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ADRIANO ROMUALDI

SCRITTI VARI

Il cristianesimo medievale

Come avviene che il cristianesimo


dopo aver contribuito a dissolvere
la tradizione greco-romana va a
cementare
la
nuova
europa
romanzo-germanica?
E un processo di trasformazione
che ci mostra come la forza della
forma vivente si impossessi della
lettera del dogma.
Dopo
Costantino,
lEuropa,
esangue, si estrania da s, come
cristallizzata nel miraggio orientale.
Poi, dopo linfusione germanica,
mentre il resto dellorbe romano
assorbito dallIslam e Bisanzio

lentamente rinsecchisce, prende


forma una nuova visione religiosa.
La
battaglia
di
Poitiers,
la
restaurazione imperiale di Carlo
Magno sono gli avvenimenti che
introducono alla organizzazione
duna nuova ecumene europea tra
lElba e lEbro, la Manica e
Montecassino. A questa nuova
ecumene corrisponde un nuovo
cristianesimo che presto si scinder
da quello di nazione greca: il
cattolicesimo.
Le arti figurative come quelle in
cui un sentimento del mondo
immediatamente si esprime
rendono plasticamente visibile la
nuova realt. Come larchitettura
romanico-gotica rappresenta una

frattura con larte basilicale dei


mosaici e delle cupole, cos la
plastica romanica e gotica proietta
nuovi modelli spirituali:
Appena

la
scultura
medioevale riesce
a superare i primi
tentativi
ancora
insicuri, influenzati
dallarte bizantina,
crea un poema in
onore del corpo umano
Malgrado il nostro clima meno
caldo e meno soleggiato, che
corrode tutto, malgrado le
successive distruzioni ugonotte

e giacobine, possiamo ancora


vedere qualche esempio di
unumanit nel pieno delle sue
forze. Guardate le statue di
Reims:
valgono
quanto
le korai di Atene. Guardate quei
corpi slanciati, svelti ed elastici,
quelle
ossature
forti
ed
eleganti, quei visi sottilmente
espressivi; valgono quanto i
visi greci depoca arcaica,
delineati prima della rigida
formazione di canoni estetici
troppo
razionali
e
troppo
esteriori
(Drieu
La
Rochelle, Notes
pour
comprendre le sicle).
Va da s che linterpretazione
storicistica insufficiente a cogliere

il senso di questa trasformazione. Il


Crocefisso che si trasforma in
Signore, la Madonna dai nuovi
tratti virginali, San Giorgio in armi
da cavaliere in lotta col drago come
un
Sigfrido,
tutto
ci
non
rappresenta
soltanto
lambientazione del cristianesimo
nella societ feudale, ma il
riaffacciarsi di una antica visione
nellinteriorit
della
stirpe
nordico-europea.
Non diversamente, lApollo e
lAtena omerici erano emersi dal
crogiuolo
dorico-miceneo
e
lArtemide fanciulla affiorata di
contro allArtemide materna di
Efeso.

Intorno
allanno
1000,
le
generazioni romanico-germaniche
intraprendono,
sempre
pi
rapidamente,
un
processo
di
riassimilazione del cristianesimo.
Sotto lo sguardo chiaro di questi
volti gotici il cristianesimo rischiara
la sua sostanza e si fa olimpico.
Nasce il tipo del Cristo nordico pieno
di nobilt e di misura quale sar
destinato a perpetuarsi nella
immagine
del
Sacro
Cuore di Ges.
Cos, oltre la negazione
paolino-agostiniana del
mondo
rifiorisce
la
nozione
dellordine
visibile simbolo di quello
invisibile.
Cos,

allappassionata
negazione
agostiniana dellImpero Romano
come opera di Caino e civitas
diaboli,
si
contrappone
la
restaurazione dun Impero che
romano e sacro ad un tempo. Cos,
al pacifismo cosmopolitico del
primo cristianesimo succede il mito
della
guerra
santa
e
la
bernardiana Laus Novae militiae.
E
la
concezione
organica
del ksmos propria della cultura
greca rifiorisce, attraverso gli studi
aristotelici,
in
San
Tommaso
dAquino. Con ci, la cultura
classica riacquista il dominio dello
spirito europeo molto prima del
Rinascimento e in un contesto
meno
individualistico
e

intellettualistico. per questo che


la stagione medievale della civilt
europea, lungi dallessere quella
dun astratta
negazione
del
mondo, in realt quella dun
integrazione del kosmos visibile in
quello intellegibile:
La
pluralit
delle
cose,
secondo la diversit del genere,
della specie e dellindividuo
nella sostanza, nella forma e
nella
figura
palesa
con
chiarezza
ed
evidenza
limmensit dei tre predetti
attributi in Dio.
La bellezza delle cose, secondo
la variet delle luci e delle
figure e dei colori nei corpi
semplici, misti e congiunti tra

loro, come nei corpi celesti e


nei minerali, nelle pietre e nei
metalli, nelle piante, negli
animali, dichiara pienamente le
tre cose predette. La pienezza
delle cose, facendo osservare
che la materia piena di forme
contenute in essa in potenza,
che la forma piena di
propriet in potenza, che la
propriet piena di effetti
contenuti anche in potenza,
dimostra con evidenza la stessa
cosa.
Lordine, secondo il modo di ci
che

durata,
posizione,
efficacia, cio secondo quanto
prima e dopo, pi alto e pi
basso, pi nobile e ignobile,

dimostra chiaramente nel libro


della natura il primato, la
sublimit, la dignit del primo
principio per la sua infinita
sapienza

(San
Bonaventura, Itinerarium
mentis in Deum).
In realt, il discorso religioso
del Medioevo sempre in funzione
duna logica dellordine. La fede
antica eredit semitica dellanima
desertica assetata di miraggi si
muta in un elemento della ragione.
Essa , come dir Dante, certezza
di cose sperate ed argomento delle
non parventi.
Lantica vocazione alla razionalit
olimpica risorge e, con la stessa
passione geometrica che aveva

proiettato nello spazio le colonne


doriche,
misura
il ksmos con
lardita matematica delle cattedrali
gotiche.
In tal modo il cristianesimo,
romanizzato
negli
ordinamenti
gerarchici,
germanizzato
nella
sostanza umana e grecizzato per le
continue trasfusioni di aristotelismo
e neoplatonismo, acquista piena
cittadinanza in Europa.
***
Tratto da Sul problema di una
tradizione europea, ed. di Vie della
Tradizione, Palermo 1996(2), pp.
39-42.

Lillusione fascista
Ha scritto un nostro
collaboratore,
in
un
precedente
numero
della rivista, che uno dei
fenomeni
pi
interessanti della prima
met del nostro secolo
fu lattrazione esercitata su gruppi
di intellettuali dai movimenti
fascisti. un fenomeno che per la
Francia stato analizzato dal
Srant (Romanticismo fascista, Il
Borghese, 1971), per la Germania
dal Mosse (Le origini culturali del
Terzo Reich, Mondadori, 1968), dal
Mohler
(Die
konservative

Revolution
in
Deutschland,
Stuttgart,
1950),
dal
von
Kemplerer
(Germanys
New
Conservatism, Oxford, 1957), per
lInghilterra
dallHarrison
(The
Reactionaries,
London,
1966),
mentre in Italia numerosi sono gli
studi che tendono a porre in
evidenza
le
relazioni
tra
il
dannunzianesimo, i gruppi de La
Voce e di Lacerba e di quello che
sar poi il movimento fascista. Un
fenomeno europeo, dunque, per il
quale sullalba del secolo numerosi
intellettuali volsero le spalle ai miti
della democrazia per accettare
spesso anche con coraggioso
impegno personale le soluzioni
autoritarie.

Il libro dellHamilton
che
nelledizione originale si intitola The
Appeal of Fascism vuol essere
unanalisi dei motivi per i quali
numerosi intellettuali subirono, a
un certo punto, il fascino del
fascismo. Esso ci mostra i futuristi
predicanti
una
nuova
Italia
modernizzata
e
guerriera; dAnnunzio e Corradini
profeti dellimperialismo; Papini e
Prezzolini critici della democrazia e
del socialismo. Ci mostra Malaparte
portavoce
dello
squadrismo; Pirandello
tesserato
fascista;
e
lo
stesso
Croce
rassegnato, in un primo tempo, al
Fascismo perch spiegava nella
famosa intervista al Giornale di

Italia c ora, nello spirito


pubblico, il desiderio di non lasciar
disperdere i benefici del Fascismo, e
di non tornare alla fiacchezza e
allinconcludenza che lo hanno
preceduto. In quanto a Giovanni
Gentile, egli ader al fascismo
perch gli sembrava che realizzasse
quella dimensione etica dello
Stato
teorizzata
da
Hegel
nella Filosofia del Diritto.
In Germania, la Destra aveva radici
culturali assai pi profonde. Esse
risalivano al Romanticismo, una
creazione tipicamente tedesca, che
con le idee di nazionalit, organicit
e storicit la matrice della Destra
europea, cos come lIlluminismo
francese quella della Sinistra. Dai

primi romantici sostenitori della


Santa
Alleanza

attraverso
Treitschke, Lagarde, Nietzsche si
arriva fino al razzismo o al
pangermanesimo dellanteguerra.
Dopo la guerra, con la cosiddetta
rivoluzione conservatrice degli
intellettuali tedeschi, un importante
settore
della
cultura
tedesca
contesta la Repubblica di Weimar
preparando il nazionalsocialismo. I
nomi di Oswald Spengler, Ernst
Jnger, Arthur Moeller van den
Bruck, Ernst von Salomon, Hans F.
K. Gnther, Othmar Spann e Benn
sono quelli di maggior spicco.
In Francia, fin dal principio del
secolo era attiva lAction Franaise,
con la sua critica delle idee della

Rivoluzione Francese. Nel primo


dopoguerra linfluenza di Maurras
cominci a diminuire, anche se i
suoi insegnamenti antidemocratici
non andarono perduti nei suoi
discepoli come Brasillach e Rebatet.
I due nomi pi importanti della
nuova destra degli Anni 30 sono
comunque quelli di Cline e Drieu
La Rochelle, il primo per laspetto
letterario, il secondo per quello
letterario e politico.
In Inghilterra, scrittori come Henry
Williamson e Percy Whindam Lewis
simpatizzarono con la British Union
of Fascists di Oswald Mosley.
Chesterton, Belloc e Bernard Shaw
non
nascondevano
la
loro
ammirazione per Mussolini; un

poeta
come
Roy
Campbell
combatteva nella guerra civile
spagnola dalla parte di Franco.
Thomas S. Eliot, pur non essendo
un fascista, era un conservatore
molto a destra, e il suo amico Ezra
Pound fin addirittura per parlare da
Radio Roma contro lAmerica in
guerra.
Di tutti questi personaggi e delle
loro idee lHamilton ci d un quadro
abbastanza sommario. Non si pu
pretendere di pi da una rapida
panoramica qual il suo libro, ma
troppo spesso si ha limpressione
che lautore pretenda di liquidare i
personaggi con un paio di citazioni
sbrigative. Il fascismo non stata
un farsa, n unebbrezza o una

repentina e passeggera confusione


degli spiriti. Rappresent uno stato
danimo nel quale tutta una
generazione europea si riconobbe
in un bisogno di ordine, di
disciplina, di spiritualit. Che vi
siano stati degli eccessi, degli
sbandamenti, e dei pentimenti non
ci autorizza a semplificare le cose,
senza di che non possibile fare
storia, e tanto meno storia della
cultura.
Del resto, che lHamilton sia portato
ai giudizi frettolosi, rispecchianti le
sue simpatie e le sue antipatie,
evidente da troppi passi del libro.
Cos, a pag. 23, la guerra italo-turca
diventa linvasione della Libia, a
pag. 27 apprendiamo che gli

abitanti della Venezia Giulia e degli


altri territori strappati allAustria
facevan capire chiaramente che
preferivano
essere
governati
dallAustria
piuttosto
che
dallItalia; a pag. 146 veniamo a
sapere che i nazionalisti tedeschi
avevano cercato di opporsi al
plebiscito in Alta Slesia (tutto il
contrario: furono i Polacchi a
disturbare il plebiscito in Alta Slesia
perch la maggioranza stava con la
Germania) e sempre nella stessa
pagina lintervento dei Corpi
Franchi a fianco dei Lettoni contro i
Russi diventa la repressione delle
province baltiche! Rinunciamo a
portare altri esempi, ma potremmo
addurne a manciate.

LHamilton ci ha dato un lavoro che


dimostra una buona preparazione
generale per un autore in fondo
giovane (31 anni). Non far male
tuttavia ad approfondire un po di
pi i particolari e a purgarsi dei suoi
pregiudizi
di
inglese
radicaleggiante.
La verit storica non pu essere
surrogata da disinvolti pregiudizi,
anche se questi pregiudizi
purtroppo sono di moda.
***
Alastair
Hamilton, LIllusione
fascista, Mursia, Milano 1972, pp.
321.
Tratto da LItaliano, ottobre 1973,
pp. 655-656.

Gli Occidentali dellOriente

Scrigno di Auzon. Particolare

La spiritualit delle pi antiche


India e Persia gioca un ruolo di
primo piano per la definizione duna
spiritualit indoeuropea e bianca.
Ci per il carattere genuinamente
ariano delle sue tradizioni, portate
da
quei
ceppi
indoeuropei

precocemente migrati attraverso


lUcraina e il Caucaso. Questi arya,
i nobili, sono degli europei, i cui
eroi
e
i
cui
di
ricevon
frequentemente lappellativo hari,
biondo.
Nel Rig-Veda,
nelle Upanishad, e fin nel primo
buddhismo, noi cogliamo la voce
duna
tradizione
spirituale
puramente ariana e occidentale.
Qui si rivela la caducit di certe
contrapposizioni Oriente-Occidente
del tipo La defense de lOccident di
un Massis, l dove lOccidente
dovrebbe essere rappresentato dal
Cristianesimo e lOriente dalle
insidiose dottrine ind. In realt,
come giustamente osservava Alfred
Rosenberg: Occidente ed Oriente

sono mere espressioni geografiche:


decisiva la qualit del sangue che
corre da Ovest ad Est o al
contrario (Blut und Ehre, Mnchen
1939, S. 272).
Nel Rig-Veda noi udiamo uneco
che percepiremo, alcuni secoli pi
tardi, negli Inni Omerici e nella
Teogonia,
cos
come
v
nel Mahabharata il
suono
delle
battaglie
dellIliade e
del Nibelungenlied. Gi una sia pur
rapida occhiata alla lingua ci
permette di constatare laffinit di
sangue tra lEuropa e lIndia.
Un concetto fondamentale come
quello della avidya lignoranza
metafisica, che rende il soggetto
individuale
altro
da
quello

universale

ci
diventa
immediatamente trasparente non
appena ci ricordiamo della con
valore
negativo
(in apolitico, amorale)
e
del
latino video: lavidya altro non che
un non vedere. Il tapas, il mistico
ardore degli asceti ind, non che il
latino tepor, cos come il dio Agni
il
latino ignis e
la
svastica
(su-asti-ka) ci illustrata dal
greco heu est,
bene.
Nei Veda, la cui
traduzione
orale
pu esser fissata
gi intorno al 1400
a. C., rifulge in una luce aurorale la
prima
professione
di
fede

indoeuropea. Si legga ad esempio


lInno al Fuoco:
Agni adoro, il dio sacerdote
del sacrificio, il pi grande
largitor di tesori. Agni dagli
antichi
veggenti
fu
degno
desser adorato e lo dai nuovi.
Egli qua conduca gli Dei. Per
opera di Agni, ogni giorno il
sacrificatore
consegna
ricchezza e prosperit, che dan
forza insieme a molti figli
maschi. Oh Agni, quel sacrificio,
quellatto sacrale che tu dogni
parte circondi quello giunge
davvero fra gli Dei. A te, Agni,
che illumini le tenebre, noi
veniamo ogni giorno recandoti
omaggio con le preghiere; a te

che governi gli atti sacrali,


custode dellOrdine luminos0
che cresci nella tua casa. Tu, o
Agni, sii a noi di facile accesso,
come
padre
a
figlio,
e
accompagnati a noi per il
nostro benessere.
O, ancora, lInno a Mithra e Varuna:
O guardiani dellOrdine, voi
che salite sul carro nel sommo
cielo, o voi Signori dalle leggi
veraci. Chi da voi protetto, per
lui dolce la pioggia scende
dolce dal cielo La vostra
magia, o Mithra e Varuna,
stabilita nel cielo: il sole
cammina, la luce, scintillante
arma; con la pioggia e le nubi lo
nascondete nel cielo Per

vostro statuto, o Mithra e


Varuna, o conoscitori degli Inni,
voi custodite le leggi con la
magia della asura. Con lOrdine
voi reggete tutto il mondo. Nel
cielo collocate lo scintillante
carro del Sole.
Emerge gi dal Rig-Veda il concetto
centrale
della
religiosit
indoeuropea e della razza bianca:
quello dellOrdine. LOrdine inteso
come lgos universale
e
collaborazione di tutte le forze
umane con tutte le forze divine.
LOrdine concepito come la causa
pi alta in nome della quale
guerra continua contro le forze
prevaricatrici:

Come
terza
cerchia
irradiantesi da un unico centro,
la
religiosit
indoeuropea,
intorno alla cerchia del Dio, del
Figlio del Dio, e degli Dei, e a
quella concentrica dellUomo,
della Stirpe e della Propriet
Ereditaria, (Odalshof), pone la
sfera del mondo veduto nel suo
corso
ordinato,
il rita degli
Indoarii, lascia degli Iranici,
lorlog dei
Germani,
la Mora dei Greci. La greca
Sparta altro non che un Ritain
piccolo, organizzata secondo un
principio
per
quale
il
termine ksmos,
insieme
a
quello di ordine universale,
pu
assumer
quello
di

magistratura, a mostrare
quale vitale legame intercorra
tra il grande e il piccolo ordine.
Il rita viene afferrato in forme
diverse, ma sempre con la
stessa elementare potenza, ora
nellimmensit e profondit del
mondo, ora nelle fasi del sole e
nel
corso
dei
fiumi,
nellinteriorit dellessere che
pu talvolta indugiarsi in
grembo al rita, e infine come
lo stesso divenire del mondo. In
particolare ilrita si manifesta
come fuoco, luce e spazio e i
luoghi
del Rig-Veda che
trionfalmente lo magnificano si
contano a centinaia. Il rita il
fondo da cui emergono gli Dei,

e lessere unico e vero a cui


continuamente si ricollegano le
fasi
e
le
creazioni
del
mondo
(Walther
Wst, Indogermanisches
Bekenntnis, Berlin 1942, S.
81-82).
Questa concezione dellOrdine
tuttaltro
che
quietistica
e
immobilistica. Al contrario, essa
unintuizione
dinamica
della
molteplicit dellessere per la quale
qualunque rischio, perdita o ferita si
nullifica di fronte al principio
reintegratore del tutto:
Das Ewige regt sich fort in
allen;
Denn alles muss in Nichts

zerfallen,
Wenn es in Sein beharren will.
(Goethe, Eins und Alles)
Significativamente, essa fa posto
anche alla guerra, che il mediocre
moralismo cristiano sempre si
sforzato
di
raffigurare
come
lantitesi dogni spiritualit.
Quando nel Mahabharata il principe
guerriero Arjuna esita a spargere il
sangue dei suoi parenti nemici, lo
stesso dio Krishna che lo invita a
gettarsi nella mischia per uccidere o
essere ucciso poich Egli non
uccide, Egli non ucciso Lui non
trafiggono armi, Lui non abbrucia
fuoco, Lui non bagnano acque, Lui
non asciuga vento Imperituro,

Onnipotente, Immobile, Eterno,


Impercettibile,
Inconcepibile,
Immutabile Egli chiamato.
La visione delle mille fauci di fuoco
dellEssere Supremo in cui gli eroi
del mondo degli uomini si gettano,
come la farfalla sulla fiamma,
una delle pi alte raffigurazioni
dellincrollabilit ariana di fronte al
destino. Unincrollabilit che si
riscontra anche altrove fino
al Nibelungenlied
ma
senza
quella trasparenza metafisica del
sacrificio
supremo
che
il
cristianesimo ha oscurato per
sempre.
***
Tratto da Sul problema di una
tradizione europea, ed. di Vie della

Tradizione, Palermo 1996(2), pp.


12-16.

Il ritorno degli Olimpici

Se il cristianesimo, se certi ambigui


tradizionalismi,
ci
appaiono
inadeguati a dare un nuovo
contenuto spirituale allEuropa,
antiche
immagini
tornano
a
visitarci.
La cristianit appartiene al passato,
ma simboli ancor pi antichi
sembran guardarci con nuova
freschezza. La scoperta delle

Americhe si comp a bordo della


Santa Maria; lo sbarco sulla luna col
missile Apollon. Cristo e Maria
sbiadiscono, ma il volto apollineo
della razionalit ariana rifulge di
nuovo. Allo stesso modo spezzata
la cerchia gotica e cristiana delle
antiche citt noi riprendiamo a
guardare la natura come fonte di
meditazione religiosa. La nebbia nei
boschi al mattino, i profili azzurri
dei monti ci parlano di purit e di
distanza.
Da Goethe in poi, gli Olimpici sono
tornati ad esserci pi familiari del
Crocefisso. Come ci ha lasciato
scritto Walter Otto:
Ed ecco che di nuovo ci si fa
incontro
lantichit
classica

nella
sua
grandezza;
non
perch noi ci perdiamo nella
sua imitazione, ma perch il
nostro contatto con essa ci dia
ancora una volta la forza di
superare il nostro travaglio.
Nessuna scoperta scientifica e
nessun nuovo metodo di ricerca
valsa a riavvicinarcela, ma il
nostro stesso destino, che in
questa epoca di crisi ci fa
nuovamente avvertire la voce
ammonitrice
del
mito
e
dellantichit. Essa ci viene
incontro con i suoi Dei, la cui
sostanza vivente, quale pi alta
realt delluomo e del mondo,
le precedenti generazioni non
intesero. Hlderlin lo aveva

presagito, e la via di Nietzsche


segnata da questo sublime
incontro. Nulla pi lontano da
noi
della
tentazione
di
trastullarci con culti ormai
tramontati. Culto e mito devono
significare altro per noi da quel
che significarono millenni fa.
Ma le potenze divine dellEssere
ci attendono per comunicarci
alcunch dinfinito, e il nostro
destino sapr trovare la forma,
in cui esse torneranno visibili.
***
Tratto da Sul problema di una
tradizione europea, ed. di Vie della
Tradizione, Palermo 1996(2), pp.
53-54.

Antica e nuova spiritualit


Il
problema
duna tradizione
europea quello
di trovare una
forma spirituale
capace
di
contenere tre e
pi millenni di spiritualit europea.
Una forma che non rappresenti un
qualunque sincretistico pasticcio
ma che riscopra il fondo della
spiritualit
propria
delluomo
bianco.
Si potrebbe dire che il tipo spirituale
dellOccidente sia quello dellEroe

anzich quello del Santo quello


dellAzione
contrapposto
alla
Contemplazione. Ma certo anche
questo sarebbe un semplificare.
E tuttavia, una moderna spiritualit
europea non potr non configurarsi
come essenzialmente attiva in un
mondo il cui tema centrale quello
del padroneggiamento delle forze
elementari.
Linvasione
dellelementare

tecniche,
distanze,
eccitazioni
sembra
essere la caratteristica della nostra
epoca. Esso richiede una capacit di
disciplina e di semplificazione aliena
da ogni sbavatura spiritualistica.
Uno stile che voglia cogliere, nelle
luci bianche, e ferme, e metalliche

duna certa modernit, quasi il


presagio dun nuovo classicismo. Lo
stile duna metafisica dello sforzo e
della formazione di s.
Esso fu proprio di quei movimenti
conservatori-rivoluzionari di ieri che
tentaron di fondere la chiarit delle
origini con la nuova chiarit
irradiantesi dalla tensione atletica e
dal dominio della materia. Di essi
cos parlava Evola nel 1930:
LItalia stessa, oggi, partecipa
in un certo modo di questo
spirito,
nel
collegare
strettamente
volont
di
rinnovamento e ritorno alle
tradizioni;
oltre
che
la
rievocazione, che essa oggi fa,
dei simboli romani,
in
molti

punti
si
incontra
con
la
rievocazione dei significati che
ad
essi
vengono
dalla
interpretazione e dallo sfondo
creato dal Bachofen; onde essi
assurgono altres al valore
di simboli dello stesso mondo
occidentale
il
senso
dinfinito che arde nel profondo
delluomo. Esso lo spinge gi in
questa via mortale di l dai
limiti che paralizzano la sua
forza e la sua luce: tanto pi,
per quanto pi di questi gli si
stringano da presso. E come i
suoi sguardi si protendono
verso i confini degli spazi
siderei, e le sue algebre si
adeguano
allillimitato
e

piegano in nuove membra di


potenza le forze elementari,
cos pure, per una identica
ansia, egli tenta di forzare
anche il limite del tempo, e di
vedere, di ritrovare la sua
propria idealit, l dove si
dischiusero i primi albori della
storia (Aspetti del movimento
culturale
nella
Germania
contemporanea).
Quella esperienza tutta dietro le
nostre
spalle?
Difficilmente
potremmo articolare la tematica
duna nuova spiritualit europea
prescindendo da quei tentativi di
fondere chiarit antica e audacia
moderna. Essi ci appaiono degli
indispensabili punti di riferimento

oggi che i misticismi si appannano e


si contaminano per la vicinanza di
tanti impuri spiritualismi.
Accanto
a
questa
spiritualit
diurna capace di non sbiadire
nella luce abbagliante del mondo
moderno il cattolicesimo ci
appare alcunch di offuscato, e,
comunque, di rimpicciolito.
Per valido che esso sia ancora come
tenuta interna di singoli, le sue
pretese egemoniche non possono
non apparirci inattuali. Dal principio
dell800, il cattolicesimo non pu
rappresentare nulla di pi che una
corrente spirituale tra le altre. E il
tradizionalismo
cattolico

un ismo, esattamente come il

neopaganesimo.
La
sua
contraddizione

nel
dover
ammettere una ortodossia migliore
della ortodossia. Non si dimentichi
inoltre che la condizione per
essere un tradizionalista non
sapere di esserlo.
Ancor pi problematico ci appare un
altro
tradizionalismo
il
cui
universalismo
sfuma
in
un
cosmopolitismo inquietante.
Certo, Ren Gunon un autore la
cui purit intellettuale non in
discussione; la limpidezza e la
continuit della sua lunga amicizia
con Evola lo attesta. Ma cosa possa
divenire il guenonismo nelle
mani di intellettuali snobistici e

cristianeggianti nessuno lo pu
prevedere.
cos che la nobile aspirazione a
valori eterni ed universali pu
snaturarsi in una latente avversione
per i valori del ksmos, della
gerarchia e delluomo bianco. cos
che
in
margine
a
certo
tradizionalismo
ripullulano
linfatuazione
per
la ngritude,
il flirt con lebraismo ed altre
impurit spirituali. cos che ci si
arroga il diritto di parlare in
cattedra di Tradizione quando si
cos cancerosamente rosi dai tre
peccati capitali della modernit:
lintellettualismo, lo snobismo e
lantifascismo.

Anche
di
fronte
a
questo
tradizionalismo sar il caso di
estrarre la pistola.
***
Tratto da Sul problema di una
tradizione europea, ed. di Vie della
Tradizione, Palermo 1996(2), pp.
51-53.

La migrazione dorica

Incisioni rupestri di Naquane. Capo di Ponte,


Valcamonica.

Il nucleo dei Veda doveva gi


esistere, almeno come tradizione
orale,
quando
il
processo
dindoeuropeizzazione dellEuropa
tocca il suo apice, quello che
prelude immediatamente al sorgere
del mondo greco-romano.
la cosidetta migrazione dorica
ossia quel movimento di popoli del

Nord

caratterizzati
dai
loro Urnenfelder che spinge in
Grecia i Dori, avvia le migrazioni
italiche nella penisola appenninica e
causa la irradiazione dei Celti in
tutta lEuropa dellOvest.

Incisioni rupestri di Tanum, Bohusln,


Svezia.

La presenza dellincinerazione in
questa seconda e risolutiva ondata
indoeuropea ci introduce a un
nuovo avvenimento spirituale che si

colloca sempre nel solco del


simbolismo solare
e
della
negazione della Madre.
Lincinerazione ha antiche radici
nellEuropa-Centrale, ma solo alla
fine dellet del bronzo raggiunge
quella
espansione
e
quella
compattezza che ci metton di fronte
a una nuova visione della vita. un
rituale
tipicamente
uranico,
orientato verso il cielo e la luce. La
purificazione dello spirito dal peso
della terra e la sua liberazione in
pura sostanza di fuoco trovano
uneco precisa in una nuova
fioritura del simbolismo celeste.
Il cerchio solare, la croce celtica, il
disco puntato, la ruota raggiata
traversano tutta lEuropa tra quei

due grandi centri di riferimento che


sono le incisioni rupestri del
Bohusln
e
quelle
della
Valcamonica. Allo stesso modo,
dalla Svezia allItalia partendo da
un focolare mitteleuropeo fa la
sua comparsa il motivo del cigno
astrale, destinato a perpetuarsi fino
alla leggenda di Lohengrin e del
Graal. Il motivo dei due cigni
affiancati che tirano la nave del
sole, le protome di cigno stilizzate a
5, sono una delle pi caratteristiche
manifestazioni della cultura dei
campi durne e ne accompagnano
lespansione gi gi, fin nel Lazio.
Il carro solare questa volta
trainato da un cavallo emerso in
una palude della Danimarca a

confermare la veridicit del mito


ellenico dellApollo dimorante nel
paese degli Iperborei.
Significativamente, nelle incisioni
rupestri della Svezia e della
Valcamonica,
accanto
al
moltiplicarsi degli standarssolari e
di divinit maschili, vi una
rimarchevole assenza delle figurine
femminili:
Manca la fanciulla, cos come la
madre e la partoriente; manca
limmagine del piccolo animale che
sugge il latte, immortalato sia a
Creta che in Egitto in indimenticabili
figurazioni.

unanima
radicalmente diversa quella che si
esprime in queste incisioni rupestri
nordiche e italiche. Allantico

mondo mediterraneo, col suo


naturalismo
femminile,
si
contrappone
una
cultura
tipicamente virile. Essa si apre una
via verso il Sud (Altheim, Italien
und Rom, Amsterdam und Leipzig
1940, S. 25-26).
Unassenza che ha un
preciso
valore
indicativo
circa
il
contenuto
spirituale
della
migrazione
dorica.

un
contenuto che verr
presto
alla
luce
sia
nel pantheon olimpico che nello
stile di vita asciutto e severo del
doricismo e della romanit.

Intorno al 950 circa, la grande


migrazione

finita:
nel
Peloponneso ci sono ormai i Dori e
sui Colli Albani i Latini. Lethnos
italico ed ellenico, saturo di
elementi nordici, si prepara alla
grande
stagione
della
civilt
classica. Dalla Grecia allItalia si
diffonde una nuova costellazione
simbolica la cui stella polare la
svastica ripetuta centinaia di volte
sia sui vasi del cosiddetto periodo
geometrico , sia sulle urne a
capanna del Lazio.
La preistoria finita. SullEllade
albeggia
laurora
omerica.
Significativamente, quando il primo
popolo
indoeuropeo
dEuropa
incomincia a parlare, il suo

messaggio

quello
della religione olimpica.
Di duemilacinquecento
anni
di
preistoria
religiosa europea, una
parola
ci

rimasta: *dyeus.
il nome della Divinit:
Juppiter da Dius-pater
(gen.Iovis, dat. Iovii) tra i Latini;
Zeus (gen. Dis) tra gli Elleni;
Dyaus in India; Tyr o Ziu nel mondo
germanico. il nome del dio
supremo e al tempo stesso
quello del cielo divino in tutta la sua
luce e tutto il suo splendore.
questa una importante scelta
spirituale: gli Indoeuropei, la razza
nordica, gli europei sono il popolo

di *dyeus, il popolo della luce. Il


popolo destinato a portare il lgos,
la legge, lordine, la misura. Il
popolo che ha divinificato il Cielo di
fronte alla Terra, il Giorno di fronte
alla Notte, la razza olimpica per
eccellenza.
una scelta destinata a segnare un
orientamento di millenni: lordine,
nel mondo, opera delluomo
bianco.
Ma il Giorno, *dyeus, al tempo
stesso il Padre. Juppiter, Zeus
patr, Dyaus pitr sono termini che
si pronunciano luno nellaltro.
Lordine della luce un ordine
maschile. Non lordine della Madre
confondente tutto e tutti in una
pacifica promiscuit, e che sta al di

qua della civilt


concepiamo:

come

noi

la

Dal principio della maternit


generatrice scaturisce il senso
della universale fratellanza di
tutti gli esseri, senso che
declina
e
non
trova
pi
risuonanze con lavvento del
principio della paternit. La
famiglia
incentrata
nel
patriarcato conchiusa come
un organismo individuo, quella
matriarcale conserva invece
quel
carattere
tipicamente
universalistico che si ritrova nei
primordi. Da esso procede quel
principio
di
universale
eguaglianza e libert, che noi
spesso ritroviamo come tratto

fondamentale
dei
popoli
ginecocratici,
insieme
alla filoxena (simpatia per gli
stranieri) e ad una decisa
insofferenza per ogni specie di
limiti e restrinzioni; infine, non
diversa origine ha lesaltazione
del sentimento duna generale
parentela
e
di
una
simpatia, synptheia che non
conosce limiti (Bachofen, Le
madri e la virilit olimpica, Milano
1949, pg. 34-35).
Il genio spirituale indoeuropeo
quale si manifesta fin nei primordi,
sta appunto nel rifiuto di questa
fratellanza promiscua del regno
della Madre. Contro la promiscuit
stanno la Famiglia e lo Stato, contro

la fratellanza universale e bastarda


la stirpe e la razza.
Contro il livellamento sta lOrdine
come principio di differenziazione
luminoso. LOrdine solare del
giorno, lordine di *dyeus, quale si
trova simboleggiato nella svastica,
primordiale simbolo della luce

Stoicismo, cristianesimo e
neoplatonismo

Athena Liebighaus. Copia di et ellenistica dal


gruppo di Atena e Marsia di Mirone. Frankfurt,
Liebighaus Museum.

Questa classe dirigente romana che


sa desser la luce del mondo antico
declinante come gli dei lo sono
delluniverso,

corazzata
di
stoicismo. Prodotto duna avanzata
civilizzazione, non pu avere del

sacro che una sensazione indiretta,


e daltronde consapevole che esso
non simprovvisa negli alambicchi
della magia pronta a
testimoniare con la sua incrollabilit
umana
la
incrollabilit
del ksmos divino.
Cos, pur in uno scenario di
decadenza, la classe dirigente
romana resister per trecento anni
persuasa
che neque
gravem
mortem accidere viro forti posse
nec immaturam consulari neque
miseram sapienti.
Questideale delluomo dalto rango
intrepido e saggio trover la sua
culminazione
nellimpero
umanistico dei Flavii e degli
Antonini. un stoicismo vissuto con

spirito sociale e politico, dove


la aptheia e
la autrcheia
limpassibilit e lautosufficienza
aiutano non gi a fuggire, ma a
sostenere il peso del mondo.
Nelle parole dellimperatore filosofo
Marco Aurelio si esprime con
fierezza la consapevolezza di
questa missione: Il dio che in te
sia guida di un animale virile e
maturo e politico e romano e
comandante che abbia messo in
ordine il suo io.
Non sorprende che questa classe
dirigente di spiriti filosofici e
aristocratici si mostrasse ostile al
cristianesimo. Noi sappiamo oggi
cosa veramente rappresentasse il
cristianesimo:
un
fenomeno

sociale, razziale, e ideale estraneo


al mondo classico.
Razziale perch esso si propaga
dallOriente
e
si
impone
in
Occidente in conseguenza dello
spopolamento
e
della
levantinizzazione
della
parte
europea
dellImpero;
sociale,
perch
contro
la
humanitas grecoromana si pone
come democratizzazione della
cultura (Mazzarino).
Nel mondo romano, il cristianesimo
viene
immediatamente
sentito
come qualcosa che non nobile,
qualcosa che pu attecchire tra le
donnette e i diseredati delle
metropoli, ma che non saddice ai
patrizi, ai senatori, ai centurioni.

Sacrificio a Giove Capitolino. Rilievo da


monumento onorario di Marco Aurelio
(176-180 d.C.). Roma, Musei Capitolini.

Il pathos cristiano,
questo
miscuglio
di
sentimentalismo
plebeo
e
di
semitica
magniloquenza,
questo
umanitarismo venato disterismo
escatologico, contraddice il gusto
classico. I fumi dincenso non
riescono a dissimulare lodore della
gente piccola: per il romano distinto

il gusto cristiano una volgarit di


fronte allolimpicit dun Seneca o
dun
Marco
Aurelio.
Ma
il
cristianesimo seppe fondere in un
unico crogiuolo tutti i fermenti
anticlassici, anti-europei latenti
nellImpero, conferendo alla sua
predicazione
egualitaria
unaltissima carica esplosiva.
Questo fu il vero genio di Paolo di
Tarso:
San
Paolo,
lodio
del ciandala contro Roma, contro
il mondo, incarnato, fatto genio.
San
Paolo,
lebreo,
lebreo
errante par excellence! Ci che egli
indovin fu il modo come accendere
un incendio universale al di fuori del
giudaismo; con laiuto del piccolo
movimento settario dei cristiani

come con il simbolo del Dio in


croce, poter coalizzare tutto ci
che di basso e oscuramente
sovversivo sagitava nellimpero in
unimmensa potenza raccogliendo
intera leredit di tutte le forze
anarchiche. La salvazione viene
per i Giudei. Fare del cristianesimo
una formula per superare i culti
sotterranei dogni genere, quelli di
Osiride, della Gran Madre e di Mitra,
ad esempio, e per riassumerli: in
ci consistette il genio di Paolo.
(Nietzsche, Lanticristo, af. 58).
A parte i limiti della prospettiva
nietzschiana, visibile anche nella
errata chiamata di correo pel culto
di Mitra, questa diagnosi esatta, e
ci aiuta a spiegare il tono

incredibilmente aspro con cui la


classe dirigente romana boll il
cristianesimo. Gi Claudio (il quale,
come ci narra Svetonio, espulse
da Roma i Giudei i quali spesso
tumultuavano aizzati da Crestus
impulsore Chresto tumultuantes)
lo bollava come nson ts
oekoumnes,
una
peste
universale; Plinio, giudicava la
nuova religione nihil aliud quam
superstinionem
pravam
et
immodicam; Rutilio Namaziano
avrebbe parlato di odiatori della
luce
(lucifugi
viri),
duna superstitio deterior cyrceis
venenis;tunc mutabantur corpora,
nunc animi: Questa misteriosa
gentuccia che savvicinava nella

notte,
nella
caligine
e
nellambiguit, che estorceva ad
ognuno la passione per le cose
vere, listinto della realt, questa
turba
codarda,
dolciastra
ed
effemminata rub man mano le
anime di questo enorme edificio,
quelle nature preziose, virilmente
nobili, che sentivan la causa di
Roma come la propria causa, la
causa della loro seriet e del loro
orgoglio . (Nietzsche, ibidem).
Oggi noi non ci limitiamo a cogliere
laspetto
dissolutore
del
cristianesimo sotto il profilo sociale.
Vediamo in esso lavanguardia di
una civilt di radice orientale la
cultura arabo-magica di Spengler
risucchiante poco a poco

lOccidente spopolato e impoverito.


quello estraniamento da s
medesima della civilt classica,
quella berfremdung
durch
Lebensgefhl und Religiositt des
Orients (von Stauffenberg). che
porter al tramonto del mondo
antico. E, dietro ad esso, vediamo
sorgere i mondi di Bisanzio e dello
Islam che anche in Italia han le loro
teste di ponte nella Roma cristiana,
nella Ravenna bizantina, nella
Sicilia araba.
Ma la tradizione europea si eclissa
con laffermarsi del cristianesimo.
La teoria duna diretta continuit
della romanit nel cristianesimo
un abbaglio. Tra laccettazione del
Cristianesimo
con
il
relativo

trasferimento della capitale in


Oriente, a Costantinopoli e il
rifiorire duna vita europea con
Carlo Magno passano 500 anni in
cui
le
luci
dellOccidente
si
spengono.
Il paganesimo ha avuto un ultimo
guizzo di vitalit nella filosofia di
Plotino e nella mistica neoplatonica:
Considerare Plotino un mistico
significa equivocare quello che la
mistica: ci che s preso per tale
eratheoria,
la
contemplazione
creatrice di forme, e per tanto
forma ereditaria dello spirito dogni
scienza del divino dei Greci. Nella
sua epoca Plotino ci appare un
solitario Lepoca era sovraccarica
di
fatti
e
di
unumanit

perennemente in movimento. In
Plotino prende forma di contro ad
essa il mondo dello spirito, lunico
che ha pace in s stesso, di fronte al
quale laltro sembra dissolversi
come un fantasma. Di fronte al suo
mondo
lontano,
inaccessibile,
incorruttibile, tutto il resto
transitoriet e morte. Permeato di
morte, vero, anche il pensiero di
Plotino. Ma la morte non qui
apparenza, fragilit, putrefazione,
essa lontananza e grandezza,
conoscenza apollinea
Plotino Apollo, lultimo suo chiaro
avvampare nella storia: come
sempre, egli resta lontano e
sublime, n si china sul giro
affannoso dellagire umano, dove

non intende portare ordine, n


direzione, n senso. Ma il dio lo
lascia nella sua frammentariet ed
ambiguit,
mentre
che
alla
superficie sopravanza quanto
turbato e falso e corrotto: solo, egli
apre labisso che divide lessere
divino da quello umano. In un
secolo come questo v bisogno che
venga riscoperto codesto abisso, s
che appaia quel che mortale e
quel che eterno, quel che ha
grandezza
e
no.
(Franz
Altheim,Dallantichit al Medioevo,
Firenze 1961, pago 261-62).
Cos tramontava il mondo classico
dove lidea dun Ordine sapiente e
luminoso nutrita nella preistoria
indoeuropea si era fatta immagine e

parola
nella
Grecia,
e
organizzazione politica in Roma.
Tramontava
con
unestrema theofana della
Luce,
ma
lasciava
un
modello
di
chiarezza, controllo e misura nel
quale lanima della razza bianca si
sarebbe per sempre riconosciuta.
***
Tratto da Sul problema di una
tradizione europea, Palermo 1996,
pp. 34-38.

Il nazionalsocialismo

Nel Settembre del 1919 Adolf Hitler


aderisce al minuscolo Partito dei
Lavoratori Tedeschi (DAP). Nel
Febbraio del 1920 divenutone il
dirigente di maggior rilievo lo
rilancia
come
Partito
Nazionalsocialista dei Lavoratori
Tedeschi (NSDAP). Il programma
reclama labolizione dei vincoli del
Trattato
di
Versailles,
la
unificazione di tutti i Tedeschi in un
solo Reich, la degradazione degli

ebrei a cittadini stranieri, la


statalizzazione
delle
grandi
imprese, la partecipazione agli utili,
la creazione di un sano ceto
medio etc. Il nuovo partito si
afferma soprattutto in Baviera. La
sua
base
si
recluta
tra
ex-combattenti,
studenti
e
piccolo-borghesi
sensibili
agli
appelli patriottici e spaventati dai
moti comunisti. Per proteggere le
proprie riunioni dalle azioni di
disturbo delle sinistre, Hitler fonda
le SA, squadre dazione con
funzione anticomunista. Col favore
del governo regionale bavarese,
monarchico e conservatore, e con la
complicit di esponenti dellesercito
e
della
polizia
bavarese,
il

movimento hitleriano si sviluppa


fino al Novembre del 1923 mese
in cui i Nazionalsocialisti tentano di
impadronirsi della Baviera per
marciare su Berlino. Il putsch
represso e il partito sciolto.
Alla sua uscita di prigione Hitler
fonda di nuovo lo NSDAP (1925), il
quale grazie ai fratelli Strasser
incomincia a diffondersi nella
Germania del Nord. Alla fine del
1925 gli iscritti sono 27.000, alla
fine del 1926 49.900, alla fine del
1927 72.000. Nel 1928 il Partito
conquista 12 seggi in Parlamento.
con la crisi economica del 1929
che fa crescere fino a 6 milioni il
numero dei disoccupati -, che il
Partito Nazista diventa un partito di

massa. Nelle elezioni del Settembre


1930 i Nazisti ottengono 107
deputati e, in quelle del Luglio
1932, 230.
Confluiscono nel Nazismo:
a) ex-combattenti e nazionalisti che
vogliono liberare la Germania dalle
umilianti condizioni del Trattato di
Versailles;
b) i giovani, attratti dal dinamismo
del nuovo partito e dal mito del
Terzo Reich;
c) la media e piccola borghesia
minacciata dalla crisi economica,
dalla concentrazione del capitale e
dai progressi del partito comunista;
d) i disoccupati o buona parte del
sottoproletariato.

Lascesa del Nazismo si compie


sullo sfondo della crisi degli altri
partiti:
1) I socialdemocratici, responsabili
agli occhi della borghesia tedesca
dellumiliazione nazionale del
1918;
2) i comunisti, impediti dalla politica
di Stalin di far fronte comune coi
socialdemocratici;
3) i partiti borghesi, incapaci di
costituire una solida maggioranza
di governo.
Il 30 Gennaio 1933, il Presidente
del Reich von Hindenburg incarica
Hitler di formare un governo di
coalizione
con
i
conservatori
nazionalisti (DNVP). Lincendio del

Reichstag, le elezioni del Marzo


1933 in cui i Nazisti ottengono il
43,8 per cento dei voti
permettono
al
Partito
Nazionalsocialista di sciogliere le
organizzazioni avversarie e di
impadronirsi di tutto il potere.
Resistono
pi
a
lungo
alla
nazificazione:
1) gli operai di molte zone
industriali organizzati dai sindacati;
2) molti ambienti cattolici ostili a
certe tendenze neopagane;
3) singole frange della vecchia
classe conservatrice infastidita dal
populismo del Regime.
Dopo
la
eliminazione
della
opposizione interna di sinistra nella

purga del 30 Giugno 1934, lo stato


nazista si avvia ad assumere la sua
fisionomia definitiva. Esso si fonda:
a) sullo scioglimento dei partiti
politici e sulla loro sostituzione col
Partito Nazionalsocialista quale
partito della nazione tedesca;
b)
sulla
sospensione
delle
autonomie
regionali
e
il
coordinamento dei Lnder ad opera
dellautorit del Reich centrale;
c) sulla unificazione delle polizie
regionali
in
ununica
polizia
dipendente dal Reichsfhrer SS
Himmler.
d) sulla creazione di campi di
concentramento per gli avversari
politici del regime;

e)
sulla
unificazione
delle
organizzazioni dei lavoratori nel
Fronte del Lavoro e su una
legislazione del lavoro basata su
principi
di
solidarismo
tra
imprenditori e lavoratori;
f) sulla creazione di numerose
forme dassistenza ai lavoratori
(case,
assistenza
medica,
lorganizzazione ricreativa Forza e
gioia, la Volkswagen, macchina
del popolo) tali da dare un senso di
sollievo dopo la crisi economica;
g) sulla mobilitazione dei giovani
nella Giovent Hitleriana e sul
servizio del lavoro annuale e
obbligatorio imposto ai giovani di
famiglia borghese per una migliore

conoscenza
contadini.

degli

operai

dei

La rapida diminuzione del numero


dei
disoccupati,
la
rapida
eliminazione degli elementi pi
turbolenti del Partito annidati nelle
SA,
guadagnano
al
regime
hitleriano le simpatie della classe
media
e
dei
militari.
Una
propaganda sistematica illustra le
realizzazioni
del
regime
e
la Gestapo sorveglia gli oppositori.
Mentre il regime si consolida, si
lasciano individuare le seguenti
tendenze:
a) un sostanziale interclassismo che
porta alla ribalta della vita tedesca
la
piccola
borghesia
prima
mortificata;

b) una tendenza a proteggere i


piccoli commercianti e i piccoli
risparmiatori;
c) una tendenza a conservare al
contadinato
una
posizione
di
privilegio con le leggi sulla propriet
ereditaria (Reichserbhofgesetz) e
sul maggiorascato;
d) la tendenza delle SS la milizia
del partito a considerarsi una
specie di stato nello stato e ad
accrescere i suoi poteri.
Su questa complessa realt sociale
si stende luniformit dello stato
totalitario con la sua propaganda
ribadente i seguenti valori:
a) la grandezza tedesca che si
manifestata dapprima nel Sacro

Romano impero (il primo Reich),


poi
nellImpero
prussiano-bismarckiano (il secondo
Reich) e che ora ha trovato una
terza incarnazione nel Terzo Reich
nazionale e sociale;
b) la, purezza della
stirpe
tedesca
(rappresentata
soprattutto dal tipo
nordico) a protezione
della quale si toglie
agli ebrei la cittadinanza germanica
e si prendono svariate misure
eugenetiche;
c) lo spirito militare incarnato
nella tradizione prussiana e lo

spirito contadino, esaltato nel mito


del sangue e della terra.
Comunque, il Terzo Reich acquista
un senso solo come preparazione
alla rivincita. Fin dalle origini del
partito, lo scopo di Hitler quello di
sconfessare il trattato di Versailles e
rovesciare il verdetto della Prima
Guerra Mondiale. Gli obiettivi di
politica
estera
del
Nazionalsocialismo sono:
a) lunione col Reich dellAustria, dei
Sudeti, di Memel e di Danzica;
b)
la
riconquista
dellantica
posizione di predominio della stirpe
tedesca nellEuropa centrale e
danubiana;

c) la guerra contro la Russia


bolscevica con la conquista di uno
spazio vitale allEst.
La revisione delle clausole del
trattato di Versailles incomincia con
la reintroduzione del servizio
militare obbligatorio (marzo 1935)
e continua con la rimilitarizzazione
della Renania. Nel 1938 dopo
essersi
assicurato
lamicizia
dellItalia Hitler annette lAustria,
dove fin dal 1918 molte voci si
erano levate a favore dellunione
con la Germania. Uguale favore
incontrano le truppe tedesche
entrando nel territorio dei Sudeti.
Con ci, pi di dieci milioni di
Tedeschi sono stati riuniti al Reich.
Ma qui si vede che il principio dello

spazio vitale ha il sopravvento su


quello di nazionalit: nel Marzo
1936 Hitler si annette la Boemia e la
Moravia. Il pericolo di guerra,
nuove persecuzioni antiebraiche,
talune misure di eugenetica e di
eutanasia ridestano una certa
opposizione,
rappresentata
soprattutto:
a) dai militari, che valutano il
rischio di un conitto mondiale;
b) dalle Chiese, ostili alla politica
razziale;
c)
da
taluni
circoli
dellalta
borghesia e dellaristocrazia che
disprezzano il nazismo come un
regime di parvenus.

Tuttavia, il regime mantiene il


controllo della situazione e pu dare
il via alle ostilit contro la Polonia.
Scoppiata la guerra mondiale,
lannientamento della Polonia, la
tempestiva
occupazione
della
Norvegia, la sensazionale vittoria
sulla Francia rinforzano il regime
nazista creandogli intorno un clima
di successo e fiducia. Intanto,
loccupazione
dellEuropa
occidentale e settentrionale, e poi di
quella danubiana-balcanica, creano
una
nuova
situazione
caratterizzata:
a) dalla leadership della Germania
Nazista rispetto agli altri fascismi
europei;

b) dal lento albeggiare dellidea


dun Nuovo Ordine europeo;
c) dalla formulazione di questo
Nuovo Ordine non in termini di
uguaglianza, ma come vuole la
logica del nazionalismo secondo il
rango di ogni stirpe: Neuordnung
Europas
aus
Rasse
und
Raum (riorganizzazione
dellEuropa sui principi del sangue e
dello spazio).
Nel 1941 la Germania attacca la
Russia. La guerra alla Russia trae
origini oltre che dalla esigenza di
eliminare lesercito sovietico prima
che gli Anglosassoni siano pronti a
uno sbarco dalla volont di
annientare
il
bolscevismo
conquistando lambito spazio vitale

allEst. La guerra contro la Russia


crea
una
nuova
situazione
caratterizzata:
a) dal perfezionamento del fronte
dei fascismi guidati dalla Germania
nella Crociata antibolscevica;
b) dalla culminazione della lotta
ideologica contro il bolscevismo
motivo comune a tutti i fascismi e
di quella antiebraica, poich nella
concezione di Hitler ebraismo e
bolscevismo si equivalgono;
c) dallo sviluppo delle Waffen SS
con reclutamento di volontari
dapprima soltanto germanici, poi
anche europei.
Quindi
la
posizione
del
Nazionalsocialismo
si
evolve

attraverso i tre stadi seguenti:


stadio pantedesco (riunione dei
Tedeschi dellAustria e dei Sudeti
nel Reich); stadio pangermanico
(sincronizzazione
di
Danesi,
Norvegesi, Olandesi e Fiamminghi
col
Reich);
stadio
europeo
(egemonia del Reich sullEuropa
come il Sacro Romano Impero di
Nazione Germanica nel Medioevo).
La
dichiarazione
di
guerra
allAmerica nel Dicembre 1941 apre
un ulteriore capitolo nella storia
della guerra, le cui principali
caratteristiche sono:
a) il configurarsi del conitto come
un duello tra la concezione fascista
da una parte, e quella democratica
e comunista dallaltra;

b) la pressione esercitata da questa


nuova dimensione ideologica sui
regimi nazionali alleati della
Germania;
c) la concezione dellOrdine
Nuovo come una specie di
dottrina di Monroe dellEuropa
contro
le
ingerenze
russo-americane.
Cos il Nazionalsocialismo approda
attraverso lidea di razza e di
spazio ad una visione globale del
problema europeo. Questa visione
prevede la egemonia dei popoli pi
importanti per sangue e numero e
unideologia dellEuropa in funzione
dellegemonia tedesca. Intanto, la
guerra va esasperando i tratti del

regime ma qui, a differenza


dellItalia non emerge alcuna
contraddizione,
sebbene
una
spietata coerenza. La coerenza di
uno stato che accentua la sua
fisionomia totalitaria attraverso:
a) la crescita della milizia di partito
le SS ad un fattore
determinante in tutti i settori della
vita civile e militare;
b) la crescita della sorveglianza e il
moltiplicarsi
dei
campi
di
concentramento;
c) leliminazione di buona parte
della vecchia classe dirigente che
cospira contro il regime.
Peraltro, anche il totalitarismo
nazista resta molto lontano da

quello sovietico. La pianificazione


totale delleconomia ai danni
dellindividuo, la subordinazione dei
beni di consumo alla produzione
bellica non saranno mai del tutto
attuati nel che anche da
ravvisarsi una delle cause della
sconfitta.
A differenza del Fascismo, il
Nazionalsocialismo non ha trovato
una monarchia sul suo cammino e
ha potuto spingersi pi oltre nella
costruzione di uno stato totalitario.
Peraltro,
anche
in
Germania
liniziativa privata non sar mai
minacciata, e il totalitarismo
nazista si esprimer soprattutto nel
controllo della vita politica e
spirituale. Ma anche il controllo

spirituale trova un limite nella


libert di culto alle Chiese, che il
Nazismo non oser mai minacciare
apertamente.
Attraverso
il
Nazismo,
lidea
fascista che era sorta e si era
precisata in Italia acquista
rilevanza europea. La posizione
centrale
della
Germania,
la
tradizione del Reich come potenza
egemonica
e
ordinatrice,
la
ideologia della razza e dello spazio
aiutano il fascismo tedesco a
incanalare i fascismi in una
prospettiva
europea.
Questa
ideologia si precisa nella guerra
contro lAmerica e la Russia come
una
dottrina
di
Monroe
dellEuropa, una dottrina che

proprio dalla catastrofe del Reich e


dalla
successiva
spartizione
dellEuropa in zone dinfluenza
russa e americana ha acquistato in
credibilit.

Il fascismo italiano

Prima di passare dallesame di


alcuni interpreti a quello delle
principali interpretazioni, sar il
caso di dare un rapido sguardo ai
movimenti fascisti, in modo che la
materia per cos dire non ci
sfugga dalle mani. I movimenti
fascisti che dan forma al complesso

fenomeno del Fascismo sono i


seguenti:
1) il Fascismo italiano. Il 23 Marzo
1919 Mussolini fonda a Milano i
Fasci di combattimento con un
programma ad un tempo nazionale
e sociale. I primi Fasci
espressione di ex-combattenti,
ex-socialisti
e
sindacalisti
rivoluzionari

si
evolvono
lentamente verso posizioni di
destra fino alla fine del 1920. Da
questo momento, stanche di due
anni di violenze socialiste culminate
nelloccupazione delle fabbriche,
masse crescenti della borghesia
piccola e media incominciano ad
affluire nel Fascismo. Dilaga nella
valle del Po il fenomeno dello

squadrismo reazione di ex
combattenti
e
proprietari
soprattutto della nuova borghesia
agraria contro il terrorismo delle
leghe rosse. Le squadre finanziate
dagli agrari e tollerate dal governo

dilagano
in
tutta
lItalia
settentrionale e centrale. Portato
dallonda dello squadrismo padano,
Mussolini si sposta su posizioni di
estrema destra e fonda il Partito
Nazionale
Fascista
(Novembre
1921).
Confluiscono nel Fascismo:
a) gli ex-combattenti, oltraggiati
dai socialisti per il loro passato
militare e delusi dalla debolezza del
governo al tavolo della pace;

b) gli studenti, attratti dagli ideali


nazionalisti e dalla speranza di una
Italia pi grande;
c) la media e piccola borghesia,
spaventata dagli scioperi e dalle
violenze dei socialisti;
d) gli agrari, i piccoli proprietari e
fittavoli minacciati dai rossi di
confische e collettivizzazioni.
Lascesa del Fascismo si compie
sullo sfondo della crisi delle altre
forze politiche:
1) i liberali, incapaci di adeguarsi
alla nuova era dei partiti di massa;
2) i socialisti, tentati dalla violenza
ma incapaci di fare la rivoluzione;

3) i cattolici, incapaci di accordarsi


sia coi liberali che coi socialisti.
Il 28 Ottobre 1922 di fronte
allimponente concentrazione di
squadre fasciste su Roma -, il Re
incarica Mussolini di formare un
governo di coalizione. In sostanza,
il
Partito
Nazionale
Fascista
conquista il potere per:
a) lintraprendenza, la giovinezza e
il coraggio degli squadristi lanciati
contro le organizzazioni di sinistra;
b) la complicit della polizia e
dellesercito che ne condivide gli
ideali patriottici;
c) lappoggio nanziario di buona
parte delle forze economiche che

vogliono il ritorno allordine e la


cessazione degli scioperi;
d) la neutralit di gran parte della
vecchia classe liberale ostile ai
socialisti e ai cattolici e sensibile agli
appelli allordine e al patriottismo di
Mussolini.
Cos, un po con la violenza, un po
col consenso, il Fascismo va al
potere in un contesto che in un
primo momento resta quello della
monarchia parlamentare. Resistono
pi a lungo contro il Fascismo:
1) gli operai di talune zone
industriali rigorosamente inquadrati
dal Partito Comunista.
2) vaste masse cattoliche legate al
Partito Popolare.

3) personaggi e istituzioni della


vecchia classe dirigente (Il Corriere
della Sera, La Stampa) e ambienti
industriali che temono lo spirito
rivoluzionario del Fascismo.
La crisi seguita alluccisione di
Matteotti
e
labbandono
del
Parlamento da parte dei deputati
dellopposizione
permettono
a
Mussolini
di
incominciare
la
trasformazione della democrazia
parlamentare nello stato fascista.
Una serie di trasformazioni le
ultime delle quali perfezionate nel
1938 portano:
a) allo scioglimento dei partiti
politici e alla loro sostituzione con il
Partito Fascista concepito come il
partito di tutto il popolo italiano;

b) alla graduale esautorazione del


Parlamento e alla sua definitiva
sostituzione
(1938)
con
una
Camera
dei
Fasci
e
delle
Corporazioni quale rappresentanza
del Partito e delle categorie
produttrici;
c) alla costituzione delle squadre
dazione in Milizia Volontaria per la
Sicurezza Nazionale nel 1923, come
forza armata accanto allEsercito;
d) alla
introduzione
di
una
legislazione speciale contro i nemici
dello Stato Fascista con pene che
vanno dal confino alla pena di
morte;
e) allo scioglimento dei sindacati e
allabolizione del diritto di sciopero

con la promulgazione della Carta


del Lavoro che prevede listituzione
di corporazioni e la mediazione
dello stato nelle controversie tra
padroni e lavoratori;
f) alla creazione di enti pubblici per
lintervento
nelleconomia
che,
insieme
a
numerose
forme
assistenziali esprimono una
concezione dello Stato non pi
neutrale ma desideroso di tutelare il
cittadino e le iniziative economiche
di interesse comune;
g) alla mobilitazione dei giovani
nelle organizzazioni ginniche e
paramilitari,
con
la
relativa
costruzione di campi sportivi,
piscine, etc.

Dallalleanza
del
movimento
fascista con le forze conservatrici
(la monarchia, lesercito, a cui
dopo la Conciliazione si aggiunge
anche la Chiesa) prende forma il
Regime
Fascista,
strettamente
legato alla persona del Duce del
Fascismo Mussolini la cui
politica personale diventa la politica
del Regime e dellItalia.
Questa politica persegue i seguenti
obiettivi interni:
a) lo smorzamento degli spiriti pi
rivoluzionari
del
movimento
fascista e il ridimensionamento
delle personalit pi forti e pi
indipendenti (Farinacci, Arpinati,
Balbo).

b) Laffermazione sempre pi netta


della personalit del Duce al di
sopra di tutti gli organi del partito e
dello stato e la riduzione del Partito
Nazionale Fascista a un organo di
mobilitazione di massa pi che di
discussione politica.
c) lo stretto controllo della stampa e
della radio quali strumenti di
indottrinamento
dellopinione
pubblica.
A questa tattica politica, si sposa
una propaganda volta a valorizzare
i seguenti ideali:
a) lesaltazione dello stato-nazione
come portatore della tradizione
della antica Roma e duna propria
eticit e validit spirituale. Questa

esaltazione della romanit e della


eticit dello stato trovano pertanto
un limite nel rango riconosciuto alla
Chiesa dopo il Concordato.
b) la rivendicazione dei valori
morali e militari, come anche della
esaltazione
della
terra,
della
prolificit, dei valori contadini e
guerrieri contrapposti a quelli
cittadini e tendenti a rivendicare il
tipo del contadino rispetto a quello
del borghese.
c) la apologia di tutte le forme di
rischio e di ardimento con la
diffusione
dello
sport
e
dellistruzione pre-militare e la
valorizzazione
di
ogni
manifestazione di audacia collettiva

(la trasvolata atlantica di Balbo,


etc.).
Alla tecnica del governo dittatoriale
e alla propaganda di massa, si
uniscono talune direttive fisse di
politica estera che sono:
1) laspirazione a dare al popolo
italiano uno spazio vitale adeguato
alla sua importanza e al numero dei
suoi abitanti;
2 ) la tendenza a una revisione delle
clausole del Trattato di Versailles a
favore delle nazioni pi sfortunate
(lUngheria, in un secondo tempo la
Germania e la stessa Italia);
3) la polemica con le nazioni troppo
ricche in territori e in colonie (la
Francia e lInghilterra) con la

conseguente creazione di un forte


esercito e duna forte marina in
grado di mettere in discussione il
predominio
anglo-francese
nel
Nordafrica e nel Mediterraneo.
Questo indirizzo di politica estera
porta dapprima alla conquista della
Etiopia e poi a un riavvicinamento
con la Germania unica nazione in
grado di mettere in discussione il
predominio
anglo-francese
in
Europa. La conquista dellEtiopia, lo
stesso intervento nella guerra di
Spagna che si risolve in un successo
dei nazionali, porta al Fascismo il
massimo
della
popolarit.
L0pposizione si pu considerare
distrutta e ci non solo per i mezzi
repressivi, relativamente miti ma

per labile propaganda e i successi


del Regime.
Sostengono
soprattutto:

il

Fascismo

a) i giovani, educati dal Partito e


cresciuti nel nuovo clima di
mobilitazione
sportiva
e
di
entusiasmo nazionale;
b) i ceti medi, soddisfatti della
stabilit politica ed economica del
Regime;
c) il clero, abbastanza contento
della politica di conciliazione del
Fascismo verso il Vaticano;
d) i militari e la monarchia, sensibili
al nuovo prestigio acquistato
dallItalia in Europa;

c) vaste frange dei ceti popolari


conquistati
dal
populismo
mussoliniano e dalle istituzioni
assistenziali create dal Regime.
Cos, allopposizione attiva contro il
Fascismo restano solo
alcuni
intellettuali e poche migliaia di
operai indottrinati dal Partito
Comunista clandestino. Peraltro, il
Patto dAcciaio con il conseguente
profilarsi duna nuova guerra -, le
leggi
razziali
e
una
troppo
invadente
propaganda
anti-borghese portano larghe
frange dei ceti medi e della Chiesa
cattolica ad una posizione di critica
e di ripensamento.

Questa posizione di critica e di


riserbo si accentua con lentrata in
guerra alla quale il Fascismo
spinto:
a) dalla logica stessa della sua
dottrina dellespansione e dello
spazio vitale;
b) dalla affinit ideologica e politica
con la Germania nazista;
c) dalla necessit di trasportare sul
piano internazionale quella lotta
contro il mondo delle democrazie e
della borghesia capitalistica che
insieme col bolscevismo russo il
contraltare del Fascismo.
Lintervento viene attuato da
Mussolini
in
un
momento
favorevolissimo (la Francia fuori

giuoco e lInghilterra non in grado


di difendere Malta e lEgitto), ma
lincertezza e linettitudine della
classe politica e militare vengono
presto alla ribalta in
modo
catastrofico.
La guerra mette rapidamente allo
scoperto le debolezze del Regime:
a) il compromesso tra Mussolini e le
forze conservatrici ha lasciato
intatta la vecchia classe dirigente
con la sua tendenza al carrierismo e
al compromesso (Badoglio, etc.);
b) il Partito mortificato da troppi
anni di conformismo non in grado
di animare efficacemente alla lotta
il popolo italiano;

c) la propaganda pi nazionalista,
patriottarda, che fascista e non
basta a illustrare il significato
ideologico e geopolitico della guerra
rivoluzionaria e continentale della
Germania.
Cos, dopo le prime sconfitte e poi
con
linvasione
del
territorio
nazionale si sfalda lunit della
Monarchia col Fascismo e della
classe dirigente conservatrice col
movimento
fascista.
Il
nazional-fascista si scinde, e la
parte nazionale ossia pi
genericamente
borghese
e
conservatrice cerca unuscita
qualunque
dalla
guerra.
Ci
conduce al 25 Luglio e all8
Settembre.

La Repubblica Sociale Italiana e il


nuovo
Partito
Fascista
Repubblicano rappresentano una
specie di ritorno alle origini.
Peraltro, i 18 punti di Verona e la
Legge sulla socializzazione delle
imprese
costituiscono
delle
motivazioni affatto secondarie del
nuovo Fascismo, la cui vitalit da
ravvisarsi nella difesa dellonore
militare e nel fascino che esercita
ancora su una parte della giovent
italiana.
Il Fascismo italiano stato il
paradigma degli altri fascismi. Il
partito unico, le organizzazioni
giovanili, lordinamento corporativo
della economia, la milizia di partito
hanno servito da modello agli altri

movimenti fascisti a cominciare


dal Nazionalsocialismo. Peraltro,
proprio il Fascismo che aveva
ideato lo stato totalitario non lo
attu mai. Dietro alla facciata del
Partito
Nazionale
Fascista

organizzazione
di
massa
dal
carattere
sempre
pi
accentuatamente dopolavoristico
il Regime rimase una dittatura
appoggiata a una monarchia. La
milizia, nata come guardia armata
della rivoluzione, non assurse mai,
come le SS, ad armata di partito,
ma rimase una mera appendice
dellesercito.
Cos Mussolini non aveva del tutto
torto quando osservava nella
Repubblica Sociale che non vi era

mai stata una rivoluzione fascista:


lItalia prima una monarchia, e
tale rimasta dopo.
***
Brani tratti dal libro postumo Il
fascismo come fenomeno europeo,
cap II (pp. 37-42).

I popoli del Nord e la civilt della


madre

Ceramica cordata, ca. 3000 a.C.

Laffiorare duna fisionomia europea


dalle nebbie dellalta preistoria ha
luogo nel quarto millennio a. C. un
avvenimento che si accompagna ad
una scelta gi spiritualmente
significativa: il rifiuto della civilt
della madre e laffermazione

dellUrvolk
indoeuropeo come
comunit essenzialmente virile e
patriarcale.
Il neolitico let della prima
agricoltura e dei primi villaggi, let
in cui le famiglie diventano trib e le
trib popoli si inaugura sul
continente
europeo
con
una
penetrazione
dellelemento
orientale e mediterraneo. Sono le
cellule tessale di Sesklo-Dimini
eredi
delle
comunit
medio-orientali che, risalendo il
corso del Danubio, prolificano in
tutta lEuropa centrale e balcanica.
la cosiddetta cultura danubiana,
con la sua ceramica a nastro
(Bandkeramik) , le rozze zappe di
legno e le grandi case collettive.

Questa cultura ci trasmette il suo


messaggio spirituale attraverso le
figurine rappresentanti una divinit
femminile nuda. la madre terra
g metr la gran madre delle
messi, dispensatrice di fecondit
che tiene le chiavi della vita e della
morte. la dea nuda, il cui regno si
estende dalla Mesopotamia fino
allAsia Minore, a Creta, a Malta e
oltre. Anche in tutta lEuropa
occidentale
e
atlantica,
dalla
Spagna alle Isole Britanniche,
ricorre, nelle incisioni megalitiche,
la dea armata di pugnale. il cielo
euroasiatico ed euroafricano della
Madre che attraverso la razza
mediterranea,
nelle
suo
prolificazioni libiche, liguri, iberiche,

pelasgiche penetra fin nel cuore del


continente europeo.

Ascia da battaglia. Gotland (Svezia).


Fonte: Nordisk familjebok (1917), vol.26
Till art. Stenlder. I (via Wikipedia).

Dalla dominazione della Madre


resta
intatta
lEuropa
Settentrionale. E la regione intorno
al Baltico meridionale, larea del
faggio, del tasso, della betulla,
dellabete; larea del lupo, dellorso,

del salmone, del castoro; il


territorio che la geografia linguistica
presuppone
per
la Urheimat
indoeuropea. E altres il territorio
della razza nordica dove fin dalla
met del quarto millennio i
gruppi locali di cacciatori e
pescatori, eredi delle comunit
magdalniane depoca glaciale, si
riorganizzano in una nuova cultura
agricola che resta estranea al
mondo dei Danubiani e della
Grande Madre.
La cultura nordica megalitica, con le
grandi tombe di pietra attestanti
una salda struttura politica e
gentilizia, e le sue due emanazioni
la cultura delle anfore globulari e
quella della ceramica cordata

sono la matrice originaria delle


lingue indoeuropee e con esse
duna violenta trasformazione che
investir lEuropa e vaste regioni
dellAsia. A partire dal 2500 a., C.,
tutta lEuropa centrale, orientale e
balcanica subisce le incursioni dei
popoli del Nord. La cultura delle
anfore
globulari,
quella
della
ceramica cordata partendo dalle
loro sedi nel bassopiano germanico

investono,
con
le
loro
asce-martello,
le
pacifiche
comunit
della
Madre,
trasformando
il
quadro
archeologico fino alla Grecia e
allUcraina.
E significativo che questa irruzione
saccompagni
alla
comparsa

di simboli solari. Nasce la svastica


il pi antico esemplare su una
ceramica della cultura delle anfore
globulari rinvenuta in Polonia
nascono la croce raggiata, il cerchio
riquadrato, il disco puntato e quello
radiante.
E tutta una vasta gamma simbolica
che trova la sua massima fioritura a
Troia, citt di confine tra lEuropa e
lAsia e che marca il passaggio di
ceppi indoeuropei in Asia Minore. La
svastica

il
primordiale simbolo della
generazione e della resurrezione
della luce associata al primo
apparire dei popoli indoeuropei nel
cuore del terzo millennio, e solo

millecinquecento anni pi tardi


raggiunger lIndia e la Cina.
Nel cuore dellAnatolia, le tombe di
Alaja Huyuk preludenti ai futuri
splendori del reame ittita ci
mostrano, insieme agli spilloni a
testa di martello dei barbari del
Nord gli stendardi ornati di
svastiche e altri simboli solari. Uno
di questi stendardi ci mostra un
grande cervo in mezzo a due tori
pi piccoli. Assistiamo qui al
rovesciamento
del simbolismo tellurico,
meridionale, materno.

Capo di Ponte Valcamonica, Parco


Nazionale delle incisioni rupestri.

Al toro simbolo della cieca forza


generatrice, connesso con
la
ideologia
della
fecondit,
rozzamente raffigurato insieme con
la Dea Nuda nelle pi antiche
culture agricole europee si
contrappone il cervo, lanimale dei
cacciatori del Nord, Seelentier des
nordischen Menschen, e, secondo
Weisweiler, animale della civilt
artica.

Il
cervo

significativamente
associato col simbolismo del sole e
della luce:
Den Sonnenhirsch sah ich von
Sden her gehen
Seine Fsse standen auf der
Erde
aber die Hrner reichten zum
Himmel.
Questi versi dellEdda ci vengono
illustrati da una quantit di
figurazioni preistoriche prime tra
tutte quelle della Valcamonica in
cui le corna del cervo sono stilizzate
in forma di disco solare.
altres significativo che, in Irlanda
quando lelemento celtico si
scontra con gli aborigeni di stirpe

iberica il cervo e il toro giocano


un ruolo centrale nelle saghe, l
dove le parole oss, dag eag, che
nella saga del Leinster indicano il
cervo, in quella dellUlster sono
passati a significare toro.
Dietro a questo urto di simboli,
dietro alla espansione dei popoli
dellascia da combattimento e alla
diffusione
dei
linguaggi indoeuropei, si cela un
avvenimento di grande importanza
spirituale.
il principio paterno che si urta
contro la civilt della Madre; la
virilit olimpica contro il mito
taurino e materno della fecondit;
lethos delle societ degli uomini

contro la promiscuit entusiastica


dellantico matriarcato.
Leco se ne spande per tutta
lEuropa dove, mille anni pi tardi,
la migrazione dorica e latina creer
le premesse della visione classica
della vita. Ma, prima ancora, gli
effetti di questa subitanea ascesa
della stirpe nordica, bianca e
indoeuropea si fanno avvertire nei
pi lontani centri dirradiazione:
sugli altipiani della Persia e alle
soglie dellIndia.
***
Tratto da Sul problema di una
Tradizione europea, Edizioni di Vie
della Tradizione, Palermo 1973, pp.
8-12.

Gli ultimi dei bianchi

Charles Davidson Bell (18131882), Jan van


Riebeeck arrives in Table Bay in April 1652.

Quando
gli
Olandesi
si
impadronirono del Capo di Buona
Speranza compresero presto che i
territori dellAfrica meridionale,
riproducendo nellaltro emisfero le
felici
condizioni
climatiche
dellEuropa, si prestavano ad essere
popolati da bianchi. Nel 1652

sbarcavano al Capo i primi 18


coloni, con lincarico di costituire
una stazione di rifornimento sulla
via dellindia. Col passare degli anni
il loro numero crebbe rapidamente.
Alla maggioranza olandese si
aggiunsero
molti
tedeschi
e
protestanti francesi esuli dopo la
revoca dellEditto di Nantes.
La
cosa
prosperava.
Alcuni
abitavano la citt costruita presso il
Capo, Kaapstad, altri si sparsero
nellinterno fondando fattorie. La
terra, nel mite clima temperato,
dava grano, vino, frutta e i coloni,
per parte loro, erano gente dura,
solida,
fattiva,
risoluta
a
conquistarsi una patria e a
difenderla contro le scorrerie degli

indigeni. Essi presero il nome di


boeren che in olandese significa
appunto contadini. Ma i Boeri
avevano fatto i conti senza
lInghilterra,
che
andava
estendendo i suoi domini in ogni
parte
del
globo.
Nel
1806,
approfittando del fatto che lOlanda
era legata a Napoleone, gli Inglesi
occuparono Kaapstad, nonostante
leroica e disperata resistenza del
governatore olandese Jansen.
La colonia del Capo, compresa tra
loceano e il fiume Orange, contava
allora 90.000 abitanti, di cui 10.000
bianchi e il rimanente negri. Questi
ultimi erano o indigeni liberi nelle
loro trib, o schiavi di cui i Boeri si
servivano nella loro opera di

estensione
delle
culture.
LInghilterra, per controbilanciare
lelemento olandese ostile, mand
suoi coloni nellAfrica australe. Essa
cerc di reggere la situazione. Ma
vari
motivi
di
discordia
contribuirono a farla precipitare.
Primo tra tutti labolizione della
schiavit, imposta dallInghilterra ai
coloni recalcitranti che si vedevano
privati di unindispensabile mano
dopera.
Questa
risoluzione
prescindeva dalla sociale della
colonia.
Essa
sconvolgeva
le
strutture
e
lorganizzazione
delleconomia
boera,
che
abbisognava della schiavit per
dissodare ampie estensioni di
nuove terre, e aprirle alla civilt. E i

Boeri, che avevano conquistato la


loro patria pezzo per pezzo,
lottando contro i selvaggi, non
potevano certo tollerare i missionari
anglicani, sostenuti dal governo,
che parteggiavano per i negri
contro di loro nella speranza di
cattivarseli. Per porre fine a questo
assurdo stato di cose e sfuggire
allinvisa oppressione britannica
essi si risolsero ad un atto di grande
coraggio. Nel 1836 i Boeri, con le
mogli, i figli, gli schiavi e le bestie
varcarono in massa il fiume
Orange, abbandonando le loro
fattorie per stabilirsi negli altopiani
stepposi
dellinterno.
Essi
si
spostavano sui cape carts, grandi
carri tirati da otto coppie di buoi,

vivendo una leggendaria vicenda


che sta tra la conquista del West e
la migrazione germanica. Guidati
da capi esperti e risoluti come
Moritz, Uys, Retief, Pretorius,
Potgieter, si aprirono il passo a
fucilate tra le bellicose trib negre.

Andries Pretorius (27 novembre 1798 23


luglio 1853)

Le Repubbliche Boere
Questa prima emigrazione prende il
nome di Grande Trek. Parte dei
Boeri si stanzi nel territorio chiuso
dai fiumi Orange e Vaal, parte
discese nel Natal. Nacquero cos le
repubbliche dellOrange e del Natal.
Ma nel 1842 il Natal veniva
proclamato
dominio
inglese,
mentre i pi tenaci Boeri si
rimettevano in marcia sotto la
guida di Andrea Pretorius per
raggiungere lOrange. LInghilterra,
timorosa di questo popolo, piccolo
ma fiero, nel 1848 proclamava
lannessione
dellOrange.
Pure
moltissimi dei Boeri trovarono
ancora lenergia e il coraggio di
andare oltre verso nuove lotte.

Andrea Pretorius li guid di la dal


fiume Vaal, dove fondarono la
repubblica del Transvaal. Intanto gli
Inglesi nel 1854 avevano dovuto
abbandonare
lOrange
data
limpossibilit di controllare la
popolazione ostile.

Boeri durante il Grande Trek

Le due repubbliche ebbero allora


pi di ventanni di tranquillit
sviluppando
il
loro
ordine
caratteristico, agrario e pastorale.
Ma la scoperta dei ricchissimi
giacimenti doro e di diamanti attir
nuovamente
la
cupidigia
dellInghilterra, che nel 1876
costrinse lOrange a cedere il
dipartimento
occidentale
del
Griqualand.
Essa
compens
ipocritamente la repubblica con una
somma che, trentanni dopo,
rappresentava la millesima parte
della sola produzione diamantifera
del territorio. Un anno pi tardi gli
Inglesi, bramosi doro e di diamanti,
invadevano il Transvaal. Ma i Boeri
non erano piegati. Il 13 dicembre

1880 si riuniva a Parde Kraal


lassemblea popolare, il Volksrad,
che deliberava la lotta a oltranza
allo straniero sotto la dittatura
triumvirale di Kruger, Joubert e
Pretorius il giovane. I Boeri
prendevano le armi giurando di non
deporle prima di aver cacciato gli
Inglesi.
Questi,
sconfitti
sanguinosamente a Majuba Hill,
dovettero
riconoscere
lindipendenza
del
Transvaal.
Ancora una volta un pugno di
uomini ostinati aveva avuto ragione
del pi potente impero del mondo.
Ma nuovi problemi si venivano
delineando. La febbre delloro
aveva fatto affluire nel territorio
delle repubbliche boere turbe

disordinate di cercatori, per lo pi


inglesi. Questa gente, immigrata
provvisoriamente e senza tradizioni
che la legassero a quelle terre, non
poteva subito essere ammessa sul
piede di parit con i Boeri, radicati a
quel suolo che avevano conquistato
a prezzo del sangue e conservato
tra ogni disagio. Questo ben
comprendeva Kruger, presidente
del Transvaal, uomo duro e tenace,
venuto da bambino in quelle regioni
sul Cape cart della sua famiglia.
Egli si rifiutava di concedere agli
uitlanders, gli stranieri, i diritti
politici dei Boeri, difendendo la
natura aristocratica di quelle
democrazie di piccoli proprietari.

Stephanus Johannes Paul Kruger (10 ottobre


1825 14 luglio 1904)

Rhodes contro Kruger


Contro Kruger e la sua politica
reazionaria si scagliava Cecil
Rhodes, governatore del Capo e
uomo di punta dellimperialismo
britannico. Rhodes sognava una
ferrovia che unisse lEgitto al
Sud-Africa attraversando una fascia
ininterrotta di territori inglesi. Ma i
Boeri non erano disposti a cedere.

Non erano pi soli di fronte agli


Inglesi. Da quando i Tedeschi, nel
1884, avevano fondato la loro
colonia dellAfrica del Sud-Ovest,
molto sangue germanico scorreva
nelle vene dei Boeri e, in fondo,
lafrikaans, il dialetto olandese da
loro parlato, altro non era che una
variet del basso tedesco. Di fronte
al pericolo di un collegamento
tedesco-boero Rhodes si adoperava
per
isolare
le
repubbliche
annettendo alla provincia del Capo
la Beciuania e il territorio delle due
Rhodesie. Nel 1895 egli tentava un
colpo di mano. Una banda inglese
capeggiata dal suo luogotenente
Jameson penetrava nel Transvaal
tentando di fare insorgere gli

uitlanders.
Bastavano
poche
precise carabine boere e lennesima
manovra britannica naufragava
nellinsuccesso.
Jameson
e
compagni,
generosamente
risparmiati dai Boeri, venivano
rispediti ai loro connazionali,
mentre il Kaiser mandava a Kruger
un
celebre
telegramma
di
congratulazioni. Ma lInghilterra,
umiliata, non pensava che a
vendicarsi di questo piccolo popolo
di uomini eroici e ostinati che tante
volte le avevano dato scacco matto.
Nellottobre del 1899 si giungeva
alla guerra tra lImpero Britannico e
le repubbliche del Transvaal e
dellOrange.

Gli Inglesi erano sicuri che tutto si


sarebbe risolto in una passeggiata
armata
contro
poche
bande
disperse. Ma per spezzare la
resistenza
dei
Boeri
furono
necessari tre anni di guerra, spese
colossali,
trecentomila
uomini
contro soli trentamila, rovesci
sanguinosi ed umilianti. Intanto
lopinione pubblica europea si
accendeva di entusiasmo per la
causa boera. Nella prima fase della
guerra i Boeri presero persino
loffensiva invadendo il territorio
inglese e sconfiggendo le truppe
britanniche su tutti i fronti. Solo
quando
gli
Inglesi
poterono
concentrare le truppe armate da
tutto limpero le repubbliche furono

occupate. Ma qui incominci la


seconda fase della lotta. I Boeri,
esperti cavalieri, tiratori infallibili,
conoscitori
del
terreno,
impegnarono lesercito inglese in
una snervante guerriglia protrattasi
per ben due anni. Ogni fattoria era
un fortilizio, ogni donna, ogni
bambino, un nemico. Per piegare i
Boeri gli Inglesi dovettero ricorrere
a sistemi mai veduti di guerra
totale.
Le
fattorie
furono
incendiate, la popolazione civile
ammassata in grandi campi di
concentramento dove i disagi e le
malattie fecero strage. Solo con
questa devastazione sistematica
del popolo e del territorio se ne pot
ottenere la resa. Il 14 giugno 1902

il generale Smuts annunciava la


resa con queste tragiche parole:
Figli miei, le due repubbliche che si
chiamavano Transvaal e Orange
non esistono pi Sappiate che sui
loro campi scorso il sangue delle
nostre donne e dei nostri ragazzi.
Ventunomila donne e bambini sono
gi morti. Se la guerra dovesse
continuare morirebbero tutti e la
nostra razza scomparirebbe. A
questo prezzo si comper la pace.

LUnione Sudafricana

Hendrik Frensch Verwoerd (8 settembre 1901


6 settembre 1966)

Nel 1910 i territori delle due


repubbliche, insieme con la Colonia
del Capo e il Natal, venivano a far
parte di unUnione Sudafricana
nellambito della quale godevano di
molte garanzie, tra cui luso
dellafrikaans accanto allinglese
come lingua ufficiale. Questo

tuttavia non imped che una parte


dei Boeri, allo scoppio della guerra
mondiale, sperasse nella vittoria
della Germania. Interpreti di questo
diffuso stato danimo si fecero due
generali, Beyers e De Wet, che si
ribellarono cercando di collegarsi
con i Tedeschi che difendevano la
vicina Africa del Sud-Ovest. Ma,
scomparsa
anche
questultima
speranza di libert, i Boeri si
adattarono a vivere nellambito
dellImpero Inglese che, dopo averli
sconfitti aveva adottato nei loro
confronti una politica intelligente e
generosa. La lotta tra Sudafricani di
origine inglese e Sudafricani di
origine boera si trasfer sul terreno
politico. E i Boeri riuscirono a

vincerla nelle file del partito


nazionalista creatore della politica
di
apartheid.
Oggi
vivono
nellUnione Sudafricana quasi 15
milioni di uomini di cui 3 milioni
bianchi e 12 milioni di colore.
Lelemento boero, che rappresenta
il 60% della popolazione bianca,
controlla la situazione. Il leader
boero Verwoerd venuto alla
ribalta in questi ultimi tempi per
lostinazione con cui difende contro
tutto il mondo dei piagnoni e dei
calabrache la sua politica di
separazione delle razze. Verwoerd
non

uomo
che
si
lasci
impressionare. Nato ad Amsterdam
da genitori presto emigrati nel Sud
Africa ha rivissuto le origini della

nazione boera. Durante la prima


guerra mondiale, appena ragazzo,
si fece cacciare da scuola per aver
sostenuto il diritto del suo popolo di
insorgere
contro
lInghilterra.
Studente, rifiut una borsa di studio
inglese e and a studiare in
Germania. Nel corso dellultimo
conflitto fu incriminato perch
sospettato di nazismo. Verwoerd
un difensore a oltranza della
tradizione boera e, insieme, un
uomo duro e ostinato della razza
tenace dei Kruger e dei Pretorius. Il
sistema dellapartheid non vuole
sancire loppressione dei negri ma
soltanto il loro sviluppo in aree
separate. Il governo sudafricano
spende
cifre
altissime
per

leducazione e lassistenza della


popolazione negra che ha forse il
pi alto tenore di vita tra tutti i negri
africani. Ma, daltra parte, poich le
repubbliche sudafricane sono state
create dai bianchi giusto che lo
Stato, che si identifica con la
minoranza dirigente creatrice di
storia, rimanga nelle mani di chi lo
ha edificato a prezzo di gravi
sacrifici.
Il
Sud-Africa
non
esisterebbe senza i bianchi e a loro
spetta dirigerli. Daltra parte esso
grande abbastanza perch i negri
possano organizzarsi liberamente
nei loro territori in seno alla
confederazione
sudafricana.
Naturalmente
lesercito,
la

direzione politica rimarranno cosa


della razza-guida.
unorganizzazione complessa che
richiede anni di lavoro per la
creazione
delle
aree
negre
indipendenti, i bantustans, ma
anche lunica che renda possibile
allUnione di rimanere uno stato
bianco
pur
avendo
una
maggioranza di negri.

Monumento ai Voortrekkers, Pretoria

Verwoerd odiato dagli Inglesi ma i


Boeri sono decisi a seguirlo fino
allultimo. Lo dimostr il plebiscito
dellanno
scorso
in
cui
la
maggioranza dei sudafricani si
dichiar favorevole alla forma
repubblicana
troncando
cos
lultimo legame nominale con la
corona dInghilterra. E la rivincita
boera sugli Inglesi stata totale
quando Verwoerd, pochi giorni fa,
ha annunciato che il Sud Africa, non
accettando intromissioni nella sua
politica
razziale,
uscir
dal
Commonwealth il 30 maggio
prossimo,
giorno
della
proclamazione della repubblica.
Ancora
una
volta
i
Boeri,
idealmente, hanno passato il fiume.

Le
decisioni
estreme
sono
caratteristiche di questo popolo che
tanto si battuto per la sua libert e
che oggi si batte per una libert non
meno fondamentale: quella di
rimanere se stesso. Perch un
popolo ha, innanzitutto, il diritto di
non snaturarsi, la facolt di
conservare la sua fisionomia etnica,
genio creatore della sua storia e
della sua cultura.
***
Luogo e data di pubblicazione
incerti
(ma
probabilmente
pubblicato nella prima met del
1960 sul mensile LItaliano).

Lidea scintillante di un ordine


spirituale

Caspar David Friedrich, Bianche scogliere di


Rugen

Chiamo
classico
il
sano
e
romantico il malato: queste
severe
parole
di Goethenon
abbisognano, nella loro glaciale

chiarezza, di alcun commento. Ma


accanto
ad
esse,
a
scopo
integrativo, si potrebbe ricordare
quella
profonda
e
notturna
sentenza del romantico Novalis
secondo la quale ogni malattia non
che il tendere doloroso di un
organismo limitato verso un pi
ampio e pieno equilibrio. Le stesse
malattie distruttive, la stessa morte
non sono forse crisi radicali
attraverso cui la persona, spezzati
gli angusti limiti dellindividualit, si
trasferisce in un pi vasto piano
dellessere? In realt, a considerare
la malattia da un punto di vista
metafisico, traendo dai fatti le
estreme conseguenze, il germe
della malattia e della morte

deposto dalle origini in ogni


organismo finito appunto perch
finito, e quindi destinato a passare
in un ordine pi vasto, in uno stadio
dellessere
pi
prossimo
alla
totalit.
Queste brevi considerazioni qui
svolte sulla malattia degli organismi
individuali valgono, per analogia,
per i grandi organismi sociali che
chiamiamo civilt. Anche le civilt
hanno le loro malattie. Quanto pi
un ordine sociale insufficiente,
limitato, chiuso alla realt spirituale
delluomo e alla totalit dellessere,
tanto pi acutamente esso si
ammala e, logorato da una febbre
liberatrice, aspira a dissolversi.
Quando una societ si inaridisce per

un
crescente
processo
di
umanizzazione,
quando
dimentica i sentieri che conducono
ai
giochi
montani
della
trascendenza, le forze elementari
dello spirito, sia quelle positive,
ignee, diurne, che quelle oscure,
notturne, catastrofiche, si volgono
congiuntamente contro di lei. Le
energie spirituali che una civilt
rifiuta di organizzare si adunano
mareggianti contro le sue incerte
frontiere per cancellarle.
Le civilt tradizionali (usiamo la
parola tradizionale nel senso che d
ad essa Evola nelle sue opere)
hanno sempre posto al vertice della
societ valori eroici ed ascetici.
Esse culminavano in unaristocrazia

che non rappresentava soltanto la


guida
politica
ma
la
salda
connessione con linvisibile, col
mitico, con leroico. Mediante
questa connessione il mondo
tradizionale si dilatava oltre i suoi
confini apparenti in uno spazio
spirituale dove la potenza interiore
cresceva fino a cancellare i vincoli
del mondo fisico. Esso non si curava
tanto di allontanare il pericolo, il
bisogno e la morte quanto di
vincerli. Per quanto aspri e rigidi
potessero
essere
i
suoi
ordinamenti, essi tendevano alla
libert e cio ad educare spiriti
limpidi ed inesorabili capaci di
portarsi di l dai propri limiti fisici e
intellettuali.

A volte larmatura sociale poteva


sembrare aspra e ferrea ma
larmatura spirituale, come uno
schermo trasparente di vetro, si
affacciava su regioni alte e gelide
dove, in unatmosfera rarefatta,
bruciava ogni residuo di oggettivit
e di passivit. Luomo delle grandi
civilt preistoriche, del mondo
antico, del Medioevo, delle culture
asiatiche dimpronta tradizionale
doveva
affrontare
pericoli
e
difficolt ma gli era sconosciuta
questa angoscia da topo preso in
trappola
che
sempre
pi
simpadronisce
delluomo
contemporaneo. Esso non aveva
bisogno devasioni romantiche. La
via stava aperta davanti a lui

perch aveva avuto la ventura di


nascere in seno ad un autentico
ordine.
Ma lordine borghese, instaurato in
Europa dalla rivoluzione del Terzo
Stato, non un vero ordine. Il
sistema sociale e politico dellhomo
oeconomicus,
il
mondo
ateo
razionalista,
democratico,
progressista
quale
si
venne
configurando nella pubblicistica
filosofica del secolo XVIII, quale si
afferm in tutta Europa col
liberalismo,
il
capitalismo,
il
socialismo e il comunismo un
sistema parziale, una grottesca
contraffazione del vero ordine. Per
conservarsi esso bandisce il sacro e
leroico fuori della sua cinta

protettiva, dichiara che lo Stato


serve al benessere dei pi e che
quel che la massa chiama felicit il
fine pi alto che lumanit possa
proporsi. Questo mondo sovvertito
chiama irrazionale ci che non
comprende, antistorico ci che non
pu corrompere e fascista ogni
tentativo di ritorno alla normalit.
Esso il mondo dellultimo uomo di
nietzscheana memoria, lultimo
uomo la cui immagine Zarathustra
contrappone
a
quella
del
Superuomo: Allora la terra sar
diventata piccola e vi salteller
lultimo
uomo
che
tutto
rimpicciolisce. La sua razza
indistruttibile come quella della

pulce; lultimo uomo vive pi a


lungo degli altri.
Noi abbiamo inventato la felicit,
dicono
gli
ultimi
uomini,
e
ammiccano.
Hanno abbandonato le contrade
dove la vita era aspra: han bisogno
di calore. Si ama ancora il proprio
vicino e ci si frega contro: si ha
bisogno di calore.
Ammalarsi, diffidare pericoloso ai
loro occhi: si procede con cautela.
Folle colui che inciampa ancora nei
sassi degli uomini!
E un po di veleno di tanto in tanto:
procura piacevoli sogni. E una
buona dose di veleno, alla fine, per
piacevolmente morire.

Ancora si lavora, ch lavorare


divertimento. Ma si ha cura che il
divertimento non stanchi troppo.
Non pi la vicenda di diventar ricchi
o poveri: troppo faticosa luna cosa
e
laltra.
Chi
vuole
ancora
governare? e chi obbedire? Troppo
faticosa luna cosa e laltra.
Niente pastore e un solo gregge!
Tutti vogliono la stessa cosa. Tutti
uguali. Chi la pensa diversamente
va da s al manicomio.
Una volta erano tutti pazzi,
dicono i pi astuti, e ammiccano.
Altrove rievocheremo nelle sue
linee generali il processo che ha
permesso di giungere a tutto
questo. Qui ci basta affermare in

maniera netta e categorica che la


societ in cui viviamo non pu
considerarsi normale. Il danaro ha
scacciato il sangue e lonore, il ceto
borghese si sostituito ad un clero
e a una nobilt vacillanti ma il
bisogno di vero ordine, di una
autentica gerarchia dei valori
spirituali
non
pu
morire.
Dallepoca in cui il mondo borghese
ha disteso la sua cappa di piombo
sullEuropa le lites spirituali sono
allo sbaraglio. La loro rivolta si
chiama romanticismo. Agli albori
del secolo XIX, nella Germania del
Sacro Impero in cui ancora
permanevano le pie vestigia del
passato feudale un gruppo di
scrittori sent, confusamente, un

desiderio
di
restaurazione
medioevale contro un mondo
minacciato dal mercantilismo e
dallegualitarismo plebeo. Alcuni di
loro scesero sul terreno politico e
collaborarono
da
vicino
alla
creazione della Santa Alleanza.
Caduta la prospettiva di una
restaurazione
il
romanticismo
crebbe in tumulto e disordinata
rivolta contro la btise bourgeoise.
Nella sua furia di vendetta contro
un mondo decaduto dimentic le
sue origini di destra e vagheggi
rivolte dogni specie. Naufrag
nellalcool, nel sogno, nella morte.

Joseph Goebbels al Reichs Parteitag di


Norimberga del 1933

Ma, nel 1914, le fiamme della


Grande Guerra, che Nietzsche,
profeticamente,
aveva
veduto
salire da lontano, bruciarono
linvolucro dellEuropa borghese e
positivista,
dellEuropa
ottocentesca. Da queste fiamme
usc
la
forma
politica
del
romanticismo, quello che noi tutti
chiamiamo fascismo, le fascisme
immense et rouge che affascinava

Brasillach con le sue maree di


bandiere, di torce, di canzoni.
Goebbels lo defin romanticismo di
acciaio.
Questa grande rivolta romantica ,
secondo le parole di Goethe citate
allinizio, una malattia. Ma la
malattia, come la morte, non
contiene in s alcun particolare
valore negativo. Essa si limita a
manifestare
linsufficienza
dellorganismo in cui fa la sua
comparsa. I borghesi possono ben
chiamare i romantici e i fascisti
malati ma essi rimangono i
testimoni
ingombranti
del
fallimento di un mondo che si crede
completo senza esserlo.
***

Tratto dal Secolo


agosto 1964.

dItalia del

Nietzsche lettore di Schopenhauer


Avviatosi sulla strada
della filosofia classica,
Friedrich Nietzsche fece
due
incontri
che
influenzarono
profondamente la sua
immaginazione giovanile
e finirono per portarlo molto
lontano dalla tranquilla carriera
scientifica che aveva scelto. Uno fu
quello con la musica di Riccardo
Wagner,
laltro
con
luomo
Schopenhauer e la sua filosofia.
Non vi dubbio infatti che il giovane
Nietzsche venne colpito oltre che
dalle pagine dense e fascinose de Il

mondo
come
volont
e
rappresentazione,
dalla
figura
grandiosamente solitaria di questo
personaggio
che
sembrava
ripresentare ai nostri giorni quella
fisionomia
eroica,
nobilmente
statuaria dun Eraclito e toccava
profondamente la sensibilit del
giovane
studioso
dei
presocratici. Schopenhauer era agli
occhi di Nietzsche il filosofo non
accademico, remoto da quella che
sprezzantemente
definiva
la
filosofia professorale dei professori
di
filosofia.
Era
anche
laristocratico, lumanista uscito da
una ricca famiglia anseatica di
Danzica, che non si era mai piegato
alle menzogne politiche del secolo e

aveva lasciato eredi dei suoi beni le


famiglie dei poliziotti prussiani
caduti negli incontri con gli insorti
nel 1848.
Nietzsche si accinse a questo
ritratto morale di Schopenhauer nel
contesto
delle
quattro Considerazioni
inattuali;
inattuali, scritte al di fuori del
proprio tempo, contro il proprio
tempo.
La
inattualit
di Schopenhauer consisteva
nellaver creato una filosofia di
respiro
cosmico,
lontana
da
compromessi con la politica e con la
storia, remota dalla ciarlataneria e
dai giochi di parole degli idealisti
trascendentali
e
dalla
loro
retorica
dello
spirito.
Mentre

descriveva Schopenhauer,
Nietzsche andava accorgendosi di
descrivere anche se stesso, quale
avrebbe dovuto essere, non un
semplice uomo di scienze, ma un
educatore del popolo tedesco e un
rinnovatore della cultura.
Non c dubbio che lesempio
di Schopenhauer fu fondamentale
nellindurre Nietzsche a rompere
con lambiente accademico, come
anche
fu
fondamentale
per
lorientamento non razionalistico e
vitalistico del suo pensiero pi
tardo. La concezione del mondo
come una forza, unenergia, di cui
lo spirito umano non che
unincarnazione, Nietzsche la trasse

da Schopenhauer non meno che dai


presocratici.
Questo libro scritto con labituale
splendore stilistico ci viene
riproposto in elegante edizione
dalleditore Vanni Scheiwiller in una
traduzione del 1915, che vede uniti
i nomi prestigiosi di Vincenzo e
Vladimiro Arangio Ruiz. Di esso,
citeremo solo una frase, in cui si
raccoglie tutta la speranza del
Nietzsche inattuale:
Io cammino per le strade
nuove delle nostre citt, e
penso che di tutte queste case
orribili che la generazione degli
uomini dellopinione pubblica si
costruite, di qui a un secolo
non rester in piedi niente, e

che allora saranno cadute le


opinioni dei costruttori. Di
quanta
speranza
invece
possono essere partecipi tutti
coloro che sentono di non
essere di questo tempo! Se lo
fossero,
coopererebbero
ad
uccidere il loro tempo e a morir
con lui; e invece preferiscono
risvegliare il tempo alla vita, e
in
questa
vita
essi
sopravvivere.
Parole che, nel frattempo, non
hanno perduto la loro attualit.
Friedrich
Nietzsche, Schopenhauer educator
e, Vanni Scheiwiller, Milano 1973,
pag. 121, lire 2.500.

***
Tratto da Il Giornale dItalia del
27-28.7.1973
(ove
venne
pubblicato col titolo Nietzsche).

Orientamenti per una nuova cultura


di destra

La torcia olimpica. Berlino, 1936.

Quali potrebbero essere i compiti di


una destra culturale?
Nel campo della visione del mondo,
la definizione di una concezione
organica,
e
non
meccanica,
qualitativa e non quantitativa,
una Ganzheitslehre per la quale
esistono tutta una serie di punti di

riferimento da Schelling fino a


Othmar Spann. Ma anche taluni
filoni dellidealismo depurati da
una certa mitologia storicistica
possono costituire dei punti di
riferimento contro il neomarxismo e
il neoilluminismo. DallHegel de La
filosofia del diritto fino al miglior
Gentile, taluni elementi possono
essere utilizzati. Non da trascurarsi
la critica della scienza e della
concezione matematica del cosmo,
nella quale sia la critica al concetto
della legge di natura dun Boutroux,
e perfino llan vital di Bergson
possono servire quali elementi di
rottura per una concezione non
matematica, ma volontaristica e
spiritualistica delluniverso.

Cos, in questo dominio esistono dei


punti di riferimento abbastanza
numerosi. Limportante rendersi
conto che una visione del mondo
devessere formulata anche in
termini logici, e non solo mitici.
Limportanza di un Evola rispetto a
un Gunon che egli ha alle spalle
una Teoria e
una Fenomenologia
dellIndividuo Assoluto, e cio un
vero e proprio pensiero, e della
massima
consequenziariet
e
coerenza.
In
unepoca
di
razionalismo dominante, non si pu
pretendere di fare accettare un
tradizionalismo che si presenti in
termini pi o meno fideistici.
Per ci che riguarda la vera e
propria scienza, sono innanzitutto

da utilizzare le riserve formulate da


grandi scienziati contemporanei
come
un
Heisenberg
e
un
Weiszacker di fronte al metodo
scientifico come strumento di
conoscenza assoluta. importante
rendersi conto che la pi moderna
fisica non conosce una materia
ma una serie di ipotesi intorno a
un quid concettualmente
indefinibile.
Un secondo dominio quello
dellantropologia. Antropologi come
lamericano Jensen (The heritability
of intelligence) e linglese Eysenck
(Race, Intelligence and Education)
hanno
analizzato
lo
scarto
intellettuale tra bianchi e neri dando
risalto ai fattori ereditari. Un altro

americano, Carleton S. Coon nel


suo The
origin
of
races
considerato il pi importante studio
sulle origini delluomo dopo quelli
di Darwin ha mostrato come le
razze umane non abbiano un
comune progenitore ma abbian
superato separatamente la soglia
dellominazione.
Si
tratta
di
affermazioni fondamentali, che i
mass-media si sforzano di ignorare
ma di cui una Destra non pu
disinteressarsi
per
le
loro
conseguenze anti-egualitarie.
Ai margini della scienza si colloca
uno degli argomenti oggi pi
discussi:
lecologia.
Ebbene,
sarebbe assurdo che la Destra
abbandonasse alle sinistre questo

tema quando tutto il significato


ultimo della sua battaglia si
identifica
proprio
con
la
conservazione delle differenze e
delle
peculiarit
necessarie
allequilibrio spirituale del pianeta,
conservazione di cui la protezione
dellambiente naturale una parte.
Quello della storia uno dei campi
pi
violentemente
battuti
dalloffensiva
avversaria.
Dimostrare che la Destra contro
il senso della storia uno dei
mezzi pi a buon mercato per
screditarla agli occhi dunepoca
pronta a scambiare il progresso
tecnico col progresso in assoluto.

necessario innanzitutto far posto


a una concezione non banalmente
evolutiva della storia. Un Oswald
Spengler, un Toynbee, uno Altheim
possono offrire dei punti di
riferimento. Alla concezione della
storia
come
un
meccanico
progresso va opposta una visione
storica che conosce periodi di
sviluppo e periodi di involuzione. In
genere, non esiste una storia
dellumanit, ma solo una storia
delle differenti stirpi e civilt, ad
esempio una storia dellEuropa
come
divenire
delle stirpi
indoeuropee attraverso
i
cicli
preistorico,
greco-romano
e
medievale-moderno.

Questa concezione duna cultura


europea anche quella che ci aiuta
a comprendere la storia pi
recente. Tutta la storiografia di
destra dall800 in poi stata scritta
in chiave nazionale e nazionalistica.
Questo
schema
non
era
metodologicamente errato, ma
angusto. Esso mostr i suoi limiti
quando il fascismo si pose come
movimento
europeo
per
la
ristrutturazione dellintera civilt
europea. per questo che i libri
degli epigoni del nazionalismo come
un Tamaro (Ventanni di storia) ci
lasciano
insoddisfatti
per
la
mancanza
duna
adeguata
prospettiva storiografica.

Un cenno particolare merita il


dominio dellarte. Qui non basta la
chiarezza degli orientamenti ma
occorre integrare le tesi giuste
con quellinfallibilit del gusto che
conferisce ad un sentimento del
mondo nobilt artistica. Che cos
larte di destra? Non si tratta
semplicemente di fare dei buoni
romanzi o delle poesie diversi per il
contenuto ma di esprimere una
differente tensione stilistica. Vi
sono libri di autori impegnati a
destra in cui difficilmente si
potrebbe rinvenire questa nuova
dimensione. Essa pu affiorare
invece in scrittori meno engag. Si
veda, ad esempio, Sulle scogliere di
marmo di Jnger. Questo autore,

se in un certo periodo stato molto


vicino al Nazismo, in seguito se ne
distaccato
assumendo
atteggiamenti
critici.
Ma
difficilmente potremmo trovare
qualcosa che sia pi a destra di
questo racconto: limpersonalit
aristocratica della narrazione, lo
stile impeccabile e scintillante,
lassenza della sia pur minima
scaglia di psicologismo borghese ne
fanno un modello difficilmente
dimenticabile.
In genere, questi caratteri si
ritrovano in tutte le migliori opere
di Jnger. Il contenuto letterario
di Jnger un poco prezioso. Ma un
sentimento artistico di destra
pu animare anche una materia

scarna, povera, naturalistica.


Cos
i
romanzi
del
norvegese Hamsun, in gran parte
storie di paesani del Nord:
pescatori,
marinai,
contadini.
Anche qui, sia pure in tono minore,
una ferma e misurata dignit e al
tempo stesso un elemento mitico
nelle vicende di queste anime
semplici che lottano contro il
destino nellatmosfera magnetica
del paesaggio boreale.
Qui dobbiamo limitarci a un paio di
esempi, i primi che ci vengono in
mente.
Ma
ognuno
pu
comprendere quello che abbiamo
voluto dire e integrare questi
accenni con la sua sensibilit e le
sue conoscenze. Queste riflessioni

valgono per tutte le arti: il


contenuto passa in seconda linea di
fronte alla forma. Si veda ad
esempio la disinvoltura con cui il
Fascismo
si

appropriato
dellarchitettura
moderna
per
esprimere un sentimento del
mondo che moderno non . Si
veda
larchitettura
classico-moderna dellUniversit di
Roma o quella del Foro Mussolini. Si
tratta di opere minori, ma di opere
ben riuscite, e lo spirito che emana
da quella scintillante geometria non
laridit dei grattacieli, ma la
sostanza dura e lucente dellanima
antica: ordine, misura, forza,
disciplina, chiarezza.

E veniamo ad unarte minore, il


cinema. Anche qui faremo alcune
riflessioni sparse che possono
servire a inquadrare il problema.
Ognuno pu vedere che Lassedio
dellAlcazar un buon film di
propaganda fascista. Ma, a rigore,
con lo stesso linguaggio, si sarebbe
potuta fare anche una epopea
antifascista. Vi sono invece talune
inquadrature dellebreo comunista
Eisenstein (abbiamo in mente
alcuni
fotogrammi
di Ivan
il
Terribile) che, per il loro misticismo
nazionalista e autoritario non
possono non esser definite di
destra. Cos noto che Fritz Lang,
il regista de I Nibelunghi, era un
comunista convinto che abbandon

la Germania allavvento di Hitler.


Ma pochi films pi del suo
capolavoro riescono ad esprimere
la Stimmung eroica,
mitica
e
pagana della Germania nazista. E
Goebbels dimostr una notevole
intelligenza quando pens a lui per
la regia del film del Congresso di
Norimberga.
Ancora
un
esempio: Ingmar
Bergman. Questo autore non pu
certo essere detto fascista
(sebbene i comunisti una volta ci
abbiano provato). Ma vi in talune
sue opere una potenza simbolica,
che trasportata dallarte nel
dominio sociale non pu non
esercitare
talune,
precise
suggestioni
che
gli
avversari

definirebbero
volentieri
irrazionalistiche
e
fasciste.
Abbiamo
presenti
alcune
inquadrature de Il settimo sigillo. Si
ricordino i paesaggi mitici e solenni,
la presenza dellinvisibile nel cuore
del visibile, il dramma delleroe. Qui
non si vuol bandire nessun
messaggio
politico,
ma
limpressione che lo spettatore
ricava dallo insieme tuttaltro che
democratica,
sociale
ed
umanistica.
Naturalmente, anche qui chi decide
listinto. Chi veramente di
destra,
chi

interiormente
improntato da taluni valori, da un
particolare
ethos
sapr
immediatamente distinguere le

impressioni
artistiche
che
appartengono al suo mondo.
Estetica viene da aisthnomai, un
conoscere
per
sensazione
immediata.
Le considerazioni qui svolte non
hanno carattere sistematico. Esse
vogliono
solo
affrontare
un
problema, non definirlo. Daltronde,
in questo campo bastano anche
degli orientamenti generici. Di l da
questi ognuno deve procedere con
le sue conoscenze e le sue capacit.
Bastano pochi cenni per tracciare le
linee di sviluppo di una cultura di
destra.
Ma
questo
astratto
orientamento
incomincer
a
prendere forma quando dei singoli
si metteranno a scrivere e a fare.

Indicazioni per una nuova cultura di


destra

Arno Breker, Bereitschaft

Quali problemi si pongono a coloro


che vogliono affrontare il problema
della
cultura
di
Destra?
Innanzitutto, si rende necessaria
una corretta impostazione del
problema. E il primo contributo a

questa
impostazione

la
definizione dei rapporti che corrono
tra Destra e cultura. Bisogna
mettere in chiaro che, per luomo di
destra, i valori culturali non
occupano quel rango eccelso cui li
innalzano gli scrittori di formazione
razionalistica. Per il vero uomo di
destra, prima della cultura vengono
i genuini valori dello spirito che
trovano espressione nello stile di
vita delle vere aristocrazie, nelle
organizzazioni
militari,
nelle
tradizioni religiose ancora vive e
operanti. Prima sta un certo modo
di essere, una certa tensione verso
alcune realt, poi leco di questa
tensione sotto forma di filosofia,
arte, letteratura.

In una civilt tradizionale, in un


mondo di destra, prima viene lo
spirito vivente e poi la parola
scritta.
Solo
la
civilizzazione
borghese,
scaturita
dallo
scetticismo illuministico, poteva
pensare di sostituire allo spirito
eroico ed ascetico il mito della
cultura,
la
dittatura
dei
philosophes. Il democratico ha il
culto della problematica, della
dialettica, della discussione e
trasformerebbe volentieri la vita in
un caff o in un parlamento. Per
luomo di destra, al contrario, la
ricerca intellettuale e lespressione
artistica acquistano un senso
soltanto come comunicazione con la
sfera dellessere, con un qualcosa

che comunque concepito non


appartiene pi al regno della
discussione ma a quello della verit.
Il vero uomo di destra
istintivamente homo religiosus non
nel
senso
meramente
fideistico-devozionale del termine,
ma perch misura i suoi valori non
col metro del progresso ma con
quello della verit.
Essere conservatori ha scritto
Moeller van den Bruck non
significa dipender dallimmediato
passato, ma vivere dei valori
eterni.
La cultura e larte di destra non
possono pretendere di essere loro
stesse il tempio, ma solo il vestibolo
del tempio. La verit vivente

oltre. Di qui una certa diffidenza del


genuino uomo di destra nei
confronti della cultura moderna, un
disprezzo impersonale per il volgo
dei letterati, degli esteti, dei
giornalisti. Si ricordino le parole di
Nietzsche: Una volta il pensiero
era Dio, poi divenne uomo, ora si
fatto plebe. Ancora un secolo di
lettori e lo spirito imputridir,
puzzer.
Di qui lostilit del Fascismo e del
Nazismo
al
tipo
dellintellettuale deracin. In essa
non c solo la rozza diffidenza dello
squadrista e del lanzichenecco per
le raffinatezze della cultura ma
anche
laspirazione
ad
una
spiritualit fatta di eroismo, fedelt,

disciplina, sacrificio. Jos Antonio


raccomandava ai suoi falangisti il
sentimento ascetico e militare
della vita.
Fatta
questa
premessa,
consideriamo pi da vicino il
compito di animare una cultura di
destra. Il fine, lo abbiamo detto,
la costruzione di una visione del
mondo che si ispiri a valori diversi
da quelli oggi dominanti. Non teoria
o filosofia, ma visione del mondo
. Questo lascia un largo margine di
libert alle impostazioni particolari.
Si pu lavorare a creare una visione
del mondo di destra sia da parte
cattolica
che
da
parte
neo-pagana, sia proiettando il
mito
novalisiano

dellEuropa-Cristianit
che
sostenendo
lidentit
Europa-Arianit.
Un
esempio
modesto,
ma
interessante, di questa concordia ci
offerto dalle riviste giovanili del
primo
neofascismo. Cantiere e Carattere
da
parte
cattolica, Imperium e Ordine
Nuovo da parte evoliana hanno
contribuito non poco a un processo
di revisione di certi miti borghesi e
patriottardi
caratteristici
della
vecchia Destra. Queste riviste, ed
altre che non abbiamo nominato (Il
Ghibellino, Barbarossa, Tradizione
etc.) contribuirono pur con dei
grossi limiti ad avviare un certo

discorso. Esse dovettero tutto o


quasi tutto a colui che si pu ben
definire il maestro della giovent
neofascista: Julius Evola.
Senza libri come Gli uomini e le
rovine e Cavalcare la tigre non
sarebbe stato possibile mantenere
libero a destra uno spazio culturale.
Ma Evola un grande isolato, e la
sua opera giace ormai alle sue
spalle. Occorrono nuove forze
creatrici, o almeno unopera di
diffusione
intelligente.
Vanno
coltivati i domini particolari della
storia,
della
filosofia,
della
saggistica. Va tentato qualcosa sul
piano
dellarte.
Non
per
nulla Evola ha
paragonato
la
tradizione ad una vena che ha

bisogno di innumerevoli capillari


per portare il sangue in tutto il
corpo.

Fascismo, nazismo e cultura di


destra

Essenzialmente si detto. Infatti, il


mito imprecisato del popolo
serve ancora a contrabbandare una
quantit di idee che di destra non
sono. Di qui la scarsa capacit di
presa dei regimi fascisti dItalia e
Germania nel campo della cultura.

Fascismo e Nazismo, se ebbero


chiara la loro contrapposizione ai
movimenti
scaturiti
dalla
rivoluzione francese, se osarono far
fronte contro il mito borghese e
quello
proletario,
contro
capitalismo
anglosassone
e
bolscevismo russo, non riuscirono a
creare allinterno dello Stato una
cittadella ideologica che potesse
sopravvivere
alla
catastrofe
politica.
Basti pensare che in Italia la
leadership culturale fu affidata a
Gentile, un uomo che seppe pagare
di persona, ma ideologicamente
solo un patriota di spirito
risorgimentale, legato a filo doppio
col mondo della cultura liberale.

Non a caso, tutti i discepoli di


Gentile (quelli intelligenti, che
contano qualcosa nella cultura),
militano oggi in campo antifascista
e
persino
comunista.
Chi
legga Genesi e struttura della
societ non pu non rimanere
perplesso di fronte allo spirito
democratico-sociale di questopera
che,
degnamente,
culmina
nellideale
bolscevico
dellumanesimo del lavoro. Cos,
non pu meravigliare che un
gentiliano come Ugo Spirito si
atteggi, di volta in volta, ora a
corporativista,
ora
a
comunista, senza bisogno di
cambiare un rigo di ci che ha
scritto.

In Italia durante il ventennio si


parl molto di patria, di nazione, ma
non ci si preoccup mai di far
circolare le idee della pi moderna
cultura di destra. Il tramonto
dellOccidente di Spengler (che
pure
Mussolini
conosceva
nelloriginale), Der
Arbeiter di Jnger, Der
wahre
Staat di Spann non furono mai
tradotti; romanzi come Gilles di
Drieu La Rochelle o I proscritti di
von
Salomon
furono
completamente
ignorati
dalla
cultura fascista ufficiale.
In queste condizioni, era naturale
che
lopera
dun Julius
Evola venisse ignorata. Un libro
come Rivolta contro il mondo

moderno che,
tradotto
in
Germania, dest grande interesse
(Gottfried Benn scrisse di esso:
Unopera
la
cui
importanza
eccezionale apparir chiara negli
anni che vengono. Chi la legge si
sentir trasformato e guarder
lEuropa con sguardo diverso) in
Italia valse come non scritto.
Allombra del Littorio, dietro la
facciata delle aquile e delle divise,
continu a prosperare una cultura
neutra, insipida, talvolta fedele al
regime per un intimo patriottismo
piccolo-borghese, pi spesso in
celato atteggiamento polemico e
sobillatorio.
Oggi sono di moda i memoriali alla
Zangrandi in cui alcuni mediocri

personaggi della politica e del


giornalismo si vantano di aver fatto
carriera come fascisti senza esserlo
in realt. evidente la malafede di
questi squallidi figuri ma, tra tante
menzogne, una verit rimane: la
cultura fascista, quella ufficiale
dei Littoriali della giovent, dietro a
una facciata di omaggi adulatori al
Duce,
al
Regime,
allImpero,
restava un miscuglio di socialismo
patriottico,
di
liberalismo
nazionale e di cattolicesimo
italiano.
Caduta lidentit Italia-Fascismo,
crollato nel 1943 il concetto
tradizionale di patria, i socialisti
patriottici
sono
diventati
socialcomunisti,
i
liberali

nazionali soltanto nazionali e i


cattolici
italiani
democratici
cristiani.

indubbio
che
lopportunismo ha contribuito a
questa fuga generale, ma certo
che se il Fascismo avesse fatto
qualcosa per creare una cultura di
Destra, unimprendibile cittadella
ideologica, qualcosa ne sarebbe
rimasto in piedi.
Il Nazismo si trov a lavorare su di
una base migliore. La cultura di
Destra tedesca aveva dietro di s
una prestigiosa serie di nomi, a
cominciare dai primi romantici fino
a
un
Nietzsche.
Lo
stesso
Goethe ha lasciato non equivoche
parole di sfiducia per linfatuazione
liberale dei suoi tempi. Inoltre, tra il

18 e il 33, in Germania era fiorita


la
cosiddetta
rivoluzione
conservatrice con autori di fama
europea: Oswald Spengler ed Ernst
Jnger, Othmar Spann e Moeller
van den Bruck, Ernst von Salomon
ed Hans Grimm sono nomi noti
anche fuori dai confini tedeschi. Lo
stesso Thomas Mann aveva dato
con
le Considerazioni
di
un
impolitico un
contributo
fondamentale alla causa della
destra tedesca.
Anche qui per il mito del popolo
prese la mano ai governanti e
la Gleichschaltung fece ammutolire
ogni
critica,
anche
quella
costruttiva.

Ma, nei confronti del Fascismo, il


Nazismo
ebbe
il
merito
di
costringere la cultura neutra a una
resa dei conti. Esso, molto pi del
regime italiano, ebbe la coscienza di
rappresentare unautentica visione
del mondo, violentemente ostile a
tutte le putrefazioni e le storture
dellEuropa contemporanea. La
mostra dellarte degenerata, il rogo
dei libri ebbero, se non altro, un
significato ideale rivoluzionario, un
carattere di aperta rivolta contro i
feticci
di
un
mondo
in
decomposizione.
Ma anche qui si esager; ci si accan
contro personaggi che potevano
anche esser lasciati in pace come
un Benn, e un Wiechert, mentre a

loro volta gli epuratori mostravano


tare populiste e giacobine. C un
libretto
intitolato An
die
Dunkelmnner unserer Zeit (Agli
oscurantisti del nostro tempo) in
cui Rosenberg risponde ai critici
cattolici del suo Mythus con una
volgarit che non ha nulla da
invidiare a Voltaire o ad Anatole
France.
Comunque, fu in ambiente nazista
che si concep lambizioso progetto
di creare un weltanschaulicher
Stosstrupp, una truppa di rottura
nel campo della visione del mondo
per aprire un varco nel grigio
orizzonte della cultura neutra e
borghese.

E la stessa concezione delle SS, il


loro superamento del semplice
patriottismo tedesco nel mito della
razza ariana, la concezione dello
Stato
come
Ordine
virile
(Ordenstaatsgedanke), lidea dun
impero
europeo
di
nazione
germanica, pongono il Nazismo
allavanguardia nella formulazione
dei contenuti ideologici duna pura
Destra.
***
Brani tratti da Idee per una cultura
di Destra.

Che cosa significa essere di Destra

Atleta. Roma, Foro Italico

Con queste affermazioni che, come


tutte le affermazioni veritiere,
scandalizzeranno
pi
duno,
crediamo di aver posto il dito sulla
piaga.
Che
cosa
dovrebbe
propriamente significare esser di
Destra?

Esser di Destra significa, in primo


luogo, riconoscere il carattere
sovvertitore dei movimenti scaturiti
dalla rivoluzione francese, siano
essi il liberalismo, o la democrazia o
il socialismo.
Esser di Destra significa, in secondo
luogo, vedere la natura decadente
dei miti razionalistici, progressistici,
materialistici
che
preparano
lavvento della civilt plebea, il
regno della quantit, la tirannia
delle masse anonime e mostruose.
Esser di Destra significa in terzo
luogo concepire lo Stato come una
totalit organica dove i valori politici
predominano
sulle
strutture
economiche e dove il detto a

ciascuno il suo non significa


uguaglianza,
ma
equa
disuguaglianza qualitativa.
Infine, esser di Destra significa
accettare come propria quella
spiritualit aristocratica, religiosa e
guerriera che ha improntato di s la
civilt europea, e in nome di
questa spiritualit e dei suoi valori
accettare la lotta contro la
decadenza dellEuropa.

Arno Breker, Die Partei

interessante vedere in che misura


questa coscienza di destra sia
affiorata nel pensiero europeo
contemporaneo.
Esiste
una
tradizione
antidemocratica
che
corre per tutto il secolo XIX e che
nelle
formulazioni
del
primo
decennio del XX prepara da
vicino il fascismo. La si pu far
cominciare con le Reflections on the
revolution in France in cui Burke,
per primo, smascherava la tragica
farsa giacobina e ammoniva che
nessun paese pu sopravvivere a
lungo senza un corpo aristocratico
duna specie o dunaltra.
In seguito, questa pubblicistica
cerc di sostenere la Restaurazione
con gli scritti dei romantici tedeschi

e dei reazionari francesi. Si pensi


agli aforismi di Novalis, col loro
reazionarismo scintillante di novit
e di rivoluzione (Burke hat ein
revolutionres Buch gegen die
Revolution
geschrieben),
alle
suggestive
e
profetiche
anticipazioni: Ein grosses Fehler
unserer Staaten ist, dass man den
Staat zu wenig sieht Liessen sich
nicht Abzeichen und Uniformen
durchaus einfhren?. Si pensi ad
un Adam Mller, alla sua polemica
contro latomismo liberale di Adam
Smith, la contrapposizione di una
economia nazionale alleconomia
liberale. Ad un Gentz, consigliere di
Metternich
e
segretario
del
Congresso di Vienna, ad un Gorres,

a un Baader, allo stesso Schelling.


Accanto a loro sta un Federico
Schlegel con i suoi molteplici
interessi,
la
rivista
Europa,
manifesto
del
reazionarismo
europeo,
lesaltazione
del Medioevo,
i
primi
studi
sulle origini
indoeuropee,
la
polemica coi liberali italiani sul
patriottismo di Dante, patriota
dellImpero
e
non
piccolo-nazionalista.
Si pensi a un De Maistre, questo
maestro della controrivoluzione che
esaltava il boia come simbolo
dellordine virile e positivo, al
visconte
De
Bonald,
a
Chateaubriand, grande scrittore e
politico reazionario, al radicalismo

di un Donoso Cortes: Vedo


giungere il tempo delle negazioni
assolute e delle affermazioni
sovrane.
Peraltro,
la
critica
puramente reazionaria aveva dei
limiti ben evidenti nella chiusura a
quelle forze nazionali e borghesi
che ambivano a fondare una nuova
solidariet di l dalle negazioni
illuministiche. Arndt, Jahn, Fichte,
ma anche lHegel de La filosofia del
diritto appartengono allorizzonte
controrivoluzionario
per
la
concezione
nazional-solidaristica
dello Stato, anche se non ne
condividono
il
dogmatismo
legittimistico. La chiusura alle forze
nazionali (anche l dove, come in
Germania, si trovano su posizioni

antiliberali) il limite della politica


della Santa Alleanza. Crollato il
sistema di Metternich, per la miopia
della
concezione
di
fondo
(combattere la rivoluzione con la
polizia, e restaurando una legalit
settecentesca) la controrivoluzione
si divide in due rami: luno si
attarda su posizioni meramente
legittimistiche,
confessionali,
destinate ad esser travolte, laltro
cerca nuove vie e una nuova logica.
Carlyle polemizza contro lo spirito
dei
tempi,
lutilitarismo
manchesteriano (non che la citt
di Manchester sia divenuta pi
ricca, che sono diventato pi
ricchi alcuni degli individui meno
simpatici
della
citt
di

Manchester), lumanitarismo di
Giuseppe Mazzini (cosa sono tutte
queste sciocchezze color di rosa?).
Egli cerca negli Eroi la chiave della
storia e vede nella democrazia
uneclissi temporanea dello spirito
eroico.
Gobineau pubblica nel 1853 il
memorabile Essai sur linegalit des
races humanes fondando lidea di
aristocrazia sui suoi fondamenti
razziali.
Lopera
di
Gobineau
trover una continuazione negli
scritti
dei
tedeschi
Clauss,
Rosenberg, del francese Vacher de
Lapouge,
dellinglese
H.
S.
Chamberlain. Attraverso di essa il
concetto di stirpe, fondamentale
per il nazionalismo, viene strappato

allarbitrariet dei diversi miti


nazionali e ricondotto allideale
nordico-indoeuropeo come misura
oggettiva dellideale europeo.
Alla fine del secolo, la punta
avanzata della Destra nella
polemica di Federico Nietzsche
contro
la
civilizzazione
democratica. Nietzsche, ancor pi
di Carlyle e Gobineau, il creatore
di una Destra modernamente
fascista , cui ha donato un
linguaggio scintillante di negazioni
rivoluzionarie. Nietzschiano lo
scherno
dellavversario,
la
prontezza
dellattacco,
la
rivoluzionaria temerit (was fall,
das soll man auch stossen). La
parola di Nietzsche sar raccolta in

Italia da Mussolini e dAnnunzio, in


Germania da Jnger e Spengler, in
Spagna da Ortega y Gasset.
Intanto, anche allinterno del
nazionalismo si operato un
cambiamento di segno. Gi nelle
formulazioni dei romantici tedeschi
la nazione non era pi la massa
disarticolata, la giacobina nation,
ma la societ standisch, coi suoi
corpi sociali, le sue tradizioni, la sua
nobilt. Una societ insegnava
Federico Schlegel tanto pi
nazionale quanto pi legata ai suoi
costumi, al suo sangue, alle sue
classi
dirigenti,
che
ne
rappresentano la continuit nella
storia.

Alla
fine
del
secolo,
una
rielaborazione del nazionalismo
nello spirito del conservatorismo
compiuta. Maurras e Barrs in
Francia, Oriani e Corradini in Italia, i
pangermanisti e il movimento
giovanile in Germania, Kipling e
Rhodes in Inghilterra, han conferito
allidea nazionale una impronta
tradizionalistica e autoritaria. Il
nuovo
nazionalismo

essenzialmente
un
elemento
dellordine.
***
(Brani tratti da Idee per una cultura
di Destra).

Ernst Jnger e la Rivoluzione


Conservatrice
Il
pi
significativo
esponente
della
generazione del fronte
tedesco, il teorico del
nazionalismo militante e
della totale
Mobilmachung[1],
Ernst Jnger. Nato ad Heidelberg
nel 1895, volontario di guerra a
diciannove anni, tredici volte ferito,
comandante di truppa dassalto sul
fronte di Verdun, decorato con la
rara
onorificenza Pour
le
mrite, Jnger si
afferm
nel
dopoguerra con le narrazioni

autobiografiche In
Stahlgewittern[2], Der Kampf als
inneres Erlebnis[3], Das Wldchen
125[4], Feuer und Blut[5].
Intorno al 1926-1927 egli raccoglie
intorno a s un certo gruppo di
giovani intellettuali come Franz
Schauwecker, Ernst von Salomon,
Friedrich Hielscher, Albrecht Erich
Gnther, Helmut Franke, Werner
Best, etc. Comune caratteristica di
questo gruppo, che diffonde le sue
parole dordine da Berlino, quella
dassumere lesperienza del fronte
come punto di partenza della critica
dei valori e della societ.
Jnger non ha rapporti con alcun
partito. Liniziale simpatia per Hitler
(egli lo aveva sentito parlare al circo

Krone, a Monaco, e gli aveva


mandato i suoi libri con la dedica) si
era presto mutata in unattitudine
critica e la sua conoscenza
personale di Goebbels non servir a
migliorare
le
cose.
Sostanzialmente, il gruppo intorno
a Jnger si mantiene in equilibrio
tra
ambienti
conservatori
della Reichswehr e
dello Stahlhelm e
quelli
nazionalbolscevichi di un Ernst
Niekisch.
Le riviste pubblicate da Ernst
Jnger, Arminius, Der
Vormarsch, Die
Kommenden, Standarte,
sono
senza dubbio tra le pi notevoli del
nazionalismo
tedesco
del

dopoguerra e in esse si possono


trovare tutti i nomi pi significativi
del giovane movimento nazionale.
Esse si pongono come lespressione
di un nuovo nazionalismo, che
poco vuol sapere duna certa
retorica patriottica e che punta
direttamente
sullelemento
soldatesco
come
su
quello
necessario per costruire un nuovo
tipo
umano.
Cos
si
legge
nellintroduzione
della
presentazione del primo numero
di Standarte:
Noi, i combattenti di ieri, di oggi e
di domani, ci siamo trovati in
unepoca nella quale tutto ci in cui
abbiamo creduto e per cui abbiamo
visto
morire
uninnumerevole

massa
di
uomini,
sembrava
sprofondare in un mare di inutilit.
Quando ci riunivamo in vari posti ed
attorno a varie personalit, ci
avveniva soprattutto per lintima
convinzione della necessit di
difesa. Non potevamo rinunciare a
ci per cui avevamo sacrificato
tutto. Dovevamo tener viva la
nostra fede che tutto ci che
avveniva aveva un senso profondo
e ineluttabile. La nostra prima
decisione doveva essere quella di
restare fedeli alla tradizione e di
dare rifugio, nei nostri cuori, alle
bandiere che non potevano pi
esporsi senza vergogna. Cos
dovevano allora sentire i migliori, e
quindi i pi decisi di ieri dovevano

anche essere i pi decisi di domani,


i reazionari del passato divenire i
rivoluzionari del futuro. Perch nel
frattempo abbiamo appreso che il
nostro compito pi grande e pi
importante. La parola tradizione
ha per noi assunto un nuovo
significato, noi in essa non vediamo
pi la forma compiuta, bens lo
spirito vitale ed eterno della cui
formazione
ogni
generazione
risponde solo a s stessa. E noi
siamo, e ci lo sentiamo ogni giorno
con rinnovata coscienza, noi siamo
una generazione nuova, una stirpe
che attraverso le vampate e i colpi
di maglio della pi grande guerra
della storia si indurita e
trasformata nel suo intimo. Mentre

in tutti i partiti si sta completando il


processo
di
dissoluzione,
noi
pensiamo, sentiamo e viviamo gi
in una forma del tutto diversa, e
non vi dubbio fin dora che
aumentando la consapevolezza di
noi stessi, noi sapremo esternare
questa forma. Per questo noi ci
sentiamo combattenti eletti per un
nuovo stato.
Questa nuova forma, questo nuovo
stato di cui Jnger si fa portavoce,
il regime della mobilitazione
totale, trasferita dal dominio
militare a quello civile. Il fattore
rivoluzionario
del XX
secolo
costituito per Jnger dalla guerra
totale, sorella della mobilitazione
tecnico-industriale del pianeta. Il

problema che egli si pone quello di


adeguare gli stati e i singoli ai
compiti politici e spirituali cui la
mobilitazione totale mette di
fronte. Die totale Mobilmachung si
chiama appunto il saggio in cui egli
delinea questa sua concezione[6], il
cui ordine di idee viene ripreso con
maggiore ampiezza in Der Arbeiter.
La mobilitazione totale il
fenomeno che ha messo in crisi i
fondamenti
del
liberalismo
danteguerra destando un nuovo
spirito
di
fronte
al
quale
lindividualismo
borghese,
la
tolleranza politica, appaiono come
valori inadeguati allera dei conflitti
totali.

In questera non esiste


pi una vera differenza
fra
combattenti
e
non-combattenti;
in
essa ogni citt, ogni
fabbrica

una
fortificazione,
ogni
bastimento una nave da guerra,
ogni genere alimentare merce di
contrabbando, ogni misura attiva e
passiva ha carattere militare[7].
Dalla mobilitazione totale sorto il
nuovo clima totalitario in cui la vita
torna ad essere concepita come
servizio, sacrificio, responsabilit e
non come una partita daffari o un
campo di rivendicazioni. Essa
restituisce
al
nazionalismo
quellanima di cui la realt

quotidiana del liberalismo borghese


laveva privato. Lo stato cessa di
essere un piroscafo di passeggeri
o da crociera, e diventa una nave da
guerra in cui deve regnare la
massima semplicit e sobriet e
ogni atto devessere compiuto con
istintiva sicurezza[8].
Da
questa
prospettiva, Jnger accomuna
bolscevismo e nazionalismo, come
espressioni duna stessa volont
totalitaria che deve farsi strada.
Entrambi
contribuiscono
a
distruggere un certo tipo borghese
ormai inutile e concorrono a creare
il protagonista della nuova epoca, il
soldato politico, pel quale non
esiste pi differenza tra la guerra e

la pace, la propaganda e la
rivoluzione: il tipo del militante
della
SA
(allepoca
in
cui Jnger scriveva Die
totale
Mobilmachung, essi si contavano a
centinaia di migliaia) al quale quello
della Rote Front, anchesso in divisa
e stivali, si avvicina sensibilmente.
Contro
il
tipo
del
borghese Jnger enuncia il suo
famoso
paradosso
che

infinitamente pi lodevole cercare


di diventare un criminale che un
borghese
(unendlich
erstrebenswerter sei, Verbrocher
als Brger zu sein).
Questa nuova sostanza umana del
soldato politico, uscito dal trauma
della guerra e dalla bancarotta dei

valori
borghesi, Jnger lo
ha
caratterizzato in molte delle sue
pagine: Cominciano a muoversi
strati sociali che molto difficile
definire, tanto per lorigine che per
la composizione. un miscuglio
umano intelligente, esasperato,
pronto a esplodere, che si serve a
modo suo duna sfrenata libert di
associazione, di parola, di stampa.
Qui le differenze tra reazione e
rivoluzione si fondono in strano
modo: affiorano teorie dove i
concetti
conservatore
e
rivoluzionario sono identificati
disperatamente. Le prigioni si
riempiono
dun
nuovo
tipo
duomini La mirabile resurrezione
degli antichi lanzichenecchi in

quelle squadre che, dopo quattro


anni di guerra, ripresero a marciare
allEst di loro iniziativa, la difesa
dellAlta Slesia, il massacro dei
separatisti renani a colpi dascia e di
bastone, la protesta contro le
sanzioni a suon di bombe, e altre
imprese, nelle quali si rivela
linfallibilit dun arcano istinto,
sono segni che la futura storiografia
dovr
considerare
pietre
miliari[9].
Anche questa disperata passione
nazionale come non solo la
Germania lha conosciuta nel
dopoguerra un sintomo della
mobilitazione totale che afferra gli
spiriti e non consente ritorno alla
vita borghese. il sintomo dun

nazionalismo che trapassa dalla


fase patriottica e celebrativa alla
fase propriamente rivoluzionaria.
Quella
mobilitazione
totale
proclamata nel fatale agosto 1914
, per Jnger, il principio della
rivoluzione
del
nazionalismo,
destinata a trasformare la societ
europea. Il socialismo ne viene
fatalmente risucchiato, poich, nel
suo aspetto di rivendicazione
individualistica, esso colpito con la
stessa societ borghese, mentre nel
suo aspetto militante e solidaristico
si
trova
ad
assomigliare
pericolosamente al suo avversario.
La totale Mobilmachung realizza il
socialismo senza socialisti.

La guerra del 1914 stata la prima


guerra totale della storia. stata
anche la prima guerra popolare,
combattuta da masse quali mai
prima
si
erano
scontrate. Jnger vede in essa il
mezzo attraverso il quale il
nazionalismo, fino ad allora limitato
a un certo ceto istruito, scende
nella coscienza della necessit di
uneconomia
strettamente
pianificata, duna guida politica,
militare e produttiva insieme:
Allinizio della guerra nessuno
aveva
potuto
prevedere
una
mobilitazione di tale portata. Essa
gi si delineava per in alcune
misure prese, come, ad esempio,
nellaumentato arruolamento di

volontari e riservisti fin dallinizio


della
guerra,
nel
divieto
di
esportazione, nelle norme della
censura, e nei provvedimenti
riguardanti la moneta. Nel corso
della guerra questo processo and
sempre crescendo; valgano come
esempi: il razionamento delle
materie prime e dei generi
alimentari, la militarizzazione dei
dipendenti dellindustria, lobbligo
del servizio civile, larmamento del
naviglio mercantile, limprevedibile
estensione dei poteri degli stati
maggiori,
lo Hindenburg-Programm,
limpegno
di
Ludendorff
per
lunificazione della guida politica e
militare. Ci malgrado non si giunse

ancora alle possibilit estreme,


nonostante lo spettacolo tanto
grandioso quanto spaventoso delle
ultime grandi battaglie di mezzi
nelle quali il talento organizzativo
delluomo celebrava il suo cruento
trionfo. Del resto, anche limitandosi
allaspetto puramente tecnico di
questo
processo,
a
queste
possibilit estreme si pu giungere
solamente se il programma della
guerra rientra gi nelle previsioni
dello stato di pace. Cos vediamo
come nel dopoguerra in molti stati i
nuovi
metodi
di
armamento
tengono gi conto di uneventuale
mobilitazione totale. A questo
proposito
si
possono
citare
manifestazioni
quali

lannientamento
radicale
del
concetto, gi di per se stesso assai
discutibile,
della
libert
individuale in stati come la Russia
e lItalia, dove la tendenza quella
di sopprimere tutto ci che non sia
in funzione dello stato La
mobilitazione totale un atto che
non tanto viene compiuto quanto si
compie da se stesso; in guerra e in
pace essa lespressione della
misteriosa e inevitabile necessit
alla quale ci condiziona la vita in
questa epoca di massa e di
macchine[10].
Il concetto della mobilitazione
totale mette in crisi la libert,
assunta come valore politico fine a
se
stesso. Jnger,
come
gi

Nietzsche, non crede nella libert


per la libert, e cita quella frase
di Zaratustra dove si dice che
limportante
non

essere
liberi da qualcosa,
ma per qualcosa. Il problema del
nostro
tempo,
dopo
che
il
liberalismo ha innalzato sugli altari
una libert priva di contenuto e
che altro non era se non la
mitologizzazione delleconomia di
mercato quello di ritrovare
unanima positiva alla libert. La
guerra incide sullidea di libert
creando un nuovo tipo umano pel
quale la libert non pi il
principio per la formazione di
unesistenza a s, ma consiste nel
grado in cui lesistenza del singolo si

esprime nella totalit del mondo in


cui inserito.
Questordine pi vasto in cui il
singolo deve essere inserito , agli
occhi di Jnger, la nazione. Questa
scelta del nazionalismo poich,
apparentemente, con la stessa
logica, ci si potrebbe gettare in
braccio a un qualunque altro ordine
totalitario,
ad
esempio
al
comunismo trova in Jnger una
giustificazione diversa da quella
etnica
o
sentimentale.
In Jnger non
si
pu
trovare
nessun riferimento al patriottismo
pi convenzionale, o il richiamo ai
vincoli di sangue. Lideologia del
sangue e terra per lui roba da
museo
(die
musealgewordene

Ideologie von Blut und Boden), le


teorie nazional-razziali (vlkisch)
che han tanta parte nel movimento
nazionale
tedesco
dalla
fine
dellOttocento al nazismo, idee,
attaccate alle scuole di maestri di
scuola di trentanni fa.
La scelta del nazionalismo
determinata dalla constatazione
che il socialismo non ha nessun
ideale da sostituire ai valori del
mondo borghese, anzi li vuole pi
largamente realizzati. Il proletario,
secondo la classica definizione
jngeriana degli Anni Venti, il
borghese senza colletto, colui
che non ancora riuscito a
diventare un borghese. Il mondo
del socialismo ha anchesso come

valori supremi i valori borghesi del


benessere e del quieto vivere e,
come sfondo, non una disciplina o
una formazione spirituale, ma la
cultura.
Per Jnger,

il
nazionalismo, col culto dei valori
gerarchici e militari, che pu
sviluppare quelletica del soldato
politico uscita dalla guerra mondiale
e anche dalla rivoluzione russa. In
questa prospettiva, torna a essere
concepita quellobbedienza che
unarte delludire, e di quellordine
che vuol dire esser pronti per la
parola, esser pronti pel comando
che come una folgorazione corre
dalla cima fino alle radici. Questa
unit di libert e servizio rimasta
estranea alla societ borghese:

Lera del terzo stato non ha mai


conosciuto la forza meravigliosa di
questa unit perch ad essa gioie
troppo facili e troppo umane sono
sembrate le sole degne dessere
ricercate[11].
Ladeguazione della realt di pace
alla realt di guerra: ecco il nucleo
fondamentale
della
teoria
della totale
Mobilmachung.
Adeguamento politico, economico,
morale, riduzione di quello scarto
rivelato
dalla
guerra
tra
la
generazione dei politici e la
generazione del fronte. la
coscienza del nazionalismo che
sente davere ancora di fronte a s
nuovi compiti, muove guerre, e
intende procurarsi delle strutture

adatte a sostenerle. Di qui


limpazienza
verso
il
parlamentarismo
tedesco,
considerato non allaltezza del
valore e della perizia del soldato
tedesco:
I deputati al parlamento sbavano
come neonati troppo cresciuti,
mentre giovani tenenti di vascello,
nel soffocante vapore oleoso dei
loro sottomarini, sono intenti a
conciliare il dominio intellettuale
della tecnica con la condizione
primitiva del guerriero[12].
Il
trapasso
dal
nazionalismo
borghese a quello imperialista
fatale in un mondo che si
riorganizza per spazi pi grandi
crea, di riscontro, laspirazione a

nuove forme politiche capaci di


interpretarlo.
La visione della nuova umanit
affiorata dalla esperienza della
mobilitazione totale trova piena
espressione in quello che molti
continuano a considerare il pi
importante libro di Jnger, Der
Arbeiter, LOperaio, in cui non si
esamina loperaio come esponente
di una determinata classe, ma,
genericamente, luomo dopera
quale protagonista della nuova
mobilitazione tecnico-industriale.
Loperaio vuole essere una specie
di filosofia della civilt, anzi, la
descrizione dei lineamenti della
nuova civilt in fieri.

Punto di partenza, , anche qui, la


critica del mondo borghese sorto
dalla rivoluzione dell89, veduto
come uno stadio tra anarchia
transitoria tra un tipo e un altro tipo
di ordine organico. La colpa
maggiore del mondo borghese ,
per Jnger, quello daver creato un
mondo inautentico, senza relazione
con
le
forze
profonde
dellelementare dove col termine
elementare si intende tutto ci
che inafferrabile alla semplice
ragione, sia esso di natura
spirituale o materiale. Il mondo
borghese ha organizzato una sola
parte della persona umana, ed
destinato a esser messo in crisi da

questi movimenti che aspirano a


reintegrare la totalit.
Il mondo del terzo stato ha
esorcizzato le figure del santo, del
guerriero, del signore, anzi, ha fatto
molto di pi, le ha dichiarate inutili.
Ha posto il concetto della sicurezza
al centro della vita e della societ,
ha ridotto tutte le valutazioni a
quella dellutile ma ha evocato, per
reazione, una rivolta contro i valori
della ragione quale mai se nera
vista leguale. Lirrazionalismo, che
si afferma sempre di pi nelle tarde
correnti romantiche dellottocento,
un tentativo disordinato di
compensare le distruzioni spirituali
causate dalla razionalizzazione
della societ. Esso sfocia nella

grande corrente della guerra


mondiale, dalla quale, pel contatto
con le forze elementari della tecnica
e della distruzione, esce un nuovo
tipo, familiarizzato con la tecnica
ma ostile alla modernit, padrone
dun nuovo armamentario di cose e
di cognizione, ma non intenzionato
a servirsene nel senso che la
societ borghese suggerisce.
Loperaio

che
discende
direttamente dal combattente delle
grandi battaglie del materiale
una specie di soldato della societ
industriale pel quale la tecnica
divenuta una misura fine a se
stessa, non un mero ritrovato sulla
via
del
benessere
e
della
borghesizzazione.
Loperaio

svincola la tecnica dal servizio della


societ borghese e la afferma come
una grandezza autonoma, unit di
idealit e di pratica, di fede e di
stile. Egli appartiene al tipo umano
messo a nudo dalla guerra, non
quella facile ed entusiastica del 14,
ma quella aspra, arida, durissima
del 16, del 17, del 18, che ha
educato a una tenacia mai
conosciuta, una pazienza fine,
fredda, metallica. un tipo che
lo Jnger, con quella mistura
dosservazione astratta e concreta
che salda in lui il teorico al letterato,
descrive fisicamente: il viso ha
perduto la variet dei tratti
individuali mentre ha guadagnato
quanto a decisione e durezza dei

lineamenti.

divenuto
pi
metallico, quasi galvanizzato alla
superficie; larchitettura delle ossa
ha
pi
risalto,
vi

una
semplificazione e una tensione delle
linee. Lo sguardo fermo e calmo,
addestrato alla osservazione di
oggetti da cogliere in stati di alta
velocit. , per questo, il volto di
una
razza
che
comincia
a
trasformarsi nelle esigenze speciali
dun nuovo ambiente, nel quale
lindividuo non rappresenter pi
una persona o un individuo, ma un
tipo[13].
Per ci che riguarda la genesi del
tipo de Loperaio, lo Jnger non
vede in esso lavvento duna classe
in
luogo
di
unaltra,
ma

ladeguamento di tutta la societ a


un certo modello. Ci che si
manifesta una figura (Gestalt),
con caratteristiche che trascendono
quelle duna particolare categoria e
tendono a determinare unepoca.
La storia non produce le figure ma si
muta con la figura: questa una
delle
pi
caratteristiche
affermazioni di Jnger che mostra
come
egli
veda
nelle
sue
trasformazioni
come
delle
mutazioni biologiche. Il mondo
dellindustria e la classe operaia
sono state, fino a oggi, una parte
della realt borghese, legata a
quelle finalit del guadagno e del
benessere dominanti nei secoli
scorsi.
Con
laffermarsi

delloperaio
come Gestalt
invece la societ intera che viene
afferrata da un nuovo ritmo: Tutta
la superficie terrestre ricoperta
dalle macerie di immagini spezzate.
Assistiamo allo spettacolo di una
fine paragonabile alle catastrofi
geologiche. Sarebbe un perder
tempo associarsi al pessimismo dei
vinti o al superficiale ottimismo dei
vincitori si ha a che fare con quelle
rivoluzioni materiali che coincidono
con
lapparire
di
razze,
a
disposizione delle quali stette una
magia di nuovi mezzi quali il
bronzo, il ferro, il cavallo, la vela.
Come
il
cavallo
prende
un
significato
solo
attraverso
il
cavaliere, il ferro attraverso il

fabbro, la nave attraverso il tipo del


navigatore, del pari la metafisica
dello
strumentario
tecnico
si
paleser solo nel punto in cui
apparir la razza delloperaio come
una
grandezza
a
essa
sopraordinata[14].
Ci che difficile a stabilirsi nella
visione di Jnger fino a che punto
il nuovo spirito che egli descrive
corrisponda
effettivamente
al
mondo del lavoro quasi che esso
fosse capace di esprimere delle
valutazioni non utilitarie o rifletta
invece sul mondo del lavoro delle
categorie spirituali tratte dalla
guerra e coltivate dal nazionalismo.
una visione sorta nel clima di
forzata austerit della Germania del

primo dopoguerra, che sbiadisce


alquanto se trasferita in quello di
miracolo economico del secondo
dopoguerra.
Loperaio

influenzato, almeno nel titolo, dalla


terminologia marxista, ma i valori
da esso sottintesi sono meno quelli
del quarto stato che non quelli dello
stato maggiore prussiano. Esso
comunque
lespressione
duna
simbiosi spirituale realizzatasi per
breve tempo nella Berlino del 1930
tra le avanguardie del comunismo e
del nazionalismo, riecheggiata da
quella celebre frase di Gregor
Strasser
sulla antikapitalistiche
Sehnsucht del popolo tedesco.
Nostalgia anticapitalistica: un
termine impreciso nel quale resta

incerto se si vuol effettivamente


ristrutturare la societ in senso
marxista, o se quel che si vuole
lintroduzione dun sistema di vita
solidaristico. Jnger propende
piuttosto per la seconda soluzione.
Ad esempio, per quel che riguarda
la propriet, egli dice che non si
tratta di negarla o daffermarla in
base a criteri preconcetti, ma di
valutarla nella misura in cui in
grado di servire alla mobilitazione
totale: Nulla vi da eccepire
contro liniziativa privata nel punto
in cui le si assegna il rango dun
carattere
speciale
del
lavoro
nellordine
complessivo.
Fondamentale la coscienza che le
forze economiche devono essere

controllate dal potere politico, che


leconomia non deve dettare il
senso dellesistenza: Col negare
il mondo economico come quello
che determina la vita, cio come un
destino, se ne vuol contestare
il rango, non gi lesistenza. A
questo fine, per, devono esistere
dei valori sovraordinari.
Tutta la polemica tra terzo e quarto
stato, tra borghesia e proletariato,
presuppone che il senso della storia
si esaurisca nella creazione delle
pi facili condizioni di vita per il
maggior numero, e ha ben poco da
dire a chi si colloca fuori da questa
prospettiva: inevitabile che in
questo mondo di sfruttatori e di
sfruttati non sia possibile alcuna

grandezza che per ultima istanza


non abbia il fatto economico.
Vengono bens contrapposte due
specie di uomini, di arti, di morali,
ma non occorre aver molto acume
per accorgersi che unica la
sorgente che le alimenta. Cos
anche da un medesimo tipo di
progresso che i protagonisti della
lotta economica traggono la loro
giustificazione. Essi sincontrano
nella pretesa fondamentale di
essere ognuno il vero fautore della
prosperit sociale, per cui ognuno
convinto di poter minare le posizioni
dellavversario quando riesce a
contestargli
ogni
diritto
di
presentarsi come tale[15].

Loperaio jngeriano si pone al di


fuori di questo contesto: egli
assume la tecnica come un
linguaggio fine a se stesso che ha
un valore, prima ancora che nella
sua utilit, nella sua azione
educatrice.
Egli
non

il
rappresentante duna classe, nel
senso della dialettica marxista, e
ancor meno il tipo dello sfruttato
fatto
oggetto
dun
nuovo
sentimentalismo,
diverso
dal
precedente solo per la sua maggior
meschinit. Nota lo Jnger che in
chiunque sa ben vedere rester solo
dello stupore nellaccorgersi come
si sia creduto di scalzare il mondo
borghese affermando proprio le

istanze
che
lo
hanno
pi
univocamente consolidato.
Il punto in cui il mondo borghese
messo in crisi quello in cui le
caratteristiche valutazioni del terzo
stato vengono spezzate da un
nuovo tipo umano, indifferente sia a
un certo idealismo ottocentesco sia
al materialismo. una figura
(Gestalt) capace dun grado di
disindividualizzazione quale solo i
grandi ordini monastici e militari
sono stati in grado di produrla, e
quale la tecnica, in guerra ma anche
in pace, sarebbe in grado di
risvegliare. Quale figura (Gestalt),
luomo andrebbe a riconnettersi a
quella totalit dello spirito che
conobbero le epoche organiche del

passato, e che andata perduta


nella fase critica per la quale ci
troviamo a passare:
Lindividuo si trova inserito in una
grande gerarchia di figure, di poteri
che non potranno mai essere
concepiti in modo abbastanza reale,
plastico, necessario. Di fronte ad
esse, egli diviene un simbolo, un
rappresentante, e la possanza, la
ricchezza e il significato della sua
vita dipendono dalla misura in cui
egli partecipa allordine e alla lotta
delle figure
In quanto figura luomo pi della
somma delle sue energie e delle sue
facolt, pi profondo di quel che
pu credere di essere nelle sue
cogitazioni pi profonde, pi

potente di quel che pu dimostrare


nelle sue imprese pi grandi
Lincarnare
una
figura
nulla
promette; al massimo segno che
la vita di nuovo in una fase
ascendente, ha un rango e si crea
nuovi simboli[16].
La
concezione
di Jnger
influenzata sia dallimmagine dun
certo bolscevismo, sia da quella del
nazionalsocialismo. Essa tende a
porre se stessa come un realismo
eroico: il credo duna personalit
levigata a unasperit aspra e
asciutta dalle esigenze duna
grandiosa mobilitazione alla lotta.
Essa
potr
apparire
poco
tranquillizzante,
e
persino
sprezzante e cinica ai custodi

dellumanesimo
democratico ma
quanto pi cinico, quanto pi
prussiano, pi spartano e pi
bolscevico, e tanto meglio. Si tratta
di ridestare veri valori spirituali,
fondati sul sacrificio e sul coraggio,
sulla
seriet
e
lampiezza
dellimpegno, s che il disprezzo
del nuovo tipo per gli pseudo-valori
umanistici non sar mai abbastanza
grande e quanto meno cultura ci
sar, in tale strato, tanto meglio
sar. Jnger ha
rispetto
della
cultura delle epoche organiche
epoca in cui ogni creazione artistica
era latto di una fede e un servigio
alla totalit ma condanna gli
epigoni della cultura borghese, la
cultura come accademia, salotto,

museo, la quale una specie di


stupefacente.
Gi nei suoi diari di guerra aveva
scritto: Godiamo nel mondo la
fama di distruttori di cattedrali: ci
vuol dir molto in unepoca in cui la
coscienza della propria sterilit
allinea un museo accanto allaltro.
Come
lo Jnger si
ponga
il
problema della presa del potere di
questa
nuova lite tipo
delloperaio non chiaro del tutto.
Egli ha in mente comunque una
specie di partito unico su base
dlite, un ordine secondo il modello
prospettato
da
anni
dagli
ideologhi bndisch. In taluni punti
egli parla di questordine come della
coscienza armata dello stato.

Esso il detentore del potere


politico che domina, in asperit e
semplicit di vita, le forze della
ricchezza e delleconomia:
Come fa piacere vedere libere
trib del deserto che, vestite di
cenci, per unica ricchezza hanno i
loro cavalli e le loro armi preziose,
cos pure piacerebbe vedere il
grandioso e prezioso armamentario
della civilizzazione servito e diretto
da un personale vivente in una
povert monacale e soldatesca.
questo uno spettacolo che d una
gioia virile e che si rinnovato
ovunque, in vista di grandi compiti,
alluomo sono state poste esigenze
superiori. A tale riguardo fenomeni
come
lOrdine
dei
Cavalieri

Teutonici, lesercito prussiano, la


Compagnia di Ges sono dei
modelli, e si deve rilevare che a
soldati, a sacerdoti, a scienziati e ad
artisti proprio un rapporto
naturale con la povert[17].

Manifesto di Ludwig Hohlwein

Di tutti i dottrinari della rivoluzione


conservatrice, lo Jnger per la
sua mescolanza di socialismo e

nazionalismo soldateschi
quello che pi si avvicina al
nazionalsocialismo, assai pi dei
teorici corporativismi alla Spann, o
dei conservatori prussiani alla
Spengler. Non sorprende che i
nazisti
abbian
cercato
di
guadagnarselo per s, offrendogli
un mandato parlamentare, e che
Goebbels lo abbia lungamente
corteggiato
per
farne
un
intellettuale fiancheggiatore. E
tuttavia Jnger si tenne da parte:
I nazionali allinizio credevano
che
i
libri
di
guerra
di
Jnger avessero fatto di lui uno dei
loro.
Ma
egli
in
fondo
si
disinteressava di loro. I comunisti
hanno voluto vedere ne Loperaio il

cantico
dellUnione
Sovietica. Jnger invece si tenne
da
parte.
I
nazionalsocialisti
speravano di guadagnare a s il
teorico della mobilitazione totale
nel loro areopago letterario. Egli
ringrazi con un inchino ironico e
rifiut. Dopo il 1945 i propugnatori
di unEuropa democratica se la
presero con lautore dello scritto pi
acuto
sulla
fine
dello
stato
nazionale e sulla necessit di una
soluzione europea perch egli si
rifiut di figurare nellintestazione
della loro carta da lettere. Jnger si
dovuto difendere anche troppo
spesso da alleati non desiderati, in
particolare da quelli che ci
appoggiano anche nei nostri lati pi

deboli purch siamo daccordo con


loro nella polemica[18].
A
prescindere
da
particolari
considerazioni
sullindividualismo
duno Jnger, il suo atteggiamento
di diniego comunque quello di
tutto
un
certo
settore
dellintellighenzja di
destra
tedesca, che si rifiuta di avvallare
con la sua firma il crescente
conformismo
partitico
del
nazionalsocialismo. Il gennaio del
1933, in cui il nazionalsocialismo
raggiunge il potere, rappresenta al
tempo stesso il momento di
massima popolarit del movimento,
ma anche quello in cui esso
comincia ad alienarsi le simpatie
dun certo settore qualificato che

aveva contribuito alla sua ascesa.


Mentre una parte dei dottrinari della
rivoluzione conservatrice passa al
nazionalsocialismo e qui sian
nominati, oltre i razzisti Clauss e
Gnther,
anche
i
filosofi
conservatori come un Bumler o un
Krieck tutta unaltra parte si tiene
al di fuori, in atteggiamento di
critica pi o meno dissimulata. la
cosiddetta emigrazione interna, di
cui si fatto un gran parlare nella
Germania del dopoguerra non
solo per lalibi offerto dalla formula,
ma
perch
corrispose
effettivamente a un sentimento
diffuso. Da questo punto di vista,
tre libri di memorie come Jahre der
Okkupation di

Jnger, Doppelleben di
Gottfried
Benn e Der Fragebogen di Ernst
von Salomon sono esemplari, in
quanto ci permettono di cogliere in
tutte le sfumature liniziale simpatia
per lhitlerismo che si muta col
tempo in perplessit e poi in ostilit
consapevole. tutto un lento
movimento
che
si
pu
far
cominciare
gi
alla
vigilia
della Machtergreifung o al pi
tardi col 30 giugno 1934 e che si
continua fino al 20 luglio del 44.
Von Salomon, che ne I proscritti ci
ha
fornito
un reportage senza
uguali del periodo compreso tra la
rivolta del 1919 e lassassinio di
Rathenau, e in Die Stadt un quadro
della Berlino degli ultimi anni della

Repubblica di Weimar, rappresenta


in Io resto prussiano (titolo italiano
di Der Fragebogen) una delle fonti
principali per conoscere dappresso
quegli ambienti in cui matur
lopposizione contro la repubblica
che doveva sfociare nel nazismo.
una realt complessa, un intrico di
uomini e di posizioni, dalla quale
emergono
personaggi
oggi
dimenticati, come il capitano
Ehrardt luomo che aveva
marciato su Berlino con la sua
brigata
realizzando
il Putsch di
Kapp che fu una delle maggiori
speranze del nazionalismo, e che
collabor inizialmente con Hitler a
Monaco. Anzi, molte pagine di Mein
Kampf furono
scritte

successivamente in velata polemica


col capitano Ehrardt.
In genere, ci che mortifica gli
esponenti
della
rivoluzione
conservatrice, sono il conformismo
di massa imposto dal nuovo regime
(spiacevole anche per molti convinti
nazisti,
come
un Hans
F.K.
Gnther: si veda il recente
libro Mein Eindruck von Adolf Hitler,
Mnchen 1968), il rigore con cui
esso procede contro elementi
dellopposizione
nazionale
che
esitano
ad
allinearsi,
e
la
persecuzione contro gli Ebrei.
Non
che
la
rivoluzione
conservatrice non fosse, pi o
meno, colorata dantisemitismo,
ma
le
forme
assunte
dalla

persecuzione degli Ebrei nel Terzo


Reich, che non sarresta neppure di
fronte ai pochi ebrei nazionali
come, ad esempio, un Hans
Joachim
Schoeps,
animatore
dunaJdische
Vortrupp (Avanguardia
ebrea),
accesamente
nazionalista
e
antirepubblicana creano un
generale disagio. Ad esempio, i
fratelli Jnger si dimettono dalla
lega degli ex-appartenenti al 73
reggimento di fanteria quando
questa decreta lespulsione dei
membri ebrei. Per parte sua
Spengler aveva scritto in Anni
decisivi, apparso nel 1934, chi
parla troppo di razza, dimostra di
non averne nessuna.

In particolare, la purga del 1 luglio


1934 costituisce un forte shock per
i dissidenti della destra nazionale:
se da una parte, con Rhm e la sua
banda, vengono eliminati alcuni
degli elementi pi spiacevoli del
nazionalsocialismo, Hitler lascia
per un biglietto da visita
insanguinato nella casella di
ciascuno dei gruppi dissenzienti.
Luccisione di Strasser un avviso
ai nazionalrivoluzionari e agli eretici
di sinistra, quella di Walter Schotte
un avvertimento ai conservatori
cattolici, quella di Edgar Jng una
minaccia anchessa destinata a
gruppi conservatori di Monaco. Non
per nulla gli scritti politici di Oswald
Spengler erano usciti non molto

prima con una fascetta col giudizio


elogiativo di Jng.
Con la notte dei lunghi coltelli,
colpendo a destra e a sinistra, il
nazismo
recise
il
cordone
ombelicale che lo teneva legato a
quel complesso mondo dei circoli,
dei cenacoli, delle sette che aveva
costituito, negli Anni Venti, il vivaio
della rivoluzione conservatrice. E
tuttavia una specie di dialogo
continu fino alla fine tra il regime e
gli
uomini
dellopposizione
nazionale: essi appartenevano, per
lambiente, le relazioni, le amicizie,
al fronte che aveva abbattuto la
Repubblica di Weimar: per quanto
scontenti potessero essere del
nuovo stato di cose, non avrebbero

comunque potuto prendere la via


dellesilio. Accusati allestero come
precursori, costretti in Germania
al silenzio, scelsero la via della
cosiddetta emigrazione interna.
Non cambian di fronte, ma tra di s
accusano Hitler di dissipare e di
tradire le speranze, gli entusiasmi,
le
energie
del
nazionalismo
tedesco. la reazione di von
Salomon che ascolta alla radio il
discorso di Hitler che annuncia
leccidio delle SA e si ribella contro
una ragion di stato che gli pare
crudele e ipocrita. il melanconico
bilancio di Ernst Jnger che dopo la
guerra ripensa alla schiera dei suoi
lettori sacrificati su tutti i fronti. la
disillusione dun Gottfried Benn,

espostosi come sostenitore del


nuovo regime nei primi mesi del
33, ma presto messo a tacere dalle
gerarchie culturali del partito come
artista degenerato. Benn sceglie
quella che egli definisce la forma
aristocratica dellemigrazione, e
cio il servizio nella Wehrmacht,
dove dal 1935 al 1945 esplet le
funzioni di medico militare. Anche
per Jnger, ritiratosi in unestetica
torre davorio e, durante la guerra,
nellaristocratico
consesso
del
comando di von Stlpnagel a Parigi,
la Wehrmacht il rifugio che
consente di mantener le distanze da
quelle spiacevoli realt che sono il
partito e la Gestapo.

E tuttavia, sarebbe troppo semplice


ridurre latteggiamento di questi
personaggi
alla
netta
opposizione. Se opposizione,
lo dun genere particolare e
privilegiato. Von Salomon redige
una pubblicazione semiufficiale che
rievoca le lotte dei Corpi Franchi. E
il
romanzo
di Jnger, Sulle
scogliere di marmo[19], non in
nessun
modo
un
romanzo
antinazista: contro il Forestaro,
simbolo di quelle forze del caos e
dellanarchia che vogliono livellare
le antiche stratificazioni affermatesi
nel paesaggio della civilt, il
personaggio di Braquemart il
nichilista discepolo di Nietzsche,
che riscopre le primordiali civilt

schiaviste pur sempre lalleato


del
principe
Sunmyra,
rappresentante dellaristocrazia, e
dei due protagonisti, che altro non
sono che lautore e il fratello
Friedrich Georg. Jnger stesso ha
raccontato come per le Scogliere di
marmo il Reichsleiter Bouhler abbia
chiesto la sua testa, e come Hitler in
persona, che apprezzava i suoi libri
di guerra, si sia intromesso.
In realt, i fronti della rivoluzione
nazionale eran stati in origine
confusi lun laltro, e dalle stesse file
vennero i sostenitori e gli oppositori
del regime, i persecutori e i
perseguitati, le vittime e i carnefici.
E
come
ha
rievocato Ernst

Jnger molti anni dopo, nei suoi


diari:
I circoli nazionalistici mi appaiono
oggi
come
i
fuochi
degli
accampamenti che annunciano la
partenza generale. Questo sarebbe
stato il loro posto naturale: le
mansarde berlinesi e le cantine di
Amburgo non facevano che fornire
lo stile dellepoca. La mattina, il
gruppo
si
disperdeva,
per
conservarsi, come si legge nelle
saghe nordiche. I pi fortunati
cadevano sui campi di battaglia.
Altri dovevano fuggire al di l dei
confini nazionali, venivano cacciati,
ammazzati a colpi di bastone,
impiccati,
torturati
oppure,
accerchiati, si suicidavano. Altri

ancora diventavano comandanti,


capi di polizia, luogotenenti, ribelli,
ergastolani, per poi essere spogliati
di tutti questi attributi, come
fossero un mazzo di carte che a
partita finita viene raccolto e messo
da parte. Come avviene che alcune
di queste serate mi sono rimaste
cos impresse nella memoria?
Probabilmente perch in esse tutto
ci, tutto quel che doveva avvenire,
era gi contenuto, sia pure in modo
divinatorio,
in
una
maniera
spirituale,
sublime,
che
accomunava tutti, mentre non vi
era ancora traccia alcuna della
futura grossolanit a senso unico,
della
irrevocabilit
che
sopraggiunge con lazione. Cos, il

ricordo portava una specie di


armistizio tra coloro che si
incontravano in campi nemici.
Qualche volta, nei periodi di crisi,
avevo la sensazione che questo
spirito fosse ancora vivo, tanto da
agire dietro le quinte, per esempio
nel far archiviare un procedimento,
nel far sparire dei documenti,
oppure nel far trovare pronto per la
fuga un aereo.
***
Note
[1] [Mobilitazione totale].
[2] [E. Jnger, In Stahlgewittern.
Aus
dem
Tagebuch
eines
Stotruppfhrers.
Von
Ernst
Jnger, Kriegs Freiwilliger dann
Leutnant und Kompaniefhrer im

Fs. Regt. Prinz


Albrecht
von
Preuen (Hann. Nr.73), Leutnant
im
Reichwehr-Regiment
Nr.16
(Hannover),
Hannover
1920.
Traduzione
italiana
di
Attilio
Zampaglione Tempeste dacciaio,
Edizione del Borghese, Milano
1966. Ultima edizione italiana Nelle
tempeste dacciaio, Guanda, Parma
1990.]
[3] [E. Jnger, Der Kampf als
inneres Erlebnis, Mittler & Sohn,
Berlino 1922.]
[4] [E. Jnger, Das Wldchen 125.
Eine
Chronik
aus
den
Grabenkmpfen 1918, Mittler &
Sohn, Berlino 1925. Traduzione
italiana
di
Alessandra

Iadicicco Boschetto 125, Guanda,


Parma 1999.]
[5] [E. Jnger, Feuer und Blut. Ein
kleiner Ausschnitt aus einer groen
Schlacht,
Stahlhelm
Verlag,
Magdeburg 1925. A i libri di guerra
jngeriani elencati da Romualdi si
pu aggiungere il coevo (ma
tardivamente
pubblicato) Sturm,
Klett-Cotta,
Stuttgart
1978
(traduzione italiana di Alessandra
Iadicicco Il tenente Sturm, Guanda,
Parma 2000). Cfr. anche i tre
volumi pubblicati sotto il titoloScritti
politici e di guerra, Editrice
Goriziana, Gorizia 2003-2004, che
raccolgono la pubblicistica giovanile
jngeriana].

[6] E.
Jnger, Die
totale
Mobilmachung,
Verlag
fr
Zeitkritik, Berlin 1931. [La prima
edizione del saggio jngeriano nel
gi citato E. Jnger (cur.), Krieg
und Krieger, Berlin 1930, pp. 9-30.
Lautore rimise mano al testo, con
correzioni e aggiunte, in occasione
di quattro successive edizioni].
[7] E. Jnger, Der Arbeiter, cit.
presso J. Evola, Loperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, Volpe,
Roma 1960, p. 57.
[8] E. Jnger, Der Arbeiter, cit.
presso J. Evola, Loperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, Volpe,
Roma 1960, p. 76.
[9] E. Jnger, Der Arbeiter, cit. da
Delio Cantimori nellintroduzione

a Principi
politici
del
nazionalsocialismo di Carl Schmitt,
Firenze
1935,
pp.
4-7.
[E.
Jnger, Der Arbeiter. Herrschaft
und
Gestalt,
Hanseatische
Verlagsanstalt, Hamburg 1932.
Traduzione italiana di Quirino
PrincipeLoperaio. Dominio e forma,
Longanesi, Milano 1984. Cfr. anche
A. de Benoist, LOperaio fra gli dei e
i titani. Ernst Jnger sismografo
dellera della tecnica, Terziaria
ASEFI, Milano 2000.]
[10] E.
Jnger, Die
totale
Mobilmachung, cit. pp. 14-15.
[11] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit. p. 16.

[12] A. E. Gnther, Die Intelligenz


und der Krieg, in Krieg und Krieger,
cit., p. 88.
[13] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit., p. 52.
[14] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit., p. 48.
[15] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit., p. 19.
[16] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit., p. 34.
[17] Cit. da J. Evola, LOperaio nel
pensiero di Ernst Jnger, cit., p. 75.
[18] K. O. Paetel, Ernst Jnger in
Selbstzugnissen
und
Bilddokumenten, Hamburg 1962,
pp. 56-57.
[19] [E.
Jnger, Auf
den
Marmorklippen, Hamburg 1939.

Traduzione italiana di Alessandro


Pellegrini Sulle scogliere di marmo,
Mondadori, Milano 1942. Ultima ed.
italiana Guanda, Parma 1998.]
***
Brano tratto dal libro Correnti
politiche e ideologiche della destra
tedesca dal 1918 al 1932, Edizioni
de LItaliano, Anzio 1981 (di
prossima ripubblicazione per i tipi di
Settimo Sigillo).

Il volto dellavvenire
Un
filosofo
contemporaneo,
Augusto Del Noce, ha parlato duna
non santa allenza tra gli Stati
Uniti dAmerica e la Russia per
mantenere lo status quo europeo.
La definizione appropriata: la
prima Santa Alleanza creata dai
governi dAustria, Russia e Prussia
nel 1815 e la non santa alleanza
russo-americana
ci
appaiono
entrambe
rivolte
contro
il
mutamento dellordine stabilito e
una presa di coscienza politica degli
Europei.
Allora
si
parlava
di religione e di legittimit, oggi di
distensione
e
di
sicurezza

internazionale, ma il contenuto
sostanzialmente immobilistico lo
stesso.
Tuttavia, bisogna riconoscere alla
prima alleanza quella Santa
una eleganza diplomatica, una
nobilt di concezione, un senso di
responsabilit
verso
lordine
spirituale dellEuropa, che la non
santa
alleanza
non
pu
minimamente vantare. E il principe
di Metternich, per poco simpatico
che egli possa apparire a molti
italiani, non ha meritato dessere
accostato a Gromyko, anche perch
la paternalistica moderazione dei
suoi sistemi polizieschi non pu
neppure essere paragonata al
meccanismo di oppressione e

terrore instaurato dalla Russia nei


Paesi satelliti.
Queste
considerazioni
ce
le
suggerisce quella grossa farsa
internazionale che stata la
Conferenza
per
la
sicurezza
europea. Una Conferenza in cui
lagnellino e cio gli Stati europei
sedevano ad uno stesso tavolo
con il lupo ossia con la Russia
sovietica per garantirsi la
reciproca sicurezza. E un vero
peccato che oggi non vi sia favoliere
della stoffa di Esopo per illustrarci
degnamente la scena. Ricordate:
Superior stabat lupus.
Ed un vero peccato che il vincitore
morale
della
seconda
guerra
mondiale, Stalin, non abbia potuto

godersi la scena, ma talvolta par


quasi di sentire la sua risata
stridere fuori dalla bara come quei
cigolii e quello sferragliare che si
odono nelle case abitate dai
fantasmi.
Abbiamo scritto che Stalin il vero
vincitore morale della seconda
guerra mondiale. Ci forse richiede
un chiarimento.
Poich forse vi sono ancora dei
valentuomini che credono che dopo
la seconda guerra mondiale il
mondo sia stato riorganizzato sulla
base del diritto internazionale e
della libert dei popoli di disporre di
s stessi. Se esistessero, le solenni
dichiarazioni ripetute durante la

conferenza di Helsinki in merito alla


inviolabilit dei confini e alla non
ingerenza reciproca dovrebbero
bastar ad aprire loro gli occhi.
Poich la inviolabilit dei confini
significa soltanto che inviolabile la
cortina di ferro, il muro di Berlino e
inviolabili i confini di rapina imposti
alla Germania con la espulsione di
14 milioni di Tedeschi dalla Polonia
e dalla Cecoslovacchia. E la non
ingerenza
reciproca
significa
soltanto che gli occidentali devono
disinteressarsi dei metodi con cui,
nei Paesi dellEst, una minoranza di
funzionari comunisti asservisce i
propri connazionali. Che la non
ingerenza
possa
significare
qualche altra cosa stato escluso

dallo
stesso
rappresentante
sovietico, il quale ha candidamente
dichiarato che essa non riguarda
lintervento
sovietico
in
Cecoslovacchia tuttaltro.
Altro che Carta Atlantica, che diritti
dellONU! A ventanni dalla data
della sua morte Stalin pi vivo che
mai. La sua politica di sopraffazione
portata avanti con successo tra il
1945 e il 1949 trionfa in una
solenne assise internazionale in cui
la usurpazione si maschera da
diritto e la garanzia sulla refurtiva
sicurezza europea. La sicurezza
alla quale si intitolata la
Conferenza altro non che la
sicurezza della Russia, la sicurezza
dello status quo stabilito nel 1945

con la cortina di ferro. Questa la


vittoria morale di Stalin, la vittoria
del diritto di preda del barbaro
asiatico
sul
magniloquente
e
farisaico
umanitarismo
delle
democrazie anglosassoni.
Che ci avvenga in nome dei grandi
princpi, della inviolabilit e della
non ingerenza naturalmente una
beffa. Ma non fu gi una beffa latto
che resta il fondamento morale del
mondo politico contemporaneo, il
suggello morale della non santa
alleanza tra Russia e America, e
cio il processo di Norimberga? Una
beffa, si guardi bene, non tanto
perch vi si giudic in base a un
diritto delle genti mai codificato in
nessun luogo, ma perch a

giudicare dei crimini nazisti


sedettero i rappresentanti di uno
dei regimi pi criminali della
storia.
Quando si permise a Stalin che
aveva edificato il potere sovietico
su venti milioni di morti di
mandare i suoi giudici a Norimberga
a condannare quei nazisti coi quali
si era alleato nel 1939, ogni nozione
del diritto internazionale affog
nella farsa. in nome di questa
logica beffarda che i sovietici, dopo
aver represso nel sangue ogni moto
di libert nellEuropa orientale,
discettano seriosamente ieri a
Helsinki, domani a Ginevra di
sicurezza e di inviolabilit.
Daltronde, la Russia maestra

nellarte di unire la prepotenza alla


beffa.
Un talento in cui la ferocia un poco
sorniona dellAsia si mescola al
sottile,
crudele
formalismo
bizantino e al terrorismo gesuitico
comunista. Si ricorder che la
Russia chiese ed ottenne di
occupare un seggio per lUcraina nel
consesso dellONU. Non le era
bastato di aver represso nel sangue
il nazionalismo ucraino; scuoiata la
vittima, volle anche indossarne la
pelle.
Quale senso ha che le nazioni
europee siedano allo stesso tavolo
con i rappresentanti di una potenza
che calpesta la libert di nove popoli

europei? E che senso ha che esse si


facciano garantire la loro sicurezza
da quelli stessi che la minacciano?
Ma la diplomazia segreta americana
e la logica della non santa
alleanza spingevano allincontro di
Helsinki, un incontro che continuer
a Ginevra in settembre nel solito
clima di beffa e di equivoco. La
Conferenza
per
la
sicurezza
europea non serve n alla libert
n alla dignit dellEuropa ma
ribadisce contro gli interessi
storici europei la volont delle due
superpotenze di mantenere lo
status quo del 1945.
abbastanza singolare che lunica
voce coraggiosa che si sia levata
contro la Conferenza sia quella

dellAlbania, la quale, senza mezzi


termini, ha denunciato le mene
della Russia. LAlbania parlava
evidentemente a nome della Cina.
Ora, doloroso, e nello stesso
tempo pericoloso, che i cinesi si
prendano a cuore lindipendenza e
la dignit dellEuropa pi degli
stessi governi europei. pericoloso,
perch nel vuoto morale e politico
che regna nel nostro continente,
potrebbe
portare
delle
conseguenze.
Si pensi ad esempio a cosa
potrebbe accadere se il partito
cinese in Europa oggi ancora
rappresentato
da
sparute
avanguardie di extraparlamentari
diventasse domani lunica voce

libera nei confronti delle due


superpotenze, al prestigio che
guadagnerebbe presso le nuove
generazioni, alla risonanza tra i
giovani.
Intanto, la Russia continua a
cogliere successo dietro successo.
Nel 1944-45, col consenso degli
Alleati
occup
tutta
lEuropa
orientale e centrale. Tra il 1945 e il
1949 con una serie di colpi di mano
le riusc di trasformare questa
occupazione in una dominazione
perpetua. Tra il 1949 e il 1968,
stroncando le rivolte di Berlino,
Budapest, Poznan e Praga ha
soffocato ogni moto dautonomia
nelle nazioni occupate. Oggi, con la
Conferenza europea essa compie

un altro passo avanti legittimando


la sua usurpazione nel nome della
inviolabilit dei confini e della
non ingerenza.
Cosa essa si prefigga domani
ormai chiaro a tutti. lEuropa
finlandese, lEuropa smilitarizzata
che godrebbe di una relativa
autonomia in cambio della rinuncia
a ogni pregiudiziale anticomunista e
alla libert di parola nei problemi
riguardanti lEst europeo. Questa
Europa
addomesticata,
definitivamente emarginata come
forza politica, rappresenterebbe un
utile
complemento
della
sua
economia aiutandola a colmare le
deficienze
del
suo
sviluppo
economico.
Cos
gli
Europei

aiuterebbero il regime sovietico a


superare le proprie contraddizioni
economiche
facilitandone
lo
sviluppo militare e ribadendo le
catene della Europa orientale.
Questo il volto dellavvenire,
dietro la maschera della distensione
e della sicurezza europea. Un
avvenimento che forse porter con
s la pace la sottomissione
anchessa una forma di pace ma
non certo la libert.
***
Tratto da Il Giornale dItalia del 31
luglio 1973.

Drieu La Rochelle: il mito


dellEuropa

Voi morirete democratici o risorgerete


trasformandovi in fascisti

Qualche anno fa un libro di Paul


Serant, Romanticismo
fascista,
rivelava
al
distratto
pubblico
italiano lopera e la figura di Pierre
Drieu La Rochelle, lo scrittore
collaborazionista morto suicida nel

1945. Quasi contemporaneamente


in Francia si cominciava a dare alle
stampe gli inediti di Drieu: Les
chiens
de
paille, Recit
secret, Histoires deplaisantes etc.
Sulla scia di questa riscoperta in
Italia venivano tradotte alcune delle
opere pi significative: Gilles, La
commedia
di
Charleroi, Fuoco
fatuo,
mentre
recentemente
leditore Volpe ha pubblicato una
importante raccolta di scritti politici.
Diciamo subito che Drieu non il
solito scrittore che ci si decide a
riscoprire

per
impinguare
congiunture librarie o booms
editoriali. Non uno di quei minori
che ogni tanto vengono levati
dalloblio per illustrare questo o

quellaspetto particolare di una


letteratura. Drieu una forte
personalit, uno scrittore di grande
temperamento, un romanziere, un
polemista, un saggista come pochi
ne ha prodotti lEuropa negli ultimi
cento anni.
A questo punto ci si pu chiedere il
motivo della (relativamente) scarsa
notoriet di Drieu allinfuori dello
ambiente francese. Il fatto che
Drieu stato uno di quelli che
hanno compreso che non si possono
servire due padroni, la verit e la
notoriet, e che hanno preferito
essere compresi poco e male nel
loro tempo per dire cose la cui
validit si manifesta intera a
distanza di decenni. Inattuale ,

come gi Nietzsche lo era stato,


Drieu ha lasciato che la sua attualit
si dispiegasse gradualmente nel
tempo.
Scegliendo la verit Drieu ha
contemporaneamente
scelto
limpopolarit.
Istintivamente,
infallibilmente egli si ribellato alle
menzogne del momento dicendo
contro di esse le verit pi aspre e
pi spiacevoli.
Valoroso combattente della Grande
Guerra, ferito a Charleroi e a
Verdun, urta i sentimenti della
censura patriottica con i suoi primi
versi, pubblicati nel 1917 :
A voi Tedeschi con la mia bocca
per lungo tempo muta per ordine

militare io parlo. Mai vi ho odiato.


Vi ho combattuto con volont
inflessibilmente tesa ad uccidervi.
La mia gioia sboccata nel vostro
sangue. Ma voi siete forti. Non ho
potuto odiare in voi la forza, madre
delle cose.
Nellimmediato
dopoguerra,
quando il suo paese esulta per
la revanche e manda truppe sul
Reno e nella Ruhr, Drieu scrive
quella
terribile Mesure
de
la
France dove lucidamente afferma
che 40 milioni di Francesi non
rappresentano pi nulla di fronte ad
80 milioni di Tedeschi, 150 milioni
di Americani, 180 milioni di Russi.
Scriver pi tardi: Non credevo

alla vittoria. Troppi Americani,


troppi negri.
Dopo la crisi del 29, quando
lEuropa presa nella ineluttabile
stretta politica che sboccher
soltanto in una nuova guerra, egli
dar ancora maggiore scandalo.
Mentre i suoi amici degli anni 20, i
Malraux, gli Eluard, gli Aragon si
schierano
dalla
parte
del
comunismo
egli
si
proclama
apertamente
fascista:
Sono
diventato fascista perch ho visto i
progressi della decadenza. Ho
veduto nel fascismo il mezzo per
frenare
ed
arrestare
questa
decadenza .
Nel 1936 entra nel partito di Doriot,
nel 40 si impegna a fondo nella

collaborazione. Ancora egli vede pi


in l dei Francesi del suo tempo. Nel
romanzo Les chiens de paille,
scritto nel 1943, il protagonista
Constant si beffa dei patrioti e dei
resistenti: Voi volete conservare
un
patriottismo
provinciale
allepoca degli imperi, allepoca in
cui gli aerei varcano gli oceani in
poche ore. Siete liberi di farlo.
Perseverare nel proprio essere fino
alla decomposizione una fatalit
alla quale ben pochi possono
sfuggire Nel 1940 n la Francia
stata vinta ne la Germania ha vinto.
Tutto questo non aveva gran che a
che fare con la Francia e la
Germania. La Germania non che
uno strumento, come lAmerica e la

Russia, uno strumento molto meno


brutale e schiacciante di queste
ultime due Io vedo folle immense,
mostruosamente armate, in marcia
per il mondo per costruire imperi di
dimensioni
continentali.
Questi
imperi
saranno
atrocemente
barbari
perch
lestrema
civilizzazione
genera
lestrema
barbarie.
Infine, lultimo scandalo e il pi
grande, egli si separa non solo dai
Francesi del suo tempo ma da tutti
gli uomini del suo tempo, anche i
fascisti, che non sono stati
abbastanza rivoluzionari, anche i
Tedeschi, che non hanno saputo
colpire con sufficiente intelligenza,
e,
attraverso
una
serrata

meditazione metafisica, si rifugia


nel suicidio : Ho bisogno di
appartenere contemporaneamente
a questo mondo e allaltro, di vivere
nellazione e nella contemplazione,
dentro e fuori dai confini della
creazione.
***
Questo libro vuole offrire una
immagine succinta ma completa
dellopera e della figura di Drieu la
Rochelle. Esso diviso in tre parti,
ciascuna di autore differente,
ciascuna dedicata ad un particolare
argomento, ma tutte collegate e
comunicanti.
La prima parte tratta della figura di
Drieu, dalle origini normanne ( v

in lui qualcosa di un farmacista


normanno che abbia letto Gobineau
invece di Voltaire e sogni dei suoi
antenati vichinghi in villaggio velato
di
spuma
marina
)
alla
partecipazione alla guerra (
questo reame duomini alle porte di
Parigi: foresta delle Argonne,
deserto dello Champagne, paludi di
Piccardia), dalla vita brillante del
dopoguerra allimpegno politico
(Voi morirete democratici o
risorgerete
trasformandovi
in
fascisti), dalla collaborazione al
suicidio.
La
seconda
parte
analizza
levoluzione del pensiero di Drieu
dallambiente familiare al conflitto
mondiale (Abbiamo restaurato la

guerra

questo
gioco
da
adolescenti
crudeli),
dal
nazionalismo
al
federalismo
europeo (LEuropa si federer o
sar divorata), dalladesione al
fascismo
allaccettazione
dellEuropa fatta dalla Germania
(soltanto
la
Germania
pu
assumere una funzione egemonica
europea).
La terza parte esamina gli elementi
di pensiero che affiorano nel
complesso dellopera di Drieu, i suoi
legami con Nietzsche, la sua
meditazione sulla decadenza dello
Occidente, laspirazione ad una
disciplina del corpo e dellanima,
la religiosit di tipo pagano.

Drieu non uno di quegli autori che


si studiano per arricchire la propria
conoscenza di un periodo storico. Il
suo pensiero non per nulla
superato, anzi sta conquistando la
sua pi profonda attualit proprio in
questi anni. Non un caso che il
libro pi bello e pi vivo su Drieu lo
abbia scritto Jean Mabire, un reduce
della guerra algerina, un esponente
della nuova generazione. Quali
sono le affermazioni fondamentali
di Drieu, quelle destinate a
diventare patrimonio spirituale di
quanti vogliono ancora lottare
contro la decadenza dellOccidente?
In primo luogo lidea europea. Gi
nel primo dopoguerra, in unepoca
di nazionalismo cieco e trionfante,

Drieu vedeva con inesorabile


chiarezza che lEuropa doveva
pervenire allunit politica per non
diventare una colonia della Russia o
dell America. Ricco, amato dalle
donne, circondato da una aureola di
scintillante notoriet parigina Drieu
non volle diventare il solito
comunista da salotto ma il primo
dei militanti europei:
Noi siamo uomini doggi.
Noi siamo soli.
Non abbiamo pi dei.
Non abbiamo pi idee.
Non crediamo n a Ges Cristo n a
Marx.
Bisogna che immediatamente,
Subito,
In questo stesso attimo,

Costruiamo la torre della nostra


disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le
classi
Dobbiamo costruire una patria
come non si mai vista.
Compatta come un blocco dacciaio,
come una calamita.
Tutta la limatura dEuropa vi si
aggregher
per amore o per forza.
E allora davanti al blocco
della nostra Europa
lAsia, lAmerica e lAfrica
diventeranno polvere.
Coerentemente, Drieu comprese
che
questa
Europa
poteva
organizzarsi solo intorno al blocco
degli 80 milioni di Tedeschi cui il

Nazismo aveva dato forza, unit,


disciplina. Egli accett lucidamente
lEuropa fatta dalla Germania
perch vedeva in essa lultima
chance del nostro continente,
minacciato
dagli
imperialismi
dOriente ed Occidente: In ogni
caso il Nazismo mi parso e mi
pare lultima diga di qualche
libert in Europa, di quella poca
libert che pu essere salvata dalla
calata dei Russi e dalle distruzioni
irreparabili
provocate
da
un
conflitto finale tra Russia e
America. La disperazione di Drieu
allalba del tragico 1945 anche la
disperazione di tutti i veri europei:
Povera
Europa
sconvolta
e
perduta. Hai chiamato da un lato gli

Americani e dallaltro i Russi. E ora


sei calpestata e spinta al peggiore
degli (qui sul manoscritto c una
parola illeggibile), ai peggiori
sradicamenti irrimediabili. Europa
Grecia.
In secondo luogo Drieu il profeta
di una nuova disciplina sociale e
razziale. La sua Europa non una
Europa neutra, laborto esangue ed
intellettuale
dei
federalisti
di
Strasburgo o di altri democratici
mentecatti. LEuropa di Drieu un
blocco di forza che detta la sua
legge ponendo unalternativa tra
capitalismo
e
comunismo,
democrazia
anglosassone
e
bolscevismo russo, individualismo
liberale e collettivismo marxista.

Essa una sintesi fascista dei valori


di libert e autorit, di lavoro e di
capitale. Questa Europa deve fare
rinascere un uomo nuovo, temprato
nel corpo e nellanima: La
rivoluzione che sta avvenendo in
Europa totale perch la
rivoluzione dei corpi, la rivoluzione
dei valori nati dal corpo, e, nello
stesso tempo, la rivoluzione
dellanima che si scopre di nuovo,
ritrova i suoi valori attraverso il
corpo.
Coraggio,
pazienza,
sacrificio, forza, non sono forse le
virt del corpo come quelle
dellanima?
Drieu sottolinea poi il carattere
razziale che sta alla base della sua
idea dEuropa. LEuropa la patria

originaria della razza ariana che in


epoca preistorica si irradiata
verso
la
Persia,
lIndia,
il
Mediterraneo, lAsia Minore creando
le grandi civilt dellantichit.
Nelle poesie scritte durante la
guerra col titolo di Runes egli
esalta lOrdine Nuovo come il blocco
della razza europea realizzato
allombra della rossa bandiera
crociuncinata:
La race des Aryens retrouve son
union
Et reconnit son dieu lencolure
forte.
Trois cents millions dHumains
chantent dans un seul camp.
Un seul drapeau rouge la cime des
Alpes.

Voici les temps sacrs remontant


des enfers.
Ma anche qui Drieu ha voluto
spingere il suo sguardo pi in l di
quelli che gli stavano intorno. Egli
vedeva che accanto allEuropa,
patria originaria della stirpe ariana,
si erano venute formando altre due
grandi aree di razza bianca: la
Russia
slava
e
lAmerica
anglosassone di lingua e dorigine
germanica. L8 giugno 1944, due
giorni dopo lo sbarco in Normandia,
egli scriveva nel suo diario: Ieri
guardavo i giovani S.S. sfilare lungo
gli Champs Elyses sui loro carri
armati. Ho sempre amato questa
razza bionda alla quale io stesso
appartengo
ma
ad
essa

appartengono anche gli Inglesi, gli


Americani e i Russi. LEuropa di
Drieu deve diventare la Nazione
guida dellumanit di razza bianca,
non in urto ma in collaborazione con
lAmerica e la Russia in unopera
comune di sfruttamento dei beni
della terra e di coordinamento dei
popoli di colore.
C poi una terza fondamentale
esigenza che si rinviene nellopera
di Drieu: lesigenza di trovare una
nuova
forma
di religiosit che
possa animare dal di dentro quella
disciplina totale necessaria per la
resurrezione delluomo occidentale.
Drieu ha sentito la crisi del
Cristianesimo che, nel suo processo
di umanizzazione del Divino, ha

finito col renderlo incomprensibile


alla maggioranza degli uomini: Io
dico Dio per abitudine occidentale.
Ma questa parola per me non ha
niente a che fare con la nozione
grossolana e ridicola del Geova
ebraico. Non esiste tanto Iddio
quanto il divino, quel che gli Indiani
chiamano il S, lAtman o, con altra
espressione,
il Brahman.
Conseguentemente
Drieu
ha
cercato una forma di religiosit pi
vasta che egli trovava sia nelle
opere di Gunon, del quale era
appassionato lettore, sia nello
studio de gli spiriti che sempre
vegliarono sulle vette, al di sopra
dei due versanti del pensiero

ariano: quello indiano e quello


occidentale.
La religione intraveduta da Drieu
non era quella semitica del Dio
personale creatore e punitore ma
una
forma
spirituale
che
abbracciava lintero mondo ariano
in tutta la sua latitudine, dallIndia
alla Norvegia, e che alimenta la sua
tradizione con le Upanishad e con
le Enneadi,
con
lEdda e
la Baghavad Gita, con Platone e
con Buddha, con Seneca e con
Meister Eckhart. E una posizione
religiosa che si pu chiamare
paganesimo quando con questo
termine si intende un ritorno agli
orientamenti metafisici dellEuropa
ariana e precristiana. Essa molto

vicina a quella di un Evola (un altro


grande misconosciuto, al quale
prima o poi si dovr attribuire tutta
la sua importanza), le cui opere
Drieu avrebbe sicuramente tenute
in gran conto, o a quella
del Gnther di Frmmigkeit
nordischer Artung. Anche in questa
ricerca spirituale Drieu non ha
lavorato solo per se stesso ma per
una nuova coscienza europea.
Ma quanti hanno occhi per lEuropa
che Drieu intravedeva, quella per la
quale morto? I fascisti europei
hanno lungamente esitato su sterili
posizioni nazionalistiche prima di
essere spinti quasi a forza nella
direzione
di
una
rivoluzione
continentale
dalla
inesorabile

iniziativa di Adolfo Hitler. E stata


questa
iniziativa
rivoluzionaria
totale a fondere in un solo fronte le
forze
disperse
dei
fascismi.
LEuropa di Drieu quella distesa
tra Brest e lElbruz, tra Narvik e
Creta, risoluta a difendere la sua
rivoluzione contro il capitalismo
yankee e il bolscevismo asiatico.
E quella dei volontari francesi e
scandinavi accorsi a difendere
Berlino. E quella delle S.S. danesi,
olandesi, belghe che preferirono
lannientamento alla resa nella
tragica sacca di Korsun.
Questa Europa viveva chiara e
distinta nella visione di una
minoranza. Ma questa minoranza

ha testimoniato nel suo tempo con


maggiore autorit dei molti e dei
troppi. Da un superiore punto di
vista storico, il sacrificio di poche
centinaia di migliaia di S.S.
internazionali pi significativo di
quello dei milioni caduti per le
vecchie concezioni nazionali. Questi
hanno testimoniato per le vecchie
patrie, donando lultimo guizzo di
luce al nazionalismo morente, quelli
si sono sacrificati per la nuova
patria ariana del fascismo europeo.
La
loro
testimonianza

inconfutabile. Se vi sar ancora un


fascismo esso non sar quello della
vecchia scuola ma quello di un
Drieu, di un Evola, dei precursori.

Qualcuno potr trovare importuno


luso continuo che in questo libro si
fa della parola fascismo. Potr
giudicare sbagliato legare una
battaglia
europea
ad
un
programma fascista, una causa
viva e affascinante a una parola
vecchia e mal vista. Ma la verit, la
cruda verit che non pu esservi
una Europa unita senza che in
qualche modo non risorga un
fascismo. Sono trascorsi ventanni
dalla fine della guerra. LEuropa
democratica e liberale, quella dei
De Gasperi, degli Schumann, degli
Spaak non si ancora vista. E non
si vedr mai perch assurdo che
dai partiti della sconfitta, dai
fiduciari e dai prefetti dei barbari di

Oriente e dOccidente, dei Russi e


degli Americani, venga anche un
solo atto di libert e dindipendenza
politica.
Guardiamoci in faccia: questo
antifascismo del quale si parla
continuamente non la libert, non
la democrazia, non il socialismo
, prima di tutto questo, la
conservazione dello spirito di Yalta
sul continente europeo che deve
garantirne la pacifica soggezione. E
la garanzia politica destinata a
prevenire la rivolta degli Europei
contro i loro padroni russi e
americani. Lantifascismo la
rinuncia, la vilt, e laccettazione
della sconfitta del 1945. In nome
dellantifascismo la coscienza dei

vecchi partiti insorta contro il


tentativo dellOAS di mantenere le
posizioni europee nel Nordafrica,
per paura della accusa di Fascismo
che i governi europei hanno
vergognosamente
abbandonato
lAfrica ai negri e al caos. E in nome
dellantifascismo che si continuer a
tradire,
ad
abbandonare,
a
rinnegare i valori e gli interessi
dellEuropa.
Quindi,
niente
Europa
senza
Fascismo. Per ardua e difficile che
possa sembrare una simile strada,
essa la unica che si possa
percorrere. Scriveva Drieu che la
Francia sarebbe morta democratica
o sarebbe guarita diventando
fascista. Noi ripetiamo che lEuropa

risorger fascista o si spegner


lentamente nel benessere e nella
democrazia
finch,
nellora
immancabile del giudizio storico
finale, sar travolta dalla rivolta
mondiale dei popoli di colore guidati
da una Cina fanatica e inesorabile.
E lApocalisse che Drieu ha veduto
venire da lontano, le folle
mostruosamente armate in marcia
attraverso il pianeta per costruire
imperi continentali. Dabord les
films americaines et aprs la fin du
monde.
Noi, che non siamo n democratici
n massoni, n ebrei n comunisti,
vogliamo che lEuropa risorga. Agli
scettici e ai critici possiamo sempre
rispondere con le parole di

Guglielmo il Taciturno: Non


occorre riuscire per perseverare n
sperare per intraprendere .
***
Questo
brano
costituisce
lIntroduzione al volume M. Prisco
G. Giannettini A. Romualdi, Drieu
La Rochelle: il mito dellEuropa,
Edizioni del Solstizio, 1965, pp.
101-136.

Contestazione controluce
Il movimento studentesco ormai
divenuto il fenomeno caratteristico
di
questa
fase
senile
della
democrazia italiana. [] Raggruppa
solo unesigua parte di tutta la
popolazione universitaria italiana.
un fatto per che la gran
maggioranza

perfettamente
apatica e passiva, s che questa
maggioranza si pone come la punta
avanzata della confusione, del
traviamento e della mistificazione
dilaganti in tutto il mondo giovanile.
[] Documenta la profondit a cui
penetrata in animi immaturi un tipo
di retorica sinistrosa diffusa dalla

televisione, dal cinema, dalle grandi


case editrici, da tutte le centrali
ideologiche occulte accampate nel
cuore del sistema [] Il problema
che il movimento studentesco ci
pone quello d una contestazione
contro
un
sistema
che
[]
simpatizza col contestatore; e,
insieme del perch la contestazione
si
inserisca
nella
retorica
democratica del sistema anzich
urtarsi contro di essa.
[]
Potere studentesco la parola
dordine con cui i comunisti e i loro
utili idioti hanno cominciato a
occupare le universit italiane al
principio del 68. Uno slogan

chiaramente ricalcato su potere


negro , e, infatti, uno dei
contro-corsi
verteva
appunto
sul black power, mentre altri ne
seguivano
sulla
rivoluzione
culturale cinese [], sui benefici
della droga e sui rapporti tra
repressione
sessuale
e
autoritarismo.
[]
Potere
studentesco una grossolana
formula demagogica con cui i
comunisti tentano di speculare sui
gravi scompensi che affliggono le
universit italiane. [] Vogliono il
potere studentesco , ossia la
dittatura di quellesigua frangia di
studenti rosi dal marxismo che
introduce
nelle
universit
la
demagogia
permanente
e

impedisce quella selezione dei


quadri, quellapprofondimento degli
studi, che sono garanzia di maggior
seriet nella vita pubblica e di una
maggiore efficienza nazionale. []
Potere studentesco una formula
mitica che sinserisce in un certo
mito generale della vita, un mito di
cui fan parte il potere negro e la
LSD, Fidel Castro e la pillola, Ch
Guevara, Marcuse e la zazzera.
[]
Gli occupanti pretendono di lottare
contro la societ, ma i loro miti, il
loro costume, il loro conformismo
sono precisamente quelli di questa
societ contro cui dicono di battersi.
Dicono di essere contro lo stato, e la
televisione di stato gli adula e li

vezzeggia, dicono d essere contro il


governo, e i socialisti al governo li
proteggono, dicono di costituire
unalternativa ai tempi, ma le loro
chiome, gli abiti, gli atteggiamenti, i
loro folk-songs,
le
loro
donnine beat, sono quanto di pi
consono allo spirito dei tempi si
possa immaginare. Si atteggino ad
antiamericani , ma sono marci di
americanismo fino al midollo: le
loro giacche, i loro calzoni, i loro
berretti, sono quelli dei beatniksdi
San Francisco, il loro profeta Allen
Ginsberg, la loro bandiera la LSD, il
loro folk-songs quelli dei negri del
Mississipi, la loro patria spirituale il
Greewich-Village. Sono marxisti,
ma non alla maniera barbarica dei

russi o dei cinesi ma in quella


particolare maniera in cui
marxista un certo tipo di giovane
americano
frollo
di
civilt.
Proclamano il collegamento con la
classe operaia , la giuntura tra la
semantica
della
rivendicazione
studentesca e la dialettica del
mondo operaio , ma nulla pi del
loro snobismo remoto dallanimo
dei veri operai e contadini, nessuno
pi di questi pulcini usciti dalluovo
duna borghesia marcia lontano
dalla mentalit di chi deve lottare
con le pi elementari esigenze. Il
loro problema la droga; quello
degli operai il pane.
[]

piuttosto la sommossa duna


minoranza dintellettuali da salotto,
di giovani e ricchi borghesi che
rompon la noia di unesistenza
troppo facile giocando ai cinesi o ai
castristi. Le roccaforti della rivolta
studentesca sono state proprio le
facolt snob, come la facolt di
architettura di Roma dove- di fronte
ai muri su cui era scritto guerriglia
cittadina stazionavano in doppia
fila le eleganti auto sportive degli
occupanti. [ ] la rivolta di una
minoranza di borghesi comunisti
allevati nelle serre calde di alcune
facolt
tradizionalmente
rosse
come Lettere, Fisica, Architettura.
la rivolta dei capelloni, degli
zozzoni, dei bolscevichi da salotto,

di una giovent che, pi che


bruciata, si potrebbe chiamare
stravaccata. [ ] Ecco che
alloperaio, integrato nella societ
borghese e indisponibile per le
chiassate marxiste, si sostituisce il
giovane blas, il figlio di pap con
la spider e il ritratto del Ch sul
comodino.
[]
Per un colmo di ironia, la rivolta
studentesca, che ha il marxismo
scritto
sulle
sue
bandiere,
smentisce proprio la teoria marxista
del fondamento economico dogni
moto
politico.
La
rivolta
studentesca una tipica sommossa
ideologica, libresca, sfornata dalle
riviste impegnate, dalla libreria

Feltrinelli, come i distintivi di


protesta e i ritratti del Ch venduti
nei
grandi
magazzini
come
tappezzeria. Questa rivolta che
polemizza con la civilt dei
consumi, una tipica espressione
del consumo culturale , di
un boom librario impiantato sul
sesso e sul marxismo, sulla droga e
Ch Guevara, su Fidel Castro e sulle
donne nude. Da un punto di vista di
mercato,
il
militante
del
movimento studentesco il tipo
medio del consumatore della
cultura di protesta, che trangugia
ogni giorno la sua razione di quella
letteratura marxista, sessuomane,
negrofila, che le grandi case editrici
gettano sul mercato in quantit

sempre maggiori. Il consumatore


culturale progressista, cinese,
antirazzista, per lo stesso motivo
per cui indossa i blue-jeans e beve
Coca-Cola,
consuma
il
romanzo cochon o il diario di Ch
Guevara come si consuma una
scatola di fagioli o un rotolo di carta
igienica,
consuma
la
rivolta
giovanile che oramai si fabbrica e si
vende come una qualunque merce.
[]
Il problema che si pone a questo
punto il seguente: come mai una
rivoluzione cos sfacciatamente
inautentica riuscita a imporsi alla
giovent, e non solo a quella pi
conformista, ma anche a quella pi
energica e fantasiosa? La risposta

semplice: perch dallaltra parte


non esisteva pi nulla. Seppellita
sotto un cumulo di qualunquismo
borghese e patriottardo sotto il
perbenismo imbecille della garanzia
sicuramente
nazionale,
sicuramente cattolica, sicuramente
antimarxista la destra non aveva
pi una parola dordine da dare alla
giovent. [ ] In unepoca di
crescente eccitazione dei giovani,
essa diceva loro statevi buoni; in
unepoca di offensive e confronti
ideologici, essa dormiva tranquilla
perch le percentuali FUAN nei
parlamentini
restavano
stazionarie.
Fossilizzata
nelle
trincee
di
retroguardia
del
patriottismo borghese, incapace di

agitare il grande mito di domani, il


mito dellEuropa, le organizzazioni
giovanili ufficiali vegetavano senza
pi contatto alcuno col mondo delle
idee, della cultura, della storia.
bastato un soffio di vento a
spazzare questo immobilismo che
voleva essere furbesco, ma era
soltanto cretino. Bastarono le prime
occupazioni per comprendere che
dallaltra parte quella della destra
non cera pi nulla. La cosiddetta
classe
giovanile
si
lasci
sommergere in pochi giorni, senza
fantasia e senza gloria. Quando le
bandiere rosse sventolarono in
quelle universit che avevano
costituito fino a pochi anni prima le
roccaforti della destra nazionale,

molti guardarono a destra, attesero


un segno. Ma il segno non venne:
mancarono, pi che il coraggio, e i
giovani che erano pronti, liniziativa
e le idee. Maturata nei corridoi di
partito, in un clima furbesco e
procacciatore, questa cosiddetta
classe dirigente giovanile ormai
rarefatta a tre o quattro nomi non
aveva assolutamente niente da dire
di fronte alla formidabile offensiva
ideologica delle sinistre. Ne era
semplicemente spazzata via. Si
riusc a farsi rinchiudere nel ghetto
della banalit pi retriva.
[]
Mentre le sinistre, con tutta una
rete di circoli politici e culturali,
agitavano, con sempre maggiore

fantasia, tutta una serie di temi


rivoluzionari, la giovent di destra
era castigata a montar la guardia al
dio- patria- famiglia . Si parlava
un po di Gentile, il cui patriottismo
generico era abbastanza scolorito e
tranquillizzante, ma si evitavano
con gran cura le tesi antiborghesi
duno Julius Evola. La parola d
ordine era di amare la patria e la
conciliazione, di odiare il divorzio, il
cinema pornografico e la Sd
TirolerVolkspartei . Fascisti si, ma
con moderazione; dei nazisti,
neppure parlarne. Ci si deve
meravigliare se molti dei migliori
giovani di destra siano diventati
cinesi? Per un giovane di
temperamento veramente fascista,

le parole estreme, la violenza, le


bandiere dei cinesi venivano a
surrogare quel che la destra
ufficiale, tiepida e invecchiata, non
poteva pi dare. Ci si pu
meravigliare se per reazione, sorse
il fenomeno dei nazimaoisti? [ ]
Molti di questi nazi-maoisti erano
soltanto dei signorini che cercavano
di tenersi alla moda. Ma anche
quelli che sinceramente speravano
di
creare
un
nuovo
fronte
rivoluzionario,
disparvero
nella
selva di bandiere rosse dei loro
alleati . La loro incerta tematica fu
risucchiata dal gergo marxista.
Crearon dei dubbi, di cui solo il
comunismo si avvantaggi. [ ]
Esso sta a dimostrare come una

visione di destra rivoluzionaria e


antiborghese avrebbe per lo meno
disorientato i contestatori, e come
la contestazione avrebbe potuto
essere loro strappata di mano se
solo si fosse avute alle spalle una
tematica
meno
bolsa
e
convenzionale. Ci che non ha
compreso la destra, la necessit di
ringiovanire la sua tematica, lo ha
ben compreso il PCI.
[]
Il PCI ha coscientemente coltivato
tutta una certa mitologia mediante
associazioni culturali, politiche,
artistiche, alle quali vien garantita
la massima libert critica nei
confronti del partito, ma che
portano avanti un certo di discorso

atto a condurre i giovani nellarea


del comunismo. [ ] Il PCI ha
compreso anche che un certo
comunismo da cellula, alla russa,
ormai qualcosa di troppo austero
coi tempi che corrono, e ha puntato
le sue carte sui comunismi esotici,
romantici, tropicali, sui poteri negri
e gialli, sui comunismi barbutelli,
pidocchiosi,
fantasiosi,
il
comunismo
del
Ch
e
del
cha-cha-cha, di Luther King e
di Halleluja. E questo il comunismo
alla moda, il comunismo che piace
ad una giovent sempre pi
sbracata. Il centro dinfezione di
questo nuovo comunismo la casa
editrice del miliardario comunista
Giangiacomo Feltrinelli (per gli

amici Giangi ), il Giangiacomo


Rousseau della nuova rivoluzione.
[ ] dalle librerie di Feltrinelli che
escono a migliaia i libri sulla droga e
sulla Bolivia, sui negri e su Fidel
Castro, l che si possono
comprare i distintivi di protesta, l
che fu tenuta a battesimo la rivista
Quindici, organo del movimento
studentesco . Poco importa che le
avanguardie cinesi e castriste
snobbino il PCI. Esse seminano pur
sempre un grano che non sar
mietuto nelle lontane Avana e
Pechino,
ma
dal
comunismo
nostrano.
Il
movimento
studentesco attira i giovani in un
ordine didee che placatisi i
giovani bollori- far di loro dei bravi

elettori comunisti. Il PCI ha sempre


controllato
lagitazione
studentesca. Nessuno creder che
le occupazioni di facolt protrattesi
per mesi interi siano state possibili
senza lapparato logistico del
partito
comunista,
senza
i
rifornimenti
della
FGC.
I
pacchi-viveri che furono distribuiti a
Roma nella facolt di Lettere
occupata, erano involti in carta
elettorale del PCI. I professori alla
testa della rivolta erano i soliti
Chiarini, Amaldi, Asor-Rosa. I
parlamentari alla testa dei cortei del
movimento studentesco erano
parlamentari comunisti.
[]

Quali risultati politici si aspetta il


partito
comunista
da
questagitazione? Innanzi tutto,
creare un clima di frontismo
giovanile, un fronte comune di
giovani cattolici e giovani comunisti
contro il governo e, chiss, domani,
utili idioti nazionali e giovani
comunisti
contro
la
NATO.
Logorando
la
preclusione
anticomunista
nei
giovani
democristiani,
esso
pone
le
premesse per il superamento
dellanticomunismo DC. In secondo
luogo, esso ricatta i socialisti,
costringendoli ad una corsa a
sinistra
allinterno
del
centro-sinistra. In terzo luogo, esso
pone la sua candidatura alla

partecipazione al governo, della


quale -a parte lalleanza atlanticaesistono gi tutte le premesse. Di
fronte a questo lucido disegno del
PCI, che si serve della giovent
universitaria come duna forza
durto, sta linettitudine dellattuale
classe
dirigente
della
destra
giovanile a dire una parola nuova
alla giovent. questinettitudine
che ha condotto a quelle defezioni e
a quelle confusioni che si sarebbero
potute evitare.
[]
[ ] Questa mitologia duna
borghesia putrefatta che spera
nella rivoluzione, per conquistare
sempre nuovi paradisi di libert e

sudiciume, non in nessun modo


unantitesi al sistema, ma solo
levoluzione interna del sistema
verso la sua inevitabile conclusione:
la putrefazione dei popoli di razza
bianca e il tramonto delloccidente.
[] Il fatto che il partito
comunista ha compreso da anni una
verit che nel nostro ambiente non
ancora entrata in testa a nessuno,
e cio che un partito estremista, in
un momento non rivoluzionario,
con una situazione internazionale
statica e un certo sonnacchioso
benessere allinterno, pu portare
avanti solo unoffensiva ideologica,
appoggiata a minoranze imbevute
di un certo mito della vita e che
vengon
gettate
avanti
per

conseguire effetti psicologici. [ ]


Perch chiaro che si pu
respingere un certo trito linguaggio
benpensante senza cadere per
questo nella retorica viet-cong o
guevarista. Che si pu alzar la
bandiera del nazionalismo europeo
senza dimenticare le garanzie
necessarie
alla
sicurezza
dellEuropa. Che ci si pu battere
nelle universit contro lordine
costituito
ma,
contemporaneamente
contro
i
comunisti. Poich la destra, il
fascismo, pur nella loro crisi
attuale, rappresentano pur sempre
lunica alternativa rivoluzionaria per
la giovent.
***

Brani
tratti
da Contestazione
Controluce, in Ordine Nuovo, a.
I, n. s. 1, marzo-aprile 1970.

I capelli biondi nella Grecia antica

Apollo del Belvedere. Particolare.

E stato Reche a osservare che mai i


Greci avrebbero adoprato la parola
arcobaleno (iris) per designare
liride della pupilla (come i
Tedeschi: Regenbogenhaut = iride)
se avessero avuto occhi scuri. Solo
un popolo con occhi azzurri, o grigi,

o verdi pu chiamare locchio


arcobaleno: il prisco ceppo degli
Elleni apparteneva perci alla razza
nordica.
Frequenti nelle fonti greche sono gli
aggettivixanths e xouts biondo
, pyrrhs fulvo
echrysoeids aureo, riferiti ai
capelli di uomini o Dei, aggettivi che
corrispondono perfettamente al
latino flavus, fulvus e auricomus.
Diffuse
anche
espressioni
come chrysokrenos testa
bionda,
ochrysokme chioma
doro. Lo stesso progenitore degli
Ioni e degli Achei sarebbe stato
Xouts, il biondo, fratello di Doro
e figlio di Elleno, mitico capostipite
della
stirpe
greca.

Che xanthssignifichi
veramente
biondo rilevabile da Pindaro che
chiama xanthos il leone, Bacchilide
il colore del grano maturo (III, 56)
mentre Platonenel Timeo (68 b) ci
spiega che xanths (il giallo) si
ottiene mescolando lo splendente
col
rosso
e
col
bianco
e Aristotele (Dei colori, I, I) afferma
che il fuoco e il sole van
detti xanths.
Che i bambini dei Germani ai Greci
gi snordizzati apparissero canuti
non sorprender se si tiene
presente quel biondo platino quasi
bianco di cui sono spesso i capelli
dei bambini di pura razza nordica. Il
significato
di xanths come
biondo ci dato da qualunque

dizionario greco. Come stato


spesso notato, gli eroi e gli dei
dOmero sono biondi: Achille,
modello delleroe acheo, biondo
come Sigfrido, biondi sono detti
Menelao, Radamante, Briseide,
Meleagro,
Agamede,
Ermione.
Elena, per cui si combatte a Troia,
bionda, e bionda Penelope
nellOdissea.
Peisandro,
commentando
un
passo
dellIliade (IV,
147),
descrive
Menelao xanthokmes, mgas n
glaukmmatos biondo, alto e con
gli occhi azzurri.
Karl Jax ha osservato che tra le dee
e le eroine dOmero non ce n una
che abbia i capelli neri. Odisseo
lunico eroe omerico bruno, ma

labitudine a ritrarre gli eroi biondi


cos forte che in due passi
dellOdissea (Xlll, 397, 431) anche
lui detto xanths. E, daltronde,
Odisseo si differenzia anche per i
suoi
caratteri
psicologici,
segnatamente per la sua astuzia:
Gobineau vedeva in lui leroe nella
cui genealogia il sangue dei
guerrieri achei si fuso con quello
di madri cananee. In genere per,
il disprezzo dei Greci depoca
omerica per il tipo levantino,
scolpita dal loro disprezzo per i
Fenici,
bollati
come
uomni
subdoli,
arciimbroglioni
(Iliade XIX, 288). Tra gli dei
omerici, Afrodite bionda, come
pure Demetra. Atena , per

eccellenza, locchicerulea Atena.


Il termine adoperato glaukopis,
che certo in relazione anche
col simbolismo della civetta, sacra
alla dea (glaux = civetta: occhi
scintillanti, occhi di civetta), ma che
in senso antropomorfico vale
occhicerulea: Aulo Gellio (Il, 26,
17)
spiega glaucum con
grigio-azzurro
e
traduce glaukopis concaesia die
Himmelbluaugige.
Pindaro
completa il ritratto omerico della
dea
chiamandola glaukopise xanth.
Apollo
phoibos luminoso,
raggiante e anche xouts. Era,
sposa di Zeus e modello della
matrona ellenica, leuklenos, la

dea dalle bianche braccia, tipico


tratto della bellezza femminile della
razza nordica.

Acropoli, Atene.

Bianche braccia, piedi dargento,


dita rosate, e altri caratteristici
aggettivi che rimandano a un
colorito chiaro, sono frequenti nei
poemi omerici. Anche Esiodo ci
parla deroi e di dei biondi: biondo

Dioniso, bionda Arianna, bionda


Iolea. La connessione dei canoni
estetici det arcaica con lideale
nordico
si
ricava
anche
dallimportanza
attribuita
allaltezza: kalos kai mgas sono
due aggettivi che van sempre
insieme.
Nella
descrizione
di
Nausicaa
e
di
Telemaco
nellOdissea, si sente che lalta
statura quasi sinonimo di nobile
nascita. E lo stesso modo di sentire
del nostro Medioevo, che ha dipinto
tutte le donne bionde e che poneva
come condizione della loro bellezza
la
grandezza
della
persona
(grande, bianca e fina), anchesso
per linfluenza duna aristocrazia
dorigine nordica, germanica. In

epoca classica, nomi come Leukia,


Leukothea,
Leukos,
Seleukos
(da leuks Bianco) alludono al
colorito chiaro, cos come Phrynos e
Phryne a pelli bianche e delicate,
come anche i nomi Miltos, Miltades,
e
Milto.
Galatia
(da gla-glaktos =latte) quella
dalla pelle di latte. Rhodope e
Rhodops quelle dalla pelle di
rosa. Non rari i nomi Xanths,
Xuthas, Xanth, come anche
Phyrros fulvo (dapur = fuoco) e
Pyrrha sposa di Deucalione e mitica
progenitrice del genere umano.
Verosimilmente le stirpi doriche,
ultime venute dal settentrione, e in
particolare
gli
Spartiati,
rigorosamente separati dal popolo,

dovettero serbare a lungo caratteri


nordci. Ancora nel V secolo,
Bacchilide loda le bionde fanciulle
della Laconia; due secoli prima
Alcmane, nel famoso frammento
(54) aveva cantato la fanciulla
spartana Agesicora col capo doro
fino e dal volto dargento. Anche le
abitudini sportive delle Spartane, il
loro costume di fare ginnastica
insieme con gli uomini, ci parlano
duna femminilit acerba e atletica
che meglio simmagina in fanciulle
di razza nordica che in quelle di
razza mediterranea. Eustazio, (IV,
141)
vescovo
di
Salonicco,
commentando un passo dellIliade,
ricordava come la biondezza avesse
fatto parte dellessere spartano. La

cosiddetta fossa dei Lacedemoni


ci ha restituito gli scheletri di 13
Spartani
appartenenti
alla
guarnigione messa in Atene alla
fine della guerra del Peloponneso:
tre sono quelli di uomini molto alti
(1,85; 1,83; 1,78), gli altri di
statura superiore alla media, il pi
piccolo misura 1,60. Breitinger, che
ha studiato questi resti scheletrici,
rinviene in essi, almeno una forte
impronta nordica. Ricorderemo
che Senofonte segnalava lalta
statura dei Spartani.
Anche le stirpi ioniche, nonostante
risiedessero da pi tempo sulle rive
del Mediterraneo fatto che aveva
condotto
a
una
notevole
mescolanza dellelemento nordico

con
quello
occidentale-mediterraneo

dovettero
serbare,
specie
nellaristocrazia, un certo ideale
nordico. Nel cimitero del Dypilon, in
et geometrica, si nota un
incremento
di
brachicefali
centroeuropei
a
spese
dei
dolicocefali mediterranei. Non si
dimentichi che il geometrico nasce
in Attica, esattamente come il
gotico nasce in Francia, e cos come
sarebbe incauto affermare che la
Francia non sia stata germanizzata
solo perch la lingua rimasta
latina, cos sarebbe azzardato
sostenere che la migrazione dorica
non abbia penetrato lAttica. Nel VII
secolo Solone ci parla dun Crizia

antenato di Platone coi capelli


biondi, xantothrix, e Platone stesso
nel Liside e
nella Repubblica ci
parla
della
biondezza
come
qualcosa di non particolarmente
raro. I tragici det classica, e
particolarmente
Euripide,
ci
mostrano una quantit deroi e
deroine
bionde.
Nelle Coefore di Eschilo (v.
176,
183, 205) la bionda Elettra rinviene
un capello biondo presso il sepolcro
del padre, e, poco pi in l, ravvisa
unorma del piede particolarmente
grande e ne deduce che debba
trattarsi di suo fratello. Ridgeway
per primo suppose che la saga
dElettra serbasse uneco della
contrapposizione duna aristocrazia

nordica molto pi alta delle plebi


mediterranee
.
NellElettra di Euripide (v. 505 e
sgg.)
apprendiamo
che
la
biondezza caratteristica degli
Atridi,
e
nellIfigenia
in
Tauride Ifigenia (52/53) ricorda il
padre Agamennone col crine
biondo ondeggiante sul capo. Lo
stesso Euripide ci mostra biondi
Eracle, Medea, Armona.
Il Sieglin ha notato che nei livelli
dellAcropoli
inferiori
alla
distruzione persiana si trovano
costantemente statue con capelli
dipinti docra gialla o rossa e occhi
in verde pallido: noto il famoso
efebo biondo. In genere, in tutta
lepoca classica, si mantenne

lusanza di dipingere di biondo i


capelli delle statue: Filostrato, nel
suo libro sulla pittura (Eikones),
scrive che la pittura dipinge un
occhio grigio, laltro azzurro o nero,
i capelli gialli, o rossi, o fulvi.

Atena Lemnia, attribuita a Fidia

Anche la grande Athena Parthenos


che sorgeva accanto al Partenone
era bionda, ed stato osservato

che larte crisoelefantina sorge per


ritrarre
unumanit
fondamentalmente chiara. Il tipo
ritratto dalla plastica ellenica
essenzialmente nordico: Nelle
figure maschili, la grandezza
danimo (megalopsycha) dun tipo
umano superiore e capace duna
contemplativit spassionata, in
quelle femminili il nobile ritegno,
lacerba
e
pudica
ritrosia
dunanima nobile di razza nordica.
Anche le statuette di Tanagra,
analizzate dal Sieglin, si rivelano
bionde al 90%, il che non ci
sorprender gran ch se Eraclido
Critico ancora nel III secolo
scriveva delle donne della beotica
Tebe: Sono per la grandezza dei

corpi, landatura e i movimenti, le


donne pi perfette dellEllade.
Hanno capelli biondi che portano
annodati sul capo (Bios Hellados,
1, 19).
Una particolare biondezza delle
tebane non meraviglia se si
considera la penetrazione tracia
nellarea eolica, successiva alla
migrazione dorica e connessa
allintroduzione della cavalleria, le
cui tracce linguistiche si avvertono
anche oltre lAdriatico, tra gli Iapigi.
Teodorida di Siracusa (Antologia
Palatina, VII, 528 e) ci descrive le
fanciulle della beotica Larissa che si
tagliano le bionde chiome per la
morte duna concittadina. Anche la
colonizzazione eolica avr diffuso

caratteri nordici se si pensa che


Saffo
chiama
la
figlia
Cleide chryseos (frammento
82).
La stessa Saffo chiamata da Alceo
(framm. 63) ioplokos, col crine di
viola, che viene comunemente
tradotto bruna. In realt, come ha
mostrato il Sieglin, prima del IV
secolo,
epoca
che
segna
il
disseccamento dellEllade e la
scomparsa dei boschi, in Grecia
esisteva solo la specie gialla della
viola (viola biflora), quella stessa
che oggi cresce in Baviera e in
Tirolo. Iplokosva tradotto perci
con bionda: che Saffo fosse
piccola e nera (mikr kai mlaina)
una tarda leggenda.

Che anche la grecit di Sicilia


avesse con s caratteri nordici
potrebbero suggerirlo quelle fonti
che ci descrivono Dionigi, tiranno di
Siracusa, biondo e con le lentiggini.
In genere, la menzione di tanti
biondi tra le figure dun certo rango,
convalida
lidea
del
Sieglin
che blond galt als vornehm. In
genere, nel V secolo la biondezza
doveva esser ancora sentita come
qualcosa di tipico per il vero elleno
se
Pindaro,
nella
nona Ode
Nemea (v. 17), rivolto agli Argivi
presenti, celebra i biondi Danai.
Daltronde. ancora Callimaco (Inni
V, 4), due secoli dopo, poteva
esortare
le
donne di
Argo:
affrettatevi, affrettatevi o bionde

pelasghe!. Bacchilide, nellode a un


vincitore degli stessi giochi nemei,
loda i mortali, uomini dellEllade
tutta, che con la triennale corona
velano le teste bionde. Lo stesso
Bacchilide, in un frammento (V, 37
e sgg.), menziona dei biondi
vincitori xanthotricha nikasanta.
La grande arte classica, che data da
questo secolo, ha ritratto quel tipo
alto, con tratti fini e regolari, che
proprio della razza nordica, e quale
oggi si pu trovare compattamente
solo in alcune regioni contadine
della Svezia. Anche la razza
mediterranea ha tratti regolari, ma

di
piccola
statura,
e
quellimpronta pi fiera, quel
modellato pi energico del naso e

del mento che fanno la fisionomia


classica, sono da ricondursi alla
razza
nordica:
Ancora Aristotele scrive
nella
sua Etica Nicomachea che per la
bellezza si richiede un corpo
grande, di un corpo piccolo s pu
dire che sia grazioso e ben fatto ma
non propriamente bello. Questo
corpo
piccolo
e
grazioso

essenzialmente
quello
mediterraneo, come appare a
uomini di sentire nordico. Per la
sensibilit nordica il contenuto fisico
e
spirituale
della
razza
mediterranea non sufficiente ad
attingere la vera bellezza, perch
qui per la bellezza si richiede una
certa
gravit
interiore,
una

grandezza danimo che dai Greci di


sensibilit nordica fu sintetizzata
nel concetto della megalopsycha
La figura mediterranea agli occhi
delluomo nordico apparir sempre
troppo
leggera
e
troppo
inconsistente perch i suoi tratti
fisici siano ammirati come belli.

Prassitele, Afrodite Cnidia. Glyptothek,


Monaco (Germania).

Nordiche sono la metrites, la


misurata dignit, la enkrateia, la
padronanza di s, lasofrosyne, la
coscienziosa ragionevolezza, in cui
lo spirito greco ravvis la sua
essenza profonda. Lapollineo e il
dionisiaco, questi due poli della
civilt ellenica esplorati da
Nietzsche, altro non sono che
lanima nordica
delle lites indoeuropee e la
sensibilit spumeggiante delle plebi
mediterranee.
Dionisiaco lentusiastico, lo
spumeggiante, il piacere chiassoso
e lindomita ferocia dellantico
Mediterraneo; apollineo il tono
sublime, la saggia ponderazione, la
pronta decisione del Nord. Ma

proprio nel V secolo, estremo


equilibrio dello spirito greco, che la
bilancia sinclina. La crisi delle
aristocrazie
maturava
gi
da
almeno un secolo e Teognide che
in un frammento ricorda la sua
giovent, quando i biondi riccioli
gli cadevan dal capo aveva gi
maledetto
la
mescolanza
del
sangue,
rovina
delle
antiche
schiatte. Il ceto dirigente ateniese
andava incontro alla snordizzazione
per lafflusso di sangue meteco,
plebeo, levantino. La conseguenza
ne era il volgersi dei migliori
ateniesi al modello spartano.
Senofonte addirittura si trasfer a
Sparta. Platone laconeggiava nella
sua Repubblica, dove llite dei capi

educata come gli Spartiati, e dove


il
nuovo
stato
poggia
sulleugenetica (unire i migliori ai
migliori, sopprimere i minorati,
etc.) s che lideale finale si
configura come allevamento di
fanciulli
secondo
il
modello
delluomo perfetto, e guida dello
Stato da parte di un gruppo scelto
per un tale compito.

Eretteo, Atene. Cariatide. Particolare

Ma anche Sparta non super


indenne il conflitto peloponnesiaco,
che fer a morte la sua nobilt
guerriera non meno di quel che la
seconda guerra mondiale non abbia
logorato quella tedesca. E un fatto
facilmente
constatabile
che
alleliminazione del sangue pi
nobile e da parte lacedemone era
il sangue, preziosissimo, dei nordici
Spartiati

abbia
considerevolmente contribuito la
guerra
del
Peloponneso.
Alla
battaglia di Leuttra, gli Spartiati
finirono
col
dissanguarsi
completamente, s che quello
spartano poteva rispondere ai
soldati tebani entrati in Sparta che
chiedevano Dove sono dunque gli

Spartani: Non ve ne sono pi, se


no voi non sareste qui adesso. Il IV
secolo ancora unepoca di
splendore. Ma c nella sua luce
qualcosa di pi caduco e raffinato
che sta come la grazia morbida
dellHermes di Prassitele alle figure
acerbamente eroiche dellarcaismo
e a quelle maturamente solari del
secolo V. In esso lelemento
mediterraneo che torna a parlare.
In tutti questi caratteri, stata
giustamente ravvisata la presenza
di una specie umana pi leggera e
pi leggiadra.
Di
fronte
a
unEllade
cos
fortemente
snordizzata,
non
meraviglia che alla fine del IV
secolo legemonia sia passata alle

regioni periferiche, alla Macedonia.


I Macedoni, consanguinei dei Dori, il
cui nome dovrebbe significare gli
alti, dovevano conservare, accanto
a una monarchia e a un contadinato
patriarcali, lacerbit nordica delle
origini. Alessandro, coi suoi occhi
azzurri scintillanti, con la pelle cos
rosea e delicata che lo si poteva
vedere arrossire anche sul petto,
una figura nordica. I Macedoni
costituirono lestrema riserva della
grecit, che permise nella fase
declinante della sua cultura di
espandere la sua civilizzazione per
tutto lOriente. Una certa fisionomia
nordica dovette conservarsi a lungo
nellaristocrazia
macedone.
Stratonica, figlia di Demetrio

Poliorcete e moglie di Seleuco I, era


bionda,
biondo
era
Tolomeo
Filadelfo, come pure la sorella
Arsinoe, simile allaurea Afrodite.
In tutta lepoca ellenistica, lideale
femminile continu ad incentrarsi
sulla xanthtes, sulla biondezza. Ce
lo ricordano i poeti (Apollonio
Rodio, lAntologia Palatina etc.), il
famoso epigramma Eros ama lo
specchio e i biondi capelli, come
pure il fatto che tutte le etere dalto
rango depoca ellenistica (Doride,
Calliclea, Rodoclea, Lais) erano
bionde. La frase i signori
preferiscono le bionde vale anche
per il mondo maschile delle citt
ellenistiche.

Wilhelm Sieglin, che si preso la


pena di andare a scovare tutti i
passi delle fonti greche dove si parli
del colore degli occhi e dei capelli,
ha potuto dimostrare che dei 121
personaggi della storia greca di cui
gli autori ci descrivono i caratteri
fisici, 109 sono biondi, e solo 13
bruni. Lo stesso Sieglin ha raccolto
le descrizioni dei personaggi della
mitologia: delle divinit, 60 hanno
capelli biondi, e solo 35 capelli scuri
(di cui 29 numi del mare o degli
inferi); degli eroi delle saghe, 140
sono biondi e 18 han capelli neri;
dei personaggi poetici, 41 biondi e 8
neri. Da tutto ci sarebbe eccessivo
dedurre che in tutte le epoche della
storia greca i biondi siano stati in

cos schiacciante maggioranza.


Certo per che erano numerosi e,
soprattutto, davano il tono alla
classe dirigente.

Apollo di Fidia. Particolare. Museo del Louvre,


Parigi.

Che un certo ideale nordico


contrassegnasse il vero elleno fino
ai tempi pi tardi, potrebbe
confermarlo questa notizia del

medico ebreo Adimanto, vissuto


allepoca dellImpero Romano. Egli
scrive (Physiognomik, 11, 32):
Quegli uomini di stirpe ellenica o
ionica che si son conservati puri,
sono di statura abbastanza alta,
robusti, di corporatura solida e
dritta, con pelle chiara e biondi La
testa di media grandezza, la
pelosit corporea inclinante al
biondo, fine e delicata, il viso
quadrato, gli occhi chiari e lucenti
. E tuttavia, il romano Manilio
ormai
ascriveva
i
Greci
allecoloratae
gentes.
Con
la
scomparsa
della
biondezza
naturale, erano divenuti di moda i
mezzi artificiali di colorazione dei
capelli,
i
xanthsmata.
Il

verbo xanthzestai,
tinger
di
biondo,
pass
ad
indicare
ladornarsi, il farsi belli per
eccellenza. Ma non eran questi
mezzi che potevano arrestare il
processo di snordizzazione del
mondo ellenico. Il tipo dellelleno si
avviava ormai ad estinguersi. Ad
esso succedeva il graeculus, lo
schiavo astuto o lo scaltro retore, il
trafficante o la guida turistica,
segnato dal marchio di quella
furbizia levantina che lo fecero
sentire
dai
Romani
come
inferiore.
***
Tratto dal libro Gli Indoeuropei.
Origini e migrazioni, Edizioni di Ar,

Padova 1978. Pubblicato sul sito


http://scicli.splinder.com/

Les dieux sen vont

Mussolini durante la Battaglia del Grano

Di Mussolini
spesso abbiamo
pensato molto male. Daccordo, i
suoi critici ed i suoi detrattori erano
infami, ma cera qualcosa, nella sua
opera e nella sua condotta, che non
persuadeva neppure noi. Aveva
parlato di guerra per ventanni e ci

pareva avesse evitato di prepararla


sul
serio,
trascurando
gli
armamenti e circondandosi di
generali inetti. Aveva predicato
lidea della nuova gerarchia e si era
circondato non di una aristocrazia di
uomini ma di un entourage di retori
e di adulatori. Aveva proclamato la
rivoluzione
ma
tollerato
limmobilismo
borghese
e
qualunquistico dei salotti e dei
circoli ufficiali. Infine, per due volte,
al momento decisivo, lui, il duce, il
massimo interprete della dottrina
della forza e dellazione, si era
rassegnato senza combattere: il 25
luglio, quando era andato dal re
senza prendere nessuna misura
protettiva, e il 25 aprile, quando

aveva lasciato Milano con animo


rassegnato alla fine.
Ma oggi, al di l di queste ombre,
noi sentiamo intera la positivit
della sua natura e della sua
creazione.
Egli

stato
un
rivoluzionario: un uomo che ha
messo in movimento la ruota della
storia; che ha aperto strade,
demolito pregiudizi, fondato uno
stato, costruito citt, creato uno
stile,
suscitato
un
mito.
Soprattutto, ha saputo incarnare ed
interpretare lesigenza posta dalla
cultura del suo tempo: superare
lideologia borghese scientista ed
egualitaria del XVIII secolo.

Il Fascismo, quale egli lo ha


realizzato, la grande breccia
aperta dassalto nel grigio orizzonte
della modernit razionalistica ed
economicistica.
In unora di tramonto e di
decomposizione, egli ha saputo
raccogliere intorno a s le forze
migliori della giovent italiana per
prendere dassalto lo stato e farne il
faro di una nuova fede europea.
Lhitlerismo, che ha impegnato
lestrema
battaglia
dellEuropa
contro limperialismo russo e
americano, uscito dallo spirito
della rivoluzione di Mussolini.
Che tutto ci sia venuto dallItalia,
da questo paese di straccioni e di

avvocati,
di
cattolici
e
di
opportunisti, quasi incredibile.
Mussolini si posto al servizio di
questa rivoluzione con unenergia
prodigiosa, una lucidit implacabile,
un realismo spietato. Il fatto che
negli ultimi anni abbia concesso
sempre di pi al conformismo e al
meridionalismo di quelli che lo
attorniavano,
non
deve
farci
dimenticare la chiarezza ed il
coraggio con cui nel 1919 seppe
salvare il paese da una classe
dirigente invigliacchita e dalla
canaglia delle strade.
Mussolini era consapevole di essere
lui stesso lincarnazione di questa
volont di lotta e di rinnovamento.

Sapeva che la sua stessa persona


era una bandiera, un mito. Questo
gli ha fatto dimenticare che un
uomo solo, anche grandissimo,
troppo poco per fare la forza di un
regime e che la democrazia si
combatte
soltanto
con
una
aristocrazia.
Ma bisogna riconoscere che egli ha
saputo incarnare questo mito con
grande prestigio sottoponendosi ad
uno stile, una disciplina anche
fisica, uno scrupolo del dovere che,
quando si dirader la critica di
questi anni, ci appariranno nel loro
giusto valore.
Egli ha dominato il suo tempo per
lunghi anni, ha suscitato una nuova

speranza, ha infuso forza, fede,


energia ad un popolo vecchio,
scettico, sfiduciato. stato un
Romano in mezzo a degli Italiani.
stato il migliore di noi.

Italia arcaica: le origini


Quando la Grecia si avviava ormai
alla
denordizzazione,
laltro
serbatoio accumulato dallondata
indoeuropea del 1200 era appena
intaccato, e lItalia successe alla
Grecia nella leadership della civilt
classica.
Che le lingue italiche e tra esse il
latino siano state diffuse da un
tipo
razziale
relativamente
chiaro, appare verosimile, data la
loro
provenienza
dallarea
centroeuropea.
Nonostante
le
proteste del buon Sergi alla fine del
secolo (i veri Italici sono gli
indigeni neolitici mediterranei), la

pi
recente
antropologia
ha
riconosciuto la connessione tra i
linguaggi italici e il tipo xantocroico
(dal
greco xanths =
biondo
e chres = colorazione). Gi il Livi,
il medico militare che esegu i primi
rilievi antropologici in Italia sulle
classi 1867-70, aveva notato due
zone di biondismo, una nellItalia
settentrionale (in particolare nella
Lombardia occidentale), che egli
metteva in relazione con la
migrazione longobarda, laltra pi
tenue, lungo larco dellAppennino,
riconducibile
alle
pi
antiche
migrazioni italiche.
Scrive il Sera, nellEnciclopedia
Italiana: Ma il fatto pi singolare
che le due grandi carte del Livi

pongono in luce, la presenza di


una forte componente xantocroica
in
tutta
lItalia
centrale
e
soprattutto
orientale:
Umbria,
Toscana,
Abruzzo
e
parte
settentrionale e orientale dellItalia
meridionale, Molise, Beneventano,
Puglia
settentrionale,
parte
settentrionale e orientale della
Lucania. Da questa zona si
irradierebbero
le
propaggini
disperse del tipo che si riscontrano
nelle altre parti della penisola e
nella Sicilia La localizzazione della
maggiore massa di questo tipo fa
pensare a una provenienza dal Nord
e dallOriente, cio che esso sia
disceso in Italia seguendo la costa
adriatica, senza penetrare addentro

nella pianura padana, ma


deduzione assai pi importante
sembra che a mano a mano che si
discende verso il Sud, esso abbia
sede tra i monti. Si pu pensare a
una preferenza originalmente data
a questo ambiente per una minore
resistenza del tipo stesso al clima
caldo del mezzogiorno italiano, o
anche perch il tipo, un tempo
esteso alla costa, sia ivi scomparso
per fatti di selezione eliminativa. A
ogni modo chiaro che detto tipo
dovette respingere perifericamente
una
popolazione
bruna
e
branchoide, che si ha ragione
credere fosse autoctona nella
regione E probabile che questo
tipo xantocroico sia disceso in Italia

allepoca del ferro, se non prima, e


che sia stato il portatore del
linguaggio
ariano.
La
serie
preistorica di Alfedena dovrebbe
contenere abbondantemente tale
tipo.
Che i popoli italici e tra essi i
Romani si distinguessero per una
maggiore impronta nordica da
quelle genti che affondavano le loro
radici nella preistoria mediterranea,
potrebbe mostrarlo lo stacco
esistente tra il carattere nazionale
latino-italico da una parte, e quello
etrusco dallaltra, stacco tanto pi
considerevole se si tien conto della
vicinanza
reciproca
e
della
comunanza di civilt. Agli Etruschi,
con la loro cultura piena di vivacit

e di colore, con la loro intuizione


sensuale del mondo, ora cupa ora
gioiosa, si contrappone la severit
rigida, scabra, quiritaria delle genti
latine e sabelliche, prolificazioni di
un ethnos differente.
Cos
un
grande
interprete
dellantichit ha
sintetizzato
il
carattere
nazionale
etrusco:
Etrusca era la gioia ai piaceri
dellesistenza, ai conviti, alle donne
e ai begli adolescenti, ai giochi
scenici, crudeli o comici, alla lotta
dei gladiatori, al circo e alla farsa,
allindolenza,
amabile
e
contemplativa Ma etruschi erano
anche leroe cavalleresco e il
combattente
individuale,
che
agognavano allavventura e alla

fama, profondamente diversi dagli


ubbidienti e disciplinati soldati di
formazione romana. E come la vita
etrusca si svolgeva nellopposta
tensione di riso e crudelt, di
piacere sensuale ed avventura, di
indolenza svagata ed affermazione
eroica,
non
diversamente
nellopposizione di cavaliere e
dama:
la
donna
dominava
sulluomo e nella casa e prendeva
parte anche alla vita pubblica. Una
visione femminile del mondo
sesprime in Etruria dovunque.
E lelemento dionisiaco, lo
schiumante entusiasmo, il piacere
e la sfrenata crudelt dellantico
Mediterraneo, da Schuchhardt
contrapposti
allapollineo
alto

sentire, accorto agire e misurato


decidere del Nord: come in Grecia
lorfismo, cos in Italia gli Etruschi
rappresentano
il
polo
anticlassico.
Di fronte alla sensuale vivacit delle
genti indigene, sta lethos dei
popoli discesi dal Nord. Sono i duri
Sabini (Properzio, 1, 1, 32, 47) con
le rigidae Sabinae (Ovidio, Amores,
11,
4,
15), fortissimi
viri,
severissimi homines (Cicerone, pro
Ligario 32; in P. Vattinium 15, 36),
avi di forti generazioni di soldati e
contadini (rusticorum militum).
Sono i Romani con la loro tenuta
asciutta, severa, impersonale, le
generazioni
latine
det
repubblicana che presero le armi

contro Annibale prima ancora che la


bionda peluria flava lanugo imbiondisse loro le gote (Silio
Italico, Punica, 11, 319), i militi
romani
dalle
teste
bionde
(xanth krena), di cui leco negli
Oracoli Sibillini (XIV, 346): Nel
senato dellepoca repubblicana e
del quinto fino al primo secolo
lessenza
nordica
ha
sempre
dimostrato di essere la forza
preponderante e determinante:
audacia
illuminata,
attitudine
dominata,
parola
concisa
e
composta,
risoluzione
ben
meditata, audace senso di dominio.
Nelle famiglie senatoriali, anzitutto
nel patriziato, e poi nella nobilitas,
sorse e cerc di realizzarsi lidea del

vero romano, come una particolare


incarnazione romana della natura
nordica. In tale modello umano
valsero le virt etiche di impronta
nordica: la virilit, virtus, il
coraggio, fortitudo, la saggia
riflessione, sapientia, la formazione
di
s, disciplina,
la
dignit, gravitas,
e
il
rispetto, pietas in pi quella
misurata solennit, solemnitas, che
le
famiglie
senatoriali
consideravano come qualcosa di
specificamente romano.
Che questi caratteri spirituali
fossero sostenuti da una ben
precisa sostanza razziale, stato
affermato dal Sieglin e dal Gnther.
Lonomastica latina attesta una

certa frequenza di caratteri nordici.


Ex
habitu
corporis
Rufos
Longosque fecerunt, dal fisico
chiamavano Rufo uno coi capelli
rossi, e Longo uno di alta statura:
cos Quintiliano ricorda della origine
dei nomi propri.
Il Sieglin d una lunga serie di
Flavii, Flaviani, Rubii, Rufi, Rufini e
Rutilii. Questi nomi sembrano esser
stati tradizionali nelle genti Giulia,
Licinia, Lucrezia, Sergia, Virginia,
Cornelia,
Junia,
Pompeia,
Sempronia: ossia nella pi gran
parte della classe dirigente romana.
La famiglia degli Ahenobarbi (barba
di rame) faceva risalire la sua
denominazione a una leggenda
secondo la quale due giovinetti,

messaggeri duna divinit, avevano


toccato la barba dun guerriero
romano che era diventata rossa. L.
Gabriel
de
Mortillet
suppone
che rutilus, col significato dun
biondo infuocato, sia stato usato
soprattutto
pel
sesso
maschile, flavus, un biondo pi
mite, per le donne. Per lazzurro
degli occhi laggettivo comune
caesius donde nomi come Caeso,
Caesar,
Caesulla,
Caesilla,
Caesennius e Caesonius.
Ancora la Historia Augusta (Aelius
Verus, 2, 4) spiega Cesare
con caesius. Per gli occhi grigi
laggettivo
era ravus o ravidus,
donde nomi come Ravilia o Ravilla:

Raviliae
a
ravis
oculis,
quemadmodum a caesiis Caesullae.
Ad alte stature si riferiscono nomi
Longus,
Longinus,
Magnus,
Maximus, e anche Macer, Scipio
(bastone). Albus, Albinus, Albius
indicano
colorito
chiaro.
In
appendice allIncerti auctoris liber
de
praenominibus,
depoca
tiberiana, si legge che nomi di
fanciulla come Rutilia, Caesella,
Rodocilia,
Murcula
e
Burra
designano capelli e compressioni
chiare. Murcula viene da murex,
porpora,
Rodacilla
dal
greco rhodax, rosellina, Burra
come
anche
Burrus

dal
greco pyrrs: tutte a colore ductae.

Che il tipo fisico dei Romani, almeno


in epoca repubblicana, dovesse
essere abbastanza settentrionale,
pu mostrarlo anche quel detto
tramandato da Orazio:
hic niger est, hunc tu, Romane,
caveto!
quello nero, guardati da lui,
Romano!,
che
esprime
una
diffidenza
spontanea
verso
lindividuo troppo scuro di pelle che
non ha perduto neppure oggi la sua
attualit. Daltra parte, la credenza
che al momento della morte
Proserpina staccasse al moribondo
il capello biondo che ognuno doveva
portare sul capo (Eneide, IV,
698: nondum illi Ilavom Proserpina
vertce crinem abstulerat), non pu

che esser sorta in unepoca in cui i


capelli biondi erano comuni tra i
Romani.
Il Sieglin, che ha passato in
rassegna le fonti sui caratteri fisici
degli antichi Italici, scrive che
accanto
a
63
biondi
sono
menzionati solo 17 bruni. Ancora
nelle pitture d Pompei il 75% delle
immagini ritrae individui chiari.
Sempre secondo il Sieglin, 27
divinit romane sono descritte
come bionde, e solo 9 come scure.
In
particolare,
Giove,
Marte,
Mercurio,
Minerva,
Proserpina,
Cerere, Venere, e anche divinit
allegoriche come Pietas, Victoria,
Bellona, vengono spesso ritratte
come bionde. 10 personaggi delle

antiche leggende sono biondi,


nessuno
bruno.
Cos
delle
personalit poetiche: 17 bionde e
due brune.
Caratteri nordici ci sono tramandati
di diversi personaggi della storia
romana. Rosso di capelli e con gli
occhi azzurri era Catone il Censore,
questa personalit in cui parvero
incarnarsi tutte le pi antiche virt
del romano. Biondo e occhiceruleo
era Silla, il restauratore. Coi capelli
biondi
e
lisci,
occhi
chiari,
flemmatico e composto nella
persona, ci appare Augusto, il
fondatore
dellImpero.
Cesare
aveva occhi e capelli neri, ma
complessione bianchissima e alta
statura.

Lideale fisico dun popolo sesprime


nellideale dei suoi poeti. Tibullo
canta una Delia bionda, Ovidio una
bionda Corinna e Properzio una
bionda Cinzia. Una fanciulla troppo
nera non doveva essere molto
pregiata se Ovidio (Ars Amandi, 11,
657) suggeriva si nigra est, fusca
vocetur. Le lodi maggiori van
sempre
alla candida
puella. Giovenale ci
parla
della flava puella Ogulnia di nobile
stirpe.
Importante lEneide, per quel suo
carattere celebrativo delle origini
che fa di Virgilio un poeta
archeologo,in una specie di
passione per lo stile degli antichi
Romani, in una esaltazione della

latinit.
NellEneide tutti
i
personaggi sono biondi. Cos
Lavinia (Eneide, XII, 605: filia
prima manu flavos Lavinia crinis et
roseas
laniata
genas: flavos
preferibile a floros); Enea, spirante
nobilt nel volto e nelle chiome
come avorio cinto doro (En. I,
592: quale manus addunt ebori
decus, aut ubi flavo argentum
Pariusque lapis circundatur auro); il
giovinetto Iulo; Mercurio nella sua
apparizione (Eri. IV, 559: et crinis
Ilavos et membra decora iuventa),
mentre tra i guerrieri unfulvus
Camers di nazione ausonia (X,
562), tanto pi notevole in quanto
di nessuno dei guerrieri o degli altri
personaggi dellEneide si dice che

abbiano capelli neri. Persino la


cartaginese Didone bionda (IV,
590: flaventisque abscissa comas),
cos forte linclinazione a vedere
antichi eroi ed eroine circonfusi in
una nube di biondezza originaria.
Anche nei Fasti dOvidio, composti
con uno stesso intento archeologico
e celebrativo, eroi ed eroine
dellantichit romana ci appaiono
biondi. Bionda Lucrezia quando
piacque a Tarquinio (forma placet,
niveusque color flavique capilli, 11,
763), biondi Romolo e Remo,
marzia prole:
Martia ter senos proles adoleverat
annos et suberat flavae iam nova
barba comae
(III, 60).

Ha scritto il Sieglin: Gli invasori


elleni e italici erano, secondo le non
poche
testimonianze
che
possediamo, biondi. Bionda la
maggioranza delle persone di cui ci
viene descritto laspetto fisico; in
particolare erano gli appartenenti
alle
famiglie
nobili
che
si
distinguevano per il colore chiaro
della loro pelle e dei loro capelli. In
tutte
le
epoche
dellantichit classica, biondo ebbe
il significato di distinto.
Lepoca aurea della romanit
nordica va dalle origini alla fine
delle guerre puniche. E lepoca
della repubblica aristocratica, sorta
dal patriziato e dai migliori elementi
della plebe. E lepoca in cui Ennio

pot scrivere moribus antiquis res


stat romana virisque, in cui i valori
romani poggiavano ancora su di
unadeguata base razziale. Lideale
della probitas, dellintegritas, quello
del vir frugi, del vir ingenuus, in
cui simplex suonava ancora come
una lode, difficilmente riducibile a
unostandard meridionale:
Lessenza del vero romano,
del vir ingenuus non si spiega alla
luce dellanima meridionale, delle
popolazioni preitaliche di razza
mediterranea, che dovettero invece
formare la maggioranza dellantica
plebe, o almeno la plebe della
capitale (plebs urbana) .
Questo prisco ideale repubblicano
duna
severit
di
contegno

derivante non da astratti precetti,


ma da una nobile natura di sangue
nordico, lha espresso Properzio
nella figura di Cornelia figlia
dellAfricano:
Mihi natura dedit leges a sanguina
ductas
(IV, 11)
Gi nel Il secolo a.C. son visibili
tracce
di
decadenza.
E
lo
spopolamento delle campagne, in
seguito alla speculazione e al tasso
di sangue troppo alto estorto dalle
continue guerre. Di qui, le lotte per
la riforma agraria, i Gracchi, e le
difficolt sempre crescenti in
spedizioni militari di secondordine,
come a Numanzia, o in Numidia.
Allepoca di Pirro, e anche a quella

dAnnibale, i Romani avevano


potuto mettere in campo quante
truppe avevano voluto: I Romani,
scrive Plutarco, colmavano senza
fatica e senza indugio i vuoti nelle
loro truppe come attingendo da una
fonte inesauribile. Nel II secolo gi
il contadinato italico dava segni
desaurimento.
Ma
con
la
scomparsa del contadinato italico,
delle forti generazioni contadine
che avevano fatto argine contro
Annibale prima ancora che la
bionda peluria vestisse le loro
guance,
incominciava
la
denordizzazione della romanit.
Contemporaneamente, i contatti
con la grecit decaduta, con
lOriente levantino, portavano i

primi germi di disfacimento in


Roma. Syria
prima
nos
victa
corrupit,
rconosceva
Floro
(Epitome, 1, 47). Gi alla met del
II secolo il numero degli schiavi
eguagliava quello degli Italici, con
conseguenze
incalcolabili
pel
tralignamento
del
carattere
nazionale romano. Il tipo del
levantino
portato
schiavo
e
emancipato, del liberto di razza
ignobile ma ricco e potente, diventa
sempre pi frequente sulla scena
romana
per
dominarvi
incontrastato nei secoli dellImpero.
Siri, greculi, ebrei - nationes natae
servituti - secondo il severo giudizio
romano, diventavano sempre pi
numerosi, con linflusso dissolvente

della
brillante
civilizzazione
ellenistica.
I
nostri
cittadini
sembrano schiavi della Siria
diceva il nonno di Cicerone tanto
meglio parlano il greco, e tanto pi
sono corrotti. Tacciano codesti,
cui lItalia non fu madre, ma
matrigna, aveva detto Scipione
Nasica
di
fronte
alla
turba
tumultuante nel foro, una turba
dimportazione.
Al tipo del romano di ceppo italico
succedeva una massa anonima
sempre
pi
mediterranea
e
levantina. Anche la ritrattistica
permette di osservare lavvento di
tipi
sempre
pi
nettamente
levantini specialmente banchieri e
uomini
daffari

che
si

contrappongono al romano nobile


dimpronta
nordica
o
nordico-dinarica. Il tipo fortemente
scuro e cos scarsamente europeo
che caratterizza ancora oggi tanta
parte della popolazione dellItalia
color
iste
servilis,
diceva Cicerone si pu far risalire
allinvasione
di
schiavi
orientali, Asiatici Graeci, dellultima
et repubblicana e di quella
imperiale. Che questa massa non
potesse
offrire
sostegno
alle
vecchie istituzioni aristocratiche
repubblicane, e avesse bisogno
dun padrone, spiega il trapasso
dalla repubblica allImpero.
Lordine imperiale romano era
destinato a reggere ancora alcuni

secoli anche perch la Roma


repubblicana aveva gi sgombrato
il campo da tutti i possibili
competitori in un quadro di
splendore ma anche nella coscienza
duna crescente putrefazione della
societ. I confini di Augusto non
dovevano pi essere ampliati o
quasi in quattro secoli dImpero.
Una fioritura culturale non si ebbe
pi dopo la fine del I secolo d.C. e si
perpetu
un
accademismo
alessandrino. La filosofia dellepoca
lo stoicismo, lindividualismo
orgoglioso e disperato dunanima
nordica che si chiude in s stessa di
fronte
a
una
societ
orinai
snordizzata che non le pu offrire
sostegno.

Malos homines nunc terra educat


atque
pusillos,
lamentava Giovenale (XV, 70). In
effetti,
la
statura
minima
dellesercito imperiale era scesa
fino a 1,48 e sempre pi
la Romanorum brevitascontrastava
con
la Germanorum
proceritas (Vigezio,
1,
1).
Nonostante che le ultime genti che
potevano far risalire le loro origini ai
Latini dei Colli Albani, tra cui i Giulii,
si fossero estinte agli albori del
principato una certa impronta
nordica
doveva
continuare
a
tralucere tra i membri della classe
dirigente dellImpero. Si potrebbe
fare una lunga lista di Cesari biondi:
da Augusto a Tiberio, da Caligola a

Nerone, da Tito a Traiano, da


Claudio a Probo, da Costantino a
Valentiniano. I capelli biondi erano
sempre pregiati nella bellezza
femminile Poppea era bionda e
le donne romane se li tingevano
(summa cum diligente capillos
cinere rutilarunt, Valerio Massimo,
11, 1, 5) o mettevano parrucche di
capelli tagliati alle prigioniere
germaniche. Ma la sostanza era che
lImpero
Romano
andava
lentamente soggiacendo a una
totale orientalizzazione.
La capacit dellimpero di reggersi
nei secoli si dovette alla forza della
forma politico-spirituale creata da
Roma. Una forma spirituale creata
da un certo tipo razziale, ma

almeno in parte gli sopravvive,


almeno finch trova una materia
umana segnata anche da una
minima parte di quel sangue. Ma
una volta che anche lultima parte
del sangue originario perduta,
non resta che una forma vuota,
incapace di influenzare una materia
umana totalmente recidiva. Larco
della romanit compreso tra le
due
affermazioni
moribus
antiquis res stat romana virisque in cui let repubblicana aveva
orgogliosamente
affermato
la
disponibilt
dunadeguata
sostanza razziale, e quellaltra
mores enim ipsi interierunt
virorum penuria - con cui la
romanit ammetteva lincapacit di

perpetuarsi in un ambiente umano


ormai levantino.
Al vecchio contadinato italico
dimpronta nordica, quasi estinto
(la desolazione e lo spopolamento
dellItalia, la vastatio Italiae, un
tema comune della pubblicistica
det imperiale) pot surrogare,
fino al II secolo d.C., la romanit dei
coloni
delle
provincie,
delle
guarnigioni periferiche. Poi, estinto
anche questo flusso ditalicit
provinciale da cui erano usciti
Traiano, Adriano, MarcAurelio,
lorientalizzazione
procedette
inarrestabile con una rapidit di cui
testimoniano il diffondersi dei nomi
greci e i successi del cristianesimo.
Il cristianesimo, uscito dalle viscere

della nazione ebraica multitudo


iudaeorum flagrans nonnunquam in
contionibus, civitas tam suspiciosa
et malefica viene dallOriente, si
afferma nelle province orientali, e
incontra resistenza nella parte
europea dellImpero, tranne nelle
regioni marittime conquistate dal
cosmopolitismo orientalizzante. Col
cristianesimo si diffonde anche un
nuovo ideale fisico orientale, presto
visibile nei mosaici e negli ipogei. Il
cristianesimo nellImpero Romano,
una fede di individui politicamente,
economicamente e spiritualmente
poveri, era la religione dello strato
pi basso della popolazione, di
immigrati dorigine orientale e
africana, i quali non erano sensibili

n allo spirito ellenico n allarte


politica di Roma.
Lultima resistenza nordica ed
europea contro lorientalizzazione
del
mondo
classico

la
penetrazione eccessiva di elementi
estranei
nellimpero
Romano
mediante
la
diffusione
della
concezione
della
vita
e
della religiosit dellOriente viene
da parte degli Illirici, questa gente
di soldati bionda e grande, che dar
a
Roma
Aureliano,
Decio,
Diocleziano. E, sotto il segno del
Sole Invitto, la reazione dei
provinciali, degli europei, dei
legionari,
contro
la
levantinizzazione dellImpero e la
civilt cristiano-cosmopolitica. E

lestremo baluardo del paganesimo


contro i demagoghi dellOriente e,
insieme,
la
difesa
del danarium romano
e
della
piccola borghesia italica contro loro
dellOriente. La svalutazione, e il
trasferimento della capitale a
Costantinopoli,
nel
cuore
dellOriente cristiano e antiromano,
segnano la fine della romanit
europea di ceppo nordico. Invano il
poeta Prudenzio doveva mettere in
versi la speranza che lImpero si
rinnovasse e che i capelli della Dea
Roma
divenissero
di
nuovo
biondi (rursus flavescere): la
Roma indoeuropea non era pi.
Paradossalmente, lImpero dovette
ancora un secolo di vita ai suoi pi

acerrimi avversari, i Germani.


Come alla romanit italica depoca
repubblicana era succeduta la
romanit italico-provinciale del
principato, come a essa era
succeduta, alla met del II secolo,
la romanit illirica dei legionari e
delle guarnigioni, cos nellultimo
secolo di Roma prese forma una
romanit-germanica la cui eco
giunge fino a Teodorico.
Lesercito romano del IV secolo
gi completamente germanizzato,
germanici i suoi generali, da
Stilicone a Ezio, mentre sui vessilli
delle
legioni
conservatici
dalla Notitia Dignitatum stanno le
rune del sole, del cervo: i
primordiali simboli della

Valcamonica ritornano, per un


attimo ancora, nella luce morente
dello
splendore
romano.
E
significativo come per questi
Germani la parola romano abbia
acquistato
il
significato
di
imbelle, malfido. Il romano
ormai, nellaccezione corrente, un
tipo
umano
piccolo,
nero,
gesticolante, accorto e abile, ma
anche vile e falso, esattamente
come era apparso il graeculus ai
Romani det repubblicana, e
come Platone, a sua volta in una
Grecia non ancora snordizzata
aveva descritto Siri ed Egiziani.
Questo trapasso di significati pu
illustrare meglio di ogni altro
esempio la parabola discendente

della civilt classica. I popoli


parlanti greco e latino nel secolo V
d.C., serbavano leredit linguistica
(Sprachenerbe) degli Elleni e degli
Italici indoeuropei, non quella del
sangue (Blutserbe).
I Germani si stanziarono dapprima
entro la cinta dellImpero come
coloni e federati. Presero possesso
delle campagne ormai spopolate e
schiave dei pochi centri urbani e
marittimi dipendenti dallOriente
(Roma,
Ravenna).
Si
fecero
accogliere come soldati, coloni,
contadini, poi quando lesaurimento
biologico e spirituale della romanit
fu troppo grande per restar loro
velato dal residuo mito di Roma si
imposero
come
condottieri,

difensori, padroni. Ma con i


Germani tornava a penetrare nel
bacino mediterraneo quello stesso
elemento nordico che gi nella
preistoria aveva indirizzato in senso
europeo lEuropa del Sud. La
Scandinavia di nuovo madre di
popoli Scandia insula quasi vagina
populorum velut officina gentium:
Goti del Vstergtland, Burgundi di
Bornholm (Burgundholmr), Vandali
del Vendsyssel. Di nuovo la
Germania madre di bionde
nazioni: ai biondi Indiani, Persiani,
Elleni, Italici, succedono i biondi
Franchi, Lombardi, Goti, che vanno
a rinsanguare lesausta Romania.
Nasce un nuovo cielo di civilt, la
civilt
romanica-germanica

dellOccidente: romanica, non pi


romana, perch anche i popoli latini
sono trasformati nella loro sostanza
dallapporto
germanico.
Una
nuova lite nordica
rinsangua
lEuropa col suo sangue azzurro
sangre azul, come apparve alle
popolazioni scure della Spagna la
pelle rosea e mostrante le vene dei
loro signori visigoti. Sono i figli dei
biondi i beni asfar, come
apparvero agli Arabi quei crociati
che,
paradossalmente,
rovesciavano
il
movimento
Oriente-Occidente
invertito
da
Costantino ottocento anni prima, e
colpivano nellIslam quella cultura
arabomagica
che
proprio
col
cristianesimo
era
mossa
alla

conquista dellEuropa. Sono i


cavalieri tedeschi decor flavae
Germaniae - che col Sacro Romano
Impero di nazione germanica
rialzano
il simbolo imperiale
dellOccidente.
***
Articolo
tratto
dal
libro Gli
Indoeuropei. Origini e migrazioni,
Edizioni di Ar, Padova 1978.

Perch non esiste una cultura di


Destra
Uno dei motivi che pi ricorrono
sulla nostra stampa e nelle
conversazioni del nostro ambiente
la
condanna
del
massiccio
allineamento a sinistra della cultura
italiana. Questa condanna viene
formulata in tono un po addolorato,
un po sorpreso, quasi fosse
innaturale che la cultura si trovi
ormai schierata da quella parte
mentre a destra si incontra un
vuoto quasi completo. Di solito si
cerca di rendersi ragione di questo
stato di cose con spiegazioni a buon
mercato, quel tipo di spiegazioni

che servono a tranquillizzare s


stessi e permettono di restare alla
superficie delle cose. Si dice ad
esempio che la cultura a sinistra
perch l si trova la maggior
quantit di danaro, di case editrici,
di mezzi di propaganda. Si dice
anche che basterebbe che il vento
cambiasse perch molti impegnati
a
sinistra
rivedessero
il
loro engagment.
In tutto questo c del vero. Una
cultura, o meglio, la base di lancio
di cui una cultura ha bisogno,
anche
organizzazione,
danaro,
propaganda. indubbio che lo
schiacciante
predominio
delle
edizioni dindirizzo marxista, del
cinema
socialcomunista,
invita

allengagment anche molti che


in clima diverso sarebbero rimasti
neutrali. Ma ci non deve farci
dimenticare la vera causa del
predominio
dellegemonia
ideologica della Sinistra. Esso
risiede nel fatto che l esistono le
condizioni per una cultura, esiste
una concezione unitaria della vita
materialistica,
democratica,
umanitaria, progressista. Questa
visione del mondo e della vita pu
assumere sfumature diverse, pu
diventare
radicalismo
e
comunismo,
neoilluminismo
e
scientismo
a
sfondo
psicoanalizzante,
marxismo
militante e cristianesimo positivo
destrazione sociale. Ma sempre ci

si trova di fronte ad una visione


unitaria delluomo, dei fini della
storia e della societ. Da questa
comune concezione trae origine
una
massiccia
produzione
saggistica, storica, letteraria che
pu essere meschina e scadente,
ma ha una sua logica, una sua
intima coerenza. Questa logica,
questa coerenza esercitano un
fascino sempre crescente sulle
persone colte. Non un mistero per
nessuno il fatto che un gran numero
di docenti medi ed universitari
comunistizzato,
e
che
la
comunistizzazione
del
corpo
insegnante
dilaga
con
impressionante rapidit. E, tra i
giovani che hanno labitudine di

leggere, gli orientamenti di sinistra


guadagnano
terreno
a
vista
docchio.
Dalla parte della Destra nulla di
questo. Ci si aggira in unatmosfera
deprimente
fatta
di
conservatorismo spicciolo e di
perbenismo borghese. Si leggono
articoli in cui si chiede che la cultura
tenga maggior conto dei valori
patriottici, della morale il tutto in
una pittoresca confusione delle idee
e dei linguaggi. A sinistra si sa bene
quel che si vuole. Sia che si parli
della nazionalizzazione dellenergia
elettrica o dellurbanistica, della
storia dItalia o della psicoanalisi,
sempre si lavora a un fine
determinato, alla diffusione di una

certa mentalit, di una certa


concezione della vita. A destra si
brancola
nellincertezza,
nellimprecisione ideologica. Si
patriottico-risorgimentali
e
si
ignorano
i
foschi
aspetti
democratici
e
massonici
che
coesistettero nel Risorgimento con
lidea unitaria. Oppure si per un
liberalismo
nazionale
e
si
dimentica che il mercantilismo
liberale e il nazionalismo libertario
hanno contribuito potentemente a
distruggere lordine europeo. O,
ancora, si parla di Stato nazionale
del lavoro e si dimentica che una
repubblica italiana fondata sul
lavoro labbiamo gi purtroppo e
che ridurre in questi termini la

nostra alternativa significa soltanto


abbassarsi
al
rango
di
socialdemocratici di complemento.
Forse gli uomini colti non sono
meno numerosi a destra che a
sinistra. Se si considera che la
maggior parte dellelettorato di
destra borghese, se ne deve
dedurre che vi abbondano quelli che
han fatto gli studi superiori e
dovrebbero aver contratto una
certa abitudine a leggere. Ma,
mentre luomo di sinistra ha anche
degli elementi di cultura di sinistra,
e orecchia Marx, Freud, Salvemini,
luomo di destra difficilmente
possiede una coscienza culturale di
destra.
Egli
non
sospetta
limportanza di un Nietzsche nella

critica della civilt, non ha mai letto


un romanzo di Jnger o di Drieu La
Rochelle,
ignora
il Tramonto
delloccidente n dubita che la
rivoluzione francese sia stata una
grande pagina nella storia del
progresso umano. Fin che si rimane
nella cultura egli un bravo
liberale, magari un po nazionalista
e
patriota.

solo
quando
incomincia a parlare di politica che
si differenzia: trova che Mussolini
era un bravuomo e non voleva la
guerra, e che i films di Pasolini sono
sporchi. Basta poco ad accorgersi
che se a destra non c una cultura
ci accade perch manca una vera
idea della Destra, una visione del
mondo qualitativa, aristocratica,

agonistica, antidemocratica; una


visione coerente al di sopra di certi
interessi, di certe nostalgie e di
certe oleografie politiche.
***
Brano tratto da Una cultura per
lEuropa, Edizioni Settimo Sigillo.

Bagatelle per un massacro


C per un punto sul quale non
ammessa
nessuna
bagatellizzazione. Nessun dubbio,
nessuna
incertezza,
nessun
dialogo. I Tedeschi di l dal muro
possono andarsene definitivamente
a quel paese, cos come i Belgi nel
Congo, i Francesi in Algeria, gli
Italiani in Libia. Ma quelli non si
toccano.
Quelli
sono
santi,
inviolabili, intoccabili.
Come toccano quelli, come la
fiamma
della
guerra
fredda
incomincia a scottare nei paraggi
del loro sedere, lintero Occidente
insorge. Insorgono Ricciardetto e

Montanelli. Tuonano La Stampa,


Il Corriere della Sera, La Voce
Repubblicana. Tuona a destra Il
Tempo, da sinistra LUmanit
risponde. Come una colomba
spaventata, Golda Meir vola negli
Stati Uniti. A New York, i
correligionari la omaggiano. Il patto
stretto. Si abbracciano, si
baciano, si annusano. Che biblica
visione! Che profili! Che effluvi! Che
nasi! Ed ecco, Nixon accorre nel
Mediterraneo. La VI Flotta sul
piede
di
guerra.
I marines aspettano con larma al
piede. Tutto pronto. Lala
marciante della stampa americana,
quella
stessa
che
conduce
unassidua campagna contro la

guerra
del
Vietnam,
diventa
improvvisamente
bellicista,
militarista. Il senatore Mitchell, il
noto
pacifista,
vuole
improvvisamente armi, e armi, pi
armi per Israele. I Kohn, i
Davidson, i Lyons, i Rabbinovitch, i
Sulzberger, i Blumberg, i Gottlieb, i
Weil, gli Isaacs -i giornalisti
kennedyani dai grossi nasi e dalle
spesse lenti- si scoprono dun tratto
pi guerrafondai del Pentagono. Le
colombe si mutano in falchi. Anzi, in
leoni. Anche la stampa nostrana
riscopre palpiti sconosciuti. Ha
appena finito di spiegare ai suoi
lettori che, dopotutto, se gli Italiani
vengono cacciati dalla Libia, colpa
del fascismo, che comunque

non il caso di prendersela, ed


ecco, allimprovviso, fa fuoco e
fiamme. La quarta sponda (quella
tra Haifa e Tel Aviv) non si molla!
Anche la destra dal suo angolino
agita la sua piccola bandierina
israeliana. Ma si sa, la destra
coccardiera Una coccarda, una
bandiera qualunque, non importa
quale .. Una coccarda e un evviva:
viva il Duce! Viva De Gaulle! Viva
De Lorenzo! Viva la Polizia! Viva i
Pompieri! Viva i Prefetti! Viva Mos
Dayan!
***
E intanto si compie il massacro della
politica
occidentale
nel
Mediterraneo.

La politica di appoggio ad Israele ci


ha aizzato contro 100 milioni di
Arabi.
Lincendio si propagato dalla
Palestina
allEgitto,
dallEgitto
allIrak,
dallIrak
allAlgeria,
dallAlgeria alla Libia. () Ma noi
siamo rapiti in ammirazione. Come
sono bravi gli Israeliani! Come sono
buone le loro arance! Come sono
belli i loro nasi! E Golda Meir, che
cara vecchietta delle favole E
Mos Dayan, che stratega! Altro
che Rommel! Altro che Giulio
Cesare! E intanto il mondo arabo
prende fuoco. Contro lOccidente.
Contro lEuropa. () Ma noi siamo
per quelli. Al fianco di quelli. Fino
alla morte. Fino al suicidio. Siamo

con quelli perch la nostra


propaganda, il nostro cinema, i
nostri libri ci han convinto per
leternit che quelli sono i buoni, i
santi, i martiri per eccellenza. Essi
soli sono stati perseguitati. Essi soli
sono morti. Certo, vero, ci sono
stati anche tre o quattro milioni di
Tedeschi annientati tra il Memel e
lElba, una ventina di milioni di
vittime della rivoluzione russa, un
quattro o cinque milioni di borghesi
liquidati nei paesi dellEuropa
Orientale, e poi ci sono gli Estoni, i
Lettoni, i Lituani, i Tartari della
Crimea, i Tedeschi del Volga etc. Ma
questi non contano. Perch i morti
di quelli sono pi morti. Due o tre
volte magari, perch li ricontassero.

E
poi,
cosa
saremmo
noi,
poveri goijm, senza quelli? Tutto ci
han dato quelli: Siegmund Freud e
Ges Cristo, Carlo Marx e Carlo
Levi, Charlie Chaplin e Arnoldo Fo
e Shylok, Sss lEbreo, Einstein,
Oppenheimer, i Rotschild, i Finzi
Contini, il lamento di Portnoy, il
diario di Anna Frank, il padre di
Anna Frank, e lo zio di Anna Frank,
e lamministratore del padre di
Anna Frank
Quelli si che ci san fare! I loro aranci
sono pi buoni dei nostri. I loro
morti sono pi morti dei nostri. I
loro nasi sono pi belli dei nostri.
***

Certo, adesso anche per quelli va


maluccio. () E anche nellEuropa
Orientale le cose volgono al peggio.
Finiti i tempi del primo dopoguerra,
dove
in
Ungheria,
Romania,
Polonia, ebreo e comunista erano
sinonimi, e la Russia dava il suo
appoggio alla creazione dello Stato
dIsraele. Anche l adesso tira una
bruttaria. Gli sforzi dei Daniel, dei
Ginzburg, dei Garaudy per la
creazione di un nuovo socialismo
non han sortito leffetto sperato. Si
voleva
un
socialismo
pi
cosmopolita, pi aperto a taluni
fermenti etnici, a talune correnti
intellettuali, un socialismo ispirato
pi a Leone Davidovic Bronstein,
detto Trotzski, che non a Giuseppe

Djusgavili,
detto
Stalin.
Un
socialismo con un orecchio per le
poesie di Allen Ginsberg e uno per
leconomia
di
Ota
Sik
Un
socialismo col volto umano. Un
socialismo col naso umano Ma
andata male. In Polonia e altrove
subentrata
la
repressione
antisionista. Gli intellettuali se la
passano male adesso. E anche
il Blitzkrieg del 67 si va rilevando,
col passare degli anni, una brutta
trappola.
Lesercito
israeliano
affonda nelle sabbie mobili di un
milione di profughi. Finiti i tempi
degli assalti convenzionali alla
Nasser, cominciata la guerra
strisciante, le piraterie di Arafat, di

Habache, dei giovani turchi della


guerra rivoluzionaria.
Tempi duri per Israele. Bene o
male, anchessa un pezzo
dOccidente. Un pezzo dEuropa o
dAmerica costruito sulle rive
orientali del Mediterraneo. una
posizione avanzata dellOccidente.
Un avamposto delluomo bianco.
Ma gli avamposti delluomo bianco
oggi vacillano. Ma, guarda caso,
quando questa posizione avanzata
si chiamava Algeria, nessuno si
scomodava. Anzi, ci chiamavano
fascisti, complici dei torturatori,
dellOAS. Che il FLN sgozzasse
migliaia di francesi e di algerini
andava loro benissimo. Benissimo
che un milione di Francesi fosse

espulso dalla quarta sponda. Ma


adesso unaltra cosa. Ben altri
interessi sono in gioco che non la
povera pelle di poveri Europei. Ora
sono in gioco le sorti del popolo
eletto. E, per quelli, Ricciardetto e
Montanelli, il New York Times e il
clan
dei
Kennedy,
la jena
ridens Willy Brandt e i facoceri
socialdemocratici di casa nostra
sarebbero pronti persino alla
guerra. Alla guerra mondiale. Per
lUngheria no. Per lAlgeria no. Per
la Cecoslovacchia no. Per Berlino
no. Ma per quelli s. Son pronti alla
morte. Pronti a morire per quelli. A
morire per il naso di quelli.

Mussolini il rivoluzionario
Mussolini il rivoluzionario il primo
solido pilastro di unopera in quattro
volumi che ha in cantiere il giovane
storico Renzo De Felice. Essa
abbraccia la vita di Mussolini dalla
nascita al 1920 e descrive la
formazione e le battaglie del futuro
Capo del Fascismo dagli anni della
giovinezza socialista a quelli del
primo squadrismo. Un fascio di luce
gettato su di un periodo decisivo
della vita di Mussolini e un
contributo prezioso ad intendere la
sostanza
profonda
di
questa
genuina natura di ribelle e di
lottatore.

Purtroppo, a distanza di ventanni


dalla morte, un discorso serio su
Mussolini aspetta ancora di essere
fatto. Da una parte ci sono la
ingiuria,
la
diffamazione,
la
calunnia contro un avversario la cui
ombra non d pace e tregua.
Dallaltra la patetica e casalinga
rievocazione dei fedeli che rischia di
deformare
in
una
oleografia
borghese la personalit del pi
spregiudicato rivoluzionario della
storia dItalia. Questo libro del De
Felice pu essere la prima pietra
per la ricostruzione della viva
immagine di Mussolini. Un libro
serio, documentato, ponderato,
scritto, per quanto possibile, senza
pregiudizio. , diciamolo subito,

una sorpresa, perch leditore del


volume il famigerato Einaudi e il
prefatore il viscido, sfuggente,
Delio Cantimori. Evidentemente
qualcosa si sta muovendo nel
complesso fazioso e retrivo della
storiografia antifascista e, dopo
lorgia di banalit e di calunnie,
qualcuno tra i pi seri e tra i pi colti
sente il bisogno di incominciare ad
usare un linguaggio pi onesto e pi
pulito.
Non sappiamo se nei prossimi
volumi dellopera (Il fascista, Il
duce, Lalleato) De Felice riuscir
a conservare la misura e lequilibrio
di cui fa sfoggio in questo primo
libro, ma linizio senza dubbio
soddisfacente.

Mussolini
il
rivoluzionario
unopera che pone le basi della
ricostruzione della personalit di
Mussolini. Perch Mussolini stato
soprattutto,
innanzitutto,
una
figura
di
rivoluzionario.
Un
rivoluzionario: cio un uomo dotato
della istintiva capacit di agire in
modo profondo ed incisivo sulle
situazioni e sugli stati danimo, non
subendoli ma trasformandoli con un
azione
violenta,
sconvolgitrice,
imprevedibile. Un rivoluzionario:
ossia una personalit capace di
estrarre lessenziale da unidea, da
una realt, da un sentimento, e di
rendere visibile a tutti, in un
momento, ci che vecchio e ci
che nuovo, ci che vivo e ci che

morto, quel che va abbandonato e


quel che va conquistato.
Non
un
politicante,
un
mercanteggiatore di voti e di
consensi, ma un creatore di fatti
irrevocabili, un suscitatore di miti,
levocatore di tutte le energie sane
di un popolo e di una societ.
Questa
fondamentale
natura
rivoluzionaria di Mussolini spiega
tutte le sue scelte. Egli ha militato
nel socialismo nella speranza di
poter sconvolgere con la violenza
delle masse proletarie lassetto di
una meschina societ borghese.
Coerentemente,
allinterno
del
partito socialista ha esecrato e
combattuto il riformismo, cio la
tendenza ad inserire il socialismo

nel sistema. Successivamente,


accortosi che il pacifismo socialista
confluiva nella grande palude
democratica e umanitaria, ha
salutato nella guerra lo strumento
capace di indirizzare la storia verso
la rivoluzione totale. Da questa
scelta deriva lulteriore rifiuto del
socialismo. In questa scelta ne era
gi contenuta unaltra: fallito il
socialismo come strumento di
rottura rivoluzionaria, occorreva
cercare in unaltra direzione, quella
in cui si muoveva la giovent in
armi delle nazioni europee: il
fascismo.
Nellapparente
contraddizione delle ideologie e
degli atteggiamenti c una perfetta
logica dellazione.

La lettura del libro del De Felice ci


fa scorrere davanti agli occhi questa
coerente successione. Esso si pone
pi come un racconto obiettivo che
come uninterpretazione generale,
ma le conseguenze che si traggono
si impongono da sole. Innanzitutto
in
che
cosa
consisteva
essenzialmente
il
famoso
socialismo si Mussolini? Esso era
eminentemente rivoluzionarismo.
Era la lotta spietata, aggressiva,
violenta contro lordine costituito
della borghesia per la creazione di
una nuova realt storica, di un
nuovo ordine eroico. In questo
Mussolini discepolo di Sorel, il
padre
del
sindacalismo
rivoluzionario, che malediceva il

mito del progresso, inveiva contro


la platitude umanitaria, predicava
lo sciopero generale e la violenza
come elementi di un mito totale
destinato a preparare lavvento di
una umanit eroica.
Come ognuno pu vedere si tratta
di prospettive lontanissime da
quelle
del
socialcomunismo
contemporaneo il cui fine altro non
che il graduale imborghesimento
delle masse con la pace e la
bistecca, il burro e le riforme, la
coesistenza e la televisione. un
socialismo passato al vaglio di
Nietzsche, di cui Mussolini fu
attento lettore e che fu, si pu dire,
lunico
filosofo
che
studi
veramente. C un importante

saggio giovanile di Mussolini su


Nietzsche apparso su Il Pensiero
Romagnolo nel 1905 che De Felice
riporta ampiamente. Non inutile
citarlo
per
comprendere
gli
orizzonti mentali di questo strano
socialista.
Scrive Mussolini: Il superuomo,
ecco
la
grande
creazione
nietzscheana.
Quale
impulso
segreto, quale interna rivolta hanno
suggerito al solitario professore di
lingue antiche delluniversit di
Basilea questa superba nozione?
Forse il taedium vitae, della vita
quale si svolge nelle odierne societ
civili dove irrimediabile mediocrit
trionfa a danno della pianta-uomo.
E Nietzsche suona la diana di un

prossimo ritorno allideale. Ma un


ideale diverso fondamentalmente
da quello in cui hanno creduto le
generazioni
passate.
Per
comprenderlo verr una nuova
specie di spiriti liberi fortificati nella
guerra, nella solitudine, nel grande
pericolo, spiriti che conosceranno il
ghiaccio e i venti, le nevi dellalta
montagna e sapranno misurare con
occhio sereno tutta la profondit
degli abissi, spiriti dotati di un
genere sublime di perversit, spiriti
che ci libereranno dallamore del
prossimo della volont del nulla
ridonando alla terra il suo scopo e
agli uomini le loro speranze spiriti
nuovi, liberi, molto liberi che
trionferanno su Dio e sul Nulla!

, lo vede ognuno, la profezia del


fascismo.
Del
resto,
della
eterogeneit di Mussolini alla
mentalit del socialismo corrente si
era accorta la Kuliscioff che in quel
tempo diceva di lui: non un
marxista e neppure un socialista.
un poetino, un poetino che ha letto
Nietzsche. Una definizione che si
potrebbe accettare se si sostituisse
quel poetino col termine pi
appropriato
di
rivoluzionario.
Purtroppo esigenze di spazio non ci
consentono di discutere i molti temi
affrontati dal De Felice in questo
libro. Ci limitiamo a lodarne lo
sforzo
verso
unautentica
obbiettivit. Esso mette in chiaro le
grandi qualit umane, morali,

intellettuali di un uomo di cui


ventanni di storiografia antifascista
si voleva liberare etichettandolo
come
avventuriero
o
demagogo.
Soprattutto, quel che traspare dalle
righe scarne ed asciutte del De
Felice la superiorit personale di
Mussolini,
la
sua
chiarezza
intellettuale, la maggiore energia,
la
capacit
lavorativa,
lalta,
lungimirante praticit. Mussolini il
rivoluzionario e resta il libro di un
antifascista, ma di un antifascista
che, cercando, ha trovato le prove e
le testimonianze della sua fede e del
suo disinteresse e non le ha
occultate o nascoste.

Per noi, per cui Mussolini non solo


un oggetto di studio ma un maestro
dazione politica, esso rappresenta
un invito a liberarsi del feticcio del
duce che dovrebbe avallare certo
conformismo
borghese
e
patriottardo da epigoni e da
rassegnati e un invito a ritrovare il
vero Mussolini: il ribelle, lo
spregiudicato,
lanticonformista,
luomo che ha disperso e bastonato
i pavidi e i buffoni di casa nostra per
diventare, per oltre ventanni il
terrore e lo spauracchio dellEuropa
dei socialisti, dei democratici, dei
vigliacchi.
***
Tratto da Il Secolo dItalia, (data
sconosciuta), 1965.

Le origini dei Latini


Fin dal secolo scorso la linguistica
comparata giunta al concetto
della unit indoeuropea, ossia alla
scoperta che le lingue germaniche,
italiche,
elleniche,
celtiche appartengono ad un unico
gruppo linguistico di cui fan parte
anche lantico indiano e lantico
persiano.
Un esame pi attento delle lingue
indoeuropee permette di rinvenire
termini comuni che designano
lorso, il lupo, il castoro, la quercia,
la betulla, il gelo, linverno, la neve,
ci rimanda cio ad originarie sedi
settentrionali. La presenza del

nome del faggio albero che non


cresce
ad
Est
della
linea
Konigsberg-Odessa

e
del
salmone, pesce che vive nel Baltico
e nel Mare del Nord, ma non nel Mar
Caspio o nel Mar Nero, ci
permettono di collocare lantica
patria indoeuropea in un territorio
compreso tra il Weser e la Vistola,
esteso a Nord fino alla Svezia
meridionale e a Sud fino alla Selva
Boema e ai Carpazi. Effettivamente,
da questo territorio si irradiano, a
partire dal 2500 a.C., una serie di
culture preistoriche che dilagano
dapprima nelle valli del Danubio e
del Dnjeper, e di qui raggiungono
lItalia, la Grecia, la Persia, lIndia.

Di qui lorigine nordica delle civilt


indiana, persiana, greca, ma anche
quella di quei prischi Latini che si
stanziarono sui Monti Albani e
fondarono Roma. Poich gli Italici
e tra essi i Latini in Italia ci sono
venuti, presumibilmente, in diverse
ondate, mentre lantica popolazione
mediterranea veniva lentamente
sommersa da queste invasioni
finch ne emergevano, come isole
staccate, Liguri, Etruschi, Piceni,
Sicani.

Le affinit europee della lingua


latina
La
parentela
delle lingue
indoeuropee un fatto acquisito.
Pi complesso il problema del
legame dei singoli linguaggi tra
loro. Esistono dei criteri generali di
raggruppamento sui quali pi
nessuno discute: ad esempio una
distinzione
tra
un
gruppo
occidentale kentum (del
quale
fanno parte il greco, il latino e il
germanico ma anche littita) ed un
gruppo orientale satem, o anche
lunit originaria del sanscrito e del
persiano in una comunit aria che
si pu ricercare archeologicamente
fino a Nord del Caucaso. Spesso

tuttavia i contatti tra le varie lingue


sono cos diversi e molteplici da
rendere impossibile un preciso
raggruppamento per gradi di
parentela. Tutto ci rispecchia uno
stadio originario in cui i territori dei
vari popoli erano incerti e i loro
rapporti intrecciati da flussi e
riflussi di ondate migratorie.
Il latino stato dapprima collocato
in
una
supposta
unit
italo-celtico-germanica, ossia si
immaginato
che
gli
antenati
dei Celti, dei Germani e dei Latini
abbiano
formato
una
unit
particolare in seno alla grande
famiglia indoeuropea. E dubbio
per se una tale unit sia esistita o
se non si debba cercare una unit

ancora pi larga comprendente


anche il veneto e lillirico, con
caratteristiche affinit col baltico.
Questo
ci
introdurrebbe
al
problema della vera natura del
veneto, e dell'illirico, e a quello
della lingua dei popoli dei campi
durne.
In effetti, tutte queste lingue
possiedono
dei
termini
sicuramente indoeuropei ma che
non si ritrovano in sanscrito o in
greco.
Esempi
di
questo
indoeuropeo occidentale sono il
gallico mori, latino mare, antico
tedesco meri, lituano mares, antico
slavo morje;
lantico
irlandese tuath popolo,
osco touto, antico tedescodiota e

antico
nordico thiod (deutsch),
lituano taut e
illirico teutana (regina). Comuni a
questi popoli sono poi una serie di
nomi per i corsi dacqua che
nellEuropa Centrale rappresentano
il pi antico strato toponomastico
analizzabile, mentre in Spagna e in
Italia furono importati. Valga come
esempio Ala in Norvegia, Aller in
Germania, Alento in Italia, Alant in
Lituania

spiegabili
col
lettone aluots= fonte; Aube in
Francia, Alba in Spagna, Elba in
Germania, Albula nellantico Lazio,
illuminabili
con
lantico
nordico elfr fiume
e
lantico
tedesco elve letto fluviale. Questa
unit linguistica per la quale il

Krahe ha creato la definizione


di alteuropaisch, europeo antico
sarebbe
quella
dello indogermanisches Restvolk,
ossia di quegli Indoeuropei rimasti
pi a lungo nelle antiche sedi.
In genere, si deve pensare che
mentre alcune stirpi indoeuropee,
spintesi precocemente nellarea
della civilt egea e medio-orientale,
gi
nel
secondo
millennio
possedevano
una
lingua
ben
definita, le altre stirpi, rimaste nella
patria originaria, parlavano dialetti
appena differenziati luno dallaltro.
Dai documenti di Pilo e di Hattusas
noi sappiamo che intorno al 1400
a.C. nel Peloponneso si parlava gi
una lingua greca e che nellalta

Mesopotamia lo stato di Mitanni


scriveva i suoi documenti in una
specie
di
sanscrito.
Ma

presumibile che nella stessa epoca


gli antenati dei Latini e dei Germani
storici parlassero dei dialetti allo
stato fluido e, per cos dire,
sfumanti luno nellaltro.
Il vocabolario settentrionale del
latino
Molte forme latine si lasciano
agevolmente
confrontare
con
forme celtiche,
altre
con
forme celtiche e germaniche. Al
latino piscis corrisponde
il
gotico fisks(tedesco
moderno Fisch) e lirlandese iask. Il
latino salix trova
riscontro
nellantico alto tedesco salaha e

nellantico irlandese sailech. Oltre


alla parentela genealogica c un
tipo di affinit linguistica che
potremmo definire ambientale. Il
latino, oltre ad essere stretto
parente
del
germanico
e
del celtico ha tutto un vocabolario
di termini che hanno riscontro non
solo in queste lingue ma anche nel
baltico e nello slavo. E il nome del
vento del Nord: in latino carus, in
goticoskura,
in
lituano sziaur,
Nord e vento del Nord,
nellantico slavo severu, Nord.
Ecco una serie di parole che
designano il freddo: antico alto
tedesco kalte kuoli;
lituano galmenis freddo
intenso;
antico
slavo goloti,
ghiaccio

e zledica;
latino gelu e glacies.
Questo vocabolario ci parla di
unepoca in cui gli antenati dei
Latini e dei Germani e degli Slavi
vivevano in un ambiente gelido e
settentrionale.
Ancora
pi
interessante un altro termine
geografico. Il gotico marei, il
lituano mares, lantico slavo morje,
il
gallico mori,
il
latino
mare designano di volta in volta il
mare, ma anche lagune e bacini
chiusi e paludosi. Il tedesco
moderno Moor,
come
il
latino muria non indicano il mare,
ma la palude. Anche qui si postula
una
condizione
ambientale
presente nellEuropa settentrionale
preistorica:
un
paesaggio
di

acquitrini, di stagni e di lagune


disteso intorno ad un mare
semichiuso qual il Baltico.
Se si vuol collocare nel tempo
questa
stretta
comunit celtico-germanica-italicaillirica-baltica, bisogna risalire alla
et del bronzo ossia al secondo
millennio a.C. epoca nella quale
i Celti non avevano ancora passato
il Reno, n gli Italici le Alpi, n gli
Illiro-Veneti il Danubio mentre i
Germani vivevano nelle loro sedi
scandinave
e
tedesco-settentrionali. In quanto ai
popoli baltici, essi occupavano
ancora la Prussia Orientale e
confinavano coi Veneti alla foce
della Vistola (sinus Veneticum). La

partecipazione dello slavo a questa


comunit linguistica forse solo
apparente, e sorge dal fatto che lo
slavo dovette assimilare in Polonia
gran parte del vocabolario venetico.
E solo allalba dellet del ferro che
i Celti invadono la Gallia, gli Italici
lItalia, e gli Illiri la penisola
balcanica. Ci porter ad una
graduale espansione dei Germani in
tutto il territorio tra il Reno e la
Vistola.

Latino e germanico
In
questa
unit indoeuropea nord-occidental
e, si lasciano isolare numerosi
vocaboli comuni soltanto al latino e
al germanico. Si pensi a termini
designanti
parti
del
corpo
come collus (poi collum)
e Hals; lingua (antico dingua)
e
inglesetongue,
tedesco Zunge; caput e Haupt. Vi
sono poi termini indicanti oggetti
della natura come latino limus e
tedesco Lehm; gramen (da grasme
n)
e Gras;acer e Ahorn; saxum e
antico
alto
tedesco sahs coltello; far e antico
nordicobarr grano.

Ancora di pi pesano particolarit


grammaticali che solo latino e
germanico hanno in comune.
Entrambi creano avverbi numerali e
distributivi con un suffisso no:
latino bini (da*duisno)
e
nordico tvennr (germanico *twizna
), doppio. Entrambi rispondono
alla domanda dove? con avverbi
di
luogo
terminanti
in ne:
gotico utana (da
fuori,
von
aussen) e latino superne, (da
sopra).
Entrambi
formano
sostantivi
astratti
con
un
suffisso tu:
latino iuventus,
giovent, e tedesco Altertum,
antichit. Queste particolarit, e
altre che sarebbe lungo citare, han
fatto affermare al Krahe che latino e

germanico sono stati parlati un


tempo da due popoli strettamente
confinanti: In quella fase arcaica
che si rispecchia nelle affinit
linguistiche
qui
elencate,
gli
antenati degli Italici han vissuto
tra i Celti e i Germani in modo da
tener separati questi due popoli.
Perci la comunit linguistica
italo-germanica pi antica di
quella celtico-germanica. La prima
risale allet del bronzo, poich la
parola per bronzo (latino aes-aeris,
gotico aiz, antico nordico eir, antico
alto
tedesco er,
da
cui
il
nostro ehern bronzeo) comune
solo al germanico e allitalico. Solo
dopo che gli Italici migrarono al
Sud, i Celti giunsero a diretto

contatto
con
i
Germani
e
condividono appunto con loro la
parola per ferro: gallico isarno,
irlandese iarnn e
gotico eisarn
(Hans
Krahe, Germanische
Sprachwissenschaft, Berlin 1969).
Ma, ancora pi interessante, il
latino presenta una serie di parole
che han riscontro solo nello
scandinavo,
cio
nellantico
nordico. Al latino os corrisponde il
nordicooss bocca di fiume; al
latino sanctus il nordico sattr; al
latino longaevus il nordico longaer;
e altri esempi si potrebbero
addurre. Rudolf Much, che ha
sottolineato questo fatto, ha messo
in rilievo come il latino auster e il
norvegese austr indichino entrambi

il Sud, e non lEst, come nelle altre


lingue indoeuropee, il che in
Norvegia si spiega col particolare
orientamento delle valli. Egli ha
ricordato come tra gli Eruli di
Odoacre fossero anche dei Rugii
originari della Norvegia e si
chiesto se nella preistoria non si sia
verificato
alcunch
d
simile.
Daltronde, gli stessi Goti erano
originari della Svezia.
La cultura dei campi durne e
lo indogermanisches Restvolk
Le affinit europee della lingua
latina
e
il
suo
vocabolario
settentrionale si lasciano spiegare
col
cosiddetto
indoeuropeo nord-occidentale del
Devoto,
ossia
con
quella

caratteristica affinit che si rinviene


tra
italico, celtico,
germanico,
illirico ma anche baltico e slavo.
Questa affinit, secondo il Krahe
quella
dellindogermanisches
Restvolk,
ossia
di
quegli Indoeuropei rimasti
nelle
antiche sedi centro e nordeuropee.
Non qui il caso di ripercorrere
tutte le complesse vicende della
formazione
dellethnos indoeuropeo e della sua
progressiva dispersione. Mi limito a
rimandare
alla
mia Introduzione a Religiosit
indoeuropeadi Hans F. K. Guenther,
dove, chi lo volesse, potr trovare
unampia
discussione
del
problema indoeuropeo.

Baster
accennare
che
lespansione indoeuropea legata
a due grandi movimenti migratori.
Il primo quello della ceramica
cordata
e
delle
asce
di
combattimento
strettamente
intrecciato con quello delle anfore
globulari che raggiunge sia la
Grecia che lAnatolia, sia il Volga
che il Caucaso. A questo primo
movimento, databile tra il 2300 e il
2000 a.C., si deve il distacco dal
ceppo comune di Greci e Ittiti, Traci
e Arii. Il secondo, pi recente, si
colloca intorno al 1250-850 a.C.. E
quello dei cosiddetti campi durne
(Urnenfelder).
Il
focolare
della Urnenfelderkultur
la
Lusazia, e, in genere, il paese tra

lElba e lOder. Verso il 1400 a.C. la


cultura lusaziana si trasforma nella
cultura dei campi durne, che
prende il nome dai sepolcreti a fior
di terra dove le urne si allineano le
une accanto alle altre. Lusanza di
bruciare i morti ha antiche radici
nellEuropa centrale, ma solo ora
assume un carattere organico e
totalitario.
E
una
nuova
espressione di quel culto del cielo e
del fuoco che sta allorigine
della religiosit indoeuropea.
Il simbolismo della Urnenfelderkult
ur si tocca con quello delle incisioni
rupestri scandinave. Verso il 1250
la cultura dei campi durne estesa
ormai a tutto il territorio tra Reno,
Vistola
e
Alpi

esplode

violentemente. Tutta una serie di


armi di foggia centroeuropea, i
sepolcreti durne, monili, fogge,
utensili di fabbricazione austriaca,
tedesca, boema, ungherese, si
diffondono rapidamente verso il
Sud. Ma anche allOvest lo stesso.
I campi durne dilagano nella
regione
francese,
nelle
isole
britanniche, fino in Catalogna. La
migrazione dei campi durne porta
alla
dispersione
dellindogermanisches
Restvolk: Celti ad Ovest, Italici
verso Sud, Illiri verso Sud-Est. In
Grecia, le citt micenee crollano
sotto lurto della Emigrazione
dorica.

I campi durne in Italia


In Italia, lincinerazione fa la sua
comparsa poco prima del 1300 a.C.
nel comasco, nel milanese e sul
Garda. I bronzi connessi con queste
tombe
sono
spiccatamente
mitteleuropei. Che lincinerazione
fosse presente gi in questa epoca
nelle terramare le stazioni su pali
dellEmilia probabile. Certo, i
modelli ceramici richiamano da
vicino esemplari lusaziani. Ma
dopo il 1250 che il fiotto dei campi
durne trabocca nella penisola
appenninica. Dapprima, abbiamo
caratteristiche manifestazioni nella
pianura Padana e solo avanguardie
nellItalia Centrale (Forl-Poggio

Berni, Lamoncello in val di Fiora).


Poi i sepolcreti di Pianello del Genga
(Fabriano), delle acciaierie di Terni,
di Palombara Sabina, Tolfa e
Allumiere forniscono levidenza
duna penetrazione delle genti
incineratrici lungo la valle del
Tevere.
Queste
manifestazioni
vengono comunemente attribuite
ad unepoca intorno al 1050-1000
a.C.. Di poco posteriori sono i
sepolcreti ad incinerazione che
popolano fittamente i Colli Albani.
Nel Veneto, sui Colli Berici, compare
la cultura atestina. Tra il Veneto e il
Lazio, nel bolognese, a Tarquinia,
Vetulonia, e in tutta lEtruria,
fiorisce la cultura detta dal nome

duna localit presso Bologna


villanoviana.
Ma gli incineratori non si sono
fermati nel Lazio. Noto da quasi un
secolo il sepolcreto di Timmari,
presso Matera. E tuttavia solo dopo
lultima guerra si son messi in luce
nuovi sepolcreti a incinerazione a
Torre Castelluccia (Taranto), a
Pontecagnano (Salerno), a Torre
dei Galli (Pizzo Calabro), a Milazzo.
Essi sono destinati a mutare molte
delle idee correnti sulle origini dei
popoli italici.
Gli incineratori trovano lItalia
Centrale occupata dalla cosiddetta
cultura appenninica, le cui origini
si lasciano ricercare fin verso il
1800 a.C. Substrato mediterraneo

e superstrato mitteleuropeo si
mescolano e si condizionano lun
laltro. Sui Colli Albani, dove
lappenninico non esiste, possiamo
attenderci di cogliere con maggiore
purezza il superstrato nordico.
Altrove, dove il substrato ricco e
tenace, lelemento protoitalico
assorbito. Questo appunto il caso
dellEtruria.
La
moderna
archeologia ha fatto giustizia della
favola erodota duna provenienza
del popolo etrusco dalla Lidia. V,
s, in epoca gi tarda, una moda
orientalizzante, ma non dei precisi
ritrovamenti che possano provare
unorigine dallAsia Minore. Il
popolo etrusco, e la lingua etrusca,
sono indigeni. Ci significa per che

la cultura appenninica dellet del


bronzo
non
pu
essere
indoeuropea. Quegli elementi della
cultura delle asce di combattimento
penetrati
fino
in
Toscana
(Rinaldone), fino in Campania
(Gaudo), non possono essere stati
niente d pi che avvisaglie
dindoeuropeismo. Poich se la
cultura appenninica fosse gi italica
donde sortirebbero letrusco, il
piceno di Novillara, e tutti gli altri
tenaci
residui
mediterranei
testimoniati fin in epoca recente?
Lorigine dell'italico, o almeno del
latino, non pu non essere
ricollegata ai campi durne. La
nascita
dellethnos latino
dalla

cultura incineratrice dei Colli Albani


l a dimostrarcelo.
I Colli Albani e Roma
Quattro sono le principali culture
incineratrici nella prima et del
ferro (1000-650 a.C.). La prima
quella atestina, sui Colli Euganei,
matrice della nazionalit veneta. La
seconda quella di Golasecca, nella
Lombardia Occidentale e nel Canton
Ticino. La sua identificazione etnica
incerta. Sulla base di alcune
iscrizioni, si pu parlare duna
parziale indoeuropeizzazione dei
Liguri. Ancora pi complesso il
caso della cultura villanoviana,
estesa dal bolognese alla Maremma
attraverso lUmbria, e sul cui
impianto si sviluppa la fiorente

civilt etrusca. Per la zona toscana


si pu pensare ad un assorbimento
delle correnti italiche da parte del
ricco
substrato
appenninico.
Letrusco ne conserva tracce nel
vocabolario: etrusco usil, sole, si
riconnette
ad
un
indoeuropeo *sauwel,
italico auselo, (nel nome della gens
Aurelia
a
sole
dicta).
Etrusco aisar si
riconnette
al
veneto aisus e ai germanici Asen.
Per la zona umbra bisogner
credere che correnti transadriatiche
attraverso le Marche meridionali
abbiano
sommerso
unarea
protovillanoviana affine a quella
veneta e a quella latina. Le
differenze e le affinit tra umbro e

latino verrebbero spiegate da


questa ipotesi.
Nel Lazio a Sud del Tevere, gli
incineratori trovano un paese
pressoch deserto. I Colli Albani
coperti di foreste -, le bassure del
Tevere, le paludi Pontine non
sembrano avere attratto coloni
dellet del bronzo. Gli insediamenti
degli incineratori si depositano
particolarmente fitti sui Monti
Albani: intorno, la bassura
paludosa. I sepolcreti di Marino,
Albano, Grottaferrata, Frascati,
Rocca di Papa, Castel Gandolfo,
Lanuvio, Velletri, Ardea, Anzio ci
forniscono un quadro esauriente
della pi antica cultura latina. Il rito

quello
mitteleuropeo

dellincinerazione. Fibule, rasoi,


armi, rimandano agli esemplari
austriaci e tedeschi. Lurna a
capanna stata spesso spiegata
con influenze indigene. Ma le urne a
capanna dello Harz e della bassa
Vstola, il nome stesso del Lat-ium,
identico a quello della Lettonia
(Lat-via), e lo stesso nome Roma,
cos
frequente
nella
Prussia
Orientale per designare un luogo
sacro (Rom-uva, Rom-inten), ci
rimandano ad un area venetica
non troppo lontana dal golfo di
Danzica
(sinus
Veneticum).
Niente meno che Giacomo Devoto
ha calcato laccento sulla menzione
di Venetulani nellelenco pliniano
degli antichi popoli del Lazio, e ha

spiegato il nome Rutuli come i


biondi.
***
Passi tratti dal libro Gli Indoeuropei.

Finis Europae
Ogni anno, quando aprile volge alla
fine e il vento di primavera
impolvera le strade, la rumorosa
celebrazione del 25 Aprile ci strappa
dagli
abituali
pensieri
per
richiamare alla nostra coscienza la
tragica fine della guerra. Il crollo
politico e spirituale dellItalia e
dellEuropa. In verit nessuna
occasione pi propizia per
consentirci
di
valutare
adeguatamente
lentit
morale
della catastrofe: le bandiere alle
finestre per celebrare una sconfitta
militare, il giubilo concorde del
partito russo e di quello americano

che, alla distanza di tanti anni,


continuano a rappresentare gli
interessi dei loro padroni contro
linteresse
nazionale
europeo,
lapologia e la celebrazione del 25
Aprile ci strappano dagli abituali
pensieri e ci portano a quelli del
massacro e dellodio civile.
Ma,
al
di
l
dellagiografia
commemorativa,
rimane
la
drammatica
importanza
dellanniversario. Poich la guerra
la cui fine si celebra non fu solo
guerra civile e mondiale ma la
tragedia storica che ha portato alla
detronizzazione dellEuropa e ha
trasferito le insegne del comando
del territorio del nostro continente
alla Russia e allAmerica. Con

questa
tragedia
il
tramonto
dellOccidente,
profetizzato
da
Spengler nel 1917, diviene una
schiacciante, evidente realt.

Un ufficiale dell'esercito mostra a giovani del


Volkssturm l'uso del Panzerfaust.

Vi sono epoche nella storia, spesso


concluse nel breve giro di mesi o di
anni, che ardono da lontano di
inestinguibile chiarore, come isolate

da un cerchio di luce sullopaca


scena della storia del mondo.
Recinti da questa magica cintura di
fuoco uomini ed avvenimenti
riappaiono con irreale lentezza e
ricchezza
di
particolari
come
lestremo profilarsi di costruzioni
inghiottite da un incendio che
divampa allorizzonte in una notte
serena. Sono le epoche cruciali,
quelle in cui langelo della storia
batte con le sue grandi ali a sollievo
o a terrore dei popoli e in cui, nel
volgere di pochi, turbinosi eventi, si
decidono i destini delle civilt.
A queste epoche appartiene la
seconda guerra mondiale, che
segna la lotta estrema dellEuropa
contro la morte politica e si

conclude con la sua lunga,


disperata agonia. In essa ogni
breve episodio si cristallizza nella
memoria dei secoli, ogni figura
subisce una stilizzazione eroica,
ogni battaglia diventa epopea e
mito.
Lagonia dellEuropa lunga. Essa
incomincia allalba del 6 giugno
1944 quando il mare di Normandia,
dun tratto, nereggia di navi.
unarmata navale immensa e
paurosa, la pi grande flotta di tutti
i tempi radunata per rovesciare
sulle difese del Vallo Occidentale
una marea di uomini e di armi.
LAmerica, con le sue forze intatte
ed il suo poderoso potenziale
industriale scaglia centinaia di

migliaia di soldati contro i bastioni


della madrepatria europea. E la
Nemesi storica che si volge contro il
vecchio continente colpevole di non
aver saputo garantire adeguate
possibilit di vita a milioni di suoi
figli e di averli lasciati fuggire oltre
lOceano ad alimentare la forza
della
grande
repubblica
materialistica dei deracins. La
lotta divampa crudele sul bianco
nastro costiero della penisola di
Cotentin. Ogni minuto, ogni ora
rimbomba di paurosi boati, di
schianti mortali: il giorno pi
lungo della guerra, come Rommel lo
aveva chiamato. La difesa impari
ma disperata: Gli uomini della SS
racconter un superstite di parte

americana si gettavano sui nostri


carri armati come lupi sulla preda.
Ci costringevano ad ucciderli anche
quando ci saremmo accontentati di
prenderli prigionieri. il momento
decisivo della guerra: se gli
Americani vengono ributtati a
mare,
se
le
difese
del Westwall tengono, la grande
invasione del continente potr
essere ritentata tra due, tre anni. In
quel
tempo
tutto
potrebbe
cambiare. Ma la schiacciante
superiorit delle forze e il totale
dominio dellaria decidono la lotta.
Se il pensiero ripercorre quegli
avvenimenti si fissa su alcuni
ossessivi dettagli che portano il
segno della fatalit. Cos la mancata

utilizzazione della segnalazione del


controspionaggio
tedesco
che
aveva individuato la parola dordine
dellinvasione diffusa in linguaggio
cifrato dalle emittenti inglesi; cos
lassenza di Rommel, in visita alla
moglie per il compleanno di lei. Ma,
due giorni prima dello sbarco di
Normandia, ben altro presagio si
era mostrato a segnalare sciagura e
fine per lintero continente: la
caduta di Roma. Roma la citt
creatrice della civilt dellOccidente
il 4 giugno era stata occupata dalle
truppe alleate. Pure, sulla via di
Roma, dal lontano gennaio in cui
erano sbarcati nel porto di Anzio, gli
Americani avevano lasciato caterve
di morti. E su questo medesimo

fronte si erano verificati alcuni


oscuri fatti darmi, piccoli nella
cronaca generale della guerra, ma
gravidi di significato per lonore del
nostro popolo: per la prima volta
dopo lotto settembre soldati italiani
avevano combattuto in prima linea
contro linvasore.
In aprile, dopo lincontro con Hitler
a Klessheim, Mussolini aveva
visitato
le
divisioni
italiane
addestrate in Germania. Con giubilo
indescrivibile Mussolini era stato
accolto da un unico grido levatosi
dalle bocche di quei dodicimila
uomini: A Nettuno! A Nettuno!.
Ora quella prima invocazione alla
lotta e al sacrificio aveva trovato
conferma nel sangue. Il battaglione

Barbarigo, insieme ai volontari delle


SS
italiane,
aveva
tenuto
valorosamente il fronte tra Borgo
Piave e il lago Fogliano. Di mille ne
rimasero meno di 400. Ad Ardea e a
Pratica di Mare i giovanissimi della
Folgore compirono prodigi di valore.
Anchessi si fecero uccidere fino
allultimo
uomo
muovendo
allassalto dei cari nemici col
moschetto e, alloccorrenza, anche
col pugnale. Di 980 andati in linea il
31 maggio, il 3 giugno non ne
rimanevano che 30. E questi trenta
eroici disperati, ritirandosi verso
Roma col cuore pieno dangoscia
per la scomparsa dei loro camerati,
ancora trovavano la forza di
fermarsi,
di
piantare
le

mitragliatrici, di scagliare le ultime,


rabbiose raffiche contro il nemico.
Il crollo del Vallo Atlantico e la
occupazione della Francia, portata a
termine per i primi di settembre,
costituirono il primo esempio di
liberazione in grande stile e,
conseguentemente,
la
grande
prova generale del nuovo costume
liberatorio. LEuropa, che ancora
non
aveva
avuto
modo
di
impratichirsi nella nuova moda
politica, trattenne il respiro di fronte
ai
nuovi
orrori,
di
marca
prettamente
democratica.
Oh
libert, quanti delitti si commettono
in tuo nome!: queste parole che
Madame Roland pronunci salendo
alla ghigliottina costituiscono il

miglior commento alla sanguinosa


carneficina con la quale si tent di
distruggere tutti quei francesi che
avevano
collaborato
con
la
Germania per la creazione di un
nuovo ordine europeo. Le vittime,
secondo le dichiarazioni ufficiali di
un
ministro
francese
del
dopoguerra, ascendono a oltre
centocinquemila.
Altri,
innumerevoli, vennero stipati nelle
prigioni rigurgitanti di uomini e di
donne. I volontari antibolscevichi,
che hanno bagnato del loro sangue
la terra di Russia per difendere
lEuropa dal comunismo, subiscono
la crudele vendetta dei copartigiani
rossi che li braccano, li massacrano,
li seviziano. unimmensa tragedia

che prelude a quella che dilagher


in tutta Europa pochi mesi pi tardi.
Tra le vittime della libert sono
alcuni dei migliori ingegni francesi:
gli scrittori Cline e Chateaubriand,
costretti allesilio, Charles Maurras,
che paga con lergastolo la sua
battaglia
contro
il
farisaismo
democratico, Drieu La Rochelle,
suicidatosi per la incapacit di
sopravvivere in un mondo crollato,
Brasillach, fucilato nel febbraio del
45 dopo che, nel settembre
dellanno
precedente,
si
era
costituito per far liberare la madre.
Brasillach non aveva mai svolto una
vera e propria attivit politica, non
era mai stato iscritto a nessun
partito. Ma aveva messo la sua

opera di poeta e di scrittore al


servizio di quella che riteneva la
causa della giovent europea. Nel
carcere egli verga ancora gli ultimi
scritti, i versi degli indimenticabili
poemi di Fresnes: Sento il dolore
del mio paese con le sue citt in
fiamme le sofferenze inflittegli dai
suoi nemici e dai suoi alleati sento
langoscia del mio paese lacerto nel
corpo e nellanima chiuso nella
ferrea trappola della sofferenza.
*****
Intanto, nella torrida estate che
vede la liberazione della Francia, gli
alleati risalgono la penisola italiana
verso la Linea Gotica. Al Nord la
Repubblica Sociale si prepara alla
lotta pi aspra e disperata.

Linvasione del territorio nazionale,


lintensificarsi
del
terrorismo
comunista
richiedono
una
mobilitazione nazionale delle forze
combattenti. Gli iscritti al partito,
dei 18 ai 60 anni, vengono armati.
Nascono cos le Brigate Nere.
Lanima
di
questa
resistenza
accanita, di questo nuovo Fascismo
che ritrovato lo spirito e laudacia
delle squadre dazione, Pavolini.
Giovane, dinamico, interessato ai
problemi della cultura e scrittore
egli stesso, Pavolini, che proviene
da una delle migliori famiglie
fiorentine,
incarna
lenergia
disperata dellultima battaglia, la
volont della lotta ad oltranza. lui
che organizza i fascisti di Firenze

per lestrema resistenza nella citt.


A
Firenze,
sgomberata
dai
Tedeschi, i franchi tiratori fascisti
resistono per una settimana.
Uomini, donne, fanciulli, sparano
dai tetti sugli alleati e sui comunisti.
Dopo la fine della guerra un ufficiale
americano, chi gli chiede quale citt
italiana gli sia piaciuta di pi,
risponder: Firenze, perch
lunica citt dove ho veduto degli
italiani che hanno avuto il coraggio
di spararci addosso. Malaparte
dedicher
unindimenticabile
pagina de La Pelle alla descrizione
della fucilazione di franchi tiratori e
franche tiratrici fiorentine, ragazzi e
ragazze di quindici o sedici anni che
muoiono
beffandosi
dei
loro

carnefici
gridando:
Viva
Mussolini!. lunica pagina pulita
e luminosa in quel libro cos
tetramente sudicio e opaco, lunica
nella quale il nome italiano esca
onorato.
Ma la grande, paurosa minaccia
incombe da Oriente. Dalle tragiche
giornate
di
Stalingrado
il
bolscevismo ha continuato la sua
inarrestabile marcia verso Ovest.
Nellestate del 44 esso forza le
porte orientali dEuropa e dilaga nei
Balcani.
Il
tradimento
della
Romania e delle Bulgaria permette
ai sovietici di congiungersi con le
bande di Tito e di entrare a
Belgrado il 22 ottobre. Pochi giorni
prima, il 15, mentre i Russi

forzavano i passi dei Carpazi,


Horthy aveva chiesto un armistizio.
Fulmineamente
i
Tedeschi
ristabiliscono
la
situazione
formando un governo capeggiato
dal maggiore Szalazy, il condottiero
delle Croci Frecciate, sostenitore
della resistenza allultimo sangue
contro le orde sovietiche che
dilagano
in
tutta
lUngheria,
bruciando,
saccheggiando,
stuprando. Contemporaneamente
le
truppe
sovietiche
hanno
continuato la loro avanzata nel
settore nord del fronte orientale. Ad
agosto hanno occupato il sobborgo
orientale
di
Varsavia,
Praha,
separato dalla Vistola dal resto della
citt.
Nella
capitale
polacca

divampa la rivolta. Essa sar


miseramente
schiacciata
dai
Tedeschi
sotto
lo
sguardo
impassibile dei Russi che, di l dal
fiume, assistono con soddisfazione
al massacro delle ultime forze
borghesi polacche. In settembre e
in ottobre si compie la tragedia dei
paesi baltici, rioccupati dai Russi.
Ben trecentomila profughi seguono
la ritirata delle armate tedesche
mentre le forze superstiti della
Wehrmacht si trincerano in una
sacca in Curlandia.
La guerra divampa ormai alle
frontiere della Germania mentre le
citt tedesche ardono, notte e
giorno, in un continuo rogo di
bombe. Ma la volont di resistenza

incrollabile. Gli alleati insistono


nelloffrire linconditional surrender.
Dallaltra parte i Russi hanno
eloquentemente chiarito le loro
intenzioni
massacrando
fino
allultima
donna
e
allultimo
bambino la popolazione del primo
villaggio tedesco caduto nella loro
mani. La risposta a tutto ci sono le
V1 e le V2, le micidiali armi nuove
che portano il nome della vendetta
(Vergeltung 1 und 2) e che volano
oltre la Manica come frecce di
fuoco. Di fronte alla minaccia
dinvasione del suolo della Patria si
decreta la mobilitazione totale.
Nasce cos il Volksturm, luragano
di popolo nelle cui fila combattono
vegliardi e giovinetti. Il 2 ottobre gli

Americani giungono davanti alla


prima citt tedesca, Aquisgrana.
Allintimazione
di
resa
il
comandante della piazza risponde
che una citt dove sono stati
incoronati 14 imperatori tedeschi
non si arrende senza lonore di un
combattimento. La lotta divampa
per venti giorni. Nel centro della
citt le SS si sacrificano fino
allultimo uomo per permettere la
ritirata
dei
difensori
e
la
ricostituzione di un fronte sulla Roer
che regger per ben 4 mesi. Dalle
citt arse, dalle vie ingombre di
cariaggi e di feriti, dalle profonde
foreste germaniche si leva ancora
linno
dei
giovani
hitleriani:
Tremano le fradice ossa del

mondo di fronte alla grande


guerra ma noi continueremo a
marciare anche quanto tutto ci
cadr intorno in pezzi.
Pure, nel tumulto della guerra, la
fine del 1944 arreca un poco di
sollievo, un momento di tranquillit
insperata, di nuova speranza. La
fortezza europea stata invasa ma
sul fronte della Vistola, sulla linea
Sigfrido, sulla Gotica, in Ungheria la
situazione tende a stabilizzarsi. Il
mondo si copre di un manto di neve
che, come il cielo nebbioso che
impedisce il volo ai bombardieri
alleati,
sembra
distendersi
a
sollievo e protezione dellEuropa.
Sono ancora possibili giornate di
speranza, di euforia, come quella in

cui Mussolini parla a Milano, al


Teatro Lirico. Alluscita, una folla
indescrivibile gli intorno, lo saluta
col braccio levato, si accalca
gridando enfaticamente Duce,
Duce!. lultimo discorso di
Mussolini e lultimo trionfo. Egli ha
parlato
con
moderazione
e
fermezza,
ha
illustrato
le
realizzazioni della Repubblica, ha
polemizzato coi Tedeschi. Leco
immensa in tutta lItalia che deve
ammettere che il Fascismo
riuscito riuscito a superare la crisi
del 1943, che ha ancora uomini
echances, e che, soprattutto, pu
ancora affascinare i giovani.
Ma ben altra speranza viene dal
fronte occidentale. Un giorno di

dicembre lesercito tedesco, che


tutti danno per spossato e
boccheggiante,
passa
violentemente alloffensiva. Le SS
escono dalle loro buche nevose e
travolgono
le
sorprese
ed
impreparate difese americane. la
battaglia delle Ardenne, il canto del
cigno della Wehrmacht. Obbiettivo,
Anversa, il grande porto belga
senza il quale gli Americani non
potrebbero continuare loffensiva
contro la Germania. la estrema,
geniale mossa di Hitler, che tenta di
ripetere la manovra del 1940, la
frattura del fronte nemico e
linsaccamento di una parte di esso.
Per
questultima,
disperata
sorpresa si provveduto al

possibile
e
allimpossibile.
Skorzeny, il leggendario liberatore
di Mussolini, passa le linee con
soldati travestiti da americani
cambiando i cartelli stradali e
creando lo scompiglio nelle retrovie
nemiche. Per un istante il sole della
vittoria risplende ancora sulla rossa
bandiera crociuncinata. Ma
lultimo barbaglio di un astro
cadente. Presto la schiacciante
superiorit
nemica
ristabilir
lequilibrio.
cos che, al principio del 1945, si
leva il sipario sullultimo atto della
tragedia europea. Simbolicamente
la prima citt martire Budapest,
circondata il 24 dicembre e
assediata fino al 20 febbraio. Le

Croci Frecciate versano il loro


sangue a fianco dei militi tedeschi.
da quel sangue che nascer la
scintilla della rivolta del 1956. Poi
la volta delle provincie orientali
tedesche, raggiunte dalloffensiva
sovietica del 12 gennaio 1945.
Il Gauleiter slesiano Hanke aveva
battezzato
i
lavori
difensivi
apprestati
contro
i
Russi
Unternehmen
Barthold,
loperazione Barthold, dal nome del
leggendario margravio tedesco che
ferm i Mongoli in Slesia. Ora sono
veramente le nuove orde di Gengis
Khan quelle che vengono avanti. La
guerra sembra ritornata ai tempi
primordiali, quando lo stupro e il
saccheggio erano il premio del

vincitore.
Soldati
dellArmata
Rossa! scrive in un proclama
propagandistico il raffinato letterato
ebreo Ilija Ehrenburg prendete le
donne tedesche, umiliate il loro
orgoglio razziale!. Mai nessun
invito fu pi fervidamente preso sul
serio. Anche le bambine vengono
ripetutamente violentate da dieci,
venti soldati fino a morire di
dissanguamento. Di fronte ad un
cos efferato nemico ogni vilt, ogni
ritirata, un crimine intollerabile.
In Italia il terrore slavo infuria sul
Carso. Militari e civili vengono
seviziati, uccisi gettati nelle cupe
voragini dette foibe. Ancora adesso
quella terra restituisce gli scheletri
dei giustiziati, luno incatenato

allaltro col filo spinato, il vivo


accanto al morto che col suo peso
trascinava il compagno nellabisso.
alla Repubblica Sociale che spetta
lorgoglio
di
aver
compiuto
lestrema difesa dellitalianit della
Venezia Giulia. Negli ultimi giorni di
sfacelo i militi fascisti si dirigono
verso il fronte orientale per tentare
di salvare il diritto dellItalia in
quelle terre.
Siamo ormai allepilogo. Il 20 aprile,
giorno del suo cinquantaseiesimo
compleanno, Adolf Hitler ha preso
la
drammatica
decisione
di
rimanere a Berlino fino alla fine. I
manifesti
annunciano
alla
popolazione, ignara della sua
presenza in citt, che il Fhrer a

Berlino, il Fhrer rimarr a Berlino,


il Fhrer difender Berlino fino al
suo ultimo respiro. Il 23 tutte le
sirene suonano: i Russi sono
penetrati nei quartieri orientali della
citt. Incomincia lultima battaglia.
I giovani hitleriani, in calzoni corti,
si gettano sui carri nemici.
Particolare significativo: gli ultimi
difensori della Cancelleria del Reich
non sono tedeschi ma i norvegesi
della divisione SS Nordland e i
francesi della Charlemagne. Il 30
aprile Hitler si uccide. Il rogo
divampa nel cortile della Cancelleria
mentre gli ultimi fedeli alzano il
braccio nel saluto. Il giorno
seguente lo seguir Goebbels con la
moglie e i figli. Lascia scritto:

Credo che in un momento come


questo la nostra causa abbia
bisogno di esempi pi che di
uomini.
Anche per lItalia giunta lora della
sua pi grande tragedia storica. Gli
alleati dilagano ormai oltre la Linea
Gotica, invano contrastati dai
soldati repubblicani sul Senio e sul
Reno. Le bande partigiane possono
finalmente scendere al piano per
mietere i frutti dellaltrui vittoria.
Frutti di sangue. La parola dordine
Uccidete il fascista ovunque lo
trovate. Lo sterminio dei fascisti
sempre legittimato anche quanto si
tratta dei 120 allievi diciassettenni
della Guardia Repubblicana di
Oderzo, arresisi pattuendo di aver

salva la vita, o dei prigionieri di


Schio,
uccisi
a
tradimento
allinterno del carcere. Non
disordinato tumulto o ira di popolo
ma
una
sistematica,
precisa
disposizione del partito comunista
che vuole sbarazzarsi per tempo di
tutti gli uomini che possano ancora
lottare per impedirgli di prendere il
potere. Gli ultimi difensori della
Repubblica Sociale, sorpresi dalla
catastrofe e dal tradimento dei
comandanti tedeschi in Italia, che si
arrendono
separatamente
agli
alleati,
vengono
catturati,
disarmati, fucilati. Nel caos finale
risplende il miraggio della ridotta in
Valtellina,
dellultima
battaglia
combattuta tra le nevi eterne delle

Alpi. Ma il destino ha deciso le sorti


dei capi fascisti e del Duce. Essi
condividono il martirio degli oscuri
60.000
assassinati
in
questa
settimana di passione. Mirate al
petto!: queste le ultime parole di
Mussolini trapelate dal silenzio
ufficiale imposto dai dirigenti
comunisti agli esecutori materiali
della fucilazione.
***
Brano tratto da Le ultime ore
dellEuropa, Edizioni Ciarrapico,
Roma 1976.