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Uno dei pi accesi dibattiti contemporanei sicuramente quello concernente la fondazione

delletica, o filosofia morale, e il modo in cui essa debba essere applicata alla realt concreta.
Tuttavia, il relativismo odierno ha preso piede in questo ambito culturale, instaurando al suo
interno un clima confusionario e disgregante, bench letica sia sempre stata presentata come la
sfera che avrebbe dovuto ricondurre gli uomini alla generalit, o meglio al perseguimento di un
obiettivo comune.
Lo scopo di questo articolo sar quello di dimostrare in che modo sia possibile evitare il pluralismo
dei valori, se si vuole utilizzare unespressione di Max Weber, almeno nei settori fondamentali ed
estremamente delicati della vita umana. La questione fondamentale da chiarire riguarda larma
temibile contro la pretesa universalit di una teoria etica, ovvero il cos detto riduzionismo,
consistente del ricondurre il significato dei termini morali ad altre propriet. Per chiarire il concetto
si pu esplicitare qualche esempio: si prendano come punto di riferimento le teorie etiche a
fondamento naturalistico e, pi specificamente, quelle di tipo edonistico. Essa, infatti, indaga il
significato del termine buono a partire dal piacere o dal dolore che una determinata azione in
grado di procurare. Come si pu chiaramente intuire, letica stata in questo caso ridotta ad un
principio di matrice edonistica, perdendo la sua connotazione di scienza autonoma e divenendo
eteronoma, come direbbe il famigerato Immanuel Kant.
Per contrastare questi principi spuri della moralit, i quali non potrebbero avere in nessun caso una
pretesa universalistica e oggettiva, verr utilizzata quella legge che stata in grado in grado di
mettere in crisi sistemi filosofici secolari e, di fatti, viene soprannominata La ghigliottina di Hume.
Conviene riportarne un passo direttamente tratto dal Trattato sulla natura umana: In ogni
sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l'autore va avanti per un po'
ragionando nel modo pi consueto, e afferma l'esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle
cose umane; poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto delle abituali copule o non
incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un
cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la pi grande importanza. Infatti, dato che
questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, necessario
che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ci che sembra del
tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costituire una deduzione da altre
relazioni da essa completamente differenti.
In questo passo viene messo in evidenza un errore logico, la cui formulazione verr ritrattata anche
da Edward Moore, attraverso la fallacia naturalistica, e pu essere cos sintetizzata: in nessun caso
possibile ricavare proposizioni prescrittive (concernenti un comando, un dover essere) da
asserzioni puramente descrittive (esse, rispetto al dover essere, esplicitano lessere di un
determinato oggetto). Il riduzionismo viene, attraverso la fallacia naturalistica, estirpato alla radice,
rendendo impossibile la filosofia morale pensata in questi termini.
Adesso urge porre unaltra domanda: se non possibile rivolgersi ad una propriet del mondo
esterno, quali sono le altre strade percorribili per garantire una fondatezza delletica?
Ci si potrebbe rivolgere alla soluzione non-naturalista ideata dallo stesso Edward Moore, il quale
concependo il Bene come una propriet semplice (Ci che sostengo che buono una nozione
semplice, proprio come una nozione semplice il giallo) arriver alla sua definibilit in termini di
intuizione. Tuttavia, questa non sar la strada verso cui volger larticolo, anche perch una nozione
del genere risulterebbe scarna di contenuti.
Il solco pi idoneo alla risoluzione del problema stato aperto da Immanuel Kant, il quale riscontra
il fondamento della filosofia morale non in una definizione astratta del bene, ma nella facolt della
volont di dare leggi a se stessa. Questa prospettiva filosofica ha influenzato enormemente il
dibattito dei secoli precedenti, ma odiernamente sembra volutamente celata. In questa sede verranno
sintetizzati alcuni nodi fondamentali del suo pensiero, cercando di produrne una migliore trattazione

nei seguenti articoli. Lazione viene da Kant concepita come morale solo quando viene compiuta
per dovere, consistente per lappunto nella necessit di unazione per rispetto della legge morale,
indipendentemente da, e anzi in contrasto con, gli eventuali moventi soggettivi (come le
inclinazioni o sentimenti naturali) o gli scopi (linteresse personale, la felicit ecc.) dellagire.
Questo discorso si adatta perfettamente con quanto affermato precedentemente con la Legge di
Hume: ogni principio esterno alla morale stessa viene sradicato dal terreno, poich da essi derivano
i principi spuri che renderebbero letica relativa ed auto contraddittoria. Per comprendere, tuttavia,
la prospettiva da analizzare, bisogna prima di tutto chiarire alcuni concetti. Si detto
precedentemente che il dovere necessit di unazione per rispetto della legge, quindi spogliato di
ogni scopo ed effetto che dallazione possa conseguire. Di fatti, non si pu provare rispetto per
linclinazione in generale, ma soltanto approvarlo o amarla, poich favorevole al proprio vantaggio
o quello altrui: Solo ci che legato alla mia volont come fondamento, ma mai come effetto, solo
ci che non serve la mia inclinazione bens la sovrasta, o almeno che la esclude interamente dai
suoi calcoli nella scelta, quindi la semplice leggi per se stessa, pu essere oggetto del rispetto e,
con ci, un comando. La determinazione della volont quindi, avendola spogliata da qualsiasi altro
influsso, deve provenire dal puro rispetto della legge, ed essa definita buona quando conforme
alla legge delle azioni in generale. Ed ecco che pu essere esplicitato lespressione da cui
prenderanno le mosse i successivi articoli: non devo comportarmi se non in modo che io possa
anche volere che la mia massima debba diventare una legge universale. Si prenda come esempio
la massima soggettivo che comanda di non rubare. La moralit di unazione viene definita sul
rispetto che la volont ha di questa massima e sugli effetti controproducenti che potrebbero derivare
dalla sua disobbedienza. Ora la massima giusta, solo quando si pu volere che essa divenga una
legge universale uguale per tutti gli esseri razionali, ed ecco che attraverso la massima soggettiva
delluomo si pu arrivare alla definizione di unetica universale. I contenuti di questa legge
universale verranno analizzati di seguito.