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Il pensiero di Amartya Sen su povert e sviluppo e il suo riflesso nelle

politiche per i popoli indigeni.


Francesco Orlandi

In questo lavoro si inizier riassumendo le principali questioni sorte dallapproccio alla


povert come capabilities deprivation e si evidenzier come questo prospettiva ha
permesso di considerare da un altro punto di vista il tema della disuguaglianza e le
politiche di sviluppo messe in atto nei confronti dei popoli indigeni. Il tema della
riduzione della povert per i popoli indigeni offre lopportunit di analizzare le
formulazioni di Sen in un caso specifico in cui la discriminazione etnica ha portato a
condizioni di estrema indigenza. Questa situazione ha avuto origine nelle condizioni di
colonizzazione e discriminazione strutturale degli Stati nazionali ed in una fase di
profonda trasformazione grazie al protagonismo politico dei movimenti indigeni che ha
condotto a una nuova sensibilit nei confronti della diversit culturale.
1. Lanalisi della povert
Lesistenza di aree di povert non appartiene in modo esclusivo alle sole societ pi
arretrate. Nei paesi sviluppati permangono situazioni di disagio e di deprivazione. E
presente un interesse diffuso nei confronti del problema della povert, tuttavia non
esiste una convergenza di opinioni sul significato da attribuire al termine povert, n
sui metodi di analisi e di misurazione pi idonei a fornire indicazioni in merito
allintensit con cui si manifesta la povert, n sullindividuazione delle cause che
possono essere allorigine del fenomeno. Centrale a tutte le teorie il fatto che la
povert una condizione di mancanza, l'obiettivo sar quindi di individuare qual
l'oggetto di tale mancanza.
La scuola Utilitarista individua tale oggetto nel benessere economico, inteso come
utilit, ovvero come uno stato di appagamento derivante dall'effettivo uso di beni a cui
si ha accesso. Lutilitarismo tende a trascurare il problema dellineguaglianza della
distribuzione del reddito: non si possono effettuare confronti tra chi vince e che perde,
e sono possibili solo valutazioni ordinali di utilit. I giudizi in materia di benessere sono
perci limitati solo allambito ristretto del miglioramento paretiano, cio i casi in cui c
chi migliora e nessuno peggiora.
I propugnatori dellapproccio dei Bisogni Primari ritengono che la povert debba essere
intesa come carenza di un paniere di beni di peculiare importanza per il benessere di
ogni individuo (es. alimentazione, protezione, abitazione). Le linee di povert ottenute
ricorrendo al concetto di basic needs vengono definite assolute; il riferimento
principale nei confronti di un insieme di bisogni fondamentali che hanno rilevanza di
per s, non tenendo presente la relazione esistente tra beni e persone.
La sintesi di queste due diverse interpretazioni fornita dallapproccio di Amartya Sen:
loggetto di analisi si trova in una regione di tangenza tra beni primari ed utilit, pi
precisamente nella capacit di un individuo di essere e agire. Lo spazio delle capacit
contiguo a quello di bisogni primari e utilit, poich le capacit sono
concettualmente successive allatto di possedere un bene, e antecedenti al
raggiungimento di uno stato di appagamento derivante dal suo utilizzo (Sen 1979).

Sen introduce lapproccio del titolo valido o entitlement (attribuzione) secondo cui la
capacit di disporre beni e servizi dipende sia dalle condizioni sociali, politiche,
economiche e giuridiche della data societ, sia dalla posizione dellindividuo nella
stessa. Lapproccio degli entitlements si concentra sulla capacit dei soggetti di
comandare cibo attraverso mezzi legali disponibili nella societ; cio il paniere di beni
e servizi su cui la persona pu esercitare un controllo, mediante limpiego dei diritti e
delle opportunit, indicato dal titolo valido.
Tradizionalmente, lanalisi della povert concerne le sole variabili reddituale e
monetaria. La definizione di una soglia di povert, ossia di un valore che ci permetta di
identificare come poveri gli individui che si trovano al di sotto di tale punto di
riferimento, finalizzata allidentificazione ultima di un livello di spesa o di consumo
(Sen 1979). Sen inaugura un nuovo metodo di costruzione di un indice di povert,
mutuandolo dallo studio della disuguaglianza: la povert cui fanno riferimento gli indici
precedentemente utilizzati , infatti, una povert unidimensionale, che si basa
sullassunzione implicita di equivalenza tra risorse economiche disponibili e livello di
benessere. Tale approccio misura la povert esclusivamente nellaspetto economicomonetario, e utilizza questa sola dimensione per sintetizzarlo. Tuttavia la povert
connota un disagio che non si esaurisce nella carenza di risorse monetarie, ma che
coinvolge una pluralit di dimensioni.
Linadeguatezza di reddito e consumo nel valutare la qualit di vita dovuta alla loro
incapacit di tradurre o descrivere quali risultati gli individui possano realmente
conseguire con tali risorse, sia perch queste non valutano le forti differenze e
disuguaglianze tra persone, ma anche perch la qualit di vita qualcosa di pi
complesso di un semplice insieme di risorse. Variabili come lo stato di salute, la
speranza di vita, il livello di conoscenze e di educazione scolastica, la profondit e
lestensione delle relazioni sociali, la variet di sentimenti e moti danimo sono tutti
elementi costitutivi della vita umana che non possono venire ignorati se siamo
interessati a stimare lo standard di vita delle persone (Sen 1976).
La vera rivoluzione all'approccio al problema della povert sta essenzialmente nella
nuova prospettiva d'analisi proposta dall'economista indiano: la povert
deprivazione di capacit-azioni, per poterla misurare, dunque, non solo necessario
concentrarci sulla valutazione della moltitudine di aspetti che influenzano la vita di un
individuo, ma, cosa pi interessante, si deve annoverare, tra le variabili da osservare,
la libert di godere di diversi ed alternativi stati di benessere. Da qui la necessit di
individuare nuove tecniche che consentano di gestire la multidimensionalit del
fenomeno che vogliamo analizzare.
2. Capabilities approach e il ruolo della libert nello sviluppo.
Sen dichiara che, nel giudicare il benessere di una persona, non considerer n utilit
n beni primari, ma ci chegli chiama functionings (funzionamenti) di una persona. Un
funzionamento da considerarsi il compimento di un risultato per un individuo: ci
che egli in grado di fare o essere. E differente dallatto di possedere un bene: ne
infatti posteriore; ma anche differente dal ricavare utilit da quel bene nella forma di
felicit o soddisfazione, poich ne antecedente; essa parte dello stato di una
persona. Si pu considerare il seguente esempio: il funzionamento leggere un libro
trasmette un quantitativo di informazioni molto pi ampio del semplice fatto di

possedere un libro oppure di godere della sua lettura: dato dalla combinazione della
condizione personale di alfabetismo dellindividuo, dalla disponibilit di un volume da
leggere, e ancora da adeguate condizioni di luce che permettano allindividuo di
decifrare le parole scritte.
I funzionamenti possono essere da elementari, come lessere adeguatamente nutriti, o
godere di buona salute, a complessi, come avere stima di s o essere integrati nella
societ. Le combinazioni di funzionamenti che un individuo in grado di raggiungere
vengono da Sen definite capabilities (capacitazioni): esse esprimono le reali
opportunit di azione e di realizzazione degli stati ambiti da una persona. Le
capacitazioni, dunque, riflettono o rappresentano la libert di un individuo a condurre
un determinato tipo di vita piuttosto che un altro, i diversi insiemi di funzionamenti che
egli pu raggiungere attraverso la scelta (Sen 1993).
Sen sottolinea limportanza della valutazione della libert effettiva di vivere bene e
benessere; anche nel momento in cui pensassimo che il benessere di un individuo
dipenda solamente dai funzionamenti raggiunti, la libert al benessere di una
persona rappresenterebbe la libert di godere di alternativi e migliori stati di
benessere.
Secondo la prospettiva proposta da Sen la povert non pu essere considerata
solamente dal punto di vista della scarsit di reddito: questo fattore ovviamente
significativo nella definizione della condizione di povert, ma solo su un piano
strumentale: ne scaturisce una visione limitata che contribuisce a far s che vengano
trascurati altri modi di considerare la diseguaglianza e lequit con riflessi evidenti
sulle scelte di politica economica che in molti casi hanno portato ad acuire la
condizione di povert dei settori della societ oggetto di tali misure. Da questo se ne
ricava anche che lo sviluppo non pu essere considerato unicamente da un punto di
vista della crescita economica ma deve avere una pi stretta reazione con la
promozione delle vite che viviamo e delle libert di cui godiamo (Sen 2000:21)
Lanalisi della povert come privazione di capacitazioni consiste in una comprensione
pi profonda della natura e delle cause della povert stessa, nonch della
deprivazione ottenuta spostando il centro dattenzione dai mezzi (es. reddito) ai fini
che gli esseri umani perseguono e di conseguenza a quelle libert che rendono capaci
di vivere una vita dignitosa. Per Sen importante laspetto processuale e abilitante
delle libert, ovvero quelle condizioni che consentono un aumento delle possibilit di
scelta degli individui utili al conseguimento delle loro aspirazioni. La correlazione fra la
disparit di reddito e quelle esistenti in altri spazi pertinenti pu essere abbastanza
debole o precaria a causa di vari fattori, diversi dal reddito, che operano sulle
disuguaglianze dei vantaggi individuali e delle libert sostanziali. Tra questi si pu fare
riferimento alla partecipazione politica, laccesso allistruzione e allassistenza
sanitaria, lequit di genere ed etnica, laccesso alle infrastrutture. Sono tutti fattori
che qualora declinati in maniera negativa rappresentano una riduzione delle possibilit
individuali di raggiungere una condizione di appagamento e di benessere o di poter
scegliere liberamente. La libert quindi per Sen sia mezzo che fine dello sviluppo:
solamente garantendo lesercizio delle libert, ovvero la possibilit di determinare le
propria aspirazioni seguendo i propri valori e costumi, sar possibile raggiungere un
vero sviluppo, inteso anche come crescita economica (Sen 2000).

La necessit di tener conto di differenze nellabilit di trasformare i redditi e i beni


primari in capacit e libert veramente centrale nello studio dei livelli di vita, in
generale, e in particolare della povert. Tali differenze sono determinate dallet di una
persona (ad esempio a causa delle necessit specifiche dei bambini e degli anziani),
dal sesso e dal ruolo sociale, dalle condizioni del luogo in cui si vive, dallambiente
epidemiologico e da altri fattori ancora. Come possiamo notare, inoltre, tali differenze
non sono necessariamente dettate da caratteristiche personali immutabili, ma
possono essere anche correlate a condizioni sociali che lintervento pubblico in grado
di modificare. Ad esempio, sottolinea Sen, lo stato della sanit pubblica e
dellambiente epidemiologico pu avere una profonda influenza sulla relazione tra
reddito personale, da un lato, e libert di godere di buona salute e lunga vita dallaltro
(Sen 1997).
Un grosso problema che sorge nel momento in cui misuriamo la povert in termini di
deficit di reddito dovuta al fatto che essa anche associata ad una condizione di
deprivazione assoluta in termini di capacit: essere relativamente povero in un paese
ricco pu essere un handicap molto grave, anche qualora il proprio reddito assoluto sia
alto in termini di standard mondiali. La necessit di prender parte alla vita di una
comunit pu, infatti, indurre lesigenza di avere beni (televisione, computer,
automobile...) o compiere attivit (avere un lavoro, andare al cinema, trascorrere
qualche settimana di vacanza) considerate indispensabili per apparire in pubblico
senza vergogna. Ad esempio, nel caso di disoccupazione, la perdita di reddito pu
venire compensata da sussidi e aiuti pubblici, tuttavia, la disoccupazione determina
ben altri effetti che includono perdita di motivazione, di abilit, autostima,
depressione, rottura di relazioni familiari e isolamento dalla vita sociale: anche se lo
stato sociale pu intervenire garantendo il mantenimento di un livello di reddito
elevato rispetto agli standard mondiali, vediamo come il livello di deprivazione sia
comunque molto grave (Sen 2000)
Una volta riconosciuto che la natura della relazione tra reddito e capacitazioni varia tra
comunit diverse, e tra diversi individui anche allinterno della stessa comunit,
dovremmo considerare variabile anche il livello di reddito minimo adeguato per
raggiungere il medesimo livello minimo di capacit che dipende, come spiegato, da
caratteristiche personali e sociali. Comunque, Sen ammette che, per date
caratteristiche sociali e personali da cui dipendono le capacit, potrebbe essere
possibile, qualora si vedesse una relazione positiva tra reddito e capacit, identificare
un reddito minimo corrispondente al livello minimo di capacit accettato. Una volta
stabilita questa corrispondenza, la povert in termini di carenza di capacitazioni pu
essere vista nella forma tradizionale di povert in termini di carenza di reddito: ci che
realmente importante tener conto delle variazioni interpersonali e intersociali nella
relazione tra reddito e capacitazioni (Sen 1993).
Lapproccio delle capacitazioni fornisce quindi una visione diretta di alcune dimensioni
cruciali della disuguaglianza e della povert che una superficiale comparazione dei
redditi non evidenzierebbe, un punto di vista pi ampio che permette sia un analisi
descrittivo che di scelta politica.

3. Sviluppo umano e popoli indigeni


Per affrontare la questione dello sviluppo e le tensioni che possono sorgere in seno a
una collettivit opportuno ricordare come per Sen il libero mercato da solo non
sufficiente al raggiungimento di una societ liberista. Questo si evince dalla critica
seniana al criterio di ottimalit paretiana: questo concetto, elaborato dallingegnere
italiano Vilfredo Pareto a inizio del 900, indica una situazione in cui nessuno pu
migliorare la propria condizione senza peggiorare quella di un altro; Sen afferma che
se lutilit del povero non pu essere aumentata senza diminuire quella del ricco, la
situazione pu essere ritenuta ottima in senso paretiano, ma tuttaltro che ottima in
senso reale. Quello che Sen mette in evidenza limportanza dellequa distribuzione
dei benefici del mercato e la validit dei valori liberali, in quanto impossibile
soddisfare una minima richiesta di libert quando sia coniugata ad uninsistenza
sullottimalit paretiana. Sen si rende conto della tendenza del sistema-mercato a
dimostrarsi altamente iniquo se, nella sua analisi, vengono considerate (oltre al
reddito) le capacitazioni, per esempio quella di poter trasformare tale reddito in
benessere per lindividuo.
Lo sviluppo, il benessere e la giustizia sono relazionati e molta attenzione data ai
collegamenti tra le dimensioni economiche, politiche e culturali della vita. Per molte
delle capacitazioni il principale input sar costituito dalle risorse finanziarie e la
produzione economica, ma per altre sar necessario un aggiustamento delle pratiche
e istituzioni politiche, come leffettiva garanzia e protezione della libert di pensiero,
della partecipazione politica, delle pratiche sociali e culturali, delle istituzioni sociali,
dei beni comuni, delle norme sociali, delle tradizioni e dei comportamenti culturali
(Robeyns 2005)
E importante evidenziare come lapproccio delle capacitazioni non pretende fornire
una teoria generale della povert applicabile in qualsiasi contesto. Al contrario,
fornisce una quadro concettuale dentro cui analizzare la questione relazionandola con
altri aspetti della vita economica e culturale di un paese o un determinato gruppo
discriminato (ad esempio per il genere, per letnia o per la religione). In questo modo
il pensiero di Sen costituisce un ponte tra il discorso economico e il linguaggio dei
diritti umani, mettendo alla base e al vertice del processo di sviluppo la dignit di ogni
essere umano. Si possono individuare almeno due punti fondamentali: da un lato al
mettere in relazione problemi economici classici come la povert e le carestie con un
approccio basato sulle libert sostanziali contribuisce in maniera significativa a
sottolineare la dimensione etica delleconomia; dallaltro linterdisciplinariet del suo
approccio rende possibile lapertura di nuovi campi di studio, quali quelli relazionati
alla concezione culturale della globalizzazione i suoi valori e la sua etica (Vizard,
2005). A livello pratico noto come dalle teorie di Sen si sia sviluppato il discorso dello
sviluppo umano in vari organismi internazionali a cominciare dallistituzione dello
United Nations Development Program (UNDP), dellHuman Development Index che
calcola lo sviluppo umano degli Stati a partire da variabili quali laspettativa di vita alla
nascita, leducazione e il reddito, ed alla base dei Rapporti sullo Sviluppo Umano
pubblicati dallUNDP.
Sen affronta il tema della diversit culturale e dal suo punto di vista importante che i
popoli le cui tradizioni culturali sono minacciate dai processi di sviluppo e di
globalizzazione abbiano la possibilit di scegliere collettivamente cosa meglio per il

loro sviluppo: [Q]ualsiasi conflitto reale tra conservazione della tradizione e vantaggi
della modernit richiede una soluzione partecipativa e non un rifiuto unilaterale della
modernit in favore della tradizione da parte di politici al potere, autorit religiose o
persone che ammirano leredit del passato per gusto antropologico(Sen 2000:38). Il
processo democratico al centro delle considerazioni di Sen anche quando afferma
che la partecipazione politica fa parte del processo di sviluppo in quanto libert di
acconsentire o rifiutare determinate politiche:i diversi settori della societ (e non solo
i privilegiati) devono essere in grado di partecipare attivamente alla scelte delle cosa
da conservare (o abbandonare) (p.242). Si riconosce quindi dal punto di vista della
libert, la necessit di lasciare ai diretti interessati la scelta su che tipo di sviluppo si
voglia intraprendere, mettendo in gioco il ruolo fondamentale della democrazia non
come mera concatenazione di strumenti procedurali, ma come effettiva
coscientizzazione e partecipazione sulle scelte riguardanti la collettivit.
Nelle argomentazioni di Sen non si definisce una lista di capacitazioni, infatti si lascia
aperta la possibilit ai gruppi locali di definirle sulla base delle proprie priorit e questo
rende questo approccio particolarmente adatto per affrontare la tematica dello
sviluppo umano dei popoli indigeni. Tuttavia, tra i limiti si pu riscontrare come
lattenzione posta sulla dimensione individuale della libert e della giustizia fa passare
in secondo piano la dimensione collettiva della qualit della vita che alla base delle
rivendicazioni indigene (Cimadamore, Eversole, McNeish, 2006).
Con il fine di creare un collegamento tra lapproccio delle capacitazioni e la concezioni
indigene dello sviluppo necessario in primo luogo evidenziare come entrambe hanno
in comune una visione olistica del benessere, non limitata esclusivamente allaspetto
della crescita economica e dei consumi ma anche e soprattutto ai suoi aspetti sociali e
culturali. Esiste una stretta relazione tra povert e lappartenere a gruppi che si
autodefiniscono indigeni. Vari fattori sono in gioco per determinare tale fenomeno; in
primo luogo, non bisogna dimenticare che nella definizione stessa di popolo indigeno
implicito lessere soggetti a privazioni materiali, simboliche e giuridiche e lessere
sottoposti alla riproduzione sistematica di relazioni socio-politiche discriminatorie che
hanno origine nella violenza del processo di colonizzazione e nella successiva
strutturazione degli stati nazionali. Per comprendere e intervenire su questa situazione
svantaggiosa opportuno adottare un punto di vista interdisciplinare che tenga conto
della complessa storia di esclusione e diseguaglianza alla base dellodierna situazione
dei popoli indigeni (Stavenhagen 1996).
Fin dallemergere della problematica indigena nelle sedi internazionali si prestata
attenzione alla mancanza di opportunit per i popoli indigeni che ne causa la
situazione di povert, come laccesso al lavoro, ai servizi pubblici, alla giustizia e la
partecipazione politica. Schematizzando, si pu concludere che la povert tra i popoli
indigeni data dalla reazione esistente tra la svalutazione della diversit culturale e
l'esclusione sociale di cui sono vittime le comunit.
Per ridurre la povert tra i popoli indigeni quindi centrale il riconoscimento dei loro
diritti, primo fra tutti il diritto allautodeterminazione e alluso delle risorse nei loro
territori secondo valori e pratiche che siano condivisi nella loro tradizione culturale.
Nel rapporto sullo Sviluppo Umano del 2004 si fa riferimento alla problematica
relazionata con i diritti culturali e si indica la libert culturale come la capacit di un
popolo di vivere nel modo che vuole a ragione di adeguate e libere possibilit di scelta.

Sen, autore del primo capitolo del rapporto, indica che la negazione della libert
culturale pu generare privazioni significative, impoverendo le vite umane ed
escludendo le persone dalle relazioni culturali che esse, giustamente ricercano. La
prospettiva dello sviluppo umano pu quindi essere estesa fino ad accogliere
l'importanza della libert culturale (UNDP 2004:31).
Psacharopoulos e Patrinos (1994) in uno studio condotto per conto della World Bank
nei cinque paesi latinoamericani con la maggior percentuale di indigeni sul totale della
popolazione (Guatemala, Messico, Ecuador, Per e Bolivia) evidenziano come esista
una relazione tra svantaggi sociali e povert (bassi livelli di educazione, malnutrizione,
disoccupazione e assenza di assistenza sanitaria) e come la componente indigena in
questi indicatori sia nettamente superiore al resto della societ nazionale. In uno
studio del 2006, condotto sempre per conto della World Bank, Hall e Patrinos
analizzano i risultati ottenuti nel decennio 1994-2004 sulla riduzione della povert e
sulle condizioni dei popoli indigeni. Si mostra come non ci siano stati progressi per
quanto riguarda la diminuzione della povert tra i popoli indigeni, mentre nei paesi in
cui il tasso di povert nazionale diminuisce (Guatemala, Messico e Bolivia), i dati
indicano che la povert tra i popoli indigeni decresce a un ritmo pi lento rispetto al
resto della popolazione. Da questo gli autori deducono che le condizioni che possono
contribuire a ridurre la povert della popolazione in generale non necessariamente
hanno benefici significativi sulla popolazione indigena. Si evince anche come il
principale strumento per lo sviluppo dei popoli indigeni la partecipazione politica e
lopportunit di decidere autonomamente le proprie priorit (Hall e Patrinos 2006).
Un altro studio condotto dalla Banca di Sviluppo Interamericana arrivato alle
medesime conclusioni: in base agli indicatori socioeconomici tradizionali, sia basati
sul reddito, sia sul concetto di necessit primarie non soddisfatte, i popoli indigeni,
come gruppo etnico, sono rappresentati in modo sproporzionato sia tra i poveri, sia tra
quelli in condizioni di povert estrema (Plant 1998). Nello stesso studio si fa
riferimento al fatto che le politiche di sviluppo adottate dagli Stati in via di sviluppo,
come la produzione di colture per lesportazione, la svendita di territori alle imprese
minerarie, sono frequentemente dannose per i popoli indigeni in termini di perdita del
territorio e di subordinazione lavorativa anche se comportano un incremento della
crescita economica del paese. Questo il caso del Guatemala e di alcune zone
meridionali del Messico, in cui la rapida crescita delleconomia basata sulle piantagioni
di caff destinate allesportazione ha avuto come conseguenza lesproprio delle terre
comunitarie indigene. Molti nativi sono diventati lavoratori residenti nelle piantagioni
di caff; nelle terre alte guatemalteche, dove si concentra la popolazione indigena, gli
appezzamenti di terreno sono divenuti troppo piccoli per fornire un reddito di
sussistenza e il lavoro stagionale diventato un aspetto importante della vita dei
nativi: sin dagli anni 40, la servit della gleba e le leggi sul vagabondaggio
costringevano gli indigeni a fornire mano dopera estiva ai proprietari terrieri; dopo,
quando la maggior parte delle terre indigene non era pi in grado di provvedere un
reddito di sussistenza, sono state le forze del mercato a fornire mano dopera
stagionale e migrante allagricoltura commerciale(Plant 1998).
La maggior parte del lavoro svolto finora sui fattori determinanti della povert tra i
popoli indigeni si concentrata principalmente sugli esiti del capitale umano. La
maggior parte degli studi documentano che i popoli indigeni sono svantaggiati in

termini di dotazione di capitale fisico e umano. Questi titoli bassi, a loro volta, portano
a differenze significative nei guadagni e, quindi acuiscono lo stato di povert e il
divario con i settori della societ nazionale dominante. Negli ultimi anni, si discusso
sul ruolo del capitale sociale e le risorse culturali dei popoli indigeni. Il capitale sociale,
definito come i valori tradizionali delle comunit locali e le strutture socio-economiche,
sono spesso indicati come lunico capitale produttivo di cui le minoranze etniche
dispongono in abbondanza. Questi valori e le strutture tradizionali includono il
controllo collettivo e la gestione sostenibile delle risorse naturali; sistemi di lavoro e
sostegno reciproco; forte organizzazione sociale e alti livelli di responsabilit
comunale; un profondo rispetto per la conoscenza dei loro anziani; e una stretto
attaccamento spirituale ai loro antenati e la terra. Tali attivit culturali possono
svolgere un ruolo chiave in materia di imprenditorialit economica e nelle strategie
per diversificare o intensificare le condizioni di vita. Stretti legami, un forte senso di
solidariet, e di relazioni di scambio a base di parentela, svolgono un ruolo importante
nel fornire sicurezza economica. Tuttavia, le differenze di gruppo nei risultati
socioeconomici possono essere spiegate cercando nella distribuzione, composizione e
restituzione delle attivit generatrici di reddito. Titoli patrimoniali bassi, ad esempio in
termini di dimensione dei terreni o anni di scuola, influiscono negativamente sulla
capacit di generare reddito, mentre bassi tassi di utilizzo e rendimento soffocano le
opportunit. La composizione delle attivit importante anche come il tasso di
rendimento di un bene spesso influenzato dalla propriet o accesso ad altri beni
complementari. Tuttavia, titoli patrimoniali bassi possono aiutare a spiegare i bassi
ritorni in termini economici. Inoltre, la discriminazione e altri meccanismi di esclusione,
cos come l'internazionalizzazione dei pregiudizi sono fattori che influiscono sui beni
delle minoranze escluse (Hall e Patrinos, 2010).
Nella politica operativa della Banca Mondiale sui popoli indigeni (WB 2005/2013) si fa
riferimento al fatto che un obiettivo dellistituzione finanziaria quello di ridurre la
povert e raggiungere uno sviluppo sostenibile assicurando che il processo di sviluppo
sia rispettoso della dignit, dei diritti umani, delleconomia e delle culture dei popoli
indigeni. La WB riconosce che le identit e le culture dei popoli indigeni sono
strettamente collegate con i loro territori in cui essi vivono e con le risorse sulle quali
dipendono. Per tale motivo si afferma che la condizione principale posta al
finanziamento di progetti mirati ai popoli indigeni il consenso previo, libero e
informato delle comunit e il rispetto dei diritti di propriet culturale, cos come
stipulato dai principali strumenti giuridici a tutela dei diritti dei popoli indigeni:
Convenzione 169 OIL [1989] e Dichiarazione ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni [2007].
4. Conclusione
In questo lavoro si tracciato un profilo dellapproccio di Sen alla povert e allo
sviluppo e si visto come questo abbia condotto a un interesse di economisti e
istituzioni sulle dinamiche complesse che provocano la condizione di povert tra i
popoli indigeni. Nel momento in cui si apre la strada per un analisi della povert che
non sia esclusivamente basato sulla scarsit di reddito si dimostrato come la
discriminazione istituzionalizzata sofferta dai popoli indigeni sia alla base dellalta
percentuale di povert documentata. A partire da tale considerazione, si sono fatti
molti passi avanti sul tema grazie soprattutto alla presa di coscienza sui diritti dei
popoli e sul valore della diversit culturale in s e come fondamento dello sviluppo

umano e sociale. Le politiche multiculturali adottate dalla maggior parte degli stati
latinoamericani muovono nella direzione di una maggiore garanzia del rispetto dei
diritti riconosciuti alle popolazioni indigene: educazione bilingue, propriet comunitaria
dei territori e delle risorse e maggiore autonomia e riconoscimento delle istituzioni
sociali indigene. Il mutato quadro internazionale in riferimento alle tematiche indigene,
specialmente sui diritti sulle risorse naturali e i diritti di propriet culturale,
congiuntamente con una riformulazione pi equa delle entrate del mercato ha reso
possibile una riduzione dei tassi di povert specialmente in quei paesi che riconoscono
maggiori garanzie alla tutela dei diritti dei popoli indigeni; in alcuni casi (Ecuador e
Bolivia) si riconosce costituzionalmente il diritto dei popoli indigeni a perseguire uno
sviluppo declinato secondo i termini di quello che si conosce come Sumaq Quasay
(buon vivere) basato sui valori di reciprocit e solidariet tra la comunit e lambiente
(Cepal 2014).
La questione della riduzione della povert e dello sviluppo economico non pu essere
considerata separatamente dalle questioni dellidentit e dei modi di vivere indigeni,
dalla cultura, dal diritto al territorio e alle risorse naturali e da quello
dellautodeterminazione. E certamente un problema conservare lidentit indigena, da
una parte, e migliorare le condizioni economiche, dallaltra. In un mondo dove
migliorare le condizioni economiche significa far crescere le istituzioni del mercato a
livello nazionale e globale, molti popoli indigeni si trovano di fronte a un dilemma: se
partecipano pienamente al mercato, devono dimenticare la gestione tradizionale dei
loro territori, le pratiche tradizionali della ridistribuzione della ricchezza, la
condivisione delle risorse tradizionali e della loro gestione tradizionale (Tauli-Corpuz
2012)
Negli ultimi tre decenni sono stati fatti molti passi nello stabilire uno standard minimo
di protezione dei diritti dei popoli indigeni grazie allo sforzo realizzato in varie sedi
internazionali (Nazioni Unite, Organizzazione Internazionale del Lavoro, Banca
Mondiale). E importante sottolineare come i popoli indigeni siano stati i protagonisti e
non sono beneficiari di queste attenzioni. Tale sforzo ha condotto a un ampio consenso
internazionale sulla determinazione dei diritti e delle priorit dello sviluppo per i popoli
indigeni la cui manifestazione stata lapprovazione da parte dellAssemblea Generale
ONU della Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni (UNDRIP): in questo documento si
afferma limportanza del diritto allo sviluppo per i popoli indigeni conseguente dal loro
diritto allautodeterminazione in quanto popoli con eguali diritti a tutti gli altri popoli
della terra.
Gli artt. 26 e 32 sono importanti in quanto sanciscono la propriet della terra e delle
risorse naturali dei territori abitati dalle comunit indigene e il diritto a essere
consultati previamente e ad esprimere un consenso libero e informato su progetti che
interessano i loro territori e le loro risorse naturali e culturali. Conseguentemente a
quanto afferma Sen sullimportanza della partecipazione politica come libert
strumentale per il raggiungimento dello sviluppo umano e sociale, il diritto dei popoli
indigeni di rifiutare piani di sviluppo che riguardano i loro territori non dovrebbe essere
visto come un ostacolo, ma come una parte intrinseca del processo di sviluppo e un
suo obiettivo, il rifiuto di tale diritto il rifiuto dello sviluppo in s. (Doyle e Gilbert
2010).

La UNDRIP uno strumento per ampliare le possibilit di sviluppo secondo i principi e i


valori propri ai popoli indigeni verso la realizzazione di quello che stato definito
Sviluppo autodeterminato(Tauli-Corpuz 2010). Questo concepito come un obiettivo
destinato ad ampliare le possibilit di cui godono i popoli indigeni garantendo il proprio
diritto allautodeterminazione. Spesso i piani di sviluppo per superare la povert hanno
lo spiacevole correlato della perdita dellidentit culturale in nome della modernit o
dellefficienza economica, la rivendicazione dei popoli indigeni quella
dellinscindibilit degli aspetti culturali da quelli economici nelle dinamiche di sviluppo.
E una riposta diretta allo sviluppo concepito come assimilazione forzata o come
integrazione silenziosa: lunica forma di sviluppo che permette la libert sostanziale
dei popoli indigeni quella che garantisce la prosecuzione vitale dei propri modi di vita
e la libera scelta di quali elementi estranei accettare, quali rifiutare e quali aspetti
della propria tradizione abbandonare o condividere con il resto della popolazione.

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