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Introduzione alla Self Organization

La formazione di grandi gruppi coordinati ma spontanei ci appare come un immenso sciame dotato
di un comportamento coordinato (figura 1). Un esempio pu essere fornito dagli sciami di insetti
come le api, vespe e formiche. Non nientaltro che un organismo gigante con una mente propria e
una intelligenza superiore alla somma dei singoli individui. Ogni insetto sembra comportarsi
secondo un piano prestabilito in modo che il sistema, nel suo complesso, abbia un comportamento
disciplinato secondo opportune regole e finalizzato al raggiungimento di determinati obiettivi. Lo
studio di modelli di questi sistemi porta allo sviluppo di algoritmi che appartengono alla classe
chiamata swarm intelligence ("sciami intelligenti"). Quello che per ci interessa analizzare il
comportamento collettivo che altro non che il frutto delle semplici interazioni che un singolo
componente ha verso gli altri oppure verso l'ambiente. Le caratteristiche essenziali di tale logica
sono:
Ogni individuo del sistema non dispone di capacit illimitate;
Ogni individuo del sistema non conosce lo stato globale del sistema;
Assenza di un ente coordinatore o controllore.

Figura 1

L'aspetto interessante di tali sistemi biologici che questi comportamenti nascono ed emergono in
modo spontaneo e autonomo, senza il controllo di un coordinatore/supervisore e vede nella
collaborazione tra gli individui laspetto basilare, anzich la competizione e supremazia del pi
forte. Praticamente la conseguenza di un atteggiamento congenito ad una partecipazione secondo
uno spartito mai scritto prima, ma sentito geneticamente come fattibile e realizzabile.

Formiche, pesci, api e mammiferi si muovono allunisono e si comportano come un unico essere:
sono esseri sociali, capaci di regolarsi per garantire la sopravvivenza del proprio gruppo. Si
organizzano intelligentemente per difendersi dai predatori. I banchi di pesci si dispongono a
formare un solo grosso "animale" per scoraggiare i predatori. Gli stormi, quando avvistano i loro
predatori, si stringono assieme per impedire che il cacciatore possa isolarne uno e catturarlo. In tutti
questi casi il gruppo sembra un organismo gigante ed efficiente con una mente propria ed
unintelligenza superiore alla somma dei singoli individui.
Proprio per leterogeneit dei concetti appena esposti, non difficile pensare di applicare il concetto
di self-organization anche allarea delle reti di telecomunicazione. Lobiettivo principalmente
quello di minimizzare la configurazione in rete dei vari apparati con opportuni protocolli e
secondariamente quello di rendere possibili nuovi tipi di comunicazione tra le suddette reti. Un
tipico esempio di auto organizzazione nelle reti potrebbe essere quello dellallocazione di un
indirizzo IP.
Il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol ) permette ai dispositivi o terminali di una certa
rete locale di ricevere dinamicamente ad ogni richiesta di accesso ad una rete IP la configurazione
necessaria per stabilire una connessione ed operare su una rete pi ampia in modo da interoperare
con tutte le altre sottoreti scambiandosi dati, purch anch'esse integrate allo stesso modo con il
protocollo IP. Il vero problema fornire delle regole e dei protocolli per linterazione delle diverse
reti. Come proposto in [1] ci basiamo su quattro paradigmi di progetto:
Opportune regole di comportamento locale che, se venissero applicate da tutte le singole
entit, ci permetterebbero di perseguire lauspicato comportamento globale. Per locale si
intende che ogni nodo non conoscer lo stato di tutta la rete ma solo dei suoi vicini
(neighbors). Ci prefissiamo come finalit quella di connettere tutti i dispositivi con bassi
consumi denergia e di interferenza;
Non perseguire il coordinamento perfetto ma piuttosto un coordinamento implicito (come
quello innato descritto in precedenza). In questo caso non sar possibile, ad esempio,
assegnare la banda ad un determinato utente o classe di utenti con una tecnica a
multiplazione di tempo o frequenza, visto che queste presuppongono lesistenza di un
coordinatore. Un approccio pi corretto di coordinamento sar quello dove i singoli nodi non
comunicheranno tra di loro attraverso messaggi (signaling messages), ma ognuno osserver i
nodi che gli sono vicini (neighborhood) e in base al loro stato prender decisioni autonome e
reagir concordemente ad una eventuale mutazione dello stato della rete;
Minimizzare il tempo di vita delle informazioni che richiedono di essere memorizzate su un
qualsiasi dispositivo facente parte della rete considerata. Ad esempio, in una rete cellulare ci
sono informazioni come il posizionamento dellutente, dei database di sicurezza, delle voice
boxes o dei gateways per internet. Per aumentare la self-organization si potrebbero usare
algoritmi di discovery di tipo reactive (on-demand) o proactive (le entit annunciano la loro
presenza);
Realizzare dei protocolli che siano inclini e robusti ai cambiamenti (nuovi limiti di risorse
disponibili, nuove richieste da parte degli utenti, la mobilit stessa del singolo utente o
semplicemente il guasto di un dispositivo).

Self Organizing Networks (SON) background


I sistemi appena descritti devono essere molto flessibili, adattabili, robusti agli errori e ovviamente
scalabili [1].
Noi parleremo di Self Organizing Networks (SON) applicandolo alle reti di telecomunicazione. La
necessit di trovare nuove soluzioni data dalla crescita molto significativa di questo tipo di reti e
quindi il dover gestire pi dati manualmente porta a delle complicazioni. Infatti se pensiamo a delle
procedure che vengono richiamate in maniera ripetuta o per le quali si richiede un intervento quasi
in real time si pu capire come sia necessaria lautomatizzazione.
Con questa configurazione le reti saranno capaci di monitorare le performance e ottimizzarsi in
modo da perseguire un ottimo consumo di risorse (logicamente il pi piccolo possibile). Il 3GPP
(Third Generation Partnership Project) ha incluso i concetti del SON nello standard LTE (EUTRAN) dalla prima release della tecnologia (3GPP Release 8) e ha esteso la portata nelle
successive versioni (3GPP Release 9 e 3GPP Release 10). Lo scopo del 3GPP era quello di
introdurre uno standard per la definizione delle interfacce adatte allo scambio di informazioni che
potessero essere usate in un algortitmo di tipo self-organizing. Nella Release 8 lattenzione era
concentrata sulle procedure da associare per linstallazione e integrazione di un nuovo apparato in
una rete LTE. Solo nelle release successive si cercato di focalizzarsi anche su aspetti di
ottimizzazione (Release 9) e di interoperabilit tra reti cellulari non omogenee (Release 10). I
successivi passi in avanti del SON sono arrivati grazie alla Next Generation Mobile Networks
(NGMN alliance) che non solo ha fornito una guida per lo sviluppo dello standard, ma ha anche
esteso le funzionalit presenti. Tutte le procedure introdotte cercano di soddisfare i tre seguenti
punti:

Ridurre lOPEX (Operational Expenditure) riducendo gli interventi umani per la


pianificazione e manutenzione della rete;
Ridurre il CAPEX (Capital Expenditure) ottimizzando le risorse disponibili;
Mantenere un alto livello di throughput diminuendo il numero degli interventi e di
conseguenza di errori umani (da parte di amministratori di rete).

Lapplicazione del SON, come detto, avviene su unarchitettura LTE di cui descriviamo brevemente
le caratteristiche.
La rete di accesso (figura 2), detta anche E-UTRAN composta unicamente da eNodeB (eNB)
connessi tra loro tramite uninterfaccia X2 ed ogni eNB connesso al Core Network (CN)
attraverso unaltra interfaccia, in questo caso S1. Il CN lentit dedicata al controllo dellaccesso
alla rete tramite la gestione delle risorse radio disponibili e si occupa del trasferimento di pacchetti
da e verso le reti esterne. I principali nodi logici di un CN sono:
Home Subscriber Server (HSS): le sue funzionalit sono essenzialmente quelle dellHLR
nelle reti UTRAN. Si tratta di un database di tutte le informazioni utili per gestire un
utente mobile. In particolare, la corrispondenza tra le identit temporanee assegnata
allUE e lidentit dellutente stesso, il profilo QoS sottoscritto, le reti PDN a cui si pu
connettere e lidentit della MME presso cui registrato. LHSS include anche
lAuthentication Center (AuC) che si occupa di generare le chiavi per la cifratura dei dati
e per la mutua autenticazione dellutente e della rete.
Serving Gateway (S-GW): si tratta del nodo di interfaccia con la rete di accesso EUTRAN e con le altre reti 3GPP (i.e. UMTS/GPRS). Si occupa della gestione della

mobilit di un terminale mobile che si sposta da un eNB ad un altro. Inoltre, memorizza i


pacchetti di un UE nello stato idle e gestisce il download dei pacchetti durante le
operazioni di paging necessarie per ristabilire una connessione tra UE e CN.
PDN Gateway (P-GW): si occupa della allocazione degli indirizzi IP agli UE e della
gestione dei flussi informativi, sulla base specifiche di QoS e sulle informazioni fornite
dal PCRF. Inoltre, svolge le funzione di interfaccia con le reti a pacchetto esterno (non
3GPP).
Mobility Management Entity (MME): il principale nodo di controllo della core
network. Gestisce la segnalazione tra UE e CN e si occupa della procedure di
instaurazione della connessione per un terminale che si connette per la prima volta alla
rete. Inoltre, tiene traccia delle posizioni del terminale mobile, gestisce le operazioni di
paging e si occupa dellassegnazione delle identit temporanee ai singoli UE.
Policy Control and ChargingRules Function (PCRF): il PCRF il nodo responsabile del
controllo delle QoS. Gestisce lassegnazione dei flussi dati alle diverse classi e decide
come il Policy Control Enforcement Function(PCEF), che risiede nel P-GW, dovr
gestire i flussi dati rispettando gli accordi sottoscritti con gli utenti.

Figura 2

La rete di accesso E-UTRAN gestisce tutte le operazioni relative alla trasmissione dei segnali sul
canale radio e che possono essere riassunte nelle quattro seguenti funzionalit principali:
1. Radio Resource Management (RRM): si occupa di tutte le funzioni relative alla gestione
delle risorse radio, del controllo della mobilit, dello scheduling e dell allocazione dinamica
delle risorse.
2. Header compression: questa funzione si occupa di comprimere l'intestazione dei pacchetti IP
in modo da ridurre quanto pi possibile il traffico di segnalazione. Questa funzione molto
importante soprattutto per i pacchetti di piccole dimensioni, come ad esempio i pacchetti
VoIP.
3. Security: Tutti i dati trasmessi sul canale radio sono opportunamente criptati e la gestione
della sicurezza prevede non solo la cifratura dei dati, ma anche la muta autenticazione di
utente e rete e il controllo di integrit delle unit informative.
4. Connectivity to theEPC: questa funzione si occupa di gestire i messaggi di segnalazione
verso i nodi delle CN, in particolare verso il MME e verso il S-GW.
LeNB svolge tutte quelle operazioni, che in UMTS prevedevano la collaborazione tra NB e RNC.
Si occupa, quindi, di modulazione/demodulazione, misure di qualit sul canale radio, controllo di
potenza, ma anche di gestione della chiamata, controllo del carico di cella e gestione delle
procedure di handover. La struttura semplificata della rete di accesso LTE riduce linterazione tra
gli strati della pila protocollare (figura 3), diminuendo la latenza e la quantit di dati di
segnalazione. Tuttavia, la mancanza di un elemento centrale di controllo aumenta la probabilit di
errori e ne rende pi problematica la gestione. Inoltre, proprio a causa dellassenza del RNC, LTE

non supporta meccanismi di handover efficienti come il soft/softer handover, caratteristici di


UMTS. Quando il terminale si sposta da una cella a un'altra gestite da due diversi eNB, sono
necessari meccanismi di protezione dei dati durante lhandover. Per una maggiore flessibilit, uno
stesso eNB pu essere connesso a pi MME/S-GW, che possono gestire pi efficacemente il
traffico degli UE serviti dalleNB in esame.

Figura 3

LTE fa uso di due nuovi schemi di accesso al mezzo, entrambi basati su una divisione della banda
disponibile in un insieme di sottoportanti ortogonali: la Orthogonal Frequency Division Multiple
Access (OFDMA) per la tratta di downlink e la Single Carrier Frequency Division Multiple Access
(SC-FDMA) per quella di uplink.
Ricordando quelle che sono le direttive introdotte dal NGMN, ci sono tre aree fondamentali in cui il
SON opera: self configuration, self optimization e self healing.
Le caratteristiche del self configuration permettono essenzialmente di abilitare nuove celle con la
logica del plug&play, assicurando che vengano integrate correttamente nella rete. In questo modo
vengono ridotti gli interventi manuali riducendo i costi globali. Infatti, dato che le celle sono
diventate pi piccole per soddisfare al meglio le richieste degli utenti, la logica conseguenza
laumento di numero di utenti per cella. I nuovi nodi (eNodeBs), che si interfacciano sulla rete,
vengono configurati automaticamente prima di diventare operativi. Questo avviene in un cosidetto
pre-operational state dove, dopo laccensione, c un basic setup (avviene lassegnazione dello
indirizzo IP e del OAM, lautenticazione del eNB, lassociazione ad un gateway e il download di
software e altri parametri operativi) a cui segue una configurazione radio iniziale (viene scaricata la
lista dei neighbors e viene assegnata la capacit e la zona di copertura). Un esempio della procedura
appena descritta mostrato in figura 4.

Figura 4

Le tecniche di self optimization vengono adottate invece per assicurare che, una volta che la cella
sia stata inserita nella rete, operi garantendo il miglior livello di efficienza possibile in base ad uno
svariato numero di parametri come il consumo denergia, linterferenza tra i segnali, la
ottimizzazione della mobilit degli utenti, etc.. Logicamente le varie tecniche di ottimizzazione
devono avere la possibilit di analizzare le performance della rete e di cambiare eventualmente dei
parametri per garantire il miglior servizio allutente.
Infine, il self healing include il riconoscimento e la localizzazione automatica di eventuali guasti
nella rete in modo da far si che questi non siano notati dagli utenti o meglio, che il servizio offerto
continui ad avere un livello accettabile.
Qui di seguito viene riportato in figura lo schema concettuale del funzionamento di ogni
sottosistema del SON e delle varie procedure (figura 5).

Figura 5

Analizziamo ora pi nel dettaglio questi tre aspetti vedendo come funzionano realmente e quali
sono i vantaggi/svantaggi allinterno di una rete cellulare.

SON Self Configuration


Come detto, una delle prime operazioni che viene compiuta per ogni nuovo eNB dopo laccensione
il basic setup. Il sistema fornisce unautoconnettivit per le nuove base station che vengono
collegate al loro domain management system di competenza.
I vari stati di questo basic setup sono :

Basic connectivity setup: la base station (eNB) richiede una configurazione IP iniziale per
abilitare la ricezione di pacchetti dagli altri nodi. Dato che questa operazione viene compiuta
in uno stato preoperazionale, in un secondo momento verr assegnato un nuovo indirizzo IP
che diventer permanente.
Initial secure connection setup: la sicurezza dei dati ricevuti da ogni base station si basa
sulla presenza di alcune chiavi di cifratura. Solo se queste chiavi sono state inizializzate e
verificate con una firma certificata possibile la comunicazione e i dati possono iniziare ad
essere trasmessi.
Site identification: richiesto per definire quale configurazione deve essere usata, in quanto
a seconda di questultima cambiano i dati richiesti dalla specifica base station.
Download della configurazione finale e dei parametri del livello di trasporto.
Secure connection setup: viene rilasciata la initial secure connection e ne viene creata una
permanente e totalmente sicura che, ad esempio, pu essere basata su protocolli TLS o
IPsec.

Il passo successivo quello riguardante la configurazione radio ricordandoci che ci troviamo


sempre in uno stato preoperazionale e che deve essere ridotto al minimo lintervento umano. La
tecnica usata detta Dynamic Radio Configuration (DRC) e serve a rendere la base station
adeguata alla topologia della rete e alle sue variazioni. Questa tecnica configura vari elementi quali
il cell ID, la potenza iniziale o linclinazione dantenna. Vediamo ad esempio come viene risolto il
problema del cell ID per cui non stato fissata nel SON una procedura standard.
Supponiamo che leNB che vuole entrare nella rete sia quello centrale (in rosso in figura 6). I
seguenti sono i vari steps che la nuova base station esegue al momento di entrare in rete:
1. La nuova cella attiva un configuration timer locale.
2. Viene identificato un set di neighbors temporaneo e la nuova cella sceglie un ID in modo
casuale.
3. Le celle vicine iniziano a comunicare con la nuova cella, mandando e ricevendo un report
sul loro stato locale (si fa seguendo i dettami di unaltra procedura, detta ANR, che
analizzeremo pi in avanti).
4. Lindirizzo IP delle celle contigue viene inserito nella neighbors list del nuovo eNB (in
rosso) e si stabilisce una connessione X2 se necessario.
5. Lindirizzo IP della nuova cella viene inserito nella neighbors list di tutte le celle contigue
ed anche in questo caso, ogni cella stabilir una connessione X2 verso il nuovo eNB.
6. Il trigger del setup della connessione deciso in base a chi tra le varie celle si accorge prima
della presenza del nuovo apparato. Quando questa connessione viene attivata inizia lo
scambio delle neighbors list.
7. Una volta che il timer impostato nel primo passo si esaurisce, il nuovo nodo, raccolte tutte
queste informazioni, dovr scegliere un physical cell ID ricordando che questo non dovr
essere uguale a nessuno di quelli delle celle circostanti (ovviamente anche i neighbors
dovranno rispettare questa regola).

8. La nuova cella informa le altre del cambiamento del proprio ID.

Figura 6

In questo tipo di procedura di setup possono avvenire collisioni nella fase di configurazione. Ad
esempio due celle che sono contigue scelgono lo stesso ID ed in questo caso una delle due dovr far
ripartire la propria procedura dallinizio.
Come abbiamo appena visto, molto importante la scelta e la gestione delle neighbors list per ogni
cella in modo da non avere incongruenze ed anche per facilitare possibili handover (HO). Infatti, se
non fosse cos, non solo diventerebbe pi complicata la visione totale della rete, ma avremmo un
numero elevato di dropped calls che altro non sarebbero che il numero di chiamate terminate in
maniera imprevista per guasti tecnici o proprio per HO.
La tecnica usata nel SON lAutomatic Neighbor Relation (ANR). Questa consente di aumentare
gli HO terminati con successo e di conseguenza di diminuire il carico totale della rete. Infatti, se
abbiamo HO corretti, avremo meno probabilit che vengano richieste nuove procedure di setup da
parte delle singole celle. L UE segnala le eventuali celle che ha rilevato e che non appartengono
alla sua neighbors list. In pratica lUE segnala la cella da cui sta ricevendo il segnale, le celle
adiacenti che fanno parte della neighbor list e quelle che non ne fanno parte, ma che riuscito a
rilevare. Le ultime, ossia quelle rilevate, possono essere intra-RAT o inter-RAT dove con RAT
indichiamo possibili diverse tecnologie di accesso radio.Vediamo nel dettaglio questa procedura:
1. L UE esegue le misure (imposte da E-UTRAN )(in figura 7 phy-ID=3).
2. Le misure compiute dallUE vengono mandate alla cella che lo sta servendo e vengono
indicati i physical cell ID per ogni cella, compresa quella rilevata con phy-ID=3.
3. LeNB, che ha in carico lUE, richiede allo stesso di ricavare il Global Cell ID per la cella
con phy-ID=3.
4. LUE legge questa informazione dal BCCH (Broadcast Control Channel) che contiene le
info sullidentit della cella (global cell-ID).
5. LUE riporta linformazione appena ricevuta al proprio eNB.
6. LeNB aggiorna, infine, la propria neighbors list.

Figura 7

Con questa tecnica pu essere notevolmente ridotto lOPEX, migliorate le performance e


lefficienza dellintera rete fornendo, al tempo stesso, un servizio migliore agli utenti finali. E per
importante definire anche una possibile architettura ANR in quanto lo scopo s quello di gestire la
relazione tra celle adiacenti, ma si deve tenere conto anche delle specifiche o meglio delle
restrizioni imposte dal centro di Operations, Administration and Maintenance (OAM). Il problema
solamente implementativo e in [2] vengono proposti alcuni dettagli. In figura 6, qui di seguito, sulla
parte sinistra presente una tabella che viene detta Neighbor Relation Table. Questa a sua volta
divisa in una prima parte dove c la relazione intercorrente fra i vari neighbors e nella seconda
parte, invece, ci sono gli attributi imposti dallOAM (Neighbor Relation Attributes). Gli attributi
specificati sono il No Remove, il No Handover e il No X2. Vengono usate tre funzioni: Neighbor
Removal, Neighbor Detection e Neighbor Relation Management Table. Le prime due servono
rispettivamente a rimuovere o aggiungere una nuova relazione per una cella che lascia o entra in
rete. La terza invece utilizzata per aggiornare la tabella e viene usata contestualmente alle prime
due.
La funzione di Neighbor Removal (NR) si attua nel seguente modo :
1. La funzione NR riceve informazioni come il numero di volte che si verificato il HO in una
specifica cella.
2. La funzione NR elimina la cella dalla neighbor list.
3. La funzione Neighbor Relation Management Table aggiorna la tabella.
4. Laggiornamento appena effettuato viene mandato al OAM attraverso una interfaccia
standard.
5. Lo OAM richiede, se necessario, lupdate dei Neighbor Relation Attributes.

Figura 8

Per la funzione di Neighbor Detection (ND) i passi sono simili, la differenza solo nei primi tre,
infatti:
1. La funzione ND chiede al RRC (Radio Resource Control) di misurare su opportune
portanti.
2. Lo RRC manda le informazioni richieste alla funzione ND.
3. La funzione ND decide di aggiungere una nuova Neighbor Relation.
4. Da qui in poi si procede come dal passo 2 visto prima.
La funzione Neighbor Relation Management Table pu essere usata anche per altre funzioni, come
la gestione del HO o per un setup di una connessione X2.

SON - Self Optimization (Self Optimizing Network)


Il processo di Self-Optimization, a differenza del Self-Configuration, si applica in uno stato
operazionale (quando linterfaccia RF accesa) e si basa sul confronto delle misure effettuate dal
UE e dal eNB per autoregolare la rete attraverso luso di un optimization tool esterno. Questo tool
pu essere localizzato sia nel OAM sia nel eNB (a differenza del Self-Configuration che gestito
esclusivamente dal OAM). In base a chi fra i due attua gli algoritmi di ottimizzazione si hanno tre
possibili configurazioni: Centralized SON (C-SON); Distributed SON (D-SON); Hybrid SON (HSON).
Nel C-SON (fig 7a) tutte le funzioni sono localizzate allinterno del OAM. E una configurazione
facilmente realizzabile, lunico problema dovuto alla diversit di vendor che potrebbe creare delle
difficolt dovute alla non perfetta cooperazione fra i vari OAM. Nel D-SON (fig 7b) le funzioni
sono demandate ai singoli eNB e questo, se da un lato permette di risolvere in maniera pi
immediata e semplice problemi locali, dallaltra, nel caso di regolazioni pi complesse, ha bisogno
di una coordinazione fra molti eNBs. Infine nel H-SON (fig 7c) lottimizzazione fatta sia in
maniera centralizzata sia in maniera locale. Quella centralizzata (dal OAM) eseguita per problemi
pi complessi, mentre quella locale (nel eNB) per problemi di pi facile risoluzione.

Figura 9

Queste problematiche per cui dobbiamo garantire un certo livello di ottimizzazione sono dovute in
gran parte a cambiamenti nello stato della rete come variazioni delle condizioni di propagazione
(costruzione o demolizione di edifici ma anche semplicemente mutamento delle condizioni
atmosferiche), variazioni di traffico della rete (aumento della concentrazione di utenti che si
collegano alla rete, ad esempio per la costruzione di un nuovo quartiere, oppure per un flusso di
persone che sono in quella determinata zona in vacanza,etc..) e infine, variazioni di
implementazione (altri eNBs potrebbero essere stati ottimizzati e aver cambiato le proprie
caratteristiche). Si pu capire che per ottenere la performance ottima necessario ottimizzare la rete
su molti parametri che andiamo ora ad analizzare.

Mobility Robustness Optimization


Questa problematica riguarda la mobilit dei vari utenti e la gestione degli HO allinterno
della rete. Gli scopi sono quelli di minimizzare il numero delle chiamate interrotte, ridurre il
numero di HO non necessari (utente che si trova a cavallo di due celle e varia di poco la sua
posizione causa un fenomeno detto di ping-pong), ridurre i periodi di inattivit (in genere i
tempi di setup di un utente che entra in rete) e ridurre i guasti dovuti al collegamento radio
(garantire una buona copertura e se dovessero capitare guasti allora predisporre delle
procedure di recupero immediato della connessione).
Tra tutti questi fattori il pi interessante da argomentare di sicuro la gestione del HO.
Prima di vedere i possibili tentativi di ottimizzazione, sarebbe opportuno differenziare il
HO in due tipi: Intra-frequency e Inter-frequency. Il primo quello che accade tra due celle
o settori che utilizzano la stessa portante e si verifica quando il segnale della cella adiacente
pi forte rispetto quello della cella da cui si sta ricevendo il servizio. Non ci sono
particolari difficolt per il UE in quanto pu rilevare facilmente i vari livelli di potenza.
Lunico problema quello di avere il fenomeno di ping-pong citato in precedenza. Il
secondo invece, si verifica quando c una differenza di portante ed logicamente pi
complesso da gestire per il UE in quanto deve tenere traccia di tutti i livelli di potenza delle
celle adiacenti. Logicamente in questo caso viene ridotta linterferenza sul bordo della cella
e non avremo pi HO non necessari. Questi HOs in realt possono essere gestiti direttamente
dal Radio Resource Management (RRM) in ogni cella. Ma ci sono dei casi dove il RRM non
riesce a prendere una decisione corretta come ad esempio: identificare ed evitare luso di
celle non idonee (il eNB di competenza non si accorge che il HO viene fatto su una cella
non appropriata); identificare dei settings di selezione/riselezione problematici; ridurre il HO
subito dopo il passaggio di un utente da stato inattivo a stato attivo in caso di idle-active
mode parameters non perfettamente allineati. In realt si rilevano dapprima i problemi e
solo in un secondo momento si regolano i vari parametri. Una soluzione quella di settare
due contatori per ogni coppia di celle adiacenti in modo da valutare la loro mutua relazione.
Questi vengono fermati quando si verifica un evento di HO e quindi potrebbe accadere o
troppo presto o troppo tardi. I dati raccolti vengono inviati ad unentit centralizzata nel
OAM in modo tale che questa possa prendere la decisione di regolarli opportunamente.
Vediamo in figura 10 alcune situazioni che si possono venire a creare.

Figura 10

La prima situazione (figura 10a) avviene se si verifica un HO tra tre celle ma lhandover fra
la cella 2 e la cella 3 avviene subito dopo quello tra la cella 1 e la 2. Questa situazione da
evitare e si preferirebbe che il UE facesse un unico HO dalla 1 alla 3. Questo schema ci dice
che il HO fra la cella 1 e la 2 avviene troppo presto e quello fra la 1 e la 3 troppo tardi. La
seconda (figura 10b) si verifica quando lUE perde il segnale (radio link failure) dalla cella 1
ma poco dopo lo riceve dalla cella 2. Quindi il HO si verifica troppo tardi e per non perdere
il segnale dovrebbe verificarsi prima. La terza situazione (figura 10c) unisce un po quello
che accade nella prima e nella seconda. Abbiamo un HO tra tre celle per in questo caso
dalla cella 2 alla 3 abbiamo una perdita di segnale. Vuol dire che il segnale dovrebbe essere
passato direttamente alla cella 3 e non al 2 come accade. Lultimo caso (figura 10d) si ha
quando c un HO troppo presto fra la cella 1 e la cella 2.

Load Balancing
Lo scopo quello di provare a livellare il traffico in modo da far assorbire il traffico elevato
che si potrebbe avere in alcune celle, in celle meno cariche, rispettando quelli che sono i
limiti di copertura e capacit totali della rete. Anche in questo caso uno degli obiettivi
quello di minimizzare il numero di HO ma anche di questi ridirezionamenti che consentono
di distribuire il traffico su tutte le celle. Le possibili soluzioni possono essere:

Il carico viene misurato su ogni cella dal proprio monitoring eNB e le informazioni
vengono scambiate tra i neighbors attraverso delle connessioni X2.
Viene specificato un algoritmo per distribuire il traffico fra due celle adiacenti.
I parametri di riselezione e HO vengono corretti per abilitare il load balancing ed evitare
leffetto ping-pong.

Non c una vera e propria procedura in quanto il load balancing dipende dalla definizione
di load. Pu essere radio load (che pu essere ancora differenziato in uplink/downlink load),
transport load network o processing load. I parametri di riselezione (Rs e Rn rispettivamente
per la serving cell e per le neighbors) vengono calcolati dal UE con le seguente espressioni :
= , +
= , ,
Qmeas,s e Qmeas,n sono il RSRP (Reference Signal Received Power) calcolato dal UE
rispettivamente per la cella servente e le celle adiacenti. Qhyst specifica listeresi e
Qoffsets,n loffset fra la cella servente e le neighbors. Se dovesse cambiare il valore di
Qhyst questo influenzerebbe la relazione fra le celle. Se cambia invece una relazione fra una
coppia di celle viene variato opportunamente Qoffsets,n e il cambiamento di questo
parametro permette anche di evitare problemi dovuti alla mobilit.

Risparmio denergia (Energy saving)


Il risparmio denergia sta diventando uno degli aspetti pi importanti in una rete ed
motivato da vari fattori, come la riduzione dei livelli demissione del diossido di carbonio o
pi semplicemente la riduzione del consumo denergia dei vari apparati. Un esempio tipico

quello di opportune politiche di gestione per il traffico notturno dove il numero di chiamate
ovviamente molto minore. Qui di seguito alcune possibili alternative:

Ridurre le portanti attive per fasce orarie con traffico minore (diminuzione potenza
richiesta).
Porre alcune base stations in uno stato di sleep mode e distribuire il carico
aumentando la copertura di quelle adiacenti (ad esempio zone dove ci sono molti
uffici, di notte e nei weekend avranno traffico molto vicino lo zero e possono essere
messe in sleep mode). Questo stato deve essere comunque uno stato da cui il eNB
pu facilmente passare ad uno stato attivo.
Utilizzare delle fonti alternative di energia in maniera locale come ad esempio
pannelli solari o pale eoliche.

Lo sleep mode viene gestito dal Mobility Management Entity (MME) che decide
lattivazione e la disattivazione di una specifica cella. Facciamo un esempio in figura 11
dove chiameremo la cella dormiente Home eNB1 e le celle eNB2, eNB3 neighbor cells.

Figura 11

Come ipotesi poniamo che il UE conosca le celle 2 e 3, quindi la topologia locale in cui si
trova. La procedura funziona cos:
1.
2.
3.
4.

Il UE si sposta in una delle celle adiacenti lo Home eNB1.


Il UE informa il MME di essersi spostato in una delle celle adiacenti lo Home eNB1.
Il MME controlla se lo Home eNB1 in sleep mode e nel caso lo attiva.
Il UE si sposta ancora e raggiunge la zona di copertura dello Home eNB1 da cui ora
pu iniziare a ricevere i servizi.
5. Il UE si sposta al di fuori della zona specificata (eNB4 che non conosce).
6. Il UE informa il MME di non stare pi ricevendo servizio dallo Home eNB1.

7. Il MME, se non vi sono altri apparecchi che stanno usando lo Home eNB1, lo
disattiva o meglio lo rimette in sleep mode.

Ottimizzazione della capacit e copertura della rete


Si occupa prevalentemente di regolare alcuni parametri come linclinazione dantenna, la
trasmissione dei livelli di potenza e altri parametri atti a massimizzare la copertura (per
servizi di base o per servizi agli utenti) e migliorare la capacit (cell throughput, median user
throughput, xth-percentile cell edge throughput e numero di utenti serviti), garantendo
interferenze intercella molto basse. Il Coverage and Capacity Optimization (CCO) pu
creare dei notevoli vantaggi sebbene la sua logica si debba pensare scollegata da una
gestione manuale perch potrebbe essere molto costosa (in termini di tempo e risorse).Per
limitare lintervento umano si usano nuove antenne, dette RET (Remote Electrical Tilt) che
possono modificare il loro angolo d inclinazione con comando elettrico a distanza. In effetti
possibile regolarle sia elettricamente sia meccanicamente in quanto la variazione
meccanica riesce ad imprimere un range pi ampio. Questa variazione particolarmente
delicata in quanto un inclinazione troppo bassa riduce i limiti della cella creando delle dead
zone (zone di non copertura) che causerebbero molti HO e uninclinazione troppo alta
farebbe aumentare la zona di copertura e causerebbe interferenza con le celle adiacenti.
Alcuni accorgimenti per vanno fatti anche sulle regolazioni dei livelli di potenza. Questo
un problema pi delicato e non si tratta semplicemente di aumentare il livello di potenza di
una determinata antenna ma di farlo (o non farlo) in base a dei confronti fra misure effettuate
dal UE e dal eNB. Il UE e il eNB eseguono delle misurazioni (livelli potenza, carico della
rete, radio link failures, etc..) e le mandano al Planning Tool di competenza che cerca di
regolare in maniera ottima i vari parametri. Questi vengono poi forniti alla funzione CCO
che aggiorna la Radio Configuration Table e rende operativo il sistema.
Ottimizzazione del RACH (Random Access Channel)
Il RACH un canale uplink non sincronizzato usato dagli UE per laccesso alla rete o per la
sincronia dei dati da trasmettere. La procedura influenza il ritardo nel setup delle chiamate,
nel HO e nel recupero dati ed inoltre la percentuale di setup e handover terminati con
successo. Lottimizzazione ha come scopo quello di ridurre il tempo di connessione, avere
un maggiore throughput ed anche una migliore copertura della cella. Il UE che vuole vedersi
assegnato un canale daccesso invia al eNB di servizio un MAC preamble fino a quando
riesce ad accedere al canale.Vengono usati due meccanismi diversi per ottimizzare:

Handset reporting: il UE o lhandset riporta il numero di volte che ha dovuto


inviare un Mac preamble prima che gli fosse garantito un accesso ad un
canale RACH. Logicamente si tiene conto anche delle eventuali collisioni.
Scambio dati intercella: lo scambio di informazioni tra celle essenziale in
quanto il tempo perso per la configurazione del RACH potrebbe influenzare
le altre celle.

Le varie misurazioni vengono fatte nel eNB che tiene traccia del random access delay, del
rate di random access terminati con successo e il numero di MAC preambles ricevuti
nellintervallo di tempo (random access load). Il random access load pu essere calcolato in
base al preamble range (dedicated, random-low e random-high) e poi mediato sul numero di
preambles che vengono configurati nella cella. Le soglie per laccess delay e il success rate

sono separate ma quando si supera una delle due viene fatta partire la procedura di
ottimizzazione. Come prima cosa viene analizzato il parametro di Random Access Load nei
diversi range e se si verificato un overload tra questi, allora i RACH preambles vengono
ridistribuiti. Se invece loverload si verificato in tutti e tre allora si devono riservare pi
risorse per il RACH. Se invece in nessuno si verificato unoverload allora si potrebbe
pensare di incrementare la potenza di trasmissione e rielaborare il back off time in modo
appropriato.
Sebbene le reti che sfruttano le tecniche appena descritte possano portare a grandi vantaggi in
termini di performances, le routine che si sfruttano non sono molto semplici da eseguire e
soprattutto richiedono un grande investimento da parte delloperatore che le volesse adottare.

SON - Self Healing Networks

Tutte le aree di una rete cellulare possono risentire di eventuali guasti che possono verificarsi
periodicamente. Di sicuro tra tutte, larea pi critica quella della rete daccesso in quanto
condiziona la QoS offerta allutente finale. Il non poter accedere al servizio per cui si pagato o
lavere un servizio con delle prestazioni molto degradate potrebbe significare una perdita di entrate
per loperatore di telefonia. Ci sono varie applicazioni di self healing che potremmo studiare:

Software Self Recovery: la possibilit di tornare ad una versione precedente del software in
caso di problemi.
Board faults Self healing: insieme di circuiti ridondanti dove pu essere fatto entrare nella
rete uno di backup in caso di guasto.
Cell Outage Detection: deve essere possibile rilevare, in maniera remota, il problema e la
cella dove si verificato (questa rilevazione deve essere fatta prima che se ne accorga
lutente).
Cell Outage Recovery: insieme di routines che servono al recupero dellattivit di una cella.
Questo pu includere anche rilevazione, diagnosi e report finale delle operazioni fatte.
Cell Outage Compensation: metodi usati per mantenere un livello adeguato di servizio per
gli utenti mentre vengono effettuate delle riparazioni (usate se le azioni standard di soft
recovery non producono effetto ).
Return from Cell Outage Compensation: serve a tornare allo stato in cui era la cella prima
che si verificasse lerrore e si occupa di eliminare qualsiasi operazione di compensation che
fosse stata iniziata.

Cell degradation
Quando si monitora la performance di una base station necessario avere in loco delle
misurazioni su degli indicatori di performance, chiamati key performance indicators (KPIs).
Quindi ora si dovranno monitorare sia parametri come la potenza in uscita sia questi indicatori
KPI che rendono la gestione della singola cella (e di conseguenza di tutta la rete) pi complessa.
Quando viene rilevato un guasto si fa partire una segnalazione per lo OAM che fa partire a sua
volta unazione di correzione manuale o automatizzata. Vengono quindi impostati nel OAM dei
particolari flags, detti alarm flags, che si possono riferire o a errori in una particolare cella
oppure ad un servizio scadente che interessa la quasi totalit della rete. Uno dei punti critici
fissare un limite oltre il quale la performance non pu essere pi considerata accettabile.
Fissarlo troppo alto creerebbe dei casi in cui i guasti non verrebbero rilevati e daltronde fissarlo
troppo basso causerebbe false segnalazioni.

Cell outage compensation


Quando si verifica un guasto si detto che lo OAM pu far partire una procedura di correzione
o automatizzata o manuale. Ma lo scopo del SON, come gi detto innumerevoli volte, quello
di ridurre lintervento umano soprattutto perch c bisogno di implementare queste tecniche
nella maniera pi veloce possibile. La prima cosa fatta dalla base station sar quella di cercare
di risolvere il guasto con tecniche veloci di recupero (soft recovery). Logicamente se il
problema dovesse essere talmente grave da far interrompere del tutto il segnale della cella,
allora le tecniche di compensazione verrebbero attuate dalle celle adiacenti. Questa tecnica
viene garantita aumentando la copertura offerta dalle celle adiacenti per cercare di coprire larea
rimasta senza servizio (dead zone). In questo caso riuseremo le stesse tecniche gi viste per il
CCO, ossia variazioni delle inclinazioni dantenna e aumento della potenza di trasmissione.
ovvio che questa situazione non deve rimanere permanente o comunque per un gran lasso di
tempo ma deve essere solo temporanea in modo da riportare al pi presto il sistema nelle
condizioni in cui si trovava in precedenza.