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Il sacro testo del Corano.

Storia, esegesi e teologia


Ott 29th, 2009 | By admin | Category: News & Eventi
Per capire il significato storico, giuridico, teologico, religioso e culturale del Corano
conveniente lasciar parlare il testo stesso. Un bel numero di sure (i capitoli in cui il
libro del Corano si divide, sono ben 114) lo presenta come il libro sacro che viene da
Dio (cf. sure 3,4.7; 4,82; 6,114.155-157; 7,2; 18,1; 20,2-4; 21,50; 29,46-49; 32,2;
38,1-8; 40,2; 41,2.41-42; 42,17; 45,2; 46,2). In alcuni passi, poi, il sacro testo del
Corano viene presentato come la Madre del Libro, cio il prototipo (o meglio, in
arabo, matrice) del Corano che gi presso Dio, quasi una sorta di Parola eterna che
viene da Dio, lUnico (cf. sure 13,39; 43,4; 56,77-78; 80,13-16; 85,21-22).
Addirittura, si trovava gi nei libri sacri degli antichi (cf. sura 26,196). Esso, infatti,
conferma i libri precedenti, cio lAT e il NT (cf. sure 10,37; 12,111; 16,44).
Il Corano stesso, poi, offre altri elementi per descrivere il valore unico e sacro di
questo testo che non appare rivelato o ispirato da Dio, bens consegnato direttamente
al profeta Maometto. bene chiarire questo dato fin dallinizio: nella visione
islamica, non si parla di ispirazione n si riconosce lautore umano, n si riduce il
testo sacro a unopera letteraria che in qualche modo legata al genio dellautore
umano, allartista-poeta o scrittore. Maometto, il sigillo dei profeti, lo ha ricevuto e
trasmesso attraverso la recitazione orale e un processo di memorizzazione costante.
Perci, il Corano , per eccellenza, il Libro composto da versetti sapienti e chiari
(cf. sura 11,1) e fu rivelato per mezzo dellangelo Gabriele (cf. sure 2,97; 26,210-211;
53,4-12). Non inventato da Maometto n da altri (cf. sure 10,37; 11,13.35; 16,103;
25,4; 32,3; 46,8; 69,44-47). Anzi, Maometto, il lodato e bene amato, non ha mai
recitato n copiato alcun altro libro religioso o considerato divino (cf. sura 29,48).
Per il suo carattere sacro, non possibile che alcun essere umano cambi qualche
parola o significato del Corano stesso (cf. sure 10,15; 18,27). Questo testo sacro
svolge un ruolo fondamentale nella conoscenza di Dio, nella pratica del culto e
nellatteggiamento pratico del fedele musulmano. Infatti, il Corano non solo luce e
libro chiarissimo (cf. sure 5,15; 11,1; 12,1; 15,1; 26,2; 27,1; 28,2; 31,2; 45,20), e
ancora sublime e glorioso (cf. sure 15,87; 50,1), ma anche il criterio del bene e del
male (cf. sure 3,4; 25,1), ed la guida di Dio (cf. sure 7,203; 39,23). Per questo, il
Corano contiene vari argomenti e ogni sorta di esempi affinch gli uomini se ne
servano per la riflessione (cf. sura 17,41.89). Addirittura, il sacro Corano contiene
tutti i segreti del cielo e della terra (cf. sura 27,75) ed donato al credente per la
recitazione e la sua memorizzazione (cf. sure 7.204; 16,198; 39,23; 73,4.20). La
recitazione permette al credente di rifugiarsi in Dio e il suo ascolto intenerisce la
pelle e il cuore al ricordo stesso di Dio. La recitazione esprime lessenza del Corano e
rinvia allascolto profondo della Parola divina. I musulmani affermano con insistenza

il carattere sacro del Corano appellandosi alla bellezza dello stile e ai suoni che ne
derivano dalla recitazione in arabo classico o antico.
Da queste semplici testimonianze del Corano ex-sese si comprende che accostarsi a
questo testo sacro possibile solamente accogliendo quella visione culturale e
religiosa che propria della cultura araba classica e poi della nascita dello stesso
islam. Oggi poco praticata, ad esempio, unesegesi coranica pi attenta al dato
storico-critico e al senso letterale del testo. Anche se alcuni riformatori dellislm
auspicano un tipo di studio esegetico sensibile ai contesti storico-culturali del tempo e
alle analisi narrative del testo. Ci per favorire un dialogo pi proficuo e allo stesso
tempo sereno con la modernit e con le scienze della filologia e dellantropologia.
Come pure per superare leggi e decreti che oggi non hanno pi motivo dessere
rispetto alla societ beduina che alle origini dellislm e, perci, dello stesso
Corano. A volte, infatti, alcune interpretazioni fondamentaliste e fuori tempo del
Corano dipendono da un certo irrigidimento di prospettive normative del testo sacro o
di analisi lessicografiche per niente integrate con il contesto storico-culturale e sociopolitico, nonch etico-religioso, in cui un detto, una sura, un passo del Corano stato
formulato.
1. La struttura
Il Corano il frutto duna recitazione pi che della semplice compilazione scritta. I
racconti al suo interno sono pi attenti ai fatti pratici, agli eventi, e non alle loro
interpretazioni oggettive e sistemiche. C un contenuto, poi, che meno speculativo
di quello che pu sembrare: lortoprassi, letica e il modo dagire in una determinata
situazione costituiscono lo stile di fondo del testo coranico, il suo contenuto. Realt e
pensiero, eventi e parole, fatti e decisioni, formano lessenza che trova forma in un
linguaggio simbolico, a volte apocalittico, carico di metafore, suggestivo, allegorico.
La stessa parola del Corano vuole descrivere ma soprattutto annunciare: una realt,
un fatto, unenergia, una potenza.
1.1. I capitoli o sure
Il Corano si compone di 114 sure o capitoli (sra). Questi, poi, sono suddivisi in
versetti (yt) abbastanza variabili; possibile rintracciare una qualche unit tematica
nelle sure pi brevi quelle pi antiche mentre risulta molto complesso ogni
tentativo dordinare i messaggi delle sure pi lunghe. Aprendo il testo sacro, ci
saccorge subito che le sure sono sparse in ordine decrescente: dalle pi lunghe a
quelle pi brevi, ad eccezione della prima che laprente. Forse, questo sistema di
catalogazione stato favorito dal fatto che le sure lunghe sono le pi difficili da
ricordare a memoria e, quindi, occorreva trascriverle allinizio.
Gli studiosi hanno trovato utile la suddivisione cronologica, distinguendo tra sure
meccane e sure del periodo medinese (anche se non tutti i versetti duna sura sono

dello stesso periodo). Oggi, la critica occidentale riprende le pi diverse teorie per il
raggruppamento delle sure.
In linea generale, si tende a seguire questa suddivisione cronologica: sure rivelate alla
Mecca dallinizio della missione di Maometto verso il 610 d.C. fino allegira del 622
(et del pellegrinaggio o migrazione dalla Mecca a Medina); sure rivelate a Medina
negli ultimi dieci anni della sua vita, fino al 632. Sintravedono, poi, altre
classificazioni.
Le sure del primo periodo meccano (610-614), sono circa venti, le pi brevi,
presentano versetti sincopati, ritmati, e invitano alla penitenza, annunciando il castigo
e il giorno del giudizio (abbondano i riferimenti alle minacce per gli empi), e
proclamano lunit e lunicit di Dio. Oltre a descrivere i tormenti per linferno, sono
narrate anche le delizie per chi vivr in paradiso.
Le sure del secondo periodo meccano (615-616) insistono sullora della risurrezione e
del giudizio e accentuano la polemica con i miscredenti.
La sura 27, denominata Le formiche (An-Naml), dopo una breve introduzione che
riafferma lautenticit del Corano (vv. 1-6), e la ripetizione delle storie dei personaggi
e dei profeti antichi, biblici e leggendari, nonch in seguito alla riflessione sulla
potenza di Dio, ripropone il tema del giudizio finale ai vv. 59-93. Safferma il
carattere imprevedibile dellora del giudizio finale e si descrive la bestia apocalittica.
Le sure del terzo periodo meccano (617-620) sviluppano il tema dellunit-unicitonnipotenza di Dio, offrendo precisazioni circa la preghiera rituale, la decima, le
interdizioni alimentari. Ritorna anche il tema dellaccusa verso i miscredenti. Per
esempio, la sura 42 (La consultazione), dopo aver riproposto nella prima parte un
concetto fondamentale della fede coranica il fatto cio che esiste una sola vera
religione, lislm , si sofferma sullora del giudizio, sulla bont e giustizia divine,
sulla condotta dei credenti e sulla punizione dei miscredenti.
Le sure medinesi hanno un tono molto diverso da quelle meccane: in esse prevale
laspetto giuridico, normativo, legislativo, nonch le questioni rituali e
amministrative. il caso, ad esempio, della dichiarazione dellilliceit, cos come
recita la sura 66 (Interdizione o At-Tarm). I primi cinque versetti di questa sura
riprendono il caso dun intrigo nellharem del Profeta. Il personaggio chiave una
delle mogli del Profeta, afa bint Umar. Costei, entrando nella propria stanza,
trov Maometto insieme a una ragazza dorigine copta donatagli dal governatore
dEgitto. La giovane si chiamava Maria. afa protest e Maometto le giur che non
avrebbe avuto pi legami con Maria. Tuttavia, il Profeta si fece promettere di non
parlarne con le altre mogli. Invece, in poco tempo, tutto lharem seppe dellaccaduto.
La minaccia dun divorzio generale contenuta al v. 5 e diventa un modo per tutelare
la pace e lordine nellharem, fra le donne del Profeta. Si ha un vero e proprio caso di
scioglimento di giuramenti.

Anche se le datazioni delle sure variano da studioso a studioso, si riscontrano, in


ordine logico, tematiche particolari per ogni periodo.
Il primo periodo meccano riguarderebbe soprattutto la contestazione globale
dellordine stabilito, la rivendicazione della giustizia sociale contro i mercanti e i
ricchi notabili meccani che disprezzavano i poveri, gli orfani, gli emarginati. Segue
anche una denuncia per lusura, lagnosticismo e una predicazione a tinta
escatologica come gi pi volte segnalata in precedenza. Si tende a parlare anche dei
segni della risurrezione. La sura 96, intitolata Il grumo di sangue, considerata
dalla tradizione islamica come la prima rivelazione ricevuta da Maometto (vv. 1-5 o,
per altri commentatori, vv. 1-8). I versetti successivi (9-19) contengono la polemica
contro lacerrimo nemico di Maometto, il notabile meccano Abl-akam,
soprannominato dai musulmani Ab Jahl (Padre dellignoranza). La sura del grumo
di sangue afferma la bont divina e la pervicacia umana e afferma:
Proclama [recita o leggi ad alta voce], nel nome del tuo Signore che ha creato: ha
creato luomo da un grumo di sangue! Proclama! Nessuno infatti generoso come il
tuo Signore! lui che ha insegnato a usar la penna [ha istruito luomo mediante la
penna], ha insegnato ci che luomo non sapeva. E luomo, ahim, prevarica, appena
crede desser ricco! Ma tutto poi ritorna al tuo Signore (96,1-8).
Di forte impegno, per il Profeta, sar stato il secondo periodo meccano: Maometto
percorre continuamente il Paese per predicare il nuovo messaggio tra successi e
rifiuti. I capitoli sono grandiosi, e si presentano con versi, prosa ritmata, metafore e
parabole di sapore orientale. Invece, quelli del primo periodo meccano sono brevi,
nervosi.
sufficiente confrontare la sura 111 del primo periodo meccano con la sura 76 del
secondo periodo meccano.
Periscano le mani di Ab Lahab, e perisca anche lui! A nulla gli gioveranno i suoi
beni e i suoi guadagni. Arrostir in un fuoco fiammeggiante insieme a sua moglie,
portatrice di legna, con una corda di fibre di palma intorno al collo! (111,1-5).
Ci fu mai nella vita dun uomo un solo istante in cui Dio labbia dimenticato [in cui
luomo stato una cosa non ricordata?]. In verit, noi abbiamo creato luomo da una
goccia di fluidi mescolati per metterlo alla prova e labbiamo dotato di udito e vista.
Gli abbiamo indicato la retta via, sia egli riconoscente o ingrato. E per i miscredenti
abbiamo preparato catene, gioghi e vampe di fuoco infernale (76,1-4).
La sura 111 intitolata Le fibre di palma e riceve il nome dal v. 5. Il primo versetto
costituisce lunico passo di tutto il testo sacro in cui viene citato, con tono
denigratorio, il nome dun nemico di Maometto. lo stesso zio del Profeta, il cui
vero nome non il dispregiativo Ab Lahab (Padre della fiamma o dellinferno),

bens Abd al-Uzz. La moglie di Abd Umm Jamla, nemica dichiarata di


Maometto.
La sura 76 reca il titolo Luomo o anche Il tempo. La prima parte della sura
descrive il castigo dei dannati e la felicit dei beati (vv. 1-21). La seconda (vv. 22-31)
insiste sul dovere della preghiera e riafferma il dominio assoluto di Dio.
Nelle sure del secondo periodo meccano, Maometto racconta innumerevoli storie di
profeti e di popolazioni incredule che non li hanno accettati. Si riallaccia, poi, a una
preesistente tradizione biblica dellAntico Testamento (Adamo, No, Abramo, Isacco,
Giacobbe, Ismaele, Loth, Mos, Aronne, Davide, Salomone, Ela, Eliseo, Giobbe) e a
una del Nuovo Testamento (Zaccaria, Giovanni Battista), ricordando volentieri le
figure del Messia Ges e di Maryam. Si passa dalla poesia alla diatriba violenta: le
storie dei profeti servono a giustificare e a tutelare loperato di Maometto.
sufficiente considerare la sura 54 (La luna) che si colloca tra la fine del primo
periodo meccano e linizio del secondo. Il grande prodigio della luna che si spacca
permette di considerare altri segni di Dio nel passato, come nel caso di No, degli
d, dei Thamd, di Lot e del faraone.
Lora savvicina: s spaccata la luna! Ma anche se i miscredenti vedessero un
prodigio, se ne allontanerebbero dicendo: la solita magia!. Gridano alla menzogna
e seguono le loro passioni, ma ogni cosa fissata per sempre. Eppure, han sentito
raccontare storie antiche, piene di ammonimenti e di consumata sapienza: ma a nulla
servono gli ammonitori. Volta dunque loro le spalle! (54,1-6).
La sequenza tematica forte nelle sure del terzo periodo meccano: vere e proprie
omelie troviamo nei capitoli, con esordi edificanti, parentesi, esortazioni, perorazioni
minacciose, rimproveri; sallarga anche il contenuto della predicazione.
Sicuramente i musulmani, attraverso lo studio della critica testuale e
dellermeneutica, dovranno convincersi del fatto che dopo la morte del Profeta,
lislm conobbe per diverso tempo recensioni raggruppate in un ordine differente da
quello della nostra Vulgata e che si diceva cronologico.
Lincerta origine del vocabolo sra viene collegata allebraico post-biblico srh
(serie) con il significato di serie di versetti. Ogni sura stata contrassegnata dalla
tradizione con un titolo (a volte alternativo con altro) tratto da una parola che
individua un suo punto saliente. Per esempio, la seconda sura denominata Della
vacca: racconta dellepisodio della vacca che Mos ordin agli ebrei ostili e cavillosi
di sacrificare (cf. vv. 17-19); mentre la sura terza dedicata alla Famiglia di Imrn
in quanto, al versetto 33, si estende sui casi di questa famiglia. Al-ftia (Laprente
o aperiente) il titolo della prima sura che apre il libro sacro. Escluso il testo della
nona sura, quelli dei restanti capitoli sono preceduti dalla formula: Nel nome di Dio
clemente e misericordioso. Lintero Corano racchiuso nella Ftia, e tutta la

Ftia contenuta nella Basmala, nellinvocazione del nome di Dio, il clemente e il


misericordioso. E tutta la Basmala contenuta nella lettera b, e ogni cosa raccolta
nel b contenuta nel punto diacritico che serve per scriverlo.
Alcune delle 114 sure iniziano con lettere o gruppi di lettere di cui n i fedeli n gli
studiosi orientalisti hanno saputo decifrarne il significato o valore simbolico. Ci sono,
poi, quattro sure che prendono il titolo da queste misteriose notazioni: 20, 36, 38 e 50.
Ogni sura divisa in versetti o segni (yt): sono gli stessi segni con cui Dio d prova
della sua esistenza e potenza. Il Corano, quindi, il segno prodigioso
dellonnipotenza divina. La divisione in versetti ha subito diverse variazioni, cos la
loro numerazione cambia anche nelle edizioni critiche del passato. Le 114 sure
comprendono ben 6219 versetti: il Corano, nella sua forma attuale, lungo circa
quattro quinti del Nuovo Testamento.
Comunque, il testo coranico non obbedisce a una cronologia lineare del racconto fra
la prima sura e lultima. Le diverse sure, infatti, sono tra loro autonome, e ciascuna
corrisponde a un momento della rivelazione, e rappresenta un universo a s. Non si
pu affermare che le sure raccolte da Maometto siano assolutamente autentiche a
quelle che ritroviamo ora nel Corano. La configurazione delle sure legata alla
concezione che il Corano ha della scrittura. Inoltre, quasi certamente, i raccoglitori
delle sure hanno cercato di sistemare il materiale l dove ci poteva essere una
continuit di fondo. Tuttavia, non stato sempre cos. Infatti, nellaggiungere le sure
a pezzi precedenti, o nellintegrare materiali in sure gi ordinate, non appare un
ordine logico. Resta difficile pronunciarsi sullampiezza delle sure e sulle relative
aggiunte. Per gli studiosi musulmani, poi, ogni sura fu lasciata attraverso i secoli nel
posto in cui la prima composizione laveva collocata. Le sure pi brevi potrebbero
anche costituire dei frammenti di brani pi lunghi andati persi e poi collocati a
margine, come appendice.
Il sistema coranico, inoltre, obbedisce alla logica della narrazione mitica, fondata
sullidea delleterno ritorno che ne rappresenta un paradigma essenziale. Nella
rivelazione, infatti, Dio ricorda spesso agli uomini che tutti un giorno ritorneranno a
lui. In tal senso, il racconto mitico non alternativo alla storia, ma ne rappresenta un
suo prolungamento. Per quanti considerano il Corano una dettatura soprannaturale da
parte di Dio a Maometto, non ammissibile la traduzione di sura con capitolo, perch
sura significa disposizione armoniosa di pietre. Il Corano non neanche un codice
di leggi perch le disposizioni di carattere legislativo non superano i 228 versetti. , il
testo sacro, un crescendo che porta verso Dio.

1.2. I versetti

La sura 3 divide i versetti coranici in chiari o solidi , cio di significato ben


preciso, e oscuri o allegorici che, pur essendo riconosciuti sacri, ammettono pi
varianti e interpretazioni personali, in quanto il loro significato noto solo a Dio.
Il testo della sura 3,7 recita cos:
lui che ti ha rivelato il libro: vi si trovano segni espliciti che sono la madre del
libro e altri ambigui. Le genti, dunque, che hanno lo sviamento nel cuore, alla
ricerca di dissenso e alla ricerca dinterpretazione cercano che cosa vuol dire
mentre solo Dio ne conosce linterpretazione e quelli che sono radicati nel sapere
dicono: Noi crediamo in esso: tutto dal Signore. Ma solo se ne rammentano i
dotati dintelletto.
I versetti espliciti (mukamt), solidi, ossia, rinforzati, sono precisi e chiari
perch non si prestano ad ambiguit o a dubbi interpretativi. Dal radicale -k-m, da
cui derivano il verbo di prima forma akuma (essere saggio o sapiente), e i termini
ikma (saggezza divina o filosofia, scienza profonda) e akm (saggio o
sapiente, medico, teosofo); nonch i due nomi di Dio: Il Saggio (l-akmu) e
Il Giudice (l-kamu).
Per i commentatori, in misura abbastanza generica, i versetti espliciti sono quelli che
trattano i fondamenti dei riti, quelli che non implicano alcuna modificazione, quelli
che abrogano versetti precedenti, e quelli che sono la base esplicita della
giurisprudenza. Sono quelli che indicano ci che bene e ci che male. Altri ve ne
sono che paiono incerti, e hanno bisogno di confermarsi gli uni con gli altri. I versetti
oscuri, invece, ambigui, quelli non chiari (mutabih), si prestano a letture
diverse. Infatti, dal radicale -b-h, il verbo di seconda forma abbaha-hiya (bi):
confrontare, rendere qualcosa simile a unaltra; il verbo di terza forma abaha
indica: somigliare; mentre quello di ottava forma itabaha al significa essere
oscuro o essere dubbio. I versetti ambigui sono quelli relativi alle sigle iniziali, i
versetti abrogati, quelli apparentemente contraddittori, quelli con termini a doppia
lettura. Laffermazione esplicita secondo la quale il Corano in parte palese e in parte
oscuro ha fatto naturalmente versare molto inchiostro a teologi, filosofi, giuristi e
sufi. In realt, furono questi versetti a determinare finalmente la stesura del testo
sacro affinch ci fosse un modello-tipo al quale riferirsi a proposito duna parola o
duna lettura duno dei versetti ambigui.
Il Corano riprende molte storie, specie quelle di Mos, dalla tradizione biblica.
Tuttavia, non viene offerta una narrazione prolungata del genere che si trova nel libro
dellEsodo o in altri testi dellAntico Testamento. Spesso, il Corano si dilunga sui
doveri morali e legali dei credenti: tali sure sono, quasi sempre, dun periodo tardivo
rispetto alla prima rivelazione ricevuta dal profeta Maometto. Molti nuclei del
Corano potrebbero anche essere interpretati come predicazioni sulla falsariga dei

Vangeli, anche se la voce che parla non Ges bens Dio stesso attraverso il Profeta o
langelo Gabriele.
Una buona parte di materiale apocrifo di natura giudaico-cristiana stata
assorbita nelle collezioni arabe che poi hanno formato il testo sacro definitivo.
Secondo la tradizione pi rigida dei musulmani, il Corano non fu scritto da nessuno,
neanche da Maometto: la sua originalit linguistica e letteraria ne rivela il carattere
divino o soprannaturale. C, quindi, un Corano celeste, divino, nascosto, che diviene
il modello della riproduzione in terra della rivelazione celeste o soprannaturale.
come se il Corano costituisse una sorta di Logos ab aeterno in virt del quale ogni
cosa stata fatta e ogni rivelazione diviene possibile in forma umana.
In realt, come vedremo pi avanti, il Corano il frutto duna lenta rielaborazione e
sistematizzazione non solo teologica, ma pure culturale, politica ed economica
dellesperienza religiosa maturata in seno alla comunit musulmana ai tempi dei
califfi. Quando lislm inizia a produrre un testo scritto segno chiaro e indiscusso
dellavvenuto passaggio dalloralit alla sedimentazione, dal messaggio del Profeta
alla tradizione sul Profeta. Sassiste a un vero e proprio cambio di paradigma: la
societ beduina, formata alloralit, al senso normativo e vincolante della traditio di
per s indiscutibile, inattaccabile , prova a darsi un canone, a raccogliere del
materiale, a formare delle collezioni, a stendere questa esperienza di salvezza e di vita
comunitaria nuova, attorno alla figura del Profeta e dei suoi compagni. Entrambi,
per, gi inseriti nellottica degli imperi, delle dinastie, dei califfati. E, al di l di
conflitti e tensioni di potere, qualsiasi sia la lingua dei musulmani e degli stessi
califfi, la Scrittura di tutte le comunit musulmane sparse nel mondo era ed il
Corano.
2. Traduzione e linguaggio
Il testo sacro contiene il discorso divino, parola eterna: inalterabile e insostituibile.
La rigida tradizione non permette la traduzione del Corano: ammessa solamente la
sua spiegazione o interpretazione fedele che mai pu avvenire durante il culto. La
rivelazione, nel Corano, chiamata scrittura (kitb) ed in collegamento con la
rivelazione ebraica e con quella cristiana. Da qui lappellativo gente del libro o della
scrittura (ahl al-kitb). Nella sua essenza, la dottrina del Corano afferma lunicit di
Dio: vigorosamente difesa contro ogni pratica di culto pagano. Poi si presentano gli
attributi principali di Dio: la sua potenza, la creazione del mondo, i benefici elargiti
allumanit. Seguono le enumerazioni di numerosi segni di Dio nel mondo. Per ogni
questione legale e normativa presentata una soluzione giuridica.
Considerando gli aspetti letterari e linguistici del Corano, ci simbatte, innanzitutto,
nella lingua araba che costituisce la forma esteriore del testo. Il Corano afferma che
Dio ha scelto la chiarezza della lingua araba per consegnare agli uomini la sua
rivelazione (cf. 26,195). Lalfabeto arabo, come quello latino, deriva da quello
fenicio; per, diversamente dalla scrittura latina, le lettere sono orientate verso

sinistra. Larabo, dal punto di vista demografico, la lingua semitica pi affermata


nel mondo. Perch si presenta come la lingua duna grande civilt mondiale. La
caratteristica pi importante delle lingue semitiche il sistema di radici
triconsonantiche; e le tipiche radici arabe sono k-t-b e q-r: la prima riguarda lo
scrivere e la seconda il recitare. Le radici sono modificate, come per la lingua latina,
mediante suffissi e prefissi. Il processo di vocalizzazione delle parole stato
abbastanza lento nella lingua araba: ci ha costituito un motivo di tensione circa il
modo di recitare il Corano.
Oggi, la maggior parte delle edizioni del Corano disponibili abbastanza chiara dato
che ha il vantaggio di essere scritta in un arabo vocalizzato. Per questo, i dubbi sulla
chiarezza del diritto islamico espressi da certa dottrina che denuncia il rischio
desegesi sottoposte a complesse dispute filologiche , non sarebbero troppo
preoccupanti, dato che il testo del Corano riproduce il minimo dettaglio fonetico e
grammaticale della lingua araba, indicando tutte le vocali brevi (kasra, dhamma e
fatha) oltre alle vocali lunghe (alif, ua e ia) e senza tralasciare nessun
raddoppiamento della consonante, n il tanuin (per unesatta analisi logica della
frase).
Nel mondo arabo si parlano tante varianti dialettali della lingua araba, spesso molto
diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard che viene usato per la
comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione informale sono
usati sempre i dialetti. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili
per arabi provenienti da regioni diverse. In particolare, i dialetti del Maghreb sono
considerati molto diversi dallarabo standard. Mentre le persone di buon livello
culturale sono, in genere, capaci desprimersi nellarabo ufficiale, la maggioranza
degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno doggi, il
dialetto egiziano probabilmente il pi conosciuto nel mondo arabo, grazie alla
grande popolarit dei film e della musica egiziana. La lingua del Corano risente,
invece, del dialetto meccano.
Quando si sente recitare il Corano si pu notare la ritmicit della lingua. Ci si
riscontra particolarmente con le sure pi brevi, ove i versetti corti permettono di
seguire una certa assonanza di rima. sufficiente considerare la sura Aprente per
comprendere la ritmicit del linguaggio. Vi un ritmo veloce, quasi affannoso. Ed
proprio il ritmo veloce che a volte riduce la realt o un evento alla sua stessa
concretezza e nudit reale. Cos, nel linguaggio coranico, le realt spazio-temporali
ricevono una collocazione circolare, meta-storica. Tutto orientato in senso
protologico o in senso apocalittico.
In effetti, il Corano utilizza la struttura linguistica per costruire una nuova coscienza
religiosa fondata su un universo di segni e simboli. necessario entrare nel
complesso sistema grammaticale arabo tra le scienze coraniche vi la grammatica,
considerata, dunque, come una scienza sacra per capire il senso e la partita duna

determinata affermazione coranica. Il testo, pur se tradotto, rimane inimitabile. Il


Corano definisce un universo di relazioni e di sensibilit che solamente la lingua
araba pu rendere. Quando un musulmano ascolta la recita del Corano, si sente
interpellato direttamente da Dio. Linimitabilit (ijz, cf. 10,38; 17,88) del Corano
divenuta quasi un dogma di fede tra i musulmani. il principio dellirrefutabilit del
Corano in quanto parola divina trasmessa a Maometto dallangelo Gabriele.
Letteralmente, ijz significa limpossibilit di fare altrettanto bene, dimitare il testo
sacro. Questa inimitabilit esprime il carattere trascendente del Corano ed una
prova (borhan) che permette di distinguere tra il vero e il falso Corano. Lijz
relativa sia al contenuto del Corano che alla sua forma letteraria, come anche a
profezie future e ad avvenimenti misteriosi che ancora non sono stati decifrati.
Tra i generi letterari del Corano si distinguono: gli oracoli, le visioni apocalittiche, i
salmi e le preghiere, i racconti storici e leggendari, i testi legislativi e i documenti
darchivio. Il materiale pi cospicuo costituito dagli oracoli pronunciati
direttamente da Dio (cf. 94,5): il credente posto di fronte alla parola di Dio. Come
gi ricordato altrove, lo stile apocalittico appare nel primo periodo, durante la
predicazione alla Mecca. Qui il linguaggio diviene enfatico, immaginoso, evocativo,
esclamativo, e offre un contenuto oscuro e misterioso.
, forse, il momento acustico dellaudizione della parola in cui sinseriscono le
pesanti immagini sul giudizio. Tipica della letteratura dOriente la salmodia, mentre
i racconti storici riprendo fatti accaduti a personaggi biblici e a testimoni della fede,
nonch a predicatori dellunicit divina. I testi legislativi, invece, riflettono i primi
passi della comunit musulmana a Medina e riguardano la vita quotidiana, come pure
il culto, le regole morali, lamministrazione economica, norme giuridiche.
In ultimo, i documenti darchivio non sono altro che linsieme di testi occasionali
legati ad avvenimenti della vita sociale, ad esempio, ordini militari, le strategie
belliche, i proclami di guerra, etc Alcuni critici occidentali hanno posto attenzione
altres a un altro gruppo letterario formato dalle leggende del castigo (al-mathn)
contenente sia materiale biblico che arabo non biblico. Si tratta di racconti che
seguono un medesimo modello: si fa riferimento a un popolo o a una trib a cui
inviato un profeta che resta inascoltato. Di conseguenza, quella comunit riceve il
castigo divino, mentre coloro che hanno ascoltato il profeta si salvano.
Sicuramente, lapproccio teologico al Corano, tipicamente occidentale, non permette
di comprendere molto dei contenuti della rivelazione coranica che pi attenta
allortoprassi e non allortodossia. Il Corano ha una funzione pratica: orientare il
credente al suo status originario, alla condizione protologica della fede. In questa
prospettiva, pi che rivelazione, il Corano una comunicazione celeste che proclama
la giustizia divina ed esprime leconomia dei segni di Dio. Il fedele musulmano
pervaso dallidea che a parlare sia sempre Dio. In alcuni passi, per, Maometto a
parlare al posto di Dio. Ci viene evidenziato dalla formula introduttiva di (qul). A

volte Dio parla in prima persona singolare (cf. 74,11-15). Spesso, per, comunica in
prima persona plurale, secondo la classica forma del plurale majestatis. Dio parla
anche in terza persona. In alcuni casi, a Maometto viene rivolta direttamente la parola
con lespressione: Voi uomini!, Voi figli dIsraele!; Voi gente dello scritto o del
libro.
3. Questioni di critica testuale
Per la tradizione, Maometto dettava ai suoi segretari le rivelazioni ricevute senza
curare, per, la distribuzione dun testo unico. Il Corano, quindi, rest affidato
completamente alla memoria dei fedeli. Da qui il suo significato principale di Qurn
(recitazione ad alta voce), nonch il senso primario del vero arabo qaraa, di cui
qurn il nome dazione, dalla radice semitica qr che vale per gridare, chiamare
(clamare in latino). Il pi moderno significato di leggere secondario perch
derivato dallessere la lettura, in origine, la recitazione a voce alta.
La tradizione considera completata la rivelazione del Corano prima della morte del
Profeta avvenuta nel 632: Maometto avrebbe raccolto il materiale sparso nella
comunit e dato uniformit al testo. Fu compito dei successori realizzare il passaggio
dalle collezioni al testo definitivo del Corano. La data definitiva della stesura
letteraria saggira attorno al 650. Come gi ricordato nel capitolo precedente, stato
sotto il periodo del califfato di Uthmn che avvenuta la raccolta definitiva delle
collezioni e la stesura del testo. Forse, una prima edizione che non vide la luce fu
iniziata dai segretari e funzionari del califfo Ab Bakr nel 633, in modo particolare da
Zayd ibn Thbit. Ledizione non fu promulgata per la morte improvvisa del califfo
nel 634. In seguito al sorgere di troppe divergenze tra testi scritti e recitati, Uthmn
incaric Zayd di procedere alla stesura finale con lausilio di altri segretari. Quindi,
ufficialmente, il testo canonico del Corano quello del califfo Uthmn. Comunque,
per molti anni, il testo scritto serv soprattutto come supporto alla memoria, aiuto per
ricordare. Infatti, le imperfezioni della scrittura araba dallora, nella quale i segni
consonantici si confondevano tra di loro ed erano soltanto notate e sempre
parzialmente le vocali lunghe, non le brevi, non favorivano una recitazione unitaria
e serena del testo.
Le letture discordanti e le differenti recensioni, risultanti dallinsieme delle lezioni
adottate da ciascuno dei capiscuola pi autorevoli, determinarono una sorta di
fissazione del canone o di riconoscimento ufficiale. Furono sette le recensioni
ufficialmente riconosciute, poi ridotte solamente a due: quella di m, morto nel
774 a Kfa, e quella di Nfi, morto a Medina nel 785. La prima recensione si diffuse
in Africa e prende il nome dal suo trasmettitore af, morto nell805. Su di essa
fatta ledizione Fud. Altrove prevale la recensione di Nfi trasmessa da Warsh che
mor nell812. Le piccole varianti non intaccano minimamente la sostanza. Un po
alla volta, furono aggiunti sui manoscritti i punti diacritici e il segno di

raddoppiamento per le consonanti, fino alle precisazioni grafiche per le vocali lunghe
e brevi e altri segni.
Considerando il Corano come un codice o un manoscritto, sicuramente era composto
di fogli di papiro o di pergamena, la carta ha sostituito progressivamente questi
materiali ma con molta lentezza. La piet popolare ha considerato sacro non solo il
contenuto del Corano ma pure il testo in quanto codice scritto e rilegato. Questo,
allora, non viene mai portato in mano, da un fedele, se non dopo le abluzioni e in una
posizione che lo pone al di sopra della cintola. una devozione diffusa soprattutto in
Egitto: mai un vero musulmano lascerebbe il Corano al di sotto duna pila di libri o in
qualsiasi luogo della casa!
4. Abrogazione ed esegesi
Si formata una vera e propria scienza dellabrogazione che riguarda sia il Corano
che la sunna. La quantit delle varianti enorme e molto complicata. Labrogazione
del Corano per mezzo del Corano ha occupato, nella storia del pensiero islamico,
meno spazio rispetto alle teorie e dottrine sullabrogazione del Corano per mezzo
della tradizione o della sunna per mezzo del Corano. il tentativo di rendere sempre
pi armonica la rivelazione coranica e dadattare la rivelazione ai nuovi contesti o,
viceversa, di reinterpretare la situazione politica, economica, sociale, etica, religiosa e
giuridica duna comunit alla luce del testo sacro. A tal proposito, si pone un
problema che richiama il limite e la fragilit del Corano stesso: le opinioni dei dottori
musulmani sono, molto spesso, contrastanti circa labrogazione dun determinato
versetto o dun particolare della legge. Gi laccordo circa linterpretazione della sura
3,7, ove si parla di versetti solidi, abroganti e metaforici, non facile da raggiungere.
Forse, paradossalmente, laspetto positivo della dottrina dellabrogazione quello di
rendere pi dinamico il Corano e dintrodurre al suo interno il senso della storicit.
Alcune norme perdono consistenza con il cambiamento delle circostanze. Il limite
potrebbe essere leccessiva frantumazione della rivelazione e il moltiplicarsi di norme
e leggi quando la tradizione ad abrogare o a trasformare un versetto. Si pu
rimanere prigionieri duna casistica che interrompe lunit del messaggi coranico e la
sua applicazione universale e obiettiva. Sono essenzialmente due i motivi per cui la
dottrina dellabrogazione stata introdotta: per ridurre le discrepanze tra rivelazione e
diritto; per valutare le nuove circostanze storiche e sociali non contemplate nel
Corano.
Questo modo di procedere favorisce, comunque, una lettura dinamica del testo sacro,
anche se apre le strade a letture e interpretazioni fondamentaliste del Corano, come
per esempio nel caso della guerra e del dialogo con i miscredenti. Infatti, mentre la
sura dellApe, dorigine meccana, sembra favorire un clima sereno di dialogo e di
confronto con i miscredenti (cf. 16,22.37) invita a chiamare gli uomini alla via del
Signore con saggezza e buone esortazioni e capacit di retorica o disputa , la sura
del Pentimento, dorigine medinese, invece, invita a combattere coloro che non

credono in Dio e nellultimo giorno (cf. 9,29). Questo versetto della sura medinese
abroga quello della sura meccana sopra citato. Cos, il famoso versetto della spada
(cf. 9,5: uccidete i miscredenti ovunque li troviate) abroga pi di centoventi versetti
precedenti alcuni pi pacati a proposito dei miscredenti. Secondo alcuni studiosi,
invece, il versetto 5 della sura 9 abroga se stesso.
Per altro, in modo pi critico, alcuni sostengono che il Corano medinese pu subire
abrogazioni da parte del Corano meccano e non viceversa. Questo perch le sure pi
antiche quelle meccane contengono il messaggio eterno rivolto da Dio agli
uomini, mentre i capitoli del periodo medinese riprendono un messaggio contingente
rivelato da Dio al Profeta per la gestione della nuova comunit. la tesi di Th,
secondo il quale la parte pi recente del Corano non pu abrogare la parte pi antica.
Si tratta del tentativo di fare una lettura storico-critica del Corano, di distinguere,
cio, tra il fatto coranico e il fatto islamico, processo indispensabile per meglio
interpretare e attualizzare il Corano alla luce del suo messaggio profetico genuino.
Laspetto pi universale del messaggio coranico nelle sure meccane che
costituiscono il cuore o il nucleo essenziale del Corano che di tutti i musulmani
monoteisti (qui lislm si presenta come religione naturale secondo la sura 30,30).
Le sure medinesi costituiscono il Corano dei credenti, di coloro che appartengono alla
comunit islamica. Gli eredi di questo messaggio devono annunciare la fede islamica
nella sua originalit: perch i versetti antichi furono abrogati cio sospesi in
relazione alla legislazione che prendeva forma per il bene della comunit, per la sua
formazione. Ora che la comunit costituita si deve ritornare al centro del Corano. Di
l della non condivisibilt di questa tesi da parte delle autorit fondamentaliste e
tradizionali dellislm, si evince un dato di fatto: la necessit di realizzare un
approccio storico-critico e contestualizzato al testo sacro.
Lesegesi moderna e post-moderna a partire dal metodo semiotico, o dallanalisi
narrativa e dalla retorica offre buone possibilit di ricerca e dindagine. Gli ampi
successi dellermeneutica sono a conoscenza di tutti, non solo in Occidente, ma pure
nei centri culturali e nelle universit orientali. Di fatto, il cuore del Corano
lesperienza centrale del Profeta e resta lunicit di Dio che trascende qualsiasi
nazionalismo arabo o religioso o anche militare e morale. Il Corano meccano stato
riletto, quindi, giustamente, come una rivoluzione o riforma delle coscienze e delle
credenze. Questa riforma la premessa a qualsiasi altro cambiamento dordine etico e
socio-politico o economico-culturale e religioso. Qualche studioso fa notare che il
Corano meccano fondato sulla fede e non sulla legge, anche se il fatto legislativo
ritorna di riflesso nellesperienza religiosa di Maometto.
Lessenza del messaggio profetico alla Mecca racchiusa nella parola ibda
(adorazione): consiste nella volont inflessibile di non servire che Dio e
nellinterdizione di servire altri che lui. Laspetto combattivo e violento del Corano
appartiene soprattutto al periodo medinese dove linteresse per la costituzione e lo

sviluppo della comunit musulmana quale luogo di solidariet e centro daccoglienza


e dunit di fede per il mutuo soccorso. Ci obbliga a un commento dinamico e vivo
del Corano e a scoprire nuovi sensi della scrittura sacra per i fedeli musulmani. Anche
se il tentativo di realizzare un vero e proprio commentario scientifico al Corano ha
determinato la nascita e lo sviluppo di nuove discipline, dando il via alle teorie pi
complesse, resta evidente un principio pratico: nel Corano stato individuato un
corpo normativo e legislativo che storicamente appartiene a un periodo particolare
della comunit musulmana che deve permettere, a sua volta, laffermazione di nuove
potenzialit di significati del testo sacro durante lo scorrere del tempo.
Cos, il materiale legislativo, militare e propagandistico emergente nel Corano
medinese non ha pi motivo di essere: occorre determinarne nuovi valori o sensi
prossimi alla storicit del momento. Tale dato non irrilevante, anzi determinante
per lapproccio critico al testo sacro, anche se lesegesi moderna non
sufficientemente adeguata per la valutazione complessa del Corano come textus
receptus e opera ritenuta autentica e oggettiva per la verit a cui rimanda e da cui
proviene.
Non solamente importante capire quale ruolo occupa il Corano nella vita dei
credenti musulmani, ma anche e soprattutto come realizzare un approccio quanto pi
totale, complesso e allo stesso tempo armonico con il messaggio genuino del Profeta
alla Mecca. Solo la ricerca dun sensus plenior permetter il superamento di qualsiasi
forma di strumentalizzazione (politica, ideologica, etica, economica, sociale e
culturale) dei versetti sacri e del loro contenuto divino. pur vero che un testo ha una
sua storia in quanto portatore di unalterit che trascende il medesimo senso
letterale come anche il significato che ne deduce il lettore. Tuttavia, unoggettivit di
fondo permane in qualsiasi composizione stilistica. Ci rivela lautenticit del testo,
specialmente di quelli sacri o considerati tali. In effetti, il Corano un testo autentico
perch raccoglie le esperienze del Profeta e della sua comunit nel giro dun
ventennio dalla morte dello stesso Maometto.
I filtri, le interpolazioni, le revisioni, le rielaborazioni e le glosse rientrano nel
processo di recezione del contenuto del messaggio orale del Profeta. lo spessore
storico del testo che ne rende viva e visibile la forma attraverso uno stile letterario
ben determinato, situato. La conoscenza di queste forme e di questi stili favorisce
lemergere del contenuto verace del Corano. ingenuo sostenere, come fanno alcuni
esperti islamici di esegesi, che il Corano giunto a noi direttamente da Maometto
come Parola rivelata senza revisioni, quindi nella forma dun dettato verbale
(verbatim) che non ammette glosse o manipolazioni.
Si pu sostenere o difendere lidea della rivelazione verbale del Corano. Tuttavia,
come afferma lo studioso pakistano Fazlur Rahman, morto negli Stati Uniti il 1988, i
racconti resi ortodossi e standardizzati della rivelazione coranica danno unimmagine
meccanica ed esternalizzata della relazione tra il Profeta e il Corano. Rahman

sostiene che il Corano interamente la parola di Dio nella misura in cui infallibile e
totalmente scevro da menzogna, o in quanto giunto nel cuore del Profeta e poi sulla
sua lingua. Si tratta di recuperare il senso duna rivelazione dinamica rispetto al
carattere verbale della rivelazione coranica. Maometto stesso ha avuto un ruolo attivo
nella rivelazione divina in quanto destinatario. Solo cos si pu rendere possibile un
rinnovamento (tajdd) e una vera riforma allinterno della comunit musulmana.
Il Corano devessere affrontato nella sua totalit (visione del mondo insita al testo) e
storicit (individuare lemergere dei temi particolari), evitando frammentazioni ed
estrapolazioni. Inoltre, laspetto etico (la teoria del bene e del male) centrale nel
Corano stesso. Rahman, diversamente dagli autori antichi e tradizionali, si chiesto
in che modo lo spirito del Profeta riuscito ad entrare in contatto con la rivelazione
divina. Allopposto, lortodossia musulmana era solo preoccupata daffermare che la
parola di Dio non giunta al Profeta solamente sotto forma dispirazione, ma in
maniera tale che le parole stesse del Corano sono da considerarsi rivelate. La
tradizione afferma che in Dio la Parola unica, cos il Corano uno.
Per Rahman, il Libro stato inviato al cuore del Profeta, il quale lo ha espresso, di
quando in quando (per ben ventitr anni), nella sua lingua, secondo i suoi idiomi, le
espressioni e lo stile che erano gi i suoi. Il Corano porta, come testo scritto, questo
patrimonio del Profeta! Nella percezione mistica vi sempre lelemento cognitivo
che permette di dare forma a unidea o allintuizione. Anzi, la percezione si esprime
in unidea che laspetto temporale di ci che in temporale. Vi una relazione
organica tra percezione e idea. bene prendere sul serio la dimensione psicologica
della rivelazione coranica, di considerare il processo creativo della mente. La Parola
del Corano rivelata perch la fonte risiede fuori di essa. Poich lintero processo s
prodotto allinterno stesso della mente del Profeta, altres parola del Profeta. La
Parola passata dal cuore del Profeta. Tuttavia, il carattere ispirativo e divino del
Corano non si pu ridurre a un processo mentale. Il segno soprannaturale sta nella sua
forza etica, negli slanci morali che rendono la rivelazione unica. La legge morale
immutabile ed il comandamento di Dio che luomo pu compiere o rifiutarsi
dassolvere.
irrilevante pensare che la superiorit del Corano, rispetto alla Bibbia, consista nel
fatto che la trasmissione del messaggio coranico non distorta, mentre quella
giudaico-cristiana lo , almeno potenzialmente, perch soggetta a passaggi,
trasmissioni. Non si pu sostenere scientificamente che il Corano non abbiamo
vissuto, in quanto testo scritto e compilato, una fase di trasmissione orale prima della
sua stesura. Ed veramente troppo ingenuo apologeticamente superato lo sforzo
di coloro che sostengono la stesura delle parti del Corano nel momento stesso in cui
queste sono state pronunciate.
Ci sono diverse strategie adottate dalle civilt per la conservazione dun testo.
Innanzitutto, la sua stesura definitiva e completa in modo continuativo e permanente.

Segue la possibilit daffidare il testo a pi copisti del futuro con il rischio maggiore
di refusi, glosse, rimaneggiamenti anche a motivo dincompetenza. Il testo pu subire
anche delle variazioni importanti. Si riconosce, al Corano, la mancanza di errori
essenziali durante il corso della trasmissione. La fedelt dimostrata dal fatto che
anomalie molto antiche del testo sono state preservate fedelmente.
La trasmissione orale la traditio risultava essere, anche dopo la morte del Profeta,
la forma propria della comunicazione e della conservazione dellidentit della fede o
di unesperienza rilevante, come nel caso di quella religiosa. Fino a quando non si
superer il gap provocato dalla teoria che considera il Corano scritto al tempo in cui
stato proferito e che i suoi testi contengono letteralmente le parole pronunciate dal
Profeta ogni tentativo di dialogo con la modernit vano e resta inconcludente,
inefficace, bloccato. Ci si pu appellare, invece, a una tradizione orale forte ed
efficace, capace di rafforzare la trasmissione scritta. I punti discordanti nelle diverse
collezioni del testo coranico riguardano soprattutto la recitazione e la fissazione delle
vocali. Generalmente, per, le variazioni toccano le singole lettere.
H. Hanaf si posto a favore dellistantaneo passaggio dalla tradizione orale alla
scrittura.
Un tentativo di riforma allinterno delle scienze dei commentari del Corano stato
intrapreso, non senza limiti e blocchi, dal movimento della salafiyya nato nella
seconda met dellOttocento. Jaml ad-Dn al-Afghn (1839-1897) ne stato
liniziatore. Questi auspicava: un ritorno alle fonti dellislm (Corano e Sunna), il
rinnovamento etico, il recupero della storicit per i musulmani attraverso limpegno
socio-politico e civile. Ci che a volte non ha favorito lidea duna certa flessibilit
storica del Corano e del messaggio del Profeta stato il riferimento statico alla
tradizione e il passaggio per la razionalit intesa come principio ermeneutico
fondante ogni commento. Non mancano, oggi, interpretazioni pi attuali che si
soffermano sullaspetto narrativo o pedagogico del Corano, come anche sulla storicit
del messaggio.
Non assente, purtroppo, uninterpretazione fondamentalista e radicale che fa del
Corano un pensiero unico. avviato pure un processo dermeneutica filosofica al
testo sacro di per s importante perch un motivo di dialogo con la modernit
ma risultante a volte troppo verboso, razionale, lontano dal senso della storicit e dal
senso interiore.
Oggi si tentato anche di studiare il Corano alla luce dei moderni metodi della critica
letteraria, mettendo in crisi il concetto di rivelazione coranica come tanzl (discesa
dun testo preesistente presso Dio). Il cercare nel Corano dei meccanismi letterari
comuni ad altri testi scritti da mano umana, per i fondamentalisti, sembrerebbe
arrecare danno alla trascendenza divina. Ci fa presupporre che la rivelazione
simpossesserebbe delle culture umane e parlerebbe attraverso di esse. Attualmente,
la critica letteraria invita a distinguere tra la causa principale (Dio) e la causa

strumentale (i profeti). Tornando indietro nel tempo, si scoprono personaggi di grande


rilievo allinterno della tradizione musulmana che hanno provato a costruire un
dialogo tra il Corano e lesegesi. il caso di Muammad Abduh (1849-1905), buon
conoscitore dellopera dAl-Jurjn.
I dati conclusivi della critica testuale sono i seguenti: forte il contrasto tra la tesi di
chi riconosce un nucleo centrale del Corano gi esistente appena formato ai tempi
del Profeta e chi invece insiste sulle collezioni tardive del Corano. Un elemento pu
esser utile: laspetto canonico del Corano, il suo riconoscimento ufficiale, avvenne in
tempi molto brevi rispetto al canone biblico. Durante la vita del Profeta, il Corano
rappresentava soprattutto una fonte orale visto che la rivelazione ricevuta da
Maometto era tale. Forse si pu ritenere esatta laffermazione che vede nei primi
interventi un lavoro pi conservativo sul Corano e non dinterpolazione, come anche
quella che riconosce un intervento tempestivo ed essenziale sulla revisione del testo
scritto. Sfogliando, per, opere antiche del Corano codici, manoscritti, copie si
evince la difficolt circa lambiguit di molte parole. Tale stranezza riguarda pure
coloro che hanno una familiarit con la lingua araba. Il Corano pieno duna serie di
enigmi linguistici non risolvibile.
5. Il messaggio
Cos recita la sura aprente che costituisce anche la preghiera pi solenne dellislm,
nonch segno dinvocazione inaugurale e di benedizione:
Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Lode a Dio, Signore dei mondi, il
clemente, il misericordioso, sovrano del giorno del giudizio. Te adoriamo, te
invochiamo in soccorso, guidaci al retto sentiero, al sentiero di coloro a cui tu hai
largito la tua grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira n di coloro che sono
fuorviati (1,1-7).
Un detto del Profeta appella il Corano con il titolo di banchetto di Dio e lislm
come la tenda di Dio. Il banchetto e la tenda sono per tutti gli uomini: il Corano ci
dice che Dio vuole parlare con gli uomini, ma nessuno obbligato a rispondere. In tal
senso, il Corano sapre con una sura a carattere cosmico, lAprente, e si chiude con
una sura a carattere antropologico, gli Uomini. Mentre lAprente (al-Ftia) una
resa di grazie al Signore delluniverso e una richiesta di guida per tutti gli uomini,
lultima sura, gli Uomini (an-Ns), afferma che Dio lunico e vero rifugio del
credente. LAprente ci ricorda della lode e della gratitudine dovute a Dio per i suoi
attributi dinfinita bont e misericordia che contano molto di pi nel giorno del
giudizio. Dio colui che ha potere su tutte le cose (cf. 19,96). Perch lOnnipotente.
I fedeli, quindi, devono temerlo. Allh con chi lo teme. Tramite il timore di Dio, le
azioni e le forze dei musulmani sono rivolte completamente ad Allh. Da qui il senso
dellunicit e unit di Dio (tawd). La parola unico ricorda ai musulmani che i
loro cuori devono essere consacrati allunico Dio che non ha posto nel corpo di

nessun uomo due cuori (cf. 33,4). Dio assoluto e, quindi, la devozione a lui
devessere totalmente sincera. Allh non ha associati.
Limmagine di Dio nel Corano innanzitutto quella della luce e della speranza. Dio
che ha insegnato al Profeta la sapienza e la parola, e annuncia di essere lui stesso
colui che la spiegher. Dice Dio nel Corano: Muammad, non muovere la lingua
con essa per affrettarti. Certo a noi riunirlo e recitarlo. Seguine la recitazione quando
noi lo recitiamo, poi spetta a noi spiegarlo (75,16-20).
Il contenuto della dottrina coranica riguarda essenzialmente il Dio unico: Allh.
Questi il Dio supremo in senso monoteistico. Si gi accennato, a proposito delle
tappe rivelative di Maometto, dei caratteri fondamentali della divinit: la bontmisericordia (la clemenza) e lonnipotenza. La bont di Dio rapportata alla sua
funzione di Creatore: egli conosce la nostra debolezza strutturale, ontologica. Luomo
debole, fragile, perch tende a moltiplicarsi, a frantumarsi: perch il suo essere
diviso. Loriginaria creazione del mondo non rappresentata con particolari, n
Adamo inserito allinterno dei sei giorni biblici della creazione divina.
Una descrizione pi dettagliata della creazione presente in 41,9-12: mai, per, in
modo sistematico e continuativo. Adamo stato creato dalla terra, da un grumo di
sangue (cf. 3,59). Dio crea per libera decisione, per volont (cf. 40,68). Importante
il riferimento allazione creatrice permanente di Dio: rivela la sua onnipotenza. Dio,
poi, agisce anche attraverso le azioni umane (cf. 8,17); lo stesso potere umano, la
volont, nelle mani dAllh (cf. 37,96; 76,30). Queste affermazioni, tuttavia, non
permettono di elaborare un piano teologico o antropologico esaustivo e sistematico:
perch concezioni diverse appaiono nel Corano. Luomo, infatti, libero e pure non
lo : Allh lo guida se egli si lascia guidare, per lo porta anche dove vuole. Allh,
infatti, non guida coloro che non vogliono credere ai segni (cf. 16,104). Ci sono
verit complementari nel Corano a proposito della responsabilit delluomo dinanzi a
Dio e dellonnipotenza divina. Il senso di azioni predestinate tipico della mentalit
beduina pre-islamica. Allh colui che governa direttamente il mondo e non
mediante cause secondo. Gli stessi fenomeni naturali e quelli dovuti allattivit
delluomo diventano tutti segni dAllh.
Alla domanda Chi Dio veramente?, si pu rispondere con la sura 2,21-22.163:
O uomini! Adorate il vostro Signore che ha creato voi e quelli che furono prima di
voi, e cos forse diventerete timorati di Dio. lui che vi ha fatto della terra un tappeto
e del cielo una volta; lui che dal cielo fa scendere lacqua per far nascere dalla terra
i frutti che vi sostentano. Non adorate dunque altri di insieme a lui, voi che
conoscete la verit! []. Il vostro Dio un Dio unico. Non c divinit allinfuori di
lui, il Clemente, il Misericordioso.
In 3,18 ribadita lunicit di Dio:

Dio stesso testimone che non c divinit allinfuori di lui, e ne sono testimoni
anche gli angeli e chi possiede la vera scienza. Essi dicono: Dio governa con
giustizia. Non c divinit allinfuori di lui, il Potente, il Saggio!.
Allh il Dio unico che si eleva al di sopra degli altri idoli. Qui il monoteismo
coranico riprende quello ebraico e si spinge pi avanti, in polemica con la visione
cristiana di Dio. Non vi la possibilit di riconoscere in Allh una funzione
procreativa, o di paternit. Il tema delle figlie dAllh (bant Allh) permette di
scagliarsi contro gli idolatri meccani per negare con la stessa alterigia disdegnosa che
egli abbia potuto avere figli. Il medesimo nome dAllh rende inammissibile il
plurale divinit (liha), salvo che per stigmatizzare linanit degli di che i pagani
o gli oppositori sostinano a invocare. La sura del culto sincero, nominata anche
dellEterno o dellUnit divina, rafforza il mistero dellunicit di Dio. La
tradizione dichiara di essere stata rivelata in risposta a una domanda di alcuni ebrei
sulla natura divina. Il contenuto decisamente antitrinitario: Di: Egli Dio, uno!
Dio, lEterno! Non gener n fu generato, e nessuno gli pari! (112,1-4).
Il senso del verbo generare fisico, carnale, come risulta chiaro anche dalla
sura 6,100-102. C un modo errato dintendere la paternit divina e la filiazione. Di
l del problema strettamente dialogico, ci preme sottolineare il senso dellunicit
divina (tawd) nellislm, visto che la sura 112 un po il cuore della dottrina
coranica. I musulmani la definiscono come la sura della purezza o anche della
fede pura. ritenuta rivelata alla Mecca ed ventiduesima nellordine cronologico.
Il suo nome l-khl deriva dal radicale kh-l- e riprende il verbo di prima forma
khalaa: essere sincero, puro, leale, fedele. La professione di fede
monoteista una scienza: la sincerit ne la base e la fedelt, invece, ne costituisce la
condizione. In effetti, la fede in Allh come Dio unico e uno il primo articolo
della professione di fede islamica (la ahda). Dio appare, cos, come la somma
grandezza cosmica e non pu essere colto da nessuna speculazione filosofica o
teologica. Egli unico nella sua essenza: non si divide, n si moltiplica. Per cui, nulla
e nessuno gli pu essere pari. Egli stabilisce il corso della vita e delle cose nel
mondo: in lui si fondono vita e potenza, unit e unicit. Non essendo generato, non
nemmeno mortale, n debole. Egli regna di eternit in eternit e fa tramontare e di
nuovo rinascere. Allh infinitamente perfetto perch possiede in misura piena tutte
le buone qualit. immutabile, giusto, saggio, amorevole, onnipresente, onnisciente,
onnipotente, veritiero in sommo grado. lunico ideale infallibile, che non delude
alcun uomo e non arreca tormenti allanima. Allh non assomiglia n alla natura viva
n a quella morta. N locchio n la mente lo possono cogliere. Tuttavia, alluomo
pi vicino delle arterie (cf. 50,15).
Il Corano riporta i 99 bei nomi di Dio che sono propriamente le sue qualit: un solo
nome non permetterebbe di cogliere la sua potenza n lessenza. Allh agisce secondo
il principio della giustizia. Safferma, perci, un rigido monoteismo a sfondo etico:
Dio ripaga secondo le proprie azioni. Un simbolo con cui il Corano presenta il

mistero dAllh quello della luce. Dio luce del cielo e della terra (cf. 24,35): chi
ha fede tende a questa luce cosmica, e rivestirsi delle qualit divine significa rendersi
degno rappresentante di Dio sulla terra. Lunicit di Dio ha degli effetti molto pratici
sul credente: esige labbandono, la fiducia in lui. Il senso della vita, secondo la
dottrina islamica, consiste nellavvicinare quanto pi possibile la perfezione relativa
delluomo alla perfezione assoluta di Dio. In virt della sua unicit, Allh non subisce
le nostre azioni. Il tema del pathos, tipicamente biblico, assente dal Corano. Non si
conosce neanche il fine ultimo della creazione. Si sa che Dio ha creato senza stancarsi
(cf. 10,3; 20,5), e ha voluto gli uomini e gli jinn per la sua lode (cf. 51,56). Continua,
inoltre, a creare cose nuove (cf. 16,8; 35,1; 55,29), ed perfetto nelle sue opere (cf.
67,3). I caratteri pi importanti di Dio riguardano la sua onnipotenza, onniscienza e
misericordia.
Prof. Edoardo Scognamiglio
Pontificia Facolt Teologica dellItalia Meridionale Napoli

A partire dal primo paragrafo, i riferimenti in nota o nel testo tra parentesi riguardano
sempre i capitoli del Corano o sure. Per ledizione critica del Corano, si considerino
almeno queste traduzioni e i seguenti commentari: Al-Qurn al-karm, Beirut
[decima edizione 1407-egira]; Der Koran. Einfhrung Texte Erluterungen, T.
Nagel (cur.), Mnchen 1983; Il Corano, introduzione, traduzione e commento di A.
Bausani, Milano 1988; Il Corano, introduzione, traduzione e commento di F. Peirone,
I-II, Milano 1989; The Qurn. A new Interpretation, textual exegesis by M.B.
Behbd, English Translagion by C. Turner, London 1997.
In proposito, la sura 109 (I miscredenti o Al-Kfirn), considerata lo statuto della
tolleranza religiosa nellislm, afferma: Di: O miscredenti, io non adoro ci che
adorate voi, n voi adorate ci che adoro io. Io mai adorer ci che adorate voi, n
voi mai adorerete ci che doro io. Tenetevi la vostra religione: io la mia! (109,1-6).
, cos, bandito ogni possibile compromesso o accordo tra il Profeta e i miscredenti
della Mecca. Su questo punto, cf. anche la sura 53,19-23. Una della pi antiche sure
meccane (I Coreisciti o Quray), rivolta ai coreisciti, da cui proveniva Maometto in
quanto appartenente al clan minore degli Haemiti, ordina il tono imperativo di
adorare il Signore della Kaba che li ha nutriti salvandoli dalla fame e li rassicur da
ogni timore (cf. 106,1-4).
La proposta di Th. Neldeke, Geschichte des Qorans, Leipzig 1860, permette di
ordinare cos le sure del primo periodo meccano: 96; 74; 111; 106; 108; 104; 107;
102; 105; 92; 94; 93; 97; 86; 91; 80; 68; 87; 95; 103; 85; 101; 99; 82; 81; 53; 84; 100;
79; 77; 88; 89; 75; 83; 69; 51; 52; 56; 70; 55; 112; 109; 113; 114; 1.

Sono da considerare le seguenti sure: 54; 37; 71; 76; 44; 50; 20; 26; 15; 19; 38; 36;
43; 72; 67; 23; 21; 25; 17; 27; 18.
Le sure di questo periodo sono: 32; 41; 45; 16; 30; 11; 14; 12; 15; 28; 39; 29; 31; 42;
10; 34; 35; 7; 46; 6; 13.
Cf., per esempio, la sura 46,1-3: . Mm. Questo Libro rivelato da Dio, il
Potente, il Saggio. Non abbiamo creato i cieli e la terra e quanto in mezzo ad essi se
non con verit dintento e fino a un termine fisso. Ma quelli che non credono non si
curano dellammonimento che vien loro dato. La sura 46 porta il nome Al-Aqf
(Le dune del deserto) e si riferisce a quella regione dellArabia meridionale abitata
anticamente dagli d. I versetti sopra citati presentano laccusa ai miscredenti, segue
la predicazione del profeta Hd al popolo degli d (vv. 21-28). Interessanti i
riferimenti alle norme di piet filiale verso i genitori e il curioso episodio della
conversione dun gruppo di jinn (vv. 29-32).
Cf. queste sure: 2; 98; 64; 62; 8; 47; 3; 61; 57; 4; 65; 59; 33; 63; 24; 58; 22; 48; 66;
60; 90; 49; 9; 5.
Sullevoluzione del termine yt stato fatto notare che inizialmente tale parola
indicava le rime, i versi. Ogni verso termina con una rima o unassonanza, e cos la
suddivisione in versi corrisponde a un naturale ritmo nel senso delle frasi. Da ci la
diversa numerazione dei versi. Esistono due sistemi di numerazione. Il primo delle
edizioni europee di Gustav Flgel e Gustav Redslob. Il secondo delledizione
standard egiziana. Gli studiosi occidentali si sono soffermati molto sul significato dei
segni. Questi, probabilmente, hanno costituito un primo materiale per il Corano,
una specie di corpus (sign-passages) indipendente dal resto del materiale coranico.
Questo corpus insisteva soprattutto sullonnipotenza di Dio e sui benefici per il
credente. I temi del giudizio escatologico e della giustizia furono aggiunti
successivamente. La ripetuta menzione dei segni aveva diverse finalit: incitare alla
fede, alladorazione, a vincere lidolatria. Secondo questa teoria, i segni non indicano
semplicemente i versi del Corano, bens i segni, cio i fatti accaduti in cui Dio agisce.
la prospettiva di R. Bell, Introduction to the Qurn, Edimburgo 1970.
Molte ipotesi sono state formulate a proposito del carattere enigmatico di alcune
lettere arabe poste allinizio di alcune sure. Forse appartengono al testo originale e
non sono state aggiunte nel corso della raccolta al tempo dei califfi. In ben 29 sure, la
basmala immediatamente seguita da una lettera o da un gruppo di lettere che non
formano una parola e vengono lette semplicemente come lettere dellalfabeto arabo.
Forse potrebbero essere interpretate come contrazioni di parole o con valore
numerico simbolico. Altri studiosi ancora sostengono che le lettere misteriose si
riferivano al possessore del codice utilizzato dai copisti. Chi, invece, le riconosce
come proprie di Maometto, afferma che queste lettere indicavano gi un criterio di
compilazione.

Cf. M. Talbi, Universalit del Corano, Milano 2007, 17-20.


In effetti, le numerose traduzioni del testo coranico nelle lingue occidentali
rispecchiano i metodi e i criteri operativi scelti nellaffrontare il testo, in particolare il
criterio filologico. Questultimo non il criterio pi difficile. La stesura in lingua
occidentale dovrebbe avvenire non solo considerando lapparato critico-filologico,
ma pure la lettura interiore della parola divina. Cos, alla complessit linguistica del
Corano saccompagna anche quella strutturale del testo. Per gli esperti, ci
rappresenta il difficile rapporto tra Dio e luomo. Per la conoscenza del linguaggio
coranico, cf. G. Rizzardi, Il linguaggio religioso dellislm, Milano 2004, 15-25. Si
consideri pure larticolo di J.-M. Gaudeul, Vers une nouvelle exgse coranique?, in
Chemins de Dialogue 19 (2002) 49-83.
Cf. M.M. Moreno, Introduzione, in Il Corano, a cura di M.M. Moreno, Torino 1967,
3-16.
Cos , ad esempio, per la storia di No che il Corano presenta come messaggero
inviato ai suoi contemporanei: egli si salva insieme ai credenti che lo hanno ascoltato.
Situazione simile vive la trib degli d, famosi costruttori: a questa popolazione fu
inviato il profeta Hd. Gli d non ascoltarono questo profeta e morirono a causa del
vento forte (cf. 69,6-8). Si salvarono solamente le loro opere architettoniche. Si ripete
lo stereotipo per la popolazione dei Talmud. A questa gente fu inviato il profeta li
che rest inascoltato. Gli abitanti furono puniti con un terremoto (cf. 7,78) o da un
tuono (cf. 41,17), o da un unico grido (cf. 54,31). Le storie si moltiplicano sulle
vicende dAbramo, come pure sulla citt di Lot (cf. 11,77-83; 15,57.74). La
punizione, nel caso di Lot, avviene mediante una tempesta di sabbia. Il profeta
Suayb, invece, fu inviato alla gente di Midian (cf. 11,94). Seguono i racconti di altri
castighi (Mos e il faraone, etc).
In effetti, gli accenni del Corano a uno scritto o libro di Maometto possono riferirsi a
una stesura alquanto sommaria. Un riferimento implicito allo scritto potrebbe esserci
l dove Maometto riceve il comando di ricordarsi nello scritto di Maria, dAbramo e
di altri (cf. 19,16.41.51.54.56). Sicuramente, allinizio, Maometto e i suoi compagni
conservarono nella memoria i passi rivelati, procedendo in un secondo momento a
una prima stesura. Alcune parti del Corano furono scritte in epoca relativamente
precoce, ma sempre con la mediazione della comunit e, quindi, duna tradizione.
La tradizione vuole che, secondo un detto del Profeta, Gabriele recit a Maometto il
Corano in sette aruf (lettere). Da qui il riferimento a sette lezioni o gruppi di
varianti per il Corano. quanto segnal lo studioso Ibn Mujhid (839-935) nella sua
opera intitolata Le sette lezioni, rinunciando al tentativo di assemblare in modo
unitario le varianti del Corano. Questo autore identific ben sette dotti che avrebbe
composto le sette lezioni del Corano fissando per il testo le vocali. In realt, le sette
lezioni accettate da Ibn Mujhid erano quelle usate in centri urbani molto importanti,

tra cui Medina, Kfa, Damasco, Bassora, Mecca. Il sistema delle sette lezioni, pur se
confermato dai giudici sotto vari aspetti, non trov facile accoglienza tra gli studiosi
musulmani. Alcuni riconobbero altre tre lezioni successive oltre alle sette, per un
totale di dieci varianti. Le sette varianti canoniche non sono state considerate pi di
tanto nelle edizioni coraniche occidentali.
Cf. D. Powers, The Exegetical Genre nsikh al-Qurn wa manskhuhu, in A.
Rippin (ed.), Approaches to the History of the Interpretation of the Qurn, Oxford
1988, 117-138. Per approfondimenti, cf. R. Hawting - A. Shareef, Approaches to the
Qurn, London 1993; S. Wild (ed.), The Qurn as Text, Leiden 1993; F. Sharif, A
Guide to the Contents of the Qurn, Reading 1995; A. Merad, LExgse Coranique,
Paris 1998; M. Abdel Haleem, Understanding the Qurn, London 1999; A. Rippin
(ed.), The Qurn: Formative Interpretation, Ashgate 1999; Id. (ed.), The Qurn:
Style and Contents, Ashgate 2001; Id., The Qurn and its Interpretative Tradition,
Ashgate 2001; I.J. Boullata (ed.), Literary Structure of Religious Meaning in the
Qurn, Richmond 2000; M. Draz, Introduction to the Qurn, London-New York
2000; N. Robinson, Discovering the Qurn: a Contemporary Approach to a Veiled
Text, London 2003; M. Campanini, Il Corano e la sua interpretazione, Bari-Roma
2004.
Cf. M. Th, The Second Message of islm, New York 1987, 36-38.
Sullanalisi retorica applicata al Corano, merita attenzione lo studio e il lavoro
esegetico di Michel Cuypers, apprezzato ricercatore dellIstituto domenicano per gli
studi orientali (Cairo). Larte della composizione del testo, che ha segnato la cultura
occidentale e anche lesegesi biblica, permette dindividuare le simmetrie del testo
(parallelismi, chiasmi) e di dividere il testo stesso in unit semantiche e di
evidenziarne la struttura che ne orienta a sua volta linterpretazione. Lo scopo finale
di questa tecnica la comprensione del testo. il tentativo di superare la lettura
discontinua, atomistica, frammentaria, delle sure. Lanalisi retorica offre una lettura
contestuale e la riduzione del livello di frammentariet del Corano. Spesso gli esperti
islamici spiegano i versetti difficili e isolati ricorrendo ad elementi esterni al testo,
alle occasioni della rivelazione (aneddoti, detti del Profeta, fatti, leggende), veri
espedienti letterari costruiti post eventum per spiegare le ombre del testo. Ci
permetterebbe di rivedere pure la teoria sui versetti abroganti e sui versetti abrogati.
Spesso, nelle letture fondamentaliste, non si perde occasione per abrogare i versetti
pi antichi e pi miti con quelli pi recenti e pi rigidi in ambito giuridico, etico o
militare. Per arrivare al cuore del Corano occorre, oltre allanalisi retorica e alla
contestualizzazione dun brano, anche la lettura ipertestuale dun versetto. Cf.
lintervista realizzata da Francesco Strazzari a fratel Michel Cuypers apparsa su Il
Regno-Attualit 4 (2007) 96-100.
la prospettiva seguita da O. Carr, Mystique et politique. Lecture Rvolutionnaire
du Coran par Sayyid Qutb, Paris 1984, 45-49.

Cf. F. Rahman, Islamic methodology in History, Islamabad 1965; Id., Islm, Chicago
1966; Id., Major Themes of the Qurn, Minneapolis 1980; Id., Islm and Modernity,
Chicago 1984; Id., La religione del Corano, Milano 2003.
Cf. H. Hanaf, Religious Dialogue and Revolution, Il Cairo 1977.
Cf. la critica di M. Cook, Il Corano, traduzione di A. Martini, a cura di R. Tottoli,
Torino 2001, 125-148.
Cf. M. Abduh, Rissalat al-Tawhid. Expos de la religion musulmane, Geuthner
1984.
I contenuti del Corano non riguardano solamente lunicit di Dio, ma anche il giorno
del giudizio, la missione del Profeta, letica, lesistenza delle realt spirituali, etc.. Per
maggiori approfondimenti, cf. B. Naaman - E. Scognamiglio, Islm-mn. Verso una
comprensione, Padova 2009.
Nel Corano, lunit di Dio segno della sua autosufficienza ed interpretata come
unit numerica. Solo successivamente, per linfluenza della filosofia, interpretata
come unit di semplicit. Da qui laccusa di politeismo e didolatria rivolta ai
cristiani che adorano la Trinit. Cf. O. Loretz, Lunicit di Dio. Un modello
argomentativo orientale per lAscolta, Israele!, Brescia 2008, 125-128. Circa i
caratteri della teologia islamica, cf. il contributo di J. Jomier, Introduction lislm
actuel, Paris 1964; Id., Lislm aux multiples aspects, Kinshasa 1982; Id., Pour
coinnatre lislm, Paris 1988; P. Branca, Introduzione allislm, Cinisello Balsamo
(Milano) 1995. Sempre utile il lavoro di L. Gardet, Lislm, religion et communaut,
Paris 1967.