Sei sulla pagina 1di 99

Liceo ginnasio statale

''S.M.Legnani''
indirizzo socio-psico-pedagogico

2006-2007
La Grutta Daniela
5BS

il viaggio:
''alla ricerca di s''

indice
capitolo
introduzione
capitolo 1:latino
capitolo 2:filosofia
capitolo 3:psicologia
capitolo 4:arte
capitolo 5:italiano
capitolo 6:inglese
capitolo 7:biologia
capitolo 8:pedagogia
conclusioni

pagine
1

introduzione
La parola ''viaggio''evoca diverse sensazioni a
seconda di chi lo vive e lo percepisce come il
proprio. Il viaggio ''alla ricerca di s'' quello pi
importante intorno a cui tutta la nostra esistenza si
costituisce,come un puzzle al quale man mano si
aggiungono i pezzi consapevolmente costruiamo noi
stessi imparando a conoscerci. Fin dall'antichit
questo stato lo scopo principale dell'uomo
partendo dai latini come Seneca e Persio
,attraverso le analisi filosofiche di
schopenhauer,Kierkegaard,Nietzsche tramite la
nascita della psicoanalisi di Freud,grazie al
linguaggio artistico di personaggi come Vincent Van
Gogh o Salvador Dal se non con la letteratura
italiana di autori come Leopardi,Pirandello e
Montale o grazie a quella inglese con scrittori come
Coleridge,Joyce,Kerouac,attraverso lo studio dei
meccanismi dell'organismo e delle sue parti
costitutive che hanno portato al sorgere della
biologia e anche varcando i limiti dell'educazione
prediligendo un'educazione permanente che
consenta all'individuo di continuare a formarsi

anche
in altri contesti oltre a quello scolastico sviluppando
ogni aspetto della personalit per non accontentarsi
di una sapienza superficiale.
L'uomo pur nei cambiamenti che lo hanno
sopraffatto nel tempo rimasto legato a quelle che
sono le domande fondamentali della propria vita''chi
sono?'' ,''qual' il senso della vita?''.Varie sono state
le interpretazioni e io ne riporto alcune che ci
consentano di crearne una propria attraverso la
riflessione e il confronto.

capitolo :pedagogia
pedagogia permanente
L'idea dell'estensione dell'educazione a tutto il
corso della vita delle persone ha dato luogo,in
diversi paesi e in seno a organismi internazionali,a
una abbondante letteratura a partire dagli anni
'60.Concettualmente,l'educazione permanente si
definisce come un'educazione estesa a tutta la
durata della vita,che interessa tutte le dimensioni
della vita e che integra in un dispositivo coerente i
diversi possibili modi del processo educativo:iniziale
e continuo,formale e informale,scolare e non
scolare. Questa concezione il risultato di un
processo di elaborazione compiuto nel corso dei
due decenni precedenti in seno sia di diversi
ambienti militanti sia d'esperti implicati a diverso
titolo nelle pratiche dell'educazione degli adulti.
L'idea che ''non si finisce mai d'imparare''
concependo che ''come il mondo per tutto il
genere umano una scuola,dall'inizio alla fine,cos
l'et di ciascuno la propria scuola,dalla culla alla
morte ,e che ogni eta serve ad apprendere,e i limiti

stessi sono imposti all'uomo per la vita e per


l'apprendimento''(Comenius) la si pu anche
ritrovare nella concezione ellenistica della
''paideia''come sforzo compiuto durante tutto il
corso della vita per realizzare al meglio l'ideale
umano. Cos fin dall'antica ma poco utile massima
della saggezza popolare secondo la quale ''dalla
culla alla tomba'' ci si forma continuamente,il viaggio
''alla ricerca di s'' in ogni dimensione della propria
personalit si manifesta poi nell'elaborazione di
sistemi utopici ma anche nel pensiero illuminista
che sostiene l'idea che l'istruzione non debba
abbandonare gli individui nel momento in cui escono
dalla scuola ma debba accogliere tutte le et e che
questa ''seconda istruzione'' sia tanto pi
necessaria dato che quella dell'infanzia stata
ristretta in limiti serrati(Condorcet nel suo rapport
sur l'organisation gnral de l'istruction publique
presentato il 20 aprile 1792 all'Assemblea
Nazionale).A questo punto si pu affermare che una
cultura bloccata sul tempo della scuola la
negazione stessa della cultura scientifica.''Non c'
una scienza se non da una scuola permanente.
proprio questa scuola che la cultura deve
creare.Allora gli interessi sociale saranno invertiti:la

societa sar fatta per la scuola e non la scuola per


la societ.''(Vrin,La formation de l'esprit scientifique
1970).''il pensiero scentifico in uno stato di
pedagogia permanente in quanto l'uomo dedito alla
cultura scientifica un eterno scolaro''(Le
rationalisme appliqu).Parallelamente a questa
''storia ideale''(o storia delle
idee,rappresentazioni,concezioni,conoscenze)
talvolta in interazione ma spesso in disaccordo con
essa,esiste anche una ''storia reale''cio la storia
legata all'insieme di dispositivi,istituzioni e di
pratiche riguardanti l'educazione degli
adulti,l'educazione post-scolare e l'educazione
ricorrente.Quest'ultima una forma di educazione
continua dal momento che suppone che gli individui
abbiano accesso a dei programmi di formazione
successivamente all'et scolare e all'educazione
iniziale,ma essa comporta un aspetto
ciclico,periodico e sistematico attraverso
l'alternanza tra fasi di formazione e fasi di ''vita
attiva'',l'accesso alle risorse educative durante
tutta la vita e la continuit funzionale tra
educazione iniziale e ulteriori esperienze.Essa si
presenta per questo motivo vicina all'idea di
educazione permanente dalla quale talvolta

presentata come una sorta di versione realistica o


di concretizzazione strategica ma si distingue da
essa per il suo carattere pi intermittente,pi
restrittivo( considerata un mezzo per contrastare
la tendenza delle societ moderne ad un
allungamento eccessivo della durata della
scolarizzazione) e meno multidimensionale.
Possiamo quindi definire l'educazione ricorrente
come l'insieme di interventi formativi basati sulla
frequente necessit di alternare,per tutta la
vita,periodi di studio a periodi di lavoro,mediante
dispositivi come attivit di riqualificazione e
flessibilizzazione attraverso corsi intensivi periodici
e percui diversa,anche se ad essa
affiancata,dall'educazione permanente secondo cui
,per definizione dell'Unesco, quell'insieme di
strumenti messi a disposizione degli uomini senza
distinzione di et,sesso,di posizione sociale e
professionale, affinch essi non cessino di formarsi
e di informarsi allo scopo di raggiungere il pieno
sviluppo delle loro facolt ,e nello stesso tempo la
pi efficace partecipazione al progresso della
societ.
In pochi anni si passato da un uso incerto ,dove
l'espressione ''educazione permanente''indicava in

maniera poco indifferenziata tutta l'attivit di


insegnamento o di formazione suscettibile
d'intervenire al di fuori o all'interno della
scolarizzazione,ad un uso pi preciso dove per
educazione permanente non si intende un
completamento occasionale,accessorio o
compensatorio dell'educazione scolare,ma essa
proprio un nuovo sistema d'educazione e di
formazione che comprende tutta la vita
potenzialmente concerne tutto e al suo interno
l'educazione scolare non pu che avere una
funzione preparatoria. chiaro come sia necessaria
una chiarificazione a livello nozionale in quanto
,molto spesso,l'educazione permanente stata
identificata erroneamente con l'educazione degli
adulti mentre l'educazione degli adulti non deve
essere semplicemente inteso come un sistema
aggiunto ai sistemi esistenti,un'appendice della
scuola ma si tratta d'integrare sotto il nome di
educazione permanente sia l'educazione dei giovani
che quella degli adulti in un ''solo e unico
sistema'',un'integrazione che suppone una
trasformazione profonda delle strutture,dei
contenuti e dei metodi dell'educazione iniziale.
Questo rende esplicito il fatto che pur essendo

l'una distinta dall'altra non possono effettivamente


svilupparsi senza che ci siano delle implicazioni
dell'una sull'altra. Ci nonostante il direttore
dell'Unesco in quel periodo(1970),Ren
Maheu,sottolinea che l'educazione degli adulti ,in
effetti, la misura e il metro di giudizio dell'efficacia
e del valore reale dell'educazione scolare e
universitaria lungi da non costituire che un settore
marginale e secondario in quanto necessario un
rovesciamento,un'inversione,una conversione che
grazie all'educazione permanente alla fine degli
anni'60 porta un intenzione critica rivolta alle
politiche esistenti in materia di scolarizzazione
considerandola come la presa in causa non solo
''del poco esistente in materia di educazione degli
adulti''ma soprattutto come ''il tanto esistente in
materia di educazione scolare e
universitaria''(Joseph Rovan,1969). Il sistema che
viene proposto caratterizzato dell'aspetto
aperto,polimorfo e onnipresente dell'educazione in
cui tutte le attivit sociali potenzialmente
comportano una dimensione educativa,possono
essere occasione o oggetto di educazione.Il nuovo
modello proposto non per anti-scolastico,non
determinato dalla soppressione della scuola o

dall'affermazione di forme di educazione postscolastiche o non scolastiche parallele,dalla


valorizzazione della formazione degli adulti,dalla
formazione professionale continua,dall'educazione
popolare(aiuto alle classi svantaggiate),dall'autoformazione poich esse sussistono in qualunque
modello educativo. Esso distinta dagli altri poich
concepisce tutti questi aspetti in maniera pluralista
e articolata talvolta come diversi momenti
complementari di un unico progetto globale in modo
tale da conservare la scuola ma facendole perdere
la sua posizione centrale ed egemonica nella
creazione di un sistema ''decentrato'',sistema in cui
''il centro ovunque''non perch si confondano tutti
gli organismi e tutte le istituzioni ma perch
nessuna pu pi definirsi come base,centro o
modello per tutte le altre. Ma anche 'un sistema
'integrato'' che consente cio la coordinazione e la
cooperazione tra le istituzioni al servizio di una
diversit di utenti.Da ci deriva l'insistenza di dar
luogo ad un legame pi forte e pi organico tra
educazione e vita che veda l'uomo concreto
considerato nella multidimensionalit dei suoi
bisogni e dei suoi ruoli senza trascurare l'aspetto
personale e autonomo dell'apprendimento all'interno

di una ''societ educativa''che miri alla


partecipazione offrendo risorse mezzi e supporti
per chi desideri istruirsi. L'educazione iniziale,nel
contesto dell'educazione permanente,deve essere
''propedeutica'',destinata a creare negli individui
condizioni di ricettivit,di adattabilit che rendono
possibili l'apprendimento distribuito nel corso della
vita. Gli obiettivi saranno percui indirizzati verso il
conseguimento delle capacit euristiche(apprendere
ad apprendere)e di sviluppo autonomo.I metodi pi
adoperati sono quindi la scoperta attiva,la
risoluzioni di problemi e la sostituzione di un
curriculum(prodotto della programmazione che
include l'analisi delle situazioni di partenza,una
scelta di contenuti,obiettivi,metodi di insegnamento
e di apprendimento,materiali didattici per
l'apprendimento di un gruppo determinato)
enciclopedico, e chiuso con uno flessibile e aperto.
In questo cammino verso l'accesso al sapere e alle
competenze esteso a tutta la durata della vita
emerge il desiderio ed il progetto personale di
coloro che apprendono costituendo una risorsa
necessaria e senza dubbio decisiva che viene
sviluppata dagli approcci centrati sulle nozioni di
''autoformazione'' e ''autodidattica''compresi nella

''lifelong education'' vista come l'insieme


organizzato dei dispositivi e dei mezzi d'educazione
, d'insegnamento e di formazione destinati a
facilitare,nel corso della vita degli individui,i
processi personali dell'acquisizione di conoscenze e
di competenze. Alcuni commentatori dei paesi
anglofoni,Boshier e Jarvis,scartano questo tipo di
educazione in quanto preferiscono un approccio
''neo-liberale'' dove nuovi equilibri sembrano doversi
instaurare tra l'insegnamento come fatto
istituzionale,bene pubblico e risorsa collettiva e
l'apprendimento come responsabilit individuale e
attivit privata.
Questo cambio di prospettiva sussiste in quanto
determinato dalle profonde mutazioni del contesto
economico e sociale nei quali le politiche educative
vengono elaborate e messe in atto. Oggi l'ottica
nella quale si considera l'apprendimento attribuisce
una minore importanza al ruolo delle istituzioni e
degli organismi di formazione strutturati e molta di
pi ai differenti tipi di apprendimento informale nei
diversi contesti(casa,lavoro,collettivit..).
Alcuni autori rimproverano l'educazione permanente
per la sua natura prevalentemente utopica nel
vedere le sue postulazioni sociologiche e

antropologiche sostenere l'idea che apprendere


oggi,per tutti e in tutte le et della vita,sia
un'attivit talvolta funzionalmente necessaria e
intrinsecamente desiderabile.Si pu per affermare
che se,attraverso le sue esitazioni e le sue
trasformazioni,l'idea di un'estenzione
dell'educazione a tutta la vita delle persone non
propriamente n verificabile n confutabile,
essa si avvera in tutti i casi,nelle societ
contemporanee immerse in una realt scientifica e
tecnica,dotata di un potere di mobilizzazione
(sradicamento) o di cristallizzazione(radicamento)
delle ''credenze razionali''.

Capitolo 1 :latino
Seneca e Persio
Seneca vissuto tra il 4 e 2 A.C. segue lo stoicismo il
quale privilegiando gli insegnamenti della vita pratica
lo portano ad impegnarsi nell'ambito morale ed etico
soprattutto negli anni del forzato ritiro finale alla
vita privata che vanno dal 62 al 65 A.C. Questo
movimento filosofico ha come fine la virt cio il
perfezionamento dell'anima che si raggiunge con un
dedito impegno pubblico(ufficium)ponendosi al
servizio dello stato(filosofia che piacque molto
anche ai romani poich rispecchiava le esigenze
dell'impero).Lo stoicismo di mezzo a cui fa
riferimento Seneca ha come rappresentanti i filosofi
greci Panezio e Posidonio in contrapposizione allo
stoicismo moderno che viene raffigurato da Marco
Aurelio. In quest'ottica gli ''adiafora''(valori ritenuti
indifferenti per gli stoici)come la ricchezza,la fama,il
successo..ect sono visti pi negativamente
dall'antico stoicismo mentre il sapiente dello
stoicismo di mezzo li vede pi positivamente come
qualcosa che gli consentisse di fare meglio il bene e

la virt(il giudizio negativo si attenua).Inoltre


secondo lo stoicismo il sapiens deve avere sia la
''sofia''(saggezza teorica)sia la
''sofrosune''(saggezza pratica).Un'opera che mostra
chiaramente questo tipo di concezione proprio
''De brevitate vitae'',appartiene ai dialoghi scritti
negli anni della giovinezza e dell'esilio e tratta il
tema del tempo in relazione alla vita umana
considerando che l'importante non la lunghezza
ma la qualit della vita e consigliando all'uomo,che
non ha garanzie del tempo che dura la vita,di
soffermarsi su come vivere la vita nel miglior modo
possibile. Ancora pi significative sono le opere che
compone ormai nella terza fase di produzione che
segna il suo ritiro alla riflessione filosofica e morale
e vede la sua massima espressione nelle ''epistulae
morales ad Lucilium''(lettere morali a Lucilio).In
queste 124 lettere divise in 20 libri Seneca
ripercorre il proprio viaggio verso la sapienza e la
sofrosiune poich ritiene che il compito del filosofo
sia ''iuvare mortalem''(aiutare gli uomini).Si tratta
quindi di una
ricerca personale ma in prospettiva del bene
comune. Infatti la critica parla di ''individualismo
costruttivo o orizzontale'' (prima la conoscenza di

se e poi i doveri verso gli altri uomini).Seneca vuole


esporre un insegnamento morale condannando i
privilegi,gli eccessi,i vizi e le passioni che portano
l'uomo alla morte ,alla rovina e alla distruzione.
Secondo il suo parere necessario che il sapiente
corregga le false idee che ingannano l'uomo poich
il vero bene la virt. Queste idee derivano
dall'influenza della societ sull'uomo quindi il filosofo
deve guidare l'uomo per controllare ed eliminare le
passioni che possono essere dannose (ad esempio
l'ira).Solo se si libera dalle false valutazioni e
dall'influsso delle passioni l'uomo pu raggiungere la
libert interiore,la tranquillit,la sicurezza,che sono
condizioni preliminari per realizzare i doveri richiesti
nelle nostre relazioni con gli altri. Alcuni mezzi
diventano utili se posseduti ma non devono essere
il fine ultimo poich esso volto al bene sommo.
Per intraprendere questo cammino verso la
pienezza della condizione umana,l'individuo deve
convertirsi attuando un cambiamento essenziale
dello stile di
vita che si percepisce dalla radicale trasformazione
di s e del proprio rapporto con il mondo. Pochi
riescono in questo intento ma il saggio non deve
mai smettere di insegnare all'uomo a ritirarsi in se

stesso per dedicarsi alla sua persona,ci vuol dire


anche saper dire''no'' e avere la capacit di
amministrare il proprio tempo approfondendo
l'indagine interiore di s. Non bisogna pensare che il
tempo che il saggio dedica a s sia un fattore
egoistico o una chiusura rinunciataria poich dopo
che conosce se stesso egli pu fare il primo passo
per aiutare gli altri attraverso la propria riflessione.
C' dunque una duplice azione:il perfezionismo
dell'io,forma di ascesi ''verticale'',e la capacit di
spiegare agli altri quello che si appreso,forma di
azione ''orizzontale''.Per Seneca quando l'uomo
inizia questo percorso si trova in una sorta di
malattia poich in questa societ l'uomo stato
sempre troppo impegnato e decide di dedicarsi a s
come mai prima fungendo anche da medico(aiuta gli
altri dopo aver curato se stesso).Ci che va
assolutamente evitato il lasciarsi vivere cio il
non compiere lo sforzo di uscire dalla passivit,dalle
pretese degli altri e della societ lasciandosi
trascinare dal flusso della vita non ricercando mai la
virt. La similitudine del militare ,cio ''dell'essere in
servizio come soldato'', tante volte viene usata da
Seneca(prendendola da Quinto Sestio,fondatore di
una corrente romana vicina allo stoicismo seguita

dai maestri di Seneca e da Seneca stesso)per


chiarire l'idea dell'incrocio fra verticalit e
orizzontalit cio di perfezionamento individuale e di
sforzo in comune:il soldato allena il proprio fisico e
si esercita nelle tecniche militari compie azioni di
perfezionamento su di s,ma solo il suo mettersi a
disposizione per l'inserimento in un progetto che
coinvolge l'intera legione realizza pienamente le sue
potenzialit di soldato. Seneca vuole quindi
chiamare gli individui a un miglioramento di s per
far parte di un tutto,di un unico organismo che in
primo luogo rappresenta Roma,poi anche il cosmo
governato dal logos divino facendo acquistare alla
morale individualistica un valore civile e poi
universale. Seneca non si limita per a
predicare,egli presenta se stesso in atto di
compiere questa lenta opera di controllo delle
proprie possibilit
procedendo ogni giorno verso la sapientia ed
eliminando le imperfezioni della sua natura:''...Io non
sono il perfetto saggio...,n lo sar mai. Puoi
chiedermi non gi che io sia pari all'uomo
perfetto,ma che sia migliore dei malvagi:questo mi
basta,togliere ogni giorno qualcosa alle mie
negativit,e rinnegare i miei errori''(De vita beata).

Con questa proposta,di una sapienza da raggiungere


con la tecnica dei piccoli passi quotidiani,Seneca
intende offrire agli altri un modello possibile. La sua
filosofia sempre una indicazione concreta, invito
a mettere ordine nel disordine dello spirito
attraverso un viaggio interiore che permetta
all'uomo di eliminare tutte le incrostazioni
depositate su di lui dalle convenzioni sociali,dalle
abitudini,dalle passioni:''vindica te tibi'' (rivendica a
te stesso la propriet di te stesso),esortazione con
la quale si apre la raccolta delle ''Epistule ad
Lucilium'',opera estrema di Seneca nella quale si
riconosce una necessit individuale,un desiderio di
ritiro,quando,interrotti ormai i rapporti con gli altri,la
fine dell'attivit e l'approssimarsi della fine della vita
stessa consigliavano a Seneca di mettere in pratica
l'autrkeia predicata dagli stoici la quale consisteva
nel dominare se stessi e nel bastare a se stessi,ma
soprattutto nel trovare tutto ci che serve e che d
gioia solo in se stessi. Seneca vuole indicare come
ogni cammino verso la sapienza incominci con la
riappropriazione di s.

Persio(34 A.C-62 A.C),vissuto in et neroniana,


intraprende una formazione stoica rigorosa che
non ammette neppure l'idea che lo stoico possa
in qualche modo essere anche solo convivente di
chi detiene il potere(simbolo di corruzione).Egli,per
carattere,era gi un giovane moralmente
intransigente nei propri confronti e in quello degli
altri proponendo una satira dura e spietata che non
salva nessuno tranne se stesso poich si ritiene al
di sopra della situazione del suo tempo utilizzando
la poesia per denunciare la societ. L'asprezza dei
suoi testi punta oltre che alla problematica delle
mode letterarie,riferita ai poeti del suo tempo che
senza aver nulla da dire scrivevano per ottenere
notoriet(I satira),e alla discussione sulla natura del
sentimento religioso in quanto la maggior parte degli
uomini prega ,secondo Persio,solo nel momento del
bisogno per chiedere aiuto alla divinit(II
satira),anche all'alternativa tra una vita dedita ai vizi
e una regolata dalla sapienza(III satira),alla
necessit di conoscere se stessi seguendo il
''precetto socratico'' al posto di lasciarsi trascinare
dagli impegni e dalla volont di guadagno(IV
satira),di
tendere alla libert morale,che si ottiene quando il

logos(intelligenza)controlla le passioni e gli istinti di


cui la societ schiava(V satira),e ad un uso delle
ricchezze che si mantenga nel giusto
mezzo(adiafora) poich se non usate dai saggi
possono trasformarsi in male in quanto diventano
l'unico scopo dell'esistenza(VI satira).
In quest'ottica Persio avverte il disagio in una
societ corrotta,superficiale,tenuta in ostaggio dai
falsi valori in cui vorrebbe invece che ci fossero pi
giovani dediti allo studio,alla ricerca interiore di s
in quanto essendo ricchi non avevano bisogno di
trarre guadagno dalle loro attivit e quindi potevano
pienamente dedicarsi alla ricerca filosofica in senso
morale e formativo:non l'essere ricco,nobile o
avere una posizione di prestigio che rendono l'uomo
degno ma bens il giusto utilizzo delle risorse che
possiede per migliorare se stesso.
Tale concetto si vede espresso nella satira ''il
risveglio del giovin signore''dove Persio rivolge in
suo disprezzo verso chi conduce una vita di piaceri
indifferente ai precetti della filosofia. Il
componimento si apre con l'immagine di un giovane
vizioso,che,sfiancato dai bagordi della notte,dorme
fino a tarda mattina,poi trova scuse per non
studiare,mentre un interlocutore(il poeta stesso,un

precettore stoico,un interlocutore fittizio)lo


rimprovera e lo esorta a coltivare la sapienza che
sola pu liberarlo dalla schiavit del vizio,e a non
contare troppo sulla posizione sociale della famiglia
e sui beni materiali.

Capitolo 2:filosofia
Schopenhauer,Kierkegaard,Nietzsche
Per Schopenhauer il mondo cos come appare, la
nostra rappresentazione mentre la realt si cela
dietro il fenomeno. Questa realt assoluta che egli
chiama ''volont di vivere''si manifesta nel
fenomeno ma non pu ridursi ad esso poich il
mondo fenomenico un'illusione,un ''velo di maya''
che va squarciato per arrivare al noumeno. La
volont di vivere non altro che l'essenza segreta
del mondo e si manifesta,con tutte le sue
caratteristiche(1-inconscia:impulso
inconsapevole;2-unica:al di l del principio di
individualizzazione in quanto una totalit e un
impulso non si individua;3-eterna:al di l del
tempo;4-incausata:al di l della causalit;5-senza
scopo:forza cieca senza meta,la volont ,non c'
un'altra finalit) nelle idee(perfette ed
eterne,archetipi delle cose)e nelle realt
naturali(dalle forze generali all'uomo,determinate
dallo spazio e dal tempo).Solo attraverso il dolore
l'uomo pu arrivare alla verit in quanto ''la vita
un pendolo che oscilla tra dolore e noia''.Per

schopenhauer qualsiesi desiderio indice di una


mancanza che causa sofferenza e quando
raggiungiamo o otteniamo ci che mancava non
siamo felici ma cadiamo in un circolo di abitudine
che ci conduce alla noia. A questo punto l'individuo
pu sottrarsi alla sofferenza e alla noia soltanto
tramite la negazione della volont che lo
determina(passaggio dalla volont alla
nullit,dall'individuale all'universale).
Il viaggio che l'uomo deve intraprendere per attuare
la negazione della volont composto da 3 tappe:
1-l'arte:sfugge al canone dell'utilit e d all'individuo
l'essenza della vita in quanto l'uomo in essa ritrova
qualcosa di s e per un momento felice,uscendo
dalla sua individualit contempla la bellezza e si
prende una tregua del dolore ma un'esperienza
limitata,''l'arte d forma all'idea'';
2-la piet e la compassione:riconoscimento di se
stessi nell'uomo che soffre,cadono tutte le
differenza individuali poich nel dolore siamo
uguali,accomunati dallo stesso destino;
3-ascesi:consiste nella negazione massima cio nel
distacco dal mondo,esercizio,elevazione dello
spirito.
Schopenhauer riprende la filosofia buddista(Budda

un personaggio veramente esistito nel 563 A.C,era


un principe di nome Siddharta che decide di
mollare tutto per partite alla ricerca di s e della
propria felicit)secondo cui,per spegnere la brama di
vita,per eliminare il dolore bisogna raggiungere il
Nirvana. Infatti i buddisti pensavano che l'anima
individuale che appartiene a ciascuno,l'atman,deve
annullarsi nel ''brahma''cio deve dissolversi per
diventare un tutto con l'universo. Questo processo
avviene attraverso l'ascesi ma solo pochi illuminati
sono in grado di compiere tale percorso. Chi non
raggiunge il Nirvana costretto al ciclo delle
rincarnazioni(samshara).Il mondo che vediamo
pura apparenza rispetto all'energia del tutto e per
questo chi si ricongiunge con Dio non torna pi
sulla terra.
Anche il nostro corpo una rappresentazione
esterna a noi, un fenomeno che per viviamo
anche dall'interno dal punto di vista sentimentale e
determinato dalle grandi esperienze di dolore fisico
e mentale(l'organismo digerente,ad esempio, la
rappresentazione della volont di
nutrirsi;l'organismo sessuale la rappresentazione
della volont di riprodursi..ecc).La volont si
manifesta in tutto anche nell'inorganico per segue

una scala gerarchica in quanto pi si consapevole


maggiore il dolore. Schopenhauer crea la sua
metafisica del dolore fondandola sulla ricerca del
perch,delle cause prime e crede che all'origine
dell'uomo ci sia un principio maligno che pu essere
estirpato solo attraverso l'ascesi cio la negazione
massima della volont di vivere percepibile nella
castit(l'accoppiamento porta all'affermazione della
volont di vivere nei figli),nella capacita di astenersi
dal cibo(digiuno e sacrificio) e
nell'autofustigazione(riuscire a non farsi turbare da
ci che ci circonda,essere insensibile al tempo e
allo spazio).

Kierkegaard partendo dalla critica all'idealismo,che


presuppone la libert dello spirito come necessit in
quanto esiste un ordine e il riconoscimento di
questo dovuto poich ''tutto come deve
essere'',considera la libert come una possibilit di
esistenza. Egli non ha mai firmato le sue opere se
non con pseudonimi quasi volesse mettere in scena
una rappresentazione di s in cui non fosse
possibile riconoscere la sua identit in nessuno dei
suoi personaggi( tutti i suoi pseudonimi ma non
nessuno di loro). Kierkegaard riteneva,infatti,che
solo Socrate e Cristo avessero vissuto la loro vita
rispettando ci che promulgavano come loro
pensiero. Quando l'uomo si trova sulla possibilit
vuol dire che in quel momento non sceglie ma che
in bilico fra il realizzare o il non realizzare un
qualcosa. L'esistenza mette quindi a nudo la nullit
dell'essere perch pone l'ndividuo di fronte alla
alternativa,al dubbio. Esistere significa dunque
andare fuori dalla possibilit poich se mi fermo sul
punto zero della possibilit trovo la nullit
dell'essere:l'uomo pu decidere chi essere.
Secondo Kierkegaard 3 sono le possibilit
fondamentali dell'esistenza e nessuna presuppone
quella precedente anche se l'una non permette la

coesistenza con le altre.


La prima l'estetico colui che da gran seduttore
ama la bellezza,il piacere,l'apparenza,vive
l'immediato,consuma tutto subito,vive l'intensit del
momento ma non opera mai una scelta
definitiva(ama tutte le donne e non si lega a
nessuna),si innamora dell'attimo ma gli manca la
continuit e quindi va incontro alla disperazione che
lo conduce a scegliere se stesso poich egli tenta
di negare se stesso non definendosi per noi non
possiamo che essere noi stessi percui una scelta
che porta al fallimento. Ecco che allora emerge la
seconda possibilit determinata dall'etico,marito e
giudice,rispetta le norme e si riconosce
nell'universale(si sposa)ma questa scelta lo porta al
pentimento poich affermando se stesso deve
accettare tutto ci che ha fatto nella vita ma ogni
uomo ha degli aspetti,delle vicende,delle debolezze
che vorrebbe non vedere,che vorrebbe celare
perch non in grado di perdonarsi. Non riuscendo
a controllare ogni cose di s resta infine l'ultima
possibilit che dipende dal religioso in quanto
l'uomo di vede troppo piccolo per giustificare se
stesso e quindi necessit di qualcosa di superiore
che lo liberi da questo peso e lo perdoni,e l'unica

scelta che pu,perci,salvare l'uomo il salto nella


fede visto come follia e paradosso. In quest'ottica,
per ricercare se stesso,l'individuo non deve lasciarsi
dominare dall'angoscia(sentimento del possibile che
porta al nulla)ma deve cogliere l'attimo in cui il
tempo si dilata ,diventa tutti i tempi ma non
nessun tempo,l'attimo in cui cio avviene il
ricongiungimento con Dio.

Nietsche vuole distruggere i falsi valori e la volont


di trovare l'autenticit in tutte le assolutizzazioni
che tolgono all'uomo carica e vitalit. L'uomo ha
creato la scienza,la morale,la religione solo per far
fronte alla sofferenza della vita perch incapace di
sopportarla ,cos proietta un mondo migliore nell'al
di l. Per Nietsche Dio la pi antica delle bugie
ovvero la menzogna che riassume tutte le altre
menzogne. Dio rappresenta infatti la
personificazione delle varie certezze
metafisiche,morali e religiose elaborate dall'umanit
per dare un senso ''plausibile''e un
ordine''rassicurante'' al caos della vita e del mondo.
Dio si configura come simbolo di ogni propettiva
oltremondana e antivitale che ponga il senso
dell'essere fuori e in alternativa all'essere. Con
l'espressione ''Dio morto'' Nietzsche allude al
venir meno di tutte le certezze assolute che hanno
sorretto gli uomini attraverso millenni capaci di
''esorcizzare'' lo sgomento provocato dal flusso
irrazionale delle cose. Questa viene presentata
come una vicenda in corso di cui il filosofo scorge
l'accadere ma di cui l'umanit non ha ancora preso
coscienza. Il nichilismo provocato dalla caduta di
tutti i valori(nulla ha pi senso),l'accettazione della

morte di Dio(dio inteso sia in accezione cristiana sia


in senso generale come tutti gli dei e il mondo dei
beati),rappresenta il presupposto necessario della
transizione dall'uomo al superuomo. Cio dell'uomo
oltre l'uomo,capace di creare nuovi valori e di
rapportarsi in modo inedito alla realt. Il superuomo
quindi ''il tipo riuscito al massimo grado'' ,colui
che riesce a collocarsi nella prospettiva dell'eterno
ritorno,di emanciparsi dalla morale e dal
cristianesimo,di porsi come volont di
potenza(carica che fa di ogni attimo qualcosa di
diverso e unico, la vita come continuo e
necessario superamento di se stessa, l'arte intesa
come creativit in quanto la vita crea se stessa,
potere come volont di dominare sugli altri),di
procedere oltre il nichilismo,di operare la
transvalutazione(affermare valori forti che
favoriscono la vita,il suo manifestarsi in tutte le
forme cogliendone la polarit..amore-odio,gioiadolore..ecc).Nietzsche presenta il superuomo come
il ''senso della terra'' e come fautore di una forte
fedelt al mondo:<<vi scongiuro,fratelli,rimanete
fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano
di sovraterre speranze!lo sappiano o no:costoro
esercitano il veneficio>>(Cos parl

Zarathustra,prefazione).L'uomo terra ed nato


per vivere sulla terra. L'anima,che dovrebbe essere
il soggetto di un ipotetica vita ultraterrena,
insussistente:l'uomo sostanzialmente
corpo.<<corpo io sono in tutto e per
tutto>>esclama Zarathustra,<<e anima non altro
che una parola per indicare qualcosa del
corpo>>(''dei dispregiatori del corpo).In quest'ottica
la terra cessa di essere deserto in cui l'uomo
esiliato per divenire la sua dimora gioiosa e il corpo
cessa di essere una prigione o la tomba dell'anima
per divenire il concreto modo di essere dell'uomo
nel mondo. Nel primo discorso,intitolato ''Delle tre
metamorfosi'',Nietzsche descrive il viaggio che lo
spirito deve compiere per affermare la vita e far
nascere il superuomo: <<tre metamorfosi io vi
nomino dello spirito:come lo spirito diventa
cammello,e il cammello leone,e infine il leone
fanciullo>>.Il cammello rappresenta l'uomo che
porta i pesi della tradizione e che si piega di fronte
a Dio e alla morale(degli schiavi,della
rinuncia),all'insegna del ''tu devi''(l'uomo fa ci che
deve senza pensare se ci lo render felice o
infelice,fa ci che umiliante,ci che non gli
consente di affermare se stesso).Il leone

rappresenta l'uomo che si libera dai fardelli


metafisici ed etici,all'insegna dell' ''io
voglio''(rimuove il senso del dovere,si ribella e libera
la parte impulsiva).Ai confini del deserto il leone
incontra il drago(mostro interno che rappresenta il
''tu devi'',il cammello proiettato dentro di noi che
porta con s tutte le imposizioni)e uccidendolo
elimina tutti i valori che si sono sedimentati nella
psiche preparando il terreno per una nuova
trasfornazione. In fine,il fanciullo rappresenta
l'oltreuomo,cio quella creatura che nella sua
innocenza ludica sa dir di s alla vita e inventare se
stessa al di l del bene e del male,senza limiti
imposti dotata di un universo aperto e libero in
quanto oblio cio non ha su di s il peso del
passato che incombe,non si pensa determinata da
ci che stato,vive pienamente l'esistenza.
Ecco che allora Nietzsche mostra le capacit del
superuomo presentando la teoria dell'eterno ritorno
,ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende
del mondo.In una pagina di ''Ecce homo''
Zarathustra racconta di essere stato folgorato da
questa idea dell'eterno ritorno dell'uguale. Nietzsche
sceglie Zarathustra come portavoce delle proprie
idee poich lo vede come l'autorappresentazione

della morale,ossia come colui che,essendo stato il


primo ad aver tradotto la morale in termini
metafisici,sarebbe stato anche il primo ad essersi
accorto dell'errore della morale(=da Socrate e
Platone si sostituisce il mondo reale con un mondo
pi vero e reale che si trova al di l del mondo reale
rappresentato dal mondo delle idee).La concezione
dell'eterno ritorno come ''certezza cosmologica''
cio come consapevolezza che tutti i momento
sono uguali spaventa l'uomo che prova angoscia nel
solo pensiero di una vita che segue sempre la
medesima successione degli eventi senza possibilit
di rinnovamento. Quest'idea,per, non impaurisce il
superuomo il quale vivendo pienamente ogni attimo
non ha bisogno di proiettarsi avanti(futuro) o
indietro(passato)poich il presente che ha senso
in se stesso.
Concepire,invece,l'eterno ritorno come ''ipotesi
sull'essere'' significa ritenere che il senso
dell'essere non stia fuori dall'essere,ma nell'essere
stesso(non esiste un senso dell'essere che vada
oltre l'essere stesso).Decidere l'eterno ritorno
significa forse prendere atto di una struttura
cosmica gi data oppure istituirla tramite una scelta
chiaro per che in tale teoria emerge il rifiuto di

una concezione lineare del tempo(catena di


momenti in cui ognuno ha senso solo in funzione
degli altri) in quanto il tempo deve trovare il suo
senso nel tempo stesso in modo che ogni momento
sia vissuto in se medesimo con pienezza
autosufficiente che permetta ad ogni attimo di
avere un suo particolare significato e all'uomo di
raggiungere la felicit esistenziale.

Capitolo :psicologia
Freud
Freud un medico e tale vuole restare,egli non
interessato alle scienze umane e alla filosofia.
Tuttavia egli intraprende un viaggio nella psiche
umana e questo gli consente di fondare una nuova
scienza,la ''scienza dei sogni'' portatrice di una
filosofia dell'inconscio,filosofia che l'inconscio
stesso che va elaborando. L'inconscio sfugge ad
ogni indagine di tipo scientifico e a ogni strategia
metafisica poich non un fatto,non una
presenza,non un oggetto(ob-iacere=gettare
dinanzi).L'inconscio si offre come
assenza,mancanza,mascheramento
continuo,maschera che nasconde sempre un altra
maschera. La filosofia del tempo rimproverava a
Freud che l'inconscio un controsenso,poich per
la tradizione filosofica psiche e coscienza
coincidono mentre freud parla di un inconscio
psichico. Ci che i filosofi concedono che
l'incoscio sia da intendersi come ci che pu
divenire cosciente. Freud vede in queste obiezioni
la convinzione che la filosofia deve occuparsi

soltanto di ci che riguarda l'ambito della coscienza.


La coscienza ,per la tradizione filosofica,la
conoscenza di s che accompagna ogni conoscenza
,ogni sapere. Secondo Freud,per,essa non altro
che la punta di un iceberg, garante delle
rappresentazioni che provengono dal mondo
esterno ma riceve sollecitazioni dalla sua stessa
essenza,dall'interno del corpo,da un non-luogo che
l'inconscio. Nella prima topica freud suddivide la
psiche in tre luoghi psichici:1-conscio(ci di cui si
consapevoli);2-preconscio(insieme dei ricordi
momentaneamente inconsci che possono ,con uno
sforzo dell'attenzione,diventare consci);3inconscio(elementi psichici stabilmente inconsci
tenuti da una forza specifica''la rimozione''che pu
venir superata solo con tecniche apposite).
In un secondo tempo freud elabora un altra teoria
che lo porta a dividere la psiche in tre istanze:1es(forza impersonale e caotica,pulsionalit,matrice
originaria della psiche umana che segue il principio
del piacere,non esiste in base a determinazioni
spazio-temporali,ignora la logica e quindi non segue
il principio di non contradizione permettendo che
impulsi contradittori sussistano l'uno accanto
all'altro senza annullarsi a vicenda);

2- super-io(coscienza morale,insieme delle


proibizioni che sono state istallate nell'uomo nei
primi anni di vita);3-io(parte organizzata della
personalit che deve equilibrare ,tramite
compromessi,le pressioni pi disparate e in
contrasto rispondendo alle esigenze dell'es,del
super-io e del mondo esterno).
Va sottolineato,per,che se l'es facile identificarlo
con l'inconscio non cos altrettanto palese che
super-io e io non sono il preconscio e il conscio ma
partecipano anch'essi degli aspetti del sistema
inconscio.
L'io dipende dal super-io poich esso ha consentito
il superamento del complesso edipico grazie
all'incorporamento della figura paterna ma anche dei
padri di tutta la specie(acquisizione filogenetica ma
attuata a livello ontogenetico):''cosi come il padre
devi essere'';''cos come il padre non ti permesso
di essere'', giudice e censore nei confronti del
soggetto.
L'io in realt non ha una struttura unitaria:in
principio esiste una totalit che poi porter al
dualismo io-mondo,soggetto-oggetto,tramite i
processi di differenziazione e di
identificazione:''originariamente tutto era Es,l'Io si

sviluppato dall'Es per l'influsso persistente del


mondo esterno''.Sembrerebbe che l'Io non riesca
pi a dominare a pieno in casa altrui,nella dimora
dell'es avviando la deistituzionalizzazione dell'io.
Inoltre esistono forze ignote e incontrollabili che
vivono in noi:sono le forze pulzionali e costituiscono
lo s-fondo abissale(ab-grund) dell'io. Da qui Freud
elabora la sua teoria delle pulsioni secondo cui la
scissione dell'io segna il passaggio dalla volont
razionale all'attivit pulsionale. La pulsione a
differenza dello stimolo,che si riferisce ad un
comportamento animale fissato dall'ereditariet che
realizza le sue finalit sempre attraverso i medesimi
oggetti,trova il suo carattere irreprimibile nella
spinta non nell'oggetto o nella meta poich gli
oggetto variabile e le mete sono molteplici.
Queste cariche di energia che premono verso una
determinata direzione sono scisse da Freud ,in un
primo momento(1910) fra pulsioni sessuali,rette dal
principio del piacere,e pulsioni di
autoconservazione,rette dal principio di realt.
In una seconda elaborazione(1915-1920) le
distingue,invece,fra pulsioni di vita(eros),che
comprendono quelle sessulai e quelle di
autoconservazione insieme,e pulsioni di

morte(thanatos).
Il sentimento totalizzante,o sentimento oceanico,di
comunione con il tutto(''inizialmente tutto era
es..'')permane anche nella vita psichica dell'uomo
ormai evoluto. Proprio per questo,osservando il
nipote nel gioco del fort|da(rocchetto) Freud
elabora la teoria della coazione a ripetere che
consiste cio nella tendenza ad accordare con il
principio del piacere la ripetizione di una esperienza
penosa(l'allontanamento della madre)sotto forma di
gioco. Da ci egli ipotizza l'esistenza di una pulsione
''pi originaria'',''pi elementare'',pi pulsionale'' di
quella di vita,indipendente dal principio di piacere.
Questa pulsione viene definita pulsione di morte ed
il non-fondamento(un-grund),lo s-fondo
abissale(ab-grund)della pulsione di vita,del
fondamento(grund)dell'essere. Essa tende a
ripristinare uno stato precedente al quale
l'organismo ha dovuto rinunciare sotto l'influsso di
forze perturbatrici provenienti dall'esterno. Poich
anche la psiche,come il resto dell'organismo,ricerca
l'equilibrio Freud definisce questa pulsione''di
morte'' per intendere la stabilit assoluta. Per
Freud, infatti,il fine dell'organismo ripristinare una
situazione antica,di partenza che l'essere vivente

abbandon e a cui cerca di ritornare,al termine di


tutte le tortuose vie del suo sviluppo:''la meta di
tutto ci che vivo la morte,e considerando le
cose a ritroso,che gli essere privi di vita sono
esistiti prima di quelli viventi''.
Freud sostiene che la psicoanalisi si costruisce in
base a concetti poco chiari e convenzionali che
soltanto con il progredire della ricerca si
precisano,non pervenendo mai a definirsi in modo
rigido ed esaustivo:bisogna continuamente ricercare
se stessi in se stessi.

Capitolo

: Arte

Vincent Van Gogh,Salvador Dal


Vincent Van Gogh (1853-1890) un uomo
istintivo,dai sentimenti forti e violenti e che
,forse,solo il fratello Theo seppe sempre amare in
modo dolce e incondizionato. Il legame
fraterno,infatti,rappresenta per l'artista un ponte
psicologico di garanzia e sicurezza tramite il quale
accetta e prosegue a vivere.
La consapevolezza di essere incompreso,l'ansia di
capire se stesso e di trovare i modi attraverso cui
esprimere la propria interiorit,la ricerca di un ben
definito ruolo umano e professionale seguite dai
numerosi insuccessi,dai rifiuti,dall'isolamento,lo
fecero piombare dapprima in una profonda
depressione e,in un secondo tempo,lo condussero a
una forma di alienazione mentale che gli procurava
tremende crisi durante le quali perdeva ogni
contatto con la realt e che ,ulteriormente
aggravatasi,lo port al suicidio.
Egli si sent sempre un prigioniero impossibilitato a
infrangere le barriere che lo separavano dalla vita
degli altri uomini e,allo stesso tempo,incapace di

uscire dal groviglio di pensieri cupi permeati di


sensi di colpa e di istinti autopunitivi indotti dalla
depressione. Tuttavia a momenti di morte interiore
si alternavano in lui periodi anche di esaltazione,di
spensieratezza o di serenit in un bilanciamento di
sentimenti e di sensazioni dall'equilibrio
precario.<<intanto il prigioniero continua a vivere e
non muore,nulla traspare di quello che prova,sta
bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo.>> Anche
nei momenti di calma,spesso solo apparente,Vincent
continuava a rimurginare sulla sua condizione alla
quale si ribellava,ma nessuno poteva accorgersi di
ci,come nessuno capiva la smania di libert
dell'uccellino in gabbia che appariva calmo e
spesso cinguettante.
Raggiunto il fratello a Parigi nel marzo 1886 entr in
contatto con Monet,Degas,Renoir e con altri
Impressionisti e Divisionisti. Nel 1887 inizi
l'amicizia con Gauguin conclusasi tragicamente nel
dicembre 1888,dopo appena due mesi di
coabitazione ad Arles,dove Van Gogh era andato
ad abitare nella celebre ''casa gialla'',mal
sopportando gli stress della metropoli. Qui,infatti,le
differenti opinioni artistiche dei due uomini erano
oggetto di continue liti che culminarono in un gesto

autopunitivo di Van Gogh che si tagli parte di un


orecchio. Dall'inizio del 1889 Vincent fu pi volte
ricoverato in ospedale per eccessi di follia.
Convinto che la sua malattia dipendesse dal clima
meridionale,l'artista nel 1890 decide di tornare al
Nord dove si stabil sotto la protezione del dottor
Gachet,un medico amico degli
Impressionisti,collezzionista e pittore dilettante. Il
27 luglio ,senza che nessuno si fosse accorto del
precipitare degli eventi ,Vincent si suicid
sparandosi al cuore,mor due giorni dopo,fra le
braccia di Theo prontamente accorso a parigi.
Quando si parla di Van Gogh,si parla anche della
dicotomia genio-follia,indicando in quest'ultima il
motore della pittura originale,unica dell'artista.Sono
mille le ipotesi di malattia,tutte basate su ipotesi
fatte a posteriori:chi prende spunto dalla
biografia,parla di un incrudelirsi della malattia
venerea,o addirittura di una possibile ereditariet
dal padre di sifilide,oppure di
schizofrenia,depressione..ecc. Chi prende spunto
dalla sua arte,vede nei suoi quadri spiraleggianti
delle caratteristiche comuni a mille altri pazienti
affetti da malattie degenerative del cervello.Con i
mezzi attuali,ogni supposizione possibile,perci

nessuna unica e veritiera.Ci che permesso


dire, che l'arte di Van Gogh illuminante,e la sua
figura,magra piccola e solitaria nella carne,si staglia
in realt gigantesca e poderosa nella storia dell'arte
e dei sentimenti umani.
La scelta dei soggetti rispecchia inebitabilmente lo
stato d'animo dell'artista. il caso dello ''studio di
albero'',un disegno del 1882,dove raffigurato un
albero nodoso dalle radici scoperte che riempe
della sua presenza quasi spettrale un paesaggio
nordico brumoso. L'affinit del soggetto alla selva di
pensieri contorti di chi si sente abbandonato e solo
e non trova comprensione in chi gli sta intorno
chiara nell'essenzialit nodosa di un albero senza
foglie,immerso in una natura gelida e ostile.
La pittura di Vincent manifesta,infatti,una visione
esclusivamente personale dell'arte come
''segno''dell'anima,come ricerca incessante di
qualcosa di irraggiungibile.
Il tema dell'autoritratto occupa un posto notevole
nella sua produzione:questo suo esercitarsi nel
proprio ritratto indica non tanto spirito di
narcisismo ma quanto di profonda solitudine,quasi
che non abbia possibilit di trovare altri modelli se
non se stesso. La ricerca interiore,la libera

espressione dell'animo e delle sue passioni, il tema


rivoluzionario alla base della nascita
dell'impressionismo tedesco,caratterizzato da una
lunga tradizione storica in questa direzione,che Van
Gogh coglie con eccezionale sensibilit ed
interpreta in chiave moderna,dando vita ad uno
sconvolgimento globale del concetto di
rappresentazione artistica,riservando nelle sue tele
le complesse problematiche di una personalit
anomala,sulla quale sono anche state fatte severe
diagnosi che spaziano negli ambiti di varie
psicopatologie. Si potrebbe ricordare la definizione
di Plinio Nomellini secondo cui l'autoritratto
''un'assicurazione contro la scomparsa
definitiva,uno strappo al silenzio della
morte'',un'aspirazione all'immortalit che l'artista
cerca di raggiungere affidando la memoria di s allo
spettatore,ponendolo davanti a ci che di s vuole
rivelare,tracciando un codice interpretativo che
guida alla sua interiorit.Per Van Gogh l'autoritratto
appare quasi come una necessit,un desiderio di
dialogo che ricade in se stesso,l'unico mezzo
tramite cui sconfiggere la solitudine esistenziale
senza scampo,rispecchiandosi in s per cercare da
fuori le ragioni della sua sofferenza:l'autoritratto la

messa in scena del suo dramma umano,il tentativo


di un'autoanalisi attraverso
tratteggi,forme,volumi,colori,il tentativo di giungere
alla sintesi perfetta tra raffigurazione fisica e
sentimento interiore,tra ci che lo spettatore vede
e ci che l'artista sente.Proprio questa intenzione
determina le rivoluzioni formali e stilistiche della sua
pittura,che diventeranno proprie di tutto il
movimento espressionista delegando alla sensibilit
soggettiva dell'artista l'interpretazione della realt.
Nel ritratti di Van Gogh si nota,con grande
risalto,l'influenza del ''pointillisme'',uno stile ed una
tecnica che l'artista incontr durante un suo
soggiorno a Parigi in ambienti impressionisti
confluendo poi nella definizione di un suo linguaggio
personale ed originale.Il colore,esteso a pennellate
distinte in piccole aree vicine una all'altra,in una
profusione di cromatismi vivaci e
contrastanti,audacemente accostati,conferisce allo
spazio circostante dinamismo ed vitalit,mentre la
figura,costruita con tratti forti e decisi,con inserti di
colore puro(''spremitura del tubetto su tela''),
l'immagine vibrante di energia di un animo percorso
dalle passioni ed in continuo conflitto con se
stesso. Freud considerava gli artisti alleati preziosi

per gli studi psicoanalitici poich,diceva,''nelle


conoscenze dello spirito essi sorpassano di gran
lunga noi comuni mortali,poich attingono a fonti
che non sono ancora state aperte dalla
scienza''.Non c' espressione pi adatta a definire
Van Gogh,un mortale fuori dal comune,che ha
trovato fonti di straordinaria profondit per arrivare
alle radici del suo e del nostro animo.

Salvador Dal(1904-1989) il personaggio nel quale


il Surrealismo trova la propria espressione pi
completa ed esasperata che port la propria
provocazione agli estremi limiti della decenza. Tanto
che nel 1923 il suo comportamento gli costa la
sospensione per un anno,mentre nel 1926 viene
definitivamente radiato dallaccademia Reale San
Ferdinando di Madrid per indegnit.Nel 1928 Dal si
reca per la prima volta a Parigi dove
incontra,tramite lamico Mirr,i
Surrealisti(movimento artistico fondato da Breton il
quale punta a superare losservazione e la
riproduzione realistica degli oggetti per rivalutare la
componente irrazionale della creativit umana e la
liberazione delle pulsioni dellinconscio a favore di
una totale libert di espressione),nei confronti dei
quali,pur condividendo molte delle loro motivazioni
artistiche,mantiene sempre un certo altezzoso
distacco. il periodo nel quale Dal costruisce il
proprio personaggio ,imprevedibile ed
enigmatico,anche tramite il modo estroso di vestire
e la stravaganza dei comportamenti in pubblico.
Negli ultimi decenni della sua vita egli finisce per
diventare prigioniero del suo stesso
personaggio:sempre pi scostante,altezzoso e

imprevedibile.Con lui muore lultimo grande


protagonista dellavanguardia artistica del
Novecento. Ladesione di Dal al Surrealismo
,almeno allinizio,sincera e motivata.Egli inventa
una sua particolare tecnica di automatismo che
definisce<<metodo paranoico-critico>> il quale
consiste nel dare forma allimmagini torbide
dellinconscio tramite lutilizzo della razionalit
critica dando vita al fenomeno dellarte come
psicoterapia. La paranoia,secondo la descrizione
che ne d lartista stesso, una malattia
caratterizzata da idee deliranti derivate da delusioni
sistematiche che possono prendere la forma di
mania di persecuzione o di grandezza e di
ambizione.la paranoia porta lindividuo a fissarsi su
un pensiero e su questo trovare tutti gli antidoti per
amplificarlo soffrendo. Questo aspetto della
paranoia come dissociazione mentale viene
confermato dalle esperienze vissute dallartista il
quale nasce dopo la morte del fratello riempiendo il
tremendo dolore di questo lutto alla madre tanto
che fino a 7 anni egli viene visto come la
reincarnazione del fratello morto. Inoltre il padre era
un personaggio conosciuto per la sua attivit di
notaio,molto pragmatico e poco abituato a dare

concessioni o a giocare con il figlio. Il contrasto


padre-figlio edipico sar una delle caratteristiche
psicologiche paranoiche di Salvador in quanto lui
vedeva nel padre tutto ci che combatteva come la
logica e le convenzioni vivendo le sgridate e i
castighi del padre come violenza e stimolo alla pi
feroce disgressione Dal si sempre sentito diverso
e della sua diversit ne diviene orgoglioso tanto da
farla divenire lunico mezzo per superare la sua
fragilit e timidezza psicologica portandolo ad agire
tramite un personaggio geniale e stravagante che si
costruisce addosso:siamo tra i confini della
normalit e linizio della schizofrenia Dal tramite il
metodo paranoico-critico vuole interpretare i
fenomeni deliranti,gli elementi onirici,i tab sessuali,i
desideri di potenza e le fobie e vorrebbe per tanto
riuscire a esprimersi come un paranoico ma,non
essendolo che a parole si percepisce sempre,anche
nelle opere emotivamente pi coinvolgenti,un certo
sublime distacco,nel quale il momento critico riesce
a prendere un lucido sopravvento.Emergono cos
dagli abissi della coscienza e si materializzano sulla
tela esseri ripugnanti,animali mostruosi,frammenti
anatomici,rifiuti dogni tipo,forme ambigue dai mille
possibili significati,figure inquietanti che a seconda

di come si guardano,possono sembrare cose diverse


o pi cose insieme.La sua pittura illusionistica
fondata su unintensa concentrazione di immagini
legate ad ossessioni di
castrazione,putrefazione,onanismo,coprofilia e
impotenza attraverso una perfezione tecnica da
sfiorare ,a volte,la fantasticheria
supernaturalista.
Dal arriva a realizzare opere di notevole
complessit,contenenti immagini doppie,in cui gli
elementi appartengono a pi figure realizzate in
scale diverse.La ricerca delle molteplici
composizioni diviene un gioco di notevole abilit.
Nel quadro apparizione di un volto e di una
fruttiera sulla spiaggia del 1938 sono 4 le
composizioni presenti e intrecciate:un cane,un
volto,una natura morta rappresentata da una
fruttiera sul tavolo e infine un paesaggio nel quale
sono ancora riconoscibili altre storie.In questopera
non vi ,quindi, certezza di nulla e ogni
forma,appena percepita, subito polverizzata e
contraddetta. Cos cento occhi diversi vedranno
ciascuno cento nuove realt. In tanta angosciante
confusione di significati pu forse rincuorarci una
riflessione dello stesso Dal:<<il fatto che neppure

io,mentre dipingo,capisca il significato dei miei


quadri,non vuol dire chessi non ne abbiano
alcuno:anzi,il loro significato cos
profondo,complesso ,coerente,involontario da
sfuggire alla semplice analisi dellintuizione
logica>>.Anche nel sogno causato dal volo di un
apelo spunto banale:egli stava dormendo
quando un ape improvvisamente lo punge.Con
lautomatismo tipico dei surrealisti,Dal cerca di
raffigurare il momento della puntura attraverso la
punta della baionetta che sta per trafiggere il
braccio della ragazza nuda,listante del dolore
rappresentato dalle tigri.
In un altro capolavoro di Dal la giraffa
infuocata del 1936-1937,un piccolo olio,dove la
simbologia psicoanalitica appare evidente,lartista
stesso spiega che dopo gli studi di Freud<<il corpo
umano oggi pieno di cassetti segreti che solo la
psicoanalisi in grado di aprire>>.E quei cassetti
sono pieni delle nostre paranoie e dei nostri tab
sostenuti dalle grucce che rappresentano le
convenzioni sociali. Allartista spetta il compito di
aprirli e di frugarvi dentro alla ricerca dellessenza
delluomo che poi lunica refurtiva che
veramente conta.

Capitolo :Biologia
il trasporto
Oggi lo scopo del presente lavoro biologico quello
di mettere in evidenza la complessit della scienza
della natura e dell'uomo caratterizzato dagli aspetti
immateriali del pensiero e della conoscenza che lo
distinguono dagli altri esseri viventi.
L'uomo,creatura complessa,tende naturalmente a
formare sistemi complessi. Tali sono le reti di
rapporti personali e sociali,la struttura
economica,l'organizzazione del lavoro,il sistema
politico. L'universo dell'uomo non quindi un
universo lineare in quanto non lo egli stesso
come essere vivente e come organismo dotato di
pensiero, non lo nemmeno la sua cultura e il
mondo che egli si costruisce. Malgrado questo si
tende sempre alla riduzione,alla semplificazione,alla
linearizzazione. Non accettando l'irriducibile
complessit che permea il mondo,l'uomo molte volte
ha percorso la strada della riduzione ottenendo dati
destinati all'incomprensibilit.
Vi sono profonde analogie strutturali tra un sistema
complesso naturale (ad esempio la cellula) e

l'insieme di rapporti in una qualunque comunit


umana. In entrambi i casi abbiamo una rete di
relazioni tra i singoli agenti in cui la presenza di
ognuno di essi influenza un certo numero di
relazioni, o perch ne prende attivamente parte,o
perch ne rappresenta una delle condizioni di
possibilit. Si tratta inoltre di sistemi aperti che si
sostengono sulla base di scambi con il mondo in cui
sono immersi dominati dalla dipendenza l'uno
dell'altro. Considerando,infatti,semplici sistemi di
molecole organiche interagenti tra loro possiamo
comprendere il probabile meccanismo che diede
origine alla vita sulla Terra e che,mostrandosi ed
evolvendosi, port l'uomo a una maggior
complessit nel modo di vivere l'esistenza.
In tutti i sistemi viventi ,dai procarioti ai pi
complessi eucarioti pluricellulari,la regolazione degli
scambi di sostanze fra organismo vivente e mondo
non vivente si verifica a livello di ogni singola cellula
e viene realizzata attraverso ci che si chiama
''trasporto''.Esistono due tipi di trasporto:
il trasporto passivo e il trasporto attivo.
Il trasporto passivo non necessita di un consumo di
energia(ATP) e consiste nel passaggio di piccole
molecole e gas(ossigeno,anidride carbonica..)grazie

alla membrana semi-permeabile che funge da


filtro.Esso si distingue in ''diffusione'' e ''osmosi''.
La diffusione il risultato del movimento casuale di
singole molecole,o ioni,che provoca un movimento
netto da una zona pi concentrata ad una meno
concentrata. La velocit della diffusione dipende
dalla differenza di concentrazione. Per esempio,se
fuori dalla cellula,nel liquido che circonda la cellula
la concentrazione esterna di una sostanza molto
elevata e invece all'interno del citoplasma la
concentrazione bassa,la sostanza tender a
entrare e a diffondersi dentro la cellula con grande
velocit,finch le due concentrazioni non si saranno
equilibrate. Il gradiente la differenza di due
concentrazioni. Le sostanze che si spostano da una
zona dove la concentrazione maggiore ad una
dove la concentrazione minore si muovono
''secondo gradiente'' .La diffusione uno dei
meccanismi principali con cui le sostanze si
spostano all'interno delle cellule e perch sia
efficace occorre che si verifichi su distanze brevi e
che ci sia un alto gradiente di concentrazione.
L'osmosi il processo di diffusione dell'acqua che si
sposta sa una regione di minor concentrazione di
soluto ad una regione di maggior concentrazione di

soluto cio da una soluzione con potenziale idrico


(energia accumulata da un corpo per effetto della
sua posizione) maggiore ad una soluzione con
potenziale idrico minore.
Nella cellula l'acqua ,per osmosi,si sposta da un lato
all'altro della membrana tendendo ad eguagliare la
concentrazione esterna a quella interna.L'acqua
cerca di rendere isotoniche (stessa
concentrazione,ugual numero di particelle
disciolte)le due soluzioni,cio si sposta da quella
ipotonica(minor concentrazione si soluto,maggior
potenziale idrico) a quella ipertonica(maggior
concentrazione di soluto,minor potenziale idrico).
In un recipiente d'acqua in cui viene versato del
colorante ci sono due gradienti:l'acqua ne segue
uno,il colorante l'altro. Quando la concentrazione
sar uniforme,le molecole si muoveranno ancora
casualmente,ma non ci sar nessun movimento
netto n di colorante,n d'acqua.
Esiste poi un tipo di diffusione che viene
definita''facilitata'' in quanto consiste nel passaggio
di alcune molecole polari e ioni che non potendo
attraversare direttamente la membrana
usufruiscono di alcune proteine di
trasporto(secondo gradiente).In questo caso la

velocit della diffusione non dipende solamente


dalla differenza fra i gradienti di
concentrazione(come per la diffusione libera),ma
anche dal numero delle proteine trasportatrici
specifiche che sono presenti sulla membrana.
Il trasporto attivo consiste in un processo
endoenergetico per mezzo del quale molecole
idrofile(reagiscono con l'acqua,ad esempio gli
zuccheri)e ioni vengono trasportate ''contro
gradiente''(da una zona a minor concentrazione ad
una a maggior concentrazione)per mezzo di
proteine trasportatrici dette pompe. Per attuare
questo passaggio,attivo perch controllato dalla
cellula,la membrana cellulare deve compiere un
lavoro e quindi utilizzare energia sotto forma di
molecola di ATP. Uno dei sistemi di trasporto attivo
la pompa sodio-potassio. Questa mantiene la
concentrazione degli ioni sodio(Na+)nel citoplasma
ad un livello relativamente basso e la
concentrazione degli ioni potassio(K+)ad uno
relativamente alto.
Lo ione Na+ contenuto nella cellula si adatta
perfettamente alla proteina di trasporto.Nello
stesso istante,una reazione che produce energia
utilizza l'ATP per attacare un gruppo fosfato alla

proteina. Ci fa assumere alla proteina una


configurazione alternativa e lo ione Na+ viene
rilasciato verso l'esterni della membrana.La proteina
di trasporto ora pronta ad accogliere lo ione
K+,che d luogo alla liberazione del gruppo fosfato
della proteina,ci produce il ritorno alla
configurazione iniziale e il rilascio del potassio verso
l'interno della cellula(studi quantitativi hanno
dimostrato che ogni sequenza completa trasporta
tre ioni Na+ fuori dalla cellula e due ioni K+ dentro).
L'attraversamento della membrana cellulare,con o
senza aiuto di proteine di trasporto,non l'unico
modo con cui le sostanze entrano ed escono dalla
cellula. Un altro tipo di meccanismo di trasporto
coinvolge vescicole o vacuoli che vengono prodotti
dalla membrana cellulare o si fondono con essa.
Ad esempio molte sostanze vengono esportate dalla
cellula all'interno di vescicole prodotte dall'apparato
di Golgi:le vescicole si spostano dall'apparato di
Golgi verso la superficie della cellula,e qui espellono
il loro contenuto. Questo processo noto come
''esocitosi'' .Il trasporto di vescicole o vacuoli pu
avvenire anche in direzione opposta(la sostanza che
deve essere trasportata all'interno della cellula fa
ripiegare la membrana verso l'interno producendo

una vescicola che racchiude la sostanza che poi


viene liberata nel citoplasma):il fenomeno si chiama
''endocitosi''.
Si conoscono 3 tipi di endocitosi:
1-fagocitosi:il contatto fra la membrana cellulare e
la sostanza solida provoca un'estensione della
membrana cellulare sulla particella,che viene
racchiusa in un vacuolo,immettendo i loro enzimi
digestivi(ad esempio,i macrofagi ed altri tipi di
globuli bianchi del nostro sistema sanguigno
inglobano i batteri ed altri invasori in vacuoli
fagocitici);
2-pinocitosi:la membrana cellulare si ripiega
all'interno producendo una vescicola intorno alla
sostanza liquida esterna che deve essere
introdotta;
3-Endocitosi mediata da ricettori:la sostanza che
deve essere trasportata all'interno della cellula deve
prima legarsi alle specifiche molecole dei recettori.
Il colesterolo,ad esempio, portato dentro alle
cellule animali per endocitosi mediate da recettori.
Si intravede,quindi,come la molteplicit di fattori
che caratterizzano il ''viaggio'' cellulare possano
essere accomunati alle numerose variabili che

intervengono nel ''viaggio'' umano:conoscere le


strutture dell'uomo ci permette di conoscere gli
uomini e il loro complesso modo di interagire
derivante proprio dalla loro natura. Ormai la scienza
e la tecnologia hanno un impatto profondo sugli
individui e sul loro sviluppo,le condizioni scientifiche
divengono strettamente correlate al modo di vivere
dell'uomo e quindi al suo modo di concepire
l'esistenza in questa societ che ''ci vende'' come
merce di scambio e ci trasporta in una dinamica
industriale dove l'importante ci che hai e non ci
che sei,costruendo l'autodistruzione dell'intera
specie:''siamo ci che mangiamo'' .

Capitolo :italiano
Leopardi,Pirandello,Montale
Leopardi (1798-1837) seguendo un'educazione da
autodidatta,che svolge per ore nello studio del
padre dove si trovava la biblioteca,riesce grazie al
suo ''studio matto e disperatissimo'' (gli piaceva
studiare ed a questa attivit egli dedicava tutto il
suo tempo,non avendo una vita sociale) ad
acquistare una cultura vastissima che lo porta ad
essere imparagonabile per ereduzione.
La nascita del suo sentimento negativo discende sia
dall'incapacit della societ di soddisfare le sue
esigenze sia dai rapporti con l'altro sesso
pergiudicati dal suo sgradevole aspetto(soffriva di
scogliosi e finisce per perdere la vista a causa del
suo continuo e incessante studio notturno).
Nei suoi anni giovanili,precedenti il 1819,egli si
convince di essere destinato ad una personale
infelicit('piccoli idilli:''infinito''). Proprio in questo
periodo,infatti,avviene quella che egli stesso
definisce la conversione filosofica
determinata,cio,dall'abbandono definitivo delle idee
cattoliche della famiglia per abbracciare le idee

illuministe del ''materialismo meccanicistico'',


secondo cui tutto ci che esiste,anche l'uomo,
materia e per questo segue un ciclo di
nascita,crescita e morte;infatti Leopardi stesso
afferma<<questo universo tutto un ciclo di
nascita e distruzione anche l'uomo>>(operette
morali:''dialogo della natura e di un
islandese''),del''sensismo'',cio la tendenza filosofica
per cui la conoscenza parte sempre dal dato
sensibile,l'opposizione ''natura-ragione'' e la ''teoria
del piacere'' che poi rielabora in maniera del tutto
personale.
Se,in un primo momento,egli ritiene che gli altri
uomini potessero accedere a una felicit che a lui
era negata(pessimismo individuale),negli anni che
vanno dal 1820 al 1823 Leopardi sviluppa il cos
detto ''pessimismo storico'':gli antichi che vivevano
secondo natura,dando libero sfogo a fantasie e
sentimenti,potevano essere felici,i moderni, invece,
che hanno abbandonato la natura per la ragione
sono destinati all'infelicit. In questa seconda fase
la natura benigna mentre la ragione maligna.
A partire dal 1923,come ci testimoniano le operette
morali(trattano il tema del rifiuto del progresso
sociale,in quanto qualunque miglioramento non pu

cambiare la condizione di infelicit dell'uomo,e del


rifiuto dell'idea dell'anima e della sua immortalit in
quanto tutto materia),Leopardi approda a una
nuova concezione del pessimismo cio il cos
detto''pessimismo cosmico'' o universale per cui
tutti gli uomini di tutti i tempi sono destinati
all'infelicit. Ci accade perch l'uomo una
creatura finita dotata per di un desiderio infinito di
felicit. Tutte le illusioni dell'uomo sono,per
Leopardi,destinate ad essere deluse e la condizione
dell'esistenza umana di dolore. In questa fase la
natura diventa matrigna perch assolutamente
indifferente alle esigenze e alle aspirazioni
dell'uomo,la ragione invece assume la funzione
positiva perch consente all'uomo di conoscere la
verit e di poterla affrontare con consapevolezza e
dignit(nell'ultimo dei canti pisanorecanatesi,''canto notturno di un pastore errante
dell'Asia'',un pastore nomade dell'Asia si rivolge
,prima,alla luna ponendole angosciosi interrogativi
sulla vita e sul destino degli uomini ma essa
rappresenta la natura che in continuo mutamento si
disinteressa dell'uomo,e,in un secondo tempo,si
rivolge al gregge il quale essendo costituito da
esseri viventi destinato a soffrire ma non avendo

la ragione non consapevole e quindi vive


beatamente rispetto all'uomo che non pu ignorare
la verit).
Il culmine del pessimismo leopardiano viene toccato
con il ''ciclo di Aspasia'',in ''a se stesso'' si ha
un'accentuazione dell'amarezza determinata dalla
fine della sua ultima e pi resistente illusione che
era quella d'amore e pi precisamente,innamoratosi
di una donna in vista che non lo corrisponde,utilizza
l'appellativo di Aspasia,prostituta vissuta in Grecia e
amante di Pericle,proprio per spiegare l'incostanza
e la vacuit della donna amata.
L'ultima fase del pessimismo di Leopardi stata
definita,dal critico letterario Walter Binni,del
''pessimismo titanico''(i titani si ribellano a Giove e
vengono puniti cos allo stesso modo gli uomini
devono ribellarsi allo strapotere della natura anche
se sanno che verranno sconfitti perch cos almeno
mantengono la dignit)per cui Leopardi,pur
mantenendo intatta la propria visione del
pessimismo cosmico,si convince che gli uomini uniti
in una ''social catena'' debbano,anche se destinati a
soccombere,contrapporsi alla natura perch in
questo coraggio st la grandezza
dell'uomo(concetto notevolmente evidenziato con

''La Ginestra''dove essa situata in un posto arido


ed descritta tramite il suo profumo e il suo
intenso colore diventando ,cos, un simbolo di
speranza in quanto,seguendo l'esempio della
Ginestra che si oppone pur non potendo vincere la
lava,gli uomini,con determinazione,dovrebbero
opporsi anch'essi alla natura pur consapevoli di
venir sconfitti).
Riprendendo l'incapacit dell'uomo di essere felice
Leopardi vede l'uomo incapace quindi di rinunciare a
un desiderio di piacere che non pu raggiungere
come soddisfazione piena e completa.
Leopardi crede che non si pu raggiungere il
piacere edonistico,quello che si prova quando si
raggiunge uno scopo,perch secondo lui esiste solo
il piacere catastematico cio come assenza di
dolore fisico (aponia) e assenza di turbamento
(atarassia). Il prolungarsi di questo piacere,per,non
si trasforma nella felicit intesa come condizione
duratura ma solo un piacere temporaneo.
Il piacere leopardiano si raggiunge tramite
l'attesa(fase progettuale) e dopo una grande
sofferenza. L'attesa ben rappresentata nel''Il
sabato del villaggio''(canti pisano-recanatesi)dove lo
scopo non si realizza e subentra la delusione.

Secondo l'autore l'attesa si ha quando siamo in et


della giovinezza mentre la delusione la si conosce in
et adulta come in ''a Silvia''(canti pisanorecanatesi)dove la ragazza protagonista muore
giovanissima di tubercolosi e per questo
considerata sfortunata ma d'altra parte anche
ritenuta fortunata perch non obbligata ad
assistere alla caduta dei suoi ideali puerili.
In ''quiete dopo la tempesta''(canti pisanorecanatesi)Leopardi espone ,attraverso
l'espressione ''piacer figlio d'affanno'' ,la concezione
secondo cui solo dopo un dolore possiamo provare
piacere.
Inoltre Leopardi nega la possibilit che dal piacere
derivi la felicit in quanto appena si prolunga la
condizione di piacere o viene troncata dal dolore o
diventa noia:''la vita come un pendolo,una
continua oscillazione tra dolore e
noia(schopenhauer).
Leopardi non crede,per,che la soluzione sia il
suicidio in quanto,essendo tutti accomunati dalla
stessa sorte, giusto opporre resistenza per
solidariet di chi con lui forma la social catena.

Pirandello(1867-1936)espone il suo pensiero


tramite una riflessione di tipo ontologica,legata
all'uomo in quanto tale. Cogliendo l'assurdit
dell'esistenza attraverso l'ironia e il paradosso
Pirandello esplicita l'idea che l'uomo sia
impossibilitato ad uscire da questa situazione in
modo positivo. Egli ha come punto di partenza il
contrasto tra vita e forma. Per lui la vita non che
un flusso continuo e incessante che presuppone
mutamenti costanti ed inevitabili. Tuttavia l'uomo
per consentirsi di vivere in un contesto sociale ha
bisogno di organizzarsi assumendo una forma che
sostanzialmente un ruolo sociale. Nel momento in
cui l'individuo assume questa forma essa gli
appartiene,ma poich la vita inesorabilmente
continua a scorrere mentre la forma rimane uguale
a se stessa,essa si trasforma in una prigione,una
maschera rigida dalla quale non possibile uscire in
modo positivo. La persona indossando la maschera
diventa una sorta di personaggio che recita una
parte agendo nel modo in cui il contesto sociale si
attende da lui. In questo vivere adeguandosi alla
forma,senza avvertire,o fingendo di non
avvertire,alcun disagio,ad un certo punto si verifica
una rivelazione improvvisa,una sorta di epifania che

svela all'uomo l'assurdit della vita. L'individuo ora


non pu pi far finta di non comprendere la propria
condizione diventando una ''maschera nuda'' senza
protezioni o autoinganni. Pu scegliere,quindi,di
percorrere 3 vie nessuna delle quali per garantisce
una liberazione positiva della forma:il suicidio,la
pazzia(consente di vivere al di fuori di ogni schema
e di ogni norma)e il lasciarsi vivere(ritirarsi
volontariamente ai margini della societ rifiutando
ogni occasione di inserimento sociale).
Inoltre per Pirandello non esiste una verit assoluta
ugualmente condivisa da tutti gli uomini,ma esistono
solo tante verit relative che dipendono dai punti di
vista dei singoli individui. Poich,per
Pirandello,nessuna verit di per s migliore di
un'altra,allo stesso modo impossibile far s che
l'uomo riesca a far comprendere i propri pensieri e
le proprie idee come erano stati intesi. Nasce,in
questo modo,una sostanziale incomunicabilit tra gli
uomini;percui quando un individuo dice ''a''il suo
messaggio viene recepito come''b,c,d...'' in un
numero variabile pari a quanti sono gli interlocutori
e in relazione al tempo,poich la stessa frase
assumerebbe significati diversi perch la vita
continua a scorrere.

Tutti questi aspetti sono ampiamente ritrovati nelle


sue opere pi significative quali il ''f Mattia Pascal''
e ''uno,nessuno,centomila''superiore di un ventennio
(1925-1926) composto nel momento di piena
maturit dell'autore. In entrambi i personaggi
principali (Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda)sono
connotati dall'impossibilit di liberarsi dalle
maschere se non attraverso il suicidio,la pazzia o il
lasciarsi vivere. Per questo tutti e due si ritirano e
rinunciano anche a comunicare con gli altri:Mattia
Pascal si ritira nella casa della zia Scolastica
mentre Vitangelo Moscarda si ritira come
nullatenente nella casa per poveri costruita coi suoi
soldi. Vitangelo l'emblema dell'incomunicabilit in
quanto ogni suo gesto continuamente frainteso e
mal interpretato. Inoltre si assiste ad una
proliferazione della maschera rispetto al ''f Mattia
Pascal''poich i punti di vista su un'unica persona
sono tantissimi e variano a seconda delle
relazioni(Mattia Pascal diventa Adriano
Meis,Vitangelo viene visto come ''lo strozzino''dalla
gente,''il marito un po sciocco da manipolare''dalla
moglie,''un incapace''dai colleghi...).
Altre opere di notevole importanza sono le opere
teatrali,di ambientazione siciliana e di sfondo

borghese,tramite cui esprime i concetti di


pazzia(Enrico IV) e di metateatro(teatro nel teatro).
In ''cos ,se vi pare''Pirandello illustra il ferreo
controllo sociale esercitato da un piccolo centro
dove tutti si interessano degli affari di
tutti,collocando al centro dell'opera le varie
interpretazioni dei personaggi che sentenziano il
relativismo conoscitivo,cio la convinzione di
Pirandello dell'esistenza di pi verit di cui nessuna
ha valore oggettivo e di cui nessuna in grado di
spiegare quale verit sia pi giusta di un'altra.
In ''Enrico IV''la follia viene esaminata in tutte le
sue possibili forme,collocando al centro dell'opera
l'assenza mentale. Il protagonista,dopo aver
attraversato gli abissi della follia,rivela di essersi
rinchiuso in una condizione,volontaria,come in un
rifugio. La follia gli consente di dire quello che vuole
e di vivere in un universo libero da condizionamenti.
Essa permette di sottrarsi al conformismo,di
esimersi dall'essere quale gli altri ti descrivono e ti
vogliono. Al riparo della sua follia EnricoIV riesce
non solo a cogliere tutti i sentimenti altrui,ma anche
a provocarli. Egli per finisce per interpretare un
ruolo che non gli si addice pi e per questo
decider di togliersi la maschera.

Nelle opere del metateatro che formano una


trilogia(''sei personaggi in cerca di autore'',''ciascuno
a suo modo'',''questa sera si recita a soggetto'')si ha
il coinvolgimento del pubblico direttamente
chiamandolo in causa. Lasciando attenuarsi,fino a
quasi scomparire,la distinzione tradizionale tra
platea e palcoscenico,si cerca,cio di creare una
interazione con il pubblico che viene interpellato o
provocato. Cos facendo la finzione teatrale viene
meno in quanto viene svelata,cio si fa
comprendere a chi guarda che si tratta di una
finzione costruita. Viene ripreso in queste opere il
problema dell'incomunicabilit in quanto
impossibile per l'uomo comunicare la propria verit;
se si presume di farlo si crea il dramma. Ad esempio
in ''sei personaggi in cerca d'autore''i sei personaggi
tentano di spiegare la loro vicenda agli attori che
accettano di mettere in scena la loro storia,ma a un
certo punto i personaggi rinunciano,perch ognuno
degli attori percepisce messaggi differenti dal
capocomico che gi aveva travisato l'opera
dell'autore e cos anche il pubblico recepisce
tutt'altro dalla finzione degli attori tanto che alla
fine la storia non pi la stessa. La trama quindi
funzionale al messaggio che egli vuole trasmettere.

Montale(1896-1981) procede verso


l'approfondimento di una visione della vita
pessimistica determinata,cio,dalla cupa angoscia
esistenziale dell'uomo. Egli crede,infatti,che essa
non sia altro che la consapevolezza del ''male di
vivere'',la coscienza dello ''scacco'',della sconfitta
dell'uomo. Tale condizione ontologica deriva dal
fatto che l'uomo non pu ritrovare il senso nella
propria esistenza e quindi il vivere come in una
continua successione di eventi senza perch
produce angoscia. Inoltre non esistono vie d'uscita
a questa condizione di sofferenza cosmica in cui
neanche la poesia pu fornire soluzioni
drammaturgiche. Tuttavia ci possono essere
rivelazioni improvvise(epifanie) che pur non
concedendo all'uomo l'intero senso del suo vivere
gli fa comprendere che anche se egli non pu
conoscerlo un perch esiste:''talora ci si aspetta di
scoprire uno sbaglio di Natura,il punto morto del
mondo,anello che non tiene,il filo da disbrogliare che
finalmente ci metta nel mezzo di una verit''(''I
limoni'').L'uomo deve quindi porsi delle
domande,interrogarsi sui dubbi che avvolgono
l'esistenza. Montale utilizza dei simboli,che egli
chiama ''correlativi oggettivi'',per rappresentare il

senso della rivelazione,della percezione improvvisa


del senso della vita(intuizione). In ''spesso il male di
vivere ho incontrato''Montale definisce,attraverso
un climax ascendente,cos' il male di vivere;''la
strozzatura della riva che gorgoglia(piano
inanimato),la foglia che si accartoccia(piano
vegetale),il cavallo che stramazza(piano animale)'';e
cos' l'indifferenza divina,lontana e poco attenta al
dolore dell'uomo;''la statua nella sonnolenza del
meriggio e la nuvola,e il falco alto levato''. In
''meriggiare pallido e assorto'' viene utilizzato un
altro correlativo oggettivo che riassume il pensiero
di Montale sulla disperazione dell'uomo di fronte al
proprio destino:''com' tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia che ha in cima
cocci aguzzi di bottiglia''.
La dimensione negativa che domina la raccolta
deriva dalla constatazione dell'impotenza
dell'uomo(il non senso della vita)ma Montale non
esclude l'esistenza della positivit verso la quale il
poeta tende in una serie di tentativi destinati alla
sconfitta in quanto egli non in grado di rivelare
alcuna verit assoluta,al massimo pu dire ''ci che
non siamo e ci che non vogliamo'' (testo
programmatico,''Non chiederci la parola'').

L'uomo per non deve arrendersi mai,deve sempre


cercare un varco,una via di salvezza,una''maglia
rotta nella rete che ci stringe''.
La produzione del primo Montale rappresentata
dalla raccolta ''Ossi di seppia''(1925)in cui gi si
intravede l'idea centrale della sua poesia ''il modo di
concepire l'uomo''. Il suo linguaggio poetico
caratterizzato da una sostanziale precisione
naturalistica(ogni cosa indicata con il proprio
nome)e dall'utilizzo di termini dialettali,gergali o
tecnicistici,seguendo un andamento discorsivo ma
anche con tono sentenzioso. Poi cambier il modo
di fare poesia ma il tema dominante rester il
medesimo. Questa raccolta ha una ambientazione
ligure ma senza alcuna seduzione turistica,colta
nella sua asprezza per raffigurare meglio la
drammaticit dell'esistenza: ''muro rovente,pruni e
sterpi,crepe del suolo,veccia,fronde,scaglie di
mare,calvi picchi,fruscii delle serpi,scricchi delle
cicale...''(''Meriggiare pallido e assorto'');''muro
scalcinato,prato polveroso..'' (''Non chiederci la
parola''). una poesia di scarti,di relitti,cio,il poeta
pu cogliere dell'esistenza solo ci che gli stato
consentito di trovare:''non chiederci una parola che
definisca sotto ogni aspetto il nostro animo

informe....non domandarci una formula che possa


svelarti dei mondi solamente qualche sillaba storta
e secca come un ramo. Oggi possiamo dirti solo
questo:ci che non siamo,ci che non vogliamo''
(''Non chiederci la parola'').

Capitolo

: inglese

Coleridge,Joyce,Kerouac
The Romantic poets use a simple language because
they are a teacher and their task il teaching the
ideals of beauty,truth and freedom all people.
In english Romanticism prevails the poetry because
it represent better the new sensibility,the feeling
and the emotions.
The ''Lirical Ballads''written by Wordsworth and
Coleridge that take a part of first generation of
great english Romantic poets.They agree a that
Would write about the ordinary situation and nature
with the simple language and it is a tasj of
Wordsworth while for speak about the
supernatural,mystery and visionary topics needs to
utilize the petic former by Coleridge.This narrative
poem,at the origins,was accompaind by sounds and
dances.It is divided in short stanzas:there are
refrains and the repetion of same words to easier
remember.In the title,''The Rime of the ancient
Mariner'',the ''rime'' are two meanings:
the first is a zone of ice in the ocean while the
second is a rhyme(the two words have the same

sound but different meaning).


There is a frame story:an ancient Mariner stops
the people going to a wedding-feast and he tells his
story.Morever the inner story is made up of seven
part.
Part one:One day the ship,that was composed of
200 sailors,was bloked in desolate ice.Then a bird
appeared,an Albatross.Fowl followed the ship amd
guided il but to the mist.Then the ancient
Mariner;who was a protagonist;for no good
reason,shot and killed the Albatross.
Part two:The wind died so the ship couldn't move
and the sun became hot.There wasn't water and in
the sea appeared monsters.So the sailors punished
the Mariner put the Albatross around his neck.
Part three:A ghost ship arrived with on board two
woman,Life-in-death won the Mariner and Death
won all the others that dead.
Part four:The survive Mariner saw water-snakes in
the ocean and he thoughting beautiful them,the
Albatross fell from his neck.
Part five:The Mariner was at one with nature.when

he awoked from a dream there was a storm and the


dead sailors rose up from dead and sailed on the
ship.
Part six:The Mariner would always be haunted by
sailors dead.The ship is guided by angels when the
Mariner saw on a boat a pilot,his assistent and a
Heremit.He decided to ask the Heremit for
forgiveness for his sin(killing the Albatross).
Part seven:the ship sank and the pilot and assistent
thought he was dead in sea and they went crazy.
The Heremit asked him what type of man he had
been.The Mariner realised that he was victim of a
curse;for the rest of his life he must tell people gis
story from the beginnung to the end.He tells the
wedding-Guest that to love god it is necessary to
love all his creatures.
In according to medioeval tradition the Albatros
was a mystical bird and represent the love bond,the
links man to nature,the relation between man and
God.For this reason to kill him was a sin whose
needs punishment.
In Biographia Literaria XIV, Coleridge writes:

The thought suggested itself (to which of us I do


not recollect) that a series of poems might be
composed of two sorts. In the one, incidents and
agents were to be, in part at least, supernatural,
and the excellence aimed at was to consist in
the interesting of the affections by the dramatic
truth of such emotions, as would naturally
accompany such situations, supposing them real.
And real in this sense they have been to every
human being who, from whatever source of
delusion, has at any time believed himself under
supernatural agency. For the second class,
subjects were to be chosen from ordinary life...In
this idea originated the plan of the Lyrical
Ballads; in which it was agreed, that my
endeavours should be directed to persons and
characters supernatural, or at least romantic;
yet so as to transfer from our inward nature a
human interest and a semblance of truth
sufficient to procure for these shadows of
imagination that willing suspension of disbelief
for the moment, which constitutes poetic
faith....With this view I wrote the Ancient
Mariner.

In Table Talk, 1830-32, Coleridge wrote:


Mrs Barbauld tole me that the only faults she
found with the Ancient Mariner were that it
was improbable and had no moral. As for the
probability to be sure that might admit some
question but I told her that in my judgment the
poem had too much moral, and that too openly
obtruded on the reader, It ought to have no
more moral than the story of the merchant
sitting down to eat dates by the side of a well
and throwing the shells aside, and the Genii
starting up and saying he must kill the merchant,
because a date shell had put out the eye of the
Geniis son.
There are many different interpretation of the
poem.
In the religions view the Mariner is a common
man who has commetted a sin against nature
and so against God.The Albatross is the God's
name,the victim of a crime.In the end the
Mariner suffers and he repents so he expiates
the sin teaching others to respect God and his
creatures.

In the social view we are responsable for our


action but if ''no man is a land''so ''no one is
isoled''and our action may affect the life of the
others.
In the poetic view the Mariner is the rebel poet
that breaks the bond with the conventions ,
outcast.The artist is the spokeman of the truth
and ,like the Albatross,he flys above the others.
Travel represent the human life and we
travel(live) through suffering to expiate our sin.
''This is a travel of purification''.
james Joyce(1882-1941) is a cosmopolitan spirit
and he considers his country paralized. He had
represented the incarnation of ''interior
traveller''. In his poems he shows like everybody
can to reveal oneself be a ''Ulysses'' engaged in
your personal ''Odyssey''. He teachs like the
travel can be a everything of inside that reflect
itself in the place and in the different stile used
to describe them,but that in deep all gushs from
the man. Joyce describe continually with
extreme precision a Dublin that now live only
into his remembrances,a Dublin that became

mirror of his inner life,map of his diversions,of


his thoughts,of his humours.
So Dublin became a neutral container of life , like
paraphrase of travel,to feel we all in travel because
always engaged to think of another indifferents of
the life that around us,indifferents of the others
travellers that go with us and on the contrary
wishing to kill all the anothers and of dedicate
oneself only at our travel in perfect solitude,into a
beautiful metaphysics,a sad travel because can't
that have a only end and a only theatre and a city
isn't important when the very travel is the life
everywhere,also Dublin.
Joyce's description of his characters is based on
introspection in fact the perseption of time is
subjective not objective.For this reason Joyce write
in impersonality made because he doesn't express
his point of view.So he created a new narrative
tecnique,''the stream of the consciousness''that
consist to use the free direct speech and ephifany
(sudden awareness,sudden spiritual manifestation)
for tell the thoughts of characters trough interior
monologue into succesion of words without
punctation or grammar connections and reality

became the place of our psychological projections


our symbolical archetypes and cultural knowledge.
The moral centre of ''collection dubliners'' is
paralysis and the revelation to its victims(the
knowing oneself is a basis of morality).The main
theme is the failure to find a way out of ''paralysis''.
The paralysis of Dublin which Joyce wanted to
portray is physical,resulting from external
forces,and moral,linked religions,politics and
culture.Dubliners accept their condition because
they aren't aware of it or they lack the courage to
break the chains that bind them.All the Dubliners
are spiritually weak and fearful people,they are
slaves of their familiar,moral,cultural,religious and
political life.Because of their failures they escape
and live in exiles at home unable to cut the bonds
that tie them to their own world.
For example,in ''Eveline'' Joyce describe Eveline
sits at the window, watching the avenue. She thinks
of her family. Years ago, the children on the avenue
used to play on a field where now stand many
houses. She and her siblings are now grown up, and
her mother is dead. Eveline is nineteen years old,
and she is planning to leave Ireland forever. She

works very hard, at a store and also at home, where


she cares for her old father. She won't miss her job
in the store. She has mixed feelings about her
father. He can be cruel, he beat his daughter, and
he often threatens her with violence. Now her
brothers there aren't, in fact Ernest is dead and
Harry is often away on business, and so there is no
one to protect her. She takes care of two young
siblings and gives over her whole salary for the
family, but her father is always accusing her of
being a spendthrift. She is going to leave Ireland
with a sailor named Frank. He has a home in
Buenos Ayres. Frank treats her respectfully and
with great tenderness, and he entertains her with
stories about his travels around the world; but her
father dislikes him. Still, she loves her father and
regrets the idea of leaving him in his old age. At
times he can be kind. She remembers her mother's
death, when she promised her mother to keep the
home together as long as she could. Her mother
lived a life full of sacrifices and in final she became
mad. She finished babbling the enigmatic phrase
"Derevaun Seraun!" again and again. The fear of
that memory strengthens the resolve in Eveline to
leave. But at the station, with the boat ready to

leave, she is paralyzed. She cannot go; the world is


too frightening. Eveline gripped at the railing
watched her boyfriend Frank in his eyes without
regrets, while his boat was going away.
The Eveline's character is multiform and her
mentality is complex.She is influenced from the
external world and for this reason she doesn't
successful at listen herself,she is preoccupied of
the others but not of her except when is exhausted
from a life that has never been happy for her.
''She travels through her memory''.
Jack Kerouac(1922-1969)after the war he started
travelling back and forth across the states.
He represent the symbol of the''beat generation''
and ''On the road'' is the beat testimony for
excellence.The stile is that of great american poem:
rich description,views of deserterd landscapes and
sense of freedom of the travel.Yet '' On the road''
starts a ''purification''from the grammatical and
syntactics traditional rules,creating a new narrative
tecnique''the spontaneous prose'' that like Kerouac
tells:''before satisfies yourself,and then at the
reader doesn't lack the telepathic shock and the
expressive correspondence because in your

mind work the self psychologicals rules''.


Kerouac is very unsatisfied and always at research
of recognition and of the interior peace,will starts
to transmit all these exigences on paper.
The novel(''On the road'')tells a journey without
destination, written in the diary form. The
protagonists escape from the city searching for
something different to overcame the sense of avoid
on the road they are free.Sal paradise,the narrator,
is Kerouac while the hero of the book is Dean
Moriarty,a fictionalised Neal Cassidy(an intellectual
friend of Kerouak that trasmitted him
enthusiasm,lack of inhibitions,love of aventure).
''On the road''represent a manner of be,a behaviour
in front of the life makes of nomadism and of
alternatives bonds,where the unquiet go of the
characters,and their hopeless research of company
aren't that the means for find again oneself at
margin of a prevalent conformism.
<<We must go and don't never stop till we don't
arrive.>>.
<<where to go,friend?>>
<<i don't know,but we must go!>>.

'like is strange be far from <<home>> when the


distance is a entire continent and you don't know
not even more where is the your home and the
<<home>>that remain is that you have in mind''.
''The travel is physical (experience) , psychological
(gives a some of freedom on alternative to routine)
and cognitive (to improve knowledge)''.

Conclusioni
La mappa qui presente consente una prima
perlustrazione del tema del viaggio,inteso non solo
in senso concreto e realistico ( di spostamento
nello spazio e nel tempo ) ma anche in senso
simbolico di desiderio,tensione di conoscenza e di
ricerca e - viceversa - di distacco, di esilio, di
perdita, di allontanamento da s e dalle cose pi
care.

Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che


riassume - forse integralmente - i significati
concreti e simbolici legati al tema del viaggio:
l'Odissea di Omero. Il viaggio di Ulisse un viaggio
di ritorno dalla guerra< di Troia > alla sua nativa
Itaca, la patria abbandonata e ritrovata insieme
alla moglie Penelope ed al figlio Telemaco. Quindi il
viaggio pu essere considerato inizialmente nella
sua circolarit ( partenza / percorso / arrivo e
recupero ) ove emerge soprattutto la finalit
ultima della meta, del raggiungimento di uno scopo
( la ricongiunzione, la riconquista definitiva della
stabilit attorno ai valori originari ). Ma
immediatamente, rileggendo attentamente la
vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non pu
consistere solo nell'approdo al porto finale, ma
piuttosto nel superamento di mille pericoli,
ostacoli, prove e nella verifica di mille esperienze.
Il viaggio diventa prova di conoscenza, nel senso
pi ampio del termine.
Esso lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo,
l'istintiva attrazione / repulsione per ci che ci
estraneo, la misura della distanza che ci separa

dalle realt sconosciute, la sfida al confronto,


l'abilit di relazionarsi con il diverso da noi, la
capacit di adattamento a situazioni imprevedibili.
Ma l'Odissea rivela anche un'interessante variet
di atteggiamenti nel carattere del navigatoreviaggiatore Ulisse: la tenacia nel sopportare le
avversit naturali ( tempeste ), l'astuzia
nell'aggirare pericolosi imprevisti ( Polifemo ), la
temerariet nel varcare la sfera del conoscibile
( viaggio agli Inferi ), l'abilit retorica nel narrare le
varie tappe della sua peregrinazione ( il racconto
ad Alcino), l'eroismo ed il coraggio fisico, il gusto
del rischio e dell'avventura.
Dunque il significato del viaggio soprattutto nel
suo percorso: la meta pu materializzarsi in modo
imprevedibile e talvolta pu addirittura sfuggire,
pu essere perennemente e vanamente inseguita.
La violazione del sacro un' altra delle minacce
oscure che attendono chi si inoltra nei territori
sconosciuti ma eccitanti della scoperta. La
rivelazione di ci che non appartiene alla nostra
cultura spesso misteriosa e rischiosa risulta
l'imperfetta interpretazione dei segni proposti a chi
perlustra l'ignoto da parte del divino( Coleridge ).

Il viaggio in mare del resto metafora della vita.


Essa come una navigazione che si concluder in
un porto assalito dalla tempesta. L'esistenza ( la
nave) destinata a perdere la sua guida (la
ragione) ed il poeta che rappresenta il dramma
umano, si sente in balia di se stesso.

La vita fugge e non s'arresta un'ora,


e la morte vien dietro a gran giornate,
e le cose presenti e le passate
mi danno guerra e le future ancora;
e 'l rimembrare e l'aspettar m'accora or quinci
or quindi, s che 'n veritate,
se non ch'io ho di me stesso pietate,
i' sarei gi di questi pensier fora.
Tornami avanti s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo, e poi l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i venti;
veggio fortuna in porto, e stanco omai
il mio nocchier, e rotte arbore e sarte,
e i lumi bei, che mirar soglio, spenti.
(f.Petrarca,Canzoniere)

Il viaggio diventa sempre pi metafora


dell'abbandono, il navigante si fa naufrago nei
gorghi dell'esistenza, la meta si annulla nella
ricerca dell'illimitato, dell'informe, dell'infinito(il
viaggio dei romantici ).
Il primo personaggio letterario che modernamente - si affida alla legge del mare come
sfida agli spazi chiusi della storia e della vita sulla
terra Robinson Crusoe. Anch'egli vive le tappe
della tradizionale esperienza: la partenza, il
naufragio e l'esilio in un'isola, il ritorno. Robinson
controller pienamente le realt minacciose ed
estranee alla sua cultura e la sua logica
pragmatica e mercantile, nell'isolamento, avr
modo di sperimentare tutta la sua efficienza, tanto
da imporla come unica legge della realt.
Il Settecento illuminista inaugura anche un altro
tipo di viaggio: il Gran tour. Con l'espressione si
soliti definire il viaggio di istruzione e di
formazione, ma anche di divertimento e di svago, e
perch no di avventura, che le lites europee, e
americane poi, intraprendono attraverso l'Europa.
Protagonisti indiscussi del Grand Tour sono i

giovani che hanno appena concluso gli studi. Con il


viaggio, la loro educazione si completa e si
perfeziona: le solide conoscenze apprese nelle
universit si fanno pi duttili, si arricchiscono
dell'uso di mondo, si aprono alla moda, al gusto e
alla competenza estetica, si completano con la
conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni.
A viaggiare sono anche diplomatici, filosofi,
collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti,
artisti.Tra le esperienze di viaggio pi famose in
questo senso quelle di Goethe e Byron.
Con il procedere del tempo l'abbandono degli spazi
rassicuranti della propria terra e della propria
societ sar sempre meno funzionale ad una
riconferma dei valori acquisiti. Il viaggio - come
percorso da leggersi soprattutto per le tappe che
propone alla riconquista del proprio io - assume
dimensioni sempre pi conturbanti, ove si
assolutizza la frattura tra stabilit e di-versione,
tra padronanza certa di valori ed estraniazione
dalla storia. Il tema dell'esilio, come forzoso
allontanamento dalla patria, motivo doloroso
presente in molta letteratura romantica.

A livello simbolico il mare aperto, spazio


sconfinato della solitudine la vera dimensione
conturbante dove il naufragio sempre possibile,
mentre le isole felici - simboli topici
dell'abbandono e dell'oblio - vengono inseguite
come luoghi dell'interiorit, dove la natura sembra
proteggere l'utopia di un mondo intatto e
irraggiungibile nella sua separatezza.
Sono le motivazioni al viaggio di ricerca
esistenziale che rendono vitale i miti come quello
di Ulisse. La ricerca avviene essenzialmente nella
dimensione interiore ed inconscia .
Rimbaud nel suo Battello ebbro ripropone
un'evanescente metafora del viaggio come
frattura, totale allontanamento da ci che noto...
ma soprattutto come perdita di sensibilit, pieno
abbandono alla tenue oscillazione delle acque,
all'ondeggiamento, alla fluttuazione... che richiama
una tutta originale forma di purificazione quasi
infantile.

Infine l'Ulisse di Joyce ripropone ancora il topos


dell'eroe viaggiatore, ambientando questa volta la
vicenda nella moderna citt di Dublino, sede della
vana ricerca di senso della vita da parte dell'uomo
moderno, proteso a dare significato alla banalit
del quotidiano, in un flusso inesausto di pensieri.
Il viaggio dunque racchiude una sostanziale
polarit tra la fedelt alle radici della terra natale,
della patria, dei valori della societ in cui si vive e
la scommessa della ricerca, della conoscenza
piena dell'altro. E' rischio di perdita ma anche
promessa di conquista, speranza di ritorno ma
anche abbandono angoscioso all'ignoto.

i desiderio, tensione di conoscenza e di ricerca e


- viceversa - di distacco, di esilio, di perdita, di
allontanamento da s e dalle cose pi care.

Bibliografia