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Legami

e Struttura dei materiali



Le propriet dei materiali dipendono dalla natura degli atomi che li costituiscono, dallo stato di
aggregazione (solido, liquido, gassoso) e dalla natura di legami che si instaurano tra i diversi
atomi.
Nei gas, gli atomi e le molecole non sono legati e si muovono in maniera indipendente non
influenzandosi a vicenda (a meno di urti occasionali con conseguente aumento di energia
cinetica). Nei liquidi le molecole sono impacchettate ma possono muoversi liberamente
permettendo al liquido stesso di scorrere. Nei solidi gli atomi sono impacchettati maggiormente
che nei liquidi e non possono muoversi liberamente, a meno di piccole oscillazioni attorno a
posizioni di equilibrio (mutua attrazione).
I materiali che vengono utilizzati in ingegneria, se devono avere funzioni strutturali, ossia non
deformarsi sotto lazione dei carichi imposti, devono essere allo stato solido.

1. Forze ed Energie di legame

A grandi distanze due atomi non sono in grado di esercitare delle forze luno sullaltro. Con il
diminuire della distanza (distanza interatomica, lungo la congiungente dei nuclei) essi risentono
di una forza attrattiva (FA) che dipender dal tipo di legame che si instaurer. Oltre una distanza
limite, si originer invece una forza di tipo repulsivo (FR) per evitare la sovrapposizione dei livelli
energetici degli atomi.
La forza netta (FN) che permette l'instaurarsi di un legame data da:


! = ! + !
E1

All'equilibrio FN = 0 quindi esister una distanza di equilibrio r0.
Dalla distanza di equilibrio, due atomi risponderanno con una forza FA quando si cercher di
separarli e con una forza FR quando si cercher di avvicinarli.
Lo stesso discorso pu essere fatto dal punto di vista energetico:

!

E2
! = ! = ! + !
!


Dove r la distanza atomica, EA l'energia attrattiva ed ER l'energia repulsiva.
L'equilibrio, in questo caso, corrisponder al minimo dell'energia netta in corrispondenza del
quale si individua il valore E0 in corrispondenza di r0. E0 rappresenta l'energia necessaria da
fornire al sistema per rompere il legame e allontanare due atomi all'infinito.
Graficamente possibile rappresentare forze ed energie di legame rispetto alla distanza
interatomica (Fig. 1).


Figura 1 - Forze ed energie di legame che si instaurano in una coppia di atomi

L'energia di legame pu essere scritta secondo la relazione:

!
!

E3
! = ! + ! = - ! + !
!
!

Dove A una costante di proporzionalit, B funzione del covolume e della temperatura mentre
m e n dipendono dal tipo di legame.
Il segno meno caratterizzante l'energia attrattiva dipende dal fatto che la coppia di atomi a
produrre il lavoro.

La forma della curva dell'energia di legame ed i valori ad essa associati, danno un'indicazione
sulle caratteristiche del composto:

Ad una gola stretta e profonda corrisponde un elevato E0 (in modulo) e i composti
saranno caratterizzati da elevate temperature di fusione e da elevata rigidezza
meccanica (Modulo di Young);
Ad una gola larga e poco profonda corrisponde un contenuto E0 (in modulo) e i composti
saranno caratterizzati da elevate dilatazioni termiche (l'ampiezza delle oscillazioni
rispetto a r0 saranno elevate).

2. I legami atomici nei solidi


Descriviamo quindi brevemente i legami che caratterizzano lo stato solido. Essi si distinguono in
legami primari e secondari.
I legami primari (legami chimici) sono suddivisi in: ionico, covalente e metallico. Questi legami
dipendono dalla struttura atomica e hanno l'obbiettivo di raggiungere la stabilit elettronica
(regola dell'ottetto). Presentano unenergia di legame che va da 102 a 103 KJ/mol.
Quelli secondari (legami fisici) sono pi deboli e la loro energia di legame varia tra 1 e qualche
decina di KJ/mol.
Molte propriet meccaniche e fisiche dei materiali dipendono dal tipo di legame da cui sono
caratterizzati. Alcuni esempi saranno forniti di seguito.

Il legame ionico
Il legame ionico un legame di tipo coloumbiano. In questo caso lelemento meno elettronegativo
(solitamente un metallo) cede lelettrone di valenza a quello pi elettronegativo (un non-
metallo). I due atomi assumono una configurazione elettronica stabile e acquisiscono una carica
elettrica. In questo modo si formano un catione ed un anione che si attraggono e formano il
legame (Figura 2).

Figura 2 Formazione del legame ionico


Essendo gli elettroni tutti impegnati a formare il legame tra gli atomi non possibile che questi
tipi di solidi conducano la corrente elettrica.
Siccome il catione pu attrarre pi anioni questo legame risulter adirezionale. Ogni anione
dovr essere circondato da cationi nelle tre direzioni dello spazio e viceversa (Figura 3). La
struttura che ne consegue sar ordinata e simmetrica.
Questo impone una struttura cristallina particolare nei solidi ionici, da cui derivano alcune
propriet caratteristiche: ad esempio se sottoposti a sforzi essi tendono a rompersi in modo
fragile senza deformarsi, saranno quindi molto resistenti, duri e con temperature di fusione
elevate. Il legame ionico tipico dei materiali ceramici.


Figura 3 Disposizione degli ioni in un solido ionico, rappresentazione bidimensionale

Il legame covalente
Si forma tra elementi con simile elettronegativit in modo tale da far s che lelettrone dellatomo
meno elettronegativo non venga ceduto a quello pi elettronegativo.
La configurazione stabile dellottetto assicurata dalla condivisione di uno o pi elettroni di
valenza da parte degli atomi interessati dal legame (Figura 4). Gli elettroni appartengono
contemporaneamente agli atomi coinvolti. Questo tipo di legame si pu formare anche tra atomi
uguali.

Figura 4 Esempio della formazione di legame covalente


Anche in questo caso gli elettroni sono impegnati a formare il legame e per questo i solidi
covalenti non conducono lelettricit.
Il legame direzionale (lungo la congiungente dei nuclei) e quindi le propriet dei solidi
caratterizzati da questo legame possono essere differenti nelle diverse direzioni. Se sottoposti a
sforzi essi si rompono in modo fragile. Le forze di legame possono essere estremamente elevate
(diamante) o deboli (bismuto).
Questo legame caratteristico dei composti organici e in particolare delle catene che formano i
materiali polimerici.
Una molecola caratterizzata dal legame covalente e composta da atomi di diversa natura si
comporter da dipolo: gli e- di legame stazioneranno per maggior tempo attorno all'atomo di
dimensioni maggiori causando uno sbilanciamento di carica elettrica (Figura 5).


Figura 5 Esempio della formazione di dipolo e conseguente legame elettrostatico

Molto spesso all'interno di uno stesso materiale i legami interatomici sono in parte ionici e in
parte covalenti. Soltanto pochi composti presentano legami puramente ionici o covalenti.

Per determinare la percentuale di legame ionico possibile utilizzare la seguente formula:


%Lionico = 1 exp [-0,25(XA - XB)2]*100
E4

Dove XA e XB sono le elettronegativit degli atomi interessati dal legame.

Il legame metallico
I metalli sono caratterizzati da un massino di tre elettroni i valenza, utili per formare un
determinato tipo di legame. Si ha un legame metallico quando ogni atomo fornisce i suoi elettroni
di valenza per dare origine a una nuvola di elettroni che circonda gli ioni caricati positivamente.
Questo legame caratteristico degli elementi della zona centrale della tavola periodica (i metalli
appunto) che sono caratterizzati da pochi elettroni debolmente legati al nucleo (Figura 6). Questo
composto caratterizzato da un nucleo ionizzato che viene schermato interamente dallo sciame
di elettroni.


Figura 6 Rappresentazione schematica del legame metallico

Dato che gli elettroni circondano tutti gli ioni metallici, si ha una struttura tridimensionale
ordinata e la forte attrazione elettrostatica crea il solido metallico. Gli ioni metallici sono
simmetrici e formano strutture cristalline compatte e ad alta simmetria (vedi capitoli seguenti). Il
legame adirezionale, identico in tutte le direzioni e questo comporta quindi anche
adirezionalit nelle propriet.
Se i metalli sono sottoposti a sforzi essi si deformano prima di rompersi, infatti gli ioni riescono a
scorrere (rompendo lo stesso numero di legami che si riformano) gli uni sugli altri in quanto
sono legati dalla nuvola elettronica.
Gli elettroni non appartenngono ad uno specifico ione e si muovono liberamente allinterno del
metallo dando ragione dellelevata conducibilit elettrica e termica di questi materiali.

I legami secondari
Questi legami, legami di Van der Waals, sono legami che si originano tra molecole polari. Le forze
in gioco sono trascurabili in presenza dei legami primari. I dipoli elettrici presenti nelle molecole
permettono l'instaurarsi di forze Coulombiane comportando un legame direzionale debole con
elevata dilatazione termica.
Tali legami sono di fondamentale importanza nei polimeri, e rappresentano i legami tra le
diverse catene polimeriche.

3. Le strutture cristalline
Quando una sostanza solidifica, essa pu formare sia una struttura amorfa sia una struttura
cristallina. Le strutture amorfe presentano al massimo un ordine a corto raggio ma possono
essere definite come strutture random. Queste forme di solidificazione sono tipiche del vetro e di
alcuni polimeri. Le strutture cristalline invece sono caratterizzate da un ordine a lungo raggio, i
metalli e i materiali ceramici (tranne il vetro) assumono questa struttura.
La solidificazione in strutture ordinate consente di ottenere dei legami atomici caratterizzati da
distanze interatomiche minori che nel caso di composti amorfi. Una maggior vicinanza degli
atomi consente di minimizzare lenergia di legame diminuendo di conseguenza lenergia interna
del composto (Figura 7).


Figura 7 Impacchettamento random ed ordinato


Si definiranno ora le strutture cristalline tipiche dei metalli, si descriveranno pi avanti quelle
relative ai polimeri e ai ceramici. I solidi metallici sono i pi semplici in quanto formati da atomi
di un solo tipo che non hanno legami direzionali. Per tale motivo lorganizzazione di questi solidi
dipende principalmente da regole geometriche.
In questa trattazione assumiamo lipotesi che gli atomi siano delle sfere rigide cos da
semplificare la trattazione.

I reticoli di Bravais
Una struttura cristallina un insieme di atomi organizzati in modo regolare che si ripetono
allinfinito nello spazio. Se si considerano gli atomi come punti (base), essi costituiscono un
reticolo cristallino se si ripetono in modo regolare nelle tre dimensioni. Gli atomi occupano i
punti di intersezione tra le linee che definiscono il reticolo (Figura 8).
Lunita che, se ripetuta, forma il cristallo detta cella elementare e si definisce tramite i
parametri di cella indicati sempre in figura 8. I parametri di cella (lunghezze ed angoli) sono
uniche per ogni sostanza cristallina. possibile individuare qualsiasi posizione reticolare tramite
una semplice traslazione della cella unitaria.

Figura 8 Esempio di reticolo e cella elementare


Le celle elementari che si possono trovare nei cristalli esistenti in natura sono solo 14 e sono
definite come i reticoli di Bravais (Figura 9). Nei principali metalli di interesse ingegneristico si
trovano solo 3 tipi di cella elementare. Queste sono la cella cubica a corpo centrato, a facce
centrate e la cella esagonale compatta.

Figura 9 Reticoli di Bravais


Definiremo ora le principali caratteristiche di questi sistemi cristallini: il numero di atomi per
cella, il numero di coordinazione, il fattore di compattazione atomica la densit lineare e la
densit planare.


La cella cubica a corpo centrato (CCC)


Questo reticolo caratterizza il ferro puro (T<912C e 1396C<T<1538C), il cromo, il tungsteno, il
vanadio, il molibdeno e il titanio (836C<T<1855C). Cos come alcuni metalli alcalini come litio,
potassio, calcio.
La cella cubica a corpo centrato rappresentata in figura 9. La rappresentazione fa vedere come
la disposizione degli atomi sia la seguente: un atomo per ogni vertice del cubo e un atomo al
centro del cubo stesso (allintersezione delle diagonali del cubo). La rappresentazione a sfere
rigide (Figura 9, a destra) illustra come gli atomi siano tangenti sulla diagonale del cubo.


Figura 9 - Rappresentazione della posizioni atomiche nella cella del reticolo CCC:
rappresentazione ad atomi puntuali (a sinistra) e rappresentazione ad sfere rigide.

Gli atomi sui vertici sono condivisi da altre otto celle elementari mentre latomo al centro
appartiene solo alla cella stessa (Figura 10).
Il numero di atomi per cella quindi pari a: 1/8*8+1=2


Figura 10 Rappresentazione degli atomi appartenenti a una sola cella del reticolo cubico a
corpo centrato.

Nei metalli ciascun atomo ha un numero di atomi primi vicini (in contatto con quellatomo).
Questo numero il numero di coordinazione.
Il numero di coordinazione per un reticolo CCC pari a 8 (come riferimento si prenda latomo al
centro della cella).

Si consideri ora la lunghezza del lato della cella pari ad a e il raggio dellatomo pari a R. Esiste una
relazione tra lato della cella e raggio atomico (gli atomi si toccano lungo la diagonale del cubo):

3 = 4 =

4
3


Figura 11 Relazione grafica e numerica tra il raggio atomico e la distanza interatomica di base

Il fattore di compattazione atomica (FCA) il rapporto tra il volume occupato dagli atomi della
cella e il volume totale della cella.




=



Per una cella cubica a corpo centrato il valore di FCA pari a 0,68. Questo significa che il volume
di cella occupato dagli atomi solo il 68%.

La densit lineare (L) esprime il numero di punti reticolari per unit di lunghezza lungo una
direzione:




! =


Lungo la diagonale del cubo, gli atomi sono in contatto tra loro comportando il massimo valore di
L. Questa direzione quella corrispondente alla massima densit e viene quindi chiamata
direzione close-packed.

La densit di piano (P) indica il numero di atomi per unit di area di un piano di interesse.
Vengono considerati solo atomi centrati sul piano e il fattore peso per gli atomi condivisi basato
su frazioni di area.

! =

Mentre tutti i sistemi cristallini hanno direzioni close-packed non tutti i sistemi contengono piani
close-packed. Per ogni sistema cristallino tuttavia esisteranno dei piani per cui P assume il
massimo valore per quel sistema.

La cella cubica a facce centrate (CFC)
Questo reticolo caratterizza il ferro puro (912C<T<1396C), il rame, largento, loro, lalluminio,
il nichel, il piombo, il platino.
La cella cubica a facce centrate rappresentata in figura 12. La rappresentazione fa vedere come
la disposizione degli atomi sia la seguente: un atomo per ogni vertice del cubo e un atomo al
centro di ogni faccia del cubo. La rappresentazione a sfere rigide (Figura 12, a destra) illustra
come gli atomi si toccano sulle diagonali delle facce del cubo.


Figura 12 - Rappresentazione delle posizioni atomiche nella cella del reticolo CFC:
rappresentazione per atomi puntuali (a sinistra) e rappresentazione per sfere rigide.

Gli atomi sui vertici sono condivisi da altre otto celle elementari mentre gli atomi al centro delle
facce appartengono a due celle (Figura 13).
Il numero di atomi per cella quindi pari a: 1/8*8+1/2*6=4


Figura 13 Rappresentazione degli atomi appartenenti a una sola cella del reticolo cubico a
corpo centrato.

Il numero di coordinazione per un reticolo CFC pari a 12 (come riferimento si prenda latomo al
centro di una faccia).
Si consideri la lunghezza del lato della cella pari ad a e il raggio dellatomo pari a R. Esiste una
relazione tra lato della cella e raggio atomico (gli atomi si toccano lungo la diagonale della faccia
del cubo):

2 = 4 =

4
2


Figura 14 Relazione grafica e numerica tra il raggio atomico e la distanza interatomica di base


Quindi, il fattore di compattazione atomica pari a 0,74. Questo significa che il volume di cella
occupato dagli atomi il 74%.

La densit lineare lungo la diagonale della faccia (dove c il contatto degli atomi) massima e
questa direzione quella close-packed.

La cella esagonale compatta (EC)
Questo reticolo caratterizza il magnesio, lo zinco, il titanio (T < 882C), il cobalto e il cadmio.

La cella esagonale compatta rappresentata in figura 15. La rappresentazione fa vedere come la


disposizione degli atomi sia la seguente: un atomo per ogni vertice del prisma a base esagonale
un atomo al centro di ogni faccia e tre atomi in un piano tra le due facce.


Figura 15 - Rappresentazione delle posizioni atomiche nella cella del reticolo EC:
rappresentazione per atomi puntuali (a sinistra) e rappresentazione per sfere rigide.


Gli atomi sui vertici sono condivisi da altre sei celle elementari, gli atomi al centro delle facce
appartengono a due celle (Figura 15) i tre atomi sul piano intermedio appartengono interamente
alla cella. Il numero di atomi per cella quindi pari a: 1/6*12+1/2*2+3=6

Il numero di coordinazione per un reticolo EC pari a 12 e il suo fattore di compattazione
atomica pari a 0,74.

Si notano alcune similitudini con il reticolo CFC. Questo dovuto al fatto che i due reticoli sono
ottenuti dallimpilamento di piani cristallografici equivalenti che sono piani di massima densit
atomica. Questi piani sono: i piani basali del reticolo esagonale e i piani (111) del reticolo cubico
a corpo centrato. I reticoli hanno per una forma diversa perch la sequenza di impilamento
differente.


Allotropia
Lallotropia di un metallo la sua capacit, al variare della temperatura e/o della pressione, di
assumere diverse strutture cristalline. Lesempio principale quello del ferro puro, che subisce
una serie di trasformazioni allotropiche durante il suo riscaldamento dalla temperatura
ambiente alla sua temperatura di fusione (e viceversa).
Come illustrato prima a temperatura ambiente il ferro puro ha una struttura CCC (ferro ),
riscaldando il questo metallo la struttura rimane la stessa fino a 912C ove si ha una
trasformazione allotropica ed esso diventa CFC (ferro ). Questa struttura resta stabile fino a
1396C dove il ferro si subisce una nuova trasformazione in CCC (ferro ) che rimane stabile fino
alla fusione.
La trasformazione allotropica non una trasformazione chimica ma fisica dovuta alla diffusione.
Il metallo rimane invariato ma cambia la sua organizzazione cristallina con conseguente
variazione di densit e altre propriet.

Gli indici di Miller-Bravais e sistemi di scorrimento
Gli indici di Miller-Bravais sono necessari per individuare posizioni, direzioni e piani allinterno
di un reticolo cristallino. Nella seguente trattazione si studieranno le sole celle cubiche.
In generale gli assi di un reticolo sono scelti lungo gli spigoli della cella unitaria.

Direzione cristallografica (Figura 16)
Una direzione cristallografica definita come un vettore che congiunge due punti del reticolo.
Per determinare una direzione si usano tre indici secondo la seguente convenzione:

a) si sceglie un vettore tale che passi dallorigine delle coordinate. Ogni vettore pu essere
traslato nel reticolo senza alterarsi se si mantiene il parallelismo;
b) si determina la lunghezza delle proiezioni del vettore sui tre assi. Questa viene misurata
tramite la dimensione della cella unitaria a;

c) questi tre numeri sono moltiplicati o divisi per un fattore comune in modo da ridurli ai
pi piccoli valori interi;
d) i tre indici, non separati da virgola, sono racchiusi tra parentesi quadre :[uvw]. Gli indici
negativi sono rappresentati da una barra sopra lindice appropriato.

Per alcune strutture cristalline diverse direzioni, non parallele, con indici diversi, sono
equivalenti cio la spaziatura tra gli atomi lungo ciascuna direzione la stessa.
Nei cristalli cubici tutte le direzioni rappresentate dai seguenti indici sono equivalenti:
[100], [100], [010], [010], [001] e [001]. Le direzioni equivalenti sono raggruppate in
famiglie racchiuse tra parentesi angolate <100>.


Figura 16 Indici di Miller-Bravais per individuare direzioni cristallografiche

Piano cristallografico (Figura 17)


La rappresentazione di piani per una struttura cristallina fatta in una maniera simile a quella
presentata per le direzioni. I piani cristallografici sono rappresentati dai tre indici (hkl).
Tutti i piani paralleli sono equivalenti e hanno gli stessi indici. La procedura impiegata per
determinare gli indici h, k, l la seguente:

a) se un piano passa per lorigine occorre costruire un altro piano parallelo entro la cella
unitaria con una traslazione appropriata. Quindi il piano cristallografico o interseca o
parallelo a ciascuno dei tre assi: si determina lintercetta del piano con ciascun asse in
termini dei parametro reticolare a;
b) si prendono i reciproci di questi numeri. Un piano parallelo ad un asse viene considerato
di intercetta infinita e quindi con indice pari a zero;
c) se necessario questi tre numeri sono cambiati con linsieme di pi piccoli interi per
moltiplicazione o divisione per un fattore comune;
d) gli interi, non separati da virgola, sono racchiusi tra parentesi tonde (hkl). Unintercetta
sulla parte negativa rispetto allorigine indicata da una barra sullindice
corrispondente;
e) la notazione {hkl} usata con riferimento ad un insieme di piani cristallograficamente
equivalenti. Per esempio {100} si riferisce alle sei facce del cubo;
f) gli indici (hkl) individuano non solo un piano, ma anche tutti i piani paralleli. Per reticoli
cubici piani e direzioni con gli stessi indici sono perpendicolari;
g) in generale i piani importanti di un cristallo sono quelli con basso indice
((100),(110),(111)) in quanto questi sono i piani che hanno una pi alta concentrazione
di atomi (per unit di area).



Figura 17 - Indici di Miller-Bravais per individuare piani cristallografici

Sistemi di scorrimento
Le direzioni di massima densit atomica rappresentano quelle direzioni (che si sviluppano
continuamente per tutto il reticolo) in cui gli atomi sono il pi vicino possibile, quindi hanno una
elevata densit lineare.
Per un sistema CCC queste direzioni sono rappresentate dalle diagonali interne del cubo
caratterizzate dagli indici [111]. Ci sono due direzioni indipendenti di questo tipo.
Per un sistema CFC le direzioni di massimo impacchettamento corrispondono alle diagonali delle
facce del cubo caratterizzate dagli indici [110]. Ci sono tre direzioni indipendenti di questo tipo.
Lungo le direzioni di massimo impacchettamento (close-packed) la deformazione del reticolo
favorita.

Allo stesso modo si possono individuare i piani di massimo impacchettamento (piani ottaedrici)
dove la densit planare maggiore.
Per un sistema CCC questi piani sono rappresentati dai congiungenti gli spigoli opposti del cubo
caratterizzati dagli indici (110). Ci sono sei piani indipendenti di questo tipo.
Per un sistema CFC i piani di massimo impacchettamento corrispondono al piano congiungente
tre vertici opposti del cubo corrispondenti a (111). Ci sono quattro piani indipendenti di questo
tipo.
Lungo i piani di massimo impacchettamento (close-packed) la deformazione del reticolo
favorita in quanto la spaziatura tra questi piani maggiore comportando una maggior distanza
interatomica. Dal grafico dellEN facile dedurre che ad una maggior distanza interatomica
corrisponde una minor energia di legame e quindi maggior facilit di scorrimento.


Le direzioni e i piani close-packed per le celle CCC e CFC sono mostrati in figura 18.

Figura 18 - Direzioni e piani close-packed per le celle CCC e CFC


I sistemi di scorrimento corrispondono alle possibilit di scorrimento dei reticoli cristallini. In
dettaglio un CCC pu scorrere facilmente lungo due direzioni su sei piani differenti, per un totale
di 12 combinazioni. Allo stesso modo un CFC facilitato nella deformazione in tre direzioni su
quattro piani per un totale di 12 combinazioni. Da questo si deduce che i CCC e i CFC hanno lo
stesso numero di sistemi di scorrimento indipendenti (Figura 19).
Ad un maggior numero di sistemi di scorrimento corrisponde una maggior attitudine allo
scorrimento dei piani cristallini, quindi si potrebbe dire che Fe (CCC) e Al (CFC) abbiano lo stessa
capacit di deformazione. Questo non vero in quanto lattivazione dei sistemi di scorrimento
avviene in maniera diversa nei due reticoli. Generalmente i CCC hanno un totale di 12 sistemi di
scorrimento ma quelli attivi a Tambiente inferiore rispetto ai CFC. Lattivazione dei sistemi di
scorrimento attribuibile alle variabili fisiche, principalmente proprio alla temperatura.
Inoltre, questo spiega il fenomeno della transizione fragile-duttile (si vedano i prossimi capitoli)
ovvero del perch alle basse temperature il ferro si rompe di schianto senza mostrare
deformazioni visibili mentre lalluminio conserva la sua capacit di deformazione (si ricordi il
Titanic, le navi Liberty e la campagna di Russia di Napoleone).

Reticolo Metalli
Piani di
Direzioni di
Numero di
Rappresentazione
scorrimento scorrimento
sistemi di
scorrimento
CFC
Cu, Al,
{111}
<110>
4 x 3 = 12
Ni, Pb,
4
3
Ag, Au,
Fe-g,
ecc.
CCC

Fe-a,
W, Mo,
Ottone-
b , ecc.

{110}
6

<111>
2

6 x 2 = 12

Figura 19 Sistemi di scorrimento per i reticoli CCC e CFC