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Il catalogo dei pesci in Isidoro

Ferruccio Bertini
Larticle concerne lvocation des poissons dans le chapitre 6 du livre XII des
Etymologies dIsidore de Sville. Il voque de faon gnrale la question des
sources de lauteur, la structuration de son propos et les caractres de son
discours, dont le niveau scientifique est discut. La suite se concentre sur
quelques cas de lemmes intressants, soit par les incertitudes quils reclent,
soit par les perspectives quils ouvrent sur la mthode de lencyclopdiste: il est
successivement question de la moule ou musculus, des hutres perlres ou oceloe,
du crapaud ou rana rubeta, de la murena, de lponge de mer ou spugna. On
conclut au caractre compilatoire de cette encyclopdie, qui intresse surtout
comme rpertoire terminologique et comme fentre sur les rapports mdivaux
entre rel, imaginaire et fantastique.

Isidoro nelle Etymologiae dedica il capitolo 6 del libro XII alla trattazione dei pesci,
categoria che viene intesa peraltro con una concezione assai duttile, nel senso che
vi sono compresi genericamente tutti gli aquatilia, cio tutti quegli animali che
hanno in comune lhabitat dellacqua. Oltre ai pesci propriamente detti, vi sono
infatti i mammiferi marini (bestiae), cio i cetacei, le foche e i delfini; gli anfibii,
cio il coccodrillo e lippopotamo; le conchiglie, le spugne, le tartarughe e le rane.1
Naturalmente, trattandosi di unopera enciclopedica, le citazioni non possono essere tutte dirette; sono per lo pi di seconda mano. Tra i brani desunti
da altri autori quelli che non stato possibile identificare sono un numero imponente: Andr, che ne ha contati ben 293, ritiene che questa sia soltanto la partie
visible de liceberg.2
Oltre agli autori cristiani (tra i quali, nel caso del libro XII, particolarmente
privilegiato Ambrogio), vanno ricordati i grammatici (Servio), gli autori di storie
naturali (Plinio), le opere poetiche (naturalmente gli Halieutica di Ovidio) e quelle
storico-geografiche (come i Collectanea rerum memorabilium di Solino).
Assai discussa la conoscenza isidoriana del Physiologus Latinus, il prototipo
di tutti i Bestiari medievali, ma sembra difficile che il vescovo di Siviglia lo abbia
. Cfr. Isidore de Sville, Etymologies livre XII, texte tabli, traduit et comment par J. Andr
(Paris: Belles Lettres, 1986), Introd., p. 9.
. Ibid., p. 15.

Reinardus. Yearbook of the International Reynard Society 23 (20102011), . doi 10.1075/rein.23.01ber


issn 09254757 / e-issn 15699951 John Benjamins Publishing Company

Ferruccio Bertini

consultato se non attraverso intermediarii, dato luso frequente della formula ei


qui naturas animalium scripserunt. Le concordanze tra Isidoro e il Physiologus
Latinus individuate dallAndr nellintero l. XII si riducono complessivamente a 7,
nessuna delle quali ricorre nel capitolo 6, quello destinato appunto ai pesci e agli
aquatilia. Invece, per quello che riguarda specificamente il capitolo oggetto di
esame, ovvero il catalogo dei pesci, 11 citazioni sono desunte dagli autori cristiani
(tutte dalle opere di Ambrogio); 6 da Servio; 28 da Plinio (o da altri autori di storie
naturali o dellagricoltura); 8 da storici e geografi come Solino; 1 da altro grammatico e scoliasta diverso da Servio.3
Proprio perch le sue sono quasi sempre fonti indirette e Isidoro non ha
la figura dello scienziato n, specificamente, dello zoologo, si assume di rado la
responsabilit di respingere quanto stato tramandato come vero da altri. Inoltre
a volte incorre in errate interpretazioni personali (quelle che in francese si definiscono bvues), come nel caso della costellazione del Pesce australe, alla quale fa
riferimento Servio, ad Vergili georgica IV 234, come se si trattasse di un vero pesce
(Etymologiae XII 6, 32):
Australis piscis, sive quia aquarum undam ore suscipit, sive quia tunc hic piscis
oritur quo tempore tendere in occasum Pliades coeperint.4

Nel distico georg. IV 234235 Virgilio aveva scritto:


aut eadem (= Plias) sidus fugiens ubi Piscis aquosi tristior hibernas caelo descendit
in undas.

Come ha ben chiarito Le Boeuffle,5 in contrasto con quanto aveva affermato Paul
Lejay nella sua edizione delle Georgiche6 (secondo cui Piscis avrebbe indicato genericamente la costellazione dei Pesci nel momento di congiunzione col
sole, dal 15 febbraio al 27 marzo), qui Virgilio, che era un profondo conoscitore
dellastronomia, fa riferimento alla costellazione del Pesce australe.
Come ricorda Plinio,7 un detto popolare recita Vergiliarum occasus hiemem
indicat; questo corrisponde perfettamente con quanto si afferma nel distico in

. Ibid., p. 21.
. Il pesce australe stato cos chiamato perch riceve nella bocca londa del mare, ovvero
perch nasce nel tempo in cui le Pleiadi cominciano a tramontare (trad. di A. Valastro Canale
in Isidoro di Siviglia, Etimologie o Origini, a cura di A. V. C. [Torino: UTET, 2006], II, p. 69).
. A. Le Boeuffle, Quelques observations sur Virgile, Gorgiques, IV, 234 sg., Revues des
tudes Latines 39 (1961), pp. 100105.
. F. Plessis - P. Lejay, Oeuvres de Virgile (Paris: Hachette, 1913 [rist. anast. 1969]), ad loc.
. Naturalis historia, II 125.

Il catalogo dei pesci in Isidoro

esame, che allude al tramonto mattutino delle Pleiadi ai primi di novembre (l8
secondo Columella XI 2, 84; l11 secondo Plinio, Naturalis historia II 125; o il 13
ancora secondo Plinio XI 42).
Limpiego del singolare Piscis confermato dagli Astronomica di Igino,8 dove
si dice solitarius figuratur; a proposito del Pesce australe anche Germanico9 usa
laggettivo tristis, ancorch non riferito alla costellazione, poich scrive: tristes
respicit Austros.10 Per dare lidea dellenormit dellequivoco, come se uno oggi
interpretasse il rhombus, vale a dire la trottola a quattro raggi che viene adoperata dalle streghe per compiere riti magici (secondo quanto attestano fra gli altri
Properzio11 e Ovidio12), come se fosse il Pleuronectes rhombus, ovvero il pesce della
cui pesca eccezionale ci narra Giovenale in una delle sue satire,13 ma noto anche a
Orazio.14 Questo tipo di errori, per, non era infrequente presso gli e nciclopedisti
dellAntichit, se pensiamo che nella sua Historia animalium perfino il grande
Aristotele si dimostra convinto che le api siano governate da un re!
Ma torniamo alla mancanza di scientificit di Isidoro: in una voce per altri
aspetti pregevole nella sua asciuttezza, quella relativa ai Delphines, il vescovo di
Siviglia (citt che dista 75 km dal mare) talmente ingenuo da affermare:15 Nihil
in mare velocius istis; nam plerumque salientes naves transvolant!16 Ma gi Plinio
aveva affermato velocissimum omnium animalium, non solum marinorum,17
riproducendo letteralmente lespressione che si ritrova nellHistoria animalium di
Aristotele:18 , ; Plinio
poi continuava cos: Nam cum fame conciti fugientem in vada ima persecuti p iscem

. III 28.
. Phaenomena 701.
. Cfr. anche San Isidoro de Sevilla, Etimologas II (Libros XlXX), texto latino, versin
espaola e ndices por J. Oroz Reta y M.A. Marcos Casquero (Madrid: Biblioteca de Autores
Cristianos, 1983), p. 98.
. III 6, 26 staminea rhombi ducitur ille rota.
. amores I 8, 78 quid torto concita rhombo / licia; II 28, 35 deficiunt magico torti sub carmine
rhombi.
. IV 37154.
. Epodi 2, 501; Sermones I 2, 1156; II 2, 48; II 2 956; II 8, 30.
. Etymologiae XII 6, 11.
. Nessun animale marino pi veloce di questo; molte volte i delfini, con i loro salti, superano le navi come volando (Valastro Canale, Etimologie, p. 65).
. Naturalis historia IX 20. Cfr. anche San Isidoro de Sevilla, Etimologias, II, p. 94.
. 631, 212.

Ferruccio Bertini

iutius spiritum continuere, ut arcu missi ad respirandum emicant tantaque vi


d
exiliunt, ut plerumque vela navium transvolent, quasi traducendo letteralmente
Aristotele, nel quale la frase si concludeva cos: ... ...,
dove presente una lievissima variazione (gli alberi, al posto delle vele).19
Cito ancora un ulteriore esempio della convinta dabbenaggine di Isidoro:
a proposito dellechenais (greco , latino remora), egli scrive:20 Echenais,
parvus et semipedalis pisciculus, nomen sumpsit quod navem adhaerendo retineat. Ruant licet venti, saeviant procellae, navs tamen quasi radicata in mari stare
videtur nec moveri, non retinendo, sed tantummodo adhaerendo. Hunc Latini
moram appellaverunt, eo quod cogat stare navigia;21 questa citazione ricavata
da Ambrogio:22 sicut brevis pisciculus echeneis tanta facilitate memoratur navem
ingentem statuere ut quasi radicatam mari haerere videas nec moveri, ma da essa il
vescovo spagnolo ha rimosso proprio quel memoratur con cui Ambrogio prendeva
le distanze dal prodigio che stava narrando.23 Non cos Lucano,24 che scrive:
puppim retinens Euro tendente rudentis
in mediis echeneis aquis.25

Per quanto riguarda poi la struttura morfologica dellanimale e la ventosa collocata


sulla sua testa, E. De Saint-Denis scrive: [ils] sont remarquables par un disque

. La citazione era stata ripresa quasi letteralmente da Solino (Collectanea rerum memorabilium 12, 3), che scriveva: Ante omnia nihil velocius habent maria, sic ut plerumque salientes transvolent vela navium, donde laveva tratta probabilmente Isidoro. Per questo raffronto cfr. anche
F. Capponi, Natura aquatilium (Plin. nat. hist. IX) (Genova: DARFICLET, 1990), pp. 55 e 57.
Per un esame estremamente interessante, pur nella sua concisione, cfr. H.C. Montgomery, The
fabulous dolphin, Classical Journal 61(1966), pp. 31114 con la bibliografia ivi citata.
. Etymologiae XII 6, 34.
. Lechenais, ossia la rmora, un pesciolino della lunghezza di mezzo piede, ha preso nome
dal fatto che aderisce alle navi e le trattiene: per quanto soffino con forza i venti ed infurino
le tempeste, la nave rimane immobile, quasi avesse messo le radici nel mare, e non perch
la rmora eserciti su di essa una forza contraria, ma solo in quanto questo pesce aderisce al
suo scafo. I latini danno allechenais il nome di mora, che significa indugio, in quanto obbliga
appunto le imbarcazioni a fermarsi (Valastro Canale, Etimologie, pp. 69 e 71).
. Hexameron V 10, 31.
. Questa voce, inserita in una piccola scelta antologica, era stata tradotta gi da E. Brehaut,
An Encyclopedist of the Dark Ages: Isidore of Seville (New York: Columbia University Press,
1912), p. 229.
. Pharsalia VI 6745.
. Sulle propriet magiche di questo piccolo animale marino vedi A.M. Tupet, La magie
dans la posie latine (Paris: Les Belles Lettres, 1976), p. 34.

Il catalogo dei pesci in Isidoro

aplati quils portent sur la tte et qui se compose de lames cartilagineuses ... ces
poissons se fixent aux rochers, aux vaisseaux ou aux autres animaux, ce qui a
donn lieu la fable que la minuscule chnis pouvait immobiliser le navire le
plus grand et le plus rapide.26
In merito allidentificazione dellaranea,27 credo che si debba condividere il
testo critico fornito da Andr, anzich quello assurdo comunemente stampato a
partire dalledizione di Lindsay.28 Pertanto questa aranea, classificata tra i pesci,
altro non che il Trachinus drago, chiamato anche in italiano tracina o pesce
ragno, dal momento che vive nella sabbia dei litorali ed assai pericoloso per
luomo che inavvertitamente lo calpesti, perch dotato di una pinna dorsale
appuntita e velenosa, con cui ferisce come con unarma (aere va quindi interpretato come rame o bronzo, metaforicamente inteso nel senso di spada),
provocando ferite assai dolorose.29
A questo punto prender in esame saltuariamente alcuni lemmi di Isidoro
che mi sono sembrati interessanti per diversi motivi.
Bisogna anzitutto ribadire che il catalogo di Isidoro mostra tutte le sue debolezze, se lo mettiamo a confronto con la trattazione di Aristotele, che classifica gli
animali in maniera razionale, descrivendo in capitoli diversi le loro caratteristiche
fisiologiche organo dopo organo, funzione dopo funzione.
Questo sistema del tutto estraneo alla mentalit di Isidoro, che prospetta un
semplice elenco diviso per gruppi sulle orme della divisione di Plinio, che aveva
ripartito gli animali in quattro classi: quella dei quadrupedi domestici o selvatici
(l. VIII), quella degli aquatilia, che hanno come habitat comune lacqua (l. IX),
quella dei volatilia, che hanno come habitat comune laria (l. X, dove sono trattati gli uccelli) e infine quella degli insetti (l. XI). Isidoro invece sembra basarsi su

. Nota a Plinio, Naturalis historia IX 79. Ma cfr. anche dello stesso De Saint-Denis quanto scrive sotto la voce echeneis nel Vocabulaire des animaux marins en latin classique (Paris:
C. Klincksieck, 1947), p. 34.
. Andr, Etymologies, p, 190, in cui il testo di Etymologiae XII 6, 18 viene pubblicato in
questa forma: Aranea genus piscis dictus quod aere feriat; habet enim stimulos e quibus percutit.
. W.M. Lindsay (ed.), Isidori Hispalensis Episcopi Etymologiarum sive Originum libri XX
(Oxonii: Clarendon Press, 1911 [rist. anast. 1966]), II, nel quale, anzich quod aere si legge quod
aure (cfr. per la stessa lezione la citata edizione spagnola di Oroz Reta e Marcos Casquero,
p. 96, i quali per nella nota 60 affermano: No se comprende de donde Isidoro ha podido
sacar la etimologia de aranea; decir quod aure feriat parece un sinsentido). Analoga difficolt
interpretativa risulta a p. 66, n. 74, delledizione a cura di Valastro Canale.
. Cfr. H.-J. Cotte, Possons et animaux aquatiques au temps de Pline (Gap: Louis Jean, 1944),
pp. 789, s.v. araneus, che il termine che appare in Plinio, Naturalis historia XXXII 145.

Ferruccio Bertini

criteri del tutto extrascientifici, perch anche lui suddivide gli animali in quattro
gruppi distinti:
1. Animali domestici e pacifici e animali selvatici e pericolosi.
2. Una seconda divisione riguarda la taglia: gli animali pi piccoli sono collocati
in una categoria a parte, in una sorta di raggruppamento confuso e incoerente
che mescola insieme mammiferi e insetti o ancora animali domestici e animali selvaggi.
3. Terzo criterio lhabitat, anche qui con forti inesattezze, nel senso che sono
presentati insieme i pesci, i mammiferi marini (cio la balene, le foche e i
delfini), ma anche i grandi animali anfibi (che vivono in terra e acqua) come
il coccodrillo e lippopotamo; le conchiglie, le spugne, la tartarughe e le rane.
4. Infine gli animali sono distinti in base alla loro morfologia, anche qui con
alcune commistioni singolari; per esempio alla categoria dei vermi appartengono anche i ragni, le sanguisughe, la cantaride, i millepiedi, la pulce; mentre
tra i serpenti (De serpentibus) sono collocati i batraci, rappresentati per solo
dalla salamandra, perch le ranae figurano nella categoria dei pesci; i sauri, tra
i quali sono presenti la lucertola e il geco, ma non il camaleonte, che si trova
tra le bestiae e, infine, i serpenti veri e propri.
Mario Vegetti, uno studioso esperto di questi problemi di classificazione scientifica, afferma che nel mondo greco il fattore che accomuna di, uomini e animali
il comune possesso di una dote intellettuale, la , quellintelligenza astuta
di stampo prometeico che propria del polipo e della volpe come del politico, del
sofista e dellartigiano.30
Secondo Aristotele, il punto di transizione, lo snodo incerto fra uomo e
animale il bambino, la cui anima si pu dire non differisca affatto da quella
delle bestie.31
Nel V secolo, per, nel mondo greco assistiamo al conflitto fra il sapere
scientifico e filosofico dei Pitagorici, che da una parte proclamano il completo
rispetto per gli animali, mentre dallaltra parte c il sapere dei technitai, cio quegli
uomini che i Pitagorici condannano come impuri e assassini, ovvero i c acciatori,
i pescatori, gli allevatori, vale a dire tutti coloro che possiedono conoscenze
pratiche dellanatomia animale. A compiere lunificazione fra queste due polarit
. Alle origini della razionalit scientifica: la classificazione degli animali, in Scienza e tecnica nelle letterature classiche (VI Giornate filologiche genovesi, 2324 febbraio 1978), a cura di
AA. VV. (Genova: DARFICLET, 1980), pp. 942 (la citazione tratta da p. 13), ripreso poi ne
Il coltello e lo stilo, (Milano: Il Saggiatore, 1979).
. Historia animalium VIII 1.

Il catalogo dei pesci in Isidoro

antinomiche proprio Aristotele, che trae dal Pitagorismo lesigenza della teoria
pura, della conoscenza disinteressata, e dal sapere dei technitai desume la spregiudicatezza d fronte allanimale, la familiarit con il suo corpo, vivo o morto, alla
quale per aggiunge una disponibilit nuova (e a loro completamente estranea) a
uccidere, al solo fine di meglio conoscere.
Cominciamo dunque da quel che Isidoro osserva a proposito del musculus,
del quale dice:32 A sexu, ut musculus, quod sit ballenae masculus; eius enim coitu
concipere haec belua perhibetur. Hinc et musculi coclearum, quorum lacte concipiunt ostreae.33 Plinio34 aveva affermato che il musculus marinus quello che
precede la balena e non ha denti, ma ha al loro posto delle setole ispide; in un altro
brano35 aveva sostenuto che il musculus funge da guida alla balena, ricoprendo la
funzione che presso i Greci ricopriva il (vale a dire il pesce pilota), cos
definito per la sua abitudine di accompagnare le navi.36 Ebbene la notizia, a parte
gli aspetti assolutamente fantastici quali il concepimento delle ostriche dal liquido
lattiginoso emesso dai molluschi, credibile.37 Il citato Andrews propone infatti
di identificare il masculns ballenae con un cetaceo della famiglia dei balenidi.38
A proposito delle ostriche bisogna aggiungere che n ledizione del L
indsay,
che poneva il vocabolo tra due cruces, n il Thesaurus linguae Latinae forniscono chiarimenti in merito allinterpretazione del lemma isidoriano oceloe.39
Uninterpretazione convincente ne fornisce, per, nel 1979 P.G. M
axwell-Stuart40,
che afferma che questo particolare tipo di ostriche (le perlifere) sono cos chiamate

. Isidorus, Etymologiae XII 6, 6.


. Dal sesso hanno preso nome, per esempio, il musculus, in quanto maschio della balena;
si dice, infatti, che questultimo animale concepisce unendosi sessualmente con quello. Da qui
anche il nome dei musculi delle conchiglie, del latte dei quali si servono le ostriche per concepire (Valastro Canale, Etimologie, p. 65).
. Naturalis historia XI 165.
. Ibid. IX 186.
. Traggo queste notizie da A.C. Andrews, Greek and Latin Mouse-fish and Pig-fish, Transaction of the American Philological Association 79 (1948), pp 23253 (in particolare da p. 236).
. Questa strana teoria ritorna nelle Etymologiae XII 6, 53: Musculi sunt, ut praediximus,
cocleae quorum lacte concipiunt ostreae; et dicti musculi quasi masculi. Plinio aveva affermato
invece che i muscoli nascono spontaneamente sui fondi sabbiosi (Naturalis historia IX 160).
. Andrews, Greek and Latin Mouse-fish, p. 253.
. Etymologiae XII 6, 49: Concarum multa genera sunt; inter quas et margaritiferae,

quae oceloe dicuntur, in quorum carne pretiosus calculus solidatur.


. Oceloae: a Note on Isidor of Seville, Latomus 38 (1979), p. 533.

Ferruccio Bertini

perch approdano sulla spiaggia: questo infatti il significato del verbo greco
kll.41
Per quanto riguarda il lemma Equi marini, esso ripreso letteralmente da
Servio,42 ma quasi certamente qui non si parla del cavalluccio marino43 (o ippocampo), ma di una creatura mostruosa che alimenter poi i vari Bestiarii medievali a partire dal loro archetipo, il Liber monstrorum.
In conclusione, vorrei citare ancora tre lemmi particolarmente interessanti:
quello relativo alle ranae44 e specificamente alla rana che vive tra i rovi, cio la
rana rubeta. Essa va infatti identificata col rospo, e specificamente con quel
mostro che diventa il rospo cornuto quando si gonfia45, del quale si servono le
streghe per preparare i filtri magici.46 Properzio sottolinea laspetto mostruoso
della rana rubeta, presentata come unanomalia della natura anche per il suo
aspetto repellente,47 causato dal rigonfiamento della vescica boccale dei batraci
maschi, che si gonfia come un pallone, accrescendone la bruttezza.

. Esistono molti generi di conchiglie, tra cui le margaritiferae, ossia le pirliferae, dette
oceloe, nella polpa delle quali si solidifica una piccola pietra preziosa (Valastro Canale,
Etimologie, p. 73).
. Isidorus, Etymologiae XII 6, 9: Equi marini, quod prima parte equi sunt, postrema solvuntur in piscem (I cavalli marini hanno la parte anteriore dei corpo simile a quella di un cavallo,
mentre la parte posteriore termina in forma di pesce [Valastro Canale, Etimologie, p. 65]); cfr.
Servius, ad Verg. georg. IV 387: Equi enim marini prima parte equi sunt, pos.trema resolvuntur
in pisces.
. Come sembra credere il pur accorto Andr, nella citata edizione (p. 188), dal momento
che nella nota 340 afferma: Lhippocampe (genre Hippocampus) dans ses espces mditerranennes.
. Isidorus, Etymologiae XII 6, 58: Ranae a garrulitate vocatae, eo quod circa genitales s trepunt
paludes et sonos vocis importunis clamoribus reddunt. Ex his quaedam aquaticae dicuntur,
quaedam palustres, quaedam rubetae ob id, quia in vepribus vivunt, grandiores cunctarum
(Le rane hanno preso nome dal proprio verso: quando si avvicina lepoca della riproduzione,
infatti, invadono le paludi con il loro gracidare [sic! ma in realt va tradotto: Invadono col
loro gracidare le zone intorno alle paludi che danno loro la vita], emettendo grida improvvise
e moleste. Tra le rane, alcune sono chiamate acquatiche, altre palustri, altre ancora rubetae in
quanto vivono tra i rubi, ossia tra i pruni: queste ultime sono le pi grandi di tutte [Valastro
Canale, Etimologie, p. 77]).
. Tupet, La magie, p. 66.
. Propertius III 6, 2530.
. Cfr. in proposito anche quanto scrivono Plinio (Naturalis historia XXXII 54) ed Eliano
(Natura animalium XVII 12).

Il catalogo dei pesci in Isidoro

A proposito della murena Isidoro scrive:48 Muraenam Graeci


vocant eo quod complicet se in circulos.49 La spiegazione del nome proposta in
sguito da Isidoro suona cosi:50 Muraena vulgo vocatur quod scilicet auri metallo
in virgulis lentescente quaedam ordinis flexuosi catena contexitur in similitudinem muraenae serpentis, quae ad collum ornandum aptatur. Essa deriva quindi
dallinterpretazione figurata di muraena nel senso di collana a forma di murena.
Ma siccome il vocabolo greco non ha affatto questo significato, lerrore
di Isidoro tanto pi grave, perch egli spiega il termine greco con un significato
secondario del suo imprestito latino.
Infine una dotta citazione relativa alla spugna. Essa particolarmente lunga e
ricca di citazioni di poeti e prosatori latini:51
Sfungia a fingere, id est nitidare et extergere dicta. Afranius:
Accedo ad te, ut ibi cervicem fingam linteo,
id est extergam. Cicero: Effingebatur sfungiis sanguis, id est extergebatur. Animal
autem esse docetur cruore inhaerente petris. Unde et dum absciditur sanguinem
remittit.[...] Mollissimum genus penicilli vocantur eo quod aptae sint ad oculorum
tumores et ad extergendas lippitudines utiles. Candidae sfungiae cura fiunt; per
aestatem enim ad solem sternuntur et sicut cera Punica candorem bibunt.52

A proposito di queste creature marine Aristotele aveva osservato53 che le spugne


possiedono anche facolt percettive. Ne segno il fatto che, se avvertono che si

. Isidorus, Etymologiae II 6, 43: I Greci danno alla murena il nome di , in quanto


si piega formando circoli (Valastro Canale, Etimologie, p. 71).
. La derivazione del vocabolo greco era gi stata segnalata da Varrone, De lingua
latina V 77: Foris muraena, quod Graece.
. Isidorus, Etymologiae XIX 31, 14: Murena nome popolare di un tipo di collana formata
da delicati ramoscelli di metallo dorato uniti gli uni agli altri, in modo da formare una catena
flessuosa che si adopera per adornare il collo, e che ricorda, appunto, il corpo di una murena
(Valastro Canale, Etimologie, p. 617).
. Isidorus, Etymologiae XII 6, 602.
. La sfungia, ossia la spugna, ha preso nome dallazione di fingere, ossia di pulire e detergere. Scrive Afranio: Mi avvicino a te per fingere, ossia per detergere, la tua cervice con un panno
di lino. E Cicerone: Effingebatur, ossia si detergeva, il sangue con delle spugne. Insegnano che
questanimale aderisce alle pietre in virt del proprio sangue e che, per questo, sanguina quando lo si separa da quelle. [...] Il genere di spugna pi morbido prende il nome di penicillus,
che significa pennello, in quanto di uso appropriato in caso di gonfiore degli occhi ed utile per
detergere le cisposit. Le spugne, se curate, divengono bianche: infatti, se si espongono al sole
estivo, assorbono il candore come cera fenicia (Valastro Canale, Etimologie, p. 77).
. Historia animalium V 16, 584b, 10 ss.

Ferruccio Bertini

sta per strapparle, esse si contraggono e rendono difficile loperazione. La stessa


cosa fanno quando il mare agitato dal vento per non essere trascinate via.54 Ma
tornando alle citazioni di Isidoro, possiamo osservare che il passo di Afranio
stato emendato con la correzione effingam in luogo di fingam da A. Daviault;55 la
citazione ciceroniana56 inesatta anche in Servio57 dal quale lha desunta Isidoro,
perch in Cicerone si legge: Meministis tum, iudices [...] e foro spongiis effingi
sanguinem (dove tra laltro effingi una correzione dello Stephanus [Estienne) per
il trdito effiundi).
La frase successiva ricavata da Plinio,58 cos come quelle che seguono
immediatamente.59
Ancora da Plinio desunto il calcolo del penultimo paragrafo:60 Animalium
omnium in aquis viventium nomina centum quadraginta quattuor Plinius ait,61
divisa in generibus beluarum, serpentium communium terrae et aquae, cancrorum,
concarum, lucustarum, peloridom, polipporum, solearum, lacertorum et lulliginum
et huic similia; ex quibus multa quodam naturae intellectu ordinem temporum suorum agnoscunt, quaedam vero in suis locis sine mutatione vagantur.62
Dopo aver osservato63 che Isidoro pu dirci che: Gli esseri umani diedero
nome al bestiame, agli animali selvaggi ed agli uccelli prima che ai pesci, perch
videro e conobbero prima quelli che questi. Conosciuti in seguito, poco a poco,
. Cfr. Vegetti, Alle origini della razionalit scientifica, p. 29.
. Ed. dei frammenti della Comoedia togata (Paris: Les Belles Lettres, 1981), fr. 415.
. Pro Sexto 77.
. Ad Aeneidos libros VIII 634: Cicero in Sestiana spongiis sanguis effingebatur, id est tergebatur.
. Naturalis historia XXXI 124: Animal esse docuimus, etiam cruore inhaerente. Aliqui narrant [] nec avelli petris posse, ideo abscidi ac sanem remittere, e ancora IX 149: cruoris quoque inhaereat color.
. Ibid. XXXI 125: Mollissimum genus eorum penicilli ecc. e XXXI 123 Candidae cura fiunt +
XXI 84.
. Isidorus Etymologiae XII 6, 63.
. Naturalis historia XXXII 142.
. Plinio calcola in numero di centoquarantaquattro i nomi di tutti gli animali marini,
divisi nei generi delle beluae, dei serpenti comuni di terra e dacqua, dei granchi, delle conchiglie, dei gamberi, delle peloridi, dei polipi, delle sogliole, delle lacertae (sic! ma va tradotto
dei lacerti), dei calamari e simili. Di tutti questi generi, molti, in virt di una certa intelligenza naturale, conoscono un ordine temporale specifico, altri invece, vagano nel luogo in cui
vivono senza subire mutazione alcuna (Valastro Canale, Etimologie, pp. 779).
. p. 150, n. 160.

Il catalogo dei pesci in Isidoro

i differenti generi di pesci, furono dati loro dei nomi in base ad una somiglianza
con animali terrestri, ovvero con riferimento al loro aspetto o alle loro abitudini o
al colore, alla forma, o al sesso.64
John Henderson, in un recentissimo studio,65 afferma Isidore manages to
pack in 80+ sorts of assorted sea creatures (including sardines).66 They swim and
float in and between grouping and one-offs, featuring prominent homologies
with terrestrian creatures, wonders and honors, a wealth of shellfish, 4 kinds of
turtle, 5 of frog, a sponge world, pulled together by internal back referencing.67
In questo modo, operando dei continui collages, per lo pi composta
lenciclopedia isidoriana, che per noi ha tuttavia un grande valore anche per
questo capitolo, se lo consideriamo come un repertorio terminologico, oscillante
tra il reale, limmaginario e il fantastico, come abituale in gran parte della letteratura latina medievale. In proposito osserva Jacques Voisenet:68 La compilation
assez importante de 1enciclopdiste espagnol et la simplification du moraliste,
runies dans un chapitre plutt bref par rapport aux autres, traduisent bien la
double attitude de lhomme mdival lgard de ce monde sous-marin: dune
part lintert et mme la fascination pour ce domaine la fois si diffrent et si
ressemblant au plan terrestre, et, dautre part, la profonde mconnaissance de cet
espace que lon apprhende globalement et sans nuance.
Indirizzo dellautore
Via Balbi 4, piano III
16126 Genova
Italie
ferberti@lettere.unige.it1

. Valastro Canale, Etimologie, p. 63; cfr. Isidorus, Etymologiae XII 6, 4: Pecoribus autem et
bestiis et volatilibus antea homines nomina imposuerunt quam piscibus, qua prius visa et cognita
sunt. Piscium vero postea paulatim cognitis generibus nomina instituta sunt aut ex similitudine
terrestrium animalium aut ex specie propria sive moribus seu colore, vel figura, aut sexu.
. J. Henderson, The Medieval World of Isidore of Seville. Truth from Words (Cambridge:
Cambridge University Press; 2007).
. Isidorus, Etymologiae XII 6, 38.
. Henderson, The Medieval World, p. 151.
. J. Voisenet, Btes et hommes dans le monde mdival. Le bestiaire des clercs du Ve au XIIe
sicle, prf. J. Le Goff (Turnhout: Brepols 2000), p. 118.