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L.

Demofonti I metodi per la ricostruzione della vicenda storica

UNIT 4. STATO, PARTITI E CRISI DI REGIME NELLA STORIA


CONTEMPORANEA ITALIANA

Il dibattito storiografico intorno alla difficile transizione dal regime


fascista alla Repubblica si soffermato di volta in volta su alcuni aspetti che
sono apparsi agli storici di maggiore rilevanza e che riguardano
laffermazione sulla scena politica dei grandi partiti di massa e del ruolo
centrale da essi svolto nel processo di democratizzazione del paese, ma
anche dei forti limiti della partitocrazia, degli elementi di crisi e di
degenerazione emersi dallo sviluppo del sistema dei partiti. A questultimo
tema dedica particolare attenzione il libro di Pietro Scoppola, La Repubblica
dei partiti, uscito in prima edizione nel 19911.
La tesi di Scoppola, che si misura con le ragioni che hanno condotto
alla attuale crisi delle istituzioni politiche italiane, insiste sulla debolezza
dellidentit nazionale ponendola in relazione alla responsabilit del peso
determinante

assunto dai

partiti

politici

nellimmediato

dopoguerra.

Lavvento della societ di massa, che si era verificato con il fascismo,


imponeva che la democrazia nascesse per liniziativa dei grandi partiti
popolari, che erano gli unici a poter raccogliere leredit di una societ
divenuta appunto di massa. Questo fenomeno storico ha avuto alcune
conseguenze non trascurabili nella formazione per esempio del sentimento
di cittadinanza. In primo luogo, si pu sottolineare come gli italiani, dopo la
fine del fascismo, siano tornati alla partecipazione politica e alla vita
democratica nel solco di appartenenze separate, piuttosto che in nome di
un senso di appartenenza collettiva alla nazione. Il ruolo centrale dei partiti
popolari avrebbe inoltre fortemente condizionato lo stesso compromesso
costituzionale,

mettendo

dellorganizzazione

dello

in
Stato,

primo
la

piano,

nella

preoccupazione

della

definizione
reciproca

legittimazione, di assicurarsi la sopravvivenza anche in caso di sconfitta

P. Scoppola, La Repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia, 1945-

1990, Bologna, Mulino, 1991.

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elettorale. Ne risultata una progressiva aggregazione delle forze politiche


verso il centro, poi degenerata in partitocrazia.
Quando alla fine del 1945, De Gasperi assunse la guida del governo,
allinterno del panorama politico italiano erano in atto due processi, da un
lato il tramonto della classe dirigente liberale, dallaltro lato la crisi del partito
dAzione. Il tramonto della classe dirigente liberale emerse con evidenza
con il fallimento della candidatura di Vittorio Emanuele Orlando alla
presidenza del Consiglio dopo la crisi del governo Parri. Il partito liberale
appariva inadatto a far fronte alle grandi trasformazioni che lavvento della
societ di massa aveva prodotto nel paese e risentiva delle responsabilit
che gli venivano attribuite rispetto alla crisi dello Stato liberale e alla
successiva affermazione del fascismo. Quanto al partito dAzione, nato dal
movimento di Giustizia e Libert dei fratelli Rosselli con chiara impronta
mazziniana, esso svolse un ruolo di grande rilievo nel corso della
Resistenza e tent di assumere la guida morale e politica dellampio
schieramento antifascista, rivendicando poi una collocazione privilegiata
nella fase della ricostruzione democratica. La caduta del governo presieduto
da Ferruccio Parri (giugno-novembre 1945), che aveva cercato di attrarre il
consenso dei ceti medi e della borghesia per conferire al partito una
connotazione apertamente democratica, segn tuttavia la crisi di questo
progetto politico.
Con linizio del governo De Gasperi (dicembre 1945-maggio 1946) si
apr allora una nuova fase, che vide il passaggio da una concezione elitaria
della politica a forme diverse di partecipazione, in cui i protagonisti
divennero i grandi partiti popolari di massa. Leredit del fascismo, che
aveva suscitato un consenso esteso, non poteva che essere raccolta da
forze politiche profondamente radicate nel paese, insomma da grandi
movimenti popolari.
Nel dopoguerra e prima ancora durante la Resistenza, come rileva
Scoppola, la Chiesa si trov a svolgere la funzione di garante della societ
civile e di riferimento morale di larghi strati della popolazione lasciando,
daltra parte, al partito della Democrazia cristiana il compito di dare
espressione politica ai valori morali di cui il mondo cattolico era portatore,

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attraverso una sorta di investitura. I motivi principali del programma di De


Gasperi contemplavano appunto la difesa della morale cattolica, la
democrazia

rappresentativa,

lanticomunismo,

ladesione

al

sistema

capitalistico, lattenzione ai bisogni dei ceti medi e della famiglia.


Accanto al movimento cattolico rappresentato dalla DC, gli altri
soggetti politici che verso la fine del 1945 assunsero un ruolo decisivo erano
i partiti di ispirazione marxista. Allindomani della Liberazione, il problema
cruciale che si poneva alla classe dirigente del partito comunista italiano e a
Togliatti, che ne era lesponente pi rappresentativo, era quello di
inquadrare il partito, espressione di una base con forti aspirazioni
rivoluzionarie, allinterno del quadro della legalit democratica. Da qui
nasceva il noto problema della doppiezza, determinato dalla necessit di
conciliare le spinte rivoluzionarie della base, legate alla tradizione leninista e
quindi allattesa che la Resistenza si trasformasse in una rivoluzione il cui
esito sarebbe dovuto essere linstaurazione del socialismo, con lesigenza di
conferire legittimit al partito nuovo. Il problema fondamentale che si
poneva allItalia uscita dalla guerra era dunque quello di saldare
lantifascismo con la democrazia, di liberare lantifascismo dalle sue
componenti violente, rivoluzionarie e antidemocratiche, di consentire
linserimento delle masse nella vita democratica del paese.
Laltra principale forza della sinistra era rappresentata dal partito
socialista guidato da Pietro Nenni, che di fatto per non riusc a stabilire una
sua autonomia politica rispetto al PCI.

Repubblica e Costituzione
Assunta la guida del governo con lappoggio della sinistra, De
Gasperi si batt per ottenere due risultati, il primo riguardava la scelta della
forma istituzionale da dare al paese, se farlo rimanere uno monarchia o
farlo diventare una repubblica, che de Gasperi voleva avvenisse attraverso
un referendum popolare; il secondo mirava a evitare che lAssemblea
costituente disponesse anche di poteri legislativi, e conservasse invece il
compito esclusivo di redigere il testo della Costituzione.

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Il 2 giugno 1946 si arriv al voto, per la prima volta con il


coinvolgimento delle donne, per sciogliere la questione istituzionale e per
eleggere i rappresentanti dellAssemblea costituente. Lesito delle urne,
come noto, decret la vittoria della repubblica e della DC, che emerse
come la forza pi rappresentativa nel paese, mentre fra i partiti della sinistra
il partito socialista ottenne pi seggi di quello comunista.
I lavori dellAssemblea costituente, che si conclusero con lentrata in
vigore della nuova Costituzione il 1 gennaio 1948, videro al loro interno
affermarsi diverse ispirazioni espresse dalle posizioni dei diversi partiti. In
particolare il partito dAzione si richiamava al modello americano, aspirando
quindi a una repubblica di tipo presidenziale che avrebbe garantito la
stabilit dei governi; a questo modello, il PCI contrapponeva una repubblica
parlamentare con la concessione di alcune autonomie alla Sicilia e alla
Sardegna; una proposta su cui sostanzialmente convergeva anche la DC
con la differenza che mentre luno si opponeva alla istituzione di una Corte
suprema per le garanzie costituzionali, laltra era favorevole.
Prevalse una forma di Stato e di governo conforme alle tradizionali
democrazie

parlamentari,

con

un

parlamento

bicamerale,

cui

rappresentanti sarebbero stati eletti ogni cinque anni con il sistema


proporzionale. Ogni sette anni invece le due Camere avrebbero eletto il
presidente della Repubblica, la cui possibilit di iniziativa risultava per
relativamente ristretta.
Lattivit dei costituenti si caratterizz anche per le importanti
battaglie sui diritti civili e specificamente sullinserimento del Concordato nel
testo costituzionale, per cui il Vaticano faceva forti pressioni contro
lopposizione della sinistra che, solo in un secondo momento, per scelta di
Togliatti, decise di cedere alla concessione, per tutelare la pace religiosa nel
paese e favorire il dialogo con i cattolici. Una battaglia civile venne condotta
anche per evitare linserimento nella carta costituzionale di un riferimento
esplicito alla indissolubilit del matrimonio, riferimento che venne evitato
grazie alla personale iniziativa di uno dei costituenti di parte comunista.
Nel frattempo, il 12 luglio 1946, si era insediato il secondo governo
De Gasperi, la cui azione politica, anche per le pressioni provenienti dal

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pontefice Pio XII, tendeva a cacciare le sinistre dal governo, senza daltra
parte fomentare le tensioni sociali in un periodo di gi accesi conflitti. A
questo scopo mirava peraltro il viaggio negli Stati Uniti del gennaio 1947
dello stesso De Gasperi.
Nel successivo maggio 1947, dopo una breve crisi causata
dalleccidio ai danni dei contadini riuniti per la festa del lavoro a Portella
della Ginestra a opera del bandito Salvatore Giuliano, De Gasperi form un
nuovo governo e rinvi le elezioni politiche allaprile del 1948. Il nuovo
governo punt la sua azione sulla decisiva collaborazione di due ministri,
Mario Scelba agli Interni, che coordin una vasta azione repressiva nei
confronti delle agitazioni operaie e contadine, e Luigi Einaudi al Tesoro, che
guid una politica economica di deflazione.
I primi mesi del 1948 furono interamente dedicati alla campagna
elettorale, che fu partecipata e combattuta come mai prima. La DC si valse
dellaperto sostegno degli Stati Uniti che influenzarono la competizione
elettorale sia con gli aiuti finanziari sia con la condotta diplomatica, sia
anche con una diretta azione propagandistica rivolta a mettere in guardia
dal pericolo comunista. Ma la DC benefici anche dellappoggio proveniente
dal mondo cattolico, degli appelli del pontefice e delle gerarchie, della
mobilitazione dellAzione cattolica attraverso la creazione di comitati civici.
I partiti della sinistra si accordarono per presentarsi uniti, in quello
che venne definito il Fronte democratico popolare, ma risentirono della
sfavorevole congiuntura internazionale, soprattutto dopo il colpo di Stato in
Cecoslovacchia, che aveva alimentato sulla stampa italiana i timori di un
possibile avvento dei comunisti al potere.

Il centrismo 1948-1958
Lesito della consultazione elettorale espresse una chiara prevalenza
della DC, che con il 48,5% dei consensi ottenne una maggioranza netta,
contro il 31% ottenuto dal Fronte popolare, che pag la decisa
retrocessione dei socialisti, mentre il PCI divenne, allinterno delle forze
della sinistra, il partito con i maggiori suffragi. Dalle prime elezioni dellItalia
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repubblicana usc dunque una forma di governo definita centrismo e fondata


sul ruolo egemone della DC e delle sue alleanze con il partito liberale, il
partito repubblicano, il partito socialdemocratico,

sulla opposizione al

marxismo e ai partiti che a esso si ispiravano, in nome della difesa della


democrazia.
Al primo governo dellItalia repubblicana spettava il difficile compito di
rispondere ai numerosi problemi posti dal dopoguerra, e quindi della
ricostruzione e dello sviluppo del paese, della transizione a una sistema
democratico dopo venti anni di dittatura fascista.
A fronte del grave disagio in cui versava soprattutto il settore
agricolo, dove laumento demografico aveva portato a una forte pressione
dei contadini sulla terra e dove loccupazione dei terreni dei latifondi
meridionali lasciati incolti, favorita dai decreti Gullo aveva incontrato le
resistenze delle forze conservatrici, De Gasperi annunci i primi
provvedimenti, applicati dal 1950, di una riforma agraria che rimase nel
complesso limitata a interventi parziali e insufficienti, ma che contribu a
ridimensionare il peso della grande propriet assenteista del Sud e a
ridistribuire la terra assegnandone quote ai contadini pi poveri. In quello
stesso anno, venne creata la Cassa per il Mezzogiorno che prevedeva
forme di credito agevolato per creare anche nel Sud le infrastrutture
necessarie alla industrializzazione.
Con lapprossimarsi delle nuove elezioni politiche del 1953, De
Gasperi avvertiva la necessit di rafforzare la sua maggioranza di governo,
che prevedibilmente non avrebbe ottenuto nuovamente la schiacciante
maggioranza dei seggi, come era avvenuto nellaprile del 1948, visto che
settori significativi dellelettorato conservatore si andavano orientando verso
la destra monarchica e neofascista. Egli cerc allora di salvaguardare la
maggioranza centrista approvando una legge di riforma elettorale che
assegnava alla coalizione che avesse ottenuto il 50% + 1 dei consensi un
premio di maggioranza pari ai due terzi dei seggi. La legge rientrava nella
strategia della cosiddetta democrazia protetta, che prevedeva la difesa
appunto dello Stato democratico contro il pericolo delle sinistre. Sul fronte
opposto la sinistra ribattezz il provvedimento come legge truffa, ma lesito

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delle elezioni, che si tennero nel giugno del 1953, non consent al
meccanismo previsto dalla legge di scattare. Il risultato fu che la
retrocessione della DC and a vantaggio delle forze neofasciste, che la
carriera politica di De Gasperi si concluse e con essa anche la stagione del
centrismo. A De Gasperi successe Amintore Fanfani, che guid il partito
nella successiva legislatura detta dellimmobilismo, che vide la DC allearsi
di volta in volta con schieramenti minoritari. Furono questi gli anni in cui la
DC persegu una politica di maggiore autonomia dalla Chiesa, di un pi
esteso radicamento nella societ civile e soprattutto di un deciso
inserimento nei centri di potere specificamente economico.
Gli anni immediatamente successivi alle nuove elezioni politiche del
1958, che non alterarono di molto il peso delle forze politiche, videro i primi
tentativi di apertura a sinistra dei governi democristiani; apertura
incoraggiata anche dallesito fallimentare del breve governo guidato da
Fernando Tambroni e sostenuto in Parlamento dal voto di fiducia decisivo
del Movimento sociale italiano, che aveva scatenato la reazione violenta
delle forze antifasciste che nella citt di Genova avevano dato vita a una
vera e propria insurrezione popolare. I fatti di Genova servirono alla DC per
comprendere che lallargamento della sua base di consenso non poteva
avvenire in direzione delle forze di destra, ma di quelle di sinistra.
Dovendo tracciare un bilancio degli anni del centrismo, Scoppola fa
rilevare come lo spettro del comunismo, la minaccia sempre avvertita dalle
forze conservatrici del paese, che aveva condizionato lazione politica di De
Gasperi, aveva finito anche per frenare ogni iniziativa di riforma e in
definitiva lo stesso processo di crescita democratica del paese, e aveva
lasciato spazio a severe misure repressive per il mantenimento dellordine
pubblico. A ci si aggiunga che la politica del centrismo non aveva avuto la
capacit di esprimere una egemonia culturale: anche il mondo cattolico era
rimasto distante dalla politica centrista non riconoscendosi per esempio
nella scelta di far parte del Patto Atlantico.
Daltra parte le forze di sinistra, pur dando voce a esigenze reali della
popolazione, pagavano il loro legame con lUnione sovietica e con la
tradizione leninista, rallentando linserimento delle classi operaie nella vita

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dello Stato. Senza contare che linsuccesso della riforma elettorale del 1953
determin quello che in sede storiografica stato definito il governo ai
margini, alludendo a una azione di governo sempre pi rivolta a
consolidare le maggioranze, a gestire interessi di parte e quindi a
mantenere il consenso elettorale.

Il centro-sinistra 1962-1968
Fu Aldo Moro, allora segretario della DC, a formulare apertamente,
allinizio del 1962, la proposta del centro-sinistra sulla base di un
avvicinamento gi in atto fra la stessa DC e il PSI di Pietro Nenni, che
aveva ipotizzato la possibilit di offrire un appoggio esterno a una nuova
maggioranza impegnata nellattuazione di un programma di grandi riforme.
Allinizio del 1962, prese avvio il primo governo di centro-sinistra
guidato da Fanfani e formato da DC, Socialdemocratici e PRI con
lastensione nel voto di fiducia da parte dei socialisti. Il contenuto del
progetto riformatore della nuova coalizione riguardava due aspetti
fondamentali: la nazionalizzazione delle aziende produttrici di energia
elettrica, che diede vita alla nuova societ nazionale Enel, e lintroduzione
della scuola media unica e obbligatoria. Le altre importanti riforme che
erano allordine del giorno del nuovo governo, come la creazione delle
Regioni per il decentramento amministrativo e la pianificazione urbanistica,
vennero congelate in vista delle elezioni del 1963, in cui la DC si vide
ridimensionata nei consensi a vantaggio invece del PCI, che guadagn
soprattutto grazie alle profonde trasformazioni sociali di quegli anni.
Alla fine del 1963, prese il via il primo governo affidato alla
presidenza di Aldo Moro, con la effettiva partecipazione dei socialisti. Lesito
della collaborazione fu per il PSI molto difficile, una parte dei suoi deputati
decise infatti la scissione dando vita al partito socialista italiano di unit
proletaria (PSIUP), ma pi in generale risult fallimentare lintera azione del
governo, immobilizzata da quella che Moro battezz la politica dei due
tempi, che prevedeva di restituire vigore alleconomia prima di applicare il

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programma di riforme, ma che nei fatti si tradusse in una politica del rinvio
che cost allo stesso Moro le dimissioni.
Nellestate del 1964, si verificarono oscuri tentativi di sovvertire
lordinamento democratico orditi dal comandante generale Giovanni De
Lorenzo attraverso il piano Solo, che prevedeva loccupazione delle
prefetture, della Rai e delle sedi dei partiti di opposizione, con levidente
finalit di porre fine al centro-sinistra.
Dal sostanziale immobilismo furono caratterizzati anche gli altri due
governi Moro con cui si concluse nel 1968 lesperienza della collaborazione
con la sinistra, deludendo quasi completamente le tante aspettative di
riforma su cui era nata.
Il dibattito storiografico ha messo in luce le conseguenze del
fallimento del centro-sinistra, che rinunciando a realizzare un efficace
programma di riforma ha appiattito la vita politica e lattivit dei partiti su una
ricerca del consenso fine a se stessa, spesso aiutata dallutilizzo delle
risorse pubbliche e delle istituzioni dello Stato. Allincapacit di riformare
lapparato dello Stato, si rimedi cercando di collocare nei posti chiave del
potere uomini di partito, con il risultato di realizzare una vera e propria
occupazione dello Stato. Lesistenza di un sistema democratico bloccato,
che non consentiva lalternanza alla guida del paese delle opposizioni, ma
al contrario prevedeva lesclusione del PCI, avrebbe finito per immiserire la
stessa vita democratica del paese e per rendere i partiti, centri di potere per
lerogazione di privilegi e di vantaggi.
Scoppola ha concluso come le maggiori responsabilit dei governi
poco significativi sul piano delle realizzazioni guidati da Moro, della loro
scarsa incisivit, rimandino alla debolezza intrinseca al sistema politico della
democrazia

italiana,

incapace

appunto

di

fare

uscire

dalle

urne

unalternativa di governo. Ne derivato che le coalizioni necessarie per


formare maggioranze di governo erano caratterizzate al loro interno da
profonde contraddizioni. Il centro-sinistra era insomma, per i numeri usciti
dalle urne, lunica formula di governo possibile, ma anche una soluzione
povera di contenuti, svuotata nei programmi, una alleanza fine a se stessa,
che ha espresso i limiti di una democrazia senza ricambio.

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