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HEGEL

(1770-1831)

La filosofia di Hegel considerata il punto di arrivo dellidealismo, che caratterizz let romantica.
INTELLETTO E RAGIONE:
Nel 1801 pubblic il suo primo scritto Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, in cui
mette a confronto i risultati della riflessione filosofica di Fichte e Schelling.
Hegel stabilisce una distinzione fondamentale tra intelletto e ragione.
Lintelletto una facolt precisa con unidentit ben delineata: la facolt della determinazione della
distinzione. Se lintelletto esprime in s un potere conoscitivo di questo tipo, allora il sapere conquistato
dallintelletto un sapere scisso.
Ci che non viene realizzato lunit della conoscenza: questa poteva essere conquistata da un sapere che non
fosse soggetto alla scissione, pertanto attraverso la :permette quindi di recuperare lunit del reale poich svolge
un azione di riunificazione.
Ne deriva un bisogno di raggiungere lassoluto. Questo, afferma Hegel, non pu essere realizzato secondo le
strade indicate da Fichte e Schelling.
- Fichte aveva affermato la non conciliazione dellIo con il non-io. Il problema per Hegel era che Fichte non
aveva dato seguito e sviluppo allopposizione tra i due.
Questa non conciliazione era nociva alla riflessione filosofica che desiderava perseguire lassoluto, poich si
trattava di uno sviluppo infinito che non raggiungeva mai una soluzione. Fichte aveva elaborato quindi un
cattivo infinito.
- Jacobi e Schleiermacher avevano invece tentato di superare la scissione e conquistare la pienezza del reale
seguendo una strada discutibile: erano ricorsi alla fede, allintuizione e il sentimento.
In tal modo, per Hegel, la scissione non viene risolta, bens cancellata (andando oltre la conoscenza).
- Schelling considerava lassoluto come ununit indifferenziata, cio unassenza di determinazioni.
Per Hegel questo significherebbe che non vi alcun sapere dellAssoluto, che finisce per identificarsi con il
nulla.
LASSOLUTO HEGELIANO:
Per Hegel lassoluto lunit di soggettivo e oggettivo, mediata dal processo dialettico. E quindi lunit di
quanto espresso separatamente da Fichte (impostazione soggettiva) e da Schelling (impostazione oggettiva).
Oggetto e soggetto si configurano come momenti parziali dellintero (= unit del reale), entro il quale sono
confinati. Hegel ritiene, infatti, che lassoluto vada inteso come realt unitaria, entro la quale le differenze siano
riconosciute e mantenute.
LA DIALETTICA:
Per Hegel la dialettica ha un significato sia logico, relativo al suo procedere corretto, sia ontologico, poich la
realt intimamente dialettica.
La dialettica un processo trialico:
1 FASE quella della determinazione: il movimento iniziale e lintelletto pone la determinazione in maniera
assoluta (senza contaminazioni). Viene affermata una tesi, in cui le idee sono fissate rigidamente (riprendendo
due principi logici di identit e non contraddizione di Aristotele).
2 FASE quella della negazione della determinazione: Viene formulata una antitesi: la tesi precedente viene
negata con il passaggio ad un altro concetto, che costituisce lopposto del primo.
3 FASE quella della negazione della negazione: avviene un superamento delle opposizione, che porta alla
luce lunit delle determinazioni o unit dei contrari. Si tratta di una sintesi, che unifica la determinazione e la
negazione. Ci avviene attraverso una comprensione di entrambe. Consiste nel togliere e conservare la verit
della tesi e dellantitesi.
LA LOGICA DIALETTICA:
Hegel rifiuta ogni riduzione del pensiero filosofico alla forma della proposizione, intesa come attribuzione di un
predicato ad un soggetto (entrambi dotati di un significato determinato).
Per Hegel il soggetto passa interamente nel predicato, che ne esprime lessenza; lo stesso vale per il
predicato, che trova nel soggetto la propria essenza.
La logica tradizionale Aristotelica si basava su tre principi: identit, non contraddizione e terzo escluso (= o
vero o falso, non esistono altri criteri).
Hegel supera la logica tradizionale nella seconda fase del processo dialettico. Egli compie il superamento di una

determinazione specifica e della logica tradizionale, la quale non permetteva di passare allopposto perch ogni
cosa uguale a se stessa.
Allo stesso modo, anche la terza fase (che rappresenta ununit di opposti) va contro i principi della logica
tradizionale.
LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO:
Si tratta dellopera pi importante, che segna la fine del periodo di jena e la rottura con Schelling.
La Fenomenologia dello Spirito un romanzo filosofico in cui il protagonista lo spirito, seguito mentre
ascende alla forma pi pura e completa della consapevolezza di se stesso.
Lo spirito raggiunge la consapevolezza dopo una serie di travagliate vicende, e il suo cammino si sviluppa per
stadi, dette anche figure o forme di coscienza unilaterali: la coscienza, lautocoscienza, la ragione, lo spirito ed,
infine, lassoluto.
Lo spirito si mette in gioco per superare i propri limiti in un processo di crescita continuo. In questo
processo ogni negativo positivo: ovvero le esperienze dure ma significative dello spirito per giungere al
cospetto dellassoluto sono un processo formativo.
Il procedimento attraverso cui lo spirito raggiunge lassoluto il processo dialettico, in cui i vari gradi sono
presi in considerazione in un complesso unitario (il vero lintero): inizialmente compie un passo (prima
fase), poi per ottiene una negazione, poich la realt pronta ad ostacolare la strada (seconda fase). Tuttavia
infine lo spirito riesce a superare la contraddizione (terza fase).
LA STRUTTURA DELLOPERA:
Lopera si divide in quattro sezioni: coscienza, autocoscienza, ragione e spirito.
La coscienza si manifesta come certezza sensibile, come percezione ed infine come intelletto.
La certezza sensibile sembrerebbe essere la forma pi piena di conoscenza, ma non cos. Si attua credendo
di avere a che fare con il mondo esterno, attraverso le sensazioni (tesi). Tuttavia queste non riescono a dare una
conoscenza immediata di tutto il mondo esterno (antitesi): pertanto si tratta solo di un insieme di sensazioni che
producono un questo indefinito (sintesi).
La certezza sensibile quindi da luogo ad una realt ed una coscienza parziale e limitata, in cui subentra la
percezione.
La percezione linsieme delle sensazioni (tesi). Tuttavia questa unit precaria, e tende a sfaldarsi perch
ogni assetto da luogo ad unidea opposta di molteplicit di esperienza diverse (antitesi). La contraddittoriet di
questa figura sta nel fatto che il suo oggetto al tempo stesso uno e molteplice.
Lintelletto colui che interviene nelle mediazioni. Esso analizza il fenomeno, capendo che quello che
vediamo non loggetto, ma solo il modo in cui esso ci appare. Si arriva dunque allo stadio di autocoscienza.

Lautocoscienza risulta tale solo se riesce a farsi riconoscere da unaltra autocoscienza. Inizialmente luna
esclude laltra: si tratta di un non-io che accentra tutto su di s. In tal modo lautocoscienza lotta con laltra, e
tale lotta porta alla vittoria del pi forte.
AUTOCOSCIENZA SERVILE-SIGNORILE: RAPPORTO SERVO-PADRONE
Nella lotta tra autocoscienze la pi forte a prevalere, cio quella in grado di condurre la lotta fino allestrema
conseguenza. Si delineano quindi due figure: il servo e il padrone.
Il signore risulta tale grazie al riconoscimento da parte del servo che, schiacciato dallaffermazione
dellautocoscienza del padrone, viene ridotto in schiavit.
La schiavit consiste nella costrizione di effettuare il lavoro per la propria utilit. Il lavoro effettuato dal servo
consiste nella produzione di beni di utilit pratica: questi rendono possibile la trasformazione della realt e un
rovesciamento di ruoli. Il lavoro diventa, infatti, un mezzo di riscatto del servo, che si accorge di essere
fondamentale per il padrone.
Vi dunque una mutazione del rapporto servile-signorile: sar ora il servo a primeggiare grazie alla
consapevolezza della propria autocoscienza e il riconoscimento della propria libert, data dal lavoro stesso.
CONCETTO DI LAVORO PER HEGEL: il lavoro per Hegel oggettivazione delluomo nella natura. Attraverso il
lavoro, la coscienza (sino allora serva del padrone) riversa la propria spiritualit nella natura stessa.

Inoltre, loggettivazione alienazione (cessare parziale del proprio essere) e si tratta di una tappa necessaria
per il riconoscimento della propria coscienza.
LA FIGURA DELLO STOICO E DELLO SCETTICO
Una volta riconosciuta la propria autocoscienza e libert, necessario superare il dualismo tra uomo e natura, in
quanto vi unit nelluomo stesso. Si apre quindi la figura del saggio stoico: egli cerca di conquistare la realt
nei confronti di ci che lo circonda (la natura).
Nello stoicismo, lautocoscienza, che pretende di svincolarsi dalla realt, raggiunge solo unastratta libert
interiore. Infatti i condizionamenti del mondo esterno rimangono, per cui la realt esterna non affatto libera.
Lo scettico, invece, colui che pretende di mettere in dubbio il mondo esterno da cui lo stoico si sente
(ingenuamente) indipendente.
Cos facendo, tuttavia, ci che nella figura servo-padrone era scisso in due autocoscienze, ora riconosciuto
come scissione interna alla singola coscienza: mentre essa afferma la non-verit del mondo (per non lasciarsi
ingannare), segnala contestualmente la propria impotenza (= contraddizione).
FILOSOFIA MEDIEVALE O INFELICE
Si giunge, infine, a quella che viene definita filosofia medievale o infelice: la contrapposizione tra infinito e
finito/ vero e non vero (posta nello scetticismo) raggiunge il suo culmine. Si cerca infatti di affermare il vero,
partendo per dal presupposto che tutto ci che vero non vero.
Si tratta di una contraddizione tipica del Medioevo, in cui la coscienza umana rivolta al divino, ma rispetto ad
esso si sente il nulla, in quanto sua debitrice. La devozione verso il divino riesce a superare gli ostacoli, cos che
la coscienza possa infine riconoscersi nellassoluto.
La ragione: lautocoscienza si riconosce nellassoluto, ma necessita di essere legittimata. Perci ha bisogno
della ragione, che si divide in ragione osservativa e attiva. La prima individua leggi nella natura, e dunque fa
capo al mondo sensibile.
La ragiona attiva invece si distacca dalla realt sensibile cercando una conoscenza individuale pi profonda.
Vi infine un ultimo stadio che fa capo alla ragione ovvero lo spirito oggettivo o eticit. Esso comprende le
istituzioni storico-politiche che reggono un popolo e nel quale si realizza la ragione. Lo stato rappresenta il
senso della vita dellindividuo e fare il bene significa operare in esso.

LESTETICA HEGELIANA:
Lestetica Hegeliana si basa sullidea di bellezza che non si esprime in natura. Il regno della natura anche
quello dellalienazione, quindi la natura presenta in maniera imperfetta i caratteri che rendono possibile la
nascita della bellezza: la libert e lidealit.
Lopera darte dunque una creazione dello spirito, e quindi delluomo. Egli porta con se un determinato
contenuto razionale (lidea) in una precisa forma particolare (struttura dellopera): raggiunge la perfezione con
lequilibrio tra le parti.
FASI DELLATTIVITA ARTISTICA
Lattivit artistica attraversa tre grandi fasi, che hanno una collocazione temporale e spaziale ben definita.
Inoltre si distinguono per il modo di rapportarsi allassoluto, di cui hanno saputo dare vita a rappresentazione
via via pi adeguate.
Nel percorso di avvicinamento allassoluto troviamo larte simbolica, classica e romantica.
- Arte simbolica: si assiste ad una prevalenza della forma sul contenuto, che per Hegel non risulta adeguato
perch si presenta come simbolo e quindi non interamente contenuto nella forma particolare. Questo tipo di
arte risulta squilibrata.
- Arte classica: la forma e il contenuto coincidono; si ritorna cos ad una situazione di equilibrio. Larte classica
infatti lo specchio della perfetta armonia tra uomo e natura.
- Arte romantica: con lavvento del Cristianesimo, lo spirito di ritira nellinteriorit. La forma particolare non
risulta in grado di rappresentare materialmente il contenuto (cio lidea infinita di Dio). Si ritorna dunque ad
una situazione di squilibrio.
SMATERIALIZZAZIONE E MORTE DELLARTE
La smaterializzazione dellarte si esprime in pittura, in musica e soprattutto in poesia, poich essa risulta
maggiormente incorporea. La morte dellarte consiste invece nellincapacit di esprimere lassoluto: larte non

pi in grado di rispondere alle profonde esigenze spirituali umane.