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Geografia Economica

Geografia dello sviluppo. Spazi economie e culture fra XX secolo e III millennio, 2008
Per definire lo sviluppo e la sua geografia bisogna stabilire a che grado intermedio di complessit/semplificazione
si vuole rappresentare la realt. La nostra geografia sar quindi quella che riteniamo pi efficace per realizzare un
tipo di sviluppo desiderabile, ovvero di sviluppo sostenibile, cio in grado di assicurare buone condizioni di vita
agli attuali abitanti del pianeta e ai discendenti.
La rete delleconomia globale ordinata in maglie di diversa ampiezza ed composta da nodi, trame e orditi. I
nodi sono le citt globali (x es. Londra, Francoforte, Singapore, ecc..) e i distretti scientifico-industriali con alta
specializzazione (x es. la Silicon Valley); le trame e gli orditi sono le connessioni tra i nodi e sono rappresentati
dalla complessit delle relazioni (politiche, produttive, di risorse umane, ecc..).
Il paradigma centro-periferia oggi ormai superato; per Akio Morita, uno dei fondatori della Sony, occorre
pensare globale, agire locale, da cui nasce il termine glocale.

CAPITOLO 1 - Scenari,approcci,concetti
Paradigma della globalizzazione
La globalizzazione ha portato lopacizzazione dello stato nazione agli effetti delleconomia e della politica
globale ora risulta pi accettata nella rete del globale lefficacia dei livelli regionali, minori ma meglio
attrezzati per relazionarsi con il globale.
Stato-Nazione: il concetto di nazione si riferisce alle eredit storiche,linguistiche,di cultura e di origine. Ora gli
attuali stati sono delle realt pluri-nazionali (x es. Italia con Sardegna e sud-tirolesi, Spagna con catalani e baschi,
ecc..). Si definiscono quindi stato-nazione solo con riferimento alla loro unitariet politica.
Critiche alla globalizzazione: Amin (interessato al problema dei monopoli tecnologici, finanziari, dei media,
ecc.. nel Terzo Mondo), Joseph Stiglizz (interpretazione simile a quella di Amin), Ohmae (Globalizzazione in
Russia, Gorbacev ha tolto delle barriere e ha permesso di arrivare ad uneconomia veramente globale).

Geografie della globalizzazione


Citt Globali: Il funzionamento delleconomia globale si basa su un articolazione di rapporti di
centralit,perifericit e marginalit diversa dalla distinzione fra Nord e Sud. Vi un continuo riposizionamento
dei luoghi di comando. Il motore dello sviluppo capitalistico e i nodi cruciali dellorganizzazione economica
mondiale sono le citt globali,la cui influenza si estende allintero pianeta (Londra,Tokyo,New York, e altre con
un ruolo circoscritto come Parigi, Francoforte, Amsterdam, Sydney, Los Angeles,Hong Kong, o altre ancora che
erano considerate periferia come San Paolo,Buenos Aires,Citt del Messico, ecc..).Da questo quadro possiamo
parlare di geografia multi centrica e non stato-centrica,dove spesso la citt acquista pi importanza rispetto allo
stato,il quale sta cambiando la propria missione,diventando un sito strategico dinterconnessione e relazione tra
una molteplicit di scale geografiche politiche. Ci non significa per che lo stato-nazione smetta di svolgere un
ruolo fondamentale nel mondo globalizzato: tra locale e globale infatti non c discontinuit, ma una serie di
relazioni dove lo stato nazionale svolge ancora un ruolo fondamentale, anche se trasformato in termini di qualit.
Rapporti centralit/perifericit: si intravedono anche nelle dimensioni locali,e in particolare in quella
urbana,dove gli spazi sono segnati da fenomeni che marcano la disuguaglianza fra gruppi sociali ed etnici e fra i
quartieri di appartenenza,e sono diventati luoghi dove si riscontrano fenomeni di accresciuta ingiustizia sociospaziale. Laumento dei flussi di immigrazione ha fornito alle imprese transnazionali una manodopera a basso
costo, cos le citt globali diventando spazi duali con lite di manager sempre pi ricchi a discapito di classi
lavoratrici sempre pi povere. Non si tratta per solo di disuguaglianze fra strati sociali, ma anche a livello
territoriale con la segregazione residenziale dei gruppi svantaggiati.
Gentrification: limborghesimento degli spazi, ovvero un processo non naturale,a cura delle amministrazioni
locali, attraverso cui i quartieri un tempo sedi di attivit manifatturiere o portuali,vengono ristrutturati
radicalmente e resi dei quartieri residenziali con crescenti prezzi immobiliari. E un fenomeno di
imprenditorializzazione,in quanto dimostra che le amministrazioni rispondono pi alle regole di tipo
imprenditoriale che allinteresse pubblico: gli abitanti sono infatti costretti a lasciare i quartieri storici di
residenza.

La Gentrification pu avvenire in diversi modi :


1. Creazione di zone defiscalizzate che incentivano linvestimento privato
2. Riqualificazione urbanistica,realizzata solitamente per grandi eventi (Olimpiadi, vertici internazionali,
designazione di citt come capitali della cultura, ecc..)
3. Demolizione di interi lotti perch considerati non pi profittevoli

Lascesa delle citt globali asiatiche


A inizio secolo lAsia ha rafforzato sempre di pi il suo grande ruolo nelle relazioni economiche e geopolitiche
globali; negli ultimi decenni ha vissuto un ampio processo di mutamento e di sviluppo, rallentato in parte solo
dalla pesante crisi finanziaria del 1998. Negli anni Ottanta il centro economico dellAsia orientale era
rappresentato dal Giappone (tanto che numerosi studiosi ne prevedevano un ruolo di leadership economica
mondiale in grado di superare gli Stati Uniti), ma negli ultimi anni il centro propulsivo della regione si spostato
sempre di pi verso la parte centro-meridionale giungendo in Cina, questo per 3 motivi:
1. Forte incremento del PIL
2. Le imprese esportatrici,protagoniste di questa ascesa hanno una crescente capacit di penetrazione nei mercati
internazionali
3. Ruolo delle citt globali (da una parte Hong Kong e Singapore, due citt-stato, che da anni rappresentano
centri affermati di organizzazione delle reti economiche e finanziarie globali; dallaltra parte la megalopoli di
Shanghai, citt storicamente dinamica dal punto di vista economico che, anche se per molto tempo stata
condizionata dalla chiusura imposta dal regime socialista, negli ultimi anni riuscita a progredire diventando
citt globale). Queste tre citt devono la loro ascesa alladozione di strategie di governo imprenditoriale
dello sviluppo urbano; esse hanno tutte le caratteristiche dellet della globalizzazione.
Shangai: (13 milioni di residenti) specializzata nel settore manifatturiero e in quello finanziario,ha una capacit
produttiva (PIL) doppia rispetto a Pechino. Grazie agli interventi di politica economica Shangai riuscita a
ritagliare una posizione di primo piano nelleconomia nazionale della Cina. Nel 1990 il governo ha deciso di
sostenere con grandi finanziamenti il programma di sviluppo dellarea di Pudong,che ha permesso per la prima
volta ad alcune banche straniere autorizzate di operare in territorio cinese. Negli anni successivi lapertura del
mercato azionario ha dato liberta alliniziativa privata. E stata valorizzata la sua posizione geografica,infatti si
trova nella direttrice costiera in cui il governo cinese ha scelto di concentrare le strategie di sviluppo economico.
Questa scelta data dallimprenditorialismo urbano che in Cina affidato al governo,a differenza degli USA
dove affidato alla camera di commercio, e dellEuropa dove affidato alle amministrazioni locali.
Hong Kong: Negli anni 80 molte imprese si trasferirono nelle regioni meridionali per godere dei costi di
manodopera e materie prime pi bassi. Alla fine degli anni 90 ci fu la grande recessione provocata dalla crisi
finanziaria asiatica del 1998, ma gi nel 2000 ci fu un risolleva mento delleconomia e di nuovo dei soddisfacenti
tassi di crescita. La crescita e la trasformazione delleconomia di Hong Kong sono state rese possibili dalle
strategie di glob-urbanizzazione degli attori economici e politici locali. La glob-urbanizzazione era un misto di
cosiddette nel dialetto mandarino Guanxi (pratiche socio-culturali di relazione con agenzie e organizzazioni
pubbliche e private) + Think Tank internazionali (trasformazione della citt in nodo cruciale delle reti globali,
capace di stimolare lavanzamento economico e tecnologico dellintera regione).
Singapore: Negli anni 90 stata attivata una strategia (in qualche modo aggressiva dal punto di vista
culturale) basata sulla meritocrazia e lindividualismo competitivo, dove la citt veniva promossa come isola
mondiale dellintelligenza (una sorta di imitazione della Silicon Valley californiana, dove ci sono le principali
aziende ad alta tecnologia come Apple, eBay, Google, HP, Intel, Yahoo, ecc..). Lo sviluppo delleconomia di
Singapore si diversificato in una variet di settori produttivi accomunati dallelevata propensione
allinnovazione tecnologica (prodotti petroliferi, chimici, meccanici, biomedici, ecc..) e quindi non solo
nellelettronica.
Conclusioni: Sviluppo e sottosviluppo non sono pi in opposizione tra loro e non si escludono pi a vicenda. Il
paradigma della modernizzazione (che poneva in conflitto lo sviluppo come stato [dei paesi ricchi] e lo
sviluppo come processo [di tutti gli altri]) viene sostituito con il paradigma della globalizzazione (che riesce a
catturare la complessit delle trasformazioni). Inoltre va evidenziato il distacco definitivo dalle logiche del
paradigma centro-periferia.

CAPITOLO 2 - Teoria dello Sviluppo e della crescita:concetti e strumenti


Crescita o Sviluppo

Il concetto di crescita ricercato sin dal 18-19 secolo (in relazione con la Rivoluzione industriale), quando gli
economisti si resero conto che la ricchezza poteva in crescere in maniera esponenziale allaumentare e al
diversificarsi delle produzioni, e che quindi una maggiore quantit di ricchezza offre migliori condizioni di vita in
termini politici, sociali, di dominio e di benessere. Si parla di crescita estensiva quando risulta dallaumento
proporzionale delle quantit di fattori produttivi (terra, capitale e lavoro) necessari per ottenerla. Si parla invece
di crescita intensiva quando risulta dallaumento pi che proporzionale di tali quantit; essa quindi favorita
dallinnovazione del processo produttivo o dal miglioramento dellorganizzazione del lavoro.
Un sistema economico cresce quando produce un aumento delle sue quantit di ricchezza, e nel momento in cui
tale incremento riesce a riorganizzare (in termini di maggiore produttivit) il rapporto tra PIL e fattori produttivi.
A una pi alta flessibilit corrisponder un maggiore sfruttamento dei vantaggi comparati di sistema (costo del
lavoro); a significative deregolamentazioni corrisponder una maggiore libert per le posizioni dominanti.
La concezione occidentale di sviluppo implica che esso sia fortemente legato al compito della crescita della
produzione assieme a quello del progresso sociale, per equiparare il livello della ricchezza al grado
civilizzazione misurato in comportamenti, pratiche, relazioni e usi.
La crescita economica non si lega allequit del processo di distribuzione della ricchezza, n alla sua
trasformazione effettiva in benessere diffuso, che invece sono compito del mercato e della politica (pur nel
presupposto di renderla sempre rinnovabile).
Le societ sviluppate appaiono e sanno di essere evolute e mature, ma in realt sono soprattutto in grado di
riprodurre la loro crescita. Parallelamente, per tutte le altre, ancora immature, invece il contrario: la parola
sviluppo implica sempre un cambio favorevole, una scala dal semplice al complesso, dallinferiore al superiore,
dal peggiore al migliore. La crescita rappresenta un processo che si traduce nellaumento, nel lungo periodo, di
un indicatore rappresentativo della produzione di ricchezza di un paese. Si assegna definitivamente allo sviluppo
il compito di modificare profondamente le societ: a queste non basta crescere, bisogna che al loro progresso
economico corrisponda unevoluzione in termini di redditi reali, di condizioni di vita, di benessere, di qualit
culturali, di libert individuali e collettive, di formazione, di sanit, ecc..
Occorre infine considerare che il mito della crescita non corrisponde automaticamente al miglioramento delle
condizioni economiche, e che inoltre non sempre la crescita quantitativa delleconomia non sempre comporta un
pari miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, igieniche, sanitarie, relazionali, ecc..
VALORE AGGIUNTO E PIL:
Il Valore Aggiunto:
la differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti (output) da unazienda e il valore dei beni e servizi che
detta azienda acquista allesterno (input). pari alla differenza tra ci che paga lutilizzatore di un determinato
bene o servizio e ci che il produttore dello stesso bene o servizio ha pagato per acquisire linput.
Il Valore Aggiunto pu essere calcolato:
- Per sottrazione, deducendo dal valore della produzione complessiva il valore di tutti i fattori acquistati
dallesterno ed effettivamente utilizzati nel processo produttivo;
- Per somma, addizionando i seguenti costi: retribuzioni del lavoro e oneri sociali, interessi passivi (in dottrina
vi dubbio se appartengano al VA o allinput, anche se non muta il VA aggregato), ammortamenti, utile netto
dimpresa, imposte dirette.
Il metodo della determinazione del VA per somma consente di conoscere la destinazione del VA stesso tra le
diverse componenti dimpresa e la distribuzione della ricchezza che ne deriva. Il totale dei VA prodotti da tutte le
imprese del sistema economico di un paese corrisponde al suo Prodotto Interno Lordo.
Il PIL:
considerato la misura della ricchezza prodotta in un paese e corrisponde al valore della produzione totale
complessiva di tutti i beni e i servizi finali prodotti da un paese in un certo intervallo di tempo (lanno). Dal totale
va sottratto il valore dei consumi intermedi inter-industriali (parte della produzione riutilizzata e scambiata tra le
imprese stesse).
Tale ammontare di ricchezza calcolato in base ai prezzi di mercato e, per questo, ad esso vanno sommati il
totale dellIVA e quello delle imposte indirette sulle importazioni che intervengono, aumentandoli, nella
formazione dei prezzi stessi.
Il prodotto si definisce interno perch relativo a tutta la produzione di un determinato territorio-paese e non del
complesso dei suoi abitanti, che possono produrre valore anche allestero; lordo in quanto il suo ammontare non
tiene conto dellammortamento dei beni strumentali impiegati nella produzione.

Il calcolo del PIL pu prodursi, cos, in ragione dei Valori Aggiunti (valore della produzione al netto del valore
dei beni intermedi); oppure in ragione dei redditi (la differenza tra il valore della produzione e quello dei beni
intermedi si suppone pari al reddito distribuito in salari e profitti).
Per riassumere la ricchezza di un paese possibile, infine, calcolare il PIL anche attraverso la somma della spesa
complessiva per consumi, presupponendo che il valore totale dei beni e dei servizi finali corrisponda alla spesa
per consumi delle famiglie. In realt, a questo valore andrebbe aggiunta la spesa in macchinari, impianti e
immobili sostenuta dalle imprese.

Linvenzione del sottosviluppo


Dagli anni 50 lo sviluppo diventa il termine per rilevare il suo contrario, in altre parole il sottosviluppo. Per
molti anni c stata lidea dellesportazione della civilt, trasformandosi progressivamente in una concessione
dello sviluppo ai paesi considerati immaturi, con la convinzione di garantire il benessere che gli mancava (come
se la logica occidentale componesse il metro giusto per poter valutare il resto del mondo: il cosiddetto mito
occidentale dello sviluppo). Il primo a parlare di sottosviluppo fu Thurman, il quale riconobbe lesistenza di
squilibri fra mondi diversi e lesigenza di definire un programma in grado di rendere disponibili i benefici dei
perfezionamenti tecnologici e del progresso industriale per il miglioramento e la crescita delle aree
sottosviluppate, individuando cos per la prima volta un compito umanitario e universale della riduzione delle
disparit.
Successivamente furono elaborate le teorie della dipendenza che interpretavano lo sviluppo e il sottosviluppo
come due facce della stessa medaglia (richiamando cos il paradigma centro-periferia: spazi evoluti=centralit,
territori sottosviluppati=perifericit). Linsieme delle teorie della modernizzazione si basava su 2 concezioni
particolari:
Lo sviluppo era possibile solo nellapplicazione delle leggi che hanno fatto gi avanzare i paesi occidentali;
Il sottosviluppo era determinato da limiti strutturali dei paesi del Sud: classi sociali oligarchiche al potere,
eccesso di statalismo e lentezze burocratiche, ridotto sviluppo tecnologico, scarso livello nelle
esportazioni,ecc..
Di conseguenza, per consolidare la convinzione della crescita, elemento discriminante per una sua riuscita, era
necessario ridurre la presenza dello Stato in economia (liberalismo), sostenere le produzioni di beni a massima
attrattivit estera (soprattutto beni primari e libero scambio), ridurre le importazioni e attirare capitali esteri (far
crescere le rendite e il debito pubblico). La configurazione del sottosviluppo come qualcosa da disciplinare
attraverso la modernizzazione e ladozione delle tecniche del capitalismo fu fortemente messa in discussione dal
modello dello scambio ineguale elaborato da Emmanuel e ripreso poi da Amin. Anche tale paradigma si
concentrava sulle differenze tra centro e periferia. Lo slittamento delle ragioni di scambio tra i prodotti dei paesi
sviluppati e quelli dei paesi sottosviluppati (a favore dei primi), collegato alla diversit quantitativa di Valore
Aggiunto incorporato nei prodotti stessi, costituisce il meccanismo di sottrazione di ricchezza. Risulta
impossibile invertire (nonostante le politiche di sostituzione delle importazioni) il dominio dei sistemi avanzati
sugli altri: i livelli di produttivit pi elevati, i salari pi alti e, soprattutto, il controllo della tecnologia di punta,
favoriscono il trasferimento di valore dalle periferie verso il centro che supera lammontare degli aiuti pubblici e
degli investimenti privati che la periferia riceve.
Negli anni 70 nacque la teoria della dipendenza che propugnava per i paesi del sottosviluppo la massima
occupazione della forza lavoro come ricetta per promuovere lintegrazione sociale e, da questa, la pratica
democratica e di partecipazione al potere con il conseguente rovesciamento delle oligarchie filo-occidentali.
Questa teoria aveva due diverse correnti, quella dei rivoluzionari che volevano la distruzione del sistema
capitalistico in tutte le forme adottate nei Sud del mondo, e quella dei riformisti, che volevano rifiutare i modelli
libero-scambisti e rompere con lOccidente.
CRITICHE AL MITO DELLO SVILUPPO:
Per Golub e Bairoch, le considerazioni riguardano 3 elementi:
1) tale meta-racconto ignora tutto ci che avvenuto nel mondo prima della Rivoluzione industriale europea,
come se la storia moderna fosse cominciata soltanto con lascesa dellOccidente e la sua irruzione sulla scena
mondiale. Invece opportuno ricordare che, prima della Rivoluzione industriale, il mondo non era verticale,
gerarchico ed accentrato, ma orizzontale, decentrato e policentrico. Va ricordato che fino alla fine del XVIII
secolo non cerano un sistema e un mondo al singolare, ma sistemi e mondi. Soprattutto, non esisteva

uneconomia mondiale, ma una molteplicit di economie mondo (lEuropa, la Cina, lIndia, lImpero
ottomano, ecc..), per cui leconomia di una parte soltanto del pianeta forma un tutto economico. Le economie
mondo comprendevano al proprio interno lorganizzazione e la divisione del lavoro, le conoscenze
scientifiche e le capacit tecnologiche; tra le diverse economie mondo cerano interrelazioni, scambi e
fusioni, ma senza una vera e propria dimensione globale. In particolare, il racconto mitico occulta il fatto che
le economie mondo che prosperavano in Asia avevano strutture economiche, produttive e commerciali di
livello equivalente o persino superiore alle economie mondo europee.
2) Il meta-racconto ignora il ruolo della violenza e della coercizione nellespansionismo europeo in Asia (e
altrove) nel corso del XIX secolo. Sebbene i fattori esogeni non possono spiegare interamente il declino
relativo dellAsia nellOttocento, limperialismo resta comunque una variabile esplicativa determinante.
3) Il meta-racconto ignora il carattere per nulla liberale dellespansione capitalista che ha avuto luogo, alla fine
del XIX secolo, in Europa e negli Stati Uniti, dove il liberalismo era fortemente limitato sia nello spazio sia
nel tempo.

Teorie e pratiche del contro sviluppo:


Si tratta di criteri che hanno portato gli osservatori progressisti a promuovere la conoscenza critica delle
concezioni del benessere, dellaccumulazione, dello scambio. Il contesto in cui maturano tali evoluzioni
concettuali risponde, a considerazioni inerenti limpatto della crescita economica nellambiente naturale. Si tratta
di posizioni teoriche ambientaliste o ecologiste che partono dalla considerazione che lo sfruttamento incontrollato
delle risorse arrivi a inficiare lo stesso effettivo svolgimento. In questo clima matura il concetto di decrescita in
seguito alla valutazione delle conseguenze che la crescita ha portato: basti pensare alle modificazioni ambientali
che si determinano a monte e a valle del sistema produttivo del capitalismo attuale (spreco frenetico di risorse,
cambiamenti climatici globali, guerre per il petrolio e per lacqua, ecc..). La crescita economica ha prodotto il
saccheggio senza limiti della natura, loccidentalizzazione del mondo, la scomparsa di comunit e minoranze
indigene. La decrescita non definita come un processo oppositivo alla crescita, quanto una pratica atea.
Partendo dalla Rottura (prima fase) dei legami tra il Nord (ricco) e il Sud (povero), lavvio di un processo
generale di rigenerazione si compone delle pratiche del rivalutare, ridefinire, ristrutturare, rilocalizzare,
ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare, tutti obiettivi interdipendenti tra loro e in grado di avviare il circolo
virtuoso di una decrescita serena (Processo delle 8 R). Il grande limite di tale teoria emerge nella premessa che il
Nord si dimostri disponibile a restituire il maltolto al Sud negli anni di colonizzazione, dipendenza e dominio.
Non si tratta di un processo esclusivamente economico, strategico ed evolutivo, quanto finalizzato alla
cancellazione del sottosviluppo intesa nel superamento della crescita.
Secondo Max Weber il capitalismo coincide con la razionalizzazione dellattivit economica e la separazione
della sfera familiare da quella produttiva.
Per alcuni filoni delleconomia, lespansione del Terzo Mondo potrebbe rappresentare una minaccia allo sviluppo
del centro: lo sviluppo dei pi poveri rappresenta un rischio per la crescita dei pi ricchi, le condizioni di
sottosviluppo dei primi garantiscono lo sviluppo dei secondi.
Bisogna analizzare i meccanismi che sostanziano le politiche del finanziamento del debito e di cooperazione allo
sviluppo e, le strutture internazionali che se ne fanno portatrici: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario
Internazionale, lOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la Banca Interamericana di
Sviluppo, ecc..
Si riproduce un meccanismo di esclusione collegato al grado di rappresentanza politica ed economica dei paesi
meno potenti (ineguaglianze); non sarebbe corretto pensare che gli interessi e legoismo dei pi ricchi
rappresentino la sola categoria interpretativa per la comprensione e la valutazione delle relazioni tra il Nord ricco
e il Sud povero. Infatti, i paesi industrializzati collaborano con i pi arretrati tramite aiuti e progetti di
collaborazione allo sviluppo. Una forma corrente di cooperazione quella in cui i progetti di aiuto prevedono
lobbligo, per i paesi beneficiari, di utilizzare le somme ricevute acquistando beni e servizi presso imprese del
paese donatore.
LA BANCA MONDIALE:
La Banca Mondiale rappresenta la pi importante istituzione di credito internazionale insieme al Fondo
Monetario Internazionale. La Banca Mondiale finanzia lo sviluppo, ovvero mette in pratica le indicazioni del
Fondo Monetario, e presta denaro a tassi particolarmente favorevoli ai paesi del Terzo Mondo. Si tratta di
unistituzione che garantisce il prestito e il debito dei paesi in via di sviluppo.
In seno alla Banca Mondiale, ogni paese dispone di un numero di voti proporzionale al capitale versato alla

Banca (un dollaro = un voto). Nel 2004 i 5 maggiori azionisti erano gli USA, il Giappone , la Germania, la
Francia e la Gran Bretagna.
La composizione del Consiglio dei 24 direttori esecutivi (organo che ha il compito, tra laltro, della concessione
dei prestiti) corrisponde alla stessa logica: i 5 grandi donatori pi Cina, Arabia Saudita e Federazione Russa sono
rappresentati da un loro membro permanente, mentre gli altri 16 rappresentano raggruppamenti di Stati (quello
italiano svolge lo stesso ruolo anche per la Grecia, Malta, Portogallo, Albania e Timor Est). Le decisioni del
Consiglio vengono assunte con maggioranze altamente qualificate (85%) e appare chiaro come gli USA da soli o
pochi paesi europei compatti, possano facilmente esercitare un diritto di veto e ripetere cos la logica che
protegge i donatori pi dei beneficiari. Anche la consuetudine consolidata di nominare alla presidenza della
Banca un cittadino statunitense riprova la concentrazione del potere nelle mani dei paesi pi forti e conferma il
sistema spartitorio di controbilanciare il peso internazionale con la presidenza del Fondo Monetario
Internazionale sempre appannaggio di un europeo.
Gli scopi della Banca sono:
1) Contribuire alla ricostruzione ed allo sviluppo dei territori dei paesi membri favorendo linvestimento di
capitali per scopi produttivi;
2) Promuovere linvestimento privato straniero per mezzo della fornitura di garanzie o mediante la
partecipazione a prestiti ed altri investimenti effettuati da investitori privati;
3) Promuovere lo sviluppo bilanciato ed a lungo termine del commercio internazionale ed il mantenimento
dellequilibrio nelle bilance dei pagamenti incoraggiando gli investimenti internazionali per lo sviluppo delle
risorse produttive nei paesi membri;
4) Organizzare i prestiti effettuati o le garanzie concesse in relazione a prestiti internazionali attraverso altri
canali in maniera tale che i progetti pi utili ed urgenti vengano trattati per primi;
5) Condurre le proprie operazioni con il dovuto riguardo agli effetti degli investimenti internazionali sulle
condizioni degli affari nei territori dei paesi membri.

Strumenti e misurazione dello sviluppo: Limiti del PIL e nuovi indicatori


Lo sviluppo legato ai procedimenti tecnici adottati per misurarne i livelli, per individuare le cause dei possibili
limiti e le misure da adottare per il loro superamento. La costruzione di tali strumenti (o procedimenti)
presuppone la conoscenza di dati che spesso non sono comparabili a causa delle tecniche di rilevamento; tali
indicatori soffrono inoltre di limiti concettuali. Il sottosviluppo era considerato solo in termini di consumo e di
scambi, ora si valuta anche in base alla salute, allistruzione e alla speranza di vita: ci dimostra che non vengono
considerate solo le variabili quantitative, ma anche quelle qualitative e relative al grado di benessere.
Il livello di sviluppo economico di un paese quantificato attraverso una serie di indicatori, i pi significativi
sono:
- PIL calcolato con riferimento allintera economia
- PIL pro capite inteso come dato medio per abitante
- Tasso di crescita media annua
- Tasso di crescita della popolazione
- Tasso di disoccupazione lavorativa
- Tasso di utilizzazione degli impianti
- Variazione percentuale degli investimenti
- Tasso della concentrazione della ricchezza
Il pi noto indicatore di ricchezza di un paese il PIL, in cui si sommano i Valori Aggiunti prodotti nellanno. Il
PIL sommato alle rimesse degli emigrati e i profitti delle aziende nazionali operanti allestero e sottraendo i
redditi da lavoro e da capitale degli stranieri presenti nel territorio, costituisce il PNL (Prodotto Nazionale Lordo).
Si tratta di indici che consentono una comparazione tra differenti paesi e la costruzione di una gerarchia tra gli
stessi.
Difetti del PIL:
1. Nel suo montante rientrano tutti gli elementi che hanno valenza economica, ma anche gli elementi che il
buonsenso e il vivere civile considerano negativi (x es. pendolarismo dei lavoratori).
2. Impossibile effettuare una stima contabile delle esternalit (x es. inquinamento)
3. Impossibile contabilizzare effettivamente tutta la ricchezza creata (x es. lavori domestici)
4. Presenza di errori dovuti al fatto che molti hanno linteresse di dimostrare un risultato positivo (x es. pratiche
corruttive degli apparati amministrativi).
Nuovi indicatori

GPI: distingue nel suo procedimento la valutazione positiva (quelle in beni/servizi che aumenterebbero il
benessere) o negativa (criminalit, catastrofi, inquinamento) delle spese virtuose.
- ISU (Indice di Sviluppo Umano): sintetizza attraverso quantit quelle che sono in realt qualit dello
sviluppo; composto da 3 serie di dati essenziali: la longevit (calcolo dellindice di aspettativa di vita) , i
risultati scolastici (calcolo dellindice di istruzione) e lo standard di vita (calcolo del PIL). LISU d un
quadro chiaro della situazione dello sviluppo e del sottosviluppo.
- IPU (Indice di Povert Umana): distinto in IPU-1 e IPU-2 relativi ai paesi sottosviluppati e sviluppati ;
determinano la qualit della vita individuando il livello delle privazioni
- ISG: considera le stesse componenti dellISU ma ponderandole nelle loro composizioni di genere (sesso)
- MEG: concentra i dati circa le opportunit di occupazione di ruoli dirigenziali delle donne, considerando 3
ambiti: la partecipazione politica ed economica al processo decisionale e il potere sulle risorse economiche.
Lesame comparato degli indici consente una serie di considerazioni inerenti le condizioni di vita nei singoli
paesi.

CAPITOLO 3 Dimensioni culturali e diversit nello sviluppo


Lo sviluppo strettamente legato a quello sulla diversit culturale.
Il concetto di arretratezza stato formulato da civilt floride, imperi con un ruolo politico dominante, per
sottolineare le condizioni di minoranza e linferiorit dei valori e dei costumi rispetto ai propri (es. concezione dei
barbari per greci (chi non parla),per romani (periferia),per cinesi (cultura diversa) ).
Il perch di questa inferiorit/diversit stato un quesito di tipo culturale e politico per anni:
spesso la risposta si attribuiva a combinazioni di fattori naturali che non permisero alluomo di dominarli, queste
popolazioni potevano accedere al massimo ad un economia naturale fondata su risorse elementari ed estranee
perci alle logiche delleconomia capitalista nonch alladeguamento delle risorse tecnologiche.
Questinterpretazione spian la strada ai colonizzatori, i quali si sentirono in dovere , attraverso le loro
tecniche evolute, di fronteggiare gli ostacoli di un ambiente inospitale per portare i valori occidentali visti come
unica via per il progresso e valorizzazione delle risorse locali.

Ma il rovescio di un cos nobile intento si rivela presto nella cancellazione delle popolazioni colonizzate o
restringimento delle stesse in Riserve e sfruttamento delle risorse a discapito dei colonizzati.

La cultura delloppressione:
Lo sviluppo per una larga parte di mondo e per un lungo tempo stato associato ad una sudditanza politica ed
uno stravolgimento culturale, perch gli spazi venivano sfruttati in maniera da soddisfare i bisogni delle
economie colonizzatrici, diverse dalle abitudini locali senza che la popolazione guadagnasse nulla.
Le vecchie abitudini delle popolazioni indigene e gli spazi occupati da secoli dagli antenati intralciavano i nuovi
modi di lavorare perci vennero stravolti, facendoli sentire fuori posto (VD ESEMPIO ANDE E AFRICA).
Non a caso gli stati che sono usciti dalla colonizzazione hanno ripreso le vecchie traduzioni che erano oscurate
dal colonialismo,ma quello stravolgimento degli spazi ha reso difficile una rinascita.
E difficile parlare di Sviluppo quando:
i locali non controllano la base territoriale
la colonizzazione stata breve e ha rispettato le forme di cultura (Marocco)
dove in seguito a mescolanza di civilt ci sono forme di cultura creole (es. america iberica)
regione di uno sviluppo sono rimaste sempre a margine (mezzogiorno).
LINVENZIONE DEL MAROCCO UTILE
Lesercito francese approd per la prima volta sulle coste Marocchine nel 1907 per una missione punitiva legata
al massacro compiuto durante i lavori per l a realizzazione di uno scalo a Dar-el-Beida, una localit di alcuna
migliaia di abitanti che fungeva da sbocco sullAtlantico. In quel periodo lattivit economica del Marocco era
incentrata in altre regioni, che interpretavano al meglio la sua funzione di ponte tra lestremo Occidente arabo e le
vaste contrade dei bacini del Niger e del Volta attraverso il Sahara. In queste zone si erano unite le fortune di
mercanti e artigiani e gli splendori e i contrasti delle corti dei sultani, dando cos vita a centri di grande fascino
culturale e di notevole influenza economica e politica, come Fs e Marrakech. Questo impianto territoriale era
stato poco intaccato a partire dal 16 secolo con la realizzazione lungo l perimetro marittimo di alcune piazzeforti
spagnole e portoghesi che avevano accompagnato lavanzata delle marinerie della penisola iberica lungo le rotte
dellAtlantico sud-ovest e che avevano catturato parte dei traffici doro, avorio e schiavi attinti dallAfrica.
Nel 1912 la campagna militare e le manovre diplomatiche francesi arrivarono al riconoscimento di un
protettorato che avr poi fine nel 1956: in soli 44 anni, per, loccupazione francese cambia la geografia del
marocco e stravolge la sua storia, nonostante sia stata guidata dal Generale Lyautey ( lafricano ),
profondamente convinto di rispettare la cultura e gli insediamenti indigeni.
Mentre il potere politico sinsedia a Rabat, il porto di Dal-er-Beida (Casablanca) diventa il gigantesco emporio
dellAfrica nord-ovest , avviando cos la crescita di una delle maggiori metropoli del continente ( proprio qui
negli anni 20 inizier il fenomeno delle Bidonvilles, citt di cartone e latta , diffuso nelle citt del 3 mondo ).
I francesi diffusero limmagine di un Marocco utile che penetrava nei libri di scuola e oscurava la cultura ed
equilibri territoriali del passato.

La colonizzazione dei modelli:


I processi di decolonizzazione solitamente sono mirati al recupero del retaggio culturale e al controllo delle
risorse territoriali. Questi non trovano efficacia in presenza di:
mutamento del territorio
condizionamenti imposte dalla banche
penetrazione dei modelli occidentali
formazione dei cittadini in luoghi gestiti dai colonizzatori (es. francesi),e spesso gli studi non sono
applicabili in zona poco evolute
lingua.
Per lo sviluppo serve una sensibilit minuta e alcune teorie devono essere pensate per la specie, lambiente e la
societ e per attribuirgli efficacia un ruolo centrale stato assunto dai fattori culturali, quindi la concezione di
sviluppo cambia da un incremento di quantit di ricchezza, a un miglioramento delle condizioni di vita (espresse
dallIndice di Sviluppo Umano).
Si accolgono sempre pi tesi imperiate sul tramonto del mito dello sviluppo e sullemergere di una strategia di
decrescita che trova significativi ascolti nelle economie avanzate ma parecchie diffidenze nei paesi in via di
sviluppo o sottosviluppati.

Cultura nella rete:


Cercare di distinguersi nella dimensione culturale divenuto sempre pi complesso, perch divenuto sempre +
difficile discernere gli elementi culturali che formano dei luoghi e altri che mischiati formano non luoghi: cio
porzioni di spazio estratte dal loro territorio e dalla loro cultura per essere proiettate verso il globale( in
riferimento a grandi spazi di vendita, dove una folla anonima si muove tra disposizione dei parcheggi, banchi,
segnaletica largamente uniformata). Ovviamente un discorso relativo, anche la globalizzazione ha alcuni limiti:
- per ogni posto diversa la quantit di persone che possono accedere a certi consumi di modello occidentale
globale;
- ed diverso laspetto qualitativo dei consumatori, perch cambia a seconda dei gusti locali;
- la produzione di massa conforma la gamma dei prodotti col potere dacquisto;
- un altro limite della globalizzazione consiste nellinformazione, dove i centri di produzione di flussi
informativi corrispondono a regioni e poteri economici e politici consolidati e canali di circolazione selettivo
retto da regole che la periferia non in grado di violare.
Lavanzata del mercato e dei flussi informativi di valenza planetaria sincrociano con la messa a punto di
risposte locali dando vita a nuove sequenze di ambienti culturali.
LA CULTURA DELLINFORMALE:
Le grandi citt del Terzo Mondo sono gli spazi principali in cui nasce una nuova cultura inedita, chiamata
dellinformale.
Spesso ci si imbatte in attivit marginali e illegali e diventa difficile effettuare quei calcoli che ossessionano gli
economisti occidentali (su occupazione, salari, consumi, ecc..). In moltissime circostanze non si conosce
nemmeno il numero degli abitanti. in questi ambienti per che molti popoli dei paesi in via di sviluppo
acquisiscono i pi consistenti contatti con i valori e le prospettive dello sviluppo che arrivano dalle altre regioni
della Terra. Queste metropoli fungono da porta dellinnovazione, sia perch concentrano le infrastrutture di
connessione con lesterno e molti degli investimenti affluiti dai paesi ricchi, sia perch riuniscono gran parte delle
forze locali pi aperte alle esigenze dello sviluppo, sia, infine, sia perch la loro stessa grandezza li obbliga a
trovare nuove soluzioni.
In questi spazi dove si mescolano i disagi e le speranze dello sviluppo, la quotidianit ha introdotto una diffusa
cultura della surroga senza la quale non sarebbe possibile sopravvivere ai vuoti delle dotazioni primarie e agli
intoppi del mercato. Cos alla carenza dei trasporti pubblici e della benzina a LAvana si rimedia affittando a
qualche pendolare un posto sulla propria motocicletta (e il pendolare potr anche essere una donna, violando
rigorose tradizioni di distanza tra i sessi). Oppure a Santo Domingo, dove spesso vi linterruzione giornaliera
dei flussi di energia elettrica, le massaie si abituano a stirare a notte fonda quando il rischio di interruzione
minore.
Avviene anche che dalle carenze nascano singole forme di attivit, come x es. la vendita (o rivendita) di acqua in
molte citt nordafricane o il ripescaggio di materiali riciclabili tra i rifiuti in cui sono specializzati tantissimi
bambini brasiliani. O persino che le persone si rifugiassero nei cimiteri, come accaduto al Cairo con lo
stanziamento dei profughi della zona del Canale di Suez al tempo della guerra del 1973 contro Israele.
Larte diffusa dellarrangiarsi costituisce una risposta di pratiche che si muovono dal basso e sono alimentate da
reti di sostegno comunitarie, risposta mal tollerata dai poteri centrali perch non trova spazio nelle loro parole
dordine e disegni, ma presenta margini di elasticit, creativit e resistenza che nessuna strategia ufficiale sarebbe
in grado di assicurare date le condizioni in cui versano le masse diseredate di questi spazi.

Stimoli e freni culturali


Perch lItalia si sviluppata negli anni 70?
Innanzitutto perch ci sono dei:
-

soggetti con forte dinamismo, (Mezzadria: contratto agrario d'associazione con il quale un proprietario di
terreni,concedente, e un coltivatore, mezzadro, si dividono, solitamente a met, i prodotti e gli utili di
un'azienda agricola, podere. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia), la
persistenza di solidi legami familiari, linsieme di relazioni dei centri piccoli e medi, ecc..),

decentramento di attivit dellarea industriale del Nord-Ovest,


dotazioni infrastrutturali di un certo rilievo

- contenuta conflittualit del lavoro


- decentramento di attivit dellarea industriale
La capacit di rischi, i solidi legami familiari, la fitta rette di relazione hanno dimostrato che lo sviluppo deve
essere retto da matrici culturali .
Analizzando poi il decollo della Terza Italia sono emersi elementi che sottolineavano chiaramente le
caratteristiche culturali tipiche del suo ambiente.
Perch il Sud Est Asiatico si sviluppato?
Il processo di decentramento produttivo avviato dai grandi paesi industriali (soprattutto il Giappone) si
riconosceva nella capacit attrattiva che derivava prevalentemente dai bassi costi di manodopera. Presto per si
cap che la vera chiave del successo consisteva in pratiche di vita moderate, con un livello dei consumi interni
relativamente contenuti, e in un sistema di comando efficiente sia allinterno che allesterno delle fabbriche,
oltre che in una particolare sintonia di interessi nazionali e di iniziativa privata
CINA: vengono intravisti dei motivi ispirati dal confucianesimo, e con forte spinte individualistiche che sono:
la capacit attrattiva derivante dai bassi costi (prima analisi)
la vita morigerata dal sistema efficace e la sintonia fra linteresse nazionale e quella private
INDIA: la centralit assunta dallinformatica che ha permesso di produrre masse notevoli di ingegneri con pretese
economiche contenute.
Se un paese vincolato da quadri sociali, vincoli religiosi, possibile arrivare allo sviluppo ma si rischia di
diventare una cattedrale nel deserto. Esempi di questi vincoli sono i valori religiosi che in certi stati vengono
dati alla terra,il valore che non viene dato agli scritti (Giordania), oppure elementi che danno vita a distorsioni
sociali, come il ruolo della donna che crea squilibrio della produzione, o i bambini e i vecchi non possono avere
un ruolo importante nella conduzione familiare
Gli ambiti dello sviluppo maggiormente influenzati dalle dinamiche culturali sono quelli degli atteggiamenti
demografici e dellorganizzazione della famiglia. Fondamentale poi il ruolo riconosciuto alla donna nella
societ: vi sono molti paesi, in particolare nel Vicino e Medio Oriente e nellAfrica sub sahariana, in cui si
calcolano tuttora medie superiori alle sei gravidanze per donna e in cui, dunque, chiaro che si tratti di una mera
funzione riproduttiva che incrementa la spirale demografica e contribuisce a scompensare gli equilibri
generazionali e produttivi. La tradizionale distribuzione dei compiti allinterno delle famiglie integra poi
abbastanza bene la produttivit marginale di vecchi e bambini finch la conduzione agricola fondata su tecniche
elementari, su rese contenute e su pratiche di autoconsumo, ma diventa insostenibile quando si avviano colture
moderne o quando ci si trasferisce nelle citt. Nascono cos gravi distorsioni sociali, come il dilagante abbandono
degli anziani sui terreni meno produttivi (fenomeno dilagante nella Cina interna) o come la concentrazione della
manodopera minorile nelle attivit con ridotti margini salariali (x es. la fabbricazione di palloni da calcio
denunciata nel Bangladesh o di quella delle Barbie in Thailandia). In questi casi non tanto leccessivo peso delle
impennate demografiche sullespansione del reddito e dei consumi pro capite, quanto il peso assunto dagli
atteggiamenti demografici nel loro complesso: la concezione dei figli (maschi) come risorsa x es. in conflitto
con le esigenze di qualificazione della manodopera (e quindi con i costi di formazione di un adolescente) che
sono alla base di un processo non temporaneo di sviluppo.
LA SCOMMESSA DELLISTRUZIONE
Listruzione ha un ruolo strategico nello sviluppo, soprattutto per la progressiva elevazione delle competenze
richieste dalla produzione, distribuzione e comunicazione. A volte gli sforzi dei governi per assicurare
unadeguata formazione ai propri cittadini vengono ostacolati da caratteristiche ambientali o dellinsediamento:
nelle aree montuose o sub-desertiche o in quelle con diffuse pratiche nomadi o da piccoli nuclei sparsi difficile
predisporre unefficiente organizzazione scolastica, soprattutto se le risorse di bilancio e i mezzi tecnici
disponibili sono contenuti. Ancora maggiori sono i costi che derivano molto spesso dallelevata incidenza della
popolazione in et scolastica, che genera sovraffollamento e precariet soprattutto nei cicli dellistruzione
primaria. Inoltre bisogna tener conto della diffusione dei lavori minorili e lostilit di alcune tradizioni nei
confronti dellistruzione femminile, tanto che in molti paesi il livello medio di alfabetizzazione delle donne resta
di oltre 10 punti inferiore a quello degli uomini.
Non vero per che i livelli distruzione dipendono in gran parte anche dal reddito pro capite disponibile: i dati
sulla frequenza scolastica e sullalfabetizzazione di base mostrano che un ruolo cruciale compete ai modelli
organizzativi ereditati ed impiantati dallo Stato e alle scelte politiche di fondo che effettuano coloro che
governano. X es. nello Sri Lanka e nelle Filippine ladozione di modelli occidentali efficienti ha sconfitto

lanalfabetismo, mentre nel vicino Pakistan si contano ancora quasi 2/3 di adulti analfabeti, o in un paese
popoloso come la Nigeria dove il quoziente di analfabetismo sceso appena sotto il 50%, mentre nel poverissimo
Madagascar ormai inferiore al 20% e nellaltrettanto misero Burkina Faso supera addirittura l80%.
In alcuni casi i governi hanno puntato sullistruzione per dare al loro paese un ruolo che la mancanza di risorse o
la precaria situazione politica non avrebbero potuto garantire: x es. la Giordania, anche grazie agli aiuti in favore
dei rifugiati palestinesi, ha fortemente investito nella formazione, contenendo sotto il 20% la quota di analfabeti
(la met di quella dei paesi confinanti, Israele escluso) e preparando tecnici e laureati che hanno assicurato buoni
quadri alleconomia locale e a quella dei paesi petroliferi del Golfo.
Favorire listruzione quindi fondamentale per favorire lo sviluppo e alimentare una certa autonomia di controllo
della propria economia, e lo ancor di pi investire nella ricerca scientifica: basta pensare alle potenzialit
delleconomia sudcoreana (nonostante la crisi attuale) se si tiene conto che questa impiega oltre il 2% del proprio
PIL nel campo della R&S (una quota che supera altamente quella italiana).

Fratture culturali:
Il contratto tra universi culturali non ha sempre la stessa valenza. Nella maggior parte dei casi e soprattutto in
passato succedeva che la superiorit tecnica o militare portava a dominanza e condanna, anche ora in vari paesi ci
sono tensioni legate alla coesistenza di diverse componenti etniche, religiose o linguistiche che si sono create al
tempo della spartizione europea delle colonie, quando si erano ignorate queste componenti nelle aree di
insediamenti. Esempi:
Nigeria: 100 trib con 200 lingue diverse, 3 gruppi principali in continuo scontro per motivi religioso
India vs Pakistan: uno scontro religioso (mussulmani vs induisti)
Canada: quasi secessione del Quebec, una parte anglofona
Belgio: trasformazione del 1993 dal Belgio Unitario ad un organismo federale diviso tra Fiandre, Vallonia
e regione di Bruxelles
Ci sono casi in cui per la fusione fra diverse culturale ha portato delle spinte positive e ha dato dinamismo come
per esempio nel Sud Est Asiatico, che riuscito ad attingere manodopera da diversi stati. In altri invece c una
paura delleccessiva immigrazione che porta a problemi culturali (es. limitazione della laicit della Francia a
causa delluso del velo a scuola da parte di alcune allieve) o economiche ( limitazione del processo di sviluppo,
nei paesi del Golfo ai lavoratori stranieri viene tenuta una distanza culturale che nn agevoli lintegrazione degli
stessi per non condizionare il funzionamento delleconomia locale).

La societ dopo l11 Settembre:


Si sostenuto che la globalizzazione dei mercati avrebbe portato a ripolarizzare il mondo sulla base di 3 grandi
insiemi geoeconomici incentrati
- uno sugli USA,
- uno sullUE
- uno, si diceva, sul Giappone (ma ora sempre pi sulla Cina [e lIndia?]).
Rispetto a questi 3 gli altri sub sistemi Regionali sarebbero federati in via + o - subordinata o emarginati (vd
Africa).
Dall11 Settembre ci si resi conto che il mondo non pi tripartito ma che nata la cosiddetta geocultura,
ovvero sette/otto grandi insiemi in competizione nel mondo.
Da quellattentato sono nate due fratture.
Una di natura teologica che vede gli USA che intendono eliminare i radicalismi islamici per esportare il
modello democratico (sconfiggere i talebani, e attaccare qaedisti in Somalia).
Laltra frattura consiste nel fatto che sono fallite alcune politiche di multiculturalismo illuminate e si sono
inasprititi alcuni scontri preesistenti.
A vari decenni di politiche dintegrazione e accoglienza degli immigrati, subentrano diffidenza e paure per il
potenziale eversivo espresso dalle altre genti.
Lintervento degli USA viene visto come tentativo di diventare una potenza egemonica e un tentativo di
prevaricare identit culturali.
Lo sviluppo durevole non concepibile se non trova sostegno in risorse immateriali ben radicate nella cultura dei
luoghi, ovvero valori culturali capaci di incoraggiare gli sforzi necessari per attivare o mantenere vivi i ritmi di
sviluppo, cos come per fronteggiare le crisi e per resistere alla concorrenza.

Nulla come la cultura destinato a circolare e diffondersi nel mondo attuale: la grande circolazione degli uomini
e delle loro idee prospetta la nascita di spazi sempre pi ricchi di caratteri culturali diversi. Non ci si riferisce solo
alla grande presenza di immigrati dalle varie regioni della Terra nelle metropoli dei paesi pi ricchi, ma anche
della musica, delle arti, delle abitudini gastronomiche, delle correnti religiose, ecc.. Il passato e le sue economie
si sono spesso alimentati di grandi prestiti culturali tra aree differenti, e anche oggi le prospettive sono quelle di
una vasta societ multiculturale in cui gli spazi e le logiche dello sviluppo e sottosviluppo si intersecano
strettamente.

CAPITOLO 4 La scala locale dello sviluppo


Linvenzione della dimensione locale
Dagli anni 70 la dimensione del locale dello sviluppo ha avuto un andamento crescente, sia per quanto il Sud,e i
suoi problemi, sia per quanto riguarda le aree avanzate,in riferimento a quelle regioni in ritardo in situazione di
marginalit e/o declino. Infatti sino a quegli anni, a partire dal dopo guerra, la dimensione del locale risultava
ininfluente nelle scelte riguardanti lo sviluppo.
I Fondi Strutturali, cio le risorse che lUE destina alla promozione dello sviluppo e della coesione dei diversi
Paesi, in relazione alle diverse situazioni economico-territoriali che li caratterizzano, hanno ampiamente
contribuito allaffermazione della dimensione locale.
La centralit del locale si sviluppata anche in Italia con le PMI (Piccole e Media Imprese) che hanno dimostrato
come leconomia periferica (periferica in senso geografico, perch trattasi di zone lontane dal centro sviluppo, ma
anche in senso concettuale, perch sono imprese diverse da quelle grandi che governano leconomia) sia una
valida alternativa al fordismo e al ruolo centrale del capitalismo.
Questo caso dimostra che:
un processo di sviluppo locale deve essere accompagnato dal dinamismo della realt locale, la quale
sintuisce da alcuni fattori non economici (fiducia, cultura tradizionale)
i processi globali hanno bisogno di ancorarsi al territorio.
Queste motivazioni sono rafforzate dal re-scaling, ovvero il cambio delle scale territoriali, dove lo stato vede il
suo ruolo diventare pi debole, me allo stesso momento vede crescere realt come quelle delle amministrazioni
locali, degli organismi sovranazionali, decentramenti politici, comune e province. Non esiste pi quella relazione
gerarchica fra i diversi livelli istituzionali, in quanto con la governance, la ripartizione dei poteri basata sui
principi di sussidiariet e complementariet: principi chiavi delle politiche europee

LESSICO DELLO SVILUPPO LOCALE:


Sussidiariet: principio guida nella distribuzione delle funzioni fra diversi livelli, secondo il quale ogni
funzione deve essere attribuita al livello pi basso allinterno del sistema gerarchico considerato: RegioniStati Nazionali-Comunit Sovranazionali.
- Sussidiariet Verticale: autonoma capacit decisionale e gestionale dellente di livello inferiore;
- Sussidiariet Orizzontale: riorganizzazione dei rapporti tra poteri pubblici e societ civile.
Governance un cambiamento di politiche, obiettivi e interventi sia nella forma che nelle modalit di
coordinamento delle dinamiche economiche, sociali e territoriali che si basa sul coinvolgimento e
partecipazione volontaria di una molteplicit di attori .
Lesempio di good governance stato assunto dalla Banca Mondiale per diffondere alcuni principi
imprenditoriali e neo liberiste nel terzo mondo.
Un altro esempio di good governance lo troviamo nel Libro Bianco promulgato dalla UE nel 2001, con il
quale la Ue simpegna a rafforzare i principi basilari di proporzionalit e sussidiariet posti alla base
dellintegrazione europea.
Patrimonio territoriale: il territorio nel suo insieme, che tiene legata la societ attuale alle sue radici, come
un deposito di memoria e identit; composto da beni culturali che normalmente assumono un valore
patrimoniale, ma anche da elementi di valore storico, culturale, sociale, ambientale, identitario e simbolico, in
relazione ai contesti sociali in cui sono inseriti.
Capitale territoriale: ricchezze che si sono prodotte nel passato, ma che possono essere impiegate nella
produzione di beni nel presente, ossia linsieme delle risorse immobiliari locali che producono valori duso e
di mercato nei rapporti intersoggettivi attuali.

Scheda: Lo sviluppo locale nelle organizzazioni internazionali


Molti dei programmi e progetti sostenuti dalle principali org.ni internazionali (come lOCSE, la Banca Mondiale,
lILO, lUNDP o la FAO) per promuovere lo sviluppo si richiamano alle centralit della dimensione locale,
sottolineando gli aspetti economico-imprenditoriali (sostegno al lavoro e alle imprese), gli aspetti sociali
(riduzione povert, equit di genere, sviluppo umano) o politici (ruolo della decentralizzazione politica, fiscale e
amministrativa, importanza delle pratiche partecipative e della governance).
OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro: svolge unimportante azione nella diffusione dello
sviluppo locale, principalmente per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle
opportunit occupazionali. LOIL ha messo in atto una serie di programmi per intervenire in alcune aree del
mondo uscite da situazioni di conflitto, e ha cos promosso la costituzione di LEDA, cio di agenzie di
sviluppo, costituite da attori pubblici e privati, rivolte alla fornitura di servizi per le PMI e il lavoro (credito,
formazione, consulenza, ecc..).
OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico): ha impostato programmi per la
promozione dello sviluppo locale, ed in particolare il programma LEED, in cui lo sviluppo locale assume
unesplicita dimensione economica rivolta alla promozione delle PMI, allapertura internazionale dei mercati,
alla competitivit territoriale, lattenzione verso il Terzo settore e la responsabilit sociale delle imprese.
UNDP (United Nations development Programme): nei suoi programmi lo sviluppo locale soprattutto
orientato verso la dimensione sociale e politica; in particolare il programma LIFE riguarda il miglioramento
dellambiente urbano e la riduzione dellesclusione sociale attraverso ladozione di pratiche partecipative.
Negli ultimi anni inoltre lUNDP ha definito e attuato un approccio allo sviluppo (il DGD), in cui si
combinano i processi di decentralizzazione, la promozione di azioni di governance, lo sviluppo urbano e
rurale.
Banca Mondiale: suddivide la propria azione sullo sviluppo locale in due filoni: il primo quello del LED, i
cui obiettivi possono essere riassunti in 3 fasi (lattrazione di investimenti, le azioni rivolte allimprenditoria
locale e la promozione della competitivit); il secondo quello del LD, rivolto prevalentemente alla riduzione
della povert attraverso ladozione di approcci partecipativi e decentralizzati (CDD). Dalla fine degli anni
90, questi due filoni sono riuniti nellapproccio integrato, formula con cui la Banca Mondiale intende
collegare le diverse dimensioni dello sviluppo locale e le diverse logiche di intervento attraverso cui
promuoverlo (governance, empowerment, fornitura di infrastrutture collettive e di servizi pubblici).

Il Livello locale come attore dei processi di sviluppo


Per una politica di sviluppo, esistono fattori di diverso livello di mobilit:
Mobilit transnazionale: (tecnologia, lavoro molto qualifica)
Circuiti nazionali e regionali (servizi pubblici e privati)
Fattori immobili (legati alla specificit del territorio introvabili fuori da esso)
Nella societ globale i pi importanti sono questi ultimi, in quanto consentono alla dimensione locale di porsi
come operatore attivo dei processi dello sviluppo solo se e quando gli attori locali definiscono azioni collettive
rivolte alla valorizzazione delle specificit territoriale dei diversi luoghi. Per quanto concerne il discorso sullo
sviluppo locale, questi aspetti sono riassunti come patrimonio territoriale, sottolineando i valori su cui puntare ,
riconoscendo infine le risorse di cui il territorio dotato: (insieme localizzato di beni comuni che producono
vantaggi collettivi non visibili e condivisi da tutti, essi sono immobili cio stabilmente incorporati in certi luoghi,
specifici cio difficilmente reperibili altrove con le stesse caratteristiche, patrimoniali cio non producibili nel
breve periodo perch si accumulano e si sedimentano solo nel lungo ).

Le politiche di sviluppo locale


Ci sono stati due cambiamenti nella ridefinizione delle scale gerarchiche con le quali si concepisce lo sviluppo
il riconoscimento del ruolo dei valori e delle risorse territoriali
cambiamento del ruolo degli attori locali e la loro capacit di azione e autorganizzazione.
Si passato da un approccio top down, mirato a erogare incentivi e sussidi diretti con procedure centralizzate
ad un approccio con politica bottom up mirata a supportare le condizioni in grado di sostenere e promuovere lo
sviluppo delle imprese ( di fornire le risorse immobili locali che procurano vantaggi competitivi alle imprese).
Queste politiche bottom up superano lapproccio settoriale adottando un approccio territoriale, lo sviluppo
pertanto non pi considerato come dinamismo economico di un aggregato di imprese ma come contenuto
multidimensionale raggiunto solo attraverso valorizzazione e incremento delle capacit radicate nel territorio.
Nello sviluppo locale, quindi la situazioni dei ruoli la tale:
Livello Nazionale: lo Stato ha ruolo sostanziale in queste politiche perch deve dare un quadro di
riferimento nazionale coerente;
Livello Internazionale: ha il compito di trasferire con rete globale processi radicati nella specificit.
Lingresso degli organismi internazionali nei processi di sviluppo locale diventano riferimento chiaro ed
esplicito per il territorio in cui agiscono. Si pu dire che hanno un ruolo di riduttore della diversit, in maniera
che lo sviluppo locale sia compatibile con le ideologie neo liberali. Gli organismi sopracitati sono lOIL (org
internaz del lavoro), OCSE (org x la coop e lo svil econ), UNDP (dimensione sociale e politica) e la Banca
Mondiale.
Un problema generale consiste nella riproducibilit dello sviluppo locale che per definizione specifico e
differenziato, le organizz internaz hanno il compito impossibile di trasferire processi radicati nei diversi
contesti e possono farlo solo attraverso la semplificazione degli aspetti procedurali, riprodurre riti e parole
dordine qdi i dettami teorici x la ricostruzione di partenariati e messa in atto di meccanismi di partecipazione
x valorizzare le specificit endogene.

Problemi dello sviluppo locale:


il locale si configura come uno specifico sguardo alle problematiche dello sviluppo, in contrapposizione alle
logiche esogene e globali che considerano lo sviluppo locale come una semplice anomalia o come un processo da
omologare alle dinamiche agenti a scala pi ampia.
Il riconoscimento del ruolo attivo che la dimensione locale pu giocare allinterno dei processi dello sviluppo non
deve nascondere la presenza di rischi e problemi irrisolti:
- Visione localistica che indica lo sviluppo locale come concezione chiusa del luogo, causa la convinzione che
il locale il luogo della tradizione e solidariet oppure porta a una visione del tutto regressiva.
Primo problema Istituzioni
Necessario capire la divisione delle competenze e dei poteri fra Stati ed enti locali, in un processo di
completa ridefinizione delle loro relazioni
Coerente ripartizione delle risorse
Adeguata semplificazione dellazione amministrativa
Secondo problema Local Trap ( il locale sempre preferibile alle altre)

Il locale non sempre la dimensione ottimale per promuovere lo sviluppo, anzi spesso fuorviante perch oscura
altre possibilit.
il locale, per la complessit del territorio una macchina complessa che produce diversit e innovazione
culturale, in grado di agire come interfaccia con le reti dei flussi sovra locali, il depositario e il mezzo di
trasmissione dei saperi contestuali relativi alle modalit insediative e produttive appropriate ai diversi ambiente:
esso tende ad accrescere lautocontenimento dei flussi di materia di energia, riducendo limpronta ecologica e
rispondendo alla crescente domanda di usi e consumi localmente diversificati.

CAPITOLO 5 Geografia Politica e sviluppo


Il lento declino del secolo lungo
Il 900(secolo breve) finito. Il secolo lungo(100 anni)ha registrato potenti cambiamenti e innescato processi
che,in molti casi,sono ancora in corso. Poi un lungo periodo di pace o,se si vuole,la pi Grande Guerra:la Guerra
Fredda tra USA,Unione Sovietica e i paesi appartenenti alle reciproche sfere dinfluenza .
Una guerra che ha prodotto un equilibrio fondato sul terrore di un conflitto atomico e non priva di effetti sul
piano dei rapporti,non solo politici,anche al di fuori dei due blocchi contrapposti.
Lelemento introdotto dalla guerra fredda e dal bipolarismo sintetizzato dallossimoro sovranit limitatache
caratterizzava la condizione politica degli stati appartenenti alluno quanto allaltro blocco di potere. Il numero
delle guerre hanno lasciato dei processi ancora in corso:
I paesi decolonizzati:stati liberi perch fondati su libere competizioni tra i diversi parlamentari o,che sotto la
guida di un solo partito si definivano repubbliche democratiche,in realt libert e indipendenza erano affidate,in
maniera diretta o indiretta,a regimi militari.
Terzo Mondo:paesi poveri rispetto al mondo sviluppato capitalistico e comunista. Il concetto di terzo mondo
veniva riferito a territori dalle dimensioni sub-continentali:Africa,Sud-Est,bel presto fin con lindividuare il Sud
povero del pianeta rispetto al Nord ricco.
Si andavano per a creare dei divari anche allinterno dello stesso Sud del mondo;vi erano infatti,tra i paesi del
terzo mondo i produttori di petrolio e i promotori di processi industriali,in avanti rispetto agli altri e tutto questo
impediva che il mondo venisse semplicemente diviso in due zone(il Sud povero e il Nord ricco).

Dal bipolarismo al riemergere dei conflitti regionali


La sconfitta-scomparsa degli URSS non ha portato automaticamente allunipolarismo americano e a un nuovo
ordine basato sullegemonia incontrastata di questo paese (America) capaci di garantire sicurezza e pace. Sparita
la maniaccia Sovietica,popoli e paesi (ex Jugoslavia ed ex URSS) hanno rispolverato antiche rancori e volont di
affermazione alla scala regionale. Con la fine del duopolio,gli USA restano lunica potenza con interessi globali
in grado di intervenire per difenderli,ma venuto meno il nemico,si sono moltiplicate le aree dove linterevento
ritenuto necessario.

Allo stato attuale,la leadership mondiale americana deve fare i conti con la possibilit di candidarsi come garante
dellintero pianeta,ruolo troppo oneroso anche per il pi importante Stato della terra.
Lintervento degli USA si focalizza sempre di pi su operazioni volte a garantire la sicurezza interna. Gli USA
non possono pi fare affidamento,come nel passato,soltanto su un atteggiamento reattivo;non possono permettere
ai nemici di attaccare per primi,perci il dipartimento della difesa statunitense india,di conseguenza,alcuni
significativi mutamenti di strategia da attuare tra i quali il passaggio dal condurre la guerra contro nazioni a
condurre la guerra in paesi con cui non siamo in guerra (porti sicuri); da una deterrenza standardizzata a una
deterrenza su misura per le potenze canaglia (pi pronti ad assumersi rischi,mettendo in gioco le vite dei
cittadini); dal rispondere dopo che una crisi comincia (approccio reattivo) ad azioni preventive tali da evitare che
i problemi diventino crisi (approccio proattivo).
NB deterrenza: provvedimento da parte dello stato nei confronti di un individuo per evitare che compia altri
reati; insieme di comportamenti ed azioni tesi ad influenzare i comportamenti e le azioni di un soggetto in modo
da minimizzare la possibilit che esso aggredisca un altro soggetto o metta in essere comportamenti od azioni
ritenuti lesivi della convivenza civile, sia tra persone che tra Stati.

Lindebolimento del ruolo degli stati-nazione


La fine del bipolarismo non ha portato a una semplificazione dei rapporti internazionali,diretti da un unico
soggetto e sorretti da processi di globalizzazione delleconomia;anzi per molti versi,le cose si sono complicate sia
perch si sono moltiplicati i soggetto (stati) desiderosi di contare sulla scena mondiale,sia perch lo stesso ruolo
degli Stati-nazione risulta pi debole. Questo indebolimento si coglie sia in quelle aree nelle quali listituzione
delle stato un fatto recente(stati nuovi;post-coloniali),sia nei paesi sviluppati dove le istituzioni statutali sono il
risultato di una tradizione storica consolidata(stati UE che hanno fatto rinunce della sovranit in campo
economico e monetario).
In definitiva il 900 stato soprattutto un secolo denso di avvenimento e processi in parte conclusi,ma
contemporaneamente i complessi cambiamenti avvenuti non hanno risolto antiche problemi(divari sociali ed
economici tra Nord e Sud)e ne hanno creati altri(nuove povert).

Nostalgia dellEuropa
La storia dellEuropa si compone cos:
Fino al 1945:le potenze primarie combattevano in terreno di casa o neutro per conquistare territori
Dopo la seconda guerra mondiale: parabola discendente delle potenze
Futuro: la creazione dellUE per competere con gli USA e gli stati emergenti (Cina,India,Brasile)
La formazione dellUnione Europea ha portato una forte rottura con il passato,perch essa sempre di meno un
associazione temporanea di scopo,e sempre di pi un forte elemento politico,come dimostra il trattato di
Schengen che prevede oltre che la libera circolazione nei territori dellEuropa,anche delle uniformi leggi antiterrorismo per tutti gli stati Membri.

Lessenza culturale e politica della globalizzazione


Un significativo elemento che si coglie nelle nuove dinamiche il rapporto,ancora indefinito,che tende a stabilirsi
tra leconomia globale e la politica. In passato le relazioni tra stati erano finalizzate soprattutto al raggiungimento
di alleanze militari e intese commerciali;oggi si riscontra la necessit di pervenire a confronti alla scala globale
pressoch continui,nel tentativo di governare processi di portata mondiale,dai quali nessuno pu chiamarsi fuori.
Queste considerazioni inducono a riflettere su un aspetto talvolta trascurato della globalizzazione:la sua assenza
culturale e politica. Aspetti,tra cui le differenze culturali,religiose,etniche,contribuiscono non poco a rendere lo
scenario ancora pi complesso e ad allontanare lipotesi del raggiungimento di in ordine globale.
Appare necessario perci fare un corpus di regole fondato non solo su valori economici,ma anche sulla politica
che ha il compito di elaborare nuovi strumenti,per garantire il diritto allo sviluppo.

Tecnologia e luoghi
La consapevolezza delle straordinarie possibilit offerte dalla tecnologia possono indurre a immaginare un mondo
in cui la tecnica abbia il sopravvento sulla politica. Il rischio dunque,quello di credere che la tecnologia possa
sostituirsi alla politica come strumento per lindividuazione della soluzione migliore per tutti.
Limiti:

1) alla crescita complessiva dei sistemi tecnologici si accompagna spesso una maggiore vulnerabilit
2) pi gli strumenti sono avanzati,meno risultano accessibili e ci comporta una crescita del divario tra le aree
sviluppate e quelle eluse dai vantaggi connessi al processo delle tecnologie.
La questione non ,quella di porre limiti al progresso scientifico,ma di garantire governabilit e accesso alle
conquiste realizzate dalluomo.
Per quanto le nuove forme assunte dalleconomia si basino su flussi di informazione,va osservato che tali
informazioni consono altro che materie prime:devono essere lavorate,trattate e trasmesse per poter diventare beni
e risorse.
La rappresentazione pi efficace degli attuali sistemi globalizzati la rete composta da nodi dotati di particolari
caratteristiche, e tratti di collegamento, materiali e immateriali, lungo i quali si scambiano informazioni, ordini,
capitali, conoscenze. Potrebbe essere considerata come mezzo per catturare,il progresso,la ricchezza presente
nellambiente circostante ma anche un messo per incrementare la ricchezza e il progresso ed in questo senso
che essa restituisce allambiente in cui si trova pi di quanto preleva da esso. La rete permette quindi,da un lato la
comunicazione fra i nodi,dallaltro lirrigabilitdella superficie che copre;non sono omogenee,ovvero non si
presentano ugualmente fitte dappertutto.
Problema della tecnologia il digital divide,ovvero la differenza fra stati tecnologicamente avanzati e stati che
hanno appena iniziato la rivoluzione tecnologica.

Verso uno spazio politico globale?


Paradossalmente allunificazione mondiale e al consolidamento dei mercati ,si assiste allindebolimento del ruolo
degli stati nel governo delle economia e alla frammentazione realizzata (Cecoslovacchia,ex Jugoslavia)o
paventata(Padania),delle stesse compagini statali,si coglie un ulteriore elemento apportatore di caos insito nei
processi economici che nei paesi sottosviluppati alimenta i flussi migratori e in quelli sviluppati contribuisce alla
diffusione di un profondo senso di precariet e malessere.
Tali problemi esigono che si adotti una prospettiva politica globale e che si creino nuove istituzioni politiche
globali. Cominciano a venir fuori posizioni che non sono anti-globalizzazione ma che,viceversa,auspicano una
globalizzazione vera(senza esclusi),un processo che,al contrario di quanto sta accadendo ,non genera
omologazione,subordinazione di massa,ma reali opportunit per tutti. In un mondo fato di differenze
geografiche,culturali e religiose,ci che pu tenere insieme lumanit unidea di globo inteso come il luogo
dove si realizza lunione tra diversi. Occorrer immaginare perci una strategia globale per lo sviluppo,che potr
far leva sullenorme patrimonio di conoscenze scientifiche e tecnologiche che il genere umano nel suo complesso
ha accumulato.

Uno sguardo allItalia


Il nostro paese potrebbe essere rappresentato come un mosaico di differenze di carattere economico,culturale e
forse anche politico.
Lindebolimento dello stato-nazione costituito dallarticolato rapporto con lUE ;i meccanismi di allocazione
delle risorse comunitari rivelano mutati equilibri fra stato,regioni e unione,in un quadro complesso nel quale il
rapporto fra regione e unione sempre meno mediato dallo stato.
Linterazione tra Italia e UE non si esaurisce nel confronto sulla migliore distribuzione possibile delle risorse
comunitarie ma soprattutto in campo economico-finanziario per il raggiungimento di obiettivi di equilibrio
macro-economico. Il consolidamento del rapporto con lUE comporta innegabili vantaggi ma anche la rinuncia a
pi ampi margini di autonomia decisionale in ambiti economici e sociali un tempo governati solo a livello
nazionale.
In Italia la dialettica tra interesse nazionale,locale e globale diventa sempre pi complessa,per con questa entrata
lItali pu conservare un sistema economico tale da assicurare risorse alla collettivit.
Il caso italiano sembra confermare che,in termini economici i processi di globalizzazione non possono essere
separati dalla valorizzazione della dimensione territoriale;anche sul piano politico e sociale appare sempre pi
necessario sviluppare una coscienza democratica globale radicata in autentiche comunit locali.
LItalia ha colto limportanza di concentrare la propria attenzione su porzioni di territorio molto circoscritte;si
tratta di una particolare forma disporre attuato attraverso il controllo territoriale della organizzazioni
criminali(mafia,camorra)per tali soggetti la dimensione di quartiere rappresenta sia una possibilit di
protezione in caso di fuga o latitanza sia un luogo di identificazione e legittimazione culturale del comportamento
mafioso.

CAPITOLO 6 - Il post-sviluppo nel Sud globale:sfida possibile o nuova illusione?


Le prospettive critiche del post-sviluppo

Due filoni 1) elabora uninterpretazione critica dei presupposti socio-economici delle teorie e delle pratiche
dominanti dello sviluppo:la filosofia sociale di riferimento e la dottrina economica che la ispira; 2) offre un
lavoro di decostruzione,vale a dire di smontaggio dei meccanismi socio-culturali e ideologici che hanno permesso
a queste stesse teorie e pratiche politiche di conseguire,per alcuni decenni,una posizione egemonica nelle
reazione tra Nord e Sud del mondo.

Le alternative delleconomia solidale:la scuola anti-utilitaristica


Le critiche alle teorie economiche convenzionali,avevano posto particolare accento sul loro carattere desocializzato,cio sulla scarsa considerazione rivolta ai fattori sociali e antropologici che presiedono ai processi
di sviluppo. La riscoperta delle opere di Mauss e Polanyi giunge in soccorso dellesigenza di colmare tale lacuna
teorico-interpretatitva.
E proprio allopera di Mauss che si richiama la scuola anti-utilitarista che ha scelto di dare vita a un movimento
intellettuale entro la cui fila spiccano esponenti di punta della scuola del post-sviluppo. Come Polanyi anche
Mauss si dedic a elaborare una teoria dello scambio che fosse in grado di mettere in crisi il primato dellhomo
economicus; egli noto per la sua teoria del dono come fatto sociale totale,secondo cui nellatto del donare
possibile rinvenire alcuni gesti fondativi del legame sociale:il dare,il ricevere o il rifiutare un dono sono alla base
della definizione di un rapporto di reciprocit,che al contempo volontario e obbligatorio per la valenza magica
del dono stesso.
Il razionalismo utilitarista trova sintesi nel principio secondo cui lazione umana in massima parte orientata al
soddisfacimento dellinteresse individuale.
Muovendo dalla prospettiva concettuale appena delineata,i nuovi anti-utilitaristi hanno spiegato come allorigine
dellazione sociale non risiedano soltanto motivi di calcolo e interesse,ma anche di
obbligo,spontaneit,amicizia,solidariet:ovvero qualit relazionali,che trovano esemplificazione nella potenza
simbolica insita nellatto del donare.
La ripresa del pensiero di Mauss permette a questi autori di pensare a un paradigma sociale che porsi in
alternativa sia allindividualismo metodologico delle dottrine liberali sia allolismo,cos terzo paradigma degli
anti-utilitaristi che arriva a proporre la fondazione di unantropologia relazionale e solidale nellintento di
affermare il primato dellalleanza e dellassociazione solidale tre gli individui come pratiche sociali per loro
natura disinteressate al perseguimento di obiettivi convenzionali di massimizzazione degli utili.
Mentre nel Primo Mondo( il mondo occidentale) il discorso anti-utilitarista ha trovato ampio riscontro nella

sfera delleconomia no profit e del volontariato laico,lapplicazione di tale prospettiva interpretativa alla realt di
ci che un tempo si chiamava terzo mondo,ha indotto questi autori a guardare con attenzione alle iniziative di
auto organizzazione sociale e di esplicita o implicita resistenza alla occidentalizzazione sociale.
Queste iniziative possono assumere la forma di reti diffuse di economia formale o di strategie di
sopravvivenza,dedite non solo ad attivit di produzione e vendita ma anche a pratiche che afferiscono
prevalentemente alla sfera extra economica della vita associata:lautocostruzione di abitazioni,lorganizzazione di
feste popolari, ecc..

La critica dello sviluppo come razionalit di governo:il post-modernismo radicale


Altro principale filone interpretativo che anima la letteratura sul post-sviluppo:quello di formazione anglosassone
impegnato nella decostruzione dello sviluppo come ordine del discorso e fonte di una nuova razionalit
governamentale.
Lobiettivo fondamentale consiste nel decostruire criticamente il tema dello sviluppo,guardando a esso come a un
terreo discorsivo che ha alimentato la formazione di pratiche e azioni egemoniche di politica economica e sociale
e di rappresentazione culturale. Secondo questi autori ,lo sviluppo ha funzionato da potente concetto
organizzatore nellideazione e nella realizzazione pratica di programmi e strategie di governo che hanno
interessato diverse sfere della vita associata nei paesi in via di sviluppo:leconomia,la condizione di esclusione
sociale,lassetto territoriale.
Lelemento distintivo di questo sistema di governo,risiede nel fatto di aver relativizzato la centralit dello Statonazione,demandando poteri,funzioni e responsabilit ad altri soggetti di natura pubblica,parzialmente pubblica o
privata.
La questione radicale e post-modernista del post-sviluppo che forse ha fatto pi discutere quella che riguarda l
cosiddetta invenzione della povert nei paesi del Sud del mondo. Da un lato,questi autori,hanno ricostruito in
modo efficace il processo che fu allorigine della scoperta del fenomeno dellindigenza materiale nei paesi in
via di sviluppo allindomani della Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento in poi la povert assume il ruolo
di caposaldo indiscusso e ,per molti versi,vero e proprio pretesto del discorso dello sviluppo e delle connesse
strategie politico-economiche promosse dalla Banche Mondiale e da altri organismi internazionali;in particolare
sottolineano la funzione svolta dalla povert come stimolo alla formazione di nuove tecnologie politiche di
governo della societ e alla conseguente organizzazione di un ceto di funzionari,esperti
tecnici deputato alla formulazione e allimplementazione dei programmi di sviluppo.
I programmi da essi gestiti hanno finito con il realizzare,secondo critici neo-faucaultiani dello sviluppo,unopera
di lento quanto inesorabile disciplinamento socio-culturale delle popolazioni destinatarie delle politiche di
cooperazione. Tale opera ha avuto unimportanza persino prioritaria rispetto allobiettivo dichiarato di riduzione
della povert,che appunto giustifica ladozione delle politiche di sviluppo.
Ci che interessa rilevare a questo punto come il post-sviluppo abbia funzionato non solo da prospettiva di
partenza per la formulazione di istanze politiche e culturali che vogliono rompere con gli schemi e gli approcci
del passato,ma in modo paradossale speculare allo sviluppo stesso ha funzionato anche da strumentario
concettuale per lorganizzazione di pratiche e strategie concrete di governo e autogoverno delle societ nei paesi
del Sud globale.

Tra autorganizzazione locale e reti internazionali: esperienze e pratiche del post-sviluppo


Negli ultimi anni si diffusa la volont di esplorare alternative concrete allo sviluppo dominante. I sostenitori del
post-sviluppo hanno evidenziato una spiccata sensibilit nei confronti delle esperienze di autorganizzazione della
societ civile. Recentemente si invece diffusa lesigenza di andare oltre le prime formulazioni del discorso sul
post-sviluppo, e di influire con maggiore incisivit sulle strategie e sulle esperienze concrete di sviluppo dal
basso. Alcuni studiosi ritengono che occorra ripensare, riformulare e rifondere lo sviluppo; altri, come le geografe
Gibson e Graham, sostengono che la sfida del post-sviluppo non consiste nel rinunciare allo sviluppo n nel
ritenerlo una pratica irrimediabilmente corrotta e fallimentare, ma che la sfida quella di immaginare e praticare
lo sviluppo in maniera diversa. Le due geografe si sono dedicate alla discussione e alla produzione attiva della
politica post-capitalista, ovvero una politica che ragiona e opera in modo concreto intorno allobiettivo
immediato (e quindi non rinviabile al futuro) di costruire uneffettiva alternativa alla realt economica del
capitalismo globale, promuovendo una vera e propria politica delleconomia possibile. Alcuni hanno sostenuto
che tale approccio presupponga che tutto sia possibile in presenza della volont di perseguire lobiettivo
prefissato, creando cos una sorta di illusioni e false speranze alle popolazioni dei paesi poveri. Tuttavia Gibson e

Graham dimostrarono la propria tesi esponendo lesperienza di sviluppo economico comunitario di cui furono
testimoni nelle Filippine. Lobiettivo di tale programma di cooperazione era quello di permettere che i filippini
espatriati cessassero di avere una fruizione prevalentemente individuale, come solitamente accade nei paesi di
emigrazione, e fossero invece utilizzate dalla comunit locale, con laiuto di organizzazioni non governative e
altri soggetti associativi, nellintento di sostenere leconomia informale gi esistente.
Per quanto riguarda il sostegno delle economie diverse, altri autori hanno sottolineato la necessit di guardare
non tanto alle potenziali alternative non capitalistiche allo sviluppo (come propongono le due geografe), quanto
alle strutture ibride di organizzazione economica, capaci di combinare in forme creative e sempre mutevoli la
relazione con leconomia del mercato globale.
Le forme ibride di cooperazione tra attori forti e attori deboli si generano sia nellattivit economica
imprenditoriale sua nella governance dei processi di sviluppo comunitario. Nei paesi meno ricchi, infatti, sono
sempre pi frequenti i contratti di collaborazione su specifici progetti umanitari e di sviluppo economico tra il
governo locale e nazionale, e le associazioni non governative straniere e organizzazioni internazionali
ufficiali(Banca Mondiale, Fao, UNESCO, ecc..). Le organizzazioni non governative di origine internazionale
sono state costituite per drenare fondi per limplementazione dei programmi di sviluppo o di incoraggiare
rapporti di cooperazione, scambio e solidariet tra soggetti alla pari.

Conclusioni
Nello scenario della globalizzazione si fa sempre pi instabile la distinzione tra Nord e Sud del mondo, tra mondo
avanzato e mondo arretrato. I processi di innovazione economica, territoriale e organizzativa possono
verificarsi nei paesi del Nord cos come in quelli del Sud del mondo; inutile ricercare le disuguaglianze e i
ritardi solo nelle periferie geografiche del pianeta, poich sono ben presenti anche negli spazi centrali del
capitalismo globale.

CAPITOLO 8 - Strumenti economici e politiche dellambiente e del clima


Il processo di creazione delle esternalit
Pearce Turner nel 1991 definiva le esternalit come lesistenza di interdipendenza tra impresa e societ,
caratterizzata da una mancata compensazione degli effetti negativi che compromette lallocazione ottimale delle
risorse. Linterdipendenza si manifesta quando lattivit di produzione o di consumo di un soggetto influenza
(positivamente o negativamente) il benessere di un altro soggetto, senza che questo riceva una compensazione (se
impatto negativo) o paghi un prezzo (se impatto positivo) pari al costo/beneficio sopportato/ricevuto.
Esistono 2 elementi che caratterizzano le esternalit:
1- linterdipendenza (delle attivit economiche individuali)
2- lassenza di un mercato (assenza di uno scambio volontario e di prezzi regolatori degli scambi)
Le esternalit possono essere negative o positive. Si parla di esternalit negative quando lattivit (di produzione
e/o consumo) di un soggetto comporta effetti negativi per altri soggetti (imprese e/o consumatori) e il soggetto
responsabile non corrisponde al danneggiato un prezzo pari al costo subito. Si parla di esternalit positive
quando ci sono effetti positivi per altri soggetti e questi non pagano un prezzo pari ai benefici ricevuti.
Inoltre si distinguono le esternalit di consumo da quelle di produzione, e anche queste possono essere positive o
negative. Si parla di esternalit di consumo quando il consumo del bene da parte di un individuo influenza il
livello di utilit o benessere di un altro individuo; sono positive se lutilit dellaltro individuo aumentano (x es.
un bel ragazzo che passa per strada, un giardino condominiale, i profumi che arrivano in casa dal ristorante
vicino, ecc..), sono molto diffuse ma chi le subisce raramente si lamenta; sono negative se lutilit diminuisce o
se lattivit di consumo di un soggetto danneggia un altro (x es. vicini che ascoltano musica ad alto volume in
tarda notte), si tratta di situazioni in cui qualcuno trae utilit da un qualcosa che pu essere fastidioso per altri. Si
parla di esternalit di produzione quando lattivit di produzione di un soggetto influenza il benessere di altri;
possono essere positive (x es. lo scarico di acqua calda che permette la coltivazione di particolari colture o la vita
di pesci tropicali) oppure negative (x es. linquinamento atmosferico di una fabbrica vicino ad un centro abitato).

Esternalit ambientali
Gli economisti sono riusciti a integrare lambiente nella teoria generale definendolo come effetto esterno e
interpretandolo come difetto o fallimento del mercato. Pigou, riferendosi allinquinamento,fece notare come
lambiente deve per forza tener conto delle esternalit. Quando A fornisce a B un servizio (per il quale viene
pagato), incidentalmente determina anche servizi o disservizi nei confronti di C, D ed E, ma ci avviene in modo
tale che impossibile che chi ne beneficia debba pagare o che chi viene danneggiato possa ottenere una
compensazione. Esistono infatti dei costi non sostenuti che saranno a carico delle generazioni future e del
pubblico privo di difesa organizzata (perci incapace di rivendicare giustizia senza dimostrare il grado del
danno). Come sappiamo lambiente un bene pubblico,ovvero un bene che pu essere utilizzato da chiunque e il
cui utilizzo non preclude luso ad altri.
Da un punto di vista economico sono nati alcuni problemi con lesternalit in quanto:
i danni a volte sono distanti dal luogo in cui vengono fatti,e hanno un immediatezza molto scarso
manca un modello economico capace di valutare e prezzare il danno ambientale

non si possono internalizzare i costi,ovvero far pagare un prezzo per linquinamento subito o che si
subir,perch ci che non ha un prezzo riconosciuto e scambiabile non ha un valore economico
Anche per il futuro non si prevedono grandi miglioramenti,in quanto il progresso tecnico porta delle nuove
esternalit.La soluzione migliore sarebbe uno sviluppo tecnologico parallelo che oltre ad innovare,riesca a
riconoscere e ridurre le esternalit negative,ed uno sviluppo organizzativo-gestionale che lo adatti a modelli
produttivi sostenibili

La Contabilit Ambientale:
Le azioni e le politiche per la sostenibilit svolte e promosse da ogni attore presente nel territorio costituiscono
lambito su cui agisce la contabilit ambientale territoriale. Trattare di contabilit ambientale territoriale significa
riconosce le modalit di rendicontazione tipiche delle organizzazioni pubbliche e private,capirne
metodi,strumenti e strutture di raccolta,archiviazione e gestione dei dati ambientali ,sociali ed economici
,evidenziando le differenze determinate dalloggetto sociale,dalla finalit espressa e dal ruolo ricoperto dal
territorio. Occorre conoscere in modo dettagliato lattivit dellorganizzazione.
Il processo cos suddiviso:
1. Informazione:Disporre di informazioni complete ed aggiornate su tutti gli effetti che hanno sullambiente
le fasi del processo produttivo per limpresa
2. Organizzazione informazioni tramite sistema di contabilit ambientale (monitoraggio inquinanti,
riconoscimento spese sostenute per proteggere lambiente, ecc..)
3. Quantificazione:conteggio dati fisici per quantificare fisicamente limpatto fisico e i danni conseguenti
4. Monetizzazione danno: il costo che dovrebbe sostenere limpresa per non far ricadere il danno sui
cittadini .Se manca questo passo,si ha il cosiddetto costo sociale o costo esterno,che si intende ricada
interamente sul territorio e la comunit che abita l.

La contabilit ambientale nazionale e territoriale


Il termine contabilit pu essere distinta secondo loggetto in:nazionale,territoriale,dimpresa. Le sue finalit
sono tre:
rendicontazione:rilevazione,archiviazione,organizzazione,produzione e rappresentazione di dati ed
informazioni ambientali di tipo fisico e monetario
gestione: utilizzo dei dati fisici e monetari per fornire un supporto allattivit decisionale, di
programmazione e di controllo
comunicazione:rappresentazione in forma divulgativa dei dati,degli indicatori e dei risultati ottenuti
(Stati, enti locali ed imprese)
La contabilit ambientale nazionale ordina linsieme delle scritture e dei quadri contabili utilizzati per
interpretare il quadro macro-economico e per disegnare misure e proposte
La contabilit ambientale territoriale,ha come obbiettivo quello di individuare il valore economico della
politica per la sostenibilit,e per valutare lefficacia della spesa sostenuta. Questo passa attraverso alcune fasi
Fase 1:produzione dati e informazioni ambientali di tipo fisico
Fase 2:associazione dei costi e le spese sostenute e preventivate alle attivit e politiche selezionate
Il bilancio ambientale dimpresa invece uno strumento contabile in grado di fornire un quadro del rapporto fra
impresa e ambiente con dati quantitativi e qualitativi economici. Ha la funzione di ottenere informazioni per
gestire i rapporti con il mondo esterno.
Il bilancio ambientali deve avere le seguenti caratteristiche:
dati fisici esaustivi
dati monetari esaustivi
consentire il collegamento fra dati fisici e monetari
creazione di indici sintetici e indicatori di prestazione
conformit rispetto a esigenze ISTAT
Anche questo processo si articola in due fasi,una di raccolta informazioni e laltra di utilizzo di questi dati per
valutazioni interne di efficacia e per un eventuale rapporto ambientale o di sostenibilit.
Il rapporto ambientale un documento ufficiale che raccoglie le politiche dimpresa, le informazioni e gli
indicatori ambientali. uno strumento di comunicazione che limpresa redige per rendicontare la propria
relazione con lambiente. Informa dipendenti, cittadini e amministratori pubblici e locali sulle emissioni

inquinanti, sui consumi di risorse e sugli effetti che lattivit dellimpresa ha avuto negli anni precedenti e pu
avere sulle politiche e i programmi che limpresa ha effettuato per aumentare la sua compatibilit con lambiente.
Tali rapporti sono volontari: non esiste alcuna regolamentazione in Italia e in Europa che obblighi organizzazioni
pubbliche o provate a pubblicare tali resoconti.

Spese Ambientali e Costi esterni


Per spese ambientali prendiamo la definizione dellEUROSTAT del 1994 che definisce come spese ambientali le
spese sostenute per la realizzazione di attivit il cui fine principale (diretto o indiretto) la gestione e la
protezione dellambiente,vale a dire le attivit dirette deliberatamente e principalmente a
prevenire,controllare,ridurre od eliminare linquinamento e il degrado ambientale provocati dagli atti di
produzione e di consumo.
Tali costi o spese possono essere divisi per:
- Ambito: gestione rifiuti,protezione dellaria,riduzione scarichi di acqua
- Tipologia dintervento: spese correnti o dinvestimento
- Esplicitazione: costi convenzionali,potenzialmente nascosti,collegate ad un evento.
La contabilit monetaria assieme a quella fisica permetti di avere un quadro preciso delle attivit svolte
dallorganizzazione per la protezione e il riprestino dellambiente.
I costi che si possono manifestare possono essere costi ambientali interni allorganizzazione (costi privati) o
costi ambientali esterni (costi sociali).La quantificazione dei costi esterni utile perch d vita alla
quantificazione del danno,quindi al processo di internalizzazione che si conclude poi con la corresponsione della
cifra equivalente. Per questa valutazione si pu scegliere fra due punti di vista:
Per chi produce il danno ambientale: dove si mira allinvarianza quantitativa e qualitativa del capitale
naturale,ovvero linsieme delle spese sostenute dallimpresa per rendere meno dannosi i cicli produttivi (si
parla di manteinance cost approach)
Per chi subisce il danno: mirata a definire le spese che la societ esterna allimpresa (la comunit e
lambiente) sostiene per difendersi dai possibile danni associati al degrado ambientale o per curare danni gi
causati (si parla di cost borned approach)
La quantificazione monetaria del danno pu essere:
a) alla salute (costo degenza in ospedale, assenza dal lavoro per malattia, ecc..)
b) tipicamente ambientale (effetti dellinquinamento sulla riduzione del raccolto o aumento del prezzo di costo
dei singoli prodotti)
Il processo permette quindi di formare un prezzo (internalizzare) e poi si conclude con la corresponsione,che fa
diventare il costo per i danni subito un costo vivo, e che rappresenta la compensazione per il danno subito,ovvero
il risarcimento
Quindi, riassumendo: la contabilit ambientale permette di formare un prezzo per lambiente, riconoscendo,
calcolando e stimando i dati fisici relativi agli inquinanti,associando ad essi un valore pari al costo sostenuto per
acquistarli,un prezzo per gestirli,un costo per rispettare i limiti,oppure associando una stima di costo a quegli
effetti o danni che altrimenti non sarebbero monetizzabili; viene effettuata, come visto, attraverso uno dei metodi
sopra iscritti.

Mercato ed istituzione per lambiente


Il degrado ambientale linsieme delle esternalit ambientali generate dal processo economico che, a loro volta,
sono la conseguenza di un fallimento del mercato. Le istituzioni e le norme, affiancate al mercato, possono
avviare nuove soluzioni; si parla di strumenti di comando e controllo, cio leggi e regolamentazioni che
impongono limiti, richiedono comportamenti e avviano procedure in caso di mancato rispetto. X es. le politiche
attuate negli anni 90 per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici; tali azioni sono strumenti economici a
supporto di regolamentazioni internazionali e nazionali per ridurre le esternalit negative causate dai
cambiamenti climatici.

I Cambiamenti climatici:
I gas ad effetto serra hanno portato ad un aumento significativo delle temperature medie globali. Gli effetti di tale
riscaldamento sono e saranno importanti per la vita di molte specie che dovranno adattarsi a mutate condizioni
climatiche,se non migrare in zone pi adatte alle proprie caratteristiche. I cambiamenti climatici sono quindi un
evidente esempio di esternalit ambientale. rGli avvenimenti pi importanti degli ultimi anni sono:

1990: LAssemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito un comitato intergovernativo di negoziazione
per la UNFCC (Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici)
1992: La Convenzione viene firmata dagli stati membri; il suo obiettivo quello di stabilizzare le
concentrazione di gas ad effetto serra nellatmosfera ad un livello tale che escluda qualsiasi pericolosa
interferenza delle attivit umane sul sistema climatico. La convenzione non prevede riferimenti temporali n
fornisce indicazioni sui comportamenti da adottare per gli altri.
1995:il rapporto dellIPCC (InterGovernmental Panel on Climate Change) fornisce ulteriori prove
dellattivit umana sul cambiamento climatico e viene firmato il Mandato di Berlino che evidenziava la
necessit di stabilire i limiti temporali e obiettivi precisi di riduzione delle emissioni di gas serra.
1998: Viene prevista ladozione di un protocollo che poneva come obiettivo per i paesi industrializzati la
riduzione delle loro emissioni di gas serra almeno del 5% tra il 2008 e il 2012 rispetto alle emissioni del 1990.
Sempre nel 1998 viene aperto alla firma il protocollo di Kyoto, con la prospettiva di entrare in vigore il 90
giorno dopo la data in cui almeno 55 Stati (che rappresentavano il 55% della quantit totale di gas emessa nel
1990) lo avessero7 accettato.
2005: Dal 16 Febbraio entra in vigore il protocollo di Kyoto.
Il Protocollo di Kyoto che consiste in politiche e misure nazionali (x es. miglioramento dellefficacia energetica,
promozione di metodi sostenibili di gestione forestale e per lagricoltura, adozione di misure volte a limitare e/o
ridurre le emissioni nel settore dei trasporti e in altri settori industriali, ecc..) e in meccanismi flessibili.
I meccanismi flessibili sono strumenti basati sul mercato che hanno lo scopo di aiutare i paesi industrializzati a
diminuire i costi di adempimento agli obblighi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo. Si basano sul
principio secondo cui i costi dei progetti che comportano una riduzione delle emissioni di gas serra sono
differenziati in base al luogo in cui vengono realizzati, ma il beneficio ambientale che se ne ricava globale, in
conseguenza della natura del fenomeno del cambiamento climatico. Esistono 3 meccanismi flessibili:
1) International Emission Trading: uno stato o unimpresa pu scambiare i permessi di emissione con altri stati
o imprese con lo scopo di raggiungere la quantit di permessi necessari per coprire le proprie emissioni di gas
serra.
2) Joint Implementation: permette ad un paese di ottenere crediti di emissione tramite la realizzazione in altri
paesi di progetti che diminuiscono le emissioni di gas serra, in misura tale che essere risultino inferiori di
quanto sarebbero state se il progetto non fosse stato realizzato.
3) Clean Development Mechanisms: sono simili al Joint Implementation e sono rivolti ai paesi industrializzati,
con la precisazione che i progetti devono contribuire allo sviluppo sostenibile del paese ospitante.

I limiti del Protocollo di Kyoto


Lobiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 5% per il primo periodo del Protocollo di Kyoto
ben lontano dallo stabilizzare le concentrazioni di tali gas in atmosfera. Inoltre gli accordi internazionali sui
cambiamenti climatici sono caratterizzati da un numero insufficiente di partecipanti, con impegni troppo limitati e
distribuiti in modo scorretto: gli USA x es. ritengono che il protocollo comporti costi eccessivi rispetto ai limitati
risultati ottenibili e preferiscono una strategia di riduzione delle emissioni basata su programmi volontari interni e
accordi bilaterali tra paesi. In assenza dellaccettazione degli USA i costi della mitigazione vengono quindi
sopportati principalmente dai Paesi Europei (ex comparto sovietico escluso), dal canada e dal Giappone. La
ripartizione dei costi fra questi Paesi non risponde ad una logica economica, ma solo politica: lUE ha accettato
un impegno di riduzione dell8% mentre il Giappone e il Canada del 6%.
Va poi considerata lincertezza sulle regole dei periodi successivi al primo, cio dopo il 2012.

CAPITOLO 9 - Transizioni demografiche e Mercato internazionale del lavoro: gli


spazi contemporanei della multietnicit
La distribuzione geografica della popolazione mondiale
Lesercizio della sovranit dello Stato nei riguardi della popolazione ne sancisce lo status di nazione entro un
territorio definito e ne situa il numero. Dati i circa 6 miliardi di abitanti (nel 2000) e la superficie di terre emerse,
la densit media dovrebbe essere di almeno 40 ab/km2, ma basta pensare che 1/6 della popolazione del mondo
insediata solo allinterno della Cina per capire che questa condizione non rispettata. Ci che conta realmente
infatti la densit reale, cio il rapporto fisico fra popolazione e spazio vissuto: dalle tabelle pubblicate dallONU
nellambito dei rapporti sulla World Popolation emerge che oltre la met della popolazione totale contenuta nei
10 pesi massimi demografici ed 1/3 in Cina ed India.

Lo spazio ecumenico
Lecumene, ovvero linsieme delle terre abitabili, si sta ampliando in quanto gli uomini sono sempre pi capaci
di interagire con i fattori naturali e di creare condizioni artificiali per rendere alcune zone del pianeta ospitali.
Unaltra utile considerazione per valutare gli squilibri della distribuzione sul pianeta, la contrapposizione fra
fasce costiere e aree interne e fra montagna e pianura: infatti dalla seconda met del 900, in seguito
allespansione spettacolare degli scambi internazionali, ben 4 prodotti su 5 prendono la via degli oceani (non a
caso pi di 2 miliardi di persone abitano lungo strisce di terra profonde non pi di 50km dalle rive dei mari e fra
le prime 10 metropoli solo Citt di Messico non sorge sulla costa).

La Transizione Demografica

Boom Demografico (0 AC: 250.000 1900: 1 miliardo 1929: 2 miliardi 1950: 3miliardi 1965:
4miliardi 1987: 5 miliardi 2000: 6 miliardi)
Il ritmo di crescita attuale ha sfiorato i 100 milioni di persone lanno; di questi circa 90 milioni sono cittadini dei
paesi poveri, in ragione del pi alto indice di fertilit: 3,6 figli per donna contro l1,9 registrato nei paesi avanzati
nel periodo 1990-1995. Ovviamente si tratta di medie, perch in Africa orientale e centrale si supera anche la
cifra di 6 figli per donna, mentre in America Latina si oscilla intorno al 3.
Per capire questi numeri stata senzaltro utile la pratica del censimento e soprattutto la demografia, nuova
disciplina nata nel 900. Gli studiosi della popolazione chiamano transizione demografica linsieme dei
mutamenti che si sono verificati a partire dal secolo scorso (o che, a seconda dei diversi paesi, si stanno
attualmente verificando) nellandamento della popolazione. Questa teoria aiuta a capire i meccanismi di
regolazione demografica alle diverse scale.
Prima della transizione demografica la popolazione cresce lentamente: la natalit elevata, perch il tasso di
fecondit, il numero dei figli vivi, ossia che una donna mette al mondo nel corso della sua vita, molto alto (in
media da 6 a 8). La crescita della popolazione lenta perch anche la mortalit elevata: la durata media della
vita si aggira sui 40 anni.
Dallinizio della transizione demografica si succedono 3 fasi:
1. La mortalit si abbassa: perch migliorano le condizioni di vita, grazie ad una migliore base alimentare e
alla diffusione di norme igieniche e sanitarie che permettono di vincere o di limitare alcune malattie. Questa
fase, avvenuta nel secolo scorso in Europa (dove la popolazione raddoppiata nel giro di un secolo),
tuttora in atto nei paesi del Nord Africa e dellAsia Occidentale, nei paesi a Sud del Sahara e in America
Centrale e Meridionale.
2. La Natalit diminuisce: mentre la mortalit continua a diminuire, la natalit inizia a declinare; il tasso di
crescita annuo della popolazione diminuisce e si attesta intorno all1,5-2%. Questa fase attualmente presente
in India, Cina e in alcuni paesi latinoamericani, mentre in Europa stata attraversata e superata a met 900.
3. Ulteriore diminuzione di mortalit e natalit: landamento decrescente riguarda sia la mortalit che la

natalit, il tasso di crescita della popolazione non supera l1,5% e i valori della fecondit possono attestarsi
sull1,3%, come in Italia e in Germania.Questa fase completa la transizione demografica.
La teoria della transizione demografica descrive il passaggio graduale da una demografia preindustriale ad una
demografia moderna, caratterizzata da una crescita limitata e controllata della popolazione.

Le migrazioni internazionali: dallo spazio migratorio euro-americano a quello euromaghrebino


Nel corso della storia si sono succedute grandi migrazioni di popoli,sia a scala regionale che continentale, in
seguito a guerre, spedizioni coloniali o eventi naturali, come carestie e terremoti. Negli ultimi quattro secoli il pi
importante movimento migratorio stato quello dellEuropa verso le Americhe: attualmente le popolazioni di
questi due spazi sono allincirca equivalenti e buona parte delle famiglie americane sono di discendenza europea.
Attualmente le leggi statunitensi in materia dimmigrazione fissano a circa 750.000 nuovi residenti permanenti
allanno,2/3 dei quali sono familiari di immigrati.
Le cause dei movimenti migratori e gli effetti nei paesi di accoglienza e in quelli di origine sono diversi:
movimenti di molte persone possono avere ragioni puramente economiche, nonostante profonde differenze
linguistiche e culturali, quindi tali flussi tendono a ridursi appena la disponibilit del lavoro diminuisce.
I precedenti canali migratori sono un fattore daiuto e di sollecitazione, ma in caso di crescita della domanda
di lavoro si aprono rapidamente nuovi canali.
A determinare il comportamento migratorio il confronto tra le condizioni materiali di vita nel proprio paese
e quelle attese allestero (non si tratta solo di costi materiali, ma anche psicologici, valutabili in termini di
separazione dalla propria cultura di riferimento).

Il movimento Euro-Maghrebino
Oltre due milioni di immigrati di origine maghrebina si sono mossi verso lEuropa, senza considerare quelli che
hanno acquisito la cittadinanza del paese di accoglienza. Questi numeri assegnano di fatto a questo movimento
migratorio il titolo di campo migratorio transcontinentale pi rappresentativo dellattuale stagione dei
movimenti migratori internazionali. Il motivo principale di questa migrazione,lo troviamo nel fatto che
Tunisia,Marocco e Algeria hanno accettato negli anni 80 le misure di aggiustamento strutturale del Fondo
Monetario Internazionale,per modernizzare il loro sistema economico e ridurre il peso del settore pubblico
sulleconomia e sui costi della pubblica amministrazione. Ci ha comportato una riduzione del numero di
impieghi sia nel settore pubblico che privato, causando queste dinamiche migratorie. Tuttavia esse non sono la
soluzione migliore per riequilibrare il mercato del lavoro,il quale deve assorbire la manodopera che c in
eccesso. I mutamenti economici possono indurre la diminuzione della pressione migratoria solo a lungo termine,
mentre nel breve possono agire come fattore di spinta, proprio in funzione del maggior grado di apertura verso
lesterno delle economie nazionali indotte dai processi di globalizzazione. I paesi del Maghreb (paesi in via di
sviluppo) sono caratterizzati da un livello intermedio,ancora insufficiente per assicurare il pieno reclutamento
della popolazione attiva,ma in grado, in compenso, di agire come stimolo alla partenza.
Storia del movimento maghrebino:la prima fase dellimmigrazione maghrebina, dal dopoguerra alla crisi del
mercato dei prodotti petroliferi del 1973, ha interessato soprattutto il territorio francese. Nel periodo successivo
limmigrazione maghrebina ha vissuto soprattutto la stagione dei ricongiungimenti familiari, si insediata in
maniera stabile e ha sperimentato una crescita naturale molto vivace. Con linizio del tempo della politica negli
scenari migratori,ci sono stati numerosi stop agli ingressi dettati in Francia,Germania e Regno Unito e hanno
suscitato lapertura di paesi come la Spagna e, soprattutto, lItalia ai flussi. Attualmente sono distribuiti fra
Francia (900.000),Italia (250.000) Spagna,Belgio,Paesi Bassi e Germania (125.000/250.000 ciascuno).

Espansione,ramificazione e riarticolazione
Negli ultimi 30 anni i movimenti migratori hanno delineato una scena internazionale decisamente pi ramificata e
complessa rispetto al passato. Allorigine di questa evoluzione, che ritiene come cause principali del fenomeno
migratorio contemporaneo le crescenti differenze di sviluppo tra paesi ricchi e paesi poveri e i conflitti
nazionalistici, c la decolonizzazione. Laccesso allindipendenza politica delle ex colonie dellAsia e
dellAfrica ha fatto emergere la loro condizione di arretratezza economica. Oggi lemigrazione internazionale
interessa la quasi totalit dei paesi e si stima che ogni anno vi sia circa un milione e mezzo di immigrati diretti nei
paesi industriali, senza considerare i clandestini e gli stagionali.
I campi migratori che si possono individuare sono 3:
1. I flussi che dal Messico si spostano verso la California e gli stati del Sud-Ovest, e dal Centro America e dalle

isole caraibiche verso lEst Atlantico,la regione del Quebec e lOntario. Oppure gli spostamenti di
popolazione interni allo spazio sudamericano, soprattutto quelli dalla Colombia verso il Venezuela.
2. In Europa c uno spazio euro-africano (direttrice Sud, soprattutto flussi provenienti dal Maghreb), uno
spazio euro-asiatico (direttrice Sud-Est, movimenti dai Balcani e dal Medio Oriente), e uno spazio
continentale (direttrice Est, spostamenti dai paesi dellEuropa centro-orientale, dalla Federazione Russia e
dalle Repubbliche Asiatiche della CSI verso lOccidente).
3. I territori dellAsia dove i paesi petroliferi del Golfo restano un terminale darrivo importante per milioni di
asiatici, dalla Palestina all Indonesia; da qui flussi importanti si muovono anche verso lAustralia e la Nuova
Zelanda.
Un ultimo flusso migratorio,sviluppatosi pi recentemente, quello dellemigrazione tecnologica,ovvero quel
movimento che interessa tecnici qualificati (e quindi provenienti dai paesi pi sviluppati) che si spostano da un
paese allaltro al seguito di imprese per realizzare centrali energetiche,impianto industriali,aziende agricole,
grandi infrastrutture per un certo periodo di tempo, con periodi di lavoro alternati a fasi di riposo in patria.

Categorie di migranti
In base al loro statuto legale e amministrativo nei paesi di accoglienza possiamo individuare 5 categorie di
migranti:
1. immigranti ammessi legalmente dai quali ci si attende linsediamento permanente nei paesi
daccoglienza: negli ultimi anni si avuta una media di circa 1 milione di migranti permanenti nei
tradizionali bacini di accoglienza (USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda); la maggior parte di queste
persone provengono da paesi in via di sviluppo o in fase di transizione come lAsia e lEuropa orientale.
2. migranti temporanei legalmente ammessi: si tratta di migranti stagionali, lavoratori con contratto non
stagionale, migranti temporanei i cui contratti sono rinnovati nei paesi daccoglienza e componenti del nucleo
familiare che hanno il permesso di ricongiungersi ai capifamiglia; (i lavoratori stranieri legalmente occupati
sono circa 20 milioni in tutto il mondo).
3. migranti illegali (clandestini privi di documenti): le cifre dei lavoratori che emigrano clandestinamente
cambiano molto spesso ed impossibile effettuare un calcolo accurato (sono circa 30-40 milioni in tutto il
mondo).
4. profughi: si tratta di individui in attesa di accedere allo stato di rifugiato in un paese straniero, in base alla
Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sul diritto dasilo e riconosciuta nei paesi industrializzati (sono
almeno 1 milione)
5. rifugiati: sempre secondo la Convenzione i rifugiati sono le persone che vivono fuori dal loro paese per
fondati timori di persecuzione per motivi razziali,di religione,di nazionalit o perch membri di un particolare
gruppo sociale o rappresentanti di una certa opinione politica (sono circa 17 milioni in tutto il mondo).
I numeri comunque sono indicativi perch impossibile stimare la durata delle permanenze nei paesi stranieri
(basta pensare ad alcuni rifugiati politici che vivono allestero per pi di 20 anni). In generale il numero dei
migranti non supera l1,5% del totale della popolazione mondiale, ma la loro presenza significativa soprattutto
in alcune zone come lEuropa occidentale, dove la massa di immigrati evidenzia una condizione di malessere
sociale.

Direttrici dei principali movimenti di persone

La direttrice prevalente quella Sud-Nord, come mostra lesempio italiano. Allinterno di questa direttrice ci
sono soprattutto lavoratori che dai PVS, sovrappopolati e con forte disoccupazione o bassi redditi, emigrano
verso lEuropa occidentale, gli USA e lAustralia. In Europa gli extra-comunitari sono molto numerosi
soprattutto in Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Italia, paesi a bassa natalit e dove gli
immigrati stanno diventando insostituibili in molte mansioni sgradite ai lavoratori dei paesi ricchi.
Altro flusso quello delle ex colonie francesi e britanniche dellAfrica occidentale che si muove verso i paesi
metropolitani: si tratta di immigrati senegalesi, nigeriani, ghanesi, ecc.. che preferiscono queste destinazioni
per i vecchi legami di natura coloniale e quindi la familiarit con la lingua.
Altra direttrice importante quella relativa agli spostamenti dalla Turchia verso i paesi europei di lingue
tedesca, le Fiandre, la Vallonia e la Francia settentrionale; in Germania vivono oltre 2 milioni di turchi, altri
invece negli ultimi tempi si sono indirizzati verso le aree petrolifere del Medio Oriente, ed in particolare in
Arabia Saudita.
Per quanto riguarda il contesto europeo, attualmente ci sono 3 grandi correnti migratorie: quelle provenienti

dal bacino mediterraneo, quelle provenienti dai paesi dellEst (Russia compresa) e quelle allinterno
dellEuropa orientale e delle Repubbliche Asiatiche dellex URSS.
Un altro tipo di migrazioni riguarda, infine, i profughi e i rifugiati per motivi politici: negli ultimi 30 anni
lEuropa ha accolto migliaia di persone in fuga dai loro continenti dorigine (America Latina, Asia e Africa)
perch privati delle libert fondamentali (x es. regimi dittatoriali, lotte interne, ecc..).

La percezione delle migrazioni internazionali


Esistono quindi due gruppi di motivazioni principali che spingono gli uomini a trasferirsi altrove: uno di natura
demografica-economica e uno di natura politico-legale. In entrambi i casi i movimenti migratori vengono
innescati dallesistenza di notevoli squilibri.
Nella seconda met del 900 questo fenomeno ha conosciuto unevoluzione molto variegata,dovuta alla facile
mobilit e comunicazione e alla diffusione di dinamiche globalizzanti che hanno reso alcune lunghe distanze pi
agevoli rispetto al passato, creando le condizioni per incontri e contatti inaspettati fra persone appartenenti a
culture molto distanti. Per quanto riguarda la storia delle migrazioni si pu dire che negli anni 70 ha interessato la
fuga dei cervelli, negli anni 80 c stata lesplosione dellimmigrazione clandestina e gli anni 90 le migrazioni
hanno posto in risalto temi come il diritto dasilo e la convivenza multi razziale.
Attualmente invece possiamo leggere questondata migratoria:
In maniera strategica: come la fine del confronto politico militare Est-Ovest
In maniera geopolitico: come lemergere di tre poli nelleconomia mondiale e nel sistema delle relazioni
internazioni (USA, EU e Giappone)
In maniera economica: come laccentuazione delle disparit fra Nord e Sud
In maniera culturale: come il rinnovato dinamismo delle logiche identitarie
In maniera demografica: come lo scarto crescente fra Sud e Nord in termini di crescita della popolazione

CAPITOLO 10 - Spazi rurali,mercati globali

Agricoltura e ambiente
Una prima questione concerne le pratiche agricole moderne in relazione con le gestione ambientale. Oggi si parla
infatti di una rivoluzione verde attraverso una rivoluzione genetica,ovvero attraverso lapplicazione delle
biotecnologie del trasferimento genetico per costruire organismi vegetali transgenici,comunemente detti
Organismi Geneticamente Modificati(OGM),che sarebbero in grado di meglio resistere ai parassiti,alle
siccit,alla salinit dei terreni e di aumentare quindi ancora la produttivit,nel frattempo consentendo una
diminuzione degli input agronomici. Vi sono posizioni,a riguardo,fortemente contrastanti:da una lato i sostenitori
di tali nuove possibilit sono convinti che le innovazioni non sono solo dannose per lambiente,ma consentiranno
di diminuire alcuni impatti ecologici dellagricoltura moderna intensiva,dallaltro c chi nutre un forte sospetto e
ritieni indispensabile applicare un principio di cautela che di fatto impedisca al momento la coltivazione degli
OGM.
La rapida diffusione delle colture transgeniche,che assicurano un grande vantaggio competitivo a chi le
impiega,porta a dire che la scelta appare ormai compiuta nei fatti. La gran parte della ricerca condotta da
imprese Multinazionali,che detengono brevetti esclusivi sulle sementi transgeniche. Tali imprese sono
concentrate sui mercati pi appetibili:le aziende agricole delle zone temperate. Sono invece trascurate colture
come il sorgo o il miglio,essenziali per lalimentazione umana ad esempio nellAfrica subsahariana.
Lartificializzazione progressiva dellagricoltura arriva a concepire il campo non diversamente dalla
fabbrica:si assiste al tentativo di creare un controllo totale della produzione agricola attraverso la
meccanizzazione sempre pi perforante,le biotecnologie,puntando cos alleliminazione o alla riduzione estrema
della complessit originaria contenuta nella campagna.
Oggi lagricoltura interpretata in positivo,soprattutto nei paesi sviluppati,come strumento di manutenzione del
territorio e di conservazione del paesaggio. Le pratiche agricole sono valorizzate anche per le funzionalit
esterne che possono generare,se ben condotte.
Vi sempre maggiore consapevolezza dei tempi lunghi di formazione del paesaggio agrario e dellimportanza di
costruire statuti dei luoghi che permettono di preservare le invarianti strutturali,icaratteri fondativi delle
identit dei luoghi e tra essi appunto i caratteri del paesaggio agrario.

Lagricoltura strategica:cibo e biocarburi


La seconda grande questione agraria concerne luso del cibo e delle produzioni agricole come arma politica.
La produzione di derrate alimentari riveste un valore strategico notevole,come leva di creazione di consenso
interno nei Paesi in via di sviluppo e come strumento di pressione internazionale da parte dei principali
produttori.
La dipendenza di un Paese dalle importazioni un fattore di debolezza e di esposizione a pressioni esterne.
Lobiettivo dellautosufficienza alimentare stato,ed considerato importante anche per la valenza strategica che
esso implica:lo ancora per tutti quei Paesi che aspirano a conquistare una maggiore autonomia o a consolidare il
loro ruolo sullo scacchiere delle relazioni internazionali. Le recenti proposte francesi sulle politiche agricole
comunitarie orientate proprio a tutelare lindipendenza alimentare dellEuropa,sono significative dellattualit del
rilievo geopolitica delle produzioni di cibo.
Laumento del prezzo di petrolio e gas,sta impattando fortemente con il mondo agricolo per lespansione attuale e
ancor pi futura delle colture destinate a produrre biocombustibili.
Questa scelta pu avviare un conflitto tra produzione di colture per biocombustibili e per alimenti,scontro
preannunciato dalla crescita tendenziale del prezzo delle commodities alimentari,ad esempio il mais.
Nella categoria dei biocarburanti necessario distinguere letanolo(per cui distillazione si possono usare
mais,barbabietola,grano,canna da zucchero) e il biodiesel(per la cui produzione si utilizzano colza,girasole,olio di
palma). Lemissione di gas ad effetto serra ridotta del 50% rispetto ai combustibili fossili questo ne giustifica la
patente di combustibili verdi puliti. USA e Brasile sono i massimi produttori di etanolo,mentre lEuropa
piuttosto orientata al biodiesel.
Le alleanze internazionali gi riflettono le nuove priorit strategiche:tra Bush e Lula nella primavera del 2007
stato stipulato un patto energetico per lo sviluppo della produzione di etanolo.
Il rendimento energetico complessivo delletanolo da mas molto basso e il suo valore ecologico risulta minore
di quanto appaia a prima vista;i biocaruri di seconda generazione dovrebbero consentire un elevato rendimento
energetico,ma serviranno parecchi anni per svilupparli e giungere alla loro produzione su larga scala.
La conversione ai biocarburi di terreni dedicati precedentemente alla produzione di cibo alza il prezzo delle
derrate alimentari,in concomitanza con laumento progressivo delle richieste di commodities da parte dei giganti
asiatici.

Agricoltura,sicurezza degli alimenti e qualit della vita: dalla monofunzionalit alla


multifunzionalit
Ultima grande questione agraria la transizione tra una concezione dellagricoltura orientata essenzialmente
alla produzione quantitativa ad una che vede nellagricoltura i passaggi chiave nella direzione di uno sviluppo
orientato alla qualit della vita. E un tema di estrema attualit nei paesi avanzati ,che presenta molte
sfaccettature:produzioni biologiche,certificazioni di qualit,tracciabilit dei prodotti e rintracciabilit dei soggetti
responsabili delle diverse fasi,denominazione di origine controllata,tutela delle produzioni tipiche.
Il segno pi evidente di questa nuova sensibilit lo si pu osservare nellevoluzione della PAC(Politica Agricola
Comunitaria):insieme di norme e meccanismi comunitari che governa la produzione,la lavorazione e il
commercio dei prodotti agricoli e che gestisce le iniziative di sviluppo rurale, tra gli ambiti dazione pi
significativi della UE;le finalit:accrescere la produttivit dellagricoltura,stabilizzare i mercati,tutelare un giusto
tenore di vita per la popolazione rurale,assicurare gli utenti finali lapprovvigionamento alimentare a prezzi equi.
Una nuova concezione d agricoltura si sta cos delineando. Laccento non pi sulla produzione,piuttosto sulle
esigenze della domanda,dei consumatori,dei cittadini e del territorio.
La nuova agricoltura orientata alla multifunzionalit(ovvero valorizzazione delle esternalit
ambientali/territoriali/sociali dellagricoltura,anche attraverso lo sviluppo di filiere agroalimentari che mirino alla
qualit e territorialit delle produzioni)a differenza della monofunzionalit dellagricoltura orientata alla
riduzione della maggior quantit possibile di commodities per le grandi compagnie internazionali di produzione e
di distribuzione alimentare. Questo nuovo disegno agrario punta al mantenimento di un tessuto sociale vitale
nelle zone rurali e ad un nuova alleanza tra campagna e societ,tra agricoltori e consumatori/cittadini.
In direzione contraria a quella ora descritta sembrano invece andare gli avvenimenti nei PECO( Paesi dellEuropa
Centrale e Orientale),recentemente uniti alla UE;in essi si assiste piuttosto ad un accaparramento di terre,ad un
processo di acquisizione di aziende dallesterno e allo sviluppo di un gigantismo aziendale,perch da parte di
imprenditori occidentali facile mangiare agricolture deboli e arretrate tecnologicamente.
Si pu affermare che passa anche attraverso lagricoltura e lalimentazione la ridefinizione della relazione tra
globalizzazione e identit locali.
Molta della popolazione nei PVS vive ancor oggi di agricoltura,la campagne infatti ancora lambito di vita di
una grande moltitudine di persone,la povert rurale quindi condizione diffusa e appare purtroppo tuttaltro che
avviata a rapida soluzione.
Oggi la condizione delle masse rurali una delle maggiori preoccupazioni per il consolidamento dello sviluppo
cinese. Il riequilibrio regionale essenziale innanzi tutto per evitare lo svuotamento rurale e limmigrazione nelle
citt;ma strategico anche per la creazione di un forte mercato interno in grado di trainare la crescita
economica;per questo sono previsti notevoli investimenti nello sviluppo rurale.
E necessario segnalare i paradossi della transizione alimentare che sta portando settori consistenti di
popolazioni dalla denutrizione allipernutrizione. Si registra infatti un progressivo ingrassamento della
popolazione anche nei PVS a seguito di diete fondate su cibo ad alta densit energetica;lobesit risulta un
problema sanitario potenzialmente pi diffuso della denutrizione ed legata anchessa alla povert.
Certo ai giorno nostri gli esiti delle peggiori carestie sono fortunatamente meglio gestibili grazie alle possibilit
logistiche moderne di trasferire i un tempo relativamente rapido genere alimentari di emergenza: la differenza
sostanziale con le epoche storiche in cui le difficolt di trasporto delle merci e di circolazione dellinformazione
rendevano ogni crisi locale potenzialmente drammatica.

Terra,agricoltura e progetti
In una geografia dello sviluppo la terra,la sua appropriazione e luso che ne viene fatto,non pu che essere
centrale. Grandi risorse e sforzi sono stati rivolti allo sviluppo rurale del Paesi pi poveri,vedendo giustamente in
esso un canale essenziale di crescita economica e umana. Ma come sono state spese queste risorse,quali siti ne
sono sorti,che implicazioni possiamo ricavarne per il futuro? Le strategie e i sistemi di azione dei progetti di
sviluppo rurale hanno previsto interventi a prevalente materialit(costruzioni di rete irrigue,stazioni di
pompaggio,magazzini).
Tali conoscenze e competenze per sono rimaste,nel loro contenuto strategico,patrimonio degli attori
territorializzanti esogeni. Le strategie forti non possono prescindere completamente dalladeguatezza tra i loro
obiettivi e gli interessi degli altri attori coinvolti nel progetto in atto.
Non vi infatti unipotetica ed unica risposta valida poich questa sempre condizionata da problematiche e

interventi che si intersecano nel territorio o lo dominano,orientando gli attori e le loro pratiche particolari.
Il destino di ogni strategia e sistema di azione che intendano costruire territorio si compie nelle mani dei
destinatari. Se essi credono nel progetto territoriale proposto,questo si rafforza;il non credere in una strategia
territoriale significa indebolirne la causa,anche se non necessariamente gli attori che vi si oppongono sono in
grado di interromperne la realizzazione.
Aspettative e bisogni sono stati invece individuati a priori,imponendo agli attori destinatari dei progetti solo
ladattamento rispetto alle strategie elaborate in loro assenza.
Progetti e contadini sembrano avere gli stessi obiettivi:disponibilit di terra utile,agricoltura produttiva e
ridefinizione della propriet. Ma ogni attore pensa alla posta in gioco secondo il proprio punto di vista e interesse.
E gli obiettivi non diventano comuni.
La prospettiva a partire degli anni 90 stata quella di un aiuto al territorio e non pi di unassistenza
onnicomprensiva. Le condizioni dello sviluppo dei territori locali sono impartite ancora una volta dallesterno.
Le comunit locali intanto sono diventate sempre pi dichiaratamente critiche e sospettose nei confronti dei
progetti. Ma le opposizioni espresse in modi poco formalizzati non hanno scosso in maniera efficace le strutture
forti presenti sul territorio che hanno continuato a decidere per il territorio stesso.
Se le strategie sociali cambiano a fatica lo stesso vale per quelle territoriali. Il passaggio dal disagio come
incapacit di reazione,al disagio come opposizione tuttaltro che rapido e facile soprattutto per gli attori locali ai
quali mancano sempre le risorse economiche,il riconoscimento di uno status sociale accettabile e sono molto
frammentati fra loro.

Mercato globale e indebitamento contadino


Di fronte alla crisi dei grandi progetti di modernizzazione agricola e alla riduzione degli aiuti internazionale per i
PVS,si punta alla privatizzazione e alla crescita delle esportazioni agricole.
La spinta di questa prospettiva viene dalle politiche di abbattimento delle barriere doganali imposte dalle grandi
agenzie coma la WTO,la Banca Mondiale e il FMI.
La tenaglia che si stringe sui piccoli coltivatori dei PVS rappresentata da un lato dalla liberalizzazione di input
agronomici e di servizi,dallaltro dalla contrazione dei redditi per effetto delle concorrenza globale.
La terra non appartiene generalmente a chi lavora ma alla borghesia rurale;la mezzadria comporta il pagamento
della met del raccolto al proprietario,per la sola concessione del nudo terreno,senza costruzioni o investimenti di
capitale.
Le banche sono sempre meno disponibili a praticare crediti agli agricoltori. E se lo fanno impongono interessi
ben pi alti rispetto ai crediti concessi alla classe media urbana. Il vuoto lasciato prima di tutto dallo stato e poi
dalle banche,per il rifiuto di concedere finanziamenti ai contadini poveri, colmato dallemergere di nuove figure
di prestatori di denaro,ad esempio i commercianti di fertilizzanti e di prodotti per lagricoltura,o dal riproporsi di
figure tradizionali,i notai locali.
Lindebitamento di contadini pu avere risvolti drammatici,come si verifica in India con la diffusione del suicidio
in ambito rurale, ultima soluzione rispetto allimpossibilit di corrispondere il denaro. La gestione del rischio
finanziario un elemento essenziale per sfuggire alla povert estrema.
La lenta e declinata costruzione di iniziative di credito rurale,attivata da ONG esterne e affidata progressivamente
alla responsabilit degli attori locali, per insidiata,in alcune situazioni,dai piani di grandi agenzie internazionali
di sviluppo. Esse,su programmi specifici relativi ad esempio al rafforzamento della piccola imprenditoria
privata,rilasciano crediti senza interessi o addirittura senza obbligo di rimborso di capitale nella sua interezza.
Esistono in alcuni paesi programmi di sostegno del credito rurale:il governo Indiano di centro sinistra ha previsto
laumento del 47% delle dotazioni per lo sviluppo rurale. In particolare le forze di governo hanno sottoscritto
limpegno a garantire almeno 100 giorni di lavoro per famiglia rurale. La sua formulazione finale avrebbe
previsto un salario minimo di almeno 60 rupie al giorno per ciascun nucleo familiare contadino e obbligherebbe il
governo ad estendere il programma insieme allIndia rurale in 5 anni.

Forme di autorganizzazione rurale e prospettive future


Assume particolare rilievo la crescita dellassociazionismo contadino,sia esso formale,spesso su stimolo o quanto
meno con il supporto di ONG esterne,o informale,con lirrobustirsi delle relazioni endogene favorite anche dalla
diffusione della telefonia cellulare,delle radio rurali,come dai collegamenti con i migranti e dallaiuto che le loro
rimesse garantiscono.
Le associazioni/cooperative sorgono come raggruppamenti di contadini,di donne,di giovani che si uniscono per

poter accedere al credito agrario o per poter chiedere finanziamenti ai donatori;in alcune situazione riescono a
compiere un salto di scala,alleandosi tra loro a scala regionale o nazionale e persino costituendo reti
internazionali.
Lespansione di questo associazionismo ha favorito tra laltro il protagonismo degli attori rurali deboli nel
dibattito sui temi dello sviluppo,alle diverse scale,da quella nazionale a quella globale.
La dipendenza dallestero genera insicurezza alimentare,rende fragile la produzione alimentare
interna,provocando un alto tasso di disoccupazione rurale,e comporta lo schiacciamento su cibi globali :per
tutti questi motivi uno tra i primi obiettivi della sovranit alimentare la tutela dei mercati interni,degli attori
locali e delle reti corte di commercializzazione.
Diventa essenziale la capacit di contrazione dei PVS nei confronti dei paesi che dominano i mercati
internazionali,in particolare USA ed UE.
La sovranit alimentare non potr consolidarsi senza accesso dei contadini alla terra,alle tecnologie e ai mezzi
di produzione e in particolare al credito,cos come pu risultare essenziale laffermarsi dei diritti di propriet sugli
organismi vegetali attraverso brevetti biotecnologici.
La telefonia cellulare in molte situazione permette di rompere la condizione di chiusura del mondo rurale e
consente quindi luscita di tanta parte delle immense campagne terzomondiali dellisolamento;permette di
connettersi direttamente con i mercati e di gestire in prima persona la commercializzazione.
Anche le radio rurali svolgono un importante ruolo di comunicazione,ma anche di formazione del mondo
rurale:le trasmissioni di divulgazione negli idiomi locali consentono laccesso diffuso ad informazioni anche di
natura tecnica che prima erano nella disponibilit solo delllite secolarizzate.

CAPITOLO 15 - Dalla citt del terzo Mondo alla citt del Sud globale
lo sviluppo come questione urbana
Eventi come quello dello Tsunami Asiatico,con le sue circa 200.000 vittime,e delluragano Katrina,che ha
sconvolto il New Orleans, rappresentano eventi catastrofici che influiscono fortemente su realt sociali nellera
della Globalizzazione. Questi fenomeni mettono in evidenza:
inadeguatezze strutturali

mancanza di una politica di prevenzione


improvvisazione di piani di evacuazione della citt
In tali situazioni pressoch impossibile trovare il divario che c fra Nord e Sud del mondo.
Le Bidonville: Sono forme dinsediamento urbano precarie e insalubri,spesso edificate con materiali di
recupero,che nascono dalloccupazione abusiva di siti inadatti alledificazione. Sono un fenomeno esteso oltre il
sud del mondo,e sono frutto,pi che di inaspettate esplosioni demografiche,di governance urbanistiche
sbagliate o inesistenti.

La crescita dellurbanizzazione
La crescita demografica mostra i suoi effetti prevalentemente nelle grandi metropoli dei PVS. Ad un incremento
della popolazione dei paesi in via di sviluppo,corrisponde un ritmo meno sostenuto o addirittura arrestato per i
paesi pi avanzati.
Il grado di urbanizzazione cambia invece a seconda dei continenti: abbastanza uniforme in Usa,Europa e
America Latina,dove si attesta fra il 70% e l80% .Nettamente inferiore invece lAsia,dove ancora al
40%,dato che lurbanizzazione in quelle zona un fenomeno recente e la maggior parte della popolazione vive
nelle aree rurali.
Nel Sud la popolazione si concentra in poche sovradimensionate citt,creando la cosiddetta primacy o
supremazia delle citt-capitali nei sistemi urbani nazional, rappresenta oggi uno dei fattori che maggiormente
differenziano le trame urbane di paesi poveri da quelle dei paesi pi ricchi (numero di abitanti di una citt
superiore al doppio della seconda del paese). Al Nord invece troviamo una distribuzione territoriale della
popolazione pi equilibrata e un maggiore decentramento della funzione strategica delleconomia,in quanto la
crescita dei centri maggiori si accompagna allincremento dei ceti medi.
E cambiata anche la concezione di centralit per le metropoli,ora non pi dovuta alla presenza di grandi
agglomerati urbani,ma dovuta a dotazioni funzionali pi leggere e invisibili:controllo strategico degli scambi e
dei flussi finanziari internazionali,produzioni innovative.Per questo motivo ora le metropoli non devono pi far
fronte a grandi crescite demografiche,ma devono rispondere alle esigenze derivate dalle trasformazioni che ha
portato lo scenario della globalizzazione
America Latina:il rapporto tra popolazione urbana e rurale simile a quello dei paesi pi ricchi,il modello di
urbanizzazione incentrato su citt di grandi dimensioni,che attirano una quota prevalente della popolazione
urbana(effetto primacy).
America Centrale:ha una quota di popolazione urbana al di sotto della media continentale. Il problema
prevalente nelle citt latinoamericane quello della povert.
Medio Oriente:situazione contraddittoria:da un lato guerre e conflitti nei centri di grande tradizione urbana
come Baghdad e Beirut,dallaltro lemergere di alcune capitali,come Dubai che per le sue caratteristiche
arriva a rappresentare quasi un modello della citt globale periferica.
Africa: il 38% risiede nelle aree urbane;in questo continente i tassi di crescita sono fra i pi sostenuti al
mondo. E caratterizzata dalla presenza i paesi ancora profondamente rurali(Uganda) e altri invece che
dispongono di centri urbani ormai ampiamente occidentalizzati(Sud Africa).A motivare questa lentezza,c
il fatto che sia un paese giovane,dove appena conclusa la decolonizzazione,ed inoltre un paese
caratterizzato da marginalit economica.
I problemi socio-ambientali dei paesi del Sud del mondo non sono tanto la conseguenza di pressioni eccessive
della popolazione,quanto di fattori riconducibili alla sfera del governo dello sviluppo economico e territoriale.

La sfida della governance (= cambiamento)


Il fenomeno che pi caratterizza attualmente lo scenario mondiale dellurbanizzazione il gigantismo
urbano,ovvero il fenomeno di quelle metropoli capace di attirare a loro molta gente con opportunit di
sviluppo,di risorse materiali e immateriali e di infrastrutture. Tali realt nel Sud del mondo appaiono come un
ammasso disordinato nel quale si sovrappongono diverse tipologie urbane e urbanistiche,ovvero legali e illegali
(razionalizzazione urbana e abusivismo). La struttura di governance delle grandi metropoli dei paesi poveri si
basa sullintegrazione tra le politiche promosse dai governi nazionali e le iniziative messe in campo dalle
organizzazioni internazionali ufficiali. Dagli anni 80 le forme dintervento delle organizzazioni internazionali si
sono ispirate largamente allapproccio del self-reliance,nellobiettivo di stimolare le capacit istituzionali di

sviluppo dal basso presenti nelle societ locali,contribuendo cos al superamento delle politiche di sviluppo
guidate dallalto. Il nuovo ruolo del territorio e dei sistemi locali si traduce in una rivendicazione da parte delle
istituzioni regionali e municipali di pi ampie autonomie del governo urbano. Le istituzioni locali,le
organizzazioni non governative e con esse le forme associative dei cittadini,appaiono in grado di mobilitare
risorse dal basso e di raccordarle ai livelli superiori dei governi nazionali,la cui capacit dintervento si venuta
drasticamente a ridurre con laffermarsi del regime politico neo-liberista a livello internazionale. Alcune
megalopoli dei paesi poveri rivestono un ruolo strategico nella nuova rete mondiale. Lemergere di questi centri
urbani mina legemonia delle citt globali:Londra,NY,LA,Tokyo,Francoforte,Parigi. In tale prospettiva diventa
fondamentale la sperimentazione di politiche urbane e di forme maggiormente dinamiche di governance della
citt,in grado di garantire al tempo stesso competitivit e spazio dazione per i soggetti interessati alle relazioni
economiche con lestero e alla stabilit e coesione sociale allinterno. Limportanza della sfida della governance
trova riscontro nelle raccomandazioni continuamente ribadite dalle organizzazioni internazionali di impegnarsi
nellelaborazione delle cosiddette good (o best) practices,vale a dire pratiche e condotte di governo che si
scaturiscono dalla capacit intorno a un progetto di politica sociale o del territorio un ampio coinvolgimento della
popolazione e degli attori locali. Lesigenza di promuovere una pi effettiva proiezione nei flussi economici
internazionali,richiede alle politiche urbane di puntare al potenziamento infrastrutturale,azioni di mktg territoriale
e di promozione dellimmagine che perseguono un miglioramento della qualit ambientale,il raggiungimento di
uno sviluppo urbano sostenibile diventa obiettivo imprescindibile per ogni citt del pianeta.

La questione abitativa e il governo dellemergenza


Lantropologo indiano-statunitense descrive uno scenario di Mumbai caratterizzato da drammatici contrasti
sociali ed etnici.
In un contesto segnato dalle forze della globalizzazione e dallesacerbarsi dei conflitti etnici,lo spazio urbano si
caratterizza per la peculiare ibridazione fra ambiti diversi della vita associata,quelli deputati alle funzioni
dellabitare e quelli dedicati alla vita pubblica.
La citt ha il poterei compiere una trasformazione di s da parte dei suoi abitanti meno abbienti:persone che
risiedono in quartieri poveri e disagiati modificano il proprio aspetto nel trasferimento quotidiano verso il luogo
di lavoro,urbanizzando il proprio corpo e la sua rappresentazione. Linurbamento della popolazione rurale si
realizza,nella maggioranza dei casi,in maniera spontanea e ci si riflette nelle forme dinsediamento:fenomeni di
abusivismo edilizio e di autocostruzione delle abitazioni originano la formazione di grandi baraccopoli,che
sorgono in maniera illegale,prendendo nomi diversi a seconda dei contesti geografici: slums, favelas, ecc..

Incentivare il mercato,garantire i residenti:la ricostruzione degli slums a Mumbai


Alcuni studiosi hanno mostrato come operazioni di demolizione e successiva ricostruzione degli insediamenti
possano produrre benefici per gli abitanti degli slums,anche se non sono esenti da rischi dinsuccesso. Parte dei
lotto ricostruiti sono stati poi offerti a prezzi di mercato a nuovi compratori,mentre il resto stato concesso agli
abitanti gi residenti mediante un meccanismo di incentivazione reso possibile finanziariamente dallaccresciuto
sfruttamento del suolo ottenuto con le pi elevate densit residenziali.;soltanto una parte minoritaria dei piani di
ricostruzione stata portata a compimento. Ci accaduto perch il mercato immobiliare di Mumbai ha perso di
effervescenza provocando un abbassamento dei valori delle propriet e rendendo cos pi difficile finanziare
loperazione di ricostruzione e incentivazione con i proventi dalle vendite degli immobili. Per scongiurare
lespulsione degli abitanti degli slums dalle proprio aree di residenza,si scelto di offrire loro ampi incentivi:gli
abitanti meno abbienti hanno ricevuto a titolo gratuito in propriet le nuove abitazioni,usufruendo anche di una
riduzione fiscale sulla casa e di un sostegno finanziario per affrontare le spese di mantenimento degli immobili.
Un ruolo maggiormente protagonista dello Stato sarebbe in grado di limitare le distorsioni che possono
presentarsi nellesecuzione di simili progetti.

Imparare dal Sud :New Orleans dopo Latrina


New Orleans ha vissuto drammaticamente i mesi successivi al disastro socio-ambientale dellagosto
2005(luragano Katrina). Si dovuto attendere almeno 10 mesi perch le autorit locali,con il timido sostegno del
governo federale,mettessero in campo un piano finalmente organico di riqualificazione urbanistica e residenziale
delle arre colpite dal disastro. Ma persino da quel momento,il processo il risanamento urbano proceduto molto
lentamente,impedendo cos a circa met della popolazione ella citt di far ritorno alle proprie case. In tale
situazione di disagio materiale e di sfiducia verso il ruolo delle istituzioni,sono proliferate iniziative di

organizzazione e mobilitazione dal basso d parte delle comunit di quartiere,che hanno redatto piani autogestiti di
sviluppo urbano,realizzato interventi essenziali di riqualificazione degli spazi e delle abitazioni e ricreato i legami
comunitari che a seguito del disastro erano andati distrutti.
Si assistito a un movimento di segno opposto:una pratica sociale urbana come quella delle mobilitazioni
popolari per la riqualificazione dei quartieri disagiati stata sperimentata nel contesto di una citt
dellOccidente,riecheggiando da vicino modelli di azione collettiva che abitualmente prendono forma nelle citt
del Sud.