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Lo Scettico. Ciao. Il Filosofo. Ciao S. Chi stai salutando? F. Come chi sto salutando?

Mi sembra ovvio, sto salutando te! S. E non ti rendi conto che non vi in realt alcun
te e alcun me, ma siamo la stessa persona? F. Certo che me ne rendo conto, ma
per facilitare questo lavoro faremo finta di essere due prendila come se fosse una
metafora. S. Una metafora? Come puoi chiedermi di accettare una metafora? Io voglio
conoscere la verit! F. Come sei pretenzioso! Ci non ha niente a che fare con la
verit! S. E va bene, forse hai ragione, questa volta te la faccio passare. F. Allora
dimmi chi sei? S. Bella domanda chi sono so che per convenzione sono nominato
Scettico e so che aspiro ad un sapere certo, di cui non vi si possa dubitare, e per
questo cerco sempre di infilare il dubbio in ci che mi viene detto. piuttosto te, sai
dirmi chi sei veramente? F. Io mi chiamo Filosofo, e, come te cerco sempre la verit,
ma non aspetto che siano gli altri a dirmela: preferisco analizzare ci di cui ho fatto
esperienza e capire quale sia il suo significato Sai io e te in fondo non siamo tanto
diversi. S. Cosa?!? Ti rendi conto di che castronerie vai dicendo? Io cerco un vero
sapere, non come te, fiero della tua intelligenza, te ne vai in giro credendo di poter
capire tutto! F. Questo vero; infatti io credo di poter capire tutto, non di sapere tutto,
il che diverso. Ma vedi anche questo un atteggiamento che devo adottare, o la
ricerca verso il sapere non potrebbe mai iniziare. S. Mi sembra ragionevole, ma amico
mio, ricordati di fare bene attenzione a non prendere mai nulla per assolutamente
vero. F. E non lo faccio! Credo solo che vi siano alcune cose di cui non possiamo
dubitare, perch se ne dubitassimo, la ricerca non potrebbe mai prendere il via. S. E
se la ricerca ti mostrasse che non puoi ricercare ci che vero in assoluto, ma ci che
vero solo per te, poich suoi tuoi occhi vi sono due belle fette di salame? F. Questo
sarebbe un problema, anzi un doppio problema. Prima di tutto perch se le cose
stanno cos come dici te, avresti ragione nel dubitare anche della ricerca; il secondo
problema, che confuta il primo, nasce da un altro sguardo su queste cose: se esse
stanno davvero come dici te, come posso io capire che la verit verit relativa solo a
me? Che parametro ho per dire ci? S. Credo che se tu scendessi dal tuo trono e ti
confrontassi con altri, noteresti subito che divergete su molte opinioni; ci non ti fa
forse pensare che state gi guardando le cose come se gli occhi non fossero appunto
fatti per veder le cose, ma fossero appunto solo occhi, ovvero mezzi incompleti e
fallaci per veder le cose? F. Amico mio, ti stai facendo unidea sbagliata di me: non
seggo su alcun trono e gi a lungo mi sono confrontato con altri. Come credi che
altrimenti la ricerca possa iniziare? Sono ben consapevole di essere solo un uomo In
quanto ai miei occhi, hai probabilmente ragione, sono degli strumenti deboli, come lo
il mio cervello e come la mia volont, ma non per questo posso parlare di errore
sistematico O meglio possiamo parlarne ma ha non ha importanza fintanto che
riusciamo a fare ci che vogliamo fare: puoi forse pretendere da un Fisico di dubitare
della 3 legge della dinamica? Funziona perfettamente, quando scopriremo le
eccezioni, potremo dubitarne, ma fintanto che le cose stanno cos, come crediamo che
stiano, non potremo avanzar dubbio. S. Ma perdinci! Tu ti fai burle di me! Ti parlo di
errore sistematico e lo confuti dallinterno della sua sistematicit! Come puoi dire che
la 3 legge della dinamica funziona perfettamente! Tu credi che essa funzioni! Per
questo la formuli e per questa la verifichi costantemente! Credevo anche tu avessi
amor delle cose in s e non di come ti appaiono! F. Non mi arrogo questo diritto. Le
cose in s potranno essere, forse, conosciute in un futuro molto remoto, quando la
ricerca si avvier ad una conclusione. Io sono consapevole che, probabilmente, siamo
molto distanti da ci, e quello che io mi limiter a fare sar solo qualche piccolo passo.

Ma dimmi piuttosto puoi forse dubitare anche della ragione? Di ci che stai dicendo?
S. Non credo di poterlo fare, ma un giorno potrei scoprire che le cose non stanno cos,
che la ragione non altro che un mezzo che noi abbiamo per conoscere le cose, cose
che, in realt, sono conoscibili realmente solo con altri mezzi. F. Accipicchia! E poi
sarei io a farmi gioco di te! Non vedi che le cose stanno come ti dicevo? Puoi dubitare
quando ti viene mostrato chiaramente che le cose possono essere diversamente da
ci che tu credevi, altrimenti non puoi avanzare dubbio alcuno. S. Credo su questo
punto tu abbia ragione, ma non credo che possiamo dire veramente le cose come
stanno. F. Mi sembri alquanto dogmatico con questo tuo atteggiamento, e mi sembri
anche abbastanza distratto; si gi detto che le cose in s saranno conoscibili pi
avanti e non ora: ora dobbiamo limitarci a capire come la ricerca possa arrivare a ci.
S. Ora mi hai convinto! Ma prima dimmi come possiamo capire se stiamo avanzando
correttamente se non sappiamo a cosa miriamo? F. Lunico criterio valido, mi sembra
di poter dedurre, la coerenza delle cose di cui parliamo, dato che verit assolute, n
io n te affermiamo di conoscere; queste cose di cui parliamo saranno appunto, per
farti felice, le cose che in particolar modo noi percepiamo ed elaboriamo. S. Credo di
s. Quindi? F. Quindi, come i bambini, dovremo farci sempre colpire da ogni cosa nuova
e trattarla come tale, senza arrogarci alcun diritto di saper qualche cosa su di essa. S.
Ma mi va benone! Vedo che si inizia a ragionare! F. Vi per un problema. S. E quale?
F. Quando incontreremo qualcosa di nuovo e totalmente sconosciuto come ci
comporteremo? S. Hai ragione, questo un problema. F. Abbiamo detto per che il
nostro criterio sar la coerenza; potremo quindi applicare criteri minori gi conosciuti,
ritenuti validi in virt della loro coerenza, per cercare di capire cosa ci si sta
presentando? S. Come puoi pensare che non sia qualcosa di assolutamente nuovo e
inconoscibile rispetto a ci che gi tu consoci? Potresti sbagliarti nel fare ci, ovvero
nellapplicare criteri che sono validi solo alle cose che hai conosciuto. F. In quel caso
sar merito tuo farmelo notare, e io cercher di farti uscire dalla languidezza del tuo
dubbio. S. Mi sta bene, queste son le cose che pi mi aggradano.
II. F. Sai una cosa? S. Cosa? Io non so proprio niente! F. Mi stai simpatico!
divertente parlare con te! S. Non vedo cosa ci sia di tanto divertente: stiamo parlando
del senso di tutta la tua vita. F. Su questo non posso, o forse non voglio, ribattere: so
solo che io trovo divertente certe discussioni e sono felice quando trovo qualcuno di
intelligente con cui parlare. S. Intelligente? Credi davvero di esserlo? O credi davvero
di poter valutare gli altri se siano intelligenti o meno? F. Questo non lo so, credo che
questo genere di cose siano veramente difficili da indagare e per ci mi affido alle mie
sensazioni. S. Sensazioni? E come funzionerebbero? F. Da quel che ho capito su di te
dovrei prima precisarti una cosa: per sensazioni intendo ci che provo internamente e
niente che abbia a che fare con il mondo sensibile. S. Hai fatto bene a precisarlo,
stavo gi iniziando a dubitare di aver capito cosa tu intendessi con ci. F. Vedi
qualcosa del genere: non ho dovuto pensare a parole che avrei dovuto precisare una
cosa del genere con te, ma lho capito, rielaborando i dati di ci che accaduto, in
maniera per lo pi inconscia. S. E come puoi affidarti ciecamente a qualcosa del
genere? F. Non mi affido mai ciecamente a qualcosa del genere. Infatti quando ho una
sensazione cerco sempre un riscontro nella realt. S. Questo mi va bene. F.
Comunque per farti capire bene, cosa intendo quando parlo di sensazione credo che
questo sia dovuto pi a unabitudine che a qualcosa di comune a chiunque. Sto
parlando di unabitudine a rielaborare e connettere logicamente i dati che sono forniti
dalla realt. Dopo anni e anni di allenamento sono diventato in grado di farlo senza

neanche doverci pensare: osservo una cosa e sento una vocina che mi dice sembra
che sia cos, non hai notato come fa quella cosa, e quellaltra, e la reazione che ha
avuto in quel momento? Deve essere cos. S. Son felice per te, io sento vocine che mi
dicono tuttaltro e non fanno che dirmi ma quanto assurdo! totalmente
incoerente! Non puoi veramente pensare a una cosa del genere! Ti stanno
ingannando. qualcosaltro.
III. F. Mi piacerebbe esporti le mie sensazioni su di te. S. Dimmi pure, poi vedremo
insieme se le cose stanno cos solo frutto di un tuo delirio. F. Credo che il tuo nome
possa esistere soltanto collegato a me. S. Perch dici questo? F. Non credo che tu sia
scettico, credo che tu sia o infelice di ci che hai o pi semplicemente insicuro. S. Io
non ho niente, come potrei esserne infelice? F. Questo ci che tu ti imponi: non
avere niente. Hai paura di accogliere qualcosa perch magari scoprirai che quella cosa
non fa per te o pi semplicemente hai paura che quella cosa finisca S. S, non credo
che ci sia veramente qualcosa di eterno, lunica cosa vera che sempre stata al mio
fianco sono io stesso. F. Non credi che questo tuo atteggiamento sia soltanto il frutto
di ci che ti successo? S. E come potrebbe esserlo? Ti ricordo che la mia storia
anche la tua F. S ma io ho saputo reagire e rinnovarmi, tu invece hai saputo
soltanto rifiutare tutto ci di cui avevi il terrore ti potesse far male. S. Sai credo che
queste tue sensazioni non siano malaccio Ma dimmi perch sarei insicuro? F. Questa
sensazione fa meno presa in me, non credo tu sia insicuro, credo anzi tu riponga
troppa insicurezza nel mondo fuori di te, e che inoltre, per fare ci che fai, devi essere
uno tra i pi sicuri di s che io abbia mai conosciuto. S. Non so se sono sicuro di me,
so solo che faccio quello che faccio perch cos che si fa. F. Vorrei farti una
domanda: hai una sicurezza nella tua vita che sia da te indipendente? S. Non ne ho e
credo che a nessuno di noi sia dato averne, solo gli stupidi si illudono di possederne. F.
Neanche io ne ho, ma non credo sia fattore di stupidit Labitudine ci influenza in
maniere che neanche immagini Comunque la differenza tra me e te credo riposi
nellunica sicurezza che io ho a differenza di te: la filosofia. Essa in parte esterna a
me, in parte interna; se fosse solo interna credo che saremmo davvero indistinguibili.
S. Da questo punto di vista sono insicuro, ma come ben dicevi uninsicurezza
alquanto strana Sai certe volte vorrei che il mondo si spegnesse Sembra cos
insensato F. Come ti capisco amico mio, a volte condivido questo tuo dolore, ma la
filosofia mi riporta a galla: c sempre qualcosa di nuovo da affrontare e scoprire e se il
mondo finisse, o lo facessimo finire, non ci sarebbe pi niente da scoprire, niente che
ci faccia divertire S. Ti diverti te al massimo, per me resta sempre una cosa seria. F.
Sei davvero buffo, mi piaci. S. Le tue sensazioni sanno dirmi altro? F. Per il momento
no, per mi piacerebbe approfondire con te in un altro momento la nostra genesi Sai
non esistiamo da sempre, e, per via della simpatia che gli ispiro ho potuto parlare con
il nostro creatore varie volte. S. C davvero un Creatore? Non siamo solo frutto del
caso? F. Oh si che c un creatore, e non sai quante volte lho tirato fuori da mille
problemi un tipo davvero strano, credo che non abbia mai parlato con te perch
come ti dicevo tu esisti veramente solo in rapporto a me. S. Non capisco di che parli,
mi sembrano cose strane e illogiche. F. Non credo che ti siano date capire certe cose,
il tuo compito ben altro. S. Ora mi parli di compito? Sembra tu voglia alludere al
fatto che io sono solo un piccolo operaio. F. E infatti lo sei, come lo sono io, non sai
quanti altri ce ne sono. Non lo dico solo per farti felice ma credo che noi siamo tra i
pezzi grossi. S. Poco mi importa di queste cose, vogliamo iniziare la nostra indagine?

IV. F. Alla luce di ci che detto possiamo iniziare. Io avanzer delle proposte e tu
cercherai di confutarle, ti sta bene? S. S. F. Allora iniziamo. Quali sono le basi? Capire
quando conosciamo qualche cosa direi. S. S. F. E conosciamo qualche cosa,
quando avendo tutti i dati su di essa potremo dire cosa , cosa non , e
quindi quale funzioni, o azioni svolge, e quali invece non svolge? S. S, credo
vada bene. F. E per meglio capire che cosa essa sia, cercheremo di capire quali
azioni le sono proprie e quali invece condivide con cose di altro genere? S. S,
mi sembra ragionevole, cos potremo meglio capire se quella caratteristica che le
permette di attuare un determinato lavoro o comportamento, derivi da quel
determinato fattore che le manca o da quellaltro. F. Ok, cerchiamo per di capire cosa
sta dietro a ci che stato detto. Una cosa di cui abbiamo esperienza non possiamo
sapere nulla, se non cosa , nella maniera in cui conosciamo quale sono le sue
funzioni. Quindi per esempio di una palla, potremo dire che sferica, che sferica Non
potremo per dire che inanimata, perch per dire ci dovremo prima conoscere cosa
animato Ma questo apre un problema: sferico quando si dice? Si dice quando una
cosa non n quadrata, n rettangolare, ect e quindi non pu essere che sferico?
S. Credo non sia un problema da niente quello che tu avanzi a proposito della sfericit.
Vorrei sentire cosa hai da dire in proposito. F. Ebbene, credo vi siano due modi di
determinare una cosa: uno comparandola con ci che gi conosciamo. Ovvero
quando dico sferico cosa intendo? Mi riferisco certamente alla geometria e a tutte le
regole per le quali una cosa detto sferica. Quindi questo modo presuppone una
esperienza diretta con loggetto e una conoscenza certa delle regole adottate per
convenzione. Laltro modo per privazione. Se non sappiamo cosa sia un dato
oggetto, inizieremo ad avanzare delle proposte: quadrato? No. triangolare? No,
ect finch non arriviamo a poter avanzare delle domande sulle caratteristiche
dellunica altra cosa che conosciamo, nel nostro caso la sfericit; quindi ci chiederemo:
vista da qualsiasi punto sembra sempre uguale? Ect Per quello che stato detto
prima, per, questo tipo di descrizione difficoltoso, perch sar fatta quando non
esperiamo direttamente loggetto, e si presuppone quindi che le nostre conoscenze
sulle sue caratteristiche siano scarse e poco precise. S. Inoltre ti ricordo che potrebbe
essere qualcosa con caratteristiche di cui tu non hai mai fatto esperienza. F. Giusto e
in quel caso avrei soltanto una falsa credenza su di esso dovuto alla mia forza
dellabitudine di esprimere giudizi su cose che mi paiono coerenti, mentre sono di
tuttaltra natura. S. Dici bene.
V. F. Non ti sembra che stiamo dando un po troppe cose per scontate? S. Si ma per
questa volta, voglio lasciar condurre a te il discorso, per lo meno non stai traendo
conclusioni troppo distanti da ci che credo sia la realt. F. La tua intelligenza mi fa
venir voglia di discutere di queste cose con te. S. Analizziamole dunque. F. Bene. Le
cose scontate credo siano le costanti. Ovvero, una regola come pu valere per tante
cose? Vuol dire che le cose di cui parliamo sono regolate, che non sono totalmente
indipendenti. S. Dove vuoi andare a parare con ci? F. Voglio dire che se c qualche
cosa in comune, deve esserci anche qualche cosa di universalmente valido. S. S, mi
sembra logico. F. Ma che cosa vuol dire universale? S. Dimmelo tu, io non so niente.
F. Universale mi pare voglia dire che uno stesso attributo, su cui non sappiamo dire
proprio niente ora, viene ripetuto e non mai scartato da nessuna cosa. S. Non credi
di parlare troppo in grande? F. In effetti credo che dovremmo limitarci a dire che viene
ripetuto costantemente nelle cose di cui possiamo fare esperienza. S. Cos va meglio.
F. Quindi, per le nostre conoscenze scientifiche, potremmo dire per esempio, che

universale latomo, come lo sono i suoi componenti essenziali, ovvero gli elettroni, i
protoni, i neutroni. S. Questa una tua credenza che sembra essere affermata da
molti e poter essere confermata da chiunque, quindi non posso che assentirla. F. Ma
universale e quindi non esistono mondi in cui le cose non sono fatti da atomi o
universale solo perch il nostro mondo ha particolari caratteristiche per le quali le cose
esistono solo sotto agglomerati di atomi? S. Domande troppo difficili stai avanzando.
F. In effetti, credo facciano parte di una conoscenza che difficilmente luomo otterr
Per La Ricerca dobbiamo per capire se qualcosa di universale esiste e se oggetto di
conoscenza. S. Riparti quindi da dove avevi iniziato la tua analisi.
VI. F. Universale e particolare. Quali di queste cose oggetto di vera conoscenza?
Conoscenza, mi pare sia stato detto, vuol dire poter avanzare tutto ci che una cosa
pu fare e non fare conoscendo le sue caratteristiche. S. S era questa la tua
definizione, e avevi parlata anche di cosa e cosa non . F. Dici bene. Quindi stiamo
parlando qui di una capacit di previsione? S. Si conoscenza, pu essere intesa
anche come capacit di prevedere. F. Quindi conosco qualcosa se partecipa a
qualche altra idea di cui mi sono fatto delle cose a lei simili. S. S. F. Quindi se ogni
cosa fosse di natura totalmente diversa da unaltra non potremmo mai dire di
conoscerla, per laccezione in cui abbiamo denominato la conoscenza. S. S. F. E gli
oggetti sono forse enti complessi, formati da pi caratteristiche, o di poche? S. Tante
caratteristiche, se ci che chiamiamo scienza non ci inganna, si scoprono
componenti sempre pi ultime. Una pietra sarebbe quindi diversa da qualsiasi altra
pietra, anche quando ci sembra che le sue caratteristiche fenomeniche siano
identiche. Immagina invece una persona quanto sia immensamente diversa da una
qualsiasi altra... F. Quindi conoscere in maniera perfetta qualcosa mestiere molto
arduo, mi par di capire? S. Mestiere arduo mio caro, ma non impossibile. Almeno
come mi hai insegnato, in noi potrebbe solo strutturarsi la credenza dellimpossibile,
ma dato che ancora non sappiamo come composta la realt, non possiamo
esprimerci su di essa in maniera completa. F. Proseguiamo dunque: una cosa
possiamo dire di conoscerla, completamente, o conosceremo solo parti di essa? S. Ci
limiteremo a conoscere le parti di essa su cui siamo riusciti a chiarire cosa sono,
ovvero le quali sappiamo che funzioni svolgono e sapremo quindi riconoscerle
prevedendo gli effetti che comporta . F. Quindi conoscenza completa sar data quando
ogni universale sar chiarito, e chiaro sar quindi, perch quella cosa ci pare
particolare e tanto diversa da ogni altra? S. S, cos pare. F. Diciamo quindi che il
particolare in s non esiste, ma solo un fattore determinato dalla
partecipazione o meno di tali universali? S. S. F. E perch siamo tanto convinti
che luniversale esista? S. Mi sembra di aver capito che non ne siamo affatto convinti,
o almeno non abbiamo prove schiaccianti, ma lo asseriamo dal fatto che se non
esistesse non potremmo prevedere, e quindi conoscere cosa alcuna. Saremmo sempre
in balia della necessit di fare esperienza delloggetto non solo per quanto concerne le
sue caratteristiche, ma anche per quanto concerne le sue funzioni. F. Ci siamo intesi
alla perfezione. Alcuni filosofi di grande spicco hanno chiamato questo tipo di
conoscenza, una conoscenza a priori, laltra a posteriori. La conoscenza che abbiamo
delineato noi ibrida. Non esiste alcuna conoscenza a priori. La nostra conoscenza
delle cose viene direttamente dallesperienza di cui ne facciamo. Ma per verificare la
nostra conoscenza dobbiamo supporre a priori determinate cose che verranno
verificate, e se, la loro verifica sar un successo, la nostra conoscenza si potr dire
corroborata. S. Certo che sei confusionario amico mio, mi permetti di dirlo meglio? F.

Come desideri, se riesci. S. Abbiamo definito conoscenza come quella capacit di


prevedere, quando ci vengono forniti determinati dati, gli effetti che quelloggetto in
grado di produrre e le caratteristiche a questi dati annessi, se mi permetti di fare
questaggiunta; conoscenza sempre conoscenza delluniversale e mai del
particolare, ma noi conosciamo soltanto cose particolari, che sono per composte da
universali. Conoscere qualcosa vuol dire quindi capire di quali universali partecipa.
Essendo le cose intrecciati in una moltitudine di universali sempre complicato
districare questi universali e capire quale fattore determini cosa. Quando conosciamo
un universale possiamo associare quindi quello che in filosofia venga chiamata causa
a quello che viene chiamato effetto, e che fino ad adesso noi abbiamo chiamato
caratteristica e funzione. quindi necessario fare prima esperienza di un qualche
universale per poter prevedere gli effetti che quel particolare oggetto potr causare,
perch appunto partecipa delluniversale che causa di quelleffetto. La conoscenza
quindi capacit di prevedere gli effetti. Per verificare se stata colto davvero
un universale dovremo quindi verificare se quella che ci sembra la causa, produca
davvero quelleffetto, e potremo farlo solo supponendo ci che accadr e vedere se
veramente accade in virt di quella caratteristica (o causa).
Una conoscenza verificata, o corroborata, sar quindi migliore di una
conoscenza supposta. F. I miei complimenti, ti credevo pi sterile nella
rielaborazione personale. S. Sterile sono nellavanzar proposte nuove, ma non nel
ricomporre ci che mi stato detto. F. Devo dirti per che le mie sensazioni non sono
affatto positive su ci che stato detto, forse siamo andati troppo oltre o abbiamo
sbagliato da dove iniziare.
VII. S. Credo di poter capire cosa ti turba di quel che stato detto. F. Finalmente inizi
ad essermi utile, dimmi pure quindi! S. Credo che ti da fastidio il fatto che siamo
passati dal piano della nostra conoscenza alle cose in s senza ricordarcene. F. Hai
proprio ragione! Ora mi sento molto pi tranquillo riguardo a tutto ci! S. Quindi
dobbiamo ricordarci che quel che abbiamo esposto solo ci che significa per noi
conoscere e non come realmente le cose sono strutturate. F. Hai perfettamente
ragione! Non possiamo arrogarci il diritto di capire come le cose funzionano, se ci che
possiamo dire solamente come riusciamo a capire come esse ci sembra che
funzionino! Il salto troppo grande! Certo se ci fosse qualche ragione per pensare che
noi e luniverso siamo in qualche modo collegati S. Su questo non possiamo ancora
esprimerci; non sappiamo n se vi unintelligenza che muove luniverso n se noi
siamo posti al centro di esso F. Anche su questo punto hai ragione, ma come detto
stiamo cercando di capire come funzioni la ricerca; questo problema troppo
importante per non esprimerci affatto su di esso, ma troppo sensibile perch noi, in
quanto neofiti della ricerca, non possiamo prendere una posizione tanto radicale e
assumere che ci sia dato conoscere tutto perch Il Tutto della nostra stessa natura o
perch noi siamo posti al centro del Tutto. S. Sono contento di questa tua epoch. F. Io
di meno, ma sono costretto a farlo.
VIII.

Alcune caratteristiche dello Scettico e del Filosofo


Scettico:
dubita sempre di tutte le cose;
cerca sempre una scappatoia per fare ci;
alcune volte dubita le cose viste nel suo insieme, alcune volte prese singolarmente;
non vuole prendere niente per vero, forse perch ha paura di sbagliarsi;
critica gli altri per larroganza del loro sapere, ma forse lui il pi arrogante poich
vuole confutare tutti;
non crede che ci che faccia abbia davvero un senso e qualche volta pu aver voglia
di mollare tutto;

Filosofo:
ricerca sempre su tutte le cose;
cerca sempre un ragionamento valido per fare ci;

guarda sempre le cose nel suo insieme, e si chiede se un insieme in s esista;


non vuole prendere niente per assolutamente vero, perch consapevole che ci
fermerebbe la ricerca;
critica gli altri per il loro finto sapere: un sapere senza ragione non pu essere
ricondotto ad alcun criterio di coerenza;
spera ciecamente che ci che faccia abbia un senso, non moller mai, ci lo rende
davvero felice e ogni cosa nuova rinnova in lui il suo spirito vitale;