Sei sulla pagina 1di 13

TI RICORDI DI FUKUSHIMA?

DI ALFONSO NAVARRA (www.osmdpn.it)


firma la petizione per ESIGERE! IL DISARMO NUCLEARE
TOTALE
http://www.petizioni24.com/esigiamo
Lettore, ti ricordi di Fukushima? E stato il peggior disastro nucleare della storia
recente, quello le cui immagini in TV ti hanno colpito come un pugno allo stomaco,
quello per cui hai votato SI al referendum contro i piani di nuove centrali atomiche in
Italia; ne ricorre il quarto anniversario (era l11 marzo 2011). E molto probabile che
oggi tu sia convinto che la faccenda si sia sostanzialmente chiusa con levacuazione di
qualche villaggio, che la radioattivit sparsa al momento riguardi solo qualche abitante
del posto e che gli interventi effettuati abbiano messo tutto sommato in sicurezza la
centrale giapponese incidentata in seguito allo tsunami.
La stampa solo sotto lanniversario (ormai ci siamo!) se ne rioccuper un po in termini
folkroristici (c, in predicato di diventare star mediatica, un contadino giapponese che
restato, nella zona interdetta, accanto alle sue vacche per evitarne labbattimento), e dar
spazio a qualche editorialista per lamentarsi delloscurantismo italiano che rifiuta
modernit e progresso, come del resto ha gi fatto negli anni passati; ma, sicuramente,
come al solito, glisser sullessenziale. Qui in Italia vorrebbe la stampa, dico -, da
quanto viene strillato dalle aperture dei TG, che la nostra vita sia appesa alla grande
riforma del Porcellum, a quale sar la percentuale di nominati in Parlamento dai
partiti (quelli che ci hanno accollato oltre 2.100 miliardi di debito pubblico) che potremo
avallare con il nostro voto!
Uno dei punti ci scommetto - su cui i grandi media non si soffermeranno nelle
commemorazioni (e talvolta nelle lamentazioni) il seguente: proprio tu che leggi (ed
io che scrivo non ne sono certamente immune) potresti essere una vittima diretta del
fallout radioattivo globale dovuto a Fukushima, ma anche a Chernobyl del 1986, a
Three Mile Island del 1979, ad una quantit di incidenti minori sconosciuti, e soprattutto
questa proprio era fuori dai tuoi conteggi! - a decenni di test per mettere a punto gli
arsenali atomici: non abbiamo avuto solo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki,
magari! Abbiamo avuto centinaia di bombe fatte scoppiare soprattutto fino al 1993, il
25% in atmosfera. Il picco lo abbiamo conosciuto negli anni 1961-1962, con oltre la
met del megatonaggio complessivo espresso. Solo i 511 test atmosferici raggiunsero
una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima!

(Il dato lo fornisce Paolo Cortesi in: Test nucleari, giocare col plutonio. Vai su:
http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/MonitoraggioAmbientale/A2/TestNucle
ari.htm).
Una domanda cruciale ce la pone Alberto Burgio, coordinatore nazionale del Comitato
scientifico dellISDE, autore di Scram, Jaka Book, 2011, con Angelo Baracca e
Giorgio Ferrari: quando mai avremo il numero esatto dei morti di Fukushima (e di
Chernobyl e dei test nucleari)? La risposta pi giusta MAI!. Lui stesso in Scram
spiega perch: Il vero problema dato proprio dalle piccole quantit di radioisotopi
che escono dalle centrali e si concentrano nelle catene alimentari e in particolare nel
latte di mucca e in quello materno. E che passano attraverso la placenta al feto
interferendo col suo Dna. Incidenti come quello di Chernobyl e di Fukushima,
immettono nella biosfera grandi quantit di radioisotopi che permangono nelle catene
alimentari per decenni e, per quanto concerne il plutonio, per millenni. A essere esposti
e contaminati non saranno dunque soltanto i bambini ucraini o giapponesi ma, col
passare del tempo, tutti gli esseri umani e, pi in generale, tutti gli esseri viventi.

RITORNO A FUKUSHIMA. Quattro anni dopo lincidente occorso alla centrale


nucleare giapponese Le Scienze, la rivista scientifica pi prestigiosa e pi diffusa in
Italia ( ledizione italiana di Scientific American), nel numero dedicato, come recita
la copertina, alleredit di Fukushima (febbraio 2015), tenta un primo bilancio
dellimpatto ambientale del disastro.
Grazie a questa pubblicazione possiamo venire a sapere dei dati che ritengo molto
interessanti: subito dopo lincidente, furono evacuate 80.000 persone entro un raggio di
20 km dalla centrale (tre villaggi sono stati abbandonati: Futaba, Okuma e Namie) e che
poi la zona di esclusione stata portata a 30 km: ma al momento presente anche a
maggior distanza lungo la strada che porta al sito nucleare si attraversano paesi
sostanzialmente spopolati.
Ricercatori sul campo, citati nella rivista, (vedi Andrea Bonisoli Alquati
www.andreabonisolialquati.com/ che ha lavorato anche su Chernobyl ) affermano che a
1 miglio di distanza dalle centrale in dieci ore ti prendi la dose annua della radiazione
di fondo.
Il governo giapponese si era inizialmente prefisso di bonificare 11 delle municipalit pi
gravemente contaminate della Prefettura di Fukushima entro il marzo 2014. Lobiettivo
era ridurre la dose annua a 1 milliSievert, il valore limite per la popolazione previsto
dalle raccomandazioni della ICRP, la Commissione internazionale per la
Radioprotezione. Ma fino ad oggi si lontani dal risultato e la massima parte degli sforzi
si concentrata sulla stabilizzazione dei reattori nella centrale nucleare, che possono
sempre subire nuovi collassi e continuano con i loro rilasci radioattivi nellOceano
Pacifico.

Continuo ad estrarre dati dalla rivista. Le autorit giapponesi non avrebbero pi una
tempistica riguardo alla decontaminazione: hanno stabilito 1 mSv allanno come
obiettivo a lungo termine e incoraggiano gli evacuati a tornare in posti in cui la dose
annua arriva fino a 20 mSv, per lICRP equivalente alla dose limite per le persone che
lavorano nel settore nucleare. Ma ricerche citate dalla stessa rivista proverebbero
aumenti significativi del tasso dei tumori associati a dosi annue di soli 5 mSv
Il direttore Marco Cattaneo, di orientamento filonucleare, nelleditoriale intitolato:
Ritorno a Fukushima, costretto ad ammettere: Non disponiamo proprio delle
informazioni che sarebbero pi utili per mettere a punto una strategia di prevenzione e
radioprotezione.
Cattaneo ci fa comunque sapere che potremmo avere importanti indicazioni sulle
conseguenze per la salute dellesposizione a basse dosi di radiazioni - dagli studi
condotti sulle rondini da Timothy Mousseau, dellUniversit del South Carolina, cui si
collega larticolo Le rondini di Fukushima, di Steven Featherstone, pubblicato sulla
citata rivista.
Ecco lattacco dellarticolo:
Fino al 26 aprile 1986, quando uno dei reattori dellimpianto nucleare di Chernobyl
esplose diffondendo lequivalente del fallout di 400 bombe di Hiroshima sullintero
emisfero settentrionale, gli scienziati non sapevano quasi nulla sugli effetti delle
radiazioni sulla vegetazione e sugli animali selvatici. La catastrofe cre un laboratorio
vivente, soprattutto nei quasi 3.000 km quadri attorno al sito, conosciuto come zona di
esclusione circostante il sito.
Featherstone cos lo conclude, in breve:
La fusione del nocciolo avvenuta quattro anni fa nel reattore giapponese di Fukushima
Daiichi ha dato una nuova possibilit di studiarli (gli effetti delle basse dosi di
radiazioni sugli esseri viventi ndr). I primi risultati suggeriscono che il fallout di
Fukushima abbia danneggiato il biota (l'insieme di tutti gli esseri viventi, animali e
vegetali, che popolano una data regione - ndr) in modi che stiamo appena cominciando
a vedere.
Il direttore Cattaneo ci offre un antipasto di questi nuovi, sorprendenti, modi di
danneggiare il biota, ipotizzando che dagli studi finora effettuati emerga che laccumulo
di mutazioni (non di tumori) sia il vero pericolo per gli ambienti contaminati dalla
radioattivit.
Con i suoi colleghi, Mousseau ha studiato nel 1994 le popolazioni di rondine comune
dellarea di Chernobyl. E ora sta replicando i suoi studi a Fukushima, dove ha
documentato un declino delle popolazioni di uccelli molto pi rapido di quello
registrato in Ucraina. E sebbene il rapporto 2014 dellUNSCEAR, lagenzia dellONU
sugli effetti delle radiazioni, non desti particolari preoccupazioni, gli studi di Robert
Baker sul DNA delle arvicole di Chernobyl sembrano confermare lidea di Mousseau
sullaccumulo di mutazioni nelle generazioni successive.

Come dire, se mi concesso un commento sarcastico sulla scienza ufficiale, che


possiamo trascurare, negli studi (siamo ancora fermi a Hiroshima, quella la base!), la
salute umana (i cancri, le leucemie, etc.) e siamo invece liberi di concentrarci e
sbizzarrirci sulle mutazioni (anche queste importanti, per carit) di farfalle, rondini e
pantegane!
Siamo proprio in buone mani, signori miei!
Ironia a parte, anche gli studi sulle rondini, per quanto non sostitutivi di quelli che
dovrebbero essere effettuati sugli esseri umani, stando alle loro conclusioni, possono
farci balenare e Cattaneo lo accenna - una prospettiva allarmante, per non dire
angosciante: le specie viventi possono estinguersi perch le mutazioni generate dagli
ambienti contaminati le rende sterili. Si moltiplicano, infatti, i portatori di geni
anomali di generazione in generazione e si diffondono le possibilit di tali geni di
attivarsi anche a scoppio ritardato, impedendo la riproduzione, soprattutto se sono
presenti in ambedue i protagonisti sessuati dellaccoppiamento.
Questi studi a margine sugli animali, inoltre, potrebbero prestarsi ad una critica pi
profonda del paradigma con cui finora stato affrontato linquinamento radioattivo:
Ernesto Burgio, dellISDE, nel suo contributo nel citato Scram, lo individua come un
modello riduttivamente DNA-centrico.
Il difetto, per Bugio, starebbe proprio nel metodo base, quello sviluppato nel 1956, sotto
il dominio dei fisici sulla radiobiologia, da Puck e Markus: il Modello Lineare Senza
Soglia (in inglese: Linear No-Threshold, LNT).
Scrive Burgio in Scram (il capitolo si intitola: I rischi per la salute umana delle
radiazioni ionizzanti):
Il modello si basa sul triplice presupposto che non esiste una soglia definita al di sotto
della quale il rischio sia pari a zero; che il rischio direttamente proporzionale alla
dose assorbita, per cui la somma di molte piccole esposizioni avrebbe lo stesso effetto di
una esposizione massiva; che il danno cresce in modo LINEARE, cio in modo
direttamente proporzionale al crescere del livello della dose assorbita, per qualsiasi
valore della dose.
Secondo Burgio, bisognerebbe invece sviluppare un nuovo modello interpretativo, che si
conformi alle recenti scoperte nel campo della biologia molecolare: linterazione tra
radiazioni e organismi viventi dovrebbe essere studiata e compresa in modo
sistemico, cio tenendo conto delle complesse reazioni tessutali, cellulari e genetiche
coinvolte.
Mi sforzo di capire questa nuova visione complessa pensando a come magari se ne
parlerebbe in una osteria popolare: farebbe pi danno un piccolo pestaggio continuo e
ripetuto dallinterno, che ti cambia il corpo in profondit (le radiazioni assorbite
bevendo e mangiando, come quelle di Chernobyl e Fukushima) che non la mazzata una
tantum dallesterno: se il turbine radioattivo non ti ha subito fatto secco puoi riprenderti
e ritornare quasi come eri prima (caso di Hiroshima e Nagasaki, a distanza dallepicentro
dellesplosione).

QUELLO CHE FUORIESCE A FUKUSHIMA E UNO SCAMPOLO DI


VERITA: LA RICOSTRUZIONE DEL COMITATO SALUTE AMBIENTE
ENERGIA. Angelo Baracca, con il quale collaboro fin dai tempi di Comiso
(lopposizione agli euromissili che part nel 1981), insieme a Giorgio Ferrari
lanimatore del Comitato Salute-Ambiente-Energia. Ecco come riassume i fatti
dellincidente alla centrale giapponese sulla rivista elettronica FISICA/MENTE
(www.fisicamente.net) . "Nei tre reattori che erano in funzione a Fukushima al momento
del sisma e del successivo tsunami avvenuto lincidente pi grave concepibile in una
centrale nucleare, anzi tre: i noccioli dei tre reattori che erano in funzione sono fusi
(meltdown), in misura diversa, nellunit n. 1 sembra totalmente, e il corium (nocciolo
fuso) avrebbe perforato il vessel dacciaio e sarebbe penetrato nella base di cemento;
nelle unit 2 e 3 sembra comunque in percentuale molto alta. Ora, quello che accade al
nocciolo fuso di avere completamente perduto la geometria, che la condizione
essenziale per controllare la reazione a catena (con la regolazione delle barre di
combustibile e del moderatore), e di essere quindi completamente fuori controllo. Il
corium pu cambiare di forma, ed anche possibile che localmente si ristabiliscano
condizioni di criticit con la ripresa della reazione a catena e tutte le sue conseguenze.
Il problema che nessuno in grado di dirlo..."
Poi passa a spiegare perch fuoriesce acqua contaminata: "I noccioli fusi devono essere
continuamente raffreddati, perch solo nella configurazione geometrica regolare i
normali circuiti di raffreddamento funzionano (e a Fukushima erano stati messi fuori
servizio): e poich i vessel sono quanto meno incrinati, lacqua che stata in contatto
con le parti pi gravemente radioattive del reattore esce contaminata. da quel d che
infuriavano le polemiche, mai chiarite fino in fondo, sulla decontaminazione dellacqua
di raffreddamento, la sua raccolta, i serbatoi insufficienti, e via discorrendo".
Ed ecco ancora un altro problemone: A Fukushima, oltre alla fusione dei noccioli dei
reattori, successo un incidente, anzi quattro, che nessuno si era mai aspettato: il grave
danneggiamento delle piscine di disattivazione del combustibile esausto nelle unit n. 1,
2, 3, e anche n. 4, che era spenta ma la cui piscina ospitava il numero maggiore di barre
di combustibile, in configurazione addensata (quindi pi pericolosa)... Il combustibile
esausto enormemente radioattivo, emette quantit enormi di energia, e deve essere
custodito per lungo tempo immerso in piscine di disattivazione, continuamente
raffreddato. Dopo di che . . . non c soluzione! Praticamente tutto il combustibile
esaurito lasciato dai reattori che hanno funzionato in questo mezzo secolo ancora
custodito in questo modo, e non si sa pi letteralmente dove metterlo (ecco appunto la
configurazione addensata); il tentativo di realizzare depositi geologici sicuri in cui
immagazzinarlo per migliaia di anni per ora nel libro dei sogni".
I gravi danneggiamenti delle piscine di disattivazione a Fukushima sarebbero stati un
fatto nuovo, che, secondo Baracca, avrebbero gettato nel panico lindustria nucleare in
tutto il mondo. In particolare, a Fukushima il maggiore allarme riguarda la piscina

dellunit n. 4 suddetta, che a rischio di crollo (quasi nessuno cita gli allarmi che si
sono susseguiti da commissioni di esperti sui rischi di sismi di massima intensit in
Giappone, dove praticamente tutti i reattori sono costruiti su faglie sismiche: ma
lallarme vale per tanti altri paesi, nessuno in grado di prevedere se, quando e dove
potr prodursi un forte terremoto)".
In sostanza a Fukushima pu accadere praticamente di tutto e tutto in modo
imprevedibile ed inspiegabile per la semplice ragione che nulla sotto controllo, e
che ormai i dati sulla contaminazione e le conseguenze sanitarie sono stati talmente
falsati, nascosti, manipolati fin dallinizio, che veramente difficile fare bilanci e
previsioni serie.
E CHERNOBYL? NEMMENO LI LINCIDENTE E STATO CHIUSO! Nella
percezione dell'opinione pubblica, il disastro di Fukushima di tre anni fa ha oscurato
quasi del tutto la pi antica catastrofe nucleare di Chernobyl, nell'attuale Ucraina:
nellaprile 2015 far 29 anni. Invece i suoi effetti sono ancora potenzialmente letali e la
messa in sicurezza del reattore numero 4 della centrale ben lungi dall'essere
completata. L'emittente statunitense CBS ha dedicato una puntata del programma 60
Minutes proprio al disastro di Chernobyl ed Enrico Chill di Leggo ci fa un articolo
sopra (vai alla URL:
http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/allarme_chernobyl_pu_amp_ograve_uccidere_anco
ra_video/notizie/1037560.shtml).
Lo riporto quasi per intero perch lo ritengo molto interessante.
L'Unione Sovietica, all'epoca (il 26 APRILE 1986 NDR), aveva inviato 500 mila
militari per far evacuare tutti gli abitanti delle zone circostanti, per spegnere l'incendio
divampato nella centrale e rimuovere le scorie nucleari. Successivamente, il reattore
numero 4 fu coperto con una sorta di rudimentale sarcofago, ma il materiale di cui era
costituito non sarebbe durato in eterno. Il clima rigido del nord dell'Ucraina, infatti, ha
seriamente danneggiato la costruzione con cui si tentato di mettere in sicurezza la
centrale. Una tempesta di neve, due anni fa, ha distrutto parte del tetto, lasciando la
costruzione scoperta. I livelli delle radiazioni, che fino a quel momento si erano
abbassati col tempo, sono di nuovo aumentati.
Il problema, ora, non pu pi essere ignorato, ed per questo che con i fondi raccolti
da oltre 40 diversi paesi stata organizzata la costruzione di un gigantesco arco, al di
fuori della zona di rischio. L'opera, successivamente, sar fatta scivolare verso il
vecchio 'sarcofago', fino a sigillare del tutto il reattore danneggiato. Nei cantieri
lavorano 1400 uomini e, quando la costruzione sar pronta, ci vorr almeno un'ora per
spostarla ogni volta di appena dieci metri. Non per il tempo di spostamento
dell'opera a preoccupare i supervisori del lavoro. Uno di loro, Nicholas Caille, ha
infatti spiegato: Ci sono difficolt intrinseche in questo tipo di lavoro, ma tutto
rallentato a causa della mancanza di fondi. Con la crisi tra Ucraina e Russia abbiamo

perso diversi finanziatori, ed ora mancano ancora circa 750 milioni di dollari quando
finora ne sono stati spesi diversi miliardi.
Gli effetti devastanti del disastro nucleare hanno colpito duramente non solo l'Ucraina,
ma anche il resto dell'Europa. Gli scienziati, inoltre, hanno lanciato un nuovo allarme:
Abbiamo prove certe che le modifiche a livello del dna dovute alle radiazioni sono
permanenti e si trasmettono anche alle generazioni successive. Per evitare che, a
distanza di 28 anni, la catastrofe possa mietere nuove vittime, necessario trovare in
fretta i fondi per completare la messa in sicurezza. Intanto, come testimonia un video
girato in parte con un drone dal reporter della CBS Danny Cooke, nella vicina cittadina
di Pripyat, dove risiedevano molti operai della centrale e abbandonata subito dopo il
disastro, tutto rimasto fermo al 1986. Colpiscono soprattutto le immagini di un parco
giochi che sarebbe stato inaugurato ai primi di maggio: nessun bambino mai salito
sulle modernissime attrazioni costruite in un'Unione Sovietica ormai in declino.

LA DENUNCIA DI SEMI SOTTO LA NEVE. Quattro anni fa erano state,


per qualche tempo, sotto gli occhi di tutti le immagini dellenorme tragedia che si era
abbattuta sul Giappone a causa di un devastante terremoto seguito subito dopo da un
terrificante tsunami.
Le esplosioni nei quattro reattori a suo tempo provocarono, in modo analogo a
Chernobyl, anche se in quantit inizialmente minore, la formazione di una classica nube
radioattiva, e successivamente a vero e proprio pulviscolo osservato e studiato ad
esempio in Australia, dal Centre of Excellence for Climate System Science. (Sul sito:
www.climatescience.org.au/ trovi il paper: "Multi-decadal projections of surface and
interior pathways of the Fukushima Cesium-137 radioactive plume").
Oggi gi non se ne parla quasi pi, ma questo comportamento grida forte e poi taci
passando a gridare su altro, poi non parlare di questo altro e mettiti a schiamazzare su
unaltra emergenza ancora - tipico del circo mediatico, che procede per ondate
sensazionalistiche.
No, oggi come allora, a livello mondiale ci si subito resi conto che il rischio maggiore
per tutti e non solo per i giapponesi proviene non dai primi rilasci nellaria e
nellacqua ma dai reattori nucleari che non erano e non sono stati messi in sicurezza.
N questo problema, come ci ricorda Baracca, pu essere risolto!
Sotto questo aspetto le notizie fornite dalla TEPCO (Tokyo Electric Power Company)
erano allora e continuano ad essere oggi incoerenti, contraddittorie, in gran parte
FALSE.
La situazione critica stata a malapena tamponata, continua a covare sotto la cenere.
Ce lo spiega, tra gli altri, un professore del Politecnico di Milano, Ezio Puppin,
intervistato, il 3 settembre 2013, da Eleonora Degano, specializzata in giornalismo
scientifico digitale.
La Degano, opportunamente, chiede al prof. Puppin: Qual la gravit della
situazione, rispetto a Chernobyl?

E questa la risposta: "Per Chernobyl (rispetto a Fukushima - ndr) si trattava di una


tecnologia differente, non di un reattore moderato ad acqua. C stato un incendio, e
ovviamente ne stata utilizzata per spegnerlo, ma ora non pi necessario farlo per
evitare il surriscaldamento. La nube radioattiva in quel caso si diffusa nellatmosfera,
e noi ora scopriamo che i cinghiali in Piemonte hanno livelli di cesio anormali. Ma la
maggior parte delle radiazioni ancora l, e a differenza di Fukushima non si
sposteranno. Fukushima diversa anche perch si parla di quattro reattori e non uno,
gravemente danneggiati, e di migliaia di tonnellate di materiale radioattivo che vanno
continuamente raffreddate. Per di pi lacqua salata che viene usata a questo scopo
corrosiva, e andando avanti cos per centinaia di anni a un certo punto si sar
mangiata gran parte della centrale, diffondendo radiazioni con effetti molto peggiori
rispetto a Chernobyl".
Incalza la Degano: Gli Stati Uniti, tuttavia, sembrano voler minimizzare le possibili
conseguenze...
Ribatte Puppin: Questo perch le centrali e la tecnologia sono le loro, Fukushima
stata costruita dalla General Electric, e negli USA ci sono diverse centrali simili. Ma i
problemi raggiungeranno presto anche loro, perch lacqua contaminata arriver
dallaltro lato delloceano, e gi sono stati fatti diversi studi climatologici a riguardo.
Se una frazione significativa del materiale radioattivo della centrale finisse in mare e si
diluisse completamente non si potrebbe pi fare il bagno in nessuna parte del mondo.
Quello che succede in realt, sul lungo periodo, che il materiale immesso in un certo
punto viene portato dalle correnti su altre coste, dove si concentra. Negli Stati Uniti,
ovviamente, si chiedono dove arriveranno queste correnti. Credo che nellarco dei
prossimi anni sentiremo uno stillicidio di notizie sempre peggiori, e non ci saranno parti
del mondo completamente esenti dalle conseguenze.
Riportiamo qui lultimo assist della Degano: "Lattuale premier (Abe - ndr) ha vinto le
elezioni anche grazie alla promessa di rilancio economico, e di riattivare le centrali. Gli
abitanti per non sembrano daccordo"
E quindi lultima risposta di Puppin: "Con lacqua radioattiva che finisce nel Pacifico,
solo questione di tempo, e non vi si potr pi pescare. Questo si aggiunge ai
lavoratori che si ammalano e muoiono, e alle decine di casi di tumore alla tiroide nei
bambini della prefettura di Fukushima. Purtroppo, anche se non conosco i numeri
esatti, ampiamente fuori da ogni dubbio che i tumori siano dovuti alla radioattivit".
(Lintervista leggibile alla URL:
https://oggiscienza.wordpress.com/2013/08/27/fukushima-e-solo-linizio/)
Come sempre, come gi accadde con Chernobyl, linformazione dei pubblici poteri
sembra nascondere elementi essenziali ed falsamente rassicurante: il Giappone, in
questo, non differisce dallex URSS, perch il modello nucleare bisogna ammetterlo intrinsecamente antidemocratico e militarizzato.
Un disastro come quello accaduto ha costituito un duro colpo per il Giappone, noto per
la gerarchia rispettata, lordine ricercato e la meticolosit perseguita, e lo ha messo in

ginocchio: figuriamoci cosa sarebbe potuto accadere in una Italia mi si perdoni il


giudizio impietoso - ormai in balia della cialtronaggine (per non dire della mafia) se non
fossero stati fermati i piani nucleari di Berlusconi/Sarkozy!
Sulla situazione giapponese, sul movimento antinucleare che nato in reazione al
disastro nucleare, sulle iniziative di sensibilizzazione da portare avanti insieme con gli
attivisti europei un prezioso lavoro di contro-informazione di collegamento svolto
dal Centro Semi sotto la neve, di cui fondatrice Yukari Saito.
Del Centro, che ha sede a Pisa, e con cui collaboro nel Nework antinucleare
europeo, segnaliamo la pubblicazione: "Fukushima: lanno zero" di Naomi Toyoda,
fotogiornalista giapponese esperto dell'uranio impoverito, tradotto da Yukari Saito e
Marina Forti e edito da Jaca Book, che ha lo scopo di indurre a riflettere
sullimpossibile convivenza tra i viventi e il nucleare. E, con particolare interesse e
coinvolgimento, loriginale ed innovativo fumetto I dragoni atomici di Fukushima,
di Yuka Nishioka, edito dall'Associazione culturale Altrinformazione.
(Questa, in breve, la trama: Ayumi Hoshino, studentessa delle medie, scopre la fisica
atomica, l'energia nucleare, i rischi delle radiazioni, le conseguenze del disastro di
Fukushima. L'arroganza e la presunzione degli esseri umani che credono di poter
controllare la natura hanno scatenato la furia dei "dragoni atomici" dormienti nei cieli.
L'umanit di fronte a un bivio: proseguire sulla strada delle energie "artificiali" come
quella nucleare o adottare le fonti rinnovabili di energia "naturale" che ci permettono di
convivere con le forze della natura).
Yukari Saito, che una prestigiosa giornalista e scrittrice giapponese, il 9 agosto 2012,
ha pubblicato, sul Manifesto quotidiano, un importante articolo di riflessione politica
dal titolo : Se non ora quando?. Mi sembra utile proporne ampi brani perch indica
chiaramente, come recita il sottotitolo, a cosa serve veramente il nucleare in Giappone:
Il governo insiste con la filiera atomica, contro il volere dei cittadini, per un solo
scopo: la capacit militare.
(Larticolo completo lo si trova cliccando alla URL:
http://www.semisottolaneve.org/ssn/a/36751.html )
"Dopo l'incidente della centrale nucleare di Fukushima, l'11 marzo 2011, mi stato
spesso chiesto come abbia potuto il Giappone, che aveva gi vissuto gli orrori di
Hiroshima e di Nagasaki, disseminare ben 54 reattori atomici sul suo territorio,
esponendosi di nuovo al rischio radioattivo. La sola risposta che riuscivo a formulare
chiamava in causa l'abilit politica degli Stati Uniti, che sin dagli anni '50 ci hanno
inculcato l'idea del nucleare a uso pacifico capace di portare benessere anche dove le
risorse energetiche sono scarse - mentre il vero obiettivo di Washington era zittire i
movimenti antinuclearisti imponendo l'immagine di una tecnologia atomica innocua e
utile.
Dopo il 5 maggio scorso, quando l'ultimo dei 54 reattori esistenti in Giappone stato
fermato per un controllo periodico, rendendo di fatto il paese nuclear free, la domanda
ricorrente diventata: a che servivano dunque tutte quelle centrali, se ce la fate anche

senza?. Ora, di ritorno in Italia dopo un mese di soggiorno in Giappone, aggiungo il


mio interrogativo: a che serve davvero il nucleare al Giappone?
Il dubbio sorge dal fatto che nella regione intorno alla capitale, servita dalla famigerata
azienda elettrica Tepco, non si parla pi dell'ordinanza per il risparmio di energia
elettrica e tantomeno di blackout programmati, nonostante manchi la fonte nucleare
che prima dell'incidente copriva il 30% del fabbisogno. Tokyo se la passa benissimo,
nell'estate torrida di quest'anno, con i condizionatori accesi dappertutto esattamente
come 2 anni fa. Invece se andiamo in Kansai, la regione di Osaka, Kyoto e Kobe,
scopriamo che la contestatissima riattivazione dei due reattori di Ooi nel mese scorso
servita solo a spegnere diverse centrali termiche - ma non a revocare l'ordinanza sul
risparmio n l'allarme blackout, ci per cui il governo giustificava la sua decisione. Per
far rientrare l'emergenza il presidente dell'azienda elettrica ora pretende di rimettere in
moto anche altri reattori. Ma i dati parlano chiaro: la regione dispone gi elettricit
sufficiente anche senza il nucleare.
Intanto il governo di Tokyo ha proposto i nomi per la direzione di un nuovo organo di
controllo dell'energia atomica, istituito per rendere le autorit pi indipendenti
dall'industria nucleare: scopriamo per che sar diretto da personaggi gi noti per i
loro stretti rapporti con la lobby nucleare. Gli incontri pubblici organizzati in varie citt
per discutere la politica energetica nazionale hanno evidenziato una chiara opposizione
popolare al nucleare e il tentativo disperato e malcelato del governo di escludere
quest'opzione. L'esecutivo mantiene ferma la sua posizione anche in materia di
esportazione degli impianti nucleari. E questo a dispetto al rapporto della commissione
d'inchiesta istituita dal parlamento sull'incidente di Fukushima, presentato solo un mese
fa: la relazione di 641 pagine imputava senza mezzi termini l'incidente
all'irresponsabilit dell'azienda elettrica e dell'organo di controllo, denunciando la
sudditanza del secondo alla prima, che ha impedito di prevenire il disastro, umano e
evitabile.
A dire il vero, non difficile spiegare l'insistenza del governo giapponese sul nucleare.
Basta avere il coraggio di nominare l'innominabile: lo scopo militare. D'altronde un
segreto di pulcinella. Un esponente politico di destra, l'ex ministro della difesa Ishiba,
lo ha detto chiaro un anno fa: Va bene ridurre la dipendenza dal nucleare, ma il
Giappone non pu chiudere tutte le centrali perch questo ci toglierebbe la possibilit
di sviluppare armi atomiche qualora le circostanze internazionali lo rendessero
opportuno, visto che i nostri vicini ne dispongono gi.
Se diciamo addio all'energia atomica, in effetti, bisogna dire addio anche al
ritrattamento del combustibile esausto e all'estrazione del plutonio, che si giustificava
con il riutilizzo del combustibile per generare elettricit (anche se finora vari problemi
tecnici hanno impedito le operazioni). Salvare alcune centrali nucleari contro la volont
popolare l'unico modo per il Giappone di mantenere la filiera atomica senza vedersi
mettere tra i cattivi come l'Iran e la Corea del Nord. Anche l'esportazione di impianti,

con la possibilit di ritirarne il combustibile esausto, offre un'ottima scusa per rimanere
nel business atomico.
Per la stragrande maggioranza dei giapponesi per questa prospettiva decisamente
inaccettabile. Lo dimostrano diversi sondaggi d'opinione e le manifestazioni popolari
ormai quotidiane. Una conferma arriva perfino dal sindaco (eletto con i partiti
conservatori) del comune di Hiroshima: Kazumi Matstui commemorando il
sessantasettesimo anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima tre giorni fa
ha detto che l'11 marzo 2011 una data indimenticabile per l'umanit a causa
dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Le persone colpite e costrette
tutt'ora a una vita assai difficile hanno molte cose in comune con la popolazione di
Hiroshima di 67 anni fa, ha aggiunto: E' in corso un dibattito nazionale sulla
politica energetica che fa tesoro dell'esperienza dell'orribile incidente e della lezione
sull'incompatibilit tra il nucleare e l'umanit. Il sindaco di Hiroshima chiede al
governo una politica energetica che salvaguardi la vita e la sicurezza dei cittadini. E
che il Giappone, unico paese al mondo bombardato con armi atomiche, facendosi
carico dei sentimenti di Hiroshima e Nagasaki spinga il mondo alla totale abolizione
delle armi nucleari.
Sembra quasi che sull'arcipelago giapponese vivano due razze umane diverse e
incomunicabili tra di loro. Il professor Takao Takahara, docente di politica
internazionale all'Universit di Meiji Gakuin, da tempo impegnato nei movimenti
antinucleari e porta spesso gli studenti americani a Hiroshima e Nagasaki. Dice che di
solito la visita cambia radicalmente il loro modo di pensare: Sono giovani spesso
convinti che sia giusto rispondere con le armi agli attacchi militari. Ma dopo la visita
alle citt e i racconti dei sopravvissuti si ricredono, dubitano che un atto di tale crudelt
sia da augurare nemmeno al peggior nemico.
Non ci sar un modo di cambiare anche le opinioni dei politici nuclearisti? Il barlume
di speranza si affievolisce appena ripenso a Yasuhiro Nakasone, ex criminale di guerra
che divent il primo ministro giapponese tra 1982 e 1987 nonch amico fidato di
Ronald Reagan; alle notizie del devastante bombardamento a Hiroshima, ancora
giovanissimo Nakasone pens subito che armare il paese del nucleare fosse la prima
cosa da fare; nella sua lunga carriera politica non riusc nell'intento e dovette
accontentarsi del ruolo del promotore dell'energia atomica in Giappone con il
beneplacito di Washington.
Eppure c' un'umanit di natura esattamente opposta. Sono numerosi i cittadini, noti e
anonimi, che prima dell'11 marzo 2011 non si preoccupavano affatto delle centrali
nucleari: poi l'incidente li ha scossi dal torpore e fatto capire che le autorit non sono l
per proteggerli".

PERCHE ADDITIAMO LA FOLLIA DEL NUCLEARE.


PERCHENON RITENIAMO CHIUSA LA PARTITA. Quattro anni

sono passati da Fukushima (11 marzo 2011) e quattro dal referendum antinucleare
vinto in Italia (12 e 13 giugno 2011) sullonda della consapevolezza e dei sentimenti
suscitati dal disastro giapponese: da cittadino impegnato nella politica di base e nei
saperi critici (mi definisco ironicamente antigiornalista), non ho mai dismesso
l'opposizione alle lobbies del nucleare, sempre vive e vegete, sia pure ferite, con
lobiettivo di rafforzare le ragioni di un movimento globale contro la megamacchina
atomica, che, con molti miei amici antimilitaristi ed ecologisti, ritengo del tutto attuale
nelle motivazioni e negli scopi; e di importanza letteralmente vitale.
Facciamo un invito alle cittadine ed ai cittadini a rafforzare il movimento
antinucleare nella consapevolezza, da parte nostra, che la partita contro latomo
non affatto chiusa!
Sfruttiamo, in senso buono, un anniversario tragico, quello dellincidente alla centrale
giapponese seguito allo tsunami, non per assecondare il chiacchiericcio superficiale da
talk show televisivo che si scatena in queste occasioni, ma per indurre, se possibile, una
sensibilizzazione la pi ampia possibile - ed una riflessione la pi profonda possibile
- su ci che pi deve preoccupare ed occupare le nostre vite attive, se aspirano ad un
futuro collettivo che dia loro senso autentico.
Qui sono in ballo le nostre esistenze, e lo slogan meglio attivi che radioattivi da
considerare del tutto appropriato, rigoroso ed esatto!
Limportanza ed attualit del movimento per la denuclearizzazione (chiusura delle
centrali atomiche pi disarmo nucleare) strettamente da collegare allimpegno per
lenergia rinnovabile di pace: vogliamo, per vari motivi, tra cui spiccano anche istanze di
opportunit e di efficacia, abbinare la protesta alla proposta, e questo pu avvenire
radicando lopposizione nel concetto di energia bene comune, base di una societ
migliore, di un ecosviluppo pacifico che, da ciascuno di noi, donne ed uomini di buona
volont, pu essere costruito concretamente giorno dopo giorno.
La causa nobile, radicata nello spirito di sopravvivenza (individuale e
collettiva), combina, secondo gli insegnamenti della nonviolenza vincente, quella
pragmatica, non quella ideologica, strategie di contestazione con programmi
costruttivi.
Il punto che intendiamo chiarire , nella pars destruens, la sostanziale complementarit
dellimmenso pericolo nucleare nelle due forme apparentemente distinte in cui si
presenta: quella militare e quella civile. E questo aspetto trascurato (e rimosso anche
dai movimenti specializzati) della dipendenza del nucleare civile da quello militare
che il nostro lavoro, ed il mio in particolare, e non da oggi, da anni, si sforza di mettere
in luce.
Le applicazioni militari e civili del nucleare sono strettamente intrecciate e non
separabili: siamo di fronte a due fratelli gemelli e assolutamente cooperanti!
(Tra i due il pi anziano anche il maggiore nel senso di dominante: c bisogno di
precisare quale ? S, c bisogno!).

Un pericolo, quello nucleare, sia civile che militare (insisto, ed insisto con le virgolette
per il civile!), sfortunatamente mortale, di entit apocalittica, tra reattori che possono
fondere, bombe che possono esplodere e missili che possono partire, persino solo
virtualmente, fino a scatenare guerre cataclismatiche (anche solo locali) per caso o per
errore, di cui lopinione pubblica ha scarsissima cognizione e che addirittura tende, per
meccanismi psicologici profondi, a rimuovere, se non ad espellere.
Latomo (tecnologia pi apparati industriali e militari) ci minaccia mortalmente
e non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte allincendio che pu farci crollare la
casa addosso, bens darci da fare per estinguerlo!