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marted 3 giugno 2014

Croce

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Croce conosce gentile: filosofo promotore della corrente del neo-idealismo o neohegelismo. Con la fine della prima guerra mondiale nel 22 si avvia la dittatura fascista
Croce contro il fascismo, Gentile diverr l'intellettuale di punta del fascismo: fine della
collaborazione fra i due. Croce da senatore si opporr al fascismo, un'intera classe di
intellettuali verr perseguitata incarcerata e uccisa ma non croce che diviene il punto di
riferimento dei liberali che erano oppressi dal fascismo. Finita la seconda guerra mondiale
Croce si fa promotore della rinascita democratica italiana: entra nella costituente e
collaborer alla formulazione della nostra costituzione
La filosofia crociana storicismo assoluto. L'orizzonte concettuale quello hegeliano: la
ragione si realizza nella storia. Lo storicismo in croce assoluto perch critico. Dilthey
scrive un saggio rifacendosi a Kant: lo storicismo Diltheliano andava alla ricerca delle
condizioni causali della storia. (Che cos' la storia?, Cosa non lo ?)
Per croce inaccettabile: dice (come Hegel) che tutto storia.
La storia non l'ambito del reale ridotto rispetto al possibile; la storia la trasformazione
completa del possibile in reale: tutto accaduto perch doveva accadere. La storia non
eventi avvenuti per caso ma dispiegamento della realt e della ragione.
Croce per critica Hegel.
Secondo croce la storia movimento dello spirito: Hegel ha confuso il nesso dei distinti
con la dialettica degli opposti. La tesi e l'antitesi si determinano reciprocamente. L'essere
l'opposto del nulla. La necessit di eliminare la limitazione si realizza con il divenire, se
movimento. Per Croce Hegel ha individuato la dialettica degli opposti, ma non l'ha
inserita all'interno del movimento storico reale dei distinti. I distinti non sono gli opposti.
Gli opposti sono opposti sempre secondo la stessa forma. Perci non nella dialettica degli
opposti il progresso storico, ma nel nesso di distinti. I distinti sono 4, 2 della parte
teoretica, 2 della parte pratica: teoretica (estetica, filosofia); pratica (economia, etica). Ogni
distinto contiene la sua coppia di opposti. Ogni opposto non esiste senza l'altro. La
dialettica dell'opposto identica, ma il distinto determina la storia ed condizionato da
quello precedente e condiziona quello successivo. Il sistema di croce perfeziona quello
hegeliano.
Gli opposti si condizionano reciprocamente ed accadono all'interno dei propri distinti:
l'estetica ha contenuto bello o brutto, la filosofia il vero o il falso. Questi opposti accadono
sempre secondo la stessa forma: si concretizza il divenire dello spirito. Lo spirito pervade
ogni aspetto del realt della storia. Ogni aspetto del reale pensato secondo
l'accadimento e il rapporto tra gli opposti. La storia pensata sempre nella dialettica
degli opposti; Il contenuto della storia costante ma il suo progresso il progresso di
distinti, cio il progresso del rapporto tra gli opposti. Mentre gli opposti si condizionano
reciprocamente lun l'altro, i distinti si condizionano reciprocamente in maniera diversa a
seconda delle circostanze. Il condizionamento dei distinti lineare: ogni distinto
condizione del distinto successivo in un percorso circolare. L'estetica condiziona la

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filosofia, la filosofia condiziona l'economia, l'economia condiziona l'etica, l'etica condiziona


lestetica.
In croce l'arte e la filosofia condizionano la vita (rovesciamento del sistema Hegeliano).
Il sistema filosofico di croce infatti posteriore alle sue ricerche critiche d'arte e letterarie,
mentre Hegel un vero e proprio filosofo e fa precedere la filosofia allarte. In croce non si
parla di comprensione ma di espressione artistica. Croce polemizza contro la cultura del
suo tempo che ancora dominata dalla scienza sperimentale del positivismo e
dell'evoluzione Darwiniana. Croce polemizza contro la psicologia sperimentale che crede
di poter studiare la psicologia delluomo come prodotto di un circuito neuro-elettrico.
L'uomo veniva paragonato ad un'associazione di nervi psichici. Croce reagisce a questa
immagine semplicistica e meccanicistica delluomo. Per Croce l'uomo attivit, non
passivit.
L'azione fondamentale dell'uomo l'espressione, l'arte. L'arte intuizione estetica.
L'intuizione estetica si completa nell'immagine. Croce mette alla base dello spirito l'estetica
e la sua riflessione filosofica si dispiega nella critica saggistica di letterati del suo tempo.
L'organizzazione crociana dell'estetica nasce come opposizione alla cultura positivista di
fine ottocento. Il positivismo: uomo associazione di atti psichici; i sentimenti venivano ridotti
a dati empirici ed oggettivi. Croce: l'uomo attivit e le sue manifestazioni sono
espressione. lespressione elabora e concretizza linsieme delle nostre impressioni.
(i sentimenti)
I semplici atti psichici sono pura e semplice passivit, non l'origine dell'espressione. La
vera attivit espressiva supera la passivit dell'uomo, liberatrice perch annulla la nostra
passivit sia di fronte alla natura che di fronte all'opera darte. (polemica sulla
contemplazione contro Schopenauer). Si riallaccia a Dilthey: la contemplazione artistica
non passiva ricezione di immagini, ma vera partecipazione dello spirito. Ogni
comprensione interpretazione. Il soggetto interpreta l'oggetto solo se rivive l'attivit
espressiva stessa dellautore. C' comprensione e interpretazione solo se condividiamo i
sentimenti dellautore. Ci che noi interpretiamo un testo, ma un testo pu essere tutto.
Filosofia dellinterpretazione o hermeneutica: Ermes era il messaggero degli dei, era tramite
tra mondo divino e umano, interprete per l'uomo della parola degli dei. L'espressione e si
sta ci concretizza nel linguaggio, inteso come parola nel senso pi ampio del termine: la
parola un segno, un dipinto l'espressione estetica.
Perch vi sia alle espressioni e si occorre un sentimento che funga da contenuto di una
continuit diretta con questo sentimento.
La vera opera d'arte insieme compiuta nel momento in cui l'artista infonde la sua
interiorit nella parola, che deve essere libero. La parola con te un sottoinsieme della
parola espressiva (perch tutto espressione). L'arte per croce intuizione, un'attivit
teoretica. Oggetto dellintuizione limmagine. L'artista intuisce il suo sentimento e lo
esteriorizza con limmagine. L'arte interiore. Finch non ci si solleva all'intenzione
dell'espressione, si rimane legati alla passivit, non si pu produrre ne interpretare larte.
i distinti si fondano sull'estetica. L'arte fondamento dello spirito, intuizione. L'oggetto
dell'intuizione limmagine (reale o irreale). Larte nasce e si sviluppa all'interno dell'artista.

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L'intuizione artistica il compimento della propria individualit. La differenza tra un


individuo empirico e lartista sta nella capacit di intuire lespressione.
Croce l'ultimo tentativo di cercare una composizione a questa scissione interiore sulla
matrice neo-hegeliana. L'uomo non padrone di se stesso, ma schiavo delle proprie
pulsioni psichiche e delle proprie passioni, ovvero un fondo oscuro e irrazionale che deve
trovare appagamento, altrimenti causa patologie psichiche gravi. La ragione cerca di
mettere ordine tra i sentimenti, senza riuscirci. Per Croce l'arte la prima forma attraverso
cui cerchiamo di mettere ordine nei nostri sentimenti. La tecnica espressiva un veicolo
dellarte, che si compie nella nostra interiorit. L'arte per non pu distinguere il reale
dallirreale. Questo pu farlo la filosofia. L'arte dona alla filosofia il suo mezzo: il linguaggio.
Croce critica Leopardi: per lui chi poeta non filosofo e viceversa. Leopardi basa le sue
poesie sullarido vero, e le sue immagini devono essere reali (ovvero con risvolto filosofico).
Ma l'arte non deve distinguere tra reale e irreale, n tra utile o inutile. Il contenuto
dell'intuizione artistica il sentimento. Croce rovescia l'impostazione del sistema
hegeliano. per hegel l'arte alla fine del movimento dialettico. Per Croce larte il
momento aurorale dello spirito, perch la dimensione in cui giungiamo ad una forza
espressiva. Senza arte non c' spirito. Vi sono fonemi perch vi era un linguaggio. i fonemi
sono il mezzo con cui il linguaggio si realizza nel tempo e nella storia.
In Teoria e storia della storiografia vuole sottolineare la razionalit della storia durante lo
sviluppo della prima guerra mondiale, evento di profonda irrazionalit. Husserl aveva
scritto un testo in cui affermava l'identificazione tra storia e filosofia, che per Croce
identit tra giudizio e concetto. Kant distingueva il concetto (le categorie) dal giudizio. Con
l'universit: determinare un concerto significa formulare un giudizio. I giudizi sono storici,
perch sono giudizi sulla realt. Se l'arte intuisce un'immagine senza chiedersi sulla sua
realt o irrealt; la filosofia si chiede proprio della realt, cio della storia. L'opera d'arte
entra nella storia perch attraverso la filosofia l'espressione entra nella storia come spirito.
Attraverso il linguaggio espressivo la filosofia anche storia.
Per Croce c conoscenza solo della verit. Se conosco l'errore, conosco la verit. All'interno
della conoscenza non pu esserci falsit o errore, c' solo la verit. La filosofia racchiude il
momento teoretico culminante. Lo spazio del reale lo spazio delle nostre azioni pratiche
e volitive, che si distinguono in forma economica e forma pratica. La forma economica
individuale e guarda allutile, la base delletica; leconomia spinge l'uomo ad agire
giustamente.
Hegel vede lo stato come il luogo dove letica si dispiega universalmente. Come con
l'estetica, Croce rovescia lordine: lo storico vive nel suo tempo che proietta il suo tempo
nel passato. La ricerca storiografica il momento in cui 2 punti congiunti da una linea
temporale vengono curvati fino a coincidere. Ogni aspetto del presente porta dentro di
se tutti gli eventi del passato. Niente del passato va perduto, tutto viene conservato: ogni
storia contemporanea. Il presente conserva tutto perch la storia non la storia degli
uomini, ma la storia dello spirito. Non ci sono figure cosmiche come per Hegel, c' lo
spirito che cresce incessantemente.
La positivit della storia: la storia deve superare la passionalit della vita e riproporla come
conoscenza. Ogni evento sempre buono e razionale, anche la guerra positiva. Croce e

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Gentile cercano di negare il fondo oscuro dellirrazionalit umana, razionalizzando


lassoluto (come Hegel) ma non ci riescono.
3 domande: 1)la storia uno svolgimento continuo e lineare o solo eventi casuali? Per
l'usciere la storia uno svolgimento, un perpetuo superare e conservare, perch la sintesi,
razionalit. 2) C un fine della storia? La finalit della storia interna alla storia stessa: la
storia consegue il suo fine in ogni momento, il fine e il suo stesso svolgimento (qui non
riprende hegel ma riprende nietche)

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Freud

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con freud entriamo realmente nella filosofia e nella cultura del 20esimo secolo, non un
caso che l opera pi nota di freud, linterpretazione dei sogni, pubblicata nel 1899, segna
questo nuovo secolo. in effetti il pensiero di Freud, che sia una terapia delle nevrosi che
una ampia ed articolata interpretazione della cultura novecentesca, si inserisce
opportunamente nella realt del 20 secolo. Cappelletti ha avanzato un interessante
parallelo tra freud e cartesio, interessante perch tutti e due hanno messo al centro della
loro riflessone l io, cappelletti dice che come cartesio si occupa dell uomo che dubita,
che preda dell' errore, cos freud si occupa dell' uomo che sogna, che sbaglia, dell'uomo
travolto dalle nevrosi e dalle ansie del suo tempo, si occupa del uomo alienato; entrambi
si occupano dell' io ma pongono l io su posizioni completamente antitetiche: mentre per
cartesio l io la base indubitabile della conoscenza e tutto il resto oscurit, freud alla
fine comprende e teorizza non pi l assoluta trasparenza ma l assoluta oscurit dell' io.
Lacanne, un pensatore terapeuta arriva a definire lio freudiano come un altro, il proprio io
in realt un altro: la pi profonda radice dell alterit all' interno della psiche umana. Uno
dei pi grandi filosofi del 900, Richer, scrive un saggio su freud: mentre noi veniamo da una
filosofia moderna cartesiana nella quale la trasparenza del soggetto l elemento
determinante, richer ci dice che nel mondo contemporaneo del 20esimo secolo, proprio
questa unit diventata un problema: mentre fino ad hegel si riteneva che il discorso fosse
unitario, nel 20esimo secolo noi abbiamo perso lunitariet del discorso, ci siamo frantumati,
in tanti linguaggi, modi di dire questa frantumazione freud la interpreter come la base e
la causa della nostra vita patologica perch dopo freud dovremmo mettere da parte l idea
che la nostra esperienza quotidiana sia normale, in realt una esistenza conflittuale, di
cui pero ci rendiamo conto solo sporadicamente e in minima parte, anche se abbiamo un
luogo in cui la conflittualit si svela molto bene anche se non la comprendiamo: il mondo
dei sogni.
linconscio nasconde la nostra lacerazione psichica.

La Vita
Vive la sua giovinezza in una grande ristrettezza finanziaria, opta per l'iscrizione alla facolt di
medicina a Vienna. Dopo la laurea spera di dedicarsi alle materie scientifiche ma il suo
maestro lo convince a darsi da fare per cominciare a lavorare, Freud fa il praticantato, allievo
di un grande neuropatologo, Meynert, seguace di un altro neurofisiologo tedesco, Du Bois
Reymond, seguaci della teoria del localismo (ambito neurofisiopatologico). Le isterie, settore
particolare delle patologie nervose, presentano particolari sintomatologie, idrofobia, paralisi,
catatonia. Allora, il localismo dice... c' una paralisi del braccio destro, non riconducibile al
danno subito dall'arto in questione, quindi si tratta di una paralisi isterica, che deve avere un
corrispettivo con una lesione cerebrale. La psicopatologia doveva subordinarsi alla
neurofisiologia. Freud vince una borsa di studio nella miglior clinica delle malattie nervose in
europa, Salpetriere, dove aveva ascoltato le lezioni di Jean Marten Charcheaux, che
sembrava avere un trattamento a questa isteria, che non sembrava ricondurre a lesioni

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cerebrali sempre. Torna a Vienna, si sposa e apre uno studio medico, collaborando con un
famoso medico, Joseph Breuer, che aveva avviato una terapia all'isteria delle sue pazienti
isteriche, basata sull'ipnosi. in questa collaborazione emerge il caso di un isterica che
diventer ufficialmente il primo caso documentato di cura attraverso ipnosi, il caso di Anna
O. , soggetta da idrofobia isterica, che veniva di volta in volta ipnotizzata. Si svegliava
liberata da questi sintomi che per dopo ricomparivano. Un giorno succede che sotto
ipnosi ricorda un episodio dimenticato da tempo, in cui aveva una dama di compagnia che
le stava antipatica. Questa aveva un cagnolino che lei non sopportava, un giorno vide che la
dama dava da bere su un bicchiere al cane. Mette da parte l'episodio ma rimaneva
comunque quel disgusto per questa scena. Dopo il risveglio, ritorna tranquillamente a bere
dal bicchiere ed guarita.
Freud capisce e intuisce che gli isterici soffrono di reminiscenza, intuisce cio che listerico
soffre di reminiscenze perch soffre di una cattiva gestione del proprio vissuto psichico,
listeria non altro che lespressione manifesta di un cortocircuito che si verifica nella
gestione dell' insieme del proprio vissuto psichico, quando questo accade appunto c
listeria. freud si trova a curare il caso di un paziente che invece resiste all' ipnosi, freud
quindi si trova in difficolt, quindi inizia a studiare una nuova forma di metodo
psicoanalitico: se il paziente non pu esedre ipnotizzato deve essere analizzato da
sveglio, facendo in modo quindi che sia il paziente stesso che permetta all' analista di
entrare in possesso delle informazioni che user poi per la terapia. Tutto questo pu
avvenire facendo parlare il paziente, facendogli dire tutto quello che pensa, lanalista non
deve prendere appunti, deve ricordare a mente e quindi deve lasciare libero il paziente di
raccontare quello che vuole. Freud inizia questo concentrandosi sopratutto sulla analisi
dei sogni, analizza i suoi stessi sogni per mettere a punto questo procedimento. il risultato
di questo metodo viene pubblicato nellinterpretazione dei sogni, porter freud a
concentrare la sua analisi sulla aspetto sessuale, arriva cio alla conclusione che listeria
causata dalla rimozione degli eventi traumatici di natura sessuale, eventi che avvengono
in eta infantile, per freud linfanzia non solo un eta di formazione, quindi non vede pi il
bambino come un elemento amorfo, senza forma, per lui il bambino ha gi una struttura
psichica formata e determinata ed proprio questa struttura che provoca le pulsioni di
natura sessuale verso sopratutto i genitori, e possono determinare dei grumi di rimozione
psichica, di traumi infantili che poi in eta adulta possono manifestarsi sotto vare forme. le
pi importanti sono i sogni ma non solo, freud mostra che non sono solo i sogni e le nevrosi
le manifestazioni delle nostre pulsioni.
Con i tre saggi sulla teoria sessuale freud definisce l'insieme della teoria e della pratica
psicoanalitica. In quegli anni si raccolgono una serie di allievi e collaboratori intorno Freud il
pi importante dei quali fu Karl Diung, gi affermato, che lavorava in una clinica di Zurigo,
colpito dalle opere di Freud, si leg e poi si distacc da quest ultimo, facendolo soffrire data
la fiducia che egli gli dava. Thomas Mann ambienter il suo scritto in una clinica di malattie
respiratorie, che richiama molto la nascita delle teorie psicoanalitiche. Molti allievi
abbandoneranno il maestro seguendo diverse strade. Freud diventa famoso, viaggia e

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diffonde la psicanalisi in conferenze e lezioni universitarie, arriva a diffonderla sino in


America. Scoppio della guerra nel 14, situazione ambivalente in Freud, che dice di sentirsi
austriaco per la prima volta. Importanza decisiva nella riformulazione dei principi teorici
della psicanalisi anche dovuti alla devastazione che aveva portato la guerra. In questo
senso ha una posizione e un punto di vista particolare sulla realt complessiva della
situazione scaturita dalla devastazione della guerra. Questa riformulazione porter ad una
definizione e una ristrutturazione della topica della psiche. La prima era sviluppata
nell'interpretazione dei sogni, la prima topica era formata da conscio, pre-conscio e
inconscio. La seconda formata da les (egli in forma neutra, vagamente l'inconscio), l'ego
e il superego. Importante per la teoria delle pulsioni che caratterizza questa seconda
parte. Mentre nella prima parte la nostra vita psichica era guidata dal principio del piacere
(pulsioni libidiche), nella seconda fase Freud riconosce che il principio del piacere non
sufficiente a spiegare l'interezza della vita psichica, e teorizza anche un vero e proprio
principio di morte e distruzione. Tra Eros e Tantos.
Una delle sue figlie diventer una famosa e rinomata psicanalista a cavallo della met del
secolo, in questi ultimi anni continua a girare per conferenze, la psicanalisi ormai affermata
nel mondo, alcuni ex seguaci muovono una acre polemica verso freud. Gli viene
diagnosticato un tumore alla mascella, determinato dal fumo di sigaro, 33 operazioni
chirurgiche, protesi mandibolare. Ultima fase di vita dolorosa e angosciante, timoroso anche
del regime nazista che distrussero con le fiamme molte delle biblioteche dove vi erano gli
scritti. Essendo ebreo fu costretto a riparare a londra dove per nel '39 mor. L'eredit
dell'opera freudiana immensa, ed una delle grandi fondamentali correnti non solo
filosofiche e medico terapeutiche, ma soprattutto culturali, infatti considerava la psicanalisi
non solo come una cura medica ma la teorizz come un elemento strutturale in grado di
chiarire i fenomeni culturali in generale, in modo particolare i fenomeni artistici, scrisse un
importante saggio sul Mos di Michelangelo.

Discorso Freudiano
Collaborazione tra Freud e Breuer, collaborazione fino al caso di Anna O. quando Freud si
accorse della difficolt di ipnotizzare alcuni pazienti cap che il metodo ipnotico aveva
controindicazioni. Poteva essere efficace nei pazienti che subivano l'ipnosi, ma agli altri
rischiava di essere inutile. Quindi teorizz il metodo delle associazioni libere. Presto Freud
concentra l'attenzione sui sogni, dalla quale emerge il quadro della teoria psicoanalitica e
dalla struttura complessa della psiche secondo l'interpretazione che ne da Freud. I nevrotici
soffrono di reminescenze. Le patologie nevrotiche sono viste come la manifestazione, con
complessa forma sintomatica, di conflitti psichici irrisolti. Questi sono determinati dalla
particolare struttura dinamico-energetica della psiche. Questa, il nostro io, non una
struttura sempre uguale, statica, intorno al quale crescono le esperienze, una sorta di res
cogitans. Il nostro io una struttura dinamica caratterizzata da pulsioni energetiche,
energia che possiamo trovare all'interno di un sistema termodinamico chiuso, e come in
ogni sistema in questo modo, l'energia tende a conservarsi, e le manifestazioni di questo
sistema sono costituite dalle coloriture affettive degli eventi che caratterizzano la nostra vita

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(esperienze e percezioni che caratterizzano la nostra vita) e aggiunge che la caratterizzano


fin dal momento della nascita. Abbiamo gi sensazioni e percezioni, siamo un sistema che
viene sollecitato e queste percezioni scatenano nel sistema endopsichico reazioni e
impulsi di natura energetica, dove l'energia l'aspetto affettivo di queste pulsioni,
aspetto affettivo che ha una matrice sessuale (pulsioni libidiche). Tutta la nostra vita
psichica fatta cos, noi non ne siamo mai coscienti. Il fatto che siano inconsce
determinato dal fatto che si situano ad un livello profondo, sotto il livello della nostra
coscienza, nel terreno oscuro dell'inconscio, coacervo (ammasso) di queste pulsioni che
non giungono alla nostra coscienza. Questo evento genera tensioni affettive personali che
tendiamo a spostare nell'inconscio e soprattutto a tenercele. Quello che accade
all'inconscio che tutte queste pulsioni non scompaiono ma anzi rimangono con la
stessa intensit energetica che le ha originate, e con questa intensit tendono ad uscire
ma, poich queste pulsioni nel loro scaricarsi focalizzano il loro tentativo di scarico su
persone e oggetti carichi di un significato sessuale, accade allora che queste pulsioni
vengono rimosse dall'incoscio, tenute schiacciate e impedite di scaricarsi. Censura della
coscienza. Nascoste a noi stessi. Tutto ci che facciamo coscientemente copre il lavoro
psichico di rimozione e scarico (come Schopenhauer, le rappresentazioni in realt coprono
il vero mondo). Nell'inconscio le pulsioni libidiche della nostra infanzia sono ancora
presenti insieme a quelle che viviamo oggi. Tutta la nostra vita cosciente basata sul
gioco della pulsione libidica che tende a scaricarsi e la coscenza che la chiude
nell'inconscio. Queste si manifestano a volte scaricandosi nei sogni. Freud inizialmente
quindi si concentra sui sogni, durante il sogno la vigilanza della coscenza e della censura
debole, non MAI assente, ma molto pi debole. "Il sogno non il perturbatore del
sonno bens il custode del sonno". Queste pulsioni libidiche sono infondo desideri che
hanno bisogno di scaricarsi su un determinato oggetto, o persona, che ovviamente la
coscienza non potr mai accettare. La coscienza mette in atto un lavoro onirico che
maschera il desiderio represso che si sfoga nel sogno. Lo maschera, lo deforma.

qual il senso della terapia psico-analitica rivolta all' interpretazione dei sogni? quella
di analizzare i sogni raccontati dal paziente e spingere il paziente a cercare di dare un
significato ai propri sogni. non il paziente che si deve analizzare, perch molte volte il
paziente non sapr associare 1 significato al proprio sogno e altre volte sar portato ad
associare i propri simboli, lanalista quindi cercher di convogliare queste interpretazioni
nellambito sessuale e il paziente rifiuter questa interpretazione, far una resistenza, che
non altro che quello che regola linconscio e il mondo della coscienza: lanalista porter
il paziente ad un interpretazione sul piano sessuale, il paziente opporr una resistenza e
attraverso questa resistenza lanalista riuscir a far riemergere alla memoria del paziente i
suoi traumi affettivi e ad accettarli e in qualche modo a scaricarli.
il contenuto costante del mondo affettivo inconscio il contenuto sessuale. questo uno
dei temi centrali della psicanalisi di freud. freud non ha mai cercato di mitigare questo suo
costante riferimento alla sfera sessuale dell' individuo, per lui pensabile che possano
esistere altre pulsioni, ma nessuna di esse pu realmente sostituirsi alle pulsioni sessuali,

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che sono imprenscindibili per lindividuo; al massimo affianco a queste pulsioni possono
affiancarsi anche altre pulsioni, ma in quel caso si tratta di 1 vero e proprio dualismo
psichico. accanto a questo aspetto freud mette in luce (questo caus un violento scandalo
nella cultura vittoriana dell' epoca) la scoperta della sessualit infantile: se vero che le
nevrosi e le psicosi di 1 individuo sono il frutto di traumi non risolti e se questi traumi sono
tutti riconducibili ad eventi di origine sessuale, lorigine di questi traumi avviene sempre
nellinfanzia; ne consegue che let infantile, contrariamente a quanto si pensava, 1 eta
perfettamente e completamente sviluppata nella dimensione sessuale, dimensione che
non ha 1 funzione riproduttiva, c solo una funzione di ricerca del piacere. il bambino
quindi dominato fin dalla nascita da queste pulsioni sessuali che si distinguono in 2
grandi momenti fondamentali: allinizio la 1 parte della vita fino ai 4-5 anni di et vede
queste pulsioni sessuali rivolte verso se stesso (fase auto-erotica) il raggiungimento del
piacere quindi si concentra in quelle che freud chiama zone erogene, le zone che provano
piacere al bambino; nella 2 fase (tra i 4 e i 6 anni) le pulsioni del bambino non sono pi
rivolte verso se stesso ma si concentrano su un oggetto, su un oggetto del desiderio, che
di solito una persona, chiaramente verso le persone che si prendono cura di lui, quindi
sopratutto verso i genitori.
vissuto e superato il complesso edipico il bambino entra in una fase di latenza in cui la sua
sessualit si assopisce fino alla pubert in cui la sua dimensione sessuale riprende e si
rivolge non pi verso i genitori ma verso le altre persone.
se per questo processo si intoppa possono verificarsi conseguenze drammatiche che
vengono s dimenticate, ma che poi possono ritornare nellet adulta e causare nevrosi e
psicosi.
le fasi dello sviluppo del bambino, 3 fasi: orale, anale e genitale; dopo queste tre fasi c
tutta l'evoluzione del complesso edipico fino poi a raggiungere lo stato di assopimento.
orale, anale e genitale sono le 3 zone erogene che dominano la sessualit del bambino.
molti abbandonarono freud proprio per questa sua grande considerazione della sessualit,
anche se lui la vede in ambito medico e scientifico.
nella misura in cui (come freud fa) noi intendiamo interpretare la nostra esistenza psichica
come un esistenza energico-dinamica difficile negare la centralit dellimportanza delle
pulsioni sessuali nel condizionamento della nostra vita psichica perch, se intendiamo la
nostra vita psichica come radicata fin nel profondo alle dinamiche e alle spinte pulsionali
pi originarie nell' esistenza dell' individuo sono quelle di natura sessuale.
quindi difficile negare che queste pulsioni sessuali non siano determinanti nella psiche
dellindividuo; chiaro che poi queste pulsioni sessuali originarie sono state ricoperte con
il velo di una coscienza e di una societ che ha teso sempre a sublimare queste tendenze
sessuali scaricandole verso altri oggetti, verso altre realizzazioni (sublimazioni sessuali in
ambito estetico)
la fase orale quella della nascita del bambino, in cui il neonato prova piacere
nellatto della sussione dal seno materno, questo aspetto libidico quello pi originario,
lalimentazione da parte del bambino fondamentale per la sua sopravvivenza ma
stimolato dal piacere che prova il bambino dal succhiare dal seno materno.

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fase anale: il bambino tra gli 1-3 anni trasferisce la zona erogena in cui si concentra
la soddisfazione delle pulsioni sessuali nella zona anale, prova piacere nellevacuazione, in
questo periodo comincia ad esercitare una primaria forma di autocontrollo sui propri
stimoli.
poi c la fase genitale, in cui lattivit psico-sessuale del bambino molto pi
sviluppata, lattenzione si concentra nella zona genitale, c quindi il preludio della
subordinariet del piacere sessuale all' atto sessuale, non ancora lora, ma c il preludio.
in questa fase il bambino inizia a sviluppare le sue prime considerazioni sessuali, il
bambino inizia a interrogarsi su come nascono i bambini (sopratutto quando arriva in
famiglia un fratellino) nel bambino in questo periodo inizia a farsi strada la scena primaria:
raffigurazione in immagini di un atto sessuale tra i genitori, questo pu essere sia fantasioso
che reale (se involontariamente dovesse vedere qualcosa) ma questo denota una sua
intensa attivit, il bambino inizia a farsi delle domande. inizialmente in questo momento il
bambino non comprende le differenze fisiche dei 2 sessi.
tra i 4 e i 6 anni questa complessa fase autoerotica viene proiettata all' esterno, loggetto
su cui scaricare le proprie pulsioni libidiche non pi se stesso ma vengono scaricate su
oggetti prima (che vengono accolti e trasportati nellinconscio) e sulle persone poi. (sul
padre e la madre) qua che sorge il complesso edipico: il bambino tra i 4 e i 6 anni inizia a
orientrare le proprie pulsioni sui genitori; secondo freud i genitori non sono innocenti:
spesso la madre pi attaccata al figlio maschio e il padre il contrario chiaramente il
bambino inizia a provare un attrazione sempre pi morbosa verso il genitore del sesso
opposto. il bambino diventa geloso e possessivo nei confronti della madre, perch tanto
attiva questo attaccamento verso il genitore del sesso opposto tanto attiva un sentimento di
rivalit verso laltro genitore. in questo momento che il bambino inizia a capire la
differenza tra maschio e femmina e in pi il bambino cerca di attivare un rapporto
esclusivo con il genitore del sesso opposto, rapporto che per destinato
inevitabilmente al fallimento. (per quale altro motivo i bambini cercano tutte le scuse per
andare a dormire nel letto dei genitori?) in questo periodo il bambino viene messo a
dormire nel proprio letto, da solo, quindi capisce che il genitore dello stesso sesso pi
forte e che non pu avere il genitore del sesso opposto: o il bambino comprende il
proprio ruolo e il ruolo dei genitori e tende progressivamente a immedesimarsi con il
genitore dello stesso sesso e quindi poi a predisporsi al non patologico sviluppo
psichico adulto oppure la rimozione in qualche modo viene bloccata o deformata e
allora pu darsi benissimo che nelleta adulta possano formarsi patologie pi o meno
evidenti e chiare di natura sessuali e non solo.
chiuso il complesso edipico il bambino entra in una fase di latenza fino all' eta puberale,
in cui con i cambiamenti fisici che accadono nelladolescente la vita psico-sessuale del
ragazzo si risveglia e le pulsioni libidiche vengono convogliate verso la persona amata.
(salvo alcune eccezioni)

la struttura di fondo della teoria sessuale freudiana rimarr sempre costante; quello che non
rimarr costante sar invece la cosiddetta topica della psiche, cio la definizione e
distinzione che freud sar costretto a fare della psiche, divisione in diverse regioni della

marted 3 giugno 2014

psiche. una divisione sia topica che dinamica della psiche. c effettivamente una
distinzione regionale del cervello (corteccia, ippocampo) ma freud aggiunge una
distinzione anche dinamica delle zone del cervello: le zone del cervello non sono tutte
eguali e non tutte hanno la stessa attivit e le stesse funzioni.

topiche dell' io: 2 topiche: la prima da intendere in un senso propriamente spaziale: non
solo una rappresentazione metaforica dell' io ma anche una distinzione e descrizione
di ordine spaziale. questa topica viene elaborata nel cap.7 dell' interpretazione dei sogni,
quella che passata nel sapere comune, cultura generale, in realt questa topica fu una
fase iniziale, perch si dimostr non errata ma perfezionabile; freud svilupper una
seconda topica, che pi che solo spaziale una topica di carattere energetico: sono
proprio attivit della psiche, della mente, buona parte di queste attivit che sono inconsce
la 1 topica quella distinta in conscio, preconscio e inconscio. (C; P; I)
la loro struttura in un primo senso semplice: il conscio un sistema di carattere
superficiale, che inizia con le terminazioni del sistema nervoso periferico (sistema che parte
dal sistema dentale e si diffonde in tutto il corpo) in effetti il contenuto che riempie il
sistema C sono le percezioni, sia interne (movimenti della nostra mente) che esterne
(esperienza).
il sistema Cosciente quindi riempito dalle nostre percezioni che spesso si strutturano in
percezioni verbali; questo sistema per trattiene molto poco le percezioni che lo
compongono, come un filtro: coglie le percezioni interne ed esterne e poi queste
passano e vanno negli altri 2 sistemi: preconscio e inconscio.
queste percezioni rappresentano anche un accumulo energetico, viene trasferita, ne rimane
traccia mestica in questo complesso apparato non cosciente che divide in due: preconscio
linconscio latente che se stimolato in opportune condizioni pu tornare alla coscienza e
pu riaffiorare tutta la carica energetica; nell inconscio propriamente detto le percezioni
rimangono ma non possono tornare alla coscienza, ci che inconscio rimane inconscio,
se non che queste percezioni riemergono in quelle particolari manifestazioni psichiche
(sogni, nevrosi) questo meccanismo viene caratterizzato da freud in 2 movimenti
correlati: 1) rimozione dellinconscio alla quale si accompagna una resistenza psichica: la
rimozione il frutto di una resistenza. quando c un iper eccitazione della pulsione libidica
dell'inconscio si possono manifestare i problemi psichici
cosa determina questo tentativo di uscita dallinconscio delle percezioni? PRINCIPIO DEL
PIACERE, questo viene contrastato da un principio contrapposto: PRINCIPIO DI REALT.
tutta questa energia psico-sessuale deve essere incanalata
nellinconscio non vale ne lo spazio ne il tempo: i sogni appaiono svincolati da una
precisa dimensione spazio temporale, spesso sembra che lo spazio e il tempo si dilati a
dismisura.
i sogni sono dati dalle pulsioni sessuali: se il sogno bello c il soddisfacimento del
piacere, se il sogno brutto c in ogni caso il soddisfacimento del piacere, ma c anche
la punizione per il soddisfacimento di un piacere eccessivo.

marted 3 giugno 2014

la resistenza rimuove la tensione libidica e la pone nellinconscio. un atto consapevole o


inconsapevole? la rimozione inconsapevole, quindi anche la resistenza un atto
inconsapevole.
il compito dell' analista individuare la resistenza, che determinata dai traumi infantili di
carattere sessuale.
ma allora se questa resistenza non cosciente, chi che la mette in atto? freud qui che
capisce che va posta accanto alla prima topica anche la topica energetica.
la psiche anche un insieme di attivit ed il risultato della combinazione di queste
attivit che da origine a quello che noi abitualmente chiamiamo io. ciascuno di noi crede di
sapere qual il proprio io, ma in realt qualcosa di molto pi complesso. il nostro io
(come dice groddech, nel libro delles) vissuto da forze ignote e incontrollate, crediamo
sempre di essere noi a prendere le decisioni consapevoli e indipendenti, in realt il nostro io
non nulla di attivo, passivit; freud racchiude questo concetto nella frase lio non
padrone a casa propria: nella seconda topica crea 3 nuove formulazioni per dividere la
psiche: ES, SUPER IO e IO.
les corrisponderebbe allinconscio, linsieme dei cavalli di platone (mito dellauriga
e il carro alato) ma comunque les non conosce ne razionalit ne irrazionalit, solo quel
fuoco incessante di impulsi libidici, agisce inconsciamente.
il super io invece quel bagaglio di impronte che noi incontriamo per la 1 volta nel
complesso edipico: quando il bambino vuole possedere il genitore del sesso opposto e
entra in competizione con laltro genitore e c la lotta in cui il bambino perde, il momento
iniziale del super io e quando il bambino subisce la sconfitta e comprende il suo ruolo, da
quel momento il bambino incomincia introiettare una serie di vincoli, usi (in generale
educazione) che poi quando va tutto bene proietta sul genitore dello stesso sesso e capisce
che dovr essere come lui, se tutto va bene la vita prosegue in modo normale, quando non
succede ci sono i problemi. questa introiezione avviene del tutto inconsciamente, il super
io non funziona coscientemente, quindi questa introiezione di regole morali come la
resistenza e la rimozione: inconscia. gi ora tutti noi (finita leta puberale) abbiamo
introiettato questo sistema di usi, costumi.. che operano a limitare e a contrastare le
pulsioni libidiche che erano massime nelleta infantile.
lio la precaria struttura tra super-io ed es, tra conscio e inconscio.
il principio di realt il super io, il principio di piacere les.

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marted 3 giugno 2014

Neopositivismo

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neopositivismo o positivismo logico o neopositivismo logico
una filosofia di particolare e significativa complessit, di grande astrattezza, in fondo un
riflessione filosofica sulla scienza. il neopositivismo logico si sviluppa ufficialmente nel
1928, quando si costituisce il circolo di Vienna, che gira intorno ad un filosofo : Moritz
Schlick. un gruppo di intellettuali, filosofi si raccolsero prima nello studio di schlick, poi nei
caff viennesi e, alla fine, al universit. gli intellettuali pi importanti sono : Carnap, Neurath,
Harn, Reichenbach, Popper (che per poi criticher molto questa filosofia)
in realt comunque il circolo di Vienna fonda le sue radici gi a partire dalla 2 met
dell800. nella 2 met dell' 800 uno degli aspetti pi significativi nella struttura e nella
visione delle scienze riguarda un problema che riguarda i rapporti tra la logica e la
matematica.
nella 2 meta dell' 800 inizia ad emergere un esigenza di dare una pi rigorosa fondazione
ai principi e ai postulati della matematica. ancora nell 800 nonostante tutti i grandi
progressi che aveva fatto, la matematica continuava ad essere una disciplina dai contorni
abbastanza incerti, tanto che in effetti ancora nella seconda meta dell' 800 era diffusa e
accettata l idea che la matematica trovasse la sua fondazione nella psicologia. c una
parte di matrice kantiana in tutto questo. la psicologia si era evoluta e ampliata fino a darsi
una formazione di carattere sperimentale. lidea che in fondo luomo fosse il frutto di
complicati processi psichici, in questo senso anche la matematica subiva questo destino: le
formule non erano altro che complicate elaborazioni del nostro cervello, quindi le formule
dipendevano dalla nostra struttura psichica. in certi ambienti si vuole reagire a questo
tentativo di ricondurre la matematica alla psicologia: questo tentativo viene definito
psicologismo.
come reagiscono a questo tentativo alcuni intellettuali? cercano di realizzare un processo
per ricondurre la matematica alla logica, questo tentativo prende il nome di logicismo, si
tratta di ricondurre i postulati e gli assiomi della matematica a enunciati logici espressi in
forma di simboli e determinati dalle particolari regole inferenziali di questi simboli logici.
lo psicologismo sottolinea il fatto che luomo si convince della validit di un teorema non
per la logica dimostrativa ma per un convincimento psicologico.
con la fisica elettro-statica si perde il contatto con una quotidianit concreta ed empirica: se
la forza di gravit ha esempi visibili, il campo elettrico di maxwell solo una costruzione
mentale sulla forza di coulomb.
si guarda perci anche alla matematica come costruzione psicologica. le figure
geometriche per i neo-positivisti sono il risultato della logica inferenziale.
se la matematica potesse essere riportata ad una dimensione organizzata simbolicamente
allora avremmo slegato la dipendenza della matematica dalle nostre dipendenze fisiche e
avremmo creato un a matematica che dipende solo dalle regole inferenziali che legano i
simboli. il fondatore dell' unificazione della matematica alla logica Gottlip Freghe.

marted 3 giugno 2014

freghe in una serie di testi mette in atto e da un grande completamento a questo processo
di collegamento della matematica alla logica, sviluppando la cosiddetta Logica
dellInferenza.
(date 2 affermazioni: tutti gli uomini sono mortali e Socrate un uomo si pu dedurre
con un processo di inferenza logica che Socrate mortale). Aristotele ha realizzato un
inferenza logica solo tra soggetto e predicato. Freghe notava che se comunque vero che
la conclusione di un sillogismo dipende solo dalle proposizioni che fungono da premessa
pure noi siamo condizionati psicologicamente nel valutare queste inferenze dalla nostra
credenza o meno intorno a queste proposizioni. Freghe sviluppa una logica dell'inferenza
fondandola su una logica delle proposizioni che per devono essere proposizioni
costruite su quantificatori logici.
proposizione: tutti gli uomini sono mortali freghe la trasforma per non renderla in modo
soggetto-predicato > prendi chi vuoi, se quello che hai preso un uomo allora quello
che hai preso mortale.
non c pi un soggetto e un predicato, c una funzione e un argomento.
Se Aristotele dice: Cesare conquist la Gallia. Freghe direbbe: X conquist la Gallia
X viene saturato solo ed esclusivamente da Cesare.
un enunciato presenter il vero o il falso ogni volta che viene saturato dal suo argomento.

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proprio a partire dalle geometrie non euclidee si viene a realizzare un profondo


cambiamento sul problema complessivo delle conoscenze scientifiche; proprio in virt di
questi cambiamenti, in relazione alla rinnovata esigenza di trovare un fondamento critico alla
geometria, fondamento critico che ha una sua ascendenza di matrice kantiana: kant si era
posto i problema delle condizioni di possibilit che ci permette di parlare di una
conoscenza universale. kant aveva preso a modello quello che per lui e per la sua epoca era
la scienza per eccellenza: la Matematica.
da kant in poi la geometria costituiva il modello di scienza perfetta. ma la geometria
euclidea (quella che prese kant) ha una sua corrispondenza empirica. quando si parla di
piani, solidi sempre stata sottesa la possibilit di ricollegare quello che vediamo alla
nostra esperienza.
Si pensava infatti che la geometria euclidea fosse una serie di elementi fatta in modo
rigoroso di ci che osserviamo tutti i giorni. Lo spazio geometrico era anche lo spazio dove
venivano collocati i fenomeni fisici. La geometria insomma una ricostruzione spaziale in
cui ricondurre i fenomeni fisici.
Le geometrie non euclidee si pongono il problema del quinto postulato. Per secoli i
matematici hanno cercato di capire se questo postulato fosse dimostrabile. Gerolamo
Sarcheri cerc tra i tanti di darvi una dimostrazione.
nel 1829 si colloca lanno di nascita delle geometrie non euclidee, ad opera di lopacesky,
che ipotizza una formulazione diversa del 5 postulato di euclide.
il concetto di fondo che lo spazio non uno spazio assoluto. lopacesky ci mostra che
possibile pensare altre forme di spazio, ma se noi pensiamo altre forme di spazio ha
ancora senso parlare di geometria? se la geometria fino ad allora era lunico modello di una

marted 3 giugno 2014

scienza universale, le altre geometrie cosa sono? ha senso vederle come scienze universali?
si stabil che anche le altre geometrie sono scienze perch il carattere scientifico di queste
geometrie determinato solo dalla loro coerenza interna, ovvero i loro sviluppi non sono
contraddittori. le geometrie non euclidee aprono una nuova visione: scienza un sistema
internamente coerente. noi abbiamo molteplici geometrie da scegliere, scegliamo quelle
che per noi pi comoda, in base alle nostre esigenze. scegliere la geometria che per
noi pi comoda significa scegliere il gruppo di assiomi che ci possono essere pi utili.
i postulati sono solo delle rappresentazioni coerenti della realt che noi creiamo per
comodit, sono come le cartine stradali: rappresentano la strada e noi laccettiamo come
rappresentazione, ma non sono il territorio.
laltro aspetto per cui si capisce limportanza delle geometrie non euclidee quella della
relativit generale ( heisemberg con la relativit generale si pone il problema di capire cosa
la gravit, quando un corpo viene attratto da un corpo pi grande come se si muovesse
in uno spazio deformato appunto dalla presenza del corpo con una attrazione
gravitazionale, quindi i corpi si muovono secondo la curvatura dell' universo). importante
comprendere il rapporto che si viene a creare tra le 2 grandi teorie della gravit, la validit di
queste due teorie determinata dalla
laltra grandiosa rivoluzione della fisica allinizio del 900 riguarda invece la fisica delle
particelle (quantistica)
nella meccanica quantistica sono le condizioni stesse in cui avvengono le osservazioni che
vengono mese in discussione, non pi solo gli strumenti, a seconda della velocit dei vari
sistemi la stessa modalit di osservazione viene messa in discussione.
con la meccanica quantistica l evento fisico viene modificato dall' osservazione. in realt l
osservatore assoluto non esiste pi, losservatore partecipatore dell' evento fisico
osservato, ed partecipatore in una maniera che non pu essere preventivamente
prevista dall' osservatore stesso. questo principio di indeterminazione in realt dal punto di
vista fisico da un colpo mortale all' idea che voleva sostenere Hegel, diceva che
impossibile pensare di conoscere e determinare lo strumento della nostra conoscenza
prima del conoscere: il conoscere loggetto si realizza soltanto conoscendolo.
con il principio di indeterminazione di heisemberg questo concetto da una parte viene
confermato ma da una parte viene completamente sgretolato perch
tutto questo porta a rideterminare il concetto stesso di fisica, la fisica non pu pi essere
una chiara fotografia della realt, la legge fisica diventa sempre di pi un modello teorico,
una modellizzazione semantica che descrive modelli ideali che nei casi pi estremi non
hanno nessuna connessione con la realt quotidiana. ecco dove torna il tema del
convenzionalismo delle geometrie non euclidee. il circolo di Vienna non solo prende atto
della rivoluzione scientifica che avvenuta ma cerca anche di sistematizzare a livello
epistemologico e nuove forme e i nuovi aspetti che emergono da questa rivoluzione
scientifica. una teoria scientifica fondamentalmente un sistema linguistico, che deve
rispondere solo al carattere della coerenza interna, perch molti di questi filosofi
neopositivisti prendono atto che c ormai un salto tra lespressione della legge scientifica e
i dati empirici osservabili che dovrebbero rappresentare la traduzione empirica di una legge
scientifica. la fisica quindi ormai appare obbedire a strutture che non sono sempre

marted 3 giugno 2014

riconducibili al dato empirico. tutta la grande stagione del circolo di vienna cercher di
costruire a tavolino un vero e proprio linguaggio scientifico, incontraddittorio con cui
possiamo dire la realt delle cose.

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freghe avviava una riflessione sui fondamenti della logica modificando limpostazione
soggetto-verbo dell'analisi aristotelica usando la logica dell' inferenza, ovvero con delle
proposizioni quantificate dal punto di vista logico
elabora il principio di composizionalit: il significato di un enunciato complesso
composto dal significato degli enunciati semplici che lo compongono.
se un enunciato si presenta nella forma p e q allora il significato della
p q p e-o q
forma p e q determinato dal significato di p e dal significato di q.
studia tutto questo sulla base della determinazione dei connettivi
V V V
V
logici. questi connettivi logici sono poi chiamati costanti logiche.
V F F
V
in base al principio di composizionalit degli enunciati potremmo
V
F V F
dedurre un 2 principio: principio di sostituzionalit: se ad uno degli
enunciati semplici sostituiamo un enunciato equivalente il significato
F
F F F
dell' enunciato complessivo non cambia.
ma freghe poi scopre che questo principio non sempre vero. quindi introduce un
ulteriore precisazione.
la stella del mattino uguale alla stella della sera stella del mattino e stella della sera sono
2 enunciati, che hanno un loro preciso significato, il significato di un enunciato
tendenzialmente loggetto cui lenunciato si riferisce. stella del mattino e della sera si
riferisce al pianeta Venere ( la prima che si vede e lultima che scompare) in base al
principio di sostituzione allora sostituendo allenunciato originario un enunciato
equivalente avremmo un altro enunciato di stesso significato. la stella del mattino
uguale alla stella del mattino ha lo stesso significato dellaltro per vediamo che i due
enunciati non sono la stessa cosa, perch il primo ci fornisce un informazione in pi, il 2
enunciato invece non una trasmissione di informazioni ma tautologia.
freghe allora introduce una distinzione tra senso da un lato e significato (denotazione)
dall' altro; il significato loggetto cui ogni enunciato si riferisce, il senso invece il modo
con cui un enunciato mi si presenta.
bench un enunciato ha sempre lo stesso significato, questo significato pu avere anche
sensi diversi.
freghe nel i fondamenti dell' aritmetica inizia a costruire il suo programma logicista,
programma che voleva riportare tutti i significati della matematica alla logica. quindi voleva
depurare la matematica di ogni residuo psicologista.
nello stesso tempo anche Russell lavorava allo stesso programma di freghe, un elemento
comune tra i due e il principio di fondo del loro programma la definizione di numero.
il programma logicista in generale si fonda su un concetto cardine: quello della
definizione di concetto di numero.
nel programma logicista il numero viene interpretato come una classe, cosa sono i numeri?
sono classi di classi: il numero 2 la classe di tutte le classi che hanno come individui le

marted 3 giugno 2014

coppie. il senso complessivo che il vantaggio di questa definizione che mentre il


numero un concetto fondamentalmente astratto, interpretare il numero a classi di classi
permette di accumunarli a qualcosa di concreto. questo permette ai logicisti di sostanziare
ontologicamente i numeri, e quindi di avviare il processo della logicizzazione della
matematica. questo pu avvenire solo ad una condizione: che le classi possano essere
anche predicati di se stesse.
antinomia di Russell: russel ha scoperto che se le classi devono poter essere predicato di
se stesse allora potremmo dividere tutte le classi in classi che sono membro di se stesse e
classi che non sono membro di se stesse.
la parola sdrucciolo linsieme di tutte le parole sdrucciole e anche questa parola fa parte
dell' insieme, quindi membro di se stessa; al contrario la parola bisillabo l insieme di
tutte le parole composte da 2 sillabe ma non rientra nellinsieme, quindi non membro
di se stessa.
la classe di tutte le classi che non sono membro di se stessa non pu essere ne membro
di se stessa ne non membro di se stessa. quindi siamo difronte ad una antinomia.
ci sono dei predicati (predicati della totalit) che non possono essere predicati di se stessi.
quando una proposizione indica una totalit non pu predicarsi di se stessa, perch
genererebbe una contraddizione.
la teoria dei tipi permette una gerarchizzazione della predicazione logica: permette cio
che dato un certo gruppo di predicati si pu parlare della totalit di un determinato
gruppo solo a partire da un livello superiore. avremmo quindi individui, classi di individui,
classi di classi di individui
virtualmente quindi senza fine, ma Godel elaborer il teorema della completezza,
secondo cui si viene a sancire l impossibilit di definire completamente un sistema
assiomatico facendo riferimento solo ad un certo tipo di assiomi.
dato un determinato gruppo di assiomi esister al suo interno almeno una proposizione
che non decidibile all'interno di quel gruppo.
una volta risolta questa antinomia russel insieme a withehead elabora un opera enorme:
principia matematica, attraverso la quale completano e sistemizzano tutto questo
programma logico. russel dopo aver pubblicato questa opera gigantesca elabora anche
una complessa e articolata filosofia del linguaggio che connaturale alla filosofia logica che
aveva messo insieme a whitehead: latomismo logico.
lidea di fondo di questo atomismo logico consiste nellidea che il linguaggio ordinario e
quotidiano opportunamente analizzato (in un operazione che russel chiama analisi logica)
conduce a far emergere gli elementi fondamentali non ulteriormente analizzabili del
linguaggio.
tutto il linguaggio dovrebbe essere riconducibile a queste proposizioni atomiche
una volta fatto cio avremmo la possibilit di creare un linguaggio ideale, che ha la
capacit di esprimere in maniera chiara tutto quello che esprimibile.

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marted 3 giugno 2014

Wittgenstein

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La Vita
Nato nel 1889. si dedic all' ingegneria, dopo la laurea progett aerei, linteressarsi allo
sviluppo dei motori lo spinse a studiare la matematica e quindi i trattati di russel e freghe.
incontra russel, le prime parole che russe gli dice sono per chiedergli se fosse un idiota o no,
perch se fosse stato un idiota avrebbe continuato a studiare ingegneria, altrimenti si
sarebbe dedicato alla filosofia.
nel 14 scoppia la 1 guerra mondiale e Wittgenstein si arruola volontario, non perch fosse
spinto dal patriottismo ma perch -scrive- trovarsi faccia a faccia con la morte era l unico
modo per diventare una persona decente.
invi la sua opera, il Tractatus Logico-Philosophicus ai due amici, c anche una disputa
perch Russel e Freghe non vogliono pubblicarlo.
Wittgenstein riteneva di aver risolto con questo testo ogni problema filosofico nella sua
essenza. lopera viene pubblicata prima in tedesco e poi anche in Inghilterra, ma nessuno ci
capisce nulla. Wittgenstein comunque consapevole di aver risolto i problemi filosofici nella
sua essenza, prende un istituto magistrale e va ad insegnare alle elementari.
Poi torna in contatto con alcuni esponenti del circolo di Vienna, tiene dei corsi nel college a
Cambridge, lezioni tutte a braccio. era molto rude, burbero ma era anche generoso, ebbe
molti amici ma aveva un concetto di amicizia molto particolare. nella 2 guerra mondiale
aiuta come infermiere, finita la guerra abbandona completamente la filosofia e si ritira a vita
privata. mor nel 1951.
tranne il tractatus e un brevissimo articolo non ha pubblicato niente, anche se ha scritto
molto. si pensa esistono 2 fasi della sua filosofia: una fino al tractatus e una posteriore, in
cui critica anche le idee precedenti.

Tractatus Logico-Philosophicus

il tractatus un opera straordinaria ma incredibilmente inquietante. la maggior parte del


tractatus venne scritto in trincea, quindi in realt questo testo (che sostanzialmente di
logica e di filosofia del linguaggio e che non sembra rimandare alle terribili vicende che ha
vissuto nella guerra) trasuda della spaventosa tragedia della guerra ma trasuda di questa
spaventosa tragedia senza che una parola (tranne lultima) rimandi esplicitamente alla
guerra.
quello che non viene detto che rimanda alla guerra. scritto in maniera particolare, in
frasi segnate con dei numeri, ogni frase chiamata sezione. ci sono 7 proposizioni e poi
c il commento della sezione; possono anche esserci dei commenti dei commenti.
un libricino piccolo ma straordinario e molto inquietante, non tanto per quello che dice
quanto per quello che non dice.
tutto il tractatus converge nella settima proposizione: Su ci di cui non si pu parlare si
deve tacere.

marted 3 giugno 2014

Il libro tratta problemi filosofici perch in fondo tratta dei fraintendimenti del nostro
linguaggio. Una volta eliminati i fraintendimenti del linguaggio troviamo tra le mani un
linguaggio ideale, perfetto, dice le cose cos come sono.
tutto quello che non trova spazio in questo linguaggio non pu essere detto, quindi su
quello si deve tacere. dobbiamo tracciare un limite a quello che pu essere detto,
naturalmente a quello che pu essere detto in maniera chiara e distinta.
quindi in fondo il libro traccia un limite al linguaggio. un limite non al pensiero ma a quello
che il pensiero pu dire attraverso il linguaggio: un limite allespressione del pensiero.
quindi ci pu essere qualcosa che si pu pensare ma non pu essere detto.
wittgenstein dir che anche se il linguaggio potesse risolvere tutti i problemi scientifici che si
pongono dinanzi all' uomo pure lessenziale non sar nemmeno lontanamente sfiorato.
perch i problemi essenziali dell' esistenza umana cadono appunto su ci che non pu
essere detto, quindi su ci su cui si deve tacere.
la tesi fondamentale del tractatus quella espressa dalla proposizione 3 (limmagine
ideologica dei fatti il pensiero), la proposizione 4 chiarisce ulteriormente quanto detto
nella 3 (il pensiero il linguaggio, dal momento che il linguaggio come inteso da
wittgenstein soltanto la proposizione unica dei sensi)
wittgenstein affermer che la proposizione o il linguaggio una raffigurazione del mondo,
raffigurazione non copia: non pu essere una copia perch le proposizioni al cui interno
il mondo viene raffigurato sono esse stesse fatti del mondo e perch il linguaggio non
pu esprimere se stesso. dir Wittgenstein: colui che mi comprende infine considerer
insensate le mie proposizioni: infatti le proposizioni del tractatus sono da considerare
come una scala, una volta che si saliti s, la scala non serve pi. dobbiamo andare oltre,
superare queste proposizioni. noi pronunciamo delle proposizioni dotate di senso se e
solo se dicono qualcosa del mondo; le proposizioni del trattato non dicono niente del
mondo, dicono solo riguardo il linguaggio, quindi sono prive di senso. il tractatus
dedicato a spiegarci come il linguaggio sia rappresentazione del mondo.

la proposizione 1 del tractatus afferma che il mondo tutto cio che accade. Il termine
tedesco di tutto ci che accade significa che laccadere assoluta contingenza, quindi l
accadere del mondo per Wittgenstein del tutto casuale.
proprio la natura del nostro linguaggio che richiede che ci che accade nel mondo sia
del tutto casuale.
nella proposizione 1.1 dice che il mondo tutto cio che accade, cio il mondo la totalit
dei fatti e non delle cose. si considerava il mondo come un contenitore di oggetti, di cose;
il modello sotto questottica era l empirismo inglese e il modello kantiano; la scienza
contemporanea ha rivoluzionato questimmagine, vede il mondo come condizionato dagli
eventi; Wittgenstein ribadisce che il mondo costituito da eventi, da accadimenti. il
mondo costituito da accadimenti e non da oggetti perch questo il modo con cui noi
formuliamo e strutturiamo il nostro linguaggio. quello che sarebbero gli oggetti nel
mondo corrispondono a quello che nel nostro linguaggio sarebbero i nomi. ma i nomi
non hanno senso singolarmente ma ce lhanno dentro a delle proposizioni, a degli
enunciati.

marted 3 giugno 2014

il nostro linguaggio esiste e ha senso solo a livello preposizionale, i nomi presi da soli
non significano niente. i nomi stanno per gli oggetti ma poich i nomi sono sempre in
mezzo a delle proposizioni anche nel mondo non troveremo mai oggetti da soli ma il
fatto (proposizione 2) che il sussistere di stati di cose, e come precisa la 2.0.1, lo stato di
cose (un fatto) un nesso di oggetti.
cos come la proposizione un nesso di nomi articolati secondo regole cos gli oggetti
stanno nel mondo secondo certi nessi. tutti i fatti sono stati di cose.
tutte le proposizioni sono nessi tra nomi, quindi tutte le proposizioni rappresentano nessi
di oggetti.
2.04: la totalit degli eventi sussistenti lo stato nel mondo. il mondo il
sussistere degli stati di cose (fatti). cos che determina quali stati di cose sussistono e quali
non sussistono? gli stati di cose (cio i fatti) sono casuali, accadono ma potevano non
accadere.
uno stato di cose pu sussistere o non sussistere e tutto il resto rimane uguale: gli stati di
cose non sono solo casuali, ma non hanno relazione l uno con l altro: A accade e B,C,D
rimangono invariati. non possiamo determinare a priori quali eventi accadranno perch
sono casuali, ma possiamo determinare tutti i possibili stati di cose che potrebbero
accadere. il linguaggio quindi insiste su questa generica possibilit degli stati di cose.
con realt wicktenstein intende qualcosa di pi ampio rispetto a quello che intendiamo noi:
intende la realt come l insieme dei possibili stati di cose sussistenti nello spazio logico.
lo spazio logico l insieme del nostro linguaggio. verso le prop. 5 (etc) dir che i limiti del
mio linguaggio sono i limiti del mio mondo: il mondo il mio linguaggio, disegno il
mondo sulla base delle strutture del mio linguaggio (dotate di senso).
il mondo totalmente contingente (casuale), d'altronde il sussistere dei fatti (sono casuali)
Nella proposizione 2, il mondo era costituito dagli stati di cose; la proposizione 2.1 dice
che noi ci facciamo immagini dei fatti
il mondo un insieme di fatti; i fatti sono stati di cose tutti indipendenti l uno dallaltro
(2.061); noi ci facciamo immagini dei fatti.
farci immagini dei fatti presentare la situazione del mondo, il nostro pensiero struttura il
mondo secondo la struttura con la quale il mondo pu essere detto; noi entriamo in
contatto col mondo solo attraverso il linguaggio, facendoci immagini del mondo, ci
facciamo immagini del mondo perch siamo dotati di linguaggio, finch non abbiamo
avuto un linguaggio per noi il mondo non esisteva come noi oggi lo vediamo.
che cos il mondo? il modo con cui rispondiamo a questa domanda determinato dal
modo con cui entriamo in contatto con il mondo attraverso il linguaggio, per noi il mondo
quello che perch il nostro linguaggio quello che .
c questo mondo e non un altro perch noi abbiamo questo linguaggio e non un altro.
noi ci facciamo immagini dei fatti e i singoli elementi di queste immagini sono gli oggetti.
Wittgenstein specifica bene cosa si deve intendere per immagini: la musica che noi
ascoltiamo sono i fatti, il solco sul disco, i bit del file sono immagini dei fatti e sono
immagini perch (grande intuizione di Wittgenstein) gli elementi dell' immagine
evidentemente condividono qualcosa con il fatto del mondo. cosa condividono?

marted 3 giugno 2014

Wittgenstein ritiene di aver scoperto che immagini dei fatti e fatti condividono quello che
chiama la forma logica.
se dico sulla mia tavola la forchetta alla destra del coltello: una proposizione, dotata di
senso e che posso verificare, so come verificarla?
le proposizioni hanno senso perch indicano le condizioni in base alle quali quelle
proposizioni sono vere o false. quindi quella proposizione dotata di senso perch
raffigura un possibile stato di cose, ma cosa rende una proposizione reale? la
proposizione sulla forchetta indica un possibile stato di cose, la proposizione a me piace
pi manet che degas", non indica un possibile stato di cose, apparentemente ha a che fare
con dei possibili stati di cose, ma mentre la prima proposizione indica le condizioni che
devono esserci affinch sia vera o falsa la seconda proposizione non indica le possibili
condizioni per cui sia vera o falsa.
le preposizioni indicano degli stati di cose e possono essere verificate o falsificate perch
condividono con il mondo la forma logica.
nellesempio dell' incidente stradale la forma logica in questo caso la condivisione della
tridimensionalit, le due macchine occupano uno spazio tridimensionale, il modellino
rappresenta un modello del mondo perch condivide con il mondo la tridimensionalit. la
macchina tamponata rossa, quella tamponante verde, il modellino il guidatore ha
tamponato la macchina perch daltonico; a questo punto il modellino deve condividere sia
la tridimensionalit che la cromaticit. il modellino deve condividere con il mondo ogni
elemento rilevante per i fatti.
anche la proposizione della forchetta condivide il modello della spazialit, in generale il
linguaggio condivide con il mondo questa capacit di strutturare relazioni secondo un
ordine vincolante (di quello specifico stato di cose)
la strutturazione delle cose del mondo legata con
se e solo se mostrano le condizioni che devono verificarsi nel mondo affinch le
proposizioni siano vere o false.

Le proposizioni dotate di senso sono quelle che mostrano le condizioni in base alle quali
possibile affermare che quelle hanno un valore di verit. Cosa rende una proposizione
reale? La proposizione della forchetta e del coltello indica un possibile stato di cose. La
proposizione Manet piace pi di Degas, non indica un possibile stato di cose nel mondo,
non indica le condizioni ne uno stato di cose.
Il modellino raffigura uno stato di cose in virt della condivisione della forma logica. In
questo caso la condivisione della tridimensionalit. Inoltre deve condividere anche la
cromaticit. Se il tamponante ha tamponato la macchina perch ha visto il semaforo rosso
ed daltonico, allora arriviamo a dire che il modellino deve condividere anche l'aspetto
cromatico.
Dire che la forchetta a destra del coltello e dire che il coltello a sinistra della forchetta
non la stessa cosa perch indicano due diverse condizioni che devono verificarsi nel
mondo affinch queste proposizioni siano vere o false.

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marted 3 giugno 2014

Karnapp

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lempirismo di Karnapp costituito da 2 tesi fondamentali:
ogni sapere ha origine da esperienze sensoriali
le nostre conoscenze derivano dalle percezioni sensoriali, che devono essere
organizzate in modo logico formale, cio fondate sulla determinazione esatta dei
significati del linguaggio (semantico).
la filosofia per Karnapp analisi del linguaggio.
il programma karnappiano di costituzione: le nostre leggi devono essere costruite
partendo da una base essenziale e indecomponibile.
da queste premesse Karnapp elabora il suo programma di costituzione, che
lelaborazione e la costruzione dei nostri concetti empirici attraverso cui conosciamo il
mondo a partire dagli elementi di base delle nostre conoscenze.
gli elementi di base da cui parte sono quelli che chiama in tedesco elementarerlebniss.
erlebniss un termine che viene reso con esperienze vissute, quindi le esperienze vissute
elementari, il grado minimo delle nostre esperienze percettive. queste esperienze
elementari sono le basi del discorso karnappiano.
queste esperienze sarebbero un po come le sensazioni per kant. a partire da queste
esperienze si creano le relazioni di costituzione che sono strutturate sulla base di requisiti
logico-formali.
queste esperienze elementari hanno il vantaggio di essere per il soggetto che le
percepisce assolutamente incontrovertibili. queste esperienze elementari sono talmente
elementari, semplici, sono cos indiscutibilmente non complesse, che dovrebbero
eliminare ogni possibile dubbio su ci che queste esperienze attestano.
gli assunti essenziali di questo sfondo di esperienze elementari sono 2: le esperienze di
base non sono vincolanti; la costituzione (che viene fuori da queste esperienze elementari)
ontologicamente neutra, cio partendo dalle esperienze elementari di base io non ho
elementi che mi permettono di affermare che queste esperienze sono frutto del pensiero
oppure che queste sono ci che percepisco di una realt fuori di me.
nel 1 caso ci troveremmo nella formulazione dell' idealismo, nel 2 caso ci troveremmo nel
realismo.
partendo da queste esperienze elementari lo sviluppo del programma di costituzione di
Karnapp porta alla costituzione di una forma determinata che Karnapp definisce come
descrizione di strutture; non descrivono le cose ma le relazioni tra le cose.
noi possiamo solo costruire reti di relazioni, non descrizioni effettive degli oggetti.
ma possiamo costruire tutta una serie di relazioni ma potrebbe accadere che ci troviamo di
fronte a descrizioni di una serie di relazioni che sebbene riguardano due ambiti diversi,
sono descritti nello stesso modo (rete ferroviaria con snodi, collegamenti e la rete
sanguigna del corpo umano). noi costituiamo una rete di concetti con il quale sistema di
concetti andiamo a descrivere il mondo come un insieme di relazioni ma potremmo
rendere indistinguibili le relazioni con cui distinguiamo il mondo.

marted 3 giugno 2014

il problema che non esistono relazioni rilevanti, non esistono sistemi descrittivi privilegiati
che possono distinguere un sistema dall' altro. questo problema potrebbe essere risolto,
esisterebbero relazioni rilevanti se la scienza potesse passare alla descrizione delle
capacit intrinseche degli oggetti.
ma cos dovremmo parlare di costrutti metafisici (perch la descrizione dell' oggetto, se
intrinseca, non ha corrispettivo nel linguaggio, noumeno, metafisica) , quindi il problema
che scientificamente noi possiamo descrivere solo fatti, non oggetti (la scienza pu
cogliere solo le relazioni tra le cose, non la cosa i s); per riducendo tutto a reti di relazioni
rendiamo indistinguibili alcuni concetti del mondo.
il metodo con cui noi procediamo a sviluppare questo quello della relazione dei
ricordi di similarit: l insieme delle nostre proposizioni linguistiche non altro che un
insieme incredibilmente complesso di ricordi e similarit.
i primi limiti di questo programma di costituzione sono: il 1 problema sorge quando noi
dobbiamo passare dalla costituzione delle relazioni di similarit alla costituzione degli
enunciati scientifici sul mondo fisico. i limiti della scienza sono determinati dalle nostre
esperienze sensoriali. la scienza non pu conoscere la completezza del mondo.
la questione non metodologica ma teoretica, ontologica, sulla esperienza sensoriale come
base della scienza.
Karnapp raccoglie i pseudo-problemi della filosofia, rinnegando lesistenza della
metafisica. Sancisce la condanna definitiva della metafisica.
qui di nuovo emerge il 2 limite del sistema carnappiano (limite che di ogni forma di
empirismo). si tratta di vedere se le proposizioni della metafisica possono rientrare nel suo
sistema. Karnapp dice di no, le proposizioni metafisiche sono prive di senso e non
possono entrare nella scienza ne nel linguaggio scientifico.
se la proposizione ha senso vuol dire che mostra il metodo della sua verificabilit.
(Principio di Verificabilit)
una proposizione metafisica non indica ci che deve accadere per essere verificabile; un
enunciato metafisico esistenziale, non empirico. un enunciato esistenziale se afferma una
qualche verit del mondo non riconducibile a dati sensoriali e osservativi (empirici).
infatti la metafisica va oltre la fisica, per definizione, quindi enunciati metafisici non
possono avere conferma empirica.
la metafisica enuncia proposizioni perch la non esaustivit dell'esperienza viene sostituita
dalla metafisica.
dire che qualcosa non verificabile empiricamente non significa dire che non abbia
senso, non costituisce un principio di non significanza.
altrimenti lesperienza empirica sarebbe esaustiva, lesperienza costituisce l orizzonte di tutti
gli enunciati che ammettono verifica scientifica, lesperienza stessa che mostra l
impossibilit per la scienza (quindi per lempirismo) di rinnegare la metafisica.
il metodo di costruzione degli asserti metafisici non arbitrario. gli asserti metafisici non
hanno verificabilit empirica, sono fondati su assiomi evidenti (come il Principio di Identit).
anche la geometria fondata su degli assiomi.
altro limite del programma karnappiano quello del solipsismo metodologico, proprio
delle filosofie empiriste.

marted 3 giugno 2014

se avviciniamo il criterio di verificazione di un asserto scientifico, riducendo la legge


scientifica ad asserzioni percettive e sensoriali, allora le percezioni elementari saranno le
uniche percezioni. il criterio di verificazione rimanda ad una percezione elementare
inequivocabile. secondo Popper le teorie scientifiche non sono in nessun modo
verificabili. l asserto scientifico deve essere smontato e scomposto in asserzioni che si
rifanno alle percezioni empiriche elementari.

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terminare Karnapp su quaderno di Cristiano

marted 3 giugno 2014

Popper

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nessuna teoria scientifica verificabile, nel 1934 Popper pubblica logica della scoperta
scientifica, la logica con cui noi formuliamo teorie.
la conseguenza della inverificabilit delle teorie scientifiche sulla base del criterio di
verificazione. il problema per popper consiste nel fatto che in un primo senso lo scopo del
criterio di verificazione quello di giustificare e quindi di rendere valide le teorie
scientifiche una volta per tutte. se noi decidiamo di adottare il criterio di verificazione per
valutare la verificabilit di una teoria allora inevitabilmente il nostro giudizio di verificazione
di una teoria deve essere definitivo. una teoria scientifica non mai verificabile
empiricamente, da questa teoria deduco via via delle asserzioni finch non arrivo a delle
asserzioni che si riferiscono a degli stati di cose nel mondo. poi osserviamo questi stati di
cose nel mondo e constatiamo se corrisponde a quello che c nelle nostre asserzioni.
proprio questo il problema: saltare da una asserzione linguistica a una percezione
sensibile.
passo da una asserzione del linguaggio che ha valore finche rimane nel linguaggio, ad una
percezione empirica, che vale qualcosa e ha significato non in quanto dentro al
linguaggio, ma in quanto la mia percezione elementare. quella percezione ha valore se e
solo se corrisponde all' accadere effettivo di quello stato di cose nel mondo.
se noi adottiamo il criterio di verificazione dei neopositivismi ci avvolgiamo in delle
complicazioni, noi dobbiamo mettere a confronto un asserzione linguistica con un evento
empirico, lasserzione un enunciato linguistico che non un fatto empirico, lo pu
rappresentare, lasserzione e levento hanno in comune qualcosa, ma di quel qualcosa
non si pu parlare.
qui che interviene il vulnus, quello che popper chiama asimmetria epistemologica (per
quanti controlli positivi io faccia non posso mai pensare di aver verificato in maniera
definitiva un asserto scientifico) questo che Popper intende quando dice che le teorie
scientifiche non possono essere verificate.
alla fine in questo senso da chi verificato un asserto scientifico? verificato da un unico
soggetto, quindi presumibilmente facile immaginare che chiunque potrebbe verificare
quellaspetto scientifico ma non abbastanza da poter dire che una verit assoluta. laltro
esito inadeguato secondo Popper il convenzionalismo: faccio 100 controlli vanno tutti
bene, ne faccio 1 che contrario e il convenzionalista dice che visto che la mia
convenzione era errata aggiusto la mia convenzione e faccio rientrare anche il risultato
negativo.
il senso dell'epistemologia proposta da Popper: il criterio che noi dovremmo assumere
non verificazionista ma falsificazionista. devo strutturare le mie teorie scientifiche in
modo tale da dedurre attraverso una serie di asserzioni o anche attraverso altre teorie gi
accettate fino ad arrivare a quelle che Popper chiama asserzioni base. le asserzioni base
sono asserzioni esistenziali base. (un asserzione esistenziale un asserzione che dice
qualcosa sul mondo) il valore di queste asserzioni base quello di essere falsificatori
potenziali. se noi prendiamo una teoria scientifica che dice tutti i cigni sono bianchi.

marted 3 giugno 2014

sviluppo questa teoria scientifica ma non devo arrivare ad una asserzione base del tipo
nello spazio k al tempo t1 c un cigno bianco.
devo arrivare invece all' asserzione qui nello spazio k al tempo t1 c un cigno che non
bianco. non un cigno bianco ma un cigno non bianco. la teoria va verificata cercando ci
che la smentisce, se trovo quello che la smentisce allora sar una teoria falsificata, quindi
dovr essere ampliata.
se lo trovo la mia teoria allora sar una teoria falsificata.
io dovr lavorare per dedurre di volta in volta da questa teoria scientifica asserzioni base e
falsificatori potenziali sempre pi accurati e quindi ampi. devo dire asserzioni sempre pi
ampi: c un cigno rosso>c un cigno a colori tenui>c un cigno non bianco
le leggi pi vietano, pi cose dicono nel mondo.
quanto pi ampia la falsificazione tanto pi forte e duratura la teoria. tante pi volte
non incontro un cigno non bianco tanto pi sar solido il controllo sulla teoria.

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marted 3 giugno 2014

Bergson

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nasce nel 1859 a parigi; la fanciullezza di berson si sviluppa negli anni drammatici della
Francia all' indomani della sconfitta nella guerra franco-prussiana, sar quindi segnato da
questo grave clima economico, politico e sociale.
le fonti di ispirazione da cui trae origine il suo pensiero sono le fonti dello spiritualismo
ottocentesco tipicamente francese, spiritualismo che si diffonde dalla 2 met dell' 800,
accanto al positivismo.
nella prima parte della 2 meta del 800 c il positivismo e l esaltazione del progresso
scientifico, poi c il passaggio dal dominio della cultura positivista al domino dello
spiritualismo. la prima opera di berson (saggio sui dati immediati della coscienza) viene
pubblicata nel 1889, sono gli anni in cui si diffuso e consolidato il darwinismo sociale,
quindi anche l et in cui il punto di vista evoluzionista si consolidato nella cultura del
tempo.
dopo la pubblicazione del libro lui inizia un attento studio sulla psicologia e il frutto di
questo studio si concretizzer nella sua seconda opera (materia e memoria), in cui
definisce i rapporti tra il corpo e lo spirito. l insieme di queste due opere costituisce una
sorta di blocco unitario, proust in qualche modo trarr spunto da queste riflessioni e dall'
immagine che emerge della coscienza per l opera la recrche.
materia e memoria per berson doveva risolvere il dualismo tra anima e corpo ma in
realt lui ritiene di averlo risolto avendolo spostato tra azione e memoria.
a risolvere questaltro dualismo interverr la sua opera migliore: evoluzione creatrice.
all' inizio del 900 pubblicher il riso, sar uno dei primi a pubblicare un opera sul cinema,
inventato solo 5 anni prima.
nel 1937, berson compila il proprio testamento, in cui dice che le sue riflessioni lo hanno
portato sempre pi al cattolicesimo (era ebreo), ma non si volle convertire perch aveva
capito che in poco tempo un enorme ondata di antisemitismo si sarebbe riversato sugli
ebrei, quindi decise di rimanere dalla parte dei futuri perseguitati.
il punto di partenza della sua filosofia sono le ormai diffuse teorie evoluzioniste, un
attento studioso e conoscitore di spencer, attraverso il quale approfondisce i suoi studi sulla
evoluzione, per ritiene che interpretazione filosofica del darwinismo che da spencer
difettosa, perch spencer non si pone il problema del tempo: se vero che l evoluzione
il progressivo mutamento delle forme di vita nel corso del tempo, qual la stretta
connessione tra il mutamento e il tempo? le forme di vita mutano, ma come vivono e come
percepiscono le forme di vita il loro mutamento nel corso del tempo.
il saggio sui dati immediati della coscienza nasce su questo.
in quel periodo avr un concetto di tempo proprio delle riflessioni fisico-matematiche, le
riflessioni di berson mettono in luce secondo lui che questo concetto di tempo
comunemente adottato nelle scienze fisiche inadatto ad interpretare quella particolare
concezione del tempo, esperienza vissuta nel tempo che propria dei fenomeni biologici.
le esperienze ideologiche non possono essere efficacemente interpretate e comprese
sulla base della concezione propria del tempo per la scienza fisica, questo momento

marted 3 giugno 2014

particolare della cultura europea st mostrando ed evidenziando i limiti costitutivi della


scienza positivista del tempo, la quale sembra scontrarsi sempre di pi con un limite
inoltrepassabile che rappresentato dalla dimensione interiore, dalla interiorit: la
coscienza.
lui la interpreter dandogli una accezione spiccatamente metafisica.
intende sostituire al concetto di tempo scientifico il concetto di durata.
la durata il dato immediato della coscienza, dato immediato, cio un dato puro, ripulito
da quelle che chiama incrostazioni intellettualistiche che sono determinate proprio dal
fatto abituale di confondere l idea della durata con il tempo della scienza.
noi generalmente percepiamo noi stessi scandendo la vita della nostra coscienza nelle
strutture tipiche del tempo scientifico misurato e misurabile.
percepiamo tutte le forme del nostro esistere in un tempo strutturato in un modo che
definisce scia il tempo della scienza,che non altro che spazio.
quel tempo, quellidea di tempo che in fondo il tempo della scienza in verit si basa
sullo spazio, cio la scienza per le sue esigenze di misurazione e di calcolo ha avuto
bisogno di formulare un concetto di tempo come quantit discreta omogenea. come
intende il tempo la scienza: il tempo della scienza simile ad una collana di perle, ogni
perla un singolo istante, individuato a piacere, esteriore rispetto ad ogni altro istante
temporale cos come ogni perla distinta e separata da ogni altra perla, ogni istante
omogeneo rispetto a tutti gli altri istanti. Carattere di questo tempo spazializzato quello
di essere il risultato di una divisibilit infinita, ed ha la caratteristica di essere
perfettamente reversibile: la scienza per comodit intende il tempo come una area
spaziale divisa in istanti tutti uguali tra loro, cosa che rende il tutto reversibile, cio noi
possiamo replicare il tempo all' infinito;
la durata non questo tempo, tempo ma non il tempo spazializzato della scienza, la
durata (che in fondo la mia stessa coscienza) il continuo fluire. sempre un unico filo
che aggomitolandosi su se stesso all' infinito cresce in continuazione, il filo rappresenta in
unica dimensione temporale, questa, sviluppandosi progressivamente cresce su se stesso.
cresce non in una giunzione e somma di istanti ma in una dilatazione di momenti.
noi abbiamo preso l abitudine a proiettare la nostra durata sul tempo spazializzato della
scienza, crediamo che tutti gli istanti della vita della nostra coscienza siano come le tante
perle della collana, ognuno staccato e distinto dallaltro, con la pretesa di poter
individuare cosa noi siamo in quel determinato momento, e questo non possibile dice
Bergson, perch noi non siamo in ogni singolo istante determinati, noi siamo un flusso di
coscienza, non possiamo mai arrestare questo flusso in un determinato momento e non
possiamo pensare di poter individuare il nostro io in quel momento, perch quel
momento, quel singolo istante si scioglie nellistante immediatamente precedente, e
scioglie in se quello immediatamente successivo, se sciogliessimo il gomitolo, cio la
nostra coscienza, troveremmo un unico filo, cio un unico istante.

fuori di me non vi nessuna durata, fuori di me vi sono solo simultaneit, quindi in questo
senso non vi tempo fuori di me, vi spazio, vi sono solo posizioni spazializzate che sono
simultaneamente occupate da oggetti.

marted 3 giugno 2014

del resto anche einstein quando elabor la relativit generale in fondo intendeva stabilire
rapporti di simultaneit tra eventi, chiaro che questa simultaneit era determinata non dalla
durata della coscienza ma era determinata dalla velocit dei sistemi di riferimento.
la durata il modo con cui la coscienza percepisce se stessa e il modo con cui organizza i
propri stati, quindi la durata il modo di organizzazione degli stati della coscienza, per cui
mentre nello spazio gli stati sono solo giustapposti, nella coscienza sono compenetrati.
in questo senso berson definisce accanto all' intuizione della durata la sovra-essenzialit
del movimento: la linea disegnata alla lavagna che dovrebbe rappresentare l
esemplificazione del movimento, che zenone voleva confutare, evidenzia la propria
manchevolezza, in effetti nella linea disegnata alla lavagna manca il movente, manca in
quella linea disegnata il gesto della coscienza che raccoglie in unit la linea, per questo
zenone poteva argomentare sulla impossibilit del movimento, perch nella linea disegnata
alla lavagna, che pure la concretizzazione del movimento, nella linea, una volta compiuta,
manca il movente, quellatto intuitivo della coscienza che raccoglie e quindi compenetra
in una singola entit tutti i singoli istanti che hanno messo in atto il movimento. In effetti,
quella linea che dovrebbe concretizzare il movimento, nel momento in cui compiuta
spazializzata, quindi non pi un movimento.
in questo senso il movente bergsoniano accostabile al cogito cartesiano, perch
entrambi sono intrascendibili: non posso pensare di andare oltre il movente andando
oltre il gesto fisico, perch il movente sempre correlato al mosso, al movimento.
il tempo spazializzato della scienza il depositato della nostra coscienza che sviluppato
per organizzare e catalogare la realt.
il punto che mentre questorganizzazione per kant tutta interna alla coscienza, per
bergson avviene dopo che la coscienza ha organizzato i dati della coscienza stessa
se dunque la durata della coscienza la struttura dell'organizzazione dei dati della
coscienza stessa, qual la manifestazione della caratterizzazione pi significativa con cui
questi dati sono organizzati?
la manifestazione determinante di questa organizzazione degli stati di coscienza data
dalla libert, berson si oppone tanto alle tendenze deterministiche del periodo tanto agli
esaltatori del libero arbitrio.
La libert non ne agire secondo libero arbitrio, ne l'azione necessaria dei moventi delle
nostre azioni.
il determinismo quella posizione filosofica che afferma che la nostra libert traducibile
solo come assenza di impedimenti, io sono libero se nel compiere un azione se non ho
qualcosa che blocca il mio corpo. ma se io fossi privo di ogni forma di impedimento non
posso dire che la mia azione sarebbe libera, tutte le mie azioni sono determinate in
maniera essenziale da motivi che preordinano la mia condizione e quindi la determinano.
quella mia azione che compio quindi interamente determinata da vari agenti.
i deterministi dicono che i motivi che intervengono a determinare la mia azione sono
talmente tanti e complessi che io non posso conoscerli, ma se per ipotesi io potessi
conoscere tutti gli eventi che vanno a influire sulla persona in un tempo t, io saprei
esattamente cosa far la persona nell istante t1.

marted 3 giugno 2014

questa elaborazione trova la sua forma pi eccelsa in un opera di yhum.


il determinismo sviluppa e sviluppava una sorta di parallelismo psico-fisico.
tutti i nostri stati di coscienza sono determinati da una specifica parte della corteccia
cerebrale.
l altro corno di questo dilemma la posizione dei sostenitori del libero arbitrio, l uomo
libero perch dotato della facolt di arrestare la propria attivit psico-fisica in un
determinato momento e operare in maniera del tutto autocausativa quella che noi
chiamiamo libera scelta.
il migliore sostenitore di questa impostazione era una lunga tradizione che va da cartesio
(anche se in una maniera bassissima, perch nella 4 meditazione metafisica sostiene che il
libero arbitrio deve essere indifferente, perch se la scelta non fosse indifferente c qualcosa
che mi determina, quindi saremmo nel determinismo, cartesio dice che la vera libert non
sta nel non essere determinato a scegliere, la vera libert sta nella libert di sospendere il
mio giudizio finch non ho un a chiara visione della realt; i deterministi dicono che noi non
sospendiamo mai il nostro giudizio, i sostenitori del libero arbitrio dice che si, tutte le nostre
azioni sono determinate, ma la vera libert sta nel sospendere il nostro giudizio), fino a kant.
secondo berson la nostra libert determinata proprio nella intrascendibilit nel
movimento della coscienza, questa posizione errata (libero arbitrio) -dice- non esiste
una situazione per cui l uomo ad un certo punto possa interrompere il flusso della
propria coscienza, perch altrimenti significherebbe interrompere il flusso della durata,
cosa impossibile, perch la nostra coscienza, e quindi la durata, un orizzonte
irraggiungibile; la coscienza il diveniente, il divenuto una volta tale non piu; questa vale
ma non nel punto O, ma nel punto X: dopo aver compiuto la nostra scelta ci illudiamo di
aver sospeso il nostro flusso psichico e di aver soppesato le due alternative, quando
siamo nel punto O allora succede che siamo interamente determinati, ma siamo
determinati non da motivi esterni che cadono fuori della nostra coscienza, ma siamo
determinati interamente, dalla nostra coscienza: il punto O di fatto coincide con X, non
esiste un momento in cui arrestiamo il flusso di coscienza, nel momento in cui noi ci
illudiamo di fermare il flusso di coscienza semplicemente non siamo ancora nell atto
scelto, siamo un momento prima.
chi decide non un atto specifico, chi decide la personalit tutta intera, quindi la
posizione di berson una vera sintesi tra il determinismo e il libero arbitrio, quello che
decide la somma totale che intervengono a determinare la nostra scelta, ma proprio
per questo non c niente al di fuori della nostra coscienza, quindi autocausativa.

bergson intende la libert come una organizzazione, questa non atro che una sintesi tra i
sistemi deterministici e i sostenitori del libero arbitrio, inteso come autodeterminazione.
libert per bergson si concretizza in questo senso non sullatto compiuto, perch ha lo
stesso significato della linea tracciata alla lavagna che sintetizzava il paradosso di zenone,
gi avvenuto, raccoglie e concretizza in se tutto l insieme dei motivi che hanno portato all'
azione, questo per non esclude la libert, perch nell atto divenuto si raccoglie e si
concretizza tutta intera la personalit dell' individuo; torna all' immagine della durata come

marted 3 giugno 2014

di un gomitolo, il gomitolo che rappresenta la coscienza e quindi la personalit e una cosa


che cresce di volta in volta con gli atti..ma ogni volta tutto il gomitolo che cresce, quindi
latto non qualcosa che separato dall' individuo, la scelta l individuo stesso che si
realizza, che dura.
in questo senso libert dice bergson evento, evenire, cio manifestarsi: l atto libero la
manifestazione progressiva nella durata della personalit dell' individuo.
la libert l atto supremo dell' individuo eppure di volta in volta si trova ad essere
oggettivato, ma anche nello stesso tempo oggettivante anche l io stesso, in una misura
inquietante.

polsatre fa un esempio: immaginiamo un uomo che spia qualcun altro dal buco di una
serratura; in quel momento l uomo spia, oggettivando le persone dentro alla stanza che si
muovono parlano..inconsapevoli di essere spiate, di essere diventati oggetto per qualcun
altro.per loro credono di essere padroni della propria soggettivit ma in realt no, perch
l'uomo che li sta spiando li sta oggettivando. quindi apparentemente il vero soggetto non
sono quelli che stanno nella stanza ma quello che li spia, per se immaginiamo che
qualcuno si affaccia e nota l uomo che sta spiando, in quel caso lui nello stesso tempo
soggetto di una oggettivit (perch sta spiando) ma nello stesso tempo oggetto per la
persona che si affacciata e lo sta vedendo. quando l uomo che spia dalla serratura si rende
conto di essere sia soggetto che oggetto subentra il sentimento destabilizzante che la
vergogna. polstare dice che questo ci che accade a tutti, questa l oggettivazione della
libert, la libert proprio nel momento in cui si realizza, si espone a rischio della sua stessa
oggettivazione.
noi continuamente oggettiviamo la nostra libert, senza renderci conto che nel momento in
cui l oggettiviamo, la perdiamo, perch qualcuno (che non siamo noi) dispone della nostra
oggettivazione, perch oggettivando qualcosa lo mettiamo a disposizione degli altri,
proprio il mettere a disposizione degli altri la nostra libert la nostra debolezza. polsatre
dir che gli altri sono l inferno, perch condizionano la nostra oggettivazione.

tornando a bergson: cosa quindi l individuo secondo l immagine di bergson? l individuo


consiste dunque in questa serie di atti, di scelte; in realt un sistema che si individua,
che di volta in volta in ogni singolo istante si individua, l individuo non si mai
completamente realizzato, si individua di volta in volta non nellatto concreto ma nel
continuo divenire, l individuo si realizza solo divergendo da se; l individuo in realt non si
realizza sistematicamente nelle sue scelte, nei suoi atti, lui in realt la recita dell'
individualit sul teatro della durata (questo ci fa pensare a pirandello).
l individuo si realizza solo fuori di se (il fu mattia pascal, 6 personaggi in cerca di autore)
le relazioni che instauriamo con gli atri in realt sono solo l oggettivazione degli altri, lo
diceva gi nietche e lo riprende anche bergson, ma tolto lo scenario (che rappresenta la
durata), i personaggi rimangono gusci vuoti.

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marted 3 giugno 2014

Heidegger

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nasce nel 1889 vicino friburgo, quindi in un area a maggioranza cattolica, il padre era anche
sagrestano della chiesa del paese. hideger studi in una scuola cattolica e poi si iscrisse a
teologia, poi alla fine filosofia. poi la guerra interruppe la sua attivit di libero insegnamento
perch si arruola come volontario ma viene congedato per problemi fisici.
comunque visse in maniera diretta l esperienza della guerra, e infatti una cospicua parte
della sua filosofia fu influenzata da questevento.
finita la guerra terr molti corsi, spesso di carattere religioso. nel 23 per interessamento di un
grande studioso di aristotele, neo kantiano, hideger viene nominato
hideger si riavvicin allo studio della filosofia greca e allo studio sopratutto di aristotele.
questo un altro elemento decisivo dello sviluppo dei suoi pensieri. riprender e tratter il
problema, la questione dell' essere.
nel 27 questo complesso impianto filosofico porta all' opera essere e tempo; da notare
per che rimane unopera non terminata
nel 28 torna a friburgo come professore, prendendo la cattedra di husserl, all' inizio degli
anni 30 la grande crisi investe la Germania, c il crollo della repubblica di weimar e c l
ascesa del nazismo.
lui si iscrive al partito nazista e nel 34 viene eletto direttore dell' universit.
il rettorato di hideger uno degli eventi pi tristi della sua biografia. il rettorato di hideger
dura circa 10 mesi, poi lui si dimette per incomprensioni con il partito.
non prima per di aver avuto la possibilit di compiere azioni razziste: molti professori di
origine ebraica furono allontanati dall' universit
chiuso il rettorato hideger si ritira in totale isolamento ma continua a tenere i suoi corsi, di
grandissimo spessore, perch poi in quegli anni dedicher moltissimi studi alla filosofia
nietchiana. questi fanno di hideger il pi grande interprete del pensiero nietchiano.
lui poi dopo la caduta del nazismo fu costretto a pentirsi, lui per in fondo non si pent mai
della sua adesione al nazismo, ne minimizz l interesse, ma non si pent mai
profondamente. tanto pi che i francesi lo allontanarono. muore nel 1976. dopo aver
predisposto la pubblicazione dell' intera sua opera, opera immensa. i suoi scritti sono
praticamente le frontiere ultime delle riflessioni filosofiche dell' et moderna.

Essere e Tempo

il titolo, cosa vuol dire? generalmente il concetto dell' essere non appare sopratutto nel
pensiero greco classico legato al tempo, il tempo anche nella dimensione quotidiana del
tempo legato all' idea del divenire, mentre all idea dell' essere colleghiamo lidea di
una sostanziale stabilit. ma quindi perch accosta questi 2 termini?
di questo aspetto hideger debitore alla fenomenologia di husserl, perch la
fenomenologia di husserl aveva come motto andare alle cose stesse, quindi per husserl
questo significa porsi in una condizione che lascia apparire le cose nella loro immediata
evidenza. capiamo una cosa quindi, che la fenomenologia in questo senso ha un duplice
significato: da un lato la fenomenologia appare essere una sorta di metodo, mettersi nella
condizione che le cose si manifestino nella loro immediata evidenza significa applicare un
metodo per poter guardare le cose per come si manifestano, se noi riusciamo ad
assumere un atteggiamento adatto le cose ci si mostreranno nella loro immediata ed

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assoluta evidenza; in un altro senso la fenomenologia anche un atteggiamento


dell'uomo, un modo di comportarsi, un modo dessere, cio anche un atteggiamento
pratico, riveste un ruolo pratico.
hideger in realt intende la fenomenologia proprio esclusivamente come un metodo,
come IL metodo, ma questo metodo lungi dal porre le cose difronte a noi nella loro
immediata evidenza, ci mostra al contrario che il nostro rivolgere lo sguardo alle cose
oscura, copre ci che permette alle cose di essere quello che sono, ci non permette alle
cose di apparire.
la fenomenologia vero come dice husserl che andare alle cose stesse, per questo farci
apparire le cose come sono sposta la nostra attenzione sulle cose facendoci dimenticare
ci per cui le cose sono quel che sono.
la fenomenologia il metodo della ontologia, perch la fenomenologia fa apparire le
cose, gli Enti nella loro immediata evidenza e quindi rende manifesto (ma in maniera
problematica) lessere di questi enti.
hideger in questo modo sta cercando di dirci che tutta lo nostra storia (la storia di noi esseri
che cercano di vivere dando un senso a tutto quello che vedono intorno) nata ed
cresciuta intorno ad una sostanziale dimenticanza, intorno ad un ignoranza delle cose e
della realt perch tutta la nostra storia e la nostra filosofia hanno concentrato
l'attenzione sulle cose dimenticandosi completamente il motivo per cui le cose sono.
il pensiero ha avuto di mira l ente perdendo di mira l essere dell' ente, dunque giunto il
tempo di riproporre la domanda sulla essere, giunto il tempo di riproporre il tema dell'
essere domandandoci la radice del senso, e scopriremo che cio che da ragione alle cose
non stato mai messo in discussione dall' uomo; l uomo ha sempre avuto a cuore il mettere
in discussione le cose, bisogna tornare a porre il problema dell' essere, ma possibile porre
il problema in maniera diretta, chiedendocelo in maniera diretta? lui dice che evidente
che non possibile, proprio per questo per 2000 anni ce ne siamo dimenticati, perch l
uomo non ha a che fare con l essere ma con le cose, con gli enti. l essere si nasconde
dietro alle cose, si sottrae attraverso le cose, questo che rende drammatica la nostra
esistenza, perch siamo portati a dare senso alle cose senza fondare questo senso
abbiamo a che fare con le cose nel senso che gli diamo importanza, solo che non
cerchiamo lessere come fondamento dellente, ma cerchiamo lente privilegiato, che da
senso a tutti gli altri, come poteva essere lidea platonica, lo spirito di Hegel, latto puro di
Aristotele, tutta la filosofia stata una teologia mascherata da metafisica e, quindi, una
onto-teologia.

hideger nellintroduzione del testo fa presente come sia necessario tornare e riproporsi il
problema del senso dell' essere.
attraverso la fenomenologia di husserl hideger ritiene di comprendere che le cose
proprio nel loro mostrarsi limpido ed evidente ci allontanano dalla comprensione del
loro senso.
quanto pi esse ci sono presenti (e la fenomenologia il modo migliore per rendercele
presenti) tanto pi il loro senso ci appare oscuro e celato. quindi concentrarci sulle cose
significa dimenticare ci per cui le cose sono, ovvero dimenticare l essere.
il senso dell' essere sembrerebbe quasi scontato, perch l essere il concetto pi generale
di tutti, una comprensione dell' essere gi implicita nella comprensione dell' ente (delle

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cose). proprio il fatto che noi lo comprendiamo in maniera cos generale significa, sotto
sotto, che non lo comprendiamo, noi comprendiamo l essere in maniera cos generale in
fondo perch accettiamo di non conoscerlo in maniera determinata. potrebbe anche
darsi che la conoscenza dell' essere in maniera determinata sia una cosa cos astratta e
cos lontana dal nostro modo di vedere le cose che non ci interessa, perch troppo
lontano dalle nostre quotidiane occupazioni. Questo aspetto di indeterminatezza spinge
Haideger a riproporre il senso dellessere, in primo luogo si tratta di comprendere da quale
parte bisogna rivolgerci per determinare questo senso dellessere
Heidegger dir che la metafisica si sempre concentrata sullente, questo inevitabile,
perch l uomo che si interroga sul senso dell' essere in realt poi ha sempre a che fare
con l ente, l uomo pu anche essere consapevole dell' assoluta indeterminatezza dell'
essere ma poi ha sempre a che fare con le cose, la metafisica non ha fatto altro che trarre le
proprie conclusioni, l uomo trover il fondamento di questo mondo di cose in quella cosa
che pi ente, pi e meglio, di tutte le altre, in questo modo la metafisica si sempre
posta il problema dell' ente supremo ed ha dimenticato in questo modo il senso dell'
essere, la metafisica un continuo oblio del senso dell' essere, perch non tiene mai
conto di quella che hideger chiama differenza ontologica tra ente ed essere.
Ente ed essere non sono la stessa cosa, il loro rapporto come quello che c tra le cose e
la luce, noi vediamo le cose in virt della luce, ma non vediamo la luce in s, cos allo
stesso modo tra ente ed essere. l essere in fondo cio che si nasconde rilevando l ente.
la metafisica dovrebbe porsi il problema dell' essere ma inevitabilmente deve passare per
l ente. si cerca di passare per l ente supremo, spesso quindi per Dio, ma hideger dice che
un ente privilegiato in questo senso esiste ed quellente che noi stessi gi da sempre
siamo.
ovvero c un ente privilegiato che andrebbe interrogato per rivelarci il senso delle cose,
cio luomo, perch comprendere, interrogare..sono atteggiamenti propri di un ente in
particolare, quellente la cui caratteristica particolare per hideger quella dell' interrogare,
cio luomo. l uomo quindi diventa l ente privilegiato che hideger interroga per vedere in
che modo il carattere proprio dell' uomo possa rivelare il senso dellessere. hideger nelle
sue opere non scriver mai la parola uomo, ma troveremo il termine:
da-sein: viene tradotto in italiano come esserci; in realt in tedesco sarebbe pi
proprio dire essere l; quindi significa che l uomo non mai riconducibile ad una essenza
immodificabile, l uomo non mai un essenza immodificabile ed intangibile, l uomo
sempre l, sempre posto in una determinata situazione, l uomo essere in una
situazione; noi proviamo a cogliere l uomo nella sua limpida essenza ma non ce lo
cogliamo mai, lo cogliamo sempre in una determinata situazione, sempre posto in mezzo
a qualcosa; questo essere l poi definito da hideger con l espressione in-der-welt-sein,
ovvero essere nel mondo, quindi l uomo non lo cogliamo mai fuori dalla sua situazione in
cui immerso, quindi non lo cogliamo mai fuori dal mondo in cui da sempre l uomo .
ma in che modo l uomo un essere nel mondo? il modo specifico dessere dell' esserci l
esistenza. quindi tutto il modo dessere sar una analitica esistenziale, cio un analisi dei
caratteri specifici del modo d essere di quell'ente che noi da sempre siamo in quanto
ente situato nel mondo. che senso ha allora la riproposizione del problema dell' essere?
non si tratter pi di interrogare quell' ente supremo che o Dioma si atterr di
interrogare s lesserci, ma si tratter anche di chiarire quell'esserci nelle sue molteplici

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relazioni, che sono le relazioni dell' esserci con le cose(essere in); con gli altri (essere con)
e con se stessi (essere in tutto). si conclude cos il terzo scritto.

hideger venne inteso secondo l analisi di satre, analisi che hideger rifiut sempre, ma che gli
diede il titolo di esistenzialista. hideger non si mai sentito un esistenzialista, lui ha sempre
detto di essere un filosofo dell' essere, quindi hideger giustificava la sua critica perch
diceva di occuparsi solo della ricerca del senso dell' essere.
per hideger esistenza equivale a trascendenza, apparentemente sembra un
controsenso, ma lo si capisce dalla radice della parola ex sistere, ovvero stare fuori, allora
perch questa radice estrinseca dal concetto dell' esistenza. l esistenza dell' uomo lui la
definisce come un aver da essere, noi difficilmente ridurremmo la nostra esistenza a quella
delle piante (solo esistenza biologica) o all' esistenza degli animali (rispondere a semplici
istinti e impulsi naturali); noi esistiamo quando ci proiettiamo, quando ci buttiamo fuori da
noi per proiettare qualcosa, poi pensiamo e ci interroghiamo quando il nostro proiettarci
fuori per fare qualcosa fallisce, allora ci interroghiamo sul perch. ecco perch esistenza
significa trascendenza, la nostra esistenza proiettarci e buttarci fuori su qualcosa.
l esistenza dell' essere un progettare, chi che non progetta qualcosa?
hideger per ha un idea diversa di progettare; progettare in tedesco si scrive ent-werfen,
werfen in tedesco significa gettare, ent invece una proposizione che esprime lontananza.
quindi ent werfen significa in realt gettare se stesso lontano da se, nel senso proprio dell'
uscir fuori da se. noi progettiamo costantemente la nostra vita e nel momento in cui
agiamo, ovvero mettiamo in pratica il nostro progetto, esistiamo, ma nel modo di gettar
fuori di noi, neghiamo il nostro essere qui nel mondo per realizzare qualcosa, per avere
da essere qualcosaltro. quindi se l esistenza il modo d essere proprio dell' esserci questa
esistenza va intesa nel senso di questo progettare; l esistenza dell' esserci possibilit, non
c progettualit senza possibilit.
Progettualit per Haideger significa apertura estrema alle nostre possibilit, lesistenza
dellesser-ci possibilit, in realt quando noi gettiamo qualcosa fuori da noi, cio
progettiamo nel senso inteso da hideger, noi non siamo pi in grado di influire su quella
cosa, questo gettarci oltre noi stessi non ci permette pi di modificare il progetto, non
siamo pi in grado a condizionare il progetto, ma anzi, il progetto che condiziona la
nostra esistenza, aprendoci allo scacco esistenziale.
la nostra esistenza quotidiana votata allo scacco, il modo in cui questo scacco si
concretizza.
se l esistenza apertura, progettualit, gettarsi fuori nel mondo allora l uomo
sempre un essere presso le cose, l uomo nel mondo in primo luogo nel suo avere a che
fare con le cose, ma anche questo, in che senso, in che modo l esserci nel mondo? in che
modo un mondo vi perpetuo? il discorso hidegeriano da questo punto di vista preciso;
vi un mondo solo nel momento in cui l esserci ci nel mondo, c un mondo solo
perch l esserci vi nel mondo, quindi il mondo si costituisce inevitabilmente intorno all'
esserci; in pratica non c un mondo gi determinato, il mondo esiste, il mondo c solo
perch ci lesserci, cio il mondo non ha un significato predeterminato cui l esserci si
deve adattare. siamo noi che diamo senso al mondo, il che tutto sommato
superficialmente sembra chiaro.

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non un significato di matrice letterale, grammaticalesiamo noi che diamo significato al


mondo perch siamo proprio noi che costruiamo il mondo, ma non concretamente, noi
costruiamo il mondo semplicemente perch prima dell' esserci il mondo in tutta
semplicit non c, il mondo con tutti i suoi soli e le vie lattee non c fino a che l esserci
non vi dentro.
perch proprio l esserci il centro intorno cui ruotano tutte le relazioni che fanno essere
le cose ci che sono. non si intende solo le cose artificiali costruite dall' uomo, anche le
cose naturali, esiste una natura solo perch siamo noi che costituiamo le relazioni che
sono per noi la natura.
il mondo esiste solo in base ai significati che l uomo da, prima dei significati il mondo non
c, non perch l uomo crei il mondo, ma perch esiste un mondo soltanto quando l uomo
c nel mondo, questo esserci si costituisce solo quando l uomo esiste, cio si progetta
esistendo fuori di se nella trascendenza esistendo nel mondo.
il mondo si costituisce solo in questa dimensione, se l esserci esiste cos il modo si
costituisce solo in relazione all' essere. quindi hideger non rinnega la scienza ma va a
cercare le radici stesse della progettualit di un atteggiamento scientifico nel mondo.

Il primo rapporto dellesser-ci con il mondo quello che viene tradotto con Utilizzabilit,
in tedesco Zuhandeheit, Zu una proposizione che indica andare verso qualcosa, un moto
a luogo, Handen durare, e significa letteralmente lessere alla mano delle cose, noi ci
facciamo lidea che il nostro immediato rapporto con le cose sia quello della conoscenza,
dice Heideger, ma in realt noi con le cose abbiamo un rapporto pratico, le
comprendiamo grazie al loro essere per noi qualcosa di utilizzabile, sappiamo le cose
nella misura in cui sappiamo a cosa servono. Ma il discorso non si riduce ad una pura e
semplice manualit, il nostro usare le cose da luogo ad una serie sterminata di rimandi, ad
esempio il chiodo e il martello, noi prendiamo il chiodo e il martello e sappiamo cosa
sono in virt del fatto che sappiamo a cosa servono. Il martello serve a piantare un chiodo
nel muro, eppure in questa operazione sono inseriti una serie di rimandi che per noi
costituiscono il nostro mondo, ad esempio associamo il chiodo ad appendere qualcosa al
chiodo, magari una foto, ma rimanda anche al fatto che noi vorremo abbellire una nostra
parete, rimanda anche allabitare una casa, essere situati in un luogo, e cos via.
Noi crediamo di avere a che fare con oggetti isolati, ma in realt dobbiamo inserire le
cose in una serie di legami, di rimandi, che ovviamente hanno al centro lesser-ci.
Solo dopo, dice Heidegger, noi sviluppiamo latteggiamento della conoscenza, rispetto
alle cose, solo dopo questa serie di rimandi. In seguito noi ci dimentichiamo di questa
prima fase dellutilizzabilit, e crediamo che le cose siano l, e in quella maniera, da
sempre. Cos nasce la metafisica, quando noi dimentichiamo lutilizzabilit delle cose,
degli enti, e crediamo che siano semplicemente presenti.
Ci vuol dire che latteggiamento primario della nostra esistenza non teoretico, ma
pratico-esistenziale, nel senso che il nostro stesso atteggiamento pratico concorre a
costituire i significati del mondo in cui noi ci troviamo.
Haideger arriva a dire che noi ci prendiamo cura delle cose.
Noi non siamo solo in mezzo alle cose, ma anche in mezzo ad altri esseri con cui siamo in
relazione, quindi se ci prendiamo cura delle cose, una volta posti in relazione con gli altri,
come ci prendiamo cura delle cose, cos ci prendiamo cura anche degli altri;

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in due modi:
1) O tendiamo a sollevare gli altri dalla loro cura, facendo le cose al posto loro.
2) Mettendo gli altri in condizione di prendersi cura delle cose.
Nel primo caso limitiamo gli altri, nel secondo caso invece contribuiamo a far conquistare
agli altri la propria libert.
Dunque lesserci nel mondo costituito da relazioni. Lesserci non mai dato in maniera
immutabile, lesserci si fa, e nel suo farsi, struttura questo insieme di relazioni, in questo
spazio di progettualit.
A questo punto Heidegger introduce una distinzione, se il farsi dellessere, lesistenza,
dipende dallaver da essere, ammette che in questo aver da essere o lesserci coglie se
stesso, si realizza pienamente, oppure manca il suo progetto, fallisce. O lesserci realizza
pienamente se stesso, o non si realizza, sono quelle che Heidegger definisce esistenza
autentica ed esistenza inautentica. Nella nostra esistenza quotidiana la nostra esistenza
sempre votata allinautenticit, noi ci perdiamo nella nostra quotidianit, ci perdiamo
perch crediamo di realizzare noi stessi nelle cose, ma in esse ci perdiamo, e questo
smarrimento ci che Heidegger chiama Deiezione (VerFallen, il buttarsi via).
Nella nostra quotidianit media, nel nostro vivere giornaliero, letteralmente ci buttiamo via,
ci perdiamo nel progettare. Basti pensare a quanto il nostro progettare dipenda dalle cose,
dallidea che noi dipendiamo da un mondo che noi superficialmente crediamo essere l
solo per essere sfruttato. Lidea che il primo oggetto a nostra disposizione siamo noi
stessi, crediamo che il possesso di noi stessi sia acquisito in maniera incondizionata, ma
non cos, tanto pi la nostra esistenza progettualit, tanto pi ci perdiamo nelle cose,
questa la Deiezione, il cadere in mezzo alle cose.
Cadere, ma cadere da dove?
Cadere dal nulla, nessuno ci getta in mezzo alle cose, come se Haideger riprendesse
Nietzche, tolto Dio la nostra esistenza eterno precipitare, la nostra quotidianit per
Heidegger annichilita nelle cose, precipitiamo in esse.
La deiezione avviene secondo modi abbastanza caratteristici, che sono la curiosit, la
chiacchiera, e lequivoco.
Ci disperdiamo nelle cose in primo luogo quando proviamo curiosit delle cose, siamo
soffocati da questa curiosit, per H., non la curiosit animata da spirito di ricerca, come
poteva essere con Aristotele, ma di chi vuole essere riempito, saziato, soffocato, dalle cose.
La curiosit porta alla chiacchiera, si curiosi delle cose e quindi si chiacchiera
incessantemente intorno ad esse.
La chiacchiera finisce con il portare allequivoco, al fraintendimento.
Tutto questo giro di fraintendimenti, si raccoglie intorno al Si impersonale, La curiosit
costituisce uno dei fondamenti dellesistenza perch si curiosi, e allo stesso modo si
chiacchiera, si parla, si dice, si fa.
E chiaro che Heidegger sta descrivendo la societ di massa, il si impersonale la
traduzione in caratteri filosofici della massificazione della societ. Pochi anni dopo Ortega Y
Garset, scriver La ribellione delle masse, nel quale primo libro, si dice che il fenomeno pi
caratteristico della modernit la necessit di trovare un posto, i negozi sono pieni di
acquirenti, i cinema pieni di spettatori e cos via, ed in questa massa impersonale luomo si
perde, la deiezione lo smarrirsi delluomo allinterno di questa massa impersonale.
Il si impersonale il culmine dellesistenza inautentica.

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favola di igino, in cui hideger ci vede la trasposizione in favola dell idea che ha del
concetto della cura. abbiano sempre inteso l uomo da platone in poi come l unione di
materia e anima. l uomo quindi sarebbe sempre una realt duplice, composta e scissa al
suo interno. in realt la favoletta serve ad hideger che lungi dal porre in questione dell'
uomo l analitica esistenziale tende a mettere in luce il carattere unitario dell' essere.
la cura rappresenta e costituisce il primo senso della comprensione unitaria dell' esserci.
perch o l esserci lo pensiamo in senso tradizionale (unione tra corpo e spirito) o lo
pensiamo nei termini della filosofia moderna (res cogitans e res extensa) o lo pensiamo
come hideger vuole mettere in luce nell orizzonte di un analitica esistenziale a lo
pensiamo in una forma molteplice, in ogni caso comunque siamo portati a pensare
allessere come ad una forma scissa.
se non possibile cogliere l essere nella propria unitariet non sar possibile
comprendere l essere dell' esserci
dunque la favola intende la cura come questa comprensione unitaria
l esserci disperso in mezzo alle cose, un pulviscolo di progetti e di azioni dispersi in
mezzo alle cose e se venissimo interrogati su qual il senso unitario della nostra esistenza
difficilmente in mezzo a questa dispersione sapremmo rispondere.
cos che ci da la possibilit di cogliere l unitariet del senso dell' essere dell' esserci stesso?
quando ci chiediamo (nel senso pi profondo del termine) chi siamo noi, come facciamo a
rispondere se hideger dice che siamo dispersi in mezzo alle cose; cosa ci permette di
rispondere a questa domanda in senso autentico? cosa l uomo?, questa la domanda
che serve a farci porre la favoletta. nel momento dell' esistenza dell' uomo, a chi che va il
suo essere, il suo vivere?
noi non leggeremmo l essere alla sua verit, alla sua essenza, perch la troveremmo
sempre compromessa dal mondo, corrotta, modificata.
dovendo rispondere alla domanda esistenziale del chi lesserci? ovvio che la domanda i
questo senso ambigua, perch finche noi non comprendiamo il modo dell' esserci nel
mondo immancabilmente perderemmo sempre il bersaglio
infatti la nostra esistenza un esistenza che si ritaglia nelle cose, il punto che questo
nostro apparente commercio delle cose basta a comprendere il senso dell' essere dell'
esserci?
quanto della nostra personalit, della nostra capacit di agire e di definirci dipende dal
nostro legame con le cose? noi non riusciamo a definire noi stessi se non facendo un
paragone con le cose e con il mondo. tutta la nostra esistenza legata ad un commercio
con il mondo e con le cose, ma basta questo a definire l interezza della nostra esistenza? i
parametri come data di nascita, luogo di residenza, chi sono i genitori che possiamo
definire parametri oggettivi bastano a definire la nostra esistenza? secondo hideger c
una esperienza che ci apre a questa comprensione esaustiva dell' esserci (quella che
chiama la situazione emotiva dell' angoscia) e c una risposta che rende ragione alla
voglia di definire la nostra individualit: lessere per la morte
angoscia e essere per la morte, sono i due determinanti che ci aprono allesser-ci.
l angoscia la definisce in relazione alla situazione emotiva simile (ma diversa) della paura:
mentre la paura sempre paura di qualcosa, sempre una paura oggettivata, ovvero una

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paura che ci tiene sempre nel mondo, in relazione alle cose. l angoscia invece noi la
proviamo quando in realt siamo angosciati per nulla. qualcosa che potremmo definire
simile al malessere interiore che proviamo anche senza riuscire a definire cosa che ci
turba. ci troviamo nell' angoscia in qualunque momento, anche quando e sopratutto
apparentemente la nostra esistenza procede in maniera tranquilla e ordinata, quando
tutto sembra andare per il meglio; quando ci troviamo angosciati, qualunque domanda del
tipo: cosa che ti angoscia? non trova una risposta. se siamo in grado di progettare
qualcosa non siamo nella situazione dell' angoscia, abbiamo paura. nell' angoscia noi
non siamo in grado di progettare niente, una situazione particolarissima ed
estremamente rara, anche perch questa situazione limite che rivelativa del senso
della nostra esistenza, proprio perch nonostante tutti i nostri sforzi questo senso di
angoscia non viene mai meno. quando ci troviamo nell' angoscia progettiamo, ci
organizziamo, cerchiamo di immaginare e di anticipare qualcosain realt tutti i nostri
sforzi non portano a niente, inevitabilmente rimaniamo angosciati, tanto che alla fine alla
domanda cosa che ti angoscia rispondiamo nulla. ci troviamo in una situazione in cui le
cose ci sfuggono. nell' angoscia le cose ci sfuggono, vengono meno, il venir meno delle
cose il carattere rivelativo della situazione emotiva dell' angoscia.
se la nostra esistenza quotidianamente sempre immersa nel commercio delle cose e ci
troviamo nella situazione in cui le cose ci sfuggono, scompaiono, noi, che siamo immersi
nelle cose, abbiamo la possibilit di essere ribattuti contro noi stessi, possiamo
confrontarci con noi stessi. questo essere sospinti in noi stessi apre all' esserci la possibilit
di comprendersi come un tutto, cio comprendersi nella propria compiutezza, nel proprio
senso, nell' interezza dell' esistenza. questinterezza dell' esistenza quella che hideger
chiama l essere per la morte.
proprio attraverso l analisi del fenomeno della morte hideger ci mostra che noi fino ad
ora siamo esistiti in maniera inautentica, perch la morte ci strappa dal nostro commercio
con le cose, ci strappa dalla nostra comprensione quotidiana della morte.
lanalisi di Heidegger su cosa sia la morte, dimostra che le nostre risposte sono del tutto
inautentiche.