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QUANTITA'

DI

MOTO

1)
Definizione di quantit di moto e Teorema della quantit di moto
Si dice "quantit di moto" p di una particella di massa m dotata di una velocit
v la grandezza
p =mv.
Si tratta, come si vede, di una grandezza vettoriale, essendo il prodotto del
vettore v per lo scalare m.
Nel caso si abbia a che fare con un sistema di particelle, la quantit di moto
totale sar la somma vettoriale dei singoli termini:
P = S p i = S mi v i

L'introduzione di questa grandezza consente, come vedremo, di disporre di un


metodo risolutivo per una certa classe di problemi meccanici, che viene ad
affiancarsi a quello -gi illustrato- fondato sull'equazione di Newton.
Niente di strano, dunque, se si parte proprio da quella equazione e la si
manipola un poco.
Per comodit, abbandoniamo la notazione vettoriale limitandoci a considerare
un moto unidimensionale o, equivalentemente, una sola componente dello
spazio tridimensionale ordinario che potremmo associare all'asse x; sia,
dunque, lungo x,
F=ma .
Essendo

a = Dv/Dt , sar anche

F = m Dv
Dt
Ma

m(Dv) = D(mv)

Infatti m costante e pu essere estratta/inserita indifferentemente dal/nel


simbolo di variazione; si ha cos
F = Dp
Dt

(*)

Questo risultato esprime un importante teorema, il teorema della quantit


di moto e apparentemente non rappresenta una grossa novit, non parendo
altro che un rimaneggiamento dell'equazione di Newton.
Tuttavia, come vedremo subito, in questa formulazione interviene una nuova
prospettiva e da tale nuova prospettiva scaturisce un nuovo metodo risolutivo
per i problemi meccanici.
Prima di tutto, riflettiamo su un fatto: l'equazione a = f/m si presta
prevalentemente ad una lettura unilaterale, che vede f come "causa" ed a
come "effetto": "se una forza agisce su m, allora...".
1

L'equazione (*), invece, pur contenendo questa chiave di lettura sempre in


discreta evidenza, offre anche la prospettiva inversa, cio quella di
rappresentare ai nostri occhi una forza come esito di una variazione nel
tempo della quantit di moto .
Questo consente di poter generalizzare il concetto di forza, che finora, sul piano
fisico, resta associato alle sole quattro forze elementari e all'idea di azione a
distanza o di campo; infatti ora possiamo estendere il discorso ad azioni
dinamiche che ci sono pi familiari, almeno nel loro aspetto di superficie:
quelle che si manifestano nel contatto diretto tra i corpi, che chiameremo,
appunto, "forze di contatto".
Esse, a ben vedere, si riconducono comunque a combinazioni delle quattro
forze elementari, ma ad un livello che in molte situazioni pu tranquillamente
non comparire.
Ci riferiamo, ad esempio, al caso dell'urto.
Consideriamo dunque il caso di un corpo che venga lanciato contro un muro; in
via del tutto generale, a parte il fatto che rimbalzi o meno e in che misura, un
fatto certo: la sua quantit di moto varia e questa variazione si produce in un
certo intervallo di tempo, di norma piuttosto piccolo.
Ma allora, per il teorema della quantit di moto, ecco apparire una forza.
Per quanto, sarebbe pi giusto dire un'interazione; s, perch una forza della
nostra meccanica non pu mai essere un'entit isolata ed unica, ma uno dei due
corni di un'interazione, di un'"azione tra": nel nostro caso tra l'oggetto che urta
e ci che viene urtato.
Dunque, nel mentre la variazione della quantit di moto si traduce in una forza
sul corpo che urta (che pu, come spesso accade, spezzarlo o alterarne la
struttura), per il terzo Principio della Dinamica una pari forza, ma opposta, si
esplica su ci che viene urtato.
Di solito queste forze hanno breve durata, ma sono molto intense; questo si
spiega chiaramente pensando alla forma del teorema della quantit di moto: il
tempo a denominatore.
Se si aggiunge, poi, che di norma una cosa si intende "lanciata" quando le viene
conferita una certa velocit, si vede bene che anche il numeratore della (*) ha
una certa consistenza.
Cos l'intera frazione viene ad assumere, in prospettiva, un'entit non
indifferente.
Proviamo a fare un p di conti e capiremo chiaramente per quale ragione
nessuno, ragionevolmente, in caso di emergenza, tenta di aprire una porta
chiusa spingendola, ma prendendo una bella rincorsa e...
Supponiamo allora che un tale dotato di una massa media, 70 kg, vada ad
urtare, per fissare le idee, una porta con una velocit (non certo da record
olimpionico) di 6 m/s.
Supponiamo anche che l'urto sia, come si dice, completamente "anelastico", cio
che il nostro signore aderisca dopo l'urto alla porta senza rimbalzare e che infine- l'urto duri, per fissare le idee, un decimo di secondo.
La quantit di moto prima dell'urto 420 kg m/s e si annulla in 0.1 s.
Allora, per il teorema della quantit di moto, l'intensit dell'interazione 4200
N; per avere un'idea pi concreta, traduciamo i N in kg-peso dividendo per 9.8;
si ottiene 428.57 kg-peso.
Si tratta, come si vede, di una bella spinta!
2

Nessuna persona normale, infatti, pu presumere di esercitare da ferma una


forza del genere anche se, dobbiamo dire, di brevissima durata.
Potremmo dunque enunciare il nostro teorema in questo modo:
tutte le volte che una forza agisce su un corpo, la sua
quantit di moto varia nel tempo e in misura pari alla
forza; viceversa, la variazione nel tempo della quantit di
moto si manifesta come una forza di pari entit.
In tutto questo discorso abbiamo sottaciuto, per opportunit, il fatto che le
nostre considerazioni si riferiscono ad intervalli di tempo finiti e variazioni di
quantit di moto finite; quindi, tutte le indicazioni che ne abbiamo tratto e le
considerazioni che abbiamo svolto devono riguardare valori medi di f.
Nel caso considerato, dunque, il valore ottenuto rappresenter il valor medio
della forza nel corso dell'urto, cio in un intervallo di tempo di 0,1 sec.
Naturalmente, tutte le considerazioni che abbiamo svolto possono essere
ripetute per ciascuno dei tre assi ed assumere una veste vettoriale.
2 ) Conservazione della quantit di moto
Nel caso che la risultante di tutte le forze esterne ad un sistema, in generale, sia
nulla; cio se
F = 0 ,
il precedente teorema ha una conseguenza immediata importantissima.
Si parlato solo di forze esterne, in quanto la risultante di quelle interne , per
il terzo Principio, comunque e sempre nulla.
Riprendendo il discorso, se F = 0, allora Dp / Dt=0 , D p = 0: la quantit di
moto non varia,
p = cost. (**)
Questa formulazione apparentemente innocua costituisce, invece, uno degli
strumenti pi potenti della meccanica e rappresenta l'espressione della
conservazione della quantit di moto .
Questo il suo enunciato:
se la risultante delle forze esterne ad un sistema
nulla , la sua quantit di moto costante nel
tempo , ovvero " si conserva " .
L'idea di conservazione si pu articolare anche dicendo che, dati due istanti t1 e
t2 e le rispettive quantit di moto p 1 e p 2 , se F = 0 , allora
p2=p1

(***)

Vediamo subito qualche utile esempio.

1)
Un uomo posto su un carro immobile su un piano senza attrito spara un colpo
di pistola; se la massa totale M e quella del proiettile m e v la sua velocit,
cosa accade al sistema dopo lo sparo?

Chiediamoci innanzitutto se sussiste la condizione per la conservazione della


quantit di moto. E' chiaro che il sistema soggetto al suo peso Mg, ma
altrettanto chiaro che il vincolo rigido costituito dal piano d'appoggio reagisce
con una forza opposta, talch la rislutante delle forze esterne
Mg - Mg = 0.
Bene, allora mettiamo al lavoro il nostro teorema di conservazione e mettiamo a
confronto due stati opportuni del sistema: uno prima e uno dopo lo sparo.
Prima dello sparo tutto fermo, e quindi la quantit di moto del sistema
nulla:
p1 = 0 .
Tale deve essere anche dopo lo sparo, per la conservazione della quantit di
moto. Indicata, allora con u la velocit del carro dopo lo sparo, la quantit di
moto del sistema sar
p2 = mv + (M-m)u ,
da cui
u=-

mv
M-m

Innanzittuto: il segno negativo.


Esso indica che il moto del carro, come lecito attendersi, contrario a quello
del proiettile.
Inoltre, la velocit di rinculo risulta una frazione di quella di espulsione
determinata dai valori relativi delle masse.

2)
Una massa m immobile su un piano liscio esplode lungo l'asse del moto in due
blocchi di masse m1 e m2; che cosa accade?

v1

m1

m2

v2

Il buon senso ci suggerisce che si allontanano l'una dall'altra, ma possiamo dire


anche qualcosa di pi.
Intanto, chiaro che sussiste la condizione per la conservazione per le stesse
ragioni del caso precedente.
Quindi possiamo scrivere
p(dopo l'esplosione) = p(prima dell'esplosione)
Ma p(prima) = 0, mentre p(dopo) = m1v1 + m2v2 , dove vI e v2 sono le velocit
dei blocchi dopo l'esplosione; pertanto
m1v1 + m2v2 = 0
da cui
v
v

1
2

=-

m2
m1

Ci significa che, come ci aspettavamo, le due parti si allontanano l'una


dall'altra (segno -) e che inoltre le velocit stanno tra loro in rapporto inverso
alle masse.
Altro non possiamo dire, poich ci manca un dato essenziale: l'energia liberata
dall'esplosione; ma sarebbe, comunque, un dato che ora non sapremmo
impiegare; lo faremo tra non molto, quando ci occuperemo di un altro grosso
capitolo di conservazione, quella dell'energia.
3)
Da una massa M immobile nell'origine viene espulsa verso il basso una sua
parte m con velocit v; che cosa accade alla massa restante?
Si tratta, come facile intuire, di un modello di principio che approssima,
seppure grossolanamente, il missile sulla rampa di lancio; in quel caso le masse
espulse sono molecole e vengono eiettate con continuit in modo da fornire una
spinta a sua volta continua; nel nostro, si ha una spinta impulsiva unica e di
brevissima durata, ma il principio lo stesso.

u
M-m
O

m
v
L'unica cosa discutubile (e non poco...) l'applicabilit della conservazione
della quantit di moto, dal momento che non vero, in questo caso, che la
risultante delle forze esterne (il peso del sistema) nulla; per possiamo dire
che, data la brevit dell'evento (l'esplosione) e l'intensit delle forze che si
scatenano (certamente molto maggiori del peso del sistema), gli effetti della
forza peso sono trascurabili.
In queste ipotesi aggiuntive, possiamo scrivere:
mv + (M-m)u = 0
e quindi
u=-

mv
M-m

Essendo l'asse z rivolto verso l'alto, la v negativa e quindi la u positiva.


Quella ottenuta la velocit di uscita della massa residua dall'esplosione; da
quel momento in poi il moto soggetto alla forza peso ed quello di un
comune proiettile lanciato verso l'alto.
4)
Un proiettile di massa m e velocit v si conficca in un blocco di massa M
inizialmente immobile; calcolare con che velocit procede il blocco col proiettile
incorporato dopo l'urto.
m

M+m

M
v

(2)

(1)

Si tratta di un urto detto "completamente anelastico", una situazione-limite in


cui le deformazioni subite dai corpi in collisione hanno un carattere
permanente.
Per le solite ragioni, siamo autorizzati ad applicare la conservazione della
quantit di moto.
Indicando con u la velocit del blocco col proiettile inglobato dopo l'urto, si ha
p (prima) = m v
p (dopo) = (M+m) u
da cui
(M+m)u = mv,
e quindi

u = mv/(M+m).