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Breve storia del Dogo Argentino

Era l'anno 1925. Mio fratello Antonio ed io non avevamo ancora compiuto diciotto
anni (lui era di un anno pi grande di me), e in quel periodo eravamo entrambi as
sorbiti da una vera passione per i cani di tutte le razze, passione destinata a
rimanere invariata per tutta la nostra vita; come stato fino alla prematura mort
e di Antonio e, come sar, Dio volendo, fino al sopraggiungere della mia.
Ho gi comunicato ai miei cari le mie ultime volont: morire con un Dogo Argentino
sotto il mio letto, seppellito nella solitudine delle Ande, come lapide una roz
za croce, e la vigile sagoma di un Dogo che sorveglia il mio riposo. Essi hanno
condiviso ogni istante della mia inquieta vita; desidero che verso il luogo del
mio eterno riposo, ad accompagnarmi, ci sia un Dogo.
Spinti da questa passione che avevamo sin dall'infanzia, ci mettemmo a tradurr
e, dizionario alla mano, il libro "Notre Ami Le Chien", quella meravigliosa font
e di conoscenza sull'allevamento del cane alla quale noi tutti dobbiamo ricorrer
e se vogliamo conoscere le origini di qualsiasi razza europea; meraviglia letter
aria che mio padre custodiva nella sua libreria e che io conservo come un prezio
so tesoro ereditario tra le molte centinaia di libri sulla stesso argomento che
ancora posseggo e consulto. Pi o meno in quel periodo cominciammo a tradurre dall
'inglese, eravamo interessati specialmente alle razze da caccia e lavoro, la Hut
chinson Dog Encyclopedia, che era anch'essa nella libreria di mio padre, tra le
centinaia di testi di medicina che egli, chirurgo e docente universitario, studi
ava di continuo.
Il nostro amore per i cani era cos grande che, durante le estati nella nostra v
illa in Santa Isabel, riuscivamo a farci affidare, nutrire e curare i cani spave
ntosamente magri dei lavoratori che andavano a mietere nelle piantagioni della r
egione. Durante questi mesi ci dedicavamo a guarire le ferite degli animali, rip
ulirli dalle pulci, ingrassarli, e alla fine della stagione, quando i loro padro
ni ritornavano dalla mietitura, gli restituivamo i loro cani in condizioni tali
che, avessero avuto un pedigree di qualunque tipo, li avrebbero potuto esibire i
n un'esposizione canina. Menziono queste memorie aneddotiche, apparentemente ins
ignificanti, perch riflettono la nostra passione per il miglior amico dell'uomo,
passione senza la quale non possibile affrontare ed avere successo in un'impresa
cos dura, piena di continue battute d'arresto, addirittura dolorose, come la cre
azione di una nuova razza canina.
Fu in quel tempo che mio fratello Antonio concep l'idea di creare, attraverso l
'incrocio di varie razze esistenti - vedremo pi avanti che alla fine saranno 10 una razza di cani in grado di cacciare nei nostri terreni e boschi, dotata di v
elocit per inseguire la selvaggina e ucciderla, o per lo meno di afferrarla ed im
mobilizzarla fino all'arrivo del cacciatore. Questa idea gli sorse fondamentalme
nte a causa del fallimento di molti cani da caccia europei che, per la natura de
i nostri immensi terreni, la taglia e la forza del nostro cinghiale selvatico, e
d altre ragioni che espongo in dettaglio nell'altro mio libro "El Dogo Argentino
", non erano all'altezza del compito.