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Exergia e analisi exergetica

Il concetto di exergia si fonda sulla duplice esigenza di fornire una base oggettiva
di confronto tra forme differenti di energia e di includere esplicitamente nellanalisi
il ruolo esercitato dalla biosfera.
Il primo principio della termodinamica pone di fatto sullo stesso piano tutte le
forme di energia. Il secondo principio, invece, stabilisce un vincolo sulle
trasformazioni termodinamiche, dal quale risulta che non tutti i processi di
conversione dellenergia sono realizzabili. Lexergia combina insieme il primo e il
secondo principio della termodinamica e, in questo modo, assegna un fattore di
ponderazione alle varie forme di energia, in virt della loro capacit di rendere
realizzabili alcuni processi termodinamici. Detto in altri termini, lexergia fornisce
una valutazione della qualit delle forme di energia.
Una ulteriore considerazione riguarda il fatto che gli impianti utilizzati per la
conversione di energia interagiscono con la biosfera (o ambiente esterno),
scambiando con essa energia. Le condizioni termodinamiche nelle quali si trova la
biosfera costituiscono un vincolo aggiuntivo al funzionamento degli impianti,
limitando ulteriormente la realizzabilit pratica di alcuni processi di conversione di
energia. Anche questo vincolo considerato nel concetto di exergia.
Lexergia associata ad una quantit di energia il lavoro massimo ottenibile
attraverso un dispositivo che, interagendo esclusivamente con la biosfera, utilizzi
in modo completo la quantit di energia, realizzando una o pi trasformazioni che
portino lo stato del dispositivo fino allequilibrio con la biosfera. Il dispositivo
deve essere ideale, nel senso che le trasformazioni che avvengono al suo interno e
le interazioni con lambiente esterno devono essere reversibili. Qualora le
trasformazioni o le interazioni non fossero reversibili, il lavoro ottenuto
risulterebbe inferiore a quello massimo, come mostrato di seguito. Anche nel caso
in cui lutilizzo della risorsa energetica non fosse completo il lavoro ottenuto
risulterebbe inferiore a quello massimo.
Per illustrare gli aspetti qui introdotti possibile considerare una quantit di calore
Q1 resa disponibile da un termostato che si trova alla temperatura T 1. Si
considerino ad esempio Q1=10 MJ e T1=500 C. Per determinare lexergia
associata alla quantit di calore Q1 necessario considerare un dispositivo ideale
che, operando in modo reversibile, utilizzi completamente tale risorsa e interagisca
esclusivamente con la biosfera. Un dispositivo che in grado di soddisfare questi
requisiti una macchina di Carnot, che riceve la quantit di calore Q1 dal

termostato alla temperatura T1 e cede alla biosfera la quantit di calore Q2,


producendo la massima quantit di lavoro. E noto che nel caso di una macchina di
Carnot il lavoro prodotto :

T
L Q1 1 0
T1

(1.1)

nella quale T0 la temperatura della biosfera. Il termine tra parentesi indica la


trasformabilit del calore in lavoro. Nellipotesi di considerare la temperatura della
biosfera 20 C, il lavoro prodotto risulta:

20 273,15

L 10 1
6,21MJ
500 273,15

(1.2)

Questo risultato indica che lexergia associata a 10 MJ di calore disponibili alla


temperatura di 500 C 6,21 MJ. Il calore ceduto alla biosfera
2 = 1 = 3,79
(1.3)
La cessione della quantit di calore Q2 alla biosfera inevitabile, come noto dal
secondo principio della termodinamica. La quantit Q2 indica che una parte della
risorsa disponibile Q1 non trasformabile in lavoro, neanche utilizzando un
dispositivo ideale. Tale quantit chiamata, in letteratura, anergia.
Qualora la temperatura alla quale il calore disponibile fosse inferiore, lexergia
associata alla stessa quantit di calore sarebbe inferiore. La figura 1.1 riporta
landamento del termine di trasformabilit del calore in lavoro al variare della
temperatura T1. Il grafico evidenzia come, quando la temperatura T1 superiore
alla temperatura della biosfera, lexergia associata allunit di energia diminuisce al
diminuire della temperatura. Quando la temperatura diventa pari a quella della
biosfera, lexergia diventa nulla. Questo significa che il calore disponibile alla
temperatura ambiente (ovvero disperso in ambiente) non trasformabile in lavoro.
Nel caso del motore di Carnot precedentemente considerato, il calore Q2 disperso
verso la biosfera ha exergia nulla, quindi non di fatto recuperabile.
Se la temperatura T1 inferiore a T0, la biosfera e il termostato invertono i loro
ruoli: la biosfera funge da pozzo caldo e cede calore alla macchina termica; il
termostato a temperatura T1 funge invece da pozzo freddo, verso il quale il calore
Q1 ceduto. Questo significa che, nellequazione (1.1), sia il termine di
trasformabilit tra parentesi, sia il calore scambiato, Q1, sono negativi, pertanto
lexergia complessivamente positiva. Al diminuire della temperatura T1, cio
allaumentare del disequilibrio con la biosfera, lexergia associata alla stessa
quantit di calore aumenta.

1
0

T0

(1-T0/T)

-1
-2
-3
-4

-5
0

1000

2000

3000
4000
Temperatura (K)

5000

6000

Figura 1.1 Trasformabilit del calore in lavoro al variare della temperatura

Il lavoro espresso dallequazione (1.1 quello massimo ottenibile) dalla quantit di


calore Q1, nelle condizioni di idealit descritte nel precedente paragrafo. Qualora la
quantit di calore Q1 fosse impiegata in un motore non ideale funzionante nelle
stesse condizioni, il lavoro ottenuto risulterebbe inferiore. E possibile quindi
scrivere che, a parit di condizioni di funzionamento, la differenza tra il lavoro
ottenuto da una macchina ideale (Lmax) e quello ottenuto da una macchina reale
(Lut) una quantit positiva che ha il significato di lavoro perso:
= +
(1.4)
In termini di potenza, lequazione (1.4) si scrive
= +
(1.5)
E possibile ricavare, per ciascuna forma di energia, una espressione del lavoro
massimo. A tale espressione si pu giungere scrivendo una combinazione lineare
tra il primo e il secondo principio della termodinamica per i sistemi aperti. Dal
primo principio per i sistemi aperti (PPSA) ricavata la potenza tecnica utile
effettivamente prodotta da un sistema termodinamico e dal secondo principio per i
sistemi aperti (SPSA) ricavata una espressione per la potenza tecnica persa. Per
ottenere questultimo termine, il tasso di generazione di entropia che compare nel
secondo principio della termodinamica, moltiplicato per la temperatura della
biosfera, T0 [Kirillin et al., 1980] :
W perso T0 i
(1.6)

La stessa combinazione lineare pu essere utilizzata per ottenere una equazione di


bilancio dellexergia, che prende il nome di equazione dellenergia utilizzabile
(EEU). Tale equazione si ottiene quindi come:
(1.7)
EEU PPSA T0 SPSA
Il 1 principio della termodinamica nella forma per i sistemi aperti, pu essere
scritto [Cal, Gregorio, 1996]:
NC
(U Ec E p )

Gk h ec ep k
j
t
0

t
j 1

VC k 1
N

(1.8)

nella quale (si veda la figura 1.2):

il flusso termico scambiato con la j-esima sorgente (>0) o pozzo (< 0) alla

Wt

temperatura Tj.
il numero di sorgenti e pozzi termici;
la potenza tecnica prodotta (>0) o assorbita (< 0);

W0

la potenza di dilatazione, associata alla variazione del volume del

U
Ec
Ep
Gk
NC
hk
eck
epk

dispositivo;
lenergia interna del volume di controllo (VC);
lenergia cinetica del volume di controllo;
lenergia potenziale del volume di controllo;
la portata uscente (>0) o entrante (< 0) dal k-esimo condotto che collega il
volume di controllo con lesterno;
il numero di aperture della superficie di controllo attraverso le quali sono
scambiati altrettanti flussi di massa;
lentalpia specifica del k-esimo flusso di massa;
lenergia cinetica specifica del k-esimo flusso di massa;
lenergia potenziale specifica del k-esimo flusso di massa;

Esprimendo inoltre la potenza di dilatazione come prodotto della pressione della


biosfera p0 per la variazione del volume del dispositivo nel tempo:

W0 p0

V
t

(1.9)

la (1.8) diventa
NC
(U Ec E p p0V )

Gk h ec ep k
j
t

t
j 1

VC k 1
N

(1.10)

Figura 1.2 Flussi di energia scambiati dal volume di controllo

Il secondo principio della termodinamica per un sistema aperto si scrive:

NC
S

Gk sk
i
t VC k 1
j 1 T j
N

(1.11)

nella quale:
i il tasso di generazione di entropia.
S
sk

lentropia del sistema;


lentropia specifica del k-esimo flusso di massa.

La (1.7) in forma estesa diventa


N

j 1 T0 Wt

NC
(U Ec E p p0V T0 S )

Gk h ec e p T0 s k T0i
t

VC k 1
Introducendo lenergia interna totale e lentalpia specifica totale, definite:
j 1

(1.12)

U t U Ec E p

(1.13)

h t h ec e p

(1.14)

possibile riscrivere la (1.12) nella forma


(U t p V T S )
T0
0
0

k 1 T Wt

t
j 1
j

VC
N

NC

Gk h T0 s k T0i
k 1

(1.15)

Questa equazione pu essere ulteriormente elaborata in modo da evidenziare un


importante aspetto: per poter ottenere lavoro da una risorsa necessario che questa
si trovi in condizioni differenti da quelle dellambiente circostante il sistema nel
quale la si utilizza. E quindi necessario che siano definite le condizioni in cui si
trova lambiente esterno (biosfera). Al momento stato fatto specifico riferimento
unicamente alla temperatura della biosfera, T0, ma la sua completa
caratterizzazione richiede che siano specificate altre informazioni. La biosfera un
sistema in non-equilibrio, per effetto della radiazione solare incidente e dei processi
termodinamici (naturali e antropici) che avvengono al suo interno. Nelle
applicazioni ingegneristiche, si considera che lo stato termodinamico della biosfera
sia costante. Linterazione di qualunque sistema con la biosfera non ne produce
alcuna variazione. Dal punto di vista fisico, si considera tipicamente che la biosfera
si trovi alla temperatura di 25 C e pressione di 1 atm. Tuttavia, in funzione
dellapplicazione che esaminata, pu essere opportuno considerare valori
differenti. Nel caso in cui si voglia per esempio analizzare il funzionamento di un
sistema di riscaldamento per un edificio, opportuno utilizzare come temperatura
della biosfera un valore tipico invernale, per esempio quello relativo alle condizioni
di progetto del sistema di riscaldamento (ad es. -8 C). E inoltre necessario
specificare velocit e quota dellambiente, che possono essere assunti 0 m/s e 0 m.
Questultimo valore pu essere considerato riferito alla quota assoluta del sito in
esame, in modo che sia possibile ottenere lavoro dalla conversione di energia
potenziale di un corpo solo se si trova a una quota superiore a quella del terreno
nella zona in cui opera il sistema.
Si pu quindi sottolineare il fatto che non esiste una unica definizione delle
propriet della biosfera che possa essere utilizzata per tutte le applicazioni, ma
occorre che questa sia definita nel modo pi opportuno per lanalisi del sistema da
studiare.
La biosfera deve essere descritta anche dal punto di vista chimico. Essa
usualmente considerata costituita da composti che sono disponibili in misura
abbondante e in forma stabile. In questo modo non risulta possibile ottenere lavoro
a partire da uno di questi composti, semplicemente prelevandone una porzione
dallambiente esterno (che quindi si trova nelle condizioni fisiche della biosfera) e
utilizzandola in un dispositivo che interagisce esclusivamente con lambiente
stesso (senza utilizzare alcuna risorsa aggiuntiva). Se, a titolo di esempio, si
considera aria nelle condizioni ambiente, non possibile ottenere alcun lavoro dal
suo utilizzo in un dispositivo che interagisca unicamente con lambiente esterno. Al
contrario se si considera gas naturale nelle condizioni fisiche dellambiente esterno,
da questo possibile ottenere lavoro. In letteratura sono disponibili alcuni modelli

di ambiente esterno, che differiscono principalmente per quanto riguarda la scelta


della composizione chimica [Szargut et al., 2005]. In queste note non sar
ulteriormente sviluppato questo aspetto, rimandando, per una trattazione pi
generale a [Verda e Guelpa, 2013].
Lequazione 1.15 in modo che ciascun termine esprima uno scostamento dello stato
del sistema rispetto allambiente esterno. Il disequilibrio con lambiente esterno
infatti una condizione necessaria per potere ottenere lavoro da una risorsa.
Le grandezze di stato sono definite a meno di una costante, che ne costituisce il
valore di riferimento. Per quanto riguarda le grandezze estensive, possibile
considerare la differenza tra i valori calcolati nello stato del sistema in esame e
quelli nello stato dellambiente esterno. I termini di energia cinetica e potenziale
sono nulli nellambiente esterno, pertanto si pu scrivere:
= ( 0 )

= ( 0 )
= ( 0 )
(1.16)
Le grandezze estensive compaiono, nellequazione (1.15), allinterno di una
derivata temporale. Poich le condizioni della biosfera sono per ipotesi costanti e
riferendosi a una massa di riferimento M0 costante, la derivata nel tempo di U0, S0 e
V0 nulla. E possibile quindi scrivere:

U t U t

t
t

S S

t t

V
V

t
t

(1.17)

Si pu inoltre introdurre la grandezza di stato Ct, cos definita:

C t U t p0V T0 S
Anche per questa vale:

(1.18)

C t C0
C t

(1.19)

VC
VC
Ancora si pu definire lexergia interna totale come la differenza dei termini che
compaiono nella (1.18), calcolati nelle condizioni corrispondenti allo stato in cui si
trova il sistema, e quelli calcolati nelle condizioni dellambiente esterno:

At C t C 0

(1.20)

Questo termine pu essere inserito nella (1.15) considerando che


(U t p V T s)
t
t
0
0

C A

VC t VC t VC

da cui si ottiene:

(1.21)

NC
T0
At

Gk ht T0 s k T0i
k 1
Wt

T
j 1
t VC k 1
j

(1.22)

Per analizzare il significato del termine introdotto, si consideri un sistema chiuso


che opera reversibilmente senza scambiare calore con lambiente esterno. La (1.22)
diventa:

At

Wt
t VC

(1.23)

Lexergia interna totale rappresenta quindi il lavoro massimo accumulato


allinterno del volume di controllo del sistema, infatti, riportando il sistema dallo
stato in cui si trova (At=A1t) fino alle condizioni di equilibrio con lambiente
esterno (At=0) si ha:

Lt A1t

(1.24)

La considerazione fatta per le grandezze di stato estensive, non pu essere ripetuta


per le grandezze specifiche, che compaiono nei termini relativi alle portate in
massa in uscita e in ingresso al sistema.
Per queste ultime, si pu sommare e sottrarre il valore assunto dalle varie
grandezze di stato in condizioni dellambiente esterno. Per quanto riguarda
lentalpia specifica totale, si considera che lenergia cinetica e lenergia potenziale
siano nulle nelle condizioni della biosfera, per cui si ottiene:

h t h t h0 h0

(1.25)

s s s0 s0

(1.26)

I termini tra parentesi nelle espressioni (1.25) e (1.26) rappresentano, per il fluido
in esame, gli scostamenti dellentalpia specifica totale e dellentropia specifica
rispetto alle condizioni della biosfera. Per la definizione data, tali scostamenti
possono essere dovuti esclusivamente ai valori assunti dalle variabili fisiche
associate al flusso in esame, rispetto alle condizioni dellambiente esterno. I
termini a secondo membro fuori dalle parentesi sono invece i valori dellentalpia
specifica totale ed entropia specifica nelle condizioni della biosfera. Questi valori
sono in generale differenti per fluidi con composizione chimica diversa, come
meglio sar chiarito nei prossimi paragrafi.
La sommatoria dei flussi di exergia scambiati dal volume di controllo attraverso i
flussi di massa uscenti ed entranti si riscrive:

G h
NC

k 1

T0 s

G h
NC

k 1

NC

h0 T0 s s0 k Gk h0 T0 s0 k

Si introducono ora le seguenti grandezze di stato:

k 1

(1.27)

h T0 s

(1.28)

0 h0 T0 s0

(1.29)

b 0 h h0 T0 s s0

(1.30)

Il termine b lexergia fisica per unit di massa del flusso in esame, mentre il
termine 0 lexergia chimica per unit di massa.
Assumendo nulli i contributi di energia cinetica e potenziale nellambiente esterno,
i termini che compaiono nella (1.27) si riscrivono:
NC

NC

NC

k 1

k 1

Gk ht T0 s k Gk bt k Gk 0 k
k 1

(1.31)

Lequazione dellenergia utilizzabile diventa quindi:

NC
NC
At
T0
Gk bt k Gk 0 k T0i
Wt

k 1
t VC k 1
j

1 T
j 1

(1.32)

In assenza di reazioni chimiche, possibile considerare i termini h0=0 kJ/kg e s0=0


kJ/kgK, pertanto i termini 0 diventano nulli (una trattazione pi approfondita
disponibile in [Verda e Guelpa, 2013]). In queste condizioni la (1.32) diventa:

T0
At

j
t

T
j 1
t
j

NC

Gk bt k T0i
VC k 1

(1.33)

E bene per sottolineare il fatto che, nellipotesi di considerare nulla lentalpia


specifica nelle condizioni della biosfera, il termine u0 deve essere
(1.34)
u0 p0 v0
La (1.33) vale anche, indipendentemente dal riferimento scelto per h0 e s0, nel caso
di sistema in condizioni stazionarie oppure di transitorio che non comporta
variazioni di massa allinterno del volume di controllo.
Pu essere utile analizzare come si modifica la (1.33) in alcuni casi particolari. Se
il sistema si trova in condizioni stazionarie, il suo stato non varia nel tempo, quindi
si annulla il termine che esprime la variazione nel tempo dellexergia interna nel
volume di controllo:
NC
T0

Gk bt k T0i

j
t

T
j 1
k 1
j

(1.35)

Qualora si consideri un sistema con un solo flusso di massa entrante (in) ed uscente
(out) dal volume di controllo, la (1.33) diventa:

T0
At

Goutbt out Ginbt in T0i


j 1
Wt

j 1
t VC
Tj
N

(1.36)

Nella (1.36) le portate in massa in uscita e in ingresso possono essere differenti, se


il sistema soggetto ad un funzionamento transitorio con variazione della massa
del sistema stesso. In tal caso per necessario utilizzare h0=0 kJ/kg, s0=0 kJ/kgK e
u0=-p0v0. Le due portate sono invece uguali se il funzionamento del sistema
avviene in condizioni stazionarie, oppure se il transitorio non coinvolge variazioni
di massa del sistema (per esempio nel caso di variazione nel tempo della sola
temperatura). In questo caso si ha:

T0
At

G bt out bt in T0i
j 1
Wt

j 1
t VC
Tj

(1.37)

Una situazione frequente inoltre quella in cui siano trascurabili le variazioni di


energia cinetica e potenziale:
NC
T0
A

Gk bk T0i

j
t

j 1
k

1
VC
j

(1.38)

Alcuni esempi applicativi


Si considerano di seguito alcuni semplici esempi applicativi. In figura 1.3a
rappresentata una turbina a vapore
1
2
sol
Wt1

1
(a)

(b)

Figura 1.3 Esempi applicativi: turbina a vapore (a) e collettore solare parabolico (b)

Poich il fluido di processo (vapore) non subisce alcuna reazione chimica,


possibile scrivere lequazione dellenergia utilizzabile nella forma (1.33).
Nellipotesi di considerare la turbina adiabatica e operante in condizioni
stazionarie, la (1.33) diventa:

Wt1 G1bt1 G2bt 2 G3bt 3 T0i


Inoltre, trascurando i termini cinetico e potenziale:

Wt1 G1b1 G2b2 G3b3 T0i


In figura 1.3b riportato un collettore solare parabolico. Anche in questo caso non
hanno luogo reazioni chimiche, inoltre presente una sola portata entrante e
uscente, pertanto la forma di partenza dellequazione dellenergia utilizzabile pu
essere la (1.37). Assumendo ancora condizioni stazionarie e variazione di energia
cinetica e potenziale trascurabili, e considerando che non c potenza tecnica
scambiata, si ha:

T
sol 1 0 Gb2 b1 T0i
Tsol
nella quale sol il flusso termico incidente il collettore e Tsol la temperatura del
sole, che pu essere considerata circa 5800 K.
In figura 1.4a riportato lo schema di una pompa di calore geotermica a ciclo
chiuso. La sonda assorbe una potenza termica t dal terreno e alimenta
levaporatore di una pompa di calore, la quale assorbe anche una potenza elettrica
We1. La pompa di calore cede, attraverso un impianto a pannelli radianti, una
potenza termica u ad una utenza. Le temperature del terreno e dellutenza sono
rispettivamente Tt e Tu.
We1

T0
u

Tu
We1

Tc
c

t
Tt
(a)

(b)
Figura 1.4 Esempi applicativi: pompa di calore geotermica (a) e cella frigorifera (b)

A partire dallequazione (1.33) possibile eliminare i termini relativi alle portate in


massa scambiate, in quanto la superficie di controllo, rappresentata in figura con
linea tratteggiata, non attraversata da alcun flusso di massa. Il volume di controllo
scambia due flussi termici, uno entrante, t, e uno uscente, u, con due ambienti a
temperatura differente. Inoltre la potenza elettrica, We1, assorbita dal sistema,
pertanto complessivamente il termine dellequazione dellenergia utilizzabile
associato alla potenza tecnica positivo. Lequazione diventa quindi:

T
T
t 1 0 u 1 0 We1 T0i
Tt
Tu
In figura 1.4b riportato lo schema di una cella frigorifera che stata caricata con
prodotti alimentari inizialmente a temperatura superiore a quella alla quale devono
essere mantenuti. La cella refrigerata da una macchina frigorifera che assorbe una
potenza elettrica We1, sottrae dalla cella un flusso termico costante c e disperde in
ambiente la potenza termica d. Il volume di controllo dellanalisi riportato in
figura con linea tratteggiata. Il sistema non in condizioni stazionarie, in quanto la
temperatura della cella varia nel tempo fino al raggiungimento del set point. Il
volume di controllo non scambia massa, sono inoltre trascurabili i termini di
energia cinetica e potenziale. Il flusso termico disperso in ambiente, quindi la
temperatura alla quale scambiato coincide con la temperatura della biosfera.
Questo significa che lexergia associata al flusso termico disperso nulla. La
potenza elettrica assorbita dal sistema, quindi il termine dellequazione
dellenergia utilizzabile associato alla potenza tecnica complessivamente
positivo. Lequazione dellenergia utilizzabile diventa:

T
A
d 1 0 We1 T0i
t VC
T0

Calcolo dellexergia per alcune sostanze


In questo paragrafo si riportano le espressioni per il calcolo della componente fisica
dellexergia per i casi particolari di gas ideali e liquidi incomprimibili. Inoltre sono
analizzate alcune modalit di calcolo per fluidi reali. Per una trattazione pi ampia
si faccia riferimento ai testi di termodinamica (si vedano ad esempio [Moran,
Shapiro, 2009])
Gas ideali
Per i gas ideali sono note le seguenti relazioni:
u u0 cv T T0
du cv dT ;

(1.39)

h h0 c p T T0

dh c p dT ;
ds c p

dT
dp
;
R*
T
p

s s0 c p ln

(1.40)

T
p
R * ln
T0
p0

(1.41)

A
e b. A titolo di esempio:
t VC

Si possono quindi ricavare i termini

T
b h h0 T0 s s0 c p T T0 T0 ln
T0

p
T0 R * ln
p0

(1.42)

Il grafico di figura 1.5 riporta, per alcuni valori di pressione, landamento


dellexergia fisica per unit di massa di un gas al variare della temperatura.
1000
800
600

b (kJ/kg)

p=100 atm
400

p=10 atm
200

p=1 atm

p=0,1 atm
-200

p=0,01 atm
-400
0

500

1000

1500

2000

T (K)

Figura 1.5 Exergia specifica dellaria al variare di pressione e temperatura

Nel caso di pressione atmosferica, lexergia si annulla in corrispondenza della


temperatura della biosfera. E invece maggiore di zero per valori di temperatura
inferiori o superiori. Per pressioni superiori a quella atmosferica, la curva risulta
traslata verso lalto e diventa sempre positiva. Risulta quindi possibile ottenere
potenza tecnica da un flusso di massa in queste condizioni.
Per pressioni inferiori a quella atmosferica, lexergia specifica risulta negativa per
un intervallo di temperature attorno a quella della biosfera. Il significato del valore
negativo va interpretato considerando che lexergia specifica nellequazione
dellenergia utilizzabile moltiplicata per la portata in massa. Questultima
positiva se uscente dal volume di controllo. Se la portata in uscita si trova alla
temperatura T0, ma a pressione inferiore a p0, per riportare il fluido in equilibrio
meccanico con lambiente esterno necessaria una compressione isoterma, per la

quale deve essere fornita una potenza meccanica. Lexergia negativa esprime
proprio questo fabbisogno di potenza meccanica. A parit di pressione, per
temperature differenti da quella della biosfera (sia maggiori, sia minori), possibile
sfruttare il disequilibrio termico per ottenere potenza meccanica, con la quale
compensare almeno in parte quella richiesta per la compressione. Per questa
ragione le curve isobare riportate in figura 1.5 hanno il minimo sempre in
corrispondenza della temperatura T0.
Miscele di gas ideali
Allinterno di molti sistemi di interesse ingegnerestico possibile riconoscere la
presenza di miscele gassose. In generale il calcolo delle propriet si sviluppa
applicando opportune relazioni a partire dalla conoscenza della composizione e
delle caratteristiche delle sostanze pure che compongono la miscela.
I metodi di calcolo qui presentati sono riferiti a miscele di gas ideali per cui si
assume che la miscela di gas si comporti anchessa come un gas ideale. Il
comportamento ideale dei singoli componenti e della miscela pu essere assunto se
valgono le seguenti ipotesi sugli stati termodinamici in cui si trova la miscela:
1. densit sufficientemente bassa in modo che il volume effettivo occupato dalle
molecole (covolume) sia trascurabile rispetto al volume a disposizione.
2. la distanza media tra le singole molecole renda trascurabile le mutue azioni di
forza reciproca in modo che sia irrilevante la probabilit di urto tra le molecole e
quindi lenergia interna legata solo allenergia cinetica media statistica delle
molecole.
Inoltre deve essere sottolineato che ogni componente della miscela ha una
composizione chimica invariante e non reagisce con gli altri componenti.
Si ricorda che si definisce mole (mol) di una sostanza una quantit di materia che
contiene un numero di particelle elementari, siano esse atomi, ioni, molecole, ecc.,
pari a quelle contenute in 0,012 kg di carbonio e uguali al numero di Avogadro
NA=6,0221023. La chilomole (kmol) corrisponde ovviamnte a 6,0221026
particelle.
La massa molare (massa di una mole) M, nel S.I. espressa in kg/kmol ed
propria del tipo di particelle e della loro specie chimica. Data quindi una certa
quantit di sostanza, la cui massa m, il numero n di moli che la costituiscono si
ottiene dal rapporto tra la massa e la massa molare:

m
M

(1.43)

La composizione di una miscela di ng componenti gassosi caratterizzata


attraverso la conoscenza per ogni componente i-esimo della frazione molare yi o
della frazione in massa xi due grandezze definite come:

ni
n
m
xi i
m
yi

(1.44)
(1.45)

dove ni il numero di moli del componente i-esimo.


Due modelli sono molti applicati nello studio di queste miscele: quello di GibbsDalton e quello di Amagat. In queste note si riportano le principali caratteristiche
del primo. Lipotesi fondante del modello di Gibbs-Dalton : ciascun componente
della miscela si comporta come se fosse lunico gas a occupare il volume occupato
da tutta la miscela alla temperatura della miscela.

Figura 1.6 Il comportamento dei componenti di una miscela secondo il modello di Gibbs-Dalton

Per lintera miscela con V=Vtot si pu scrivere:

p V n R T

(1.46)

ng

n ni

(1.47)

pi V ni R T

(1.48)

i 1

per li-esimo componente:


dove pi la pressione parziale del componente i-esimo, cio la pressione che
avrebbe li-esimo gas se da solo occupasse lintero volume V a disposizione, alla
stessa temperatura T della miscela. Dalle precedenti equazioni si ricava:

R T
p V

(1.49)

R T
pi V

(1.50)

ni pi

n
p

(1.51)

pi yi p

(1.52)

ni
Per cui:

yi
quindi
Si pu quindi ottenere:
ng

ng

ng

i 1

i 1

i 1

pi yi p p yi p

(1.53)

La pressione a cui si trova la miscela, o pressione totale, la somma delle pressioni


parziali dei singoli componenti.
Se si definisce come volume specifico della miscela

V
V
ng
m
mi

(1.54)

i 1

Dividendo i termini della (1.46) per la massa totale della miscela:

pv

nR
R
T
T R* T
m
M

(1.55)

Dove stata introdotta la costante dei gas caratteristica della miscela, R*.
Nel caso di una miscela di gas della quale siano note le propriet dei singoli gas
costituenti, possibile ricavare entalpia, entropia ed exergia per unit di massa,
come:
ng

h xi hi

(1.56)

i 1
ng

s xi s i

(1.57)

i 1
ng

b xi bi

(1.58)

i 1

nelle quali xi la frazione massica delli-esimo gas che costituisce la miscela e ng il


numero di costituenti. Le propriet di ciascuno dei gas che costituiscono la miscela
devono essere calcolate alla stessa temperatura cui si trova la miscela e alla
pressione parziale del costituente.

A titolo di esempio si consideri il calcolo dellexergia dellaria alla temperatura T 1


(75 C) e pressione p1 (5 bar), a partire dallexergia dei principali costituenti, che
per semplicit sono considerati N2 e O2. Per semplicit, la composizione molare
dellaria sia: yN2=0,79, yO2=0,21, dalla quale si ottiene la composizione massica:
xN2=0.767, xO2=0.233. Si considerano
- calori specifici a pressione costante cpN2=1,038 kJ/kgK, cpO2=0,921 kJ/kgK,
- costanti specifiche dei gas R*N2=0,297 kJ/kgK, R*O2=0,260 kJ/kgK,
- condizioni dellambiente T0=25 C, p0=1 bar,
- entalpie specifiche in condizioni ambiente h0,N2=0 kJ/kg, h0,O2=0 kJ/kg,
- entropie specifiche in condizioni ambiente s0,N2=0 kJ/kgK, s0,O2=0 kJ/kg.
Le pressioni parziali di N2 e O2 sono rispettivamente 3,95 bar e 1,05 bar. I valori di
entalpia ed entropia specifici dei due costituenti si ottengono dalle (1.37) e (1.38):
hN 2 (T 75C ) h0, N 2 cpN 2 T T0 51,9 kJ / kg
(1.59)

hO 2 (T 75C ) h0,O 2 cpO 2 T T0 46,1 kJ / kg

sN 2 (T 75C , p 3,95bar ) s0, N 2 cp N 2 ln

T
p
RN* 2 ln
T0
p0

(1.60)

(1.61)

0,247 kJ / kgK
sO 2 (T 75C , p 1,05bar ) s0,O 2 cpO 2 ln

T
p
RO* 2 ln
T0
p0

(1.62)

0,130 kJ / kgK
e, applicando le (1.56) e (1.57) si ottiene:

haria xN 2 hN 2 xO 2 hO 2 50,54 kJ / kg

(1.63)

saria xN 2 sN 2 xO 2 sO 2 0,159 kJ / kgK

(1.64)

Lexergia fisica specifica dellaria si pu ricavare dalla sua definizione:

baria haria h0, aria T0 saria s0, aria 97,97 kJ / kg

(1.65)

oppure si pu calcolare lexergia fisica di azoto e ossigeno e poi applicando la


(1.58).
Il calcolo delle grandezze specifiche molari invece
ng

h yi hi
i 1

(1.66)

ng

s yi si

(1.67)

i 1
ng

b y i bi

(1.68)

i 1

Liquidi incomprimibili
Per i liquidi incomprimibili si utilizzano solitamente le seguenti relazioni:
du c dT ;
u u0 c T T0

dh c dT v dp ;
ds c

dT
;
T

h h0 c T T0 v p p0

s s0 c ln

T
T0

(1.69)
(1.70)
(1.71)

nelle quali, c il calore specifico. Si possono quindi ricavare anche in questo caso
le espressioni dellenergia interna utilizzabile e dellexergia fisica per unit di
massa. Per questultima si ha:

T
b h h0 T0 s s0 c T T0 T0 ln v p p0
T0

(1.72)

Fluidi reali
In molti impianti, i fluidi di processo operano in condizioni che non possono essere
modellate con equazioni di stato semplici. In questi casi, la determinazione delle
propriet di stato pu richiedere lutilizzo di una routine di calcolo.
Per i fluidi che sono impiegati in impianti nei quali hanno luogo cambiamenti di
stato, spesso le propriet sono disponibili in forma di diagramma di stato o di
tabella. Lexergia specifica in questi casi si ottiene ricavando dai diagrammi
disponibili entalpia ed entropia specifiche e applicando la definizione di exergia.

Cenni sullexergia chimica


Molti degli impianti di conversione di energia utilizzano come risorsa quella resa
disponibile dalle reazioni ossidazione di un combustibile. Il processo tipicamente
utilizzato la combustione, dalla quale si sviluppa energia in forma di calore, la
quale, in assenza di scambio termico con lesterno, si traduce completamente in un
aumento di temperatura dei prodotti di reazione. Considerando lesempio della
combustione di idrogeno, la reazione

1
H 2 O2 H 2O
2

(1.73)

Un chilogrammo di idrogeno mette a disposizione circa 141,9 MJ di energia in


forma di calore (potere calorifico superiore). La convertibilit di questa quantit di
calore in lavoro, come gi osservato, dipende dalla temperatura alla quale il calore
reso disponibile.
La combustione un processo irreversibile, al punto che, in molti casi, le maggiori
irreversibilit di un impianto si concentrano nei componenti nei quali avviene
questo tipo di conversione. Lossidazione di un combustibile pu essere ottenuta
anche attraverso una reazione elettrochimica in una cella a combustibile. Questo
dispositivo costituito da due elettrodi, anodo e catodo, separati da un mezzo in
grado di condurre ioni, lelettrolita. In una delle varie soluzioni tecnologiche
disponibili [NETL, 2004], lanodo alimentato con idrogeno. Allanodo arrivano
anche ioni ossigeno, trasmessi dallelettrolita e, quando sussistono opportune
condizioni, avviene la seguente semi-reazione:

H 2 O 2 H 2O 2e

(1.74)

con formazione di acqua e lo sviluppo di 2 elettroni per ciascuna mole di idrogeno.


Gli elettroni sono trasferiti al catodo attraverso un conduttore elettrico, ai capi del
quale si verifica una differenza di potenziale, rendendo disponibile una potenza
elettrica allutilizzatore.
Al catodo avviene la semi-reazione

1 O 2e O 2
2 2

(1.75)

con formazione di ioni ossigeno. Complessivamente le due semi-reazioni sono, dal


punto di vista dei reagenti coinvolti e dei prodotti che si formano, equivalenti alla
combustione completa. La principale differenza che, idealmente, lenergia
coinvolta nella reazione tutta in forma di energia elettrica. In realt, per effetto
delle irreversibilit presenti, parte dellenergia sviluppata disponibile in forma di
calore.
Il confronto tra lossidazione ottenuta con un processo elettrochimico e con la
reazione di combustione evidenzia un diverso sfruttamento della risorsa
disponibile, con differenti gradi di irreversibilit, in buona parte non evitabili. Tali
differenze non possono essere evidenziate dallanalisi energetica, mentre sono
messe in luce dallanalisi exergetica.
Lanalisi exergetica di processi che coinvolgono reazioni chimiche non banale. In
queste note si riporta esclusivamente una trattazione semplificata dei processi di

combustione, rimandando alla letteratura per gli altri casi (si veda ad esempio
[Verda e Guelpa, 2013]).
La composizione chimica dei combustibili pu essere estremamente variabile ed
articolata. Spesso nota la percentuale in peso degli elementi, pi che la
composizione. Pu quindi risultare estremamente complesso applicare le
considerazioni fatte nel precedente paragrafo. Nelle realt industriali sono utili
alcune formulazioni che permettono di ricavare lexergia del combustibile sulla
base della composizione elementare e del potere calorifico netto.
Il potere calorifico netto la quantit di calore liberata dalla combustione del
combustibile in ossigeno saturo di vapore acqueo, in condizioni standard,
riportando i prodotti di combustione alle condizioni standard, con acqua allo stato
di vapore. Di fatto rappresenta il potere calorifico della sostanza umida e si ottiene
a partire dal potere calorifico inferiore della sostanza secca (SS), depurandolo del
calore richiesto per levaporazione dellacqua, in condizioni standard:
(1.76)
H i H i ,ss 1 %H 2O %H 2O hev0
nella quale h0ev lentalpia di evaporazione dellacqua in condizioni standard,
circa 2442 kJ/kg.
Lutilizzo delle espressioni semplificate dellexergia chimica presuppone il fatto di
considerare nulla lexergia chimica di comburente e dei prodotti di combustione.
Per i combustibili organici si pu utilizzare [Kotas, 1995]:

0 S S

0 1,0437 0,1882

H
O
N
0,0610 0,0404 H i % H 2O hev0
C
C
C

(1.77)

nella quale C, O, H, N, S sono le frazioni massiche di carbonio, ossigeno, idrogeno,


azoto e zolfo. Qualora la frazione O/C fosse compresa tra 0,667 e 2,67, opportuno
utilizzare lespressione:

H
N

0,7929 0,0061 0,0383


C
C
0
H i % H 2O hev0 0 S S (1.78)
O
1 0,3035
C
Mediamente si ottiene, per il coke 0 1,05H i , per altri tipi di carbone
1,06H i 0 1,10Hi , per il legno 1,15H i 0 1,30H i

Per combustibili liquidi si pu considerare:

0 1,0401 0,1728 0,0432 0,2169 1 2,0628 H i


C
C
C
C

Per il petrolio e gli oli combustibili si ottiene 1,04H i 0 1,08H i .

Per idrocarburi gassosi (CcHh) si pu considerare:

(1.79)

h 0,0698
(1.80)
Hi
c
c
Per il gas di carbone si ottiene 0,99H i 0 1,01H i e per il gas daltoforno
0,97 H i 0 0,99Hi . Per lidrogeno si ottiene 0 0,985H i e per il monossido
di carbonio 0 0,973H i .

0 1,033 0,0169

A titolo di esempio, in figura 1.7 riportato lo schema di una caldaia nella quale
una portata di biomassa G1 bruciata in aria (2). I prodotti di combustione (3) sono
utilizzati per levaporazione di una portata di acqua che entra in condizioni di
liquido saturo (4) ed esce in condizioni di vapore saturo (5). La caldaia disperde in
ambiente un flusso termico d.
3
5
4

2
Figura 1.7 Esempio applicativo: caldaia a biomassa

Lequazione dellenergia utilizzabile (1.37) pu essere semplificata considerando il


sistema in condizioni stazionarie. Ulteriori semplificazioni possono essere ottenute
considerando che non c potenza tecnica scambiata e trascurando i contributi di
energia cinetica e potenziale. Il flusso termico disperso in ambiente, pertanto la
temperatura alla quale scambiato coincide con la temperatura della biosfera.
Questo significa che lexergia associata al flusso termico disperso nulla.
NC
T NC
d 1 0 Gk bk Gk 0 k T0i
k 1
T0 k 1

E necessario valutare i termini di exergia chimica di biomassa, aria e prodotti di


combustione, in quanto partecipano a una reazione chimica. Questi termini non

sono invece considerati per la portata di acqua, che entra ed esce senza partecipare
ad alcuna reazione chimica, pertanto si ha:

0 G1b1 G2b2 G3b3 G4 b5 b4 G101 G20 2 G303 T0i

Qualora si utilizzino le espressioni qui presentate per il calcolo dellexergia del


combustibile, lexergia chimica dellaria e dei prodotti di combustione va posta
uguale a zero. Lexergia fisica dellaria diversa da zero se il comburente fornito
in condizioni differenti da quelle ambiente, per esempio a seguito di un
preriscaldamento o nel caso di funzionamento pressurizzato. In caso contrario b2=0
kJ/kg.

Rappresentazione produttiva
Lequazione dellenergia utilizzabile stata ottenuta come combinazione lineare
del primo e del secondo principio della termodinamica per i sistemi aperti, essa
pertanto non aggiunge alcun tipo di informazione a quelle che si otterrebbero
utilizzando direttamente i due principi. Ne conferma il fatto che il lavoro perso
per irreversibilit calcolabile attraverso il teorema di Gouy-Stodola, o ancora che
il lavoro massimo ottenibile da una macchina termica operante nella biosfera pu
essere calcolato applicando il primo e secondo principio della termodinamica,
senza ricorrere al concetto di exergia. Attraverso lexergia per possibile
riorganizzare le informazioni relative al comportamento di un sistema e trarre
indicazioni circa:
1) le prestazioni di un impianto energetico rispetto ad altre alternative;
2) il confronto tra risorse alternative utilizzabili in un processo;
3) la scelta della migliore soluzione di utilizzo di una risorsa energetica;
4) le prestazioni dei vari componenti di un impianto.
Tali indicazioni possono essere utilizzate nella progettazione di un sistema, al fine
di analizzarne le prestazioni termodinamiche ed eventualmente migliorarlo, agendo
sui parametri di progetto o sulla configurazione. Analogamente possibile
procedere allanalisi delle sue condizioni di funzionamento ed eventualmente alla
modifica dei parametri operativi.
Lanalisi exergetica di un sistema effettuata utilizzando uno o pi parametri
prestazionali. Per la loro definizione spesso si utilizza una rappresentazione
produttiva del sistema, che si ricava combinando tra loro i flussi fisici in ingresso e
uscita in modo da definire prodotti, risorse e reflui (si veda la figura 1.8).

Figura 1.8 Rappresentazione produttiva di un sistema

I prodotti costituiscono leffetto utile del processo svolto allinterno del volume di
controllo. Un prodotto spesso costituito da uno o pi flussi fisici in uscita dal
volume di controllo. In alcuni casi il ruolo del componente o sistema quello di
incrementare lexergia di uno o pi flussi in ingresso. In tal caso i flussi in ingresso
possono concorrere alla definizione del prodotto, che risulta cos definito come la
differenza tra uno o pi flussi in uscita dal volume di controllo e uno o pi flussi in
ingresso.
Le risorse sono i flussi di exergia utilizzati per compiere il processo produttivo.
Una risorsa spesso costituita da uno o pi flussi fisici in ingresso al volume di
controllo. In alcuni casi, il componente o sistema utilizza solo in parte lexergia dei
flussi fisici in ingresso. In uscita dal volume di controllo il contenuto exergetico dei
flussi risulta cos ridotto rispetto allingresso. Se cos avviene, i flussi in uscita
possono concorrere alla definizione della risorsa, che risulta definita come la
differenza tra uno o pi flussi in ingresso al volume di controllo e uno o pi flussi
in uscita.
I reflui sono flussi fisici in uscita dal sistema e dispersi in ambiente, senza essere
utilizzati.
In tabella 1.1 sono riportate possibili definizioni di risorse e prodotti per alcuni
componenti: una turbina, uno scambiatore di calore e un miscelatore.

Tabella 1.1 Esempi di rappresentazione produttiva di componenti

La definizione di risorse (F), prodotti (P) e reflui (L) deve essere fatta utilizzando
tutti e una sola volta i flussi fisici in ingresso e uscita dal volume di controllo.
Lequazione dellenergia utilizzabile, in termini produttivi pu essere scritta:

F P L I

(1.81)

nella quale I il termine di irreversibilit ( I T0i ).


Qualora il volume di controllo sia soggetto ad un processo non stazionario, il
termine di accumulo deve comparire nella definizione dei prodotti (nel caso in cui
il sistema stia aumentando nel tempo lenergia interna utilizzabile) o delle risorse
(nel caso in cui il sistema stia diminuendo nel tempo lenergia interna utilizzabile).
Prima di procedere con lapprofondimento degli aspetti legati allanalisi exergetica,
utile introdurre un esempio che ha lo scopo di rimarcare le informazioni
contenute nel concetto di exergia.

Indicatori exergetici
Le prestazioni di un componente o sistema possono essere quantificate e analizzate
utilizzando opportuni indicatori, la cui definizione molto spesso parte dalla
rappresentazione produttiva. I principali indicatori utilizzati in letteratura sono:
Efficienza di secondo principio (o efficienza exergetica)

Lefficienza exergetica fornisce una valutazione oggettiva delle prestazioni di un


sistema energetico dal punto di vista termodinamico. Tra le varie definizioni
proposte, quella pi comunemente impiegata il rapporto tra il prodotto utile e la
risorsa utilizzata:

II

P
F

(1.82)

Il suo valore, che in base alla (1.81) compreso tra 0 e 1, indica se la risorsa
utilizzata in modo efficiente o meno. Linformazione fornita pu essere
agevolmente impiegata nel caso di comparazione tra processi produttivi alternativi,
anche ove esistano differenze nel mix produttivo o delle risorse utilizzate. E
necessario per che siano bene identificabili i prodotti e che gli stessi siano
esprimibili in termini energetici (ed exergetici).
Lefficienza exergetica pu essere applicata anche a livello di singolo componente,
occorre per prestare attenzione ad alcuni aspetti. Nel caso di componenti
unicamente dissipativi, ad esempio, non ha di fatto senso definire lefficienza, visto
che il loro ruolo quello di distruggere exergia. Un altro esempio sono gli
scambiatori di calore utilizzati come inter-coolers in un treno di compressione, il
cui vero obiettivo quello di raffreddare una portata di gas per aumentarne la
densit. In questo caso il vero prodotto sarebbe una riduzione dellexergia. Un
modo di procedere quello di considerarli insieme al compressore immediatamente
a valle, il quale trae vantaggio dallazione dellinter-cooler.
Molto spesso utile affiancare ad un parametro adimensionato come lefficienza,
una grandezza estensiva, quale per esempio il prodotto del componente o del
sistema, oppure lirreversibilit generata. Questo tipo di valutazione utile per
avere una indicazione dellimpatto atteso da un intervento di riprogettazione o dalla
sostituzione di un componente. Un aumento percentuale dellefficienza di un
componente risulta infatti tanto pi efficace quanto pi elevato il flusso di exergia
da questo elaborato. A parit di incremento percentuale dellefficienza, la riduzione
del fabbisogno di energia primaria ottenuto infatti proporzionale al prodotto
fornito [Lozano, Valero, 1993].
Qualora il sistema in esame sia costituito da pi componenti, spesso utile
condurre lanalisi exergetica a livello di singolo componente. In tal caso possibile
affiancare uno dei seguenti parametri:
Irreversibilit specifica

Questo parametro serve per mettere in risalto le irreversibilit generate in ciascun


componente, riferendole al prodotto fornito:

Yirr ,i

I ,i
P ,i

(1.83)

In letteratura spesso utilizzata una definizione analoga, nella quale si pone a


denominatore la risorsa del componente.
Difetto di efficienza
E definito come il rapporto tra le irreversibilit in un componente e la risorsa
complessiva del sistema (attenzione! Non la risorsa del componente, ma quella
globale):

I ,i
F

(1.84)

Qualora siano presenti flussi dispersi opportuno definire un termine di difetto di


efficienza anche per questi:

L ,i

L , i
F

(1.85)

Questo parametro intensivo permette di evidenziare il legame tra le inefficienze


locali e il loro effetto sullefficienza complessiva del sistema. E infatti possibile
scrivere:
N

i 1

i 1

i L,i II 1

(1.86)

Irreversibilit relative
In alternativa al difetto di efficienza possibile riferire le irreversibilit in ciascun
componente alle irreversibilit totali:

Ii
I

(1.87)

Questo tipo di parametro particolarmente utile nel caso di impianti per i quali il
prodotto sia difficilmente esprimibile in termini di exergia (per esempio un
impianto di dissalazione).
Alla luce dei risultati ottenuti possibile intraprendere azioni correttive, agendo sui
parametri di progetto, sulla configurazione impiantistica o sui parametri di
funzionamento. In queste valutazioni necessario considerare che gli effetti

ottenuti modificando una variabile non sono necessariamente locali. Questo


significa che si possono avere effetti non solo nel componente che si desidera
modificare, ma anche in altri componenti del sistema. E bene quindi riflettere sulla
dipendenza del comportamento dei vari componenti del sistema dalle variabili sulle
quali si intende agire. In questo tipo di analisi molto spesso di grande aiuto
lutilizzo di un modello di simulazione dellimpianto.

Bibliografia
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