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PLINIO ROVESTI

METEOROLOGIA
PER I PILOTI DI VOLO A VELA

Quinta edizione
riveduta ed ampliata

EDIZIONI DELL'AERO CLUB D'ITALIA

Dedico queste pagine


alla memoria
di WALTER GEORGII
di Meteorologia Maestro insigne
che
da le solitudini solenni
dei monti e dei piani argentini
m'insegn a scrutare il cielo
cercando per l'ala silenziosa
nuove e pi sicure vie
verso l'infinito.
P.R.

PREFAZIONE ALLA 5a EDIZIONE

Con questa 5 edizione dell'opera di Plinio Rovesti l'Aero


Club d'Italia offre ai volovelisti italiani la possibilit di aggiornare le proprie conoscenze tecnico sportive nel campo della
meteorologia applicata al volo a vela, sia tenendo conto delle
pi moderne acquisizioni della scienza meteorologica in generale, sia in base alle recenti norme internazionali di previsione
stabilite dall'Organizzazione Scientifica e Tecnica del Volo a
Vela (OSTIV), unitamente all'Organizzazione Meteorologica
Mondiale (0.M.M.).
Oltre all'adozione dei nuovi simboli internazionali, Rovesti
ha aggiunto alla sa pregevole opera due nuovi capitoli: uno
dedicato all'illustrazione ed al pratico impiego del nomogramma di Herlofson (il nuovo diagramma termodinamico adottato
dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica per lo studio dello
stato termodinamico dell'atmosfera); ed un altro dedicato ai
nuovi metodi di calcolo elettronico di previsione meteorologica.
L'intera opera stata inoltre riveduta ed ampliata, in relazione alle esperienze condotte dall'autore nelle regioni appenniniche dell'Italia centrale durante questi ultimi anni di intensa
attivit, in collaborazione con i volovelisti italiani e stranieri
che hanno partecipato a Rieti ai Campionati Italiani di Volo a
Vela.
Questa quinta edizione di un'opera pi che ventennale, pu
dirsi ora aggiornatissima e completa. Con la sua pubblicazione
l'autore contribuisce validamente non solo alla formazione dei
piloti di volo a vela, ma anche a quella degli sportivi dell'aria in
genere, i quali, volando su apparecchi di modesta potenza, sono

parimenti interessati alla conoscenza approfondita di quei fenomeni micrometeorologici che talora favoriscono e talora
ostacolano la navigazione aerea.

L'Aero Club d'Italia, nel pubblicare questa 5a edizione


dell'opera di Rovesti, pertanto conscio e compiaciuto di contribuire ad una sempre migliore formazione dei piloti sportivi
ed alla soluzione di molti problemi riguardanti la sicurezza del
volo.
Roma, aprile 1982

Guido Baracca
Presidente dell'Aero Club d'Italia

CAPITOLO PRIMO

LA METEOROLOGIA ED IL VOLO A VELA

Un pilota di volo veleggiato, che non sia provveduto di larghe ed


organiche conoscenze meteorologiche, non concepibile. Credo al
contrario, che tale pilota debba avere la massima familiarit con quei
fenomeni e con quelle leggi che gli rivelano quale influenza hanno le
condizioni di equilibrio dell'atmosfera, il terreno, la vegetazione,
l'umidit, la temperatura, la pressione e il vento nell'origine delle
correnti aeree. Egli deve sapere dove e come lo attenderanno aree di
turbolenza e cilindri d'aria ascendente o discendente e qualunque altro di quegli invisibili eppur importanti fenomeni, di cui palpita in
ogni momento l'atmosfera e che costituiscono la sua vita profonda.
Disse molto bene chi defin il pilota di volo a vela come un pilota
"da cattivo tempo": proprio il contrar:io di molti turisti aerei, che sono soltanto piloti del tempo buono, dell'aria limpida, del cielo sereno
e del vento morto. Un pilota di volo a vela degno del proprio nome
deve saper identificare, con un solo sguardo alle carte meteorologiche del tempo ed ai diagrammi termodinamici, le masse d'aria stabile
ed instabile, nonch l'andamento dei venti in superficie ed in quota,
che tanta importanza hanno per il suo volo. Diremo di pi: un pilota
di volo a vela, ben addestrato al suo mestiere, deve possedere una tale
conoscenza dell'atmosfera e dei suoi fenomeni, che gli consenta di
muoversi nell'aria a suo bell'agio, in ogni momento, non gi abbandonato al caso, ma con la chiara visione della strada da percorrere,
degli ostacoli da superare, delle risorse da sfruttare, delle mete da
raggiungere. I migliori voli veleggiati, vogliam dire quei voli che di
tanto in tanto per il loro straordinario andamento suscitano la sbalordita meraviglia del pubblico profano, non sono frutto di casi fortuiti, come qualcuno pu essere tentato a credere, ma frutto di consumata esperienza tecnica, congiunta ad una profonda conoscenza
del cielo, in virt della quale il pilota sa scoprire ed usare a proprio
vantaggio le inesauribili sorgenti di energia che l'atmosfera ha nel
suo seno e che il profano neppure sospetta.
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Chi, dun_q~e, come noi, ritiene che il volo a vela sia una cosa seria seria per i ti~P che si propone, seria per il contributo che reca alla soluzione d'importanti problemi pratici e scientifici, seria per l'addestramento fisico e spirituale che esige - deve auspicare che in tutti coloro che vi si dedicano non manchi una egualmente seria preparazione tecnica e scientifica, s che si esca dall'empirismo dilettantesco,
sempre infecondo e spesso dannoso, e l'attivit voleveliera esplicata
con criteri e metodi razionali, raggiunga i suoi alti obiettivi. Ora,
proprio perch si riconosce oggi da ogni parte la verit di queste considerazioni preliminari, in ogni paese civile, dove il volo sia riconosciuto come potente fattore di progresso umano e come tale sia praticato ed organizzato, si esige che accanto alla preparazione puramente
tecnica del pilotaggio si aggiunga lo studio, sempre pi approfondito, dei fenomeni atmosferici e, in particolare, di quelli che hanno col
volo pi stretti rapporti.
Tale studio compiuto dalla "meteorologia", ossia da quella; tra
le scienze fisiche naturali, che ha per oggetto l'analisi delle propriet
dell'atmosfera e l'indagine sulla natura e sulle leggi dei fenomeni che
si svolgono nel suo seno. Scienza molto giovane, questa, poich se
vero che le sue prime conquiste si ebbero quando cominci a trovare
applicazione nella ricerca scientifica il metodo sperimentale e si foggiarono i primi strumenti misuratori di fenomeni atmosferici (il barometro torricelliano del 1643) arn:he vero che, nella sua forma razionale, essa non risale oltre il secolo scorso: anzi, solo nella seconda
met di esso la meteorologia cominci ad essere organizzata su basi
tali da consentire osservazioni sistematiche, capaci di condurre a risultati pratici.
Oggi mettendo quotidianamente in relazione radiotelegrafica migliaia di stazioni meteorologiche disseminate per tutto il mondo e
raccogliendone e coordinandone le osservazioni, possibile redigere
quei bollettini che contengono i presagi del tempo: presagi che, sebbene riferibili a brevi periodi, tuttavia rendono segnalati servigi alla
navigazione marittima ed aerea.
Vi sorto poi, due branche della meteorologia, che hanno una specialissima importanza in ordine al volo a vela, e sono la microclimatologia e l'aerologia.

I meteorologi sogliono guardare i fenomeni atmosferici sotto un


punto di vista generale, quale esso si presenta a partire da una certa
distanza dal suolo (supperg da un metro e mezzo). Cos quando
parlano di temperatura dell'aria intendono rappresentare lo stato termico dell'atmosfera in libera circolazione a distanza dal suolo, non
quello degli strati aerei aderenti al terreno. I volovelisti considerano
invece con il massimo interesse questi strati a contatto col suolo, perch proprio dalle condizioni di essi traggono origine le torrenti termiche che interessano il volo a vela. Perci i dati della meteorologia nei
problemi volovelistici non sono sufficienti: occorre in questi, la conoscenza delle condizioni fisiche dell'aria nei pressi del suolo, tenendo conto delle infinite forme di influenza esercitate dalla costituzione
geologic dello strato superficiale, dalla forma del terreno, dalla copertura vegetale, dalla densit e dall'altezza delle piante, dall'orientamento del pendo rispetto ai raggi solari e cos via.
Dallo studio degli strati aerei aderenti al suolo si ricavano i dati che
definiscono il "microclima" di un certo luogo, e tale studio compiuto dalla "microclimatologia", ossia da quella branca della meteorologia che ha per oggetto specifico l'analisi dell'ambiente aereo
prossimo al suolo, circoscritto a zone ristrette del suolo. Tali dati
vengono poi inquadrati nel vasto schema del clima atmosferico, allo
scopo di precisare le relazioni esistenti tra le condizioni presso il suo~o e quelle della libera atmosfera. I fenomeni che si producono in
questa, cio i fenomeni che avvengono negli strati d'aria che non sono a contatto immediato col suolo, sono studiati dall'aerologia, l'altra branca della meteorologia che ha una specialissima importanza in
ordine al volo a vela. Nella libera atmosfera i fenomeni assumono
spesso aspetti molto diversi da quelli che sogliono avere nelle regioni
pi basse, cos che frequente il caso di leggi che, ritenute un tempo
sempre valide, debbano poi essere modificate in relazione alla distanza dalla superficie terrestre a cui i fenomeni avvengono. In via generale, si pu dire che negli strati prossimi al suolo si ha una grandissima variet nello svolgimento dei fenomeni atmosferici, cos che riesce assai arduo fissare leggi e formulare previsioni: negli strati elevati
si ha invece una maggiore uniformit di comportamento, che permette pi attendibili deduzioni e pi sicuri presagi.
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Non ostante i progressi innegabilmente grandi della meteorologia,


della microclimatologia, e dell'aerologia, bisogna riconoscere che
l'atmosfera un regno ancora misterioso. Comunque sia, poich i fini di questa elementare esposizione sono eminentemente di carattere
pratico ed a noi interessa soprattutto la conoscenza di quella zona
dell'atmosfera che costituisce l'oggetto proprio dell'aerologia, ad essa dedicheremo soprattutto la nostra attenzione.
Tale zona~ caratterizzata dal fatto che l'atmosfera vi conserva, sia
pure con densit descrecente, la medesima composizione, essendo
presenti i suoi elementi essenziali in proporzione quasi costante, l'ossigeno e l'azoto. Orbene, in questa zona i primi dieci o dodici Km costituiscono la "troposfera" o sfera dei movimenti la quale caratterizzata: 1) da una continua agitazione della massa d'aria dovuta al
variare della temperatura ed al gioco molteplice dei venti; 2) dalla
presenza di vapore acqueo, che sale incessantemente a formare le nubi, fino a quei tenui, leggerissimi candidi cirri, che segnano della troposfera l'ultimo confine; 3) dal continuo decrescere della temperatura col progredire della quota.
Per completare queste prime nozioni sull'argomento che ci interessa aggiungeremo che dalla superficie terrestre fino a 8-17 Km (8 sui
poli, 17 sull'equatore, 11-12 sulle regioni temperate) si estende latroposfera, il cui limite superiore detto stratopausa; da 50-60 Km a 8085 Km si ha la mesosfera, limitata superiormente dalla mesopausa;
da 80-85 a 700-800 Km si ha la termosfera, il cui limite superiore la
termopausa, in fine al disopra di 800 Km, si estende l'esosfera.
Mentre, come abbiamo detto, nella troposfera l'andamento medio
della temperatura con l'altezza caratterizzato da una diminuzione
pi o meno regolare della prima col crescere della seconda, nella stra:tosfera la temperatura resta pressoch immutata (su un valore medio
intorno a -60C per le latitudini temperate) fino all'altezza di circa 20
Km, indi aumenta per portarsi ad un massimo di quasi 0C intorno a
50 Km (in corrispondenza della stratopausa); successivamente diminuisce fino ad un minimo di circa -90C intorno a 80-85 Km (in corrispondenza della mesopausa), per poi aumentare nuovamente e decisamente.
Non per degli strati atmosferici sovrastanti la troposfera che in10

tendiamo occuparci in questa nostra trattazione, anche se i risultati


recentemente conseguiti nel campo cosiddetto del "volo a vela d'onda" hanno aperto ai volovelisti lo sconfinato e seducente regno degli
spazi stratosferici. Il volo a vela trova il suo naturale e pi esteso
campo d'azione nella troposfera, nella zona cio in cui si generano
quelle correnti termiche e dinamiche che incessantemente rimescolano le masse d'aria e che costituiscono per esso l'elemento insostituibile. E anche l'aerologia, la scienza che ci interessa cosi da vicino, limita la sua indagine alla troposfera, dei cui fenomeni cerca di rendersi
sempre pi consapevole, allo scopo di giungere a dominarli. Poich,
anche qui, come in tant'altre cose, sapere potere.

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CAPITOLO SECONDO

LA PRESSIONE ATMOSFERICA

Non si pu conoscere bene un fenomeno atmosferico n tanto meno prevederlo, se non si conoscono i fattori naturali che lo determinano o che hanno, in qualche misura influenza su di esso. quindi
necessario far precedere allo studio particolare dei fenomeni atmosferici interessanti il volo a vela l'esame di quegli elementi o fattori
meterologici che, ora soli e ora insieme, sono cagione del prodursi e
del modificarsi di quelli.
Tra tali fattori sta, in primo luogo, la "pressione" e su questa pertanto converger dapprima il nostro esame.
Prima questione: che cosa la pressione atmosferica?
L'atmosfera - parola che nel suo significato originario vuol dire
"sfera d'aria" - un immenso involucro gassoso che circonda la terra e la segue nel suo infaticato andare attraverso gli spazi siderali.
Ora poich, i gas per loro natura tendono ad espandersi in tutto l'ambiente che trovano libero, si sarebbe tentati a pensare che, obbedendo a questa naturale tendenza, l'aria dovesse fuggire dalla terra per
espandersi attraverso gli immensi spazi interplanetari.
Perch non avviene questo?
Perch l'aria sebbene invisibile ed impalpabile, pur sempre un corpo e, in quanto tale, soggetta pur essa alla forza di gravit che la tiene avvinta al nostro pianeta e la obbliga, se pur riluttante, a seguirne
il cammino intorno al sole. Per effetto di tale forza cosmica, a cui
nulla pu sottrarsi, anche l'aria ha un peso, che Galileo per primo intu e dimostr, e che oggi sappiamo anche agevolmente misurare. Gi
dal 1860 il fisico francese Rgnault trov che il peso di un litro d'aria
pura e secca alla temperatura di 0C e alla pressione di 760 mm., di
1,29276 grammi.
Se l'aria ha un peso, ovvio che lo faccia sentire sulla terra e su
tutte le cose che sono su di essa: in altri termini, esercita una pressione. La quale, evidentemente, pi forte negli strati prossimi al suolo,
Il

sottoposti come sono al peso di tutta la massa atmosferica, mentre


pi lieve negli strati superiori, sui quali incombe una massa d'aria minore. Tale pressione dell'aria, o pressione atmosferica, si fa sentire
su tutti i corpi come una forza diretta perpendicolarmente alle superfici dei corpi stessi e, secondo il noto principio di Pascal, con intensit uguale in tutte le direzioni.

Seconda questione: Quale il valore della pressione atmosferica?


Fu Evangelista Torricelli (1608-1647), grande fisico e matematico
faentino, discepolo e successore di Galilei nell'insegnamento, il primo che ne dimostr il valore mediante quell'esperienza a tutti nota,
da cui doveva nascere poi il barometro a mercurio, ossia il pi perfetto strumento che si conosca per misurare la pressione dell'aria.
Con questa esperienza (che il Torricelli ide e che il suo discepolo
Vincenzo Viviani pi tardi esegu) fu dimostrato che al livello del mare la pressione atmosferica equivale alla pressione esercitata da una
colonna di mercurio alta 760 millimetri. Si convenne cos di indicare
come "pressione normale" quella di una colonna di mercurio dell'altezza di mm. 760, alla temperatura di 0C, con l'accelerazione della
gravit che si ha al livello del mare e alla latitudine di 45. Tuttavia,
siccome non appropriato esprimere con una misura di lunghezza la
pressione, la quale il rapporto tra una forza e una superficie, cos,
dopo l'anno 1914, si ricorse ad altra unit di misura, espressa con
unit assolute del sistema C.G.S., il "millibar" (mb). Sappiamo dalla fisica che l'unit di forza la "dina", quella forza cio che, operando sulla massa di un grammo, le imprime l'accelerazione di un
centimetro al secondo per secondo. Sappiamo anche che, la densit
del mercurio 13,595 e che, pertanto la massa della colonna mercuriale pari a 76 x 13,595 =grammi 1.033,22. Il valore normale della
accelerazione della gravit - espresso in unit del sistema C.G.S. -
980,665. Se moltiplichiamo questo valore per la massa otteniamo la
pressione normale, espressa in unit C.G.S. e cio:
dine/cm2 980,665 x I .033,22 =dine/cmi 1.013,250
Orbene poich la dina per centimetro quadrato una unit molto
piccola, Bjerknes introdusse il millibar, che mille volte pi grande
14

di quella. Segue che la pressione normale pu dirsi uguale a 1013 mb.


Quando si abbia la pressione espressa in mm di mercurio e la si voglia
esprimere in millibar, basta moltiplicarla per 4/3; quando invece si
abbia il valore della pressione espresso in millibar e lo si voglia esprimere in millimetri, basta moltiplicarlo per il rapporto inverso, cio
per 3/4.
Terza questione: come si possono seguire le variazioni della pressione?
Come abbiamo gi ricordato, partendo dalla classica esperienza
del Torricelli si giunse alla creazione di uno strumento a cui si diede il
nome di "barometro"; il quale permette di misurare in qualsiasi luogo e tempo, la pressione atmosferica, con le variazioni della quale sono connessi i pi importanti fenomeni metereologici. Anche oggi,
tutti i barometri a mercurio in uso si ricollegano sostanzialmente
all'apparecchio usato per realizzare quella famosa esperienza. Sono
costituiti essenzialmente: nella parte inferiore, da una vaschetta in
cui si trova libera una certa quantit di mercurio; nella parte superiore, da un tubo di vetro di conveniente lunghezza e di diametro non
troppo piccolo, affinch non riesca sensibile la depressione capillare;
in fine da una scala graduata, posta a lato della colonna barometrica,
sulla quale si pu leggere direttamente l'altezza raggiunta dal mercurio (Fig. 1).
Bisogna tener presente che la temperatura ha una infleunza non
trascurabile nel determinare le indicazioni del barometro, sia provocando una variazione di densit nel mercurio, sia causando l'allungamento o l'accorciamento della scala metrica annessa allo strumento.
Per tale fatto necessario apportare alle indicazioni del barometro
altre rettifiche, che si possono desumere da apposite tabelle tenendo
conto della temperatura indicata dal termometro. Nella pratica, allo
scopo di rendere paragonabili i valori della pressione presi in luoghi
diversi e in condizioni pure diverse di temperatura, si conviene di ridurre il valore letto sulla scala barometrica a quello che si avrebbe, se
la temperatura fosse di 0C. Anche per queste rettifiche soccorrono
tabelle gi calcolate, le quali forniscono i valori da aggiungere o da
togliere, secondo che la temperatura sotto oppure sopra zero. Si
15

vuoto

Fig. I
conviene di ridurre i valori forniti dal barometro anche per quanto riguarda la latitudine, dato che la forza della gravit terrestre varia in
rapporto con essa. Per ci la stessa altezza della colonna barometrica
pu indicare delle pressioni tra loro notevolmente diverse. Quindi allo scopo di rendere paragonabili tra loro i valori di pressione desunti
a latitudini assai diverse, si conviene di ridurre tutti i valori forniti dal
barometro alla gravit normale, considerando come peso specifico
16

normale del mercurio, quel peso che l'unit di volume assume al livello del mare e a 45 di latitudine. Anche in questo caso, apposite
tabelle forniscono i valori di correzione per ogni grado di latitudine.
Quando si procede a queste indispensabili riduzioni e correzioni, i
dati del barometro a mercurio ricavati per diverse localit sono bene
paragonabili fra loro. facile capire, per, come i valori della pressione atmosferica misurati contemporaneamente in diversi punti della Terra ad ore convenute, debbano venire ridotti anche ad un livello
comune, cio al livello del mare, per far s che le pressioni registrate
in luoghi diversi possano essere confrontate tra loro nelle carte del
tempo, ed abbia senso parlare di alte o basse pressioni.
I barometri a mercurio sono sempre piuttosto ingombranti ed allora per misurare la pressione nei casi in cui non sia necessaria una assoluta precisione, o quando non sia possibile fare altrimenti, si ricorre ai barometri metallici.
tale il barometro olosterico, costituito essenzialmente da una o
pi capsule metalliche assai schiacciate, completamente chiuse e vuote d'aria. La pressione atmosferica tende a schiacciare le capsule costituite da una lamina sottile e perci facilmente deformabile, mentre
una molla interna oppone allo schiacciamento una conveniente resistenza. Un giuoco di leve trasmette i movimenti della lamina ad un
indice mobile, davanti al quale fisso un quadrante graduato precedentemente su un barometro a mercurio: si pu cos avere con molta
approssimazione il valore della pressione atmosferica.
Quando interessa rilevare l'andamento della pressione in un dato
periodo di tempo, si ricorre al barometro registratore, detto anche
"barografo" (Fig. 2).
Per le necessit del pilota stato creato "l'altimetro", il quale non
altro che un barometro metallico dove, accanto all'indicazione in
millibar della pressione, si pu leggere anche quella dell'altezza corrispondente in un'atmosfera convenzionale.
Gli altimetri moderni sono calibrati in base alle condizioni della
cosiddetta "atmosfera standard" od "atmosfera tipo", fissate
nell'agosto del 1950 dalla O.A.C.I. (Organizzazione Aeronautica Civile Internazionale).
Nell'atmosfera tipo l'aria viene considerata come un gas perfetto e
17

Fig. 2
secco avente la stessa composizione a tutte le quote, trascurando le
variazioni di peso d~vute alle variazioni dell'accelerazione di gravit
con l'.altezza e la latitudine. La tropopausa viene collocata all'altezza
di 11.000 metri, con una pressione pari a 226,3 mb. La temperatura
al livello -del mare risulta pari a 15C e la pressione a 1013,25 mb.
La temperatura diminuisce con l'altezza in ragione di gradi 0,65
per 100 metri.
L'altimetro pu essere talora munito, come il barometro registratore, di una puntina scrivente su apposito tamburo girevole: si ha allora il "barografo altimetrico", il quale traccia il diagramma da cui
si pu dedurre tutto l'andamento del volo, sia per quanto riguarda la
pressione e la quota raggiunta, sia per quanto concerne i tempi impiegati nelle varie fasi del percorso.
Spesso - quando occorra esplorare l'atmosfera - al barografo altimetrico si associano altri strumenti, di cui diremo pi innanzi, quali
il termografo e l'igrografo, per la misurazione della temperatura e
dell'umidit atmosferica: un tale complesso di strumenti prende il
nome di "meteorografo" ed ha una grandissima importanza per i
sondaggi dell'atmosfera che si effettuano per i bisogni del volo a vela.
Non essendo le condizioni dell'atmosfera identiche a quelle teoriche che il costruttore dello strumento altimetrico ha tenuto presenti
per la sua graduazione, necessario apportare alle indicazioni dell'al18

timetro delle rettifiche le quali vengono desunte da apposite tabelle, a


seconda del genere dello strumento e della temperatura di calibrazione.
Le differenze di pressione, di temperatura e di altezza sono tra loro
in una stretta relazione che regolata dai principi della statica dei
gas. Quando la temperatura aumenta o diminuisce, l'aria si espande
o si contrae. facile capire, pertanto, che quando un aereo vola in
una atmosfera pi calda di quella dell'aria tipo, l'altimetro di bordo
indica una quota pi bassa della reale; mentre al contrario, quando
vola in una atmosfera pi fredda di quella dell'aria tipo (temperatura
di calibrazione), le altezze indicate dall'altimetro sono maggiori di
quelle reali.
Gli altimetri moderni sono forniti di un quadrante con due graduazioni; una, quella barometrica, fissa; l'altra - quella altimetrica -
girevole. Prima di partire, il pilota gira la scala mobile in modo che
l'indice barometrico venga a coincidere con la quota conosciuta del
punto di partenza. Quando si vola da una regione di bassa pressione
ad un'altra di pressione maggiore, le letture dell'altimetro, arrivando
a destinazione, saranno inferiori a quelle reali; e, al contrario, volando da una regione di alta pressione ad un'altra di pressione minore, le
altezze indicate dall'altimetro saranno superiori.
Per regolare gli altimetri ci sono quattro procedure, per le quali ci
si vale dei seguenti dati:
I) "QFE". Il QFE la pressione atmosferica corrispondente al livello ufficiale dell'aeroporto. Pertanto, un altimetro regolato sul
QFE indica le altezze rispetto al livello dell'aeroporto, ossia zero
quando si trova al suolo.
Il QFE viene computato con un barometro a mercurio oppure con
un barometro aneroide. Quando si dispone di un altimetro sensibile i
valori del QFE possono anche essere dedotti disponendo le lancette
delle altezze sul valore zero, leggendo poi il valore della pressione nella finestrella della scala ausiliaria.
2) "QFF". Il QFF la pressione atmosferica al livello del mare,
calcolata mediante speciali tabelle, partendo dalla pressione osservata sull'aeroporto, cio dal QFE.
19

Un altimetro regolato sul QFF indica le altezze al di sopra del livello del mare, ossia le altitudini.
3) "QNH". Il QNH la pressione atmosferica al livello del mare,
calcolata mediante la relazione pressione-altezza dell'atmosfera tipo,
partendo dalla pressione osservata sull'aeroporto, cio dal QFE.
Praticamente, per aeroporti poco elevati, QFF e QNH danno risultati identici. Infatti, entrambi indicano pressioni ridotte al livello del
mare. La differenza sta nel fatto che per il QFF la riduzione avviene
in base ad un calcolo che tien conto delle condizioni termiche del momento; mentre per il QNH la riduzione vien fatta in base all'aria "tipo".
Volando in zone montagnose opportuno regolare il proprio altimetro in base al QNH emesso dalle stazioni meteo di vetta onde evitare errori di quota; poich facile capire che, adottando la procedura QFF, l'errore di quota potrebbe essere notevole.
4) "QNE". Il QNE non una pressione, bens un livello, cio il livello barico dell'aeroporto. Infatti il QNE l'altezza che intercorre,
in atmosfera tipo, tra la pressione atmosferica dell'aeroporto e quella
standard di 1.013,25 mb.
Osservata in un aeroporto la pressione atmosferica, cio il QFE, la
semplice consultazione delle tabelle dell'atmosfera tipo fornir l'altezza corrispondente, ossia il QNE dell'aeroporto. Questo valore dipender dalla pressione regnante sull'aeroporto; quindi non fornir
in generale la quota dell'aeroporto.
Bench la regolazione dell'altimetro di bordo sul QFE sia la pi
semplice e, perci, la pi usata nell'atterraggio tuttavia quella sul
QNE da preferirsi per atterraggi su campi molto elevati.
Quarta questione: come distribuita la pressione nel tempo e nello
spazio?
Osservando l'andamento della pressione durante il giorno, quando
le condizioni del tempo sono buone, si nota che essa diversamente
distribuita nelle ventiquattro ore, toccando due massimi circa le 10 h
e le 22 h, e due minimi circa le 4 h e le 16 h. L'andamento diurno del-

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la pressione grandemente influenzato da diversi fattori, quali sono


la temperatura, l'umidit atmosferica, la posizione geografica, lanatura del terreno e cos via.
Per quanto riguarda la distribuzione della pressione sulla faccia
della terra, occorre avvertire prima di tutto che nelle carte meteorologiche si usa congiungere con linee dette "isobare", i luoghi di una data regione o anche di tutta la terra, che hanno in un determinato momento pressione uguale, essendo tutti i valori osservati come gi si
disse riferiti alla temperatura di 0C, alla latitudine di 45 e al livello
del mare.
Una superficie dello spazio, in ogni punto della quale regni la stessa pressione, costituisce una superficie "isobarica". Le variazioni in
altezza della superficie isobarica vengono rappresentate mediante
"isoipse", cos come nelle carte topografiche i rilievi montani vengono rappresentati mediante curve di livello. Nei bollettini, le situazioni
meteorologiche in quota vengono normalmente riprodotte nelle "topografie assolute" di 700 e 500 millibar. Le altezze delle isoipse sono
indicate in decine di metri.
Le linee isobariche al livello del mare ed in quota, non hanno un
andamento regolare ma assai vario, testimoniando cos l'ineguale distribuzione della pressione sulla terra ed in quota. Tuttavia questa
variet non affatto capricciosa, cio tale da escludere qualsiasi
schema facilmente riconoscibile, sibbene tale da riprodurre con una
relativa regolarit dei tipi che la meteorologia classifica e di cui prevede la formazione e lo sviluppo.
I meteorologi, in base ad osservazio.ni sistematiche, hanno potuto
stabilire come normalmente si distribuisce la pressione sulla faccia
del globo, a seconda delle varie zone geografiche e delle varie stagioni. Apposite cartine mostrano chiaramente a seconda delle varie epoche dell'anno, dove si determinano le zone di pressione massima e
minima e come si passi gradatamente dall'una all'altra attraverso zone intermedie.
Orbene, chi prenda un po' di familiarit con quelle cartine non tarda ad accorgersi che le isobare tendono a disporsi con una certa regolarit in determinate maniere: tendono cio a riprodurre alcune figure che nel linguaggio della meteorologia, prendono il nome di "tipi
isobarici". Noi ne facciamo qui, ora, appena un cenno
21

2
4

Fig. 3

fugace, ma ci riserviamo di toccarne pi di proposito altrove quando


verremo a parlare della previsione del tempo.
I tipi isobarici pi comuni sono i seguenti:
Il "ciclone", zona di bassa pressione circondata da zone di pressione alta: le sue isobare assumono la forma di ellissi (Fig. 3) - (1) con
l'asse maggiore avente, nelle.nostre regioni, direzione NE; presenta
linee chiuse, quasi concentriche.
L'"anticiclone", zona di alta pressione circondata da zone di pressione bassa. Anche le sue isobare assumono la forma di ellissi, meno
regolari per di quelle del ciclone (Fig. 3) - (2).
La "saccatura", zona di bassa pressione, derivata da un ciclone
espanso, che si frappone fra due aree anticicloniche e penetra in una
regione di alta pressione. In essa le isobare assumono forma di una V
o di una U. Le saccature a V, come vedremo, sono associate ai fronti
(Fig. 3) - (3).
22

Il "cuneo" o "promontorio", zona di alta pressione derivata da


un anticiclone espanso, che si incunea tra due depressioni. Nella sua
figura le linee isobariche si dispongono a forma di U, come nella saccatura (Fig. 3) - (4).
Il "pendio", fascia di transizione tra una zona di alta pressione ed
un'altra di pressione bassa. Nella Fig. 3 (5), le isobare che segnano il
digradare dall'una all'altra zona assumono un andamento parallelo
quasi regolare.
L"'istmo" e la "sella" sono tipi isobarici secondari che si presentano, l'uno come una zona molto stretta ed allungata di alta pressione inserita tra due depressioni, l'altro, come una zona di bassa pressione inserita tra due anticicloni vicini.
Infine il "punto neutro" una zona situata tra due anticicloni e
due cicloni, nella quale, pertanto, la pressione aumenta in direzione
degli anticicloni, e diminuisce in direzione dei cicloni (Fig. 4).
I meteorologi seguono con attenzione il formarsi ed il dissolversi di
questi diversi tipi isobarici, avendo l'osservazione dimostrato come
essi esercitino influenze caratteristiche sulle condizioni generali del
tempo. Possiamo dire fin da questo momento che chi sappia leggere
bene un carta isobarica, non solo in grado di arguire, con grandissi-

Fig. 4

23

ma probabilit di dare nel segno, il tempo che fa su una determinata


regione ma ha per di pi un buon fondamento per arguire anche il
tempo che far, sia pure limitatamente a un breve ciclo di ore. Ci
spiega abbastanza l'interesse che i meteorologi dimostrano per i vari
tipi isobarici e giustifica quanto se n' detto qui e il pi che, particolarmente per i cicloni e gli anticicloni, se ne dir altrove.

24

CAPITOLO TERZO

LA TEMPERATURA

Lo studio della temperatura atmosferica ha un'importanza grandissima in ordine al volo a vela, poich sono appunto le variazioni di
questo fattore meteorologico che dnno origine alle correnti verticali, ai venti, alle nubi, alle precipitazioni, a quel complesso insomma
di fenomeni atmosferici che ora favoriscono, ora ostacolano il volo
veleggiato~

Ci proporremo pertanto, anche su questo argomento alcune questioni, intorno alle quali raccoglieremo tutti gli insegnamenti che ci
parranno utili ad una compiuta conoscenza di esso.
Innanzi tutto ci domandiamo: donde e come si g~nera la temperatura atmosferica?
La temperatura, si s, un effetto del calore, e questo - secondo
quanto insegna la fisica - una forma particolare di energia, che mette in moto gli atomi e le molecole di cui costituita la materia. Il diverso stato in cui ci si presenta lo stesso corpo, ora solido, ora liquido, ora aeriforme, non da altro dipende che dal diverso ritmo del
moto che anima le estreme particelle che lo compongono. Se per ipotesi noi riuscissimo ad arrestare ogni moto nella materia, avremmo in
essa la totale assenza di calore: giungeremmo cio al freddo vero e
proprio, ossia a quel limite che la fisica chiama "zero assoluto" e che
posto a 273 gradi sotto lo zero del termometro centigrado. Quel limite considerato come la base naturale della scala della temperatura, il punto a cui deve essere riferita ogni misura, che voglia avere valore assoluto, poich si ritiene che non esistano temperature inferiori
a quella.
La dottrina suesposta si applica anche ai gas che compongono l'atmosfera. Devono essi pure essere considerati come un mondo di cui
tutte le innumeri minuscole particelle sono, per effetto del calore, in
continua agitazione. Il moto che anima le loro molecole varia di velocit in relazione alla temperatura assoluta. Se questa scendesse allo
25

zero assoluto, si avrebbe nell'atmosfera una immobilit mortale. Tra


corpi a temperatura diversa avvengono scambi di calore con tendenza all'equilibrio termico.
I meccanismi di propagazione del calore nell'atmosfera sono tre: la
conduzione, la convezione e la radiazione.
La conduzione consiste nel passaggio di calore per contatto da un
corpo pi caldo ad un altro pi freddo. L'aria che riposa sopra una
superficie calda acquista calore per conduzione. Quella che riposa sopra una superficie fredda si raffredda per semplice contatto.
La convezione il trasferimento di calore per mezzo delle correnti
verticali.
La radiazione il mezzo di trasferire energia radiante sotto forma
di onde.
L'energia calorifera che provvede allo svolgimento dei fenomeni
meteorologici proviene interamente dal sole.
Orbene come pu il calore del sole giungere alla terra se gli spazi
interplanetari sono vuoti di materia e manca perci il mezzo, che parrebbe indispensabile, alla propagazione del calore?
Secondo teorie recenti, che godono ormai di largo credito nel mondo scientifico, il sole emette una serie infinita di onde elettromagnetiche, le quali si diffondono nel vuoto, in tutte le direzioni, investendo,
tra gli altri corpi celesti, anche la nostra terra.
Questo particolare modo di propagarsi del calore per mezzo di onde, procedenti in linea retta e alla velocit di trecentomila chilometri
il minuto secondo, appunto indicato in fisica col termine di "radiazione".
L'intensit delle radiazioni dipende, naturalmente, dalla temperatura del corpo che le emette e varia col variare di essa. Se, ad esempio, riscaldiamo progressivamente una barra di ferro, notiamo che
da principio emette soltanto radiazioni calorifiche, percepibili col nostro tatto, ma non percepibili dal nostro occhio: siamo a quella fase
di radiazione che i fisici chiamano "a temperatura bassa" o anche
"radiazione infrarossa" e "radiaz~one d'onda lunga". questo il tipo di radiazioni emesse dalla superficie terrestre.
Se riscaldiamo maggiormente la barra di ferro, la vedremo a grado
a grado farsi luminosa, passando da un rosso scuro a un rosso sem-

26

pre pi vivo e chiaro, fino ad un bianco lucentissimo; siamo alla fase


di "radiazione a temperatura alta" o anche "radiazione ad onda corta", che il tipo di radiazioni emesse dal sole.
Il processo, per effetto del quale la radiazione ondulatoria si trasforma in calore, si denomina "assorbimento". Per esso si ha un aumento di temperatura nel corpo assorbente: aumento che, a parit di
condizioni, varia a seconda della loro conducibilit, del loro calore
specifico e della diversa capacit che i corpi hanno di assorbire la radiazione. Per la misura di questa i fisici si basano sopra un tipo particolare di corpo, il "corpo nero perfetto", che quello che assorbe
tutta la radiazione che riceve. Di solito, un buon assorbente anche
un buon irradiatore, come un cattivo assorbente anche un cattivo
irraliatore. Cos uno specchio, dotato di alto potere riflettente, assorbe ed emette radiazioni in minima misura.
La radiazione solare, che la superficie terrestre pu assorbire, dipende dalla diversa capacit d'assorbimento delle sue singole zone,
ossia dalla specifica natura del terreno in ciascuna di esse, come pure
il raffreddamento, che la terra subisce durante la notte, dipende dalla
diversa capacit d'irradiazione delle zone stesse.
Quando la superficie terrestre si compone di corpi che sono cattivi
conduttori del calore, questo si trasmette al sottosuolo con estrema
lentezza e l'assorbimento avviene quasi totalmente nel primo strato
superficiale; mentre al contrario nei corpi buoni conduttori di calore,
la superficie si scalda di meno ed il calore si trasmette in profondit.
Un suolo di buona conduttivit calorifica dispone di riserve di calore
che possono ritornare alla superficie quando il calore ricevuto minore di quello irradiato. Se il suolo riceve pi calore di quello che
emette, si riscalda; se ne riceve meno, si raffredda.
La irradiazione termica del suolo si verifica sia di giorno che di
notte; facile capire per che a mezzogiorno la terra riceve pi calore
di quello che perde, mentre poco prima del tramonto del sole, superiore la perdita al guadagno. In conclusione il suolo soggetto a forti
oscillazioni termiche nel corso del giorno e dell'anno.
Bisogna ora aggiungere che quella certa quantit di calore, che il
termometro attesta presente nell'atmosfera, non che solo in parte
l'effetto del passaggio attraverso di essa dei raggi solari; in parte ben

27

pi grande, ossia per circa il 700/o del suo valore, invece l'effetto
della irradiazione terrestre, in quanto la superficie della terra assorbe
la radiazione solare e, col calore ricevuto e poi irradiato, riscalda l'atmosfera. un fatto provato dalla fisica che il mezzo attraverso il
quale si propaga il calore radiante, non si riscalda sensibilmente: chi
non sa, per esempio che i raggi solari, per mezzo di una comune lente
biconvessa, si possono raccogliere e concentrare su un pezzo di carta
fino a provocarne l'accensione, senza che per questo la lente si riscaldi sensibilmente? Ebbene, avviene su per gi la stessa cosa per quanto concerne il calore solare, ed questo fatto che spiega come si abbiano temperature molto pi elevate negli strati atmosferici vicini al
suolo che non in quelli che dal suolo sono lontani. Il contrario avverrebbe, se l'atmosfera si riscaldasse per il diretto assorbimento dei
raggi solari.
Non si deve tuttavia immaginare che la terra sia del tutto scoperta
di fronte al sole ed esposta quindi ai pericoli ed ai danni di una eccessiva insolazione: nell'aria sempre presente in maggiore o minore
misura, il vapore acqueo, il quale costituisce come un velo provvidenziale, che per un verso arresta in parte i raggi del sole, diminuendone l'eccessivo ardore, e per l'altro verso vieta che si disperda troppo rapidamente il calore assorbito dalla terra e da questa irradiato
poi nell'atmosfera.
Anche le nubi giuocano un ruolo importante nel bilancio degli
scambi termici dell'atmosfera. provato, infatti, che uno strato di
nubi irradia, tanto verso l'alto quanto verso il basso e in tutte le lunghezze d'onda, il calore assorbito. Cos il calore irradiato verso la
terra da uno strato di nubi basse viene a compensare, almeno in par~e, la perdita di calore che la terra stessa subisce durante le notti nuvolose. Durante il giorno, invece, le nubi ostacolano la radiazione solare e possono riflettere fino all'SOO/o del calore che ricevono.
A sua volta la terra, che durante il giorno ha immagazzinato immense quantit di calore solare, ne irraggia nello spazio durante la notte
- sopra tutto nelle notti calme e serene - una quantit assai grande.
C', insomma, nella natura un circolare silenzioso e perenne di calore, che alimenta la vita del mondo.
Domandiamoci ora: come si misura la temperatura?

28

Non difficile accorgersi che la temperatura dell'atmosfera muta


continuamente e che pu essere importante misurare codeste variazioni e determinarne le cause. Rimandando alle pagine prossime lo
studio di queste ultime, vogliamo accennare qui a quegli strumenti
che servono a misurare la temperatura e che, insieme col barometro,
costituiscono un sussidio indispensabile per la previsione e la valutazione dei fenomeni meteorologici: i "termometri".
I termometri di uso comune sono fondati su la dilatazione dei corpi, fenomeno che si accompagna sempre con l'azione del calore. Il tipo pi conosciuto di termometro quello a mercurio. costituito essenzialmente di un cannello sottile di vetro, di sezione. costante, terminante nella sua parte inferiore con un bulbo contenente una. certa
quantit di mercurio. Per la graduazione occorre riferirsi a temperature ben conosciute e facilmente riproducibili, in modo che esse possano costituire i punti di riferimento per segnare le altre temperature:
cos, nella pratica comune, il livello che il mercurio assume quando il
termometro posto nel ghiaccio fondente, indicato da O; il livello
che assume quando il termometro viene immerso nei vapori che si
sprigionano dall'acqua bollente alla pressione di 760 mm., indicato
con I 00; lo spazio che intercorre tra i due punti cos fissati, si suole
dividere in 100 parti uguali, che prendono il nome di gradi centigradi
( 0 C); al di sotto dello zero e oltre il 100, la graduazione pu proseguire con lo stesso ritmo decimale.
Nella meteorologia sono molto usati i termometri "a massima" e
"a minima", che servono ad indicare la temperatura massima e minima prodottasi in un determinato periodo di tempo. Il termometro a
massima un comune termometro a mercurio, recante in prossimit
del bulbo, una lieve strozzatura: crescendo la temperatura, il mercurio si dilata, supera la strozzatura ed avanza nel cannello termometrico; diminuendo la temperatura, il mercurio impedito dal tornare
nel bulbo della strozzatura s che continuer a segnare nel cannello la
temperatura massima a cui si arrivati. Il termometro a minima un
termometro ad alcool, munito nell'interno del cannello di un indice
che di solito un cilindretto di porcellana scorrevole e leggero: se la
temperatura aumenta, l'alcool, dilatandosi, pu per la sua scorrevolezza passare tra l'indice e il cannello, senza che il primo venga spo-

29

stato; se la temperatura diminuisce, l'alcool, restringendosi, si ritira


a causa della tensione superficiale del menisco e trae con s l'indice; il
quale cos viene ad indicare la temperatura minima che si raggiunta.
Negli osservatori meteorologici particolarmente usato il termometro registratore o "termografo". Non in sostanza altro che un
termometro metallico (cos denominato perch si fonda sulla dilatazione dei metalli sotto l'azione del calore), nel quale le temperature si
possono registrare con continuit per mezzo di una punta scrivente
sulla carta avvolta intorno ad un tamburo cilindrico regolato nel suo
movimento da un congegno ad orologeria. possibile con esso conoscere con precisione tutto l'andamento della temperatura nell'ambito
delle 24 ore del giorno.
Veniamo ora a proporci una terza questione; come distribuita la
temperatura nello spazio e nel tempo?
importante notare subito come dalla ineguale distribuzione orizzontale della temperatura sulla faccia della terra, dipendano tutte le
agitazioni ed i movimenti che si osservano ad ogni istante nella troposfera e che hanno tanta importanza nel campo del volo.
Orbene, da luogoa luogo la temperatura differisce per le cause seguenti:
Primo: per la sfericit della terra. Se infatti si tiene presente che i
raggi del sole giungono tutti paralleli sulla terra, facile avvedersi
che essi si distribuiscono in misura diversa sulla sua superficie, con la
conseguenza di un diverso riscaldamento da luogo a luogo. noto,
infatti, che i raggi solari cadono perpendicolarmente o quasi, sulla
zona torrida, mentre cadono sempre pi obliquamente di mano in
mano che si va verso i poli. evidente che - per quella legge della fisica la quale afferma che la quantit di calore ricevuta dall'unit di superficie di un corpo, aumenta con l'aumentare dell'angolo formato
dai raggi col piano della superficie - la temperatura andr crescendo
dai poli all'equatore: in altre parole, la temperatura varia con la latitudine.
Secondo: per la diversa distribuzione delle terre e delle acque. Poich infatti il suolo si riscalda pi delle acque, si ha questa conseguenza che sui mari e sulle terre prossime ai mari la temperatura assai disuguale da quella di regioni continentali, se pur poste alla medesima
30

latitudine: in queste un grande riscaldamento diurno ed estivo in contrasto con un grande raffreddamento notturno ed invernale; in quelle
un riscaldamento e un raffreddamento assai pi miti e un passaggio
graduale dalle massime alle minime, sia diurne che stagionali. Come
poi avvenga che il suolo si riscaldi pi che le acque, si comprende da
diverse considerazioni. Mentre il 5uolo, infatti, riflette una quantit
piccola della radiazione solare, l'acqua ne riflette, specie in determinate condizioni, una assai maggiore. Inoltre, essendo il suolo opaco,
l'assorbimento del calore avviene solo nel suo strato superficiale;
l'acqua invece che trasparente, lascia penetrare in profondit i raggi
del sole e il suo calore. In fine, il calore specifico del suolo, ossia
quella quantit di calore che si richiede per elevare di un grado 1a
temperatura della sua unit di massa, minore di quello dell'acqua.
Questa, per di pi, elimina, nel processo di evaporazione, una notevole parte del calore solare assorbito e, in fine quando in moto, subisce un rimescolamento degli strati superiori con quelli sottostanti,
per effett~ del quale viene a ritardarsi il processo di riscaldamento
della sua massa: fatto questo che ha poi la sua contropartita in un ritardo pure del processo di raffreddamento.
Terzo: per la natura del suolo. questo un punto che interessa in
particolare modo il pilota volovelista, che come vedremo meglio pi
innanzi, ha bisogno di trovare correnti calde ascendenti che lo mantengano in volo. Orbene, siccome le rocce che compongono la crosta
terrestre non hanno lo stesso calore specifico, cos accade di osservare notevoli variazioni di temperatura da luogo a luogo anche in regioni non molto estese. Inoltre la presenza o l'assenza di vegetazione ha
molta importanza come fattore della temperatura locale, giacch le
piante assorbono una parte assai notevole del calore solare che esse
impiegano nelle loro molteplici funzioni vitali. Pu quindi aversi tra
due luoghi, anche vicini, un sensibile divario di temperatura, quando
l'uno di essi sia coperto di ricca vegetazione e l'alt~o sia invece nudo e
arido o, come avviene nei centri abitati, coperto di case. Infine, anche il grado di umidit del terreno influisce sul riscaldamento del suolo: la maggior parte del calore che arriva ai pantani ed ai prati acquitrinosi viene infatti assorbita nel processo di evaporazione; ben poco
quello che contribuisce ad elevare la temperatura del suolo. I terreni
31

coperti di neve assorbono gran parte della radiazione calorifera infrarossa, non diversamente da ci che accade con le superfici annerite, impiegandola, per, in evaporazione e fusione, mentre le radiazioni luminose ed i raggi ultravioletti vengono quasi completamente
riflessi. facile capire, pertanto, come le distese nevose non cedano
calore all'aria in contatto con esse e come la neve, dal punto di vista
volovelistico, presenti qualche interesse soltanto in quei punti dove
chiazze di roccia o di terreno scoperto determinano notevoli salti di
temperatura fra la superficie nevosa e quella del suolo nudo.
Lafigura 5 riporta le differenze di temperatura rilevate nello stesso
istante su diversi tipi di terreno in un giorno sereno di primavera, alle
dieci del mattino. Tali dati comparativi dimostrano che le differenze
di temperatura tra il suolo arido e quello con vegetazione sono rilevanti.
importante per la meteorologia conoscere e fissare le medie toccate dalla temperatura nei vari luoghi, e stabilire per ognuno di essi la
media giornaliera. In generale si osserva che la massima temperatura
non si ha a mezzogiorno ma un paio d'ore dopo, e la temperatura minima non si ha a mezzanotte ma poco prima del levar del sole. Si dice
"escursione diurna" la differenza tra la temperatura massima e la
temperatura minima riscontrata durante un dato giorno. Nelle carte
meteorologiche le linee che uniscono tutti i punti che hanno una stessa temperatura in un dato momento si chiamano "isoterme".
Ci resta da studiare in fine la distribuzione verticale della temperatura: una tale indagine di importanza capitale per i problemi del volo a vela.

Fig. 5

32

Abbiamo gi avuto occasione di dire nelle pagine precedenti come


la temperatura diminuisca progressivamente con la quota. Diremo
ora come il gradiente verticale indicante tale diminuzione s'aggiri, nelle
zone di media latitudine, su 0,6C per ogni cento metri di altezza.
molto importante notare come nello strato d'aria vicino al suolo
si possa riscontrare, in giorni di grande calura un gradiente termico
straordinariamente forte. La figura 6 mostra i valori assunti dalla
temperatura in uno strato d'aria tra il suolo e 60 metri di altezza, fissati in una rapida registrazione termo-elettrica. Si rileva da essa che
tra il suolo e i 15 metri si riscontrato un gradiente termico verticale
medio di 2,9C per ogni metro di elevazione. Tale fatto ha come conseguenza un aumento della densit dell'aria lungo la verticale, per cui
si determina una spontanea circolazione sotto forma di sottili filetti
d'aria fredda discendenti e di sottili filetti d'aria calda contemporaneamente ascendenti. Questo fenomeno prende il nome di autoconvezione e si produce soltanto in prossimit del suolo nel cosiddetto
"strato limite termico". Esso si riscontra nei giorni molto caldi
dell'estate ed spesso reso visibile su zone surriscaldate, ad esempio
sulle strade asfaltate, ove pu dar luogo a strani fenomeni ottici, per
cui gli oggetti lontani appaiono capovolti, come se si rispecchiassero
in un'acqua tranquilla.
Lungo una interminabile autostrada appare all'orizzonte un verde
bosco, folto di alberi che si specchiano nell'acqua. Il bosco in realt
esiste, ma lo specchio d'acqua non che l'effetto di un gioco di luci.
L'aria che compone lo strato limite termico, surriscaldata per il contatto con l'asfalto ardente, rarefatta ed ha minor potere rifrangente
rispetto a quella degli strati pi alti. I raggi provenienti dal bosco,
passando attraverso gli strati di diversa densit si incurvano. All'automobilista che di lontano sopravviene, giungono due fasci luminosi:
uno, diretto, che gli d la visione degli alberi veri e proprii; l'altro, indiretto, dal basso verso l'alto, che gli d l'immagine capovolta del
bosco riflesso e quindi il miraggio di uno specchio d'acqua.
Nei giorni di gran calura estiva, il flusso dell'aria termicamente
ascendente sopra lo strato limite termico reso spesso visibile dal levarsi dal suolo fortemente riscaldato di vorticose trombe di polvere,

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Fig. 6

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che salgono a spirali sinuose, trasportando con s pezzi di carta, fili


di paglia e foglie secche.
Una questione di particolare interesse quella di determinare iJ
comportamento della temperatura di una massa atmosferica in movimento verticale.
Sappiamo gi che, in una massa atmosferica in riposo la temperatura diminuisce con l'altezza e che si d il nome di "gradiente termico
verticale" alla misura di quella diminuzione riferita a 100 metri d'altezza. (Di passaggio diciamo che tale gradiente varia da luogo a luogo e anche in uno stesso luogo, a seconda delle condizioni generali
dell'atmosfera).
Una massa aerea in movimento ascendente si ritrova a. doversi di
continuo mettere in equilibrio di pressione con l'atmosfera che c>stituisce l'ambiente e poich questa, di mano in mano che si sale si va
rarefacendo, anche quella deve rarefarsi, cio espandersi. Ora, questo espandersi secondo una nota legge fisica, accompagnato da una
diminuzione di temperatura che pari a circa 1C ogni 100 metri.
Qualora invece, la massa aerea si trovi in movimento discendente, ha
luogo il fenomeno opposto: avviene cio, la compressione di essa e,
con la compressione, un aumento della sua temperatura, secondo la
legge fisica gi ricordata.
Ora, il fatto importante, su cui desideriamo richiamare l'attenzione del lettore, questo, che le variazioni. di temperatura nell'aria in
movimento verticale, conseguenti al fenomeno della dilatazione o
della compressione, avvengono senza che si abbia alcuno scambio di
calore con la massa atmosferica in seno alla quale avviene il movimento. A questo processo si d in meteorologia il nome di "trasformazione adiabatica".
La distribuzione verticale della temperatura pu essere facilmente
e utilmente rappresentata in un diagramma "temperatura-altezza",
costituito da un sistema di assi rettangolari. In esso i valori della temperatura sono riportati sulla coordinata orizzontale e quelli della
pressione, ossia dell'altezza, su quella verticale. La linea a tratto continuo rappresenta il regime reale della temperatura, ossia quello della
massa atmosferica in riposo ("curva di stato"), mentre .Ja linea a
tratto discontinuo indica l'andamento adiabatico di una particella
35

d'aria isolata supposta in movimento verticale, ossia le variazioni che


in essa la temperatura subirebbe con il progredire o il regredire
dell'altezza. A scopo illustrativo riportiamo nella figura 7 un diagramma temperatura-altezza, che rappresenta un caso di distribuzione verticale della temperatura fino a 1000 metri di quota, e su di esso
richiamiamo l'attenzione dei volovelisti per la grande importanza che
tale distribuzione ha nella formazione di quei movimenti ascendenti
termici, che, come vedremo in seguito, tanto interessano il volo a vela.
Con ci che abbiamo detto fin qui, l'importante argomento toccato non esaurito. Bisogna tener presente che le leggi fin qui esposte si
applicano soltanto a masse d'aria nelle quali non siano in corso processi di condensazione poich il gradiente determinato v.ale unicamente per l'aria secca. Ci lascia comprendere che c' anche...uu altro
caso da considerare, e cio quello di una massa aerea satura di-vapore
acqueo, pur essa in ascesa o in discesa adiabatica: il caso che ci riserviamo di illustrare nel prossimo capitolo, essendo esso strettamente connesso con l'umidit atmosferica, di cui ci resta ancora da dire.
Qui nel concludere la trattazione della materia in esame, vogliamo
sottolineare che la legge, a cui pi volte abbiamo accennato, secondo
la quale la temperatura subisce un abbassamento che progredisce col

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TE\!PERATURA

progredire dell'altezza, soggetta a frequenti ed importanti infrazioni a causa delle cos dette "inversioni termiche", ossia per la formazione di strati d'aria, nei quali la temperatura aumenta procedendo
dal basso verso l'alto.
Tali strati di inversione termica possono formarsi frequentemente
vicino al suolo nelle notti calme e serene, allorquando per la forte irradiazione terrestre il suolo e gli strati d'aria ad esso prossimi, si raffreddano molto e l'assenza di movimento nell'atmosfera impedisce il
consueto rimescolarsi delle masse d'aria. Si nota per che, particolarmente in pianura, tali strati di inversione sono poco estesi e si disperdono appena il sole, sorgendo, riattiva le correnti aeree verticali. Importanza assai maggiore hanno per il volo a vela gli strati di inversione che si formano in quota, dove essi sono spesso intimamente collegati con la stratificazione delle nubi e dove assumono estensioni assai
notevoli. (Fig. 8).

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TEMPERATURA
37

Il fenomeno dell'inversione termica ha luogo spesso sui 2000 metri


circa. (banchi di strato-cumuli), ma non raro riscontrarlo alle quote
di formazione di altri tipi di nubi, da 500 metri (banchi di strati) a
8000 metri (banchi di cirrostrati). Durante le ore notturne col raffreddamento della massa atmosferica, gli strati di inversione subiscono un abbassamento. Quello che importa soprattutto rilevare, ai fini
pratici che ci siamo proposti, che essi costituiscono come una zona
di sbarramento dei moti ascendenti dell'aria, cio di quelle correnti
termiche di cui tanto si vale il volo a vela, e che favoriscono l'accumulo di vapore acqueo e quindi la formazione di nubi sotto di esse.

38

CAPITOLO QUARTO

L'UMIDIT ATMOSFERICA

L'aria - come gi avemmo occasione di dire - contiene sempre una


certa quantit di vapore acqueo: aria assolutamente secca non esiste
in natura. Ora non possiamo ritenere di" conoscere bene l'atmosfera,
se non studiamo questo elemento, che causa di fenomeni grandiosi,
i quali hanno importanza fondamentale per il volo a vela. In questo
capitolo, pertanto, ci proponiamo di studiare i seguenti fenomeni:
a) l'evaporazione;
b) la condensazione;
c) la precipitazione.
Sappiamo dalla fisica che tutti i corpi, sotto l'influenza del calore,
mutano di stato: da solidi si fanno liquidi, da liquidi si fanno aeriformi. Si ha nel primo caso la "fusione", nel secondo la "vaporizzazione". L'acqua non si sottrae a questa legge generale: per effetto del
calore si muta in vapore e si riversa nell'atmosfera soprastante.
Si conoscono due modi di passaggio dell'acqua dallo stato liquido
a quello gassoso: un passaggio rapido e tumultuoso, che si effettua a
temperatura costante per una data pressione, da tutti i punti della
massa liquida e prende il nome di "ebollizione"; un passaggio lento
ed insensibile, che avviene solo alla superficie della massa liquida e
prende il nome di "evaporazione". Orbene, quest'ultimo il fenomeno che pi interessa la meteorologia per la importanza grandissima che esso ha nell'economia dell'atmosfera.
La fisica ne ha accertato le leggi. Essa insegna infatti che l'acqua
ev~pora a tutte le temperature, pur essendo vero che l'evaporazione
tanto pi rapida quanto pi elevata la temperatura e pi estesa la
superficie evaporante. Essa insegna, inoltre che l'evaporazione varia.
con il variare della pressione: lenta, se la pressione alta; rapida se la
pressione bassa; quasi istantanea nel vuoto, dove la pressione nulla.
39

Si d il nome di "calore latente di vaporizzazione" a quella quantit di calore che necessaria per far evaporare un grammo di liquido.
Si trovato sperimentalmente che il calore latente di vaporizzazione
dell'acqua alla temperatura di 100C (temperatura di ebollizione) e
alla pressione normale, di 539 calorie. Alla temperatura di l5C
(sempre considerando la pressione normale) di 589 calorie. Ci significa che, in uguali condizioni di pressione atmosferica, il calore
necessario al processo di vaporizzazione tanto maggiore quanto pi
bassa la temperatura dell'ambiente.
Concludiamo queste nozioni preliminari osservando che il calore
assorbito nel suddetto processo di vaporizzazione viene sottratto, per
la sua massima parte, alla massa liquida evaporante, la quale pertanto, per effetto del processo stesso, si raffredda considerevolmente.
Ora, si pensi all'immensa superficie libera che l'acqua presenta
all'atmosfera, nella quale pu riversare i propri vapori; si pensi a
.quelle forze naturali che agitano di continuo le masse d'aria, di cui
avvolta la terra; si pensi all'enorme quantit di calore che il sole riversa sulla crosta terrestre, di dove poi irradia nell'atmosfera, della
quale allevia la pressione: non difficile arguire da tutto questo le
proporzioni grandiose che il fenomeno dell'evaporazione acquea ha
nell'economia atmosferica. Quelle proporzioni, poi, vengono rese
ancora maggiori per la traspirazione e la respirazione degli animali e
delle piante e per le innumerevoli combustioni che di continuo avvengono sulla terra: tutti. questi fatti sono accompagnati sempre dallo
sviluppo di notevole quantit di vapore acqueo. Sono fiumi invisibili
che salgono cos, per l'aerea levit delle loro onde, sia perch portati
da quelle correnti ascendenti, che il volovelista ben conosce, verso le
oceaniche profondit dell'atmosfera, di dove ridiscenderanno poi,
mutati in pioggia e neve, sulla terra, compiendo un ciclo che si rinnova da migliaia di secoli.
Non sar inutile, a questo punto, rilevare un errore grossolano, in
cui cadono molti e che consiste nell'indicare col nome di vapore acqueo quello che tale non . Le nubi? Vapore acqueo, sentenziano costoro. La nebbia? Vapore acqueo. I fiotti candidi che si sprigionano
dalle vaporiere? Vapore acqueo. L'alito di uomini e di animali che,
nella fredda stagione, si colora come un lieve fumo bianco? Vapore

40

acqueo. Ora, tutte queste affermazioni del volgo sono errate. Il vapore acqueo , di sua natura, invisibile ed impalpabile e ci che gli
ignoranti spesso designano con tal nome altro non che acqua, prodottasi per il fatto che il vapore, salito dalla terra o dall'acqua o
espulso dalla vaporiera o espirato da un animale, venendo a contatto
con l'aria pi fredda, si condensa, dando luogo alla formazione di
miliardi di goccioline d'acqua o di aghetti di ghiaccio, che costituiscono poi le nubi, le nebbie, i fiotti candidi usciti dalla vaporiera, lo
"spirto" che fuma "da la larga narice umida e nera" del pio bove
carducciano.
Ma, se il fluire degli invisibili fiumi di vapore acqueo nell'atmosfera incessante, non deve credersi che sia senza limiti, esistono, al
contrario, dei limiti ben definiti, entro i quali l'evaporazione contenuta. La fisica ha studiato e fissato questi limiti e parla, ad esempio,
di aria "satura", col quale termine vuol indicare che una certa massa
d'aria ad una determinata temperatura, contiene la massima quantit
possibile di vapore acqueo. Questo poi, non diversamente da tutti gli
altri gas liberi nell'aria secca, esercita una pressione sua, per cui quella indicata dal barometro , solo in parte, l'effetto della pressione
dell'aria secca, essendo per un'altra parte dovuta alla tensione del vapore acqueo. Si definisce pertanto come "tensione" del vapore d'acqua nell'atmosfera quella pressione che esso eserciterebbe se esistesse
solo nell'aria. La tensione varia col variare della temperatura. A zero
gradi, la tensione massima, ossia la "tensione di saturazione", misurata in millimetri di mercurio, di 4,57, pari a 6, 11 millibar. Quando
si trovano presenti una massa d'aria ed una massa d'acqua, il fenomeno della evaporazione continua fin che la massa d'aria sovrastante
non sia satura, cio fin che il vapore acqueo non abbia raggiunto
quella massima densit che gli consentita dalla temperatura
dell'aria.
La figura 9 rappresenta un diagramma della temperatura e della
tensione del vapore. Le linee curve indicano la tensione del vapore saturo corrispondente ad una data temperatura. Dall'esame di queste
curve si rileva come per un aumento di temperatura di 10C, la capacit dell'aria di contenere vapore acqueo risulti quasi raddoppiata.
Prima di procedere oltre nel nostro studio, fermiamoci un momen41

to a considerare alcuni fatti di comune osservazione, i quali vengono


a confermare quei principi regolatori del fenomeno dell'evaporazione, che abbiamo pi sopra illustrato. Un panno bagnato si asciuga
pi rapidamente in una giornata calda che in una giornata fredda:
perch? Perch l'aumento della temperatura rende pi intensa l'evaporazione. Ancora: un panno bagnato asciuga pi rapidamente in
una giornata di vento che in una giornata di calma: perch? Perch
l'aria con maggiore contenuto di umidit, portata via dal vento, vien
sostituita da aria pi secca, nella quale l'evaporazione riprende con
rinnovata intensit. Inoltre, se versiamo sulla mano una sostanza che
evapori molto rapidamente, ad esempio, un po' d'alcooi, avvertia-

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Perch l'evaporazione un fenomeno che comporta l'allontanamento delle molecole della sostanza evaporante e ci, come abbiamo detto, non pu mai avvenire senza assorbimento di calore sottratto ai
corpi esistenti nell'ambiente.
Questi fatti di comune osservazione permettono di richiamare conclusioni di ordine generale, a cui la meteorologia giunta mediante
osservazioni pi complesse ed estese, e cio: che di regola, l'evaporazione avviene con intensit maggiore d'estate che d'inverno, in giornate di vento che in giornate di calma; che, dove essa pi forte, ossia l dove abbondano acque e folte vegetazioni; si ha abbassamento
di temperatura (non usiamo noi, d'estate, spandere acqua sui pavimenti e lungo le strade per rinfrescare l'atmosfera?), mentre dove essa scarsa o nulla, cio sui folti abitati e sui terreni aridi e rocciosi, si
ha temperatura pi alta; che, parallelamente e conseguentemente la
formazione di correnti termiche ascendenti ritardata nel primo caso
e facilitata invece nel secondo. Dal che si vede come i fenomeni atmosferici siano interdipendenti e come, per una esatta valutazione di essi, bisogni tener conto di tutti i fattori che concorrono a determinarli
e a modificarli. Chiudendo questa digressione e tornando al nostro
studio, riteniamo importante spiegare il significato di alcuni termini
che sono di uso comune in meteorologia e che dovremo noi pure usare con qualche frequenza nel corso della nostra esposizione. Cos: si
dice "umidit assoluta" la quantit, espressa in grammi, di vapore
acqueo che contenuta, in un determinato momento, in un metro cubo d'aria; si dice "umidit relativa" il rapporto tra il peso del vapore
effettivamente contenuto in un dato volume d'aria e il peso di quello
che vi dovrebbe essere contenuto perch l'aria sia satura. Se per
esempio, in un metro cubo d'aria, alla temperatura di 15C, troviamo contenuti gr. 5, 12 di vapore acqueo (umidit assoluta), mentre la
tavola igrometrica ci fa sapere che, a quella stessa temperatura, ne
occorrerebbero gr. 12,8 perch si abbia la saturazione, l'umidit relativa sar data dal quoziente:
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E poich si usa esprimere l'umidit relativa in percentuale, essa


sar:
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= 40%

Il quale rapporto significa che l'umidit, presente in quel momento


e a quella temperatura nell'atmosfera considerata, il 40 per cento di
quella che occorrerebbe per la saturazione. Aggiungiamo che l'umidit relativa pu essere espressa anche dal rapporto tra la tensione effettiva del vapore contenuto in una massa d'aria ad una certa temperatura e la tensione massima, o tensione di saturazione, che, a quella
stessa temperatura, il vapore acqueo potrebbe raggiungere. Per
"umidit specifica", in ~ine, si intende il peso (espresso in grammi)
del vapore acqueo contenuto in un Kg. di aria normale (umia). Per
il volovelista l'umidit specifica particolarmente impo~tante perch
acconsente di esprimere lo stato igrometrico dell'aria mediante una
grandezza che non varia durante il moto. Infatti, un Kg. d'aria appartenente ad una corrente termica ascendente, pur continuando, nel
corso della sva salita, ad espandersi, porter con s, a qualsiasi quota
lo stesso numero di grammi di vapore acqueo.
Tavole appositamente redatte danno, senza bisogno di ricorrere a calcoli complicati, i
valori dell'umidit relativa, dell'umidit specifica, della tensione del vapore secondo le
varie temperature e le varie pressioni, permettendo cos una rapida valutazione di questi elementi indispensabili al meteorologo.
Lo strumento che si usa a tale scopo si chiama "psicrometro", costituito nella sua sostanza da due termometri, uno dei quali ha
il bulbo scoperto ed asciutto, l'altro lo ha invece avvolto in una sottile tela di lino, costantemente inumidita con acqua distillata (Fig. 10). Ora, siccome l'acqua evapoFig. 10
ra spontaneamente, sottraendo calore al bulbo termometrico, avviene che il termometro

44

bagnato segna, rispetto all'altro un dislivello di temperatura, che


tanto maggiore quanto pi intensa l'evaporazione, vale a dire quanto minore l'umidit assoluta dell'ambiente: infatti la fisica insegna
che la evaporazione nulla, quando l'aria satura, mentre si fa tanto
pi intensa quanto pi l'aria lontana dal punto di saturazione. Coi
valori della temperatura forniti dai due termometri e con l'ausilio
delle tavole psicrometriche, i valori dell'umidit vengono rapidamente calcolati.
Allo scopo di poter seguire con continuit le variazioni dello stato
igrometrico dell'aria in un determinato periodo di tempo, si ricorre
agli igrometri registratori o "igrografi". Anche qui si hanno delle
puntine scriventi su un foglio di carta avvolto intorno ad un rullo
mosso da un sistema ad orologeria. Le alterazioni subite in rapporto
all'umidit atmosferica da un fascio di capelli digrassati, vengono
trasmesse a una leva a cui assicurata la punta scrivente.
Osservando l'andamento dell'umidit specifica atmosferica
nell'ambito del giorno, si notato che essa ha, come la temperatura,
un massimo ed un minimo: questo, poco prima del levar del sole;
quello, poco dopo che si toccata la pi alta temperatura della giornata.
Contrastanti, invece, sono gli andamenti dell'umidit relativa e
della temperatura, e se ne capisce facilmente la ragione. L'umidit
relativa, infatti, comincia a salire nelle ore del pomeriggio, tocca il
massimo nelle ore della notte e ridiscende poi verso il mattino, per
raggiungere il minimo nelle ore pi calde del giorno (Fig. 11).
L'umidit relativa subisce, normalmente, una forte diminuzione
con la quota. Spesso, per, tale variazione avviene in maniera molto
irregolare, in dipendenza della situazione meteorologica e della stagione. Bisogna inoltre tener presente che i fattori idrografici, orografici, termici, fanno sentire la loro influenza, in misura or pi or meno
notevole, soprattutto negli strati inferiori dell'atmosfera.
Ad ogni modo, come vedremo pi avanti, la distribuzione verticale
dell'umidit ha un'importanza fondamentale quando si tratta di formulare un pronostico per il volo a vela. Per il volo termico, per esempio, conviene che le masse d'aria siano umide negli strati inferiori,
cio vicino al suolo e non in quota, vicino alla base delle in45

versioni termiche, dove soprattutto quando il vento aumenta di velocit, si produce spesso la degenerazione dei cumuli in spesse cappe di
stratocumuli, che possono arrivare a coprire gran parte del cielo e a
compromettere seriamente l'attivit termoconvettiva.
Abbiamo pi addietro definito come "umidit relativa" il rapporto tra la quantit di vapo're acqueo effettivamente presente in un dato
volume e quella che vi sarebbe contenuta se l'atmosfera fosse satura.
Tale rapporto sar uguale a O nell'aria perfettamente secca; sar
uguale a una frazione propria nell'aria umida ma non satura; sar
uguale a I nell'aria satura. Ora, poich sappiamo che la pressione di
saturazione in relazione strettissima con la temperatura, facile
comprendere che se, per una causa qualunque, viene ad abbassarsi la
temperatura dell'atmosfera, oppure se nell'atmosfera viene introdotto nuovo vapore acqueo, cos che la quantit che viene a trovarsi in
essa sia maggiore di quella comportabile, una parte di vapore si condenser, dando luogo a quei fenomeni meteorologici che conosciamo
col nome di rugiada, di brina, di nebbia, di nubi, di pioggia.

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La temperatura a cui una massa d'aria umida pu essere raffreddata, a pressione costante, senza provocare la condensazione si chiama "temperatura del punto di rugiada", o semplicemente "punto di
rugiada". Se una massa d'aria, dopo aver raggiunto la temperatura
del punto di rugiada, si raffredda ulteriormente, inizia il processo di
condensazione. Perch questo avvenga necessario che siano presenti nell'aria i cosiddetti "nuclei di condensazione", intorno ai quali si
deposit l'acqua in minutissime stille. Tali nuclei sono costituiti da
minuscole particelle igroscopiche provenienti dall' acqua marina e
dalle combustioni terrestri. Se l'atmosfera povera o, addirittura,
priva di questi nuclei, la condensazione non ha luogo e si determina
la condizione dell'aria "soprassatura" di umidit: condizione nella
quale la tensione del vapore acqueo contenuto nell'atmosfera raggiunge valori pi alti di quelli normali.
L'importanza che ha per il volo a vela il fenomeno della condensazione, cos come avviene nelle particolari condizioni proprie delle
correnti ascendenti verticali, ci suggerisce l'opportunit di una nuova
digressione (che verr ripresa nei prossimi capitoli) per descrivere
quello che avviene in una massa d'aria in ascesa adiabatica. Abbiamo
gi avuto occasione di dire che quando l'aria si eleva adiabaticamente, vale a dire senza scambio di calore con la massa circostante, si raffredda di un grado per ogni 100 metri di quota. Orbene, quando una
certa quantit d'aria umida, non satura, si solleva adiabaticamente,
subir nella sua salita un progressivo raffreddamento, cos che, ad
una certa altezza, raggiunger la temperatura del punto di rugiada e
se, superato tale punto, continuer il moto ascendente, si condenser, dando luogo alla formazione di nubi. Da questo momento, oltre
all'espansione ed al raffreddamento, si ha anche un altro fenomeno:
col processo di condensazione si determina la liberazione del calore
latente di vaporizzazione, per effetto del quale viene rallentato il prQcesso di raffreddamento dell'aria ascendente.
Abbiamo gi avuto occasione di rilevare come in meteorologia si
usi chiamare "calore latente" il calore che assorbito o ceduto nei
cambi dello stato fisico dell'acqua atmosferica. Ad esempio, la fusione del ghiaccio si realizza mediante assorbimento di calore, in ragio-

47

ne di circa 80 piccole calorie per ogni grammo liquefatto, mentre, come abbiamo visto nelle pagine precedenti, per convertire un grammo
di acqu~ in vapore si spendono 598 piccole calorie. Anche il ghiaccio
evapora, bench pi lentamente dell'acqua, e durante l'evaporazione
assorbe un numero di calorie uguali alla somma di quelle richieste per
i due cambi di stato successivi, cio 80 + 590 = 678 piccole calorie.
I cambi di stato inversi si effettuano con produzione di calore.
L'acqua, congelando a 0C, cede all'ambiente 80 calorie per grammo
di ghiaccio formato, mentre nella condensazione del vapore acqueo
vengono liberate 598 calorie per ogni grammo d'acqua prodotto.
Confrontando i calori latenti di vaporizzazione e di condensazione
con i calori specifici dell'aria e dell'acqua, non difficile arguire le
proporzioni grandiose che i cambi di stato fisico dell'acqua atmosferica assumono nella distribuzione della temperatura in seno all'oceano aereo.
Infatti, tali valori indicano, per esempio, che le 598 piccole calorie
liberate dalla condensazione di un grammo di acqua, elevano di circa
2C la temperatura di un metro cubo d'aria, e che le 80 calorie liberate dalla congelazione di un grammo d'acqua possono scaldare lo stesso metro cubo d'aria di altri 0,25C.
Abbiamo gi avuto occasione di dire cosa s'intende per gradiente
adiabatico secco. Ora dobbiamo dire del gradiente adiabatico saturo;
il quale non , come il gradiente adiabatico secco, costante, ma varia
a seconda della temperatura dell'aria. Se quella elevata, la quantit
di calore prodotta dalla condensazione sar notevole, perch forte
sar la quantit di vapore che, per tale condizione, si condenser. Se
invece la temperatura bassa, piccola sar la quantit di vapore che
si condenser e piccola pure la quantit di calore che si svilupper per
effetto di essa. Il fatto appare particolarmente manifesto nei casi di
temperature molto basse: il contenuto di umidit allora cos ridotto
che il gradiente adiabatico saturo quasi uguale a quello secco. Nei
casi di temperature alte invece il gradiente adiabatico saturo quasi
la met di quello secco, vale a dire di circa 0,5C per ogni cento metri
d'altezza (Fig. 12). Come regola generale, possiamo dire che tali condizioni si verificano, durante l'estate, alle latitudini medie, fino a
quote di 3-4.000 metri.
48

Sospendiamo, per ora, lo studio dell'aria satura, che riprenderemo


nei prossimi capitoli, e riassumiamo i concetti finora fissati intorno
ai gradienti della temperatura.
1) "Gradiente verticale reale" della temperatura, in una colonna
d'aria disposta verticalmente e supposta in quiete, la diminuzione
che la temperatura subisce per ogni 100 metri di quota secondo la
verticale del luogo.
2) "Gradiente adiabatico secco,, la misura del raffreddamento
che subisce una particella d'aria non satura per ogni 100 metri di elevazione verticale nell'atmosfera.
3) "Gradiente adiabatico saturo" la misura del raffreddamento

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49

che subisce una particella d'aria satura per ogni 100 metri di elevazione nell'atmosfera.
Venendo ora all'ultimo punto dell'argomento che ci siamo proposti di studiare nel presente capitolo, ossia alla "precipitazione", notiamo innanzi tutto il fatto, dimostratoci dall'esperienza di ogni giorno, he, pur avendosi nubi nel cielo, non sempre si hanno precipitazioni. Perch? Perch le goccioline minutissime, che costituiscono la
nube, talora si aggregano in gocce pi grosse, che poi preci~itano al
suolo, talora invece non si aggregano affatto tra loro o, se pur si aggregano, avviene che durante la caduta si disgregano nuovamente,
cosi che la precipitazione cominciata ad una certa altezza, si arresta
ad un'altra e cio prima di raggiungere il suolo. Accade, in altre parole, questo, che si mantengono liquide, durante la discesa, per un
tratto pi o meno notevole e poi, giungendo a zone dove l'aria non
pi satura, evaporano di nuovo e il vapore riprende la sua salita verso
l'alto, rinnovando un ciclo che costituisce la vita misteriosa e fervida
della nube. Ora, fin che tali minutissime goccioline non si aggregano
per dare luogo alle goccie grandi di cui formata la pioggia, si ha un
particolare stato della nube che i meteorologi chiamano condizione
di "stabilit colloidale", mentre quando l'aggregazione avviene ed
ha luogo la precipitazione, si ha la condizione opposta di "instabilit
colloidale". I principali fattori, che sogliono determinare il passaggio dalla prima alla seconda di tali condizioni o stati, sono: la grossezza delle goccioline, la loro temperatura e carica elettrica, la turbolenza che pu aversi nell'interno della nube e la presenza in questa di
cristalli di ghiaccio.
Questi nostri cenni sommari sul fenomeno della precipitazione si
limitano a quelle forme che hanno un rapporto, sia pure indiretto,
col volo veleggiato. Ad ogni modo essi verranno ampliati quando
studieremo le nubi convettive.

50

CAP~TOLO

QU.INTO

STABILIT E INSTABILIT ATMOSFERICA

Prima di inoltrarci nello studio delle condizioni che determinano la


formazione delle correnti termiche ascendenti e discendenti, che argomento capitale per il volo a vela, riteniamo indispensabile soffermarci a spiegare alcuni concetti e alcuni termini riferentisi a fenomeni che hanno stretta attinenza con quell'argomento.
Cominciamo col chiarire il concetto di "equilibrio atmosferico",
sia in senso assoluto, sia in relazione alle condizioni atmosferiche che
concorrono a determinarlo o ad alterarlo.
Una massa d'aria permane in equilibrio fino a che non intervengono cause perturbatrici dello stato in cui si trova. Tuttavia lo stato di
equilibrio dell'aria non sempre identico: i meteorologi parlano infatti di equilibrio stabile, di equilibrio instabile, di equilibrio indifferente, in un senso analogo a quello in cui, in fisica, si parla dell'equilibrio dei corpi solidi.
Si dice quindi che una massa d'aria trovasi in "equilibrio stabile"
quando, dopo aver subito una certa perturbazione, tende a ricomporsi nell'assetto primitivo. Se, per fare un esempio, una particella
d'aria si sposta, per una causa qualsiasi, verso l'alto, accadr che, se
la sua temperatura diminuisce pi rapidamente di quella dell'ambiente circostante, verr a trovarsi in ambiente pi caldo e perci meno
denso: sar quindi, per questo, sollecitata a riabbassarsi e a riprendere la posizione primitiva. Un fenomeno inverso si avrebbe, chiaro,
nell'ipotesi che il moto della particella d'aria considerata fosse discendente. n concetto di equilibrio atmosferico stabile o, pi semplicemente, di "stabilit atmosferica" pu essere figurato da una pallina collocata nell'interno vuoto di una sfera: la pallina, infatti si sposta dalla propria posizione di riposo ogni volta che la sfera viene agitata, ma ritorna alla posizione primitiva non appena cessa l'azione
perturbatrice. (Fig. 13-A)
Si dice che una massa d'aria si trova in stato di "equilibrio indiffe51

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Fig. 13

rente" quando, dopo aver subito una perturbazione, permane nel


nuovo assetto raggiunto, senza manifestare alcuna tendenza a ricomporsi nello stato primitivo. Riprendendo l'esempio di prima, se avviene che una particella d'aria si sposti, per una causa qualsiasi, verso
l'alto o verso il basso e in qualsiasi momento della sua salita o della
sua discesa essa venga ad avere temperatura e densit uguali a quelle
dell'aria che costituisce l'ambiente, potr stabilizzarsi a qualsiasi
quota, senza manifestare alcuna tendenza a ritornare alla quota donde era partita. Per chiarire anche qui il concetto con un'immagine,
diremo che lo stato di equilibrio indifferente pu essere rappresentato da una palla da biliardo, la quale, ad ogni giocata, muta di posizione e assume uno stato di equilibrio nuovo, senza che nulla la stimoli a ritornare nella posizione e nell'assetto precedenti. (Fig. 13-B).
Si dice in fine che una massa d'aria si trova in stato di "equilibrio
instabile" o "labile" quando basti a determinarne il cambiamento
anche una perturbazione minima e, a cambiamento avvenuto non solo manchi la tendenza a riprendersi lo stato primitivo, ma vi sia anzi
52

una decisa ripugnanza. Per illustrare, come nei due casi precedenti, il
concetto con una immagine, si pensi ad una pallina posta sulla sommit di una sfera: baster una minima perturbazione di questa perch
quella precipiti, senza che per essa rimanga alcuna possibilit e neppure una minima tendenza a riprendere spontaneamente la posizione
di prima (Fig. 13-C). Nel campo meteorologico, una particella
d'aria, che si solleva in una atmosfera instabile, arriva a tutte le quote con una temperatura costantemente superiore a quella dell'ambiente e, trovandosi ad essere meno densa, e perci pi leggera di
questa, continuamente sollecitata a salire; e salir, difatti, fin che
permanga quella disparit di condizioni.
Come subito s'intende, un'atmosfera instabile la pi propizia per
il volo a vela. La pi propizia, diciamo, non la sola propizia, poich,
in verit, correnti ascendenti possono generarsi anche in regime di
stabilit atmosferica, sebbene esse, in tali condizioni, non raggiungano quote molto elevate. Il loro moto ascendente diminuisce infatti rapidamente e cessa del tutto quando si esaurisce la loro energia termica: ci che si ha quando raggiungono quel livello a cui la loro temperatura e quella dell'ambiente sono uguali.
Dopo quanto abbiam detto, facile capire quale stretta relazione
intercorra fra i tre stati di equilibrio atmosferico sopra descritti e il
gradiente termico verticale della massa d'aria supposta in riposo.
Ebbene, in base alle osservazioni dell'aerologia possiamo dire che,
rispetto ai movimenti verticali di una particella non satura: a) quando si ha nell'aria uno stato di equilibrio indifferente, il gradiente verticale della tenyperatura uguale al gradiente adiabatico secco, ossia
di l C ogni 100 metri; b) quando invece si ha nell'aria uno stato di
equilibrio stabile, il gradiente verticale della temperatura inferiore
al gradiente adiabatico secco, e cio meno di l C ogni 100 metri; e)
quando in fine si ha nell'aria uno stato di equilibrio instabile il gradiente verticale della temperatura superiore al gradiente adiabatico
secco, e cio pi di l C ogni 100 metri.
Bisogna per tener presente che queste norme sono valide unicamente nel caso di stratificazioni atmosferiche nelle quali non siano in
corso processi di condensazione, perch altrimenti, come gi abbiamo detto, la presenza di aria satura richiede la sostituzione della
53

adiabatica secca con l'adiabatica satura e le norme stesse debbono essere modificate.
Infatti, una particella ascendente umida, ma non satura, seguir
un processo adiabatico secco fino al raggiungimento della quota di
saturazione e un processo adiabatico saturo dopo la saturazione. Nel
caso pratico di un cumulo, la corrente termica ascendente seguir un
processo adiabatico secco dal suolo sino alla base di condensazione
di esso, e un_processo adiabatico saturo nell'interno della nube. Analogamente, pertanto, a quanto si potuto stabilire per l'aria secca, si
possono stabilire le seguenti regole per l'aria satura: a) una massa
d'aria satura in equilibrio stabile se in essa il gradiente verticale della temperatura inferiore al gradiente adiabatico saturo; b) una massa d'aria satura in equilibrio instabile, se in essa il gradiente verticale della temperatura superiore al gradiente adiabatico saturo; e) una
massa d'aria satura in equilibrio indifferente, se il gradiente verticale della temperatura uguale al gradiente adiabatico saturo .

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Fig. 14

Un altro ~roblema di interesse pratico, che si connette con quanto


abbiam fin qui detto, quello di sapere se e come dallo stato di equilibrio dell'atmosfera si possa arguire la presenza in essa di ascendenze termiche.
Orbene, questa presenza pu essere facilmente accertata con l'uso
di un diagramma "temperatura-altezza" che rappresenti la distribuzione verticale della temperatura della massa atmosferica. Se, tracciandolo, si adotteranno delle scale tali, per cui un grado della scala
delle temperature a 100 metri della scala delle altezze siano rappresentati da un segmento di uguale lunghezza, la distribuzione adiabatica della temperatura risulter, rappresentata da una retta inclinata
di 45 sull'asse delle ascisse.
54

chiaro che in un diagramma rappresentante una massa atmosfe-

rica in equilibrio stabile, la curva della temperatura reale risulter


tracciata a destra della linea adiabatica, mentre, nel caso di una massa
atmosferica in equilibrio instabile, tale curva sar a sinistra. (Fig. 14).
A scopo illustrativo, riporteremo alcuni diagrammi, rappresentanti Io stato di equilibrio di determinate masse atmosferiche; e ne illustreremo il significato, servendoci dei chiari esempi pratici a cui pi
volte udimmo far ricorso il professor Georgii per spiegare ai volovelisti argentini il fenomeno della formazione di correnti termiche.
Immaginiamo di trovarci, in un sereno mattino d'estate, su un
campo di volo, cinto tutt'intorno da verdi prati e da fitti boschi.
Sotto l'azione della radiazione solare le varie zone di terreno si riscaldano in misura diversa. Sul campo di volo, raso e secco, l'aria
raggiunge una temperatura che supponiamo di 23C. Sui boschi
adiacenti, naturalmente pi freschi, la temperatura raggiunger,
sempre secondo la nostra supposizione, solo i 20C, ossia 3C in meno che sul campo di volo.
Ebbene, che avverr?
Avverr che la massa d'aria sovrastante il campo, riscaldata in misura maggiore dell'aria circostante, si dilater pi di questa, si far
meno densa e perci pi leggera: sar quindi sollecitata a salire. Essa
si costituir come una grande bolla costretta ad uscire dal proprio
stato di riposo dal fatto che, per la coesistenza di due differenti temperature allo stesso livello, venuto a mancare il primitivo stato di
equilibrio.
Ora, il diagramma della figura 15 illustra l'andamento in salita di
questa corrente locale isolata, fornendoci i valori delle temperature
toccati alle diverse quote, sia dall'aria ambiente, supposta in riposo,
sia dall'aria della bolla, messasi in movimento. Si rileva cos:
1) che per l'aria in riposo il gradiente termico conserva, dal suolo
fino ai 1000 metri, il valore costante di 0,8C per ogni cento metri e,
dai 1000 ai 2000 metri, il valore, pur esso costante, di 0,6C per ogni
100 metri;
2) che per l'aria in movimento ascendente (rappresentata dall'adiabatica secca), il raffreddamento per espansione adiabatica costantemente di 1C per ogni 100 m.
55

Orbene, confrontando le curve di temperatura dell'aria in riposo


(temperatura reale) e dell'aria in movimento ascendente, ricaviamo
che l'aria sovrastante il campo di volo, supposta di 3C pi calda
dell'aria circostante, pu salire fino a 1200 metri. A tale quota, anzi,
essa possieder una certa velocit verticale, tanto che, per forza di
inerzia, riuscir a salire ancora un centinaio di metri. Quando, per,
. la sua energia termica sar esaurita, essa ridiscender alla sua quota
di equilibrio di 1200 metri - dove la sua temperatura e quella dell'ambiente sono uguali - e qui, dopo alcune oscillazioni si stabilizzer.

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Simili situazioni meteorologiche sono caratteristiche delle prime


ore del mattino in giornate estive e serene. Ora, interessante considerare le condizioni delle ascendenze quali vengono a determinarsi
verso il mezzogiorno di una di tali giornate calde e senza nubi. Gli
strati atmosferici, per la forte insolazione, si riscaldano notevolmen-

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25
TEMPERATURA

Fig. 16

te e il loro equilibrio, per varie centinaia di metri, pertanto instabile


secco. Dal diagramma temperature-altezza, riportato nella figura 16,
rileviamo infatti che l'aria in riposo possiede, fino alla quota di 500
metri, un gradiente termico di l,2C per ogni 100 metri e che, da tale
altezza e fino a 2000 metri, l'atmosfera, possedendo un gradiente termico di 0,8C, trovasi in equilibrio stabile. Nel caso in esame, pertanto, una bolla termica in ascesa adiabatica, salir fino a 1.100 metri; e se, per ipotesi, la stessa si leva dal suolo con un eccesso di temperatura di 2C rispetto all'atmosfera dell'ambiente, conserver la
propria energia termica fino alla quota di equilibrio di 2000 metri.
Passiamo ora ad esaminare un caso pi complesso: quello di un
movimento convettivo, nel quale si produca condensazione. Come
abbiamo gi notato poc'anzi a proposito della termica secca mattuti-

57

na, illustrata nella figura 15, perch in un'atmosfera in stato di equilibrio stabile si generi un movimento ascendente necessario che una
porzione d'aria raggiunga un eccesso di temperatura rispetto alle
masse d'aria che la circondano e con le quali in contatto. Abbiamo
anche constatato che, in un caso tale, con un eccesso di temperatura
supposto di 3C, la porzione d'aria ascendente trova la sua quota di
equilibrio termico, non avendosi condensazione di vapore, a 1200

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Temperatura
Fig.17

58

metri. Supponiamo ora che, nelle medesime condizioni di temperatura, si produca condensazione a 900 m. d'altezza. Orbene, l'aria
ascendente che fino a tale quota ha subito il graduale raffreddamento
indicato dall'adiabatica secca, assorbir il calore sviluppato dalla
condensazione e, accelerando per effetto di auesto il proprio movi-

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Fig. 18
mento, continuer a salire nell'interno della nube secondo la curva
segnata dall'adiabatica satura, raggiungendo la quota di equilibrio di
2600 metri. Come si vede, il vapore d'acqua contenuto nell'aria
ascendente e il conseguente processo di condensazione hanno fatto
superare di 1500 metri il livello massimo che la stessa massa avrebbe
potuto raggiungere nel caso di termica secca (Fig. 17). Il migliora59

mento che il fenomeno della condensazione arreca alle possibilit del


volo, quindi evidente ed importante.
Dagli esempi che abbiamo recati appare che l'uso del diagramma
temperatura-altezza nelle indagini aerologiche interessanti il volo a
vela riesce di grande utilit. Nella pratica, per, molto pi agevole
tracciare l'andamento della temperatura di una determinata massa
atmosferica servendosi degli appositi diagrammi termodinamici
stampati a cura dei ServiZi Meteorologici, contenendo essi tutti gli
elementi necessari per determinare rapidamente lo stato di equilibrio
atmosferico, il livello di condensazione delle nubi convettive, il loro
sviluppo verticale e cos via. Ne riportiamo quindi un esemplare completo di tutti i dati (Fig 18). In esso le linee verticali indicano i valori
delle temperature e quelle orizzontali riportano i valori delle pressioni. Le linee oblique tratteggiate indicano le adiabatiche secche, mentre quelle rappresentate da trattini alternati con punti rappresentano
le adiabatiche sature. In fine, sul diagramma sono tracciate delle linee punteggiate, leggermente oblique, che indicano l'umidit specifica dell'aria satura, espressa in grammi per chilogrammo di aria.
Valendoci ora del diagramma termodinamico pi sopra illustrato,
cercheremo di risolvere altri problemi pratici interessanti il volo a vela e di chiarire alcuni concetti e alcuni termini riferentisi a fenomeni
che dovremo pi avanti spiegare.
Nella figura 19, la curva PCA rappresenta la temperatura reale, la
cosiddetta "curva di stato", che si suppone registrata durante un
so.ndaggio aereo eseguito di mattina. Si supponga che sul punto P riposi una bolla d'aria dotata di umidit specifica x. Se, ad un certo
momento, per sollevamento forzato (quale potrebbe essere determinato, ad esempio, dalla irruzione di un fronte freddo) quella bolla si
staccasse dal suolo e salisse, essa subirebbe il raffreddamento indicato dall'adiabatica secca fino al punto B, dove raggiungerebbe la saturazione. Per effetto del sollevamento forzato, la bolla continuer a
salire, subendo, per, da questo momento, il raffreddamento indicato dall'adiabatica satura. Il calore liberato dal processo di condensazione, intanto, rallenter gradatamente il raffreddamento dell'aria
della bolla, la quale, giunta al punto C non avr pi bisogno di essere
sollevata forzatamente, essendo la sua temperatura uguale a quella

60

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termico.

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Fig. 19

61

dell'ambiente. facile capile, pertanto, che la bolla superato il punto C, sar in condizioni di continuare l'ascesa per convezione libera.
A commento di questo ipotetico viaggio della bolla di aria considerata, aggiungiamo che, dalla superficie terrestre e fino al punto C,
per la stabilit regnante in questo strato inferiore, essa rimasta sempre pi fredda dell'aria che la circondava, cosi che, se l'ascesa forzata fosse cessata, sarebbe ridiscesa al livello primitivo, a causa della
sua maggiore pesantezza. Dal punto C, invece, a causa della liberazione di calore latente nel processo di condensazione, la bolla ascendente ha cominciato ad essere circondata da aria pi fredda e sollecitata a salire, per effetto della spinta aerostatica, fino al punto D, dove si sarebbe arrestata per il fatto che, a questo livello, la sua temperatura e la sua densit sarebbero state uguali a quelle dell'aria formante l'ambiente. Il punto C del diagramma prende il nome di "Livello di convezione libera".
Da quanto si visto fin qui si deduce che il diagramma termodina-mico un mezzo molto utile per il volovelista, a cui permette, non solo di determinare i cambiamenti delle condizioni fisiche nelle masse
d'aria in movimento verticale, ma anche di determinare la maggiore
o minore possibilit che in una certa massa d'aria si sviluppino correnti ascendenti. Fissiamo ancora gli occhi, infatti, sulla figura 19.
L'area PBC rappresenta l'energia necessaria per far salire la bolla, da
noi supposta, dal punto P fino al punto C (livello di convezione libera). Tale zona, dove la bolla sempre pi fredda dell'aria stabile che
forma l'ambiente, si chiama "area negativa" e rappresenta anche la
resistenza che la bolla incontrer durante la sua salita forzata. L'area
CDC rappresenta invece l'energia liberata dalla bolla durante la convezione libera e si chiama "area positiva". La differenza tra le due
superfici rappresenta la "energia disponibile". Nell'esempio concreto della figura 19, l'area positiva appare pi grande di quella negativa: ci significa che c' energia disponibile e che correnti verticali potranno svilupparsi anche in partenza dal suolo, quando la temperatura atmosferica in superficie avr raggiunto un valore tale da consentire all'aria del suolo di salire liberamente fino al livello di convezione
libera. Per conoscere tale valore della temperatura baster tracciare
un'adiabatica secca che, partendo dal punto C, scenda fino alla linea

62

che rappresenta la pressione atmosferica al suolo. Il punto E di intersecazione tra le due linee indica il valore di 25C, che appunto quello cercato nel caso supposto.
Un'ultima osservazione: chiaro che la colonna d'aria sovrastante
il punto P pu considerarsi stabile, non ostante i lievi impulsi che singole piccole porzioni di essa possono ricevere. Ma se l'impulso tale
che riesca a sollevare una di quelle piccole porzioni (come la bolla
dell'esempio addotto pi sopra) oltre il livello C, si nota da quel mo-

Fig. 20

mento un comportamento instabile. In gergo aerologico si dice che,


allora, la colonna d'aria "condizionalmente instabile". Riprendendo, a questo proposito, gli esempi addotti precedentemente per illustrare il concetto dei vari stati di equilibrio atmosferico, diremo che
la "instabilit condizionale" pu essere rappresentata da un pallina

63

collocata nella cavit esterna di una sfera, come si vede nella figura
20. La pallina, nel punto A, trovasi teoricamente in condizione di
equilibrio stabile, tanto vero che, se noi la spostiamo di poco verso
l'esterno, essa tende a ritornare nella posizione primitiva. Ma, se imprimiamo alla pallina un impulso abbastanza forte da farle superare
il limite superiore della cavit B, essa uscir dalla cavit stessa e continuer a muoversi, allontanandosi sempre pi dalla sua posizione di
equilibrio, senza manifestare alcuna tendenza a ritornarvi. L'equilibrio della pallina , dunque, stabile rispetto alle piccole perturbazioni
ed instabile rispetto alle perturbazioni forti: proprio come nel caso di
instabilit condizionale nell'atmosfera. La quale, per cos dire, fra i
numerosi impulsi che agiscono dal basso, reagisce instabilmente soltanto ad un certo numero di essi; cio gli impulsi vengono selezionati.
Per questo, tale tipo di instabilit viene anche chiamato "instabilit
selettiva''.
importante notare come il grado di stabilit di una massa d'aria
dipenda anche dalla distribuzione dell'umidit. Riprendendo in esame, infatti, il caso illustrato nella figura 19 e supponendo che l'aria
della bolla P possegga un'alta umidit relativa, il livello di condensazione di essa risulterebbe basso e, per conseguenza, l'area negativa
PBC risulterebbe piccola e l'area positiva, invece, grande. Con una
bassa umidit relativa si avrebbe naturalmente il risultato contrario:
livello di condensazione pi alto e, di conseguenza, aumento
dell'area negativa e diminuzione di quella positiva. Nel caso, in fine,
di aria estremamente secca, l'area positiva sparirebbe del tutto e resterebbe solo l'aria negativa.
Concluderemo questo capitolo con alcune precisazioni.
Per definire l'elevato grado di stabilit o di instabilit di una massa
d'aria, senza specificarne esattamente il gradiente termico verticale,
si ricorre spesso ai termini di "stabilit assoluta" o di "instabilit assoluta". Queste definizioni sono valide sia che si produca o meno la
saturazione. Eccone la breve e precisa spiegazione:
a) Una colonna d'aria "assolutamente stabile" se in essa il gradiente termio verticale minore del gradiente adiabatico saturo.
b) Una colonna d'aria "assolutamente instabile" se il gradiente
verticale della temperatura maggiore del gradiente adiabatico secco.

64

Volendo dare il concetto anche di instabilit condizionale o selettiva, diremo che si definisce come "condiziona/mente o selettivamente
instabile" una massa d'aria il cui gradiente termico verticale sia maggiore di quello adiabatico saturo o minore di quello adiabatico secco.
Il noto meteorologo norvegese, Sverre Petterssen, suddivide questo caso in tre categorie, e precisamente:
I) Il "tipo latente reale", nel quale l'area positiva maggiore di
quella negativa;
2) Il "tipo pseudo latente" nel quale l'area positiva minore di
quella negativa;
3) Il "tipo stabile", nel quale manca l'area positiva.

65

CAPITOLO SESTO

IL MECCANISMO DELLA CONVEZIONE TERMICA

L'aria continuamente in moto: obbedisce cio anch'essa alla legge generale della vita.
In tale moto, ora predomina la componente orizzontale e allora
abbiamo quelli che volgarmente si chiamano "venti", ora predomina
la componente verticale e allora abbiamo i "movimenti convettivi'',
cio quelle correnti ascendenti e discendenti che, rimaste poco note
fino a non molto tempo fa, ora sono invece largamente studiate per
l'importanza grande che esse hanno per il volo a vela. Si deve infatti
ad esse una grande parte degli sbalorditivi risultati conseguiti in questi ultimi anni, come alla loro conoscenza ed al loro razionale sfruttamento che si connettono per i volovelisti la possibilit e la speranza
di raggiungere le mete pi seducenti.
In tema di correnti termiche verticali sono molteplici le questioni
che si presentano: alcune di indole generale, altre di indole particolare. Cercheremo di dare alle une e alle altre una risposta, per quanto
sta in noi, chiara e completa.
La prima questione da risolvere quella di determinare le cause
che danno origine a moti verticali dell'aria.
Orbene, la causa generale dei moti verticali dell'aria va ricercata
nel fatto, gi esposto ed analizzato nei capitoli precedenti, che il calore solare si distribuisce diversamente sulla superficie terrestre.
Per comprendere come avvenga il fenomeno giova richiamarsi ad
una esperienza elementare della fisica. Sotto un vaso di vetro, che
contenga una certa quantit d'acqua e qualche pizzico di segatura di
legno duro, si ponga un fornelletto acceso. Si pu agevolmente osser-
vare quel che avviene sotto l'azione del calore. L'acqua che si trova
in fondo al vaso, riscaldata per prima, perch vicina alla sorgente del
calore, si dilata. Dilatandosi, diminuisce di .densit e perci, fattasi
pi leggera dell'acqua circostante, ancora fredda, viene da questa
spinta verso la superficie, ove galleggia, mentre dall'alto, seguendo le

67

pareti del vaso, altra acqua discende ad occupare il posto della prima. La segatura, salendo e scendendo, render visibili i moti destatisi
nella massa d'acqua per effetto del calore, i quali ad ogni momento
tendono a ricomporre un equilibrio nuovo. (Figura 21).
Ebbene, non diverso il fenomeno che avviene nell'atmosfera. Il
riscaldamento solare produce in essa una pi o meno grande diminuzione di densit e determina spostamenti di porzioni d'aria verso l'alto. Ora, siccome il riscaldamento non uniforme, n nello spazio n
nel tempo, ma avviene per dirla con Dante, "in una parte pi, e meno altrove", cos al moto che si ha dal basso all'alto in un determinato luogo, corrisponde un moto dall'alto in basso nelle zone circostanti, per effetto del quale masse d'aria fredda affluiscono l, dove sono

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Fig. 21-22

emigrate le masse d'aria calda. Ad esempio, zone contigue e molto limitate di terreno possono essere suscettibili di un diverso grado di riscaldamento diurno: la sabbia, la roccia, il suolo nudo si riscaldano
ed irradiano pi calore dei campi, dei boschi, degli acquitrini. Da ci
verranno squilibri di temperatura e di pressione, che si tradurranno
in moti verticali, ascendenti nelle zone pi calde, discendenti sulle altre. Segue da ci che una attenta osservazione del terreno, sopra il
quale si svolge il volo, pu fornire al pilota veleggiatore indizi non
trascurabili per presumere l'esistenza di correnti verticali, qui ascendenti, l discendenti; ed ovvio che di tali indizi si debba tener conto
per la condotta del volo.
Tuttavia questo regime di convezione termica piuttosto
"povero". Esso si produce nelle prime ore del mattino, durante

68

l'estate od in qualsiasi altra epoca dell'anno, quando esiste una buona irradiazione terrestre, e sopra il suolo il vento manca completamente. Allora, su piccoli lembi di terreno surriscaldati, l'aria si dilater, costituendosi come in grandi bolle costrette ad uscire dal proprio stato di riposo dal fatto che, per la coesistenza di differenti temperature allo stesso livello, verr a mancare il primitivo stato di equilibrio. Le bolle d'aria calda, alimentate dall'irradiazione del suolo, si
gonfieranno come palloni, fino a staccarsi dalla superficie e salire nel
cielo spinte dalla forza aerostatica di Archimede. (fig. 22).
La nota esperienza del contagocce serve perfettamente per illustrare questo processo. Come tutti sanno, la goccia rimane aderente alla
bocca del contagocce finch il suo peso non supera la forza esercitata
dalla tensione superficiale della goccia stessa. La quale si comporta
come se fosse rinchiusa in una vescica elastica: quando il peso della
goccia vince la forza esercitata da tale vescica, essa si stacca dalla
bocca del contagocce e cade. Cos il liquido esce ritmicamente, con
irruzioni periodiche; e le gocce, durante la loro caduta, mantengono
il pi perfetto ordine. (fig. 23).
Le bolle d'aria calda che si formano su lembi di suolo surriscaldato, si comportano nello stesso modo. L'aria, grazie alla sua viscosit,
aderisce al terreno e prima di staccarsi da esso ed iniziare lascesa, deve riscaldarsi quel tanto che basti per vincere quella viscosit che la fa
aderire al suolo. (Se questa non facesse sentire la sua forza, l'aria sovrastante lembi di suolo surriscaldato comincerebbe a salire non appena si determinasse un dislivello - sia pur minimo - di temperatura
con l'aria dell'ambiente). Orbene, il contorno delle bolle termiche
costituito da vere superfici di discontinuit, che agiscono come la vescica elastica sulla superficie libera della goccia liquida. Di mano in
mano che la bolla termica aumenta il volume, acquista sempre pi
l'aspetto di una sfera, vincolata al suolo, nella sua parte inferiore,
per mezzo di un "collo" che va continuamente restringendosi. Sul
bordo inferiore di questo collo, in contrapposizione con la forza esercitata dall'aderenza superficiale che vincola la bolla al terreno, agiscono altre forze (accelerazioni centripete ed azioni dei vortici superficiali che circondano l'anello inferiore del collo) le quali concorrono
a staccare la bolla stessa dal suolo. Quando queste forze riescono a

69

vincere quella esercitata dall'aderenza superficiale, la bolla si stacca


dalla superficie terrestre come ... la goccia dal boccettino della figura
23 e sale. I lembi di terreno che, per la natura dello strato geologico
superficiale di cui si compongono, riescono ad acquistare una temperatura superiore a quella del suolo che li circonda (soprattutto quando si tratta di modeste estensioni, limitate da un contorno ben definito, al di l del quale il salto termico sia brusco e sensibile) vengono ad
essere come bocche di altrettanti contagocce, dai quali escono le bolle
d'aria calda, il cui volume dipende dal diametro del... contagocce dal
quale escono e dal salto iniziale della temperatura.

Fig. 23
Se volessimo esaminare scientificamente il meccanismo della formazione e del distacco dal suolo della bolla termica, dovremmo ricorrere al principio della circolazione di Bjerknes, la cui trattazione
teorica, pur essendo una semplice conseguenza matematica delle
equazioni fondamentali della idrodinamica, richiederebbe molto spazio. Riteniamo quindi sufficiente, ai fini pratici che ci siamo proposti, quanto abbiamo detto fin qui.
Per quanto riguarda la velocit ascensionale delle bolle termiche,
che si staccano durante il mattino da uno stesso punto surriscaldato
del suolo, diremo che essa va aumentando parallelamente con l'irradiazione terrestre. Da velocit di 0,5 metri per secondo, si arriva generalmente a 3-4 metri per secondo nelle ore di maggior irradiazione.

70

facile capire che, di mano in mano che la temperatura al suolo


aumenta, le bolle si staccano dalla superficie con facilit via via crescente. Dobbiamo rilevare per che, mentre il loro ritmo di produzione va accelerandosi, il volume delle bolle, invece va diminuendo. In
altre parole, durante il mattino, quando l'irradiazione del suolo debole, le bolle impiegano maggior tempo a formarsi, acquistando notevoli proporzioni e salgono lentamente nel cielo, ben distanziate
l'una dall'altra; verso mezzogiorno invece, le bolle termiche si formano e si staccano rapidamente dal suolo; ma sono piccole, se pur
veloci e frequenti, come i grani di un fantasioso rosario aereo ...
importante rilevare che lo spazio occupato da una bolla termica
ascendente, deve essere immediatamente rioccupato dall'aria circostante, mentre dovr esse.re liberato lo spazio che dovr occupare la
bolla che sale. Pertanto una bolla che sale provoca una corrente discendente di compenso, e viceversa.
Secondo una recente teoria di Ludlan e Scorer ("bubble theory"),
una bolla termica durante il suo sollevamento, subisce un'erosione
che crea nell'aria una "scia", la quale costituita da un miscuglio
della bolla originaria e dall'aria ambientale in cui essa si sollevata.
Le bolle termiche che seguono subito dopo, non saranno pertanto
erose come la prima, in quanto le differenze di temperatura e di velocit tra queste successive bolle e la scia creata dalla prima, non sono
cos grandi come quelle tra la bolla originaria e l'ambiente iniziale.
Ora vogliamo richiamare l'attenzione del volovelista su un fatto di
grande importanza.
Quando il suolo di una determinata zona omogeneo (ossia quando la sua costituzione geologica, il colore, l'umidit, la specie e la
densit della vegetazione non presentano variazioni considerevoli) il
riscaldamento di esso avviene in maniera uniforme e lo strato termico
contiguo ("strato limite termico") rimane immobile anche per vaste
zone.
Il fatto non deve sorprendere, anche se pare in contraddizione con
quanto abbiamo detto prima.
In realt l'aria surriscaldata dello strato superficiale, pur essendo
divenuta pi leggera di quella sovrastante, non si trova circondata da
masse pi fredde e quindi pi pesanti, che la premano e la sollecitino

71

a salire: rimane per ci aderente al suolo. Insomma, sopra il terreno


omogeneo di certe ampie pianure soleggiate, non avendosi quei contrasti orizzontali di temperatura che costituiscono l'unica causa determinante dei moti convettivi nelle giornate di totale calma atmosferica, la formazione delle bolle termiche risulta sommamente difficile.
N da credere che una simile condizione si stabilisca soltanto nelle prime ore del mattino, quando la irradiazione terrestre piuttosto
scarsa; al contrario essa si ha anche nelle ore del pomeriggio, proprio
quando il riscaldamento del suolo molto forte e gli strati inferiori
raggiungono una notevole labilizzazione termica. Il fatto che, in
condizioni di equilibrio statico quell'energia cinetica, che pu dar
origine al movimento verticale di una massa d'aria, esiste solo allo
stato potenziale: , cio, come dormiente. Per quanto l'instabilit atmosferica sia grande, tuttavia le masse d'aria, se non intervengono
cause perturbatrici esterne, tendono per se stesse a permanere in riposo. Soltanto quando il gradiente termico assuma un valore superiore
a 3,416 C (detto gradiente isosterico) si determina una spontanea
circolazione verticale. Si ha cio il fenomeno dell'autoconvezione:
proprio degli strati prossimi al suolo, nelle giornate molto calde. Esso, pur investendo lo strato limite termico assume la forma di sottili
filetti d'aria calda che sale e di filetti d'aria fredda che scende. Si ha
cosi una vivace microcircolazione, che si svolge tra il suolo e i 10-15
metri d'altezza e che, come facile capire, non offre nessuna risorsa
al volo a vela. Perch questo strato di aria esca dallo stato di labile
equilibrio in cui si trova, ha bisogno che intervenga una causa capace
di turbare il suo riposo, sollevandolo o abbassandolo rispetto al suo
presente livello: allora tutta la massa si metter in movimento verso
l'alto.
Sulla superficie terrestre esistono innumerevoli ostacoli, che possono provocare l'agitazione, il rallentamento, il sollevamento o l'abbassamento delle masse d'aria. Bisogna per aggiungere che tali ostacoli, da soli, non riescono a provocare il moto della massa d'aria se
non con il concorso del vento. Se non soffia il vento, gli strati d'aria
rimangono stagnanti sul suolo; i movimenti convettivi si riducono alla formazione - sempre che le condiziop.i del terreno vi si prestino - di
qualche bolla termica isolata.
72

il vento, in effetti, che provoca lo spostamento ed il rimescolamento dello strato limite termico contro i piccoli e grandi ostacoli terrestri e d luogo ai movimenti verticali per azione orografica; il vento che, correndo sulla superficie
terrestre, produce nell'aria quelle differenze d'attrito che determinano la formazione delle correnti ascendenti per azione turbolenta; il vento che, sulla terMOLTO
STA81LC
ra, con le sue irruzioni d'aria
fredda d luogo ai movimenti
ascendenti per azione frontale;
il vento, infine, che, negli alti
strati dell'atmosfera, con le sue
.:-. ..
invasioni d'aria fredda sopra
l'aria calda, provoca delle correnti termiche d'altezza di cui
avremo occasione di parlare nel
STABIL[
corso di questa trattazione.
Il Prof. Walter Georgii, padre della meteorologia volovelistica, fu il primo a studiare le
\ I ,
diverse cause che possono con:()-
correre a determinare la trasfor.
/; \\~
mazione dell'energia latente in
I .\
una stratificazione instabile e
I
a metterla in azione, dando cos inizio ed impulso alle correnti termiche ascendenti. Fra tali cause risolutive della labilit
termica indicheremo ora quelle
Fig. 24
che pi comunemente si presentano:
1) Il sollevamento di masse d'aria in lento movimento orizzontale
lungo ostacoli orografici (quali sono, ad esempio, le catene montuose, i dislivelli del suolo, ecc.) (Fig. 24).

- ---

73

2) Il brusco aumento d'attrito, che si produce quando una massa


d'aria trascorre dal mare alla terra, o da terreni scoperti a terreni boscosi (Fig. 25) da campagne aperte e piatte, alle masse di edifici costituenti gli aggregati urbani (Fig. 26). o quando in seno all'atmosfera vengono a contatto masse d'aria trascorrenti in direzioni o con velocit diverse (formazioni di termiche d'altezza per azione turbolenta);
3) Lo sfociare di masse d'aria, correnti tra le alte rive di canali o di
fossati o tra i versanti di strette valli, sulle pianure aperte, ove l'aria
sia meno calda. (Fig. 27).
4) Le irruzioni di aria fredda,
che accompagnano i fronti temporaleschi, entro masse d'aria
calda, nel qual caso quest'ultima
spinta verso l'alto dall'azione
premente della prima, pi densa
e quindi pi pesante.
A questo proposito, per,
apriamo una parentesi per avvertire che la superficie frontale di una
massa d'aria fredda in movimento
non ha spesso come sua causa unica la penetrazione di un cuneo
d'aria densa in una massa d'aria
meno densa: pu averne anche
un'altra, e precisamente questa
che, mentre la cappa d'aria in contatto con la superficie terrestre
continua a riscaldarsi per irradiazione, a volte, sul fronte del temporale, avanza in alto, un cuneo
d'aria fredda che provoca il graFig. 25
duale raffreddamento delle cappe
atmosferiche superiori.
Come conseguenza di questi opposti fenomeni si determina allora
nello strato d'aria intermedio un elevato gradiente termico verticale e
quindi uno stato di grande instabilit che si risolve in energici movi-

74

Fig. 26
menti termo-convettivi in tutta la zona prefrontale. Orbene, a questi
moti ascendenti termici, che potremmo dire "liberi", si somma l'altro moto ascendente, che potremmo invece dire "forzato", prodotto
dalla penetrazione d'aria fredda nella cappa inferiore, che viene cos
sollevata; questa situazione perdura finch la superficie frontale avanza,
dando vita e vigore a sempre nuove correnti ascendenti. (Fig. 28).

VENTO

Fig. 27
75

Abbiamo visto dunque, che la labilizzazione termica dell'atmosfera non si produce soltanto col riscaldamento dal basso prodotto
dall'irradiazione terrestre, ma anche col raffreddamento dall'alto. In
effetti, se si tien conto del fatto che il fattore determinante della labilizzazione atmosferica un elevato gradiente termico verticale, facile capire che una massa d'aria pu raggiungere l'instabilit non solo
col riscaldamento dal basso ma anche col raffreddamento dall'alto.
L'atmosfera quindi un'enorme macchina termica, alimentata da
due sorgenti produttrici di energia: una sorgente calorifica sulla superficie terrestre ed una sorgente refrigerante nelle alte regioni della
troposfera. Se si pensa che in una calda giornata estiva, a 3-4.000 metri d'altezza si ha una temperatura sotto zero, si comprende come la
rapidit della diminuzione della temperatura con l'altezza sia un elemento di grande importanza per gli scambi di energia tra l'alto e il
basso: scambi di energia di cui il volo a vela si avvantaggia, sfruttando quelle ascendenze termiche che ne sono il risultato. Le quali, poi,
saranno tanto pi intense e numerose quanto pi forte sia il riscaldamento delle cappe d'aria inferiori e pi intenso il raffreddamento delle cappe superiori.
Chiudiamo la parentesi che abbiamo aperto per chiarire il f enomeno della labilizzazione termica dell'atmosfera per raffreddamento dall'alto, e continuiamo con l'argomento principale di questo
capitolo.
Ci si potrebbe rivolgere una domanda: Le ascendenze termiche,
quando soffia vento in superficie, assumono sempre la forma di bolle
di aria calda, o assumono anche altre forme?
Per rispondere compiutamente a questa domanda, bene prospettare due casi:
1) Quando il vento debole e lo strato termico, per essere l'irradiazione terrestre scarsa, di poco spessore, l'aria superficiale surriscaldata viene dal vento convogliata a ridosso degli ostacoli che incontra
lungo il suo cammino, e qui gradatamente si accumula e - sia pure
con una certa lentezza, per essere poca la sua quantit - forma una
bolla termica, che ad un certo punto per le cause gi illustrate, si staccher dal suolo e salir verso l'alto.
2) Quando invece pure avendosi debole vento, si avr una forte ir-

76

radiazione terrestre, per aver la temperatura raggiunto il suo culmine, e lo strato termico avr pur raggiunto uno spessore assai notevole, allora il processo di formazione delle bolle d'aria calda contro gli
ostacoli del suolo si far sempre pi rapido: il cielo si popoler di esse
come di un rosario invisibile; le ultime a formarsi (pi piccole, ma
pi veloci) raggiungeranno le prime e si mescoleranno con esse. Da
questo momento le bolle termiche avranno perduto la loro individualit e il regime termoconvettivo risulter notevolmente modificato. Il
vento infatti riuscir a convogliare contro gli ostacoli del suolo sempre maggiori quantit di aria calda, la quale si staccher dal suolo,

Fig. 28

non pi in forma di bolle, ma in forma di colonne ascendenti con diametro variabile (da 100 a 1500 metri ed anche pi) rivestite di un guscio formato di aria molto turbolenta, intorno al quale scendono i filetti d'aria fredda che completano la circolazione atmosferica.
Se il vento, anzi che debole, sar piuttosto forte, non saranno allora solamente i grandi ostacoli del suolo a provocare la formazione di
colonne ascendenti d'aria calda, ma lo saranno anche modeste rugosit del suolo, poich queste basteranno a produrre quell'aumento
brusco di attrito e quella turbolenza che, come s' detto addietro sono le cause determinatrici di moti ascendenti.

77

Non bisogna credere, per, che il vento possa soffiare senza limiti
di velocit. Al contrario, esistono limiti ben definiti, entro i quali la
convezione termica si organizza nell'una o nell'altra forma. Mentre
ci riserviamo di trattare compiutamente questo punto quando verremo a parlare della teoria cellulare terinoconvettiva, diremo che
l'esperienza ha dimostrato che il vento, fino a velocit di sei metri al
secondo non disturba la formazione dello strato termico limite sulla
superficie terrestre e che, pertanto, le correnti ascendenti possono
svilupparsi normalmente. Ma se quella velocit viene sorpassata, la
formazione dello strato limite termico si fa sempre pi difficile, tanto
che, quando raggiunge i tredici metri per secondo, essa risulta addirittura impossibile, come pure impossibili risultano quei movimenti
termici in "cilindro", df cui abbiamo fin qui parlato. In tali casi, per, la circolazione termoconvettiva pu organizzarsi in grandi rulli
paralleli alla direzione del vento, a volte resi visibili nel cielo da lunghe e ben ordinate file di nubi cumuliformi. Ma di questo fenomeno,
che ha grande importanza per i voli veleggiati di distanza, parleremo
a suo tempo. Per ora riteniamo importante richiamare l'attenzione
dei volovelisti sui tre regimi termoconvettivi fin qui studiati, che abbiamo cercato di sintetizzare nella figura 29 data l'importanza che riveste la loro esatta conoscenza per una saggia condotta del veleggiamento soprattutto nelle giornate di termica secca, od in quei momenti critici, in cui il pilota dopo aver smaltito molta quota in volo librato, ormai vicino al suolo, cerca affannosamente una termica amica
che lo riporti in alto per poter proseguire il volo.
Quanto abbiamo fin qui accennato sulle cause determinatrici dei
movimenti verticali di carattere termico trova ampia conferma in numerose esperienze condotte in Germania, fin dal 1930, dall'eminente
meteorologo Prof. Walter Georgii, che si valse soprattutto di palloncini sonda, staticamente equilibrati, il cui cammino nell'atmosfera
veniva seguito con due teodoliti disposti agli estremi di una base misurata.
Ad esempio, la figura 30 rappresenta la traiettoria seguita da un
palloncino lanciato, il I 0 aprile 1930, da un aeroplano che volava
all'altezza di 500 metri, sopra un terreno piano: il caso di una corrente termica ascendente, originata dall'aumento d'attrito e dell'ac-

78

CALMA

Fig. 29

79

cumulazione che l'aria riscaldandosi sopra un prato raso, subisce


quando, spinta dal vento, incontra un bosco.
Il fenomeno si spiega cos. Al margine di questo, per la discontinuit del terreno su cui lo strato limite termico scorre (da prato raso a
bosco), si produce una accumulazione d'aria surriscaldata, dovuta a
quel brusco aumento d'attrito, che abbiamo pi sopra indicato come
una delle cause determinatrici, dei moti ascendenti. Numerose esperienze eseguite dallo scrivente sull'aeroporto di La Cruz, in Argentina, durante giornate in cui si avevano stratificazioni labili in superficie e leggero vento da
N.E., dimostrano la com
4i00
stante accumulazione
n
d'aria fortemente riscaldata contro le pareti di una
.,000
aviorimessa, contigua ad
900
un prato aperto, e la permanente formazione di
800
una corrente ascendente
termica, messa in evidenza
700
dal sollevamento dei palloncini pilota staticamente
600
equilibrati che venivano li%3
berati qualche centinaio di
s~
metri dall'aviorimessa

(Fig. 31 a. b. c. d.).

+oo
300
.200

1,5

Fig. 30

80

Di particolare interesse
riescono per i volovelisti
i fenomeni osservati ed analizzali dal Prof. Georgii, mediante palloncini
pilota, sottovento a pendii montani. Contrariamente a quanto s'era fino
a qualche tempo addietro
i:i generale creduto, fu
possibile accertare che le

ascendenze termiche generate dal sollevamento di masse d'aria trascorrenti in lento movimento orizzontale lungo i pendii montani, non
hanno sempre inizio al vertice della montagna, nella zona sopravvento, ma anche nel versante sottovento. Un convincente documento di
tale fenomeno ci fornito appunto dalle traiettorie descritte dai palloncini lanciati dal Georgii lungo i pendii montani della Rhon, in
giornate con leggero vento da settentrione: i sondaggi permisero di rilevare che le piu forti ascendenze erano localizzate sui versanti dei
pendii posti sottovento. In base pertanto a quelle osservazioni si pu
concludere che, in giornate con situazioni atmosferiche stabili e ven-.
to leggero, i pendii montani costituiscono la causa che determina la
rottura dell'equilibrio esistente e la formazione di correnti termiche

----- ------..

:-~:.v.::.z:
.. . .
~-

.....,

Fig. 31

81

ascendenti, e che il versante sottovento la zona su cui si localizzano


le correnti d'intensit maggiore (Fig. 32). Quando invece l'atmosfera
instabile, l'innesco dell'ascendenza ha luogo sulla verticale della linea di cresta od anche lungo il pendio montano di sopravvento.
A questo punto ci sembra interessante rilevare che, per generare
correnti ascendenti in una stratificazione atmosferica instabile (cio
in una massa d'aria nella quale la temperatura diminuisca con l'altezza pi di un grado ogni cento metri) non indispensabile che l'aria
sia inizialmente pi calda di quella che costituisce l'ambiente. In tal
caso l'intervento di una causa esterna che turbi l'equilibrio della massa in riposo sufficiente per determinare l'ascesa. Difatti, un debole
vento orizzontale che, come abbiamo visto, sollevi inizialmente gli
strati superficiali instabili, lungo
__sr...__ _.r i pendii montani di una collina,
t--e~..::::-------- sufficiente per dare inizio a cortu.1---~.--------renti termiche ascendenti; le quali, pur essendo di moderata intensit, possono tuttavia permettere ad un aliante di buone caratteristiche di veleggiare anche in
quelle giornate in cui l'irradiazione del suolo praticamente
trascurabile. Questo fatto spiega
le misteriose correnti termiche
Fig. 32
della stagione invernale e delle
ore notturne. facile capire, che in tali condizioni, si rende indispensabile il sollevamento iniziale delle masse instabili e che soltanto
i pendii montani possono provocare il mpvimento ascendente, non
essendo, in questo caso, sufficiente l'azione dei piccoli ostacoli disseminati nelle pianure.
Per completare la nostra rapida rassegna sulla genesi e sulla struttura delle correnti di origine termica, ci resta ora da illustrare quel regime di grande convezione che caratterizza certe caldissime giornate
estive, od anche quelle .situazioni atmosferiche in cui una massa
d'aria fresca invade una regione dove il suolo possiede una temperatura superiore a quella dell'aria (situazioni postfrontali).

*'

82

In ambo i casi per la forte irradiazione del suolo, si determina negli


strati superficiali un elevato gradiente termico. Nei punti pi aridi del
suolo, dove la temperatura dell'aria superiore a quella dell'aria circostante, si producono spesso notevoli cadute di pressione, che danno luogo al repentino richiamo delle masse circostanti. La convergenza concentrica di quest'aria produce una corrente ascensionale, la
cui velocit di salita dipende dal salto di temperatura fra l'interno e
l'esterno della colonna ascendente. Le distese aride e steppose sono particolarmente favorevoli alla formazione di queste trombe aeree, che
spesso assumono notevoli estensioni e persistono per molto tempo.
Chi scrive ha avuto modo di osservare in forma insolita questo fenomeno nell'estate dell'anno 1952 durante il IV Concorso Nazionale
Argentino di Volo a Vela, svoltosi in Trenque Lauquen, sul limitare
della sconfinata Pampa bonaerense. Quell'anno la zona era afflitta
da una eccezionale siccit, la quale, durante sette interminabili mesi,
trascorsi senza che una sola goccia d'acqua cadesse dal cielo, aveva
trasformato quelle fertili pianure, in una desolata distesa di erbacce
secche e polverose. Ogni mattino quando l'azione del sole bruciante
aveva distrutto l'inversione termica che si produceva durante la notte
per il raffreddamento del suolo, cominciavano a sorgere, da ogni dove, vorticose colonne di polvere, che si innalzavano rapidamente nel
cielo ed aumentavano di diametro a vista d'occhio, mentre il vento
del Nord le portava lontano nella Pampa. Si trattava di potenti
ascendenze termiche rese visibili, fin dall'inizio, dall'improvviso sollevamento di vortici di polvere, il cui diametro iniziale variava tra i
due ed i dieci metri. Il senso di rotazione dei vortici era quasi sempre
destrorso, bench spesso siano state osservate anche rotazioni sinistrorse.
Ricordiamo di sfuggita, che tale rotazione non dovuta alla forza
deviatrice di Coriolis (la cui influenza, dato il piccolo diametro iniziale della tromba praticamente trascurabile), bens al fatto che la
affluenza dell'aria nel punto di formazione della tromba avviene in
forma asimmetrica. appunto tale asimmetria che trasforma il moto
convergente in movimento rottorio ascendente; il quale, a seconda
delle circostanze, assume un andamento destrorso o sinistrorso.
Il minimo di pressione che si stabilisce alla base della tromba, fa
8.1

affluire l'aria calda circostante, che alimenta cos ininterrottamente il


moto ascendente delle colonne (Fig. 33). Le quali, una volta formate
si spostano nel letto del vento, che le fa pi o meno inclinare nella direzione di avanzamento, a causa dell'aumento di velocit che il vento
stesso subisce con l'altezza.
Le polverose colonne ascendenti osservate da chi scrive, nella
Pampa argentina, conservavano la propria individualit fino all'altezza di 1800 metri. I piloti vi riscontrarono ascendenze massime di 8
metri per secondo. Le masse d'aria che, discendevano al largo di queste trombe per compensare le correnti ascendenti erano animate da
un moto pi lento (discendenze massime riscontrate: 5 metri per secondo). Tuttavia esse presentavano una notevole turbolenza.
Il diametro massimo raggiunto da una di queste trombe, fu stimato in circa 600 metri. Il loro diametro normale, variava, per, fra i 50
ed i 400 metri. Qualcuna di queste trombe presentava l'aspetto dei
"tornados", pur avendo ben diversi caratteri. Le trombe, infatti, sono generate ed alimentate dall'aria surriscaldata del suolo, mentre i
tornados traggono origine ed energia dagli strati aerei al livello dei
nembi temporaleschi.
Va rilevato che nella fase di formazione, quando una colonna vorticosa incontrava lungo il suo
cammino un ostacolo di notevoli
dimensioni (case, gruppi di piante, ecc.), si staccava dal suolo ed
ascendeva nel cielo come una comune bolla termica. Le colonne
che riuscivano, invece, a consolidare la loro formazione, continuavano la loro marcia verso il
Sud per molti chilometri e si
staccavano dalla superficie soltanto se venivano a contatto con
un suolo meno caldo (corsi d'acqua, boschi, ecc.). In tal caso, alla base delle colonne si registrava
Fig. 33
un aumento della pressione at84

mosferica e la cessazione dei moti convergenti orizzontalmente, con


il conseguente distacco dal suolo. (Fig. 34).
Di passaggio diremo che una recente teoria considera il moto continuo di queste correnti termiche organizzate in potenti cilindri d'aria
calda che penetrano nell'atmosfera ("jet theory"), mantenendo sotto le nubi cumuliformi da essi generate, una sorgente costante di calore e di umidit. L'ipotesi di correnti d'aria ascendente pi lenta e
meno turbolenta del "getto" sopra menzionato - per analogia con un
pennacchio di fumo - ha dato poi origine a un'altra teoria: la "piume
theory''.

.
..

... ..... :
~

..

.. -.,,..5~': .

~~f~fqi~
Fig. 34

Concluderemo quanto abbiamo fin qui detto circa le cause generali


e particolari dei moti termoconvettivi dell'aria, notando che l'attenta
osservazione del terreno sopra il quale si svolge un volo veleggiato,
pu fornire al pilota indizi non trascurabili per sospettare l'esistenza
di correnti verticali, qui ascendenti, l discendenti. ovvio, tuttavia,
che tali indizi non vanno presi da soli, ma devono essere interpretati
alla luce di altri fatti. Vogliam dire che non baster, di regola, un'occhiata superficiale al terreno per dedurne come conseguenza necessaria la presenza di correnti vertieali, ma bisogner tener conto anche
di altri fattori che possono entrare in giuoco e far sentire la loro in-

85

fluenza. Per esempio il vento far divergere pi o meno dalla verticale del luogo le colonne ascendenti, ed il pilota veleggiatore non trover le correnti che cerca e di cui ha bisogno su quella verticale, ma pi
o meno lontano da essa, a seconda della forza e della direzione del
vento.
Fin dal 1938, il Prof. Georgii, studiando coi suoi collaboratori del
D.F.S. le correnti termiche organizzate in colonne ed i campi delle
velocit verticali ad esse associati, rilev come la struttura di tali
ascendenze fosse molto pi complicata di quanto comunemente allora si credesse.

V
noo

100

tlOO

....
ooo

~ooo

1000

Fig. 35

ooo

Fig. 36

Le esperienze di volo compiute in quell'anno dall'.Ing. Pielsticker a


Darmstadt, a bordo di un "Kranich" dotato di speciale strumentazione aerologica, acconsentirono al Prof. Georgii di ricavare diverse
sezioni verticali di tali ascendenze.
La figura 35 ne riporta una tra le pi rappresentative. ~n essa si nota come la parte centrale della termica sia costituita da un nucleo animato da maggiore velocit ascensionale e come tutta la zona che circonda l'aria calda ascendente sia interessata da un vasto campo di discendenze.
Orbene, tra 1.700 e 2.100 metri di quota, si nota (a sinistra
dell'ascendenza) una "lingua" d'aria discendente con velocit
di -2m/sec. Tale corrente discendente investe di lato la colonna ascendente modificandone la struttura e facendone assumere la

86

caratteristica forma di "gomito" visibile alla quota di 1. 700 metri.


facile rendersi conto che un aliante, in volo veleggiato nella zona
interessata da questo "gomito" alla citata quota di 1. 700 metri cesserebbe improvvisamente di salire.
Questo fenomeno si presenta pi frequentemente quando le termiche risultano inclinate dalla maggiore intensit del vento in quota. In
tal caso il "gomito" si forma sempre sopravvento alla colonna ascendente.
Come ci si deve comportare quando si arriva alla sommit del "gomito"?
Ecco.
Mettersi col vento in coda, imprimere velocit all'aliante ed aspettare fiduciosi... per 15-20 secondi. L'ascendenza amica non si far
attendere di pi.
La manovra facile, e lo sar maggiormente se le correnti ascendenti san1.nno coronate da formaiioni cumuliformi. Anche in tal caso, mettersi col vento in coda e puntare verso il cumulo. (Fig. 36).
L'utilizzazione delle termiche "secche" presenta qualche difficolt
essendo queste ascendenze assolutamente invisibili. ~l pilota deve
qqindi tener l'occhio a tutte le minime cose che possono essere indizio di correnti ascendenti. Cos ad indicare la strada ai volovelisti sono spesso gli uccelli veleggiatori e anche rondini, farfalle e foglie secche, poich la sola osservazione del terreno, specialmente se si vola
molto in alto e con vento forte, pu indurre il pilota in errore. ~ni
ziando il volo, sganciarsi dal rimorchiatore soltanto quando si abbia
ben individuato una corrente ascendente.
Lo sfruttamento delle correnti termiche - secche od umide - impone il volo a spirale. Il pilota terr pertanto l'occhio al variometro. Velocit d discesa normale? Dunque, aria quieta. Ad un tratto per il
variometro indica che il velivolo sale. Si entrati, quindi in zona di
ascendenza. Bisogna pensare a non uscirne, ma a sfruttarla sino ai limiti del possibile. Che fare? Una virata stretta dalla parte dove si solleva l'ala e sempre fisso l'occhio al variometro. Esso continua ad indicare salita? Segno dunque che siamo dentro l'aria ascendente. Conviene allora allargare progressivamente la spirale, finch il variometro non segnali una diminuzione della velocit, il che vorrebbe dire

87

che probabilmente siamo sui margini estremi della colonna ascendente. Compiuta questa esplorazione, non sar difficile calcolare il raggio della spirale che dobbiamo compiere per mantenerci nel "cuore"
dell'ascendenza e lasciarci portare da essa verso l'alto, con la migliore velocit ascensionale. A seconda della intensit e dell'ampiezza
della termica bisogna agire sui comandi pi o meno rapidamente; se
l'ascendenza stretta l'entrata in spirale sar rapida e stretta; se invece ampia conviene entrare in spirale pi lentamente ed adottare un
maggiore raggio di virata. Nelle termiche strette, dopo aver messo
l'aliante in spirale allargare progressivamente la virata sino ad ottenere la massima velocit ascensionale. Nelle termiche ampie, dopo
aver messo l'aliante in spirale a grande raggio, stringere progressivamente la virata per vedere se esiste la possibilit di una salita pi rapida. Se il variometro indica prima un valore positivo poi un valore negativo significa che l'aliante uscito dall'ascendenza, oppure che il
pilota effettua irregolarmente la spirale. In tal caso cambiare il senso
di rotazione e stringere la spirale fino a quando il variometro indichi
nuovamente un valore positivo. Successivamente centrare la termica
per ottenere il massimo valore ascensionale.
Come vedremo nei prossimi capitoli, giover molto al pilota anche
l'osservazione del cielo, in quanto la presenza o l'assenza di nubi
convettive e il loro particolare aspetto possono rivelare la presenza di
moti ascendenti, che per il volo sono preziosi. E quando non soccorre
l'osservazione, poich a volte le ascendenze termiche amano cingersi
di mistero, potranno giovare l'esperienza del pilota e la lettura degli
strumenti di bordo: risorse indispensabili per avvertire ogni mutazione nell'andamento del volo.
Concludendo quanto abbiam detto sullo sfruttamento delle correnti termiche, completiamo il capitolo con un cenno alla miglior tecnica di volo da adottarsi nelle gare di velocit.
Nel numero 7 di "Flug-Revue" del luglio 1959, il volovelista tedesco Heinz Brock riferisce che durante il Campionato Mondiale di Volo a Vela, svoltosi in Polonia nell'estate 1958, il campione Haase, fece questa interessante constatazione.
Durante una gara di velocit, volando dietro due "Meteor" (famoso veleggiatore iugoslavo), not che questi alianti, pur mantenen88

dosi inizialmente pi bassi del suo "HKS", alla fine di ogni traversone si trovavano quasi sempre a quota superiore e con maggiore velocit.
Come poteva avvenire ci?
Ben presto Haase pot svelare il mistero. I piloti iugoslavi continuavano a spiralare in ascendenza fino a quando i loro variometri
non indicassero un notevole indebolimento della salita. A questo
punto (ammettiamo con mezzo metro a salire) i piloti aumentavano
gradatamente la velocit anemometrica, sino a stabilizzare i variometri sullo zero: la debole e non pi conveniente ascendenza veniva cos
trasformata in velocit orizzontale prima di iniziare il traversone. In
tal modo, gli alianti abbandonavano il volo circolare a forte andatura, superando rapidamente la zona di discendenza che circonda sempre le colonne ascendenti.
Si tratta, senza dubbio, di una tecnica intelligente e vantaggiosa,
soprattutto durante le gare di velocit dove il fattore tempo gioca un
ruolo essenziale. facile capire, infatti, che spiralando sino all'ultimo centimetro di ascendenza, si perdono minuti preziosi; ci si mette
in rotta con velocit relativamente bassa, iniziando lentamente l'attraversamento delle discendenze e smaltendo cos la quota faticosamente guadagnata nelle ultime spirali.

89

CAPITOLO SETTIMO

LE INVERSIONI TERMICHE,
LE BREZZE DI MARE, I FRONTI DI BREZZA
E LE LINEE DI CONVERGENZA

Nel capitolo dedicato allo studio della temperatura notammo gi


che la legge del suo progressivo abbassarsi col parimenti progressivo
aumentare dell'altezza subisce spesso delle importanti infrazioni, costituite dalle cos dette "inversioni termiche". Dicemmo pure gi in
che cosa queste con~istano e perci, qui, non ci ripeteremo. Quello,
invece, che occorre sottolineare l'importanza che il fenomeno riveste per il volo veleggiato. _Infatti sia le inversioni vere e proprie di
temperatura, sia gli strati di temperatura costante (isotermia) sono
molto stabili e si comportano come membrane elastiche, che dividono l'atmosfera in compartimenti, dei quali esse costituiscono gli strati separatori. _I movimenti verticali dell'aria, perpendicolari a tali
strati, risultano pertanto frenati elasticamente.
Cominceremo il nostro studio sulle inversioni termiche con un cenno al fenomeno dell'abbassamento di strati d'aria di grandi proporzioni: fenomeno, che in meteorologia prende il nome di
"subsidenza" e che ha importanza grandissima per il volo a vela.
Sappiamo gi che il movimento discendente di una massa d'aria ne
determina la compressione e, conseguentemente, il riscaldamento
adiabatico. Questo fenomeno, quando l'abbassamento dello strato
d'aria sia sufficiente, pu dar luogo alla formazione di importanti inversioni della temperatura, che prendono il nome di "inversioni di
subsidenza". Il fenomeno assume un interesse ancor pi notevole,
quando l'abbassamento dello strato d'aria accompagnato da divergenza orizzontale di venti, che danno luogo a fughe laterali d'aria le
quali diminuiscono cos lo spessore dello strato medesimo.
Questo fenomeno si produce generalmente nella zona centrale degli anticicloni, e perci si sente parlare in meteorologia di "inversioni
di subsidenza anticiclonica'', con il quale termine si vogliono indica91

re appunto le caratteristiche inversioni termiche, accompagnate da


alta pressione, dovute all'abbassamento di vasti strati d'aria. In tali
casi, come vedremo ampiamente pi innanzi, la compressione degli
strati che si abbassano riscalda notevolmente l'aria, tanto da provocare la vaporizzazione delle stille d'acqua costituenti le nubi (che si
siano potute formare sotto l'inversione di subsidenza) fino al punto
di dissolverle completamente o, almeno, di diminuirne notevolmente
il naturale sviluppo. Questa appunto la ragione per cui le situazioni
anticicloniche traggono quasi sempre con s tempo buono e cielo sereno, popolato talvolta da quei candidi cumuli, definiti "del bel tempo", che hann poco sviluppo in senso verticale e la etti sommit se-

Fig. 37

gna proprio il limite inferiore dell'inversione di subsidenza. (Fig. 37).


Per i fini pratici che ci proponiamo di raggiungere con il nostro
studio riteniamo utile riportare nella figura 38 un diagramma che illustra appunto un caso di inversione termica, presentatosi tra i 1300 e
i 1500 metri, sopra una stratificazione atmosferica secca e instabile.
Come si rileva dal diagramma, la temperatura della zona compresa
fra tali quote, anzi che diminuire con l'altezza, aumenta, invece, di
3 C per ogni 100 metri. Si rileva inoltre che, dal suolo fino a 800 metri, il gradiente termico di l,lC per 100 metri, mentre da questa
quota fino a 1300 metri (livello dell'inversione termica) esso di

92

0,6C per 100 metri. In condizioni atmosferiche di tal genere, una


bolla termica isolata che parta da terra con una temperatura eccedente di 3C quella dell'aria ambiente, verr bloccata appunto alla quota
di 1350 metri dalla inversione termica ivi esistente.
Durante le giornate estive, nelle zone temperate il fenomeno
dell'inversione termica abbastanza frequente. Se ne ha un indizio
visibile nella presenza nel cielo di cumuli isolati e piatti, la cui sommit segna appunto il livello da cui inizia l'inversione (Fig. 39). Lo svi-

.m.
1500

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Fig. 38

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20!

luppo verticale di tali nubi contenuto pertanto in limiti assai modesti e i voli veleggiati, in tali giornate, non possono oltrepassare l'altezza di 2000-2500 metri. In compenso, per, le ascendenze fino a tale quota sono di regola abbastanza forti. Nelle zone tropicali e subtropicali (comprese tra i 10 e i 30 di latitudine) le inversioni termiche permangono durante intere stagioni, a quote di 2000-3000 nietri.
pertanto erroneo credere che, in tali regioni per il forte riscaldamento degli strati inferiori, le possibilit di veleggiare su correnti ter93

miche siano illimitate: in realt, quelle correnti, per lunghi periodi


dell'anno, risultano bloccate nella loro spinta ascendente dagli strati
di sbarramento costituiti dalle inversioni termiche permanenti. Le
quali per di pi, sono la causa principale delle ostinate siccit che affliggono tali regioni, perch ostacolano la formazione e lo sviluppo
delle nubi convettive.

m
2500

2000
\

1500

w
~

1'11

.'
''

Fig. 39
1000

f'4

500

-<
o
Temperatura

Esperienze e studi confermano costantemente le conclusioni surriferite. Cos, ad esempio, le osservazioni effettuate, nell'aprile 1939,
sul litorale libico e nell'adiacente zona desertica, da una missione
scientifica tedesca guidata dal Prof. Georgii, rivelarono l'esistenza di
inversioni termiche stabili, che limitarono costantemente l'altezza dei
voli degli alianti che presero parte alle prove. II 2 aprile ad Homs, nel
corso di un sondaggio, il meteorografo registr. un 'inversione termica alla quota di 1500m. (Fig. 40) ed infatti quel giorno, nessuno dei
quattro veleggiatori levatisi in volo riusci a superare quel limite. II 12
94

aprile a Garian, vari sondaggi rilevarono che lo strato di inversione


bloccava le ascendenze tra i 1800 e i 2200 metri d'altezza (Fig. 41), e
anche quel giorno, i voli veleggiati rimasero limitati alla quota donde
iniziava l'inversione.
La figura 42 ci mostra invece, un caso di inversione termica vicina
al suolo: caso che si osserva frequentemente, quando la temperatura
del terreno si trova ad essere inferiore a quella dell'aria che lo sovrasta, come accade nelle nott,i
calme e serene, allor che, per
Homs 2-lV-39
la forte irradiazione terrestre,
il suolo e gli strati d'aria ad .......
esso prossimi si raffreddano
molto e la calma regnante JHO
nell'atmosfera non consente il
consueto rimescolarsi delle
masse d'aria. Col sorgere del
sole, per, tali strati di inversione vengono presto distrutti
per il progressivo riscaldarsi
,,.... ,..
del suolo e dal conseguente
fo!
.2o! -
riattivarsi delle correnti aeree.
S'intende facilmente che, d'inFig. 40
verno e quando il sole debole o manca del tutto, queste inversioni si
hanno con maggiore frequenza e durano pi a lungo.
Per poter stabilire l'ora, in cui l'irradiazione terrestre riuscir ad
eliminare un'inversione termica esistente al suolo, bisogner tener
conto dell'andamento della temperatura durante il giorno. Bench
tale andamento sia diverso, a seconda della stagione e dello stato del
tempo, si pu, come regola generale asserire che la temperatura, in
un giorno chiaro d'estate, dall'ora della "minima" all'ora della
"massima", subisce un aumento di l l-13C. Il grafico riportato nella figura 43 rappresenta appunto l'andamento della temperatura nelle diverse ore del giorno e pu servire, sia pure in misura solo approssimativa, a determinare il tempo occorrente per eliminare un'inversione termica gravante, nelle prime ore del mattino., sul suolo. La figura 44 illustra poi un caso particolare: mette cio, in risalto come

...

"')
\

..

'""

95

avvenuta la progressiva distruzione di una di tali caratteristiche inversioni, a cominciare dalle 7 del mattino, e 1000..,.__.....-t--+---+----i
mette in luce anche il momento, prossimo al mezzogiorno,
2000 1----+--i'---i---+----I
in cui cominciarono le ascendenze termiche: a quell'ora
l'inversione termica sparita
del tutto ed il gradiente termi- Om
co verticale dello stato infe101
202
Jot
riore si trasformato in gradiente adiabatico.
Fig. 41
molto importante ricordare che, quando le inversioni termiche al suolo sono molto forti e
si riscontrano escursioni diurne di l l-13C, la distruzione dell'in':'ersione richiede varie ore e, nella maggior parte dei casi, nei primi
500-600 metri di quota, si stabilisce un gradiente superadiabatico,
che permane 30-40 minuti dopo la distruzione dell'inversione.
Durante questo periodo, in questo strato superficiale le ascendenze
termiche sono strette, spezzate e turbolente. Dopo la distruzione
dell'inversione notturna,
conviene quindi aspettare
a rimorchiare gli alianti
in quota 1\lmeno mezz'ora,
per essere sicuri di trovare le
cd
correnti termiche gi ben organizzate. Se, invece per esigenze tecniche, fosse necessario accelerare i decolli, si
dovranno rimorchiare gli
alianti almeno sino alla quota di 600 metri ed i piloti avranno cura di non sganciarsi dall'apparecchio rimorchiaTemperatura
tore prima di aver raggiunto
Fig. 42
tale altezza.

96

Anche le inversioni termiche esistenti in quota, come ovvio, possono venir distrutte dai movimenti termoconvettivi, che hanno inizio
nelle masse d'aria in contatto col suolo e che provocano il rimescolamento verticale degli strati atmosferici. Perch ci avvenga , per,
necessario che la temperatura dell'atmosfera prossima al suolo raggiunga valori sufficienti per determinare quei movimenti convettivi
ascendenti, che portino l'aria dalla superficie terrestre fino al livello a
cui si costituita l'inversione termica. Per accertare l'esistenza di una
tale condizione, sufficiente tracciare (anche su un comune diagramma "temperatura altezza") una linea adiabatica secca che, partendo
dal livello superiore dello strato d'inversione termica, arrivi fino alla

..

,.

l~

-e

8
7

,.,,

1000

41
31
2
l

Fig. 43

Fig. 44

linea orizzontate, scelta a rappresentare la superficie terrestre. Nella


figura 45 il punto A (che rappresenta il punto di intersezione tra la linea adiabatica e l'orizzontale del terreno) indica il valore della temperatura che deve esistere al suolo perch sussista la possibilit di distruggere la inversione esistente tra gli 800 e i 1000 metri, mentre il
punto B ci d una analoga indicazione per quanto riguarda l'inversione termica esistente tra i 1300 e i 1500 metri. Anche l'esame del
grafico riportato nella figura 43 e che rappresenta il cammino della
temperatura nella giornata, pu servire per accertare se esista, o no,
la possibilit che si raggiunga la temperatura necessaria perch vengano eliminate le inversioni termiche esistenti in quota.

97

noto che nelle regioni montane l'attivit termoconvettiva potenziata dal forte soleggiamento dei costoni montani; i quali danno
luogo a quelle potenti brezze termiche di pendio che permettono alle
correnti ascendenti di raggiungere maggiori altezze di quelle che si
formano in pianura. facilmente comprensibile, quindi, come la base delle eventuali inversioni termiche di subsidenza esistenti sulla verticale dei rilievi montani; sia sottoposta, durante il giorno, all'azione
labilizzatrice delle correnti ascendenti che si generano lungo i costoni
montani; correnti che provocando il continuo rimescolamento degli
strati inferiori delle inversioni suddette, finiscono col distruggerle almeno in parte. Secondo le nostre osservazioni quest'azione tanto
pi intensa quanto maggiore
il riscaldamento dei pendii. In
effetti, in molti casi, per gli
alti valori della temperatura
~
che durante la stagione estiva N
si riscontrano nelle regioni N
\
montane dell'Italia centrale e :
centro meridionale, l'azione .:i
~
labilizzatrice che svolgono le
'
correnti ascendenti rimesco''
'
lanti gli strati inferiori delle
A 8
inversioni, molto pi forte
f~ratura
di quella riscontrata nelle reFig. 45
gioni alpine dell'Italia settentrionale. Comunque sia, nell'uno e nell'altro caso, sopra i rilievi orografici non solo la base di condensazione dei cumuli sempre pi alta
che nelle valli, ma anche lo sviluppo verticale di tali nubi risulta essere maggiore.
Per concludere l'argomento, faremo qualche altra considerazione
in proposito. noto che la densit dell'aria diminuisce con l'altezza e
che, pertanto, le vette delle montagne sono circondate da aria meno
densa, che viene cos attraversata dai raggi solari con minor perdita.
A tale fatto ne va aggiunto un altro ancora, non meno importante degli altri fin qui citati, e cio che la vegetazione montana diminuisce
costantemente con il progredire dell'altezza. Pili le montagne sono
98

alte, infatti, e pi i costoni sono aridi e rocciosi. Ora si sa che la roccia possiede un calore specifico di gran lunga inferiore a quello della
terra e della vegetazione che in essa prolifica. Conseguentemente, durante il giorno, l'aria che copre le vette montane rocciose, si scalda
pi rapidamente ed in maggior misura di quella delle valli e della pianura, mentre di notte si raffredda di pi e altrettanto rapidamente.
per questa stessa ragione che l'aria in contatto con i costoni rocciosi
tende a fluire verso il basso durante la notte (flusso catabatico) e verso l'alto durante il giorno (flusso anabatico).
Esaminiamo ora le inversioni termiche di superficie.
Un fenomeno che pu dar luogo a notevoli inversioni termiche a
partire dal suolo quello prodotto dalle brezze di mare. Nelle zone rivierasche si osserva infatti che durante il giorno, si ha una variazione
costante del vento: questo, nelle ore del mattino, soffia da terra, nelle
ore del pomeriggio soffia dal mare. noto che, quando il vento soffia da terra, esistono eccellenti possibilit di volo veleggiato, perch
gli strati inferiori si riscaldano molto ed assumono uno stato di equilibrio instabile, mentre quando comincia a soffiare dal mare, le correnti termiche cessano improvvisamente.
Chi scrive pot, nel corso di numerosi sondaggi aerologici eseguiti
col sussidio del meteorografo, constatare questo fenomeno a Buenos
Aires, dove le correnti aeree provenienti da Nord-Est, traversando il
vasto bacino del Rio de la Plata, si raffreddano e riducono assai le
possibilit del volo a vela sulle localit prossime al fiume. Si determinano cos condizioni aerologiche per cui gli strati atmosferici tra il
suolo e i 700 metri d'altezza, lungo le rive del gran fiume, si raffreddano dal basso in alto e assumono un equilibrio perfettamente stabile: su tale zona si osservano per molte ore del giorno inversioni termiche. Allontanandosi invece dalla riva del Rio de la Plata, si nota che
le condizioni termiche vanno gradualmente migliorando perch l'irradiazione terrestre scalda sempre pi intensamente le masse aeree
fredde ed umide provenienti da Nord-Est, tanto che, addentrandosi
di 70 o 80 Km nell'interno del paese, la massa appare del tutto trasformata e l'inversione non ha pi luogo.
Le stratificazioni atmosferiche cui esse danno luogo e che i meteorologi, come sappiamo gi, definiscono "condizionalmente in-

99

stabili" riescono ad offrire ai volovelisti delle buone possibilit quando esistano, in prossimit delle coste marine o dei bacini fluviali,
pendii montani. .In tali casi, le masse stabili inferiori, obbligate dal
vento a trascorrere lungo tali pendii, vengono forzatamente sollevate
fino alla quota dove comincia l'instabilit e di l l'aria pu poi continuare a salire per convezione libera, come chiaramente illustrato
nella figura 46 ..I volovelisti che vengono a trovarsi su tali zone e in
tali condizioni meteorologiche, possono valersi prima dell'ascendenza generata dall'incontro del vento con il pendio montano e, dopo,
dei movimenti convettivi termici che cominciano a svilupparsi nello

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Fig. 46

strato d'aria labile ..In tali casi, se le correnti dinamiche di pendio non
fossero sufficientemente potenti, sar necessario rimorchiare gli
alianti fino all'altezza del livello di convezione libera.
Per completare le nostre osservazioni sul fenomeno delle brezze di
mare, diremo che quando esse invadono il continente con una velocit di almeno 6 nodi, danno luogo a vere e proprie superfici frontali
parallele alle coste.
Questi fronti di aria marittima fresca si muovono verso l'entroterra in seguito alla caduta di pressione che si registra con l'aumentare
della temperatura terrestre.

100

Se l'aria continentale, sollevata dall'avanzata del fronte di brezza,


abbastanza umida si avr la formazione di cumuli associati ad una
stretta banda di correnti ascendenti, se invece l'aria continentale
molto secca i cumuli non si formano, ma il passaggio dalla zona di
buona visibilit dell'entroterra a quella dell'aria marittima stabile
visualizzato da una zona di foschia verso il mare, che i volovelisti devono assolutamente evitare.
Le bande cumuliformi associate ai fronti di brezza marina sono facilmente riconoscibili per la presenza sotto i cumuli di tipiche nubi
sfilacciate che si formano lungo la superficie di discontinuit del
fronte in movimento (Fig. 47).
Lo spessore degli strati costituenti le brezze di mare, quando queste avanzano lentamente senza dar luogo a formazione di veri e proprii fronti, varia da un minimo di 300 metri ad un massimo di 700.
La distanza di penetrazione, la velocit di traslazione e lo spessore
delle brezze di mare in movimento verso l'entroterra, dipendono dai
seguenti fattori: 1) dalla temperatura della superficie marina; 2)
dall'intensit dell'insolazione; 3) dalle caratteristiche della crosta
geologica superficiale e dall'orografia dell'entroterra; 4) dall'altezza dello strato labilizzato dall'irradiazione del suolo riscaldato dal
sole; 5) dalla direzione ed intensit del vento sinottico, cio dal vento risultante dalla distribuzione generale della pressione atmosferica.
Va rilevato che il fattore vento di grande importanza. Chi non ha
molta dimestichezza con la meteorologia pu essere indotto a pensare che quando al mattino c' una leggera componente del flusso
dell'aria marina verso la terra, la brezza di mare non solo possa innescare pi facilmente, ma anche assumere una forza maggiore. Invece,
avviene esattamente il contrario. Infatti, se al mattino il vento sinottico in superficie spira gi verso la terra, la brezza di mare non si forma, anche se la differenza di temperatura fra acqua e terra molto
forte.
Condizione necessaria per l'innesco della brezza di mare invece
l'esistenza, durante la mattinata, di una leggera componente del flusso dell'aria dalla terra al mare, oltre alla diversit di riscaldamento
con temperatura pi elevata sulla terra, dove pure indispensabile
che l'aria sia convettivamente instabile.
101

Nella figura 48 per brevit abbiamo sintetizzato le caratteristiche


di un tipico fronte di brezza e le condizioni necessarie alla sua formazione, condizioni che elenchiamo n breve:
a) entrata, nei bassi strati, di aria fresca dal mare all'entroterra,
con velocit di almeno 6 nodi;
b) attivit termoconvettiva in atto nelle regioni continentali, con
flusso in quota di aria dalla terra verso il mare;
c) leggero flusso di aria calda continentale verso il fronte di brezza
e suo sollevamento lungo la superficie frontale di discontinuit, con
formazione di nubi comuliformi, se l'aria sufficientemente umida;
d) durante il movimento del fronte, una parte dell'aria marina si
eleva e lungo la parte superiore del fronte stesso ritorna verso il mare;
e) l'aria marina, che ha sempre un punto di rugiada pi elevato di
quello dell'aria continentale, in seguito al sollevamento genera delle
nubi, la cui base di condensazione pi vicina al suolo della banda
cumuliforme frontale. Queste nubi si formano a differenti livelli ed
hanno l'aspetto di una disordinata cortina molto sfilacciata, che costituisce la caratteristica inconfondibile dei fronti di brezza.
Nelle regioni appenniniche dell'~talia centrale, quando le brezze di
mare non possono aggirare le montagne, riescono talora a sormontarle. Com' facile intuire, per, esse si incanalano pi facilmente
nelle valli, specie quando il loro asse longitudinale si estende da Es~ a
Ovest, o da Ovest a Est, affacciandosi cos ai versanti dell'Adriatico
e del Tirreno.
Quando lo spessore della brezza avanzante inferiore a quello dei
rilievi orografici, il flusso costituente la brezza marina s'incurva e
contorna le montagne isolate, aggirandole e dando luogo ad una linea di convergenza dal lato opposto, nel punto dove le correnti che
aggirano il rilievo si ricongiungono.
probabile che pi di un volovelista si ponga a questo punto il seguente quesito: fin dove arrivano le brezze marine attirate dal riscaldamento delle regioni appenniniche e quando si arrestano nel loro
cammino? Nelle regioni dell'~talia centrale, centro settentrionale e
centro meridionale, si sono osservate penetrazioni di un'ottantina di
chilometri~ quando la brezza interessa un solo versante (adriatico o
tirrenico). Quando invece le brezze interessano contemporaneamente

102

Fig. 47 e Fig. 48

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103

i due versanti, esse si incontrano la sera nelle regioni centrali, for~


mando una linea di convergenza pressapoco lungo l'asse longitudinale della nostra penisola.
Il frastagliamento della costa marina modifica il flusso dell'aria
proveniente dal mare. ~n una grande insenatura, l'effetto della brezza meno marcato che sui tratti della penisola dove l'aria marina pu
penetrare dall'una o dall'altra costa.
Per quanto riguarda la contemporanea penetrazione della brezza di
mare dal versante adriatico e da quello tirrenico, siamo in possesso di
dati molti interessanti fornitici da due noti volovelisti durante i Campionati italiani di volo a vela del 1973, svoltisi, come sempre a Rieti.
Il giorno 13 agosto di quell'anno, permaneva sull'Italia un campo
di alte pressioni livellate intorno a 1.018 mb. ~l radiosondaggio di
Roma-Fiumicino e quello locale effettuato dallo scrivente alle ore
0700 egali (0600 solari), a bordo di uno "Stinson L5", fino all'altitudine di 3.500 metri, mettevano in evidenza una debole circolazione
di aria relativamente umida e selettivamente instabile su tutte le regioni dell'_Italia Centrale.
Quel giorno venne assegnato ai concorrenti di tutte le classi una
prova di distanza particolare: la cosiddetta "Distanza entro zona delimitata'.'. Vennero stabiliti come piloni delimitanti: Rieti, Todi, Umbertide, Madonna di Monte Lago, Campotosto e Meta, con il pilone
di Meggiano al centro della zona delimitata. Tale ampio settore interessava sia il versante tirrenico, sia il versante adriatico dell' Appennino centrale. Vinceva la gara (lungo percorsi tracciati liberamente dai
concorrenti da un pilone all'altro) chi riusciva a percorrere il maggior
numero di chilometri. n primo concorrente in classifica ne totalizz
645, il secondo 611, il terzo 607 e cos via, in ordine decrescente.
Le condizioni di veleggiamento furono particolarmente favorite
dall'ottima situazione meteorologica interessante i due versanti: cumuli orografici con base di condensazione compresa fra 3.200 e 3.400
metri di altitudine, dove le correnti ascendenti permettevano agli
alianti di raggiungere la quota delle nubi cumuliformi con velocit
ascensionali di 4-5 m/sec; correnti termodinamiche di pendio e, nel
tardo pomeriggio, persino movimenti ondulatori di sottovento nella
zona di Umbertide, mentre nelle ore di maggior insolazione i fronti di

104

brezza mai'n avanzavano verso i massicci centrali nei due versanti


appenninid, visualizzati dalle caratteristiche bande cumuliformi associate ai fronti stessi.
n pilota Leonardo Brigliadori, verso le 18,45 (ora legale) segnala a
terra via radio l'avanzata verso la valle di Rieti di un fronte di brezza
di origine adriatica proveniente da NNE e, poco dopo, Alvaro De
Orleans forniva dati precisi su un fronte di brezza marina di origine
tirrenica, entrato dalla valle dell' Aniene e successivamente canalizzato dalla valle del Turano verso la valle reatina. n fronte di brezza
adriatico giunse nell'aeroporto di Rieti verso le 19 (ora legale), mentre il fronte di brezza tirrenico arriv dieci minuti dopo. Le forti correnti ascendenti riscontrate a quest'ora da Leonardo Brigliadori nella
valle di Rieti misero in evidenza l'esistenza di una linea di convergenza costituita dall'incontro dei due fronti: il primo con vento da NNE
del fronte di brezza adriatico, il secondo con vento da S del fronte di
brezza tirrenico. A Rieti, cio esattamente al centro d'.Italia (Rieti
denominata per questo "Umbilicus Haliae") si produsse la linea di
convergenza (o "Shear line" come dicono i volovelisti americani ed
inglesi) dei due fronti di brezza; i quali, al loro incontro, provocarono congiuntamente il sollevamento dell'aria calda stagnante nella
valle reatina, dando luogo cos ad una banda di forti correnti termiche che dall'aeroporto di Rieti si estendeva verso NW con velocit
ascensionali dell'ordine di 4 m/sec. Leonardo Brigliadori, che alle
19,15 circuitava su Rieti alla quota di 300 m, ormai deciso a prender
terra, individuato il fenomeno, cambi tempestivamente il suo piano
di volo e, dopo aver guadagnato 2.000 metri di quota, inizi una velocissima planata verso l'aeroporto di Foligno. Qui, pur avendo ancora notevole quota, prefer atterrare data l'ora avanzata. n pilota
Alvaro De Orleans, invece, "agganci" le ascendenze della linea di convergenza nella zona di Spello (Perugia) alla quota di 1.300 m QNH, dove raggiungeva l'altitudine di 2.500 metri. Da questo punto il pilota puntava verso il pilone di Umbertide, riuscendo a sfruttare successivamente
la parte ascendente di un movimento ondulatorio di
sottovento, che gli permise di arrivare a pochi chilometri dal citato pilone. Sorpreso per dall'oscurit, De Orleans fu costretto a ripiegare
verso l'aeroporto di Perugia, dove atterrava alle 20,40 (ora legale).
105

I dati sopra riportati permettono di stabilire con esattezza che nella


prima quindicina di agosto le brezze marine provenienti dal Tirreno e
dall'Adriatico si incontrano verso le 18 (ora solare) nelle regioni
dell'~talia centrale, lungo una linea di convergenza che si estende da
Rieti ad Umbertide (Km 106). Sulle linee di convergenza delle due
brezze, che sicuramente si riscontrano anche in altre regioni appenniniche, lo scrivente non possiede ancora dati sicuri e pertanto ritiene
di dover concludere qui questo interessante argomento.
Riprendendo ora la nostra rapida rassegna dei fenomeni associati
alle inversioni termiche, accenneremo a quei movimenti ondulatori di
gravit, che spesso si producono al limite delle inversioni stesse.
L'Helmoholtz, studiando questi moti oscillatori dell'aria rilev la
loro analogia con il fenomeno delle onde marine; riconobbe cio in
quei moti il fenomeno di oscillazione che suole avverarsi alla superficie di contatto di due masse fluide di densit diversa.
Quando in un'atmosfera allo stato di quiete, si abbiano due strati
sovrapposti di aria di tipo diverso, l'uno, freddo, sotto, e l'altro, caldo, sopra, ove intervengano altre forze all'infuori dalla gravit, i due
strati risultano separati da un piano orizzontale, che segna il limite di
due zone aventi diversa densit. Se per una causa qualsiasi, in un
punto qualunque di questa superficie di separazione, si solleva lo
strato d'aria inferiore, si producono delle oscillazioni in forma di onde, che possono propagarsi lungo la superficie stessa fino a distanze
talora molto grandi. Si ha, cio, nell'atmosfera il fenomeno di onde
progressive, sebbene, in determinate condizioni, le onde generate
dalla forza di gravit possano essere anche stazionarie.
importante notare che qualsiasi particella d'aria, quando venga
costretta ad allontanarsi dalla sua posizione di equilibrio, assume uil
movimento oscillatorio, che va progressivamente smorzandosi per
l'azione frenante di diverse cause termodinamiche. Accade cio alle
molecole d'aria quello che accade al pendolo, il quale, spostato dalla
posizione di equilibrio, oscilla da una parte all'altra, ma il suo moto
va progressivamente frenandosi, fino a cessare del tutto, per effetto
dell'attrito che si produce intorno all'asse di sospensione. Nell'atmosfera, queste oscillazioni verticali, combinandosi col moto orizzontale di traslazione determinato dal vento, danno luogo ad un mov1men106

to ondoso, che si nota con una certa frequenza al limite degli strati di
inversione termica, quando l'inversione accompagnata da un salto
nell'intesit o nella direzione del vento.
~l processo di formazione di queste onde atmosferiche identico a
quello delle onde marine e a quello delle onde di sabbia dei deserti.
Ovviamente, la differenza di dc:nsit tra l'aria e l'acqua nel primo caso e l'aria e la sabbia nel secondo assai pi grande di quella che si ha
tra due strati atmosferici, di cui uno pi freddo, e perci pi pesante
dell'altro. Tuttavia, anche se le differenze sono tra gli strati atmosferici meno notevoli di quelle che si hanno tra aria ed acqua o tra aria e
sabbia, il fenomeno ondulatorio si presenta sotto lo stesso aspetto e
con analoghe caratteristiche.
La lunghezza d'onda in tali movimenti, dipende dalla discontinuit che si riscontra sia nella densit e nella temperatura delle due masse a contatto, sia nelle velocit del ventp che soffia nelle masse stesse.
Le lunghezze d'onda pi frequenti stanno fra i 300 e i 500 metri, bench se ne siano misurate anche di maggiori. Va rilevato per che
l'ampiezza delle onde di gravit generalmente modesta: a volte di soli
25-30 metri. Raramente, infatti, i moti ondulatori di gravit riescono
ad interessare strati atmosferici eccedenti i 200 metri di spessore.
Questi movimenti ondulatori si mantengono attivi fino a quando le
oscillazioni verticali hanno provocato il rimescolamento totale degli
strati interessati, cio fino a quando il gradiente verticale della temperatura abbia raggiunto in essi il valore di I C per ogni cento metri
con la conseguente distruzione dell'inversione termica.
Vi una cosa importante da notare, ed questa, che se la massa
d'aria che entra in oscillazione sufficientemente umida, potr aversi
condensazione sulle cuspidi delle onde a causa del raffreddamento
ARIA

CALDA

l.!Mi:llSIOHE

ARIA

fREDDA

Fig.49
107

adiabatico che l'aria subisce nella parte ascendente del movimento


ondulatorio. Si formeranno pertanto nubi disposte in bande trasversali alla direzione di propagazione delle onde; le quali nubi si produrranno costantemente nella parte ascendente dell'onda per raffreddamento adiabatico, si dissolveranno nella parte discendente (Fig. 49).
In generale i movimenti ondulatori progressivi o stazionari che si
generano lungo gli strati d'inversione termica, sono di scarso interesse per il volo a vela. Se noi qui ne abbiamo parlato, lo abbiamo fatto
perch ci parso che la conoscenza di essi potesse essere di
utilit a comprendere in seguito
l'andamento e le leggi di quei fenomeni analoghi che interessano
i movimenti ondulatori d'ostacolo. A confermare lo scarso interesse che queste oscillazioni ondose prodotte dalla gravit hanno per il volo a vela, basti la considerazione che esse, notevolmente frenate dall'una e dall'altra parte dell'inversione, possoFig. 50
no essere utilizzate dal volovelista soltanto occasionalmente, nel corso di un volo durante il quale la formazione di nubi in bande parallele
(Fig. 50) attiri l'attenzione del pilota e lo aiuti a scoprire il movimento ondulatorio. Tuttavia, si deve anche dire che le onde di gravit,
qualunque sia il livello a cui si producono, possono acquistare importanza come movimenti generatori di oscillazione di maggiore potenza, e che in ogni caso, per la notevole estensione orizzontale che possono raggiungere e per le manifestazioni nuvolose da cui sono spesso
accompagnate, costituiscono una indicazione sempre interessante per
il meteorologo.

108

CAPITOLO OTTAVO

LE NUBI

Tra tutti i fenomeni meteorologici, che sono collegati con la presenza di vapore acqueo nell'atmosfera, hanno importanza particolare per il volo a vela le nubi, perch entro e sotto di esse si svolgono
spesso delle correnti aeree, che il pilota deve saper riconoscere ed op. portunamente usare.
Studiando pi addietro il fenomeno della condensazione,siamo
venuti ad esporre, in sostanza, come si formano le nubi. Non ci sembra che ci sia qui da aggiungere molto circa la loro origine, se non
questo, che la condensazione del vapore acqueo nell'atmosfera e la
formazione delle nubi pu avere varie cause.
a) Per contatto con corpi freddi.

n suolo, per esempio, perde per irradiazione grandi quantit di calore, e in conseguenza, si determina il raffreddamento delle masse
d'aria con esso a contatto e l'abbassamento del punto di rugiada. Se,
continuando la temperatura ad abbassarsi, accadr che si sorpassi il
punto in cui il vapore saturo, questo necessariamente si condenser
in forma di minutissime goccioline, che costituiscono la rugiada, la
quale si deposita sulla superficie terrestre, o la nebbia la quale rimane
in sospensione negli strati vicino al suolo.
b) Per rimescolamento di masse d'aria a temperature differenti.
Si abbiano, tanto per fare un esempio, due masse d'aria, sature
tutte e due, ma di temperatura differente: l'una suppongasi, a 5C,
l'altra a 25C. Sappiamo dalle apposite tavole che la densit della
prima massa sar di 6,8 e quella della seconda di 23,2. Venendo le
109

due masse a mescolarsi, ne risulter una temperatura media di 15C,


mentre la media delle densit sar di
6,8 - 23,3
15
2

Ma poich, a 15C, di temperatura, la densit di 12,8 avverr che


l'eccedenza di vapore acqueo contenuto nell'aria (e cio: 15 - 12,8 =
2,2) dovr condensarsi e dare luogo alla pioggia.
Se le due masse d'aria che vengono a mescolarsi non sono sature,
ma solo prossime ad esserlo, accade che la condensazione avvenga in
qualche parte solo, mentre in altre viene a mancare, dando luogo cos
all'improvviso formarsi e all'improvviso scomparire di nubi lievi e
trasparenti, facili a riconoscersi nelle belle giornate serene.

e) Per raffreddamento adiabatico.


Sappiamo gi che, quando una massa d'aria si eleva adiabaticamente, si raffredda di un grado per ogni 100 metri di quota, cos che,
ad una certa altezza, raggiunger il punto di rugiada e se, superato
tale punto, continuer il moto ascendente, si condenser dando luogo alla formazione di una nube.
Le varie cause determinanti la condensazione del vapore acqueo
presente nell'atmosfera, sogliono agire spesso in proporzioni assai
vaste e, talora non isolatamente, ma insieme; per questo, la nuvolosit pu estendersi a vaste zone del cielo e durare per notevoli periodi
di tempo.
Si chiama appunto "nuvolosit" quella pi o meno grande quantit di nubi, che sono presenti nel cielo in un determinato momento o,
meglio, il rapporto tra l'area del cielo coperta di nubi e l'area totale
del cielo visibile: Il grado di nuvolosit si suole esprimere in ottavi.
Gli elementi che si sogliono considerare nello studio delle nubi,
poich ne costituiscono le caratteristiche, sono: l'altezza, la direzione, la velocit, la forma.
L'Atlante Internazionale delle nubi e degli stati del cielo, per quanI IO

to riguarda l'altezza a cui si trovano, divide le nubi in quattro grandi


"famiglie", e cio:
Nubi superiori;
Nubi medie;
Nubi inferiori;
Nubi a sviluppo verticale.
In relazione poi alla forma tipica che le nubi sogliono assumere, le
famiglie si dividono in "specie" e queste, quando occorra, in "sottospecie" e le sotto-specie in "variet". Infine l'Atlante fa menzione di
"dettagli accidentali", ossia di particolarit che, pur non essendo di
per s sufficienti a determinare una sotto-specie o una variet, servono tuttavia a mettere in rilievo alcuni aspetti di questo o di quel tipo
di nube.
Riportiamo per esteso nella pagina seguente la classificazione
dell'Atlante Internazionale.
Ora, seguendo la nomenclatura e le caratterizzazioni adottate dalla
Commissione Internazionale per lo studio delle nubi, analizzeremo
ad uno ad uno i vari tipi di nube, non solo per metterne in luce il modo di formazione, l'aspetto e i fenomeni concomitanti, ma anche per
descrivere le risorse pratiche che ciascuno presenta per il volo a vela.
I) Cirri (Ci). Sono nubi bianche, lievi, trasparenti, che spesso formano nel cielo lunghe strisce, terminanti talora a forma di ciuffo o di
piuma. Sono costituiti da sottili e brillanti cristalli di ghiaccio. N ci
deve far meraviglia, quando si pensi che queste nubi si formano a
grande altezza, dove naturalmente si hanno delle temperature molto
basse. La loro origine dovuta a convezione termica o dinamica. A
volte, i cirri si presentano accompagnati da alto-strati o cirrostrati,
nei quali casi essi sono considerati come apportatori di cattivo tempo: in quella condizione, infatti costituiscono spesso il fronte di un
ciclone che si appressa. Altre volte invece, i cirri si presentano isolati
nel cielo irregolarmente disposti e senza connessione con altri tipi di
nubi: e allora vengono considerati come apportatori di tempo buono
e attribuiti a fnomeni di convezione nella parte superiore della troposfera.
2) Cirrocumuli (Cc). Capita a volte di vedere, tra i 6000 e gli 8000
metri, strati o banchi cirrosi, senza ombre proprie, composti di pieI

111

Altezza def.la base


sopra il suolo (metri)

FAMIGLIA

Nubi superiori

Nubi medie

' e
~ o
.a-..
.a

SPECIE

<

Cirrus
Cirrocumulus
CiiTostratus
--Altocumulus
Altostratus

--

--

Ci
Cc

Massima

-----

Cumulus humilis
Nubi a .viluppo! CUmulu oong<verticale
stus
Cumulonimbus

7.000

_,(______
10.000 *

Cs

Ac
Ae 1

7.000
6.000*

Se \
St '
Ns !

2.500

2.000 *

--'---
Cu

Minima

12.000

-'------

Stratocumulus
Stratus
Nimbostratus

Nubi basse

..

-~

Cu II

Cb I

2.500
2.000 *
3.000
2.000 *

6.000 *
- ---2.500
2.000 *

----

----- - Pochi metn


dal suolo
---

.. ---

500
500

NOTA: Le alteu.e contrassegnate dal segno si riferiscono a latitudini .maggiori di


45. Le altre, a latitudini basse e medie.

coli fiocchi bianchi o di minuscole bianche sfere, disposti ora in gruppi ora in file, o piuttosto, in crespe simili a quelle formate dalla sabbia sulle spiaggie marine: sono i cirrocumuli, nubi che rappresentano
generalmente uno strato degenerato di cirrostrati, dalla cui trasformazione traggono sovente la loro origine. _In tali casi i banchi in trasformazione conservano generalmente qua e l, una struttura filamentosa. Si pu essere tratti facilmente a confondere i cirrocumuli
con i piccoli altocumuli che si formano spesso sull'orlo dei banchi costituiti da grandi altocumuli. Si tenga presente, per cautelarsi contro
il pericolo di errore, che il cirrocumulo una forma piuttosto rara,
per cui non si dovr classificare come tale una nube, che pur ne abbia
l'apparenza, se non la si vede associata a cirri e a cirrostrati, o proveniente dall'evoluzione di tali nubi.
3) Cirrostrati (Cs). Talora, alla stessa altezza dei cirri o dei cirrocumuli o di poco pi sotto, si formano i cirrostrati: nubi, come lascia
intendere il loro nome, disposte a strati e formanti come un velo latti112

ginoso e biancastro, che attenua, sfuma i contorni del sole e della luna e forma intorno ad essi quel caratteristico alone, che altro non se
non un fenomeno di rifrazione dei raggi luminosi sui piani dei cristalli di ghiaccio costituenti le nubi. In ordine di tempo, i cirrostrati si
formano dopo i cirri e per ci indicano una maggiore vicinanza
dell'area ciclonica. Hanno la stessa origine dei cirri e identica costituzione.
4) Altocumuli (Ac). Strati o banchi, ora con ombra ora senza. Gli
elementi primari che li costituiscono hanno forma di sottili lamelle o
di ciottoli molto piccoli. Sono ordinati in gruppi o file o rotoli, secondo una o due direzioni, e sono talora cos serrati tra loro da apparire saldati ai bordi. I quali, negli elementi sottili e traslucidi, presentano generalmente delle iridescenze che sono caratteristiche di questo
tipo di nubi. Quando il bordo o una parte sottile di un banco di altocumuli passa davanti al sole o alla luna, si produce intorno all'astro
uno stretto anello, rosso all'interno, verde all'esterno, conosciuto col
nome di "corona".
La zona entro cui si formano gli altocumuli ha limiti grandemente
estesi. Ai livelli pi alti, quando sono costituiti da elementi di piccole
dimensioni, rassomigliano ai cirrocumuli, da cui tuttavia si distinguono perch sono, come questi, n connessi n derivati da cirri o da
cirrostrati, e perch nori sono come questi, costituiti da cristalli di
ghiaccio. Ai livelli inferiori, gli altocumuli possono provenire
dall'appiattirsi e dal distendersi delle parti superiori dei cumuli, e in
tali casi possono essere facilmente confusi con stratocumuli.
Un drappo di altocumuli pu degenerare in altostrato e, talvolta,
anche in nembostrato.
Si notano frequentemente negli altocumuli delle strisce filiformi e
quelle code discendenti che costituiscono quella particolarit che
l'Atlante Internazionale delle Nubi indica col nome di "virga".
Gli altocumuli che si formano, come gi si accennato, per l'appiattimento e la distensione della parte superiore dei cumuli costituiscono la specie pi importante di questo tipo di nube: gli si d il nome
il "altocumulus cumulogenitus".
Una variet notevole dell'altocumulo quella denominata "altocumulo cumuliforme" che spesso il punto di arrivo di vivaci moti
113

ascensionali. Esso si pu presentare sotto due differenti aspetti: a)


"altocumulus floccus", costituito da fiocchi simili a piccoli cumuli
privi di base e pi o meno frastagliati; b) "altocumulus castellatus",
costituito da masse cumuliformi a sviluppo verticale pi o meno rilevante ordinate in file o giacenti su una comune base orizzontale, da
cui viene alla nube l'apparenza di una superficie ondulata, caratterizzata nella sua parte superiore da piccole protuberanze simili a teste di
cavolfiore, emergenti dalla massa cumuliforme. L"'altocumulus castellatus" preannunzia un cambiamento nello stato del cielo e l'appressarsi del tempo cattivo.
Come abbiamo detto, gli altocumuli cumuliformi sono spesso il
punto di arrivo di vivaci moti ascensionali, secondo ci che indagini
recenti hanno potuto accertare. Cos mentre fino a qualche anno fa si
pensava che queste nubi non presentassero alcun interesse per il volo
a vela, oggi si ritiene, al contrario, che esse gli serbino nuovi e vasti
campi di esperienza e di conquista. Accenniamo qui, di passaggio, riservandoci di riparlarne altrove, che, spesso, sottovento alle catene
montuose, in giornate di "foehn" o di "mistral" o di "scirocco"; si
presentano a tutti i livelli, da quello dei cirrostrati a quello degli strati, banchi isolati di "altocumuli lenticolari", che hanno un grande interesse per il volo a vela d'onda.
5) Altostrati (As.). Si trovano in zone comprese tra i 2000 e i 6000
metri d'altezza. Hanno l'aspetto di un velo grigio o bluastro, di struttura fibrosa o striata, esteso per ampie plaghe di cielo e costituito da
una massa enorme di goccioline d'acqua. Rassomiglia ad un cirrostrato denso; ma non presenta, come questo fenomeni di alone e non
consente che una visione vaga e tenue del disco solare e lunare. Ma se
questa la norma, vi sono anche le eccezioni: a volte infatti, il suo
spessore tanto e cos oscuro da mascherare completamente il sole e
la luna e da esso possono aversi precipitazioni di pioggia o di neve.
Quando si ha pioggia, specialmente poi se questa forte, il velo nuvoloso denso e tanto basso da divenire nembostrato; quando si ha
neve, il velo nuvoloso piuttosto chiaro e permane a livelli normali
per gli altostrati. Le variet dell'altostrato sono molto numerose; trattandosi per di nubi che non presentano alcun interesse per il volo a vela, crediamo sufficiente quello che di esse abbiamo detto fin qui.
114

Fig. 51

115

6) Stratocumuli (Se). Cominciamo da questi lo studio delle nubi

basse, ossia di quelle nubi che si formano a partire dal suolo fino
all'altezza di 2.000 metri circa.
Lo stratocumulo un banco molto grosso, di apparenza morbida,
di tinta grigia, i cui elementi costitutivi, aventi ora forma di ciottoli,
ora di rigonfiamenti, si ordinano in gruppi, in file, in rotoli, secondo
una o due direzioni. Gli ammassi a forma di rigonfiamenti si presentano spesso cos serrati da risultare saldati ai bordi, e quando si estendono tanto da ricoprire tutto il cielo, allora conferiscono al banco
nuvoloso un aspetto ondulato, che si osserva particolarmente d'inverno sul cielo dei continenti.
Una distesa di stratocumuli molto spessa pu trasformarsi sia in
"strato" (tipo di nube di cui faremo cenno tra breve) sia in "altocumulo"; nella sua evoluzione, infatti, si possono osservare tutte le fasi
di transizione sia verso questa che verso quella forma di nube.
Per il volovelista importa notare che lo stratocumulo coesiste frequentemente con le nubi convettive, cio con i cumuli, meno spesso
con le nubi alte o medie.
Tra le specie di stratocumuli hanno maggior rilievo a) lo "stratocumulus vesperalis"; b) lo "stratocumulus cumulogenitus"
Hanno in comune l'origine da cumuli in via di dissoluzione, ma
hanno anche delle differenze. Il primo una nube piatta e allungata,
che appare verso il tramonto del sole, quando l'atmosfera comincia a
raffreddarsi, ed assume una stratificazione stabile; segna la fine
dell'evoluzione diurna dei cumuli di bel tempo, che si appiattiscono e
si allargano sulla loro base. L'altro, invece, si forma quando i cumuli
appiattiscono e distendono le loro cime, cos da perdere la loro for. ma caratteristica; nel primo stadio di tale trasformazione la distesa
nuvolosa assume l'aspetto di un drappo continuo di masse rotondeggianti o di ciottoli oscuri (stratocumulus opacus).
Anche lo stratocumulo presenta variet interessanti. Tra quelle di
maggior rilievo annoveriamo: a) lo "stratocumulus mammatus", distesa nuvolosa la cui superficie inferiore presenta un rilievo accentuato nel quale si distinguono delle mammelle o delle borse pendenti,
che talora sembrano sul punto di staccarsi dalla nube; b) lo "stratocumulus ondulatus", nube costituita da elementi di forma allungata,
116

disposti parallelamente in un unico sistema, cos da conferirle


l'aspetto della superficie del mare rotta dalle onde.
Gli stratocumuli traggono origine dall'azione combinata della convezione e della turbolenza dinamica e si formano sotto una superficie
di inversione della temperatura: le ascendenze che si trovano sotto di
essi sono assai irregolari e turbolente. Non offrono al volo a vela risorse apprezzabili.
7) Strati (St). Distesa nuvolosa uniforme, che conferisce al cielo un
aspetto caliginoso, come di nebbia sebbene come questa non giaccia al
suolo. Non d che una pioggerella lieve lieve e fitta fitta, costituita da
goccioline minutissime. Pu, in qualche caso essere facilmente confusa~ per la somiglianza dell'aspetto con nembostrati; ma se vi precipitazione, la confusione non pi possibile, perch i nembostrati danno
pioggia forte (e non pioggerellina) ed anche neve continua. Quando gli
strati, molto bassi si presentano lacerati in nembi irregolari prendono il
nome di "fractostrati". Questo tipo di nube ha la sua origine in fenomeni di convezione forzata o di rimescolamento di strati orizzontali
adiacenti. Non presenta alcun interesse per il volo a vela.
8) Nembostrati (Ns). Distesa amorfa e stratiforme di nubi basse e
piovose, di tinta grigioscura e come debolmente illuminati dall'interno. Quando si hanno precipitazioni, si ha pioggia o neve continua.
Trae origine dal confluire e dal mescolarsi di masse aventi caratteristiche diverse, e, spesso, anche da convezione dinamica. Normalmente, le distese di nembostrati provengono dall'evoluzione di altostrati
che, aumentando di spessore, si abbassano fino a costituire una distesa di nembostrati. Anche questo tipo di nube non presenta interesse
per il volo a vela.
9) Nebbia (Nb). Quando la condensazione si verifica negli strati atmosferici prossimi al suolo, si ha la nebbia, fenomeno sostanzialmente identico alla nube e sostanzialmente diverso da quella foschia
che trae origine dalla presenza nell'atmosfera di pulviscolo o di fumo. Va detto subito per che nebbia e foschia vanno spesso insieme,
giacch il pulviscolo sospeso nell'aria costituisce miriadi di nuclei che
favoriscono la condensazione di vapore acqueo. La nebbia pu essere pi o meno densa, a seconda della quantit maggiore o minore di
vapore acqueo presente nell'aria: si passa cos da veli diafani e incon117

:.1stenti a quelle grevi e folte e opache muraglie, che tolgono la visibilit delle cose pi vicine e costituiscono per il volo un ostacolo pericoloso. un fenomeno frequente sulle alture, nelle valli, lungo le coste,
sopra gli stagni, laghi, corsi d'acqua. e presso i grandi centri industriali, ove l'aria quasi sempre fosca per la presenza di enormi
quantit di particelle generate dalla combustione e dai traffici senza
soste; sui mari si hanno le "brume".
10) Cumuli (Cu). Ritornando alle nubi vere e proprie, non vi
dubbio che quelle che presentano un grande interesse per il volo a vela, perch costituiscono il coronamento di vivaci correnti ascendenti
generate da un forte riscaldamento del suolo, sono appunto i cumuli.
necessario, quindi, che di questo tipo di nube si parli con alquanta
larghezza in un apposito capitolo. Qui ci limiteremo a riportare la definizione dell'Atlante delle nubi, che descrive i cumuli come nubi isolate, generalmente dense, con contorni netti, i quali si sviluppano
verticalmente in forma di mammelloni, di cupole o di torri, la cui
parte superiore ha spesso una forma di cavolfiore. I fianchi di queste
nubi illuminate dal sole sono per lo pi di un bianco splendente; la loro base, relativamente oscura, quasi orizzontale .

Per concludere questa introduzione generale allo studio delle nubi,


vogliamo far notare come la loro apparizione nel cielo sia quasi sempre associata a notevoli modificazioni del tempo.
Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che la formazione di nubi avvenga, di volta in volta, secondo uno dei tipi fissati dalla meteorologia,
con l'esclusione assoluta di tutti gli altri. Nella realt, si trova la contemporanea formazione di tipi anche molto diversi tra loro, poich le
cause che operano nell'atmosfera sogliono essere molteplici e non
sempre tra di loro concordi. Perci, nell'interpretazione dei fenomeni che vi avvengono, occorre che il volovelista tenga conto di tutti gli
indizi che si presentano, nessuno escluso, poich il buon successo del
volo strettamente connesso, come avemmo gi occasione di dire,
118

con la pi sicura e completa conoscenza del cielo. Ora, le nubi hanno


sempre una loro parola da dire al pilota che le interroga, ed una parola di cui saggio tener conto. U modo in cui si formano i loro tipi, i
loto moti, rivelano ora la presenza ora l'assenza intorno a loro di correnti d'aria utili per il volo veleggiato. Se fino ad oggi l'aerologia non
ha trovato il modo, sia per le difficolt stesse delle indagini, specialmente a grandi altezze, sia per la mancanza di una organizzazione sistematica e vasta di servizi, di stabilire con esattezza e compiutezza
quali leggi governino il mondo ancora misterioso dell'atmosfera, tuttavia essa ha potuto stabilire dei dati di fatto, confermati dalle esperienze e accertati durante numerosi voli, dai quali risulta appunto che
le nubi accompagnano di solito ed indicano moti dell'aria, da cui si
pu, e bisogna, trarre profitto.

119

CAPITOLO NONO

I CUMULI

Sappiamo gi che i cumuli sono nubi che si generano dalla convezione. Lo studio approfondito di esse ha un' importanza grandissima, poich appunto sotto e dentro queste nubi che si sviluppano le
pi intense e persistenti correnti termiche. Per questo ci proponiamo
di raccogliere in questo capitolo tutte le nozioni che ci P,arranno utili
per una buonaoonoscenza soprattutto sotto l'aspetto pratico di queste potenti amiche del volo veleggiato.
I cumuli sono assai frequenti, specialmente nelle giornate calde. Su
basi piuttosto appiattite, si elevano a guisa di cupole tondeggianti,
che spesso raggiungono proporzioni spettacolose. La loro tinta nella
parte inferiore, grigio-scura, nella parte media e superiore invece
di un bianco splendente. Manca in essi del tutto quella struttura fibrosa, che si nota spesso in altri tipi di nubi. Compaiono nel cielo ora
a gruppi, ora isolati ad altezze che variano dai 500 ai 3.000 metri. Anche quando sono fortemente sviluppati non riescono a dare che delle
precipitazioni molto deboli.
Il cumulo si forma, di solito, nelle giornate di bel tempo, quando il
sole ha modo di far sentire pi vivacemente l'azione del suo calore sul
suolo, generandovi forti correnti termiche; ma pu aversi anche in
giornate alquanto coperte, purch vi siano nell'atmosfera buone condizioni di instabilit, perch anche in tali giornate possibile lo sviluppo di correnti ascendenti. Ora, il cumulo rappresenta proprio il
punto di arrivo di tali correnti, vale a dire il punto a cui la colonna
ascendente, che si andata di mano in mano raffreddando secondo
una legge a noi gi nota, raggiunge la saturazione ed ha inizio il processo di condensazione. Il cumulo dunque, dice al pilota di alianti
che sotto la propria base (o poco discosto da essa, se accade che il
vento faccia deviare la corrente dalla verticale del luogo) egli potr
trovare una di quelle correnti, che possono portare le sue ali verso
l'alto.
121

Ci, per, non tutto. Sappiamo infatti che il fenomeno della condensazione avviene con forte emissione di calore. Per effetto di tale
fenomeno, la corrente generata dall'insolazione, giunta alla base del
cumulo, ricever un notevole incremento alla propria velocit di salita: potr cos continuare il suo cammino ascendente nell'interno della stessa nube fino a toccare quote che, ove non si presentino strati di
inversione, possono giungere anche a 8-9000 metri. Ognuno vede
quindi quale possibilit offra al pilota questo prezioso tipo di nube
che, mentre per un verso segna il punto di arrivo della termica ascendente, per un altro verso segna il punto di partenza di un nuovo cammino verso l'alto.
~l vero cumulo nettaIJ!ente delineato, sia in alto che in basso, e la
sua superficie appare come scolpita in una materia dura, capace di
mantenere, per un certo periodo almeno il suo aspetto e i suoi contorni (Fig. 51). Quando invece si presenta come lacerato, mutevole di
forma, instabile, allora prende pi propriamente il nome di "fractocumulo" (Fig. 52). Assume questa forma quando nell'atmosfera si
hanno insieme turbolenze e convezione termica, ossia quando un
vento forte e molto umido trascorre sopra un suolo molto caldo ed il
margine superiore dello strato turbolento sorpas a il livello di condensazione. I "fracto-cumuli" (ed anche i cumuli) che si formano

Fig. 52

122

Fig. 53

Fig. 54

nelle condizioni sopra descritte, o anche per il sollevamento forzato


di aria umida lungo pendii montani, prendono lo speciale appellativo
di "fracto-cumuli" o "cumuli dinamici". Sia gli uni che gli altri non
presentano mai la base con quel profilo rettilineo, che proprio dei
cumuli termici. (Fig. 53).
Tra le specie di cumuli, che hanno maggiore rilievo annoveriamo:
a) il "Cumulus Humilis", il tipico cumulo di bel tempo. Ha scar. so sviluppo in altezza e vita breve. Spesso capita infatti che il cumulo
si dissolva poco dopo la sua formazione, per ricomporsi pi tardi ed
in seguito disperdersi definitivamente. Com' facile capire, la vita di
questo tipo di nube convettiva, a scarso sviluppo verticale, oltre che
dalle correnti termiche da cui trae origine, dipende anche dalla turbolenza e dalio stato igrometrico dell'atmosfera in cui si forma. Un'aria
ambiente molto secca ed agitata, accelera infatti l'evaporazione delle
goccioline che costituiscono la nube provocandone la rapida dissoluzione.
Secondo recenti teorie, infatti, lo sviluppo di una nube cumuliforme fino alle imponenti proporzioni di un cumulonembo, non si pu
concepire se non ammettendo l'apporto di vapore acqueo da parte
dell'aria ambientale nella quale la nube si sviluppa. Come vedremo in
seguito, questo trascinamento di aria umida nell'interno delle nubi
123

convettive, ormai considerato un indispensabile meccanismo per lo


sviluppo dei cumuli; meccanismo al quale stato dato il nome di
"Entrainment".
Talora i cumuli di bel tempo appaiono disseminati per il cielo, ben
distanziati l'uno dall'altro, con la base piatta e i contorni nettissimi
(Fig. 54). Pur presentando la stessa caratteristica di una modesta altezza, dovuta al fatto che poco pi su del livello di condensazione esiste una forte inversione termica, possono assumere aspetti variabili.
Infatti, anche se non arrivano ad assumere l'aspetto tipico del cavolfiore, tuttavia all'inizio si presentano con la cima bene arrotondata;
in seguito, la cima si appiattisce, il corpo si sgonfia gradatamente, talora fino a scomparire del tutto. Questa mutevolezza di aspetti, che
testimonia l'intima evoluzione della nube, denota che allora si avvicina una perturbazione e comincia proprio quando il cielo viene invaso
dal velo di cirrostrati che costituiscono l'orlo anteriore della perturbazione propriamente detta. Ecco perch questi cumuli si dicono con
buona ragione "di bel tempo"; essi non possono, infatti, n formarsi
n durare se non fuori delle perturbazioni atmosferiche: quando queste si appressano, quelli si dissolvono e scompaiono.
b) il "Cumulus Congestus,,: un cumulo di proporzioni ingenti,
molto gonfio, con forti protuberanze, terminante con una o pi cupole dal caratteristico aspetto del cavolfiore. Pu presentarsi, sotto
due diversi aspetti per le diverse condizioni in cui pu prodursi:
I) con aria calma, soprattutto durante le giornate calde con tendenza temporalesca, il cumulo si presenta con grandi dimensioni saldamente costruito su una larga base orizzontale, sviluppata fortemente in senso verticale, talora somigliante a una ciclopica torre, tal
altra ad uno smisurato cavolfiore. (Fig. 55). Frequentemente si nota
sopra questo tipo di cumulo un berretto o cappuccio, dovuto al sollevamento di uno strato umido sottostante ad una debole inversione
termica: donde il nome di "pileus" che si aggiunge all'altro di cumulus congestus (Fig. 56). Quando il sollevamento forte e l'umidit
sufficiente, la testa del cumulo riesce ad attraversare il cappuccio, il
quale diviene perci un collare, che si incorpora nella nube.
2) Con vento forte nella parte posteriore delle perturbazioni il cumulus congestus presenta un aspetto irregolare, tormentato, a con124

Fig. 55
torni molto frastagliati. (Fig. 57). Lo si trova frequentemente associato a cirri densi e a stratocumuli o altocumuli derivanti dall'appiattirsi e distendersi della parte superiore dei cumuli.
Quando accade che la cima di un cumulus congestus raggiunga

Fig. 56

125

uno strato di forte inversione termica, si osserva che, per evaporazione, la cima stessa si riduce ed assume un aspetto piano. Se poi la cima
del cumulo riesce a vincere l'inversione e a penetrare entro lo strato
d'aria che la costituisce, si vede la sommit dell'ammasso nuvoloso
prendere la forma di una enorme incudine, che ha tutto l'aspetto del
cirro denso, sebbene non ne abbia la natura: si parla in tali casi di
"falso cirro". (Fig. 58). Ma poich l'incudine, che si venuta cos
formando, risulta costituita da parti ghiacciate, evidente che il cumulus congestus ha cessato di essere tale per mutarsi in cumulonembo. Tra i due corre, tra le altre, anche questa differenza, che il primo
non d luogo a precipitazioni, mentre il secondo costituito al contrario come apportatore di acquazzoni e temporali.
La massa nuvolosa che costituisce i cumuli - sia si tratti del cumulus humilis che del cumulus congestus - non sconvolta da moti tur-

Fig. 57

bolenti n da fenomeni elettrici pericolosi: essa pertanto deve essere


considerata come una potente amica del volo a vela, e pu essere
tranquillamente affrontata da quei piloti che, essendo bene addestrati al volo strumentale, vogliono servirsene per guadagnare quote pi
alte, dalle quali puntare, con maggiore speranza di vittoria, verso le
mte prefisse.
Infatti, finch il cumulo attivo, cio dal momento in cui comincia
a formarsi e fino al momento in cui comincia la sua dissoluzione o la
sua degenerazione, la massa nuvolosa che lo costituisce animata da
correnti ascendenti abbastanza ordinate e tranquille, che sono una sicura risorsa per il volo; non pi cos quando il cumulo sia degenerato in cumulonembo: le condizioni interne della massa nuvolosa, come vedremo pi innanzi, sono allora radicalmente mutate e possono
126

costituire un serio pericolo per il volovelista inesperto, che si trovi a


doverle affrontare.
Nei voli di distanza la presenza di cumuli organizzati in strade con
base di condensazione alta, il volo in nube praticamente inutile,
poich, navigando sotto queste formazioni in buone condizioni di visibilit, si pu mantenere un'elevata velocit d~ crociera praticamente sempre alla stessa quota.
L'esperienza insegna inoltre, che
nei voli di distanza, non conviene entrare in nube se lo sviluppo
verticale dei cumuli inferiore a
1000 metri. Anche la formazione
di ghiaccio impone spesso un limite allo sfruttamento delle correnti ascendenti nell'interno dei
cumuli. Pertanto, quando si raggiunge la quota dello zero termiFig. 58
co, conviene uscire dalla nube.
Durante lo sviluppo di un ciclone si osserva che i cumuli assumono
grandi proporzioni e raggiungono ragguardevoli altezze. Ci dipende
dalla diversa natura dei movimenti verticali che si formano al centro
della zona occupata dalla meteora per effetto delia convergenza orizzontale delle masse aeree. Nell'anticiclone invece, si forma un movimento discendente che riscalda le masse d'aria per compressione
adiabatica: in tali condizioni, ad una certa altezza, si produce un'inversione della temperatura, che blocca i moti termici ascendenti e limita lo sviluppo verticale dei cumuli, i quali pertanto non avranno
possibilit di raggiungere grandi proporzioni. In regime ciclonico, invece, si ha una estesa massa d'ari.a ascendente, la cui temperatura va
gradatamente diminuendo per espansione adiabatica. Nell'ambito di
questa massa, la convergenza orizzontale verso la zona centrale del
ciclone, produce un aumento della velocit diretta verso l'alto, ed i
cumuli che si generano in tali casi raggiungono grandi altezze e assumono proporzioni cospicue con torri e protuberanze grandiose.
Abbiamo gi avuto occasione di dire, parlando degli stratocumuli,
127

che quando verso sera cessano le correnti ascendenti', i cumuli perdono a poco a poco di altezza fino ad assumere l'aspetto di stratocumuli o di altocumuli, prima di dissolversi completamente.
Quando i cumuli di bel tempo sono investiti da un forte vento (se
no~ sussistono le condizioni necessarie per la formazione di quei vortici d'aria ad asse orizzontale, ai quali abbiamo gi accennato e che,
pi avanti studieremo compiutamente) si sfaldano, si lacerano e, se il
vento continua a soffiare molto forte, finiscono col dissolversi completamente. stato chiesto se i cumuli, quando soffia forte il vento,
abbiano o non abbiano la stessa velocit degli strati d'aria entro cui si
trovano. Si pu rispondere affermativamente a tale quesito, bench,
a causa delle evoluzioni interne delle nubi cumuliformi, il loro movimento possa essere differente da quello dei filetti d'aria circostanti e
dalla velocit del vento alla stessa altezza.
Riesce interessante notare gli aspetti diversi che i cumuli assumono
di fronte al sole. Quando infatti sono illuminati dalla stessa parte da
cui li guarda l'osservatore, le superfici delle protuberanze che.Ii costituiscono appaiono pi brillanti che non i loro bordi. Quando sono,
invece, illuminati lateralmente, presentano contrasti molto forti di
luci e d'ombre e si nota che le zone oscure sono segnate da bordi chiari. Quando un cumulo isolato, dopo aver raggiunto un notevole sviluppo verticale, si avvicina al livello di equilibrio termico ed investito direttamente dai raggi solari, presenta talvolta questo fenomeno,
che la parte rivolta al sole cessa di salire e comincia ad incurvarsi,
mentre continua a salire la parte in ombra, che forma una nuova cima.
Un cumulo in via di decisa dissoluzione facilmente riconoscibile
per il fatto che cessa di poggiare - ci sia consentito di dir cos - su una
base piana, orizzontalmente disposta, e lo si vede invece abbassarsi
da una parte o dall'altra, sotto il livello di condensazione, rivelando
cos che l cominciata l'evaporazione della nube e che, con essa,
son cominciati anche i primi movimenti discendenti.
In questa fase della vita del cumulo si vanno quindi creando delle
condizioni sfavorevoli al veleggiamento, particolarmente nella zona
che sta sotto quella parte della nube che si viene abbassando. Per
conseguenza si impone al pilota la necessit di evitare per lo meno
128

quella zona, sebbene sia consigliabile, quando se ne abbia la possibilit, di scartare del tutto i cumuli che siano entrati nel processo di dissoluzione. La ragione di questo consiglio sta nel fatto che il dissolvimento di un cumulo, a qualunque specie esso appartenga, sempre
accompagnato da fenomeni opposti a quelli che avvengono nella. sua
formazione, e cio da raffreddamento dell'aria, dal prodursi di correnti discendenti, spesso anche molto forti, e talora da rovesci di
pioggia: condizioni, queste, evidentemente avverse al volo veleggiato.
La posizione della corrente ascendente sotto i cumuli dipende dalla
posizione del sole e dalla direzione di provenienza del vento, nonch
dalla sua intensit. p pilota, pertanto, incontrer l'ascendenza dalla
parte del sole e del vento e tanto pi davanti alla nube (sopravvento)
quanto minore sar la quota dell'aliante, poich il vento incliner pi
o meno la colonna termica.
Riportiamo tre norme alle quali si attengono di massima i volovelisti durante il veleggiamento sotto formazioni cumuliformi:
I) Quando il vento proviene dalla stessa posizione del sole, l'ascendenza va cercata sopravvento alla nube.
2) Quando la posizione del sole e la direzione di provenienza del vento sono diverse, l'ascendenza va cercata sopravvento alla nube, lungo
la bisettrice dell'angolo formato dalla direzione del vento e della linea che congiunge idealmente la nube e il sole.
3) Quando la direzione di provenienza del vento e la posizione del sole sono opposte, l'ascendenza va cercata al centro della nube.
Gli allievi dovranno veleggiare ad una distanza prudenziale dalla
base di condensazione (circa 150 m.) per non correre il rischio di perdere la visione del suolo e quindi il controllo dell'aliante. A tale scopo essi dovranno volare sui bordi della nube, dove generalmente la
velocit ascensionale minore ed possibile veleggiare mantenendo il
variometro a zero. Volando sotto i cumuli di notevoli proporzioni il
calcolo della vicinanza alla base di condensazione molto ingannevole. Spesso il pilota crede di trovarsi ancora molto lontano. Quando
l'aliante si trova realmente vicino alla base di condensazione, l'orizzonte si copre di una torbida cortina giallognola ed il pilota riesce a
distinguere nitidamente il movimento turbolento delle goccioline che
129

costituiscono la nube, dalla quale cadono spesso goccie d'acqua.


Sappiamo come lo sviluppo verticale dei cumuli imprima agli strati
d'aria sovrastanti una spinta verso l'alto, che tanto pi forte quanto pi rapido il processo di condensazione nella parte superiore della nube. Questo rapido sollevamento dell'aria che si trova sopra i cumuli, si traduce in vere e proprie correnti ascendenti, la cui intensit
va diminuendo di mano in mano che ci si allontana dalla sommit
delle nubi. Com' facile capire, il carattere di queste correnti - che i
volovelisti riescono ad utilizzare per guadagnare quota oltre la sommit dei cumuli - nettamente dinamico ed il loro valore varia da 1 a
2 metri per secondo.
Per il pilota di volo a vela importante sia il pronosticare a quale
altezza potranno formarsi i cumuli, quando sussistano le condizioni
necessarie e sufficienti, sia il determinare l'altezza di qualsiasi nube
di convezione gi formata al momento dell'osservazione. Gli sar di
grande aiuto per risolvere questi problemi pratici l'uso del diagramma termodinamico di Stuve, che gi conosciamo.
Supponiamo di avere al suolo, in un determinato luogo e in un determinato momento del giorno, una temperatura di 30 C, una pressione atmosferica di 1000 mb. Se l'aria fosse satura, il vapore della
sua umidit specifica sarebbe di 28 grammi per Kg. d'aria, come indica la linea punteggiata che all'umidit specifica si riferisce e che nel
diagramma della figura 59 passa per il punto in cui coincidono le indicazioni della pressione esistenti al suolo nel momento della rilevazione. Essendosi per supposto che l'aria possegga in quel momento
e in quel luogo una umidit relativa del 750/o, il valore della umidit
specifica reale dato dalla seguente proporzione:
28: 100

X : 75

da cui si ricava:
28 X 75
21 gr. per Kg d'aria.

Umidit specifica reale


100

Supponiamo ora che una bolla termica salga nella atmosfera instabile in esame, staccandosi dal punto in cui si trovano a coincidere la
130

temperatura e la pressione supposte. Durante la salita, l'aria della


bolla subir il raffreddamento indicato dall'adiabatica secca che parte dal punto stesso. Seguiamo tale curva adiabatica fino alla sua intersezione con la linea punteggiata obliqua corrispondente al valore
di 21 gr. di umidit specifica. In quel punto, l'aria della bolla ascendente raggiunger il suo livello di condensazione. Si giunti cos a determinare il punto a cui si trover la base di condensazione delle nubi
convettive che, nel caso in esame, sta appunto sulla linea di pressione
di 943 mb., corrispondente ad una altezza di circa 700 metri.
Di passaggio notiamo che tra umidit specifica e punto di rugiada
esiste, come dottrina ed esperienza attestano, una importante relazione. Ed questo che sul diagramma termodinamico, a cui ci siamo fin
qui riferiti, il livello di condensazione di una massa d'aria in ascesa
adiabatica pu trovarsi anche partend dal punto di rugiada e seguendo verso l'alto la linea indicante l'umidit specifica fino all'intersezione con la curva di stato in esame. Nel diagramma della figura
59 facile determinare il punto di rugiada seguendo verso il basso la
linea dell'umidit specifica dal livello di condensazione all'ascissa: si
trova cos che la temperatura del punto di rugiada nel caso presente
di 24 c .

.P.ress1one

aoo

Livello 1d1 cond1nsasione

9SO
1000
20

25

)01

35
fU11P41ratura

Fig. 59

131

Se la bolla termica giacente nel punto corrispondente alla temperatura di 30 c. potesse venire raffreddata al suolo (cio a pressione costante) e senza variare il suo contenuto di umidit, la bolla stessa raggiungerebbe il suo punto di rugiada alla temperatura di 24 C. Se invece, come nel caso supposto, la bolla ascende seguendo l'adiabatica
secca (e sempre mantenendo il proprio contenuto di umidit) il suo
punto di rugiada varia col variare della pressione atmosferica e della
temperatura secondo la progressione decrescente indicata dalla linea
dell'umidit specifica.
Dalla figura 59 si rileva che l'aria della bolla termica, ascendendo
sino alla quota di 700 metri ha subito un raffreddamento adiabatico
di 7 C, mentre il punto di rugiada di solo 1,4 C. Ci significa che
la variazione adiabatica secca del punto di rugiada solamente la
quinta parte della variazione adiabatica secca della temperatura. Infatti mentre la temperatura della bolla in esame varia, durante l'ascesa, di un grado per ogni 100 metri, quella del punto di rugiada varia
solamente di 0,2 C. facile intendere pertanto, che durante l'ascesa
adiabatica di una massa d'aria secca, la temperatura si avvicina al
punto di rugiada di circa 0,8 C per ogni 100 metri.
Le considerazioni surriferite permettono di risolvere, con sufficiente approssimazione, il problema propostoci di determinare la
quota a cui, in un dato luogo e in un certo momento, avranno la loro
base le nubi di convezione, quando manchino i dati precisi del sondaggio termodinamico, anche con questa formula: "l'altezza della
base di condensazione data dal prodotto di 122 per il valore della
temperatura dell'aria al suolo, diminuito del valore della temperatura del punto di rugiada". Con questa formula si ha che se, per fare
un esempio, una bolla termica umida, la quale abbia a terra una temperatura di 30 c. e una temperatura del punto di rugiada di 22 e,
ascenda adiabaticamente, trover la sua base di condensazione a:
122x(30 - 8) = 122x22 = m. 976
di grande interesse per il volovelista pronosticare, fin dalle prime
ore del mattino, l'altezza della base di condensazione dei cumuli che
potranno eventualmente formarsi qualche ora pi tardi. Cercheremo

132

di risolvere qulsto problema, seguendo l'esempio pratico illustrato


daila figura 60 che rappresenta il sondaggio termodinamico effettuato nelle prime ore del.mattino. Poich in superficie regna una inversione termica seguita da uno strato isotermico e da un altro strato
stabile, facile intendere come sia necessario che l'irradiazione del
suolo ed il rimescolamento verticale dell'aria producano la labilizzazione termica di questi strati, prima che in essi possano svilupparsi
movimenti convettivi organizzati. In altre parole l'irradiazione dovr
distruggere l'inversione notturna. Interessa pertanto conoscere la
temperatura che dovr raggiungere l'aria al suolo perch gli strati superficiali diventino instabili. A tale scopo tracceremo un'adiabatica
secca a partire dal livello pi alto dello strato stabile. Il punto rappresentato dall'intersezione di questa adiabatica con la linea che indica
la pressione atmosferica regnante al suolo (1000 mb), ci rivela la temperatura che desideriamo conoscere, vale a dire 30 C.
mb
700~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Base

1~

800

g/Kg

2~g/Kg

.
.

e:

411
411

.,

...
Q.

900

20
Fig. 60

Temperatura

133

Orbene, poco dopo che la temperatura al suolo avr raggiunto


questo valore, la stabilit regnante dal suolo fino a 800 metri d'altezza sar completamente distrutta e le correnti verticali si svilupperanno regolarmente. Ora dobbiamo trovare a che altezza le masse d'aria
ascendenti raggiungeranno la temperatura del punto di rugiada e comincer a prodursi la condensazione.
Sappiamo gi che nel diagramma termodinamico per trovare questa altezza sufficiente partire dalla temperatura del punto di rugiada in superficie e seguire verso l'alto la linea indicante l'umidit specifica fino alla sua intersezione con la curva di stato.
noto che l'umidit specifica non invariabile nel corso della
mattinata, dato che il riscaldamento del suolo abbassa l'umidit relativa, la quale, a sua volta, facilita l'evaporazione. evidente, pertanto che con l'aumento di contenuto di vapore negli strati superficiali
l'altezza della base di condensazione degli eventuali cumuli diverr
un po' pi bassa di quella che noi indicheremo per il caso in esame.
Ad ogni modo, per mantenerci su quel piano di semplicit che ci siamo proposti fin dalle prime pagine di questa esposizione, supporremo che l'umidit specifica, nel corso della mattina, non soffr~ variazioni. Calcoliamone quindi il valore per il caso in esame:
La linea punteggiata dell'umidit specifica di saturazione che passa per la temperatura di 20 C, regnante al suolo, ci indica un valore
di 15 gr. di vapore acqueo per ogni Kg. di aria umida. L'umidit relativa in superficie , per del 600Jo; per cui l'umidit specifica reale sar il 600Jo di 15 gr., vale a dire:

15x60
9 gr.
100

Concludendo, i cumuli si formeranno al livello del punto in cui la


linea punteggiata dell'umidit specifica di 9 gr. si interseca con la
curva di stato, poco dopo che la temperatura al suolo avr raggiunto
i 30 c.
Quando il livello teorico delle nubi di convezione si trova pi in alto di quello a cui arriva lo strato instabile, avviene che le correnti
134

ascendenti si arrestano prima di raggiungere tale livello, e pertanto


non riesce possibile, in una simile condizione aerologica, il formarsi
di nubi cumuliformi. In tali casi avremo le cosiddette ''termiche secche". Sappiamo gi che condizioni di tal genere si verificano spesso
durante la stagione estiva, nelle prime ore del mattino che tien dietro
ad una notte serena. Pi tardi, la sempre pi intensa irradiazione terrestre determina un continuo estendersi verso l'alto della massa
d'aria riscaldata e, conseguentemente, un continuo aumentare dello
spessore dello strato instabile. Se questo processo continuer fino a
raggiungere il livello di condensazione, cominceranno a formarsi i
cumuli, il cui sviluppo verticale dipender dalla natura e dalle condizioni della stratificazione esistente sopra quel livello.
Le condizioni principali perch le nubi cumuliformi continuino a
svilupparsi verticalmente dopo la loro formazione, sono tre:
1) Condizioni di instabilit, cio rapido decremento della temperatura con l'altezza in seno alla massa atmosferica sovrastante la base
di condensazione dei cumuli.
2) Sufficiente umidit dell'aria alla quota nella quale i cumuli si
formano. Spesso il contenuto di vapore acqueo nell'ambiente esterno
alle nubi convettive ha maggiore influenza nel loro sviluppo che non
lo stesso gradiente termico verticale. In pratica si infatti riscontrato
che con umidit relativa media inferiore al 30%, i cumuli non arrivano alla degenerazione temporalesca nemmeno quando l'instabilit
notevole, mentre con umidit media superiore al 75% i temporali sono quasi certi.
Nel caso della possibilit di formazione di cumuli temporaleschi,
condizione importante anche una forte variazione della velocit e
spesso della direzione del vento con l'altezza fino alla quota di
10-12.000 metri.
chiaro che Io sviluppo di un cumulo verso l'alto si arresta, quando la sua cima raggiunge uno strato d'aria assolutamente stabile costituito da una inversione termica. Se questa fosse molto forte, come
ad esempio nei casi di subsidenza anticiclonica, l'inversione termica
impedirebbe l'ulteriore sviluppo del cumulo, che si appiattirebbe (cumulus humilis) e potrebbe dissolversi del tutto, se i moti convettivi
fossero molto forti, o l'atmosfera in quota molto secca.
135

Quando questi invece siano di moderata intensit, lo strato d'aria


costituente l'inversione potr anche sollevarsi e dar luogo alla condensazione di vapore acqueo, se lo strato molto umido. Il cumulo
risulter allora sormontato da un leggero e diffuso velo bianco, di
struttura delicatamente striata o sfogliata ai bordi: quel particolare,
insomma, che gi conosciamo col nome di "pileus". Il quale, se l'elevazione dello strato d'inversione notevole e bastantemente vigoroso, il cumulo, pu venire anche da questo oltrepassato, come gi ac-

\/

(;-&s_-r""l.

;;;;:.

.
I

~
"

Fig. 61

cennammo altrove. Notiamo da ultimo che, talvolta l'irradiazione


delle cime dei cumuli raffredda la superficie dei cumuli stessi, cedendo calore all'aria che costituisce l'ambiente e crea, sopra di essi
un'inversione termica. Questa, tuttavia, viene form_andosi lentamente, e cos i cumuli pur cessando di svilupparsi in senso verticale, riescono a mantenere le loro caratteristiche forme tondeggianti.
Ad ogni modo in una giornata con sufficiente umidit in quota,
per poter conoscere, in vista dei bisogni pratici del volo veleggiato,
quale potr essere, almeno in misura approssimativa, lo sviluppo ver136

ticale che potranno raggiungere i cumuli, sar sufficiente determinare sul diagramma termodinamico, dopo avervi tracciato la curva della temperatura reale risultante dal sondaggio aereo, il punto d'intersezione della curva adiabatica satura con quella della temperatura regnante nell'inversione termica (Fig. 61-A), potendosi supporre,
quando l'inversione forte e netta, che lo sviluppo verticale delle nubi convettive si arresti l dove termina l'instabilit. Infatti solo quando la massa instabile esistente sopra il livello di condensazione ha una
estensione verticale molto grande, la cima dei cumuli raggiunge altezze notevoli e forma quelle torri e protuberanze che caratterizzano il
"cdmulus congestus" (Fig. 61-B). Se poi quella massa umida e insta-

Fig. 62

bile sar tanto grande da superare di molto l'altezza dell'isoterma di


0 C, ossia il punto di congelazione, le nubi convettive saranno allora
del tipo "cumulonimbus" (Fig. 61-C). La bassa temperatura esistente a quel livello determiner il congelamento delle goccioline di acqua
che si trovano in sospensione nella parte superiore della nube e le particelle di ghiaccio che se ne formeranno, aumentando sempre pi di
volume e di peso, per il continuo accumularsi su di esse di altre goccioline di acqua, non potendo essere pi mantenute in sospensione
dalle correnti ascendenti, cominceranno a precipitare.
137

Nei primi due casi illustrati dalla figura 61 i cumuli sono limitati
superiormente da inversioni termiche nette. facile quindi determinare l'altezza massima che nell'interno di tali nubi potranno raggiungere gli alianti. Infatti, esistendo la possibilit che in qualche parte
delle inversioni che sovrastano tali cumuli (e soprattutto quella del
cumulus congestus) possano prodursi perforazioni dello strato d'inversione, ci potr succedere in pochissimi punti e, comunque sia, i
"soffioni", prodotti da tali perforazioni saranno molto stretti. Per-

Fig. 63

tanto, in tali casi, l'altezza massima raggiungibile in aliante nell'io


terno di questi cumuli senz'altro quella indicata dall'intersezione
della curva adiabatica satura con quella della temperatura reale che
rappresenta l'inversione termica. Lo stesso si pu dire anche nel caso
del cumulonimbus, poich come vedremo pi innanzi, anche se l'incudine di falsi cirri che sormonta questa potente nube convettiva penetra nell'inversione termica, le correnti termiche ascendenti si fermeranno alla base dell'incudine stessa.
Maggiori difficolt, presenta la previsione della limitazione supe-

138

riore dei cumuli, quando gli strati di inversione sono deboli, od esistono stratificazioni stabili di un certo spessore, caratterizzate da gradienti isotermici (Fig. 62). In tali casi i cumuli hanno le sommit in
altezze differenti, dato che la massa d'aria "sceglie a sua volont",
fra i numerosi impulsi che agiscono dal basso, solamente un certo numero di essi, selezionando cio gli impulsi stessi e reagendo instabilmente soltanto alle perturbazioni pi potenti, le quali si producono
soprattutto lungo i rilievi montani.
Il Cumulonimbus. - una potente nube convettiva formata da ingenti ammassi nuvolosi, costituiti da filari di cumuli d'ingente svilup-

Fig. 64

po verticale, simili a torri o a montagne, i quali assumono talora nella loro parte superiore la forma di una immensa incudine e rivelano
in ogni caso una struttura fibrosa (Fig. 63). La base presenta spesso
delle cortine dense e oscure che li fa assomigliare ai nembostrati e, talora appaiono anche quelle appendici caratteristiche, cui si d il nome di "virga" e di "mammatus". Quando la base di cumulonembi
connessa con nubi molto basse, dai bordi frastagliati e dall'aspetto
cupo, si scaricano sulla terra rovesci di pioggia o di neve o di grandine: sono le nubi caratteristiche dei temporali. (Fig. 64).
139

Il cumulonimbus una nube di molto interesse per il volo a vela e


la prova data dal fatto che, dentro di essa, ardimentosi volovelisti
di vari paesi trovarono forze cos vigorose da portarli su, fino ai limiti estremi della troposfera. Di esso dovremo parlare con alquanta larghezza pi innanzi, quando entreremo in discorso sulle formazioni
temporalesche. Qui ci limiteremo a descriverne l'aspetto esteriore,
spesso per varie cause mutevole, e ad elencarne le specie pi degne di
nota. Riteniamo necessario che il volovelista impari a riconoscere
con sicurezza questo tipo di nube, senza confonderlo con altri ad esso
simili, per evitare d'incorrere in pericoli.
Ad esempio, talora, l'aspetto esteriore del cumulonimbus pu farlo confondere con un comune cumulo fortemente sviluppato, ossia
con un cumulus congestus. L'errore sar evitato guardando non solo
l'aspetto cumuliforme della nube, ma anche e soprattutto al fatto se
presenti, o no, nelle parti cirrose della sua cima quella struttura fibrosa, che gli particolare. Cos non sar possibile la confusione,
quando si vedr la parte superiore della nube distendersi a guisa di incudine, assumendo quel caratteristico aspetto, che la terminologia
meteorologica indica col nome di "incus". Ovviamente, meno facile pronunziarsi con sicurezza quando la nube ricopra gran parte del
cielo, cos che non se ne poss_a esaminare la parte superiore, e quando
sia anche mancata la possibilit di osservarne la formazione e di stabilirne, mediante tale osservazione, la natura vera. Della nube,
quand' molto estesa, non vediamo che la base, la quale pu assumere l'aspetto di nembo.strato, accompagnato talvolta da fractostrati o
da fractocumuli. Ebbene, anche in tali casi possibile avere criteri sicuri per distinguere il cumulo nembo da altri tipi simili di nube. Tali
sono: la presenza di quelle appariscenti appendici, cui si d il nome di
"virga", la struttura a mammelle della superficie inferiore, le precipitazioni con carattere di rovescio. Qualche volta si nota anche nel
cumulonembo, quel "pileus" che incorona cc n pi frequenza i cumuli.
I meteorologi attribuiscono al cumulonembo il pittoresco appellativo di "fucina delle nubi"; si debbono in gran parte ad esso, infatti,
le nubi che si formano nella zona atmosferica che sta dietro le perturbazioni, banchi di altocumuli o di stratocumuli, originati dalla di140

stensione delle parti cumuliformi, e cirri densi, prodotti dalla distensione delle parti alte della nube e dalla dissoluzione delle parti inferiori.
A volte, il complesso delle nubi temporalesche associate con i cumulonembi ha l'aspetto di un fronte notevolmente esteso, che presenta un rigonfiamento a forma di arco, dal colore oscuro e dai contorni sfrangiati, costituito da fractocumuli e fractostrati. L'arco che

Fig. o5

circonda una certa zona della massa nuvolosa quel particolare


caratteristico, che i meteorologi indicano col termine di "arcus".
(Fig. 65).

Tra le specie degne di menzione del cumulonembo si ha:


a) il "cumulonimbus ca/vus", cos denominato perch la sua cima,
per il ghiacciarsi delle stille che lo compongono, va gradatamente
perdendo la sua rotondit colma e ben definita, appiattendosi come

141

la testa di un calvo. Non vi si notano tuttavia parti cirrose. Presenta


"virga" appariscenti ed accompagnato da precipitazioni col carattere di rovescio. Le compatte protuberanze del cumulo classico, col
loro caratteristico aspetto di cavolfiore, si sfaldano, svaniscono, si
confondono e non lasciano apparire sulla massa bianca che delle strie
or pi or meno verticali.
b) il ..cumu(onimbus capil/atus", cos denominato perch presenta
parti cirriformi ben distinte, che possono far pensare a chiomate appendici. Talvolta assume anche la forma di incudine.
Molto ci resta ancora da dire intorno al cumulonembo: come abbiamo promesso, ci riserviamo di farlo pi innanzi quando verremo a
trattare dei fenomeni temporaleschi.

142

CAPITOLO DECIMO

LE MODERNE TEORIE DEL PROCESSO TERMOCONVETIIVO


E SULLO SVILUPPO VERTICALE DELLE NUBI CUMULIFORMI

Da quarant'anni, l'urgenza dell'indagine aerologica, con i suoi diagrammi termodinamici dei quali spesso non si trova una valida applicazione pratica, ha indotto gli studiosi all'appassionata ricerca di una teoria soddisfacente e completa capace di spiegare validamente l'origine e lo
sviluppo di quelle imponenti formazioni cumuliformi la cui degenerazione temporalesca spesso causa di violente ed imprevedibili manifestazioni atmosferiche.
Dal continuo accumulo di osservazioni, studi e ricerche, sono scaturite diverse teorie sul processo termoconvettivo, le quali, dalla forma primitiva e semplicistica degli anni 30, sono passate alla complessit dei
modelli pi recenti .
.II metodo che abbiamo fin qui adottato il modello pi semplice e di
pi immediata applicazione ai sondaggi termodinamici dell'atmosfera,
allo scopo di stabilire gli indispensabili parametri delle correnti termiche
(stabilit e instabilit, quota di blocco delle correnti ascendenti termiche,
temperatura necessaria per eliminare un'inversione o per labilizzare uno
strato stabile, ecc.), nonch allo scopo di precisare i parametri dei cumuli (altezza della base di condensazione, sviluppo verticale delle formazioni cumuliformi) che l'attivit termoconvettiva pu originare.
A tale metodo, nel 1930 il noto meteorologo americano Refsdal ha
dato il nome di "metodo particellare" ("Parcel method"), ~he, come
abbiamo detto, il metodo pi semplice per affrontare il problema del
moto verticale di una particella d'aria secca o satura. Esso comporta le
seguenti due ipotesi: 1 la particella non si mescola con l'aria ambientale
esterna e conserva la sua identit; 2 non si considerano i moti discendenti che si generano nell'ambiente esterno quando la particella sale.
Nella realt queste due ipotesi non sono completamente giustificabili e
sono da considerarsi come prima approssimazione.
Nel 1938-39 Bjerknes e Petterssen perfezionarono il metodo particel143

lare introducendo oltre al moto adiabatico di una massa satura ascendente, quello pure adiabatico di una massa secca discendente. Tale metodo interessa particolarmente il calcolo dello sviluppo delle nubi convettive e venne denominato "metodo laminare" o "metodo dello
strato" ("Slice method"). Esso si differenzia dal metodo particellare
perch tiene conto dei moti verticali discendenti di compenso, che si riscontrano nell'aria in cui si sviluppa la nube cumuliforme. In linea generale esso viene applicato anche all'ambiente in cui si sviluppano moti
verticali ascendenti prima della saturazione.
Il concetto fondamentale che ad un cilindro di aria ascendente deve
corrispondere una uguale massa di aria discendente; che tutti i movimenti siano adiabatici; che i moti orizzontali non disturbino quelli verticali ed infine che, almeno nella prima fase, la densit dell'aria sia solo
funzione della pressione atmosferica.
Per completare quanto abbiamo detto sul metodo laminare, sarebbe ora interessante dimostrare come si modificano le condizioni di
equilibrio di uno strato d'aria, tenendo conto delle correnti discendenti di compenso. Il carattere divulgativo che per ci siamo imposto
di seguire fin dalle prime pagine di quest'opera non ce lo acconsente.
Tiriamo quindi una conclusione pratica da quanto abbiam detto fin
qui sui metodi particellare e laminare e diciamo che, ad esempio, il
calcolo della quota raggiungibile dalla sommit delle nubi convettive
secondo le due teorie, pu dare risultati notevolmente differenti. Vediamo pertanto come si regola il previsore per conseguire dati i pi
precisi possibile, ed esaminiamo a tal fine il caso illustrato nel diagramma termodinamico riportato nella Fig. 66.
A B C D E la curva di stato;
F e G sono curve adiabatiche sature;
H una curva adiabatica secca;
I la isoigrometrica o linea dell'umidit specifica;
B la base di condensazione dei cumuli;
C il punto in cui la curva di stato risulta tangente all'adiabatica
satura, che indica la sommit media dei cumuli secondo il metodo laminare;
D indica la sommit media dei cumuli secondo il metodo statistico;
E il punto in cui la curva di stato interseca l'adiabatica satura,
144

he indica anche ia sommit media dei cumuli secondo il metodo particellare.


facile capire che C il punto dal quale l'aria comincia a diventare assolutamente stabile. Tenendo pertanto conto degli effetti dei
mvii verticali discendenti di compenso - che esaltano la stabilit - il
tratto CE nettamente sfavorevole allo sviluppo della nube.
_Il punto C, ai~a base di questo strato stabile, pu quindi essere considerato come la sommit media delle nubi convettive secondo il metodo laminare.
Abbiam visto che il punto E, indicante la sommit media delle nubi cumuliformi secondo il metodo particellare, si trova a quota notevolmente pi alta rispetto al punto C.
Come ci si deve allora regolare?
Il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare _Italiana, in base ai controlli effettuati in forma statistica, ha stabilito che i propri
previsori valutino la sommit media delle nubi convettive mediante il
punto D (sommit statistica), il quale nel diagramma termodinamico
si trova 25 mb pi in alto del punto C, cio della sommit media calcolata secondo il metodo laminare.

Fig. 66

145

Nel precedente capitolo abbiamo accennato al fatto che spesso il


contenuto di vapore acqueo nell'ambiente esterno delle nubi conveltive ha maggiore influenza nel loro sviluppo che non lo stesso gra-t
diente termico verticale. Questo principio stato esposto da Austin e
Fleischer nel 1948. Secondo la loro teoria convalidata da misure e
controlli di ci che avviene nella realt, un cumulo che si sviluppa
verticalmente agisce nella atmosfera come un piccolo "getto" che determina un mescolamento di aria ambientale con l'elemento nube.
Questo processo chiamato "entrainment" (trascinamento o penetrazione) e la sua entit dipende dall'intensit della turbolenza che
esiste sia dentro la nube sia in prossimit di essa. L'entrainment avverrebbe in seguito al continuo trascinamento di aria ambientale ad
opera dei vortici perimetrali che si formano nella superficie di discontinuit esistente tra le correnti ascendenti nell'interno della nube e le
correnti discendenti di compenso che si formano attorno ad essa.
L'aria che pe.netra dentro le nubi cumuliformi a temperatura minore e non satura. Essa, pertanto si riscalda e diviene satura a spese
delle nubi. Ne risulta che il trascinamento dell'aria esterna nell'interno delle nubi, determina una diminuzione dell'intensit delle correnti
ascendenti. Tuttavia l;incremento di massa della nube con umidit
relativa ambiente non inferiore al 600Jo notevolissimo. _Infatti, nei
primi 2 o 3.000 metri del suo sviluppo la massa della nube pu raddoppiarsi o addirittura triplicarsi, e questo arricchimento proviene
dall'aria ambientale e non dalle correnti ascendenti provenienti dal
basso.
L'entrainment pertanto ormai considerato un meccanismo indispensabile per lo sviluppo delle nubi cumuliformi. L'esperienza dimostra infatti che anche con notevole instabilit atmosferica ed in
aria secca, i cumuli non si formano, anche se i diagrammi termodinamici e la teoria particellare fanno prevedere nubi cumuliformi a grande sviluppo verticale. Questo molto importante per la previsione dei
temporali, i quali, si formano quasi sempre quando nei diagrammi
termodinamici l'area di instabilit convettiva si presenta relativamente piccola e sotto forma di una striscia lunga e sottile, con umidit relativa media ambientale attorno al 70%.
Secondo la teoria delle termiche o delle bolle ("Bubble theory pe146

netrative convection") dei noti meteorologi inglesi Ludlan e Scorer teoria alla quale abbiamo fugacemente accennato nel capitolo sesto nell'interno dei cumuli "le termiche sono protette da un consistente
mescolamento in seno alla nube, ma sono soggette a rapida diluizione ed evaporazione quando emergono vicino al livello sommit".
Successivamente Scorer introdusse il concetto della "scia" che, come abbiamo acennato nel citato capitolo, " un miscuglio, della bolla originaria e dell'aria attraverso la quale essa si sollevata".
Orbene, Ludlan e Scorer, studiando la struttura e la dinamica dei
cumuli mediante riprese cinematografiche al rallentatore, hanno rilevato che nella parte superiore della nube si formano delle singole torri, le quali si sviluppano per un certo periodo di tempo, poi si arrestano ed indi si dissolvono. Successivamente si formano nuove torri al
posto di quelle precedenti e cosi via. Nella fase di dissolvimento delle
torri, parte della massa nuvolosa passa nell'aria ambientale, con un
processo che l'opposto di quello dell'entrainment e che viene denominato "detrainment".

Fig. 67

Ludlan e Scorer, nella esposizione della loro teoria chiamano queste torri "bulbi", il cui ciclo vitale viene cos descritto dagli autori.
"A causa delle variazioni orizzontali della d~nsit che si riscontrano nell'interno di un cumulo, una porzione di esso si solleva e cresce
come un "bulbo" avente la sommit sferica. Nel suo rapido sviluppo
di bulbo solleva l'aria secca che gli sta sopra, la quale si raffredda
adiabaticamente ed appesantendosi incomincia a scorrere in gi lungo la superficie del bulbo stesso.
147

Questo scorrimento in basso dell'aria esterna determina l'erosione


della superficie dei bulbo e produce alla sua base un risucchio turbolento, il quale costituito da un miscuglio di nube e di aria esterna
("detrainment").
Il bulbo pu anche essere tagliato fuori da questo risucchio (Fig.
67) e venire in tal modo completamente alterato. Si ha cos una diffusione verso l'alto della massa della nube ed un arricchimento di vapore acqueo nell'aria sovrastante la nube stessa, il cui sviluppo sar favorito dalla maggiore umidit dell'aria ambientale. Il ciclo di svilup-

a)

Fig. 68

po e di dissolvimento di un bulbo prepara quindi una strada pi favorevole per lo sviluppo di un successivo bulbo, il quale pu penetrare
pi in alto del primo. _In tal modo l'intera massa nuvolosa si sviluppa
verso l'alto, mediante successivi bulbi, ognuno dei quali altera lo spazio sovrastante, in modo da facilitare l'ascesa del bulbo successivo".
Le osservazioni dirette, effettuate fino ad 6ggi da piloti e meteorologi per verificare le conseguenze della teoria che abbiamo illustrato,
sono risultate positive e ne hanno pienamente confermato la validit.
Del resto una verifica sperimentale qualitativa della teoria di Ludlan
148

')

e
Fig. 69

149

e Scorer si pu effettuare facilmente anche senza ricorrere alle riprese


cinematografiche al rallentatore, osservando le nubi cumuliformi che
si formano in strati dove il vento varia rapidamente d'intensit col
progredire della quota.
Infatti, quando la velocit del vento cresce con l'altezza, la nube,
nella zona del "risucchio" alla base del "bulbo", viene trascinata
sottovento (Fig. 68 a). Ne consegue che in tali condizioni i cumuli si
sviluppano maggiormente nella zona sottovento, dove l'aria sovrastante, in seguito al trascinamento del bulbo, si arricchisce maggiormente di umidit.
Nel caso che l'intensit del vento decresca invece con l'altezza, la
nube si sviluppa allora maggiormente sul Iato sopravvento, poich in
tal caso l'aria si arricchisce maggiormente di umidit nella zona sovrastante il bulbo genitore, grazie al processo formativo dei bulbi
stessi (Fig. 68 b).
Quando in tutto Io spessore dello strato convettivo non c' vento,
le termiche sono relativamente larghe e pi persistenti di quando soffia vento. Va rilevato per che con calma di vento le termiche si for
mano meno frequentemente e che per Io pi sono organizzate in bolle, ubicate nei luoghi dove la superficie del suolo si scalda pi rapidamente. Con venti inferiori a 10 nodi invece, l'attivit termoconvettiva favorita e le ascendenze sono relativamente larghe e ben ripartite.
Le termiche che si elevano in strati dove il vento varia rapidamente
d'intensit con il progredire della quota, subiscono una deformazione che dipende dalla potenza ascensionale delle termiche stesse e dal
grado dello shear verticale. Le ascendenze larghe e potenti riescono a
penetrare negli strati di forte vento orizzontale senza subire notevoli
accelerazioni laterali. _In tal caso, infatti, l'aria viene deviata sopra ed
attorno alle ascendenze (Fig. 69 A) dando luogo a quelle ondulazioni
che si formano sopra i cumuli e che, come vedremo pi avanti, prendono il nome di "onde di cumulo".
Quando termiche deboli o strette penetrano in strati dove Io shear
verticale notevole, il vento disturba l'attivit termoconvettiva ed i
"cumulus turritus", tipici di queste condizioni, finiscono col cadere
e dissolversi (Fig. 69 B).
In assenza di shear verticale in quota, le termiche si sviluppano
150

normalmente, anche se la turbolenza termodinamica in superficie


notevole (Fig. 69 C).
Con l'esposizione delle moderne teorie del processo termoconvettivo e sullo sviluppo verticale delle nubi cumuliformi, riteniamo di
aver completato l'argomento di questo capitolo, anche se non abbiam fatto cenno a quelle teorie piu recenti basate su calcoli numerici. I quali, pur avendo portato a soluzioni molto soddisfacenti, non
possono tuttavia venire utilizzati nelle analisi giornaliere dei sondaggi
termodinamici dell'atmosfera, perch la loro laboriosit tale darichiedere l'impiego di calcolatrici elettroniche. quindi ovvio che la
necessit di semplificare tali calcoli rende inevitabile l'adozione degli
schemi teorici pi semplici ai quali anche noi siamo ricorsi.

151

CAPITOLO UNDICESIMO

LA TEORIA SULLA COSTITUZIONE


CELLULARE DELLA TERMOCONVEZIONE

A questo punto del nostro studio ci sembra opportuno soffermarci


un poco per illustrare una teoria moderna, accettata da molti studiosi, secondo la quale, come gi di sfuggita accennammo, la circolazione termoconvettiva, associata alla formazione di nubi cumuliformi,
non si svolge a caso, ma in maniera organica, cio secondo forme ben
definite e con una ben determinata connessione con le condizioni meteorologiche del momento.
Ebbene secondo questa teoria, la cosiddetta convezione "in cilindro", che d origine al cumulo, sarebbe costituita da cellule prismatiche, con dimensioni pressoch uguali e, in regime di vento moderato,
con basi esagonali quasi regolari. _Il fenomeno avrebbe inizio con un
ascendenza d'aria in vari punti dell'atmosfera, seguita da una discendenza nelle vicinanze. Questo complesso sarebbe formato da elementi arrotondati, indipendenti l'uno dall'altro, e separati da interstizi
suscettibili di restringersi o di allargarsi a seconda dell'andamento del
fenomeno. Di mano in mano che l'irradiazione terrestre aumenta i
punti di elevazione si avvicinano sempre pi e finiscono col formare
un reticolo poligonale con cilindri ascendenti ai vertici e cilindri discendenti al centro delle cellule, che risultano da questo momento costituite (Fig. 70). _Il Bnard, che fu il primo a rilevare l'analogia tra la
struttura cellulare dei liquidi instabili e l'organizzazione dei movimenti termoconvettivi dell'atmosfera, ha dato a questa organizzazione il nome di vortici cellulari.
Quando le correnti ascendenti danno luogo alla condensazione del
vapore acqueo contenuto nelle masse d'aria che le compongono, ogni
cilindro ascendente d luogo alla formazione di un cumulo e cos accade che si osservano talora nel cielo vasti scacchieri di nubi cumuliformi, che mettono appunto in evidenza l'organizzazione cellulare
della circolazione termoconvettiva.
153

Se, anzi che aversi il riscaldamento dello strato inferiore per effetto
della irradiazione terrestre, si avesse il raffreddamento dell'atmosfera negli strati superiori per l'arrivo di masse di aria fredda, l'instabilit atmosferica necessaria per lo sviluppo delle correnti verticali pu
aversi ugualmente, ma i moti convettivi hanno inizio dall'alto, con
correnti discendenti ai vertici degli esagoni e correnti ascendenti al
centro. Questo secondo tipo di organizzazione cellulare dei movimenti verticali in quota, cui
corrisponde spesso la formazione di altocumuli, molto
pi regolare di quello che ha
luogo con ascendenze in partenza dal suolo.
Chi scrive ebbe modo, varie
volte, in Argentina, di osservare i fenomeni su descritti in
diversi casi di circolazione termoconvettiva associata alla
formazione di cumuli di bel
tempo. Rammenta, tra l'altro, d'aver osservato, tra le
9,30 e le 11,30 di un mite mattino .di ottobre, sull'ampia
prateria che si estende tra il
fiume Gualeguay e il fiume
Uruguay, mentre era in volo
su un aeroplano, il formarsi
Fig. 70
nel cielo, perfettamente
sgombro di nubi, di primi cumuli isolati all'altezza di circa 700 metri.
Di mano in mano che il volo proseguiva pot notare come la base di
condensazione delle nubi andasse elevandosi e come il cielo si andasse sempre pi popolando di cumuli modesti di proporzioni. Verso le
11 le nubi risultarono distribuite in modo che, riguardandole come
vertici di poligoni adiacenti e immaginando di congiungerle con opportuni segmenti di linea retta, avrebbero costituito una serie di esagoni, disposti come appare nella figura 71. Tale distribuzione che ap154

pariva perfettamente aderente alla teoria suaccennata circa la natura


della circolazione termoconvettiva, si mantenne evidente fino alle
11,30 circa. Da quell'ora avendo il vento assunto maggiore forza, la
disposizione dei cumuli cominci ad apparire piuttosto disordinata.
Il dissolvimento di qualcuno di essi e l'unione di altri ne fece apparire

la distribuzione ancor pi
confusa, tanto che sul mezzogiorno l'organizzazione cellulare non era pi riconoscibile.
\;:;/

Secondo le osservazioni
fatte da chi scrive nelle pianure argentine, un vento mode<E5
" ...(?)..
\. -rato in superficie, che rimeFig. 71
scoli lo strato limite termico e ne uguagli le temperature, favorevole alla buona distribuzione delle correnti ascendenti ed
alla formazione di cellule convettive regolari; con vento nullo, invece, il diverso grado di riscaldamento delle varie zone del suolo d luogo alla formazione di bolle termiche isolate e non permette la regolare distribuzione in piano dei movimenti verticali, i quali, pertanto,
non riescono ad organizzarsi in cellule termoconvettive.
Secondo il dott. Avsec (che in questo campo ha condotto molte osservazioni, effettuando inoltre una serie di interessantissime esperienze nel Laboratorio di Meccanica dei Fluidi di Parigi) quando l'organizzazione delle cellule termoconvettive perfetta, possibile calcolare le distanze medie tra le correnti ascendenti, in funzione del loro sviluppo in altezza. La figura 72 riporta appunto un grafico che,
applicando i risultati ottenuti dal dott. Avsec, d un'idea delle distanze medie che si possono incontrare tra una termica e l'altra, in
funzione, come abbiamo detto, del loro sviluppo in altezza. Ripetiamo che tali indicazioni si applicano ad organizzazioni cellulari perfette e che pertanto devono essere usate dai volovelisti con qualche precauzione, soprattutto nelle zone montuose.
La teoria, che veniamo sommariamente esponendo, ritiene che la
formazione dei vortici cellulari possa avvenire soltanto con vento
moderato. Con vento di velocit superiore ai sei metri per secondo, le

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155

cellule si .deformerebbero, allungandosi sempre pi, di mano in mano


che il vento aumenta (Fig. 73). A tredici metri per secondo, in luogo
delle cellule si avrebbero dei rulli paralleli alle linee di corrente, ai
quali si d il nome di "vortici in banda".
Quando si dtermina tale fenomeno, si ha spesso come conseguenza la formazione di strade di nubi, di grande interesse per il volo a vela, essendo accompagnate da vivaci movimenti verticali organizzati
in bande parallele alla direzione del vento. Questo fenomeno fu osservato la prima volta nel 1920, durante studi sul volo degli uccelli ve-

1:

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10 11 12 . .

Fig. 72

leggiatori, dall'~drac, che lo riprodusse poi sperimentalmente, arrivando a concludere che proprio ad esso si deve la formazione delle
strade di cumuli.
Lo scrivente pot pi volte, in Argentina, osservare il fenomeno e
notare che si produceva con maggior frequenza nella zona posteriore
delle superfici frontali fredde; e l'asso italiano Adriano Mantelli pot
valersene il 28 ottobre 1950, per stabilire il primato italiano di distanza con un volo di 440 Km. da Merlo a La Paz.
Secondo I' Avsec, la trasformazione dei vortici cellulari in bande
allineate parallelamente alla direzione del vento avverrebbe sotto influenza addizionale di una corrente orizzontale. La figura 74 rappre156

senta il meccanismo del fenomeno ed indica l'andamento delle linee


di corrente di questo flusso orizzontale che vincolerebbe le varie file
di cumuli. Un collegamento del genere conosciuto nell'organizzazione cellulare, dove si effettua attraverso gli strati d'inversione, naturalmente quando le cupole dei cumuli riescono a penetrare negli
strati stessi.

VENfO

Fig. 73

Tornando ad esaminare la figura 74 rileviamo che lungo la retta


ideale determinata dai punti di convergenza delle singole linee di corrente, si trova la parte ascendente dei vortici, mentre lungo la linea di
divergenza si trova la parte discendente.
La distanza fra due strade di nubi cumuliformi adiacenti approssimativamente uguale a tre volte l'altezza dell'inversione termica.
La figura 75 sempre secondo il dott. Avsec, rappresenta un caso di
cumuli allineati, dove la corrente orizzontale assumerebbe un andamento elicoidale ..Il prof. Georgii ha constatato che simultaneamente
varie linee di nubi parallele si formano e si dissolvono, indipendentemente dall'influenza termica del suolo. Tale fatto induce ad attribuire tali fenomeni a cause dinamiche e rende assai probabile l'ipotesi
del prof. Georgii che la formazione dei grandi rulli d'aria, a cui si deve il prodursi delle strade di cumuli, sia il risultato del dissolvimento
di altre serie di nubi vicine, la cui maggiore o minore distanza da
quello sarebbe in relazione con la maggiore o minore altezza dello
strato d'aria instabile.
Alle nostre latitudini si formano belle strade di nubi quando grandi
masse d'aria provenienti dai tropici giungono sui continenti attraverso lunghi percorsi marini. Questo fenomeno ha grande importanza
157

per il volo veleggiato di distanza, perch quando si produce si trovano nell'aria vivaci ascendenze termiche, che uniscono una forte velocit di salita con una forte velocit orizzontale. In tali felici circostanze il pilota non pi costretto a tessere spirali su spirali per guadagnare quota e planare poi nel passaggio da una ascendenza all'altra; i
lunghi nastri d'aria ascendente, caratteristici di queste speciali condizioni atmosferiche, gli permettono l'effettuazione di lunghi voli ve-

Fig. 74

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SEZIONE VERTICALE

leggiati rettilinei sotto le strade di cumuli che invadono il cielo (Figg.


76 e 77).
I volovelisti tedeschi denominarono "termico" questo vento costituito da masse d'aria molto instabili, che si spostano a grande velocit dando origine alla formazione di enormi rulli d'aria, i quali si dispongono (come gi si detto) parallelamente alle linee di corrente e
ruotano attorno al loro asse longitudinale, nel senso indicato dalla figura 74.

158

importante rilevare che condizioni necessarie perch il fenomeno


si produca, sono non solo l'esistenza di una massa d'aria umida instabile in movimento orizzontale, ma anche che la distribuzione verticale dell'umidit nella massa stessa sia uniforme o vada leggermente diminuendo con l'altezza. necessario inoltre, che tali masse tropicali o subtropicali, umidificate e raffreddate durante il
loro percorso sulla superficie
I
del
mare, siano limitate in
I
I
quota da strati d'aria in subsiI
denza; cio, in altre parole,
che esista in altezza una inversione termica prodotta
dall'abbassamento di strati
superiori e dal loro conseguente riscaldamento per
compressione adiabatica.
Fotografie prese dai satelliti meteorologici, mostrano
chiaramente che le linee di nubi cumuliformi sono pi frequenti di quanto un tempo si
credesse. Nelle grandi pianure
dell'Europa centrale, delle
Fig. 75
due Americhe e dell' Australia, le strade di nubi cumuliformi sono abbastanza frequenti durante
la stagione calda. Esse si formano generalmente in situazioni postfrontali fredde e precisamente nelle zone dove il vento al suolo spira
con maggiore intensit, mantenendo quasi la stessa direzione del
flusso a grandi altezze. Tali zone sono comprese tra la bassa e l'alta
pressione che accompagnano il fronte freddo in movimento. La figura 78, che riportiamo dall'opera dell'OST.IV "FORECASTERS MANUAL FOR SOAR.ING FL.IGHT", illustra una di queste tipiche situazioni nell'emisfero Nord. Le isobare in superficie sono a tratto
pieno, le isoipse a 300 mb (9.000 m) sono punteggiate. Queste ultime
curve rivelano la presenza di una saccatura in quota. Le strade di nu-

'

159

Fig. 76

Fig. 77
160

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Fig. 78

bi cumuliformi, si formano l dove il vento al suolo ha quasi la stessa


direzione di quello che spira a 9.000 m, cio nella zona dove le isobare in superficie sono parallele alle isoipse di 300 mb. Nelle regioni dominate dall'alta pressione, l'attivit termoconvettiva visualizzata
da cumulus humilis sparsi, mentre; dove il cielo sereno, l'azione
della subsidenza anticiclonica permette soltanto lo sviluppo di termiche pure.
Spesso anche le montagne isolate provocano la formazione di lunghe strade di nubi cumuliformi, associate al vortice in banda, generato da un picco roccioso, (Fig. 79).
B fenomeno si produce quando la corrente aerea che investe il Cervino termicamente instabile, inoltre risulta, limitata superiormente
da una inversione termica.
Sul mare pu aversi un fenomeno analogo a quello che avviene sui
continenti: in speciali condizioni termiche, si formano lunghe strisce
d'aria ascendente cui si da il nome di "termiche marittime". Tuttavia
le condizioni meteorologiche che determinano tali ascendenze sul
161

mare, sono diverse da quelle che determinano l'analogo fenomeno


sulla terra. Esse possono prodursi su qualsiasi punto del mare, quando accada che la temperatura dell'acqua sia superiore a quella
dell'aria sovrastante ..In tali casi, come facilmente s'intende, la massa
atmosferica inferiore, a contatto con la superficie dell'acqua, si riscalda; il riscaldamento, a sua volta provoca la formazione di uno
strato di equilibrio instabile per l'aumentato valore del gradiente termico verticale; e, quando cominciano i movimenti convettivi, si han-

Fig. 79

no le condizioni propizie alla formazione di strade di nubi di eccezionale lunghezza. Sui mari tropicali, nella zona corsa dai venti alisei,
tale fenomeno abbastanza frequente. Queste correnti termiche marine sono tuttora oggetto di studio da parte degli aerologi, che non
hanno ancora detto sul loro conto l'ultima parola: ad ogni modo,
pu ritenersi fin d'ora per certo che esse, in un domani non lontano
potranno aprire agli alianti le fascinose vie dei mari.
Veniamo ora a parlare di un altro tipo di ascendenza, ossia della
cosiddetta "termica d'altezza".
Abbiamo gi detto che, non solo il riscaldamento dello strato atmosferico inferiore pu determinare la condizione di equilibrio instabile nelle masse d'aria e dare origine a moti ascendenti, ma anche il
fenomeno opposto, ossia il raffreddamento delle cappe atmosferiche
162

superiori. Il raffreddamento dall'alto di una stratificazione atmosferica pu essere prodotto dalle seguenti cause:
1) per irradiazione allo spazio delle cappe superiori;

2) per precipitazione di acqua, neve o ghiaccio, e loro evaporazione durante la caduta;


3) per arrivo di aria fredda in quota sulla massa calda sottostante.
La labilizzazione termica di uno strato superiore oltre che col raffreddamento dall'alto, si pu produrre per irradiazione allo spazio di
una cappa intermedia, e cio:
a) per irradiazione di uno strato d'aria umida o di banchi di nubi
verso cappe superiori pi secche e pi fredde;
b) per rimescolamento di due strati d'aria adiacenti nella cappa
agitata dalla turbolenza e dall'attrito, oppure da movimenti ondulatori di gravit.
Orbene le correnti termiche che si formano in tali condizioni si sogliono chiamare "termiche d'altezza" proprio perch esse si producono a quote considerevoli. Sono indipendenti dalle condizioni meteorologiche che si hanno presso il suolo e, particolarmente, dalla radiazione solare diurna e dalla stagione, sicch possibile trovarle,
non solo durante le ore notturne ma anche d'inverno.
Una caratteristica termica d'altezza, sconosciuta in Europa,
quella che fu osservata per la prima volta dal professor Georgii in Argentina. una termica intensa ed estesa, che ha la sua base intorno ai
3.000 metri d'altezza e si sviluppa fino a 6.000 metri in una corrente
superiore calda ed umida di direzione NW. Anch'essa si produce indipendentemente dal riscaldamento della superficie terrestre, e ne
prova il fatto che, quando il professor Georgii la not e la studi, sul
suolo riposava una massa d'aria secca e pi fredda e il cielo era libero
di nubi.
Per tirare una conclusione pratica di quanto abbiamo detto sulle
correnti termiche d'altezza, diremo che l'esercizio del volo termico
non pu essere circoscritto a priori entro invalicabili confini di tempo
e di spazio, come in passato si presunse di fare: crediamo che, anche
in questo campo, sia.ancora presto per tracciare dei confini.
Concluderemo questo capitolo con un cenno a quelle caratteristi163

che correnti termiche che hanno per il volo a vela un notevole interesse e che i volovelisti tedeschi hanno denominato "termiche vespertine". Nelle prime ore della sera, che seguono ad una calda giornata
estiva, si notano spesso, oltre i 1000 metri d'altezza, estese e tranquille correnti ascendenti che arrivano a quote notevoli. Si tratta delle cosiddette "termiche vespertine", le quali, nonostante le condizioni di
equilibrio stabile costituitosi nelle stratificazioni atmosferiche inferiori dopo il tramonto del sole, si sviluppano e prendono notevole
forza negli strati superiori, dove, al ~ontrario, l'instabilit va sempre
pi crescendo. Ora facile capire che, per la rottura di tale equilibrio
labile, necessario l'intervento di una causa determinante esterna,
che provochi la formazione dei movimenti verticali. Orbene, quando
il tramonto del sole causa l'inversione delle condizioni termiche, sulla
superficie terrestre, i boschi e i terreni umidi, cominciano ad irradiare
nella atmosfera il calore assorbito durant il giorno. Si formano allora le cosiddette "termiche di restituzione" le quali, pur non permettendo per la loro scarsa velocit ascensionale, il veleggiamento negli
strati inferiori, tuttavia, quando arrivano negli strati superiori instabili, riescono a prendere notevole forza e a dar luogo a quegli intensi
inoti verticali, che costituiscono, appunto, le termiche vespertine di
restituzione.

164

CAPITOLO DODICESIMO

IL VOLO TERMICO ED IL PRONOSTICO VOLOVELISTICO

Come abbiamo avuto modo di constatare nel corso del nostro studio, per i calcoli aerologici di interesse volovelistico l'impiego del diagramma termodinamico od anche del semplice diagramma "temperatura altezza", sono di grandissima utilit e, con un po' di pratica,
di facile maneggio.
~ dati necessari per il tracciato di questi diagrammi si ottengono facilmente mediante il sondaggio aerologico con apparecchio a motore.
Gli strumenti indispensabili sono un barometro olosterico, un altimetro ed uno psicrometro da montante (termometro secco ed umido)
(Fig. 80). L'osservatore effettua la prima lettura dei termometri al
momento del decollo, registrando, nello stesso tempo, la pressione
atmosferica in mb regnante al suolo; se il sondaggio serve per tracciare un semplice diagramma temperatura-altezza su carta millimetrata,
si effettua la lettura dei termometri ogni duecento metri di quota; se
invece si intende tracciare un diagramma termodinamico vero e proprio, conviene effettuare le letture ogni venti millibar, limitandosi a
registrare saltuariamente le altezze nei punti caratteristici (livello delle inversioni termiche, cappe con gradienti diversi, ecc.).
La velocit verticale di salita dell'apparecchio durante il sondaggio
non deve eccedere i due metri per secondo. Se nella zona esistono
montagne, l'apparecchio non deve avvicinarsi molto ad esse, per evitare che la temperatura dell'aria sia influenzata dalla irradiazione dei
pendii; il sondaggio deve insomma effettuarsi nella libera atmosfera.
Se durante la salita si incontrano correnti ascendenti o discendenti bisogna nel limite del possibile cercare di evitarle, perch i movimenti
verticali dell'aria fanno registrare gradienti termici non conformi alle
condizioni reali dell'atmosfera, i quali traggono poi in inganno i volovelisti non bene esperti ancora di meteorologia, inducendoli a credere all'esistenza di inversioni che non esistono affatto. Ad ogni modo, questi inconvenienti si possono evitare effettuando il sondaggio
165

nelle prime ore del mattino, cio prima che abbia inizio l'attivit termoconvettiva.
Quando i sondaggi devono servire a voli veleggiati aventi un ambito locale, non c' bisogno di raggiungere grandi altezze. Ad esempio, se si incontra una forte inversione termica tra i 1200 ed i 1500
metri di quota, e si stima che in quel determinato giorno la temperatura in superficie non potr raggiungere il valore necessario per arrivare a distruggerla, il sondaggio pu essere interrotto all'altezza di
1600 metri.
Ad ogni modo la quota massima che si deve raggiungere, durante

Fig. 80

166

l'estate in questi sondaggi locali, quella dello zero termico (30004000 metri).
necessario effettuare la lettura del. termometro secco ed umido
con molto scrupolo, poich i calcoli dell'umidit relativa che si effettuano sulla scorta di dati raccolti da osservatori poco attenti sono erronei e possono trarre in inganno il pronosticatore. Quando, ad
esempio, nel sondaggio preconvettivo, si registra sotto una superficie
di inversione termica, una forte umidit relativa, il pronosticatore
indotto a prevedere la formazione di una cappa di stratocumuli, non
appena inizieranno i movimenti convettivi. necessario quindi che le
indicazioni della umidit di cui si va prendendo nota nel corso del
sondaggio, siano quanto pi possibile esatte.
A questo punto del nostro studio probabile che qualche volovelista, ancor poco esperto dei segreti del volo e ancora meno delle leggi
della meteorologia, ci ponga la seguente domanda. Si pu stabilire
con criteri semplici e pratici se una giornata , o non favorevole al
veleggiamento senza bisogno di ricorrere ai sondaggi aerologici, ai
calcoli e ai diagrammi?
Rispondiamo che non vi sono criteri pratici sicuri per risolvere un
tale problema. ~n una giornata serena, infatti, la quale a prima vista
pu parere la pi propizia al volo a vela, pu aversi equilibrio stabile
e non aversi perci correnti. Pu aversi, anche con eguale probabilit, un'atmosfera termicamente labile, ma asciutta; ed allora si avranno certo correnti termiche, ma mancando le nubi, mancher anche la
possibilit di accertarne, localizzarne la presenza. Pu accadere anche, che in una giornata molto umida, il volovelista sia tratto in inganno dalla presenza nel cielo di nubi che, per il loro aspetto, egli ritiene cumuli e sotto le quali pensa di trovare ascendenze fervide,
mentre si tratta invece di falsi cumuli, che hanno scarsissimo interesse per il volo a vela, dato che, sotto di essi, le ascendenze sono assai
deboli, se pur non mancano del tutto. Ebbene, in tali casi, solo un
sondaggio aereo, eseguito da bordo di un velivolo col sussidio del
meteorografo o, almeno, di un termometro e di un altimetro, potr
fornire dati sicuri per stabilire se, in quella giornata e in quella zona,
sussistano condizioni favorevoli al volo veleggiato. Ci si varr allora,
se non proprio del diagramma termodinamico, almeno del semplice
167

diagramma "temperatura-altezza" che gi conosciamo, e da esso, interpretando i dati raccolti durante il sondaggio, si potr arguire non
solo la possibilit di formazione di ascendenze termiche nella atmosfera, ma anche le condizioni che dovranno verificarsi perch si possa
avere lo sviluppo della convezione.
Per non deludere del tutto il nostro immaginario interlocutore,
esporremo qui di seguito alcuni criteri che pensiamo possano tornare
particolarmente utili a quei volovelisti che non hanno molta dimestichezza con la meteorologia.
Cominceremo col raccomandare un preliminare esame delle condizioni di equilibrio dell'atmosfera. A tale proposito si tenga presente
che uno stato di equilibrio indifferente (con un gradiente, cio, di 1
C per ogni 100 metri d'altezza) pi che sufficiente perch si abbia
una buona labilizzazione dell'atmosfera e anzi, un gradiente termico
di 0,8 C, pu essere considerato come un limite per le stratificazioni
stabili e quelle instabili.
In condizioni meteorologiche nelle quali il gradiente termico scenda sotto 0,8C per ogni 100 metri, le possibilit di veleggiare diminuiscono sempre pi. Ovviamente, le ascendenze termiche che si riscontrano con gradienti termici inferiori a 0,8 C, difficilmente raggiungono quote elevate. ~l loro moto ascendente (come abbiamo avuto
gi modo di rilevare) va infatti diminuendo, di mano in mano che si
sale, fino a cessare del tutto alla quota di equilibrio termico, ossia
quando le correnti !ibbiano raggiunto quel livello a cui la loro temperatura e quella dell'ambiente siano uguali.
D'altronde facile capire che per l'esatta previsione dell'attivit
termoconvettiva non sufficiente fermarsi all~esame delle condizioni
dell'equilibrio atmosferico: occorre tener presente anche di tutti quegli altri fattori, chepossono favorire od ostacolare lo sviluppo e l'organizzazione dei movimenti convettivi, come verremo qui di seguito
dicendo.
Tali fattori sono:
1) la velocit del vento in superficie e la sua distribuzione con l'altezza;
2) la distribuzione verticale dell'umidit;
3) lo stato nuvoloso del cielo;
168

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Relativa

Fig. 81

4) il sollevamento generale delle masse d'aria;


5) le variazioni della pressione atmosferica;
6) il cambio delle caratteristiche fisiche delle masse d'aria che si
trovano sopra gli strati inferiori.
1) Velocit e distribuzione_ del vento. - Come gi sappiamo, la velocit del vento in superficie, unitamente all'andamento della temperatura, giuoca un ruolo preponderante nell'organizzazione termoconvettiva ..Infatti, per veleggiare, non sufficiente l'esistenza di movimenti convettivi; occorre, inoltre che questi movimenti siano convenientemente organizzati. E ci non tutto; anche la distribuzione del
vento in quota ha la sua importanza nel pronostico volovelistico; tanto che, spesso, questo fattore che determina la scelta del tipo di volo
da compiere in un determinato giorno. Le stratificazioni instabili,
nelle quali i venti sono costanti in direzione e velocit, sono favorevoli alla formazione di cilindri ascendenti continui. Quelle, nelle quali i venti sono costanti nella direzione e la cui forza cresce regolar169

mente con l'altezza, sono propizie alla formazione di striscie ascendenti associate a strade di nubi cumuliformi, parallele alla direzione
del vento. In condizioni ideali per tentativi di grandi voli di distanza,
il vento deve raggiungere una velocit di 35-40 Km/h nello strato sottostante all'inversione termica, con una favorevole distribuzione verticale dell'umidit atmosferica ed un graduale aumento del senso del
vento, che segnalano al pilota il cammino da seguire (Fig. 81). Contrariamente, un forte aumento di velocit del vento nello strato di in-

Fig. 82

versione nettamente sfavorevole, tanto pi se gli strati sotto l'inversione sono molto umidi. Tali situazioni, infatti, presentano condizioni propizie alla formazione di spesse cappe di stratocumuli (Fig. 82)
sotto le quali le ascendenze sono irregolari e turbolente, e quindi difficilmente utilizzabili per il volo a vela.
In particolare, le condizioni ideali per voli veleggiati in circuiti
triangolari, con computo della velocit di crociera, oppure per voli di
distanza con ritorno al punto di partenza, sono quelle caratterizzate
170

da venti moderati, non superiori in ogni caso ai 20-25 Km/h.


2) La distribuzione verticale dell'umidit. - Sono condizioni favorevoli: una buona umidit in superficie ed una distribuzione verticale
uniforme o leggermente in diminuzione con l'altezza (Fig. 81). Sono
condizioni sfavorevoli: troppa umidit in superficie (formazioni di
nubi basse) oppure un massimo di umidit vicino allo strato di inversione (formazione di spesse cappe di stratocumuli o degenerazione
dei cumuli in un primo tempo formatisi, in stratocumuli). (Fig. 82).
3) Lo stato nuvoloso del cielo. - Quando il cielo coperto per oltre
5 ottavi di nubi basse o medie, le condizioni termiche sono sfavorevoli per il volo veleggiato, anche se le nubi presenti sono di natura convettiva ..In questo caso, infatti, le correnti ascendenti, sono appena
sufficienti per voli locali di allenamento, poich i movimenti convettivi sono deboli, non solo sotto i cumuli, ma anche dentro di essi. E
ci si verifica anche quando la base di condensazione delle nubi
molto alta.
importante rilevare che quando le nubi convettive sono molto
sviluppate in senso verticale, sono generalmente, anche parecchio distanziate l'una dall'altra: ci determina lo svantaggio che le correnti
discendenti di ritorno che si stabiliscono tra una nube e l'altra comprendono vaste zone e sono piuttosto intense. In tali condizioni, un
pilota che voglia tentare. un volo di distanza, se~za essere in grado di
volare senza visibilit nell'interno delle nubi, confidando unicamente
nelle correnti che si sviluppano sotto la base dei cumuli, destinato a
terminare il suo tentativo a pochi chilometri dal campo di partenza.
Infatti, quando le nubi convettive sono molto sviluppate, volando
unicamente sotto la loro base, le possibilit del volo a vela nel campo
della distanza per i motivi sopra addotti, sono enormemente ridotte.
(Questa regola valida soprattutto nelle grandi pianure).
4) Sollevamento generale delle masse d'aria. - H sollevamento generale delle masse d'aria, sia per causa orografica che per convergenza orizzontale, diminuisce la stabilit od aumenta l'instabilit atmosferica. In via di massima, si pu dire, pertanto, che tale fenomeno
favorevole al volo veleggiato termico. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, durante il sollevamento, le masse d'aria si raffreddano
adiabaticamente e che, quando sono molto umide, producono nuvo171

losit. In quest'ultimo caso, quando le nubi coprono il cielo per oltre


5 ottavi, le condizioni termiche, come abbiamo detto, non sono favo-

revoli al veleggiamento.

5) Le variazioni della pressione atmosferica. - Ogni variazione notevole della pressione atmosferica, rispetto al suo andamento normale, deve essere interpretato come un indice sicuro di cambi importanti
nelle masse d'aria. Quando per tanto accertato un tale mutamento,
se si pensa di effettuare qualche volo di distanza, indispensabile
consultare il Centro Regionale pi vicino del Servizio di Meteorologia Aeronautica: per conoscere la distribuzione generale della pressione ed il possibile arrivo di "fronti" nella zona che interessa. Come
vedremo nei prossimi capitoli, questo fattore giuoca un ruolo importantissimo nelle previsioni volovelistiche. Ci riserviamo, pertanto, di
riP.rendere }!argomento nelle prossime pagine.
6) Cambi nelle caratteristiche fisiche delle masse di aria che si trovano sopra le cappe injeriori. - Come gi sappiamo, un cambio nelle
caratteristiche fisiche delle masse d'aria superiori pu alterare favorevolmente o sfavorevolmente le condizioni di equilibrio termico esistenti nelle cappe inferiori. Per esempio, l'arrivo di una corrente orizzontale fredda sopra una massa aerea sottostante, non solo ne incrementa l'instabilit, ma il rimescolamento che si produce nella superficie di separazione delle due masse, pu anche eliminare eventuali
inversioni termiche preesistenti e stabilire in esse un gradiente adiabatico. facile capire come dal punto di vista volovelistico convenga
che tali mas~e fredde non siano molto umide, per evitare la formazione di abb"ondante nuvolosit.
Nel caso che una corrente calda penetri, invece in uno strato freddo,
le condizioni termiche diventano labili nella parte superiore (dove generalmente, si producono condensazioni) e stabili nella parte inferiore.
A questo punto, il nostro immaginario interlocutore, sar giustamente indotto a pensare che l'esame fisico delle masse d'aria, ai fini
del pronostico volovelistico, richiede una esperienza ed una preparazione teorica che non si possono improvvisare. Tuttavia, assicuriamo
il nostro amico che qualsiasi volovelista di buona volont pu arrivare, col tempo, a una tale preparazione, che, d'altra parte consideriamo indispensabile per chi voglia veleggiare ... alto e lontano.
172

Per completare l'argomento di questo capitolo, accenneremo da


ultimo alla previsione dell'intensit dei movimenti convettivi. La velocit delle correnti termiche si pu determinare matematicamente
con un calcolo abbastanza semplice, che si fonda sulla differe~za esistente tra la temperatura dell'aria in movimento e quella dell'aria
ambiente. Una particella d'aria riceve nel salire un'accelerazione che
data dalla formula:
T'-T

a=g-T

dove g indica l'accelerazione di gravit, T' la temperatura dell'aria


ambiente. La velocit verticale (V), per uno strato di un metro, di
una corrente termica secca si pu pertanto calcolare con la seguente
formula:
Vv

= Vo,05

~ (T'-T)

Se volessimo determinare la velocit di salita in strati superiori a


un metro, sarebbe necessario moltiplicare il valore 0,05 per il numero
che esprime in metri lo spessore dello strato. Cos, ad esempio, per
strati di 100 metri, avremmo 5; per strati di 200 metri, avremmo 10, e
cos via.
La formula surriferita non tiene conto per dell'attrito che si produce tra l'aria ascendente e quella che costituisce l'ambiente e che diminuisce la velocit di salita di circa un terzo del valore risultante dal
calcolo.
Ad ogni modo, poich sul campo di volo il volovelista non sempre
dispone del tempo necessario per effettuare il calcolo matematico,
detteremo alcune norme pratiche. sulla previsione dell'intensit dei
movimento verticali.
I) Quanlo nel sondaggio preconvettivo la curva della temperatura
reale presenta un gradiente medio leggermente inferiore a quello
adiabatico, si possono prevedere ascendenze veloci, ampie e tranquille (2-3 m. per secondo), e correnti discendenti di ritorno assai calme,
dell'ordine di 0,5-1 metro per secondo.
2) Quando nel sondaggio preconvettivo la curva della temperatura
reale presenta un gradiente medio superadiabatico, si possono preve173

dere correnti ascendenti di notevole intensit, ma strette e turbolente.


Le discendenze, invece, saranno vaste e per di pi agitate e veloci
quanto le ascendenze. Tuttavia, bisogna rilevare che in una massa
d'aria, un gradiente superadiabatico pu durare al massimo un paio
d'ore, esistendo, in tali condizioni una tendenza pi o meno rapida
verso una stratificazione pi stabile dell'aria e pertanto pi favorevole allo sviluppo di movimenti verticali organizzati.
Per concludere l'argomento di questo capitolo, rileviamo tuttavia
che il principio generale pi semplice per stabilire la maggiore o minore velocit ascensionale delle correnti termiche, l'altezza che le
termiche stesse possono raggiungere. Infatti, l'esperienza ci insegna
che quanto pi grande la loro altezza, tanto pi forte la velocit
delle ascendenze.
A scopo orientativo riportiamo uno specchio comprendente i valori per tre condizioni tipiche di ascendenze termiche, e cio: a) termiche pure, b) termiche associate a piccoli cumuli, c) termiche con cumuli potenti ed avvezione fredda.
Com' facile capfre, questi valori sono validi per le regioni pianeggianti durante la stagione estiva, ed inoltre non sono applicabili nel
caso di cumulus-congestus o di cumulonembi.

Tipo di termica

174

Altezza massima
dello strato
adiabatico secco

Velocit
ascensionale
media

a) Termiche pure

1.000 m
2.000 m
3.000 m

1 m/sec
2 m/sec
3 m/sec

b) Termiche con
piccoli cumuli

1.000 m
2.000 m
3.000 m

1,2 m/sec
2,4 m/sec
3,6 m/sec

c) Termiche con cumuli


potenti ed avvezione
fredda

1.000 m
2.000 m
3.000 m

1,5 m/sec
3,0 m/sec
4,5 m/sec

CAPITOLO TREDICESIMO

I VENTI

I moti dell'aria sono conosciuti col nome di venti.


Il pilota ha, nel vento, ora un alleato di cui si pu valere, ora un
nemico, che gli impone la sua guerra: bisogna dunque conoscerlo nella sua genesi, nella sua forza, nelle sue leggi per esserne non servi ma
padroni.
Qual' la genesi del vento?
Non v' dubbio che il vento ha la sua causa principale in uno squilibrio della pressione atmosferica, determinato quasi sempre da variazioni di temperatura. Il vero signore dei venti dunque il sole, che
scalda inegualmente terre e mari e distribuisce perci variamente
temperature e pressioni, determinando le condizioni nelle quali insorgono i venti.
Una prova comune della verit di questa spiegazione la si ha nel fenomeno delle brezze marine: di giorno poich la terra si scalda pi
prestoe in maggior misura dell'acqua, le brezze soffiano dal mare alla terra; di notte, quando la terra s' raffreddata pi di quanto si sia
raffreddata l'acqua, le brezze spirano dalla terra al mare. La stessa
spiegazione si pu dare, seppure su pi larga scala, nel fenomeno dei
"monsoni": venti che durante la stagione estiva spirano dai mari al
continente, perch l l'aria, pi calda che sopra i mari, si eleva, richiamando correnti meno calde dall'oceano. Durante l'inverno le cose si invertono: l'aria marina, pi calda, si eleva, ed allora affluiscono dalla terra correnti di aria pi fredda.
In Europa, l'arrivo di masse d'aria calda e umida di tipo monsonico un fenomeno isolato, che ha la durata di pochi giorni, mentre
sulla costa meridionale dell'Asia - e particolarmente deWindia e della
Cina, - e sulla costa orientale dell'America - soprattutto del Brasile e
degli Stati Uniti - i monsoni sono un fenomeno caratteristico della
stagione estiva. Essi determinano spesso quelle condizioni propizie
alla formazione di strade di nubi cumuliformi, associate a vigorosi
175

vortici in banda combinati con notevoli velocit orizzontali del vento, che ci sono gi note e che sappiamo tanto utili per l'effettuazione
di voli veleggiati di grande distanza.
Chi ha posto mente talora alla voce del vento, ha notato certamente che il suo soffio non continuo n uguale, ma che si alterna con
ritmo pi o meno frequente a delle pause. Tale sempre il costume
del vento; e, se talvolta ci pu sembrare che il suo alito sia uguale, s
da meritare il nome di "vento teso" che gli danno i meteorologi, ci
accade perch le variazioni della sua intensit sono tanto lievi da doversi praticamente considerare come di nessun conto. Il vento, infatti, non uno spostamento
VeLociti.
uniforme di masse d'aria, ma
deL vento
una successione di brevi pulsazioni di varia amplitudine e
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.,
di differente direzione, cos
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che il verso di esso, e ancora
pi, la sua velocit, sono sog~ 1-----"'1
<1-----getti a sensibili variazioni pur
entro brevi intervalli. Tali
oscillazioni del vento sono del
tutto irregolari e, mentre in
quota vengono a livellarsi
Fig. 83
perch manca l'influenza
perturbatrice degli ostacoli terrestri, vicino al suolo sogliono apparire
molto manifeste; per venti che hanno velocit inferiori ai 15 km. orari, l'andamento tranquillo ed uniforme, ma quando invece il vento
animato da velocit superiori, allora assume l'andamento di una
corrente pulsante, in cui si alternano impeti e riposi con ritmo pi o
meno frequente: gli anemometri hanno potuto registrare talora, in
un minuto, fino a 20 di queste pulsazioni, che, comunemente, si chiamano "raffiche" o "folate" o "colpi di vento". L'ampiezza di queste pulsazioni data dalla differenza tra la massima e la minima loro
velocit.
Si chiama "fattore di pulsazione" il rapporto tra l'ampiezza di
questa e la velocit media del vento: la conoscenza di tale rapporto
serve a determinare di quanto varia il vento intorno alla sua media.

176

___

--------------

Le pulsazioni del vento sogliono assumere maggiore ampiezza nei


luoghi dove il suolo presenta maggiori disuguaglianze, essendo riconosciuto da tutti che esse hanno appunto origine dall'attrito del vento contro il suolo. Di mano in mano che si sale, le pulsazioni vanno
diminuendo d'intensit fino a placarsi del tutto ad una quota che varia da 600 a 1000 metri. Questo strato superficiale turbolento, il cui
spessore dipende dalla natura del suolo, si chiama "strato limite dinamico". (Fig. 83).
Il vento, oltre che essere turbato dalla presenza degli ostacoli terrestri, modificato anche dalla resistenza dell'attrito interno; la quale
si manifesta, pur quando l'aria scorre su superfici lisce e piane, a cau-

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Fig. 84

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177

sa della sua viscosit. L'aerodinamica ci insegna, infatti, che nello


stato aderente alle superfici lisce e piane l'aria scorre laminarmente
(cio come se la sua massa fosse composta da tanti sottili strati sovrapposti) e con una velocit che va sempre amentando di mano in
mano che ci si allontana dalla superficie di scorrimento.
Il cambiamento della velocit del vento nell'ambito dello strato dinamico comincia a farsi sentire sensibilmente ad una cinquantina di
metri dal suolo. Quando a terra la velocit del vento supera i 20 nodi
(circa 40 km/h), la procedura di avvicinamento degli alianti che si
portano all'.atterraggio, deve essere fatta con la massima cautela. In
tali situazioni, al di sotto dei 50 metri, si deve aumentare gradatamente la velocit anemometrica, sino al raggiungimento di 30 km/h
in pi della minima di sostentamento, riducendo contemporaneamente l'apertura dei diruttori.
Dovranno inoltre essere evitate le cosiddette S di posizione o d'attesa, soprattutto quando ci si trova sottovento a terreni disseminati
di ostacoli.
Per definire un vento si deve tener conto di due elementi: la direzione e la velocit.
La direzione data dal punto cardinale da cui il vento proviene.
Tutti conoscono la cosiddetta "rosa dei venti", figm:a circolare,
rappresentante l'orizzonte della bussola, divisa in 32 parti uguali
(chiamate aree o rombi) ciascuna delle quali indica le 32 principali direzioni dei venti: i quattro venti che hanno direzione corrispondente
ai quattro punti cardinali - N, E, S, W - si chiamano rispettivamente:
"vento di tramontana", "vento di levante", "vento di
mezzogiorno", "vento di ponente"; gli altri quattro che corrispondono alle direzioni intermedie tra le precedenti, si chiamano "greco"
o di "nord-est", "scirocco" o di "sud-est", "libeccio" o di "sudovest", e "maestro" o di "nord-ovest"; infine, se si dividono per met o in quarti ciascuno dei rombi ottenuti con le precedenti divisioni
del cerchio si otterranno nuove linee di direzione dei venti (Fig. 84).
Per indicare, invece, la direzione del vento nella libera atmosfera, si
usano decine di gradi, come indica la figura 85.
La velocit del vento si pu esprimere usando come unit il metro
per secondo, oppure il chilometro per ora, o il miglio per ora, od an178

che il nodo. Un metro per secondo uguale a 3,6 Km/h, a 2,24


miglia/h, a 1,94 nodi.
La velocit del vento misurata dagli "anemometri". Un tipo
molto comune di anemometro quello di Robinson, composto di
quattro coppe semisferiche di metallo, sostenute da quattro braccia a
croce: il sistema poggia su un asse girevole collegato a un contagiri:
dalla velocit di rotazione del mulinello si pu dedurre con un facile
calcolo la velocit del vento. Generalmente nello stesso apparecchio
si trovano accoppiati l'anemoscopio e l'anemometro, col vantaggio
di ottenere cos nello stesso tempo, oltre l'indicazione della velocit
anche quella della direzione del vento.

NNW
NW

32

33

3'

N
35 36 01 02

NNE
Ol 04 NE

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22

13
14 SE

21
19 18 17

16 15

SSE

Fig.

179

Negli osservatori meteorologici si hanno anemometri collegati ad


apparati registratori, che tracciano diagrammi da cui si possono rilevare le variazioni di direzione che il vento ha subito in un determinato periodo di tempo: tali apparecchi si chiamano "anemografi" e
rendono utili servizi alla conoscenza dell'atmosfera.
In relazione alla velocit, i
Fig. 86
venti si classificano come indiFORZA HL VEMTO HCONDO
cato nella tabella riportata nella
LA UAU. 8[AU,ORT
figura 86 proposta nel 1805
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in cui il vento spira. La
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mancanza
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vento. Il numero dei
111199- dt 404
11
~ :::m
" trattini trasversali che costituiscono la cocca della freccia indica la velocit del vento: un trattino breve
rappresenta 5 nodi, un trattino lungo rappresenta 10 nodi (ad esempio, un trattino lungo ed uno corto indicano un vento di 15 nodi).
L'andamento del vento varia con l'altezza. Si comprende infatti,
come in quota, variando la distribuzione isobarica e diminuendo
sempre pi l'influenza del suolo, anche l'andamento del vento debba
subire delle variazioni.
Per il volovelista molto importante conoscere tali variazioni, tanto pi che se si propone di tentare voli di distanza, dato che, le sole
misurazioni di velocit e direzione del vento effettuate al suolo possono trarlo in inganno.
Il mezzo pi comunemente usato, per questi rilevamenti in quota,
costituito dall'impiego dei palloncini pilota gonfiati con idrogeno.
La misurazione del vento si ottiene lasciando libero, in un determinato punto, uno di questi palloncini, al quale viene data normalmente
una velocit ascensionale di 150 metri al minuto primo. Con uno o

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180

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due teodoliti si segue il palloncino nella sua ascensione, osservandone, ad intervalli regolari di tempo, Io spostamento in altezza ed in
azimut (angolo dal Nord). Con tali elementi (angolo verticale ed angolo orizzontale) possibile tracciare la proiezione orizzontale della
traiettoria seguita dal palloncino e determinare cos, alle varie altezze, la direzione e la velocit del vento, essendo esso costituito dalla
componente orizzontale del moto.
L'esperienza ci mostra che il corso di un fiume tanto pi rapido
quanto maggiore il dislivello dei territori che deve attraversare, cos
che dall'osservazione di una carta topografica, dove siano chiaramente indicate le linee di livello, possibile arguire l'andamento ora
pi ora meno veloce di un corso d'acqua. Non diversamente avviene
per i venti; essendo essi determinati da un dislivello della pressione
atmosferica, accade che la loro velocit tanto maggiore quanto
maggiore il dislivello tra la zona di pressione alta e quella di pressione bassa. Se pertanto in una carta meteorologica si osserva che le isobare sono molto vicine, sapendo che tra l'una e l'altra c' la differenza di 4 millibar di pressione, se ne deduce che il vento in quella zona
pi veloce che l, dove le isobare appaiono pi distanti le une dalle altre.
Ora bisogna tener presente che i venti non hanno direzione perpendicolare alla tangente in un punto qualunque dell'isobara di minore
pressione, come saremmo tentati di pensare guardando solo al fattore barico, ma che deviano alquanto da essa in conseguenza del moto
della terra ..Infatti, per la accelerazione centripeta composta, detta
"forza di Coriolis", un corpo qualunque che si muova sulla superficie terrestre, staccato da essa, appare deviato, rispetto alla terra, dalla direzione iniziale del movimento.
L'aria si comporta come un corpo, ed appena si mette in moto - si
"stacca" cio dalla superficie terrestre - il suo movimento riferito alla terra, appare deviato verso destra n"ell'emisfero boreale e verso sinistra nell'emisfero australe. S'immagini una particella d'aria che da
Roma si muova verso l'Equatore: quando la particella si stacca dal
suolo per intraprendere il suo ipotetico viaggio, pur non essendo pi
a diretto contatto con la superficie terrestre, conserva tuttavia la velocit di rotazione della terra come se riposasse ancora si di essa.
Questo l'effetto della "forza complementare di Coriolis", bench
181

non sia esatto parlare di "forza": qui si tratta piuttosto di una manifestazione dell'inerzia, per la quale la particella d'aria conserva la velocit di rotazione che aveva quando riposava sul suolo di Roma. Ma
ci non tutto: siccome la particella di aria si sposta verso una regione che ha maggiore velocit di rotazione per la sua maggiore distanza
dall'asse terrestre, cos non potr arrivare perpendicolarmente
all'Equatore, ma sar deviata alquanto verso Ovest; se poi si immagi-.
na che la stessa particella d'aria si diriga da Roma verso il Polo Nord,
siccome si sposta verso una regione che ha minor velocit di rotazione per la sua prossimit all'asse, cos sar deviata alquanto verso Est,
cio nel senso di rotazione terrestre. Nell'uno e nell'altro caso, la particella d'aria immaginata avr subito una deviazione verso destra nella direzione perpendicolare all'isobara di maggiore pressione. Per
una particella d'aria che si muovesse nell'emisfero australe, bisognerebbe fare un analogo ragionamento, salvo che si giungerebbe a conclusioni opposte, in quanto la particella stessa verrebbe ad essere deviata verso sinistra. Applicando ora questa legge ai venti, si avr che,
quando l'aria si muove verso i poli, cio verso regioni di maggior latitudine, si trover alquanto deviata verso Est, mentre quando si sposta verso l'Equatore, cio verso regioni di minor latitudine, si trover alquanto devi;;tta verso Ovest. Sono questi i fatti che hanno condotto Buys-Ballot a formulare la sua legge che dice: "I venti sono deviati dalla direzione del gradiente verso destra nell'emisfero boreale,
verso sinistra nell'emisfero australe"; e l'altra: "Se si riceve il vento
alle spalle, la minor pressione nell'emisfero boreale a sinistra e sul
davanti e la maggiore a destra e sull'indietro, mentre nell'emisfero
australe avviene l'opposto". Il che, in parole povere, significa che la
deviazione avviene verso Est per i venti che procedono dall'Equatore
ai poli, verso Ovest per i venti che procedono dai poli all'Equatore,
tanto nell'uno quanto nell'altro emisfero.
Abbiamo detto come il vento in supeficie sia anche modificato dalla resistenza d'attrito, la quale, in misura pi o meno grande, Ptovoca una deviazione verso la regione d>V' localizzata la bassa pressione. Esaminando una carta del tempo facile osservare che l'angolo
che il vento forma con le linee isobariche, aumenta col crescere
dell'attrito. Infatti, tale angolo sempre maggiore sui continenti che
182

sui mari, sulle zone montuose che sulle sconfinate pianure. Tuttavia
facile intendere come, di mano in mano che si sale in quota, il vento
debba risentire sempre meno degli ostacoli terrestri e vada pertanto
assumendo un cammino sempre pi parallelo alle isobare, fino a disporsi perfettamente parallelo alle isobare stesse alla quota di circa
1.000 metri dal suolo. Questi venti paralleli alle isobare, sono detti
"venti di gradiente", e si suddividono in: "venti geostrofici", se le
isobare sono rettilinee, e :venti ciclostrofici" se le isobare sono curvilinee.

1000

1000
Fig. 87

La figura 87 illustra chiaramente come si produca tale parallelismo


nel vento geostrofico. Consideriamo una particella d'aria che si metta in movimento dal punto A, situato sull'isobara di maggior pressione (1000 mb), verso il punto B, corrispondente alla isobara di minor
pressione (996 mb). Non appena la particella comincer a muoversi
verso la bassa pressione, la forza di Coriolis dovuta alla rotazione
terrestre, entrer in azione, deviando la particella verso destra. La
quale lungo il suo cammino (punti Al, A2, A3) sar continuamente
sollecitata da due forze: una corrispondente al gradiente barico, rappresentato da un vettore diretto verso la bassa pressione, e l'altra corrispondente alla forza di Coriolis, che agisce sulla particella verso destra, cio in una direzione perfettamente perpendicolare alla direzione del movimento. Cos la particella in esame giunger al punto A4
dove la forza barica e quella deviatrice di Coriolis agiscono con ugua18.l

le intensit ma in senso contrario. Da questo momento la particella


non cambier pi direzione bens continuer il suo cammino mantenendosi tra le due isobare senza riuscire a raggiungere l'isobara di
996 mb.
Per comprendere tale meccanismo, bisogna tener presente che,
quando una forza agisce su una particella d'aria in movimento, il
moto viene accelerato; in altre parole, la velocit della particella aumenta costantemente. E qui non tutto: la forza deviatrice dovuta
alla rotazione terrestre direttamente proporzionale alla velocit dela particella, per cui la sua deviazione sar tanto pi grande, quanto
maggiore sar la velocit di traslazione.
La particella in esame sar soggetta pertanto ad un movimento accelerato per effetto dell'azione costante della forza barica. Il vettore
che rappresenta la forza di Coriolis diventer per conseguenza sempre pi lungo, fino ed eguagliare la forza barica. Allora la particella
d'aria, soggetta - come abbiamo detto - all'azione di due forze uguali
ed opposte, assumer una posizione intermedia tra le due isobare,
continuando il suo cammino secondo il principio di inerzia.
Le considerazioni fin qui formulate sul vento geostrofico nel caso
di isobare rettilinee, non sono sempre valide per isobare curvilinee,
come per esempio nelle vicinanze del centro di una depressione in
quota, dove generalmente, i venti sono molto forti e le particelle
dell'aria seguono traiettorie molto curve. _In questo caso entra in
azione una terza forza: "la forza centrifuga", diretta radialmente
verso l'esterno, e proporzionale al quadrato della velocit del vento e
invrsamente proporzionale al raggio di curvatura della traiettoria.
_In tal modo si stabilisce un nuovo equilibrio tra le forze, ed il vento
diventa uniforme, per con una velocit differente da quella del valore geostrofico.
Questa nuova condizione di equilibrio, che come abbiam detto, si
produce solamente nel caso di traiettorie curve, d luogo ad un vento
di gradiente chiamato "ciclostrofico" che si manifesta quando il gradiente di pressione equilibrato dalla somma algebrica della forza
centrifug_a e da quella deviatrice di Coriolis. La figura 88 illustra.il fenomeno nel caso di una depressione; riteniamo pertanto di poterci
esimere dal fornire ulteriori spiegazioni, limitandoci a far rilevare co184

me, a parit di gradiente barico, quando le isobare hanno curvatura


ciclonica il vento ciclostrofico minore del vento geostrofico
mentre esso maggiore di quello geostrofico quando le isobare hanno curvatura anticiclonica.
Ci resta da esaminare il vento in superficie. Seguendo la figura 89
supponiamo che una particella d'aria si metta in movimento sulla superficie terrestre a partire dal punto A dell'isobara di 1000 mb, at-

1000

Fig. 88

100l'

Fig. 89

tratta dalla forza barica verso la isobara di 996 mb. Ci si rende subito
conto che in questo caso entra in giuoco una terza forza, l'attrito terrestre, il quale agir sulla particella d'aria in senso contrario a quello
del movimento. La nostra particella quindi sottoposta all'azione di
tre forze, che nella figura in esame sono rappresentate da tre vettori.
Se, come nell'esempio precedente ricerchiamo con l'aiuto del parallelogrammo, la risultante di queste forze, vedremo che la risultante CD
minore del vettore CB (corrispondente alla forza barica)
185

il cammino della particella si dirige verso la isobara di minor


pressione. facile comprendere
infatti come l'attrito terrestre attenui la forza del vento in superficie e, conseguentemente, anche
la forza deviatrice di Coriolis,
per cui la forza barica prevale
sulle altre due e determina essa
sola la direzione della particella
d'aria.
Dopo quanto abbiamo detto
facile arguire come si comporta
il vento, in superficie ed in quo- - - - v e n t o in :,1.1perf1c1e
ta, quando si realizzano quegli
-----.,.vento di gr.Jdiente
speciali tipi isobarici, che si chiaFig. 90
mano cicloni ed anticicloni.
Sappiamo che il ciclone una zona a bassa pressione circondata da
zone di pressione pi alta: le isobare a linee curve, chiuse, quasi concentriche, ci danno l'idea di una conca. Ebbene, in quella zona i venti
affluiranno da ogni pacte, con tanto maggiore veemenza quanto
maggiore il dislivello barico, ma non si incontreranno in un punto
solo come a prima vista ci aspetteremmo: per la legge di Buys-Ballot,
generano un moto vorticoso, intorno ad una zona centrale di calma,
il quale si effettuer lungo traiettorie in forma di spirali aventi senso
sinistrorso, cio contrari. a quello delle lancette dell'orologio,
nell'emisfero settentrionale e senso destrorso nell'emisfero meridionale. Nella zona centrale, ove confluiscono i venti, si determiner,
per la pressione laterale delle masse d'aria convergenti, un movimento ascendente di maggiore o minore intensit a seconda dell'importanza del fenomeno ciclonico. (Fig. 90).
Quando invece si verifica il tipo anticiclonico, nel quale abbiamo
al centro, la zona di pi alta pressione, e le linee isobariche tutt'intorno
degradanti ci danno l'idea di una cima che si eleva solitaria fra terre pi
basse, zona d'aria fredda fasciata all'intorno di zone di aria calda, allora
vediamo verificarsi il fenomeno opposto al precedente: le masse d'aria si
CONVfRCfNZA CICLONJCll

-111-

186

DIV[RGfNZA

ANTICICLONICA

spostano dal centro alla periferia, sempre secondo traiettorie in


forma di spirali, invertendosi il
senso di rotazione nei due emisferi: destrorso nell'emisfero settentrionale, sinistrorso in quello
meridionale. Nel centro della zona anticiclonica la divergenza
delle masse d'aria superficiali determiner la discesa delle cappe
superiori, le quali si riscalderanno per compressione adiabatica,
costituendo quelle inversioni di
subsidenza che gi conosciamo e
- - - - . v e n t o 1n supert1c1ft
che sono la causa della dissoluzio----- + l'enrn '11 gr11t1iente
ne o della limitazione dello svilupFig. 91
po verticale delle nubi. (Fig. 91).
Ora che abbiamo studiato la genesi, la direzione e la velocit del
vento, studiamone la distribuzione sulla superficie terrestre, per avere un'idea della circolazione atmosferica.
Possiamo dividere i venti in tre categorie: venti costanti, venti periodici, venti irregolari.
Si dicono "costanti" quei venti, che, essendo permanente la causa
c:he Ii produce, soffiano continuamente e sempre nello stesso senso.
Sono appunto tali gli alisei ed i contralisei. Se il regime dei venti fosse
unicamente regolato dal fattore temperatura, avendosi la massima
nelle zone equatoriali e la minima nelle zone polari, noi dovremmo
vedere la superficie terrestre percorsa da due sole correnti, una,
d'aria fredda, fluente dai poli all'Equatore e passante attraverso le
regioni basse dell'atmosfera; l'altra d'aria calda, fluente dall'Equatore ai poli, passante attraverso le regioni pi alte. Ma, per l'influenza della rotazione terrestre, questo schema assai semplice della circolazione atmosferica viene di parecchio alterato. Le osservazioni dirette danno come presenti nei due emisferi settentrionale e merdionale
due zone di alta pressione, poste alquanto pi su dei tropici, tra i 30
e i 35 di latitudine Nord e Sud, avente andamento non molto regola-

jj

187

re nel nostro emisfero a causa dell'irregolare distribuzione dei mari e


della terraferma. Orbene, da queste zone di alta pressione spirano costantemente verso l'equatore- che una zona di bassa pressione, perch ivi le terre e i mari fortemente e incessantemente riscaldati generano forti e continue correnti ascensionali - dei venti i quali, in obbedienza alla legge di Buys-Ballot, subiranno una devjazione verso
Ovest: sono gli "alisei di nord-est" (diretti cio verso sud-ovest)
nell'emisfero boreale e gli "alisei di sud-est" (diretti cio verso nordovest) nell'emisfero australe. (Fig. 92).

Fig. 92

(Bjerknes)

In corrispondenza di questo afflusso d'aria dalle zone di alta pressione verso la zona delle cosiddette "calme equatoriali" attraverso le
regioni inferiori dell'atmosfera, si ha un altro afflusso dall'equatore
ai tropici attraverso per le zone pi alte: sono questi i "contralisei",
i quali, nel loro cammino verso le zone di calma tropicale, dove discendono per subsidenza anticiclonica subiscono a loro volta una deviazione verso Est, in conformit sempre della legge di Buys-Ballot.
Questo sistema circolatorio completato da un sistema analogo,
che ha il suo svolgimento tra le zone d'alta pressione su ricordate e le
regioni polari: i venti che ivi spirano, prendono il nome di "extratropicali di Sud-Ovest" nell'emisfero boreale, e di "extra-tropicali di
Nord-Ovest" nell'emisfero australe: gli uni e gli altri con direzione
188

deviata rispetto al gradiente barico orizzontale. Anche qui, al flusso


d'aria che dalle calme tropicali risale verso i poli, corrisponde un riflusso dai poli alle calme tropicali, col quale il ritmo si completa e si
chiude.
Si chiamano "periodici" quei venti che in determinati periodi spirano in un senso, mentre in altri periodi spirano in senso opposto.
Sono tali i "monsoni" che, come gi sappiamo, durante la stagione
estiva spirano dal mare al continente e durante l'inverno dal continente al mare.
Altri venti periodici sono gli "etsi", col quale nome gli antichi
greci indicarono i venti che ogni anno alla stessa stagione, soffiano
sull'Egeo: d'estate, da Nord a Sud; d'inverno da Sud a Nord. Sono
questi i venti che spirano tra i deserti africani e il Mediterraneo: vale
a spiegarli quello che si detto dei monsoni.
Anche le "brezze" sono venti periodici: spirano nelle ore pi calde
del giorno, dal mare alla costa; nelle ore pi fredde, dalla costa al
mare. Abbiamo gi accennato alla spiegazione del fenomeno, perci
non ci ripeteremo.
Aggiungiamo solo che non hanno diversa spiegazione le brezze che
soffiano sui laghi come la "breva" del lago di Como.
_Infine si chiamano "irregolari" o "variabili" quei venti che, non
avendo in natura una causa permanente non hanno per conseguenza
n un periodo determinato di attivit n una determinata direzione.
Spirano quindi per una causa o per l'altra, ovunque si sia formata
una zona ciclonica o anticiclonica.
Si hanno infatti - quando si sia oltrepassata la zona percorsa dagli
alisei e dai monsoni, nell'uno e nell'altro emisfero - delle zone dove
non si determinano mai delle aree di bassa o di alta pressione a periodi fissi e durevoli, e dove, tutt'al pi, possibile rilevare una certa
tendenza dei massimi e dei minimi barometrici a fissarsi su particolari regioni senza che tale tendenza possa assurgere al valore di norma,
disturbata com' assai di frequente dal formarsi improvviso di cicloni e anticicloni con essa in contrasto. Si ha pertanto in questa zona che i meteorologi fissano tra i 40 e i 60 di latitudine Ne S, vale a dire nelle zone temperate - un regime di venti molto vario, nel quale
tuttavia hanno un deciso predominio i venti soffianti dall'Ovest, pre189

dominio constatabile specialmente sulle aperte distese degli oceani


nell'emisfero uustrale.
Particolare importanza, per determinate e quasi sempre ristrette
regioni, hanno certi venti che, pur soffiando ad intervalli irregolari,
tuttavia hanno sempre la stessa direzione e sono originati da particolari condizioni di luogo. Basti ricordare tra tali venti:
a) la "bora", vento freddo ed impetuoso che flagella }'~stria, il
Carso, il Veneto, ponendo spesso in pericolo le navi e arrestando il
traffico nelle citt e nei porti;
b) la "tramontana", vento freddo e forte di origine nordica che
soffia spesso per vari giorni su tutta la penisola;
e) Io "scirocco", vento proveniente dall'Africa, caldo umido, afoso, talora carico di sabbia, opprimente lo spirito e il corpo col suo
soffio molliccio e greve;
d) il "foehn", vento secco e relativamente tiepido che spira durante la stagione invernale nelle regioni alpine e che, in generale si genera
ovunque una catena montuosa si frapponga al libero percorso di
masse d'aria che si spostano da zone di alta pressione a zone di pressione bassa. Ad esso associato il fenomeno - importantissimo per il
volo a vela - della formazione di quei movimenti ondulatori di ostacolo dei quali appunto si sono valsi i volovelisti di tutto il mondo per
salire fino al limite della troposfera. Questo caratteristico vento, in
origine costituito da masse stabili d'aria fredda ed umida, che riversandosi sottovento alle catene montane, vi giungono molto pi secche con temperatura superiore a quella che avevano, sopravvento,
agli stessi livelli .
.In tali masse, infatti, durante la loro ascesa adiabatica, la progressiva diminuzione della temperatura provoca un aumento dell'umidit
relativa e, conseguentemente, ad una certa quota, si verifica la condensazione del vapore acqueo in eccesso e la pioggia ("Stau"), con la
produzione di quel calore latente che, in parte compensa il raffreddamento dovuto alla dilatazione dell'aria ascendente satura, la cui diminuzione di temperatura si mantiene, per tale fatto, nell'ordine di
circa 0,5C ogni cento metri. Nell'opposto versante sottovento,
l'aria, discendendo, si riscalda, invece, per compressione adiabatica,
di 1C ogni cento metri allontanandosi sempre pi dalla saturazione
190

(Fig. 93). Ecco perch queste masse d'aria si riversano sottovento agli
ostacoli raggiungendo temperature superiori a quelle che avevano alle stesse quote sopravvento. Noi ne abbiamo fatto qui appena un cenno, ma ci riserviamo di riprendere l'argomento quando verremo a
parlare dei movimenti ondulatori della atmosfera.
Omettiamo, perch meno noti e meno importanti per i volovelisti
italiani, i nomi di altri venti irregolari.
stato osservato che la velocit del vento suole variare in rapporto
alle stagioni dell'anno; in generale, per ogni localit, la velocit media di esso pi forte d'inverno che d'estate. Quello per che interessa di pi al volo a vela, in quanto pu influire sul suo svolgimento,
sono le variazioni che tanto la direzione quanto la velocit del vento
sogliono subire in rapporto all'alternarsi del giorno e della notte.
Riguardo alla velocit, si nota che presso il suolo, si ha durante la
notte, o la calma o un vento debolissimo; mentre sul far del giorno,
la velocit va gradamente aumentando fino ad attingere il suo massimo, poco dopo il meriggio; dopo di che va diminuendo sempre pi,
di mano in mano che ci si appressa alla sera. In quota le variazioni as-

Fig. 93

191

sumono carattere nettamente diverso avendosi vento forte nelle ore


notturne e vento debole nelle ore diurne: tale carattere particolarmente sensibile d'estate durante la quale stagione si suole riscontrare
la velocit massima del vento circa la mezzanotte e la minima circa il
mezzogiorno. _I due strati d'aria animati da velocit diverse non sono
tra loro a contatto immediato: tra l'uno e l'atro, uno strato di spessore molto vario attraverso il quale avviene il passaggio graduale tra i
due andamenti contrastanti. facile capire che in tale strato regna
sempre turbolenza.
Tutto ci naturalmente, ha valore per condizioni normali dell'atmosfera; in condizioni anormali comprensibile come la regola su
descritta abbia a subire delle eccezioni, talora anche molto rilevanti.
Per ci che concerne la direzione, le osservazioni sistematiche hanno dimostrato che, durante il giorno, nelle varie localit il vento spira
da quella parte del cielo in cui si trova il sole, cio: la mattina, da Est;
a mezzogiorno, da Sud; nel pomeriggio, da Ovest; di notte, da Nord.
Tale rotazione diurna del vento, conforme al moto apparente del sole, favorita da quell'azione perturbatrice della rotazione terrestre,
di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti. Tutto ci, naturalmente, ha valore per le condizioni normali dell'atmosfera.
Ora ci resta da parlare di quella causa che, per essere capace di modificare il corso dei venti, determina effetti molto importanti per il
volo a vela: alludiamo alle catene montuose. Della loro azione perturbatrice e delle conseguenze che ne derivano ci occuperemo nel
prossimo capitolo.

192

CAPITOLO QUATTORDICESIMO

LE CORRENTI DINAMICHE DI PENDO

Chiudendo il precedente capitolo, accennammo ai monti come ad


una causa capace di influire in larga misura sul vento e di determinare effetti, di cui pu giovarsi il volo a vela. Venendo ora al particolare, diremo che i monti danno luogo innanzitutto a profonde modifiazioni nella velocit e nella direzione del vento.
~ monti rappresentano infatti per le co.rrnti aeree un ostacolo, che
impedisce il loro libero fluire, non diverso da quelle che, per una corrente d'acqua, possono essere le dighe di sbarramento o le pile dei
ponti. Non abbiamo recato a caso tali paragoni: ch anzi vi siamo indotti dal concetto che, esaminando il diverso comportamento di una
corrente d'acqua quando investe un ostacolo frontalmente esteso o
quando investe un ostacolo isolato o di limitata estensione, si possa
con facile analogia dedurre il comportamento di una corrente aerea,
che pure diverso quando urta contro una catena montuosa avente
un fronte molto esteso, da quando invece s'imbatte in un monte isolato o comunque di poca estensione frontale. Sia nell'uno che nell'altro caso, la corrente, non potendo retrocedere, sar costretta a superare l'ostacolo, cio_ a spostare la direzione e l'altezza del suo corso e
subir, per conseguenza, nel suo andamento, delle perturbazioni, che
saranno tanto pi sensibili quanto maggiore l'ostacolo che le si
frappone e quanto pi veemente l'impeto della corrente stessa. Ma
il modo in cui avviene il superamento dell'ostacolo notevolmente
differente nelle due ipotesi prospettate non solo per la diversit di
mole e di struttura degli ostacoli stessi, ma anche per l'influenza esercitata dalle condizioni di equilibrio termico esistenti nelle masse di
aria che le montagne costringono a salire. Questi fenomeni hanno
una notevole importanza per il volo veleggiato e pertanto non sar
male che ne facciamo qui un'analisi particolareggiata.
Sia prima di tutto il caso di un ostacolo frontalmente molto esteso,
quale pu essere, per esempio, quello costituito da una catena di
193

monti, che per comprendere meglio il fenomeno immagineremo abbastanza uniform~. tale cio da potersi paragonare ad una immensa
diga, che si opponga all'avanzarsi del vento. Quello che avviene in tale ipotesi chiaramente dimostrato dalla figura 94: non potendo in
altra maniera aggirare l'ostacolo, il vento costretto a sormotarlo,
cio a subire, davanti ad esso, una deviazione verso l'alto, a cui terr
dietro, dopo di esso, una deviazione verso il basso. Tali deviazioni
saranno assai forti negli strati pi prossimi al rilievo, mentre andranno sempre pi attenuandosi, di mano in mano che si sale, fino ad
esaurirsi del tutto ad una quota che varia in rapporto all'altezza
dell'ostacolo, alla velocit del vento, ed alle condizioni di equilibrio
dell'atmosfera. Ci non tutto: ch, tanto sul fronte dell'ostacolo,
AUlttllro O. l'ILOCl'Til'
l'llfOITll OI ,,,,.. ._

Fig. 94

quanto sopra e posteriormente ad esso, si determinano delle variazioni di pressione, dalle quali traggono origine dei vortici, di cui quelli
frontali e dorsali, debbono essere evitati dagli alianti che veleggiano
sfruttando appunto il vento di pendio. da notare, a questo proposito che, quando il vento forte, i vortici sono migratori e possono riscontrarsi anche a distanze notevoli sottovento all'ostacolo che li ha
originati. _Il fenomeno avviene cos.
La corrente orizzontale dell'aria, sopravvenendo contro il pendo
montano, non pu continuare la sua corsa, mantenendo la disposizione laminare e simmetrica che aveva quando trascorreva sulla libera pianura: l'ostacolo contro.cui va ad urtare determina in essa una
perturbazione, tanto pi grande quanto pi ripido il pendo. Accade cos che ai piedi della montagna si forma un primo ampio vortice
194

ad asse orizzontale, che diremo vortice frontale e che, quando il vento debole, rimane stazionario e ruota lentamente attorno al proprio
asse. Se il vento forte, invece, si formano vortici di minori dir;nensioni, ruotanti per a maggior velocit ed in movimento lungo il pendo di sopravvento.
Al di sopra di essi la corrente prosegue il suo cammino ascendente,
accelerando il suo moto. Sulla cima della montagna si registrano un
.notevole aumento di velocit del vento e una parallela diminuzione
della pressione statica. Dietro la cima, invece si registra un fenomeno
opposto: diminuzione della velocit del vento e aumento della pressione statica. Questo contrasto di fenomeni conferma un principio
sanzionato dall'esperienza, secondo il quale a masse di aria convergenti corrispondono aumento della velocit del flusso e diminuzione
della pressione statica, mentre a masse di aria divergenti cotrispondono diminuzione della velocit del flusso ed aumento della pressione statica.
Orbene, quella caduta di pressione che si registra sulla cresta della
montagna, genera nel versante sottovento una controcorrente che,
incontrandosi con il flusso principale provoca la formazione di un
primo vortice che, quando il vento forte, si stacca dalla montagna e
si porta nel "letto del vento". N rimane solo, ch dietro a quello altri se ne formano e, l'uno dopo l'altro, si staccano dalla montagna e
si dispongono dietro il primo e vanno a formare una lunga fila, che
divide la zona inferiore di aria calma da quella superiore di aria in
movimento.
I vortici mutipli a carattere migratorio ed irregolari cominciano a
formarsi quando il vento supera i 35 km/h. La figura 94 illustra chiaramente il fenomeno e pertanto non crediamo necessarie altre spiegazioni.
facile capire che i vortici dorsali e frontali possono scomparire
del tutto quando l'ostacolo investito dal vento possiede una forma
aerodinamica. Come norma pratica diremo quindi che il miglior pendio montano per il volo a vela quello che ha il versante sopravvento
con un'inclinazione di 35 ed, inoltre, che per ovviare alla formazione dei vortici migratori di sottovento necessario che il versante
montano si prolunghi a valle per una lunghezza uguale a tre volte
195

raltezza della montagna, in modo da conferire, una naturale carenatura aerodinamica al pendio sottovento.(Fig. 95).
Abbiamo dianzi accennato che la potenza dell'azione perturbatrice
di un ostacolo sopra una corrente d'aria non dipende solamente dalla
forma dell'ostacolo e dalla velocit del vento, ma anche dal maggior
o minor grado di stabilit dell'atmosfera, vale a dire dal valore del
gradiente termico verticale. Infatti, mentre una massa d'aria termicamente labile o vicino all'instabilit, supera facilmente gli ostacoli
orografici e perfino favorisce lo sviluppo del movimento ascendente,
al contrario un'atmosfera stabile tende a seguire un cammino orizzontale, poich le molecole che la compongono amano conservare il
loro attuale livello ed equilibrio e se sono forzate a mutarlo tendono
a riprenderlo. Quando pertanto la massa d'aria che investe l'ostacolo
termicamente stabile, si osserva che i filetti che la compongono ten-dono pi ad aggirare l'ostacolo che a superarlo.

Fig. 95

Come norma generale, diremo quindi che le correnti dinamiche generate dall'incontro di masse d'aria instabili con le catene montuose
hanno notevole potenza e raggiungono altezze considerevoli, anche
quando il vento soffia con poca intensit. Rileviamo, per che in
quest'ultimo caso, le ascendenze sono meno regolari e che tra l'una e
l'altra esistono sempre zone di discendenza (correnti termodinamiche).
Per quanto riguarda le masse d'aria stabili ricordiamo che quando
il vento soffia con velocit inferiore ai 20 km/h, la componente verticale della corrente lungo il pendo debole e, pertanto non sempre
consente il veleggiamento. Le migliori velocit di vento per veleggiare
lungo i costoni montani vanno da 20 a 60 km/h.
196

Esamineremo ora l'altro caso, a cui si accenn pi addietro, di un


ostacolo che sorga solitario in mezzo ad una distesa piana, come potrebbe essere un monte emergente dal mare o elevantesi isolato in
mezzo ad una pianura e, che venga investito da una massa d'aria in
condizioni di equilibrio stabile ..In tale ipotesi, la corrente aerea si
comporter come la corrente di un fiume, che incontra le pile di un
ponte: si divider cio in due correnti, che devieranno l'una a destra e
l'altra a sinistra dell'ostacolo, finch, quando sia stato oltrepassato,
non abbiano a ricomporsi ancora in una sola corrente, che fluir secondo la direzione primitiva.
Anche in questo caso, tanto sull'uno che sull'altro fianco dell'ostacolo, si formeranno dei vortici migratori, la cui influenza sensibile
anche a notevole distanza, specialmente con vento dotato di forte velocit.
Nel caso che una massa d'aria in condizioni di equilibrio instabile
o vicino all'instabilit, investa un ostacolo solitario, non solo riesce a
superarlo con facilit ma anche a favorire lo sviluppo del movimento
ascendente nei filetti di aria adiacenti.
Nella realt gli schemi sopra esposti si verificano raramente nella
loro individualit teorica, perch la natura non offre quasi mai condizioni rispondenti con assoluta esattezza a quello che la teoria presuppone per riuscire a formulare le sue leggi: pi spesso i vari schemi
si alternano, si sovrappongono, si confondono, originando cos dei
fenomeni vasti e complessi, nei quali non sempre facile vedere quale
schema abbia la prevalenza. Gli sforzi fatti da vari autori per cercare
di fissare con esattezza matematica la genesi, la potenza e l'altezza
che possono raggiungere le correnti dinamiche di pendio, hanno condotto a risultati che non sempre vanno d'accordo con le esperienze
pratiche di volo. Osta a ci la grande irregolarit dei profili orografici, la diversa distribuzione della temperatura in quota ed altre cause
che spesso non permettono di determinare tutti i fattori del fenomeno.
Ad ogni modo, per i fini che ci siamo proposti fin dalle prime pagine di questo manuale, indicheremo alcune norme pratiche, sufficienti
ad illuminare il pilota veleggiatore sulle risorse e sui pericoli del volo
contro i pendi montani e a dargli modo di scegliere la sua via.
Come regola generale si pu ritenere che la velocit verticale delle
197

correnti dinamiche in argomento sia circa l/IOdella velocit che il vento assuN:NDIO CON
me nel suo percorso orizIOLCC IC!UYIO
zontale. Per quanto riguarda l'ubicazione del campo
ascendente lungo i pendi
montani, le figure 96, 97, 98
e 99, illustrano varie situazioni sperimentate nel canale idrodinamico, che riteniamo sufficienti per dare
un'idea del comportamento delle correnti nei distinti casi.
In un buon pendo ed in condizioni di instabilit atmosferica si pu
dire che l'ascendenza interessa tutto lo strato instabile esistente sopra
la montagna ..In condizioni di stabilit atmosferica, invece l'altezza
dell'ascendenza di gran lunga inferiore e varia a seconda dell'intensit del vento. Nel caso di una montagna isolata, quando la massa
che la investe ha notevole spessore, il vento ascendente pu arrivare
sopra la vetta fino ad una terza parte dell'altezza totale della montagna; ci equivale a dire che, supposta in 1500 metri l'altezza di un
monte, le correnti dinamiche che lo investono potranno superare la cima di 500 metri. Tale valore pu essere superato soltanto mediante l'intervento di cause termiche.
Crediamo che rientri
KNDIO MOLTO llPltO: ZONA VORTICOll\ IO
nell'ambito dei fini pratici
R..wvtNTOAICUtrNZA PllTANT( Ml PCNtlO
che ci siamo proposti dire
qualcosa circa le condizioni pi favorevoli- all'effettuazione dei lunghi voli di
durata sulle correnti dinamiche che si generano lungo i pendi montani.
Diciamo innanzi tutto che un lungo volo di
Fig. 97
durata avr probabilit
Fig. 96

198

di riuscita quando il ventt


di cui ci si serve non sia determinato da cause locali
TllEIWNZA. <ON KNtlO
ed
instabili, ma da cause
!.OfrOV(NTO l1Ptt0
che, essendo per la loro natura permanenti o, almeno
periodiche, possono garantire la durata del vento stesso. _Il quale poi, se riuscir
uniforme nel suo spirare,
cio senza raffiche violente
che ne modifichino bruscamente l'andamento, risponder ai requisiti ideali per un lungo volo.
stato notato da tempo che, a parit di condizioni un rilievo posto
sulla riva del mare determina nel vento che lo incontra una deviazione verso l'alto maggiore di quella che suole determinare un rilievo entro terra. La ragione del fenomeno sta nel fatto che sull'acqua gli
strati inferiori del vento, incontrano un attrito minore che non sulla
terra e, perci subiscono una minore riduzione di velocit.
Si notato inoltre che frequente il caso di venti che spirano.dal
mare verso terra per dei periodi di tempo lunghi e con andarrtento
tranquillo e regolare.
Sia per questa che per l'altra ragione, molti volovelisti preferiscono, per i voli di lungo respiro su correnti dinamiche, 10 coste marine,
presso cui si verificano
condizioni in complesso
INNAl.ZAM{NTO NlLA TURlOL[NZA IO'IA
IL l[CONDO PCNPIO
pi propizie ai voli di durata. Naturalmente, perch
si possa volare a vela con
vento di pendio, bisogna
che il vento provenga da
una direzione pressoch
normale alla linea di cresta
e che incontri la montagna
animato da sufficiente veFig. 99
locit. Come abbiamo detFig. 98

to, sono velocit buone quelle che stanno tra i 20 e i 60 km/h.


utile al pilota sapere a quale distanza dall'ostacolo il vento comincia il suo cammino ascendente. Bench come abbiamo detto, in
proposito non possa darsi una regola assoluta, riportiamo tuttavia
nella figura 100 una interessante illustrazione relativa al campo
ascendente generato da un vento di 10 m/s lungo le dune che costeggiano il Canale della Manica nei pressi di Cherbourg. Tali determinazioni pratiche sono state effettuate da P. Idrac, noto studioso francese di questi problemi, e possono servire di guida per risolvere, sia pure in maniera approssimativa, i problemi pratici che di volta in volta,
si presentano al volovelista.

"'

400
300

200

o
t.---------1500m - - - - - - - -

L'esistenza di alberi di una certa altezza lungo il pendio montano,


non solo pu dar luogo a vortici, pericolosi per gli alianti, ma pu interferire favorevolmente o sfavorevolmente, sull'andamento generale del flusso (Figg. 101 e 102). Buona norma di prudenza sar quindi
per il pilota quella di mantenersi ad una giusta distanza dal costone, e
di virare sempre contro vento, verso la valle. Ogni pilota, che non
ami sfidare temerariamente un rischio inutile, cercher di non dimenticare queste p.orme.
Quando la velocit orizzontale del vento inferiore alla velocit di
200

--
Fig. 101

Fig. 102

planata dell'aliante, il modo migliore di utilizzare la corrente dinamica di pendio logicamente quello di volare trasversalmente alla direzione del vento, planando in modo da annullare la velocit di discesa
del velivolo con la velocit di salita della corrente ascendente.
facile capire che durante il volo di pendo, mantenendo l'asse
longitudinale dell'aliante in allineamento parallelo con l'asse della
catena montuosa, il velivolo si sposter nel letto del vento, sempre
pi verso il costone. Ad evitare tale inconveniente il pilota dovr veleggiare con la prua volta alla pianura in modo che l'asse longitudi-

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Fig. 103
201

nale dell'aliante e quello della catena montuosa formino tra loro un


certo angolo; la cui apertura sar in proporzione diretta alla velocit
del vento (Fig. 103).
Quando la velocit del vento uguale a quella di planata dell'aliante, possibile volare contro vento e mantenere il velivolo sempre nello stesso punto come se fosse un aquilone. Con tale manovra l'apparecchio riesce a non perdere quota ed a mantenersi in volo per un
tempo indefinito, cio sino a quando il vento muti o si esaurisca la resistenza del pilota.
Per completare l'argomento di questo capitolo ci resta da dire
qualcosa sulle brezze termiche di pendo e sulle brezze di valle.
facile comprendere come sotto il dardeggiare del sole i pendi
montani si riscaldino e, irradiando poi il calore ricevuto, arrivino a
perturbare notevolmente il campo delle temperature e, conseguentemente della pressione atmosferica e dei venti locali.
Tali perturbazioni son quelle che determinano le cosiddette brezze
termiche di pendio, dovute appunto alla differenza di temperatura
che si stabilisce tra l'aria in contatto coi pendi montani e quella che
compone la libera atmosfera allo stesso livello.
Il fenomeno si spiega cos: durante il giorno, sotto l'influenza della
radiazione solare, il suolo inclinato dei pendii montani riscalda fortemente gli strati superficiali, che acquistano cos una temperatura superiore a quella della libera atmosfera. Questi strati surriscaldati
compresi dall'aria circostante pi pesante, salgono verso la cima della montagna, scorrendo lungo il pendio. Nello stesso tempo, l'aria
pi fredda che compone la libera atmosfera allo stesso livello, si abbassa per occupare il posto dell'aria ascendente e ristabilire l'equilibrio turbato.
Durante la notte il fenomeno si inverte: il suolo si raffredda e l'aria
in contatto con esso, diventa pi pesante, scivola lungo il pendio, accumulandosi in fondo alla valle (Fig. 104).
Sono queste "le brezze termiche di pendo", ascendenti di giorno
(venti anabatici), discendenti di notte (venti catabatici).
Per quanto riguarda le brezze termiche discendenti diremo che esse, durante la notte, accumulano notevole quantit di aria fredda nel
fondo delle valli e che, pertanto nelle prime ore del mattino, le strati202

ficazioni atmosferiche che qui si riscontrano presentano forti inversioni termiche.


Per concludere l'argomento di questo capitolo, opportuno fare
una distinzione fra queste brezze di pendo e quelle che soffiano lungo l'asse longitudinale del fondo valle.
p "vento di valle", la conseguenza delle brezze termiche di pendio, e spira nelle ore di maggior insolazione, raggiungendo notevoli
intensit.

Fig. 104

Generalmente, lo strato interessato dal vento di valle sottile (200300 m.) e sovente la sua direzione opposta a quella del vento sinottico. Spesso, questo vento si ramifica nelle valli laterali, dando luogo a
direzioni ed intensit inattese (30-50 km/h).
Dove le valli si restringono, i venti si rafforzano per effetto della
diminuita sezione di scorrimento. Un altro effetto dei rilievi montani
sul vento quello della loro azione "canalizzatrice", che si manifesta
soprattutto nelle vallate e nei passi.
203

l..)uando l'insolazione delle valli asimmetrica, al flusso longitudinale della vallata pu sovrapporsi un vento trasversale, che soffia
verso i costoni montani pi riscaldati determinandovi intense correnti ascendenti, mentre lungo i costoni pi freddi si producono correnti
discendenti e fenomeni di sottovento, che i volovelisti debbono evitare.
Per concludere l'argomento delle brezze di valle, cui abbiamo
dianzi accennato, diremo che nelle valli della Lombardia orientate da
Nord a Sud, queste brezze soffiano quotidianamente nella zona dove
comincia la pianura soprattutto nelle giornate non perturbate da venti di carattere generale, cio in situazioni di pressioni livellate. Poco
prima di mezzodi, il vento comincia a soffiare dal settore Sud e termina a sera. Dopo decresce e, trascorso un intervallo di calma comincia a soffiare dal settore Nord e termina a mattino inoltrato.

204

CAPITOLO QUINDICESIMO

LE CORRENTI TERMICHE DI PENDO


ED IL VOLO A VELA ALPINO

Parlando dei venti di valle che durante la stagione calda soffiano


sulle regioni prealpine ed alpine dell'.Italia Settentrionale, abbiamo
detto come tali venti siano la conseguenza delle brezze termiche di
pendio che da met aprile cominciano ad interessare sensibilmente i
costoni montani.
Poich queste brezze <:ostituiscono un'ottima causa determinatrice
della formazione di intense correnti termiche ascendenti non solo in
queste regioni alpine dell'.Italia Settentrionale, ma anche nelle altre
regioni montane della nostra Penisola, sar opportuno parlarne pi
ampiamente.
Le brezze termiche di pendio sono costituite dallo "strato superadiabatico", creato dalla irradiazione dei costoni montani riscaldati
dall'insolazione. Come abbiamo accennato nel capitolo precedente
questo strato, compresso dall'aria pi fredda che compone l'atmoskra libera, essendo meno denso e quindi pi leggero, continuamente sollecitato a salire lungo i costoni montani. A seconda delle
condizioni di equilibrio regnanti nell'atmosfera libera, questo strato
surriscaldato pu dar luogo all'innesco di correnti termiche organizzate in colonne oppure in bolle (a seconda delle circostanze) anche
soltanto dopo un sollevamento di poche decine di metri (aria instabile), o sulla verticale della linea di cresta (aria stabile), o addirittura
sottovento ai costoni, dopo qualche decina di metri di caduta (aria
molto instabile), mentre in condizioni di stabilit assoluta lo strato
surriscaldato rimane aderente ai costoni montani, senza dar luogo
all'innesco di correnti termiche comunque organizzate (Fig. 105). Le
figure 106 e 107, insieme alla precedente illustrano chiaramente le varie situazioni; non riteniamo pertanto necessarie ulteriori spiegazioni
sull'argomento. Lo spessore dello strato limite termico in scorrimento ascendente lungo un costone montano, dipende dalle condizioni
205

locali, dalla forma del pendo e dalle caratteristiche della crosta geologica superficiale, nonch dalla sua esposizione ai raggi solari. Ad
ogni modo tale spessore varia da una ventina di metri ad un massimo
di 150, mentre la velocit di scorrimento dello strato ascendente pu
raggiungere i 4 metri per secondo (Fig. 108).

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STABILE

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ASSOLUTAMENTE
STABILE
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Fig. 105

Nell'ambito di questo strato possibile il veleggiamento pur risultando il volo piuttosto difficile, e comunque accessibile soltanto a piloti ben allenati (Fig. 109). _In condizioni povere, se l'aliante si allontana pi di una ventina di metri dal pendio, il veleggiamento risulta
impossibile.
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INSTABILE

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Fig. 106

Quando i costoni montani non sono uniformemente riscaldati, sia


per l'esistenza di canaloni rocciosi, sia per la presenza di zone boscose e verdeggianti, le correnti ascendenti sono organizzate in potenti
colonne ubicate sulla verticale dei punti pi caldi. In tal caso, tra una
ascendenza e l'altra, si formano correnti discendenti di compenso altrettanto vigorose (Fig. 110).
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Fig. 107

207

Le correnti termiche e termodinamiche che si formano nelle regioni alpine e prealpine sono spesso coronate da formazioni cumuliformi, di grande interesse per il volo a vela, soprattutto quando si producono in situazione anticiclonica, dato che l'esistenza in quota di inversioni termiche di subsidenza, limita Io sviluppo verticale dei cumuli, impedendone la degenerazione temporalesca.
Le condizioni pi favorevoli al volo termico alpino sono quindi
quelle associate a situazioni anticicloniche, con circolazione di masse
d'aria subtropicale marittima, condizionalmente instabile ..Infatti in
tali situazioni, i cumuli hanno la base di condensazione elevata, al di
sopra della linea di cresta delle montagne, e non presentano pertanto,
alcun pericolo per gli alianti, acconsentendo anche il volo in nube.

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Fig. 108

Fig. 109

Va rilevato tuttavia che tali condizioni interessano spesso le regioni


prealpine soltanto marginalmente e che, anche quando in queste regioni regna la stessa massa d'aria che interessa le Alpi, l'attivit temoconvettiva non inizia sino a quando la inversione termica di superficie e gli eventuali strati stabili ad essa sovrapposti, non vengono labilizzati dall'irradiazione terrestre. noto che questo processo richiede parecchie ore di irraggiamento solare e che sia nelle valli prealpine sia nelle pianure pedemontane, l'attivit termoconvettiva spesso
non innesca prima di mezzogiorno. _I piloti perdono cos ore preziose
di veleggiamento, che tradotte in chilometri incidono negativamente
208

sulla distanza massima percorribile in volo alpino nell'arco dell'intera giornata.


Non v' dubbio, quindi che, partendo dagli aeroporti prealpini per
voli d'alta performance, necessario farsi trainare in direzione delle
alpi, lungo le cui catene, da met aprile in poi, poco dopo le IO (ora
solare), sopra i 1500 metri, gi possibile sfruttare, a ridosso dei costoni montani, le brezze termiche di pendo o le correnti termodinamiche determinate da queste brezze lungo la linea di cresta delle montagne.
vero che per raggiungere le zone favorevoli bisogna percorrere a rimorchio magari una trentina di chilometri dai campi base; ma per chi
voglia tentare voli alpini di
grande respiro non c' altra
' II
scelta: partire a rimorchio poco prima delle IO in direzione
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Nord; sganciarsi verso le I0,30
... '
sulla linea di cresta di un costone ben soleggiato, possibilmente roccioso a quote di 15001700 metri, dove, al di sopra degli strati stabili inferiori,
l'attivit termoconvettiva gi
notevole.
Per concludere l'argomento
Fig. 110
di questo capitolo opportuno
accennare alle cosiddette "termiche di sottovento". Fin dai primi
mesi della stagione primaverile, quando il sole comincia a scaldare
sensibilmente i pendi montani esposti a Sud, ed i venti spirano invece
dai quadranti settentrionali investendo gli opposti versanti in ombra,
i fenomeni dinamici di sottovento sono contrastati dalla formazione
delle brezze termiche dei pendi soleggiati.
.II fenomeno si spiega cos: la caduta di pressione che si registra sulla cresta della catena montana investita dal vento da Nord, richiama
verso la sommit del pendio l'aria che si trova negli strati inferiori del
versante sottovento, creando cos una controcorrente che incontrandosi in vetta col flusso opposto, provoca la formazione di un vortice

209

stazionario ad asse orizzontale. Questo vortice,


alimentato dall'aria calda
I
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che costituisce lo strato limite termico in slittamento
ascendente lungo il pendo
soleggiato del versante Sud,
va sempre pi ingrandendosi e ad un certo momento si
stacca dalla montagna (Fig.
111). La minor densit
dell'aria calda che lo compone, fa salire il vortice, che
si porta in quota nel letto
del vento. Dietro il primo
vortice, altri se ne formano e, l'uno dopo l'altro, si staccano dalla montagna costituendo una serie di bolle termiche assai turbolente, che tuttavia gli alianti riescono a sfruttare per guadagnare
quota. Queste ascendenze sono note ai volovelisti con il nome di
"termiche di sottovento". Anche le potenti correnti termodinamiche
che fuoriescono dai canaIoni rocciosi dei costoni
montani riscaldati dal sole
ed investiti dal vento, possono dar luogo nella zona
del versante sottovento a
fenomeni ondulatori di notevole intensit. Questi potenti soffioni d'aria calda
ascendente, superando per
inerzia il loro livello di
equilibrio termico, assumono un movimento oscillatorio che va progressivamente smorzandosi per
l'azione frenante delle diFig. 112
Fig. 111

ro.

210

verse cause termodinamiche che agiscono su di essi. Le oscillazioni verticali, combinandosi poi col moto orizzontale di traslazione determinato
dal vento, danno luogo ad un andamento ondoso del soffione; il quale
trasmettendo all'aria ambiente il suo movimento oscillatorio, esalta in
tal modo il fenomeno ondulatorio, la cui intensit dipende dal grado di
stabilit regnante nello strato atmosferico perturbato. (Fig. I 12).
Come avremo modo di rilevare nel capitolo che riguarda i cosiddetti fenomeni di "termoonda" questi soffioni ondulatori si accop-

Fig. 113

piano con le eventuali correnti termiche in partenza dal suolo nella


zona sottovento in maniera tale che le correnti ascendenti si associano alla parte ascendente dell'onda, mentre le correnti discendenti di
compenso vengono attratte nella parte discendente (Fig. 113).
facile capire che nella zona di accoppiamento dei due moti regna
una notevole turbolenza e che pertanto, nell'ambito di questo strato,
il veleggiamento piuttosto difficile e richiede un notevole addestramento da parte del pilota.
211

CAPITOLO SEDICESIMO

IL VOLO A VELA IN ONDA

Fino alla scoperta del cosiddetto volo a vela in onda, le correnti


che si producono sottovento alle catene montane sono state totalmente scartate dai volovelisti, che le giudicavano sfavorevoli al volo.
Da quando per si scopr cpe sopra la corrente vorticosa di sottovento si possono formare potenti onde atmosferiche nella cui parte
ascendente gli alianti possono raggiungere grandi altezze, i volovelisti
ed i meteorologi di tutto il mondo fermarono la loro attenzione sopra
questi movimenti ondulatori, per studiarne la struttura e la dinamica.
Esperienze, ricerche, studi si susseguirono, e non senza eccellenti risultati.
Prima d'iniziare la trattazione teorica dei movimenti ondulatori
dell'atmosfera, riteniamo utile e opportuno illustrare il significato di
alcuni termini ai quali dovremo ricorrere sovente nel corso di questo
capitolo.
In qualsiasi movimento ondulatorio, sia di liquidi che di gas, si usa
distinguere certe parti, tra loro differenti, che si ripetono uniformemente nella .continuit del movimento stesso. Se immaginiamo di
tracciare una linea retta, che taglia per il suo mezzo l'ondulazione che
si osserva in una massa liquida o aeriforme, chiameremo "cuspide
dell'onda" la parte che sta sopra quella linea e "concavit
dell'onda" quella che sta sotto. Nel segmento di linea retta che congiunge i due punti estremi della cuspide e della concavit compreso
il "profilo" dell'onda che si ripete uniformemente nelle ondulazioni
susseguenti e che si suole assumere per determinare la "lunghezza
d'onda". La distanza tra il vertice della cuspide e il fondo della concavit, si dice "ampiezza d'onda". (Fig. 114).
Dopo questo semplice ma necessario chiarimento di termini d'uso
comune, affrontiamo lo studio di una delle prime teorie data dai volovelisti tedeschi per spiegare il meccanismo delle onde d'ostacolo. Si
tratta di una teoria, per vero dire, poco soddisfacente ma di fatto uti213

le sotto l'aspetto didattico. Secondo la stessa, una partic_ella d'aria,

in condizioni di equilibrio stabile, la quale investe, durante la sua


corsa una catena montana, forzata a salire lungo il pendio di sopravvento e a spostarsi quindi dalla quota ove si trovava in equilibrio. Raggiunta la vetta, precipiter naturalmente a valle, verso il suo
primitivo livello. Senonch per forza d'inerzia, anzi che fermarsi a.
quel livello precipiter pi in gi, e di qui riprender poi a salire per
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Fig. 114

tornare al suo livello d'equilibrio. Ma neppure questa volta riuscir a


fermarsi: l'inerzia non le permetter di stabilizzarsi sollecitamente:
occorrer un certo tempo in una pi o meno lunga serie di oscillazioni degradanti, prima che essa ritorni al primitivo livello. Orbene queste oscillazioni verticali, associandosi alla traslazione orizzontale del
vento, si risolvono in un movimento ondoso dell'atmosfera, il quale
va diminuendo d'ampiezza di mano in mano che ci si allontana dalla
catena montuosa che gener l'urto. La figura 115 ci d un.idea della
traiettoria seguita dalla particella d'aria A, appartenente ad una massa in condizione di equilibrio stabile. La particella, costretta a salire
in quota dalla corrente dinamica di pendio si espande, raffreddandosi adiabaticamente in ragione di 1C per ogni 100 metri. Perdendo
temperatura essa diviene anche pi pesante dell'aria che la circonda,
cos che superata la vetta della montagna essa precipiter a valle, recuperando gradatamente durante la discesa la temperatura primitiva
e stabilizzandosi in fine, popo una serie di oscillazioni decrescenti,
all'antico livello. Questa interpretazione elementare del fenomeno,
fondata sulle prime esperienze di volo in onda, stata successivamen214

te modificata, e noi l'abbiamo riportata solamente perch riteniamo


che conoscerla giovi a comprendere le successive interpretazioni.
Cominciamo col notare che le onde d'ostacolo che maggiormente
interessano il volo a vela hanno carattere stazionario: sono cio onde
il cui profilo sinusoidale, rispetto al suolo, rimane fisso nello stesso
posto. Come ovvio, tali onde assumono un'ampiezza di gran lunga
superiore a quella di qualsiasi tipo di onda progressiva. Ci dipende
essenzialmente dal fatto che i moti ondulatori stazionari, effettuando
sempre nello stesso posto la trasformazione di energia potenziale in

Fig. 115

energia cinetica, sono ininterrottamente alimentati dalla perturbazione che una corrente aerea subisce investendo un ostacolo sulla superficie terrestre. L'ostacolo, infatti, offrendosi in permanenza al flusso
del vento, incrementa continuamente il movimento ondulatorio generato dall'urto. Com' ovvio, quando la velocit orizzontale del
vento costante, il moto ondulatorio stazionario.
A questo punto facile rendersi conto del perch le masse d'aria
che entrano a comporre queste oscillazioni riescano ad interessare
strati dell'atmosfera di gran lunga superiori a quelli che compongon~
le onde progressive. Rileviamo per che le onde d'ostacolo non potrebbero sorpassare i limiti della troposfera, se a loro volta non agissero come onde generatrici di oscillazioni di maggior potenza, tali da
indurre nelle masse superiori moti capaci di estendersi a grandi altezze. Perch ci avvenga, per, necessario che negli strati superiori
della troposfera il gradiente termico verticale vada aumentando con
l'altezza. _In tal modo negli strati suddetti, la stabilit atmosferica andr gradatamente diminuendo fino al raggiungimento di condizioni
di equilibrio vicine all'indifferenza. Se poi tale favorevole stratifica215

zione termica in quota, sar accompagnata da un progressivo aumento della velocit del vento con l'altezza, avremo quelle eh~ potremmo
definire "condizioni termodinamiche ideali" per la formazione dei
grandi movimenti ondulatori che tanto interessano il volo a vela.
Un movimento ondulatorio (qualora non esista negli strati atmosferici nel cui seno si sviluppa umidit sufficiente per dar luogo al fenomeno della condensazione) passa del tutto inosservato agli occhi
del volovelista.
Solamente le nubi, materializzando in un certo senso quel movimento, ne rivelano la presenza al pilota che vuol giovarsene per guadagnare quota.

Fig. 116

Le nubi isolate fusiformi, prodotte da movimenti ondulatori "secondari", vengono denominate "lenticolari" a cagione della caratteristica forma di lente (biconvessa o pianoconvessa o concavoconvessa) che spesso assumono rispetto alla sezione verticale (Fig.
116), e di osso di seppia rispetto alla vista in pianta (Fig. 117). Sono
nubi bianche, dai contorni ben definiti, senza ombre proprie. Si formano a tutti i livelli, sulla superficie di deboli discontinuit per inver216

sioni termiche o per salto di vento. Le iridiscenze che talora le contornano rivelano che sono costituite da goccioline di acqua.
Le nubi associate invece alle grandi onde del cosiddetto "Foehn libero", che si formano oltre i 5000 metri d'altezza e raggiungono
spesso gli estremi limiti della troposfera, sono denominate "nubi
d'onda". Quando le lenticolari o le nubi' d'onda si sovrappongono,
danno luogo alle cosiddette "formazioni duplicate".
Una delle prime interpretazioni date dai volovelisti alle nubi formate dalle onde atmosferiche, parte dal presupposto che, durante un
movimento ondulatorio le masse d'aria partecipanti alle oscillazioni
si raffreddino e si riscaldino adiabaticamente e che, quando posseg-

Fig. 117

gono sufficiente umidit diano luogo sulla cuspide di ogni onda alla
formazione di una nube lenticolare. Tali nubi si generano costantemente sul bordo di sopravvento e si dissolvono in quello di sottovento: si tratta quindi di nubi essenzialmente dinamiche. Tuttavia noto
che nubi lenticolari possono formarsi anche in strati non direttamente perturbati, e che spesso sono il risultato della deformazione o del
sollevamento di cappe atmosferiche tranquille e ricche di umidit.
217

Nelle regioni poste sottovento ai pendi montani si formano spesso,


anche con venti deboli, nubi lenticolari locali, dovute appunto al sollevamento di cappe atmosferiche stratificate, ricche di umidit. Le
cuspidi delle onde si rendono cos visibili per la formazione di altrettante lenticolari, i cui contorni sono pi nitidi e l'aspetto pi simile
alla lente, se lo strato sollevato dalle cuspidi del movimento ondulatorio, superiormente limitato da un'inversione termica. Chi scrive
ebbe spesso modo di osservare e studiare la formazione di tali nubi
nelle valli di Calamuchita e di La Cruz, sottovento alle Sierre cordovane, in Argentina. (Fig. 118).

Fig. 118

Per ci che interessa il volo a vela utile notare che queste nubi
lenticolari sono quasi sempre associate a movimenti ondulatori locali, os~ia ad onde isolate, che si formano in seno a correnti basse, perturbate dagli innumerevoli ostacoli orografici che la superficie terrestre presenta. La loro formazione, quindi, non ha luogo solamente
con vento di Foehn, ma anche con venti locali, cio di 15-20 km/h.
Sovente queste nubi appaiono anche sottovento ai picchi isolati. La
lunghezza d'onda dei movimenti ai quali sono associate varia dai 2 ai
1O km e nella loro parte ascendente non si trovano velocit verticali
superiori ai due metri per secondo.
Le nubi d'onda associate ai grandi movimenti ondulatori caratteristici del tempo di Foehn, si formano invece negli alti strati della tro218

posfera, dove le correnti aeree superano spesso i 100 km/h e possono


produrre lunghezze d'onda dell'ordine di 40-45 km. Nella parte
ascendente di questi movimenti sono state registrate velocit verticali
di oltre 10 metri per secondo. Essi presentano grande interesse per il
volo a vela per il fatto che si propagano su vastissime zone e a grandi
altezze, tanto da raggiungere spesso la stratosfera.
Le nubi d'onda che spesso caratterizzano questi movimenti ondu~
latori, sono costituite da estesi banchi, densi al centro, quasi trasparenti ai bordi, dove presentano talvolta ondulazioni dovute alla sovrapposizione di un altro movimento ondulatorio. Per l'aspetto sono
simili a certe nubi temporalesche, da cui tuttavia differiscono per il
bordo brillante che presentano dalla parte di sopravvento. (Fig. 119).
Questo, talvolta appare non ben definito, ma frastagliato in cunei
nettamente delimitati. Ora, proprio sotto questi cunei che il volovelista trova le pi vigorose ascendenze.
Tra le nubi d'onda va annoverata in Italia la "Contessa del
vento", caratteristica formazione nuvolosa di proporzioni grandiose, che si forma sottovento all'Etna, nella Valle del Bove, e che pre-

Fig. 119

219

senta spesso ben distinte quattro formazioni lenticolari sovrapposte.


Vanno pure annoverate tra le nubi d'onda quella ben conosciuta in
Germania col nome di "Moazagotl" e molte altre che si formano sulle grandi catene montuose, quali le Alpi, le Ande, la Sierra Nevada
californiana e altre ancora.
Negli strati sottostanti alla corrente ondulatoria il cui flusso perfettamente laminare si riscontra sempre una turbolenza fortissima,
talora anzi violenta ..Infatti in corrispondenza con la cuspide della
prima onda (e spesso anche della seconda e delle seguenti) si formano
vortici d'aria ad asse orizzontale, i quali, quando ha luogo la condensazione, sono resi visibili nella loro parte superiore da file di fractocumuli dall'aspetto molto turbolento. Questi rulli cumuliformi costituiscono cos la parte superiore di un rotore, che normalmente arriva
ad un'altezza uguale a quella della catena montana che provoca il
movimento ondulatorio (Fig. 120).
Le correnti ascendenti e discendenti che compongono questi rotori
sono assai turbolente ed assumono particolare violenza quando gli
strati superficiali sono instabili ed il vento aumenta rapidamente

Fig. 120

220

d'intensit con l'altezza ..In questo ultimo caso possono anche formarsi dei rotori secondari, aventi un senso di rotazione inverso a
quello dei rotori principali (Fig. 121).
Sfruttando la parte ascendente del rotore (che si trova sempre verso la montagna) si riesce a raggiungere la quota influenzata dal movimento ondulatorio, il quale orienta la parte superiore delle nubirotori in direzione alla pianura, conferendo loro l'aspetto di rotoli
(Fig. 122).

Accade spesso che le onde stazionarie d'ostacolo siano rafforzate


da fenomeni che si usa definire di risonanza (prendendo il concetto e
la parola dall'acustica), dovuta alla presenza di altre catene montuose sottovento, quando abbiano andamento parallelo a quello della
catena principale. Tuttavia, queste catene secondarie conferiscono
nuovi impulsi al moto ondulatorio, prodottosi per l'urto contro la
catena principale, solo quando la lunghezza d'onda sia eguale alla di-

ROTORI DI NOTEVOLI DIMENSIONI CON ROTORI SECONDARI


dovuti a fori instabillt~ negli strati inferiori ed al rapido
aumento del vento con la quota

Fig. 121

221

stanza esistente tra una catena e l'altra, vale a dire quando la distanza
che separa le linee di cresta delle montagne, un multiplo della lunghezza d'onda generata dalla prima catena. Quando questa non si
abbia, il rimbalzo della corrente aerea sulle catene montuose secondarie, anzi che provocare una amplificazione del sistema ondulatorio
gi in atto interferisce sfavorevolmente su di esso, determinando l'indebolimento o addirittura l'annullamento delle onde. (Fig. 123) .

~,\ NUBE ROTORE


.~~,..
ISOLATf.

q:~

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1ROTORE

.L:\-: J
~,,,,,,
Fig. 122

La figura 124 mostra come una sopraelevazione raccordata con un


altipiano, sia sufficiente per dare origine ad un movimento ondulatorio quando sia investita da una corrente orizzontale. Dalle esperienze
di volo condotte da vari piloti risulta per particolarmente vigorosa
soltanto la prima onda. p Lyra ha calcolato teoricamente, per un caso similare, la grandezza della perturbazione ondulatoria derivante
da un flusso inizialmente omogeneo. La figura 124 rappresenta l'andamento delle linee di corrente e mostra, appunto secondo il Lyra,
come un movimento ondulatorio generato da una sopraelevazione
del suolo, raccordata con un altipiano, acquisti particolae valore soprattutto la prima onda. Aggiungiamo che, quando la zona di sottovento di una catena montuosa livellata da una massa d'aria fredda
222

il fenomeno ondulatorio acquista caratteristiche simili a quelle di una


sopraelevazione raccordata con un altipiano. Nel caso poi che dai
due lati di una catena montuosa esistano masse d'aria fredda stagnanti,. o masse scorrenti parallelamente alla catena stessa, i fenomeni ondulatori prodotti da una eventuale corrente aerea superiore che
investa normalmente la cima delle montagne, vengono notevolmente
attenuati, giacch come se diminuisse l'altezza dell'ostacolo.
Anche il brusco aumento d'attrito che una corrente aerea subisce
passando da una superficie liscia e piana, quale potrebbe essere il mare, ad una superficie piena d'ostacoli quale potrebbe essere una citt
costiera, pu dar luogo alla formazione di un moto ondoso atmosfe-

Fig. 123

223

rico. Gli ostacoli terrestri investiti dal vento, frenano, infatti, la corrente, conferendole gli impulsi necessari per la formazione delle ondulazioni.
Anche in questo caso, per il fenomeno ondulatorio dopo la prima
onda, va rapidamente smorzandosi.
Citeremo infine il caso di una corrente aerea che sorpassi un avvallamento del terreno; e diremo che, anche in queste condizioni si possono formare movimenti ondulatori abbastanza efficaci, a condizione per che l'avvallamento sia ampio e profondo. facile capire che
quando una valle livellata da.una massa d'aria fredda, come succede spesso durante la stagione invernale o durante le ore notturne, le
correnti aeree che la sorpassano non subiscono nessuna perturbazione ondulatoria.

Fig. 124

Se volessimo esporre con sufficiente ampiezza e con precisione


scientifica tutti i fenomeni associati ai movimenti ondulatori, troppo
ampio spazio dovremmo ancora dedicare all'argomento. Cercheremo pertanto di riassumere in breve i principi che governano la formazione delle onde d'ostacolo cosi come hanno potuto essere formulate
dai meteorologi sulla scorta delle esperienze condotte fin qui. Com'
ovvio, in questa sintetica rassegna richiameremo anche le considerazioni svolte finora.
1) Una massa d'aria che investe un ostacolo con sufficiente veloci-

224

LU,NGHEZZA D'ONDA

NATURALE:

DIPENDE DALLA
VENTO.

VELOCITA' OCL
RELAZIONE LINEARE FRA

Km

C VCLOCITA' OEL VENTO:

30~-~~~~~~~~~~~~~_,_""""~-

20

25

30

35

40

45 m/s

O-'-~...__~.....___........,._._.......,........._.......,._._.......,...__....__~

20

40

LUNGHEZZA D'ONDA

60

80

100

120

140

160 Km/h
10K~

ACQUISITA:

DIPENDE DALLE DIHENSIDNI DELL'OSTACOLO C RISULTA PARI ALLA SCHILARGHCZZA DI QUESTO.

........ ,
O

............. 4-.....

:;:=+. .

1h

210 Km

QUANDO LA LUNGHEZZA NATURAL[ E QUELLA ACQUISITA SONO IN RISONANZA, ALLORA SI HA LA PIU' CFFICACC CORRENTE ONDULATORIA

~
SO Km/h

10Km

.............. ..........

-: : .::::-;;,_..::.f.-~,--:.~F.~ 10

10

RISONANZA

20 Km

______.........,,,...... ,,,
/'LUSSO.

!~!~/E,.

13 Km

..ea"'li;. . ". ri........ .

-"'!:::.....-:-.... >w., f
.....

10

i
10

20 Km

INTCRFCRENZA

t assume senza apporto di energia esterna un movimento ondulatorio nella zona sottovento all'ostacolo stesso.
2) Le condizioni migliori si hanno quando il vento soffia perpendicolarmente alla catena montana, con una forza rion inferiore a 40
km/h sulla linea di cresta (30 km/h nell'atmosfera libera). Tuttavia,
il movimento ondulatorio si pu formare anche quando il vento investe diagonalmente la montagna, purch la rotazione rispetto alla perpendicolare, non superi i 45.
3) Il vento in quota deve rimanere costante o, meglio ancora, aumentare gradatamente d'intensit con l'altezza.
4) I caratteri delle ondulazioni sono determinati anche dalla larghezza, dalla forma e dall'altezza dell'ostacolo. Gli ostacoli ripidi,
aumentano le grandezze delle deviazioni e conseguentemento,..U.,walore dei primi angoli di proiezione e di caduta. (Fig. 125).
225

5) Nel processo di formazione dei movimenti ondulatori di ostacolo, le condizioni di equilibrio regnanti nei bassi strati non sono determinanti ..Infatti, esse possono essere indifferentemente, "stabili" o
"instabili", sino all'altezza della catena montana. Quello che maggiormente importa che, al di sopra di tale altezza, esistano stratificazioni termicamente stabili.
6) Dopo il tramonto del sole, in seguito alla formazione dell'inversione negli strati superficiali, la turbolenza nei rotori si affievolisce, il
flusso ondulatorio laminare si abbassa ed assume una pi chiara organizzazione.
7) L'esistenza di inversioni di temperatura sopra il livello delle
montagne non indispensabile per la formazione delle onde. Nelle
inversioni termiche, per grazie alla forte stabilit ivi regnante, i movimenti ondulatori acquistano maggior ampiezza e si propagano pi
facilmente negli strati superiori, soprattutto quando il vento aumenta
o rimane costante con la quota.
8) Uno strato instabile in quota pu arrestare un movimento ondulatorio. Al disopra di questo strato limite pu formarsi tuttavia un
nuovo treno d'onde, il quale per generalmente, irragiungibile dagli alianti.
9) .n grado di stabilit termica della massa d'aria, influisce sulla
lunghezza d'onda e sulla ampiezza verticale.
Quando la stabilit aumenta, la lunghezza d'onda decresce e l'ampiezza aumenta.
10) La lunghezza d'onda direttamente proporzionale alla velocit
del vento, mentre l'ampiezza verticale proporzionale alla stabilit
termica dell'aria.
11) La prima onda leggermente pi corta delle altre, ma la sua
ampiezza verticale maggiore.
12) Un movimento ondulatorio si dice stazionario quando il profilo sinusoidale che costituisce le onde, rispetto alla catena montuosa,
rimane fisso nello stesso posto.
13) n tempo che una particella d'aria impiega a compiere una oscillazione verticale completa, si chiama "periodo", e mentre una prticella compie un periodo, ossia una traiettoria completa, la particella
stessa avanza esattamente di una lunghezza d'onda.
226

14) Nelle onde d'ostacolo il periodo di oscillazione dato dalla seguente formula:
T
P=211'
g (t' -

t)

Dove P indica il valore del periodo in minuti secondi, T quello della


temperatura assoluta (C + 273), g quello dell'accelerazione della
gravit, t' quello del gradiente adiabatico secco, t quello del gradiente termico reale e 2 li il classico rapporto tra il diametro e la circonferenza, ossia 3,14.
15) Conoscendo il periodo possibile determinare la lunghezza
d'onda (L), la quale data dal prodotto del valore della velocit orizzontale del vento (Vv), ed il valore del periodo stesso (P), e cio:

ossia:

L = 2'1l'VJ

v;;.=o

.II calcolo della lunghezza d'onda molto difficile, soprattutto in


conseguenza della diminuzione di densit che l'aria subisce con l'altezza. La formula che abbiamo indicato ha quindi un valore puramente indicativo. Ad ogno modo riteniamo utile riportare un esempio pratico per la sua applicazione. (Fig. 126).
16) Quando il vento forte, nelle vicinanze delle vette montane,
dove specialmente durante la stagione estiva, l'aria selettivamente
instabile, possono generarsi treni d'onde di notevole ampiezza ..In tal
caso per i campi ascendenti sono stretti e turbolenti, tanto che gli
alianti riescono ad utilizzarli con difficolt.
17) Per quanto riguarda i fenomeni che si riscontrano negli strati
superficiali del flusso subondulatorio, sottovento ai pendi montani,
molto importante rilevare che l'aria, fOhnizzata, superando la linea
227

di cresta, non si stacca dal pendio sottovento, ma rasente al pendio


stesso, scende a valle, impedendo la formazione di quei vortici ad asse orizzontale cui abbiamo accennato esaminando i fenomeni associati alle correnti dinamiche di pendio.
Tale comportamento del vento di caduta, dovuto al fatto che esso costituito da un moto di gravitazione oltre che di accelerazione,
per la differenza di pressione esistente fra i due versanti montani.
Tuttavia, pur non potendosi avere, nelle immediate vicinanze del
pendio sottovento, la formazione dei sopraccennati vortici ad asse
orizzontale, gli strati che costituiscono il flusso subondulatorio sono
ugualmente sede di fortissima turbolenza, per la formazione dei rotori. (Fig. 127).

P= 2

1r

L=V.,

L= 2..,,.

Vgc:.-1>
v.,

Vg(t~-t)
Periodo

T = 273 K temperatura media dello 5trato)

g =10 m/sec~ (accelerazione della gravit)


t'=0,01C (gradiente adiabatico secco pr ogni metro)

t = 0,007 e (gradiente reale della lemp. per ogni. metro)

\.{, = 20 m/sec.(velocit del vento)


p = 2 3, 14
P

10

co,~~~0.007)

= c;,2e V9100

P = 6,28 95,4 =600 sec:

=600

20=12000m =12 Km

Fig. 126

228

Quando tali rotori sono particolarmente potenti, si possono riscontrare al suolo, a monte dell'asse di rotore, venti molto violenti.
Nella valle reatina, ad esempio, in situazione di tramontana, sono
stati registrati 100 nodi in superficie, con raffiche di 120-130 nodi,
quando la velocit del vento sopra la linea di cresta del Terminillo, a
monte del massiccio montano, era soltanto di 50-60 nodi (Fig. 128).

10

15

20

25

Km

Fig. 127

Chi scrive, ricrda d'aver riscontrato a Rieti, nella notte del 31 dicembre 1974, una di queste violente situazioni di tramontana da NE;
il vento giunse allora al suolo con colpi di Foehn di oltre 120 nodi,
sradicando alberi e recando gravi danni alle aviorimesse. (Fig. 129).
Avremo occasione, nelle pagine che seguiranno, di chiarire .la portata pratica di questi principi in rapporto alle situazioni d'onda che
studieremo pi avanti. Inoltre, le co~siderazioni pratiche che verre229

mo svolgendo non si limiteranno solamente all'interpretazione di fatti e dati meteorologici, ma si estenderanno anche al campo del pilotaggio.
Il pilota di aliante e quello dell'apparecchio rimorchiatore, che si
accingono a levarsi in volo per raggiungere la quota e la zona dove si
presume l'esistenza di un movimento ondulatorio, saranno assai avvantaggiati se potranno conoscere le condizioni del vento in quota e
se potranno stimare, badando alla dislocazione delle nubi lenticolari
che siano presenti nel cielo, la lunghezza delle onde. Questi dati riescono molto utili per poter condurre l'aliante a sganciarsi dal rimorchiatore nella parte ascendente dell'onda. Se esistono nubi-rotori, la

~20

l\m----~

Fig. 128

cui parte ascendent.e si trova sempre verso la montagna, possibile


sfruttare subito quella parte ascendente e raggiungere con essa la corrente a rimorchio: cosa tutt'altro che piacevole a causa della forte
turbolenza.
Bis~na poi anche adeguare i mezzi al tipo di volo che s'intende effettuare. Se si tratta di un volo di carattere sportivo, che intenda
sfruttare onde locali, l'aliante pu essere trainato da qualsiasi apparecchio rimorchiatore. Ma se invece, si presenta una situazione d'onda che richieda un volo rimorchiato oltre tremila metri, e si abbia per
giunta vento forte consigliabile l'uso di un apparecchio particolarmente indicato per il traino aereo in atmosfera turbolenta, che di230

sponga cio di una potenza tale da permettergli di vincere le forti correnti discendenti ..In questo caso necessario anche valersi per il rimorchio di un cavo che, in vista della grande turbolenza regnante negli strati sottostanti al movimento ondulatorio, possegga buone doti
di elasticit. Si dovr pertanto scartare senza esitazione ogni cavo di
acciaio e preferire funi di canapa o, meglio ancora, di nylon. La lunghezza del cavo non dovr superare gli 80 metri.

Fig. 129

Si sa che nei movimenti ondulatori stazionari l'ascendenza pi efficace si trova nella parte sopravvento dell'onda, non nella cuspide,
dove le linee di corrente raggiungono l'altezza massima e dove la
componente verticale . nulla. Non si deve quindi cercare l'ascendenza sotto la nube lenticolare o sotto la nube d'onda, ma davanti ad esse, nella parte sopravvento, ove esse mostrano quel bordo brillante
che guarda la montagna.
La tecnica del volo d'onda non la stessa in tutti i casi, dovendosi
avere molto riguardo alla velocit di planata dell'aliante nel suo angolo ottimo di discesa.
Consideriamo innanzi tutto il caso di onde secondarie o locali, le quali
sono, generalmente, prodotte da venti piuttosto deboli. Ebbene, una
231

volta che sia stata individuatal'ubicazione della parte ascendente


dell'onda l'aliante deve volare
contro vento, planando con una
velocit orizzontale leggermente
inferiore a quella del vento stesso.
Per tal modo, l'aliante passa da
una linea di corrente all'altra, salendo quasi verticalmente e, nel
tempo stesso retrocedendo lentamente rispetto al suolo (Fig. 130).
Nel caso che, per debolezza del

/
/
~

llOll'm/h

Fig. 131

232

Fig. 130

vento, tale regresso non si


produca, converr eseguire qualche spirale, in modo che l'aliante venga trascinato dalla corrente aerea. Nei movimenti
ondulatori molto deboli, risultando la velocit dell'aliante
molto maggiore di quella del
vento, converr volare di continuo trasversalmente all'onda,
come se si trattasse di veleggiare su
correnti dinamiche di pendio. Infine tornando alla norma data pi
sopra di volare contro vento
dobbiamo aggiungere che, quando l'ascendenza cessa, conviene
"picchiare" per far guadagnare
velocit all'aliante ed evitare cos
di essere trascinati nella parte discendente dell'onda. Con tale avvertenza anche se in principio si
perde quota, si conserva non solo
la possibilit d recuperarla, ma
anche quella di penetrare in filetti

d'aria superiore. La figura 131 illustra .chiaramente tutti questi casi,


per cui non riteniamo necessarie ultriori spiegazioni.
La ~ecnica che il pilota deve adottare, invece quando vola sulle
grandi onde di Foehn, ove comune il caso di velocit ascensionali di
S m/sec. e di velocit di vento di 80-100 km/h, differente.
Anzitutto si deve tener presente che, di mano in mano che si sale in
quota in un movimento ondulatorio efficace e persistente, le cuspidi
delle linee di corrente dell'onda si spostano sempre pi verso la cima
della montagna, come gi constatarono vari piloti e dimostr teoricamente Queney (Fig. 132). Orbene, siccome nelle onde di Foehn
l'ascendenza forte, il pilota pu aumentare la velocit di planata di
mano in mano che guadagna quota.
Cos l'aliante non retroceder, come avviene nel caso illustrato pi
addietro ma avanzer a poco a poco avvicinandosi gradatamente alla
montagna e mantenendosi sempre nella parte ascendente dell'onda.
ovvio che, quando la velocit del vento fosse molto forte e quella di
planata dell'aliante non potesse superarla, dopo un certo tempo il pilota finirebbe irrimediabilmente nella parte discendente dell'onda.
Converr allora metters.i col vento in coda e cercar di raggiungere la

Fig. 132

233

parte ascendente dell'onda successiva, dove si riprender il volo contro vento.


Durante la salita nell'onda, volando contro vento il pilota prova
spesso la sensazione di un ritmico dondolamento, che, essendo il regime della corrente ondulatoria perfettamente laminare, si svolge
senza scosse n salti. Volando col vento in coda l'aliante passa dolcemente dalla salita alla discesa, e vieeversa, senza la minima turbolenza. In seno all'onda, le variazioni di velocit orizzontale del vento sono abbastanza grandi: le massime velocit ascendenti coincidono con
la massima velocit orizzontale della corrente.
Ci sia permesso di insistere sull'importanza grande che ha per il pilota il conoscere, prima di partire per un volo d'onda, la velocit del
vento negli strati dove regna il movimento ondulatorio, soprattutto
nel caso che il volo miri al conseguimento di un primato o, almeno di
risultati non comuni. Un calcolo affrettato eseguito durante il volo
pu condurre a facili errori, e tali errori si pagano cari in questi casi,
poich possono portare a perdere il campo dell'ascendenza, e anche a
perdere un tempo notevole: due perdite dunque che possono compromettere la riuscita del volo o, per lo meno, ridurre grandemente le
possibilit di un buon successo.
Non bisogna dimenticare, infatti, che, in tutte le parti del mondo le
situazioni d'onda aventi grande interesse per il volo a vela si producono, di regola durante i mesi pi freddi dell'anno, e non pi di quattro
o cinque volte durante tale periodo. E durante la stagione fredda, lo si
sa, le giornate sono corte, ed i minuti perci divengono preziosi...
Pertanto, quando si producono quelle tali situazioni, vale davvero
la pena di effettuare il sondaggio aerologico del vento in quota col
mezzo pi sicuro, e cio con un pallone pilota seguito simultaneamente da due teodoliti, collocati ai due estremi di una base misurata.
L'uso di un solo teodolite da escludere, perch il presupposto di
una velocit ascensionale costante non si avvera. L'esistenza di forti
componenti verticali nei movimenti rende incerti, e perci inaccettabili i valori che risultano da tale inadeguato procedimento.
Per quanto riguarda le condizioni termodinamiche favorevoli alla
formazione di onde stazionarie di sottovento, rammentiamo ai volovelisti le due situazioni calcolate dall'inglese R.S. Scorer dell'lmpe234

rial College di Londra, utilizzando i profili caratteristici del vento e


della temperatura riportati nelle figg. 133 e 134. Tali situazioni, mostratesi molto aderenti alla realt sono state osservate ripetutamente
anche dallo scrivente durante la stagione invernale sulla Cordigliera
delle Ande e sulla Sierra Cordovana, in Argentina. superfluo avvertire che i valori delle distanze registrate nei due diagrammi sono
fittizi, e perci vanno presi con il consueto ... grano di sale e considerati semplicemente come esemplificazioni utili per un orientamento
di massima.

Fig. 133

Orbene, nella prima di tali situazioni tipiche (Fig. 133) si osserva


vicino al suolo uno strato d'aria molto stabile e vento costante di IO
m/sec. Tra i 1000 e i 2500 metri di quota si nota un'ampia inversione
di Foehn, dove il vento aumenta di velocit con l'altezza. Negli strati
superiori la temperatura diminuisce di 6,7C ogni 100 metri, mentre
la velocit del vento rimane costante. Sussistendo queste condizioni
termodinamiche, si formano, negli strati pi bassi dell'atmosfera, vivaci movimenti ondulatori associati a banchi di stratocumuli ubicati
sotto l'inversione termica. _In quota troviamo deboli onde di sotto235

vento mentre sopravvento si hanno intensi movimenti ondulatori


all'altezza di 5000 metri.
La seconda tipica situazione illustrata nella figura 134. In essa si
nota che la temperatura diminuisce continuamente (sebbene non in
misura uniforme) con l'altezza, mentre la velocit del vento va aumentando. Negli strati vicini al suolo, si ha un gradiente termico
adiabatico dovuto all'irradiazione terrestre. Da 500 a 2500 metri
d'altezza l'atmosfera in equilibrio stabile con un gradiente termico
di 0,25C per 100 metri. A quote superiori il gradiente va aumentan-

Fig. 134

do con l'altezza. Anche la velocit del vento in continuo aumento,


tanto che, a 5000 metri si registrano 90 km/h. Quando si determina
questo tipo di situazione si hanno favorevolissimi movimenti ondulatori nella regione sottovento della catena montana, dove, se esiste
sufficiente umidit atmosferica negli strati che entrano in oscillazione, le onde si rendono visibili per la formazione di banchi nuvolosi
dal caratteristico aspetto lenticolare.
A questo punto interessante rilevare come i movimenti ondulatori d'urto possano essere prodotti non solo da ostacoli solidi, quali so236

no le catene montuose, ma anche da ostacoli fluidi, quali possono essere, ad esempio, i cunei d'aria fredda che costituiscono i fronti.
Il Defant, nell'intento di stabilire se le perturbazioni prodotte negli
strati inferiori della troposfera dall'azione dei fronti freddi, provocassero variazioni del livello della tropopausa, arriv alla conclusione che qualsiasi perturbazione nella bassa troposfera determinata sia
dalla modificazione del piano qrizzontale del campo della velocit,
sia dall'irruzione di masse d'aria K,.
fredda sopra la corrente generale '
dell'ovest, cagiona delle varia- ,
zioni ondulatorie nell'altezza
2
della tropopausa.
0
~n base a questa constatazione,
tO
o
tO K
fatta dal Defant dal solo punto di
vista meteorologico, il prof. GeorFig. 135
gii Walter formul l'ipotesi che le
medesime onde che appaiono nel Foehn sopra le montagne si. posso- no formare anche davanti ai fronti freddi; e l'attento esame di numerosi barogrammi ottenuti durante voli frontali gli confermarono in. fatti he quella ipotesi rispondeva alla realt.
La massa d'aria fredda del fronte, come vedremo nei prossimi capitoli, si comporta come un ostacolo montagnoso rispetto alla massa
d'aria calda che si trova sopra la superficie frontale; massa d'aria
che, data la maggior altezza, si muove a maggior velocit del fronte
freddo in superficie, discendendo lungo la parte superiore del fronte
(come fanno le masse d'aria sottovento alle montagne) e provocando
movimenti ondulatori ad una certa distanza dal fronte stesso (Fig.
135).

Queste onde sono stazionarie rispetto alla superficie frontale, mentre per un osservatore situato in un punto fisso della superficie terrestre, le onde si spostano nella stessa direzione del fronte avanzante, e
sono rese visibili dalla presenza di caratteristiche nubi lenticolari.
Per completare l'argomento di questo capitolo, ci resta ora da dire
di quei movimenti ondulatori associati alla.cosidetta "corrente a getto", scoperti nel 1951 dal Dott. Kuettner, nel corso di una serie di investigazioni condotte nel famoso centro californiano di volo in onda
237

di Bishop. La comparazione dei microbarogrammi ottenuti in vari


osservatori, con le carte sinottiche dell'atmosfera superiore, rivel che le
fluttuazioni che la pressione atmosferica registrava, rispetto al suo valore medio, erano spesso associate a situazioni di corrente a getto nell'alta
troposfera.
In Italia, durante la stagione fredda si presentano situazioni di corrente a getto di grande interesse volovelistico, infatti, contemporaneamente allo sviluppo di questo fenomeno negli alti strati dell'atmosfera, si producono nelle cappe inferiori, intensi movimenti ondulatori di sottovento. Le possibilit offerte al volo a vela da questi due
fenomeni, in apparenza indipendenti ma in realt strettamente collegati tra loro, sono senza dubbio notevoli, e nuovi e vasti orizzonti
aprono ai piloti italiani.
Crediamo pertanto di non errare affermando che proprio a tali
movimenti ondulatori riservato di sollevare in un domani non lontano un'ala silenziosa ed un cuore audace a quelle quote stratosferiche che, per i volovelisti italiani, costituivano fino a ieri un sogno a
cui pareva dovesse negarsi perpetuamente la realt.

Nota:
La struttura e la dinamica della corrente a getto non sono ancora compiutamente
esplorate. La scoperta di essa infatti risale solamente al 1948 ed dovuta al Rossby. Fu
in tale occasione che i meteorologi dell'Universit di Chicago coniarono la denominazione di "jet stream". Il concetto di corrente a getto nacque dal fatto di comune esperienza che un fluido, passando attraverso un condotto, che ad un certo punto presenti
una strozzatura raccordata, subisce un aumento di velocit. La corrente a getto pu
essere definita come una banda di vento, relativamente stretta ma molto lunga, inserita nella circolazione generale dell'Ovest. La sua larghezza varia tra i 200 e i 400 Km; la
sua lunghezza pu raggiungere i 1500-2000 Km; lo spessore verticale sta tra i 5000 e i
7000 metri. L'asse del getto si trova generaimente tra i 9000 e i 10000 metri, cio non
oltre la tropopausa; le velocit massime del vento oscillano tra i 200 e i 400 Km/h.

238

CAPITOLO DICIASSETTESIMO

LE SITUAZIONI ONDULATORIE SULL'ITALIA


CENTRALE CON VENTI DI TRAMONTANA

L'irruzione dal primo quadrante di aria fredda negli strati inferiori


sottovento alle catene montane dell'Appennino Centrale e la presenza in alta quota di una corrente a getto, sono le condizioni pi favorevoli alla formazione di potenti movimenti ondulatori stazionari
nella zona del Lazio.
Infatti in queste tipiche situazioni di tramontana accompagnate da
un getto in quota, i venti si mantengono praticamente perpendicolari
alla linea di Cresta delle montagne, sino agli estremi limiti della troposfera e, per tale fatto, le onde non solo riescono ad interessare gli alti
strati dell'atmosfera, ma anche ad assumere notevole ampiezza e potenza.
Per quanto riguarda l'orografia, va rilevato che l'orientamento da
NW e SE delle catene montane dell'Appennino Centrale e la loro disposizione su pi file, separate da valli lunghe e profonde, favoriscono la formazione di tali movimenti ondulatori, i quali per i fenomeni
di risonanza che si riscontrano in varie zone della regione laziale, risultano talvolta notevolmente potenziati ed ampliati.
Circa le caratteristiche delle masse d'aria che compongono questi
venti di tramontana da NE, diremo che, generalmente, si tratta di
masse d'origine continentale, quasi sempre secche, convogliate
sull'Italia Centrale da un Anticiclone che interessa tutta l'Europa. _In
tal caso i fenomeni ondulatori sulle regioni laziali non sono accompagnati da quelle manifestazioni nuvolose che, sia negli strati inferiori
che in quota caratterizzano normalmente le situazioni d'onda.
Quando invece il citato Anticiclone strettamente associato ad una
depressione, con minimo sui Balcani, e le masse d'aria sono convogliate sull'Halia Centrale dalla circolazione ciclonica di tale depressione, l'aria quasi sempre di origine marittima e quindi sufficientemente umida per dar luogo a fenomeni di Stau e nubi-rotori negli
239

gli strati inferiori, e di banchi lenticolari in quelli superiori.


Talora, nelle regioni montagnose dell'Italia Centrale il cielo coperto da banchi di stratocumuli, con caratteristiche aperture di fohn,
a volte disposte su pi file successive.
Queste formazioni nuvolose, che coprono il cielo per 5-6/8 e sono
normalmente limitate a quote inferiori ai 3.000 metri, comprendono
anche isolate formazioni di cumuli-rotori, molto utili per la localizzazione e l'agganciamento dell'onda da parte dei volovelisti.

Fig. 136

La tipica situazione ondulatoria dei giorni 26, 27 e 28 gennaio


1959, che illustreremo nel corso di questo capitolo, ha presentato nei
primi due giorni di tramontana, una buona umidit, sia negli strati
inferiori che in quelli superiori.
.Infatti, in quota, le onde provocavano banchi di altocumuli e
cirrostrati-lenticolari (Fig. 136); mentre sulle vette delle montagne,
apparivano imponenti "muri di fohn" (Fig. 137), e sottovento alle
stesse, numerosi cumuli-rotori (Fig. 138).

240

Questa nuvolosit era dovuta al fatto dianzi citato che le masse


d'aria interessanti in quei giorni l'Italia Centrale, erano associate alla circolazione ciclonica di una depressione in movimento verso il
Mediterraneo Orientale (Fig. 139). Tale depressione cpnvogliava verso l'Italia centrale aria di origine marittima abbastanza umida anche
in quota. Sull'_Italia Settentrionale, invece, la nuvolosi~ era minore
trovandosi le regioni del Nord ai margini della depressione e cominciando qui l'afflusso di aria secca di origine continentale convogliata
sull'Italia dal potente anticiclone centrato sull'Europa NordOccidentale.

Fig. 137

L'irruzione dell'aria fredda negli strati inferiori sottovento alle catene dell'Appennino Centrale, avvenne nella prima mattinata del
giorno 25 gennaio. Un fronte freddo avanzante da NE, port infatti
nella regione laziale, notevole nuvolosit e pioggie estese con nevicate
sulle vette pi alte (Fig. 139).
Il vento, negli strati inferiori, spirava dal primo quadrante, (60241

90), con intensit di 10-15


kts, ruotando per rapidamente, attorno ai 2000 metri,
verso NW.
Alcuni piloti del Centro
Nazionale di Volo Vela di
Rieti effettuarono, fin dalle
prime ore pomeridiane del 25
gennaio alcuni tentativi di volo in onda in vari punti della
valle reatina, senza per riuscire a superare la quota di
2.000 metri. La rapida rotazione verso NW dei venti in
quota, non permetteva
l'estendersi delle onde agli
strati superiori. ~nfatti, i venti
Fig. 138
pur rimanendo a basse quote
perpendicolari alle catene montane, passavano ad una direzione quasi parallela a quote elevate. Alle ore 00.00 del 26 gennaio, le condizioni erano ancora sfavorevoli come illustrato nella figura 140 che riporta l'andamento dei venti e
delle temperature in quota secondo i radiosondaggi di Belgrado e di Roma-Ciampino.
Nelle ore successive, per la
situazione andava evolvendosi in senso favorevole, tanto
che alle 13 dello stesso giorno
i venti in quota erano gi ruotati a Nord come si pu dedurre dalla figura 141 che riporta la topo_grafia assoluta e
le isoterme relative alla super.,,~ztONc CCNCRAL( ALLC ORr 7.00 on 25111511
ficie isobarica di 500 mb (m.
Fig. 139
5.500).
242

Di passaggio ricordiamo che la denominazione di "topografia"


deriva dalla consuetudine di rappresentare le variazioni in altezza
della superficie isobarica mediante "isoipse", allo stesso modo che
nelle carte geografiche i rilievi terrestri vengono rappresentati da curve di livello. Le altezze sono indicate in decine di metri; la equidistanza di 60 metri.

Km
~

VEN TO

V11ti e temperature in quota


alle ore DO.DO del 26-1-1959

--------

CIAMPINO
Direz. Nodi

BHGRADO
Direz. Nodi

320!. 45
- - - - --

310q -35

-- -

11
1

330 -55

---- ----

300 -40

-340 -50

.}.}Q'!:- -40

340-'-35

------'~- -40

330'!. -40

- ----

340- -30

~-80-

-30

----5

-10 no 10 Temperatura
Fig. 140

Le isoterme sulla superficie isobarica sono indicate da linee tratteggiate e tracciate di 4 in 4 gradi centigradi. L'andamento delle isoipse
indica, approssimativamente, la direzione dei venti; i quali sono paralleli alle isoipse stesse e fluiscono in senso orario nelle zone di alta
pressione ed in senso antiorar\o in quelle di bassa pressio24;

ne. Com' noto, i venti sono tanto pi intensi quanto maggiore


l'addensamento delle isoipse. Dall'esame della figura 142 che illustra
la situazione generale in superficie alle ore 7,00 del 26 gennaio, si nota come il fronte freddo, che nella mattinata del giorno precedente
aveva attraversato l'~talia da NE a SW, si trovi ora nel bacino del
Mediterraneo. Orbene alla linea di sviluppo di questa perturbazione

TOPOGRAr/A ASSOLUTA CD ISOTCRHC RCLATIVC ALLA SUPER


rlC/C ISOBARICA DI 500 mb; ORE 13,00 DCL 26-1-1959
Fig. 141

frontale associata in quota una intensa corrente a getto. _Infatti,


dall'esame delle isoterme della figura 141 facile stabilire la posizione delle masse calde o fredde, sulla cui linea di contatto si riscontra
un concentramento di isoipse associato ad una elevata velocit orizzontale del vento. Qui fluisce la corrente a getto.
244

L'irruzione di aria fredda


successiva al passagg!o del citato fronte sull'~talia, interessava dunque anche gli strati
superiori dell'atmosfera. ~n
effetti, dall'esame delle figure
141 e 142 facile capire come
la situazione barica e termica
in quota sia legata all'andamento della corrente a getto e
del sistema frontale in superficie. ~l getto proveniente dal1'Atlantico Settentrionale, avvolge l'anticiclone permanente 11uAz10#t

Fig. 142

c/lN/llfAu ALLE o"' 700 ot1

,._,_,.,,

delle Azzorre, che spinge in quota un promontorio verso gli estremi limiti nord del continente Europeo. La corrente a getto particolarmente intensa ed ampia interessando tutta l'Europa ed il bacino del Mediterraneo Centrale, dove la componente dei venti settentrionale.
Sull'~talia Centrale i venti negli strati inferiori investono perpendicolarmente i rilievi del complesso Appem~inico, ma in quota essi spirano ancora da Nord, quasi parallelamente alla maggior parte delle
catene montane. ~ movimenti ondulatori non riescono quindi ad
estendersi in quota, mentre gli strati inferiori sono sede di fortissima
turbolenza. Quel giorno 26 gennaio vari piloti compiono a Rieti diversi tentativi ottenendo per ancora risultati piuttosto modesti. Tuttavia, la situazione in quota va continuamente migliorando. Alle ore
00.00 del 27 gennaio la direzione dei venti, negli strati inferiori del
getto, da 30, e si mantiene costantemente in tale direzione da 2.000
a 6.000 metri cio perpendicolarmente alle catene appenniniche centrali. La massa termicamente stabile sia nelle regioni da cui proviene, che in quelle del Lazio, come si pu notare dalla figura 143 che riporta i v_enti e le temperature in quota di Belgrado e di RomaCiampino.
La situazione ondulatoria in pieno sviluppo. Verso mezzogiorno
la direzione del getto da 20. noto che quando si in presenza di
una corrente a getto ben definita, la direzione di provenienza dei ven245

ti in quota varia molto poco. _In effetti, dall'esame delle situazioni


ondulatorie di NE, prodottesi negli ultimi dieci anni sull'Italia centrale, facile dedurre che la presenza in quota di una corrente a getto
fa s che i venti mantengano, sulla verticale delle catene appenniniche, una direzione quasi costante. Poich tale fatto, unitamente alla
Vntl e temperature in quota
Km

alle or 00.00 del 27-1-1959

VCNTO
BCLGRAOO
CIAMPINO
Oirez. Nodi Oirez. Nodi

-------- - -10- -160

---- ---- -302- .._35

- -10- 100

9
a----~-+---+---+--+---+---t

-20fl.. -60-

___

-30- -40

,_
,.30!-60

30
30

---- --101t- -30


45

42

.-: -:.~Il.~_ ~}g__

3+---+--+---

30
2+---1---+---+---1~--'\.---+---t

33

-20~

-30

--- ---- -20- -30

-'10- ,__,5

-so

-30

-t0 0 10 Temperatura
Fig. 143

crescente intensit del vento con la quota, costituisce un elemento es-~


senziale per la formazione di potenti movimenti ondulatori, possiamo concludere che i fenomeni della corrente a getto e delle onde. di rilievo sono strettamente collegati tra loro.
Di passaggio crediamo sia utile far notare come, secondo vari studiosi, le barriere orografiche non solo diano origine ai movimenti on-

246

dulatori verticali che si utilizzano nel volo a vela, ma determinano


anche ondulazioni orizzontali nelle correnti a getto fluenti nella zona
sottostante alla tropopausa.
L'effetto dinamico delle catene montuose sulla configurazione del
getto notoriamente molto pronunciato soprattutto quando i rilievi
orografici sono di notevole mole ed altezza ..II getto secondo l'Heines, sarebbe accelerato dagli impulsi originati dalle barriere montane, le quali darebbero origine anche a quelle ondulazioni orizzontali cui abbiamo dianzi accennato. Le alte vette della Cordigliera delle Ande dell'America del Sud, costituiscono, ad esempio, una ostruzione ai venti provenienti da
W; ed a tale barriera si deve
appunto la "saccatura" del
getto, quasi stazionaria ad Est
del continente Sudamericano
rintracciabile sulle topografie di 200 e 300 mb. L'Heines
dice che le barriere montuose debbono quindi essere considerate come il principale
"ancoraggio" della persistente configurazione ondosa del
getto sul piano orizzontale.
Chiudendo la breve parentesi che abbiamo aperto per
Fig. 144
accennare alla influenza
dinamica delle catene montuose sulla corrente a getto diremo che per
quanto riguarda la situazione ondulatoria in esame ed il getto in quota ad essa associato, la modesta altezza del sistema Appenninico Centrale non permette di attribuirgli, con sicurezza, qualche effetto sulla
configurazione del getto. La meteorologia sta investigando attivamente per stabilire quale ruolo giochino i sistemi montani di modesta
altezza in questo ordine di fenomeni ed a noi non resta che aspettare
con fiducia i risultati finali di tali ricerche.
Riprendendo ora in esame la situazione del giorno 27 gennaio, soprattutto dal punto di vista del volo d'onda, diremo che essa, fin dal247

-1t!V

TOPOGRAnA

.,.
,.,. "

,,
,, "

ASSOLUr4 m ISOTERMC RElATIVC ALLA SUPLRDI 500 mb ; ORC 13.00


27-1-1959

on

.FJ{;/f ISOBARICA

Fig. 145

le prime ore del mattino, si presentava quanto mai promettente.


Le condizioni infatti erano favorevoli dal suolo alla tropopausa. _In
superficie, un anticiclone ed una depressione convogliavano, quasi
perpendicolarmente al sistema appenninico centrale, intense correnti
da NE (Fig. 144). In quota la corrente a getto era andata intensificandosi soprattutto nella saccatura dell'onda orizzontale, come si pu rilevare dall'esame delle topografie di 500, 300 e 200 mb. (Figg. 145,
146e147).
Dai diagrammi "temperatura-altezza" del giorno 27 gennaio (Fig.
143) facile rilevare come la massa d'aria, sia in origine che dopo
aver superato la catena appenninica dell'Italia centrale, fosse in con248

dizioni di equilibrio stabile. vero che il radiosondaggio di RomaCiampino delle ore 13 (Fig. 148), rivela uno strato quasi adiabatico
dal suolo a 2.000 metri di quota, ma nelle situazioni ondulatorie di
NE tale instabilit termica nello strato superficiale, abbastanza comune e non pregiudica la formazione delle onde negli strati superiori.

TOPOGRArtA

ASSOtUTA

TCHPCRATURC A 300

mo

27- h 1959 ORC 13 00


Fig. 146

La figura 148 riporta anche l'andamento del valore del parametro


12 di Scorer con la quota, la cui utilit, ai fini dello studio delle situazioni ondulatorie, illustrata nella nota riportata alla fine di questo
capitolo.
~ risultati conseguiti dal pilota Quirino Scano, nel corso del volo
d'onda effettuato nella Valle Reatina dalle ore 11,30 alle ore 13 del

249

giorno 27 gennaio, confermano pienamente le indicazioni fornite


dall'andamento del valore del parametro 12.
noto che c' onda quando 12 decresce rapidamente con la quota e
che, approssimativamente, la massima ampiezza del movimento ondulatorio si ha l dove 12 massimo. Com' facile capire, in vicinanza
del suolo con gradienti adiabatici, 12 uguale a zero, e ci confermato dal fatto che la convettivit ostacola la formazione delle onde.

TOPOGRAFIA

ASSOLUTA [

27- 1-1959

T!HP!RATURC A 200 mb
OR[ tJ.00

Fig. 147

Le stratificazioni stabili, invece, facilitano la formazione delle onde ed in esse, infatti, si ha un andamento favorevole del valore di 12.
Orbene, nel caso in esame l'andamento con la quota di 12 concorda
con le osservazioni fatte dal pilota Scano durante il suo volo nel corso del quale riscontr la massima potenza dell'onda fra 2.500 e 4.000
metri, appunto nello strato dove il parametro di Scorer raggiunge il
massimo valore. Sopra tale livello la ampiezza e la potenza del movi250

mento ondulatorio decrescono gradatamente sino ad annullarsi ai livelli superiori. .I radio sondaggi del vento del giorno 27 gennaio, ci
forniscono dati sino alla quota di 11.000 metri, dove secondo i valori
del parametro di Scorer, il movimento ondulatorio dovrebbe essere
ancora attivo. Tuttavia quel giorno, tenuto conto delle caratteristiche
dell'aliante Canguro, la quota massima raggiungibile sarebbe stata di
circa m. 9.000. Il pilota Scano infatti abbandon il volo alla quota
7.400 metri in seguito ad un principio di congelamento, quando ancora il variometro gli indicava 1,2 m/sec. a salire.
La figura 149 illustra tale
o-C1P110, z7_,_,, or r2aa t.HC
volo, nel corso del quale tra i :;~~~~~..:,:. ;:~.::!~"ct'i~:~'~!v~~.:.
3.000 e i 4.000 metri, il pilota Km O~'lIO"'
, 1'.r.w,.,tro dt Scorr 7
~
JIO"
510"
no !MO" IMO"'
essendo entrato nella parte di- 12
scendente del movimento on- " i,
\
dulatorio ebbe modo di rile- ;t--1~:-..,._,-t--t-+-\\+-+-t--t--11--it-i--111.
vare la lunghezza d'onda, che 1
, '
r\.
~
a quell'altezza risult essere 7 ,___ _ L-~., '
'/~
di circa 14 km. Tale valore o
)
..;-~"-t-"'..,..-+-r--.,r--;--1
.::. 11
I'\ '\
della lunghezza d'onda con- 5
-- --- --~ ,
JI
1

corda col calcolo teorico.


. ~ ~-~ ,-~
.=__:;_:_:.::J!'>, ~~~:".. . - ~
A quote superiori, invece '_~;'
-~-~1
'""'
il calcolo indica una lunghez- ,.,;
Rie17'<s:- - l
ll1eti
I - ~ ~I~ :Mo
za d'onda di 18 km a 5.500
-1o -sa- -JO" -10- a- 100
metri, e di 20 km a 7 .000
metri.
Fig. 148
Questi valori, per non sono stati controllati in volo e pertanto si ha motivo di ritenere che essi
siano notevolmente inferiori a quelli reali. _In effetti, se si tien conto
della velocit del vento a quelle quote e della poca attendibilit della
formula nei calcoli relativi a strati superiori, dove si riscontra una
forte diminuzione della densit dell'aria, si pu senz'altro affermare
che nel caso in esame la lunghezza d'onda alla quota di 7.000 metri
deve aggirarsi sui 35-40 chilometri.
Continuando nella nostra rapida rassegna delle condizioni che
hanno favorito la formazione e lo sviluppo della situazione ondulatoria nei giorni 26, 27 e 28 gennaio 1959, diremo che, alle ore 07,00 del

::f_:

251

giorno 28, la situazione, pur avviandosi lentamente verso la fine, si presentava ancora interessantissima.
_Infatti la posizione dell'Anticiclone centrato sull'Europa NordOrientale e quella della depressione ad esso associata, che alle ore 07 ,00
presentava il suo minimo sull'Egeo (Fig. I 50), determinava una favorevolissima circolazione di venti, i quali soffiavano da 40 e fin dai bassi
strati si mantenevano esattamente perpendicolari alle catene appenniniche dell'Italia Centrale. Tale direzione dei venti si riscon-

Fig. 149

trava anche negli strati superiori, come si pu rilevare dalla figura 151
che riporta la topografia assoluta relativa alla superficie isobarica di 500
mb alle ore 13,00.
La figura 152 illustra invece l'andamento delle temperature, dei venti
e del parametro 12 di Scorer con l'altezza.
252

Un semplice sguardo alle


curve ed ai simboli che rappresentano l'andamento di tali valori con la quota sufficiente
per dare un'idea dell'interesse
che la situazione ondulatoria
presentava alle 13, ora in cui
venne effettuato il radiosondaggio Roma-Ciampino.
Nella valle Reatina e precisamente sottovento alle cate- .
ne montane delle localit di
SlfUAZIOllC CCNCllALC AllC o"c 7.00 OCL
,_,.
Cantalice e Poggio Bustone, il
Fig. 150
movimento ondulatorio era
"agganciabile" a poche centinaia di metri dal suolo, dove attorno ai 400
metri, i piloti trainatori del Centro Nazionale di Volo a Vela, riscontrarono velocit ascensionali di 5-6 m/sec.
Verso le ore 15 due alianti "Canguro", pilotati dal Col. Mantelli e
dalla coppia Ferrari-Sartori decollavano a rimorchio dal campo di Rieti
per tentare lo sfruttamento dell'onda.
L'ing. Ferrari si sganciava a 500 metri dal suolo ed il Comandante
Mantelli a soli 200 m.
L'agganciamento dell'onda fu immediato ed i due "Canguro" iniziarono una rapidissima salita con velocit ascensionale di 8-9 m/sec.
sino a circa 5.000 m. Da questa quQta l~ velocit ascensionale andava
gradatamente attenuandosi per raggiungere lo zero a 6.800 metri, altezza massima toccata dal "Canguro" del Comandante Mantelli.
interessante notare come tali valori delle velocit ascensionali e
dell'altezza massima raggiunta il giorno 28 gennaio, concordino perfettamente con le indicazioni fornite dall'andamento del parametro 12
con la quota, naturalmente tenendo conto della polare della velocit
ai vari livelli, dell'aliante impiegato.
_Infatti negli strati dove i piloti citati incontrarono la massima velocit ascensionale, il parametro di Scorer raggiunge il massimo valore,
mentre la quota assoluta di 7 .000 metri, quasi toccata quel giorno dal
Comandante ManteHi, rappresenta, secondo il valore di 12, la quota
~-

253

massima che, nella situazione in esame, l'aliante "Canguro" poteva


raggiungere. Alle ore 00,00 del giorno 29 gennaio, la situazione ondulatoria dell'.ltalia Centrale appariva in rapido declino. La perturbazione frontale, associata in quota all'intensa corrente a getto che
nei giorni 26, 27 e 28 gennaio aveva favorito la formazione ~ell'onda
sull'Italia Centrale, si allontanava sempre pi verso SE, mentre i ven-

Fig. 151

ti in quota andavano gradatamente diminuendo d'intensit.


Nella mattinata del giorno 29 gennaio 1959 vennero ugualmente
compiuti v91i esplorativi in tutta la valle Reatina, ma i piloti che si levarono in volo poterono soltanto constatare che ormai le onde erano
scomparse e che la pi interessante situazione ondulatoria di NE degli ultimi anni aveva concluso il suo ciclo.
254

Nota.
Bench in quest'opera non ci siamo prefissi il compito di analizzare le teorie che furono escogitate per spiegare l'andamento delle onde stazionarie di rilievo, riteniamo
doveroso ricordare in questa nota, i nomi ili tre matematici che con i loro studi recarono un contributo notevole alla soluzione del problema ondulatorio, vogliamo dire Lyra, Queney e Scorer. Le loro teorie, infatti, sono quelle che meglio collimano con i fatti rilevati dalle osservazioni e che, nella pratica, si rivelano pi utili ad una buona con,
dotta del volo in onda.
Nel 1943, Lyra, partendo dalle
"'O"' Cipmo ~11-1-$9 or rz oo 1,,. e
Alld11tntt d1 v... nt1, dll' tlrfPrtur
equazioni fondamentali della termodI prmtro d1 Scorr (l 6) C'on I q 11 ot
dinamica e dell'idrodinamica, riusc
Prtro ai Scor1
1 10 1
.J 10'
,. 10'
7.10-'
per primo a calcolare la grandezza
""'
delle perturbazioni derivanti da un
;';,__:::::;~=.:;::~,:::;::::;:=;=:;::=;:::::::::;::::==::~"'
flusso iniziale omogeneo, laminare e
' - ;>"1--t'--"t--t--t--t--t-+-+-+--1--1 / "
privo di attrito. Supponendo l'atmo'
~
sfera in condizioni di equilibrio stabit--lo:-t-~'.k-+-+"~+-+--11-+-+-+-+-l~
le e supponendo adiabatica l'evoluI'.
'
Ot-lr~,-t-~'~..,;!-l'r+-+-t-+-+-~ ,#$
zione della particella d'aria, il Lyra
I\
-~ ..
'\.
/
s r-~ ~-:: - ~~-:-..:t-'f--t--+-+--l-~
ricav una equazione - che da lui pre+-+--+--+---~
~~-+\-;~t--+-+--+--l
se il nome - per calcolare l'onda in
t-t--+-+--+--+i~'J~-- /"'
funzione della componente verticale
11 I
\ .. ~J ... :: ,A
+-+--+--+--+-:~.-~..,,..;.-~
/
del vento.
Per l'effettuazione del calcolo, nel
caso pratico in cui l'ostacolo sia co10
stituito da una catena di monti, il Lyra ricorre ad un espediente, che conFig. 152
siste nel sostituire il profilo reale della catena con un certo numero di profili semplici, i quali nel loro insieme rappresentano l'intero profilo dell'ostacolo. Il
quadro totale dei valori della corrente ondulatoria viene ottenuto dal Lyra mettendo

insieme i valori ottenuti con i calcoli eseguiti sui profili isolati.


Non si pu non rilevare il fatto che il Lyra, per giungere ad una equazione in termini
finiti che gli consenta di risolvere il problema, costretto a fondare i suoi calcoli su
molte ipotesi restrittive e che, per di pi, egli basa su profili di catene montane semplici
e stretti, per i quali non occorre tener conto della componente verticale della rotazione
terrestre.
A differenza del Lyra, il Queney tiene conto, nei suoi calcoli, anche della larghezza
della catena montuosa e della forza di Coriolis, la quale esercita una notevole influenza sulla lunghezza d'onda; il che gli permette di ottenere valori che si avvicinano di pi
a quelli accertati dalle osservazioni dei volovelisti.
In entrambi i casi per, il movimento ondulatorio va scemando rapidamente sottovento all'ostacolo e risulta praticamente trascurabile alle basse quote.
Lo Scorer, invece, sulla scorta dei dati forniti dai voli d'onda degli ultimi anni, rileva l'esistenza di onde di sottovento che aumentano d'ampiezza sino ad un certo livello
e diminuiscono successivamente sino ad annullarsi a quote maggiori. Lo Scorer a differenza del Lyra e del Queney, pur continuando a supporre un flusso iniziale laminare
e privo di attrito, tiene conto delle variazioni con la quota del gradiente termico verticale e dell'intensit del vento, ottenendo risultati pi aderenti alla realt e che, nella

...

"

"

255

pratica del volo d'onda, si rivelano di notevole utilit.


Cosi nella soluzione dell'equazione di Scorer compare il parametro 12 la cui importanza nello studio delle situazioni ondulatorie posta in evidenza qui di seguito:
Il parametro di Scorer d~finito dalla equazione
g.~

u~

dove,
g

= accelerazione di gravit

=--=-(f=y)

I 6

9
T

r
r

z
u

stabilit statica
6
z
T
te.mperatura potenziale
temperatura assoluta
gradiente termico adiabatico
gradiente termico reale
quota misurata verso l'alto
componente della velocit del vento normale ali 'ostacolo

Il secondo termine dell'espressione per lo pi trascurabile poich le


variazioni della velocit del vento con l'altezza sono generalmente picco
le o uniformi. Ai fini pratici si pu quindi assumere l'aspressione semplificata.
g.
g( r-r>

12

U2

TU 2

Scorer trov che la formazione di onde stazionarie di ostacolo possibile solo se il


parametro 12 in uno strato sufficientemente spesso risulta minore che nello strato sottostante.
La diminuzione di 12 pu ottenersi o con un incremento della velocit del vento o
con una decrescita della stabilit con la quota; poich le variazioni di stabilit riscontrate nei casi reali non sono sufficienti a produrre da sole variazioni sufficientemente
grandi di 12, occorre l'intervento di tutti e due i fattori.
In teoria non possibile specificare quantitativamente la decrescita necessaria per 12.
Tuttavia, dall'analisi di una serie numerosa di situazioni ondulatorie risultato che in
media il valore di 12 deve diminuire da nove, nello strato inferiore, a uno nello strato
superiore.
Dalla teoria di Scorer si ha che: a) la lunghezza d'onda delle onde stazionarie di
ostacolo varia tra il pi grande e il pi piccolo dei valori di 2,.11'/t; b) l'ampiezza del
movimento ondulatorio varia col rapporto U0 /U tra la velocit del vento in superficie
U0 e quella alla quota considerata U; c) la quota alla quale si hanno le massime ampiezze prossima a quella ove 12 massimo.

256

CAPITOLO DICIOTTESIMO

LE SITUAZIONI ONDULATORIE ALPINE


CON VENTI SETTENTRIONALI

Sulle Alpi Occidentali Francesi il Centro Volovelistico di S. Auban, ha effettuato importanti studi e ricerche sulle correnti ondulatorie nelle pi svariate situazioni. Sulle Alpi Settentrionali, dai Tauern
alle Retiche, il D.F.S. ha volato sulle onde con Foehn da Sud e da
Sud-Ovest. A Est la Scuola Alpina Austriaca di Volo a Vela di Zeli
am See, ha effettuato interessantissimi voli in onda, in situazioni di
Foehn da Sud.
I Centri Volovelistici suddetti, essendo situati sul versante settentrionale hanno potuto sperimentare le situazioni ondulatorie solo con
venti da Sud.
Con l'inizio dell'attivit volovelistica investigativa da parte del
Centro di Volo a Vela del politecnico di Torino, dall'Aero Club Volovelistico Milanese, e, per ultimo, del Centro Studi del Volo a Vela
Alpino di Varese, da qualche anno si vanno sperimentando anche le
situazioni ondulatorie con foehn settentrionale, ed i risultati fino ad
oggi conseguiti sono molto soddisfacenti.
.In primo luogo si deve rilevare, a vantaggio del fOhn da Nord, che
esso si presenta in tutte le stagioni, quindi molto pi frequentemente di quello da Sud, e che fra i due tipi esi'stono differenze fondamentali.
Il fOhn da Nord quasi sempre seguito da cielo sereno per cui i volovelisti che sfruttano le situazioni ondulatorie ad esso associate, non
debbono temere cambiamenti radicali del tempo durante i loro tentativi.
Nei bassi strati il fOhn settentrionale risulta, inoltre, termicamente
instabile, mentre negli strati superiori non si formano nubi a causa
della subsidenza che si verifica in quota nelle masse d'aria polare
convogliate sull'arco alpino dall'anticiclone che si forma od arriva
sull'Europa Occidentale.

257

L'instabilit nei bassi strati della corrente settentrionale permette


quindi di utilizzare i movimenti con_vettivi termici che si generano negli strati inferiori e di raggiungere l'altezza sufficiente per passare
dalla termica alla corrente ondulatoria.
Questa situazione stata riscontrata nel corso di vari voli compiuti
dai piloti del Centro Studi del Volo a Vela Alpino, sia durante i mesi
primaverili che autunnali.
H pi significativo di tali
--~==E
voli, anche perch ampiamen:::......
te
documentato, quello ef:~f
fettuato il 9 maggio 1961 dai
~
piloti R. Biagi e Adele Orsi, a
-_-: - - :.- ::
bordo di un biposto "Bocian",
lungo la catena delle Prealpi
1-

--

;-

post frontale, con venti da NW.


Il volo iniziato verso mezFig. 153
zogiorno, si protratto sino
alle 17 mediante appoggio
termo-orografico. A quest'ora, quando gli strati superficiali cominciarono a stabilizzarsi, i piloti, attratti da un cumulo-rotore formatosi ad una trentina di chilometri a Nord di Como iniziarono un ampio
sondaggio nella zona, ed alla quota di tremila metri, individuarono la
parte ascendente di un efficace movimento ondulatorio da NW, che
li port ad oltre 5.000 metri, con velocit ascensionali di 2-3 m/sec.
La figura 153 rappresenta la registrazione barografica di due di
queste salite in onda ad oltre 5.300 metri, dove i piloti per mancanza
di ossigeno a bordo, hanno dovuto rinunziare a salire oltre.
Ma le situazioni pi favorevoli alla formazione di grandi
movimenti ondulatori in tutta la Valpadana sono quelle che si presentano durante la stagione fredda. Esse sono caratterizzate dall'irruzione dal quarto quadrante di aria fredda negli strati inferiori sottovento alle catene alpine e dalla presenza di una corrente a getto.
_Infatti, in queste tipiche situazioni, accompagnate da un getto in quota, i venti si mantengono praticamente perpendicolari alla linea di cresta
delle Alpi Centro-Occidentali, sino agli estremi limiti della troposfera.
.; ..

258

Circa le caratteristiche dellt> masse d'aria che compongono questi


venti da NW, diremo che, generalmente, si tratta di masse secche, essendo stata abbandonata l'umidit sopravvento nel processo di
"Stau", mentre gli strati superiori sono interessati da fenomeni di
subsidenza anticiclonica. Pertanto, le onde che si formano sottovento alle catene alpine non sempre sono accompagnate da quelle manifestazioni nuvolose che, sia negli strati inferiori (cumuli-rotori) che in quota (lenticolari), caratterizzano normalmente le situazioni ondulatorie.
Tra le varie situazioni che si sono presentate negli scorsi anni segnaliamo quella del 12 febbraio 1961, essendo stata accompagnata
da una combinazione di condizioni eccezionalmente favorevoli alla
formazione di onde stazionarie sulla Valpadana.

TOPOGRAFIA

ASSOLUTA

A 300 mb DELLE

ORE

1~00/z DEL 12/2/61

Fig. 154

259

Esaminando, infatti, le caratteristiche delle masse d'aria sopravvento alle catene alpine, in base al radio-sondaggio delle 07 .00/Z della Stazione Svizzera di Payerne, molto pi significativo di quello di
Milano-Linate, si rileva:
1) Profilo di vento crescente, in un amplissimo strato compreso tra
il crinale medio delle Alpi e la bassa stratosfera, associato ad una corrente a getto.

2) Vento quasi normale alla catena alpina, senza significative variazioni di direzione con la quota.
3) Aria assolutamente stabile, con strato isotermico a
700 mb, alle 00.00/Z; trasformatosi addirittura in inversione termica alle 12.00/Z, con
lieve diminuzione di stabilit
in alta quota (gradiente quasi
l adiabatico fra 450 e 350 mb,
sia a Payerne che a MilanoLinate).
Per quanto riguarda la sidli Otl cirro l
H OuOP
0000
u.t
11 100/1 DI' 'l/llrH
tuazione sinottica, diremo
Fig. 155
che, le condizioni andavano
maturando fin dall'8 febbraio, giorno in cui il promontorio delineatosi in precedenza sul vicino Atlantico, si rinforzava notevolmente
dando luogo ad intense correnti dal quarto quadrante sull'Europa
Centrale e, in particolare sulle Alpi, con irruzione di un fronte freddo
sull'Italia.
_In superficie, la situazione sinottica evolse in fohn sull'~talia Settentrionale, ed in fortissimo maestrale sul Tirreno.
Tra le ore 00.00/Z e 12.00/Z, i venti da NW si intensificarono ulteriormente, ruotando, nello stesso tempo, pi a Nord. (Fig. 154).
Com' facile capire una situazione del genere non poteva andare
disgiunta da una potente corrente a getto che alle ore 12.00/Z era
perpendicolare alla catena alpina, lun10 un asse notevolmente sp<r
stato a4 Est di Milano. (Fi. ij).
~,,,,,

260

SITUAZIONE Of'DULATORIA .DEL 12-2-1961 LUNGO


H. BASODINO-BRESSO, E RICOSTRUZIONE
DEL VOLO DI HARIO CATTANEO.
L'A~SE:

Nodi

cj;;.;;.
-~!- 330

-~-- 7
320

101

320 ;
12

jjQ.- -.
62

jio

31

-3

-310- _1~-- -o
320

Km O

H. 8ASOOlllO

ltHSSO

COHO
HARIAllO
COl'fEllSE

Fig. 156

La velocit massima del getto stata riscontrata sulla Danimarca, dove alla quota di
9000 metri, il vento soffiava
con la forza di 200 nodi. Sulle
Venezie, a 10.000 metri, l'intensit era di 175 nodi, mentre
un minimo di 120 nodi soffiava
senza soluzione di continuit
dalla Norvegia al Mar Jonio,
tra 7.000 e 15.000 metri d'altezza.
La situazione ondulatoria
che abbiamo illustrato stata

Fig. 157

261

utilizzata da vari piloti di volo a vela per compiere prove di altezza. _I migliori risultati sono stati conseguiti dal noto yolovelista milanese Mario
Cattaneo che, in tale occasione ha raggiunto la quota assoluta di 8.400
metri. La figura 156 illustra la tecnica seguita in questo interessante volo
d'onda e la figura 157 riporta la cartina altigrafica che ne ha registrato
l'andamento e le quote toccate nelle varie fasi.

262

CAPITOLO DICIANNOVESIMO

I MOVIMENTI ONDULATORI SULLE REGIONI MONTANE


. E LORO INFLUENZA SULLA NAVIGAZIONE AEREA

.I movimenti ondulatori dell'atmosfera che si presentano frequentemente sulle regioni montane, esercitano una notevole influenza sulle condizioni del volo in genere e, quindi,anche sulla navigazione aerea commerciale e turistico-sportiva.
I movimenti verticali associati ai grandi campi ascendenti e discendenti dei movimenti ondulatori generati dalle catene montane, hanno
senza dubbio molta influenza sul volo degli apparecchi, i quali sono
soggetti a variazioni d'altezza che - quando il pilota non si mantiene a
quota di sicurezza - possono condurre a vere e proprie catastrofi.
Anche il volo nelle valli, a quota inferiore a quella delle montagne,
presenta, quando il vento forte, fenomeni di turbolenza che spesso
possono costituire un serio pericolo per la navigazione aerea.
In situazione d'onda, tale turbolenza associata ai "rotori" che si
formano negli strati inferiori sottondulatori.
Nella Valle de La Cruz, in Argentina, nel corso di un volo di sondaggio, sottovento alla Sierra de los Comechingones, con vento da
WSW, abbiamo riscontrato, in un paio di secondi, velocit verticali
passanti da + 7 a -4 metri al secondo.
Sulle Alpi Francesi, Gerbier, e sulla Sierra Nevada, Kuettner, hanno riscontrato turbolenze di rotore ancora pi forti e di gran lunga
superiori a quelle misurate dagli americani nell'interno delle nubi
temporalesche.
Nelle regioni alpine, notevoli fenomeni di. turbolenza sono stati registrati in quota, anche a molte migliaia di metri dalle vette pi alte .
.I volovelisti francesi, ad esempio hanno riscontrato fenomeni di
turbolenza, attorno ai tre assi, a quote variabili da 5.000 a 9.000 metri, al limite dei movimenti ondulatori, dove, in seguito ad una rapida
diminuzione del vento cessava il flusso laminare e le onde diventavano instabili e si annullavano (Fig. 158).
263

Anche la cosiddetta turbolenza d'alta quota (10-15.000 metri) in


atmosfera chiara, pu essere rinforzata dalla presenza di movimenti
ondulatori, l dove l'effetto dei rilievi alpini evidente.
Com' noto, sulla linea di cresta delle catene montane, la pressione
dell'aria inferiore a quella misurata nell'atmosfera libera, allo stesso livello. pertaato facile intuire come l'altimetro di bordo durante
il sorvolo delle vette alpine, possa indicare una quota pi elevata di
quella reale e, come .tale errore altimetrico, sia tanto pi grande
quanto maggiore sia la velocit del vento.

Fig. 158
Anche in seno ai movimenti ondulatori, per effetto delle accelerazioni verticali del flusso, si possono produrre errori altimetrici, che
dipendono dalla lunghezza e dall'ampiezza d'onda, dalle velocit,
verticali e dalla velocit orizzontale del vento.
~ sondaggi effettuati nelle regioni alpine, da vari studiosi, per mezzo di palloni, staticamente equilibrati, seguiti dal Radar, hanno messo recentemente in evidenza le notevoli variazioni che si riscontrano
264

nella velocit orizzontale del vento, tra la cuspide e la concavit dell'onda. Queste variazioni, pur non essendo costanti, sono tuttavia tali da
causare errori di navigazione, in quanto sulle regioni alpine interessate
da movimenti ondulatori, il vento orizzontale pu essere differente da
quello sinottico segnalato dai bollettini meteorologici.
Un ultimo fenomeno al quale riteniamo utile ed opportuno accennare
prima di concludere la nostra rapida rassegna sull'influenza

Fig. 159
esercitata dai movimenti ondulatori sulla navigazione aerea, quello
della variazione di quota che l'isoterma di 0C subisce in seno alle ondulazioni atmosferiche.
noto infatti, come le particelle d'aria costituenti la parte
ascendente di un movimento ondulatorio, subiscano un raffreddamento quasi adiabatico e, pertanto come la distribuzione verticale della temperatura sulle regioni alpine possa essere notevol265

mente differente da quella osservata nell'atmosfera libera.


Orbene, quando si naviga su regioni montane interessate da movimenti ondulatori, importante ricordare che, sulla cuspide di ogni
onda l'isoterma di 0C pi bassa che nell'atmosfera libera. Inoltre,
sulle regioni montane, quando l'aria ricca di umidit le eventuali
nubi d'onda associate a tali movimenti hanno una maggiore concentrazione d'acqua liquida, per cui il rischio di formazione di ghiaccio
maggiore che nell'atmosfera libera.
La figura 159 sintetizza tutti questi fenomeni, la cui importanza
per la navigazione aerea in generale non sfuggir a quanti si preoccupano di conoscere quelle norme elementari sulla condotta del volo in
montagna che possono contribuire ad aumentare la sicurezza del volo.

266

CAPITOLO VENTESIMO

IFENOMENIDITERMOONDA
A coronamento di quanto abbiamo detto fin qui sui movimenti ondulatori dell'atmosfera e sulle relative tecniche di utilizzazione volovelistica, tratteremo ora, sia pure per sommi capi, quelle particolari
situazioni in cui i movimenti convettivi di origine termica, in partenza dal suolo, si accoppiano in quota con i movimenti ondulatori di
sottovento.
Su tali fenomeni l'lng. O.A. Ferrari aveva fin dal 1955 fermato la
sua attenzione, ed appunto del 1956 una sua relazione, presentata al
Congresso Internazionale dell'O.S.T._I.V. di St. Yan (Francia), in cui
per la prima volta apparve la denominazione di "Termoonda".
Successivamente il Ferrari in occasione di congressi e conferenze
rifer le osservazioni fatte sia in Val Padana sia nelle regioni appenniniche dell'.Italia Centrale, nel corso di alcuni dei suoi veleggiamenti
pi significativi, nelle condizioni cui abbiamo accennato, ed espose la
tecnica da lui adottata per il migliore sfruttamento volovelistico di
ognuna di queste tipiche situazioni, servendosi a tal fine di un modello elementare di.interpretazione, didatticamente molto efficace.
~n ~talia il termine "termoonda", and pian piano diffondendosi,
ed oggi a distanza di 16 anni dalla sua coniazione, viene comunemente usato da quanti vogliono indicare quelle condizioni in cui coesistono fenomeni ondulatori con fenomeni di instabilit termoconvettiva.
Noi abbiamo avut_o modo di effettuare varie osservazioni soprattutto
dal punto di vista meteorologico su questi fenomeni, compiendo anche voli investigativi, con e senza motore, prima in Argentina (1952Il presente capitolo l'estratto di una memoria sui fenomeni di termoonda, presentata da chi scrive al Congresso Internazionale dell'O.S.T .I.V. svoltosi a Marfa (Texas)
in occasione dei campionati Mondiali di Volo a Vela del 1970. L'utilizzazione, in
quest'opera, del materiale illustrativo preparato per l'occasione spiega la presenza di
figure con diciture in inglese, i cui termini, peraltro, sono di cos facile comprensione
che non ci parso necessario apportarvi mutamenti integrali.

267

1955) nella Valle de La Cruz, ubicata nella regione montagnosa della


Sierra de Cordoba; poi in ~talia (1956-1970) nella valle di Rieti.
Tali osservazioni concordarono con le esperienze di volo di Ferrari
e del gruppo di piloti della Sezione Militare di Volo a Vela capeggiata
dal Col. Mantelli; nonch con quelle effettuate successivamente dal
gruppo di volovelisti sportivi dell'.Italia Centrale e particolarmente
dal pilota Ferruccio Piludu, oltre che dal volovelista Attilio Pronzati
e da molti piloti.che negli ultimi dieci anni hanno partecipato ai Campionati Nazionali nella regione appenninica di Rieti, dove sorge l' Aero Club Centrale di Volo a Vela, e dove le situazioni di "termoonda"
si presentano con particolare frequenza.
Cercheremo ora di riassumere in breve i principi che governano
questi particolari f enomeQi, cos come hanno potuto essere formulati
sulla scorta delle esperienze condotte fin qui dai volovelisti italiani.
1) Col termine di "termoonda", Ferrari fin dal 1955 intese indicare quelle particolari condizioni in cui la coesistenza di fenomeni ondulatori con fenomeni di instabilit termoconvettiva, d luogo a situazioni che presentano caratteristiche diverse sia da quelle della onda pura sia da quelle della termica pura, e che pertanto, per la loro
utilizzazione volovelistica, richiedono una tecnica particolare (1).
2) Le condizioni termodinamiche che caratterizzano le tipiche situazioni estive di "termoonda" sono le seguenti:
a) Vento pressoch normale alla catena montana, in graduale au-

(1) Nota. In questa particolarit forse da ricercare il motivo per cui la denominazione
di "termoonda" coniata dal Ferrati ha trovato man mano pi largo uso fra i volovelisti che non fra i meteorologi. Per i primi infatti, tale termine riassume in s un duplice
significato: quello di una situazione meteorologica e quello della relativa tecnica di utilizzazione volovelistica. I secondi, invece, non hanno sentito la necessit di adottare un
tale termine (che pure ha la sua utilit pratica) in quanto da un punto di vista strettamente scientifico la combinazione dei fenomeni che va sotto il nome di "termoonda"
non esce dall'ambito dei normali fenomeni ondulatori di origine orografica, ma ne costituisce solo una complicazione. V' poi da notare, a scanso di equivoci, che questo
termine, ormai in uso in Italia da molti anni, rischia di confondersi con una nuova denominazione del gergo meteorologico: l'inglese "Thermal Wave", con la quale si vuole indicare un fenomeno ben diverso; quello cio di un'onda non gi soltanto associata
a fenomeni di terinoconvezione, ma addirittura provocata da essi, senza il concorso di
cause orografiche.

268

mento con la quota, fino a raggiungere i 20-25 Kts, ed anche pi, negli strati interessati da movimenti ondulatori. La catena montana investita dal vento pu anche essere di modesta altezza.
b) Gradiente termico adiabatico, dal suolo alla quota interessata
dai movimenti ondulatori.
3) Perch le condizioni di termoonda si producano non indispensabile che i movimenti ondulatori siano stazionari o persistenti e tanto meno che essi arrivino ad interessare stratificazioni atmosferiche
di grande spessore. Si ha infatti "termoonda" anche con movimenti
ondulatori pulsanti e con onde instabili.
4) Le caratteristiche delle situazioni estive di termoonda cambiano
notevolmente con l'ora del giorno, anche se le condizioni del vento e
le caratteristiche delle masse d'aria rimangono costanti.
5) ~n situazioni di "termoonda" l'attivit termoconvettiva in partenza dal suolo normalmente organizzata dai movimenti ondulatori: cio a dire; le correnti termiche ascendenti si accoppiano in quota
con la parte ascendente dell'onda, mentre le correnti discendenti hanno inizio nella zona corrispondente alla parte discendente dell'onda.
6) Se i fenomeni ondulatori e termici si riscontrano in masse di aria
secca, essi passano del tutto inosservati; mentre se l'aria sufficientemente umida, i fenomeni vengono visualizzati da formazioni di nubi
cumuliformi, o da stratocumuli, il cui aspetto, dimensioni e forma
dipendono da vari fattori.
7) Le pulsazioni ondulatorie instabili di origine orografica danno
luogo a cumuli isolati e di diverso sviluppo verticale, che si spostano
col vento. J,.e condizioni termodinamiche favorevoli alla formazione
di tali cumuli sono: una certa intensit con cui il vento deve investire
l'ostacolo, l'instabilit termica e l'esistenza di sufficiente umidit
nell'aria.
Normalmente, la vita di queste nubi, associate a onde pulsanti la
cui lughezza d'onda non supera mai i 2 km, molto breve: la loro
maggiore o minore durata dipende sia dall'umidit dell'aria ambiente, sia dall'apporto di aria umida da parte delle eventuali correnti
ascendenti termiche in arrivo dalla superficie terrestre. (Fig. 160).
8) Le situazioni di "termoonda" di maggiore interesse volovelisti-

269

co si producono durante la stagione estiva sottovento agli ostacoli


orografici, in condizioni di forti venti in quota. Esse sono facilmente
individuabili quando l'aria sufficientemente umida e permette la
formazione di nubi comuliformi o stratocumuliformi.
9) Le strade di "termoonda", siano esse costituite da cumuli isolati
allineati nella direzione del vento, siano esse costituite da vere e proI

i.--L""2Km-

I
I

I
I

Fig. 160
prie strade ininterrotte di nubi cumuliformi o stratocumuliformi, parallele o trasversali al vento, si producono lungo ristrette fasce interessate da fenomeni pi intensi, perch originati in corrispondenza di
montagne pi alte o pi favorevolmente esposte al vento, oppure in
risonanza con onde prodotte da ostacoli orografici precedenti ..
10) interessante rilevare che i due tipi di strade cumulifonni di
"termoonda", dianzi citati, iniziano sempre a distanza di due o tre
270

lunghezze d'onda dalla montagna, a differenza dei cumuli di rotore


che invece si formano sotto la prima, la seconda ed anche la terza onda, cio nell'immediata zona di sottovento.
11) Quando i movimenti ondulatori non si estendono agli strati superiori dell'atmosfera e non assumono le caratteristiche inconfondibili delle grandi situazioni ondulatori stazionarie, i cumuli isolati di
''termoonda" a differenza delle strade cumuliformi, si formano anche nell'immediata zona di sottovento.
12) Secondo l'~ng. Ferrari, pur riscontrandosi innumerevoli variet di
termoonda, a seconda dell'instabilit atmosferica, della intensit e direzione del vento1 dell'umidit dell'aria e delle diverse combinazioni di onda, le situazioni tipiche e pi frequenti sono tre, e precisamente:
a) situazioni caratterizzate da cumuli isolati, che pur assumendo a
volte notevoli proporzioni non arrivano tuttavia a saldarsi tra di loro, ma si allineano nella zona sottovento ad una certa distanza l'uno
dall'altro.
b) Situazioni caratterizzate da bande di cumuli o stratocumuli costituenti vere e proprie strade di nubi trasversali al vento.
c) Situazioni in cui si hanno bande di cumuli o stratocumuli ordinate

parallelamente.
13) Cumuli isolati.
Delle tre situazioni di "termoonda" sopra indicate quella che si
presenta con maggior frequenza caratterizzata da formazioni cumuliformi isolate; anche perch, tra l'altro essa costituisce la fase iniziale e finale della situazione in cui si hanno strade di stratocumuli
parallele al vento.
Condizione essenziale perch si formino cumuli isolati di termoonda, e perch tali rimangano per tutta la giornata, una non eccessiva
umidit dell'aria ..In tal caso la base di condensazione sempre pi
alta di quella che si riscontra nelle situazioni di strade di stratocumuli
parallele al vento. Nella Valle di Rieti tale situazione si presenta sia
con venti da SW, sia, e pi frequentemente, con venti da NE associati
ad una circolazione di aria di origine balcanica, fredda e relativamente secca ..In quest'ultimo caso i cumuli di "termoonda" si originano
nella cuspide delle onde e non arrivano mai a saldarsi tra di loro ed a
costituire strade continue, pur assumendo spesso proporzioni notevoli.

271

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-30

ROMA- FIUMICINO':
FLIGHTS

-20

-10

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SOUNDING OF MAY

OVER RIETI

20

10
3, 1970

30C

12 00 G.M.T.

VALLEY

Fig. 161
Questa tipica situazione si presentata nelle regioni dell'Italia Centrale il giorno 3 maggio 1970, ed illustrata nel diagramma termodinamico relativo al radiosondaggio del Centro Meteorologico Regionale di Roma-Fiumicino delle ore 12.00/Z, riportato nella figura 161.
In tale diagramma sono indicate anche le basi di condensazione
delle nubi cumuliformi nelle varie re pomeridiane, e lequote raggiunte dai piloti che in tale giornata hanno utilizzato queste condizioni in vari punti della valle.
importante rilevare che il giorno precedente (2 maggio 1970), esistevano le stesse condizioni termodinamiche. La massa d'aria che in272

vestiva la catena era per pi umida e, conseguentemente, la base di


condensazione delle formazioni cumuliformi pi bassa, tanto che in
qualche punto i cumuli riuscivano a saldarsi tra loro ed a formare
piccole strade. (Fig. 162).
Per quanto riguarda la tecnica di utilizzazione delle correnti ascendenti associate a questi cumuli, va subito rilevato che l'ascendenza
non sotto di essi, ma nella loro parte anteriore e sopravvento alla
nube. In questa zona si formano saltuariamente delle specie di "virRIETI (ttaly)

Rl!TI (ttaly)

Hay 2: 1910

Hay 3, 1910

Fig. 162
gole" o batuffoletti cumuliformi, prodotti dalle ascendenze in arrivo
dal suolo, ascendenze che si accoppiano in quota con il movimento
ondulatorio dando luogo in questo punto ad una certa turbolenza e
ad un aumento della velocit ascensionale.
Per mantenere l'ascendenza, il pilota deve spiralare sopravvento al
cumulo, scarrocciando col vento. Quando l'ascendenza indicata dal
variometro comincia a diminuire, conviene cessare il volo a spirale e
puntare controvento verso il sereno, senza lasciarsi ingannare dalla
presenza dei cumuli sovrastanti o dal fatto che l'ascendenza residua
273

sotto di essi ancora discreta. ~n caso contrario, scarrocciando oltre


col vento, si finisce nella discendenza della termoonda dalla quale si
esce a prezzo di una notevole perdita di quota.
_Il volo contro vento verso il sereno dovr proseguire sino a quando
il variometro denuncia una notevole diminuzione dell'ascendenza.
Allor ci si ritrova nella zona iniziale, dove si noter la formazione
delle virgole cumuliformi e dove pertanto si riprender il volo in spirale.
Raggiunta la parte anteriore della base di condensazione dei cumuli, mantenersi sopravvento alla linea delle formazioni cumuliformi,

ti

fO

12

14

16

f8

20

22 Kt11

Fig. 163

spiralando o volando parallelamente alla parte esterna delle nubi come se si trattasse di un pendio montano. In tal modo si passa dalla
corrente termica al flusso termo-ondulatorio, raggiungendo e superando la -sommit dei cumuli fuori dalle nubi.
Quando il vento aumenta moderatamente con la quota,l'ascendenza migliore a ridosso delle nubi, tanto che, per salire pi rapida274

mente a volte conviene spiralare entrando e uscendo dai cumuli.


Spiralando invece all'interno di tali cumuli la quota che si riesce a
guadagnare molto limitata rispetto allo sviluppo verticale delle nubi.
ed all'altezza che si riesce a raggiungere volando esternamente alle
nubi stesse.
I cumuli isolati di "termoonda" possono essere disposti sia in linee

aooo

fOOO

Fig. 164

parallele trasversali alla direzione del vento, sia in linee parallele al


vento stesso.
Con la presenza di una catena montana sottovento alla prima, come nel caso della Valle di Rieti, quando il flusso ondulatorio in risonanza con il secondo ostacolo, le condizioni di veleggiamento sono
favorite anche dal sollevamento orografico forzato degli strati infe-

275

riori, ed allora il volo diventa estremamente facile. Queste condizioni


si presentano sui monti Sabini con venti da NE, ma sono pi frequenti con venti da SW o da W. ~n tal caso i cumuli si formano lungo il
gruppo del Monte Terminillo ..II fenomeno sufficientemente illustrato nelle figure 163 e 164.
m

LA

CRUZ (ARGENTINA)

SOUND/HG OF JUHE 24, 1953


TIME: 14.0D
PILOT. C. J. DORI
METEDROLOGIC OBSERVER' P. ROVESTI

o ----+-+----1----'
o

25 50 75 100%

oo

10

RELATIVE HUMIDITY

15

20 e

TEHPERATURE

Fig. 165
14) Bande cumuliformi trasversali al vento.
Quando una catena montana esposta favorevolmente al vento e
la sua altezza e configurazione orografica si mantengono per un certo
tratto uniformi, i fenomeni di "termoonda" si estendono lungo bande cumuliformi trasversali al vento, la cui lunghezza dipende dalle
suddette condizioni orografiche.
facile capire che il processo di formazione di queste bande

276

identico a quello dei cumuli isolati di "termoonda". Pertanto anche


per le bande trasversali al vento, necessario che l'aria non sia eccessivamente umida, altrimenti ben presto le bande si congiungono e
danno luogo ad una cappa di stratocumuli. Abbiamo avuto modo di
studiare queste condizioni in Argentina e precisamente nella Valle de
la Cruz (Cordoba), dove dal 1952 al 1956 ha avuto la sua sede l'ex
Istituto Argentino de Vuelo a Vela.
Il fenomeno si riscontrava con venti da Sud-Est in superficie ruotanti gradualmente con la quota ad Ovest.

JUN 24, 1953

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ALHAFUCRTC

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LOS CONOORCS
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Ct:

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10 Km

-:::::::-Fig. 166

Le figure 165 e 166 rappresentano una di queste situazioni, studiate nel corso di un sondaggio aerologico compiuto con un velivolo leggero dotato di psicrometro elettrico. Le cinque bande cumuliformi riprodotte nelle citate figure distavano 5 Km. l'una dall'altra, ed avevano una lunghezza media di 20 Km. La loro base di condensazione
era a 1775 m. sul suolo e lo sviluppo verticale non superava i 300 m.
Il gradiente termico atmosferico era adiabatico dal suolo alla base di
condensazione. Le nubi erano superiormente contenute da una netta
inversione termica, sotto la quale l'umidit relativa era notevole,
mentre al suolo era soltanto del 320Jo.
L'attivit termoconvettiva non era molto intensa, tuttavia le ascen277

denze si accoppiavano in quota sopravvento alle bande cumuliformi


ed in questi punti delle bande si producevano rigonfiamenti, mentre
le ascendenze si rinforzavano notevolmente e la turbolenza aumentava.
La figura 166, indica tra l'altro i valori delle velocit verticali registrate durante il sondaggio. Dalla stessa figura si pu rilevare come
anche queste strade si formassero a distanza di varie lunghezze d'onda dalla Sierra de Comechingones che le generava. Anche in Italia si
'lanno esempi caratteristici ed imponenti di bande cumulitormi di

Fig. 167

termoonda trasversali al vento, specialmente nella Valle Padana.


Ferrari ed altri piloti hanno utilizzato pi volte queste condizioni nei
loro voli (Fig. 167).
La tecnica di utilizzazione di queste bande altrettanto semplice
quanto quella suggerita per i cumuli di termoonda.
Si tratta di ubicarsi nella fascia di miglior ascendenza presso il bordo sopravvento della banda e di volare parallelamente ad essa. Poich la deriva notevole, bisogna star attenti di non lasciarsi scarroc27~

ciare dal vento nella discendenza della termoonda, che, com' facile capire, si trova sotto la parte centroposteriore della striscia cumuliforme.
Nei soli voli di distanza si riesce a procedere velocemente mantenendo la quota, senza spiralare. Se invece si vuol guadagnare la massima altezza, ci si deve mantenere sopravvento alla banda percorrendola ripetutamente come un pendio montano.
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10
ROMA-FIUMICINO:
FLICHTS

SOUNDINC OF HAY 2 1 1910 -

OVER RIETI

' 20
1200 C.H.T.

VALLEY

Fig. 168
15) Bande cumuliformi o stratocumuliformi parallele al vento.
Il processo di formazione di queste bande, c~~ assumono l'aspetto
di vere e proprie strade di nubi, inizialmente identico a quello dei
cumuli isolati.
La loro base di condensazione per risulta normalmente pi bassa
poich le masse d'aria che favoriscono la formazione di queste bande, sono sempre abbastanza umide. Tipico esempio di queste condi279

Fig. 169/a
zioni, alle quali abbiamo gi accennato (Fig. 162), rappresentato
nel diagramma termodinamico della figura 168 relativo al radiosondaggio delle 12.00/Z di Roma-Fiumicino del 2 maggio 1970.
In esso sono riportate anche le altezze delle nubi cumuliformi presentatesi quel giorno nella valle di Rieti e le quote raggiunte dai vari
piloti che hanno utilizzato questa situazione. Nella stagione estiva,
quando l'umidit meno elevata, queste bande assumono l'aspetto
di vere e proprie strade soltanto nelle ore di massima attivit termoconvettiva, cio della massima inslazione. U processo della loro formazione inizia verso le 10,30 con l'apparizione di serie di virgole o
batuffoli cumuliformi migratori, allineati parallelamente al vento.
Questi batuffoletti si accumulano in determinati punti, dando luogo
a nubi isolate dall'aspetto cumuliforme. La loro vita per di breve
durata: improvvisamente, infatti si dissolvono per ricomporsi a breve
distanza di tempo in seguito al sopraggiungere di altri batuffoletti,
280

Fig. 169/b
che danno vita ad un nuovo cumulo, sempre nello stesso posto. n ritmo di formazione e dissoluzione di tali nubi, si fa sempre pi serrato.
Col procedere delle ore e l'intensificarsi dell'attivit termoconvettiva, il cielo si va cos popolando di questi cumuli, che si sviluppano e
si estendono sempre pi, sino a saldarsi gli uni agli altri ed a formare
le bande cumuliformi parallele alla direzione del vento. (Fig. 169 a e b).
La larghezza di queste strade dipende dalla larghezza delle bande
atmosferiche interessate dal fenomeno ondulatorio.
Quelle utilizzate dai piloti italiani sottovento ali' Appennino
dell'Italia centrale, nelle regioni prealpine ed in quelle della Valle Padana nell',Italia Settentrionale, normalmente sono larghe tre o quattro chilometri e lunghe alcune decine. La base di condensazione si
trova tra i 1500 e i 1800 metri e la sommit a 3-4000 metri. Quando
l'aria molto umida ed instabile, lungo la banda si possono formare
anche cumulonembi isolati, i quali danno luogo a manifestazioni
281

Fig. 170
temporalesche e ad abbondanti precipitazioni. In tali casi, per una
decina di minuti ed anche pi, l'attivit termoconvettiva cessa completamente. Trascorso questo tempo la banda cumuliforme si riproduce per abbastanza celermente. Percorrendo longitudinalmente
queste bande, esse appaiono segnate trasversalmente da strisce chiare
e scure, distanziate l'una dall'altra da 1 a 2 Km, a seconda della lunghezza d'onda (2-4 Km). L'ascendenza sotto la banda praticamente
continua lungo tutta la sua lunghezza. Tuttavia sopravvento alle strisce scure, che visualizzano il punto in cui la banda, in corrispondenza
con la cuspide dell'onda, ha un maggior spessore, l'ascendenza pi
282

forte. A volte pertanto conviene utilizzare l'ascendenza pi intensa


sopravvento alle strisce pi scure volando trasversalmente alla banda, e seguendo cos un percorso alla greca (zig-zag), con questo accorgimento si riesce a percorrere notevoli distanze anche contro vento.
Ai lati delle bande, cio sul sereno, si hanno forti discendenze. Di
ci il pilota dovr tener conto quando intenda abbandonare la banda.
16) Fenomeni ondulatori e di "termoonda" possono essere prodotti anche in seguito a confluenza e diffluenza di una massa d'aria
canalizzata in una valle. In tal caso le variazioni della pressione statica che si riscontrano sul piano orizzontale nelle zone di confluenza e

Fig. 171
diffluenza della massa d'aria, fanno entrare in oscillazione gli eventuali strati stabili esistenti ad una certa quota lungo l'asse longitudinale.
La figura 170 sintetizza il fenomeno in una situazione invernale
mentre la figura 171 rappresenta lo stesso fenomeno in una situazione estiva. fo quest'ultimo caso, il vento convoglia fuori dalla valle
l'aria calda, la quale, raggiunta la pianura, si solleva lungo il fronte
costituito dall'aria pi fresca ivi esistente. In tal modo l'aria calda sa283

le fino al livello della inversione termica, dove si accoppia al movimento ondulatorio potenziandolo notevolmente.
Questo fenomeno stato da noi osservato e studiato in Argentina
nella zona compresa fra le valli di Calamuchita e de la Cruz, nella regione delle Sierras de Cordoba.
La figura 172 mostra tre formazioni cumuli formi associate appunto ad un movimento ondulatorio generatosi nella zona di diffluenza
della valle di Calamuchita con vento da NE.

Fig. 172
Per concludere l'argomento accenneremo a quelle "onde
termiche" che si formano sulle regioni pianeggianti in particolari
condizioni meteorologiche, intimamente legate alla convezione termica, vogliam dire le "onde di cumulo" e le onde di "strade di
nubi".
Un cumulo isolato che si sviluppi in uno strato dove il vento sia pi
forte che sotto di esso, costituisce un ostacolo al flusso dell'aria cir284

H ~u---i - - - - - - - - - - - - - - -

KUETTNER

Fig. 173

y
X

KUETTNER

Fig. 174

285

costante, e ci d luogo ad un regime quasi ondulatorio, caratterizzato da correnti ascendenti molto calme, ma deboli, ubicate sopravvento al cumulo stesso. _I piloti di volo a vela possono guadagnare quota
in tali onde veleggiando esteriormente alla nube fino ad un'altezza
superiore alla sua sommit (Fig. 173).
Perch il fenomeno si produca con una intensit sufficiente ad acconsentire il veleggiamento, necessario che il vento, dalla base di
condensazione del cumulo, vada gradatamente aumentando con la
quota di almeno 4 nodi ogni 1.000 metri, senza presentare importanti
variazioni nella direzione (Kuettner, 1971).
Un altro tipo d'onda termica (Thermal Wave), molto pi propizia
per il volo a vela, quella prodotta dalle strade di nubi in determinate
condizioni. Quste onde si estendono su pi vaste regioni e, normalmente, raggiungono maggiori altezze, ci che permette di effettuare
notevoli voli di distanza (Jaeckisch, 1968).
La figura 174 mostra un tale sistema. L'attivit termoconvettiva si
produce sotto uno strato stabile (generalmente sotto un'inversione
termica). La direzione del vento in quota pressoch perpendicolare
a quella del vento regnante nello strato convettivo. ~l flusso nei bassi
strati provoca l'allineamento della convezione in strade parallele alla
direzione del vento. Se il flusso in quota raggiunge tina certa velocit,
si genera un movimento ondulatorio, in fase con la dislocazione delle
bande cumuliformi. Per poter utilizzare integralmente questo fenomeno, il pilota deve abbandonare la base di condensazione delle nubi
e disporsi sopravvento alle nubi stesse, veleggiando come se fosse in
termoonda (Fig. 174 Kuettner, 1971). _In tal modo possibile raggiungere quote di 5-6.000 metri.

286

CAPITOLO VENTUNESIMO

IL "NOMOGRAMMA" DI HERLOFSON

Un diagramma di grande importanza nella routine meteorologica


pratica, merita di essere ulteriormente illustrato ai volovelisti. Questo
diagramma da cui si traggono deduzioni sempre fondamentali per la
prognosi, come gi tutti sanno, si chiama in genere "diagramma termodinamico". Dobbiamo notare per che i modelli di diagramma
termodinamico sono parecchi, ed in passato si pu dire che ogni nazione ne usava uno suo particolare. Molti vecchi diagrammi, per,
pur rappresentando trasformazioni termodinamiche dell'atmosfera,
non offrono il vantaggio dell"'emag~amma", del "tifigramma" e
del "nomogramma"; i quali godono della propriet geometrica in
. base alla quale la variazione di energia per unit di massa in una tra. sformazione a ciclo chiuso, proporzionale all'area racchiusa dalle
curve rappresentanti il ciclo sul diagramma. Da questa propriet geometrica segue che tutti i suaccennati diagrammi si possono considerare equivalenti fra loro, potendosi derivare l'uno dall'altro mediante
trasformazioni che conservino i rapporti fra le aree. ~l vecchio diagramma pseudoadiabatico di Stuve, usato in passato dal Servizio
Meteorologico dell'Aeronautica ~taliana, non possiede con sufficiente approssimazione le importanti propriet geometriche cui abbiamo
dianzi accennato, e, pertanto, prestandosi meno bene ai calcoli di carattere energetico, il suo uso stato ormai definitivamente abbandonato.
Oggi per l'analisi dei radiosondaggi il nostro Servizio Meteorologico utilizza il nomogramma di Herlofson (figura 175). Ci che principalmente differenzia questo diagramma da quello di Stuve, il fatto
che l'asse delle ordinate inclinato di 45 rispetto a quello delle ascisse. _In esso la temperatura rappresentata in ascissa in scala lineare;
mentre in ordinata rappresentato il logaritmo naturale della pressione. Questo nomogramma equivalente a un diagramma di Clapeyron, avente come grandezze coordinate, la pressione e il volume,
e Quindi, come in quest'ultimo diagramma, un'area vi rappresenta

287

una energia. Agli scopi pratici, infatti, un centimetro quadrato rappresenta 56,86 joule/kg oppure 0,0137 kcal/kg. _Il rapporto
area/energia riportato nel rettangolo sul lato sinistro in basso del
diagramma.
Le isobare di _colore bistro (purtroppo in queste illustrazioni non si
pu vedere il colore) sono le linee rette orizzontali equiscalate di 10
mb e parallele all'asse delle ascisse.
Le isoterme (colore bistro) sono le linee rette, graduate in C, equi-

distanti e inclinate dal basso a sinistra, verso l'alto a destra. Nel modello del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica, esse sono poste in
evidenza da fasce verdi e bianche alternate di 10 in 10 C.
Le adiabatiche secche (colore bistro) sono linee leggermente ricurve, che intersecano l'isobara di 1.000 mb ad intervalli di 2C. Esse
hanno andamento da destra in basso, verso sinistra in alto. Le temperature potenziali sono riportate in bistro, di 10 in l0C, lungo il bor-

288

do esterno del nomogramma e sui prolungamenti delle adiabatiche


per aria secca.
Le adiabatiche per aria satura (colore violetto) sono le curve che
intersecano l'isobara di 1.000 mb a intervalli di 2C e divergono verso l'alto tendendo a disporsi parallelamente alle adiabatiche per aria
secca.
_Il rapporto di mescolanza per aria satura (colore violetto) rappresentato dalle curve tratteggiate, inclinate dal basso a sinistra, verso

''

9 g/K&

20

25

Temperatura

30

Fig. 176
l'alto a destr:a e graduate (in grammi per chilogrammo di aria secca)
lungo il bordo inferiore del nomogramma.
La curva "temperatura-pressione" in atmosfera tipo ~CAO rappresentata sul nomogramma mediante una linea spessa di colore
bistro.
Sul bordo esterno del nomogramma, ed in colore nero, una scala
graduata in migliaia di piedi consente di determinare l'altitudine in
atmosfera tipo di ciascun livello barico.
289

Sul bordo interno destro del nomogramma tre segmenti di retta


(colore nero) paralleli fra loro e perpendicolari alle isobare del nomogramma, servono per trascrivervi, col simbolismo dell'O.M.M., il
vettore vento ai livelli delle superfici isobariche "tipo", indicati da
tondini. Analogamente, qualora si volesse scrivere il vettore vento ai
livelli significativi, si provveder a segnare dei tondini neri sui segmb
700...&.-~~~~-I-~~~~~+-~~~~--~~~

QI

28_ g

800

e:
o

lii
lii

QI

Cl.
""'

"'

900

:"'O

800m

: lii

''

! :;;

T del punto
di rugiada

:n

: QI

U.R.'

fOOO

60%

20

10

Fig. 177

''

''
30C

Temperatura

menti di retta in corrispondenza dei livelli ai quali si trascrivono i dati


del vento.
Le curve adiabatiche per aria satura sono state calcolate in funzione del rapporto di mescolanza. Le linee tratteggiate di uguale rapporto di mescolanza (in grammi per chilogrammo di aria secca) hanno la
stessa funzione delle lin~e isoigrometriche di uguale umidit specifica
riportate nel diagramma pseudoadiabatico di Stuve.

290

Dopo queste indispensabili premesse, servendoci del nomogramma


di Herlofson, vedremo ora, a scopo illustrativo, come impostare uno
di quei problemi che si possono risolvere anche ricorrendo al diagramma di Stuve: ossia il problema del pronostico preconvettivo, relativamente all'altezza della base di condensazione dei cumuli che potranno formarsi nella tarda mattinata. Seguiremo pertanto l'esempio
pratico illustrato dalla figura 176, che rappresenta il sondaggio termodinamico dell'atmosfera. Si tratta della stessa curva di stato riportata nella Fig. 60 relativa ad un identico caso risolto con l'impiego del
700 mb

Presa.

800 mb

'

..

/
/"

'Max

10

20

25

Temp.

Fig. 1.78
di~gram~a ~i Stuve nel capitolo nono, che qui, per comodit dei nostn lett?n, nportiamo nuovamente a scopo comparativo (Fig. 177).
c_~mmceremo a tracciare .un'adiabatica secca in partenza dal livello pm alto dello strato stabile sovrastante l'inversione notturna di su~er~icie al fine di co~~scere la temperatura che dovr raggiungere
l ana al suolo per lab1hzzare gli strati superficiali.

291

Orbene, il diagramma ci indica che questa temperatura dovr essere di 30C. Trascorso qualche tempo dal raggiungimento di tale valore, la forte stabilit regnante dal suolo a 800 m d'altezza, sar completamente distrutta e l'attivit termoconvettiva si svilupper regolarmente.
Ora dobbiamo trovare a che altezza le correnti ascendenti raggiungeranno la temperatura del punto di rugiada per dar luogo alla condensazione.
Procederemo come nel caso del diagramma di Stuve, e cio, partendo dalla temperatura di rugiada al suolo, seguiremo verso l'alto la
_
ress.

. ......

800 mb

20

Fig. 179
linea tratteggiata indicante il rapporto di mescolanza fino alla sua intersecazione con la curva di stato. La base di condensazione dei cumuli che si formeranno quando la temperatura in superficie avr raggiunto i 30C, si trova a circa 2.400 m di d'altezza. Come si pu rilevare
dal diagramma di Stuve (Fig. 177) il risultato .identico a quello del
diagramma di Herlofson.
Facciamo ora l'esempio di un cumulo che si formi sotto una forte
inversione termica di subsidenza anticiclonica. In questo caso (Fig
292

178), i cumuli potranno formarsi regolarmente, contenuti nel loro


sviluppo dalla sovrastante inversione. Nelle prime ore pomeridiane,
per, quando la temperatura al suolo avr raggiunto il suo valore
massimo e la base di condensazione dei probabili cumuli si sar notevolmente elevata, le correnti ascendenti raggiungeranno lo strato caldo dell'inversione ed i cumuli non riusciranno pi a formarsi. Si dovr pertanto pronosticare che, da questo momento, la condensazione
cesser e si avr solamente termica pura, non pi visualizzata da formazioni cumuliformi.
La figura 179 ci presenta un altro caso interessante, e cio la degenerazione dei cumuli in uno strato di stratocumuli per la distensione
della parte superiore dei cumuli stessi. Come gi sappiamo, tale fenomeno si riscontra quando l'umidit aumenta gradatamente con la
quota, fino a raggiungere il suo valore massimo sotto la base dell'inversione termica. Questo caso lo abbiamo esaminato nel capitolo dodicesimo parlando del pronostico volovelistico. Allora per abbiamo
considerato l'andamento dell'umidit relativa con la quota, mentre
in questo esempio abbiamo preso in esame l'andamento in quota della temperatura del punto di rugiada. Com' facile capire, quanto pi
grande la vicinanza tra la curva di stato e quella del punto di rugiada, tanto maggiore . l'umidit dell'aria e quindi molto probabile che
la parte superiore dei cumuli si distenda e dia 1uogo ad una cappa di
stratocumuli.
Riteniamo che quanto abbiamo detto fin qui sull'uso del nomogramma di Herlofson sia sufficiente per i fini pratici che ci siamo
proposti. Certo l'esame della curva di stato per stabilire le condizioni
di equilibrio dei vari strati atmosferici, delle inversioni termiche o
delle isotermie, richiede un po' d'esercizio per coloro che sono abituati all'uso del diagramma di Stuve. Ma con un po' di pratica, tutto
diventa facile ed il passaggio al nomogramma di Herlofson non presenta problemi.

293

CAPITOLO VENTIDUESIMO
LE MASSE D'ARIA
La diversa distribuzione dell'energia termica emanata dal sole e la
diversa natura della superficie terrestre, conferiscono alle masse atmosferiche distribuite sul globo differenti temperature ed un vario
contenuto di vapore. Sono questi due elementi infatti che caratterizzano le masse d'aria, la cui classificazione fatta in base ad un criterio essenzialmente geografico, tenendo conto cio della regione dove
la massa d'aria acquista le sue caratteristiche originali.
Risulta per che, prendendo parte alla circolazione generale atmosferica, queste masse vengono influenzate dalle diverse condizioni
che incontrano nelle regioni che attaversano e subiscono pertanto
graduali modificazioni nelle loro propriet fisiche originali.
~n base a tali fatti, Bergeron, celebre meteorologo norvegese, introdusse nella letteratura meteorologica il concetto delle masse
d'aria, stabilendone una doppia classificazione: la prima fatta in base ad un criterio termodinamico, tenendo conto delle diverse influenze alle quali sottomessa una massa d'aria dal momento in cui inizia
il suo trasferimento dalla regione d'origine.
Nella seguente tabella trascriviamo la classificazione delle masse
d'aria dal punto di vista geografico, con le denominazioni usate oggi
per l'emisfero Nord:
Denomlnaziooe
dd
tipo principale
ARIA ARTICA
A

ARIA
TEMPERATA
o
INTERMEDIA

Sottotipi

Zona di origine

ARTICA
MARJTTIMA

Groenlandia, Spitzberg, Mare dJ Barents.

ARTICA
CONTINENTALE

Russia settentrionale.

TEMPERATA
settentrionale,
Atlantico
O 1-NTERMEDIA
Canad, Russia conti.
FREDDA
nentale, Penisola Bai ca
alca.
(marittiina
o continentale)
TEMPERATA
O INTERMEDIA

CALDA

Atlantico settentrionale o
latitudine inferiore ai 45".
Russia meridJonale.

(marittima
o continentale l
ARIA
TROPICALE

A.RIA
EQUATORIALE
I!

TROPICALE
MARITTIMA

Zone delle Isole Azzorre.

TROPICALE. Africa settentrionale, Asia


CONTINENTALE
Minore.

Fascia equatoriale.

295

Per mettere in risalto le caratteristiche accessorie che acquistano le


masse d'aria durante il loro cammino si usano i termini: "marittimizzata"; "continentalizzata"; di "foehn" (riscaldata per compressione
adiabatica in seguito a movimento discendente); di ascensione forzata "Stau' - (per sollevamento su ostacoli orografici e conseguente
raffreddamento per espansione adiabatica); di inversione (per raffreddamento dovuto al suolo); di surriscaldamento (per contatto con
la superficie calda).
Dal punto di vista termodinamico le masse d'aria vanno distinte in
fredde e calde.
Si definisce "massa d'aria fredda" quella che nei suoi strati inferiori piu fredda della superficie (terrestre o marittima) sulla quale si
muove. Ci significa che quando la superficie terrestre cede calore
all'atmosfera, questa si riscalda dal basso verso l'alto, provocandone
la labilizzazione termica. Una massa di aria fredda, infatti caratterizzata da un gradiente verticale instabile, generalmente quasi adiabatico secco, nonch dalla formazione di nubi cumuliformi spesso di
notevole sviluppo verticale.
Per effetto del trasferimento di calore dal basso verso l'alto, dovuto ai movimenti convettivi, le propriet originali di una massa d'aria
f.redda pertanto vengono gradatamente modificate.

296

Si definisce "massa d'aria calda" quella che nei suoi strati inferiori
pi calda della superficie sulla quale si muove ..In essa pertanto si ri-

scontra un raffreddamento dal basso verso l'alto, raffreddamento


che impedisce la formazione di movimenti convettivi e crea nell'atmosfera uno stato di equilibrio stabile. Le masse d'aria calda tendono a mantenere le loro propriet originali e si modificano solo negli
strati inferiori. Esse sono generalmente associate alla formazione di
nubi stratiformi.
Passeremo ora in rapido esame i vari tipi di aria che interessano, in
tutte le stagioni, l'Halia, avendo cura di segnalare, di volta in volta,
quelli che possono creare condizioni favorevoli al volo veleggiato.
Cominceremo da quelle masse d'aria artica, tipicamente invernali
affluenti dal Nord, che si formano entro il circolo polare artico, e che
talvolta, d'inverno giungono fino alle coste africane, apportando in
tutto il bacino del Mediterraneo le temperature pi basse dell'anno.
Quando si tratta di masse di "aria artica marittima" giungono generalmente come corrente da NW attraverso la Francia e, qualche volta, dall'Europa Centrale, attraverso il Golfo di Trieste. Queste masse
freddissime hanno uno spessore che varia da 3 a 6 km e durante la loro affluenza generano vento forte e turbolento, accompagnato da rovesci di neve nell'alta Italia e da rovesci di pioggia con manifestazioni
temporalesche isolate nel meridione.
L' "aria artica continentale", invece, giunge sempre sulle regioni
mediterranee attraverso la "porta della bora", tra le Alpi ed i Carpazi, dando origine a quel forte vento da NE conosciuto col nome di
"tramontana". Lo spessore verticale di queste masse artiche continentali inferiore a quello delle masse marittime, tanto che difficilmente raggiunge i 3 km. Le nubi che accompagnano queste masse sono del tipo stratocumuliforme, la quantit di precipitazioni piccola.
I venti di tramontana possono soffiare ininterrottamente anche vari
giorni e si producono quando una zona anticiclonica staziona su gran
parte del territorio russo.
Come abbiamo visto nei capitoli anteriori, queste invasioni invernali di aria artica danno luogo alla formazione di persistenti correnti
dinamiche di pendo e di movimenti ondulatori stazionari (spesso di
grande interesse volovelistico) in tutte le regioni montane d'Italia,

297

dove esistano catene orientate trasversalmente alla direzione del vento.


Verremo ora a parlare con alquanta larghezza delle masse di "aria
temperata (o intermedia)", essendo queste, quelle che maggiormente
interessano l'Halia in tutte le stagioni dell'anno. Esse affluiscono dal
Nord sul territorio italiano; dove giungono notevolmente modificate
nelle loro propriet originali. Quando il loro spessore inferiore a
quello della barriera Alpina arrivano sui nostri mari attraverso le
aperture esistenti all'Est tra le Alpi ed i Carpazi, ed all'Ovest tra le
Alpi ed i Pirenei.
L' "aria temperata (intermedia) fredda marittima", proveniente
dall'Atlantico, per il suo notevole spessore (da 3 a 5 km) supera spesso facilmente la catena Alpina provocando quelle improvvise manifestazioni temporalesche che specialmente di estate caratterizzano la
valle del Po.
L'arrivo di questo tipo di aria, preceduto da forti venti maestrali,
produce una serie successiva di rovesci e di schiarite, le quali costituiscono quel tempo oltremodo variabile che in ~talia viene comunemente definito come "tempo di marzo" che i milanesi chiamano
"tempo da fiera". Durante la primavera, l'afflusso sulle regioni settentrionali della Penisola di queste masse fredde marittime, dovuto
allo spostamento della bassa pressione dell'~slanda.
Queste masse d'aria sono notevolmente instabili e durante la primavera presentano buone condizioni per il volo termico in tutta la
Val Padana. Sono caratterizzate dalla formazione di notevoli nubi
convettive (cumuli e cumulonembi) spesso accompagnate da manifestazioni temporalesche di natura frontale. ~n questo periodo (aprilegiugno) sono possibili nella Val Padana voli di distanza di una certa
importanza in direzione Ovest-Est. .In estate, invece, queste situazioni sono associate ad una maggiore nuvolosit e producono pertanto
piogge abbondanti, non certo favorevoli al volo termico.
L' "aria temperata (o intermedia) fredda continentale", di origine
nordica, che nel periodo invernale arriva al mar Adriatico attraverso
la via esistente tra le Alpi e i Carpazi, precipitando poi dall'altopiano
Carsico con un forte vento grecale (bora) tra Ne NE, a causa della ristrettezza di questo mare, non subisce in esso grandi modificazioni, il
suo spessore assai piccolo (a volte inferiore a 1.000 metri) e !'umidi298

t piuttosto scarsa. Queste invasioni sono pertanto caratterizzate da


scarsa nuvolosit e sono favorevoli soltanto alla formazione di correnti dinamiche di pendo, non permettendo il loro modesto spessore
la formazione di efficaci movimenti ondulatori di sottovento. Leprecipitazioni che le accompagnano consistono per lo pi in leggere nevicate.
L' "aria temperata (o intermedia calda marittima)" giunge dal
Mediterraneo da Ovest, cio attraverso la Spagna o la Francia, ed arriva sulla penisola notevolmente modificata rispetto alle sue caratteristiche originali. Questo tipo di aria apporta frequentemente formazioni nebbiose oppure piogge leggere e continue ed nettamente sfavorevole al volo veleggiato.
L' "aria temperata (o intermedia) calda continentale" che giunge
sulla penisola dai Balcani o dalla Turchia (con venti da NE e da E)
un'aria tipicamente estiva, che apporta un aumento sensibile di temperatura e spesso presenta buone condizioni per il volo a vela termico. Essa, infatti, quasi sempre accompagnata da quelle caratteristiche nubi convettive chiamate "cumuli di bel tempo", talvolta associate ad altocumuli e a cirri. Generalmente, con questo tipo di aria, le
piogge sono scarsissime, e quando si producono sono quasi sempre
generate da manifestazioni temporalesche locali.
Ci resta ora da dire dell' "aria tropicale", nelle sue variet "marittima" e "continentale", che durante l'estate pu invadere non solo il
bacino del Mediterraneo ma risalire fino all'Europa settentrionale,
mentre in inverno raggiunge raramente le coste meridionali della penisola.
L' "aria tropicale marittima" giunge spesso con grande rapidit
sul Mediterraneo dal Tirreno, attraverso la Spagna od il Marocco.
Quando accompagnata da venti occidentali forti, il suo spessore
comprende quasi tutta la troposfera ed arriva sulla penisola conservando le proprie caratteristiche termiche e igrometriche. Quando invece, queste masse non hanno grande spessore verticale, non riescono ad invadere rapidamente la penisola e durante il loro passaggio sul
Mediterraneo si arricchiscono di umidit raggiungendo poi il territorio italiano sotto forma di venti sciroccali caldi e umidi, con direzioni
predominanti da SW a SSW. Queste situazioni non presentano nes299

sun interesse per il volo a vela. _Infatti le nubi caratteristiche di tali


masse di aria tropicale marittima sono del tipo stratiforme che produce pioggerelle leggere.
Maggior interesse volovelistico presentano le masse d' "aria tropicale continentale", provenienti, dal Nord Africa con forte vento.
Questo tipo d'aria, quando accompagnato dalle condizioni che abbiamo indicate nei capitoli anteriori, pu dar luogo alla formazione
di vortici in banda associati a strade di nubi cumuliformi di grande
interesse per i voli veleggiati di distanza.
Quando invece, l'aria tropicale continentale invade lentamente il
Mediterraneo, spostandosi debolmente nell'ambito delle disposizioni
barometriche anticicloniche alle quali associata, si sofferma sul mar
Jonio, e vi acquista caratteri che dipendono dalla stagione dell'anno:
marittimizzata, fredda e poco umida d'estate; marittimizzata, calda e
ricca di umidit d'inverno.
La direzione predominante dei venti originati da questa aria tropicale marittimizzata tra S e SE; essa non offre situazioni apprezzabili al volo a vela.

300

CAPITOLO VENTITREESIMO

I FRONTI

Lo studio dei "fronti" o delle "superfici di discontinuit", come li


definisce pi esattamente la meteorologia, ha una importanza grandissima per il pilota di volo a vela, poich appunto queste superfici
danno origine ad un complesso di fenomeni atmosferici che ora favoriscono ed ora ostacolano il volo veleggiato.
Orbene, in che cosa consistono le superfici di discontinuit?
Ecco. Una brusca variazione di temperatura o di densit o di velocit delle masse aeree suole determinare su due localit contigue delle
condizioni meteorologiche notevolmente diverse: la zona attraverso
cui avviene il passaggio dell'uno all'altro strato dell'atmosfera e nella
quale gli elementi meteorologici variano con grande rapidit viene
chiamata "superficie di discontinuit".
Tali superfici sono inclinate sull'orizzonte e si spostano nell'aria
con velocit di parecchio minore di quella assunta dalle masse atmosferiche contigue.
Orbene, si supponga ci che nell'atmosfera avviene continuamente
e cio che due masse d'aria, una tropicale (calda e leggera) e l'altra
polare (fredda e densa) abbiano ad incontrarsi: le due masse non possono rimanere in equilibrio e nemmeno ~onfondersi o mescolarsi a
caso. Si crea invece una superficie definita di discontinuit; ed avverr che la massa d'aria fredda per conseguenza del suo maggior peso,
tender ad incunearsi sotto la massa calda che la "superficie di discontinuit" esistente tra l'una e l'altra, se non fosse influenzata dalla rotazione terrestre, assumerebbe una posizione perfettamente orizzontale. Ci non si riscontra anche per l'influenza esercitata su tali
"superfici" dalla distribuzione dei venti e dalla discontinuit della
densit: fattori questi che, fanno congiuntamente assumere alle "superfici di discontinuit", una posizione pi o meno inclinata
sull'orizzonte.
Per quanto riguarda lo spessore dello strato di transizione esistente
301

era una massa e l'altra, diremo che esso assai variabile; poich, se la
superficie ben sviluppata, tale spessore pu essere di soli 200 metri,
mentre se si tratta di una superficie frontale diffusa, lo spessore dello
strato di transizione pu raggiungere anche un migliaio di metri. Accade, quando si verificano certe condizioni ben note ai meteorologi,
che tale superficie di discontinuit possa raggiungere e conservare per
parecchio tempo l'assetto sopra descritto, mantenendosi sul medesimo luogo; come accade anche frequentemente che essa si sposti,
quando si spostano le masse tra cui si determinata.
Non sempre le superfici di discontinuit si estendono sino al suolo,
e la zona interessata pu essere anche molto ristretta.
Quando una superficie di discontinuit si estende sino al suolo, la

Fig. 180
linea seondo la quale la superficie interseca la terra prende il nome di
"Fronte"(Fig. 180). Se esiste uno strato d'aria molto freddo vicino al
suolo e nelle masse d'aria sovrastanti, meno fredde, ha luogo la formazione di una superficie frontale in quota; la linea dove la superficie stessa interseca il piano costituito dall'aria fredda sottostante .
prende il nome di "fronte superiore". Queste situazioni atmosferiche
si producono quando un fronte freddo, superando una catena montuosa, incontra nel versante sottovento aria pi fredda (Fig. 181).
Le quattro principali masse atmosferiche (A, I, T, E) di cui abbiamo parlaco nel capitolo precedente, sono, naturalmente divise in tre
grandi superfici frontali: la superfiqie frontale artica, che separa
l'aria artica dalla temperata; la superficie frontale tropicale, che separa l'aria temperata dalla tropicale; la superficie frontale equatoria302

toriale, che separa l'aria tropicale dall'aria equatoriale (Fig. 182).

Nella pratica, invece di "superfici frontali" si dice pi brevemente


"fronti".
I tre fronti suddetti per la loro importanza dinamica, sono chiamati "principali" perch separano masse d'aria profondamente diverse
l'una dall'altra ..I fronti che invece si formano temporaneamente
nell'interno delle masse d'aria sono chiamati "secondari". Il "fronte
tropicale" denominato anche "fronte temperato", oppure "fronte
polare", come fa la Scuola Norvegese capitanata da Bjerknes.

ARIA MOL!O

EBEDD.A.

Fig. 181
Questo fronte si verifica intorno al 55 parallelo, dove l'incontro
tra l'aria polare fredda ed i venti caldi provenienti dalla opposta direzione, genera una forte discontinuit tra le due correnti. Tale discontinuit, inclinata verso il Polo Nord, salendo in quota, determina sulla superficie terrestre una linea di intersezione, sulla quale si verificano rapide variazioni del vento e della temperatura, e che, come abbiamo detto, la scuola meteorologica Norvegese distingue col nome
di "Fronte Polare".
303

Il processo che conduce alla formazione di una superficie frontale


di discontinuit si chiama "fronto-genesi", mentre il processo inverso, quello cio che, in determinate circostanze, porta alla dissoluzione di un fronte si chiama "frontolisi".
Oltre al fronte polare anche quello artico interessa direttamente le
nostre regioni, dati i notevoli spostamenti in latitudine che pure esso
subisce specialmente durante la stagione invernale. Il fronte artico,
infatti, nella stagione fredda pu scendere ad influenzare l'Italia, anche per lungo tempo.
Normalmente i due fronti, artico e polare, distano tra loro circa 2.000
chilometri ed ognuno di essi agisce indipendentemente dall'altro. Quando per<? si avvicinano, la concomiPo Lo
tanza delle loro azioni d luogo a
fenomeni che hanno una influenza
fortissima sulle condizioni del
tempo.
Le caratteristiche dei fronti finora descritte sono valide per tutti
i tipi; sia cio che una massa d'aria
fredda invada una zona precedenFRONTE E,llllAT()R/ALE
temente occupata da aria calda;
E O U AT O~ E
sia nel caso contrario, che una
Fig. 182
mas'sa d'aria calda invada una zona precedentemente occupata da aria fredda; o infine, sia nel caso che i
fronti rimangano stazionari.
Ora diremo che, i fronti, in dipendenza delle loro caratteristiche
particolari, della posizione dell'aria fredda rispetto all'aria calda e
secondo il loro movimento, vengono distinti secondo la seguente
classificazione, introdotta da Bjerknes:
a) Fronte freddo;
b) Fronte caldo;
e) Fronte stazionario;
d) Fronte occluso.
Poich per i volovelist; importante conoscere i fenomeni che caratterizzano questi tipi di fronti, necessario parlare alquanto diffusamente di essi:

----

304

"Fronte freddo". Un fronte, lungo il quale una massa d'aria fredda avanzante sloggia quella calda e la solleva incuneandosi sotto di
essa, riceve il nome di "fronte freddo". La superficie di discontinuit di tali fronti inclinata nel senso contrario a quello secondo cui essa si sposta ed molto pi ripida di quella dei "fronti caldi". Essa
varia comunque, in dipendenza della velocit di movimento del fronte. (Fig. 183).
La pressione atmosferica, in generale diminuisce prima dell'arrivo
del fronte ed aumenta bruscamente dopo il suo passaggio.
TI vento aumenta notevolmente di intensit al passaggio della super-

calda

:-

I
I
I
I

arta calda

Fig. 183
305

ficie frontale, subendo inoltre, una brusca rotazione verso destra: per
esempio da una direzione intorqo a Sud ruota ad Ovest, o da SW a
NWo da W a N.
La temperatura subisce una forte diminuzione, assieme alla umidit relativa che pure, generalmente diminuisce .
.I sistemi nuvolosi che accompagnano l'irruzione dei fronti freddi
dipendono dalle propriet cinematiche e dinamiche dei fronti stessi e
. dalle condizioni di equilibrio regnanti sia nella massa calda prefrontale che in quella fredda avanzante. La figura 184 illustra le for-

ARIA
c=.::::::::77 CALDA
srABILE

Fig. 184
mazioni nuvolose che caratterizzano i fronti freddi con masse d'aria
in distinte condizioni di equilibrio e pertanto non ci dilungheremo ulteriormente sull'argomento.
Per quanto riguarda la velocit di spostamento dei fronti freddi, si
pu fare la seguente distinzione: quelli che si muovono lentamente o
che rallentano la loro marcia, stazionando a volte per qualche tempo
su una determinata zona, e quelli che invece si spostano rapidamente.
Spesso questi tipi si trasformano dall'uno all'altro e nelle fasi intermedie non facile classificarli.

306

Mentre i fronti freddi in lento movimento ed i fronti stazionari,


non presentano che scarso interesse per il volo veleggiato, quelli che
si muovono rapidamente, invece, costituiscono una inesauribile fonte di energia termodinamica che il volovelista deve conoscere per potersi servire di essa quando l'occasione si presenti ..Infatti, gli alianti,
volando nelle correnti termiche della zona prefrontale, oppure nella
corrente dinamica che si genera lungo tutta la superficie di disconti-

,..._,, _ _.__NISLIDR PtJSIZIONE DI VEl.EGGIAMENTD

Diitso-i[ f:iioNrE 1'NltSs"ElizA-Dl Nui'I-

"()()"'

Fig. 185
nuit in movimento possono mantenersi in volo molte ore e percorrere col fronte notevoli distanze.
Le possibilit offerte da questi fronti si accrebbero poi quando il
professor Georgii scoperse nella zona prefrontale quelle miracolose
onde atmosferiche che gi conosciamo e che i volovelisti possono
vantaggiosamente sfruttare per guadagnare quota senza bisogno di
avvicinarsi alla superficie di discontinuit. Tali onde vanno cercate a
grandi altezze nella zona antistante al cumulo-nembo che accompagna il fronte.
307

Gli studi e le esperienze su di esse costituiscono un importante


compito per le future ricerche nel campo del volo veleggiato.
I fronti freddi che si muovono rapidamente si localizzano con relativa facilit nella carta del tempo, mentre un osservatore attento, per
i fenomeni che lo caratterizzano, pu individuarli facilmente anche
senza conoscere la situazione sinottica generale. Il cuneo che forma
l'aria fredda avanzante in questo classico tipo di fronte assai meno
profondo di quello che si riscontra nei fronti freddi in lento movimento ed il bordo frontale del cuneo stesso molto pi ripido.
La sua velocit di spostamento varia tra il 70 ed il 900Jo di quella

Fig. 186
del vento geostrofico ed in qualche caso quest'ultimo valore pu essere anche superato.
L'avvicinarsi del fronte caratterizzato dalla formazione di nubi
(As e Ac) che spesso si estendono sino a 150 km dalla linea frontale.
La superficie di discontinuit accompagnata da oscure nubi temporalesche che coprono tutto il cielo.
Sul fronte avanzante di queste nubi si hanno delle fortissime correnti ascendenti e baster portarsi nel loro ambito per trovare la possibilit di percorrere centinaia di chilometri senza necessit di avvicinarsi alla superficie frontale di discontinuit. Bisogna per tener pre308

sente il pericolo di essere "succhiati" dal temporale, nel qual caso,


come vedremo in un prossimo capitolo, e la violenza delle correnti, e
l'impeto delle precipitazioni (specialmente della grandine), e l'infuriare delle scariche elettriche e la mancanza di visibilit, potrebbero
costituire delle serie minacce per il pilota e per l'aliante. Si dovr pertanto cercare di mantenersi costantemente sul fronte avanzante del
temporale, evitando di entrare nella nube. ~n questo modo, volando
parallelamente alla superficie di discontinuit, si avr la possibilit di
percorrere, senza perdere quota, centinaia di chilometri.
Le figure 185 e 186 illustrano chiaramente la tecnica del volo frontale; non riteniamo pertanto necessarie ulteriori spiegazioni sull'argomento.
Quello che qui vogliamo ancora aggiungere che le superfici fron-

Fig. 187
tali non presentano una barriera continua di nubi temporalesche,
bens serie di cumuli-nembi allineati lungo la linea che costituisce il
fronte. Per passare da una cellula temporalesca all'altra non ci si deve inoltrare nella zona compresa tra i due ammassi di nubi, dove regnano sempre fortissime correnti discendenti e dove facile rimanere
rinchiusi in volo senza visibilit; bensi ci si deve allontanare momentaneamente dal fronte e cercare di raggiungere in volo termico, attraverso la zona prefrontale, la cellula seguente, come chiaramente illustrato nella figura 187.
Un'ultima importante osservazione. Capita spesso, nel corso di
tentativi di voli di distanza, di incontrare lungo la propria rotta, superfici frontali stazionarie od in lento movimento, che il pilota, per
309

continuare il volo, costretto a superare. Diciamo subito che tali


fronti sono generalmente difficili da attraversare per il fatto che la loro superificie di discontinuit poco inclinata e pertanto lo spessore
del cuneo frontale notevolmente ridotto. facile capire che ci importa un assottigliamento dello strato convettivo; il quale, in corrispondenza con la superficie di discontinuit, superiormente limitato da una inversione termica che blocca le correnti termiche ascendenti. L'importanza dell'inversione dipende dalla differenza di temperatura esistente tra le due masse adiacenti; comunque sia, per l'attraversamento in aliante della superficie di discontinuit possibile
soltanto quando il limite tra le due masse non troppo marcato e
l'attivit termoconvettiva riesce ad eliminare l'inversione. La figura
188 illustra il presente caso alle 10 del mattino quando i movimenti
verticali sono ancora deboli ed il fronte non pu essere attraversato;
ed alle 14 del pomeriggio quando invece il cuneo frontale di discontinuit stato completamente eliminato dal rimescolamento verticale
delle correnti termiche e gli alianti possono agevolmente attraversarlo in volo veleggiato.
Esaurita la serie di osservazioni sui fenomeni che accompagnano i
Aria calda

ORE 10

-,,....~~----~:..,,..,~-.. -~1-

Aria calda

Ari .......

wn.wntAwili!\wuAWNll\WJAVlvJk3>7H.WW/AWd\W/U&WllKw/J~\Xii/i&rJM.

ORE 14-

Fig. 188
310

vari tipi di "fronti freddi", veniamo ora a parlare dei "fronti caldi".
"Fronti caldi". Si distingue con questo nome un fronte costituito
da una massa d'aria calda 'che in obbedienza a leggi fisiche ben note,
supera, avanzando, una massa aerea pi fredda dando cos origine
ad estesi sistemi nuvolosi, la cui larghezza varia tra i 150 ed i 1500
chilometri, interessando altezze che arrivano a 6.000 metri.
Nel fronte caldo la superficie di discontinuit inclinata nel senso
stesso secondo cui avviene il suo spostamento ed ha una pendenza
molto minore di quella dei fronti freddi (Fig. 189).
Quando non trattasi di fronti stazionari, i fronti caldi avanzano
con velocit che vanno dal 60 all'800Jo di quella del vento geostrofico.
Anche i fenomeni che si riscontrano nelle regioni attraversate da
un fronte caldo dipendono dalle condizioni di equilibrio regnanti nelle masse d'aria calda e fredda.

aw-ia

aria

fredda

~
Fig. 189
311

Il passaggio su una data regione di un "Fronte caldo" cio di una


massa d'aria calda che rimpiazza una pi fredda caratterizzato dai
seguenti fenomeni:
Si avr su quella regione un aumento di temperatura, che presso il
suolo poco sensibile, mentre si rende pi evidente di mano in mano
che si sale in quota; inoltre l'aria calda si solleva lungo la superficie di
discontinuit sopra l'aria fredda, si raffredda a sua volta e, essendo
ricca di umidit, d luogo a formazioni successive di cirri, di cirrostrati, di alto-strati e, finalmente di nembostrati che danno piogge

ARIA
CALDA
IlfS!AB.

Fig. 190

continue ed insistenti a cui tien dietro - anche quando il fronte caldo


passato - il persistere del cielo coperto e delle uggiose pioggerelle.
Quando la massa calda avanzante instabile, nel settore posteriore
della superficie frontale e precisamente nella zona degli strato-nembi,
si riscontra la formazione di nubi cumuliformi e manifestazioni temporalesche, mentre nel caso di masse calde stabili le nubi sono del tipo stratiformi. (Fig. 190)
Nell'uno e nell'altro dei casi sopra descritti, quando la massa
d'aria fredda avanzante instabile, si riscontra la formazione di cumuli ed altocumuli.
I fronti caldi che non si muovono prendono il nome di "fronti cal312

di stazionari". Per essi vale quanto si detto a proposito dei fronti


caldi in movimento, poich l'ascesa di aria calda che d luogo alla
formazione dei sistemi nuvolosi dianzi illustrati, si verifica anche
quando il fronte stazionario.
Per quanto riguarda la distribuzione dei venti e delle precipitazioni
nei fronti, importante osservare che sul fronte caldo le piogge sono
generalmente tranquille ed insistenti, mentre il vento cambia gradatamente direzione, ma senza sbalzi improvvisi e violenti; sul fronte
freddo invece, la mutazione del vento rapida e la sua velocit
grande, le formazioni nuvolose sono meno vaste ma pi dense, le
precipitazioni pi violente e copiose, intramezzate da schiarite caratteristiche per la nitida visibilit, la temperatura scende con brusche
variazioni e la pressione, durante e dopo il passaggio del fronte, registra improvvisi e talvolta forti aumenti. ~n generale, poi, da notare
che, mentre i fenomeni atmosferici, che accompagnano il passaggio
di un fronte caldo, interessano regioni molto estese, quelli che accompagnano il passaggio di un fronte freddo, interessano zone assai
meno vaste ed hanno una durata notevolmente minore dei primi.
facile capire che le correnti dinamiche prodotte dal lento sollevamento di una massa d'aria calda lungo le superfici di discontinuit
dei fronti caldi, non possono raggiungere la sufficiente intensit per
acconsentire ad un aliante di veleggiare. D'altra parte lo sfruttamento delle correnti termiche che si generano nell'interno delle nubi convettive che accompagnano spesso i fronti caldi reso praticamente
impossibile dalla presenza degli spessi strati d nubi basse che si formano nelle cappe inferiori, dove, per di pi, abbondano le precipitazioni. Possiamo pertanto affermare che i fronti caldi non presentano
situazioni favorevoli al volo veleggiato. Qui ne abbiamo parlato perch necessario che il volovelista ne conosca le manifestazioni per saperle distinguere da quelle che accompagnano i fronti freddi.
Dovremo dire ora dei fronti occlusi, ma ci riserviamo di parlarne
diffusamente nelle prossime pagine, quando verremo a parlare delle
perturbazioni.
Per completare l'argomento di questo capitolo formuleremo alcune osservazioni sull'influenza che esercitano le catene montane sulle
superfici frontali in movimento.
313

Cominceremo col rilevare come i sistemi nuvolosi che accompagnano i fronti siano soggetti a notevoli perturbazioni quando attraversano una catena montuosa sia per l'effetto frenante esercitato
dall'incontro della superficie frontale con il versante sopravvento, sia
per l'azione dissolvente esercitata dalle correnti discendenti nel versante sottovento sulle formazioni associate al fronte. Tali fenomeni
sono chiaramente illustrati dalle figure 191 e 192 che rappresentano
rispettivamente le perturbazioni provocate da una catena montana
durante il passaggio di un fronte caldo e di uno freddo.
Per quanto riguarda l'influenza esercitata dalle montagne sulla di-

Fig. 191

Fig. 192

stribuzione generale delle precipitazioni, ricorderemo che l'ascendenza forzata di una massa d'aria lungo il pendio montano d quasi sempre luogo a condensazioni di vapore acqueo e, per conseguenza, alla
formazione di nubi.
quindi intuitivo che, sopra i versanti montani esposti ai venti dominanti, le precipitazioni rispetto alle altre zone, sono molto pi frequenti ed abbondanti.
Quando lo spessore di una massa d'aria fredda in movimento inferiore all'altezza delle catene montuose verso le quali avanza, il
fronte, non riuscendo a superarle, cerca di aggirare l'ostacolo, non
314

diversamente da quello che fa una corrente d'acqua quando incontra


le pile di un ponte.
questo un caso che si verifica spesso in _Italia quando un fronte
freddo proveniente da N non riesce a superare la barriera alpina. Allora le masse d'aria arrestate nella loro parte media, continuano ad
avanzare ai due lati delle Alpi dilagando sulla penisola; da una parte
attraverso il Golfo del Leone e dall'altra attraverso il Golfo di Trieste, per ricongiungersi dal lato sottovento della catena alpina e ricostruire il primitivo fronte d'aria fredda avanzante verso il Mediterraneo centrale.
Pure naturale l'azione esercitata dal cordone alpino sui fronti
caldi provenienti dal Mediterraneo occidentale o dalla Francia, i quali vengono arrestati dalle Alpi nella loro parte centrale, mentre continuano ad avanzare verso le coste tirreniche e l'Europa Centrale.
Terminando il nostro studio elementare dei fronti, non possiamo
fare a meno di rilevare come le condizioni geografiche dell'~talia ed il
suo ~otevole sviluppo in senso longitudinale, riducano grandemente
le possibilit che le superfici frontali in movimento offrono al volo
veleggiato di distanza. Ad ogni modo, per la loro grande importanza
volovelistica, nei capitoli seguenti, esamineremo anche i fenomeni
elettrici che si producono lungo i fronti, in modo che il volovelista
possa scegliere, in base a norme scientifiche e con maggior speranza
di successo, la zona migliore per il suo volo, senza essere costretto ad
affidarsi al caso, poich il volo a vela vuole essere una attivit razionale e sistematica e non il prodotto di un giuoco di fortuna.

315

CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO

LE FORMAZIONI TEMPORALESCHE
ED I FENOMENI CHE LE ACCOMPAGNANO

Nei precedenti capitoli abbiamo ripetutamente accennato alle formazioni temporalesche ed ai fenomeni che le accompagnano. L'importanza che queste formazioni hanno per il volo a vela dovuta alle
potenti correnti ascendenti che le caratterizzano; esse richiedono
pertanto un'ampia trattazione, sia per quanto riguarda la loro natura, sia per quanto riguarda i fenoqieni elettrici che vi avvengono.
L'atmosfera, anche in condizioni normali, si trova in stato di continua tensione elettrica e, indipendentemente da ogni fenomeno temporalesco, essa sede di notevoli cariche. L'aria pu essere quindi
considerata un enorme campo elettrico dove predominano le cariche
positive, in contrapposizione con le cariche negative distribuite sulla
superficie terrestre.
Orbene, in base ad una nota legge fisica, queste cariche elettriche
contrarie dovrebbero neutralizzarsi reciprocamente. Se ci non avviene, e la diversit delle cariche si mantiene, perch esiste un meccanismo che agisce costantemente e fa s che tale diversit di cariche
persista. Questo meccanismo costituito dalla cosiddetta radiazione
cosmica, la quale produce la ionizzazione dell'atmosfera, vale a dire
l'elettricit atmosferica. Anche le emissioni radioattive delle rocce
terrestri contribuiscono alla ionizzazione dell'atmosfera, per in misura assai minore.
Dunque, se la parte superiore dell'atmosfera ionizzata positivamente, rispetto alla terra si produrr un flusso continuo di molecole
ed atomi positivi (ioni) verso la superficie terrestre, caricata negativamente. facile capire, per, come anche la terra, per mantenere costantemente la sua carica negativa, debba essere alimentata continuamente con elettricit negativa, poich, in caso contrario, la diversit
di carica esistente tra essa e l'atmosfera verrebbe ben presto eliminata. Orbene, il meccanismo che somministra la carica elettrica alla ter317

ra costituito dai temporali. Le nubi temporalesche sono cariche negativamente alla base, e positivamente nella parte superiore. Un
cumulo-nimbus, pertanto, pu essere comparato ad un'enorme pila
aerea, col polo positivo nell'incudine e quello negativo nella base di
condensazione. Da questa formidabile pila aerea salgono verso l'alto
le cariche positive, che contribuiscono ad alimentare la positivit
dell'atmosfera, e verso il basso, piovono le cariche negative che alimentano la negativit della superficie terrestre.
_Il potenziale elettrico dell'atmosfera risulta normalmente crescente
dal basso verso l'alto, e ci appunto per l'attrazione che la terra esercita sulle masse positive sparse nell'aria.
Si chiama "gradiente di potenziale" o "gradiente elettrico" la variazione di potenziale che si riscontra nell'atmosfera per ogni metro
di altezza. Con l'aumentare della quota il gradiente di potenziale diminuisce rapidamente, il suo valore influenzato da moltissimi fattori non sempre individuabili. Quando fa cattivo tempo, ad esempio, la
distribuzione del potenziale nell'atmosfera diventa assai irregolare e
la sua variazione con l'altezza assume spesso valori elevatissimi che,
raggiungono spesso i 20.000 Volta per ogni metro di quota contro i
150 Volta che si riscontrano, invece, vicino al suolo, nei giorni di bel
tempo.
importante rilevare come le masse elettriche sparse nell'aria, per
determinate cause si addensino in alcune regioni dell'atmosfera.
noto infatti come la presenza nell'aria di quelle cariche elementari
chiamate "ioni" possa costituire, unitamente al pulviscolo atmosferico, dei veri e proprii nuclei di condensazione, intorno ai quali si raccolgono stille minutissime d'acqua o microscopici aghetti di ghiaccio,
favorendo cos la formazione delle nubi. Ma di queso fenomeno ci
occuperemo ampiamente quando verremo a parlare del cumulonembo. Qui basti ricordare che le nubi possono essere sede di notevoli cariche elettriche e. che il loro potenziale pu essere diverso non solo da
nube a nube e fra nube e suolo, ma anche fra una zona. e l'altra di una
nube stessa. Si comprende quindi facilmente come possano prodursi
scariche elettriche, oltre che fra una nube e l'altra e fra le nubi e la
terra, anche in seno alla medesima nube, dove due distinte masse
elettrizzate a potenziali diversi possono determinare quei fulmini di
318

cui i lampi sono la luce ed il tuono il rombo.


Anche i velivoli posseggono una carica elettrica propria e pu verificarsi il caso che un aeroplano venga a trovarsi in volo in una massa
atmosferica a potenziale elettrico qiverso. Allora, se la rapidit di dispersione della carica posseduta dal velivolo non tale da uguagliare
celermente il suo potenziale con quello dell'aria ambiente, si possono
produrre scariche elettriche pericolose. Per questo opportuno che i
velivoli (alianti compresi) destinati a voli in quota e fra le nubi, siano
muniti di uguagliatori di potenziale, atti a provocare una rapida dispersione dell'elettricit statica di cui sono caricati. Tali dispositivi
fondati sul noto potere delle punte si applicano in coda ed alle estremit alari e sono collegati con tutte le parti metalliche del velivolo.
Negli aeroplani a motore i gas di scarico contribuiscono notevolmente alla dispersione dell'elettricit di cui sono carichi. _I residui dei gas
combusti, infatti, allontanandosi dalla massa dell'apparecchio disperdono nell'aria una parte della sua elettricit. Osserviamo, tuttavia che gli uguagliatori di potenziale, pur dando buoni risultati in
condizioni normali, non riescono sempre ad impedire che un velivolo
venga raggiunto da un fulmine quando vola nell'ambito di una nube
temporalesca con le conseguenze che ognuno pu immaginare.
n problema concernente l'origine dell'elettricit che si sviluppa in
seno ai temporali non pu dirsi ancora risolto definitivamente. Sembra per ormai stabilito che la causa prima di questa elettricit sia soprattutto dovuta alle forti correnti ascensionali che si producono nelle nubi temporalesche. Senza voler approfondire le varie teorie sulla
scorta delle quali stata tentata una spiegazione dei fenomeni, diremo che quelle che oggi godono maggior credito sono quella della
"rottura" di Simpson e quella della "cattura" di Wilson. Secondo
Simpson la carica bipolare dei cumulonembi dovuta all'effetto Lenard, e cio al fatto che al frazionarsi delle grandi gocce nell'interno
delle nubi, durante la loro caduta, si separa l'elettricit negativa dalla
positiva, e l'aria ascendente porta verso l'alto una carica negativa.
Stando a questa teoria, per le nubi temporalesche dovrebbero essere
negative in alto e positive in basso, mentre, come abbiamo detto, avviene esattamente il contrario. Wilson ha dimostrato, invece, che le
gocce, cadendo nell'interno della nube, catturano gran quantit di
319

ioni negativi, mentre le correnti ascendenti portano verso la parte superiore del cumulonembo gli ioni positivi. Pare perci he questa teoria risponda, meglio della precedente, alla realt dei fatti: tuttavia
permangono anche riguardo ad essa molti dubbi e molti punti interrogativi. Sembra che le due teorie su accennate debbano considerarsi
come complementari tra loro e che la verit, come gi la virt, debba
ricercarsi in un giusto mezzo.
Le manifestazioni temporalesche, a seconda dei fenomeni fisici che
le producono, possono essere divise in due grandi categorie, che ora
specificheremo, distinguendo i casi che si possono presentare per
ognuna di esse.
1) "Temporali frontali", cio prodotti dal sollevamento di masse
d'aria lungo i fronti, oppt,1re associati all'attivit di una superficie di
discontinuit fra due masse di aria caratteristiche distinte. Questi
temporali sono di tre tipi:
a) "Temporali di fronte freddo", che sono i pi intensi e di maggior interesse per il volo a vela;
b) "Temporali di fronte caldo" che si sviluppano a maggiori altezze e che difficilmente possono essere sfruttati dal volo a vela;
e) "Temporali prefrontali", che per cause diverse si sviluppano
(come il loro stesso nome indica) nella regione prefrontale; sono caratterizzati dalla loro estrema violenza, come, ad esempio, i tornados.
2) "Temporali di masse d'aria", cio che si producono in masse
d'aria omogenee e che son dovuti principalmente alle condizioni
d'instabilit regnanti nelle masse stesse. Essi comprendono i seguenti
tipi:
a) "Temporali termoconvettivi", che sono i pi comuni ed hanno
carattere locale; sono di grande interesse per il volo a vela;
b) "Temporali orografici", dovuti all'ascendenza forzata di masse
d'aria lungo pendi montuosi; pure interessanti per il volo a vela,
quando la base di condensazione del cumulo-nembo pi alta delle
montagne;
e) "Temporali di avvezione convergente", generati da masse
d'aria convergenti orizzontalmente nel settore caldo di un ciclone;
difficilmente sfruttabili dal volo a vela.
320

Di questi tre tipi, quello che maggiormente interessa il volo a vela,


il temporale termoconvettivo. Es~o si produce nelle giornate estive,
quando il suolo, fortemente riscaldato dalla radiazione solare, trasmette calore agli strati inferiori dell'atmosfera.
La quale diventa in tal modo fortemente instabile e d luogo alla
formazione di intense correnti termiche, associate a nubi cumuliformi che assumono spesso aspetti imponenti. Quando le condizioni di instabilit e l'umidit regnanti sopra il livello di condensazione dei cumuli
sono favorevoli, le cellule temporalesche non tardano a formarsi. La figura 193 illustra, in una sezione verticale, uno di questi caratteristici temporali termici locali. La nube che in essi domina il classico

'l'OOO

6000
5000
4000

1000

VEll!'O

Fig. 193
cumulo-nembo, accompagnato da una pi o meno grande quantit di
cumuli, distribuiti nella zona anteriore del temporale, la quale facilmente individuabile osservando la direZione del vento a 3.000 metri.
Questi temporali termoconvettivi, sono generalmente preceduti da
prodromi inconfondibili, i quali permettono, ad un osservatore attento, di pronosticarli con relativa facilit, pur mancando i sondaggi
termodinamici dell'atmosfera. Infatti fin dalle prime ore del mattino
appaiono nel cielo ciuffi cumuliformi sparsi, o bande di altocumulus
castellatus; la temperatura molto alta per quell'ora; i venti sono
soavi o calmi; ben presto si formano cumuli imponenti e, nelle prime
ore del pomeriggio, la pressione atmosferica denuncia una rapida ca321

duta. Quando si riscontrano queste condizioni facile preannunciare


la formazione dei temporali termici locali per le ore pomeridiane.
interessante rilevare che durante la fase preliminare in cui il temporale si sta formando, il vento converge verso il settore del cumulonembo. Quando invece iniziano le precipitazioni la caduta della pioggia e dei cristalli di ghiaccio raffredda l'aria in superficie dove si registra un brusco aumento di pressione (dell'ordine di alcuni millibar)
unitamente al cambio della direzione del vento, che da questo momento comincia a soffiare dalla zona centrale del cumulo-nembo verso l'esterno. Poich i fenomeni che si riscontrano nel cumulo-nembo
sono gli stessi che caratterizzano qualsiasi tipo di temporale, dovremo parlare di questa classica nube (gi tante volte citata nel corso di
quest'opera) con alquanta larghezza.
Cominceremo col distinguere, nella vita del cumulo-nembo, tre fasi fondamentali: 1) la nascita della nube; 2) lo sviluppo ed il successivo inizio delle precipitazioni; 3) la dissoluzione.
1a fase: Nascita del cumulus. Per le cause termiche e dinamiche che
gi conosciamo, ha luogo la formazione del cumulus ..Infatti, in questa fase iniziale la struttura interna della nube omogenea: ogni sua
parte percorsa da correnti ascendenti. Mancano, durante questa fase le precipitazioni. .11 calore liberato dal processo di condensazione
fa aumentare rapidamente lo squilibrio di temperatura e di densit
esistente tra la nube e l'aria che lo circonda, favorendone il rapido
sviluppo ed incrementa.odo la velocit delle correnti ascendenti. Finch permane questa omogeneit di struttura e non cominciano le precipitazioni, si dice che la nube in condizioni di "stabilit
colloidale".
Come gi sappiamo, in questa fase i cumuli non presentano nessun
pericolo per i volovelisti. Essi sono facilmente riconoscibili per le loro basi orizzontali e perfettamente definite, nonch per il fatto che si
vanno sviluppando verticalmente e simmetricamente e le loro cime
presentano l'aspetto caratteristico del cavolfiore. ~noltre le superfici
della nube si mantengono compatte ed i suoi contorni si staccano
chiaramente nel cielo. (Fig. 194 - A).
2a fase: Ulteriore sviluppo del cumulus ed inizio delle precipitazioni.
Le energiche correnti ascendenti che percorrono la nube e il rapido
322

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323

progredire della condensazione, la portano rapidamente a quote dove regnano temperature sotto zero. Tuttavia la omogeneit di struttura segnalata nella prima fase di formazione del cumulus pu rimanere fino a quando la temperatura interna della nube non discende sotto il livello di -l2C, che quella a cui le goccioline d'acqua sopraffuse cominciano a congelare. (V' per da tener presente come il velivolo, il quale si trova ad attraversare il cumulo in tali condizioni vada

Fig. 195
soggetto ad incrostazioni di ghiaccio fin dalla isoterma di 0C).
questa la fase del cumulus congestus; il quale, se possiede sufficiente
energia interna, si trasforma rapidamente in cumulonimbus. Durante
questa evoluzione, la nube perde la sua classica struttura cumuliforme: le sue protuberanze non si staccano pi nitidamente nel cielo e la
sua parte superiore si trasforma fino ad assumere l'aspetto di un'incudine (Fig. 195). Quando le correnti ascendenti hanno raggiunto una
cappa molto stabile e sono pertanto frenate ed obbligate ad estendersi
324

orizzontalmente, le cose cambiano notevolmente. Superato il livello di


-l 2C, le stille d'acqua che costituiscono la nube cominciano a trasformarsi in minutissimi cristalli di ghiaccio, i quali, poi, riunendosi,
danno origine a larghi cristalli di neve, che raggiungono una mole ed
un peso tale da determinare la caduta. Vengono cos a trovarsi nello
stesso ambiente goccioline d'acqua, cristalli di ghiaccio e fiocchi di
neve; cio elementi che si trovano in fase fisica distinta. H vapore acqueo che circonda le goccioline si condensa o sublima sui cristalli di
ghiaccio, i quali aumentano di peso e precipitano: la nube entra nello
stato di "instabilit colloidale", ed in questo punto termina la fase
iniziale della vita del cumulus congestus e comincia quella che costituisce il temporale propriamente detto. In questa seconda fase vien
meno quella omogeneit di struttura interna, che si era osservata nella fase iniziale della nube. Adesso, infatti, nella massa nuvolosa che
costituisce il cumulonembo dato osservare la formazione di due zone caratterizzate da fenomeni contrastanti: una zona anteriore calda,
percorsa da correnti ascendenti, e una zona posteriore fredda percorsa da correnti discendenti. Tra l'una e l'altra una terza zona, differente per il grado di temperatura dalla prima e dalla seconda e caratterizzata da una vivace turbolenza, dovuta al confluire ed al confondersi in essa dei moti contrastanti delle zone attigue. appunto in
questa zona che si riscontrano le raffiche pi forti di venti, le quali,
col progredire della vita della nube, vanno spostandosi sempre pi verso
la zona anteriore di essa, restringendo sempre pi la zona delle correnti
ascendenti. frequente il caso di formazioni di scariche di grandine nella seconda fase della nube test descritta ed illustrata nella figura 194-B.
Per quanto riguarda i fenomeni elettrici, le osservazioni di vari volovelisti, che hanno volato in seno ai cumuli temporaleschi, hanno
permesso di accertare alcuni fatti, che hanno notevole importanza
per la condotta del volo veleggiato nell'interno di queste nubi: e i fatti sono questi, che nella parte inferiore del cumulo-nembo, le scariche
sono poco frequenti e non riescono a costituire un pericolo serio per
l'aliante che si trovi a volare dentro di esso; che le scariche sono invece molto frequenti nella zona di formazione del ghiaccio, compresa
durante la stagione estiva, tra i 3000 ed i 6000 metri, cio tra lo zero
termico ed i -l2C; che la zona pi pericolosa per la scarica dei fulmi325

ni sembra quella dello zero termico (d'estate 3-4.000 metri), ma che


anche nella parte pi alta della nube, la frequenza e la forza delle scariche sono notevoli. Altro fenomeno elettrico riscontrato particolarmente nella zona di formazione del ghiaccio quello conosciuto col
nome di "Fuochi di Sant'Elmo", che costituiscono una scarica continua prodotta dalla differenza di potenziale elettrico fra l'aliante e
l'atmosfera in cui esso naviga, e che, soprattutto nelle zone pi ombreggiate della nube, visibile come effluvio luminoso.
Abbiamo gi accennato come siano state escogitate parecchie dottrine per spiegare i fenomeni dell'elettricit atmosferica. Ebbene, se-

lll

8000

-122C

6000

------01c

4000

2000

+ ..... + + ...

- - -

Fig. 196
condo studi recenti, che tendono a conciliare le dottrine del Wilson e
del Simpson, bisogna ritenere che la parte superiore della nube sia caricata positivamente, mentre quella inferiore lo negativamente, ed
inoltre che nuclei aventi cariche elettriche contrarie si vengono formando in quella zona della nube la cui temperatura s'aggira sullo zero termico. A questo livello, data la possibilit di scariche elettriche
orizzontali, i pericoli per l'aliante sono notevoli. Altre scariche poi
sono possibili (queste, per verticali) tra il nucleo negativo sotto lo
zero termico e quello positivo esistente sopra di esso, come pure tra la
326

nube e il suolo e, a volte, anche tra una nube e l'altra. (Fig. 196).
3a fase: Dissoluzione del cumulo-nembo. - Intanto, col progredire
del tempo, la nube temporalesca si avvia alla fase finale. ~nfatti, il
fronte delle precipitazioni va estendendosi sempre pi verso la parte
anteriore del cumulo, sempre pi allargando per conseguenza la zona
percorsa dalle correnti discendenti e sempre pi restringendo quella
delle correnti ascendenti, fino ad annullarla del tutto . .II cumulonembo perde a questo punto la compattezza della sua forma originaria,
soprattutto nella parte inferiore, mentre l'incudine superiore continua a svilupparsi fino all'esaurimento completo dell'energia disponibile nell'interno della nube, poi le precipitazioni cessano del tutto
mentre il cumulo temporalesco si avvia al disfacimento (Fig. 194-C).
L'esposizione che noi abbiamo fatto delle varie fasi attraverso le
quali si svolge la vita del cumulo temporalesco stata di proposito ridotta al s:uo schema pi semplice allo scopo di farle guadagnare chiarezza. Bisogna dire per che, spesso, le cose non camminano cos
dritte e spicce. Le cellule temporalesche, infatti, se qualche volta possono comparire isolate, spesso si presentano o contemporaneamente
o in successioni di tempo molto vicine, cos che il sistema fondamentale da noi descritto, va soggetto a delle variazioni notevoli, pur rimanendo, ben s'intende, costanti le leggi che lo governano e uniformi i fenomeni che lo caratterizzano.
Ora le osservazioni, le dottrine, i fatti, che abbiamo raccolto fin
qui, non sono per noi che premesse per giungere a conclusioni d'ordine pratico, le quali debbono servire di norma per chi intende fare il
volo veleggiato d'ampio respiro.
Rimane innanzi tutto confermato che il cumulo-nembo costituisce
una importantissima risorsa per il volo a vela. Tuttavia, le possibilit
che quella nube offre non rimangono identiche durante tutto il periodo del suo sviluppo: grandissime nella fase iniziale, quando il cumulo
animato in ogni sua parte da forti correnti ascendenti che possono
portare rapidamente l'aliante ad alte quote, quelle possibilit vanno
di mano in mano riducendosi con lo svilupparsi della seconda fase,
fino ad annullarsi del tutto nella fase finale. Se pertanto pu essere
indifferente, nella fase iniziale, volare all'interno di esso, da una parte piuttosto che dall'altra, sempre che il pilota sia allenato al volo cie327

co ed abbia a bordo gli strumenti necessari, la cosa cambia assai nelle


altre fasi della vita del cumulo-nembo, dovendosi qui tener presente
che il fronte della pioggia segna press'a poco, la linea di separazione
tra la zona delle correnti ascendenti e quella delle correnti discendenti.
Risulta chiara, quindi, la convenienza per il pilota di tenersi in volo
sulla parte anteriore del cumulo, evitando quella posteriore, e, ancor
pi, la zona intermedia di turbolenza, per il pericolo creato quivi dalle forti raffiche che vi infuriano.
Un altro pericolo che il pilotasaggio non deve ignorare n sottovalutare, quello delle incrostazioni di ghiaccio, le quali non solo appesantiscono il velivolo (di cui deformano anche il profilo alare) rendendone faticoso il volo, ma ostacolano pure il regolare funzionamento degli organi di comando e degli strumenti di bordo. Buona
norma per il pilota veleggiatore che intenda volare nelle nubi temporalesche, sar quella di cospargere l'aliante con glicolo antighiaccio
prima dell'involo.
Come abbiamo notato pi addietro, il fenomeno delle incrostazioni di ghiaccio si riscontra tra le isoterme di 0C e -12C, le quali, suppergi, si trovano fra i 3000 ed i 6000 metri d'altezza.
~nfine il pilota deve tener presente anche il pericolo costituito dalle
scariche elettriche, che suole presentarsi pi grave - come gi si disse
-intorno allo zero termico, e cio alla quota di 3-4000 metri. Al quale
riguardo noi riteniamo indispensabile, come gi accennammo, che gli
alianti destinati al volo nelle nubi siano muniti di uguagliatori di potenziale, aventi la funzione di evitare che gli alianti stessi assumano
forti cariche elettriche proprie.
Al termine della nostra rapida rassegna sulle nubi temporalesche,
rileviamo che i volovelisti non devono sottovalutare o addirittura dimenticare le difficolt ed i seri pericoli che si riscontrano nella condotta del volo entro o sui margini dei temporali. Crediamo doveroso
concludere dicendo che imprese del genere non debbano venir tentate
da piloti di volo a vela con spavalderia incosciente; ma con severa
preparazione. Infatti, solo un aliante solido, un pilota espertissimo,
un equipaggiamento studiato in tutti i particolri, possono offrire la
speranza di una buona riuscita, che sia premio all'ardimento e rechi
reale vantaggio al progresso del volo a vela.
328

CAPITOLO VENTICINQUESIMO

LE PERTURBAZIONI ED I CENTRI D'AZIONE

Non molti anni fa, i meteorologi davano alla formazione del ciclone unicamente una causa termica. Si ammetteva cio che la temperatura assumesse sopra una data regione un forte aumento, che determinava conseguentemente il sollevamento di grandi masse d'aria e il
formarsi di una zona minima di pressione, verso la quale confluivano
dalle regioni vicine masse d'aria meno calde ad occupare lo spazio lasciato libero dalle prime, scorrendo con moto rotatorio convergente
verso il centro della zona stessa. Quando la colonna d'aria calda
ascendente era sufficientemente umida, ad una certa altezza, per il
diminuire della temperatura e della densit, raggiungeva il punto di
saturazione e cos avevano luogo la condensazione e le successive precipitazioni.
Tale spiegazione puramente termica oggi accettata per zone ristrette e in particolar modo per le perturbazioni locali, ma non pu
sempre invocarsi per le perturbazioni di grande estensione ..In questo
caso bisogna considerare le reazioni dinamiche che si sviluppano allorquando due masse di aria di natura diversa scorrono contigue,
dando luogo alla costituzione di un fronte a carattere stazionario.
L'instabilit e la mobilit di queste superfici di discontinuit danno origine a quella serie di fenomeni meteorologici che costituiscono
le perturbazioni o, come altrimenti si dice, i cicloni dinamici.
Questi sono i principi fondamentali delle moderne e pi essenziali
teorie per comprendere quella "teoria norvegese sui cicloni" che oggi
indiscutibilmente rappresenta il pi felice tentativo per risolvere
scientificamente il problema della previsione del tempo.
Consideriamo ora la traccia sulla superficie terrestre di una qualsiasi superficie di discontinuit, costituita da due masse d'aria di temperatura e di stato igrometrico molto diversi (aria subtropicale proveniente da SW ed aria polare fredda proveniente da NE). In una prima
fase il fronte costituito dalle due masse ha carattere stazionario per329

ch l'aria scorre parallela al fronte stesso. (Fig. 197-A). Quella


fredda - a tratto pieno - scende da NE a SW, quella calda - a tratto
vuoto -sale da SW a NE: tra l'una e l'altra sta la superficie di discontinuit disposta secondo una linea retta, parallela a quella delle correnti. Lungo la superficie di separazione esiste una notevole tensione
tangenziale esercitata dalla differenza nella direzione dei venti.
facile capire pertanto, che su tale superficie dovranno generarsi
quei movimenti ondulatori di origine gravitazionale che gi conosciamo e che, contemporaneamente, anche l'intersezione della superficie
di discontinuit col suolo comincer ad oscillare in senso orizzontale.
In una seconda fase dunque, la linea indicante il fronte stazionario
subir una deformazione: si determiner, cio, una ondulazione.
(Fig. 197-B). Se la tensione tangenziale esercitata dalla differenza
nella direzione dei venti sufficiente, questa prima onda diventer
instabile ed andr man mano aumentando d'ampiezza.
Contemporaneamente a questa oscillazione orizzontale del fronte,
si origina sulla cresta dell'onda, un "minimo" di pressione associato
ad una convergenza ciclonica. Successivamente l'incurvamento determinatosi dalla parte fredda della corrente si va facendo sempre pi
profondo (Fig. 197-C), fin che il ciclone raggiunge lo stadio della piena maturit, rappresentato dalla figura 197-D. ~n questa fase centrale, sono ben riconoscibili tre settori del ciclone, i quali, mentre questo
si sposta nella direzione dell'aria calda, secondo la traiettoria comunemente seguita da tali meteore, faranno sentire la loro influenza
successivamente sulla regione attraversata: un settore anteriore freddo, un settore centrale caldo, un settore posteriore freddo pi freddo
anzi del primo; tra l'uno e l'altro settore, la linea di discontinuit demarca due fronti, caldo il primo, freddo il secondo (Fig. 198). da
notare che su questo fronte i venti sogliono assumere una grande e
improvvisa vivacit di moti, che rapidamente si estingue: a cagion di
questo fatto, il fronte freddo di un ciclone viene spesso designato col
nome di "Linea dei groppi".
L'ansa man mano che progredisce verso Nord-Est sotto la spinta
incalzante della massa aerea fredda, che contorna il settore centrale
occupato da masse aeree calde, si restringe sempre pi. (Fig. 197-E).
L'aria fredda, infatti, essendo pi pesante, tende ad incunearsi sotto
330

la lingua d'aria calda (pi leggera), che viene cos progressivamente


sollevata verso l'alto. Tale processo continua fin che le due linee di
discontinuit vengono a sovrapporsi e la massa aerea calda rimane
avulsa dalla corrente tropicale che la alimentava. Cos il settore cen-

~.a.aa

Aria.

Aria calaa

J)

Fig. 197
331

trale caldo scomparso presso il suolo, ove non si hanno che masse
d'aria fredda, sia pure con caratteristiche alquanto diverse a causa
della diversa origine: allora si dice che il ciclone "occluso" e "fronte occluso" appunto quello che dato dal sovrapporsi del fronte
freddo e del fronte caldo durante l'evoluzione del ciclone. Il quale a
questo punto, non ha affatto esaurito il suo ciclo di vita: infatti,
scomparso totalmente il settore caldo centrale, non rimane che una
linea che separa le masse aeree fredde del settore anteriore da quello
posteriore; quando anche questa sar scomparsa, il ciclone ridotto
a un puro vortice aereo, caratterizzato da acquazzoni intermittenti
che va pian piano esaurendosi (Fig. 197-F): la morte del ciclone. ~n
tanto le masse aeree calde e fredde, nel loro infaticabile respiro che
rinnova e alimenta la vita sulla terra, riprendono il loro corso contiguo e parallelo, separato nuovamente da una superficie di discontinuit. Dietro il primo ciclone se ne pu formare un secondo, poi un
terzo, poi un quarto, e ciascuno di essi evolve nella sua marcia da
Sud-Ovest a Nord-Est, in modo che quando l'ultimo prossimo ad
esaurire il suo ciclo di vita il primo inizia la sua formazione.
L'intervallo di tempo richiesto perch un'onda ciclogenetica raggiunga il suo massimo sviluppo, prima che cominci il processo di occlusione, varia fra le 12 e le 24 ore. L'evoluzione ulteriore si prolunga
per 24 o 36 ore, ed anche pi. Generalmente i venti raggiungono la
massima potenza circa 15 ore dopo che il ciclone ha iniziato il processo di occlusione; dopo di che la perturbazione entra nella fase di attenuazione. (Fig. 199).
Il lettore, che ha avuto la costanza di seguirci fin qui, non solo sa
ora che cosa si intende per "fronte occluso", ma anche in grado di
comprendere il significato della parola "perturbazione"; la quale altro non che il complesso dei fenomeni meteorologici prodotti dai
fronti freddo e caldo, prima, e dal fronte occluso, poi. A conclusione
dell'argomento riportiamo nelle figure 200 e 201 la sezione verticale
di un ciclone occluso nelle due condizioni in cui pu verificarsi, e
cio: se l'aria del settore posteriore pi fredda di quella del settore
anteriore, allora si insinuer, per le leggi che ci sono ormai note, sotto di questa, e il fronte occluso presenter le caratteristiche atmosferiche di un fronte freddo; se si verifica, invece,la condizione oppo332

sta, la massa aerea del settore posteriore si sollever su quella del settore anteriore, e il fronte occluso presenter le caratteristiche atmosferiche di un fronte caldo. Questa condizione, sull'Europa occidentale, frequente d'estate; l'altra d'inverno.
Proponiamoci ora una domanda: donde provengono le perturbazioni?

Vista in piano

8-9 Km

Sezione verticale lu.n,;o la 1inea CD


Fig. 198
333

L'esame delle carte isobariche ci mostra in modo evidente che le


perturbazioni provengono generalmente dall'Atlantico e che circolano attorno a quei grandi tipi isobarici denominati "centri d'azione".
In che consistono i centri d'azione? Ecco: l'azione combinata dalla
radiazione solare e dalla rotazione terrestre sulle masse d'aria, crea
dei campi di pressione stabile, caratterizzati dalla formazione di
grandi aeree anticicloniche e di vaste zone di bassa pressione, le quali
persistono per qualche tempo nelle stesse regioni senza subire notevoli variazioni. Questi grandi tipi isobarici stabili vengono chiamati appunto "centri d'azione" e fanno sentire la loro influenza sulle condizioni generali del tempo, in quanto che se si spostano dalla loro posi-

CICLONE OllMIL. GIOVANE

CICLONE ONDUL. OCCLUSO

- - - lsobar9 in superfici
------Isobare if9 quota

Fig. 199

zione media o se si verificano intensificazioni o indebolimenti nel


campo della pressione, corrispondentemente si verifica un andamento anormale sopra una larga zona e per un tempo piuttosto lungo.
Cos per l'Europa, si potuto stabilire che le condizioni generali del
tempo dipendono, durante l'inverno, dalla posizione dell'anticlone
delle Azzorre, dalla depressione dell'Islanda e dal massimo siberiano; durante l'estate dall'anticiclone atlantico e dalle basse pressioni
della Russia centrale.
Uno spostamento verso Est dell'anticiclone delle Azzorre determina un inverno mite sulla Spagna, sulla Francia meridionale, sul Mediterraneo occidentale ed anche sull'Italia, per il provenire dalle re334

Aria. calda

Aria meno t'redda

Aria

Fig. 200
gioni tropicali di larghe zone d'aria marittima calda. Uno spostamento verso Nord dell'anticiclone Atlantico determina uno spostamento
delle depressioni verso il bacino Mediterraneo e verso l'Europa Centrale, e d origine a una stagione invernale copiosa di piogge e di nevi. Cos, uno spostamento verso Sud della depressione dell'_lslanda
cagiona un inverno mite ma abbondante di pioggia sui paesi dell'Europa meridionale.
_Il massimo siberiano, costituito da aria fredda e asciutta, suole cagionare sui nostri paesi dei periodi persistenti pi freddo asciutto e intenso. Per quanto riguarda l'estate in Europa, i meteorologi insegnano che essa dipende sia dall'estensione che dalla potenza dell'anticiclone Atlantico: quando questo giunge dal Golfo di Guascogna ai
paesi centro-meridionali dell'Europa, vi determina un'estate caratterizzata da notevoli calori e da un andamento calmo della stagione.
per da notare che i centri d'azione test ricordati non sono tra di lo-

ARIA CALDA

Fig. 201
335

EllrATIE

ISOBARE" MEDIE

Fig. 202
ro indipendenti ma intimamente legati; il che significa che le modificazioni di uno, sono in rapporto alle modificazioni dell'altro o pi altri e che inoltre sopra i "campi stabili", costituiti da queste vaste zone semipermanenti di alta o bassa pressione, che ricoprono per pi
giorni di seguito estese regioni, si sovrappongono degli individui iso-

II

//VYEF.IN(,

ISOBARE MEDIE
l_b..,_,_..~--.............,......""'""'""""''~""""""""""'""""'"""'"'...............-.--_,,,........

Fig. 203
336

Fig. 204

Fig. 205

barici isolati e mobili, in continua evoluzione, denominati "campi


perturbati", che hanno con i precedenti dei legami molto stretti di reciproca dipendenza e che perci, ora per il sommarsi, ora per l'elidersi in tutto o in parte delle loro influenze, determinano nella situazione generale del tempo delle condizioni che possono ritenersi come la
risultante di queste varie forze operanti nell'atmosfera. (Figg. 202 e
203).

Ci resta infine da dire come l'esame di una serie di carte isobariche


quotidiane successive possa mostrare che le perturbazioni circolano
attorno ai centri d'azione lasciando nel nostro emisfero, le alte pressioni alla destra. Per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo il
centro d'azione che determina il percorso delle perturbazioni l'anticiclone semipermanente delle Azzorre, il cui massimo si sposta in latitudine secondo le stagioni (Figg. 204 e 205). _In queste figure sono
tracciate anche le traiettorie medie delle perturbazioni provenienti
dall'Atlantico.
molto utile, che il volovelista tenga presente le notazioni sopraesposte, che rappresentano delle conclusioni tratte da una lunga serie
di accurate indagini e costituiscono delle norme semplici ed utili per
sapersi orientare nella lettura dei bollettini meteorologici e per trarre .
da questi le conseguenze pratiche che vi sono sottintese.

337

CAPITOLO VENTISEIESIMO

IL TEMPO

L'analisi dei pi importanti fattori, che concorrono a determinare


i fenomeni atmosferici, ci pone ora in grado di comprendere come si
formi quel particolare stato dell'atmosfera che si chiama "il tempo".
possibile prevedere "il tempo"? _In altri termini possibile annunziare in anticipo quello che sar l'andamento dei vari fattori meteorologici, che con le loro varie combinazioni e mutue influenze determinano lo stato del tempo?
indubitabile che una tale previsione sarebbe immensamente utile, giacch nessuno ignora come tanta parte delle umane faccende
siano legate alle condizioni del tempo. Per non dire altro, la salvezza
dei prodotti agricoli e la loro minore o maggiore abbondanza, la sicurezza dei traffici per le vie del mare e, ancor pi per quelle dell'aria,
s.ono strettamente connesse con le condizioni del tempo.
naturale quindi che un tale problema abbia appassionato fino
dalle et pi remote, gli uomini e che questi abbiano cercato per mille
vie di strappare al cielo il segreto del suo domani.
Ebbene a che punto siamo nella risoluzione del problema?
Senza dubbio, siamo ancora lontani da una soluzione integrale,
ma siamo sulla via per raggiungerla o, almeno andarle vicino. Cos
che, come per ora ingiustificato l'ottimismo facilone di chi crede
che la scienza possa, solo che lo voglia, rivelare oggi il tempo che far, magari, tra un mese, o tra un anno, cos ingiustificato il pessimismo sbrigativo di chi, per il fatto che anche i meteorologi talora sbagliano e che le loro previsioni non sogliono andare pi in l di pochi
giorni, sentenzia senz'altro che anche le previsioni della meteorologia
non sono cose da prendersi sul serio.
Sta il fatto che la previsione del tempo un'operazione molto difficile, perch essa presuppone come condizione necessaria una conoscenza completa, o almeno molto vasta, dei fattori che agiscono
nell'atmosfera e delle leggi che la governano. Se, infatti, in altri set339

tori della realt naturale la scienza riesce a prevedere infallibilmente


l'avverarsi di un fenomeno, ci avviene appunto perch del fenomeno stesso conosce tutte le cause e il tempo e il modo del loro agire.
Una tale conoscenza manca tuttora nel campo della meteorologia,
che - lo ripetiamo - scienza giovane e ancor pi nel campo della aerologia, che scienza giovanissima.
Tuttavia, quando queste due scienze, approfondendo sempre pi
le loro indagini, moltiplicando i centri di osservazione e di studio dei
fenomeni atmosferici, scevrando in base ad accurate statistiche quelli
che sono dovuti a cause saltuarie da quelli dovuti a cause costanti, saranno riuscite a rimuovere completamente il velo che finora cela al
nostro pensiero le forze che agiscono nell'atmosfera e le leggi da cui
sono disciplinate, allora saranno anche in grado di predire con certezza il tempo che far.
In attesa che si realizzi questo fecondo progresso scientifico, nel
quale abbiamo ferma fede, vediamo quello che vi ormai di acquisito nel campo della previsione del tempo.
Bisogna innanzi tutto tener presente che la previsione del tempo,
per avere buone probabilit di avverarsi, deve essere contenuta entro
limiti di spazio e di tempo molto ristretti. Perch - se vero che il
"tempo" il risultato di molti fattori, i quali ripetono la loro origine
molto di lontano, e che non si determinano mai d'improvviso ma attraverso una pi lunga successione di stati intermedi - anche vero
eh~ tali fattori subiscono in misura molto notevole l'influenza delle
particolari condizioni geografiche dei diversi luoghi della terra e che
presentano una grande variabilit. Quindi, una previsione che pretendesse di estendersi a vaste regioni e, peggio ancora a un periodo
lungo di tempo, riuscirebbe inevitabilmente fallace. Senza dubbio, i
bisogni dell'umanit esigerebbero la massima ampiezza e la totale
certezza nelle previsioni del tempo: a ci mirano gli sforzi della scienza e l'organizzazione internazionale dei servizi meteorologici. Ma intanto doveroso riconoscere che, pur nei limiti ristretti di spazio e di
tempo sopra descritti, la meteorologia riesce ad emettere una vasta
serie di presagi, dei qualiquelli verificatisi completamente sono in
numero immensamente maggiore di quelli in tutto o in parte falliti;
ci prova la bont dei fondamenti su cui basa le sue previsioni e la se340

riet delle sue deduzioni e giustifica la fiducia che in essa ripongono i


popoli civili.
La previsione del tempo viene effettuata dai centri meteorologici
disseminati ormai in numerose localit di tutti i paesi del mondo. Ma
l'idea di organizzare tra le nazioni civili il servizio di segnalazione e di
previsione del tempo allo scopo di rendere pi sicuri i traffici, risale
all'astronomo francese Leverrier (1811-1877); il quale - avendo un
fortunale terribile, il 14 novembre 1854, recato danni gravissimi alla
flotta anglo-francese, che si trovava nel mar Nero per la guerra di
Crimea - trov, studiando il fenomeno, che sarebbe stato possibile
prevederlo ed evitare quindi la catasfrofe. Ci fece sorgere in lui il
proposito di creare in Francia un centro che raccogliesse e coordinasse le segnalazioni degli osservatori nazionali e stranieri allo scopo di
formulare previsioni del tempo: nacque cos il Bureau Centrai Mtorologique, che port senza dubbio un notevole contributo agli studi meteorologici. Fu questo centro che pubblic con regolare continuit quelle carte sinottiche del tempo, gi da altri ancora prima preconizzate e tentate che divennero in seguito di uso generale: consistono in una comune carta geografica, sulla quale, per mezzo di segni
convenzionali, vengono indicati i dati meteorologici rilevati dagli osservatori nelle singole localit. Linee, di cui conosciamo gi i nomi,
congiungono i luoghi in cui i diversi dati assumono lo stesso valore:
isobare, isoterme, isallobare e cos via.
Da quell'epoca ormai remota i servizi meteorologici sono andati
assumendo un 'importanza e uno sviluppo sempre maggiori. ~n tempi
a noi pi vicini, il nascere dell'aviazione e il largo impiego che di essa
si fece nella prima guerra mondiale, fecero sentire la necessit di costanti e sistematiche segnalazioni meteorologiche, cos che in tutte le
nazionai si moltiplicarono i centri di osservazione e si perfezionarono
. i mezzi di ricerca e i servizi di informazione. Oggi, gli uffici creati per
i presagi del tempo possono contare su una vasta messe di segnalazioni, che pervengono da ogni parte del mondo: su una grande celerit
di servizi, che si effettuano in gran parte per radio, su una conoscenza dei fenomeni atmosferici, che di giorno in giorno si fa pi profonda, grazie all'impiego dei satelliti meteorologici che trasmettono per
televisione fotografie della struttura delle nubi per un'area pi gran341

de di un'intera perturbazione ciclonica, nonch all'impiego dei radar


che permettono l'osservazione dei temporali e delle precipitazioni.
Mediante queste pi vaste e celeri ed accurate informazioni, gli uffici
addetti ai presagi, sono oggi in grado di formulare dei pronostici che
hanno, se non la certezza assoluta, almeno una grande probabilit di
essere confermati dai fatti.
In Halia le previsioni del tempo per l'assistenza del volo vengono
emesse dal Servizio Meteorologico dipendente dall'.Ispettorato delle
Telecomunicazioni ed Assistenza del Volo del Ministero della DifesaAeronautica. A detto servizio sono affidate due serie di compiti: una
concerne gli studi e le esperienze di meteorologia, l'altra invece attende ad elaborare i dati meteorologici ed alla formazione dei presagi del
tempo. ~n base ai dati ricevuti per radio da tutte le stazioni meteorologiche d'.Italia e da numerosissime stazioni estere, viene redatta la
carta sinottica generale del tempo, dalla cui lettura - vale a dire
dall'analisi dei copiosi dati in essa contenuti - il meteorologo rileva
gli elementi della previsione ..I dati vengono riportati sulla carta, in
parte con numeri ed in parte con simboli, disposti intorno ad un cerchietto che indica la stazione a cui si riferiscono (Fig. 206). Riteniamo interessante riportare nelle figure 207 e 208 i simboli principali
adottati internazionalmente per la compilazione della carta sinottica
generale del tempo e delle condizioni volovelistiche.
Per il lavoro di previsione i meteorologi si servono anche di quei
diagrammi termodinamici che gi conosciamo e di altre carte complementari. Tra queste ricordiamo le "carte delle isallobare", che,
come vedremo nelle prossime pagine indicano le variazioni di pressione entro intervalli di tempo definiti; le "carte in quota" che indicano i cambiamenti della topografia isobarica con l'altezza e permettono di calcolare la velocit del vento ai diversi livelli e di conoscere
la posizione delle superfici frontali; le "carte dei sistemi nuvolosi",
che mostrano la nuvolosit di ogni stazione, lo stato presente del
tempo, il genere delle nubi, le zone nebbiose e i diversi settori di sistemi di nubi.
Sia dall'ufficio centrale di Roma che dai centri regionali, vengono
emessi presagi di carattere generale che mirano a dare notizie del tempo che far, senza speciale riguardo all'una o all'altra branca dell';it342

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Fig. 207
343

tivit umana, e presagi di carattere particolare che si propongono di


giovare in modo speciale a questo o a quel bisogno, come, per esempio, al traffico aereo o al traffico marittimo, all'agricoltura o alla pesca. E siccome - lo abbiamo gi notato - le condizioni del tempo sogliono variare da luogo a luogo, in relazione alle diverse condizioni
geografiche, cos le previsioni del tempo vengono riferite a regioni
ASCENDENZE
t

lr

Deboli
DISCENDENZE

Moerate

J_

O,5 - 1 m/s

lL

l1f
1lL

Forti

Sommit delle
ascendenze

1-3 m/s pi di 3 m/s

STRADE DI NUBI

-0-0--0-~

Thermal wavas di pianura

~ Termoonda
~ Onde orografiche
VENTO
H = Altezza alla quale il vento
spira.
LINEA DI CONVERGENZA E FRONTE DI BREZZA MARINA
J

'

'

'7'

ZONA DI TEMPO SIGNIFICATIVO

I simboli specifici del tempo


o delle nubi possono figurare
nell'interno della zona; la
freccia indica la direzione
del movimento.

Fig. 208

344

ben delineate e geograficamente uniformi, cio: Valle Padana e ver


santi prospicenti, versante tirrenico, versante jonico, versante adriatico, Sicilia e Sardegna. La previsione del tempo non si restringe a segnalare lo stato del cielo - sereno, misto, coperto, piovoso, ecc. - ma
si estende a segnalare le fluttuazioni della temperatura, l'andamento
dei venti alle quote medie e alte, lo stato Qel mare: a tutto ci premessa una descrizione sommaria della situazione isobarica esistente
sull'Europa in quel giorno, ad una certa ora, ed una rappresentazione, pure sommaria dello stato del tempo sull'Italia nello stesso giorno ed alla stessa ora.

345

CAPITOLO VENTISETTESIMO

LE PREVISIONI DEL TEMPO

La carta sinottica generale del tempo, le carte complementari ed i


diagrammi termodinamici, costituiscono la base per la previone del
tempo. Con questo materiale il meteorologo determina: a) il movimento degli individui isobarici e delle superfici frontali per il periodo
di tempo che comprende il pronostico; b) i cambi di intensit che subiranno tali individui isobarici ed i fronti; e) le variazioni che subiranno durante il periodo in esame le propriet fisiche delle masse
d'aria.
Il primo criterio per la previsione del tempo viene fornito dall'analisi del tipo isobarico, che in un determinato momento, si costituito
sopra una determinata regione.
Tali previsioni sono giustificate dal fatto che lo stato del tempo
ancora collegato a variazioni dei fattori atmosferici - pressione, temperatura, umidit e via dicendo - ed inoltre dal fatto che tali variazioni, per quanto al profano possano sembrare capricciose, in realt sono interdipendenti e connesse tra loro, e spesso anche legate a cause
costanti o periodiche, che imprimono alle loro manifestazioni un certo ritmo frequentemente riconoscibile. Chi, per esempio tien d'occhio il fattore "pressione", non stenta ad accorgersi degli stretti rapporti che ha con la "temperatura", e coi "venti", e del fatto che, nel
suo distribuirsi su la superficie terrestre, segue delle norme abbastanza costanti, cos da realizzare dei tipi isobarici che presentano ciascuno speciali caratteristiche in rapporto allo stato del tempo.
necessario che il pilota d'alianti conosca tali caratteristiche, perch mentre una tale conoscenza gli dar una giustificazione delle previsioni che legge nei bollettini meteorologici, gli fornir anche un criterio scientifico per giudicare da s la probabilit del tempo, nelle circostanze in cui non gli soccorrano le previsioni ufficiali.
Sappiamo gi che cosa il "ciclone"; tipo isobarico molto comune
nella zona centrale a pressione pi bassa che nelle zone circostanti,
347

rappresentabile graficamente con un gruppo di linee curve, chiuse e


quasi concentriche, ci danno l'idea di una conca (Fig. 209).
Nelle nostre latitudini i cicloni possono occupare aree molto vaste,
ma di rado, al loro centro, la pressione scende sotto i 978 mb; altrove, per, la pressione scesa in qualche caso a 960 e perfino a 936
millibar.
Gli studi meteorologici hanno potuto assodare che i cicloni si spostano seguendo press'a poco una direzione che va da Ovest ad Est,
non senza per notevoli variazioni entro vasti limiti di latitudine. La
loro velocit non segue regole fisse; si hanno dei cicloni stazionari e
se ne hanno di quelli capaci di percorrere 800 km in 24 ore. Quello
che si pu dire a questo proposito si che un ciclone si allontaner rapidamente, se rapidamente arrivato, e viceversa. Ad ogni modo,
come regola generale, si pu dire che i cicloni avanzano con velocit
media di 50 km/h.
Non cosa facile per il meteorologo prevedere come avverr lo
spostamento di un ciclone, e di conseguenza in che senso potr mutare il tempo, dato che il cammino di esso pu subire variazioni, arresti, inversioni in seguito al mutare ed all'interferire dei molteplici fattori meteorologici. Qui ci limiteremo a dire che, per poter prevedere
tali spostamenti e per poter pronosticare il tempo che far, il meteorologo deve tener conto di molti altri elementi, quali le mutazioni avvenute nella pressione e nella temperatura durante le 12 o 24 ore precedenti, l'andamento del vento in quota, le tendenze barometriche, e
cos via: la valutazione di questi dati esige una competenza che non
pu aversi se non da chi ha una conoscenza dei fenomeni atmosferici.
L' "anticiclone" pur esso un tipo isobarico molto comune, in cui
-come sappiamo - la zona centrale ha una pressione maggiore di quella che si ha nelle zone circostanti, rappresentabile graficamente
anch'esso da linee curve, chiuse, costituenti una ellisse, per piu allungata, in generale e meno regolare che nel ciclone. In quota le linee
isobariche tutt'intorno degradanti ci danno l'idea di una montagna
solitaria (Fig. 209 B).
Di solito nella zona centrale dell'anticiclone la pressione sale a
1026/1030 millibar, ma tale limite viene spesso superato, talora anche in misura assai notevole, essendosi qualche volta registrate pres348

sioni che toccavano i 1050 millibar. In questo tipo isobarico, generalmente i venti sogliono essere meno forti che nel ciclone anche quando
sia molto notevole il dislivello barico tra il centro e la periferia.
Anche gli anticicloni subiscono degli spostamenti ma tutt'altro
che facile indicare la direzione loro, poich essi si muovono secondo
traiettorie assai irregolari. I meteorologi credono di poter affermare,
per con molte riserve, che il cammino da essi pi spesso seguito sul
nostro continente sia di solito assai pi lento di quello dei cicloni. Si
nota anzi come frequente sia il caso che essi stazionino a lungo sopra
una regione. Questa tendenza degli anticicloni a stabilizzarsi, deterANTICICLONE

CICLONE

Fig. 209

mina i relativamente lunghi periodi di bel tempo che si notano tanto


d'estate che d'inverno, accompagnati nel primo caso da grandi calure, nel secondo da intensi freddi. Ma la possibilit di prevedere gli
spostamenti degli anticicloni assai scarsa, data appunto l'irregolarit delle traiettorie da essi seguite.
Tuttavia molto importante osservare le formazioni anticicloniche sul nostro continente, perch intorno ad esse, di solito, ha
luogo il cammino delle perturbazioni. Sappiamo che cosa una "saccatura": zona espansa di bassa pressione, coda prolungata di un ciclone, la quale si insinua tra due zone di pressione alta, dando origine
349

spesso ad un ciclone mobile ..In tal caso le isobare assumono la forma


di una V e sono associate ad una superficie frontale. In esse la circolazione dei venti sostanzialmente uguale a quella dei cicloni.
Sappiamo gi che cosa la "sella": zona di bassa pressione incuneata tra due anticicloni vicini; ha una struttura molto somigliante a
quella della saccatura, da cui tuttavia differisce per l'origine e per il
fatto che le isobare assumono sempre la forma ad U.
Questa analogia della costituzione comporta un'analogia anche
nelle condizioni di "tempo" che ne sono la conseguenza, e cio frequenza di precipitazioni di carattere temporalesco, specialmente durante l'estate.
Sappiamo pure che cosa un "cuneo" o "promontorio": zona di
pressione alta, che, essendo derivata da un anticiclone, presenta caratteristiche di "tempo" simili a quelle del tipo isobarico da cui proviene. Si ha quindi cielo sereno o comunque poco nuvoloso, predominio di venti divergenti, aria asch1tta e limpida, che consente un'ottima visibilit.
_I meteorologi hanno notato come sia frequente il caso che, entro il
giro di 24 ore, la zona in cui si trova un cuneo di alta pressione venga
occupata da una depressione: ci spiega il fatto, rilevato anche
dall'esperienza volgare, che quanto pi nitida la visione degli oggetti terrestri e pi vivace il dardeggiare del sole, tanto pi vicina suole
essere la pioggia.
Conosciamo gi il "pendio" come la zona in cui le isobare assumono un andamento parallelo, s che la pressione appare digradante,
con un ritmo pi o meno rapido, secondo un dato verso. Notano i
meteorologi che questo tipo isobarico reca con s COI}dizioni di variabilit nel "tempo": quindi, l'atmosfera assume aspetto fosco ed
turbata da venti anche forti.
Accade talvolta che sopra una regione anche vasta si abbia una
pressione pressoch uguale, s che dall'uno all'altro margine si abbia
un dislivello oscillante intorno al millibar. Si dice allora che si ha una
"pressione livellata" ..In questa particolare situazione, essendo ridotto a zero, o quasi, il gradiente barico orizzontale, non si avranno venti sulla regione o, tutt'al pi, se ne avranno di debolissimi a regime di
brezza.
350

Un altro criterio di grande utilit per le previsioni del tempo costituito dallo studio dei cosiddetti "nuclei di variazione". Questi nuclei presentano nei loro spostamenti, una certa costanza e regolarit,
che invece manca ai cicloni ed agli anticicloni, ed offrono pertanto,
all'analisi del meteorologo delle conclusioni abbastanza sicure.
Orbene, che cosa sono que!lti "nuclei di variazione"?
Una cosa abbastanza semplice.
Se per ogni stazione meteorologica confrontiamo la pressione osservata in un dato giorno.con quella osservata alla medesima ora del
giorno precedente, rileviamo una differenza che pu essere in pi o in
merio (tendenza barometrica): se poi si congiungono con delle linee
continue le stazioni che in quel determinato intervallo di tempo hanno avuto una uguale variazione positiva e con delle linee punteggiate
quelle stazioni, che nello stesso intervallo di tempo, avranno avuto
una uguale variazione negativa, si sar tracciata una "Carta isallobarica", dove salta subito agli occhi che le linee isallobare descrivono
generalmente delle figure ellittiche, ben caratterizzate sia per una variazione positiva che per una negativa.
Possono aversi le isallobare di 24, di 12 o di 3 ore, a seconda dell'intervallo di tempo scelto. La scelta di tale intervallo tra
un'osservazione e l'altra, in rapporto alla maggiore o minore particolarit di dati che si vuol ottenere.
Orbene, ci si domander, che cosa si pu dedurre dalla osservazione sistematica del cammino dei nuclei di variazione della pressione?
La risposta ovvia.
Suppongasi, per esempio, che sul fondo di una zona di bassa pres
sione (area ciclonica) venga a sovrapporsi un nucleo negativo di variazione: su la regione occupata dal nucleo si registrer un intensificarsi del fenomeno ciclonico, con la conseguenza di un peggioramento delle condizioni atmosferiche proprie di tale tipo barico, mentre,
se vi si sovrappone un nucleo di variazione positivo si registrer un
attenuarsi del fenomeno ciclonico e il miglioramento delle condizioni
atmosferiche, che sogliono essergli compagne.
Analogo ragionamento si pu fare nel caso che il nucleo di variazione positivo o negativo venga a sovrapporsi a un fondo di alta pressione (area anticiclonica).
351

Il fatto poi che i nuclei hanno con lo stato del tempo dei rapporti
pi stretti di quelli che possono avere cicloni ed anticicloni, unito
all'altro fatto che i loro spostamenti avvengono con una notevole regolarit su traiettorie quasi rettilinee, e che la loro altezza (massimo
valore della variazione positiva) e la loro profondit (minimo valore
della variazione negativa) variano in modo quasi sempre uniforme,
fa s che ad essi sopra tutto tenga l'occhio il meteorologo che si propone di risolvere il problema delle previsioni del tempo. Poich, infine tali nuclei di variazione hanno di solito un'estensione assai limitata e, comunque pi ristretta di quella delle situazioni bariche, cos
possibile una pi precisa demarcazione anticipata delle zone su cui la
perturbazione atmosferica collegata al nucleo di variazione far sentire il suo influsso ed i suoi effetti.
Con ci che abbiamo detto non si certo dato fondo all'argomento, ch molte altre considerazioni resterebbero da farsi, sia basate
sull'esperienza, sia dedotte dalla scienza: a noi basta l'aver chiarito,
crediamo, un punto fondamentale, su tale materia, lasciando a chi
voglia saperne di pi di cercare altrove pi ampie risposte al suo desiderio di sapere.
Un terzo elemento praticamente utilissimo per la previsione del
tempo, dato dallo studio sullo spostamento delle masse d'aria, elemento che, abbiamo gi illustrato, nel capitolo relativo ai fronti e sul
quale pertanto non ritorneremo.
Abbiamo riferito fin qui, sulla scorta dei maestri di meteorologia, i
vari metodi di previsione, in base ai quali vengono redatte le carte del
tempo. Tali metodi per non vanno considerati isolatamente, ma
vanno intesi come costituenti un'unica branca di studio, data l'intima interdipendenza e le relazioni che legano le "forme bariche", i
"fronti", le "isallobare" .
.Infatti, se, ad esempio, oggi la sola conoscenza della distribuzione
della pressione atmosferica non pi considerata sufficiente per definire lo stato del tempo, essa pur sempre ritenuta una base importantissima per lo studio del tenfpo presente e per le previsioni future.
evidente per che, anche se nel loro insieme le isobare danno
un'immagine abbastanza esatta della distribuzione della pressione atmosferica, non si deve considerare in modo semplicistico la zona di
352

bassa pressione (B) senz'altro come apportatrice di brutto tempo e


quella di alta pressione (A) di bel tempo. Ad ogni modo una zona di
bassa pressione segnata su una carta sinottica, oltre che costituire un
ottimo riferimento, di valido aiuto nel perfezionare il tracciamento
dei "fronti", essendo assodato come una zona di bassa pressione sia
spesso la conseguenza di una perturbazione ciclonica .
.I lettori, che hanno avuto la costanza di seguirci fin qui, si saranno
certamente resi ben conto delle difficolt che presenta il lavoro della
previsione del tempo e del copioso materiale di cui il meteorologo necessita per poter formulare un presagio. Nel corso del nostro studio
abbiamo a pi riprese posto in rilievo l'assoluta necessit, per il pilota volovelista, di possedere una buona cultura meteorologica ed ora
c' da scommettere che qualcuno dei nostri lettori, dopo aver durato
la fatica di seguirci tra la selva degli insegnamenti, delle osservazioni,
delle avvertenze da noi ammannite, sar indotto a pensare che la meteorologia sinottica una cosa tutt'altro che facile e che la previsione del
tempo un problema piuttosto complicato se non proprio insolubile.
Per togliere dall'animo dei nostri lettori ogni scoraggiamento, di-.
remo che l'affermata necessit di una seria cultura meteorologica,
per il volovelista, non va intesa nel senso che egli debba, addirittura
fare le previsioni. soltanto necessario invece, che egli possegga la
cultura meteorologica sufficiente per comprendere ed interpretare le
informazioni fornite dal meteorologo.

353

CAPITOLO
VENTOTTESIMO
.
.

LA MODERNA METEOROLOGIA

~l lavoro di previsione meteorologica, che come abbiamo detto, fino a qualche tempo fa veniva effettuato graficamente, basandosi su
carte elaborate a livello del mare, oggi costituito in massima parte
dall'elaborazione elettronica dei dati, utilizzando le equazioni e le
leggi della termodinamica, della fluidodinamica e della fisica. ~noltre
l'esplorazione sistematica ad alta quota, mediante moderne tecniche
che utilizzano il radar, consentono di ottenere analisi tridimensionali
dell'atmosfera che sono di grande ausilio per il previsore.
Va rilevato che in passato non era possibile fare le previsioni meteorologihe a mezzo di calcoli matematici, perch non si disponeva
di calcolatori capaci di svolgere le innumerevoli operazioni necessarie. Solamente ora infatti sono stati realizzati i computers elettronici
veloci, indispensabili per raggiungere tale scopo. ~n tal modo si pu
fare una previsione della tendenza dell'atmosfera e si producono delle mappe per intervalli di tempo successivi, che indicano i possibili
cambiamenti delle condizioni meteorologiche.
~mmagini dettagliate di formazioni nuvolose trasmesse dai satelliti
allargano poi ulteriormente la possibilit di previsioni esatte. (Fig.
210). La previsione del tempo diventata comunque un problema di
elaborazione elettronica di dati e di statistiche "esatte", cio senza
errori di memoria. Per formulare queste previsioni per indispensabile simulare nel modo pi completo possibile il meccanismo dell'atmosfera, mediante un modello che lavori con maggiore celerit
dell'atmosfera stessa. Facendo poi coincidere il modello con lo stato
dell'atmosfera in un determinato momento, si pu sapere, ad esempio dopo un'ora, la situazione atmosferica di 23 ore dopo, e facendo
lavorare il modello per 2 ore, si otterr quella che sar la situazione
atmosferica dopo 46 ore, e cos via. Poich le apparecchiature elettroniche operano oggi con tempi molto brevi, si potrebbe concepire
un modello capace di fornire il rjsultato desiderato in un secondo.

355

Tali risultati si possono conseguire per soltanto con modelli matematici, cui pu essere conferita una struttura straordinariamente
flessibile. Nel modello matematico infatti, lo stato dell'atmosfera
rappresentato mediante dati numerici corrispondenti a vari punti dello spazio (Fig. 211).
Per fare qualche esempio, diremo che al famoso centro meteorologico tedesco di Offenbach, con l'impiego di palloni sonda si rileva_no,
a differenti distanze dal suolo, i dati relativi alla temperatura, alla
pressione ed all'umidit dell'aria, nonch alla direzione e velocit del
vento. A questi dati locali si aggiungono quelli di altri 500 radiosondaggi termodinamici dell'atmosfera, effettuati da altrettante stazioni
meteorlogiche situate in punti diversi del nostro pianeta. Si tratta di
45.000 informazioni che affluiscono al centro di Offenbach ogni tre
minuti. Per ognuna di queste informazioni sono necessarie 1.500
operazioni di calcolo, che devono essere ripetute 18 volte ogni ora; il
che comporta ... miliardi di operazioni matematiche al giorno! facile capire che qui gioca un ruolo importante la velocit e la capacit
del calcolatore elettronico, senza del quale non si potrebbero raggiungere i risultati voluti.
Nel mese di giugno del 1979 stato poi inaugurato il Centro Meteorologico Europeo di previsioni a medio termine (I O giorni complessivi), che ha sede nelle vicinanze di Reading nella provincia inglese del Berkshire. Questo centro dispone dei pi moderni sistemi cibernetici di raccolta, analisi e valutazione complessiva, minuto per
minuto, di oltre 5 miliardi di dati riguardanti la temperatura terrestre
ed atmosferica, la forza e la direzione dei venti al suolo ed in quota,
le formazioni cicloniche ed anticicloniche sull'intera superficie terrestre. Il centro collegato con i satelliti meteorologici che orbitano intorno al nostro pianeta, cio i "Meteosat" europei e quelli americani, ed dotato del pi potente e completo computer che sia mai stato
messo in funzione in campo meteorologico. Nella figura 212 riportiamo il primo satellite meteorologico americano, il NOAA-2, realizzato per lo studio dell'ambiente. Esso d informazioni sul tempo mediante metodo tridimensionale e fornisce immagini diurne e notturne
di cieli coperti di nubi, consentendo nello stesso tempo la lettura della
temperatura degli oceani e dell'atmosfera.
356

Fig. 210

357

Ora i satelliti meteorologici sono equipaggiati con apparecchi fotografici che controllano continuamente le condizioni del tempo sulla
terra. La previsione meteorologica sta diventando quindi ogni giorno
pi precisa ed accurata, tanto che oggi, specialmente gli americani,
riescono a prevedere con notevole anticipo l'approssimarsi di temporali ed uragani. La fotografia riportata nella figura 213 - cortesemente concessa dalla NASA - offre la veduta spettacolare del ciclone tropicale Gladys, ripreso da bordo dell'Apollo 7, mentre le tre fotografie riportate nella figura 214 illustrano le fasi evolutive di quel catastrofico uragano denominato Agnes, che nel giugno del 1972 ha fatto
tanto parlare di s. Tali fotografie sono state riprese dal satellite.
L'utilizzazione delle fotografie di formazioni nuvolose riprese dai
satelliti di grande interesse anche per le previsioni volovelistiche.
Negli Stati Uniti d'America Fritz e Lindsay hanno particolarmente
studiato le nubi indicanti la presenza di movimenti ondulatori di sottovento.
Le fotografie dei satelliti sono di grande interesse anche per lo studio delle nubi convettive, di cui sono state messe in evidenza le variet nella loro organizzazione. Attualmente con i satelliti geostazionari
(GOES), si otten~ono pi di 24 immagini per giorno, con la possibilit di riprendere anche zone contenute in spazi molto ristretti. Dalle
riprese fatte simultaneamente ~el visibile e all'infrarosso, si pu stimare anche l'altezza delle nubi. T1lfto Ci fa sperare in un considerevole miglioramento delle previsioni anche in campo vlovelistico, sia
per quanto concerne il volo termico, sia per quanto riguarda il volo
d'onda.
La maggior parte delle formazioni nuvolose termoconvettive osservate dalle immagini dei satelliti, sono la conseguenza delle irregolarit del suolo sottostante, delle variazioni del riscaldamento terrestre da un punto all'altro, della presenza delle catene montane, ed infine delle differenti temperature fra la terra ed il mare. Studiando i
dettagli delle configurazioni nuvolose di tali fotografie, sempre
possibile formulare giudizi e trarre interessanti deduzioni. Un previsore pu infatti - per un determinato tipo di tempo - constatare come
siano organizzati i cumuli, in quali zone possano formarsi in maggior
numero, prevedendo inoltre dove il loro sviluppo verticale pu dar
358

fera iber

I
I

x' ,

-~w

#'
s

--- -

Supe icie libera

Fig. 211

Fig. 212
,359

luogo a degenerazioni temporalesche. ~nfatti stato cpnstatato che,


quando si prevedono temporali nel corso della giornata, le zone dove
essi hanno maggior probabilit di svilupparsi, sono quelle dove il cielo stato sereno al mattino, mentre attorno stato coperto. Ci
spiegato dal fatto che le zone serene hanno gi ricevuto una buona
quantit di calore, mentre quelle coperte durante il mattino, sono rimaste fredde.
Le fotografie ricevute dai satelliti, permettono quindi di stabilire le
zone dove appariranno i primi cumuli; non solo, ma anche come gli

Fig. 213
stessi si organizzeranno. Sappiamo infatti come questa organizzazione dipenda dalla direzione del vento, dall'umidit dell'aria e dalla
stabilit atmosferica.
Per quanto riguarda le notevoli possibilit di prevedere oggi, con
una certa esattezza, l'evoluzione del tempo a media scadenza, diremo
che esse sono principalmente dovute ai seguenti fattori:
I) All'approfondita conoscenza dei meccanismi fisici che regolano
i moti dell'aria, sia in grande che in piccola scala, nonch alle ormai

360

Fig. 214
361

complete conoscenze acquisite dai meteorologi sull'andamento delle


cosiddette "correnti a getto".
2) All'introduzione del nuovo metodo di analisi dei modelli matematici che permette di impiantare, per ognuno dei fenomeni osservati, le pi complicate equazioni; le quali, risolte tutte contemporaneamente, possono mostrare la tendenza evolutiva delle varie condizioni
dell'atmosfera. Per poter raggiungere questo traguardo, non ci stancheremo di dire che sono stati necessari calcolatori elettronici con
enorme potenza di calcolo. Essi sono i pi sofisticati del mondo, con
memorie enormi, in grado di trattare agevolmente l'immensa quantit di dati necessari.
3) ~l terzo fattore del successo delle previsioni a medio termine
dovuto all'attuale approfondita conoscenza della cosiddetta "instabilit baroclina", ossia quel comp1esso di fenomeni che originano le
perturbazioni.
~n ~talia il 1 luglio 1978, con atto ordinativo dello Stato Maggiore
dell'Aeronautica Militare, si costituiva ufficialmente il Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica (CNMCA), dipendente dall'Ispettorato Telecomunicazioni ed Assistenza al Volo.
Il nuovo ente, che costituisce il centro operativo del nostro Servizio
Meteorologico, si articola fondamentalmente sulle attivit tradizionali di "Analisi e Previsioni", "Climatologia e Documentazione",
"Telecomunicazioni ed Elettronica". La struttura del CNMCA comprende anche un settore con compiti di "Raccolta, Elaborazione e
Diffusione" dei dati provenienti dal Centro Europeo per le previsioni
a medio termine di Reading.
Con la costituzione di tale ente si sono operate anche da noi profonde e radicali trasformazioni strutturali, connesse soprattutto con
l'acquisizione di due nuovi e potenti elaboratori elettronici ~BM. E
ci con lo scopo di rendere pi preciso ed agevole il lavoro di analisi,
previsioni numeriche, l'elaborazione di dati in tempo reale e differito.
Certo in ~tali~ non disponiamo ancora delle apparecchiature elettroniche necessarie per effettuare le previsioni a lungo termine come
fanno i centri di Offenbach di Reading. Tuttavia il Mini~tero per la
Ricerca Scientifica si sta interessando attivamente perch l'~talia venga dotata al pi presto di un terminale abilitato per il collegamento

362

con il Centro Europeo di previsione a medio termine, ed il Ministero


dell'Aeronautica ha gi messo a disposizione i locali per ospitare questo sistema di collegamento con il Centro di Reading. Una commissione tecnica, all'uopo costituita, ha gi identificato le caratteristiche
funzionali del terminale, che potr svolgere questo genere di attivit,
non solo per l'aquisizione del necessario computer elettronico, ma

Fig. 215
anche per quanto riguarda il personale specializzato necessario e la
sua gestione.
Va rilevato intanto che il Servizio Meteorologico italiano ha installato da tempo nei propri Centri Regionali, speciali apparecchiature
radar, sia per lo studio dei fenomeni temporaleschi, sia per seguire la
rotta che percorrono i cumulonembi, nubi foriere di tempeste e di
grandine. Con ci si cerca di prevenire e possibilmente di scongiurare
sciagure irreparabili per la navigazione aerea. Il radar offre infatti la
363

possibilit di visualizzare e di analizzare la distribuzione delle particelle liquide e solide presenti nelle goccioline d'acqua, nella neve e nei
chicchi di grandine, e permette nello stesso tempo, di effettuare una
valutazione notevolmente precisa di quanta acqua si riverser sulla
terra. Il radar, che, come noto, stato messo a punto durante la 2"
guerra mondiale, ha esteso notevolmente il campo delle previsioni
meteorologiche dal limitato raggio visivo dell'osservatore (poche decine di chilometri) ad un raggio ben pi vasto, che oggi compreso
fra i 300 e i 400 chilometri (Fig. 215).
facile intuire, dopo quanto abbiamo detto fin qui, che oggi un
moderno meteorologo deve essere anche un esperto matematico, poich, sia pure con l'aiuto di elaboratori elettronici potenti e veloci, egli
deve comunque essere in grado di creare quella serie di particolari
equazioni che comprendano tutte le variabili dalle quali sia possibile
risalire allo stato successivo dell'atmosfera.
Ora, per la meteorologia, lo scopo da perseguire nel futuro chiaro: migliorare i dati di osservazione, perfezionare i modelli matematici e potenziare ancor pi i computers con memorie di grande capacit ..In tal modo, pur continuando la meteorologia a ... non essere una
scienza esatta, l'esperienza di questi ultimi anni ci permette tuttavia
di affermare che un ulteriore miglioramento delle previsioni sar ancora possibile, soprattutto se i vari servizi meteorologici nazionali
continueranno a concentrare i loro sforzi sulla previsione a breve scadenza nell'ambito dei loro paesi, infittendo le maglie dei reticoli dei
modelli matematici e perfezionando i procedimenti di calcolo.
_Intanto, dal I 0 luglio 1981, il Servizio Meteorologico dell' Aeronatica Italiana ha adottato ufficialmente il sistema a modello numerico
che permette di proiettare le previsioni meteorologiche in un futuro
abbastanza esteso, acconsentendo di anticipare, sino ad 80 ore, non
solo le previsioni su nuvolosit, base delle nubi, venti, precipitazioni
e visibilit, ma anche di stabilire, in limiti geografici relativamente ristretti, le previsioni stesse.
Previsioni "oggettive", dunque, automatizzate ed espresse in numeri, con 11 dati caratteristici di 35 localit italiane, senza pi l'interpretazione, spesso incerta, dei meteorologi.
Il nuovo sistema a modello numerico stato battezzato AFRODITE.
364

Chi, come i volovelisti, abituato a considerare con una certa cautela anche le previsioni a brevissimo termine (tanto pi in regioni
montane, caratterizzate da notevoli differenze nel microclima di zone
pur vicinissime tra loro) chi, come chi scrive, ha imparato in lunghi
anni a fare i conti con i capricci del tempo (volubile come ... la dea
dell'amore) aspettava l'esordio di AFRODITE con un misto di speranza, di diffidenza e di curiosit.
Il nuovo sistema, che tende a ridurre le valutazioni dell'uomo avvalendosi dei pi moderni ritrovati cibernetici, distinto da una curiosa sigla qual' AFROD~TE, possiede in sommo grado tutte le caratteristiche per eccitare acutamente l'interesse dei volovelisti. Ma, a
scanso di equivoci, precisiamo subito che nulla esiste in comune fra
questo metodo di previsione meteorologica e la ... dea dell'amore.
Infatti, il nome suggestivo di AFRODITE, altro non che la sigla
ricavata da "Automated Forecasted Refined Outputs and Technical
Evaluetions"; che, in parole povere, vuol dire: "Previsioni automatiche da elaborazioni approfondite di documentazioni e valutazioni
tecniche".
Dal 1 luglio 1981, al momento in cui scriviamo, il nuovo metodo
di previsione risultato esatto nella misura dell'800/o.
Se si tien conto del fatto che la meteorologia ... continua ad essere
una scienza inesatta, questa percentuale di pronostici azzeccati pu
essere senz'altro considerata buona.

365

CAPITOLO VENTINOVESIMO

LE PRINCIPALI SITUAZIONI
METEOROLOGICHE SULL'IT ALIA

Per completare quanto abbiamo detto circa le previsioni del tempo, ci pare utile ora schematizzare alcune tipiche situazioni che si
producono con una certa frequenza sul nostro bel cielo d'_Italia, notando le condizioni che le sogliono accompagnare.
_I meteorologi della nostra Aeronautica Militare - continuando per
anni e anni l'analisi delle carte sinottiche - si sono preoccupati di riconoscere tali tipiche situazioni, a ciascuna delle quali corrisponde un
"tipo di tempo". Una tale classificazione facilita evidentemente il lavoro del meteorologo, perch di mano in mano che l'una o l'altra situazione si presenta, egli pu prevedere il tempo che far.
Per i fini pratici a cui mira l'opera nostra, ci limitiamo a riprodurre, sulle tracce del Bernacca alcune cartine, ciascuna delle quali rappreserita delle situazioni pi caratteristiche, che le statistiche del Ser. vizio Meteorologico della nostra Aeronautica Militare registrano come pi frequenti sulla zona che pi ci interessa: ci non senza utilit
pratica per i piloti volovelieri.
Tipo~

- Fascia d'alta pressione sull'Europa centrale

L'anticiclone delle Azzorre congiunto con quello della Russia ed


il bacino del Mediterraneo per gran parte interessato da alte pressioni. Questa situazione meteorologica porta bel tempo con venti da
NE su tutta la penisola, freddo d'inverno e caldo d'estate.
Le perturbazioni procedenti dall'Atlantico, circolano alla periferia
settentrionale delle citate alte pressioni e non arrivano pertanto ad interessare il bacino del Mediterraneo (Fig. 216).
Dal punto di vista volovelistico questo tipo di tempo presenta spesso buone condizioni per il volo a vela. Infatti, per il regime anticiclo-

367

nico regnante su tutta la penisola, l'Italia diventa una sezione di subsidenza, che limita Io sviluppo verticale delle nubi convettive, evitandone la degenerazione temporalesca.
Tipo II - Perturbazione da Nord-Ovest
L'anticiclone delle Azzorre spostato verso sud e le perturbazioni

Fig. 216
dell'Atlantico entrano sul Mediterraneo attraverso la Francia apportando lunghi periodi di maltempo in tutta l'Italia.
una situazione caratteristica dell'autunno e dell'inverno, che segue spesso alla situazione precedente quando si produce la rottura
della fascia di alte pressioni che congiunge l'anticiclone delle Azzorre
a quello della Russia.
Allora, le perturbazioni ruotano verso SE ed entrano cos nel bacino del Mediterraneo (Fig. 217), creando com' facile capire, condizioni nettamente sfavorevoli al volo veleggiato.
368

Fig. 217

Fig. 218
369

Tipo III - Alta pressione sull'Europa nord-occidentale


Un anticiclone, centrato per lo pi sulla Scandinavia, interessa
l'Europa nord-occidentale mentre sul bacino del Mediterraneo regnano basse pressioni. Si produce allora sull'Italia un intenso afflusso di venti nordici, quali la bora e la tramontana, con brusche diminuzioni di temperatura e di tempo cattivi per parecchi giorni, specie
sulle regioni settentrionali della penisola e su quelle del versante

Fig. 219
adriatico, dove si hanno spesso abbondanti nevicate. L'aria fredda di
origine artica che fluisce da N e da NE s'incontra nel bacino del Mediterraneo con aria pi calda provocando la formazione di una superficie frontale lungo la quale si genera una serie di onde ciclogenetiche (Fig. 218).
Tipo IV - Anticiclone sull'Europa sud-occidentale e mediterranea
una situazione meteorologica caratteristica della stagione estiva
che spesso dura anche varie settimane apportando sull'Italia, un pe-

370

Fig. 220

Fig. 221
371

riodo di tempo buono e di alte temperature. Gli eventuali cicloni dinamici provenienti dall'Atlantico circolano lungo il margine settentrionale delle alte pressioni, ben lontani dal bacino del Mediterraneo
dove fluisce aria tropicale (Fig. 219). Questa situazione, che i nostri
meteorologi chiamano "situazione a ventaglio", offre spesso al volo
veleggiato buone possibilit nel campo del volo termico.
Tipo V - Bassa pressione sul Mediterraneo centrale e sul Tirreno
Questa situazione si riscontra spesso durante le stagioni autunnale
ed invernale ed apporta sul Mediterraneo e su tutta la penisola lunghi
periodi piovosi con temperature piuttosto elevate. Essa si produce
quando un'area depressionaria si stabilisce per qualche tempo sul
Mediterraneo centrale o sul Tirreno mentre l'Europa Orientale e le
regioni del Medio Oriente sono occupate da aree anticicloniche (Fig.
220). Allora le perturbazioni associate all'area depressionaria suddetta, durante il loro cammino verso levante, vengono "bloccate" nel
Mediterraneo centrale dalle alte pressioni e deviate cerso N e NE. ~n
tere famiglie di perturbazioni percorrono cos lentamente tutta l'.Italia apportandovi lunghi periodi di maltempo caratterizzati da piogge
ininterrotte.
Questa fu la situazione meteorologica che nel novembre 1951 caus la tragica alluvione del Polesine. Non occorre dire che essa nettamente sfavorevole al volo veleggiato.
Tipo VI - Anticiclone sull'Europa centrale
Un'altra tipica situazione quella caratterizzata da un'area di alta
pressione regnante sull'Europa centrale, che per la sua vasta estensione arriva ad influenzare il bacino del Mediterraneo (Fig. 221). facile capire come in questo "tipo" le perturbazioni atlantiche siano costrette a ruotare intorno alla zona settentrionale dell'area anticiciclonica e come, pertanto, in quasi tutta la penisola, il tempo permanga
buono. Durante le stagioni autunnale ed invernale le temperature sono piuttosto rigide e nella Valpadana, si riscontrano frequentemente
nebbie dense e spesse. Nell'estate, invece, si possono riscontrare neb372

bie soltanto nelle prime ore del mattino, mentre per il resto della giornata il tempo buono e fresco. Siffatte situazioni possono regnare
anche per varie settimane e presentare, a cominciare dalle prime ore
pomeridiane, buone condizioni per il volo termico.
Qui poniamo termine alla nostra fatica.
Fatica modesta, quale poteva essere concessa alle nostre modeste
forze. Ma non per questo, meno appassionata, poich hi scrive sa di
aver nutrito, fin dai suoi giovani anni, un grande amore per le ali silenziose e, necessariamente, un altrettanto grande interesse per quella
scienza - la Meteorologia - che vale ad illuminare le vie e farne sicuro
il volo.
Di questa nostra fatica, qual'essa sia, saranno soprattutto i giovani
a valersene, poich per loro soprattutto l'intraprese chi scrive.
Il quale riterr di non averla male spesa, se essa avr servito a portare anche solo di un metro pi in alto e pi lungi un'ala e un cuore
italiani.

373

BIBLIOGRAFIA

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applicate al Volo a Vela ed al Paracadutismo, svolto presso la
"Escuela Superior de Meteorologia de la Naci6n" di Buenos Aires
nell'anno 1949, raccolte a cura di Plinio Rovesti.
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J.

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Riv. Met. Aer. 1948 - N. 3.
Raoul BILANCINI: "Lezioni di Meteorologia sinottica". Estratto dal corso di meteorologia tenuta a Vigna di Valle nell'anno
1942-53 per gli Ufficiali Geofisici.
Edmondo BERNACCA: "Le previsioni del tempo". Editrice "La
Scuola" - Brescia.
Plinio ROVESTI: "li volo veleggiato ed il suo regno". Edizione ex
R.U.N.A. - Tipografia Manfredi - Varese (1939).
Plinio ROVESTI: "Tecnica ed arte del volo a vela". Edizione Alata Milano (1947).
Plinio ROVESTI: "Meteorologia aplicada al Vuelo a Vela". Instituto Argentino de Vuelo a Vela - La Cruz (C6rdoba) - (1952).
Plinio ROVESTI: Conferenze tenute ai Congressi di Meteorologia
Applicata di Torino (4-6 giugno 1959), di Sauze d'Oulx (3-6 settembre 1962), ai Congressi O.S.T.I.V. 1963 e 1970 ed al Convegno
di Meteorologia Appenninica tenutosi a Reggio Emilia nell'aprile del 1979.

376

FORECASTERS MANUAL FOR SOARING FLIGHT-0.S.T.I.V.


1978. (Riveduto e tradotto successivamente in francese dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale - Ginevra 1980).
Questo manuale stato preparato da una commissione composta
da 17 meteorologi appartenenti a 12 paesi, capeggiata dal
Dr. Joachim Kuettner.

Disegni di Franco Rovesti


Fotografie di P. Rovesti - R. Tacchi - J. Ortner - R. Picchio
R.I. Sanchez.

377

INDICE DEL VOLUME

Prefazione del Presidente cieli' Ae.C.l. .............. .


Capitolo I
- La meteorologia ed il volo
a vela ....................... .
Capitolo II
- La pressione atmosferica ...... .
Capitolo III
- La temperatura .............. .
Capitolo IV
- L'umidit atmosferica ........ .
Capitolo V
- Stabilit e instabilit
atmosferica ................. .
Capitolo VI
- Il meccanismo della
convenzione termica .......... .
Capitolo VII
- Le inversioni termiche, le brezze
di mare, i fronti di brezza e le linee
di convergenza ............... .
Capitolo VIII
- Le nubi ..................... .
Capitolo IX
- I cumuli .................... .
- Le moderne teorie del procesCapitolo X
so termo-convettivo e sullo
sviluppo verticale delle nubi
cumuliformi ................. .
Capitolo XI
- La teoria sulla costituzione
cellulare della termonvezione ....
Capitolo XII
- Il volo termico ed il pronostico
volovelistico ................. .
Capitolo XIII
- I venti ...................... .
- Le correnti dinamiche
Capitolo XI.V
di pendio ................... .
Capitolo XV
- Le correnti termiche di pendio
ed il volo a vela alpino ........ .
Capitolo XVI
- Il volo a vela in onda : ......... .
Capitolo XVII
- Le situazioni ondulatorie sull'Itatalia centrale con venti di tramontana ........................ .

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Capitolo XVIII

- Le situazioni ondulatorie alpine


con venti settentrionali ........ .
Capitolo XIX
- I movimenti ondulatori sulle
regioni montane e loro influenza
sulla navigazione ............. .
Capitolo XX
- I fenomeni di termoonda ...... .
Capitolo XXI
- Il "Nomogramma"
di Herlofson ................. .
Capitolo XXII
- Le masse d'aria .............. .
Capitolo XXIII
- I fronti ..................... .
Capitolo XXIV
- Le formazioni temporalesche
ed i fenomeni che le accompagnano ...................... .
Capitolo XXV
- Le perturbazioni ed i centri
di azione .................... .
Capitolo XXVI
- Il tempo .................... .
Capitolo XXVII" - Le previsioni del tempo ....... .
Capitolo XXVIII - La moderna meteorologia ..... .
Capitolo XXIX - Le principali situazioni
meteorologiche-sull'Italia ...... .
Bibliografia .................................... ~ .

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..
...

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