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INDICE GENERALE CapiroLo I- GENERALITA SUGLI ELETTRODOTTI AEREI E IN CAVO PER SISTEMI AD ALTA TENSIONE 1.1 Richiami sulle costanti fondamentali delle linee aeree ¢ dei cavi LL Premesse. 1.1.2 Costanti fondamentali delle Since aeree. 1.13 Conduttori per linee aerce ad A.T.. 1.1.4 Costanti fondamentali delle linee in cavo. . . 1.1.5 Dimensionamento della sezione delle linee ad alta a Caprroto II - LE LINEE DI TRASMISSIONE D’ENERGIA ELETTRICA 2.1. Equazioni in regime sinusoidale permanente di una linea di trasmissione di energia. Quadripoli equivalenti. ee 2.2. Quadripoli equivalenti a sistemi in cui é inserita una linea di trasmissione 2.3. Linea chiusa sull'impedenza caratteristica. Potenza caratteristica (naturale) 2.4 Linea a vuoto e in corto circuito. 2.5 Linea con lunghezza pari a 1/4 e 1/2 della lunghezza d’ onda he 2.6 Calcolazione elettrica delle linee di trasmissione in regime permanente sinusoidale . : 2.6.1 Diagramma vettoriale della lea 2.6.2 Potenza attiva e reattiva . 263 Diagrammi circolari di AP e AQ. 2.6.4 Rendimento di una linea 2.6.5 Espressione della potenza in funzione de Me tensions at ‘dive estremi. Diagrammi circolari delle potenze . 2.7 Calcolazione elettrica delle linee di trasmissione in cavo in regime per- manente sinusoidale . 2.7.1 Confronti fra i valort det parametri ‘fondamentali di linee acre ¢ in cavo ad A.T. ; : eo 2.9 Considerazioni economiche sulle capacita di oe di un a 2.10 Considerazioni finali sulla trasmissione di potenza negli clettrodotti . Caprroto III - FENOMENI DI INFLUENZA FRA LINEE ELETTRICHE AEREE E LAMBIENTE 3.1 Premesse 3.2 Fenomeni di interferenza ti tra Tinee aeree 3.2.1 Interferenza elettrostatica . 3.2.2 Interferenza elettromagnetica . a rrr—r—CCss¥sCriza;“C : 3.4 Fenomeni d’influenza legati all’effetto corona dei conduttori. . . .. . 3.5 Problemi di influenza posti dalle correnti di guasto a terra . 3.6 Vincoli territoriali e ambientali per gli elettrodotti . CarrtoLo IV - IL METODO DEI VALORI RELATIVI 4.1 Generalita . RG wewww ve 35 42 44 48 51 oe 37 58 60 61 65 72 75 75 76 76 77 82 83 83 87 4.2 44 45 46 Vantaggi dell’uso dei valori relativi . Scelta delle grandezze di riferimento Modalita di impiego dei valori relativi . : Riporto di impedenze in p.u. da una base di riferimento ad un’altra Valori di prima approssimazione per le impedenze dei componenti di un impianto . : ee 4.6.1 Macchine sincrone . 4.6.2 Trasformatori . 4.6.3 Le linee ei cavi. 4.6.4 Le sbarre . Carrro.o V - ANALISI DELLE RETI ELETTRICHE DI POTENZA SL 5.2 53 34 55 5.6 57 5.8 59 Reti in regime permanente. Generalita . Variabili di stato in un sistema di potenza . Il problema del «load flow» e del SS Le equazioni del «load flow» . | Determinazione del load flow in una rete . Applicazioni delle equazioni del load flow . Equazioni del load flow in corrente continua . Il dispatching in un sistema di potenza. . 5.8.1 Il dispatching della generazione della _ 5.8.2 Equazioni del dispatching 5.9.3 Cenno sul dispatching della produzione di oo reattiva . Sulla determinazione delle perdite in un sistema di potenza . ~€aprtoLo VI - LA REGOLAZIONE DELLA FREQUENZA 61 6.2 63 64 65 6.6. Regolazione della tensione e della frequenza in un sistema di potenza . Regolazione della frequenza. Generalita . Caratteristiche dei carichi . yen di frequenza . 6.4.1 Liimpianto. . 6.4.2 Il Regolatore di velocita . 6.4.3, La Regolazione primaria . 64.4 La Regolazione secondaria . La Regolazione frequenza- -potenza . Analisi della regolazione primaria secondatia di frequenza a a mezzo del- le caratteristiche statiche . : 4 : CarrroLo VII ~ LA REGOLAZIONE DELLA TENSIONE 71 7.2 73 74 Fe 76 V7 Generalita . Problemi degli utilizzatori . Regime delle tensioni nei nodi di una rete . Regolazione della tensione in un nodo. . Determinazione della variazione di tensione nei Hi nodi diut una rete per inie- zione di potenza reattiva in un nodo . Mezzi di regolazione Livelli di regolazione . 88 88 89 1 92 92 93 93 93 95 7 98 98 99 104 105 107 107 109 fase 112 13 114 116 118 118 121 128 132 135 143 145 145 147 148 149 150 150 XII 7.8 La regolazione di tensione primaria nei diversi nodi della rete. bs 7.8.1 Nodi generatori. . . i? 7.8.2 Nodi delle reti di trasporto (220 + 380, AV). a fee ly: 7.8.2.1 I trasformatori e autotrasformatori con variatore di rapporto sotto carico. Boosters. . . oe ae ‘ lS 7.8.2.2 Compensatori. . . a) ae © Compensatori a ee eae 7.8.2.2.1A Compensatori sincroni. . . . . . . . 161 7.8.2.2.2B Compensatori statict (FACTS) | cee e109 7.8.2.2.2 Compensatoripassii. » 6 0 169 7.8.3 Nodi delle reti di trasmissione. . . Pe ele 7.8.3.1 Trasformatori con variatore di ee uC Meer ae 7.8.3.2 Compensatori statici. . . eee 72 7.8.4 Regolazione della tensione nelle retia M. Te e be. fo oe lie: 7.9 La regolazione di tensione secondaria e terziaria Doe wee 1S 7.9.1 Modello matematico linearizzato del sistema... .. 1... +... VT 92 Scela del nod: pilota ee 7.9.3, Scelta dei generatori controllati . ee 7D. x, Cariroto VIII - ANALISI DEI GUASTI NON SIMMETRICI 8.1 Generalita. . . . lel 8.2 Tipidiguasto. . . as 83 Determinazione delle correnti ¢ delle tensioni che si presentano durante. iguasti. . . . ey 8.3.1 Corto circuito trifase 1 ee ee 8.3.2 Guasto monofase a terra netto. . : ee A . 184 8.3.3. Corto circuito bifase senza contattoaterra. . . . 2 2... Pa Li Coe Comp ce ON eee ee 8.3.5 Corto circuiti con caeclede monmle ee 190 8.3.6 Doppio guastoa terra. . . fe 190 8.3.7 Guasto monofase a terra in reti con neutro Baoli ee 6-4: lnterrucioni mon summetiche 195, BAe Ineruncne dune fae 193, S42 Interugoneaiauejer ee 1d “XS CaprroLo IX - LE CORRENTI DI CORTO CIRCUITO NEI SISTEMI DI POTENZA 9.1 Generalita. . . . eee eee eee eka 9.2 Il regime transitorio causato ae corto- oo 198 9.3' Calcolo delle correnti di corto-circuito in punti lontani dai generatori . 201 9.3.1 Ipotesi e metodi dicalcolo. . . . . e202. 9.4 Calcolo delle correnti di corto-circuito in punti prossimi ai generatori . fe 210 94.1 Valutazionedil",, .. 2... 2 a eeaeeeeace ee _=_===-____ oe ——s— 9.4.4 Valutazione dil, . . . « oe ro 219. 95 Massime sollecitazioni termiche in condizioni dicorto-circuito. . . . . . . 215 XIV CarrroLo X - SOVRATENSIONI 10.1 Premesse . 10.2 Richiami sul fenomeno di propagazione in una 10.3 Propagazione su una linea polifase. Analisi modale . 10.4 Attenuazione e distorsione delle onde che si propagano su una linea . 10.5 Riflessioni e rifrazioni delle onde . ee ee 10.6 Linee di lunghezza finita. Riflessioni multiple . 10.7 Metodo generale per I'esame delle riflessioni multiple . 10.8 Sovratensioni atmosferiche 10.9 Sovratensioni di manovra. Generali 10.9.1 Inserzione di linee a vuoto: sovratensioni per cbiusura e ribiusu- ra a seguito di apertura . 10.9.2 Eliminazione di guasti . 10.9.3 Interruzione di piccole correnti induttive (trasformatori a ace 10.9.4 Interruzione di piccole correnti capacitive (lunghe linee aeree a vuoto, cavi a vuoto, batterie di candensatori) . 10.10 Sovratensioni sostenute a frequenza industriale 0 armonica . 10.10.1 Sovratensioni dovute a brusche riduzioni di carico . 10.10.2 Sovratensioni per eccesso di velocita . 10,10.3 Sovratensioni temporanee . + 10.10.3.1 Sovratensioni per autoeccitazione degli alternator. 10.10.3.2 Sovratensioni per ferrorisonanza . 10.10.3.3. Sovratenstoni per risonanza su armoniche . Caprroo XI- LA COMPATIBILITA ELETTROMAGNETICA (C.E.M.) DEI SISTEMI ELETTRICI 11.1 Generalita . 112 Classificazione dei disturbi elettromagnetici ¢ e meccanismi di accoppiamento 11.3 Metodi di analisi dei disturbi elettromagnetici nei sistemi di potenza . 11.4 I disturbi condotti e irradiati nei sistemi di potenza . 11.4.1 Disturbi condotti . 11.4.2 Disturbi irradiati . 115 Analisi dei disturbi condotti nei sistemi idi potenza , 11.5.1 Modifiche della simmetria della tensione nelle reti ‘dettriche . 11.5.2 Variazioni della forma d’onda, Distorsione armonica 11.5.2.1 Origine delle armoniche nelle reti e loro effetti . 11.5.2.2 Qualité della tensione nei sistemi di distribuzione in pre- senza di armoniche 115.23 Sistemi di filtraggio . 11.5.3 Variazioni dell'ampiezza . 11.5.4 Sovratensioni, transitori 2 instabilisa . 11.6 Analisi dei disturbi irradiati nei sistemi di potenza . 11.6.1 Generalita . zr 11.6.2 Classificazione dei disturbi irradiati i in base alle sorgenti . 11.6.2. Linee elettriche aeree e in cavo . 11.6.2.2 Trasformatori di potenza . : 11.6.2.3 Stazioni e cabine elettriche di potenza . 219 233 247 250 253 254 254 255 256 256 259 260 262 263 265 281 281 281 283 283 284 286 11.6.2.4 Gli apparecchi di manovra e protezione ed i quadri elettrict di media tensione . a ,,rrrrt~”:—CCsCsC;sCC ade elettrict di bassa tensione . 11.6.2.6 La fulntinazione atmosferica e i problemi di com- patibilita elettromagnetica . 11.6.2.7 Gli azionamenti elettrici 11.7 Qualita del servizio (Power — 11.7.1 La Normativa . : X-Caprrovo XI -LA STABILITA DEI SISTEMI ELETTRICI DI POTENZA 12.1 Generalita . 12.2 Stabilita statica . 12.21 Stabilita statica di un alternatore . : 12.2.2 Stabilita statica di trasmissione di un sistema . 12.3 Equazione del moto del singolo generatore . 12.4 Stabilita statica nei sistemi a molte macchine . 12.4.1 Il modello semplificato . 12.5. Stabilita dinamica. . . 12.5.1 Lo smorzamento delle oscillazioni nel moto del ‘generatore, Vie fluenza del regolatore di tensione . 12.5.2 Instabilita oscillatorie nei sistemi a molte machine. 12.6 Stabilita transitoria . 126.1 Stabilita transitovia di una macchina sincrona connessa ad una rete di potenza infinita . 12.6.2 Applicazioni del criterio delle a aree . 12.7 La stabilita transitoria nei sistemi elettrici a molte macchine . 12.8 I transitorio di lunga durata . : 12.9 I provvedimenti per migliorare la stabilita Caprroto XII- DIMENSIONAMENTO DELLISOLAMENTO DI UN SISTEMA 13.1 Considerazioni generali . 13.2 Approccio probabilistic semplificato del coordinamento degli isolamenti . 13.3 Comportamento degli isolanti elettrici alle sollecitazioni . 134 Livelli disolamento . ; 133. Coordinamento degli isolamenti : | 13.6 Isolamenti e distanziamenti di sicurezza . Cariroto XIV - LA PROTEZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI DI POTENZA 14.1 Premesse . 142 [sistemi di protezione contro le correnti di esercizio anormali . 14.3 Conseguenze e classificazione dei guasti . 14.4 Cenno sulla valutazione economica della interruzione del servizio . | 14.5 Struttura delle reti dei sistemi elettrici di potenza . '14.6 Caratteri dei sistemi di protezione dalle cortenti di esercizio ee 289 289 291 292 293 294 301 302 302 305 307 310 311 312 oe 314 31S 316 319 323 324 326 329 330 332 334 334 337 345 345, 353 354 355, delle reti di trasporto e trasmissione. . Bee 14.7 Protezione a confronto di direzione e di fase con filo opi / 14.8 Protezioni a distanza . Pe Ot oo 14.9 Provvedimenti di protezione o contro le sovratensioni. sss 14.9.1 Provvedimenti di carattere preventvo. . . . 2... we 149.11 Funidiguardia,.... 1... ee some 4.9.1.2 Messa a terra del neutro . eee 14.913 Altri provvedimenti preventiv 14.10 Dispositivi di protezione contro le sovratensioni . 14.11 Distanza limite di protezione di uno scaricatore . ce 14.12 Criteri di utilizzazione degli scaricatorie spinterometri. . . . - = CapiroLo XV - CONSIDERAZIONI SUL TRASPORTO DELLENERGIA ELETTRICA IN CORRENTE CONTINUA IN A.T. 15.1 Generalita . 15.2 Schemi di trasmissione . 15.3 Confronto fra sistemi ad A. Ti in corrente continua e corrente te altemata . 15.4 Stazioni di conversione : ee ————_—e_—™=s CaprroLo XVI — LAFFIDABILITA DEI SISTEMI DI POTENZA 16.1 Generalita . 7 162 Componenti non riparabili, Affidabilita . 16.3 Modelli di guasto 16.4 Componenti riparabili. ee oe Soe bee 16.5 Determinazione delle grandezze affidabilistiche. ee ee 16.6 Affidabilita dei sistemi complessi. : 16.6.1 Struttura serie e struttura parallelo di a oe ee 16.7 Metodi per il calcolo dell’affidabilita dei sistemi comple boo 16.7.1 Metodo dello spazio degli eventi. . . . . Se 16.7.2 Metodo dei collegamenti (TIE - SET). . 16.7.3. Metodo dei tagli (CUT - SET). . 16.8 Metodi che consentono di valutare anche la disponibilita di sistemi complessi . 16.8.1 Metodo di Markov. 16.8.2 Metodo di Montecarlo. 16.9 Considerazioni finali sulla disponibilita diun sistema di potenza, CapiroLo XVII - INTRODUZIONE ALLA PIANIFICAZIONE DEI SISTEMI ELETTRICI DI POTENZA 17.1 Generalita. 17.2 Programmazione del sistema elettrico. 173 Copertura del diagramma di catico di un sistema di potenza. 17.4 Strutturazione del sistema elettrico di produzione. 17.5 Strutturazione di un sistema di produzione termoelettrica. Orientamenti ae scelta della taglia delle unita generatrici. 17.6 Esercizio di un sistema elettrico. 7 17.7 Strutturazione di un sistema elettrico di trasmissione. 355 356 356 358 358 358 360 364 365 365 368 371 ote 373 378 379 381 382 383 384 385 385 386 387 387 388 388 389 389 390 390 393 395 396 396 398 399 400 17.8 Strutturazione di un sistema di produzione misto termoidroelettrico. 17.8.1 Introduzione di centrali ad acqua fluente. 17.8.2 Introduztone di centrali a serbatoto. 17.8.3 Introduzione di centrali a bacino. * CaprtoLo XVIII - INTRODUZIONE AL CONTROLLO DEI SISTEMI DI POTENZA 18.1 Generalita. 182. Sistemi di teleoperazione. . . 18.3 Compiti e obiettivi del sistema di ‘controllo. | Caprro.o XIX — CALCOLO MECCANICO DELLE LINEE AEREE 19.1 Premesse. 19.2 Generalita sul calcolo meccanico dei conduttoti 19.3 Catenaria di un conduttore tesato fra due punti 19.4 Campata con attacchi a livello. Formula della catenaria ilva). 19.5 Campate con attacchi a livello, Formule della parabola (Blondel Truxa). 19.6 Campate con attacchi a dislivello. : 19.7 Allungamento elastico e dilatazione termica a : 198 Modulo di elasticita e coefficiente di dilatazione termica lineare dei con- duttori. 5 : 19.9 Equazione del cambiamento di condizione del conduttore. 19.10 Norme CEI per il calcolo meccanico dei conduttori. : 19.11 Applicazione dell’equazione del cambiamento di condizione al calcolo meccanico dei conduttori. es 19.13 I diagrammi di stato delle linee. 19.14 Determinazione delle tabelle di tesatura. Abbaco Colonnetti. 19.15 Programmi per il calcolo numerico degli elettrodotti. 19.16 Indice di rottura. : 19.17 Studio delle tratte. Campata virtuale. 19.18 Considerazioni aggiuntive. 19.19 Scelta della campata di una linea aerea € a 19.20 Calcolo meccanico dei sostegni e delle fondazioni delle linee aeree. 19.20.1 Generalita. 19.20.2 Sostegni. Azioni esterne. 19.20.3 Ipotesi di calcolo. 19.20.4 Conduttori rotti. : 19.21 Calcolo degli sforzi interni nei sostegni di M T. e ‘bt te 1921.1 Sostegni dt acciaio tubolari a stelo unico. 19.212 Pali di legno. . 19.213 Sostegni di cemento armato. 1921.4 Pali a traliccio a fusto. 19.22 Tralicci di forma complessa. 19,23 Calcolo delle fondazioni. XVIL 401 401 402 402 403 403 405 409 409 411 413 415 417 419 419 421 423 423 426 430 433 433 B4 435 436 437 437 438 439 440 440 440 442 442 445 448 450 XVII CaprroLo XX - DIMENSIONAMENTO DEI COMPONENTI DEI SISTEMI DI POTENZA IN CONDIZIONI DI MASSIMA SOLLECITAZIONE PER CORTO-CIRCUITI 20.1 Premesse. 20.2 Sollecitazioni termiche : sui a fai impianto. 20.3. Sollecitazioni meccaniche sui componenti di impianto. Generalita.. 20.4 Sforzi elettrodinamici fra sbarre di forma qualsiasi. oe 20.5 Sforzi elettrodinamici fra conduttori di una stessa fase. . . . 20.6 Sforzi elettrodinamici sotto corto-circuito. 20.7 Fenomeni di risonanza. : 20.8 Resistenza meccanica delle sbarre. 20.9 Frecce nelle sbarre. 20.10 Sforzo sugli isolatori. CapiroLo XXI - PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE DI UN ELETTRODOTTO AD A.T. 21.1 Generalita. 21.2 Studio del tracciato. 21.3 Iter autorizzativo. 214 Rilievo. ee rrs—sr:s::C«sisC;szé'’SQWOC:CissCésCC;s 21.6 Scelta dei conduttori. 21,7. Verifica meccanica del conduttore, 218 Scelta delle funi di guardia. 21.9 Scelta dei sostegni. 21.9.1 Geometria delle estate e 2 franchi ‘cletirie verso massa. ee 21.10 Distribuzione dei sostegni sul profilo... . 2... 0. 21.11 Le trasposizioni delle linee aeree. 21.12 _Isolatori. 21.13 Morsetteria. 2113.1 Equipaggiamenti . a cy a 21.13.2 Equipaggiamenti di ammarro del conduttore. 21.13.3 Morsetteria a compressione. 21.14 Fondazioni. 7 Zi rr CapiToLo XXII 22.1 General oo Comdesiiidipecdd i 22.2.1 Dispersori elementari in mezzi omogenet. 22.2.2 Dispersori elementari in mezzi non omogenei. 22.2.3 Resistenze di terra di dispersori semplici. . 22.3 Metodi di calcolo per dispersori complessi. 22.3.1 Generalita. ——CCss di terra. ao 22.3.3 Limpiego ae vasca a ae ie oe A ae os —LA MESSA A TERRA NEGLI IMPIANTI ELETTRICI 455 455 455 456 456 457 459 460 463 463 465 465 474 476 478 479 480 481 481 483 486 487 487 490 490 490 491 492 492 497 499 499 505 507 508 508 508 509 22.4 Comportamento a impulso dei dispersori di terra. 22.5 Il progetto di un impianto di messa a terra. 22.5.1 Indagini preliminari. . 22.5.2 Critert generali di a ee ae a messa a b terra di proteztone. ee 225.3 Livelli massimi della corrente di guasto 22.5.4 Circuiti di ritorno, dispersori ausiliari e naturali. 22.6 Dispersori intenzionali. 22.6.1 Impianti elettrici estesi. 22.6.2. Uso dei picchetti. 22.6.3, Cabine. 22.6.4 Messa a terra det sostegni. 22.7 Terreni non omogenei. 22.8 Dimensionamento dei ee 7 — . terra. 22.9 Messe a terra di funzionamento. 22.10 Tensioni trasferite e fenomeni di interferenza. Caprro.o XXIII - LE STAZIONI ELETTRICHE 23.1 Premesse. 23.2 Schemi di stazioni cee ee 23.3. Analisi degli schemi di stazione. 23.3.1 Semplice sistema di sbarre. . 23.3.2 Semplice sistema di sbarre con by-pass ‘dell’ interruttore, 23.3.3, Schema a sharra principale pitt sbarra di traslazione. 23.3.4. Schema a doppio sistema di sbarre. 23.3.5 Schema a doppio sistema di sbarre con sbarra di traslazione. 23.3.6 Schema a doppia sbarra e due interruttori per montante. 23.3.7 Schema con sistema di sbarre ad anello. : 23.4 Progettazione modulare. 23.5 Elementi costitutivi delle Stazioni. 23.5.1 Staziont MT/AT annesse alle central. 23.5.2 Stazioni AT/MT. Cabine primarie. 23.5.3 Staziont ricevitrict. 23.6 Il sistema di protezione. 23.6.1 Stazioni ricevitrict. 23.6.2 Staziont AT/MT (Cabine primarie). 23.6.3 Staziont annesse alle Centrali. 23.7 I servizi ausiliari. ae . 23.7.1 Servizi ausiliari in corrente ae 23.7.2 Servizi ausiliari in corrente continua. 23.8 Criteri progettuali. 238.1 Scelta dello schema. 23.8.2 Scelta del terreno. 23.8.3. Dimensionamento e oe delle a 23.8.4 Disposizione delle apparecchiature. : 23.8.5 Carpenteria metallica. : 23.8.6 Impianto di terra. XIX 510 oe 512 a 514 515 520 520 524 525, ae 525 526 526 526 529 529 531 531 531 532 533 533 534 535 535 536 536 536 539 539 539 540 S41 541 S41 541 542 542 542 543, 543 546 547 XX 23.9 Stazioni blindate in SF6. CaprroLo XXTV -LE TARIFFE DELLENERGIA ELETTRICA E LA 24.1 ros 24.3 24.4 24.5 24.6 GESTIONE DEL CARICO Generalita. Costo del servizio clettrico. Imputazione dei costi. 243.1. Metodo della responsabilita di punta. : 24.3.2 Metodo della probabilita di contemporaneita. 243.3 Metodo del carico medio ed eccedente. 24.3.4 Metodo E.R.A.. Determinazione delle tariffe. 24.4.1 Tariffa Hopkinson (binomia). 24.4.2 Tariffa Wright (a scaglioni di utilizzatione). Scelta del tipo di costo. Cenni sulla gestione del carico (load ‘management) nei sistemi di distri- buzione. AppenpicEI- — RICHIAMI SULLE MATRICI E TEORIA DELLA Al A2 PROBABILITA Algebra delle matrici. i All La notazione matriciale; trasposta di una matrice, matvice inversa; somma e prodotto di matrici. Le A.L2 Autovalori di una matrice. Teoria della probabilita. : A2.1 Il concetto di probabilita A2.2, Probabilita condizionata. A2.3° Variabilt casuali. : A2A4 Distribuzione di — ee A.2.6. Valore medio teorico. 7 A27 Scarto Quadratico medio e Varianza. A28 La variabile casuale normale o gaussiana. Appendice If - _ CENNI SUGLI STRUMENTI DI ANALISI E Al CALCOLO DEI SISTEMI DI POTENZA Generalita. Bibliografia, Indice analitico. 547 aan 552 553 553 554 554 555, 555 556 556 556 ae 559 559 562 563 563 563 564 564 564 565 565 565 569 575 byes CAPITOLO I GENERALITA SUGLI ELETTRODOTTI AEREI E IN CAVO PER SISTEMI AD ALTA TENSIONE 1.1 Richiami sulle costanti fondamentali delle linee aeree e dei cavi 1.1.1 Premesse I fenomeni elettromagnetici a mezzo dei quali avviene il trasporto di energia elettrica su una linea di trasmissione possono essere descritti e studiati, come & noto, attribuendo a cia- scun conduttore di linea quattro parametri elettrici, uniformemente distribuiti, che per como- dita vengono riferiti all’unita di lunghezza (*). Questi, detti costanti fondamentali delle linee sono: —la resistenza longitudinale r (Q/km); — Vinduttanza di servizio | (H/km); —la conduttanza trasversale di servizio g (S/Km); —la capacité di servizio c (F/km). 1.1.2 Costanti fondamentali delle linee aeree (**) A) Resistenza longitudinale La resistenza chilometrica longitudinale di un conduttore normalizzato per linee aeree & fornita dal costruttore e pud essere espressa dalla relazione: [1.1] r= Ke Ss in Q mm*/km del materiale costituente il conduttore e varia con la tempera- tura 8 con la legge p = pu? [1 + a (8 - 20°)]; S éla «sezione teorica» del conduttore (nel caso di conduttori cordati omogenei la somma delle sezioni di fili che la costituiscono). Nell’ipotesi di conduttori bimetallici (ad es. All () Per un esame pitt approfondito della determinazione delle costanti fondamentali delle linee aeree ¢ dei cavi vedi: PL. Buccheri «Determinazione delle costanti fondamentali delle linee aeree e dei caviv Editore Cogras. Palermo 1985 (*) La lunghezza totale effettiva di una linea pud ottenersi incrementando di circa I'1% il suo sviluppo topografico per tener conto di catenarie colli morti, ecc. Acc) i costruttori possono anche fornire la sezione del conduttore omogenco di rame elet- tricamente equivalente in mm?; K &un coefficiente che incrementa di alcuni percento il valore p/S per tener conto dell’effetto pelle e della maggior lunghezza dei fili per cordatura. B) Induttanza di servizio Linduttanza di servizio di un conduttore é il coefficiente che mette in relazione la cor- rente che lo percorre con Ja f.e.m. in esso indotta per la variazione nel tempo delle correnti che percorrono tutti i conduttori di linea. Come & noto essa dipende quindi dalla geometria del sistema e dalle relazioni fra le cor- renti. Nell’ipotesi di linea trifase trasposta, percorsa da un sistema puro di correnti, la induttan- za di servizio viene espressa dalla relazione: Jao Bo py Pu [H/kr] (1.21 an R* 4n- 10* [H/km)]; Dy é la distanza media geometrica tra i conduttori: Dy = ¥{D,D,,D,, ; R* @ il raggio equivalente del conduttore che tiene conto del flusso inter- no dello stesso ¢ vale in genere circa 0,8 7. (dove 7, per conduttore cordato é il raggio della circonferenza circoscritta allo stesso), Dy e R* in m; dove p,. Nel caso in cui i tre conduttori siano interessati da un sistema omopolare di correnti con ritorno esclusivamente attraverso il terreno di resistivita py [Q - 7] a ciascun conduttore della linea trasposta si pud attribuire una induttanza omopolare di valore: 5 Jats fy GHD) 3e Re pe Mk (1.31 nt in cui H, = 330-,/p; / f @ espresso in metri come R* e Ded fé la frequenza di esercizio in Hz. Di solito /, vale 3+5 volte /. Lespressione dell’induttanza omopolare deriva dalla considerazione che !’effetto della conduzione del terreno pud essere schematizzato con la presenza di conduttori di ritorno fittizi a distanza 2 Hy dai conduttori di linea. Per adottare tale schematizzazione occorre inoltre incrementare la resistenza longitudi- nale di ciascun conduttore della quantita: 3° f-104 [Q/km] (A) - O4] La presenza di una o pit funi di guardia collegate a terra in corrispondenza dei sostegni di linea determina una riduzione dell’induttanza omopolare in misura tanto maggiore quanto pid bassa é la resistenza delle funi stesse; queste ultime, contribuendo al trasporto di una ali- quota della corrente omopolare, costituiscono con i conduttori di linea delle spire di modeste dimensioni trasversali (vedi 14.9). ©) rq non dipende da pr in quanto al crescere della stessa aumenta Hr e quindi la sezione conduttrice equivalente C) Capacita di servizio La capacita di servizio di un conduttore di una linea trifase é il coefficiente che mette in relazione la corrente di spostamento che lo interessa con la tensione di esso riferita al centro astratto del sistema. Come é noto essa dipende quindi dalla geometria del sistema, anche con tiferimento al terreno, e dalle relazioni fra le tensioni. Nell ipotesi di linea trasposta, in assenza di funi di guardia, la capacita di servizio vale: [F/kre] 1.5] (1/19 + 4n]) - 10% [F/ém]; Hy Valtezza media geometrica dei conduttori sul : HHH, ; Dz @ la distanza media geometrica tra i conduttori: Dy = Y{D,,D;3D,, ; D',@ la media geometrica delle distanze tra ciascun conduttore e le immagini degli altri ri- spetto alla superficie del terreno: D',,= fD',,D',,D',, ; r 2 il raggio della circonferenza citcoscritta al conduttore, espressi tutti in 7. Nel caso in cui i conduttori siano interessati da un sistema omopolare di tensioni verso terra a ciascuno di essi, se la linea é trasposta, pud attribuirsi una capacita omopolare di valore : 2ne, OO ip Bel DR UF /ke] 161 1D La presenza di una o pitt funi di guardia, collegate a terra in corrispondenza dei sostegni di linea, pué determinare un notevole aumento della capacita omopolare. Cid appare evidente se si pensa che le funi di guardia riducono gli spessori del dielettrico interposto fra conduttori e terreno. D) Conduttanza trasversale - Fenomeno corona La conduttanza trasversale esistente fra due conduttori ai quali sia applicata una ten- sione avente valore efficace V si determina dalla potenza perduta per dispersione trasversa- le p in base alla: =F, [S/kml 17) ve dove [p] = [MW/km]; [V] = [eV]. Per una linea a pitt conduttori si introduce nella [1.7] la tensione di fase E e le perdite medie trasversali relative a un conduttore e si definisce cosi una conduttanza media di fase 0 di servizio. Tale parametro g ha in genere valore modesto e in molti calcoli pud essere trascurato. Le perdite per dispersione trasversale sono imputabili: — nei cavi, al dielettrico e quindi sono legate al valore della tensione impressa e alla tangente delPangolo di perdita; — nelle linee aeree, agli isolatori e all’effetto corona. Negli isolatori si hanno perdite nel dielettrico che li costituisce ma fondamentalmente 6 perdite Joule dovute alla conduttanza superfi condizioni ambientali Per un isolatore normale a sospensione per linea aerea si va da 1 a 3 W perduto con tempo asciutto, a 5-20 W con tempo piovoso per complessive alcune centinaia di Watt per km di linea. Quando il campo elettrico sulla superficie di un conduttore raggiunge un valore superio- re alla rigidita dielettrica dell’aria circostante si manifesta in questa una esaltazione dei proces- si di ionizzazione gid preesistenti (per radiazioni luminose, raggi cosmici ecc.) che da luogo a un flusso trasversale di corrente tra i conduttori con dissipazione di potenza A cid si accompagna I'emissione di radiazioni elettromagnetiche, in particolare luminose (in relazione a scambi di energia tra particelle ionizzanti e atomi), con la formazione di una guaina luminosa intorno al conduttore, che fa definire questo fenomeno come effetto corona. Da ticerche sperimentali su conduttori cilindrici lisci di raggio r [cm] si é rilevato che il fenomeno corona si manifesta quando sulla superficie del conduttore il campo elettrico supe- ra il valore fornito da: ale degli stessi che dipende largamente dalle E = 308° [140,25/ vr] eV /om) [Ls] dove: 30 [V/cm] @ la rigidita dielettrica dell’aria in condizioni normali di temperatura e di pressione (20 °C, 1 atm); 8 é la densita relativa dell’aria ¢ vale: 293 p_ = 19. 273 +t ee con p (atm) pressione atmosferica; ¢ (°C) temperatura. Per tener conto della influenza dello stato superficiale del conduttore sul valore effettivo di E, si introducono dei coefficienti di riduzione: m, = 0.80 (per tener conto della cordatura) m= 0,9 (per tener conto di scabrezze e depositi superficiali) 77, = 1+0,85 (per tener conto di veli di umidita, pioggia, nebbia ...); in definitiva si ha come gradiente critico: El = mn, m, 1,308? (14025/ Vr) [eV/oml (1.10) Il gradiente superficiale massimo Ex che si stabilisce in un conduttore che presenti una tensione di fase E in valore efficace rispetto al centro astratto del sistema pud essere calcolato utilizzando il valore della capacita di servizio relativa. Poiché infatti per Punita di lunghezza del conduttore (applicando il teorema di Gauss) si ha: q _v2cE BL Oney 2ne,r si ricava: gE. * Da [kV/cm] (1a rin r in cui si ticorda che D,, [7] é la distanza media geometrica fra i conduttori e nell’espressione di «c» 2H = D', La relazione [1.11] permette anche di vedere come varia la intensit del campo elettrico posto ~ sulla superficie del conduttore al variare del suo raggio (r << D, Poiché la guaina ionizzata che si forma a seguito del fenomeno corona comporta un au- mento virtuale del raggio del conduttore si pud concludere che essa assicura in corrispondenza della sua superficie esterna la riduzione del gra- diente al disotto del valore critico e quindi il suo spessore risulta stabilizzato a un valore di- pendente dalla tensione di esercizio (fig. 1.1). © In un conduttore di un sistema trifase si verifica leffetto corona quando il gradiente su- Fig. 1.1 ~ Intensita del campo elettrico sulla Petficiale E, della [1.11] supera il gradiente cri- superficie del conduttore al variate del raggio. __tico E’ [1.10]. Dal confronto fra le [1.10], [1.11] si rica- va che per non verificarsi il fenomeno corona il valore efficace della tensione di fase di eser- cizio non deve superare il valore della tensione critica: E, vr r irom 211-8 {1402 in De (1.12) Per data tensione di esercizio, al fine di evitare il fenomeno corona conviene quindi aumentate il raggio del conduttore r piuttosto che la distanza media Dy. Il verificarsi del fenomeno corona comporta dissipazione di potenza lungo il condutto- re che pud essere valutata statisticamente sulla base di dati sperimentali e apprezzata a mezzo di formule semiempiriche quali quelle del Peek e del Peterson. P 2a LAB pn [Wem] (Peek) [1.13] 0,021. f-E? 'P [W/km] (Peterson) [1.14] In 22 + in cui fé la frequenza di esercizio [Hz] ed F é la cosiddetta funzione corona fornita empiri- camente da Peterson in funzione di E/E... E opportuno notare che la formula di Peterson consente di valutare le perdite che in realta si verificano sulla linea anche per valori della tensione E leggermente inferiori a E.. Tali perdite di energia sono fortemente influenzate dallo stato superficiale del condut- tore ¢ dalle condizioni atmosferiche. Orientativamente si pud affermare che per una linea trifase con E minore del 20-30% di E, le perdite corona hanno come ordine di grandezza: 0,5-3 kW/km con tempo asciutto; 20-100 kW/km con tempo piovoso. ———_cerrente capacitiva corrente di effette corona Fig. 1.2 - Andamento della tensione, della corrente capacitiva, della corrente di efferto corona ¢ della corrente totale in un conduttore che presenti fenomeno corona. Se viceversa E > E, tali valori aumentano notevolmente e possono diventare inammissibili. La corrente trasversale legata al fenomeno corona é distorta giacché la sua erogazione é limitata a frazioni di periodo della tensione di esercizio. Essa inizia prima che la tensione di esercizio raggiunga il valore critico E, in quanto una carica spaziale residua di polarita opposta determina un aumento di gradiente sulla superficie dei conduttori, mentre va a zero prima in quanto il manicotto ionizzato formatosi aumenta il raggio del conduttore riducen- do il gradiente relativo (fig. 1.2). Tale corrente presenta quindi componenti armoniche, aventi carattere omopolare che insieme alle radiazioni elettromagnetiche, anche per valori di tensione non troppo elevati, danno luogo a interferenze notevoli sui sistemi di telecomunicazioni, in particolare ai siste- mi di trasmissione radio (radrodisturbo, vedi Cap. III). Per tutti questi indesiderabili fenomeni che accompagnano I'effetto corona il dimensiona- mento dei conduttori di una linea ad A.T. deve essere fatto in modo che il gradiente massimo sulla superficie dei conduttori in condizioni normali di esercizio sia inferiore a quello critico. Per conseguire questo obiettivo nel caso di linee ad alta tensione é necessario adottare conduttoti di grande diametro (ad es. superiori a 50 mm per tensioni superiori a 220 kV). Per risolvere tale problema nel passato si é fatto ricorso a conduttori di costruzione specia- Je (ad es. Anaconda, espansi ecc.); oggi il problema viene risolto con i conduttori multipli (vedi il paragrafo successivo). 1.13 Conduttori per line aeree ad A.T. Per tensioni superiori a 100 kV vengono adoperate nelle linee elettriche aeree corde bimetalliche in alluminio acciaio, aventi un’anima in corda di acciaio ad alta resistenza mec- canica¢ un mantello esterno costituito da pid strati di fili di alluminio crudo avvolti ad eli- ca su tale supporto (vedi Vol. I - Parte Il). 9 A pati conducibilita elettrica tali conduttori rispetto a quelli in corda di rame hanno un pid elevato carico di rottura (1,7 volte pit grande), un minore peso chilometrico (circa il 70%) e un maggiore diametro esterno (circa 1,4 volte). Le prime due qualita sono interessanti dal punto di vista meccanico anche in relazione alle campate molto lunghe che si scelgono per i sistemi a tensione elevata mentre dal punto di vista elettrico aumento del diametro con una sezione conduttrice (solo il mantello di alluminio) economicamente accettabile si presenta molto favorevole in relazione al problema di limitare il gradiente superficiale sul conduttore per evitare il fenomeno corona. Per tensioni di esercizio fino a 220 kV le corde bimetalliche di alluminio acciaio risolvono adeguatamente il problema. Per tensioni superiori (380 kV e oltre) i diametri relativi alle sezioni economiche determinate [vedi 1.1.5] sarebbero troppo piccoli e non compatibili con le esigenze del fenomeno corona, d’altra parte quelli calcolati in base a tali esigenze sarebbero tali da non permettere l’economico sfruttamento della sezione attiva a causa anche dell’effetto pelle. S'impongono, pertanto, altre soluzioni. Una di esse consiste nell’adottare conduttori speciali, ingrossati, cio? con un elevato rapporto tra l’area della sezione delimitata dal contorno del conduttore ¢ la sezione condut- trice. In questo campo sono stati fatti numerosi tentativi ma assai pochi sono quelli che hanno avuto successo. Fra i conduttori di rame si @ avuto un certo impiego, specie in USA, del tipo «Anacon- da»; questo & formato da un mantello a semplice o doppio strato di fili tondi di rame cordati ad elica sopra un’armatura interna fissata da un nastro a doppio T avvolto a spirale (fig. 1.3). Fra i conduttori in All.-Acc., oggi pit: diffusi, ha avuto qualche applicazione il tipo «Al coa» in cui tra l'anima di acciaio e il mantello esterno di alluminio si trovano dei riempitivi di carta o di juta impregnati con olii adatti. a) b) ° Fig, 13 - Conduttori per sistemi in AT. AAT. ad a) conduttore di All, Acc. b) conduttore espanso (tipo Alcoa) ©) conduttore tipo Anaconda d) conduttore tubolare 10 Questi conduttori speciali, perd sono di costruzione ed applicazione alquanto costose e difficili ed il loro impiego pud dar luogo a inconvenienti di natura meccanica soprattutto a causa dei riempitivi di materiale tenero. Per evitare l’uso di conduttori speciali si é pensato di sostituire ad un unico condutto- re di grande diametro due, tre, quattro, n conduttori di diametro pitt piccolo posti ai vertici di un poligono regolare. E nata cosi la tecnica dei conduttori multipli dal cui studio sono risultate soluzioni pit: vantaggiose per i problemi che si presentano nelle grandi linee di tra- smissione. Un conduttore multiplo ha i singoli conduttori di fase costituiti da due o pitt conduttori elementari che, disposti simmetricamente rispetto all’asse, vengono mantenuti ad una determi- nata distanza uno rispetto all'altro (fig. 1.4). Oo Oo O GO SF © Fig. 14 — Disposisioni di conduttor! multipi (hint, trinati, quadrinati) In generale un conduttore multiplo si suole designare nel modo seguente: n+ 2rla-S dove: n= numero dei conduttori elementari che realizzano un conduttore di fase; 1 = raggio del conduttore elementare (mm); a= distanza minima fra due conduttori elementari (mm); S= sezione effettiva totale del fascio che costituisce un conduttore di fase in mm?. Cosi ad es. un conduttore del tipo 4 - 22,80/400-1228 é costituito da 4 conduttori cia- scuno di 22,80 mm di diametro, la cui minima distanza @ di 400 mm e la cui sezione globale effettiva & di 1228 mm’. I principali vantaggi che si ottengono con limpiego dei conduttori multipli sono i seguenti: a) aumento della capacita di servizio; b) diminuzione dell induttanza di servizio; c) diminuzione dell’impedenza caratteristica Z. (vedi Cap. II); d) possibilita di aumentare rispetto ai conduttori unici la corrente ¢ la tensione di trasporto; e) riduzione, a parita di palo ¢ di sezione totale dei conduttori, del valore massimo del campo elettrostatico al contorno; f) possibilita di ridurre convenientemente le perdite per effetto corona e i disturbi alle radio-comunicazioni. Si osservi infatti che: Con riferimento a quanto considerato in a) 6) c) quando una linea é equipaggiata con conduttori multipli nelle formule relative alla induttanza e capacita di servizio [1.2] e [1.5] bisogna sostituire al raggio esterno del conduttore il raggio equivalente del fascio R;_ forni- to dalla relazione: il a) 3 7 2425/000 ¢) H 3425/400 qd) 4125/400 Fig. 1.5 ~ Andamento del campo clettrico per conduttori unici (a) e per conduttori multipli (b,e,d). 12 dove r; é il raggio della circonferenza cui appartengono i centri degli » conduttori elemen- tari ¢ r* rappresenta il raggio r del conduttore elementare per il calcolo della capacita di servizio; mentre é uguale a 0,8 - r per il calcolo della induttanza di servizio. Da cid deriva che la sostituzione di ciascun conduttore di fase con un fascio di eguale sezione complessi- va comporta un aumento della capacita di servizio e una riduzione della induttanza di ser- vizio e quindi una sensibile riduzione di Z.. Per quanto considerato in d) e) f) si ricordi il migliore comportamento termico di un fascio di conduttori rispetto a un conduttore unico di pari sezione complessiva ¢ il pid favorevole an- damento del campo elettrico dei conduttori multipli rispetto a quello di un conduttore unico. Infatti, il campo elettrico al contorno di un conduttore unico dipende dalla carica elet- trica da esso posseduta ed @ uniforme lungo tutto il suo contorno, mentre per conduttori multipli il campo di ogni conduttore elementare @ la somma di due termini, uno dipende dalla carica propria e Paltro da quella dei restanti conduttori del fascio. Ne segue che l’in- tensita in questo caso & pitt piccola di quella che si ha con un conduttore unico. Come ri- sulta dalla fig. 1.5, che da l'andamento del campo elettrico al contorno di conduttori unici e multipli, il gradiente di tensione in questi ultimi non é uniforme ma varia da un minimo in corrispondenza dall’asse del fascio ad un massimo in corrispondenza dei punti esterni. Nel caso di un fascio di m conduttori aventi raggio r ¢ interdistanza «a» si trova che la massima intensita del campo elettrico al contorno vale: whale x] 10° [kV/cm] 1.15] a incui V, = tensione concatenata in kV, c capacita di servizio (calcolata come visto sopra), K = coefficiente che dipende dal numero dei conduttori elementari del fascio. (Tab. 1.1) (Tab. 1.1) a 2 2 4 K 7 3,48 4,24 La verifica del fenomeno corona nel caso di conduttori multipli non é pitt effettuabile a mezzo della [1.12] che @ stata ricavata per conduttori unici e pertanto la massima tensione che il sisterna pus assumere si deduce dal confronto fra il gradiente massimo E, (dato dalla [1.15)) con il gradiente critico (dato dalla {1.10]). Deve essere E, t Fig. 1.14 - Andamento della temperatura durante il transitorio di raffreddamento di un conduttore 28 avendo posto 0, = temperatura ambiente (ritenuta costante) e @) = temperatura di regime. Il conduttore raggiunge la temperatura di regime ®) dopo un tempo T*= 4+5 la costante di tempo termica T. Questa, che viene fornita dai costruttori, varia con la sezione dei cavie pud raggiungere tempi anche rilevanti.” Nel caso in cui il cavo venga fatto funzionare con regimi intermittenti, la stessa sovratemperatura si raggiunge con una corrente I* pitt clevata di quella I, di regime continuativo. Il coefficiente di sovraccarico K sara dunque: I* = KI, (1.49] Nel caso in cui il regime transitorio sia caratterizzato da un periodo di funzionamento T, minore di T*, seguito da un periodo di riposo sufficientemente lungo da assicurare il ripristino delle condizioni di riposo del cavo (fig. 1.15), il coefficiente K vale [1.50] a 1-eT Nel caso in cui si abbia invece un regime intermittente che non consenta al cavo di ritor- nare alla temperatura iniziale (fig. 1.16), se si indica con T, la fase di funzionamento, con T; la fase di riposo e con T, la somma di T, e T, si avra: [= T Viet Si rinvia alla letteratura specializzata per un approfondimento delle espressioni ora ripor- tate. Per elettrodotti in A.T. e A.A.T., normalmente realizzati con conduttori nudi pud essere utile conoscere la massima portata ammissibile, per temperature ambiente ridotte (ad esempio inferiori a 10 °C) e quindi per sovratemperature molto pitt grandi della norma (60 + 70°). Infatti in condizioni di emergenza, che si verifichino ad esempio durante il periodo invernale, una linea pué essere caricata pit del previsto ammettendosi in questo caso cadute di tensione ¢ perdite piuttosto elevate. Per eseguire queste valutazioni con relazioni pit approssimate della [1.43] si possono utilizzare le relazioni di Shuring e Frick, che partono dalla eguaglianza tra perdite ohmiche (PR) e calore disperso per convezione (W,) ¢ irraggiamento (W,) per unita di lunghezza superficie: (1.51) PR=W.+W, 1.52] Posto: 0, = temperatura ambiente ee A@ = sovratemperatura tra conduttore e aria ambiente °C (*) Per cavi AT. interrati con una corrente pari alla portata il regime si raggiunge in 10+15 ore; se in aria in 345 ore; se entro una tubazione in tempi intermedi. 29 Fig. 1.15 - Andamento della temperatura durante il funzionamento con carico intermittente con T, < T* con i ripristino delle condizioni di riposo, 8 qT Tr +--+ ——> > —_——— —> 7 ® Fig. 1.16 ~ Andamento della temperatura durante il funzionamento con carico intermittente senza il ripristi- no delle condizioni di riposo. 30 T = [0, + A@] +273 °C ok D = diametro circoscritto del conduttore in cm R = resistenza elettrica di 1 km di conduttore, con R = Ray [1 + @At] dove Até la differenza fra la temperatura del conduttore e 20 °C (temperatura di riferimento per la resistenza). Si ha: 7) W, =2,85 (zis) (5) [Wien] [1.53] VP-v 0 ea [2 3] (Wiem?] 154) P= pressione dell’aria [kg/cm?] v =velocita del vento [km/h] Per P=1;v=2siha 1,41 A6 W. = 0,000316 | is Tp (Wen?) (1.55] Sulla base della [1.52] si ha in queste ipotesi: [A] [1.56] Nelle figg. 1.17 che seguono, per le sezioni adoperate di conduttori di All.-Acc., vengono fornite le portate ammissibili in funzione della temperatura dei conduttori e della temperature ambiente, per P = 1, » = 2. B) Criterio della massima perdita ammissibile Per gli clettrodotti pid importanti é necessario contenere entro un valore programmato la massima perdita P% (circa il 5%), Per una linea trifase, lunga L (km) che abbia un catico pari a P (MW) con dato cos @ € con tensione concatenata V (kV) all’arrivo, nell'ipotesi di avere conduttori che presentino una resistiviti p (2 mm*/km) e che si trascuri l'ammettenza trasversale si pud scrivere: AP BRP? pPL tl =100-8= =100- oo 57) P% = 100-5 = 100-5 = 100 SViEEiG da cui immediatamente si ricava la sezione $ (mm?) che soddisfa quanto prefissato C) Criterio del massimo tornaconto economico Gia nel Vol I - Parte I si @ notato, che criteri economici, che permettano di operare delle scelte, debbano essere sempre tenuti presenti dal progettista di impianti elettrici. In questo ambito é molto interessante determinare per ogni linea aerea quale é la sua sezione di massi- mo tornaconto economico, Nel caso di una linea aerea con carico di estremita, la variazione TCA) 1200 1100 Diametro del conduttore 22,8 mm, 1000 900 00 700 600 $00 400 500 200 100 hese ems ee eer eee eM CMa 1a) 1200 6 amb. (° C) 5 1100 10 i 5 1000 Diametro del conduttore 26,9 mm. 20 ee 900 30 35 a 40 45 700 50 55 600 500 400 300 200 100 5 20 2 3 3 wo 45 50 55 6D 6 70 75 BO Ly (oc) Fig. 1.17a,b ~ Portata in ampere per conduttori di All. Ace. al variate della temperatura ambiente 31 32 ce) 1(A) © amb. 5 10 1200 9 20 1100 o ca Diametro del conduttore 29,3 mm. 30 35 900 a 45 800 50 55 700 600 500 400 300 200 100 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80 8 cond. (2 ©) Bea ec) TOA) ( eccare 3 on 25 1200 Diametro del conduttore 31,5 mm. basl 1100 se 40 1000 45 00 teu 55 800 700 600 500 400 300 200 15 2 25 30 35 40 45 50 55 6O 6} 7m 75 BN eo 8 cond Fig. 1.17ed ~ Portata in ampere per conduttori di All. Acc. al variare della temperatura ambiente 33 del costo con la sezione del conduttore non dipende solo da questa ma anche dalle modifi- cazioni risultanti, in dipendenza dalla tensione, nei sostegni, negli accessori ¢ nel tipo di isolatore, Si pud ammettere che la legge di costo sia del tipo (*): C=a+bS+cV {1.58] dove a, be c sono delle costanti, 5 @ la sezione del conduttore eV @ la tensione. Tenuto conto che di tale costo C @ significativa, per l'operazione di ottimizzazione che si vuole qui effettua- re, solo la aliquota variabile con S, si potra scrivere per 'onere patrimoniale annuo della linea: C= OS 0% + a%) =anLbcS é% + a%) (1.59) dove a é un coefficiente che tiene conto di oneri aggiuntivi a quelli del conduttore impiegato; nil numero dei conduttori della linea; L Ia loro lunghezza; 8 il loro peso specifico; 1% il costo del denaro; 2% la quota di ammortamento; c il costo unitario del conduttore in opera. Il costo dell’energia perduta in un anno (**), indicando con 4 il numero di ore di utiliz~ zazione della massima potenza perduta e con c’ il costo del kWh, vale: Clan = Ppbe (1.60] s La sezione di massimo tornaconto & quella per la quale C*, + C*) & minimo, cioé quella per la quale la derivata di C*, + C*; rispetto a S é nulla e la derivata seconda é positiva. Pet tale sezione (legge di Lord Kelvin) i due oneri si eguagliano (fig. 1.18). Pertanto la sezione di massimo tornaconto si ha quando l’onere patrimoniale annuo della linea & pari al costo delle perdite che si sono verificate. Effettuando le operazioni suddette si ottiene: oo eee (1.61) on "a8 (7% 44%) La sezione da adottare sara quella normalizzata pit prossima in eccesso alla 5,, cosi ottenuta. Tenuto conto che la curva che da gli oneri totali in funzione della sezio- ne si presenta in prossimita del minimo abbastanza ap- piattita, scostamenti non troppo grandi intorno a S., non allontanano praticamen- te la soluzione da quella di massima economia. Fig. 1.18 ~ Andamento della curva di costo totale C*. (*) Per i sistiemi di distribuzionc (MT e bt) per i livelli di tensione unificati alla espressione 1.58 si da di solito la forma C,= a + BS, (**) Si ammette che Venergia perduta resti costante negli N anni di vita utile previsti per la linea. 34 II problema della determinazione della sezione di massimo tornaconto di una linea nella realta non @ cosi semplice poiché si incontra una certa difficolta ad attribuire un costo ef- fettivo ai kWh perduti in quanto questo é funzione delle perdite. Da studi fatti sull’argo- mento peré risulta che, in prima approssimazione, tale costo pud essere apprezzato fissan- do un costo medio dell’energia fornita all’ingresso della linea in esame. Per i conduttori di Alluminio-Acciaio si ammettono densita di corrente di massimo torna- conto economico, per il pieno carico, di circa 0,7+1A/mm?. Dalla [1.61] si rileva infine che le densita di corrente di massimo tornaconto sono pit: grandi per linee a utilizzazione pitt modesta (b diventa pit piccolo) che per quelle per le quali il catico medio si avvicina al pieno carico. Se nella [1.58] si pone S = S.,, il costo della linea riferito a una data potenza trasmessa si pud scrivere: (1.62] de im S. . pa ee cos p= cost 3 cos iT Se si vuole ottimizzare questo costo nei confronti della tensione si ottien dC, Z ¢ —1 =-—h+==0 aye tp [1.63] da cui risulta VavP 0 V?9P [1.64] Pertanto si ottiene che adottando un conduttore con una sezione tale da presentare la densita di corrente di massima economia, la potenza trasmissibile economicamente @ propor- zionale al quadrato della tensione. Per i sistemi ad A.T. e A.A.T. questa potenza é prossima a quella caratteristica (vedi Cap. ID. Per tali sistemi sono stati unificati in Italia i tipi di conduttori adoperabili. Conduttori unificati per linee A.T. (Tab. 1.2) Tensione Materiale Tipo Diametro| Sezione nominale_kV : nn meee 380 All.-Ace. Multiplo 4x22,80 45307 380 » » 3x26,90 3x428 380 > > 3%31,50 3585 220 >» » 2x31,50 2x585 220 > unico 26,90 428 220 » » 29,30 508 130 » » 15,85 148 130 > > 22,80 307 CAPITOLO IT LE LINEE DI TRASMISSIONE D’ENERGIA ELETTRICA 2.1 Equazioni in regime sinusoidale permanente di una linea di trasmissione di energi Quadripoli equivalenti. Nei corsi di elettrotecnica é stato analizzato in generale il problema della propagazione della tensione e della corrente su una linea di trasmissione d’energia. Qui viene riproposto tale esame per una lunga linea aerea trasposta (simmetrica) avente come costanti fondamentali r, /, g, c, eccitata da un sistema di tensioni sinusoidali simmetrico € percorsa da un sistema equilibrato di correnti. Si fara riferimento a una fase del sistema (*) ¢ si considerera un elemento di lunghezza infinitesima dx assumendo come origine delle ascisse il terminale di partenza e come verso positivo quello dalla partenza all'arrivo. Richiamando in parte concetti gid noti si ha che que- sto elementino di linea pud essere schematizzato con il quadripolo elementare di fig. 2.1 aven- te come parametri longitudinali una resistenza rdx e una reattanza @/dx e come parametti trasversali una suscettanza @edx e una conduttanza gdx. Fig. 2.1 ~ Quadripolo equivalente ad un tratto ele- mentare di linea. Se E ed I sono i fasori rappresentativi della tensione e della corrente della linea, si pud () Si ricorda che nelle ipotesi fatte ciascuna delle tre fasi & rappresentata da un circuito uguale & indipendente dagli altri. Per le linee in esame (trifasi) il conduttore di ritorno ha impedenza nulla in quanto il circuito si chiude attraverso le altre due fasi 36 scrivere: (rdx+joldx)I (2.1) ar dE 1-[todl.as) (eaves actn(BoZE a] da cui semplificando e trascurando gli infinitesimi del secondo ordine si ha: E cae 2 +jol)l=zi : (22] dl oe ~ Farle riod B=j3E t=(r +/o/)ep=(g +/oc) impedenza e ammettenza per unita di lunghezza della linea. Derivando la prima delle [2.2] rispetto a x e sostituendo jE a — 41. siha: x e analogamente a Posto = 2} equindi B= Jz =\(r+ fol) (¢+joc)=B, +/B>,5i ba: PE» at =p’E =p [23] a oe che rappresentano due equazioni differenziali ordinarie omogenee del 2° ordine. B viene denominata costante di propagazione della linea; B, @ la costante di attenuazione e B, é la costante di fase o di distorsione (*). Integrando le [2.3] si ha: E=K,e™ +R,e™ fe ee [2.4] 1=Kye+K,e™ (*) Per il loro significato vedi il successivo paragrafo 2.3. 37 Le costanti di integrazione K,,K,,K,,K, vengono determinate a mezzo delle due re- lazioni [2.2] e di due condizioni ai limiti. Si ha infatti derivando la seconda delle [2.4] cam- biata di segno: Be“ —~K Be" e perle [2.2] KBeF -K,fe™ = (ge joofKe® +Kye™] Definendo impedenza caratteristica Z., il rapporto: eae ane (g+ fac) siha = KB=(gtjoc)K, ; -K,B=(g+joo)K, Le [2.4] possono allora scriversi: B-Re®aRe* [2.5] 1 (Re Kye) Posto quindi per x = o B= E, ; =I, siha: B=R+R, 21,=R.-R cosi pabtth yA N-2h parte | Ke si ha quindi [2.6] Ricordando che 38 ette™ cosh x= =e sinh x si ha: B =Eycos b Be -Z.i,sin b Br (2.6'] I =I,cosh Bx— 5+ sin b Bx In particolare per tutta la lunghezza L della linea si ha E, = E,cos h BL-Z_1,sin h BL = E,cosh0-Z_I, sin b @ [2.7] E, sinh ® T,cos h 8~ dove 8 =BL si definisce angolo complesso della linea ¢ vale ovviamente: O=\ (r+ fol)L(g+ joc)L=VZ-Y dove Z=iL e Y=4L sono la impedenza e la ammettenza dell’intera linea. Per conoscere la distribuzione della tensione e della corrente lungo la linea, quando sono note le grandezze all’artivo, si possono sempre utilizzare le [2.6] con l’accorgimento di sostituire a E, e I,, E, € I; e di cambiare il segno a «x», in quanto le distanze sono ora computate dall’arrivo. Si avra pertanto: (2.8] ¢ per tutta la lunghezza della linea: E, =E, cosb +2. 1, sinb 8 2.8") (*) 1, =1, cosh 0+(Ey/Z,) sinh ® a che in forma compatta possono scriversi: E, = AE, +BI, a [2.8"] 1, =CE, +Di, (*) Le [2.8'] e [2.8"] sono le relazioni pitt adoperate nel calcolo delle linee in quanto di norma sono date le condizioni in arrivo, 39 La linea pud quindi rappresentarsi a mezzo di un quadripolo avente i seguenti parametri: sinh ® sin b 8 il che significa che la linea @ un quadripolo passivo reciproco AD BC = | e simmetrico A=D (fig. 2.2). Nelle linee di trasmissione ad A.T. gli elementi dissipativi re g hanno valore molto mode- sto rispetto a quelli reattivi e pertanto la considerazione delle linee senza perdite permette di trarre in modo semplice alcune interessanti conclusioni aventi validita generale. Nella ipotesi che r=0eg=0 siha: B= (70!) (joc) =jo vie 7B, tenuto conto che per una generica variabile reale Z coshjZ si ha dalle [2.6') cosZ ee sin hjZ = jsinZ E = Ecos B,x- jZ_1,sin Byx Fig, 2.2 - Quadripolo di equivalente di una linea E [2.9] T= Teos B,x— j ph sin Bx dalle quali si nota che fensione e corrente variano armonicamente lungo la linea rispetto alla coordinata x. La lunghezza per la quale dette funzioni completano un ciclo (che si ottiene per quella coordinata 2 per la quale B,A = 2n), si chiama lunghezza d’onda e pud esprimersi come 2x 2n B. wie [2.10] Per linee aeree di trasporto ad A.T. a 50 Hz, tenuto conto dei valori di «/» e «e» pre- senti, 4 = 6,000 km. La velocita con cui la tensione (corrente) si propaga su una linea di lunghezza pari a A oe v=% ee rs—ssssss—ssssC on paria sia quindi Y_2n @ (2.11) i € vale 300,000 Km/s. (*). T B, 28 B, we Vc (*) Per una linea con perdite 2 ¢ » hanno valori leggermente inferiori. 40 Sempre nell’ipotesi di linea senza perdite, dalla prima equazione delle [2.6] si ha: ZL, Ei-2Ih po = Posto poiché E, e I, sono espressi in valori efficaci, il valore istantaneo della tensione di un gene- rico punto della linea distante x dall origine si pud scrivere: e= V2E,, sin (or+y, -B,x)+V2E,, sin (or+7, +B,x) it avendo posto E, sull’asse reale e indicato con y, € 7 le fasi Ey ¢ Ey Si conferma pertanto che: la tensione (e analogamente la corrente) si propaga a mezzo di due onde sinusoidali una drretta e una riflessa (0 una progressiva e una regressiva) e che in ogni suo punto il valore istantaneo della tensione é costituito dalla somma di due termini come sopra specificato. Nel caso di linee con perdite bisogna tenere conto degli esponenziali: ¢®* ee" di cui il primo trasforma l'onda diretta in una sinusoide smorzata, il secondo I’onda riflessa in una sinusoide esaltata. Da quanto qui esposto in base alla seconda delle [2.6] risulta che ad ogni onda di ten- sione corrisponde un'onda di corrente, dividendo ogni membro per Z, ¢ che le due onde di corrente si sottraggono. Si @ gia visto che una linea pud essere rappresentata a mezzo di un quadripolo passivo, re- ciproco e simmetrico rappresentabile con tre impedenze, di cui due fra loro uguali, in quan- to i suoi quattro parametri sono legati dalle relazioni: =1e A=D.Tale quadri- polo puéd essere quindi un circuito a p oa T. Le impedenze e ammettenze risultanti hanno i valori riportati in fig 2.3a. Se si studia ’equivalenza fra una linea senza perdite e il quadripolo a r di fig. 2.3.5, si ha in particolare: 1, =E,(2¥+ZY7)+1,0+Z2Y cos B,L=14+Z¥ jZ, sin, L=Z 7 ; sin B,L=2¥ +ZY? 41 Ze iE 7 = Fy, sin Bs _ cosB,L- 1 GZ, sin By L a T : T Fig, 234 Quadripoli equivalenti a xe a T di una linea. Fig. 2.3.2 ~ Quadripolo a x. 2 if tenuto conto che B= 5" + Bp L= 3-2 e quindi: se la linea é sufficientemente corta: iL L. [2.13] a quindi per la (2.10] 42 In tale caso l'impedenza in serie si ottiene moltiplicando la reattanza longitudinale per la intera lunghezza della linea e analogamente l'ammettenza trasversale che viene divisa in parti uguali (fig. 2.4). Lapprossimazione (2.13] é legittima per linee suf- JFicientemente corte rispetto alla lunghezza d'onda. Ad es. per una linea lunga 60 km me In tali casi i parametri della linea possono essere Fig. 2.4 - Quadripolo equivalente a una : : Tl considerati come concentrati. linea corta. 2.2. Quadripoli equivalenti a sistemi in cui @ inserita una linea di trasmissione Nel paragrafo precedente sono stati forniti i parametri di quadripoli equivalenti a Te x per una linea di trasmissione. Qui verranno esaminati i casi in cui la linea cosi rappresentata faccia parte di un sistema. a) Quadripolo equivalente alla cascata di un bipolo e di un quadripolo passivo (generatore + linea 0 generatore + trasformatore) fig. 2.5) <1 Fig. 2.5 ~ Quadripolo equivalente alla cascata di bipolo e di un quadripolo passivo. Siha 5-[Kye™-K, e*] che da: ¢ K, oe +K, e™ =K,e™ R, et valida solo se R; = 0. Dalle [2.5] si ha ancora che per x = 0 (nellipotesi che R, = 0), Ki = B, quindi: [2.17] Una linea chiusa sull’impedenza caratteristica comporta quindi la sparizione di un ter- mine dalle equazioni che rappresentano la propagazione sulla linea. Fisicamente cid corti- sponde alla mancanza dell’onda riflessa. La linea si comporta come se fosse infinitamente hunga La considerazione di una linea chiusa sull’impedenza caratteristica permette di defini- re in modo pit appropriato la stessa impedenza caratteristica ela costante di propagazione di una linea. Z, pud essere infatti fisicamente definita [vedi le 2.17] come il rapporto fra la tensio- 45 ne ¢ la corrente di un punto qualsiasi di una linea chiusa su un carico pari a VZ7Y . In base alle [2.17] f @ invece V'indice della variazione globale della tensione (corren- te) lungo 1 km di linea supposta sempre chiusa su un carico pari a VZ/Y Tenendo conto che la prima delle [2.17] pus scriversi: E=Eet. cite si ha: B, = costante di attenuazione, é la parte reale di B ed é il logaritmo naturale del rapporto fra ivalori numerici della tensione (corrente) in due punti della linea distanti fra loro 1 km, supponendo sempre la linea chiusa su Z.. Il suo valore numerico vale: B: = costante di fase o di distorsione, @ il coefficiente dell’unita immaginaria di B e rappresenta Yangolo in radianti fra i vettori della tensione (corrente) in due punti della linea distanti fra loro 1 km, supposta sempre la linea chiusa su Z.. II suo valore numerico vale: Si ha infatti Le [2.17] interpretate graficamente mostrano che gli estremi dei vettori E ed 7 descrivo- no al variare di x una spirale logaritmica decrescente (tenuto conto del segno di 8) fig. 2.7’). Per B,x = 2m il fasore E (I) compie una escursione completa e quindi, come gia é noto, | 2 Dalle (2.17] si ha, come si gia notato, che in ogni punto della linea cio? tensione e corrente hanno ampiezze in rapporto costante pari al modulo di 2. e sfasa- mento pati all'argomento della stessa. La linea funziona quindi in questo caso a cos @ = costante ¢ poiché l’'argomento di Z. nelle linee aeree & negativo, la corrente @ in anticipo sulla tensione in ogni punto della linea, Bx & < 0, in quanto largomento di Zé piti piccolo di quello di 7. B.. per le normali linee di trasmissione, @ molto piccolo (per linee a 220 kV = -5°), trascurando le perdite & = 0. Langolo 6 fra la tensione in partenza ¢ quella in arrivo vale per queste condizioni di funzionamento ®, L, mentre per le altre condizioni esso @ ’argomento del numero comples- so E, (posto E, sull’asse reale) ¢ dipende oltre che dalle caratteristiche e dalla lunghezza della linea anche dalla corrente I. 46 Xeh3/t Fig. 2.7' - Diagrammi polari della tensione ¢ della corrente per una linea acrea con perdite che trasporta la po- tenza caratteristica, La potenza complessa all’arrivo A; <-Be prende il nome di potenza caratteristica o naturale. Le potenze attiva e reattiva in arrivo valgono EB 2 P,==2cosB,, © Q,=-—2sinB, aya 7 2 Si osservi che tenuto conto del segno di Bx, Q. é positivo. Le perdite di potenza reattiva valgono Q,-Q,= (EFF) Pe in quanto anche in partenza (E, /Z,)=1,- sin B® molto piccolo, la costante di attenuazione pure e quindi Q, - Q, [2.18] (2.18'] 47 Fig. 27" ~ Diagrammi polari della tensione e della corrente per una linea aerea senza perdite che trasporva la potenza naturale, Per le linee senza perdite la c.d.t. e il consumo di potenza reattiva sono nulle. Nella fig. 2.7" si vede come si modificano i diagrammi polari della tensione ¢ della corrente in una linea senza perdite. Nella tabella che segue si forniscono, per diverse tensioni di eserci- zio, i valori delle impedenze e potenze caratteristiche. Impedenza e potenza caratteristica di linee AT. e AAT. (Tab. 2.1) Tensione Conduttori Impedenza Potenza trifase nominale di ciascuna fase caratteristica caratteristica Q MW 130 1 400 42 150 it 400 56 220 1 400 120 220 2 300 160 380 3 265 545 760 4 265 2180 1500 8 225 10000 aoe 208 30000 2500 Sembra interessante rimarcare che, se si interviene sulle caratteristiche delle linee, in particolare sulla loro induttanza e capacita chilometrica, inserendo in modo il pit: possibile uniforme capacitd in serie e induttanze in derivazione, si varia la loro impedenza Z, ¢ per- tanto la loro potenza naturale. Questa opportunita consente di estendere a linee chiuse su un carico P, diverso da P., le proprieta illustrate per le linee che trasportano la potenza na- turale. Se infatti per una linea senza perdite P = KP., dovra modificarsi Z, in un valore Z', 48 (impedenza caratteristica virtuale) in modo da soddisfare la relazione seguente: Ea Ba4.7, Poke [2.19] Tale variazione della impedenza carattetistica si pud ottenere inserendo opportuni com- pensatori sulla linea a distanze opportune gli uni dagli altri (ad esempio ogni 100-150 km) (vedi 2.8 e Cap. VID). Per il calcolo di questi elementi la linea si considera come una casca- ta din cellulea noaT. 2.4 Linea a vuoto e in cotto circuito Per una linea aperta alla estremita di arrivo (a yuoto), I, = 0; le [2.8] diventano: E, ote Es ; (2.20) [2.21] Queste telazioni sono della stessa forma delle [2.20] solo che tensioni e correnti sono scambiate fra di loro. Fig. 2.8' - Diagramma polare della tensione per una linea aerea a vuoto o della corrente per una linea aerea in corto circuito, 49 Nelle figg. 2.8' ¢ 2.8", 2.9" ¢ 2.9", 2.10 si riportano i diagrammi polari (*) di una linea per le condizioni di funzionamento sopra riportate. Fig. 2.8" - Diagramma polare della tensione per una linea acrea senza perdite a vuoto. Fig. 2.9' - Diagramma polare della corren te per una linea aerea a yuoto va | Fig. 2.9" — Diageamma polare del- la corrente per una linea aerea sen- za perdite a vuoto. Fig. 2.10 - Diagramma polare della tensione per una linea aerea in corto circuito. ( Siricorda che un vettore moltiplicato per un esponenziale complesso si sposta su una spirale logaritmi- ca nella sua rappresentazione in coordinate polari 50 Nella ipotesi di linee senza perdite, se la linea & aperta alla estremita di arrivo, dalle (2.811 (L, = 0) si ha: E, =E, cos B, L I, e sin B, L o anche i E, sinB,L 17. cosB,L Le [2.911 valgono allora =. : L E=Fosp, x4, ee Bx (2.22] ¢ analogamente Le [2.22] nelle ipotesi fate (linee senza perdite) permettono di svolgere alcune inte- ressanti considerazioni: — Latensione in un generico punto di ascissa «x», tra 0 € 1/4, @ in fase con quella impo- sta all’origine; la corrente @ invece in quadratura. (*) — La tensione ¢ la corrente variano con legge cosinusoidale e sinusoidale lungo la linea, presentando nodi (punti di annullamento) ¢ ventri (punti di massimo) distanti fra di loro 2 (**), Si é in presenza pertanto di onde staztonarie, anche se forse non é legittimo parlarne in quanto la lunghezza delle linee di energia & in genere modesta rispetto alla Tunghezza d’onda. Riprendendo in esame le [2.22] si ottiene che la tensione in arrivo vale: E. E, (2.231 cos BL e pertanto le linee aventi lunghezza tale che B, L sia compreso fra 0 € 1/2, cioé per L com- preso fra 0 ¢ 4/4, cos By L varia fra 1 ¢ 0 ¢ la tensione in artivo tende a diventare sempre pitt grande di quella in partenza. (*) Tali conclusioni si giustificano facilmente con la considerazione che le spirali delle figg, 2.8 € 2.9, per linee senza perdite si trasformano in cisconferenze. (*)Infatt, se @ vero quanto asserito, indicando con x € 2 le ascisse di due punti in cui £ ha identico valore efficace e fase siha: 6 ,(L—x,)~B)(L—x>) = 2m; By(xy -¥,) = 2m Qn By xy x 51 2.5 Linea con lunghezza pari a 1/4 e 1/2 della lunghezza d’onda 4 A) Linea W4 Se si suppone la linea senza perdite nell'ipotesi che L = VA, © [2.8'] diventano: jn/2 ¢ pertanto le i241, =i BBL (2.24) Zr eet: Pertanto: — se la corrente in partenza é costante, @ costante la tensione in arrivo e sfasata di 90° in ritardo rispetto a I; — se la tensione in partenza é costante, é costante la corrente in arrivo che é sfasata di 90° in ritardo rispetto a E, La linea quarto d’onda converte tensione costante in corrente’ costante e viceversa. A vuoto si verifica quanto visto nel paragrafo precedente: per tensione in partenza costante si avrebbe all'arrivo una tensione cosi elevata da rendere impossibile la regolazione. Trascuran- do le perdite, tale tensione tende a diventare infinitamente grande (risonanza quarto d'onda). Il fenomeno descritto (effetto Ferranti) non presenta particolari problemi a 50 Hz in quanto, per questa frequenza, si ha una lunghezza di 1500 km, che é molto pitt grande del- le lunghezze delle attuali linee di trasporto di energia elettrica. Per frequenze pit elevate, la lunghezza 2/4 si riduce via via (500 km per 150 Hz; 300 km per 250 Hz; ...) e quindi in presenza di armoniche tale fenomeno pué presentarsi pericolosamente. B) Linea 2/2 Se si suppone la linea senza perdite, nell’ipotesi che L = 2/2, @ = jx ¢ pertanto le [2.8'] diventano: E,=-E, =-f [2.25] Si deduce pertanto: ~ Per qualsiasi condizione di carico, tensione ¢ corrente in partenza sono sempre uguali (sfasate di 180°) a quelle di arrivo. | — Si ha Puguaglianza delle potenze complesse all’arrivo ¢ alla partenza E,l, = E,l, ¢ quin- di la linea non assorbe né produce potenza reattiva (I’'uguaglianza delle potenze attive agli estremi é scontata, essendosi trascurate le perdite). Nel funzionamento a vuoto, non si veri- fica I'effetto Ferranti né l’autoeccitazione degli alternatori (vedi Cap. X). ~Siha una notevole stabilita di trasmissione, pari a quella di un sistema connesso direttamen- te a un generatore di potenza infinita (vedi Cap. XII). 2.6 Calcolazione elettrica delle linee di trasmissione in regime permanente sinusoidale Nei paragrafi che seguono si fara riferimento, per quello che riguarda in particolare valori numerici ¢ diagrammi, a linee aeree di trasmissione. 52 Nel paragrafo 2.7 verranno fatte alcune considerazioni specifiche relativamente ai cavi Le [2.9] permettono di calcolare E ed Ia un estremo quando siano note tali quantita all'altro estremo. fe Di [2.26] =AI,-CE, dove (impedenza caratteristica) (2.27] (angolo com plesso della linea) 0 anche =4a,+ja,=A ZB, , + 7b, =B LB, C=e,4+je,=CZB, D=d,+jd,=D Zp, [2.28] Il vettore A é la tensione in partenza a vuoto (I, = 0) per E, = 1; a; ¢ a; sono <1, Al limite, per linee corte, a; = 1; a = 0. Bé la tensione in partenza per linee in c.c. (E, = 0) eT, = 1. Si ha sempre b, < Re by < X. Per linee corte b, = R; &: = X. Cé la corrente in partenza per E, = 1 e linea a vuoto (J, = 0). Per G molto piccolo (line aeree), ¢; < 0; normalmente si ha pure ¢ < G, @ < B, Per linee corte ¢, = 2 = 0. I cosh e sinh si possono calcolare: a) a mezzo di tavole di funzioni iperboliche complesse (Kennelly); 5) a mezzo delle relazioni: cosh B= cos h (9;+ j 92) = cosh ¥; cos 0, + j sinh 0; sin Be sinh B = sinh (8+ 702) = sinh ®, cos 9, + j cosh ¥, sin 92 [2.29] ©) amezzo dello sviluppo in serie delle funzioni iperboliche arrestando lo sviluppo a un certo termine. (per le linee aeree ad es. al I fino a circa L = 100 km; al II fino a L = 400 km; al IIL oltre 400 km). Questo tipo di espressione é la pid idonea al calcolo automatico: a7 [2.30] Per linee senza perdite: 0=79,=joL Vic Z.=VI/¢ A =coshj,=cosd,=cos@L Vie B, = (231) B= jZ, sinoL Vic B= Cais sinol Vic ee = iz sinol Vie B.=5 2.6.1 Diagramma vettoriale della linea Il diagramma vettoriale della linea (Baum ¢ Petrine) partendo da una interpretazione grafica delle [2.26] permette di esaminare agevolmente il comportamento di una linea al va- riare delle sue condizioni di esercizio all’arrivo (potenza attiva e reattiva all’arrivo) (fig. 2.11). Si suppone E, = cost ¢ posta sull’asse reale ¢ T, in fase con E,. Quando E; = cost il punto Q @ fisso; al variare del carico in uscita si modifica il trian- golo ORS. Se cos @ = cost = 1 e varia I, in modulo ci si sposta sulla retta QS. SeT, = cost e varia il cos @ il triangolo suddetto ruota intorno a Q di un angolo pari alla variazione di @. Il nuovo triangolo sara QR,S;. I raggi QS, QS; ... corrispondono ai diversi valori del cos @ in arrivo. 1 segmenti QS; sono proporzionali a I; e avendosi E; = cost sono proporzionali alla po- tenza apparente, la proiezione di QS; su QS sara pertanto proporzionale alla P (potenza at- tiva) ¢ analogamente Ia proiezione sulla normale a QS sara proporzionale a Q (potenza re- 54 2.11 — Diagramma delle tensioni per una linea aetea. attiva). A destra si avra catico induttivo; a sinistra carico capacitivo. Possono poi considerarsi cerchi con centro in 0 con raggi (0,8 Es; 0,9 Ey; 1 Ey, 1.1 Es.) multipli di E,. Il diagramma viene opportunamente graduato per leggere pit facilmente le grandezze di interesse (fig. 2.12 ¢ 2.12’). Un diagramma analogo si costruisce per le correnti, con Vavvertenza che la scala della potenza risulti uguale nei due diagrammi.’La scala delle correnti deve essere tale che Bi, [incm]=Di, [in em) Di solito si fissa a scala delle tensioni: 1 cm = K volt. a ‘ ampere (nel diagramma delle tensioni); 2 B Be scala delle potenze: K —* voltampere (nei due diagrammi.) scala delle correnti: K = ampere (nel diagramma delle correnti) Per comodita si fa spesso riferimento a tensioni concatenate e a potenze trifasi, mentre le correnti si riferiscono sempre a una fase. In questo caso la prima delle [2.26] va moltipli- cata per 3. Posto V, = v3 E, Scala delle tensioni: 1 cm = & volt Scala delle correnti: 1 em = [75 ampere (nel diagramma delle tensioni) kD Scala delle correntis 1 em = “75 ampere (nel diagramma delle cozrenti) V, : Scala delle potenze: 1 cm = & “ voltampere (nei due diagrammi). 55 Fig. 2.12 ~ Diagtamma di Baum e Perrine per una linea aerea. Da 2.6.2 Potenza attiva e reattiva La potenza attiva AP assorbita da una fase di una linea’é la differenza tra la potenza attiva entrante ¢ quella uscente da essa. Analogamente per la potenza reattiva AQ. Si ha: [232] Esprimendo E,e I, in funzione di Ee T, El, -E,l, = AC E3+BD 3 +(4D-1)E,1,+BCE,1, Ponendo E, sull’asse reale, esplicitando I, =1,(cos 9, + sin 92) ¢ separando le parti reali ¢ immaginarie, si ha AP =pE}+v3+0P,+1Q, [2.33] AQ=WE}+vIF+0'P)+1Q, nelle quali il termine I? pud anche esprimersi come P’ +2? e si ottiene: [2.34] 2 02 sQ=pEi+v 22 yep +v9, ER Le variazioni di potenza AP ¢ AQ in una linea sono quindi rappresentabili con una som- ma di quattro termini: = il primo rappresenta la potenza necessaria pet mantenere all’arrivo la tensione E; a vuoto (perdite a vuoto che mancano nei sistemi a costanti concentrate); = il secondo la potenza necessaria per mantenere la corrente I, all’arrivo in corto circuito; = il terzo la potenza necessaria per aversi in artivo la potenza attiva Py = il quarto la potenza necessaria per aversi in arrivo la potenza reattiva Q, (*). Le costanti p1, v, 6, t e analoghe valgono: WE acy + ay B= ayy — acy aby + aby aby ~ ay, o=2d+he) d= ba-by=t t= bie bey 1=2 (a -byc,) (9) Le formule prima esaminate sono facilmente estendibil a sistemi trfasi sostituendo a E; la tensione cone Va.e.a Pye Qple corrispondenti potenze tifasi 58 Per una normale linea aerea a tali coefficienti sono positivi, eccetto v' e t' che sono negativi. 2.6.3 Diagrammi circolari di AP e AQ Le [2.34] o AQ=WE2+y' Ere +0P,+1Q, 3 si possono esprimere come: : P2+0}+ 2637, +283 0, +4 EA ap =o vty vey p2+Qi+@e3P,+ 263 0,+" Bs - FLag=0 Queste equazioni per E; = cost per ogni valore di AP o AQ rappresentano una circon- ferenza riferita a in piano P., Q, (fig. 2.13). La famiglia di circonferenze concentriche a AP = cost ha per centro M di coordinate po ope ee aS =k ¢ raggio ——_ R= 52 favaP-208% La famiglia dei circonferenze concentriche a AQ = cost avra centro N di coordinate: o p2 fog oF: =-E SE = B R E ae 'B2 : ay VIVAQ-24 2 Le perdite diminuiscono con R, ¢ sono minime per R, = 0. Lassorbimento di potenza reattiva (per v' < 0) aumenta con il diminuire del raggio ed @ massimo per R, = 0. Se la tensione E, all’uscita si suppone costante, il diagramma di fig. 2.13 pud essere completato con i cerchi C, della tensione costante all’entrata della linea secondo multipli di E, (ad es. 0,9 E;, 1,1 E, 1,2 E, , etc), cerchi che hanno centro nel punto 0 del diagramma vettoriale delle tensioni (fig. 2.12). Si noti che per una linea, o pitt in generale per un quadripolo simmetrico, i centri M, N stanno sull’asse 0°, ossia sul vettore che rappresenta la tensione E;. I punto M(N) é infatti 59 ae (urany Fig. 2.13 - Diagcamma generale di una linea aerea Pestremo del vettore E, quando le potenze attiva e reattiva all'uscita sono P! e Q, (Pe Q:) Si pud dimostrare che in tali condizioni risulta E, in fase con E, La direzione 0° forma con l’asse P; un angolo pari ad arctg 22 1 Il diagramma puo essere inoltre completato con rette che escono dal punto 0 suddetto 60 e che danno direttamente in gradi lo sfasamento tra il vettore tensione all’entrata e quello all’uscita; sulla retta 0° & adagiato il vettore tensione all’uscita. Il diagramma cosi risultante si definisce diagramma generale della linea; esso, per ogni valore del carico all’uscita (P,, Q, dati), supposta costante la tensione E>, permette di deter- minare le grandezze elettriche all’entrata. Se a linea trasporta la potenza caratteristica P., AQ é molto prossimo a zero e il cerchio AQ = 0 taglia l’asse P; in un punto molto vicino a P... Tenuto conto che N @ molto vicino all otigine degli assi si pud in pratica dire che quando la potenza apparente trasmessa A & minote di P,, la linea si comporta come un condensatore (la linea eroga potenza reattiva maggiore di quella immessa — prevalgono gli effetti della capacita). Se invece A @ maggiore di P,, la linea si comporta come un induttore. Per le linee aeree ad A.T. la A @ in genere maggiore di P, specialmente per le tensioni di esercizio pit basse. La linea quindi @ sede di perdite di potenza reattiva. Per carico ridotto la situazione pud invertirsi e la linea si comporta come un condensatore. Per i cavi, come si vedra in seguito, la P,é relativamente pit elevata e vincoli termici richiedono di trasmettere potenze inferiori a quella caratteristica. Si ha inoltre che quando la linea trasporta la P, E, -E, =E,(e® -1);8 molto piccolo ¢ quindi E:= Per il punto rappresentativo di P, nel piano P;, Q2 passa quindi il cerchio con E, = Ex. Per tutti i punti interni a tale cerchio si hanno c.d.t. < 0 e viceversa per i punti esterni. 2.6.4 Rendimento di una linea Il rendimento di una linea é dato in % da: P, P, Na, = 100—2 = 100-2 — P, P,+AP (2.35} Linverso del rendimento si pud esprimere: 100 AP Ete, Q Faia Ft yy ite eat 12.36] ee oie Per E, = cost questa espressione é funzione di P, e Q, e per dato P, é minima (e quindi 11& max) per quel valore di Q; che soddisfa le condizioni di minimo. Si ottiene per che rappresenta il valore di potenza reattiva per il quale si hanno perdite minime. Tale relazione @ indipendente da P; e quindi il rendimento & max per questo Q; qua- lunque sia P, a) E interessante osservare che le perdite minime e il max rendimento si ottengono 61 per uno stesso valore di Q; ma per valori diversi di P,. Cid avviene in quanto 7 é funzione non solo delle perdite ma del rapporto fra queste ¢ la potenza attiva (2). , 4) Si osservi ancora che le perdite in valori p.u. o in per cento della potenza entrante sono espresse da un numero che é complemento rispetto all’unita (o a 100) del numero che da il rendimento. (2.37] a ae B R In relazione alla [2.36] dato che x nelle linee ad A.T. & sempre > 0; n = max per Q, negativa ossia induttiva. Una linea che trasporta la potenza caratteristica non sara quindi mai nelle condizioni di max rendimento, Nel diagramma delle tensioni il luogo dei punti di max rendimento é una parallela al- Passe delle potenze attive passante per Q':. (*) Il massimo rendimento per data potenza attiva si verifica quando AP = min. Questa condizione nel caso di una rappresentazione di una linea con un solo quadripolo si ha quan- do le correnti che percorrono gli elementi dissipativi sono minime e cio® quando si verifica una condizione di risonanza parallelo tra la capactta di linea e la induttanza del carico. Que- sto fatto spiega perché la potenza reattiva in arrivo é indipendente dalla potenza attiva tra- sportata. 2.6.5. Espressione della potenza in funzione delle tensioni ai due estremi. Diagrammi circolari delle potenze Per le potenze all’arrivo della linea, come é noto si ha: = . E, A_A E, A,=E,1,=E, 5-H G=- BE cite to) +E elt) con E; sull’asse reale E, = AE, +Bl, 1 da cui: E.E, E, P, ne [x@-B5)-aZ*e 6,00) [2.38] : E, [si (5-B,)- Ag sin (B, -6| (*) La potenza trasmessa in condizioni di massimo rendimento ® una modesta frazione della potenza caratteristica € pertanto non ha interesse nelle pratiche applicazioni in cui si tende a utilizzare la massima capacita di trasporto delle linee (vedi 28 e 2.9) 62 Analogamente per le potenze in partenza si ha: A,=E, i, aA gieiten) AB ita ere | E, 5 [aE os(6,-B)-cor(6+0) 301 O= Fis Fla = sin (8, -B, Jesn(6-0,) Per una data linea (e quindi date costanti) e dati valori di E, e E,, Pe Q sono funzioni di 8. In un piano P, Qi punti P;, Q; ¢ P, Q, si muovono su citconferenze. Infatti, come me- glio si vedra, le [2.38] ¢ [2.39] sono equazioni parametriche di circonferenze: la prima di centro 0, di coordinate A A Py =~ 4 E cos (6, -B,) Qu =- 5 Ei sin BB) [2.40] la seconda di centro 0,, di coordinate A A Po= BE (B,-B) Qo =F EF sin (B,-B,) oe e aventi lo stesso raggio R = (E,E,)/B. (fig. 2.14). Le circonferenze che cosi si ottengono rappresentano graficamente nel piano comples- so ivettori A; e A, della potenza apparente di uscita e di ingresso della linea. Il vettore A,@ pari alla somma del vettore costante A yy step) ~3F je con estremita nel punto 0, e del vettore variabile EE, eit-tol che descrive al variare di 8 una circonferenza di raggio (E,E,)/B e centro 0,. Il centro 0; 7 Ete! (pertanto 0; @ allinea- della seconda circonferenza sta sull’estremo del vettore to con 0; ¢ passa per lorigine degli assi). Per E, = cost al variare di E, le circonferenze P;, Q; sono concentriche a 03; quelle P,, Q, sempre con raggi proporzionali a E, spostano il loro centro sulla retta 0, 0). Tali circonferenze vengono graduate a partire dal punto 6 = 0 per valori positivi di 8 con rotazione in senso orario per il raggio con centro in 0, ¢ in senso antiorario per ’altro. Per dati valori di E, ed E, il diagramma permette di determinare i valori di 8, P:, Q, P., Q,, quando sia noto uno di essi. Si possono altresi determinare i valori P, ¢ P, per i quali Q, = 0 e Q, = 0 (fig. 2.14) Fig, 2.14 - Diagrammi circolari delle potenze 64 2.7 Calcolazione elettrica delle linee di trasmissione in cavo in regime permanente sinusoidale Tutte le considerazioni svolte al paragrafo 2.6 ¢ successivi sono valide sia per le linee aeree che per le linee in cavo, cosicché potrebbe sembrare superflua una trattazione speci- fica di queste ultime. Dvaltra parte é opportuno sottolineare che, in dipendenza dei valori sostanzialmente diversi delle costanti fondamentali di linee aeree ¢ cavi aventi la stessa tensione nominale, si presentano in esercizio situazioni che, in alcuni casi, sono determinanti per la scelta del- Puno o dellaltro tipo di trasmissione. 2.7.1 Confronti fra i valori dei parametri fondamentali di linee aeree e in cavo ad A.T. Si fara riferimento a una linea aerea a 220 kV a una terna realizzata con conduttori di alluminio-acciaio della sezione di 428 mm? (349,2 + 78,9), avente come costanti fondamen- tali: 084 2/ kre x= 0,406 2/ km; 0,01-10°° S / knz (con tempo asciutto) ; 71-10 S/ ke (0,11 + 7 1,055)-10°? kr Z,=3N,2Q 2-544 € aun sistema di tre cavi a 220 kV unipolari ad olio fluido sotto piombo blindato con guai- na di gomma vulcanizzata avente una sezione di rame di 400 mm? disposti a trifoglio dentro una unica canalizzazione e avente le seguenti costanti fondamentali: 055 2/ km x= 0,117 Q; ,238-10°°S / km b=79,5-10°S/ km; B=(0,71+ 7 3,13)-107 em Z, = 40,42 2£-1237 Si nota immediatamente che le impedenze caratteristiche stanno circa nel rapporto di 10 a1 [Z, (linea aerea) circa 10 volte Z, (linea in cavo)] mentre in dipendenza dei valori di B la lunghezza d’onda A e la velocita di propagazione dei fenomeni stanno praticamente nel rapporto 3 a 1. Per le linee aeree si é visto che 4 = 6000 km e v = 300.000 km/s; per le linee in cavo 4 = 2000 km e v = 100.000 km/s. Questi risultati hanno carattere di generalita ¢ costituiscono la giustificazione del com- portamento sostanzialmente diverso dei due sistemi. In dipendenza del valore di Z. si ha che le linee in cavo A.T. hanno potenze naturali pari a circa 10 volte quelle delle aeree (sem- pre nelle condizioni dell’esempio sopra citato si ha (linea aerea) P. = 123 MWe Q. = 12,4 MVAR e (cavo) P, = 1170 MW; Q. = 263 MVAR). Evidentemente per ragioni termiche i cavi ad A.T. non possono trasportare potenze pati © vicine a quelle caratteristiche e quindi debbono rinunciare ai vantaggi che si hanno in quelle condizioni di funzionamento. Le linee in cavo ad A.T. danno luogo ad un assorbi- 65 mento di potenza reattiva capacitiva esorbitante gia per qualche diecina di km, cosa che evidentemente ne limita fortemente limpiego al crescere della lunghezza. Orientativamente si ha per le linee in cavo a 220 kV dalle caratteristiche sopra ricorda- te, per una potenza in arrivo di 70 MW a cos @ = 0,8 che la potenza reattiva assorbita vale circa 38 MVAR per una lunghezza di appena 10 km, 191 MVAR per 50 km, 372 MVAR per 100 km. importante sottolineare che per le ordinarie linee in cavo ad A.T. durante tutta lescursione del carico (dalle condizioni di funzionamento a vuoto a quella di pieno carico) la potenza reattiva assorbita é sempre capacitiva contrariamente a quanto avviene per le or- dinarie linee aeree per le quali il loro carattere cambia in dipendenza del fatto che si tra- sporti una potenza inferiore, uguale o superiore alla potenza caratteristica. 2.8 Capacita di trasporto di una linea A prescindere dai vincoli di natura termica, ogni linea pud trasmettere una definita po- tenza massima superata la quale si perde la condizione di funzionamento in sincronismo fra le sbarre a monte e a valle della stessa. Per determinare tale potenza & conveniente riferirsi alle relazioni [2.38] che danno le potenze attive e reattive all’arrivo in funzione delle costanti ausiliarie della linea, delle ten- sioni ai due estremi E, ¢ E, e dell’angolo 6 da esse formato. NelPipotesi che E, e E, possano ritenersi costanti (cosa sempre ottenibile a mezzo di opportune regolazioni) e si trascurino le perdite, le precedenti relazioni divengono: zo sind E,cE, Z, sin 8, [2.42] 2 cos 8+ 2 Z. ted [2.43] in quanto A=cos 9,5 B=Z, sind, x B,=5 € B,=aL vie dove si ricorda che L é la lunghezza della linea. Nelle ipotesi fatte per data linea ¢ quindi per definiti valori di Ze L (e 82) la potenza attiva trasmessa dipende solo da sin 8. Cosicché con il lento crescere del carico aumenta 6 e con esso la potenza trasmessa fino ad un massimo pari a EE, P= *" Z, sin ®, in corrispondenza di § = 90°; massimo che viene definito capacita dt trasporto della linea 0 limite di stabilita statica della stessa. Superato tale valore al crescere del carico diminuisce la potenza trasmessa e si perde il sincronismo fra le sbarre in esame (vedi anche il Cap. XII). 66 Per = 90° la potenza reattiva Q, vale E?/ (Z.t2 82) € quindi per consentite alla linea di trasmettere la P3,,. € necessario che all’arrivo venga prodotta una potenza reattiva capa- citiva Q, che, per linee di media lunghezza, é dello stesso ordine di P,. Dalla relazione [2.42] si nota inoltre che P,, & funzione di six 0;¢ raggiunge un mini- mo per 8) = n/2 cio per L = 1.500 km. In queste condizioni la linea trasporta la potenza caratteristica. Infatti si verifica § = 0, = n/2 ¢ solo per una linea che trasporti la potenza caratteristica 8 = 8. La lunghezza di 1.500 km rappresenta quindi un limite per linee senza perdite, che collegano sistemi a tensioni costanti ai due estremi, oltre il quale non é possibile trasmette- re la potenza caratteristica. Nella realta, tenuto conto che una linea é stabile quando l’angolo fra le sue tensioni non supera 30° + 35° (vedi dopo), la lunghezza effettiva che si pud raggiungere in queste condizioni non supera i 500 km. Se perd si prendono opportuni provvedimenti di compensazione (inserzione di capaci- 12 in parallelo o in serie) o si regola l'angolo di fase della tensione in una certa sezione della linea si possono trasportare potenze ative pitt grandi di quelle precedentemente determi- nate oppure mantenere la potenza al suo valor massimo indipendentemente dall’angolo 5. Per chiarire questi aspetti si prenda in esame lo schema di fig. 2.15 in cui si hanno due generatori connessi da una linea per Ja quale si trascurino le perdite ¢ le ammettenze trasver- sali. Indicate con Vz ¢ Vp le due tensioni alle estremita trasmittente ¢ ricevente, si ha: Vz =V-e®? Va = Vie 2 la corrente di linea risulta pari a 1=(V,-Vq) i X =(2V/X)-sin 8/2 Se la linea non ha perdite (caso ideale), la potenza trasmessa tra le due estremita & P=(W/X)- sin’ mentre la potenza reattiva iniettata ad entrambe le estremita vale: Q= Qs =— Og = (V/X) + (1 = cos 8) (*) per cui la potenza reattiva totale, assorbita dalla linea, risulta: Qo, = 2+ Qs = 2+ (V?/X) + (1 — cos 8) In Fig, 2.15.b & rappresentata la relazione tra i fasori rappresentativi delle grandezze in gioco, mentre l’andamento delle potenze P, Q in funzione dell’angolo 6 tra le tensioni é mo- strato in Fig. 2.15.¢. Facendo ancora riferimento al modello di cui sopra, nel seguito verranno illustrati i divetsi approcci possibili per il miglioramento della capacita di trasmissione di una linea. () Si sicorda che 2 sin 8/2 cos 8/2 = sin’ € 2 sin? 8/2 = 1- cos 8. 67 (d) Cor 0 nf? ® 6 Fig. 2.15 - Semplice modello a due machine (a), diagramma fasoriale (b) ¢ caratteristiche di potenza (c) a) Compensazione shunt Si suppone di connettere nel punto di mezzo della linea un compensatore ideale di po- tenva reattiva, cio® una sorgente di tensione perfettamente sinusoidale (alla frequenza fon- damentale) di ampiezza pari a quella delle tensioni di estremite con fase pari a quella del- la tensione nel punto di mezzo Vy In tal modo il compensatore pud solo assorbire 0 eroga- re potenza reattiva con la rete, senza scambiare alcuna potenza attiva (Fig. 2.16a). In pratica, il compensatore disposto nella sezione di mezzeria taglia la linea di trasmis- sione in due parti indipendenti: la prima tratta, di impedenza pari a X/2, trasporta potenza dall’estremita trasmittente al punto di mezzo, mentre la seconda, anch’essa di impedenza 68 X/2, trasporta potenza dalla sezione di mezzeria fino all’estremita ricevente. La relazione tra le tensioni Vs, Vx, Vu e le correnti nelle due trate di linea Tg; ¢ Tix @ mostrata in Fig. 2.16 b. Anche in questo caso la potenza attiva é la stessa in ogni sezione della linea, ma é data da: P= (2V*/X) > sin 8/2 mentre la potenza reattiva fornita dal compensatore ideale nelle condizioni dette pud essere espressa come: Q = (4V/ X) - (I~ cos 8/2) La relazione tra le potenze Pe Q, ¢ l'angolo 8 nel caso di compensazione ideale @ mo- strata nel grafico di Fig. 2.16.c. Si pud osservare che la compensazione shunt pud incrementare sensibilmente la po- tenza trasmissibile (in questo caso la raddoppia) a spese, perd, della generazione di una notevole quantita di potenza reattiva. b) Compensazione serie In fig, 2.17 & mostrato il caso di compensazione serie (a), con il relativo diagramma fasoriale (Fig. 2.17 b) In tal caso, detto s il grado della compensazione serie, si ha: 5= Xc/XL X=X,-Xe=(1- 9X ¢, in accordo con le equazioni generali viste in precedenza, I, = [2V/(1- 5) Xi] - sin 8/2 P,=(V/(1- 8) X,] - sin 8 La potenza reattiva fornita dai compensatori in serie si esprime come: Qac = PXc =12V2s/ (1- 5)?X1] « (1 = cos 8) Dal grafico di Fig. 2.17c si pud osservare che la potenza trasmissibile aumenta con il grado della compensazione serie, cosi come la potenza reattiva fornita dai condensatori, che cresce rapidamente con s ¢ varia con l’angolo & (con lo stesso andamento della potenza re- attiva assorbita dalla linea). ©) Controllo dell’angolo di fase Un regolatore dell’angolo di fase pud essere considerato come una sorgente di tensio- ne sinusoidale alla frequenza fondamentale, regolabile sia in modulo sia in fase. In fig. 2.18 questo regolatore viene inserito tra il generatore di potenza e il terminale di ingresso della linea. In questo modo Ia tensione all’ingresso della linea, detta Vs, diventa la somma della tensione del generatore Vg e della tensione prodotta dal regolatore V7,., come mostrato in 69 cc) a Fig. 2.16 ~ Semplice modello a due machine con compensazione shunt (a), diagramma faso: riale (b) ¢ caratteristiche di potenza (c) ty 10,770, Fig. 2.17 - Semplice modello a due machine ‘con compensazione serie (a), diagramma faso- riale (b) e caratteristiche di potenza (c). 70 Fig, 2.18 ~ Semplice modello a due macchine con un “phase shifter” (al, diagramma fasoriale (b) e caratterstica di potenza (c), Fig. 2.18.b. II concetto fondamentale su cui si basa questo tipo di compensazione & che il regolatore, non appena l’angolo 6 supera i 90°, produce una tensione V,, di opportuna am- piezza e fase, che si somma alla Vg in modo tale da mantenere I’angolo tra le tensioni di estremita ad un valore pari a 90°, per avere il massimo trasferimento di potenza In altre parole, l’inserzione del regolatore crea uno sfasamento o tra la tensione del ge- neratore e l’effettiva tensione all’estremita trasmittente della linea, per cui I’angolo tra le ten- sioni di estremita diventa 5 — a: cid fa si che, al variare di 8, si possa mantenere al valore desiderato Pangolo tra le tensioni facendo variate in modo opportuno « Per quanto detto, la potenza trasmessa si pud esprimere come: P, = (V°/X)- sin (8 - a) con a2 0 se 8 > x/2. Dal grafico di Fig. 2.18.c si pud osservare che, sebbene i regolatore di fase non incrementi la potenza trasmissibile, esso permette di mantenerla al suo valore mas- simo, indipendentemente dall’angolo 8, nel range n/2 <8 < n/2 + a, traslando, in pratica, la curva P(5) verso destra. Analogamente, variando la polarita della tensione iniettata, si pud traslare la curva anche verso sinistra, ottenendo cosi una potenza pari alla massima trasmis- sibile in corrispondenza ad un angolo 8 inferiore a x/2, in particolare pari a 8 = x/2 ~ a. 71 In relazione a quanto sopra, se si realizza una compensazione uniformemente distribu- ita a mezzo di compensatori in derivazione con il controllo continuo delle potenze erogate, in modo da mantenere costante il valore della tensione sulla linea al variare del carico (Jinee a supporto di tensione), la lunghezza limite di trasmissione diviene teoricamente infinita. Per compensazioni realizzate in sezioni discrete, la lunghezza limite di trasmissione ri sulta pari alla somma delle lunghezze limite dei singoli tronchi mantenute a tensione co- stante agli estremi. Tale risultato pud essere agevolmente raggiunto a mezzo di dispositivi FACTS (vedi par. 7.8.2.2.B), che permettono di ottenere compensazioni shunt e in serie e di agire sull’angolo di fase della tensione. Se invece si realizza una compensazione distribuita con condensatori in serie e indut- tanze in derivazione, in modo da ridurre il valore dell’induttanza di servizio pit: di quanto si riduce il valore della capacita di servizio, facendo si che diminuisca il rapporto «//e» e contemporaneamente il prodotto /c», si ha una diminuzione dell’impedenza caratteristica: ir 2.24 Na con un corrispondente aumento della potenza naturale. Si ha inoltre una diminuzione della costante di distorsione: _ B, =0 vie con un virtuale aumento della lunghezza d’onda A. 2n By e quindi della massima lunghezza di trasmissione. La compensazione capacitiva serie di una lunga linea in A.T. pud determinare in parti colari circostanze, a seguito di perturbazioni di varia natura (corto circuiti, manovre di ri- chiusura, reinserzione di condensatori in serie, ...), il fenomeno della risonanza subsincrona che consiste in oscillazioni di corrente persistenti a una frequenza di risonanza inferiore a quella di esercizio (10-40 Hz) che provocano coppie torsionali oscillatorie negli alberi degli alternatori con possibili gravi danni. Tale fenomeno non si presenta nel caso di compensa- zione con condensatori in derivazione, in quanto la frequenza di risonanza in tal caso non subsincrona, Focalizzando linteresse sulla compensazione serie @ stato dedotto che una volta che la risonanza subsincrona si innesca, essa @ in grado, in particolare per i turboalternato- ri, di autosostenersi e amplificarsi quando si verifica una condizione di risonanza meccani. ca. Tenuto conto della gravita del fenomeno, sono stati studiati provvedimenti idonei per prevenizlo 0 ridurne le pericolose conseguenze. Fra i prowvedimenti da adottare per ridurre il rischio della risonanza subsincrona, si pus in primo luogo limitare la compensazione serie delle line; possono impiegarsi disposi- tivi di rilevamento delle vibrazioni torsionali degli alberi dei turboalternatori che segnalino Ie situazioni anomale ¢ comandino leventuale distacco degli stessi; possono installarsi fil- ti... Per l'analisi dettagliata del fenomeno vedi bibliografia, Le [2.421 ¢ [2.43], se si trascura anche la ammettenza trasversale della linea, divengono: a eee [2.44] (2.45] dove X @ la reattanza della linea. Da queste relazioni risulta ancora pitt evidente che la capacita di trasporto @ propor- zionale al quadrato della tensione di esercizio e inversamente proporzionale alla reattanza della linea. A pari impedenza la capacita di trasporto @ tanto pitt grande quanto pit piccola @ la resistenza ohmica del circuito. Infatti se si trascura la sola ammettenza trasversale, il limite di stabilita statica si ha per 8 = B, e pertanto 2 Fey Ee ios g, 2.46] zee, dove B, = arctg F , e quindi per R crescente rispetto a X, B, diminuisce e con esso la stabi- lita. Da quanto fin qui esposto sembra potersi concludere che per aumentare la capacita di trasporto di una linea i mezzi pith efficaci sono: 1) aumentare la tensione di esercizio; 2) diminuire la impedenza della linea (adottando conduttori multipli e linee in paralle- lo); 3) prendere opportuni provvedimenti di compensazione secondo quanto si é visto pre- cedentemente. Lincremento di potenza trasmessa AP causato da un incremento Aé dell’angolo 8, da la misura della rigidita elettrica del collegamento esistente fra le sbarre in esame. Si defini- sce rigidita o coefficiente sincronizzante ee ans [247] as db Evidentemente quando 6 si avvicina a 90° T;, tende a zero ed & per questo che le linee vengono esercite con angoli 6 che raramente superano 30°. Quanto piti la linea si avvicina al limite di stabilita tanto pitt elastico diviene il collega- mento fra i sistemi di sbarre in esame e tanto pit facile é perdere la condizione di funziona- mento sincrono delle stesse. 2.9 Considerazioni economiche sulle capacita di trasporto di un elettrodotto Si é visto che la capacita di trasporto di una linea @ proporzionale direttamente al qua- drato della tensione di esercizio ed inversamente alla impedenza compresa fra le due estre- mita supposte a tensione costante. In dipendenza da cid, la potenzialita di una linea a 380 kV é circa 4 volte maggiore di una a 220 kV in dipendenza dell’aumento della potenza naturale e di quella al limite di sta- bilita statica, 73 Fig. 2.19 - Andamento del campo clettromagnetico in una linea bifilar. Al crescere delle tensioni di trasporto si ha inoltre il vantaggio di ridurre il numero degli elettrodotti necessari per alimentare zone a forte densita di carico e di limitare le cor- renti di corto circuito (vedi Cap. III, paragrafo 3.6). Interpretando in termini economici tutti questi elementi, pud stabilirsi in funzione della potenza da trasportare il campo di applicazione economica delle tensioni di trasporto (vedi relazione [1.64] e tab. 1.2 del Cap. I). Come potenze economicamente trasportabili si hanno orientativamente: ~ 100 MW per il 150 kV ~ 200 MW per il 220 kV (con conduttori binati) — 600 MW per il 380 kV (con conduttori trinati) In proposito é interessante sottolineare il favorevole comportamento dei conduttori multipli, rispetto a quelli unici, per i quali si ha, a pari tensione, una pit elevata potenza naturale che si avvicina sensibilmente a quella economicamente trasportabile. 2.10 Considerazioni finali sulla trasmissione di potenza negli elettrodotti Se si prende in esame una generica sezione di una linea bifilare, supposta dritta e suf- ficientemente lunga, gli andamenti del campo elettrico E e di quello magnetico H sono quelli rappresentati in fig. 2.19. In un generico punto della sezione in esame E ed A sono fra di loro ortogonali e il 74 relativo vettore di Poynting P=EaH che, come é ben noto fornisce la densita della potenza trasmessa in quel punto (W/m?), ri- sulta diretto parallelamente ai conduttori. Se si trascurano, come é ammissibile, i fenomeni dissipativi, E ed AT risultano nulli al- Tinterno dei conduttori che svolgono il ruolo di guide d’onda, e la trasmissione di potenza avviene soltanto nel dielettrico che li circonda. Il valore massimo della potenza trasmessa si verifica sulla superficie dei conduttori per ridursi con legge quadratica all’aumentare della distanza. La totalita della potenza trasmessa attraverso la sezione in esame, ottenuta per integra- zione estesa a tutta l’area interessata del vettore P, risulta pari a: paei che @ l’espressione della potenza fino ad ora adoperata. B abbastanza evidente che la po- tenza trasmissibile dalla linea cresce con il valore del vettore di Poynting e pertanto per mas- simizzarla @ necessario massimizzare P e quindi i sui fattori In pratica, 'aumento di E ed H trova un limite per E nelle caratteristiche del diclettri- co e per H nei massimi valori assumibili per la densita di corrente al crescere della quale aumentano le perdite. Secondo quanto si é@ visto nei paragrafi precedenti, per aumentare la potenzialita di trasmissione degli elettrodotti, coi vincoli di cui sopra si é detto, si sono da un lato aumen- tate le dimensioni della linea (distanze fra i conduttori e raggio degli stessi) e quindi il valo- re della tensione di esercizio, dall'altro la sezione dei conduttori ¢ quindi il valore della cor- rente. CAPITOLO III FENOMENI DI INFLUENZA FRA LINEE ELETTRICHE AEREE E LAMBIENTE 3.1 Premesse Gli elettrodotti aerei, in particolare quelli ad alta e altissima tensione, interagiscono in vario modo con l’'ambiente circostante alle zone in cui sono installati. In quel che segue verranno presi sinteticamente in esame questi fenomeni di influenza. 3,2 Fenomeni di interferenza tra linee aeree Le linee di trasmissione di energia elettrica creano un campo elettromagnetico che in- fluenza i conduttori di linee contigue e pud costituire grave elemento di disturbo soprattut- to per le linee di telecomunicazione. In queste ultime, quando necessario, debbono pertan- to adottarsi idonei provvedimenti (*). In regime quasi stazionario delle grandezze che interessano la linea di trasmissione, il fenomeno di interferenza pud essere studiato con buona approssimazione valutando sepa- ratamente gli effetti delle cariche sui conduttori (iterferenza elettrostatica) e quelli delle cor- renti di conduzione negli stessi (interferenza elettromagnetica). La prima di queste fa aumentare il potenziale del circuito di telecomunicazione e pud provocare danni agli equipaggiamenti connessi e pericoli per l'uomo; la seconda provoca di- storsioni e quindi disturbi sui segnali teletra- smessi in relazione alle correnti indotte. Lentita di tali interferenze @ legata alla distanza fra i due circuiti ¢ alla lunghezza del eee tratto in cui, oltre a essere vicini, essi sono sensibilmente paralleli. La valutazione di tali effetti pud farsi impiegando opportuni coeffi- ctenti di interferenza il cui calcolo qui sara svolto per tratti di linee sensibilmente paral- lele. Nelle considerazioni che seguono si fara riferimento ai simboli del paragrafo 1.1.2 € a Fig. 3.1 - Schema per la valutazione dei coefficienti quelli della fig. 3.1 che segue. di interferenza. Linea di tasmissione linducenee) conduttore che subisce i fenomeni di induzione rano per le linee di telecomunicazione cavi schermati con schermo a terra (interferenza elettromagnetica); trasfor- matori ad alto isolamento fra linea di telecomunicazione ¢ apparecchiature accoppiati a sistemi di drenaggio a terra delle catiche indotte (scaricatori) (interferenza elettrostatica) 76 3.2.1 Interferenza elettrostatica Se si ricorda la definizione di coefficiente di potenziale indotto per unita di lunghezza tra due conduttori aerei paralleli, in presenza di terreno con superficie supposta equipoten- ziale e piana: 46 = Fre iy De F/ke a -1 Dp, [Fen Ja tensione verso terra indotta per interferenza elettrostatica da una linea di trasmissione di energia costituita da «n» conduttori su un conduttore parallelo si pud esprimere con la rela- zione: Vv, g, Qa, [V/em) Bl Poiché & lecito trascurare il disturbo apportato dai conduttori a minor tensione di eser- cizio sui conduttori di trasmissione, le cariche Q, di questi si possono esprimere a mezzo delle loro capacita apparenti e delle tensioni verso terra: V,=3,6,Via, (V/en] B.2] 7 Per una linea di trasmissione a semplice terna, espressioni particolari della precedente sono: a) Sistema simmetrico delle tensioni verso terra — ve=Vi [. C5 he qe (az, Cy sy oy] (Vike) B31 (il segno negativo vale per sistema diretto). b) Sistema omopolare delle tensioni verso terra = Voe% i @eCe [W/m B.4] (C, rappresenta la capacita parziale del conduttore i-esimo verso terra). 3.2.2 Interferenza elettromagnetica Nella definizione dei coefficienti di induzione occorre distinguere il caso in cui il sistema delle correnti nella linea di trasmissione & puro da quello in cui lo stato del sistema @ omopo- lare con ritorno della corrente attraverso il terreno. Nel primo caso il coefficiente di induzio- ne per unita di lunghezza tra due conduttori paralleli assume ’espressione m= he In x [Hv Nel secondo caso si pud definire l’operatore di induzione (Carson): ant flO + jot iy OE fag = f10 + jog D [Q/km) 77 La fem. indotta per interferenza magnetica da una linea di trasmissione di energia costi- tuita da conduttori su un conduttore che si trovi ad essa parallelo, in regime sinusoidale si pué esprimere con le seguenti relazioni: a) sistema puro di correnti: E,=j03, I,m, (V/eml B5] 7 una espressione particolare della precedente relazione per una linea a semplice terna é: ae ‘alfm, . 5 ime / 3mm) [Vike 36) (il segno negativo vale per il sistema diretto); 4) sistema omopolare di correnti: E. 12%, [V/en] B.7] che particolarizzata per una linea di trasmissione a semplice terna E,= ai fenots i oe In a [V/er] (B.8] 3.3 Interazioni fra campi elettromagnetici ed organismi viventi Su questo argomento nell’ultimo ventennio sono state svolte in tutto il mondo ricerche epidemiologiche e di laboratorio. Nel campo dei sistemi di potenza in particolare il problema si @ posto quando si cominciarono a costruire elettrodotti a tensioni superiori a 500 kV (750 kV, 850 kV, 1000 kV). E opportuno notare preliminarmente che il campo elettrico prodotto dagli elettrodotti & schermato dagli edifici e pertanto iJ valore del campo all’interno degli stessi subiscono una drastica riduzione; questo non accade per il campo magnetico. a) Effetti del campo magnetico (‘) I campo magnetico sotto un elettrodotto al livello del suolo @ largamente indipendente dalla tensione di linea mentre cresce con la corrente e dipende dalla geometria del sistema (fig. 3.2). Nelle peggiori condizioni non supera i 5 - 10° Tesla. E quindi dello stesso ordine di gran- dezza del campo magnetico terrestre, anche se quest’ ultimo & sostanzialmente costante nel tempo. In varie applicazioni elettrodomestiche si raggiungono valori di campo ben pit elevati (fino a 10° Tesla). b) Effetti del campo elettrico Il campo elettrico sotto un elettrodotto al livello del suolo dipende dalla tensione di eser- cizio e dalla disposizione dei conduttori rispetto al terreno. Nelle situazioni esistenti, 0 previ- ste, si hanno valoti di campo elettrico notevolmente pit grandi di quelli che normalmente si riscontrano nelle applicazioni elettrodomestiche (da 1 V/m a qualche centinaio di V/m). A titolo indicativo si riporta in fig. 3.3 ’andamento di campi elettrici non perturbati sul ter- reno pet linee aeree a 245-420-765-1000 kV. Nella figura sono evidenziate le altezze di installa- () In bassa frequenza (50 + 60 Hz) @ accettabile trattare i campi elettrico ¢ magnetico separatamente. 78 Distanza dall'asse della linea (m) 380 KV 220 kV (4500.4) (650) - A — 20 2 3 ¢ B 2 2 10 2 5 c eee ae ° An2>An3 siavra, in p.u. rispetto alla potenza Av e alle tensioni nominali degli awolgimenti: 2i=(Z2A/A,2+2Z5 Aj1/A,3—Zo A,/ A,3)? Zr2(Z2A,1/A,2—Z Ay1/A,3+ Zp A,1/A,3)? 2s = (22 A,1/A,2+ 21 Ayl/A,3+2Z0 A,1/ A, 3? 4.6 Valori di prima approssimazione per le impedenze dei componenti di un impianto A titolo di orientamento nei paragrafi che seguono sono riportati i valori medi delle im- pedenze di alcuni componenti di un sistema di potenza 4.6.1 Macchine sincrone Per la reattanza diretta ed omopolare in tab. 4.1 sono riportati i valori percentuali riferiti alla tensione e potenza nominale della macchina: [4.28] bed La reattanza omopolare é evidentemente infinita se gli avvolgimenti sono connessi a trian- golo o a stella con neutro isolato. (Tab 4.1) Reattanza percentuale - x% Rotore liscio Poli salienti Sub-transitoria ‘Transitoria Sincrona Omopolare La reattanza inversa pud prendersi uguale alla reattanza subtransitoria diretta. 4.6.2. Trasformatori Per i trasformatori le impedenze diretta e inversa sono uguali ¢ pari alla impedenza di corto circuito. I] loro valore percentuale, riferito alla tensione e potenza nominale della mac- china, coincide col valore percentuale della tensione di corto circuito e vale quindi: —4,2% per trasformatori MT/bt; -7 + 13% per trasformatori AT/AT e AT/MT. Limpedenza omopolate dipende dal tipo di avvolgimenti e dalla condizione del neutro rispetto a terra (vedi Vol. I - Parte 1). 4.6.3 Le linee e i cavi Per le linee ¢ i cavi pud assumersi che l'impedenza diretta e inversa siano uguali e che Vimpedenza omopolare valga tre volte quella diretta. Inoltre possono adottarsi i seguenti valori: ~ linee di trasporto A.T. (conduttori uni 2,= 7042 (Q/km) [4.29] ~ linee di trasporto A.T. (conduttori multipli): Z, = 1034; 70,30; 70,28; (per 7 =2, 3,4) —linee di distribuzione + 1096) (Qskm) [430] essendo S in mm*; —cavia M.T.: (Q/km) [4.31] 4.6.4 Le sbarre Per le sbarre a bassa tensione, affacciate di taglio pud assumersi un valore di reattanza pari a 0,20 Q/km e per fase CAPITOLO V ANALISI DELLE RETI ELETTRICHE DI POTENZA 5.1 Reti in regime permanente. Generalita Le reti elettriche di potenza sono costituite dall’insieme delle machine generatrici (al- ternatori) e degli utilizzatori (illuminazione - forza motrice - riscaldamento) collegati fra loro da sistemi elettrici di trasmissione aerei sotterranei con interposti dei trasformatori. Per lo studio in regime permanente di tali reti, le linee, i trasformatori, i carichi vengo- no ricondotti a circuiti equivalenti semplici costituiti da elementi passivi a costanti concen- trate, i generatori a sorgenti ideali di tensione o corrente sinusoidali con in serie o in paral- elo elementi di impedenza o ammettenza (vedi Vol. I - Parte 1). Per questo studio si fara riferimento a reti trifasi che godano di simmetria ciclica ¢ siano lineari. Esse potranno per- tanto studiarsi a mezzo di tre reti monofasi indipendenti formate dai quadripoli corrispon- denti ai sistemi diretto, inverso e omopolare. Per condizioni di funzionamento equilibrato interverra soltanto la rete diretta, negli altri casi combinazioni delle reti componenti sulla base delle esistenti condizioni ai limiti. Le reti elettriche di potenza hanno dunque i rami costituiti da quadripoli passivi, ad es. an (linee e trasformatori (*) che si interconnettono nei modi ai quali fanno capo gli alimentatori e i carichi (fig. 5.1) In una rete cosi fatta, per lo studio di regimi in cui non intervengono componenti omopolari, si pud assumere come nodo di riferimento il neutro comune a tutti i quadripoli. Altrimenti, sara la terra ad essere assunta come nodo di riferimento (figg. 5.2 € 5.3). In ogni caso, potendosi ciascun quadripolo con- siderare come una rete clementare di bipoli, la rete complessiva (che nasce, in generale, dalla combina- zione delle tre reti di sequenza monofasi) pud essere studiata con noti metodi di analisi delle reti di bipoli. Fig, 5.1 - Rete elettrica di potenza rappre- Tn particolare per lo studio dei sistemi di poten- _ sentata a mezzo di quadripoli passivi (9) Si fa Vipotesi che i trasformatori abbiano rapporto di trasformazione reale, e che tutte le impedence, © ammettenze, della rete siano sifetite alla stessa tensione. 96 ee é : on 4 4s Ja 7 fe ta 7 eee x : le ta Fig. 5.2 - Schema per la definizione del neutro Fig. 5.3 - Schema per la definizione della terra quale nodo di riferimento quale nodo di riferimento za @ conveniente utilizzare il metodo dell’analisi nodale che per una rete din + 1 nodi (n nodi + un nodo di riferimento) fornisce un sistema di n equazioni congruent in n incognite riassumibile nella seguente equazione matriciale: (}=(¥") (V7) (5.1] dove: U*] = vettore colonna delle correnti impresse ai nodi (¥"] = matrice 2 x n delle ammettenze [V"] = vettore colonna delle tensioni ai nodi (rispetto al nodo di riferimento) Lelemento generico ¥, della diagonale della matrice delle ammettenze rappresenta la somma delle ammettenze di tutti i bipoli che concorrono al nodo i-esimo; l’elemento gene- rico Y,, rappresenta la somma delle ammettenze di tutti i bipoli che congiungono il nodo i- esimo con quello j-esimo presa con il segno -. Se ne deduce che quanto maggiore é il nu- mero dei rami di interconnessione tra i nodi, cio? quanto pitt grande @ il grado di magliatu- ra della rete, tanto pitt piena é la matrice [Y"]. In generale per le reti di sistemi di potenza si hanno gradi modesti di magliatura e quindi matrici relativamente sparse. Per reti di forma complessa, la determinazione di [Y"] ¢ la risoluzione della [5.1] ven- gono effertuate con procedure idonce per gli elaboratori clettronici. La [5.1] risolta rispet- toa (V"] fornisce (w"}=1Z") [5.2] con ZF =) equind (2")=(¥")" 53] Con riferimento alla [5.3] si osserva che l’operazione di inversione di una matrice ri- chiede un dispendio di tempo che cresce rapidamente all’aumentare del suo ordine. Per- tanto, nel passato, il metodo di formazione della [Z"] tramite inversione della [Y"] era ap- plicato solo a reti di modesta estensione. Per reti di grande estensione si utilizzavano allora dei metodi di costruzione diretta. 7 Uno di questi consiste nel partire dalla matrice delle impedenze nodali di tale rete resa ele- mentare e nel determinare le successive matrici delle impedenze corrispondenti alle reti via via ottenute per aggiunta di un ramo alla rete precedente, fino a giungere alla rete definitiva. La determinazione della matrice delle impedenze nodali di una rete, ottenuta per l'ag- giunta di un nuovo ramo, a partire dalla matrice della rete precedente, comporta differenti situazioni a seconda della posizione del nuovo ramo. Si possono considerare quattro casi distinti: — Aggiunta di un ramo di impedenza Z fra un nuovo nodo e quello di riferimento; — Aggiunta di un nuovo ramo di impedenza Z fra un nuovo nodo e uno esistente; — Aggiunta di un nuovo ramo di impedenza Z fra un nodo esistente quello di riferimento; — Aggiunta di un nuovo ramo di impedenza Z fra due nodi esistenti. Oggi i moderni elaboratori elettronici, anche per reti di grande estensione, procedono direttamente all inversione di (Y"]. 5.2 Variabili tato in un sistema di potenza Indicando sempre con n il numero dei nodi indipendenti della rete di bipoli fin qui esaminata, é noto che fissate n variabili complesse resta definito lo stato del sistema; dette grandezze assumono il nome di variabili di stato. Queste possono essere le tensioni ai vari nodi, in modulo V, e argomento 6, Allora lo stato del sistema viene sinteticamente espresso a mezzo di un vettore di stato cosi composto vi 6 y, 8, a 6.4] A 5, E evidente che al variare delle condizioni di carico il sistema tender ad abbandonare lo stato in cui si trova per acquisirne uno nuovo [x']. Si potra cosi introdurre un vettore di disturbo P Q . 5.4) P, 5.4] 2 98 che carattetizza il carico espresso con le sue componenti attive P, ¢ reattive Q,, che dipen- dono dalle richieste dei consumatori e pertanto costituiscono variabili aleatorie. Le variabili di stato invece sono dipendenti dalle correnti iniettate ai nodi o meglio dalle potenze attive e reattive ivi immesse, Pe Q, che possono essere definite come variabili di controllo in quanto consentono di portare o mantenere lo stato del sistema nelle condizioni desiderate. Si avra cosi un vettore di controllo [a= Bae) Bn avente come componenti le potenze attive e reattive iniettate ai singoli nodi. I vettori [x], [p], [#] qui introdotti permettono una visione sintetica molto interessante dei problemi attinenti alla analisi delle reti di potenza. 5.3 Il problema del «load flow» e del dispatching (*) II metodo di analisi nodale richiamato precedentemente (vedi par. 5.1) permette di defi- nie un insieme di equazioni matematiche (equazioni del /oad flow) che simulano il comporta- mento di una rete elettrica di potenza in regime permanente. La loro soluzione, effettuata a mezzo di convenienti algoritmi, permette di conoscere le grandezze significative di ogni nodo del sistema. In questa determinazione si suppone noto il vettore di controllo [1] prima defini- to. La scelta dei suoi elementi costituenti viene fatta secondo una procedura di ottimizzazione tecnico-economica che rappresenta la soluzione del problema del dispatching. 5.4 Le equazioni del «load flow» Le potenze ative ¢ reattive, iniettate o assorbite ai nodi, ricordando che la [5.1] in for- ma componenziale pud esprimersi come T= ¥,V, + PaVatt¥aV, eche . sono fornite da: 5.5] * In quel che segue si fari uso di questa terminologia anglosassone che @ la pid nota e diffusa nella letteratura_internazionale. 99 Si ha anche 1 P+jiQ, 2 +12 2 yy : yo] ve 65'] Esplicitando gli argomenti 8, delle Yi e 6i delle Vi dalle [5.5] si ottiene: P=V2Y, cos 0, +E, V, Y; cos (5-8, +05) = 5.6] Q.=V?Y, sin 8, + EY, V, Y, sin (8,-8,+0;) Le relazioni [5.6], equazioni del load flow in una rete, possono acquisire un significato pit: generale tenendo conto che in ogni nodo, P, e Q, possono sempre interpretarsi come le potenze attive ¢ reattive risultanti al nodo dalla differenza fra la potenza ivi generata (Py, Q,) e quella consumata (P3, Qu). Esplicitando le [5.6 } secondo questa interpretazione si pud anche scrivere che P, =P, +V2 ¥, cos, +EV, VY, cos (8,-8, +09,) Qy =Q,+V? Y, sin 8, + EV, V, ¥; sin (8, -8, +85) ae at VEY, sin Bs +EV. VY +85 Sommando ciascuna delle [5.7] per tutti i nodi della rete, si otterra, come é owvio, che la potenza generata é uguale a quella consumata pitt le perdite. Le equazioni [5.7], si riferiscono a condizioni di funzionamento statico del sistema, non sono lineari e per un sistema a n nodi presentano 6 » variabili scalari. n_ moduli di tensione alle sbarre V, n_argomenti di tensione alle sbarre 6, n_ potenze attive generate ce Nn potenze reattive generate Qui nl potenze attive consumate Pa Nn potenze reattive consumate Qu 5.5 Determinazione del load flow in una rete Delle 6 n variabili definite dai vettori [x], (p], [4], 4 n sono arbitrarie in quanto le equa- zioni di load flow stabiliscono 2 n relazioni. Le condizioni di carico specificate dal vettore [p] sono in genere prefissate. (*) Questa ipotesi pud risultare limitativa in quanto i carichi, specialmente quelli reattivi, dipendono dalle tensioni incognite del sistema. Fissato [p] le variabili si riducono a 2 n da scegliere fra gli elementi dei vettori di stato (moduli e fasi delle tensioni ai nodi) e di controllo (potenze attive e reattive generate). Non pud prefissarsi il vettore di controllo in quanto cié impor- rebbe la conoscenza delle perdite che a prioti sono incognite. (*) Il carico si ritiene con buona approssimazione indipendente dalla tensione.