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CASO CANNOVA I 5 STELLE: "CROCETTA CAMPIONE DI ARRAMPICATA SUGLI

SPECCHI"
GIOVED 26 FEBBRAIO 2015 - 17:31 ARTICOLO LETTO 468 VOLTE

GRILLINI ALL'ATTACCO ANCHE SULLA GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI


PALERMO - Sulla mancata costituzione della Regione nel processo Cannova il governo stato
ridicolo. Il campione mondiale di arrampicata sugli specchi perde colpi. Ora viene smascherato
sempre pi spesso.
E' durissimo il commento dei deputati all'Ars del Movimento 5 Stelle alla notizia che la Regione
resta fuori dal processo contro il suo dipendente infedele perch non costituitasi per tempo come
parte civile, "salvo un tardivo e goffo tentativo di marcia indietro, smascherato ora dai giudici del
tribunale.
Crocetta dicono i parlamentari - ha cambiato idea perch travolto dalle inevitabili e doverose
polemiche. La costituzione come parte civile andava fatta in automatico senza bisogno di ricorrere
ad un parere dell'Avvocatura di Stato, rivelatosi tra l'altro ridicolo.
Intanto il Movimento ha presentato una lunga interrogazione sulla gestione del ciclo rifiuti per
sondare le reali intenzioni del governo Crocetta, pi che mai nebulose. A sentire le ultime
dichiarazioni rese in commissione Ambiente dal dirigente generale del dipartimento Energia, Lo
Monaco dice Valentina Palmeri, prima firmataria dellatto sembra che la linea politica sia quella
di non puntare sulla differenziata, come prevede la legge, per raggiungere il target del 65 per cento
(oggi si al 7) ma quella di consentire ed agevolare gli INVESTIMENTI privati, ricorrendo
allincenerimento
e
alla
gassificazione.
Il ricorso allincenerimento dei rifiuti prosegue la Palmeri rappresenta una strada da escludere
perch concluderebbe il processo di distruzione dellecosistema del Mediterraneo gi in corso con
le trivellazioni a mare e sulla terra per le ricerche petrolifere tanto care a Crocetta.
Con latto parlamentare il Movimento chiede notizie anche sulle intenzioni del governo sulla
mozione del M5S (prima firmataria Angela Foti) approvata allunanimit dallArs il 25 giugno (che
indica precise direttive per la redazione del piano rifiuti in direzione del recupero della materia e
non dellincenerimento) e sulla legge regionale 9 del 2010 che prevede la riduzione, il riuso e il
riciclo dei rifiuti. Informazioni sono richieste anche sui 200 milioni di euro assegnati al
commissario straordinario per i rifiuti per la Sicilia e sui 90 milioni destinati al compostaggio, i cui
bandi di gara sono andati deserti
Vogliamo sapere infine - conclude la Palmeri quali sono i soggetti che prenderanno parte al
tavolo tecnico recentemente costituito presso lassessorato regionale dellEnergia per coadiuvare
lassessore alla stesura del nuovo piano rifiuti regionale e chi sieder al tavolo del ministero
dellAmbiente per la Sicilia. Per Angela Foti la gestione dei rifiuti deve essere fatta in maniera tale
da tramutarli in enorme risorsa. L'opportunit di cambiamento dice - sta nel decidere se questo
affare da 250 milioni di euro deve continuare a finire nelle tasche di pochi tramite le discariche e
l'orrore dell'incenerimento o deve divenire ricchezza distribuita attraverso la filiera produttiva del
riciclo, che in Sicilia sulle oltre 220 mila tonnellate di rifiuti prodotte ogni anno pu esprimere oltre
5000 posti di lavoro reali e grandi risparmi per i Comuni, dovuti al mancato conferimento in
discarica.
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http://livesicilia.it/2015/02/26/i-5-stelle-crocetta-campione-di-arrampicata-sugli-specchi_601116/
I GIUDICI SMENTISCONO CROCETTA LA REGIONE FUORI DAL PROCESSO
Gioved 26 Febbraio 2015 - 14:49 di Riccardo Lo VersoRiccardo Lo Verso
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Il caso Cannova. Dopo le polemiche sulla mancata costituzione di parte civile, il governatore,
Rosario Crocetta, aveva respinto accuse e polemiche: "Tutta colpa di un difetto di notifica". Oggi
viene smentito dal tribunale
PALERMO - La Regione fuori dal processo Cannova. Definitivamente tagliata fuori dalla
possibilit di ottenere un risarcimento danni, almeno in sede penale, da un suo presunto dipendente
infedele che avrebbe intascato mazzette in cambio di agevolazioni nel rilascio di
autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti. Il Tribunale ha respinto la costituzione di parte
civile della Presidenza della Regione nonostante il tentativo, maldestro, del governatore Rosario
Crocetta di giustificare un governo, il suo, e una pubblica AMMINISTRAZIONE troppo distratti
per accorgersi di essere stati citati come parte offesa nel processo.
Ci costituiamo parte civile. Lo facciamo ora perch c' stato un difetto di notifica. Confidiamo che
il Tribunale ci ammetta alla LUCE di quanto accaduto" disse il 18 febbraio scorso Crocetta
cercando di archiviare il caso. Ed invece il Tribunale, presieduto da Vincenzina Massa, ha respinto
la sua richiesta al termine di una fulminea camera di consiglio. Troppo evidente la distrazione
smascherata dagli avvocati di Cannova, Massimo Motisi e Lorenzo Bonaventura.
Lo schiaffo alla credibilit della Regione siciliana si concretizza nella notifica che un ufficiale
giudiziario ha consegnato a Palazzo d'Orleans il 5 novembre scorso. Una notifica che i due legali
hanno trovato dove era normale che venisse conservata, nel fascicolo del processo in mano ai
pubblici ministeri Daniela Varone e Alessandro Picchi. E stamani l'hanno sventolata sotto il naso
del rappresentante dell'Avvocatura dello Stato. la stessa Avvocatura che motiv la scelta di non
costituirsi parte civile, sostenendo che la corruzione "non costituisce allarme sociale", e il danno
all'erario era esiguo. Poi, il governatore cerc di correre ai ripari e con un delibera di giunta
allontan il sospetto della distrazione. La notifica - disse - non era arrivata.
Secondo l'accusa, Cannova avrebbe intascato mazzette. Oltre a lui sotto processo ci sono
Giuseppe Antonioli, AMMINISTRATORE DELEGATO della discarica di Mazzarr
Sant'Andrea, nel Messinese, Domenico Proto, titolare della discarica, i fratelli Calogero e
Nicol Sodano, proprietari della Soambiente di Agrigento. Il funzionario palermitano, nel corso
di un interrogatorio, ammise di avere intascato tangenti per facilitare le pratiche degli imprenditori.
Bastava pagare per evitare i controlli nelle discariche e le possibili chiusure. Il prezzo della
corruzione sarebbero stati migliaia di euro in contanti - diecimila euro o forse pi - televisori
ultramoderni e soggiorni in alberghi di lusso. Fatti gravi tanto che, alla scorsa udienza, il Tribunale
respinse la proposta di Cannova di patteggiare quattro anni di carcere.
Una gravit che Crocetta non perse tempo a sottolineare durante una conferenza stampa,subito dopo
il blitz: "Il caso Cannova? Potrebbe essere solo l'inizio. Stiamo vagliando l'ipotesi della confisca o
dell'esproprio per pubblica utilit delle discariche private". Ed ancora: Da quando c'
questa AMMINISTRAZIONE non ci sono pi coperchi. Forse, quando siamo intervenuti con le
rotazioni, dovevamo essere pi incisivi ancora. La frequenza di queste inchieste mi fanno pensare:
altro che tangentopoli... . Dopo la Formazione, il Ciapi, i Beni culturali, la sanit...". Sono tutti temi
caldissimi, diventati materia dei dossier consegnati in questi mesi da Crocetta in Procura per
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denunciare il malaffare che si annida nella pubblica amministrazione regionale. Un via vai negli
uffici giudiziari, quello del governatore.

C' un tempo per le conferenze stampa e gli annunci. E c' un tempo in cui alle parole possono
seguire i fatti. Cos avevamo scritto quando per primi rilevammo la pesante assenza della Regione
al processo. Oggi Crocetta ha perso un'occasione per concretizzare, con un piccolo grande gesto, la
sua smania di legalit.

http://livesicilia.it/2015/02/26/mazzette-e-rifiuti-i-giudici-smentiscono-crocetta-e-la-regione-restafuori-dal-processo_601028/

CANNOVA,ZUCCARELLO,TOLOMEO,SANSONE,ANTONIOLI,AUDI,GULLO,CROCETTA,
PROTO,SODANO,SOAMBIENTE,OIKOS,MARINO, MASSIMO MOTISI, LORENZO
BONAVENTURA,MASSA,MAZZARA SANTANDREA, DANIELA VARONE,
ALESSANDRO PICCHI.

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2015/02/cinisi-esposto-alla-corte-dei-conti-del.html
CANNOVA GIANFRANCO ASCESA E DECLINO DELL'ANTIMAFIA DEGLI
AFFARI "CHE NON SI POSSONO RIFIUTARE"
Giulio Ambrosetti

Un' inchiesta coinvolge la dirigenza di Confindustria Sicilia e indirettamente quei politiici antimafia
che dovevano rappresentare "il nuovo" rispetto ai vecchi "comitati d'affari". Mala gestione dei beni
sequestrati alla mafia, conflitti d'interessi alla Regione, irregolarit sull'utilizzo dei fondi europei,
privatizzazione degli aereoporti... La magistratura ultimo baluardo in difesa della legalit?
Tira unaria pesante in questi giorni lungo lasse Palermo-Caltanissetta-Roma. Agli incroci di mafia
e antimafia c un po di traffico. Un ingorgo da legalit strillata. Storie strane. E uninchiesta su
presunti fatti di mafia che coinvolge il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante,
considerato uno degli uomini di punta dellantimafia e dellantiracket. Si tratta di dichiarazioni di
pentiti di Cosa nostra che lo tirano in ballo. Notizie da prendere con le pinze, ovviamente. Ma il
fatto che siano venute fuori, beh, segno che alcune cose, nellIsola, stanno cambiando. Anche,
anzi soprattutto per chi, dal 2008, di diritto o di rovescio, esercita in Sicilia un potere pieno e,
adesso, un po controllato: il senatore del Megafono-Pd, Giuseppe Lumia.
E lui, ormai da sette lunghi anni, luomo politico pi potente della nuova e della vecchia
Sicilia. E lui il garante di tanti, forse troppi accordi in bilico tra politica, economia e chiss
cosaltro ancora. A lui fa riferimento Antonello Montante, oggi sfiorato dal dubbio che dai tempi
di Crispi e di Giolitti fino ai nostri giorni illumina come unombra sinistra tanti politici siciliani
ascesi al soglio del potere. Dubbi che, nel caso dellex presidente della Regione, Tot Cuffaro, si
sono trasformati in condanna a sette anni per mafia. Dubbi che hanno accompagnato il suo
successore, Raffaele Lombardo, anche lui fulminato da una condanna di primo grado sempre per
mafia (in questi giorni dovrebbe iniziare il processo di secondo grado). Ogni storia giudiziaria, ogni
inchiesta dei magistrati inquirenti, si sa, storia a s. Ma impossibile non vedere in questa vicenda
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il contesto politico in cui maturata la svolta giudiziaria che coinvolge Montante. Proviamo a
illustrarla.
In politica sono importanti i segnali. E il primo segnale sinistro arrivato circa una settimana prima
del siluro che ha colpito il presidente di Confindustria Sicilia. Ed stata la scoperta che la Regione
siciliana della quale Rosario Crocetta il presidente - anche lui, neanche a dirlo, personaggio
legato a doppio filo al senatore Lumia - non si costituita parte civile in un procedimento
giudiziario che coinvolge un funzionario regionale finito in manette per tangenti. Questa mancata
costituzione di parte civile da parte della Regione, stando a indiscrezioni, potrebbe essere legata al
fatto che il funzionario finito sotto processo, Gianfranco Cannova, era il responsabile del
procedimento amministrativo di importanti autorizzazioni ambientali. La firma sui
provvedimenti di autorizzazione non poteva essere la sua, perch si tratta, come gi accennato, di
un funzionario e non di un dirigente.
Viene da chiedersi, a questo punto, perch hanno arrestato lui, se a firmare erano, a norma di
legge, altri dirigenti. E in questo scenario che si inserisce la mancata costituzione di parte civile
da parte del governo regionale di Crocetta. Con molta probabilit, dietro questa storia c un
comitato di affari.
E questo comitato di affari che la Regione sta cercando di proteggere non costituendosi parte
civile?
E Cannova non sa nulla di questa storia?
Le domande sono pi che legittime, perch quello che sta succedendo veramente strano.
In ogni caso, per il presidente Crocetta - un personaggio che, a parole, si proclama sempre
antimafioso e paladino della cultura della legalit - una pessima figura, sia nel caso in cui avesse
semplicemente dimenticato di costituirsi parte civile, sia nel caso in cui si dovesse venire a
scoprire che dietro questa storia c un comitato di affari. La cosa strana che gli ultimi due
dirigenti che stavano sopra il funzionario regionale finito in manette non ci sono pi. Il primo
- Vincenzo Sansone - andato in pensione negli stessi giorni in cui esplodeva il caso
Cannova. Il secondo - Natale Zuccarelo - con parenti importanti nel mondo politico siciliano,
stato trasferito negli uffici del dipartimento regionale dei Rifiuti.
Una settimana dopo lo scivolone di Crocetta (che comunque, come gi accennato, non nuovo a
questo genere di stranezze, se vero che il suo governo, in tanti, forse troppi casi, ha ignorato le
regole sullanticorruzione) arrivata la botta a Montante. Agli osservatori non sfugge che il
presidente di Confindustria Sicilia stato chiamato a far parte dellAgenzia per i beni confiscati
e sequestrati alla mafia. Una struttura, inventata dalla politica italiana, della cui presenza in vita i
cittadini del nostro Paese non avvertivano e non avvertono ancora oggi il bisogno.
Su questo punto bene essere chiari. Dei beni sequestrati e confiscati alla mafia si occupa gi la
magistratura. Ci sono state polemiche sul fatto che chi va a gestire questi beni - che di solito sono
avvocati e commercialisti nominati dai magistrati - non avrebbe e competenze imprenditoriali per
gestire aziende confiscate che poi, magari, falliscono. Il problema esiste. Ma non si capisce perch,
a risolverlo, dovrebbero essere soggetti nominati da una politica che spesso collusa con la mafia.
Insomma, senza girarci tanto attorno, il dubbio, tuttaltro che campato in aria, che la politica stia
provando a togliere ai magistrati la gestione dei beni confiscati alla mafia. E siccome sono noti i
rapporti tra mafia e politica, non da escludere che i politici, con questo stratagemma, puntino a
restituire, sottobanco, i beni confiscati ai mafiosi o ai loro eventuali prestanome.
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Nessuno, per carit!, vuole offendere i soggetti - Prefetti in testa - chiamati a gestire lAgenzia per i
beni confiscati o sequestrati alla mafia. Le nostre sono semplici considerazioni politiche che non
coinvolgono i Prefetti. Considerazioni legate, piaccia o no, alla storia del nostro Paese. E un
peccato di lesa maest ricordare - lo faceva nei primi del 900 Gaetano Salvemini - che Giolitti, nel
Sud dItalia, esercitava il suo potere proprio con i Prefetti in combutta con i prepotenti e i mafiosi
dellepoca? E ci sono dubbi sul fatto che, in Italia, ancora una volta, lultimo baluardo contro
unillegalit mai doma rappresentato dalla magistratura?
Detto questo, la politica farebbe bene a sbaraccare subito questa inutile Agenzia per i beni confiscati
e sequestrati alla mafia. Quanto ai problemi legati alla mancata gestione imprenditoriale delle
aziende confiscate alla criminalit organizzata, beh, sufficiente affiancare ai commercialisti e agli
avvocati imprenditori o associazioni di imprese. Ma questo deve farlo la magistratura e non i
politici attraverso uninutile Agenzia controllata dalla politica!
Fine delle considerazioni sullaria pesante che oggi si respira nellIsola? Niente affatto. I
cambiamenti in corso sono ancora pi profondi. Qualcuno, in Sicilia, a partire dal 1994, pensava di
essere immune da qualunque controllo di legge. E, in effetti, forse in parte stato cos. Chi scrive
ricorda un sindaco di Corleone di sinistra che in quegli anni affidava e rinnovava appalti a una
societ riconducibile a parenti stretti del boss Bernardo Provenzano. Per non parlare della storia del
miliardo di vecchie lire messo a disposizione dallOnu nel 2000. SOLDI , affidati a soggetti
dellantimafia, di cui non si saputo pi nulla.
Tra i personaggi che hanno sempre navigato in unAntimafia molto discutibile c il gi citato
senatore Lumia. Che oggi non sembra pi il politico irresistibile di un tempo. Qualcuno ha creduto
che lui e i personaggi a lui vicini non sarebbero mai stati chiamati a rispondere del proprio operato.
Forse perch ha pensato, errando di grosso, che la magistratura era assimilabile agli altri poteri dello
Stato italiano, pi o meno addomesticabili. Ebbene, questo qualcuno si sbagliato. Perch sia la
magistratura nel suo complesso (con riferimento, come vedremo, anche al Tar, sigla che sta per
Tribunale amministrativo regionale della Sicilia), sia la Corte dei Conti stanno rispondendo ai
prepotenti, ai furbi e anche ai mafiosi, vecchi e nuovi con un solo linguaggio: quello della
legalit.
La vicenda che oggi coinvolge Montante - vicenda, lo ribadiamo, legata a dichiarazioni di pentiti
ancora tutte da verificare - arriva da lontano e, con molta probabilit, destinata ad andare lontano.
Toccando tutti i gangli del sistema di potere che dal 2008 tiene in pugno la Sicilia. Chi scrive, gi
nei primi mesi dello scorso anno, sul quotidiano on line LinkSicilia, segnalava, ad esempio, lo
strano caso di Patrizia Monterosso, segretario generale della presidenza della Regione (in
pratica, il pi alto burocrate della Regione siciliana che, lo ricordiamo, in virt della propria
Autonomia, potrebbe essere assimilato a uno Stato americano se la stessa Autonomia venisse
applicata correttamente: cosa che non avviene), e di suo marito, lavvocato Claudio Alongi.
Con la prima che si pronunciava su un incarico del marito presso la stessa amministrazione
regionale! E con il secondo che forniva pareri legali alla moglie per fatti che riguardano la stessa
amministrazione regionale!
Entrambi in palese conflitto di interessi.
Quando abbiamo scritto queste cose ci hanno quasi presi per matti. Non ci credevano. Ma oggi
questa vicenda diventata di dominio pubblico. E, con molta probabilit, al vaglio delle autorit
competenti. Superfluo aggiungere che anche la Monterosso fa parte del sistema di potere del
senatore Lumia.

Il senatore Lumia - che il vero presidente ombra della Regione siciliana, in quanto inventore
della candidatura di Crocetta insieme con i geni dellUdc, formazione politica in via di
decomposizione politica - comincia a perdere colpi. Ben prima del siluro che in questi giorni ha
centrato Montante, lo stesso segretario generale della presidenza della Regione, la gi citata Patrizia
Monterosso, stata condannata dalla Corte dei Conti al pagamento di oltre un milione di euro
( 1.279.007,04) per fatti riguardanti il settore della formazione professionale. ( SENT. N.
401/2014 http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/03/blog-post_14.html )
Un altro pezzo importante del sistema di potere di Lumia - la dirigente generale del
dipartimento Lavoro della Regione, Anna Rosa Corsello - stata di recente bastonata dal
Tar Sicilia, che ha dichiarato nullo un atto amministrativo da lei confezionato (si tratta del
decreto di accreditamento degli enti di formazione, atto che avrebbe dovuto essere firmato dal
presidente della Regione e che, invece, stato firmato dallex assessore regionale, Nelli
Scilabra). Il decreto dichiarato nullo dal Tar Sicilia potrebbe avere effetti dirompenti, perch
sui SOLDI gi spesi sulla base di un decreto nullo la Corte dei Conti dovrebbe avviare unazione
di responsabilit a carico dei protagonisti di questa incredibile storia (parliamo di milioni di euro).
Non solo. Sembra che, adesso, anche lUnione europea si stia svegliando. Fino ad oggi Bruxelles,
sulla formazione professionale, ha fatto finta di non vedere violazioni incredibili. I burocrati legati
allattuale governo regionale hanno bloccato lassegnazione di fondi europei per rivalersi su errori
commessi nellerogazione di fondi pubblici. Solo che i fondi erogati irregolarmente erano regionali,
mentre quelli con i quali la Regione ha provato a rivalersi erano europei. Due tipologie di fondi
pubblici non sovrapponibili.
Morale: la Regione non avrebbe dovuto bloccare lerogazione di fondi europei per recuperare
fondi regionali erogati illegittimamente.
Ma c, nella gestione della formazione professionale siciliana, unirregolarit che sta ancora pi a
monte. Una storia molto pi grave che Bruxelles non ha ancora sanzionato. I fondi europei, per
definizione, sono addizionali: si debbono, cio, sommare ai fondi nazionali e regionali. La
Regione siciliana, invece, dal 2012, utilizza i fondi europei sostituendoli totalmente ai fondi
regionali. E questo non si pu fare. Non a caso in corso una class action da parte del mondo della
formazione professionale siciliana contro la Regione che, ormai da quattro anni, non si dota del
Piano formativo regionale della formazione professionale con fondi regionali, finanziando tutto con
le risorse del Fondo sociale europeo. Cosa, questa, che non si dovrebbe fare perch a vietarlo la
stessa Unione europea che, fino ad oggi, violando leggi e regolamenti che essa stessa si data, fa
finta di non vedere tutto quello che succede in Sicilia in questo settore, rendendosi complice di
unirregolarit ai danni di se stessa.
Tutto questo vale per il passato e per il presente. Ma il siluro che ha colpito Montante e il sistema
di potere del senatore Lumia riguarda anche il futuro. E noto a tutti che, guarda caso in questi
giorni, si aperta la caccia alle tre societ che gestiscono gli aeroporti siciliani. Sono la Sac, che
gestisce gli aeroporti di Catania Fontanarossa e Comiso; la Gesap, che gestisce laeroporto
Falcone-Borsellino di Palermo; e lAirgest, che gestisce laeroporto Vincenzo Florio di Trapani.
Per motivi misteriosi queste tre societ - fino ad oggi controllate da soggetti pubblici - dovrebbero
essere privatizzate. Si tratta di societ che, se gestite con oculatezza, potrebbero dare utili e
ricchezza alla collettivit. Ma siccome siamo in Italia questa ricchezza se la debbono incamerare i
privati. A questo sembra che punti il governo Renzi che, non a caso, su questi e su altri argomenti
perfettamente in linea con Berlusconi, alla faccia della sinistra che lo stesso Pd di Renzi dice di
rappresentare!
Laffare pi grosso rappresentato dallaeroporto di Catania, il pi importante della Sicilia,
destinato a diventare un hub. Non a caso su questo aeroporto si gi gettato come un falco Ivan Lo
Bello, altro esponente di Confindustria Sicilia vicino a Montante. Chi prender il controllo della Sac
- societ per azioni oggi controllata dalle Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa,
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dallIstituto regionale per le attivit produttive e dalle Province di Catania e Siracusa - assumer
pure la gestione dellaeroporto di Comiso, snodo aeroportuale importante per il flusso turistico
verso il Barocco di Noto, Siracusa e Ragusa e per il trasporto cargo di tutta lortofrutta prodotta
nelle serre che, dal Ragusano, arrivano fino a Gela e Licata.
Un po meno importanti - ma non per questo da tralasciare - gli aeroporti di Palermo e Trapani.
Nella Gesap - societ che, come ricordato, gestisce laeroporto Falcone-Borsellino - troviamo la
Provincia di Palermo come socio di maggioranza, poi il Comune e la Camera di Commercio,
sempre di Palermo. Mentre lAirgest fa capo per il 49 per cento alla Provincia di Trapani, per il 2
per cento alla Camera di Commercio, sempre di Trapani, e per il restante 49 per cento a un gruppo
di privati.
Non sfugge agli osservatori che Montante, oltre che presiedere la Camera di Commercio di
Caltanissetta, presidente dellUnioncamere, cio dellUnione delle Camere di Commercio della
Sicilia. E le Camere di Commercio, in tutte tre le eventuali privatizzazioni delle societ
aeroportuali, giocheranno un ruolo centrale. Lo stesso discorso vale per le Province siciliane, tutte
commissariate e gestite dalla stessa Regione, cio dallaccoppiata Lumia-Crocetta
Insomma, i conti tornano. O meglio, cominciano a non tornare per Lumia, per Montante e per
Crocetta. Tre personaggi che hanno fatto fortuna utilizzando lantimafia come trampolino di lancio
per la politica (e per gli affari). Ma adesso tutto questo mondo sembra in difficolt.
Una caduta che non sembra risparmiare nemmeno il numero due di Confindustria Sicilia, Giuseppe
Catanzaro, titolare della pi grande discarica della Sicilia in quel di Siculiana, in provincia di
Agrigento. Sotto scacco - non a caso sempre da parte della magistratura - finita tutta la gestione
dei rifiuti in Sicilia imperniata ancora sulle discariche. Una follia tutta siciliana che inquina
lambiente.
Va ricordato che quasi tutte le discariche siciliane non sono a norma di legge. Nelle discariche non
possono essere sotterrati i residui organici, cio il cosiddetto umido che andrebbe lavorato a parte.
Invece in quasi tutte le discariche siciliane i camion pieni di immondizia entrano, scaricano e vanno
via. Ma questo non si pu fare, la legge non lo consente. E invece si fa. Ma adesso la festa sembra
finita.
Non va meglio per la gestione dellacqua. Tutti in Sicilia sanno che, in due anni e oltre di
legislatura, il Parlamento siciliano, di fatto, ha bloccato il disegno di legge diniziativa popolare per
il ritorno alla gestione dellacqua pubblica. La mafia, in Sicilia, sempre stata contro lacqua
pubblica. Era cos ai tempi di Don Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo. Ed cos anche oggi
che la mafia opera da Bruxelles, imponendo i proventi delle attivit criminali nel calcolo del Pil dei
Paesi dellUnione europea.
La mafia non vuole il ritorno allacqua pubblica. E la politica siciliana si sta adeguando alle
richieste della mafia che, come insegna Il Padrino, in genere, non si possono rifiutare. Questo
spiega perch, proprio mentre scriviamo, mezza Regione siciliana mobilitata a bloccare i tentativi
di alcuni Sindaci dellAgrigentino di gestire lacqua nellinteresse dei cittadini. Un esempio
intollerabile
Insomma, tutto il mondo che gira attorno a Lumia, Montante, Catanzaro, Lo Bello e Crocetta - che
un mondo di politica legata agli affari, dallagenzia dei beni confiscati alla mafia alla gestione della
burocrazia, dalle societ aeroportuali ai rifiuti, fino allacqua - in un modo o nellaltro non sembra
pi in sintonia con una certa idea di antimafia. La Giustizia da una parte e i grandi interessi che si
scontrano, dallaltra parte, stanno disegnando in Sicilia nuovi scenari.

http://www.lavocedinewyork.com/Ascesa-e-declino-dell-Antimafia-degli-affari-che-non-sipossono-rifiutare-/d/9843/
MONTANTE, CONFINDUSTRIA E LA FINE (IN)NATURALE E MORTALE
DELLA LUNGA CORSA ALLA DELEGITTIMAZIONE
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17 FEBBRAIO 2015

Ho sempre creduto nel dubbio. Lo considero il principale pregio di un giornalista. Solo il dubbio,
infatti, consente di scavare nelle verit che, a piene mani, vengono scaraventate addosso alla nostra
categoria.
Le verit della magistratura, la verit dei partiti, la verit della politica, la verit dei pentiti, quella
dei pentiti che si pentono di essersi pentiti e poi magari si ripentono, la verit degli imprenditori che
si abbeverano alla mangiatoia pubblica e sono poi i primi a chiedere pi mercato, la verit dei
giornalisti schierati oppure quella della quota parte di classe dirigente marcia che governa questo
Paese.
Non ho mai creduto alle verit come appaiono, quelle che Giuseppe Lombardo, pm della Dda di
Reggio Calabria chiama le mezze verit. Quelle pronte da bere come la Milano dei bei (!) tempi
che furono. Non crediate sia facile non credere alle mezze verit: si pagano prezzi altissimi.
Il legittimo dubbio ha fatto ritenere ad una parte della stampa che il presidente di Confindustria
Sicilia, Antonello Montante sia o possa essere effettivamente quel losco figuro che viene (o
verrebbe) dipinto da alcuni pentiti di Cosa nostra gestiti, non senza colpi di scena in fase di
evoluzione, tra la Procura di Caltanissetta e quella di Catania.
Nulla quaestio. Sar la magistratura a tentare di provare cosa c di vero, cosa c di falso, ma
soprattutto cosa c in quel mondo di sopra che a Roma stanno ancora aspettando di scoprire,
mentre in Sicilia, cos come in Calabria, in piena evoluzione da decenni, come del resto sa chi,
come lattuale procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, quasi 20 anni fa prov a
dimostrare, senza successo, la realt dei sistemi criminali che corrono ben oltre un criminale
mafioso. Toccher, eventualmente, ad un aula di Tribunale giudicare fino a eventuale terzo grado.
Il dubbio, amico di penna (ormai si pu dire di mouse e pc) mi spinge a continuare a scrivere del
caso Montante proprio ora che toccher alla magistratura spegnere il ventilatore che, dopo essersi
acceso mediaticamente, da qualche giorno sembra in pausa. Come? Chiudendo presto le indagini
(a meno che una fila di batteria non moltiplichi i 180 giorni a disposizione di ciascuno per
raccontare la propria verit e allora la graticola girer a lungo con buona pace della Giustizia).
Sono fatto cos. Quando gli altri parlano taccio. Quando gli altri tacciono, scrivo. Non mi
interessa prendere parte a contese sulla pelle dellantimafia (ho gi scritto e detto che non sta a me
difendere Montante) ma provare a capire fino in fondo esercitando e sublimando larte del dubbio
(si veda anche link a fondo pagina con precedente articolo) .
E cos il dubbio mi porta a scavare in una parola: delegittimazione, che declino in alcune delle
varianti possibili in quel della provincia nissena.
Forse abbiamo perso di vista un fatto apparentemente secondario ma invece di primaria importanza.
Questa vicenda nasce nella culla di Cosa nostra, quel vallone nisseno dal quale nobiluomini
(spero si arguisca lironia) quali Giuseppe Genco Russo e Calogero Vizzini dettavano legge alla
Sicilia intera e apparecchiavano la tavola (rectius: le battigie) agli alleati ammerrecani.
In altre parole, come si direbbe nella mia amata Roma, quando voi eravate ancora sugli alberi, noi
eravamo gi froci, che tradotto vuol dire: a Cosa nostra nissena nessuno pu insegnare nulla.
E nessuno, dunque, pu dimenticare che nel 2007, subito dopo lapprovazione del codice etico, la
sede di Confindustria di Caltanissetta (proprio laddove nacque la rivolta contro i prenditori, in
casa propria, nella classe industriale siciliana) fu rivoltata come un calzino per leggere (e
fotocopiare e duplicare?) atti e documenti anche riservati. Guarda tu la vita, proprio quando, nei
tempi in cui la rivolta suonava, alcuni notabili dellassociazionismo e della vita economica nissena
erano dediti a profondissime e minuziose attivit di dossieraggio ad uso di capi mafia dal colletto
bianco e dallanima nera.
Non ricordavo a memoria per riportarlo alla mente ho dovuto ricomporre le tessere di un puzzle
che ho ricostruito anche grazie a quella potenziale fonte che Internet che in questi anni, ogni
qual volta c stato un passo avanti decisivo della genia industriale e imprenditoriale che si mossa
allunisono (sarebbero dunque tutti potenziale amici di presunti amici dei mafiosi? La domanda a
me pare legittima) dietro a Lo Bello eMontante e al loro grido di rivolta contro lomert mafiosa (il
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primo nemico di Cosa nostra la parola, dopo vengono, di conseguenza, gli atti), c stata una
reazione uguale e contraria a quella alla quale pare di assistere in questi giorni. Pare: come vedete
dubito.
Unescalation che non poteva portare (allepoca) a omicidi per un riflesso condizionato e per una
ragione pratica. Il riflesso condizionato risiede nel fatto che ai pupi di Cosa nostra manovrati dalle
menti raffinate sembrava impossibile ricevere un no a richieste che fino a quel momento non
potevano essere rifiutate (pizzo e protezione) e che addirittura sfociava in denunce in sede penale
degli affamatori aguzzini. Che succede? si saranno chiesti pupi e pupari.
La ragione pratica che uccidere chi si opponeva a Cosa nostra tra gli imprenditori era difficile: le
scorte, che talvolta sono messe a protezione degli inutili, questa volta erano messe a disposizione di
qualcuno utile alla causa di civilt sociale ed economica.
Bisognava fare, dunque, troppo rumore. Meglio lanciare la scia lunghissima e distillata della
delegittimazione.
Volete due-esempi-due dellescalation diffamatoria e delegittimante di questi anni? Quando
limprenditore che opera nel settore dellambiente Giuseppe Catanzaro, attuale numero 2 di
Confindustria Sicilia, denunci ad Agrigento i suoi carnefici, part la crociata non contro si badi
bene le sue battaglie ma contro il suo passato e le presunte ombre che lo avvolgevano. Quella scia
non si ancora spenta.
Lo schema mutatis mutandis si ripropose con Ivanhoe Lo Bello, attuale vicepresidente
nazionale di Confindustria, che nel 2010, stufo della cappa di omert e ipocrisia che gravava (e
grava oggi pi di ieri) su Catania, scoperchi anche con unintervista al Corriere della Sera il
maleodorante pentolone delle aree industriali, del movimento terra, dei trasporti e delledilizia. A
Palermo ci furono, in manifestazioni pubbliche, slogan, cori e striscioni contro colui il quale voleva
contribuire a cambiare, con i fatti, le cose. E i fatti (non le chiacchiere) dicono che fu Lo Bello a
mettere nero su bianco una frase sconcertate (non per chi, come me, segue levoluzione delle mafie)
nella nota riservata di Confindustria per il vertice nazionale della sicurezza svolto a Caltanissetta il
21 ottobre 2013 finita nelle mani del ministro dellInterno Angelino Alfano. Con riferimento ad un
settore nel quale oggi sono ancora in piena evoluzione le indagini della magistratura, (non lo cito
per non dare vantaggi a chi deve sentire invece il fiato sul collo della Giustizia) Lo Bello scrisse
testualmente e Montante controfirm, che il territorio della provincia di Catania ha un ruolo
ancora pi rilevante, in quanto Cosa nostra, ndrangheta e camorra lavorano congiuntamente e
regolano il mercato a livello nazionale. Precedevano e seguivano nomi e cognomi. Quella scia non
si ancora spenta.
Credo che la delegittimazione (lho scritto mille volte su questo umile e umido blog con
riferimento a tante altre vicende inquietanti) sia la culla della morte. Pi della morte fisica la
delegittimazione in grado di uccidere, perch colpisce il luogo di una vita: la purezza
dellanima.
Ma attenzione: quando la delegittimazione fallisce dopo aver usato, nella sua escalation, armi
estreme e radicali, quando non riesce nel proprio intento e quando la corsa non si pu arrestare, non
resta che la morte. Quella fisica. Quella che uccide un uomo per educare un popolo come, in Sicilia
e nel Sud, stato troppo spesso educato.
Non sono solo io a pensarlo. A meno che nella genia dei soggetti pericolosi dellantimafia parolaia
non rientri anche il presidente della Corte di appello di Caltanissetta, fu proprio lui, Salvatore
Cardinale, il 24 gennaio 2015, in apertura di anno giudiziario, ad affermare: in tal senso, da
parte degli investigatori, sono stati interpretati gli attacchi contro i nuovi vertici confindustriali
siciliani e nisseni, spesso aggrediti attraverso il metodo subdolo della diffamazione e del discredito
mediatico, e laccentuata campagna di delegittimazione condotta a tutto campo contro vari
protagonisti dellantimafia operativa, mirati a riprodurre una strategia della tensione che potrebbe
tradursi in azioni eclatanti. Su tale linea strategica sembrano porsi i due avvertimenti, uno dei
quali consumato a Caltanissetta, posti in essere contro il Presidente dellIrsap(Alfonso Cicero,
ndr).
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Arrestate Montante, indagate Lo Bello, braccate Cicero, crocifiggete chi si schierato per
tornaconto con loro o fate lesatto contrario, smontate le accuse e riabilitate un corso ma, vi prego,
fatelo presto, e mi rivolgo alla magistratura, perch, senza Giustizia rapida, ci scapper il morto. Il
primo nome gi sulla lista. Per educare un popolo.
r.galullo@ilsole24ore.com
si legga anche http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/02/13/antonello-montante-battaglie-ignorate-denunce-dimenticate-di-ministri-e-magistrati-e-parole-calate-dei-pentiti/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/02/17/montante-confindustria-e-la-fine-innaturale-e-mortale-della-lunga-corsa-alla-delegittimazione/

ANTONELLO
MONTANTE,
BATTAGLIE
(IGNORATE),
DENUNCE
(DIMENTICATE) DI MINISTRI E MAGISTRATI E PAROLE (CALATE) DEI
PENTITI
13 FEBBRAIO 2015

Il presidente di Confindustria Sicilia e delegato di Confindustria nazionale sui temi della


legalit Antonello Montante sarebbe accusato da alcuni pentiti di essere in contatto o vicino a
mafiosi o ad ambienti mafiosi, dai quali avrebbe ricevuto favori ricambiati.
Ora, specificato che la magistratura (di Caltanissetta e Catania che starebbero indagando) far il suo
corso (sul quale non mi permetto di fare appunti), specificato che non mi permetto neppure di
giudicare il lavoro dei giornalisti che hanno scritto della vicenda, specificato che dei pentiti (in
generale) mi fido da sempre quanto un piranha negli slip e quando ne ho trattato me ne sono dovuto
pentire giurando a me stesso che si fottessero tutti, ricordato che nessuno come i siciliani e i
calabresi specializzato in tragediate (altres chiamate carrette), specificato che non compete a
me prendere le difese di Antonello Montante (e infatti non le prendo perch lo fa da solo e/o con i
suoi avvocati), sottolineato che fino a che ci sar democrazia e libert di opinione, stampa, giudizio,
parola e informazione, continuer a ragionare con il mio cervello senza guardare in faccia a
nessuno, vi sottopongo, o cari lettori di questo umile e umido blog, un mero contributo di riflessioni
ad una vicenda nelle mani sacrosante della magistratura.
1) Complimenti vivissimi alle menti raffinatissime che, da alcuni mesi, stanno distillando le fughe
di notizie sulla (o sulle) indagini e/o procedimenti penali aperti nei confronti di Montante. Gli
ambienti investigativi e giudiziari, pronti, senza scrupoli e contravvenendo ai principi costituzionali
e a quelli scritti sulla Carta europea dei diritti dellUomo, a indagare i giornalisti per concussione
(avete letto bene, con pene che arrivano a 7 anni di reclusione) quando danno liberamente conto di
procedimenti o indagini a loro sgradite, sono invece rapidissimi nellallungare la manina (a chi
vogliono) con informazioni a orologeria a qualcuno congeniali. Perch vedete, sia che si tratti di
una bufala accusatoria montata ad arte (dai pentiti suddetti che ovviamente rappresenterebbero il
braccio e non certo la mente), sia che si tratti di un filone propizio per fare luce su presunti legami
impropri tra mafia e antimafia, queste fughe di notizie su indagini definite dai giornali blindatissime
(come? Blindatissime? Pensa te se non lo erano) sono state studiate a tavolino. Sono mesi, infatti,
che si assiste ad un distillato di voci e sussurri su Montante.
2) Un risultato immediato, le menti raffinatissime che hanno cantato, lhanno raggiunto: infliggere
un colpo durissimo allantimafia. Non mi riferisco a quella dei nomi ma a quella dei fatti e dei gesti.
Ebbene, mi domando e vi domando: con quale forza e spirito in Sicilia e al Sud (ma non solo) gli
imprenditori vessati dalle mafie continueranno a bussare alle porte delle forze dellordine e della
stessa Confindustria per denunciare i propri maledetti carnefici mafiosi? Credetemi anche in questo
caso: proprio questo il momento pi propizio. Denunciate la mafia, perch merda. Non solo
quella fatta da picciotti e capibastone ma, soprattutto, quella fatta di intelligenze al servizio del
male. Chi denuncia sempre libero e ora pi che mai, sono convinto, Forze dellOrdine e
Confindustrie locali sono pronte ad accogliere e seminare legalit.
3) Ricordo che Francesco Cossiga chiamava il sindaco di Palermo Leoluca Orlando,Leoluca
Orlando Cascio. Lo stesso Cossiga, che ovviamente era perennemente coperto da immunit
parlamentare e/o presidenziale, nel corso di una trasmissione televisiva con Giuliano Ferrara, pi di
20 anni or sono, spieg che nella prima relazione di minoranza della Commissione Antimafia degli
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anni 70, firmata dalla vittima della mafia, onorevole Pio La Torre, ammazzato nel 1982, il padre
dellallora onorevole Leoluca Orlando (Cascio), celebre notabile Dc, era definito il collegamento tra
la politici ed ambienti salottieri palermitani del dopoguerra dove era facile che bianco e nero si
mischiassero.
Quando, oltre 20 anni fa, conobbi Leoluca, che non ricorreva mai al doppio cognome (Orlando
Cascio), di tutto mi preoccupai tranne che di giudicarlo dalle gesta di suo padre. Ammesso e non
concesso che fossero nebulose. Un uomo politico la stessa cosa, sublimata da poche settimane da
un elezione, si pu dire per la famiglia Mattarella, di cui un membro diventato Presidente della
Repubblica alla luce del sole e dellombra, visti gli attacchi rivolti ai presunti trascorsi paterni lo
giudico dal momento e nel momento in cui fa politica, cio si prende cura di una collettivit
amministrata. Il suo passato mi interessa ma solo se serve per dimostrare nel presente e per il futuro,
coerenza con i principi e i valori nei quali io personalmente sono stato cresciuto e che insegno ai
miei due figli. Se quei valori sono contraddetti (onest, probit, lealt, legalit, incorruttibilit,
rispetto dei diritti e della legge e via di questo passo) me ne fotto di passato, presente e futuro.
Bene. Mutatis mutandis, lo stesso discorso vale per chi si oppone alla mafia tra gli imprenditori che
( il caso di Montante) ricoprono anche fondamentali ruoli associazionistici.
Da quando io lho conosciuto (otto anni or sono inizi la battaglia confindustriale per letica
dimpresa e la rivolta alla mafia prima proprio a Caltanissetta e poi su per li rami in tutta Italia) i
comportamenti e il rigore di Montante mi sono apparsi conseguenziali a valori di dura opposizione
alleconomia criminale e alla mafia sociale, che scorre a fiumi nelle varie stanze dei bottoni di una
classe dirigente sempre pi corrotta. Inutile ricordare le prese di posizione (tutti dobbiamo ricordare
che proprio la parola il primo nemico della mafia, fondata non a caso sullomert) ma gli atti s: le
espulsioni dei mafiosi o dei presunti mafiosi dalle associazioni, i commissariamenti mai osati prima
di alcune Confindustrie locali (do you remember Reggio Calabria?), i protocolli dintesa visti e
rivisti per renderli non chiacchere (di solito lo sono) ma concreti, lazione di rinnovamento nelle
associazioni (comprese quelle camerali, o sono anche quelle frutto di comparaggio?), lobbligo di
white list negli appalti pubblici, le zone franche per attirare INVESTIMENTI nelle province
palermitane e nissene, la legalit al centro dellazione degli industriali, il rating di legalit per le
imprese nei confronti delle banche e degli enti appaltatori, il sostegno a quella magistratura che
finalmente ha deciso di usare il lanciafiamme contro le mafie e i sistemi criminali, le costituzioni di
Confindustria (proprio a Caltanissetta e poi ovunque) come parte civile nei processi per mafia e la
durissima lotta in Sicilia (poi ci torno) contro quei centri di potere massonico deviato/mafioso che
erano le aree di sviluppo industriale.
Figuriamoci se, quando lho saputo, potevo e posso giudicare le azioni di Montante per il fatto che
quando aveva 17 anni un suo testimone di nozze, venti anni dopo il matrimonio o gi di l, da
incensurato passer ad essere noto alla Giustizia, come suo padre che morir poi suicida in carcere
nel 1992. Chi senza peccato, scagli il primo testimone.
4) C chi, in questi giorni, si sta prodigando per srotolare dietrologie a giustificazione delle
presunte dichiarazioni (da riscontrare o pera della magistratura alla quale ci rimettiamo) dei pentiti
(1, 5, 10, 100, boh!) contro Montante. E perch stato nominato dal Governo nella inutile (finora)
Agenzia nazionale dei beni confiscati alle mafie! E perch il movimento antimafia si sempre
spaccato su tutto in Sicilia e dunque il risultato di una guerra intestina (ma intestina a chi?)! E
perch chi troppo vuole nulla stringe e, tranne la carica di sindaco, a Caltanissetta e a Roma ormai
lui pi di un papa! E perch queste cose entrano in campo mentre si giocava (ma si gioca tuttora)
la partita per occupare la poltrona di capo della Procura di Palermo! E perch amico di potenti
troppo potenti in tutti i campi: dalla politica alla magistratura! E cos o cos, lascio che ciascuno
dica la propria (rispetto tutti a maggior ragione, e lo dico in generale, quando non sono daccordo).
Io aborro la dietrologia e faccio, umilmente, riferimento ad un fatto, che sar senza dubbio una
coincidenza.
Se ho ben capito il capataz degli accusatori sarebbe tal Salvatore Dario Di Francesco, che nellarea
di sviluppo industriale di Caltanissetta prestava lavoro.
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Bene. Leggete quel che denunciarono il 5 giugno 2014 anche (e sottolineo anche) in Commissione
parlamentare antimafia Montante e Ivanhoe Lo Bello (vicepresidente nazionale di Confindustria) a
proposito delle Asi siciliane e non solo: ci troviamo, in Sicilia, in una situazione complessa, che
riguarda voglio portarla allattenzione della Commissione antimafia il ruolo dei consorzi di
sviluppo industriale, che hanno dimostrato nel tempo di essere un luogo di presenza capillare e
diffusa di criminalit mafiosa. Oggi la regione ha riportato al centro i consorzi, ma il presidente dei
consorzi Asi, oggi Irsap, oggetto di continue intimidazioni. Peraltro, da tempo ha avuto un
aumento della scorta, il secondo livello, ed costantemente attaccato da tanti soggetti con minacce
significative, su cui voglio richiamare lattenzione della Commissione antimafia. Mi riservo anche
di fare arrivare alla Commissione antimafia della documentazione sui temi dei consorzi di sviluppo
industriale, tema centralissimo anche nelle dinamiche nel rapporto tra cattiva impresa e sistema
mafioso (Lo Bello).
Abbiamo divulgato una cultura di impresa nuova, sostenendo che forse era il caso di cambiare
rotta, considerato che nel 2005 e nel 2007 i presidenti delle Confindustrie siciliane erano stati tutti
indagati o arrestati per lo stesso problema, Palermo, Caltanissetta, Enna. Il problema del consorzio
Asi si conosceva, ma non era emerso.
Ha parlato il mio collega dei consorzi Asi, che andavano oltre ogni immaginazione. Erano luoghi,
come le indagini e le condanne dimostrano, in cui le organizzazioni si riunivano. unanomalia
tutta nostra, tutta siciliana o del Mezzogiorno dItalia. Erano cose pazzesche.
Ricordiamo che e un imprenditore del nord, che doveva realizzare un opificio industriale,
presidente, chiedeva lautorizzazione al comune dappartenenza, chiedendo la concessione Pag.
17edilizia per costruirlo. Parlo della Sicilia, ma possiamo anche parlare della Calabria e di altri
luoghi. In Sicilia non era cos. Bisognava andare prima al comune di appartenenza, chiedere
lautorizzazione alla costruzione dellopificio, parlare con tutta la commissione edilizia, senza
dimenticare nessuno, con lingegnere capo, ma non finiva l.
Serviva il nulla osta del consorzio dellarea sviluppo industriale, un ente appaltante in
contrapposizione al comune dappartenenza. Allinterno del consorzio Asi cerano un presidente, un
direttore generale, un ingegnere capo e una struttura infinita. Non lo ha citato Lo Bello, che ha fatto
grandi cose, ma lascia il ruolo a me e mi fa fare bella figura, quindi racconto io che in una due
diligence sempre a due abbiamo verificato che allinterno dei consorzi ASI cerano insediate anche
30 aziende e il consiglio dammissione dello stesso consorzio era di 70 unit.
In Sicilia, ad esempio, il numero degli amministratori dei consorzi Asi era un totale di 800 persone,
con circa 500 aziende insediate, quindi non questo il problema. Oggi abbiamo copiato modello
nazionale virtuoso. In realt, lo ha fatto chi ha proposto la legge, in parte anche noi, e oggi un
gruppo dirigente non sostituito da un altro gruppo dirigente: si sostituito quel modello e 800
persone sono sostituite da 5. Questo si verificato.
Non vi ho detto cosa fossero i consorzi Asi dentro le Asi stesse, queste aree industriali: dei
condomni. Ho aziende da decenni al nord: ci si apre unazienda in unarea a destinazione
industriale e si chiede lautorizzazione solo al comune. Poi c da versare ogni mese una quota per il
giardinaggio esterno. Questo un condominio, non con 30 aziende, bens con 500 insediate.
I consorziati servivano, quindi, a controllare le aziende e poi diventavano i luoghi parlo di
inchieste e di condanne che vediamo ogni giorno dove si incontravano i capimafia, non di
nascosto, niente di segretato, bens ufficialmente proprio l nei consorzi. Facevano, quindi, riunioni
con la mafia.
Non affidavano i terreni a veri imprenditori, ma a quelli a cui serviva il terreno, lo regalavano. Sono
attive inchieste anche a Palermo, a Catania, a Caltanissetta, ad Agrigento. Non ne parliamo. Parlo,
naturalmente, sempre della Sicilia.
Lattuale presidente Cicero stato oggetto, e la notizia pubblica, di inquietanti attentati. Gli stessi
procuratori hanno sentito lesigenza di esternarlo in maniera forte ricorrendo allattivit mediatica.
Questo signore o questi signori vivano in uno stato di guerra vera.
Parliamo di ordigni, di commandi interi, sei persone, fortunatamente tutte fotografate, che arrivano
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con un mezzo perch volevano caricarlo o ammazzarlo. Fortunatamente, sono stati beccati dalle
telecamere e quindi stato sventato tutto. Non stiamo parlando, quindi, di fantasie, ma di cose serie.
Queste sono le cose pi grosse, poi ce sono si minori.
saltato un sistema. Oggi le aree industriali danno a chi ha un progetto e anche subito. Oggi non ci
sono pi le consulenze, i vitalizi, non c spartizione politica e questo, naturalmente, ha fatto saltare
i nervi. Oggi quellorganizzazione non controlla pi le aziende, e quindi non sa a chi chiedere il
pizzo e a chi non chiederlo. Questo saltato.
Questo ci che fa Confindustria. Ho iniziato a dire che non siamo unassociazione antiracket, ma
che dobbiamo dire al nostro associato che non gli conviene un certo comportamento. Se si in un
sistema malato, prima o poi si finisce come in quella due diligence mia e di Lo Bello, per cui dopo
venti o trentanni si crolla o lo Stato arriva e sequestra lazienda o la sequestra la mafia o ti
ammazzano comunque per strada. Penso che in parte ci siamo riusciti. Il problema culturale,
presidente, non di azioni o di legge, ma un problema per cui bisogna comunque un po ancora
forse aspettare (Montante).
5) Il 24 gennaio 2015 il presidente della Corte di appello di Caltanissetta, Salvatore Cardinale, in
apertura di anno giudiziario dir: ci sono ancora boss che impartiscono ordini dal carcere e che
continuano a mantenere e ad esercitare il loro antico potere. Il periodo preso in esame, stato
caratterizzato da intimidazioni, minacce, insinuazioni e delegittimazioni varie rivolte a magistrati,
funzionari pubblici e rappresentanti di organizzazioni private, specie quelli pi esposti sul campo
dellantimafia e della lotta allillegalit.
Si tratta di segnali che sembrano manifestare un parziale cambiamento della strategia fin qui
perseguita del cosiddetto inabissamento a favore della scelta di una maggiore visibilit anche
mediatica dellinsofferenza sempre pi crescente verso lazione di contrasto che tuttora condotta
dallo Stato e che trova ladesione in alcuni protagonisti di unimprenditoria libera e illuminata.
In tal senso, da parte degli investigatori, sono stati interpretati gli attacchi contro i nuovi vertici
confindustriali siciliani e nisseni, spesso aggrediti attraverso il metodo subdolo della diffamazione e
del discredito mediatico, e laccentuata campagna di delegittimazione condotta a tutto campo contro
vari protagonisti dellantimafia operativa, mirati a riprodurre una strategia della tensione che
potrebbe tradursi in azioni eclatanti. Su tale linea strategica sembrano porsi i due avvertimenti,
uno dei quali consumato a Caltanissetta, posti in essere contro il Presidente dellIrsap.
La domanda sorge spontanea: impazzito il procuratore generale che parla di imprenditoria libera
e illuminatadi intimidazioni, minacce, insinuazioni, delegittimazioni, metodi subdoli e discrediti
mediatici in corso nei confronti anche dei vertici confindustriali nisseni e siciliani oppure i pentiti?
Non dico tanto ma se avessi ricevuto io la soffiata sulle presunte indagini su Montante (a quando Lo
Bello?) questa domanda me la sarei fatta e quantomeno avrei tenuto acceso il fal del dubbio.
6) Gi perch, guardate voi come corta la memoria, il 21 ottobre 2013, a Caltanissetta, ci fu una
riunione straordinaria del Comitato nazionale per lordine pubblico per fronteggiare il rischio di
nuovi attentati di cui nessuno, i questi giorni, si ricordato. Senzaltro le menti raffinatissime hanno
sperato nelloblio.
Mai come in quei mesi, le speranze di cambiamento, descritte sui media di tutto il mondo dopo la
decisione di Confindustria Sicilia prima e Confindustria nazionale poi di mettere allangolo gli
imprenditori che non denunciavano pizzo e mafie, apparivano lontane, sotto assedio e a rischio.
A Caltanissetta scesa in campo la squadra-Stato al massimo livello, dal Procuratore nazionale
antimafia ai vertici delle Forze dellordine, dai prefetti alle Dda, al Governo, disse il ministro
dellInterno Angelino Alfano, rispondendo a chi gli chiedeva se ci fosse il rischio che Cosa nostra
alzi il tiro. Non possiamo escludere ha detto che questo sia lintendimento della mafia. Poi il
ministro ribad sostegno e vicinanza agli imprenditori, a cominciare da Montante e Lo Bello che si
sono ribellati al racket.
7) Ma attenzione ora ad unaltra data: il 17 settembre 2013, il Comune di Chianciano Terme
(Siena) mise sul proprio sito istituzionale foto e cronaca di un convegno sulle stragi di mafia del 92
che si era tenuto due giorni prima nella sala Fellini delle Terme e passato sotto drammatico silenzio
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a livello nazionale. Anchesso passato nel dimenticatoio della stampa e dalla speranza di oblio delle
menti raffinatissime. in corso una campagna di delegittimazione da parte di centri di poteri
occulti dichiar in quelloccasione il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari che mirano a
screditare chi in Sicilia combatte con i fatti malaffare e mafia. Ci sono centri di potere, collegati
sicuramente con le organizzazioni mafiose, che utilizzando nuovi mezzi di comunicazione come
blog, social network o fantomatici giornali online e gettano sospetti e fango su chi lantimafia la fa
davvero, ovvero con i fatti. Hanno avviato una campagna di delegittimazione, oltre a proseguire con
gli avvertimenti. Continuano ad arrivare buste con proiettili, croci ed altri messaggi inquietanti.
8) Dunque eravamo a settembre 2013 e Lari, vale a dire il capo della Procura che ora con quella di
Catania starebbe indagando su Montante, un anno e mezzo fa parlava di centri di potere che
ordiscono campagne di delegittimazione e discriminazione utilizzando ogni mezzo possibile e
immaginabile. Certo, non cerano nomi e cognomi maLari, un mese dopo quelle frasi, a ottobre,
sar alla riunione del Comitato per lordine pubblico e la sicurezza, con un ministro dellInterno che
invece fece i nomi di coloro che si erano ribellati al racket, a partire (i nomi li ha fatti Alfano, non io
o voi) da Lo Bello eMontante. E poche settimane fa, un procuratore generale, Cardinale, metter in
fila gli avvenimenti senza peli sulla lingua. Due pi due fa ancora quattro?
Di questo incontro a Chianciano Terme, a parte le cronache locali toscane e siciliane, la grande
stampa si disinteress, perch un annuncio di morte non una notizia. Quelle che sgorgano dalle
menti raffinatissime che, ripeto, siano fondate o meno si.
Le mafie hanno memoria lunga e non basta una vita per cancellarla.
Tifo, come sempre, per la Giustizia e spero, nel nome dellItalia onesta nella quale senza se e senza
ma mi riconosco, di sapere prestissimo la verit. I miei principi non cambieranno. Ne usciranno
rafforzati.
r.galullo@ilsole24ore.com

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/02/13/antonello-montante-battaglie-ignorate-denunce-dimenticate-di-ministri-e-magistrati-e-parole-calate-dei-pentiti/

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2015/02/blog-post_17.html

CANNOVA GIANFRANCO ASCESA E DECLINO DELL'ANTIMAFIA DEGLI


AFFARI "CHE NON SI POSSONO RIFIUTARE"
Giulio Ambrosetti

Un' inchiesta coinvolge la dirigenza di Confindustria Sicilia e indirettamente quei politiici antimafia
che dovevano rappresentare "il nuovo" rispetto ai vecchi "comitati d'affari". Mala gestione dei beni
sequestrati alla mafia, conflitti d'interessi alla Regione, irregolarit sull'utilizzo dei fondi europei,
privatizzazione degli aereoporti... La magistratura ultimo baluardo in difesa della legalit?
Tira unaria pesante in questi giorni lungo lasse Palermo-Caltanissetta-Roma. Agli incroci di mafia
e antimafia c un po di traffico. Un ingorgo da legalit strillata. Storie strane. E uninchiesta su
presunti fatti di mafia che coinvolge il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante,
considerato uno degli uomini di punta dellantimafia e dellantiracket. Si tratta di dichiarazioni di
pentiti di Cosa nostra che lo tirano in ballo. Notizie da prendere con le pinze, ovviamente. Ma il
fatto che siano venute fuori, beh, segno che alcune cose, nellIsola, stanno cambiando. Anche,
anzi soprattutto per chi, dal 2008, di diritto o di rovescio, esercita in Sicilia un potere pieno e,
adesso, un po controllato: il senatore del Megafono-Pd, Giuseppe Lumia.
E lui, ormai da sette lunghi anni, luomo politico pi potente della nuova e della vecchia
Sicilia. E lui il garante di tanti, forse troppi accordi in bilico tra politica, economia e chiss
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cosaltro ancora. A lui fa riferimento Antonello Montante, oggi sfiorato dal dubbio che dai tempi
di Crispi e di Giolitti fino ai nostri giorni illumina come unombra sinistra tanti politici siciliani
ascesi al soglio del potere. Dubbi che, nel caso dellex presidente della Regione, Tot Cuffaro, si
sono trasformati in condanna a sette anni per mafia. Dubbi che hanno accompagnato il suo
successore, Raffaele Lombardo, anche lui fulminato da una condanna di primo grado sempre per
mafia (in questi giorni dovrebbe iniziare il processo di secondo grado). Ogni storia giudiziaria, ogni
inchiesta dei magistrati inquirenti, si sa, storia a s. Ma impossibile non vedere in questa vicenda
il contesto politico in cui maturata la svolta giudiziaria che coinvolge Montante. Proviamo a
illustrarla.
In politica sono importanti i segnali. E il primo segnale sinistro arrivato circa una settimana prima
del siluro che ha colpito il presidente di Confindustria Sicilia. Ed stata la scoperta che la Regione
siciliana della quale Rosario Crocetta il presidente - anche lui, neanche a dirlo, personaggio
legato a doppio filo al senatore Lumia - non si costituita parte civile in un procedimento
giudiziario che coinvolge un funzionario regionale finito in manette per tangenti. Questa mancata
costituzione di parte civile da parte della Regione, stando a indiscrezioni, potrebbe essere legata al
fatto che il funzionario finito sotto processo, Gianfranco Cannova, era il responsabile del
procedimento amministrativo di importanti autorizzazioni ambientali. La firma sui
provvedimenti di autorizzazione non poteva essere la sua, perch si tratta, come gi accennato, di
un funzionario e non di un dirigente.
Viene da chiedersi, a questo punto, perch hanno arrestato lui, se a firmare erano, a norma di
legge, altri dirigenti. E in questo scenario che si inserisce la mancata costituzione di parte civile
da parte del governo regionale di Crocetta. Con molta probabilit, dietro questa storia c un
comitato di affari.
E questo comitato di affari che la Regione sta cercando di proteggere non costituendosi parte
civile?
E Cannova non sa nulla di questa storia?
Le domande sono pi che legittime, perch quello che sta succedendo veramente strano.
In ogni caso, per il presidente Crocetta - un personaggio che, a parole, si proclama sempre
antimafioso e paladino della cultura della legalit - una pessima figura, sia nel caso in cui avesse
semplicemente dimenticato di costituirsi parte civile, sia nel caso in cui si dovesse venire a
scoprire che dietro questa storia c un comitato di affari. La cosa strana che gli ultimi due
dirigenti che stavano sopra il funzionario regionale finito in manette non ci sono pi. Il primo
- Vincenzo Sansone - andato in pensione negli stessi giorni in cui esplodeva il caso
Cannova. Il secondo - Natale Zuccarelo - con parenti importanti nel mondo politico siciliano,
stato trasferito negli uffici del dipartimento regionale dei Rifiuti.
Una settimana dopo lo scivolone di Crocetta (che comunque, come gi accennato, non nuovo a
questo genere di stranezze, se vero che il suo governo, in tanti, forse troppi casi, ha ignorato le
regole sullanticorruzione) arrivata la botta a Montante. Agli osservatori non sfugge che il
presidente di Confindustria Sicilia stato chiamato a far parte dellAgenzia per i beni confiscati
e sequestrati alla mafia. Una struttura, inventata dalla politica italiana, della cui presenza in vita i
cittadini del nostro Paese non avvertivano e non avvertono ancora oggi il bisogno.
Su questo punto bene essere chiari. Dei beni sequestrati e confiscati alla mafia si occupa gi la
magistratura. Ci sono state polemiche sul fatto che chi va a gestire questi beni - che di solito sono
avvocati e commercialisti nominati dai magistrati - non avrebbe e competenze imprenditoriali per
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gestire aziende confiscate che poi, magari, falliscono. Il problema esiste. Ma non si capisce perch,
a risolverlo, dovrebbero essere soggetti nominati da una politica che spesso collusa con la mafia.
Insomma, senza girarci tanto attorno, il dubbio, tuttaltro che campato in aria, che la politica stia
provando a togliere ai magistrati la gestione dei beni confiscati alla mafia. E siccome sono noti i
rapporti tra mafia e politica, non da escludere che i politici, con questo stratagemma, puntino a
restituire, sottobanco, i beni confiscati ai mafiosi o ai loro eventuali prestanome.
Nessuno, per carit!, vuole offendere i soggetti - Prefetti in testa - chiamati a gestire lAgenzia per i
beni confiscati o sequestrati alla mafia. Le nostre sono semplici considerazioni politiche che non
coinvolgono i Prefetti. Considerazioni legate, piaccia o no, alla storia del nostro Paese. E un
peccato di lesa maest ricordare - lo faceva nei primi del 900 Gaetano Salvemini - che Giolitti, nel
Sud dItalia, esercitava il suo potere proprio con i Prefetti in combutta con i prepotenti e i mafiosi
dellepoca? E ci sono dubbi sul fatto che, in Italia, ancora una volta, lultimo baluardo contro
unillegalit mai doma rappresentato dalla magistratura?
Detto questo, la politica farebbe bene a sbaraccare subito questa inutile Agenzia per i beni confiscati
e sequestrati alla mafia. Quanto ai problemi legati alla mancata gestione imprenditoriale delle
aziende confiscate alla criminalit organizzata, beh, sufficiente affiancare ai commercialisti e agli
avvocati imprenditori o associazioni di imprese. Ma questo deve farlo la magistratura e non i
politici attraverso uninutile Agenzia controllata dalla politica!
Fine delle considerazioni sullaria pesante che oggi si respira nellIsola? Niente affatto. I
cambiamenti in corso sono ancora pi profondi. Qualcuno, in Sicilia, a partire dal 1994, pensava di
essere immune da qualunque controllo di legge. E, in effetti, forse in parte stato cos. Chi scrive
ricorda un sindaco di Corleone di sinistra che in quegli anni affidava e rinnovava appalti a una
societ riconducibile a parenti stretti del boss Bernardo Provenzano. Per non parlare della storia del
miliardo di vecchie lire messo a disposizione dallOnu nel 2000. SOLDI , affidati a soggetti
dellantimafia, di cui non si saputo pi nulla.
Tra i personaggi che hanno sempre navigato in unAntimafia molto discutibile c il gi citato
senatore Lumia. Che oggi non sembra pi il politico irresistibile di un tempo. Qualcuno ha creduto
che lui e i personaggi a lui vicini non sarebbero mai stati chiamati a rispondere del proprio operato.
Forse perch ha pensato, errando di grosso, che la magistratura era assimilabile agli altri poteri dello
Stato italiano, pi o meno addomesticabili. Ebbene, questo qualcuno si sbagliato. Perch sia la
magistratura nel suo complesso (con riferimento, come vedremo, anche al Tar, sigla che sta per
Tribunale amministrativo regionale della Sicilia), sia la Corte dei Conti stanno rispondendo ai
prepotenti, ai furbi e anche ai mafiosi, vecchi e nuovi con un solo linguaggio: quello della
legalit.
La vicenda che oggi coinvolge Montante - vicenda, lo ribadiamo, legata a dichiarazioni di pentiti
ancora tutte da verificare - arriva da lontano e, con molta probabilit, destinata ad andare lontano.
Toccando tutti i gangli del sistema di potere che dal 2008 tiene in pugno la Sicilia. Chi scrive, gi
nei primi mesi dello scorso anno, sul quotidiano on line LinkSicilia, segnalava, ad esempio, lo
strano caso di Patrizia Monterosso, segretario generale della presidenza della Regione (in
pratica, il pi alto burocrate della Regione siciliana che, lo ricordiamo, in virt della propria
Autonomia, potrebbe essere assimilato a uno Stato americano se la stessa Autonomia venisse
applicata correttamente: cosa che non avviene), e di suo marito, lavvocato Claudio Alongi.
Con la prima che si pronunciava su un incarico del marito presso la stessa amministrazione
regionale! E con il secondo che forniva pareri legali alla moglie per fatti che riguardano la stessa
amministrazione regionale!

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Entrambi in palese conflitto di interessi.


Quando abbiamo scritto queste cose ci hanno quasi presi per matti. Non ci credevano. Ma oggi
questa vicenda diventata di dominio pubblico. E, con molta probabilit, al vaglio delle autorit
competenti. Superfluo aggiungere che anche la Monterosso fa parte del sistema di potere del
senatore Lumia.
Il senatore Lumia - che il vero presidente ombra della Regione siciliana, in quanto inventore
della candidatura di Crocetta insieme con i geni dellUdc, formazione politica in via di
decomposizione politica - comincia a perdere colpi. Ben prima del siluro che in questi giorni ha
centrato Montante, lo stesso segretario generale della presidenza della Regione, la gi citata Patrizia
Monterosso, stata condannata dalla Corte dei Conti al pagamento di oltre un milione di euro
( 1.279.007,04) per fatti riguardanti il settore della formazione professionale. ( SENT. N.
401/2014 http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/03/blog-post_14.html )
Un altro pezzo importante del sistema di potere di Lumia - la dirigente generale del
dipartimento Lavoro della Regione, Anna Rosa Corsello - stata di recente bastonata dal
Tar Sicilia, che ha dichiarato nullo un atto amministrativo da lei confezionato (si tratta del
decreto di accreditamento degli enti di formazione, atto che avrebbe dovuto essere firmato dal
presidente della Regione e che, invece, stato firmato dallex assessore regionale, Nelli
Scilabra). Il decreto dichiarato nullo dal Tar Sicilia potrebbe avere effetti dirompenti, perch
sui SOLDI gi spesi sulla base di un decreto nullo la Corte dei Conti dovrebbe avviare unazione
di responsabilit a carico dei protagonisti di questa incredibile storia (parliamo di milioni di euro).
Non solo. Sembra che, adesso, anche lUnione europea si stia svegliando. Fino ad oggi Bruxelles,
sulla formazione professionale, ha fatto finta di non vedere violazioni incredibili. I burocrati legati
allattuale governo regionale hanno bloccato lassegnazione di fondi europei per rivalersi su errori
commessi nellerogazione di fondi pubblici. Solo che i fondi erogati irregolarmente erano regionali,
mentre quelli con i quali la Regione ha provato a rivalersi erano europei. Due tipologie di fondi
pubblici non sovrapponibili.
Morale: la Regione non avrebbe dovuto bloccare lerogazione di fondi europei per recuperare
fondi regionali erogati illegittimamente.
Ma c, nella gestione della formazione professionale siciliana, unirregolarit che sta ancora pi a
monte. Una storia molto pi grave che Bruxelles non ha ancora sanzionato. I fondi europei, per
definizione, sono addizionali: si debbono, cio, sommare ai fondi nazionali e regionali. La
Regione siciliana, invece, dal 2012, utilizza i fondi europei sostituendoli totalmente ai fondi
regionali. E questo non si pu fare. Non a caso in corso una class action da parte del mondo della
formazione professionale siciliana contro la Regione che, ormai da quattro anni, non si dota del
Piano formativo regionale della formazione professionale con fondi regionali, finanziando tutto con
le risorse del Fondo sociale europeo. Cosa, questa, che non si dovrebbe fare perch a vietarlo la
stessa Unione europea che, fino ad oggi, violando leggi e regolamenti che essa stessa si data, fa
finta di non vedere tutto quello che succede in Sicilia in questo settore, rendendosi complice di
unirregolarit ai danni di se stessa.
Tutto questo vale per il passato e per il presente. Ma il siluro che ha colpito Montante e il sistema
di potere del senatore Lumia riguarda anche il futuro. E noto a tutti che, guarda caso in questi
giorni, si aperta la caccia alle tre societ che gestiscono gli aeroporti siciliani. Sono la Sac, che
gestisce gli aeroporti di Catania Fontanarossa e Comiso; la Gesap, che gestisce laeroporto
Falcone-Borsellino di Palermo; e lAirgest, che gestisce laeroporto Vincenzo Florio di Trapani.
Per motivi misteriosi queste tre societ - fino ad oggi controllate da soggetti pubblici - dovrebbero
essere privatizzate. Si tratta di societ che, se gestite con oculatezza, potrebbero dare utili e
ricchezza alla collettivit. Ma siccome siamo in Italia questa ricchezza se la debbono incamerare i
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privati. A questo sembra che punti il governo Renzi che, non a caso, su questi e su altri argomenti
perfettamente in linea con Berlusconi, alla faccia della sinistra che lo stesso Pd di Renzi dice di
rappresentare!
Laffare pi grosso rappresentato dallaeroporto di Catania, il pi importante della Sicilia,
destinato a diventare un hub. Non a caso su questo aeroporto si gi gettato come un falco Ivan Lo
Bello, altro esponente di Confindustria Sicilia vicino a Montante. Chi prender il controllo della Sac
- societ per azioni oggi controllata dalle Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa,
dallIstituto regionale per le attivit produttive e dalle Province di Catania e Siracusa - assumer
pure la gestione dellaeroporto di Comiso, snodo aeroportuale importante per il flusso turistico
verso il Barocco di Noto, Siracusa e Ragusa e per il trasporto cargo di tutta lortofrutta prodotta
nelle serre che, dal Ragusano, arrivano fino a Gela e Licata.
Un po meno importanti - ma non per questo da tralasciare - gli aeroporti di Palermo e Trapani.
Nella Gesap - societ che, come ricordato, gestisce laeroporto Falcone-Borsellino - troviamo la
Provincia di Palermo come socio di maggioranza, poi il Comune e la Camera di Commercio,
sempre di Palermo. Mentre lAirgest fa capo per il 49 per cento alla Provincia di Trapani, per il 2
per cento alla Camera di Commercio, sempre di Trapani, e per il restante 49 per cento a un gruppo
di privati.
Non sfugge agli osservatori che Montante, oltre che presiedere la Camera di Commercio di
Caltanissetta, presidente dellUnioncamere, cio dellUnione delle Camere di Commercio della
Sicilia. E le Camere di Commercio, in tutte tre le eventuali privatizzazioni delle societ
aeroportuali, giocheranno un ruolo centrale. Lo stesso discorso vale per le Province siciliane, tutte
commissariate e gestite dalla stessa Regione, cio dallaccoppiata Lumia-Crocetta
Insomma, i conti tornano. O meglio, cominciano a non tornare per Lumia, per Montante e per
Crocetta. Tre personaggi che hanno fatto fortuna utilizzando lantimafia come trampolino di lancio
per la politica (e per gli affari). Ma adesso tutto questo mondo sembra in difficolt.
Una caduta che non sembra risparmiare nemmeno il numero due di Confindustria Sicilia, Giuseppe
Catanzaro, titolare della pi grande discarica della Sicilia in quel di Siculiana, in provincia di
Agrigento. Sotto scacco - non a caso sempre da parte della magistratura - finita tutta la gestione
dei rifiuti in Sicilia imperniata ancora sulle discariche. Una follia tutta siciliana che inquina
lambiente.
Va ricordato che quasi tutte le discariche siciliane non sono a norma di legge. Nelle discariche non
possono essere sotterrati i residui organici, cio il cosiddetto umido che andrebbe lavorato a parte.
Invece in quasi tutte le discariche siciliane i camion pieni di immondizia entrano, scaricano e vanno
via. Ma questo non si pu fare, la legge non lo consente. E invece si fa. Ma adesso la festa sembra
finita.
Non va meglio per la gestione dellacqua. Tutti in Sicilia sanno che, in due anni e oltre di
legislatura, il Parlamento siciliano, di fatto, ha bloccato il disegno di legge diniziativa popolare per
il ritorno alla gestione dellacqua pubblica. La mafia, in Sicilia, sempre stata contro lacqua
pubblica. Era cos ai tempi di Don Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo. Ed cos anche oggi
che la mafia opera da Bruxelles, imponendo i proventi delle attivit criminali nel calcolo del Pil dei
Paesi dellUnione europea.
La mafia non vuole il ritorno allacqua pubblica. E la politica siciliana si sta adeguando alle
richieste della mafia che, come insegna Il Padrino, in genere, non si possono rifiutare. Questo
spiega perch, proprio mentre scriviamo, mezza Regione siciliana mobilitata a bloccare i tentativi
di alcuni Sindaci dellAgrigentino di gestire lacqua nellinteresse dei cittadini. Un esempio
intollerabile
Insomma, tutto il mondo che gira attorno a Lumia, Montante, Catanzaro, Lo Bello e Crocetta - che
un mondo di politica legata agli affari, dallagenzia dei beni confiscati alla mafia alla gestione della
burocrazia, dalle societ aeroportuali ai rifiuti, fino allacqua - in un modo o nellaltro non sembra
pi in sintonia con una certa idea di antimafia. La Giustizia da una parte e i grandi interessi che si
scontrano, dallaltra parte, stanno disegnando in Sicilia nuovi scenari.
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http://www.lavocedinewyork.com/Ascesa-e-declino-dell-Antimafia-degli-affari-che-non-sipossono-rifiutare-/d/9843/

BATOSTA PER IL GOVERNO CROCETTA DECRETO-ACCREDITAMENTI


ANNULLATO
Venerd 30 Gennaio 2015 - 17:27 di Accursio Sabella

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di decine di enti tra cui l'Anfe e lo Ial. Il decreto
dell'assessore Scilabra che stabiliva i requisiti per ottenere i finanziamenti pubblici illegittimo:
doveva essere deliberato dalla giunta e firmato dal governatore.
PALERMO - Nuova bacchettata del Tar al governo Crocetta. Una bocciatura che rischia di far
esplodere il mondo della Formazione. I giudici amministrativi hanno dato ragione a una quarantina
tra enti e associazioni che avevano presentato un ricorso contro il decreto che disciplina gli
accreditamenti nel mondo dei corsi professionali. In particolare, nei confronti del passaggio in cui si
prevede la revoca dell'accreditamento in caso di presenza di contenziosi tra l'ente e la pubblica
amministrazione. Un provvedimento che era apparso fin da subito contrario persino alle regole del
buon senso. Ma i giudici amministrativi sono andati oltre. Bocciando, di fatto, l'intero
provvedimento. Quello sulla base del quale sono stati distribuiti e sono stati tolti gli accreditamenti
agli enti. E il motivo quasi grottesco: quel provvedimento, firmato da Nelli Scilabra, doveva
invece stando allo Statuto essere sottoscritto dal presidente della Regione. Uno scivolone
clamoroso.

Gi alla fine del 2013, il Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva avanzata da queste
associazioni. Con due distinti ricorsi: uno dell'Anfe Sicilia e di altre associazioni e uno di un nutrito
gruppo di enti. Enti che, come detto, si erano opposti contro le norme contenute nel decreto
assessoriale del 23 luglio 2013. Si tratta, del provvedimento che elenca i nuovi requisiti per
laccreditamento, strumento utile per poter partecipare alla distribuzione dei contributi pubblici per
lo svolgimento dei corsi di Formazione.
In quellatto, firmato come detto dall'allora assessore Nelli Scilabra, fra le altre cose, si inibiva
l'accreditamento a quegli enti che avessero in corso "liti" e contenziosi con l'amministrazione
regionale. Ma un primo e pi grave vizio di quel decreto sta proprio nel firmatario. Quelle
disposizioni, infatti, precisano i giudici hanno la caratteristica della novit, introducendo
condizioni, caratterizzate altres dalla generalit ed astrattezza, ulteriori rispetto a quelle fino a quel
momento esistenti laccreditamento di enti di formazione e per il mantenimento dello medesimo
status: in altri termini quelle di cui si discute si atteggiano quali vere e proprie norme di carattere
secondario rispetto la disciplina primaria. Veri e propri regolamenti, quindi, che, stando allo
Statuto siciliano devono essere deliberati dalla Giunta di Governo ed adottati nella forma del
Decreto Presidenziale, mentre ai singoli assessori spetta esclusivamente il potere di proporre
ladozione di regolamenti nelle materie di rispettiva competenza. Nel caso di specie si legge - il
decreto oggetto di impugnazione non risulta adottato in conformit al quadro normativo appena
richiamato. Conseguentemente lo stesso decreto risulta illegittimo.
I ricorsi accolti sono due: uno stato proposto da Asef e Anfop, associazioni che raccolgono diversi
enti, assistite dal legale Carlo Comand. "L'aspetto importante - sottolineano dallo studio Comand
- che stato annullato l'intero decreto per effetto di una contestazione preliminare fatta da noi: non
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doveva essere un decreto assessoriale, ma un decreto del presidente della Regione. Il


provvedimento doveva dunque passare da un ok del Cga". L'altro stato proposto dall'Anfe, dallo
Ial e da un'altra ventina di enti (tra questi l'Interefop, il Cufti, l'Anapia, l'Ecap di Agrigento) difesi
dagli avvocati Sebastiano Papandrea e Fulvio Ingaglio.
Oltre a una causa di illegittimit legata al mancato rispetto delle norme sul soggetto che ha la
potest di emanare regolamenti, poi, ecco che i giudici entrano nel merito di quel passaggio relativo
all'eventuale lite pendente (od anche sopravvenuta) che, spiegano i giudici amministrativi, non di
per s indice della inaffidabilit dellimpresa, potendosi la lite chiudere a favore della stessa (con
riconoscimento delle relative ragioni). Inoltre, - si legge nella sentenza - sintomatico della non
necessaria finalizzazione alla selezione qualitativa dei partecipanti, il fatto che la clausola in esame
individui come fatti ostativi non solo le liti attuali, ma altres quelle passate. Una norma non solo
incomprensibile, spiegano i giudici, ma anche inutile. Non porterebbe, infatti, alcun vantaggio
all'attivit amministrativa: Una simile previsione si legge infatti - non ha alcuna proiezione sul
terreno dellefficacia dellazione amministrativa, ma unicamente una evidente ed univoca finalit di
penalizzazione, dal momento che lesercizio del diritto di difesa (principale interesse antagonista a
quello dellamministrazione), di cui allarticolo 24 della Costituzione, sembra costituire un fatto
ostativo rispetto alla stipula di contratti con lamministrazione intimata, anche in relazione a
vicende ormai definite ed a rapporti esauriti. Agli enti, stando a quel passaggio indicato dal
governatore, in quei giorni, quasi come un segno della moralizzazione in atto nel mondo della
Formazione, non sarebbe stato garantito il diritto di difendersi dalla Regione, visto che la
conseguenza sarebbe stata quella dell'immediata estromissione dai finanziamenti pubblici. Un
ingiustizia. E due errori in uno. La Regione scivola ancora una volta e clamorosamente. Sul terreno
insidioso della Formazione siciliana.
http://livesicilia.it/2015/01/30/formazione-nuova-batosta-per-il-governo-crocetta-il-tar-annulla-ildecreto-sugli-accreditamenti_592101/

L'INCHIESTA SUL FLOP-DAY, ANNA ROSA CORSELLO: "AI MAGISTRATI HO


CONSEGNATO LE CARTE E SPIEGATO TUTTO"
GIUSEPPE MESSINA 10 OTTOBRE 2014

FORMAZIONE E LAVORO La documentazione fornita dall'ex dirigente generale dei


dipartimenti formazione e lavoro della regione siciliana e' adesso al vaglio della procura della
repubblica di palermo
Ci sono volute cinque ore per fare luce sulla gestione dei tirocini formativi finanziati con le risorse
del Piano Giovani e sul flop day dello scorso 5 agosto.
La dottoressa Anna Rosa Corsello, ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e Formazione
professionale ha esaminato, davanti ai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale
di Palermo, tutti gli aspetti inerenti l'attuazione del Piano Giovani e, in particolare, i tirocini
formativi 'appaltati' senza gara ad Italia Lavoro, la societ del Ministero del lavoro che in Sicilia
sembra aver trovato l' 'America'.
Nel lunghissimo interrogatorio di oggi, i magistrati hanno focalizzato l'attenzione su alcuni aspetti
della vicenda che la dottoressa Corsello ha puntualmente spiegato nei minimi particolari, supportata
dall'ampia documentazione depositata. Dall'affidamento diretto alle ragioni della scelta di Italia
lavoro e delle altre societ esterne alla Regione: Formez, Ett e Sviluppo Italia Sicilia. Atti
amministrativi effettuati dall'Amministrazione regionale sulla base di un'apposita delibera adottata
dalla Giunta regionale di Rosario Crocetta.

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Inoltre, l'ex dirigente generale ha chiarito ai magistrati i problemi generati dall'utilizzo del sistema
informatico che, inceppatosi lo scorso 5 agosto, ha estromesso dalla candidatura e dall'incrocio con
le aziende decine di migliaia di giovani.
In particolare, la dottoressa Corsello si soffermata sugli affidamenti diretti inerenti al sistema
informatico Silav creato per gestire le adesioni dei giovani entro i 25 anni al Piano della Garanzia
Giovani Sicilia e che hanno riguardato il collegamento con il sistema dei Centri per l'impiego. A tal
riguardo, la relazione tra i tirocini e i Centri per l'impiego strato oggetto di confronto nel corso del
citato interrogatorio.
Lo strumento del tirocinio formativo, lo ricordiamo, destinato ai giovani tra i 18 ed e 35 anni che
possono usufruire di un periodo di lavoro presso le aziende che ne fanno richiesta, percependo una
somma pari a 500 euro al mese per complessivi 6 mesi. All'azienda riconosciuto un rimborso di
250 euro al mese al quale aggiungere un BONUS finale nel caso di assunzione a tempo
determinato che aumenta se il contratto subordinato.
Sono 2000 i tirocini messi a bando in Sicilia non ancora assegnati per l'insipienza del Governo
regionale. Anche per questo - e non solo per aver lasciato senza stipendio oltre 8 mila lavoratori
della Formazione professionale - l'assessore Scilabra sar oggetto di una mozione di censura da
parte dell'Ars.
Il flop-day dello scorso 5 agosto ha paralizzato l'attivit amministrativa. L'Amministrazione
regionale sta ancora valutando se validare il click-day dello scorso 5 agosto e aprire una nuova
finestra per garantire l'accesso ai giovani.
Dalle ultime notizie, pare che 'appatteranno le carte' assegnando i mille e 600 tirocini ai 'fortunati'
che sono riusciti a collegarsi al discusso sito, in barba ad altre decine di migliaia di giovani che non
sono riusciti a collegarsi. Cos avrebbero deciso i soliti Azzeccagarbugli.
Tornando all'interrogatorio, in una nota pervenuta in redazione, Salvatore Modica, uno dei legali
della dottoressa Anna Rosa Corsello riferisce che l'interrogatorio, richiesto dall'ex dirigente
generale dei dipartimenti Lavoro Formazione professionale si svolto in un clima di assoluta
serenit e di massima collaborazione, senza che venissero mosse specifiche accuse.
La dottoressa Corsello, prosegue la nota, ha fornito ampie e dettagliate spiegazioni in ordine agli
articolati passaggi tecnici che connotano le vicende oggetto di indagine, inchiesta condotta da
magistrati attenti e rigorosi sui quali l'ex dirigente generale ripone massima stima e fiducia far il
proprio corso.
"Ho avuto ieri pomeriggio alle 15,30 l'incontro da me richiesto e mi sono presentata accompagnata
dai miei legali - racconta al giornale la dottoressa Corsello -. L'incontro si svolto all'insegna della
massima collaborazione e cordialit - aggiunge - ho fornito i chiarimenti per i quali avevo chiesto di
essere sentita ed ho depositato gli atti inerenti la procedura amministrativa".
"Nulla mi stato contestato o addebitato - ci dice l'ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e
Formazione professionale - e non ho mosso accuse nei confronti di alcuno, limitandomi a spiegare
gli atti che producevo".
"Ci sono volute cinque per consentire ai magistrati di verbalizzare i chiarimenti - sottolinea l'ex
dirigente generale dei dipartimenti Formazione e Lavoro - esclusivamente inerenti le procedure
amministrative che hanno riguardato il mio operato".
"Sono serena - conclude la dottoressa Corsello - e mi rimetto alle valutazioni dei magistrati che mi
hanno seguita con molta attenzione".
http://palermo.meridionews.it/articolo/28627/linchiesta-sul-flop-day-anna-rosa-corsello-aimagistrati-ho-consegnato-le-carte-e-spiegato-tutto/

L'AMARO/ LUMIA COME SCHOPENHAUER: IL MONDO COME LO VEDI


BRASIL 24 SETTEMBRE 2013

POLITICA Non che sottovalutiamo i politici siciliani? non che con la fretta di giudicarli quali
ascari, tiranni ed affaristi, prendiamo qualche abbaglio? il dubbio irrompe all'improvviso. A
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generarlo sono le parole pronunciate da beppe lumia, senatore del pd a roma, promotore de il
megafono in sicilia, nonch regista del governo crocetta insieme con la lobby dei "professionisti
dell'antimafia" di confindustria sicilia, nel corso della direzione regionale del pd, ancora in corso al
san paolo palace di palermo.
Non che sottovalutiamo i politici siciliani? Non che con la fretta di giudicarli quali ascari,
tiranni ed affaristi, prendiamo qualche abbaglio? Il dubbio irrompe all'improvviso. A generarlo
sono le parole pronunciate da Beppe Lumia, Senatore del Pd a Roma, promotore de il Megafono in
Sicilia, nonch regista del Governo Crocetta insieme con la lobby dei "professionisti dell'antimafia"
di Confindustria Sicilia, nel corso della direzione regionale del Pd, ancora in corso al San Paolo
Palace di Palermo.
Il Senatore, con la sua capacit oratoria, ha ricordato a tutti un grandissimo filosofo: Arthur
Schopenhauer e la sua opera somma: "Il mondo come volont e rappresentazione". Di che si
tratta? Detto in maniera molto rozza (non abbiamo la saggezza degli esponenti del Megafono), in
questo capolavoro dell'intelletto umano, il filosofo tedesco sostiene che ognuno di noi percepisce la
realt che vuole. E, in effetti, Lumia, nel suo intervento parla di cose che, evidentemente, percepisce
solo lui:
"Questo e' un partito che si isola dalla stampa nazionale e mondiale, che vede con simpatia un
Presidente per la prima volta davvero in grado di rompere col passato. I cittadini siciliani, i
giornali, l'opinione pubblica, la classe dirigente nazionale del partito vedono il presidente Crocetta
come una grande risorsa"ha detto dinnanzi ad una platea inferocita che ha votato il documento del
segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, che propone l'abbandono della Giunta Crocetta.
Ma che giornali legge Lumia? Di quale opinione pubblica parla? E, soprattutto, dove vive? In
Sicilia, a quanto ci risulta, si parla di un Governo che si era presentato come rivoluzionario, e che
invece si piegato ai diktati di quattro affaristi, peraltro non eletti, e si inchinato dinnanzi a quelli
degli apparati ministeriali romani legati alle oligarchie finanziarie dell'Ue. Altro che popolo
Siciliano...
Forse, il Senatore dal doppio partito, non ha letto la seconda parte dell'opera del filosofo tedesco.
Dove spiega che vero che la realt fenomenica come c' la rappresentiamo ma che tra noi e la
vera realt come se vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta e non come essa
veramente: il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso si rif.
Il 21 Settembre scorso, ricorreva l'anniversario della morte del filosofo tedesco, datata 1860. Non
da escludere che il suo spirito stia vagando proprio in questi giorni nell'Universo, e che magari, si
fermato anche al San Paolo Palace hotel. Ma solo per pochi secondi.
www.glialtrionline.it/2012/03/05/il-nuovismo-e-le-sue-lobby-in-sicilia-vince-ilpartito-pro-lombardo/

12 luglio 2013 - 20:29

Nuova puntata sul gruppo di Potere Crocetta-Lumia-Lo Bello-Montante che domina in Sicilia. Nel
silenzio della stampa. E mentre Fontanarossa, in mano a Confindustria, rischia di essere svenduta a
imprenditori amici, la zona industriale di Catania, retta sempre da Confindustria, va in malora. Nella
giunta Bianco, stato Giuseppe Lumia a convincere ling. Luigi Bosco, ad accettare lincarico
assessoriale in giunta. Bosco, si notato subito, ha differenze di vedute con il sindaco su Corso dei
Martiri, una megaoperazione immobiliare al centro di Catania, che potrebbe cambiare il volto
della citt per i prossimi decenni. Senza dimenticare lIrsap che significa zone industriali, uno dei
numerosi obiettivi nel mirino della lobby dei quattro che continua, grazie al decisivo ruolo del
governatore di Sicilia, a tessere le fila di unoccupazione militare di posti e luoghi determinanti per
le sorti dellIsola, di Marco Benanti
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PENTITI CONTRO LEADER DI CONFINDUSTRIA: MONTANTE INDAGATO PER


MAFIA
A suo carico, secondo il quotidiano la Repubblica, vi sarebbero uninchiesta della
procura di Caltanissetta e una dellufficio inquirente di Catania. Originario di
Serradifalco, limprenditore e titolare dellomonima fabbrica di biciclette fondata negli
anni 20 del secolo scorso, e presidente della Camera di Commercio nissena e il 20
gennaio scorso stato designato su proposta del ministero dellInterno
componente dellAgenzia nazionale per i beni confiscati
di Giuseppe Pipitone

il delegato per la Legalit di Confindustria, e ha guidato gli imprenditori siciliani nella


rivoluzione contro il racket e contro Costa Nostra. Risulta per coinvolto anche in
unindagine di mafia della procura di Caltanissetta. Un vero e proprio paradosso,
quello di Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, che, secondo
ledizione odierna di Repubblica,sarebbe sotto inchiesta per reati di mafia da parte
della Procura nissena. Uninchiesta top secret quella su Montante, indicato pochi
giorni fa dal ministero dellInterno come componente dellAgenzia dei beni confiscati,
che gestisce le propriet immobiliari confiscati ai boss di Cosa Nostra.
A suo carico, sempre secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, ci sarebbero le
dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia. Uno Salvatore Dario Di
Francesco, mafioso di Serradifalco, lo stesso paese di Montante. Arrestato un anno fa
dalla Squadra Mobile , Di Francesco ha iniziato a raccontare di appalti pilotati nella
zona e in particolare al Consorzio Asi, larea di sviluppo industriale, dal 99 al 2004. Di
Francesco stato definito il collettore tra esponenti di Cosa nostra e i colletti
bianchi della provincia. Il pentito compare del mafioso di Serradifalco Vincenzo
Arnone (il padre di questultimo, Paolino Arnone era un boss di Cosa nostra e si
suicid nel carcere nisseno di Malaspina nellautunno del 92 dopo una retata), che
stato compare di nozze di Montante.
Una notizia gi resa pubblica lo scorso anno dalla rivista I Siciliani Giovani: in rete
venne diffusa una foto di Montante insieme a Vincenzo Arnone nella sede di
Assindustria nissena, scattata negli anni Ottanta, ma anche il certificato di nozze di un
giovanissimo Montante aveva solo 17 anni insieme ai quattro testimoni. Due erano
proprio Paolino e Vincenzo Arnone. Anche queste lontane conoscenze, a quanto
pare, sono confluite nellindagine, rappresentata soprattutto dalle dichiarazioni del
pentito Di Francesco. Il leader di Confindustria ha spiegato che le sue frequentazioni
con Arnone, altro non erano che legami dovuti alla comune origine paesana legata
a Serradifalco.
dalla piccola cittadina in provincia di Caltanissetta che parte la scalata
imprenditoriale dei Montante, attivi gi dagli anni venti con una fabbrica di biciclette.
Un marchio storico rilanciato da Antonello Montante, che anche fondatore della
Msa, Mediterr Shock Absorbers spa, unazienda di ammortizzatori per veicoli
industriali con sedi in tutto il mondo. Poi limprenditore nisseno inizia ad impegnarsi
anche in Confindustria: nel 2008, insieme al suo predecessore Ivan Lo Bello, stato
tra gli artefici del codice etico e della svolta anti racket degli industriali siciliani. Un
nuovo corso che molti hanno definito come la rivoluzione antimafia dellIsola, dato
che parallelamente alle denunce contro il pizzo, gli industriali emarginarono alcuni ex
leader di Confindustria considerati vicini ai clan: primo tra tutti Pietro Di Vincenzo,
condannato in via definitiva a nove anni per estorsione.

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No comment, altro non posso aggiungere. E quanto si limitato a dire allAdnkronos


il Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, interpellato sullinchiesta per mafia a
carico del Presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante. Lindustriale sotto
indagine considerato vicino a molti magistrati delle procure siciliane che in questi
ultimi anni hanno creduto alla rivolta antimafia dellimprenditoria siciliana, e la sua
cordata ha avuto un ruolo importante nellelezione di Rosario Crocetta a Palazzo
dOrleans. Proprio per questo lindagine a suo carico suscita un notevole scalpore
negli ambienti politici e finanziari dellIsola. Ora che alcuni pentiti parlano delle sue
pericolose frequentazioni, come scrive La Repubblica, i casi sono due: o qualcuno ha
voluto ordire una trama per infangare il simbolo di una Sicilia che vuole cambiare,
oppure arrivato il momento di riflettere sui possibili travestimenti dellAntimafia.
http://www.loraquotidiano.it/2015/02/09/pentiti-contro-leader-di-confindustriamontante-indagato-per-mafia_24680/

NICOL MARINO: LA MIA LOTTA CONTRO LAFFAIRE MONNEZZA


Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sullemergenza
rifiuti, prende posizione contro di me per difendere lamico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta
zitto. Alla fine si calmano le acque, lindomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico:
Rosario, non puoi consentire una cosa del genere. E Crocetta? Cambi discorso. Ma perch
lha nominata assessore? Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale
ero in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse
controllarmi
di Luciano Mirone

11 novembre 2014

Dopo sette mesi dal suo siluramento punta il dito contro il governatore Rosario Crocetta, contro i
vertici di Confindustria Sicilia ovvero il vice presidente Giuseppe Catanzaro e il
presidente Antonello Montante , contro il vice presidente di Confindustria nazionale Ivan Lo
Bello, contro il senatore del Pd Giuseppe Lumia, contro alcuni funzionari regionali che avrebbero
firmato atti palesemente illegittimi. Tante le accuse: dal rilascio delle autorizzazioni alle
manovre messe in atto per evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche per favorire le
discariche private, specie quella di Siculiana (Agrigento), gestita dal vice presidente di
Confindustria Sicilia.
Detto e sottoscritto da Nicol Marino, ex assessore del Governo Crocetta con delega ai Rifiuti,
allAcqua e allEnergia, dal 12 dicembre 2012 al 14 aprile scorso.
Oggi Marino rompe un lungo silenzio e in questa intervista spiega molti retroscena legati allo
scandalo della spazzatura nellisola. Non sappiamo cosa c dentro le nostre discariche e nel nostro
sottosuolo, potrebbero anche esserci rifiuti pericolosi: in questi anni non stato controllato nulla n
dallArpa, n dalle Province. Un affare gigantesco come questo non poteva lasciare indifferente la
criminalit organizzata, che a Mazzarr SantAndrea, per esempio, ha scaricato limmondizia della
Campania.
un fiume in piena lex magistrato. Non voglio che passi il messaggio (come il presidente
Crocetta ha cercato di fare anche in questi giorni) di essermi occupato, durante il mio mandato, solo
della discarica di Siculiana per un pregiudizio nei confronti di Giuseppe Catanzaro, trascurando
quelle di Mazzarr SantAndrea (nei giorni scorsi sottoposta a sequestro preventivo) e di Motta
SantAnastasia (anche questa formalmente chiusa). Unaccusa che Marino respinge al mittente
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proprio nei giorni in cui con le inchieste della magistratura e della Commissione nazionale
antimafia i nodi dellaffaire spazzatura stanno venendo al pettine.
La verit dice Marino che mi sono occupato a trecentosessanta gradi del ciclo dei rifiuti,
cercando delle soluzioni finalizzate al risparmio e al bene comune.
A difendere lex assessore scendono in campo i sindaci di Furnari, Mario Foti, e di Misterbianco,
Nino Di Guardo, che da anni lottano per la chiusura degli impianti di Mazzarr e di Motta:
Crocetta dichiarano allunisono ha buttato fuori lex assessore Marino che stava portando
avanti una seria azione di rinnovamento e di trasparenza.
Va ricordato al presidente Crocetta afferma Marino che una delle pi grosse autorizzazioni
rilasciate (3 milioni di metri cubi di volume) stata concessa nel 2009 a favore della discarica del
vice presidente di Confindustria Sicilia.
E poi: Catanzaro il primo imprenditore dellisola a sferrare lattacco pi grave al governo
Crocetta. Quando? Quando ottenemmo il decreto legge dal governo Monti per lemergenza rifiuti.
Al momento della conversione in legge, Catanzaro scrive, in qualit di vice presidente di
Confindustria Sicilia, al presidente della Commissione ambiente del Senato, Marinello, sostenendo
che non bisognava convertire in legge la parte di rifiuti relativa allimpiantistica, cio alle
discariche, in quanto le esperienze del passato avevano dimostrato che lemergenza era stata la
breccia tramite la quale erano entrati gli interessi mafiosi. Il problema che Catanzaro aveva avuto
unautorizzazione illegittima, e si era inserito nella gestione della discarica di Siculiana
approfittando di quellemergenza rifiuti che lui stesso aveva stigmatizzato. In pratica Catanzaro ha
sferrato un attacco al Governo Crocetta, ma stato protetto dallo stesso Crocetta con dichiarazioni
pubbliche anche a mio danno.
Perch Crocetta difende Catanzaro e attacca Marino?
Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di Gela, come parlamentare
europeo e come presidente della Regione siciliana. Il governatore non vive bene la presenza di
personaggi che oscurano la sua immagine. Mantenendo la mia autonomia lho messo in crisi.
Perch, dottor Marino, lei accusa anche il presidente di Confindustria?
Mentre sono ancora assessore mi chiama il senatore del Pd Beppe Lumia, e mi dice:
Quando vieni a Palermo?.
Domani.
Assolutamente no, ci dobbiamo vedere stasera.
Beppe, sono a Catania, non posso.
Allora veniamo noi: io, Antonello Montante e Ivan lo Bello.
Lincontro avviene allhotel Excelsior di Catania. Montante esordisce cos:
Se vuoi fare la guerra a colpi di dossier io sono pronto, la devi smettere di mandare in giro
Ferdinando Buceti (mio capo di Gabinetto ed ex vice Questore della Polizia di Stato, nonch
appartenente alla Dia di Caltanissetta) ad acquisire informazioni sul mio conto.
Gli rispondo: Sei veramente fuori di testa. Non ho bisogno di mandare persone in giro per saperne
di pi su di te, sono sufficientemente informato. Non ti permettere di fare insinuazioni di questo
tipo.
Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sullemergenza
rifiuti, prende posizione contro di me per difendere lamico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta
zitto.
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Alla fine si calmano le acque, lindomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico:
Rosario, non puoi consentire una cosa del genere.
E Crocetta?
Cambi discorso.
Cosa avvenne a seguito della sua inchiesta?
Il direttore generale del dipartimento Territorio e Ambiente, dott. Gaetano Gullo, scrisse che la
situazione di Siculiana e di Motta era regolare. La cosa assurda che questo signore, che ritengo
assolutamente incapace e inadeguato per svolgere le funzioni conferitegli, rimanga ancora al suo
posto nonostante le mie sollecitazioni a Crocetta di sollevarlo dallincarico.
Qual il ruolo del senatore Lumia?
Ha sempre sponsorizzato Catanzaro, anzi, direi che Lumia, Catanzaro e Montante sono la stessa
cosa.
Perch Crocetta la nomina assessore?
Me lo chiedo anchio. Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale ero
in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse
controllarmi.
Unoperazione di facciata?
Alla luce di questi fatti, direi proprio di s.
http://www.loraquotidiano.it/2014/11/11/nicolo-marino-la-mia-lotta-contro-l-affairemonnezza_12086/
12 novembre 2014

RIFIUTI, MONTANTE E LO BELLO QUERELANO NICOL MARINO


Il vicepresidente nazionale e il presidente regionale dellorganizzazione industriale hanno
dato mandato ai loro legali di denunciare il dottor Marino, in relazione alle interviste
apparse sul nostro giornale e sul quotidiano La Sicilia
di Luciano Mirone

guerra aperta fra i vertici di Confindustria e lex assessore ai Rifiuti del Governo
Crocetta, Nicol Marino. Il vicepresidente nazionale e il presidente regionale
dellorganizzazione
industriale,
rispettivamente Ivan
Lo
Bello e Antonello
Montante, hanno dato mandato ai loro legali di denunciare il dott. Marino, in
relazione alle interviste apparse sul nostro giornale e sul quotidiano La Sicilia,
rinvenendosi nelle stesse contenuti gravemente diffamatori e minacciosi, oltre che
riferimenti a fatti e circostanze fantasiosamente ricostruite e completamente destituite
di ogni fondamento.
La nota diffusa dallufficio stampa di Confindustria Sicilia fa riferimento a
unintervista apparsa nei due quotidiani, in cui lex assessore regionale ai Rifiuti,
allAcqua e allEnergia accusava soprattutto il vice presidente di Confindustria
Sicilia, Giuseppe Catanzaro di essere stato destinatario, secondo lex magistrato, di

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una serie di autorizzazioni illegittime per la discarica di Siculiana (3 milioni di metri


cubi di volume), che lo stesso Catanzaro gestisce.
A parere di Marino, sarebbero state messe in atto delle vere e proprie manovre per
evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche (specie quella prevista a Gela) per
favorire la discarica di Siculiana, che perderebbe buona parte del suo fatturato
attuale. Marino nellintervista tira in ballo il governatore della Sicilia Rosario
Crocetta, protettore di Catanzaro, ma anche il senatore del Pd Beppe Lumia (ha
sempre
sponsorizzato
Catanzaro),
nonch
i vertici
di Confindustria Lo
Bello e Montante, sostenendo che Lumia, Catanzaro e Montante sono la stessa
cosa. Motivo? Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di
Gela, come parlamentare europeo e come presidente della Regione siciliana.
Unintervista durissima quella rilasciata ieri da Marino, dopo sette mesi di guerra
fredda fra lui e il presidente della Regione, dopo il siluramento subito dallex
magistrato da uno degli assessorati pi delicati di Palazzo dOrleans. A difendere
loperato dellex assessore ai Rifiuti, in questi giorni sono scesi in campo il sindaco di
Misterbianco, Nino Di Guardo, e di Furnari, Mario Foti, che da anni lottano per la
chiusura delle discariche di Motta SantAnastasia e di Mazzarr SantAndrea: Crocetta
ha buttato fuori lex assessore Marino che stava portando avanti una seria azione di
rinnovamento e di trasparenza.
La replica dei vertici di Confindustria Lo Bello e Montante non si fatta attendere.
Silenzio, Sul caso intervenuto anche il senatore Lumia: singolare che lex
assessore allEnergia e ai Rifiuti della Regione Siciliana Nicol Marino dedicava e
continua a dedicare gran parte del suo tempo ad attaccare pubblicamente quegli
imprenditori del settore che hanno denunciato Cosa nostra. Contro la mafia dei rifiuti,
invece, Marino non ha mai detto nulla. Nessuna valutazione, nessun giudizio, ha
dichiarato Lumia. Per quanto mi riguarda aggiunge mi sono sempre schierato
dalla parte di quegli imprenditori che rischiano la vita e che con Confindustria Sicilia
hanno fatto una scelta storica e senza precedenti contro Cosa nostra. Con questa
Confindustria si dialoga e ci si confronta, con la mafia dei rifiuti no, anzi la si
aggredisce. Col presidente Crocetta spiega non siamo mai entrati nel merito
delle scelte amministrative e di gestione dei rifiuti fatte da Marino, ma non potevamo
stare zitti e fermi di fronte a questo suo modo scellerato di attaccare limpresa sana.
Semmai sono note le nostre opinioni a favore delle discariche pubbliche e contro il
proliferare di quelle private. Quindi conclude Lumia Marino dovr dar conto delle
sue affermazioni, non solo sul piano giudiziario ma anche delletica pubblica.
http://www.loraquotidiano.it/2014/11/12/rifiuti-montante-bello-querelano-nicolomarino_12194/

MONTANTE INDAGATO PER MAFIA. E IVAN LO BELLO RESTA SOLO?


La notizia il Presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante indagato per mafia. Sar la
magistratura a stabilire la verit, ma tutto come un deja vu.
Su LOra Quotidiano del 9 Febbraio 2015: Pentiti contro leader di Confindustria: Montante
indagato per mafia.
Una notizia bomba. Antonello Montante, infatti, oltre ad essere il Presidente di Confindustria
Sicilia, :
Delegato nazionale di Confindustria per i problemi della legalit;
Componente dellAgenzia Nazionale per i beni confiscati alla mafia (su designazione del Ministero
dellInterno);
Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta;
Presidente di Unioncamere Sicilia
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del novembre 2014 laltra accusa. Quella che il magistrato Nicol Marino mosse ai vertici di
Confindustria siciliana. La questione era legata alla gestione dei rifiuti e il dito era puntato sul vice
presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, ma non solo.
Marino ha indicando ci che a suo parere costituisce un sistema di potere e di collusioni formato
da Montante, Lo Bello, Lumia (senatore PD. Poteva mancare il PD?), Catanzaro e lo stesso
Presidente della Regione Siciliana Crocetta.
Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di Gela, come parlamentare
europeo e come presidente della Regione siciliana.
Montante e Lo Bello hanno prontamente querelato Nicol Marino che, per, pare non essersi affatto
intimidito. Anzi, ha rincarato la dose.
Questa Amministrazione scrive Marino ben a conoscenza che nel lontano 1995 la Catanzaro
Costruzioni s.r.l. ebbe ad aggiudicarsi il servizio per la gestione della discarica di Siculiana in ATI
con la FORNI ed Impianti industriali Ing. De Bartolomeis S.p.a. di Milano (lunica in possesso dei
requisiti per la partecipazione alla gara), questa ultima coinvolta successivamente nellinchiesta
TRASH della DDA di Palermo, per vicende connesse alla turbativa dasta in gare per discariche,
depuratori ed altri impianti di smaltimento, inchiesta culminata finanche nellarresto del suo
direttore generale, Massimo Tronci, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso,
risultato in rapporti di affari con RIINA Salvatore, BUSCEMI Antonio, LIPARI Giuseppe, VIRGA
Vincenzo, NANIA Filippo, BRUSCA Giovanni e SIINO Angelo1
Per inciso, Siculiana in provincia di Agrigento. Provincia di Giuseppe Catanzaro, ma anche del
Ministro dellInterno Angelino Alfano, lo stesso che ha nominato Montante allAgenzia Nazionale
dei beni confiscati alla mafia.
Montante indagato per mafia. Mah!
A proposito dellincarico conferito da Angeli Alfano, ci sarebbe pure quel piccolo problema
sul conflitto di interessi:
giusto insomma che uno dei membri del consiglio direttivo dellAgenzia che assegna i beni
confiscati alle mafie sia anche uno dei pi influenti soci di un ente che ha tra le sue finalit la
gestione dei beni confiscati a Cosa Nostra?
Strano destino, quello di Confindustria Sicilia.
Oggi abbiamo Montante indagato per mafia, ma dei vertici di Confindustria Sicilia ebbe gi ad
interessarsi la Commissione nazionale Antimafia degli anni 70 che, in diverse pagine, menziona
ling. Domenico (Mim) La Cavera, lallora Presidente di Confindustria Sicilia.
I suoi rapporti con lineffabile avvocato Vito Guarrasi di Palermo2 . Strano tipo, Vito
Guarrasi. Imparentato con Enrico Cuccia(Mediobanca).
Definito il vero boss, lavvocato dei misteri.
Per il giudice Calia presenzi perfino alla sottoscrizione del trattato di Cassibile, rappresentando gli
interessi della mafia.

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Amici inseparabili, lui e La Cavera. Insieme e con il deputato comunista Emanuele


Macaluso furono i fautori e i sostenitori della stagione del milazzismo in Sicilia3
Silvio Milazzo, dopo le elezioni, il 12 agosto 1959 form un secondo governo, dove per non entr
pi il MSI. Questo secondo governo ebbe allora un sostegno variegato, dalle sinistre, ai monarchici,
ai vertici di Sicindustria, allora guidata da Domenico La Cavera che gi aveva rotto con
Confindustria, fino ad esponenti vicini alla mafia.
La Cavera ebbe relazioni anche con laltro (oltre lo stesso Guarrasi) grande attore del Caso
Mattei, Graziano Verzotto, e con lo stesso Enrico Mattei.
stato uno dei promotori insieme a Vito Guarrasi e Graziano Verzotto della Sofis (ente pubblico
siciliano nato nel 1957) di cui fu nominato direttore. Il suo nome compare nelle relazioni compiute
dalla Commissione parlamentare antimafia negli anni 70.
Ma i suoi affari in contiguit con la mafia andavano oltre:
Fu amministratore delegato della SIRAP, (societ controllata dallESPI), coinvolta nellindagine su
Angelo Siino, il gestore degli affari economici di Cosa Nostra
Antonello Montante e Ivan Lo Bello per Domenico La Cavera erano i ragazzi.
Montante e Lo Bello (e Catanzaro) son sempre andati damore e daccordo. Sicilia ovest al primo e
Sicilia est al secondo.
Presidenza della Camera di Commercio di Caltanissetta al primo, quella di Siracusa al secondo.
Altre grandi Camere di Commercio siciliane (Catania e Messina) ma anche Enna, ad esempio
sono tenute dal Governo Crocetta in condizione di commissariamento di dubbia legittimit.
Antonello Montante indagato per mafia. Si stenta a crederlo!
Dice il deputato regionale siciliano Leanza4
Lo Bello e Montante? Sono i padroni della Sicilia
Solo ultimamente, secondo alcune voci, si sarebbero creati dissapori tra loro, ma lingue ancor pi
malevole sostengono che sia tutto teatro. In ballo ci sono gli accorpamenti delle Camere di
Commercio siciliane e con essi la gestione delle (s)vendite degli aeroporti siciliani.
E adesso ci si ritrova Antonello Montante indagato per mafia.
http://ilcappellopensatore.it/2015/02/montante-indagato-per-mafia-e-ivan-lo-bello-resta-solo/
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/02/blog-post_11.html

BATOSTA PER IL GOVERNO CROCETTA DECRETO-ACCREDITAMENTI


ANNULLATO
Venerd 30 Gennaio 2015 - 17:27 di Accursio Sabella

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di decine di enti tra cui l'Anfe e lo Ial. Il decreto
dell'assessore Scilabra che stabiliva i requisiti per ottenere i finanziamenti pubblici illegittimo:
doveva essere deliberato dalla giunta e firmato dal governatore.
29

PALERMO - Nuova bacchettata del Tar al governo Crocetta. Una bocciatura che rischia di far
esplodere il mondo della Formazione. I giudici amministrativi hanno dato ragione a una quarantina
tra enti e associazioni che avevano presentato un ricorso contro il decreto che disciplina gli
accreditamenti nel mondo dei corsi professionali. In particolare, nei confronti del passaggio in cui si
prevede la revoca dell'accreditamento in caso di presenza di contenziosi tra l'ente e la pubblica
amministrazione. Un provvedimento che era apparso fin da subito contrario persino alle regole del
buon senso. Ma i giudici amministrativi sono andati oltre. Bocciando, di fatto, l'intero
provvedimento. Quello sulla base del quale sono stati distribuiti e sono stati tolti gli accreditamenti
agli enti. E il motivo quasi grottesco: quel provvedimento, firmato da Nelli Scilabra, doveva
invece stando allo Statuto essere sottoscritto dal presidente della Regione. Uno scivolone
clamoroso.

Gi alla fine del 2013, il Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva avanzata da queste
associazioni. Con due distinti ricorsi: uno dell'Anfe Sicilia e di altre associazioni e uno di un nutrito
gruppo di enti. Enti che, come detto, si erano opposti contro le norme contenute nel decreto
assessoriale del 23 luglio 2013. Si tratta, del provvedimento che elenca i nuovi requisiti per
laccreditamento, strumento utile per poter partecipare alla distribuzione dei contributi pubblici per
lo svolgimento dei corsi di Formazione.
In quellatto, firmato come detto dall'allora assessore Nelli Scilabra, fra le altre cose, si inibiva
l'accreditamento a quegli enti che avessero in corso "liti" e contenziosi con l'amministrazione
regionale. Ma un primo e pi grave vizio di quel decreto sta proprio nel firmatario. Quelle
disposizioni, infatti, precisano i giudici hanno la caratteristica della novit, introducendo
condizioni, caratterizzate altres dalla generalit ed astrattezza, ulteriori rispetto a quelle fino a quel
momento esistenti laccreditamento di enti di formazione e per il mantenimento dello medesimo
status: in altri termini quelle di cui si discute si atteggiano quali vere e proprie norme di carattere
secondario rispetto la disciplina primaria. Veri e propri regolamenti, quindi, che, stando allo
Statuto siciliano devono essere deliberati dalla Giunta di Governo ed adottati nella forma del
Decreto Presidenziale, mentre ai singoli assessori spetta esclusivamente il potere di proporre
ladozione di regolamenti nelle materie di rispettiva competenza. Nel caso di specie si legge - il
decreto oggetto di impugnazione non risulta adottato in conformit al quadro normativo appena
richiamato. Conseguentemente lo stesso decreto risulta illegittimo.
I ricorsi accolti sono due: uno stato proposto da Asef e Anfop, associazioni che raccolgono diversi
enti, assistite dal legale Carlo Comand. "L'aspetto importante - sottolineano dallo studio Comand
- che stato annullato l'intero decreto per effetto di una contestazione preliminare fatta da noi: non
doveva essere un decreto assessoriale, ma un decreto del presidente della Regione. Il
provvedimento doveva dunque passare da un ok del Cga". L'altro stato proposto dall'Anfe, dallo
Ial e da un'altra ventina di enti (tra questi l'Interefop, il Cufti, l'Anapia, l'Ecap di Agrigento) difesi
dagli avvocati Sebastiano Papandrea e Fulvio Ingaglio.
Oltre a una causa di illegittimit legata al mancato rispetto delle norme sul soggetto che ha la
potest di emanare regolamenti, poi, ecco che i giudici entrano nel merito di quel passaggio relativo
all'eventuale lite pendente (od anche sopravvenuta) che, spiegano i giudici amministrativi, non di
per s indice della inaffidabilit dellimpresa, potendosi la lite chiudere a favore della stessa (con
riconoscimento delle relative ragioni). Inoltre, - si legge nella sentenza - sintomatico della non
necessaria finalizzazione alla selezione qualitativa dei partecipanti, il fatto che la clausola in esame
individui come fatti ostativi non solo le liti attuali, ma altres quelle passate. Una norma non solo
incomprensibile, spiegano i giudici, ma anche inutile. Non porterebbe, infatti, alcun vantaggio
30

all'attivit amministrativa: Una simile previsione si legge infatti - non ha alcuna proiezione sul
terreno dellefficacia dellazione amministrativa, ma unicamente una evidente ed univoca finalit di
penalizzazione, dal momento che lesercizio del diritto di difesa (principale interesse antagonista a
quello dellamministrazione), di cui allarticolo 24 della Costituzione, sembra costituire un fatto
ostativo rispetto alla stipula di contratti con lamministrazione intimata, anche in relazione a
vicende ormai definite ed a rapporti esauriti. Agli enti, stando a quel passaggio indicato dal
governatore, in quei giorni, quasi come un segno della moralizzazione in atto nel mondo della
Formazione, non sarebbe stato garantito il diritto di difendersi dalla Regione, visto che la
conseguenza sarebbe stata quella dell'immediata estromissione dai finanziamenti pubblici. Un
ingiustizia. E due errori in uno. La Regione scivola ancora una volta e clamorosamente. Sul terreno
insidioso della Formazione siciliana.
http://livesicilia.it/2015/01/30/formazione-nuova-batosta-per-il-governo-crocetta-il-tar-annulla-ildecreto-sugli-accreditamenti_592101/

L'INCHIESTA SUL FLOP-DAY, ANNA ROSA CORSELLO: "AI MAGISTRATI HO


CONSEGNATO LE CARTE E SPIEGATO TUTTO"
GIUSEPPE MESSINA 10 OTTOBRE 2014

FORMAZIONE E LAVORO La documentazione fornita dall'ex dirigente generale dei


dipartimenti formazione e lavoro della regione siciliana e' adesso al vaglio della procura della
repubblica di palermo
Ci sono volute cinque ore per fare luce sulla gestione dei tirocini formativi finanziati con le risorse
del Piano Giovani e sul flop day dello scorso 5 agosto.
La dottoressa Anna Rosa Corsello, ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e Formazione
professionale ha esaminato, davanti ai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale
di Palermo, tutti gli aspetti inerenti l'attuazione del Piano Giovani e, in particolare, i tirocini
formativi 'appaltati' senza gara ad Italia Lavoro, la societ del Ministero del lavoro che in Sicilia
sembra aver trovato l' 'America'.
Nel lunghissimo interrogatorio di oggi, i magistrati hanno focalizzato l'attenzione su alcuni aspetti
della vicenda che la dottoressa Corsello ha puntualmente spiegato nei minimi particolari, supportata
dall'ampia documentazione depositata. Dall'affidamento diretto alle ragioni della scelta di Italia
lavoro e delle altre societ esterne alla Regione: Formez, Ett e Sviluppo Italia Sicilia. Atti
amministrativi effettuati dall'Amministrazione regionale sulla base di un'apposita delibera adottata
dalla Giunta regionale di Rosario Crocetta.
Inoltre, l'ex dirigente generale ha chiarito ai magistrati i problemi generati dall'utilizzo del sistema
informatico che, inceppatosi lo scorso 5 agosto, ha estromesso dalla candidatura e dall'incrocio con
le aziende decine di migliaia di giovani.
In particolare, la dottoressa Corsello si soffermata sugli affidamenti diretti inerenti al sistema
informatico Silav creato per gestire le adesioni dei giovani entro i 25 anni al Piano della Garanzia
Giovani Sicilia e che hanno riguardato il collegamento con il sistema dei Centri per l'impiego. A tal
riguardo, la relazione tra i tirocini e i Centri per l'impiego strato oggetto di confronto nel corso del
citato interrogatorio.
Lo strumento del tirocinio formativo, lo ricordiamo, destinato ai giovani tra i 18 ed e 35 anni che
possono usufruire di un periodo di lavoro presso le aziende che ne fanno richiesta, percependo una
somma pari a 500 euro al mese per complessivi 6 mesi. All'azienda riconosciuto un rimborso di
250 euro al mese al quale aggiungere un BONUS finale nel caso di assunzione a tempo
determinato che aumenta se il contratto subordinato.

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Sono 2000 i tirocini messi a bando in Sicilia non ancora assegnati per l'insipienza del Governo
regionale. Anche per questo - e non solo per aver lasciato senza stipendio oltre 8 mila lavoratori
della Formazione professionale - l'assessore Scilabra sar oggetto di una mozione di censura da
parte dell'Ars.
Il flop-day dello scorso 5 agosto ha paralizzato l'attivit amministrativa. L'Amministrazione
regionale sta ancora valutando se validare il click-day dello scorso 5 agosto e aprire una nuova
finestra per garantire l'accesso ai giovani.
Dalle ultime notizie, pare che 'appatteranno le carte' assegnando i mille e 600 tirocini ai 'fortunati'
che sono riusciti a collegarsi al discusso sito, in barba ad altre decine di migliaia di giovani che non
sono riusciti a collegarsi. Cos avrebbero deciso i soliti Azzeccagarbugli.
Tornando all'interrogatorio, in una nota pervenuta in redazione, Salvatore Modica, uno dei legali
della dottoressa Anna Rosa Corsello riferisce che l'interrogatorio, richiesto dall'ex dirigente
generale dei dipartimenti Lavoro Formazione professionale si svolto in un clima di assoluta
serenit e di massima collaborazione, senza che venissero mosse specifiche accuse.
La dottoressa Corsello, prosegue la nota, ha fornito ampie e dettagliate spiegazioni in ordine agli
articolati passaggi tecnici che connotano le vicende oggetto di indagine, inchiesta condotta da
magistrati attenti e rigorosi sui quali l'ex dirigente generale ripone massima stima e fiducia far il
proprio corso.
"Ho avuto ieri pomeriggio alle 15,30 l'incontro da me richiesto e mi sono presentata accompagnata
dai miei legali - racconta al giornale la dottoressa Corsello -. L'incontro si svolto all'insegna della
massima collaborazione e cordialit - aggiunge - ho fornito i chiarimenti per i quali avevo chiesto di
essere sentita ed ho depositato gli atti inerenti la procedura amministrativa".
"Nulla mi stato contestato o addebitato - ci dice l'ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e
Formazione professionale - e non ho mosso accuse nei confronti di alcuno, limitandomi a spiegare
gli atti che producevo".
"Ci sono volute cinque per consentire ai magistrati di verbalizzare i chiarimenti - sottolinea l'ex
dirigente generale dei dipartimenti Formazione e Lavoro - esclusivamente inerenti le procedure
amministrative che hanno riguardato il mio operato".
"Sono serena - conclude la dottoressa Corsello - e mi rimetto alle valutazioni dei magistrati che mi
hanno seguita con molta attenzione".
http://palermo.meridionews.it/articolo/28627/linchiesta-sul-flop-day-anna-rosa-corsello-aimagistrati-ho-consegnato-le-carte-e-spiegato-tutto/

L'AMARO/ LUMIA COME SCHOPENHAUER: IL MONDO COME LO VEDI


BRASIL 24 SETTEMBRE 2013

POLITICA Non che sottovalutiamo i politici siciliani? non che con la fretta di giudicarli quali
ascari, tiranni ed affaristi, prendiamo qualche abbaglio? il dubbio irrompe all'improvviso. A
generarlo sono le parole pronunciate da beppe lumia, senatore del pd a roma, promotore de il
megafono in sicilia, nonch regista del governo crocetta insieme con la lobby dei "professionisti
dell'antimafia" di confindustria sicilia, nel corso della direzione regionale del pd, ancora in corso al
san paolo palace di palermo.
Non che sottovalutiamo i politici siciliani? Non che con la fretta di giudicarli quali ascari,
tiranni ed affaristi, prendiamo qualche abbaglio? Il dubbio irrompe all'improvviso. A generarlo
sono le parole pronunciate da Beppe Lumia, Senatore del Pd a Roma, promotore de il Megafono in
Sicilia, nonch regista del Governo Crocetta insieme con la lobby dei "professionisti dell'antimafia"
di Confindustria Sicilia, nel corso della direzione regionale del Pd, ancora in corso al San Paolo
Palace di Palermo.

32

Il Senatore, con la sua capacit oratoria, ha ricordato a tutti un grandissimo filosofo: Arthur
Schopenhauer e la sua opera somma: "Il mondo come volont e rappresentazione". Di che si
tratta? Detto in maniera molto rozza (non abbiamo la saggezza degli esponenti del Megafono), in
questo capolavoro dell'intelletto umano, il filosofo tedesco sostiene che ognuno di noi percepisce la
realt che vuole. E, in effetti, Lumia, nel suo intervento parla di cose che, evidentemente, percepisce
solo lui:
"Questo e' un partito che si isola dalla stampa nazionale e mondiale, che vede con simpatia un
Presidente per la prima volta davvero in grado di rompere col passato. I cittadini siciliani, i
giornali, l'opinione pubblica, la classe dirigente nazionale del partito vedono il presidente Crocetta
come una grande risorsa"ha detto dinnanzi ad una platea inferocita che ha votato il documento del
segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, che propone l'abbandono della Giunta Crocetta.
Ma che giornali legge Lumia? Di quale opinione pubblica parla? E, soprattutto, dove vive? In
Sicilia, a quanto ci risulta, si parla di un Governo che si era presentato come rivoluzionario, e che
invece si piegato ai diktati di quattro affaristi, peraltro non eletti, e si inchinato dinnanzi a quelli
degli apparati ministeriali romani legati alle oligarchie finanziarie dell'Ue. Altro che popolo
Siciliano...
Forse, il Senatore dal doppio partito, non ha letto la seconda parte dell'opera del filosofo tedesco.
Dove spiega che vero che la realt fenomenica come c' la rappresentiamo ma che tra noi e la
vera realt come se vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta e non come essa
veramente: il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso si rif.
Il 21 Settembre scorso, ricorreva l'anniversario della morte del filosofo tedesco, datata 1860. Non
da escludere che il suo spirito stia vagando proprio in questi giorni nell'Universo, e che magari, si
fermato anche al San Paolo Palace hotel. Ma solo per pochi secondi.
www.glialtrionline.it/2012/03/05/il-nuovismo-e-le-sue-lobby-in-sicilia-vince-ilpartito-pro-lombardo/

12 luglio 2013 - 20:29

Nuova puntata sul gruppo di Potere Crocetta-Lumia-Lo Bello-Montante che domina in Sicilia. Nel
silenzio della stampa. E mentre Fontanarossa, in mano a Confindustria, rischia di essere svenduta a
imprenditori amici, la zona industriale di Catania, retta sempre da Confindustria, va in malora. Nella
giunta Bianco, stato Giuseppe Lumia a convincere ling. Luigi Bosco, ad accettare lincarico
assessoriale in giunta. Bosco, si notato subito, ha differenze di vedute con il sindaco su Corso dei
Martiri, una megaoperazione immobiliare al centro di Catania, che potrebbe cambiare il volto
della citt per i prossimi decenni. Senza dimenticare lIrsap che significa zone industriali, uno dei
numerosi obiettivi nel mirino della lobby dei quattro che continua, grazie al decisivo ruolo del
governatore di Sicilia, a tessere le fila di unoccupazione militare di posti e luoghi determinanti per
le sorti dellIsola, di Marco Benanti
PENTITI CONTRO LEADER DI CONFINDUSTRIA: MONTANTE INDAGATO PER
MAFIA
A suo carico, secondo il quotidiano la Repubblica, vi sarebbero uninchiesta della
procura di Caltanissetta e una dellufficio inquirente di Catania. Originario di
Serradifalco, limprenditore e titolare dellomonima fabbrica di biciclette fondata negli
anni 20 del secolo scorso, e presidente della Camera di Commercio nissena e il 20
gennaio scorso stato designato su proposta del ministero dellInterno
componente dellAgenzia nazionale per i beni confiscati
di Giuseppe Pipitone

33

il delegato per la Legalit di Confindustria, e ha guidato gli imprenditori siciliani nella


rivoluzione contro il racket e contro Costa Nostra. Risulta per coinvolto anche in
unindagine di mafia della procura di Caltanissetta. Un vero e proprio paradosso,
quello di Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, che, secondo
ledizione odierna di Repubblica,sarebbe sotto inchiesta per reati di mafia da parte
della Procura nissena. Uninchiesta top secret quella su Montante, indicato pochi
giorni fa dal ministero dellInterno come componente dellAgenzia dei beni confiscati,
che gestisce le propriet immobiliari confiscati ai boss di Cosa Nostra.
A suo carico, sempre secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, ci sarebbero le
dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia. Uno Salvatore Dario Di
Francesco, mafioso di Serradifalco, lo stesso paese di Montante. Arrestato un anno fa
dalla Squadra Mobile , Di Francesco ha iniziato a raccontare di appalti pilotati nella
zona e in particolare al Consorzio Asi, larea di sviluppo industriale, dal 99 al 2004. Di
Francesco stato definito il collettore tra esponenti di Cosa nostra e i colletti
bianchi della provincia. Il pentito compare del mafioso di Serradifalco Vincenzo
Arnone (il padre di questultimo, Paolino Arnone era un boss di Cosa nostra e si
suicid nel carcere nisseno di Malaspina nellautunno del 92 dopo una retata), che
stato compare di nozze di Montante.
Una notizia gi resa pubblica lo scorso anno dalla rivista I Siciliani Giovani: in rete
venne diffusa una foto di Montante insieme a Vincenzo Arnone nella sede di
Assindustria nissena, scattata negli anni Ottanta, ma anche il certificato di nozze di un
giovanissimo Montante aveva solo 17 anni insieme ai quattro testimoni. Due erano
proprio Paolino e Vincenzo Arnone. Anche queste lontane conoscenze, a quanto
pare, sono confluite nellindagine, rappresentata soprattutto dalle dichiarazioni del
pentito Di Francesco. Il leader di Confindustria ha spiegato che le sue frequentazioni
con Arnone, altro non erano che legami dovuti alla comune origine paesana legata
a Serradifalco.
dalla piccola cittadina in provincia di Caltanissetta che parte la scalata
imprenditoriale dei Montante, attivi gi dagli anni venti con una fabbrica di biciclette.
Un marchio storico rilanciato da Antonello Montante, che anche fondatore della
Msa, Mediterr Shock Absorbers spa, unazienda di ammortizzatori per veicoli
industriali con sedi in tutto il mondo. Poi limprenditore nisseno inizia ad impegnarsi
anche in Confindustria: nel 2008, insieme al suo predecessore Ivan Lo Bello, stato
tra gli artefici del codice etico e della svolta anti racket degli industriali siciliani. Un
nuovo corso che molti hanno definito come la rivoluzione antimafia dellIsola, dato
che parallelamente alle denunce contro il pizzo, gli industriali emarginarono alcuni ex
leader di Confindustria considerati vicini ai clan: primo tra tutti Pietro Di Vincenzo,
condannato in via definitiva a nove anni per estorsione.
No comment, altro non posso aggiungere. E quanto si limitato a dire allAdnkronos
il Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, interpellato sullinchiesta per mafia a
carico del Presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante. Lindustriale sotto
indagine considerato vicino a molti magistrati delle procure siciliane che in questi
ultimi anni hanno creduto alla rivolta antimafia dellimprenditoria siciliana, e la sua
cordata ha avuto un ruolo importante nellelezione di Rosario Crocetta a Palazzo
dOrleans. Proprio per questo lindagine a suo carico suscita un notevole scalpore
negli ambienti politici e finanziari dellIsola. Ora che alcuni pentiti parlano delle sue
pericolose frequentazioni, come scrive La Repubblica, i casi sono due: o qualcuno ha
voluto ordire una trama per infangare il simbolo di una Sicilia che vuole cambiare,
oppure arrivato il momento di riflettere sui possibili travestimenti dellAntimafia.

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http://www.loraquotidiano.it/2015/02/09/pentiti-contro-leader-di-confindustriamontante-indagato-per-mafia_24680/

NICOL MARINO: LA MIA LOTTA CONTRO LAFFAIRE MONNEZZA


Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sullemergenza
rifiuti, prende posizione contro di me per difendere lamico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta
zitto. Alla fine si calmano le acque, lindomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico:
Rosario, non puoi consentire una cosa del genere. E Crocetta? Cambi discorso. Ma perch
lha nominata assessore? Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale
ero in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse
controllarmi
di Luciano Mirone

11 novembre 2014

Dopo sette mesi dal suo siluramento punta il dito contro il governatore Rosario Crocetta, contro i
vertici di Confindustria Sicilia ovvero il vice presidente Giuseppe Catanzaro e il
presidente Antonello Montante , contro il vice presidente di Confindustria nazionale Ivan Lo
Bello, contro il senatore del Pd Giuseppe Lumia, contro alcuni funzionari regionali che avrebbero
firmato atti palesemente illegittimi. Tante le accuse: dal rilascio delle autorizzazioni alle
manovre messe in atto per evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche per favorire le
discariche private, specie quella di Siculiana (Agrigento), gestita dal vice presidente di
Confindustria Sicilia.
Detto e sottoscritto da Nicol Marino, ex assessore del Governo Crocetta con delega ai Rifiuti,
allAcqua e allEnergia, dal 12 dicembre 2012 al 14 aprile scorso.
Oggi Marino rompe un lungo silenzio e in questa intervista spiega molti retroscena legati allo
scandalo della spazzatura nellisola. Non sappiamo cosa c dentro le nostre discariche e nel nostro
sottosuolo, potrebbero anche esserci rifiuti pericolosi: in questi anni non stato controllato nulla n
dallArpa, n dalle Province. Un affare gigantesco come questo non poteva lasciare indifferente la
criminalit organizzata, che a Mazzarr SantAndrea, per esempio, ha scaricato limmondizia della
Campania.
un fiume in piena lex magistrato. Non voglio che passi il messaggio (come il presidente
Crocetta ha cercato di fare anche in questi giorni) di essermi occupato, durante il mio mandato, solo
della discarica di Siculiana per un pregiudizio nei confronti di Giuseppe Catanzaro, trascurando
quelle di Mazzarr SantAndrea (nei giorni scorsi sottoposta a sequestro preventivo) e di Motta
SantAnastasia (anche questa formalmente chiusa). Unaccusa che Marino respinge al mittente
proprio nei giorni in cui con le inchieste della magistratura e della Commissione nazionale
antimafia i nodi dellaffaire spazzatura stanno venendo al pettine.
La verit dice Marino che mi sono occupato a trecentosessanta gradi del ciclo dei rifiuti,
cercando delle soluzioni finalizzate al risparmio e al bene comune.
A difendere lex assessore scendono in campo i sindaci di Furnari, Mario Foti, e di Misterbianco,
Nino Di Guardo, che da anni lottano per la chiusura degli impianti di Mazzarr e di Motta:
Crocetta dichiarano allunisono ha buttato fuori lex assessore Marino che stava portando
avanti una seria azione di rinnovamento e di trasparenza.

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Va ricordato al presidente Crocetta afferma Marino che una delle pi grosse autorizzazioni
rilasciate (3 milioni di metri cubi di volume) stata concessa nel 2009 a favore della discarica del
vice presidente di Confindustria Sicilia.
E poi: Catanzaro il primo imprenditore dellisola a sferrare lattacco pi grave al governo
Crocetta. Quando? Quando ottenemmo il decreto legge dal governo Monti per lemergenza rifiuti.
Al momento della conversione in legge, Catanzaro scrive, in qualit di vice presidente di
Confindustria Sicilia, al presidente della Commissione ambiente del Senato, Marinello, sostenendo
che non bisognava convertire in legge la parte di rifiuti relativa allimpiantistica, cio alle
discariche, in quanto le esperienze del passato avevano dimostrato che lemergenza era stata la
breccia tramite la quale erano entrati gli interessi mafiosi. Il problema che Catanzaro aveva avuto
unautorizzazione illegittima, e si era inserito nella gestione della discarica di Siculiana
approfittando di quellemergenza rifiuti che lui stesso aveva stigmatizzato. In pratica Catanzaro ha
sferrato un attacco al Governo Crocetta, ma stato protetto dallo stesso Crocetta con dichiarazioni
pubbliche anche a mio danno.
Perch Crocetta difende Catanzaro e attacca Marino?
Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di Gela, come parlamentare
europeo e come presidente della Regione siciliana. Il governatore non vive bene la presenza di
personaggi che oscurano la sua immagine. Mantenendo la mia autonomia lho messo in crisi.
Perch, dottor Marino, lei accusa anche il presidente di Confindustria?
Mentre sono ancora assessore mi chiama il senatore del Pd Beppe Lumia, e mi dice:
Quando vieni a Palermo?.
Domani.
Assolutamente no, ci dobbiamo vedere stasera.
Beppe, sono a Catania, non posso.
Allora veniamo noi: io, Antonello Montante e Ivan lo Bello.
Lincontro avviene allhotel Excelsior di Catania. Montante esordisce cos:
Se vuoi fare la guerra a colpi di dossier io sono pronto, la devi smettere di mandare in giro
Ferdinando Buceti (mio capo di Gabinetto ed ex vice Questore della Polizia di Stato, nonch
appartenente alla Dia di Caltanissetta) ad acquisire informazioni sul mio conto.
Gli rispondo: Sei veramente fuori di testa. Non ho bisogno di mandare persone in giro per saperne
di pi su di te, sono sufficientemente informato. Non ti permettere di fare insinuazioni di questo
tipo.
Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sullemergenza
rifiuti, prende posizione contro di me per difendere lamico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta
zitto.
Alla fine si calmano le acque, lindomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico:
Rosario, non puoi consentire una cosa del genere.
E Crocetta?
Cambi discorso.
Cosa avvenne a seguito della sua inchiesta?
Il direttore generale del dipartimento Territorio e Ambiente, dott. Gaetano Gullo, scrisse che la
situazione di Siculiana e di Motta era regolare. La cosa assurda che questo signore, che ritengo

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assolutamente incapace e inadeguato per svolgere le funzioni conferitegli, rimanga ancora al suo
posto nonostante le mie sollecitazioni a Crocetta di sollevarlo dallincarico.
Qual il ruolo del senatore Lumia?
Ha sempre sponsorizzato Catanzaro, anzi, direi che Lumia, Catanzaro e Montante sono la stessa
cosa.
Perch Crocetta la nomina assessore?
Me lo chiedo anchio. Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale ero
in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse
controllarmi.
Unoperazione di facciata?
Alla luce di questi fatti, direi proprio di s.
http://www.loraquotidiano.it/2014/11/11/nicolo-marino-la-mia-lotta-contro-l-affairemonnezza_12086/
12 novembre 2014

RIFIUTI, MONTANTE E LO BELLO QUERELANO NICOL MARINO


Il vicepresidente nazionale e il presidente regionale dellorganizzazione industriale hanno
dato mandato ai loro legali di denunciare il dottor Marino, in relazione alle interviste
apparse sul nostro giornale e sul quotidiano La Sicilia
di Luciano Mirone

guerra aperta fra i vertici di Confindustria e lex assessore ai Rifiuti del Governo
Crocetta, Nicol Marino. Il vicepresidente nazionale e il presidente regionale
dellorganizzazione
industriale,
rispettivamente Ivan
Lo
Bello e Antonello
Montante, hanno dato mandato ai loro legali di denunciare il dott. Marino, in
relazione alle interviste apparse sul nostro giornale e sul quotidiano La Sicilia,
rinvenendosi nelle stesse contenuti gravemente diffamatori e minacciosi, oltre che
riferimenti a fatti e circostanze fantasiosamente ricostruite e completamente destituite
di ogni fondamento.
La nota diffusa dallufficio stampa di Confindustria Sicilia fa riferimento a
unintervista apparsa nei due quotidiani, in cui lex assessore regionale ai Rifiuti,
allAcqua e allEnergia accusava soprattutto il vice presidente di Confindustria
Sicilia, Giuseppe Catanzaro di essere stato destinatario, secondo lex magistrato, di
una serie di autorizzazioni illegittime per la discarica di Siculiana (3 milioni di metri
cubi di volume), che lo stesso Catanzaro gestisce.
A parere di Marino, sarebbero state messe in atto delle vere e proprie manovre per
evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche (specie quella prevista a Gela) per
favorire la discarica di Siculiana, che perderebbe buona parte del suo fatturato
attuale. Marino nellintervista tira in ballo il governatore della Sicilia Rosario
Crocetta, protettore di Catanzaro, ma anche il senatore del Pd Beppe Lumia (ha
sempre
sponsorizzato
Catanzaro),
nonch
i
vertici
di Confindustria Lo
Bello e Montante, sostenendo che Lumia, Catanzaro e Montante sono la stessa

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cosa. Motivo? Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di


Gela, come parlamentare europeo e come presidente della Regione siciliana.
Unintervista durissima quella rilasciata ieri da Marino, dopo sette mesi di guerra
fredda fra lui e il presidente della Regione, dopo il siluramento subito dallex
magistrato da uno degli assessorati pi delicati di Palazzo dOrleans. A difendere
loperato dellex assessore ai Rifiuti, in questi giorni sono scesi in campo il sindaco di
Misterbianco, Nino Di Guardo, e di Furnari, Mario Foti, che da anni lottano per la
chiusura delle discariche di Motta SantAnastasia e di Mazzarr SantAndrea: Crocetta
ha buttato fuori lex assessore Marino che stava portando avanti una seria azione di
rinnovamento e di trasparenza.
La replica dei vertici di Confindustria Lo Bello e Montante non si fatta attendere.
Silenzio, Sul caso intervenuto anche il senatore Lumia: singolare che lex
assessore allEnergia e ai Rifiuti della Regione Siciliana Nicol Marino dedicava e
continua a dedicare gran parte del suo tempo ad attaccare pubblicamente quegli
imprenditori del settore che hanno denunciato Cosa nostra. Contro la mafia dei rifiuti,
invece, Marino non ha mai detto nulla. Nessuna valutazione, nessun giudizio, ha
dichiarato Lumia. Per quanto mi riguarda aggiunge mi sono sempre schierato
dalla parte di quegli imprenditori che rischiano la vita e che con Confindustria Sicilia
hanno fatto una scelta storica e senza precedenti contro Cosa nostra. Con questa
Confindustria si dialoga e ci si confronta, con la mafia dei rifiuti no, anzi la si
aggredisce. Col presidente Crocetta spiega non siamo mai entrati nel merito
delle scelte amministrative e di gestione dei rifiuti fatte da Marino, ma non potevamo
stare zitti e fermi di fronte a questo suo modo scellerato di attaccare limpresa sana.
Semmai sono note le nostre opinioni a favore delle discariche pubbliche e contro il
proliferare di quelle private. Quindi conclude Lumia Marino dovr dar conto delle
sue affermazioni, non solo sul piano giudiziario ma anche delletica pubblica.
http://www.loraquotidiano.it/2014/11/12/rifiuti-montante-bello-querelano-nicolomarino_12194/

MONTANTE INDAGATO PER MAFIA. E IVAN LO BELLO RESTA SOLO?


La notizia il Presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante indagato per mafia. Sar la
magistratura a stabilire la verit, ma tutto come un deja vu.
Su LOra Quotidiano del 9 Febbraio 2015: Pentiti contro leader di Confindustria: Montante
indagato per mafia.
Una notizia bomba. Antonello Montante, infatti, oltre ad essere il Presidente di Confindustria
Sicilia, :
Delegato nazionale di Confindustria per i problemi della legalit;
Componente dellAgenzia Nazionale per i beni confiscati alla mafia (su designazione del Ministero
dellInterno);
Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta;
Presidente di Unioncamere Sicilia
del novembre 2014 laltra accusa. Quella che il magistrato Nicol Marino mosse ai vertici di
Confindustria siciliana. La questione era legata alla gestione dei rifiuti e il dito era puntato sul vice
presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, ma non solo.
Marino ha indicando ci che a suo parere costituisce un sistema di potere e di collusioni formato
da Montante, Lo Bello, Lumia (senatore PD. Poteva mancare il PD?), Catanzaro e lo stesso
Presidente della Regione Siciliana Crocetta.
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Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di Gela, come parlamentare
europeo e come presidente della Regione siciliana.
Montante e Lo Bello hanno prontamente querelato Nicol Marino che, per, pare non essersi affatto
intimidito. Anzi, ha rincarato la dose.
Questa Amministrazione scrive Marino ben a conoscenza che nel lontano 1995 la Catanzaro
Costruzioni s.r.l. ebbe ad aggiudicarsi il servizio per la gestione della discarica di Siculiana in ATI
con la FORNI ed Impianti industriali Ing. De Bartolomeis S.p.a. di Milano (lunica in possesso dei
requisiti per la partecipazione alla gara), questa ultima coinvolta successivamente nellinchiesta
TRASH della DDA di Palermo, per vicende connesse alla turbativa dasta in gare per discariche,
depuratori ed altri impianti di smaltimento, inchiesta culminata finanche nellarresto del suo
direttore generale, Massimo Tronci, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso,
risultato in rapporti di affari con RIINA Salvatore, BUSCEMI Antonio, LIPARI Giuseppe, VIRGA
Vincenzo, NANIA Filippo, BRUSCA Giovanni e SIINO Angelo1
Per inciso, Siculiana in provincia di Agrigento. Provincia di Giuseppe Catanzaro, ma anche del
Ministro dellInterno Angelino Alfano, lo stesso che ha nominato Montante allAgenzia Nazionale
dei beni confiscati alla mafia.
Montante indagato per mafia. Mah!
A proposito dellincarico conferito da Angeli Alfano, ci sarebbe pure quel piccolo problema
sul conflitto di interessi:
giusto insomma che uno dei membri del consiglio direttivo dellAgenzia che assegna i beni
confiscati alle mafie sia anche uno dei pi influenti soci di un ente che ha tra le sue finalit la
gestione dei beni confiscati a Cosa Nostra?
Strano destino, quello di Confindustria Sicilia.
Oggi abbiamo Montante indagato per mafia, ma dei vertici di Confindustria Sicilia ebbe gi ad
interessarsi la Commissione nazionale Antimafia degli anni 70 che, in diverse pagine, menziona
ling. Domenico (Mim) La Cavera, lallora Presidente di Confindustria Sicilia.
I suoi rapporti con lineffabile avvocato Vito Guarrasi di Palermo2 . Strano tipo, Vito
Guarrasi. Imparentato con Enrico Cuccia(Mediobanca).
Definito il vero boss, lavvocato dei misteri.
Per il giudice Calia presenzi perfino alla sottoscrizione del trattato di Cassibile, rappresentando gli
interessi della mafia.
Amici inseparabili, lui e La Cavera. Insieme e con il deputato comunista Emanuele
Macaluso furono i fautori e i sostenitori della stagione del milazzismo in Sicilia3
Silvio Milazzo, dopo le elezioni, il 12 agosto 1959 form un secondo governo, dove per non entr
pi il MSI. Questo secondo governo ebbe allora un sostegno variegato, dalle sinistre, ai monarchici,
ai vertici di Sicindustria, allora guidata da Domenico La Cavera che gi aveva rotto con
Confindustria, fino ad esponenti vicini alla mafia.
La Cavera ebbe relazioni anche con laltro (oltre lo stesso Guarrasi) grande attore del Caso
Mattei, Graziano Verzotto, e con lo stesso Enrico Mattei.
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stato uno dei promotori insieme a Vito Guarrasi e Graziano Verzotto della Sofis (ente pubblico
siciliano nato nel 1957) di cui fu nominato direttore. Il suo nome compare nelle relazioni compiute
dalla Commissione parlamentare antimafia negli anni 70.
Ma i suoi affari in contiguit con la mafia andavano oltre:
Fu amministratore delegato della SIRAP, (societ controllata dallESPI), coinvolta nellindagine su
Angelo Siino, il gestore degli affari economici di Cosa Nostra
Antonello Montante e Ivan Lo Bello per Domenico La Cavera erano i ragazzi.
Montante e Lo Bello (e Catanzaro) son sempre andati damore e daccordo. Sicilia ovest al primo e
Sicilia est al secondo.
Presidenza della Camera di Commercio di Caltanissetta al primo, quella di Siracusa al secondo.
Altre grandi Camere di Commercio siciliane (Catania e Messina) ma anche Enna, ad esempio
sono tenute dal Governo Crocetta in condizione di commissariamento di dubbia legittimit.
Antonello Montante indagato per mafia. Si stenta a crederlo!
Dice il deputato regionale siciliano Leanza4
Lo Bello e Montante? Sono i padroni della Sicilia
Solo ultimamente, secondo alcune voci, si sarebbero creati dissapori tra loro, ma lingue ancor pi
malevole sostengono che sia tutto teatro. In ballo ci sono gli accorpamenti delle Camere di
Commercio siciliane e con essi la gestione delle (s)vendite degli aeroporti siciliani.
E adesso ci si ritrova Antonello Montante indagato per mafia.
http://ilcappellopensatore.it/2015/02/montante-indagato-per-mafia-e-ivan-lo-bello-resta-solo/
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/02/blog-post_11.html

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