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John Ronald Reuel Tolkien

LE AVVENTURE
DI TOM BOMBADIL

Con la Prefazione dell'autore

BOMPIANI

J.R.R. Tolkien, The Adventures of Tom Bombadil


George Allen & Unwin Ltd., 40, Museum Street, London WC1
Copyright 1962, George Allen & Unwin Ltd.
This edition published by arrangement with HarperCollins
Publishers Ltd.
77-85 Fulham Palace Road, Hammersmith,
London W6 8JB
ISBN 88-452-9043-3

Traduzione dall'inglese di Isabella Murro


La versione italiana delle ballate numero 5, 7, 10 tratta da J.R.R.
Tolkien, Il Signore degli Anelli, con alcune varianti - traduzione di
Vicky Alliata di Villafranca
Bompiani 2000
2000 RCS Libri S.p.A.
Via Mecenate 91 - 20138 Milano
I edizione Bompiani giugno 2000
Finito di stampare nel mese di giugno 2000
presso Cartolibraria Tiberina s.r.l.
06012 Citt di Castello (Perugia)

PREFAZIONE
dell'autore

Nel Libro Rosso si trovano molte poesie. Alcune di queste sono


comprese nella narrazione della Caduta del Signore degli Anelli, o
nelle storie e cronache ad essa collegate; molte altre si trovano su
pagine sciolte, e altre ancora sono scribacchiate sui margini o negli
spazi bianchi. Di queste ultime, la maggior parte sono poesie prive di
significato (e oggi praticamente inintelligibili anche quando risultino
leggibili) oppure frammenti ricordati a met. Da questi marginalia
provengono le poesie numero 4, 11 e 13; anche se un esempio migliore
del loro carattere generale si pu rinvenire nell'abbozzo della poesia di
Bilbo "Quando l'inverno comincia a mordere":
Il vento facea il gallo segnavento turbinare
Al punto che la coda non riusciva a tener su;
E il tordo che la brina faceva s gelare
Lumache e chioccioline non riusciva a beccar pi.
" duro assai il mio caso!" il tordo lament,
E "Tutto quanto vano" il gallo replic;
Da allora il loro gemito non si ferm mai pi.
La presente raccolta tratta dai pezzi pi antichi, che riguardano
per lo pi leggende e gesta della Contea alla fine della Terza Era, e che
pare siano stati composti dagli Hobbit, in particolare da Bilbo e i suoi
amici, o dai loro diretti discendenti. La loro paternit, comunque,
raramente indicata. Le poesie estranee alla narrazione sono di mani
diverse e sono probabilmente la trascrizione su carta di una tradizione
orale.
4

Nel Libro Rosso si dice che la poesia numero 5 fu scritta da Bilbo e


la 7 da Sam Gamgee. La 8 contrassegnata SG, e tale attribuzione pu
essere accettata. Anche la numero 12 contrassegnata SG, ma qui
Sam pu avere al massimo rimaneggiato un pezzo pi antico della
tradizione dei bestiari comici, dei quali gli Hobbit pare fossero
appassionati. Nel Signore degli Anelli Sam afferma che la numero 10
era tradizionale nella Contea.
La numero 3 un esempio di un altro genere che sembrava
divertire gli Hobbit: una poesia o storia la cui fine riprende l'inizio, e
pu cos essere recitata finch gli ascoltatori non si ribellano. Se ne
trovano molti esempi nel Libro Rosso, ma gli altri sono pi semplici e
rozzi; la numero 3 la pi lunga ed elaborata e fu evidentemente
composta da Bilbo, come indica chiaramente la relazione con quella,
pi lunga, da lui recitata (quale composizione) nella casa di Elrond. In
origine filastrocca in versi, nella versione di Rivendell risulta
trasformata e riferita, un po' incongruentemente, alle leggende altoelfiche e nmenoreane di Erendil, forse perch Bilbo ne aveva
inventato lo schema metrico, e ne andava fiero. Tale schema non
compare in nessun'altra poesia del Libro Rosso. La forma pi antica che quella qui riportata - deve appartenere al periodo
immediatamente successivo al ritorno di Bilbo dal suo viaggio.
Sebbene l'influenza delle tradizioni elfiche sia evidente, esse non sono
trattate in modo serio, e i nomi usati (Derrilyn, Thellamie, Belmarie,
Aerie) sono pure invenzioni in stile elfico, che in realt elfiche non lo
sono affatto.
L'influenza degli avvenimenti alla fine della Terza Era e
l'ampliamento degli orizzonti della Contea in seguito ai contatti con
Rivendell e Gondor, appare in altre poesie. L'ultima (la numero 16) e
la numero 6 - sebbene sia qui posta accanto all'"Uomo della Luna" di
Bilbo - in definitiva devono essere fatte derivare da Gondor: esse sono
chiaramente basate sulle tradizioni degli Uomini che vivevano lungo
le coste e per i quali i fiumi che sfociavano nel mare erano un
paesaggio familiare. La numero 6, infatti, menziona proprio Belfalas
(la baia ventosa di Bel), e la Torre sul Mare, Tirith Aear, di Dol
1

Amroth. La poesia 16 parla dei Sette Fiumi che scorrevano nel mare
nel Regno del Sud e usa anche il nome gondoriano di forma alto-elfica
2

Friel, cio donna mortale. A Rivalunga e a Dol Amroth c'erano molte


5

tradizioni di antiche dimore elfiche, e del porto alla foce del Morthond
dal quale erano salpate le navi dirette a occidente ai tempi della
caduta di Eregion, nella Seconda Era. Queste due poesie, quindi, sono
solo dei rimaneggiamenti di materiale di origine meridionale, anche
se probabilmente erano giunte a Bilbo attraverso Rivendell. Anche la
numero 14 deriva dalla tradizione di Rivendell, elfica e nmenoreana,
riguardante i tempi eroici alla fine della Prima Era; essa infatti
sembra contenere echi del racconto nmenoreano di Trin e del Nano
Mim.
Le numero 1 e 2 derivano chiaramente dalla Terra di Buck.
Rivelano infatti una conoscenza della regione e del Dingle (la valle
3

boscosa del Sinuosalice) che nessun Hobbit a ovest delle Paludi


poteva avere; e mostrano anche che gli abitanti della Terra di Buck
conoscevano Bombadil4 anche se, senza dubbio, non ne
comprendevano i poteri, esattamente come gli Hobbit non
comprendevano quelli di Gandalf: entrambi erano considerati persone
benevole, misteriose forse, e imprevedibili, ma ciononostante comiche.
La prima poesia il pezzo pi arcaico ed composto da varie versioni
4

hobbit di leggende riguardanti Bombadil . La numero 2 attinge a


tradizioni simili anche se la bonaria canzonatura di Tom si trasforma
qui in burla ai suoi amici, che ne sono divertiti (seppure il
divertimento permeato di una certa paura), ma probabilmente fu
scritta molto pi tardi, e dopo la visita di Frodo e i suoi compagni alla
casa di Bombadil.
Le poesie di origine hobbit qui presentate hanno, in linea generale,
due caratteristiche in comune. Fanno uso di parole strane e di artifici
metrici: nella loro semplicit, evidentemente, gli Hobbit
consideravano queste cose delle virt, anche se erano senza dubbio
semplici imitazioni di pratiche elfiche. Inoltre sono allegre e frivole,
almeno in apparenza: a volte pu infatti sorgere l'inquietante sospetto
che ci sia qualcosa di pi tra le righe. Un'eccezione rappresentata
dalla numero 15, sicuramente di origine hobbit. il pezzo pi recente
ed appartiene alla Quarta Era, ma stato incluso lo stesso perch
qualcuno vi ha scribacchiato il titolo Il Sogno di Frodo. Il particolare
degno di nota e, sebbene sia molto improbabile che quella poesia
l'abbia scritta Frodo in persona, il titolo dimostra che essa veniva
associata agli oscuri sogni disperati che tormentarono Frodo in marzo
6

e in ottobre nel corso degli ultimi tre anni. Ma c'erano sicuramente


altre tradizioni riguardanti quegli Hobbit che venivano presi dalla
"follia del vagabondare" e che - se mai facevano ritorno - erano poi
strani e taciturni. Il pensiero del mare era sempre presente nello
sfondo dell'immaginario degli Hobbit, ma la paura che ne avevano e la
diffidenza verso tutta la tradizione elfica rappresentarono
l'atteggiamento prevalente nella Contea alla fine della Terza Era, e gli
eventi e i cambiamenti che misero fine a quell'era di certo non
riuscirono a dissiparlo del tutto.

LE AVVENTURE DI TOM BOMBADIL

Il vecchio Bombadil era un tipo assai allegro;


stivali gialli aveva e la giacca color cielo,
cinture e brache in cuoio, colore verde prato;
sul cappello una piuma che a un cigno avea strappato.
Viveva sotto il Colle, ove da fonte erbosa
scendeva il Sinuosalice alla valle boscosa.
Il vecchio Tom d'estate sui verdi prati andava
8

cogliendo dei ranuncoli, le ombre rincorreva,


solleticava i bombi che ronzavan di fiore in fiore,
sulla sponda del fiume sedea per ore ed ore.
E mentre la sua barba penzolava sotto l'onda
affior la figlia del fiume: Baccador la bionda;
lo tir per la barba e lo fece cascare
sotto le ninfee del fiume, rischiava d'affogare.
"Ehi Tom Bombadil! Dove mai stai andando?"
gli disse Baccadoro. "Le bolle stai facendo,
spaventi tutti i pesci e il topo di campagna,
fai trasalir gli svassi, la tua piuma si bagna!"
"Bella fanciulla devi il mio cappello riportare"
Tom Bombadil le disse. "Non ci tengo a sguazzare.
Su scendi e dormi ancora dove l'acque son nell'ombra
sotto le radici del salice, oh signora dell'onda."
A casa di sua madre, nelle profonde fosse,
Baccador ritorn. Ma Tom, lui non si mosse;
su radici nodose sedette sotto il sole
ad asciugar la piuma, dei suoi stivai le suole.
Si dest l'Uomo-Salice e prese s a cantare
che tra i rami ondeggianti Tom fece addormentare.
Lo afferr e: snick! Lo strinse in una fessura;
intrappol Tom Bombadil: piuma, giacca e cintura.
"Ah, caro Bombadil! Che mai stavi pensando?
Perch dentro il mio tronco mi stavi tu spiando
Solleticando il viso, e con la tua piumaccia
come un giorno piovoso, mi gocciolavi in faccia?"
"Uomo-Salice, avanti! Fammi subito uscire!
Non sei come un cuscino: mi sento indolenzire
sulle radici dure. L'acqua ritorna a bere!
E come Baccador, tornatene a dormire!

Uomo-Salice lo lasci, sentendolo parlare;


richiuse scricchiolando la sua casa e prese a borbottare,
a sussurrar nel tronco. Dalla valletta usc
e risalendo il Sinuosalice Tom prosegu.
Sotto il bosco frondoso sedette ad ascoltar
gli uccelli sopra i rami fischiare e cinguettar;
attorno alla sua testa una farfalla svolazzante;
saliron nubi grigie e cal il sole all'orizzonte.
Allora s'affrett. Prese la pioggia a picchiettar
e sul fiume che scorreva cerchi a disegnar.
Le foglie gelide al vento facea gocciolar
e in un buco al sicuro Tom si and a riparar.
Usc allora il Tasso: la fronte bianca aveva
e gli occhietti scuri. Nel colle lui scavava
con moglie e figli. Presero Tom per il cappotto,
lungo le gallerie lo trascinaron di sotto.
Nella tana segreta sedetter borbottando:
"Ehi, Bombadil! Da dove sei venuto ruzzolando,
sfondandoci la porta? Noi Tassi t'abbiam preso.
Non lo scoprirai mai, qual strada abbiam disceso."
"Ehi tu, Tasso, mi senti? Io ti devo parlar.
Fammi uscire all'istante! Me ne devo andar.
Guidami all'altra uscita sotto il cespuglio di rose;
poi, puliti nasi e zampe, che son sudicie e terrose;
tornate sulla paglia a dormir nel vostro anfratto
come Baccador la bella e l'Uomo-Salice han gi fatto."
"Scusaci!" disse il Tasso assieme ai suoi figli.
Gli mostraron l'uscita dal giardino di cespugli.
Tornarono tremanti a nascondersi, e le entrate
bloccarono mettendoci della terra a palate.
La pioggia ormai era passata, il cielo gi schiariva,
nel crepuscolo estivo ridendo rincasava.
10

Apr la porta, una delle imposte spalanc;


in cucina attorno al lume una falena svolazz.
Guard dalla finestra di stelle un ciel splendente,
e la sottile luna nuova che calava a ponente.
Accese una candela ch la notte era gi scesa,
scricchiolando sal le scale - sulla maniglia fece presa:
"Ehi, Tom! Guarda la notte che cosa ti ha portato:
son qui dietro la porta. Alfine t'ho acciuffato!
Son lo Spettro dei Tumuli, vivo sul monticello
In cima al colle dove di pietre c' un anello;
son libero e sottoterra ti voglio trascinare
povero Tom: pallido e freddo ti far diventare!"
"Va' via! Chiudi la porta, e non tornar pi indietro
con gli occhi luccicanti e quel tuo sorriso bieco.
Torna al monticell'erboso e sul tuo guancial sassoso
posa la testa ossuta, ritorna al tuo riposo;
come l'Uomo-Salice, i Tassi e Baccadoro,
torna al tuo dolor segreto, al tuo sepolto oro."
Fugg allora lo Spettro; dalla finestra and;
oltre il cortile e il muro come un'ombra vol.
Torn all'anel di pietre sul suo Colle gemendo,
di nuovo sottoterra, l'ossa tintinnar facendo.
Il vecchio Tom si ripos sul suo guanciale, lieto,
pi tenero di Baccador, del Salice pi quieto,
dei Tassi o degli Spettri meno pericoloso;
qual mantice od armonica russ Tom rumoroso.
Al mattino si dest e prese a fischiettare:
"Cara dol, bella dol, amor!" si mise a cantare;
cappello, giacca, piuma e stivali poi indoss
e al bel giorno assolato la finestra spalanc.
Tom Bombadil il saggio era un tipo prudente,
stivali gialli aveva e una giacca blu squillante;
11

sui colli o nella valle nessun mai lo sorprese


n lungo il Sinuosalice n per le strade che prese,
negli stagni di ninfee, o in barca in mezzo all'onda.
Ma un giorno Tom sorprese Baccador la bionda:
tutta verde tra i giunchi, coi fluenti capelli,
Tra i cespugli cantava canti acquatici agli uccelli.
La prese e tenne stretta! Un airone gridava,
le canne sibilavano, il cuor le palpitava.
Tom disse: "Ora ti porto a casa mia fanciulla;
la tavola imbandita e non ci manca nulla:
crema dorata e miele, c' il burro e pure il pane,
le rose alla finestra e attorno alle persiane.
Verrai a Sottocolle! A tua madre non pensare:
tra le alghe del suo stagno l'amor non puoi trovare!"
Tom ebbe un matrimonio davvero assai gioioso:
al posto della piuma, ranuncoli avea lo sposo;
la sposa non-ti-scordar-di-me e gigli tra i capelli
vestita in verde-argento; lui cantava come i fringuelli,
ronzava come un'ape, ballava al suon del violino
tenendo la sua sposa al sottile vitino.
Bianco era il letto e le lanterne in casa accese,
la luna splendeva e il popol dei Tassi scese
danzando a Sottocolle; e mentre la coppia dormiva
sul cuscino, alla finestra l'Uomo-Salice bussava;
tra le canne la donna del fiume sospirava
e sentiva lo Spettro che nel tumulo gemeva.
Tom Bombadil alle voci non bad n al bussare,
ai colpi ed alle danze, a tutto quel rumore,
ma dorm fino all'alba e poi prese a cantare
come storno: "Cara dol, bella dol, amore!"
Seduto sull'uscio rami di salice tagliava
mentre Baccador le bionde trecce pettinava.

12

BOMBADIL VA IN BARCA

L'anno vecchio imbruniva e il vento dell'Ovest soffiava;


Tom prese una foglia di faggio nella foresta che gi si spogliava;
"Le brezze oggi mi donano un bel giorno felice;
perch aspettare l'anno prossimo? Lo godr quando pi mi piace..
Oggi riparer la barca e seguendo la corrente
partir alla ventura secondo il mio capriccio, verso occidente."
"Ehi Tom!" l'Uccellin disse, "ti sto ad osservare;
dove il tuo capriccio ti porta, credo di indovinare.
Devo andare a dirgli che ti venga ad incontrare?"
"Non dirglielo, chiacchierone, o ti ritroverai spennato;
ci che non ti riguarda in ogni orecchio vuoi mormorare!
13

Se dici a Uomo-Salice dove io sono andato


Ti arrostir allo spiedo e finirai di spiare!"
Lo scricciolo sbatt la coda e cinguettando poi vol:
Prima mi devi prendere! Non serve che glielo dica.
Lui capir il messaggio che all'orecchio gli sussurrer.
'Gi al Mithe' dir, 'del sole al tramontare.'
Presto! Affrettati! Quella l'ora per bere!"
Tom rise tra s: "Forse allora l andr.
Potrei scegliere un altro modo, ma oggi in barca viagger."
I remi piall, la barca poi aggiust: da un crepaccio segreto,
sotto un ontano curvo, la train tra i salici e il canneto.
Poi scese lungo il fiume e canticchiando disse:
"Su scorri Sinuosalice su bassifondi e abissi!"
"Ehi, Tom Bombadil! Dove stai andando,
mentre ballonzoli su e gi nel tuo guscio remando?"
"Forse lungo il Sinuosalice arriver al Brandivino;
forse i miei amici per me un fuoco stanno accendendo
gi a Finecampi. Conosco l un popol piccino
gentile quand' sera. Ci vado di quando in quando."
"D una parola alla mia gente; loro notizie mi puoi portare!
Dimmi dei pesci i nascondigli, delle pozze ove mi posso tuffare!"
"No, guarda," disse Tom, "io sto solo remando
per annusare l'acqua, messaggi non vo portando."
"Ehi, che vanitoso! La tua bagnarola potrebbe affondare!
Attento ai rami del salice! Riderei nel vederti ompantanare!"
"Parla di meno, Pescator! Il tuo augurio ti puoi tenere!
Vola via e con le lische di pesce le tue piume va' a lisciare.
Sul ramo sei un signore, ma a casa sei un briccone,
pur se hai il petto scarlatto, sporca la tua abitazione.
Ho visto uccelli pescatori il becco in aria dondolare
ridotti a mostrar dove tira il vento: cos smetti di pescare!"
14

Chiuse il becco il Martin Pescatore, sbatt gli occhi quando


sotto il ramo pass Tom cantando. Flash! Scapp volando;
una piuma, che Tom acchiapp, blu come un gioiello,
fece cader scintillante nel sole: un bel dono, Tom pens.
La vecchia piuma gett, appuntando questa al suo cappello.
"Oggi Tom in blu: un color resistente e vivace" osserv.
Turbinavano anelli attorno alla barca e vide bolle frementi.
Splash! Tom con il remo colp un'ombra nella corrente.
"Ehi Tom! Dall'ultima volta quanto tempo gi passato!
Che ne dici se ti capovolgo? Un barcaiolo sei diventato?"
"Che? Piccolo baffuto, vuoi che sul fiume in groppa mi faccia
portar,
e, spronandoti con le dita, la tua pelle faccia tremar?"
"Puah! Tom Bombadil! E io andr a dirlo a mia madre;
'Chiamate tutti i parenti: sorella, fratello, padre!
Tom scemo come un'oca dalle zampe di legno: ora sta remando
lungo il Sinuosalice, a cavai d'una tinozza sta andando!'"
"Dar il tuo pelo di lontra allo Spettro che ti concer
e in anelli d'or ti soffocher. Solo dai baffi potr
Tua madre, vedendoti, riconoscere il figlio
Non stuzzicare Tom finch tu non sia pi sveglio!"
"Woosh!" fece la piccola lontra e l'acqua ovunque spruzz
su Tom e il suo cappello; sotto la barca si tuff
facendola ondeggiare, e dalla riva rimase a guardare
finch l'allegra canzone di Tom non sent svanire.
Pass superbamente, dell'Isola degli Elfi il Vecchio Cigno
che rumoroso a Tom sbuff, con sguardo arcigno.
Tom rise: "Cigno, senti della tua piuma la mancanza?
Beh dammene una nuova, l'altra era lisa abbastanza.
Se tu parlassi gentilmente, t'amerei pi caramente;
lungo collo e gola muta, ma sei arrogante ugualmente!
15

Se un giorno il Re ritorna potresti essere acciuffato


e sarai meno altero quando il tuo becco avr marchiato!"
Risentito, il Vecchio Cigno soffi, e nuotando veloce and via;
ballonzolando Tom rem seguendo la sua scia.
Tom arriv alla diga dove il fiume precipitava
tra gli spruzzi nelle acque calme di Windle spumeggiava;
Tom fin oltre le rocce come foglia turbinando,
giunse al porto Grindwall come tappo di sughero dondolando.
"Ecco Tom dei Boschi, con quella barbetta viene avanti!"
rise tutta la piccola gente di Breredon e Finecampi.
"Attento Tom! Con gli archi e con le frecce ti colpiremo!
N alla gente dei Boschi n agli Spettri traversar lasceremo
il Brandivino n su un guscio di noce n con i traghetti."
"Vergogna! Non siate cos allegri, voi panciuti nanetti!
Ho visto Hobbit nascondersi nei buchi spaventati
solo perch un caprone o un tasso li avea guardati;
o, impauriti dai raggi della luna, la loro ombra scansare.
Andr a chiamar gli orchetti: questo vi far scappare!"
"Di te non abbiam paura: parla pure dalla tua barba.
Ecco tre frecce nel tuo cappello! Chiama pure chi ti garba!
E adesso dove vorresti andare? Se la birra vai cercando,
le botti di Breredon, per poterti saziare, non sono abbastanza
fonde."
"Lontano oltre il Brandivino allo Shirebourn son diretto
ma per il mio guscio il fiume scorre troppo in fretta.
Benedirei quegli hobbit che mi portassero con le chiatte,
gli augurerei belle serate e felici mattinate."
Rosso scorreva il Brandivino come da fiamma acceso;
pian pian divenne grigio poi che oltre la Contea il sole fu disceso.
Mithe era deserto, nessuno a salutarlo c'era.
Silente la Strada Maestra. Tom disse: "Buona sera!"
Mentre per la strada andava la luce declinava.
16

Pi avanti, a Sirte, brillavan le luci. Sent una voce che chiamava.


"Ehi l!" s'arrestarono i pony e le ruote, scivolando;
senza guardarsi accanto Tom pass avanti, arrancando.
"Ehi! Mendicante che vieni nelle Paludi a vagabondare!
Hai il cappello infilzato di frecce! cosa vieni a cercare?
T'hanno intimato di andartene, t'han sorpreso che stavi rubando?
Adesso vieni qui, e dimmi cosa stai cercando!
Birra della Contea - scommetto - seppur non puoi pagare.
Dir a tutti di chiudere gli usci, cos non ne potrai bere!"
"Bene, Piedimelma! Proprio un bel modo di salutare,
per uno che in ritardo: incontrarmi a Mithe avresti dovuto!
Dovresti essere pi gentile, tu che per l'affanno non puoi
camminare,
e come un sacco ti fai trasportare, vecchio fattore panciuto!
Avaro, sacco di lardo! Un mendicante non pu fare
lo schizzinoso o - peggio per te - via ti far andare.
Forza Maggot! Fammi salire! Ora un boccale mi devi;
anche alla luce serale un vecchio amico riconoscer dovevi!"
Ridendo se ne andarono e a Sirte non si vollero fermare,
sebben la locanda fosse aperta e il profumo del malto potevan
sentire.
Presero il Viale di Maggot, sferragliando e sobbalzando,
e sul carro Bombadil stava danzando e saltellando.
Le stelle brillavan su Banfurlong, da Maggot tutto era illuminato.
il fuoco in cucina ardeva per dare all'ospite il benvenuto.
Il figli di Maggot s'inchinaron, dalle figlie Tom fu riverito;
la moglie arriv coi boccali di birra per chi fosse assetato.
Ebbero canti e allegri racconti, la cena, e poi tutti a ballare;
il buon Maggot nonostante la stazza si mise a saltellare,
e Tom ballava la piva, quando la birra non tracannava;
le figlie facevano il girotondo, e la padrona rideva.
Quando su paglia, felci o piume gli altri andarono a letto,
con le teste poggiate vicine, accanto al caminetto,
17

Tom e Piedimelma le ultime notizie si vollero scambiare


di Tumulilande e i Colli Torrione: di camminate presero a parlare
e di cavalcate; d'orzo e frumento, di semine e raccolti;
discorsi dalla fucina e dal mulino; da Brea strani racconti;
e voci tra gli alberi sussurranti, il vento del sud tra i pini;
degli alti Guardiani al Guado, dell'Ombre lungo i confini.
Maggot infine s'addorment vicino alla cenere spenta;
prima dell'alba Tom era andato: come un sogno che a met si
rammenta,
a volte allegro, a volte triste, a volte premonitore.
Nessuno sent della porta che s'apriva il minimo rumore;
a Mithe non lasci traccia, lav la pioggia le sue impronte;
e non s'udirono a Finecampi il suo canto o il suo passo pesante.
Al porto di Grindwall la barca di Tom tre giorni ferma rest
ma poi un mattino lungo il Sinuosalice essa ritorn:
gli hobbit dissero che le lontre una notte la slegaron,
la trascinarono oltre la diga, controcorrente la trasportaron.
Dall'Isola degli Elfi il Vecchio Cigno venne scivolando,
nel becco teneva la cima, la barca stava trascinando,
orgoglioso la tirava; le lontre a fianco gli nuotavan
tra le radici dell'Uomo-Salice esse lo guidavan;
il Martin Pescatore stava sulla prora, lo scricciolo stava cantando;
allegramente quel guscio di noce a casa stavan portando.
Giunsero all'insenatura di Tom; la piccola lontra esclam:
"Cos' un'oca senza zampe, o un pesce senza pinne, dimmi un po'?"
Oh! Per tutte le correnti! I remi avean scordati!
Prima che Tom li riprendesse, a lungo a Grindwall furon lasciati.

18

IL CAVALIERE ERRANTE

C era un allegro passegger,


un marinaio, un messagger:
si fabbric una gondola
per navigare e vi stiv
d'arance gialle un carico;
e aggiunse anche una zuppa che
con maggiorana profum
e cardamomo vi vers.
Aiuto ai venti domand
chiese di farsi trasportar;
cos agilmente attravers
i fiumi senza pi tardar.
19

In solitudine approd
dove son pietre e ciottoli
sul dolce fiume Derrilyn
che allegro sempre scorre e va.
Poi dai pianori arriv
a Terra-d'Ombra, arida;
colline su e gi pass,
percorse ancor la stanca via.
Cant poi una melodia
tardando il suo vagabondar;
e una farfalla per la via
voleva ora lui sposar.
Lei lo derise e beffeggi
e lo schern senza piet;
allor magie, incantesimi,
stregonerie lui studi.
D'aria una rete ricam:
la farfalla volea impigliar;
per inseguirla, ali con
piume e membrane volle far.
Cos la prese di sorpresa
con una ragnatela tesa;
fece un palazzo soffice
di gigli, e un bel letto nuzial
di fior, corolle e calici
per rifugiarsi e riposar;
con veli e seta la vest,
di luce bianca e argentea.
Gemme in collane poi infil
ma incauta lei le sparpagli:
litigio amaro cominci;
afflitto allor vagabond;
ad appassire la lasci,
e via, tremante, poi fugg;
con un bel vento s'affrett
20

seguendo ali di rondini.


Attravers arcipelaghi ove
crescon le gialle calendule
e infinite fontane argentee
ci sono e monti tutti d'or.
Prese a predar e a guerreggiar,
a saccheggiare oltre il mar,
vagabond per Belmarie
e Thellamie e Fantasie.
Lo scudo e un elmo fabbric
d'avorio e di corallo,
smeraldi in spada poi forgi
e a guerra and terribile
contro gli Elfi di Aeria;
e i paladin di Faeria,
coi lampi agli occhi e i capei d'or,
in groppa lo voller sfidar.
Corazza di cristallo avea,
di calcedonia il fodero;
la lancia tutta d'ebano
al plenilunio rilucea.
I giavellotti in malachite
e stalattite lui brand,
e combatt libellule
del Paradiso e le fer.
Coi calabroni battagli
cervi volanti e api
e il favo d'oro conquist;
e corse a casa oltre i mar
la nave sua di foglie era,
le vele erano boccioli;
sedette e incominci a cantar
e l'armatura a lucidar.

21

Per un pochino poi indugi


su solitarie isole
ove soltanto erba trov;
cos alfin prese la via,
gir e torn a casa sua,
ma il favo d'or gli ricord
il suo messaggio e la mission!
Tra audacie ed incantesimi,
preso dai viaggi e dai tornei
s'era dimenticato.
S ora deve ripartir,
rifare la sua gondola,
per sempre ancora deve andar,
un messagger che suol tardar;
come una piuma il suo vagar
che dal tempo si fa guidar.

22

LA PRINCIPESSA ME

Principessina Me
Pi bella non c',
I canti elfici narrano:
Perle tra i capelli
Intrecciati e belli;
Di fili d'or di ragnatela
Un fazzoletto aveva,
E stelle argentee
Qual collana attorno al collo.
Leggero qual falena,
Bianco come luna,
Un cappotto lei indossava;
Sulla gonna sua
23

C'era una cintura


Con diamanti di rugiada.
Se di giorno va
Manto grigio ha
Blu screziato il suo cappuccio;
Ma di notte poi
Risplende lei
Sotto il cielo blu stellato:
Fragili scarpe
Di squame di carpe
Brillan mentre lei avanza
Sullo stagno ove danza,
E si mette a giocar
Sullo specchio d'acqua senza vento.
Come velo di luce,
In un volo vivace,
Qual cristallo le brillava
Ovunque il piedin
Leggero e argentin
Sulla pista volteggiava.
Guard all'ins
Verso il cielo blu
Poi guard la riva ombrosa;
Poi si gir
Gli occhi abbass
Sotto a lei vide danzare
Principessa Te
Bella come Me:
Punta a punta esse ballavan!
Te era leggera
Come Me, e splendeva
Ma Te era, strano a dirsi,
Con la testa in gi:
Stelle per corona
In un pozzo senza fondo!
24

E le sue ciglia
Con gran meraviglia
Fisse sugli occhi brillanti di Me:
Strana cosa par
A testa in gi danzar
Sopra un mare pien di stelle!
Solo con i pi
Si toccavan Me e Te;
Chi mai poteva dire
Dove trovar
Da poter star
Entrambe a testa in gi nel cielo:
Nessuno lo sapeva
N lo s'imparava
Dalle elfiche magie.
Cos, come allor,
Me danza ancor
Come prima, ma sola:
Con perle in testa,
Con la sottoveste,
Le fragili scarpe
Di squame di carpe andava Me:
Di squame di carpe
Le fragili scarpe,
Con la sottoveste,
Con perle in testa andava Te!

25

L'UOMO DELLA LUNA RIMASE ALZATO TROPPO

C' una locanda, un'allegra locanda,


Sotto un vecchio colle grigio,
Ove la birra cos scura,
Che anche l'Uomo della Luna
sceso un giorno a berne un sorso.
Lo stalliere ha un gatto brillo,
Che suona un violino a tre corde;
Su e gi scorre l'archetto,
Stridulo a volte, a volte cheto,
Ed a volte un solo trillo.
L'oste invece ha un cagnolino
26

A cui piacciono gli scherzi;


Se gli altri ridono, davanti al camino,
Rizza l'orecchio ad ogni battuta,
Sghignazzando come un mattaccino.
Tengono anche una signora mucca,
Pi orgogliosa di una regina,
Ma la musica le fa girar la testa,
Ed agitar la coda in segno di protesta,
E ballare allegra sull'erba verdina.
Se solo vedeste i piatti d'argento,
Ed i cassetti pieni di posateria !
Per la Domenica un servizio speciale
Si lucida sempre in lavanderia,
Il Sabato quando il sole cala lento.
L'Uomo della Luna beveva in abbondanza,
Ed il gatto brillo si mise a miagolare,
Un piatto ed un cucchiaio iniziaron la danza,
E la mucca in giardino saltava con baldanza,
E il cagnolin la coda cercava d'afferrare.
L'Uomo della Luna bevve un altro sorso
E poi rotol gi dalla sedia sul dorso;
L si addorment, sognando la birra scura,
Finch le stelle in cielo sbiadiron nell'aria pura,
E l'alba s'alz rosa senz'ombra di paura.
Disse lo stalliere al suo gatto brillo:
"I cavalli bianchi della Luna
Nitriscono e mordono il morso,
Ma il loro padrone disteso sul dorso,
E fra poco il Sole inizia il suo percorso".
Allora il gatto suon sul suo violino
Una musica da far rizzare i morti l vicino,
Squillava, grattava e strimpellava,
27

Mentre l'oste, scuotendo l'Uomo della Luna,


"Sveglia, son passate le tre!", gli gridava.
Trasportarono l'Uomo su per il colle,
E l'infilarono svelti nella Luna,
I cavalli partirono a galoppo folle,
La mucca arriv saltando come sulle molle,
Piatto e cucchiaio andarono in cerca di fortuna.
Sempre pi svelto suonava il violino,
Incominci a ruggire il cagnolino,
Mucca e cavalli camminavan sulla testa,
Gli ospiti saltaron dal letto per far festa,
E tutti danzarono al suono dell'orchestra.
Ma la corda del violino si ruppe ad un tratto,
E la mucca salt al di l della Luna,
Il cagnolino rise; divertente era il fatto,
Ed il piatto del Sabato and a cercar fortuna
Col cucchiaio d'argento di Domenica ventura.
La Luna tonda rotol dietro il colle,
Ed il Sole rizz la bionda e la fiera testa,
Ma subito si disse: "Sogno o son desta?".5
Malgrado la sua luce illuminasse a festa,
Tutti tornarono a letto dopo la notte folle!

28

L'UOMO DELLA LUNA SCESE TROPPO PRESTO

L'Uomo della Luna avea scarpe d'argento


la barba di fili luccicanti
D'opali incoronato, le perle avea cucito
alla cintura sul davanti.
Nel suo manto grigio camminava un giorno
sul pavimento che splendeva
Con la chiave di cristallo in gran segreto
una porta d'avorio apriva.
Una scala in filigrana di capelli luccicanti
agilmente in discesa imbocc;
Felice e contento d'esser libero alfine
in una folle avventura si gett.
29

I bianchi diamanti pi non amava:


era stanco del suo minareto,
Delle pietre lunari solitarie e alte,
del paesaggio montuoso consueto.
Ogni rischio avrebbe corso per poter ornare
di rubini il suo pallido vestir;
Per nuovi diademi di gemme brillanti,
di smeraldi e di zaffir.
Era solo e non aveva mai nulla da fare
che fissare il dorato mondo
E ascoltarne il ronzio da lontano venire
mentre allegro girava in tondo.
Al plenilunio sulla luna d'argento
nel suo cuore il Fuoco bramava:
Non le limpide luci di pallide seleniti,
il rosso lui desiderava,
Il cremisi e il rosa, l'ardor della brace
di fiamme l'infuocata cresta;
I cieli scarlatti di un'alba improvvisa
un giovane giorno in tempesta.
Voleva mari blu e i colori vivaci
di paludi e verdi foreste,
E bramava la gaiezza della terra popolosa,
dell'uomo il temperamento ottimista.
Invidiava i canti e le lunghe risa,
il vino e una calda vivanda,
Mentre sol dolci periati di neve mangiava,
raggio di luna la sua bevanda.
Muoveva i piedi rapidi pensando al marsala
e alla carne in gran copia sul pianeta;
Non s'accorse d'inciampar sulla ripida scala
e cadde come una cometa:
Qual meteora, quella notte, prima di Natale,
venne gi luccicando come argento,
Dalla scala sottile in un mare schiumoso
30

nella Baia di Bel piena di vento.


Cominci a pensare, per non annegare,
che cosa avrebbe fatto,
Quando un peschereccio lo avvist in mezzo al mare
e l'equipaggio, stupefatto,
Lo prese dalla rete luccicante e bagnato
nel suo abito fosforescente
Di luce d'opale e bianco azzurrato
e verde trasparente.
Contro il suo volere a terra fu spedito
col pesce del mattino:
"Dovreste cercarvi un buon letto" gli fu detto,
"la citt qui vicino."
Solo l'alta Torre della riviera
diede con la lenta campana
L'annuncio di questa strampalata crociera
in quell'ora inopportuna e strana.
Non v'era un fuoco acceso n colazione pronta,
e l'alba era fredda e brumosa;
Era cenere il fuoco e l'erba fango,
il sole una lampada fumosa
In un vicolo scuro. Nessuno incontr
n voce intonava un canto
Ma solo sentiva il russar della gente
che avrebbe dormito ancora tanto.
Buss, passando, a porte ben serrate
e invano url e chiam;
Finch giunse a una locanda con finestre illuminate
e al vetro lui buss.
Un cuoco addormentato lo guard accigliato
e "Che vuoi?" gli domand.
"Voglio un fuoco, e oro, e un canto antico,
e vino rosso che scorra gogo!"
"Non li troverai qui" diss'ei con torva occhiata,
"ma voglio farti entrare.
31

Argento non ho, n seta ricamata forse potrai restare."


Un dono d'argento per aprire il chiavistello,
una perla per poter l'uscio varcar,
Per sedersi con il cuoco vicino al fuoco
altre venti ne dovette dar.
Da mangiare e bere nulla pot avere
finch non consegn corona e manto.
In una ciotola di terracotta, annerita e rotta
da mangiare ebbe soltanto
Zuppa ormai raffreddata, da due giorni avanzata,
con un misero mestolo in legno.
Troppo presto, quello sciocco, sulla Terra era arrivato
per un pasto del Natale degno:
Fu una pazza spedizione, per quell'ospite avventato
giunto dal suo lunare regno.

32

IL TROLL DI PIETRA

Seduto solo sul suo sedile in pietra il Troll


Sgranocchiava e rosicchiava un vecchio osso liso
e rotondo,
Da molti anni lo rosicava
Poich carne non se ne trovava.
Bruca, rosica, morde!
In una grotta solitario abitava,
E di carne non se ne trovava.
Arriva Tom coi suoi stivali gialli,
Dice al Troll: "Toh! Che fai l!
Di mio padre Tim quello lo stinco pare tanto,
33

Che dovrebbe invece stare al camposanto.


Caverna, grotta e cimitero!
Da anni se n' andato il nostro Tim compianto,
Ed io credevo proprio che fosse al camposanto"
"Amico", disse il Troll, "quest'osso qui io
l'ho rubato.
Ma ossa in un buco non han significato.
Tuo padre era ormai scheletro stecchito
Quando del suo stinco mi sono
impadronito !
Morto, defunto e seppellito!
Lui pu dare lo stinco a un vagabondo
Perch non ha bisogno del suo osso rotondo".
Tom disse: "Non vedo perch
Pu far quello che gli pare un tipo come te,
Con lo stinco o la gamba del mio pap,
Perci quell'osso dammi qua.
Pirata, ladro e farabutto!
Anche s' morto gli appartiene ancor tutto,
Perci dai qua quell'osso, o mi faccio brutto!".
"Ho una buona idea", disse il viandante sghignazzando,
"Ora mangio anche te, ed il tuo stinco masticando
Infine un po' di carne fresca potr assaporare!
Anzi meglio seduta stante incominciare!
Vedrai, morirai, pagherai!
Son stufo ossa vecchie di dover sgranocchiare,
Ho voglia la mia fame con te di saziare".
Ma credeva ormai di aver il pranzo pronto,
Che con un pugno di mosche rimase come un tonto,
In quattr'e quattr'otto Tom gli fu dietro,
E gli diede un possente calcio nel retro.
Cos impari, soffri e sconti!
Tom pens che un calcio nel posteriore
Sarebbe stata la cosa migliore.

34

Ma dura come pietra la carne di un Troll,


Seduto su di un colle da anni ed anni, solo al mondo,
Dargli un calcio come darlo a un monte imponente,
Perch egli non lo sente minimamente.
Scalcia, scalpita, sbuffa!
Rise il Viandante sentendo di Tom il lamento,
Sapendo che per i suoi piedi il calcio era stato
un tormento.
La gamba di Tom mezzo paralizzata,
Ed il suo piede ancor tutto azzoppato,
Ma il Troll non ci fa caso, e solitario
Continua a rodere l'osso rubato al proprietario.
Pirata, ladro e farabutto!
Intanto ancor seduto sul suo sedile il Troll,
Rosica e sgranocchia l'osso suo rotondo.

35

PIERINO IL GOLOSO

Il Troll Solitario su un sasso seduto


cantava dei tristi lamenti:
"Perch, oh perch, tutto sol m'han lasciato
sui colli di Terredistanti?
I miei sono andati, non c' nulla da fare,
di me non gl'importa da tempo;
son l'ultimo! E solo mi tocca restare
dal Mare fin su a Collevento.
"Birra non bevo, non uso rubare
non mangio carne alcuna;
ma quando la gente mi sente arrivare
36

l'uscio sbatte con grande paura.


Io so che i miei piedi puliti non sono;
vorrei non aver mani dure!
Ma il sorriso ho dolce, e il cuore buono,
e la mia cucina pure!"
"Suvvia" il Troll pens, "mi devo trovare
un amico in questo mondo!
Leggiadro voglio vagare
per la Contea da cima a fondo."
Part e per la notte cammin
nei suoi stivali impellicciati;
di primo mattino a Delving arriv:
s'eran tutti appena alzati.
Guard tutt'intorno e chi ti vede
per strada con ombrello e cesto?
La signora Bunce che lenta incede.
Sorride, dicendole questo:
"Buon giorno signora! Il giorno bello!
Spero che lei stia bene"
Ma lei fa cadere sia cesto che ombrello:
un urlo, e per poco non sviene.
Il sindaco Pott passeggiava vicino
quando ud quell'orribile strillo
e divent, dal terrore, rosa e rosso rubino:
sottoterra scav come un grillo.
Il Troll Solitario triste e mortificato
"Restate!" disse con rispetto.
Ma la signora Bunce corse a casa a perdifiato
per nascondersi sotto il letto.
Il Troll prosegu fino al mercato
e l nelle stalle sbirci.
Ma il bestiame, al vederlo, fu quasi impazzito
e oltre il muro ogni oca vol.
Rovesci la birra Hogg il fattore
e il beccaio un coltello lanci;
37

gir sulla coda Grip il cane pastore,


per salvarsi la vita scapp.
Il Troll tristemente gemendo sedette
fuori della prigione;
Pierin lentamente procedette
e gli carezz il testone.
"Perch piangi, babbeo, e tieni il grugno?
Non meglio stare fuori?"
Quindi gli sferr un amichevole pugno,
e rise al vederlo sorrider.
"Mio caro Pierino" si mise a gridar
"Sei proprio il tipo per me!
Se adesso ti va di cavalcar
ti porto da me per un t."
Gli salt sulle spalle e si tenne stretto
e "Parti!" grid risoluto.
Quella sera Pierin fece un bel banchetto
in grembo al Troll seduto.
C'era pane imburrato ed oltre a ci
panna, dolcetti e biscotti;
Pierin di mangiar tutto si sforz
e i bottoni furon quasi rotti.
La teiera era grande e marrone,
il bollitore cantava sul fuoco.
Di bere tutto si sforz il Golosone:
nel t non affog per poco.
Quando piene e tese furon giacca e pelle
riposarono senza parlare,
finch disse il Troll: "Come far ciambelle
ora ti voglio insegnare.
Da me imparerai l'arte di arrostire
focacce d'avena e panini;
e poi potrai sul letto dormire
con morbidi cuscini."
38

"Pierini" domandarono, "Dove sei stato?"


"Son sazio e grasso perch
di dolci e panini mi son rimpinzato:
sono stato a un magnifico t."
" qui nella Contea questo posto, di preciso?
O a Brea?" gli chiese la gente.
Pierino per rispose deciso:
"Io non vi dir pi niente."
"Io s che lo so" disse Jack lo Spione;
"l'ho visto trottare avanti;
al vecchio Troll salito in groppone
fino ai colli di Terredistanti."
La gente desiderosa and
con l'asino o col calessino,
finch ad una casa su un colle arriv
e vide fumare un camino.
Bussarono allora tutti alla porta.
"Un bel dolce fragrante
cucina per noi, o due, o una sporta;
inforna un panino croccante !"
"A casa tornate!" il Troll ribad
"Non ho invitato nessuno.
Il pane lo faccio solo il gioved,
e solo per qualcuno."
"Andate via! Un errore c':
non ho posto e, soprattutto,
non ho pi dolci n alcunch:
Pierino ha mangiato tutto.
Jack, Hogg, e Pott, e lei signora mia
non voglio veder pi.
Voi tutti quanti andate via!
Pierino il solo amico quaggi.
Cos Pierino talmente ingrassava
mangiando panini e biscotti
39

che nessun cappello pi gli stava


e stretti eran tutti i panciotti.
I gioved al t andava Pierino:
per terra in cucina sedeva;
e il vecchio Troll sembrava piccino
man mano che l'altro aumentava.
Un gran pasticcere Pierino divenne,
come narrano ancora i canti;
dal Mare a Brea gran fama ottenne
coi suoi panini fragranti,
ma il pane del Troll mai uguagliava.
E burro pi buono non c'
di quello che il gioved il Troll spalmava
per Pierino, al magnifico t.

40

I MEWLIPS

41

42

Le ombre ove dimora dei Mewlips la gente


Son come inchiostro nere e tenebrose;
E soffice suona la campana lentamente
Mentre affondi in un fango melmoso.
Il fango che inghiotte colui che osa
Alla loro porta bussare;
Mentre scroscia l'acqua rumorosa
I doccioni, col ghigno, ti stanno a guardare.
Accanto alla riva del fiume marciscente
Piangono i salici incurvati,
E i corvi nel sonno mestamente
Gracchiano addormentati.
Al di l dei monti Merlock c' un lungo sentiero
Che porta a una valle ove ogni albero nero
Alle rive di uno stagno senza vento n marea alcuna
Dove i Mewlips si nascondon, non c' sole e
neanche luna.
Le caverne buie dove vivono costoro
Son umide, fredde e ime,
E l contano tutto il loro oro
Alla luce fioca d'un sol lume.
Le pareti son umide e i soffitti gocciolanti
E i lor pi sul pavimento
Fanno cicche-ciac striscianti
Mentre sguscian furtivamente.
Spian con astuzia ed un dito
Da una fessura fan passare
E in un sacco, quando hanno finito,
Metton le tue ossa - per poterle conservare.
Al di l dei monti Merlock, un solitario cammino
Attraversa ombre di ragno e di Tode
43

l'acquitrino.
Attraverso boschi d'alberi curvi ed erbe malsane
Tu li vai a visitare - e i Mewlips non han pi fame.

44

IL FASTITOCALONE

Guarda Fastitocalone
Un buon approdo, quest'isolone
Anche se un po' spoglio.
Forza corriamo! Lasciamo il mare,
Stendiamoci al sole o iniziamo a ballare!
Guardate i gabbiani son su quello scoglio!
Ma state attenti!
I gabbiani non vanno a fondo!
L possono sedersi oppur pavoneggiare
Ma l'allarme devon dare
Se qualcun volesse osare
Su quell'isola stabilirsi,
O solo fermarsi un po' affinch
45

Ci si possa riposare, o asciugarsi,


O magari farsi un t.
Oh! Sciocco chi attracca alla sua schiena
E piccoli fuochi ad accender inizia
Sperando in una cena!
Grosso e spesso il suo guscio appare
Sembra dormire: ma egli veloce,
E ora galleggia in mezzo al mare,
Ma astuto,
E quando sente dei passi scalpicciare,
O avverte appena dei fuochi il calore,
Con un sorriso
S' gi tuffato,
E rovesciandosi prontamente
Fa cadere e affogar tutta la gente
Che perde cos la sua vita insensata
Rimanendo meravigliata.
State attenti!
Nel mare si trova pi di un mostro
Ma nessuno pericoloso come questo:
Vecchio coriaceo Fastitocalone
La cui stirpe possente ormai sparita,
Lui l'ultimo tartarugone.
Perci se volete salvarvi la vita
Sentite il mio consiglio:
Dei marinai l'insegnamento seguite
E non sbarcate su isole ignote!
O ancora meglio,
A Terra-di-mezzo la vostra vita fugace
In pace.
Trascorrete.

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OLIFANTE

47

Come un topo son grigio


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E grande come un edificio,


Il mio naso un serpente
E il mio passo irruente
Fa tremare la terra
Molto pi di una guerra.
Con due corna in bocca
Camminare mi tocca,
Sventolando l'orecchio.
Ma non sono mai vecchio
Pur marciando parecchio,
Pur se supino mai,
Neanche per morire mi vedrai.
Io sono Olifante,
Il pi importante,
Il pi grosso e il pi grande.
Se un giorno t'incontro
Non scorderai lo scontro;
Ma se non mi vedi,
So che non ci credi.
Eppur sono Olifante,
Il vecchietto ben portante.

49

IL GATTO

Il gatto grasso sullo zerbino


sembra proprio sognare
dei topi che lo possan saziare,
oppure un bel pasticcino;
ma libero, forse, nel suo pensiero
par che cammini
dove un tempo andava indomito e altero
come gli antenati felini
che agili e scarni ruggivan combattendo,
nelle loro tane a Oriente
banchettavan prelibate bestie mangiando
o le tenere carni della gente.

50

Zampe d'acciaio ha il leone gigante


e artigli di diamante;
enormi son le sue zanne spietate
e le fauci insanguinate;
l'agile leopardo maculato
sulle zampe svelto incede
e spesso, silenzioso, balza dall'alto
sulla testa delle prede,
laddove incombe il bosco dalle tenebre oscurato feroci e lontani ora sono
e liberi possono andare
mentre lui domo;
ma il gatto grasso sullo zerbino
tenuto come un beniamino
non pu dimenticare.

51

LA SPOSA DELL'OMBRA

Una volta c'era un uomo che solo viveva;


mentre giorno e notte passavan,
come statua di pietra fermo sedeva,
eppur ombra non gettava.
Gufi bianchi sul suo capo appollaiati stavano,
d'inverno nel plenilunio,
con i becchi puliti; che fosse morto pensavano,
sotto le stelle di giugno.
Venne una donna di grigio abbigliata:
si voleva un momento solamente
l fermare; la sua chioma di fiori era intrecciata,
nel crepuscolo splendente.
52

L'uomo si svegli, come dalla pietra sorto,


l'afferr e carne ed ossa le strinse:
l'incantesimo che lo legava era rotto
e con l'ombra di lei si cinse.
Quelle vie la donna non percorre pi da allora
sotto il sole, le stelle o la luna;
nel profondo dove ella ora dimora
tra notte e giorno non v' differenza alcuna.
Ma quando si aprono tutte le grotte
e si sveglia ogni cosa, una volta all'anno,
i due danzan fino all'alba tutta la notte
ed un'ombra sola fanno.

53

IL TESORO

Quando il sole e la luna ancor giovani erano


di oro e d'argento gli dei cantavano;
nell'erba verde argento spargevano
e l'acque chiare di oro riempivano.
Prima che inferno o abisso venisse scavato,
prima che nano o drago fosse generato,
c'eran Elfi antichi che negli avvallamenti
e sotto verdi colline di magie cantavano
mentre begli oggetti e corone scintillanti
per i re degli Elfi essi forgiavano.
Ma per un fato avverso il loro canto and perduto:
dall'acciaio incatenato, dal ferro abbattuto.
Non cant avidit, n con bocca sorrise;
54

sulla Terra degli Elfi l'ombra discese:


in antri oscuri fu il tesoro ammassato,
argento scolpito e oro cesellato.
In una buia grotta un vecchio nano viveva,
dall'oro e l'argento le dita mai staccava;
s forte batteva incudine e martello
che sulle sue mani si form pi di un callo;
e monete coni ed anelli forgi:
di comprare il potere dei re pens.
Ma gli occhi s'offuscarono, l'udito s'indebol
e la pelle sulle ossa del suo cranio ingiall;
le pietre dure dalle dita ossute
con un pallido splendore scivolaron, non vedute.
Non sent i passi, ma la terra trem
quando il giovane drago la sua sete appag:
un fiume infuocato fum alle sue porte
e nel fuoco il nano trov, solo, la morte:
sibilaron le fiamme sul pavimento inumidito,
in quel fango bollente ogni osso fu incenerito.
Sotto la grigia pietra un vecchio drago viveva,
gli occhi rossi sbatteva mentre solo giaceva.
Morta era giovinezza e le gioie passate,
le membra raggrinzite, nodose e incurvate
dopo tanti anni trascorsi al suo oro incatenato,
anche il fuoco nel suo cuore s'era ormai affievolito.
Di gemme era incrostato il suo limoso ventre,
leccava ed annusava il suo argento e l'oro di sovente:
lui conosceva il posto del pi piccolo anello
sotto l'ombra nera del suo alato mantello.
Sul suo duro giaciglio ai ladri lui pensava
e in sogno delle loro carni si cibava,
frantumava le ossa ed il sangue beveva:
le orecchie abbass, mentre il fiato perdeva.
Non ud il tintinnare di un'armatura.
Una voce echeggi nella sua grotta scura:
con spada scintillante un giovane guerriero
55

lo chiam a difendere il suo tesoro.


Coriacea era la pelle, e i denti poteron poco
ch lo strazi la spada, s'estinse anche il suo fuoco.
Su un altissimo trono un vecchio re viveva:
sulle ginocchia ossute bianca barba pendeva;
n carne n bevande egli pi assaporava,
n canti pi sentiva; ma soltanto pensava
al suo enorme forziere col coperchio intagliato
dove pallide gemme e oro avea celato
in un antro segreto, in quel terreno scuro,
con le robuste porte incatenate col ferro duro.
Dei suoi fidi la ruggine aveva ormai corroso
le spade; caduto il governo ingiusto e il suo regno glorioso,
vuote eran le sale, fredde le sue dimore,
ma dell'oro degli Elfi egli era il signore.
Dei corni sul passo non ud il fragore,
del sangue sull'erba non sent l'odore,
e il suo regno fu perduto, le sue sale bruciate,
e le sue ossa in una fossa furono gettate.
In una roccia scura un antico tesoro sta
obliato dietro a porte di cui nessun le chiavi ha;
nessuno pu varcare quel sinistro cancello.
Cresce l'erba verde sopra quel monticello
dove brucan le pecore e le allodole soglion volare
e il vento soffia dalla spiaggia del mare.
Quell'antico tesoro sol la Notte ormai rinserra
mentre dormono gli Elfi, ed attende la terra.

56

LA CAMPANA DEL MARE

Dall'umida sabbia come un raggio di stella


mi giunse, mentre andavo in riva al mare,
d'una conchiglia bianca, come una campanella;
nella mia mano umida la vedevo tremare.
E sentii risvegliarsi, scuotendo la mano,
come un suono da dentro; una boa dondolante
presso un bar del porto, un richiamo sonante
su mari infiniti, ora vago e lontano.
Poi vidi silenziosa una barca galleggiare
vuota e grigia, sulla notturna marea
" tardi assai! Che stiamo ad aspettare?"
saltai dentro e gridai: "Portami via!"
57

Bagnato dagli spruzzi mi port via


avvolto nel sonno, cinto dalla foschia,
in una terra strana a un'obliata sponda.
Nel crepuscolo oltre il profondo del mare
sentii una campana dondolare sull'onda
din-don, din-don; e i cavalloni rombare
sui denti nascosti d'una scogliera insidiosa,
e infine arrivai a una lunga riva sabbiosa.
Bianca luccicava, e del mare la schiuma
ribolliva come stelle in una rete d'argento specchiate;
scogliere di pietra bianca, della luna
riflettevan la luce, luccicanti e bagnate.
Sabbia brillante tra le mie mani scorreva,
come polvere di perla e di gioielli,
flauti di verde e di ametista pareva,
trombe d'opale, e rose di coralli.
Ma sotto gli scogli c'eran grotte come
tenebre buie e grigie, che l'erbaccia celava;
un'aria fredda mi scompigli le chiome
e, mentre correvo via, la luce calava.
Scendeva da un colle un verde ruscello
e l'acqua ne bevvi per potermi confortare.
Risalendo il suo corso giunsi al bel paesello
d'eterna sera, lontano dal mare,
arrampicato su prati di ombre ondeggianti:
come stelle cadute c'eran dei fiorellini,
e le ninfee parevan lune galleggianti
in uno stagno blu, fresco e cristallino.
Gli ontani dormivano, i salici pendevano
presso un fiume quieto di erbe fluttuanti;
i gladioli i guadi sorvegliavano,
con lance di canna e spade verdeggianti.
Per tutta la sera ci fu un'eco di canti
gi nella valle; e creature correvan:
58

lepri bianche come neve, tutti andavano avanti


e indietro: topi uscivan dai buchi, e volavan
falene con occhi a lanterna; e i tassi
in quieta sorpresa dalle tane guardavano.
Su quel verde pavimento si sentivano passi
che veloci, con la musica nell'aria, danzavano.
Ma dovunque giungessi ritornava la pace:
fuggivano i piedi, tutto fermo era intorno,
mai un saluto, solo il suono fugace
sul colle, di flauti e di voci e del corno.
Di foglie di fiume mi feci un mantello
un fascio di giunchi verdi come un gioiello;
col bastone uno scettro, e un vessillo dorato;
i miei occhi brillavan come un cielo stellato.
Coronato di fiori salii su un monticello
ed allora urlai: "Perch vi nascondete?
Perch ovunque io vada, di colpo tacete?"
Era fiero il mio grido come il canto di un gallo;
"Ora io sono qui, re di questa contrada,
la mia mazza di canna e ho un gladiolo per spada.
Rispondete al mio appello! Tutti quanti venite!
Ditemi una parola, ed un volto mostrate!"
Nera giunse una nube come un velo di notte
e cadendo per terra, sulle mani strisciando,
con gli occhi ciechi e le ossa rotte,
come una talpa me ne andai brancolando.
Penetrai lentamente in una foresta silente
di foglie morte e rami gi spogliati;
mi dovetti sedere, ormai farneticante,
mentre i gufi russavano nei loro buchi vuoti.
Per un anno ed un giorno l dovetti restare:
scarabei dentro agli alberi marci battevan,
tessevano i ragni e nella muffa vidi gonfiare
le vesce che attorno ai miei piedi crescevan.
Nella mia lunga notte alfin la luce torn
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e i miei lunghi capelli vidi ingrigiti.


"Mi sono perduto, e la strada non so!
Ma lasciatemi andare! Pur se vecchio e incurvato
il mar devo trovare!" Poi tentai di avanzare;
come un pipistrello su di me l'ombra scese
ed un vento sentii nelle orecchie ululare;
tentai di coprirmi con cespugli spinosi.
Le mani eran ferite, le ginocchia scavate,
e gli anni pesavan sulla schiena incurvata
quando prese la pioggia del sale il sapore
e dell'alghe marine sentii l'odore.
Giunsero uccelli stridenti e nelle fonde
e fredde grotte sentii la voce
delle foche e dei gorghi tra le rocce
il gorgoglio e lo sbuffar delle onde.
Venne presto l'inverno. Nella nebbia passai
e ai confini della terra infine arrivai;
cadeva la neve, la mia chioma gelava,
sull'ultima spiaggia il buio incombeva.
Galleggiava la barca aspettandomi ancora,
nell'alta marea dondolava la prora.
Mi distesi stremato mentre via mi portava
e attraverso le onde i mari attraversava;
vecchi scafi coperti di gabbiani pass,
e grandi navi illuminate sull'onda;
a un porto nero come un corvo arriv
silenziosa come neve nella notte profonda.
Era chiusa ogni porta e attorno il vento sussurrava,
eran vuote le strade. A una porta mi volli sedere
e laddove la pioggia da una gronda gocciava
tutto ci che portavo volli gettare:
dei granelli di sabbia la mia mano stringeva
e una conchiglia silente e morta giaceva.
Mai pi quella campana i miei orecchi udranno,
mai pi quella spiaggia i miei piedi percorreranno.
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Lunga strada ed un triste sentiero adesso


percorro; per un vicolo cieco ora
lacero vado. Parlo solo a me stesso
perch quelli che incontro, non mi parlano ancora.

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L'ULTIMA NAVE

FRIEL GUARD FUORI alle tre in punto:


la grigia notte gi avanzava;
da lontano giungeva il canto
d'un gallo d'oro che acuto strillava.
Gli alberi eran scuri ma gi cinguettava
nell'alba pallida ogni uccello
era ormai desto, e tra le foglie soffiava
fresco e leggero un venticello.
Guard il chiarore aumentare alla finestra
finch la luce a lungo brill
sulla terra e le foglie; e sulla ginestra
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la grigia rugiada luccic.


Sul pavimento lei corse scivolando,
guizzando gi per i gradini:
sull'erba avanzavano danzando
nella la rugiada i suoi bianchi piedini.
Gioielli aveva ai bordi la veste,
e al fiume Friel si precipit:
d'un salice s'appoggi contro il fusto,
e l'acqua fremette quando lei guard.
In un baleno blu un martin pescatore
come un sasso vide tuffarsi;
le canne emisero un dolce rumore
le foglie di ninfea vide allargarsi.
Le giunse all'orecchio improvviso un suono
mentre se ne stava l luccicante
con la chioma sciolta - al chiaror del mattino sulle spalle ondeggiante.
C'erano flauti ed arpe s'udivan
e un suono come di canti,
giovani voci nel vento acute giungevan
e rintocchi di campane distanti.
Una nave col rostro d'or c'era ora:
bianca come i remi sull'acqua scivolava
e davanti alla sua alta prora
un gruppo di cigni la guidava.
Elfi dalle vesti grigio-argento remavano;
tre la fanciulla ne vide molto belli:
con le teste incoronate in piedi stavano
coi loro luccicanti e fluenti capelli.
Con l'arpa in mano un canto stavano intonando
al ritmo ondeggiante dei remi
"Verde la terra e stanno cantando
gli uccelli tra le foglie ameni.
Per molti giorni l'oro dell'aurora
verr questa terra a illuminare
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e molti fiori sbocceranno ancora


prima che il grano possa maturare."
"Bei marinai, dove andate
scivolando sopra l'onde?
Verso il crepuscolo e i rifugi segreti
che la grande foresta nasconde?
O alle isole del nord su spiagge di macigni,
tra le fredde onde volete andare
portati sulle ali dei forti cigni
tra grida di gabbiani, da soli ad abitare?"
"No!" risposero. "Lontano
l'ultima strada solcando,
I porti grigi dell'ovest lasciamo
i mari d'ombra sfidando.
Alla Terra degli Elfi stiamo tornando
dove l'Albero Bianco cresce
sulla spuma (ove la stella risplende)
che l'ultima spiaggia lambisce.
"Saluta, oh fanciulla questi campi mortali,
la Terra-di-mezzo abbandona!
Una chiara campana nelle terre natali
di noi Elfi, nella Torre gi risuona.
Qui cadon le foglie e l'erba sbiadita,
sole e luna avvizziscono sempre di pi;
il lontano richiamo abbiamo sentito,
che c'invita ad andare laggi."
Fermarono i remi e si giraron:
"Fanciulla terrestre non senti l'appello?
Friel! Friel!" le gridaron,
"Non tutto carico il nostro vascello:
un solo posto abbiamo.
Le giornate tue corrono leste!
Vieni! il nostro ultimo richiamo,
bella fanciulla terrestre."
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Dalla sponda del fiume Friel guardava,


un passo in avanti os;
ma nell'argilla il suo piede affondava
e fissandoli, si ferm.
La nave in un sussurro pass lentamente
"Non posso venire!" dalla chiglia
la sentirono gemere mestamente
"Della Terra sono figlia!"
La sua veste di gemme pi non brillava
sotto il tetto e la porta oscura
mentre dai campi ritornava
all'ombra della sua dimora.
Indoss la sua veste marrone brunito
e i lunghi capelli intrecci,
poi ridiscese al lavoro consueto;
la luce presto se ne and.
Gli anni s'inseguono l'un dopo l'altro
lungo i Sette Fiumi;
passan le nubi e il sole dall'alto
brilla; tremano tra le spume
salici e canne, sera e mattina.
Ma mai pi verso occidente altre navi han solcato
quelle acque mortali come prima,
e il loro canto ormai svanito.

1 Lefnui, Morthond-Kiril-Ringl, Gilrain-Sernui e Anduin.


2 Il nome era portato da una principessa di Gondor, dalla cui linea
meridionale Aragorn diceva di discendere. Era anche il nome di una
figlia di Elanor, figlia di Sam, ma il nome di costei, se collegato alla
poesia, deve da questa esser fatto derivare, non potendo infatti aver
avuto origine nella Marca Occidentale.

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3 Grindwall era un piccolo porto sulla sponda settentrionale del


Sinuosalice; si trovava al di fuori della Barriera ed era quindi ben
sorvegliato e protetto da un grind o recinto che si prolungava
nell'acqua. Brerendon (Colle del Roveto) era un piccolo villaggio su un
terreno in salita dietro al porto, nella stretta lingua di terra compresa
tra Frattalta e il Brandivino. Presso il Mithe, dove sboccava lo
Shirebourn, c'era un pontile dal quale partiva un viottolo che arrivava
a Deephallow e oltre fino alla Strada Maestra che attraversava Sirte
(Rushey) e Scorta.
4 In realt furono probabilmente loro a dargli questo nome (
infatti bucklandese nella forma) che fu aggiunto ai suoi molti nomi
pi antichi.
5 Per gli Hobbit e gli Elfi il Sole di genere femminile (n.d.r.).

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