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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale ha
pronunciato la seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello n. 958/2007, proposto dalla
ITALCEMENTI S.p.A.,
con sede in Bergamo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e
difesa dagli avv.ti Riccardo Villata, Andreina Degli Esposti e Giuseppe Mazzarella, presso
il cui studio in Palermo, via Caltanissetta n. 1, elettivamente domiciliata;
contro
lASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIANA e la
REGIONE SICILIA, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro-tempore,
rappresentati e difesi dallAvvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici
in via Alcide De Gasperi n. 81, sono per legge domiciliati;
e nei confronti
- della PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO, in persona del Presidente pro-tempore,
non costituita in giudizio;
- del DIPARTIMENTO ARPA PROVINCIALE DI PALERMO, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, non costituito in giudizio;
per l'annullamento
della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - sede di Palermo (sez. I) - n. 1156, del 19 aprile
2007.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dellAvvocatura dello Stato per lAssessorato
regionale territorio e ambiente e per la Regione Sicilia;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il Consigliere Raffaele Maria De Lipsis;

Uditi alla pubblica udienza del 22 aprile 2009 lavv. R. Villata per la societ appellante e
lavv. dello Stato Tutino per le amministrazioni regionali appellate;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO
I) Con ricorso proposto innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia la
societ Italcementi S.p.A impugnava la determinazione n. 482383 del 25 luglio 2006, con la
quale lAssessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana aveva diffidato la
ricorrente dal: a) continuare ad apportare modifiche allimpianto ed al ciclo produttivo in
assenza della preventiva comunicazione alle Autorit competenti, b) continuare ad utilizzare
il pet-coke come combustibile, ed a svolgere attivit che diano luogo alla produzione di
emissioni diffuse di tale composto.
Con motivi aggiunti la ricorrente impugnava, altres, la determinazione assessoriale
n. 60837 del 18 settembre 2006, nella parte in cui dichiarava che luso del pet.coke
dovrebbe essere oggetto di apposita istanza da prodursi ai sensi dellart. 269 del d. lgs.
152/2006.
Esponeva linteressata di gestire da lungo tempo uno stabilimento industriale adibito
alla produzione di cemento in Comune di Isola delle Femmine - per il quale era in possesso
sin dal 1994 di autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r. 203/1988 e di avere gi
richiesto il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale ex DD.Lg.s nn. 372/1999 e
59/2005 - e che i menzionati atti venivano impugnati allesito di alcuni controlli effettuati
nel suo stabilimento, a seguito dei quali cera stata la segnalazione di presunti episodi di
inquinamento atmosferico. Deduceva le seguenti censure:
1) Violazione dellart. 15 d.p.r. n. 203/1988.
Secondo la ricorrente, non ci sarebbe stata alcuna modifica nello stabilimento o
innovazione nel processo produttivo suscettibile di comunicazione e/o nuova
autorizzazione.
2) Violazione degli artt. 15 e 16 d.p.r. n. 203/1988.
Anche luso del pet-coke risaliva ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione
ex d.p.r. n. 203/1988, n era necessaria alcuna comunicazione e/o autorizzazione al suo
utilizzo neppure a seguito della sopravvenienza del D.P.C.M. 2 gennaio 1995.
3) Violazione del D.Lgs. n. 152/2006.
Il D.Lgs. n. 152/2006 (artt. 267, co. 3, e 269, co. 1) fa salva la disciplina relativa alla
A.I.A., e quindi anche la disciplina transitoria prevista in attesa del rilascio del nuovo titolo
autorizzativo; esso prevede comunque che ladeguamento avvenga secondo un calendario
ampiamente dilazionato nel tempo e che la diffida a cessare eventuali irregolarit fissi un
adeguato termine.

Con ricorso per motivi aggiunti la societ ha impugnato anche la nuova


determinazione assessoriale con la quale venivano preannunziati ladeguamento e la
regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformit rilevate, ad
eccezione del rilievo relativo alluso del pet-coke, per il quale ne viene ribadito il divieto di
utilizzazione in attesa del conseguimento della autorizzazione ex art. 269 D.Lgs. n.
152/2006.
Con riferimento a tale specifico, residuo, profilo la societ ricorrente reiterava
sostanzialmente le censure di cui ai precedenti punti sub 2) e 3) e formulava domanda di
risarcimento danni in relazione al pregiudizio asseritamente subito per effetto della avvenuta
sostituzione del carbone al pet-coke nel processo produttivo.
II) Ladito TAR - sede di Palermo (sez. I) - con decisione n. 1156, del 19 aprile 2007, in
parte dichiarava improcedibile il ricorso principale e, in parte lo respingeva, mentre
respingeva interamente il ricorso per motivi aggiunti.
Impugna la citata sentenza la soccombente societ, evidenziando, preliminarmente,
come - contrariamente a quanto affermato dal TAR nella gravata decisione - essa abbia
tuttora interesse nonostante lavvenuto rilascio dellautorizzazione integrata ambientale
da parte dellAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente, che consente lutilizzo del petcoke nel ciclo produttivo dello stabilimento di Isola delle Femmine . Ci in quanto la
societ: pur non intendendo formulare alcuna richiesta risarcitoria, vuole che sia
ripristinata la sua immagine, pregiudicata ingiustamente dal provvedimento
dellAmministrazione .
Inoltre, la societ si dilunga a chiarire la natura del pet-coke, quale combustibile
solido, appartenente alla famiglia del carbone nonch i motivi che hanno indotto i
cementifici a servirsene, insistendo per la legittimit del suo impiego nello stabilimento
quale logica conseguenza della indiscussa riconducibilit di tale sostanza al novero dei
combustibili solidi e, pertanto, allambito dei combustibili autorizzati dal D.A. n. 292/17 del
17 marzo 1994 .
Conclude la ricorrente affermando che nessuna fonte normativa o regolamentare,
ivi incluso il D.M. 2 ottobre 1995, imponeva ai soggetti titolari di precedenti autorizzazioni
di integrare la domanda a suo tempo presentata e, pertanto, corretta la possibilit
della societ di avvalersi del regime transitorio discendente dallavvenuta presentazione
dellistanza per il rilascio dellAutorizzazione Integrata Ambientale, presentata in data 27
agosto 2004 .
Infine, la ricorrente insiste affinch sia dichiarato illegittimo loperato
dellAmministrazione, laddove - in violazione dellart. 278, comma 1, lett. a) d. lgs.n.
156/2006 - non ha assegnato alcun termine, imponendo allItalcementi limmediata
cessazione dellutilizzo del pet-coke .
Si costituiva lAssessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, che
concludeva per linammissibilit e/o il rigetto dellappello.
Nella camera di consiglio del 22 aprile 2009 il ricorso stato posto in decisione.

DIRITTO
1) La societ odierna appellante, che gestisce da lungo tempo uno stabilimento industriale
adibito alla produzione di cemento in Comune di Isola delle Femmine - per il quale era in
possesso sin dal 1994 di autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r. 203/1988 e in
relazione al quale aveva gi richiesto il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale
ex DD.Lg.s nn. 372/1999 e 59/2005- aveva impugnato in primo grado il provvedimento,
con cui lAssessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana aveva diffidato la
ricorrente dal: a) continuare ad apportare modifiche allimpianto ed al ciclo produttivo in
assenza della preventiva comunicazione alle Autorit competenti, b) continuare ad utilizzare
il pet-coke come combustibile, ed a svolgere attivit che diano luogo alla produzione di
emissioni diffuse di tale composto.
I primi giudici - nel rigettare il gravame - evidenziavano che loriginaria
autorizzazione n. 292/17 rilasciata nel 1994 alla societ ex d.p.r. n. 203/1988 non prevedeva
espressamente luso del pet-coke, limitandosi alla generica indicazione delluso di olio
combustibile o combustibile solido o una miscela di combustibili solidi, ed indicava, altres,
specifici limiti di emissioni da rispettare. Pertanto, lutilizzo del pet-coke nello stabilimento
di Isola delle Femmine non poteva essere ritenuto come autorizzato ex D.P.R. n. 203/1988,
con la conseguenza che la societ non avrebbe potuto neppure avvalersi del regime
transitorio discendente dallavventa presentazione dellistanza per il rilascio
dellAutorizzazione Integrata Ambientale (AIA), ai sensi dei DD.Lgs. nn. 372/1999 e
59/2005.
Tali conclusioni non trovano concorde lodierna appellante, la quale, premesso che:
il presente giudizio riveste tuttora interesse per Italcementi, nonostante il rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale, che consente lutilizzo del pet-coke nel ciclo
produttivo dello stabilimento di Isola delle Femmine e che la societ, pur non
intendendo formulare alcuna richiesta risarcitoria, vuole che sia ripristinata la propria
immagine, pregiudicata ingiustamente dal provvedimento dellAmministrazione, anche al
fine di evitare il radicarsi di convincimenti erronei relativamente allutilizzo del petcoke , espone, anche con riferimento alla letteratura scientifica di settore, le sue
considerazioni sulla natura e sullutilizzo del pet-coke come combustibile primario e solido,
da privilegiare talora anche su altri combustibili, come il carbone e gli oli minerali e
conclude che essa, contrariamente a quanto affermato dal TAR, utilizza il pet-coke in forza
di regolare provvedimento autorizzatorio. Ci in quanto allepoca della presentazione della
domanda da parte della Italcementi (1993), la normativa di riferimento in materia era
costituita dal D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, il quale nulla disponeva in merito alla
tipologia di combustibili di cui era consentito lutilizzo negli impianti industriali soggetti ad
autorizzazione; di conseguenza, alla richiedente non incombeva alcun onere di specificare il
tipo di combustibile solido impiegato n lAmministrazione - ancorch informata
dellutilizzo di tale tipologia di combustibile - aveva mai richiesto allinteressata di integrare
la domanda a suo tempo presentata.
La tesi dellappellante non merita condivisione.
2) Non in contestazione tra le parti che loriginaria autorizzazione del 1994 non
comprendesse anche luso del pet-coke, di tal ch - intervenuta la nuova classificazione di

tale materiale e sopravvenute le specifiche indicazioni concernenti il suo eventuale utilizzo


come combustibile solido (in particolare il D.P.C.M. 2 ottobre 1995) - era obbligo della
societ comunicare con tempestivit il dato allAmmini-strazione di tutela ambientale.
Tale elemento di conoscenza risulta fornito allAssessorato regionale competente
soltanto nel 2004, in sede di richiesta di rilascio dellA.I.A., ai sensi dei citati DD.Lgs. nn.
372/1999 e 59/2005 e, successivamente, verificato nel corso di controlli effettuati nello
stabilimento della societ.
Pertanto, sotto tale profilo, appare corretto il provvedimento gravato in prime cure,
col quale lodierna appellante stata diffidata dal continuare ad utilizzare il pet-coke come
combustibile, ed a svolgere attivit che diano luogo alla produzione di emissioni diffuse di
tale composto.
2.1) N pu indurre a diversa conclusione losservazione dellItal-cementi, secondo cui la
societ avrebbe potuto avvalersi del regime transitorio discendente proprio dallavvenuta
presentazione dellistan-za per il rilascio della menzionata A.I.A.
Come correttamente evidenziato dal TAR, lart. 17 del richiamato D.Lgs. n. 59/2005,
secondo il quale le disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla vigente
normativa in materia di inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, si applicano fino a
quando il gestore si sia adeguato alle condizioni fissate nell'autorizzazione integrata
ambientale non pu essere interpretato nel senso di validare indiscriminatamente e
cristallizzare le autorizzazioni esistenti ai fini della prosecuzione di attivit anche
difformi, o comunque non specificatamente previste, da detti titoli; esso, invece, prevede la
permanente vigenza del regime autorizzatorio preesistente, ivi compresa la eventuale
necessit di adeguamento/aggiornamento delle autorizzazioni esistenti ai cicli produttivi in
atto.
Ne consegue che possono ritenersi prorogati soltanto i regimi in corso, in regola
con le autorizzazioni normativamente richieste per gli impianti che producono emissioni (e,
nella specie, come dianzi evidenziato, la societ in questione non aveva ancora integrato
lautorizzazione in suo possesso con linclusione dellutilizzo del pet-coke).
3) Nella memoria depositata l8 aprile 2009, lappellante sostiene di avere - medio
tempore - ottenuto il rilascio dellautorizzazione integrata ambientale da parte
dellAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente e di utilizzare, ora, legittimamente il petcoke nel ciclo produttivo dello stabilimento di Isola delle Femmine; ci non di meno
assume di avere ancora interesse al presente giudizio, non per una eventuale richiesta
risarcitoria, ma per ripristinare la propria immagine, pregiudicata ingiustamente dal
provvedimento dellAmministrazione .
Se cosi fosse, osserva il Collegio che il ricorso si appaleserebbe improcedibile,
essendo loriginario ricorrente ormai soddisfatto e non configurandosi in capo alla societ
alcun danno allimmagine da un provvedimento del tutto legittimo. E per il dato di fatto
relativo allavvenuto conseguimento dellAIA appare contestato dallintimata
Amministrazione, che sostiene che lautorizzazione de qua stata richiesta, ma mai
rilasciata.

4) Pertanto, tale essendo la situazione processuale, il Collegio non pu che concludere per
la reiezione del gravame, alla stregua delle su esposte considerazioni.
Sussistono, tuttavia, giusti motivi per compensare tra le parti le spese del grado di
giudizio.
P. Q. M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale,
definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo repinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorit Amministrativa.
Cos deciso in Palermo, nelle CAMERE di consiglio del 23 aprile e 4 giugno 2009, dal
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, con
l'intervento dei Signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Raffaele Maria De Lipsis, estensore,
Chiarenza Millemaggi Cogliani, Antonino Corsaro, Pietro Ciani, Componenti.
F.to: Riccardo Virgilio, Presidente
F.to: Raffaele Maria De Lipsis, Estensore
F.to: Maria Assunta Tistera, Segretario
Depositata in segreteria
il 18 novembre 2009
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A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


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