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ISSN 2038 5617 - "Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale D.L.353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n° 46) art.1 comma.1 - CN/BO”

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Ogni scala è un pezzo unico

Ogni scala è un pezzo unico LA STRUTTURA ESSENZIALE “Il carattere è all’interno!” Oggi la scala

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ARCHILINE

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale di Bologna al numero 8109 del 13 ottobre 2010

Anno 1 numero 1 marzo 2011

Direttore Editoriale

Alessandro Marata

Direttore Responsabile Maurizio Costanzo

Caporedattore

Iole Costanzo

Coordinamento di Redazione Cristiana Zappoli

Art Director

Laura Lebro

Responsabile Marketing Zenon J. Wojciechowski

Comitato Scientifico Walter Baricchi (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Reggio Emilia) Benito Dodi (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Piacenza) Vittorio Foschi (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Forlì-Cesena) Claudio Gibertoni (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Modena) Alessandro Marata (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Bologna) Gianni Pirani (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Ferrara) Roberto Ricci (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Rimini) Alessandro Tassi Carboni (Presidente Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Parma)

Redazione Lorenzo Berardi, Mercedes Caleffi Antonello De Marchi, Silvia Di Persio, Enrico Guerra, Angela Mascara, Marcello Rossi, Alessandro Rubi, Carlo Salvini, Federica Setti, Paolo Simonetto, Gianfranco Virardi

Hanno collaborato Alfonso Apicella, Manuela Garbarino

Stampa Cantelli Rotoweb - Castel Maggiore (Bo) www.cantelli.net

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sommario EDITORIALE 11 Architetture in movimento di Alessandro Marata VISUAL SCREEN 16 Morbide levigate geometrie
sommario
sommario

EDITORIALE

11

Architetture in movimento di Alessandro Marata

VISUAL SCREEN

16

Morbide levigate geometrie

YOUTURN PAVILION, SAN PAOLO DEL BRASILE

Progetto di UNStudio

18

Come ripararsi dal vento

SKATING SHALTERS, WINNIPEG

Progetto di Patkau Architects

20

Un avvolgente quadrifoglio

NEW AMSTERDAM PLEIN & PAVILION, NEW YORK

Progetto di UnStudio

22

Flessibilità e sostenibilità

MOBILIZARTE, BRASILE

Progetto di Studio Grimshaw

24

La ville diventa intelligente

LA VILLE INTELLIGENTE, PARIGI

Progetto di Jakob + MacFarlane

26

Ispirarsi al tessuto vegetale

EUREKA, LONDRA

Progetto di Nex

28

La cattedrale del seme

PADIGLIONE INGLESE EXPO 2010, SHANGHAI

Progetto di Thomas Heatherwick

30

Ispirato a Hendrix e Mozart

PAVILION 21 MINI OPERA SPACE, MONACO

Progetto di Coop Himmelb(l)au

ARCHITETTURA

42

Geometrie traslate

THE POD, KUALA LUMPUR, MALESIA

Progetto di Luca F. Nicoletti e Serina Hijjas

50

Dinamicità e tecnologia

MOBILE ART PAVILION, PARIGI, FRANCIA

Progetto di Zaha Hadid Architectes

58

Variazione sul tema

MOBILE MUSIC PAVILION, SALISBURGO, AUSTRIA

Progetto di Soma Architecture

66

Pratica architettonica all’Università di Padova intervista a Edoardo Narne

68

Cardboard Pavilion, la forza del cartone intervista a Luigi Alini

70

Algorithmic aided design di Arturo Tedeschi

72

Serpentine Gallery

da Zaha Hadid a Zumthor

78

Paesaggio fluorescente

EXHALE, MIAMI BEACH, FLORIDA

Progetto di Phu Hoang Office e Rachely Rotem Studio

84

Trasparenze d’acciaio

PADIGLIONE CROATO PER LA BIENNALE DI VENEZIA, VENEZIA, ITALIA

Progetto di Leo Modrcin

DA VEDERE

93

Conoscere architettura e design

MUTAZIONI

107

Prendere la domotica dal verso giusto: il concept Intervista a Massimo Labbrozzi

architettura e design MUTAZIONI 107 Prendere la domotica dal verso giusto: il concept Intervista a Massimo
V ENEZIANE C OCCIOPESTO P ASTINE E STERNI R ESTAURO La Tecnologia al servizio dell’arte
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ARCHITETTURE

IN MOVIMENTO

Mario Botta ama ripetere, e non gli si può che dare

ragione, che l’architettura lavora a gravità. Intende dire, con quelle parole, che non concorda con quella corrente dell’architettura contemporanea, modaiola

e stupefacente, che ama stupire l’osservatore con

soluzioni strutturali illogiche. Pier Luigi Nervi era un genio dell’architettura strutturale poiché riusciva a concepire forme belle e innovative che, una volta progettate, risultavano ovvie e naturali a chi le osserva. Oggi, sovente, si osservano invece scelte strutturali che non sono convincenti neppure dopo ore

di benevolente comprensione e appaiono innaturali ad

libitum. Il fatto che l’architettura lavori per gravità non

la obbliga, però, ad una staticità immobile. Le nuove

tecnologie e la moderna cultura rendono, tra l’altro, più facile di un tempo lo spostamento di un manufatto architettonico da un luogo all’altro. Il concetto di mobilità è, ovviamente, molto ampio e comprende casistiche notevolmente differenti tra loro. Il tempio

di Abu Simbel, smontato e riassemblato, ha percorso

una notevole distanza, per non essere sommerso dall’acqua di un nuovo lago. Alcune chiese sono state

spostate per far posto a infrastrutture stradali. Come non rimanere affascinati ancora oggi dalle bathing machines dell’inizio del novecento, straordinarie casette su ruote necessarie per fare prendere i bagni

in mare alle signore che mai avrebbero potuto - come

sono cambiati i tempi!- farsi vedere con quel costume

il cui tessuto, ai nostri giorni, sarebbe sufficiente per realizzarne cinquanta. Erano gli anni della Belle Epoque, dell’Orient Express, dei Grand Hotels, anni nei quali nasceva la moda delle vacanze marittime

e delle colonie. E poi i transatlantici, che più che

residenze temporanee itineranti, sono vere e proprie città, con una capacità, in termini di abitanti, molto

superiore ai piccoli comuni italiani che hanno rischiato

di sparire dalle carte geografiche a causa di una

manovra finanziaria che definire mobile, quella sì, è un eufemismo. La nave di felliniana memoria è forse

l’architettura mobile per eccellenza, con i suoi miniappartamenti, i teatri, le attrezzature sportive,

le discoteche, i bar, i percorsi gerarchicamente

differenziati, la divisioni in classi, anche sociali,

memento Titanic. È il caso di sorvolare sul

nomadismo poiché, in questo caso, non è l’architettura che si sposta, ma è l’intera vita delle persone, che non si riconoscono appartenenti ad un luogo. Cosmopoliti? Non proprio. Sicuramente

cittadini del mondo, curiosi per necessità e cultura. Un po’ come il circo, la cui peregrinazione in looping spaziale, non gli permette di appartenere ad alcun luogo. Il nomade si sposta all’interno del contesto sociale nel quale si trova. La sua tenda, la sua roulotte, è un tramite per cercare nuove realtà.

Il circense si sposta, invece, in luoghi che non può percepire perché la sua vita è comunque legata

all’interno del tendone del circo nel quale lavora. Il contesto è sempre uguale anche se il circo si sposta

di mille chilometri. Ma la magia dell’ambiente circense

rende quel luogo, quell’architettura, irresistibilmente

affascinante, per grandi e piccini. Anche la cultura si sposta, a cavallo della sua architettura. Il Teatro del Mondo non smetterà mai di vagare nelle acque veneziane, con il suo carico umano, culturale e con

la sua capacità, propria dell’architettura, di evocare

sentimenti di commozione ed appartenenza. Come

sembra si spostino, seppur immobili, il modello ligneo della chiesa di Borromini sul lago di Lugano o il Monolite di Jean Nouvel sul lago di Neuchatel. Si muoveva invece, realmente, come un cervo volante,

il padiglione del Kuwait che Santiago Calatrava realizzò per l’expo del 1992 di Siviglia.

In questo numero di Archiline non troverete tracce di

queste meraviglie che tutti, seppure in misura diversa,

conoscono: è sufficiente evocarle per poterne sentire

il fascino e la magia. Non troverete traccia neanche

del vate dell’architecture mobile, Yona Friedman e neppure del teorizzatore della complementare dromologie, quel Paul Virilio tanto amato dagli architetti. Potrete invece osservare alcune belle

architetture prive di fondazioni, nel senso tradizionale

e tecnologico del termine. Luoghi per la cultura, nel

senso lato del termine. Architetture che si spostano, guidate dalla mano dell’uomo, che le ricolloca e contestualizza. Architettura liquida? No, assolutamente no. Architettura mobile. Forse.

di Alessandro Marata

editoriale
editoriale
visual screen MORBIDE LEVIGATE GEOMETRIE BEN VAN BERKEL PROGETTA UN’ARCHITETTURA-SCULTURA ADATTA ALL’ESPOSIZIONE E AL
visual screen MORBIDE LEVIGATE GEOMETRIE BEN VAN BERKEL PROGETTA UN’ARCHITETTURA-SCULTURA ADATTA ALL’ESPOSIZIONE E AL

visual screen

MORBIDE LEVIGATE GEOMETRIE

BEN VAN BERKEL PROGETTA UN’ARCHITETTURA-SCULTURA ADATTA ALL’ESPOSIZIONE E AL DIBATTITO

Circa un anno fa, alla 29esima Biennale d’Arte di San Paolo del Brasile, città in gran parte progettata da Nie- meyer, furono presentate sei diverse proposte di padi- glioni, i terrieros. Sei spazi nello spazio. Sei piccoli ma- nufatti collocati all’interno del candido padiglione che si trova all’interno del Parque do Ibirapuera anch’esso progettato da Oscar Niemeyer e Helio Uchoa. Durante questa storica manifestazione legata all’arte e fondata nel 1951 dall’italiano Francisco (Ciccillo) Ma- tarazzo Sobrino, il gruppo olandese UNStudio ha pre- sentato Youturn Pavilion, uno dei sei terreiros, una pic- cola architettura, ovviamente temporanea, progettata per essere posizionata nella parte centrale dell’intero spa- zio dedicato alla manifestazione. La sua morfogenesi è strettamente legata, infatti, alle diverse direzioni presenti, ai possibili assi direzionali dei flussi di visitatori che, ge- stiti come vere e proprie forze modellanti, hanno ge- nerato un piccolo oggetto dalla levigata e smussata geo- metria. Uno spazio architettonico dalle caratteristiche scultoree con una forma triangolare e gli angoli arro- tondati che, a voler trovare una forma già nota a cui fare riferimento, rende immediata l’associazione con il clas- sico plettro da chitarra con tanto di cerchio nella par- te centrale. Youturn Pavilion ha infatti il compito di far

Foto Ding Musa
Foto Ding Musa
Youturn Pavilion ha infatti il compito di far Foto Ding Musa Nelle foto: il padiglione visto

Nelle foto: il padiglione visto all’interno e all’esterno mostra linee avvolgenti dalle alte qualità scultoree, geometricamente determinate da più fattori, rielaborati in modo da diventare forze modellanti, come mostra il grafico nella pagina a fianco

modellanti, come mostra il grafico nella pagina a fianco vibrare diversamente l’interesse per la 29esima bien-

vibrare diversamente l’interesse per la 29esima bien-

nale. Il disegno del padiglione prende in considerazione più riferimenti spaziali, dagli incroci alle visuali, dai per- corsi circolari a quelli contemplativi, situazioni che ov- viamente sono state inserite come variabili progettua-

li, canoni matematici, che hanno reso questa piccola

architettura un oggetto concluso. Un luogo dove po-

ter approfondire passando, o dove meditare sostan- do. Un ambiente che ha in sé una vera forza centripeta

in grado di attirare, accogliere e sorprendere.

Ha all’interno un cuore tridimensionalmente definito, scavato, modulato come può essere un’autentica ope- ra scultorea. Lo stesso Ben van Berkel ha affermato:

«l'interpretazione metaforica degli spazi può essere si- mile alla lettura di un'opera d'arte…». E così è Youturn Pavilion: un’architettura/scultura adatta all’esposizio- ne e al dibattito, un attivatore di eventi e uno spazio poe- tico dalle linee convergenti. Un oggetto che va aldilà del semplice mostrare se stesso. UNStudio lo ha pen- sato come uno spazio capace di attivare interessi, in-

centivare gli incontri, alimentare i dibattiti e difatti pos- siede nel suo cuore, cioè lo spazio circolare centrale,

la

forza di generare il nuovo. È lucido, liscio, levigato

e

avvolgente sia all’esterno che all’interno. Offre inti-

mità e risente di tutto ciò che gli gravita intorno. Ri- sponde pienamente all’idea di terreiros, agli storici spa-

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zi presenti in città in cui si balla e si canta, solo che in que-

zi presenti in città in cui si balla e si canta, solo che in que- sti tutta la forza è impiegata per creare isole di riflessione. I terreiros originariamente erano legati alla presenza degli schiavi africani e alle loro pratiche esoterico-religiose, oggi sono riconosciuti dal governo e per tanto sovvenzionati come luoghi di crescita della cultura popolare e delle sue commistioni socio antropologiche. Nonostante gli architetti che lo hanno progettato ritenessero Youturn Pavilion un’architettura dalle diverse valenze non si hanno ancora notizie sul riuso di questo piccolo immobile. Risulta però fa- cile pensare che una città come San Paolo, così stretta- mente legata, sin dagli albori, al linguaggio architettonico contemporaneo non abbia difficoltà nell’accoglierlo anche aldilà di eventi dal richiamo mondiale quale l’autorevole Bien- nale d’Arte. Istituzione, questa, che fa meritare al Brasile, sin dal 1964, un prestigioso padiglione - all’interno della sto- rica manifestazione veneziana dedicata all’arte - posto al centro dei Giardini dell’Arsenale. (di Mercedes Caleffi)

dei Giardini dell’Arsenale. ( di Mercedes Caleffi ) IMPIANTI FOTOVOLTAICI Chiavi in Mano ENERGIAALTERNATIVA e

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di Mercedes Caleffi ) IMPIANTI FOTOVOLTAICI Chiavi in Mano ENERGIAALTERNATIVA e FONTE RINNOVABILE Sopralluogo -

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visual screen COME RIPARARSI DAL VENTO RIFUGI COSTRUITI GRAZIE A UN PROCESSO DI SOLLECITAZIONE E
visual screen COME RIPARARSI DAL VENTO RIFUGI COSTRUITI GRAZIE A UN PROCESSO DI SOLLECITAZIONE E

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COME RIPARARSI DAL VENTO

RIFUGI COSTRUITI GRAZIE A UN PROCESSO DI SOLLECITAZIONE E DEFORMAZIONE DEL COMPENSATO

Winnipeg è una città di 600mila abitanti situata sul mar- gine orientale della regione delle praterie canadesi, è la capitale e il centro più grande della provincia del Mani- toba. Secondo Environment Canada, Winnipeg è anche la città più fredda del mondo fra tutte quelle considera- te della sua stessa estensione territoriale (al di fuori del- la Siberia). I fiumi Red River e Assimboine si incontrano in pieno centro cittadino e nel periodo invernale danno vita a chilometriche piste di pattinaggio. Le temperatu- re, che scendono per lunghi periodi sotto i 30 e anche sotto i 40 gradi con venti fortissimi, creano non poche difficoltà a chi vorrebbe usare le piste. Ma in un luogo dove l’inverno può durare anche sei mesi, è necessario imparare a trarre vantaggio dalle opportu- nità che la stagione invernale offre. E, così nella piena con- vizione che trovare un riparo dal vento avrebbe aumen- tato notevolmente la possibilità di usare le piste, è sta- to sviluppato un programma per sponsorizzare la pro- gettazione e la costruzione di rifugi temporanei situati lun- go le piste di pattinaggio. È stato lo studio canadese Pat- kau Architects a progettare gli Skating Shalters, rifugi tem- poranei creati per muoversi dolcemente al vento, on- deggiando o galleggiando su superfici ghiacciate. Lo studio è stato fondato nel 1978 da John e Patricia Pat- kau che ben conoscono il freddo di Winnipeg: entram- bi, infatti, sono nati in questi luoghi. Il loro è un linguaggio progettuale che comporta l’assemblaggio di forme e materiali eterogenei. In oltre 30 anni di attività, sia in Canada che negli Stati Uniti, lo studio ha proget- tato una grande varietà di edifici, occupandosi, per esempio, di installazioni nelle gallerie, di abita- zioni private, di grandi librerie urbane, come la Grande Bibliotheque du Quebec, per la qua- le hanno ottenuto la Governor General's Me- dal in Architecture. Gli Skating Shalters, realizzati nel 2011, «sono un gruppo di rifugi intimi - spiegano gli architetti - capaci di ospitare solo poche persone alla volta, raggruppati in una specie di piccolissimo “villaggio”». Sono strutture che trovano un senso quando sono insieme, non possono essere con- siderate singolarmente. «I rifugi si solle- vano in piedi - continuano gli architetti - con spalle al vento come un branco di bu- fali, stretti l’uno all’altro per proteggersi vi- cendevolmente dalle forze della natura». Sono stati costruiti con compensato sottile e flessibile, e la “pelle” di ciascuno

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Nelle foto: gli Skating Shalters, rifugi temporanei, situati lungo le piste di pattinaggio nella città di Winnipeg, in Canada

è composta da 2 strati spessi 5 millimetri, tagliati in pat- tern e assemblati a un’armatura in legno, costituita da una base triangolare e un asse centrale a forma di cu- neo. Test costruttivi hanno evidenziato i punti maggior- mente “colpiti” dalle sollecitazioni di flessione, di con- seguenza questi ultimi sono stati “sollevati” con una se- rie di tagli e aperture. La forma del rifugio è la risultante di questo processo di sollecitazione e deformazione del guscio. L’aggregazione dei rifugi in un gruppo inizia met- tendone in relazione due, e la loro giustapposizione de- cide le dimensioni e l’accessibilità degli ingressi. Questo abbinamento, che può apparire casuale, in re- altà è deciso dalla misurazione di 120° di rotazione. Tre coppie vengono poi poste in relazione tra loro attraver- so una seconda rotazione di 90 gradi, formando il grup-

Messi tutti in relazione fra loro, rifugi creano rapporti dinamici con sole e vento, spostandosi
Messi tutti in relazione fra loro,
rifugi creano rapporti dinamici
con sole e vento, spostandosi
in base all'ora del giorno
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e
alle circostanze ambientali
Foto James Dow
po e definendo uno spazio interno intermedio. Messi tutti in relazione fra loro, i rifugi
po e definendo uno spazio interno intermedio. Messi tutti in relazione fra loro, i rifugi

po e definendo uno spazio interno intermedio. Messi tutti in relazione fra loro, i rifugi creano rapporti dinamici con sole e vento, spostandosi in base all'orientamento specifico, l'ora del giorno e le circostanze ambientali. Sono strutture deli- cate e, in un certo senso, vive. Si muovono dolcemente nel vento, scricchiolando e ondeggiando a diversi ritmi, gal- leggiando precariamente sulla superficie del fiume ghiacciato, scrollandosi di dosso la neve che eventualmente si appog- gia sulla loro superficie. La natura fragile ed esile dei rifugi fa sì che chi trova protezione sotto di loro sia consapevole dell’inevitabilità, della ferocia e della bellezza dell’inverno nel- le praterie canadesi. (di Cristiana Zappoli)

dell’inevitabilità, della ferocia e della bellezza dell’inverno nel- le praterie canadesi. ( di Cristiana Zappoli )
visual screen UN AVVOLGENTE QUADRIFOGLIO UN PADIGLIONE PER COMMEMORARE I 400 ANNI DI STORIA TRA
visual screen UN AVVOLGENTE QUADRIFOGLIO UN PADIGLIONE PER COMMEMORARE I 400 ANNI DI STORIA TRA

visual screen

UN AVVOLGENTE QUADRIFOGLIO

UN PADIGLIONE PER COMMEMORARE I 400 ANNI DI STORIA TRA LA CITTÀ DI NEW YORK E L’OLANDA

Foto James D’Addio
Foto James D’Addio

Gli olandesi a New York. Un connubio storico. Un lega- me che la città di New York e l’Olanda non possono e non vogliono dimenticare e che anzi ci tengono a festeggia- re. E per commemorare i 400 anni di storia insieme, lo studio di architettura olandese, UNStudio, ha progetta- to un padiglione dalle morbide geometrie scultoree, il New Amsterdam Plein & Pavilion. La struttura simboleggia l'in- contro tra le due diverse culture. È un crocevia tridi- mensionalmente risolto come un fiore, un ranuncolo, un quadrifoglio dalle linee avvolgenti, sinuose e smussate. Un getaway urbano, frequentato da 150mila persone, po- sto nel cuore della Peter Minuit Plaza, tra il Battery Park, il parco pubblico più grande e dinamico di Manhattan, e il lungomare. La punta meridionale dell’isola di Manhat-

Sopra e sotto: New Amsterdam Plein & Pavilion costruito a New York. In alto, a destra: plastico in resina. Di fianco: lo schizzo mette in luce la forza centripeta della struttura. Un volume che rielabora le quattro possibili direzioni facendole divenire forza progettuale

tan nel 1626 è stata al centro della storia dell’emigrazione fiamminga, ha ospitato numerosi olandesi e proprio lì ven- ne costruita la nuova colonia che chiamarono New Am- sterdam. Oggi il parco è completamente gestito dall’or- ganizzazione no-profit, The Battery Conservancy che, fon- data nel 1994, controlla, sovrintende e ha sovvenzionato

la costruzione del Battery Park. La Peter Minuit Plaza è

il vero fulcro intermodale della città di New York, dove bi- ciclette, metropolitane, autobus e traghetti si incrociano

e si interscambiano tra loro. Un luogo dove è possibile

godere della natura e approfondire aspetti quale l’arte,

il cibo, l'ambiente e la storia dai due popoli condivisa. Il

nuovo padiglione, il New Amsterdam Plein & Pavilion, omaggio dei Paesi Bassi a Manhattan, è il centro di tut- to questo. E simboleggia la dedizione che la città, lo Sta- to di New York, il governo federale e il lavoro della Con- servancy hanno impiegato per creare il Battery Park. Il padiglione è il perno di tutto il polo intermodale e lo ren- de anche un ambiente moderno e sofisticato, ricco di lus- sureggiante vegetazione, un dinamico simbolo dell’in- terscambio culturale, proprio come il ritmo della vita con- temporanea, in una città quale New York richiede. Per un parco di 8,5 ettari, luogo natale di New York City, fat- to di verde e di acqua, che si affaccia sul porto della cit- tà, la struttura che gli UNStudio hanno progettato ha una sagoma curvilinea e compatta. Un'unica superficie va- riamente piegata e dalla forma morbidamente naturale. All’interno ospita spazi che si diversificano in più ambienti espositivi e punti di informazione e di comunicazione su

spazi che si diversificano in più ambienti espositivi e punti di informazione e di comunicazione su

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quel mondo olandese che oramai è un tutt’uno con quello newyorkese. Uno spazio strategicamente pensato

quel mondo olandese che oramai è un tutt’uno con quello newyorkese. Uno spazio strategicamente pensato come luo- go di ritrovo e socializzazione, dove 5 milioni di persone al- l’anno, inclusi i 70mila pendolari e più di 2 milioni di turisti pas- sano quotidianamente. Un vero salotto cittadino, icona di quattro secoli di storia fiamminga, luogo di passaggio ma an- che di sosta che simbolicamente alberga alle porte del co- nosciutissimo quartiere finanziario. Un ambiente progettato secondo principi scultorei suadenti e che illuminato da un si- stema a LED consentirà nelle ore notturne un dinamico cam- biamento di colore alle quattro facciate. Una studiata impo- stazione illuminotecnica che, come dichiarò lo stesso Ben van Berkel, uno dei fondatori dell'UNStudio, "trasporterà di notte la vivacità del giorno”. (di Mercedes Caleffi)

uno dei fondatori dell'UNStudio, "trasporterà di notte la vivacità del giorno”. ( di Mercedes Caleffi )
uno dei fondatori dell'UNStudio, "trasporterà di notte la vivacità del giorno”. ( di Mercedes Caleffi )
visual screen FLESSIBILITÀ E SOSTENIBILITÀ IN BRASILE, DIECI DIVERSE CITTÀ OSPITERANNO A TURNO IL PADIGLIONE
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FLESSIBILITÀ E SOSTENIBILITÀ

IN BRASILE, DIECI DIVERSE CITTÀ OSPITERANNO A TURNO IL PADIGLIONE PROGETTATO DA GRIMSHAW

È

una struttura di 500 mq che verrà inaugurata nel 2012

e

che per quattro anni si sposterà a rotazione tra le mag-

giori città brasiliane. Si chiama Mobilizarte, nasce dall’idea del consulente artistico francese Marc Pottier ed è un pa- diglione temporaneo itinerante progettato dallo studio di architettura di Nicholas Grimshaw che si è aggiudicato il concorso per realizzarlo bandito nel 2010 e aperto a 35 partecipanti. L’obiettivo del padiglione è quello di contri- buire alla promozione del Brasile nell’arco di quattro anni particolarmente importanti per il paese sudamericano che nel 2014 ospiterà la Coppa del Mondo di calcio e nel 2016

addirittura le Olimpiadi. La struttura sarà un centro culturale

e un luogo di aggregazione, che ospiterà rassegne cine-

matografiche, esposizioni di artisti emergenti del panorama locale, laboratori didattici, progetti satellite delle manife- stazioni sportive come la Coppa del Mondo e appunta- menti strettamente legati agli eventi più significativi in Bra- sile, come Rock in Rio. Le dieci città che ospiteranno Mo- bilizarte sono Brasilia, Florianopolis, Fortaleza, Ouro Pre-

to, Paraty, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador, San Paulo, dove ogni anno, per tutta la durata del pro- getto saranno presentati mostre ed eventi. Si è optato per

getto saranno presentati mostre ed eventi. Si è optato per 2 2 ARCHILINE In questa pagina:

22 ARCHILINE

mostre ed eventi. Si è optato per 2 2 ARCHILINE In questa pagina: alcuni rendering del

In questa pagina: alcuni rendering del progetto Mobilizarte, caratterizzato da un sistema di ventilazione naturale che utilizza i palloni come ammortizzatori ad aria per creare una comfort zone gradevole per i visitatori

la scelta di un numero limitato di città dove il padiglione tornerà a rotazione, nel tentativo di creare un rapporto stretto e partecipativo con il pubblico. L’idea nasce an- che per compensare la frustrazione di chi non potrà par- tecipare direttamente ai grandi eventi che il Brasile ospi- terà: Mobilizarte coinvolgerà un gran numero di brasilia- ni che potranno sentirsi partecipi di queste manifestazioni attraverso mostre e proiezioni di film a loro legati. La strut- tura sarà quindi perfettamente integrata nella città e l’ac- cesso sarà libero. Ispirato alla filosofia e ai principi del Mo- vimento Moderno brasiliano, il disegno del padiglione tem- poraneo tiene ben presente le necessità logistiche di mo- bilità: materiali e sistemi costruttivi sono stati selezionati al fine di garantire agevoli operazioni di installazione e smontaggio. La costruzione si adatterà perfettamente ai differenti contesti urbani e, grazie a piccole modifiche, sarà un progetto ecologicamente, economicamente e so- cialmente sostenibile ovunque verrà montato. «Ogni

Fibra di vetro Tessuto Trave reticolare in PTFE in acciaio
Fibra di vetro
Tessuto
Trave reticolare
in PTFE
in acciaio

luogo richiede un approccio diverso, ha un clima specifico e uno specifico contesto economico e sociale» spiegano dal-

lo Studio Grimshaw. «La nostra proposta è quanto di più lon-

tano dall’idea di una soluzione standard “appoggiata” nelle

diverse località come se fosse un disco volante che atterra all’improvviso. Noi abbiamo basato il nostro progetto sull’idea

di una costruzione flessibile che si può adattare ai differenti

luoghi, climi e programmi». Il terreno su cui verrà costruito il padiglione in ogni città sarà preparato attraverso un pro- gramma di sensibilizzazione della comunità locale che si ado- pererà per creare un orto paesaggistico che sarà parte inte- grante dell’installazione e sarà l’elemento di unione fra la po- polazione locale, il progetto e gli eventi. «Il giardino - prose- guono gli architetti - sarà l’eredità che Mobilizarte lascerà quan- do se ne andrà». Il padiglione, a detta di Grimshaw stesso, trova ispirazione nello spirito di puro ottimismo diffuso in Bra- sile: l’ottimismo che si ritrova nel lavoro e nel lascito dell’ar- chitettura del Movimento Moderno Brasiliano, l’ottimismo che pervade la società come risultato di un’economia in espan-

sione, l’ottimismo legato all’organizzazione di importanti

eventi sportivi nei prossimi dieci anni. «Il nostro padiglione è

sì Moderno, ma la sua modernità è legata al valore del mo-

vimento e non a modelli già costruiti in precedenza». Un ori- ginale sistema di copertura, una sorta di lamina forata con aper-

ture circolari nelle quali si inseriscono palloni di materiale pla- stico pieni di elio, conferisce al padiglione un aspetto singo- lare assicurando allo stesso tempo l’opportunità di produrre inediti schemi di illuminazione e una ventilazione naturale re- golabile. Il progetto non comprende un impianto di aria con- dizionata. L’itinerario attraverso le città è stato concepito ba- sandosi non solo sulla logistica ma anche analizzando il pro- filo climatico e quindi le temperature minime e massime del-

le diverse zone. In questo modo è sufficiente il sistema di ven-

tilazione naturale che utilizza i palloni come ammortizzatori ad aria per creare una comfort zone gradevole per i visitatori. Tut-

ta la costruzione si basa su un sistema modulare adattabile

a

diverse configurazioni: un kit di pezzi assemblabili in diver-

si

modi. La modalità di costruzione permette di dividere il la-

voro fra più squadre che operano in modo da installare nel-

lo stesso momento le diverse parti del padiglione: i piani, i muri,

il soffitto, il tetto, i palloni in materiale plastico. «Abbiamo con-

cepito il progetto – conclude Grimshaw – pensando che Mo- bilizarte dovrebbe essere atteso con ansia, celebrato con en- tusiasmo e ricordato con affetto». (di Cristiana Zappoli)

bilizarte dovrebbe essere atteso con ansia, celebrato con en- tusiasmo e ricordato con affetto». ( di

Copyright© Jacob+MacFarlane-Nicolas Borel photographer

Copyright© Jacob+MacFarlane-Nicolas Borel photographer visual screen LA VILLE DIVENTA INTELLIGENTE LA STRUTTURA
Copyright© Jacob+MacFarlane-Nicolas Borel photographer visual screen LA VILLE DIVENTA INTELLIGENTE LA STRUTTURA

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LA VILLE DIVENTA INTELLIGENTE

LA STRUTTURA RAPPRESENTA I COLLEGAMENTI CHE LA CITTÀ DEL FUTURO DEVE CREARE PER CRESCERE

Ancora una volta gli architetti Jakob + MacFarlane si cimentano con un’architettura arancione. Non è vo- luto, il colore non fa parte del loro linguaggio, non vi è alcun legame con il Cube Orange di Lione, è solo un caso. La Ville Intelligente è una piccola struttura temporanea sempre di colore arancione perché sovvenzionata dall’Orange Group + Arteria, monta- ta nel mese di giugno, per pure ragioni espositive, al- l’interno del Parc de la Villette di Parigi: il parco legato alla divulgazione della scienza e alle manifestazioni culturali e progettato negli anni ‘80 del secolo scor- so dall’architetto svizzero Bernard Tschumi. La po- sizione de La Ville Intelligente all’interno del parco è tra la famosa struttura La Geode, che rispecchia e avvicina le nuvole ai passanti e il canale d’acqua de l'Ourcq. È una struttura in tubolari di acciaio che ha una forma organica e che vista dall’alto potrebbe ri- cordare un animale preistorico corazzato, se non fos- se che sotto i tubolari montati a maglie molto larghe rivela la sua vera natura fragile e temporanea: un tes-

rivela la sua vera natura fragile e temporanea: un tes- suto idrorepellente, preteso, di casa Ferrari,
rivela la sua vera natura fragile e temporanea: un tes- suto idrorepellente, preteso, di casa Ferrari,

suto idrorepellente, preteso, di casa Ferrari, che si lega attraverso dei lacci alla struttura portante. È un’architettura espositiva pensata appositamente per ospitare alcune manifestazioni riguardanti il futuro del- la città e le sue possibili evoluzioni legate alla do- motica e alle molteplici interazioni tra aspetti sociali, urbanistici e quelli connessi al mondo del web. L’inaugurazione della struttura è avvenuta, infatti, con una esposizione emblematicamente chiamata Hel- lo Demain, dove realtà virtuali proiettavano il visita- tore in visioni future della città di Parigi. La struttu- ra arancione è realizzata con una maglia metallica che simbolicamente potrebbe rappresentare le va- rie interrelazioni e i possibili collegamenti che una cit- tà del futuro dovrà creare per crescere: per poter non solo adattare ma anche modulare la crescita urba- nistica della città ai cambiamenti sociali. Le arcate spezzate e variamente saldate, secondo regole ben diverse da quelle che portano alla costruzione di un arco classico, scaricano direttamente a terra attra-

1 7 2 6 3 5 4
1
7
2
6
3
5
4

1.

Telecom History; 2. Teleconferenze; 3. Trasporti; 4. Informazioni città;

5.

Attrezzature urbane; 6. Città sostenibile; 7. Direzione generale

verso gli ultimi due segmenti che, diventando piedritti,

si incastrano in elementi circolari ampi più di quanto so-

litamente è richiesto per evitare l’effetto punzonatura del

terreno sottostante. Le diverse arcate spezzate sono tra loro raccordate, rinforzate e controventate da altri ele-

menti tubolari che vi si legano attraverso delle bullonature realizzate lungo le piattine di raccordo con la sezione circolare dei tubolari. Il particolare telo tagliato e cuci-

to per poter mantenere in tensione le fibre si fissa alla

struttura portante con un cordoncino, ovviamente

arancione che, passando dalle asole metalliche presenti

ai margini dei teloni, avvolge quei segmenti metallici ap-

positamente saldati nella parte interna dei tubolari me- tallici formanti le arcate principali. Saldature, bullonature,

legami, intrecci, nodi e poliedri irregolari creano una rete rigida che rappresenta i possibili intrecci necessari allo sviluppo di una città futura e futuribile. Una città fatta di relazioni e scambi, di cultura e di rete,

di

saperi interdisciplinari e interfacciati tra loro. Una cit-

che diventerà agorà, dove i cittadini avranno sem-

pre più voce e possibilità di relazionarsi con essa in modo diretto ed esplicito. Un luogo che potrà cambiare, sem- pre economia permettendo, adattandosi alle palesate

esigenze dei cittadini. (di Gianfranco Virardi)

cambiare, sem- pre economia permettendo, adattandosi alle palesate esigenze dei cittadini. ( di Gianfranco Virardi )
visual screen ISPIRARSI AL TESSUTO VEGETALE UN’ARCHITETTURA ALL’INTERNO DELLA QUALE SI REALIZZA UNA STRETTA SIMBIOSI
visual screen ISPIRARSI AL TESSUTO VEGETALE UN’ARCHITETTURA ALL’INTERNO DELLA QUALE SI REALIZZA UNA STRETTA SIMBIOSI

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ISPIRARSI AL TESSUTO VEGETALE

UN’ARCHITETTURA ALL’INTERNO DELLA QUALE SI REALIZZA UNA STRETTA SIMBIOSI TRA UOMO E NATURA

Legno, plastica riciclata e vetro. Sono questi i materia-

li con cui è stato realizzato Eureka, il piccolo padiglio-

ne progettato dal multidisciplinare studio londinese NEX

in nome della nota rivista scientifica, The Times Eure-

ka Garden, e presentato alla RHS Chelsea Flower Show 2011, la grande mostra di primavera della Royal Horti- cultural Society. Il quotidiano inglese, il Times, per par-

tecipare all’evento con la propria rivista ha chiesto a Mar- cus Barnett di progettare e realizzare un giardino. Il noto paesaggista lo ha realizzato completamente con note piante dalle proprietà mediche, ma per il progetto del pa- diglione ha coinvolto lo studio NEX. Eureka è una pic- cola architettura temporanea progettata secondo la lo- gica appartenente al processo di crescita cellulare del mondo vegetale del quale ripropone una rilettura e un adattamento dei rigidi e precisi principi geometrici. È un semplice cubo sorretto da una duplice maglia, prima-

ria e secondaria, completamente realizzata in legno. La

struttura primaria, in abete rosso, è portante e ripropone

le pareti laminari che caratterizzano le poliedriche cel-

lule parenchimatiche. Quella secondaria, sempre rea- lizzata con lo stesso tipo di essenza vegetale, fa da sup-

porto agli elementi in plastica riciclata che riproducono

la geometria capillare interna. L’intera struttura è stata

disegnata usando dei complessi algoritmi programma-

ti per simulare la crescita naturale delle piante e sup-

portare il progetto: arrivare ad un’architettura in grado

di

dare ai visitatori la suggestione di trovarsi all’interno

di

un modello di struttura biologica vegetale in scala. Su-

bito dopo il completamento del modello in 3D, esigen-

26 ARCHILINE

Nelle foto: le immagini e la vista in 3D mostrano come il piccolo padiglione ligneo sia stato pensato appositamente per essere inserito all’interno del giardino progettato da Barret. In basso a destra: assonometria dell’intera struttura

ze architettoniche e strutturali hanno richiesto studi più approfonditi, condotti dallo studio Buro Happold, sul- le peculiarità del legno in relazione alla struttura stes- sa, perché geometricamente le diverse celle sono sta- te sviluppate secondo un’estrusione concentrica aven- te come fuoco un centro algoritmico variabile per ognu- na di loro. Il padiglione, una piccola sezione cubica di tessuto vegetale, è stata pensata in previsione del de- finitivo posizionamento nello storico paesaggio del

cubica di tessuto vegetale, è stata pensata in previsione del de- finitivo posizionamento nello storico paesaggio
parco di Kew, a sud-ovest di Londra, così da essere fa- cilmente trasportabile. Impostato per

parco di Kew, a sud-ovest di Londra, così da essere fa- cilmente trasportabile. Impostato per essere autonomo, il padiglione non lascerà alcun segno della sua presenza alla RHS Chelsea Flower Show e il suo appoggio a zat- tera, senza alcun ancoraggio sul terreno, per resistere alle intemperie, è stato letteralmente zavorrato con del- la sabbia, escamotage adatto anche all’assorbimento dell’acqua piovana che dalla copertura in vetro, pas- sando all’interno degli elementi strutturali, si raccoglie alla base. La suggestione che lo studio NEX e il pae- saggista Barnett hanno voluto dare con i loro progetti integrati è quella della simbiosi tra uomo e natura. Un’au- tentica immersione all’interno della natura. Quella stes- sa natura che lo accoglierà anche alla fine dell’esposi- zione quando il padiglione sarà smontato e ricostruito nei mitici Kew Gardens, divenuti, da qualche anno, un valido centro di ricerca botanica, promotore anche del Millennium Seed Bank Project, la Banca dei semi per la tutela della biodiversità. (di Gianfranco Virardi)

la tutela della biodiversità. ( di Gianfranco Virardi ) A r t & ferro GazeboGazebo eseguitoeseguito

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visual screen LA CATTEDRALE DEL SEME IL PADIGLIONE INGLESE, PROGETTATO DA HEATHERWICK, HA VINTO IL
visual screen LA CATTEDRALE DEL SEME IL PADIGLIONE INGLESE, PROGETTATO DA HEATHERWICK, HA VINTO IL

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LA CATTEDRALE DEL SEME

IL PADIGLIONE INGLESE, PROGETTATO DA HEATHERWICK, HA VINTO IL PREMIO RIBA LUBETKIN PRIZE

L’Expo 2010 a Shanghai è stata l’esposizione universa-

le più grande di sempre, la più maestosa e scenografi-

ca. Hanno partecipato 189 paesi e sono state 57 le or- ganizzazioni internazionali che hanno voluto portare il loro

contributo per la riuscita dell'evento. Tra gli elementi di at- trazione maggiore di tutta la fiera, con una media di 50mila visitatori al giorno, rientra l’innovativo padiglione inglese, disegnato dall'architetto Thomas Heaterwick che nel 2007 ha vinto il concorso per la sua realizzazione. Il progetto

di Heatherwick, da subito ribattezzato Seed Cathedral (la

Cattedrale del Seme), ha esplorato la relazione tra natu-

ra e città, tema pertinente a quello dell’Expo di Shanghai.

La struttura, costata 13 milioni di euro, è nata guardan- do a tre obiettivi principali: l’architettura del padiglione do- veva essere una manifestazione diretta dei contenuti che esibiva; doveva essere uno spazio pubblico significativo

Sotto: il padiglione inglese presentato a Shanghai. Si tratta di un singolare esempio di creatività e innovazione e si presenta come una struttura di sei piani interamente rivestita da 60mila fili acrilici trasparenti lunghi 7,5 metri che si muovono insieme al vento

in cui i visitatori potessero rilassarsi; doveva avere un'idea progettuale semplice ma al contempo suffi-

cientemente forte da potersi distinguere tra le centina-

ia di padiglioni in competizione. Nella zona che circon-

da la Seed Cathedral, una serie di installazioni esplora-

no le particolarità della natura e delle città d'Inghilterra. Il padiglione si configurava come un edificio a sei piani

di oltre 20 metri di altezza e formato da 60mila "coni re-

tinici trasparenti", aste trasparenti di 7,5 metri di lunghezza che si lasciavano muovere dal vento. Durante il giorno ogni asta si comportava come una fibra ottica portando al- l'interno la luce e contribuendo così a creare uno spazio decisamente contemplativo. Di notte, invece, la luce che partiva dall'interno del padiglione si incanalava fino a rag-

giungere l'apice esterno di ogni asta, illuminandolo esternamente. Sono stati inseriti più di 10mila semi nei

a rag- giungere l'apice esterno di ogni asta, illuminandolo esternamente. Sono stati inseriti più di 10mila

punti terminali interni delle aste trasparenti, così da mostra- re a tutti i visitatori i differenti semi che contribuiscono alla con- servazione naturale ed ecosistemica globale del pianeta in tut- te le sue necessità, da quelle mediche a quelle energetiche. Il paesaggio circostante alla Seed Cathedral era concepito come una continuazione dell’edificio. La struttura era poggiata su una piattaforma simile a carta stropicciata che ricordava una formazione rocciosa, sollevandosi in alcuni punti per crea- re percorsi coperti. Il team di designer ha utilizzato LED sin- cronizzati rivestiti con un sistema di lenti per rifrangere la luce, proiettandola a terra con un effetto alone. «Il nostro compi- to - spiegava Thomas Heatherwick prima dell’Expo - è di far spiccare il padiglione inglese. Abbiamo deciso di raggiunge- re tale obiettivo realizzando un oggetto straordinario, non ri- conoscibile nei termini convenzionali, collocato in uno spa- zio aperto». Il padiglione di Heatherwick ha vinto il prestigio- so Riba Lubetkin Prize, un premio inglese consegnato dal Ro- yal Institute of British Architects all’architettura internaziona- le più rappresentativa progettata da un membro del Riba. Il padiglione inglese di Shanghai ha battuto la concorrenza di altri due progetti: Timberyard Social Housing a Dublino di O’Donnell and Tuomey e l’Anchorage Museum al Rasmuson Centre in Alaska firmato da David Chipperfield.

Rasmuson Centre in Alaska firmato da David Chipperfield. Sopra: planimetria del padiglione inglese. Sotto:

Sopra: planimetria del padiglione inglese. Sotto: l’interno del padiglione

in Alaska firmato da David Chipperfield. Sopra: planimetria del padiglione inglese. Sotto: l’interno del padiglione
in Alaska firmato da David Chipperfield. Sopra: planimetria del padiglione inglese. Sotto: l’interno del padiglione
visual screen ISPIRATO A HENDRIX E MOZART CAPACITÀ DI 500 POSTI. È RELATIVAMENTE PICCOLO E
visual screen ISPIRATO A HENDRIX E MOZART CAPACITÀ DI 500 POSTI. È RELATIVAMENTE PICCOLO E

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ISPIRATO A HENDRIX E MOZART

CAPACITÀ DI 500 POSTI. È RELATIVAMENTE PICCOLO E PUÒ VENIRE TRASPORTATO DI CITTÀ IN CITTÀ

Foto Duccio Malagamba
Foto Duccio Malagamba

Il Pavilion 21 MINI Opera Space è uno spazio tempora- neo e ricollocabile, progettato come polo ausiliario della Bavarian State Opera di Monaco per il Festival dell’Ope- ra di Monaco 2010, in occasione del quale il padiglione è stato montato sulla Marstallplatz. Progettato dagli ar- chitetti della Coop Himmelb(l)au, la struttura ha un’archi- tettura sperimentale e inconsueta che ben si adatta a rap- presentazioni musicali sperimentali di tipo itinerante. Du-

presentazioni musicali sperimentali di tipo itinerante. Du- Nelle foto: interni ed esterni del Pavilion 21 MINI

Nelle foto: interni ed esterni del Pavilion 21 MINI Opera Space. Le superfici in alluminio e la lana d'acciaio per l'assorbimento del suono garantiscono un'ottima acustica per tutti i tipi di evento

rante il Festival artisti internazionali dei settori performance, arti figurative, letteratura ma anche compositori, registi e musicisti sono stati invitati a superare i confini che li se- parano dalle altre forme d’arte e a utilizzare lo spazio con formati insoliti e inaspettati. Coop Himmelb(l)au è una coo- perativa di architetti fondata da Wolf D. Prix, Helmut Swic- zinsky e Michael Holzer con sede principale a Vienna. Il nome è un gioco di parole: "himmelblau" significa “cielo blu” e mettendo fra parentesi la "l" si aggiunge il signifi- cato di "himmelbau", ovvero “edificio che sta in cielo”. Sono senza dubbio fra i rappresentanti più significativi del panorama architettonico mondiale, tra i loro lavori spic- cano il Musée de Confluences a Lione, l'House of Mu- sic ad Aarlborg, l'European Central Bank a Francoforte, l'Akron Art Museum in Ohio, e l'Academy of Fine Arts e la BMW Welt a Monaco. Nella progettazione del padiglione gli architetti si sono trovati davanti a problemi non indif- ferenti derivanti dai vincoli progettuali. Il loro compito era quello di creare uno spazio per rappresentazioni speri- mentali che comprendesse 300 posti a sedere oppure 700 in piedi, il padiglione doveva essere smontabile, tra- sportabile e rimontabile e doveva fortemente caratteriz- zare, con la sua forma, lo spazio urbano che lo ospita- va. Ma leggerezza e smontabilità sono caratteristiche che

ARCHITETTARE

der. di architectus «archi-

ecc.). - 1. (archit) Concepire il

lat. architectari,

una costruzione secondo le leggi dellarchi-

v.tr. [dal

(io architétto,

tettura e curarne l’esecuzione. 2. (fig.) a. Ideare,

tetto»]

disegno di

impresa qualsiasi.

(cit. Vocabolario della Lingua Italiana - Treccani)

concepire un’opera o

si scontrano con requisiti di isolamento acustico, più facilmente

ottenibile con masse importanti e permanenti. Il Pavilion 21 MINI Opera Space doveva quindi superare una contraddizione:

essere una costruzione leggera che consentisse lo smontaggio

e il montaggio veloce ma che, allo stesso tempo, soddisfa-

cesse le necessità acustiche di una sala da concerto. La sfi- da progettuale è stata risolta attraverso un complesso stu- dio formale e morfologico sviluppato in collaborazione con lo studio londinese Arup. Fin da subito gli architetti della Coop Himmelb(l)au hanno pensato di tradurre in spazio le sequenze sonore, ragionando quindi su un’operazione di soundscaping,

per costruire uno spazio generato dalla e per la musica. L’idea

di combinare l’architettura con la musica non è nuova, come

non è nuovo il termine soundscaping che è stato coniato nel 1940 e descrive un metodo compositivo che si basa sulle teo- rie della "Gestalt", nella convinzione che quello che siamo e sentiamo è il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i personali processi di pensiero. Il tema del rap- porto tra musica e architettura fu affrontato anche da Le Cor-

busier insieme a Iannis Xenakis, i due studiarono a lungo la

realizzazione tridimensionale delle composizioni musicali. Le Corbusier fu uno dei primi a sperimentare l'applicazione del-

le proporzioni armoniche nella progettazione mediante la mes-

sa a punto del Modulor.

La Coop Himmelb(l)au aveva pianificato tre fasi per arrivare

al risultato voluto: in primo luogo, realizzare un effetto scher-

matura tra la piazza e la strada, poi studiare la geometria del padiglione in modo che la superficie deviasse il rumore e, in ultimo, progettare la superficie in modo che riflettesse e as- sorbisse il suono. Lo spazio interno del padiglione e la sua morfologia esterna sono stati disegnati proprio dalla musica, mediante una complessa traduzione spaziale di sequenze so- nore tratte da "Purple Haze", celebre brano di Jimi Hendrix,

e dal “Don Giovanni” di Mozart e successivamente modella-

te tridimensionalmente mediante uno specifico software. Al-

l'interno del padiglione sia le pareti che i soffitti sono stati ri- vestiti da una combinazione di pannelli sandwich perforati, ne- cessari per assorbire e dissipare le onde sonore anche pro- venienti dall'ambiente interno e riflesse dal pavimento. Nello stesso tempo le geometrie interne sono state studiate in modo da eliminare effetti di riverbero e riflessione grazie alla scelta

di

non utilizzare superfici piane o parallele, terreno favorevo-

le

per la propagazione di questi fenomeni. Il guscio è carat-

terizzato da elementi piramidali affilati e asimmetrici realizza-

ti in pannelli metallici, pensati per rompere le onde sonore evi-

tando fenomeni di riflessione e riverbero. L’architettura del padiglione è completata ed esaltata dall’il- luminazione, curata dallo studio viennese CAT-X. Le complesse

e multiple proiezioni di luce studiate per questa struttura non

solo illuminano la sala, ma cambiano la percezione dello spa- zio, dando l’impressione che l’architettura si muova. Le dif- ferenti scale cromatiche della luce si alternano in successio- ne e si modulano in funzione delle frequenze musicali prodotte durante gli spettacoli. La traduzione dei suoni prodotti nel- l'auditorium in luci e forme visibili sulle pareti del padiglione, avviene in tempo reale attraverso un complesso sistema di controllo computerizzato. (di Cristiana Zappoli)

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32 ARCHILINE

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realizzazione e manutenzione di terrazze, giardini, giardini pensili e parchi, realizzando location uniche con tecnologie d’avanguardia. Si occupa, inoltre,

di potature e creazioni di impianti di

irrigazione. Grazie all’esperienza acquisita nel tempo è in grado di offrire soluzioni personalizzate che soddisfino ogni tipo

di esigenza, offrendo un servizio completo

dalla progettazione alla messa in opera. L’azienda, oltre alla normale attività vivaistica, è in grado di fornire piante da tartufo e di creare tartufaie artificiali.

Via della Posta, 3 - 41050 San Venanzio di Maranello (MO) - Tel./Fax 0536.940469 www.ulissecolombini.it - info@ulissecolombini.it

COLORE E STILE PITTORI

L’équipe di pittori e decoratori della ditta Colore e Stile Pittori vanta un’esperienza pluriennale nel campo della tinteggiatura e

decorazione murale, in grado di garantire la totale soddisfazione dei propri clienti, grazie anche all’esclusivo utilizzo di materiali

di prima qualità e finiture di pregio. Fra

i servizi dell’azienda rientrano: tinteggio

di interni ed esterni, stucchi Mantovani,

Veneziani e Marmorino, velature a calce,

ai silicati e con Terre Fiorentine, trattamenti

antimuffa, montaggio di cornici decorative, isolamenti termici a cappotto, opere in cartongesso, controsoffitti in fibra minerale, trattamento e verniciatura del legno.

Piazzetta dei Lillà, 5 - 42011 Bagnolo in Piano (RE) Cell. 340.2243703 - Fax 0522.953575 www.coloreestilepittori.com mario.leuzzi@libero.it

in Piano (RE) Cell. 340.2243703 - Fax 0522.953575 www.coloreestilepittori.com mario.leuzzi@libero.it 3 4 ARCHILINE

34 ARCHILINE

news
news

VISUAL 2 TRADE srl

Attenta alle esigenze della propria

clientela, l’azienda Visual 2 Trade ha i suoi punti di forza nella professionalità del suo gruppo, nell’efficacia delle idee

e nell’attenzione ai particolari. Leader nel settore dei manichini, stender, appendini e arredamenti per negozi,

è in grado di soddisfare le richieste

più disparate e i clienti più attenti all’immagine del loro negozio. Inoltre, la semplicità con cui è possibile acquistare attraverso l’articolato e completo sito internet, fa di Visual 2 Trade una delle più importanti aziende nel settore della vendita online.

Via Coriano, 58 - Gros Blocco 45A - 47924 Rimini Tel. 0541.309167 - Fax 0541.304166 www.visual2trade.com - info@visual2trade.com

Fax 0541.304166 www.visual2trade.com - info@visual2trade.com progetto: arch. Guido Lenzi e arch. Fausto Savoretti - sala
progetto: arch. Guido Lenzi e arch. Fausto Savoretti - sala riunioni CNA di Bologna
progetto: arch. Guido Lenzi e arch. Fausto Savoretti - sala riunioni CNA di Bologna

TEKNOSOUND

La ditta opera dal 1984 a Torino e dal 1998 anche in Emilia e precisamente a Cento. È specializzata nel settore delle rifiniture d'interni ed esterni. Eseguiamo controsoffittature in cartongesso e metalliche, soffitti tesi, pareti in cartongesso, mobili ed attrezzate. Siamo specializzati in isolamenti termici a cappotto, decorazioni interne ed esterne e recuperi di pregio, stucchi veneziani e velature. Eseguiamo strutture antincendio e protezioni acustiche secondo le nuove norme vigenti. Alcune nostre referenze: Galleria d’arte moderna Torino, palazzo dei congressi Stresa (VB), Casinò de la Vallée Saint Vincent (AO).

Via Ungheria, 20 - 44045 Cento Loc. Renazzo (FE) Tel. 051.902384 - Cell. 335.6351990 www.teknosound.it - davide_vicino@yahoo.it

AIELLO SILVANO - FALEGNAME

La ditta di Falegnameria di Silvano Aiello

si

occupa da molti anni della produzione

di

arredo per la casa creando mobili su

misura, in grado di trasformare gli interni

in ambienti assolutamente personali.

Realizza, mettendo al servizio del cliente la propria e esperienza e professionalità, armadi, cabine armadio,

librerie, mensole, cucine, arredo bagno, il tutto con infinite possibilità di personalizzazioni a seconda dei gusti

e per ottimizzare al meglio gli spazi.

Tutti i materiali usati sono biologici, nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente che ci circonda.

Via G. Turri, 31 - 42100 Reggio Emilia Cell. 345.9243995

e dell’ambiente che ci circonda. Via G. Turri, 31 - 42100 Reggio Emilia Cell. 345.9243995 3
e dell’ambiente che ci circonda. Via G. Turri, 31 - 42100 Reggio Emilia Cell. 345.9243995 3

36 ARCHILINE

news
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DIMENSIONE MOSAICO snc

È un laboratorio artigianale nato nel 2001

a Ravenna, capitale mondiale del mosaico,

diretto dalle mosaiciste Elisa Brighi ed

Evelina Garoni. Si occupa di progettazione

e realizzazione di mosaici per interni,

esterni e soluzioni d’arredo. Dimensione Mosaico rappresenta la fusione con la tradizione antica utilizzando pietre e materiali naturali miscelati in una gamma cromatica e compositiva inedita che ben si adatta a molteplici superfici in tutti gli ambienti. Il nostro punto di forza è la flessibilità nel saper interpretare il gusto del cliente attraverso la cura del particolare.

Via Maccalone, 52 - 48124 Piangipane (RA) Cell. 0544.417979 - Fax 0544.211983 www.dimensionemosaico.it info@dimensionemosaico.it

www.dimensionemosaico.it info@dimensionemosaico.it RIER IMPIANTI RIER Impianti opera da oltre 25 anni nel
www.dimensionemosaico.it info@dimensionemosaico.it RIER IMPIANTI RIER Impianti opera da oltre 25 anni nel

RIER IMPIANTI

RIER Impianti opera da oltre 25 anni nel settore della sicurezza, come azienda installatrice di impianti anti intrusione, rilevazione incendi, controllo accessi, video sorveglianza e diffusione sonora nei vari settori applicativi: civile, industriale, commerciale, bancario e militare. Dal 2004 ad essa, si è aggiunta la società Pianeta Sicurezza con lo scopo specifico di fornire impianti ad elevato contenuto tecnologico, come nel settore biometrico e domotico, applicato sia nell’ambito civile che industriale. La Rier Impianti ha le certificazioni ISO9001 e IMQ su tutti i TRE livelli di sicurezza-antintrusione.

Via Filippo Re, 27 - 48124 Fornace Zarattini (RA) Tel. 0544.460370 - Fax 0544.460253 www.rierimpianti.it - rier@rierimpianti.it

ANGOLO

B

Angolo B nasce dopo un'esperienza di oltre 10 anni di attività nelle scenografie e nella realizzazione di strutture in metallo. L’azienda si occupa di arredamento per abitazioni private, uffici e spazi fieristici, creando strutture ad hoc per ogni ambientazione e ottenendo quindi il risultato

migliore con l’aiuto di professionisti di fiducia con cui collabora da anni. L’obiettivo principale di Angolo B è fornire un prodotto

di alta qualità e un servizio affidabile, anche

sulla lunga distanza. Lo staff è disponibile

a valutare tutti i progetti richiesti dal cliente, per consegnare, alla fine, un prodotto “chiavi in mano” caratterizzato dalla massima qualità, nonché rigorosamente fatto a mano e made in Italy.

www.angolob.com - info@angolob.com

qualità, nonché rigorosamente fatto a mano e made in Italy. www.angolob.com - info@angolob.com 3 8 ARCHILINE

38 ARCHILINE

ARCHITETTURA a cura di Iole Costanzo Zaha Hadid Studio Nicoletti e Hijjas Kasturi Soma Architecture
ARCHITETTURA
a cura di Iole Costanzo
Zaha Hadid
Studio Nicoletti e Hijjas Kasturi
Soma Architecture
Phu Hoang Office e Rachely Rotem Studio
Leo Modrcin

42 ARCHILINE

GEOMETRIE TRASLATE

THE POD / Luca F. Nicoletti e Serina Hijjas

KUALA LUMPUR (MALESIA). Lo Studio Nicoletti

te est della città. Un nuovo quartiere residenziale e

Associati Italy insieme all’Hijjas Kasturi Associates Sdn in Malesia nella zona di Petaling Jaya, a ovest

terziario dall’architettura contemporanea. Una nuo- va zona dove l’impianto della città subirà radicali

di

Kuala Lumpur, ha progettato un padiglione dal-

cambiamenti tenendosi al passo con le innovazio-

le

forme sinuosamente traslate. “The Pod” è un’ar-

ni architettoniche che negli ultimi anni hanno let-

chitettura blobforme, rigonfia, che vagamente avrebbe ricordato un’ameba se non fosse total- mente sezionata secondo un ritmo variabile. Le di- verse sezioni ellittiche e ambiguamente concentri- che traslano tra loro lungo il taglio rompendo la con- tinuità del ricurvo perimetro. La massività scultorea che la struttura avrebbe potuto avere è stata de-

teralmente investito Kuala Lumpur, la capitale del paese che oscilla tra passato e futuro e che oggi risulta essere una sapiente miscela tra l’architettura coloniale e quella contemporanea. Edifici prestigiosi e immensi grattacieli sono stati pensati da grandi firme del jet-set dell’architettura internazionale per la città costruita nel cuore della

strutturata, affettata, dinamizzata. Il volume, rigonfio

foresta vergine. Strutture dalle tecnologie più attuali

in

altezza, offre lungo i piani verticali dei tagli e del-

che smentiscono sempre più l’origine etimologica

le

traslazioni la posizione per gli specchi di luce, aso-

del nome Kuala Lumpur: “confluenza fangosa”.

che illuminano i due grandi ambienti interni e dan-

no anche la possibilità dall’esterno di scoprirne va- gamente il contenuto. Dentro si può ammirare un unico spazio candido pensato prevalentemente per due precipue funzioni: amministrative (con uffici e sale dedicate alle riunioni) ed espositive. Il padiglione è stato progettato come struttura di cantiere, per

le

“The Pod” è stato quindi pensato per attrarre e in- vogliare i cittadini a partecipare a questo nuovo svi- luppo e per tanto è stato chiesto allo studio Nico- letti e Kasturi di progettare questo nuovo spazio da collocare all’interno dell’area di cantiere e che ri- spondesse ai canoni estetici dei futuri edifici. Il pa- diglione ha uno sviluppo di circa 800 metri quadrati

ospitare gli uffici vendite e lo spazio mostra. Lo sho-

e

un’altezza che varia dai 4 agli 8 metri. La pianta

wroom è completamente dedicato al plastico del

ricorda la forma o di un baccello, e così si spiega

quartiere e ai rendering organizzati e strutturati così

lo

stesso nome, o di una goccia d’acqua. Una for-

da dare la giusta informazione sulla nuova area a

ma morbida che dopo varie sezioni e traslazioni si

espansione urbana in via di realizzazione nella par-

è

consolida trasformando le fragilità in punti di for-

A sinistra: vista laterale dello spazio espositivo “The Pod”, progettato per ospitare uffici vendite

e showroom per la costruzione di un nuovo

quartiere residenziale a Kuala Lumpur. Lo

specchio d’acqua è stato progettato per ottenere

in modo naturale la mitigazione climatica interna

Sotto: vista ravvicinata del rivestimento adoperato per l’esterno della struttura: pannelli flessibili e plastici alucobond realizzati in alluminio leggero

“The Pod” ha la forma

di un baccello, dal perimetro rigidamente geometrizzato.

Le diverse sezioni ellittiche,

che donano a tutta la

struttura l’impressione

di essere stata affettata,

traslano tra loro creando

lo spazio per l’inserimento delle superfici vetrate

Sopra: la planimetria del padiglione. L’intera struttura si divide in due zone di ampiezze diverse.

Sopra: la planimetria del padiglione. L’intera struttura si divide in due zone di ampiezze diverse. A fare da legante tra le due la strozzatura centrale. La parte più piccola è suddivisa in più ambienti ospitanti la parte amministrativa. L’ampio salone posto nella parte iniziale della struttura ha funzione di spazio espositivo. Sotto: la sezione longitudinale. Gli elementi ellittici che assemblati formano il corpo della struttura sono percepibili anche all’interno e lo caratterizzano con diverse altezze rigidamente raccordate

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za. Al suo interno solo l’area espositiva occupa più del- la metà di tutta la

za. Al suo interno solo l’area espositiva occupa più del- la metà di tutta la superficie totale, e pur essendo un uni- co ambiente si presenta vario e dinamico. L’altezza cam- bia per ogni sezione traslata e il candore dell’intonaco bianco si adatta alle varie fonti di luce, mentre le diver- se altezze si raccordano in più punti con i tagli di vetro che arricchiscono l’interno non solo di luce diurna ma anche del paesaggio urbano che vi sta intorno. La struttura portante, completamente realizzata con com- ponenti in tubolare d’acciaio, è rivestita sia all’interno che all’esterno. Entrambi i rivestimenti sono bianchi, quello interno è opaco mentre quello all’esterno è lucido e ri- flettente. Quest’ultimo è realizzato con pannelli alucobond ibrido, flessibili e plastici realizzati in alluminio molto leg- gero e dalle geometrie regolari, in grado di offrire una buo- na stabilità e anche un’ottima resistenza alle intempe- rie. Il guscio protettivo di tutto l’edificio potrebbe esse- re assimilato ad una serie di nastri variamente adagiati sulla struttura e che visti a una certa distanza sembra- no continui. I pannelli nella realtà presentano diversi ta- gli che si raccordano tra loro mantenendo una piccola distanza, un sottile ricorso nero che geometrizza la su- perficie di copertura senza frammentare ulteriormente

Sotto: i quattro prospetti. Quelli longitudinali fanno leggere le altezze dei diversi elementi. Quelli frontali rivelano la sinuosità dell’opera

ARCHILINE 47
ARCHILINE 47

CREDITI Architetti Studio Nicoletti Associati Italy and Hijjas Kasturi Associates Sdn, Malaysia Sviluppo MKH Group, Malaysia Construzione Bina Jurati Sdn Bhd Dimensione 800 sqm Fine lavori 2010

l’immagine già discretizzata dell’intero edificio. “The Pod” se pur progettato e costruito come struttura tempo-

l’immagine già discretizzata dell’intero edificio. “The Pod” se pur progettato e costruito come struttura tempo- ranea, perché al completamento del piano sarà total- mente rimossa, risponde pienamente ad alcuni principi base della bioclimatica. Semplici e minimi accorgimenti, infatti, migliorano e assicurano un elevato benessere al- l’interno degli ambienti sia nelle calde ore diurne sia nel- le fresche e umide ore serali. Il verde oltre a rinfresca- re penetra attraverso i tagli di vetro all’interno dei can- didi ambienti e ne modifica la percezione e lo specchio d’acqua lungo i bordi esterni che aiuta la climatizzazione mitigandone gli sbalzi di temperatura. E se “The Pod” è solo uno showroom ben curato e di ottima qualità ar- chitettonica, perché non pensare che in qualche modo può essere garante della qualità che i prossimi acquirenti potrebbero riscontrare nelle future costru- zioni? Vale a dire che uno showroom, oltre ad essere uno spazio espositivo, può essere anche percepito come spazio dimostrativo, a garanzia della qualità del progetto che ospita.

A sinistra: la sala espositiva ospita sul fondo l’isola su cui è appoggiato il plastico (nell’immagine sopra) del nuovo quartiere che sarà costruito sull’area occupata dal padiglione. Ai margini del salone sono poste le tavole con i rendering, visibili anche nell’immagine posta in basso

Ai margini del salone sono poste le tavole con i rendering, visibili anche nell’immagine posta in

DINAMICITÀ E TECNOLOGIA

MOBILE ART PAVILION / Zaha Hadid Architectes

PARIGI (FRANCIA). È la sintesi e il connubio di due fi- loni di ricerca. Quella sartoriale di Chanel e la tra- sgressione architettonica di Zaha Hadid. È il Mobile Art Pavilion. Due mondi cronologicamente distanti che si incontrano, si inviluppano e si avvolgono in una archi-

tettura effimera dei nostri tempi fatta di geometrie flui-

de e organiche. Linee che, interpretando l’idea di sen-

suale ed elegante femminilità della casa di moda pari- gina fondata da Coco agli inizi del secolo scorso, crea- no il Mobile Art Pavilion. L’architetto anglo-iracheno lo ha progettato nel 2008 quando Karl Lagerfeld, stilista della casa parigina, commissionò uno spazio tempo- raneo per l’esposizione curata da Fabrice Bousteau, il direttore della rivista Beaux Arts Magazine, per far co- noscere le diverse opere che alcuni artisti internazionali

avevano realizzato con l’intento di interpretare la filosofia del marchio Chanel e la linea della mitica borsa in ma- telassé. Di tutto il tour mondiale che era stato previsto solo Hong-Kong, Tokyo e New York sono le tappe at- tuate. Il momento economico mondiale ha portato la fa- mosa casa di moda a concludere il programma e riporre il padiglione in un container a Le Havre, fino a quando non si è creata la circostanza di poterlo rimontare nel-

la piazza antistante l’IMA, l’Institut du Monde Arabe

un’importante architettura contemporanea per la città

di Parigi, progettata da Jean Nouvel e inaugurata nel

1987. Dal 28 aprile 2011 l’avvolgente e candido Mo- bile Art Pavilion ha trovato questa nuova collocazione. Sembra essere stato progettato appositamente per que- sto spazio anche se per accogliere i suoi 770 mq e la sua struttura realizzata con 1752 collegamenti di acciaio, che pesano in totale 80 tonnellate, hanno dovuto rin- forzare il solaio del piazzale. È una struttura suadente, organica, morbida ed elegante sostenuta da uno scheletro in acciaio e un telaio secondario realizzato con estrusi in alluminio. È completamente rifinita con una fi- bra rinforzata in plastica, ha un tetto in PVC e i lucer- nari realizzati con il nuovo e trasparente polimero clo- rurato, più leggero e più isolante del vetro, l’ETFE. Na- sce da una rielaborazione parametrica di una moda- natura classica convessa, il toro: una superficie geo- metrica generata dalla rotazione di una circonferenza lungo una retta ad essa esterna ma complanare. Una figura geometrica greco/latina che, debitamente riela- borata, ha creato un’architettura, come la stessa vin-

50 ARCHILINE

Un volume fluido e organico. Uno spazio espositivo pensato per entusiasmare. È stato montato dall’aprile di quest’anno nel piazzale antistante l’IMA, l’Institut du Monde Arabe di Parigi

Foto Francois Lacour, courtesy of Institut du Monde Arabe

5 2 ARCHILINE CREDITI Progettazione Zaha Hadid Architectes Cliente Chanel Attuale cliente Institut du Monde
5 2 ARCHILINE CREDITI Progettazione Zaha Hadid Architectes Cliente Chanel Attuale cliente Institut du Monde

52 ARCHILINE

CREDITI Progettazione Zaha Hadid Architectes Cliente Chanel Attuale cliente Institut du Monde Arabe Luogo Parigi Costruzioni Fayat Group Dimensioni 29m x 45m totale 700 mq Spazio espositivo 500 mq

Sinistra e destra: le foto mostrano lo spazio interno. I pannelli espositivi realizzati anch’essi in ETFE sono sostenuti da una struttura che ripropone gli incroci di una ragnatela dai filamenti neri. Il tema attuale dell’esposizione è l’architettura di Zaha Hadid, le prossime saranno sull’architettura del mondo arabo

citrice dell'ultimo Stirling Prize 2010 e del Premio Pritz- ker nel 2004 ha dichiarato “capace di offrire alle per- sone la prospettiva di un mondo alternativo, da cui la- sciarsi entusiasmare…”. È un oggetto scultoreo dal-

le fattezze intuitive e dinamiche, al cui interno lo spa-

zio si presenta avvolgente e insolito, tautologicamen-

te adatto in questo momento ad ospitare, fino al 30

ottobre, una mostra su Zaha Hadid e quindi anche su se stesso. Mobile Art Pavilion è uno spazio pensato per contenere una mostra itinerante. La sua architet-

tura è nomade ed effimera, un container smontabile, trasportabile e ricostruibile in meno di una settimana. Non è però modulare. Ha una struttura in acciaio idea-

ta secondo il concetto della ripetizione e della varia-

zione dell’arco. E gli archi sono stati deformati per dare modo alla luce naturale di entrare all’interno dall’alto. Il corpo omogeneo e compatto è rivestito con scoc- ca bianca e lucida, interrotto e slabbrato dalla cosid- detta terrazza che inserendosi nel volume ne stacca

un’ala, una piccola scheggia entro cui si trova la bi-

glietteria. Gli altri elementi che costituiscono il padiglione sono il piccolo volume per il guardaroba, l’ampio spa- zio espositivo e la corte interna, il cuore luminoso del- l’intera struttura. La corte messa in collegamento con

la terrazza crea uno spazio adatto agli eventi partico-

lari e alle situazioni diverse dall’esposizione. È l’essenza

di tutto il padiglione. 65 mq con il tetto trasparente pen-

sati per una giusta pausa dopo la mostra.

Il Mobile Art Pavillion accoglie grandi eventi legati al mon- do dell’arte e, a partire

Il Mobile Art Pavillion accoglie grandi eventi legati al mon-

do dell’arte e, a partire dalla mostra sull’architettura di Zaha

Hadid, diventerà lo spazio espositivo dell’arte araba. Com-

pleterà quel mondo fatto di cultura, rapporti interdisciplinari

e relazioni diplomatiche tra la Francia e i paesi Arabi come già l’Institut du Monde Arabe, appositamente costruito sotto il presidente Francois Mitterand, rappresenta. En-

trambi gli edifici insistono su una particolare area della Vil-

le Lumière, una zona che si trova a cavallo tra due tes-

suti della città, quello storico caratterizzato da costruzioni

di tipo tradizionale e l’altro con l’impianto urbano di-

scontinuo, posti nel cuore della metropoli proprio sul lun-

gosenna di fronte al Pont de Sully. L’immacolato Mobi-

le Art Pavilion grazie al suo involucro iridescente e luci-

do gioca con la luce naturale, con le sfumature cangianti

dei bagliori del giorno e morbidamente vi si adatta. Al suo interno la luce, relazionandosi con le superfici arcuate dei pannelli di fibra plastificata, crea un ambiente fluido, av- volgente e accogliente, quasi archetipicamente femmi-

nile. È una luce naturale e morbida, riflessa e mai diret-

ta, che si alterna con quella artificiale appositamente pro-

gettata per non entrare in conflitto con le opere espo- ste. Accortezza che si coniuga con la particolare at-

tenzione che il pensiero arabo pone all’illuminotecnica

e di cui è testimone anche l’IMA progettato da Jean Nou-

vel, noto nel mondo per la sua particolare facciata pen-

sata come un curtain-wall foto sensibile, un moucha- rabieh altamente tecnologico.

PIANO COPERTURA 1 2 3 4 PIANTA PIANO TERRA 11 12 5 6 7 9
PIANO COPERTURA
1
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3
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PIANTA PIANO TERRA
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9
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10

1. Copertura trasparente della corte interna; 2-3. Copertura trasparente della sala espositiva; 4. Pannelli luminosi; 5. Rampa d’accesso; 6. Scale; 7. Biglietteria; 8. Terrazza; 9. Guardaroba; 10. Entrata; 11. Sala espositiva; 12. Corte interna

B’ B B’ B 1. Corte interna; 2. Sala espositiva; SEZIONE B-B 1 2 2
B’ B B’ B
B’
B
B’ B

1. Corte interna;

2. Sala espositiva;

SEZIONE B-B 1 2 2
SEZIONE B-B
1
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SEZIONE B’-B’ 2 1 2
SEZIONE B’-B’
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A’ A’ A A
A’ A’
A A

1. Corte interna;

2. Sala espositiva;

SEZIONE A-A 2 2 1
SEZIONE A-A
2
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SEZIONE A’-A’ 2 1 2
SEZIONE A’-A’
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A’ A’ A A 1. Corte interna; 2. Sala espositiva; SEZIONE A-A 2 2 1 SEZIONE

Mobile Art Pavilion presenta un volume che nasce da una rielaborazione parametrica di una modanatura classica che è stata modificata, deformata, rielaborata fino a diventare una forma assolutamente nuova. Uno spazio pensato per ospitare l’arte. Creato per stupire. Un luogo che nei prossimi anni ospiterà e farà conoscere il ricco mondo dell’arte araba

VARIAZIONE SUL TEMA

MOBILE MUSIC PAVILION / Soma Architecture

Foto F. Hafele

SALISBURGO (AUSTRIA). Quando una costante ge- nera oscillazioni e una regola applicata porta alla sua stessa variazione allora la progettazione inequivoca- bilmente è legata alla realtà parametrica. Una realtà geometrica “adattiva” del mondo tridimensionale che

l’applicazione del concetto della simmetria e di altri ca- noni classici. Ogni singolo elemento dell’esoschele- tro è montato in modo diverso e in modo diverso mo- dula la luce che vi si riflette facendo variare la perce- zione di sé. Questa piccola e temporanea architettu-

sotto la guida dello studio Soma ha portato alla rea-

ra

sovverte alcuni concetti chiave. La struttura portante

lizzazione del Mobile Music Pavilion di Salisburgo. Un

è

esterna ed è costruita secondo la logica del buttom-

luogo pensato per rafforzare il legame tra la città au-

up cioè dal basso verso l’alto, dal piccolo al grande.

striaca e la Seconda Biennale della Musica Contem-

È

quel sistema in cui singole parti vengono connes-

poranea che ha avuto inizio lo scorso marzo 2011. Un

se

tra loro in modo da formare componenti più gran-

nuovo spazio temporaneo costruito per accogliere un

di

e che a loro volta interconnesse tra loro realizzano

mondo fatto di sonorità ben diverse da quelle legate al linguaggio classico più che noto alla città che ha dato

un sistema completo e anche più complesso. In que- sto caso la singola unità è una stecca di alluminio lun-

i natali a Wolfgang Amadeus Mozart, ma strettamente connesse invece alla ricerca atonale, minimale, ritmi-

ga un paio di metri, e tutte insieme sono legate tra loro secondo regole che, pur variando per ognuna di loro,

ca, sperimentale e d’avanguardia. Ma non è lo studio

si

attengono ad una logica additiva parametrica.

dell’acustica a guidare la morfogenesi di questa am-

Il

Mobile Music è un padiglione trasportabile ed è sta-

bivalente costruzione dalla forma vagamente morbi-

to

progettato per poter essere assemblato più volte

da e soffice, che a sua volta è protetta da un eso-

e

sempre in luoghi diversi, nei dieci anni a venire. Pro-

scheletro inquietante e rievocante il guscio di un ric- cio. Citando il titolo di un libro di Muriel Barbery, è pos- sibile affermare che questo piccolo padiglione è la pro-

prio per questa progettualità futura una delle sue pe- culiarità non poteva non essere la flessibilità; carat- teristica ulteriormente garantita dalla suddivisione

va dell’“eleganza del riccio” e di quanto una sovra- struttura inquietante e “pungente” sia comunque in gra-

della struttura in singole sezioni ad arco che variamente connesse modulano la possibilità di poter far cambiare

do di sollecitare l’immaginario collettivo con ciò che

la

dimensione dello spazio, riducendo o aumentando

può essere considerato universalmente pericoloso e

il

numero di sezioni montate e assicurando così an-

contemporaneamente sovvertirlo. L’abbinamento ele- ganza e variabilità è alquanto inusuale, ma in questo caso è proprio la variabilità il gioco che struttura il Mo- bile Music Pavilion e che lo rende armonioso ed ele- gante, in barba a chi afferma che l’eleganza appar- tiene all’architettura tradizionale in quanto risultante del-

che una maggiore adattabilità alle diverse condizioni del sito. La versatilità del Mobile Music Pavilion di Sa- lisburgo è una specificità necessaria che fa sì che que- sto spazio possa ospitare anche conferenze o piccoli spettacoli di danza o ancora per essere vissuto di- versamente dai cittadini. Condizione necessaria che

A sinistra: l’interno è rivestito di tessuto bianco e ha una scansione regolare determinata dalle diverse sezioni variamente arcuate che assemblate danno vita al padiglione variandone anche la dimensione

dalle diverse sezioni variamente arcuate che assemblate danno vita al padiglione variandone anche la dimensione

Sopra: la planimetria della struttura portante dell’intero padiglione. L’esoscheletro progettato secondo la variazione della posizione dell’unico elemento costitutivo: una stecca d’alluminio lunga un paio di metri. Sotto: la pianta. La disposizione interna è strettamente legata ai moduli delle arcate e alla dislocazione dei moduli parallelepipedi che fa variare la fruizione interna

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PROSPETTIVAPROSPETT0

ANALISI DELLE TENSIONI

PROSPETTIVAPROSPETT0 ANALISI DELLE TENSIONI Basse sollecitazioni Alte sollecitazioni Supporto Sopra: due viste,
PROSPETTIVAPROSPETT0 ANALISI DELLE TENSIONI Basse sollecitazioni Alte sollecitazioni Supporto Sopra: due viste,
Basse sollecitazioni Alte sollecitazioni
Basse sollecitazioni
Alte sollecitazioni
DELLE TENSIONI Basse sollecitazioni Alte sollecitazioni Supporto Sopra: due viste, prospettica e frontale, di un

Supporto

Sopra: due viste, prospettica e frontale, di un singolo modulo della struttura portante. A destra: schema riassuntivo ed esplicativo delle possibili diverse disposizioni interne. Possibili altri usi differenti dello spazio interno oltre all’ascolto della musica contemporanea per cui è stato progettato

SEZIONE LONGITUDINALE

PLANIMETRIA GENERALE
PLANIMETRIA GENERALE
oltre all’ascolto della musica contemporanea per cui è stato progettato SEZIONE LONGITUDINALE PLANIMETRIA GENERALE
è stata risolta dal gruppo Soma con l’uso di elementi tri- dimensionali, parallelepipedi tutti uguali

è stata risolta dal gruppo Soma con l’uso di elementi tri- dimensionali, parallelepipedi tutti uguali che, variamente spostati e sistemati, diversificano l’interno creando aree dalle diverse altezze e pertanto dalle diverse funzioni. Sono elementi che in piano creano un pavimento modulare geo- metricamente giustificato dalla discretizzazione del peri- metro del padiglione e che all’occorrenza diventano ele- menti di arredo. È la variazione il tema principale della pro- gettazione e dell’arredo e vale anche per ciò che concerne la luce. All’interno essa varia perché ad illuminarlo è la stes- sa luce del giorno che penetrando tra le maglie delle stec- che variamente connesse incontra solo un sottile tessu- to dal colore chiaro. Ma anche all’esterno la luce diurna, specchiandosi e riflettendosi, cambia assecondando i di- versi angoli di connessione dei vari elementi. È uno spazio nato dal concetto della variazione, ma so- prattutto è un luogo dedicato alla musica. Un’architettu- ra, insomma, che risponde pienamente al concetto espresso dal compositore veneziano Luigi Nono, all’interno dei suoi “Scritti e colloqui”, in cui definisce lo spazio so-

una tale meravigliosa occasione sia per la sua pro-

noro “

gettazione che per la sua possibile rispondenza a nuovi criteri architettonici-culturali e sociali…”. Ma nonostante negli anni Novanta non fosse molto in uso progettare e realizzare uno spazio temporaneo per l’ascolto è stato sempre Nono nella stessa opera a scrivere: “oggi è ne- cessario uno spazio architettonico continuamente tra- sformabile e definibile nella sua finalità molteplice”.

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CREDITI Progettisti Soma Architecture Luogo Salisburgo, Austria Strutture Bollinger Grohmann Schneider ZT GmbH, Vienna Progetto luci Podpod, Vienna Costruzione Unterfurtner GmbH, Austria

Bollinger Grohmann Schneider ZT GmbH, Vienna Progetto luci Podpod, Vienna Costruzione Unterfurtner GmbH, Austria
Edoardo Narne Professore invitato alla UAX di Madrid nel 2002. Dal 2003 collabora alla didattica

Edoardo Narne

Professore invitato alla UAX di Madrid nel 2002. Dal 2003 collabora alla didattica al DAUR dell’Università di Padova dove, nel 2006, vince il concorso di ricercatore. Membro fondatore dello Studio Mas e dello studio azimut05. Il suo lavoro è documentato in tre monografie:

Cornoldi/ MAS ARCHITETTURE; AZIMUT05 progetti recenti; Edoardo Narne Architetture 1999 - 2009, 2010.

Sotto: Alcune fasi della costruzione del padiglione all’interno di un giardino dell’Università di Padova. Il materiale adoperato è quello normalmente in uso nei cantieri edili. Come elementi divisori sono state usate alcune librerie

Come elementi divisori sono state usate alcune librerie PRATICA ARCHITETTONICA ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

PRATICA ARCHITETTONICA ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Interazione su un progetto in scala reale

DI PADOVA Interazione su un progetto in scala reale Nasce da una rielaborazione di un progetto

Nasce da una rielaborazione di un progetto di Char- les Correa la struttura espositiva temporanea com- pletamente realizzata con materiali poveri o comun-

que di recupero dall’Università di Padova. È la conferma

di come sia possibile costruire a basso costo. L’idea

è cresciuta nel tempo in seguito ad una visita che quat- tro anni fa un gruppo di studenti fece a Chicago per visitare il Campus universitario dell'IIT. In quell’occa- sione alcuni laureandi stavano presentando i loro la- vori e molti erano vere e proprie piccole strutture-in- stallazione realizzate in scala 1:1. È stato dopo que- sta esperienza che il DAUR, il dipartimento di Archi- tettura, Urbanistica e Rilevamento dell’Università di Pa- dova decise dunque di cogliere la forza di quell'idea potentissima e cercò di individuare le strade che bi- sognava percorrere per poter far ripetere agli studenti

dell’ateneo quell’esercizio di costruzione, in scala rea-

le, dei propri progetti. L’intera operazione è stata por-

tata a termine sotto la guida del professore Edoardo Narne, ed è a lui che saranno poste alcune doman- de per conoscere meglio il progetto. Che tipo di ricerca tecnologica e/o compositiva sottende la progettazione di questo padiglione? «Tecnologia low- tech e ricerca sui fondamenti della di-

sciplina: lo studio dei materiali sottoposti alla legge del-

la gravità, l'influenza della luce nella determinazione e

calibratura di atmosfere accoglienti e seducenti». Dal progetto alla realizzazione quali difficoltà sono state affrontate? «Innumerevoli. La realtà dell'accademia italiana non ha certo le possibilità, ne le potenzialità, delle corrispon- denti facoltà americane. Per anni si è cercato di tro- vare una soluzione alla sostenibilità economica di tale iniziativa: un piccolo padiglione realizzato con l'aiuto degli studenti. Un’operazione considerata un vero se-

gnale di rinnovamento nella trasmissione della prati- ca architettonica. Venne preso in considerazione an- che l'utilizzo di containers, ma i costi risultarono trop- po elevati. Inoltre, per l'ottenimento di tutti i permes- si, è stato anche necessario presentare il progetto spe- rimentale ad almeno sei commissioni diverse tra or- gani universitari e settori dell'amministrazione comu- nale. Ma ciò che nel tempo si è comunque confermato come certezza è stato il coinvolgimento degli studenti, considerato essenziale, proprio per il loro stesso en- tusiasmo, sia per la costruzione del manufatto, sia per- ché ha rappresentato per loro la possibilità di tocca- re con mano la complessità, la ricchezza e le poten- zialità di un progetto in scala reale». Quali materiali sono stati usati per la realizzazio- ne di questa struttura? «Lo scoglio dei costi dell'iniziativa sembrava difficile da superare. Un anno fa però è arrivata la soluzione. Durante la preparazione del corso è stato analizzato un vecchio progetto di Charles Correa pensato per una casa sperimentale, non ancora realizzata in In- dia e quasi contemporaneamente un laureando ci av- visa di una grande svendita di alcuni modelli di libre- rie da parte di una nota ditta svedese di arredamen- to. Utilizzando le librerie come materiale da costruzione

e rielaborando lo schema progettuale di Correa si av-

via il progetto esecutivo che, per il resto delle strut-

ture, prevede l'uso di materiali a basso costo, nor- malmente impiegati nei cantieri: i pannelli Osb, soli-

tamente utilizzati per le recinzioni di cantiere in que- sto caso sono stati adoperati per le coperture; i tubi

in pvc, impiegati per le fognature, in questa situazio-

ne creano il frangisole dello spazio centrale; i pozzetti prefabbricati sono stati invece impiegati per la rea- lizzazione dei plinti di fondazione. La discussione con

sono stati invece impiegati per la rea- lizzazione dei plinti di fondazione. La discussione con 6
sono stati invece impiegati per la rea- lizzazione dei plinti di fondazione. La discussione con 6
sono stati invece impiegati per la rea- lizzazione dei plinti di fondazione. La discussione con 6

66 ARCHILINE

alcuni docenti di storia dell'architettura, di disegno e di urbanistica, interessati anche loro all'iniziativa, ha

alcuni docenti di storia dell'architettura, di disegno e

di urbanistica, interessati anche loro all'iniziativa, ha

portato all’attuazione dell’idea e ottenuti i permessi si

è dato subito il via alla costruzione».

dotti dei percorsi formativi del Corso di laurea in In- gegneria Edile-Architettura. Un susseguirsi d’iniziati-

ve, ne siamo sicuri, troveranno ospitalità in questi am- bienti, che sono ritenuti spazi permeabili a nuove idee

Quali sponsorizzazioni hanno sostenuto questo

e,

contestualmente, in grado di stimolare la creativi-

manufatto?

degli studenti verso future prolifiche manifestazio-

«Il

nostro dipartimento ha partecipato con una piccola

ni. L'intervento può essere trasferito in altre situazio-

quota. Non ci sono state sponsorizzazioni esterne ec-

ni

ambientali. E si spera un giorno di poterlo ricostruire

cezione fatta per il contributo generoso di un costrut- tore edile che ha dato modo di impostare le fondazioni, utilizzando alcuni pozzetti prefabbricati. Importante è stato sicuramente l’apporto dei colleghi docenti che si sono autotassati pur di vedere realizzata questa "fol-

India, dove è stato concepito da Charles Correa».

Come hanno reagito gli studenti quando gli è stato proposto la realizzazione in scala 1:1 del progetto, esperienza inusuale nelle università italiane? «Molti non capivano la portata dell'operazione. Poi, a

in

lia

". In realtà l'intero padiglione è costato poco rispetto

risultato acquisito, si sono proposti in molti per

gli

standard usuali degli allestimenti espositivi: 8000

l'evento successivo».

euro, che parametricamente equivalgono a circa cin- quanta euro a metro quadro, per 150 mq complessi-

L’architettura effimera, i temporary space, sono eti- camente giustificabili in un momento economico

vi. È un dato di cui andare fieri e che permette di po- ter ragionare sulla prossima iniziativa con più entusia- smo e meno scetticismo. È stato un esperimento riu- scitissimo, soprattutto per le implicazione didattiche connesse. I 100 studenti del secondo anno del corso

come l’attuale? «La domanda è giusta, ma un’esperienza didattica è meglio non caricarla di così tanta responsabilità. La cosa migliore da fare è lasciare lo spazio necessario alle critiche senza prenderle troppo sul serio».

Sopra: Il padiglione copre un’area

di circa 150 mq e consta di tre moduli

raccordati tra loro da un patio centrale.

Il progetto parte dall’analisi di un

vecchio progetto di Charles Correa: una casa da realizzare in India, ovviamente rielaborata per creare uno spazio che l’Università ha poi usato per esporre alcuni lavori scritto-grafici degli studenti

di

laurea in ingegneria edile e architettura hanno avu-

Quali principi della sostenibilità sono stati adottati?

to

la possibilità di realizzare, in una sola settimana di

«È

difficile parlare di sostenibilità. Espressione troppo

lavoro, con le proprie mani, la loro prima creatura». La programmazione di tutta l’esperienza ha pre-

visto l’uso del padiglione all’esterno della realtà uni- versitaria o l’impiego in altre situazioni urbane?

abusata. Oggi sembra che ognuno debba avere una personale e originale risposta rispetto a questa que- stione. La buona architettura parla da sola, senza bi-

sogno di giustificarsi nei confronti delle questioni-ten-

«Il

padiglione è diventato spazio di accoglienza per

denze più attuali».

esposizioni a rotazione dei materiali realizzati dagli stu-

La ricerca sulle architetture temporanee proseguirà

denti in ambito didattico: ricerche in corso, tesi di lau- rea o semplicemente progetti sviluppati in aula. Il fine

con altri esperimenti? «Certamente. È uno strumento didattico straordinario.

è

stato quello di presentare al mondo universitario e

Di

recente il dipartimento ha realizzato, all'interno di un

alla città i differenti approcci metodologici adottati al- l’interno dei diversi insegnamenti, le potenzialità e i pro-

workshop a Venezia, alcune pensiline in scala 1:1 e an- che in quest’occasione i risultati sono stati esaltanti».

CARDBOARD PAVILION LA FORZA DEL CARTONE

Autocostruibile e totalmente riciclabile

FORZA DEL CARTONE Autocostruibile e totalmente riciclabile Luigi Alini Architetto e professore associato in Tecnologia
FORZA DEL CARTONE Autocostruibile e totalmente riciclabile Luigi Alini Architetto e professore associato in Tecnologia

Luigi Alini

Architetto e professore associato

in Tecnologia dell’Architettura

presso la Facoltà di Architettura

di Catania, sede di Siracusa.

Ha svolto attività di ricerca in Giappone e ha curato

la prima mostra monografica in

Italia sull’opera di Kengo Kuma, col quale ha in corso ricerche

sull’uso innovativo in architettura

di materiali della tradizione.

«Ha una forma espressa come esito dell’organizzazione

e della soluzione di problemi e non come esercizio sti-

listico arbitrario, fine a se stesso. Ha una vita pro- grammata. È totalmente riciclabile. Ha un costo irri- levante. E la quantità di materiale utilizzata in rappor- to allo spazio definito è molto bassa. Può essere uti-

lizzato per eventi, manifestazioni anche in contesti con-

È persona-

solidati come centri storici, piazze ecc

lizzabile, non richiede alcuna opera preventiva per la

sua installazione, è ignifugo e resiste bene all’acqua», spiega il professore Luigi Alini per definire in modo con-

ciso Cardboard Pavilion, un esempio di architettura temporanea nato da una ricerca realizzata durante il

corso di Tecnologia dell’Architettura della Facoltà di Si- racusa, in partnership con l’International Paper di Ca- tania (azienda specializzata nella produzione di im-

ballaggi di cartone) e lo studio AION di Siracusa. Le ri- sorse impiegate per la prototipazione del sistema pri- ma e per la sua ottimizzazione come prodotto industriale

dopo sono state totalmente ricavate da finanziamen-

ti

esterni all’Università. È l’architettura che al salone del-

lo

studente di Catania, lo scorso anno, ha riscosso un

grande successo di pubblico, ed è stato anche utiliz-

zato per seminari itineranti e mostre fotografiche. A gui- dare l’intera operazione, che ha richiesto due anni di lavoro, è stato lo stesso Alini che su questa esperien- za, prima di rispondere ad alcune domande, aggiun- ge: «Gli studenti che hanno partecipato in una prima fase presentavano un atteggiamento di curiosità che sottendeva una certa perplessità, ma vederli passare da una fase di adesione fondata sulla fiducia ad una

in cui la partecipazione era dovuta ad un entusiasmo

consapevole, è stato veramente gratificante». Quali erano gli obiettivi prefissati durante questi due anni di ricerca? «L’uso innovativo di materiali non convenzionali e l’in- tenzione di trasferire in aula un modo alternativo di fare didattica, che ha condotto gli studenti all’interno di un’esperienza concreta e a realizzare quella ineludi- bile continuità tra progetto e costruzione». Quali sono le caratteristiche di Cardboard Pavilion? «È un sistema abitativo monomaterico a basso costo, prodotto industrialmente, autocostruibile e totalmen- te riciclabile. È un origami di carta che estremizza le possibilità intrinseche di un materiale apparentemen- te ‘debole’ come il cartone, di cui restituisce possibi- lità inespresse. Cardboard Pavilion è figlio da un lato delle possibilità che l’architettura di Shigeru Ban ci ha rivelato e dall’altro dell’arte dell’origami. Lo definirei un prodotto di alto artigianato industriale, si situa a ca- vallo tra vocazione artigianale e logica industriale. E pa- rafrasando Argan potremmo dire che in quest’opera la ‘struttura dell’oggetto coincide con l’immagine’». Durante la realizzazione quali difficoltà sono sta- te affrontate? «La sfida è stata quella di produrre un sistema abita- tivo utilizzando le stesse macchine e tecniche di pro- duzione che l’azienda International Paper adotta per produrre scatole da imballaggio. Cardboard Pavilion è stato concepito come un prodotto industriale, con tut- te le difficoltà che questa scelta comporta: ottimizza- zione del processo di produzione e dei costi di pro- duzione, la commercializzazione, il packaging ecc Il materiale adoperato è stato solo il cartone? «La scelta di utilizzare un solo materiale ha richiesto un lavoro molto complesso nella individuazione della tipologia, che poteva essere a singola, a doppia o tri- pla onda. Le parti che compongono il sistema sono state prodotte utilizzando solo due ‘fustelle’, gli stam- pi, e con soli due elementi è stata definita l’intera con- figurazione pensata per essere montata da un per- sonale non specializzato e senza l’ausilio di strumen- ti o attrezzature. Gli spessori del cartone hanno ov- viamente una conseguente ricaduta sulle possibilità di ‘piega’. Testate e verificate diverse tipologie di mate- riale alla fine la scelta è andata su un cartone a sin- gola onda, perchè più flessibile. Può essere piegato entro certi limiti, perché quando si piega oltre un cer- to angolo la copertina si lacera, e va fatto tenendo con- to della cosìddetta orditura di canna, cioè della dire-

Sotto: Cardboard Pavilion ripropone una rilettura della filosofia dell’origami. È il risultato di uno studio morfogenetico sul concetto di “piega” applicato ad un materiale alquanto povero quale il cartone ad onde reso impermeabile da una copertina di carta Kraft

un materiale alquanto povero quale il cartone ad onde reso impermeabile da una copertina di carta
un materiale alquanto povero quale il cartone ad onde reso impermeabile da una copertina di carta

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A sinistra: Le immagini propongono alcune delle fasi di montaggio del Cardboard Pavilion. La realizzazione

A sinistra: Le immagini propongono alcune delle fasi di montaggio del Cardboard Pavilion. La realizzazione può essere eseguita anche da personale non qualificato. Le dimensioni dei singoli elementi sono dettate dalle possibilità dimensionali dei macchinari per gli imballaggi e la connessione dei diversi moduli avviene con dei bottoni meccanici (vedi immagine in basso) reinseriti

zione in cui sono disposte le ‘onde’ del cartone interno. Le copertine esterne sono di carta Kraft 100% natu- rale, che ha un’ottima tenuta all’acqua, l’onda inter- na invece è realizzata con una carta riciclata». C’è un criterio generatore del padiglione? «È la ‘piega’, nella sua accezione fisica e concettua-

tinua mediante la connessione di più moduli. La so- vrapposizione degli elementi ha garantito l’ottimizza- zione del deflusso delle acque meteoriche». Ultima domanda: cosa rende solidali queste di- verse parti? «Dei connettori meccanici di plastica di 6mm di dia-

tà. In primis quella connessa al riciclo del sistema. I ri-

le,

l’elemento generatore del progetto in base al qua-

metro. ‘Bottoni’ meccanici composti da due elemen-

le

la materia carta è tras-formata in materiale da co-

ti accoppiati tra loro per pressione. Questa soluzione

struzione. L’ordine geometrico delle pieghe sottende una rigorosa codifica parametrica del progetto e mettendo a sistema tutti questi dati è stata definita la piega che ha reso possibile un sistema, che risulta es-

sere rigido per forma e generato dall’aggregazione di due moduli di base, pattern, desunti dall’arte degli ori- gami: modulo A, a “spina di pesce”; modulo B, a “pun-

è stata individuata a valle di un confronto tra diverse ipotesi vagliate: velcro, colla ecc…, e quella dei rivet- ti a pressione nasce dalla sintesi di diverse necessi-

vetti facilmente separabili dal cartone vengono inne- stati senza l’ausilio di alcun attrezzo. Basta la pressione delle mani. I fori e la posizione dei connettori sono sta-

di diamante”. La performance strutturale del padi-

glione, in risposta a fattori ambientali come la pressione del vento e lo scorrimento dell’acqua piovana, è ga-

ta

ti predeterminati sui singoli componenti di cartone me- diante fustellatura escludendo così qualsiasi possibi- lità di errore in fase di montaggio da parte dell’uten-

rantita da una rigorosa geometria generativa che ‘orien-

te,

al quale viene fornito anche uno schema di mon-

ta’ gli sforzi lungo ‘direzioni principali di tensione’. Ri-

taggio con tutte le istruzioni necessarie. Infine, il sistema

correre a strumenti di elaborazione progettuale di tipo parametrico ha agevolato il controllo delle geometrie dei singoli elementi del sistema in ragione alle condi- zioni ‘limite’ imposte dal materiale - angolo massimo

connessione meccanico assorbendo gli sforzi di

scorrimento che si generano tra le parti garantiva an- che un buon grado di flessibilità e di mobilità tra le sin- gole parti del sistema, che per sua stessa natura non

di

di

piega, direzione della piega, ecc

-

determinando

poteva essere troppo rigido».

una ‘catena di deformazioni controllate’». Una struttura realizzata in cartone a quali carat- teristiche tecniche deve rispondere? «La capacità di carico e la resistenza allo strappo sono i parametri che hanno determinano le caratteristiche

del cartone impiegato e la tipologia a sandwich. Il tipo

di

impianto di produzione messo a disposizione dal-

la

International Paper di Catania ha invece inciso sul-

le

dimensioni dei singoli elementi componenti il siste-

ma: elementi discreti che realizzano una superficie con-

dei singoli elementi componenti il siste- ma: elementi discreti che realizzano una superficie con- ARCHILINE 6

ALGORITHMIC AIDED DESIGN

ALGORITHMIC AIDED DESIGN Arturo Tedeschi Architetto, si occupa di ricerca nel campo della modellazione parametrica. Nel

Arturo Tedeschi

Architetto, si occupa di ricerca nel campo della modellazione parametrica. Nel 2010 pubblica Architettura Parametrica - introduzione a Grasshopper, il primo manuale italiano sulla modellazione generativa in Rhinoceros. Nello stesso anno collabora con lo studio Zaha Hadid Architects di Londra.

1. Zaha Hadid, Vitra Fire Station, Weil am Rein, 1991. La tecnica rappresentativa della Hadid suggerisce il flusso di composizione dell’oggetto architettonico e il processo associativo delle sue parti. La forma finale è il congelamento della dinamica generativa 2. Danecia Sibingo, AA Summer Pavilion, Londra, 2009

70 ARCHILINE

Sibingo, AA Summer Pavilion, Londra, 2009 7 0 ARCHILINE Questo articolo non vuole essere l’ennesima celebra-

Questo articolo non vuole essere l’ennesima celebra-

le. Al contrario, si vuole qui affermare come i recenti svi-

tocorrettive le soluzioni probabili dei valori dei parametri

zione del ruolo del computer nel processo progettua-

delle loro relazioni». Negli stessi anni l’ingegnere Ser- gio Musmeci ribalta l’approccio tradizionale al calco-

e

luppi nell’architettura e nel design siano in realtà esi-

lo

strutturale, perseguendo con tenacia l’idea della “for-

to

di un percorso di ricerca maturo che, supportato da

ma come incognita” realizzando l’inedita struttura del

risiede nel tentativo di reinterpretazione del problema

un profondo controllo degli strumenti digitali, sta pa- radossalmente liberando il progettista dai vincoli e dai condizionamenti del software, facendo assurgere

Avanguardia

poraneo. Luigi Moretti (1906-1973) è il primo architetto

ponte sul Basento a Potenza. L’importanza di Musmeci

strutturale la cui soluzione era basata sostanzialmen-

quest’ultimo a strumento “neutrale” di indagine ed ap-

te

su metodi codificati di dimensionamento e verifica

profondimento. Progettazione parametrica, modella-

di

elementi predefiniti (piloni, travi, archi) individuando

zione algoritmica, design generativo, design associa- tivo sono le parole chiave di un nuovo paradigma in gra- do di rispondere alla crescente complessità dei pro- blemi progettuali attraverso un approccio alternativo, che colloca in una prospettiva diversa i ruoli consoli- dati di processo e risultato e vede nel computer il na- turale alleato, ma non la ragion d’essere.

L’approccio non è recente, perlomeno non contem-

per la Scienza delle Costruzioni la necessità di «svi- luppare una vera e propria teoria delle forme, intera- mente basata sulle enormi potenzialità di trattamento delle informazioni offerte dai calcolatori elettronici». Le intuizioni di Moretti e Musmeci mostrano evidenti se- gni di affinità con un nuovo indirizzo di ricerca che, a partire dagli anni ’60, caratterizza l’intera avanguardia architettonica (con “epicentro” presso la Architectural Association School di Londra) che può essere sinte-

tizzato nella nuova centralità del concetto di diagram- ma (processo): il tipo non definisce più l’idea di partenza

a

parlare di Architettura Parametrica elaborando (in-

di

un’opera, ma è sostituito dal diagramma che rifiu-

sieme al matematico Bruno De Finetti) progetti per sta-

ta

la descrizione della forma finale dell’oggetto archi-

di calcio, tennis e nuoto che rifiutavano riferimenti ti-

pologici, perseguendo l’idea di generare la forma at- traverso rigorose relazioni geometriche tra parametri

di

architettonico, la “struttura”, nel senso originario e ri-

tettonico per indagare il sistema complesso di relazioni delle sue parti. Il ricorso al diagramma ha acquistato importanza sempre più rilevante negli ultimi decenni:

quantizzabili, relativi alla visione ottimale. Scriveva

si

pensi ai diagrammi di trasformazione di Eisenmann,

Moretti: «I “parametri” e le loro interrelazioni divengo-

ai

dipinti di Zaha Hadid, a Rem Koolhaas. L’afferma-

no così l’espressione, il codice, del nuovo linguaggio

goroso del vocabolo, deficiente le forme che quelle fun-

zione del concetto di diagramma non è, pertanto, sin- cronica alla diffusione del computer in ambito proget-

tuale, ma la precede. Il digitale è diventato soltanto ne-

zioni esaudiscono. Alla determinazione dei “parame-

gli

ultimi anni strumento di amplificazione e momento

tri” e loro interapporti, debbono chiamarsi a coadiuvare

di

verifica per l’avanguardia ormai divenuta mainstre-

le

tecniche e le strumentazioni del pensiero scientifi-

am. La reciproca fecondazione tra teoria architettoni-

co più attuali; particolarmente la logica-matematica, la ricerca operativa e i computers, specie questi per la possibilità che danno di esprimere in serie cicliche au-

ca e possibilità offerte dal digitale ha consentito di esten-

dere rapidamente l’utilizzo del computer che da sem- plice strumento produttivo (finalizzato alla velocizzazione

1 2
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di operazioni) si è evoluto in un sistema di controllo ma-

turo che ha consentito di dare forma e materia a nuo- ve sperimentazioni formali. La recente introduzione in ambito progettuale di complesse tecniche di pro- grammazione (scripting) e dei software parametrici ha

offerto ai designer possibilità inattese, al punto da ren- dere del tutto imprevedibile, o quantomeno sfumato,

il portato e l’influenza di tali strumenti.

Software

I software parametrici - protagonisti di un’ampia e tra-

sversale diffusione in virtù di un utilizzo intuitivo che non richiede conoscenze di programmazione - consento- no di organizzare i progetti in sistemi associativi basati su logiche di relazione tra parti, offrendo la possibilità

di alterare la configurazione complessiva di un siste-

ma, agendo sui parametri posti alla base del proces- so progettuale, secondo una logica di propagazione delle modifiche. L’innovazione assoluta introdotta re- centemente da tools come Paracloud, Generative Com- ponents (Bentley Systems) e, in particolare, Gra- sshopper, - plug-in di Rhinoceros (McNeel) - consiste nell’aver tradotto la sintassi della programmazione in un’interfaccia visuale, introducendo un’esperienza inedita di interazione con il software. Con Grasshop- per, per la prima volta, il sistema dei legami parame-

trici che organizza le differenziazioni di un modello tri- dimensionale può essere configurato e manipolato esclusivamente attraverso un diagramma. La forma non

è più ottenuta secondo la logica additiva tipica dei CAD

o la manipolazione - seppur virtuale - dei modellatori 3D, ma è generata attraverso una sequenza ordinata

di istruzioni: l’algoritmo. Grasshopper, pertanto, non pro-

pone l’ennesimo ambiente di modellazione interattivo, ma offre uno spazio speculativo/operativo non dissi- mile dal foglio di carta, dove eventuali limiti non ap- partengono più al software, ma alla capacità di inda- gine formale dell’utente. Inoltre, come diretta conse- guenza della logica associativa è possibile creare le- gami concettuali ed effettivi tra i diversi livelli di appro- fondimento progettuale. In altri termini, la modifica di un parametro a scala più ampia è in grado di genera-

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re una propagazione di modifiche tale da giungere alla

congruente ridefinizione di dettagli a piccola scala: è

possibile ipotizzare un link diretto tra i parametri rela- tivi alla forma generale di una superficie complessa e

le caratteristiche geometriche di un nodo strutturale,

il tutto guidato da logiche di relazione definite dal de- signer all’interno della sequenza algoritmica.

Razionalizzazione della forma, scomposizioni, svilup- po di superfici complesse in elementi piani, cessano

di essere operazioni “a posteriori” ma vengono integrate

nel medesimo processo di definizione formale.

Sperimentazione parametrica:

architetture temporanee

Negli ultimi decenni, la realizzazione di strutture tem- poranee ha rappresentato uno dei più importanti am- biti di sperimentazione teorica e costruttiva soprattut-

to per quanto riguarda l’implementazione delle tecni-

che parametriche. Le occasioni progettuali di eccezione,

la complicità della committenza, la relativa flessibilità dei

requisiti funzionali e (in alcuni casi) dei tempi di realiz- zazione hanno reso le architetture temporanee una rara occasione di incontro tra ricerca teorica e costruzio- ne. Incontro che ha coinvolto designer, programmatori, docenti, studenti, strutturisti e imprese. È interessan-

te sottolineare come alcune delle più interessanti rea-

lizzazioni provengano dagli stessi ambienti accademici

che hanno avuto un ruolo centrale nella ricerca sul rap- porto tra tecniche parametriche e modalità produttive:

è il caso della AA School di Londra. Osservando la pro-

duzione dell’ultimo decennio, dal padiglione per la Ser- pentine Gallery di Toyo Ito (2002), passando per gli AA

DRL Pavilions fino alle recenti macrostrutture è possi- bile coglierne il trait d’union: ovvero la volontà di crea-

re oggetti unici superando la logica della standardiz-

zazione a favore di una ottimizzazione e differenziazione

dei componenti costruttivi senza precedenti. Il tutto sup- portato dalla logica parametrica e dal digital manu- facturing e, dunque, dal passaggio diretto dal model-

lo digitale alla macchina a controllo numerico, (in)se-

guendo un modello ideale di fabbricazione senza pas-

saggi intermedi: dall’idea all’oggetto reale.

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3. J. Mayer H., Metropol Parasol,

Siviglia, 2011. Il sistema di copertura di Plaza de la Encarnacíon, estende su scala urbana le metodologie di

progetto e fabbricazione dei padiglioni realizzati nell’ultimo decennio

4. Alan Dempsey, Alvin Huang,

[c]space Pavilion, Londra, 2008 Il padiglione ha rappresentato lo stato dell’arte della sperimentazione sugli strumenti digitali, sui sistemi di calcolo strutturale e su modalità di fabbricazione avanzata, basati su macchine a controllo numerico (CNC)

SERPENTINE GALLERY

DA ZAHA HADID A ZUMTHOR

SERPENTINE GALLERY DA ZAHA HADID A Z U M T H O R Undici padiglioni che

Undici padiglioni che hanno fatto storia

LA PIÙ FAMOSA GALLERIA DI LONDRA Serpentine Gallery è una delle gallerie più importanti di Londra sia per l'arte moderna sia per quella contemporanea. Si trova all’interno dei Kensington Gardens, nel centro di Londra, e ogni anno attira fino a 800mila visitatori. Annualmente la Serpentine commissiona ad architetti internazionali di fama mondiale la progettazione di un padiglione sul prato, all’interno del quale vengono ospitati proiezioni, film e conferenze.

del quale vengono ospitati proiezioni, film e conferenze. Sono conosciuti in tutto il mondo i padiglioni

Sono conosciuti in tutto il mondo i padiglioni della Ser- pentine Gallery di Londra: piccole realtà espositive pro- gettate dai più famosi architetti internazionali. Tutto è nato circa undici anni fa per celebrare il 30° anniversario del- la galleria. Ha avuto inizio con un padiglione progetta- to da Zaha Hadid, una struttura molto criticata perché eccessivamente costosa, che fece però scattare la scin- tilla e avviò un processo che fino a oggi ha portato a 10 soluzioni architettoniche tutte diverse e tutte pro- gettate da grandi nomi del mondo dell’architettura e del- l’arte. L’architetto è scelto dalla Serpentine Gallery, non si bandisce alcun concorso. E a guidare l’intera impresa annuale sono Julia Peyton-Jones e il co-direttore Hans Ulrich Obrist. Ciò che conta nella scelta è che l’ar- chitetto non abbia, prima dell’invito, realizzato alcuna sua opera sul territorio d’Inghilterra. La tempistica è sem- plice: presentato, solitamente in febbraio, il cosìddet- to “Planning”, la documentazione necessaria, agli ar- chitetti restano 6 mesi per avviare i cantieri e comple- tare l’opera. Fino a quest’anno le diverse architetture hanno regalato sempre diverse suggestioni, e dal punto di vista strutturale hanno potuto godere del va- lido supporto di Cecil Balmond, il famoso ingegnere che da pochi mesi ha lasciato il gruppo Arup e non si sa se proseguirà a lavorare per i temporary space della Ser- pentine. Ma quale destino attende queste architetture dopo la manifestazione che inizia in luglio e termina a ottobre? Il primo, progettato da Zaha Hadid, è ora del- la Royal Shekespere Company. Posizionato accanto al teatro Stratford Upon Avon ha modificato il suo ruolo primario e funge da caffè estivo. Ovviamente essendo

tutte strutture architettonicamente molto ricercate han- no svegliato gli interessi di molti, e quasi tutti i padiglioni sono stati acquistati da collezionisti privati di tutto il mon- do. Hanno cambiato funzione, si sono inseriti in climi diversi e paesaggi forse avulsi, ma la loro forza espres- siva rimane comunque intatta. Sono comunque piccole architetture concluse che hanno una loro forza intrin- seca e in qualsiasi parte del mondo può essere espressa. Suscitano interesse sia negli architetti, che durante la progettazione sperimentano nuove soluzio- ni, sia nei visitatori che provano molto spesso sensa- zioni diverse e spaesate. Il padiglione realizzato nel 2001 da Libeskind è stato invece rimontato nella città di Cork e più volte riusato in altre manifestazioni. Insomma, i Serpentine Pavilion testimoniano quanto possano essere diverse le interpretazioni di spazio tem- poraneo da parte degli architetti e anche come pos- sa essere variamente espresso il rapporto tra archi- tettura e la natura. Inseriti nel pieno del parco a pochi passi dal Serpentine Lake, i padiglioni ospitano pro- grammi di eventi e incontri che coinvolgono i cittadini per tutta l’estate, ma ciò che sembra una costante di tutte queste opere è il rapporto diverso con il verde, ri- cerca maggiormente espressa nell’ultimo padiglione progettato da Peter Zumthor, che gioca tra luci e om- bre, esaltando il silenzio e l’effetto sorpresa che una geo- metria severa può creare quando al suo centro ospi- ta un luminoso giardino dalla vegetazione spontanea. Natura e architettura: è questa la forza espressiva che i londinesi hanno modo di vivere quando scelgono di andare, una volta all’anno, al Serpentine Pavilion.

KENSINGTON GARDENS

1. Serpentine Gallery

2. Il tempio della regina Carolina

3. Statua di Peter Pan

4. Fontane

5. Ponte Serpentine

6. Fiume Serpentine

7. Bowling e campi da tennis

8. Stagno

9. Hyde Park

6. Fiume Serpentine 7. Bowling e campi da tennis 8. Stagno 9. Hyde Park 4 3
4 3 2 9 8 5 6 1 7
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2
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5
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1
7

72 ARCHILINE

2011 PETER ZUMTHOR Quest’anno l’ideazione del padiglio- ne è stata affidata all’architetto svizzero Peter
2011 PETER ZUMTHOR Quest’anno l’ideazione del padiglio- ne è stata affidata all’architetto svizzero Peter
2011 PETER ZUMTHOR
2011
PETER ZUMTHOR

Quest’anno l’ideazione del padiglio- ne è stata affidata all’architetto svizzero Peter Zumthor. Il tema scelto è quello dell’“hortus conclu- sus”. Un giardino nel giardino, crea- to per la meditazione e realizzato in collaborazione con il designer olan- dese Piet Oudolf e Arup per la parte strutturale. Nelle intenzioni dell’ar- chitetto il giardino può aiutare i visi- tatori «a fermarsi, rilassarsi, osser- vare e, forse, ricominciare a parla- re», lasciandosi alle spalle i rumori

ricominciare a parla- re», lasciandosi alle spalle i rumori e gli odori di Londra. Con una

e gli odori di Londra. Con una raffi-

nata selezione di materiali Zumthor crea spazi contemplativi che evoca- no la dimensione spirituale del no- stro ambiente fisico. Come sempre

nelle sue opere, lavora con una composizione precisa e semplice, la

luce incide sulle strutture attraverso tagli misurati e controllati e, anche

in questo caso, quello che gli inte-

ressa maggiormente è sottolineare gli aspetti sensoriali e spirituali del- l'esperienza architettonica.

e spirituali del- l'esperienza architettonica. 2010 JEAN NOUVEL L’anno scorso, in occasione del 40°
2010 JEAN NOUVEL
2010
JEAN NOUVEL

L’anno scorso, in occasione del 40° anniversario della Serpentine Galle- ry, la costruzione del padiglione è stata affidata a Jean Nouvel. Il suo progetto viveva di contrasti tra i ma- teriali leggeri e le strutture metalli- che a sbalzo, come tra il colore ros- so della struttura e il verde del par- co. Il rosso richiamava il colore di tre icone della vita inglese: le cabine telefoniche, le cassette postali e gli autobus. L'edificio si componeva di audaci forme geometriche, grandi

tende retrattili e un muro autopor- tante inclinato, che si innalzava 12 metri al di sopra del prato. Strutture in vetro, policarbonato e tessuto creavano un sistema versatile di spazi interni ed esterni. Nouvel ha voluto costruire un “padiglione dei giochi”, un luogo dove ristorarsi ma anche giocare, come nella tradizione delle piazze e dei parchi pubblici francesi e proprio per sottolineare questa idea ha incorporato nella struttura un tavolo da ping pong.

francesi e proprio per sottolineare questa idea ha incorporato nella struttura un tavolo da ping pong.
2009 SANAA
2009
SANAA

Sejima e Nishizawa, gli architetti dello studio SANAA, hanno creato nel 2009 un padiglione che asso- migliava a una nuvola riflettente adagiata in cima ad una serie di delicate colonne. La struttura in metallo riflettente del tetto variava in altezza, esplorando la disposizio- ne degli alberi nel parco e arrivan- do, in qualche passaggio, vicina al terreno. Descrivendo la loro struttu- ra gli architetti spiegavano: «È allu- minio galleggiante, alla deriva tra gli

alberi. La tettoia riflettente s’incre- spa attraverso il sito, espandendo il parco e il cielo. Il suo aspetto cam- bia a seconda del tempo atmosferi- co, permettendole di fondersi con l’ambiente circostante. Funziona come un campo di attività senza pareti, permettendo vista ininterrot- ta attraverso il parco e incoraggian- do l'accesso da tutti i lati. È un’estensione riparata del parco, dove la gente può leggere e godersi le piacevoli giornate estive».

gente può leggere e godersi le piacevoli giornate estive». 7 4 ARCHILINE 2008 FRANK GEHRY Il
gente può leggere e godersi le piacevoli giornate estive». 7 4 ARCHILINE 2008 FRANK GEHRY Il
gente può leggere e godersi le piacevoli giornate estive». 7 4 ARCHILINE 2008 FRANK GEHRY Il

74 ARCHILINE

2008 FRANK GEHRY
2008
FRANK GEHRY

Il Serpentine Gallery Pavilion del

2008 è stato il primo progetto rea-

lizzato da Frank Gehry in Inghilterra. La spettacolare struttura, progettata

e realizzata in collaborazione con

Arup, era fissata a terra grazie a quattro colonne in acciaio massic- cio ed era composta da tavole di le- gno di grandi dimensioni e da una

complessa rete di piani di vetro so- vrapposti, creando uno spazio multi

- dimensionale. Per l’ideazione di

quest’opera Gehry si è ispirato ad un’affascinante varietà di fonti, dalle

elaborate catapulte il legno di Leo- nardo da Vinci fino alle pareti a stri- sce delle cabine sulla spiaggia. Il ri- sultato è un padiglione in parte an-

fiteatro e in parte passeggiata: tutti i diversi elementi insieme hanno creato un luogo che si trasformava, adatto alla riflessione e al relax di giorno, perfetto per i dibattiti e gli spettacoli di sera. All'interno del pa- diglione, tettoie in vetro appese alla

struttura in legno proteggevano i vi- sitatori da vento e pioggia, fornendo ombra durante le giornate di sole.

appese alla struttura in legno proteggevano i vi- sitatori da vento e pioggia, fornendo ombra durante
2007
2007

OLAFUR ELIASSON E KJETIL THORSEN

Nel 2007 il padiglione temporaneo

è stato realizzato dall’architetto nor-

vegese Kjetil Thorsen, dello studio Snøhetta e dall’artista danese Ola- fur Eliasson. Il radicato interesse di Eliasson per le questioni spaziali lo ha portato a impegnarsi sempre di più nei progetti di architettura e a collaborare in diverse occasioni con Thorsen. Il loro padiglione era una dinamica struttura rivestita in legno somigliante a una trottola: un’opera che si sviluppava in verticale distan-

ziandosi dai precedenti padiglioni

costruiti su un solo livello. Una larga rampa a spirale, costruita sul princi- pio della scala a chiocciola, faceva due giri completi, permettendo ai visitatori di raggiungere il tetto per godere di una spettacolare vista sul verde di Kensington Gardens. «La nostra collaborazione per il padiglione - hanno dichiarato i due autori - è definita da un reciproco focus sull’esperienza dello spazio e della temporalità ».

sull’esperienza dello spazio e della temporalità ». 2006 REM KOOLHAAS Il padiglione del 2006 è stato
sull’esperienza dello spazio e della temporalità ». 2006 REM KOOLHAAS Il padiglione del 2006 è stato
2006 REM KOOLHAAS
2006
REM KOOLHAAS

Il padiglione del 2006 è stato dise-

gnato dal Premio Pritzker Rem Ko- olhaas e da Cecil Balmond, proget-

tista strutturale dello studio Arup. Il fulcro del progetto era uno spetta- colare baldacchino gonfiabile di for- ma ovoidale che galleggiava sopra

il prato della galleria. Realizzata in

materiale traslucido, la tettoia era

tenuta sollevata in aria o abbassata

a coprire l’anfiteatro al di sotto a

seconda delle condizioni meteorolo-

giche. Un fregio realizzato da Tho- mas Demand ha segnato la prima

collaborazione tra un artista e un architetto del padiglione. L’anfitea- tro ha ospitato un caffé e spazi per conferenze, programmi televisivi e

incontri pubblici. Il programma delle manifestazioni estive è stato messo

a punto dallo stesso Koolhaas che

ha dichiarato: «Il Serpentine Pavilion

è stato messo a punto partendo

dalle attività che avrebbe ospitato.

Abbiamo proposto una struttura che faciliti l’inserimento di individui singoli in uno spazio comune per vivere esperienze condivise».

che faciliti l’inserimento di individui singoli in uno spazio comune per vivere esperienze condivise». ARCHILINE 7
che faciliti l’inserimento di individui singoli in uno spazio comune per vivere esperienze condivise». ARCHILINE 7
che faciliti l’inserimento di individui singoli in uno spazio comune per vivere esperienze condivise». ARCHILINE 7
2005 ALVARO SIZA + EDUARDO SOUTO DE MOURA Nella progettazione del Padiglione, Siza e de
2005
2005

ALVARO SIZA + EDUARDO SOUTO DE MOURA

Nella progettazione del Padiglione, Siza e de Moura hanno cercato di garantire che il nuovo edificio, pur presentando un’architettura com- pletamente diversa, stabilisse un "dialogo" con l’edificio neo-classico che ospita la galleria. Il Financial Ti- mes, in un articolo dedicato a que- sto padiglione temporaneo, ha defi- nito Alvaro Siza come “uno degli ar- chitetti più raffinati del panorama internazionale”. Il padiglione era co- struito su una semplice griglia ret- tangolare, che è stata distorta per

creare un modulo dinamico e curvi- lineo. Era composto da travi di le- gno a incastro, un materiale scelto perché accentuava la relazione tra il padiglione e il parco circostante. Eduardo Souto de Moura, dopo gli studi alla School of Fine Arts di Por- to, ha iniziato la sua carriera colla- borando con lo studio di Álvaro Siza Vieira, con cui ha realizzato, come co-autore, numerosi progetti oltre al padiglione della Serpentine, per esempio il padiglione portoghese per l’Expo 2000 ad Hannover.

il padiglione portoghese per l’Expo 2000 ad Hannover. 2003 OSCAR NIEMEYER Il Serpentine Gallery Pavilion di
2003 OSCAR NIEMEYER
2003
OSCAR NIEMEYER

Il Serpentine Gallery Pavilion di Oscar Niemeyer, la prima opera dell’architetto brasiliano in Gran Breta- gna, era semplice e ingegnosa nello stesso tempo, fatta di linee decise che esaltavano alcuni aspetti espressionisti della volumetria. Costruito in acciaio, alluminio, cemento e vetro, la sua rampa d’accesso color rosso rubino era in contrasto con il bianco della costruzione e il verde del parco. «Ciò che è stato ve- ramente difficile per questo Padiglione - affermava Niemeyer - è stato il fatto che l'edificio fosse così pic-

colo. Ho voluto caratterizzarlo attraverso la leggerez-

za, attraverso una forma diversa. Ho cercato di so-

spenderlo, per far sì che apparisse più leggero, quindi

mi sono allontanato dalle forme regolari per creare

una figura multiforme che enfatizzasse l'oggetto ar- chitettonico». Le superfici sottili che appaiono in pro- spetto come una traccia continua fanno apparire l'edificio talmente leggero da renderlo quasi evane- scente, effetto intensificato dall'uso dei pilotis lecor- busiani che lo fanno alzare al di sopra del terreno.

2002 TOYO ITO
2002
TOYO ITO

La Serpentine Gallery Pavilion di

Toyo Ito sembrava essere una strut- tura estremamente complessa e costruita su traiettorie apparente-

mente casuali. In pratica il padiglio-

ne era il risultato di un esperimento

matematico-artistico: Toyo Ito ha

materialmente realizzato il disegno

di un cubo che gira intorno al pro-

prio baricentro. I numerosi triangoli

e trapezi formati dalle linee che si

intersecano erano rivestiti per risul- tare trasparenti e traslucidi, dando così il senso di movimento infinita-

mente ripetuto. Toyo Ito è fra i più innovativi architetti contemporanei. Egli cerca di dare vita a un’architet- tura integrata con il paesaggio na- scondendo il volume degli edifici in

rivestimenti luminosi o di vetro e trasforma lo spazio urbano in uno spazio “sonoro” tramite l’uso della

nuova tecnologia. In questo modo l’architetto giapponese tende a

creare un trait d’union tra lo spazio primitivo, che si rifà alla natura, e lo spazio virtuale, connesso al mondo reale tramite la rete elettronica.

connesso al mondo reale tramite la rete elettronica. 2000 ZAHA HADID Il primo padiglione della Serpentine
2000 ZAHA HADID
2000
ZAHA HADID

Il primo padiglione della Serpentine

na di 600 mq e ospitava 400 posti

Gallery è stato affidato a Zaha Ha-

a

è

le

di

ci

sedere. Il Guardian l’ha definita

did. La sua opera ha radicalmente

“semplicemente brillante”. L’archi-

reinventato la comune idea di un tendone. Fin dall’inizio lo scopo era

tettura della Hadid è un’architettura costantemente in divinire come lo

quello di giocare con l’idea tradizio- nale di una struttura in tessuto. Il

la vita di ognuno. «L’architettura deve infondere piacere e aggiunge-

padiglione si configurava come una tenda, realizzata da porzioni trian-

re qualcosa alle nostre vite», spie- ga. «Il suo compito è di trasformare

golari di tetto inclinato con la strut-

città in centri di nuova vita, ricchi

tura portante in acciaio e coperti da

culture diverse. Un posto dove

semplice tessuto che donava una

noi riceviamo delle suggestioni, che

sensazione di plasticità a tutta la struttura, aveva un’estensione inter-

portano a pensare e immaginare delle possibilità diverse».

portano a pensare e immaginare delle possibilità diverse». 2001 DANIEL LIBESKIND Daniel Libeskind, insieme ad Arup,
portano a pensare e immaginare delle possibilità diverse». 2001 DANIEL LIBESKIND Daniel Libeskind, insieme ad Arup,
2001 DANIEL LIBESKIND
2001
DANIEL LIBESKIND

Daniel Libeskind, insieme ad Arup, studio di progettazione ingegneristi- ca, crea Eighteen Turns, un insieme di lastre di metallo rivestite di pan- nelli in alluminio e assemblate in una sequenza dinamica simile a un origami giapponese, in grado di ri- flettere la luce, i prati e gli alberi cir- costanti, rivelando una prospettiva completamente nuova del verde del parco e dell’edificio in mattoni che ospita la Serpentine Gallery. L’architetto statunitense ha descritto

la sua opera come «una figura gio- cosa che si intreccia e si estende obliquamente attraverso lo spazio». Eighteen Turns era, in definitiva, un luogo speciale di scoperta, intimità e incontro. Il Guardian ha scritto che “Strutture temporanee come Eighte- en Turns sono un valore aggiunto per i nostri parchi e per i paesaggi urbani. Ci possono offrire impressio- ni avventurose, alternative e anche radicali di quello che potrebbe esse- re una nuova architettura”.

ni avventurose, alternative e anche radicali di quello che potrebbe esse- re una nuova architettura”. ARCHILINE

PAESAGGIO

FLUORESCENTE

EXHALE / Phu Hoang Office, Rachely Rotem Studio

Foto Robin Hill

MIAMI BEACH (FLORIDA). Suggestioni marine lu- minose e filiformi per l’Art Basel Miami Beach and

MIAMI BEACH (FLORIDA). Suggestioni marine lu- minose e filiformi per l’Art Basel Miami Beach and Creative Time Oceanfront del 2010. Progettato da Phu Hoang Office e da Rachely Rotem Studio, Exhale, è questo il nome dell’ibrido padiglione, è concettual- mente molto più vicino ad una istallazione d’arte, ad

una land-art, che ad un temporary space. Montato sul-

le coste di Miami Beach evoca le inconsistenti e flut-

A sinistra: uno dei due grandi baldacchini che hanno particolarmente caratterizzato l’intero impianto. Le strutture portanti sono metalliche e sorrette da possenti basi di cemento armato. I fasci di luci sono di due tipi: luminosi e fluorescenti. In alto: veduta d’insieme. In basso: particolare di uno dei due baldacchini

licci che sorreggono i punti di appoggio dei fasci di luci.

A completare l’impianto due elementi dalla struttura

circolare: la “Rope Tower for Video Screening”, pen- sata per ospitare diverse tipologie di video rappre-

tuanti geometrie pseudo zoomorfe, simili a fantasti- che creature marine delle acque più profonde, a quel-

le movenze suadenti. Filiformi suggestioni che a

sentazioni, e la “Rope Tower for Dj Performances”, il cui nome fa già palesemente comprendere che tipo

le cangianti creature presenti negli abissi marini.

di

manifestazione vi si terrà nei pressi. Due elementi

Exhale Pavilion è luminoso, immateriale, quasi incor- poreo. La sua leggerezza nasce dalla ricerca tecno-

geometricamente diversi, due baldacchini sorretti da un trittico di tralicci dimensionalmente più picco-

logica e compositiva che i due studi hanno avviato per poter creare una struttura sensibile e suscettibile ai cambiamenti e alle variazioni di direzione della brez-

li. I tralicci presenti su tutta l’area hanno funzione non solo portante, all’apice vi è posto, infatti, un sensore che legge e decodifica le variazioni di direzione del ven-

za marina. È fatto di corde luminose e fluorescenti che

to

e trasmette attraverso una centralina computeriz-

morbidamente attraversano l’ampia area destinata al- l’esposizione e si raccordano tra loro con nastri dal-

zata gli impulsi alle corde di fibra ottica che rispondono adeguandosi con variazioni luminose all’avvenuto cam- biamento del vento. I sensori installati, invece, ad al-

Miami, per l’evento che si inaugurò il 2 dicembre, mol- lemente ondeggiavano nel cielo scuro della notte. Phu Hoang e Rachely Rotem si sono fatti suggestio- nare dagli affascinanti effetti di bioluminescenza che

tezza d’uomo sono sollecitati unicamente dall’aria ap- positamente soffiata dai visitatori e fruitori dello spa- zio: ogni soffio modifica, infatti, l’intensità della luce. Nel cuore di tutta l’area, lì dove i fasci di corde lumi-

si

verificano naturalmente sulle coste di Miami Beach

nose si sovrappongono e scambiano tra loro la po-

e

che sono dovuti alle fioriture delle alghe presenti nel-

sizione, proprio nel pieno del loro intreccio, gli archi-

l’Oceano Atlantico, fenomeno in aumento e spesso causato dall’eccesso di nutrienti quali il fosforo pre- sente nelle acque marine. I fiori cambiano forma con

tetti hanno pensato di posizionare la Floating Rope In- stallation, un insieme di funi pendenti sensibili anche alle più piccole variazioni dei venti. Luci che variano

il

flusso e il riflusso delle maree e di notte la loro bio-

con il variare del vento e con il soffio dei passanti. Il

luminescenza accompagna l’infrangersi delle onde sul- la battigia. Per ricreare queste impressioni i progetti-

tema fondante l’intera struttura dell’Exhale Pavilion dun- que è l’interazione. Uno scambio dinamico con ciò che

sti si sono serviti di due diversi tipi di funi, riflettenti e

vi

gravita intorno sia esso paesaggio, condizioni cli-

fluorescenti, che strutturate in fasci si intrecciano e si

matiche o visitatori. È con essi che l’Exhale si relaziona.

sovrappongono tra loro. Disegnano un perimetro im-

E

ad essi lascia la possibilità di modificarne l’aspet-

percettibile segnato a terra solo dalle basi degli 11 tra-

to. È una non architettura effimera, sottile, luminosa,

segnato a terra solo dalle basi degli 11 tra- to. È una non architettura effimera, sottile,
1. Sensore velocità del vento 2. Impianto luce ultravioletta 3. Sensore per soffi d’aria 1.
1. Sensore velocità del vento
2. Impianto luce ultravioletta
3. Sensore per soffi d’aria
1. Il sensore della velocità del vento individua la direzione dei venti. I dati sui venti vengono comunicati al sistema digitale del controllo
dell’illuminazione per creare dinamiche sequenze di luce. 3. Il sensore legge la variazione della velocità dell’aria direttamente soffiata
4. Fune fluorescente
all’interno. Rielaborato il dato l’impianto di luce ultravioletta “carica” le funi sospese fosforescenti facendone variare la luminosità
il dato l’impianto di luce ultravioletta “carica” le funi sospese fosforescenti facendone variare la luminosità
1. Informazioni 2. Amaca luminosa 3. Baldacchino per performance musicali/Dj 4. Istallazione di funi fluttuanti
1. Informazioni
2. Amaca luminosa
3. Baldacchino per performance musicali/Dj
4. Istallazione di funi fluttuanti
5. Bar
6. Baldacchino per proiezioni video
7. Schermo per proiezioni video art
5
7
1
2
3
4
6

variabile e cangiante. Un padiglione non padiglione, immateriale e suggestivo, progettato per ospitare l’Art Basel Miami Beach, evento gemellato con quello che si svolge in Svizzera, una delle mostre d'arte più pre- stigiose del mondo e che si avvale di un’accurata se- lezione internazionale di gallerie e di un interessante programma di esposizioni, feste ed eventi con musi-

ca, cinema, architettura e design. L’Exhale Pavilion per Art Basel Miami Beach del 2010 è stato un salotto per l’arte, un luogo non luogo, un padiglione che non con- tiene. Un luogo aulico dove l’arte ha potuto esprimersi

ed essere piacevolmente goduta. Dove era possibi-

le stendersi sulle amache montate tra i tralicci e per-

mettere che il pensiero andasse altrove.

Di

questa struttura temporanea, dalla caduca dura-

ta

di una settimana, è stato programmato, secondo

gli

attuali principi di sostenibilità, anche il riutilizzo, il suo

“after life”: i sette chilometri di corda, infatti, sono sta- ti donati ad una organizzazione no-profit, mentre del-

le 11 basi in calcestruzzo e acciaio dei possenti tra-

licci se ne servirà il Dipartimento della Environmental Resources Management della Florida e saranno uti- lizzati per formare una scogliera artificiale nelle acque dell'oceano al largo di Miami Beach. Non poteva non essere così: l’Exhale Pavilion, dopo aver simulato ed evocato creature dalla concezione marina, sarà in buona parte riusato per creare un am- biente subacqueo per le immersioni.

CREDITI Progettisti Phu Hoang Office and Rachely Rotem Studio; Luogo Miami; Cliente Art Basel Miami Beach; Inaugurazione 22 dicembre 2010; Superficie 25000 mq; Quantità funi fosforescenti 11 km; Materiale basamento cemento armato prefabbricato; Materiale traliccio acciaio; Strutture Arup

11 km; Materiale basamento cemento armato prefabbricato; Materiale traliccio acciaio; Strutture Arup ARCHILINE 8 3

TRASPARENZE D’ACCIAIO

PADIGLIONE CROATO PER LA BIENNALE DI VENEZIA / Leo Modrcin

Foto Zelimir Grzancic

Marko Dabrovic Foto Zelimir GrzancicFoto

Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
Marko Dabrovic Foto Zelimir Grzancic Foto
PROIEZIONE PARALLELA SUD OVEST VENEZIA. Per la 12.esima edizione della Mostra In- ternazionale di Architettura

PROIEZIONE PARALLELA SUD OVEST

VENEZIA. Per la 12.esima edizione della Mostra In-

ternazionale di Architettura di Venezia, la Biennale del 2010, la nuova Repubblica della Croazia non ha pre- sentato una serie di progetti curati, stampati ed esposti appositamente per far conoscere la sua idea

di architettura. Ha presentato una struttura galleggiante

ideata da un gruppo di 14 architetti croati tutti affer- mati nel campo e internazionalmente conosciuti e ca- pitanati da Leo Modrcin. Quella da tutti loro proposta

è un’architettura atipica. È un volume anomalo: una

struttura realizzata con 32 tonnellate di acciaio. Qua- rantadue strati di rete metallica Q385 saldati tra loro,

in entrambe le direzioni, con aste verticali poste a una

distanza di 50 cm l’una dall’altra. È un manufatto che nonostante tutto ha un aspetto inconsistente, quasi ete- reo o impalpabile, come dire: a fil di ferro. Ricorda un wireframe o wire frame model, la rappresentazione tri- dimensionale vettoriale tipica del web design; una re- altà grafica geometricamente “primitiva” in cui l’oggetto

è definito attraverso punti, linee, curve e poligoni che lasciano trasparire il suo interno. Pensato come un grosso volume di metallo, dalle dimensioni di 19 x 9

x 5,5 m, galleggiante e dall’aspetto immateriale è sta-

to costruito da una dozzina di saldatori nello storico can- tiere navale di Kraljevica su una chiatta metallica di 20

x 10 x 3m. Risponde pienamente, con le sue atipiche

caratteristiche, al tema scelto dal direttore della Bien- nale della scorsa edizione, l’architetto nipponico Ka- zuyo Sejima, che ha proposto come motto della mo- stra la frase: «People Meet Architecture», proprio per esprimere pienamente il desiderio di un’architettura fat-

ta sopratutto di relazioni. E infatti il padiglione croato

è pieno ma è anche vuoto. È materico ma anche in-

corporeo. È chiuso ma contemporaneamente aperto.

È fatto di un interno che incontra l’esterno in un con-

tinuo e reciproco interscambio. È una scenografia più che un’architettura. È fatto di relazioni e di trasparen- ze e della sua stessa massa offre una duplice lettura:

ze e della sua stessa massa offre una duplice lettura: PROIEZIONE PARALLELA SUD EST A sinistra:

PROIEZIONE PARALLELA SUD EST

A sinistra: sequenza

di immagini della costruzione

e del trasporto lungo le coste

della Croazia con attracco

in alcuni importanti porti

prima di giungere a Venezia.

In alto e in basso: due

schemi assonometrici del vuoto

all’interno delle maglie metalliche

di cui è formato il padiglione

8 8 ARCHILINE
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SEZIONI LONGITUDINALI

SEZIONI LONGITUDINALI da vicino ha un aspetto materico, metallico e ossida- to, da lontano è invece

da vicino ha un aspetto materico, metallico e ossida- to, da lontano è invece inconsistente e sembra qua-

chiatore e partendo da Kraljevica prima di giungere a Venezia è passato per Rijeka, Opatija, Pula e Rovinj.

si

un nugolo di punti che diradandosi nella parte cen-

È giunto alla Biennale, per la sua stessa innata natu-

trale lascia intravedere il mondo che gli sta intorno. È un volume di reti d’acciaio, un padiglione galleggian-

ra fragile, un po’ malconcio. Ma ha comunque soste- nuto il suo viaggio e ha testimoniato la presenza del-

te

che per partecipare alla Biennale ha attraversato

la Croazia alla Mostra Internazionale, e con la sua stes-

l’Adriatico e ha ormeggiato al molo principale della Bien- nale ed è lì che il 21 agosto 2010 è stato presentato, anche se per poco tempo, al pubblico di Venezia. L’in- terno, se di interno si può parlare, è stato progettato

sa fragilità si è relazionato con il mondo dell’architet- tura presente ai Giardini veneziani. Mondo che la Croa- zia ha scelto di affrontare in modo compatto e unito, con un unico gruppo che ha unanimemente lavorato

per sottrazione. I 42 strati di rete, saldati ad una distanza

su un solo progetto curato dall’ideazione fino alla rea-

di

12.5 cm l’uno dall’altro, sono stati variamente com-

lizzazione. Una risposta compatta ed esaustiva, nel sen-

binati tra loro secondo una logica ben precisa ma ir-

so che la soluzione su chiatta ha dimostrato anche alla

regolare. Tutta la struttura reticolare è stata fissata alla chiatta attraverso la saldatura di alcuni tondini aventi funzione di elevazione primaria ai quali in un secondo momento sono stati saldati gli altri strati metallici. I 42 piani metallici, variamente tagliati, hanno dato corpo

Biennale che lo spazio per nuovi padiglioni e quindi an- che per nuove repubbliche è sempre possibile crear- lo. Una risposta artistica e pratica, una land-art pen- sata anche per sopperire all’esiguo spazio che la ma- nifestazione internazionale ha saputo offrire a nuove re-

al

vuoto interno man mano che la loro stratific