nel punto x 0 `e dato dalla formula

f

x

(x; x 0 ) = f(x) f(x 0 ) x x 0

(`e il coefficiente angolare della retta passante per i punti (x 0 , f(x 0 )) e (x, f (x))).

La funzione f si dice derivabile nel punto x 0 se esiste finito il limite, per x che tende ad x 0 , del rapporto incrementale di f in x 0 , in tal caso si pone

f

(x 0 ) =

lim

xx 0

f

x

(x; x 0 ) =

lim

xx 0

f(x) f(x 0 )

.

x x 0

f (x 0 ) `e la derivata di f in x 0 . Da un punto di vista geometrico la derivata rappresenta il coef- ficiente angolare della retta tangente al grafico della funzione f nel punto (x 0 , f(x 0 )). LA derivata si denota anche con i simboli df

dx (x),

Df(x),

f (1) (x).

Una funzione si dice derivabile se `e derivabile in tutti i punti del suo dominio di definizione. Se una funzione `e derivabile `e continua. Si ha (1) D sin x = cos x, (2) D cos x = sin x, (3) De x = e x . Regole di derivazione:

(1) D(f ± g) = Df ± Dg, (2) D(fg) = (Df )g + fDg,

(3) D f

g

= gDffDg

g 2

,

(4) Df (g(x)) = Df (g(x))Dg(x),

(5) Df

1 (y) =

1

(Df )(f 1 (y)) .

Esercizio:

(1) Calcolare, iterando la formula (2) della pagina precedente, D(x n ), per n N. (2) Calcolare, usando la formula (3) della pagina precedente, D tan x. (3) Calcolare, usando la formula (5) della pagina precedente, D log x. (4) Calcolare, usando la formula (5) della pagina precedente, D arctan x.

Soluzioni:

(1) D(x n ) = nx n1 , per n N. (2) D tan x = 1 + (tan x) 2 . (3) D log x = 1 (4) D arctan x =

x .

1

1+x 2 .

Contenuto della lezione ed esercizi (16/10/2014)

Teoremi sulla derivazione:

(1) Teorema di Rolle: Siano a, b R con a < b e sia f :

[a, b] −→ R una funzione continua sull’intervallo chiuso e deriv- abile (nell’intervallo aperto). Se f (a) = f (b) allora esiste un punto c ]a, b[ tale che f (c) = 0. (2) Teorema di Lagrange: Siano a, b R con a < b e sia f :

[a, b] −→ R una funzione continua sull’intervallo chiuso e deriv- abile (nell’intervallo aperto). Allora esiste un punto c ]a, b[ tale che

f(b) f(a)

f (c).

=

b a Un punto x 0 tale che f (x 0 ) = 0 si dice punto critico. Un punto di massimo (o minimo) relativo `e un punto critico ma non tutti i punti critici sono punti di massimo o di minimo (si pensi al punto 0 per la funzione f (x) = x 3 ). Dal teorema di Lagrange seguono i seguenti fatti:

sia f :]a, b[−→ R (a, b [−∞, +] e a < b) derivabile allora (1) se f (x) = 0 per ogni x ]a, b[ allora f `e costante su ]a, b[; (2) se f (x) > 0 per ogni x ]a, b[ allora f `e crescente su ]a, b[; (3) se f (x) < 0 per ogni x ]a, b[ allora f `e decrescente su ]a, b[. Uso delle derivata per il calcolo dei limiti: teorema di De L’Hopital.

Esercizio 1: Calcolare f (x) (1) f (x) = sin(x 2 ),

con

(2) f (x) = (3) f (x) =

(4) f (x) = tan(x n ), con n N,

(5) f (x) = arcsin( x).

e 2x ,

e 3x

2x+1 ,

Esercizio 2: Calcolare

(1) lim x0 cos 2 x1

x 2

(2) lim x0 tan x x

,

(3) lim x+ (4) lim x (5) lim x+

e x 1 x e x x x 2

x

log x .

,

,

,

Soluzioni: Esercizio 1:

(1) f (x) =

(2) f (x) = 2e 2x ,

(3) f (x) = (6x+1)e 3x

2x cos(x 2 ),

(2x+1) 2

,

(4) f (x) = nx n1 (1 + tan 2 (x n )), (5) f (x) =

1

2 xx 2 .

Esercizio 2:

(1) lim x0 cos 2 x1

x 2

= 1,

(2) lim x0 tan x

x

(3) lim x+ (4) lim x (5) lim x+

e x 1

x

e x x

x

2

x

log

= 1,

=

=

x = +.

+,

0,

Contenuto della lezione ed esercizi (20/10/2014)

Derivata seconda di una funzione: definizione ed interpretazione geometrica. Definizione di asintoto. Studio di funzione:

(1) dominio della funzione; (2) limiti agli estremi del dominio (ed eventuali asintoti); (3) calcolo della derivate prima e studio del segno; (4) calcolo della derivate seconda e studio del segno.

Esercizio: Studiare le seguenti funzioni e disegnarne il grafico

(1) f (x) = x.

(2) f (x) = x n , (n N pari). (3) f (x) = x n , (n N dispari e n 3).

(4) f (x) =

(5) f (x) = e x .

x.

(6) f (x) = log x. (7) f (x) = sin x. (8) f (x) = cos x. (9) f (x) = tan x. (10) f (x) = arcsin x. (11) f (x) = arccos x. (12) f (x) = arctan x.

Contenuto della lezione ed esercizi (21/10/2014)

Studi di funzione. Formula di Taylor: sia f C k (]a, b[), k N, e sia x 0 ]a, b[. Allora

f(x) = f(x 0 ) + f (1) (x 0 )(x x 0 ) + f

(2) (x 0 )

2!

+

+

f (k) (x 0 )

k!

(x x 0 ) k + o((x x 0 ) k ),

per x x 0 .

Esercizio 1: Scrivere la formula di Taylor al terzo ordine (k = 3) nel punto x 0 = 0 delle seguenti funzioni (1) f (x) = x n , (n N pari).

(2) f (x) = (3) f (x) =

(4) f (x) = log(1 + x).

1 + x. e x .

(5) f (x) = sin x. (6) f (x) = cos x. (7) f (x) = tan x. (8) f (x) = arcsin x. (9) f (x) = arccos x. (10) f (x) = arctan x.

Esercizio 2: Usando la formula di Taylor calcolare i seguenti limiti

(1) lim x