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ECONOMIA CLUB 2011

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Dallespansione allo
sviluppo. Una storia
economica dEuropa
Manuale di storia economica parte generale
Questo il sunto del manuale di storia economica. Potreste trovare errori grammaticali e di
battitura. Ci scusiamo anticipatamente.

Materiale fornito dallAssociazione Economia Club

PARTE I XV SECOLO
1. Un sistema economico integrato: lEuropa del XV secolo.
Il Territorio.
Nel XV secolo possibile parlare dEuropa come di una comunit di soggetti legati da interessi
simili o almeno complementari, pur nella persistenza di un frazionamento politico.
Questa situazione ha permesso a Braudel di applicare al vecchio continente un modello di sviluppo
economico unitario e complessivo, definito ECONOMIA MONDO: esso presuppone prima di tutto
unautosufficienza sostanziale nel soddisfacimento dei bisogni della popolazione, articolata nelle
varie classi sociali, e quindi con riferimento ad una domanda di beni e di manufatti
qualitativamente differenziata; in secondo luogo, e come conseguenza dellipotesi precedente,
afferma la mancanza di convenienza economica nelleffettuare scambi con altre realt al di fuori
dei propri confini.
Il modello di sviluppo per lEuropa dellEt Moderna tracciato dallo storico francese presenta
inoltre un ulteriore aspetto dinteresse: lallargamento della dimensione territoriale economica del
vecchio continente fino a comprendere non solo tutto il Mediterraneo ed i suoi traffici, ma anche i
paesi dellAfrica settentrionale, economicamente tributari e legati agli scambi attivi attraverso le
acque.
Poli urbani di sviluppo e mercati.
Uno dei pi importanti pregi del modello economia mondo quello di porre in rilievo gli
elementi di dinamicit. Secondo Braudel grazie allazione trainante di alcuni centri urbani (definiti
poli) la cui leadership volta a volta emerge e si definisce, si attua unazione di spinta e di
aggregazione di vari settori delleconomia che si impongono come i campi di convergenza del
maggior numero di risorse produttive, grazie alle redditizie condizioni di operativit.
Almeno fino alla met del Quattrocento, accanto allo sviluppo settoriale tessile, sono i traffici
commerciali che permettono di ottenere ottimi guadagni: si pu parlare di capitalismo
commerciale, consistente nellinterporsi del mercante tra produttore e consumatore, grazie alla
enorme distanza spaziale e temporale che, per certe merci, sperava i luoghi di
approvvigionamento da quelli di vendita. I mercanti sono operatori non specializzati, dotati di
cospicui mezzi finanziari e di credito.
I traffici quattrocenteschi vedono emergere due protagonisti come punti di riferimento per tutto il
sistema economico europeo: il primo si identifica nelle citt italiane del Mediterraneo (Genova,
Venezia, Pisa, Amalfi, Ancona, Napoli, Messina, Siena, Lucca), specializzate nel commercio con
lOriente, che fornisce allEuropa prodotti indispensabili come le spezie, i cereali e le materie
prime. Il secondo attore di questa vicenda si ritrova nel complesso dei centri portuali del Mar
Baltico riuniti dalla met del Duecento nellAnsa germanica: da essa dipendono i rifornimento di
tutti i Paesi dellEuropa settentrionale, Inghilterra annessa.
La guerra dei Cento Anni (1337-1453) rende difficili gli scambi attraverso le vie terrestri, e
permette a Bruges di affermarsi come citt portuale intermedia tra i due poli citati. Alla fine del XV
secolo a Bruges, caduta in disgrazia con la dinastia degli Asburgo, succede Anversa, centro
mercantile cosmopolita, ma anche sede di una delle prime Borse merci operanti sui mercati
internazionali.
Merci, vie e mezzi di trasporto.

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Per tutto il Quattrocento, ma anche per buona parte del secolo successivo, i settori economici pi
importanti attivi in Europa continuano ad essere quelli degli scambi commerciali e delle produzioni
tessili. Molto importanti sono le citt della seta italiane, come Lucca, venezia, Firenze, Genova.
Ma i traffici marittimi riguardano anche e soprattutto merci ingombranti come il frumento, il sale,
il legname. Cos ancora verso il Mare del Nord sono trasportate dagli Anseatici importanti materie
prime come ferro, piombo, stagno, rame, cuoio, cera, ma anche pellicce, segale, avena e orzo.
Per altri beni ad alto valore unitario e di minore ingombro, le fiere internazionali sono per lungo
tempo punto dincontro, in particolare, dei mercanti del Sud e del Nord: fin dal Duecento nella
Champagne, dopo il Trecento a Ginevra e successivamente a Lione. E proprio nelle fiere, poi, che
nasce la lettera di cambio, uno strumento di credito che accomuna tutta lEuropa.
Le vie terrestri da percorrere non sono agevoli.
Allinterno dellEuropa vi pure una forte presenza di fiumi e di canali, sui quali vengono
rapidamente organizzati servizi regolari di spedizioni, ma gli ostacoli non sono pochi: dazi e
pedaggi.
La via preferita rimane il mare, che permette un trasporto lento, rischioso ma indubbiamente
meno costoso. Molte innovazioni ci furono nel campo della navigazione: alla galera a remi si
affiancano cocche e nel XV le caravelle. Il perfezionamento degli strumenti ed il sempre maggior
sviluppo della cartografia riducono sempre di pi i margini di approssimazione e di rischio insiti
nella navigazione.
Il lento formarsi di un efficiente mercato monetario.
Nella tradizione medievale, gi dai tempi di Carlo Magno, tra i diritti tradizionalmente riservati al
fisco e gelosamente difesi vi quello di battere moneta. La resistenza regia in parte determinata
dal fatto che la moneta considerata come un simbolo della sovranit, ma anche dalla circostanza
che la zecca una fondamentale fonte di entrate finanziarie.
Lunica moneta che circola effettivamente, nellAlto Medioevo, il denaro dargento, di cui, da
zecca a zecca e di anno in anno, varia notevolmente il peso e il titolo, con una tendenza alla
diminuzione.
I secoli fino allXI sono caratterizzati dalla forte presenza, nella compensazione degli scambi, di
quelli che lo storico Mauro ha definito i mezzi limite di pagamento: lautoconsumo che
comprende anche lo scambio di beni che il nucleo familiare ha prodotto per s in eccesso, ed
maggiormente presente nelle campagne e nelle economie chiuse in generale; il baratto che
effettuato soprattutto sui mercati regionali o su quelli internazionali; i consumi gratuiti allepoca
assai diffusi, anche per lopera della Chiesa e degli ordini monastici (si pensi alle cure mediche, o
allutilizzazione dellacqua).
Dalla met del XIII secolo, per, la moneta penetra un po alla volta in tutti i campi della vita
economica e le stesse imposte in natura di origine feudale vengono trasformate in pagamenti in
danaro. Le prime monete doro coniate sono il genovino (coniato a Genova nel XII secolo) e il
fiorino (firenze) e il ducato doro veneziano, denominato successivamente zecchino.
La formazione di un mercato monetario stata tuttavia ritardata dalla insufficiente quantit di
metalli preziosi monetabili in circolazione. Questo fino alla met del XV, dopodich il sistema
bimetallico dellEuropa si irrobustii. In particolare le ricerche di nuovi giacimenti diventano pi
fruttuose, stimolate dallaumento dei prezzi dei metalli. Le quantit a disposizione aumentano: per
largento, in particolare, grazie al migliore sfruttamento delle risorse tedesche, austriache e
ungheresi; per loro, a fine secolo, per una duplice concomitanza:
- Lazione dei Portoghesi, che esplorano le coste africane e sfruttano risorse della Guinea e
Senegal.
- I primi viaggi di Colombo, che fanno arrivare in Spagna il cosiddetto oro delle isole.

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Occorre comunque sottolineare che lorganizzazione monetaria di tutti gli Stati basata sulla
distinzione tra moneta reale (o coniata) e moneta di conto, tra le quali esiste un rapporto fissato
dallo Stato.
Ne risulta unEuropa con molte monete che esperisce tentativi di dare stabilit al mercato
internazionale del denaro cercando di mantenere costanti i rapporti di cambio; e ancora due
esempi di convenzione che si segnalano come innovazione in questo sistema certamente
arcaico, ma nel quale si cerca di stabilire criteri di ordine. Cos, nel XV secolo, undici sovrani e 74
citt tedesche (la Confederazione monetaria renana) sottoscrivono un accordo che riesce a
trasforamre il fiorino renano nellunica moneta legale.
Pi difficile risulta, per il XV secolo, una valutazione della velocit di circolazione della massa
monetaria.
I mercanti-banchieri. I primi strumenti e le istituzioni del credito.
Fino a quando lattivit economica si svolge nel quadro del sistema feudale la mancanza di capitali
mobiliari e monetari non sentita in maniera rilevante, ma, in concomitanza con lo sviluppo
sempre maggiore di commerci che postula la necessit di strumenti atti a surrogare i capitali
monetari -, si cerca di ovviare a questa situazione di carenza. Lesercizio del credito rimane tuttavia
a lungo non regolamentato.
La clientela di questi banchieri-usurai pertanto allinizio costruita principalmente da gente
bisognosa di denaro per lacquisto di beni di consumo.
Il 400 risente ancora della concezione medievale che considera immorale ogni forma di
trasferimento oneroso del denaro. In questottica vista con sospetto anche la lettera di cambio,
considerata un prestito camuffato.
Protagonisti nel settore del credito sono i mercanti-banchieri, cio dei soggetti economici non
specializzati che aprono conti correnti e ricevono depositi, inizialmente, senza corrispondere alcun
interesse.
Lapertura del conto serve al cliente per facilitare i propri pagamenti, pe riscossioni e le operazioni
di giro. Da parte sua, il banchiere, pu disporre delle somme raccolte per i propri affari, acquista
sempre una maggiore credibilit professionale e sociale e, utilizzando i mutamenti e le aperture
dottrinali della stessa Chiesa, pu iniziare a corrispondere un giusto interesse ai depositanti.
Venezia, Genova, Barcellona, il sud della Germania e la Toscana testimoniano un fiorire di attivit
in questo settore ed il progressivo perfezionarsi di strumenti creditizi (girata cambiaria, assegno,
ecc.).
Accanto a queste si istaurarono le prime istituzioni creditizie pubbliche, in particolare in Spagna e
in Italia. Una delle pi antiche rappresentta dal Banco di San Giorgio, fondato nel 1408 a Genova.
Nella met del XV secolo ci fu il diffondersi del credito su pegno, gestito dai Monti di piet. Fondati
dai francescani, i Monti costituiscono lalternativa ai prestiti usurari per la popolazione povera che
si trova in stato di temporanea necessit, e che ritiene di poter trovare, entro un lasso di tempo
non troppo lungo, le risorse necessarie per far fronte al proprio debito, riscattando gli oggetti dati
in pegno. Si tratta di unistituzione prettamente italiana, che entro la fine del secolo si diffonde in
quasi tutta la penisola, e che ha il suo maggior punto di forza nei bassi tassi di interesse richiesti.

2. La domanda e lofferta di beni. Prodotti agricoli e manufatti.


Andamento e distribuzione della popolazione.
Il primo fattore che condiziona dal punto di vista quantitativo la domanda di beni la popolazione
che si rivolge al mercato degli stessi.

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Il periodo medievale caratterizzato da un trend secolare della popolazione europea


costantemente crecente, nonostante lalta mortalit, definita catastrofica, causata da guerre,
carestie ed epidemie. In contrapposizione ad essa vi poi una mortalit ordinaria, peraltro di
per s gi assai elevata, specialmente per quanto concerne i decessi infantili e dei giovani sotto i
dieci anni.
Secondo Cipolla, la speranza di vita media non superava allepoca i 40-45 anni.
Questo stesso studioso si cimentato anche con il grosso problema di una valutazione
complessiva della popolazione dellEuropa. Egli la valuta intorno ai 30-35 milioni di abitanti intorno
allanno 1000, mentre calcola una crescita fino a 80 milioni alla met del 300. Tra il 1347 e il 1351
le falcidie provocate dalla grande epidemia denominata peste nera, non solo riducono di quasi
un terzo la popolazione dellEuropa, ma producono due ulteriori conseguenze: prima di tutto da
quel momento la peste si stabilisce in Europa con focolai sparsi; in secondo luogo, a causa di
questa presenza, per oltre un secolo la popolazione europea rimane su livelli sensibilmente ridotti
rispetto a quelli raggiunti prima del 1347. Solo alla fine del 400 la popolazione totale si sarebbe di
nuovo aggirata attorno agli 80 milioni di persone.
La crescita lenta in Francia, travagliata dalla guerra dei Cento Anni, mentre in Italia il movimento
ascendente riprende molto lentamente. Nella penisola iberica, in Germania ed in Inghilterra il
ritmo di crescita , invece, pi sostenuto.
Un movimento ascendente pi generale sembra iniziare solo dopo il 1450, con la ripresa del
sistema economico, pesantemente condizionato da un avvenimento ad esso esterno come la
pestilenza. Questa, infatti, riducendo la popolazione e quindi la domanda ha in qualche modo
aumentato le risorse a disposizione dei singoli, e quindi migliorato per alcuni decenni le loro
condizioni di vita.
La popolazione europea, oltre che ad aumentare, tende sempre pi anche a concentrarsi nelle
citt, specialmente per ragioni di difesa, oltre che per la ricerca di attivit lavorative pi redditizie.
Il panorama complessivo mostra, allinizio del 400, lItalia che da sola conta una decina di citt
intorno ai 50.000 abitanti, mentre il resto dellEuropa ne ha complessivamente non pi di nove.
Consumi e investimenti.
Nel suo insieme, la spesa globale dellEuropa quattrocentesca soprattutto una spesa di consumo
ed alimentata, in larga misura, dalla domanda dei privati. Il capitale investito considerevole,
per la necessit di immobilizzazioni in impianti e macchinari, ma il fenomeno interessa una
minoranza della popolazione.
La spesa pubblica non si differenzia molto da quella privata nellacquisto di beni e servizi.
Le uniche infrastrutture per le quali, allepoca, gli Stati dimostrano una certa attenzione sono le vie
ed i mezzi di comunicazione: porti, canali, rete stradale, cantieri navali sono oggetto di intervento.
anche vero che alcune scelte dei privati e dellaristocrazia in particolare, vedono convogliare i
profitti del capitalismo fondiario e mobiliare verso spese per le quali il confine tra consumo di
lusso e investimento non sempre agevole (mobili di pregio, arazzi, argenterie, quadri, gioielli,
ecc.). sono tuttavia le necessit primarie della popolazione che assorbono la quota pi rilevante
del reddito individuale: alimentazione, riscaldamento, tasse alla Chiesa. In anni normali, circa
l80% del reddito dei singoli risulta destinato alle spese di prima necessit, ma le crisi agricole sono
frequenti e la domanda di questi beni rigida dal punto di vista delle scelte economiche: se vero
che si mangia poco e male, causa non secondaria la media molto bassa dei redditi individuali.
Cereali e bevande energetiche (birra e vino) sono alla base della dieta delle classi povere: le
differenze socioeconomiche si riflettono sia sullapporto calorico, sia nella diversificazione degli
alimenti, poich desideri e bisogni trovano un limite naturale sia nel livello del reddito individuale,
sia nel livello dei prezzi.

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chiaro che alle differenze tra ricchi e poveri occorre accostare quelle tra citt e campagna e
ancora le forti alternanze geografiche allinterno dellEuropa: cos per i paesi centro orientali
occorre rivalutare il consumo di carne e di grassi animali, e nel Mediterraneo quello degli oli
vegetali. Non poi da sottovalutare lapporto proteico del pesce nei territori vicino al mare.
Il settore primario. Variet di colture e innovazioni.
Il settore primario comprende quelle attivit i cui prodotti sono ottenuti direttamente dalla
natura: agricoltura, silvicoltura e pesca. Lagricoltura, in particolare, stata per secoli
loccupazione principale delle popolazioni. Alla fine del Medioevo la risorsa principale
delleconomia europea ancora la terra, sia in termini di valore che di quantit di prodotto e di
forza lavoro impegnata.
Si possono suddividere varie aree:
a) LEuropa mediterranea accomuna ai cereali alcune colture specialistiche, come vite, ulivo,
gelso, agrumi, fino alla canna da zucchero e al cotone nelle zone pi meridionali.
b) Nelle terre settentrionali e atlantiche si seminano prevalentemente avena, orzo e segale,
ma si coltivano anche piante tessili come lino e canapa.
c) NellEuropa centrale e orientale le colture cerealicole costituiscono una importante fonte di
approvvigionamento per il resto del vecchio continente.
Si possono per individuare alcuni fenomeni comuni nel lungo periodo e strettamente collegati
con landamento demografico della popolazione europea, che verso la met del 400 ricomincia ad
aumentare: la progressiva disgregazione della chiusa curtis medievale nellEuropa occidentale ed il
suo allargarsi al mercato, il diboscamento e le bonifiche.
Si tratta di indicatori che permettono di considerare il XV secolo come un periodo non di crisi, ma
in certo qual modo di transizione positiva o di riadattamento del sistema economico dopo una
violenta alterazione: durante i primi decenni, infatti, esso risente ancora delle conseguenze di
guerre, carestie ed epidemie del secolo precedente, il cui peso sulleconomia non pu essere
considerato n limitato n di breve durata.
Il processo si inverte tuttavia in maniera netta a partire dal 1450 con la ripresa dellespansione
demografica, insieme allandamento positivo dei salari ed alla ricerca di un nuovo equilibrio tra
quantit di terra coltivabile ed offerta di manodopera.
Linnovazione pi importante nella pratica agricola dellepoca la sostituzione della rotazione
ternaria alla classica rotazione binaria con la quale ad anni alterni i campi venivano parzialmente
lasciati a maggese. Si ottengono cos diversi vantaggi: laccresciuta produttivit del terreno, una
pi equa distribuzione del lavoro agricolo nel corso dellanno, pi sicurezza nei confronti delle
carestie. Alla nuova forma di rotazione sono strettamente collegate altre due innovazioni
significative: lintroduzione dellaratro pesante a ruote e luso dei cavalli come animali da tiro. Se
vero che gli autori contemporanei calcolavano che ogni cavallo potesse svolgere il lavoro di 3-4
buoi, occorre tenere in considerazione il fatto che il suo mantenimento costava il triplo e la sua
utilizzazione era richiesta anche per i mezzi di trasporto e per uso militare. Si trattava quindi di un
fine calcolo economico, che ne determinava lutilit delladozione solo in determinate circostanze.
Il settore secondario.
I beni e i manufatti richiesti dalla popolazione, al di l di quelli prodotti per lautoconsumo, danno
origine ad una serie di attivit di trasformazione delle materie prime e ad importanti correnti di
traffico finalizzate alla loro redistribuzione. Nel XV secolo si nel pieno dellepoca preindustriale,
che precede lindustrializzazione dellEuropa contemporanea, iniziata con la Rivoluzione
industriale inglese a met del XVIII secolo.

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I prodotti del suolo, soprattutto, sono oggetto di importanti lavorazioni: quelli agricoli, come i
cereali; il legname con le sue molteplici utilizzazioni; le piante tessili, come il lino; i gelsi, impiegati
nella produzione della seta; ma ancora di pi la lana, peraltro di origine animale e non vegetale; il
cuoio, materia prima per molti manufatti e, nella seconda met del secolo, lindustria della carta,
prodotta dagli stracci e da fibre ricche di cellulosa (Toscana, a Fabriano).
La fabbricazione tessile, e laniera in particolare, comunque di gran lunga il settore che impiega il
maggior numero di addetti: le zone pi importanti di produzione della materia prima sono
lInghilterra e la Spagna, ma i centri di trasformazione, essenzialmente urbani, vedono al primo
posto le citt delle Fiandre e dellItalia centro-settentrionale.
Lindustria estrattiva e quella metallurgica, insieme a quella siderurgica, specialmente nellEuropa
centro-occidentale, forniscono attrezzi da lavoro, aratri, materiale da costruzione, armi, oltre che
una diversificata serie di metalli preziosi.
Il mare, infine, offre in abbondanza risorse cui sono collegate attivit di trasformazione e occasioni
di lavoro per le popolazioni pi vicine ad esso e/o pi avventurose: il corallo, il pesce, il sale.
Questultimo, in particolare, oltre alluso quotidiano, serve alla popolazione sulle montagne,
allevatrici del bestiame, che lo usano per nutrire gli animali, per salare le carni, per conciare le
pelli; serve alle popolazioni del Nord Europa, bagnate da mari poco salati, per la conservazione del
pesce.
I popoli del Mediterraneo producono sale e lo esportano nel Nord Europa; lEuropa centrale
fornisce il salgemma; i pescatori del Nord inviano, in questi paesi, il prodotto pescato e conservato
con il sale ricevuto.
Le importazioni del continente asiatico.
Allinterno di uneconomia-mondo esiste tuttavia un particolare gruppo di beni le spezie per il
quale gli Europei sono per secoli dipendenti dalle importazioni da un altro continente, lAsia. Si
tratta di uno squilibrio notevole e costante della bilancia commerciale del sistema economico del
vecchio mondo, a cui corrisponde una pesante emorraggia di metalli preziosi, lunica forma di
pagamento accettata dai mercati delloriente asiatico, prima dellarrivo dei Portoghesi.
Si tratta di spezie vere e proprie (pepe, noce moscata, zenzero, cannella), di profumi, di erbe e
radici medicinali, ma anche di coloranti, armi, seterie, tappeti, cotone, pietre preziose, avorio che
alimentano uno dei pi floridi e pi antichi commerci internazionali, che si attua in pratica in due
fasi. La prima vede i mercanti dellestremo oriente (malesi, indiani) consegnare i loro prodotti sulle
rive dellOceano Indiano a corrispondenti arabi, che ne curano il trasporto fino alle rive del
Mediterraneo, per mare e/o per terra, raggiungendo anche il Nord Europa. Veneziani e Genovesi,
Provenzali e Catalani sono stati e continuano ad essere siamo alla seconda fase ancora nel 400
i principali intermediari tra Oriente e Occidente allinterno del Mediterraneo. Tra XII e XVI secolo
Venezia in particolare occupa la posizione di massimo mercato europeo delle spezie, grazie alla
larga presenza di mercanti delle regioni interne dellEuropa.
Si tratta di beni di lusso, molto costosi, ma che ormai nella societ europea costituiscono un
bisogno la cui curva di domanda tendenzialmente rigida. Non tutti gli storici sono daccordo: si
va da chi sostiene che si tratti semplicemente di una moda, a chi ritiene che allepoca venivano
attribuite alle spezie qualit terapeutiche e afrodisiache, oltre che conservanti degli alimenti.
in buona misura grazie alla loro redditivit che questi traffici internazionali attraggono interessi e
capitali.

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3. Organizzazione e tecniche di lavoro.


Lorganizzazione della manodopera.
a) Industria domestica rurale:
La famiglia agricola, per lungo tempo, produce al proprio interno, per s, attraverso la
trasformazione di materie prime di facile acquisizione, una lunga serie di manufatti, specialmente
tessili, e utensili in legno e in ferro, per il cui approvvigionamento non si rivolge quindi al mercato.
Si tratta di produzioni di sussistenza ma che occupano il nucleo familiare specialmente nei lunghi
periodi di riposo del ciclo agrario.
Si tratta cio di una industria familiare rurale per autoconsumo.
b) Artigiani e corporazioni.
NellEuropa urbana, invece, fin dal Medioevo, le principali attivit economiche sono organizzate in
gruppi di mestiere o professionali, alla base dei quali stanno due principi comuni: in primo luogo
quello delleguaglianza e della solidariet dei soci tra loro; in seconda istanza quello della
separazione da tutti gli altri. Si tratta di raggruppamenti di soggetti uniti da vincoli formali,
collegati ad un corpus normativo specifico, lo Statuto, che prendono il nome di corporazioni o
Arti in Italia, di gilde o mestieri in altre zone dEuropa.
Titolari delle botteghe o laboratori sono i maestri artigiani, coadiuvati da apprendisti e garzoni, ai
quali viene insegnato il mestiere. Al gruppo spetta il monopolio delle specifiche produzioni,
attraverso questo filtro si attua una difesa delle posizioni gi acquisite.
Questo sistema su cui si basa la produzione artigianale dura per alcuni secoli e nel 400 cosituisce
ancora un pilastro dellorganizzazione della manodopera urbana, ben visto dagli organi di governo
delle citt, che lo considerano uno strumento di gestione del potere attraverso il quale si ottiene la
pacificazione sociale e pi sicuri tributi fiscali.
Lutilit tecnica di produzione quindi la bottega del maestro: in essa la concentrazione del lavoro
e di capitale minima e il lavoro salariato vi scarsamente rappresentato, gli strumenti sono di
propriet; gli orari di lavoro sono assai pesanti. Lartigiano produce per il mercato non solo locale,
o su commessa: difficilmente per il magazzino, assumendosi comunque un anche se minimo
rischio dimpresa.
I settori cui si dedicano questi mestieri sono ampi e vanno da quello alimentare al tessile,
allabbigliamento, alle costruzioni edilizie, alla lavorazione del legno, dei metalli e del cuoio.
Solo quando da forme di autogoverno e di difesa di interessi di gruppo tenderanno a diventare
strumenti di accaparramento di privilegi le corporazioni entrano in contrasto con gli interesi della
collettivit ed iniziano ad essere mal tollerate dalla societ urbana.
c) Industria a domicilio.
In molte regioni dEuropa gli artigiani si trovano, in alcuni casi, a collaborare a produzioni
complesse, che comprendono cio molti passaggi di semilavorati tra soggetti che hanno
competenze specifiche diverse: il caso delle manifatture tessili, del metallo e del cuoio.
In questo caso lartigiano perde il collegamento diretto con i mercati di approvvigionamento e di
sbocco e il processo produttivo viene ad essere dominato da un altro soggetto, il mercanteimprenditore: propriet di questultimo sono le materie prime e gli strumenti di lavorazione oltre
al prodotto finito.
Gli artigiani sono retribuiti a cottimo (cio ad opera) e finiscono per assumere la figura di lavoranti
a domicilio, allinterno di una rete di botteghe indipendenti, tutte coordinate tra loro e dirette da
un unico responsabile.

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Si tratta di un sistema produttivo abbastanza flessibile, che richiede per da parte del mercanteimprenditore una buona conoscenza dei mercati (spesso internazionali) per valutare la congruit
del proprio investimento in materie prime e in retribuzioni.
Le retribuzioni vengono pagate con anticipi periodici e, se da un lato richiedono una disponibilit
continua di contanti da parte del mercante-imprenditore, dallaltro finiscono per trasformare
lartigiano in salariato.
La struttura dellindustria a domicilio non muta nella sostanza quando la sua localizzazione diventa
in parte o del tutto rurale. Lattivit tessile svolta nelle campagne permette una integrazione del
reddito familiare, oltre alla possibilit di rifornirsi di beni di prima necessit a prezzi pi bassi e di
sfuggire dalla fiscalit dei centri urbani e delle corporazioni. Essa determina anche importanti
cambiamenti sociali, in quanto inserisce nel processo produttivo la manodopera femminile.
Le innovazioni di processo.
Il 400 vede fiorire in Europa una serie di miglioramenti tecnici in diversi settori produttivi di
importanza non trascurabile: principalmente nellindustria mineraria, nella metallurgia e in alcuni
altri processi di trasformazione manifatturiera.
Una delle pi importanti invenzioni stata la stampa a caratteri mobili. Essa aumenta da un lato la
produttivit del commercio librario, ma specialmente aiuta la crescita della cultura con la
diffusione delle notizie e soprattutto la circolazione delle informazioni tecniche ed economiche. Ad
essa poi collegato il forte aumento di domanda di carta e la crescita di questa produzione. La
superiorit della carta rispetto ai precedenti materiali scrittori (la pergamenta) sta nel minor costo.
I citati progressi nellarte della navigazione e nelle costruzioni navali sono poi un elemento
fondamentale del successo delle esplorazioni e delle scoperte geografiche. Lintroduzione della
polvere da sparo e la sua applicazione alle armi da fuoco, anche sulle navi, egualmente
importante per le conquiste europee.
Le industrie metallurgiche, da parte loro, acquistano sempre pi una importanza strategica proprio
con riferimento alla diffusione delle armi da fuoco e dellartiglieria nelle azioni belliche. Lutilizzo
della polvere da sparo offre una importante occasione anche al miglioramento dellindustria
estrattiva: si arriva a maggiori profondit.
Pi tradizionali rimangono invece, in questo periodo, i processi produttivi tessili e lindustria delle
costruzioni edilizie che rappresentano comunque i settori con il maggior numero di addetti dopo
quello agricolo.
Il moltiplicarsi delle fonti di energia.
La scarsit nel disporre di energia spinge non solo verso uno sfruttamento pi razionale delle fonti
conosciute, ma anche a sperimentare tecnologie pi avanzate.
Nel medioevo, oltre allenergia umana, lo sforzo animale ha occupato una posizione importante: di
esso si gi detto per quanto concerne luso nellagricoltura, ma non bisogna dimenticarne
limpiego nei trasporti.
Beneficiano della forza animale, e dei cavalli in particolare, anche alcuni settori produttivi come
lattivit estrattiva.
Lenergia inanimanta, quella dellacqua e dellaria gratuita ma discontinua e necessita di
investimenti per lo sfruttamento, grazie ai mulini ed alle ruote idrauliche, applicabili in numerosi
processi di trasformazione.
Legname e carbone di legna, oltre ad essere utilizzati per il riscaldamento, risultano tuttavia
fornire, secondo Malanima, pi del 50% dellenergia necessaria per lattivit economica,
nonostante le modeste dimensioni di molti impianti. Illuminante lesempio della lavorazione del
ferro.

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Pochi sono i Paesi che gi in questepoca iniziano ad utilizzare il carbon fossile, estratto in
Inghilterra e nel centro Europa fin dal XIII secolo: il suo impiego rimane modesto e senza
unimportanza reale per leconomia almeno per altri due secoli.

4. Lampliarsi degli spazi geografici ed economici.


Verso nuovi orizzonti.
Una delle caratteristiche pi importanti della seconda met del 400 lespansione degli orizzonti
geografici; al periodo di crescita demografica corrisponde, infatti, quasi esattamente lepoca delle
grandi esplorazioni e delle scoperte territoriali.
Protagonisti di questo ampliamento sono il Portogallo e la Spagna che, tuttavia, non saranno in
grado di gestire in maniera adeguata lopportunit conquistata con la nuova ricchezza. LEuropa
centrale, orientale e settentrionale non partecipa in modo significativo a queste scoperte.
Solo in seguito, nel XVII secolo, Paesi Bassi, Inghilterra e Francia settentrionale risulteranno nel
complesso come la regione economica destinataria dei maggiori guadagni derivati dai mutamenti
economici associati alle grandi scoperte.
Il Portogallo.
Unimpresa notevole, allinterno dellespansione europea di questo periodo, compiuta dal
Portogallo, Stato piccolo e relativamente povero, che riesce ad assicurarsi il dominio su un vasto
impero marittimo in Asia, Africa e America: nel 1515 i Portoghesi sono ormai padroni dellOceano
Indiano.
Il paese poco popolato, con un numero limitato di citt assai piccole, e con uneconomia
prevalentemente di sussistenza, con leccezione della pesca lungo le coste e le saline. Non
autosufficiente per quanto riguarda le risorse alimentari e i cereali in particolare, costretto ad
importare grano, ma anche manufatti di ogni genere. Esporta sale e pesce, prodotti mediterranei
come olio, vino, frutta, sughero e pellami.
Determinanti risultano in questo contesto le conoscenze accumulate nella progettazione di navi e
nelle tecniche della navigazione in funzione dellaccorta politica di due esponenti della casa
regnante: in un primo tempo il principe Enrico, detto il Navigatore, e successivamente il re
Giovanni II, salito al trono nel 1481. Enrico si dedica allincoraggiamento delle esplorazioni della
costa africana con lobiettivo finale di raggiungere lOceano Indiano: nel 1415 i Portoghesi
sbarcano nel Marocco e occupano Ceuta.
Questo sovrano fonda nel suo castello sul promontorio di Sagres una sorta di centro di studio nel
quale raduna astronomi, geografi, cartografi e navigatori di ogni nazionalit. Dal 1418 fino alla
morte organizza quasi una spedizione allanno, durante le quali, con attenzione e pazienza, i suoi
marinai disegnano coste e correnti, riscoprono e colonizzano le isole atlantiche (le Azzorre e le
Canarie, poi cedute alla Spagna); stabiliscono relazioni commerciali coi capi indigeni della costa
africana, ma non disdegnano la ricerca di oro e di schiavi.
Dopo la morte di Enrico lattivit di esplorazione rallenta per la mancanza del sostegno regio e per
la concorrenza del lucroso traffico di avorio, oro e schiavi che i mercanti portoghesi svolgono con il
regno indigeno del Ghana. Il re Giovanni II riprende le esplorazioni ad un ritmo accellerato e, nel
volgere di pochi anni, i suoi navigatori si spingono quasi fino allestrema punta meridionale
dellAfrica: nel 1488 Bartolomeo Diaz raggiunge Cape Hope e lo battezza Capo Storm.
Il successivo viaggio quello che consente a Vasco de Gama, tra il 1497 e il 1499, di raggiungere
Calicut circumnavigando lAfrica. Malattie, ammutinamenti, tempeste e difficolt di varia natura
decimano la spedizione in navi e uomini, ma il carico di spezie col quale si fa ritorno compensa di
gran lunga tutti i costi del viaggio. Vedendo lentit dei profitti, i Portoghesi, nel volgere di poco

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pi di dieci anni, riescono con uno sforzo anche militare a spazzare via gli Arabi dallOceano
Indiano e ad organizzare scali commerciali fortificati fino alle favolose isole delle Spezie o
Molucche. Nel 1513 una delle loro navi attracca a Canton nella Cina meridionale, e a met del XVI
secolo essi hanno relazioni comerciali anche con il Giappone.
Il consolidamento e lespansione degli insediamenti in Asia continua ancora nei primi decenni del
XVI secolo, senza peraltro che i Portoghesi si spingano verso linterno delle regioni, ma
accontentandosi di controllare le rotte marittime attraverso le quali stava ormai completamente
cambiando la geografia degli scambi tra Europa e Asia.
Leconomia spagnola e larrivo del Nuovo Mondo.
Il secondo Paese protagonista dellespansione europea, ma verso Occidente, la Spagna. Anche in
questo caso si tratta di un Paese con condizioni economiche particolari, ed inoltre con problemi
ancora pesanti per quanto concerne lunificazione interna.
La caratteristica principale della Spagna la variet del proprio territorio, da cui derivano difficolt
e conflittualit.
Lagricoltura aveva ricevuto una cospicua eredit dai predecessori musulmani, poich i popoli
arabi e moreschi che avevano popolato lAndalusia prima della riconquista cristiana erano stati
eccellenti orticoltori e avevano portato larte dellirrigazione ad un alto livello, ma i sovrani
spagnoli, infiammati da fervore religioso, sperperarono questo patrimonio.
La maggiore delle difficolt dellagricoltura spagnola deriva dalla rivalit tra contadini e grandi
proprietari terrieri, che destinano i loro possedimenti allallevamento degli ovini. La produzione
laniera ha per lungo tempo uno sbocco molto redditizio sul mercato internazionale, per la forte
richiesta da parte dei centri tessili, specialmente allinterno del Mediterraneo. I pastori seguivano
la pratica della transumanza, vale a dire il movimento delle greggi tra i pascoli estivi in montagna e
quelli invernali in pianura. Gli allevatori, organizzati in una corporazione detta Compagnia della
Mesta, formavano a corte una lobby potente.
La lana una merce di valore che frutta denaro contante ed facilmente tassabile anche al
momento dellesportazione. Quindi erano supportati dai regnanti perch erano considerati
entrata di moneta.
Lespansione spagnola pi casuale di quella portoghese e meno legata alla ricerca di nuovi
orizzonti eocnomici per i propri traffici.
Nel 1483 mentre gli equipaggi del portoghese Giovanni II stanno ancora aprendosi la strada lungo
la costa africana, un genovese di nome Colombo, chiede al re di finanziare una spedizione
attraverso lAtlantico per raggiungere loriente viaggiando verso ovest. Giovanni II bocci la
proposta di Colombo, in quanto era interessato prettamente allAfrica. Colombo si rivolge quindi ai
sovrani spagnoli Ferdinando ed Isabella, i quali non ritengono realistica limpresa. Lo stesso
atteggiamento tengono il sovrano inglese e quello francese. Alla fine, nel 1492, Isabella di
Castiglia, per celebrare la vittoria sui Mori di Granada, acconsente a finanziare la spedizione di
Colombo che, dopo aver navigato per oltre due mesi, il 12 ottobre di quellanno giunge nelle isole
note in seguito come Indie occidentali, poich in realt egli crede di aver raggiunto lAsia.
Dopo aver fatto ritorno in Spagna, lanno successivo torna con una spedizione molto pi numerosa
ed attrezzata, con cui inizia la vera opera di colonizzazione.
Una nuova conflittualit sui mari e il Trattato di Tordesillas.
Alla fine del 400 ci si trova pertanto con due Stati che si fronteggiano sul mare, convinti
probabilmente di essere arrivati sugli stessi ricchi mercati orientali seguendo due strade opposte.
Subito dopo il rientro della prima spedizione, Ferdinando e Isabella si rivolgono al Papa Alessandro
VI affinch stabilisca una linea di demarcazione che confermi i diritti spagnoli sulle terre appena

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scoperte. Questa linea si troverebbe ad ovest delle Azzorre e di Capo Verde e divide il mondo non
cristiano in due met, con la parte occidentale riservata agli Spagnoli e quella orientale ai
Portoghesi. Lanno seguente, il 1494, nel trattato di Tordesillas il re del Portogallo convince gli
spagnoli a tracciare una linea pi a ovest. Ci ha fatto pensare che i Portoghesi conoscessero gi
lesistenza del Nuovo Mondo, in quanto, in questa seconda ipotesi, la gobba del Sud America
risulta collocata nellemisfero portoghese.
Nel 1500 durante la prima grande spedizione commerciale portoghese successiva al ritorno di
Vasco de Gama, Pedro de Cabral fa vela direttamente verso questa zona e rivendica il territorio.
Ai mutamenti di prospettive economiche occorre aggiungere le ricadute culturali, sociali e
politiche che questi eventi produrranno nei secoli successivi.

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PARTE 2 XVI SECOLO


1. La Demografia
Landamento della popolazione europea.
Il termine espansione si pu applicare alleconomia europea del XVI secolo considerandolo in tutte
le sue accezioni e in quasi tutti i parametri economici complessivi.
Con linizio del XVI secolo prende avvio una costante crescita della popolazione europea, anche se
con alcune diversit e discordanze nelle singole aree nazionali.
La documentazione disponibile varia e non pu fare riferimento ai classici censimenti. In
mancanza di registrazioni di stato civile, in molte aree europee, si ritrovano registri parrocchiali dei
battesimi, matrimoni e sepolture, tenuti allinterno delle parrocchie, cattoliche enon. LItalia e
lInghilterra furono le due aree nelle quali i registri parrocchiali presero fortemente piede nel corso
del 500.
Oltre i dati strettamente demografici si sono ritrovati i segnali dellespansione della popolazione
europea in quasi tutti i campi della vita economica. Si calcola che con il XVI secolo la popolazione
europea abbia recuperato totalmente le enormi perdite della pandemia del XIV secolo e che abbia
superato il limite precedente, oscillando intorno ai 100 milioni di individui.
In un secolo che rappresenta il vero momento di passaggio della societ europea dal mondo
medievale allet moderna, la distribuzione della popolazione sul territorio presetna ancora gran
parte delle caratteristiche dellepoca precedente. In sostanza si assiste al permanere di una
dispersione degli insediamenti, con il prevalere dei piccoli centri, senza la presenza di quelle che si
potrebbero definire grandi citt, anche se si pu indicare il 500 come il momento in cui inizia la
crescita delle future metropoli dellet moderna. Alcune stime restringono a quattro citt una
popolazione pari o superiore ai 100mila abitanti, Milano, Napoli e Venezia in Italia, e Parigi,
allinizio del 500, mentre alla fine del secolo se ne contano otto, Milano, Venezia, Roma, Napoli,
Palermo, Parigi, Londra e Lisbona. Pari o superiori ai 50.000 abitanti sarebbero state
rispettaivametne sette citt allinizio del secolo e tredici alla fine.
Nella realt levoluzione della popolazione nelle diverse aree geografiche fu inevitabilmente
differenziata e risent degli eventi politici e militari che travagliarono i Paesi europei.
Lesame degli indici demografici, della natalit e della mortalit evidenzia valori elevati.
I tre mali fondamentali, carestie, guerre ed epidemie, nel corso del secolo esplicarono ancora i loro
effetti nefasti ma incominciarono a trovare dei correttivi che limitarono i regressi.
Le migrazioni, fra vecchio e nuovo mondo.
Dalla campagna alla citt, nel fenomeno dellurbanizzazione incipiente. In questo senso appare
paradigmatico il caso inglese, che dimostra una trasformazione delle campagne con la
realizzazione delle recinzioni e la conseguente, se non del tutto correlata, crescita di Londra, che
quantuplica la sua popolazione nel corso di un secolo. Anche in Spagna e in Portogallo ci fu questo
fenomeno.
In Italia il comportamento fu diverso, nella prima parte del secolo gli italiani paiono disperdersi nei
piccoli centri, salvo riprendere il flusso dellurbanizzazione nella seconda met del secolo.
I poveri si muovevano fra citt e campagna, fra nucleo cittadino e contrado, secondo ritmi
stagionali, che erano dettati dal succedersi dei raccolti e dai luoghi di immagazzinamento delle
scorte. I momenti di crisi determinano anche un certo movimento dei poveri fra i centri urbani,
alla ricerca dei luoghi ove la carenza di risorse fosse meno sentita.

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Da Paese a Paese la migrazione avvenne secondo schemi differenziati. Uno dei pi singolari
offerto dagli Svizzeri, che in questo periodo migrarono in molti Paesi come militari al servizio delle
diverse corti europee.
Le politiche mercantilistiche degli Stati europei favorirono, inoltre, il trasferimento dei tecnici delle
diverse arti e produzioni, i quali dovettero muoversi fra gli incentivi offerti dai Paesi ospitanti e le
pene previste e comminate dai Paesi di origine.
Da continente a continente le migrazioni offrono caratteristiche particolari. Infatti, se innegabile
il richiamo dei nuovi territori a disposizione degli europei, lafflusso verso i nuovi Paesi non
presenta le caratteristiche di un movimento diffuso. Molti ostacoli si frapposero. Innanzitutto le
difficolt oggettive dei viaggi lunghi e disagiati, accompagnate dalla scarsa ricettivit di luoghi ove
era necessario adattarsi a vivere secondo uno spirito pionieristico. Lemigrazione verso le
Americhe fu alimentata soprattutto da uomini che ricercavano occasioni di affari con il cosiddetto
commercio doltremare, dedicandosi allo sfruttamento delle risorse che via via erano offerte dalle
esplorazioni allinterno del continente.
Occorre ancora distinguere fra migrazione definitiva e quella temporanea, dal momento che molti
fra coloro che scelsero di intraprendere la strada dellavventura e della fortuna ritornarono al
luogo di origine, mentre lentamente venne a formarsi una popolazione definitiva, alimentata
anche dalle nascite giunte.
Fra le migrazioni verso le Americhe nel corso del 500 occorre ancora considerare un flusso di
individui, non certamente europei, i quali per si affiancarono a questi, gli schiavi, prelevati per lo
pi dallAfrica, per soddisfare le esigenze del lavoro nelle nuove piantagioni di canna da zucchero.
LAsia e lAfrica non si determinarono concorrenti di emigrazione vera e propria: nei due
continenti si recarono gli uomini indispensabili alla gestione delle basi commerciali e militari che i
Paesi europei, il Portgallo soprattutto, organizzarono come punti di riferimento ai loro traffici.
La qualit della vita.
La peste ormai presente saldamente in Europa in forma endemica e periodicamente, con una
frequenza robusta, esplode nella forma epidemica. I luoghi pi colpiti sono soprattutto i centri
urbani, ove si addensano numerosi individui in condizioni igieniche precarie. Al primo posto fra le
cause delle epidemie si pongono quindi le pessime condizioni igieniche.
Si osservato che i gruppi di individui che venivano colpiti dalle epidemie dovevano ritrovarsi in
situazioni di debilitazione fisica, tale da ridurre le difese dellorganismo. A provocare la
debilitazione sarebbero state le carestie. In effetti il XVI secolo vide il susseguirsi di numerose
carestie, che portarono in evidenza il problema dellapprovvigionamento dei grani. Nel corso del
secolo le citt furono obbligate a dotarsi di organizzazioni stabili per gestire i problemi annonari e
gli Stati emanarono via via norme dirette a garantire la disponibilit di grani, alternando proibizioni
di esportazione a iniziative di rifornimento. Il commercio dei grani fu occasione di grosse
operazioni commerciali, con esborsi onerosi da parte delle citt.
Le caretie, a loro volta, trovavano origine in cause diverse. Strutturale allagricoltura del tempo era
la scarsa produttivit delle terre, per cui ogni qual volta le condizioni ambientali determinavano
una crisi, la carestia era inevitabile. Scarsa germinabilit dei semi, rovinati dai parassiti e dalle
difficolt di conservazione nei magazzini, carenza di concimi, rendevano quasi impossibile un
assorbimento degli eventi atmosferici. Un contributo importante era dato dalle guerre, con il
passaggio degli eserciti, i quali, privi di un sistema autonomo di rifornimento, vivevano delle
risorse dei territori in cui venivano a trovarsi, amici o nemici.
Ancora, se le condizioni igieniche nelle abitazioni e nei centri urbani erano cattive, pessime erano
quelle degli eserciti impiegati nelle numerose guerre che nel 500 travagliarono lEuropa. I corpi
militari sarebbero stati i diffusori di germi e parassiti che alimentarono le numerose epidemie del

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secolo. In sostanza si sarebbe innescato un circolo vizioso che, partendo da carestie e passaggi
degli eserciti, avrebbe consentito alle malattie di colpire con intensit organismi comunque
indeboliti dalle difficolt contingenti.
Vi furono casi di epidemie importante nelle citt di mare, ma vi anche un aspetto ancor pi
importante della diffusione di malattie fra un continente e laltro. Malattie europee sconosciute in
altri continenti furono portate in questi, cos come da questi se ne trassero altre sconosciute agli
europei.

2. Lagricoltura.
I rapporti con la terra.
Il mondo agricolo del 500 si presenta estremamente variegato, soprattutto per le trasformazioni
che si vennero a verificare nei rapporti con la terra da parte degli uomini che vi si dedicavano.
Lo sgretolamento del potere feudale, la crisi delle istituzioni ecclesiastiche e il consolidarsi delle
terre libere, di propriet privata, ebbero il loro effetto sulla organizzazione dello sfruttamento
agrario delle terre.
Da rilevare gli effetti del processo che dallultimo quarto del XV secolo aveva interessato gran
parte delle maggiori abbazie monastiche del continente. Le loro terre avevano incominciato ad
essere divise in due parti distinte, la claustrale e la commendatizia, lasciando ai monaci la prima, in
dimensioni confacenti alle necessit del loro ridotto numero, e affidando la seconda ai cosiddetti
abati commendatori, che la consideravano soprattutto per i redditi che ne potevano trarre.
Il vecchio schema feudale ormai stato rotto in gran parte dellEuropa, ma continuano, almeno
allinizio del secolo, a permanere pratiche colturali antiche. Il suolo fornisce il necessario per
lalimentazione e per i prodotti manufatti di base, ma non visono ancora segnali precisi di una
revisione profonda delle tecniche.
Laffermazione delle citt e la loro maggiore incidenza in termini di mercato di consumo dei
prodotti agricoli, ma anche in termine di capitalisti alla ricerca di investimenti, semplicemente per
un reddito diretto o anche per garantirsi lapprovvigionamento di materie prime per le lavorazioni
manifatturiere, contribu a mutare i tradizionali rapporti con la terra.
Proprietari diretti, affittuari, contadini e salariati trovavano un limite spaziale nel loro lavoro, che
dipendeva dalle possibilit di spostamento rispetto alla residenza abituale e dalla collaborazione
dellintera famiglia.
Un aspetto particolare della ricerca di nuove terre coltivabili si presenta nel 500 con il ricorso alle
opere di bonifica, soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra.
Le nuove produzioni agrarie.
Allaprirsi del secolo il sistema agrario europeo ancora dedito alle produzioni tradizionali dei
secoli precedenti. Gli agricoltori europei continuano a dedicarsi alla coltivazione dei prodotti
alimentari, con una grande variet di piante. Per lalimentazione si ritrovano coltivati ogni sorta di
cereali e frutti commestibili esistenti, compresi nella dizione generalizzata di grani, dal frumento
alla segala, ma anche orzo, avena, spelta, miglio, saggina, castagne e altri. Olive e uve sono
oggetto di cure particolari e incominciano a suscitare lattenzione dei cultori di agronomia.
Per il tessile lino e canapa sono oggetto di estese coltivazioni, mentre il cotone si ritrova relegato
nelle sole aree meridionali.
Uno degli elementi pi appariscenti delle conseguenze delle esplorazioni geografiche lo si ritrova
nella conoscenza di nuovi prodotti della terra. Patata, mais, pomodoro, tabacco, t, caff, cacao
sono soltanto i pi significativi e i primi di un lungo elenco di prodotti che nel corso del 500
vennero portati in Europa.

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Maggiore interesse paiono suscitare le erbe ritenute capaci di propriet curative, ma queste
alimentarono pi un commercio di importazione che non la messa a coltura, cos come le nuove
materie tintorie di origine vegetale.
Nuove occasioni di produzione agricola vennero da prodotti conosciuti da tempo in Europa e che si
diffusero in piantagioni pi estese, capaci di suscitare correnti di esportazione. Il riso, eredit
delloccupazione araba della penisola si diffuse nellItalia settentrionale.
Il gelso, ancora in Italia, per passare dopo in Francia, fu occasione di espansione dellallevamento
dei bachi, ponendo le premesse per il futuro sviluppo della seta. Inizia la grande avventura della
canna da zucchero, scarsamente presente in Europa salvo in alcune piccole zone meridionali.
Riso, gelso e canna da zucchero offrono frutti della terra che necessitano di una lunga lavorazione
per giungere al prodotto finale, richiedendo investimenti importanti. Canali e mulini devono
assistere il riso, allevamenti e filatoi affiancano i gelsi, molti uomini e complicate trasformazioni
garantiscono lo zucchero.
Le navi in viaggio fra America, Asia e Africa furono uno strumento straordinario per scambiare e
diffondere le conoscenze dei frutti della terra. Vi contribuirono la volont di arricchire il
patrimonio a disposizione, ma spesso eventi casuali determinarono effetti importanti. Le provviste
imbarcate nei diversi porti per garantire lalimentazione dei passeggeri, ormai non pi soltanto
europei, ma spesso asiatici e africani, soprattutto nel commercio degli schiavi, portarono per il
mondo semi e piante che si cercarono di impiantare e climatizzare in una alternanza di successi e
insuccessi.
Lincontro con gli altri continenti provoc anche una importante trasformazione nellallevamento
del bestiame. Le navi europee e gli uomini darme imbarcati si muovevano trasportando numerosi
animali. Due esigenze fondamentali erano alla base di tale comportamento. La prima derivava
dalla necessit di garantirsi la presenza dei cavalli per i trasferimenti e le battaglie, la seconda
proveniva dai bisogni alimentari. Lobiettivo della colonizzazione richiedeva di riprodurre per
quanto possibile le condizioni di vita dei paesi dorigine. Equini, bovini, ovini, suini conigli e
gallinacei accompagnarono gli equipaggi nelle traversate e si stabilirono nelle nuove aree di
presenza europea determinando una diffusione che in molti casi assunse dimensioni notevoli.
Dal resto del mondo vennero pochi animali di tipo sconosciuto suscettibili di utilizzo e impiego
negli allevamenti europei, come ad esempio il tacchino.

3. Verso la nuova sicurezza.


Innovazioni.
La pubblicazione di volumi dedicati alle tecniche di produzione metallurgiche forse lelemento
pi significativo per illustrare il livello di conoscenze disponibili nel corso del 500, anche se non
detto che abbiano svolto un ruolo effettivo per diffondere il contenuto, come del resto stato
dimostrato.
Nel 1540 fu dato alle stampe, a Venezia, il De la Pirotechnia di Biringuccio e nel 1556, a Basiliea, il
De re metallica di Agricola, che costituiscono grandi monumenti alla tecnologia.
Le esigenze belliche esaltano la necessit di metalli, sia per le armate terrestri che per quelle
navali.
Lenergia meccanica usufru della ruota idraulica e di quella eolica, ma linsostituibile combustibile
costituito dalla legna provoc la distruzione di gran parte del patrimonio boschivo delle aree
circostanti ai centri di produzione. Il caso dellInghilterra port ad una vera e propria crisi nel
rifornimento del legname, il quale vide pi che triplicato il sui prezzo nel corso del secolo.
Anche la metallurgia offr ai detentori di capitali uninteressante occasione di impiego e di reddito.
Molte grandi case bancarie, come i Fugger di Augusta in Germania, investirono e sovvenzionarono

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imprese del settore, garantendo non soltanto la produzione, ma anche la distribuzione dei metalli
e dei prodotti derivati in ogni parte del mondo.
I metalli preziosi, nella filiera oro argento e rame, conobbero momenti di fortuna, con le
opportunit offerte dalle grandi quantit provenienti dalle Americhe o dallAfrica. Linnovazione
forse pi significativa fu la diffusione della tecnica dellamalgama con il mercurio per lestrazione
dellargento.
Uno dei settori ove pi si esercitata la ricerca di innovazioni o di miglioramenti sulla base delle
esperienze sul campo quello della navigazione, dalla costruzione delle navi alla dotazione di
armi, dallorientamento e conoscenza dei territori alla misurazione del tempo e dello spazio e ai
rifornimenti alimentari.
I progressi nelle tecniche di orientamento portarono fra laltro ad uno sviluppo eccezionale nella
cartografia. Nn per nulla il XVI il secolo di Gerardo Mercatore, il cartografo olandese.
Una certa ricaduta di questo grande lavoro, inevitabilmente condotto con strumenti di
misurazione, si ebbe anche per scopi diversi, come quello dellagrimensura, in fase di sviluppo
soprattutto ai fini fiscali.
I mari del 500 erano percorsi da imbarcazioni di tutti i tipi. Permanevano le galee mediterranee.
Quelle da guerra utilizzavano prevalentemente la forza dei remi, pur dotate di una vela latina in
uso nei momenti di tranquilla navigazione. Le mercantili avevano ormai una prevalenza della vela,
pur conservando remi in quantit ridotta per le manovre in porto ed eventuali emergenze. Nel
corso del 500 levoluzione delle navi a vela fu quasi esplosiva, nella misura in cui apparvero e
furono sperimentate numerosi tipi di nave.
Portoghesi, spagnoli e inglesi furono i maggiori costruttori di grandi navi da guerra.
Paesi Bassi e Inghilterra, sfruttando antiche risorse, riuscirono a conquistare i mercati che erano
stati tradizionalmente dominati dai mercanti di panni medievali, soprattutto italiani. Nuovi panni,
dai colori vivaci, anche se pi leggeri e meno resistenti, denominati short-cloths, costituirono una
delle voci pi attive delle esportazioni dal porto di Londra nel 500.
Lorganizzazione della produzione e del lavoro.
La tradizionale occupazione nei diversi settori economici e sociali non fu stravolta nel corso del
secolo, ma piuttosto affiancata in un lento processo di trasformazione innescato da nuove
opportunit, alcune sviluppatesi quasi naturalmente e altre imposte dalle vicende politiche,
economiche e sociali.
La richiesta di prodotti alimentari e di materie prime, tessili e minerali, ha imposto, a secolo
avviato, un aumento della produzione e una diversa organizzazione del lavoro, sia nei campi che
nelle miniere. In pratica, in agricoltura si supera in molti luoghi lattivit limitata alla sussistenza e
si incentiva quella destinata al mercato. Ne deriv come conseguenza lo sviluppo di nuove forme
di lavoro nei campi, che trovarono nel salariato il modo di esprimersi. A facilitare la trasformazione
contribu il superamento degli schemi feudali nel rapporto con la terra e la nascita di aziende
agrarie per il mercato, viste come occasione di investimento e di remunerazione dei capitali.
Nei territori del nuovo mondo, sopratutto nella seconda met del secolo, dopo i primi pionieristici
interventi, il lavoro dei campi pose alcuni problemi, da un lato per le difficolt insite nelle
condizioni ambientali e dallaltro nelle tipologie delle colture possibili. Lemigrazione di coltivatori
europei non fu significativa e le risorse locali di manodopera, gli abitanti originari, si esaurirono in
poco tempo. Non fu possibile organizzare un consistente afflusso di coloni dallEuropa e ne deriv
cos il ricorso alle risorse umane degli schiavi africani.
Lo sfruttamento delle miniere conobbe a sua volta un processo analogo, se non maggiore, di
espansione.

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I capitali dei ricchi mercanti, sin dallultima parte del XV secolo, furono attirati dalle opportunit
dellimpiego nellattivit mineraria, che venne strutturata in imprese di dimensioni molto pi vaste
delle precedenti, usufruendo dellopera di molti operai, dipendenti salariati, che determinarono le
prime grandi concentrazioni di lavoratori in zone ristrette.
Il settore secondario appare in grande movimento. La produzione manifatturiera del 500 pare
usufruire di una miriade di tipologie di occupazione e offre occasioni di lavoro che stanno fra il
tradizionale e linnovativo, caratterizzando proprio in questo uno degli aspetti pi significativi
dellespansione economica dellEuropa e segnando, nello stesso tempo, il passaggio dalleconomia
medievale a quella moderna.
Il lavoro nelle botteghe artigianali, che aveva sostenuto le fortune dei mercanti, svolge ancora un
ruolo determinante.
Alcuni settori richiedono notevoli quantit di manodopera, come i cantieri navali e gli arsenali
marittimi, che ancora oggi rimangono, con le strutture residue, a testimoniare impianti di grandi
dimensioni.
Molta parte della produzioen manufatturiera di beni di consumo e di semilavorati garantita
dallutilizzo del lavoro disponibile fra gli uomini dei campi. Per definizione le lavorazioni agricole
sono stagionali e lasciano ampi spazi temporali per attivit differenziate. In questo campo ebbe
modo di svilupparsi il lavoro a domicilio, nelle case degli agricoltori, che vi potevano dedicare il
molto tempo libero.
Protoindustria e preindustria sono stati i termini pi usati per definire linsieme delle
organizzazioni produttive che hanno garantito i prodotti manufatti che, comunque, sono stati
necessari per soddisfare le esigenze dei consumi a tutti i livelli. Nella generale espansione che
attraversa lEuropa del 500 si potrebbe, forse, affermare che si ritrovano quasi tutte le tipologie
organizzative che erano gi state sperimentate nei secoli precedenti e si incominciano ad
intravedere casi di organizzazioni pi consistenti nella cantieristica, nelle miniere e nelle aziende
agrarie. In particolare si sviluppano produzioni nelle quali i capitali fissi rivestono un ruolo
maggiore del passato.

4. Gli scambi internazionali.


I flussi.
Le due tradizionali aree forti del commercio, lEuropa mediterranea (lItalia) e lEuropa
settentrionale (lAnsa e i Paesi Bassi), si ritrovarono a rivedere i loro schemi di azione. I traffici si
ritrovarono a privilegiare sempre pi i trasporti per via marittima.
Il bacino del Mediterraneo perde il suo ruolo centrale non tanto perch vi siano diminuite le
correnti di traffico tradizionali, per gli scambi interni di prodotti locali che permasero con una certa
vivacit, ma per il venir meno di una parte delle merci dellAsia e dellAfrica, che potevano ormai
passare attraverso la rotta del Capo di Buona Speranza, giungendo direttamente alle regioni
centrali e settentrionali dellEuropa senza lintermediazione del Mediterraneo.
A partire dal 1503 gli spagnoli crearono a Siviglia una istituzione, la Casa de la Contratacin, con il
preciso intento di riservare alla Spagna il monopolio di tutti i traffici con le Americhe e garantire il
controllo su tutto quanto si muoveva verso laltro lato dellAtlantico e ne arrivava.
I registros di Siviglia avevano uno scopo fiscale e di controllo dellafflusso dei metalli preziosi, ma
non solo, in quanto gli spagnoli estesero la loro attenzione a tutto quanto veniva trasportato,
esercitando un pesante controllo politico.
In una prima fase, per pochi decenni, vi fu una prevalenza di invii dallEuropa, soprattutto di
manufatti e di generi alimentari, per sostenere linsediamento dei colonizzatori. Poco dopo

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incominciarono a prevalere negli scambi i prodotti americani. Fra questi un posto di tutta
rilevanza, dal punto di vista economico, occupato dai metalli preziosi, soprattutto argento.
Presero corpo, quindi, gli scambi delle merci prodotte in loco, soprattutto in Brasile, con la canna
da zucchero e il legname denominato appunto brasile, e nelle Antile, soprattutto pellame
proveniente dagli allevamenti di bestiame col importato.
Il 500 dovette confrontarsi con il venir meno delle vie tradizionali delle correnti di commerci e di
traffici con lAsia. La caduta dellimpero romano dOriente, lespansione dellimpero ottomano
sulle coste africane del Mediterraneo e gli scontri violenti, sino alla battaglia di Lepanto (1571),
avevano quasi del tutto annullato il transito diretto attraverso il Mediterraneo delle merci
asiatiche. Dopo la circumnavigazione dellAfrica attuata dai Portoghesi e il viaggio di Magellano le
vecchie strade attraverso i continenti furono rese molto difficoltose e sostituite dalle vie
attraverso gli oceani. Alcuni prodotti asiatici, come lo zucchero e le materie tintorie furono
abbandonate e sostituite dai rifornimenti americani, ma spezie, sete, perle, pietre preziose e
tessuti di cotone continuarono ad arrivare, movimentate dai nuovi operatori, soprattutto olandesi
e inglesi, che alla fine del XVI secolo diedero vita alle grandi compagnie commerciali, la East India
Company e le Compagnie olandesi. La bilancia commerciale dellEuropa con lOriente si mantenne
negativa, ma pot usufruire dellargento americano per saldare il deficit.
La moneta.
Sino al XV secolo la scarsa disponibilit di metalli preziosi per la coniazione di monete aveva
rappresentato uno scoglio notevole alla creazione di un sistema monetario efficiente. Verso la fine
del XV secolo incominciarono a percepirsi gli effetti dei nuovi afflussi di oro africano, garantito dai
portoghesi, e dei primi arrivi di tale metallo dallAmerica colombiana. Alloro si affiancavano nel
vecchio continente le principali produzioni dargento da fonti di estrazione consolidate quali le
tedesche, tirolesi e ungheresi.
A partire dalla seconda met del XV secolo i sistemi monetari europei dovettero confrontarsi con i
rapporti di valore fra oro e argento e argento e rame, aprendosi, con la loro variazione, occasioni
di speculazione in un sistema in cui per forza di cose era possibile sfruttare i ritardi di
adeguamento o il persistere di sfasamenti fra il valore di mercato e i rapporti stabiliti
ufficialmente.
Loro dellAfrica provoc un primo squilibrio, soprattutto nella prima met del XVI secolo, e
largento americano esalt lo squilibrio, nella seconda met.
Le politiche mercantilistiche degli Stati determinarono interventi massicci negli affari monetari,
tanto che alcune di queste politiche sono espressamente definite come bullionistiche. La mitica
ricerca della ricchezza delle nazioni attraverso la disponibilit di oro e di argento portava ad
adottare la tecnica della sopravvalutazione delle monete che si volevano attirare, cos come la
sottovalutazione nel caso contrario.
In pratica una sottovalutazione delloro facilitava la presenza delle monete di argento e di rame,
consentendo una circolazione monetaria che si rendeva difficoltosa nel caso opposto, per la
carenza ai livelli locali delle monete doro.
Levoluzione delle monete nel corso del 500 appare contrassegnata da un certo disordine, pur in
presenza dellaffermazione di conii di grandi monete sia doro che dargento, fra le quali un posto
di rilievo deve essere assegnato al cruzado portoghese ed al pezzo da otto reales spagnolo, che
divennero, soprattutto il secondo, vere monete di riferimento.
In termini di modello economico, con riferimento alla teoria quantitativa della moneta, non vi
dubbio che un aumento della quantit di moneta in circolazione pu portare, a parit di altre
condizioni, ad una modificazione del livello dei prezzi. Si anche ipotizzato, sulla base di alcuni casi
effettivamente verificatisi, che vi sia stato uno sfasamento fra landamento dei prezzi e quello dei

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salari. Il fenomeno per non pare avere interessato contemporaneamente tutta lEuropa, anche
perch laumento della quantit di metallo prezioso disponibile per la monetazione coincise in
molti luoghi con i momenti in cui le attivit economiche si trovavano in una fase espansiva.

5. La finanza.
La necessit del pubblico.
La finanza pubblica del 500 risente ancora degli schemi precedentemente ereditati dal sistema
feudale. In questo senso si nota che vi era sul finire del Basso Medioevo, una distinzione
abbastanza significativa tra la struttura della finanza pubblica e il potere centrale rispetto a quello
decentrato e locale.
Le fonti di entrata dei sovrani si basavano sullimposizione fiscale, sul reddito dei domini della
Corona, sulleventuale alienazione di beni e privilegi e sullindebitamento.
La finanza straordinaria, spesso attivata nel corso del secolo per far fronte alle esigenze emergenti,
soprattutto belliche, ma non solo, provocava una commistione nelle due forme di organizzazione.
Infatti, nei casi di necessit la Corona richiedeva contributi straordinari ai corpi locali, i quali vi
facevano fronte formalmente con un apporto generico, ma nella realt raccogliendo i fondi
necessari con i propri schemi di imposizione fiscale.
Il procedimento in pratica prendeva avvio dalle richieste che la Corona inoltrava ai diversi corpi
dello Stato a livello locale per far fronte a pericoli comuni o a necessit di pompa per sostenere lo
sforzo per laumento del potere dello Stato nel contesto della concorrenza per la supremazia.
Sostanzialmente nelle registrazioni della contabilit centralizzate appariva la voce stabilita di
sussidio o donativo, mentre sul territorio limposizione fiscale corrispondente seguiva le forme
abituali delle contribuzioni ordinarie abitualmente in uso, che si trovavano ad essere maggiorate.
In questo luogo le forme erano estremamente variabili, ma con prevalenza delle imposizioni
dirette, essendo le indirette per la maggior parte di competenza sovrana.
Contributi da versare allamministrazione centrale dello Stato assumevano sul territorio la
caratteristica di imposte dirette reali, con alcuni casi di imposte dirette personali o sul reddito
mobiliare.
I dazi e i pedaggi di competenza sovrana ebbero beneficio dalla diffusione degli scambi e
dallaumento dei traffici e il loro gettito aument notevolmente. LInghilterra ebbe gettiti notevoli
dal movimento dei suoi porti ed Elisabetta I intervenne con ordini precisi per aumentare i controlli,
soprattutto con il riordino del 1564, nella lotta al contrabbando, sempre pronto a svilupparsi di
fronte alla convenienza dellevasione.
NellEuropa continentale le imposte indirette su consumi ebbero un andamento sempre crescente
e costituiscono il nucleo centrale e pi importante delle entrate degli Stati. Generi alimentari e
bevande, ma non solo, videro succedersi tutta una serie di interventi fiscali che colpirono i diversi
prodotti, talvolta in modo temporaneo, per le esigenze della finanza straordinaria, ma pi spesso
in modo continuo, pur con variazioni delle aliquote applicate. Un ruolo importante fu svolto
dallantica e tradizionale imposta o gabella sul sale, la quale aveva la caratteristica di fissare, oltre
il prezzo imposto del sale, anceh un consumo minimo per persone e animali.
Il debito pubblico.
Il debito pubblico non era certo uninnovazione, ma nel XVI secolo esso ebbe modo di espandersi e
soprattutto di esprimersi in forme complesse e organizzate. Alla base del suo modo di realizzarsi vi
erano pure le antiche remore per il divieto canonico del prestito ad interesse.
Suddiviso nelle due forme tradizionali del redimibile e dellirredimibile, il debito pubblico
cinquecentesco ebbe modo di percorrere tutte le tipologie possibili. Rendite perpetue, rendite

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vitalizie, prestiti garantiti da cespiti fiscali o da privative su gestione e redditi di beni del patrimonio
della Corona, prestiti sorretti da obbligazioni commerciabili e altre tipologie fra il fluttuante e il
consolidato, il breve e il lungo termine, trovarono un terreno fertile per sviluppare una vera e
propria innovazione che interess grandi banchieri, di Firenze, di Genova, della Germania
meridionale e di altri centri europei, ma anche una miriade di risparmiatori che trovarono
occasione di investimento.
Lo sviluppo del debito pubblico nei diversi Stati europei del 500 contribu a creare centri
specializzati di raccolta e di incontro di capitali e banchieri. Ad essi si rivolgevano i sovrani e alle
regole locali facevano riferimento.
Genovesi e tedeschi, fra i quali i Fugger e i Welser, gestirono un imponente flusso di denari,
muovendosi fra nuovi strumenti creditizi e incontrando momenti di successo e di difficolt nella
rincorsa alle variazioni dei tassi di interesse e di fronte alle possibilit di dissesto per le bancarotte
dichiarate dagli Stati.
Al predominio finanziario genovese contribu anche lo spostamento degli interessi europei della
Spagna verso larea del Mediterraneo, dove si concentrarono i principali domini spagnoli.
Il livello del debito pubblico di alcuni Stati europei provoc anche casi di insolvenza che sono stati
definiti come bancarotte. Il caso pi eclatante rappresentato dalle bancarotte dichiarate da
Filippo II nel 1557, 1575 e 1596. In realt furono momenti in cui, di fronte allimpossibilit di
pagare gli interessi e di restituire i capitali prestati, i sovrani sospendevano la regolare gestione dei
debiti e tendevano a modificarne gli impegni contrattuali. Sostanzialmente si trasformavano i
termini di durata e le scadenze dei pagamenti, se non gli stessi tassi applicati. In questo modo
prestiti a breve si trasformavano in prestiti a lungo termine od anche in prestiti irredimibili o
rendite tout court. Del resto, anche nel caso di prestiti irredimibili i sovrani si potevano riservare la
clausola del riscatto, che si traduceva in pratica in una rinegoziazione dei tassi di interesse
applicati.

6. I diversi ruoli in Europa.


Le aree dominanti: Portogallo e Spagna.
Cristoforo Colombo e Vasco de Gama rappresentano i simboli dellespansione territoriale degli
europei. Essi portarono a fine 400 in America, in Africa e in Asia le bandiere dei due Stati, Spagna e
Portogallo, che trovarono nel nuovo secolo tutte le opportunit per uno sviluppo della loro attivit
economica.
I portoghesi si applicarono prevalentemente ai commerci con lAfrica e lAsia realizzando un
modello di rapporti navali di grande rilevanza. Innanzitutto il peso della realizzazione delle
spedizioni dei primi anni del secolo fu interamente a carico della Corona. Grandi flotte, di grandi
navi, furono allestite per raggiungere le coste dellAfrica Orientale e dellAsia, sostenendole con un
nutrito numero di armati, per far fronte alle ostilit che ben presto dovettero affrontare. Infatti,
raggiungere lOriente attraverso la circumnavigazione dellAfrica significava inserirsi in un
consolidato schema di rapporti commerciali che faceva affluire le merci in Europa utilizzando le
antiche vie di comunicazione attraverso Asia minore ed Africa, controllate dal mondo arabo ed
essenziali per i centri del Mediterraneo, come Venezia. Naturale che vi fosse una certa resistenza
allinserimento dei nuovi attori.
Essi si muovevano per garantirsi i commerci, ma dovevano difenderli, come fecero, con un grosso
sforzo militare, reso tanto pi oneroso per la distanza dalla madrepatria. In Africa e in Asia essi
tesero a costituirsi delle basi di riferimento, che da un lato servivano per le necessarie soste delle
navi e dallaltro a raccogliere e immagazzinare le merci che erano destinate al commercio
dEuropa.

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Le navi, allinizio del secolo, partivano con carichi di minerali e metalli, rame, corallo, piombo e
soprattutto argento e monete. Al ritorno avevano le stive traboccanti di pepe e altre spezie, come
zenzero, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, con quanit oscillanti attorno alle 1500
tonnellate metriche. Due terzi, si calcola, erano di pepe e proprio il commercio del pepe ne fu
influenzato in tutta Europa con una forte oscillazione dei prezzi.
Sin dallinizio il commercio portoghese con lOriente richiam linteresse di mercanti e banchieri
europei, che trovavano modo di inserirsi nelle spedizioni organizzate dalla Corona.
Nonostante gli elevatissimi costi delle spedizioni navali, derivati anche dalla perdita di molti navigli
nel corso dei viaggi, il commercio delle spezie garantiva guadagni imponenti, superiori spesso al
100% del capitale impiegato. Alla Corona era riservata una quota del 30% del carico di pepe, sino a
quando nel 1514 se ne riserv il monopolio.
Nellultimo quarto del secolo il Portogallo incominci a confrontarsi con i rischi della pirateria
inglese, francese e olandese, e i costi delle spedizioni in Oriente divennero insostenibili per le
finanze.
Caratteristiche del tutto diverse ebbero i rapporti dei portoghesi con il Brasile, la parte
dellAmerica che venne a ricadere nella loro disposizione con il tratttato di Tordesillas. Al di l della
larga disponibilit del legname venne presto in evidenza che la maggiore ricchezza era nelle sue
caratteristiche ambientali e nella possibilit di svilupparvi forme di sfruttamento agricolo.
Attraverso procedimenti complessi i risultati furono raggiunti con un sistema di concessione delle
terre con il patto della messa a coltura e con la disponibilit di manodopera importata,
essenzialmente con la schiavit, facilitata per i portoghesi da una certa loro consuetudine al
ricorso agli schiavi gi nella madrepatria ed alla frequentazione, ormai quasi secolare, con le coste
dellAfrica. Infine, fu individuata la produzione pi confacente al territorio nella canna da zucchero,
seguita successivamente dal cotone.
Ben diversa fu la complessa vicenda dellespansione americana degli spagnoli. Essa era iniziata con
il miraggio di conquistare il commercio con le Indie, ma subito venne in evidenza come lAmerica
non fosse assolutamente il luogo da cui trarre le merci attese e conosciute. Se i portoghesi
avevano dovuto programmare la loro presenza in Africa e in Asia attraverso la costituzione di teste
di ponte, che non potevano che limitare il loro ruolo nellincontro con le forme gi organizzate da
tempo in sede locale per la produzione del commercio, gli spagnoli al contrario si trovarono a
realizzare tutta unopera di conquista e di colonizzazione dei territori, che li portarono nel corso
del secolo alla costruzione di un impero che occupava la gran parte del nuovo continente.
Laspetto che certamente ha lasciato il segno pi rilevante per il 500 lorganizzzazione
dellafflusso dei metalli preziosi a Siviglia. Soprattutto nei primi decenni lo sforzo spagnolo fu
assorbito dalle necessit della colonizzazione, mentre i primi prodotti, oltre loro e largento,
furono ottenuti sopratuttto dalle Antille, prima area dinsediamento dei coloni spagnoli.
Dopo le vicende traumatiche della conquista militare, gli spagnoli dovettero confrontarsi con le
necessit di arivare ad una organizzazione strutturata dei nuovi domini, con la creazione di due
vicereami e la costituzione di una classe dirigente e amministrativa, sullesempio del modello
applicato in Spagna.
Una interpretazione corrente vede prevalere nei primi europei arrivati con le navi spagnole uomini
attirati dalla speranza di una facile fortuna e provenienti in maggioranza dallAndalusia,
dallEstremadura e dalle classi dominanti della Castiglia, zona della Spagna fortemente
caratterizzata dalla grande propriet agraria, nelle mani della Corona, della grande nobilit e del
clero. Dopo essere svanito in tutto o in parte il miraggio delloro, questi uomini avrebbero
privilegiato la possibilit di acquisire domini fondiari. E questi vennero garantiti dalle concessioni
fatte dalla Corona spagnola, che si considerava come proprietaria delle nuove terre. In parte si
riprodusse in America lo schema della grande propriet castigliana, determinando anche le

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modalit dellimpiego della manodopera, che in un primo momento dovette essere garantita dagli
abitanti originari e dopo fu sostenuta dallarrivo dei negri africani.
Il controllo rigido dei traffici con le Americhe messo in atto dalla Spagna con la Casa de la
Contratacin e il Consiglio delle Indie imped un afflusso massiccio e indiscriminato di mercanti,
utilizzando lo strumento delle licenze di commercio individuali e temporanee, riservate ai mercanti
amici, come genovesi e tedeschi, dei quali la Corona non poteva fare a meno per le sue necessit
finanziarie.
Le aree in bilico: gli Stati italiani.
Una delle interpretazioni pi diffuse sullandamento delle attivit economiche nella penisola
italiana nel corso del 500 tende a dividere il secolo in due periodi abbastanza delineati. La prima
met sarebbe stata segnata dalle crisi indotte dalle guerre combattute sul suo territorio,
accompagnate da una serie di distruzioni e di caduta dei parametri produttivi nei settori che erano
stati i suoi tradizionali punti di forza, come il tessile. La seconda parte del secolo avrebbe visto una
sorta di ripresa, che per si sarebbe scontrata con le modificazioni intervenute a livello europeo,
sia nelle produzioni che nello smercio di quei prodotti che erano stati sottratti agli italiani. La
realt delleconomia italiana del 500 si presenta estremamente diversificata, cos come
estremamente variegato era il quadro degli Stati fra i quali la penisola era divisa.
Se ci si inoltra nei diversi settori si nota chiaramente come le attivit manifatturiere abbiano
risentito degli eventi bellici, con un calo generalizzato delle produzioni, soprattutto nellaria
centro-settentrionale.
La crisi dellorganizzazione tradizionale non tocc per pi di tanto la capacit di iniziativa degli
uomini daffari, i quali si inserirono nel processo di espansione europea per il mondo in modo
significativo.
La vocazione internazionale dei mercanti italiani aveva costruito un solido reticolo di interessi e di
capacit imprenditoriali, il quale fu estremamente prezioso nel momento in cui lampliamento dei
mercati e delle occasioni di affari attraverso gli oceani richiedeva conoscenze e professionalit
mercantili e finanziarie. In altri termini, mentre lItalia era praticamente messa a ferro e fuoco
dagli eserciti stranieri belligeranti gli uomini daffari italiani si ritrovarono ad operare
praticamente in tutte le parti del mondo, mettendo a frutto le loro consolidate tecniche di affari.
Gli italiani occupano ancora un posto di primo piano nelle grandi fiere europee, dove si scambiano
merci, ma soprattutto dove si collocano le grandi iniziative finanziarie, con il commercio dei titoli
di credito derivanti dai prestiti pubblici degli Stati europei.
Sotto questo punto di vista si pu ritenere che il 500 abbia visto una certa trasformazione nella
specializzazione degli uomini di affari italiani che, da mercanti quali erano sempre stati,
privilegiarono successivamente le attivit pi specificamente finanziarie, sfruttando anche il
mutato atteggiamento della Chiesa verso questo tipo di attivit e ponendosi come interlocutori
privilegiati per la collocazione di titoli del debito pubblico, soprattutto della Corona spagnola e di
quella francese.
Nellultimo quarto del secolo le galere genovesi si trovarono a controllare un traffico totalmente
nuovo, il trasporto di ingenti quantit di metalli preziosi, soprattutto argento monetario, che dalla
Spagna veniva trasportato in Italia, come effetto di complessi regolamenti finanziari.
Venezia si trov a sua volta a vivere cicli differenziati, oscillanti in relazione allandamento dei
traffici con lOriente, soprattutto per le spezie, dopo lintervento massiccio dei portoghesi.
I porti meridionali, siciliani soprattutto, e la dalmata Ragusa si trovarono a gestire il commercio dei
grani, secondo tradizioni antiche, ma rispondendo allaumentata richiesta dei consumi e alla
ricerca di nuove fonti di approvvigionamento, anche per fronteggiare le gravi carestie della
seconda met del secolo.

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Non vi dubbio che le guerre della prima met del secolo abbiano messo in grandi difficolt il
tessuto produttivo preesistente, ma i mutamenti istituzionali, con le nuove influenze spagnole, e i
rapporti internazionali degli uomini di affari italiani ebbero un ruolo fondamentale nel
determinare un nuovo sviluppo, i cui segni sono evidenti anche nelle testimonianze fisiche giunte
sino a noi. Grandi chiese e palazzi, con le loro opere darte, sono frutto di investimenti cospicui,
che danno conto dellesistenza e della vitalit di alcune grandi corti principesche italiane.
In definitiva nellItalia del 500 si manifestano molte trasformazioni che toccano praticamente tutti
i settori della vita economica, modificando profondamente gli schemi che avevano garantito il
dispiegarsi della vita economica e sociale dei secoli precedenti. Ne deriv un diverso equilibrio fra
le diverse regioni. Alcune, quelle della zona centro-settentrionale, paiono regredire, almeno in un
confronto relativo con altre aree forti europee, mentre altre si conquistarono spazi di grande
sviluppo, come Genova. Altre ancora, come Venezia, conservarono un ruolo importante, mentre il
Mezzogiorno si ritrov a pagare un alto prezzo per sostenere gli oneri imposti dalla politica di
Filippo II. Rimane unarea tradizionalmente debole nel Nord Ovest, che per trova nello
spostamento in Italia del centro dei domini dei Savoia il germe di uno sviluppo.
Le aree emergenti: Inghilterra e Paesi Bassi.
LInghilterra e i Paesi Bassi settentrionali sono le due aree europee che manifestarono nel 500
forme e tempi di uno sviluppo originale. I due paesi furono interessati a vicende politiche
importanti che trovarono nel regno inglese dei Tudor e nelle guerre di religione delle Fiandre gli
eventi pi eclatanti.
Gi nei secoli precedenti al 500 si era sviluppata, nei Paesi Bassi, una parte della regione, i
cosiddetti Paesi Bassi meridionali, tanto da poter essere considerata, con Bruges come centro ed
Anversa come porto, uno dei poli forti delleconomia europea, confrontabile con quello italiano,
mentre si erano affermati nelle vicinanze pi immediate centri commerciali rilevanti come
Amsterdam, Brema ed Amburgo. La loro collocazione sul mare del Nord aveva consentito di
usufruire di due grandi linee di comunicazione, orientate verso il mare e verso linterno, con una
prevalenza dei trasporti per via dacqua, usufruendo dei corsi di fiumi, come il Reno e lElba.
Quando i portoghesi iniziarono la loro attivit con lOriente, ritrovandosi Lisbona in una posizione
decentrata rispetto ai traffici europei, essi furono obbligati a fare riferimento ai porti del Mare del
Nord e trovarono in Anversa il mercato ottimale per la destinazione dei prodotti delle Indie
Orientali, soprattutto il pepe e le spezie, rivolgendosi successivamente anche ad Amsterdam ed
Amburgo.
Lattivit marinara sulle coste dei Paesi Bassi assunse quindi una notevole intensit, facilitando la
proiezione sul mare del lavoro degli uomini che vi abitavano. Dopo avere avviato intensi lavori di
regolamentazione delle acque ed avere trovato lenergia necessaria nella diffusione del mulino a
vento, gli abitanti dei Paesi Bassi settentrionali ricavarono dal mare i mezzi per uno sviluppo
economico singolare.
Lultimo quarto del 500 vede la decadenza di Anversa e la crescita di Amsterdam come centro
principale delle attivit economiche dei Paesi Bassi, in quanto ritenuta una citt pi permissiva.
Talvolta si cercato di attribuire alla riforma protestante, vincitrice in Olanda, lorigine delle
fortune economiche della regione e, certamente, la rottura derivante dalle guerre di religione ha
svolto un suo ruolo, permettendo di raccogliere in Olanda tanti personaggi allontanati dai Paesi di
tradizione cattolica, molti dei quali erano portatori di preziose competenze e preparazioni
professionali.
La definitiva rottura con la Spagna e il Portogallo e i conseguenti divieti di rapporti commerciali
obbligarono gli olandesi a cercare una loro via autonoma per procurarsi i prodotti provenienti
dalle Americhe e dalle Indie. Gli ultimi anni del 500 vedono gli olandesi impegnati

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nellorganizzazione di consistenti spedizioni verso le Indie Orientali. Se i portoghesi avevano


assunto immediatamente uno stretto controllo statale sulle spedizioni in Oriente, gli olandesi
lasciarono spazio, per cos dire, alliniziativa privata, la quale si realizz con la costituzione di forme
di Compagnie apposite.
Pi tardo sarebbe stato lintervento diretto degli olandesi verso le Americhe.
Comunque, le maggiori correnti del traffico per gli olandesi del 500 furono intrattenute con il Mar
Baltico.
Gli olandesi a fine 500 erano in grado di intrattenere rapporti commerciali con ogni parte
dEuropa, impiantare nuove lavorazioni per la trasformazione delle materie prime disponibili,
sviluppare tecniche mercantili e contabili evolute, muoversi in definitiva in modo totalmente
innovativo, con la disponibilit di cospicui capitali.
Le vicende economiche dellInghilterra nel corso del 500 presentano a loro volta aspetti diversi da
quelli degli altri paesi europei, nella misura in cui le sue condizioni geografiche e lorganizzazione
dello Stato determinarono trasformazioni particolari, che contribuirono a costruire un insieme di
opportunit.
La produzione della lana, le trasformazioni dellagricoltura, lo sviluppo delle manifatture, la
disponibilit di materie prime, i rapporti con il continente europeo, i trasporti marittimi, la
monarchia assoluta e la partecipazione dei ceti sociali, la riforma anglicana sono un insieme di
aspetti che si presentano in movimento nel corso del XVI secolo, contribuendo tutti in vario modo
a costruire un quadro generale che port lInghilterra ad affrontare con successo i secoli seguenti.
I dazi doganali sullesportazione della lana avevano garantito gettiti consistenti fin dal XIII secolo,
ma con una politica protezionistica si era da tempo cercato di sviluppare in loco una produzione
manifatturiera. Pur incontrando tale politica tutte le difficolt derivanti dallopposizione dei
produttori di lana, che preferivano muoversi in un mercato libero, il settore aveva contribuito a
stabilire rapporti con i mercati europei, che si muovevano per lapprovvigionamento della lana e,
nel contempo, per fare affluire in Inghilterra i prodotti di qualit di cui vi era richiesta.
Allinizio del secolo, le statistiche ufficiali delle esportazioni inglesi, senza quindi tenere conto del
contrabbando, testimoniano che ormai i panni di lana avevano largamente superato, in peso, le
quantit della lana grezza. Nel corso del secolo si ebbe un aumento apprezzabile delle quantit di
tessuti esportati, soprattutto nella forma delle pannine (short cloths).
Laumento della produzione di lana in Inghilterra determin una certa trasformazione nella
struttura delle produzioni agricole, con un aumento del pascolo e laumento della tessitura che, a
sua volta, richiese un apporto di lavoratori. Da un lato le esigenze del pascolo avrebbero espanso il
processo delle cosiddette enclosures, o recinzioni dei campi, che avrebbero procurato lespulsione
dei ceti pi deboli dalla campagna, dallaltro ne sarebbe nato un aumento delle persone esposte ai
rischi delle violente oscillazioni delloccupazione nellattivit manifatturiere.
LInghilterra era legata al mare, ma era stata tagliata fuori dalle grandi scoperte geografiche dei
portoghesi e degli spagnoli. Quasi per forza di cose i marinai inglesi furono obbligati a dedicarsi alla
navigazione del Mare del Nord e ad intraprendere tutta una serie di azioni per conquistare
condizioni di agibilit negli altri mari europei, soprattutto il Bianco, il Baltico e il Mediterraneo. Gli
strumenti per la penetrazione in questi mari e la gestione dei traffici conseguenti furono le
Compagnie. Le nuove compagnie verso tali mari furono costituite a partire dalla met del 500:
Moscovy Company (1554), Eastland Company (1579) e Levant Company (1592). Verso la fine del
500 si stabilirono i rapporti con lAfrica attraverso la Guinea Company (1588) e la Morocco
Company (1595).
Verso il continente americano gli inglesi si mossero cercando di acquisire territori, come in effetti
avvenne con lisola di Terranova e la regione alla quale fu imposto il nome di Virginia, in omaggio
alla regina che aveva concesso i privilegi necessari alla navigazione e alle conquiste, ma da questi

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territori non vennero immediati vantaggi. Solo nel secolo seguenti si sarebbe ripresa lopera di
colonizzazione del Nord America. Maggiori successi vennero dalla cosiddetta guerra di corsa, cio
dalla caccia alle navi spagnole che trasportavano le ricchezze americane, condotta da navi armate
che operavano con le patenti concese appunto dalla Corona inglese. Verso la fine del 500 la
marina inglese aveva assunto un ruolo fondamentale praticamente in tutti i mari del mondo e si
avvi a divenire lo strumento decisivo dello sviluppo del Paese.
Tutta la politica economica sviluppata dallInghilterra in questo periodo fu tesa al protezionismo
della produzione interna, con lapplicazione di dazi doganali allimportazione. Del resto si pu dire
che con il 500 gli inglesi abbandonarono definitivamente lintermediazione dei mercanti stranieri e
tesero a garantirsi in modo autonomo i loro commerci.
La metallurgia del ferro conobbe un aumento notevole. Il problema del combustibile, stante la
carenza del legname nellisola, fu progressivamente risolto con lutilizzo del carbone.
Con limmigrazione si avvi per Londra una vocazione allinternazionalit dei suoi abitanti che, con
le loro conoscenze culturali e tecnologiche, avrebbero trovato un terreno fertile per espandersi.
La competizione con la Spagna trov il suo momento culminante nello scontro navale con
lInvincibile Armada (1588), la grande flotta predisposta da Filippo II per chiudere i conti e invadere
addirittura lInghilterra. La vittoria inglese segn praticamente linizio del declino della potenza
marinara spagnola e la consacrazione della marina inglese, strumento fondamentale del futuro
sviluppo politico ed economico del paese.

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PARTE 3 XVII SECOLO


1. Demografia: dalla grande crisi alla lenta ripresa.
Andamenti globali.
Gli storici economici considerano da sempre il XVII secolo come un periodo di forte ristagno
demografico, se non proprio di regresso. Le varie regioni dEuropa conobbero, una dopo laltra,
forti crisi alimentari ed epidemiche che portarono ad uninterruzione del trend di crescita iniziato
alla fine del Medioevo.
In et moderna la popolazione non poteva aumentare oltre certi livelli perch era il rapporto tra
terra coltivabile ed esigenze alimentari degli uomini a determinare una barriera oltre la quale non
era possibile andare.
A partire dal 1590, e per diversi anni successivi, vaste aree dellEuropa vennero colpite da carestie
che dimostrarono limpossibilit dellagricoltura di allora di sostenere una crescita demografica
prolungata nel tempo.
Tra 500 e 600, come gi era avvenuto alla met del XIV secolo, si era giunti a una situazione di
equilibrio precario, allinterno della quale il minimo movimento poteva provocare conseguenze
catastrofiche: bastava un breve periodo di siccit, o linvasione di qualche parassita, per
determinare una grave crisi di sussistenza quantomeno a livello locale.
A rendre meno gravi le pandemie di questo secolo, rispetto a quelle dellultimo scorcio del
medioevo, era sopraggiunto e si era affermato lentamente un nuovo regime demografico fatto
ovunque di matrimoni ritardati e tassi di natalit pi bassi. In effetti la popolazione europea
allinizio del XVII secolo era inferiore a quella della prima met del XIV secolo, di conseguenza le
crisi che si verificarono furono ovunque meno gravi.
Le differenze regionali.
In aree molto distanti tra di loro come la Linguadoca, la Castiglia e la Russia centrale si registrarono
molti segnali di ristagno demografico, se non proprio di arretramento, a partire dagli anni 70 del
XVI secolo.
Questa fu solo la prima fase della crisi demografica del XVII secolo. Ben pi devastante fu la
seconda, che coincise con la guerra dei Trentanni (1618-48), e che colp essenzialmente lEuropa
centrale. Negli anni 20 e 30 gli effetti della peste si sommarono a quelli della guerra. Ancora una
volta la Pianura Padana risult particolarmente esposta: punto di incrocio di due correnti
epidemiche, una proveniente dal Mediterraneo e unaltra dalle pianure orientali, venne
attraversata da eserciti gi a partire dal 1616.
La terza fase fu pi concentrata geograficamente, ma and a colpire zone gi attaccate in
precedenza, come lItalia, in particolare il Mezzogiorno, e soprattutto la Spagna. Tra il 1647 e il
1656 in tutta la penisola iberica, esclusa solo la Catalogna, si registr la scomparsa di oltre un
milione di abitanti (circa un quinto della popolazione del Paese). In uguale misura venne colpita
lItalia meridionale. Altri focolai epidemici si registrarono in Irlanda e nella Francia centrale nel
1652, dove agli effetti della peste si aggiunsero quelli di una serie di cattivi raccolti e le operazioni
militari che vi si svolsero.
Unaltra crisi agraria, della durata di 25 anni, colp Finlandia, Russia e ancora una volta la Francia, a
partire dal 1690.
Come si vede il quadro risulta estremamente variegato e, come gi detto in precedenza, non tutta
lEuropa fu colpita in eguale misura; almeno tre regioni conobbero un vero e proprio regresso
demografico: la Pianura Padana, la Penisola Iberica e la Germania. Altre regioni, come la Francia, la

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Germania a est dellElba e la Russia registrarono una stagnazione prolungata. Infine, vi furono zone
nelle quali le crisi si limitarono a rallentare il trend di crescita, come lInghilterra, le Province Unite
e lIrlanda.
Gli effetti sul tenore di vita, sui consumi e sui prezzi.
Le conseguenze economiche del ristagno demografico furono importanti e ovviamente
diversificate nelle varie regioni. In generale si pu affermare che un calo del numero complessivo
degli uomini determina un calo della domanda con effetti importanti di ricaduta in particolare sul
mercato delle derrate alimentari.
Il calo dei prezzi dei cereali, dovuto allindebolirsi della domanda, fu molto accentuato in Germania
e nellItalia settentrionale, le regioni pi colpite dalle crisi demografiche. Ma se in Germania dopo
il 1676 si registr una leggera ripresa, in Italia il prezzo dei cereali continu a calare fino alla fine
del secolo senza dare segni di ripresa nel periodo successivo.
Il caso dellInghilterra forse il pi interessante perch dimostra che, oltre ai fattori demografici, il
prezzo delle derrate agricole legato anche a fattori tecnologici e organizzativi. Il vero crollo dei
prezzi si ebbe pi tardi, nei primissimi anni del secolo XVIII, e deriv da un fenomeno certamente
decisivo per gli sviluppi successivi delleconomia europea: lo straordinario aumento della
produttivit nellagricoltura inglese.
Il 600 registr la fine del processo secolare di crescita dei prezzi, avviando una fase di deflazione.
Se per braccianti e in generale salariati si pu parlare di miglioramenti, per quanto riguarda piccoli
proprietari terrieri, affittuari e mezzardi si pu parlare di sostanziali peggioramenti nelle condizioni
di vita.
Nel 600 i mercati erano meno ricettivi e, con il crollo dei prezzi, piccoli proprietari e coloni erano
spesso costretti ad indebitarsi e a vendere le propriet o a trasformarsi in salariati.
In ambito urbano il calo dei prezzi dei prodotti agricoli favor i ceti meno abbienti. Tale
miglioramento fu sostenuto anche dalla tendenza alla crescita dei salari.

2. Agricoltura e propriet terriera: si accentuano le differenze.


Tecnologia e nuove colture.
In generale si pu affermare che oltre il 70% degli europei era impiegato nel settore primario.
Piccoli proprietari, coloni, mezzadri, braccianti e, dove ancora esistevano, servi della gleba, erano
le diverse figure che componevano questo variegato mondo.
Il prodotto agricolo pi importante, che determinava landamento dellintero settore, era
senzaltro il grano. Assicurare il pane era limperativo categorico; tutto doveva essere subordinato
a questa necessit essenziale.
Il XVII secolo non rappresent, dal punto di vista tecnologico, un periodo di grandi progressi. Anzi,
un aspetto che balza subito agli occhi la carenza di opere e di studi di agronomia rispetto al
secolo precedente. Ma dietro limmagine di unagricoltura immobile in realt si intravedono segni
di cambiamento. Quando le crisi demografiche fecero sentire i loro pesanti effetti (producendo
una minore domanda di frumento) si determin una fase nuova, che segnava una svolta rispetto al
secolo precedente.
Nel 600 si registr una ripresa dellallevamento, della viticoltura e della coltivazione delle piante
industriali, specialmente tessili. Il consumo di vino risultava abbastanza alto in et moderna,
perch rappresentava allora un insostituibile apporto calorico, di sali minerali e di vitamine. In
particolare in Francia, almeno fino alla met del secolo, le esportazioni di vino crebbero in maniera
costante.

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Lallevamento del bestiame era una di quelle attivit che si potrebbero definire antagoniste alla
produzione di cereali. Si innescava cos un processo che finiva per ridurre la produttivit di terreni
e che metteva in pericolo la possibilit di sfamare la popolazione. Il bestiame, infatti, era
indispensabile nei campi come fonte di energia, e in questo caso da parlare esclusivamente dei
bovini, ma era importante anche per la concimazione dei campi stessi. Non solo, ma lallevamento,
oltre alla carne, produceva anche una grande quantit di materia prima per unindustria rilevante
come quella conciaria.
La crescita o il decremento del patrimonio zootecnico (in particolare bovino) rappresentano un
aspetto cruciale della societ agraria del 600.
Laddove gli effetti degli eventi bellici furono meno intensi o del tutto assenti (come lInghilterra e
le Province Unite) lallevamento si svilupp di pari passo con una nuova agricoltura fatta di
rotazioni pi efficienti e maggiori possibilit di concimazione dei terreni. In Europa orientale
lallevamento si mantenne su livelli decisamente alti, se confrontato con quanto avveniva in
occidente. Per tutto il secolo larea danubiana esport bovini, le cui carni e pelli venivano
consumate e lavorate in Italia, Francia, Germania e Spagna.
La produttivit per semente presentava variazioni elevatissime: da livelli eccellenti per lepoca di
1:9 (per ogni chicco di grano seminato se ne raccoglievano nove) in alcune regioni particolarmente
fertili in Inghilterra, nella Pianura Padana o in Toscana, a rese modestissime di poco superiori al
rapporto 1:2 nelle aree montane.
Dominava ancora la rotazione biennale, che alternava al frumento (o ad altro prodotto messo a
coltura) il maggese. Tra 500 e 600 si speriment una nuova organizzazione della produzione
agricola, il sistema della rotazione triennale, che ripartiva per tre la terra coltivabile: in una parte si
seminava frumento, in unaltra cereali minori e/o leguminose, lultima veniva lasciata a riposo.
Appare subito evidente il beneficio in termini di volume della produzione: se nella rotazione
biennale si coltivava met del terreno, con quella triennale si seminava ogni anno sui due terzi
della terra disponibile.
La carenza di innovazioni di processo fu per cos dire mitigata dallintroduzione del mais: un
prodotto che provoc una piccola rivoluzione nel sistema agrario di alcune aree europee. Il cereale
importato dallAmerica, che poteva garantire rese nettamente superiori a quelle del frumento,
poteva essere utilizzato sia per lalimentazione animale che per quella umana e poteva
proficuamente essere introdotto nella rotazione triennale, seminandolo tra il grano e il maggese.
Un discorso a parte andrebbe fatto per lInghilterra. In questo paese si ampliarono le superfici
coltivate, si iniziarono ad applicare in maniera sistematica nuove tecniche di coltivazione e si
utilizzarono tutte le conoscenze a disposizione nel periodo. Luso di aratri diversi, a seconda del
tipo di terreno, e di fertilizzanti sempre pi efficaci fecero fare un salto in avanti notevole
allagricoltura inglese.
Lagricoltura forniva anche una serie di materie prime utilizzate dalle manifatture urbane, come la
canapa e il lino, che venivano coltivate soprattutto nella Francia occidentale, in Romagna, nella
Germania meridionale e nei Paesi baltici. La produzione della lana benefici dellestendersi del
pascolo negli spazi gi messi a coltura (soprattutto in Spagna e nellItalia meridionale).
Lallevamento del baco da seta era una prerogativa quasi esclusivamente italiana, concentrato
nelle campagne lombarde, emiliane e toscane e in generale del Mezzogiorno. In queste regioni le
lavorazioni della seta rappresentavano un importante complemento per i redditi dei contadini e
spesso un importante settore manifatturiero delleconomia urbana.
Il processo di concentrazione della terra in Occidente.
Accanto agli aspetti tecnologici vi erano altri fattori, come lassetto della propriet terriera e i
sistemi di conduzione dei fondi, che occorre prendere in considerazione per comprendere il

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processo di trasformazione del settore agricolo. In primo luogo occorre sottolineare la presenza di
enormi estensioni di terre poco o per nulla produttive, non arabili e con scarse possibilit di
sfruttamento anche per la raccolta e la caccia. Vi erano poi le terre che a vario titolo venivano
utilizzate da una comunit (un villaggio, le famiglie di una parrocchia, ecc.), terre di uso collettivo,
il cui sfruttamento era discontinuo e per lo pi limitato al pascolo e solo in piccola parte potevano
essere arate e coltivate.
Accanto a queste terre comuni, che diverrano terre di conquista per nuovi ceti di proprietari, vi
erano i campi di piena propriet dei contadini e quelli inquadrati nel vasto e variegato regime
signorile.
I contadini proprietari non erano necessariamente benestanti; al contrario la loro piccola azienda
era spesso minacciata dalle fluttuazioni del mercato o dai capricci del clima. La caduta dei prezzi
obblig molti di loro ad indebitarsi e successivamente a vendere le loro terre. Nelle stesse
condizioni si trovavano quei contadini che, pur non avendo la piena propriet dei campi che
lavorano, potevano trasmettere i loro diritti di uso ai propri eredi.
Non tutti i coloni erano fortunati come quelli di cui abbiamo gi parlatto, presenti soprattutto nei
Paesi Bassi e nella Francia settentrionale. In molte altre regioni lereditariet dei fondi non
costituiva n diritto n consuetudine, ma era sottoposta al pagamento di oneri pesanti (cos in
Inghilterra, Francia centrale e Germania meridionale).
La terra di stretta pertinenza del signore poteva essere lavorata dai coloni sottoposti a corves o
poteva essere affittata secondo modelli pi moderni, come la locazione a canone fisso, pagato
spesso in denaro, o quel tipo particolare di colonia parziaria che era la mezzadria.
Il calo dei prezzi mise in difficolt i piccoli proprietari, che, come si gi detto, furono spesso
costretti ad indebitarsi e successivamente a cedere la propriet. Questo processo andava a
vantaggio dei grandi proprietari, fossero essi nobili, religiosi o borghesi. In questo modo la
propriet terriera si concentr ulteriormente in poche mani.
In Inghilterra la situazione era diversa, in quanto lappropriazione di terre da parte dei ceti
dominanti non avvenne solo a spese della piccola propriet, ma in prevalenza riguard i campi
aperti che, attraverso le cosiddette recinzioni, entrarono a far parte della grande possidenza
fondiaria.
Pu apparire strano che in un periodo nel quale i prezzi e le rendite fondiarie tendevano al ribasso,
i ceti abbienti continuassero ad investire nellacquisto di terre. Bisogna tenere conto del fatto che
nelle societ pre-industriali lagricoltura era di gran lunga lattivit prevalente e la terra costituiva
comunque il bene economico pi importante e il bene rifugio per eccellenza. Era la propriet
fondiaria, inoltre, che assicurava il predominio politico ed economico anche allinterno delle citt.
Tutto ci port a una evoluzione del mondo agricolo, specie nelle zone pi sviluppate, di
importanza straordinaria: innanzitutto la terra venne definitivamente riconosciuta come una
merce e si consolid un mercato fondiario che in un regime feudale non poteva sussistere; in
secondo luogo lacquisto di terre da parte dei ceti non rurali port allaffermazione delle forme di
locazione pi avanzate.
La rifeudalizzazione.
Il quadro delineato vale per lEuropa occidentale, ma nellEuropa a est dellElba, Prussia, Polonia,
Ungheria, Boemia e Russia, il calo dei prezzi determin unevoluzione che per certi versi andava
nella direzione opposta. La difesa dei redditi agrari impose anche ai grandi possidenti di queste
regioni una forte estensione delle loro propriet, ma, al contrario di quanto avvenne in occidente,
si persegu anche un accentuato contenimento dei costi della mano dopera, giungendo anche a
ripristinare la servit della gleba.

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Di fronte alle difficolt del mercato granario, tali classi dominanti allargarono i loro possedimenti e
cercarono con tutti i mezzi di costringere a rimanere sulle loro terre i contadini. A met del XVII
secolo la Polonia, la Romania e la Russia avevano perci ristabilito per legge la servit della gleba e
in molte regioni venivano rimessi in uso diritti feudali ormai decaduti nella prassi da molto tempo,
ma mai ufficialmente cancellati. Questultimo aspetto si present anche in occidente, soprattutto
nel Mezzogiorno italiano e in generale nellEuropa meridionale. Questo movimento fu definito di
rifeudalizzazione.
Qui la risposta alla crisi da parte dei dominanti non port ad alcun progresso dal punto di vista dei
rapporti contrattuali nel mondo agricolo, come invece avvenne nelle regioni pi avanzate, ma
rappresent soltanto un peggioramento nelle condizioni di vita dei contadini.

3. Citt, manifatture, commerci e finanza: mutano le costellazioni.


Corporazioni e proto-industria.
Le attivit di trasformazione nel corso del XVII secolo non subirono sostanziali modificazioni, n dal
punto di vista tecnologico n da quello organizzativo. In realt qualche progresso tecnologico
venne registrato in alcuni particolari settori. il caso della chimica. Anche la tintoria risent
dellintroduzione di nuove tecniche.
Come avveniva in epoca precedente le attivit di trasformazione continuavano ad essere svolte sia
nelle citt che nelle campagne. Nel contesto urbano le lavorazioni venivano generalmente
effettuate nelle botteghe artigiane da lavoratori specializzati; in ambito rurale i contadini (nei
periodi in cui non lavoravano) svolgevano alcune lavorazioni legate soprattutto al ramo tessile,
lavorando allinterno della propria abitazione.
Durante il 600, su iniziativa di operatori commerciali che agivano sul mercato internazionale, le
due diverse forme di organizzazione della produzione industriale (manifattura urbana e
manifattura rurale) divennero elementi complementari allinterno di ununica filiera.
Cos si affidavano ai contadini (poco remunerati) le operazioni che richiedevano molto lavoro e
scarsa capacit professionale; mentre gli artigiani (remunerati bene) si occupavano delle
operazioni pi delicate, che richiedevano alta capacit professionale. A questi due sistemi si deve
aggiungere la grande impresa accentrata, nella quale lavoravano fino ad alcune centinaia di uomini
e donne (arsenali, ecc.).
In citt, nella bottega artigiana, il maestro capo-bottega, coadiuvato da un numero variabile di
lavoranti e garzoni, continuava a far parte della corporazione o arte che comprendeva tutti i
maestri che svolgevano la sua attivit. Proprio le corporazioni sono state accusate, fino a pochi
anni or sono, di essere una delle cause principali del declino economico delle citt italiane del XVII
e XVIII secolo. Il loro eccessivo controllo sui metodi di produzione e sul tipo di organizzazione
aziendale avrebbe obbligato i mercanti imprenditori italiani a ralizzare prodotti che ormai non
incontravano pi i gusti dei consumatori.
Quando il mercato si ampli i maestri non furono pi in grado di prevedere la domanda a cui far
fronte, n dal punto di vista quantitativo, n da quello qualitativo. Fu in questo stato di incertezza
che si impose la figura del mercante-imprenditore. Questo personaggio, che reciter un ruolo da
protagonista nella storia europea fino alla rivoluzione industriale, sfrutt intelligentemente le
proprie conoscenze commerciali e le proprie capacit organizzative, tanto che fin per trasformare
gli aderenti alla corporazione in figure professionali assimilabili ai lavoratori subordinati. Il
mercante era il regista dellattivit produttiva: forniva allartigiano le materie prime e spesso
anche il capitale fisso, determinava le caratteristiche del prodotto finito, ne stabiliva il prezzo e ne
organizzava la commercializzazione. Il mercante-imprenditore, che sovente era egli stesso
membro di una corporazione, non limitava la propria attivit organizzativa allinterno della citt,

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ma, alla ricerca di pi bassi costi di produzione, spesso forniva lavoro anche alle famiglie
contadine. Nacque cos il putting-out system, quel sistema di produzione basato sul lavoro a
domicilio, che tanta parte ebbe nello sviluppo economico europeo. La bottega artigiana e il lavoro
a domicilio, urbano e rurale, formavano cos un sistema integrato, a livello locale e continentale,
che nel corso del XVII secolo si consolid e si ampli. Occorre per sottolineare che questa
successione di eventi e trasformazioni riguard quasi esclusivamente il settore tessile.
Con laffermarsi del putting-out system e della protoindustria rurale le corporazioni non persero le
loro funzioni economiche ed extraeconomiche. Nei centri pi attivi dellItalia padana molte arti, in
particolare quelle che si occupavano di produzioni rivolte al mercato internazionale, si
trasformarono in associazioni di mercanti-imprenditori, divenendo, in alcuni casi, dei veri e propri
cartelli, in grado di determinare prezzi, qualit e quantit delle produzioni.
Nei Paesi Bassi e in Inghilterra il declino deriv da un processo di modernizzazione che aveva
operato a vantaggio di sistemi che permettessero ai capitali accumulati nellattivit mercantile un
facile accesso alle attivit manifatturiere, ma anche perch le corporazioni erano ormai inutili,
visto che in quei Paesi lattivit manifatturiera era quasi completamente dislocata nelle campagne.
Il caso francese diverso; qui la produzione manifatturiera venne assoggettata a un rigido
controllo statale e le corporazioni divennero lo strumento privilegiato di intervento da parte delle
autorit pubbliche.
Le vicende sociali ed economiche del XVII secolo finirono per premiare paesi come lInghilterra, la
Francia e soprattutto i Paesi Bassi, la cui produzione manifatturiera crebbe in maniera costante a
scapito di quella italiana e spagnola. Le ragioni di questo successo sono molteplici: la bassa
incidenza delle crisi demografiche, ad esempio, permise un rapido sviluppo dei mercati interni e
un minore incremento salariale e, quindi, una maggiore competitivit dei prezzi. A ci si aggiunga
laffermazione, in quelle aree, di unagricoltura pi efficiente.
Il risultato di questo movimento epocale modific la gerarchia delle economie urbane: le principali
citt europee, quelle pi dinamiche, si trovavano nellEuropa nord-occidentale. Se vero, infatti,
che lattivit manifatturiera era principalmente svolta nelle case dei contadini, nondimeno le
attivit di direzione, organizzazione, controllo e, soprattutto, commercializzazione rimanevano
concentrate in citt.
Alla fine del secolo le citt mediterranee avevano mantenuto i livelli di cento anni prima, o li
avevano incrementati di poco, mentre i Paesi Bassi e Inghilterra avevano conosciuto un
incremento urbano di dimensioni straordinarie.
Mercati e commerci.
Lampliamento dei mercati determin una profonda evoluzione nellorganizzazione dellattivit
manifatturiera.
La colonizzazione del nuovo continente e lapertura delle nuove rotte oceaniche determinarono,
come si visto, larrivo in Europa di prodotti sconosciuti che incontrarono progressivamente il
favore dei mercati, come tabacco, caff, cioccolato, zucchero.
Le stesse rotte commerciali continuavano ad assicurare un consistente flusso di metalli preziosi,
oro e argento, dallAmerica allEuropa.
Ma la vera novit del XVII secolo nei commerci con le colonie americane fu la crescita vertiginosa
delle rotte contrarie, quelle cio che dallEuropa andavano in America. Le popolazione europee,
che erano emigrate per colonizzare le nuove terre, iniziarono infatti ad esprimere una domanda di
manufatti (tessuti, armi, utensili, ecc.), che ridiede fiato alle manifatture del vecchio continente
alle prese con un calo della domanda interna.
Nel 600 la leadership venne stabilmente assunta da due paesi: lInghilterra, che iniziava una lenta
penetrazione anche nei commerci del Mediterraneo, fino a quel momento controllati dagli italiani

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e, soprattutto, Paesi Bassi, che arrivarono ad esercitare un controllo quasi assoluto sulle rotte
atlantiche.
La necessit di mettere a coltura gli immensi territori americani e la scarsit di popolazione
indigena spinsero, come s visto, i colonizzatori verso una scelta dai risvolti umani drammatici,
ma che si rivel un grandissimo affare per mercanti senza scrupoli: nel corso del XVII secolo ogni
anno 20.000 neri africani vennero strappati dalla loro terra e venduti ai coloni americani per
lavorare come schiavi nelle piantagioni di zucchero o di cotone.
Laffermazione di nuove rotte commerciali tuttavia non cancell quelle preesistenti. Il
Mediterraneo, pur perdendo la sua centralit, continuava ad essere un mercato di grande
importanza. Le citt italiane continuavano a produrre tessuti di seta molto ricercati nei mercati
delEuropa nord-occidentale.
La Spagna continuava ad essere una grande esportatrice di lana greggia, che veniva poi lavorata in
Italia, nelle Fiandre e in Inghilterra. Il traffico nel Mediterraneo delle spezie e della seta con il
Levante sub un forte ridimensionamento con lapertura delle nuove rotte oceaniche, ma non
venne completamente azzerato e, di conseguenza, Venezia, pur perdendo la leadership assoluta
ricoperta nei secoli precedenti, rimase uno dei principali porti commerciali del mondo.
Lo stesso discorso vale per il Mar Baltico, che continuava ad essere uno scenario importante nei
grandi traffici internazionali. La potenza olandese vi esercitava un controllo quasi assoluto.
Metalli americani e bancarotte spagnole: le difficolt monetarie e finanziarie.
Nel XVI secolo, si detto, larrivo dei metalli americani provoc, almeno a partire dal 1550 circa,
uninflazione che in epoca pi recente venne chiamata dagli storici rivoluzione dei prezzi. Tale
processo continu fino al 1630 circa ed ebbe dimensioni ed andamenti diversi da paese a paese.
La deflazione inizi prima della met del XVII secolo e ad essa contribu, oltre ai fattori
demografici, anche il sensibile calo degli arrivi di metalli preziosi dallAmerica.
Gran parte dei metalli americani giungeva in Spagna, in parte sotto forma di prelievo fiscale e in
gran parte sotto forma di merce di scambio, in quanto i coloni potevano commerciare, almeno
teoricamente, solo con la madrepatria. Il problema era che la madrepatria, la Spagna, non era in
grado di far fronte alla domanda delle colonie, perci furono altre nazioni ad approfittarne e loro
e largento americani presero ben presto la via di Amsterdam, Firenze, Milano e Lione. Ad
aggravare ulteriormente la situazione si era aggiunta la rivolta dei Paesi Bassi, che aveva costretto
gli Asburgo a un fortissimo incremento delle spese belliche, per far fronte al quale essi non
esitarono, a partire dal 1568 e fino alla met del secolo successivo, ad indebitarsi con i maggiori
banchieri europei.
Erano i Fugger tedeschi, i portoghesi Diaz, ma soprattutto i genovesi Doria, Spinola e Centurione,
che anticipavano al re di Spagna le paghe per le sue truppe mercenarie che combattevano nelle
Fiandre. In cambio la Corona girava a questi banchieri i proventi di alcune tasse.
Questa gestione della finanza pubblica in Spagna, frutto di una politica estera molto dispendiosa,
non poteva essere portata avanti a lungo. In effetti periodicamente il re di Spagna era costretto a
dichiarare bancarotta, che in realt, si gi detto, era un modo per rinegoziare i tassi di interesse
sui debiti.
LEuropa non asburgica non sub gli stessi rovesci. Molte regioni, anzi, beneficiarono della grande
liquidit proveniente dallAmerica e del perfezionamento delle tecniche finanziarie e godettero di
tassi di interesse molto bassi: in Olanda e in Inghilterra il tasso dinteresse sui titoli di debito
pubblico oscill per tutto il secolo tra il 4 e il 6%.

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Si affermano nuove potenze.


Il Mercantilismo e La Formazione dello Stato moderno.
Nel corso del XVII secolo cominciarono faticosamente a formarsi quelli che noi oggi chiamiamo
Stati nazionali. Levoluzione politica e quella economico-amministrativa andarono di pari passo:
limpennata nelle spese militari costrinse gli Stati a cercare nuove entrate. Per far questo spesso si
assoggettavano nuovi territori, la cui amministrazione richiedeva un allargamento della struttura
burocratica, ma in questo modo venivano incrementate le spese e cos il circolo riprendeva. Solo
Paesi con dimensioni territoriali adeguate potevano permettersi il lusso di mantenere una
burocrazia stabile con lo scopo di amministrare lo Stato, ma soprattutto di esigere le tasse, e solo
con entrate adeguate gli Stati potevano mantenere eserciti e flotte sempre pi grandi e sempre
pi costosi.
I grandi Stati nazionali nacquero quindi per far fronte allincremento delle spese, ma la loro
affermazione fece s che tali spese aumentassero ulteriormente.
Le esigenze di bilancio e le spese militari furono perci fattori decisivi nella formazione e nella
strutturazione degli stati nazionali e le politiche mercantilistiche rappresentarono, in un certo
senso, lo strumento pi efficiente per rispondere a quelle esigenze.
Olanda, Inghilterra e Francia, oltre a essere tre economie in controtendenza rispetto agli
andamenti continentali, furono i primi Paesi a sperimentare nuove forme di amministrazione
pubblica, di rappresentanza degli interessi e di intervento statale nelleconomia.

1. LOlanda
Dallindipendenza al primato nel commercio internazionale.
I Paesi Bassi avevano conosciuto una crescita economica molto forte gi a partire dal basso
medioevo. Ma i protagonisti di questo sviluppo furono i Paesi Bassi meridionali, mentre le
provincie del nord erano rimasti attardati. Il centro finanziario e manifatturiero di maggiore
importanza fu a Bruges fino al XV secolo e in quello successivo la leadership pass ad Anversa.
Nonostante lesclusione dalla lega Anseatica, nel 1471 venne sancita la libert di commercio nel
mar Baltico anche per le navi olandesi. Questo fu un fatto di fondamentale importanza per il
futuro sviluppo dellOlanda, in quanto il commercio col Baltico rimase sempre una delle voci attive
pi importanti per leconomia di questa nazione.
Nel 600 si concretizz un sistema dualistico nelleconomia dei Paesi Bassi. Da una parte Anversa,
capitale finanziaria e principale centro commerciale per prodotti di grande valore come spezie,
seta, argento e lane inglesi; dallaltra Amsterdam, centro di considerevole importanza per i traffici
di grano, pesce, sale e legname. A ci si aggiunga che nelle campagne olandesi si era ormai
affermata unagricoltura molto evoluta, in tale contesto i contadini erano spesso impegnati in
attivit manifatturiere, secondo il classico modello della protoindustria rurale.
Nella seconda met del 500 i Paesi Bassi, che dopo il ritiro dal trono di Carlo V, facevano parte
dellimmenso impero spagnolo di Filippo II, iniziarono una lunga lotta per lindipendenza.
Lazione repressiva sempre pi energica inaspr la lotta e port, nel 1581, alla divisione dei Paesi
Bassi. La regione meridionale rimase sotto il controllo spagnolo, mentre le provincie settentrionali
(da allora Provincie Unite) dichiararono la loro indipendenza nel luglio di quellanno.
Di certo la guerra nei Paesi Bassi fu un punto di svolta decisivo nella storia europea in quanto
segn linizio del declino spagnolo. Il conflitto, molto costoso soprattutto per la Spagna, era
destinato a durare ancora: la prima tregua tra i belligeranti fu firmata solo nel 1609 e sanc di fatto
il riconoscimento da parte della Spagna delle Provincie unite come entit nazionale autonoma.

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Dopo 40 anni di guerra, questa giovane nazione era la pi sviluppata dEuropa. Uno dei fattori che
favorirono questo successo fu il grande esodo di protestanti dalle provincie meridionali, rimase
sotto il controllo spagnolo e quindi cattoliche, verso le provincie settentrionali.
Proprio Amsterdam e, con essa lintera Olanda, approfittando anche della decadenza di Anversa,
divenne il centro propulsivo dello sviluppo, tanto che si inizi a denominare le Provincie Unite
semplicemente con il nome di Olanda.
Proprio la guerra con la Spagna impose un ulteriore salto di qualit alla gi forte marina olandese.
La flotta di questa piccola nazione era superiore, in qualit e quantit, a quella spagnola, francese
e rivaleggiava alla pari con quella inglese. La cantieristica olandese era allavanguardia, perch era
in grado di costruire navi migliori, sotto ogni punto di vista, a un costo che poteva anche essere
inferiore del 50% rispetto ai rivali inglesi e spagnoli.
Con questo vantaggio tecnologico e con avanzate conoscenze in campo finanziario e commerciale
gli Olandesi assunsero il controllo del commercio internazionale, inserendosi in ogni tipo di traffico
e Amsterdam divenne il centro della pi ampia rete di commerci che il mondo avesse mai
conosciuto.
Dal nord America arrivavano pellicce e legname, ma il vero salto di qualit avvenne quando gli
olandesi si inserirono nei commerci con loriente. La fondazione, nel 1602, della Compagnia
Olandese delle Indie Orientali (VOC) si realizz quando la penetrazione in questi ricchi mercati era
gi ben avviata e il predominio portoghese era gi stato scalzato. Da quel momento, per tutta la
durata del secolo, il commercio di spezie, sete, tappeti e tutti gli altri prodotti orientali
richiestissimi sui mercati europei fu in mano agli olandesi.
Il successo olandese non fu legato solo al commercio, ma dovette molto anche al grande sviluppo
manifatturiero di citt come Leida e Rotterdam e delle aree agricole di Olanda e Zelanda.
Le citt si inserirono con successo nella produzione di tessuti di lana pettinata, di rasi e di misti; le
campagne si specializzarono nella produzione di tessuti meno pregiati, un settore nel quale il
basso costo del lavoro diventava un fattore decisivo per il successo sul mercato.
Oltre allimportante industria tessile, anche altre attivit di trasformazione conobbero un grande
sviluppo, come lo zuccherificio e la gi citata cantieristica.
A sancire definitivamente il predominio olandese, e a determinare lammirazione e linvidia delle
altre nazioni, concorreva anche un agricoltura molto avanzata, basata su efficienti sistemi di
canalizzazione e irrigazione, oltre che su razionali metodi di concimare e rotazione. A ci si
aggiunga che la capacit di strappare terra al mare con un grandioso sistema di dighe e di idrovore
allarg parecchio la superficie coltivabile.
La supremazia sui mari e un colonialismo nuovo.
Secondo unipotesi dominante per lungo tempo il grande dinamismo economico delle Province
Unite sarebbe derivato dallo spirito capitalistico proveniente dalletica protestante. In epoca pi
recente si presta attenzione al ruolo determinante svolto dalle risorse naturali e dai fattori
tecnologici: si pensi alla torba e alla tecnica di sfruttamento dellenergia eolica. Cos i Paesi Bassi
ottennero vantaggi competitivi in termini di costi di produzione e trasformazione; se poi si
considera lindustria cantieristica gi ricordata, si deve concludere che lOlanda disponeva della pi
avanzata tecnologia dellepoca. Secondo altri studiosi la straordinaria predisposizione a produrre
ricchezza dipendeva dallassenza dei vincoli giuridici e istituzionali che invece esistevano in altre
regioni.
Le ragioni dello sviluppo furono molte e tutte rilevanti: religione, tecnologia e forma di governo
contribuirono senzaltro ad avviare il processo di sviluppo. Quello che tuttavia appare pi rilevante
la continuit di quel processo e lacapacit, per 150 anni, di sostenersi senza soste o battute
darresto.

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Il dominio, quasi incontrastato, dei commerci col Baltico dava una base solida alleconomia dei
Paesi Bassi. Ma quando, a causa della guerra con la Spagna, non poterono pi contare sul sale
portoghese per conservare il pesce del nord che trasportavano in tutta Europa, gli olandesi non
esitarono a gettarasi nellavventura coloniale. Nel 1598 gli olandesi arrivarono in Venezuela , e a
cavallo dei due secoli si inventarono un nuovo colonialismo, che trov la sua massima espressione
in Asia.
Le navi portoghesi partivano da Lisbona praticamente vuote, con a bordo solo largento necessario
per acquistare i prodotti che poi avrebbero rivenduto in Europa. Le navi olandesi, al contrario,
erano sempre cariche, sia allandata che al ritorno. Gli olandesi usavano come merci di scambio i
manufatti e non solo i metalli preziosi. E proprio come Venezia, oltre che a esportare manufatti
propri, essi se ne procuravano alcuni prodotti anche nelle regioni circostanti come la Germania.
Amsterdam divenne cos un grande centro di riesportazione, dove una gran parte delle merci che
vi arrivavano, ripartivano quasi subito alla ricerca di uno scambio pi vantaggioso.
LOlanda, a partire dal primo 600, disponeva di questa straordinaria risorsa: la Compagnia
Olandese delle Indie orientali (VOC). Grazie a questa formidabile istituzione economica e
commerciale, lOlanda mise a disposizione della propria politica estera e del proprio commercio
internazionale pi denaro e pi navi di quanto non potessero fare Portogallo e Inghilterra messi
insieme.
La VOC, fondata nel 1602, derivava dalla fusione di preesistenti compagnie che si erano
impegnate, a partire dal 1594, nel commercio con lAsia. La sua struttura risulta abbastanza
complessa. Essa era divisa in sei camere e ogni camera partecipava al capitale sociale per una
quota variabile determinata nello statuto della Compagnia. Le singole camere poi rilasciavano
delle azioni di valore nominale variabile fino al raggiungimento delle proprie quote.
Fino ad allora la partecipazione allimpresa commerciale attraverso la sottoscrizione di azioni era
limitata a ciascun viaggio. Per la prima volta le azioni della VOC impegnavano invece gli investitori
sul complesso delle attivit della Compagnia per un periodo di dieci anni. In sostanza, il nuovo
modello conferiva stabilit alla Compagnia garantendo continuit di azione nel tempo.
Quando poi, alla scadenza dei dieci anni, con il pieno appoggio del governo nazionale, la
compagnia si rifiut di liquidare le azioni, che valevano gi il doppio del loro valore nominale, la
VOC divenne a tutti gli effetti una societ per azioni in senso moderno. Il suo capitale non aveva
pi una scadenza e divenne oggetto di stabili contrattazioni alla Borsa di Amsterdam.
Il colonialismo olandese era basato sulla costruzione, o la conquista, di basi commerciali sul mare
attraverso le quali controllare leconomia dei territori circostanti. La Compagnia, tramite i propri
rappresentanti, controllava la produzione delle spezie ed esigeva prestazioni lavorative da parte
degli indigeni. Per fare questo gli olandesi assicuravano lappoggio militare ai principi locali, ma
non si impegnavano mai in campagne militari di conquista o penetrazione nellentroterra.
Il colonialismo olandese riusciva quindi a coinciliare la massimizzazione dei profitti con un
contenimento estremo dei costi di gestione. A tale risultato si giungeva anche grazie ad
unestrema flessibilit organizzativa. La VOC, infatti, lasciava molta libert dazione ai suoi
rappresentanti nelle colonie (governatori), il che diede largo spazio agli arbitrii e agli arricchimenti
personali a scapito della bilancia della Compagnia. Ma i margini di profitto erano talmente ampi
che tali comportamenti non minacciavano, se non marginalmente, la solidit della VOC.
La Compagnia Olandese delle Indie Occidentali nacque nel 1621 e si differenzi quasi subito dalla
sua omologa orientale, perch cerc di costituire colonie pi radicate e consistenti in Brasile, nella
Guyana, nelle Antille e alla foce dello Hudson.
Lo sviluppo manifatturiero olandese stato letto per molti anni come il trionfo della libert
individuale svincolata dal controllo corporativo. E senzaltro vero che numerose attivit nacquero
e si affermarono al di fuori del controllo corporativo (sapone, catrame, zucchero, tabacco). Ma,

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nello stesso periodo, come gi ricordato, le tradizionali attivit tessili, anchesse destinate in gran
parte al commercio internazionale, conobbero una crescita vertiginosa, pur rimanendo sotto
legida delle corporazioni urbane.
Le grandi innovazioni: la borsa e le compagnie.
La borsa di Amsterdam nel corso dei primi decenni del secolo perfezion regole, servizi e prodotti
di grande modernit, che ne fecero uno dei motori delleconomia olandese.
Ogni giorno, da mezzogiorno alle due del pomeriggio, 4000 investitori, speculatori, mercanti e
sensali si accalcavano nel cortile della borsa per fare i loro scambi.
Per gli imprenditori olandesi era molto pi facile, rispetto ai loro colleghi di qualunque altra
nazione, procurarsi i capitali necessari per intraprendere una nuova attivit o un nuovo
commercio.
Poich il commercio dava profitti molto alti e la borsa di Amsterdam attirava capitali da tutta
Europa, la quantit di moneta circolante in Olanda era sempre abbondante, di conseguenza i tassi
di interesse rimasero costantemente pi bassi che altrove.
La borsa aveva sviluppato dei meccanismi di funzionamento che garantivano la trasparenza degli
scambi e che permettevano a larghe fasce della popolazione laccesso allinvestimento mobiliare.
Il sistema di controlli e garanzie era tuttaltro che blando, anche se era competenza degli
intermediari di borsa.
I meccanismi borsistici permeavano lintera societ olandese, tanto che forme di commercio che si
svilupparono totalmente al di fuori di questa istituzione ne rispecchiavano lorganizzazione.
Pur svolgendosi nelle taverne e nelle birrerie, tale processo ebbe modo di alimentarasi grazie ai
sistemi di scambio codificati e rigidi e a un sistema di misurazione della merce addirittura mutuato
dalloreficeria.
Ancora una volta i grandi capitalisti, in accordo col governo nazionale, organizzarono un sistema
istituzionale in grado di bilanciare e dare solidit allintera economia, un sistema che aveva al suo
centro la Banca di Amsterdam. Tale istituzione aveva il fondamentale compito di garantire ogni
titolo di credito; per fare ci non si esitava a porre dei freni alleconomia.
Il controllo della VOC era totalmente nelle mani dei 60 Bewindhebbers, i direttori, che
rappresentavano i maggiori azionisti e che formavano una sorta di consiglio damministrazione.
Lassemblea generale dei direttori, formata da 17 membri delegati dai direttori e scelti per la
competenza nel commercio, era un organo agile, in grado di prendere decisioni rapide e alla quale
gli azionisti delegavano ogni scelta amministrativa. I dibattiti allinteron dellassemblea non si
limitavano per a questioni squisitamente tecniche, come il tipo e la quantit di merci da
scambiare, ma riguardavano anche la possibilit di influenzare la politica economica o la politica
estera dellUnione; in pratica la VOC si comportava come una lobby.
Il capitalismo moderno si impose in una nazione che aveva un quadro normativo e istituzionale
che si rifaceva a un concetto di libert tipicamente medioevale, fatto di particolarismi e centrato
sulla prevalenza dellautonomia cittadina rispetto al potere centrale. Le Provincie Unite avevano al
centro del proprio sistema politico gli Stati Provinciali e gli Stati Generali, due organi, di origine
medievale, molto farraginosi nel loro funzionamento. Ma proprio la loro pesantezza impresse alla
politica nazionale un indirizzo costante e facilmente piegabile agli interessi del ceto mercantile e
imprenditoriale.

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2. La Francia.
Da potenza continentale alle imprese transoceaniche.
Le vicende francesi del XVII secolo risultano assai complesse e ricche di contraddizioni.
Le grandi lotte religiose, che erano iniziate nel secolo precedente, proseguirono anche nel 600 ed
ebbero ripercussioni anche sulla situazione economica e sociale del Paese. Infatti molti protestanti
lasciarono la Francia alla ricerca di maggiore tolleranza. Dal punto di vista st rettamente
economico, la Francia visse in una situazione di stasi, o al massimo di leggero progresso, fino alla
met del secolo: a partire dal 1660 circa, la crescita si fece pi sostenuta, anche se si tratt di una
crescita del tutto particolare.
La Francia dellet moderna, e in una certa misura anche quella di oggi, si contraddistingueva per
lo scarso inurbamento e in generale per una bassa densit demografica. La grande maggioranza
della popolazione francese viveva nelle campagne, con una percentuale di contadini nettamente
superiore alla media dellEuropa occidentale.
Proprio nel mondo agricolo bisogna quindi partire per analizzare levoluzione economica francese
del XVII secolo. Dal punto di vista strettamente produttivo, gli storici sono per lo pi concordi nel
riconoscere il 600 come un secolo di stagnazione o addirittura di leggero regresso in gran parte
della Francia. Le frequenti crisi demografiche e una situazione climatica particolarmente avversa
provocarono un forte calo della produzione cerealicola e un ridimensionamento, anche se meno
accentuato, di altre produzioni come la vite e lolivo.
Questo andamento va inserito in un sistema agrario nel quale predominava ancora la signora di
stampo feudale, quantomeno nelle regioni centro-meridionali. Nelle aree a nord di Parigi si era
imposto, gi dal secolo precedente, un modello di propriet leggermente diverso, nel quale le
terre censive erano alienabili e di conseguenza si era potuto sviluppare un abbozzo di mercato
fondiario.
Come stava avvenendo anche nellItalia settentrionale e, sotto forma diversa, in Inghilterra,
esisteva una folta schiera di neo-ricchi, mercanti, medici, banchieri, giureconsulti, ecc disposta
ad investire nella terra. Questo processo mise nelle mani di gruppi sociali essenzialmente urbani
uningente quantit di terre. Lesito finale di questa evoluzione fu laffermazione di nuovi contratti,
come la mezzadria e laffitto a breve termine, che imponevano uno sfruttamento pi intensivo
della terra. Ma a rendere precaria la condizione dei contadini contribuiva anche la crescente
pressione fiscale da parte dello Stato. Laumento dei prelievi limit laccumulazione di capitali e
quindi il pieno sviluppo di unagricoltura moderna, che necessitava di forti investimenti, come
invece avvenne in Inghilterra e Olanda.
Fino al 1630 lindustria tessile della Piccardia, della Normandia e della Bretagna, specializzate nella
lavorazione della lana, fecero segnare una costante crescita. Ma a partire dalla prima grave crisi
demografica a livello continentale, queste manifatture entrarono in una profonda recessione, che
dur almeno fino alla met del secolo. Anche i centri specializzati nella produzione di tessuti pi
pregiati risentirono della crisi di met secolo. A partire dal 1660 la tendenza si inverte: le regioni e
le citt capitali dellindustria tessile conoscono una fase espansiva, dovuta in gran parte alle
commesse pubbliche e alla domanda proveniente dalle colonie. Occorre sottolineare che la
produzione tessile si svolgeva nelle citt e nelle campagne impegnando, soprattutto nella Francia
centro-settentrionale, i contadini nella filatura e nella tessitura.
A partire dal 1660, sotto linflusso di un forte sostegno statale e di una politica doganale
estremamente protettiva, la Francia conobbe un vigoroso impulso nella produzione di oggetti di
lusso (porcellana, specchi, vetri, ecc.) e nella produzione bellica, che era collegata alla siderurgia,
nonch alla cantieristica.

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Lo sviluppo delle grandi manifatture, per lo pi con capitale di provenienza regia, aveva senzaltro
lo scopo di accrescere le capacit produttive del Paese, ma anche quello di perseguire una pi
solida pace sociale.
Durante il regno dei Valois la Francia mostr pi volte le proprie mire espansionistiche ed
egemoniche sul continente europeo, in particolare nei confronti della penisola italiana e di alcune
regioni dellEuropa centrale. La politica estera francese trov uno sfogo naturale nellespansione
coloniale.
I primi tentativi di colonizzazione e di penetrazione nel continente americano risalivano alla
seconda met del XVI secolo. Nei primi anni del 600 invece iniziarono i primi viaggi in oriente; la
Compagnia Francese delle Indie Orientali venne fondata nel 1604.
Fu Richelieu a intuire per primo la grande importanza dello sviluppo coloniale. Per il cardinale e
primo ministro le imprese coloniali erano importanti soprattutto in funzione antispagnola, di
conseguenza considerava lespansione oltremare una priorit per lo Stato allo scopo di rompere gli
equilibri europei.
Nel 1626 i francesi organizzarono alcuni insediamenti in Guyana e nelle Antille, nel 1628 venne
fondata la Compagnia dei 109 soci fornendo a Champlain i capitali necessari per continuare la
colonizzazione del Canada.
In altre aree la colonizzazione ebbe maggior successo, come in Africa, dove tra il 1633 e il 1635
vennero fondati numerosi insediamenti in Guinea, Senegal, Gambia, Sierra Leone e Mauritiana,
tutti finalizzati al reperimento di schiavi, oro e avorio.
In generale per questo primo colonialismo raggiunse solo obiettivi marginali, non dimostrandosi
capace di mettere in pericolo la solidit dellimpero spagnolo e nemmeno di intaccare le posizioni
conquistate da Olanda e Inghilterra.
Un nuovo impulso alla colonizzazione venne con Colbert. A partire dal 1664, il ministro di Luigi XIV
sottopose le due Compagnie principali, quella delle Indie Orientali e quella delle Indie Occidentali,
a una radicale ristrutturazione. In pratica vennero rifondate con nuovi soci e nuovi amministratori,
scelti dal governo, con nuovi capitali, in gran parte di provenienza statale e con navi quasi
esclusivamente della marina regia. Su questa base i risultati furono pi duraturi: in Nordamerica
venne ampliato il commercio di pellicce, e fondata una nuova colonia in Louisiana. in Oriente i
risultati furono meno spettacolari a causa della accanita concorrenza di olandesi e inglesi.
Complessivamente lavventura coloniale francese, considerando i costi di una partenza ritardata,
diede risultati importanti. Lespansione oltreoceano stimol una consistente domanda per la
cantieristica, per lindustria metallurgica e bellica e per lattivit commerciale, che fino a quel
momento non avevano conosciuto uno sviluppo rilevante.
La patria del mercantilismo.
Lo sviluppo economico francese non conobbe i ritmi di quello olandese e non fu solido come
quello inglese. In pi ebbe la particolarit di vedere come grande protagonista lo Stato. Il ruolo del
governo non fu solo quello di farsi promotore di iniziative importanti, quali le manifatture reali e le
compagnie coloniali, ma prosegu, almeno a partire dalla met del secolo, una coerente politica di
protezione doganale delle produzioni interne. Tutte queste iniziative vanno sotto il nome di
mercantilismo.
Bisogna subito soffermarsi su questa parola: mercantilismo stato a lungo usato come termine
spregiativo nei confronti di una politica economica che aveva come obiettivo principale il
raggiungimento dellattivo nella bilancia commerciale. In altri termini era fondamentale che le
esportazioni superassero le importazioni, poich solo in questo modo era possibile aumentare la
massa monetaria allinterno di una nazione priva di miniere di metalli preziosi. I princpi
fondamentali del mercantilismo, di conseguenza, risultavano molto semplici: era indispensabile

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aumentare la capacit produttiva del Paese, incoraggiare le produzioni destinate allesportazione e


favorire la loro collocazione allestero; infine, scoraggiare limportazione di merci estere, eccetto
quelle che servivano alle produzioni locali (materie prime).
Posti tali princpi generali, ne discendevano alcune conseguenze naturali. Il commercio, in quanto
volto a imporsi sui mercati esteri, veniva incoraggiato. Le attivit di trasformazione venivano in
ogni modo incentivate, affinch i manufatti nazionali si potessero imporre sui mercati esteri. Ci
comportava anche una politica volta ad incrementare la popolazione: una popolazione numerosa
implicava un mercato del lavoro nel quale i salari tendevano ad abbassarsi, favorendo quindi le
manifatture. In generale il mercantilismo si cur poco dellagricoltura, ritenendola poco idonea a
produrre ricchezza come il commercio e lindustria, in quanto legata a limiti naturali di
rendimento.
Gli economisti del XVI e XVII secolo avevano giustamente individuato il commercio internazionale
come uno dei fattori principali del processo di accumulazione capitalistica e avevano intuito la
validit della teoria quantitativa della moneta. Su queste basi e con la ferma volont di accrescere
la potenza, soprattutto militare, dei grandi Stati nazionali che si andavano formando, economisti e
governanti cercarono tutti i modi per sviluppare il commercio e la produzione del proprio Paese.
La Francia fu probabilmente la nazione che persegu queste politiche in maniera pi sistematica.
Fu Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV, la maggior figura del mercantilismo francese, tanto
che la politica economica perseguita dalla Francia negli ultimi decenni del 600 venne definita
proprio colbertismo.
Colbert si trov ad affrontare due problemi opposti: da un lato vi era la necessit di sanare le
finanze pubbliche in grave deficit a causa dele numerose guerre combattute nella prima met del
secolo, dallaltro occorreva dotare la Francia di un settore manifatturiero e di una marina in grado
di competere nel commercio internazionale e nella lotta coloniale.
Per quanto riguarda il primo problema, Colbert non esit a usare metodi radicali, come
listituzione di una Chambre de Justice con lo scopo di spezzare la rete clientelare di finanzieri che
speculavano sul debito della corona e in questo modo dissimulare quella che in realt fu una vera
e propria bancarotta.
Contemporaneamente Colbert port a termine una radicale riorganizzazione dellapparato
burocratico preposto alla riscossione delle tasse fondiarie, la pi importante delle quali era la
famigerata taille. Lo scopo di questa riforma era quello di evitare soprusi, frodi e appropriazioni
indebite da parte dei funzionari preposti alla riscossione.
Anche se la complessit del sistema di tassazione francese rimase un problema aperto, nel giro di
dieci anni il netto delle entrate fiscali pass da 31 milioni di livres a 75 milioni. Queste risorse
finanziarie consentirono di organizzare un forte intervento pubblico nei settori economici.
Colbert, in pratica, promosse interventi in ogni comparto produttivo: la cantieristica, lindustria
bellica, la maglieria, la calzetteria, la drapperia di lusso, quella leggera, la vetreria, la produzione di
merletti e altre ancora. Il sistema di incentivi che il ministro escogit era molto vario; si andava
dalla semplice esenzione fiscale allassegnazione di privative, dalla concessione di prestiti a tassi
agevolati alle commesse pubbliche, fino alla concessione di premi in denaro e in titoli onorifici
come riconoscimento a coloro che erano in grado di produrre manifatture di interesse nazionale.
Appena nominato ministro, Colbert promosse una vasta indagine sullo stato economico della
Francia, lenquete, che venne portata a termine in meno di tre anni. Sulla base delle risultanze
dellinchiesta, che mostrarono un generale ritardo soprattutto rispetto allOlanda, Colbert fece la
scelta di puntare sulla qualit delle produzioni e non sul contenimento dei costi.
I controlli sulle manifatture venivano eseguiti sia da una serie di ispettori e intendenti, sia dalle
corporazioni. Colbert si avvalse del preesistente sistema delle arti e ne ampli le prerogative e i
poteri.

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Per migliorare la qualit delle produzioni nazionali non si esit a favorire limmigrazione di tecnici
specializzati provenienti da altri Paesi.
Lenquete sottoline il ritardo francese anche dal punto di vista commerciale. Qui uno dei
principali problemi era la debolezza della flotta, generalmente formata da navi vecchie. Il sistema
degli incentivi e dei premi alla costruzione navale, e il contemporaneo inasprimento dei dazi che le
navi straniere dovevano pagare per attraccare nei porti francesi, port a raddoppiare il
tonnellaggio della marina mercantile in meno di ventanni. Questo poderoso sviluppo cantieristico
non port ad analoghi risultati dal punto di vista del commercio internazionale.
Inoltre si registr una scarsa propensione allinvestimento nelle imprese coloniali e commerciali da
parte della nobilt e dellalta borghesia francese.
Sotto il profilo quantitativo i risultati del colbertismo appaiono certamente brillanti: si svilupp
la produzione manifatturiera, la partecipazione del Paese al commercio internazionale, il ruolo
della Francia come paese coloniale. La qualit del processo di crescita fu decisamente pi
contenuta.
I costi e i benefici della burocratizzazione.
I risultati del colbertismo vennero in gran parte vanificati tra la fine del 600 e i primi decenni del
XVIII secolo, quando Luigi XIV si lanci di nuovo in dispendiosissime guerre sia in Europa che in
America.
In ogni modo le riforme di Colbert e, in una certa misura, anche dei suoi predecessori, da Richelieu
a Mazarino, ebbero effetti duraturi.
Gli intendenti, che svolgevano il ruolo di controllo, furono i protagonisti della riorganizzazione
amministrativa e burocratica del Paese. Essi formavano una rete informativa presente in ogni
provincia ed erano contemporaneamente gli agenti periferici del governo centrale. Fu questo forse
il primo tentativo di centralizzazione del potere amministrativo nel rispetto delle specificit locali.
Colbert ne fece un uso spregiudicato, ponendoli al di sopra dei parlamentari locali. Tale
ramificazione amministrativa diretta dal centro, che godeva di poteri e prestigio molto alti, rimase
a lungo uno dei tratti distintivi dellorganizzazione istituzionale francese e oggi la si riconosce bene
nellorganizzazione prefettizia. In sintesi si cre un canale informativo, valido sia dal centro verso
la periferia che viceversa, in grado di rendere immediatamente attuabile ogni decisione
amministrativa presa a Parigi, ma anche di portare al governo centrale le istanze locali.
Ma il sistema di Colbert era nel profondo estremamente dirigista, tanto che le libert locali e
individuali in campo economico erano fortemente limitate.
Vi poi il problema delle protezioni doganali, che tagliano fuori dalla competizione internazionale
quei pochi centri in grado di combattere ad armi pari con le grandi potenze mondiali.
Nonostante i tentativi di razionalizzazione di Colbert e la creazione del sistema degli intendenti, la
quantit e il metodo di prelievo rimanevano assolutamente sproporzionati rispetto alle capacit
produttive del Paese.
Ma il limite del mercantilismo colbertista non stava forse n nei risultati n nei metodi, ma nelle
sue motivazioni. Lo scopo ultimo, infatti, non era quello di creare uno Stato con unorganizzazione
solida e nel quale i cittadini fossero chiamati a partecipare alle decisioni politiche, ma, molto pi
semplicemente, quello di finanziare le guerre di Luigi XIV. Allo Stato fondato su base giuridica,
Colbert sostitui lo Stato finanziario, di fronte al quale ogni forma di rappresentanza e ogni tipo
di autonomia diventavano un intralcio da rimuovere con ogni mezzo.
Solo alla fine dellesperienza napoleonica, infatti, si consolid un sistema giuridico-istituzionale che
superasse lassolutismo e fosse in grado di dare allo Stato un assetto moderno, fondato proprio
sulla burocrazia creata da Colbert.

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In sintesi si pu affermare che il dirigismo colbertista diede effetti limitati dal punto di vista
economico, ma dot la Francia di un sistema burocratico e istituzionale in grado di sostenere una
futura evoluzione in senso capitalistico delleconomia nazionale.

3. LInghilterra.
Tra rivoluzioni ed espansione economica.
Il 600 nella storia inglese un secolo di forti conflitti (le due guerre civili), ma anche un secolo nel
quale si affermano nuovi assetti costituzionali e nel quale nuove classi sociali prendono in mano le
redini delleconomia e della politica nazionali.
Si pu affermare che tutti i disordini di questo secolo furono un sintomo della grande metamorfosi
che stavano subendoleconomia e la societ inglese gi a partire dal secolo precedente.
Il XVI fu infatti il secolo nel corso del quale lInghilterra si trasform da paese esportatore di
materia prima greggia (lana) a paese esportatore di prodotti finiti (tessuti di lana). Questa
evoluzione fu di non poco conto, perch era indice di un indiscutibile salto di qualit nelleconomia
di questo Paese; il prodotto finito aveva, ovviamente, un valore superiore rispetto alla materia
prima.
Lindustria della lana richiese sempre pi materia prima e di conseguenza si ampli la quota di
terreno dedicata ai pascoli e, come spesso accade, le manifatture cominciarono a trasferirsi nelle
campagne, soprattutto quando si imposero definitivamente le new draperies, meno pregiate ma
molto pi richieste sul mercato. Tali tessuti conobbero un crescente successo su mercati nuovi,
come quello americano. Ma il fatto importante fu che tali tessuti aprirono ai produttori inglesi
anche i mercati del nord Europa. Altro mercato di esportazione delle new draperies fu quello
mediterraneo, dove la penetrazione inglese fu pi lenta, ma costante per tutto il XVII secolo. Nello
stesso lasso di tempo la marina inglese, grazie allespansione dei commerci e al conflitto con la
Spagna, registrava una crescita di tutto rispetto, che la poneva al secondo posto dietro solo a
quella olandese.
Tra i settori trainanti delleconomia inglese, allinizio del XVII secolo, va annoverata, senzaltro,
lindustria siderurgica. Sfruttando una materia prima ampiamente disponibile, il ferro, la
produzione di ghisa quasi raddoppi tra il 1575 e il 1600 e il trend si conferm anche nei 50 anni
successivi. Carlo M. Cipolla ritiene che tale cospicuo incremento sia avvenuto per la capacit degli
inglesi di superare la carenza di combustibile dorigine vegetale sostituendolo proprio nel corso del
600 con il carbone (fossile), una fonte energetica poco costosa e abbondantemente presente nel
sottosuolo nazionale.
Cos come per lOlanda, il settore che conobbe la crescita pi vistosa e che fece da traino per tutta
leconomia inglese del XVII secolo fu il commercio, in particolare quello internazionale. La marina
inglese, come gi detto, era una delle pi potenti al mondo e alla fine del secolo divenne la prima
in assoluto.
Nel 1602 venne fondata la Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Nel 1609 gli inglesi avevano
infatti gi assunto il predominio in India, che rimase sempre il cuore dellespansione coloniale
inglese in Asia.
Se in Asia liInghilterra non riusc ad avere il sopravvento sullOlanda, nellAmerica settentrionale le
cose andarono ben diversamente. Nel 1610 inizi la coltivazione di tabacco in Virginia, che divenne
quasi subito la principale fornitrice di questo importante prodotto per la madrepatria. Tra il 1620 e
il 1640, visto il successo delle coltivazioni americane, giunsero sulla costa del nuovo mondo non
meno di 80.000 inglesi.
La Virginia Company port oltre oceano soprattutto agricoltori e commercianti.

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In centro e in sud America la penetrazione inglese fu pi difficile e contrastata, ma riusc


ugualmente a conseguire importanti successi, soprattutto nei Caraibi con loccupazione delle
Bermude, di Barbados e della Giamaica.
NellOceano Atlantico la marina inglese riusc, inoltre, a conquistare il primato nei due commerci
pi lucrosi, quello dello zucchero e quello degli schiavi. Nel 1631 venne fondata la prima colonia in
Africa, in Gambia, che serviva proprio come base di partenza per i traffici di schiavi diretti verso le
piantagioni di zucchero dei Caraibi e del sud America.
Come nel caso di Amsterdam, la capitale si specializz nel commercio di riesportazione.
LInghilterra scambiava i prodotti tropicali, che si procurava nelle colonie, con una grande quantit
di merci provenienti dallEuropa, estremamente importanti per la sua economia, come ferro,
canapa, seta e vino.
La crescita demografica di Londra fu davvero spettacolare: nel giro di un secolo la sua popolazione
triplic.
Alla base della crescita economica inglese vi stava comunque un non indifferente progresso
agricolo. Un primo dato di grande importanza fu lincremento della superficie posta a coltura.
Proprio la crescita della popolazione urbana provoc una crescita e una diversificazione della
domanda di derrate agricole. Luso sempre pi massiccio di fertilizzanti permise lo sviluppo della
coltivazione di ortaggi destinati al mercato.
Un altro settore che conobbe unevoluzione decisiva per il futuro sviluppo del Paese fu quello del
credito. Le due operazioni classiche erano ancora lipoteca fondiaria e il pegno, legate quindi ad un
sistema economico poco evoluto. Nel corso del secolo per si registr un costante aggiornamento
dei servizi e delle tecniche, che and di pari passo con un continuo calo dei tassi di interesse.
Anche la borsa di Londra, pur non essendo ancora paragonabile per volume degli scambi a quella
di Amsterdam, stava conoscendo una crescita di tutto rispetto.
In sintesi possiamo affermare che la crescita economica inglese del XVII secolo non conobbe i ritmi
di quella olandese, ma cre le condizioni necessarie per lesplosione che avvenne nel secolo
successivo.
Le enclosures e gli atti di navigazione.
Lo sviluppo economico inglese del XVII secolo pone forse meno problemi dal punto di vista
interpretativo rispetto a quello olandese. Vi sono delle condizioni oggettive, come la minor
incidenza delle crisi demografiche o il non coinvolgimento negli eventi bellici della prima met del
secolo, che possono indurre a semplificazioni eccessive. In effetti queste circostanze hanno
senzaltro influito sullandamento economico inglese, creando una situazione di vantaggio, ma il
grande problema interpretativo non tanto legato alla crescita economica, che vi fu e fu senzaltro
sostenuta, ma legato al fatto che lInghilterra alla fine del XVII secolo aveva ormai raggiunto un
assetto sociale, economico e istituzionale pronto ad affrontare la grande avventura
dellindustrializzazione, partendo, per giunta, da una situazione di svantaggio abbastanza
accentuata rispetto alle altre nazioni europee.
Il settore agricolo, come gi detto, conobbe una radicale evoluzione dal punto di vista tecnologico
e organizzativo. Indipendentemente dallorigine della loro ricchezza, fosse essa agricola o
mercantile, le classi pi abbienti percorsero tre strade per estendere i loro possedimenti; in primo
luogo la trasformazione dei contratti colonici a lungo termine e trasmissibili ereditariamente in
contratti di locazione a breve termine e non trasmissibili; in secondo luogo lacquisto di lotti di
terra dai piccoli proprietari colpiti dal crollo dei prezzi agricoli; in terzo luogo laccaparramento
delle terre di uso comune (openfield).
Il primo sistema trasformava i coloni in fittavoli e segnava, assieme alla progressiva scomparsa
delle tere di uso comune, la fine del sistema della signoria feudale. La rendita signorile diventava la

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rendita fondiaria e la terra molto pi libera nelluso da parte del proprietario. Il secondo sistema
molto pi legato alla contingenza economica; come i contadini sul continente, quelli inglesi non
furono in grado di reggere al calo dei prezzi agricoli e furono costretti ad indebitarsi e poi a
vendere la loro piccola azienda, troppo dipendente dallandamento del mercato. Il terzo sistema
spezz gli ultimi vincoli feudali allagricoltura inglese.
Contemporaneamente il grande proprietario poteva utilizzare questi campi per il pascolo ovino, in
grande sviluppo vista lascesa dellindustria laniera, o per intraprendere altre coltivazioni, la cui
domanda stava conoscendo un incremento.
Questo processo fu accompagnato, si direbbe sostenuto, da un contemporaneo aumento della
produttivit agricola. I conduttori dei fondi, che spesso utilizzavano manodopera salariata formata
da ex piccoli proprietari terrieri o ex coloni, furono indotti a diversificare le produzioni, a investire
in fertilizzanti e a sviluppare lallevamento.
NellInghilterra del XVII secolo la terra cominci cos a diventare uno degli investimenti possibili,
non solo per i grandi proprietari terrieri di antica data, ma anche per la nuova borghesia urbana in
ascesa.
Lazione politica dei governi che si susseguirono nel corso del secolo sembra volta
allaccrescimento della ricchezza e della potenza nazionali. Ma il fatto straordinario che queste
politiche coincidevano perfettamente con gli interessi di unampia fascia della popolazione inglese
e godevano perci di un vasto consenso, soprattutto tra le classi pi attive della societ. Il
mercantilismo inglese fu una pratica politica che si svilupp sia dallalto che dal basso e questo lo
differenzia molto da quello francese, sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista dei
risultati ottenuti.
Gli atti di navigazione costituirono il provvedimento tipico del mercantilismo inglese. Questi
provvedimenti legislativi miravano a garantire il commercio nei porti della madrepatria e delle
colonie, solo alle navi inglesi. Il primo atto di navigazione dettagliato e di portata nazionale
datato 1651. Nel 1651, infatti, si estendeva a tutti i porti inglesi il divieto di sbarcare merci da navi
che non battessero bandiera britannica. Anche se il testo del 1651, approvato durante il governo
rivoluzionario di Cromwell, negava laccesso a tutte le navi straniere, in realt il vero obiettivo
erano gli olandesi.
Nel 1660, di fronte alle numerose frodi, il restaurato governo di Carlo II impose la registrazione di
tutte le navi inglesi costruite allestero, sancendo inoltre che le navi inglesi dovessero avere un
capitano inglese e un equipaggio composto per almeno tre quarti da inglesi. La chiusura del
cerchio si ebbe nel 1663 quando si stabil, con lo Staple Act, che le colonie potessero comprare
solo in Inghilterra i prodotti di cui avevano bisogno. In questo modo lInghilterra e le sue colonie
formavano un sistema chiuso e impermeabile, che assicurava alle manifatture della madrepatria
un vasto mercato di sbocco e garantiva alla marina e ai mercanti inglesi una riserva di caccia che
dava la possibilit di crescere senza doversi confrontare con la concorrenza.
Vi furono poi dei risultati indiretti. Lespansione commerciale impose, ad esempio, un salto di
qualit dal punto di vista finanziario; mentre le classiche compagnie inclesi erano in pratica delle
unioni tra mercanti prive di un proprio capitale sociale, le nuove joint stock companies si
organizzavano sul modello delle compagnie olandesi. La East Indian Company e lAfrican Company
erano delle societ per azioni, che facevano fruttare i risparmi di tutte le categorie sociali:
bottegai, mercanti, nobili, imprenditori agricoli, ecc, fino ai membri della famiglia reale.
Ancora una volta bisogna sottolineare limportanza del commercio di riesportazione. Alla fine del
XVII secolo lInghilterra riesportava in Europa i due terzi del tabacco che le arrivava dallAmerica,
un terzo dello zucchero, due terzi della seta e delle spezie indiane. Il merluzzo pescato dagli inglesi
a Terranova era quasi del tutto destinato allarea mediterranea, mentre il ruolo delle navi negriere
inglesi diventava sempre pi predominante.

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Laffermazione dellindividualismo agrario e del capitalismo mercantile.


Let degli Stuart, che ressero le sorti dellInghilterra dal 1603 al 1714, pur con vicende molto
travagliate, definita dagli stessi storici inglesi come un periodo decisivo nella storia di quel Paese.
I poteri che il parlamento riusc a conseguire crearorno un assetto istituzionale assolutamente
nuovo, che gli garantiva ampi poteri in materia fiscale ed economica.
Anche la situazione finanziaria era tale per cui i debiti del regno erano garantiti pi di quanto non
lo fossero mai stati nel passato in alcuna nazione europea e ci incentivava i sudditi a prestare
soldi alla corona: la disponibilit di ingenti risorse finanziarie consent allInghilterra di impostare e
perseguire una politica estera espansionistica.
Questultimo aspetto riveste una particolare importanza. La politica aggressiva e di potenza dei
governanti inglesi (corona e parlamento) godeva di ampio consenso in gran parte della
popolazione.
La riduzione delle prerogative reali a vantaggio del parlamento cre una forte aderenza degli
interessi nazionali a quelli delle classi in ascesa.
Ma quali erano queste classi in ascesa? Partendo dal mondo rurale vi erano senzaltro i nuovi
fittavoli. Sulle tenute un tempo concesse a tempo indeterminato o quasi, spesso rimanevano le
stesse famiglie contadine, che adesso per dovevano corrispondere al proprietario un affitto
molto pi alto. Non avvenne quindi un esodo, ma un profondo cambiamento culturale, perch
laddove lobiettivo stagionale era lautoconsumo, divenne preminente la necessit di aumentare la
produzione per creare un surplus da indirizzare al mercato cittadino. E poich queto mercato era
in costante ascesa, si innesc un circolo virtuoso per cui i fittavoli vedevano aumentare i propri
profitti e i proprietari potevano, grazie ai nuovi contratti, alzare gli affitti in tempi brevi.
Tra le classi in ascesa vanno quindi annoverati anche i proprietari terrieri. Tra loro vi erano nobili di
antico lignaggio, ma anche mercanti e cittadini che svolgevano libere professioni (avvocati, medici,
ecc.). la nobilt inglese, infatti, si distingueva da gran parte di quella continentale anche per il fatto
che non disdegnava di impegnare capitali in attivit produttive o commerciali.
Le famiglie nobili prestavano soldi agli armatori, agli imprenditori, ai mercanti o acquistavano
azioni delle Compagnie. Il pi delle volte coloro che investivano in attivit minerarie erano nobili.
Tutto ci, affiancato allattivit della borghesia (rurale e urbana), rendeva il sistema economico
inglese molto pi vivace dei paludati sistemi continentali.
Laltra grande possibilit dinvestimento era quella legata al commercio, interno e internazionale. I
rischi in questo caso erano molto pi alti, ma altrettanto pi alti erano i margini di profitto. Si cre
cos un gruppo molto esteso di capitalisti che traeva la propria ricchezza dallespansione dei
commerci.
Il mondo agricolo e quello commerciale erano ampiamente rappresentati in parlamento, che, a
partire dalla seconda met del secolo, aveva ottenuto poteri molto ampi. Nessuna istituzione
rappresentativa in Europa era paragonabile alla Camera dei Comuni inglese come prerogative in
campo politico ed economico.
Pur passando attraverso mille vicende e molteplici modificazioni della sua composizione, il sistema
parlamentare inglese non perse mai di vista la politica commerciale, il rafforzamento della marina
e la privatizzazione delle terre.
La certezza di non dover subire le conseguenze di eventuali capricci legislativi di un re non
responsabile fu probabilmente uno dei fattori decisivi nel rafforzare una classe di imprenditori
agricoli e di capitalisti impegnati nel commercio e nelle manifatture.
Lultimo aspetto da sottolineare la ricettivit della societ inglese. Dal punto di vista religioso tale
ricettivit ebbe un andamento alterno e molti esuli furono costretti a fuggire in America per poter

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professare il loro credo. Ma dal punto di vista economico gli inglesi seppero imparare, in
particolare dagli olandesi, tutto quello che poteva tornare a proprio vantaggio.
Alla fine del secolo, nel 1694, nacque la Banca dInghilterra; lidea non era originale, ma solo in
quel Paese si seppero sfruttare in pieno le potenzialit di sviluppo e investimento di un ben
regolato debito pubblico.
Uno sguardo dinsieme.
Concludendo questa analisi vorrei riprendere due temi che a mio avviso rivestono un ruolo
centrale nella comprensione del 600 sotto il profilo economico. Penso in primo luogo alla funzioen
svolta dal mercantilismo. Al di l e al di fuori della discussione sulla crisi nel 600 si conobbe il
processo di superamento delleredit medievale. Il mercantilismo declina questa nuova
concezione sul livello esterno attraverso il potenziamento della presenza sui mari e nei territori
extraeuropei con il fine di ottenere il saldo positivo della bilancia commerciale. Allinterno si
afferma lesigenza di un forte controllo sui costi dei fattori produttivi (controllo dei prezzi, dei
salari, della forza lavoro, fino a forme di regolamentazione dei consumi). Insomma il
mercantilismo, se da un lato esaspera il ruolo dello Stato e se propone unidea di ricchezza
puramente ridotta alla disponibilit di oro e di argento, dallaltro ha avuto il merito di ragionare in
termini di mercato internazionale e di indicare il ruolo strategico della produzione manifatturiera.
Il secondo tema che mi sembra particolarmente interessante riguarda il processo di tipo selettivo
innescato dalla crisi del 600. Nel quadro di un generale declino ritroviamo esiti che penalizzano i
Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e la Germania, e per cos dire, premiano Olanda e
Inghilterra.
Dal periodo comunale ad oggi unarea ha rivestito un ruolo di assoluto predominio nel sistema
economico europeo. Questa zona comprende lItalia settentrionale, la Svizzera e parte della
Germania meridionale, la regione del Reno, lOlanda e lInghilterra orientale con Londra. La
configurazione particolare dellarea ha indotto economisti e geografi a denominarla blu banana; gli
storici parlano di banda centrale, cintura centrale o ancora di colonna urbana. In ogni modo in
questo spazio da otto secoli ritroviamo le pi importanti piazze finanziarie, le citt che di tempo in
tempo hanno dominato i mercati europei prima e internazionali poi, le principali aziende
multinazionali.
La tendenza secolare ha visto progressivamente spostarsi il baricentro di questo spazio da sud
verso nord: se in et comunale il cuore pulsava in Italia e il baricentro gravitava intorno al
Mediterraneo, durante let moderna il centro si ricollocato in Olanda prima e in Inghilterra poi.

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PARTE IV XVIII SECOLO


Nuove prospettive sulla modernizzazione economica e le molte strade percorse dallEuropa
verso il XX secolo
LEuropa del XVII secolo ancora dominata dai dibattiti sulla natura e sul significato della grande
crisi economica e demografica; la storia economica del secolo successivo stata per molto tempo
offuscata dalla ricerca sulle origini delle rivoluzioni industriali. Questo secolo identificato con
lIlluminismo, la guerra americana di indipendenza, la rivoluzione francese e la crisi delle
monarchie europee dellAncien Regime.
Lo sviluppo economico moderno fu reso famoso dallo studio della prima rivoluzione industriale in
Inghilterra, effettuato dallo storico americano Rostow, che consider la rivoluzione industriale
inglese come la base empirica per un modello generale di sviluppo economico moderno.
Lindustrializzazione fu il decollo (take-off) verso una crescita economica autosostenuta ed infinita.
I cambiamenti precedenti allindustrializzazione includevano le rivoluzioni: 1. agricola, che permise
la liberazione di notevoli quantit di manodopera dal settore primario creando le basi per una
nuova forza lavoro industriale; 2. demografica 3. dei trasporti 4. nel credito (nuove istituzioni
bancarie) 5. commerciale.
Il modello di Rostow aveva forti sfumature ideologiche ed ora si pu leggere come un inno da
prima guerra fredda alle virt del capitalismo liberistico. Per Rostow il capitalismo industriale era il
prodotto di unimpresa libera che rese quella generazione di ricchezza potenzialmente infinita e
senza termine.
Secondo i critici marxisti di Rostow era, invece, un sistema che sarebbe diventato insostenibile a
mano a mano che si andava evolvendo. Nelle economie pi avanzate gli elementi di continuit col
passato erano cos evidenti come quelli dellinnovazione fin dentro il XIX secolo.
Linsediamento dei primi settori industriali stato una conseguenza di un pi profondo
cambiamento strutturale. I segni pi ovvi di crescita economica dovevano trovarsi ad un livello
regionale piuttosto che nazionale.
Le molte economie differenti caratterizzavano notevolmente un luogo per strutture ed
organizzazione; ci significa anche che diventata meno convincente linsistenza di Rostow sulle
qualit specifiche presenti nelle singole societ europee, che promossero o meno la moderna
crescita economica.
Secondo uninterpretazione sociologica lindustrializzazione non convinceva per almeno tre punti:
1. non esistevano societ nazionali 2. non esisteva la valuta moderna 3. sebbene con minor
meccanizzazione, anche altri paesi come la Francia e lOlanda sperimentavano forme di crescita
economica come quella inglese.
Lindustrializzazione non pi vista come il culmine inevitabile di tutte le precedenti forme di
crescita economica.
Lo sviluppo economico europeo nel XVIII secolo
Il periodo intercorrente tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XIX assistette a cambiamenti che
segnarono uno spartiacque fondamentale tra lEuropa medievale, moderna e contemporanea.
LIlluminismo e il razionalismo erano in parte eredi della grande rivoluzione scientifica del secolo
precedente, ma non avevano relazione con il Nuovo Continente.
Il XVIII secolo fu contraddistinto dalla nuova fase di espansione coloniale; queste lotte generano
guerre incessanti tra le Monarchie. Nacquero il turismo contemporaneo (con i viaggi del Grand
Tour) ed una cultura consumistica.
Furono introdotte la statistica, lamministrazione e leconomia politica, che trov la sua
formulazione nella Wealth of Nations di Adam Smith. Venne introdotta lidea della forza creativa
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della libera impresa che avrebbe potuto attecchire e fiorire non appena sarebbero stati rimossi i
tradizionali limiti e restrizioni della propriet privata.
La crisi del Vecchio Ordine europeo fu irreversibile.
LEuropa agraria
Nel XIX secolo la maggioranza degli europei era occupata nellagricoltura, i metodi di allevamento
e coltivazione cambiarono e gran parte dellagricoltura europea precludeva importanti
cambiamenti anche se era ancora dedicata a soddisfare le necessit di sussistenza dei contadini e
delle loro famiglie.
Vi erano anche regioni dove era pi saldamente impiantata lagricoltura orientata verso il
commercio.
Esisteva unagricoltura mista (arativa, casearia, pascolo e zootecnia), altamente volta al
commercio e intensiva, praticata nei polders olandesi e nel Brabante.
La Lombardia era una delle pi ricche e fertili regioni agricole europee.
LIrlanda avrebbe rivelato i pericoli di uneccessiva dipendenza dalla patata, mentre una dieta
basata esclusivamente sul granturco caus la pellagra (mancanza di vitamine). Anche lespansione
della terra coltivata port alla distruzione del terreno boschivo causando danni ambientali.
In molte aree lespansione delle colture fu accompagnata dalla recinzione della terra e
dallusurpazione delle common lands da cui dipendeva il sostentamento di molte comunit
rurali.
Lagricoltura e leconomia pastorale provvedevano anche le principali forniture di materie prime
per lattivit industriale, per lo pi fibre tessili. La geografia economica raramente coincideva con
quella politica.
La geografica tagli anche molte regioni da tutti i contatti come le comunit montane perch i
costi dei trasporti erano alti. Questo fu un motivo per il quale la Scozia e lIrlanda scelsero di
distillare il loro grano per farne whisky che, sebbene si potesse vendere solo nei mercati di
contrabbando, aveva un valore aggiunto molto pi alto del grano ed era meno costoso del grano
in quanto a trasporto. I fiumi, le vie dacqua navigabili ed il mare fornivano le reti di comunicazioni
pi veloci e sicure dellEuropa pre-moderna. Nel XVIII secolo molte citt importanti per la
manifattura erano in declino. Una ragione erano i privilegi monopolistici, di cui avevano goduto in
precedenti periodi, e questi ora rendevano i loro prodotti ultracostosi e diminuivano la loro
capacit di adattamento alla nuova domanda.
Molti governanti del XVIII secolo costruirono magnifiche case per i poveri che rimangono a
tuttoggi testimonianza della nascita della povert urbana. Si liberalizz il commercio interno
soprattutto per le merci di prima necessit.
La tardiva servit della gleba nellEuropa dellEst legava i contadini alla terra, rendendoli soggetti al
lavoro forzato.
Essa sarebbe continuata fino allXIX secolo. In molte altre parti dellEuropa il feudalesimo
sopravviveva sotto forma di monopoli e tasse, piuttosto che di servit. Il feudalesimo aveva avuto
origine in quanto mezzo per regolare il conflitto di interessi dei governanti e dei loro notabili: ma
in termini economici i diritti collettivi esercitati sulle terre feudali avevano originariamente
permesso alle popolazioni rurali di rivalersi contro il potere dei grandi proprietari terrieri.
I crescenti incentivi alla produzione commerciale nella seconda met del secolo incoraggiarono i
proprietari terrieri ad espropriare legalmente o illegalmente e a recintare la terra pubblica.
Sia in Spagna sia nellItalia del Sud la regolamentazione del pascolo di transumanza aveva come
modello la Mesta (tassa reale per il passaggio) nata in Spagna.
I governi cominciarono a sostenere che i diritti di propriet dovessero essere assoluti ed
incoraggiarono il processo di privatizzazione e recinzione. Da ci nacque il conflitto tra gli

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agricoltori stanziali e i transumanti.


Uno dei segnali di cambiamento fu la costante crescita della terra privata, soprattutto in
Inghilterra, con il risultato che i contadini cominciarono ad essere dipendenti dai salari che
guadagnavano dai grandi proprietari.
I poveri rurali non avevano diritti consuetudinari sulla terra e i nuovi metodi di coltivazione erano
introdotti pi facilmente in Inghilterra e in Olanda del Nord, piuttosto che altrove. In Inghilterra
lagricoltura intensiva e la recinzione significava che il surplus di popolazione si muoveva verso le
province. Non ancora chiaro quale impatto possono aver avuto sulla produttivit agricola i
famosi esperimenti per migliorare lallevamento, per introdurre nuove forme di azoto per la
coltivazione e per lo sviluppo di rotazioni.
Lepicentro della rivoluzione agricola del XVIII secolo fu nelle Midlands inglesi, risultato di
bonifiche del secolo prima.
Prodotti in crescita erano: lana, lino, vino, seta, legname, canapa e pece.
Lenigma del XVIII secolo: la rivoluzione demografica
Lespansione demografica aveva seguito un grafico con taglio a sega, ovvero ad ogni aumento
seguiva subito una crisi di carestie. Questa volta, invece, non fu cos. Le epidemie parvero quasi
scomparire, sebbene non fu certo la scienza medica ad aumentare laspettativa di vita. Una tra le
spiegazioni di questo cambiamento fu che il prezzo dei cereali continu a scendere, grazie
soprattutto alle produzioni intensive. La crisi maltusiana (secondo Malthus la crescita della
popolazione tende a sopravanzare la crescita dei mezzi di sussistenza, concezione che vede un
limite della crescita economica mondiale nellesaurimento di risorse non riproducibili, quali i
minerali) non si ripet come nel secolo precedente. Possiamo concludere, tuttavia, che la
tendenza a sposarsi in et pi giovane fu la vera ragione dellaumento della natalit.
La crescita del commercio
a) Interno
Le aziende agricole dovevano soddisfare i bisogni di individui non direttamente occupati
nellagricoltura.
Nonostante le famose cento citt dellItalia del Nord, lespansione si ebbe pi nei centri rurali
che in quelli urbani.
Solo in Gran Bretagna si svilupp un sistema per attrarre gli investimenti privati nella costruzione
delle strade pubbliche grazie ai Turnpike Trusts, associazioni fondate dai proprietari terrieri, che
riscuotevano successivamente il pedaggio.
b) Il commercio internazionale
Fino al 1800 il commercio avveniva allinterno dellEuropa.
Secondo Karl Marx i profitti generati dallo sfruttamento dei paesi non-europei diede un contributo
essenziale al processo di accumulazione di capitale; recentemente, Wallerstein ha, invece,
sostenuto che furono le grandi scoperte della fine del XV secolo a dare vita ad un sistema
mondiale, la cui origine da ricercarsi nellImpero Spagnolo.
Nonostante le grandi risorse disponibili, per tutto il secolo, i territori americani ebbero poche
opportunit commerciali.
Come sostenuto da Rapp, le navi olandesi (FluitShip) a quei tempi non avevano rivali, infatti il
centro commerciale pi importante del mondo nel 1700 era proprio Amsterdam.
Alla fine del XVII secolo gli inglesi ed i francesi cominciarono a soppiantare gli olandesi nel
commercio col Nord-America, anche grazie al protezionismo di Colbert ed agli Atti di Navigazione
inglesi.

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In seguito alle guerre napoleoniche, per, la Francia si trov in crisi sulla costa occidentale.
Gli inglesi, invece, avevano il problema del deficit nei confronti dei paesi baltici, dai quali
ricavavano le forniture di legname, e fu per questo che cominciarono, tra laltro, ad esportare
pesce verso il Baltico ed il Mediterraneo.
Nonostante i dazi imposti dalla madre patria allAmerica del Nord, che sfoci nelle guerre
dindipendenza, il commercio tra Gran Bretagna e i suoi ex coloni americani crebbe ancor pi di
prima.
Questo anche grazie alle nuove tecnologie marittime, come il cronometro marittimo (che
permetteva un calcolo accurato della longitudine) o lo sviluppo della cartografia.
Nonostante ci, gli introiti non andavano ad autofinanziare le imprese, bens erano spesi per la
costruzione di nuovi sontuosi palazzi e per stili di vita pi fastosi.
Le industrie e le manifatture
a)Il Belgio
Voltaire sostenne che soltanto la Francia ed il Belgio avevano strade degne dellAntichit. I canali
navigabili in Belgio erano tre volte pi grandi di quelli inglesi.
Fu introdotta la forza vapore nellindustria mineraria, usata dopo il 1800 principalmente per
azionare i congegni di avvolgimento che portavano il carbone in superficie.
I filatoi intermittenti e multipli si diffusero rapidamente tra i manifatturieri tessili belgi nei primi
anni del nuovo secolo dopo essere stati usati per due decenni in Inghilterra. Nel XVIII secolo la
crescita economica e la industrializzazione non erano n sinonimi n compagni necessari.
Il costo della manodopera nel Belgio nella seconda met del XVIII secolo era del 60-70% in meno
che in Gran Bretagna. Poich la manodopera era relativamente a buon mercato anche lincentivo
alla meccanizzazione era debole.
Al contrario le province olandesi presentavano un cambiamento inferiore, esse non godevano
delle stesse risorse per lindustria e gran parte della terra recuperata dal mare mediante dighe e
polders era votata allagricoltura intensiva.
b) La proto-industrializzazione
Questespressione richiama lattenzione sulla misura e sullimportanza della ruralizzazione delle
industrie manifatturiere nel corso del XVIII secolo. Questinnovazione stava nel fatto che lattivit
artigianale produceva esclusivamente per il mercato. Usando il lavoro rurale i mercanti cittadini
potevano ridurre i costi di produzione e aumentare la concorrenza dei loro prodotti sui mercati
locali ed esterni. Nelle comunit rurali, dove predominanti erano le attivit proto-industriali, vi
erano forti spinte allincremento del tasso di natalit.
Quando la produzione proto-industriale si ampli anche lincremento della produzione tessile
provoc la caduta dei prezzi e la riduzione dei livelli di redditivit.
I mercanti europei si fecero anche strada per rifornire i vasti mercati del Sud America, dellIndia e
dellAsia, dove per riuscire dovevano essere competitivi nei costi con le industrie locali e coi
produttori locali.
c) Altri centri europei dellattivit manifatturiera pre-industriale
C da annoverare lespansione e il dinamismo di altri piccoli centri: si pensi alla Renania costellata
di centri manifatturieri, di lavorazione di metalli e minerari, dove meno del 20% della popolazione
era ancora occupata nellagricoltura. Vi era unimportante industria serica a Berlino e in Germania
ma in tutti questi casi la produzione era quasi interamente artigianale e familiare. Vi erano
importanti industrie tessili in Svevia e nei Cantoni Svizzeri.

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Nelle terre sotto gli Asburgo, oltre ai Paesi Bassi Meridionali, vi erano numerose industrie
minerarie, di lavorazione di metalli e tessili nelle province alpine (Austria) e del Carso (Slovenia), e
molti centri tessili nella Lombardia austriaca. Ma i livelli pi alti di attivit manifatturiera ed
industriale si trovavano in Boemia e Moravia, oltre che in Slesia la quale, passando nel 1764 alla
Prussia, priv la monarchia asburgica di unimportante area manifatturiera.Esse erano anche
lunica parte della monarchia asburgica, olte ai Paesi Bassi Meridionali, che godeva dellaccesso ai
mercati esterni tramite il fiume Elba, in questo modo potevano raggiungere i mercati dellEuropa
del Nord. Tuttavia lespansione del commercio fu severamente limitata dalla politica
protezionistica adottata sia dagli Asburgo sia dai governanti tedeschi. Lassenza di mercati elastici
o accessibili era uno degli ostacoli pi critici allespansione.
Da annoverare anche la Catalogna. Al contrario delle provincie occidentali, che continuavano a
monopolizzare il commercio spagnolo con le colonie americane, la Catalogna svilupp un fiorente
nuovo settore manifatturiero nel corso del XVIII secolo basato sulla stampatura e tintura della tela
di cotone.
d) La Francia ed il Regno Unito
Nonostante gli sforzi dei Governi volti ad impedire che le tecnologie oltrepassassero le proprie
frontiere, queste viaggiavano con poca difficolt.
La Francia aveva industrie tessili estese e altamente specializzate. Essa, a pari del Belgio,
possedeva un ricco patrimonio di risorse economiche e naturali. La manodopera era abbondante e
a buon mercato.
Presi insieme, questi fattori spiegano perch la propensione verso la meccanizzazione fosse sentita
molto meno fortemente nelle industrie e nelle manifatture francesi che in Inghilterra.
Nel caso delle costruzioni di case, i mattoni sostituirono il legno, ma per le costruzioni navali i
britannici divennero sempre pi dipendenti dalle forniture dei paesi baltici.
Abraham Darby svilupp un processo di fusione del ferro sostituendo il carbone coke alla
carbonella e fu seguito dal processo di puddellaggio di Henry Cort che permetteva luso del
carbone coke anche negli stadi finali della produzione della ghisa grezza. Si espandono le industrie
metallurgiche e minerarie grazie alla domanda di carbone in crescita.
Si espandono anche quella vetraria e quella della ceramica (nelle zone delle Potteries, introdotte
da Wedgwood).
Inizialmente il cotone era importato dallIndia, mentre con la produzione interna di tessuti leggeri
come cotone e, grazie allo sviluppo di nuove tecniche di stampaggio, di tintura e filatura, cambi la
moda e aument la domanda.
Carlo Poni ha descritto lazione di Lombe, che aveva fatto un viaggio in Italia per studiare
lindustria della seta, come il primo esempio di spionaggio industriale.
In Inghilterra, nelle Midlands, ricordiamo le industrie della fabbricazione della birra.
Il fattore pi rilevante, tuttavia, fu la crescita della domanda nei mercati interni.
Le industrie inglesi provvedevano principalmente ai mercati di grosso volume e basso costo, e
fornivano merci prodotte ancora da famiglie, mentre i francesi badavano alla qualit (con un ovvio
maggior valore aggiunto).
Lo sviluppo della meccanizzazione fu lenta ed inizialmente poco sfruttata.
Queste nuove forme di produzione davano significato concreto ai principi di Adam Smith, che
avrebbero ispirato lera del capitalismo industriale, con la nascita delle fabbriche.
Il ruolo dello Stato
Uno dei temi centrali delle rivoluzioni industriali fu la libera impresa. Questa idea era stata
avanzata fin dallanalisi classica, sui collegamenti tra capitalismo ed etica protestante, di Max

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Weber.
Spesso si sostiene che una delle maggiori restrizioni allo sviluppo deriv dallintervento statale.
Il mercantilismo era basato sul presupposto che ogni Stato avrebbe dovuto adottare misure
protettive per assicurarsi la propria quota commerciale.
Ricordiamo ancora che i Navigation Acts inglesi ordinavano che tutte le merci dovessero essere
trasbordate nei porti metropolitani britannici, mentre in Francia il colbertismo aveva funzione
protezionista analoga.
Nota: Queste politiche furono causate soprattutto dallaumento dei costi bellici.
Ci avrebbe accelerato la crisi politica ed istituzionale dello Stato dellAncien Regime.
Gli esperimenti noti come assolutismo illuminato erano tentativi di accrescere i limitati poteri della
monarchia, che aveva intense necessit fiscali. In Germania, le classi fondiarie erano ostili
allespansione industriale perch essa avrebbe sottratto forza lavoro agricola.
In Prussia l80% delle entrate era devoluta alla spesa militare.
Nel caso del commercio estero i principi della liberalizzazione erano persino pi difficili, a causa di
restrizioni e monopoli. LInghilterra aveva imposto al Portogallo il Trattato di Methuen, che gli
aveva permesso il completo controllo del commercio col Brasile. Pombal rinegozi il Trattato sulla
reciprocit di concessione su merci specifiche e questa fu la base per successive negoziazioni.
Queste si conclusero col Trattato di Eden del 1786 tra la Gran Bretagna e la Francia, che segn una
breccia nelle politiche protezionistiche francesi. La combinazione del liberalismo economico col
protezionismo sarebbe rimasta lindispensabile politica economica fino a dopo il 1805 con lImpero
Napoleonico.
Il protezionismo industriale si concentr sulle manifatture; il pi famoso esempio fu la fabbrica di
porcellana segreta di Meissen in Sassonia, copiata da Carlo III di Napoli.
In Francia vennero concessi agli imprenditori patenti reali per sostituire le importazioni.
Le deboli monarchie spagnole e portoghesi soffrirono una vulnerabilit nel commercio estero,
mentre Francia e Gran Bretagna tendevano ad estenderlo.
Un esempio fu la guerra dei 7 anni tra queste ultime due nazioni, definita da W. Pitt puramente
economica.
La guerra dei 200 anni dur fino al 1815 con la battaglia di Waterloo e vide vincitrice la Gran
Bretagna, con la sconfitta di Napoleone.
La chiave di questo successo fu la capacit inglese di non indebitarsi, grazie alla Banca dInghilterra
ed al rinnovamento allinterno del Parlamento, che garantiva indipendenza finanziaria dalla
monarchia e generava sicurezza negli investitori.
LInghilterra, in questo modo, riusc in 20 anni a saldare le spese belliche per la Guerra americana
dIndipendenza, al contrario della Francia, che entr nella crisi finanziaria che provoc la
rivoluzione del 1789.
Londra sostitu Amsterdam come principale porto internazionale.
Lera napoleonica
Napoleone tent di creare un sistema economico continentale europeo, mentre sul versante
Atlantico la vittoria britannica permise leliminazione della Francia e della Spagna nel sistema
coloniale.
A seguito del colpo di Stato di Napoleone del 1799 le rivalit anglo-francesi si inasprirono.
Lo storico francese Bergeron ha descritto il Blocco Continentale come un modo particolare di
condurre la guerra, che in futuro si sarebbe dovuto fondare sul dominio economico del
continente.
In realt il progetto continentale fu impossibile da realizzare, sia perch incoraggi il commercio di

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contrabbando, sia per via della resistenza degli Stati conquistati.


Laspetto pi positivo del retaggio napoleonico fu labolizione del feudalesimo. Le monarchie
dellAncien Regime si ritirarono di fronte a nuove autocrazie amministrative che prendevano a
modello il regime napoleonico.
Lo Stato riguadagn completa sovranit e furono abolite le giurisdizioni private. Si riorganizzarono
le tasse per favorire lo sviluppo della propriet privata e dellimpresa individuale.
Nella confederazione tedesca vennero introdotte riforme (da Von Stein e Von Hardenburg) per la
liberalizzazione del mercato. Anche nella monarchia asburgica lesperienza della sconfitta e della
fine del Sacro Romano Impero fu un forte incentivo alle riforme amministrative.
Le monarchie costituzionali dellAncien Regime erano rimpiazzate da nuove forme di assolutismo
burocratico con relativi oneri fiscali per il loro mantenimento.
Le conseguenze delle politiche economiche di Napoleone non furono affatto sempre negative; per
esempio nellItalia settentrionale port allespansione della produzione di seta e della seta grezza,
che divent la principale merce di esportazione, e al ruolo di fornitrice di materie prime.
Il Blocco, per, gener una crisi nei produttori della Renania e della Svizzera, per mancanza di
materie prime.
Come sostenuto da Bergeron, la Francia usc dallera napoleonica geograficamente trasformata e
ridotta, e ci port alla staticit dei mercati interni, con una rinforzata offerta, non compensata
dalla domanda.
Crollato lImpero Francese si ritorn al protezionismo precedente. Il quadro europeo si presentava
come un mosaico disunito di economie, fino a quando nel 1830 il boom ferroviario segn una
nuova fase di crescita economica, soprattutto in Renania. Tuttavia, il periodo dopo Waterloo
(1815) vide la domanda statica ed in contrazione.
Nel XIX secolo, lindustrializzazione port a nuove rivalit nazionali, anzich alla crescita
economica, sebbene le nuove capacit commerciali si sarebbero sviluppate fino al Nord America.

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PARTE 5 XIX SECOLO


1.

Crescita e formazione delleconomia europea

Un secolo di crescita continuativa


Secondo Maddison, nel corso dello sviluppo, esistono aree guida ed aree inseguitrici. Per
economie guida egli intende quelle che sfruttano pi efficacemente le conoscenze tecniche
disponibili in un dato periodo. I paesi sviluppati, dunque, risultano favoriti dalla cumulazione delle
ricerche.
Secondo questa teoria esistono 4 fasi successive corrispondenti a 4 aree guida:
1. 1100-1500: Italia del Nord e Fiandre
2. 1600-1750: Olanda
3. 1750-1890: Inghilterra
4. 1890 ad oggi: USA
La prima vera forza industriale fu lInghilterra, grazie alla produzione tessile, siderurgica,
meccanica, ma soprattutto grazie allo sfruttamento intensivo del carbone.
Limportanza del settore primario, soprattutto in Gran Bretagna, infatti, and riducendosi a favore
del secondario, per questo si tende ad identificare il progresso con lindustrializzazione. Spesso,
per, lagricoltura non era arretrata ed anchessa contribuiva allo sviluppo.
Finalmente lEuropa si liber della forza animale sostituendola con la meccanica, sfruttando
meglio le risorse scarse.
A differenza dei secoli precedenti, il 1800 sestuplic il PIL, secondo lanalisi di Bairoch, senza un
corrispondente aumento demografico, aumentando quindi il reddito pro-capite con grande
continuit (fattore fondamentale), fino alla vigilia della prima guerra mondiale. Laumento di
reddito pro-capite fu relativamente basso negli USA, invece, perch la popolazione aument
notevolmente a cause delle immigrazioni.
La crescita economica moderna
Essa rapportata alla quantit di beni prodotti da un Paese. Si calcola sommando i valori aggiunti,
per cui la produzione totale praticamente uguale al reddito. Viene valutata in base alla
variazione del PIL a prezzi costanti.
Il PIL la somma di tutti i beni e servizi finali allinterno di un paese, mentre il PNL dato soltanto
dai redditi dei residenti. Se si vuole confrontare i livelli di diversi Paesi, tuttavia, occorre
considerare un altro indice: il PPP (purchasing power parity). I dati della contabilit nazionale sono
indici insostituibili, ma non tengono conto delle performance delle regioni-pilota. Il caso italiano
emblematico: secondo le stime di Zamagni nel 1911 il triangolo industriale (Lombardia,
Piemonte, Liguria) era di un terzo superiore alla media italiana, tedesca e francese. Le stime
regionali, comunque, restano di difficile valutazione.
I cambiamenti strutturali
Il tasso di attivit, ovvero il rapporto tra popolazione attiva (occupati e persone in cerca di
occupazione, cio disoccupati involontari) e totale, difficile da calcolare, tuttavia era
chiaramente in crescita, soprattutto per laumento di attivit femminile. Lincremento del reddito
pro-capite saccompagn ad un decremento della fertilit e della mortalit, ad un aumento della
scolarizzazione, della urbanizzazione e del commercio internazionale.

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Ritmi, fasi e modelli di crescita


a) lInghilterra e gli altri
Sulla crescita della Gran Bretagna e del mondo occidentale focalizzarono le loro attenzioni Adam
Smith e Mill, come pure Marx. Questultimo divise la societ precapitalista agraria e quella
capitalista industriale.
La scuola storica tedesca che fond la storia economica, rifiut lesistenza di leggi universali
sostenendo che le leggi delleconomia sono determinate dalla congiuntura, dalla logistica e dalle
istituzioni. Questa idea trov la sua massima espressione nella teoria degli stadi di sviluppo.
Tema centrale furono, sia per i marginalisti sia per i teorici neoclassici, le crisi cicliche che
perturbavano lo sviluppo, alla ricerca di regolarit empiriche nella storia passata per ottenere delle
previsioni.
Cicli, fluttuazioni e attivit innovativa
Nello studio della regolarit delle fluttuazioni un notevole studio fu svolto da Schumpeter, che
defin 3 cicli principali:
1. il ciclo classico (detto anche maggiore o Juglar, un francese): dura tra i 7 e gli 11 anni; diviso in
altre 4 fasi:
a. recessione
b. depressione
c. ripresa
d. boom
2. il ciclo minore (detto anche Kitchin, un teorico inglese): esso mostra sostanzialmente una
corrispondenza con i cicli delle rimanenze
3. i movimenti di lungo periodo (detto anche Kondratieff, un russo, o onde lunghe): durano circa
50 anni, sono composti da due fasi, una ascendente ed una discendente.
Schumpeter sosteneva che il progresso rende instabile il mondo economico. Discostandosi dalla
scuola classica, egli distinse invenzioni da innovazioni. Le invenzioni hanno origine scientifica, ma
non sono rilevanti per lanalisi economica. Le innovazioni, invece, si sviluppano in modo endogeno
al sistema economico in risposta ai bisogni, dando senso anche alle invenzioni. Esse scaturiscono
dalliniziativa degli imprenditori innovatori, che conquistano nuovi mercati e raggiungono una
posizione monopolistica (che compensa il rischio iniziale) e vengono successivamente imitati.
Limpresa first mover (o leader) quella che decide senza essere condizionata. Limpresa follower
quella che si adegua (vedi appunti di economia politica I).
Le questioni della crescita tornarono di moda dopo la seconda Guerra mondiale, con un
obiettivo differente: il progresso dei Paesi sottosviluppati. La riflessione riprese dalla storia della
Gran Bretagna, spesso, per, senza considerare la multipolarit e la multilinearit dello sviluppo
stesso.
b) Le teorie della storia economica: gli stadi di Rostow e il take off
Si pass gradualmente dallimitazione del modello inglese ad unanalisi generalizzante per lintera
Europa.
Gerschenkron e Rostow, negli anni sessanta, non accettarono il modello dei cicli e proposero
uninterpretazione incrementale dello sviluppo. Rostow, nel suo Stages of Economic Growth del
1960, propose 5 fasi successive:
1. La societ tradizionale:
a. situazione pre-industriale
b. preponderanza dellagricoltura

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c. societ chiusa
d. epidemie e carestie
e. Tasso di investimento = tasso di incremento demografico, erano bassi
2. La transizione (il pre-decollo o proto-industrializzazione):
a. reindirizzamento di lavoro e capitali dalla campagna alle industrie
b. processo di accumulazione di capitali, infrastrutture e know-how
c. sviluppo del sistema bancario
d. efficienza nellimport e nellexport
3. Il decollo (take off): il processo di accelerazione spontaneo o indotto, che, nel giro di 30 anni,
trasforma permanentemente leconomia portandola a livelli produttivi stabili e molto superiori.
Caratteristiche:
a. autofinanziamento delle imprese
b. innalzamento dei tassi dinvestimento (circa 10% del PIL)
c. costituzione di un quadro politico tale da consentire un aumento costante dei redditi
d. sviluppo dei settori guida (leading sectors) e delle industrie sussidiarie
e. lindustria subentra allagricoltura come settore fondamentale
4. La maturit:
a. il processo si estende
b. investimenti fino al 20% del PIL
c. la produzione supera lincremento demografico
d. il reddito pro-capite aumenta con continuit
e. quando calano le necessit di investimento aumentano i consumi
5. Let dei consumi di massa:
a. processi di standardizzazione spinti dal consumismo per abbassare i costi
b. allargamento dei beni di consumo
Sebbene il concetto di decollo resti discutibile, Rostow diede una visione panoramica dello
sviluppo notevolissima, e diede lopportunit agli storici successivi di mettere a punto diverse
cronologie dei propri Paesi.
I suoi difetti sono:
1. il presupposto del 10% non trova riscontro storico
2. non spiega come si possa passare da una fase ad unaltra
3. attribuisce eccessiva importanza ad alcuni settori, senza una visione dinsieme (molto pi
intricata)
4. non considera le dimensioni del fenomeno: regionale, nazionale, internazionale
5. una mera imitazione della storia, senza varianti, che pretende che si possa uniformare per
tutte le economie europee
c) Gerschenkron e i vantaggi dellarretratezza
Molti Paesi hanno avuto una crescita analoga, ma con differenze. Questo ha condotto
Gerschenkron a cercare una spiegazione basata su di esse, focalizzandosi sui meccanismi che
mettono i paesi ritardatari in grado di svilupparsi.
Fondamentale il concetto di arretratezza relativa rispetto al paese leader (G.B.).
Qualora i prerequisiti manchino, si possono cercare dei fattori sostitutivi.
Si tratta di stimolare i processi naturali al fine di un recupero (catching up) veloce. Questo modello

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somiglia a quello di Rostow, poich prevede una fase di decollo (big spurt).
Altro concetto fondamentale il vantaggio dellarretratezza:
1. chi arriva dopo pu imitare le tecnologie senza il rischio iniziale, e chi parte per primo non
sicuro di mantenere la propria posizione dominante
2. si sviluppa pi rapidamente (industrie soprattutto)
3. maggiore produzione di beni strumentali anzich di consumo
4. migliore istituzionalizzazione
5. minore crescita agricola
6. maggiore importazione di tecniche
7. il settore trainante non sempre quello industriale come in G.B.
8. le fasi successive allo sviluppo generano diversi tipi di capitalismo, soprattutto nelle istituzioni
Il suo difetto (visto il peso dellintervento statale, istituzionale e finanziario) che diventa labile la
divisione tra stati leader e follower e che lo sfondo economico era esclusivamente nazionale.
Si giunse a qualificare il caso inglese come uneccezione anzich un modello.
d) Il problema delle unit di analisi: Pollard e la regione economica
Con il suo volume The peaceful Conquest del 1981, per la prima volta Sidney Pollard analizz lo
sviluppo, per unit regionali e non nazionali, poich egli sostenne che lindustrializzazione europea
si realizz in ogni nazione su base regionale. A differenza di Gerschenkron, egli introdusse il
concetto di differenziale della contemporaneit, di cui un esempio tipico la costruzione delle
ferrovie, che ebbero utilit diverse a seconda delle zone.
e) Path dependence, istituzioni e svillupo economico, il ruolo dello Stato
Seguendo un approccio pi scientifico, tra i concetti significativi troviamo quello di path
dependence, elaborato da Paul David. Secondo lui, il cammino dei first comers non pu essere
imitato perfettamente, poich catene di eventi casuali delimitano il campo delle scelte.
La competizione porta allabbassamento dei costi di transizione (ovvero costi di ricerca,
organizzazione e diffusione), questo con riferimento anche alle istituzioni.
Douglas North teorizz, infatti, il mutamento economico come risultato di cambiamenti
istituzionali, poich persino nel paese del laissez faire (la G.B.) il ruolo dello Stato fu
fondamentale (soprattutto per garantire la propriet privata).
La presenza dello Stato dunque giustificata dalla presenza proprio dei costi di transazione.
A questo punto maturarono due teorie:
1. il liberismo (mano invisibile di Adam Smith): lasciare spazio ai meccanismi di mercato
2. la dottrina interventista
Gi fin dal primo Ottocento, oltre che negli USA (Belgio, Francia e Germania), Hamilton
segretario di Stato di Washington andava ponendo le premesse politiche poi concretizzate nel
corso del 900.
Questi paesi erano accomunati dalla fiducia nello Stato per lindustrializzazione.
In Paesi pi recenti, tra cui lItalia, lo Stato ebbe un ruolo fondamentale nellunificazione politica.
Negli USA si svilupp il modello di Stato regolatore (modello debole), ancor oggi prevalente,
mentre in Europa prese consistenza il modello forte di Stato e fiducia nel big government, con
politiche dirigiste.
Il peso dello Stato sempre andato in crescendo (spesa pubblica e interventismo).
Si giunti alla conclusione che il capitalismo non funziona se privo di almeno uno Stato minimo:
law and order (leggi, soprattutto per la difesa della propriet, amministrazione, giustizia e ordine
pubblico, istruzione, poste, sanit e trasporti). Questo concetto di Stato minimale si rif a dei
principi liberisti, totalmente opposti a quelli sovietici del 1900 che negavano il mercato.

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2. Dinamiche demografiche e mutamento sociale: il ruolo dellagricoltura


La rivoluzione demografica europea
Le dinamiche demografiche costituiscono una variabile di primaria importanza per la
comprensione dei cambiamenti economici e sociali del XIX secolo su base congetturale (mancanza
di indagini sistematiche).
Nel corso del secolo vi una vera e propria rivoluzione demografica che cambia strutture e
movimenti, comportamenti ed insediamenti.
LInghilterra ebbe un aumento della popolazione che permise di conseguenza un aumento della
forza lavoro sia nelle campagne che in sistemi di putting-out. Incrementi simili si verificarono, ad
esempio, nellarea austro-tedesca.
Si entrava nella fase di passaggio dal modello di antico regime alla nuova demografia.
Il primo modello era caratterizzato da unelevata natalit e unalta mortalit, dove ogni crescita
della popolazione determinava una riduzione delle disponibilit alimentari. Furono il ritardo del
matrimonio e la diffusione del nubilato a differenziare lesperienza demografica occidentale dal
resto del Mondo.
Dall800 in poi si sostitu il modello dello sviluppo, un incremento della popolazione favor la
possibilit di espansione del sistema economico complessivo; la svolta consistette nel fatto che
tale crescita non conobbe pi pause o regressioni.
Alla vigilia della prima guerra mondiale lEuropa contava 480 milioni di abitanti, 3 volte la sua
popolazione del 1750.
Nella prima parte del secolo erano le aree del nordovest europeo a crescere, mentre nella seconda
del sud-est.
Il rallentamento del ritmo di crescita nella Francia del secondo 800 dipese dalla caduta pi rapida
del tasso di natalit.
LItalia di fine 800 era caratterizzata da una crescita della popolazione su tutto il territorio.
Tuttavia, corrispondevano meccanismi demografici diversi: lItalia del nord presentava sia un basso
tasso di mortalit sia di natalit, mentre quella del Sud un alto tasso di mortalit e di natalit.
Il nuovo modello demografico
Sul breve periodo si produsse una crescita dovuta al calo della mortalit pi che allaumento della
fecondit. In una seconda fase laumento della popolazione dipese dal crescente allungamento
della vita.
Mortalit e natalit mutarono strutturalmente: scomparvero le epidemie e le carestie, le difese
immunitarie aumentarono.
La diminuzione di epidemie ebbe una causa primaria negli straordinari progressi della scienza
medica (Jenner invent lantivaiolo), tuttavia non sparirono del tutto come dimostr il colera
europeo degli anni 30.
La carestia non comparve pi in Europa anche se lasci tracce in Irlanda, dove la crisi della patata
provoc la morte di oltre mezzo milione di persone. Anche il tifo regred durante la seconda met
del secolo ed ebbe una contrazione pure la mortalit per le guerre. La natalit non doveva pi
colmare i vuoti demografici.
Il 1800 segn un cambiamento fondamentale: n la fecondit, n la mortalit europee
dipendevano pi dalle disponibilit alimentari. Tra popolazione e risorse il feedback (ritorno)
divenne positivo.
NellInghilterra tra 700 e 800, lincremento demografico e le innovazioni tecnologiche andarono di
pari passo.
La rivoluzione agricola permise di produrre di pi con un minore numero di addetti a vantaggio

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delle attivit industriali e commerciali urbane. Le cadute produttive potevano essere compensate
dalle importazioni.
La vita media degli occidentali sal rapidamente, naturalmente crebbe maggiormente nei paesi che
beneficiavano del progresso materiale e scientifico.
In generale, mentre nel corso del XIX secolo la mortalit al di sotto del primo anno di vita non fece
segnare sensibili variazioni, le fasce giovanili e centrali aumentarono in modo considerevole le loro
speranze di vita.
Un altro importante elemento riguardava la distribuzione sociale della mortalit. La disparit di
fronte alla morte evidente se si confrontano le classi sociali e professionali.
Allinizio della svolta demografica lo sviluppo economico stimol la natalit, mentre nel medio
periodo la tendenza and comunque verso un abbassamento progressivo e generale dei tassi di
natalit.
Il numero dei figli venne sempre pi messo in rapporto con il problema dei consumi e dello Stato
sociale.
NellInghilterra degli anni 80 il tasso di fecondit era inversamente proporzionale al livello della
condizione sociale.
Il modello demografico occidentale si mostrato capace di migliorare progressivamente il
rapporto tra sviluppo economico e della popolazione, contenendo le nascite in modo non
traumatico.
Urbanesimo, migrazioni e colonizzazioni
Lindustrializzazione procedette parallelamente con lurbanizzazione. La ferrovia favor uno
spostamento verso gli agglomerati urbani che si riempirono di immigrati. Lurbanizzazione fu uno
dei fenomeni pi evidenti della trasformazione dei modi di vita.
Il fenomeno che dalla seconda met del 700 interess lInghilterra non aveva precedenti. Col
procedere dellindustrializzazione il medesimo trend invest anche Germania e Austria.
Economie di agglomerazione ed una forte dipendenza da risorse minerarie localizzate portarono
allo sviluppo di aree urbane ad alta concentrazione industriale.
Sotto la spinta dellindustrializzazione e della rivoluzione dei trasporti si svilupparono sia i piccoli
centri sia le grandi citt, ma soprattutto si formarono grandi metropoli.
I lavoratori trovarono impiego in nuovi settori produttivi e dovettero muoversi verso le citt.
Si sviluppato un dibattito tra la scuola marxista, capeggiata da Eric Hobsbawm, che ha messo in
evidenza un deterioramento degli standard di vita nel passaggio dallet pre-industriale a quella
industriale e la scuola neo-liberista, capeggiata da Max Hartwell, che ha sottolineato un effetto
positivo dellindustrializzazione ed urbanizzazione sugli standard di vita.
Il passaggio dalla societ rurale ad una civilt industriale comport un regresso del settore
primario ed unespansione del secondario e del terziario.
Una parte del mondo rurale manteneva sotto varie forme contatti periodici con quello urbano, si
trattava di migrazioni continentali e temporanee. Diverse erano le emigrazioni per sfuggire a
persecuzioni religiose o forzate a causa di conflitti politici. La met del secolo segno linizio della
pi grande migrazione di popoli nella storia.
Si verificarono in India ed in Cina, dallAsia verso la California, furono gli Europei gli attori
principali.
LAfrica sub il popolamento francese; gli inglesi, per evitare il sovraffollamento nelle prigioni
modificarono la demografia dellAustralia.
Popolamenti e colonizzazioni ottocentesche segnarono il punto pi alto della forza economica,
politica, militare e culturale delloccidente.
LEuropa poteva essere considerata come un insieme di aree despulsione e di assorbimento di

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popolazione.
Le migrazioni interne allEuropa si intrecciarono coi movimenti in America. Il fenomeno dominante
divenne quello dellemigrazione extracontinentale e permanente.
Molti europei emigrarono negli USA che ricevettero 2/3 degli emigranti europei oltre che in
Australia, Nuova Zelanda, Canada, Brasile e Argentina. I russi emigrarono in massa in Siberia.
La migrazione assunse dimensioni rilevanti dalla met dellOttocento favorita dalla rivoluzione dei
trasporti marittimi.
Il Governo inglese incoraggi attivamente lemigrazione. La carestia che colp lIrlanda provoc un
flusso emigratorio dallIsola. La crisi economica e le rivoluzioni del 1848 provocarono flussi
migratori sostenuti dalla Germania, Scandinavia, ma anche dallEuropa centro meridionale. La
Spagna perse un terzo dellincremento naturale della sua popolazione a causa dellemigrazione.
LImpero asburgico circa un sesto e lItalia pi di met.
Le rimesse dei contadini poveri, che erano partiti, diedero un apporto determinante allequilibrio
dei conti dellItalia con lestero, nel cui quadro si svilupp lo slancio verso lindustrializzazione a
cavallo tra 800 e 900.
Per contro, le economie del Nuovo Mondo, ricevettero grandi vantaggi dallesodo del Vecchio.
Pi di 28 milioni di europei espatriarono negli USA. Essi contribuirono in modo decisivo
allurbanizzazione e allindustrializzazione del Paese e ne modificarono i caratteri sociali e culturali
fondando comunit come Little Italy etc. che avrebbero avuto un ruolo importante nella storia
nord-americana.
Il melting-pot (la mescolanza delle razze) si rivel una delle chiavi dello sviluppo statunitense. La
concentrazione di molti emigranti in settori di attivit specializzate diede corpo a forme di
imprenditoria etnica, rappresentata da quella italiana che avrebbe alimentato nel secondo 900 le
reti della business comunity italiana nel mondo.
In definitiva la pi importante e drammatica vicenda demografica si tramut in fondamentale
componente del cammino verso la modernizzazione.
Le trasformazioni del settore agricolo
Esse permisero di alimentare una popolazione sempre pi numerosa e urbanizzata, fornirono
capitale e lavoro agli altri settori delleconomia, crearono correnti di esportazione e domanda di
mercato per i prodotti industriali e per i servizi.
La domanda di materie prime industriali, quali la lana ed il cotone, dalla fine dellOttocento crebbe
meno del relativo consumo a causa dellimpiego dei sostituti sintetici. Dalle prime fasi della
crescita economia la composizione dei consumi alimentari era venuta cambiando: da un dieta
basata su cereali e vegetali si pass ad una dieta basata su carni e prodotti zootecnici. La
produzione agricola ebbe un notevole incremento sia in virt della crescita intensiva sia estensiva.
Le bonifiche furono un esempio della differente forma di crescita estensiva dellEuropa rispetto
alle aree americane o australiane, vale a dire una forma bassa sullincremento della quantit di
capitale e/o lavoro per unit di terreno. Laumento della produttivit globale fu il risultato delle
innovazioni finalizzate ad aumentare i rendimenti delle terre (land saving) e di quelle finalizzate ad
aumentare la produttivit del lavoro (labour saving). Essendo la terra il fattore pi scarso, le prime
innovazioni furono di tipo land saving. Durante la rivoluzione agraria inglese del XVIII secolo la
rotazione continua venne perfezionata e si diffuse con il nome di high farming.
La rotazione continentale permise laumento di un terzo della superficie grazie alleliminazione del
maggese. La maggiore dotazione di bestiame aumentava anche la qualit del letame e della
concimazione.
Si introdussero specie pi adatte ai diversi tipi di clima e di terreni (mais, barbabietola, patata e
foraggi).

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Aumentarono le rese per unit di prodotto. Altra grande innovazione land saving fu lintroduzione
dei prodotti chimici.
Le innovazioni labour saving consistettero innanzitutto nel perfezionamento di attrezzi in ferro
(falci, aratri, trebbiatrici etc.). Linvenzione del trattore permise laccelerazione e la diffusione della
meccanizzazione agricola.
Dove la manodopera era scarsa si era spinti ad aumentare il capitale investito. Dove sera formata
una grande classe di proprietari agricoli aperti al progresso tecnico la modernizzazione progred
pi rapidamente, sia che essi sfruttassero direttamente i terreni, (come la Prussia degli junker), sia
affidando la produzione a fittavoli (come i landlords inglesi).
La piccola azienda contadina era ormai improduttiva e priva di investimenti, mentre quella media
era favorevole al cambiamento, come in Danimarca o in Olanda.
Lo sviluppo del movimento cooperativo considerato lelemento decisivo del successo agricolo
danese.
Lhigh farming non poteva applicarsi alle regioni mediterranee, dato che le foraggiere non
sopportavano le siccit estive.
La ricerca aveva un basso tasso di appropriabilit (capacit di godere dei frutti delle invenzioni).
Gli Stati promossero enti specializzati nella ricerca; in Italia, soprattutto sotto il Governo Giolitti, si
costitu una rete di cattedre ambulanti di agricoltura.
Il massimo sviluppo agricolo si ebbe nellEuropa nord occidentale, nellInghilterra e nella regione
compresa tra il bacino parigino e la Prussia orientale, dove i due tipi di miglioramento esercitarono
unazione complementare.
Data linfluenza delle condizioni atmosferiche i prezzi agricoli fluttuano in modo pi accentuato di
quelli dei prodotti industriali. Ci nonostante i prezzi agricoli mostrarono tendenze di lunga durata
(si ricordino le Corn Laws).
Lallevamento si svilupp alla fine in maniera indipendente dalla cerealicoltura.
Con la Grande Depressione del 1877-1896 tutti i prezzi dei prodotti agricoli calarono e lo
sviluppo dellallevamento fu laspetto positivo di tale grave crisi.

3. Il processo di industrializzazione europea


LInghilterra e lEuropa Continentale
Alcuni ritengono che si debba usare lespressione rivoluzione industriale solo in riferimento
allInghilterra e industrializzazione per le altre regioni. Industrializzazione e sviluppo, come gi
accennato, finirono col fondersi, anche perch sarebbe scorretto affermare che i confini politici
limitarono la sua diffusione.
Si determinarono divari di reddito incredibili tra le zone industrializzate e quelle non.
Per Phillis Deane la prima rivoluzione industriale fu linsieme di svariate rivoluzioni: agraria,
demografica, commerciale e dei trasporti.
Per Wrigley al centro del processo vi fu il carbon fossile, inserito in un contesto capace di
massimizzarne il rendimento, evidenziando come la crescita dipese dalluso di energia a buon
mercato e su vasta scala che permise di vendere di pi a prezzi inferiori. Tale processo era ormai in
grado di autofinanziarsi.
Let delle macchine, del carbone e del vapore (prima rivoluzione)
a) Uno sforzo convergente e cumulativo: il tessile
Fu lindustria italiana della seta a creare le prime filatrici automatiche. Allinizio gli inglesi stessi
imitarono i progressi raggiunti altrove. Il carattere fondamentale della rivoluzione inglese fu la

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durata, non la rapidit.


Le macchine ebbero in questi processi un ruolo chiave, che produsse un effetto a valanga: la
messa a punto in un settore creava una strozzatura a monte ed a valle, stimolando la ricerca ed
innescando cos unespansione infinita.
Il primo brevetto di rulli fu di Lewis Paul, ma linventore del filatoio meccanico venne considerato
Richard Arkwright, che utilizzandone una coppia lo fece davvero funzionare. Seguirono le
invenzioni quali la spoletta voltante (jenny), il mulo (mule) e il mulo automatico (self-acting mule).
Si trattava, tuttavia, di macchine costose, che cominciarono a svilupparsi davvero pi di 50 anni
dopo la loro invenzione (in Italia nel 1815, in Inghilterra nel 40).
b) Il paradigma del carbone
A segnare il cambiamento fu, come gi accennato, il passaggio dal legno al paradigma del carbone.
Il consumo eccessivo di legno port alla deforestazione in Francia con gravi ripercussioni
geologiche e sul prezzo del legno stesso. LInghilterra, ricordiamo, dipendeva dai paesi baltici per il
legno. I canali, invece, e la vicinanza delle miniere al mare permisero la distribuzione del carbone
con relativa facilit. Thomas Savery, inoltre, brevett un congegno per eliminare lacqua dalle
miniere, chiamato amico del minatore. Thomas Newcomen realizz una pompa a vapore che
utilizzava la pressione atmosferica per estrarre lacqua che si diffuse anche allestero.
Abrahan Darby, proprietario di una ferriera, come gi accennato, riusc a produrre buona ghisa
utilizzando il carbone coke (da lui stesso creato, mediante un processo in assenza daria) e lacciaio
mediante il puddellaggio.
James Watt, il padre della macchina a vapore, miglior quella di Newcomen separando il
condensatore dal cilindro e dal pistone.
Questi miglioramenti stimolarono la concorrenza nelle fonti di energia. E importante notare che
quella idraulica era ancora la predominante fino al 1850, e veniva sfruttata soprattutto
nellindustria tessile, poich le ferriere necessitavano di molta pi energia di quanta non ne
potesse produrre la tecnologia idraulica.
c) Dotazioni di risorse e combinazioni energetiche
Il modello energetico instauratosi in Inghilterra era plasmato sulla dotazione di risorse del Paese:
energia idraulica diffusa e abbondanza di energia fossile trasformabile in energia meccanica grazie
a convertitori adeguati. La meccanizzazione tessile utilizz la forza idraulica. Solo grazie ai
miglioramenti nel primo trentennio dell 800 il vapore divenne maggiormente conveniente e fu
adottato nelle attivit pi diverse. Carbone e vapore, dunque, non fecero la rivoluzione industriale,
ma ne permisero lo straordinario sviluppo e diffusione. Gli altri paesi non seguirono
pedissequamente lInghilterra ma adottarono le tecnologie pi congeniali alla propria dotazione di
risorse. Il binomio industria tessile/energia idraulica oper quasi ovunque nella prima met dell
800 (Francia, Germania, Svizzera, Nord Italia). Il vapore sostitu rapidamente la ruota idraulica solo
quando il carbone era pi abbordabile o quando se ne scoprirono giacimenti rilevanti (germania,
usa). Lo sviluppo di Germania e Stati Uniti, infatti, fece registrare una netta accellerazione con la
scoperta di vasti giacimenti di carbone. Dal 1900 la produzione statunitense raggiunse quella
inglese.
d) Le macchine utensili e lAmerican System of Manufacturing
Menzioniamo le filettature di Whitworth, il maglio a vapore di Nasmyth e linvenzione di una
perforatrice basata sul linguaggio binario di Roberts, al quale si dovette anche la self-acting mule.
Negli USA, Whitney, Hall, North e T. Blanchard posero i presupposti dellAmerican System of
Manufacturing:

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era un importante sistema basato sulla standardizzazione dei prodotti e sullintercambiabilit delle
parti.
Questo principio dellintercambiabilit fu adottato dapprima nella guerra di Secessione per la
produzione di armi, poi negli altri settori. In Europa si preferiva ancora avere una propensione per
la qualit, piuttosto che per la standardizzazione.
Lilluminazione a gas fu utilizzata per prima dagli inglesi per lavorare di notte nelle fabbriche di
Manchester e Pall Mall.
La mongolfiera, sperimentata dai fratelli Montgolfier, rimand alla leggenda del nuovo Prometeo
tecnologico che accompagnava la rivoluzione industriale.
La seconda rivoluzione industriale: let dellacciaio della chimica e dellelettricit
a) Scienza e industria: lacciaio
Con la seconda rivoluzione industriale apparve pi nettamente il legame scienza industria.
Prima erano stati gli artigiani geniali, privi di istruzione, a fare la differenza. Divennero importanti
le economie di scala, le tecnologie e le esternalit (vedi anche Economia Politica I: effetti che
unattivit ha sullesterno).
Il prodotto fondamentale fu lacciaio, che sommava i benefici di ferro e ghisa. Esso lo divenne,
per, quando Bessemer ne abbass i costi di produzione inventando il convertitore, e grazie anche
a Gilchrist e Thomas che elaborarono un processo di eliminazione del fosforo. Si inizi a farne
grande uso dal 1880.
b) Chimica ed energia elettrica
La chimica era legata alle ricerche scientifiche di laboratorio ed ebbe il suo centro in Germania,
paese leader del settore.
Lilluminazione fu dimostrata da Davy nel 1808, il motore elettrico e la dinamo nel 21 da Faraday.
Le realizzazioni di Bergs aprirono la strada alle centrali idroelettriche. Luso principale
dellelettricit fu la telegrafia.
Edison e Swan costruirono le prime lampadine, subito applicate nei dintorni di New York.
Dal 1914 il petrolio inizi a fare concorrenza al carbone e si entr nellera del petrolio.
c) Dai congelatori alla macchina da scrivere
Lagricoltura benefici pi dei fertilizzanti, e dei fungicidi che delle macchine. Pasteur scopr i
batteri ed apr la strada alle tecniche di preparazione dei cibi. La centrifuga permise di separare il
siero del latte, la refrigerazione permise il trasporto delle carni congelate. Linnovazione pi
famosa fu la tastiera QWERTY, che introdusse la soluzione allaccavallamento dei martelletti. Nel
1846 fu inventata la rotativa. Nel 1800 fu inventata la fotografia, poi diffusa un secolo dopo.
Gli attori dellindustrializzazione
a) imprenditori e imprese
Limprenditore definibile come lindividuo o linsieme di individui che sono in possesso dei mezzi
di produzione (capitale fisso e capitale circolante). Si assume il rischio dimpresa e lutile il
premio che lo compensa.
Il reinvestimento dellutile nellimpresa (o autofinanziamento o accumulazione di capitale) gli
permette la crescita.
Lobiettivo dellimprenditore la massimizzazione del profitto, prima ancora del volume di
produzione.

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Esistevano differenti configurazioni di mercato (vedi appunti di Economia Politica I). La prima a
svilupparsi fu la concorrenza perfetta, poi quella imperfetta, quindi oligo/monopoli nel XIX secolo.
Fino al 1860 le imprese erano soprattutto SNC (vedi Eco. Az.), caratterizzate da responsabilit
illimitata e solidale.
Il connubio famiglia-impresa rimase, tuttavia, una costante. A poco a poco, visto limpellente
bisogno di finanziamento, cominciarono a nascere societ anonime per azioni, fino ad assumere
un ruolo fondamentale, sebbene inizialmente risentirono delle limitazioni legislative. Esse vennero
risolte nel 1882 con il codice Mancini.
Crebbero allora le economie di scala (vedi Pol.I), ovvero quelle produzioni che minimizzavano i
costi con laumento delle dimensioni aziendali.
Dato il forte peso dei costi fissi su quelli variabili (vedi Pol.I) le grandi imprese avevano interesse a
continuare la produzione per minimizzare le perdite, questo per fece nascere la reazione contro
la concorrenza anarchica.
Esistevano due correnti in contrasto: una che voleva la regolamentazione dei monopoli da parte
del Governo, laltra (legge Clayton antitrust, 1914) che puntava al ripristino della concorrenza
perfetta.
b) Le banche
Allinizio ebbero un ruolo limitato. Le Banche Centrali si limitavano a praticare il risconto
e fare anticipi allo Stato.
Col procedere dellindustrializzazione nacquero le banche per azioni che si distinguevano in
banche daffari (es.: il Credit Lyonnais) e banche di deposito (es.: Banque de Paris et des Pays Bas).
Le banche di deposito si occupavano di investimenti a breve termine (nel passivo avevano ingenti
mezzi dati dai depositi a vista. Per quanto riguarda lattivo si dedicavano a operazioni ordinarie,
quali i conti correnti), mentre quelle daffari a medio-lungo, termine pi rischioso (nel passivo
avevano i depositi dei capitalisti e delle imprese, nellattivo partecipazioni nelle societ e prestiti
governativi).
Dal 1826 si potevano fare gli assegni (chque) per rimediare allofferta anelastica di moneta della
Banca dInghilterra (vedi appunti di Economia Politica I).
Nel 1914 le Big Five controllavano gran parte dei sistemi finanziari dInghilterra, dove le banche
erano molto specializzate nei diversi settori.
In Francia il Credito Lionese ebbe problemi con i finanziamenti di lungo termine alle imprese e
prefer limitarsi al breve periodo e alla sottoscrizione di prestiti governativi.
Il Credit Mobilier fall nella crisi del 67 a causa della forte immobilizzazione delle sue fonti a lunga
scadenza.
Nota: in Germania il legame tra banca e industria fu molto pi stretto (ad es.: la Deutsche Bank).
Esse davano sia credito a breve termine, sia a medio-lungo, superando il limite della
specializzazione anglosassone.
Nacquero, dunque, le banche miste (importante).
Esse sostennero in maniera fondamentale le societ industriali, favorendo aumenti di capitali,
collocazione delle azioni e delle obbligazioni. Possedevano pacchetti delle societ per il controllo
dallinterno e la riduzione del rischio.
Giunsero sino a regolamentare la protezione del mercato e a far nascere cartelli tra imprese.
Il modo tedesco di fare banca venne allora copiato in molti altri stati europei (Svizzera, Spagna,
Nord-Italia, Svezia).
c) Le istituzioni pubbliche
Paesi a forte autonomia locale, come la Gran Bretagna e gli USA, videro una preponderanza

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delliniziativa privata, altri, quali la Francia o la Prussia, videro un maggiore intervento statale.
Si fece maggior ricorso alle imposte indirette, che colpivano i consumi, aumentando le
disuguaglianze sociali.
Si sviluppo un complesso sistema di brevetti, regolamentazioni bancarie, e spese per
infrastrutture.
Si pu ritenere che il laissez faire puro, predicato dai classici, non sia mai esistito.
Il contributo pi importante fu nelleducazione, associata a 3 concetti:
1. Educazione e sviluppo: vide la Germania molto pi avanti rispetto allInghilterra, sia perch in
G.B. linsegnamento divenne gratuito soltanto nel 1891, sia perch non seppero strutturare un
sistema efficiente, cercando di aggregare la classe operaia nel sistema sociale.
2. Educazione e declino: in Inghilterra commisero lo sbaglio di tralasciare la preparazione tecnicoscientifico-ingegneristica, mentre la preparazione umanistica ebbe splendore ad Oxford e
Cambridge.
3. Educazione e cambiamento economico: lassociazione tra di essi ha dato sempre pi peso ai
concetti di capitale umano e capitale sociale.
Ricordiamo che l'educazione non va intesa esclusivamente in termini di tasso di alfabetizzazione.
I percorsi nazionali
a) Gran Bretagna e Stati Uniti
NellOttocento le tonnellate di ghisa contavano pi delle migliaia di uomini al lavoro.
Fino agli anni 80 la G.B. mantenne saldamente la prima posizione, poi cominci a retrocedere
dopo USA e Germania.
Gli inglesi sostenuti dal clima di liberalismo ebbero la possibilit di accumulare capitale; nel 1900,
per, vennero raggiunti e sorpassati dagli americani, grazie alle risorse naturali superiori, alla
protezione doganale, ad un mercato dinamico ed allambiente sociale favorevole alladozione di
tecniche moderne (la relativa scarsa manodopera ed il costo alto della stessa negli USA spinse alla
meccanizzazione). Anche i tedeschi migliorarono, soprattutto grazie ad intense attivit di
laboratorio.
Al contrario, gli inglesi erano ormai appagati e la loro mentalit di superiorit ed esperienza
fren lo sviluppo.
b) Il Belgio
A met Ottocento lo sviluppo si disegnava intorno alle miniere di carbone cokizzabile. Larea belga,
vista la posizione geografica, era quella morfologicamente pi simile alla inglese, favorita dalle
stesse risorse naturali.
Vi risiedevano 7,7 milioni di abitanti e per questo ebbe lo sviluppo del piccolo paese.
Un esperimento belga degno di nota fu la Socit gnrale de Belgique, una banca di investimenti
che deteneva pacchetti azionari di imprese industriali. Nel 1835 si trasform in Banque de
Belgique, dopo aver rilevato ben 24 industrie.
In termini relativi alla sua limitatezza geografica, il Belgio fu il paese pi industrializzato fino alla 1
guerra mondiale.
c) La Francia
Essa si differenzi per il suo percorso evolutivo da Inghilterra e Belgio, poich, come gi accennato,
del suo output era costituito da beni di lusso ad alto valore aggiunto.
Emersero punti di debolezza tra cui: la sconfitta nella guerra con la Prussia, con la perdita
dellAlsazia-Lorena, il protezionismo attuato in un paese fortemente esportatore, la dipendenza

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dallenergia idraulica.
Lelettricit consent un recupero nel settore trainante dellautomobilismo.
d) La Germania
Fu il concorrente continentale pi temibile per lInghilterra. Segu un percorso che si differenziava
ancora di pi da quello inglese, fondato sulla partecipazione dello Stato e sul ruolo propulsivo delle
banche miste.
Il modello tedesco, come quello inglese fu unico ed irripetibile, configurandosi come capitalismo
organizzato.
La tendenza verso il big business lo accomun a quello americano, per con un diverso approccio
legislativo e istituzionale.
I cartelli, ad esempio, erano ritenuti legittimi. Alla vigilia della prima guerra mondiale la Germania
copriva delle esportazioni chimiche, grazie a colossi quali la Bayer. Fu la prima nazione ad
introdurre la previdenza sociale statale.
e)LImpero Asburgico, la Russia e la Spagna
Il sistema finanziario tedesco venne imitato dallImpero Asburgico. La situazione, per, era ben
diversa, con un predominio dellindustria leggera. Solo lAustria, la Boemia e lItalia del nord erano
regioni avanzate, il resto dellImpero arretrato.
La Russia aveva raggiunto dei significativi progressi, soprattutto nelle ferrovie (col maggior
chilometraggio del mondo), ma essi annegavano nellenorme estensione territoriale. Lo zar,
inoltre, aveva abolito solo nel 1861 la servit e leffettiva privatizzazione delle terre avvenne solo
col ministro Solypin nel 1907.
Lo Stato svolse un ruolo sostitutivo dei canali privati e fu la domanda pubblica a fare decollare
negli anni 80 lindustria pesante. Linvestimento estero in Russia fu fondamentale, soprattutto per
lo sviluppo delle ferrovie.
Il capitale straniero finanziava il debito russo, ma per fare questo si tassarono redditi pro-capite gi
bassi.
Problemi anche in Spagna, vista larretratezza dellagricoltura e dellistruzione, eccetto la
Catalogna ed i Paesi Baschi.
f)LItalia
Concentr nel nordovest le proprie attivit, data la ricchezza di energia idraulica e di materie
prime. Si trattava di attivit tessili, soprattutto di tessuti grezzi, importanti per le esportazioni. La
siderurgia e la meccanica versavano ancora in cattive acque, prevalendo le piccole unit e
lartigianato.
Il vero problema fu la frammentazione degli Stati pre-unitari, che rese difficile lopera dei governi
di porre le basi del nuovo Stato Unitario. Tali governi si impegnarono in vaste opere di
modernizzazione, facendo largo uso della leva fiscale (compresa la famigerata tassa sul
macinato). Si era penalizzati, tuttavia, dalla mancanza di carbone e dalla ristrettezza
dellautofinanziamento. Il ruolo dello Stato fu particolarmente rilevante e port allo sviluppo di
tutti i settori nellultimo ventennio dell800 (FIAT, 1899).
Nel sistema bancario italiano crebbe il ruolo delle banche miste alla tedesca a sostegno delle
grandi imprese, mentre per quelle di piccole dimensioni cerano casse di risparmio di impostazione
liberale e cattolica.
La forza produttiva si concentrava, come gi detto, nel triangolo industriale: Piemonte, Liguria,
Lombardia, lasciando squilibri regionali tuttoggi problematici.

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4. La rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni


Strade e canali
Alla fine del 700 la velocit di spostamento era vincolata dalluso della forza animale o dalla
navigazione.
La ferrovia, la nave a vapore e il telegrafo aprirono una nuova era tanto nei trasporti via terra e via
mare quanto nelle comunicazioni.
Tra 800 e 900 lautomobile avrebbe preannunciato la rinascita della grande strada, mentre nel
1914 laviazione si preparava ad uscire dallera delle imprese sportive. Il trasporto divenne un
mezzo di produzione.
Sui canali e sulla rete stradale si diressero fino agli anni Quaranta dell800 i principali investimenti.
In Inghilterra la manutenzione stradale pass dalle parrocchie, che si avvalevano di corves, ai
consorzi di pedaggio.
Le strade a pedaggio (turnpikes) curate da trusts (consorzi) gi a met Settecento coprivano 3.400
miglia.
In molte parti dEuropa solo le strade maggiori venivano tenute in buone condizioni, in primo
luogo per il facile spostamento delle truppe.
La Francia era il Paese europeo con la migliore rete di comunicazione realizzata dal Corps des
Ponts et Chausses cui segu lEcole. Il continuo spostamento di truppe impose la necessit di
costruire routes impriales anche nel nord Italia, nel Belgio e in Germania. In Italia si dovette
attendere lunit per il potenziamento della rete viaria.
Con lavvento della ferrovia il trasporto a cavallo cadde in disuso sulle lunghe distanze, mentre per
gli spostamenti brevi rest il mezzo principale fino al primo 900.
Fiumi e acque interne costituivano da sempre la pi comoda e meno onerosa via commerciale.
Nel 1812 aveva fatto il suo esordio il primo vapore europeo, il Comet.
In generale, i canali risentirono della crescente concorrenza della ferrovia. Essa fu linnovazione
con pi successo del XIX secolo.
Avvento e sviluppo delle ferrovie
La locomotiva (1825), la pi importante invenzione nei trasporti dell800, diede alla ferrovia la
possibilit di diventare autonoma. George Stephenson introdusse la caldaia tubolare e realizz la
linea Liverpool Manchester.
Da allora levoluzione tecnica segu due direzioni: la ricerca di una velocit elevata e la ricerca del
massimo di energia possibile in grado di consentire trasporti di massa.
Lacciaio, che si sostitu alla ghisa e al ferro, negli anni 70 aument la resistenza delle rotaie e la
capacit dei vagoni.
Vennero vinti anche gli ostacoli naturali con ponti, viadotti
Allinizio del XX secolo, il 70% del chilometraggio mondiale apparteneva a compagnie
capitalistiche, il restante 30% allo Stato. In Europa le linee secondarie ridussero
considerevolmente la redditivit degli investimenti favorendo allinizio del secolo la statalizzazione
delle ferrovie.
Le ferrovie raggiunsero la massima densit nellarea nord atlantica. Il sistema ferroviario
rappresent un nuovo settore ad alta tecnologia che attraeva potenziali investitori. In Inghilterra
esso rappresent un fattore essenziale nel sostenere lindustrializzazione gi in atto.
Le ferrovie si infittirono sul territorio senza alcun coordinamento finch non venne creato un
organismo per il coordinamento del traffico (1842).
La costruzione delle reti ferroviarie assunse un forte ruolo di modernizzazione dando impulso
allindustria metalmeccanica, attivando sistemi di finanziamento ad hoc e sistemi di gestione su

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larga scala.
Il compito di completare le linee secondarie venne lasciato alle compagnie private, prima inglesi
poi belghe, mediante la garanzia dello Stato. Lo stesso modello di evoluzione si ebbe in Germania
e, pi avanti, in Russia.
Gli Stati tedeschi e la Francia furono le sole impegnate nella stagione pionieristica delle costruzioni
ferroviarie.
La costruzione del sistema ferroviario tedesco non segu una formula standard, ma punt sia
sulliniziativa governativa che su quella privata e sullimpiego di forti capitali esteri.
Le locomotive provenivano inizialmente da USA e Inghilterra, ma gi dal 1843 la produzione
interna copriva oltre la met della domanda. Nel 1860 lo Stato prussiano gestiva il 55% della rete.
In Francia il sistema dominante fu la concessione allindustria privata sotto il controllo dello Stato.
Il ventennio 1850 1870 stato definito let doro della ferrovia. La Francia ebbe lo sviluppo
maggiore grazie alla mobilitazione del risparmio attuata dal Crdit Mobilier dei fratelli Perire,
questo le permise di recuperare il distacco dalla Germania e di rivaleggiare con lInghilterra. La
minor dotazione di carbone spinse i tecnici francesi ad adottare soluzioni energy saving
(locomotive a duplice espansione), che posero le loro ferrovie allavanguardia in Europa.
Nellarea baltica, nellEuropa orientale e mediterranea, lera della ferrovia si apr realmente solo
dopo il 1850.
In Italia la pi importante realizzazione fu la Milano Venezia. La costruzione avvenne grazie a
capitali esteri e lo scarso successo commerciale la fece inoltre pesare sul bilancio dello Stato. Il
sistema ferroviario fu di fondamentale importanza per il consolidamento dellunit nazionale e la
modernizzazione del Paese.
Nel 1865 la rete venne privatizzata in 4 gruppi con intervento di compagnie straniere. La difficolt
di questa gestione mise in crisi il sistema e mediante la convenzione del 1885 venne affidata a 3
societ che si divisero la rete nazionale.
Nel 1905 si arriv infine alla completa nazionalizzazione.
Nellimpero austro ungarico lo Stato attiv partnership con investitori stranieri. In Spagna e in
Russia invece linvestimento straniero venne visto come soluzione ottimale nellacquisizione di
nuove tecnologie.
Nellultimo ventennio del secolo (la terza fase delle costruzioni ferroviarie) venne completata la
rete secondaria europea e furono realizzati i grandi collegamenti internazionali in Europa e
transcontinentali.
Tra il 1883 e il 1893 la prima linea coast to coast fu seguita da altre tre negli Stati Uniti e da una in
Canada.
I trasporti marittimi
Laffermazione della nave a vapore fu molto pi graduale di quella della ferrovia. Dallevoluzione
delle golette prese forma il clipper a quattro alberi, massima espressione della tecnologia della
vela. Il clipper risent dellapertura del canale di Suez.
Alcuni velieri cominciarono poi ad adottare le innovazioni introdotte sui piroscafi: scafo in ferro e
piccole macchine a vapore per meccanizzare i servizi di bordo. Fino al 1850 i progressi del vapore
furono pi sensibili nella navigazione fluviale che in quella marittima.
Nel 1838 il Sirius, piroscafo a ruota laterale e con caldaie alimentate da acqua distillata, effettu la
prima traversata dellAtlantico interamente a vapore; nel 1840 il Great Western inizi servizi
regolari di piroscafi postali a propulsione mista; nel 1843 il Great Britain adott lelica.
Fu attorno al 1860 che si verificarono progressi decisivi; lelica elimin definitivamente la ruota a
pale e verso il 1880 spar la velatura ausiliaria. Il vapore, inoltre, era uninnovazione labour saving,
poich consentiva di ridurre gli equipaggi.

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Dal 1860 65 i piroscafi ebbero il monopolio del traffico dei passeggeri e degli emigranti verso gli
Stati Uniti e anche quello del trasporto delle merci pregiate. Allinizio del XX secolo acquisirono
una definitiva supremazia.
Le prime petroliere collegarono Stati Uniti ed Europa nel 1870 assumendo un ruolo importante nei
traffici internazionali.
La predominanza inglese in materia di costruzione navale rimase un elemento chiave fino alla
prima guerra mondiale.
Le nuove imprese si specializzarono nella sola funzione di trasporto. Prima del XIX secolo non
esisteva un servizio regolare di navigazione oceanica. Nel 1818 per la prima volta armatori
americani istituirono una linea i cui velieri partivano da New York e da Liverpool. Il sistema venne
imitato dalle compagnie delle navi a vapore. Sovvenzionate dal governo per il servizio postale si
assicurarono il traffico pi redditizio.
Una delle opere fondamentali del XIX secolo fu lapertura dellistmo di Suez che mise in
comunicazione il Mediterraneo e il Mar Rosso. Lesseps progett anche listmo di Panama che
venne ripreso e completato dagli Stati Uniti con finanziamenti governativi nel 1914.
Le conseguenze economiche
I mezzi di trasporto possono svolgere una funzione passiva (trasferimento spaziale di beni e
persone) ed una attiva (promotori e moltiplicatori dello sviluppo).
Le maggiori conseguenze furono i ribassi dei prezzi dei noli marittimi e la discesa costante delle
tariffe ferroviarie. Le citt poterono rifornirsi pi facilmente di derrate alimentari, energia e beni di
consumo.
La geografia economica venne cambiata. In generale, le ferrovie facilitarono lintegrazione dei
mercati nazionali ed internazionali e una pi razionale allocazione di risorse economiche. La
costruzione delle reti ferroviarie nazionali innesc una catena con altri settori del sistema
economico (backward e forward linkages). Tra le prime, la mobilitazione del credito per finanziare
gli investimenti.
La ferrovia gioc il ruolo di motore dello sviluppo economico. Tra i forward linkages vanno
ricordati lestensione dei mercati, la crescita del settore agroalimentare e la maggiore mobilit
delle materie prime; ma anche del mercato del lavoro.
Le ferrovie americane furono le prime grandi imprese a struttura multidivisionale. Per i conteggi
relativi a passeggeri, merci, tariffe, percorrenze, orari e redditivit si adottarono innovative
tecniche di accounting, utilizzando anche i nuovi sistemi meccanografici.
Il telegrafo e la globalizzazione dellinformazione
Importante innovazione fu il telegrafo ottico (sistema di trasmissione di segnali tra postazioni in
contatto visivo) presentato durante la rivoluzione francese (1792) dal fisico Claude Chappe.
Dal 1830 il suo uso si apr anche alla comunicazione commerciale contribuendo alla propaganda
dei sistemi di rete.
Cooke e Wheathstone svilupparono scoperte precedenti, ma il contributo pi originale venne
dallamericano Morse (1835) che, a partire dal 1843, consent di mettere in comunicazione in
tempo quasi reale citt e continenti diversi, unificando il mercato mondiale da quando i fondali
marini vennero solcati da cavi.
La simbiosi telegrafo/ferrovia estese cos i suoi effetti anche al mercato finanziario: la railways
mania" degli anni 1840 1850 ampli lattivit della Borsa di Londra facendo sorgere una dozzina
di borse in provincia che comunicavano grazie al telegrafo.
Anche nel telegrafo le risorse finanziarie vennero in certi casi dal pubblico per poi passare al
privato (USA) o viceversa.

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Il passaggio di informazioni divenne ancora pi rapido con lavvento del telefono che trasmetteva
100 200 parole al minuto senza alcun operatore presso gli utenti. Solo a fine secolo luso si
estese alla comunicazione privata.
Infine le prime trasmissioni radio di Guglielmo Marconi nel 1896 aprirono la strada per
linvenzione della radio e la creazione di un sistema di comunicazione di massa.

4. Scambi internazionali e sistemi monetari


LEuropa e leconomia mondiale
Nel corso dellOttocento il commercio internazionale conobbe un incremento prodigioso.
A causa della preponderanza britannica e della stabilit della sterlina, si mantenne durevolmente
sotto il segno del gold standard. Nel periodo compreso tra il 1815 e la prima guerra influirono:
1. il progresso tecnologico: il settore inglese dipendeva per le materie prime dallAsia e le
Americhe. Flusso opposto ebbero prodotti tessili, ferro e acciaio, prodotti chimici e ingegneristici.
Il fenomeno dellimitazione industriale permise di sostituire beni importati con beni prodotti
internamente.
2. il forte aumento delle risorse naturali
3. la rivoluzione dei trasporti: si pensi ai canali (Suez, Panama, Rotterdam), che ridussero i costi di
trasporto.
4. la crescita della popolazione mondiale: passaggio da 0,9 a 1,6 miliardi di abitanti. Le emigrazioni
stabilirono legami culturali, oltre che economici (ad esempio, luniformarsi di salari e stipendi dei
diversi continenti).
5. laccumulazione di capitali: lunica nazione in grado di autofinanziarsi inizialmente fu
lInghilterra, ma successivamente molti Paesi followers accelerarono tale performance.
Laffermazione del liberismo e lo sviluppo del commercio internazionale
Il tasso di crescita pi elevato del commercio internazionale si ebbe nel periodo del libero scambio
(1842-1873). Dopo vi fu un incremento, ma meno accentuato, a causa del protezionismo.
Ricordiamo (da Eco.Pol.II): 1. lincidenza del commercio internazionale tanto pi rilevante sul PIL
quanto lo Stato piccolo e specializzato in alcuni settori, infatti Olanda e Danimarca erano Paesi
molto aperti. 2. un processo di multilateralizzazione, ovvero il processo per il quale non fu pi
necessario aver una bilancia commerciale (vedi Eco. Pol.II) in pareggio con ogni singolo partner,
permettendo maggiore flessibilit.
Il pensiero liberista si concretava nel superamento di barriere naturali e di barriere artificiali (dazi,
e proibizioni).
Si concluso che il protezionismo elevato abbia solo effetti negativi, anche se alcuni teorizzano
che un minimo di restrizioni possano essere concepibili. Fatto sta che nessun Paese giunse
allindustrializzazione privo di proibizioni.
La maggior parte degli Stati si rifaceva a principi mercantilistici che sostenevano che la bilancia
commerciale dovesse presentare un attivo.
Lilluminismo e lindustrializzazione portarono, fin dalla seconda met del Settecento, a nuove
idee.
Adam Smith (The Wealth of Nations), Ricardo e Mill giunsero alla teorizzazione del free trade
(libero mercato).
Smith sostenne che la ricchezza aumenta con laumentare dellefficienza nellallocazione delle
risorse.
In questo senso, Ricardo mostr la legge dei costi comparati e la divisione internazionale del
lavoro.

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Il punto comune tra questi autori fu il concetto di Mano Invisibile espressa in primis da Smith,
ovvero che la soppressione di limiti al commercio porta ad unallocazione ottimale di fattori e
produzioni.
I Governi, soprattutto quelli delle nazioni forti, tentarono di agevolare il raggiungimento di
equilibrio naturale delle economie. List sostenne, infatti, che il liberismo agevolasse i Paesi gi
sviluppati, mentre per quelli in via di sviluppo il protezionismo fosse necessario per passare da
uneconomia agricola ad industriale.
Purtroppo le guerre ed il ribasso dei prezzi (che non potevano essere rialzati eccessivamente con
le tassazioni) costrinsero i Governi a concentrare il carico fiscale sulle dogane. Tipiche furono le
Corn Laws inglesi (dazi sullimport del grano).
Lindustriale Cobden form la lega contro le Corn Laws, sostenendo (vedi Eco. Pol I) che se il
prezzo del pane sale, allora si abbassano i consumi anche degli altri beni (industriali compresi).
Ci sfoci nel trattato Cobden-Chevalier (1860) fra G.B. e Francia che diede lincipit ai rapporti
liberisti tra tutte le nazioni.
Prevedeva, tra laltro, una clausola che legava i due paesi anche per quanto riguarda i rapporti con
nazioni terze: qualora un contratto fosse stato stipulato dalla Francia (o dallInghilterra) con un
altro Stato (lOlanda, per esempio), tali regole sarebbero state applicate anche tra Inghilterra (o
Francia) e laltro Stato (lOlanda).
Il ritorno al proibizionismo
Dal 1870 il protezionismo riprese vigore. Analizziamone le ragioni:
1. il raggiungimento di uno sviluppo considerevole spinse gli imprenditori a proteggersi dalla
concorrenza straniera
2. limportazione del grano fu criticata dai grandi proprietari terrieri
3. la sopraggiunta crisi economica
4. laffermarsi del nazionalismo e dellimperialismo (e del prestigio nazionale)
5. le imprese coloniali (ed i relativi scontri)
6. leffetto a catena (labbandono di alcune nazioni importanti port ad una rincorsa al
protezionismo, come in Germania sotto il Governo Bismarck. LItalia fu tra i Paesi che seguirono
questo trend)
Questa rincorsa al rialzo delle tariffe fu peculiare tra Francia e Italia (stabilizzata soltanto nel 1892
con le tariffe Mline).
Lunica nazione relativamente aperta rest la G.B. avvantaggiata dalla situazione congiunturale
europea.
Il Colonialismo
Per la Francia il Settecento signific la perdita dei possedimenti oltreoceano a favore
dellInghilterra, che ormai possedeva dalla Nigeria al Sud Africa, allIndia, allAustralia al Canada. La
Francia occup Algeria, Tunisia, Marocco, Africa Equatoriale, Madagascar e Indocina, mentre
linteresse tedesco e belga era prevalentemente eurocentrico e declinava il dominio portoghese e
spagnolo. Le colonie italiane in Eritrea, Somalia e Libia furono un insuccesso politico ed
economico.
Lunico paese che aveva uno stretto legame con le colonie era lInghilterra che commise, tuttavia,
lerrore di concentrarsi sui prodotti tipici della prima rivoluzione industriale, creando un fenomeno
di immobilit produttiva.

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Leconomia internazionale
Nel 1914 la G.B. controllava ancora il 14% del commercio internazionale (lana, cacao, indaco,
legno, grano, gomma etc.), ma era in forte decrescita. La percentuale di investimento del surplus
allestero vede il dominio inglese col 43%.
Stavano, per, prendendo piede gli Stati Uniti, sebbene il centro del Mondo fosse ancora lEuropa
(l80% delle esportazioni europee era comunque diretta allinterno del continente). Londra era il
principale porto mondiale ed il principale mercato finanziario e borsistico (nacquero i brokers).
Le bilance dei pagamenti e il gold standard.
La bilancia dei pagamenti per definizione in pareggio. Lo squilibrio si colloca a livello di bilancia
delle partite correnti (che la somma di: 1. bilancia commerciale = X Q. 2. partite divisibili, cio
dei redditi da investimenti nazionali allestero ed il reddito da investimenti stranieri nel paese. 3.
trasferimenti netti o rimesse. 4. bilancia degli interessi e dei dividendi). Se il saldo positivo si
dovr ricorrere ad esportazioni di capitali, se negativo a riserve o prestiti.
Sebbene la bilancia commerciale britannica fosse costantemente in deficit (gli emigrati
trasferivano pi di quanto facessero rientrare in patria), laumento continuo degli investimenti
inglesi allestero accrebbe il saldo delle partite correnti, delle entrate per dividendi e per interessi,
fino a registrare una bilancia (totale) dei pagamenti positiva e permanente.
Questo fu uno dei principali elementi di forza della sterlina, in un sistema di gold standard, dove
tutte le valute potevano essere convertite nel sistema aureo.
Precedentemente esistevano economie del monometallismo (oro, come in G.B.) e del
bimetallismo (oro e argento: era un sistema pi instabile, date le fluttuazioni di valore tra i due
metalli; per contrastarle nacque in Francia lUnione Monetaria Latina, che coinvolse parecchi Stati,
ma fall per la scoperta di nuovi giacimenti).
Nota: Il sistema aureo (sinonimo di gold standard) fu necessario poich lestensione delle pratiche
bancarie aveva dissociato il valore nominale ed il valore reale della moneta: non si commerciava
pi con monete doro e dargento ma con le banconote, che non avevano valore intrinseco.
Bisognava, quindi, che le banche si attrezzassero per disporre di riserve di metalli preziosi per
garantire la convertibilit della carta-moneta ad una parit fissata. Poich non vi era in ogni caso
sufficiente oro per convertire tutte le monte, il sistema si reggeva sulla fiducia. In caso contrario, la
corsa agli sportelli avrebbe provocato il collasso (vedi Eco. Pol.II).
I Paesi che non erano in grado di far fronte a tali regole di gioco erano costretti a lasciar fluttuare
la valutazione della propria moneta al di fuori del sistema. Questo implica che, se il gold standard
ha funzionato, era stato grazie ad un periodo (il XIX secolo) di estrema stabilit, soprattutto per
quanto riguardava la sterlina (che ispirava una fiducia incondizionata).
Si pensi al cosiddetto potere liberatorio illimitato, ovvero la possibilit di convertire sterline in oro
in qualsiasi momento.
Al contrario, certi Paesi, come la Germania dopo la guerra con lAustria, furono costretti al corso
forzoso, ovvero allobbligatoriet di mantenere moneta cartacea.
Riassumendo: allinizio loro elimin largento, poi il gold standard elimin loro, quindi la sterlina,
associata al gold standard, divenne, di fatto, lunit di conversione internazionale.

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Il punto di partenza
Gli anni dal 1900 al 1914 erano quelli della Belle Epoque e dellInghilterra eduardiana. Leconomia
mondiale risultava globalizzata.
Il tratto delleconomia del principio del XX secolo la convergenza dei redditi pro capite. Gli strati
sociali pi poveri del 1900 emigravano verso le Americhe. I poveri di oggi non hanno le stesse
opportunit: non possono emigrare verso i Paesi dellUnione Europea perch non permesso loro
di entrare.
La chiara leadership dei britannici semplificava il mondo e facilitava gli scambi. Il modello and in
rovina quando altri Paesi lo misero in discussione: la Germania, la Russia e gli Stati Uniti.
Lorigine delle pi importanti multinazionali, infatti, si pu far risalire al principio del XX secolo.

1. Crescita e trasformazione delleconomia


La crescita secolare
Nel complesso, leconomia del mondo aument pi di dodici volte. Il risultato della minore crescita
europea evidente.
Al contrario di quello che successo nel XIX secolo, quando lEuropa conquist una posizione
economica egemonica nel mondo, nel XX secolo si assistito ad un decremento abbastanza
continuo, che non sembra interrompersi.
Il fenomeno si spiega con levoluzione demografica con una crescita della popolazione europea
alla met del ritmo di quella mondiale ma laumento relativo del benessere pro capite europeo ha
compensato parte del calo.
Durante il XX secolo il benessere degli europei si accresciuto pi che nellinsieme del mondo.
Levoluzione demografica
Durante il secolo i Paesi europei sono cresciuti di circa 300 milioni di abitanti, qualcosa di pi del
60%. I sette Paesi pi popolati avevano l88% della popolazione totale. Era lepoca delle grandi
potenze.
Nei transwar years, dal 1913 al 1950, la crescita demografica europea fu molto pi lenta.
Interessante il dinamismo scandinavo dovuto alla combinazione di unelevata crescita e di
politiche di sostegno alla natalit. Leccezione dellOlanda che guida gli incrementi di
popolazione.
Dopo il 1950 e fino al 1998, il ritmo globale di crescita aumenta come frutto dellottimismo del
dopoguerra. Le eccezioni sono lUngheria e la Bulgaria.
In realt, lalta crescita della seconda met del 900 concentrata nel terzo quarto del secolo.
Nellultimo decennio il comportamento demografico dellEuropa orientale di stagnazione
completa mentre lEuropa occidentale mostra una maggiore capacit di crescita.
I tassi di mortalit, specialmente quella infantile, declinarono fortemente e leffetto pi rilevante
stato quello di una speranza di vita alla nascita in costante aumento.
LEuropa fu, durante tutto il XIX secolo, un continente di emigrazione. Nel periodo tra le due
guerre (gli interwar years) i Paesi dellEuropa occidentale cominciarono ad attrarre immigranti.
Le periferie mondiali ed orientali continuarono lemigrazione verso lAmerica. Nel complesso, le
perdite di popolazione dominavano ampiamente il panorama europeo.
Dopo la 2 guerra mondiale la capacit di attrazione di immigranti da parte dellEuropa occidentale
ebbe un decollo. Venivano dal Sud e dallEst dellEuropa e dalle ex colonie. Solo negli anni 60
lEuropa si trasforma in un continente di immigrazione netta

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Il potenziale economico
Nel The Rise and Fall of Big Powers, Paul Kennedy spieg la competizione tra le grandi potenze
facendo ricorso allo sviluppo del loro PIL. Le sei maggiori potenze cumulavano l85% circa del PIL.
Il PIL il risultato della moltiplicazione della popolazione per il reddito pro capite. NellEuropa del
1914 aveva importanza anche il PIL coloniale.
Le analisi pi recenti di Maddison consentono di assegnare valori di reddito pro capite alle
popolazioni delle colonie.
Il potenziale britannico molto superiore a quello dei soli territori metropolitani ed il Regno Unito
ora guida in modo incontrastato linsieme delle grandi potenze europee. Anche lOlanda cresce
molto, senza superare lItalia.
La situazione alla fine del secolo XX cambia, i grandi imperi coloniali sono spariti. In questo modo il
Regno Unito e lItalia stanno praticamente allo stesso livello.
Il reddito pro capite
Nel complesso, la prosperit europea crebbe moderatamente. Nel mezzo, quasi un quarto di
secolo (la cosiddetta golden age), con una crescita quasi quattro volte superiore.
Verso il 1913 il Paese pi ricco dEuropa era il Regno Unito. LItalia superava i Paesi della periferia
mediterranea, quelli dellEuropa centro orientale e quelli scandinavi, con leccezione della Svezia.
La Russia chiudeva la lista delle grandi potenze.
La situazione nel 1998 pi irregolare. La distanza tra il Regno Unito e il Portogallo nel 1998 era
diminuita e prendendo il Paese occidentale pi ricco, la Norvegia, la differenza risulta inferiore al
rapporto di due a uno. Il nuovo divario apparso in riferimento allEst dellEuropa. Tra i Paesi
occidentali le differenze sono contenute. Il caso pi atipico fu quello dellIrlanda ancorata alla Gran
Bretagna, in una relazione poco produttiva.
Dopo il 1973 si possono distinguere due clubs. Nei Paesi occidentali, le forze propense alla
convergenza riprendono ad agire, a vantaggio delle periferie. Questa volta lIrlanda sar la pi
beneficiata. Invece, i Paesi dellEst affondano irrimediabilmente. Per loro c solo divergenza, e
molta.
Societ con alti livelli di consumi
Gli incrementi del reddito pro capite hanno permesso miglioramenti sostenuti dei livelli di
consumo. In primo luogo, il consumo alimentare. Poi il vestiario che si mantenuto abbastanza
stabile percentualmente e dellabitazione che aumentato nettamente durante il secolo, in parte
per il riscaldamento. I consumi che pi sono cresciuti sono stati quelli legati alle spese di trasporto,
per il tempo libero, la sanit e leducazione.
La diffusione di massa dellautomobile stato il grande processo di socializzazione tecnologica del
secolo. Nel periodo tra le due guerre, la Francia e la Gran Bretagna erano i Paesi pi avanzati
dEuropa. La maggiore prosperit della Gran Bretagna giustifica la sua leadership europea
nellimpiego dei mezzi di trasporto su gomma, ruolo che si andr perdendo durante la seconda
met del secolo. Verso il 1970 molti Paesi occidentali, guidati dalla Svezia, avevano superato il
Regno Unito. Nel 1998, lItalia il Paese a pi alta diffusione dellautomobile. In ogni caso, in tutta
lEuropa lautomobile si trasform nel bene di consumo durevole pi desiderato.
Per quanto riguarda lEuropa occidentale, la diffusione degli apparecchi televisivi ha caratteristiche
simili a quella delle automobili. Ed anche pi accentuate, per il fatto che la Gran Bretagna era il
Paese in cui stata inventata la televisione.
Nel 1950 il Regno Unito era lunico Paese europeo dotato di televisione, egemonia ancora pi
chiara nel 1955.

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La nuova invenzione non era arrivata nelle periferie europee (Spagna). I Paesi dellEst
simpegnarono in una corsa frenetica, identica a quella dei Paesi dellOvest, per diffondere la
televisione. Innovazione molto utile per i regimi dittatoriali.
Nel 1960, solo Svezia e Danimarca riuscirono ad emulare il successo britannico del 1955. Nel 1965
la RDT disponeva di tanti apparecchi per abitanti, quanti ne aveva la RFT e la Cecoslovacchia
superava i suoi ricchi vicini occidentali, per non parlare dei suoi soci del COMECON (eccetto la
RDT). Il leader nella diffusione nei Paesi dellEst la Lettonia.
Paragonare la diffusione degli apparecchi televisivi ai PC ha molto senso difatti le nuove tecnologie
dellinformazione hanno una componente di inerzia culturale molto elevata. I Paesi leader sono
quelli scandinavi. Nei climi freddi del Nord e in quei Paesi con un sostrato educativo molto forte, le
nuove tecnologie dellinformazione (NTI) si sono diffuse a gran velocit. Tuttavia, la Svizzera che
guida la graduatoria; sorprende lelevata posizione dellIrlanda, che si convertita in sede delle
grandi multinazionali dellinformatica.
I Paesi che ne soffrono coincidono con quelli che mostrano enormi problemi di crescita: larea
balcanica e gran parte dellex Unione Sovietica (eccetto i Paesi baltici).
Il ruolo propulsore del progresso tecnologico
Nel quarto di secolo anteriore allesplosione della guerra, si era assistito allascesa di nuove
tecnologie: lelettricit, il motore a combustione interna e la chimica industriale. Nel campo delle
comunicazioni la telegrafia si era arricchita con la telefonia.
Dopo la guerra il cambiamento tecnologico fren. Lelettrificazione e la diffusione di massa
dellautomobile furono i due fenomeni tecnologici pi rilevanti del periodo tra le due guerre.
Il fatto pi significativo dellepoca fu la diffusione delluso dellelettricit nellindustria, nei
trasporti, nei servizi e nella vita domestica. La diffusione di massa dellautomobile era gi in corso
nellEuropa del 1914.
Tuttavia, le grandi innovazioni giunsero dagli Stati Uniti come la Ford T che rappresent la
concretizzazione del nuovo modello automobilistico ed inond lEuropa del dopoguerra.
La chimica ottenne grandi successi nelle applicazioni rivolte alla realizzazione di nuove fibre
artificiali e, poi, sintetiche. Penetr anche nella chimica fine che si sarebbe trasformata
nellindustria farmaceutica.
La radio rivoluzion le comunicazioni di massa e la propaganda politica, oltre a ridurre i costi di
comunicazione e, soprattutto, quelli dintrattenimento. Finita la seconda guerra mondiale si
svilupp laviazione e la missilistica. Si scoprirono le applicazioni dei raggi laser, la plastica,
lenergia atomica.
Il gap o distanza tecnologica tra lEuropa e gli Stati Uniti era cresciuto molto.
Lapplicazione sistematica della catena di montaggio (il fordismo) fu il nucleo tecnologico
organizzativo che lEuropa import dagli Stati Uniti. Questo sistema domin la ricostruzione
europea e tutta la golden age.
Nellindustria automobilistica, chimica e delle costruzioni meccaniche, le imprese europee, con
tecnologia europea, cominciarono a penetrare sui mercati internazionali. La diffusione di massa
dellautomobile fu il fenomeno dominante.
And cos fino al 1973, quando la crisi del petrolio distrusse le basi energetiche del modello.
Unenergia cara significava il ridimensionamento del sistema fordista.
Negli anni 80 i personal computer cominciarono ad apparire come beni capaci di generare una
domanda quasi inesauribile. Gi nella decade degli anni 90 linterconnessione dei personal
computer diede inizio alla rivoluzione di Internet. Dietro il dinamismo delle nuove tecnologie
dellinformazione e delle comunicazioni (le ICT) si nasconde la biotecnologia.
Le elevate dotazioni di capitale fisico sommate alle sempre pi alte dotazioni di capitale umano,

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fanno, di quelle europee, economie ad alta intensit di capitale.


La fabbricazione degli strumenti, o dei prodotti che sfruttano le nuove tecnologie, ha incoraggiato
la formazione di imprese di grandi dimensioni dedicate specificamente a questo scopo.
La parte pi consistente del capitale fisico viene denominata capitale non residenziale. La
proporzione del capitale propriamente produttivo rispetto al PIL indica il grado dintensit
capitalista delleconomia.
Agli inizi del XX secolo, la Gran Bretagna aveva visto aumentare le sue necessit di capitale non
residenziale per unit di PIL, ma moderatamente. Il rapporto aumenter dopo la 2 guerra
mondiale. Gli altri Paesi europei costituivano, verso il 1950, economie a molto pi alta intensit di
capitale rispetto a quella britannica.
Attualmente il capitale fisico non residenziale rappresenta approssimativamente il doppio del
PIL dei Paesi europei avanzati. La crescente complessit scientifica e tecnologica ha richiesto un
forte investimento di capitale umano.
Un modo ampiamente accettato di avvicinarsi alla definizione di questo concetto sfuggente il
numero medio di anni di scolarizzazione in ogni Paese.
Il cambiamento strutturale: la decadenza dellagricoltura
Il settore terziario sostituisce lagricoltura e lindustria, e, alla fine del XX secolo, si sar
trasformato nel settore dominante quasi dappertutto. Il tratto dominante del secolo la caduta
della popolazione attiva occupata nellagricoltura.
Verso il 1910 potevano distinguersi quattro Europe. In primo luogo la Gran Bretagna che contava
solo un 9% di agricoltori; a grande distanza veniva un blocco di Paesi tra cui il Belgio e la Francia
che avevano spostato la loro manodopera dallagricoltura allindustria. Seguiva la gran parte
dellEuropa centrooccidentale. Ad un gradino inferiore, tra il 49 ed il 58% vengono la Svezia, la
Grecia, lIrlanda, lItalia, la Spagna, il Portogallo e lUngheria. Lultimo blocco corrisponde ai Paesi
che rimanevano quasi esclusivamente agrari come la Romania.
Nel 1950 la tendenza generale era, evidentemente, alla riduzione. Verso il 1980 la graduatoria non
molto diversa, ma le proporzioni sono verso il basso, con diminuzioni che di solito stanno
nellordine di venti punti percentuali.
Nel complesso, il blocco dellEst ha seguito lo schema di contrazione dellagricoltura dellinsieme
dellEuropa.
Levoluzione fino al 1998 perfettamente prevedibile nei Paesi europei occidentali: sempre meno
agricoltori nellinsieme della popolazione attiva. C uneccezione notevole, la Romania che
seguita dalla Bulgaria
Vi sono indizi per sospettare che verso lex URSS si sia prodotto un vero ritorno allagricoltura,
per effetto delle grandi difficolt di sopravvivenza.
La prima guerra mondiale comport una grande scarsit di alimenti e fame per milioni di persone.
Dalla fine della guerra la produzione si risollev. La seconda guerra mondiale torn a mandare a
fondo la produzione agraria.
I prodotti non parteciparono ai rounds della liberalizzazione. Nessuno tent seriamente di
ridimensionare la produzione agraria e loccupazione agraria della popolazione.
Attualmente, il settore agrario come qualunque altro settore ma, nellUnione Europea, quella
che riceve pi sovvenzioni attraverso i fondi previsti dalla politica agricola comunitaria e maggiore
protezione doganale di fronte al resto del mondo. Ha un potere di negoziazione
incomparabilmente superiore a quello di qualunque altro settore.
Il cambiamento strutturale: industrializzazione e deindustrializzazione
Il XX secolo stato dominato dalle politiche di industrializzazione. Il prodotto industriale

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cresciuto moltissimo, ma ha sofferto le ondate delle due guerre mondiali, della depressione degli
anni Trenta e, a partire dal 1975, della crisi industriale pi profonda del secolo, che culminata nel
processo di deindustrializzazione.
Nel 1960 la tendenza era di una crescita netta della proporzione di popolazione attiva dedita
allindustria.
Occorre mettere in evidenza il declino della Gran Bretagna, che lunico Paese europeo a
procedere verso una deindustrializzazione.
Il risultato che si completata la creazione di unarea intensamente industriale nel cuore
dellEuropa, con percentuali di popolazione dedita allindustria che si avvicinano al 50%.
Lesperienza della Gran Bretagna, che aveva raggiunto il suo tetto industriale, nel 1911, con un
52%, risulter irripetibile. Il Belgio raggiunger il suo massimo verso il 1947. Tutti gli altri Paesi tra
il 1960 e il 1980.
Nel 1980 i Paesi dellEst sono molto meglio piazzati ed i Paesi dellEuropa centrale costituiscono il
nucleo industriale dellEuropa. La Gran Bretagna e il Belgio si trovano ben lontani dalla testa. I
Paesi scandinavi sono in basso alla graduatoria. La Grecia torna a mostrarsi in grande ritardo;gli
altri Paesi balcanici si sono caricati di un vero e proprio furore per lindustrializzazione, tra il 1960
ed il 1980. Tra i Paesi dellarea capitalista, solo lIrlanda condivide lintensit di tale esperienza. I
Paesi dellarea dinfluenza sovietica, verso il 1988 1989, staranno ormai per conquistare i primi
posti in termini di specializzazione industriale.
Sottoposte allo shock del transito accelerato da economie autarchiche e pianificate ad economie
aperte e di mercato, le specializzazioni industriali si sgretoleranno. I crolli di pi di 15 punti, in 9
anni, indicano una vera e propria rivoluzione.
La composizione interindustriale: dal tessile allelettronica
La suddivisione pi frequente dellattivit industriale manifatturiera in 6 settori: alimentazione,
bevande e tabacco; tessili e confezioni; produzione di metalli; lavorazione di prodotti metallici;
chimica ed altri settori.
Fino al 1975 il settore in maggiore regresso relativo stato il tessile, seguito dallalimentazione e,
in ultimo, dalla produzione di metalli. Al contrario, la lavorazione di prodotti metallici e la chimica
sono state in piena espansione.
I Paesi industriali emergenti tendono a specializzarsi nei settori manifatturieri pi maturi dove la
nuova tecnologia ha scarso impatto.
I Paesi pi avanzati tendono a collocarsi nei settori pi progrediti dove la componente del capitale
umano cruciale.
I Paesi con dotazioni pi equilibrate puntano su tecnologie intermedie e su settori ad elevata
intensit di capitale fisico.
I Paesi ad industrializzazione forzata, dopo la 2 guerra mondiale, privilegiano i settori a tecnologia
pi avanzata, di modo che, verso il 1973, cerano poche differenze allinterno dellindustria
dellEuropa occidentale e di quella orientale.
Nei Paesi dellEuropa occidentale e meridionale il settore ad alta intensit di lavoro poco
qualificato in declino; viceversa, il settore che ha maggiori esigenze di capitale fisico e di lavoro
qualificato continua a crescere nellOvest ma sta soffrendo contrazioni notevoli nellEst.
Lauge della grande impresa industriale
Sebbene il protagonismo nordamericano fosse indiscutibile evidente il fatto che il Regno Unito e
la Germania avessero quasi lo stesso numero di colossi industriali e che gli altri Paesi dotati di
grandi imprese fossero, oltre alla Francia, la Russia, il Belgio ed il Lussemburgo.
Tra le britanniche cerano un paio di imprese tessili (inclusa la maggiore multinazionale tessile del

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mondo, la Coats), un paio di tabacco, una di birra (la Guinness), unalimentare (la Lever), due di
miniere non ferrose, tre di industria pesante, una di chimica ed una petrolifera.
Le grandi imprese tedesche erano concentrate in 4 settori: 7 nella siderurgia e nellindustria
pesante, 3 nella chimica, 2 nel minerario del carbone e 2 in quello del materiale elettrico
(Siemens).
Tra quelli francesi, le compagnie minerarie dominavano. La nazionalizzazione del 1945 le annient
tutte. Nel caso di quelli russi furono tutti nazionalizzati con la rivoluzione del 1917.
Malgrado le nuove tecnologie predominante il peso della prima industrializzazione come quelle
tessili
Solo le imprese tedesche produttrici di materiale elettrico, AEG e Siemens, venivano associate alle
nuove tecnologie.
Verso il 1937 sorgono grandi imprese chimiche e petrolifere mentre scompaiono le tessili e
siderurgiche e le minerarie.
Nel 1958 linsieme dei colossi imprenditoriali legati allautomobilistico gi dominante.
La chimica ed il materiale elettrico completano la terna delle imprese dotate di nuove tecnologie.
Verso il 1973 entrano in scena le imprese farmaceutiche. Venticinque anni dopo esse si sono
moltiplicate e costituiscono la forza tecnologica ed industriale dellEuropa. Brillano per la loro
assenza le imprese del settore informatico mentre vi sono grandi imprese per le
telecomunicazioni.
Solo quelli che sono riusciti a sviluppare le nuove tecnologie si sono adattati alle nuove condizioni
del mercato mondiale.
La diversificazione dei servizi
La legge di Clark, secondo la quale alla crescita dellindustria sarebbe seguita quella dei servizi, si
attuata con una precisione straordinaria. Il processo ha avuto varie fasi:
La prima fu costituita dallo sviluppo dei servizi moderni per il XIX secolo: lauge dellimpresa
moderna e lapertura di nuovi tipi di lavoro per le donne, complet lo scenario di crescita del
settore dei servizi tra il 1913 ed il 1950;
La seconda con la crescita dello Stato del Benessere (Welfare);
La terza fase ha origine nella decade del 1980 quando comincia la rivoluzione informatica ed
esplode nel decennio seguente, quando linformatica si combina con le telecomunicazioni.
I Paesi con reddito pro capite pi elevato sono andati pi avanti nel cammino della
terziarizzazione.
I dati del 1998 fanno notare come sia molto interessante che la prima impresa di servizi europea
non fosse altro che lottava, se la classificassimo insieme con quelle industriali.
Le attuali imprese di telecomunicazione hanno sostituito le antiche grandi imprese di trasporto.
Sono i grandi Paesi europei ad avere grandi imprese di telecomunicazione. La presenza dellItalia
eccezionale. Lle imprese tedesche occupano un posto molto avvantaggiato tra quelle di servizi, ma
non le francesi. Alcuni piccoli Paesi, che eccellono nel campo dellindustria, come la Svezia, non
ottengono successi equivalenti nel campo dei servizi.
Modelli nazionali di crescita. I Paesi della prima industrializzazione
La prima precauzione stata quella di classificare i tassi di crescita dei PIL pro capite in ordine
decrescente.
Il risultato sono due clubs nel gergo degli economisti della crescita. Da un lato, i Paesi
occidentali, che sono tanto pi cresciuti quanto pi erano poveri allinizio del secolo e, dallaltro,
gli orientali, che sono cresciuti poco nonostante fossero poveri.
Tra gli occidentali, il Regno Unito era il pi ricco nel 1913 ed quello che meno cresciuto durante

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il secolo. I Paesi scandinavi sono cresciuti molto nel XX secolo e la periferia occidentale e
meridionale. Al contrario tutti i Paesi dellEuropa centro orientale.
I Paesi della prima industrializzazione
Leconomia britannica ha gestito molto male il suo ritorno alla pace. I due dopoguerra
rappresentarono periodi di stagnazione economica. La crisi del 1929 fu poco profonda, come
anche quella del 1973. Questultima si trov a coincidere con la tardiva integrazione britannica
nella CEE. Levoluzione successiva al 1979 migliore di quella del 1973. La Gran Bretagna reag con
capacit innovativa di fronte alla seconda crisi energetica di modo che il suo andamento,
comparato con quello degli altri Paesi occidentali, risulta migliore. E anche certo che nel 1945 il
Regno Unito era il pi ricco dEuropa mentre, nel 1979, si trovava in condizioni di decadenza fino al
sorpasso italiano allinizio della decade degli anni 80.
Il Belgio pat le due guerre mondiali ma riusc ad effettuare la ricostruzione a buon ritmo. Soffr
lievemente la grande depressione. Il suo legame con il gold standard fece s che tutto il decennio
dal 1929 al 1939 fu di stagnazione.
Esso non si serv del Piano Marshall e nel decennio del 1950, venne in evidenza linvecchiamento
industriale belga.
A differenza del Regno Unito, lintegrazione iniziale nella CEE fu molto favorevole al Belgio. La crisi
petrolifera lo colp duramente. Per compensare la caduta delloccupazione, il Belgio, increment
loccupazione nel settore pubblico.
Il fallimento di questa strategia impose soluzioni trovate con la concessione di agevolazioni
massime per lubicazione di tutti i tipi di multinazionali. Cos, il Belgio, riuscito a rilanciare la sua
economia.
LOlanda sub perdite importanti del PIL durante la seconda guerra mondiale, ma, a differenza
della prima, non fu sottoposto a grandi distruzioni di capitale.
Essa recuper il suo dinamismo grazie al dispiegamento sistematico delle tecnologie della seconda
rivoluzione industriale, che liberarono leconomia olandese dalla dipendenza dal carbone.
Essa fu neutrale durante la prima guerra mondiale ed approfitt della sua posizione, soprattutto,
dopo il conflitto.
Verso il 1929 nessun Paese occidentale era cresciuto tanto, in questo periodo crebbe di pi degli
Stati Uniti e di tutti i Paesi che erano stati neutrali.
Furono loro a controllare il mercato petrolifero tedesco; grazie a ci gli olandesi svilupparono la
Royal Dutch che, in seguito, si fuse con la britannica Shell Trading, formando la Royal Dutch/Shell,
una delle multinazionali pi importanti durante tutto il secolo. Nel campo degli elettrodomestici
saranno loro a sfruttare tutto il mercato centroeuropeo, grazie alla leadership tecnologica e
commerciale della Philips. La buona vicinanza e lintenso commercio con la Gran Bretagna hanno
permesso che uno dei colossi del settore alimentare fosse parzialmente olandese: la Unilever.
Quando nel decennio del 1970 lOlanda godr di una risorsa naturale come il gas naturale, gli
olandesi avranno la tentazione di vivere della sua rendita. In questo consisteva il Dutch disease (il
male olandese), del quale essi si liberarono alla fine del decennio degli anni 80.
La Svizzera seppe arricchirsi senza disporre delle risorse naturali proprie della prima
industrializzazione. Usc frenata dalla guerra europea ed approfitt a fondo della rovina della
Germania. Tuttavia, la crisi del 1929 gener una stagnazione prolungata durante tutta la guerra
mondiale. Il suo grande momento venne con la fine della guerra. Larrivo massiccio di questi tesori
modific improvvisamente il livello di vita della Svizzera. La golden age vi fu anche per leconomia
svizzera, che trasse beneficio solamente nel 1949 e nel 1958. La crisi del petrolio la colp pi che
nessun altro Paese europeo occidentale. Altri due fenomeni hanno reso stagnante leconomia dal

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1990 al 1996: la deregolamentazione finanziaria e la caduta del muro di Berlino. La Svizzera


tornata a basarsi sulle sue imprese industriali.
Modelli nazionali di crescita. Il protagonismo secolare dei second comers
Durante tutto il secolo, i protagonisti delleconomia europea furono la Germania e la Francia; in
minore misura, lItalia; allultimo posto, la Russia.
La Germania soffr di grandi cambiamenti territoriali, in conseguenza delle due guerre mondiali.
Furono ancora pi radicali quelle che seguirono alla seconda guerra mondiale. A partire dal 1949,
con la creazione della Repubblica Federale Tedesca (RFT) e della Repubblica Democratica Tedesca
(RDT), si consolida una divisione che durer 40 anni; nel 1990 entrambe si riunificheranno. Il
secondo dopoguerra fin per essere straordinariamente buono a differenza del primo. Alcuni
autori hanno interpretato il boom economico come una opportunit di recupero.
Negli anni 50 lindustria tedesca recuper il suo tradizionale dinamismo e torn a trasformarsi
nella fornitrice di macchinari e di materiale di trasporto per i suoi vicini.
La caduta del muro di Berlino, nel 1989, apr le porte alla riunificazione della RFT e della RDT
avvenuta nel 1990. Questa modifica ha fatto in modo che la sua economia fosse, alla fine del XX
secolo, la maggiore dellEuropa.
Per leconomia francese del XX secolo, le due guerre furono devastanti poich la Francia le sub sul
proprio territorio. Il periodo tra le due guerre fu dominato dalla stagnazione demografica e
dellarretramento economico. Il secondo dopoguerra fu molto diverso dal primo. La Francia
inaugur una lunga fase di crescita. Con la scommessa della CEE, la Francia riusc ad accrescere i
suoi mercati e ad eliminare i rischi di un conflitto con lantico nemico: la Germania.
Con le crisi del petrolio, la Francia segu una strategia di espansione della domanda. La
coincidenza, nel 1981, dellingresso al governo di una maggioranza di sinistra provoc una
svalutazione del franco rispetto al marco. Limpatto politicamente negativo fu tale che nessun
governante francese ha osato, dopo il 1981, staccarsi dal marco. Verso lanno 2000 leconomia
francese la seconda economia europea per le dimensioni del suo PIL, superata solo da quella
tedesca.
Di tutti i grandi Paesi europei che si avversarono nella grande guerra, lItalia quella che ha
goduto dei tassi di crescita pi elevati durante il secolo.
Liniziale neutralit, nella prima, e la lontananza dai fronti di guerra consentirono alleconomia
italiana di prosperare durante gli anni del conflitto bellico. Il dopoguerra, invece, fu molto duro. Il
periodo italiano tra le due guerre originale, perch quasi tutto (dal 1922) dominato dal regime
fascista. La ricostruzione, invece, fu un successo completo; lItalia, come la Francia e la Germania,
utilizz i fondi del Piano Marshall. Riusc anche ad inserirsi nei circuiti commerciali intereuropei,
che diedero luogo alla CEE. Il miracolo cominci a dissiparsi dopo il 1962 ma dur ancora per 11
anni.
LItalia stata la patria di alcune delle politiche pi originali del secolo. E il caso del salvataggio di
banche ed industria e delle politiche di sviluppo regionale. Negli ultimi due decenni lItalia fu un
esempio per gli ideatori di politiche industriali.
Il XX secolo il secolo dellUnione Sovietica. La sua origine, nel 1917, e la sua fine, nel 1991,
segnano i momenti culminanti del secolo. La nascita dellURSS stata percepita come un risultato
inevitabile del fallimento dello zarismo.
I bolscevichi ebbero la loro opportunit nellottobre del 1917, la presero al volo e non la mollarono
per nessun motivo durante quasi tre quarti di secolo. Tuttavia ,nel 1991, lURSS si dissolse.
Le grandi tappe delleconomia sono:
Il primo periodo noto come comunismo di guerra, copre dal 1917 al 1921;
Segue lepoca della NEP (Nuova Politica Economica), che arriv fino a poco prima del 1927. La

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pianificazione centralizzata sar la politica ufficiale durante il resto dellesistenza dellURSS. Vanno,
per, distinte alcune fasi:
prima assistiamo alla creazione di una grande industria pesante
poi alla ricostruzione bellica
seguono i tentativi di riforma successivi alla morte di Stalin (1953);
Infine si entra nel periodo del breznevismo, caratterizzato da una continuit nella decadenza.
Allinizio della decade del 1980 si rinnovano gli sforzi di riforma, che si accelereranno con
Gorbachov e la sua Perestroika (ricostruzione). La NEP fu gi un vero e proprio recupero
economico. La seconda guerra mondiale torn a ridurre drasticamente il potenziale produttivo del
Paese. La caduta del PIL sovietico, dal 1989, nettamente peggiore di quello dei Paesi dellEuropa
centro - orientale. Le ragioni di un tale fallimento sono complesse, stato cruciale il modo in cui si
realizzata la transizione alleconomia di mercato. NellURSS si cominci liberalizzando il
commercio estero.
Lex URSS entrata in un percorso distruttivo, che ha forti somiglianze con le fasi iniziali del
processo di diffusione del sistema feudale in Europa. Lassenza di un periodo di adattamento al
mercato ha fatto saltare tutte le possibilit di un adeguamento progressivo alla nuova struttura dei
prezzi.
Modelli nazionali di crescita. I destini delle periferie
I Paesi europei che pi sono cresciuti nel XX secolo hanno un tratto in comune: sono situati nella
periferia dellEuropa occidentale. Tutti questi Paesi erano, agli inizi del XX secolo, relativamente
poveri tranne la Svezia.
Al principio del XX secolo, nel 1905, la Norvegia ottenne lindipendenza dalla Svezia. Nel 1920 la
Finlandia ottenne lindipendenza dallURSS.
Lelemento dominante dellesperienza economica scandinava del XX secolo la velocit e la
continuit della sua crescita. La parziale neutralit durante le due guerre mondiali ed il modesto
impatto della crisi degli anni 30 fecero si che tale economia godesse di una crescita superiore a
tutti gli altri Paesi europei nel periodo dei transwar years.
Luscita scandinava dalla crisi ebbe una forte componente di nuovo contratto sociale, con
politiche di benessere.
La ricostruzione successiva alla seconda guerra mondiale e la golden age fornirono a questi Paesi
mercati in espansione ed un contesto internazionale molto favorevole. La crisi del petrolio li colp
tutti, anche se la Norvegia, grazie al petrolio del Mare del Nord, riusc ad emergere tra tutti i Paesi
europei. Furono anche colpiti dalla crisi europea dei primi anni 90, soffr di pi la Finlandia. La
Finlandia era orientata al commercio di intermediazione con lUnione Sovietica, la caduta
comport la perdita di questo lucroso commercio. Per questo motivo dovette orientare
diversamente la sua economia e specializzarsi in nuove attivit come lelettronica e le
telecomunicazioni.
Nellestremo occidentale dellEuropa, lIrlanda, dopo lindipendenza del 1920, crebbe alla velocit
della Gran Bretagna.
Fu neutrale nella seconda guerra mondiale, ma riusc a ricevere gli aiuti del Piano Marshall. Un
certo autarchismo, di matrice agraria, domin la politica economica fino alla fine del decennio del
1950. Essa non partecip alla CEE, n allEFTA. Lintegrazione nella Comunit Europea, nel 1973, fu
poco propizia. Non le rimase che sperare in nuove tendenze espansive soprattutto a partire dal
1993. Alla fine del decennio del 1980 lIrlanda decise di aprirsi completamente agli investimenti
esteri. Da Paese con livelli di disoccupazione molto alti, passato ad essere un Paese importatore
di manodopera.
Nel primo terzo del XX secolo il Portogallo ebbe una vita politica convulsa. La soluzione pi stabile,

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una dittatura repubblicana, imposta da Salazar nel 1927, sarebbe durata fino al 1974. Il Portogallo
fronteggi bene la crisi degli anni 30 ed ebbe il suo momento migliore durante la seconda guerra
mondiale (fu neutrale) e nellimmediato dopoguerra.
Crebbe con progetti autarchici, nonostante facesse parte dellEFTA, nelle decadi del 1950 e del
1960. Il Paese sub il salasso economico ed umano delle guerre coloniali, dal 1961 al 1974. Con la
rivoluzione dei garofani, che pose fine alla dittatura di Salazar nellaprile del 1974, il Portogallo
inaugur una nuova fase. Il suo eccellente tasso di crescita, durante il secolo, conferma il successo
dei suoi sforzi di convergenza.
La Spagna fu neutrale durante la guerra europea. Naturalizz tutti gli investimenti stranieri e
riusc a dotarsi, fino al 1936, della quarta maggiore riserva doro del mondo, che dilapid nel corso
della guerra civile. Bench la Spagna avesse goduto di forte espansione negli anni 20 ed una
blanda depressione nella prima met degli anni 30, la sua vita politica e sociale fu molto agitata,
fino alla guerra civile lunga (dal 1936 al 1939) e sanguinosa. La seconda guerra mondiale non fu
messa a frutto dalla Spagna. Lalleanza con le potenze dellAsse la priv completamente di
capacit di manovra. Solo con la sopravvivenza del regime la crescita economica si mise in moto.
Nel decennio del 1950 la crescita si realizz in un sistema essenzialmente autarchico, che si rese
maggiormente flessibile nel 1959. Il turismo, le rimesse degli emigranti e gli investimenti esteri
aiutarono la ristrutturazione delleconomia spagnola che dal 1960 al 1973, crebbe molto in fretta.
La crisi petrolifera segn anche per la Spagna la fine della golden age. I nuovi impulsi di crescita
sono derivati dallintegrazione nella CEE e nelleconomia internazionale.
La Grecia ha uno dei migliori risultati globali in termini di crescita. Agli inizi della decade del 1920
dovette accogliere i 2 milioni di greci che fuggirono dalla Turchia. Occupata durante la seconda
guerra mondiale dalle truppe dellAsse, la Grecia sub notevoli distruzioni che durarono fino al
1949 a causa della guerra civile. La Grecia, che si integr nella Comunit Europea nel 1980, non
riuscita a trasformare gli aiuti comunitari in una leva di modernizzazione economica.
A fronte dei successi pi o meno precoci delle periferie occidentali, vi sono i fallimenti della
periferia centro - orientale.
Corrispondeva a tutti gli Stati che si estendevano tra lURSS, la Germania e lItalia. Dedicarono gli
anni 20 a dotarsi di una minima struttura statale ed a costruirsi unidentit nazionale, vi riuscirono
parzialmente. Leconomia rimase nel dimenticatoio e, quando la crisi degli anni 30 si impose, si
trovarono esposti al rischio di dittatori molto spesso fascisti.
Dopo la seconda guerra mondiale, rimasero quasi completamente sotto il controllo sovietico, con
scarsissime eccezioni: la Finlandia e lAustria.
LAustria stata leconomia dellEuropa occidentale che ha passato peggio tutto il periodo dei
transwar years.
La dissoluzione dellimpero diede origine ad un Paese con un capitale smisuratamente grande per
il suo livello di attivit. Dopo un modesto recupero negli anni 20, il crack borsistico di New York
scosse le deboli fondamenta della nuova economia austriaca. La prolungata crisi si super solo
durante lAnschluss ossia lassorbimento dellAustria nello spazio economico nazista. I buoni
anni finirono con loccupazione alleata nel 1945. Il miracolo austriaco fu che loccupazione alleata
fin senza divisioni territoriali, ma la contropartita fu una costruzione lenta, completatasi solo nel
1953. A partire da quel momento leconomia austriaca comincia la sua golden age. La neutralit da
tutti i blocchi sar una prerogativa di grande utilit, dopo la crisi petrolifera e, soprattutto, con la
caduta del blocco sovietico. Nel complesso, lAustria recuperer tutti i suoi arretramenti bellici e
torner ad essere tra i Paesi prosperi dellEuropa.
Tutti gli altri Paesi dellarea centro - orientale si integrarono, volens nolens, nellarea sovietica, tra
il 1945 ed il 1948. Restarono in quel blocco fino al 1989 quando sperimentarono una rivoluzione
che li restitu alla vita democratica.

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Con il collasso della fine del 1989, lEuropa orientale (come lURSS) cade in picchiata. Verso il 1993
si ormai toccato il fondo e linsieme dei Paesi torna a crescere.
Il linea generale, i 3 Paesi pi avanzati (Polonia, Ungheria e lantica Cecoslovacchia) soffrirono una
crisi economica aspra e tornarono a crescere immediatamente dopo. Al contrario, larea balcanica
soffr una prima crisi pi forte (Albania, ex Jugoslavia), dalla quale si rimise debolmente ed
tornata a subire nuove cadute, prima di rialzare la testa.

2. Le grandi tappe
Le fluttuazioni delleconomia del XX secolo
Per riassumere lattivit economica il miglior modo lanalisi del PIL, ma le guerre, i cambiamenti
di confini e le interruzioni delle rilevazioni statistiche la ostacolano pesantemente. Maddison
risolse la questione analizzando il PIL totale.
Esso, inoltre, nei dati dellepoca, non comprendeva i servizi, in quanto considerati non produttivi e
non calcolati.
1. Lesplosione della prima guerra mondiale provoc una riduzione del PIL 2. Gli anni di guerra
osservano alti e bassi,
3. La fine determin una caduta fortissima, dovuta alla disorganizzazione immediatamente
successiva.
Si partir dal minimo del 1921 al massimo del 29. Il recupero si ebbe dal 1933 in poi, sebbene gli
anni trenta puntarono pi a preparare nuovi conflitti bellici. Nel 1945 la caduta del PIL totale del
15% fu la pi forte del secolo.
Il 1949 (o il 50, per semplificazione) la data che segna la fine dei transwar year.
Dal 1946 fino al 1975 si ha la golden age (o, alla francese, les trente annes glorieuses), che
separano linizio del piano Marshall dallultimo periodo di prosperit. Il periodo pi luminoso dei
golden age fu sotto la presidenza Kennedy.
Gli Stati Uniti sospesero la convertibilit del dollaro nel 1971. Dal 1975 alla fine degli anni 80 si
ebbe stagnazione.
Nel 1989, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione del blocco sovietico non generarono,
stranamente, alcuna crescita.
Il 1993 fu lannus horribilis paragonabile soltanto al 1975.
Dal 93 al 2000 (Governo Clinton, vedi Eco Pol.II) la crescita fu costante.
La Prima Guerra Mondiale e Pace incerta
Nel 1914, con lesplosione della Grande Guerra, il mondo economico croll. Essa non soltanto fu
terribile durante il suo decorso, ma lasci anche uneredit pesante, che gener (molti
sostengono) la seconda Guerra e la nascita del modello sovietico come contrapposizione al
capitalismo. Una volta cessato il conflitto fu impossibile tornare indietro.
Il gold standard fu smantellato, il liberalismo mor, i Governi organizzarono uneconomia di guerra.
Tutti i Paesi neutrali goderono di un vero boom, come la Danimarca e lOlanda. LItalia (anche la
G.B.) cadde nella depressione postbellica, che gener il fascismo. Germania, Ungheria, Austria,
Turchia e Bulgaria compirono uno sforzo di recupero immenso. Il maggiore costo della guerra fu,
tuttavia, in vite umane (9 milioni di militari e 5 di civili).
I Governi non esitarono a ricorrere al finanziamento pi facile: lemissione di moneta, che, come
sappiamo da Eco Pol. II, genera intensa inflazione. Questo fattore, unito al deficit pubblico pes
terribilmente sullo sviluppo.
Gli effetti peggiori furono definiti da Keynes come le conseguenze della pace:
1. la ricomposizione della mappa politica, che gener non pochi problemi sociali

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2. le pretese degli alleati sulle potenze vinte di pagamenti astronomici (generarono deficit delle
bilance commerciali)
I felici anni venti e le crisi degli anni trenta
Il 1922 fu il primo anno di prosperit, che permise di dare per conclusa la ricostruzione postbellica.
Con il Trattato di Versailles, la Germania fu castigata molto duramente. Vista la sua impossibilit di
pagare i danni di guerra, la Francia ed il Belgio si appropriarono dei bacini minerari dellovest
tedesco.
Per contrastare questo appropriamento il Governo finanzi gli scioperanti emettendo moneta; la
spirale inflazionistica fu cos vasta che si torn al baratto. Questo caos fu superato soltanto con il
credito nordamericano del piano Dawes.
Dal 1925 le grandi invenzioni americane (ad esempio: lautomobile, grazie a Ford, e gli
elettrodomestici), sviluppate mentre altrove si combatteva, arrivarono in Europa. Il piano Dawes
voleva incoraggiare i Governi a tornare al sistema aureo, simbolo di stabilit e prosperit. La G.B.
accett nel 1925, lItalia nel 27, la Francia nel 28.
Questo ritorno, tuttavia, si realizz mediante sopravvalutazioni eccessive delle monete e ci port
alla recessione.
Altri due importanti squilibri erano:
1. il bisogno di ristrutturazione o deflazione strutturale: le guerre distrussero campi fertili e
stimolarono la nascita di industrie belliche di difficile riconversione; inoltre le esportazioni in Paesi
che ormai erano tornati alla normalit generarono eccesso di offerta, quindi un ribasso dei prezzi.
2. lisolamento americano: a parte la totale indifferenza alla ricostituzione della pace e la non
partecipazione ai trattati, ad incidere pesantemente fu soprattutto limprovvisa chiusura
allimmigrazione (basata sullimposizione di una quota, sistema tuttoggi in funzione); la
concorrenza dei poveri immigranti era un problema per le classi salariate statunitensi. Visto
limpoverimento europeo cerano pi motivi di prima per emigrare in America. Oltre a questo, gli
Stati Uniti attuarono, per la prima volta, misure protezionistiche.
Queste chiusure portarono benessere in America fino a far nascere lAmerican way of life.
In un ambiente pieno di sicurezza, nel quale tutti i commerci funzionavano, si estese notevolmente
linvestimento in borsa.
Ma i dati dei profitti, dopo lestate del 29, indicavano un raffreddamento del mercato, sino a
giungere, in Ottobre, al venerd nero.
Il meccanismo iniziale della crisi fu, essenzialmente, creditizio: troppi avevano comprato azioni a
credito, e le banche si affrettarono a reclamare tali crediti, mettendo in moto la contrazione.
Particolare fu la reazione totalmente assenteista della Federal Reserve (FED): essa pensava che la
crisi fosse dovuta ad una sopravvalutazione di imprese marginali e a degli azzardi eccessivi da
parte delle banche.
La critica pi autorevole fu quella di Friedman che sostenne che la FED dovesse combattere tanto
linflazione quanto la deflazione, emettendo moneta.
Mentre la crisi borsistica si trasformava in crisi bancaria e finanziaria, sorse un altro problema: per
ripicca, gli altri Paesi aumentarono i dazi sui prodotti americani, scatenando una guerra
commerciale.
Per sfuggire a questo clima di tensione, la soluzione era svalutare, ma per farlo bisognava uscire
dal gold standard.
Con grande sorpresa, il primo Stato a farlo fu quello pi conservatore: lInghilterra che,
dimenticando i suoi dogmi economici ormai superati, fronteggi bene la crisi.
Anche altri Paesi la subirono con leggerezza (la Danimarca non ebbe alcun calo del PIL) o con
brevit (Italia e Spagna, la seconda soffr piuttosto la guerra civile). I Paesi Balcanici, invece, erano

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talmente arretrati che quasi non se ne accorsero.


Anche lURSS era una storia a parte, impegnata nellindustrializzazione pubblica, denominata
forzata.
Luscita dalla crisi, per, aveva sempre due elementi comuni: il protezionismo e lintervento
pubblico (Roosvelt per gli USA, lautarchia di Hitler in Germania e quella i Mussolini in Italia).
La seconda Guerra Mondiale.
La seconda guerra mondiale fu molto pi devastante della prima. Morirono 16 milioni di militari e
26 milioni di civili.
Il PIL tedesco aument, negli anni della guerra, grazie allo sfruttamento dei Paesi occupati. In
alcuni Paesi, per contro, esso croll di 2/3. LURSS, nonostante si fosse preparata al conflitto, perse
grandi territori ed un quarto di PIL.
La Gran Bretagna fece leva sulle sue risorse imperiali e su quelle in prestito dagli Stati Uniti, senza
le quali avrebbe avuto seri problemi. Nacque in questo periodo il miracolo americano: con la
contesa lontana dai suoi confini, gli USA raddoppiarono il loro PIL, lavorando come mai prima di
allora.
I Paesi neutrali furono Portogallo, Svezia e Svizzera. Finlandia e Spagna furono non belligeranti per
altri motivi: la Svezia aveva perso territori a favore dellURSS, mentre la Spagna era appena uscita
dalla guerra civile.
La Svizzera fece la sua fortuna, prima riciclando il denaro tra i due blocchi, poi, nel 45, quando la
sua neutralit attir molti nazisti ed i loro grandi capitali.
Preparando la ricostruzione
Sebbene le distruzioni della seconda guerra superarono quelle della prima, il secondo dopoguerra
speriment una crescita mai vista, questo per i seguenti motivi (che corrispondono allesatto
opposto di quanto accaduto dopo la prima):
1. Volont di cooperazione, soprattutto tra G.B. e USA
2. La non indifferenza degli Stati Uniti verso i Paesi in ricostruzione
3. Laver imparato una lezione importante: non massacrare di debiti le nazioni sconfitte
4. Listituzione di una nuova architettura internazionale.
Riguardo a questultimo punto, a Bretton Woods, negli USA, si svolse una conferenza che fiss un
orizzonte, verso il quale incamminarsi, ancora oggi in vigore, con la fondazione di:
1. OCI: Organizzazione del Commercio Internazionale, non arriv nemmeno a nascere, e fu
sostituito con il GATT
2. BIRS: la Banca Mondiale, che doveva contribuire agli investimenti di lungo termine
3. FMI o Fondo Monetario Internazionale: (il pi importante) si occup della difesa di un sistema a
cambi fissi, talvolta finanziando Paesi deboli perch non soffrissero i deficit con lestero. Senza
FMI, il mondo avrebbe conosciuto una crescita decisamente inferiore, anche il Piano Marshall se
fu molto pi sbalorditivo.
Ricostruzione postbellica, divisione in blocchi e integrazioni regionali
Nei primi due anni del dopoguerra, le Nazioni Unite per lAiuto e la Ripresa (UNRRA), aveva
lobiettivo della sopravvivenza dei Paesi in crisi per colpa del conflitto.
Anzich applicare subito, prematuramente, quanto detto a Bretton Woods, gli Stati Uniti, vista la
corsa dei Paesi europei allimportazione di beni americani, proposero il piano Marshall (chiamato
cos dal Generale G. Marshall, lallora Segretario di Stato), detto anche ERP: European Recovery
Program. Gli aiuti raggiunsero la cifra di 13 miliardi di dollari dellepoca.
Lobiettivo era il finanziamento, appunto, delle importazioni di cui lEuropa aveva bisogno.

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Gli USA eliminarono il plafond (tetto massimo) per la Germania, facilitando lindustria europea,
notoriamente tedesco-dipendente. Gli effetti negativi furono la divisione della Germania (nel 1961
fu costruito il muro di Berlino) e la divisione, anche economica, dellintera Europa in due blocchi,
con la nascita della cosiddetta guerra fredda.
Nel 1949 la svalutazione della sterlina fu un avvenimento straordinario.
A seguito di questa tempesta nacquero prima lUEP (Unione Europea dei Pagamenti), poi la CEE
(Comunit Economica Europea), col Trattato di Roma del 57.
Nel 51, col Trattato di Parigi, era nata anche la CECA (Comunit Europea del Carbone e
dellAcciaio), grazie alliniziativa del ministro francese Schuman, che ebbe lidea di rinunciare alla
sovranit sulla Germania, dandole la possibilit di crescere e, con lei, lEuropa.
Alcune nazioni, prevalentemente i piccoli Stati che commerciavano con lInghilterra, restarono al
di fuori della CEE ed entrarono nellEFTA (European Free Trade Association).
Altri, quelli sotto linfluenza sovietica, furono costretti a rifiutare lofferta del Piano Marshall.
Gli americani, sconfitti i comunisti alle urne (in Italia e in Francia), crearono la NATO
(Organizzazione del Trattato Nord Atlantico).
Per contro, i Paesi comunisti crearono il COMECON, che raggruppava le nazioni socialiste.
Questorganizzazione aveva grandi limiti, derivanti dalle imposizioni russe:
1. gli scambi erano vantaggiosi soltanto per la Russia
2. le negoziazioni erano assoggettate allautorizzazione sovietica
3. praticamente si commerciava soltanto tra Russia e altri Paesi, e non tra tutti i Paesi
4. la mancanza di competitivit data anche dallignoranza del prezzo di mercato, fissato
arbitrariamente
Lemergenza del terzo mondo. La Golden Age
Il primo mondo quello sotto linfluenza nordamericana, il secondo, comunista, sotto quella
sovietica. Il terzo mondo comprende tutto il resto; soprattutto era pi povero. Gran parte del
terzo mondo erano ex colonie occidentali (particolarmente inglesi e francesi, la cui
decolonizzazione si ebbe tra il 45 ed il 65) o giapponesi.
Proprio la loro decolonizzazione fu il fattore unificante principale, per entrare nel club dei Paesi
cosiddetti non allineati.
Lindipendenza offr loro opportunit che furono incapaci di sfruttare. Il GATT ne limitava lo
sviluppo commerciale.
Nonostante ci, durante la Golden Age, i loro risultati furono positivi, cos come quelli globali in
generale.
Questo grazie a svariati fattori quali le tecnologie, lavoratori qualificati, politiche nazionali
concepite per il consenso politico e la coesione sociale, lapertura dei mercati dentro e fuori la
CEE, la politica economica trainante della Repubblica Federale Tedesca, lallineamento su scala
europea dei redditi ma, soprattutto, il sistema a tassi di cambio fissi.
I continui solleciti britannici per entrare nella CEE furono immediatamente accettati, una volta che
il generale De Gaulle abbandon il potere; con lei entrarono anche Irlanda e Danimarca. LEFTA, in
concreto, venne meno.
Crisi petrolifere, stagflazione e sfide extraeuropee
Nixon, come gi detto, decise la sospensione della convertibilit in oro del dollaro nel 1971. Gli
USA sentivano la necessit di svalutare, visti gli impellenti fabbisogni militari per il Vietnam. Ci
inaugurava un periodo di instabilit monetaria.
Si rafforzarono, invece in Europa, i meccanismi di cooperazione tra le monete con ladozione di
quello che fu conosciuto come serpente monetario: si fissarono dei limiti al di sopra ed al di

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sotto dei quali le fluttuazioni non potevano andare.


Lo shock arriv dal rialzo del petrolio (73), da parte dellOPEC (Organizzazione Paesi Esportatori
Petrolio), come protesta per latteggiamento pro-israeliano dei Paesi Occidentali nella Guerra dello
Yom Kippur. Let dellenergia poco costosa fin.
Vista la rigidit della domanda di petrolio, ormai pi importante del carbone, si fu costretti a
subire un prezzo quadruplicato.
A parte USA ed URSS, che disponevano di riserve proprie, tutti subirono la crisi petrolifera.
Le risposte alla crisi furono diverse: i tassi di cambio tornarono a fluttuare liberamente per dare
possibilit di manovra ai Governi. Possiamo distinguere 3 tipi di politiche di governo, per
contrastare la situazione:
1. In alcuni Paesi, come la Svezia e la Spagna, si pass ad una riduzione delle imposte.
2. Italia, G.B. e Francia cercarono di applicare un certo risparmio energetico, ma i sindacati, visti gli
aumenti dei prezzi, ottennero anche laumento dei salari ed il Governo fu costretto ad emettere
denaro, generando inflazione.
3. Il Giappone si rassegn allimpoverimento, puntando allo sviluppo di settori poco intensivi dal
punto di vista energetico, come lelettronica. Anche la Bundesbank costrinse le famiglie a
ridimensionare i propri redditi, cercando di contenere linflazione. Questa fu la manovra migliore
e il marco ne usc molto rafforzato, come lintera economia tedesca.
La combinazione di stagnazione economica e inflazione denominata stagflazione (vedi Eco.
Pol.II), situazione imprevista nelle teorie keynesiane e per questo difficile da affrontare.
Quando qualcosa cominciava a fare effetto, si ebbe la seconda mazzata: lo shock petrolifero del
79.
La rivoluzione islamica in Persia cre un clima di tensione che si ampli con la guerra tra Iran ed
Iraq, lanno dopo.
Stavolta i prezzi salirono di 2,5 volte, ma i Governi erano pi preparati ed adottarono soluzioni
uniformi. Si riattiv lo SME (Sistema Monetario Europeo) con oscillazioni ristrette, facendo
trionfare il principio della lotta comune allinflazione.
Le monarchie arabe, diventate ricchissime, reinvestirono, con sorpresa, i loro capitali in borsa e nei
Paesi ricchi. In alcuni casi, investirono persino nelle industrie pesanti.
Nel 71, anno della fine della convertibilit del dollaro, con larrivo di Reagan alla presidenza e
Volcker alla FED, i tassi di interesse salirono, parallelamente al debito pubblico americano.
Ci si aspett lemissione di moneta, invece gli USA, forti della loro posizione economica positiva,
lasciarono che il debito pubblico salisse, ma aumentando enormemente il valore del dollaro
dall80 all85.
La Polonia (col sindacato Solidarnosc che lottava per il potere), come tutti i Paesi dellEst ed anche
il Messico, si era fortemente indebitata ed il rincaro del dollaro non permetteva la restituzione dei
crediti.
Il panico ebbe leffetto identico (crisi creditizia) a quello del 29: i banchieri richiedevano i propri
prestiti indietro.
Tra il 1985 e l86 tutte le tendenze si invertirono. Il dollaro scese come i tassi nordamericani.
LArabia Saudita ruppe il cartello dellOPEC e il prezzo del greggio torn al suo valore reale (non
monetario). In questo clima ottimistico anche Portogallo e Spagna entrarono nella CEE, che eman
lAtto Unico, che rappresentava lunificazione economica europea.
Caduta del blocco sovietico, rilancio dellintegrazione europea e globalizzazione
Lannus mirabilis (1989) del capitalismo pass alla storia per la caduta del Muro e delle dittature
dellEst.
Nella prima crisi petrolifera, visti i prezzi fissi stabiliti dalla COMECON, i Paesi dellEst ebbero

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persino lopportunit di speculare sui rialzi nel resto del Mondo. Era stata la seconda crisi
petrolifera a colpirli maggiormente.
Tutto and sempre peggio dall81 in poi, quando le economie occidentali recuperavano il loro
ritmo di crescita.
Le spese militari per la guerra russa in Afghanistan erano ingenti.
Gorbachov introdusse riforma nel clima della libert, nellinformazione (Glasnost), nella vita
politica, ma poco nelleconomia. Nel 1991 il golpe (o colpo di Stato) per ritornare allortodossia
comunista fall, ma il leader sovietico fu soppiantato da Yeltsin, che acceler i cambiamenti verso il
capitalismo.
Il rovesciamento fu traumatico fino al 1994, quando le economie si aprirono, cominci la
fondamentale corsa alla privatizzazione e i tassi tornarono a livelli positivi quasi istantaneamente,
come un big bang.
Di grande successo fu la conversione polacca, che riusc a minimizzare le perdite, mentre la
Cecoslovacchia, a causa della separazione tra Cechia e Slovacchia, non riusc a tanto e nemmeno
lUngheria.
La Romania e la Bulgaria, dopo aver conseguito tassi di crescita positivi, ebbero una ricaduta, a
causa delle difficolt di adattamento al mercato e dellarretratezza.
La Yugoslavia, la cui frammentazione non fu pacifica come quella cecoslovacca, nonostante la preesistenza di imprese private e la conoscenza di pratiche mercantili occidentali, fu dilaniata dalla
guerra.
Caso singolare fu quello della RDT (Repubblica democratica tedesca), assorbita dalla RFT.
Lassorbimento richiedeva ingenti investimenti. La politica di Khol (simile a quella di Reagan), fu
quella di approfittare della potenza economica tedesca per alzare i tassi di interesse ed accogliere
capitali dal resto dEuropa.
Il peso dellunificazione fu cos effettivamente assorbito dallEuropa intera. Il marco raggiunse
livelli incredibili.
La risposta collettiva a questo problema fu lUnione Economica e Monetaria.
I criteri di Maastricht agevolarono la riduzione dellinflazione e limpegno politico per il
contenimento del debito.
Le parit fisse vennero approvate nel 1998 e nel 1999 lEuro era gi quotato sui mercati monetari.
Subito, per esigenze di sviluppo si svalut, poi fino a un paio di mesi fa era scambiato ad 1,16, ai
posteri lardua sentenza.
La globalizzazione
Ne esistono svariate definizioni. Pu essere definito come una crescente interdipendenza
economica tra i Paesi del Mondo oppure come unintegrazione mondiale dei mercati.
Tra i mercati stessi, si sono integrati molto di pi quelli finanziari (borse valori) che non i mercati
delle merci e del lavoro.
I fattori determinanti sono stati politici economici e tecnologici.
Telecomunicazioni, informatica e trasmissione dei dati a distanza sono state le basi per lo sviluppo
dellinterconnessione delle borse mondiali. Questo un effetto della deregulation (liberalizzazione
ed alleggerimento dei vincoli, caduta dei monopoli nazionali, privatizzazione delle imprese Statali).
Internet ha avuto un impatto inferiore nella UE (Unione Europea) che negli USA, ma non la
telefonia mobile.
Il 2001 stato lanno del crollo borsistico di queste societ tecnologiche, che tanto ricordano i
cicli delle ferrovie ed elettrici. In linea di massima, si assistito ultimamente ad un fallimento
europeo rispetto allarea del dollaro.

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3. Le politiche economiche e sociali


Il tratto caratteristico delleconomia europea del XX secolo stato il ruolo crescente dello Stato. Il
XX secolo europeo stato sperimentazione politica.
Le politiche dei diritti di propriet
Il processo storico pu andare in due direzioni, la statalizzazione o la privatizzazione. Il XX secolo si
inaugura con la rivoluzione bolscevica dellottobre del 1917, che provoc labolizione della
propriet privata e la sua sostituzione con la propriet socializzata. Lespropriazione su grande
scala e senza indennizzo, realizzata dallUnione Sovietica, fu uno dei fatti economici pi importanti
del XX secolo e di tutta let contemporanea. I settori conservatori rimasero atterriti e si
mobilitarono immediatamente contro lURSS e contro qualunque barlume di politica comunista.
Luniverso politico delle sinistre rest frammentato. La sinistra moderata, socialdemocratica, che
aveva appoggiato la rivoluzione del febbraio del 1917, guidata da Kerenskij, si allontan
completamente da Lenin e dal bolscevismo. Lingresso dei socialdemocratici al governo, nella
Germania del dopoguerra, ad immagine e somiglianza del partito comunista dellUnione Sovietica
raffreddarono ancora di pi lentusiasmo del settore riformista e moderato nei confronti della
rivoluzione russa. La grande espropriazione bolscevica colp non solo la propriet privata dei
cittadini russi ma anche quella degli stranieri, che avevano investito in modo massiccio in Russia,
provocando un conflitto diplomatico, che avrebbe bloccato le relazioni tra lURSS ed i Paesi
occidentali per molte decadi.
In Spagna, il generale Primo de Rivera espropri (con indennizzo), nel 1924, tutte le imprese
telefoniche e quelle destinate alla raffinazione ed alla distribuzione del petrolio, con lobiettivo di
creare monopolio.
In Italia, Mussolini nazionalizz la grande banca di investimento e tutti i suoi investimenti, a causa
della crisi dellinizio degli anni 30. Il salvataggio si realizz nel 1931 ma ebbe il significato
dellappropriazione, da parte dello Stato, del capitalismo italiano. In questo caso non solo lo Stato
italiano non dette indennizzi, ma dovette rimettere in sesto con il denaro pubblico le imprese
salvate dal fallimento. Mussolini cre lIstituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) per
raggruppare le imprese di carattere industriale nelle sue mani. Anche la Germania di Hitler impose
la fusione di imprese. Linterventismo di nuovo tipo di Roosvelt, negli Stati Uniti, incoraggi la
sinistra non comunista a scommettere sulle nazionalizzazioni, come elementi plausibili del suo
programma di governo.
Il primo caso fu la nazionalizzazione delle ferrovie francesi, nel 1936. Il governo dittatoriale del
generale Franco fu molto attivo al momento di nazionalizzare e di formare nuove imprese di
propriet pubblica, concentrate, nellIstituto Nazionale dellIndustria (INI).
Dopo la seconda guerra mondiale si verific una vera e propria ondata di nazionalizzazioni in
Europa. NellEuropa occidentale i grandi Paesi democratici, come la Gran Bretagna, la Francia e
lItalia, nazionalizzarono alcune delle grandi imprese industriali e di servizi durante gli anni di
governo delle sinistre. I servizi pubblici ed i settori industriali con una propriet pi concentrata
passarono allo Stato.
Vi furono due tipi di configurazione giuridica per le imprese nazionalizzate:
1. La soluzione britannica: tentare di conservare il meglio della flessibilit della gestione privata,
per, esplicitando che la propriet era della nazione;
2. Il modello alternativo, usato in Francia ed Italia, era quello di unimpresa pubblica, responsabile
dinanzi ad un dipartimento ministeriale. Nel caso estremo le imprese nazionalizzate si
trasformavano in dipendenze pubbliche (ferrovie e, in generale, servizi pubblici).
In Italia si nazionalizz lindustria elettrica nel 1962. In capo a 2 anni dalle nazionalizzazioni

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francesi, la Thatcher, nel Regno Unito, cominciava gi le prime privatizzazioni. Verso il 1979
limpresa pubblica aveva raggiunto la massima importanza nelle economie del Regno Unito, della
Germania e dellItalia. La Francia conseguir questo massimo dopo le nazionalizzazioni del primo
governo Mitterand. La Spagna realizzer anche le nazionalizzazioni delle imprese con perdite, fino
al 1983 dopo il secondo shock petrolifero.
Solo dopo il 1989 vi stata unaccelerazione del movimento grazie alla caduta del socialismo reale
che permise e giustific un processo di privatizzazione su grande scala. Questo capitalismo
popolare, che fu la base del progetto thatcheriano o reaganiano, si diffuso in tutto il mondo. Le
privatizzazioni pi radicali si sono verificate nellURSS e negli altri Paesi ex comunisti europei.
NellEuropa orientale, a differenza di quello che successo nei Paesi occidentali vicini, si
generata una depressione che ha compresso il valore di mercato degli attivi offerti.
Linterventismo pubblico
In generale, linterventismo pubblico del XX secolo stato fatto risalire al tentativo di conseguire
obiettivi extra - economici, normalmente militari o strategici. Possiamo distinguere:
linterventismo sistematico che conosciamo come pianificazione;
linterventismo selettivo che quello che si nasconde dietro le cosiddette politiche strutturali;
linterventismo ordinario concentrato in alcuni mercati.
A) Le politiche di pianificazione
Contemporaneamente alla rivoluzione sovietica, lEuropa assisteva ad unaltra rivoluzione: la
pianificazione economica. Si svilupp prima in Germania, poi in Gran Bretagna per essere
abbandonata dopo la 1 guerra mondiale. La recuperarono, nel 1927, i governi di Stalin
nellUnione Sovietica ed i governi fascisti. Nellimmediato dopoguerra, la rivendicarono, i laburisti
britannici e, poco dopo, attravers il Rubicone della destra. Nel 1960 la assumer il governo
franchista. Fece i suoi ultimi passi con il primo governo socialista di Mitterand.
La pianificazione si adattava bene ad un mondo di tecnologie su grande scala e con scarso numero
di unit produttive, come gli impianti siderurgici ma andava molto male per tecnologie di uso e
gestione individuale, come lautomobile.
B) Le politiche di sviluppo o strutturali
Le politiche di promozione della crescita economica nelle aree arretrate erano sconosciute prima
del 1945. Si diffusero solo a partire dal secondo dopoguerra mondiale. Tali politiche erano
propugnate dagli economisti dello sviluppo, che argomentarono la necessit di un deciso impulso
pubblico, orientato alla creazione di infrastrutture che permettessero alle regioni o ai Paesi poveri
di dotarsi del capitale fisico indispensabile per la loro crescita. Lo sviluppo, dopo la guerra, dei
Paesi balcanici distrutti fu il primo caso proposto dal fondatore della economia dello sviluppo,
Paul Rosenstein - Rodan. I grandi organismi di cooperazione economica, come la Commissione
Economica per lEuropa delle Nazioni Unite prima, lOCSE poi e, sempre, la Banca Mondiale, hanno
scommesso su questo tipo di piano. Un esempio di intervento dello Stato fu la creazione della
Cassa per il Mezzogiorno (1950). Questo tipo di politiche alla base della CEE e dellUE.
Con la crisi e la successiva ristrutturazione industriale degli anni a cavallo degli anni 70 e 80, le
politiche strutturali furono utilizzate per sovvenzionare le regioni ed i settori in declino verso un
futuro pi promettente. Oggi tutte queste politiche sono collegate a regioni concrete, a settori
concreti o a programmi predefiniti, normalmente, di investimento in capitale fisico o in capitale
umano.

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c) Lintervento nei mercati


Dal 1914 al 1918 si dispieg unampia gamma di strumenti di intervento. Molti di essi si limitarono
ad un mercato concreto, come fu il caso del denaro. In occasione delle mobilitazioni militari
precedenti alla seconda guerra mondiale o durante la guerra tornarono gli interventi pubblici tra
cui molti furono mantenuti. Lesempio pi evidente di intervento transitorio nei mercati fornito
dai libretti di sussistenza. La fissazione di prezzi controllati, da parte delle amministrazioni
pubbliche, si trasformata in routine, in molti Paesi (es. affitti bloccati, salari minimi).
Spesso, la regolamentazione pubblica arrivata fino a precisare le modalit di produzione e di
commercializzazione che sono state messe in discussione solo quando la rivoluzione reaganiana e
thatcheriana cominci a contrastarle sistematicamente.
Le politiche di spesa
Prima della prima guerra mondiale le spese pubbliche ordinarie dovevano finanziarsi mediante le
entrate erariali ordinarie ed il deficit doveva essere nullo. Faceva anche parte dellortodossia
liberale il contenimento delle dimensioni delle amministrazioni pubbliche. Lo Stato doveva
limitarsi alle funzioni di provvista dei beni pubblici. I compiti economici erano ridotti alla
promozione ed allamministrazione di beni e servizi pubblici.
Il XX secolo sar caratterizzato da un ampliamento delle funzioni assunte dagli Stati e dal
correlativo incremento della spesa pubblica e delle entrate necessarie per finanziarla.
Dopo le guerre, lo Stato mantenne numerose funzioni, che aveva assunto in via transitoria durante
gli anni dei conflitti bellici. Il risultato fu quella spinta continua allincremento della spesa, messa in
discussione solo in anni recenti, quando i partiti conservatori hanno contrastato la voracit fiscale
dello Stato ed hanno sostenuto un adeguamento dellutilizzo delle risorse pubbliche. Fu inevitabile
il finanziamento delle spese pubbliche con le imposte sui cittadini, come quella sul reddito
(introdotta nel XX secolo), per far fronte a finalit sociali durature.
Le politiche di benessere sociale si fondarono su programmi di sovvenzione pubblica. Gli
scandinavi furono i precursori di queste politiche, ma il loro grande fautore fu Lord Beveridge,
quando ancora il Regno Unito lottava contro Hitler. Le politiche del benessere sono allordine del
giorno in quasi tutti i Paesi europei.
I programmi di scolarizzazione obbligatoria furono i pi remoti di tale politiche. La prima
esperienza di assistenza sanitaria e pensionistica corrisponde alla decade del 1880, nella Germania
del cancelliere Bismarck. Il momento pi significativa della sua diffusione fu nel secondo del
dopoguerra mondiale quando parteciparono i diversi partiti di sinistra in cui era affermato il
principio secondo cui bisognava garantire i bisogni minimi della cittadinanza. Dopo la seconda
guerra mondiale si svilupparono nellEuropa orientale.
La spesa pubblica destinata al benessere della cittadinanza soffre di una forte rigidit: si tratta di
compromessi permanenti, ai quali bisogna far fronte, quali che siano le circostanze in cui si trova
leconomia. Al contrario, le imposte sono una funzione diretta delle attivit economiche. Ci
troviamo di fronte ad un paradosso: la spesa pubblica molto stabile, mentre le entrate sono
sottoposte molto al ciclo. La saldatura provoca fasi di deficit e fasi di surplus.
Economisti come Keynes e politici di diverso orientamento ideologico provarono a far ricorso alla
spesa pubblica deficitaria, come meccanismo per elevare le aspettative economiche
(moltiplicatore). Riuscirono a farlo, ricorrendo al finanziamento di programmi di opere
pubbliche. Come Keynes indic, queste politiche erano giustificate quando lequilibrio
dellofferta e della domanda aggregate si stabiliva in sotto-occupazione. Quanto pi basso era
questequilibrio, tanto pi era indispensabile elevarlo con limmissione di denaro pubblico.
Il successo di queste politiche, nel trovare una via di uscita dalla crisi economica diede loro un
grande credito. Furono conosciute come politiche keynesiane, in onore delleconomista

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britannico che le giustific teoricamente nella sua grande opera sulla Teoria generale
delloccupazione, dellinteresse e della moneta. Negli anni del dopoguerra il keynesismo influenz
buona parte delle politiche di spesa pubblica. Il deficit nei conti pubblici fu accettato purch fosse
giustificato. Inoltre, il fatto che lincremento della spesa fosse destinato essenzialmente ad
obiettivi sociali, permise di renderlo politicamente accettabile. Nel breve termine, il keynesismo si
concretizz nelle politiche di stop and go, cio, di freno alla spesa pubblica. Quando la golden age
arriv alla sua fine, tutte le politiche di impostazione keynesiana entrarono in crisi. NellEuropa del
decennio del 1970 il contenimento della spesa pubblica aveva effetti recessivi, ma lampliamento
non aveva effetti espansivi. I critici del keynesismo furono considerati monetaristi per le loro
reinterpretazioni del ruolo macroeconomico del denaro. E tornata di moda la giustezza
dellortodossia fiscale e si insistito sulla necessit di ridimensionare la spesa pubblica, come di
ridurre le imposte.
Le politiche commerciali
Nel XX secolo tutte le altre politiche si potrebbero tradurre in termini di politiche commerciali. La
prima guerra mondiale comport unenorme introduzione di protezionismo in tutte le politiche
nazionali. La proibizione di commerciare con i nemici fu sfruttata dai Paesi neutrali. La guerra
sottomarina fece rincarare i costi, fino a divenire, in molti casi, proibitivo commerciare via mare.
Gli anni dal 1919 al 1921 corrisposero ad una precipitosa marcia verso il protezionismo
generalizzato. Il colpo di grazia lo diede il Congresso degli Stati Uniti, quando approv un forte
aumento della protezione doganale mediante la cosiddetta tariffa Hawley - Smooth. Leffetto fu
tremendo. Se nel 1921 gli Stati Uniti avevano chiuso le porte allimmigrazione, nel 1929
annunciarono lintenzione di chiudere il loro mercato.
La decade del 1930 fu caratterizzata da una chiusura commerciale sempre pi intensa. In alcuni
Paesi il fenomeno arriv fino alla definizione di politiche autarchiche, cio allabbandono del
commercio estero come fece la Germania.
Invece, in buona parte del mondo, linvoluzione protezionistica favor lattuazione di nuove misure
di intervento pubblico nel commercio estero. Si moltiplicarono gli accordi di clearing (la
compensazione bilaterale dei saldi esteri), i pagamenti in contanti ed uninfinit di meccanismi che
furono progettati in un contesto di diffidenza e di sfiducia reciproca e che tesero alla
generalizzazione del baratto.
Gli accordi di Bretton Woods del luglio del 1944, nacquero con la convinzione che un nuovo ordine
economico internazionale doveva garantire il libero commercio. La dichiarazione de LAvana
(1948), basata su una maggiore liberalizzazione degli scambi, doveva trasformarsi nella pietra
angolare del nuovo edificio regolatore del commercio internazionale. La difficolt di fissare delle
condizioni di liberalizzazione una volta per tutte fu tanta e la creazione di una Organizzazione per il
Commercio Internazionale (Bretton Woods) fall. Al suo posto si stabil un accordo con la sigla
GATT che non si trasform in unorganizzazione internazionale fino al 1995, con il nome di
Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Le conferenze e linsieme di negoziazioni furono
conosciute come rounds. La pi famosa (il Kennedy round, nella decade del 1960) facilit la
riduzione delle tariffe doganali e la libert di commercio in tutto il mondo. Pi importante fu
lUruguay round che culmin nella creazione dellOMC.
CEE e lEFTA dedicarono enormi sforzi alla definizione ed allapplicazione della loro politica
commerciale comune. Questultima ha tre grandi ambiti di sviluppo:
le relazioni con i Paesi aspiranti allammissione;
le relazioni con i Paesi poveri;
la politica commerciale estera ordinaria.
Il maggiore successo della CEE fu quello dellintegrazione, per tappe, dei Paesi dellEFTA. Dalla

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formazione della CEE, nel 1957, fino allentrata della Gran Bretagna, dellIrlanda e della Danimarca,
nel gennaio del 1973, passano 3 anni molto importanti. Lo stesso tempo per lingresso della
Spagna e del Portogallo, nel gennaio del 1986, ed altri 9 per lAustria, la Finlandia e la Svezia, nel
1995 (la Grecia entr nel 1980). Il buon risultato, in termini di club dellUE, deve interpretarsi
come il trionfo della centralit della politica commerciale. Stare nel club permette di approfittare
di una combinazione di politiche strutturali e di politiche commerciali.
Le politiche di stabilizzazione
Si intendono quelle orientate a ridurre la variabilit dei tassi di cambio e dei prezzi.
Poich la cooperazione internazionale e la negoziazione salariale costituiscono labilit nella
gestione delle politiche economiche internazionali e nazionali, vi sono sempre state politiche di
stabilizzazione.
La prima guerra mondiale signific limmediata sospensione del gold standard, in quasi tutto il
mondo. Le banche Centrali annunciarono che non avrebbero pi convertito in oro la moneta. Tutti
i Paesi uscirono dal gold standard per controllare loro in circolazione e le transazioni
internazionali del metallo prezioso.
La sospensione della convertibilit port ad un incremento della massa monetaria, producendo
inflazione. In cambio, gli Stati potevano spendere pi di quello che incassavano ma con livelli di
inflazione molto superiori.
Con il ritorno alla normalit ritorn il gold standard; le deflazioni furono frequenti. Gi nel 1931
alcuni dei pi grandi Stati erano tornati ad abbandonarlo. Negli anni 30 la grande decisione era
quella di stabilire se svalutare o no, mentre il gold standard impediva la svalutazione. Il circolo
vizioso delle svalutazioni competitive sembr non finire mai.
Il gold standard non rappresent pi che delle gabbie doro per i Paesi che ladottarono.
Eichengreen ristabilisce la validit di Keynes sugli anni 30, in ogni caso in questi anni il nuovo gold
standard and in crisi in maniera definitiva.
Gli anni 30 furono lultimo periodo di deflazione generalizzata. Durante la seconda Guerra
Mondiale, non vi furono politiche di stabilizzazione. La preoccupazione per la stabilit monetaria
evit le iperinflazioni. Alcuni Paesi, che si orientarono verso politiche inflazionistiche furono
sollecitati dagli Stati Uniti ad abbandonarle. A questo scopo, laiuto del Piano Marshall fu un
incentivo poderoso. Verso il 1950 si entr in un lungo periodo di stabilit monetaria.
Con la sospensione della convertibilit in oro del dollaro nel 71 e con le crisi petrolifere gli intensi
conflitti redistributivi, in tutta Europa, provocarono lassenza di controllo dellinflazione. Il
recupero di credito delle politiche di stabilizzazione sar lento. Il decennio successivo alla Seconda
Crisi del petrolio assister al ritorno allinflazione della golden age.
Solo limminenza della completa integrazione monetaria europea rappresenter uno stimolo
efficace per mobilitare le volont dei Governi ed il consenso dei cittadini.
Le politiche di cooperazione
Si distinguono in:
Nazionali: sono volte allintermediazione tra le parti sociali (padronali e sindacati)
Si notato che, maggiore la frammentazione sindacale, maggiore il numero degli scioperi, i
salari nominali crescono, ma il Governo per assicurare liquidit alle imprese emette moneta e
genera inflazione.
La Germania e i Paesi Scandinavi, sono, al contrario, il migliore esempio di organizzazione
sindacale, che port in questi Paesi una drastica riduzione delle conflittualit, ed una buona
distribuzione delle entrate.
Internazionali: FMI, GATT, Bretton Woods, Marshall, OPEC, CECA, G7, CEE, etc.

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NOI DELLA
MERIDIONALE ITALIA
Manuale storia economica parte speciale
CAPITOLO II LAVVENTURA DEGLI INDUSTRIALI
Imprenditori industriali nel Mezzogiorno.
La storiografia economica sul Mezzogiorno nell800 ha trascurato il tema dellimprenditoria. Mancano studi
complessivi o biografie di famiglie o di singoli industriali, che considerino lesperienza dellimprenditoria
meridionale in riferimento al quadro istituzionale, alla struttura e alle condizioni di mercato in cui
quellesperienza matur.
Ci che accomuna gli industriali che si prenderanno in considerazione che: 1) divennero, a vario titolo e in
diversa misura, proprietari e a un tempo amministratori di medio-grandi imprese industriali; 2) maturarono
la decisione di impegnarsi o comunque di sviluppare lattivit industriale in un momento in cui
linvestimento industriale appariva conveniente, per le condizioni favorevoli che la politica dei governi
borbonici aveva determinato e per limpegno con cui gli stessi governi mostravano, anche concretamente,
di voler sostenere laffermazione di unindustria nazionale che sottraesse il mercato interno alle produzioni
straniere e migliorasse cos la bilancia commerciale del Regno; 3) si giovarono del fatto che la politica
industriale dei Borbone risult complessivamente stabile; 4) dovettero confrontarsi con la crisi postunitaria,
e in particolare con lestensione improvvisa della tariffa doganale sarda alle regioni meridionali, la politica
liberista dei governi della Destra Storica e il rapido declassamento del ruolo politico ed economico della
capitale del Mezzogiorno.
Che cosa invece separa i nostri industriali? Differenze di origine e innanzitutto il fatto che operarono in
comparti diversi (cotoniero, laniero, cartario e metalmeccanico). Poi che alcuni erano di nazionalit
straniera.
Lindustria cotoniera.
Nell800 il settore cotoniero nel Mezzogiorno fu dominato da un gruppo di imprenditori svizzeri che
impiantarono grandi stabilimenti di filatura e di tessitura del cotone in diversi comuni del salernitano.
Dellindustria cotoniera svizzera prima dellUnit diffusa una valutazione storiografica che ne esalta la
competitivit e la diversit. In pi occasioni si rilevata la necessit di riproporzionare questo giudizio. Pur
non negando limportanza dellindustria cotoniera svizzera e alcune specificit che lhanno caratterizzata
positivamente, si avvertito che anchessa si accontentava degli spazi garantiti dalla politica doganale e che
la sua organizzazione tecnica e produttiva, al pari di quella di altre industrie meridionali, doveva presentare
fragilit e distorsioni strutturali indotte dalle condizioni artificiali e dalle incongruenze della politica dei
Borbone. Non cos dal punto di vista della capacit finanziaria di cui, in generale e nei momenti di grave
difficolt, diedero sempre prova gli svizzeri nei momenti di crisi e di grande difficolt. La loro epoca si
concluse nel 1918, quando furono indotti a cedere le azioni delle societ che amministravano nellambito
delloperazione di concentrazione dellindustria tessile salernitana e napoletana che, promossa da gruppi
finanziari dellItalia settentrionale sostenuti dalla Banca Italiana di Sconto port alla nascita della Societ
delle Manifatture Cotoniere Meridionali.
In questa sede si prenderanno in considerazione due imprenditori svizzeri: Giovan Giacomo Egg, il pioniere
dellindustria cotoniera svizzera nel Mezzogiorno che, giunto a Napoli nel 1812 allet di 48 anni, impiant
una fabbrica in Piedimonte Matese; e Federico Alberto Wenner, giunto a Napoli nel 1829 a soli 17 anni, per
collaborare con laltro grande protagonista dellavventura degli svizzeri nel Mezzogiorno, Davide Vonwiller.
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Egg.
Le difficolt create dal blocco continentale allindustria cotoniera svizzera spinsero Egg nel Regno di Napoli,
dove ottenne da Gioacchino Murat luso gratuito per 16 anni di un convento nei pressi del fiume Torano, il
diritto alluso dellacque dello stesso , lesenzione del dazio per limportazione di macchinari e altre
agevolazioni.
Dopo il ritorno di Ferdinando di Borbone, Egg non fu abbandonato e anzi god del favore del restaurato
governo borbonico. Gli furono concessi nuovamente esenzioni dei dazi per limportazione di macchinari e di
cotone, e messe a disposizione come manodopera le giovani fanciulle dellAlbergo dei Poveri e luso
gratuito delledificio che lospitava e dei terreni annessi fu trasformato in propriet.
Egg amplier e consolider i suoi opifici e ricever premi e riconoscimenti, fu cavaliere dellordine di
Francesco I e Ferdinando II visit lo stabilimento di Piedimonte.
Egg mor nel 1843 a 78 anni, senza figli, dopo aver designato come successore nellazienda il nipote Giovan
Gaspare. La riforma tariffaria del 1845-46 colp pesantemente lo stabilimento tanto che la ditta Egg & C.,
valut seriamente lopportunit di mettere in liquidazione lo stabilimento e di scioglliersi definitivamente.
Ci non accadde, lo stabilimento pot continuare la sua attivit, ricevere ancora premi e riconoscimenti, ma
non riusc a superare indenne la crisi postunitaria. Alla morte di Gaspare Egg lazienda pass a suo figlio
Giovan Giacomo che sindebit talmente che nel 1888 lazienda venne messa allasta a Napoli e acquistata
dal maggiore dei creditori, Amedeo Berner, grande commerciante svizzero nellItalia Meridionale.
In effetti, la crisi postunitaria spian la strada al concreto quanto inesorabile declino del cotonificio di
Piedimonte e della famiglia Egg. Nel 1863 fu fatta la Petizione al Governo e al Parlamento per la modifica
della tariffa daziaria sullimportazione dei cotoni, dove si chiedeva una moderata protezione alla
produzione nazionale. La petizione degli industriali cotonieri non fu accolta e anzi la situazione del settore si
aggrav ulteriormente sia a causa della stipula del trattato di commercio con la Francia nel 1863 sia per
lenorme rincaro del prezzo del cotone provocato dalla cessazione delle importazioni di cotone americano
in Europa a seguito della guerra di secessione.
Federico Alberto Wenner.
La storia di Federico Alberto Wenner appare sotto tutti gli aspetti intrecciata con quella della comunit di
industriali svizzeri del salernitano. Giunse a Napoli presso Davide Vonwiller, che si era trasferito a Napoli in
qualit di rappresentante per limportazione di Filati e tessuti. Promosse la costituzione di uno stabilimento
cotoniero nella provincia del Principato di Citeriore e, di li a poco, concep il disegno di creare da questo
nucleo originario un gruppo di stabilimenti cotonieri gestiti da societ autonome. Da questo progetto
nacquero la ditta Zueblin & Vonwiller, la Schlaepfer, Wenner & C., la Escher & C.
Wenner aveva una spiccata propensione per la parte tecnica dellattivit. La Schlaepfer, Wenner & C.,
progred notevolmente negli anni preunitari. Il capitale fu aumentato, gli impianti ingranditi e meccanizzati
e i dividendi sempre molto elevati. Assai cospicuo il numero dei premi e dei riconoscimenti che la societ
e i suoi titolari raccolsero.
Alla vigilia dellUnit il ruolo di Federico Alberto Wenner nella societ era divenuto dominante. Giovanni
Corrado Schlaepfer era morto nel 1852, Davide Vonwiller nel 1856, e tocc al Wenner affrontare la crisi
postunitaria. Si avvi una riorganizzazione e modernizzazione degli stabilimenti, tra laltro con ladozione
generalizzata di macchine a vapore.
Ad ogni modo, quel che certo che per 7-8 anni si registrarono rilevanti perdite e non furono distribuiti
dividendi fino a che la riorganizzazione effettuata pot cominciare a produrre i suoi frutti. La crisi fu
superata, i conti tornarono attivi.
Ma, dopo aver rilanciato la societ e i suoi stabilimenti, il Wenner fu costretto a farsi da parte per ragioni di
salute. Il Wenner mor nel 1882, lasciando la societ in buone mani, quelle di alcuni dei suoi figli e dei
discendenti di Schlaepfer.
Lindustria laniera.
I lanifici si diffusero in numerose provincie del Regno, a Napoli, a Salerno, negli Abruzzi, ecc., ma la pi alta
concentrazione di stabilimenti medio-grandi si ebbe in provincia di Terra di Lavoro e soprattutto nella valle

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del Liri. In questa sede ci intratterremo in particolare su due grandi industriali lanieri: Gioacchino Manna e
Raffaele Sava.
Gioacchino Manna.
Nato ad Arpino, si era trasferito nei primi anni del secolo, in giovane et, a Roma per apprendere larte
laniera. Nel 1810 torn nel Regno e sottopose a Murat un progetto per stabilire una manifattura di panni
alluso di Roma in Isola di Sora, chiedendo luso gratuito per 12 anni di un piccolo monastero e la privativa
oppure lesenzione da ogni peso fiscale. Il governo francese non assunse alcuna decisione sulle sue
richieste. Fu Ferdinando I ad accordargli nel 1816 luso gratuito per 10 anni del monastero e, anni dopo, a
consentire al lanificio di fregiarsi del titolo onorifico di fabbrica privilegiata di peloncini e di innalzare sul
portone dingresso lo stemma reale. Il lanificio si svilupp soprattutto dopo la svolta protezionistica .
Ma quella del Manna e della sua impresa fu una storia di alti e bassi, determinati principalmente dalla
limitata disponibilit di mezzi finanziari. In particolare, nei primi anni 30, i primi contratti con le case
commissionarie che effettuavano cospicue anticipazioni alla fabbrica, si tradussero, al momento della
verifica dei conti dei tessuti venduti, in altrettanto cospicui debiti. La crisi postunitaria fece il resto.
Manna si associ a Cagiano che port capitali allimpresa, ma la ditta Manna & Cagiano fu sciolta nel marzo
del 1865 in stato di fallimento non dichiarato e il lanificio nello stesso giorno cess lattivit. Dal 1868 gli
stabili furono sottoposti ad amministrazione giudiziaria.
Raffaele Sava.
Un imprenditore che apparteneva a una famiglia che da generazioni si dedicava alla manifattura della lana,
alla vigilia della svolta tariffaria del 1823-24 fu invitato dallartefice della nuova politica, Luigi de Medici, a
impiantare una fabbrica di panni. Il Sava present un progetto nel quale chiese un regime doganale che
proteggesse lindustria laniera, locali gratuiti, lavoratori provenienti da istituti di beneficenza e la privativa
della fabbricazione dei panni per 12 anni. Mentre la privativa non gli fu accordata, le altre richieste furono
nel complesso accolte. La fabbrica fu presto allestita nellex convento di Santa Caterina a Formello a Napoli
e assunse laspetto e poi la qualifica di stabilimento penale perch impiegava detenuti di polizia e servi di
pena ospitati in appositi dormitori.
Il Sava divenne il pi importante fornitore di generi di vestiario e di articoli di lana per le pubbliche
amministrazioni. Pot godere di un rapporto privilegiato con la Cassa di Sconto che gli assicur affidamenti
per somme ragguardevoli, fino a 100mila ducati.
Si dedic anche alla produzione di panni di qualit per il mercato, ricevendo premi e riconoscimenti, come
quello di membro della Camera del Commercio di Napoli.
Ma il successo del Sava era destinato a finire dopo lUnit. Nel 1866 la situazione del lanificio e con essa
quella del Sava e dei suoi figli, che ormai da pi anni lo affiancavano nellattivit, apparivano decisamente
critiche. Ciononostante, il Banco di Napoli, per limportanza che la fabbrica rivestiva nella citt gli accord in
via del tutto eccezionale un nuovo fido di 220 mila lire. Ma furono costretti comunque a cessare lattivit e
a proporre una transazione. Il Banco valut le possibili iniziative da assumere per recuperare il suo credito.
Il Banco decise poi di sospendere ogni esecuzione mobiliare, immobiliare e personale, e cess il suo credito
da 81 mila lire a 15 mila lire deliberando il passaggio a perdita delle restanti 66 mila lire a un avvocato
napoletano.
Lorenzo Zino.
Stabil un grande lanificio in Carnello di Sora. Fin dallinizio egli si trov a fronteggiare problemi finanziari.
Indebitatosi con la Cassa di Sconto, la Cassa di Ammortizzazione e poi la Compagnia Sebezia, dopo anni di
inadempienze e contestazioni, nel 1842, per poter restituire i suoi debiti ottenne di poter provvedere a un
terzo delle forniture di vestiario appaltate al Sava. Dopo lUnit, venute a meno le forniture e con i
magazzini ricolmi di panni invenduti, rischi il fallimento, ma nel 1866 i creditori, tra i quali i pi importanti
erano il Banco di Napoli e Enrico Lefebvre, ne assunsero lamministrazione, immettendovi nuovi capitali
nella speranza di rilanciarne lattivit e recuperare i propri crediti. Nel 1869, di fronte al sostanziale
insuccesso della loro iniziativa, i creditori decisero di imboccare la strada di una prudente e graduale
liquidazione della ditta.

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Pasquale Ciccodicola.
Appartenente a unagiata famiglia di proprietari terrieri di Arpino che si dedicava anche alla manifattura di
panni di lana, costru attorno al 1830 in un edificio di sua propriet e con un modesto capitale iniziale un
primo stabilimento in Arpino e nei primi anni 50 un secondo stabilimento pi avanzato in Isola. Egli invest
nello stabilimento di Arpino capitali di famiglia e si avvalse, fino a quando fu possibile, dei fidi della Cassa di
Sconto.
Non si conoscono i dettagli delle vicende postunitarie del lanificio. Si sa che alla vigilia dellUnit il
Ciccodicola non fu pi in grado di ottemperare ai suoi obblighi e propose un concordato ai creditori. Si ritir
dagli affari, mentre i figli costruirono una nuova ditta allo scopo di liquidare lattivit del padre. Ma gi
lanno successivo la nuova ditta si trov sullorlo del fallimento. Il passivo era enorme e gli stabilimenti,
gravati da ipoteche, prima fra tutte quella di Ernesto Lefebvre.
I Ciccodicola offrirono ai loro creditori una transazione al 10% dei crediti senza interessi e spese, che
sarebbe stata resa possibile dal Lefebvre, disposto ad anticipare la somma. I creditori, o meglio, il Banco di
Napoli voleva almeno il 20%. Di fronte alla minaccia di arresto i Ciccodicola offrirono il 15%, non potevano
fare di pi.
Giuseppe Polsinelli.
Nato ad Arpino nel 1787, il Polsinelli studi a Napoli lettere e giurisprudenza. Si trasfer poi in Isola
entrando in societ e venendo in soccorso di un altro industriale laniero, lorologiaio francese Carlo
Lambert, che operava dal decennio nellantico palazzo ducale concessogli dal Murat. Il suo lanificio fece
notevoli progressi e nel 1853 egli, da enfiteuta, divenne proprietario del palazzo ducale.
Di idee liberali, gi eletto al Parlamento napoletano nel 1848, il Polsinelli fu deputato per il collegio di Sora
e fu nominato senatore. Alla Camera si fece interprete dei problemi e delle esigenze dellindustria
meridionale in crisi, sostenendo, in particolare nella discussione sul progetto di legge per la modifica della
tariffa doganale, lopportunit di un passaggio graduale dal protezionismo alla libert di commercio.
Le condizioni economiche e la prospera situazione patrimoniale del Polsinelli non furono compromesse
dalla crisi postunitaria.
Lindustria della carta.
Anche lo sviluppo del settore cartario si ralizza allombra del protezionismo borbonisco, e negli anni
preunitari lunico settore in grado di alimentare in maniera continuativa una modesta corrente di
esportazione, bench non riesca a soddisfare la domanda interna.
LUnit cre senza dubbio difficolt alle cartiere meridionali che per seppero superare la prova. Anzi
sembra che lunificazione del paese e la libert commerciale abbiano favorito il progresso organizzativo e
tecnologico dellindustria cartaria meridionale nel primo decennio postunitario. Una risposta alla crisi fu la
costituzione nel 1873 della Societ delle Cartiere Meridionali, una societ per azioni con un capitale di
1.500.000 lire che assorb e prese in affitto diverse cartiere, e altri episodi di concentrazione.
Carlo Lefebvre.
Maggiore industriale cartario del Mezzogiorno preunitario. Pi che industriale in senso stretto fu un
importante uomo daffari.
Nato in francia nel 1775 e trascinato dagli avvenimenti politici del suo paese si arruol e fu nominato
capitano di una compagnia di volontari. Si distinse nelle operazioni belliche ma decise di abbandonare la
carriera militare. Si rec a Parigi presso un cugino, di cui spos la figlia. Qui grazie alle buone relazioni del
cugino, ebbe un incarico nellAmministrazione delle Sussistenze dellEsercito e in seguito fu inviato per una
missione a Venezia, dove soggiorn a lungo. Durante la missione si rec a Napoli dove si occup anche di
affari bancari e dove poi fin per stabilirsi definitivamente con la moglie. Il Murat lo nomin Ricevitore
Generale di Lecce. Con la restaurazione non gli fu revocato questincarico e, pur obbligato ad acquistare la
cittadinanza napoletana, pot continuare a curare i suoi affari tra Napoli e Lecce.
Nel 1822 il Lefebvre rilev una cartiera sul Fibreno, nella valle del Liri, presso Sora, da una societ per azioni
promossa dal suo connazionale Beranger, che aveva ottenuto dal Murat luso gratuito per 10 anni dei locali
di un ex convento e altre agevolazioni. Il Lefebvre era stato uno degli azionisti della societ. Nel 1824 il
Lefebvre acquist anche unaltra cartiera semiabbandonata, situata a Carnello, una borgata di Sora.
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Le due cartiere del Lefebvre divennero le pi importanti del Regno, le meglio organizzate e attrezzate,
dotate di macchine allavanguardia. Il Lefebvre stabil a Napoli anche una tipografia e una stamperia da
carta da parati.
Il Lefebvre raccolse ampi e autorevoli apprezzamenti e riconoscimenti, tra i quali il pi importante, il titolo
di conte di Balsorano.
Fu tra i promotori-azionisti nel 1833-34 e poi tra gli amministratori della pi solida e longeva societ per
azioni sorta in quegli anni, la Societ Industriale Partenopea; azionista e finanziatore della Compagnia di
navigazione a vapore nel Regno delle Due Sicilie, la pi rilevante compagnia di navigazione a vapore del
Regno; concesse considerevoli finanziamenti ad almeno due dei grandi lanifici, Zino e Ciccodicola, e nel
1853 stabil una piccola fabbrica di prodotti chimici sulla spiaggia di Bagnoli a Napoli.
Carlo Lefebvre mor nel 1858, le cartiere, le sue propriet immobiliari e mobiliari passarono al figlio Ernesto.
LUnit, pi che le cartiere, dovette colpire gli altri interessi dei Lefebvre. Si accennato alla crisi dei lanifici.
Come si vedr la Compagnia di navigazione a vapore, a causa della concorrenza delle compagnie
sovvenzionate dal governo, fu messa in liquidazione nel 1865, mentre la Societ Industriale Partenopea, in
difficolt gi alla fine degli anni 60 fu sciolta nel 1879.
Nei primi anni 70 cominci la decadenza delle cartiere, ma la chiusura di entrambe e della stamperia
avvenne nel 1888, quando i Lefebvre si ritirarono dallindustria della carta.
Pasquale Visocchi.
Altro industriale cartario della provincia di Terra di Lavoro, appartenente a una ricca e autorevole famiglia
della provincia. Il Visocchi, nato nel 1817 ad Atina, dopo aver avuto una solida istruzione di base si rec a
Napoli dove segu sia le lezioni di Basilio Puoti sia i corsi di botanica e di agricoltura tenuti allUniversit.
Nel 1841, alla morte del padre,fece ritorno ad Atina dove prese a occuparsi delle aziende agrarie di
famiglia. Rivelandosi attento agronomo e proprietario illuminato, promosse, insieme ai fratelli, iniziative e
sperimentazioni nei sistemi di irrigazione, nella viticoltura, nelluso di piante e concimi fertilizzanti,
nellallevamento del bestiame, nellindustria lattiero caesaria, ecc. Ottenne, specie dopo lUnit, risultati
lusinghieri e suscit con le sue ricerche linteresse di studiosi e agricoltori non solo italiani.
Dopo il ritorno ad Atina, il Visocchi, in societ con un maggiore dellesercito francese, avvi la costruzione di
una cartiera. Le spese di impianto costrinsero ad ipotecare le propriet, ma, sciolta la societ, i fratelli
Visocchi riuscirono a portare in attivo lo stabilimento. La cartiera super la crisi postunitaria e i Visocchi,
negli anni 70, divennero comproprietari di unaltra cartiera della zona.
La cartiera Visocchi si mantenne sempre di medie dimensioni e la famiglia Visocchi la gest fino al 1950.
Lindustria metalmeccanica.
Il settore si mosse lentamente e in ritardo rispetto ai comparti tessili per la scarsa consistenza della
domanda. A partire dalla fine degli anni 50 le condizioni cominciarono a migliorare grazie alla domanda che
proveniva dallindustria tessile, a quella indotta dalle necessit militari del Regno e in connessione con
lavvio delle costruzioni ferroviarie. Lopificio governativo di Pietrarsa e lopificio Guppy & Co furono le
fabbriche di maggior spessore.
Dopo lUnit, le tariffe adottate allimportazione del ferro e sullesportazione delle macchine esposero
pesantemente lintera metalmeccanica nazionale alla concorrenza straniera, determinando la chiusura di
numerosi stabilimenti.
Thomas Richard Guppy.
Nato a Bristol nel 1797, negli anni giovanili aveva viaggiato molto negli Stati Uniti, in Germania e in Francia,
sia per affari sia per i suoi studi di ingegneria e architettura. Titolare di una delle pi avanzate raffinerie di
zucchero di Bristol oltre che consigliere di quartiere, ispettore del municipio di Bristol entra a far parte del
Comitato Direttivo della Great Western Raylway ed tra i promotori della ferrovia Bristol-London.
Queste e ancora altre attivit e iniziative nel campo delle costruzioni navali e in altri settori testimoniano
che il Guppy aveva raggiunto a Bristol una posizione economica e professionale di grande rilievo quando,
nel 1849, per ragioni non completamente chiarite, decise di trasferirsi a Napoli.
A Napoli il Guppy subito attivo. Dopo aver chiesto una privativa per la fabbricazione del ferro nel 1851,
nel 1853 cotituisce una societ, la Guppy & Co.
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Guppy non si limit a sviluppare il suo stabilimento, divenendo uno dei maggiori fornitori della Real Marina
di prodotti per uso delle navi (guarnizioni, viti, colla, vernice, ecc.).
Nel Mezzogiorno, la crisi si accompagn ad alcune rilevanti trasformazioni e assorbimenti. Lopificio statale
di Pietrarsa fu costretto a interrompere lattivit e il governo, non ritenendo di doverlo gestire il proprio, lo
diede in fitto alla Societ Nazionale di Industrie Meccaniche.
Per quanto riguarda il Guppy, egli liquid, sborsando una cospicua somma, la societ con il Pattison, il
quale, insieme ai figli, impiant sempre a Napoli una sua officina e fonderia meccanica destinata po ad
affermarsi e svilupparsi.
Ad ogni modo lo stabilimento Guppy, giudicato al momento dellUnit il secondo dItalia, riusc a superare il
momento difficile. Ci fu possibile grazie alle ordinazioni private e forse anche ad altre iniziative che i
Guppy intrapresero, come la costruzione del Macello di Napoli, dalla quale poi si ritirarono realizzando
comunque un utile ragguardevole. Quel che certo che lo stabilimento non solo continu a lavorare, ma
pot ampliarsi e perfezionarsi.
Il Guppy mor nel 1882. Aveva raccolto diversi significativi riconoscimenti: in Italia era stato nominato
cavaliere della Corona, in Inghilterra era stato eletto membro di prestigiose associazioni di ingegneri e
architetti.
Le redini dello stabilimento, che il Guppy aveva continuato ad amministrare fino agli ultimi giorni di vita,
furono prese dal suo fido collaboratore Felice DErrico. Ma dopo appena tre anni dalla morte di Guppy la
ditta fu trasformata in societ per azioni, con lingresso in posizione minoritaria di due note ditte bancarie
italiane, la Wagniere di Firenze e la Ceriana di Torino e successivamente della inglese Hawtohorn, Leslie &
Co che avrebbe poi assunto un ruolo di rilievo nella vita della nuova societ che assunse allora la
denominazione di Societ Industriale Napoletana Hawthorn-Guppy.
Gli ulteriori sviluppi sono noti: allorch nel 1900 la Hawthorn, Leslie & Co. si ritir, i Guppy e gli eredi del
DErrico, di fronte a gravi difficolt finanziarie della societ, con lopposizione di un gruppo di azionisti
minori, decisero il suo scioglimento e la vendita dello stabilimento, che fu ceduto alle Officine Meccaniche
di Milano nel 1905.
Struttura finanziaria delle imprese e crisi postunitaria.
Una lettura non superficiale della vicenda degli industriali e delle imprese che nel Mezzogiorno si trovarono
ad affrontare la crisi dellunificazione presuppone almeno qualche considerazione.
I rischi apparivano fortemente attenuati dalle manifeste intenzioni, dalle scelte industrialiste e dal concreto
sostegno del governo borbonico.
La circostanza che la politica industriale dei Borbone risult complessivamente stabile fino allUnit
consent ai nostri industriali di controllare il mercato interno sia rispetto allindustria straniera, grazie al
protezionismo, sia rispetto a eventuali concorrenti interni, in quanto, essendo stati tra i primi a cogliere le
opportunit offerte dalla politica governativa, poterono consolidarsi e, complice proprio la ristrettezza del
mercato, lasciare ben pochi spazi a nuove importanti iniziative.
Gli utili ci furono ma non furono tali da consentire ampi margini per lautofinanziamento.
Se ci risponde al vero, le alterne e varie fortune dei nostri imprenditori e dei loro stabilimenti industriali
prima dellUnit e il diverso grado di vulnerabilit manifestato nella crisi postunitaria possono essere
meglio inquadrati considerando le fonti di finanziamento e la struttura finanziaria delle loro imprese. Sotto
questo profilo, a grandi linee, possiamo classificare le imprese in due categorie. Una prima che comprende
quelle imprese che fecero ricorso in misura prevalente per gli investimenti in capitale fisso, ma anche per le
attivit correnti di carattere permanente, al finanziamento diretto (capitale proprio, autofinanziamento,
aumenti di capitale) e di conseguenza il loro ricorso al capitale di credito e lindebitamento verso terzi
furono sempre contenuti. In questa categoria troviamo il Lefebvre, Wenner, Visocchi, Guppy. Una seconda
categoria comprende invece le imprese che nella fase di avvio fecero prevalentemente ricorso al
finanziamento indiretto, si avvalsero cio di capitale di credito che di norma era a breve o a medio termine,
e che poi a causa dei limitati margini di autofinanziamento furono costretti a ricorrere a nuovi prestiti. Qui
invece ritroviamo Ciccodicola, Manna, Zino, Sava.
LUnit determin nel Mezzogiorno un radicale mutamento delle condizioni di esercizio dellattivit
industriale. Con limprovviso passaggio al liberismo e con la cessazione delle forniture per le
amministrazioni pubbliche. Per rientrare nel mercato occorreva acquistare produttivit e competitivit. Ma,
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in una siuazione sfavorevole allinvestimento industriale e quindi di ancora pi difficile accesso a
finanziamenti, la percorribilit di questa via dipendeva in primo luogo dalla solidit finanziaria delle singole
imprese.
Tuttavia, nellintero arco di tempo considerato, se si guarda alle vicende patrimoniali dei grandi industriali
del Mezzogiorno, lattivit imprenditoriale non consent in generale cospicui arricchimenti o la formazione
di grandi patrimoni. Semmai si pu affermare al contrario che in diversi casi uno dei fattori che permise di
sopportare le difficolt fu la disponibilit di un cospicuo e solido patrimonio.

La Societ Industriale Partenopea e lo stabilimento di Sarno


1. Le Societ finanziarie a Napoli
Tra il 1833 e il 1834 il numero delle societ per azioni fece registrare a Napoli un incremento senza
precedenti.
La nascita e liniziale affermazione delle societ finanziarie si spiega con le favorevoli condizioni del mercato
finanziario dei primi anni 30 e pi in generale con il clima di ottimismo e di fiducia che accompagn
lavvento al trono di Ferdinando II. Superata la crisi economica e migliorata la situazione della finanza
pubblica, capitalisti e risparmiatori sono alla ricerca di nuovi impieghi redditizi. Cos da un lato si progettano
le nuove societ, dallaltro si assiste a una vera e propria corsa allacquisto delle loro azioni.
Il problema di conciliare lesigenza di unimmediata remunerazione degli azionisti con limpiego dei capitali
raccolti in operazioni a medio e a lungo termine aveva indotto i promotori delle societ finanziarie a
prevedere negli statuti operazioni che oggi definiremmo di credito al consumo, e in particolare ad
autorizzare gli amministratori a effettuare operazioni di sconto e di ancitipazione su soldi, pensioni e altri
assegni agli impiegati e dipendenti pubblici. Gli impiegati accorsero numerosi agli sportelli delle nuove
societ le quali, a loro volta, largheggiarono nei prestiti non tenendo conto dei modesti redditi dei
dipendenti pubblici e delle difficolt che questi avrebbero incontrato nella restituzione. Molti impiegati
divennero inadempienti, alcuni furono arrestati, altri fuggirono, si reclam e protest presso le pubbliche
amministrazioni fino a che il governo, tra il febbraio e il marzo del 1834, intervenne e proib tale tipo di
operazioni.
Il divieto ebbe immediate ripercussioni sullandamento delle azioni della societ che avevano animato in
quei mesi la Borsa di Napoli.
Si ebbe un crollo che colp in particolare le azioni di quelle societ che pi si erano esposte nei prestiti agli
impiegati, e poi un generale continuo cedimento dal quale il mercato azionario napoletano non si sarebbe
pi risollevato. Si chiudeva cos la breve e vivace stagione vissuta in era borbonica.
Naturalmente non furono il divieto di scontare soldi e il conseguente tracollo borsistico a determinare
linsuccesso complessivo delle societ finanziarie. Alle aspettative di sostanziosi dividendi da parte degl
iazionisti si contrapponevano le limitate opportunit di impiego offerte dal mercato interno, un mercato di
bassi consumi, ristretto e geograficamente frammentato.
Il Bianchini, tra i fondatori e amministratore della Societ Industriale Partenopea, nel 1835, nella prima
edizione della sua Storia Delle Finanze, addit, tra le cause del loro insuccesso, lo sgomento, di fronte ai
modesti profitti o alle perdite delle imprese promosse dalle societ, di quanti avevano creduto che esse
avrebbero realizzato considerevoli guadagni.
Il Bianchini, tuttavia, poteva riconoscere alle societ il merito di aver intrapreso con buon successo molte
branche dellindustria che prima non esistevano nel Regno, come ad esempio la fabbricazione delo
zucchero di barbabietola, le manifatture di panni di lana, di tessuti di cotone, di stoffe di seta, di cristalli, di
cuoi, di caratteri a stampa, di carta per parati, assicurando lavoro a una quantit di persone che prima
restava oziosa e chiedeva soccorsi o uffici al governo, e di aver concorso con i loro finanziamenti a
rianimare altre branche dindustria.
Delle societ esistenti al 1856 tra le 25 societ per azioni una sola delle societ costituite nel 33-34 risultava
ancora in vita: la Societ Industriale Partenopea.
2. La Societ Industriale Partenopea. I Primi anni di attivit.

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A preparare lo statuto della Partenopea furono Luigi Granata ,professore di agricoltura, e tre personaggi
meno noti: Carlo Cervati, Giuseppe De Napoli e Mariano Guadiani. Lo statuto fu sottoscritto oltre che dagli
inventori del progetto, dai componenti del Consiglio Sociale assimilabile ad un odierno Consiglio di
Amministrazione- da quelli della Commisione preparatrice (una sorta di comitato consultivo) e da pochi altri
aderenti alliniziativa.
Il Consiglio Sociale comprendeva Giuseppe De Medici, principe di Ottajano, che ricopriva la carica di
governatore, il tenente Carlo Filangieri come vicegovernatore e il negoziante Ottavio de Piccolellis, con
funzioni di censore. Consiglieri ordinari erano Giovan Battista Muscettola, Gennaro Tocco, Carlo Afan De
Rivera, Antonio Sancio, Gaetano Serra, Gaetano Bellelli e Carlo Lefebvre.
La commissione preparatrice ed esecutrice era divisa in tre sezioni, affari commerciali, economia campestre
e bonifiche, arti e manifatture; la direzione della prima era affidata a Francesco Stella, la direzione delle
altre due a Luigi Granata, anche se poi quella delle manifatture passo a Giura, che aveva progettato il ponte
sul Garigliano, primo ponte sospeso a catene di ferro in Italia.
Secondo lo statuto il capitale della Partenopea avrebbe dovuto ammontare a 600 mila ducati. Il
collocamento delle azioni, specie nella fase di avvio della societ, ebbe un discreto successo, ma da un lato
la crisi borsistica innesacata dalle questioni degli sconti e dalla conseguente diffidenza suscitata
nellopinione pubblica e le ridotte opportunit di impiego che leconomia del Regno offriva dovettero
contribuire alla mancata copertura dellintero capitale.
Al pari delle altre societ finanziarie la Partenopea impieg i suoi capitali in una molteplicit di iniziative in
tutti i settori. Per accelerare il fruttato di capitale furono investiti i capitali nelle bonificazioni campestri e
nelle manifatture (vero scopo dellassociazione). La Partenopea stabil che solo 1/6 del capitale era
destinato alle anticipazioni su stipendi e pensioni.
Nel settore agricolo promosse diverse partecipazioni ma il suo impegno complessivo fu modesto rispetto a
quanto progettato dai fondatori. Per fu costretta a rinunciare per lassenza di un quadro normativo
definito e di prospettive di redditivit accettabili, paradossalmente, alle grandi opere di bonifica.
Ad ogni modo tra gli interventi della Partenopea nel settore agricolo vi furono lapertura di unagenzia in
Foggia per ricevere in deposito grano e lana, la costituzione di una societ per la coltivazione della rubbia
presso il lago di Patria e di unaltra con la Compagnia Enologica e la Banca Fruttuaria per la produzione e il
commercio di vino, nonch diversi finanziamenti elargiti a proprietari terrieri.
Nel settore industriale limpegno della Partenopea fu fin dallinizio ampio e consistente. Intervenne nei pi
diversi comparti industriali, per lo pi mediante contratti di partecipazione in imprese gi attive allo scopo
di consentire lo sviluppo degli impianti e delle attivit. Alcune iniziative furono avviate autonomamente,
altre scaturirono da un accordo di cooperazione stipulato con la Compagnia Sebezia nel novebre del 1833,
in virt del quale ciascuna delle due societ era obbligata a comunicare allaltra, invitandola a partecipare, i
progetti e le imprese che intendeva promuovere.
Un grande e ambizioso progetto, il rilancio dellantica fabbrica di porcellane di Capodimonte, non pot
essere portato a termine in quanto la Partenopea, dopo aver acquistato le quote della fabbrica e ledificio,
nellemergenza determinata dallepidemia di colera, dovette cederlo al governo perch fosse destinato al
ricovero dei colerosi. Un altro progetto imponente e di notevole impegno finanziario era linstallazione di
una grande fabbrica per lestrazione dello zucchero dalle barbabietole, avviato con qualche difficolt, sfoci
nel 1838 nella costituzione di una societ in partecipazione con un capitale di ben 400 mila ducati. Quando
poi questa non fu pi redditizia si decise di rinunciarvi.
Dalla cooperazione con la Sebezia scaturirono una serie di iniziative comuni e di partecipazioni con altri
imprenditori e societ. Dalla pegnorazione dei grani nelle Puglie allacquisto di trivelle per scavare pozzi
artesiani, allaffitto degli stessi pozzi e dei mulini che la Sebezia aveva costruito a Poggioreale. E poi la
fabbricazione di carte da parati, che erano importanti in Francia. E ancora lacquisto e la lavorazione di 10
mila alberi di cerro nel bosco di Magnano in Basilicata, la fabbricazione di oli nelle province di Bari e Lecce
con il francese Ravanas e la Banca di Circolazione e Garentia.
3. Lo stabilimento di Sarno
Dalle molteplici iniziative e operazioni avviate dalla Partenopea alcune furono vantaggiose e altre no, ma
nel complesso il bilancio fu positivo.

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Tuttavia gli amministratori dovettero considerare insoddisfacenti i risultati e le prospettive che la politica di
investimento assicurava alla societ e a partire dal 37 si preuccoparono di scogliere le partecipazioni e di far
assumere alla Partenopea un impegno crescente in un imponente progetto per la realizzazione di
stabilimenti industriali di grandi dimensioni.
Si trattava di un progetto che comunque veniva coltivato sin dalla sua costituzione. Nel 1833 tutti i suoi
amministratori si erano porposti di istituire una filatura meccanica del lino e della canapa secondo i sistemi
adoperati in Francia e in Inghilterra, ma ne avevano rinviato la realizzazione per gli alti costi che limpresa
avrebbe comportato. Negli anni seguenti la partenopea aveva comprato diversi terreni per usi industriali in
Sarno. Si era assicurata la possibilit di un vasto territorio dotato di edifici e di piccoli opifici, attraversato da
un corso dacqua, quindi risultava idoneo ad ospitare qualsiasi stabilimento industriale.
Il successivo passo fu laccordo con la Compagnia Gysin, Crockerill e Filangieri per la costruzione di una
filanda di cotone. Compagnia di cui facevano parte Carlo Filangieri, Gysin e John Cockerill, industriale belga
che possedeva un gigantesco complesso siderurigico e meccanico e molti stabilimenti tessili. In particolare
nel 37 la partenopea si impegn a cedere a questa compagnia alcuni suoi terreni sui quali poi la compagnia
avrebbe proceduto alla costruzione di una filanda di cotone e in seguito di unaltra filanda di diverso
genere.
Il programma concordato tra la partenopea e la compagnia incontr numerose difficolt. Cockerill invi a
Napoli un suo incaricato, Shultz, il quale daccordo con Giura defin la direzione e la forza dei canali e tracci
il disegno e le piante delledificio da costruirsi. Senonch il colera ritard i lavori di costruzione dello
stabilimento e dei canali, mor Gysin mentre Cockerill fu colpito da una crisi gravissima, che ne paralizz per
qualche tempo lattivit. Fatto che nel 39 ledificio non era terminato e le macchine non erano pronte.
La compagnia e la partenopea erano giunte alla determinazione di rinunciare alla filanda di cotone e di
optare per una filanda meccanica di lino, per la quale il Filangieri aveva ottenuto una privativa di 10 anni.
Furono per necessari ancora quasi due anni prima che la filanda di lino fosse allestita. Bisogn attendere
che Cockerill costruisse il nuovo macchinario e che se ne effettuasse la spedizione.
Nel 1841 la filanda di lino pot iniziare la sua attivit a Sarno. Per il costo pi elevato delle macchine per
filare lino rispetto a quello di cotone, lo stabilimento ne ospitava un numero inferiore rispetto alle sue
capacit. La sitauzione finanziaria della partenopea era critica al punto che non era stato possibile
effettuare alcun pagamento in conto degli interessi maturati sulle quote dei partecipanti.
La partenopea stabil un deposito dei filati e tessuti di lino nei magazzini della ditta Forquet e Giuso e
provvide ad acquistare dallinghilterra un altro macchinario. Infine si provvide a perfezionare la tessitoria e
concluso un accordo con un tintore svizzero si attiv in Sarno anche unofficina per il biancheggio dei
tessuti.
Lo stabilimento di Sarno, malgrado il venire meno della privativa della filatura meccanica, continu a
progredire e a consolidarsi, grazie alla tenace e accorta azione dei pi attivi amministratori della societ, in
primo Antonio Spinelli e il subentrato Domenico Laviano del Tito e Augusto Sideri. Sideri era il gerente, cio
colui hce rappresentava la societ e ne curava lattivit industriale e commerciale sotto la sorveglianza del
consiglio. Si istitu poi, sempre a sarno, una filanda succursale di canpa e a adott un sistema di filatura
meccanica. Lottimo andamento dei suoi conti le consent non solo di liberarsi completamente dei debiti
contratti ma anche di cominciare a rilevare dai vecchi soci le quote di propriet dei locali (dati in fase di
indebitamento) e di espandere ulteriormente i suoi impianti.
In occasione dellesposizione delle arti e manifatture del Regno del 53 la filanda meccanica di lino della
partenopea e la sua tessitoria raccolsero premi ed elogi. Nello stabilimento erano occupati 700 operai. Lo
stabilimento era diviso in tre sezioni: pettinatura e carderia, filatura e tessitoria.
Alla vigilia dellUnit lo stabilimento della partenopa continuava ad essere considerato uno dei principali
ditalia. Nellesaminare la situazione industriale del periodo, Carlo De Cesare, a proposito del settore liniero
e canapier cit la partenope e gli stabilimenti di Egg. Pur nella difficolt di stabilire confronti per
linsufficienza e la disomogeneit dei dati quello della partenopea appariva il pi imponente.
4. Il settore liniero e canapiero al momento dellunit.
Allesposizione italiana tenuta a firenze nel 1861 lo stabilimento di sarno risult ancora il maggiore della
penisola, ma in italia lintero settore se comparato a quello internazionale risultava in netto ritardo.

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Lunico stabilimento che potesse ssere comparato a quello della partenopea era quello di Cassano dAdda
nel milanese, gestito dai Cusani che occupava 700 operai.
In italia comunque la filatura era molto arretrata e inferiore rispetto alla domanda interna, per la quale si
ricorreva allimportazione di circa 2 milioni di kg di filato meccanico.
E quindi occorreva che in italia si promuovessero nuove indiustrie e che si espandessero quelle esistenti e
che non ci si limitasse soltanto a soddisfare i bisogni interni ma anche a puntare sulle esportazioni.
Ma il settore liniero non modific mai la sua struttura n i suoi orientamenti produttivi.
5. Anni Favorevoli.
Al momento dellUnit la partenopea aveva avviato un programma di ampliamento e di ristrutturazione
dello stabilimento e di rinnovo di parte del macchinario. Se non possibile conoscerne il disegno
complessivo, diversi pagamenti vennero effettuati attraverso il banco di Napoli consentono di individuare
almeno alcuni degli interventi che allora si stavano realizzando sugli edifici e sul macchinario.
Una macchina per lammorbidimento delle fibre, lasfaltamento del tetto e gli ingranaggi del cilindro di
ferro fuso per la turbina della filanda succursale furono alcune innovazioni. E infine acqust una nuova
turbina per la filanda.
Landamento della societ continu ad essere soddisfacente anche dopo lUnit. Nel marzo del 1858 erano
stati distribuiti 12 carlini di dividendo per ogni azione e aumentarono con gli anni.
Lo stabilimento lavorava a pieno ritmo e si continu ad ampliare lo stabilimento e ad investire rinnovando il
suo parco macchine.
Si cre poi una buona propensione al mercato grazie anche alla guerra di secessione americana che
provoc una crisi del cotone.
Verso il 63 i due grandi stabilimenti di filatura meccanica furono la partenope e quello di Weemaels in
Atripalda, che importavano lino e canapa sia dalle indie che dalla russia , bologna lodi e cremona.

6. La crisi del settore e i problemi tariffari


Con la fine della guerra civile negli stati uniti e la ripresa delle importazioni del cotone americano lindustria
europea del lino e della canapa entr in una difficile crisi da ricollegarsi con la netta ripresa che fece
registrare il settore cotoniero. Gli stabilimenti italiani la crisi fu anche pi grave perch con il calo generale
della domanda si fecero sentire anche gli effetti dei trattati internazionali di commercio che lItalia aveva
stipulato con numerosi paesi, in particolare con quelli che muovevano la pi forte concorrenza in questi
settori cio Francia e UK.
7. Linchiesta industriale
Nel 1871 la partenopea non gestiva pi la tessitoria, laveva concessa in affitto a Raffaele DAndrea.
La partenopea aveva preferito concentrae il suo impegno nella filanda che aveva continuato ad ampliare. La
filanda occupava circa 1000 operai ed era la pi grande esistente in Italia.
Lamministrazione della Partenopea era sempre stata attenta a rinnovare gli impianti tanto che anche negli
ultimi anni (di crisi) aveva impiegato somme cospicue nellacquisto di nuove macchine. Nella filanda si
adoperavano indistintamente lini italiani ed importati. La canapa invece era tutta di produzione italiana,
soprattutto bolognese. I filati si vendevano principalmente a Napoli.
I filati pi redditizi erano i fini, ma proprio per i numeri pi fini si era oppressi dalla concorrenza dei filati
inglesi, favorita dalle tariffe doganali.
Limportazione di filati in Italia era fortissima. Il Sideri lament che mentre nellacquisto dei filati nazionali i
compratori erano assai esigenti, nellacquisto degli esteri risultavano meno rigidi; anche perch non
conveniva sopportare le spese per rimandare indietro le partite difettose. Cos gli inglesi saturavano il
mercato di materiale scadente, che messo in vendita a prezzo di mercato, costringeva le filande nazionali a
vendere a quel prezzo merce migliore.
Infine il Sideri non manc di sottolineare che le filande nazionali si trovavano ad operare in una situazione
di svantaggio rispetto alle straniere anche per lalto costo dei combustibili e dei capitali, che in Italia erano
attratti dallelevato rendimento dei titoli di debito pubblico.

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Il sideri si intrattenne sulla questione delle tariffe doganali, ma lo Scialoja richiamando i principi liberisti che
ispiravano la politica commerciale italiana dichiar di esser contrario a una politica protezionistica.
Nellultima parte della sua inchiesta spieg che gli aumenti di dazio reclamati a favore della filatura e del
biancheggio non avrebbero nuociuto agli stabilimenti di tessitura, i quali avrebbero tratto vantaggio dalla
possibilit di approvvigionarsi sul mercato locale, senza essere costretit a tenere grosse scorte spesso
superiori alla loro esigenza e quindi immobilizzazioni di denaro.
8. La crisi della Filanda.
Anche se Sideri non ne aveva fatto parola nel corso della sua audizione al Comitato dellInchiesta
industriale, la situazione della partenopea e dello stabilimento di Sarno era assai delicata.
Dal 86 non si erano pi distribuiti dividendi e le difficolt sperimentate nelle vendite avevano obbligato a
ridurre lattivit della filanda. Da un lato la crisi monetaria a causa della scarsit di carbon fossile, e il
raddoppio di quelli dei prodotti chimici necessari al biancheggio, i cattivi raccolti e le conseguenze sul
settore liniero della ripresa di quello cotoniero inasprirono questa situazione.
Il conseguente licenziamento di molti operai aveva provocato manifestazioni e proteste, minacce al
direttore della filanda e allo stabilimento. Lo stato di bisogno in cui erano improvvisamente venute a
trovare le famiglie degli operai aveva indotto il comune di Sarno agli inizi del 68 a concedere una
sovvenzione di 3 lire e concessioni di passaporti agli operai.
Il bilancio della filanda aveva fatto registrare una perdita di 105mila lire nel 67 e il fondo di riserva era
esaurito.
La partenopea per fronteggiare i debiti accumulati e per procurarsi i capitali necessari a gestire lo stesso
stabilimento aveva chiesto un mutuo di 450 mila lire al banco di Napoli, offrendo in ipoteca gli immobili di
sua propriet. Il Banco accett concedendo una somma molto inferiore a quella richiesta.
Malgrado il soccorso di nuovi capitali la situazione non accenn a migliorare. Il macchinario cominciava ad
invecchiare e in quegli anni la concorrenza degli stabilimenti lombardi si faceva pi accesa.
Le perdite dello stabilimento di Sarno continuarono ad essere consistenti e la stessa esitenza dell
apartenope sembr minacciata. Il consiglio sociale fu costretto a correre ai ripari. Ricorse al credito di un
commerciante: Michele De Paolis che concesse alla partenopea un credoti di 120 mila lire, che in poco pi
di un mese fu interamente utilizzata. E subito dopo il consiglio decise di concedere un mandato ad
amministrare lintero asse sociale ad una persona che fosse stata in grado di continuare lattivit della
societ con migliori risultati. La scelta cadde su Francesco DAndrea, figlio di Raffaele. Era stato segnalato
da alcuni dei maggiori azionisti, meritava piena fiducia e presentava i requisiti necessari, gestiva gi la
tessitoria di Sarno e vantava una fiorente attivit commerciale. Il DAndrea ader alla proposta.
Nel 1874 Spinelli stipul il contratto e due giorni dopo DAndrea cominci ad esercitare il suo mandato, che
sarebbe dovuto durare 9 anni.
Quale mandatario generale al DAndrea erano riconosciuti ampi poteri, compreso quello di acquistare un
nuovo macchinario e di disfarsi di quello esistente, mentre la partenopea avrebbe potuto designare un
consigliere.
9. La vendita dello stabilimento e lo scioglimento della partenopea.
Lamministrazione di DAndrea rec indubbi benefici alla filanda di Sarno che super il difficile momento.
Dopo anni di ingenti perdite si cominciarono a registrare dei seppur minimi utili. Ci si rese conto per che gli
azionisti speravano in risultati pi concreti e maturi, ma servivano tempi pi lunghi. I debiti erano
consistenti e quindi si doveva ricostituire il capitale circolante della societ e rinnovare il parco macchine.
Il settore continuava a essere in crisi dovunque, anche in Inghilterra, e in italia la situazione era aggravata
dalla concorrenza interna.
Diversi componenti del Consiglio Sociale e molti fra i maggiori azionisti cominicarono a convincersi che
fosse opportuno studiare una soluzione che consentisse di sciogliere la societ, pagare i debiti e consentire
agli azionisti il recupero di una parte del loro capitale. Il DAndrea fu ripetutamente invitato a fare una sua
proposta al riguardo e nel febbraio del 77 present un offerta al consiglio sociale, convinto che si dovesse
adottare una soluzione che da una parte mettesse termine alla societ senza far perdere interamente agli
azionisti il loro capitale, dallaltra assicurasse al DAndrea unassoluta indipendenza indispensabile per
attuare processi dinvestimento e rinnovazione necessari.
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Il DAndrea offr 240 mila lire, assumendo il carico dellestinzione di tutti i debiti. Laccoglimento dellofferta
avrebbe naturalmente dato il via alla procedura prevista per lo scioglimento della Partenopea, una
procedura che il DAndrea chiese fosse abbreviata per non dover restare in attesa per 16 mesi.
Il consiglio sociale esamin a lungo e discusse con il DAndrea lofferta, contrattando sul prezzo e si arriv a
260 mila lire. Il DAndrea si impegn a versare 40 mila lire in anticipo e i restanti in 12 anni.
Dopo lintervento del DAndrea si apr una discussione intorno alla richiesta del Consiglio che sulle 220 mila
lire decorresse almeno un tasso minimo dinteresse a scalare, discussione che convinse il DAndrea a ridurre
il tempo del pagamento a 8 anni senza alcun interesse.
Raggiunto laccordo si diede incarico ai rispettivi avvocati di procedere alla redazione del contratto. Le
modifiche statuarie furono accolte allunanimit e approvate il 23 gennaio 1878.
Il 5 marzo lassemblea generale allunanimit approv il contratto e proclam di conseguenza sciolta la
partenopea. La societ dur quindi 46 anni.

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