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Sebastiano Barbarino

APPUNTI

DI

CAMPI ELETTROMAGNETICI
A.A. 2013 - 2014

||||||||- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagneti i ||||||||-

PREFAZIONE
Questa ra olta di argomenti di elettromagnetismo rispe hia le lezioni da me svolte
nell'ar o di venti anni presso la fa olta di Ingegneria della Universita di Catania. Tali
argomenti sono stati elaborati attingendo dai libri lassi i di elettromagnetismo e pertanto
non ontengono originalita al una. La ra olta e nata per aiutare gli studenti ad avere tutte
le lezioni on entrate in un solo libro. Non tutti gli argomenti sono ompleti e ertamente
an ora ne man ano. Lo stato attuale di tali appunti si deve si uramente agli studenti
he di anno in anno mi hanno aiutato a migliorarli sia nel ontenuto, sia dal punto di
vista formale. Il loro interesse verso l'elettromagnetismo mi ha spinto ad aggiungere nuovi
argomenti e gra i spesso fatti da loro. A loro vanno tutti i miei ringraziamenti e la mia
profonda gratitudine.

Sebastiano Barbarino

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici INDICE

Introduzione
I1 - Cenni storici
I2 - Lo spettro elettromagnetico
I3 - Breve Biografia di James Clerk Maxwell

I-1
I-4
I-7

Cap. 1 - Il campo elettromagnetico


1.1 - La grandezza fisica pi
u importante dellelettromagnetismo La velocit
a della luce e la sua misura sperimentale
1-1
1.2 - Equazioni di Maxwell
1 - 12
1.3 - Sviluppo in serie di multipoli del potenziale elettrico di una
distribuzione arbitraria di cariche
1 - 14
1.4 - Potenziale elettrico generato da un dielettrico polarizzato
1 - 17
1.5 - Suscettivit
a e permettivit
a elettrica
1 - 20
1.6 - Sviluppo in serie di multipoli del potenziale magnetico vettore generato
da un circuito localizzato posto a grande distanza dallosservatore
1 - 22
1.7 - Descrizione macroscopica della materia magnetizzata:
calcolo del potenziale vettore prodotto dalla materia magnetizzata
1 - 24
1.8 - Equazioni di Maxwell nella materia
1 - 27
1.9 - Forma integrale delle equazioni del campo
1 - 30
1.10 - Relazioni costitutive
1 - 37
1.11 - Densit
a di carica libera allinterno dei mezzi conduttori
1 - 39
1.12 - Campo elettromagnetico nei mezzi conduttori perfetti
1 - 40
1.13 - Superconduttivit
a
1 - 41
1.14 - Forze nel campo elettromagnetico: il tensore degli sforzi
elettromagnetici
1 - 50
1.15 - Energia elettrica e magnetica immagazzinata nel campo elettromagnetico 1 - 59
1.16 - Il flusso di energia: Teorema di Poynting
1 - 66
1.17 - Condizioni ai limiti. Discontinuit
a nei vettori del campo
1 - 69
1.18 - Teorema di unicit
a
1 - 73
1.19 - Introduzione alla teoria della relativit
a ristretta
1 - 76
1.20 - Le trasformazioni di Lorentz
1 - 87
1.21 - Trasformazioni relativistiche delle equazioni di Maxwell
per lo spazio vuoto
1 - 90
1.22 - Trasformazioni galileiane delle equazioni di Maxwell per lo spazio vuoto 1 - 98
1.23 - Trasformazioni delle equazioni di Maxwell con considerazione
delle correnti di convezione
1 - 100
1.24 - Deduzione del campo elettrico e del campo magnetico generato da una
carica puntiforme in moto rettilineo uniforme dalle leggi di trasformazioni
dei campi
1 - 105
i

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 2 - Lesistenza di onde elettromagnetiche e loro caratteristiche fondamentali
2.1
2.2
2.3
2.4
2.5
2.6

2.7 2.8 2.9 2.10 2.11


2.12
2.13
2.14
2.15
2.16
2.17

Equazioni delle onde


Onde piane armoniche nel tempo
Propagazione nei mezzi dielettrici perfetti
Propagazione in un mezzo conduttore
Onde piane armoniche nello spazio
Espressione delle onde piane che si propagano in direzione diversa
dallasse z
Soluzione generale dellequazione donda unidimensionale
Polarizzazione delle onde elettromagnetiche - Composizione di onde
della stessa frequenza vibranti su piani ortogonali
Parametri di Stokes e sfera di Poincare
Espressione del teorema dellenergia di Poynting per campi
armonici nel tempo. Il vettore di Poynting complesso
Effetto Doppler e aberrazione della luce
Polarizzatori
Legge di Malus
Polarizzatore a griglia di fili
Cristalli dicroici
Polaroid
Valutazione della pressione di radiazione esercitata da unonda
elettromagnetica piana su una parete perfettamente assorbente

2
2
2
2
2

1
6
8
9
15

2 - 16
2 - 18
2 - 20
2 - 28
2
2
2
2
2
2
2

30
34
40
40
42
44
45

2 - 49

Cap. 2 - Appendice
2A.1 - Covarianza delle equazioni di Maxwell
2A.2 - Invarianza della fase e quadrivettore donda
2A.3 - Equazione donda per mezzi omogenei isotropi in movimento

2 - 52
2 - 56
2 - 58

Cap. 3 - Riflessione e rifrazione su una superficie piana


3.1
3.2
3.3
3.4

3.5 3.6 3.7 3.8 3.9 -

Leggi di Snell
3
Equazioni di Fresnel
3
Leggi di Snell per mezzi dielettrici perfetti
3
Formule di Fresnel per mezzi dielettrici perfetti ~ 0 normale al piano di incidenza
3
E
Formule di Fresnel per mezzi dielettrici perfetti ~ 0 parallelo al piano di incidenza
E
3
Osservazioni sulla riflessione delle componenti parallela e ortogonale del
campo elettrico (r1 < r2 )
3
Legge di Brewster dal punto di vista della teoria degli elettroni
3
Calcolo della densit
a di potenza riflessa e trasmessa - Dielettrici perfetti 3
Campo elettrico incidente e linearmente polarizzato in direzione arbitraria 3
ii

-1
-4
- 11
- 13
- 13
- 16
- 19
- 21
- 27

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.10


3.11
3.12
3.13
3.14
3.15
3.16
3.17
3.18

3.19
3.20
3.21
3.22
3.23
3.24
3.25
3.26
3.27

Indice di rifrazione della troposfera per le radioonde e per la luce


La curvatura dei raggi luminosi nellatmosfera
Lappiattimento del Sole
Dispersione della luce
Il raggio verde
Larcobaleno
Larcobaleno agli occhi di un osservatore attento
Interpretazione dellorigine dellarcobaleno: da Fleischer a Newton
Spiegazione di Newton sulla origine dellarcobaleno nella
sua Lectures on Optics
Passaggio di un raggio di luce attraverso una goccia di pioggia
Il pi
u grande angolo fra il raggio incidente e quello emergente
Il miraggio
Storia scientifica degli studi sul miraggio scritta da Biot
Il miraggio - Gaspard Monge
Trattamento teorico del miraqggio
Modello specifico
Modello pi
u dettagliato
Dettagli pi
u importanti

3
3
3
3
3
3
3
3

32
35
45
45
45
47
47
50

3
3
3
3
3
3
3
3
3
3

50
51
53
55
56
63
64
66
69
71

Cap. 3 - Appendice
La Fata Morgana

3 - 77

Cap. 4 - Riflessione totale - Riflessione e rifrazione in un mezzo conduttore


4.1 - Riflessione totale
4-1
4.2 - Onde superficiali
4-4
4.3 - Calcolo dei coefficienti di riflessione e di trasmissione nel caso di riflessione
anchen shift
4-6
totale 0 L - Goos and H
4.4 - Studio delle fasi dellonda riflessa quando 0 > L
4-9
4.5 - Rifrazione in un mezzo conduttore
4 - 17
4.6 - Riflessione da una superficie conduttrice
4 - 22

Cap. 4 - Appendice
4A.1 - Calcolo esplicito dei parametri relativi alle formule del Cap.4: Rifrazione
in un mezzo conduttore e riflessione su una superficie conduttrice
4A.2 - Calcolo della fase
4A.3 - Calcolo della fase k
4A.4 - Calcolo esplicito della formula (4.6.11)

Cap. 5 - Lamine piane (Plane slabs)


iii

4
4
4
4

30
32
32
33

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 5.1


5.2
5.3
5.4
5.5
5.6
5.7
5.8
5.9

Campo elettromagnetico riflesso e trasmesso


Coefficienti di riflessione e trasmessione
Applicazione ai mezzi dielettrici
Protezione di antenne
Modello fisico della riflettivit
a di uno strato dielettrico Riflessioni multiple
Lamina assorbente - Film sottile
Teoria delle lamine multistrato
Mezzi stratificati con permettivit
a alternate alte e basse
Filtri interferenziali multistrato (tipo Fabry-Perot)

5
5
5
5

1
6
7
16

5
5
5
5
5

16
19
26
32
41

Cap. 5 - Appendice: Effetti biologici delle radiazioni a radiofrequenza


5A.1
5A.2
5A.3
5A.4

Introduzione
Effetti biologici e problemi di salute
Sicurezza e regolamenti
Linfluenza delloperatore umano sulla performance di un dispositivo
portatile
5A.5 - Simulazione computazionale

5 - 43
5 - 44
5 - 45
5 - 46
5 - 47

Cap. 6 - Plasma - Propagazione di onde elettromagnetiche in plasma omogeneo


6.1
6.2
6.3
6.4
6.5
6.6
6.7
6.8
6.9

6.10
6.11
6.12
6.13
6.14
6.15
6.16
6.17
6.18

Descrizione elettromagnetica dei plasmi


6-1
Determinazione dei parametri costitutivi del plasma
6-4
Propagazione di onde piane in un plasma omogeneo
6-8
Densit
a di energia in mezzi dispersivi
6 - 14
Velocit
a di fase, di gruppo e dellenergia in un plasma senza perdite
6 - 20
Velocit
a di fase, di gruppo e dellenergia in un plasma con piccole perdite 6 - 22
Effetto Doppler in un mezzo omogeneo dispersivo
6 - 22
Indice di rifrazione di un mezzo omogeneo in moto
6 - 26
Fenomeni elettromagnetici non lineari nei plasmi ed in particolare nella ionosfera
- Cross modulation o effetto Lussemburgo
6 - 29
Effetto Lussemburgo
6 - 30
Risultati sperimentali sulleffetto Lussemburgo
6 - 31
Richiami sulla teoria della propagazione delle radioonde
6 - 32
Interpretazione delleffetto Lussemburgo
6 - 33
Teoria delleffetto Lussemburgo
6 - 35
Descrizione del campo elettromagnetico disturbante
6 - 35
Equazione di bilancio energetico degli elettroni
6 - 37
Variazione di ef f dovuta al campo modulato
6 - 38
Assorbimento di unonda elettromagnetica
6 - 43
iv

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 7 - Propagazione di onde elettromagnetiche piane in mezzi anisotropi:
Plasmi sottoposti a campi magnetici, ferriti magnetizzate, effetto Hall,
effetto magnetoottico, effetto Zeeman, ottica dei cristalli
7.1 - Relazioni costitutive di un plasma sottoposto a campo magnetostatico
7-1
7.2 - Propagazione di onde piane in un plasma sottoposto ad un campo
magnetico
7-5
7.3 - Propagazione longitudinale: Rotazione di Faraday in assenza di collisioni 7 - 31
7.4 - Rotazione di Faraday in presenza di collisioni
7 - 33
7.5 - Velocit
a degli elettroni
7 - 47
~
7.6 - Propagazione in direzione ortogonale a B0
7 - 49
7.7 - Trasmissione da un mezzo isotropo ad uno anisotropo: Birifrangenza
7 - 52
7.8 - Densit
a di energia in mezzi dispersivi anisotropi: plasmi magnetizzati
7 - 54
7.9 - Propriet
a di un mezzo ferrimagnetico
7 - 54
7.10 - Relazioni costitutive di una ferrite magnetizzata
7 - 59
7.11 - Propagazione di unonda elettromagnetica piana in ferrite nella
direzione longitudinale ossia parallela al campo magnetico statico
applicato
7 - 62
7.12 - Rotazione di Faraday in ferrite magnetizzata
7 - 66
7.13 - Effetto Hall
7 - 68
7.14 - Rotazione di Faraday nei solidi dielettrici (effetto magnetoottico)
7 - 72
7.15 - Effetto Zeeman
7 - 78
7.16 - Attivit
a ottica
7 - 78
7.17 - Concetto di simmetria ede inversione speculare
7 - 79
7.18 - Storia della scoperta dellattivit
a ottica: leredit
a di Biot
7 - 83
7.19 - Onde elettromagnetiche in mezzi chirali - Introduzione
7 - 93
7.20 - Relazioni costitutive
7 - 96
7.21 - Onde piane in mezzi chirali illimitati
7 - 97
7.22 - Propagazione elettromagnetica nei mezzi anisotropi - Ottica dei cristalli 7 - 104
7.23 - Il tensore dielettrico di un mezzo anisotropo
7 - 104
7.24 - Propagazione di onde elettromagnetiche piane in mezzi anisotropi
7 - 106
7.25 - Cristalli uniassici
7 - 111
7.26 - Lamine quarto donda
7 - 113
7.27 - Lamina a mezzonda
7 - 116
7.28 - Propagazione in direzione parallela allasse ottico
7 - 118
7.29 - Prisma di Nicol
7 - 121
7.30 - Onde piane in mezzi non lineari
7 - 122
7.31 - Onde elettromagnetiche piane in mezzi non lineari
7 - 127
7.32 - Effetto elettroottico
7 - 134
7.33 - Effetti del campo elettro
7 - 135
7.34 - Effetto Kerr
7 - 136
7.35 - Effetto Pockels
7 - 138
7.36 - Modulatori di ampiezza e di fase
7 - 141
7.37 - Modulazione dampiezza della luce
7 - 142
7.38 - Modulazione di fase della luce
7 - 143
v

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 8 - Propagazione in un mezzo non omogeneo ed isotropo in approssimazione di frequenza molto alta - Propagazione di onde radio nella
ionosfera
8.1
8.2
8.3
8.4
8.5
8.6
8.7
8.8
8.9
8.10
8.11
8.12
8.13
8.14
8.15
8.16
8.17
8.18
8.19
8.20
8.21
8.22
8.23
8.24
8.25
8.26
8.27
8.28
8.29
8.30
8.31
8.32
8.33
8.34
8.35
8.36
8.37

Equazioni donda per un mezzo non omogeneo


Formazione della ionosfera - Il sistema Terra - Sole
Finestra radio
Radiazione infrarossa
Trasmissione atmosferica della radiazione infrarossa
Assorbimento
Il Sole
Emissione di radioonde
La variazione della densit
a degli elettroni con laltezza. Lo strato di
Chapman
La struttura della ionosfera
Influenza della ionosfera sulla propagazione delle radioonde
Traiettoria dei raggi nella ionosfera
Global Positioning System (GPS)
Prestoria
Global Navigation Satellite System
Fondamenti di Navigazione Satellitare - Concetto di distanza (ranging)
utilizzando misure del tempo di arrivo (Time of Arrival - TOA)
Determinazione della posizione bidimensionale
Comune scarto temporale degli orologi e loro compensazione
La matematica del GPS
Linearizzazione delle equazioni delle psudodistanze
Valutazione delle equazioni delle distanze con il metodo iterativo
Aurora boreale: Introduzione storica
Documenti sullaurora polare dai secoli bui e dal medioevo
La grande aurora del 1859
La tempesta geomagnetica del 13 marzo 1989
Origine del magnetismo terrestre
Struttura della magnetosfera
Le fasce di Van Allen
Composizione e natura dellalta atmosfera
Composizione atomica e molecolare: densit
a
La ionosfera
Emissioni aurorali: spettroscopia e struttura atomica
Campo magnetico dipolare
Moto di una particella carica in un campo magnetostatico uniforme
Moto di una particella carica nel campo di induzione magnetica dipolare
Traiettoria delle particelle nel piano equatoriale
Raggi cosmici: Il centenario della loro scoperta
vi

8-1
8-6
8 - 10
8 - 10
8 - 11
8 - 12
8 - 14
8 - 14
8
8
8
8
8
8
8

15
21
21
28
48
49
50

8
8
8
8
8
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8
8
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8
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8

50
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52
53
59
59
62
62
64
65
65
66
67
68
68
69
71
73
76
81
89
91

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 9 - Caratteristiche dispersive dei dielettrici e dei conduttori
9.1 - Equazione del moto di un elettrone legato
9.2 - Dispersione anomala e assorbimento di risonanza
9.3 - Indice di rifrazione e coefficiente di assorbimento
dellacqua (liquida) in funzione della frequenza
9.4 - Dispersione nei conduttori
9.5 - Velocit
a di propagazione delle onde elettromagnetiche

9-1
9-3
9-6
9 - 10
9 - 15

Cap. 10 - La teoria della radiazione


10.1
10.2
10.3
10.4

I potenziali elettromagnetici e trasformazioni di gauge


Soluzione dellequazione donda non omogenea
La soluzione generale dellequazione di Helmholtz
Derivazione del campo elettrico e del campo magnetico dai potenziali
elettromagnetici

10 - 1
10 - 7
10 - 12
10 - 14

Cap. 11 - Campo elettromagnetico irradiato da sorgenti elementari - Campi di


radiazione
11.1
11.2
11.3
11.4
11.5

Elemento di corrente filiforme: dipolo elettrico hertziano


Potenza irradiata dal dipolo hertziano
Campi di radiazione o far fields
Linee di forza del campo elettrico irradiato da un dipolo hertziano
Radiazione emessa da una piccola spira percorsa da corrente
monocromatica
11.6 - Teoria di Rayleigh sullazzurro del cielo
11.7 - Campi di radiazione

11
11
11
11

1
5
6
7

11 - 13
11 - 18
11 - 22

Cap. 12 - Teoria delle antenne: I


12.1
12.2
12.3
12.4
12.5
12.6
12.7

Parametri di unantenna
12
Diagramma di radiazione
12
Guadagno e direttivit
a di unantenna
12
Resistenza di radiazione ed efficienza di unantenna
12
Applicazione al caso del dipolo hertziano
12
Antenne rettilinee con corrente stazionaria
12
Campo di radiazione emesso dallantenna rettilinea con corrente
stazionaria
12
12.8 - Deduzione dei campi di radiazione nellapprossimazione di antenna corta
rispetto alla lunghezza donda
12
12.9 - Antenne rettilinee con distribuzione di corrente progressiva; radiazione
C
erencov
12
12.10 - Campi di radiazione di unantenna ad onda progressiva
12
vii

1
1
2
2
3
5

-9
- 21
- 22
- 22

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 12.11 - Campi elettromagnetici generati da cariche in moto
12 12.12 - Campo elettromagnetico emesso da una carica puntiforme in moto
12 12.13 - Campo elettromagnetico emesso da una carica puntiforme in moto
accelerato a bassa velocit
a ( << 1)
12 12.14 - Campo elettromagnetico emesso da una carica puntiforme in moto
accelerato con velocit
a comparabile alla velocit
a della luce
12 12.15 - Campo elettromagnetico emesso da una carica puntiforme in moto
accelerato con velocit
a comparabile alla velocit
a della luce - Caso k 12 12.16 - Campo elettromagnetico emesso da una carica puntiforme in moto
circolare: radiazione di sincrotrone
12 -

28
30
31
31
33
35

Cap. 13 - Teoria delle antenne: II


13.1 - Sintesi di un diagramma di radiazione per mezzo dei polinomi di Hermite 13 - 1
13.2 - Distribuzione di corrente in unantenna rettilinea
13 - 5
13.3 - Modello di Hallen e King
13 - 5

Cap. 14 - Teoria dei sistemi di antenne rettilinee


14.1
14.2
14.3
14.4

14.5
14.6
14.7
14.8
14.9
14.10
14.11

Array di antenne a mezzonda parallele


14 - 1
Studio dellarray factor nel caso di antenne equidistanziate
14 - 3
Studio dellarray factor nel caso di un sistema uniforme di antenne in fase 14 - 5
Studio dellarray factor nel caso di un sistema uniforme di antenne
sfasate
14 - 11
Sistema di antenne rettilinee con distribuzione disuniforme di correnti
14 - 16
Sistema di antenne Dolph - Chebychev
14 - 20
Polinomi di Chebychev
14 - 21
Applicazione dei polinomi di Chebychev ai sistemi di antenne rettilinee 14 - 23
Considerazioni ulteriori e scanning elettronico
14 - 27
Sistema di antenne ad alta direttivit
a
14 - 28
Rectangular array
14 - 30

Cap. 15 - Calcolo della direttivit


a di alcuni tipi di antenne
15.1
15.2
15.3
15.4

Direttivit
a di unantenna rettilinea con corrente sinusoidale
Direttivit
a di sistemi di antenne
Radiazione di unantenna in un plasma isotropo
Radiazione di un dipolo elettrico hertziano in un plasma anisotropo

15
15
15
15

1
7
10
17

Cap. 16 - Propagazione guidata delle onde elettromagnetiche: I


16.1 - Formulazione elettromagnetica del problema
16.2 - Espressioni delle condizioni al contorno per guide
viii

16 - 1

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

16.3 16.4 -

16.5 -

16.6
16.7
16.8
16.9
16.10
16.11

16.12 16.13 16.14 -

con pareti perfettamente conduttrici


Studio degli autovalori delle equazioni delle componenti
longitudinali dei campi
Non esistenza dei modi corrispondenti a valori di h2 = 0
in guide con pareti perfettamente conduttrici a sezione
semplicemente connessa
Esistenza dei modi T EM corrispondenti a valori di h2 = 0
in guide a pareti perfettamente conduttrici a sezione molteplicemente
connessa
Struttura dei campi guidati con h2 6= 0
Guida metallica a sezione circolare
Linee di forza dei modi T Er in guida donda circolare
Linee di campo elettrico dei modi T Mr in guida donda circolare
Linee di campo magnetico dei modi T Mr in guida donda circolare
Ortogonalit
a fra il campo magnetico ed il campo
elettrico di unonda elettromagnetica guidata
Densit
a di correnti superficiali indotte sulle pareti di
guide a pareti perfettamente conduttrici
Costante di propagazione - Frequenza critica
Ortogonalit
a dei modi

16 - 6
16 - 7

16 - 8

16
16
16
16
16
16

9
10
12
23
35
45

16 - 49
16 - 49
16 - 50
16 - 53

Cap. 17 - Propagazione guidata delle onde elettromagnetiche: II


17.1 - Velocit
a di fase e di gruppo dellonda guidata - Lunghezza
donda in guida
17.2 - Guide donda rettangolari
17.3 - Calcolo delle componenti del campo e delle linee di forza
in guide rettangolari
17.4 - Dispositivo di eccitazione del modo T E10
17.5 - Calcolo della potenza trasportata da unonda elettromagnetica
che si propaga in una guida donda rettangolare
17.6 - Significato fisico della velocit
a di gruppo per mezzo
della teoria della relativit
a ristretta
17.7 - Strutture guidanti a sezione molteplicemente connessa:
propagazione TEM fra piani conduttori paralleli
17.8 - Propagazione fra piani conduttori paralleli diversa dal
modo TEM
17.9 - Modo TEM in cavo coassiale
17.10 - Guide con dielettrico eterogeneo - Microstrip

17 - 1
17 - 2
17 - 6
17 - 9
17 - 9
17 - 14
17 - 19
17 - 21
17 - 24
17 - 26

Cap. 18 - Fibre ottiche e guide dielettriche


18.1 - Introduzione
18.2 - Modi guidati in fibre cilindriche rivestite
ix

18 - 1
18 - 4

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 18.3


18.4
18.5
18.6

Soluzioni nel nucleo e nel mantello


Condizioni al contorno ed equazione di dispersione
Modi T E e T M
Frequenza di cutoff

Cap. 18 - Appendice
18A.1 - Trasformazione dellequazione di dispersione

Cap. 19
19.1
19.2
19.3
19.4
19.5
19.6
19.7

18
18
18
18

6
7
9
10

18 - 14

Soluzione di alcuni problemi di elettrostatica e di magnetostatica


Sfera conduttrice posta in un campo elettrico uniforme
19
Campi e densit
a di carica entro angoli bidimensionali e lungo spigoli
19
Gabbia di Faraday a rete
19
Problemi di condizioni al contorno relativi a dielettrici
19
Sfera dielettrica posta in un campo elettrico uniforme
19
Problemi di condizioni al contorno di natura magnetica
19
Sfera magnetica posta in campo magnetico uniforme in assenza di
corrente superficiale
19
19.8 - Schermaggio magnetico: strato sferico di materiale permeabile in un
campo magnetico uniforme
19

1
12
17
19
19
24

- 24
- 29

Formulario
F1
F2
F3
F4
F5
F6
F7
F8
F9
F10
F11
F12

Valori di alcune costanti e grandezze


Analisi vettoriale
Coordinate cartesiane
Coordinate cilindriche
Coordinate sferiche
Seno e coseno integrali per argomenti x
Primi cenni sulle equazioni differenziali
Equazioni differenziali lineari del primo ordine
Equazioni differenziali del secondo ordine a coefficienti costanti
Equazioni differenziali alle derivate parziali
Metodo di integrazione di alcune funzioni irrazionali
Sistemi di riferimento e vettori

Fine Indice
x

F
F
F
F
F
F
F
F
F
F
F
F

1
1
2
4
5
7
9
14
21
27
28
30

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Introduzione al corso di Campi Elettromagnetici

I1 - Cenni storici
Sono trascorsi tre secoli da quando Isaac Newton1) formul
o la sua famosa legge
sulla Gravitazione Universale. Poiche tale legge violava laccettato principio della impossibilit
a dellazione a distanza Newton stesso fu riluttante ad annunciarlo ed essere
sottoposto ad attacchi da parte del mondo scientifico dellepoca. Edmund Halley, 2) lo
scopritore della cometa che porta il suo nome, era un amico di Newton e lo persuase a
lasciare che egli stesso presentasse la legge alla Royal Society. Era il 1685 e, come Newton aveva previsto, egli e la sua legge furono attaccati dai membri della Royal Society.
Quando lanno successivo fu osservata la cometa di Halley tutti gli scienziati accettarono
la famosa legge.
Un grande impulso alle ricerche sullelettricit
a ed il magnetismo fu dato nel 1800 con
la scoperta della pila dovuta ad Alessandro Volta.3)
Quando nel 1838 Michael Faraday4) present
o i risultati del suo lavoro Experimental
Research con le linee di forza che si estendevano attraverso lo spazio vuoto, il mondo
scientifico era gi
a preparato ad accettare lazione a distanza.
Basandosi sul lavoro di Faraday, James Clerk Maxwell5) unific
o le teorie della
elettricit
a e del magnetismo in modo profondo ed elegante nel suo famoso Trattato di
Elettricit
a e Magnetismo pubblicato nel 1873. Egli postul
o la natura elettromagnetica
della luce e che era possibile lesistenza e la propagazione di altre lunghezze donda. Negli
anni che seguirono vi fu molto scetticismo, nellambiente scientifico, sulla teoria di Maxwell,
in quanto fra le altre cose la sua teoria prediceva un valore di 81 per la costante dielettrica
relativa dellacqua contro il valore inferiore a 2 universalmente accettato.
Nel 1880 la situazione nel mondo era la seguente: la radio era sconosciuta, e non vi
erano, quindi, antenne; i raggi X non erano stati ancora scoperti, la relativit
a non era
stata ancora proposta cosi come la teoria quantistica. I raggi cosmici erano sconosciuti
cosi come lesistenza della ionosfera. Non vi erano aeroplani ed un tipo di cura medica era
quello di togliere il sangue per mezzo delle sanguisughe.
Sebbene cera, gi
a, il telegrafo elettrico attraverso i fili, la lampada ad incandescenza di
6)
Edison faceva lenti progressi ad affermarsi a causa della forte opposizione dellindustria
dellilluminazione a gas.
Negli Stati Uniti infuriava la controversia se era meglio utilizzare sulle strade veicoli
azionati dallelettricit
a (tram) o trainati da cavalli; in Gran Bretagna, qualsiasi autoveicolo
1)

Isaac Newton: Woolsthorpe, Lincolnshire (UK), 1642 - Kensington, Middlesex, 1727.


Edmund Halley: London (UK), 1656 - Greenwich, 1742.
3)
Conte Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta: Como, 18 Febbraio 1745 Como, 5 Marzo 1827.
4)
Michael Faraday: Newington (UK), 1791 - Hampton Court, 1867.
5)
James Clark Maxwell: Edinburgh (UK), 1831 - Cambridge, 1879.
6)
Thomas Alva Edison: Milan (Ohio, USA), 1847 - West Orange, 1931.
2)

Introduzione - 1

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che viaggiava su strada pubblica doveva essere preceduto da un uomo che mostrava una
bandiera rossa durante il giorno ed una lanterna rossa durante la notte.
Nello stesso tempo lAccademia delle Scienze di Berlino offriva un premio per ricerche
sulla relazione fra forze elettromagnetiche e polarizzazione dielettrica. Heinrich Rudolph
Hertz7) pens
o che il problema poteva essere studiato per mezzo di oscillazioni elettriche
in un circuito LC (allora costituito da una bottiglia di Leyda e da una bobina). Nel 1886
a Karlsruhe presso il Technical Institute dove insegnava egli mise a punto un apparato
sperimentale che lanno successivo gli consenti la generazione di onde elettromagnetiche
che si propagavano nello spazio libero e, quindi, la verifica della teoria di Maxwell.
Nei successivi due anni Hertz estese i suoi esperimenti e dimostr
o la riflessione, la
rifrazione e la polarizzazione, dimostrando cosi che eccetto per la lunghezza donda molto
pi
u grande, le onde radio (come vengono chiamate le radiazioni elettromagnetiche a frequenza molto pi
u basse di quelle della luce) si comportano come la radiazione luminosa.
Gli esperimenti iniziali di Hertz generavano onde elettromagnetiche di lunghezza donda di 4 metri mentre pi
u tardi egli riusciva a produrre radiazione di lunghezza donda di
30 cm circa.
Lapparato sperimentale di Hertz rimase una curiosit
a di laboratorio per circa un
decennio fino a quando un giovane di 20 anni Guglielmo Marconi8) durante una vacanza estiva sulle Alpi trov
o una rivista che descriveva gli esperimenti di Hertz. Il giovane
Guglielmo si chiese se queste onde Hertziane potessero essere utilizzate per inviare messaggi. Egli fu ossessionato da questa idea, accorci
o la sua vacanza e corse a casa a provare.
In spaziose stanze sul piano superiore del palazzo dove abitava, Guglielmo ripeteva gli
esperimenti di Hertz. Il suo primo successo giunse una notte e lo esalt
o tanto che egli non
aspett
o il mattino successivo per comunicarlo a sua madre. Marconi cominci
o a costruire

grandi antenne e fu cosi in grado di inviare segnali su grandi distanze. A met


a Dicembre
del 1901, egli sbalordi il mondo annunciando che aveva ricevuto segnali radio a St. John
nellisola di Terranova (al largo della costa orientale nord americana) provenienti da Poldhu
in Cornovaglia (Inghilterra) e che quindi le onde elettromagnetiche avevano attraversato
loceano Atlantico. La comunit
a scientifica non credette alla sua affermazione in quanto,
cosi come avveniva per la luce, le onde elettromagnetiche dovevano viaggiare in linea retta
e non seguire la curvatura terrestre fra lInghilterra e Terranova. La compagnia che gestiva
la posa dei cavi sottomarini credette a Marconi e lo diffid
o a cessare gli esperimenti perche
essa aveva il monopolio sulle comunicazioni transatlantiche. Le azioni della compagnia precipitarono dopo lannuncio fatto da Marconi ed essa minacci
o di citarlo in giudizio per ogni
perdita che avrebbe subito. Marconi persistette nei suoi esperimenti e la lunga battaglia
legale dur
o 27 anni fino a quando finalmente i gruppi cavi e radio si fusero.
Un mese dopo lannuncio di Marconi lAmerican Institute of Electrical Engineers
(AIEE) organizz
o un banchetto per celebrare levento; molti scienziati boicottarono il
banchetto perche le loro teorie erano state messe in dubbio dagli esperimenti di Marconi.
7)

Heinrich Rudolph Hertz: Hamburg (Germany), 1857 - Bonn, 1894.


Guglielmo Marconi (1874-1937): insignito, nel 1909, del premio Nobel per la fisica,
insieme a Carl Ferdinand Braun, per lo sviluppo della telegrafia senza fili. Per notizie,
scritti e documenti riguardanti la figura umana e scientifica di G.Marconi si consulti, fra i
tanti, il sito web della fondazione Guglielmo Marconi: www.fgm.it
8)

Introduzione - 2

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Un anno pi


u tardi, nel 1903, Marconi cominci
o un servizio regolare di messaggi transat
lantici fra Poldhu e le stazioni che egli costrui nella Nuova Scozia e a Cape Cod vicino a
Boston. La stazione di Poldhu aveva unantenna aerea a ventaglio sostenuta da due pali
di legno. Come antenna ricevente dei suoi primi segnali transatlantici a St. John, Marconi
utilizz
o 200 metri di cavo aggrovigliato a rete e posto al suolo.
Dopo la scoperta di Marconi sulla possibilit
a di trasmettere attraverso lAtlantico, si
presentava necessaria una trattazione completa della propagazione delle radioonde intorno
alla terra; questo argomento e stato oggetto di ricerche da parte di illustri scienziati.
stato dimostrato rigorosamente che la propagazione delle onde radio non possa
E
interpretarsi senza supporre lesistenza della ionosfera, esistenza ammessa come ipotesi da
Heaviside e Kennelly nel 1902, ma solo nel 1924 provata direttamente.

Introduzione - 3

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici I2 - Lo spettro elettromagnetico


Lo spettro elettromagnetico e un continuo di oscillazioni monocromatiche di natura
elettromagnetica che si estende in frequenza fino a valori dellordine di 1020 Hertz.

Radiazioni elettromagnetiche

non ionizzanti

ionizzanti

ultra
visivioletto
(U V )

inf rarosso (IR) bile

radiof requenze (RF )

(eV )

Energia
101

F requenza
102

104

106

108

101

raggi X

102

103

(Hertz)
1010

1012

1014

1016

1018

Lunghezza d onda nel vuoto

m
nm

106
10

15

10

12

104
10

13

10

10

102
10

11

10

102

1
10

10

10

10

104
10

10

106
10
1

108

101

104

10
10

1010

fig.I2-1
Ai campi elettromagnetici e associata una quantit
a di energia. In funzione di essa la
radiazione pu
o essere in grado di provocare la ionizzazione della materia con cui interagisce
modificandone profondamente la struttura atomica e molecolare con gravi danni somatici
e genetici del sistema biologico.
stata quindi creata una prima distinzione fra le radiazioni ionizzanti e non
E
ionizzanti a seconda che la quantit
a di energia a esse associata sia, o meno, superiore a
34 eV (eV =elettronvolt; 1 eV =2.42 1014 Hz). Nella prima categoria non di interesse
per il presente corso, cadono, per esempio le radiazioni X e .
Ogni banda dello spettro viene a sua volta suddivisa in piccole bande ognuna con la
propria denominazione.
Introduzione - 4

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Suddivisione della banda radiofrequenza


Frequenza

Lunghezza donda

Denominazione

30 - 300 Hz
300 - 3000 Hz
3 - 30 KHz
30 - 300 KHz
300 - 3000 KHz
3 - 30 MHz
30 - 300 MHz
300 - 3000 MHz
3 - 30 GHz
30 - 300 GHz
300 - 3000 GHz

107 - 106 m
106 - 105 m
105 - 104 m
104 - 103 m
103 - 102 m
102 - 10 m
10 - 1 m
1 m - 10 cm
10 - 1 cm
1 cm - 1 mm
1 mm - 100

ELF (extremely low frequency)


VLF (very low frequency)
LF (low frequency)
MF (medium frequency)
HF (high frequency)
VHF (very high frequency)
UHF (ultra high frequency)
SHF (super high frequency)
EHF (extremely high frequency)

interessante particolareggiare la sottobanda utilizzata per i radar; le onde elettroE


magnetiche aventi tali frequenze prendono il nome di microonde.
Frequenza

Lunghezza donda

Denominazione IEEE

1 - 2 GHz
2 - 4 GHz
4 - 8 GHz
8 - 12 GHz
12 - 18 GHz
18 - 27 GHz
27 - 40 GHz
40 - 300 GHz

30 - 15 cm
15 - 7.5 cm
7.5 - 3.75 cm
3.75 - 2.5 cm
2.50 - 1.67 cm
1.67 - 1.11 cm
1.11 cm - 7.5 mm
7.5 - 1 mm

banda
banda
banda
banda
banda
banda
banda
mm

L
S
C
X
Ku
K
Ka

Spettro della radiazione visibile

v
i
o
l
a
400

b
l
u
450

750 700

a
r
a
n
c
i
o

r
o
s
s
o

500
550
600
650

Lunghezza d onda (nanometri)

650

2.75

v
e
r
d
e

g
i
a
l
l
o

600
550
500
f requenza/1012 (Hz)
2.5
2.25
energia (elettronvolt)
Introduzione - 5

700

450

1.77

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Suddivisione dettagliata dei colori


da 400 a 430 nm: zona del violetto;
da 430 a 490 nm: zona del blu nelle sue seguenti tonalit
a intermedie:
da 430 a 465 nm: indaco
da 466 a 482 nm: blu
da 483 a 490 nm: blu verdastro
da 491 a 560 nm: zona del verde nelle sue seguenti tonalit
a intermedie:
da 490 a 498 nm: verde bluastro
da 499 a 530 nm: verde
da 531 a 560 nm: verde giallastro
da 561 a 580 nm: zona del giallo nelle sue seguenti tonalit
a intermedie:
da 561 a 570 nm: giallo-verde
da 571 a 575 nm: giallo citrino
da 576 a 580 nm: giallo
da 581 a 620 nm: zona dellarancione nelle sue seguenti tonalit
a intermedie:
da 581 a 586 nm: arancione giallastro
da 587 a 596 nm: arancione
da 597 a 620 nm: arancione rossastro
da 620 a 700 nm: zona del rosso nelle sue seguenti tonalit
a intermedie:
da 621 a 680 nm: rosso
da 681 a 700 nm: rosso profondo
Sensibilit
a relativa dellocchio umano alla luce
1.0

0.5

0.0

.......
..... .......
.
...
...
...
..
...
..
...
...
...
...
...
...
...
..
..
...
..
...
...
.
.
.
....
.
.
.
......
.
.
.
.
.
.
.
................
.
.
.
.
...................

400

450

500

550

600

Lunghezza d onda (nanometri)

Introduzione - 6

650

700

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici I3 - Breve Biografia di James Clerk Maxwell


1831 James Clerk Maxwell nasce ad Edinburgh, Scotland, il 13 giugno da John, avvocato, e da Frances Cay, di antica famiglia borghese benestante. Anche i Clerk erano
famiglia di antica, piccola nobilt
a scozzese e John Clerk aveva (secondo le consuetudini) aggiunto il cognome Maxwell al proprio quando era entrato in possesso, per
eredit
a, della propriet
a terriera di Middlebie, che per generazioni era appartenuta alla
famiglia Maxwell e da una Maxwell era stata recata in dote a un Clerk. In questa
propriet
a, situata nel Kirkcudbrightshire, John Clerk Maxwell si era fatto costruire
una casa di campagna, chiamata Glenlair, dove egli si ritira con la famiglia poco
dopo la nascita del figlio James (che rimarr
a poi lunico). Il piccolo cresce quindi in
campagna, manifestando precocit
a di interessi, specialmente per quanto concerne il
funzionamento degli oggetti, e spiccate abilit
a manuali.
1839 Il piccolo James perde la madre, morta dello stesso male che un giorno uccider
a pure
lui (cancro addominale). Da allora si fa sempre pi
u intima e affettuosa la Sua intesa
con il padre, che durer
a per tutta la vita di questi.
1841 Dopo aver ricevuto qualche rudimento di istruzione, impartita da tutor privati, Egli
entra come studente allAccademia di Edimburgo (uneccellente scuola secondaria),
incontrandovi difficolt
a iniziali di ambientazione. Egli abitava con la sorella di suo
padre, vedova, Isabella Wedderburn a 31, Heriot Row, e qualche volta a 6, Great
Stuart Street, Edimburgh, con la sorella di sua madre, Aunt Jane, che non era sposata.
Egli divenne amico di Peter Guthrie Tait, futuro Professore di Natural Phylosophy
allUniversit
a di Edimburgh, e di Lewis Campbell futuro Professore di Classics (Greco)
alla St. Andrews University e Suo definitivo biografo. Nei primi anni di scuola Egli
non si distinse significativamente. Dopo qualche anno Gli arridono per
o i successi
scolastici ed anche il Suo temperamento diviene pi
u gioviale e vivace. Non ancora
quindicenne, scrive un saggio sul tracciamento di certe curve ovali, un cui sunto viene
pubblicato nei Proceedings della Royal Society di Edimburgo (1846). Egli mostra
anche gusto letterario e attitudine alla versificazione, che conserver
a per tutta la vita.
1847 Entra allUniversit
a di Edimburgo, dove il Suo professore di fisica, J.D. Forbes, Gli
concede di usare, per esperimenti in proprio, gli strumenti del suo laboratorio. Segue
corsi di matematica, filosofia naturale, chimica e filosofia (in particolare di gnoseologia1) e logica con W. Hamilton), con vivo interesse. LAnalisi matematica della logica
di G.Boole, uscita in quegli anni (1847), trova in Lui un attento lettore. Mentre e
studente ad Edimburgo, pubblica nelle Transactions della Royal Society di quella
citt
a due lavori sulle curve di rotolamento e sullequilibrio dei corpi elastici. A Luglio
ed agli inizi di Agosto del 1850, al meeting della British Association for the Advancement of Science in Edimbugh, si confront
o con Sir David Brewster2) su alcuni aspetti
1)

La gnoseologia - dal greco gn


osis (conoscenza) e l
ogos (discorso) - chiamata
anche teoria della conoscenza, e quella branca della filosofia che si occupa dello studio della
conoscenza
2)
Sir David Brewster: Jedburgh, Scotland, 11 dicembre 1781 - Allerly, Scotland, 10
febbraio 1868
Introduzione - 7

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1850

1854

1855

1856

della teoria dei colori. Il professor George Gabriel Stokes3) e William Thomson4) (pi
u
tardi Lord Kelvin) erano presenti al meeting.
Senza aver conseguito alcun diploma ad Edimburgo, Egli passa a Cambridge, entrando
prima al St. Peters College, dove lo ha preceduto P.G. Tait (pi
u giovane di Lui di un
anno, gi
a Suo compagno di scuola allAccademia di Edimburgo e poi Suo amico per il
resto della vita) e dove gi
a William Thomson e Fellow (dalle ricerche di Thomson Egli
sar
a molto influenzato, e con Lui rester
a in continuo contatto epistolare per tutta la
vita). Dopo due mesi, per
o passa al Trinity College (di cui e direttore W. Whewell),
dove incomincia a distinguersi per la vasta, anche se disordinata, cultura matematica
e leccezionalit
a del Suo ingegno. Conduce con impegno gli studi matematici sotto
la guida di W. Hopkins che, oltre ad essere un distinto scienziato, e anche il migliore
insegnante di matematica di Cambridge e ha gi
a avuto fra i suoi allievi G.G. Stokes
(che ora insegna a Cambridge avendo Maxwell fra i suoi pi
u assidui ascoltatori) e W.
Thomson. Ancora studente, Egli pubblica alcuni lavori matematici sul Cambridge
and Dublin Mathematical Journal.
Supera gli esami finali, i cosiddetti Mathematics Tripos allora particolarmente impegnativi, riuscendo Second Wrangler dietro a E.J. Routh, col quale divide per
o a
pari merito, subito dopo, il pi
u significativo Smiths Prize. Conseguito il diploma,
resta al Trinity College, lavorando alla Sua teoria dei colori e approfondendo lo studio delle Experimental Researches in Electricity di Faraday. La lettura di queste,
unita alla conoscenza dei lavori di Stokes sullidrodinamica e lottica e di quelli di
Thomson sulla analogia matematica fra la conduzione del calore e lelettricit
a statica
(conoscenza fatta mentre ancora era studente) sar
a decisiva per orientare fin dallinizio
i Suoi studi sullelettromagnetismo.
Viene eletto Fellow del Trinity College e Fellow della Royal Society di Edimburgo. Alla
fine dellanno, legge davanti alla Cambridge Phylosophical Society la prima delle Sue
grandi memorie sullelettromagnetismo, On Faradays lines of forces, che apparir
a
lanno dopo nelle Transactions della medesima Society. Nel frattempo, laggravarsi
della salute del padre lo induce, per potergli essere pi
u vicino, a porre la candidatura
come professore di Natural Philosophy al Marischal College della cittadina scozzese
di Aberdeen, ma il padre muore pochi mesi prima che Egli occupi tale cattedra.
Inizia il lavoro di insegnante ad Aberdeen e si immerge nella preparazione di un
saggio sul moto degli anelli di Saturno, per concorrere allAdams Prize bandito per
quellanno. Egli lo vincer
a, rivelandosi come personalit
a di primordine nel campo
della fisica matematica, per le grandi difficolt
a matematiche affrontate e superate.
Egli mostr
o che la stabilit
a sarebbe potuta esistere solo se gli anelli fossero consistiti
di numerose piccole particelle solide, una spiegazione confermata un centinaio di anni
pi
u tardi dal primo probe spaziale Voyager che raggiunse Saturno. Frattanto prosegue
nellabitudine, presa a Cambridge, di tenere lezioni pubbliche per i lavoratori.

3)

Sir George Gabriel Stokes: County Sligo, Ireland, 13 Agosto 1819 - Cambridge, U.K.
(Mill Road Cemetery), 1 febbraio 1903
4)
William Thomson (Lord Kelvin): Belfast, Ireland, 11 dicembre 1781 - Netherhall,
Ayrshire, Scotland, (sepolto in Westminster Abbey) 17 Dicembre 1907
Introduzione - 8

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1858 Sposa Catherine Mary Dewar, figlia del rettore del Marischal College, donna di carattere piuttosto difficile, ma con la quale sapr
a sempre vivere in armonia. Essi non
ebbero figli. Il matrimonio comporta la Sua decadenza da Fellow del Trinity College
di Cambridge, di cui sar
a per
o fatto in seguito Fellow onorario.
1859 Ha luogo ad Aberdeen il convegno della British Association (cui partecipa anche W.R.
Hamilton, linventore dei quaternioni, di cui Egli fa la conoscenza personale). In esso
Egli presenta la Sua prima memoria sulla teoria cinetica dei gas, in cui e contenuta la
soluzione del problema delle velocit
a fra le varie molecole (distribuzione maxwelliana).
Essa uscir
a lanno dopo, in due parti, nel Philosophical Magazine.
1860 I due collegi di Aberdeern (Marischal e Kings) vengono fusi in ununica Universit
a
e la cattedra di Fisica del Marischal e abolita mentre la posizione di Professore di
Natural Philosophy and
o al Professore del King College David Thomson, che era un
nipote di Michael Faraday. Egli divenne un candidato per il posto di Professore di
Natural Philosophy allUniversit
a di Edimburgh. La posizione fu lasciata vacante da
James Forbes che divenne Rettore dellUnited Colleges a St. Andrews per succedere
a Sir David Brewster, che era diventato Rettore dellUniversit
a di Edimburgh nel
1859. Maxwell fu sconfitto dal suo vecchio amico P.G. Tait ritenuto didatticamente
pi
u semplice ed efficace. Allet
a di 29 anni, Maxwell ottiene, per
o, quella di Fisica e

Astronomia del Kings College di Londra. Inizia cosi per Lui un quinquennio fecondissimo di lavoro scientifico (durante il quale Egli e in contatto personale con Faraday):
esso si apre con la pubblicazione del saggio On the theory of compound colours, che
gli vale il conseguimento della Rumford Medal della Royal Society di Londra, in cui
presenta la teoria dei tre colori fondamentali; a questo segue la pubblicazione della
memoria sulla teoria cinetica dei gas (composta lanno prima), Illustrations of the
dynamical theory of gases.
1861 Compone una seconda fondamentale memoria sullelettromagnetismo: On physical
lines of force, che viene pubblicata in quattro parti (di cui le ultime due escono nel
1862). In essa un modello meccanico viene proposto per interpretare le linee di forza
di Faraday e gi
a incomincia a delinearsi la teoria delle onde elettromagnetiche, nonche
una prima forma delle famose equazioni. Anche il lavoro sperimentale procede intenso:
Egli compie esperimenti sulla viscosit
a dei gas e, essendo stato nominato nel 1862
membro del Comitato della British Association per i campioni delle unit
a elettriche,
far
a eseguire nel proprio laboratorio del Kings College gli esperimenti necessari a
realizzare il campione assoluto di resistenza. Balfour Stewart e Fleming Jenkins sono
fra i suoi migliori collaboratori nel lavoro sperimentale.
1865 Esce nelle Philosophical Transactions della Royal Society la pi
u importante memoria
di Maxwell sullelettromagnetismo, A dynamical theory of the electromagnetic field.
Letta davanti alla Royal Society nel dicembre dellanno prima, essa contiene la teoria
del campo elettromagnetico praticamente nella forma definitiva che essa conserver
a nel
Trattato, compreso il completo sviluppo delle relative equazioni. A questo punto, per
o,
Egli decide, per motivi di salute, di lasciare linsegnamento universitario ed abbandona
Londra per ritirarsi a Glenlair, dove lavora a stendere la maggior parte del trattato
sullelettricit
a e il magnetismo, oltre che il breve trattato sul calore, divenuto esso
pure un classico. Riprende frattanto certi contatti con Cambridge, dove si reca quale
Introduzione - 9

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1866

1867

1871

1873

1876

1879

esaminatore nel 1866, 1867, 1869, 1870. Tali contatti influiranno assai nel determinare
la fondazione di un laboratorio di Fisica sperimentale, con relativa cattedra, che lo
far
a ritornare alla vita universitaria nel 1871.
Davanti alla Royal Society viene letta la pi
u grande memoria di Maxwell sulla teoria
cinetica dei gas, On the dynamical theory of gases, che uscir
a nelle Phylos. Transactions della medesima lanno seguente.
Compie con la moglie un viaggio in Italia, durante il quale impara litaliano con
lobiettivo principale, come Egli dice, di poter conversare con il Matteucci, pofessore
a Pisa.
Il duca di Devonshire, cancelliere dellUniversit
a di Cambridge, decide di offrire ad essa
(che mai lo ha avuto prima dora) un laboratorio di fisica, con lintesa che esso sia
affiancato da una cattedra di fisica sperimentale. A questa viene chiamato Maxwell,
che, spronato da Stokes e da John William Strutt (pi
u tardi Lord Rayleigh) a fare
domanda, accetta e si impegna nella minuta progettazione del laboratorio; questo,
costruito sotto la Sua direzione dal 1872 al 1874, viene intitolato a Cavendish 5) (nome
della casata del duca di Devonshire) ed Egli ne sar
a direttore fino alla morte, dedicando
molte cure sia ad esso che allattivit
a didattica (peraltro poco seguita dagli studenti).
In questo anno esce per la prima volta la Theory of heat.
Esce ad Oxford la prima edizione del Treatise on electricity and magnetism, in cui
Egli presenta in forma sistematica tutta la sua riformulazione della scienza elettrica.
Star
a curandone la seconda edizione al sopraggiungere della morte.
Viene pubblicato Matter and motion, pregevole volumetto in cui Egli presenta le
Sue idee sui principi della meccanica. Il periodo di Cambridge vede anche diverse
pubblicazioni Sue concernenti la teoria cinetica dei gas, stimolate specialmente dalla
comparsa dei lavori di Boltzmann: nella quinta edizione di Theory of heat (1877)
compaiono per la prima volta le note relazioni termodinamiche di Maxwell, mentre
nel 1878 Egli pubblica lultima Sua notevole memoria sulla teoria cinetica, On Boltzmann theorem, dedicata al famoso teorema H di Boltzmann sulla distribuzione della
velocit
a delle molecole gassose.
Conducendo a termine un lavoro paziente e minuto, Egli pubblica The Electrical
Research of the Hon. Henry Cavendish, opera in cui vedono la luce i manoscritti
inediti di Henry Cavendish, che Egli ha copiato tutti di Sua mano, compiendo anche un
notevole sforzo per collocarsi dal punto di vista di Cavendish sia per quanto riguarda
la comprensione delle idee, sia per quanto concerne la ripetizione e la valutazione
dei suoi esperimenti. Frattanto nutre preoccupazioni per la salute della moglie, che
cura personalmente. Ma anche la sua salute declina rapidamente e, anzi, precipita
durante lestate a Glenlair. Tornato a Cambridge per essere meglio curato, un cancro
allo stomaco lo conduce alla tomba il 5 Novembre. Egli fu sepolto nel cimitero della
chiesa di Corsock di Parton Kirkyard, a nord di Castle Douglas, vicino alla sua amata
Glenlair. La direzione del suo Cavendish Laboratory pass
o a Strutt e la sua propriet
a
di Glenlair pass
o a suo cugino Andrew Wedderburn Maxwell.

5)

Henry Cavendish: Nice, France, 1731 - London, England, 1810. In fisica misura la
costante di gravitazione universale, deducendo la densit
a media della Terra (1798).
Introduzione - 10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Lewis Campbell alla fine della sua biografia di Maxwell, rese cosi omaggio allillustre
scienziato:
La principale caratteristica del carattere di Maxwell e una grande semplicit
a. Ma tentando di analizzarlo troviamo un complesso di qualit
a che esiste anche in uomini pi
u piccoli.
La straordinaria gentilezza e associata ad una acuta percezione, allumilt
a e alla modestia
personale. Il Suo profondo riserbo nei comuni rapporti era commensurato allabbondanza
di effusioni con le persone che amava. La sua tenerezza per tutte le cose viventi era profonda e istintiva; sin dalla prima fanciullezza Egli non avrebbe mai colpito una mosca.
Non meno istintivo era il senso di eguaglianza fra tutti gli esseri umani, che evidenziava
nei suoi discorsi. Ma, daltro lato, il Suo rispetto per lattuale ordine del mondo e per la
saggezza del passato, era per lo meno risoluto come la sua fiducia nel futuro. Mentre era
intrepido nella speculazione, egli era fortemente conservatore in pratica.
Einstein nella commemorazione del centenario della nascita di Maxwell disse:
Possiamo dire che, prima di Maxwell, la realt
a fisica, che rappresentava i processi della
natura, e stata pensata come costituita da particelle materiali, le cui variazioni consistono
solo nei movimenti governati da equazioni differenziali alle derivate parziali. Dal tempo di
Maxwell, la realt
a fisica e stata pensata come rappresentata da campi continui, governati
da equazioni differenziali alle derivate parziali, e non suscettibili di alcuna interpretazione
meccanica. Questo cambiamento nella concezione della realt
a e la pi
u profonda e la pi
u
feconda che la fisica ha sperimentato fin dai tempi di Newton.

Fine dellIntroduzione
Introduzione - 11

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 1


Il campo elettromagnetico
La luce e la sua interazione con la materia giocano un ruolo cruciale nella dinamica
dellUniverso. Il fascino e linteresse che lessere umano ha riversato verso la luce si perde
nella notte dei tempi. Le frasi iniziali della Bibbia attestano tale fatto:
In principio Dio cre
o il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre
ricoprivano labisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: Sia la luce!. E
la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separ
o la luce dalle tenebre. Dio
chiam
o la luce giorno mentre chiam
o le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo
giorno........................................................ .............................................................
Nel contesto del moderno pensiero scientifico, queste prime frasi della Bibbia possono
essere interpretate come la creazione del vuoto, della materia e della luce. La luce e la
materia interagiscono in virt
u del fatto che la materia e composta da particelle cariche
elettricamente. La radiazione elettromagnetica accelera le particelle cariche che a loro
volta diventano sorgenti del campo elettromagnetico.
1.1 - La grandezza fisica pi
u importante dellelettromagnetismo - La velocit
a della luce e la sua misura sperimentale
Il valore numerico della velocit
a della luce nel vuoto
e una delle costanti
fondamentali della Natura (c = 3 108 m/s).
Nellarticolo di James Clerk Maxwell: Prof. Maxwell on the theory of Molecular
Vortices, si legge:
La velocit
a della luce in aria, come determinata da M. Fizeau, 1) e 70843 leghe per
secondo ossia V=314858000000 millimetri/s=195647 miglia/s.
La velocit
a delle ondulazioni trasversali nel nostro ipotetico mezzo, calcolata dagli
esperimenti elettromagnetici di MM. Kohlrausch and Weber (fisici tedeschi) 2) e in accordo
cos esattamente con la velocit
a della luce calcolata da esperimenti ottici di M. Fizeau, che
noi possiamo certamente affermare che la luce consiste nella ondulazione trasversale dello
stesso mezzo che e la causa dei fenomeni elettromagnetici.
Lottica ha origini molto antiche, molti fenomeni riguardanti la luce erano fatti gi
a
assodati in epoca medioevale, ma molti aspetti di tale scienza come ad esempio la velocit
a
della luce, sono stati per lungo tempo senza soluzione. Infatti ignorando la vera natura
della luce, gli studiosi hanno discusso per secoli se questa si propagasse con velocit
a infinita
3)
o finita.
1)

Armand Hippolyte Louis Fizeau: (Parigi, 23 settembre 1819 - Venteuil, 18 settembre


1896) - Comptes Rendus, vol. XXIX (1849), pag.90.
2)
Rudolf Hermann Arndt Kohlrausch: (Gottingen, November 6, 1809 - March 8, 1858)
- Wilhelm Eduard Weber: (Wittenberg, 24 October 1804 - 23 June 1891). Weber insieme
a Carl Friedrich Gauss (Braunschweig, 30 aprile 1777 - Gottinga, 23 febbraio 1855), fu
linventore del telegrafo elettromagnetico.
3)
G.Pelosi e S.Selleri: Ole Roemer e la prima determinazione della velocit
a della luce 1-1

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Molti scienziati e filosofi illustri hanno formulato teorie, basate essenzialmente su
speculazioni metafisiche, propendenti sia per la natura infinita della velocit
a sia per quella
finita. Fra i personaggi pi
u famosi figurano Aristotele e Alhazen. Il primo4) , filosofo
greco antico, ritiene la velocit
a della luce infinita e Alhazen5) un grande medico, filosofo,
matematico, fisico ed astronomo arabo e sicuramente il massimo nel campo dellottica,
sostiene invece la tesi opposta.
Gli studiosi europei successivi restano per alcuni secoli divisi fra le due tesi. Tra i fautori della teoria secondo la quale la luce si propaga con velocit
a infinita troviamo Keplero 6)
e, soprattutto Cartesio7) , indiscussa autorit
a in campo scientifico presso i contemporanei.
Fra i fautori della velocit
a finita troviamo Bacone8) e Galilei9) .
Galileo, primo fra tutti, tent
o di misurare la velocit
a della luce nel 1607. Due osservatori posti su due colline distanti circa tre chilometri erano provvisti di una lanterna
ciascuno che potevano scoprire o coprire per mezzo di uno schermo. Il primo osservatore
scopriva la lanterna ed il secondo osservatore rispondeva scoprendo la sua lanterna non
appena percepiva la luce proveniente dalla collina dellaltro. Se vi e un intervallo di tempo
fra listante in cui il primo osservatore scopriva la lanterna e listante in cui lo stesso osservatore percepiva la luce di ritorno proveniente dallaltro, la doppia distanza fra le colline
divisa per questo intervallo di tempo avrebbe dato la velocit
a della luce. Pur essendo
lesperimento scientificamente corretto, lintervallo di tempo non poteva essere percepito e
quindi Galilei concluse che se la velocit
a non era infinita sarebbe stata molto grande.
Finalmente nel 1676 un astronomo danese Ole Christensen Rmer10) fece la fondamentale scoperta che la velocit
a della luce fosse finita e la sua stima fu fatta per mezzo
di osservazioni astronomiche.
Ole Christensen Roemer nacque ad Aarhus, Danimarca, il 25 settembre 1644. A partire dal 1662, frequent
o lUniversit
a di Copenaghen, dove cominci
o a studiare Astronomia
e Matematica sotto la guida, fra gli altri, di Erasmus Bartholinus.11) Nel 1671 lastronomo
francese Picard12) arriv
o a Copenaghen per effettuare una serie di misure dallosservatorio
Quaderno di Storia della Fisica n.1, pag.71, 1997 - Editrice Compositori, Bologna.
4)
Aristoteles: (Stagira, 384 a.C. - Calcide, 322 a.C.).
5)
Alhazen, o Abu Ali al-Hasan: (Bassora, 965 - Il Cairo, 1038).
6)
Friedrich Johannes Kepler: (Weil der Stadt, 27 dicembre 1571 - Ratisbona, 15 novembre 1630).
7)
Rene Descartes, latinizzato in Renatus Cartesius e italianizzato in Cartesio: (La Haye
en Touraine, 31 marzo 1596 - Stoccolma, 11 febbraio 1650).
8)
Sir Francis Bacon, dapprima latinizzato in Franciscus Baco(nus) e poi italianizzato in
Francesco Bacone: (Londra, 22 gennaio 1561 - Londra, 9 aprile 1626).
9)
Galileo Galilei: (Pisa, 15 febbraio 1564 - Arcetri, 8 gennaio 1642).
10)
Ole Rmer oppure Roemer: (Aarhus, Danimarca, 25 settembre 1644 - Kopenhagen,
19 settembre 1710).
11)
Rasmus Bartholin (latinizzato in Erasmus Bartholinus): (Roskilde, Danimarca, 13
August 1625, - Kopenhagen, 4 November 1698).
12)
Jean-Felix Picard: (La Fleche, 21 luglio 1620 - Parigi, 12 luglio 1682).
1-2

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici di Tycho Brahe13) a Uraniborg14) . Negli otto mesi in cui rimase a fare osservazioni ebbe
modo di conoscere ed apprezzare Roemer tanto da decidere di portarlo con se a Parigi,
allAcademie Royale des Sciences, fondata nel 1666, da Luigi XIV.
Poco dopo larrivo a Parigi Roemer divenne tutore del Delfino e, nel 1672, gli venne assegnata una pensione da parte di Luigi XIV. Durante la sua permanenza in Francia comp
molte osservazioni astronomiche e dimostr
o grande genio inventivo, costruendo molti planisferi e modelli dei sistemi di Giove e Saturno, un micrometro di precisione assai superiore
a quella degli strumenti allora esistenti e partecipando alle operazioni di livellamento e
bonifica dellarea dove sarebbe sorta poi la reggia di Versailles
Nel 1675 pubblic
o inoltre una memoria in cui dimostrava come la forma ideale per
i denti dellingranaggio fosse lepicicloide, scoperta che si affrett
o a comunicare a Huy15)

affinche la utilizzasse nei suoi orologi. E sempre durante la sua permanenza


gens,
allAcad
emie che Roemer riusc a dimostrare come la luce si propaghi a velocit
a
finita e a valutare questa velocit
a.
Nel 1681 torn
o in patria, in qualit
a prima di professore di matematica allUniversit
a
di Copenaghen, poi di Astronomo reale e direttore dellOsservatorio di Copenaghen uno
dei pi
u antichi dEuropa. Roemer per
o trov
o insoddisfacente questultimo, in quanto le
osservazioni dovevano essere effettuate dal tetto, esponendo gli strumenti e gli osservatori
alle intemperie, di conseguenza Roemer trasform
o la propria casa in Osservatorio personale (Observatorium Domesticum), dotandola di moltissimi strumenti, alcuni dei quali
progettati da lui stesso. Il re Cristiano V fu un grande estimatore di Roemer e lo colm
o
di cariche ed onorificenze. Nel 1688 divenne uno dei consiglieri privati del re, nel 1693
primo magistrato di Copenaghen, nel 1705 sindaco e, contemporaneamente, prefetto di
polizia. Federico IV, successore di Cristiano V, lo fece senatore e, nel 1707, lo pose a capo
del consiglio di Stato. Nel 1704 giunse a termine la costruzione di un nuovo osservatorio
(Observatorium Tusculaneum) che Roemer edific
o a proprie spese a Vridloesemagle, vicino
a Copenaghen. Importantissimo, infine, e stato, in questo stesso periodo, il contributo di
Roemer nel campo della termometria. Fu lui ad intuire e verificare che, per avere letture
concordanti su termometri diversi, occorrre che le scale termometriche siano definite sulla
base di due punti fissi, e non di uno solo. Fahrenheit16) incontr
o Roemer nel 1708 e da
lui impar
o questo principio, poi universalmente applicato. Roemer mor a Copenaghen nel
1710.
Descriviamo, ora, lesperimento di Roemer.
Nel settembre del 1676 Roemer predisse un ritardo di dieci minuti nelleclisse di Io (il
nome di una delle amanti di Zeus nella mitologia greca), che allepoca era considerato il pi
u
interno fra i satelliti di Giove, fenomeno previsto per il 9 novembre di quello stesso anno alle
ore 05:25:45. In perfetto accordo con la predizione di Roemer leclisse venne puntualmente
13)

Tycho Brahe: (Knutstorp, Danimarca, 14 dicembre 1546 - Praga, 24 ottobre 1601).


Uraniborg e il nome del palazzo/osservatorio edificato dallastronomo danese Ticho
Brahe sullisola di Hven donatagli nel XVI secolo dal sovrano Federico II. Lisola si trova
nellOresund, il braccio di mare che separa la Danimarca dalla Svezia.
15)
Christiaan Huygens, matematico e astronomo olandese: (LAia, 14 aprile 1629 - LAia,
8 luglio 1695).
16)
Daniel Gabriel Fahrenheit: (Danzica, 24 maggio 1686 LAia, 16 settembre 1736).
14)

1-3

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici osservata alle 05:35:45. Il 21 novembre successivo Roemer pubblic
o un lavoro nel quale
spiegava come era giunto a tale previsione, attribuendo il ritardo al fatto che la luce non
si propaga a velocit
a infinita. Egli stim
o inoltre che la luce stessa dovesse impiegare 22
minuti per coprire una distanza pari al diametro della Terra. Per poter comprendere come
Roemer fosse arrivato a questo risultato occorre riassumere brevemente quali fossero le
informazioni del tempo su Giove.
Galileo, nel 1610, aveva scoperto i quattro satelliti maggiori del pianeta, detti Medicei
(Io, Europa, Ganimede e Callisto). Questi satelliti o lune di Giove sono sufficientemente brillanti da poter essere viste con un modesto telescopio o con un binocolo. I satelliti
appaiono come minuscoli punti luminosi sul disco del pianeta. Questi satelliti ruotano intorno a Giove come la luna attorno alla Terra, e, poiche, il piano delle loro orbite coincide
quasi con quello su cui la Terra e Giove ruotano, ognuno e eclissato dal pianeta ad ogni
rivoluzione. Roemer misur
o il tempo di rivoluzione di uno dei satelliti come lintervallo di
tempo fra due eclissi consecutivi. La fig. 1.1-1, non in scala, illustra la situazione.
...
...
...Orbita di Giove
...
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...
...
...
Orbita
di Io
......
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Orbita della T erra
....

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Cono d ombra
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T2 ....
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T4......
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...
...
...

Sole

fig.1.1-1
T sia il pianeta Terra che orbita attorno al Sole. G sia il pianeta Giove che orbita
attorno al Sole. Le posizioni C e D sullorbita di Io, satellite di Giove, rappresentano le
posizioni dentrata e duscita nel cono dombra.
Quando la Terra e nella posizione T1 , ossia il Sole e Giove sono diametralmente opposti
rispetto alla Terra (e, quindi, Giove e visibile di notte) il Sole e Giove vengono detti in
opposizione. Giove e la Terra si trovano alla minima distanza. Quando la Terra e nella
1-4

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici posizione T2 il Sole e Giove sono detti in congiunzione e, quindi, Giove non e visibile
dalla Terra in quanto coperto dal Sole. Quando la Terra e nella posizione T3 , ossia la
congiungente Terra-Sole e Terra-Giove formano un angolo di 900 si dice che Giove e in
quadratura rispetto alla Terra. La quadratura e chiamata orientale quando langolo SoleTerra-Giove e misurato in senso orario. Quando la Terra e nella posizione T 4 si dice che il
Sole e Giove sono in quadratura occidentale.
Riportiamo di seguito il lavoro originale di Roemer cosi come lo ha scritto Lui.

1-5

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici LE


JOURNAL
DES SC
AVANS.
1676

Dimostrazione riguardante il movimento della luce trovato da M. Romer


dellAcademie Royale des Sciences. (pag. 233-236)
da molto tempo che i filosofi si sforzano di decidere, per mezzo di qualche espeE
rimento, se lazione della luce e istantanea per percorrere qualunque distanza o se essa
impiega un tempo finito. Mr Romer de lAcademie Royale des Sciences si e servito di un
mezzo derivato dalle osservazioni del primo satellite di Giove per mezzo delle quali Egli
dimostra che per una distanza di circa 3000 leghe, quasi eguale alla grandezza del diametro
della terra, la luce impiega meno di un secondo di tempo.
Consideriamo la fig. 1.1-2. Sia A il Sole, B Giove, C il primo satellite che entra
nellombra di Giove per uscirne in D e sian E, F , G, H, K, L, la Terra posta a diverse
distanze da Giove.
D C

H
L

F
A

E
fig.1.1-2
Ora, supposto che la Terra essendo in L, verso la seconda quadratura di Giove, abbia
visto il primo satellite al momento della sua emersione ossia alluscita dallombra di Giove
in D; dopo circa 42 ore e mezza, dopo una rivoluzione di questo satellite, la Terra trovandosi
in K lo vede ritornare in D: e manifesto che se la luce impiega del tempo per attraversare
lintervallo LK, il satellite sar
a visto in ritardo al ritorno in D, che non ci sarebbe stato
se la Terra fosse rimasta ferma in K, cosicche la rivoluzione di questo satellite, osservata
1-6

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dalle sue emersioni, sar


a ritardata della quantit
a di tempo che la luce impiega a passare da
L a K e che al contrario nellaltra quadratura F G dove la Terra avvicinandosi, va incontro alla luce, le rivoluzioni [determinate mediante] delle immersioni [nelle zone dombra]
sembrano accorciate di tanto quanto quelle [determinate mediante] delle emersioni [dalle
zone dombra], sembravano allungate. E poiche in 42 ore e mezza, che il satellite impiega
per compiere ciascuna rivoluzione, la distanza fra la Terra e Giove nelluna e nellaltra
quadratura varia perlomeno di 210 diametri della Terra, ne segue che se per il valore di
ogni diametro terrestre, impiega un secondo di tempo, la luce impiegherebbe 3.5 minuti
per ciascuno degli intervalli GF , KL, ci
o che comporterebbe una differenza di circa un
mezzo di quarto dora fra due rivoluzioni del primo satellite, di cui luno avrebbe dovuto
essere osservato in F G, e laltro in KL, invece che non vi si remarca alcuna differenza
sensibile.
Non ne deriva pertanto che la luce non impiega alcun tempo: perche dopo avere esaminato la cosa pi
u da vicino, si e trovato che ci
o che non era sensibile in due rivoluzioni, diventa molto importante rispetto a pi
u osservazioni insieme e che per esempio 40 rivoluzioni
osservate dal lato F , sono sensibilmente pi
u corte, di 40 altre osservate dallaltro lato
qualunque sia la posizione di Giove nello Zodiaco; questa differenza vale 22 minuti per
ogni intervallo HE, che e il doppio di quello che impiega dalla Terra dal Sole.
La necessit
a di questa nuova equazione del ritardo della luce, stabilita da tutte le osservazioni che sono state fatte allAccademia Royale, e allosservatorio da 8 anni, e nuovamente
e stato confermato dalle emersioni del primo satellite osservato a Paris il 9 novembre ultimo
alle 5h.35.45 di sera, 10 minuti pi
u tardi che non si abbia da attendere deducendole da
quelle che sono state osservate nel mese di agosto allorche la Terra era molto pi
u vicina a
Giove; ci
o che Mr. Roemer aveva predetto a lAcademie allinizio di Settembre.
Ma per dubitare che questa ineguaglianza causata dal ritardo della luce , dimostra
che essa non pu
o venire da alcuna eccentricit
a, o altra causa di quelle che si apporta
ordinariamente, per spiegare le irregolarit
a della Luna e degli altri pianeti: benche tuttavia
si sia cenno che il primo satellite di Giove sia eccentrico, e che da allora le rivoluzioni
erano avanzate o ritardate a misura che Giove si avvicina o si allontana e stesso che le
rivoluzioni del primo Mobile erano irregolari; senza talvolta che queste tre ultime cause di
ineguaglianza impediscono che la prima non sia manifesto.

1-7

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Illustriamo, adesso, il metodo di Fizeau.

M
ST
O

fig.1.1-3

Lapparato di Fizeau e schematizzto in fig.1.1-3. S e una sorgente di luce ed ST


una lastra di vetro non argentata. Gli specchi semiargentati9) non erano disponibili a
quel tempo. La luce riflessa dal vetro attraversa la ruota dentata R la cui vista frontale e
mostrata nel centro della figura. Tale ruota dentata pu
o ruotare utilizzando un meccanismo
ad orologio attuato da un peso che cade. Al tempo di Fizeau non esisteva il laser e pertanto
per fare un fascetto di raggi paralleli come in figura era necessaria una collezione di lenti
convergenti. La luce passando attraverso la ruota dentata arriva sullo specchio M (che
nellesperimento originale era concavo). Se la ruota e ferma parte della luce di ritorno
passa attraverso la lastra di vetro ST ed e vista dallosservatore O. Se la velocit
a angolare
della ruota e gradualmente aumentata a partire da zero, ad un certo punto la luce che nel
viaggio di andata passa attraverso lo spazio fra due denti sar
a al suo ritorno interrotta da
un dente che si e spostato nella posizione appropriata durante il tempo di transito. Ad una
velocit
a pi
u alta la luce di ritorno passer
a attraverso il successivo spazio fra due denti e ad
una ancora pi
u alta velocit
a essa sar
a oscurata dal dente successivo. Fizeau nel 1849 fece
il suo esperimento fra Montmartre e Mont Valerien a Suresnes distanti 8633 m utilizzando
9)

Gli specchi semiriflettenti o semitrasparenti (o anche specchi semi o parzialmente


argentati) sono cos chiamati perche riflettono circa la met
a della luce incidente, lasciando
trasparire la restante. Sono realizzati deponendo sul vetro uno strato metallico spesso
solamente poche decine di atomi. La trasmissione avviene in entrambi i sensi, per cui e
necessario che il lato non riflettente sia rivolto verso una stanza buia perche lo specchio
appaia come un normale specchio riflettente dallaltro lato. Una persona dal lato illuminato
pu
o specchiarsi e non vede dallaltro lato, mentre dalla stanza oscurata e possibile vedere
usato quindi dalla polizia per osservare nascostamente i sospetti o
nella prima stanza. E
nei negozi per controllare i clienti.
1-8

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici una ruota con 720 denti e trov
o che la prima eclisse (oscuramento) occorrreva quando la
velocit
a era 12.6 giri al secondo. Questo dava un tempo di transito di 5.5 10 5 s. La
lunghezza di doppio cammino era 1.7266 104 m e il valore ottenuto per la velocit
a della
luce era 3.15 108 m/s. Lerrore principale nel metodo di Fizeau stava nella difficolt
a
di osservare esattamente quando limmagine e oscurata cioe e un errore nella misura del
tempo. Essenzialmente lo stesso metodo fu usato da Cornu (1874) che aument
o il percorso
e fu in grado di osservare le eclissi fino al trentesimo ordine. Fu anche usato da Young
e Forbes (1881) e da Perrotim e Prim (1903). Questi lavori utilizzarono diverse tecniche
innovative e mostrarono che la velocit
a della luce fosse compresa fra 2.9 e 3.01 10 10 cm/s.
Il metodo tuttavia e molto poco accurato rispetto ad altri metodi pi
u moderni.
Supponiamo che nel viaggio di andata la luce passi sul bordo dello spazio vuoto fra
un dente e laltro come in figura.
s

..
..
..
..
..
..
.
.
.
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............. ....................
.
.................................
...
..
...
..
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..
...
..
..
..
..
..
..
..
...
..
..
..
..
..
.

fig.1.1-4
Se si fa ruotare la ruota von velocit
a angolare ci sar
a sicuramente un valore di tale
velocit
a, diciamo , perche la luce nel suo viaggio di ritorno urta con il dente successivo
allo spazio vuoto e quindi non risulta pi
u visibile allosservatore che la guarda. Indichiamo
con tr lintervallo di tempo affinche la ruota dentata ruoti di s. Se indichiamo con D
la distanza fra lo specchio semiargentato ST e lo specchio piano M , lintervallo di tempo
t che la luce impiega nel suo viaggio di andata e ritorno e:
t =

2D
c

(1.1.1)

essendo c la velocit
a della luce in aria. La condizione per cui la luce viene eclissata e,
ovviamente,
t = tr
(1.1.2)
2
il periodo di rotazione della ruota per cui si abbia leclisse.

Sia p il numero di denti della ruota. Se ognuno di esso e largo s come la parte vuota,
tutta la circonferenza C della ruota e lunga 2ps
Allora vale la seguente proporzione:
Ora, sia T =

T : 2ps = tr : s
1-9

(1.1.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici da cui:


tr =

T
2p

(1.1.4)

Eguagliando la (1.1.3) con la (1.1.1) si ottiene:


T
2D
=
c
2p

(1.1.5)

2p
T

(1.1.6)

da cui:
c = 2D

Ora, D = 8633 m, p = 720 denti, = 2 12.6 e, quindi T =


c = 2 8633 2 720 12.6 3.13 108 m/s

1 - 10

1
. Ne segue:
12.6

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dispositivo sperimentale per misurare la velocit


a della luce1)

Rivelatore
.......
..... .....
.......
..............................
.......

..... T .......
.
.
.. .. .. ..

c=2

L
T

Oscilloscopio

LED

...
....

L
Specchio
semirif lettente

Specchio 2

Generatore
di impulsi

Specchio 1

fig.1.1-5
Una sorgente di luce, per esempio un led, pilotata da un generatore di segnali,
emette una sequenza di impulsi che arrivano nello specchio semiriflettente, che ha la propriet
a di rifletterne una parte e di trasmetterne la rimanente.
Gli impulsi riflessi, indicati da palline rosse in figura, arrivano sullo specchio 1 e ritornano indietro. Arrivati sullo specchio semiriflettente, una parte prosegue indisturbata
verso il rivelatore, la rimanente torna verso il led. A questo punto sulloscilloscopio compare un impulso, marcato in rosso. Gli impulsi che passavano indisturbati attraverso lo
specchio semiriflettente, indicate da palline azzurre in figura, procedono verso lo specchio
2, ritornano indietro fino ad incontrare lo specchio semiriflettente. Qui una parte passa
indisturbata verso il led, la rimanente viene riflessa verso il rivelatore. Sulloscilloscopio
compare un impulso, marcato in azzurro, che dista un intervallo di tempo T da quello
precedente. Questo intervallo di tempo e, ovviamente, dovuto al fatto che il percorso del
secondo impulso e molto pi
u lungo di quello relativo al primo. Per esempio il percorso del
primo e, in generale dellordine delle decine di centimetri, quello del secondo e dellordine
della decina di metri. La figura, ovviamente, non e in scala.
1)

Gianfranco Chiarotti, Giovanni Casini, Antonio Covello, Francesco Aloisi, Salvatore


Almaviva: La misura della velocit
a della luce - Laboratorio per la Didattica della Fisica
e la Divulgazione Scientifica, 2006 - Universit
a di Roma Tor Vergata. Divulgato dalla
Societ
a Italiana di Fisica e da infmedia.
1 - 11

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.2 - Equazioni di Maxwell

Le leggi che descrivono ogni fenomeno dellelettromagnetismo classico, rispetto ad


un qualunque sistema di riferimento invariante nel tempo, sono espresse dalle
equazioni di Maxwell che, nel sistema di misura SI e nel vuoto, sono:

~
~ E(~
~ r , t) = B(~r, t)

t
~
1 ~
~ r , t) = 0 E(~r, t)
B(~
0
t
~ E(~
~ r , t) = 0
0
~ B(~
~ r, t) = 0

(1.2.1)
(1.2.2)
(1.2.3)
(1.2.4)

Lequazione 1.2.1 esprime la legge dellinduzione elettromagnetica, sperimentata da Michael Faraday nel 1831, per circuiti la cui posizione
e invariante nel
tempo, ed afferma che un campo elettrico pu
o essere generato da una variazione
temporale del campo di induzione magnetica.
Lequazione 1.2.2 mostra che, un campo magnetico
e prodotto non solo da una
corrente (che avviene in presenza di cariche elettriche in movimento), ma anche da un campo elettrico dipendente dal tempo (quindi anche nel vuoto). Ci
o
~
E
avviene per mezzo della densit
a di corrente di spostamento 0
, il termine
t
fondamentale introdotto da Maxwell nel 1865. Questo termine di corrente fornisce una simmetria fra le equazioni 1.2.1 e 1.2.2, completa laccoppiamento fra
campo elettrico e campo magnetico dando luogo alla denominazione campo
elettromagnetico ed
e responsabile della propagazione delle onde elettromagnetiche.
Per studiare le propriet
a del campo elettromagnetico nei mezzi materiali e importante la valutazione dellinterazione (o dellaccoppiamento) fra tale campo ed il mezzo
stesso ossia il sistema di atomi di cui esso e composto. In particolare si calcolano i momenti multipolari indotti nel mezzo da un campo elettromagnetico, che danno origine a
densit
a di cariche elettriche legate di volume e di superficie nonche a densit
a di correnti
atomiche, che costituiscono le sorgenti del campo elettromagnetico, da introdurre nelle
1 - 12

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici equazioni di Maxwell nel vuoto, secondo lo schema sotto riportato.

...........................................................................
...
...
...
...
Campo
.
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.
.... ... elettromagnetico ...........................
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.....
...
...
....
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...
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.
.
......................................................................
...
....
.
............
.....

Equazioni di
Maxwell

Risposta del
sistema atomico

...
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...
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...........................................................................
....
..
.
...
...
......
.
....
.......... ...
Momenti
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...............
...........
multipolari
...
...
atomici
...
.
.........................................................................
.................

Nella materia, allora, le equazioni di Maxwell sono:


~
~ E(~
~ r, t) = B(~r, t)

t
~
1 ~
~ r, t) = J~t (~r, t) + 0 E(~r, t)
B(~
0
t
~ E(~
~ r, t) = t (~r, t)
0
~ B(~
~ r , t) = 0

(1.2.5)
(1.2.6)
(1.2.7)
(1.2.8)

Esse descrivono il campo elettromagnetico macroscopico nel mezzo attraverso i vettori


~ eB
~ e caratterizzano il mezzo attraverso la densit
del campo E
a di carica totale macro~
scopica t e la densit
a di corrente Jt .
Poiche qualunque mezzo materiale e costituito da atomi (neutri o no) che contengono
elettroni legati al proprio nucleo e da elettroni liberi nel senso che non sono legati da
nessuna forza agli atomi costituenti il mezzo materiale, la densit
a di carica t consiste in
generale della densit
a di carica libera e della densit
a di carica legata b (b=bound);
analogamente la densit
a di corrente J~t consiste della densit
a di corrente libera J~ e di quella
legata J~b , cioe:
t = + b
e
J~t = J~ + J~b
(1.2.9)
che per il principio di conservazione della carica elettrica soddisfano allequazione di continuit
a:
~ J~t + t = 0,
~ J~b + b = 0,
~ J~ + = 0

(1.2.10)
t
t
t
La densit
a di carica libera e quella parte della densit
a della carica totale che esiste
indipendentemente dal campo elettromagnetico applicato, per esempio nel caso dei metalli
essa e in generale di un elettrone per atomo tranne il Nichel che ne ha due.
1 - 13

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Daltra parte, la densit


a di carica legata deriva dai multipoli che sono indotti nel
mezzo dal campo elettromagnetico. In assenza di campo elettromagnetico essa e nulla.

Analogamente la densit
a di corrente libera esiste solo in presenza di un campo elettrico.
In assenza di campo essa e nulla.

Cos come la densit


a di corrente legata esiste solo in presenza di un campo magnetico
o di un campo elettrico variabile nel tempo. Altrimenti e nulla. Ci proponiamo di trovare
queste nuove sorgenti da inserire nelle equazioni di Maxwell nel vuoto.

Gli atomi allo stato fondamentale (stato di minor energia) presentano tutti una distribuzione degli elettroni a simmetria sferica. Conseguentemente il baricentro delle cariche
positive coincide con quello delle cariche negative. Lo stesso dicasi per qualsiasi atomo
ionizzato, benche esso presenti una carica netta diversa da zero. Allo scopo di capire cosa
succede quando si immerge un atomo in un campo elettrico statico (o variabile nel tempo)
cominciamo subito col dire che la carica negativa si ridistribuir
a in un modo diverso.
Latomo perde la sua simmetria sferica ed esso diventa sorgente di campo elettrico.

1.3 - Sviluppo in serie di multipoli del potenziale elettrico di una distribuzione arbitraria di cariche

Supponiamo quindi che la carica si sia ridistribuita in modo piuttosto complicato.

Consideriamo, allora, una distribuzione arbitraria di cariche e poniamo lorigine delle


nostre coordinate in un punto interno alla distribuzione in modo da ridurre il numero di
coordinate.

Inoltre questa distribuzione pu


o tutta essere racchiusa da una sfera di raggio a piccolo
rispetto alla distanza dal punto di osservazione.

Indichiamo con ~r un punto arbitrario dentro la distribuzione di cariche (punto sorgente), con (~r ) la densit
a di carica in quel punto, e con ~r il punto di osservazione (punto
campo).
1 - 14

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

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.......
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.. ..... ...
.........

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.... .
......
......
..........
.. ... ... .
.....
.. ... ...... ... ...

(~r ~r )

~r

~r

fig.1.3-1

Il potenziale in ~r e dato da:


1
(~r) =
40

(~r ) 3
d r
|~r ~r |

(1.3.1)

dove d3 r e un elemento di volume dello spazio in cui e distribuita la carica e V tutto il


volume occupato dalla distribuzione di cariche.
1
Consideriamo la quantit
a
= |~r ~r |1 . Per il teorema di Carnot si ha:
|~r ~r |
p
 1
|~r ~r | = r 2 2~r ~r + r 2 ;
|~r ~r |1 = r 2 2~r ~r + r 2 2
(1.3.2)
Mettendo, dentro le parentesi, in evidenza r 2 , si ha:


 12

 12
2~r ~r
r 2
1
2~r ~r
r 2
r 2~r ~r + r
= r 1
+ 2
=
1
+ 2
r2
r
r
r2
r
(1.3.3)
2


r
2~
r

~
r
risulta < 1 la quantit
Se il termine 2
a dentro parentesi pu
o essere svilupr
r2
2

r
~r ~r
pata con la formula del binomio e se + 2 2 < 1 la serie converge assolutamente.
r
r
Per garantire questo basta prendere il punto P sufficientemente lontano.
r 2
~r ~r
Posto: = 2 2 2 si ha:
r
r
2

 1
2 2

(1 + )

21

1
3
= 1 + 2 +
2
8
1 - 15

(1.3.4)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Quindi:





1
1 r 2
r
=
1
2 cos +
r
2 r2
r

r 3
r 2
2
4 3 cos + 4 2 cos
+
r
r

(1.3.5)



1
3 r 2
r
1
1 r 2
2
=
cos +
1+
cos
+ =
|~r ~r |
r
r
2 r2
2 r2


 r 2
r
1
1
2
=
1+
cos +
3 cos 1 2 +
r
r
2
r

(1.3.6)

 1
2 2

r 2~r ~r + r
 
1 3 r 4
+
r 8 r4
Ordinando:

La (1.3.6) si pu
o scrivere in forma compatta come:
 n

1
1X
r
=
Pn ()

|~r ~r |
r n=0
r

(1.3.7)

dove le quantit
a Pn () sono i cosiddetti polinomi di Legendre che riportiamo:
P0 () = 1,


1
3 cos2 1 ,
2

1
5 cos3 3 cos
etc.
P3 () =
2

P1 () = cos ,

P2 () =

(1.3.8)

r
< 1.
La serie (1.3.7) converge se
r
Quindi:

 Z

Z
Z
2
1
1
1
1
3

3
2 (3 cos 1)
3
(~r) =
(~r )d r + 2 r cos (~r )d r + 3 r
(~r )d r +
40 r V
r V
r V
2
(1.3.9)
che si pu
o scrivere:
 Z

Z
Z
2
1
1
~r
1
3

3
2 (3 cos 1)
3
(~r) =
(~r )d r + 3 ~r (~r )d r + 3 r
(~r )d r +
40 r V
r
r V
2
V
(1.3.10)
Lespressione (1.3.10)

e
facilmente
interpretabile.
Z
(~r )d3 r e chiaramente la carica totale della distribuzione; per-

Il primo integrale

tanto il primo termine del secondo membro:

 Z

1
1
3
(~r )d r
40 r V
1 - 16

(1.3.11)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici rappresenta il potenziale che risulterebbe se questa carica totale fosse concentrata nella
origine. Esso prende il nome di potenziale di monopolo della distribuzione e pu
o
anche essere nullo se la distribuzione
e neutra ossia se la carica totale e nulla.
Z

~r (~r )d3 r prende il nome di momento di dipolo della

Il secondo integrale

distribuzione e si indica con p


~; pertanto il secondo termine del secondo membro:


~r
1
p~
40 r 3

(1.3.12)

rappresenta il potenziale di dipolo della distribuzione. Il terzo integrale prende il


nome di momento di quadrupolo della distribuzione e cosi via.
interessante osservare che pu
E
o esistere una distribuzione di cariche che pur avendo
la carica totale nulla pu
o presentare termini superiori di potenziali diversi da zero.
1.4 - Potenziale elettrico generato da un dielettrico polarizzato
Consideriamo un dielettrico polarizzato, cioe caratterizzato in ciascun punto ~r da
~ (~r ). La polarizzazione d
una polarizzazione P
a origine a un campo elettrico ed il nostro
problema e quello di calcolare questo campo nel punto ~r, esterno al dielettrico.

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......... ........ ..............
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....................................................................................................
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..... .......................................
.....
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.....
.....
.....
.....
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.....
.....
.....
............
.
.
.
....
....

(~r ~r )

d r

P~ (~r )

~r

~r

fig.1.4-1

Ciascun elemento di volume d3 r del dielettrico e caratterizzato da un momento di


dipolo d~
p(~r ) = P~ (~r )d3 r ; e poiche la distanza fra P (x, y, z) e d3 r e grande rispetto
alle dimensioni di d3 r , questa quantit
a (momento di dipolo) determina pienamente il
1 - 17

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici contributo di d3 r al potenziale:


d(~r) = k

~ (~r ) (~r ~r )d3 r


P
d~
p(~r ) (~r ~r )
=
k
|~r ~r |3
|~r ~r |3

(1.4.1)

dove ~r ~r e il vettore, uscente da d3 r , il cui modulo e dato da:


|~r ~r | =
.

(x x )2 + (y y )2 + (z z )2

(~r) = k

V0

P~ (~r ) (~r ~r )d3 r


|~r ~r |3

(1.4.2)

(1.4.3)

Questo risultato e esatto e si potrebbe calcolare direttamente (~r) se si conoscesse


~ (~r ). Ci conviene per
la funzione P
o esprimerla in modo alquanto diverso mediante una
semplice trasformazione di analisi vettoriale.
Cominciamo con il dimostrare la seguente identit
a vettoriale:
~

1
|~r ~r |

~r ~r
|~r ~r |3

(1.4.4)

Si ha:
~r ~r = x
b(x x ) + yb(y y ) + zb(z z ) = |~r ~r | =
~

1
|~r ~r |

=x
b

(x x )2 + (y y )2 + (z z )2
(1.4.5)

1
p
+

2
x
(x x ) + (y y )2 + (z z )2

1
p
p
+
z
b
y (x x )2 + (y y )2 + (z z )2
z (x x )2 + (y y )2 + (z z )2
(1.4.6)

2(x x )
p
2 (x x )2 + (y y )2 + (z z )2 x x

1
p
=
=
x (x x )2 + (y y )2 + (z z )2
(x x )2 + (y y )2 + (z z )2
|~r ~r |3
(1.4.7)

2(y y )
p
2 (x x )2 + (y y )2 + (z z )2

1
yy
p
=
=
y (x x )2 + (y y )2 + (z z )2
(x x )2 + (y y )2 + (z z )2
|~r ~r |3
(1.4.8)
2(z z )
p
2 (x x )2 + (y y )2 + (z z )2

1
zz
p
=
=
z (x x )2 + (y y )2 + (z z )2
(x x )2 + (y y )2 + (z z )2
|~r ~r |3
(1.4.9)
+b
y

1 - 18

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue, come volevamo dimostrare, che:


~

1
|~r ~r |

x
b(x x ) + yb(y y ) + zb(z z )
~r ~r
=
|~r ~r |3
|~r ~r |3

(1.4.10)

La funzione integranda della (1.4.3) diventa, allora:



~ (~r ) (~r ~r )
P
1

~
~
= P (~r )
|~r ~r |3
|~r ~r |

(1.4.11)

Applichiamo, adesso, lidentit


a vettoriale:
~ (f A)
~ = f
~ A
~+A
~ f
~

(1.4.12)

~ un arbitraria funzione vettoriale


dove f e una funzione scalare arbitraria del punto ed A
1
~=P
~ e considerando il
~ apicato si ha:
del punto. Ponendo: f =
eA
|~r ~r |
~ (~r ~r )
~
P
P
1
~
~ P~
=

|~r ~r |
|~r ~r | |~r ~r |

(1.4.13)

Quindi:
Z

Z
P~ (~r ) 3
1

~
~ P~ (~r )d3 r
(~r) = k

d r k

|~r ~r |
r ~r |
V0
V0 |~

(1.4.14)

Applicando il teorema della divergenza al primo integrale si ha:


(~r) = k

S0

Z
P~ (~r )
1
2
~ P
~ (~r )d3 r
n
bd r + k

|
|~r ~r |
|~
r

~
r
V0

(1.4.15)

dove S0 e la superficie che racchiude il dielettrico, n


b e il versore della normale alla superficie
(esterno ad essa cioe uscente dal dielettrico). Cominciamo con losservare che la quantit
a
~

~
~
P (~r ) n
b ha le dimensioni di una densit
a superficiale di carica mentre P (~r ) ha le
dimensioni di una densit
a volumica di carica.
Posto:
b = P~ (~r ) n
b
(1.4.16)
e

~ P~ (~r )
b =

, si ha:
(~r) = k

S0

b d 2 r
+k
|~r ~r |
1 - 19

V0

(1.4.17)

b d3 r
|~r ~r |

(1.4.18)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici cioe ai fini del campo elettrico esterno il dielettrico e equivalente ad una distribuzione di
carica superficiale b e ad una distribuzione di carica volumica b .
b prende il nome di densit
a di carica legata superficiale di polarizzazione.
b prende il nome di densit
a di carica legata volumica di polarizzazione.
Si adotta il termine di carica legata per mettere in risalto che le cariche non sono libere
di muoversi o di essere trasportate fuori dal dielettrico. La densit
a superficiale di carica
legata e data dalla componente della polarizzazione normale alla superficie; la densit
a di
volume di carica legata e una misura della disuniformit
a della polarizzazione allinterno
del materiale, infatti se P~ e costante in ciascun punto b = 0. Quindi il dielettrico appare
~ e disuniforme esso possiede una densit
superficialmente carico e se P
a volumica di carica
b 6= 0.
La carica totale di polarizzazione di un dielettrico e:
Z
I

~ P~ (~r )d r + P~ (~r ) n
Q=

b d2 r = 0
(1.4.19)
V0

S0

come si vede facilmente trasformando il primo integrale in integrale di superficie applicando


il teorema della divergenza. Ci
o risulta in accordo col fatto che il dielettrico in complesso
e elettricamente neutro.
Nellipotesi che il campo elettrico inducente sia variabile nel tempo, anche la densit
a
b sar
a dipendente dal tempo. In tal caso si avr
a una densit
a di corrente legata che si
pu
o dedurre dallequazione di continuit
a:
~ J~b + b = 0

(1.4.20)

Sostituendo nella (1.4.20) lespressione di b data dalla (1.4.17), si ottiene:




~ J~b +
~ P~ = 0

(1.4.21)

Scambiando gli operatori, la (1.4.21) si pu


o scrivere:
~
~ J~b
~ P = 0

t
ossia:
~

da cui:

~
P
J~b
t

=0

~
P
J~b =
t

1.5 - Suscettivit
a e permettivit
a elettrica
1 - 20

(1.4.22)

(1.4.23)

(1.4.24)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Come abbiamo visto nella trattazione precedente il vettore polarizzazione P~ dipende
~ che a sua volta dipende dalla polarizzazione
dal campo elettrico allinterno del dielettrico E
P~ . Questo ci porta a dire che, a regime, esiste una relazione che lega i due vettori:
~ E
~
P~ = (E)

(1.5.1)

La quantit
a prende il nome di suscettivit
a elettrica.
Si definisce permettivit
a elettrica la quantit
a:


~ = 0 + (E)
~
(E)

(1.5.2)

~ In
Per campi elettrici non molto intensi le quantit
a ed sono indipendenti da E.
questo caso la relazione che lega il campo elettrico alla polarizzazione diventa:
~
P~ = E

(1.5.3)

= 0 r

(1.5.4)

Poniamo:
La quantit
a r prende il nome di costante dielettrica relativa. Si hanno, ovviamente, le seguenti relazioni:
r = 1 +

da cui

= 0 (r 1)

(1.5.5)

Riportiamo nella tabella di seguito i valori della costante dielettrica relativa statica
riferita ai pi
u noti materiali; nella terza colonna e riportato il valore della rigidit
a dielettrica
del materiale.
Materiale

Emax (V/m)

Vetro
Mica
Nylon
Gomma
Zolfo
Legno
Alcol etilico
Benzolo (= 00 C)
Petrolio
Acqua dist. (= 00 C)
Acqua dist.(= 200 C)
Aria (1 atm.)
Aria (100 atm)
CO2 (100 atm.)

5-10
6
3.5
2-3.5
4
2.5-8
28.4
2.3
2.1
88
80
1.00059
1.0548
1.000985

9 106
5 20 106
16 106
16 40 106

12 106
3 106

1 - 21

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.6 - Sviluppo in serie di multipoli del potenziale magnetico vettore generato da un circuito localizzato posto a grande distanza dallosservatore
Il potenziale magnetico vettore (e quindi il campo di induzione magnetica) dovuto
ad un piccolo circuito posto a grande distanza pu
o essere valutato in modo relativamente
semplice. Sappiamo che:
I

d~r
0
~
A(~r) =
I
(1.6.1)
4
|~r ~r |
C

Scrivendo la funzione integranda come:


|~r ~r |1 = r 2 + r 2 2~r ~r

 12

la possiamo sviluppare in serie e fermarci al primo ordine:




1
~r ~r
1
|~r ~r | =
1+ 2 +
r
r

Pertanto il potenziale vettore si pu


o scrivere:

I
I

~ r) = 0 I 1 d~r + 1
(~
r

~
r
)
d~
r
+

A(~

4 r
r3
C

(1.6.2)

(1.6.3)

(1.6.4)

Un risultato molto importante che deriva dalla equazione (1.6.4) e che il primo integrale e nullo. Poiche esso corrisponde al termine di monopolo nel caso elettrostatico si pu
o
evidenziare che il monopolo magnetico non esiste. Il primo contributo al potenziale
vettore e quello di dipolo magnetico.
La valutazione di tale integrale sarebbe possibile se si conoscesse la configurazione del
circuito C. Tuttavia e possibile, come vedremo, esprimerlo in funzione di propriet
a relative
ad esso.
Per questo, consideriamo la quantit
a vettoriale:
(~r d~r ) ~r = ~r (~r d~r )

(1.6.5)

Consideriamo, ora, la seguente formula di moltiplicazione vettoriale (Formulario - F2):


~ (B
~ C)
~ = B(
~ A
~ C)
~ C(
~ A
~ B)
~
A

(1.6.6)

~ , si ha:
~ = ~r, B
~ = ~r , C
~ = dr
Posto A
~r (~r d~r ) = ~r (~r d~r ) d~r (~r ~r)

(1.6.7)

(~r d~r ) ~r = ~r (~r d~r ) + d~r (~r ~r)

(1.6.8)

da cui:

1 - 22

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo la quantit


a ~r (~r ~r ) e calcoliamo il suo differenziale rispetto a ~r :
d [~r (~r ~r )] = ~r (~r d~r ) + d~r (~r ~r )

(1.6.9)

Sommando la (1.6.8) e la (1.6.9) si ha:


2d~r (~r ~r ) = (~r d~r ) ~r + d [~r (~r ~r )]

(1.6.10)

Dividendo per 2:
d~r (~r ~r ) =

1
1
(~r d~r ) ~r + d [~r (~r ~r )]
2
2

(1.6.11)

Il primo termine della (1.6.11) rappresenta la funzione integranda del termine di dipolo
della (1.6.4). Sostituendo, allora, in questultima equazione, la (1.6.11) si ha:

 I
I 

o 1
1
1

~
Adip (~r) =
I
(~r d~r ) ~r +
d [~r (~r ~r )]
(1.6.12)

4 r 3
2
2
C

Il secondo integrale e ovviamente nullo, pertanto la (1.6.12) diventa:

~r
~ dip (~r) = o I
A
(~r d~r ) 3
r
4 2

(1.6.13)

in quanto la quantit
a
e ~r .

~r
si pu
o uscire fuori dallintegrale perche la variabile di integrazione
r3

Per capire il significato della (1.6.13), ed in particolare quello del termine fra parentesi,
consideriamo un tratto di curva appartenente alla curva chiusa C, come mostrato in figura
1.6-2. Siano P e Q due punti su di esso e ~r ed ~r i loro vettori posizione rispetto allorigine
O.
O ................................
...................
.......................
...........................
.............................
.................................
......................................
...............................
..........................................
.............................................
..................................................

......................................................
........................................................
...............................................................
................................................................
..................................................................
......................................................................
........................................................................... .
......................................................
......
.................................................................................................................................................................................................
.......
........................................................................................
........
.
.
.
.
.
.
.
.
......................................S
.
.............. .
..
.....................................................................................................................................
........
...................................................................
.........
...................................................................................................
.........
.......................................................................................................
..........
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...........................................................................................................
......
.............................................................................................................
...........
.................................................................................................................
............
................................................................................................ ........................
.........................................................................................................................
.......................................................................................... .. ...
...............................................................
..............................
...
...
....................... ...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..... 1800 ....
..........
.
.
.
.
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.
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.
.
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.
.
.
.
....
.
.........................
....
...
....900.....
................
..

~r

~r

dA

d~r

fig.1.6-2
1 - 23

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo il triangolo OP Q. Se e sufficientemente piccolo, larco P Q pu


o essere
considerato un tratto di linea retta e larea descritta dal vettore posizione nellintervallo
infinitesimo P Q e larea del triangolo OP Q. Considerando come base il lato di lunghezza
r , laltezza ad esso relativa e il segmento QM . M giace sul prolungamento del vettore
OP . Quindi, larea della superficie del triangolo OP Q e:
dAS =

1
|~r | |QM |
2

(1.6.14)

Ma, dal triangolo P M Q, si ha:


|QM | = |d~r | sin(180 ) = |d~r | sin
Quindi:
dAS =

1
1
|~r | |d~r | sin = |~r d~r |
2
2
I
1
~
(~r d~r ) = A
2

(1.6.15)

(1.6.16)
(1.6.17)

~ larea della spira orientata secondo la normale, e:


essendo A
~ = I1
m
~ = IA
2

(~r d~r )

(1.6.18)

la (1.6.13) si pu
o scrivere:
~r
~ dip (~r) = o m
A
~ 3
4
r

(1.6.19)

1.7 - Descrizione macroscopica della materia magnetizzata: calcolo del


potenziale vettore prodotto dalla materia magnetizzata
Dopo aver visto come nascono i singoli momenti magnetici, passiamo ad una spiegazione macroscopica del magnetismo nella materia.
Sia m
~ i il momento magnetico dellatomo iesimo. Definiamo una quantit
a vettoriale
~ , come:
macroscopica, la magnetizzazione M
1 X
m
~i
V 0 V
i

~ = lim
M

(1.7.1)

~ si pu
Il vettore M
o chiamare momento di dipolo magnetico per unit
a di volume.
~
M (x, y, z) P
e una funzione vettoriale del punto (x, y, z). Nello stato non magnetizzato
la sommatoria
m
~ i e zero in seguito alla orientazione casuale degli m
~ i , ma in presenza
~
di un campo esterno, ordinariamente M dipende da questo campo.
1 - 24

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ (x, y, z) sia una funzione nota (come avviene per i magneti perAmmettiamo che M
manenti) e calcoliamo il contributo che il materiale magnetizzato d
a al campo magnetico.
3
Consideriamo un elemento di volume d r di materiale magnetizzato. Esso e caratterizzato
~ (x , y , z )d3 r .
da un momento magnetico dm
~ =M

............................
.................. ................... .......................
......
...
.
.
.....
... . ...
.
............. ......
.
.
............................................ ..........................................................................
.... ............................................. ................................................................................. ....
.
.
.
.
.
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...
.............
..
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...
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.... ................
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.............
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............... ..
...............
..
.
. ~
r~
r
..
..
...
...
..
.
.....
......
.......
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.
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.... ......................
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.... . ......
.....
..
...
... ..
.
.....
....
...
.
....
... ...
.
...
..
...
.
....
.
.
.. ................... ................. ..................... ...................
.
...
...
....
.. ..... ..
....
...
................... ...
..
....
...
.. .. ..... ...
... .................
....
. ...
.
.
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
....
........
... ..
...
...
.. ...
3
......
....
. .
....... d r
..... ...... .....
......
.......... ....
......
.
.......
.
.
...
.......
...............................................

~
M

fig.1.7-1

Vogliamo esprimere il contributo al campo magnetico nel punto P (x, y, z) da parte


di ciascun dm
~ ( o che e lo stesso da parte di ciascun elemento d3 r ). Il campo magnetico
totale nel punto in esame si ottiene integrando su tutto il volume di materiale V0 .
~ Per la formula (1.6.19), possiamo
Calcoliamo il contributo al potenziale vettore A.
scrivere:
(~r ~r )
~ y, z) = o dm
dA(x,
~
(1.7.2)
4
|~r ~r |3
~ (x , y , z )d3 r , si ha:
Poiche: dm
~ =M
~ y, z) =
dA(x,
~ y, z) = 0
A(x,
4

0 ~
(~r ~r ) 3
M (x , y , z )
d r
4
|~r ~r |3
Z

~ (x , y , z ) (~r ~r ) d3 r
M
|~r ~r |3
V0

(1.7.3)

(1.7.4)

che si pu
o scrivere:
~ y, z) = 0
A(x,
4

V0

~
~
M (x , y , z )
1 - 25

1
|~r ~r |

d3 r

(1.7.5)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo lidentit


a vettoriale:
 
~
~ F
~ +
~ F~ =
~ F~ F~
~
F~ =
da cui:

(1.7.6)

 
~ =
~ F~
~ F~
F~

~ (x , y , z ),
Chiamando F~ M


~
~
M (x , y , z )

e, quindi:
~ y, z) = o
A(x,
4

1
|~r ~r |
Z

Applicando lidentit
a:

V0

I
S

(1.7.7)

1
~
~ , si ha:
e
|~r ~r |
~
1
~M
~
~ M

|~r ~r |
|~r ~r |

Z
~M
~
~

0
3
~ M d3 r
d
r

|~r ~r |
4 V0
|~r ~r |
n
b F~ da =

~ F~ dV

(1.7.8)

(1.7.9)

(1.7.10)

il secondo termine dellequazione (1.6.9) si pu


o scrivere:
Z

V0

Allora:

I
~
~
M
M
3
d
r
=
n
b

d2 r
|~r ~r |
|~r ~r |

~ y, z) = 0
A(x,
4

(1.7.11)

S0

V0

I ~
~M
~

0
M n
b 2
3
d r +
d r

|~r ~r |
4
|~r ~r |

(1.7.12)

S0

Osserviamo che se la magnetizzazione e uniforme il primo termine del secondo membro


e nullo.
~M
~ e A/m2 . Possiamo, quindi, definire
Inoltre osserviamo che la dimensione di
una densit
a di corrente di magnetizzazione (o dovuta alle cariche legate):
~M
~
J~b (~r ) =

(1.7.13)

~ n
Il termine M
b ha le dimensioni di una densit
a lineare di corrente A/m quindi
~ n
(M
b) d~l rappresenta la corrente che scorre su un tratto d~l della superficie.
~ n
Indichiamo con ~jb il termine M
b; cosi la (1.7.12) si pu
o scrivere:
~ y, z) = 0
A(x,
4

V0

I
~jb
J~b (~r ) 3 0
d
r
+
d2 r
|~r ~r |
4
|~r ~r |
S0

1 - 26

(1.7.14)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il potenziale vettore, creato da una distribuzione di correnti atomiche dentro il materiale, ha la stessa forma di quello creato da una distribuzione di
effettive correnti di trasporto.
1.8 - Equazioni di Maxwell nella materia
Scriviamo le espressioni delle densit
a di carica e di corrente legate dedotte dalle (1.4.17)
e (1.4.24), aggiungendo, solo per una questione formale, i termini di quadrupolo:
+
~ P~ + 1
~
~ Q
b =
2
~
1 ~ ~
P
~ +
J~b =

Q+M
t
2 t

(1.8.1)
(1.8.2)

denotano rispettivamente il momento di dipolo elettrico per unit


~,Q
dove P~ , M
a di volume,
il momento di dipolo magnetico per unit
a di volume, il momento di quadrupolo elettrico

per unit
a di volume, e cosi via, che sono prodotti dallazione del campo elettromagnetico
sono funzionali di E
~,Q
~ e di B.
~
sulle molecole neutre del mezzo. In altre parole P~ , M
Introducendo questi sviluppi nelle equazioni di Maxwell si ha:
~
~ E
~ = B

(1.8.3)

~
~
1 ~
+
~ = J~ + 0 E + P 1
~ Q
~ M
~ +
B
0
t
t
2 t
+
~ E
~ =
~ P
~ + 1
~
~ Q
0
2
~ B
~ =0

(1.8.4)
(1.8.5)
(1.8.6)

che si possono scrivere:


~
~ E
~ = B

t




1

~
~ M
~ + = J~ +
~ +P
~
~ Q+

B
0 E
0
t
2


1~
~
~
~
0 E + P Q + =
2
~ B
~ =0

(1.8.7)
(1.8.8)
(1.8.9)
(1.8.10)

I puntini rappresentano i termini multipolari di ordine superiore. Tranne in particolari


tipi di interazione, i termini pi
u importanti per lelettromagnetismo classico sono quelli
monopolari e dipolari.
Definiamo, ora, due vettori ausiliari:
+
~ = 0 E
~ + P~ 1
~ Q
D
2
1 - 27

(1.8.11)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ M


~ +
~ = 1B
H
0

(1.8.12)

cosi che le equazioni di Maxwell assumono la forma convenzionale:


E
~
~ E(~
~ r , t) = B(~r, t)

t
~
~ H(~
~ r, t) = J(~
~ r, t) + D(~r, t)

t
~
~
D(~r, t) = (~r, t)
~ B(~
~ r, t) = 0

(1.8.13)
(1.8.14)
(1.8.15)
(1.8.16)

Applicando il sistema di misura CGS (o di Gauss) esse si scrivono:


~
~ E(~
~ r, t) = 1 B(~r, t)

c" t
#
~ r, t)
1

D(~
~ H(~
~ r, t) =
~ r , t) +
J(~

c
t
~ D(~
~ r , t) = (~r, t)

~ B(~
~ r , t) = 0

(1.8.17)
(1.8.18)
(1.8.19)
(1.8.20)

dove c e la velocit
a della luce nel vuoto (c = 3 108 m/s).
Il sistema SI e il pi
u conveniente dal punto di vista pratico e sar
a da noi usato in
seguito; tuttavia in numerosi problemi di fisica e in molti libri esse vengono scritte nella
forma (1.8.17 1.8.20).
Il significato dei simboli con le unit
a delle relative grandezze nel sistema SI e:
~
E campo elettrico (V /m)
~ campo magnetico (A/m)
H
~ induzione magnetica (W b/m2 )
B
~ induzione elettrica (C/m2 )
D
J~ densit
a di corrente elettrica (A/m2 )
densit
a di carica elettrica (C/m3 )
~ e B,
~ D
~ eH
~ definiscono il campo elettromagnetico.
I vettori E
Si suppone che questi vettori siano finiti dappertutto e che in ogni punto ordinario
siano funzioni continue della posizione e del tempo, insieme con le loro derivate. Per punto
ordinario si intende un punto nel cui intorno le propriet
a fisiche del mezzo sono continue.
Ne segue che discontinuit
a dei vettori del campo possono esistere su superfici che segnano
un brusco cambiamento nelle propriet
a fisiche del mezzo o siano sede di cariche o correnti.
~
Le grandezze J e non sono indipendenti; esse sono correlate dallequazione di continuit
a
che esprime la conservazione della carica elettrica:
~ J~ + = 0

t
1 - 28

(1.8.21)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici da cui:


(~r, t) =

t
0

~ J(~
~ r, t )dt + (~r, 0)

(1.8.22)

In generale J~ e , in ogni punto ordinario, sono funzioni continue della posizione e del
tempo insieme con le loro derivate; spesso vengono impiegati modelli in cui e J~ possono
non avere derivate in qualche direzione, ci
o e giustificato a condizione che linterpretazione
fisica e ragionevole.
importante osservare che la densit
E
a di corrente J~ e la densit
a di carica , possono

~
~
~
~
scriversi come: J=J + J0 e = +0 dove e J sono le densit
a di carica e di corrente
~
sostenute dal campo elettromagnetico, 0 e J0 sono le densit
a di carica e di corrente
impresse cioe sostenute da generatori esterni o da processi di natura chimica o meccanica.
Tali densit
a impresse di corrente e di carica sono le sorgenti del campo elettromagnetico nel
senso che nelle equazioni di Maxwell figurano come termini noti. Risolvendo le equazioni
si ottengono campi, densit
a di carica e di correnti espressi come funzionali delle sorgenti.
La connessione fra i fenomeni elettromagnetici e quelli meccanici e data da unulteriore equazione indipendente, detta equazione della forza di Lorentz:1)
~ + J~ B
~
f~ = E

(1.8.23)

dove f~ e la densit
a volumetrica di forza.
Le equazioni (1.8.13) (1.8.16) e (1.8.21) non sono tutte indipendenti.
Lequazione (1.8.16) si pu
o ricavare dalla equazione (1.8.13) applicando scalarmente
~
loperatore . Infatti:
~
~
~ E
~ =
~ B

(1.8.24)
t
cioe:
~
~ B
0 =
(1.8.25)
t
Invertendo lordine di derivazione al secondo membro si ha:

Ne segue che:

~ ~
( B) = 0
t

(1.8.26)

~ B
~ = costante nel tempo

(1.8.27)

Se il campo e stato eccitato ad un certo istante e prima era nullo, la costante e zero
~ B
~ = 0.
ottenendo cosi lequazione (1.8.16):
Analogamente lequazione (1.8.21) si pu
o ricavare dalle equazioni (1.8.14) e (1.8.15) e
viceversa lequazione (1.8.15) si pu
o ricavare dalle equazioni (1.8.14) e (1.8.21).
~ si ha:
Dalla (1.8.14) applicando scalarmente loperatore
~
~ (
~ H)
~ =
~ J~ +
~ D

t
1)

Hendrik Antoon Lorentz: Arnhem (Holland), 1853 - Haarlem, 1928.


1 - 29

(1.8.28)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici cioe:

~
~ J~ +
~ D
0=
(1.8.29)
t
Dalla (1.8.15) derivando parzialmente rispetto al tempo e scambiando lordine di derivazione si ottiene:
~
~ D =
(1.8.30)

t
t
che sostituita nella equazione precedente (1.8.29) d
a la (1.8.21):
~ J~ + = 0

(1.8.31)

~ si ha:
Viceversa, dalla (1.8.14) applicando scalarmente loperatore
~
~ J~ +
~ D
0=
t

(1.8.32)

~ J~ = ricavata dalla (1.8.21) e camSostituendo in questultima equazione


t
biando lordine di derivazione si ha

~ D)
~ =0
( +
(1.8.33)
t
da cui:
~ D
~ = costante nel tempo

(1.8.34)
Anche in questo caso, se si ipotizza che il campo prima di un certo istante della sua
~ D
~ = .
passata storia fosse nullo, la costante e zero ottenendo cosi lequazione (1.8.15):
Dal punto di vista fisico e pi
u naturale considerare la legge di conservazione della carica
espressa dalla equazione (1.8.21) indipendente dal sistema di equazioni (1.8.13-1.8.16). Per
quanto riguarda le equazioni (1.8.15) e (1.8.16), anche se si possono ricavare come abbiamo
visto, esse esprimono delle condizioni iniziali, per i campi, ben precise ed e per questo che
sono incluse nel sistema di equazioni di Maxwell.
1.9 - Forma integrale delle equazioni del campo
Le propriet
a di un campo elettromagnetico che sono espresse dalle equazioni differenziali (1.8.13) (1.8.16) possono anche essere espresse da un sistema equivalente di relazioni
integrali. Per ottenere questo sistema equivalente si applicano i teoremi di Stokes e della
divergenza.
Riscriviamo le equazioni di Maxwell in forma differenziale:
~
~ E(~
~ r , t) = B(~r, t)

t
~
~ H(~
~ r, t) = J(~
~ r, t) + D(~r, t)

t
~
~
D(~r, t) = (~r, t)
~ B(~
~ r, t) = 0

1 - 30

(1.8.13)
(1.8.14)
(1.8.15)
(1.8.16)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Riportiamo i teoremi di Stokes e della divergenza:


Z
I
~
~
~n
AdV = A
bda
(Teorema della divergenza o di Gauss)
V

~ A
~n

bda =

~ d~l
A

(Teorema di Stokes)

Sia S e una qualunque superficie regolare limitata da un contorno chiuso C.


Moltiplichiamo entrambi i membri della prima equazione di Maxwell (1.8.13) scalarmente per n
bd2 r, essendo n
b un versore normale alla parte positiva dellelemento di area d2 r,
si ha:
~
B
~ E
~ n

b d2 r =
n
b d2 r
(1.9.1)
t
Integrando entrambi i membri sulla superficie S, si ottiene:
Z

~ E
~ n

bd r =
2

~
B
n
b d2 r
t

(1.9.2)

Per il teorema di Stokes, applicato allintegrale del primo membro, la (1.9.2) diventa:
I

~ d~r +
E

~
B
n
b d2 r = 0
t

(1.9.3)

Se il contorno C e invariante nel tempo, loperatore


pu
o essere portato fuori dal
t
segno di integrale e, in definitiva, si ottiene la prima equazione di Maxwell in forma
integrale:
I

~ d~r +
E
t

~ n
B
b d2 r = 0

(1.9.4)

Per definizione, la grandezza:


~ =
(B)

~ n
B
b d2 r

(1.9.5)

~ attraverso la superficie
e il flusso magnetico, o pi
u precisamente il flusso del vettore B
~ lungo una qualunque curva
S. Per la (1.9.4), quindi, lintegrale di linea del vettore E
chiusa, regolare, appartenente al campo, e uguale alla rapidit
a con cui il flusso magnetico,
attraverso una superficie qualunque limitata da tale curva, diminuisce nel tempo. La
relazione fra la direzione della circuitazione lungo un contorno e la normale positiva alla
superficie delimitata e illustrata in figura (1.9-1).
1 - 31

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ e


Viene scelto arbitrariamente un verso di percorrenza intorno a C, e il flusso ( B)
~ siano concordi
allora positivo o negativo secondo che le direzioni delle linee di flusso di B
~
o discordi con la normale. La rapidit
a di variazione di (B) e daltra parte positiva o
negativa se il flusso positivo e, rispettivamente, crescente o decrescente.
Si ricordi che lapplicazione del teorema di Stokes allequazione (1.8.13) e valida
~ e le sue derivate sono continue in tutti i punti di S e di C. Dato che
soltanto se il vettore E
~ che in B
~ attraverso le superfici che segnano
si possono avere delle discontinuit
a sia in E
delle brusche variazioni delle propriet
a fisiche del mezzo, ci si pu
o chiedere fino a che punto
la (1.9.4) rappresenti una legge generale dellelettromagnetismo. Si pu
o supporre, per esempio, che il contorno circondi o attraversi il nucleo chiuso di ferro di un trasformatore.
Per ovviare a questa difficolt
a, si pu
o immaginare che alla superficie di ogni corpo materiale presente nel campo le propriet
a fisiche varino rapidamente ma con continuit
a entro
un sottile strato superficiale, passando dal valore che hanno immediatamente allinterno
della superficie al valore che hanno nei punti immediatamente esterni alla stessa. In questo
modo vengono eliminate dal campo tutte le discontinuit
a e la (1.9.4) pu
o essere applicata
a ogni contorno chiuso.

n
b

...
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...
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...
...
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..................................................
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fig. 1.9-1
Gli esperimenti di Faraday provarono che la (1.9.4) vale qualunque sia la causa della
variazione di flusso. La derivata parziale implica la variazione della densit
a di flusso concatenato con un contorno fisso, ma il flusso totale pu
o analogamente mutare quando il
contorno subisca una variazione. Per tenere conto di questa circostanza, la legge di Faraday viene scritta generalmente nella forma:
I

~ d~s = d
E
dt

~ n
B
b d2 r

(1.9.6)

La (1.9.6) contiene la derivata totale rispetto al tempo del flusso del campo di induzione magnetica attraverso la superficie aperta S. In questo modo la forza elettromotrice indotta tiene conto sia della variazione esplicita del flusso nel tempo, sia del moto
del circuito contorno della superficie S.
1 - 32

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Infatti:


~ = B(t,
~ x(t), y(t), z(t)) il vettore induzione magnetica. Si ha:
Sia B
~
~ dx B
~ dy B
~ dz
~
B
B
dB
=
+
+
+
dt
t
x dt
y dt
z dt
Ma:

dx
dy
dz
, vy =
, vz =
dt
dt
dt
~
~
~
~
~
B
B
B
dB
B
=
+ vx
+ vy
+ vz
dt
t
x
y
z
vx =

(1.9.7)

(1.9.8)
(1.9.9)

che si pu
o scrivere in forma compatta:

~ 
~
B
dB
~ B
~
=
+ ~v
dt
t

(1.9.10)

Abbiamo supposto velocit


a piccole per poter considerare trasformazioni di Galilei.
Ne segue che:
Z

Ma:

~
dB
n
bda =
dt

~
B
n
bda +
t

Z h
 i
~ B
~ n
~v
bda

(1.9.11)







~ B
~ =
~ B
~ ~v B
~
~ ~v + ~v
~ B
~+ B
~
~ ~v
~v

(1.9.12)

~ ~v = 0. Inoltre, per la fondamentale legge della magnePoiche ~v = costante si ha


~ B
~ = 0. Quindi la (1.9.11) diventa:
tostatica risulta:
Z

~
dB
n
bda =
dt

~
B
n
bda +
t

Z h

i
~
~
B ~v n
bda

Applicando il teorema di Stokes alla (1.9.13) si ha:


I 
Z



~ B
~ ~v n
~ ~v d~l

bda =
B
S

Quindi:

d
dt

Applicando la (1.9.6):
I

(1.9.13)

(1.9.14)

~ n
B
bda =

~ d~l =
E

I 

~
B
n
bda +
t

I 

~
B ~v d~l

Z

~
B
~
~
n
bda
B ~v dl
S t
1 - 33

(1.9.15)

(1.9.16)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che si pu


o scrivere nella forma:
I h
Z

i
~
B

~ ~v B
~ d~l =
E
n
bda
S t

(1.9.17)

Questa non e altro che una diversa enunciazione della legge di Faraday applicata al
circuito in moto C. Ma possiamo anche interpretarla diversamente. Possiamo considerare
il circuito C e la superficie S come situati, ad un certo istante, in una posizione fissa
rispetto al sistema del laboratorio. Applicando la legge di Faraday a questo circuito
fisso, possiamo scrivere:
I
Z
~
B
~
~
E dl =
n
bda
(1.9.18)
S t
C

~ e il campo elettrico misurato nel sistema del laboratorio. Lipotesi di invarianza


dove E
relativistica implica che i primi membri delle due ultime equazioni devono essere eguali.
~ , misurato nel sistema di coordinate in moto, deve
Ci
o significa che il campo elettrico E
soddisfare alla:
~ =E
~ + ~v B
~
E
(1.9.19)
Si pu
o dimostrare che la (1.9.6) e in realt
a una conseguenza delle equazioni differenziali
del campo, ma la prova si deve basare sulla elettrodinamica dei corpi in movimento che
faremo in seguito.

z
~1
B
i

~2
B
~v

I
x
V0

fig.1.9-2
Analogamente lequazione (1.8.14) pu
o venire sostituita da una equivalente relazione
integrale che rappresenta la seconda equazione di Maxwell in forma integrale:
I

~ d~r = I + d
H
dt

1 - 34

~ n
D
b d2 r

(1.9.20)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dove I e la corrente totale concatenata con il contorno.
Le ultime due equazioni del campo (1.8.15) e (1.8.16) possono essere poste in una
forma integrale equivalente, con laiuto del teorema della divergenza; infatti si moltiplichi
per d3 r ciascun membro della terza equazione di Maxwell (1.8.15):

~ D(~
~ r , t)d3 r = (~r, t)d3 r

(1.9.21)

Integriamo su un volume V :
Z

~ D(~
~ r , t)d r =

(~r, t)d3 r

(1.9.22)

Applicando il teorema della divergenza allintegrale del primo membro si ha:

I
S

~ n
D
b d2 r =

d3 r = q
V

(1.9.23)

che rappresenta la terza equazione di Maxwell in forma integrale che stabilisce che
~ attraverso una superficie chiusa e uguale alla carica libera totale
il flusso del vettore D
contenuta nel suo interno. Analogamente per la quarta equazione di Maxwell in
forma integrale:

I
S

~ n
B
b d2 r = 0

(1.9.24)

~ attraverso una qualunque superficie chiusa e


che afferma che il flusso totale del vettore B
regolare e nullo.
La (1.9.23) rappresenta il teorema di Gauss, di cui consideriamo una utile ed istruttiva applicazione.
Supponiamo di avere una carica puntiforme q immersa in un dielettrico omogeneo
isotropo esteso infinitamente. Si supponga il dielettrico lineare e di costante dielettrica r .
1 - 35

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

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.....
.
...
.... ......
......

+ -

+
+
+
- +
+ +
+
- + + + - + +
+q
+
+
+ +
- - + + + +
+
+ - +
+
+
+

- +

+
-

~
E

.......
.................................................
.............
...........

fig.1.9-3

Applichiamo il teorema di Gauss su una superficie chiusa S


I
q
~ n
D
bd2 r = q D4r 2 = q D =
4r 2

(1.9.25)

Dalle (1.9.25), (1.5.3), (1.5.5) discendono le seguenti relazioni in forma vettoriale:


~ =
D

q
~r
4r 3

~ =
E

q
~r
40 r r 3

(r 1)q
P~ =
~r
4r r 3

(1.9.26)

Cosi il campo elettrico e pi


u piccolo di un fattore r di quello che sarebbe se non ci
fosse il mezzo.
Una bella e istruttiva spiegazione e la seguente: la nostra carica puntiforme q e un
punto in senso macroscopico. In realt
a in scala molecolare e grande, e le possiamo assegnare
un raggio b che eventualmente si pu
o far tendere a zero. Allora sulla superficie di questa
sfera compare una carica legata P = P~ n
b. Si ha:


r 1
2 ~
2 (r 1)q
QP = lim 4b (P n
b)r=b = lim 4b
=
q
(1.9.27)
2
b0
b0
4r b
r
La carica totale sulla sferetta di carica q e, quindi:
Q = QP + q =

q
r

(1.9.28)

Quindi, da un punto di vista macroscopico la presenza del dielettrico funziona da


schermo e la carica reale in presenza del dielettrico e equivalente ad una carica ridotta r
volte.
1 - 36

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.10 - Relazioni costitutive


Poiche, come abbiamo visto, le equazioni di Maxwell non sono tutte indipendenti,
soltanto la (1.8.13) e la (1.8.14) costituiscono le equazioni necessarie per calcolare il campo
~ B,
~ D,
~ H,
~ J~ vi
elettromagnetico generato da sorgenti assegnate; cioe fra i cinque vettori E,
sono soltanto due relazioni indipendenti. Si e pertanto obbligati a imporre delle ulteriori
condizioni se si vuole che il sistema sia determinato. Queste condizioni scaturiscono in
modo naturale se si pensa che i vettori del campo sono correlati dalle caratteristiche fisiche
del mezzo che non figurano nelle equazioni di Maxwell e pertanto sono indipendenti da esse.
Esse vengono chiamate relazioni costitutive e ci forniscono informazioni sul mezzo in cui i
campi vengono calcolati. Le equazioni che descrivono il mezzo sono tre e, quindi, insieme
con quelle di Maxwell, formano un sistema che in linea di principio ammette soluzioni,
~ B
~ e J~ in funzione di E
~
ovvero e compatibile. Le suddette relazioni esprimono i vettori D,
~
e di H.
Esaminiamo, ora, alcuni mezzi particolari e per essi scriviamo le relazioni costitutive.
~ B
~ = 0 H
~ (0 = 8.854 1012 F/m;
~ = 0 E,
1. Nello spazio vuoto J~ = 0, = 0; D
7
0 = 4 10 H/m).
2. Se le propriet
a fisiche del mezzo nelle vicinanze di qualsiasi punto interno sono le
stesse in tutte le direzioni, il mezzo si dice isotropo. In ogni punto di un mezzo isotropo
~ e parallelo a E,
~ eH
~ e parallelo a B.
~ Le relazioni fra i vettori sono, inoltre, lineari in
D
quasi tutti i problemi di elettromagnetismo.
Per il caso isotropo e lineare si pone allora
~ = E
~
D

~ = H
~
B

(1.10.1)

I fattori e sono chiamati permeabilit


a elettrica e permeabilit
a magnetica del mezzo.

I rapporti adimensionali r =
e r =
sono le permeabilit
a relative e sono indipen0
0
denti dalla scelta delle unit
a di misura. Un mezzo si dice omogeneo se le sue propriet
a
fisiche sono costanti da punto a punto e in questo caso prende il nome di costante dielettrica. In generale, comunque, si devono considerare le permeabilit
a come funzioni scalari
del posto, che caratterizzano completamente le propriet
a elettromagnetiche della materia.
Le formule (1.10.1) si possono applicare alla maggior parte dei gas, dei liquidi, e dei
solidi nellipotesi che il campo elettrico non e molto grande. Quando il campo diventa
abbastanza grande si ha la rottura del dielettrico e la comparsa di una scarica elettrica.
La costante dielettrica e sempre maggiore di 1. Nei gas essa e praticamente eguale a 1,
infatti, per laria e 1.0006. Le costanti dielettriche dei solidi sono generalmente comprese
fra 2 e 10, per esempio per la mica e la porcellana r = 6. Per i liquidi la costante dielettrica
ha un ampio intervallo di variazione da 2 per il petrolio a 81 per lacqua. Viceversa, la
permeabilit
a magnetica relativa pu
o essere pi
u grande o pi
u piccola di 1. Se r e >
1 il mezzo e detto paramagnetico e, se r e < 1, diamagnetico. Nella maggior parte
delle sostanze paramagnetiche e diamagnetiche e circa 1, essendo 1.00002 per lalluminio e
0.999991 per il rame. In generale r e r dipendono dalla frequenza e dalla temperatura.
I dati numerici sopra riportati si riferiscono a campi statici.
3. Molti solidi hanno una struttura cristallina e non sono isotropi su scala atomica.
Tuttavia, grandi porzioni di tali corpi sono composti da aggregati cristallini casualmente
1 - 37

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici orientati e su scala macroscopica sono praticamente isotropi. Vi sono mezzi che sono
anisotropi anche su scala macroscopica. Le propriet
a della materia anisotropa variano in
modo differente a seconda delle diverse direzioni rispetto a un punto. In tali mezzi, come
i dielettrici cristallini le relazioni costitutive sono di tipo tensoriale e si scrive:
~ = E
~
D

(1.10.2)

che si esplicita:
Dx = xx Ex + xy Ey + xz Ez
Dy = yx Ex + yy Ey + yz Ez
Dz = zx Ex + zy Ey + zz Ez

(1.10.3)

Il tensore in generale e un tensore simmetrico. Esiste sempre una trasformazione di


coordinate che trasforma una matrice simmetrica in una diagonale. In questo sistema di
coordinate chiamato sistema principale si ha:

x
= 0
0

0
0
z

0
y
0

(1.10.4)

I tre assi coordinati rappresentano gli assi principali del cristallo. Per un cristallo
cubico x = y = z ed e, quindi, isotropo. I cristalli tetragonali, esagonali e romboedrici
hanno due dei tre parametri uguali. Tali cristalli sono chiamati uniassici. In questo caso
vi e una degenerazione bidimensionale; lasse principale che mostra questa anisotropia e
chiamato asse ottico. Per un cristallo uniassico per cui

0
= 0
0 0

0
0
z

(1.10.5)

lasse z e lasse ottico. Il cristallo e uniassico positivo se z > ; negativo se z < . Nei
cristalli ortorombici, monoclini e triclini tutti e tre gli assi cristallografici sono diversi;
x 6= y 6= z e il mezzo e detto biassico.
Analogamente un mezzo e detto magneticamente anisotropo se
~ =
~
H
B

(1.10.6)

importante notare che un mezzo pu


E
o essere sia elettricamente che magneticamente
anisotropo.
4. I mezzi isotropi o anisotropi hanno le propriet
a elettriche disaccoppiate dalle propriet
a magnetiche nel senso che tali mezzi si polarizzano elettricamente quando vengono
posti in un campo elettrico e si magnetizzano quando vengono posti in un campo magnetico.
Un mezzo si dice bianisotropo quando le propriet
a elettriche sono accoppiate alle
propriet
a magnetiche nel senso che, quando viene posto in un campo elettrico o in un
1 - 38

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici campo magnetico, un mezzo bianisotropo si polarizza sia elettricamente che magneticamente. Questi mezzi chiamati materiali magnetoelettrici furono predetti teoricamente da
Dzlyaloshinskii nel 1959 e furono sperimentalmente osservati da Astrov nel 1960 nellossido
di cromo antiferromagnetico. Le relazioni costitutive per lossido di cromo hanno la
seguente forma:

0 0
0 0
~ = 0 0 E
~ + 0 0 H
~
D
(1.10.7)
0 0 z
0 0 z

0 0
0 0
~ = 0 0 E
~ +0 0 H
~
B
(1.10.8)
0 0 z
0 0 z

Almeno 58 classi di cristalli magnetici mostrano leffetto magnetoelettrico; tale effetto


non e ristretto ai materiali antiferromagnetici; lossido di ferro di gallio ferromagnetico e
anche magnetoelettrico.
Il fascino di questi materiali deriva dal fatto che quasi tutti i mezzi diventano bianisotropi quando sono in moto. Nel 1888, Roentgen scopri che un mezzo dielettrico diventa
magnetizzato quando esso si muove in un campo elettrico. Nel 1905, Wilson mostr
o che
un dielettrico si polarizza elettricamente quando si muove in un campo magnetico. Descriveremo in seguito le relazioni costitutive per mezzi che si muovono di moto uniforme
utilizzando le trasformazioni di Lorentz per i vettori del campo.
5. Un mezzo si dice conduttore se la relazione fra la densit
a di corrente (eccitata dal
campo elettrico applicato) e il campo e la seguente:
~
J~ = E

(1.10.9)

che vale per un mezzo lineare, isotropo e in quiete rispetto allosservatore. Per un mezzo
lineare, anisotropo e in quiete rispetto allosservatore, la relazione fra la densit
a di corrente
e il campo e di tipo tensoriale
~
E
J~ =
(1.10.10)
che esplicitata d
a:
Jx = xx Ex + xy Ey + xz Ez
Jy = yx Ex + yy Ey + yz Ez

(1.10.11)

Jz = zx Ex + zy Ey + zz Ez
dove yz = zy , zx = xz , xy = yx .
1.11 - Densit
a di carica libera allinterno dei mezzi conduttori
I mezzi conduttori si comportano in modo molto particolare nei confronti di campi
elettromagnetici. In questo paragrafo analizzeremo alcune propriet
a che ci saranno di
grande utilit
a in seguito.
Dimostriamo il seguente teorema:
1 - 39

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Internamente a una regione di conducibilit


a non nulla non pu
o esistere una
distribuzione permanente di cariche libere.
Questo teorema pu
o essere dimostrato facilmente quando il mezzo e omogeneo e li~ segue:
neare. Infatti, dalle equazioni di continuit
a e dalla J~ = E,
~ E
~ + = 0
~ J~ + =

t
t

(1.11.1)

Daltra parte, per la terza equazione di Maxwell, in un mezzo omogeneo si pu


o scrivere:
~ E
~ = 1

(1.11.2)

Dalla (1.11.1), ne segue:



+ =0
t

La densit
a di carica in ogni istante e, pertanto:

t
= 0 e

(1.11.3)

(1.11.4)

La costante di integrazione 0 e eguale alla densit


a di carica allistante t = 0.
La distribuzione iniziale di carica decresce esponenzialmente nel tempo in ogni punto e
in modo totalmente indipendente dal campo applicato. Se la densit
a di carica e inizialmente
zero, essa rimane sempre tale.

1
Il tempo =
richiesto perche la carica in ogni punto si riduca a
del suo valore

e
originale e chiamato tempo di rilassamento. In tutti i materiali, eccetto i pi
u cattivi
conduttori, e straordinariamente piccolo. Nellacqua di mare il tempo di rilassamento e
dellordine di 2 1010 s; anche in un modesto conduttore come lacqua distillata esso non
supera i 106 s. Nei migliori isolanti, come il quarzo fuso, pu
o superare 106 s.
Si supponga che al tempo t = 0 una carica sia concentrata entro una piccola regione
sferica posta allinterno di un corpo conduttore. In ogni altro punto del conduttore la
densit
a di carica sia nulla. La carica nellinterno della sfera comincia a decrescere esponenzialmente, ma per la (1.11.4) nessuna carica pu
o riapparire in qualche punto internamente
al conduttore. Per la conservazione della carica, la sua diminuzione allinterno della superficie sferica deve essere accompagnata da un flusso verso lesterno, cioe da una corrente.
Nessuna carica si pu
o accumulare in un altro punto interno: pertanto il flusso deve essere
a divergenza nulla. Si arrester
a sulla superficie esterna del conduttore, ed e qui che si
ritrova la carica che era stata persa dalla sfera centrale. Questa carica di superficie fa la
sua apparizione nellistante esatto in cui la carica interna incomincia a decrescere, poiche
utile ricordare che si definisce mezzo dielettrico perfetto un
la carica totale e costante. E
mezzo per cui = 0, da cui = ; si definisce conduttore perfetto un mezzo con =
per cui = 0.
1.12 - Campo elettromagnetico nei mezzi conduttori perfetti
1 - 40

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo un conduttore perfetto ( = ) e supponiamo che il campo elettrico
~ si deduce che E
~ = 0 nellinterno del conduttore
impresso sia nullo; dalla relazione J~ = E
~
~
in quanto se fosse E 6= 0 in una regione finita, essendo J , sarebbe infinito il calore
di Joule sviluppato in un tempo finito in quella regione, il che contraddice il principio di
conservazione dellenergia. Allora, per la prima equazione di Maxwell

~
~ E
~ = B

(1.12.1)

~ e indipendente dal tempo, ossia se


si ha che in ogni punto interno del conduttore perfetto B
(come accade nei casi che noi consideriamo) il campo magnetico e nullo in un certo istante,
~ e quindi H
~ sono nulli nel conduttore in ogni istante. Per
oppure e variabile nel tempo, B
la seconda equazione di Maxwell:

~
~ H
~ = D + J~

(1.12.2)

si ha allora che dentro il conduttore perfetto J~ = 0; in un conduttore perfetto si possono


perci
o avere solo correnti elettriche superficiali.
1.13 - Superconduttivit
a
Lintroduzione di questo paragrafo sulla superconduttivit
a ha lo scopo di chiarire il
concetto di conduttore perfetto e la sua distinzione dal superconduttore. La superconduttivit
a ebbe inizio con la scoperta di Heike Kamerlingh Onnes, nel 1911,1) che la
resistenza del mercurio presenta una discontinua diminuzione alla temperatura di 4.2 K
(-268.8 0 C) ed ha praticamente un valore nullo della sua resistenza (dc) a temperature al

1)

Heike Kamerlingh Onnes: (Groningen, The Netherlands, 21/9/1853 - Groningen, The


Netherlands, 21/2/1926) insignito, nel 1913, del premio Nobel per la Fisica per le sue
ricerche sulle propriet
a della materia a bassa temperatura che hanno portato, fra le altre
cose, alla produzione dellelio liquido.
1 - 41

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici di sotto di 4.2 K (vedi fig. 1.13-1).


Resistivit
a del mercurio

Resistivit
a

.....
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
................
..
..
..
..
..
.....................
0

Tc

T emperatura
fig.1.13-1

Questo nuovo fenomeno di resistenza nulla a bassa temperatura fu presto trovato in


molti altri metalli e leghe. Una importante caratteristica della perdita della resistenza
(dc) osservata e la rapidit
a della transizione. Accurati esperimenti effettuati da de Haas
e Voogd nel 1931 suggerirono che in condizioni ideali la transizione dallo stato di resistenza
normale del materiale testato al suo stato di superconduttore sarebbe praticamente discontinuo. La temperatura alla quale la superconduttivit
a avviene e chiamata temperatura
critica e denotata Tc (o temperatura di transizione). Le temperature di transizione di
alcuni importanti materiali sono, per esempio, 9.4 K (-263.6 0 C) per il Niobio, 7.19 K
(-265.81 0 C) per il Piombo, 3.72 K (-269.28 0 C) per lo stagno e 1.20 K (-271.8 0 C) per
lAlluminio, ecc.
La temperatura di transizione pi
u alta dei superconduttori non supera 23 K (-250
0
C) trovata nel composto N b3 Ge fino al 1986 quando due ricercatori, J.G. Bednorz e
K.A. M
uller, riportarono possibile superconduttivit
a in una miscela di ossidi di rame di
lantanio (La) e di bario (Ba) alla temperatura di 30 K (-243.6 0 C).
Seguendo questa scoperta che condusse loro a ricevere il premio Nobel per la fisica
nel 1987, i superconduttori ad alta temperatura Tc sono stati trovati finora in vari ossidi
di ceramica aventi temperatura di transizione pi
u alta di 125 K (-148 0 C). Limportanza
di queste scoperte e basata sul fatto che la superconduttivit
a in tali ceramiche pu
o essere
mantenuta in criostati con relativamente economico azoto liquido (punto di ebollizione
77.4 K (-195.6 0 C)) piuttosto che elio liquido cosicche lapplicazione su larga scala della
superconduttivit
a diventa economicamente praticabile.
Misure pratiche della temperatura di transizione Tc di un superconduttore e usualmente fatta utilizzando i seguenti tre metodi di base. Il primo e quello di misurare la
variazione nella resistenza del materiale. Per campioni puri contenenti pochi difetti metallici, la transizione e precisa, con una tipica larghezza minore di 0.01 K, e varia poco
con il livello della corrente. Campioni non omogenei, tuttavia, hanno transizioni larghe.
1 - 42

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In questo caso, Tc e usualmente definito come il punto in cui la resistivit
a del materiale
diminuisce a met
a del suo valore normale. Il problema primario con il metodo della resistenza e lo shift di Tc dipendente dalla corrente per campioni non omogenei. Quindi
il metodo della resistenza si adatta meglio a campioni omogenei. Il secondo metodo e
quello di misurare la variazione nella permeabilit
a magnetica del materiale che e basata
sulla grande diminuzione della permeabilit
a magnetica del materiale quando esso passa
allo stato superconduttivo. Il vantaggio di questo metodo e che esso non richiede contatti elettrici diretti con il campione, e conseguentemente, esso pu
o essere usato per piccoli
campioni, o irregolari o ridotti in polvere. Tuttavia questo metodo ha i suoi svantaggi in
o schermare la compoquanto la componente pi
u alta Tc , di un campione non omogeneo pu
nente pi
u bassa Tc , dominando cosi la misura. Il terzo metodo utilizza il fatto che il calore
specifico di un superconduttore mostra una discontinuit
a alla temperatura di transizione
Tc . Sebbene la temperatura di transizione sembra essere insensibile alla frequenza, e stato
trovato che il comportamento di resistenza nulla (dc) di un superconduttore alle temperature al di sotto della sua temperatura critica e modificata significativamente a frequenze
altissime di corrente alternata fino a 100 M Hz, come mostrato da London (1940). Quando
la frequenza aumenta fino alle frequenze infrarosse dellordine di 1013 Hz, la resistenza dei
superconduttori dovrebbe essere la stessa e indipendente dalla temperatura sia nello stato
normale sia in quello superconduttore (Shoenberg(1952)).
Riportiamo nel sistema periodico degli elementi quelli superconduttori indicati in rosso
su sfondo grigio.
H

He

Li Be

Na Mg

Al

Si

Cl Ar

K Ca Sc Ti
Rb Sr

Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr

Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te

Cs Ba La Hf Ta W Re Os
Fr Ra Ac Th Pa

Ne

Ir

Xe

Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn

U Np Pu Am Bk Cf Es Md No Lr

Campo magnetico critico


Oltre alla scoperta della resistenza zero (dc) nei superconduttori, Kamerlingh Onnes
(1914) trov
o anche unaltra propriet
a dei superconduttori, cioe, che quando il superconduttore e posto in un sufficiente forte campo di induzione magnetica, la superconduttivit
a
pu
o essere distrutta. La superconduttivit
a, tuttavia, riappare quando il campo
magnetico applicato
e rimosso. Il minimo campo magnetico richiesto per distruggere
la superconduttivit
a dipende dalla forma e dallorientazione del campione ad una data temperatura. Se il campione ha la forma di un lungo cilindro e il suo asse e parallelo al campo
1 - 43

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici magnetico applicato, la transizione e precisa ed il minimo campo magnetico richiesto per
distruggere la superconduttivit
a e chiamato campo magnetico critico e denotato con H c .
Allinterno di piccole deviazioni, la dipendenza di Hc dalla temperatura e stata trovata
essere ben rappresentata da una relazione parabolica:
"
 2 #
T
Hc (T ) = H0 1
(1.13.1)
Tc
il cui grafico e riportato in figura 1.13-2..
Nella (1.13.1) H0 denota il campo critico a temperatura zero e Tc la temperatura di
transizione, che sono proprieta dei superconduttori. Per la maggior parte degli elementi
superconduttori, B0 = 0 H0 e dellordine di 102 W b/m2 pari a 100 Gauss. Per esempio,
alcuni valori sono: B0 = 102 W b/m2 (100 G) e Tc = 1.2 K per lAlluminio, B0 = 8 102
W b/m2 (800 G) e Tc = 7.2 K per il Piombo e B0 = 2.7 102 W b/m2 (270 G) e Tc = 3.4
K per lIndio, ecc.
Campo magnetico critico in
funzione della temperatura assoluta T

Hc (0)
Hc (T )

.........................
...........
........
.......
......
...... Normale
.....
.....
Superconduttivit
a
.....
....
.
T emperatura
fig.1.13-2

Tc

Tuttavia, in alcuni composti metallici e leghe, per esempio N b3 Sn, il campo magnetico
richiesto per distruggere la superconduttivit
a pu
o essere pi
u alto di 10 W b/m2 (100000
G). In questi materiali la transizione nel campo non e usualmente troppo precisa. La
determinazione pratica del campo critico e usualmente ottenuta dalle misure delle curve
di magnetizzazione superconduttrici ed il campo critico e semplicemente il campo per cui
la magnetizzazione diventa zero.
Effetto Meissner
Per molti anni dopo la scoperta della superconduttivit
a, fu tacitamente assunto che
il comportamento elettromagnetico di un superconduttore sarebbe potuto essere dedotto
1 - 44

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dalla sua conducibilit


a infinita (cioe zero resistivit
a). Secondo la teoria classica dello elet~ e zero in un supertromagnetismo, la conducibilit
a infinita implica che il campo elettrico E
conduttore a causa della legge di Ohm. Segue, come abbiamo gi
a dimostrato nel paragrafo
~
~ E
~ = 0 e quindi dalla prima equazione di Maxwell che B = 0, che comporta
(1.12), che
t
che il campo di induzione magnetica allinterno e costante nel tempo, e dovrebbe essere,
quindi, dipendente dalla passata storia dello stato del superconduttore. Per esempio, lo
stato finale di un conduttore perfetto dipende se il materiale e prima raffreddato e poi
viene applicato il campo magnetico, o viceversa. Questo pu
o essere capito dal seguente
esempio. Supponiamo che un campione diventi un conduttore perfetto a bassa temperatura in assenza di un campo magnetico, e che un campo magnetico e allora applicato.
Poiche il campo magnetico non pu
o cambiare nel conduttore perfetto, il campo magnetico
allinterno del campione deve rimanere zero anche dopo lapplicazione del campo magnetico. Successivamente, consideriamo che il campione e inizialmente supposto immerso in
un campo magnetico, e che il campione e poi raffreddato ad una bassa temperatura, a
cui esso diventa un conduttore perfetto. Cosi, poiche il flusso magnetico non pu
o variare
allinterno del conduttore perfetto, il campo magnetico allinterno del campione deve rimanere come era anche quando il campo magnetico applicato e rimosso. Questo significa
che un campo magnetico pu
o esistere allinterno di un conduttore perfetto.
Tale propriet
a dei superconduttori e le sue conseguenze furono prese per scontato
fino al 1933 quando Meissner and Ochsenfeld misurarono il campo che circondava
un superconduttore e conclusero che il campo di induzione magnetica allinterno di un
campione macroscopico di superconduttore puro sarebbe nullo (strettamente parlando,
lesperimento mostr
o che esso era molto piccolo rispetto al suo valore nello stato normale),
indipendente dalle condizioni iniziali come in figura 1.13-3.
Effetto Meissner in un superconduttore
~a
B

~a
B
..........................................................
......................... .............................................................................
..........................
..............................

~a 0
B

..............................
.........................
......................... .............................................................................
...........................................................

Temperatura ambiente

Bassa temperatura (T < Tc )


fig.1.13-3

Qui il campione macroscopico ha dimensioni abbastanza grandi in modo tale che gli
effetti dovuti alle dimensioni non sono importanti, altrimenti il comportamento magnetico
sarebbe seriamente modificato se le dimensioni del campione diventassero comparabili alla
profondit
a di penetrazione ( 107 m), che discuteremo pi
u avanti. Lassenza di qualsiasi campo magnetico in un superconduttore puro indipendente dalle condizioni
iniziali ora conosciuta come effetto Meissner
e una propriet
a fondamentale addizionale dei superconduttori poich
e essa non pu
o essere dedotta dalla perfetta
conducibilit
a.
Questo significa che il superconduttore si comporta in pratica, non semplicemente
come un conduttore perfetto, che implicherebbe solo B/t = 0, ma anche come un
1 - 45

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici perfetto diamagnetico (B = 0). Nel senso termodinamico, leffetto Meissner indica che lo
stato superconduttivo in un dato campo magnetico esterno e un singolo stato stabile a cui
le leggi della termodinamica si appplicano, e la transizione magneticamente indotta fra gli
stato normali e superconduttori e in principio, una transizione di fase reversibile.

Laffascinante fenomeno della superconduttivit


a e delle sue potenziali applicazioni ha
attratto non solo molti sperimentatori che hanno cercato di trovare nuovi superconduttori,
ma anche molti teorici mirando a capire i fenomeni fisici legati alla superconduttivit
a e
descrivere il comportamento elettromagnetico e termodinamico dei superconduttori. Molti
studi teorici sono stati fatti lungo due linee principali: le teorie microscopiche furono
sviluppate per studiare il meccanismo possibile della superconduttivit
a e le sue propriet
a
mentre le teorie macroscopiche furono introdotte per descrivere fenomenologicamente i
comportamenti macroscopici dei superconduttori.
Storia della superconduttivit
a

Riportiamo di seguito una breve storia della scoperta e della spiegazione del fenomeno
superconduttivit
a (reprinted by Europhysics News Journal vol.42, n.1, 2011, pag.21).

Cento anni fa, l8 Aprile del 1911, Heike Kamerlingh Onnes ed il suo staff
presso il laboratorio criogenico di Leiden osserv
o per la prima volta il fenomeno
della superconduttivit
a.1) In un filo di mercurio raffreddato contenuto in sette
capillari a forma di U in serie, la resistenza elettrica sembr
o improvvisamente
annullarsi a 4.16 Kelvin.2) Un corto circuito - una spiegazione apparentemente
ovvia - fu escluso, ma la questione di cosa stesse accadendo realmente ricevette
una risposta soddisfacente a livello fondamentale con la pubblicazione della

1)

La data 8 Aprile 1911 si trova nei diari di lavoro di Kamerlingh Onnes, ed e stata
recentemente confermata (Dirk van Delft and Peter Kes, Physics Today, September 2010,
pag.38).
2)
H. Kamerlingh Onnes: Proceedings 13 II (1911), 1274.
1 - 46

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici teoria BCS (Bardeen, Cooper, Schrieffer) nel 1957.3)
Resistenza elettrica del Mercurio (Hg)
0.150

0.100
R
() 0.075
0.050
0.025
0.000
4.00

.....
...............
...............
...............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.......
...............
...............
..
..
.
.
.
.
..
..
..
..
..
.
.
...
.
.
.
.
...
.
.
..
..
.
..
..
...
..
.
..
.
.
..
..
105
... ...
.
.........
...... .
... ..
.

0.125

4.10


4.20

4.30

4.40

T (K)
fig.1.12-1
La figura 1.12-2 mostra lo storico grafico della resistenza () in funzione della temperatura (K) del mercurio. Lesperimento eseguito il 26 Ottobre del 1911 mostra la transizione
superconduttrice a 4.20 K. Nellintervallo di 0.01 K la resistenza salta da valori piccoli
non misurabili (meno di 105 ) a 0.1 .
La scoperta della superconduttivit
a pu
o essere stata accidentale, ma nondimeno lo
esperimento faceva parte di un accurato programma di ricerche a Leiden. Studiando il
comportamento della resistenza elettrica dei metalli (quali loro ed il platino) a temperature
molto basse e stato interessante sia dal punto di vista pratico che teorico. Pratico, perche il
fatto che i resistori metallici erano dipendenti dalla temperatura fece possibile usarli come
termometri (secondari) - in tal modo nascendo la possibilit
a di un benvenuto aggiunta al
(primario) termometro a gas che, sebbene accurato, era scomodo da usare e lento nella
risposta. Teorico, perche Paul Drude aveva gi
a applicato la teoria cinetica dei gas ad un
gas di elettroni in un metallo nel 1900, e su quelle basi ha dedotto la diminuzione lineare
della resistenza con la temperatura assoluta mentre William Thomson (Lord Kelvin)
aveva predetto un anno pi
u tardi che, ad estremamente basse temperature, gli elettroni di
conduzione sarebbero infatti diventati solidi freddi agli atomi, tale che allo zero assoluto,
la resistenza sarebbe diventata infinita.
Mercurio
3)

J.Bardeen, L.N.Cooper and J.R.Schrieffer: Physical Review 108 (1957), 1175-1204.


1 - 47

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Utilizzando idrogeno liquido come raffreddante, Jacob Clay e altri studenti di Kamerlingh Onnes riuscirono a realizzare esperimenti fino a 14 kelvin (2590 C) (il punto di
congelamento dellidrogeno) presso il laboratorio di Fisica a Leiden, a partire dal 1906.
stato osservato durante questi esperimenti che, sebbene la resistenza di fili doro e di
E
fili di platino sia diminuita al diminuire della temperatura, allo stesso tempo ha iniziato
a livellare. La liquefazione dellelio coronata da successo il 10 luglio del 1908, diede una
grossa spinta a questa ricerca perche in un colpo solo, temperature pi
u basse di 1 kelvin
furono improvvisamente rese realizzabili. Il risultato di queste nuove misure era che, a cosi
basse temperature, le resistenze raggiungevano una sorte di valore residuo, che diventava
molto pi
u basso nel caso di platino e oro resi i pi
u puri possibili. La previsione, quindi,
era quella che con metalli purissimi, allavvicinarsi allo zero assoluto, la resistenza sarebbe
diventata eguale a zero.
Il passo logico successivo fu la scelta del mercurio poiche, per mezzo della distillazione,
il metallo poteva essere reso estremamente puro. Un capillare, capolavoro di Kesselring,
un soffiatore di vetro di Leiden, fu installato nel criostato di elio vicino al liquefattore.
Lattuale goal dellesperimento fu il test del sistema di transfer per lelio liquido. Durante
lesperimento decisivo l8 Aprile del 1911, Kamerlingh Onnes e Gerrit Jan Flim, capo del
laboratorio criogenico erano responsabili per le installazioni criogeniche. La misura della
temperatura (utilizzando un termometro a gas) fu il compito di Cornelius Dorsman, mentre
la resistenza del filo di mercurio (e delloro) fu determinata per mezzo di un circuito elettrico
a ponte con un galvanometro a specchio. Il galvanometro fu posto in una stanza ad una
distanza di sicurezza da una pompa, su una colonna a prova di vibrazioni, ed era monitorato
da Gilles Holst (che comunicava per mezzo di un tubo fonico). I risultati di questi
esperimenti furono che la resistenza del mercurio diventasse effettivamente
zero. Tuttavia, i risultati furono complicati dal verificarsi di una temperatura
di transizione che non poteva essere spiegata dalla teoria, (fig.1.12-1).
Nuovi superconduttori
Nel Dicembre del 1912 il mercurio come superconduttore e stato raggiunto dallo stagno
e dal piombo, metalli con una temperatura di transizione di 3.8 e 7.2 kelvin, rispettivamente. Da allora in poi non vi fu bisogno di sperimentare con i fragili capillari del mercurio.
Gli esperimenti potevano, ora, essere portati avanti con bobine di filo fatte a mano. I fili
erano tagliati da un rivestimento cilindrico di stagno o piombo, usando uno scalpello, un
metodo che chiaramente generava risultati migliori di quelli con i fili trafilati meccanicamente. Utilizzando sezioni di fili saldati insieme per raggiungere una lunghezza totale di
1.75 metri, una bobina consistente di qualche 300 avvolgimenti, ognuno con una sezione
trasversale di 1/70 mm2 , e isolato luno dallaltro con seta, era avvolta attorno ad un nucleo di vetro. Un grande impedimento era quello che la corrente critica (corrente di soglia)
in un filo di stagno o di piombo, sopra la quale la superconduttivit
a spariva era di gran
lunga inferiore in una spira piuttosto che in un filo rettilineo. In un filo di stagno rettilineo
la corrente di soglia era 8 Ampere, mentre nel caso di una spira era solo 1 Ampere. Una
simile situazione si ottenne per il piombo. Inizialmente, Kamerlingh Onnes attribui questo
effetto alla scarsa saldatura o ad altri effetti esterni.
1 - 48

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il sogno di un magnete superconduttore


Il desiderio era il padre del pensiero. La posta in gioco era alta: niente di meno
che un compatto, potente magnete superconduttore. Allinizio del secolo Jean Perrin
aveva gi
a proposto lidea di un magnete di filo di rame raffreddato con azoto liquido, che
avrebbe dovuto generare un campo di induzione magnetica di 100000 Gauss. Ulteriore
analisi quantitativa indicava che un magnete gigante di questo tipo avrebbe richiesto 100
chilowatt di potenza. La tempestiva discarica del calore richiederebbe almeno 1500 litri
di aria liquida per ora, facendo questo magnete di sogno molto caro quasi quanto una
nave da crociera. La situazione con la superconduttivit
a era diversa. Al terzo congresso
internazionale sulla refrigerazione a Chicago, nellautunno del 1913, Kamerlingh Onnes
ancora una volta sollev
o il problema del supermagnete. La soluzione del problema di
ottenere un campo di 100000 Gauss pu
o esistere con una bobina di, diciamo, 30 centimetri
di diametro, e raffreddata con elio che dovrebbe richiedere un impianto che pu
o essere
realizzato solo a Leiden con un relativamente modesto finanziamento, Egli scrisse nel
suo sommario del lavoro criogenico a Leiden. Poiche noi possiamo con fiducia aspettarci
uno sviluppo accelerato della scienza sperimentale, questo futuro dovrebbe non essere
molto lontano. A Chicago, George Claude, fondatore dell Air Liquid, prontemente prese
liniziativa di provvedere al supporto finanziario per Kamerlingh Onnes per il progetto di
un magnete superconduttore di 100000 franchi (lo scoppio della prima guerra mondiale
blocc
o i lavori).
Sfortunatamente il disastroso effetto del campo magnetico sulla superconduttivit
a fu rapidamente rivelato. Su una spira di piombo a 4.2 kelvin, la
superconduttivit
a spariva quando un campo di soli 600 Gauss era applicato.
Come conseguenza di questo ritorno, magneticamente indotto, della resistenza,
la variante superconduttiva del sogno di Perrin fu totalmente distrutta. Fu
solo negli anni 60 del secolo scorso che il potente magnete superconduttore fu finalmente
introdotto grazie al filo di titanio niobio. Questo e un materiale superconduttore convenzionale con un alto campo di soglia, una grande densit
a di corrente, ed una temperatura
di transizione (Tc ) di 9 kelvin. MRI scanners e magneti di deflessione negli acceleratori
di particelle fanno ancora uso dei magneti di questo tipo. Tutti noi stiamo aspettando i
superconduttori ad alta temperatura critica da cui i fili possono essere disegnati in modo
tecnicamente manegevole, in tal modo eliminando il bisogno di raffreddare con lelio liquido.
Applicazioni
Infatti tali fili gi
a esistono, ma essi sono ancora relativamente costosi e quindi sono
solo usati in applicazioni dove migliori benefici prevalgono sui costi. Per esempio, la corrente trasportata dai generatori a temperatura ambiente ai magneti deflettori dellLHC al
CERN avviene allinterni di cavi fatti di Bi Sr Ca Cu O. Cavi ad alta temperatura critica
Tc per il trasporto di potenza elettrica operanti alla temperatura dellazoto liquido sono
correntemente testati in parecchi progetti piloti. Quando queste prove saranno coronate
da successo, questi cavi rimpiazzeranno le linee di potenza di rame ad alta tensione nelle
1 - 49

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici aree urbane e forse, nel prossimo futuro, una rete mondiale di tali linee di potenza ad alta
temperatura critica Tc trasporteranno energia da impianti di potenza ai grandi consumatori.
La situazione presente e che la superconduttivit
a e principalmente utilizzata per diagnostica medicale (sistema MRI) e per scopi scientifici (acceleratori di articelle e rivelatori,
N M R ad alto campo). Queste applicazioni sono basati su densita di corrente molto alte
senza perdite di campi magnetici al di sopra di 20 tesla che sono state ottenute in materialo
quali N b T i e N bS n. Questa propriet
a fa questi materiali molto adatti alla costruzione
di una grande varieta di magneti superconduttori. Vi e anche un importante mercato per
lelettronica a basse correnti superconduttrici, soprattutto basate sul tunneling di coppie
di Cooper (leffetto Josephson predetto ed inizialmente osservato nel 1962) e la quantizzazione del flusso magnetico combinato nel Superconducting Quantum Interference Devices
(SQUIDs).
1.14 - Forze nel campo elettromagnetico: Il tensore degli sforzi elettromagnetici o tensore di Maxwell
Si supponga che una certa regione limitata dello spazio contenga una distribuzione di
carica e di corrente ma sia priva di ogni materiale neutro dielettrico o magnetico. Il campo
e prodotto in parte dalle cariche e correnti nellinterno della regione, in parte da sorgenti
che si trovano allesterno.
In ogni punto interno valgono le equazioni di Maxwell (1.8.13) (1.8.16):
~
~ E(~
~ r , t) = B(~r, t)

t
~
~ H(~
~ r, t) = J(~
~ r, t) + D(~r, t)

t
~ D(~
~ r , t) = (~r, t)

~ B(~
~ r, t) = 0

(1.14.1)
(1.14.2)
(1.14.3)
(1.14.4)

Il teorema che ci proponiamo di dimostrare ci permetter


a di esprimere le forze esercitate dal campo elettromagnetico su un insieme di cariche e di corrente in funzione soltanto
dei campi elettrico e magnetico. Le operazioni che svolgeremo sono finalizzate a far comparire le espressioni delle forze che gi
a conosciamo e, precisamente, la densit
a di forza
~ e la densit
~
elettrica f~e = E
a di forza magnetica f~m = J~ B.
~ e poi f~e = E,
~ si moltiplichi la prima vettoPer far comparire, infatti, f~m = J~ B
~ la seconda per B
~ e si sommi membro a membro:
rialmente per 0 E,
!
!
~
~
1

E
~ E)
~ E
~+
~ B)
~ B
~ = 0
~ + 0
~ + J~ B
~ (1.14.5)
0 (
(
E
B
0
t
t
Ricordando che:
0

~
B
~
E
t

+ 0

~
E
~
B
t
1 - 50

= 0

~
~
(E B)
t

(1.14.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici si ha:

~ E)
~ E
~ + 1 (
~ B)
~ B
~ = J~ B
~ + 0 (E
~ B)
~
0 (
0
t

(1.14.7)

Cerchiamo di modificare ciascun termine del primo membro alfine di far comparire la
densit
a di forza elettrica. Per questo ci serviamo di alcuni teoremi.
~ r ) e B(~
~ r ), da una relazione di Analisi differenziale si
Date due funzioni vettoriali A(~
ha:
~ A
~ B)
~ =A
~
~ B
~ +B
~
~ A
~ + (B
~ )
~ A
~ + (A
~ )
~ B
~
(
(1.14.8)
~ = A,
~ la (1.14.8) diventa:
Posto B
~ A
~ A)
~ =A
~
~ A
~+A
~
~ A
~ + (A
~ )
~ A
~ + (A
~ )
~ A
~
(

(1.14.9)

ossia:
~ 2 = 2A
~
~ A
~ + 2(A
~ )
~ A
~
A
da cui:

Ma:


~ A
~ A
~ = (A
~ )
~ A
~ 1 A
~ 2

~ )
~ A
~ = Ax
(A
Ne segue:

Ma:

~
~
~
A
A
A
~
~A
~
+ Ay
+ Az
=A
x
y
z



~
~
~=A
~
~A
~ 1 A
~ 2
A A
2

(1.14.10)
(1.14.11)

(1.14.12)

(1.14.13)

~
~
~
Ax
Ay
Az
~
~A
~ =Ax A + Ay A + Az A = x
A
bAx
+ ybAx
+ zbAx
+
x
y
z
x
x
x
Ax
Ay
Az
Ax
Ay
Az
+b
xAy
+ ybAy
+ zbAy
+x
bAz
+ ybAz
+ zbAz
=
y
y
y
z
z
z




Ax
Ax
Ax
Ay
Ay
Ay
+ Ay
+ Az
+ yb Ax
+ Ay
+ Az
+
=b
x Ax
x
y
z
x
y
z


Az
Az
Az
~ A
~ x + ybA
~ A
~ y + zbA
~ A
~ z
+b
z Ax
+ Ay
+ Az
=x
bA
x
y
z
(1.14.14)
Da una relazione di Analisi vettoriale si ha:
~ (A)
~ =
~ A
~ +
~ A
~

essendo una funzione scalare. Da essa segue che:


~
~ =
~ (A)
~
~ A
~
A
1 - 51

(1.14.15)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Facendo corrispondere a , Ax , Ay e Az e sostituendo nella (1.14.14) si ottiene:
~
~A
~ =b
~ (Ax A)
~ x
~ A
~ + yb
~ (Ay A)
~ ybAy
~ A
~ + zb
~ (Az A)
~ zbAz
~ A
~=
A
x
bAx
~ (Ax A)
~ + yb
~ (Ay A)
~ + zb
~ (Az A)
~ A
~
~ A
~
=b
x
(1.14.16)
La (1.14.13) in definitiva si scrive:



~ 2
~ A
~ A
~=x
~ (Ax A)
~ + yb
~ (Ay A)
~ + zb
~ (Az A)
~ A
~
~ A
~ 1 A

b
2
Poiche:

la (1.14.17) diventa:

(1.14.17)

A
A
A
~ 2=x
+ yb
+ zb
A
b
x
y
z

(1.14.18)



2
2
2
~ A
~ A
~=x
~
~ b(A
~
~ b(A
~
~
~ ~ ~ 1 b A 1 yb A 1 zb A

b(A
x A)+ y
y A)+ z
z A) A A x
2 x 2 y
2 z
(1.14.19)
che, in componenti cartesiane si scrive:
h

i
2
~
~
~
~ (Ax A)
~ 1 A Ax
~ A
~
A A x
b=
2 x
h

laddove:


i
2
~ A
~ A
~ yb =
~ (Ay A)
~ 1 A Ay
~ A
~

2 y
h

i
2
~ A
~
~ A
~ A
~ zb =
~ (Az A)
~ 1 A Az

2 z

(1.14.20)

(1.14.21)
(1.14.22)

Ax Ay
Ax Az
A2x
~
~
(Ax A) =
+
+
x
y
z

(1.14.23)

A2y
Ay Ax
Ay Az
~
~
(Ay A) =
+
+
x
y
z

(1.14.24)

2
~ (Az A)
~ = Az Ax + Az Ay + Az

x
y
z

(1.14.25)

Pertanto il primo termine della (1.14.7) in componenti si scrive:





1 2

2
~
~
~
~ E
~ (1.14.26)
0 [( E) E]b
x=
0 Ex E + 0 (Ex Ey )+ 0 (Ex Ez )0 Ex
x
2
y
z



1 2

2
~
~
~
~ E
~ (1.14.27)
0 [( E) E] yb =
0 (Ey Ex )+ 0 Ey E + 0 (Ey Ez )0 Ey
x
y
2
z
1 - 52

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 




1 2

2
~ E
~ (1.14.28)
~
~
~
0 (Ez Ex )+ 0 (Ez Ey )+ 0 Ez E 0 Ez
0 [( E) E]b
z=
x
y
z
2
Si vede immediatamente che i primi tre termini a secondo membro delle ultime tre
espressioni sopra riportate costituiscono le componenti secondo gli assi x,y,z della diver (e) (e e liniziale di elettrico) le cui componenti S (e) sono:
genza di un tensore S
jk

(e) =
S

0 2
E
2
0 Ey Ex

0 Ex2

0 Ez Ex

0 Ex Ey
0
0 Ey2 E 2
2
0 Ez Ey

0 Ex Ez
0 Ey Ez
0
0 Ez2 E 2
2

(1.14.29)

In forma compatta possiamo scrivere:

Analogamente

(e) E
~ E)
~ E
~ =
~ S
~~ ~
0 (
0 E

(1.14.30)

1 ~
(m) 1 B
~ B
~ =
~ S
~
~ B
~
( B)
0
0

(1.14.31)

(m) (m e liniziale di magnetico) sono:


dove le componenti di S

(m)

1 2
1 2
Bx
B
0
2
0

By Bx
=

1
Bz Bx
0

1
Bx By
0
1 2
1 2
By
B
0
20
1
Bz By
0

1
Bx Bz
0
1
By Bz
0
1 2
1 2
Bz
B
0
20

(1.14.32)

~ E
~ = e
~ B
~ = 0, la (1.14.30) e la (1.14.31)
Poiche per la (1.14.3) e la (1.14.4)
0
diventano:
(e) E
~ E)
~ E
~ =
~ S
~
0 (
(1.14.33)
1 ~
(m)
~ B
~ =
~ S
( B)
0

(1.14.34)

Come si pu
o notare, nella equazione (1.14.33) e comparsa la densit
a di forza elettrica.
Sostituendo la (1.14.33) e la (1.14.34) nella (1.14.7) si ottiene la seguente identit
a:
= E
~ S
~ + J~ B
~ + 0 (E
~ B)
~

(1.14.35)

le cui componenti sono:


Il tensore S
(e)

(m)

Sjk = Sjk + Sjk


1 - 53

(1.14.36)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e la cui divergenza e:


=
~ S

3 X
3
X

j=1 k=1

b
aj

Sjk
xk

(b
a1 = x
b; b
a2 = yb; b
a3 = zb; x1 = x; x2 = y; x3 = z)

(1.14.37)

prende il nome di tensore degli sforzi elettromagnetici nel vuoto.


Lequazione (1.14.35) e una relazione mediante la quale si possono esprimere le forze
esercitate su elementi di carica e di corrente in un punto qualsiasi dello spazio vuoto in
~ eB
~ soltanto.
funzione dei vettori E
Si integri questa identit
a su un volume V . Lintegrale della divergenza di un tensore
in un volume V e uguale allintegrale di un vettore esteso alla superficie che circonda V .
Z
I

~
Sdv = ~tda
(1.14.38)
V

Applicando il teorema della divergenza di un tensore alla (1.14.35) si ha:


I

~m + 0
~tda = F~e + F
t

~ Bdv
~
E

(1.14.39)

~e ed F~m che rappresentano le forze risultanti agenti rispettivamente sulla carica e


con F
sulla corrente contenute entro V .
n
Il vettore ~t quindi
e definito come ~t = S
b ed ha le dimensioni di densit
a
3
X
superficiale di forza cio
e di una pressione. Le componenti di ~t sono: tj =
Sjk nk
k=1

(j = 1, 2, 3) dove t1 = tx , t2 = ty , t3 = tz ; n1 = nx , n2 = ny , n3 = nz
Lequazione (1.14.39) stabilisce che la forza esercitata su cariche e correnti stazionarie
pu
o essere espressa come integrale di un vettore su una qualunque superficie regolare che
racchiude tali cariche e correnti.
In un campo indipendente dal tempo la forza trasmessa attraverso una superficie
chiusa che limita una regione non contenente ne cariche ne correnti e nulla. Se, invece,
il campo e variabile nel tempo, risulta chiaro dallequazione (1.14.39) che la situazione e
diversa. Come si deve interpretare lazione apparente di una forza su elementi di volume
dello spazio vuoto?
Risulta evidente che la grandezza
~ H
~
~ B
~ = 1E
~g = 0 E
c2
e dimensionalmente una quantit
a di moto per unit
a di volume.
Lidentit
a
I
Z

~tda =
~g dv
t V
S

1 - 54

(1.14.40)

(1.14.41)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici si pu


o interpretare supponendo che a un campo elettromagnetico vada associata una quantit
a di moto distribuita con densit
a ~g . Allora la quantit
a di moto totale del campo contenuta entro V e:
Z
~
G=
~g dv
(1.14.42)
V

e la (1.14.41) stabilisce ora che la forza trasmessa attraverso S e controbilanciata dallo


aumento di quantit
a di moto del campo entro S.
Il vettore:
n
~t = S
b

(1.14.43)

misura la quantit
a di moto che nellunit
a di tempo entra per unit
a di area attraverso S,
mentre la quantit
a Sjk pu
o essere interpretata come la quantit
a di moto che nellunit
a
di tempo attraversa nella direzione j un elemento unitario di superficie la cui normale e
orientata lungo lasse k.
Una conseguenza diretta di questa interpretazione e la conclusione che la terza legge
di Newton e il principio di conservazione della quantit
a di moto sono strettamente validi
soltanto quando si tiene conto della quantit
a di moto di un campo elettromagnetico insieme
a quella della materia che lo produce.
Si supponga che entro la superficie chiusa S vi siano delle cariche distribuite con una
densit
a , e che il moto di queste cariche possa essere indicato da una densit
a di corrente
~
J. La forza esercitata sulla materia carica entro S e allora:
Z
d ~
~
~
~ + J~ B)dv
~
(1.14.44)
Fe + Fm =
(E
= G
mecc
dt
V
~ mecc e la quantit
dove G
a di moto totale delle cariche in moto. Il teorema della conservazione
della quantit
a di moto per un sistema composto di cariche e di un campo entro una regione
limitata e, pertanto, espresso, secondo lequazione (1.14.43), dalla:
d ~
~ elettromagn. ) =
(Gmecc + G
dt

I
S

n
S
bda

(1.14.45)

Se la superficie S si estende in modo da racchiudere lintero campo, il secondo membro


della (1.14.45) si annulla, e in questo caso:
~ mecc + G
~ elettromagn. = costante
G

(1.14.46)

Appare da qui che a un campo elettromagnetico occorre associare una propriet


a
analoga a quella della materia ponderabile.
Anche se non scaturisce direttamente dalle equazioni di Maxwell, pu
o essere derivato
un analogo teorema per la conservazione del momento angolare. Definiamo densit
a di
1 - 55

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici momento angolare meccanico la quantit


a ~lm = ~r ~gmecc . Per un teorema di meccanica si
ha:
~lm
~ + J~ B)
~
= ~r (E
(1.14.47)
t
Analogamente si definisce densit
a di momento angolare del campo elettromagnetico
~ B);
~ quindi:
la quantit
a ~l = ~r 0 (E

(~lm + ~l)dv +

I
S

n
M
bda = 0

(1.14.48)

e definito come:
dove M
=S
~r
M

(1.14.49)

.
Per meglio capire il concetto del tensore di Maxwell ed apprezzarne la
capacit
a di risolvere alcuni problemi discutiamo due classici esempi.
Densit
a di forza sulle armature di un condensatore piano1)
Consideriamo un condensatore vuoto con le armature piane e parallele. Al suo interno
vi e un campo elettrico pressocche uniforme e costante nel tempo. Vogliamo calcolare la
densit
a superficiale di forza che agisce su ciascuna armatura. Riferiamoci alla figura 1.14-1.
z ..........

.......
...
..
..
...
...
..
..
...
..
...
..
...
...
..

...
.........
......
..

~
E

b
n
b

.
..... n
........
..
.

fig.1.14-1
Il tensore di Maxwell competente al campo elettrico e:

(e) =
S

1)

0 2
E
2
0 Ey Ex

0 Ex2

0 Ez Ex

0 Ex Ey
0
0 Ey2 E 2
2
0 Ez Ey

0 Ex Ez
0 Ey Ez
0
0 Ez2 E 2
2

S.Barbarino: Esercizi di Campi elettromagnetici 09-12 - n.4 del 8/5/2009.


1 - 56

(1.14.50)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ = Ez zb, il


Nel caso in cui il campo elettrico e diretto come in figura 1.14-1, ossia E
tensore si scrive:
0

0
0
Ez2
2

(e) =
Ez2
0
S
(1.14.51)
0

0
0
0
+ Ez2
2
La densit
a di forza sulle armature e:
(e) n
~t = S
b

Sullarmatura superiore si ha:

~t =

0 2
E
2 z
0
0

0 2
E
2 z
0

0
0
+

0 2
E
2 z

(1.14.52)

(1.14.53)

(1.14.54)

0 = Ez2 zb
2

Sullarmatura inferiore si ha:

~t =

0 2
E
2 z
0
0

0
0
Ez2
2
0

0
0
0 2
+ Ez
2

0 = + Ez2 zb
2

+1

Su ciascuna armatura, quindi, agisce una densit


a superficiale di forza che
tende ad avvicinarle. Per un campo elettrico di ampiezza, per esempio, E z = 105 V /m,
il modulo della densit
a di forza e:
8.854 1012 10
0
10 = 0.044 N/m2
|~t| = Ez2 =
2
2

(1.14.55)

Densit
a di forza sulle pareti di un solenoide infinitamente lungo2)
Consideriamo un lungo solenoide vuoto costituito da N spire per cm, su ciascuna delle
quali scorre una corrente di intensit
a I. Vogliamo calcolare la densit
a superficiale di forza
che agisce sulla parte interna del solenoide nella sezione centrale. Riferiamoci alla figura
1.14-2.
2)

S.Barbarino: Esercizi di Campi elettromagnetici 06-6 - n.2 del 27/2/2006.


1 - 57

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici z

...
.......

I ........
.

...
........
....
...
.

..
......
........
..............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
....... ................................
.......................................................................................
..........................................................
.
.
................ .......... ..................
...................................................
..........................................................
.
.
...........................................................................................
...................................................
... ........................ ...
................................................................................
.
.
..........................................................................................
..................................................
....................................................
...........................................................
.
.
..........................................................................................
...................................................
...................................................
..........................................................
.
.
.
........................................................................................
...................................................
..................................................
............................................................
.
.
.........................................................................................
...................................................
...................................................
...................................................
.................................................
....................................................
...................................................
...........................................................
.
.
.....................................................
.........................................................................................
...................................................
...........................................................
...............................................
. ..................
..
...
.

fig.1.14-2
Il campo di induzione magnetica generato da un solenoide infinitamente lungo e:
~ = 0 N I zb
B

(1.14.56)

Il tensore degli sforzi e soltanto di natura magnetica. Nel nostro caso, tenendo conto
che il campo ha soltanto la componente lungo lasse z, e:

1 2

B
0
0
20 z

(m)
1
2

B
0
0

S
=
(1.14.57)
z

20

1 2
0
0
+
B
20 z

Consideriamo una sezione del solenoide. In ciascun punto di essa la normale e diretta
verso il centro del solenide (parte esterna).
Consideriamo la sezione del solenoide:

b
e

b
t

fig.1.14-3
Consideriamo un punto P su ciascun punto della spira. Si ha:
eb = x
b cos + yb sin
1 - 58

(1.14.58)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La densit


a superficiale di forza che agisce sul punto P e allora:

1 2
B

20 z

(m)
(m)

~t =S
0
n
b=S
(b
e ) =

0
=

1 2
B
20 z
0

1 2
1 2
1 2
Bz cos b
x+
Bz sin b
y=
B eb
20
20
20 z

il cui modulo e:


0
cos

sin

1 2
0
+
Bz
20
(1.14.59)


~t = 1 Bz2 = 0 N 2 I 2
20
2

(1.14.60)

La densit
a di forza
e di tensione, ossia tende ad allargare le spire, come in figura
11.4-3.
1.15 - Energia elettrica e magnetica immagazzinata nel campo elettromagnetico
Lenergia elettrica associata ad un campo elettrico e quella magnetica associata ad un
campo di induzione magnetica, in generale, si valuta per un campo elettrostatico e per un
campo magnetostatico per poi estendere il concetto a campi dipendenti dal tempo.
Cominciamo con il ricordare che per un campo elettrostatico risulta:
~ E
~ =0

(1.15.1)

ossia, detta (~r) una funzione del vettore posizione, sempre continua, si pu
o scrivere:
~ = (~
~ r)
E

(1.15.2)

La funzione (~r) prende il nome di potenziale elettrostatico.


Un campo elettrostatico e generato da una certa distribuzione di cariche elettriche e
la sua espressione, ossia la sua dipendenza dal vettore posizione ~r, dipende dalla topologia
della distribuzione stessa. Data una certa distribuzione di cariche elettriche nello spazio
si deve ipotizzare che ab origine le singole cariche fossero tutte lontane luna dallaltra
ossia allinfinito. Allora, presa in considerazione una di queste cariche che, per semplicit
a
supponiamo puntiformi, avviciniamo ad essa unaltra carica dallinfinito. Scriviamo, quindi
il lavoro fatto per posizionare questa carica dallinfinito ad una distanza, diciamo r 12 dalla
carica iniziale. Si ha, cioe:
L=

r12

~ d~r =
qi E

r12

~ r)] d~r =
qi [(~

1 - 59

r12

qi d(~r) = qi [(r12 ) ]

(1.15.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Come abbiamo gi


a visto, il prodotto del potenziale elettrostatico per la carica di un
oggetto puntiforme pu
o essere interpretato come una energia potenziale. Pi
u esattamente
se una carica puntiforme qi e trasportata dallinfinito in un punto ~ri di una regione sede di
campo elettrico descritto da un potenziale che si annulla allinfinito, il lavoro eseguito
sulla carica (e quindi la sua energia potenziale) e dato da:
Wi = qi (~ri )

(1.15.4)

Se esiste un campo prodotto da un insieme di n 1 cariche qj nelle posizioni ~rj


(j = 1, 2, ....., n 1), si ha:
n1
X
qj
(~ri ) =
k
(1.15.5)
|~ri ~rj |
j=1
Lenergia della carica qi e:
Wi = qi

n1
X

j=1

qj
|~ri ~rj |

(1.15.6)

Estendiamo, ora, il concetto di energia potenziale a tutto un insieme di cariche localizzate definendo energia potenziale di un sistema di cariche localizzate come
il lavoro fatto per formare il sistema stesso ossia il lavoro fatto per portare
ciascuna carica dallinfinito alla posizione assegnata. Quindi lenergia potenziale
elettrica di un sistema discreto di n cariche elettriche si scriver
a:
WE =

n X
X

i=1 j<i

qi qj
|~ri ~rj |

(1.15.7)

Per esempio per n = 4 si ha:


WE = k

q2 q1
q3 q1
q4 q1
q3 q2
q4 q2
q4 q3
+k
+k
+k
+k
+k
(1.15.8)
|~r2 ~r1 |
|~r3 ~r1 |
|~r4 ~r1 |
|~r3 ~r2 |
|~r4 ~r2 |
|~r4 ~r3 |

ovvio che lespressione (1.15.4) e equivalente a:


E
WE =

1 XX
qi qj
k
2
|~ri ~rj |
j

(i 6= j)

(1.15.9)

con lintesa, cioe, di scartare i termini i = j.


Per una distribuzione continua di carica lenergia potenziale assume la forma:
1
WE =
2

ZZ

(~r )(~r ) 3 3
d r d r
|~r ~r |
1 - 60

(1.15.10)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici (~r ) 3


d r rappresenta il potenziale nel punto ~r generato dalla carica
|~r ~r |
infinitesima (~r )d3 r situata nel punto ~r . La (1.15.10) si pu
o scrivere:
Z
Z
Z
Z
1
(~r ) 3 1
(~r ) 3
3

d
r
=
d r
WE =
d r
(~r )k
d
r
(~
r
)
k
2 V
|~r ~r |
2 V
|~r ~r |
V
V
(1.15.11)
dove V e il volume occupato dalle cariche ed eventualmente un volume pi
u grande.
La (1.15.11) si pu
o scrivere:
Z
1
WE =
d3 r (~r )(~r )
(1.15.12)
2 V
Il termine k

essendo (~r ) il potenziale generato dalla distribuzione nel punto generico ~r della distribuzione stessa.
Vediamo adesso di presentare un punto di vista alternativo e molto fruttuoso che
sottolinea il concetto di campo considerando lenergia elettrostatica come immagazzinata
nel campo elettrico che circonda le cariche.
Consideriamo la terza equazione di Maxwell:
~ D
~ =

(1.15.13)

Sostituendo nella (1.15.12) la densit


a di carica valutata dalla (1.15.13), lenergia
elettrostatica diventa:
Z
1
~ D(~
~ r )
WE =
d3 r (~r )
(1.15.14)
2 V
Consideriamo la seguente formula di analisi vettoriale (F.2):

da cui:

~ (F~ ) =
~ F
~ +
~ F
~

(1.15.15)

~ F~ =
~ (F~ )
~ F
~

(1.15.16)

La (1.15.14) diventa:
Z
Z
1
1
3 ~
~

~ (~r ) D(~
~ r )
WE =
d r ((~r )D(~r ))
d3 r
2 V
2 V

(1.15.17)

Applicando il teorema della divergenza al primo integrale, la (1.15.17) si scrive:


I
Z
1
1
~

2
~ (~r ) D(~
~ r )
WE =
(~r )D(~r ) n
bd r
d3 r
(1.15.18)
2
2 V
S

Z
1
Come abbiamo sottolineato inizialmente, il contributo di W =
d3 r(~r)(~r) non
2 V
varia se aumentiamo il volume V in quanto fuori dalleffettiva distribuzione di carica,
1 - 61

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici risulta (~r) = 0. Possiamo, quindi, per quanto detto prima, assumere per V una superficie
sferica che circonda completamente le cariche. Lasciamo, altresi, espandere la superficie S
fino a diventare una sfera di raggio infinito.
ovvio che, in queste condizioni, (r ), per una distribuzione localizzata di
E
cariche, si ha:
I
~ r ) n
lim
(~r )D(~
b d2 r = 0
(1.15.19)
r

in quanto, come abbiamo gi


a osservato, per una distribuzione localizzata di cariche tende
1 ~
1
allinfinito come e D come 2 .
r
r
Quindi:
1
WE =
2

tutto lo spazio

~ r ) D(~
~ r )d3 r
E(~

(1.15.20)

Da questa espressione si giustifica il concetto fisico che:


Lenergia potenziale elettrostatica di una localizzata distribuzione
di cariche elettriche, ossia lenergia spesa per la sua costituzione,
si trova immagazzinata nel campo elettrico da essa stessa generato.
Lequazione (1.15.20)
e pi
u che una identit
a matematica: lenergia
e effettivamente localizzata nello spazio dove agisce il campo elettrico ossia le propriet
a
dello spazio sono modificate per il fatto che esso
e la sede di un campo elettrico. Una carica elettrica posta in un punto di tale spazio
e sottoposta ad
una forza; bisogna ammettere che questa forza sia dovuta allazione stessa del
campo elettrico, sia in un mezzo dielettrico sia nel vuoto. Ossia lo spazio dove
agisce il campo elettrico
e modificato, esso possiede una certa energia finita.
Energia magnetica
Discutiamo, ora, analogamente allenergia elettrostatica di una distribuzione di cariche
elettriche, lenergia magnetostatica associata ad una distribuzione di correnti
nello spazio.
~ r), quanta energia e richiesta per costiData una generica distribuzione di correnti J(~
tuirla?
Supponiamo di avere una distribuzione rigida di corrente che vogliamo spostare dallo
infinito ad una posizione prossima ad una altra distribuzione di corrente. Noi inizialmente
supponiamo che tale distribuzione mantenga la sua forma ma supponiamo anche che la
corrente che essa trasporta rimanga costante. Questo significa che lavoro deve essere fatto
da una batteria o generatore per tenere la corrente costante. Noi calcoleremo solo il lavoro
fatto dalle forze esterne sulla corrente costante della distribuzione.
~ r) sar
Invece di trattare con una arbitraria distribuzione di corrente J(~
a pi
u facile
cominciare con una spira percorsa da corrente; la formula per la distribuzione generale
1 - 62

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici pu


o allora essere sintetizzata dal principio di sovrapposizione. La figura mostra tale spira
~ a . Supponiamo che essa sia traslata
trasportante una corrente I in un campo applicato B
completamente da qualche posizione 1 a qualche posizione finale 2 e che la traslazione sia
descritta dal vettore ~r. Il lavoro Wa fatto sullelemento di corrente d~l percorso da una
~ a e:
corrente di intensit
a I, per traslarlo, cioe il lavoro fatto dalla forza Id~l B
~ a ) ~r
dWa = I(d~l B

(1.15.21)

Consideriamo la seguente identit


a vettoriale:
~ C)
~ A
~ = (A
~ B)
~ C
~
(B

(1.15.22)

~ = ~r, B
~ = d~l e C
~ =B
~ a , la (1.15.18) si pu
Posto A
o scrivere come:
~ a ) ~r = I(d~l ~r) B
~a
dWa = I(d~l B

(1.15.23)

utile ricordare, a questo punto, che, considerati, per esempio, due fili rettilinei
E
percorsi da corrente nello stesso verso, essi tendono ad attrarsi, se nel verso opposto tendono
a respingersi. Si comprende cosi il significato di lavoro fatto contro le forze del campo anche
in questo caso.
S2
n
b2

n
b0

~r

S1
n
b1
d~l

fig.1.15-1
Consideriamo, ora, il vettore d~l ~r che compare nellequazione (1.15.23). Come
abbiamo dimostrato nel paragrafo 1.6, figura (1.6-2) e formula (1.6.16), il vettore d~l ~r
e un vettore il cui modulo e il doppio dellarea del triangolo i cui lati sono d~l e ~r e la cui
direzione e ad essi ortogonale. Ossia come si nota dalla figura (1.15-1) e larea colorata in
rosso dove ~n e il versore normale a tale area. Possiamo quindi scrivere:
~a = B
~a n
(d~l ~r) B
b 0 d2 r

(1.15.24)

~ a attraverso quella superficie. Allora il lavoro Wa


che rappresenta il flusso interno di B
fatto sulla spira come un intero e:
Wa = I

So

essendo S0 larea della superficie del mantello.

~a n
B
b 0 d2 r

1 - 63

(1.15.25)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Indicando con S la superficie totale ossia la somma della superficie S1 , S2 e S0 , per
lequazione di Maxwell in forma integrale si ha:
Z

S0 +S1 +S2

Ne segue che:
Z

S0

~a n
B
b0 d r =
2

~a n
B
b d2 r = 0

~a n
B
b1 d r
2

S1

Posto n
b2 = n
b e, quindi, n
b 1 = b
n, risulta:
W a = I

S2

Ponendo:

~a n
B
bd r I
2

1,2 =

S1,2

e con = 2 1 , abbiamo:

S1

(1.15.26)

S2

~a n
B
b 2 d2 r

~a n
B
b d2 r

~a n
B
b d2 r

(1.15.27)

(1.15.28)

(1.15.29)

Wa = I

(1.15.30)

Lequazione (1.15.30) rappresenta lenergia richiesta per trasportare una distribuzione


rigida di corrente dalla posizione 1 alla posizione 2. Se la posizione 1 e allinfinito dove si
pu
o ipotizzare che Ba = 0, lenergia per spostare una spira dallinfinito ad una generica
~ a e:
posizione dello spazio dove esiste un campo di induzione magnetica B
Wa = I2 = I

~a n
B
b d2 r

(1.15.31)

Supponendo che la nostra distribuzione sia fatta da un gran numero di sorgenti elementari (spire) e ragionando come nel caso elettrostatico, lenergia di tutta la distribuzione
si ottiene dividendo per due.
Z
1
~a n
W = I
B
b d2 r
(1.15.32)
2 S

~ A,
~ essendo A
~ il potenziale vettore
Ora, sostituendo al posto di Ba il termine
~
del campo di induzione magnetica Ba , e applicando il terorema di Stokes alla (1.15.31) si
ottiene:
Z
Z
I
2
2
~
~
~
~ d~l
=
Bn
bd r =
An
bd r = A
(1.15.33)
S

Si ha:

~ d~l =
A

1 - 64

~ Id~l
A

(1.15.34)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ora:

~ 2 rdl = Jd
~ 3r
Id~l = Jd

(1.15.35)

Sostituendo nella (1.15.32) si ha:


1
W =
2

~ Jd
~ 3r
A

(1.15.36)

~ H,
~ quindi si
Ora, per la seconda equazione di Maxwell in forma statica si ha J~ =
ha:
Z
1
~
~ Hd
~ 3r
W =
A
(1.15.37)
2
Consideriamo la seguente formula di analisi vettoriale:

da cui:
Quindi:

~ (C
~ D)
~ =D
~
~ C
~ C
~
~ D
~

(1.15.38)

~
~ D
~ =D
~
~ C
~
~ (C
~ D)
~
C

(1.15.39)

1
W =
2

~
~ Ad
~ 3r 1
H
2

~ (A
~ H)d
~ 3r

(1.15.40)

~ =
~ A
~
Applicando il teorema della divergenza al secondo integrale e sostituendo B
nel primo integrale, si ha:
Z
I
1
1
3
~
~
~ H)
~ n
W =
H Bd r
(A
b d2 r
(1.15.41)
2 V
2
S

Anche qui, come nel caso elettrostatico, per una distribuzione di corrente localizzata
nello spazio, possiamo assumere per V una superficie sferica che circonda completamente
le cariche. Lasciamo, altresi, espandere la superficie S fino a diventare una sfera di raggio
infinito.
ovvio che, in queste condizioni, (r ), per una distribuzione localizzata di
E
correnti, si ha:
I
~ H)
~ n
lim (A
b d2 r = 0
(1.15.42)
r

Quindi:

WM

1
=
2

tutto lo spazio

~ Bd
~ 3r
H

(1.15.43)

Da questa espressione si giustifica il concetto fisico che:


Lenergia potenziale magnetostatica di una localizzata distribuzione
di correnti elettriche, ossia lenergia spesa per la sua costituzione,
si trova immagazzinata nel campo magnetico da essa stessa generato.
1 - 65

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Si pone ora il problema se queste espressioni siano valide anche in situazioni non
statiche. Nel paragrafo seguente troveremo un principio di conservazione che giustificher
a
tali affermazioni.
1.16 - Il flusso di energia: Teorema di Poynting 1)
Nel paragrafo precedente abbiamo ricavato le espressioni della densit
a di energia immagazzinata in un campo elettrico wE e della densit
a di energia immagazzinata nel campo
magnetico wM .
Esse sono:
1~
1~
~
~
wE = E(t)
D(t),
wM = B(t)
H(t)
(1.16.1)
2
2
Siamo interessati alla valutazione della variazione di tali energie nel tempo.
"
#


~
~
1~
1

E(t)

D(t)
wE
~
~
~
=
E(t) D(t)
=
D(t)
+ E(t)

(1.16.2)
t
t 2
2
t
t
Nellipotesi che il mezzo sia lineare, isotropo e omogeneo, lequazione (1.16.2) si scrive:
"
#


~
~
~
wE
1~
1

E(t)

E(t)
~ D(t) (1.16.3)
~
~
~

= E(t)
=
E(t) D(t)
=
E(t)
+ E(t)

t
t 2
2
t
t
t
Allo stesso modo si ha:
"
#


~
~
~
wB
1~
1
1

B(t)
1

B(t)
B(t)
~
~
~
~
=
B(t) H(t)
=
B(t)
+ B(t)

= H(t)

t
t 2
2 t

t
t
(1.16.4)
Ci proponiamo di trovare un teorema di conservazione per lenergia elettromagnetica.
Scriviamo le equazioni di Maxwell:
~
~ E(~
~ r , t) = B(~r, t)

t
~
~ H(~
~ r, t) = J(~
~ r, t) + D(~r, t)

t
~
~
D(~r, t) = (~r, t)
~ B(~
~ r, t) = 0

(1.16.5)
(1.16.6)
(1.16.7)
(1.16.8)

evidente che per fare comparire le espressioni della variazione delle densit
E
a di energia
~
elettrica e magnetica, moltiplichiamo la prima equazione scalarmente per H e la seconda
~ e sottraiamo la seconda dalla prima:
scalarmente per E
~
~
~
~ E
~ E
~
~ H
~ = E
~ D H
~ B E
~ J~
H
t
t
1)

Poynting John Henry: Moutron (UK), 1852 - Birmingham, 1914.


1 - 66

(1.16.9)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Lespressione:


~
~
w
wE
wB
~ D + H
~ B
=
+
=E
(1.16.10)
t
t
t
t
t
rappresenta la variazione temporale della densit
a di energia elettromagnetica nel tempo.
Applicando lidentit
a vettoriale:
~ (E
~ H)
~ =H
~
~ E
~ E
~
~ H
~

(1.16.11)

la (1.16.9) diventa:
~
~
~ (E
~ H)
~ = E
~ D H
~ B E
~ J~

(1.16.12)
t
t
Osserviamo che ciascuno dei termini di questa eguaglianza ha le dimensioni di una
potenza per unit
a di volume (watt per metro cubo).
Integriamo la (1.16.12) su un volume V limitato da una superficie S ed applichiamo
al primo membro il teorema della divergenza:
!
I
Z
Z
~
~

D
~
~ Jdv
~
~
~
~
+H
dv
E
(1.16.13)
(E H) n
bda =
E
t
t
V
V
S

Questo risultato fu ricavato per la prima volta da Poynting nel 1884 e di nuovo nello
stesso anno da Heaviside.
Per interpretare la (1.16.13) scriviamola nella seguente maniera:
I
S

~ H)
~ n
(E
bda +

~ Jdv
~ =
E

~
~
~ D + H
~ B
E
t
t

dv

(1.16.14)

Il secondo membro della (1.16.14) rappresenta la variazione dellenergia elettrica e


magnetica dentro il volume V . La perdita di energia immagazzinata deve essere giustifi~
cata dai termini a primo membro della (1.16.14). Sia la conduttivit
a del mezzo ed E
lintensit
a del campo elettrico impresso quale esiste in una regione di attivit
a chimica, ad
~
~ +E
~ ) da cui E
~ = J E
~ e quindi:
esempio, nellinterno di una pila. Allora J~ = (E

Z
Z
Z
1 2
~ Jdv
~ =
~ Jdv
~
E
J dv
E
(1.16.15)
V
V
V
Il primo termine a secondo membro della (1.16.15) rappresenta la potenza dissipata
in calore di Joule, una trasformazione irreversibile. Il secondo termine rappresenta la
potenza spesa dal flusso di carica contro le forze elettromotrici impresse; il segno meno
sta ad indicare che queste forze impresse stanno facendo un lavoro sul sistema, che in
parte compensa la perdita di Joule e tende ad aumentare lenergia immagazzinata nel
campo. Se infine, tutti i corpi materiali nel campo sono assolutamente rigidi, e pertanto
si esclude ogni possibile trasformazione di energia elettromagnetica in energia elastica di
1 - 67

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici un mezzo in tensione, il bilancio energetico pu


o essere mantenuto soltanto da un flusso di
energia elettromagnetica che attraversa la superficie limitante V . Questo e il significato
dellintegrale superficiale nella (1.16.14). La diminuzione dellenergia elettromagnetica
contenuta in V , in parte va in calore di Joule, in parte viene compensata da energia
introdotta mediante le forze impresse, quella che resta fluisce verso lesterno attraverso la
superficie S, ed e rappresentata dallintegrale
I
I
~
~
~ n
(E H) n
bda = S
bda
(1.16.16)
S

~ prende il nome di vettore di Poynting e si misura in W/m2 e pu


Il vettore S
o essere
interpretato come lenergia che in ogni secondo attraversa lunit
a di area la cui normale e
~
orientata nella direzione del vettore S.

1 - 68

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.17 - Condizioni ai limiti. Discontinuit


a nei vettori del campo
La validit
a delle equazioni del campo e stata postulata soltanto nei punti ordinari
dello spazio; cioe per punti nel cui intorno le propriet
a fisiche del mezzo variano in modo
continuo. Invece, attraverso una qualsiasi superficie che separa due corpi o mezzi fra loro,
avvengono bruschi cambiamenti nei parametri , e . Su scala macroscopica questi
cambiamenti si possono, di solito, considerare discontinui, e quindi ci si deve aspettare che
gli stessi vettori del campo presentano delle corrispondenti discontinuit
a.
Ci proponiamo di valutare tali discontinuit
a sulla superficie di separazione di due
mezzi diversi. Si immagini dapprima che la superficie S che separa il mezzo (1) dal mezzo
(2) venga sostituita da una parete di transizione estremamente sottile, entro la quale i
parametri , , variano rapidamente ma con continuit
a dai valori che possiedono vicino
a S nel mezzo (1) ai valori che possiedono vicino a S nel mezzo (2). Entro questa parete,
come entro i mezzi (1) e (2), i vettori del campo e le loro derivate prime sono funzioni
continue e limitate del posto e del tempo. Attraverso la parete si conduca un piccolo
cilindretto retto, come indicato nella figura (1.17-1). Gli elementi del cilindro sono normali
a S e le basi giacciono sulle superfici delle pareti, cosicche distano fra di loro proprio dello
spessore l della parete.

..........................................................................................................
...
..
.
..... n
.
.
...
b
.
..... 2
.
.........
.
..
...
.
...
.
........................................................
b ...................
..
. n
..........
..
.......
......
.
.....
..
.....
.
.
...
.
.
.
....
.
.
.
...
...
..
...
..
....
..
.
..
.. ........ ....... .
.. ...
.
... . ....... .....
......
...
... .........
.
.... ......
.
.
.
...
..
.
.......
...
..
.
..
...
.
.. ........
.......
...
..
..
........ .......................................................................................... .......... l
.
...
............
........................
..
.
.
...
...
..... .......................................................................... ........ ..............
...
...
...
..
..
..
.
.
...
.......
......
.
.
...
.
....... .
..
.
.
...... ....... ....... ...
.
...
.
..
.
...
.
.........
.
..
b1 Superf icie S ...
... M ezzo (2) 2 , 2 , 2 . n
di separazione ...
..
.
......................................................................................................
M ezzo (1) 1 , 1 , 1

fig.1.17-1
~ si ha:
Fissando lattenzione sul vettore B
I
~ n
B
bda = 0

(1.17.1)

St

dove St e la superficie totale del cilindretto. Se la base, la cui area e a, si prende


~ abbia un valore costante su ciascuna base.
sufficientemente piccola, si pu
o supporre che B
1 - 69

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Trascurando infinitesimi di ordine superiore, si pu


o approssimare la (1.17.1) con la:
~ n
~ n
(B
b1 + B
b2 )a + contributi del mantello = 0

(1.17.2)

~2 B
~ 1) n
(B
b=0

(1.17.3)

Il contributo del mantello allintegrale di superficie e direttamente proporzionale a l.


Si riduca ora la parete di transizione alla superficie S. Al limite, mentre l 0, le basi del
cilindretto vengono a coincidere con le due facce di S, e il contributo dovuto al mantello
~ in un punto su S nel mezzo (1) sar
~ 1,
diviene trascurabile. Il valore di B
a indicato con B
~ sopra la superficie S nel mezzo (2) sar
mentre il corrispondente valore di B
a indicato con
~ 2 . Si indicher
B
a anche la normale positiva a S con un vettore unitario n
b orientato da (1)
a (2). Secondo questa convenzione, il mezzo (1) giace sulla parte negativa di S, e il mezzo
(2) sulla parte positiva, e n
b 1 = b
n. Allora per l 0, si ha:

~ attraverso una
che si enuncia: la transizione della componente normale del vettore B,
qualsiasi superficie di discontinuit
a, e continua.
~ si pu
Il vettore D
o trattare allo stesso modo applicando lequazione (1.8.15); in questo
caso lintegrale di superficie della componente normale sulla superficie chiusa e uguale alla
carica totale contenuta in essa
I
Z
~ n
D
bda =
dv
(1.17.4)
V

St

Se la funzione densit
a di carica e una funzione continua dentro il volume V , al
limite quando l 0, cioe riducendo la parete di transizione alla superficie S, lintegrale
al secondo membro della (1.17.4) si annulla e si ottiene:
~2 D
~ 1) n
(D
b=0

(1.17.5)

Se, viceversa, come nel caso dei conduttori perfetti, la carica e distribuita
soltanto sulla superficie di separazione, ossia la funzione e del tipo (x, y)(z), essendo
x, y le coordinate di un generico punto sulla superficie di separazione supposta piana, la
(1.17.4) diventa:
I
Z
~
Dn
bda =
(x, y)(z)dxdydz
(1.17.6)
St

e, al limite quando l 0, si ha:



~
~
D2 D1 n
b=

(1.17.7)

La presenza sulla superficie S di uno strato di carica causa una brusca


~ e la grandezza della discontinuit
variazione nella componente normale di D,
a

e uguale alla densit


a di carica superficiale.
1 - 70

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per studiare il comportamento delle componenti tangenziali, si sostituisca il cilindro
della figura (1.17-1) con il cammino della figura (1.17-2).
I lati del rettangolo di lunghezza s giacciono sulle due facce della parete di transizione, e i lati che penetrano nella parete sono eguali in lunghezza allo spessore l della
parete stessa.

M ezzo (2) 2 , 2 , 2
b2
..... b
......... n
...................................................................

b
..
...
...
................................
.....................................................................................................
S
.
.
...
.
.
.
.
.
.
.
..
.........
..............................................................
n
b0
b1

M ezzo (1) 1 , 1 , 1

fig.1.17-2
Questo rettangolo costituisce un contorno C0 , intorno a cui, applicando lequazione in
forma integrale (1.9.1) si ha:
I

C0

~ d~s +
E

S0

~
B
n
b0 da = 0
t

(1.17.8)

dove S0 e la superficie del rettangolo e n


b0 e la normale positiva alla stessa. Il verso di
questa normale positiva e determinato, come nella figura (1.17-2), dal verso di circuitazione
intorno a C0 . Siano b1 e b2 due versori diretti secondo il verso di circuitazione e disposti
rispettivamente sui lati inferiore e superiore del rettangolo, come mostrato in figura. A
meno di infinitesimi di ordine superiore, si pu
o approssimare la (1.17.8) con la
~
~ b1 + E
~ b2 )s + contributi degli estremi = B n
b0 sl
(E
t

(1.17.9)

Se la parete si riduce alla superficie S, il contributo dei segmenti agli estremi, proporzionali a l, diventa trascurabile. Se n
b e di nuovo la normale positiva condotta su S
da (1) a (2), si pu
o definire il vettore unitario tangenziale b con la relazione:
Al limite per l 0:

b = n
b0 n
b

~ 2 b E
~ 1 b + lim
E

l0

1 - 71

~
B
n
b0 l
t

(1.17.10)

=0

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ma


Ne segue:

~ 2 b = E
~2 n
~2 = n
~2
E
b0 n
b=n
b0 n
bE
b0 n
bE
"

~
B
l
t

~2 E
~ 1 ) + lim
n
b0 n
b (E

l0

!#

=0

(1.17.11)

Lorientazione del rettangolo, e quindi anche di n


b 0 , e interamente arbitraria; ne consegue che nella (1.17.11) lespressione in parentesi deve essere nulla, cioe:
~
~2 E
~ 1 ) = lim B l
n
b (E
l0 t

(1.17.12)

~
B
Poiche
e per ipotesi finita, il secondo membro della (1.17.12) si annulla con l.
t
Ne segue:
~2 E
~ 1) = 0
n
b (E
(1.17.13)
~ sono continue attraverso una superficie di
Le componenti tangenziali del vettore E
discontinuit
a.
~ si pu
Il comportamento ai limiti di H
o dedurre immediatamente dalla equazione integrale (1.9.4), infatti:
I

~ d~s
H

C0

S0

~
D
n
b0 da =
t

S0

A meno di infinitesimi di ordini superiori, si ha:


~2 H
~ 1 ) = lim
n
b (H

l0

J~ n
b0 da

!
~
D
+ J~ l
t

(1.17.14)

(1.17.15)

~
D
Il primo termine nel secondo membro della (1.17.15) tende a zero poiche
e per
t
ipotesi finita.
Se la funzione densit
a di corrente e continua su S0 , anche il secondo termine del
secondo membro tende a zero e si ha:
Si ha pertanto
~2 H
~ 1) = 0
n
b (H
(1.17.16)

Viceversa, se la corrente scorre soltanto sulla superficie di separazione (cioe nel caso
in cui uno dei due mezzi sia un conduttore perfetto), essa e rappresentata da J~S (x, y)(l),
dove J~S rappresenta la densit
a di corrente che scorre sulla superficie ed e una densit
a
lineare (A/m); in questo caso si ha:
~2 H
~ 1 ) = J~S
n
b (H
1 - 72

(1.17.17)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Riepilogando, si e ora in grado di aggiungere alle equazioni del campo altre quattro
relazioni, che determinano le condizioni di transizione di un campo elettromagnetico da un
mezzo a un altro separato dal primo da una superficie di discontinuit
a.
~2 B
~ 1) = 0
n
b (B
~2 E
~ 1) = 0
n
b (E

~2 H
~ 1 ) = J~S
n
b (H
~2 D
~ 1) =
n
b (D

(1.17.18)

Dalle (1.17.18) segue un importante corollario:


Sulla superficie di un conduttore perfetto la componente tangenziale del
vettore campo elettrico si annulla. Ossia, necessariamente, il campo elettrico
deve essere ortogonale, in ciascun punto, alla superficie di un conduttore perfetto.
Infatti, se il mezzo 2 e un conduttore perfetto, come si e visto nel paragrafo 1.12, il
~ 2 , deve essere nullo in ciascun punto ossia, per
campo elettrico allinterno di esso, cioe E
continuit
a anche sulla parte interna della frontiera. Allora, dalla equazione di continuit
a
della componente tangenziale del vettore campo elettrico evidenziata dalle (1.17.18) si
deduce che:
~1 = 0
n
bE
(1.17.19)

come dovevamo dimostrare.


Un altro importante corollario si ottiene dallequazione:
~2 D
~ 1) =
n
b (D

(1.17.20)

Supponiamo, infatti, che il mezzo 1 sia un dielettrico perfetto ed il mezzo 2 sia un


conduttore perfetto sulla superficie del quale vi sia una densit
a di carica .
Poiche per le relazioni costitutive competenti a mezzi isotropi e omogenei si ha:
~ 1 = 1 E
~ 1,
D

~ 2 = 2 E
~2
D

(1.17.21)

la (1.17.20) diventa:
~ 2 1 E
~ 1) =
n
b (2 E

(1.17.22)

~1 =
1 n
bE

(1.17.23)

~ 2 deve necessariamente essere nullo, lequazione (1.17.22) diventa:


Poiche E

ossia:

~1 =
n
bE

(1.17.24)

La componente ortogonale, in ciascun punto della superficie di un conduttore perfetto,


e sempre eguale al rapporto fra la densit
a superficiale di carica
in quel punto e la costante dielettrica del mezzo esterno al conduttore.
1.18 - Teorema di unicit
a
1 - 73

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il teorema di Poynting permette di dimostrare il seguente teorema di unicit
a per le
equazioni di Maxwell. Questo teorema e utilissimo in quanto ci assicura lunicit
a del campo
elettromagnetico soluzione, assegnate le condizioni iniziali e al contorno.
Si consideri un volume V dello spazio limitato dalla superficie S, e in ogni
~ i . Allora
punto di V , e per ogni istante t > 0, sia assegnato il campo impresso E
~ H,
~ soluzione delle equazioni di
in ogni istante t > 0 esiste un solo campo E,
Maxwell che per t = 0, assuma in ogni punto di V valori assegnati (condizioni
~t
iniziali) e che per ogni t > 0 abbia in ogni punto di S valori assegnati E
~ t della
della componente tangenziale del campo elettrico, o valori assegnati H
componente tangenziale del campo magnetico (condizioni al contorno). In altre
~ i e con le
parole esiste in V un solo campo elettromagnetico, compatibile col valore di E
~ i , la
condizioni iniziali e al contorno. (Il teorema e valido anche assegnando, invece di E
corrente impressa J~i .)
~ H,
~ esista un altro
Dimostriamo il teorema per assurdo. Supponiamo che oltre E,
~ eH
~ soluzione delle equazioni di Maxwell compatibile con le assegnate concampo E
dizioni iniziali e al contorno. Si ha allora, poiche ambedue i campi soddisfano alla seconda
equazione di Maxwell:


~
~ H
~ = E + E
~ +E
~i

t
(1.18.1)



E
~ +E
~i
~ H
~ =
+ E

t
Posto:

~ E,
~
~e = E

~h = H
~ H
~

(1.18.2)

sottraendo membro a membro la prima dalla seconda delle (1.18.1), si ha:


~ ~h = ~e + ~e

(1.18.3)

~ e H,
~ E
~ eH
~ soddisfano alla prima equazione di Maxwell,
In modo analogo, poiche E
si ha:
~
~ ~e = h

(1.18.4)
t
cioe il campo differenza soddisfa ancora alle equazioni di Maxwell.
~ t ed H
~ t, E
~ n ed H
~ n le componenti del campo elettrico E
~ e magnetico H
~
Dette, ora, E
rispettivamente tangenti e normali a S, si ha:
~ =E
~t + E
~n
E
quindi:

~ =H
~t + H
~n
H



 

~
~
~
~
~
~
EH n
b = E t + E n Ht + Hn n
b=

~t H
~t n
~n H
~t n
~t H
~n n
~n H
~n n
=E
b+E
b+E
b+E
b
1 - 74

(1.18.5)

(1.18.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ n ed H


~ n paralleli ad n
essendo E
b, i tre ultimi termini a secondo membro sono nulli, ne
segue che:
I 
I

~
~
~t H
~t n
E H n
bda = E
bda
(1.18.7)
S

cioe nellespressione del flusso del vettore di Poynting attraverso una superficie,
intervengono solo le componenti tangenziali del campo elettrico e del campo
magnetico sulla superficie stessa.
Applichiamo, ora, questo risultato al teorema di unicit
a cioe ai campi ~e e ~h che soddisfano alle equazioni di Maxwell, in assenza del campo elettrico impresso.
Si ha:
!
I
Z
Z
~
~b

~
~
~
~et ht n
bda =
~e
+h
dv
~e Jdv
(1.18.8)
t
t
V
V
S

~
~
~
~
Ma su S ~et (o ~ht ) e nulla
I in quanto per ipotesi Et e E t (oppure Ht e H t ) coincidono.
Il campo ~e, ~h essendo ~et ~ht n
bda = 0 non riceve energia ne dallinterno, ne dallo
S

esterno, pertanto la sua energia elettromagnetica non pu


o che diminuire, dissipandosi in
calore di Joule, o rimanere costante.
~ e E
~ , H
~ e H
~ coincidono; quindi si ha: ~e(0) =
Per ipotesi, allistante t = 0 E
~h(0) = 0 ossia lenergia elettromagnetica W allistante iniziale e nulla; pertanto negli
istanti successivi detta energia dovrebbe diventare negativa o restare nulla. Il primo caso
e da escludersi perche W e lintegrale di quantit
a positive o nulle, quindi W dovr
a essere
sempre nulla. Ma affinche ci
o avvenga deve essere in ogni punto di V e in ogni istante,
~
~
~
~ eH
~ conforme al teorema enunciato.
~e = h = 0; dunque E e H coincidono con E
Osserviamo che il teorema di unicit
a e stato ottenuto dal teorema di Poynting, che e
una conseguenza delle prime due equazioni di Maxwell soltanto; ci
o d
a una nuova conferma
che solo queste equazioni bastano per determinare il campo elettromagnetico.

1 - 75

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.19 - Introduzione alla teoria della relativit
a ristretta
Lo studio comparativo dei fenomeni fisici, come appaiono a due osservatori S e S
in moto rettilineo ed uniforme uno rispetto allaltro, era fondato, fino allinizio del XX
secolo, sulle trasformazioni di Galilei. Queste si ricavano per via puramente geometrica
ammettendo, senza nemmeno enunciarli, alcuni postulati che, enunciati e sottoposti ad un
attento esame, non appaiono affatto evidenti.
Uno di questi e che per i due osservatori S e S il tempo t misurato da S e uguale al
tempo t misurato da S ; laltro e che se i due osservatori fanno simultaneamente misura
di lunghezza sopra lo stesso oggetto, essi debbono trovare lo stesso risultato.
Se per comodit
a disponiamo i due sistemi di riferimento solidali agli osservatori S e

S con gli assi x e x coincidenti, y ed y paralleli e con lorigine O coincidente con O per
t = 0 le trasformazioni di Galilei sono:
x = x + vt,

y = y ,

z = z ,

t = t

(1.19.1)

dove v e la velocit
a di S rispetto a S lungo la direzione dellasse x positivo.

.....
........
.......
...
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
...
..............................................................................
.
.
.
.......
..
.
.
.
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.
.
..
.
.
.
.
.....
....
.....
.....
.
.
.
.
.....
........
............
........

~v

.........................................

.....
........
.......
...
..
..
..
...
...
..
..
...
..
.
.....
..............................................................................
.
.
.
.......
...
.....
.
.
.
.
..
.
.
.
.
.....
....
.....
.....
.
.
.
.
...
........
.............
.........

fig.1.19-1
Una conseguenza immediata di queste trasformazioni e la legge di composizione
delle velocit
a
~ =V
~ + ~v
V
(1.19.2)
la quale comporta linvarianza in forma della legge fondamentale della meccanica classica
~ = m~a per i due osservatori S e S .
F
Il significato fisico di questa covarianza e che tutti i fenomeni meccanici si svolgono
questo il cosiddetto principio di
con le stesse leggi sia per losservatore S che per S . E
relativit
a galileiana.
Tenendo presenti questi due punti, (composizione delle velocit
a e relativit
a galileiana),
affrontiamo lo studio comparativo dei fenomeni elettromagnetici, come appaiano ai due
osservatori S e S .
1 - 76

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Tutte le leggi dellelettromagnetismo sono contenute nelle equazioni di Maxwell che
in assenza di cariche elettriche ferme ed in movimento e nello spazio vuoto, sono:
~
~ E(~
~ r, t) = B(~r, t)

t
~
~ B(~
~ r , t) = 1 E(~r, t)

c2
t
~
~
E(~r, t) = 0
~ B(~
~ r , t) = 0

(1.19.3)
(1.19.4)
(1.19.5)
(1.19.6)

Queste equazioni differenziali alle derivate parziali di primo ordine accoppiate si possono disaccoppiare in ununica equazione differenziale di secondo ordine per il campo elettrico o per il campo di induzione magnetica. Infatti, applicando vettorialmente loperatore
~ alla prima equazione di Maxwell, omettendo la dipendenza funzionale dei campi da ~r e

t, si ha:
~
~ (
~ E)
~ =
~ B

(1.19.7)
t
ossia:
~ B)
~
~
~ E
~ 2 E
~ = (
(1.19.8)

t
~ E
~ = 0 per la terza equazione di Maxwell e sostituendo al posto di
~ B
~ il
Posto
secondo membro della seconda equazione di Maxwell, si ha:
~ =
2 E

~
1 2E
c2 t2

(1.19.9)

che si pu
o scrivere:


2
2
2
1 2
+
+

x2 y 2
z 2
c2 t2

~ =0
E

(1.19.10)

~ alla seconda equazione di


Analogamente, applicando vettorialmente loperatore
Maxwell, omettendo la dipendenza funzionale dei campi da ~r e t, si ha:

ossia:

~
~ (
~ B)
~ = 1
~ E

c2
t

(1.19.11)

~
~ B
~ 2 B
~ = 1 (
~ E)
~

c2 t

(1.19.12)

~ B
~ = 0 per la quarta equazione di Maxwell e sostituendo al posto di
~ E
~ il
Posto
secondo membro della prima equazione di Maxwell, si ha:
~ =
2 B

~
1 2B
c2 t2

1 - 77

(1.19.13)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che si pu


o scrivere:


2
2
2
1 2
+
+

x2 y 2
z 2
c2 t2

~ =0
B

(1.19.14)

Queste equazioni (1.19.14) e (1.19.10), come vedremo nel capitolo 2, sono le equazioni
di propagazione del campo elettrico e magnetico con velocit
a c.
Daltra parte la velocit
a della luce risulta sperimentalmente essere proprio eguale a
c. Questo suggerisce lidentificazione della luce come radiazione elettromagnetica e tale
identificazione ha pieno riscontro coi dati sperimentali dei fenomeni ottici.
Il punto di vista della luce come ente viaggiante, ci conduce ad una situazione di
scelta fra i due soli generi di enti che viaggiano: un disturbo in un mezzo ed un soggetto
balistico quale un proiettile.
Poich
e dalle equazioni donda scritte sopra non si nota alcun riferimento
alla velocit
a della sorgente della luce,
e facile immaginare che essa debba essere
indipendente dalla velocit
a della sorgente. Questo
e analogo al caso del suono,
essendo la velocit
a delle onde sonore egualmente indipendente dal moto della
sorgente.
Pertanto, poiche la velocit
a del suono e riferita ad un mezzo elastico, nasceva il problema di stabilire rispetto a quale mezzo necessitava riferire la velocit
a della luce.
Il problema fu risolto introducendo un mezzo ipotetico chiamato etere, il quale rendeva possibile lesistenza di vibrazioni trasversali, i cui spostamenti dovevano corrispondere
alle onde luminose e rispetto al quale la luce ha una velocit
a costante indipendentemente
dalla direzione di propagazione.
Applichiamo la legge classica di composizione delle velocit
a ad un segnale luminoso
che si propaghi nel vuoto nella direzione dellasse x e supponiamo che per un osservatore
S, esso si muove con velocit
a c: per un osservatore S esso si muove con velocit
a c v se
la propagazione avviene nel verso positivo dellasse x, con velocit
a c + v se la propagazione
avviene nel verso opposto. Quindi, se per losservatore S la luce si propaga con la stessa
velocit
a nei due versi, non e cosi per losservatore S . Viceversa se per S la propagazione
avviene con una velocit
a c1 , nel verso positivo ad una velocit
a diversa c2 nel verso negativo,
1

baster
a che S abbia la velocit
a v = (c1 c2 ) (in valore e segno) perche rispetto a S la
2
luce si propaghi con eguale velocit
a nei due versi.
Estendendo il ragionamento agli altri due assi, si conclude che, secondo la cinematica
classica, deve esistere un sistema di riferimento, ed uno solo, rispetto al quale la luce di
una data sorgente si propaga nel vuoto con eguale velocit
a in tutte le direzioni. Ad un
tale sistema di riferimento daremo il nome di sistema otticamente isotropo fisicamente
privilegiato rispetto a tutti gli altri sistemi di riferimento e per questo viene anche detto
assoluto.
Sorge allora la questione di sapere se e come la Terra si muova rispetto al sistema
di riferimento assoluto, questione a cui deve essere possibile rispondere con esperienze
ottiche eseguite sulla Terra e dirette a ricercare se la velocit
a della luce rispetto alla Terra,
e o no la stessa in tutte le direzioni. La pi
u celebre di queste esperienze e quella di
1 - 78

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Michelson la quale dimostr


o che la Terra e immobile rispetto alletere ossia la Terra e
un riferimento assoluto per la luce. Questo risultato conferiva alla Terra una posizione di
privilegio fisico nelluniverso piuttosto sorprendente dal punto di vista copernicano. Inoltre
diveniva inspiegabile il fenomeno della aberrazione astronomica che trova una spiegazione
nellipotesi che il sistema di riferimento otticamente isotropo sia legato al sole, e quindi la
Terra si muove rispetto ad esso con la velocit
a del suo moto di rivoluzione.
In conclusione, lunicit
a del sistema otticamente isotropo, richiesta dalla cinematica
classica, porta a conseguenze incompatibili coi fatti sperimentali. Ricordando quanto vi
sia di arbitrario nei postulati che stanno a base di quella cinematica appare giustificato
abbandonare quei postulati e fondare la cinematica su basi diverse.
Ritornando al principio di relativit
a galileiano esso si applica ai fenomeni meccanici
ma non a quelli elettromagnetici;
Dimostriamo che le equazioni di Maxwell o equivalentemente le equazioni
(1.19.10) e (1.19.14) non sono invarianti in forma per mezzo di trasformazioni
di Galilei per i due osservatori S e S . Per questo trasformiamo gli operatori differenziali che compaiono in dette equazioni per mezzo delle trasformazioni di Galilei (1.19.1).
Applichiamo le note formule di derivazione di funzioni composte.
Sia f (x, y, z, t) una funzione le cui variabili dipendono a loro volta dalle coordinate
apicate secondo le leggi:
x = 1 (x , y , z , t ); y = 2 (x , y , z , t ); z = 3 (x , y , z , t ); t = 4 (x , y , z , t )
(1.19.15)
Posto:
u = f [1 (x , y , z , t ), 2 (x , y , z , t ), 3 (x , y , z , t ), 4 (x , y , z , t )]
(1.19.16)
per le note formule sulle derivate delle funzioni composte, si ha:
u
f 1
f 2
f 3
f 4
=
+
+
+

x
x x
y x
z x
t x
u
f 1
f 2
f 3
f 4
=
+
+
+

y
x y
y y
z y
t y
u
f 1
f 2
f 3
f 4
=
+
+
+

z
x z
y z
z z
t z
f 1
f 2
f 3
f 4
u
=
+
+
+

t
x t
y t
z t
t t

(1.19.17)

importante, ora, trasformare le equazioni di Maxwell per mezzo delle trasformazioni


E
di Galilei e dimostrare che esse non sono invarianti in forma. Consideriamo al solito i sistemi
di riferimento della figura 1.19-1 e scriviamo le trasformazioni di Galilei:
x = 1 (x , y , z , t ) = x + vt
y = 2 (x , y , z , t ) = y
z = 3 (x , y , z , t ) = z
t = 4 (x , y , z , t ) = t
1 - 79

(1.19.18)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue:

1
2
3
4
=
1;
=
0;
=
0;
=0
x
x
x
x
1
2
3
4
= 0;
= 1;
= 0;
=0

y
y
y
y
1
2
3
4
= 0;
= 0;
= 1;
=0

z
z
z
z
2
3
4
1
= v;
= 0;
= 0;
=1

t
t
t
t
Quindi le trasformazioni per le derivate parziali sono:

x
x

y
y

z
z

v
+

t
x t
le cui inverse sono:

x
x

y
y

z
z

v
t
t
x

Si ha, pertanto:

(1.19.20)

(1.19.21)

2
2
=
x2
x 2
2

2
=
y 2
y 2

2
2
=
z 2
z 2





2

=
=
v
v =
t2 t t
t
x
t
x





=
v v
v =
t t
x
x t
x
2
2
2
2

= 2 v v + v 2 2 =
t
t x
x t
x
2
2
2

=v 2 2 2v + 2
x
x t
t
1 - 80

(1.19.19)

(1.19.22)
(1.19.23)
(1.19.24)

(1.19.25)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che in forma simbolica si pu


o scrivere:

2
2

= v
t2
x
t

(1.19.26)

Allora, loperatore differenziale che figura nelle equazioni (1.19.10) e (1.19.14) si scrive:

2
2
1 2
2
v2 2
v 2
2
2
1 2
2
+
+

+
2
+
+

=
x2 y 2 z 2
c2 t2 x 2
c2 x 2
c2 x t
y 2
z 2
c2 t 2

 2
v2

v 2
2
2
1 2
= 1 2
+
2
+
+

c
x 2
c2 x t
y 2
z 2
c2 t 2
(1.19.27)
che dimostra che le equazioni di Maxwell o (che
e lo stesso) le due equazioni
differenziali di secondo ordine non sono invarianti in forma per trasformazioni
di Galilei.
Allora in seguito allesito negativo dellesperienza di Michelson e dellaccuratezza con
cui le equazioni di Maxwell hanno potuto essere verificate e divenuto naturale estendere
il principio di relativit
a a tutti i fenomeni, non solo meccanici, ma elettromagnetici e
di qualsiasi altra natura vale a dire ammettere il postulato che: tutte le leggi fisiche
devono avere la stessa forma sia che si riferiscono al sistema S che al sistema
S (principio di relativit
a einsteiniano).
Questo significa che dobbiamo trovare, se esistono, delle trasformazioni che rendono
equivalenti due osservatori, che si muovono di moto rettilineo ed uniforme uno rispetto
allaltro, sia per quanto riguarda le leggi della dinamica sia per quanto riguarda le leggi
dellelettromagnetismo.
Nella definizione di equivalenza rispetto alla dinamica non introduciamo le equazioni
del moto ma, introduciamo una condizione fondamentale che e quella che si chiama equivalenza rispetto al principio dinerzia. Questa equivalenza comporta che le trasformazioni da noi cercate devono essere lineari. Infatti, se un punto materiale non soggetto a
forze si muove di moto rettilineo uniforme per losservatore S e cioe si ha:
x = a1 t + b1 ,

y = a 2 t + b2 ,

z = a 3 t + b3

(1.19.28)

si deve avere un moto rettilineo uniforme anche per losservatore S e cioe deve aversi:
x = 1 t + b1 ,

y = 2 t + b2 ,

z = 3 t + b3

(1.19.29)

ci
o e possibile solo se x , y , z , t sono funzioni lineari di x, y, z, t.
Inoltre tali relazioni devono essere omogenee, in quanto si e convenuto che nellistante
iniziale le due origini O ed O coincidono e quindi che per x = y = z = t = 0 sia
x = y = z = t = 0.
Riassumendo le relazioni cercate devono essere del tipo:

x = a11 x + a12 y + a13 z + a14 t

y = a21 x + a22 y + a23 z + a24 t


(1.19.30)

z = a31 x + a32 y + a33 z + a34 t

t = a41 x + a42 y + a43 z + a44 t


1 - 81

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Si tratta, ora di trovare i coefficienti aij delle equazioni (1.19.30). Per snellire la
procedura di calcolo, consideriamo il caso particolare in cui i due sistemi di riferimento si
muovono di moto traslatorio lungo la direzione di un asse coordinato (per esempio lasse
x) e che gli assi x ed x coincidono e gli assi y e z mantengono la stessa direzione degli
assi y e z come in figura (1.19-1).
In questa configurazione, quindi, si dovr
a avere che y = 0 per y = 0 qualunque siano
x, z e t e z = 0 per z = 0 qualunque siano x, y e t. Questo comporta che nella seconda e
nella terza equazione devono essere nulli i coefficienti tranne a33 e a22 .
Quindi le equazioni della (1.19.30) si possono ulteriormente scrivere:

x = a11 x + a12 y + a13 z + a14 t

y = a22 y
(1.19.31)

z
=
a
z

33

t = a41 x + a42 y + a43 z + a44 t


Ricordiamo, ora, la seguente propriet
a di geometria analitica.
Si abbiano due piani di equazioni:

ax + by + cz + d = 0 e a1 x + b1 y + c1 z + d1 = 0

(1.19.32)

Tali piani sono perpendicolari se risulta:


aa1 + bb1 + cc1 = 0

(1.19.33)

Applichiamo la (1.19.33) al caso della perpendicolarit


a fra il piano x = 0 ed il piano
y = 0.
La condizione (1.19.33) si traduce in questo caso:
a12 a22 = 0

(1.19.34)

a12 = 0

(1.19.35)

Ne segue che deve essere:


Analogamente la perpendicolarit
a fra il piano x = 0 ed il piano z = 0 comporta:
a13 = 0
Quindi le equazioni della (1.19.31) diventano:

x = a11 x + a14 t

y = a22 y

z = a33 z

t = a41 x + a42 y + a43 z + a44 t


1 - 82

(1.19.36)

(1.19.37)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici conveniente scrivere la (1.19.37) in forma matriciale.


E
Indicando con X il vettore di componenti (x, y, z, t) e con X il vettore di componenti
(x , y , z , t ), si ha:
X =T X

(1.19.38)

essendo T la matrice di componenti:

a11

T =

a41

a22

a14

a33

a42

a43

(1.19.39)

a44

Il determinante D di tale matrice e:

a22

D =a11 0

a33

a42

a43

0 a14 0

a44

a41

a22
0
a42

a33 =

(1.19.40)

a43

=a11 a22 a33 a44 a14 a22 a33 a41 = a22 a33 (a11 a44 a14 a41 )
I complementi algebrici della matrice T sono:

A11

a22

= 0

a42

A13 = 0

a41

0
a33
a43
a22
0
a42

0 = a22 a33 a44

A12

a44
0

= 0

a41

0 = 0 A14 = 0

a44

a41

1 - 83

a22
0
a42

a33
a43
0

0 =0

a44

a33 = a22 a33 a41

a43

(1.19.41)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

A21

= 0

a11

A23= 0

A31 = a22

A33

a14

a42

a43

a44

a11

a14

a42

A43 = 0

A24 = 0

a14

a33

a41

0
a22

a14

a44

a14

a43

a11

a11

1 - 84

a11

= 0

a22
0

a43

(1.19.43)

a33

a14

0 =0

0 = a11 a22 a33

a33

0 =a11 a22 a43

a42

a22

a41

a44

A34 = 0

(1.19.42)

0 =0

0 = 0 A44 = 0

a43

A42

0 =a33 (a11 a44 a14 a41 )

a33

a11

A32 = 0

0 = a14 a22 a33

a43

a14

a33 =a11 a33 a42

a42

a41

a11

a44

= a22

a11

0 =a22 (a11 a44 a14 a41 )

a22

a41

0 = a14 a22 a43

= 0

A41

a44

a11

a41

0 = 0

a42

a44

a14

a41

a43

0 = a14 a33 a42 A22 = 0

a33

a42

a14

(1.19.44)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Quindi la matrice dei complementi algebrici e:

a22 a33 a44

a14 a33 a42

TC =

a14 a22 a43

a22 a33 a41

a33 (a11 a44 a14 a41 )

a22 (a11 a44 a14 a41 )

a14 a22 a33

a11 a33 a42

a11 a22 a43

a11 a22 a33


(1.19.45)

La trasposta di tale matrice e:

T {T C} =

a22 a33 a44

a14 a33 a42

a14 a22 a43

a14 a22 a33

a33 (a11 a44 a14 a41 )

a22 (a11 a44 a14 a41 )

a22 a33 a41

a11 a33 a42

a11 a22 a43

a11 a22 a33


(1.19.46)

Quindi la matrice inversa della matrice T e la matrice:


1

1
T {T C}
D

(1.19.47)

ossia:

a44
(a11 a44 a14 a41 )

a41
(a11 a44 a14 a41 )

a14 a42
a22 (a11 a44 a14 a41 )
1
a22
0
a11 a42
a22 (a11 a44 a14 a41 )

a14 a43
a33 (a11 a44 a14 a41 )
0
1
a33
a11 a43
a33 (a11 a44 a14 a41 )

a14
(a11 a44 a14 a41 )

a11

(a11 a44 a14 a41 )


(1.19.48)

Verifichiamo che il prodotto della matrice T per la matrice T

I=

0 0 0

1 0 0

0 1 0

0 0 1

1 - 85

e la matrice unitaria:

(1.19.49)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1

Gli elementi del prodotto di queste due matrici T e T

b11

b12

b13

b14

b21

b22

b23

b24
b31

b32

b33

b34

b41

b42

b43
b44

sono, a meno del fattore

= a11 a22 a33 a44 a14 a22 a33 a41 = a22 a33 (a11 a44 a14 a41 )
= a11 a14 a33 a42 a14 a11 a33 a42 = 0
= a11 a14 a22 a43 a14 a11 a22 a44 = 0
= a11 a14 a22 a33 + a14 a11 a22 a33 = 0
=0
= a22 a33 (a11 a44 a14 a41 )
=0
=0
=0
=0
= a33 a22 (a11 a44 a14 a41 )
=0
= a41 a22 a33 a44 a22 a33 a41 a44 = 0
= a41 a14 a33 a42 + a42 a33 (a11 a44 a14 a41 ) a44 a11 a33 a42 = 0
= a41 a14 a22 a43 + a43 a22 (a11 a44 a14 a41 ) a44 a11 a22 a43 = 0
= a41 a14 a22 a33 + a44 a11 a22 a33 = a22 a33 (a44 a11 a41 a14 )

ossia, dividendo per D = a22 a33 (a11 a44 a14 a41 ):

1 0 0 0

0
1
0
0

T T
=

0
0
1
0

0 0

1
:
D

(1.19.50)

(1.19.51)

0 1

Quindi le trasformazioni inverse delle (1.19.16) sono:


1

X=T
1

(1.19.52)

essendo T
la matrice inversa della matrice T .
Il significato fisico delle trasformazioni inverse (1.19.52) e quello in cui il sistema S e
in quiete ed il sistema S si muove con velocit
a v. Data lisotropia dello spazio ce perfetta
equivalenza fra il sistema S che si muove di v rispetto a S fermo ed il sistema S che
si muove di +v rispetto a S fermo. Questa equivalenza comporta che le trasformazioni
inverse devono essere dello stesso tipo delle (1.19.37), per questo occorre che a 42 = a43 = 0
e a22 = a33 = 1. ossia:
a44
a14
0 0
D
D

1
0
0

T
=
(1.19.53)

0 1
0

a41
a11

0 0
D
D
1 - 86

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue che le trasformazioni, nella configurazione di figura 1.19-1, devono essere:

x = a11 x + a14 t

y = y
(1.19.54)

z =z

t = a41 x + a44 t

e quelle inverse:

a44 a14

x=
x
t

D
D

y = y

(1.19.55)

z=z

t = a41 x + a11 t
D
D
dove D = a11 a44 a14 a41 in quanto a22 = a33 = 1.
Consideriamo, ora, un punto P che si trovi nellorigine del sistema di riferimento S .
Ossia P (0, 0, 0) in S . Dalla (1.19.54) segue:
a11 x + a14 t = 0 = x =
Ossia:
v=

a14
t
a11

a14
a11

(1.19.56)

(1.19.57)

e la velocit
a del sistema S rispetto al sistema S.
1.20 - Le trasformazioni di Lorentz
Per trovare il resto dei coefficienti delle trasformazioni (1.19.54), imponiamo la condizione dellinvarianza in forma delle equazioni (1.19.10) e (1.19.14), per due osservatori
equivalenti S ed S nella configurazione di figura (1.19-1)
 2


2
2
1 2
+ 2 + 2 2 2 f (x, y, z, t) = 0
(1.20.1)
x2
y
z
c t
Si ha:

a44 a14
x
t
D
D
y = 2 (x , y , z , t ) = y
z = 3 (x , y , z , t ) = z
a41 a11
t = 4 (x , y , z , t ) =
x +
t
D
D
x = 1 (x , y , z , t ) =

1 - 87

(1.20.2)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ossia:

1
2
a44
3
4
a41
;
=
= 0;
= 0;
=

x
D
x
x
x
D
1
2
3
4
= 0;
= 1;
= 0;
=0
y
y
y
y
1
2
3
4
= 0;
= 0;
= 1;
=0

z
z
z
z
1
a14 2
3
4
a11
=

;
=
0;
=
0;
=
t
D t
t
t
D
Ne segue, pertanto, che le trasformazioni per le derivate parziali sono:

a44
a41

x
D x
D t

y
y

z
z

a14
a11

+

t
D x
D t

(1.20.3)

(1.20.4)

Le trasformazioni inverse si ottengono risolvendo il sistema:

a11
+
a
41
x
x
t

y
y

z
z

a14
+ a44

t
x
t

(1.20.5)

e, quindi:
  


2

=
= a11 + a41
a11 + a41 =
x2 x x
x
t
x
t





=a11 a11 + a41 + a41 a11 + a41 =


x
x
t
t
x
t
2
2
2
2
=a211 2 + a11 a41 + a41 a11 + a241 2 =
x
x t
t x
t
2
2
2

=a211 2 + 2a11 a41 + a241 2


x
x t
t
che in forma simbolica si pu
o scrivere:

2
2

= a11 + a41
x2
x
t
1 - 88

(1.20.6)

(1.20.7)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Analogamente:


2
=
t2
Inoltre:


2

a14 + a44
x
t

(1.20.8)

2
2
=
y 2
y 2

(1.20.9)

2
2
=
z 2
z 2

(1.20.10)

Allora, loperatore differenziale che figura nelle equazioni (1.19.10) e (1.19.14) si scrive:

 2
2
2
2
1 2
a214

2
2
2
+
+

=
a

+
+

11
x2 y 2
z 2
c2 t2
c2 x 2
y 2
z 2

 2
a14 a44  2
1
2 a244 c2 a241
+
2
a
a

11 41
c
t 2
c2
x t

(1.20.11)

Il principio della relativit


a ristretta impone linvarianza in forma dei due
operatori. Ossia deve essere:
2
2
2
1 2
2
2
2
1 2
+
+

=
+
+

x2 y 2
z 2
c2 t2
x 2
y 2
z 2
c2 t 2

(1.20.12)

Per questo dobbiamo imporre che:


a211

a214
=1
c2

(1.20.13)

a244 c2 a241 = 1

(1.20.14)

a14 a44
c2

(1.20.15)

a11 a41 =

a14
= v, che e la velocit
a di O rispetto ad O, ossia a14 =
a11
che sostituita nelle (1.20.13)(1.20.15) comporta:

Per la (1.19.57) risulta


va11

a211 a211

v2
=1
c2

a244 c2 a241 = 1
a41 =

v
a44
c2

1 - 89

(1.20.16)
(1.20.17)
(1.20.18)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici E, ancora:


1

a211 =

a244

a41

1
v
con = , si ha:
Posto = p
2
c
1
a11 = ,

(1.20.19)

v2
1 2
c
1
=
v2
1 2
c
v
1
= 2r
c
v2
1 2
c

a14 = v,

a41 =

(1.20.20)

(1.20.21)

v
,
c2

a44 =

(1.20.22)

Quindi le trasformazioni (1.19.54) cercate sono:


x =(x vt)
y =y
z =z



x

t = t
c

(1.20.23)

che sono le trasformazioni di Lorentz.


Applicando tali trasformazioni alle equazioni di Maxwell si possono dedurre i campi
elettrici e magnetici nei sistemi di riferimento in moto.
1.21 - Trasformazioni relativistiche delle equazioni di Maxwell per lo spazio
vuoto
Le equazioni di Maxwell relative allo spazio vuoto, ponendo, cioe, = 0, J~ = 0,
~
~ eD
~ = 0 E,
~ diventano:
B = o H
~
~ E
~ = B

t
~
~ B
~ = 1 E

c2 t
~ B
~ =0

~ E
~ =0

1 - 90

(1.21.1)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici essendo c =

1
0 0

Consideriamo, ora, un sistema di riferimento cartesiano ortogonale S e proiettiamo


ciascuna equazione delle (1.21.1) sugli assi x, y, z.
La prima proiettata comporta:

Ey
Ez
Bx
=

t
z
y
By
Ez
Ex
=

t
x
z
Ex
Ey
Bz
=

t
y
x

(1.21.2)

La seconda proiettata comporta:

Bz
By
1 Ex
=

c2 t
y
z
1 Ey
Bx
Bz
=

2
c t
z
x
1 Ez
By
Bx
=

2
c t
x
y

(1.21.3)

La terza e la quarta comportano:

Bx
By
Bz
+
+
=0
x
y
z

(1.21.4)

Ex
Ey
Ez
+
+
=0
x
y
z

(1.21.5)

Vogliamo, ora, effettuare lo studio comparativo delle equazioni di Maxwell rispetto a


due osservatori inerziali ossia rispetto a due sistemi di riferimento S e S che si muovono
di moto rettilineo uniforme. Per questo, sia O x y z un sistema di riferimento S
orientato in modo tale che gli assi x e x coincidano e y e z si mantengano paralleli a
1 - 91

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici y e z. S

si muova con velocit


a costante ~v in direzione dellasse x positivo.

.
.....
......
........
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
...
..
..
.......
.
................................................................................
.
.
.
.
..
.
.
.
.
...
.
.
.
....
.....
.....
.....
.
.
.
.
.....
........
.............
.........

~v

.........................................

.
.....
......
........
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
.
.....
..................................................................................
.
....
.....
.....
.....
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.....
.....
.....
.....
.
.
.
.......
.............
.........

fig.1.21-1
Un evento nello spazio - tempo S e descritto dalle coordinate x , y , z , t mentre
riferito allo spazio - tempo S dalle coordinate x, y, z, t.
Queste coordinate sono correlate dalle trasformazioni di Lorentz che, riferite ai sistemi
di riferimento da noi ipotizzati, si scrivono:
x = (x vt)
y =y
z =z

Le trasformazioni inverse sono:

(1.21.6)


vx 
t = t 2
c
x = (x + vt )
y=y
z=z

t= t+
essendo = r

vx
c2

(1.21.7)

.
v2
1 2
c
Applichiamo alle equazioni di Maxwell le trasformazioni suddette per riferire i fenomeni elettromagnetici al sistema di coordinate in moto con velocit
a ~v . Per far questo
dobbiamo trasformare le derivate parziali dalle vecchie alle nuove coordinate attraverso
le trasformazioni di Lorentz.
1 - 92

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sia f (x, y, z, t) una funzione le cui variabili dipendono a loro volta dalle coordinate
apicate secondo le leggi:
x = 1 (x , y , z , t ); y = 2 (x , y , z , t ); z = 3 (x , y , z , t ); t = 4 (x , y , z , t )
(1.21.8)
Posto:
u = f [1 (x , y , z , t ), 2 (x , y , z , t ), 3 (x , y , z , t ), 4 (x , y , z , t )]
(1.21.9)
per le note formule sulle derivate delle funzioni composte, si ha:
u
f 1
f 2
f 3
f 4
=
+
+
+

x
x x
y x
z x
t x
f 1
f 2
f 3
f 4
u
=
+
+
+

y
x y
y y
z y
t y
u
f 1
f 2
f 3
f 4
=
+
+
+

z
x z
y z
z z
t z
f 1
f 2
f 3
f 4
u
=
+
+
+

t
x t
y t
z t
t t

(1.21.10)

Nel caso in cui le (1.21.8) coincidono con le trasformazioni di Lorentz (1.21.7), si ha:
1
x
1
y
1
z
1
t

2
3
4
v
= 0;
= 0;
= 2

x
x
x
c
2
3
4
= 0;
= 1;
= 0;
=0
y
y
y
2
3
4
= 0;
= 0;
= 1;
=0

z
z
z
2
3
4
= v;
=
0;
=
0;
=
t
t
t
= ;

(1.21.11)

Ne segue, pertanto, che le trasformazioni per le derivate parziali sono:

x
x
c2 t

y
y

z
z

v
+

t
x
t

(1.21.12)

Le trasformazioni inverse si ottengono o risolvendo il sistema o cambiando v con v


1 - 93

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e le coordinate apicate con quelle non apicate:

v

2

x
x
c t

y
y

z
z

v
+

t
x
t

(1.21.13)

Applicando le suddette trasformazioni alle equazioni di Maxwell proiettate, otteniamo:

Bx
Bx
Ey
Ez

v
=

t
x
z
y

By
By
Ez
v Ez
Ex

v
=
2

t
x
x
c t
z

Bz
Bz
Ex
Ey
v Ey

v
=

+ 2

t
x
y
x
c t

1 Ex
v Ex
Bz
By

c2 t
c2 x
y
z

v Ey
Bx
Bz
v Bz
1 Ey

2
=

+ 2
2

c t
c x
z
x
c t

1 Ez
v Ez
By
v By
Bx

2
2
=
2

c t
c x
x
c t
y

(1.21.14)

(1.21.15)

Bx
v Bx By
Bz
2
+
+
=0

x
c t
y
z

(1.21.16)

Ex
v Ex Ey
Ez

+
+
=0
x
c2 t
y
z

(1.21.17)

Bx
Ex
e
e le andiamo a sosti
x
x
tuire nella prima delle (1.21.14) e nella prima delle (1.21.15) rispettivamente. Sostituendo
e ordinando le altre, si ha:
Dalle (1.21.16) e (1.21.17) ricaviamo le quantit
a

Bx v 2 Bx
By
Bz
Ey
Ez

2
+v
+v
=

t
c t
y
z
z
y

i
h
v

Ex
By + 2 Ez =
[Ez + vBy ]

t
c
x
z

h
i

Ex

Bz 2 Ey =
[vBz Ey ] +

t
c
x
y
1 - 94

(1.21.18)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici


1 Ex
v 2 Ex
v Ey
v Ez
Bz
By

+ 2
+ 2
=

c t
c t
c y
c z
y
z

i B
1
h
v
x

[E

vB
]
=

E
+
y
z
z
y
2

c t
x
c
z

h
i

v
Bx


[Ez + vBy ] =
By + 2 Ez
2

c t
x
c
y

In definitiva le equazioni di Maxwell trasformate rispetto al sistema S

Bx

=
[Ey vBz ]
[Ez + vBy ]

t
z
y

i
v

Ex
h

B
+
E
=
[Ez + vBy ]
y
z

t
c
x
z

h
i

v
Ex

Bz 2 Ey =

[Ey vBz ]

t
c
y
x

i
i
1 Ex
h
v
h
v

=
Bz 2 Ey
By + 2 Ez

c2 t
y
c
z
c

h
i
1
Bx

v
[Ey vBz ] =

Bz 2 Ey

c2 t
z
x
c

h
i B

v
x

[Ez + vBy ] =
By + 2 Ez
2

c t
x
c
y

(1.21.19)

sono:

(1.21.20)

(1.21.21)

Il principio della relativit


a ristretta esige, ora, che le equazioni di Maxwell
siano invarianti in forma quando sono riferite
 a due sistemi di riferimento


inerziali; cioe che per i vettori elettrici E x , E y , E z e i vettori magnetici B x , B y , B z


valgano le equazioni:

E y
B x
E z

t
z
y

B y
E z
E x
(1.21.22)
=

t
x
z

E y
B z
E x

t
y
x

B y
1 E x
B z

c2 t
y
z

1 E y
B x
B z
(1.21.23)
=

c2 t
z
x

B y
1 E z
B x

2
=

c t
x
y
Ne segue che le funzioni che nei sistemi di equazioni si presentano in posizioni corrispondenti, devono corrispondersi a meno di un fattore indipendente da x , y , z e t ,
eventualmente dipendente dalla velocit
a v, diciamo (v), comune a tutte le funzioni di uno
1 - 95

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dei sistemi di equazioni. Valgono cosi le relazioni:
E

= (v)Ex

= (v) [Ey vBz ]

= (v) [Ez + vBy ]

= (v)Bx
h
i
v
= (v) By + 2 Ez
c
h
i
v
= (v) Bz 2 Ey
c

(1.21.24)

Per ottenere le soluzioni inverse, basta sostituire v con v e le grandezze apicate con
le stesse non apicate (e viceversa).
Per valutare la funzione (v) procediamo nella seguente maniera: consideriamo, per
esempio, la E x = (v)Ex ; si ha inversamente: Ex = (v)E x . Moltiplicando membro a
membro si ha:
E x Ex = (v)(v)ExE

da cui segue: (v)(v) = 1.


Ma per ragioni di simmetria (v) = (v) e quindi (v) = 1
Pertanto le formule definitive di trasformazione dei campi, nel caso di moto
lungo lasse x positivo, sono:
Leggi di Trasformazione relativistica dei campi
Moto lungo lasse x
E

= Ex

= [Ey vBz ]

= [Ez + vBy ]

= Bx
i
h
v
= By + 2 Ez
c
h
i
v
= Bz 2 Ey
c

(1.21.25)

Nel caso in cui i due sistemi di riferimento si muovono lungo lasse z positivo
(e conveniente considerare ci
o per le successive applicazioni), le trasformazioni di Lorentz
diventano:
x=x

x=x

y =y
y=y
z = (z vt) z = (z + vt )



vz 
vz

t = t 2
t= t + 2
c
c
1 - 96

(1.21.26)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In questo caso le leggi di trasformazione dei campi sono:
Leggi di Trasformazione relativistica dei campi
Moto lungo lasse z

h
i
v
= Bx + 2 Ey
c
h
i
v
= [Ey + vBx ] B y = By 2 Ex
c

= Ez
B z = Bz
= [Ex vBy ]

(1.21.27)

Un importante risultato delle leggi di trasformazione dei campi e la spiegazione della


nascita della forza di Lorentz.
Infatti:
Supponiamo che nel sistema di riferimento S un osservatore ad esso solidale osserva un
campo di induzione magnetica, per esempio quello generato da un magnete permanente.
Nel sistema S si ha, allora:
Ex = Ey = Ez = 0 e Bx 6= 0, By 6= 0, Bz 6= 0

(1.21.28)

Supponiamo che un osservatore, solidale ad un sistema di riferimento S , si muova


lungo lasse x del sistema di riferimento S. Applicando la legge di trasformazione dei campi
relativa al moto lungo lasse x, ossia le formule (1.21.25), losservatore solidale al sistema
S osserva i seguenti campi:
E
E
E

B x = Bx
B y = By

=0
= vBz

= +vBy

(1.21.29)

= Bz

Il fatto straordinario
e che losservatore in moto in un campo magnetico
rivela un campo elettrico ossia se losservatore
e una carica elettrica, su di essa
si manifester
a una forza.
evidente dalle (1.21.29) che, poiche v rappresenta la componente della velocit
E
a lungo

~
lasse x, il campo E risulta il prodotto vettoriale fra il vettore ~v ed il vettore induzione
~ moltiplicato per il fattore relativistico , ossia:
magnetica B


b
yb
zb
x





~
~
0
0 = yb(vBz ) + zb(vBy )
(1.21.30)
E = ~v B = v






Bx By Bz
Allora la forza che si esercita su una carica q che si muove con velocit
a v lungo lasse
x risulta essere:
~ = qE
~ = q~v B
~
F
(1.21.31)
1 - 97

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La (1.21.31) e la forza di Lorentz relativistica. Per 1 essa e la classica forza
di Lorentz:
~
F~ = q~v B

(1.21.32)

Questo spiega il fenomeno dellinduzione elettromagnetica di Faraday per circuiti mobili.


1.22 - Trasformazioni galileiane delle equazioni di Maxwell per lo spazio
vuoto
importante, ora, trasformare le equazioni di Maxwell per mezzo delle trasformazioni
E
di Galilei e dimostrare che esse non sono invarianti in forma. Consideriamo al solito i sistemi
di riferimento della figura 1.21-1 e scriviamo le trasformazioni di Galilei:
x = x + vt

y=y
z=z
t=t

(1.22.1)

In questo caso le formule (1.21.11) diventano:


1
x
1
y
1
z
1
t

2
= 0;
x
2
= 0;
= 1;
y
2
= 0;
= 0;
z
2
= v;
= 0;
t
= 1;

3
4
= 0;
=0

x
x
3
4
= 0;
=0

y
y
3
4
= 1;
=0

z
z
3
4
= 0;
=1

t
t

(1.22.2)

Ne segue, pertanto, che le trasformazioni per le derivate parziali sono:

x
x

y
y

z
z

v
+

t
x t
1 - 98

(1.22.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici le cui inverse sono:

x
x

y
y

z
z

v
t
t
x
Riscriviamo la prima equazione di Maxwell proiettata e la terza:

Bx
Ey
Ez

t
z
y

By
Ez
Ex
=

t
x
z

E
E
B
x
y
z

t
y
x
Bx
By
Bz
+
+
=0
x
y
z

ed applichiamo ad esse le trasformazioni (1.22.4); si ha:

Bx
Bx
Ey
Ez

v
=

t
x
z
y

By
By
Ez
Ex
v
=

t
x
x
z

Bz
Bz
Ex Ey

v
=

t
x
y
x
Bx
By
Bz
=

x
y
z

(1.22.4)

(1.22.5)

(1.22.6)

(1.22.7)

(1.22.8)

Sostituendo la (1.22.8) nella prima delle (1.22.7) e ordinando, si ottiene in definitiva:

Bx

=
[Ey vBz ]
[Ez + vBy ]

t
z
y

By

Ex
(1.22.9)
=
[E
+
vB
]

z
y

t
x
z

Bz
Ex

[Ey vBz ]

t
y
x
Nel sistema di riferimento S , la prima equazione di Maxwell comporta, quindi:
B
B
B

= Bx
= By

E
E

= Bz

x = Ex

y = Ey vBz

z = Ez + vBy

1 - 99

(1.22.10)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Analogamente, trasformando la seconda equazione di Maxwell, si ottiene:
E

= Ex

= Bx

v
Ez
(1.22.11)
c2
v
E z = Ez B z = Bz 2 Ey
c
E equazioni (1.22.10) e (1.22.11) forniscono il sorprendente risultato che i campi
elettromagnetici non sono invarianti in forma per mezzo delle trasformazioni
di Galilei, infatti la prima equazione di Maxwell comporta campi trasformati
diversi da quelli che si ottengono trasformando la seconda.
E

= Ey

= By +

1.23 - Trasformazioni delle equazioni di Maxwell con considerazione delle


correnti di convezione
Supponiamo che nello spazio vuoto vi siano delle cariche in movimento e sia la loro
densit
a di carica e J~ la densit
a di corrente. Poiche J~ = N q~u dove N e il numero di
particelle per unit
a di volume e quindi N q e la densit
a di carica, si pu
o scrivere J~ = ~u.
Le equazioni di Maxwell sono, in questo caso:
~
~ E
~ = B

t
~
~ B
~ = 0 J~ + 1 E

c2 t
~ B
~ =0

~ E
~ =

(1.23.1)

Consideriamo, al solito, un sistema di riferimento cartesiano ortogonale S e proiettiamo ciascuna equazione delle (1.23.1) sugli assi x, y, z.
La prima proiettata comporta:
Bx
Ey
Ez
=

t
z
y
By
Ez
Ex
=

t
x
z
Bz
Ex
Ey
=

t
y
x

(1.23.2)

La seconda proiettata comporta:


1 Ex
Bz
By
=

0 ux
2
c t
y
z
1 Ey
Bx
Bz
=

0 uy
2
c t
z
x
1 Ez
By
Bx
=

0 uz
2
c t
x
y
1 - 100

(1.23.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La terza e la quarta comportano:


Bx
By
Bz
+
+
=0
x
y
z

(1.23.4)

Ex
Ey
Ez

+
+
=
x
y
z
0

(1.23.5)

Applicando le derivate parziali trasformate, si ha:

Bx
Bx
Ey
Ez

t v x = z y

By
Ez
v Ez
Ex
By

v
=
2

t
x
x
c t
z

Bz
Ex
Ey
v Ey
Bz

v
=

+ 2

t
x
y
x
c t

1 Ex
v Ex
Bz
By

2
=

0 ux

c t
c x
y
z

1 Ey
v Ey
Bx
Bz
v Bz

2
=

+ 2
0 uy
2

c t
c x
z
x
c t

1 Ez
v Ez
By
v By
Bx

0 uz
c t
c2 x
x
c2 t
y

(1.23.7)

Bx
v Bx
By
Bz
2
+
+
=0

x
c t
y
z

(1.23.8)

Ex
v Ex
Ey
Ez

2
+
+
=

x
c t
y
z
0

(1.23.9)

(1.23.6)

Bx
Ex
e
e le andiamo a sosti
x
x
tuire nella prima delle (1.23.6) e nella prima delle (1.23.7) rispettivamente. Sostituendo e
ordinando le altre, si ha:

Bx

=
[Ey vBz ]
[Ez + vBy ]

t
z
y

i
h
v

Ex
(1.23.10)
By + 2 Ez =
[Ez + vBy ]

t
c
x
z

i E

h
x

[Ey vBz ]
z
y =

t
c
y
x

i
i
1 Ex
h
v
h
v
v

B
+
E
+ 2 0 ux
z
y
y
z

2
c t
y
c
z
c
c 0

h
i
1
Bx

v
(1.23.11)
[Ey vBz ] =

Bz 2 Ey 0 uy
2

c t
z
x
c

h
i B

v
x

[E
+
vB
]
=

B
+
E
0 uz
z
y
y
z
c2 t
x
c2
y
Dalle (1.23.8) e (1.23.9) ricaviamo le quantit
a

1 - 101

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il principio della relativit


a ristretta impone linvarianza in forma delle equazioni di
Maxwell e, quindi, rispetto al sistema di riferimento S le equazioni di Maxwell (1.23.2),
(1.23.3), (1.23.4) e (1.23.5) si scrivono:
E
B x
=

t
z

B y
E
=
t
x

B z
E
=

t
y
B
1 E x
=
2

c t
y

1 E y
B
=
2

c t
z

B
1 E z
=
2

c t
x
B
x
E
x

B
+
y

E
+
y

E z
y
E x

z
E y

(1.23.12)

B y

0 u

z
B z

0 u
x
B x

0 u
y

B
z

E
z

(1.23.13)

=0

(1.23.14)

(1.23.15)

Confrontando le (1.23.12) e (1.23.13) con le equazioni trasformate (1.23.10) e (1.23.11)


si ha, oltre alle note trasformazioni dei campi:

v
0 ux = 0 u
c2 0

(1.23.16)

0 uy = 0 u

(1.23.17)

0 uz = 0 u

(1.23.18)

Ci interessa calcolare la trasformazione della grandezza ; dalle equazioni (1.23.16),


(1.23.17) e (1.23.18) si ha rispettivamente:

v
c2 0

0 ux

0 u

v0 0 ux
ux v
=

0 u x
u x

(1.23.19)

uy
u y

(1.23.20)

uz
u z

(1.23.21)

1 - 102

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Siano ~u e ~u le velocit


a di un punto materiale relative al sistema S ed S rispettivamente.
~u (ux , uy , uz )
(1.23.22)

~u (u x , u y , u z )
Ci si propone di correlare le due velocit
a. Per definizione, si ha:
u

dx
dt
dy
=
dt
dz
=
dt

dx
dt
dy
uy =
dt
dz
uz =
dt

ux =

(1.23.23)

Applicando le trasformazioni di Lorentz, si ha:






dx
d
dx
dt
dx dt
dt
u =
=
[(x vt)] =
v =
v =
dt
dt
dt
dt
dt dt
dt


dt
v
v
= (ux v) = 2 (ux v) 1 + u x 2 = 2 (ux v) + 2 (ux v)u x 2
dt
c
c

(1.23.24)

Portando al primo membro tutti i termini in u x :


u

2 u x ux

2
v
2 v
+

u
= 2 (ux v)
x
2
2
c
c

(1.23.25)

Mettendo in evidenza ux , segue:


u
da cui:
u



2
v
2
2v
1 ux 2 + 2 = 2 (ux v)
c
c

ux v
u v

x
2 =
2
1
v
v
v
v
v2

u
+

u
+
1

x
x
2
c2
c2
c2
c2
c2

In definitiva si ottiene:
u

ux v
v
1 ux 2
c

(1.23.25)

(1.23.26)

(1.23.27)

Per ottenere la trasformazione inversa della (1.23.27) basta scambiare la posizione


delle grandezze u x e ux e v con v; per verificare quanto detto, risolviamo la (1.23.27) in
ux :
u x + v
ux =
(1.23.28)
v
1 + u x 2
c
1 - 103

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Analogamente per le altre componenti:


u



dy
dy
dy dt
v
=
=
=
u

1
+
u
y
x 2
dt
dt
dt dt
c

Sostituendo al posto di u

= uy

v ux v
1+ 2
c 1 ux v2
c

(1.23.29)

la formula (1.23.27), si ha:


!

2
1 v2
c2 ux v + ux v v 2
c
= uy
= uy
v
c2 ux v
1 ux 2
c

che si pu
o scrivere:
u

uy

(1.23.30)

v
c2

(1.23.31)

v
x 2
c

(1.23.32)

1 ux

La trasformazione inversa e:

uy =

Per la componente u
u

u y

1+u

si ha:
dz
dt



dz
dz dt
v
=
=
u

1
+
u
z
x 2
dt
dt dt
c

(1.23.33)

Effettuando le stesse trasformazioni per u y , si ottiene:

uz

v
c2

(1.23.34)

v
x 2
c

(1.23.35)

1 ux

La trasformazione inversa e:

uz =

u z

1+u

Sostituendo le (1.23.27), (1.23.31) e (1.23.34) nelle (1.23.19), (1.23.20) e (1.23.21) si


ha, in definitiva:

ux v 
= 1 2
(1.23.36)
c
La (1.23.36) esprime limportante legge di trasformazione della densit
a di
~
carica e della conseguente densit
a di corrente di convezione J.
1 - 104

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 1.24 - Deduzione del campo elettrico e del campo magnetico generato da
una carica puntiforme in moto rettilineo uniforme dalle leggi di trasformazione
dei campi
Una importante applicazione delle leggi di trasformazione dei campi e il calcolo del
campo elettrico e magnetico generato da una carica in moto rettilineo uniforme.
Consideriamo una carica elettrica puntiforme che, rispetto ad un sistema di riferimento
S, si muove lungo lasse x positivo con velocit
a costante v. Sia S un sistema di riferimento
che si muove con la stessa velocit
a v rispetto a S e con gli assi paralleli a quelli di S
(fig.1.21-1).
Le trasformazioni sono:
x = (x + vt )
y=y

x = (x vt)
y =y
z =z

z=z


vx 

t = t 2
c
E
E
E
B

vx
c2

t= t+
Ex = E x

Ey = E

Ez = E

= Ex
= [Ey vBz ]

= [Ez + vBy ]

Bx = B x
h
By = B
h
Bz = B

= Bx
h
i
v
= By + 2 Ez
c
h
i
v
= Bz 2 Ey
c

(1.24.1)

+ vB
vB

z


(1.24.2)

v i
E
c2 z i
v
+ 2 E y
c

(1.24.3)

Rispetto al sistema S la particella carica e in quiete; quindi il campo elettrico da


essa generato rispetto a tale sistema di riferimento e dato dalla legge di Coulomb, mentre
il campo magnetico da essa generato, sempre rispetto ad S e nullo. Si ha, cioe:
~ =0 e
B

~ = k q rb
E
r 2

(1.24.4)

In componenti cartesiane il campo elettrico si scrive:


E

=E

; E

=E

; E

=E

(1.24.5)

Il campo elettrico rispetto al sistema S si ottiene applicando le leggi di trasformazione


dei campi (1.24.2):
Ex = E

=k

qx
;
r 3

Ey = E

= k

qy
;
r 3

1 - 105

Ez = E

= k

qz
r 3

(1.24.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per completare la valutazione del campo elettrico rispetto al sistema S, dobbiamo
applicare le trasformazioni di Lorentz date dalle (1.24.1). Per questo, supponiamo di
valutare il campo allistante t = 0 riferito al sistema S e che la particella carica in tale
istante si trovi nellorigine O di S e che O O per t = 0. Ne segue:
x = x;

y = y;

z=z

e quindi

= x 2 + y

+z

= 2 x2 + y 2 + z 2 (1.24.7)

Pertanto:
Ex = k

qx
( 2 x2 + y 2 +

3/2
z2 )

Ey = k

qy
( 2 x2 + y 2 +

3/2
z2 )

Ez = k

conveniente a questo punto utilizzare coordinate sferiche:


E

qz
3/2

( 2 x2 + y 2 + z 2 )
(1.24.8)

.....
........
.......
...
..
..
.......
..
....................
...
....... .
.
.
.
...
.
...
.....
..
.
.....
..
.....
...
...
....
.
.
.
..
...
.
..................
..
... .......
.....................................................................................
.......
......... ..
.
.
...
.
.
.....
...
..
..... .......
...........
.
.
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. ............
....... ..
.....
....
..
.....
.....
.
.
.
.
.
.
.
.
......
.............
.........

fig.1.24-1
x = r sin cos ;

y = r sin sin ;

z = r cos

(1.24.9)

Utilizzando tali trasformazioni, il denominatore delle (1.24.8) si pu


o scrivere:
3/2

= r 3 2 sin2 cos2 + sin2 sin2 + cos2


3/2
= r 3 2 sin2 cos2 + sin2 sin2 cos2 + cos2
=


3/2
= r 3 2 1 sin2 cos2 + 1
2 x2 + y 2 + z 2

Posto =

v
, si ha:
c

2 1 =

1
2

1
=
(1 2 )
1 2
1 - 106

3/2

=
(1.24.10)

(1.24.11)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Quindi:

2 x2 + y 2 + z 2

3/2

r3

2 sin2 cos2 + 1 2

3/2

=
3/2
(1 2 )

3/2
r3
=
1 2 1 sin2 cos2
3/2
(1 2 )

(1.24.12)

In definitiva, il campo elettrico generato da una carica in moto rettilineo uniforme e


dato da:


2 3/2
2

~
r
~
r
~ = kq 
E
= kq 3 
(1.24.13)
r 3 1 2 1 sin2 cos2 3/2
r 1 2 1 sin2 cos2 3/2
Dallequazione (1.24.13) si deduce immediatamente che il campo elettrico generato
da una carica puntiforme in moto rettilineo uniforme non
e pi
u a simmetria
sferica. Se e nullo, ossia la carica e in quiete rispetto al sistema S lespressione (1.24.13)
risulta identica a quella dedotta dalla legge di Coulomb.
La formula (1.24.13) pu
o essere meglio visualizzata tracciando il diagramma polare
nel piano xz; ci
o si ottiene ponendo = 00 nella (1.24.13). Si ha, allora:

2
1

~
r
~ = kq 
E
r 3 1 2 1 sin2 3/2

nel piano xz

(1.24.14)

conveniente scrivere la (1.24.14) in funzione dellangolo = 900 che la direzione


E
dellosservatore forma con la direzione della velocit
a della particella (lasse x). Si ha,
quindi:

2
1

~
r
~ = kq
E
r 3 1 2 sin2 3/2

nel piano xz

(1.24.15)

La figura (1.24-2) mostra il diagramma polare dellintensit


a del campo elettrico in funzione dellangolo che la direzione dellosservatore forma con la direzione (0 0 ) della velocit
a
1 - 107

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici della particella.


Campo elettrico generato da carica puntiforme in moto rettilineo uniforme
900

120

= .8...............1.5

60

.. ...
...................1. ....
........
........
= .4
...
.
.
.... .... .5 ..... .....
. ..
. ..
..... ....
..... ....
... ...
... ...
... ..
... ...
... ..
... ...
.......
.
...............................
...
..
.
.
... ..
.............

150

180

....................................................
0
.......
..
0....................
......
.
.
.....
.
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. ......
.. ...
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............................................
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0
....
0..
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0 ...............................................................................................................................................................................................................................
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...... .....
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...
..... ...
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.. .........
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....
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..
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....
...
..
....
0
..
....
...
0 ......
..
.. ........
..... ...
..
...
....
........
.
.......
.
....
.
.
.
.....
.
.
. ........
....
.
.
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.. ..
........
....
.
....
............................................
....
..
....
..
....
..
....
..
...
.....
.. .........
..... ...
.
....
......
..
...
.....
..
......
0
0 .......................
.
........
.........................................

210

30

verso di moto

..............
...................................................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................
...........

330

300

240

270

fig.1.24-2

importante osservare che per particelle fortemente relativistiche, il campo e molto


E
pi
u intenso nelle direzioni ortogonali alla direzione di moto rispetto allintensit
a lungo la
direzione di moto.
Per calcolare il campo di induzione magnetica generato dalla carica puntiforme in
moto rettilineo uniforme lungo lasse x procediamo come nel caso del campo elettrico,
osservando che rispetto al sistema S risulta:
B

=B

=B

=0

(1.24.16)

Il campo di induzione magnetica rispetto al sistema S si ottiene applicando le leggi di


trasformazione dei campi (1.24.3):
Bx = 0;

By =

v
E ;
c2 z

Bz =

v
E
c2

(1.24.17)

Daltra parte, dalle formule (1.24.6) si deduce che:


E

= Ex ;

= Ey /;

Pertanto:
Bx = 0;

By =

v
Ez ;
c2

1 - 108

= Ez /

(1.24.18)

v
Ey
c2

(1.24.19)

Bz =

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La (1.24.19) in modo evidente si pu


o scrivere in forma vettoriale e, quindi, si ha:
~ = 1 ~v E
~
B
c2

(1.24.20)

La formula (1.24.20) dimostra come il campo di induzione magnetica non


e
altro che un effetto relativistico di secondo ordine; esso risulta ortogonale al campo
elettrico.

Fine del Cap.1


1 - 109

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap.2


Lesistenza di onde elettromagnetiche e loro caratteristiche fondamentali
2.1 - Equazioni delle onde
Un aspetto fondamentale delle equazioni di Maxwell per il campo elettromagnetico e
lesistenza di soluzioni che rappresentano una propagazione ondosa, che trasporta con se,
da un punto allaltro del mezzo, energia elettromagnetica, con una velocit
a di propagazione
misurabile.
possibile infatti ottenere, dalle equazioni di Maxwell, delle equazioni donda per i
E
vettori del campo indipendentemente dalla conoscenza delle caratteristiche delle sorgenti
che producono londa stessa.
Dal punto di vista matematico ci si chiede con quale tipo di funzione e possibile
rappresentare una propagazione ondosa. Anzitutto occorre precisare che la descrizione
di unonda e caratterizzata dal comportamento spazio-temporale di una grandezza ad
essa associata per esempio, nel caso di propagazione elettromagnetica, del vettore campo
elettrico o del vettore campo magnetico.
Consideriamo una propagazione ondosa nel verso dellasse x. Una qualunque funzione
del tipo f (x vt) descrive il comportamento di una grandezza fisica che si propaga lungo
lasse x con velocit
a v.
Per visualizzare tale comportamento consideriamo, a titolo di esempio e solo per comodit
a grafica, la funzione impulso delta di Dirac (x vt).
Essa e cos definita:
(
per w = 0
(w) =

(2.1.1)

per w 6= 0

Consideriamo quindi unonda elettromagnetica il cui campo elettrico impulsivo e descritto dalla (2.1.1). Allistante t = 0 esso esiste soltanto nel punto x = 0 ed e inesistente
altrove. Allaumentare del tempo, esso esiste soltanto nei punti x soddisfacenti lequazione:
x vt = 0 ossia

x = vt

(2.1.2)

oppure:
x + vt = 0

ossia x = vt

(2.1.3)

Questo significa che limpulso si e propagato verso la direzione positiva dellasse x


nellipotesi dellequazione (2.1.2) e verso la direzione negativa dellasse x nellipotesi della
equazione (2.1.3). In figura e riportata la propagazione nel verso positivo dellasse x.
t=0

..
...
...
..
...
...
.

...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

2-1

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici t=t1

...
...
..
...
...
..
.

..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

t=t2

...
..
...
...
...
...

...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

Supporremo per ora che il mezzo sia omogeneo e isotropo e di estensione illimitata.
Supporremo inoltre che le relazioni costitutive siano lineari e che quindi il mezzo possa
essere caratterizzato, dal punto di vista elettromagnetico, dalle costanti , e .
Se la conduttivit
a non e nulla, una qualsiasi distribuzione iniziale di cariche libere
nel mezzo deve annullarsi spontaneamente; comunque, nel seguito, porremo = 0 sia nei
dielettrici che nei conduttori. Riscriviamo le prime due equazioni di Maxwell:
~
~ E
~ = B

(2.1.4)

~
~ H
~ = J~ + D

(2.1.5)

~ alla seconda equazione


Applichiamo vettorialmente loperatore
~
~ (
~ H)
~ =
~ J~ +
~ D

t
Invertendo lordine di derivazione al secondo termine del secondo membro e ricordando
~ eD
~ = E,
~ essendo il mezzo omogeneo e isotropo, si ha:
che J~ = E
~ (
~ H)
~ = (
~ E)
~ + (
~ E)
~

t
Per una relazione di analisi vettoriale, possiamo scrivere:
~ (
~ H)
~ =
~
~ H
~
~ 2H
~

~
~ = B e ricordando che
~ B
~ = 0, la (2.1.6) diventa:
Poiche nel nostro caso H

~ 2H
~ = (
~ E)
~ + (
~ E)
~

t
2-2

(2.1.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ E


~ il secondo membro della prima equazione di Maxwell
Sostituendo al posto di
si ha:
2~
~
~ 2B
~ = B B

t
t2
cioe:
~
~
2B
B
2~
~
B 2
=0
(2.1.7)
t
t
~ soddisfa ad una analoga equazione donda, come e facilmente verificabile,
Il vettore E
~ alla prima equazione di Maxwell.
applicando vettorialmente loperatore
~
~ (
~ E)
~ =
~ B

t
~
~ E
~
~ 2E
~ = (
~ B)
~

t
~ E
~ = 0 per quanto abbiamo detto allinizio e sostituendo al posto di
~ B
~ il
Posto
secondo membro della seconda equazione di Maxwell, si ha:
~
~
E
2E
2~
~
2
E =
t
t
cioe:

2~
~
~ 2E
~ E E = 0

(2.1.8)
t2
t
Le equazioni donda (2.1.7) e (2.1.8) sopra ricavate, regolano il comportamento del
campo elettromagnetico in un mezzo lineare in cui la densit
a di carica e zero, nel caso
generale che questo mezzo sia conduttore.
Tuttavia non e sufficiente che queste equazioni siano soddisfatte; devono essere pure
chiaro che le equazioni (2.1.7) e (2.1.8) sono una nesoddisfatte le equazioni di Maxwell. E
cessaria conseguenza delle equazioni di Maxwell, ma non e vero lopposto. Nella risoluzione
delle equazioni donda, si deve porre particolare attenzione per ottenere soluzioni delle
equazioni di Maxwell. Vogliamo adesso, trovare delle soluzioni delle equazioni (2.1.7) e
(2.1.8).
Prendiamo come esempio la (2.1.8) e scriviamola in coordinate cartesiane ortogonali:

~
~
~
~
~
2E
2E
2E
2E
E
+
+
=

x2
y 2
z 2
t2
t

(2.1.9)

Essa e equivalente alle seguenti tre equazioni scalari:


2 Ej
2 Ej
2 Ej
2 Ej
Ej
+
+
=

x2
y 2
z 2
t2
t

(j = x, y, z)

(2.1.10)

Le pi
u semplici soluzioni delle equazioni del campo sono quelle che dipendono soltanto
~ = E(z,
~ t) e H
~ =
dal tempo e da una sola coordinata spaziale; ammettiamo cioe che E
~
H(z,
t).
2-3

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Le (2.1.10) conseguentemente diventano:


2 Ej
2 Ej
Ej
=

+
2
2
z
t
t

(j = x, y, z)

(2.1.11)

Anzitutto vediamo limportante conseguenza derivante dalle equazioni di Maxwell,


~
~
~ E
~ = zb E
~ H
~ = zb H
nellimporre la dipendenza solo da z. Risulta:
;
z
z
Le equazioni di Maxwell, pertanto, per campi dipendenti solo da z e da t, si scrivono:
zb

~
~
H
E
+
= 0;
z
t

zb

~
~
H
E
~ = 0;

E
z
t

Bz
= 0;
z

Moltiplicando le prime due scalarmente per zb si ha:


zb

~
H
=0
t

zb (

~
E
~ =0
+ E)
t

Ez
=0
z

(2.1.12)

(2.1.13)

Bz
~
La prima delle (2.1.13) unitamente alla
= 0 ci informa che la componente di B
z
lungo la direzione z e costante sia nello spazio che nel tempo e poiche ci vogliamo interessare
soltanto a campi variabili nel tempo, possiamo supporre Bz = 0.
Analogamente dalla seconda delle (2.1.13) si ottiene:
Ez

+ Ez = 0
t

(2.1.14)

la cui soluzione e: Ez = Ez0 e dove Ez0 e la componente longitudinale per t=0 e =

e il tempo di rilassamento.
~ tende esponenzialmente
Se la conduttivit
a e finita, la componente longitudinale di E
a zero.
Se = 0 cioe il mezzo e un dielettrico perfetto Ez = Ez0 . Poiche siamo interessati
a campi variabili nel tempo, possiamo supporre Ez0 = 0. Se ne deduce che: i vettori
~ e H
~ di ogni campo elettromagnetico dipendente solo dal tempo e da una
E
sola coordinata spaziale giacciono nei piani normali allasse della coordinata di
dipendenza. Questa propriet
a prende il nome di trasversalit
a del campo.
Consideriamo, adesso, una delle equazioni (2.1.11) e cerchiamo una soluzione particolare:
2 Ex
2 Ex
Ex
=

+
(2.1.15)
2
2
z
t
t
Imponiamo:
Ex = f1 (z)f2 (t)
Sostituendo si ha:
f2

d2 f 1
d2 f 2
df2
=
f
+ f1
1
2
2
dz
dt
dt
2-4

(2.1.16)

(2.1.17)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dividiamo ambo i membri per f1 f2 ; si ha:


1 d2 f 1
1 d2 f 2
1 df2
=

+
2
2
f1 dz
f2 dt
f2 dt

(2.1.18)

Poiche il primo membro e una funzione solo di z ed il secondo membro una funzione
solo di t luguaglianza e soddisfatta se e solo se entrambi i membri sono eguali ad una
costante che indichiamo con k 2 . La equazione (2.1.18), quindi, e equivalente alle:
1 d2 f 1
= k 2
f1 dz 2
1 d2 f 2
1 df2

+
= k 2
2
f2 dt
f2 dt

(2.1.19)

La soluzione generale dellequazione in f1 e:


f1 (z) = Aeikz + Beikz

(2.1.20)

dove A e B sono costanti complesse.


Per quanto riguarda la f2 prendiamo la soluzione particolare:
f2 (t) = Cept

(2.1.21)

Allora p deve soddisfare lequazione caratteristica:


p2

k2

p+
=0

(2.1.22)

Esiste una relazione fissa fra p e la costante di separazione k 2 ; fissando il valore delluna
laltra risulta determinata. Mediante le (2.1.20) e (2.1.21) possiamo costruire una soluzione
particolare per le componenti del campo della forma:

cioe:

Ex = E1x eikz pt + E2x eikz pt

(2.1.23)

Ey = E1y eikz pt + E2y eikz pt

(2.1.24)

~ =E
~ 1 eikz pt + E
~ 2 eikz pt
E

(2.1.25)

~ 1, E
~ 2 costanti complesse.
con E
Introduciamo questo vettore soluzione della equazione donda (2.1.11) nelle equazioni
~ Dato che H
~ deve avere la stessa
di Maxwell per ricavare il vettore magnetico associato H.
dipendenza funzionale da z e t in quanto soddisfa una analoga equazione donda, possiamo
scrivere:
~ =H
~ 1 eikzpt + H
~ 2 eikzpt
H
(2.1.26)
~1 e H
~ 2 in funzione di E
~ 1 e di E
~ 2.
e poi determinare le costanti H
2-5

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dalle (2.1.25) e (2.1.26), si ha:


~
E
~ 1 eikz pt ik E
~ 2 eikz pt ;
= ik E
z

~
H
~
= pH
t

(2.1.27)

Introducendo queste derivate nelle equazioni di Maxwell scritte per campi dipendenti
da z e da t ed in particolare nella prima delle (2.1.12), si ottiene:
~ 1 pH
~ 1 )eikz pt (ikb
~ 2 + pH
~ 2 )eikz pt = 0
(ikb
zE
zE

(2.1.28)

Affinche questa eguaglianza sia soddisfatta, per ogni z e t, i coefficienti degli esponenziali devono annullarsi e quindi avere:
~ 1 = ik zb E
~ 1,
H
p

~ 2 = ik zb E
~2
H
p

(2.1.29)

~ 1 , la seconda per E
~ 2 si ottiene
Moltiplicando scalarmente la prima per E
~1 H
~1 = E
~2 H
~2 = 0
E

(2.1.30)

I vettori elettrico e magnetico di una singola onda piana cio


e di un campo
elettromagnetico i cui vettori dipendono solo da una coordinata e dal tempo
sono ortogonali sia alla direzione di propagazione che fra di loro. Per questo
motivo tale onda viene denominata onda TEM (trasversa elettromagnetica).

2.2 - Onde piane armoniche nel tempo


Vi sono ora due casi da considerare, dipendenti dalla scelta di p e k. Sar
a bene trattarli
separatamente. Si supponga dapprima che p sia puramente immaginario cioe il campo sia
armonico nel tempo (del resto p reale negativo comporterebbe una esaltazione del campo
con il tempo che e assurda e p reale positivo porterebbe allannullamento del campo nel
tempo).
Poniamo quindi p = i e calcoliamo k 2 dalla equazione caratteristica:
k 2 = 2 + i

(2.2.1)

In un mezzo conduttore, k 2 , e quindi k stesso


e complesso. Il segno della
radice sar
a scelto in modo che la parte immaginaria di k sia sempre positiva: k = + i
Le ampiezze E1x , E2x , E1y , E2y sono anchesse complesse, e si scriveranno nella forma:
E1x = a1 ei1 ;

E2x = a2 ei2

(2.2.2)

E1y = b1 ei1 ;

E2y = b2 ei2

(2.2.3)

2-6

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dove le nuove costanti a1 , a2 , b1 , b2 , 1 , 2 , 1 , e 2 sono reali. In virt
u di queste definizioni,
~
si ha per le componenti di E:
Ex = a1 ez ei(tz1 ) + a2 e+z ei(t+z2 )

(2.2.4)

Ey = b1 ez ei(tz1 ) + b2 e+z ei(t+z2 )

Dato che le (2.2.4) sono soluzioni di equazioni lineari a coefficienti reali, sono anche
soluzioni delle stesse sia le coniugate delle (2.2.4), sia le loro parti reali che quelle immaginarie. Tuttavia la soluzione ottenuta considerando solo la parte immaginaria (o la complessa
coniugata) non e una soluzione indipendente da quella reale a causa dellarbitrariet
a di 1 ,
1 , 2 e 2 e pertanto poiche hanno significato fisico le grandezze reali, prendiamo le parti
reali delle (2.2.4):
Ex = a1 ez cos(t z 1 ) + a2 ez cos(t + z 2 )
E = b ez cos(t z ) + b ez cos(t + z )
y

(2.2.5)

Le componenti del campo magnetico associato si calcolano per mezzo delle (2.1.29)
che in componenti si scrivono:
ik
E1y
p
ik
=
E1x
p

H1x =
H1y
Si ha ora:

ik
+ i
=
=
p

ik
E2y
p
ik
= E2x
p

H2x =
H2y

2 + 2 i
e

= arctan

(2.2.6)

(2.2.7)

~ si scrivono:
Cosi le componenti di H
Hx = b1

2 + 2 z
e
cos(t z 1 )+

p
2 + 2 +z
+ b2
e
cos(t + z 2 )

p
2 + 2 z
Hy = a 1
e
cos(t z 1 )+

p
2 + 2 +z
a2
e
cos(t + z 2 )

(2.2.8)

importante osservare che queste soluzioni per E


~ e per H
~ corrispondono a onde piane
E
che si propagano lungo lasse z sia nella direzione positiva che nella direzione negativa.

2-7

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.3 - Propagazione nei mezzi dielettrici perfetti
Consideriamo un caso particolare. Supponiamo che il mezzo sia un dielettrico
perfetto cioe sia = 0 e che in esso si propaghi unonda elettromagnetica piana solo nella
direzione positiva dellasse z. Supponiamo inoltre che il campo elettrico abbia soltanto la
componente lungo lasse x cioe per larbitrariet
a delle costanti, poniamo b 1 = 0.
In queste condizioni il campo elettromagnetico e dato da:
Ex = a1 cos(t z 1 )

Hy =

a1 cos(t z 1 )

(2.3.1)

Il campo e periodico sia nello spazio che nel tempo. La frequenza e =


ed il
2
2
periodo lungo lasse dei tempi e T =
. La costante prende il nome di costante di

propagazione e risulta = .
Largomento 1 = t z 1 della funzione periodica e chiamato fase e langolo 1 ,
che sar
a determinato dalle condizioni iniziali, e langolo di fase.
Se un osservatore viaggia lungo la direzione dellasse z in modo tale da osservare lo
stesso valore del campo, ossia lo stesso valore dellampiezza e della fase, egli deve muoversi
in modo tale che la sua posizione z(t) deve soddisfare la condizione:
1 = t z 1 = costante

(2.3.2)

dove la costante arbitraria determina il valore del campo osservato dallosservatore.


Lequazione (2.3.2) determina un piano normale al vettore donda ~k per ogni istante
t. Questo piano e chiamato piano di fase costante.
La condizione (2.3.2) pu
o equivalentemente avere il significato di come va spostato
questo piano lungo lasse z affinche la sua fase sia invariante al variare di t.
Differenziando la (2.3.2) si ha:
d1 = dt dz = 0

(2.3.3)

dz

= che rappresenta quindi la velocit


a con la quale si deve muovere il piano lungo
dt

lasse z perche la fase dellonda rimanga costante. Questa velocit


a viene chiamata velocit
a
di fase dellonda. Essa rappresenta semplicemente la velocit
a di propagazione di una fase o
stato e non coincide necessariamente con la velocit
a con cui si propaga lenergia di unonda
o segnale come vedremo in seguito.
In un dielettrico perfetto, quindi:
cioe

vf =

1
1
=

r r 0 0

(2.3.4)

1
e la velocit
a dellonda nel vuoto che coincide con la velocit
a della luce, la
0 0
c
c
(2.3.4) si pu
o scrivere: vf =
. In ottica il rapporto n = = r r e chiamato indice
r r
v
Poiche

2-8

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici di rifrazione. Dato che in tutti i materiali eccetto quelli ferromagnetici r e molto prossimo
allunit
a, lindice di rifrazione e uguale alla radice quadrata di r . Questo risultato fu
stabilito per la prima volta da Maxwell e fu la base della predizione che la
luce
e un fenomeno elettromagnetico. La costante dielettrica dipende, come
vedremo, dalla frequenza e ad alta frequenza si discosta notevolmente dai valori
in condizioni statiche.
Ad una data frequenza la lunghezza donda e determinata dalle propriet
a del mezzo
v
0
= =
dove 0 e la lunghezza donda nel vuoto alla stessa frequenza. In tutti i mezzi

n
non ionizzati n > 1, e quindi la velocit
a di fase e pi
u piccola della velocit
a della luce nel
vuoto e la lunghezza donda pi
u corta di quella relativa al vuoto.
Il vettore magnetico si propaga nella stessa direzione con eguale velocit
a e in un mezzo
non conduttore e esattamente in fase con il vettore elettrico. Si ha anche:
r
r r

0 r
Ex =
Ex =
Ex
(2.3.5)
Hy =

0 r
q

Il rapporto
prende il nome di impedenza caratteristica del mezzo, o impedenza
donda. Esso infatti ha le dimensioni di una impedenza (e un rapporto fra V /m e A/m) e
viene misurato in Ohm. Nel vuoto si ha:
r
r
0
4107
Z0 =
=
377 Ohm
(2.3.6)
0
8.85 1012
Quindi la (2.3.5) si scrive:
1
Hy =
Z0

r
Ex
r

(2.3.7)

Se, ora nelle equazioni (2.2.5) e (2.2.8) si pongono tutte le ampiezze eccetto a 2 uguali
a zero, si trova unaltra particolare soluzione, che per = 0 (cioe nei mezzi dielettrici
perfetti) si riduce a:
Ex = a2 cos(t + z 2 ),

Hy = a2

cos(t + z 2 )

(2.3.8)

Questo campo differisce dal precedente soltanto nel verso di propagazione. La fase e

2 = t + z 2 e le superfici di fase costante si propagano con velocit


a vf = nella

direzione negativa dellasse z. Le due soluzioni particolari di ampiezza b1 e b2 rappresentano


una seconda coppia di onde progressive e regressive, entrambe caratterizzate dal vettore
elettrico parallelo allasse y.
Si tolga ora la restrizione di mezzi dielettrici perfetti e si esamini leffetto di una
conducibilit
a finita.

2.4 - Propagazione in un mezzo conduttore


2-9

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Risulta anzitutto che i vettori sia elettrici che magnetici si attenuano esponenzialmente lungo la direzione di propagazione. Le onde che viaggiano nella direzione positiva
vengono moltiplicate per il fattore ez , mentre quelle che viaggiano nella direzione negativa vengono moltiplicate per il fattore e+z ma dato che z decresce nella direzione di
propagazione anche in questo caso si ha attenuazione.
La conducibilit
a del mezzo non soltanto causa una attenuazione dellonda, ma anche
influenza la sua velocit
a.
Calcoliamo, ora, esplicitamente le costanti e in funzione dei parametri , e .
k 2 = 2 + i = ( + i)2 = 2 2 + 2i

(2.4.1)

Eguagliando le parti reali e le parti immaginarie si ha:


2 2 = 2

=
2

(2.4.2)

Dividendo membro a membro si ottiene:

2
=

si ha:

 2
 

1 =0

Moltiplicando ambo i membri per

(2.4.3)

Essendo positivo, dalla seconda delle (2.4.2) segue che anche e positivo quindi
dobbiamo prendere solo la soluzione positiva della (2.4.3):
"
#
r
r 

1+ 1+ 2 2
(2.4.4)
=
+
+1=


Moltiplichiamo la (2.4.4) per la seconda equazione delle (2.4.2):
"
#
r
2

1+ 1+ 2 2
2 = 2
2

da cui:

v "
#
r
u
2
u

= t
1+ 1+ 2 2
2

Dalla prima equazione delle (2.4.2), si ha:


"
#
"r
#
r
2
2

2 = 2 2 = 2
1 + 1 + 2 2 2 = 2
1+ 2 2 1
2

2

2 - 10

(2.4.5)

(2.4.6)

(2.4.7)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici da cui:

La velocit
a di fase e:
vf =

v "r
#
u
2
u

= t
1+ 2 2 1
2

(2.4.8)

1
c
=v
=v

s
s
u
u

u
u
2
2

u
u r r
t
t
1+ 1+ 2 2
1+ 1+ 2 2
2

2

(2.4.9)

Osserviamo che per = 0 le formule (2.4.6), (2.4.8), e (2.4.9) si riducono a:


= 0;

= ;

v=

c
n

come nel caso dei dielettrici perfetti.


Sia lattenuazione di ampiezza che la velocit
a di fase crescono con la frequenza. Le formule (2.4.6), (2.4.8), e (2.4.9) sono di non agevole impiego. Ci proponiamo
di studiare leffetto della frequenza e della conduttivit
a sulla propagazione di onde piane
considerando due casi limite. Lesame delle (2.4.6), (2.4.8), e (2.4.9) dimostra che il com2
portamento dei fattori , e v e essenzialmente determinato dalla grandezza 2 2 di cui

ci proponiamo di analizzare il significato fisico.
Consideriamo il secondo membro della seconda equazione di Maxwell. Esso, in un
mezzo omogeneo ed isotropo si scrive:
~
~
D
~ + E
= E
J~ +
t
t

(2.4.10)

~
~ La (2.4.10),
~ la parte progressiva delle (2.2.4) si ha: E = i E.
Assumendo per E
t
quindi, si scrive:
~
D
~
J~ +
= ( i)E
(2.4.11)
t

dalla quale segue che


e uguale al rapporto fra i moduli delle densit
a delle correnti di

conduzione e della corrente di spostamento.


Caso 1:

2
1.
2 2

La corrente di spostamento e molto maggiore della corrente di conduzione. Questa


situazione pu
o nascere sia in un mezzo soltanto debolmente conduttore, che in un mezzo
relativamente buon conduttore, come lacqua di mare, in cui si propaghi unonda ad altissima frequenza.
2 - 11

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Posto =

2
e sviluppando in serie la funzione 1 + essendo 1 si ha:
2
2

1
1
1 + = 1 + 2 +
2
8

per cui, fermandoci al termine lineare, risulta:


s 
r
r


1 2
2

1+ 2 2 1 =
=
2
2
4 2
2
che per la (2.3.6) si pu
o scrivere:
Z0
=

r
r

Analogamente per risulta:


s 
r

1 2

1 2

1+1+
=

1
+
2
2 2 2
4 2 2
Sviluppando ancora una volta la radice quadrata della (2.4.15) si ha:


1 2

1 + 2 2
8

(2.4.12)

(2.4.13)

(2.4.14)

(2.4.15)

(2.4.16)

da cui e facile ricavare la velocit


a di fase:
vf

c


1 2

r r 1 + 2 2
8

(2.4.17)

importante osservare che nella approssimazione che abbiamo fatto il fattore di atE
tenuazione e indipendente dalla frequenza ed il suo valore corrisponde a quello a cui
lespressione (2.4.8) tende asintoticamente al crescere della frequenza; infatti:
v "r
sr
#
u
r
u
2

22
lim t
1 + 2 2 1 = lim
4 + 2 2 =

2

2

v
u
(2.4.18)
s
22
v
4
r u
r
4+
u
2u

u
u
1

2
r
= lim
= lim
=
ur
u
2

2t
2 t
2
22
2
4 + 2 + 2
1+ 2 2 +1


Caso 2:

2
1.
2 2
2 - 12

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La corrente di conduzione e molto maggiore della corrente di spostamento. Questo

e invariabilmente il caso dei metalli dove e dellordine di 107 S/m e, come si pu


o
16
vedere facilmente, la nostra approssimazione e verificata fino a frequenze di 10 Hz che
giacciono nel dominio dei fenomeni atomici. In questo caso per e si ottiene la formula
approssimata:

(2.4.19)

2
. Osserviamo che, nellapprossimazione da

noi fatta, lattenuazione aumenta con la frequenza. La velocit


a di fase aumenta con la
frequenza, ma decresce allaumentare di .
La velocit
a di fase e data da vf =

Da quanto abbiamo visto unonda elettromagnetica che si propaga in un mezzo conduttore presenta uno smorzamento esponenziale nellampiezza con legge ez . Dopo una
1
1
distanza percorsa pari a lampiezza dei campi si e ridotta a del valore iniziale. Questa

e
particolare distanza viene indicata con e prende il nome di profondit
a di penetrazione.
In un mezzo buon conduttore, per la (2.4.19), si ha:

(2.4.20)

Per un conduttore come il rame e uguale a 0.86 cm per la frequenza di 60 Hz e


0.67 103 cm per 100 M Hz. Per lalluminio ( = 3.54 107 S/m) la penetrazione () e di
solo 8, 4 mm a 100 Hz e a 10 GHz si riduce a 0.84. Nei metalli, quindi, solo la parte
esterna (superficiale) viene interessata al fenomeno elettromagnetico ( 6= 0).
Questo giustifica la denominazione effetto pelle (o skin effect).
Nel caso dellacqua di mare ( = 3 S/m) per = 105 Hz risulta: = 0.92 m.
Questo risultato spiega perche nella radiotelegrafia sottomarina si usano le onde lunghe;
infatti se supponiamo che le onde si propaghino in profondit
a con la legge ora descritta,
esse possono raggiungere alcuni metri sotto la superficie solo se, come abbiamo visto, e
sufficientemente bassa.
In figura (2.4-1) riportiamo landamento del coefficiente di attenuazione , calcolato
con la formula esatta (2.4.8), in funzione della frequenza, per i due importanti casi: rame
e acqua di mare.
da fare molta attenzione che allaumentare della frequenza le costanti
E
e variano notevolmente, come vedremo in seguito; non si spiegherebbe
altrimenti la trasparenza dellacqua di mare alla luce.
2 - 13

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

6
/105
[m1 ]
4

Rame: = 5.7 107 S/m, r = 1

6
/10
[m1 ]

...
.......
.......
.......
.
.
.
.
.
.
..
.......
......
.......
.......
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...
...
...
..
.
.
..
..
...
..
.
...
...
..
...
..

Acqua di mare: = 3 S/m, r = 81

10

...
.........................
...................
..............
...........
.
.
.
.
.
.
.
.
.
....
........
.......
......
......
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.....
.....
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..
..
...
.
..
...
...
.
..
..
....
.
..
...
...
.
...
..

/108 [Hz]

10

/108 [Hz]
fig.2.4-1

Osserviamo che il coefficiente di attenuazione si misura in (m1 ) o Neper per metro


(Np /m), mentre il coefficiente si misura in (rad/m). Nellambito delle Telecomunicazioni il coefficiente di attenuazione e spesso espresso in decibels per metro (dB/m).
La conversione fra Neper per metro e decibels per metro e cosi ottenuta:


dB = 20 log10 ez = 20 (z) log10 (e) = 20 (z) (0.434) = 8.68 (z)

(2.4.21)

Ne segue, quindi:

| m1 | = | (Np /m) | =

1
| (dB/m) |
8.68

(2.4.22)

Le ampiezze dei vettori elettrico e magnetico di unonda piana sono legate fra loro
dalla relazione:
p
2
2
~ = + |E|
~
|H|
(2.4.23)

dove
p

1

r 
2

4
=
1+ 2 2


2 - 14

(2.4.24)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Nei mezzi poco conduttori la (2.4.24) si pu


o scrivere:
p

r 
2 + 2

1 2
=
1+ 2 2

4
mentre nei buoni conduttori si ha:
p
r r
r
2 + 2

=
=

(2.4.25)

(2.4.26)

In un dielettrico perfetto i vettori elettrico e magnetico oscillano in fase; se il mezzo e


conduttore, il vettore magnetico ritarda di un angolo dato da:
r

1 + 2 2 1

tan = =
r

2
1+ 2 2 +1

1
2
(2.4.27)

Per buoni conduttori questo rapporto si riduce allunit


a; quindi il vettore magnetico
di unonda piana che penetra in un metallo ritarda rispetto al vettore elettrico di 45 0 .
2.5 - Onde piane armoniche nello spazio
Supponiamo, adesso, che la costante di propagazione k 2 sia reale. Allora p e una
grandezza complessa che si ricava dallequazione caratteristica ottenendo:
s
k2
2

i
2
(2.5.1)
p=
2
4
s
k2
2
Posto q =
2 , il campo elettrico assume la forma:
4

t + i(kz qt)
t i(kz + qt)
~ =E
~ 1 e 2
~ 2 e 2
E
+E

(2.5.2)

o la coniugata.
2
k2
Se ora
<
, la grandezza iq e un immaginario puro, e il campo pu
o essere
42

q
interpretato come unonda piana propagantesi lungo lasse z con velocit
a di fase v = .
k
Lampiezza di oscillazione in un punto qualsiasi decresce esponenzialmente con t, e la

rapidit
a di diminuzione e determinata essenzialmente dal tempo di rilassamento = 2 .

2
k2
Se 2 >
la grandezza iq e reale e allora non si ha propagazione nel senso prima
4

considerato. Non vi e spostamento lungo lasse spaziale di una forma donda iniziale. Il
campo e periodico in z ma decresce monotonamente col tempo. Il fenomeno ondulatorio e
degenerato in un fenomeno di diffusione.
2 - 15

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.6 - Espressione delle onde piane che si propagano in direzione diversa
dallasse z
Abbiamo supposto finora (per semplicit
a di calcolo) che le onde si propaghino lungo
lasse z di un sistema di riferimento; e importante, tuttavia, considerare una direzione di
propagazione generica. Vediamo, quindi, come si modificano le formule quando la direzione
e il verso di propagazione sono individuati dal versore n
b che forma con gli assi i coseni n x ,
ny , nz .
Conviene, allora, introdurre un sistema di assi (O x y z ) con z parallelo a n
b e

con la stessa origine. Detti x


b , yb , zb i versori di questi tre assi, sar
a zb =b
n, quindi:
z = nx x + ny y + nz z = n
b ~r

(2.6.1)

..
........
..
..
..
............
...
...
...
...
..
...
..
...
...
...
..
...
...
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.....

n
b

fig.2.6-1

Poiche londa si propaga nel verso di n


b, essa si propagher
a nel verso di z , quindi
possiamo scrivere, per esempio, per la componente progressiva Ex :

Ex = a1 ez ei (t z )

avendo posto 1 = 0

(2.6.2)

Per comodit
a conviene scriverla in funzione di k:

n ~r)
Ex = a1 ei (t kz ) = a1 ei (t kb

2 - 16

(2.6.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In generale si usa porre kb


n = ~k e scrivere:


i t ~k ~r
~ =E
~ 0e
E

(2.6.4)

~k prende il nome di vettore donda e k di numero donda o costante di propagazione.

2 - 17

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.7 - Soluzione generale dellequazione donda unidimensionale
Abbiamo finora studiato solo alcune soluzioni particolari del campo che dipendono da
una sola variabile spaziale e dal tempo. Dato il carattere lineare delle equazioni, queste
soluzioni particolari possono essere moltiplicate per delle costanti arbitrarie e sommate,
per formare una soluzione generale, di cui ora ci si vuole occupare.
Per facilitarci il compito ci proponiamo di trovare una soluzione generale dellequazione
donda in un mezzo non conduttore.
Indichiamo con la componente lungo lasse ~x o lungo lasse ~y di un qualsiasi vettore
elettromagnetico che si propaghi lungo la direzione dellasse ~z; allora si ha:
2
1 2

=0
z 2
v 2 t2

(2.7.1)

Secondo quanto abbiamo studiato una particolare soluzione della (2.7.1) e rappresentata dalla:

!
i z
i z
= Ae v + Be v
eit
(2.7.2)
I coefficienti A e B sono arbitrari e in generale dipendono da . La soluzione generale
della (2.7.1) si ottiene sommando le soluzioni particolari.
In generale si ha:
Z

(z, t) =

"

#
i z
i z it
A()e v + B()e v
e
d

(2.7.3)

Supponiamo, ora, che nel piano z = 0 i valori della funzione e delle sue derivate in
direzione della propagazione siano funzioni assegnate del tempo:



(0, t) = f (t)
= F (t)
(2.7.4)
z z=0
Il problema consiste nel trovare i coefficienti A() e B() tali da soddisfare a queste
condizioni, e cosi dimostrare che basta assegnare la funzione e la sua derivata in un dato
punto dello spazio per determinare (z, t) in ogni punto. Se si suppone provvisoriamente
che lintegrale a secondo membro della (2.7.3) e uniformemente convergente, esso pu
o essere

derivato sotto il segno di integrale rispetto al parametro z e si ottiene cosi:


i

=
z
v

"

#
i z
i z it
A()e v B()e v
e
d

(2.7.5)

Ponendo z = 0 nella (2.7.3) e nella (2.7.5) si ottiene:


f (t) =

[A() + B()] eit d


2 - 18

(2.7.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici i


F (t) =
v

[A() B()] eit d

(2.7.7)

Risulta evidente che i coefficienti del fattore eit negli integrandi della (2.7.6) e della
(2.7.7) sono trasformate di Fourier:
1
A+B =
2

f (t)eit dt

(2.7.8)

i
1
[A B] =
v
2

F (t)eit dt

(2.7.9)

Risolvendo simultaneamente queste due relazioni rispetto ad A e B e sostituendo la


variabile dintegrazione t con si ha:
1
A() =
4

1
B() =
4



iv
f () F () ei d

(2.7.10)



iv
f () + F () ei d

(2.7.11)

La (2.7.3) quindi si scrive:





i +
iv
d
f () F () e



Z +
Z + 
i
1
iv
+
d
f () + F () e
4

1
(z, t) =
4

(z, t) =

1
4

1
4

Z
Z


z
t
v
d+

z
t
v
d




z
z
i t
i + t
d
v
v
f () e
+e


"
#
i z
i z i( t)
iv
F () e v e v
e
d

2 - 19

(2.7.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.8 - Polarizzazione delle onde elettromagnetiche - Composizione di onde
della stessa frequenza vibranti su piani ortogonali
Come abbiamo visto le equazioni (2.2.5) delle componenti del campo elettrico (per
esempio) sono fra di loro indipendenti, conseguentemente le costanti di integrazione che
figurano nelle soluzioni sono indipendenti e determinate dalle condizioni iniziali. Questo
comporta che lorientamento spaziale del vettore campo elettrico risultante dipende da
queste costanti di ampiezza e di fase. La classe di onde che abbiamo fin qui studiato e
costituita da onde monocromatiche cioe da onde i cui campi vibrano tutti con la stessa
singola frequenza. Per questa classe di campi ci proponiamo di analizzare lo stato di ori~ nel piano z=costante.
entamento spaziale del vettore campo elettrico cioe il luogo di E
Questo orientamento spaziale dei vettori del campo prende il nome di polarizzazione.
Poiche le propriet
a delle onde progressive e regressive differiscono soltanto nel verso
di propagazione, limiteremo lattenzione soltanto alle onde progressive. Inoltre, dato che
leffetto di attenuazione dovuto alla conduttivit
a finita di un mezzo omogeneo ed isotropo
entra come un fattore esponenziale comune a tutte le componenti del campo, esso non ha
parte alcuna nella polarizzazione, e non sar
a pertanto considerato.
Consideriamo le componenti del campo elettrico che come sappiamo sono:
Ex = a1 cos( + ),

Ey = b1 cos( + ),

Ez = 0

(2.8.1)

dove = t z.
Poniamo = + e riscriviamo le (2.8.1):
Ex
= cos( + )
a1
Ey
cos( + ) cos = sin( + ) sin
b1

(2.8.2)

Elevando a quadrato ciascun membro della seconda equazione e sostituendo la prima


equazione nella seconda si ottiene:
 2
Ey
Ey
+ cos2 ( + )cos2 2
cos( + ) cos = sin2 ( + )sin2
b1
b1
 2  2
 2
Ey
Ex
Ey Ex
Ex
2
2
+
cos 2
cos = sin
sin2
b1
a1
b1 a 1
a1
che, in definitiva, si pu
o scrivere:
 2  2
Ex
Ey
Ex Ey
+
2
cos = sin2
a1
b1
a 1 b1

(2.8.3)

Linvariante quadratico di questa forma quadratica (a11 a22 a212 ) risulta:


1
cos2

0
a21 b21
a21 b21
2 - 20

(2.8.4)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici quindi il luogo del vettore di componenti Ex , Ey e una ellisse nel piano xy.
In questo caso si dice che londa e polarizzata ellitticamente. Il centro dellellisse
rappresenta il punto Ex = Ey = 0. Geometricamente il significato della polarizzazione
~ ruota in un piano perpendicolare a zb e il suo estremo descrive
ellittica e che il vettore E
una ellisse nel tempo di un periodo T .
y

...
.......
....
...
.......
...
...
..
...
...
...
..
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. ......................................... ........
...........
... .................. ..........
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... .. .... .........
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.....
1
... .. .. ........... ...
...
....
................... ...
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........
..
...
...
................................. ...
...
...
...
..
...
...
.
1
...
....
..
..
...
..

~
E

fig.2.8-1
~ ruoti nel piano xy
Distinguiamo due tipi di polarizzazione a seconda che il vettore E
in un senso o nellaltro. La polarizzazione si dice destrogira quando un osservatore che
~ descrivere
guarda nella direzione dalla quale proviene londa vede lestremo del vettore E
lellisse in senso orario. La polarizzazione si dice levogira quando lo stesso osservatore
~ descrivere lellisse in senso antiorario. Dimostriamo che se
vede lestremo del vettore E
la polarizzazione
e destrogira si ha sin > 0; se
e levogira si ha sin < 0.
~
Sia langolo che lestremo del vettore E forma, istante per istante, con lasse x
(fig.2.8-1). Si ha:
Ey
b1 cos( + )
tan =
=
(2.8.5)
Ex
a1 cos( + )
da cui:
= arctan

b1 cos( + )
+
a1 cos( + )

(2.8.6)



1
b1 sin( + ) cos( + ) + sin( + ) cos( + ) d

=
cos2 ( + )
dt
b21 cos2 ( + ) a1
1+ 2
a1 cos2 ( + )
a21 cos2 ( + )
b1 sin [( + ) ( + )]
= 2

=
2
2
2
a1 cos ( + ) + b1 cos ( + ) a1
cos2 ( + )
a1 b1 sin()
= 2
(2.8.7)
2
a1 cos ( + ) + b21 cos2 ( + )

d
=
dt

2 - 21

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In definitiva:

d
a1 b1 sin
=
dt
E2

(2.8.8)

Dalla (2.8.8) si deduce che se sin e < 0, langolo e una funzione crescente del
tempo e quindi la polarizzazione e levogira; viceversa, se sin e > 0, langolo e una
funzione decrescente del tempo e quindi la polarizzazione e destrogira, come dovevamo
dimostrare.
fortemente istruttivo verificare graficamente quanto dimostrato, per alcuni valori di
E
delta. Per questo, scriviamo le componenti del campo elettrico:
Ex = a1 cos(t kz);

Ey = b1 cos(t kz + )

(2.8.9)

avendo posto, senza ledere le generalit


a = 0. Valutiamo il valore delle componenti del
campo, al variare del tempo, nel piano z = 0. Introducendo il periodo T , le componenti
(2.8.9) si scrivono:


t
Ex = a1 cos 2
;
T

t
Ey = b1 cos 2 +
T

(2.8.10)

t
: Al variare di da 0 a 1, il vettore campo elettrico le cui componenti
T
sono date dalle (2.8.9), descriver
a lellisse di polarizzazione in un verso o nellaltro a seconda
della fase .
Assumiamo: a1 = 1 e b1 = 0.5 e costruiamo le seguente tabelle per quattro valori di
.
Poniamo =

Ex

Ey

Ex

Ey

0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1

1
0.809
0.309
-0.309
-0.809
-1
-0.809
-0.309
0.309
0.809
1

0.25
-0.0523
-0.3346
-0.4891
-0.4568
-0.25
0.0523
0.3346
0.4891
0.4568
0.25

0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1

1
0.809
0.309
-0.309
-0.809
-1
-0.809
-0.309
0.309
0.809
1

-0.433
-0.4973
-0.3716
-0.1040
0.2034
0.4330
0.4973
0.3716
0.1040
-0.2034
-0.433

5
=
6
Ex

Ey

Ex

3
Ey
2 - 22

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 0


0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1

1
0.809
0.309
-0.309
-0.809
-1
-0.809
-0.309
0.309
0.809
1

0.25
0.4568
0.4891
0.3346
0.0523
-0.25
-0.4568
-0.4891
-0.3346
-0.0523
0.25

0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1

=.7

Ey
0.0

=.4 =.3
0.5
1.0
0.5
0.0

=.3

Ey

=.6 =.7
0.5
1.0
0.5
0.0

=.7

=.4

=.8

0.0
=.3

0.5
1.0

0.5 Ex 1.0

=.2 =.1

0.5

=.9

0.5

0.0

=.3

=.6

=.2
=.7

=.8
0.5 Ex

=0
=.1
0.5 Ex 1.0

= 65 (levogira)

0.0

0.5
1.0
1.0
fig.2.8-2

=.9
=.2

=.4
=.5

=0 Ey

=.4
=.5

=.6
=.5

=.2

= /3 (levogira)

0.5

0.5

=0 Ey
=.1

=.5

0.0

=.8 =.9

=.6

-0.433
-0.2034
0.1040
0.3716
0.4973
0.4330
0.2034
-0.1040
-0.3716
-0.4973
-0.433

= 56 (destrogira)

= /3 (destrogira)
0.5

1
0.809
0.309
-0.309
-0.809
-1
-0.809
-0.309
0.309
0.809
1

=.1
=.8

0.5

0.0

=0
=.9
0.5 Ex 1.0





5
Le prime due tabelle =
e = si riferiscono al caso sin > 0; tracciando i
3
6
2 - 23

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici punti sui grafici al variare in modo crescente di ci si accorge che lellisse di polarizzazione
viene percorsa in modo orario e quindi la polarizzazione e destrogira (fig.2.8-2).

5
Le seconde due tabelle ( = ) e ( = ) si riferiscono al caso sin < 0; trac3
6
ciando i punti sui grafici al variare in modo crescente di ci si accorge che lellisse di polarizzazione viene percorsa in modo antiorario e quindi la polarizzazione e levogira (fig.2.8-2).
Per meglio visualizzare londa polarizzata, in figura 2.8-3 riportiamo alcuni grafici in
forma tridimensionale.

=/3 (destrogira)

=5/6 (destrogira)
2
t/T

t/T

2
1

0
0.5
0
Ey 0.5 1

0
Ex

0
0.5
0
Ey 0.5 1

=/3 (levogira)

=5/6 (levogira)
2
t/T

2
t/T

0
Ex

0
0.5
0
Ey 0.5 1

0
Ex

0
0.5
0
Ey 0.5 1

0
Ex

fig.2.8-3
~ O~ ,
In generale gli assi dellellisse non coincidono con le direzioni O~x e O~y . Sia O ,
una nuova coppia di assi lungo gli assi dellellisse e sia (0 < ) langolo fra O~x e la
direzione O ~ dellasse maggiore. Allora le componenti E e E sono correlate a Ex e Ey
da:
E =Ex cos + Ey sin
(2.8.11)
E = Ex sin + Ey cos
Se 2a e 2b (a b) sono le lunghezze degli assi dellellisse, le equazioni parametriche
~ O~ , sono:
dellellisse riferita agli assi O ,
E =a cos 0
E = b sin 0

(2.8.12)

con 0 0 < 2.
I due segni distinguono i due possibili versi di rotazione del vettore campo elettrico:
+ per rotazione levogira, per rotazione destrogira.
2 - 24

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per determinare a e b confrontiamo le (2.8.11) con le (2.8.12) utilizzando le (2.8.1).
Per comodit
a poniamo 0 = + 0 , in modo che le (2.8.12) si scrivono:
E = a cos( + 0 )
E = b sin( + 0 )

(2.8.13)

Eguagliando i secondi membri delle (2.8.13) con i secondi membri delle (2.8.11), si ha:
a [cos cos 0 sin sin 0 ] =a1 [cos cos sin sin ] cos +
+b1 [cos cos sin sin ] sin

(2.8.14)

b [sin cos 0 + cos sin 0 ] = a1 [cos cos sin sin ] sin +

(2.8.15)

+b1 [cos cos sin sin ] cos

Eguagliando i coefficienti di cos e sin si ottiene:


a cos 0 = a1 cos cos + b1 cos sin

(2.8.16)

a sin 0 = a1 sin cos + b1 sin sin

(2.8.17)

b cos 0 = a1 sin sin b1 sin cos

(2.8.18)

b sin 0 = a1 cos sin + b1 cos cos

(2.8.19)

Quadrando e sommando le (2.8.16) e (2.8.17) nonche le (2.8.18) e (2.8.19) si ha:


a2 = a1 2 cos2 + b1 2 sin2 + 2a1 b1 cos sin cos

(2.8.20)

b2 = a1 2 sin2 + b1 2 cos2 2a1 b1 cos sin cos

(2.8.21)

a2 + b2 = a 1 2 + b1 2

(2.8.22)

Ne segue:
Moltiplicando la (2.8.16) per la (2.8.18) e la (2.8.17) per la (2.8.19) e sommando si ha:
ab cos2 0 =a1 2 sin cos sin cos a1 b1 sin cos cos2 +
+a1 b1 sin cos sin2 b1 2 sin cos sin cos

ab sin2 0 = a1 2 sin cos sin cos + a1 b1 sin cos cos2


a1 b1 sin cos sin2 + b1 2 sin cos cos sin
ab = a1 b1 [sin cos sin cos ]
cioe:
ab = a1 b1 sin
2 - 25

(2.8.23)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dividendo la (2.8.18) per la (2.8.16) e la (2.8.19) per la (2.8.17) si ha:

a1 sin sin b1 sin cos


a1 cos sin + b1 cos cos
b
=
=
a
a1 cos cos + b1 cos sin
a1 sin cos + b1 sin sin

(2.8.24)

Dal secondo e terzo membro si ricava:


a21 sin2 sin cos b1 2 sin2 sin cos + a1 b1 sin sin sin2

a1 b1 sin sin cos2 = a1 2 cos2 sin cos + b1 2 cos2 sin cos +


+a1 b1 cos cos cos2 a1 b1 cos cos sin2

Semplificando:
a1 2 sin cos b1 2 sin cos + a1 b1 sin2 cos a1 b1 cos2 cos = 0
che si pu
o scrivere:
da cui:


a1 2 b1 2 sin 2 = 2a1 b1 cos cos 2
tan 2 =

2a1 b1
cos
a1 2 b1 2

(2.8.25)

Definiamo, adesso, un angolo ausiliario definito da:


tan =

b
a




4
4

(2.8.26)

Il segno
i due versi di polarizzazione; il segno+ per la polarizzazione
 di distingue



destrogira 0
, il segno - per la polarizzazione levogira 0 .
4
4
Lequazione (2.8.26) si pu
o anche scrivere in funzione dei parametri dellellisse nel
sistema Oxy.
Dividendo la (2.8.23) per la (2.8.22) si ha:

Daltra parte:

2ab
2a1 b1
=
sin
2
+b
a1 2 + b1 2

a2

(2.8.27)

b
2
2 tan
a = 2ab
=
sin 2 =
2
a2 + b2
b2
1 + tan
1+ 2
a

Ne segue dalla (2.8.27):


sin 2 =

2a1 b1
sin
a1 2 + b1 2

(2.8.28)

Da quanto abbiamo visto si deduce che per determinare lellisse di unonda monocromatica, e necessaria una terna di tre quantit
a indipendenti. Una di tali terne e data dalle
2 - 26

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ampiezze a1 , b1 e la differenza di fase . Unaltra terna e data dal semiasse maggiore a,
dal semiasse minore b e dallangolo di orientazione fra lasse maggiore dellellisse e lasse
~x del sistema di coordinate.
Tali terne sono correlate fra di loro, cosicche si pu
o passare facilmente dalluna allaltra.
Esaminiamo, ora, alcuni casi particolari di polarizzazione.
Se = = m
(m = 0, 1, 2, ) lequazione (2.8.3) degenera in una retta
di equazione:
b1
Ey
= (1)m
(2.8.29)
Ex
a1
Si dice, allora, che londa
e polarizzata linearmente cioe il campo elettrico
risultante vibra sulla retta di equazione (2.8.29). Se scegliamo lasse ~x come retta di
vibrazione del campo, la sola componente che rimane e la componente E x .
~ eH
~ sono ortogonali e giacciono in un piano ortogonale alla direzione
Poiche i vettori E
~
di propagazione, anche H e linearmente polarizzata lungo la direzione ~y .
Laltro caso speciale
e quello di onda polarizzata circolarmente cio
e lellisse
degenera in una circonferenza.
Chiaramente, la condizione necessaria per questo e che:
a1 = b1 = a ed

inoltre = = m

(m = 1, 3, 5, )

Lequazione (2.8.3) si riduce, allora, allequazione di una circonferenza:


Ex 2 + Ey 2 = a2

(2.8.30)

Se la polarizzazione e destrogira (sin > 0) si ha:


=

+ 2m
2

(m = 0, 1, 2, )

e quindi:
Ex =a cos( + )

) = a sin( + )
2
Se la polarizzazione e levogira (sin < 0) si ha:
Ey =a cos( + +

+ 2m
2

(2.8.31)

(m = 0, 1, 2, )

e quindi:
Ex =a cos( + )
(2.8.32)

) = a sin( + )
2
Se invece della rappresentazione reale, viene usata quella complessa, in generale si ha:
Ey =a cos( +

Ey
b1 i
=
e
Ex
a1
2 - 27

(2.8.33)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dal valore di questo rapporto si pu


o immediatamente determinare la natura della
polarizzazione.
Per londa polarizzata linearmente:
b1
Ey
= (1)m
Ex
a1

(2.8.34)

Per londa polarizzata circolarmente destra:

i
Ey
= e 2 = i
Ex

(2.8.35)

Per londa polarizzata circolarmente sinistra:

i
Ey
=e 2 =i
Ex

(2.8.36)

Pi
u in generale, per unonda polarizzata ellitticamente destra il rapporto
Ey
ha una parte immaginaria negativa, mentre per unonda polarizzata ellitEx
ticamente sinistra la parte immaginaria
e positiva.
Per luce naturale, o non polarizzata intendiamo radiazione che e emessa da
molecole che sono state eccitate in modo random (cioe termicamente, o per mezzo di una
scarica elettrica), e che non sono in una regione dello spazio dove grandi campi esterni
forniscono una direzione privilegiata. Assumeremo che il fascio di luce in considerazione
e monocromatica nel senso che la sua larghezza di riga e piccola rispetto alla frequenza
centrale 0 .
Un fascio di luce monocromatica non polarizzata apparir
a, se osservata su un intervallo di tempo corto rispetto al reciproco della larghezza della riga spettrale, ellitticamente
polarizzato. Ma il tipo di polarizzazione varia continuamente cosicche in ogni esperimento
che richiede un pi
u lungo periodo di osservazione si misura soltanto la media di una larga
variet
a di differenti polarizzazioni. In altre parole, in un fascio di luce monocromatica non polarizzata il vettore campo elettrico in un punto traccia unellisse
la cui forma, eccentricit
a ed orientazione cambia gradualmente. Dopo un tempo
pi
u grande del reciproco della larghezza di riga la nuova ellisse e completamente scorrelata
a quella originale.
2.9 - Parametri di Stokes1) e sfera di Poincar
e2)
Per caratterizzare lo stato di polarizzazione di unonda e conveniente utilizzare dei
parametri aventi tutti le stesse dimensioni fisiche che furono introdotti da G.G. Stokes nel
1852 per descrivere la luce parzialmente polarizzata.
1)
2)

George Gabriel Stokes: Skreen, County Sligo (Ireland), 1819 - Cambridge, 1903.
Jules Henri Poincare: Nancy (France), 1854 - Paris, 1912.
2 - 28

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Questi parametri chiamati parametri di Stokes, per unonda piana monocromatica
sono le seguenti quattro quantit
a:
s0 =a1 2 + b1 2
s1 =a1 2 b1 2
s2 =2a1 b1 cos
s3 =2a1 b1 sin

(2.9.1)

Solo tre di essi sono indipendenti poiche sussiste la relazione:


s0 2 = s1 2 + s2 2 + s3 2

(2.9.2)

Il parametro s0 e evidentemente proporzionale alla intensit


a dellonda. I parametri
s1 , s2 e s3 sono correlati in modo semplice allangolo (0 ) che specifica
lorientazione dellellisse e allangolo ( 4 4 ) che caratterizza lellitticit
a e il
verso di rotazione dellestremo del vettore elettrico.
Queste relazioni sono:
s1 = s0 cos 2 cos 2
(2.9.3)
s2 = s0 cos 2 sin 2

(2.9.4)

s3 = s0 sin 2

(2.9.5)

Calcoliamo la relazione (2.9.5).


Dalla (2.8.28), tenendo conto delle definizioni di s0 ed s3 , segue:
s3 = s0 sin 2
Calcoliamo la relazione (2.9.3).
Dalla (2.8.25), tenendo conto delle definizioni di s1 ed s2 segue:
s2 = s1 tan 2

(2.9.6)

Sostituendo questultima relazione insieme alla (2.9.5) nella (2.9.2) si ha:


s0 2 = s1 2 + s1 2 tan2 2 + s0 2 sin2 2
da cui si ha:
s0 2 (1 sin2 2) = s1 2 (1 + tan2 2)
ne segue:
s1 = s0 cos 2 cos 2

(2.9.7)

Calcoliamo la relazione (2.9.4).


Sostituendo la (2.9.3) nella (2.9.6) si ha:
s2 = s0 cos 2 sin 2
2 - 29

(2.9.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici importante osservare che, noti i parametri di Stokes, lellisse di polarizzazione e
E
immediatamente individuata, essendo dalle (2.9.1):
a1 2 =
e dalle (2.9.3) (2.9.5):

s0 + s1
,
2

b1 2 =

tan 2 =

s0 s1
,
2

s2
,
s1

sin 2 =

tan =

s3
s0

s3
s2

(2.9.9)

(2.9.10)

Le relazioni (2.9.3) (2.9.5) indicano una semplice rappresentazione geometrica di


tutti i diversi stati di polarizzazione: s1 , s2 ed s3 possono essere considerati come le
coordinate cartesiane di un punto P su una sfera di raggio s0 , e 2 e 2 sono le coordinate
angolari sferiche di questo punto (v.figura 2.9-1).

Sfera di Poincare
s3 ...........

.....
..
...........................................
.
.
.
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... ...... ..............
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0
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.........................................................................................................
.......
.... ................
.
.
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.
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.
.
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... .......
... ..
.................. .......... ....
....... ..
... ...........
...... ..
.....
2
............
........ ..................... ....
.....
...
.
.
.
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.
.....................................................................
.
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...
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..
.....
...
.....
...
....
.....
...
.... ........
...
.
.
........
.
....
.....
.....
..... .....
......
1............ .................
......
.
.
.
.
.
.
.........
.
.......
...............................................
....

fig.2.9-1

Cosi ad ogni possibile stato di polarizzazione di unonda piana monocromatica di data


intensit
a (s0 =costante) corrisponde un punto su . Poiche e positivo o negativo a seconda che la polarizzazione e destrogira o levogira, segue dalla (2.9.5) che la polarizzazione
destrogira e rappresentata da punti su che giacciono al di sopra del piano equatoriale
(piano s1 s2 ) mentre la polarizzazione levogira e rappresentata da punti su che giacciono al di sotto di questo piano. Per radiazione linearmente polarizzata la differenza di
fase e zero o un multiplo intero di ; secondo le (2.9.1) il parametro di Stokes s 3 e
nullo, cosicche la polarizzazione lineare e rappresentata da punti nel piano equatoriale.

Per polarizzazione circolare a1 = b1 e = o a seconda che la polarizzazione e cir2


2
colare destra o circolare sinistra; quindi la polarizzazione circolare destra e rappresentata
2 - 30

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dal polo Nord (s1 = s2 = 0, s3 = s0 ) e la polarizzazione circolare sinistra dal polo Sud
(s1 = s2 = 0, s3 = s0 ).
Questa rappresentazione geometrica di punti individuanti diversi stati di polarizzazione su una sfera e dovuta a Poincare ed e molto utile nellottica dei cristalli per determinare leffetto di mezzi cristallini sullo stato di polarizzazione della luce che li attraversa.
La sfera e chiamata sfera di Poincare.

2.10 - Espressione del teorema dellenergia di Poynting per campi armonici


nel tempo. Il vettore di Poynting complesso
Se indichiamo con h = u + w la densit
a di energia elettromagnetica in un certo istante
1 2 ~ ~
e con Q = J E J la densit
a di potenza dissipata per effetto Joule pi
u quella spesa

dai generatori, entrambe per unit


a di volume, il teorema di Poynting per un campo esente
da effetti di isteresi si pu
o scrivere nella forma:
~ S
~ + h + Q = 0

(2.10.1)

In un campo statico h e indipendente dal tempo, sicche la (2.10.1) si riduce a:


~ S
~+Q=0

(2.10.2)

Q pu
o essere positivo o negativo, a seconda che il lavoro fatto dalle forze elettromotrici
~ e minore o maggiore della energia dissipata in calore.
impresse E
Le sorgenti e i loro campi nella maggior parte delle applicazioni pratiche della teoria
elettromagnetica sono funzioni periodiche del tempo. Ne segue che anche la densit
a di
energia e una funzione periodica del tempo. La
di una funzione periodica ha
 derivata

h
certamente media nulla su un periodo, ossia:
= 0. Nel caso di campi periodici
t
I
Z
~ hSi
~ + hQi = 0, oppure hSi
~ n
la (2.10.1) si scrive, allora:
bda + hQidv = 0 che si
V

esprime dicendo che quando non vi sono sorgenti entro V, lenergia dissipata in calore
dentro il volume e eguale al valore medio del flusso che entra attraverso la superficie S.
Vediamo, adesso, di esprimere la (2.10.2) in notazione complessa, ricordando di prendere qualche precauzione quando si tratta di prodotti e di quadrati.
Sia A una grandezza complessa del tipo A = A0 eit .
Si ha:
A = A0 eit = (a01 + ia02 )eit = (a01 + ia02 )(cos t i sin t)

(2.10.3)

dove a01 e a02 sono funzioni reali delle coordinate x, y, z.


Benche sia conveniente impiegare delle quantit
a complesse nel corso delle varie operazioni analitiche, le quantit
a fisiche devono alla fine essere rappresentate da funzioni reali.
2 - 31

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Se A soddisfa unequazione a coefficienti reali, allora sia la parte reale che la parte immaginaria sono possibili soluzioni, e luna o laltra possono essere scelte alla fine del calcolo
per rappresentare lo stato fisico. Tuttavia, nel caso dei quadrati e dei prodotti, si deve
prendere la parte reale dei fattori e poi moltiplicare, perche il prodotto delle parti reali di
due quantit
a complesse non e eguale alla parte reale del loro prodotto. Si ha:
(A) = a01 cos t + a02 sin t =

A + A
2

(A) = a02 cos t a01 sin t

(2.10.4)
(2.10.5)

Consideriamo adesso il prodotto di due quantit


a complesse A1 e A2 e facciamo il
prodotto delle loro parti reali.
(A1 ) (A2 ) =

1
1
(A1 + A1 )(A2 + A2 ) = (A1 A2 + A1 A2 + A2 A1 + A1 A2 ) (2.10.6)
4
4

Per la (2.10.3), si ha:


A1 A2 = [(a11 + ia12 )(cos t i sin t)] [(a21 + ia22 )(cos t i sin t)] =
=(a11 + ia12 )(a21 + ia22 )(cos2 t 2i sin t cos t sin2 t) =
=(a11 + ia12 )(a21 + ia22 )(cos 2t 2i sin t cos t)

A1 A2 = [(a11 ia12 )(cos t + i sin t)] [(a21 ia22 )(cos t + i sin t)] =
=(a11 ia12 )(a21 ia22 )(cos2 t + 2i sin t cos t sin2 t) =
=(a11 ia12 )(a21 ia22 )(cos 2t + 2i sin t cos t)

A1 A2 = [(a11 + ia12 )(cos t i sin t)] [(a21 ia22 )(cos t + i sin t)] =
=(a11 + ia12 )(a21 ia22 )(cos2 t + sin2 t) =
=(a11 + ia12 )(a21 ia22 )

A1 A2 = [(a11 ia12 )(cos t + i sin t)] [(a21 + ia22 )(cos t i sin t)] =
=(a11 ia12 )(a21 + ia22 )(cos2 t + sin2 t) =
=(a11 ia12 )(a21 + ia22 )

(2.10.7)

(2.10.8)

(2.10.9)

(2.10.10)

Ricordando che la media nel tempo di una funzione periodica A e definita da:
1
hAi =

Adt

(2.10.11)

dove e il periodo e che, quindi, il valor medio di funzioni come cos 2t e sin t cos t e
nullo anchesso, si ha:
h(A1 ) (A2 )i =

1
1
1

(A1 A2 + A2 A1 ) =
A1 A2 + (A1 A2 ) = (A1 A2 ) (2.10.12)
4
4
2
2 - 32

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue quindi che, per campi armonici, si ha:
~ H
~ )
~ = h(E)
~ (H)i
~ = 1 (E
hSi
2

(2.10.13)

cioe lintensit
a media del flusso di energia in un campo elettromagnetico armonico e la
~ H
~ ). Le propriet
a di questo vettore di Poynting
parte reale del vettore complesso 12 (E
complesso sono interessanti.
~ H
~ ).
~ c = 1 (E
Esso sar
a indicato con S
2
Si supponga che il mezzo sia definito dalle costanti , e . Le equazioni di Maxwell
~ sono:
in una regione esente da forze elettromotrici impresse E
~ E
~ = +iH,
~

~ H
~ = ( i)E
~

(2.10.14)

La complessa coniugata della seconda equazione e:


~ H
~ = ( + i)E
~

(2.10.15)

Procediamo come abbiamo fatto per il teorema di Poynting cioe moltiplichiamo la


~ e la (2.10.15) scalarmente per E,
~ ottenendo:
prima delle (2.10.14) scalarmente per H
~ (
~ E)
~ = +iH
~ H
~
H
~ (
~ H
~ ) = ( + i)E
~ E
~
E
Sottraendo la seconda dalla prima si ha:
~ (
~ E)
~ E
~ (
~ H
~ ) = iH
~ H
~ E
~ E
~ iE
~ E
~
H
ottenendo:

~ (E
~ H
~ ) = E
~ E
~ + i(H
~ H
~ E
~ E
~ )

(2.10.16)

Dividendo per due si ottiene:


~ S~c = 1 E
~ E
~ + i

1 ~ ~ 1 ~ ~
H H E E
2
2

(2.10.17)

Per la (2.10.12) si ha:


1 ~ ~
~ (H)i
~ = 2hwi
H H = h(H)
2

(2.10.18)

1 ~ ~
~ (E)i
~ = 2hui
E E = h(E)
(2.10.19)
2

1 ~ ~
1 ~ ~
dove hwi = H
H e hui = E
E sono i valori medi delle densit
a di energia rispetti4
4
vamente magnetica ed elettrica.
2 - 33

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La (2.10.17) si scrive:


~ S
~c = hQi + 2i(hwi hui)

(2.10.20)

~c determina lenergia dissipata in calore per unit


La divergenza della parte reale di S
a
di volume per secondo, mentre la divergenza della parte immaginaria e eguale a 2 volte la
differenza del valore medio delle densit
a di energia rispettivamente magnetica ed elettrica.

E importante osservare che nel caso di onde elettromagnetiche piane viaggianti in un mezzo dielettrico perfetto la densit
a media di energia elettrica
e
uguale alla densit
a media di energia magnetica.
Infatti, nel caso di onde elettromagnetiche piane, risulta:
~ = k n
~
H
bE

(2.10.21)

essendo n
b il vettore unitario lungo la direzione di propagazione.
Pertanto:
hwi =

k2 ~ 2
2 ~ 2
~ 2
~ 2
|H| =
|
E|
=
|
E|
=
|E| = hui
4
4 2 2
4 2 2
4

(2.10.22)

Segue in tal caso:


~ S~c = 0

(2.10.23)

2.11 - Effetto Doppler e aberrazione della luce


Se un sistema di riferimento S e a riposo rispetto ad un mezzo omogeneo, le equazioni
di Maxwell in S ammettono soluzioni della forma:

#
i ~k ~r t
~ r, t) = E
~ 0e
E(~
"


#
i ~k ~r t
~ r, t) = B
~ 0e
B(~
"

(2.11.1)

~ 0 e una costante e B
~ 0 , che e correlato a E
~ 0 dalla formula B
~ 0 = 1 ~k E
~ 0 , e pure
dove E

costante.
Le espressioni (2.11.1) rappresentano in S i vettori elettrici e magnetici di unonda
piana di frequenza angolare e vettore donda ~k.
Consideriamo, adesso, un sistema di riferimento S che si muove di velocit
a uniforme
v rispetto a S.
2 - 34

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Poiche le equazioni di Maxwell sono invarianti in forma per trasformazioni di Lorentz,
anche le equazioni donda e, quindi, le loro soluzioni sono invarianti in forma rispetto a un
osservatore solidale al sistema S , cioe rispetto a tale sistema si deve avere:

#
"
~k ~r t
i
~ (~r , t ) = E
~ e
E
0


#
~k ~r t
i
~ (~r , t ) = B
~ e
B
0
"

(2.11.2)

conveniente, come vedremo dai risultati, considerare trasformazioni di Lorentz geE


nerali cioe supporre che i due sistemi di riferimento si muovano luno rispetto allaltro di
moto rettilineo uniforme lungo una direzione qualunque, che non sia cioe lasse x o lasse
z, e che inoltre i loro assi siano comunque orientati. Le trasformazioni di Lorentz, nella
loro forma generale, in notazione vettoriale, sono:
~r ~v
~r = ~r + ~vt + ( 1) 2 ~v
v



~
r

~
v
t= t+
c2

(2.11.3)

Vogliamo vedere come le (2.11.2) sono correlate alle (2.11.1) in ampiezza e in fase.
Per quanto riguarda la correlazione delle ampiezze, essa e stata gi
a studiata nel Cap.1
nei casi particolari di moto lungo gli assi coordinati; ci proponiamo, quindi, di studiare la
correlazione delle fasi.
Sia ~k ~r t la fase dellonda relativa ad un osservatore solidale al sistema S. Applicando le trasformazioni (2.11.3) essa cosi si trasforma rispetto ad un osservatore solidale
ad S :

~k ~r t ~k ~r + ~k ~v t + ( 1)~k ~v ~r ~v t ~r ~v
(2.11.4)
v2
c2
che si pu
o ancora scrivere:




~k ~r t ~k + ( 1)~k ~v ~v ~v ~r + ~k ~v t
(2.11.5)
v2
c2
Per il principio della relativit
a ristretta, la fase trasformata deve essere eguale alla

fase osservata nel sistema S , cioe si deve avere:






~
v
~
v

~k ~r t = ~k + ( 1)~k ~v
~
~r + k ~v t
(2.11.6)
2
2
v
c

Lequazione (2.11.6) ci permette di comparare il vettore ~k e la pulsazione al


vettore ~k e alla pulsazione ; infatti, perche la (2.11.6) sia soddisfatta qualunque sia ~r e
t deve essere:
~
~k = ~k ~v + ( 1) k ~v ~v
c2
v2

Aberrazione della luce

2 - 35

(2.11.7)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 

= ~v ~k

Effetto Doppler

(2.11.8)

Dallequazione (2.11.7) possiamo calcolare langolo fra la direzione di ~k e ~k e ottenere


cosi laberrazione del vettore donda dovuta al moto relativo dei sistemi di riferimento.
Per questo supponiamo che gli assi coordinati di S e di S siano ugualmente orientati
cioe gli assi x , y , z siano paralleli rispettivamente agli assi x, y, z e assumiamo che ~v
e parallelo allasse x e quindi allasse x . Proiettiamo su tali assi la formula 2.11.7.
Indicando con langolo formato fra lasse x ed il vettore k e con langolo formato
fra lasse x ed il vettore k , si ha:
k cos = k cos

v
+
(

1)
k
cos

=
k
cos

v
c2
c2
k sin = k sin

(2.11.9)
(2.11.10)

dove e langolo formato fra ~k e ~v e e langolo formato fra ~k e ~v.


Dividendo membro a membro la (2.11.10) per la (2.11.9), si ha:
tan =

1
sin
=

k cos 2 v
cos 2 v
c
c k
k sin

(2.11.11)

Poiche k =
r r n, essendo n lindice di rifrazione del mezzo, la (2.11.11) si
c
c
scrive:
sin
k sin
1
tan =
=
v
(2.11.12)
k cos 2 v
cos
c
cn
v
Posto = ed n = 1, ipotizzando di essere nel vuoto, si ha:
c
p
1
tan

tan

1 2
tan =
=
1 sec
1 sec

(2.11.13)

Consideriamo, ora la formula (2.11.8). Essa ci fornisce lo shift Doppler


scoperto da Christian Doppler nel 1843 e si pu
o scrivere:
= ( vk cos ) =

(1 n cos )
p
1 2

1)

(2.11.14)

Da questa equazione si vede che unonda di frequenza angolare nel sistema di riferimento S appare avere una frequenza quando
e osservata dal

sistema di riferimento S .
1)

Christian Andreas Doppler: Salisburgo, 29 novembre 1803 - Venezia, 17 marzo 1853.


2 - 36

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il Doppler shift in frequenza cioe la quantit


a | |, nellipotesi di = 1, e massimo

quando = 0 ed e nullo quando = .


2

si ha: = ed e chiamato effetto Doppler trasverso


Nel caso di > 1 per =
2
che, quindi, e un effetto puramente relativistico.
Si vede chiaramente che se il ricevitore ed il trasmettitore si allontanano la frequenza in

S diminuisce cioe si ha il cosiddetto red-shift, viceversa se il ricevitore ed il trasmettitore


si avvicinano la frequenza in S aumenta cioe si ha il cosiddetto blue-shift, come indicato
nelle figure 2.11-1 e 2.11-2.
SORGENTE E OSSERVATORE IN ALLONTANAMENTO ( = 00 )
~k

~v

Sorgente

Osservatore

Variazione della frequenza osservata in


funzione della velocit
a dellosservatore
1.0
0.9
0.8
0.7
0.6

0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
0.0

.....
.....
.....
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
......
.....
.....
....
....
....
...
...
...
...
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0

v/c
fig.2.11-1
Risulta verificato, quindi, che se un osservatore si muove lungo la direzione
e verso di un raggio di luce alla velocit
a della luce, la frequenza da lui osservata
2 - 37

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici


e zero, come daltra parte risulta dalla formula (2.11.14). Infatti, per n = 1, e = 0 0 la
(2.11.14) diventa:
p
p
(1 )
(1 ) 1 2
1 2

(2.11.15)
= p
=
=
1 2
1+
1 2
Quindi per = 1 (v = c) risulta = 0.

SORGENTE E OSSERVATORE IN AVVICINAMENTO ( = 1800 )


~k

~v

Sorgente

Osservatore

Variazione della frequenza osservata in


funzione della velocit
a dellosservatore
15
14
13
12
11
10
9

8
7
6
5
4
3
2
1

.
.....
.
.....
.
.....
.
.....
.
.....
.
.....
.
.....
..
.
.
..
.
.
.
.
.......
.
.
.
.
.
.
.
.
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0
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
v/c
fig.2.11-1
In figura 2.11-1 riportiamo il moto delle due stelle che compongono una stella doppia
e le loro righe di emissione.1)
1)

Fowles Grant R.: Introduction to Modern Optics - Dover Edition.


2 - 38

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

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Righe spettrali
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A B

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A

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AB

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(c)

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.....A
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fig.2.11-1

2 - 39

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B A

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.12 - Polarizzatori


Un polarizzatore e un dispositivo che converte un fascio, non polarizzato o a polarizzazione mista, di onde elettromagnetiche (per esempio luce) in un fascio con un singolo
stato di polarizzazione (generalmente singola polarizzazione rettilinea). I polarizzatori sono
usati in molte tecniche e strumenti ottici, e i filtri polarizzanti trovano applicazione nella
fotografia.
I polarizzatori possono essere divisi in tre categorie generali: polarizzatori assorbenti, nei quali gli stati di polarizzazione non desiderati sono assorbiti dal dispositivo; polarizzatori a ritardo di fase e polarizzatori birifrangenti, che discuteremo
nellambito dellottica dei cristalli.
Riguardo alla prima categoria, la pi
u usata, certi cristalli, mostrano dicroismo, ossia un assorbimento preferenziale della luce che e polarizzata in una particolare direzione.
Questi cristalli possono quindi essere usati come polarizzatori. La direzione della polarizzazione corrispondente alla massima trasmettivit
a e detta asse principale del polarizzatore
o asse di trasmissione (AT). Per quanto riguarda la seconda categoria di polarizzatori,
che sar
a descritta nellambito dello studio dellottica dei cristalli, si e detto che i polarizzatori beam-splitting dividono il fascio incidente in due fasci di stato di polarizzazione
opposto, generalmente in due polarizzazioni lineari ortogonali. A differenza di polarizzatori assorbenti, essi non hanno la necessit
a di assorbire e dissipare lenergia dello stato di

polarizzazione respinto, e cosi i polarizzatori beam-splitting sono pi


u adatti per utilizzo con
fasci di alta intensit
a. Essi sono anche molto usati quando le due componenti di polarizzazione devono essere analizzate o usate simultaneamente. In questo capitolo descriveremo i
polarizzatori assorbenti.
2.13 - Legge di Malus1)
Consideriamo la figura 2.13-1. Lasse di trasmissione del polarizzatore sia orientato
lungo lasse y del sistema di riferimento. Quindi, per definizione, viene trasmessa la componente del campo elettrico lungo tale asse. Se il campo incidente e orientato secondo
un angolo con tale asse, la componente trasmessa sar
a E cos , essendo E lampiezza
del campo elettrico incidente. Da ci
o si deduce che la densit
a di potenza trasmessa dal
2
2
polarizzatore sar
a proporzionale a E cos .
Questa e la legge di Malus, la quale afferma che quando un polarizzatore ideale e
posto in un fascio polarizzato di luce, lintensit
a della luce che passa attraverso il polarizzatore e data da:
I = I0 cos2
(2.13.1)
dove I0 e lintensit
a della luce iniziale e e langolo fra il piano di polarizzazione iniziale
della luce e lasse del polarizzatore.
Un fascio di luce non polarizzata (figura 2.13-2) pu
o essere pensato come se includesse
un insieme di polarizzazioni lineari a tutti gli angoli possibili. Cioe, se il fascio incidente
1)

Etienne Louis Malus: Paris, 23 Luglio 1775 - Paris, 24 Febbraio 1812


2 - 40

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ ottenendo:


non e polarizzato, occorre mediare su tutte le direzioni del vettore E,
I = I0 < cos2 >

(2.13.2)

.
Si ha:
1
< cos >=
2
2

Poiche

Z 2

Z 2
0

1
cos d =
2
2

d = 2 e

Z 2

Z 2
Z 2
Z 2
1
1 + cos 2
1
d =
d +
cos 2d
2
4 0
4 0
0
(2.13.3)

cos 2d = 0, risulta:

1
< cos >=
2
2

Z 2

cos2 d =

1
2

(2.13.4)

ossia, in caso di luce non polarizzata:


I=

1
I0
2

(2.13.5)

Lintensit
a della luce trasmessa dal polarizzatore e costante qualunque sia la direzione dellasse di trasmissione. Questo e un modo per analizzare la luce non polarizzata.
Lintensit
a I della luce e ridotta alla met
a.
y
A.T.

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E cos

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P olarizzatore
(Analizzatore)
Luce
polarizzata

Rivelatore

fig.2.13-1
2 - 41

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E cos

z
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Luce
polarizzata
linearmente

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici y


A.T.
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P olarizzatore

z
x

Luce
naturale

Luce
polarizzata

Rivelatore

fig.2.13-2
Se due polarizzatori sono posti uno dopo laltro (il secondo polarizzatore e generalmente chiamato analizzatore), langolo reciproco fra i loro assi di polarizzazione d
a il valore
di nella legge di Malus. Se i due assi sono ortogonali, i polarizzatori sono incrociati e non viene trasmessa luce.
In pratica non si parler
a di polarizzatore ideale, e la trasmissione non e esattamente
zero. I polarizzatori reali, non bloccano perfettamente la polarizzazione ortogonale al loro
asse di polarizzazione; il rapporto di trasmissione della componente non desiderata e della
componente desiderata e chiamato extinction ratio (rapporto di estinzione).
Si e detto che un polarizzatore e una lamina costituita da materiale otticamente
anisotropo che lascia passare la componente del campo elettrico parallela al suo asse di
trasmissione (AT) ed assorbe fortemente la componente del campo elettrico perpendicolare
allAT. Il coefficiente di trasmissione di un polarizzatore reale, quando su di esso incide un
fascio di luce polarizzato linearmente, e dato da:
I
= K1 cos2 + K2 sin2
(2.13.6)
T =
I0
dove I e lintensit
a della luce trasmessa, I0 e lintensit
a della luce incidente, K1 e il coefficiente di trasmissione della componente parallela allasse di trasmissione e K 2 e il coefficiente di trasmissione della componente perpendicolare allasse di trasmissione, e infine e
langolo fra il piano di polarizzazione e lAT del polarizzatore. In un polarizzatore ideale,
K1 e uguale ad 1 e K2 e uguale a zero; nel caso ideale, quindi, lespressione del coefficiente
di trasmissione si riduce alla classica legge di Malus I = I0 cos2 . In un polarizzatore
reale, K1 e K2 dipendono dalla lunghezza donda della radiazione, e per la luce bianca
assumono valori dellordine di 0.4 e di 104 .
2.14 - Polarizzatore a griglia di fili
Il pi
u semplice dispositivo di polarizzatore lineare e una griglia di fili conduttori paralleli, come mostrato in figura 2.14-1. Immaginiamo che unonda elettromagnetica incida
2 - 42

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici sulla griglia dal lato destro. Il campo elettrico pu
o essere risolto nelle usuali due componenti
ortogonali, in questo caso una scelta nella direzione parallela ai fili e laltra perpendicolare
ad essi. La componente y del campo guida gli elettroni di conduzione lungo la lunghezza
di ciascun filo, generando una corrente. Gli elettroni a loro volta collidono con il reticolo
cristallino atomico, impartendo energia agli atomi e quindi riscaldando i fili (calore di
Joule). In questo modo energia e trasferita dal campo alla griglia. In aggiunta, gli elettroni acceleranti lungo lasse y irradiano in entrambe le direzioni avanti e indietro. Come
ci si deve aspettare, londa incidente tende ad essere cancellata dallonda irradiata nella
direzione avanti, risultando debole o nulla la componente y del campo. La radiazione che
si propaga nella direzione dietro semplicemente appare come onda riflessa. In contrasto gli
elettroni non sono liberi di muoversi lontano nella direzione dellasse x, la corrispondente
componente del campo si propaga essenzialmente inalterata attraverso la griglia. Lasse
un errore comune assumere
di trasmissione della griglia
e perpendicolare ai fili. E
ingenuamente che la componente y del campo in qualche modo scivola attraverso lo spazio
fra i fili.
y

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z
x
~
E
Luce
naturale
Luce
polarizzata

Rivelatore

P olarizzatore
a griglia

fig.2.14-1
Si pu
o facilmente verificare lefficacia delluso del polarizzatore a griglia utilizzando
microonde ed una griglia fatta da fili elettrici ordinari (Hertz lha fatto!). Non e infatti
molto facile fabbricare una griglia che polarizzi la luce, ma e stato fatto! Nel 1960 George
R. Bird and Maxfield Parrish Jr. costruirono una griglia avente incredibilmente 2160 fili
per mm. (1) Il dispositivo e stato ottenuto facendo evaporare un flusso di atomi di oro (o
di alluminio) ad un angolo di incidenza prossimo allangolo di grazing su un reticolo di
diffrazione di plastica. Il metallo si accumula lungo gli orli di ciascuna feritoia del reticolo
per formare, dunque, fili microscopici la cui lunghezza e spaziatura erano inferiori ad una
lunghezza donda. Sebbene la griglia di fili e utile specie nellinfrarosso, e menzionata pi
u
(1)

G.R. Bird and M. Parrish, Jr.: The Wire Grid as a Near-InfraredPolarizer - J. Opt.
Soc. Am. 50, 886 (1960).
2 - 43

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici per scopi pedagogici che per ragioni pratiche. Il principio fondamentale sul quale esso e
basato e condiviso dai pi
u comuni polarizzatori dicroici.
2.15 - Cristalli dicroici
Vi sono certi materiali che sono naturalmente dicroici a causa di una anisotropia
nelle loro rispettive strutture cristalline. Probabilmente il pi
u conosciuto di questi e un
minerale che si trova in natura, la tormalina, una pietra semipreziosa spesso usata in
gioielleria. In realt
a vi sono diverse tormaline, che sono silicati di boro di differente composizione chimica (per esempio: N aF e3 B3 Al6 Si6 O27 (OH)4 ). Per questa sostanza vi e una
specifica direzione allinterno del cristallo conosciuta come asse principale o asse ottico,
che e determinata dalla sua configurazione atomica. La componente del campo elettrico di unonda elettromagnetica, la cui frequenza cade nel range del visibile,
che
e perpendicolare allasse principale del cristallo
e fortemente assorbita dal
campione. Pi
u spesso e il cristallo, pi
u completo e lassorbimento. Una lamina di un
cristallo di tormalina tagliata parallelamente al suo asse principale e spessa parecchi millimetri servir
a conseguentemente da polarizzatore lineare. In questo caso lasse principale
del cristallo diventa lasse di trasmissione del polarizzatore. Ma lutilit
a della tormalina
e piuttosto limitata dal fatto che i suoi cristalli sono relativamente piccoli. Inoltre anche la
luce trasmessa subisce un notevole assorbimento. Per complicare il fenomeno, questo assorbimento indesiderato e fortemente dipendente dalla lunghezza donda ed il campione di
tormalina si colorer
a. Un cristallo di tormalina colpito da luce naturale pu
o apparire verde
quando osservato nella direzione normale allasse principale e appare quasi nero quando
osservato lungo tale asse dove il campo elettrico e ortogonale a esso (da questi fatti deriva
il termine dicroico che significa due colori).
asse ottico

cristallo
dicroico

fig.4.6-1
Vi sono parecchie altre sostanze che presentano caratteristiche simili. Un cristallo di
minerale di hyperstene, un silicato ferromagnetico pu
o assumere il colore verde se su
di esso incide luce bianca polarizzata in una direzione e rosa per una diversa direzione
2 - 44

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici di polarizzazione. Noi possiamo dare una spiegazione qualitativa del meccanismo che d
a
luogo al dicroismo dei cristalli considerando la struttura microscopica del campione. Ricordiamo che gli atomi allinterno di un cristallo sono fortemente legati insieme da forze
a corto range per formare un reticolo periodico. Gli elettroni, che sono responsabili delle
propriet
a ottiche, possono essere immaginati legati elasticamente alle loro rispettive posizioni di equilibrio. Gli elettroni associati con un dato atomo sono anche sotto linfluenza
degli atomi vicini che essi stessi possono non essere simmetricamente distribuiti. Come
risultato, le forze di legame elastico saranno differenti a seconda delle direzioni. Di conseguenza, la loro risposta ad un campo elettrico armonico di unonda elettromagnetica
~ Se in aggiunta allanisotropia, il materiale e assorbente,
varier
a con la direzione di E.
una dettagliata analisi dovrebbe includere una conducibilit
a dipendente dallorientazione.
Nasceranno correnti di conduzione ed energia elettromagnetica sar
a convertita in calore
di Joule. Lattenuazione pu
o anche dipendere dalla frequenza. Questo significa che se nel
cristallo penetra luce bianca il cristallo apparir
a colorato (perche solo luce di una certa
~
frequenza verr
a assorbita pi
u delle altre) ed il colore dipender
a dallorientazione di E.
Sostanze che mostrano due o tre colori diversi sono dette essere dicroiche o tricroiche,
rispettivamente.
2.16 - Polaroid
Uno dei dispositivi sempre presenti in un laboratorio di Ottica e la lamina polaroid.
Edwin Herbert Land (1909-1991) fin da ragazzo sognava di trovare un sistema per polarizzare la luce dei fari delle automobili, riducendo labbagliamento e gli incidenti stradali.
Nel 1926 si iscrisse ad Harvard, ma frequent
o per pochi mesi, preferendo continuare le sue
ricerche nella sala di lettura della New York Public Library. Dopo aver letto un articolo
medico della met
a dellOttocento in cui si diceva che i cani trattati con chinino mostravano tracce di microscopici cristalli nelle urine, ebbe lidea di creare un polarizzatore poco
costoso costituito da un film di materiale plastico entro cui era imprigionata una grande
quantit
a di microcristalli; questo fu il primo polarizzatore costituito da un foglio dicroico,
conosciuto commercialmente come polaroid J-sheet. Tre anni dopo (1929), con una domanda di brevetto per la nuova invenzione, Land torn
o a Harvard ed ebbe un laboratorio
tutto per lui, anche se era ancora uno studente. Desideroso di commercializzare la sua
scoperta, non si ferm
o per laurearsi: nel 1932, con George Wheelright, un esercitatore di
fisica di Harvard, decise di creare unazienda che cinque anni dopo sarebbe diventata la Polaroid Corporation. Paradossalmente, linvenzione di Land non si impose nellindustria
automobilistica ma ebbe successo nel campo dellottica e della fotografia. La seconda
invenzione per cui Land e celebre e la fotografia istantanea. Oggi, con la fotografia digitale (la Polaroid Corporation ha chiuso lattivit
a nel 2008), sembra sia normale vedere
subito le immagini, ma alla fine degli anni quaranta del secolo scorso riunioni familiari,
feste e matrimoni furono rivoluzionati dalla possibilit
a di tornare a casa con in tasca le
preziose istantanee dellevento, senza dover sviluppare le pellicole. Land, che aveva concepito questinvenzione per accontentare la sua bambina di tre anni, impieg
o un giorno per
immaginarne il processo chimico e tre anni per fare di questo sogno una realt
a. La lettura
2 - 45

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici retrospettiva dei primi lavori di Land e piuttosto affascinante.(1)
particolarmente interessante seguire le origini bizzarre di quello che e oggi, senza
E
dubbio, il gruppo di polarizzatori pi
u largamente usato. Leggiamo insieme:
In letteratura sono pochi i momenti salienti riguardanti lo sviluppo dei polarizzatori,
particolarmente importante e il lavoro di William Bird Herapath (1796 -1868), un
medico di Bristol (Gran Bretagna) (2) il cui allievo, un certo Mr. Phelps, ha trovato
che, quando egli faceva cadere iodio nellurina di un cane che era stato alimentato
con chinino, si formavano piccoli cristalli scintillanti di colore verde nel liquido di
reazione. Phelps and
o dal suo insegnante, e Herapath allora fece qualcosa di curioso;
egli guard
o i cristalli al microscopio e not
o che in certe zone essi erano luminosi (dove
essi si sovrapponevono) ed in certe altre erano scuri. Egli riconobbe uno straordinario
nuovo fenomeno, e quindi un nuovo materiale polarizzante (oggi conosciuto come
herapathite). Il Dottor Herapath dedic
o circa dieci anni cercando di crescere questi
cristalli verdi fino a farli diventare sufficientemente grandi per poterli usare per coprire
loculare di un microscopio. Egli ne fece un poco ma essi restavano estremamente
sottili e fragili, perche effettivamente era molto difficili farli crescere.
Fu difficile far crescere questi cristalli fino a quando F.Bernauer ricercatore della
Zeiss fra il 1930 e 1940 riusci a farli crescere fino a qualche pollice di diametro. Il
lavoro di Herapath attir
o lattenzione di Sir David Brewster, che stava lavorando in
quei felici giorni sul Caleidoscopio. Brewster pens
o che sarebbe stato pi
u interessante
avere interferenze colorate nel suo Caleidoscopio piuttosto che pezzi di vetro colorati.
Il Caleidoscopio era la televisione dell anno 1850 e nessuna casa rispettabile non
poteva non avere un Caleidoscopio nel mezzo della biblioteca. Brewster, che invent
o
(3)
il Caleidoscopio scrisse un libro su esso, ed in quel libro egli menzion
o che avrebbe
desiderato usare i cristalli di herapathite per loculare. Quando io (Land) lessi il libro
nel 1926 e 1927, attraverso i suoi riferimemti venni a conoscenza di questi notevoli
cristalli, e cosi cominci
o il mio interesse nellherapathite.
Nel lavoro di Herapath, lo iodio era visto certamente associato con i polarizzatori. Lo
iodio appare in un altro posto nella letteratura primaria, nel lavoro di Ambronn, (4)
che not
o che quando egli colorava membrane cellulari, cellule viventi di tessuto animale, otteneva un elevato coefficiente di assorbimento dello iodio. Come egli trattava
certi tessuti naturali, essi diventavano pi
u scuri, ed osserv
o che questi tessuti pi
u scuri
erano dicroici. In un certo senso egli perse loccasione di fare il polarizzatore. Infatti
egli disse categoricamente che non ebbe capito la possibilit
a di fare un polarizzatore
sfruttando questo fenomeno, unaffermazione che io trovo molto forte da capire. Ambronn era un ricercatore competente, ma egli era una di quelle persone che sono pi
u
(1)

E.H.Land: Some Aspects of the Development of sheet Polarizers - J. Opt. Soc. Am.
41, 957 (1951).
(2)
W.B.Herapath: Phil.Mag. (4th ser.) 3, 161 (1852).
(3)
D.Brewster: The Kaleidoscope, Its History, Theory, and Construction - John Murray,
London, 1858.
(4)
H.Ambronn, Ann.Physiik u. Chem. 34, 340 (1888).
2 - 46

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici interessate a condurre esperimenti scientifici che allutilizzare i risultati ottenuti. Se
Ambronn avesse lavorato in America, le conseguenze sarebbero state diverse!
Uno dei concetti che e stato fortemente evidenziato e limportante posto dello iodio
nella storia dello sviluppo dei polarizzatori sintetici. Lherapathite e una forma cristallina di solfato di iodochinina.
La mia immediata ispirazione fu il lavoro di Herapath. Apparve chiaro che, poiche i
suoi dieci anni di sforzo non sono bastati per costruire un largo cristallo polarizzante,
questo era probabilmente una via ardua per costruire il polarizzatore. Io mi chiesi se,
invece di cercare di crescere un largo cristallo, uno non possa usare una molteplicit
a
di piccoli cristalli, tutti similmente orientati. Tuttavia vi sono parecchie difficolt
a: 1)
un numero di piccoli cristalli scatterer
a la luce se essi non vengono preparati accuratamente; 2) vi e un problema di orientazione; 3) come preparare cristalli molto piccoli;
e 4) come si maneggiano?
Ritornando al problema di come si possa costruire una lamina sintetica contenente
cristalli orientati di herapathite, il primo concetto elementare e quello di non fare
grossi cristalli, ma farli microscopici. Se uno riesce allora ad orientare tutti i cristalli
microscopici allo stesso modo, laltra difficolt
a e quella di non averli microscopici,
perche scattereranno la luce, ma di averli submicroscopici.
Nella mia innocenza giovanile sembrava che questi problemi potessero essere risolti in
un breve lasso di tempo, forse pochi mesi. Io ho conservato come un pezzo da esposizione il primo polarizzatore sintetico che ho costruito. Questo primo polarizzatore
era fatto macinando in un mulino a pale per un mese cristalli di herapathite; il mulino
conteneva una soluzione di lacca di nitrocellulosa.
Allora avvenne levento pi
u eccitante della mia vita. La sospensione di cristalli di
herapathite fu posta in una piccola cella, un cilindro di vetro di circa mezzo pollice
di diametro ed un quarto di pollice in lunghezza. La cella fu posta nel gap di un
magnete che poteva produrre un campo di induzione di circa 10.000 gauss. Prima
il magnete era spento, a causa del moto browniano le particelle erano orientate in
modo random cosicche il liquido era opaco e di colore rosso scuro. Quando cera il
campo, e questo era il grande momento, lentamente la cella diventava luminosa e molto
trasparente; quando noi esaminammo la luce trasmessa con un prisma di Nicol, essa
passava da bianca a nera man mano che si girava il prisma. Questo primo esperimento
di polarizzazione fu un successo ma nei successivi venticinque anni abbiamo risolto
molti altri dettagli tecnici.
Per fare un polarizzatore solido da un polarizzatore liquido, si e proceduto nella seguente maniera: la stessa sospensione fu posta in un tubo ed un foglio di plastica fu
immerso in esso; il tubo fu posto nel campo magnetico e chiuso cosi uno strato di
cristalli polarizzanti si depositarono sul foglio che fu lasciato nel campo magnetico per
asciugare e poco dopo abbiamo avuto il polarizzatore.........
I polarizzatori dicroici hanno due differenti coefficienti di assorbimento principali che
sono efficaci per incidenza normale, cosi che lassorbimento di luce linearmente polarizzata incidente normalmente e marcatamente differente per la direzione di vibrazione
parallela ai due assi principali del polarizzatore. In un buon polarizzatore dicroico
i due coefficienti di assorbimento devono essere molto differenti; in un polarizzatore
2 - 47

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ideale una componente lineare e trasmessa senza assorbimento e laltra e assorbita
completamente. Cosi un polarizzatore ideale comporta un rapporto infinito fra i due
coefficienti di assorbimento. Noi non siamo in grado teoricamente di ottenere un
rapporto infinito, ma nei buoni polarizzatori moderni il rapporto pu
o essere maggiore
di 100 o pi
u. Non e necessario che il rapporto fra i coefficienti di assorbimento sia
costante su tutto lo spettro del visibile; infatti vi sono talune applicazioni dove non
desiderabile, tuttavia, in un posi vuole che tale rapporto si mantenga costante. E
larizzatore ordinario, che un coefficiente di assorbimento sia cosi elevato da non fare
passare luce su tutto lo spettro e che laltro abbia coefficiente di riflessione cosi basso
che sostanzialmente tutta la luce di quella polarizzazione passa.........
Nel 1938 Land invent
o la cosidetta H-sheet, che oggi e probabilmente il pi
u largamente usato polarizzatore lineare. Esso non contiene cristalli dicroici ma e invece lanalogo
molecolare della griglia di fili. Un foglio di alcol polivinilico e riscaldato e stirato in una
data direzione, le sue lunghe molecole di idrocarburi diventano allineati in tale processo.
Il foglio e allora immerso in una soluzione di inchiostro ricco di iodio. Lo iodio impregna
la plastica e si attacca alle lunghe dritte catene di molecole polimeriche, formando effettivamente una catena propria. Gli elettroni di conduzione associati con lo iodio possono
~ in unonda
muoversi lungo le catene come se fossero lunghi fili sottili. La componente di E
incidente che e parallela alle molecole guida gli elettroni, ed e quindi fortemente assorbita.
Lasse di trasmissione del polarizzatore e quindi perpendicolare alla direzione in cui il film
e stato stirato.
Ogni minuscola entit
a dicroica separata e conosciuta con il nome di dicromoforo.
Nei fogli H i dicromofori sono di dimensioni molecolari, cosi lo scattering non rappresenta
un problema. LH-sheet e un polarizzatore molto efficace per lintero spettro del visibile
ma talvolta lo e meno nella regione blu dello spettro.

2 - 48

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 2.17 - Valutazione della pressione di radiazione esercitata da unonda elettromagnetica piana su una parete perfettamente assorbente
Si abbia unonda piana viaggiante, nel vuoto, lungo lasse z di un sistema di riferimento
ed incidente su una superficie delimitante un mezzo generico. Sia essa polarizzata lungo
lasse x, e, quindi, rappresentata dal vettore campo elettrico:
~ = E0 x
E
b cos(t kz)

(2.17.1)

Il vettore campo magnetico associato al campo elettrico (2.17.1) e:

Il vettore di Poynting e:

~ = E0 yb cos(t kz)
H
Z

(2.17.2)

E02
~
S=
zb cos2 (t kz)
(2.17.3)
Z
Il modulo del vettore di Poynting mediato in un periodo, cioe la densit
a di potenza
associata allonda piana e:
E2
hP i = 0
(2.17.4)
2Z
Per valutare la forza che si esercita sulla superficie, bisogna valutare il tensore elettrico
e magnetico associato al campo elettromagnetico sulla superficie stessa.
Come sappiamo dalla teoria essi sono:

(e)

S =

(m)
S

0 2
E
2
0 Ey Ex

0 Ex2

0 Ez Ex

1 2
1 2
B
B
0 x 20

By Bx
=

1
Bz Bx
0

0 Ex Ey
0
0 Ey2 E 2
2
0 Ez Ey

1
Bx By
0
1 2
1 2
By
B
0
20
1
Bz By
0

0 Ex Ez
0 Ey Ez
0
0 Ez2 E 2
2
1
Bx Bz
0
1
By Bz
0
1 2
1 2
Bz
B
0
20

(2.17.5)

(2.17.6)

dove Ex , Ey , Ez e Bx , By , Bz sono le componenti del campo elettromagnetico


complessivo (incidente e riflesso) sulla superficie.
La densit
a superficiale di forza che si esercita sulla superficie e data da:

dove:

n
~t = S
b

=S
(e) + S
(m)
S
2 - 49

(2.17.7)

(2.17.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ed n


b e il versore della normale alla superficie.
Supponendo che la superficie giaccia su un piano ortogonale alla direzione di propagazione dellonda, il versore n
b e dato da:

0
n
b= 0
(2.17.9)
1
Supponendo, inoltre, che la superficie sia non riflettente, nellipotesi di unonda
(e) e S
(m) si scrivono:
piana incidente data dalle (2.17.1) e (2.17.2), i tensori S

0
0 Ex2 Ex2
0
0
2

0 2
(e)

0
Ex
0
S =
(2.17.10)

0 2
0
0
Ex
2

1 2
By
0
0

20

1
1
(m)

By2
By2
0
0
(2.17.11)
S
=

0
20

1 2
0
0

B
20 y
Esprimendo By in funzione di Hy e quindi di Ex per mezzo della (2.17.2), si ha:
B y = 0 H y = 0

1
Ex
Z

da cui

By2 = 0 0 Ex2

(2.17.12)

si scrive:
Sostituendo la (2.17.12) nella (2.17.11), il tensore degli sforzi S

1
1
0 Ex2
0
0
0 Ex2
0
0
2
2

1
1

2
2
+
(2.17.13)
S=
0
0 Ex
0
0 Ex
0
0

2
2

1
1
2
2
0
0
0 Ex
0
0
0 Ex
2
2

e risulta, quindi:

0 0
= 0 0
S
0 0

0
0
0 Ex2

(2.17.14)

La densit
a superficiale di forza che si esercita su una superficie assorbente ossia non
riflettente e data da:


0 0
0
0
0
0 = 0
~t = 0 0
(2.17.15)
0
2
2
1
0 Ex
0 0 0 Ex
2 - 50

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La (2.17.15) conferma lesistenza di una pressione di radiazione che si esercita sulla
superficie; essa si pu
o scrivere:
~t = 0 Ex2 zb = 0 zbE02 cos2 (t kz)

(2.17.16)

Ovviamente, ha significato fisico il valore della (2.17.16) mediato in un periodo, quindi:


1
h~ti = 0 E02 zb
2

(2.17.17)

Esprimendo E02 in funzione della densit


a di potenza mediata in un periodo hP i, data dalla
(2.17.4), si ha:
hP i
b
h~ti = 0 ZhP ib
z=
z
(2.17.18)
c
essendo c la velocit
a della luce nel vuoto.
La (2.17.18) e limportante risultato trovato per la prima volta da Maxwell teoricamente e poi verificato sperimentalmente dal fisico russo Lebedev nel 1901. 1)
Nellipotesi che la superficie sia perfettamente riflettente, nel calcolo di ~t bisogna tenere
in considerazione il campo elettrico dellonda riflessa. Conseguentemente, si ha:
2hP i
b
h~ti =
z
c

(2.17.19)

Ovviamente nel caso in cui la superficie non e ne assorbente ne riflettente bisogna


tenere conto del campo riflesso valutato con le formule di Fresnel.

1)

Pyotr Nikolaevich Lebedev: 1866 - 1912. Il suo nome e stato dato ad un cratere
lunare.
2 - 51

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Appendice al Cap. 2


2A.1 - Covarianza delle equazioni di Maxwell
Se una sorgente di radiazione monocromatica e in moto rispetto ad un osservatore, la frequenza della radiazione osservata sar
a aumentata o diminuita se la sorgente
e losservatore si avvicineranno o si allontaneranno rispettivamente luno allaltro. Questo
principio, enunciato da Christian Doppler nel 1843, e chiamato effetto Doppler.
Fondamentalmente leffetto Doppler e una conseguenza della covarianza delle equazioni di Maxwell rispetto a trasformazioni di Lorentz. Per il caso pi
u usuale in cui la sorgente e losservatore sono nel libero spazio, la formulazione relativistica esatta delleffetto
Doppler e ben conosciuta. Ma in presenza di mezzi materiali leffetto Doppler e pi
u complicato e coinvolge questioni che ancora non sono state completamente risolte.
In questo capitolo e discusso il problema di valutare leffetto Doppler nei mezzi mate noto che per mezzi omogenei il calcolo pu
riali. E
o essere fatto utilizzando il principio di
invarianza delle fasi, mentre per mezzi non omogenei e richiesto un pi
u elementare punto
di partenza.
Secondo la teoria della relativit
a, le equazioni di Maxwell devono avere la stessa forma
in tutti i sistemi du riferimento inerziali cioe essi devono essere covarianti rispetto a trasformazioni di Lorentz. Questo significa che se noi scriviamo le equazioni di Maxwell in un
sistema di riferimento inerziale K e poi con una appropriata trasformazione di Lorentz
passiamo dalle coordinate x, y, z, t di K alle coordinate x , y , z , t di un altro sistema
di riferimento inerziale K che si muove con velocit
a costante rispetto a K, le funzioni
dipendenti, cioe i quattro vettori del campo, il vettore densit
a di corrente e la densit
a di
carica, devono trasformarsi in modo tale che le equazioni trasformate abbiano lo stesso
aspetto formale delle equazioni originali.
Le trasformazioni di Lorentz possono essere considerate una conseguenza del postulato
che la velocit
a della luce nel vuoto abbia lo stesso valore c in tutti i sistemi di riferimento.
Per mostrare questo, facciamo coincidere le origini spaziali dei sistemi di riferimento K e
K agli istanti t = t = 0 e introduciamo la conveniente notazione x1 = x, x2 = y, x3 = z,
x4 = ict, x 1 = x , x 2 = y , x 3 = z , x 4 = ic . Allora, in questa notazione, il postulato
comporta che la condizione:
x x = x x
(2A.1.1)
sia soddisfatta. Nella (2A.1.1) abbiamo soppresso il simbolo di sommatoria, cosa che
faremo anche in seguito, e usiamo la convenzione che gli indici ripetuti sono sommati da
1 a 4. Questa condizione a sua volta comporta che le coordinate x e x siano correlate
La covarianza delle equazioni di Maxwell rispetto a trasformazioni di Lorentz fu
provata da Lorentz e Poincare, e fisicamente interpretata da Einstein. Il loro lavoro, tuttavia, fu intenzionalmente ristretto alle equazioni di Maxwell della teoria degli elettroni,
cioe le cosiddette equazioni microscopiche di Maxwell-Lorentz, e non dei mezzi materiali. Las generalizzazione della teoria nel caso di mezzi materiali fu finalmente effettuata
da Minkowsky dal postulato che le equazioni macroscopiche di Maxwell siano covarianti
rispetto a trasformazioni di Lorentz.
2 - 52

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dalle trasformazioni lineari:


x = a x

x = a x

(2A.1.2)

i cui coefficienti a obbediscono alle condizioni:


a a = a a = =

1 for

=
(2A.1.3)

1 for

6=

Queste trasformazioni lineari costituiscono il gruppo completo di trasformazioni di


Lorentz. Poiche il determinante |a | pu
o essere +1 o -1, questo gruppo completo divide
naturalmente in trasformazione positive per cui |a | = +1 e in trasformazioni negative per
cui |a | = 1. Da queste le trasformazioni positive sono selettive perche essi includono
la trasformazione identit
a:
x = x
( = 1, 2, 3, 4)
(2A.1.4)
Le trasformazione positive, che possono essere pensate come una rotazione in uno
spazio quadridimensionale o, equivalentemente, come sei rotazioni nei piani x1 x2 , x1 x3 ,
x1 x4 , x2 x3 , x2 x4 , x3 x4 , non contengono solo le trasformazioni di Lorentz proprie ma anche
trasformazioni estranee coinvolgenti le inverse di due o quattro assi. Quindi, quando queste
trasformazioni estranee sono escluse, quelle che rimangono delle trasformazioni positive
costituiscono le trasformazioni di Lorentz proprie.
Assumendo che le coordinate sottoposte ad una appropriata trasformazione di Lorentz,
noi definiamo un quadrivettore come un insieme di quattro quantit
a A ( = 1, 2, 3, 4) che
trasforma le coordinate:
A = a A
(2A.1.5)
Tuttavia, definiamo un quadritensore A di rango 2 come un insieme di 42 quantit
a
che obbediscono la legge di trasformazione:
A = a a a A

(2A.1.6)

ed un quadritensore A di rango 3 come un insieme di 43 quantit


a che obbediscono la
legge di trasformazione:
A = a a a A
(2A.1.7))
In termini delle quantit
a F , G , J (, ) (= 1.2.3.4), i cui valori sono dati da:

Bz

i
Ex
c

Bz

By

Bz

Bz

i
Ey
c

i
Ez
c

2 - 53

i
Ex

i
Ey

i
Ez

(2A.1.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici

Hz

Hz

Hy

icDx

Hy

Hx

Hx

icDy

icDz

Jx

Jy

J =

Jz

ic

le due equazioni di Maxwell

icDy

icDz

F
F
F
+
+
x
x
x

(2A.1.9)

(2A.1.10)

~ E
~ = B
~

~ B
~ =0

diventano:

icDx

(, , = 1, 2, 3, 4)

(2A.1.11)

(2A.1.12)

e le altre due equazioni di Maxwell:


~ H
~ D
~ = J~

t
diventano:

G
= J
x

~ D
~ =

( = 1, 2, 3, 4)

(2A.1.13)

(2A.1.14)

Dal postulato che le equazioni di Maxwell sono covarianti rispetto ad una appropriata
trasformazione di Lorentz delle coordinate, cioe, che le forme quadridimensionali (2A.1.12)
e (2A.1.14) sono covarianti, segue che F e G sono quadritensori di rango 2 e J e
un quadrivettore. Questo significa che quando le coordinate subiscono una appropriata
trasformazione di Lorentz:
x = a x

( = 1, 2, 3, 4)

(2A.1.15)

le quantit
a J (la quadricorrente) si trasforma come le coordinate:
J = a J

( = 1, 2, 3, 4)

(2A.1.16)

e i tensori del campo F , G si trasforma come il prodotto delle coordinate:


F

= a a F

(, nu = 1, 2, 3, 4)

2 - 54

(2A.1.17)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici G = a a G

(, nu = 1, 2, 3, 4)

(2A.1.18)

Finora le sole restrizioni che abbiamo posto sui sitemi di rifeirmento sono quelle che le
loro origini spaziali devono coincidere a t = t = 0 e la loro velocit
a relativa sia uniforme.
Ora porremo una addizionale restrizione sui sistemi di riferimento, ossia che essi hanno lo
stesso orientamento. Con la velocit
a e lorientamento specificate, i coefficienti a possono
essere univocamente determinati dalle equazioni (2A.1.2) e (2A.1.3) e la condizione |a | =
1. Si pu
o mostrare che se due sistemi di riferimento K e K hanno lo stesso orientamento,
e se la loro velocit
a relativa e ~v , allora i coefficienti a sono dati da:

1 + ( 1)

vx2
v2

( 1) vy vx

v2
=

( 1) vz vx

v2

vx
i
c

vx vy
v2
vy2
1 + ( 1) 2
v
vz vy
1 + ( 1) 2
v
vy
i
c
( 1)

( 1)

vx vz
v2

vy vz
v2
v2
1 + ( 1) z2
v
vz
i
c
( 1)

vx
c

vy
i

vz
i
c

(2A.1.19)

Utilizzando queste espressioni dei coefficienti ed esprimendo i risultati in forma tridimensionale, troviamo che la legge di trasformazione (2A.1.15) per il quadrivettore posizione
x , che pu
o essere scritto come (~r, ict), diventa:
~r ~v
~r =~r vt + ( 1) 2 ~v
v


~r ~v
t = t 2
c
dove:

1
=p
1 2

v
c

(2A.1.20)
(2A.1.21)

~r = x
bx + ybyb
zz



~ ic assume la forma:
e che la legge di trasformazione (2A.1.16) per il quadrivettore J,
J~ ~v
J~ =J~ v + ( 1) 2 ~v
v


1
= 2 J~ ~v
c

(2A.1.22)
(2A.1.23)

Analogamente, troviamo che la legge di trasformazione (2A.1.17) comporta:




~
~ = E
~ + ~v B
~ + (1 ) E ~v ~v
E
v2


~
~ = B
~ 1 ~v E
~ + (1 ) B ~v ~v
B
c2
v2
2 - 55

(2A.1.24)
(2A.1.25)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e che la legge di trasformazione (2A.1.18) comporta:




~ ~v
1
D

~
~
~
D = D + 2 ~v H + (1 ) 2 ~v
c
v


~
~ = H
~ ~v D
~ + (1 ) H ~v ~v
H
v2

(2A.1.26)
(2A.1.27)

Chiaramente le equazioni (2A.1.22) e (2A.1.23) seguono dalle equazioni (2A.1.20) e


(2A.1.21) sostituendo ~r con J~ e ict con ic. Anche le equazioni (2A.1.26) e (2A.1.27)
~ con cD
~ eB
~ con H/c.
~
seguono dalle equazioni (2A.1.24) e (2A.1.25) sostituendo E
Cosi vediamo che quando le coordinate ed il tempo sono sottoposte alle appropriate
trasformazioni di Lorentz espresse dalle equazioni (2A.1.20) e (2A.1.21), le equazioni di
Maxwell riferite al sistema di riferimento K, cioe:
~ H
~ = J~ + D
~

~ E
~ = B
~

~ D
~ =

~ B
~ =0

(2A.1.28)

si trasformano nelle equazioni di Maxwell relative a K , cioe:


~ H
~ = J~ + D
~

~= B
~ E
~

~ =
~ D

~ = 0 (2A.1.29)
~ B

dove le quantrit
a apicate sono correlate alle quantit
a non apicate dalle relazioni (2A.1.20)
alle (2A.1.27).
2A.2 - Invarianza della fase e quadrivettore donda
Se un sistema di riferimento K e a riposo rispetto ad un mezzo omogeneo, le equazioni
di Maxwell in K ammettono soluzioni della forma:

#
"
i ~k ~r t
~ r , t) = E
~ 0e
E(~
(2A.2.1)

#
i ~k ~r t
~ r, t) = B
~ 0e
B(~
"

(2A.2.2)

~ 0 un vettore costante e B
~ 0 , che e correlato a E
~ 0 da B
~ 0 = (1/) ~k E
~ 0 , e anchesso
essendo E
un vettore costante. Le espressioni (2A.2.1) e (2A.2.2) rappresentano in K i vettori campo
elettrico e campo di induzione magnetica di unonda piana omogenea di frequenza angolare
e vettore donda ~k.
Per vedere quale forma questa onda piana assume in un sistema di riferimento K
che si muove con velocit
a costante ~v rispetto a K, sostituiamo inizialmente le espressioni
(2A.2.1) e (2A.2.2) nella legge di trasformazione (2A.1.24) e cosi otteniamo lespressione:

#
"
~k ~r t
i
~ (~r, t) = E
~ e
E
(2A.2.3)
0

2 - 56

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ un vettore costante dato da:


essendo E
0


~
~ 0 = E
~ 0 + ~v B
~ 0 + (1 ) E0 ~v ~v
E
v2

(2A.2.4)

Allora trasformiamo le coordinate ~r e t nelle coordinate ~r e t di K per mezzo


dellappropriata trasformazione di Lorentz:
~r ~v
~r =~r + ~vt + ( 1) 2 ~v
v



~r ~v
t = t + 2
c

(2A.2.5)
(2A.2.6)

Applicando queste trasformazioni allespressione (2A.2.3), vediamo che il vettore campo elettrico dellonda nel sistema di riferimento K assume la forma:

!
~k ~r t
i
~ (~r , t ) = E
~ e
E
0

(2A.2.7)

dove:
~
~k =~k ~v + ( 1) k ~v ~v
2
v2
 c

= ~v ~k

(2A.2.8)
(2A.2.9)

Questo mostra che londa piana espressa dallequazione (2A.2.1) e riferita al sistema
di riferimento K e trasformata nellequazione (2A.2.7) quando e riferita al sistema di riferimento K
Dal modo in cui ~k e compaiono nellespressione (2A.2.7) siamo portati alla interpretazione che ~k e il vettore donda dellonda quando riferita al sistema di riferimento K
e e la sua frequenza.
Di conseguenza, consideriamo le relazioni (2A.2.8) e (2A.2.9) come le leggi di trasformazione per i vettori donda e la frequenza.
queste relazioni con le equazioni (2A.1.20) e (2A.1.21), vediamo che

 Confrontando

~k, i
si trasformano come il quadrivettore (~r, ict). Quindi:
c

kx

ky

(2A.2.10)

kz

i
c
2 - 57

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e un quadrivettore. Esso e chiamato il quadrivettore donda.


La fase dellonda in K e definita da:
= ~k ~r t

(2A.2.11)

ed in termini di k e x essa assume la forma:


= k x

(2A.2.12)

Poiche k e x sono quadrivettori, segue dallequazione (2A.2.12) che e invariante.


Quello che abbiamo mostrato sopra e che la fase di unonda piana uniforme in
un mezzo omogeneo rimane invariante rispetto ad una appropriata trasformazione di
Lorentz delle coordinate. Questa invarianza della fase, talvolta chiamata come il principio dellinvarianza della fase, si applica non solo alle onde che viaggiano nel vuoto ma
anche alle onde in mezzi omogenei, anche se questi mezzi omogenei siano anisotropi e dispersivi. Tuttavia, nel caso di mezzi non omogenei le equazioni di Maxwell non ammettono
soluzioni di onde piane uniformi e quindi precludono la possibilit
a di definire linvarianza
della fase.
2A.3 - Equazione donda per mezzi omogenei isotropi in movimento
In un sistema di riferimento K che e a riposo rispetto ad un mezzo omogeneo ed
~ (~r , t ) ed il potenziale scalare (~r , t ) dovuti ad una
isotropo, il potenziale vettore A
densit
a di corrente J~ (~r , t ) e ad una densit
a di carica (~r , t ) chiaramente deve obbedire
alle equazioni donda non omogenee:


n 2 2 ~
2
2
A (~r , t ) = J~ (~r , t )
(2A.3.1)
2
c t


n 2 2
1
2
2
(~r , t ) = (~r , t )
(2A.3.2)
2
c t

dove e sono la permeabilit


a magnetica e la costante dielettrica del mezzo e n e
lindice di rifrazione. Con laiuto dei quadrivettori J e A , i cui valori sono dati da:

J x


Jy

=

Jz

ic

A x


Ay

=

Az

queste equazioni possono essere combinate per dare:





n 2 2
2
2 2
1 c 4
2
A = J
c t2
2 - 58

(2A.3.3)

(2A.3.4)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 



dove = 1/c2 = n 2 1 /c2 e 4 e la delta di Kronecker.
Desideriamo trasformare lequazione (2A.3.4) relativamente ad un sistema di riferimento K, rispetto al quale il mezzo si muove con velocit
a ~v . Poiche A e J sono
quadrivettori, essi si trasformano come segue:
A = a A

J = a J

(2A.3.5)

Qui A e J sono quadrivettori in K, e gli a sono i coefficienti dellappropriata


trasformazione di Lorentz che trasporta K in K. Per trasformare loperatore differenziale
che compare nella equazione (2A.3.3), scriviamo:
2

n 2 2
1 2
n 2 1 2
2
=

c2 t 2
c2 t 2
c2 t 2

(2A.3.6)

I primi due termini al secondo membro costituiscono un operatore invariante, e quindi:

1 2
n 2 2
2
2
= 2 2
c t 2
c t

Per mezzo delle trasformazioni:




~r ~v

t = t + 2
c

(2A.3.7)

(2A.3.8)

~r =~r + ~vt + ( 1)

~r ~v
~v
v2

(2A.3.9)

Pu
o essere mostrato che:
n 2 1 2
= 2
2
2
c
t

~
+ ~v
t

2

(2A.3.10)

Cosi dalle relazioni (2A.3.7) e (2A.3.10) vediamo che loperatore (2A.3.6) si trasforma
come segue:

2
n 2 2
1 2

2
2
2
~
2
= 2 2
+ ~v
(2A.3.11)
c t 2
c t
t
Ora, con laiuto delle trasformazioni (2A.3.5) e (2A.3.11), diventa evidente che la
equazione (2A.3.4) in K si trasforma nella seguente equazione in K:
a LA = a J c2 4 a LA

(2A.3.12)

dove loperatore L e definito da:


2
L = 2 2 2
c t
2

2 - 59

~
+ ~v
t

2

(2A.3.13)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Moltiplicando lequazione (2A.3.12) per a , sommando con e utilizzando la relazione di ortogonalit
a (2A.1.3),troviamo che:
LA = J c2 a4 a4 LA

(2A.3.14)

Per = 4, lequazione (2A.3.12) comporta:


a4 LA =

a4 J
1 + c2

(2A.3.15)

Quindi possiamo trasformare lequazione (2A.3.14) nella forma:


LA = J +

c2
a4 a4 J
1 + c2

(2A.3.16)

Utilizzando lequazione (2A.1.19), otteniamo:


1
U J U
(2A.3.17)
c2
dove U e il quadrivettore velocit
a (~v, ic). Con laiuto di questo risultato, lequazione
(2A.3.16) diventa:

LA = J 2 U J U
(2A.3.18)
n
Questa e lequazione nella quale lequazione (2A.3.4) e trasformata quando il sistema
di riferimento e cambiato da K a K .
In forma tridimensionale, lequazione (2A.3.18) comporta le seguenti equazioni per il
~ r, t) ed il potenziale scalare (~r, t) nel sistema di riferimento K:
potenziale vettore A(~
"

2 #


2

~ r, t) = J~ ~v J~ ~v c2
~
2 2 2 2
A(~
+ ~v
(2A.3.19)
c t
t
n 2
"

2 #


2


~
2 2 2 2
+ ~v
(~r, t) = c2 2 c2 J~ ~v c2 (2A.3.20)
c t
t
n
a4 a4 J =

dove, come prima, = (c2 1)/c2 = (n 2 1)/c2 . Con una conoscenza di queste
equazioni, noi possiamo trovare i potenziali scalari e vettori di una sorgente circonadata
da un mezzo omogeneo ed isotropo e che si muove alla velocit
a vecv rispetto alla sorgente.
~ =
~ (/t) A
~
Queste quantit
a ci permettono di calcolare il vettore campo elettrico E
~ =
~ A
~ della sorgente in presenza di un vento. La
ed il vettore campo magnetico B
discussione fatta e basata sulla trasformazione dellequazione donda non omogenea dal
sistema K al sistema K. Attualmente
In effetti gli stessi risultati possono essere ottenuti utilizzando la forma tensoriale
delle equazioni di Maxwell come punto di partenza. Per mostrare questo, ricordiamo che
le equazioni di Maxwell possono essere scritti come segue:
F
F
F
+
+
=0
x
x
x
G
= J
x
2 - 60

(2A.3.21)
(2A.3.22)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Queste equazioni tensoriali valgono in tutti i sistemi di riferimento di Lorentz, ed in
particolare essi valgono in K ed in K. In K le relazioni costitutive sono:
~ = E
~
D

~= 1B
~
H

(2A.3.23)

~ , E
~ , H
~ , B
~ in termini di D,
~ E,
~ H,
~ B
~ del sistema di riferimento
Esprimendo D
K, troviamo con laiuto delle equazioni (2A.1.24), (2A.1.23), (2A.1.26), (2A.1.27) che le
relazioni costitutive in K sono:


~ + 1 ~v H
~ = E
~ + ~v B
~
D
(2A.3.24)
c2


1 ~
1
~
~
~
H ~v D = B 2 ~v E
(2A.3.25)

c
Scritte in forma tensoriale, queste relazioni costitutive diventano:
G U = c2 F U

(2A.5.26)

G U + G U + G U =

1
(F U + F U + F U )

(2A.5.27)

dove, come prima, U denota il quadrivettore velocit


a (~v, ic).
Per esprimere il tensore del campo G esplicitamente in termini del tensore del campo
F moltiplichiamo lequazione (2A.3.27) per U . Osservando che U U = c2 , troviamo
che:
c2 G + U G U + U G U =


1  2
c
F
+
U
F
U
+
U
F
U

(2A.3.28)

In virt
u delle relazioni costitutive (2A.3.26), si ha:
G U = c2 F U

G U = c2 F U

(2A.3.29)

Quindi, segue dalla (2A.3.28) che:


G =

F
+
(U F U U F U )

(2A.3.30)

Sostituendo lespressione (2A.3.30) nelle equazioni di Maxwell (2A.3.22), troviamo


che:

F
F
F
+ U U
U U
= J
x
x
x

(2A.3.31)

Tuttavia, dalle equazioni (2A.3.22) e (2A.3.26) risulta:


U U

= 2 U J U
x
c
2 - 61

(2A.3.32)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Quindi,lequazione (2A.3.31) diventa:


F
F

+ U U
= J + 2 U J U
x
x
c

(2A.3.33)

Ora, abbiamo due equazioni per il tensore del campo F , uno essendo le equazioni
di Maxwell (2A.3.21) e laltro essendo lequazione (2A.3.33).
 Se noi scriviamo il tensore

~ i , cioe, se noi scriviamo:
del campo F in termini del quadripotenziale A = A,
c
F =

A
A

x
x

(2A.3.34)

allora lequazione (2A.3.22) e soddisfatta. Sostituendo lespressione (2A.3.34) nella equazione (2A.3.33), otteniamo la seguente equazione per il quadripotenziale:





A
A U U
A
A = J + 2 U J U
x x
x x
x x
x x
c
(2A.3.35)
Raggruppando, otteniamo:

 


A
A

U U

U U
A = J + 2 U J U
x x
x
x x
x x
c
(2A.3.36)
Poiche il quadripotenziale non e completamente determinato dallequazione (2A.3.34),
siamo liberi di imporre su esso le seguenti condizioni aggiuntive:
A
A
U U
=0
(2A.3.37)
x
x
che e chiamata la condizione generalizzata di Lorentz per il quadripotenziale.
Quando questa condizione e soddisfatta, lequazione (2A.3.35) si riduce a:



U U
A = J 2 U J U
(A2.3.38)
x x
x x
c

Questa equazione e identica allequazione (2A.3.18) e, in forma tridimensionale, e


equivalente alle equazioni (2A.3.19) e (2A.3..20).
Per mostrare che lequazione (A2.3.38) possa essere usata per trovare lindice di
~ r, t) abbia la forma di unonda
rifrazione di un mezzo in movimento, assumiamo che A(~
piana:


~
i
k

~
r

it
~ r, t) = A
~ 0e
A(~
e
(2A.3.39)

Sostituendo questa espressione nellequazione (2A.3.19), con il secondo membro posto


eguale a zero, troviamo:
2

c2 k 2 + 2 + 2 n 2 1 ~k ~v = 0
(2A.3.40)
Risolvendo questa equazione per n = ck/, si arriva alla classica formula per lindice
di rifrazione.
Fine del Cap.2
2 - 62

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 3


Riflessione e rifrazione su una superficie piana
3.1 - Leggi di Snell1)
Consideriamo due mezzi lineari, isotropi, omogenei e di estensione indefinita, separati
dalla superficie piana S. Il versore n
b sia normale al piano S e diretto dalla regione caratterizzata dai parametri 2 , 2 , 2 alla regione caratterizzata dai parametri 1 , 1 , 1 dove
viaggia unonda elettromagnetica piana.
Sia O unorigine fissa che, per comodit
a, immaginiamo situata su S.

1 , 1 , 1

2 , 2 , 2

.....
.....
.....
.....
....
.....
......
.
.
............................n
.
.
.
b
.
.
n
b2 .......
............ 1
...............
....
......
......
.........
...........
.
.
.
.........
.
.....
. ....
.
.
.
.
.
.
.
.
n
b......... 1 .... ...... ....... .... 2
.
......................................................................
.....................................................................................................
....
...
..
... .... O
.
.
0 .........
....
....
....
.......
....
...........
.
.
.
.
.
.
........ n
b0
......
...
...
...
..
.
.
.
.
..
.....
......

fig.3.1-1

Un generico punto P che si trovi in uno dei due mezzi e individuato dal vettore
posizione ~r e dallorigine O; allora lequazione della superficie piana S e:
n
b ~rS = 0

(3.1.1)

cioe per tutti i punti di S vale la (3.1.1).


Unonda piana che si propaga nel mezzo 1 incida su S. Essa e rappresentata da:

1)

n0 ~
rit
~i = E
~ 0 eik1 b
E

~ i = k1 n
~i
H
b0 E
1

(3.1.2)

Willebrordus Snell van Royen (Snellius): Leiden (The Netherlands), 1581 - Leiden,
1626.
3-1

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ 0 e lampiezza complessa dellonda incidente ed n


dove E
b 0 il versore che definisce la direzione
di propagazione; indichiamo inoltre con k1 la costante di propagazione nel mezzo 1 e con
k2 quella nel mezzo 2. Il piano definito dai versori n
b ed n
b 0 e detto piano dincidenza.
Il passaggio dellonda dal mezzo 1 al mezzo 2 e regolato dalle condizioni al contorno sulla
superficie S, per soddisfare le quali si deve postulare (come vedremo) lesistenza di un
campo riflesso nel mezzo 1. Dal punto di vista fisico, e evidente che il campo incidente
induce un movimento oscillatorio di cariche libere e legate in prossimit
a di S, il quale, a
sua volta, irradia un campo secondario sia allindietro che in avanti.
Introdotta lipotesi che tanto londa riflessa quanto londa trasmessa (o rifratta) siano
piane, si ha:
n2 ~
ri2 t
~t
~ 2 eik2 b
~ t = k2 n
~t = E
b2 E
E
H
2 2
(3.1.3)
k 1
ik1 b
n1 ~
ri1 t
~
~
~
~
Er = E1 e
n
b 1 Er
Hr =
1 1
dove n
b1 ed n
b2 sono i versori delle direzioni di propagazione delle onde riflesse e trasmesse
~ 1 ed E
~ 2 ampiezze complesse, finora indeterminate.
rispettivamente, E
importante osservare che le ampiezze E
~ 0, E
~ 1 , ed E
~ 2 sono indipendenti dalla posizione
E
e dal tempo.
Sappiamo, daltra parte, che su ciascun punto della superficie S la componente tangenziale del campo elettrico deve essere continua in ogni istante di tempo t. Pertanto deve
essere:


n0 ~
rS it
n1 ~
rS i1 t
n2 ~
rS i2 t
~ 0 eik1 b
~ 1 eik1 b
~ 2 eik2 b
n
b E
+E
=n
bE
(3.1.4)

Ora, al variare di ~r su S e del tempo t la (3.1.4) deve essere sempre soddisfatta. Poiche
~
~
~ 2 non dipendono da tali variazioni, condizione necessaria perche la (3.1.4) sia
E0 , E1 ed E
sempre soddisfatta e che gli argomenti dei fattori esponenziali in essa presenti siano identici
sulla superficie n
b ~rS = 0 e per ogni t, cioe:
= 1 = 2 e quindi k1 = k1

(3.1.5)

b0 ~rS = k1 n
b1 ~rS = k2 n
b2 ~rS
k1 n

(3.1.6)

Consideriamo la seguente identit


a vettoriale:





~a ~b ~c = (~a ~c) ~b ~a ~b ~c

(3.1.7)

e valutiamola per ~a = ~b = n
b e ~c = ~r; si ha:

n
b (b
n ~r) = (b
n ~r) n
b (b
nn
b) ~r

Poiche n
bn
b = 1, essa si scrive:

~r = b
n (b
n ~r) + (b
n ~r) n
b
3-2

(3.1.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue che tutti i punti della superficie S sono individuati dal vettore posizione
(3.1.8) avendo in essa posto n
b ~r = 0. Quindi:
~rS = b
n (b
n ~rS )

(3.1.9)

Conseguentemente le (3.1.6) si scrivono:


k1 n
b0 n
b (b
n ~rS ) = k2 n
b2 n
b (b
n ~rS )

k1 n
b0 n
b (b
n ~rS ) = k1 n
b1 n
b (b
n ~rS )

(3.1.10)

Consideriamo, ora, la seguente identit


a vettoriale:

 



~a ~b ~c d~ = ~a ~b ~c d~

Per ~a = n
b0 , ~b= n
b, ~c= n
b, d~ = ~rS , si ha:

n
b0 n
b (b
n ~rS ) = (b
n0 n
b) (b
n ~rS )

(3.1.11)

Cosicche le (3.1.10) diventano:

che si scrivono

k1 (b
n0 n
b) (b
n ~rS ) = k2 (b
n2 n
b) (b
n ~rS )
k1 (b
n0 n
b) (b
n ~rS ) = k1 (b
n1 n
b) (b
n ~rS )
(k1 n
b0 n
b k2 n
b2 n
b) (b
n ~rS ) = 0
(b
n0 n
bn
b1 n
b) (b
n ~rS ) = 0

(3.1.12)

(3.1.13)

Poiche la validit
a delle (3.1.13) e assicurata per qualunque valore di ~rS , si ha:
k1 n
b0 n
b = k2 n
b2 n
b

n
b0 n
b=n
b1 n
b

(3.1.14)

Da queste due relazioni si deduce che n


b, n
b0, n
b1 ed n
b2 sono tutti complanari; cioe i
piani di fase costante delle onde trasmessa e riflessa sono normali al piano di incidenza.
Dalla seconda delle (3.1.14) si deduce che:
sin ( 0 ) = sin 1
cioe
sin 0 = sin 1

(3.1.15)

che conduce alla legge di riflessione: langolo di incidenza


e uguale allangolo di
riflessione.
Dalla prima delle (3.1.14) si deduce che:
k1 sin ( 0 ) = k2 sin ( 2 )
3-3

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici cioe


k1 sin 0 = k2 sin 2

(3.1.16)

che esprime la legge di Snell o della rifrazione

3.2 - Equazioni di Fresnel1)


Si applichino ora le condizioni al contorno per determinare la relazione fra le ampiezze
~ 0, E
~ 1 ed E
~ 2.
E
Applicando le condizioni per le componenti tangenziali del campo elettrico e magnetico
supponendo linterfaccia priva di corrente superficiale, si ha:


~
~
~ 2,
n
b E0 + E1 = n
bE



~
~
~2
n
b H0 + H1 = n
bH

su S

(3.2.1)

Esprimendo il campo magnetico in funzione del campo elettrico per mezzo delle note
formule, le (3.2.1) si scrivono:


~0 + E
~1 = n
~2
n
b E
bE

k

k
1
2
~
~
~
n
b n
b 0 E0 + n
b 1 E1
=n
b n
b 2 E2
1
2

(3.2.2)

~ 0 e del tutto arbitraria, ma si pu


La direzione del vettore primario E
o sempre scomporre in una componente normale al piano di incidenza e quindi tangente a S, e in una
componente giacente sul piano di incidenza. Il calcolo si semplifica notevolmente se si
trattano separatamente queste due componenti dellonda incidente.
~ 0 normale al piano di incidenza
Caso I - E

1)

Augustin Jean Fresnel: Broglie (France), 1788 - Ville dAvray, Paris, 1827.
3-4

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1 , 1 , 1

2 , 2 , 2

n
b.........
....................................................................
.....................................................................................................
....
...
....
0 ................. O
..
~ 0...............
E
.....
.
.
.. .... .
.
.
n
b0.....
...
...
....
......
..
..
.................
..
.. .....
...
... ......
...
..
. ..
......................
.....
.....
..... ..
..
..................
.......

~0
H
fig.3.2-1

In questo caso si ha:

~0 = n
~0 = 0
n
bE
b0 E

(3.2.3)

~1 = n
~2 = 0
n
bE
bE

(3.2.4)

Poiche i mezzi sono isotropi, i vettori elettrici dellonda trasmessa e riflessa devono
~ 0 e quindi normali al piano di incidenza, cioe deve aversi:
essere paralleli a E

Scriviamo in maniera diversa le equazioni (3.2.2). Moltiplichiamo la prima vettorialmente per n


b; si ha:






~0 + n
~1 = n
~2
n
b n
bE
b n
bE
b n
bE

(3.2.5)

Applichiamo lidentit
a vettoriale (3.1.7) alla (3.2.5) e alla seconda delle (3.2.2) ottenendo:






~
~
~
~
~
~2
n
b E0 n
b E0 + n
b E1 n
b E1 = n
b E2 n
bE
(3.2.6)
h

i
h



i
~2 n
~ 2 k2
~0 n
~0+ n
~1 n
~ 1 k1 = n
bE
b2 (b
nn
b2 ) E
n
bE
b0 (b
nn
b0 ) E
bE
b1 (b
nn
b1 ) E
1
2
(3.2.7)
Dalla figura 3.1-1 si ha:
n
bn
b0 = cos ( 0 ) = cos 0

n
bn
b1 = cos 1
n
bn
b2 = cos ( 2 ) = cos 2
3-5

(3.2.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sostituendo nella (3.2.6) e nella (3.2.7) le (3.2.3), (3.2.4), e (3.2.8), si ha:
~0 + E
~ 1 =E
~2
E
i
k1 h ~
~ 1 cos 1 = k2 E
~ 2 cos 2
E0 cos 0 E
1
2

(3.2.9)

~ 1 ed E
~ 2 in funzione di E
~ 0 si ha:
Ricavando E
~1 + E
~ 2 =E
~0
E
~ 1 cos 1 + 1 k2 E
~ 2 cos 2 =E
~ 0 cos 0
E
2 k 1
Da cui:



~0
E

1


1 k 2
1 k 2
~

cos 2 cos 0
cos 2
E0 cos 0
2 k 1
2 k 1
~0
~1 =
=
E
E
1

1 k2
+1


cos 2 cos 1
1 k 2
cos
2 k 1
cos 2

1
2 k 1

(3.2.10)

~ 1 = 2 k1 cos 0 1 k2 cos 2 E
~0
E
1 k2 cos 2 + 2 k1 cos 1

(3.2.11)

2 k1 (cos 0 + cos 1 ) ~
E0
1 k2 cos 2 + 2 k1 cos 1

(3.2.12)

Analogamente:
~2 =
E

~ 0 = 0. E
conveniente esprimere
Ricordiamo che la (3.2.11) e la (3.2.12) valgono per n
bE
queste formule in funzione soltanto dellangolo di incidenza 0 ; applicando la (3.1.15) e la
(3.1.16) si ha:
0 = 1
k1
sin 2 = sin 0
k2
s
q
q
k12
1
2
2
cos 2 = 1 sin 2 = 1 2 sin 0 =
k22 k12 sin2 0
k2
k2

(3.2.13)

La (3.2.11) e la (3.2.12) si scrivono, allora:


q
2 k1 cos 0 1 k22 k12 sin2 0
~
~0
q
E1 =
E
2
2
2
2 k1 cos 0 + 1 k2 k1 sin 0
3-6

(3.2.14)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~2 =


E

22 k1 cos 0
~0
q
E
2
2
2
2 k1 cos 0 + 1 k2 k1 sin 0

(3.2.15)

~ 0 giacente nel piano di incidenza


Caso II - E

1 , 1 , 1

2 , 2 , 2

n
b.........
................................................................
.....
.....................................................................................................
...
...
....
0 ................. O
...
~ 0...............
H
.....
. ... ..
.
.
.
.
..
n
b0...
.
~ 0 .......................... ....... ................................
E
.
.
.
... .... .. ...... ...
..... . ..
..... .. .
.........
........
............

fig.3.2-2

In questo caso conviene considerare i campi magnetici che sono normali al piano di
incidenza e quindi paralleli a S. Si ha perci
o:
~0 = n
~1 = n
~2 = 0
n
bH
bH
bH

(3.2.16)

Procediamo come nel caso precedente, prendendo come punto di partenza le equazioni
(3.2.1):


~0 + E
~1 = n
~ 2,
n
b E
bE



~0 + H
~1 = n
~2
n
b H
bH

su S

(3.2.1)

esprimendo per
o il campo elettrico in funzione del campo magnetico.
Consideriamo la seconda della (3.1.2) e della (3.1.3) e prendiamo soltanto le relazioni
fra le ampiezze:
~ 0,
~ 0 = k1 n
b0 E
H
1

~ 2 = k2 n
~ 2,
H
b2 E
2
3-7

~ 1 = k1 n
~1
H
b1 E
1

(3.2.17)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Moltiplichiamo vettorialmente per n


b 0 la prima, per n
b2 la seconda e per n
b 1 la terza e
applichiamo ai secondi membri lidentit
a vettoriale (3.1.7). Si ha:


1
~0 = n
~0 n
~ 0,
n
b0 H
b0 E
b0 E
k1


2
~2 = n
~2 n
~ 2,
n
b2 H
b2 E
b2 E
k2


1
~1 = n
~1 n
~1
n
b1 H
b1 E
b1 E
k1

Essendo sempre:

~0 = n
~1 = n
~2 = 0
n
b0 E
b1 E
b2 E

si ha:

~ 0 = 1 n
~0
E
b0 H
k1
~ 1 = 1 n
~1
E
b1 H
k1
~ 2 = 2 n
~2
E
b2 H
k2

(3.2.18)

Le (3.2.1) con la sostituzione delle (3.2.18) nella prima di esse diventano:

1
~ 0 1 n
~ 1 = 2 n
~2
n
bn
b0 H
bn
b1 H
bn
b2 H
k1
k1
k2


~
~
~2
n
b H0 + H1 = n
bH

(3.2.19)

Moltiplichiamo la seconda delle (3.2.19) vettorialmente per n


b ed applichiamo ad entrambe lidentit
a (3.1.7). Si ha:

i
h

i
1 h
~0 n
~ 0 1 n
~1 n
~1 =
n
bH
b0 (b
nn
b0 ) H
bH
b1 (b
nn
b1 ) H
k1
k1

i
2 h
~2 n
~2
=
n
bH
b2 (b
nn
b2 ) H
k2






~0 n
~0 + n
~1 n
~1 = n
~2 n
~2
n
bH
b (b
nn
b) H
bH
b (b
nn
b) H
bH
b (b
nn
b) H

(3.2.20)

Applicando le (3.2.16) e le (3.2.8) si ha:

che si scrivono:

i
1 h ~
~ 1 cos 1 = 2 H
~ 2 cos 2
H0 cos 0 H
k1
k2
~0 + H
~1 =H
~2
H
~ 0 cos 0 H
~ 1 cos 1 = 2 k1 H
~ 2 cos 2
H
1 k 2
~0 + H
~1 =H
~2
H
3-8

(3.2.21)

(3.2.22)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~1 e H


~ 2 in funzione di H
~ 0 , si ha:
Ricavando H
~ 1 cos 1 + 2 k1 H
~ 2 cos 2 = H
~ 0 cos 0
H
1 k 2
~1 H
~2 = H
~0
H



~
2 k 1
H0 cos 0
cos 2

1 k 2
2 k 1


cos 2 cos 0

H
~0
1
1 k 2
~
~0
=
H1 =
H
2 k 1


2 k 1
cos 2
cos 1

cos 2 cos 1


1 k 2
1 k 2
1

1

cioe:

~ 1 = 1 k2 cos 0 2 k1 cos 2 H
~0
H
1 k2 cos 1 + 2 k1 cos 2

(3.2.23)

1 k2 (cos 0 + cos 1 ) ~
H0
1 k2 cos 1 + 2 k1 cos 2

(3.2.24)

Analogamente:
~2 =
H

Esprimendo la (3.2.23) e (3.2.24) in funzione di 0 attraverso le (3.2.13), cioe ponendo:


cos 1 = cos 0
q
1
k22 k12 sin2 0
cos 2 =
k2
si ha:

q
1
1 k2 cos 0 2 k1
k22 k12 sin2 0
k2
~1 =
~0 =
q
H
H
1
2
2
2
1 k2 cos 0 + 2 k1
k2 k1 sin 0
k2
q
2
1 k2 cos 0 2 k1 k22 k12 sin2 0
~0
q
=
H
2
2
2
2
1 k2 cos 0 + 2 k1 k2 k1 sin 0

~2 =
H

21 k22 cos 0
~0
q
H
2
1 k22 cos 0 + 2 k1 k22 k12 sin 0

I rispettivi campi elettrici si ricavano dalle (3.2.18).


3-9

(3.2.25)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Nel caso di incidenza normale (0 = 0) i due casi non si possono distinguere e si ha
dalle (3.2.14) e (3.2.15):
~ 0 ,
~ 1 = 2 k1 1 k2 E
E
2 k 1 + 1 k 2

~ 2 =
E

22 k1
~ 0 , 0 = 0 (E
~ 0 al piano di incidenza)
E
2 k 1 + 1 k 2
(3.2.26)

e dalle (3.2.25):
~ 1 = 1 k2 2 k1 H
~ 0 ,
H
1 k 2 + 2 k 1

21 k2
~ 0 , 0 = 0 (E
~ 0 k al piano di incidenza)
H
1 k 2 + 2 k 1
(3.2.27)
Dimostriamo che il campo elettrico derivato dalla (3.2.27) coincide con il campo elettrico dato dalla (3.2.26); dalle formule (3.2.18), tenendo conto che per incidenza normale
n
b1 = b
n0 ed n
b2 = n
b0 , si ha:
~ 2 =
H

~ 1k = 1 n
~ 1 = 1
E
b1 H
k1
k1

1 k 2 2 k 1
1 k 2 + 2 k 1

~ 0 =
n
b0 H

2 k 1 1 k 2
2 k 1 + 1 k 2

~ 0k (3.2.28)
E

Le formule precedenti furono ottenute per la prima volta da Fresnel nel 1823 partendo
dalle propriet
a dinamiche di un ipotetico etere elastico.

3 - 10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.3 - Leggi di Snell per mezzi dielettrici perfetti
Supponiamo, inizialmente, che i due mezzi siano dielettrici perfetti e cioe abbiano
entrambi conduttivit
a nulle (1 = 2 = 0), segue allora che:
k12 = 2 1 1

k22 = 2 2 2

Dalle (3.2.13) si ha:


sin 2 =

r1
sin 0
r2

(3.3.1)

(3.3.2)

avendo posto, come praticamente accade nei casi concreti: 1 = 2 .


c
c

Posto r1 = n1 =
e r2 = n2 =
si ha la legge di Snell per i dielettrici:
vf 1
vf 2
sin 2
n1
vf 2
=
=
sin 0
n2
vf 1

(3.3.3)

dove vf 1 e vf 2 sono le velocit


a di fase nei rispettivi mezzi.
Se r2 > r1 , ad ogni angolo di incidenza 0 corrisponde un angolo di rifrazione 2
reale e si ha 2 < 0 , cioe: se la radiazione elettromagnetica passa da un mezzo
meno rifrangente ad uno pi
u rifrangente la sua direzione di propagazione in
questo mezzo si avvicina alla direzione normale alla superficie di separazione.

1 , 1 , 1 = 0

2 , 2 , 2 = 0

...
.......
.
.
.
.
.
n
b2 .............
...................
...
........................... 2
n
b.........
.
.
.
.
.
.
..
...................................................................
....
.....................................................................................................
...
...
....
0 ................. O
.......
.....
.....
....
..........
.....
.
..
.
.
.
.
.
.
.
..
n
b0
.......
............
.
.
.
.
.
.....
.....
1 2

r1 < r2
fig.3.3-1
3 - 11

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1 , 1 , 1 = 0

. 2 , 2 , 2 = 0
...
..
.........
.
.
.... b
........ ... n
2
.......
..
.............. 2
.. ...........
n
b.........
.
..
.
...................................................................
.
.....................................................................................................
...
...
....
... .... O
0 ..........
.....
........
.....
....
........
...
....... ...
.
.
.
.
.
.. n
b0
.......
...........
.
.
.
.
.
.....
.....
S

1 2

r1 > r2
fig.3.3-2

Se, invece, e r2 < r1 come nel caso di passaggio da un dielettrico solido o liquido
allaria, allora 2 e reale solo nellintervallo:
n1
sin 0 1
n2

(3.3.4)

e risulta 2 > 0 , cioe: se la radiazione elettromagnetica passa da un mezzo pi


u
rifrangente ad uno meno rifrangente la sua direzione di propagazione in questo
mezzo si allontana dalla direzione normale alla superficie di separazione.
n1
Quando
sin 0 > 1 si ha il fenomeno della riflessione totale che discuteremo a
n2
parte.

3 - 12

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ 0 normale al piano


3.4 - Formule di Fresnel per mezzi dielettrici perfetti - E
di incidenza
~ 0 e normale al piano di incidenza le formule
Nel caso di mezzi dielettrici quando E
(3.2.11) e (3.2.12) diventano:

1
cos 0 cos 2

~0 =
~ 1 = 1 cos 0 2 cos 2 E
~ 0 = 2

E
E
1
2 cos 2 + 1 cos 0
cos 2 + cos 0
2
sin 2 cos 0 sin 0 cos 2 ~
sin(2 0 ) ~
=
E0 =
E0
cos 2 sin 0 + sin 2 cos 0
sin(2 + 0 )

(3.4.1)

2 cos 0
cos 1 ) ~
2
~0 =
~ 2 = 1 (cos 0 +

E0 =
E
E

1
2 cos 2 + 1 cos 1
cos 2 + cos 0
2
2 sin 2 cos 0
~ 0 = 2 sin 2 cos 0 E
~0
=
E
cos 2 sin 0 + sin 2 cos 0
sin(2 + 0 )

(3.4.2)

In funzione soltanto di 0 , dalle (3.2.14) e (3.2.15) si ha:


q
r2 r1 sin2 0
~
~0
q
E1 =
E

2
r1 cos 0 + r2 r1 sin 0

(3.4.3)

~2 =
E

(3.4.4)

r1 cos 0

2 r1 cos 0
~0
q
E

2
r1 cos 0 + r2 r1 sin 0

~ 2 associato allonda rifratta e


Dalla (3.4.2) e (3.4.4) si deduce che il campo elettrico E
sempre in fase con quello dellonda incidente.
Viceversa, dalla (3.4.1) e (3.4.3) si deduce che la fase del campo elettrico associato
allonda riflessa dipende dai valori relativi di 2 e 0 ; cosi se r2 > r1 allora 2 < 0 e
~ 1 ha verso opposto ad E
~ 0 ; presenta, cioe, una differenza di fase di 1800 rispetto al
quindi E
campo dellonda incidente.
~ 0 parallelo al piano
3.5 - Formule di Fresnel per mezzi dielettrici perfetti - E
di incidenza
3 - 13

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ 0 e parallelo al piano di incidenza le formule


Nel caso di mezzi dielettrici quando E
(3.2.23) e (3.2.24) diventano:

r2 cos 0 r1 cos 2
~0
~
H
H1 =

r2 cos 1 + r1 cos 2

(3.5.1)

r2 (cos 0 + cos 1 )
~
~0
H2 =
H

r2 cos 1 + r1 cos 2

(3.5.2)

che espresse in funzione di 0 attraverso le (3.2.13), cioe ponendo:

1
cos 2 =
r2
diventano:
~1 =
H

cos 1 = cos 0
r2 r1 sin2 0

r2 cos 0 r1
r2 cos 0 +

~2 =
H

r1

q
q

r2 r1 sin2 0
2

~0
H

(3.5.3)

r2 r1 sin 0

2r2 cos 0
~0
q
H

2
r2 cos 0 + r1 r2 r1 sin 0

(3.5.4)

conveniente, talvolta, scrivere le (3.5.1) e (3.5.2) in una forma diversa: dividendo


E

numeratore e denominatore della (3.5.1) per r2 e ricordando che per la (3.3.2)

r1
sin 2
=
,

r2
sin 0
si ha:

~ 1 = sin 0 cos 0 sin 2 cos 2 H


~0
H
sin 0 cos 0 + sin 2 cos 2

Ma:
sin 0 cos 0 =

tan 0
1 + tan2 0

sin 2 cos 2 =

(3.5.5)
tan 2
1 + tan2 2

Ne segue:


2
2
tan

1
+
tan

tan

1
+
tan

0
2
2
0
~1 =
~0 =

H
H
tan 0 1 + tan2 2 + tan 2 1 + tan2 0
(tan 0 tan 2 ) tan 0 tan 2 (tan 0 tan 2 ) ~
=
H0 =
(tan 0 + tan 2 ) + tan 0 tan 2 (tan 0 + tan 2 )
(tan 0 tan 2 ) (1 tan 0 tan 2 ) ~
=
H0
(tan 0 + tan 2 ) (1 + tan 0 tan 2 )
3 - 14

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ricordiamo che:


tan ( ) =
Quindi:

tan tan
1 tan tan

~0
~ 1 = tan (0 2 ) H
H
tan (0 + 2 )



~0 = 0
n
bH

Dividendo numeratore e denominatore della (3.5.2) per

r2

(3.5.6)

r1
sin 2
e ponendo
=
,
r2
sin 0

la (3.5.2) diventa:
~2 =
H

2 sin 0 cos 0
~0
H
cos 0 sin 0 + sin 2 cos 2

che si pu
o scrivere:
~2 =
H

2 sin 0 cos 0

~0
H
1
(sin 20 + sin 22 )
2
Ricordando che: sin(A + B) + sin(A B) = 2 sin A cos B e posto: A + B = 2 0 e
A B = 22 , da cui: A = 0 + 2 e B = 0 2 , si ha:
~2 =
H

2 sin 0 cos 0
~0
H
sin (0 + 2 ) cos (0 2 )

Ricordando che:



~0 = 0
n
bH

~ 1 = k1 n
~1
H
b1 E
1

~ 0 = k1 n
~0
H
b0 E
1
le (3.5.6) e (3.5.7) si scrivono:

~ 2 = k2 n
~2
H
b2 E
2

tan (0 2 )
~0
n
b0 E
tan (0 + 2 )

r1
2 sin 0 cos 0
~
~0 =
n
b 2 E2 =
b0 E
n
sin (0 + 2 ) cos (0 2 ) r2
2 sin 2 cos 0
~0
=
n
b0 E
sin (0 + 2 ) cos (0 2 )
~1 =
n
b1 E

(3.5.7)

(3.5.8)
(3.5.9)
(3.5.10)

(3.5.11)

(3.5.12)

Dalla (3.5.6) si nota che se r2 > r1 , cioe 2 < 0 , tan (0 2 ) e positiva, ma il

denominatore tan (0 + 2 ) diventa negativo se 0 + 2 > ; quindi per angoli di incidenza


2
3 - 15

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici


per cui 0 + 2 >
il campo magnetico riflesso presenta una differenza di fase di 1800
2
rispetto al campo incidente.

~ 1 = 0 e quindi per la seconda delle (3.2.18) E


~ 1 = 0, cioe: nel
Per 0 + 2 = segue H
2
caso di campo elettrico polarizzato parallelamente al piano di incidenza esiste
un particolare angolo di incidenza B per cui non esiste campo riflesso.
B prende il nome di angolo di Brewster.
Per il calcolo di B utilizziamo la (3.5.1); risulta:
~1 = 0
H

Ma 2 =

se

r2 cos B

r1 cos 2 = 0

B quindi:
2

r2 cos B

r1 sin B = 0

da cui:

r2
n2
=
tan B =
r1
n1

(3.5.13)

3.6 - Osservazioni sulla riflessione delle componenti parallela e ortogonale


del campo elettrico (r1 < r2 )
Per la componente parallela riscriviamo le (3.2.18):
~ 0 = 1 n
~0
E
b0 H
k1
~ 1 = 1 n
~1
E
b1 H
k1
~ 2 = 2 n
~2
E
b2 H
k2

e consideriamo la seguente figura nel caso in cui r1 < r2 :


3 - 16

(a)

(b)

(c)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1 , 1 , 1 = 0

2 , 2 , 2 = 0

..... H
..... ~ 1
.....
.....
~1
E
.....
............................n
b1
...
.....
...
......
..............
......
n
b......... 1 ........ .............
.
..............................................................
.....
.....................................................................................................
....
...
....
.
0 ................ O
..
......
......
...
...
..........
. ...
...... ...
.
.
.
.
.
.
.
b0
......... n
~ 0 ..........................
...........
.
E
.
.
.
... .....
..
.....
..... . ....
...
......
..........
..........
~0
0 < B
........
H
......
.................
.............
.
.
.
.
.....
........
...........
............

1 2

r1 < r2
fig.3.6-1

~ 0 abbia la traccia in figura, conseguentemente H


~ 0 ha la direzione
Supponiamo che E
uscente dal foglio compatibile con la (3.2.18.a).
In seguito alla riflessione si ha:


~ 1 = tan (0 2 ) H
~0
H
tan (0 + 2 )


~
n
b H0 = 0

(3.6.1)

e quindi tan(0 2 ) > 0.


2
Per quanto riguarda il denominatore, osserviamo che allaumentare di 0 , 2 aumenta
sempre pur essendo 2 < 0 .

Pertanto per 0 < B risulta 0 + 2 < e per 0 > B risulta 0 + 2 > , quindi si
2
2
ha:
tan (0 2 )
>0
per
0 < B
(3.6.2)
tan (0 + 2 )
Per r1 < r2 , 2 < 0 , ne segue 0 2 <

tan (0 2 )
<0
tan (0 + 2 )

per

0 > B

~ 1 e in fase con H
~ 0 ed e cosi tracciato in figura 3.6-1.
Allora per 0 < B H
~ 1 e opposto in fase ad H
~ 0 ed il relativo grafico e il seguente:
Per 0 > B , H
3 - 17

(3.6.3)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1 , 1 , 1 = 0.......
2 , 2 , 2 = 0
S
................
.
.
~
.
.
..... . E1
.....
................
.....
.....x
.
~
H1 ............
.....
.....
.....
....................n
.............b 1
.. .......
...
...
...
...
..
.........
n
b......... 1 ........ .............
...............................................................
.....
.....................................................................................................
....
...
....
0 ................ O
..
..
.....
.....
...........
...
.
..........
.
.
.
.
.
.
b0
......... n
.............
~ 0 ..........................
.
.
E
.
.
.. .....
.....
....
..... ........
.......
..........
.... ...
~0
0 > B
........
H
1 2

r1 < r2
fig.3.6-2

Dalla (3.5.7) si ha che il campo magnetico trasmesso e sempre in fase con quello
incidente e quindi la configurazione relativa dei campi trasmessi e eguale a quella dei
campi incidenti.
Per quanto riguarda la riflessione della componente ortogonale del campo elettrico
(r1 < r2 ) osserviamo che dalla (3.4.1) si ha che il campo elettrico riflesso e sempre (per
2 < 0 ) opposto in fase al campo incidente.
Poiche:
~ 1 = k1 n
~1
H
b1 E
1
~ 0 = k1 n
~0
H
b0 E
1
~ 2 = k2 n
~2
H
b2 E
2

la configurazione dei campi e cosi tracciata:

3 - 18

(3.6.4)

(3.6.5)

(3.6.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

1 , 1 , 1 = 0

2 , 2 , 2 = 0

~
x......E
.....1
.....
.....
~1
H
.........
.......n
..........
......b 1
.....
..............
...
...............
n
b......... 1 ........ .............
...............................................................
.....................................................................................................
....
.......
...
... ..... O
.
.
0 .........
....
..
.........
......
.
....
....
.
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.. n
...
b0
...
...
..
......
...
..
.
.
.
.
..
.....
.
.
.....
........
.
.
.
.
~ 0 ..........................
E
....
.......
.................
.. .
..... ....
.
.
.
.
.. ......
........
...............

1 2

..... ..
..
...................
......

r1 < r2

~0
H
fig.3.6-3

3.7 - Legge di Brewster dal punto di vista della teoria degli elettroni

La teoria della rifrazione che abbiamo sviluppato e stata descritta dal punto di vista
fenomenologico della teoria di Maxwell. Proviamo ad interpretare i processi di rifrazione
come dovuti allo scattering della radiazione da parte degli atomi del secondo mezzo
(il primo mezzo pu
o essere supposto il vuoto).
Da questo punto di vista fisicamente pi
u profondo, la rifrazione e dovuta al fatto
che il campo elettrico agente nel secondo mezzo mette in oscillazione gli elettroni atomici;
codeste oscillazioni avvengono nella direzione del campo. La figura (3.7-1) rappresenta il caso in cui il vettore campo elettrico giace nel piano di incidenza. Il vettore campo
elettrico nel secondo mezzo oscilla, ovviamente, in direzione ortogonale alla direzione del
raggio rifratto. Gli elettroni oscillano in questa stessa direzione, si comportano cioe come
oscillatori hertziani e quindi non irradiano nella direzione delle loro oscillazioni,
esattamente come succede nel caso delle antenne trasmittenti a radiofrequenze.
3 - 19

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

~
E

..
.......
......
.....
.
.
.
.......
..
.....
...
.....
...
.....
...
.
.....
.
.....
.........
.......
... .....
.............
... ... ... B
...
...
.....
.....
...
.
.
...
.....
.
.
B
... .....
...
.....
..... ..............
.
...
.
.
..........
..
...
.
....
.
..
...
.....
.
.
.
.....
.
...
.
.
..... ...
..
.......
.
.....
...
.....
..
.........
.
.
................
.
.
..................
...
...................
...
.. ....
....
...
.
.
.....
..
...
...........
....... ........
....
.................
.... ........
.........
....
.
.....
.........
....
2
..... .........
..........

/2

~
E

fig.3.7-1

La riflessione regolare nel primo mezzo pu


o accadere solo se gli elettroni del secondo
mezzo irradiano energia nella direzione del raggio riflesso. Questo non avviene quando
codesta direzione
e parallela alla direzione di oscillazione degli elettroni, quindi
perpendicolare al raggio rifratto, in accordo con la legge di Brewster. In tutte le
altre direzioni gli elettroni trasferiscono parte della loro energia irradiata al primo mezzo
spiegando cosi la variazione dellintensit
a dellonda riflessa al variare dellangolo di incidenza.
Lassenza della energia riflessa non accade quando il campo elettrico incidente e polarizzato in direzione ortogonale al piano di incidenza. In questo caso il vettore campo
elettrico e quindi anche le direzioni di oscillazione degli elettroni sono perpendicolari al
piano di incidenza, quindi sempre perpendicolari alla direzione del raggio riflesso.
Ognuna di tali direzioni e direzione di massima radiazione da parte degli elettroni. Non vi
e cosi ragione per lesistenza di una direzione di riflessione proibita, in accordo con le leggi
di Fresnel.
Osserviamo inoltre che solo uno straterello prossimo alla superficie contribuisce alla
riflessione, perche a grandi distanze dalla superficie i contributi dei singoli atomi vengono
annullati dallinterferenza.
Questo modello, se pur elegante, non ha la pretesa di spiegare il fenomeno della
riflessione, ma certamente sembra spiegare molto bene lesistenza dellangolo di Brewster.
Tuttavia il modello cade in difetto quando il secondo mezzo
e il vuoto!! In
tal caso, infatti, si pu
o avere un angolo di Brewster, come previsto dalla teoria, ma non si
capisce come ci
o possa avvenire.

3 - 20

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.8 - Calcolo della densit


a di potenza riflessa e trasmessa - Dielettrici perfetti
Il vettore di Poynting complesso e:
~c = 1 E
~ H
~
S
2
Onda incidente:
h

i
D E 1 
 1
r1
r1

~
~
~
~
~
E0 n
b 0 E0 =
|E0 |2 n
b0
Si = Ei Hi =
2
2 Z0
2Z0
Onda riflessa:

Onda trasmessa:

~r
S


1 ~
r1

~
= Er H
|E1 |2 n
b1
r =
2
2Z0


D E 1 
r2

~
~
~
St = Et Ht =
|E2 |2 n
b2
2
2Z0

La potenza incidente per unit


a di superficie S e:

D
E

r1
~
r1
2
PiS = Si n
b =
|E0 | cos ( 0 ) =
|E0 |2 cos 0
2Z0
2Z0

Analogamente:

PrS
PtS

D
E
r1
~

= Sr n
b =
|E1 |2 cos 0
2Z0
D
E
r2
~

= St n
b =
|E2 |2 cos 2
2Z0

(3.8.1)

(3.8.2)
(3.8.3)

Per la conservazione dellenergia si dovr


a avere:

PiS PrS = PtS


r1 |E0 |2 cos 0 =

r1 |E1 |2 cos 0 +

(3.8.4)

r2 |E2 |2 cos 2

(3.8.5)

Dividendo la (3.8.4) per PiS si ha:


1
Posto:
R=
T =

PrS
PiS

PtS
PiS

PrS
PtS
=
PiS
PiS

(coefficiente di riflessione o riflettivit


a)

(3.8.6)

(coefficiente di trasmissione o trasmettivit


a)

(3.8.7)

3 - 21

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici si ha dalla (3.8.4):


R

T =

(3.8.8)

Dalla (3.8.1), (3.8.2) e (3.8.3) segue:

r2 cos 2 |E2 |2
e T =
r1 cos 0 |E0 |2

|E1 |2
R=
|E0 |2
1
Poiche cos 2 =
r2

(3.8.9)

r2 r1 sin2 0 il coefficiente di trasmissione T diventa:


1
T =
r1

r2 r1 sin2 0 |E2 |2
cos 0

|E0 |2

(3.8.10)

Specializziamo, ora, la prima formula delle (3.8.9) e la (3.8.10) per i due casi di
polarizzazione trattati.
~ 0 perpendicolare al piano di incidenza
E
Dalla (3.4.3) si ha:
q
2



2
r1 cos 0 r2 r1 sin 0

q
R =

2
r1 cos 0 + r2 r1 sin 0

(3.8.11)

Dalla (3.4.4) e dalla (3.8.10) segue che:


1
T =
r1

r2 r1 sin2 0
cos 0

4r1 cos2 0

2 =
q


r1 cos 0 + r2 r1 sin2 0


q

4 r1 r2 r1 sin2 0 cos 0
=
2
q


r cos 0 + r r sin2 0
1
2
1

(3.8.12)

Osserviamo, subito, che se r2 6= r1 non esiste alcun valore di 0 per cui R si annulla;
e immediato, inoltre, verificare che R + T = 1.
Grafichiamo (fig.3.8-1) i coefficienti R e T per limportante sistema aria - acqua nei
casi in cui londa incidente e radiofrequenza o radiazione visibile. Nei due casi, come
vedremo, la costante dielettrica assume valori sostanzialmente diversi (r H2 O = 80 e
r H2 O = 1.777 rispettivamente).

3 - 22

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Aria - acqua: radiofrequenza


r2 = 80,
= 0)
(r1 = 1,

Aria - acqua: luce


= 1,
r2 = 1.777, = 0)

(r1

00
100
200
300
400
500
600
700
800
900

0.638208
0.642559
0.6556613
0.6776476
0.7087010
0.748993
0.798597
0.85737
0.92483
1

0.361792
0.35744
0.34434
0.3223
0.2913
0.25100
0.20140
0.14262
0.07516
0

00
100
200
300
400
500
600
700
800
900

0.02037755 0.979622
0.021332171 0.9786678
0.02449597 0.975504
0.030940186 0.969059
0.043164829 0.956835
0.06682003 0.93318
0.11508415 0.884916
0.21969518 0.780305
0.4570426 0.542957
1
0

importante osservare il diverso comportamento dei due tipi di radiazione; nel caso
E
delle radiofrequenze, per incidenza normale, viene riflessa il 64% della potenza incidente
mentre nel caso di luce viene riflessa il 2% ed il 98% della potenza viene trasmessa.
Un altro importante sistema e aria-vetro; il vetro alle radiofrequenze ha costanti dielettriche dellordine di 5 10 (per il vetro flint con densit
a 2.87 e per 1 M Hz si ha
r = 6.61; per il vetro al piombo con densit
a 3 3.5 e per 1 M Hz si ha r = 5.4 8)
mentre per radiazione visibile r 2.25. In questultimo caso, per incidenza normale
risulta R = 4%, T = 96% che e quasi una caratteristica per tutti i vetri colpiti da luce.

Sistema aria - acqua: radiofrequenza


1.0

.
..........
..........
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
............
............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..............
0.8
...............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...............
R
...........................
..............................................................

R
T

0.6

0.4 ..... T
..... ..... ..... ..... ..... ..... .....
.

.... ..... ..... .


.... ..... ....
.

0.2

..... .....
..... .....
..... .....
..... ....
.

0.0
00

100

200

300

400

500

600

angolo di incidenza
3 - 23

700

..... ....
.

..... ...
..

800

.....

900

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sistema aria - acqua: luce


1.0 ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... .....
..... ..... .....
..... .....
T
..... .
....
.....
0.8
....
R
T

.
..
.
.
..
.
.
..
..
.
...
..
....
..
.
... ..
... ...
...
.....
.
.
... ..
...
...
.
.
..
.
...
.
..
.....
.
...
.
.
.
.
.......
.
.
...
.
.
.
.
...
.........
.
.
.
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
R
....
.........................
...
.........................................................................................................

0.6
0.4
0.2
0.0

00

100

200

300

400

500

600

700

800

900

angolo di incidenza

fig.3.8-1

~ 0 parallelo al piano di incidenza


E
Osserviamo anzitutto che dalla (3.5.8), (3.5.9) e (3.5.10) risulta:
|H1 |2 =

|k1 |2
|E1 |2 ,
2 21

|H0 |2 =

|k1 |2
|E0 |2 ,
2 21

|H2 |2 =

|k2 |2
|E2 |2
2 22

Ne segue che:
Rk =

|E1 |2
|H1 |2
=
|E0 |2
|H0 |2

che per la (3.5.3) diventa:


q

2



2
r2 cos 0 r1 r2 r1 sin 0

q
Rk =

r2 cos 0 + r1 r2 r1 sin2 0

(3.8.13)

Analogamente per Tk si ha per 1 = 2 , k1 = 1 1 e k2 = 2 2


|E2 |2
r1 |H2 |2
=
|E0 |2
r2 |H0 |2
3 - 24

(3.8.14)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue dalla (3.8.14) e dalla (3.8.10) che:

Tk =

r1

r2

r2 r1 sin2 0 |H2 |2

(3.8.15)

|H0 |2

cos 0

Dalla (3.5.4), infine, si ha:

r2 r1 sin2 0 cos 0
Tk =
2
q


r cos 0 + r r r sin2 0
1
2
1
2

4r2 r1

(3.8.16)

Osserviamo subito che, al contrario della (3.8.11), la (3.8.13) si annulla per un particolare valore di 0 indicato con B e denominato angolo di Brewster, si ha infatti:
2r2 cos2 B = r1 r2 2r1 sin2 B
2r2 cos2 B = r1 r2 2r1 + 2r1 cos2 B

2r2 2r1 cos2 B = r1 (r2 r1 )

da cui:

cos2 B =

r1
r1 + r2

1
r1
=
2
r1 + r2
1 + tan B
r1 + r2 = r1 + r1 tan2 B

r2
tan B =
Rk = 0
r1

(3.8.17)

che e identica alla (3.5.13). Anche in questo caso e immediato verificare che
Rk + Tk = 1
Grafichiamo (fig.3.8-2), ora, i coefficienti Rk e Tk per il sistema aria-acqua nei casi in
cui londa incidente e radiazione a radiofrequenza o radiazione visibile.

Aria - acqua: radiofrequenza


(r1 = 1,
r2 = 80,
= 0)

(r1

Rk

Rk

00
100

0.638208
0.361792
0.63381886 0.366181137

00
100

0.02037755 0.979622
0.019443901 0.98055609

Tk

3 - 25

Aria - acqua: luce


= 1,
r2 = 1.777, = 0)
Tk

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 200

0.6201297

0.3798703

200

0.016623627 0.983376373

300

0.595428

0.40457183

300

0.011941761 0.98805824

400

0.556297

0.44370278

400

0.00584963 0.99415036

500

0.496460

0.503539

500

5.2732 104 0.9994726

600

0.404389

0.5956100

600

0.004313

0.9956866

700

0.259427

0.7405724

700

0.0472774

0.9527225

800

0.048206

0.951793

800

0.2388183

0.761181676

900

900

(B =

arctan

(B =

arctan

80 = 830 .62)

1.777= 530 .12)

Sistema aria - acqua: radiofrequenza


1.0
0.8

Rk
Tk

0.6
0.4
0.2
0.0

.... ..... ...


.. ..
...
... ..
..
.
...
.
... ...
...
.
... ...
...
.
Rk
.....
......
..
.
..............................................................
.
.
.
........................
.....
. ...
.
.................
.
.
.
.
............. ... .....
...
..............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
...
.........
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tk
........
...
. .... ..... ..
.......
..... ..... ..... ..... ..... .... ..... ....
.......
.....
......
...
......
.. ...
.....
.
.....
.
....
.. ...
.....
.
....
.. ..
....
....
.. ..
.
...... .... .
....

00

100

200

300

400

500

600

angolo di incidenza
3 - 26

700

....
.........

800 ... 900


B

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sistema aria - acqua: luce


1.0 ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ....... ..... ..... ..... ..... .....
....
Tk
.....
0.8

Rk
Tk

0.6
0.4
0.2
0.0

.
..
...
..
...
.
.
...
.
..
...
...
... .
.
... ..
..
...
....
.
..
.. ...
.
.. ...
..
..
.
.
...
.
...
.
..
.
.
.
.
...
Rk
....
..
........
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..................................................................................................................................................................
..
....

00

100

200

300

400

........

500 ... 600


B
angolo di incidenza

700

800

900

fig.3.8-2
~ 0 al piano di incidenza ed
Come si vede dai grafici, per incidenza normale, i casi E
~
E0 k al piano di incidenza sono indistinguibili. Dalla (3.4.3) e (3.4.4), si ha:
R (0 =0)



r1 r2 2

=
;
r1 + r2

T (0 =0)

Dalla (3.8.13) segue:


Rk (

0 =0)


4 r1 r2
=

r + r 2

(3.8.18)





r2 r1 r2 2 r2 r1 2



=
=

= R (0 =0)
r2 + r1 r2
r2 + r1

(3.8.19)

Dalla (3.8.16) segue:


Tk (

0 =0)




4 r1 r2
4r2 r1 r2
4 r1 r2
=
=
2 =

r + r r 2
r2
r + r 2

2
1
2
1
2


r + r1

(3.8.20)

3.9 - Campo elettrico incidente linearmente polarizzato in direzione arbitraria


Come abbiamo visto, la riflettivit
a e la trasmettivit
a di una superficie dielettrica
dipende fortemente dalla polarizzazione dellonda incidente.
Vogliamo esprimere tali grandezze in termini di riflettivit
a e trasmittivit
a associate a
polarizzazione parallela e perpendicolare quando il campo elettrico incidente e polarizzato
in direzione arbitraria.
3 - 27

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ i ortogonale alla direzione di propagazione ma formante


Si abbia un campo elettrico E
un angolo i con il piano di incidenza:
n0 ~
rit
~i = E
~ 0 eik1 b
E

Posto:



E0 k = |E0 | cos i

|E0 | = |E0 | sin i

(3.9.1)

il campo elettrico incidente e la sovrapposizione di due campi polarizzati in direzioni ortogonali:


n0 ~
rit
n0 ~
rit
~ i k = E~0 k eik1 b
~ i = E~0 eik1 b
E
E
(3.9.2)
Pertanto si ha:

PiSk
PiS
e poiche, PiS =

2
r1
r1
2


=
E0k cos 0 =
|E0 | cos2 i cos 0
2Z0
2Z0

r1
r1
2
2
=
|E0 | cos 0 =
|E0 | sin2 i cos 0
2Z0
2Z0

(3.9.3)

(3.9.4)

r1
2
|E0 | cos 0 , si ha:
2Z0
PiSk = PiS cos2 i

Analogamente:

cosi come:

r2
2Z0

r2
=
2Z0

PtSk =
PtS


r1
E1k 2 cos 0
2Z0

r1
2
=
|E1 | cos 0
2Z0

PrSk =
PrS

PiS = PiS sin2 i



E2k 2 cos 2
2

|E2 | cos 2

(3.9.5)

(3.9.6)
(3.9.7)

(3.9.8)
(3.9.9)

Dalla (3.8.6) si ha:


R=

PrSk + PrS
PrSk
PrS
PrS
=
=
+
PiS
PiS
PiS
PiS

ma dalle (3.9.5) si ha: PiS =


(3.9.10) conducono a:

(3.9.10)

PiSk
PiS
e PiS =
che rispettivamente sostituiti nella
2
cos i
sin2 i

R=

PrSk
PrS
cos2 i +
sin2 i
PiSk
PiS
3 - 28

(3.9.11)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici cioe:


R = Rk cos2 i + R sin2 i

(3.9.12)

Analogamente:
T =

PtSk + PtS
PtSk
PtS
PtS
=
=
cos2 i +
sin2 i
PiS
PiS
PiSk
PiS

(3.9.13)

cioe:
T = Tk cos2 i + T sin2 i

(3.9.14)

dove R e T sono dati dalla (3.8.11) e (3.8.12) e Rk e Tk sono dati dalla (3.8.13) e (3.8.16).
Se londa incide con un angolo di incidenza eguale allangolo di Brewster, Rk = 0,
e quindi londa riflessa contiene soltanto la componente del campo elettrico ortogonale al

piano di incidenza; in questo caso, essendo B + 2 = , la direzione dellonda riflessa e


2
quella dellonda trasmessa sono ortogonali (fig.3.9-1).

..
..
..
..
..
..
.....
.......
..
.......
.......
.
.
.. 2
.
.
.
n
b
.
2..........
...............
.. ............ .......................................................
...
.. .......................
...
.
...
.................................................................................O
.............
....................................................................................................
.
S
.....
.
.
..
. . ...
.
.
.
.
...
.
.
...
...
... .
.
.
.
.
.
..
n
b0 ..........................................................
... /2
..
... ..
....
.. .
.
.
.
.
.
.
.
.1 .....................................
...
.. B..
....... n
...
...
.
...
.
.
... b 1 ....
... .
.
...
...
.
.
.
.
.
.
.
.......
...
..
.
.
.
.
..
...
..
..
...
n
b
...
.
.
...
.
.
.
...
.
.
.
.
...
.
.
.
.
...
.
.
.
.
.
.

fig.3.9-1

Vogliamo, ora, studiare lo stato di polarizzazione dellonda riflessa e trasmessa nel


presente caso in cui il campo elettrico incidente e linearmente polarizzato in direzione
arbitraria.
conveniente ricordare che:
E
~ 0 , associato allonda incidente,
1) se il campo elettrico E
e polarizzato in direzione
~ 2 ) e
ortogonale al piano di incidenza, il campo elettrico associato allonda trasmessa ( E
sempre in fase con quello dellonda incidente (vedi formula (3.4.4)) e, viceversa, se r2 > r1 ,
3 - 29

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ~ 1 ) presenta una differenza di fase di 1800


il campo elettrico associato allonda riflessa (E
rispetto al campo elettrico dellonda incidente (vedi formula (3.4.1)).
~ 0 , associato allonda incidente,
2) se il campo elettrico E
e polarizzato in direzione
parallela al piano di incidenza, si ha che: per angoli di incidenza per cui 0 + 2 >
, il campo magnetico riflesso presenta una differenza di fase di 1800 rispetto al campo
2
magnetico incidente.
Pertanto, poiche le componenti ( e k) dei campi riflessi e trasmessi hanno fase uguale
o opposta a quella del campo incidente, londa elettromagnetica riflessa o rifratta risulta polarizzata linearmente, ma la direzione di polarizzazione e variata rispetto a quella dellonda
incidente.
Sia lazimuth del campo elettrico, cioe langolo formato fra la direzione del campo
elettrico e il piano di incidenza; esso e considerato positivo quando il piano di polarizzazione
(cioe quello che contiene il campo elettrico) ruota in senso orario attorno alla direzione di
propagazione.

~
E

direzione di
propagazione

.............
............
.. .....
.....
.....
........
... .........
.
.
..............
.
.
.
...............................................................................................................................................................................................
..........

fig.3.9-2

Si ha allora per le tre onde:


tan i =

E0
,
E0 k

tan r =

E1
,
E1 k

tan t =

E2
E2 k

(3.9.15)

Utilizzando le formule di Fresnel si ha:


tan r =

cos(0 2 )
tan i
cos(0 + 2 )

(3.9.16)

tan t = cos(0 2 ) tan i


Ne segue:
|tan r | |tan i |
|tan t | |tan i |

(3.9.17)

Nella prima delle (3.9.17) si ha leguaglianza per 0 = 2 = 0 o 0 =


2 ; nella seconda
solo per incidenza normale.
3 - 30

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La prima delle (3.9.17) significa che il campo associato allonda riflessa si allontana
dal piano di incidenza, mentre la seconda implica che il campo associato allonda rifratta
si avvicina al piano.
Osserviamo che quando 0 +2 =
2 , cioe per incidenza sotto angolo di Brewster, dalla

prima delle (3.9.16) si ha r = 2 cioe londa riflessa e polarizzata in direzione ortogonale


al piano di incidenza.
Calcoliamo, ora, la riflettivit
a e la trasmettivit
a nel caso di luce naturale cioe radiazione non polarizzata.
Come abbiamo gi
a detto la direzione di polarizzazione della luce naturale varia rapidamente in modo completamente casuale.
La corrispondente riflettivit
a si pu
o ottenere dalla (3.9.12) mediando su tutte le direzioni. Poiche:
Z 2
Z 2
1
1
1
2
cos d =
sin2 d =
2 0
2 0
2
per la riflettivit
a, dalla (3.9.12), si ha:
Rnat =

1
1
Rk + R
2
2

(3.9.18)

Tnat =

1
1
Tk + T
2
2

(3.9.19)

Analogamente:

3 - 31

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.10 - Indice di rifrazione della troposfera per le radioonde e per la luce
Le onde elettromagnetiche che si propagano attraverso la troposfera 1) sono rifratte
e diffuse da variazioni nellindice di rifrazione dellatmosfera terrestre dovute a variazioni
nella pressione, nella temperatura e nella pressione del vapore acqueo. Numerose misure
sperimentali hanno stabilito che lindice di rifrazione dellatmosfera terrestre pu
o essere
calcolato dalla formula:
e
e
P
N = (n 1) 106 = 77.6 5.6 + 3.73 105 2
(3.10.1)
T
T
T
N e la rifrattivit
a che e una quantit
a pratica utilizzata spesso al posto di n che e
lindice di rifrazione.
P e la pressione atmosferica misurata in mb.2)
e e la pressione parziale del vapore acqueo misurata in mb e denominata umidit
a
assoluta dellaria.
Nellequazione (3.10.1), sulla superficie terrestre P e dellordine di 1000 ed e dellordine
di 10; pertanto il secondo termine del secondo membro pu
o essere trascurato. La (3.10.1)
si pu
o scrivere allora:

N = (n 1) 106 =

e
77.6 
P + 4810
T
T

(3.10.2)

Lindice di rifrazione sulla superficie terrestre, denominato ns , e di circa 1.0003. Esso


diminuisce fino a diventare 1 a grande altezza da essa, come si evince dalla (3.10.1) al
diminuire delle pressioni. Tuttavia nella troposfera esso presenta piccole variazioni. Invece
il valore di N sulla superficie terrestre, sia esso Ns , e di circa 300 e, quindi, essendo N
una grandezza che ha delle variazioni significative con laltezza, fino a diventare zero per
grandi altezze, e pi
u usata di n per meglio descrivere la propagazione troposferica.
La struttura macroscopica dellatmosfera varia molto pi
u rapidamente verticalmente
che orizzontalmente per effetto della variazione verticale della pressione. Per questa ragione
la troposfera e detta verticalmente stratificata. La stessa stratificazione verticale pu
o
persistere su una regione orizzontale estesa da dieci a cento chilometri.
Nella regione visibile landamento dellindice di rifrazione e:
P
N = (n 1) 10 = A
T
6

1)



B e
1+
T P

(3.10.3)

La troposfera e la fascia dellatmosfera a diretto contatto con la superficie terrestre


ed ha uno spessore variabile a seconda della latitudine: ai poli e spessa solamente 8
chilometri mentre raggiunge i 20 chilometri allequatore. In essa sono concentrati i tre
quarti dellintera massa gassosa e quasi tutto il vapore acqueo dellatmosfera.
2)
1 mb = 1000 dyn/cm2 = 0.75 mmHg (o T orr), (760 mmHg = 1013 mb).
3 - 32

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per la regione visibile dello spettro, 0.4 < < 0.7, le costanti sono:


5.15 103
1.07 104
A = 77.5 1 +
+
2
4
B
= 0.120
T

(3.10.4)

3)

(3.10.5)

utile graficare landamento della rifrattivit


E
a in funzione della temperatura, al variare
della percentuale di umidit
a.
Rifrattivit
a N in funzione della temperatura t (0 C) - p = 1000 mb
550

500

450

N = (n 1)106

400

350

300

. P =100%
....
.
......... P =90%
..
............. P =80%
.. .
............... .
P =70%
.. .................
.
.......... .... ... P =60%
.
.
.............. ....
.
.
.............. .... .... P =50%
.
.
.................. ....
.
.
........................ ..... ...... P =40%
.
.
.
.
........................................... .......
.
.
.
.
.
........................................................................ .......... P =30%
.
.
.
.
...........................
.
.
.
.
.
.
.
.
.......................................................................................................................................................................................................................................... ..
.............................................................................................................................. ............... .......... P =20%
............................................................................................................................
.................................................................
..................................................................... P =10%
.....................
......................
....... P =0%

250
30

20

10

10

20

30

40

t (0 C)
Consideriamo latmosfera a riposo. La legge di Stevin4) permette di rispondere alla
seguente domanda: secondo quale legge la pressione atmosferica P varia con laltezza z?
Per la luce visibile, B/T e cosi piccola che esso pu
o essere considerato costante.
Legge di Stevin: La forza di pressione su ciascun elemento di superficie immersa in
un fluido e data dal peso di una colonna (cilindrica) di fluido avente per base (orizzontale)
lelemento di superficie considerato e per altezza il dislivello tra il centro di questa superficie
e la superficie libera del fluido, ossia: p = p0 + gh.
3)

4)

3 - 33

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Si consideri una colonna cilindrica verticale daria. Per trovare la legge con la quale
varia la pressione con laltezza scriviamo lequazione di bilancio:
P
= g
z

N/m3


essendo la densit
a dellaria espressa in m3 .
Per la legge dei gas perfetti:
P V = nRT =

m
RT
M

(3.10.6)

(3.10.7)

essendo n il numero di grammomolecole contenute nel gas, m la massa del gas e M il peso
molecolare del gas. Dalla (3.10.7) si ottiene:
P =

RT =
RT
MV
M

(3.10.8)

PM
RT

(3.10.9)

da cui:
=
Sostituendo nella (3.10.6), si ha:
P
PM
= g
z
RT

(3.10.10)

Integrando la (3.10.10) si ha:


 Z
P = P0 exp

z
0

gdz
RT

(3.10.11)

La (3.10.11) e integrabile solo se la temperatura si mantiene costante al variare di z.


Ma ci
o e vero per brevi dislivelli
Leffetto netto delle variazioni in P , T ed e
e che N decresce allaumentare
dellaltezza. Il comportamento medio di N nella troposfera e quello di un esponenziale
decrescente:
N = Ns exp (z/H)

(3.10.12)

dove Ns e il valore sulla superficie terrestre di N , z e laltezza sopra la superficie terrestre e


H e una costante. Il CCIR (Consultative Committee for International Radio) ha stabilito
3 - 34

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che latmosfera di riferimento abbia il valore Ns = 315 e H = 7.35 km.
Rifrattivit
a atmosferica N al variare dellaltezza z dal suolo
60
55
50
45
40
35
z
(Km) 30
25
20
15
10
5
0

...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
..
...
...
...
...
...
...
....
.....
......
.......
.........
.............
.................
.....................
...........................
.....................
.. .. .. .... .. ..
.. .. .... .. .. ..
.... .. .... .. ..
.. .. .. .. .... .
. .... .. .... ..
.. .. .... .. ....

50

100

150

200

250

300

350

400

N
fig.3.10-1
Dalla figura 3.10-1 si deduce che la rifrattivit
a
e praticamente nulla, ossia
lindice di rifrazione
e 1, ad unaltezza dal suolo di circa 4550 km, al di sopra
della quale comincia la ionosfera.
Per altezze prossime al suolo la (3.10.12) si pu
o sviluppare in serie:
N Ns Ns

z
H

(3.10.13)

che bene approssima la curva esatta fino a circa due chilometri di altezza dal suolo, come
e mostrato in figura 3.10-1 dalla retta tratteggiata.
Risulta:
N
Ns

= 42.857
(3.10.14)
z
H
3.11 - La curvatura dei raggi luminosi nellatmosfera
Come abbiamo visto, la densit
a dellaria va decrescendo con laltezza, va quindi anche
decrescendo con laltezza il suo indice di rifrazione. I raggi luminosi che ci pervengono dagli
3 - 35

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici astri attraversano dunque nellultima parte del loro cammino, un mezzo otticamente
non omogeneo, il che fa si, che tali raggi anziche essere rettilinei siano curvi, con la
concavit
a rivolta verso il basso. Adunque la direzione nella quale noi riceviamo un raggio,
cioe la tangente ad esso nel punto di arrivo, non e la direzione nella quale si trova lastro, ma
e pi
u elevata di quella di un angolo . Noi quindi vediamo lastro (sia ad occhio nudo, sia col
cannocchiale) in un punto che e pi
u alto, sullorizzonte, di quello vero. Questa apparente
elevazione degli astri si chiama rifrazione astronomica e si misura dallangolo . La
rifrazione astronomica e manifestamente nulla per un astro che si trovi allo zenit, perche in
tal caso i raggi attraversano laria perpendicolarmente agli strati di eguale indice; essa e poi
tanto maggiore quanto pi
u lastro e vicino allorizzonte: il suo valore massimo e di circa 36 .
Ci
o significa che allistante in cui sembra che una stella (o lorlo del Sole) tocchi lorizzonte,
in realt
a essa si trova 36 al di sotto di esso. Leffetto della rifrazione astronomica e perci
o
quello di ritardare apparentemente il tramonto di un astro, e anticiparne la levata.

Direzione apparente della luce di un astro


..

....
....
.....
....
....
..............
.
.
.
.
.
.....
direzione .......
....
....
..
. ...
.
apparente
.
.
.
.
.
.....
...
.
.
....
...
.....
...
.........
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.. ...
...........
...
... ...............
............ ................
.
.
.
.
..... .....
....... ......
.... .. .....
.... .. ....
.... .... .........
.. .....
.........
............
.
.
.
........
......
....
...
.
.
.
.
....
....
........
........
.
.
.

n decrescente

. ...
... ......
.. ..
..
............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................
.............................................................................................................................................................................................
.............................................................................................................................................................................................
.............................................................................................................................................................................................
.............................................................................................................................................................................................
.............................................................................................................................................................................................
...............................................................................................

fig.3.11-1
Una persona che guarda un astro attraverso latmosfera, si trova in una situazione
analoga a quella del pesce che guarda il pescatore attraverso lacqua. Man mano che
il raggio penetra nellatmosfera, incontra gli strati daria pi
u densi e si curva verso la
Terra. Benche lo scarto fra la posizione reale e la posizione osservata sia molto piccolo
(una frazione di grado) esso spiega delle anomalie che ciascuno pu
o osservare, come il sole
appiattito allorizzonte. La rifrazione atmosferica completamente trascurabile per astri alti
nel cielo, non lo e pi
u in prossimit
a dellorizzonte come si pu
o vedere dalla seguente tabella:
Altezza sullorizzonte

Rifrazione atmosferica

600
100

0.5
6
3 - 36

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 10


00
10

25
36
56

Il diametro angolare del sole e di 30 . Quando il bordo superiore del sole tocca
lorizzonte cioe quando il sole e completamente tramontato, leffetto della rifrazione e
quello di elevarlo di 36 e quindi esso e ancora visibile. Il mattino egualmente, il sole e
visibile, per la rifrazione allorquando e ancora sotto lorizzonte. Quindi un osservatore, per
effetto della rifrazione atmosferica, vede il sole sorgere prima e tramontare dopo. Questi
due effetti insieme ci fanno guadagnare sette minuti di insolazione agli equinozi. A causa
di ci
o allequinozio la durata del giorno e quella della notte non sono eguali. Il giorno dura
12 h e 7 m e la notte 11 h e 53 m.

Conseguenze della rifrazione atmosferica sulla durata del giorno

Sole apparente
.....
.
..
....

.
.....
.. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. ........................................................................ Osservatore
....
..
..........
..
.... .....
....................
................
..............
.
.
.
.
.
......
.
.
.
.
.
.
.
...
...........
..........
..............................................................................................................
..........
................................................................................................................................................................
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
............................................................................................................................................................................
.
.
.
.
..... ..... ...............
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
....
....
. . .........
.............. ..................................................................................................................................
..
........... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...........
. .
.......... . ........................................................................................................................................... ...........
.... .....
...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
.
.
.
.
.
.
.
.
...
.. . . . . . . . . .
.................................................................................................................................................................................................
......... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .........
......... ....................................................................................................................................................................................................
.....................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
.
.
.
.
.
.
...
... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
.......................................................................................................................................................................................................................................
...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................
..................................................................................................................
...................................................................................................................................................................................................................................

Sole
vero

fig.3.11-2

La deviazione dei raggi si pu


o calcolare analiticamente assumendo la legge di variazione
dellindice di rifrazione valutata secondo il modello sviluppato nei prossimi paragrafi. Si
assuma:
n(z) = 1 + (n0 1)ez/H

(3.11.1)

essendo n0 = 1.0003 lindice di rifrazione al suolo (esso dipende anche dalla lunghezza
3 - 37

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici donda che per il momento ignoriamo).

.
...
..
...
..
...
.................r
.
.......... ....
.
.......
..
..
..
...
..
...
.
.
.
...
.
...
.
.
.
....
.....
..
...
......
..
......
....
..
......
...
.
..
.
...
.
.....
.
..
....
..
..
......
.
.
.
...........
.
.
1
.. ..................................
..
. ..
...
.. .....
..
.. ....
..
..
.. .......
......
.......
0 . ..
.......
.. .............. .......
.. .. .
....
..
...
.. n(z) decrescente
.... ..
..
..
.... ..
...
.. .... ...
... ... ...
..
.. ...... ..
.. .. .. ..
... .. .....
.. ..
z1....... ..........
.... .......
.. ....
... ...
.....
.....
.....
..........................................................................................................................................................

Atmosfera

ground

fig.3.11-3
Per valutare langolo di rifrazione r, applichiamo la legge di Snell fra la superficie
terrestre e la zona superiore dellatmosfera dove sicuramente lindice di rifrazione e eguale
a 1; ossia:
n0 sin 0 = sin 1
(3.11.2)
da cui:
1 = arcsin(n0 sin 0 )

(3.11.3)

Riportiamo in grafico langolo r = 1 0 in funzione dellangolo 1 .

Angolo di rifrazione r (in gradi)

Angolo di rifrazione r in funzione dellangolo 1


1.0
0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
0.0

.
...
...
.
...
...
.
...
.
.
.
..
.
.
.
.
.
.
.
...
..........................................................................................................

10

20

30

40

50

1 (in gradi)
fig.3.11-4
3 - 38

60

70

80

90

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per studiare le traiettorie dei raggi, cosi come si far
a per la ionosfera, si procede nella
seguente maniera: dalla figura (3.11-3) si ha:
tan =
n(z) sin = n(z)

dx
dz

(3.11.4)

v
u
1
u1
=
n(z)
1
u
1 + tan2
t

Per la legge di Snell:

1
 2
dx
1+
dz

n0 sin 0 = n(z) sin


Quindi:

v
u
n0 sin 0 = n(z)u
u1
t

da cui:

ossia:

dx
dz

n20 sin2 0
n2 (z) n20 sin2 0

dx
n0 sin 0
=q
dz
n2 (z) n20 sin2 0

che si pu
o scrivere:

dx dn
n0 sin 0
=q
dn dz
n2 (z) n20 sin2 0

ossia:

dx =
Ma per la (3.11.1):

Integrando:

2

1
 2
dx
1+
dz

n0 sin 0
q
dn
dn
2
2
2
n (z) n0 sin 0
dz

(3.11.5)

(3.11.6)

(3.11.7)

(3.11.8)

(3.11.9)

(3.11.10)

(3.11.11)

dn
1
1
= (n0 1)ez/H = (n(z) 1)
dz
H
H

(3.11.12)

(3.11.13)

dx =

Hn0 sin 0
q
dn
(n(z) 1) n2 (z) n20 sin2 0

Posto a = n0 sin 0 e uscendo il termine noto fuori dallintegrale, lintegrale al secondo


membro della (3.11.13) si scrive:
Z
dn
p
(3.11.14)
(n(z) 1) n2 (z) a2
3 - 39

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per risolvere lintegrale poniamo:

ossia:

.
.
p
n2 a2 = t n = n2 a2 = (t n)2 = n2 a2 = t2 + n2 2tn
n=

t2 + a 2
4t2 2t2 2a2
t2 a 2
= dn =
dt
=
dt
2t
4t2
2t2

(3.11.15)

(3.11.16)

Si ha, allora:
Z

dn
p
=
(n(z) 1) n2 (z) a2

t2 a 2
2
2t

 dt =
2
2
t + a 2t
t2 + a 2
t
2t
2t

t2 a 2
Z
2
2t2


dt =
dt
2
2
2
2
2
2
t 2t + a2
t + a 2t 2t t a
4t2

Posto t2 2t + a2 = 0, si ha:
t1 = 1 +
Quindi:

1 a2 ;

t2 = 1

p
1 a2

(3.11.18)




p
p
t2 2t + a2 = (t t1 )(t t2 ) = t 1 1 a2 t 1 + 1 a2

Pertanto:
Z

2
dt =
t2 2t + a2

t1

1 a2

Posto:
t1

a2

2


t1+

a2

leguaglianza e assicurata se:

=

2


t1+

1 a2

 dt

(3.11.19)

(3.11.20)

A
B

+
 (3.11.21)
2
t1 1a
t 1 + 1 a2





p
p
A t 1 + 1 a2 + B t 1 1 a2 = 2
p
1 a2 + Bt B B 1 a2 = 2
p
(A + B)t (A + B) + (A B) 1 a2 = 2

At A + A

(3.11.17)

3 - 40

(3.11.22)
(3.11.23)
(3.11.24)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che e soddisfatta per:


A + B = 0 = B = A

(3.11.25)

Ne segue che:
A=
In definitiva:
Z

1
;
1 a2

B =

1
1 a2

(3.11.26)

2


 dt =
t1 1
t 1 + 1 a2
"Z
#
Z
1
1
1

 dt
 dt =
=
t 1 1 a2
t 1 + 1 a2
1 a2


t 1 1 a 2
1

ln
=

2
2
t 1 + 1 a
1a
a2

Risostituendo per la (3.11.15) t = n(z) +


Z

(3.11.27)

n2 (z) a2 , si ha:



n(z) + pn2 (z) a2 1 1 a2
1
dn


p
p

ln
=
(3.11.28)
1 a2 n(z) + n2 (z) a2 1 + 1 a2
(n(z) 1) n2 (z) a2

Poiche e sempre n(z) > 1, si pu


o togliere il valore assoluto e scambiando il numeratore
con il denominatore si pu
o scrivere:

"
#
p

n(z) 1 + n2 (z) a2 + 1 a2
dn
1
p
p

ln
=
1 a2
n(z) 1 + n2 (z) a2 1 a2
(n(z) 1) n2 (z) a2
(3.11.29)
che si pu
o ancora scrivere:
Z

1 a2
Z
1 + n(z) 1 + pn2 (z) a2
dn
1

=
ln

1 a2
1 a2
(n(z) 1) n2 (z) a2
p
1
n(z) 1 + n2 (z) a2

(3.11.30)

Daltra parte e noto che:

1
arctanh(x) = ln
2

1+x
1x

5)

0 x2 < 1

5)

(3.11.31)

Abramowitz Milton and Stegun Irene A. (Eds.) - Handbook of Mathematical Functions - Dover Publications, 1970 - pag. 86 n. 4.6.22.
3 - 41

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In definitiva, quindi:


Z

dn
2
1 a2
p
p
=
arctanh
1 a2
n(z) 1 + n2 (z) a2
(n(z) 1) n2 (z) a2

Quindi lequazione (3.11.13) si scrive:


Z
Hn0 sin 0
q
dn =
2
2
2
(n(z) 1) n (z) n0 sin 0
q

2 sin2
1

n
0
2Hn0 sin 0
0

q
=q
arctanh
2
2
2
2
2
1 n0 sin 0
n(z) 1 + n (z) n0 sin 0

(3.11.32)

(3.11.33)

Ma:

n0 sin 0 = sin 1

(3.11.34)

Quindi:
Z

cos
Hn0 sin 0

q
q 1
dn = 2H tan 1 arctanh
2
2
2
2
2
n(z) 1 + n (z) sin 1
(n(z) 1) n (z) n0 sin 0
(3.11.35)
Quindi lequazione della traiettoria e:

x = 2H tan 1 arctanh

cos

q 1
2
2
n(z) 1 + n (z) sin 1

(3.11.36)

Imponendo, per comodit


a, che per z = 0 x si annulli, lequazione (3.11.36) diventa:

cos

q 1
2
n(z) 1 + n2 (z) sin 1

cos 1

q
arctanh
2
2
n0 1 + n0 sin 1

x =2H tan 1 arctanh

(3.11.37)

Le figure 3.11-5 e 3.11-6 riportano ciascuna due grafici rappresentanti traiettorie di


raggi luminosi, valutati con la formula (3.11.37) nel caso di 1 = 300 e nel caso di 1 = 450 la
stato scelto, virtualmente,
prima e nel caso di 1 = 600 e nel caso di 1 = 800 la seconda. E
n0 = 2.5 per poter visualizzare meglio la distorsione delle traiettorie in prossimit
a del suolo.
3 - 42

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Programma in ambiente Matlab per graficare le traiettorie
in atmosfera non omogenea con indice di rifrazione decrescente:
rifrazione atmosferica.m
delete(get(0,children));
clear all
z=0:1:100;
H=8.86;
nzero=2.5;
senteta1=sind(30);
costeta1=sqrt(1-senteta1. 2);
nzeta=1+(nzero-1).*exp(-z./H);
FF=costeta1./(nzeta-1+sqrt(nzeta. 2-senteta1. 2));
FF0=costeta1./(nzero-1+sqrt(nzero. 2-senteta1. 2));
x=2.*H.*senteta1./costeta1.*(atanh(FF)-atanh(FF0));
axis([0 100 0 100])
plot(x,z)

3 - 43

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Traiettoria di un raggio: n0 = 2.5, H = 8.86 Km, 1 = 300
.....
100
...
..
90
80
70
60
z
(Km)

50
40
30
20
10
0

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40 50 60 70 80 90 100
x (Km)
Traiettoria di un raggio: n0 = 2.5, H = 8.86 Km, 1 = 450
....
100
....
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90
80
70
60
z
(Km)

50
40
30
20
10
0

10

20

30

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10

20

30

40 50 60
x (Km)
fig.3.11-5
3 - 44

70

80

90 100

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Traiettoria di un raggio: n0 = 2.5, H = 8.86 Km, 1 = 600
100
90
80
70
60
z
(Km)

50
40
30
20
10
0

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0

10

20

30

40 50 60 70 80 90 100
x (Km)
Traiettoria di un raggio: n0 = 2.5, H = 8.86 Km, 1 = 800
100
90
80
70
60
z
(Km)

50
40
30
20
10
0

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0

10

20

30

40 50 60
x (Km)
fig.3.11-6
3 - 45

70

80

90 100

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.12 - Lappiattimento del Sole


Poiche la rifrazione non e la stessa a tutte le altezze, viene rivelata in maniera diversa
la parte alta e la parte bassa del Sole. Leffetto e pi
u marcato quando il Sole e prossimo
allorizzonte.

fig.3.12-1
3.13 - Dispersione della luce
Per il vetro crown si hanno i seguenti valori dellindice di rifrazione in funzione del
colore della luce.
Violetto
Azzurro
Verde
Giallo
Arancione
Rosso
n = 1.532
n = 1.528
n = 1.519
n = 1.517
n = 1.514
n = 1.513
n
b......

luce

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0................ ..........
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bianca...........
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fig.3.13-1
3.14 - Il raggio verde
Vedere il raggio verde sembra un avvenimento magico ed irreale. In realt
a e un
fenomeno atmosferico discreto e poco spettacolare. Si pu
o vedere la sera al tramonto
del sole su un orizzonte lontano: bisogna che la linea dellorizzonte sia visibile a pi
u di
20 Km. Nel momento in cui lultimo frammento di Sole e sul punto di sparire, si osserva
3 - 46

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici una piccola porzione di un bel verde smeraldo durante circa 1/4 di secondo. I francesi e i
tedeschi chiamano questo fenomeno il raggio verde ma per gli inglesi e il lampo verde, che
mostra la brevit
a del fenomeno. Sembra che si possa cosi percepire un raggio di un blu del
colore dellarco elettrico in altezza con un cielo particolarmente chiaro.
La comunit
a scientifica si interessa a questo fenomeno alla fine del XIX 0 quando
Jules Verne ne fa il titolo di un romanzo. Poiche le prime osservazioni sono state fatte
a bordo di una nave, si pensava che era la luce del Sole al tramonto che si colorava di
verde nelle onde. Ma e stato necessario cercare unaltra spiegazione quando si e visto il
raggio verde sulla Terra e nei deserti. Si e pensato cosi a un fenomeno di persistenza visiva,
il verde essendo il colore complementare al rosso arancione. Ma il raggio verde e anche
visibile, al mattino, al levar del Sole. Il raggio verde si spiega a causa della separazione
di differenti colori della luce del Sole. Ciascun colore forma una immagine separata del
Sole, e dal basso in alto, si hanno i dischi rossi, arancione, verde, giallo e blu. Durante il
quarto dora che precede il tramonto del Sole si pu
o osservare con dei binocoli, muniti di
un filtro per evitare labbagliamento una frangia verde attorniante la met
a superiore del
Sole, allorche la met
a inferiore e attorniata da una striscia rossa. Questa striscia e ben
visibile quando la sommit
a del Sole e mascherata da uno strato di nuvole. La frangia verde
e visibile per circa dieci minuti, il fenomeno si intensifica man mano che il Sole si abbassa
sullorizzonte. Lo strato fluttua e danza a causa delle instabilit
a dellatmosfera e forma
talvolta delle figure spettacolari. Il raggio estremo verde appare qualche volta separato dal
disco solare a causa dellassorbimento della luce gialla e arancione dal vapore dacqua e
dallozono atmosferico. Allorquando il Sole attraversa lorizzonte, i differenti dischi rosso,
arancione giallo poi verde spariscono luno dopo laltro. Il raggio verde e la fase finale
allorquando lultimo bagliore proveniente dal Sole non e troppo rosso per la nebbia. Si
tratta allora di un piccolo capello verde visibile per una frazione di secondo. La prima foto
di questo fenomeno e stata realizzata dal padre gesuita Treusch, operante allOsservatorio
del Vaticano, a Castel Gandolfo nel 1954, con un telescopio di 65 cm di distanza focale.

3 - 47

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.15 - Larcobaleno


La bellezza di un arcobaleno ha sempre destato forte impressione sin dai tempi antichi. Lapparizione di un arcobaleno era considerata un buon segno avente poteri magici.
Secondo una vecchia superstizione inglese, ai piedi di un arcobaleno si trova un vaso pieno
doro.
Oggigiorno si sa che i poteri magici dellarcobaleno esistono solo nelle fiabe. In realt
a larcobaleno e un fenomeno ottico connesso con la rifrazione della luce in una miriade
di goccioline di pioggia fluttuanti nellatmosfera. Tuttavia, non molte persone sono consapevoli che esso e dovuto alla rifrazione della luce in goccioline dacqua che causa la
formazione di un gigantesco arco sfumato nei colori, nel cielo. Per questa ragione, vale la
pena di dare uninterpretazione fisica di questo spettacolare fenomeno ottico.
3.16 - Larcobaleno agli occhi di un osservatore attento
Prima di tutto, osserviamo che un arcobaleno pu
o essere osservato solo con le spalle
al sole. Esso appare solo quando il sole brilla su un velo di pioggia. Appena la pioggia
diminuisce e poi cessa, larcobaleno svanisce. I colori dellarcobaleno seguono la stessa
sequenza che essi hanno nello spettro risultante dal passaggio di un fascio di luce attraverso
un prisma. La parte pi
u bassa dellarco
e violetta e la parte pi
u alta
e rossa
(fig.3.16-1).
dal ...Sole
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dal ...Sole
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antisolare
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fig.3.16-1
3 - 48

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Talvolta, uno pi


u grande e alquanto sfuocato arcobaleno secondario appare sopra
quello principale. Lordine dei colori in esso e cambiato, la parte interna e rossa e la parte
pi
u alta violetto. Un osservatore fermo su una superficie piana posta sulla Terra pu
o vedere
larcobaleno se laltezza del sole, cioe la sua elevazione angolare sopra lorizzonte e sotto i
420 (la dimostrazione sar
a fatta in seguito). Pi
u basso e il sole, pi
u alto e larcobaleno e,
conseguentemente, pi
u grande la sua parte visibile. Un arcobaleno secondario appare se
laltezza del sole non e pi
u grande di 520 . Larcobaleno sembra essere una specie di una immensa ruota avente un asse immaginario passante per il sole e per locchio dellosservatore.
In figura (3.16-2) questo e la linea retta OO1 ; il punto O indica losservatore ed OCD
b 1 e laltezza del sole sullorizzonte
e il piano della superficie terrestre, mentre langolo AOO
e si indica con . Il punto O1 e chiamato punto antisolare e giace sotto lorizzonte
CD. Osserviamo, incidentalmente, che tan e anche eguale al rapporto fra laltezza
dellosservatore e la lunghezza della sua ombra. La figura (3.16-2) mostra che larcobaleno
e la circonferenza limitante la base del cono, avente come asse la linea OO 1 e come semiapertura langolo . Risulta evidente che losservatore non pu
o vedere lintera circonferenza
ma solo quella parte di essa che e sopra lorizzonte cioe la parte visibile e larco CBD.
b = e langolo secondo il quale losservatore vede la cima
Notiamo che langolo AOB
b = e la semiapertura orizzontale dellarcobaleno.
dellarco, mentre langolo AOD
B

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C................................................................................................................A
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fig.3.16-2
eviPer inciso, nel punto A secondo il mito pu
o essere trovato un vaso pieno doro. E

dente che + = . Cosi, la posizione dellarco rispetto al passaggio dellosservatore


rispetto al sole, e le dimensioni angolari dellarcobaleno sono determinate dallaltezza
3 - 49

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici del sole. Losservatore e nel vertice di un cono il cui asse giace sulla linea congiungente
losservatore e il sole; larco e una parte del cerchio limitante la base del cono che si trova
sopra lorizzonte. Quando losservatore si muove, il cono e quindi larcobaleno
stesso si muove, ecco perch
e non c
e modo di poter prendere il famoso vaso
pieno doro.
Due cose devono essere chiarite. Primo, quando noi diciamo la linea retta congiungente losservatore ed il sole, significa lapparente direzione del sole e non quella reale.
Essa differisce dalla direzione reale dallangolo di rifrazione. Secondariamente, quando noi
diciamo che larcobaleno e sopra lorizzonte, vogliamo dire che e relativamente distante,
quando il velo di pioggia e parecchie miglia lontano da noi.
Possiamo osservare un arcobaleno molto vicino, per esempio, un arcobaleno formato
dallo spruzzo di una grande fontana. In questo caso gli estremi dellarco sembrano andare
gi
u nel suolo. La distanza fra larcobaleno e losservatore non ha un effetto tangibile sulle
dimensioni angolari dellarco. Segue dalla figura che langolo = .
Per larcobaleno primario langolo e circa 420 (per il colore giallo dellarcobaleno),
mentre per larcobaleno secondario il rispettivo angolo e 520 .
Questo spiega perche losservatore non pu
o ammirare larcobaleno primario se laltezza
0
del sole supera i 42 . Analogamente non si vedr
a larcobaleno secondario quando laltezza
del sole supera i 520 . Se losservatore si trova su un aeromobile in volo, i valori relativi
importante osservare che un osservatore in un
allaltezza del sole saranno rivalutati. E
aeroplano pu
o vedere un arcobaleno come tutta una circonferenza. Tuttavia, dovunque
losservatore e posizionato (sulla superficie terrestre o sopra di essa) egli dovr
a essere
invariabilmente nel vertice di un cono puntato verso il sole ed avente unapertura di 42 0
nel caso di arcobaleno primario o di 520 nel caso di arcobaleno secondario. Perche gli
angoli sono di 420 e di 520 ? A questo problema risponderemo pi
u tardi.
Problema: Trovare gli angoli a cui viene visto larcobaleno in altezza () e larghezza
() se laltezza del sole e = 200 .
Si ha: = = 420 200 = 220 . Per calcolare consideriamo sempre la figura 3.162. Consideriamo i triangoli BOO1 e AOO1 . Dal triangolo AOO1 si ha: OO1 = OA cos .
Dal triangolo BOO1 si ha: OO1 = OB cos . Consideriamo il triangolo OAD, langolo
b e retto quindi OA = OD cos ; il rapporto OO1 si pu
O AD
o scrivere come:
OB
OO1
OO1 OA
=
OB
OA OB

Ma OB = OD, quindi:
OO1
OO1 OA
=
OB
OA OD
cioe cos = cos cos da cui:
cos
cos 420
cos =
=
= 0.79
cos
cos 200
Ne segue che 380 .
3 - 50

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.17 - Interpretazione dellorigine dellarcobaleno: da Fleischer a Newton.

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1........... ..C
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C1

c)

fig.3.17-1
Sin da quando si conosce larcobaleno e stato sempre tentato di capirne la causa. Nel
1571 Fleischer da Breslau (ora Wroclaw, Polonia) pubblic
o un articolo in cui asseriva
che losservatore vede larcobaleno quando egli percepisce la luce che e stata doppiamente
rifratta in una goccia di pioggia e successivamente riflessa da unaltra (fig.3.17-1a).
Pi
u tardi litaliano Marcus Antonius De Dominis (1566-1624) suggeriva unaltra
interpretazione del passaggio della luce allosservatore, che era, incidentalmente, corretta.
Egli credeva che ogni raggio di luce formante larcobaleno e doppiamente rifratto e riflesso
nella stessa goccia (vedi figura 3.17-1b). Un raggio A1 A di luce solare entra nella goccia,
e rifratto in A ed e allora riflesso in B, e finalmente lascia la goccia dopo essere rifratto in
C. Losservatore vede il raggio CC1 . Esso forma un angolo con la direzione della luce
incidente. Ren
e Descartes continu
o dove De Dominis aveva lasciato e spieg
o larcobaleno
secondario. Egli consider
o che la luce del sole e sia rifratta che riflessa in ogni punto A,
B e C (fig.3.17-1b). Veramente, i raggi riflessi in A cosi come quello rifratto in B non
formano larcobaleno e non sono perci
o di nostro interesse. Viceversa il raggio riflesso in
C pu
o, dopo essere rifratto nel punto D, lasciare la goccia e procedere per formare un
altro arcobaleno (fig.3.17-1c). Mentre losservatore vede larcobaleno primario allangolo
1 = 420 , egli vedr
a quello secondario a 2 = 520 .
Naturalmente, larcobaleno secondario sar
a pi
u sbiadito del primario perche una parte
dellenergia del raggio CD viene perduta nella riflessione in D. Tuttavia, ne Dominis ne
Descartes furono abili a spiegare perche un osservatore vede larcobaleno ad una angolo di
420 o 520 . Inoltre essi fallirono nello spiegare i colori dellarcobaleno. Cosi Dominis suppose
che i raggi solari che viaggiano lungo il cammino pi
u corto dentro una goccia dacqua e,
quindi, si mescolano con loscurit
a per poco e producono il rosso. Daltro canto, i raggi
che coprono il percorso pi
u lungo dentro una goccia dacqua si mescolano pi
u a lungo con
loscurit
a e producono il violetto. Queste erano le idee prenewtoniane circa lorigine dei
colori.
3.18 - Spiegazione di Newton sulla origine dellarcobaleno nella sua Lectures on Optics
3 - 51

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La teoria di Newton sui colori Gli ha permesso di spiegare lorigine dellarcobaleno.
La sua Lectures on Optics contiene un passaggio che spiega i fattori che causano lo
arcobaleno. Lidea e la seguente: i raggi che entrano in una goccia di pioggia la lasciano
dopo una riflessione, ma qualcuno di essi la lascia dopo due riflessioni, e vi e qualche raggio
che lascia la goccia dopo tre o pi
u riflessioni. Poiche le gocce sono molto piccole rispetto
alla distanza fra esse e losservatore, esse possono essere considerate come punti e non vi e
bisogno di prendere in considerazione le loro dimensioni. Bisogna considerare solo langolo
formato fra i raggi incidenti ed emergenti.
I raggi emergenti sono pi
u condensati dove gli angoli sono o molto grandi o molto
piccoli. Poiche i differenti tipi di raggi hanno angoli pi
u grandi o pi
u piccoli, i raggi che
hanno densit
a pi
u grande in qualche posto, tendono a manifestare il proprio colore. Queste
sono le parole di Newton. Cerchiamo di spiegare quanto sopra.
3.19 - Passaggio di un raggio di luce attraverso una goccia di pioggia
Assumiamo che tutti i raggi che cadono su una goccia di pioggia abbiano la stessa
lunghezza donda. Questo significa che inizialmente noi consideriamo solo la rifrazione (e
la riflessione) dei raggi nella goccia e non consideriamo la dispersione della luce.
Si abbia un fascio parallelo di luce monocromatica che cade su una goccia di raggio

il parametro dimpatto; e la distanza del raggio


R. Chiameremo il rapporto =
R
dalla linea retta che e parallela ad esso e passa per il centro della goccia. Poiche la goccia
e simmetrica, ogni raggio con lo stesso parametro dimpatto (fig.3.19-1) segue un simile
cammino e lascia la goccia allo stesso angolo rispetto alla direzione iniziale. La simmetria
sferica della goccia causa che il cammino di ogni raggio giace nello stesso piano, il piano
passante per il raggio in questione ed il centro della goccia.
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fig.3.19-1

Conseguentemente consideriamo il problema bidimensionale, tracciando il cammino


dei raggi di luce in questo piano che sar
a il piano di figura 3.19-2. Si pu
o osservare il

percorso di un raggio di luce con parametro dimpatto . Sia langolo di incidenza del
R
3 - 52

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici raggio sulla goccia. Si ha: sin =

= .
R

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fig.3.19-2
Per tracciare la figura 3.19-2 abbiamo posto:



2.5
= 2.5, R = 3, = arcsin
= 560 .443
= arcsin
R
3

(3.19.1)

e, quindi:



1
0
ng sin = sin = = arcsin
sin(56 .443) = 380 .797
1.333

(3.19.2)

b = ABO
b e O BC
b = B CO.
b
Poiche i triangoli AOB e BOC sono isosceli si ha: O AB
b = O BC.
b
Langolo di incidenza e eguale allangolo di riflessione, per cui ABO
Indicheremo questi angoli con e designeremo con langolo fra il raggio emergente
b1 C e eguale a . I triangoli AO1 B e CBO1 sono
ed il raggio incidente. Langolo AO
b1 O e O O
b1 C sono eguali e poiche la loro
manifestamente eguali e quindi gli angoli AO

b1 O = O O
b1 C= . Tracciamo da C una linea parallela allasse OO1 , sia
somma e si ha AO
2
essa M N .
evidente che langolo M CC
b 1 = O1 CN
b = OO
b1 C = . Tenendo presente, con ovvie
E
2
b = e langolo QCP
b = e che (poiche M N e parallelo
considerazioni, che langolo C1 CP
b = O BC
b = si ha: M CC
b 1 = M CQ
b (C1 CP
b QCP
b ). Sostituendo:
a OO1 ) M CQ

+ 2
= ( ) da cui: =
.
2
4
3 - 53

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Esprimiamo langolo in termini del parametro dimpatto del raggio. Per la legge
sin
della rifrazione si ha:
= n.
sin
Sostituendo a la sua espressione, si ha:
+ 2
sin
sin
=
4
n

+ 2
= arcsin
4

ossia

da cui:
= 4 arcsin

sin
n

sin
n

(3.19.3)

(3.19.4)

 

= 4 arcsin
2 arcsin
n

(3.19.5)

ed in funzione del parametro di impatto:

Notiamo che n =

4
corrisponde ai raggi nella parte gialla dello spettro.
3

3.20 - Il pi
u grande angolo fra il raggio incidente e quello emergente
Allaumentare del parametro dimpatto da 0 a 1, langolo aumenta fino ad un certo
importante
valore massimo e poi decresce a zero per = 0.994 (per il raggio giallo). E
trovare il massimo valore dellangolo perche, come nota Newton, i raggi emergenti
sono pi
u intensi quando questi angoli sono o massimi o minimi.
Consideriamo il seguente problema: trovare il massimo valore fra il raggio incidente
ed il raggio emergente da una goccia in funzione del parametro dimpatto.

2
d
4
p
= r

 2
d
1 2
n 1 n

p
4 1 2 2n
r
=
 
n

Si ha, quindi:
4 4 2 = n2 2

da cui

2p

 2

=0

(3.20.1)

1 2

4 n2
3

(3.20.2)

4
= = 0.861 a cui corrisponde un max = 420 02 .
3
Su ogni goccia sono incidenti raggi di luce con parametri di impatto variabile da 0 a
1. Essi lasciano la goccia a differenti angoli . Si vede dalla figura che il massimo valore
di e 420 . In corrispondenza di tale valore, si dimostrer
a con la teoria della diffrazione,
si ha la massima intensit
a della luce riflessa. Questo infatti non pu
o essere dimostrato con
Per n =

3 - 54

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici la teoria geometrica.


45 ..
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30
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25
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(gradi) 20
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15
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......
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10
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5
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.....
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0
.....
...
0.0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8 ....... 0.9
1.0
420 02 .......................................................................................................................................................................................................

fig.3.20-1

3 - 55

0.861

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.21 - Il miraggio

Il miraggio e un fenomeno popolare il cui significato reale e talvolta frainteso. E


spesso scambiato per qualche cosa che non esiste, piuttosto pi
u per una allucinazione che
per un fenomeno fisico. Per questo esso potrebbe ben essere utilizzato nellinsegnamento
dellottica, quando si discute della rifrazione della luce, poiche e qualcosa di diverso dagli
tuttavia raramente discusso nelle Scuole superiori e nelle Univerusuali casi di rifrazione. E
sit
a perche pu
o essere osservato solo in eccezionali condizioni meteorologiche, ed e quindi
inadatto per una sistematica osservazione, che e altamente desiderabile per una presentazione utile in classe.
Luomo ha osservato i miraggi e discusso di essi da migliaia di anni.1) Tuttavia non
ci sono scritti antichi dove si parla di questi fenomeni. Niente appare nella letteratura
egiziana antica o in quella dei primi popoli civilizzati. Non si trova niente nemmeno
negli scritti dei Greci e dei Romani. Non sono menzionati nella Bibbia, da Marco Polo
o da scrittori delle Crociate. Forse non molto dopo le Crociate, ad un ricorrente miraggio osservato nello stretto di Messina fu dato il nome di Fata Morgana. 2) Nel 1798 un
matematico francese, Gaspard Monge, al seguito dellarmata di Napoleone in Egitto
scrisse sullapparire dellacqua nel deserto. Egli fu il primo a ben interpretare il fenomeno
del miraggio. Solo un miraggio e menzionato nella storia americana: nel 1878 durante la
marcia della piccola armata del generale Custer dal Fort Abraham Lincoln verso la tragica
battaglia di Little Big Horn. Si racconta che quando lesercito si allontan
o dal forte e fu
perso di vista, ai soldati lasciati nel forte si mostr
o la colonna marciante nel cielo, ogni
uomo e ogni cavallo apparivano chiari nel cielo.
Unaltra storia di miraggio sembra sia avvenuta durante la I guerra mondiale quando
larmata del generale Allenby (inglese) si mosse a nord dellEgitto contro i Turchi. Le due
forze in campo si scontrarono in una grande battaglia; i Turchi erano in vantaggio. Un
avamposto turco mand
o un messaggio allalto comando che un esercito inglese di rinforzo
stava avanzando per attaccare al fianco lesercito turco. Il comando supremo turco decise
allora la ritirata. Non vi fu rinforzo alcuno ma era un miraggio. Non so se ci
o sia veramente accaduto ma e quello che si racconta. Ci sono stati altri episodi di miraggio anche
se non cosi importanti. Il primo scienziato che scrisse in forma scientifica sul miraggio,
formalizzandolo teoricamente, fu il grande scienziato francese J.B. Biot.3) Riportiamo nel
prossimo paragrafo la traduzione dellintroduzione della presentazione di Biot perche la
riteniamo molto interessante sia dal punto di vista culturale sia anche dal punto di vista
1)

James H. Gordon - Mirages - Annual Report of the Board of Regents of the Smithsonian Institution, 1959 - United States Government Printing Office, Washington.
2)
Una prima e vera descrizione del fenomeno fu fatta da Padre Angelucci nel 1634 in
una lettera scritta a Padre Leone Sanzio. Sono molte le deduzioni etimologiche delle parole
Fata Morgana; la pi
u accreditata e che il fenomeno fu ritenuto opera della Fata Morgana,
sorella di Art
u ed allieva di Merlino ritenuta la regina fra le Streghe - Vittorio E. Boccara
- Memorie della Societ
a degli Spettroscopisti Italiani - Vol. XXXI, 1902.
3)
Jean-Baptiste Biot (Parigi, 21 aprile 1774 3 febbraio 1862: Sur les refractions extraordinaires qui sobservent tres-pres de lhorizon - Memories de la classe des Sciences Lu le 8 aout, 1808.)
3 - 56

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici storico.


3.22 - Storia scientifica degli studi sul miraggio scritta da Biot
Sur les refractions extraordinaires qui sobservent tres-pres de lhorizon
Par M. Biot - Lu le 8 aout, 1808
I fisici e gli astronomi hanno da tempo osservato che gli oggetti che si vedono molto
vicino allorizzonte inviano qualche volta allosservatore due immagini, luna diretta, laltra
invertita. Nessuno pi
u dei marinai ha potuto osservare questo fenomeno; cosi esso e
ben conosciuto fra di loro, e Essi lo individuano con un nome molto espressivo, miraggio, perche in effetti sembra che gli oggetti si riflettano come su uno specchio (in lingua
francese miroir). Picard descrive qualche apparizione di questo genere nel suo libro Voyage
dUranibourg 1). Se ne trova qualcuno nelle memorie dei primi Cassini2) , ma non sembra
che se ne sia fatto un oggetto speciale di ricerche prima di una memoria di Monsieur
Huddart, inserita nelle Transactions philosophiques de 1797. Monsieur Huddart riporta
che egli abbia osservato in certe circostanze che dei vascelli a vela presentavano, oltre
alla loro immagine diretta, una immagine capovolta. Egli ha visto anche delle sommit
a
di colline che sembravano distaccarsi dalla loro base, e sospese nellaria. Egli attribuisce
questo fenomeno allevaporazione che, rendendo gli strati inferiori dellaria pi
u umide e conseguentemente meno dense degli strati superiori, deve, secondo lui, fare prendere ai raggi
luminosi una curvatura convessa verso la terra e per conseguenza produrre una seconda
immagine delloggetto. Ma Monsieur Huddart non faceva attenzione che la differenza di
densit
a non e sufficiente per determinare questa curvatura. La condizione realmente neces1)

Uraniborg e il nome del palazzo/osservatorio edificato dallastronomo danese Ticho


Brahe sullisola di Hven donatagli nel XVI secolo dal sovrano Federico II. Lisola si trova
nellOresund, il braccio di mare che separa la Danimarca dalla Svezia.
2)
Giovanni Domenico Cassini nacque in Liguria, a Perinaldo (in provincia di Imperia,
vicino a Sanremo; al tempo faceva parte della Repubblica di Genova), nel 1625. Compi i
primi studi nel collegio dei Gesuiti di Genova, dove venne in contatto con Giovanni Battista
Baliani, fisico, matematico e corrispondente di Galileo Galilei. Nel 1649, per aver previsto
la vittoria delle truppe di Innocenzo X, adunate a Bologna per una spedizione militare
contro il duca di Parma, acquisi notoriet
a di astrologo, cosa che egli assolutamente non
era e non volle mai essere. Venne, comunque, chiamato a Bologna dal marchese Malvasia
ad occuparsi del suo osservatorio privato e lanno successivo ottenne linsegnamento universitario di astronomia. Limportanza delle ricerche svolte a Bologna lo rese uno dei pi
u
noti astronomi europei dellepoca e, per questo, nel 1669 venne chiamato a Parigi dal Re
Sole, Luigi XIV, presso lObservatoire Royal, appena istituito. A Parigi Cassini si spos
oe
dette origine ad una vera e propria dinastia di astronomi che diressero lObservatoire sino
alla rivoluzione francese, con il pronipote Cassini IV. Pur da Parigi, Cassini rimase sempre
in contatto con lambiente bolognese e collabor
o attivamente allistituzione della Specola
dellIstituto delle Scienze. Il Senato di Bologna non volle mai rassegnarsi alla sua partenza
e gli mantenne libera la cattedra di Astronomia sino alla sua morte, avvenuta a Parigi nel
1712.
3 - 57

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici saria e la differenza dei poteri rifrangenti. Ora, i poteri rifrangenti dei gas non dipendono
solamente dalla loro densit
a, ma anche dalla loro natura e dalla loro composizione chimica.
In seguito alle esperienze che si sono fatte sulla rifrazione dellacqua, sia allo stato liquido,
sia allo stato di vapore, sia infine allo stato di decomposizione riducendola ai suoi gas
costituenti, si deve concludere che il potere rifrangente del vapore acqueo, a forza elastica
eguale, e poco differente di quello dellaria; se bisogna assegnare il senso della differenza,
e assai probabile che e pi
u grande di una piccola quantit
a. Lintroduzione del vapore acqueo nellaria atmosferica conduce allaumento del potere rifrangente piuttosto che alla
diminuzione; di conseguenza non e a questa causa che si deve attribuire il fenomeno del
miraggio, e limmagine capovolta degli oggetti.
Esiste anche nelle Transactions philisophiques del 1789, una memoria di Monsieur
Vince, dove si trova scritto un grande numero di fenomeni di questo genere, i pi
u singolari che si siano mai visti. Il giorno in cui lautore li osserv
o aveva fatto molto caldo; la
sera il clima era molto afoso; il cielo era chiaro con qualche nuvola. Guardando vascelli a
vela a diverse distanze, Monsieur Vince si accorse che qualcuno fra essi presentava delle
immagini capovolte. Egli le osserv
o con un telescopio, e riconobbe subito che a causa
della loro lontananza e del lato del mare dove si trovarono, esse apparivano molto diverse
e molto variabili da un istante allaltro. Egli vide talvolta tre immagini, una capovolta e
due dritte, qualche volta solamente due, e limmagine capovolta al di sotto dellaltra o al
di sopra. Tutte queste apparizioni cambiavano in misura che i vascelli si avvicinavano o si
allontanavano dai limiti dellorizzonte. Monsieur Vince cerca di spiegare questi fenomeni
attribuendone la causa a delle variazioni di densit
a nei differenti strati daria; e, in effetti,
se non si trattasse di spiegare la possibilit
a della formazione delle immagini, si troverebbe
una infinit
a di leggi che soddisferebbero questa condizione. Ma ci
o non e sufficiente per far
conoscere la vera causa del fenomeno; giacche si pu
o condurre dalloggetto allosservatore,
una infinit
a di traiettorie, e dunque nessuna sar
a la traiettoria vera. Il carattere di una
teoria vera deve essere quello di spiegare i rapporti di posizione di queste diverse immagini, e i movimenti simultanei che si notano allorquando loggetto si avvicina o si allontana.
Questo e quello a cui io spero di essere arrivato. Monsieur Vince rappresenta tutte le traiettorie come concave verso la superficie del mare, e ci
o e analogo alla rifrazione ordinaria.

E al contrario estremamente probabile che la loro curvatura non sia rivolta dallo stesso
lato su tutta lestensione del loro percorso; in quanto, nei fenomeni di questo genere, i
raggi luminosi seguono una curva sinuosa e a serpentina, come lo si vedr
a da parecchie
esperienze che io riporter
o nel seguito di questa memoria.
Peccato che Monsieur Vince si sia accontentato di osservare questi curiosi fenomeni
con il telescopio senza misurarli, senza prendere, con degli strumenti, la depressione delle
immagini e quelle dellorizzonte del mare.
Il fenomeno del miraggio pi
u evidente, il migliore constatato, e che ha
pi
u di tutti attirato lattenzione generale,
e quello che Monsieur Monge ha
descritto e spiegato nelle memorie dellIstituto del Cairo. Allorquando i soldati
francesi entrarono nel deserto dellEgitto, tutta larmata fu testimone di un effetto ottico
cosi nuovo e notevole. I villaggi che formano un vasto piano orizzontale, sembravano tutti
coperti dacqua. I villaggi costruiti su dei piccoli poggi sembravano al di sopra di questa
inondazione, e presentavano da lontano, oltre limmagine diretta, una immagine capovolta.
3 - 58

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici I soldati sedotti dallillusione, correvano vanamente verso questa acqua immaginaria per
eliminare la sete che li divorava. La spiaggia sfuggiva davanti a loro; e limmagine dellacqua
indietreggiava senza sosta lasciando vedere al suo posto un suolo arido e riarso.
Monsieur Monge attribuisce questo fenomeno alleccessivo calore del suolo che, dilatando gli strati inferiori dellaria contigui alla sua superficie, fa che la densit
a dellaria va
crescendo dal basso in alto fino ad una certa altezza invece di andare a diminuire secondo la
legge ordinaria di sovrapposizione degli strati, e come conviene per lequilibrio in una temperatura uniforme. Non si pu
o negare in effetti che questa sia la vera causa del fenomeno.
I raggi luminosi incidenti in questi strati inferiori di densit
a variabile danno luogo a delle
traiettorie convesse verso la superficie del suolo, e producono delle immagini capovolte.
Monsieur Monge paragona questa inversione a quella prodotta dalla riflessione interna nei
mezzi trasparenti omogenei. In effetti, questo confronto rende la cosa sensibile ed essa sar
a
affatto esatta se gli strati di densit
a variabile non hanno uno spessore infinitamente piccolo.
Quanto allapparizione di una superficie dacqua, Monsieur Monge lo spiega molto bene
con la riflessione del cielo o, per parlare esattamente, di tutte le particelle dellatmosfera,
che si trovano prossime allorizzonte, inviando cosi allosservatore le loro immagini capovolte come farebbero degli oggetti terrestri, e si riflettono attorno a questi oggetti come se
fosse su unacqua tranquilla, concorrente a completare lillusione. Noi vedremo presto che
il calcolo conferma questa spiegazione facendo qualche leggera modifica; ma soprattutto
non gli sar
a tolta una delle sue particolarit
a pi
u notevole che e di avere capito il fenomeno,
nel mezzo di un campo di battaglia, fra i rischi della guerra e di una vita piena di pericoli.
Nello stesso tempo che Monsieur Monge spiegava il miraggio in Egitto, Monsieur Wollaston in Inghilterra pubblicava un bellissimo lavoro sullo stesso soggetto. Questo eccellente
fisico attribuisce cosi le doppie immagini a una densit
a dellaria crescente dal basso in alto
per effetto del calore del suolo, e prova per mezzo di esperimenti termometrici molto ben
fatti che nelle circostanze dove si osservano delle doppie immagini, questo stato dellaria
ha sempre luogo. Egli imita questi fenomeni e li amplifica osservandoli su corpi riscaldati
attraverso dei liquidi di densit
a diversa, posti sulla superficie di un ferro arroventato. E non
solamente egli ne descrive gli aspetti, le loro variet
a ma esegue misure con degli strumenti
e descrive nei diversi casi la rifrazione che i raggi subiscono, Questi risultati sono molto
precisi per verificare la teoria matematica del fenomeno, e lo si vedr
a presto che io ne ho
fatto uso. Quanto a questa teoria, Monsieur Wollaston non la ha data. In verit
a egli prova
che le traiettorie descritte dai raggi luminosi devono essere convesse verso la superficie
riscaldata, ma siccome egli non aveva messo a punto lequazione di queste traiettorie, non
ha discusso la maniera in cui esse si intersecano, e la natura delle caustiche che possono
risultare delle loro intersezioni; o, e di l
a che dipende la multiplicit
a delle immagini, la loro
situazione e i rapporti di questo fenomeno con la posizione delloggetto. Ma dal punto
di vista fisico, il suo lavoro non lascia niente a desiderare, e pieno desperienze immaginate con tutta la sagacit
a, e eseguite con tutte le accortezze che distinguono questo abile
fisico. Infine, egli ha perfettamente raggiunto lo scopo dellautore, che era soprattutto di
provare che questo fenomeno delle doppie immagini nellaria atmosferica e dovuto ad una
variazione di densit
a contraria a quella che esiste ordinariamente.
Tre anni dopo, nel 1803, Monsieur Wollaston pubblic
o ancora unaltra memoria sullo
stesso soggetto. Qui egli aveva soprattutto in vista di dare ai marinai delle procedure
3 - 59

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici per evitare linfluenza delle rifrazioni straordinarie allorquando essi prendono laltezza;
a questo proposito egli riporta un gran numero di osservazioni fatte da lui stesso sul
Tamigi, relativamente allinversione degli oggetti. Questi che egli ha pi
u ordinariamente
osservato erano i rami inclinati di qualche barca che il caso condusse sul Tamigi, e che
in effetti erano favorevoli per losservazione a causa della loro obliquit
a. Il metodo di
Monsieur Wollaston consiste nel misurare langolo fra i punti dove limmagine capovolta
sembra prolungarsi nellacqua, e il punto dellimmagine diretta che si trova nella stessa
verticale. Sfortunatamente si vede dalla teoria che questo angolo e variabile con la distanza
delloggetto e laltezza dellocchio, due elementi che Monsieur Wollaston non ha potuto
osservare, o almeno di cui egli non ha dato i valori. Cosi le variazioni accidentali che
ci sono sicuramente state, hanno riversato nelle osservazioni cosi grandi irregolarit
a che
lautore ne e stato estremamente sorpreso, senza sapere a cosa attribuirle. Ma un fatto
importante che
e comune a tutte queste osservazioni,
e che tutte le volte che
Monsieur Wollaston ha cosi osservato il miraggio, la temperatura dellacqua era
pi
u calda di quella dellaria: ci
o di cui egli ha avuto laccuratezza di assicurarsi
con le osservazioni termometriche che sono consegnate nella sua memoria.
Egli arriva anche, qualche volta, a vedere che degli oggetti lontani sembrano semplicemente sospesi in aria; la loro immagine e dritta e non e accompagnata, almeno in
apparenza, da una seconda immagine capovolta. Si e dato a questo fenomeno il nome di
sospensione, per distinguerlo dal miraggio. Monsieur Monge lattribuisce ancora alla riflessione del cielo; ma egli non ha detto il perche, in questo caso, non si osserva la seconda
immagine, ed io so che nessuno ha dato la spiegazione di questo fenomeno. Il fatto e che la
seconda immagine esiste anche in questo caso, ma essa e estremamente appiattita e ridotta
ci
ad una dimensione infinitamente piccola, ci
o che impedisce di osservarla. E
o che provo
con la teoria e con lesperienza nel corso di questa memoria, mostrando con il calcolo e con
losservazione diretta, come si fa il passaggio dal miraggio alla sospensione.
Si trova su questi fenomeni una memoria interessante di Monsieur Woltman negli
Annali di Gilbert. Egli acclude un grande numero di osservazioni che lautore ha fatto
a Cuxhaven. Loggetto osservato era una casa situata a una grande distanza. Il raggio
visivo radente la superficie del fiume Elba in tutta lestensione del suo corso. Sfortunatamente Monsieur Woltmann non aveva a sua disposizione strumenti, ed egli vi ha supplito
con un apparecchio pi
u appropriato a indicare le variazioni della rifrazione che a darne la
misura ben precisa. Ma ci
o che rende questo lavoro prezioso, e che lautore avendo seguito
questi fenomeni per la durata di pi
u di un anno, ne ha ben constatato i risultati generali, ed anche pi
u particolarit
a interessanti. Cosi, egli ha costantemente osservato
che allorquando aveva due immagini distinte o anche semplice sospensione,
la temperatura dellacqua era almeno due gradi Farenheit (1.1 gradi Celsius)
pi
u alta di quella dellaria; e che al contrario egli non aveva n
e sospensione
n
e doppia immagine allorquando la temperatura dellacqua era al di sotto di
quella dellaria solamente di due gradi Farenheit. Quando la differenza delle temperature era minore di questo limite, il fenomeno non era costante. Qualche volta esso
aveva luogo, altre volte non si produceva; e questo si spiega molto bene, poiche una cosi
debole differenza pu
o non essere tassativa, e che la pi
u piccola causa accidentale, il minimo
movimento dellaria o dellacqua pu
o distruggerla e farla passare in senso contrario. Mon3 - 60

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici sieur Woltmann ha cosi osservato la sospensione ed il miraggio sulla neve, ed anche sul
ghiaccio, allorquando la temperatura di questi corpi si e trovata pi
u alta di quella dellaria,
ci
o che accade spesso in inverno; ne segue che non bisogna cercare altre cause di questi
fenomeni se non la diseguaglianza delle temperature.
Monsieur de Humboldt, il quale non evitava alcun genere di ricerche utili alle scienze,
ha fatto cosi delle osservazioni di sospensione e del miraggio durante il suo viaggio ai
tropici; ma abituato a conoscere la gioia dei risultati esatti, non si e accontentato di una
semplice descrizione. Egli ha misurato le depressioni degli oggetti e quelle dellorizzonte
del mare con un quarto di cerchio di Bird ben rettificato. Egli ha notato la temperatura
e tutte le circostanze meteorologiche; infine, ci
o che e il talento di un buon osservatore,
benche egli non conoscesse la teoria matematica di questi fatti, non ha omesso niente che
potesse servire allo stabilire o a verificare. Cosi le sue osservazioni che egli ha ben voluto
comunicarmi mi sono state molto utili.
Si deve ancora annoverare nella stessa classe di fenomeni gli aspetti molto singolari
che Le Gentil ha osservato allistante del levar del sole durante il suo soggiorno in India,
e che egli ha rivisto in seguito al tramonto di questo astro sulle coste della Normandia.
Egli le ha consegnate con molto dettaglio nelle memorie dellAccademia delle Scienze negli
anni 1774 e 1789. Questi fenomeni che non sono stati ancora spiegati, si deducono molto
semplicemente dalla teoria; e paragonando le particolarit
a che la teoria indica con quelle
che Le Gentil ha osservato, si trover
a accordo in tutti i punti. Questi sono i soli dati che
io ho potuto trarre dalle ricerche dei fisici. Si trova ancora negli Annali di Chimica e in
quelli di Gilbert, qualche altra osservazione degli stessi fenomeni; ma siccome esse sono
fatte senza strumenti, o con delle procedure molto inesatte, o infine senza alcuna misura
precisa, essi non possono servire che a constatare il fatto stesso, senza offrire i mezzi del
calcolo.
Del resto, dopo la prima lettura della mia memoria io fui assai felice per fare io stesso
su questo soggetto, tutte le osservazioni che io ho potuto desiderare. Loccasione si e
presentata durante il soggiorno che io ho fatto a Dunkerque nellinverno del 1808, con
Monsieur Mathieu, per la verifica della latitudine allestremit
a boreale del meridiano. Noi
abbiamo intrapreso, Monsieur Mathieu ed io, approfittando della vicinanza del mare, la
frequente osservazione, con un cerchio ripetitore, della depressione dellorizzonte, ponendoci successivamente a diverse altezze conosciute, ci
o che ci deve determinare la forma
della traiettoria descritta dai raggi luminosi, seguendo le diverse modifiche di temperatura
che laria ed il mare sperimentano. Nel corso di queste esperienze, che noi riportiamo
in seguito su questa memoria, e che contribuiranno forse a gettare qualche luce sulle variet
a e le bizzarrie delle rifrazioni terrestri, scoprimmo sul terreno lasciato scoperto dal
mare durante la bassa marea, un luogo dove la sospensione ed il miraggio erano sensibili
tutti i giorni. Il raggio visivo, radente a questa superficie sabbiosa e prolungata ci faceva
vedere un affollamento di oggetti, quali campanili, case, colline, alberi, ecc. che sembrano
sospesi in aria e senza base, presentando al di sotto di essi le loro immagini capovolte.
Queste immagini situate cosi in aria e al di sopra dellorizzonte apparente, rassomigliano
perfettamente alle immagini riflesse dallacqua; e lillusione era cosi forte che noi stessi non
riuscivamo a crederci poiche il bordo di questa acqua apparente non era qualche volta a
200 metri da noi. Noi abbiamo spesso avuto piacere ad inviarvi degli uomini muniti di aste
3 - 61

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che ci inviavano dei segnali. Man mano che essi si allontanavano da noi, si vedevano addentrare successivamente in questo mare apparente, e infine immergersi interamente, cosi
la loro immagine riflessa. Niente eguaglia, in apparenza, le variet
a e le bizzarrie di questi
fenomeni. Essi cambiano secondo laltezza degli oggetti, secondo la loro distanza, secondo
la natura del suolo che vi separa, soprattutto secondo la loro forma e secondo laltezza
dellosservatore; di sorta che non potete fare il minimo movimento senza modificare tutte
le apparizioni che vi osservate. In pi
u la minima variazione di temperatura li altera, ed e
sufficiente un semplice raggio di sole per fare nascere e sparire il prestigio.
Ma tutte queste bizzarrie non sono state per noi che una spinta in pi
u. Noi le abbiamo seguite con pi
u accuratezza, caparbiet
a e costanza. Guidati dalla teoria, noi marciamo
sempre con certezza; e ciascuna apparizione nuova ha per noi un nuovo interesse. Per approfittare completamente di una occasione cosi favorevole, abbiamo avuto laccuratezza di
prendere delle misure esatte di tutti i fenomeni con il cerchio ripetitore. Abbiamo annotato accuratamente le temperature a diverse altezze al di sopra del suolo, le depressioni
dellorizzonte apparente e quelle degli oggetti, la loro distanza, la loro configurazione e i
rapporti della loro forma reale con quella delle immagini riflesse. Abbiamo determinato la
forma delle traiettorie e quella delle caustiche che le limitano, per mezzo delle esperienze
dirette, e per cosi dire, con delle sonde fatte nel mare apparente, prodotte dalla riflessione
del cielo. Infine noi abbiamo studiato con dei livellamenti esatti, la forma del terreno
rasato dal raggio visibile, forma che e qui di unestrema importanza, poiche essa determina la direzione degli strati di eguali densit
a. Ci e stato facile vedere che la frequenza
e lintensit
a del fenomeno nel luogo dove labbiamo osservato, era dovuta ad una configurazione particolare della superficie sabbiosa, risultato che la teoria ci ha fatto prevedere
dopo le sole apparizioni osservate prima di aver effettuato i livellamenti; di sorta che riunendo tutte le occasioni che noi abbiamo avuto allora di esaminare in dettaglio le variet
a
di questi fenomeni, tali che noi li riportiamo in queste memorie, crediamo che essi non si
siano osservate cosi completamente, anche in Egitto.
Io far
o menzione qui di un altro fenomeno che abbiamo osservato, Arago ed io, in
Spagna, e che, al primo colpo docchio, sembrava potesse essere ben lontano dai precedenti, cosa che si spiega facilmente dalla stessa teoria. Non si tratta solamente qui di due
immagini, come nel miraggio, o di tre, come nel fenomeno osservato da Monsieur Vince,
ma di una moltitudine di immagini che appaiono le une al di sopra delle altre in numero
indefinito. Quando osservavamo questo curioso fenomeno, eravamo fermi sulla montagne
del Desierto de las Palmas, elevato di 727 metri sul bordo del mare, nel reame di Valencia. Osservammo di notte, al cerchio ripetitore, i riverberi accesi nellisola di Ibiza, sulla
montagna di Campvey, elevata di 420 metri e distante 161008 metri (41 e 1/3 leghe). Era
uno dei lati del nostro grande triangolo. Noi abbiamo visto allinizio la luce di Campvey
semplice, che somiglierebbe a una stella molto piccola, come essa appariva ordinariamente,
e noi finimmo cosi tre coppie dosservazioni. Ma alla quarta coppia, cominciammo a vedere
a Campvey due luci esattamente nella stessa verticale, e distanti di una quantit
a che, sul
filo, noi stimiamo a meno di tre minuti (darco). La vera luce, almeno quella che noi giudicavamo tale, era al suo posto ordinario. Laltra, che noi credevamo essere la luce fittizia,
era pi
u elevata nel cielo in realt
a; ci
o che la mette pi
u bassa nei nostri occhiali che si capo
volgono. Ella era cosi pi
u grande degli altri pi
u dilatata e un p
o iridata. Noi labbiamo
3 - 62

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici presa inizialmente per una stella, ben meravigliati di incontrarne una precisamente nella
verticale dei riverberi di Campvey. Ma infine questa pretesa stella non cambiava di posto,
bisognava bene riconoscere unimmagine straordinaria. Piuttosto noi non abbiamo visto
solamente due luci, ma tre, quattro o pi
u. Esse si formano e spariscono in seguito senza che
il numero di quelle che appaiono insieme hanno niente di determinato. Tuttavia si notava
che le pi
u basse, le pi
u vicine di quelle che noi credevamo essere limmagine ordinaria, sembravano piuttosto le altre e pi
u facilmente; ma noi rimarchiamo che le pi
u alte in realt
a,
sembravano sempre le pi
u larghe e le pi
u brillanti. Questa formazione successiva era molto
analoga ad un altro fenomeno che noi abbiamo osservato pi
u volte nelle altre stazioni. Si
vede il punto luminoso allungarsi come una piccola colonna di fuoco sotto il filo verticale
della lente, e si estendere cosi fino a una certa lunghezza, dopo che la colonna si ruppe tutta
di un colpo e form
o due immagini di cui la pi
u bassa era sensibilmente rossa e il superiore
sensibilmente verde; o bene essa si concentrava di nuovo su se stessa; e ritornava un punto
luminoso unico, di dimensione insensibile, come prima. Lallungamento della luce equivale
a un moltitudine infinita di immagini contigue, come losservatore nel Deserto, la luce di
Campvey aveva tutte le immagini separate e distinte.
Allindomani di questa osservazione, al sorgere del giorno, il mare sembrava in lontananza coperto di masse di nebbia, nere, arrotondate ondulate e agglomerate, in maniera
da rappresentare montagne. Dirigendo il binocolo su Ibiza, non si vede ne questa isola
ne le sue montagne, ma solamente delle masse di foschia che ne imitano la forma, e che
avrebbero potuto farci sbagliare se noi fossimo stati meno abituati a riconoscere Yviza e
sopratutto Campvery. Queste foschie non esistevano sulla superficie del mare al tramonto,
esse vi si erano precipitate durante la notte. Noi abbiamo poi costantemente osservato
questa circostanza ogni volta che noi abbiamo visto dei fenomeni di rifrazione straordinaria. Queste masse di foschia erano per noi lindice pi
u certo dun tempo perfettamente
calmo. Nel Desierto di Las Palmas noi li abbiamo riviste cosi durante i quindici giorni consecutivi, coprente la superficie del mare al nascere del giorno, si elevano e essi dissipano per
effetto del calore del sole, poi ricadendo di nuovo durante la notte. Questo gioco alternativo
continua fino a che un vento del nord vince e le scaccia. Io non credo che questo fenomeno
contribuisce a produrre le rifrazioni straordinarie; ma come esso indica la calma perfetta
dellatmosfera, esso deve accompagnarsi frequentemente allapparizione. Si e comparato il
fenomeno delle doppie immagini a quello della riflessione interna di un vetro. Il fenomeno
delle immagini moltiplicate in numero infinito, pu
o compararsi a quello delle riflessioni
interne che si fanno successivamente sulle due facce opposte dune lastra, allorquando si
guarda un punto luminoso attraverso di esse; ma questo modo di spiegare il fenomeno,
non deve essere considerato che come approssimato. La riflessione delle traiettorie non
possono farsi nellaria atmosferica, come nei mezzi di densit
a uniforme, dove le traiettorie
non hanno che una porzione curvilinea infinitamente piccola, vicino alla superficie di questi
mezzi; e cosa che pu
o dare unidea di qualche fenomeno del miraggio, riportandole a questo
limite, e vero di dire cosi che un gran numero, e soprattutto quelli che presentano delle
immagini multiple, non possono per nulla rappresentarsi cosi, perche essi dipendono della
moltiplicit
a dei rami della caustica sulla quale si fa la riflessione, caustica che nel caso
dei mezzi di densit
a costante, non ha che un solo ramo concavo verso la loro superficie e
infinitamente appiattita.
3 - 63

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per avere la vera teoria di questi fenomeni, bisogna considerare il movimento della
luce, di cui il potere rifrangente e variabile secondo i differenti strati. Ci
o che io penso
di fare; e come il problema preso in tutte le sue generalit
a e insolubile nello stato attuale
dellanalisi, io ho cercato di distinguere, fin quanto mi e stato possibile, i risultati generali che convengono a tutte le leggi di rifrazione di quelli che dipendono necessariamente
della legge particolare secondo la quale si fa variare i poteri rifrangenti; e i risultati che
sono nellultimo caso essendo moltiplicati, io ho scelto per esempio qualcuna delle leggi di
rifrazione delle pi
u semplici, i pi
u vicini della natura, ed io ho sviluppato le conseguenze;
ci
o che si apprende a discutere le equazioni di tutte le curve, ne discutano qualcuna, cosa
che le loro propriet
a particolari siano variate allinfinito.
3.23 - Il miraggio - Gaspard Monge1)
Gaspard Monge ha per primo visto il miraggio durante la campagna napoleonica in
Egitto. Egli ha perfino proposto una teoria del miraggio.
EXTRAIT
Du memoire lu a
la seance de lInstitut du Caire, du 11 fructidor, an 6;
Par le cit. Monge
Sur le phenomene optique, nomme MIRAGE par les marins
In mare, accade spesso che una nave in lontananza sembra addirittura essere delineata
nel cielo invece che nellacqua. Un analogo effetto ha colpito tutti i francesi durante la
marcia dellarmata attraverso il deserto. I villaggi visti in lontananza sembravano giacere su
unisola in mezzo ad un lago. Man mano che ci si avvicina, la superficie apparente dacqua si
restringe: quando si era ad una piccola distanza, essa spariva e lillusione ricominciava per il
villaggio che seguiva quello che era scomparso. Il cittadino Monge attribuisce questo effetto
alla diminuzione della densit
a dello strato inferiore dellatmosfera. Questa diminuzione nel
deserto e prodotta dallaumento della temperatura che e il risultato del calore comunicato
dal sole alle sabbie con le quali questo strato e in contatto immediato. Nel mare esso
ha luogo allorquando, per delle circostanze particolari, quale lazione dei venti, lo strato
inferiore dellatmosfera tiene in dissoluzione una pi
u grande quantit
a dacqua rispetto agli
altri strati. In questo stato di cose, i raggi di luce che provengono dagli strati bassi del cielo,
essendo arrivati alla superficie che separa lo strato meno denso di quelli che sono di sotto,
non penetrando in questo strato, essi sono riflessi e consegnano nellocchio dellosservatore
limmagine del cielo. Egli crede allora di vedere un parte del cielo al di sotto dellorizzonte.
questa parte che egli prende per acqua allorquando il fenomeno accade a terra. Se si e in
E
mare si crede di vedere nel cielo tutti gli oggetti che fluttuano sulla parte della superficie
occupata dallimmagine del cielo.

1)

G. Monge - Annals de chimie ou recueil des memoires concernant la chimie et les arts
qui en dependant (7), vol.29, p 207 - 1798/1799.
3 - 64

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Miraggio inferiore

raggio
diretto

raggio
deviato
aria f redda
raggio
apparente

aria calda
Immagine
apparente

fig.3.23-1
3.24 - Trattamento teorico del miraggio1)
I gradienti di temperatura possono causare fenomeni di miraggi cioe di effetti che sono
simili alla rifrazione ionosferica. In una giornata calda, il suolo
e molto pi
u caldo
dellaria e, quindi, lindice di rifrazione dellaria
e pi
u basso al suolo rispetto
ad unaltezza non molto elevata da esso. In condizioni normali, invece, la pressione
dellaria determina un indice di rifrazione che e molto pi
u alto al suolo e diminuisce con
laltezza. Quindi un raggio emesso da un oggetto prossimo al suolo in una direzione anche
leggermente diversa dallorizzontale verso il basso viene ancor pi
u rifratto come in figura
3.24-1 dove abbiamo supposto, per semplicit
a latmosfera suddivisa in strati omogenei.
y

..
.....
........
....
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
...
..
.... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .........
..
...
...
. .....
.. .....
..
... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. ............... ....
...
....
...... .
..
.. ......... ...
..
.... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .................... .. .. .. .. .. .. ....
.
..
..........
..
......... ...
...
...
.........
.. .................
..
.... .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. ..... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. ........ .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. ....
..
......
...
..
....... n(y) in aumento
.
...
...
.
...........................

.......................................................................................................................................................................................

fig.3.24-1

Come semplice modello integrabile, possiamo assumere che lindice di rifrazione n(y)
aumenti linearmente con laltezza y, cioe:
n(y) = n0 + y
1)

(3.24.1)

E.Fabri, G.Florio, F.Lazzeri and P.Violino: Mirage in the laboratory - Am. J. Phys.
50, 1982
3 - 65

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici essendo il tasso di crescita per metro dellindice di rifrazione con laltezza. Per altezze
vicine al suolo risulta (y 0), che implica
n2 (y) n20 + 2n0 y

(3.24.2)

Consideriamo una regione di spazio dove la temperatura e costante su piani paralleli,


e quindi il gradiente termico e dovunque nella stessa direzione. Con riferimento alla figura
3.24-2, sia y lasse del gradiente (il verso positivo e quello dellaumento di n). Un raggio di
luce formante un angolo con lasse y e sottoposto ad una serie di rifrazioni infinitesime;
n sin essendo sempre costante.
y ........

..........
...
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
L
.
...
....
..
....
..
....
.
.
...
.
...
.
.. ..
O .................
....
.
....
...
.
.
.... ......
..
.. A ......
...
....
...
.
....
....
.
....
....
..
....
... 1 ......
..
.....
....
..
...
...
... ...........
..
. ..
... .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... ...........A
....... .. .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. ..B
............ .. .... .. .. .. .. ...... .. .... .. .. .. .. .. .. .. .... .. .. .. .. .. ..
...
....
..
.....
..
....
.. ..
..
.......... n(y) in aumento
....
....
..
..
....
.
.
.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ........Q
.
......................................................................................................................
....................................................................................
...................
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .........P
...................................................................................................................
.
.
.....iraggio
.....................................................................M
.............................................................................................................................................................................
....................................................................................................................................
....................................................................................................................................
....................................................................................................................................
....................................................................................................................................

......................................................................................................................................................................................

Suolo caldo
fig.3.24-2

Quindi (usando il sottoscritto A per tutte le quantit


a riferite al punto A) lungo tutto
il raggio e n sin = nA sin A . Ossia, quando n = nA sin A , segue che sin = 1 ( = 900 )
ed il raggio non pu
o penetrare in strati a pi
u bassi valori di n; esso e una curva concava,
puntando su entrambi gli estremi verso il verso positivo dellasse y.
Consideriamo una regione, con un gradiente termico, limitata fra due valori di y,
y1 = s e y2 = 0, dove i valori di n siano, rispettivamente, n1 e n2 con n1 > n2 . Vogliamo
studiare sotto quale condizione un raggio entrante in questa regione da y > s con un angolo
di incidenza 1 (vedi figura 3.24-2) venga deviato e formi miraggio, ossia deve esistere un
valore della coordinata y, diciamo y , 0 < y < s, per cui si verifichi:
n1 sin 1 = n(y )

(3.24.3)

Ricordando che n1 , 1 e n2 sono dati del problema, risulta che, se:


n1 sin 1 < n2

(3.24.4)

non si pu
o avere miraggio. Infatti la condizione (3.24.3) non e mai soddisfatta per
qualunque valore di 0 < y < s, risultando sempre, n(y ) > n2 . Quindi, in questo caso, il
raggio attraversa la regione e raggiunge il piano y = 0.
Viceversa se
n1 sin 1 > n2
(3.24.5)
3 - 66

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici il raggio, man mano che penetra nello strato, ossia allaumentare di , e senza necessariamente raggiungere il piano y = 0, soddisfa la condizione per cui sin = 1, e sale di nuovo.
Se, cioe:
sin 1 >

n2
n1

(n2 < n1 )

(3.24.6)

si ha miraggio, ossia un osservatore vede il raggio emergente come se fosse


stato riflesso. Come esempio consideriamo che per y = y2 la temperatura sia T2 = 330 K
e che per y = y1 essa sia T1 = 300 K. I due indici di rifrazione corrispondenti si calcolano
dalla formula (3.10.3), ossia:
P
(3.24.7)
(n 1) 106 = A
T
essendo A = 77.5.
In aria a pressione standard P = 1013 mb, sia:
(n2 1) 106 = 77.5

1013
330

(3.24.8)

(n1 1) 106 = 77.5

1013
300

(3.24.9)

n1 = 1.00026169

(3.24.10)

ossia:
n2 = 1.0002379
Si ha:
1 = arcsin(n2 /n1 ) = arcsin(0.9999762) = 890 36

(3.24.11)

Quindi, se T1 = 300K e T2 = 330K, in aria a pressione standard, il valore limite di


1 e 890 36 . Questo significa che un osservatore, ad unaltezza di 1.6 m, vede in queste
condizioni il pavimento (possibilmente deformato) se < 890 36 , mentre egli vede i raggi
provenienti da regioni pi
u alte (cielo, alberi,..) se 890 36 < < 900 (cioe in osservazioni
radenti come abbiamo visto nella rassegna iniziale), cioe ad una apparente distanza >
230 m (ossia d > 1.6 tan(890 .6)).
Questo modello e molto semplice e ha il vantaggio di utilizzare solo i valori della
temperatura sul contorno, e non allinterno della regione che stiamo considerando. Tuttavia
noi non possiamo descrivere la forma del raggio, non possiamo ricostruire limmagine di
una sorgente; e quindi utile considerare qualche modello pi
u dettagliato.
3.25 - Modello specifico
I valori della temperatura vicino alla superficie sono grandemente affetti dalle condizioni al contorno, per esempio, dalla larghezza della superficie e dalle caratteristiche
delle superfici confinanti. Il problema non ha quindi una soluzione generale. In modo
da discutere alcune caratteristiche del miraggio, useremo un semplice modello, che e abbastanza accettabile nel centro della regione con un gradiente termico, ossia, larea che
principalmente influenza il fenomeno.
3 - 67

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo uno strato di aria di spessore s, fra y = s ed il piano di ground y = 0;
la temperatura allinterno di questo strato sia una funzione lineare di y, mentre essa e
costante per y > s. Abbiamo allora che, per 0 < y < s, n2 1 e una funzione lineare di y;
quindi,
dn2 (y)/dy = k,
(3.25.1)
con k costante. Se x e y sono le coordinate di ciascun punto lungo il raggio, abbiamo:
dy/dx = cot

(3.25.2)

(il segno - si riferisce alla parte del raggio in cui y diminuisce al crescere di x, e il segno +
allaltro ramo; questo non ha rilevanza in quello che segue). Allora:
sin =

1
1 + cot2

h
i1/2
2
= 1 + (dy/dx)
.

(3.25.3)

Quindi il valore costante di n sin e:


h
i1/2
2
n(y) 1 + (dy/dx)
= nm ;

(3.25.4)

nm essendo il valore dellindice di rifrazione nel punto di ritorno dove dy/dx = 0 (sia
y = ym la coordinata corrispondente).
Dalla (3.25.4) segue:
h
i
2
2
2
n (y) = nm 1 + (dy/dx)
(3.25.5)

ossia:

(3.25.6)

/nm

(3.25.7)

n2 (y) = n2m + n2m (dy/dx)


da cui:
dy/dx = n2 n2m

1/2

Poiche n e costante su s, sia no il suo valore su s, ossia:


n = n0

per y = s.

(3.25.8)

Integrando la (3.25.1) nellintervallo 0 < y < s si ottiene:


n2 (y) = ky + C

(3.25.9)

Imponendo che per y = s deve essere n = n0 , si ha:


n20 = ks + C

(3.25.10)

Ricavando la costante C dalla (3.25.10) e sostituendola nella (3.25.9), si ha infine:


n2 (y) = n20 + k(y s) per 0 < y s
3 - 68

(3.25.11)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dalla (3.25.11) si ha anche:


n2m = n20 + k(ym s)

(3.25.12)

n2 (y) n2m = k(y ym )

(3.25.13)

ossia:
Sostituendo questa ultima espressione nella (3.25.7), si ottiene:
dy/dx = [k(y ym )]

1/2

/nm .

(3.25.14)

Lequazione (3.25.14) si pu
o scrivere:
dy
[k(y ym )]

1/2

dx
nm

(3.25.15)

Integrando lequazione (3.25.15) si ha:


2
x
1/2
[k(y ym )]
=
+C
k
nm

(3.25.16)

Troviamo la costante C imponendo che ad y = ym corrisponda x = xm , ossia:


0=

xm
+C
nm

(3.25.17)

xm
nm

(3.25.18)

e, ancora:
C=
Quindi:

2
x
xm
1/2
[k(y ym )]
=

k
nm
nm

(3.25.19)

4
4
x2
x2
x xm
y ym = 2 + m
2
2
k
k
nm
nm
nm nm

(3.25.20)

kx2m
k x xm
kx2

+
4n2m
2 nm nm
4n2m

(3.25.21)

Elevando al quadrato:

che si pu
o scrivere:
y = ym +
che si pu
o scrivere:

y = ym +

k
2
(xm x)
4n2m

Ne segue che lequazione della traiettoria


e una parabola.
3 - 69

(3.25.22)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il raggio e cosi una parabola. Questo e vero, naturalmente, solo dentro la regione con
un gradiente termico; fuori di esso, cio
e, per y > s, i raggi sono linee rette.
3.26 - Modello pi
u dettagliato
utile scrivere lespressione della parabola in termini di parametri misurabili, almeno
E
in linea di principio. Per fare questo, assumiamo che un osservatore O si trovi lungo lasse
y, fuori dallo strato con il gradiente termico, cioe in un punto sullasse di coordinata y 0 > s;
sia h la sua distanza dal piano y = s (in altre parole, y0 = s + h). Sia la pendenza di un
raggio raggiungente O dopo essere stato deviato nello strato con gradiente termico. Ossia:
= |dy/dx|

(3.26.1)

Consideriamo leguaglianza n sin = costante fra un generico livello y ed un livello


coincidente con il livello y = s, ossia (3.25.4):
h
i1/2
2
n(y) 1 + (dy/dx)
= n0 sin A
n0 essendo il valore dellindice di rifrazione nello strato y = s.
Dalla (3.26.2) segue:
n(y)
s
 2 = n0 sin A
dy
1+
dx
s

1+

1+


dy
dx

2

dy
dx

2

(3.26.3)

n(y)
n0 sin A

(3.26.4)

n2 (y)
n20 sin2 A

(3.26.5)

dy
dx

2

n2 (y) n20 sin2 A


n20 sin2 A

(3.26.2)

(3.26.6)

Sostituendo a n2 (y) la sua espressione data dalla (3.25.11), si ha:




dy
dx

2

n20 + k(y s) n20 sin2 A


n20 cos2 A + k(y s)
=
=
n20 sin2 A
n20 sin2 A

(3.26.7)

Posto = cot A , si ha:




dy
dx

2

= 2 +
3 - 70

k(y s)
n20 sin2 A

(3.26.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ma, essendo n20 sin2 A = n2m , leq. (3.26.8) diventa:


dy
dx

2

Da cui:
dy
=
dx
Integrando:

ossia:

2
k

2 n2m + k(y s)
n2m

2 n2m + k(y s)

(3.26.9)

(3.26.10)

nm

dy

dx
nm

(3.26.11)

q
x
2 n2m + k(y s) =
+C
nm

(3.26.12)

q
=
2 2
nm + k(y s)

Imponendo che per x = xA , y = s, si ha:


2
k

2 n2m =

da cui:
C=

xA
+C
nm

(3.26.13)

2
xA
nm
k
nm

(3.26.14)

Sostituendo lespressione di C nella equazione (3.26.12), dopo aver considerato la


soluzione con il segno meno, si ha:
q
2 n2m + k(y s) =

k
(xA x) + nm
2nm

(3.26.15)

Elevando al quadrato:
(y s) =

k
(xA x)2 + (xA x)
2
4nm

(3.26.16)

(3.26.17)

Dalla figura si ha:


h = xA cot A = xA

da cui

xA =

2

Quindi:
k
y = s + h x + 2
4nm
3 - 71

h
x

(3.26.18)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 3.27 - Dettagli pi


u importanti
Nellequazione (3.26.18) nm e molto vicino allunit
a, e quindi, con un errore trascurabile, si pu
o scrivere:
y = s + h x + k(h/ x)2 /4
(3.27.1)
Vogliamo trovare le coordinate dei punti B e Q.
La coordinata del punto Q si trova imponendo che per x = xQ dy/dx = 0. Ossia:
dy
k
=
dx
2
ossia:
xQ =
da cui:
yQ = s + h

h
xQ

=0

h 2
+

h 2
+

(3.27.2)

(3.27.3)
2
2
=s
k
k

(3.27.4)

Allora le coordinate dei punti A, B, e Q sono:


A (h/, s)

(3.27.5)

B (h/ + 4/k, s)

(3.27.6)

Q (h/ + 2/k, s 2 /k)

(3.27.7)

Una sorgente posta in un punto generico S emette raggi in tutte le direzioni. Fissiamone uno che passa per il punto B al confine dello strato non omogeneo.
Ora, solo i raggi provenienti dal punto B per cui yQ 0 raggiungono losservatore.

Dalla equazione (3.27.7) segue che solo i raggi con s 2


/k 0 ossia con ks
possono raggiungere losservatore
provenendo da B (cot1 ( ks) /2). I raggi che
p
raggiungono O con > (ks) necessariamente attraversano p
lasse x (cioe esse emergono
dal pavimento, e non dallarea y > s). Nessun raggio con > (ks), provenendo da y > s
pu
o raggiungere O. Lequazione del raggio diretto passante per B e provenendo da y > s si
trova scrivendo lequazione di una generica retta ed imponendo che essa passi per il punto
B le cui coordinate sono date dallequazione (3.27.6). Il coefficiente angolare di tale retta
e sempre m = . Si ha:
y = x + n
(3.27.8)
Per x = xB = h/ + 4/k deve essere yB = s. Ne segue:


h 4
s=
+
+n

k
da cui:
n=sh
3 - 72

4 2
k

(3.27.9)

(3.27.10)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Quindi lequazione della retta e:


y = s h 4 2 /k + x

(3.27.11)

dy
8
=
+ xC = 0
d
k

(3.27.12)

xC = 8/k

(3.27.13)

p
utile
Abbiamo cosi una famiglia di linee rette al variare di fra 0 e (ks). E
considerare il loro inviluppo (caustica) mostrato in figura 3.27-1 ossia il luogo dei punti
in cui tali rette sono tangenti alla caustica. Differenziando lequazione (3.27.11) rispetto a
, si trova lascissa del punto C dove ogni linea retta e tangente al loro inviluppo; si ha:

ossia:
.
Sostituendo nellequazione (3.27.11), si ha:
yc = s h + 4 2 /k
Il luogo dei punti di coordinate xc e yc rappresenta la caustica.
Dalla (3.27.13) si ha:
k
= xc
8

(3.27.14)

(3.27.15)

che sostituita nella (3.27.14) fornisce lequazione della caustica in coordinate cartesiane,
ossia:
k
yc = s h + x2c
(3.27.16)
16
p
cioe, ancora, una parabola. La caustica, poiche e legata a valori 0 < < (ks), e una
curva limitata; essa giace fra lasse y ed il punto D le cui coordinate sono:
 p

D 8 s/k, 5s h

(3.27.17)

Infatti, dalle equazioni (3.27.13) e (3.27.14), per = 0 le coordinate della caustica


sono:
xC=0 = 0, e yC=0 = s h
(3.27.18)

e per = ks:
p
xD = xC=ks = 8 s/k,

e yD = yC=ks = 5s h

(3.27.19)

importante considerare due casi differenti: yD s e yD < s. Il primo caso si ha


E
quando h 4s, il secondo quando h > 4s.
Caso A: yD < s, h > 4s.

3 - 73

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per studiare il caso graficamente, poniamo i seguenti valori per i parametri:
s = 0.5,

h = 2.3 (> di 4s = 4 0.5 = 2),

Da essi si deduce:

k=1

(3.27.20)

p
= cot(A ) = ks = (0.5) = 0.707 = A = 400 .5,
p
xD =8 (s/k) = 5.6568, yD = 5s h = 0.2

Utilizzando la formula (3.27.1) tracciamo in rosso la parabola corrispondente al massimo valore di come in fig. 3.27-1.
Utilizzando lequazione (3.27.11) tracciamo in rosso la rettapche arriva nel punto B.
Il percorso OAQBU e quello del raggio limite competente a = (ks); la linea retta BU
e tangente alla caustica in D (cioe, fuori del raggio fisico).
La semiretta BU divide il semipiano y > s in due regioni, a sinistra troviamo
punti simili a S per cui nessuna linea retta tangente alla caustica pu
o passare
attraverso esso e S pu
o quindi essere visto da O solo attraverso il raggio diretto
S O. Non vi sono riflessioni. Al contrario, attraverso un punto S a destra vi e
una tangente alla caustica e in addizione al raggio diretto vi e anche un raggio riflesso
S B A O.
yD < s, s = 0.5, h = 2.3 > 4s, k = 1
4
U

.....
.....
....
.....
.
.
.
.....
.....
.. .........................
....
........ ...................................................................................................
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s
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= ks=0.707
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Caustica ............
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3
O
2

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.A B B
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Q ...
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6
x
fig.3.27-1

3 - 74

10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici In conclusione, se una sorgente si trova a sinistra del prolungamento della caustica,
non si ha raggio riflesso mai. Se si trova a destra del prolungamento della
caustica si ha
oltre al raggio diretto anche quello riflesso solo se e minore o eguale a ks.

Caso B: yD s, h < 4s.


Per studiare il caso graficamente, poniamo i seguenti valori per i parametri:

s = 0.5,

h = 1 (< di 4s = 4 0.5 = 2),

k=1

(3.27.20)

Da essi si deduce:

= cot(A ) = ks = (0.5) = 0.707 = A = 400 .5,


p
xD =8 (s/k) = 5.6568, yD = 5s 1 = 1.5

Utilizzando la formula (3.27.1) tracciamo in rosso la parabola corrispondente al massimo valore di come in fig. 3.27-2.
Utilizzando lequazione (3.27.11) tracciamo in rosso la retta
p che arriva nel punto B.
Il percorso OABU e quello del raggio limite competente a = (ks); la linea retta BU e
tangente alla caustica in D (cioe, fuori del raggio fisico). La caustica KHD e la semiretta
BU identificano ora nel semipiano y > 0 tre regioni: una a sinistra di HD, una fra HD
e BU , e una a destra di BU . Quando la sorgente di luce e nella prima regione, come S ,
losservatore O vede nessun miraggio, e quando e nella terza regione, come S , O osserva
un miraggio regolare, esattamente come nel caso A. Con sorgenti nella seconda regione,
si osserva un nuovo fenomeno. Attraverso S passano due differenti tangenti alla caustica,
una toccante essa sotto il pavimento, ed una toccante essa lontano sopra il pavimento,(in
figura ne e riportata solo una per curva); O quindi vede due differenti
raggi riflessi (blu

e
verde in figura 3.27-2 corrispondenti rispettivamente a = 0.9 ks (blu) e = 0.578 ks
3 - 75

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici (verde)) in addizione allusuale raggio (osservazione diretta).
yD > s, s = 0.5, h = 1 < 4s, k = 1
4

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U
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s =ks=0.707
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Caustica................
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D..
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1
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.A.......... ...................H.............B.
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0
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K..............
1

6
x
fig.3.27-2

3 - 76

10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Programma in ambiente Matlab miraggio2.m


1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)
19)
20)
21)
22)
23)
24)
25)
26)
27)
28)

delete(get(0,children));
clf;
clear all;
s=0.5;
h=1;
k=1;
gamma=0.9.*sqrt(k.*s);
x=h./gamma:0.1:h./gamma+4.*gamma./k;
y=s+h-gamma.*x+k.*(h./gamma-x). 2./4; % equazione della parabola
plot(x,y,r) % grafico della parabola
hold on
% x1=h./gamma+4.*gamma./k:0.01:10;
x1=1:0.01:10;
y1=s-h+gamma.*x1-4.*gamma. 2./k; % retta parabola destra
plot(x1,y1)
% xlim([0 10])
% ylim([0 1])
hold on
x0=0:0.1:8.*sqrt(s./k);
y0=s-h+k.*x0. 2./16; % equazione della caustica
plot(x0,y0,x)
zoom
B=[x;y];
%Istruzioni per inserire i risultati in un file TEX
fid=fopen(miraggio2.tex,w);
fprintf(fid,\n);
fprintf(fid,%5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f %5.4f \n,B);
fclose(fid);

3 - 77

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Appendice al Cap. 3


LA FATA MORGANA1)
Studio Storico Scientifico con Appendice Bibliografica
Per il
Dott. Vittorio E. Boccara
Professore di Fisica nel Regio Istituto Tecnico di Reggio Calabria
1. - Proemio
Il fenomeno comunemente chiamato Fata Morgana 2) e cosi vagamente descritto e cosi
poco noto che mi venne subito in mente, non appena fui nominato insegnante a Reggio
1)

V.E. Boccara: Memorie della Societ


a degli Spettroscopisti Italiani, t. xxxi, 1902, p.

199.
2)

Solo a titolo di curiosit


a etimologica riporto i seguenti passi dellAllegranza e del
Minasi: Intorno alla Fata Morgana io potrei cominciare dicendo che or in ebraico vuol
dire giorno e ghen essere un termine di giunta alluso germanico; quando non si voglia tolta
la parola Morgana interamente dalla tedesca Morghan (moderno morgen), ossia giorno,
cosicche Fata Morgana vaglia unoperazione, che una Maga facesse preternaturalmente di
giorno.
Letimologia della Fata Morgana senza ricorrere alle parole ebraiche e tedesche, come
e piaciuto a qualche autore di fare (allude allAllegranza) pu
o derivarsi dalle greche, di
cui e tenacissimo il volgo delluna e dellaltra Calabria. Il Vossio nellEtimologico alla
parola Mora, dice chessa per testimonianza di Cornelio Nepote (Hostilia 100 a.C. - Roma
27 a.C.) significava appo i Lacedemoni: pars exercitus 300, aut 500, aut 700 militibus
constans, forse da nellistesso significato presso Tucidide e Diodoro Siculo. - Se
non cinganniamo dunque, secondo i grammatici da exercitus e splendeo,
appareo, potrebbe corrottamente formarsi Morgana, cioe esrciyto apparente, giacche le
prime a vedersi in quelle acque al lido vicino sono le immagini moltiplicate di uomini a
pie, ed a cavallo armati, e dei soldati che stan facendo le sentinelle su quei Fortini accanto
al mare eretti (sic!). Potrebbe anche essere formata da larva e da cosicche
Morgana o Mongana, come dicesi dai marinai di Scilla, significherebbe larva apparente.E chi sa quella celebre maga chiamata, presso al Garzonio al capo della Kabula, Fata
Morgana, perche coi suoi incantesimi, o coi suoi artifizi, ed illusioni faceva apparire varie
cose stupende, non imprestasse il nome a questa nostra naturale bizzarra apparizione, o
da essa non la traesse? Nelluno o nellaltro modo che vada linterpretazione di un nome
si strano allorecchio romano, egli e certo, che la rara apparizione rallegra tutti, che in
Reggio la veggono: quindi neppure si andrebbe lungi dal vero, se da o; tristis e
laetitia, afficio si facesse derivare la parola Morgana... (Minasi a pag.3 nota (1)).
Io, col Ruffo, credo che essendo i nostri antenati digiuni abbastanza di fisica e pi
u di
noi superstiziosi avranno attribuito ad una maestra delle arti diaboliche quel giuoco della
luce, e, poiche il fenomeno supera ogni altro per belt
a, lo avranno ritenuto opera della Fata
3 - 78

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Calabria nel 1899, di osservarlo e farne oggetto di studio.
Per informazioni assunte dalle persone di mare del luogo seppi che il fenomeno si
vedeva in generale nei mesi estivi. Intanto, volendo farmene unidea esatta, che non avevo
delle brevissime e fugaci descrizioni che si leggono nei trattati di fisica e meteorologia, frugai
nella meschinissima biblioteca Comunale della Citt
a; ma poco o nulla vi potei trovare. Mi
rivolsi allora alle principali biblioteche della Sicilia e ad alcune private, e credo di aver
potuto raccogliere quando fu detto e scritto sullargomento dai tempi pi
u remoti ad oggi,
che esporr
o in ordine cronologico brevissimamente. Far
o solo eccezione per quei pochi
autori che dettero una descrizione dopo aver visto il fenomeno, dei quali mi limiter
o a
trascrivere solo quelle parti pi
u utili a conoscersi per arrivare a darne una spiegazione e
mettere in evidenza le condizioni meteoriche che lo accompagnano.
2. - Allusioni chiare e probabili alla Fata Morgana
negli scrittori pi
u antichi fino al 1617
In alcuni autori, relativamente moderni, trovai citato Aristotele3) che si dice per il
primo ne abbia parlato; ma allinfuori della descrizione delle propriet
a dei vapori e simili
nullaltro trovai. Appena un cenno ne fa Agrippa Cornelio colle seguenti parole: E noi
vediamo come soffiando il vento di scirocco laria si addensa in piccole nubi nelle quali,
come in uno specchio, si riflettono immagini molto distanti di accampamenti, di monti, di
cavalli, di schiere, e di altre cose che poi svaniscono dalle nubi che si ritirano... Omero,
Apollonio, Policleto, Damascio, Plinio, pur parlando di apparizioni nellaria, non accennano
molto chiaramento al fenomeno.
Soltanto verso il 1550, troviamo nella storia del Fazello quanto segue: ...In questo
medesimo mare (quello fra la Calabria e la Sicilia) si vede ancora unaltra cosa molto
meravigliosa, e questa e, che cessata la tempesta, e quietata laria, in sul far dellalba, si
vedono in aria varie immagini danimali, e dhuomini, alcune delle quali stanno al tutto
ferme, alcune volte corrono per aria, alcune par che combattano tra loro, e dura persino
che il Sole pigli forza, al caldo del quale tutte spariscono...
Ne fa cenno pure il Carnevale, ma pi
u eplicitamente il Politi colle parole: ...dalle
spalle verso levante si vedono insino allaltezza di Aspromonte, e nel mezzo fra lisola di
Sicilia, e la Calabria il vago mare, il quale pi
u tosto rappresenta un largo fiume che mare,
e tale e questa prospettiva delle acque vicine e della terra, che in un tranquillo e sereno
giorno non si pu
o la pi
u bella cosa vedere che i suddetti paesi, ove alle volte e specialmente
di est
a la mattina per i vapori che si rilevano, si vedono cose meravigliose, i quali ingrossano
in tal guisa laria, che ogni piccola cosa la fanno parere grandissima, e quella di lontano
molto vicina, talmente che si vedono per quei lidi nuove Citt
a, infiniti edifici, altissime
torri, bellissimi porti, e folte selve di alberi; e questa vista dalle genti del paese si domanda
la Fata Morgana, la quale dicono che dimostra le sue grandezze, ma la verit
a e quella che si
e detta di sopra, che avviene per la grossezza dellaria cosi piena di vapori, che la mattina
sono sollevati dai raggi del Sole, i quali vapori sono nelle acque, e nella terra, e cosi durano
Morgana, tenuta tra le streghe la Regina.
3)
Di tutti gli autori citati si trover
a un elenco per ordine alfabetico alla fine di questo
lavoro, collindicazione delle opere consultate e con un breve cenno critico.
3 - 79

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici in sino a tanto, che riscaldati da quello in tutto non si risolvono, ovvero se non spira alcun
vento, e quegli insieme con laria ne porti seco...
3. - Prima descrizione della Fata Morgana marina
Ma una prima e vera descrizione, sulla quale gli autori successivi ordirono esagerate
o false dissertazioni, e quella del padre Angelucci; la quale descrizione, per quanto
apparisca compilata con troppa enfasi, pure ci d
a una discreta idea di una prima specie di
Fata Morgana. Egli dice: ...La mattina dellAssunzione della B. Vergine (15 agosto 1934)
standomi solo alla finestra, vidi cose tante, e tanto nuove, che di ripensarle non mai sazio,
e stanco sono. Parmi che la Madonna SS. facesse comparire in questo Faro un vestigio
di Paradiso quel di, che essa vi entr
o. Che se ancor locchio lass
u ha come lintelletto
lo specchio volontario, ove venga ciocche le piace, quel che ho visto io posso chiamarlo
specchio di quello specchio. Il mare che bagna la Sicilia si gonfi
o, e divent
o per dieci miglia
circa di lunghezza come una spina di montagna nera, e questo della Calabria spian
o, e
comparve in un momento un cristallo chiarissimo, e trasparente, che parea uno specchio
che colla cima appoggiasse su quella montagna di acqua, e col piede al lido di Calabria.
In questo specchio comparve subito di color chiaroscuro una fila di pi
u di 10000 pilastri di
uguale larghezza ed altezza, tutti equidistanti, e di un medesimo vivissimo chiarore, come
di una medesima ombratura erano gli fondati tra pilastro e pilastro. In un momento poi i
pilastri si mezzarono daltezza, e si arcuarono in forma di codesti acquedotti di Roma, o
delle costruzioni di Salomone, e rest
o semplice specchio il resto dellacqua, sino allacqua
ammontonata di Sicilia, ma per poco, che tosto sopra larcata si form
o un gran cornicione.
Fra poco sopra del cornicione si formarono castelli reali in quantit
a disposti in quella
vastissima piazza di vetro, e tutti di una forma, e lavoro; fra poco delli castelli rimasero
quantit
a di torri tutte eguali; fra poco le torri si cambiarono in teatro di colonnati; fra
poco il colonnato si estese, e fecene una doppia fuga; fra poco la fuga de colonnati divent
o
larghissima facciata di finestre in dieci fila; della facciata si fe variet
a di selve, di pini e
cipressi eguali, e darbori. Questa e quella Fata Morgana, che ventisei anni ho stimato
inverisimile, ed ora ho visto vera, e pi
u bella di quel che mi si dipinse; or credo che sia
vero, che soglia comparire in vari colori volanti, e che pi
u vivi, e belli di questi non ha
larte e la natura permanente...
Ed eccoci al famoso Kircher il quale nel 1671, dando alle stampe la sua Ars magna
lucis ecc., riporta per il primo la lettera dellAngelucci e, su quella basandosi, filosofeggia
sul fenomeno che non ha veduto e dichiara che questo si produce per veri e propri cristallini
sospesi nellatmosfera, le cui facce, a guisa di specchi inclinati, moltiplicano le immagini
degli oggetti che in essi si riflettono; ed arriva perfino ad asserire di aver riprodotto artificialmente4) la Fata Morgana innanzi ad un numeroso uditorio.
E con lui sono da mettere insieme il Giardina, il Reina, il Cumbo, lo Scotti, il Brina4)

A pag. 706 l.c. leggesi: ...Si prenda una cesta oblunga ferrea incurvata a forma di
canale: dipoi mettici carboni selenitici, pezzi pieni di antimonio ed altri frantumi che si
possono risolvere in materia vitrea, qui mintendono i chimici, e nel sottoposto canale si abbruccino i carboni tanti, finche per grandissimo calore e per il fuoco concentrato divengano
incandescenti. Fatto ci
o, sopra al canale si stenda una cortina di color neroo: dipoi abbi
3 - 80

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici cio, il Chiarello, il Giannettasio, il Calino, il Samperi, il Varano, il Campailla, lAmico,
lAllegranza ed il Gallo (Andrea), i quali tutti, non avendo visto il fenomeno, come essi
dicono esplicitamente o fanno trasparire dai loro ragionamenti, non possono fare a meno
di ripetersi e nelle ideate descrizioni e nelle puerili spiegazioni.
4. - Riassunto della Dissertazione Sul fenomeno volgarmente
detto della Fata Morgana del padre Minasi
Si arriva cosi al 1773, nel quale anno fu pubblicata dal Minasi una Dissertazione
sul fenomeno detto Fata Morgana. In questa non breve dissertazione il Minasi ha, se non
altro, il merito di avere per il primo fatta la distinzione tra il fenomeno aereo e quello
marino. Lo distingue in tre specie, cioe in: Morgana marina quando si osserva nel mare
(quella descritta dallAngelucci); Morgana marina aerea quando la rappresentazione e nel
mare e nellaria; Morgana diride fregiata quando si presenta fregiata di diversi colori sulla
superficie del mare. Asserisce averla osservata tre volte in tutte le tre diverse apparenze.
Spiegando la prima specie, la riferisce alle immagini degli oggetti reali di Reggio e dice
che per legge di catottrica i raggi luminosi di tali oggetti, riflettendosi sopra la superficie
delle acque del mare formato a guisa di specchio inclinato, o di specchi separati e divisi
dalla corrente, e diversamente inclinati, rappresentano le immagini degli oggetti reali di
Reggio (!!).
Fa dipendere la seconda specie, cioe la Morgana marina aerea, da vapori sollevati,
addensati, e stagnanti sopra del mare, riparati dai monti della Calabria, e della Sicilia, e
perci
o non dissipati dai venti, formanti una massa, che opacata dalle deretane colline di
Messina, presenta nelle date circostanze le immagini degli oggetti, che si frappongono, e
quelle ancora che in essa dalla ineguale elevata superficie marina ripercuotonsi.
Aggiunge: che per la corrente lentamente cambiandosi la posizione della superficie
del mare, cambiar si deve ancora la forma della imminente ad essa contigua pesante atmosfera, e produce unalterata, e forse pi
u valida commozione in essa; e per conseguenza
divenendo laria di grado in grado pi
u tremolante, a proporzione che alle prime succedono
le seconde acque del ricorrente riflusso, quel vaporoso volume di aria allaltezza di quasi
palmi quattordici, cambia per lo lungo del cratere di reggio in mille specchi il suo mobile
aspetto e varia situazione; ed in questo modo mille immagini si presentano.
E finalmente la terza specie, cioe la Morgana diride fregiata che rappresenta le
immagini sotto diversi colori nella sola superficie del mare, crede derivi da ci
o, chesistendo
la Fata Morgana marina, o laerea marina, per le ragioni da lui addotte, mentre laria si
preparata acqua composta di varie specie di vitrioli e di sali la quale acqua tosto che lavrai
sparsa sui carboni accesi, ecco che, mirabile a dirsi, con massimo piacere tu vedrai come
in un lucidissimo specchio dal detto luogo simulacri infiniti ripieni di una certa variet
a di
colori e riflessi allocchio dal vapore e, come ad invidia della natura stessa operante nella
Morgana mamertina, con sommo piacere tu attonito osserverai una trasparenza di vapore
vitreo sulla opaca cortina onde la riflessione delle cose opposte in quel determinato luogo
che rompe con tanta variet
a di colori dal luogo ove furono posti i sali come io non credo
si possa veder pi
u bello nei fenomeni umani. Lesperienza affinche riesca ottimamente
richiede il magistero chimico ed un ingegno desto (!?).
3 - 81

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici trova impregnata di densi vapori, il nascente sole vada a diradare e disgiungere leterogenee
parti di quellatmosfera facendola divenire da opaca e densa, lucida e roscida, e come tale
atta per qualche tempo a colorire glingombranti oggetti ed a fregiare diride le costoro
riflesse immagini e successive apparizioni.
Il Minasi intende poi dare una idea del fenomeno sotto i tre vari aspetti mediante
unincisione, il cui fac-simile e rappresentato dalla fig.1 (pag. seguente).
Quanto siano errate le ipotesi del Minasi appare subito manifesto a che pensi che il
Sole nascente si trova dietro le case della citt
a di Reggio e perci
o le cciate guardanti il mare
sono o poco o purito direttamente illuminate, onde limpossibilit
a della loro riflessione, nel
mare. La qual riflessione, daltra parte, sarebbe un fatto si comune da non destare le
meraviglie, ne da meritare un nome speciale.
5. - Descrizione della Fata Morgana marina del Ribaud
Subito dopo il Minasi troviamo il Pindemonte e lHouel. il primo ne scrisse in versi,
mentre il secondo, pur non avendo visto il fenomeno, per darne la spiegazione, ricorre ad
un bitume, che dal fondo del mare innalzandosi sulla superficie delle acque, sattenua, si
combina, si volatizza ecc., si da formare dei cristalli, i quali, riflettendo la luce, producono
il fenomeno stesso. Ritorna quindi in ballo limmaginosa spiegazione del kircher. Segue il
Gallo (Caio Domenico), il quale, pur non essendo stato spettatore, confuta quanto dice il
Kircher per diluire poi in prosa quanto in versi cant
o il Campailla,
Ed eccoci infine allunico autore che, presa a cuore la cosa, cerc
o di dare la spiegazione

del fenomeno dopo averne con coscienza esaminate da vicino le cause della produzione. E
questi il capitano Pietro Ribaud, che verso la met
a di luglio del 1809, messosi in osservazione, segue il formarsi delle vaghe immagini che formano poi il fenomeno della Fata
Morgana. Il sole, egli dice, era gi
a bastantemente alzato, e lesalazione dei vapori continuava, e si condensavano vieppi
u, rifrangendo i raggi della luce del Sole. La mia attenzione
era tutta su quei punti dove i vapori si agitavano maggiormente, tanto in aria, che in terra,
e sulla superficie del mare, ma niente ancora si vedeva. Dal luogo in cui io mi trovava
pi
u non scorgeasi la costa di Messina, ne linterno delle sue montagne, perche questo vapore lucido, sera eguagliato e confuso col color del cielo, che allora trovavasi cenericcio, in
maniera che faceva confondere lidea, e vacillare la vista; che era per altro gi
a bastantemente travagliata, per losservare fissamente tutti i movimenti e cambiamenti che spesso
si vedevano nel vapore che toccava il mare. Dopo queste strane conbinazioni, il mare ed il
vapore divennero perfettamente chiari, ed indi cristallini, simili a quelle gran vedute, che
si rappresentano col fuoco di Bengala ne grandi teatri dEuropa. Mi elevai di un poco sul
livello ove ero e fissai nuovamente i miei sguardi sul mare e sui vapori. Sul primo momento
in questo gran specchio marittimo diviso in varie facce, si vedevano tanti oggetti in confuso
senza poterne distinguere alcuno; ma mentre io guardava, ora a dritta, ed ora a sinistra ed
innanzi, uno dei marinari, che era meco ad osservare, mi avverti che in una certa distanza
si vedevano molti palagi. Io vi portai lo sguardo, e vidi bentosto, non solo quelli palagi
indicati, ma molte altre fabbriche, in forma di torri, o campanili, di color chiaroscuro
ripetendosi di tratto in tratto in tutte quelle fila di specchi, che presentavano le variate
onde spianate del mare, andando verso Sicilia. Nel medesimo momento guardando pi
u
3 - 82

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici a sinistra, scoprii altri campanili, ed altre case, intersecate da alberi, da muri, da archi,
e da altri oggetti, che non si potevano ben distinguere. Queste immagini si ripetean di
distanza in distanza a misura che locchio si dirigeva verso Sicilia. Ma mentre si stava a
guardare siffatti oggetti, cambiossi la scena. Una parte di essi si dilegu
o, unaltra and
o ad
abbassarsi, ed unaltra si vide allungare. Guardando a diritta vedevansi molti bastimenti
che parevano come unarmata, o un numeroso convoglio, come se fossero stati in mezzo di
una citt
a, e di una foresta, perche allintorno di essi scorgeasi una quantit
a di alberi, di
case, di campanili e di torri. Questi navigli erano sicuramente quelli stessi ancorati nella
rada di Messina, e impressi ne specchi che presentava il mare; poiche niun legno vi era
in canale verso Calabria; ne se ne vedevano del pari ancorati. Siffatte immagini erano
ripetute in varie linee, e formavano il pi
u bello spettacolo. In questo momento unaura di
vento di canale passando sul mare, incresp
o la sua superficie, e condusse seco il vapore,
e tutti gli incantesimi di Circe. Tutto disparve come al cader di un sipario e presentossi
quindi nuovamente la scena delle belle coste di Sicilia. Il fenomeno non dur
o pi
u di dodici
a quattordici minuti circa.
Da questa descrizione sembra che il fenomeno avvenisse come per riflessioni multiple
sullacqua e quindi simile a quello gi
a osservato dallAngelucci.
6. - Condizioni meteoriche che concorrono alla
formazione della Fata Morgana marina
Il Ribaud dalle sue osservazioni, fatte per molti anni, deduce che, perche si verifichi il
fenomeno. si richiedono molte circostanze, tra le quali le principali sono:
10 ) la stagione, incominciando dal mese di Luglio, devessere calda, progredendo sempre il calorico ed incalzando eccessivamente per cinque o sei giorni prima di quello in cui
succeder
a il fenomeno;
20 ) per molti giorni questo calorico devessere accompagnato da una calma perfettissima di vento non solo nello stretto, ma altresi a qualche distanza dai due estremi di esso,
acci
o la superficie del mare resti spianata, e con lunga ondulazione;
30 ) che le correnti siano calme per pi
u giorni, specialmente nei due quarti della Luna,
epoca in cui sogliono essere tali, quando non spira vento fresco;
40 ) che per alcuni giorni prima del fenomeno non succeda pioggia, acci
o le acque del
mare non siano intorbidate dalla lute, e dalle immondezze che portano secoloro i torrenti;
50 ) che le montagne e le colline della Sicilia e della Calabria soffino durante la notte
un piccolo vento, e tramandino dei vapori caldi, come suole sempre succedere nellestate,
onde il mare sia ben spianato con questi venti trasversali, e privo del solito increspamento,
e che quei vapori caldi lo facciano restare presso a poco nello stesso grado di calorico, in
cui lha lasciato il Sole del giorno antecedente;
60 ) che dallalzata del Sole fino al sorgere e svanire della Fata Morgana, non vi soffi
alcunaura di vento, acci
o i vapori che possono esalare col calore del Sole, dalle materie
eterogenee, come antimoniali, vitrei, oleose, saline ed altre, che in quantit
a ne contengono
i lidi e le interne terre di Calabria e di Sicilia lungo il canale, non vengono asportate;
70 ) che questo momento arrivi nellultima ora della Rema montante o nella prima ora
3 - 83

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici della Rema scendente 5) due o tre giorni dopo il primo od ultimo quarto di Luna, e nel vero
punto dellApogeo, tempo in cui le acque superficiali del canale stanno per qualche ora in
perfetta placidezza, e lasciano una ondulazione lunga e spianata da Reggio a Cariddi, e da
qui alla Torre del Faro, o in forma di uno specchio poliedro a seconda dei contrasti delle
leggere correnti.
Il Ribaud conclude giustamente che tutte le suddette circostanze possono avvenire
eccezionalmente in modo contemporaneo, ma difficilmente possono continuare a sussistere
simultaneamente e quindi la ragione del perche il fenomeno debba avere una certa durata.
7. - Descrizioni varie della Fata Morgana aerea
Fanno seguito al Ribaud, il Vitrioli, il Ruffo ed il Saffiotto, i quali o ne accennano
appena, o la cantano in versi, oppure facendo proprie le descrizioni degli autori che li
precedettero, trattano largomento senza portare nessuna nuova luce non essendo stati
spettatori del fenomeno. Dopo questi, il prof. Arcovito tenta darne la spiegazione e,
rigettando tutte quelle pi
u o meno fantastiche, colle riflessioni o sulla superficie del mare
o su ipotetici cristallini sospesi nellaria, si sforza di dimostrare che il fenomeno avviene
esclusivamente per rifrazione. Non e per
o troppo felice nella sua esposizione e, dopo aver
premesso che le osservazioni da lui fatte non erano tali da fornirgli prove bastanti per una
giusta spiegazione del fenomeno, conclude che esso si deve interpretare come il fenomeno
del Parelio e della Paraselene6) . In ogni modo trovo che il prof. Arcovito e lunico che
ne abbia parlato con maggior competenza di tutti gli autori fin qui citati, sebbene la sua
esposizione risenta del tempo in cui fu fatta.
A pochi anni di distanza dallArcovito seguono il Cacopardi, il Capozzo ed il Regaldi.
il primo, dopo aver dichiarato di non aver visto il fenomeno, fa sue le spiegazioni gi
a date
dal Kircher e sostiene erroneamente, come il Minasi, che la Fata Morgana e dovuta alla
riflessione delle case di Reggio. Il secondo, cioe il Capozzo, riassume la lettera del Saffiotti
e quindi non porta nessun contributo. Il Regaldi invece, che il 20 Luglio 1843 vide il
fenomeno, cosi si esprime: Le acque del mare eransi pressocche uguagliate, trnquillizzatasi
borea, solo un leggero incresparsi di onda pareva annunziare i venti libici per cui questo
cielo suole di soverchio infiammarsi. In tale placidit
a la estrema costiera peloritana, e la
riviera Calabra che a riscontro le ride, non altrimenti che se per incantesimo dalla loro
sede si fossero rimosse, ad un tempo, e colla medesima appariscenza dilungandosi entro
le acque, apparvero in mezzo al canale, quasi animate sorelle entrassero in desiderio di
mescolarsi in soavi abbracciamenti...
Ed eccoci ad autori relativamente moderni. Nel 1871 troviamo di un Anonimo la
seguente descrizione: Era di poco alto il Sole: laria senzombra di nube, serena, limpida
5)

Colla parola greca Rema, i piloti del canale di Messina, chiamano qualunque corrente
che percorre il canale; e particolarmente chiamano Rema montante quelle correnti che dal
Sud vanno al Nord e Rema scendente quelle correnti che dal Nord vanno al Sud. Per
maggior intelligenza poi della cosa ed anche per dare unidea della posizione topografica
della costa Sicula e Calabra riporto il fac-simile di una delle tavole che sono nel trattato
del Ribaud, nella fig.2 (pag. seguente)
6)
Flammarion. Latmosfera pag. 186 e segg.
3 - 84

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e raggiante di tutta la sua luce azzurrina. Molle venticello che sfilava dal Faro, tremolare
e luccicare faceva la cerulea marina e lambiaci freschetto il viso. E con esso pareva lungo
il lido di Sicilia correre verso mezzodi una bianca striscia di vapore (vedere fig. 3) radendo
le acque come aereo torrentello. La quale ad intervalli si levava, levava, faceasi quasi
velo trasparente, che in se confondeva passando le forme della spiaggia, e le innalzava,
allungava, a noi avvicinandole, e figurava unincantevole mostra di lunghi archi e torri e
colonnati ondeggianti sul mare. Ma era un momento e tosto quel velo abbassandosi quelle
figure si confondeano, riapparivano, si variavano e poi sparivano, e tornava la vista di quel
vapore bianchiccio e fuggitivo. contemporaneamente, piegato locchio un po a destra su le
rive di Gallico e Catona, vedeansi le ultime punte e le curve di quel litorale dilatarsi sempre
pi
u biancheggianti ed allungarsi, allungarsi, fino a parer congiunte con le sicule sponde (cfr.
descrizione Regaldi) e rischiararsi come vicinissime e mostrar quasi albergo incantato di
Fate, qua macchie di frondenti alboreti, l
a ville e fiorite aiuole di mille sfavillanti colori, e
gemme ed iridi di fontane e candor di casine e di mandrie sparse alla pastura e delizie di
poggetti e grotte ombrose, che or si moltiplicavano, ora scemavano, variandosi rapidamente
in mille guise ed ora svanivano in tutto. Mentre non meno vaga scena daltro genere
pingeaci agli occhi incantati il caseggiato di Gallico per la marina, trasformato in quel
momento in lungo ordine di palagi candido, marmoreo, cristallino da sembrar palazzata a
colonne, portici o ringhiere di fortata citt
a.....
Ne men chiara e questaltra descrizione dovuta al prof. can. Filippo Capri: .... Il
giorno 20 giugno del 1874 fra le ore 8 e le 9 del mattino ci riusci osservare la Fata Morgana. Era uno dei caldissimi giorni teste decorsi, il cui calore, straordinario per noi, bruci
o
e mand
o a male in gran parte il frutto del bergamotto. Le onde dello stretto erano piuttosto
agitate da quel vento che diciamo di Canale, che spira dal faro, il cielo non in tutto sgombro
di nuvole e verso lEtna un p
o caliginoso. E la Fata Morgana compariva nelle riviere poste
al sud di Messina, e quelle spiagge bianche coi loro verzieri e casine e campanili avvicinandosi, ingrandendosi e trasformandosi davano quel vago spettacolo sopradetto, sicche
ognuno si fermava a riguardarlo. Mentre un vapore denso su quel tratto di canale che
risponde a Messina ascondeva questa citt
a non vedendosi di essa che le alte abitazioni
della sua parte superiore, e quel vapore parea sorgere come da un fumaiolo dal mare pi
u al
nord di Messina e correre in rapide ondate verso il Sud (vedere fig.3), e mentre levato a
certa altezza sul mare velava, perche denso, ivi passando la citt
a, rischiarandosi poi come
un aereo velo, fotografava in se nel modo anzidetto le spiaggie che le succedono a mezzodi.
Ma dopo alcun tempo quel vapore di fronte a Messina ecco farsi bianchiccio, e come quel
fumo che si sviluppa dapprima nella accensione di una macchina pirotecnica e lavvolge e
poi si dirada, rischiararsi a poco a poco e dar luogo anche qui a fenomeno,ricomparendo
attraverso di esso la torre della lanterna ed i contigui fortilizi ed il caseggiato della marina
e gli altri edifici, ingranditi e variati ora in massa uniti, ora staccati in parte sul mare:
ma non per
o con tutta chiarezza e precisione, giacche il fenomeno in quel giorno non si e
verificato nella piena e rarissima sua bellezza. - Come la strana visione and
o dileguandosi
dalla Sicilia, si ricomponeva di fronte alle riviere Calabre di Catona e Gallico. E qui pure
quella striscia bianchiccia di vapore che parea correre rasente al lido, e poi quellallungarsi
in mare di bianchissime rive ornate di ombrose ville, di macchie, di alberi, di bei caseggiati,
e poi restringersi e variarsi e staccarsi dal lido come in isolette, e poi sparire....
3 - 85

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Il prof. Capri chiude la sua descrizione invitando gli studiosi a spiegare il fenomeno.
A tale invito risponde per primo il dottor Diego Corso dando le stesse spiegazioni, gi
a
dimostrate erronee, del Minasi. E segue il prof. Canale, il quale oppugna ci
o che vien
detto dal Corso e non ardisce pronunziare giudizio perche ha visto una sola volta la Fata
Morgana e quindi non ha potuto raccogliere molte prove di fatto; daltra parte non vuol
fare come il dArcovito che cerco di spiegarlo, ma il suo concetto e corredato di tante
ipotesi che, quantunque non ripugnanti, pure sono non poco intrigate e gratuite.
A confermare che il fenomeno si avvera anche ai nostri giorni basterebbe la mia personale affermazione (avendolo io visto tre volte sotto diversi aspetti) e la mia descrizione;
ma siccome potrebbe sorgere il dubbio che questa mia descrizione risenta delle letture di
tutti gli autori da me consultati, cosi reputo pi
u opportuno trascrivere le descrizioni che,
su mia richiesta, mi inviarono da luoghi diversi due persone serie e competenti che videro
appunto il fenomeno nelle epoche stesse nelle quali io pure lo vidi.
Luna, dovuta al capitano Vincenzo Ponzi, residente a Chioggia, suona cosi: Era una
giornata sciroccale sullo scadere di Giugno. Lafa mozzava il respiro e si doveva compiere
un atto mentale di volont
a per riuscire a muovere due passi, talmente tutto il corpo si sentiva inerte e pesante. Verso le ore 11 non era pi
u circolazione daria nellufficio posto in
una stanza della Caserma Palazzina, ove di consueto lavoravo nellepoca cui mi riferisco
(anno 1900). Sentii la necessit
a di cercare di bere un sorso daria. Corsi, imponendo
la mia volont
a alle gambe indolenti, alla finestra, maffacciai al mare, anchesso inerte,
assopito come in un letargo, e spalancai violentemente i polmoni. Ma non avevo fatto
quattro o sei esercizi di ginnastica polmonare che vidi innanzi a me sul mare una cosa non
mai vista, un quadro meraviglioso, la riproduzione sensibile di qualcosa dinverosimile, un
quadro fantastico alla Poe, alla Haufmann. In fondo allorizzonte, presso la costa sicula e parallelamente ad essa fluiva rapidissima una nebbia (vedere fig. 3) bianca come il
latte, un vapore diafano, trasparentissimo; fluiva a ondate , che sinseguivano: una tempesta di oceano veduta a quindici chilometri di distanza, ma una tempesta bella, candida,
se si potesse dire, tranquilla e sorridente, che dalle mitiche fauci di Scilla e di Cariddi
sinoltrava lungo la spiaggia di Messina e pi
u in l
a. Le onde prorompevano velocissime
sullimmobile piano del mare. Cosi forse proromperebbero i flutti dun fiume immenso,
non pi
u contenuti da una diga gigantesca, ciclopica. Nello spazio di cinque minuti vidi il
latteo vapore addensarsi, consolidarsi a poco a poco, assumere un color grigio chiaro, e poi
pi
u scuro, e poi violaceo, e da futtuante che era toglier consistenza continua. Mi pareva
daver dinanzi una muraglia altissima di portentoso cristallo, dietro il quale assumessero
le immagini dimensioni enormi spettacolose: le case, i palazzi di Messina mi precludevono,
tanto era la loro altezza, la vista delle retrostanti montagne (vedere fig. 4). Dovetti togliere
locchio da quella sorprendente scena perche attratto da unaltra che mi strapp
o un grido di
meraviglia. La spiaggia di Villa S. Giovanni, facendo perno allo svolto di quella di Reggio,
eseguiva sul mare una rapida conversione come se fosse una lunga e compatta schiera di
Titani, ubbidienti al misterioso volere di un arcano spirito oceanico che loro avesse lanciato
il comando: a sinistra, di corsa. E cosi vidi io congiunte per ottica illusione la Sicilia e
la Calabria a uguale altezza, tutte e due insieme avanzatisi verso la riviera di Reggio sul
mare, ingoiato dalla terra formante una sola linea retta e continua, biancheggiante sulla
superficie azzurra e tranquilla, entro la quale si riflettevano le due spiaggie fuse in unico
3 - 86

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici corpo, rendendo sensibili al mio occhio la incredibile visione di caseggiati immensi, allineati
a cento metri dal punto nel quale io mi trovavo. Ma ancor maggior impressione mi fece il
ritornare della natura il suo posto, lo slegarsi della visione, lo sciogliersi di quella muraglia
sorta improvvisa davanti a me. Non ricordo bene quanto tempo durasse lillusione ottica;
ma forse non erro di molto se accerto che rimasi una buona mezzora a contemplare il
fenomeno, compresa lultima fase e cioe il dileguarsi del miraggio. A proposito della quale
ultima fase posso dire che mi parve aver dinnanzi lo spettacolo duna fuga fantastica. Una
folla mostruosa di fantasmi come inseguita da unaltra folla di spiriti o incalzata da qualche
improvviso terrore, arretrava a precipizio, sgombrando il mare gi
a conquistato. Una citt
a
immensa dalle candide mura crollava e inabissava nelle profondit
a subacquee quasi colpita
dai fulmini di un castigo divino. Il mare spingeva, la citt
a fantastica retrocedeva. Questa
volta il mare ingoiava la terra. Tutto ci
o sembrava solamente, ma lillusione era perfetta

cosi da far dimenticare un momento che tutto era fenomenico. Per la verit
a descrittiva
dir
o che la breccia della grande muraglia si manifest
o dal centro di visione alle estremit
a;
tante vero che, mentre gi
a le case di Messina eran tornate alle loro normali dimensioni e
limboccatura dello stretto gi
a era tornata a vedersi come di solito, ai limiti estremi della
scena meravigliosa balenavano ancora gli ultimi sorrisi ammaliatori della Fata Morgana.
Laltra descrizione pi
u breve, ma nella sostanza identica alla precedente e dovuta al
Cav. Enrico Puccini, professore di fisica, oggi R.Provveditore agli studi in Avellino 7) .
Nel mese di Giugno, non ricordo il giorno, dellanno 1900, alle ore 11 circa passeggiando per la marina e trovandomi in vicinanza della Caserma Palazzina, vidi la punta di
Gallico marina molto avanzata nel mare e molto avvicinata a Reggio. La punta su cui sono
le case di Gallico non era sola a trovarsi in una posizione nuova allocchio dellosservatore,
ma tutto larco della costa che va da Gallico fino a Catona era scostato verso Reggio e lo
spostamento era maggiore per le parti pi
u lontane. Lo stretto non esisteva pi
u come sretto,
ma pareva un golfo, poiche Gallico risiedeva apparentemente sulle coste della Sicilia. Le
case di Gallico erano coperte da una specie di nebbia, color cenere chiaro immobile, ed in
questa nebbia, quelle case parevano palazzi, molto alte, e tra i palazzi larghe strade. I piani
che determinavano le figure dei palazzi erano levigati, regolarissimi, molto pi
u nitidi chiari
di quello che ordinariamente sono i muri delle case. il mare era fermo, e tranquillissima
latmosfera. Molto caldo, caldo affannoso. Non vi erano nuvole. La nebbia si vedeva nel
luogo del fenomeno.
Che dovrei o potrei aggiungere alle due descrizioni precedenti? Altre parole sarebbero
superflue e quindi mi limito a riportare i fac-simili di due schizzi rappresentanti: luno (fig.
3) laspetto della costa Sicula e della punta di Catona pochi minuti prima del presentarsi
il fenomeno della Fata Morgana aerea, in cui e visibile il velo nebbioso fuggente ad ondate;
laltro (fig. 4) rappresentante la Fata Morgana aerea nel suo pieno sviluppo ed ove la citt
a
di Messina e la punta di Catona appariscono, come apparivano, in linea retta e molto
prossime alla riva di Reggio.
I due schizzi precedenti serviranno a dare unidea generale del fenomeno, ma per
quanto abbia cercato rappresentare nel modo migliore quanto ebbi a vedere la mattina
7)

Identica relativamente, giacche il Puccini non fa cenno del periodo antecedente alla
formazione della Fata Morgana, forse perche non era presente o non credette opportuno
trascrivere la sua rapidamente variabile forma.
3 - 87

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici del 27 giugno 1900, intorno alle ore undici, pure la mia mano, non essendo quella di un
artista disegnatore, non ha potuto riprodurre nel suo vero carattere le bellissime immagini
che si presentarono. Immagini che daltra parte ritengo difficilissime, se non impossibile, a
riprodursi. Gli schizzi furono fatti col gessetto su di una grande lavagna, quindi fotografati
e riprodotti.
8. - Descrizione della Fata Morgana marina del Puccini
Le due trascritte descrizioni sono concordanti con quelle dateci dallAnonimo e dal
Carpi e pi
u specialmente si riferiscono a quella che io, col Minasi, chiamer
o fata Morgana aerea per distinguerla dalla Fata Morgana marina simile a quella gi
a descritta
dallAngelucci e dal Ribaud e dalla quale ebbi visione il giorno 2 luglio 1901. Di essa
il mantovano Prof. Puccini, che come me la vide ma da altro sito, cosi mi scrive: Il
giorno 2 luglio 1901 scendendo verso la marina dalla casa dellOn. Cappellieri vidi il mare
tranquillo, placido, fermo, che pareva quasi una grande massa di mercurio non lucido,
ma appannato. Sulla superficie del mare fortemente illuminata, erano circa le ore otto,
si vedeva una specie di nebbia, quantunque latmosfera fosse serena e limpida. Mi fermai ad osservare quel mare bello, ed in condizioni non comuni, quando con stupore vidi
nellinterno, sottacqua dei grandi archi posti nella posizione ordinaria, non capovolti voglio
dire, e con piani e contorni dei pilastri e delle curve superiori, molto nitidi, perfettamente
levigati. Per rendermi ragione del fenomeno guardai la costa della Sicilia e vidi che archi
reali e simili a quelli che in immagine si vedevano nellacqua del mare si trovavano su in
alto sopra al cimitero di Messina, nella ferrovia che va da Messina a Palermo. Gli archi
ed i pilastri che si vedevano nel mare erano pi
u belli, di color cenere chiaro pi
u vivo, e
meglio determinati nei contorni, e assai pi
u grandi di quelli reali. I pilastri che sostenevano
ciascun arco non avevano termine nel profondo del mare.
9. - Fata Morgana multipla del 26 Marzo 1902
Attendevo per darmi ragione della fata Morgana aerea, che e quella pi
u comunemente conosciuta perche relativamente pi
u facile a presentarsi, di vedere per lo meno
unaltra volta il fenomeno, il quale con molta probabilit
a avrei potuto rivedere durante la
stagione estiva del 19028) Ma una fortunatissima combinazione mi offri i mezzi per dare,
come credo, una soddisfacente spiegazione. Riporto qua larticolo che inviai al giornale La
giovine Calabria 9) il giorno dopo in cui vidi la Fata Morgana, articolo che scrissi poche
ore dopo averne ricevuto le impressioni.
Nei giorni precedenti il 26 Marzo 1902 forti pioggie e venti si riversarono sulla regione
Calabra, specialmente sui dintorni della citt
a di Reggio, e lungo la costa orientale della
Sicilia. La mattina del giorno predetto, alle ore sette, uscii dalla mia abitazione posta nel
8)

Mentre il lavoro si trovava fra le mani dei compositori a Catania, mi capit


o il 16
Giugno una nuova occasione di vedere il fenomeno e di ritrarne diverse fotografie dirette,
le quali pi
u che altro rappresentano i primi stadii giacche in quel giorno non si present
o
nel suo pieno sviluppo.- Non credo riprodurre queste fotografie perche simili alla figura 3.
9)
N. 6 aprile 1902.
3 - 88

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici lato sud della via 21 Agosto donde si scorge parte della costa sicula dal Faro fino a tutta
la citt
a di Messina e suoi dintorni. Appena in strada guardai come il mio solito la Sicilia,
la quale appariva velata da ogni parte tranne che in uno o due punti. Il cielo era quasi
completamente coperto, pure qualche raggio di Sole filtrava attraverso la fitta cortina di
nubi. Non mi aspettava, date le condizioni meteoriche, di vedere la Fata Morgana. Pure
me ne apparve un piccol segno precisamente per la presenza di alcune case alla sinistra
del Cimitero di Messina che apparivano di molte avvicinate, bianchissime, luna sopra
laltra, di dimensioni quasi identiche, ma non molto ingrandite, sembravano una volta e
mezzo la loro grandezza apparente ordinaria. le immagini rimasero per circa tre minuti,
poi lunico raggio rivelatore del fenomeno scomparve e pi
u nulla rimase. Mi allontanai
tosto da quel luogo perche avevo fretta di recarmi al Porto, dovendo partire per Palermo.
E fu una vera fortuna lessermi messo in viaggio, perche fui cosi favorito dal caso che
assistetti per tutta la traversata del canale da Reggio a Messina a continue e svariate
manifestazioni della Fata Morgana. Il tempo non era cambiato affatto, anzi si aggiunse
una leggera pioggerella che cadde per alcuni minuti. Il sole appariva o si offuscava tentando
di penetrare attraverso le dense nubi e spirava un leggerissimo vento di borea. Mi erano
compagni di viaggio ling. Russo del Genio Civile ed il collega professore Modafferi. Questi
aveva pi
u volte veduto la fata Morgana ma mai in questa stagione. Potei cosi, con il loro
valido intervento, avere confermato tutto ci
o che vedevo e questa conferma pote lasciarmi
quindi una pi
u duratura impressione. Ad ogni modo, perche il tempo non cancelli qualcuna
delle impressioni ricevute trascrivo subito quanto vidi.
Come pi
u sopra dissi i raggi solari qualche volta riuscivano a penetrare nello spazio
a noi visibile. Ebbene, in quei momenti, emergevano dallo strato nebbioso, di color cenericcio, che ricopriva la costa sicula, alcune case bianchissime le quali apparivano a noi
relativamente molto vicine. In brevissimo tempo, circa in due o tre minuti, scomparivano
affatto, come se fossero state inghiottite dal mare, collo scomparire dei raggi solari. Ma
questi ben presto ricomparivano ed allora in altri punti vedevamo altri caseggiati avanzati
sul mare, luno sul livello del mare stesso, laltro perfettamente simile sollevato alquanto,
ma quasi sullo stesso piano verticale del primo. Tali caseggiati si lasciavano benissimo
distinguere e ci davano tempo sufficiente di rimirarli e farli rimirare ad altri passeggeri
che con noi erano sul ponte del ferry-boat. Questi ed altri simili scherzi si ripeterono molte
altre volte (vedere fig. 5 a sinistra). Infine, alluscire del sole, vedemmo sul mare un
qualche cosa di biancastro (vedere fig. 5 a destra), come un caseggiato lunghissimo, uniforme, ma non molto alto, nel quale nettamente apparivano, per un terzo circa della sua
lunghezza, delle strie verticali oscure attraversanti tutta laltezza, si che parevano contrade;
pel rimanente, erano distinguibili altre macchie le quali avrebbero dovuto rendere immagine di finestre, di porte, ecc. Laltezza di questa striscia, per quanto non molto elevata,
arrivava a coprire le prime file delle case, prospicienti sul mare, della citt
a di Messina, la
quale appariva vagamente attraverso la nebbia che lavvolgeva e questo lunghissimo caseggiato (seguiter
o a chiamarlo cosi perche tale appariva) persisteva finche avvicinandoci a
lui perdeva la primitiva apparenza, scemava in lunghezza ed in altezza, e si mostr
o in fine
qualera realmente, cioe il muraglione a grandi masse che staccandosi dalla Lanterna di
Messina cinge la batteria del Forte.
Con la scorta di schizzi presi dal vero e col solito sistema, ho tentato rappresentare
3 - 89

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici graficamente il fenomeno che mi si present


o, di cui un fac-simile e rappresentato dalla
superiore foto-incisione.
In tale figura e rappresentato tutto insieme il fenomeno mentre che questo, come
gi
a dissi, si present
o parzialmente e successivamente. Cosi i tre caseggiati del disegno
apparvero non contemporanei, ma bensi ad istanti diversi e successivi. Quando apparve il
secondo caseggiato, il primo (quello a sinistra) era gi
a scomparso, quando apparve il terzo,
il secondo pi
u non esisteva, e cosi di seguito, (nello schizzo sono omesse le successive
apparizioni) fino a che comparve quella specie di caseggiato che e disegnato a destra e pi
u
in basso. Quelle parti che spiccano pi
u in chiaro sullo sfondo, rappresentante lo strato
nebbioso, dovrebbero corrispondere al caseggiato di Messina che appena sintravedeva.
10. - Aspetti vari della Fata Morgana e spiegazione del fenomeno
Concludendo il fin qui detto possiamo dire che il fenomeno della Fata Morgana si
pu
o presentare sotto vari aspetti a spiegare i quali singolarmente, e conveniente distinguerli
in tre:
10 ) Fata Morgana marina
20 ) Fata Morgana aerea semplice
30 ) Fata Morgana aerea multipla
Alla prima specie apparterrebbe il fenomeno visto e descritto dallAngelucci (Cf.3),
dal Ribaud (Cf.5), dal Puccini (Cf.8) e da me. La spiegazione, del modo col quale si
presenta questo fenomeno, esclusa quella della riflessione semplice o multipla proposta dal
Minasi e dal Ribaud, potrebbe essere una conseguenza della ipotesi seguente:
Gli strati di aria prossimi al suolo della costa messinese, riscaldati fortemente dai raggi
diretti del Sole, sono meno densi degli strati ad essi superiori fino ad una certa altezza.
Invece considerando gli strati di aria della costa sicula alla costa di Reggio, questi vanno
aumentando di densit
a per la ragione semplicissima che buon tratto della riva reggina e
in ombra, ovvero da poco tempo fu colpita dai raggi diretti del Sole. Essendo inoltre lo
stretto del Faro riparato dalle colline del Faro stesso e dei Ganzirri, dalle colline di Scilla,
della Melia, di Torre Cavallo, del Pezzo ecc. ed ancora dalle montagne della Sicilia e della
Calabria, i leggeri venti freschi del nord-est, del nord, oppure del nord-ovest, trasportano
una corrente di aria molto pi
u densa e fresca di quella che esiste nel tortuoso canale
messinese e, perche riparato dalle suddette colline e montagne, la corrente aerea scorre
sopra gli strati gi
a rarefatti aumentando cosi la densit
a degli strati superiori in confronto
cogli strati inferiori. Cosicche alcuni dei raggi luminosi diffusi, specialmente dalle parti
un poco pi
u elevate di Messina, prima di giungere allocchio dellosservatore, che si trova
nellombra sulla riva di Reggio, debbono attraversare strati di aria di densit
a decrescente
dallalto in basso per la qual cosa invece di seguire la retta via seguiranno una curva
colla concavit
a rivolta verso il cielo e quindi losservatore seguendo la visuale secondo la
tangente allultimo elemento di questa curva, vedr
a gli oggetti molto pi
u in basso di quello
in cui effettivamente sono, e quindi gli appariranno come situati nellinterno del mare o
come situati sulla sua superficie. Si comprende poi come il mezzo rifrangente possa anche
deformare le immagini e renderle esageratamente ingrandite o nel senso verticale od in
quello orizzontale e renderle esageratamente ingrandite o nel senso verticale od in quello
3 - 90

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici orizzontale e renderle iridate (Fata Morgana diride fregiata del Minasi) per dispersione,
come farebbe un prisma.
Alla seconda specie, e cioe alla Fata Morgana aerea semplice apparterrebbe quella
descritta dallAnonimo, dal Carpi, dal Ponzi, dal Puccini e vista da me il 27 Giugno 1900
ed in parte il 29 Maggio 1902 (vedere la fotoincisione fig. 4 e la parte a destra della fig. 5).
In questa specie di Fata Morgana appariscono le case della costa sicula (pi
u specialmente
quelle messinese) e quelle della punta di Gallico e Catona molto avvicinate ed ingrandite.
Questo ingrandimento e esagerato poi in senso verticale o in quello orizzontale. Tutte
le volte che fu visto questo fenomeno fu constatata la presenza di vapor acqueo sotto
forma di fitto velo che ricopriva la costa sicula, (vedere fig. 3) il quale velo muovendosi
cambiava successivamente di colore fino a prenderne uno fisso, grigio-ceruleo quando si
fermava. Questo vapore impedirebbe ai raggi diretti solari di riscaldare fortemente il suolo
della costa messinese, come supponemmo precedentemente per spiegare la Fata Morgana
marina ed anzi agirebbe in modo tuttaffatto opposto.
Ci
o premesso, facciamo le considerazioni seguenti:
Gli strati di aria pi
u vicini alla superficie del mare sono gradatamente pi
u densi perche
in contatto o quasi a contatto dellacqua del mare, la quale nella stagione estiva, o prossima
alla estiva, e sempre di temperatura pi
u bassa dellaria in contatto, e per conseguenza
rende gradatamente, sino ad una certa altezza, pi
u densi gli strati pi
u vicini ad essa, onde
lordine della densit
a in questo luogo e gradatamente come quello dello stato naturale,
ma pi
u esaltato. Lo spesso strato che, per brevit
a di scrittura e pi
u facile intelligenza,
chiamo nebbioso, trovantesi in prossimit
a della costa messinese fino ad una certa altezza,
evidentemente concorre a rendere laria pi
u densa ancora a partire dalla costa sicula per
divenire a mano a mano meno denso collavvicinarsi alla costa Calabra.
In poche parole siamo di fronte ad un caso anomalo di rifrazione ordinaria. Cosicche
alcuni dei raggi luminosi diffusi dalla costa messinese e dai dintorni, prima di giungere
allocchio dellosservatore, che si trova nellombra portata delle case prossime alla riva
reggina, devono passare in un mezzo che da pi
u denso va gradatamente rarefacendosi per
poi acquistare, nellultimo lungo tratto densit
a pressocche uniforme e quindi seguire delle
curve con la convessit
a rivolta verso il cielo. Conseguenza di ci
o e questa che losservatore
seguendo la direzione della tangente allultimo elemento di curva, vedr
a la costa messinese
in alto e deformata nel senso verticale od in quello orizzontale ci
o dipendendo dalle maggiori
o minori deformazioni nel senso orizzontale o verticale che potr
a subire lo strato nebbioso
in seguito ai leggieri venti che spirano nel canale di Messina, nel momento in cui si avvera
il fenomeno.10)
Alla terza specie e cioe alla Fata Morgana aerea multipla apparterrebbe quella veduta da me, dalling. Russo e dal prof. Modafferi (vedere parte a sinistra della fotoincisione
5) il 26 Marzo 1902. Per
o questa a causa delle scomparse intermittenti dei raggi solari non
10)

Per rendere evidenti queste deformazioni in senso orizzontale o verticale, quando parlo
di questo fenomeno ai miei scolari, mi servo di una lente piano cilindrica, la quale disposta
a conveniente distanza dinnanzi ad un oggetto lo fa vedere a tutti molto allungato nel
senso verticale se lasse della lente e orizzontale, molto allungato in senso orizzontale e cioe
schiacciato, se lasse della lente e verticale e quindi, brevemente dico ai miei scolari che lo
strato nebbioso sulla costa sicula si comporterebbe come una lente cilindrica.
3 - 91

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici comparve nel suo bellissimo e pieno sviluppo e tutta insieme come quando fu veduta anni
or sono dal prof. Scerbo, dal signor Filippo Aloi e da altri, e di cui un fac-simile e rappresentato dalla fig. 6.11)
La spiegazione di questa specie di Fata Morgana si riconduce a quelle date precedentemente. infatti, ammessa lesistenza dello strato nebbioso sulla costa sicula sar
a facile
supporre che gli strati di aria superiori ad un certo strato di aria limite si trovino nelle
condizioni supposte, poco prima e supponendo inoltre che spiri nel Canale un leggero vento
di nord-est, nord, o nord-ovest questo potr
a spazzar via parte dello strato nebbioso che si
trova a contatto o quasi della superficie del mare e quindi al disotto dello strato di aria
limite avremo altri strati che vanno a diminuire di densit
a collavvicinarsi alla superficie del
mare ed alla costa di Reggio. Conseguenza di questa ipotesi e che al disopra ed al disotto
di un certo strato di aria limite dovranno esserci strati di aria, i quali, a mano a mano
che si allontanano da quello, vadano diminuendo di densit
a e quindi un osservatore, che si
trovi nellombra portata delle case sulla riva di Reggio, potr
a direttamente vedere la costa
sicula attraverso quello strato di aria limite, come pure potr
a vedere due altre immagini
della medesima costa una in alto in aria ed una in basso emergente dal mare. Il caso sar
a
rarissimo appunto per la specialissima disposizione degli strati atmosferici ma non sar
a
tanto raro quello in cui si vedranno due immagini (fig. 5). E si comprende facilmente
come gli oggetti veduti potranno apparire pi
u o meno ingranditi o deformati, essendo visti
sempre attraverso uno strato nebbioso il quale e suscettibile di deformazioni.
11. - Riepilogo er condizioni meteoriche che accompagnano il fenomeno
Riepilogando possiamo dire che in alcune ore del giorno, date certe condizioni meteoriche, si osservano generalmente dalla spiaggia di Reggio Calabria e dai suoi dintorni, le
immagini degli oggetti reali posti lungo il lato orientale della Sicilia e lungo la parte della
costa Calabra che va dalla punta di Catona a Pentimele. Tali immagini nella circostanza in
cui si presenta il fenomeno, si raddoppiano, si triplicano, o si deformano allungandosi o nel
senso orizzontale o nel senso verticale. Le immagini talvolta si presentano molto al di qua
delloggetto reale e pi
u ingrandite, specialmente nel senso verticale, ma sopra la superficie
del mare, come se fossero tanti altri corpi sollevati, regolari e distinti, i quali tuttavia non
impediscono di vedere anche nei loro veri luoghi gli oggetti reali.
Altre volte si vedono porzioni del lido opposto cogli oggetti reali e contemporaneamente immagini sul mare che rappresentano ora isole, ora capi, ora istmi. Oppure si
osservano gli oggetti reali al loro posto e le immagini di esse sospese in alto nellaria; infine poi (e questo ogni volta che si presenta una delle accennate rappresentazioni) si vede
allinizio ed allo svanire del fenomeno una bianca nebbia fuggire velocemente.
Il verificarsi di una delle descritte condizioni costituisce il fenomeno comunemente
detto della Fata Morgana. Non e quindi da confondere con quelli di comune ed ordinaria
riflessione sulle acque tranquille (come ritenevano e ritengono molti cittadini di Reggio che
11)

Il fac-simile di questa Fata Morgana mi riesci facile farlo giacche i nominati spettatori,
luno indipendente dallaltro, asseriscono di avere visto tre immagini, una sovrapposta
allaltra, simili a quelle della fig. 4. Tali immagini non erano ugualmente distinti.
3 - 92

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici non lhanno mai veduta), ne con il fenomeno di Miraggio in genere.12) In questo gli oggetti
reali si riproducono capovolti, in quello le immagini si vedono sempre diritte.
La Fata Morgana e tutta propria13) della citt
a di Reggio per la sua posizione topografica (vedere fig.2) per la curvatura della costa, per il prospetto orientale della vicina
Sicilia, per il mare che si frappone, per lo stretto del Faro, per i monti della Calabria e
della Sicilia sovrastanti allo stretto e che gli fanno corona e per molte altre condizioni tutte
particolari di questi luoghi.14)
Chiuder
o questo mio studio col dire brevemente le condizioni meteoriche che fanno
presumere lavvenire del fenomeno. Esse sono:
a) Ore del mattino; trasparenza ottica in sommo grado dellaria sovrastante il canale
messinese la di cui superficie, specialmente verso la costa sicula, sar
a coperta da un leggerissimo e poco alto velo di nebbia: cielo purissimo; mare calmo, placido; temperatura
assia elevata; aria calma o leggermente mossa da venti debolissimi di nord, affinche possa
vedersi la Fata Morgana marina (cfr. 6).
b) Strato nebbioso in movimento formantesi sulla costa Sicula e sulla costa Calabra
fin verso Catona; cielo puro o quasi puro; mare calmo od anche leggermento mosso; temperatura assai elevata; aria calma o leggermente mossa da venti debolissimi di nord; ore
pi
u favorevoli dalle 10 alle 13 nellepoca estiva; perche si possa vedere il fenomeno almeno
parzialmente o in formazione, se non nel so bellissimo e straordinario aspetto, della Fata
Morgana aerea semplice o multipla.
APPENDICE
Elenco alfabetico degli autori con un breve
cenno critico delle opere consultate
AGRIPPA Cornelio: De occulta philosoph. dec. 10 lib.20 .
ALLEGRANZA P.Giuseppe dellordine de Predicatori: Della Fata Morgana - o sia Iride di Messina. Opuscoli di autori siciliani Tomo I pag. 143. - Egli non ha mai veduto il
fenomeno, riporta in parte quando disse il Kircher aggiungendo per
o che non condivide le
12)

Nel presente lavoro non ho citato nessuno caso di Miraggio appunto perche era mia
intenzione fermarmi ad illustrare solo il poco noto fenomeno della Fata Morgana, ma non
voglio tralasciare di dire almeno in nota che fenomeni di Miraggio bellissimi e frequentissimi
si hanno pure nel canale Messinese. Di questi ed altri fenomeni parler
o in altro scritto a
parte.
13)
Secondo lHerrera a Quito nellAmerica si vedono apparizioni che potrebbere ritenersi fenomeni simili alla Fata Morgana, come pure in Toleto e Nard
o (Napoli) secondo il
Mazzello; sopra il fiume di Gardempe vicinissimo alla citt
a di Belac nel Limosino secondo il
Mesnier; al lago dAverno secondo il Ruffo; a Castel Gandolfo secondo il Minasi. Per
o tali
immagini aeree furono isolatamente descritte dai soli autori citati e non confermate posteriormente, quindi e giustificata lasserzione di cui sopra almeno fino a che non si confermi
quanto fu visto nellaltipiano dellAlaska pochi anni or sono.
14)
La Fata Morgana non di rado si vede nella pianura del territorio di Mineo (prov.
Catania), ove e il Lago dei Pulici, esalante anidride carbonica - Nota della Redazione.
3 - 93

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici sue idee nellammettere che il fenomeno avvenga per la formazione dei cristallini provenienti
dai vapori ecc.
AMICO Ab: nelle sue note al Fazello.
ANONIMO: La Fata Morgana nella Zag
ara periodico religioso letterario in servizio
della giovent
u reggina 1871 Vol. II pag. 26 e segg. sotto il titolo: Impressioni e reminiscenze di un artista.
ANGELUCCI p. Lettera al p. Leone Sanzio scritta nel 1634 e riportata per primo
dal Kircher a pag. 705 l.c.
APOLLOKIO-Argon lib.4 Teti e le sue ninfe sollevano la nave con montagne dacqua
al disopra degli scogli; attirano sulla riva attoniti spettatori, mentre Giunone e Pallade si
stringono assieme per la novit
a dellevento. La nave pare campata in aria e solcare i vapori
del cielo, e le Dee marine sono credute fantasmi aerei;... riportata dal cav. Carbone-Grio
a pag.25 delle Fonti mitiche e storiche dello Xiphias di Diego Vitrioli 1901.
ARCOVITO prof. Salvatore - Sul fenomeno della Fata Morgana - Giornale La fata
Morgana n. 1 e 2 anno 1838.
ARISTOTELE De mirab. and de Meteor. lib. 30 (citato dal Gallo Andrea e dal
Cacopardi).
BRINACIO Paolo napoletano, Scintille poetiche o poesie sacre e morali.
CACOPARDI-GROSSO Giuseppe: La Fata Morgana - nel giornale letterario del Gabinetto di Messina Il Maurolico Anno I, Tomo I, 1841 a pag. 196 - Ripete quanto ebbe a
dire il Kircher e la spiega come lui senza aver preso visione del fenomeno.
CALINO Cesare: sopra il libro dei Re lib. I. pag. 112, 60 lezione nel 1723 riferisce
quanto disse il Kircher.
CAMPAILLA Tommaso: Canto 8 stanze 49 e segg. LAdamo, ovvero il mondo creato
- Poema filosofico - Messina 1728.
CANALE prof. Alessandro: Sulla spiegazione della Fata Morgana - La Zag
ara (g.c.
Anno 7 n.3 pag. 371).
CARNEVALE Giuseppe dottore in legge - Historie et Descrittione del Regno di Sicilia
- Divise in due libri. In Napoli, appresso Horatio Salvioni 1591 Lib. II pag.171.
CAPOZZO Guglielmo - Sul fenomeno della fata Morgana nello stretto di Messina Memorie su La sicilia Vol. I pag. 71 e 92 - Palermo 1840 - Esso non fa altro che riportare
integralmente quanto dissero sullargomento lAngelucci, il Giardina, ed il Saffiotti.
CAPRI can. prof. filippo - La Fata Morgana nella Zagara (g.c.) Anno VI n. 22 a
pag. 183 sotto il titolo Cose Nostre.
CHIARELLO p. Benedetto - Chimica filosofica , overo problemi naturali sciolti in uso
morale - in Messina Vincenzo dAmico 1696 pag. 47 a pag. 56 - Prende argomento della
Fata Morgana per fare uninsulsa chiaccherata; accenna a quanto ebbe a dire il Kircher
che appella divin uomo)(!).
CORSO dott. Diego da Nicotera - Spiegazione della Fata Morgana. La Zag
ara (g.c.)
Anno VI n. 42 p. 341.
CUMBO Ignazio - La maddalena liberata, poema eroico sacro - Venezia P. Baglioni
1673, Ottave 24-25 del canto XVI.
DAMASCIO, nella vita dIsidoiro filosofo rapportato dal Patriarca Fozio (citato dal
Gallo Andrea) parla di sogni e di visioni nei sogni.
3 - 94

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici FAIELLO Tommaso - Le due Deche dellHistoire di Sicilia - Divise in venti libri Tradotte dal Latino in lingua Toscana dal P.M. Remigio Fiorentino. In Venezia appreso
Domenico e giov. Battista Guerra - Anno 1573 pagg. 60-61.
GALLO Andrea messinese - Note al Discorso del P. Giardina - Opuscoli di autori
Siciliani Tom. I p. 118 e 192. Riporta quanto gi
a disse il Giardina e non aggiunge niente
di nuovo, ne di interessante.
GALLO Caio Domenico storico Ann. di Messina tom. I pag. 10 - Messina 1877 Dichiara non averla vista, riporta la lettera dellAngelucci e riferisce in prosa quanto disse
in versi il Campailla.
GIANNETASII Nicolai Parthenii - Opera Omnia Poetica Tomo II - Nauticorum lib.
V. - Neapoli, apud Berhad-Mich. Raillard 1715 - Morganae Rheginorum descriptio, pag.
164 a 167.
GIARDINA P. Domenico - Discorso sopra la Fata Morgana di Messina comparsa
nellanno 1643 - Opuscoli di autori siciliani, Tomo I. pag. 137 a 148. In Catania presso di
Gioacchino Pulejo. - In un lungo discorso ripete quanto gi
a disse il Kircher, perdendosi in
chiacchere e non aggiungendo nulla di nuovo - Attesta di aver veduto un principio di Fata
Morgana.
HOUEL, Jean, peintre du Roi; de lAcademie des Beaux Arts d e Parme - Tome II.
A Paris - de limpremerie de Monsieur - 1784 pag. 21-22 du Voyage Pittoresque des isle
de Sicile, de Malta-et-de Lipari. O
u lon traite des antiquites qui il sy trouvent encore,-de
principaux Phenomenes que la Nature y offre...ecc. - Non ha visto il fenomeno e lo descrive
e spiega come il Kircher.
KIRCHER Athanas-Ars magna lucis et umbrae-in X libros digesta-Amsterdam-Apud
Joannem laussonium a Waesberge - et Heredes Elisaei Weyerstraet Anno CICDXXI - Lib.
X pars. II 0 cap. I. Parastasis I pag. 704 - Naturae sine de Morgana Rheginorum in Freto
Mamertino rive Siculo.
LEONI Nicola - Della Magna Grecia e delle Tre Calabrie-ricercheetnografiche, etimologiche, topografiche, politiche ecc. - Vol. IV - Calabria meridionale - Napoli 1840 Cap.
II - Del fenomeno la Fata Morgana pag. 13 a 22 - Riporta quanto scrisse lAngelucci, il
Varano, il Giardina ed il Saffiotti non aggiungendo nulla di nuovo.
MAZZELLO Scipione - In descriptione Regni Neapolit. fol. 117.
MESNIER Isaac - Prodigieuse forme de Processiome apparse proche la Ville de Belac
en Limosin lespace de six jours commencant les 15 Avril 1621 - Paris chez Isaac Mesnier
1621.
MINASI P. Antonio domenicano. Dissertazione prima sopra un fenomeno volgarmente
detto Fata Morgana, o sia apparizione di varie, successive, bizzarre immagini, che per lungo
tempo ha sedotti i popoli, e dato a pensare ai dotti. A sua eminenza il signor cardinale
De Zelanda-In Roma MDCCLXXIII.
OMERO - II. I. 533 XVIII 35, 52-244.
PINDEMONTE Ippolito - Opere pag.394 - Napoli 1861
PIGNATARI Ab. Filippo Iacopo in una lettera scritta nel gennaio 1753 al signor Don
Filippo dAlessandria e pubblicata nel giornale Il Maurolico giornale di scienze lettere
ed arti Messinese. Vol. IV-Fascicolo 30 - Gennaio 1840 - Dichiara non averla vista (la Fata
Morgana) e confuta quanto disse il Kircher per svolgere in prosa quanto in versi disse il
3 - 95

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Campailla.


PLINIO Natural, Hist. lib. 31 (citato dal Cacopardi) parla solamente della potenza e
virt
u delle acque in generale.
POLITI MarcAntonio Cronica della Nobil E Fedelissima Citt
a di Reggio-In MessinaAppresso Pietro Brea 1617 a pag. 18-19.
RAIMONDI Francesco Idea teorica sul fenomeno della F. M.-Appendice al Poliorama
Pittoresco - Accenna dapprima a quanto disse il Minasi confutando le di lui asserzioni colle
parole del Ruffo.
REGALDI Giuseppe Apparizione della Fata Morgana il 20 Luglio alle ore 2 pom.
1843-Nel giornale La Fata Morgana Anno 30 , 1 agosto 1843 pag. 112.
REINA Placido. Delle notizie Istoriche della citt
a di MessinaIn Messina 1658 p. 64 a
65-Quale storico accenna appena il fenomeno riportando quanto disse il Politi e ritenendo
contrariamente al vero, che si vede dalla costa sicula.
RIBAUD Pietro: Trattato teorico pratico, istorico sulle correnti ed altri particolarit
a,
e su i fenomeni che hanno luogo nel canale di Messina-Napoli presso Gabriele Masino
1824. Parte ottava pag. 109 a 117. Spettacoloso fenomeno dellIride Mamertina, o Teatro
Catottrico, o volgarmente Fata Morgana.
RUFFO Marchese Giuseppe: Sulla Fata Morgana del Lago di Averno - Memoria del
Socio ordinario M. G. R. Letta nella tornata di 2 Dicembre 1833 - Ann. del Regno di Napoli
fascicolo 7. 1834. LA. ha veduto sul lago di Averno la mattina del 31 Marzo 1833 ad ore
7.30 una specie di Fata Morgana e prende occasione da questa osservazione per riportare
quanto il Ribaud disse sul fenomeno che si osserva a Reggio Calabria. Crede erroneamente
avvenire il fenomeno per riflessione come quello che ebbe a vedere sul Vesuvio lanno 1824,
simile allo spettro del monte Brocken della catena dellHartz nel regno di Annover, il quale
spettro non e altro che lombra dellosservatore proiettata sulla nebbia.
SAFFIOTTI Avv. Michele: Lettera intorno al fenomeno Fata Morgana - Allillustre
Niccola Niccolini Ed. seconda - Napoli. Dalla tipografia solita Infrascata 1837. Sugli
scritti dellAngelucci, del Giardina, del Ribaud e specialmente del Minasi tesse una lunga
dissertazione sul fenomeno non emettendo, nessuna idea nuova; aggiunge che il 26 aprile
1828 verso le ore 9 circa fu visto da persone degne di fede.
SAMPERI R.P. Placidi Messana S.P.Q.R Regumque Decreto-Nobile Exemplari-EtRegni Siciliae-Caput Duodecim Titubus Illustrata-Opus Posthumum Messanae 1742. 1,
II. pag.72-Riporta quanto disse il Fazello. SCHOTTI P. Gasparis: Magia Universalis naturae et artis ecc. Bamberge-sumpt Ioh, Martini Schonwetteri-Bibliopolae Francofurtensis
M.D.C. LXXVII-Pars I lib. IV pag. 173 a 181. Riporta la lettera dellAngelucci e molte
cose gi
a dette dal Kircher; poco o nulla aggiunge del suo non avendo visto il fenomeno.
VARANO Alfonso - Visioni sacre e morali - Parma, dalla Stamp. Reale - 1789.
VITRIOLI Alfonso: Fata Morgana e poesia riportata dallIride Marmertina diretta
dal prof. F.I.Giuffre Anno II N. 4 Messina-Reggio 16 Febbraio 1899.
VITRIOLI Diego, figlio di Tommaso, accenna alla Fata Morgana, con versi latini,
nello Xiphias.

Fine del Cap.3


3 - 96

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 4


Riflessione totale - Riflessione e rifrazione in un mezzo conduttore
4.1 - Riflessione totale
Consideriamo due mezzi dielettrici perfetti. Unonda elettromagnetica piana, viaggiante nel mezzo (1), incide sulla superficie di separazione fra il mezzo (1) ed il mezzo (2).
Sia 0 langolo di incidenza rispetto alla normale orientata, come al solito dal mezzo (2) al
mezzo (1). Sia r1 la costante dielettrica relativa del mezzo (1) e r2 la costante dielettrica
relativa del mezzo (2). La legge di Snell si scrive:

ossia:

r1 sin 0 =

r2 sin 2

r1
sin 2 =
sin 0
r2

(4.1.1)

(4.1.2)

Consideriamo adesso il caso in cui la costante dielettrica relativa del mezzo (1) r1 sia
maggiore della costante dielettrica relativa del mezzo (2) r2 . Sia, cioe r1 > r2 ossia:

r1
>1

r2

(4.1.3)

Allora, dalla (4.1.2) risulta che se la radiazione passa da un mezzo pi


u rifrangente ad un mezzo meno rifrangente (per es: acqua-aria), il raggio trasmesso
si allontana dalla normale, risultando, quindi 2 > 0 .
Tuttavia allaumentare dellangolo 0 , si arriver
a ad un certo valore di esso, diciamo
L , per cui sin 2 = 1.
L prende il nome di angolo limite.
Per 0 > L risulterebbe sin 2 > 1; in questo caso londa viene totalmente riflessa,
come dimostreremo, ed il fenomeno prende il nome di riflessione totale.
Langolo limite e dato dalla relazione:

r1
sin L = 1

r2

r2
sin L =
r1

(r1 > r2 )

(r1 > r2 )

 
r2
L = arcsin
r1
4-1

(r1 > r2 )

(4.1.4)

(4.1.5)

(4.1.6)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per un sistema acqua-aria si ha: per la radiofrequenza L = 60 .38, per la luce L =
480 .6.
Anche se pu
o sembrare incredibile, il fatto che sin 2 > 1, conduce a fatti
fisici importanti ed ampiamente provati sperimentalmente.
Sia sin 2 > 1, ossia 0 > L .
Consideriamo la (3.2.13):
q
1
cos 2 =
r2 r1 sin2 0
(4.1.7)
r2
Dalla (4.1.7) si ha che per 0 > L e per r1 > r2 lespressione dentro radice nella e
negativa; si ha pertanto:
r
q
1
r1
2
cos 2 = i
r1 sin 0 r2 = i
sin2 0 1
(4.1.8)
r2
r2
Consideriamo il seguente sistema di riferimento:

Riflessione totale
x

.....
..
...
.....
....
.......
.....
.....
........
.....
....
.
.
.
.
.
.
.....
....
.....
.....
.....
.....
..
....
....
..
......
......
.
.
.
.
...
.....
....
....
1
0 ............
..
.....
.
.....
....
.
.
..... 0 ....
1
.
...................................
...... .. .....
..... .. .....
... .. ...
............................................................................................................................................................................................................
..
...
..
...
..
...
...
..
..
...
..
...
..
...
1
0
..
.

n
b

n
b

=
0 > L
1 > 2

2
fig.4.1-1

Londa trasmessa ha la seguente espressione:


b2 ~r it
~t = E
~ 2 eik2 n
E

n
b2 ~r = n2x x + n2z z = x( cos 2 ) + z sin 2

~t = E
~ 2 ei 2 2 (x cos 2 + z sin 2 ) eit
E

(4.1.9)
(4.1.10)
(4.1.11)

Si ha ancora:




r
r1
r1
2
i 2 2 xi
sin 0 1 + z sin 0

r2
r
~
~
2
Et = E2 e
eit

4-2

(4.1.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che e della forma:


essendo:

~t = E
~ 2 e1 x + iz eit
E

= 1 1 sin 0

1 = 1 1

(2 1 )
sin2 0

2
1

(4.1.13)
(4.1.14)
(4.1.15)

=
.
Ricordiamo che: 1 1 =
vf 1
1
La (4.1.13) rappresenta unonda che si propaga lungo la direzione z e cioe lungo la
superficie di separazione fra i due mezzi; si ha cioe unonda superficiale.

4-3

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 4.2 - Onde superficiali


Abbiamo visto che lespressione del campo trasmesso nel mezzo 2, quando langolo di
incidenza e maggiore dellangolo limite, si pu
o scrivere:
~t = E
~ 2 e1 x + iz eit
E

(x < 0)

(0 > L )

(4.2.1)

Calcoliamo, ora, il vettore di Poynting complesso associato allonda trasmessa:



1 ~

~
~
Sc =
E t Ht
2

(4.2.2)

Consideriamo il caso di polarizzazione perpendicolare per il campo elettrico.


Si ha, allora, omettendo il termine eit :
~ t = ybT E0 e1 x eiz
E

r
k2
2
~
~
~t =
Ht =
n
b 2 Et =
(b
x cos 2 + zb sin 2 ) E
2
2
r
2
(b
x cos 2 + zb sin 2 ) ybT E0 e1 x eiz =
=
2
r
2
=
(b
z cos 2 x
b sin 2 ) T E0 e1 x eiz
2

(4.2.3)

(4.2.4)

essendo T il coefficiente di Fresnel.


Si ha, quindi:

~ c = 1 (E
~t H
~ ) =
S
t
2


r
1
2

x
iz

x
iz
1
1
=
ybT E0 e
e

(b
z cos 2 x
b sin 2 ) T E0 e
e
2
2
~c = 1
S
2

Ricordiamo che:



r
2 2
2 21 x

[b
x(cos 2 ) + zb(sin 2 ) ]
|T | |E0 | e
2
r
1 1
cos 2 = i
sin2 0 1
2 2
r
1 1

(cos 2 ) = i
sin2 0 1
2 2
r
1 1
sin 2 =
sin 0
2 2
4-4

(4.2.5)

(4.2.6)
(4.2.7)
(4.2.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici r


r
2 2
1 1 1
2
~
sin 0
|T | |E0 | e21 x zb+
Sc =
2 2 2
2
(4.2.9)
r
r
1 1 1
2 2
2 21 x
2
+i
sin 0 1
|T | |E0 | e
x
b
2 2 2
2
Non vi e quindi nessuna potenza reale trasferita attraverso linterfaccia in direzione
ortogonale alla superficie di separazione.
~c nel caso di polarizzazione parallela.
Analogamente si pu
o calcolare S
Dalla (4.2.1) si deduce che londa superficiale viaggiante nel mezzo 2 lungo linterfaccia
e unonda che viaggia con una velocit
a di fase:
vf 2 =

1
=

1 1 sin 0

(4.2.10)

u
Poiche 0 > L e r 1 > r 2 ne segue che r 1 r 1 sin 0 e > r 2 r 2 , quindi vf 2 e pi
piccola di quella di unonda ordinaria nello stesso mezzo.
Questonda si attenua rapidamente nella direzione normale allinterfaccia ed e praticamente circoscritta sulla superficie. Prende, quindi, il nome di onda superficiale lenta.
Lanalisi delle onde superficiali che abbiamo fatto non ci spiega la provenienza di
questa energia. La difficolt
a nasce dal fatto che stiamo utilizzando campi ad estensione
infinita. Quando si tiene conto delle dimensioni finite del fascio incidente, questo fatto
viene spiegato. Tuttavia lanalisi fatta spiega molto bene alcuni risultati sperimentali.
importante calcolare la profondit
E
a di penetrazione dellonda superficiale nel mezzo
meno rifrangente in funzione dellangolo di incidenza. Per questo riconsideriamo la formula
(4.1.8) del coefficiente di attenuazione lungo lasse x:
s
s
r
2

n
n2

2
2
sin2 0
= n1 sin2 0 22 =
n1 sin2 0 22 (L < 0 < 900 )
1
c
n1
0
n1
(4.2.11)
essendo 0 la lunghezza donda, relativa al vuoto, dellonda incidente.
La profondit
a di penetrazione dellonda superficiale nel mezzo meno rifrangente e:

1 = 1 1

1
0
=
1
2

n1

1
n2
sin 0 22
n1

(4.2.12)

che in unit
a di lunghezza donda diventa:

=
0

2n1

1
sin2 0

n22
n21
4-5

(L < 0 < 900 )

(4.2.13)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Supponiamo che londa elettromagnetica incida sulla superficie di separazione fra il
vetro e laria (nel caso della luce) o equivalentemente fra la paraffina e laria (nel caso di
microonde). Si ha allora, per esempio:

n1 = 1.5, n2 = 1, L = arcsin

n2
n1

= arcsin

1
1.5

0.7297 rad 410 .81

(4.2.14)

Profondit
a di penetrazione dellonda superficiale
nel mezzo meno rifrangente
L = 410 .81, n1 = 1.5, n2 = 1
1.0

...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
....
......
.........
................
...................................
..........................................................

0.9
0.8
0.7
0.6

0.5
0.4
0.3
0.2
0.1
0.0
400

450

500

550

600

650

700

750

800

850

900

0
fig.4.2-1

4.3 - Calcolo dei coefficienti di riflessione e di trasmissione nel caso di


riflessione totale 0 L - Goos and H
anchen shift
Dalla (3.8.11) si ha:
q
2



2
r1 cos 0 i r1 sin 0 r2
=1
q
R =

2
r1 cos 0 + i r1 sin 0 r2
4-6

(r1 > r2 ; 0 L )

(4.3.1)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dalla (3.8.12) si ha:

4i r1

4i r1

r1 sin 0 r2 cos 0
r1 sin2 0 r2 cos 0
T =
=
2 =
q


r1 cos2 0 + r1 sin2 0 r2
2
r cos 0 + i r sin 0 r
1
1
2

q

4i r1 r1 sin2 0 r2 cos 0
=
(r1 > r2 ; 0 L )
r1 r2

(4.3.2)

Analogamente dalla (3.8.13) si ha:


q

2

cos

sin

r2
0
r1
r1
0
r2
=1

q
Rk =

2
r2 cos 0 + i r1 r1 sin 0 r2

(r1 > r2 ; 0 L )

(4.3.3)

Dalla (3.8.16) si ha:


q
r1 sin2 0 r2 cos 0
Tk =
2 =
q

r cos 0 + i r r sin2 0 r
1
1
2
2
q

4ir2 r1 r1 sin2 0 r2 cos 0


=
r2 2 cos2 0 + r1 2 sin2 0 r2 r1

4ir2 r1

(r1 > r2 ; 0 L )

(4.3.4)

Goos and H
anchen dimostrarono sperimentalmente, nel 1943, che, nel piano di incidenza, un fascio di luce linearmente polarizzata, riflessa totalmente e spostato parallelemente al raggio che sarebbe dovuto essere riflesso geometricamente allinterfaccia fra due
mezzi isotropi, omogenei e otticamente trasparenti. Essi conclusero, come gi
a aveva ipotizzato Newton circa trecento anni or sono, che, addirittura alla riflessione totale, il fascio
incidente penetra allinterno del mezzo meno rifrangente per poi riemergere nel
mezzo otticamente pi
u rifrangente; in altre parole, che il fascio e riflesso in qualche
superficie virtuale situata a poca distanza allinterno del mezzo meno rifrangente. Questo
fenomeno, illustrato dalla figura 4.3-1, fu chiamato Goos-H
anchen effect dal Professor
4-7

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici H.Walter.


Riflessione totale: Goos-H
anchen shift
1 > 2 , 0 > L
raggio

incidente

1
2

0....
.....
.....

raggio rif lesso

raggio rif lesso

geometricamente

totalmente

fig.4.3-1: Rappresentazione schematica del percorso assunto da un raggio di luce


in riflessione totale. Il raggio incidente non e riflesso geometricamente ma totalmente con uno spostamento D. Il percorso nel mezzo meno rifrangente da Q a S
pu
o, secondo Newton, essere visualizzato da una parabola, come indicato dalla li nea tratteggiata di colore rosso. Lo shift del centro della riflessione e indicato con
z e la profondit
a di penetrazione nel mezzo meno rifrangente con x.
Newton anticip
o che la riflessione totale non avviene allinterfaccia fisica fra i due
mezzi. Egli ipotizz
o che il percorso di un raggio di luce e una parabola, il vertice essendo
allinterno del mezzo meno rifrangente. Questo problema e stato investigato sperimentalmente per molti decenni, ma con poco successo. Il metodo e stato sempre quello di
misurare in qualche modo il flusso di energia luminosa allinterno del mezzo meno rifrangente. Tuttavia lenergia non pu
o essere misurata a meno che essa e estratta dal processo
fisico. Quindi sembra impossibile misurare il flusso di energia allinterno del mezzo meno
rifrangente senza disturbare il meccanismo della riflessione totale. Finalmente nel 1943
Goos and H
anchen depositarono una striscia di argento sul retro della superficie di un
prisma sul quale avveniva la riflessione totale. La parte del fascio incidente che incide
sulla striscia metallizzata e metallicamente riflesso e serve come riferimento per misurare
lo spostamento della porzione totalmente riflessa del fascio. In modo da ingrandire il
piccolo spostamento, Goos and H
anchen utilizzarono uno schema che implicava riflessioni
totali multiple (fino a 133) fra due piani interfacce piane e parallele.
Lo spostamento del fascio e generalmente piccolo nellintero range angolare in cui
avviene la riflessione totale, eccetto nellimmediato intorno dellangolo limite per la riflessione totale (fig.4.2-1). Esso, infatti, aumenta piuttosto rapidamente man mano che
langolo di incidenza si avvicina allangolo limite. Conseguentemente, la profondit
a del

piano virtuale di riflessione e cosi la profondit


a di penetrazione della luce nel mezzo meno
4-8

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici rifrangente, e importante solo nellimmediato intorno dellangolo limite per la riflessione
totale.
4.4 - Studio delle fasi dellonda riflessa quando 0 > L
Le componenti ortogonali dei campi riflessi quando 0 e > di L , sono:
s
 2
n2
2
cos 0 i sin 0
n1
~
s
E~1 =
  2 E0
n2
cos 0 + i sin2 0
n1

~1
H

Essendo:

la (4.4.2) si scrive:

n2
n1

2

n2
n1

2

cos 0 i sin 0
~
s
= 
  2 H0
2
n2
n2
cos 0 + i sin2 0
n1
n1

~ 1 = k1 n
H
b1 E~1 k
1

n
b1 E~1 k

n2
n1

(4.4.2)

~ 0 = k1 n
H
b0 E~0 k
1

2

(4.4.1)

n2
n1

2

cos 0 i sin 0
s
= 
b0 E~0 k
 2 n
2
n2
n2
cos 0 + i sin2 0
n1
n1

(4.4.3)

~0 hanno, come si pu
I coefficienti complessi che moltiplicano i campi E~0 e H
o facilmente verificare, il modulo unitario; pertanto, si pu
o porre:
s
 2
n2
2
cos 0 i sin 0
n1
i
s
(4.4.4)
 2 = e
n
2
cos 0 + i sin2 0
n1


n2
n1

2

n2
n1

2

cos 0 i sin 0
ik
s
 2
 2 = e
n2
n2
cos 0 + i sin2 0
n1
n1
4-9

(4.4.5)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Le (4.4.4) e le (4.4.5) derivano dal fatto che, dato il numero complesso a ib, si ha:
a ib =
per cui: a =

(a2 + b2 ) cos ,

b=

p
(a2 + b2 )ei

(4.4.6)

(a2 + b2 ) sin ,

tan =

Consideriamo il coefficiente (4.4.4):

cos 0 i sin 0
s

2

cos 0 + i

sin 0

n2
n1
n2
n1

b
a

2
2

esso e del tipo

Aei
= ei2
+i
Ae

con

ne segue, posto = 2

tan
=
2

tan =

sin 0

sin 0

cos 0

n2
n1

cos 0

2

n2
n1

2

(4.4.7)

Analogamente:

k
tan
=
2

sin 0


n2
n1

2

n2
n1

2

cos 0

n1
n2

2

tan

(4.4.8)

Le due componenti riflesse sono quindi differentemente sfasate rispetto alle corrispondenti componenti incidenti.
Supponiamo, ora, che londa incidente sia polarizzata linearmente in una direzione ne
parallela ne normale al piano di incidenza.
Al solito, scomponiamola in componenti e osserviamo che londa riflessa risulta composta da due oscillazioni armoniche giacenti su piani perpendicolari e sfasate della quantit
a
= k che in generale e diversa da zero.
Ne segue, quindi, che londa riflessa
e polarizzata ellitticamente.
4 - 10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Si ha:


s

n2
n1

2

 2

 sin 0
 2
n1

n1
k

1 tan
1
tan
tan
cos 0

n22
2
n22
2
2
tan =
=
=
=
 2
k

2
n21
n
2
2
2
1 + tan tan
1 + 2 tan
sin 0
2
2
n2
2
n21
n1
1+ 2
2
n2
cos 0
s
 2
n2
s
2
 2
sin 0

n2

n1
2
2
2
2
2
n1 n2 cos 0 sin 0
n1 n 2
2
n1
n2 cos 0
=
= 2
=
2
2
2
2
2
2
2
2
n2 cos 0 + n1 sin 0 n2
n2 cos 0 + n1 sin 0 n22
n22 cos2 0
s
s
 2
 2


n
n2
2
2
2
2
2
2
2
n1 n2 cos 0 sin 0
n1 n2 cos 0 sin 0
n1
n1
, =
= ,
(4.4.9)
2
2
2
(n

n
)
sin

0
1
2
n22 n22 sin2 0 + n21 sin2 0 n22
In definitiva:

tan =
2

cos 0

sin 0
sin2 0

n2
n1

2

(4.4.10)

Analogamente possiamo ricavare il valore dellangolo di incidenza affinche le componenti dellonda riflessa siano sfasate di un angolo . Questo si ottiene invertendo la (4.4.10).
Elevando al quadrato:

tan2

tan2

=
2

=
2

cos2 0 sin2 0
sin4 0

"

sin4 0


n2
n1

2

sin 0 +

4 - 11

2 #

n2
n1

(1 sin2 0 ) sin2 0

sin 0 tan
= sin2 0
2
4

"




n2
n1

n2
n1

(4.4.11)

2 #

2

sin2 0

(4.4.12)

(4.4.13)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ordinando:


"


 2 #
 2

n2
n2
2
4
2
1 + tan
sin 0 1 +
sin 0 +
=0
2
n1
n1

(4.4.14)

v
2 # u"  2 #2 
  2
u
n2
n2

n
2
2
4 1+ tan
t 1+
n1
n1
2
n1


2
2 1+ tan
2

(4.4.15)

da cui:
"

1+

sin2 0 =

(e quindi ) si annulla per incidenza radente 0 =


2
2
 
n2
(grazing incidence) e in corrispondenza dellangolo limite L = arcsin
.
n1
Fra questi due valori la differenza di fase relativa assume un massimo determinato
dalla equazione:


d

tan
=
d0
2
q
q
[sin 0 sin2 0 ( nn12 )2 +cos 0 p2 sin20 cos n02 2 ] sin2 0 2 sin 0 cos2 0 sin2 0 ( nn12 )2
2 sin 0 ( n )
1
=
4
sin 0
h
i
h
i
2
2
2
2
n2 2
n2 2
2
2
sin 0 sin 0 ( n1 ) + cos 0 sin 0 2 cos 0 sin 0 ( n1 )
q
=
=
sin3 0 sin2 0 ( nn12 )2
Dalla (4.4.10) segue che tan

sin2 0

sin4 0 + ( nn21 )2 sin2 0 + sin2 0 cos2 0 2 sin2 0 cos2 0 + 2 cos2 0 ( nn12 )2


q
=
3
2
n2 2
sin 0 sin 0 ( n1 )
sin4 0 + ( nn21 )2 sin2 0 sin2 0 cos2 0 + 2( nn21 )2 2( nn12 )2 sin2 0
q
=
=
sin3 0 sin2 0 ( nn12 )2
h
i

2
n2 2
n2 2
2
2
n2 2
n2 2
2
2( n1 ) sin 0 1 + ( n1 )
sin 0 + cos 0 + 2( n1 ) ( n1 ) sin 0
q
q
=
=0
sin3 0 sin2 0 ( nn12 )2
sin3 0 sin2 0 ( nn12 )2

che e soddisfatta per:

sin2 0max

2
n2
2
n1
=
 2
n2
1+
n1

4 - 12

(4.4.16)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che sostituito nella (4.4.10) comporta:


v
v
 2 u  2
u
u
u
n2
u
u 2 n2
 2
2
u
u
n2
n
n
1
1
u1
 2
 2 u
u
u
n1
n2
n2 t
t
1+
1+
n1
n1
max
tan
=
=
 2
2
n2
2
n
 1 2
n2
1+
n1

(4.4.17)

v"
u
 2 #  2
 2 # "
u
 2
n2
n2
n
2
t 1
n2
1
1
n1
n1
n1
n
 1
=
=
 2
n2
n2
2
2
n1
n1
Questa propriet
a dellonda totalmente riflessa fu utilizzata da Fresnel per produrre
luce polarizzata circolarmente.
Per questo occorre che le ampiezze delle componenti della luce incidente siano eguali;
quindi e prima necessario che londa incidente sia polarizzata linearmente, in una direzione
0
formante
  un angolo di 45 con la normale al piano di incidenza. Inoltre si devono scegliere
n2

e 0 in modo tale che risulti = cioe che tan = 1. Perche questo sia possibile
n1
2
2
max
1 cioe:
occorre che tan
2
 2
n2
1
n1
1
(4.4.18)
n2
2
n1
e quindi:
 2
 
n2
n2
+2
1 0
(4.4.19)
n1
n1
che e soddisfatta per

n2
n1

1 +

2 = 0.414

(4.4.20)

Nello spettro visibile questa diseguaglianza non e in generale soddisfatta; per esempio
n2
se consideriamo il sistema acqua-aria, vetro-aria si ha n1 1.5 e n2 = 1 e quindi
0.67.
n1
Nello spettro a radiofrequenza lindice di rifrazione pu
o raggiungere valori molto maggiori, per esempio, nel caso di una superficie di separazione fra acqua e aria si ha: n 1 = 9
n2
e n2 = 1 quindi
0.11 e la diseguaglianza e soddisfatta.
n1
4 - 13

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Gli angoli 0 corrispondenti a tan


sin2 0 ( = /2) =
da cui per

"

1+

n2
n1

= 1 si calcolano dalla (4.4.15):


2
2 #

v"
u
 2 #2
 2
u
n2
n2
t
1+

8
n1
n1
4

(4.4.21)

n2
= 0.11, si ha:
n1
sin2 0 = 0.4938

sin2 0 = 0.01225

sin 0 = 0.7027

sin 0 = 0.1107

0 = 440 .64

0 = 60 .42

che effettivamente verificano la nostra equazione.

In fig.4.4-1 riportiamo landamento di tan in funzione di 0 come dalla formula


2
(4.4.9) evidenziando nei grafici i valori degli angoli calcolati.
Luce: n1 = 1.51, n2 = 1
0.6

tan
2
0.4

L = 410 .47

........................0.4142
...
......
.
......
.
.....
...
.....
.....
...
....
.
.....
.
0.2 .
.....
....
...480 37
....
....
...
....
....
540 37
...
....
0.0

400 500 600 700 800 900


0

Radiofrequenza: n1 = 9, n2 = 1
6

tan
2
4

L = 60 .38
...
... ....
... .....
. .
.. ......
....
...
....
......
...
.......
........
...
.........
...........
...
.............. 1
.................
... 0
.....................
........................
..6 .42
440 .64
..........

00 100 200 300 400 500 600 700 800 900


fig.4.4-1

Fresnel e riuscito a polarizzare la luce visibile facendo subire ad un fascetto di luce due
riflessioni totali fra le superfici interne di un parallelepipedo di vetro i cui angoli avevano
valori opportuni.
Questo dispositivo prende il nome di rombo di Fresnel ed e ancora oggi molto usato
per produrre luce polarizzata circolarmente.
4 - 14

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

Rombo di Fresnel
......
... ...............
..........................
. . ..............
................
luce incidente ..........F
.
polarizzata . ..........................................
.......................................................................................................................
... .. . . . . . . . ... ...............
linearmente ........................................................
F ................
(=450 ) 900.............................................F
. ... . . .....
.. ....................................................
... . . . . . . . . . . .................... . . . ......
.. ........................................ ...................
...... . . . . . . . . . ........... . . . . . .......
................... .................. ....................
....... . . . .......... . . . ..... . . . . . . . . ......
..... . ........ . . . . . .. . . . . . . . . ......
................... ............................................
.
............... ..............................................................
.
.
.
.
.
.
.
.
....... . . . . . ............ . . . . . . . . . ...
....
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..... .....................................................
.
..............
...... . . . ............ . . . . . . . . . . ..
....... . . . ... . . . . . . . . . . ...
luce polarizzata
..........................................
...... . . .... . . ..... . . . . . . ..
..............F
. .. . . . . . . ..
ellitticamente
....... .......................................
........ .. . ... .F. . . . . ..
emergente
................................................................................luce
....... . . . . . . . ... .. ................................
..............................
....... . . . . . ... 0 polarizzata
...................90 circolarmente
...... . . . ...
..... . . . ...
.............
....... ...
........
....

F = 540 37
fig.4.4-2

Infatti:
La luce polarizzata linearmente entra secondo la normale dentro un parallelepipedo
di vetro di indice di rifrazione n1 = 1.51 cui corrisponde un angolo limite L = 410 .47. La
luce giunta sullaltra faccia con un angolo di incidenza maggiore di L subisce riflessione
totale.
In particolare (e vediamo se e possibile) facciamo incidere la luce con un angolo tale
che il valore della differenza di fase delle componenti dellonda riflessa internamente sia

450
450 . Per questo basta porre al posto di tan nella (4.4.15), tan
= 0.4142. Si ha:
2
2
v"
"
 2 # u
 2
 2 #2
u
n2
n2
n2
t
2
1+

1+
4 [1 + (0.4142) ]
n1
n1
n1

sin2 0 ( = /4) =
2 [1 + (0.4142)2 ]
(4.4.22)
 2
n2
Per n1 = 1.51 e n2 = 1, ossia per
0.4386, la (4.4.22) diventa:
n1
2

sin 0 ( = /4) =

(1 + 0.4386)

(1 + 0.4386) 4 [1 + (0.4142)2 ] 0.4386


2 [1 + (0.4142)2 ]

(4.4.23)

ossia:


sin2 0 ( = /4)

0.6648
=
0.5631

(sin 0 )( = /4)

4 - 15

0.8154
(4.4.24)
0.7504

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Risultano, quindi, 0 = 480 .625 e 0 = 540 .627 come e mostrato in figura 4.4-1.
Nella costruzione del rombo di Fresnel si utilizza langolo maggiore in quanto, come si pu
o
dimostrare, un errore di costruzione sullangolo maggiore si riperquote in maniera minore
sulla fase fra le due componenti.
Calcoliamo il valore di max competente al valore dellindice di rifrazione dato (n1 =
1.51 e n2 = 1)
Si ha:
2

1
1
max
1.51
 = 0.42

=
tan
(4.4.25)
1
2
2
1.51
da cui:

max
= 220 .78 max = 450 .56 a cui corrisponde un angolo di incidenza dato da:
2

sin2 0max

2
1
2
1.51
=

2 = 0.6097
1
1+
1.51

(4.4.26)

da cui sin 0max = 0.7808 0max = 510 20 , come illustrato in figura 4.4-1.
Giunto il fascetto nella faccia inferiore del parallelepipedo, sempre allo stesso angolo
di incidenza, viene riflesso totalmente subendo un altro sfasamento di 450 fra le due componenti riflesse. Quindi la seconda onda riflessa e polarizzata circolarmente.
Il rombo di Fresnel pu
o, naturalmente essere anche usato per produrre luce polarizzata
ellitticamente; in questo caso e sufficiente che londa incidente sia polarizzata linearmente,
in una direzione formante un angolo diverso da 450 con la normale al piano di incidenza.
Naturalmente il procedimento si pu
o invertire nel senso che si pu
o produrre luce
polarizzata linearmente da luce polarizzata ellitticamente.

4 - 16

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 4.5 - Rifrazione in un mezzo conduttore


I fenomeni di riflessione e di rifrazione sono modificati notevolmente se la conducibilit
a
di uno dei due mezzi non e nulla.
Le leggi di Snell e le equazioni di Fresnel sono ancora valide in modo formale, ma,
come nel caso della riflessione totale, lesistenza di valori complessi dellangolo 2 conduce
ad una interpretazione fisica molto diversa.
Supponiamo che il mezzo (1) sia ancora un dielettrico perfetto ma che il mezzo (2)
rifrangente sia conduttore; si ha:
k22 = 2 2 2 + i2 2

k12 = 2 1 1

(4.5.1)

Poniamo, al solito k2 = 2 + i2 e k1 = 1 = 1 1 ; 2 e 2 sono espresse in


funzione di 2 , 2 e 2 per mezzo delle formule studiate nel capitolo della propagazione nei
mezzi conduttori.
Per la legge di Snell si ha:
sin 2 =

1
k1
sin 0 =
sin 0
k2
2 + i2

(4.5.2)

Il coseno complesso si scrive:


cos 2 =

1 sin2 2 =

1
k2

q
k22 k12 sin2 0

(4.5.3)

Il calcolo del coseno complesso ci e utile per esplicitare la fase dellonda rifratta (esattamente come e stato fatto nello studio della riflessione totale).
La fase dellonda rifratta e:
k2 n
b2 ~r = k2 (x cos 2 + z sin 2 ) = xk2 cos 2 + zk2 sin 2 = xk2 cos 2 + zk1 sin 0
(4.5.4)
Posto:
k2 cos 2 = q + ip
(4.5.5)
si ha:
k2 n
b2 ~r = xq ixp + z1 sin 0

(4.5.6)

Ne segue, quindi, che nellinterno del mezzo conduttore londa trasmessa e rappresentata dalla:
b2 ~r it = E
~t = E
~ 2 eik2 n
~ 2 epx + i (qx + 1 z sin 0 t)
E

(x < 0)

(4.5.7)

Sia ~kt il vettore propagazione nel mezzo 2; si ha dalla figura:


~kt = kt x
b + ktz zb
x
4 - 17

(4.5.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Confrontando la (4.5.8) con la (4.5.7), si ha:


ktx = q,

ktz = 1 sin 0

(4.5.9)

Poiche:
ktz = ktx tan

(4.5.10)

ne segue:

tan =

1 sin 0
q

(4.5.11)

Langolo
e il vero angolo di rifrazione.

.....
...
.....
........
.....
......
.....
....
.....
.....
..
.....
..
....
...
......
..
.....
..
0 ..........
...
.....
.
..... 0 ...
.................
...... ..
..... ..
... ..
..........................................................................................................................................................................................................
........
.. ...
..
............
... ....
... ..
.. ...
......
.. ...
.......
...
...
.......
.
.
.
.
.
.
.
....... ....... ....... ....... ....... ....... ....... ........ ............... . ....... ....... ....... ....... ....... ......
...
.........
....... ...
..........
.......
......
...
.......
.. t
..
.
.

n
b

piano di fase
costante

~k

piano di
ampiezza
costante

fig.4.5-1

Londa trasmessa ha delle particolari peculiarit


a.
Le superfici di ampiezza costante sono i piani px = costante. Le superfici di fase
costante sono i piani qx + 1 z sin 0 = costante. Le due famiglie di piani in generale non
coincidono.
Nel mezzo 2 il campo
e rappresentato da un sistema di onde piane non
omogenee come nel caso della riflessione totale: i piani di ampiezza costante sono
paralleli alla superficie riflettente S, mentre la direzione di propagazione
e determinata dalla normale ai piani di fase costante. Langolo fatto da questa normale
con la normale alla superficie di separazione (che nel nostro esempio coincide
con lasse x negativo)
e il vero angolo di rifrazione ed e definito dalla:
xcos + z sin = costante
4 - 18

(4.5.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici I coseni direttori cos e sin della retta data dalla (4.5.8) si calcolano imponendo
che essa sia ortogonale al piano di fase costante cioe al piano dato dallequazione:
qx + 1 z sin 0 = C
Essi, quindi, sono:1)

q
cos = q
q 2 + 12 sin2 0
sin = q

1 sin 0

q 2 + 12 sin2 0

(4.5.13)

(4.5.14)

(4.5.15)

Il rapporto fra la (4.5.15) e la (4.5.14) fornisce la tangente dellangolo data dalla


(4.5.11).
Si pu
o quindi definire una legge di Snell modificata per angoli reali che e espressa da:
1
sin 0
=
n(0 ) =
sin
1

q
q 2 + 12 sin2 0

(4.5.16)

dove la quantit
a n(0 ) rappresenta un indice di rifrazione reale, che risulta funzione
dellangolo di incidenza e questo fatto costituisce una notevole deviazione della legge di
rifrazione nei mezzi non assorbenti.
La velocit
a di fase, definita come velocit
a di propagazione dei piani di fase costante,
e:
vf 1

vf 2 (0 ) =
=
=q
(4.5.17)
n(0 )
1 n(0 )
q 2 + 12 sin2 0
Non soltanto questa velocit
a dipende dallangolo di incidenza, ma vi sono anche delle
componenti dellintensit
a del campo nella direzione di propagazione, come nel caso della
riflessione totale. Il campo nellinterno del conduttore non e rigorosamente trasversale.
Il calcolo di p, q ed n in funzione delle costanti dei mezzi e dellangolo di incidenza e
svolto in Appendice e conduce a:


q
2
1
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
p (0 ) =
2 + 2 + 1 sin 0 + 42 2 + 2 2 1 sin 0
2
2



q
2
1 2
2
2
2
2
2 2
2
2
2
q (0 ) =
2 1 sin 0 + 42 2 + 2 2 1 sin 0
2 2


q
2
1 2
2
2
2 2
2
2
2
2
2
2
2
1 n (0 ) =
2 + 1 sin 0 + 42 2 + 2 2 1 sin 0
2 2
2

1)

(4.5.18)

(4.5.19)
(4.5.20)

Dato il piano di equazione: ax + by + cz = d, i coseni direttori della generica retta


a
b
c
normale a tale piano sono: r =
,s=
,t=
.
a 2 + b 2 + c2
a 2 + b 2 + c2
a 2 + b 2 + c2
4 - 19

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dalle quali si deriva facilmente un gruppo di relazioni ausiliarie, note come equazioni di
Ketteler:
12 n2 (0 ) p2 (0 ) = 22 22
(4.5.21)
p (0 ) q (0 ) = 2 2
1 n (0 ) p (0 ) =

(4.5.22)

2 2
cos

(4.5.23)

Vogliamo calcolare i parametri p, q e n nellipotesi in cui la corrente di conduzione nel


mezzo sia molto maggiore della corrente di spostamento, cioe:
2
>> 1
2 2

(4.5.24)

In queste condizioni si ha:


2 2

2 2
2

(4.5.25)

Pertanto la formula del parametro p diventa:




q
1 2 2
4
sin 0 + 422 22 + 14 sin 0
p
2 1
2

Sostituendo:
12 = 2 1 1
si ha:

22 = 22 =

(4.5.26)

2 2
2

(4.5.27)



q
1 2
4
2
2
2
2
2
2
4
p (0 )
1 1 sin 0 + 2 2 + 1 1 sin 0 =
2
s
"
 2 2
#
1

2 2
=
2 1 1 sin2 0 + 4 21 21
+ sin4 0
=
2
2 21 21
s
!
22

2 1 1
2 2
sin2 0 +
+ sin4 0
=
2
2
2
2
1 1
2

(4.5.28)

Analogamente risulta:
2 1 1
q 2 (0 )
2
1
n2
2

sin2 0 +

sin2 0 +

22 22
+ sin4 0
2 21 21

22 22
+ sin4 0
2 21 21

4 - 20

(4.5.29)

(4.5.30)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 22


>> 1 e poiche 2 non differisce molto da 1 si hanno le seguenti formule
22 2
approssimate:
r
r
2 2
2 2
,
n
(4.5.31)
pq
2
21 1
Poiche

Ne segue quindi che al tendere di 2 oppure di 0 n .


Calcoliamo, ora, in queste ipotesi, langolo di rifrazione .
Dalla (4.5.13) si ha:
sin 0
sin =
n(0 )

(4.5.32)

Sostituendo ad essa la seconda delle (4.5.31), segue:


sin

21 1
sin 0
2 2

(4.5.33)

Conseguentemente: Al crescere della conduttivit


a e al diminuire della frequenza i piani di fase costante tendono a disporsi parallelamente ai piani di
ampiezza costante, e la propagazione nel conduttore avviene in direzione normale alla superficie; cioe per 2 , 0.
Si pu
o verificare che nel caso del rame (2 = 5.8 107 S/m) langolo e praticamente
nullo.
Nel caso dei metalli, cio
e, qualunque sia langolo di incidenza, londa
trasmessa si propaga praticamente in direzione della normale alla superficie.
Nel caso dellacqua di mare, per radiofrequenze, si ha: 2 = 3 (S/m) ed 2 = 810 ,
per cui:
2
6.7 108
1.64 105

=
,
n=
2

2
= 670 e n = 164, per cui: sin 0.006 sin 0 cioe
Per = 1 M Hz si ha:
2
< 00 .35.

2
2
Questa approssimazione e ancora valida per = 100 M Hz; si ha infatti
=
2
45 >> 1 e in questo caso n = 16, 4 e < 30 .5.

4 - 21

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 4.6 - Riflessione da una superficie conduttrice


Esamineremo, ora, la fase e lampiezza dellonda riflessa dalla superficie di separazione
fra un dielettrico e un conduttore.
~ 0 normale al piano
Consideriamo le formule di Fresnel per la riflessione nel caso di E
di incidenza.
Si ha:
~ 1 = 2 k1 cos 0 1 k2 cos 2 E
~ 0
E
(4.6.1)
2 k1 cos 1 + 1 k2 cos 2
Per la legge della riflessione si ha 1 = 0 .
Sostituendo la (4.5.5) nella (4.6.1) si ha:
~ 1 = 2 1 cos 0 1 (q + ip) E
~ 0
E
2 1 cos 0 + 1 (q + ip)

(4.6.2)

Il modulo quadro del coefficiente di Fresnel e, quindi:


2

[1 q 2 1 cos 0 ] + 21 p2

(4.6.3)

[1 q + 2 1 cos 0 ] + 21 p2

Langolo di fase e dato da:


tan =

22 12

21 2 1 p cos 0
cos2 0 21 (q 2 + p2 )

(4.6.4)

~ 0 parallelo al piano di incidenza.


Consideriamo il caso di E
Si ha:
~ 1 = 1 k2 cos 0 2 k1 cos 2 H
~ 0
H
1 k2 cos 1 + 2 k1 cos 2

(4.6.5)

Sostituendo 1 con 0 , moltiplicando numeratore e denominatore per k2 e ricordando


2
che: k22 = (2 + i2 ) = 22 22 + 2i2 2 e che k1 = 1 , si ha:
~ 1
H



1 cos 0 22 22 + 2i2 2 2 1 (q + ip) ~
=
H0
1 cos 0 [22 22 + 2i2 2 ] + 2 1 (q + ip)

(4.6.6)


 k

 k
1
1
~
~
~
~
Ricordando che: H1 = n
b1 E1k
e che H0 = n
b0 E0k
possiamo scri1
1
vere:
~ 1k = k eik n
~ 0k
n
b1 E
b0 E
(4.6.7)
Il modulo quadro del coefficiente di Fresnel e, quindi:
2k


2
2
1 22 22 cos 0 2 1 q + [21 2 2 cos 0 2 1 p]
2

[1 (22 22 ) cos 0 + 2 1 q] + [21 2 2 cos 0 + 2 1 p]


4 - 22

(4.6.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Langolo di fase e dato da:


tan k =


21 2 1 p q 2 + p2 12 sin2 0 cos 0
2

22 12 (q 2 + p2 ) 21 (22 + 22 ) cos2 0

(4.6.9)

Ne segue che: come nel caso della riflessione totale, le due componenti normale e parallela sono riflesse differentemente dalla superficie conduttrice. Di
conseguenza unonda incidente polarizzata linearmente, la cui direzione di polarizzazione
non sia ne normale ne parallela al piano di incidenza, viene polarizzata ellitticamente
per riflessione.
Se il conduttore e non magnetico (1 2 ), i coefficienti di riflessione si possono
notevolmente semplificare.
Dalla (4.6.3) segue immediatamente:
2

2 =

(q 1 cos 0 ) + p2
2

(q + 1 cos 0 ) + p2

(1 2 )

(4.6.10)

dimostrato in Appendice che:


E
2

2k =

(q 1 cos 0 ) + p2
2

(q + 1 cos 0 ) + p2

ossia:
2k

(q
2

(q 1 sin 0 tan 0 ) + p2
2

(q + 1 sin 0 tan 0 ) + p2

(1 2 )

(4.6.11)

1 sin 0 tan 0 ) + p2
2

(q + 1 sin 0 tan 0 ) + p2

(1 2 )

La polarizzazione e determinata dal rapporto:



k i k
e
= ei

(4.6.12)

Se 1 = 2 si trova dalla (4.6.11):


2

tan =

(q 1 sin 0 tan 0 ) + p2
2

(q + 1 sin 0 tan 0 ) + p2
21 p sin 0 tan 0
12 sin 0 tan2 0 (p2 + q 2 )
2

(1 2 )
(1 2 )

(4.6.13)

(4.6.14)

I coefficienti di riflessione sono sempre definiti come il rapporto dei flussi di energia
delle onde incidente e riflessa.
Per quanto detto prima:
R = 2

Rk = 2k
4 - 23

(4.6.15)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Se lincidenza e normale, si ha:


R = Rk = R

(4.6.16)

Si definisce grado di polarizzazione la quantit


a:

2


E1k
2k E0k 2

2
1
1 2
2
2
|E0 |2
|E1 | E1k
1 g 2 2
|E1 |
s=
=
=
=






2
2
1 + g 2 2
E1k 2
2k E0k 2
|E1 | + E1k
1+
1+ 2
2
|E0 |2
|E1 |

essendo:

g2 =

|E0k |2
|E0 |2

(4.6.17)

(4.6.18)

Per trovare i coefficienti di riflessione in funzione dei parametri dei mezzi, basta sostituire le espressioni di p e di q. Le formule diventano troppo complicate perche il loro
significato fisico sia evidente a prima vista. Consideriamo pertanto i soliti casi limite.
22
Caso I: 2 2 >> 1
2
In questo caso, come gi
a sappiamo:
r
2 2
2 2 q p
2
e quindi:
2

[1 q 2 1 cos 0 ] + 21 p2
2

[1 q + 2 1 cos 0 ] + 21 p2


2
2 1
1
cos 0 + 1
1 q

2
2 1
1+
cos 0 + 1
1 q

=

2 1
cos 0
1
1 q
2 1
cos 0
1+
1 q

2
2

21 p2
+ 2 2
1 q
2 p2
+ 12 2
1 q

21 2 1 2 cos 0
21 2 1 p cos 0
2 2
=
2
2
2
2
cos 0 1 (q + p )
2 1 cos2 0 21 222




2 cos 0
2 1
2 cos 0
2 1
= 2 2
= 2 2
1 2
2 1 cos2 0
221 22 1 2
2 1 cos2 0
2 2
2
2
2
2
2
1 2
1 2
1 2

tan =

(4.6.19)

22 12

(4.6.20)

Si ha daltra parte:
r

2 1 1
2 1
21 2
= r
=
1 2
1 2
2 2
1
2
4 - 24

(4.6.21)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Nel caso di conduttori metallici (2 elevato) risulta:
ha:
2

(1 x cos 0 ) + 1
2

(1 + x cos 0 ) + 1

2 1
2 1
<< 1 e, posto x =
si
1 2
1 2

2 2xcos0
2
(1 x cos 0 ) 1 2x cos 0
2 + 2xcos0

(4.6.22)

1
1y
1+y
Analogamente:

avendo posto

2xcos0
x cos 0
(4.6.23)
cos2 0 2
Analogamente, nel caso dellonda polarizzata parallelamente al piano di incidenza, si
tan =

ha:
2k

x2



2
2
1 22 22 cos 0 2 1 q + [21 2 2 cos 0 2 1 p]
2

[1 (22 22 ) cos 0 + 2 1 q] + [21 2 2 cos 0 + 2 1 p]


r
22
2 2
Nellipotesi 2 2 >> 1 ossia 2 2 q p
, risulta:
2
2


2
2
1 22 22 cos 0 2 1 q + [21 2 q cos 0 2 1 q]
2
k =
=
2
2
[1 (22 22 ) cos 0 + 2 1 q] + [21 2 q cos 0 + 2 1 q]
2 2 q 2 + 421 22 q 2 cos2 0 + 22 12 q 2 41 2 1 2 q 2 cos 0
= 22 12 2
2 1 q + 421 22 q 2 cos2 0 + 22 12 q 2 + 41 2 1 2 q 2 cos 0
Dividendo numeratore e denominatore per 21 22 e ponendo x =
2k =

(4.6.24)

(4.6.25)

2 1
, si trova:
1 2

2x2 + 4 cos2 0 4x cos 0


2 cos2 0 2x cos 0 + x2
=
2x2 + 4 cos2 0 + 4x cos 0
2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2

(4.6.26)

In questa formula compare anche il termine x2 , poiche in corrispondenza di un certo


valore 0 il numeratore di 2k diventa molto piccolo. Questo angolo critico e evidentemente
lanalogo dellangolo di Brewster. Esso spesso prende il nome di angolo pseudoBrewster. Il valore minimo di 2k corrisponde ad un angolo di incidenza per il quale si
annulla la sua derivata prima.
Si ha:
d2k
d0

=
=

(4 sin 0 cos 0 + 2x sin 0 )(2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2 )


2

(2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2 )
(4 sin 0 cos 0 2x sin 0 )(2 cos2 0 2x cos 0 + x2 )
2

(2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2 )
(16x sin 0 cos2 0 + 8x sin 0 cos2 0 + 4x3 sin 0 )
2

4x sin 0

(2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2 )

2 cos2 0 + x2

(2 cos2 0 + 2x cos 0 + x2 )

4 - 25

=
(4.6.27)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici La derivata si annulla per il valore dellangolo 0 che soddisfa alla relazione:
x=

2 cos pB

(4.6.28)

A tale angolo corrisponde il valore minimo di 2k dato da:


2x2
2

+ x2
x

 
2 2
2
2
0.1715728
k =
=
2
2x
2
+
2
2
x2 + + x
2

(4.6.29)

Per quanto riguarda la fase k , si ha:

tan k =


21 2 1 p q 2 + p2 12 sin2 0 cos 0

(4.6.30)

22 12 (q 2 + p2 ) 21 (22 + 22 ) cos2 0

2
Nellipotesi 22 2 >> 1 ossia 2 2 q p
2

2 2
, risulta:
2


21 2 1 2 222 12 sin2 0 cos 0
tan k =
222 12 22 421 24 cos2 0

(4.6.31)

Poiche, come si deduce dalle (4.5.18) e (4.5.19), si ha q 2 p2 = 22 22 12 sin2 0 ,


2
o scrivere:
risulta evidente che nellipotesi 22 2 >> 1, si pu
2
12

sin 0 0

22
>> 1
2 22

(4.6.32)

e, quindi, risulta:
tan k =

21 2 1 2 cos 0
41 2 1 23 cos 0
= 2 2
2
2
2
2
4
2
22 1 2 41 2 cos 0
2 1 221 22 cos2 0

Dividendo numeratore e denominatore per 21 22 e ponendo x =

tan k =

2x cos 0
x2 2 cos2 0
4 - 26

(4.6.33)

2 1
, si trova:
1 2
(4.6.34)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

Coefficienti di riflessione R e Rk per superfici conduttrici con x = .05


1.0
0.8

R
Rk

.................................
....................................
....
.
....
..
..
.
...
...........
.
........
..
........
.
.......
....
......
.
......
......
...
.....
.
..
.....
....
...
....
..
....
..
...
...
...
...
..
...
...
...
..
...
...
...
..
...
..
...
..
...
...
...
.
..
...
... ...
.
.. ..
... ..
... ..
.. ..
.....
..

.....................
..........................................
R
................................................
........
...........................................................................................................................................................................................
.......................................
Rk ..................................................................

0.6
0.4
0.2
0.0
00

100

200

300

400

500

600

700

800

900

angolo di incidenza

fig.4.6-1

u
Sempre nel caso dei metalli si ha che R = 12x cos 0 , anche alle frequenze radio pi
elevate si mantiene prossimo allunit
a, risultando praticamente indipendente dallangolo di
incidenza.
Per una superficie di separazione aria-rame si ha: 1 0 , 1 2 , 2 = 5.8 107
S/m.

Quindi xrame = 1.38 109 .


Nel caso del ferro, la conduttivit
a e circa un decimo di quella del
rame e la permeabilit
a
3
7
magnetica pu
o essere dellordine di 10 , pertanto xf erro = 1.3810
che e sempre molto
piccolo, anche per lunghezze donda centimetriche.
A titolo di esempio consideriamo il sistema aria-mare.
Si noter
a che R e maggiore di Rk e che per un angolo di incidenza prossimo a
0
90 il coefficiente Rk raggiunge il valore minimo. Quindi, se il vettore elettrico dellonda
incidente e polarizzato linearmente in una direzione che non sia ne normale ne parallela al
piano di incidenza, londa riflessa dalla superficie del mare sar
a polarizzata ellitticamente.
Inoltre, se lantenna trasmittente e verticale, londa sar
a polarizzata nel piano di incidenza,
e quindi, se essa incontra il mare con incidenza radente, pu
o venire quasi completamente
assorbita. Se aumentiamo la frequenza, o se londa incide su acqua pura o sulla terra, per
le quali la conduttivit
a e di solito dellordine di 104 o anche minore, non sono pi
u valide
le approssimazioni che abbiamo fatto prima.
4 - 27

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Consideriamo, pertanto, il Caso II:


precedenza; si ha:

2
<< 1 e riprendiamo le formule studiate in
22 2



1 22

r2
2 = 2 2 1 + 2 2 2 2 =
8 2
c
2
2 =
2

2
2
= 188.3
2
r2

(r2 1)

(4.6.35)

(r2 1)

(4.6.36)

Se la frequenza e sufficientemente elevata possiamo avere 2 >> 2 e i coefficienti p e


q si riducono a:
p2 0,
q 2 22 12 sin2 0
(4.6.37)
e quindi:

2 =

(1 q 2 1 cos 0 ) + 21 p2
2

(1 q + 2 1 cos 0 ) + 21 p2

r1 e r1 1 si ha:
Nellipotesi che 1 2 e ricordando che 1 =
c

q+

c r1

c r1

cos 0
cos 0

2

q

2  q

c 2 r2
2
c2

r2
(

c 2 r1
2
c2

sin 0

r1 sin2 0 +

r1
c

cos 0

r1 cos 0

r2 r1 sin2 0

(4.6.38)

2

2 =

(4.6.39)

r1 cos 0 )2

= q

( r2 r1 sin2 0 + r1 cos 0 )2
Analogamente:

2k

r2 cos 0
r2 cos 0 +

r1 r2

r1 r2

 21 2
r1 sin 0

 21
2
r1 sin 0
2

(4.6.40)

In questo grado di approssimazione hanno influenza solo le propriet


a dielettriche del
mezzo e la 2k si identifica con la formula calcolata per i mezzi dielettrici.
Consideriamo per esempio una superficie di separazione aria-acqua pura; si ha: r2 =
81, r1 = 1, 2 = 2 104 .
Ne segue:
2
4.44 104
=
,
2

2 1.88 107

2 4.18 103

Pertanto le approssimazioni precedenti sono valide se > 106 Hz.


4 - 28

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Le costanti per la terra e la roccia variano notevolmente, ma si pu
o considerare come
5
tipico il caso r2 = 6, 2 10 . Allora:
2
3 104
=
,
2

2 5.1 108

2 7.7 104

Anche in questo caso le approssimazioni precedenti valgono per > 106 Hz.
Per frequenze maggiori di 106 Hz lacqua pura e la terra asciutta o le rocce
si comportano come dielettrici per quanto si riferisce alle loro propriet
a riflettenti. Londa trasmessa si attenua rapidamente a causa del fattore 2 .

4 - 29

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Appendice al Cap. 4


4A.1 - Calcolo esplicito dei parametri relativi alle formule del Cap.4: Rifrazione in un mezzo conduttore e riflessione da una superficie conduttrice
Nella valutazione dei coefficienti di riflessione intervengono i parametri p e q di cui
abbiamo dato le formule senza dimostrazione.
Ci proponiamo di ricavare tali formule.
Si ha:
s
q
q
k12
2
2
2
2
k2 cos 2 = k2 1 2 sin 0 = k2 k1 sin 0 = 22 22 12 sin2 0 + 2i2 2
k2
(4A.1.1)
che, per la (4.5.5), si pu
o scrivere:
q + ip =
che e equivalente a:

22 22 12 sin2 0 + 2i2 2

(4A.1.2)

q 2 p2 = 22 22 12 sin2 0
pq = 2 2

(4A.1.3)

Dividendo membro a membro si ottiene:


q
p
22 22 12 sin2 0
=
p q
2 2
Moltiplicando ambo i membri per
q2

p2

(4A.1.4)

q
si ottiene:
p

22 22 12 sin2 0
2 2

q
1=0
p

(4A.1.5)

Essendo
 il secondo membro della seconda equazione delle (4A.1.3) positivo anche il
q
rapporto
deve essere positivo e pertanto dobbiamo prendere solo la soluzione positiva
p
della (4A.1.5).
q
1
=
p
2

2
2

22

12

sin 0
+
2 2

22 22 12 sin2 0
22 22

2

+ 4

(4A.1.6)

Moltiplichiamo la (4A.1.6) per la seconda equazione (4A.1.3):




q
2
1 2
2
2
2
2
2
2
2
2 2
q (0 ) =
2 1 sin 0 +
2 2 1 sin 0 + 42 2
2 2
2

4 - 30

(4A.1.7)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dalla prima equazione delle (4A.1.3) segue immediatamente:


q
2
1
2
2
2
2
2
2 2
2
2
2
p (0 ) =
2 + 2 + 1 sin 0 + 42 2 + 2 2 1 sin 0
2
2

Ovviamente per:

(4A.1.8)

12 n2 (0 ) = q 2 + 12 sin2 0

si ha, facilmente:
12 n2



q
2
1 2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
(0 ) =
2 + 1 sin 0 +
2 2 1 sin 0 + 42 2
2 2

(4A.1.9)

Per quanto riguarda le equazioni di Ketteler (4.5.21)(4.5.23), la prima e ovvia:


12 n2 (0 ) p2 (0 ) = 22 22

(4A.1.10)

e la seconda e data dalla seconda equazione delle (4A.1.3).


Per quanto riguarda la terza relazione ausiliaria di Ketteler, dalle formule (4.5.16) e
(4.5.14) del testo si ha:
1 n(0 ) =

q
cos

ne segue 1 n(0 )p =

qp
cos

e, per la seconda equazione delle (4A.1.3):


1 n(0 )p(0 ) =

2 2
cos

(4A.1.11)

Si verifica inoltre che sommando la (4A.1.8) e la (4A.1.7) si ottiene:


q
2
p + q = 422 22 + 22 22 12 sin2 0
2

4 - 31

(4A.1.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 4A.2 - Calcolo della fase


La (4.6.1) pu
o essere posta nella forma:
~ = ei E
~
E
1

da cui:

~ 0
= (a ib)E

(4A.2.1)

b
(4A.2.2)
a
Dobbiamo, pertanto, calcolare la parte reale e la parte immaginaria, razionalizzando
la (4A.2.1). Moltiplichiamo, quindi, numeratore e denominatore per (2 1 cos 0 + 1 q)
i1 p
Si ha:
[(2 1 cos 0 1 q) i1 p] [(2 1 cos 0 + 1 q) i1 p]
ei =
=
2
(1 q + 2 1 cos 0 ) + 21 p2
2 2 cos2 0 21 q 2 i1 p2 1 cos 0 + i21 pq i1 p2 1 cos 0 i21 pq 21 p2
= 2 1
=
2
(1 q + 2 1 cos 0 ) + 21 p2

22 12 cos2 0 21 p2 + q 2 i21 2 p1 cos 0
=
2
(1 q + 2 1 cos 0 ) + 21 p2
(4A.2.3)
da cui segue immediatamente:
21 2 1 p cos 0
tan = 2 2
(4A.2.4)
2 1 cos2 0 21 (p2 + q 2 )
cos = a,

sin = b e

tan =

4A.3 - Calcolo esplicito della fase k


Possiamo scrivere k eik = a ib, ne segue che:

b
(4A.3.1)
a
Dobbiamo, pertanto, calcolare la parte reale e la parte immaginaria, razionalizzando
la (4.6.6). Moltiplichiamo, quindi, numeratore e denominatore per



1 cos 0 22 22 + 2 1 q i [21 2 2 cos 0 + 2 1 p]
tan k =

Effettuando tale moltiplicazione, per il numeratore si ha:


2


21 cos2 0 22 22 22 12 q 2 i221 2 2 22 22 cos2 0 i1 2 1 p 22 22 cos 0 +

+i2q1 2 2 1 2 cos 0 + i22 12 pq + i221 2 2 22 22 cos2 0 + i21 2 2 1 2 q cos 0

i1 2 1 p 22 22 cos 0 i22 12 pq + 421 22 22 cos2 0 22 12 p2 =
h
i

2
2
2
2 2
2 2 2
2 2 2
2
2 2 2
= 1 cos 0 2 2 2 1 q + 41 2 2 cos 0 2 1 p



i 21 2 1 p 22 22 cos 0 41 2 2 1 2 q cos 0 =
h
2
i



= 21 cos2 0 22 + 22 22 12 q 2 + p2 i21 2 1 22 22 p 22 2 q cos 0
(4A.3.2)
4 - 32

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sostituendo al posto di 2 2 la quantit


a pq, come deriva dalla (4A.1.3) e mettendo in
evidenza p si ha:
h
i

2

21 cos2 0 22 + 22 22 12 p2 + q 2 i21 2 1 p 22 22 2q 2 cos 0
k eik =
2
2
[1 cos 0 (22 22 ) + 2 1 q] + [21 2 2 cos 0 + 2 1 p]
(4A.3.3)
2
2
2
2
2
2
Dalla relazione (4A.1.3) si pu
o sostituire 2 2 con q p + 1 sin 0 . Ne segue
quindi che:


21 2 1 p p2 q 2 + 12 sin2 0 cos 0
tan k =
=
2
21 cos2 0 (22 + 22 ) 22 12 (p2 + q 2 )
(4A.3.4)


21 2 1 p p2 + q 2 12 sin2 0 cos 0
=
2
22 12 (p2 + q 2 ) 21 cos2 0 (22 + 22 )
4A.4 - Calcolo esplicito della formula (4.6.11)
Consideriamo la formula (4.6.8) nellipotesi che sia 1 2 :
2k =


2
2
22 22 cos 0 1 q + [22 2 cos 0 1 p]
2

[(22 22 ) cos 0 + 1 q] + [22 2 cos 0 + 1 p]

(4A.4.1)

Per la (4.5.12), (4.5.17) e (4.5.18), si ha:


q 2 + 12 sin2 0 p2 = 22 22
pq = 2 2

(4A.4.2)
(4A.4.3)

Quindi lequazione (4A.4.1) diventa:





2
2
2
2
2
2
q

p
+

sin

cos

q
+ [2pq cos 0 1 p]
0
0
1
1
2
k = 

2
2
q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 + 1 q + [2pq cos 0 + 1 p]

(4A.4.4)

Sviluppiamo il numeratore della (4A.4.4):





2
2
q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 1 q + [2pq cos 0 1 p] =
2

= q 2 p2 + 12 sin2 0 cos2 0 + 12 q 2 21 q q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 +

+ 4p2 q 2 cos2 0 + 12 p2 41 p2 q cos 0 =

= q 4 cos2 0 + p4 cos2 0 + 14 sin4 0 cos2 0 2p2 q 2 cos2 0 + 212 q 2 sin2 0 cos2 0

212 p2 sin2 0 cos2 0 + 12 q 2 21 q 3 cos 0 +21 p2 q cos 0 213 q sin2 0 cos 0 +


+ 4p2 q 2 cos2 0 + 12 p2 41 p2 q cos 0

(4A.4.5)
4 - 33

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per comodit


a dividiamo lequazione (4A.4.5) per cos2 0 ; si ha:

2
2
q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 1 q + [2pq cos 0 1 p]
=
cos2 0

= q 4 + p4 + 14 sin4 0 + 2p2 q 2 + 212 q 2 sin2 0 212 p2 sin2 0 +


2

12 q 2
1 q 3

cos2 0
cos 0

3 q sin2 0
2 p2
1 p2 q
2 1
+ 12
cos 0
cos 0
cos 0

(4A.4.6)

Vogliamo fattorizzare il polinomio del secondo membro dellequazione (4A.4.6); per


questo lo ordiniamo in potenze decrescenti di p e notiamo che eguagliandolo a zero esso
rappresenta unequazione di secondo grado in p2 . Si ha:



1 q
12
p + 2p q sin 0
+
+
cos 0
2 cos2 0


2
12 q 2
1 q 3
4
2
4
4
2 2
3 sin 0
2
21 q
+ q + 1 sin 0 + 21 q sin 0 +
=0
cos2 0
cos 0
cos 0
4

12

(4A.4.7)

Il discriminante di questa equazione e:



2

1 q
12
2
2
2
= q 1 sin 0
+

4
cos 0
2 cos2 0


2
12 q 2
1 q 3
4
2
4
4
2 2
3 sin 0
q + 1 sin 0 + 21 q sin 0 +
2
21 q
=
cos2 0
cos 0
cos 0
,

,
,
2 2
4
3

12 q 2

q
1q
1
2 2
2
2
q
sin

+
= q 4 + 14 sin4 0 + 12 +

2
+
2
0
1
cos 0
4 cos4 0
cos 0
2 cos2 0
,
,
,
2
2
4
3
2 2
sin

sin

0
0
1
4
2
1q
4
4
2 2
+213 q
2 1 2
2

sin

2
q
sin

+
0
0
1
1
cos 0
2 cos 0
2 cos3 0
cos2 0
,
1 q 3
sin2 0
+2
+213 q
=
cos 0
cos 0
2
14
12 q 2
14 sin2 0
13 q
2
2 2
3 sin 0
=

4
q
sin

+
+
4
q

0
1
1
4 cos4 0
cos2 0
cos 0
cos2 0
cos3 0

4 - 34

(4A.4.8)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Posto sin2 0 = 1 cos2 0 , la (4A.4.8) diventa:

12 q 2
13 q
14
2 2
2 2
2

4
q
+
4
q
cos

+
+
4

=
0
1
1
4 4 cos4 0
cos2 0
cos 0
13 q
14
4
+

=
413 q cos 0
1
cos2 0
cos3 0

2
1 q
12
2
= 1 +

21 q cos 0
cos 0
2 cos2 0

(4A.4.9)

Pertanto le radici dellequazione (4A.4.7) sono:





1 q
12
= q
+
+

21 q cos 0
cos 0
2 cos2 0
(4A.4.10)
 


2
2
1
1 q
1
1 q
2
2
2
2
2
p2 = q 1 sin 0
+
1 +

21 q cos 0
cos 0
2 cos2 0
cos 0
2 cos2 0
(4A.4.11)
ossia:
p21

12

1 q
12
sin 0
+
cos 0
2 cos2 0
2

12

1 q
12
p21 = q 2 + 12 sin2 0 + 2
2
+ 12 21 q cos 0 =
2
cos 0
2 cos 0




1
1
2
2
2
+ 1 + 21 q
cos 0 =
= q + 1 sin 0
cos2 0
cos 0
 2



sin 0 cos2 0 1 + cos2 0
1 cos2 0
2
2
= q + 1
+ 21 q
=
cos2 0
cos 0
 2

 2 
sin 0 sin4 0 1 + 1 sin2 0
sin 0
2
2
= q + 1
+ 21 q
=
2
cos 0
cos 0


sin4 0
2
2
= q + 1
+ 21 q sin 0 tan 0 =
cos2 0

= q 2 + 12 sin2 0 tan2 0 21 q sin 0 tan 0 =
= (q 1 sin 0 tan 0 )

(4A.4.12)

p22 = q 2 12 cos2 0 + 21 q cos 0 = (q 1 cos 0 )

(4A.4.13)

Ne segue, quindi:



2
2
 2

q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 1 q + [2pq cos 0 1 p]
2
2
2
=
p

p
p

p
1
2 =
cos2 0
h
ih
i
2
2
= p2 + (q 1 sin 0 tan 0 )
p2 + (q 1 cos 0 )
(4A4.14)
4 - 35

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Eseguendo lo stesso procedimento per il denominatore della (4A.4.4), equivalente alla
(4A.4.1), si ottiene:



2
2


q 2 p2 + 12 sin2 0 cos 0 + 1 q + [2pq cos 0 + 1 p]
= p2 p21 p2 p22 =
2
cos 0
h
ih
i
2
2
= p2 + (q + 1 sin 0 tan 0 )
p2 + (q + 1 cos 0 )
(4A4.15)
e la formula (4.6.11) e verificata.

Fine del Cap.4


4 - 36

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Cap. 5


Lamine piane (Plane slabs)
5.1 - Campo elettromagnetico riflesso e trasmesso
Consideriamo un sistema costituito da tre mezzi omogenei qualsiasi, separati da superfici piane e caratterizzati dai fattori di propagazione k1 , k2 , e k3 .

k1

...................................
3
..................2
. . .. . . . . .
...........................................
...................................
...................................
i
i ..................................................................
...............................
....................................................................................
...................................
...................................
............m
. . . . . .m
. . . . . .
........................................................................................
...................................
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.................................................................................................................................................................................................................................................................
....................................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
..............................
...................................
...................................
r
r ......................................................................
...................................
...................................
. . . . .. . . . . . .. . . . . .

~ , H
~
E

~ , H
~
E

~ , H
~
E

fig.5.1-1

~ i che viaggia nel mezzo 1 in


~i e H
Consideriamo unonda elettromagnetica di vettori E
direzione normale alla superficie di separazione fra i mezzi 1 e 2. Il secondo mezzo
di spessore finito d, prende il nome di lamina piana o plane slab.
importante ricordare che, come abbiamo visto, nel caso di incidenza normale i due
E
stati di polarizzazione parallela e ortogonale sono indistinguibili cioe R k = R ; inoltre dalla
R = Rk cos2 i +R sin2 i segue che R = Rk = R , cioe qualunque stato di polarizzazione
rettilinea e indistinguibile. Pertanto non e necessario, nella nostra trattazione, specificare
lo stato di polarizzazione dellonda incidente.
Si ha, quindi, nel I mezzo:
~ i = k1 zb E
~i
H
1

~i = E
~ 0 eik1 z it
E
~r = E
~ 1 eik1 z it
E
5-1

~ r = k1 zb E
~r
H
1

(5.1.1)

(5.1.2)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Nel mezzo intermedio, ovviamente, il campo elettromagnetico e la sovrapposizione
di un campo progressivo e di un campo regressivo dovuto alla riflessione sulla seconda
interfaccia.
Nel mezzo 2, quindi, si ha:
~m = E
~ + eik2 z it + E
~ eik2 z it
E
2
2
~ + eik2 z it k2 zb E
~ eik2 z it
~ m = k2 zb E
H
2
2
2
2

(5.1.3)
(5.1.4)

Nel III mezzo londa trasmessa e:

~t = E
~ 3 eik3 z it
E

(5.1.5)

~ 3 eik3 z it
~ t = k3 zb E
H
3

(5.1.6)

Ovviamente questi campi devono soddisfare alle condizioni al contorno sulle superfici
di separazione fra i mezzi.
Osservando che qualunque direzione di polarizzazione del campo elettrico incidente e
parallela alla superficie di separazione, sulla prima superficie lapplicazione diretta delle
(3.2.2) d
a:
~0 + E
~1 = E
~+ + E
~
E
(z = 0)
(5.1.7)
2
2


~0 E
~ 1 = 1 k 2 E
~+ E
~
E
(z = 0)
(5.1.8)
2
2
2 k 1
Analogamente sulla seconda superficie si ha:

~ + eik2 d + E
~ eik2 d = E
~ 3 eik3 d
E
2
2

(z = d)

(5.1.9)

~ + eik2 d E
~ eik2 d = 2 k3 E
~ 3 eik3 d
E
2
2
3 k 2

(z = d)

(5.1.10)

Posto:
Z12 =

1 k 2
2 k 1

Z23 =

2 k 3
3 k 2

(5.1.11)

le (5.1.7) - (5.1.10) si scrivono, togliendo il segno di vettore e ordinando:


E1 E2+ E2 = E0
E1 Z12 E2+ + Z12 E2 = E0
E2+ eik2 d + E2 eik2 d E3 e+ik3 d = 0
E + eik2 d E eik2 d Z E e+ik3 d = 0
2

23

(5.1.12)
(5.1.13)
(5.1.14)
(5.1.15)

Il sistema (5.1.12) (5.1.15) e un sistema non omogeneo di quattro equazioni nelle


quattro incognite E1 , E2+ , E2 , E3 .
5-2

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Sommando prima e poi sottraendo membro a membro le equazioni (5.1.14) e (5.1.15),
si ottiene:
2E2+ e+ik2 d = (1 + Z23 ) E3 eik3 d
(5.1.16)
2E2 eik2 d = (1 Z23 ) E3 eik3 d

(5.1.17)

Sostituendo la (5.1.16) e la (5.1.17) nella (5.1.12), si ha:


E1

1
1
(1 + Z23 ) E3 eik3 d eik2 d (1 Z23 ) E3 eik3 d e+ik2 d = E0
2
2

Dividendo per E0 e raggruppando:



E1
1 E3 ik3 d  ik2 d
=
e
e
+ Z23 eik2 d + eik2 d Z23 eik2 d 1
E0
2 E0

(5.1.18)

(5.1.19)

Analogamente sostituendo la (5.1.16) e la (5.1.17) nella (5.1.13), si ha:




1
1
ik
d
ik
d
ik
d
+ik
d
3
2
3
2
~ 0 (5.1.20)
E1 Z12
(1 + Z23 ) E3 e
e
(1 Z23 ) E3 e
e
= E
2
2
Dividendo per E0 e raggruppando:


E1
E3 ik3 d 1
1
ik
d
+ik
d
2
2

= Z12 e
(1 + Z23 ) e
(1 Z23 ) e
1
E0
E0
2
2
Sommando membro a membro la (5.1.19) e la (5.1.21):


E3 ik3 d
1 ik2 d 1
1
1
ik
d
ik
d
ik
d
2 + e 2 Z e 2
2= e
e
+ Z23 e
+
23
E0
2
2
2
2


1
1
ik
d
+ik
d
2
2
+ Z12
(1 + Z23 ) e
(1 Z23 ) e
2
2

(5.1.21)

(5.1.22)

ossia:
o
E3 ik3 d n ik2 d
ik
d
2
4=
e
e
[1 + Z23 + Z12 (1 + Z23 )] + e
[1 Z23 Z12 (1 Z23 )]
E0
(5.1.23)
In definitiva:
E3
4eik3 d
=
E0
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )
Sostituendo la (5.1.24) nella (5.1.19) si ha:


ik2 d + Z eik2 d + eik2 d Z eik2 d
2
e
23
23
E1
=
1
E0
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )
5-3

(5.1.24)

(5.1.25)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ossia:


E1
=
E0
2eik2 d(1 + Z23 )+2eik2 d (1 Z23 )eik2 d (1 + Z12 )(1 + Z23 )eik2 d (1 Z12 )(1 Z23)
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )
(5.1.26)
In definitiva:
eik2 d (1 Z12 )(1 + Z23 ) + eik2 d (1 + Z12 )(1 Z23 )
E1
=
E0
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )

(5.1.27)

Sostituendo la (5.1.24) nella (5.1.16) e nella (5.1.17) si ha:

E2+
2 (1 + Z23 ) eik2 d
=
E0
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )

(5.1.28)

2 (1 Z23 ) e+ik2 d
E2
=
E0
eik2 d (1 + Z12 ) (1 + Z23 ) + eik2 d (1 Z12 ) (1 Z23 )

(5.1.29)

Dividendo numeratore e denominatore della (5.1.27) e della (5.1.24) per la quantit


a
+ik
d
2
(1 + Z12 ) (1 + Z23 ) e moltiplicando numeratore e denominatore delle stesse per e
,
per le ampiezze dei campi riflesso e trasmesso otteniamo:


 

1 Z12
1 Z23 2ik2 d
+
e
1 + Z12
1 + Z23



E1 =
E0
1 Z12
1 Z23 2ik d
2
1+
e
1 + Z12
1 + Z23

1
4eik3 d E0




=
E3 =
1

Z
1

Z
(1 + Z12 ) (1 + Z23 )
12
23
eik2 d +
eik2 d
1 + Z12
1 + Z23


1
4ei(k2 k3 )d




 E0
=
1 Z12
1 Z23 2ik d
(1 + Z12 ) (1 + Z23 )
1+
e 2
1 + Z12
1 + Z23

(5.1.30)

5-4

(5.1.31)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Dalle formule (5.1.30) e (5.1.31) si deduce che la ampiezza del campo elettrico riflesso
dalla lamina e lampiezza del campo elettrico trasmesso dipendono essenzialmente dai
rapporti complessi
r12 =

1 Z12
1 + Z12

r23 =

1 Z23
1 + Z23

(5.1.32)

che, per la definizione di Z12 e Z23 date dalle (5.1.11), si possono scrivere:
r12 =

2 k 1 1 k 2
2 k 1 + 1 k 2

r23 =

3 k 2 2 k 3
3 k 2 + 2 k 3

(5.1.33)

Le (5.1.33) rappresentano i rapporti complessi fra lampiezza del campo elettrico riflesso e quella del campo elettrico incidente, in direzione della normale, sulla superficie
di separazione fra due mezzi infinitamente estesi aventi gli stessi parametri costitutivi dei
mezzi 1 e 2 e dei mezzi 2 e 3 rispettivamente.
I moduli quadri di r12 ed r23 rappresentano, quindi, i coefficienti di riflessione per
incidenza normale su una superficie piana che separa i due semispazi.
Dalle (5.1.32) segue:
Z12 =

1 r12
1 + r12

e, quindi:
(1 + Z12 )(1 + Z23 ) =

Z23 =

1 r23
1 + r23

4
(1 + r12 )(1 + r23 )

(5.1.34)

(5.1.35)

Pertanto, in funzione dei rapporti r12 ed r23 la (5.1.30) e la (5.1.31) si scrivono:


r12 + r23 e2ik2 d
E0
1 + r12 r23 e2ik2 d

(5.1.36)

(1 + r12 )(1 + r23 )ei(k2 k3 )d


E0
1 + r12 r23 e2ik2 d

(5.1.37)

E1 =

E3 =

Le (5.1.36) e (5.1.37) ci forniscono le ampiezze dei campi, riflessi e trasmessi dallo


strato piano.

5-5

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 5.2 - Coefficienti di riflessione e di trasmissione


Vogliamo calcolare il coefficiente di riflessione per incidenza normale.
Sostituendo al posto di k2 lespressione complessa:
k2 = 2 + i2
si ha:
E1 =

r12 + r23 e22 d e+2i2 d


E0
1 + r12 r23 e22 d e+2i2 d

(5.2.1)

e, quindi, il coefficiente di riflessione e:



2
|E1 |2 r12 + r23 e22 d e+2i2 d
R=
=
=
|E0 |2 1 + r12 r23 e22 d e+2i2 d




22 d 2i2 d
r12 + r23 e22 d e+2i2 d r12
+ r23
e
e

=
=
1 + r12 r23 e22 d e+2i2 d 1 + r r e22 d e2i2 d
12 23

22 d 2i2 d

|r12 |2 + r12 r23


e
e
+ r12
r23 e22 d e+2i2 d + |r23 |2 e42 d
=
1 + r r e22 d e2i2 d + r12 r23 e22 d e+2i2 d + |r12 |2 |r23 |2 e42 d
12 23

|r12 | +e22 d [(r12


r23 +r12 r23
)cos(22 d)+i(r12
r23 r12 r23
)sin(22 d)]+|r23|2 e42 d
=
=
1+e22 d [(r12 r23+r r )cos(22 d)+i(r12 r23 r r )sin(22 d)]+|r12 |2 |r23 |2 e42 d
2

12 23

12 23

|r12 | +e22 d [2(r12


r23 )cos(22 d)2(r12
r23 ) sin(22 d)]+|r23 |2 e42 d
=
1+e22 d [2(r12 r23 ) cos(22 d)2(r12 r23 ) sin(22 d)]+|r12 |2 |r23 |2 e42 d
2

(5.2.2)
Per valutare il coefficiente di trasmissione cominciamo con il calcolare il rapporto:

2
|E3 |2 (1 + r12 )(1 + r23 )ei(k2 k3 )d
=
=

|E0 |2
1 + r12 r23 e2ik2 d

(1 + r12 )(1 + r12


)(1 + r23 )(1 + r23
)e2(2 3 )d

1+e22 d [2(r12 r23 ) cos(22 d)2(r12 r23 ) sin(22 d)]+|r12 |2 |r23 |2 e42 d



1 + 2(r12 ) + |r12 |2 1 + 2(r23 ) + |r23 |2 e2(2 3 )d
=
1+e22 d [2(r12 r23 ) cos(22 d)2(r12 r23 ) sin(22 d)]+|r12 |2 |r23 |2 e42 d

(5.2.3)

avendo posto k3 = 3 + i3 .
Valutiamo il vettore di Poynting complesso associato allonda elettromagnetica trasmessa nel terzo mezzo ed allonda incidente (nel primo mezzo):



 1 
1
k
3

~t i = E
~t H
~
~t
~
hS
= E
zb E
=
t
t
2
2
3
  
(5.2.4)
1
k3
1 3 ~ 2 23 z
2 23 z
~
=
|E3 | e
zb =
|E3 | e
zb
2
3
2 3
5-6

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 



 1 
k1
1 1 ~ 2 21 z
1 ~

~
~
~
zb Ei
=
|E0 | e
zb
(5.2.5)
hSi i = Ei Hi = Ei
2
2
1
2 1
Ne segue che, per incidenza normale:

~t i| = 1 3 |E
~ 3 |2 e23 d
Pt = |hS
2 3
~ 0 |2
~i i| = 1 1 |E
Pi = |hS
2 1

per z = d

per z = 0

(5.2.6)

(5.2.7)

Quindi il coefficiente di trasmissione e:


T =

Pt
3 1 |E3 |2 23 d
=
e
Pi
1 3 |E0 |2

(5.2.8)

ossia:


3 1 
1 + 2(r12 ) + |r12 |2 1 + 2(r23 ) + |r23 |2 e22 d
1 3
T=
2
2 d [2(r12 r23 ) cos(22 d)2(r12 r23 ) sin(22 d)]+|r12 |2 |r23 |2 e42 d
1+e

(5.2.9)

5.3 - Applicazione ai mezzi dielettrici


Imponiamo, ora, che i tre mezzi siano dielettrici perfetti e ci proponiamo di valutare
il coefficiente di riflessione al variare dello spessore dello strato.
Essendo 1 = 2 = 3 = 0 e quindi r12 ed r23 reali, la (5.2.2) si scrive:
R=

2
2
r12
+ 2r12 r23 cos(22 d) + r23
2 r2
1 + 2r12 r23 cos(22 d) + r12
23

(5.3.1)

Poiche cos 22 d = 1 2 sin2 2 d, la (5.3.1) diventa:


2

R=

essendo:
r12 =

(r12 + r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d


2

(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d

1 2
n1 n 2
=
,
1 + 2
n1 + n 2

r23 =

2 3
n2 n 3
=
2 + 3
n2 + n 3

(5.3.2)

(5.3.3)

in quanto 1 2 3 .
Dalla (5.3.2) si rileva che il coefficiente di riflessione R dipende dallo spessore d dello
strato secondo il termine dinterferenza oscillante sin2 2 d.
5-7

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Analogamente, per il coefficiente di trasmissione, si ha:




3
3
2
2
2
2
1 + 2r12 + r12
1 + 2r23 + r23
(1 + r12 ) (1 + r23 )
1
1
=
=
T =
2
2 r2
1 + 2r12 r23 cos(22 d) + r12
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d
23

2 
2

2 
2
3
1 2
2 3
21
22
3
1+
1+
1
1 + 2
2 + 3
1 1 + 2
2 + 3
=
=
=
2
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d
412
422
41 2
42 3
3
2
2
2
1 (1 + 2 ) (2 + 3 )
(1 + 2 ) (2 + 3 )2
=
=
2
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d

(5.3.4)

daltra parte si ha:


41 2 = (1 + 2 )2 12 22 + 21 2 = (1 + 2 )2 (1 2 )2

(5.3.5)

42 3 = (2 + 3 )2 22 32 + 22 3 = (2 + 3 )2 (2 3 )2

(5.3.6)

Quindi:
41 2
(1 + 2 )2 (1 2 )2
(1 2 )2
2
=
=1
= 1 r12
2
2
2
(1 + 2 )
(1 + 2 )
(1 + 2 )

(5.3.7)

42 3
(2 + 3 )2 (2 3 )2
(2 3 )2
2
=
=
1

= 1 r23
(2 + 3 )2
(2 + 3 )2
(2 + 3 )2

(5.3.8)

In definitiva si ha:
T =

2
1 r12
2

2
1 r23

(5.3.9)

(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d

Dalla (5.3.2) e dalla (5.3.9) si deduce limportante risultato:


R+T =

2
2
2
2
2 2
r12
+ r23
+ 2r12 r23 4r12 r23 sin2 2 d + 1 r23
r12
+ r12
r23
2

(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d

(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d


2

(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2 d

=
(5.3.10)

=1

Per studiare meglio la (5.3.2) esplicitiamo largomento di sin 2 d; si ha:

2 d = 2 0 d =
r2 d
c

(5.3.11)

Esprimendo in funzione della lunghezza donda della radiazione incidente, si ha:


c
= 2 = 2
r1 1
5-8

(5.3.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Pertanto:

r2 d
n2 d
2 d = 2
= 2
r1 1
n1 1

(5.3.13)

e poiche n1 1 = 0 che e la lunghezza donda relativa al vuoto, si ha


2 d = 2

n2 d
0

(5.3.14)

2
(n2 d)
0

(5.3.15)

Ne segue:
sin2 2 d = sin2

La quantit
a n2 d prende il nome di spessore ottico dello strato, infatti e la sua
variazione che caratterizza landamento oscillante della riflettivit
a. A questo proposito
osserviamo che il coefficiente di riflessione resta invariato per tutti gli spessori geometrici
0
d che differiscono da d per un multiplo intero di
.
2n2
Ci proponiamo di determinare lo spessore ottico per cui il coefficiente di riflessione
dR
abbia un valore massimo o minimo. Posto n2 d = h, valutiamo
dh


4
2
2 2
4r12 r23 sin
h (1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin
h
dR
0
0
=
+

2
dh
0
2
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2
h
2
0


4
2
2 2
4r12 r23 sin
h (r12 + r23 ) 4r12 r23 sin
h
0
0
+
=

2
0
2
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2
h
2
0
(5.3.16)

4  2
2
2 2
h r12 + r23
r12
r23 1
4r12 r23 sin
0
=

2 =
0
2
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2
h
2
0


4 
2
2
4r12 r23 sin
h 1 r23
1 r12
0
=

2
0
2
2 2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin
h
2
0
Poiche r12 6= 1 e r23 6= 1 si ha che
4
h = m
0

dR
4
= 0 per sin
h = 0, cioe per :
dh
0

ossia per

h=
5-9

m0
4

(m = 0, 1, 2, ....)

(5.3.17)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 0


Per valori di n2 d = m
la funzione riflettivit
a assume valori estremi.
4
Distinguiamo due casi:
a) m dispari, cioe h abbia i seguenti valori:
0
,
4
In tal caso sin2 2

30
,
4

50
, ..........
4

(5.3.18)

n2
d = 1 e la (5.3.2) diventa:
0
2

 = (r12 r23 )
R
2
0
(1 r12 r23 )
n2 d = mdisp
4

R
0 =
n2 d = mdisp
4

n1 n3 n22
n1 n3 + n22

2

(5.3.19)

(5.3.20)

dove ni e lindice di rifrazione del mezzo iesimo.


b) m pari, cioe h abbia i seguenti valori:
0
,
2
In tal caso sin2 2

0 ,

30
, ..........
2

(5.3.21)

n2 d
= 0 e la (5.3.2) diventa:
0
2

(r12 + r23 )

R
0 = (1 + r r )2
12 23
n2 d = mpari
4

(5.3.22)

Sostituendo le (5.3.3), la (5.3.22) si scrive:



R
0 =
n2 d = mpari
4

n1 n 3
n1 + n 3

2

(5.3.23)

che risulta indipendente da n2 .


Vogliamo, ora, determinare la natura dei valori estremi dati dalla (5.3.20) e (5.3.23);
per questo calcoliamo la derivata seconda della riflettivit
a, cioe la derivata prima della
0
(5.3.16), valutata in h = m
4
Posto:

2
0
2
2 2
D=
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin
h
(5.3.24)
2
0
5 - 10

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici la (5.3.16) si scrive:

Quindi:
2

d R
=
dh2




2
2
1 r12
4r12 r23 sin 4
dR
0 h 1 r23
=
dh
D

(5.3.25)




h
2
0
4
2
2
h
1

r
1

r
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2
cos
4r12 r23 4
23
12
0 2
0

i2

2
h
0

+



0
2
2
1

r
1

r
4 2
r12 r23 sin 4
h
23
12
0
+

D2


d
2
2
2
2 2

16r12
r23 sin4
h 8 (1 + r12 r23 ) r12 r23 sin2
h + (1 + r12 r23 )4 =
dh
0
0
i2
 h


2
2
2
1 r12
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2 2
8r12 r23 1 r23
h
cos 4
h
0
0
=
+
D2




0 2
4
2
2
r
r
sin
h
1 r23
1 r12
4 2
0 12 23
0

+
2
D






2
2
2
2
3 2
2 2
64r12 r23 sin
h cos
h 16 (1 + r12 r23 ) r12 r23 cos
h sin
h
0
0
0
o
(5.3.26)
0
Sostituendo nella (5.3.26) h = m 4 e, tenendo presente che:
D2

la (5.3.26) diventa:
2

d R
dh2

h=

m0
4

=

sin m = 0 m N

8r12 r23

2
1 r23

2
1 r12

cos m = (1)m

(5.3.27)

 h
2
(1 + r12 r23 ) 4r12 r23 sin2
D2

m
2

i2

(1)

(5.3.28)

Dalla (5.3.28) si ottiene che:


d2 R 
 risulta > 0 oppure < 0 se :
dh2 h = m0
4



m
2
2
(1) r12 r23 1 r23
1 r12
risulta < 0 oppure > 0

(5.3.29)

cosicche se la (5.3.29) e < 0 si ha un minimo, se la (5.3.29) e > 0 si ha un massimo.


Esprimendo la (5.3.29) in funzione degli indici di rifrazione per mezzo delle (5.3.3) si
ha:




"
2 #"
2 #


n

n
n

n
n

n
n

n
1
2
2
3
2
3
1
2
2
2
r12 r23 1 r23
1 r12
=
1
1
n1 + n 2
n2 + n 3
n2 + n 3
n1 + n 2
=

16n1 n22 n3
3

(n1 + n2 ) (n2 + n3 )

(n1 n2 ) (n2 n3 )
(5.3.30)

5 - 11

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Pertanto la riflettivit


a per n2 d = m

0
ha:
4

un massimo

se (1)m (n1 n2 )(n2 n3 ) > 0

(5.3.31)

un minimo

se (1)m (n1 n2 )(n2 n3 ) < 0

(5.3.32)

Per meglio capire la (5.3.31) e la (5.3.32), fissiamo lindice di rifrazione del primo
mezzo. Generalmente esso e laria, pertanto n1 1; certamente quindi, n2 > n1 .
Ne segue, pertanto, che:
1) Se lindice di rifrazione n2 dello strato
e pi
u grande dellindice di rifrazione del terzo mezzo, la riflettivit
a
e massima per valori di m dispari cio
e per
0 3
0
n2 d =
, 0 , .... e minima per valori di m pari, cio
e per n2 d =
, 0 , ....
4 4
2
2) Se lindice di rifrazione n2 dello strato
e pi
u piccolo dellindice di rifrazione del terzo mezzo, la riflettivit
a
e massima per valori di m pari cio
e per
0
0 3
n2 d =
, 0 , .... e minima per valori di m dispari cio
e per n2 d =
, 0 , ....
2
4 4
Nel caso 1 i minimi assumono valore zero se n1 = n3 , cio
e i mezzi estremi
hanno lo stesso indice di rifrazione.

e quando
Nel caso 2 i minimi assumono valore zero se n2 = n1 n3 cio
lindice di rifrazione dello strato
e la media geometrica degli indici di rifrazione dei mezzi estremi. Questo fatto ci consente di dire che lintroduzione
di uno strato, di spessore ottico di un quarto donda, di opportuna costante
dielettrica, ottiene lo stesso risultato di un adattatore di impedenza nel punto
di collegamento di due linee di trasmissione elettrica.
In pratica questa condizione non pu
o essere realizzata; infatti, per n3 = 1.5 deve essere
n2 = 1.22 che e minore degli indici di rifrazione dei materiali esistenti.
Tuttavia e evidente dalla precedente analisi che uno strato, il cui spessore ottico e un
quarto di lunghezza donda ed il cui indice di rifrazione e sufficientemente basso, pu
o essere
usato come strato antiriflettente, cioe come uno strato per mezzo del quale la riflettivit
a
di una superficie e ridotta.
Le due sostanze pi
u comunemente usate in ottica per questo scopo sono la criolite
(n 1.35) e il fluoruro di magnesio (Mg F2 , n 1.38).
Se una superficie di vetro (per esempio) e rivestita da un materiale di indice di rifrazione sufficientemente elevato la riflettivit
a della superficie aumenta notevolmente. La
superficie agir
a come beam splitter cioe se la radiazione incidente penetra con un angolo
diverso da zero, il fascio incidente si divide in due parti: una parte riflessa che pu
o essere
utilizzata ed una parte trasmessa. Rivestimenti di diossido di titanio (Ti O2 , n 2.45) o
solfuro di zinco (Zn S, n 2.3) sono molto appropriati per tale scopo dando coefficienti di
riflessione del 30%.
Facciamo infine osservare che ci siamo limitati al caso in cui la radiazione incidente
si propaga in direzione normale alla superficie. Nel caso in cui la radiazione penetra sotto
un angolo 0 , si pu
o dimostrare che, se il vettore campo elettrico e ortogonale al piano di
incidenza, tutte le formule restano invariate pur di sostituire nj con nj cosj (j = 1, 2, 3).

5 - 12

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Coefficienti di riflessione di lamine piane


Sistema: aria - acqua - aria
Luce: n1 = 1, n2 = 1.3, n3 = 1
0.08
.............
.............
... .....
... .....
.
.
.
.
...
0.06
...
.
.
...
...
..
..
...
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...
.
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.
...
0.04
.
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...
...
.
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...
.
...
.
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...
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0.02
.
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.
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...
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...
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...
.... ..
..
.....
.
.
.
.
.
.........
..
.....

0.00

0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
n2 d/0
Sistema: aria - acqua - aria
Radiofrequenza: n1 = 1, n2 = 9, n3 = 1
1.00
0.80
0.60
0.40
0.20
0.00

............................................
...............................................
.......
....
......
....
.
.
.
.
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... .
....
.
..
... .
...
.
..
... .
...
..
... ...
...
.....
..
...
..

0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
n2 d/0
fig.5.3-1

5 - 13

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Coefficienti di riflessione di lamine piane


n1 = 1, n2 = 3, n3 = 1.5
0.60
.............
.....................
.... ........
.
....
.
.
.
.
...
.
.
...
.
...
...
...
..
.
.
.
...
...
.
.
.
...
.
.
.
0.40
...
.
.
...
.
.
...
.
.
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...
.
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...
.
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.
...
.
.
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...
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...
0.20
.
.
...
...
.
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...
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...
.
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...
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.
.
...
.
... ..
.
...
... ..
..
...
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.
.
.
.
.
...
.
.
...
..

0.00
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
n2 d/0
n1 = 1, n2 = 1.2247 (media geometrica), n3 = 1.5
0.04 ........
...
0.03

0.02

0.01

0.00

...........
.....
...
... .....
.
.
...
...
.
...
..
...
..
.
...
.
.
...
.
...
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.
.
...
...
..
..
...
...
.
.
.
.
.
... ..
... ..
.... ...
.... ...
......
......

0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
n2 d/0

fig.5.3-2

5 - 14

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Coefficiente di riflessione di uno strato antiriflettente di criolite
n1 = 1, n2 = 1.35 (criolite), n3 = 1.5
0.04

0.03

0.02

0.01

.......
..........
....
...
.... .....
....
.
.
...
.
.
...
..
...
..
...
...
.
..
.
.
.
...
...
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...
..
...
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.
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...
...
.
..
...
...
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...
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...
.
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...
...
..
..
...
...
.
.
...
...
..
..
...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.... ...
..... ...
........
......

0.00
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
n2 d/0
fig.5.3-3

5 - 15

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 5.4 - Protezione di antenne


Da quanto esposto precedentemente si pu
o dedurre che per la protezione di antenne
dagli elementi atmosferici si possono utilizzare involucri dielettrici di indice di rifrazione
0
, 0 , ....
opportuno e di spessore tale che n2 d =
2
Naturalmente non e sempre possibile, con un solo strato trovare il giusto spessore per
lo scopo della protezione perche se lo spessore e grande ci possono essere effetti di perdite
nel dielettrico.
Si utilizza, allora, uno strato che e combinazione di diversi strati; un dispositivo molto
importante e il sandwich. Esso e illustrato in figura (5.4-1).

....................................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
....2
. . . . . . .3
. . . . . . .2. .
..................................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................
...................................

d2...........................d1..........................d2........

.......

fig.5.4-1

Si pu
o dimostrare che non vi e onda riflessa quando:
p
2 (2 3 ) (2 1 ) sin 22 d2
1
1
1
3 d1 = m
arctan
2
2
2
(3 2 ) (1 + 2 ) + (2 + 3 ) (2 1 ) cos 22 d2

(5.4.1)

Un completo trattamento del sandwich richiede la valutazione della riflettivit


a per
angoli di incidenza arbitrari.

5.5 - Modello fisico della riflettivit


a di uno strato dielettrico - Riflessioni
multiple
Consideriamo un singolo raggio di luce che incide su uno strato dielettrico sotto un
angolo 0 (per esempio un sottile fascetto laser). Il raggio subir
a riflessioni multiple come
5 - 16

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici illustrato in figura 5.5-1. Questa e una situazione sperimentale che si verifica quando si
vogliono verificare le formule di Fresnel; spesso le riflessioni multiple non vengono misurate
(perche i raggi di luce non penetrano nella superficie sensibile del fotometro).
Valutiamo lampiezza del campo riflesso, come si deduce dal grafico, per 0 = 0; in
tal caso d = d e i coefficienti r e t sono quelli competenti ad incidenza normale. Posto
= 22 d, si ha:
Er = r12 E0 + E0

"

n n1 in
r23
r21 e
t12 t21 = E0

n=1

"

n
t12 t21 X
r23 r21 ei
r12 +
r21 n=1

(5.5.1)

Poiche |r23 r21 |2 < 1, per la propriet


a della serie geometrica si ha:

r23 r21 ei

n=1

n

r23 r21 ei
1 r23 r21 ei

a
a(1 r n )
e che lim sn =
;
n
1r
1r
nel nostro caso a = 1 e il nostro risultato e dato da lim (sn 1).
n
Per cui:





1
t12 t21 r23 r21 ei
t12 t21 r23 ei
Er = E0 r12 +
= E0 r12 +
(5.5.2)
r21
1 r23 r21 ei
1 + r23 r12 ei
Ricordiamo che: sn = a + ar + ar 2 + .... + ar n1 =

dove abbiamo posto r21 = r12


Segue che:
Er = E0

"

#

2
r12 + r23 r12
+ t12 t21 ei
1 + r12 r23 ei

(5.5.3)

2
Daltra parte, come si pu
o facilmente verificare con le note formule, risulta: r12
+
t12 t21 = 1, quindi la (5.5.3) diventa:

Er = E0

r12 + r23 ei
1 + r12 r23 ei

che e identica alla (5.1.36) come ci proponevamo di dimostrare.

5 - 17

(5.5.4)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici -

Riflessioni multiple

n1

n2

......
......
.......
0
......
.............................................................................
............................................................................
.......
......
.......
.......
......
.......
......
.......
.......
......
.......

......
.......
0
........... 12
.......
......
.
.
.
.
.......
.
.
...
.
.
.
.......
.
.
......
.......
......
.......
......
.
.
.
.
.......
.
.
...
.
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.......
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...
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..
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.......
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.......
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...
.
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.......
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...
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.......
.
..
.......
.......
.......
.....
.
.
.
....
.
.
.
......
.......

.......
....
.
.
.
12 0
.......
.......
.......
....
.
.
.
.......
.......
.......
....
.
.
.
.......

.......... ...
....

.......
2
.......
.......
.
.
.
.
.
0
...12
..
23
21
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.......
......
.......
.......
.......
.......
.......
......
.
.
.
.
.
.
..
.......
.
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.
.
.
.
.......
...
.
.
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.......
...
.
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.......
..
.
.
.
.
.
.
.......
...
.
.
.
.
.
.......
......
.......
.......
.......
.......
....
.
.
.
....
.
.
.
.......

.......
.......

2
....
.
.
.
23 0
.......
.......
.......
....
.
.
.
.......
.......
.......
....
.
.
.

...
.......
2
2
......
.......
.
0
.
.
12
23
21
.
.
.
..
......
......
......
.......
.
.
.
.
.
..
......
.......
......
......
.
.
.
.
.
....
......
.......

t 12 E0 ei2 d

t 12 r 23 E0 ei2 d

10 raggio rif lesso


r

21 t 12 )r

E ei2 d

E ei4 d

30 raggio rif lesso


(t

2
i42 d
21 t 12 )r 23 r 21 E0 e

E ei2 d

20 raggio rif lesso


(t

n3

fig.5.5-1

5 - 18

2
i32 d
12 r 23 r 21 E0 e

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 5.6 - Lamina assorbente - Film sottile


Vogliamo esplicitare le espressioni del coefficiente di riflessione e di quello di trasmissione, per incidenza normale, quando la lamina e conduttrice ed i due mezzi estremi siano
dielettrici perfetti e tutti e tre i mezzi siano non magnetici; ossia:
1 = 2 = 3 = 0

1 = 3 = 0

(5.6.1)

In tal caso si ha:


r12 =

(1 2 ) i2
(1 + 2 ) + i2

essendo:

(2 3 ) + i2
(2 + 3 ) + i2

e r23 =

v
s
"
#
u
2
u
r r

2 = t 2 2 1 + 1 + 2 2 ,
c
2
2

n1 ,
c
v
"s
#
u
u
t r2 r2
2
1+ 2 2 1 ,
2 =
c
2
2

1 =

3 =

(5.6.2)

(5.6.3)

n3
c

Talvolta, soprattutto nel campo dellottica dei metalli, il mezzo viene caratterizzato
dallindice di rifrazione complesso. Infatti si ha:
p
k = + i =
r r
(5.6.4)
c

avendo indicato con r la costante dielettrica complessa relativa. Nellipotesi che r = 1,


definiamo indice di rifrazione complesso del materiale la quantit
a:
p
n = r = nr + ini
(5.6.5)
essendo:

nr = (n)

ni = (n)

(5.6.6)

ni
c

(5.6.7)

Conseguentemente risulta:
=

nr
c

In tal caso le (5.6.3) diventano:


1 =

n1 ,
c

2 =

nr ,
c

2 =

ni
c

e 3 =

n3
c

(5.6.8)

Esprimendo le grandezze (r12


r23 ), (r12
r23 ), (r12 r23 ), (r12 r23 ) che figurano nella
(5.2.2) in funzione delle (5.6.8) o delle (5.6.3) tenendo conto che in questo ultimo caso n r
ed ni rappresentano i termini con la radice quadrata, si ha:

r12 =

(n1 nr ) ini
(n1 + nr ) + ini

e r23 =
5 - 19

(nr n3 ) + ini
(nr + n3 ) + ini

(5.6.9)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Esplicitando r12 , ossia moltiplicando numeratore e denominatore per il complesso
coniugato del denominatore, si ha:
[(n1 nr ) ini ] [(n1 + nr ) ini ]
=
[(n1 + nr ) + ini ] [(n1 + nr ) ini ]
(n1 nr )(n1 + nr ) n2i ini (n1 nr ) ini (n1 + nr )
=
=
(n1 + nr )2 + n2i
(n1 nr )(n1 + nr ) n2i 2ini n1
=
(n1 + nr )2 + n2i

r12 =

(5.6.10)

Analogamente per r23 :


[(nr n3 ) + ini ] [(nr + n3 ) ini ]
=
[(nr + n3 ) + ini ] [(nr + n3 ) ini ]
(nr n3 )(nr + n3 ) + n2i ini (nr n3 ) + ini (nr + n3 )
=
=
(nr + n3 )2 + n2i
(nr n3 )(nr + n3 ) + n2i + 2ini n3
=
(nr + n3 )2 + n2i

r23 =

(5.6.11)

Ne segue:




(n1 nr )(n1 + nr ) n2i + 2ini n1 (nr n3 )(nr + n3 ) + n2i + 2ini n3
=
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]
(5.6.12)




(n1 nr )(n1 + nr ) n2i (nr n3 )(nr + n3 ) + n2i 4n2i n1 n3

(5.6.13)
(r12 r23 ) =
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]

r12
r23





2
2
2n
n
(n

n
)(n
+
n
)

n
+
2n
n
(n

n
)(n
+
n
)
+
n
i
3
1
r
1
r
i
1
r
3
r
3
i
i

(5.6.14)
(r12
r23 ) =
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]
Analogamente:



(n1 nr )(n1 + nr ) n2i 2ini n1 (nr n3 )(nr + n3 ) + n2i + 2ini n3
r12 r23 =
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]
(5.6.15)




(n1 nr )(n1 + nr ) n2i (nr n3 )(nr + n3 ) + n2i + 4n2i n1 n3
(5.6.16)
(r12 r23 ) =
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]




2ni n3 (n1 nr )(n1 + nr ) n2i 2ni n1 (nr n3 )(nr + n3 ) + n2i
(5.6.17)
(r12 r23 ) =
[(n1 + nr )2 + n2i ] [(nr + n3 )2 + n2i ]
5 - 20

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Inoltre:


n21 n2r n2i
(n1 + nr )2 + n2i
2ni n1
(r12 ) =
(n1 + nr )2 + n2i
(n1 nr )2 + n2i
|r12 |2 =
(n1 + nr )2 + n2i

n2r n23 + n2i


(nr + n3 )2 + n2i
2ni n3
(r23 ) =
(nr + n3 )2 + n2i
(nr n3 )2 + n2i
|r23 |2 =
(nr + n3 )2 + n2i

(r12 ) =

(r23 ) =

(5.6.18)

Infine, sostituendo nella (5.2.2) e nella (5.2.9) al posto di 2 lespressione:


2 =

2
nr
0

(5.6.19)

2 =

2
ni
0

(5.6.20)

ed al posto di 2 lespressione:

il coefficiente di riflessione risulta:






d 
d




4ni
8ni
0 2(r r )cos 4n d 2(r r )sin 4n d +|r |2e
0
|r12 |2 +e
r
r
23
12 23
12 23
0
0




R=
d
d 





8ni
4ni
d
d

0
2
2
0
2(r12 r23 )cos 4nr
2(r12 r23 )sin 4nr
+|r12 | |r23 | e
1+e
0
0
(5.6.21)
Poiche risulta, in questo caso:
3 1
n3
=
(5.6.22)
1 3
n1
il coefficiente di trasmissione e:



d

 4ni
n3 
0
1 + 2(r12 ) + |r12 |2 1 + 2(r23 ) + |r23 |2 e
n
1




T=
d 
d




4ni
8ni
d
d

0
0
1+e
2(r12 r23 )cos 4nr
2(r12 r23 )sin 4nr
+|r12 |2 |r23 |2 e
0
0
(5.6.23)
Dalle espressioni (5.6.21) e (5.6.23) si possono graficare delle curve di riflettivit
a e
di trasmettivit
a in funzione dello spessore (in unit
a di lunghezze donda) della lamina
assorbente (film sottile). Allaumentare dello spessore, leffetto dellassorbimento riduce
lampiezza dei massimi successivi del coefficiente di riflessione. Se lassorbimento e sufficientemente alto, come nel caso dei metalli nella regione del visibile, il coefficiente di
riflessione allaumentare dello spessore della lamina aumenta, eventualmente oscillando fra
5 - 21

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici minimi e massimi, e si stabilizza al valore competente alla sola interfaccia dielettrico - metallo. In generale nel caso di un film metallico di poche centinaia di
angstrom di spessore
la trasmettivit
a e meno dellun per cento.
Riportiamo, di seguito, un programma in ambiente matlab che permette il grafico
della riflettivit
a e della trasmettivit
a di lamine assorbenti sia con le formule dirette che
con quelle sviluppate (5.6.21) e (5.6.23).
Programma LAMINAASSORBENTE.M
delete(get(0,children));
clf;
clear all;
n1=1;
n3=1.5;
nr=2.5;
ni=0.07;
dsul=0:0.001:2;
%dsul=0.65
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%Formule dirette
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
r12=((n1-nr)-i.*ni)./((n1+nr)+i.*ni);
r23=((nr-n3)+i.*ni)./((nr+n3)+i.*ni);
alfa2=2.*pi.*ni;
beta2=2.*pi.*nr;
beta3=2.*pi.*n3;
RR=(r12+r23.*exp(-2.*alfa2.*dsul).*exp(+2.*i.*beta2.*dsul))./(1+...
r12.*r23.*exp(-2.*alfa2.*dsul).*exp(+2.*i.*beta2.*dsul));
RRAST=conj(RR);
Rifl=RR.*RRAST;
NTT=(1+r12).*(1+r23).*exp(i.*(beta2+i.*alfa2-beta3).*dsul);
DTT=1+r12.*r23.*exp(2.*i.*(beta2+i.*alfa2).*dsul);
TT=NTT./DTT;
TTstar=conj(TT);
Trasm=(n3./n1).*TT.*TTstar;
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%Fine Formule dirette
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%Formule sviluppate
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
NRr12r23=((n1-nr).*(n1+nr)-ni.2).*((nr-n3).*(nr+n3)+ni.2)+4.*ni.2.*n1.*n3;
DRr12r23=((n1+nr).2+ni.2).*((nr+n3).2+ni.2);
NIr12r23=2.*ni.*n3.*((n1-nr).*(n1+nr)-ni.2)-2.*ni.*n1.*((nr-n3).*(nr+n3)+ni.2)
5 - 22

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici DIr12r23=((n1+nr).2+ni.2).*((nr+n3).2+ni.2);


NRr12astr23=((n1-nr).*(n1+nr)-ni.2).*((nr-n3).*(nr+n3)+ni.2)-4.*ni.2.*n1.*n3
DRr12astr23=((n1+nr).2+ni.2).*((nr+n3).2+ni.2);
NIr12astr23=2.*ni.*n3.*((n1-nr).*(n1+nr)-ni.2)+2.*ni.*n1.*((nr-n3)
.*(nr+n3)+ni.2);
DIr12astr23=((n1+nr).2+ni.2).*((nr+n3).2+ni.2);
Rr12=(n1.2-nr.2 -ni.2)./((n1+nr).2+ni.2);
Ir12=-2.*ni.*n1./((n1+nr).2+ni.2);
Rr23=(nr.2-n3.2+ni.2) ./((nr+n3).2+ni.2);
Ir23=2.*ni.*n3./((nr+n3).2+ni.2);
r12modq=((n1-nr).2+ni.2) ./((n1+nr).2+ni.2);
r23modq=((nr-n3).2+ni.2) ./((nr+n3).2+ni.2);
Rr12r23=NRr12r23./DRr12r23;
Ir12r23=NIr12r23./DIr12r23;
Rr12astr23=NRr12astr23./DRr12astr23;
Ir12astr23=NIr12astr23./DIr12astr23;
A=exp(-4.*pi.*ni.*dsul);
AA=exp(-8.*pi.*ni.*dsul);
B=cos(4.*pi.*nr.*dsul);
BB=sin(4.*pi.*nr.*dsul);
NCoeffRifl=r12modq+A.*(2.*Rr12astr23.*B-2.*Ir12astr23.*BB)+r23modq.*AA;
DCoeffRifl=1+A.*(2.*Rr12r23.*B-2.*Ir12r23.*BB)+r12modq.*r23modq.*AA;
CoeffRifl=NCoeffRifl./DCoeffRifl;
NCoeffTras=(n3./n1).*(1+2.*Rr12+r12modq).*(1+2.*Rr23+r23modq).*A;
DCoeffTras=1+A.*(2.*Rr12r23.*B-2.*Ir12r23.*BB)+r12modq.*r23modq.*AA;
CoeffTras=NCoeffTras./DCoeffTras;
%TOT=CoeffRifl+CoeffTras
plot(dsul,CoeffRifl)
hold on
plot(dsul,CoeffTras)
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
%Fine Formule sviluppate
%XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

5 - 23

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Riflessione e trasmissione di una lamina sottile

n1 = 1, nr = 2.5, ni = 0.07 (solfuro di antimonio a 0 = 0.5461 m), n3 = 1.5


1.0 .
..
0.8
0.6
0.4
0.2
0.0

..
..
..
..
..T ..
..
..
.. ... ...
.. .. ..
.. .. ..
.. .. .. .......
.. .. .
...
.. . ..
....... ..
.. ........
.. .. ..
....
.. ......
.. .. ..
....
..
.......
...................
.
.
.
.....
.
.. ....
.
.
.. .......
.
.
.
.
.
........ ...
. ...
. ..
. ...
.......
.....
... .... ... .... ... ..... ... ..... ... .....
........... .......................................
.
... . ... . .. . ... . ... . .. .. .. ................................... ................
.
.... ............................ .....
... ...
... ..
... ...
... ..
... ..
... ..
... ..
...
. ..............
....
......
......
... .
.......
... ..
......
... ..
.
..
.....
..
.....
.....
.
..R
...
.

0.0

0.5

1.0

1.5

2.0

d/0

n1 = 1, nr = 2.6, ni = 0.29 (solfuro di antimonio a 0 = 0.4360 m), n3 = 1.5


1.0 .
.
0.8
0.6
0.4
0.2
0.0

..
..
..
..
..
..
..
..T
..
..
..
..
..
..
..
....................
..
..
.
.
.
.
.
.
.
..
.
.
.. ......
..
.
.
...........
...
.
.
...
.
......................
.
.
.
.
............... ...............................
...........
...
.
.
.
.
......................... .........................................................................
.
.
....... ...............
..R
.
.
.
... ..
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..........
...........
.
..................
..
................
.
..............................
.
.
..
................................

0.0

0.2

0.4

0.6
d/0
5 - 24

0.8

1.0

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici n1 = 1, nr = 0.05, ni = 2.87 (argento a 0 = 0.5 m), n3 = 1.5
1.0 ..
......
....
.
0.8
0.6
0.4
0.2

.................................................................................................
.......................
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..
..........
..
.........
.
.
.
.
.
.
..
R..........
..
..
...
.
....
..T
.
.
.
.
..
...
..
...
..
.
.
..
..
.. ......
.. ...
....
.....
.
.. ..
... ...
.
.
..
..
..
..
..
.
..
.
...
..
.
.....
.
.
.....
.
.
......
.
.
.......
..
.
.
........
.
.
.
.
...........
.
..
.................
.........
.....................................................
...........................

0.0
0.00

0.02

0.04

0.06

0.08

0.10
d/0
fig.5.6-1

5 - 25

0.12

0.14

0.16

0.18

0.20

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici 5.7 - Teoria delle lamine multistrato

n0

n1 ...
...
..
..
..
.
..
+ .....
...
0 ...
1 ...
............................... ... .............................. ....
....
....
.
.............................. .... ............................... ...
.
..
.....
..
...
r .....
1
..
....
..
.
................................................................................
...z1
z0....
...
....
..
..
..
...
...
..
..
..
.
............... d .................
1
..
..
..
..
...
...
..
..
...
...
..
..
..
..
..
..

(E ) (E )

(E ) (E )

... nm1 ... nm


... nm+1 ...
..
..
..
..
..
...
..
...
..
.
..
+
+ .... +
...
...
.
.
..
.
.
m1
m
m+1 ..
... ............................... .... .............................. .... ............................... ....
...
..
..
..
..
...
...
...
..
.
.
.
... .............................. ... .............................. ... .............................. ...
..
.
.
...

...
....
....
..
..
m ..... m+1 .....
m1 .....
...
...
..
..
..
.................................................................................................................................
...zm2
...zm1
...zm
...zm+1
...
...
...
...
..
..
..
..
..
..
..
..
...
...
...
...
..
..
..
..
..
..
..
.
...........dm1........................d ........................ dm+1............
m
..
..
..
..
..
..
..
..
...
...
...
...
..
..
..
..
...
...
...
...
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..
..

(E

) (E ) (E

(E

) (E ) (E

nn ... nt
...
..
..
..
..
..
+ ....
...
..
t
n ..
... .............................. .... ...............................
...
..
..
...
..
.
... .............................. ...
..
...

...
..
..
n .....
...
...
..
........................................................................................
... zn1
...zn
...
...
..
..
..
..
...
...
..
..
..
.
................ d .................
n
..
..
..
..
...
...
..
..
...
...
..
..
..
..
..
..

(E ) (E )
(E )

fig.5.7-1
Sia dato un sistema multistrato come in figura (5.7-1).
Consideriamo linterfaccia fra gli strati m ed m+1; le condizioni al contorno dei campi
elettrico e magnetico conducono a:

+
+ ikm zm
ikm zm
eikm+1 zm
eikm+1 zm + Em+1
Em
e
+ Em
e
= Em+1

(5.7.1)

nm+1 +
nm+1
+ ikm zm
ikm zm
Em
e
Em
e
=
Em+1 eikm+1 zm
Em+1 eikm+1 zm
nm
nm

(5.7.2)

Lequazione (5.7.2) si pu
o scrivere:
nm + ikm zm
nm ikm zm
+

Em e

E e
= Em+1
eikm+1 zm Em+1
eikm+1 zm
nm+1
nm+1 m

(5.7.3)

Sommando prima e poi sottraendo membro a membro le equazioni (5.7.1) e (5.7.3),


si ottiene:




nm
nm
+
+ ikm zm
ikm zm
1+
Em e
+ 1
Em
e
= 2Em+1
eikm+1 zm
(5.7.4)
nm+1
nm+1




nm
nm

+ ikm zm
ikm zm
1
Em e
+ 1+
Em
e
= 2Em+1
eikm+1 zm
(5.7.5)
nm+1
nm+1
ossia:
+
Em+1
eikm+1 zm





nm
1
nm
+ ikm zm
ikm zm
1+
Em e
+
1
Em
e
nm+1
2
nm+1




1
nm
1
nm
+ ikm zm
ikm zm
=
1
Em e
+
1+
Em
e
2
nm+1
2
nm+1

1
=
2

Em+1
eikm+1 zm

per m intero da 0 a n.
5 - 26

(5.7.6)

(5.7.7)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Le equazioni (5.7.6) e (5.7.7) si possono scrivere in forma matriciale:
+

Em+1 eikm+1 zm

ik
z
m+1
m
Em+1 e

+ ikm zm
1
R
Em e
(m+1),m



nm
1

1+
=

2
nm+1
ikm zm
R(m+1),m
1
Em
e

avendo posto:

R(m+1),m



nm
1
nm+1

= 
nm
1+
nm+1

(5.7.8)

(5.7.9)

Il coefficiente R(m+1),m e il coefficiente di riflessione alla superficie di separazione fra


le regioni m + 1 e m.
Consideriamo lultimo mezzo t = n + 1 e lo strato n. Nel mezzo t risulta E t = 0 e
+
Et = Et . Ponendo nellequazione (5.7.8) m = n otteniamo la relazione fra i campi elettrici
nel mezzo t e quelli nello strato n.
+

+ ikn zn
1
R
Et eikt zn
En e
t,n



1
n

1
+
(5.7.10)

2
nt
Rt,n
1
En eikn zn
0
Posto:

Vt,n

1


1
nn
=
1+

2
nt
Rt,n

Rt,n

lequazione (5.7.10) si scrive:


+

Et eikt zn
En+ eikn zn

= Vt,n

ikn zn
0
E e

(5.7.11)

(5.7.12)

Naturalmente e desiderabile correlare il campo elettrico trasmesso nellultimo mezzo


t al campo elettrico incidente. Per far questo occorre trovare una relazione ricorrente che
lega i campi nei mezzi intermedi.
Moltiplicando ciascun termine dellequazione (5.7.6) per la quantit
a:
eikm+1 (zm+1 zm )
5 - 27

(5.7.13)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici e ciascun termine della (5.7.7) per la quantit
a:
eikm+1 (zm+1 zm )

(5.7.14)

si ha:
+
Em+1
eikm+1 zm+1

Em+1
eikm+1 zm+1


1
1+
=
2

1
+
1
2

1
1
=
2

1
+
1+
2


nm
+ ikm zm ikm+1 (zm+1 zm )
Em
e
e
+
nm+1

nm
ikm zm ikm+1 (zm+1 zm )
Em
e
e
nm+1

nm
+ ikm zm ikm+1 (zm+1 zm )
Em
e
e
+
nm+1

nm
ikm zm ikm+1 (zm+1 zm )
Em
e
e
nm+1

(5.7.15)

(5.7.16)

Le equazioni (5.7.15) e (5.7.16) verranno utilizzate per correlare i campi


negli strati intermedi fino al mezzo in cui si propaga londa incidente ossia per
0 m n 1.
In forma matriciale si ha:
+

+ ikm zm
Em+1 eikm+1 zm+1
Em
e

= V(m+1),m
(5.7.17)

E eikm+1 zm+1
E eikm zm
m

m+1

essendo:



1
nm

V(m+1),m = 1+
2
nm+1

eikm+1 (zm+1 zm )
R(m+1),m eikm+1 (zm+1 zm )

R(m+1),m eikm+1 (zm+1 zm )

ikm+1 (zm+1 zm )
e
(5.7.18)

e, avendo posto come in precedenza:

R(m+1),m


nm
1
nm+1


=
nm
1+
nm+1

(5.7.19)

Ne segue che il campo trasmesso e legato al campo nel mezzo di incidenza dalla
espressione:
+

E0
Et eikt zn

= Vt,0
(5.7.20)

Er
0
5 - 28

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici dove:


Vt,0 = Vt,n Vn,n1 V1,0

(5.7.21)

Lequazione matriciale (5.7.20) rappresenta un sistema di due equazioni in due incognite che risolto ci fornisce lampiezza del campo trasmesso Et e lampiezza del campo
riflesso Er in funzione del campo incidente E0 . Da essi e possibile avere sia il coefficiente
di riflessione R che quello di trasmissione T .
R=

|Er |2
,
|E0 |2

T =

nt |Et |2
n0 |E0 |2

(5.7.22)

Per esplicitare le espressioni di R e di T , scriviamo in forma esplicita lequazione


(5.7.20):
+

Vt,0 (1, 1) Vt,0 (1, 2)


E0
Et eikt zn

=
(5.7.23)

Vt,0 (2, 1) Vt,0 (2, 2)


Er
0
che e equivalente a:

Et+ eikt zn = Vt,0 (1, 1)E0 + Vt,0 (1, 2)Er


0 = Vt,0 (2, 1)E0 + Vt,0 (2, 2)Er

(5.7.24)
(5.7.25)

Dalla (5.7.25) segue:


Er =
da cui:
R=

Vt,0 (2, 1)
E0
Vt,0 (2, 2)

|Er|2
|Vt,0 (2, 1)|2
=
|E0 |2
|Vt,0 (2, 2)|2

(5.7.26)

(5.7.27)

Sostituendo lespressione di Er nella (5.7.24) si ottiene;


Vt,0 (2, 1)
Et+ eikt zn = Vt,0 (1, 1)E0 Vt,0 (1, 2)
E0
Vt,0 (2, 2)

(5.7.28)

da cui:
(
"
#
)

2
2
V
(1,
1)V
(1,
2)V
(2,
1)
nt |Et+ |2 nt
|V
(1,
2)|
|V
(2,
1)|
t,0
t,0
t,0
t,0
t,0
T=
=
|Vt,0 (1, 1)|2 2
+
(2, 2)
n0 |E0 |2 n0
Vt,0
|Vt,0 (2, 2)|2
(5.7.29)
A titolo di esempio applichiamo i risultati trovati al caso di lamina piana. Per questo
basta porre n = 1.
La (5.7.21) diventa:
Vt,0 = Vt,1 V1,0
(5.7.30)
5 - 29

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ossia:


Vt,0

1
=
4




n1
n0
1+
1+

nt
n1

Rt,1

eik1 z1

R1,0 eik1 z1

Rt,1
1
R1,0 eik1 z1
eik1 z1

ik1 z1 + R R eik1 z1 R eik1 z1 + R eik1 z1


1,0 t,1
1,0
t,1


 e

n1
n0
1

1+
1+
=

4
nt
n1
ik
z
ik1 z1
ik
z
ik1 z1
1
1
1
1
Rt,1 e
+ R1,0 e
R1,0 Rt,1 e
+e
(5.7.31)
essendo:




n0
n1
1
1
n1
nt




R1,0 =
,
Rt,1 =
(5.7.32)
n0
n1
1+
1+
n1
nt
Dalla (5.7.26) si ha:
Rt,1 eik1 z1 + R1,0 eik1 z1
R1,t e2ik1 z1 + R0,1
Er =
E0 =
E0
(5.7.33)
R1,0 Rt,1 eik1 z1 + eik1 z1
1 + R0,1 R1,t e2ik1 z1
che e identica alla (5.1.35).
Dalla (5.7.28) e dalla (5.7.33), si ha: si ha:


(h
i
1
n
n
1
0
1+
1+
eik1 z1 + R1,0 Rt,1 eik1 z1 E0 +
Et eikt z1 =
4
nt
n1
h
i
)
2ik
z
1
1
h
i R1,t e
+ R0,1
i E0
+ R1,0 eik1 z1 + Rt,1 eik1 z1 h
1 + R0,1 R1,t e2ik1 z1

(5.7.34)

che si pu
o scrivere:



(h
i
1
n1
n0
ik
z
2ik1 z1
t
1
Et e
=
1+
1+
1 + R1,0 Rt,1 e
+
4
nt
n1
h
i)
h
i R1,t e2ik1 z1 + R0,1
i E0 eik1 z1
+ R1,0 + Rt,1 e2ik1 z1 h
2ik
z
1 + R0,1 R1,t e 1 1

e, ancora:

(5.7.35)

ih
i
h


 1 + R R e2ik1 z1 1 + R R e2ik1 z1
1,0 t,1
0,1 1,t
n1
n0
1
h
i
Et eikt z1 =
1+
1+
+
4
nt
n1
1 + R0,1 R1,t e2ik1 z1
h
ih
i
R1,0 + Rt,1 e2ik1 z1 R1,t e2ik1 z1 + R0,1
h
i
+
E0 eik1 z1

2ik
z
1 + R0,1 R1,t e 1 1
(5.7.36)
5 - 30

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ossia:

,
,,

1 + R R e2ik1 z1 + R R e2ik1 z1 + R R R R
0,1 1,t
1,0 t,1
1,0 0,1 t,1 1,t




n1
n0
1
1+
+
Et = 1 +
2ik1 z1
4
nt
n1
1
+
R
R
e

0,1
1,t

,
,,

R1,0 R1,t e2ik1 z1 + R0,1 R1,0 + R1,t Rt,1 + R0,1 Rt,1 e2ik1 z1

+
E0 ei(k1 kt )z1
2ik
z

1 + R0,1 R1,t e 1 1

(5.7.37)

La semplificazione dei termini tagliati e dovuta al fatto che:


R1,0 = R0,1 ,

R1,t = Rt,1

(5.7.38)

Segue:
)


(
2
1 + R1,0 R0,1 Rt,1 R1,t + R0,1 R1,0 R1,t
1
n1
n0
Et =
1+
1+
E0 ei(k1 kt )z1
2ik
z
4
nt
n1
1
1
1 + R0,1 R1,t e
(5.7.39)
Il numeratore della frazione fra parentesi della (5.7.39) si pu
o scrivere:
2
2
2
2
2
2
2
2
2
1 + R0,1
R1,t
R0,1
R1,t
= 1 R0,1
R1,t
(1 R0,1
) = (1 R0,1
)(1 R1,t
)

(5.7.40)

Ne segue:
1
Et =
4

)


(
2
2
(1 R0,1
)(1 R1,t
)
n1
n0
E0 ei(k1 kt )z1
1+
1+
2ik
z
nt
n1
1
1
1 + R0,1 R1,t e

Osservando che:

"

2
2
(1 R0,1
)(1 R1,t
)= 1

=
e che:

n1 n 0
n1 + n 0

2 # "

2 #
nt n 1
1
=
nt + n 1

4n1 n0
4n1 nt
=
2
(n1 + n0 ) (n1 + nt )2

n1
1+
nt



n0
1+
n1

16n0 n21 nt
(n1 + n0 )2 (n1 +

(n1 + nt )(n1 + n0 )
n1 nt

(5.7.41)

(5.7.42)
nt )2
(5.7.43)

si ha:



1
n1
n0
4n0 n1
4
2
2


1+
1+
(1 R0,1
)(1 R1,t
)=
=
nt
n1
4
nt
n1
(n1 + nt )(n1 + n0 )
1+
1+
n1
n0
(5.7.44)
5 - 31

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Ne segue, quindi, che la (5.7.35) si pu


o scrivere:

4ei(k1 kt )z1


Et = 
 E0

n1
nt

1+

1+
1 + R0,1 R1,t e2ik1 z1
n1
n0

(5.7.45)

che e identica alla (5.1.31).

5.8 - Mezzi stratificati con permettivit


a alternate alte e basse
Un importante esempio di applicazione del formalismo matriciale e dato da un mezzo
periodico costituito da 2N + 1 strati dielettrici isotropi con valori alternati di indici di
rifrazione alti nh e bassi nl rispettivamente. Lo spessore di ciascuno strato e un quarto della
lunghezza donda allinterno del dielettrico. La regione trasmessa e la regione t = 2N + 2
ed ha indice di rifrazione nt .
n0

nh ..
nl
nh ..
..
....
.................................. . . . . . . . . . . . . ....................................
.................................................................................................................................
........................................................................................................................
..............
.............
0 ........................................................................................................................................................................................................................................
............................... ................................................................................................................................................................................................
.............
............................................................................................................................................................................................
.............. . . . . . . . . . . . . . . ................
.............................. ............................................................................................................................................................................................
................................................................................................................................................................
................................ . . . . . . . . . . . . ................................
r ................................................................................................................................................................................................................................................................................
..........................
........................... . . ..............................Strato
..........Strato
..............................................Strato
. . . . . . . . . . .........................................
...............................................................................................................................................................................................................................
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
z0.............................................................................................................................................................................
....................................2
...................................3
.......................
....................................1
...............................................................................................................................................................................................
...............................................................................................................................................
....................................................................................................................
........................................................................................................................
.............................................................................................................................................................
....................................................................................................................
........................................................................................................................
...............................................................................................................................................
.....................................................................................................................................
...............................................................................................................................................
....................................................................................................................
..................... . . . . . . . . . . . . ................. ...
............... d .................................... d .................................... d .................
l
h
h

(E )

nh ..
nl
nh .. nt
..
....
.................................. . . . . . . . . . . . . . ...................................
...................................................................................................................................
.........................................................................................................................
................................................................................................................................................
t
.....................................................................................................................
......................................................................................................................... .............................
..
..............................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
.........................................................................................................................
................................................................................................................................................
...................................................................................................................................
.........................................................................................................................
................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
........................... . . .Strato
.........................
......Strato
.........................Strato
.......................................................................................................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
..
.........................................................................................................................zn
........................
..........2N1
........................ . . . . . ...........................2N+1
......................................................................
..........................................................................................2N
..................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
.........................................................................................................................
..............................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
.........................................................................................................................
................................................................................................................................................
.......................................................................................................................................
................................................................................................................................................
.....................................................................................................................
... ................. . . . . . . . . . . . . . ....................
............... d .................................... d ................................... d .................
l
h
h

(E )

(E )

fig.5.8-1
In tal caso la (5.7.20) e la (5.7.21) diventano rispettivamente:
+

E0
Et eikt zn

= Vt,0

Er
0

dove:


N
Vt,0 = Vt,h Vh,l Vl,h
Vh,0

1
Rt,h


nh
1

Vt,h =
1+

2
nt
Rt,h
1

eikh dh
Rh,l eikh dh



1
nl

Vh,l = 1+

2
nh
ik
d

ik
d
h h
R e
e h h
h,l

5 - 32

(5.8.1)

(5.8.2)

(5.8.3)

(5.8.4)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici

eikl dl
Rl,h eikl dl



nh
1

(5.8.5)
Vl,h = 1+

2
nl
Rl,h eikl dl
eikl dl

eik1 dh
R1,0 eik1 dh



n0
1

1+
(5.8.6)
Vh,0 =

2
n1
R1,0 eik1 dh
eik1 dh
Poiche abbiamo imposto kh dh = kl dl = /2, si ha:

Vt,h

1
=
2



nh
1+

nt



nl
1+

nh

Rt,h

Rt,h

Rh,l

1
=
2

1+

1+

nh
nt

nh
1
nt

nl
nh

nh
nt

nh
1+
nt
1

nl
nh

(5.8.7)





nl
nl
1
Rh,l 1
1+
nh
nh

nh
nh

1+
1
1
R
l,h
nl
nl



i
nh
i

Vl,h =
1+

= 



2
nl
2
nh
nh
Rl,h 1
1+
1
nl
nl

n0
n0

1
+
1
Rh,0


nh
nh
i
n0
i

Vh,0 =
1+

=
2
nh
2
n0
n0
1 +
1
Rh,0 1
nh
nh

nl
nh
nh
nl
+

+
nh
nl
nl
nh
1

Vh,l Vl,h =

2 nh
nl
nl
nh

+
+
nl
nh
nh
nl
Vh,l

i
=
2

=
2

(5.8.8)

(5.8.9)

(5.8.10)

(5.8.11)

La matrice (5.8.11) e del tipo:

a+b

ab

ab
a+b

5 - 33

(5.8.12)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici che si pu


o scrivere:

a+b

ab

ab

Tenendo conto che:

a+b

si ha:

Ne segue:

= a

+b

nh
nt

0 0

a+b ab
ab a+b

= 2N1

nl
nh

N

aN + bN

(5.8.14)

2
2

(5.8.16)

aN bN

aN bN
N

(5.8.13)

(5.8.15)

nh
nl

1 1
1 1
2 2


1
1 1
2

=
1

1 1
1 1
0 0

1 1
1 1
2 2

nh
nt
1

Vt,0 =

2
nh
nh
1
1+
nt
nt
 N 
N
nl
nh
+
 
nh
nl

1
N
(1)

2  N  N
nl
nh

nh
nl
1+


N  1 N

2N1
Vh,l Vl,h
=
 N  N
2
nl
nh

nh
nl
Quindi

aN + bN



nl
nh

N

nl
nh

N

(5.8.17)

nh
nl

N

 N

nh

(5.8.18)

nl

nl
nh

N

nh
nl

N

1+

n0
nh


2
 N  N
n0

nl
nh
1 +
+
nh
nh
nl
5 - 34

n0
nh

n0
1
nh
1

(5.8.19)

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici ossia:

Vt,0

N  N
nl n0

nh nh

 N  N
nh
nl n0

nl
nh nh
(5.8.20)

 N
 N
 N
 N
n0 nl
nh nh
n0 nl
nh nh
+

  nt nl
nh nh
nt nl
nh nh

N
= (1)

2








N
N
N
N

nh nh
n0 nl
nh nh
n0 nl

nt nl
nh nh
nt nl
nh nh
(5.8.21)
+

ik
z
t
n
E
Et e
0

= Vt,0
(5.8.22)

nh
1+
 
nt
i
N
= (1)

4
nh
1
nt

Vt,0

 N  N
nl n0
nh
nh
1
n + n n
nt
l
h
h

nh
 nh N  nl Nn0
1+

+
nt
nl
nh nh

nh
nl

Er

Segue subito, dalla (5.7.27), che:



n  n N n  n N 2
0

l
h
h



nh nh

nt nl
|Vt,0 (2, 1)|2
R=
=


|Vt,0 (2, 2)|2
n  n N n  n N 2
0

l
h
h
+



nh nh
nt nl

(5.8.23)



n  n N 2
h

h
Moltiplicando numeratore e denominatore per
, si ha:
n0 nl

 
2
n 2N
2
n

l
h

nh
n0 nt
R =  
2
n 2N
2
n


l
+ h

nh
n0 nt

(5.8.24)

La formula (5.8.24) ci fornisce il valore massimo della riflettivita di un mezzo multistrato come in figura (5.8.1).
Per determinare il coefficiente di trasmissione conviene valutare prima, dalla (5.7.28),
il campo elettrico trasmesso. Quindi:


Vt,0 (1, 1)Vt,0 (2, 2) Vt,0 (1, 2)Vt,0 (2, 1)
+ ikt zn
Et e
=
E0 =
Vt,0 (2, 2)
5 - 35

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici "

 N #2 "  N
 N #2
nh nh
n0 nl
n0 nl
+
+

nh nh
nt nl
nh nh
"  
#
E0 =
 N
N
nh nh
n0 nl

+
nt nl
nh nh
,
,
,
 2N
 2N 2  2N
 2N 2 ,
n2h nh
n2h nh
n0 nl
n0
n0 nl
n0
+ 2
2
2
+ 2
2
  n2 n
nh nh
nt
nt nl
nh nh
nt
l
t
i
"  
#
= (1)N
E0 =
 N
N
2
nh nh
n0 nl

+
nt nl
nh nh
n0
(1)N 2i
nt
(5.8.25)
= "  N
 N # E0
n0 nl
nh nh
+
nt nl
nh nh
nh
  n
t
i
= (1)N
2

nh
nl

N

Il coefficiente di trasmissione e dunque:



2




n
n0
0
N


(1)
2i
4
+ 2

nt |Et |
nt
nt
nt
"  
# =
=
T =



2
 N
 N 2
N
N
n0 |E0 |
n0 nh nh


n0 nl
n0 nl
nh nh



+
+


nt nl

nh nh

nt nl
nh nh
(5.8.26)
Dalla (5.8.23) e dalla (5.8.26) si ha:


n  n N n  n N 2
0

l
h
h
n0



4
nh nh

nt nl
nt
R+T =
2 +  
=




N
N
n
n n N n  n N 2
n
n
n


0
h
l
h
h
h
0
l
+
+






nh nh
nt nl
nt nl
nh nh
 2N
 2N
 2N
 2N
n20 nl
n2h nh
n0
n0
n2h nh
n0
n20 nl
+ 2
2
+4
+ 2
+2
2
2
n
nh
nt nl
nt
nt
nh nh
nt nl
nt
= h
=
=


 

2
2
n n N n  n N
n  n N n  n N
h

h

h
0
l
h
0
l
+
+






nt nl
nt nl
nh nh
nh nh


n  n N n  n N 2
0

l
h
h
+


nh nh

nt nl
=
(5.8.27)
=1
n  n N n  n N 2
0

l
h
h
+



nh nh
nt nl
Determiniamo alcuni valori per i seguenti dati:

n0 = 1, nh = 2.32, nl = 1.38, nt = 1.52, 0c = 500 nm


5 - 36

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Per N = 2 = R=0.86808


Per N = 4 = R=0.98245
Per N = 8 = R=0.99972
Per N = R=1
In figura (5.8.2) riportiamo il grafico della riflettivit
a in funzione della lunghezza
donda.

5 - 37

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Programma Matlab LAYER.m


delete(get(0,children));
clf;
clear all;
n0=1;%indice di rifrazione mezzo dingresso
nt=1.52;%indice di rifrazione mezzo trasmesso
L0c=500;%lunghezza donda centrale
nH=2.32;
nL=1.38;
N=8;
LH=0.25*L0c/2.32;
LL=0.25*L0c/1.38;
%
LAMINE MULTISTRATO AD ALTA RIFLETTIVITA
n=[nH, repmat([nL,nH], 1, N)];%indice di rifrazione strati (per N=4 sono 9 strati +...
i due mezzi esterni)
d=[LH, repmat([LL,LH], 1, N)];%larghezze strati
%i due vettori precedenti vanno usati per il grafico 5.8-2
FILTRI INTERFERENZIALI MULTISTRATO TIPO FABRY-PEROT
%
LH2=0.5*L0c/2.32;%spessore lamina centrale
%n=[nL, repmat([nH,nL],1,N),nH, repmat([nL,nH],1, N), nL];%indice di rifrazione...
strati (per N=4 sono 9 strai + i due mezzi esterni)
%d=[LL, repmat([LH,LL],1,N),LH2, repmat([LL,LH],1, N),LL];%larghezze strati
%i due vettori precedenti vanno usati per il grafico 5.9-2
%
lambda0=300:.1:800;
nn=length(lambda0);
for ii=1:nn
%
STRATI INTERMEDI
%Prodotto fra matrici V(m+1),m con m da 1 a n-1
Vmpum=1;
for m=1:length(n)-1;
k(m+1)=(2*pi/lambda0(ii))*n(m+1);
R=(1-n(m)/n(m+1))/(1+n(m)/n(m+1));
V=(1/2)*(1+n(m)/n(m+1))*[exp(i*k(m+1)*d(m+1)), R*exp(i*k(m+1)*d(m+1));...
R*exp(-i*k(m+1)*d(m+1)), exp(-i*k(m+1)*d(m+1))];
Vmpum =V*Vmpum;
end
%
PRIMA INTERFACCIA
k1=(2*pi/lambda0(ii))*n(1);
R10=(1-n0/n(1))/(1+n0/n(1));
V10=(1/2)*(1+n0/n(1))*[exp(i*k1*d(1)), R10*exp(i*k1*d(1));...
R10*exp(-i*k1*d(1)), exp(-i*k1*d(1))];
%
ULTIMA INTERFACCIA
5 - 38

- S.Barbarino - Appunti di Campi elettromagnetici Rtn=(1-n(length(n))/nt)/(1+n(length(n))/nt);


Vtn=(1/2)*(1+n(length(n))/nt)*[1, Rtn; Rtn, 1];
MATRICE FINALE
%
Vt0=Vtn*Vmpum*V10;
%
CAMPO ELETTRICO RIFLESSO, TRASMESSO E COEFFICIENTI DI...
RIFLESSIONE E DI TRASMISSIONE
ER=-Vt0(2,1)/Vt0(2,2);
Rifl(ii)=(abs(ER)).2; %Coefficiente di riflessione
ET=Vt0(1,1)-Vt0(2,1)/Vt0(2,2)*Vt0(1,2);
Trasm(ii)=(nt/n0)*(abs(ET)).2;%Coefficiente di trasmissione
end
%
CALCOLO ANALITICO DELLA RIFLETTIVITA E DELLA...
TRASMETTIVITA IN CONDIZIONI DI LAMINE QUARTO DONDA
Riflmax=max(Rifl)%valore calcolato dal programma da confrontare con il valore...
analitico
Trasmmin=min(Trasm)%valore calcolato dal programma da confrontare con il...
valore analitico