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INSEGNAMENTO DI

DIRITTO DELLECONOMIA
LEZIONE V

PUBBLICI AUSILI E SOSTEGNI ALLE ATTIVIT


PRODUTTIVE

PROF. MARIA ROSARIA NADDEO

Diritto dellEconomia

Lezione V

Indice
1

Stato finanziatore e politiche di aiuto pubblico: dallo Stato sociale allo Stato

assistenziale ------------------------------------------------------------------------------------------------------ 3
2

Agevolazioni ed esenzioni fiscali e parafiscali ------------------------------------------------------ 4

Ausili mediante trasferimenti finanziari pubblici-------------------------------------------------- 7

Forme del c.d. credito agevolato ----------------------------------------------------------------------- 8

Atti e attivit di incentivazione ------------------------------------------------------------------------ 9

Le garanzie prestate dallo Stato quale forma di ausilio pubblico----------------------------- 10

Interventi ripristinatori e politiche di sostegno di grandi imprese in crisi --------------- 11

Attenzione! Questo materiale didattico per uso personale dello studente ed coperto da copyright. Ne severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto dautore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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Lezione V

1 Stato finanziatore e politiche di aiuto pubblico:


dallo Stato sociale allo Stato assistenziale
Dalla met del secolo scorso si andato affermando un nuovo modo di attuare la politica
economica generale, attraverso lattribuzione ai privati di vantaggi di vario tipo.
Questi interventi ausiliatori, a scopo di impulso o di mero sostegno delle attivit
economiche, si sostanziano in una miriade di strumenti e di soluzioni operative assai varie,
disomogenee e di ardua classificazione. Nascendo queste, almeno in origine, da scelte parallele di
opportunit politica, non appare agevolmente configurabile un sistema organico dei mezzi di aiuto
pubblico delle attivit economiche rinvenibili nel nostro ordinamento, sembrando pi corretto
parlare di una sequela di politica ausiliative attuate con modalit e strumentazioni diverse.
Si pensi, ad esempio, ai finanziamenti per i privati cittadini che assicurino risparmi
energetici

o alle molte provvidenze (borse, alloggi gratuiti, ecc.) per singoli amministrati

nellambito del c.d. diritto allo studio. In genere si tratta per di previsioni favoritive molto
circoscritte, per le quali non si pu quasi mai parlare di effettive politiche di ausilio.
A partire dal 1926 il regime liber risorse da utilizzare, sia con gli accorgimenti classici del
sovvenzionamento alle imprese in difficolt, sia attraverso altri e nuovi strumenti, emanati
allepoca, per tamponare la grande crisi economica giunta in Italia negli anni ,30, nel quadro di una
politica economica ormai ispirata al protezionismo pi spinto ed alla cosiddetta autarchia
economica.
In seguito, dalla fine degli anni 40, le necessit della ricostruzione postbellica legittimarono
un ulteriore ricorso agli ausili per le industrie da ripristinare.
Il sistema dello Stato assistenziale si istituzionalizz rapidamente, col consenso della
massa dei beneficiati, che potevano contare sul vantaggio aggiuntivo dellincentivo non come
uneventualit straordinaria ma come un risorsa attesa, ordinaria e scontata, a fronte della quale era
richiesto soltanto un trend di benevolenza elettorale, senza alcun altro vincolo di comportamento
quanto allutilizzo effettivo della provvidenza ricevuta.
Il cosiddetto Stato assistenziale, nel quale anche lapparato produttivo era diventato
dipendente del favor dei pubblici poteri, entr da allora in una crisi lenta ma irreversibile, che ha
rischiato di comprimere ed immiserire anche la configurazione di Stato sociale emergente dalla
Costituzione, secondo cui per il raggiungimento dei fini sociali gli andamenti economici vanno
controllati, indirizzati e sorretti in forma pubblica.
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2 Agevolazioni ed esenzioni fiscali e parafiscali


Vi sono comportamenti pubblici costituitivi di vantaggi anche non pecuniari per le imprese
destinatarie e gli strumenti ausiliativi pi usati consistono in precisi benefici patrimoniali. I pi
importanti di sostanziano in flussi finanziari dal soggetto pubblico verso il soggetto privato.
Un vantaggio monetario conseguibile anche allinverso mediante la sottrazione del
privato dallonere di determinate prestazioni patrimoniali, alle quali questi normalmente non
dovrebbe sottrarsi.
Se la prestazione imposta un tributo e lesclusione dallassoggettamento parziale, si ha
unagevolazione fiscale, che diviene esenzione fiscale nel pi raro caso di cancellazione totale
dellobbligo tributario.
La materia soggetta a riserva di legge ed stata contemplata dalla riforma tributaria degli
anni 70 nellapposito DPR 601/72.
Si hanno molteplici forme di agevolazione tributaria, generalmente a termine predeterminato
(L. 408/90) ma prorogabile, individuabili nellesonero parziale

(pi raramente totale) dal

pagamento di uno o pi tributi; nella previsione di una riduzione della materia imponibile, e cio
delloggetto dellimposta (deduzioni, detrazioni, abbattimenti alla base); nellapposizione di un
tetto massimo convenzionale allimposizione; nellapplicazione di aliquote di favore (ridotte);
nella dilazione temporale e nellammissione alla rateazione dei versamenti; nellintroduzione di
regimi fiscali peculiari (sostitutivi), vantaggiosi per i limitati beneficiari.
Altri strumenti applicativi, peculiari dellodierno favor fiscale, sono il credito di imposta,
che consente di ridurre automaticamente la misura di alcuni tributi dovuti, finalizzando per il
vantaggio al rispetto di determinate condizioni previste dalla legge (in generale, L. 59/97; L.
123/98). Gi la L. 317/91 consentiva per le piccole imprese crediti dimposta calcolati in percentuali
variabili sulle spese di investimento e di ricerca, da menzionare nella dichiarazione dei redditi (che
fungeva quindi da richiesta formale di ammissione).
Si ricordano, limitatamente allultimo decennio, tra le altre, la L. 489/94 (c.d. legge
Tremonti), che perfezionava lesclusione dal reddito imponibile della met del volume degli
investimenti in beni strumentali realizzati nel periodo rispetto alla media normalizzata del
quinquennio antecedente; il DL 79/97, che introduceva un credito percentuale sulle spese per
linnovazione e lo sviluppo, non cumulabile con altre provvidenze statali e attribuibile secondo la
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tempestivit della domanda; la L. 449/97, che introduceva un credito per le imprese commerciali; la
L. 448/98, sostituita dalla L. 388/2000, che ha concesso dapprima il credito dimposta automatico
per lassunzione di alcune tipologie di lavoratori (es.: in mobilit, LSU, handicappati), poi per
lassunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato; la L. 343/2001 (conosciuta come Tremonti
bis e contestata in sede UE), che ha riproposto la detassazione parziale del reddito dimpresa
reinvestito, variando la convenienza, lambito oggettivo (sono comprese anche le spese per la
formazione e laggiornamento del personale) e lambito soggettivo (ricomprendendo anche le
banche, le assicurazioni ed i lavoratori autonomi); la L. 178/2002, che riserva unattenzione pi
minuta ai settori sensibili; le leggi finanziarie 2003, 2004 e 2005, che apportano continui ritocchi
restrittivi allelargizione di crediti, via via orientandosi verso la loro sostituzione con finanziamenti
a restituzione.
Con la L. 311/2004 si dispone che, per prevenire e contrastare il rischio di utilizzazione
illecita di provvidenze pubbliche, tutti i soggetti che siano stati destinatari di finanziamenti pubblici,
anche dellUE a anche sotto forma di agevolazioni ed esenzioni fiscali, debbano dotarsi entro il 31
ottobre 2005 di specifiche misure organizzative e di funzionamento idonee a scongiurare il
compimento di atti illeciti, direttamente predisposte o approvate, se approntate da terzi, dandone
notizia ad un Comitato di coordinamento finanziario regionale, perch provveda ad adottare
iniziative di verifica anche ispettiva, eventualmente a seguito di comunicazione dei soggetti
percettori da parte della competente Agenzia delle Entrate.
Si differenzia concettualmente dal credito dimposta il buono o bonus fiscale, previsto fin
dalla riforma generale dellimposizione di oltre trentanni fa, ma disciplinato compiutamente solo
dalla L. 341/95 e dal D.LGS. 123/98. Il bonus non generalmente legato al raggiungimento di un
fine ed in sostanza unalternativa alla ricezione di un contributo pecuniario statale.
Quanto alle modalit di utilizzo, il buono fiscale a differenza del credito dimposta non
va indicato nella dichiarazione dei redditi, perch si computa solamente in sede di riscossione dei
tributi, in compensazione del debito fiscale del beneficiario, quasi fosse uno sconto sullammontare
di qualsiasi imposta dovuta.
Analoghi fenomeni favoritivi sono da registrare in tema di contribuzioni previdenziali e
assistenziali, che come si sa sono onerosissime per limprenditore, giungendo a gravare, col TFR,
fino al 50 per cento dei salari corrisposti, a causa di un determinato sistema di gestione delle risorse
coattivamente raccolte per il Welfare (Stato sociale).

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La riduzione (o la soppressione) degli oneri per le contribuzioni sociali stata uno strumento
principe delle politiche ausiliative statali per gli imprenditori, con usi ed abusi molteplici (si giunse
allaccollo del debito aziendale, verso gli enti di protezione sociale da parte dello Stato, evento
impropriamente chiamato fiscalizzazione degli oneri sociali).

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3 Ausili mediante trasferimenti finanziari pubblici


Nel linguaggio corrente sovvenzione significa elargizione o finanziamento in aiuto di
qualcuno. Se sovventore lo Stato, questi attinge al proprio bilancio per trasferire denaro ad altri
soggetti bisognevoli, per fini di pubblico interesse.
Lipotesi che qui ci riguarda quella del destinatario imprenditore.
Il sovvenzionamento non prevede restituzione da parte del beneficiato: da qui il rischio che
lerogazione venga sperperata, nel senso che non venga utilizzata per conseguire lo scopo che ha
determinato linteressamento pubblico. Originariamente la sovvenzione era scarsamente
condizionata al risultato.
Con lesperienza delle prime insoddisfacenti applicazioni, le sovvenzioni vennero
successivamente adoperate con utilizzi pi mirati, maggiormente sottoposti a condizioni e quindi
pi verificabili, ma la disponibilit preventiva rese ancora possibile usi distorti del finanziamento
(in quanto una percentuale della sovvenzione veniva gi erogata al momento dellapprovazione
della domanda). Si intese allora ovviare a queste deviazioni dallo scopo dellerogazione pubblica
mediante la concessione del finanziamento a posteriori, in un certo senso dando un premio
allimprenditore per aver gi effettuato particolari investimenti o intrapreso azioni in tal senso: ma
qui il difetto sta nella previa liquidit necessaria che il privato deve impegnare, senza sicurezza del
ristoro pubblico e con le consuete difficolt di reperimento dei mezzi.
In dottrina si cercato di distinguere questi trasferimenti finanziari pubblici, che sono
sempre a domanda, in contributi, senza lobbligo di restituzione agevolata. Questi ultimi non vanno
comunque confusi con il credito agevolato, in quanto per questi finanziamenti il rapporto giuridico
di sovvenzionamento bilaterale e diretto, per lintero importo, tra lo Stato e il beneficiario: il
caso di molteplici prelievi da Fondi di rotazione istituiti nel bilancio statale per svariati scopi
nelle cui casse rientrano nel tempo le somme restituite dai percepenti e alle quali attingono i nuovi
destinatari, determinando appunto un flusso rotativo senza bisogno di incrementare la dotazione
originaria di questo fondo del bilancio pubblico.

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4 Forme del c.d. credito agevolato


Con la locuzione credito agevolato, si ricomprendono molteplici ipotesi di ammissione
privilegiata dellimpresa a ricorrere allindebitamento bancario. La condizione di favore, promossa
e soprattutto garantita dallo Stato, consiste nel tasso di interesse ridotto del prestito ottenuto, ma
anche nella conveniente durata del mutuo e nelle migliori condizioni di restituzione.
Lo sforzo finanziario dello Stato consiste nelladdossarsi il differenziale di tasso tra quello
normale di mercato e quello, minore, praticato dallente creditizio al beneficiario. Questa sorta di
accollo assume il nome di contributo in conto interessi, e non da restituire.
Lo strumento pu giungere cos a realizzare un ingerenza pubblica nella direzione e nella
gestione dellimpresa, con efficaci remore (sospensione o revoca del contributo) in caso di
inadempienza per inerzia o per scostamento dagli obiettivi che erano stati ritenuti meritevoli di
ausilio pubblico.
Non va confuso con il credito agevolato il c.d. credito speciale, espressione giuridicamente
imprecisa, con la quale si descrivono invece i procedimenti di erogazione delle sovvenzioni e dei
finanziamenti pubblici, originariamente messi a disposizione tramite istituti di credito speciale,
prima della despecializzazione del credito introdotta dal nuovo Testo Unico bancario. Infatti le
ipotesi di credito speciale sono diversissime tra loro, a seconda del fine pubblico parziale
individuato dalla legge sussidiatrice. Si rammentano: il credito agrario, il credito peschereccio, il
credito fondiario e quello edilizio; il credito alle opere pubbliche; il credito alberghiero; il credito al
commercio; il credito sportivo; il credito teatrale; il credito cinematografico; il credito navale; il
credito industriale; il credito allartigianato; il credito allesportazione, ecc.

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5 Atti e attivit di incentivazione


Agevolazioni, sovvenzioni e finanziamenti pubblici sono species degli ausili finanziari.
Poich gli ausili finanziari interessano la finanza pubblica (spesa o entrata) il loro
fondamento non pu essere che la legge, il principio costituzionale quello dellart. 41, c. 3
(indirizzo a fini sociali delleconomia). Ci esclude ogni aspetto di liberalit nel comportamento
dello Stato erogatore: gli atti di ausilio sono pur sempre atti amministrativi e non sembrano rientrare
affatto nellattivit di diritto privato della P.A.
I provvedimenti sono quasi sempre adottati su istanza del beneficiario (molte agevolazioni,
che pur spettano automaticamente vanno giustificate nelle dichiarazioni tributarie) e scaturiscono
da procedimenti nei quali le situazioni giuridiche del concedente e del richiedente si fronteggiano
fino allemanazione del provvedimento.
Maggiore interesse dellatto incentivatore presenta lattivit ausiliatrice: a) funzionalizzata a
un fine pubblico costituzionalmente previsto in via generale al citato art. 41 cosicch leventuale
erogazione di mero conferimento, svincolata dalla sovvenzione per la specifica attivit, non
sarebbe un vero e proprio ausilio, ma un obolo; b) organizzata con lintermediazione di altri soggetti
pubblici (regioni, enti strumentali, ecc.) preposti alla distribuzione della provvista conferita o messa
a disposizione dello Stato.

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6 Le garanzie prestate dallo Stato quale forma di


ausilio pubblico
Hanno radici addirittura nell800 le garanzie assunte dallo Stato o da altri enti sia per
lindebitamento (con emissioni obbligazionarie) di enti pubblici (ad es. gli enti di gestione) sia per
favorire linstaurazione di rapporti di credito tra privati beneficiari ed istituti di credito.
Questo rapporto di malleveria venne configurato in dottrina come una particolare
fideiussione quando allattivit del beneficiario, sussidiaria di quella dei pubblici poteri, il soggetto
pubblico garante avesse un interesse diretto, mentre si ipotizz un contratto di garanzia atipico
quando il destinatario del vantaggio svolgeva attivit produttive non immediatamente collegabili al
raggiungimento di finalit pubbliche.
Di questo fenomeno diffusissimo si parla tra gli aiuti di Stato perch si sostanzia in un
vantaggio di matrice pubblica per il beneficiario. Infatti, ancorch non avvenga alcuna erogazione
effettiva da parte dello Stato verso il privato, lintervento pubblico realizza un sensibile favor,
poich rende possibile la concessione di un prestito, altrimenti non ottenibile per la mancanza di
idonee garanzie patrimoniali da parte del richiedente il credito agevolato o il credito speciale.
La garanzia alloperazione creditizia prestata mediante provvedimento amministrativo,
conclusivo di unistruttoria tecnica e contabile (nella quale coinvolta anche la banca erogante),
atta a scongiurare pregiudizi patrimoniali e inadempimenti a scapito dellente garante. Questo
perch il buon fine delloperazione, e cio la restituzione del prestito senza coinvolgimento del
mallevadore, non assolutamente certo. Normalmente la concessione della garanzia pubblica non
comporta esborsi a carico del bilancio statale, ma levenienza non esclusa.
La garanzia pubblica quindi una forma di ausilio, che agevola in modo decisivo
loperazione di credito, rendendola comunque unoperazione dispendiosa per il fruitore.

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7 Interventi ripristinatori e politiche di sostegno


di grandi imprese in crisi
Soprattutto nel settore secondario e in congiuntura di crisi economica, la dottrina ha da
sempre incluso nel capitolo delle incentivazioni gli interventi di politica industriale c.d. difensiva,
mirante cio soltanto a frenare il declino delle attivit produttive.
Con la legge 1470/61, recante finanziamenti a favore di programmi di riconversione, era
stato istituito presso lIMI un fondo per la ristrutturazione delle imprese da salvare e perfino
inattive, che erog poco, male e troppo a lungo.
E con la legge 675/77 che si assiste ad un organico tentativo di sistemazione dellintervento
pubblico favoritivo, mediante: labrogazione delle leggi precedenti; listituzione di un Comitato
interministeriale per la politica industriale (CIPI, ora soppresso).
Nei tre anni successivi i settori di intervento interessavano gi dieci comparti produttivi
vastissimi, cio troppi, per di pi individuati non sulla base della loro rilevanza per la crescita del
Paese, ma per la gravit della crisi sovente oggettivamente irreversibile in cui versavano.
I programmi settoriali divennero occasione di intervento generico per il salvataggio o il
prolungamento dellagonia di apparati produttivi in crisi.
Appurato il criterio riparatore dellintervento sollecitato e lassenza di qualsiasi strategia di
prevenzione pubblica del malanno, si ricorda negli anni 80 lesperienza del Fondo (fuori bilancio),
costituito presso il Ministero dellindustria, per ristrutturare (cio riorganizzare, rinnovare,
ripristinare o aggiornare) o per riconvertire (vale a dire variare il comparto merceologico di
produzione modificando tecnologie ed impianti) le aziende industriali in difficolt, soprattutto con
finanziamenti di favore di ciascuno dei tipi conosciuti.
A distanza di molti anni, si pu affermare che questa grossa esperienza ausiliativa ha
prodotto meri effetti conservativi, non propulsivi n migliorativi sia del sistema produttivo sia del
suo risanamento finanziario (L. 787/88), non raggiungendo il rango di una politica di indirizzo.
Lesposizione delle industrie per debiti aziendali nei confronti del sistema finanziario
privato, le dimensioni delle sofferenze e lelevatezza del rischio di insolvenza e comunque di
inesigibilit per la gran mole dei prestiti (concessi magari nellaspettativa proprio di un generoso
accollo da parte dello Stato) indussero il legislatore in ragione anche del contemporaneo dilagare
del ricorso allindebitamento statale a non addossare allo Stato gli oneri di salvataggio, provando
a distribuirli tra i creditori. Alle banche venne chiesto o di consolidare temporaneamente i debiti
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dellimpresa per consentirle la ripresa ovvero di costituire con le industrie societ consortili, con la
sottoscrizione di titoli emessi in connessione con piani aziendali di risanamento in tempi stretti.
Occorreva comunque lautorizzazione della Banca dItalia.
Questa ibrida

normativa innovativa (L. 95/79 legge Prodi) che nella sostanza e

nellapplicazione di mero salvataggio, rappresent un espediente macchinoso per scaricare parte


del peso soccorso al comparto industriale sugli intermediari creditizi, compensati per con misure di
alleggerimento tributario e quindi in parte a carico dellErario. La sua applicazione fu limitata per le
diffidenze del sistema bancario.
Della legge Prodi va sottolineato il rilievo della predominanza, nellapplicazione, della
valutazione degli aspetti sociali, quali linsolvenza retributiva e la salvaguardia delloccupazione,
che ne ha distorto luso anticrisi per limpresa in difficolt da risollevare. Emarginando cos
linteresse dei creditori, resi ostili alle procedure di questa amministrazione straordinaria, basata su
un programma commissariale non finanziato dallo Stato, che tuttavia ne garantiva i debiti (quelli di
tipo salariale godevano gi di privilegio sugli altri). La legge non funzion bene per molteplici
cause, oltre al cennato favor per i lavoratori con pregiudizio dei creditori; applicata per congiunte
spinte sindacali e imprenditoriali a troppe industrie gi decotte, non fece opera di pronto soccorso,
ma di imbalsamazione di complessi gi non operativi, con perdita di pubblico denaro ed esosi
palliativi per la forza lavoro: ci perch vennero volutamente elusi i criteri chiaramente indicati
dallart. 2 della legge Prodi, e cio quello delleffettiva risanabilit dellimpresa e quello della
coerenza dellintervento agli indirizzi della politica industriale.
I numerosi ritocchi, durante gli anni 80, a questa legge alternativa al fallimento furono
quasi tutti con biglietto da visita (o intitolati), cio caratterizzati da interventi in realt costruiti
per una singola azienda.
Lostilit della Comunit Europea verso il salvataggio generalizzato, che port la
giurisprudenza interna a disapplicare, nel 1999 (caso Piaggio), la vecchia legge Prodi per contrasto
con la disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato, indusse il Parlamento in un periodo di
espansione economica dovuta alla bolla della new economy ad approvare due successive deleghe
(1997 a 1998) per disciplinare diversamente lamministrazione straordinaria delle grandi imprese in
stato dinsolvenza, in primis abrogando la legge 95/79 e ribaltandone le logiche.
Con il D.LGS. 270/99 (impropriamente appellato Prodi-bis), si innova profondamente la
materia quanto ai presupposti soggettivi ed oggettivi di questo tipo di intervento statale, che
richiede un numero di occupati non inferiore a 200 da almeno un anno (50 in meno di quelli
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prescritti dalla Commissione di Bruxelles); unesposizione debitoria non inferiore a 2/3 dellattivo
dello stato patrimoniale dellazienda e dei ricavi delle vendite e delle prestazioni dellultimo
esercizio; soprattutto una valutazione giudiziale positiva nel merito, basata su una perizia sollecita
sulle concrete prospettive di recupero ( nella legge Prodi originaria lammissione era invece
automatica in presenza dei requisiti dimensionali). Lampliamento della platea dei possibili fruitori
dellamministrazione straordinaria aveva il probabile intento di allargare verso la media e piccola
impresa gli apporti finanziari pubblici, meglio tollerati dalla CEE solo per le PMI, comunque degne
di salvezza.
Oggetto della L. 270/99 era infatti sempre, da parte degli amministratori straordinari, o il
risanamento programmato in due anni mediante ristrutturazione economica e finanziaria
dellazienda, la cui titolarit permaneva allimprenditore, ovvero lo smembramento dellimpresa,
con cessione a terzi di complessi aziendali e con garanzia di prosecuzione dellesercizio per un
anno.
Le procedure spettavano allinizio ad un commissario giudiziale sia nella fase accertativa del
grado di insolvenza sia in quella propositiva della redazione del programma, sulla base del quale al
giudice spettava di decidere se ammettere limpresa al recupero ovvero dichiararla fallita, dopo due
mesi di osservazione.
La nuova legge configurava linteressamento pubblico alla soluzione della crisi dimpresa di
grandi dimensioni gi come uno strumento, anche preventivo, di politica ausiliativa di per s;
migliorava la posizione dei creditori ed elevava il grado di compatibilit dellintervento con i
principi comunitari in tema di ausili pubblici per il salvataggio delle imprese in difficolt, dato che
questi potevano anche essere esclusi su diniego della Commissione europea.
Sullonda dellemergenza economica conclamata stato invece adottato il DL 23 dicembre
2003 n. 347, convertito in L. 39/2004 e gi modificato con legge 5 luglio 2004 n. 166, di
conversione del DL 119/2004. Alcuni gruppi societari in crack poteva essere percorsa la strada
della Prodi-bis nella direzione inevitabile della liquidazione: le caratteristiche di questi disastri
societari, quali il coinvolgimento di milioni di risparmiatori in incauti prestiti obbligazionari non
rimborsabili e lemersione di gravissimi e ripetuti illeciti societari non scongiurati dal sistema delle
vigilanze pubbliche e private spinsero il governo ad emanare il decreto legge 347/2003, recante
Misure urgenti per la ristrutturazione industriale delle grandi imprese in crisi per le quali si
ipotizza la continuazione ordinata delle attivit produttive nonostante lo stato di dissesto.

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Il c.d. decreto Marzano (poi L. 39/2004) non abroga affatto, ma integra e corregge la
Prodi-bis soprattutto per le imprese grandissime, elevando per lapplicazione i dipendenti a 1000 e
lindebitamento in valore assoluto ad un milione di euro: tuttavia crisi minori insorte
posteriormente hanno indotto ad abbassare ancora queste soglie a 500 addetti e a 500 milioni di
debiti, fra laltro computandole per gruppo e non per singola impresa.
Con unaccelerazione della procedura sparisce il commissario giudiziale preliminare ed
agisce solo un commissario straordinario nominato dal Ministro delle Attivit Produttive, con
operativit immediata per la redazione di un piano di ristrutturazione e con la capacit successiva di
alienare beni o rami di azienda, purch non connessi con loggetto principale dellimpresa. Il
tribunale del luogo soltanto contestualmente informato mediante il ricorso dellimpresa e pu al
massimo dichiarare preliminarmente con sentenza lo stato di insolvenza se accertato oppure
disporre la conversione della procedura accelerata di amministrazione straordinaria in fallimento, se
il ministro non autorizza il piano di risanamento e di ristrutturazione.
Se non di salvataggio, esplicite funzioni di supporto ha infine il nuovo Fondo rotativo di
sostegno alle imprese, istituito presso la gestione separata della Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. dai
commi 354 a 361 della Finanziaria 2005 (L. 30 dicembre 2004 n. 311) e, successivamente,
ridenominato Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca.

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