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1. Il Buddhismo originario una filosofia di vita (un modo di vivere) non una religione.

Il buddhismo primitivo non ammette divinit n culto. La dottrina del Buddha una conquista umana,
raggiunta attraverso tecniche ascetiche (sforzi personali). Pi che una religione, dunque, una saggezza
umana, una filosofia di vita (un modo di vivere). Non esiste un Dio personale, creatore del mondo, salvatore e
provvidente che interviene, si prende cura del mondo e a cui ci si rivolge pregando in cerca di aiuto, come
nella concezione cristiana. Questo perch Buddha non si mai occupato della domanda sullesistenza di Dio,
in quanto non pertinente al raggiungimento della liberazione.
2. Buddha non Dio ma solo un maestro
Siddharta Gautama, detto il Buddha, un personaggio storico vissuto verso il V secolo a.C., non ha preteso
di essere un dio e non ha mai voluto essere venerato come tale. Egli era solo un maestro che ha lasciato
degli insegnamenti su come vivere per arrivare allilluminazione e liberarsi dalleterno ciclo di rinascite. E
stato un essere umano, anche se straordinario, che ha aiutato gli altri a vivere una vita migliore attraverso il
suo insegnamento e il suo esempio.
3. Nel Buddhismo la pratica principale la trasformazione e il miglioramento della mente
I buddhisti affermano che lo scopo principale della pratica del Dharma o insegnamenti quello di educare la
mente. Pensate alle volte in cui siete talmente arrabbiati con qualcuno che fareste qualsiasi cosa per ferirlo. I
vostri pensieri negativi devono essere rimpiazzati da sentimenti positivi di compassione verso questa
persona. Praticare il buddismo significa impegnarsi in una lotta tra le forze negative e positive della mente.
Gli insegnamenti buddhisti sono intesi a trasformare la mente per raggiungere lo stato pienamente risvegliato
dellilluminazione. Colui che medita cerca di indebolire il negativo e di sviluppare e accrescere il positivo. Il
Buddha ha impartito insegnamenti che descrivono metodi con i quali possibile purificare la mente e
raggiungere lo stato pienamente risvegliato dellilluminazione.
4. La legge del karma
Secondo la legge del karma ci che facciamo oggi ha conseguenze non solo in questa vita ma anche nelle
vite successive. Le azioni negative sempre generano sofferenza e le azioni positive sempre recano felicit.
Se agite bene, avrete sempre felicit; se agite male, ne soffrirete voi stessi.
La conseguenza di unazione pu maturare in questa vita o nella vita immediatamente successiva o dopo un
intervallo di molte vite. Alcune delle azioni molto gravi, commesse per ignoranza o intenso odio, sono ritenute
cos gravi da produrre le proprie conseguenze anche in questa stessa vita. Ci accade anche per alcune
azioni positive. Il potenziale del karma sempre si accresce col tempo. Nella comunit umana vediamo molte
differenze. Alcune persone hanno sempre successo nelle loro vite, alcune non ne hanno mai, alcune sono
felici, altre no. Secondo la spiegazione buddhista, ci conseguenza delle nostre azioni commesse o nelle
vite passate o nella prima parte di questa vita.
5. La rinascita
Il Buddhismo insegna che la vita un eterno ciclo di nascita, morte e rinascita. Vivendo la vita del giusto,
luomo acquista karma e nasce nella vita successiva in una sfera pi alta, mentre una vita empia (cattiva)
porta a rinascere in una sfera inferiore. Le forme inferiori di esistenza sono la rinascita come animale, o come
spettro affamato, o come essere infernale. Il Buddhismo si propone di porre fine al ciclo della reincarnazione,
raggiungendo il nirvana.
Il nirvana la liberazione dal ciclo di reincarnazioni, la beatitudine finale, lestinzione della coscienza. Esso
non un luogo, ma uno stato di non sofferenza. Il nirvana il traguardo che luomo raggiunge praticando gli
Otto precetti della via sacra. E lo stato dIlluminazione.
Con il termine samsara sintende il ciclo di continue rinascite determinate dalla legge del karma.
Una vita corta, essendo rinati umani dopo una rinascita nei regni desistenza inferiori, conseguenza
delluccidere. Come conseguenza del rubare si mancher di beni materiali, come conseguenza di
comportamento sessuale scorretto si avr un coniuge molto infedele, come conseguenza delle parole
aggressive gli altri vi insulteranno, e cos via.

6.

La storia di Siddharta Gautama (il Buddha)


La biografia del Buddha frutto di una complessa tradizione nella quale dati storici si sono uniti a molti
elementi fantastici. La parola Buddha significa il Risvegliato o lIlluminato. Non si tratta di un nome proprio,

ma di un titolo che gli viene attribuito dai suoi seguaci dopo lilluminazione. Il nome del Buddha storico era
Siddharta Gautama (in sanscrito).
Siddharta nacque nel Nepal meridionale, molto probabilmente, nella seconda met del V secolo a.C. Gi
dalla sua nascita Siddharta seppe che aveva raggiunto la sua vita finale. Infatti, colui che era destinato a
diventare il Buddha, aveva vissuto diverse esistenze precedenti, prima di nascere come Bodhisattva, o
essere destinato allIlluminazione. Il concepimento di Siddharta avvenne in maniera miracolosa.
La sua giovinezza trascorse tranquilla allinterno di un sontuoso palazzo. Allet di sedici anni spos la cugina
Yashodhara. Il padre di Siddharta fece in modo che egli non sapesse nulla delle condizioni in cui viveva il
resto dellumanit. Un giorno Siddharta volle conoscere cosa cera al di l delle mura dorate del suo palazzo.
Uscito da l fece quattro incontri: un vecchio, un malato, un morto (pi esattamente un corteo funebre) e un
asceta (cio un maestro che cercava la perfezione spirituale). I primi tre lo sconvolsero, aprendogli gli occhi
sulla triste realt della vita. Si chiese che senso avesse la sua vita, se anchegli sarebbe diventato curvo e
rugoso come quel vecchio, pallido e tremante come un malato, rigido e freddo come quel morto. Infine, la
vista di un asceta calmo e sereno gli fece intuire che forse cera una risposta alla sofferenza presente nella
vita. Per capire la sofferenza e trovare il modo di mettervi fine, Siddharta lasci la famiglia e scelse la strada
per vivere come asceta. Cos a 29 anni fece la grande rinuncia.
Abbandon tutto quanto, compresa la moglie e il figlio, e se ne and verso le regioni sud-orientali dellIndia,
accompagnato solo da uno scudiero. La fuga di Siddharta dalla sua ricca dimora fu seguita da un lungo
periodo di peregrinazione. Abbandon la sua religione brahaminica e si un ad altri uomini pure alla ricerca
della verit, diventando mendicante. Per sei anni egli viaggi nelle regioni settentrionali dellIndia, con il capo
rasato, indossando una semplice tunica e portando con s solo una ciotola con la quale raccogliere le
elemosine. Egli cerc di raggiungere la verit mortificando il proprio corpo con grandi digiuni. Ma sei anni di
continui digiuni e mortificazioni avevano solo prostrato il suo spirito e logorato il suo organismo. Siddharta
intu che non era questa la strada per vincere la sofferenza, ma che la trasformazione di s passa attraverso
la mente. Allora riprese a nutrirsi per recuperare le energie perdute.
I testi narrano con dovizia di particolari il momento dellilluminazione, avvenuta in una notte mentre Siddharta
meditava ai piedi di un albero di pipal (una specie di fico). Superate le tentazioni di Mara, una divinit
malvagia, nella notte Siddharta, dopo aver percorso tutti gli stadi della meditazione, prima acquis il potere di
ricordare tutte le sue vite passate quindi, allalba, distrutta lignoranza, dissipata la tenebra, sorta la scienza,
guadagnata la luce divenne il Buddha che vuol dire lIlluminato o Colui che ha raggiunto la verit.
Ebbe quindi inizio la seconda parte della vita del Buddha. Dapprima egli opt per una vita di isolamento, ma
poi, spinto dalla compassione, decise di rivelare al mondo i suoi insegnamenti. Trascorse cos, dopo il suo
risveglio, pi di 40 anni peregrinando nelle regioni dellIndia impartendo i propri insegnamenti ai numerosi
seguaci che si riunirono intorno a lui. I cinque primi discepoli seguendo gli insegnamenti del maestro
raggiunsero lilluminazione. Ben presto il gruppo si allarg, dando origine alla prima comunit monastica
buddhista, detta sangha. Ampio spazio dedicato, nei testi sacri, alla morte del Maestro, avvenuta allet di
80 anni nella citt di Kusinagara e contornata da eventi miracolosi.
7. Le immagini del Buddha e il puja
Statue o immagini di Buddha possono essere poste nei templi o nelle case. Adorare unimmagine del Buddha
unusanza chiamata puja. Questa una pratica considerata un atto meritorio in cui gli si presentano offerte
(come incenso, olio, candele, acqua, burro per le lampade, cibo, vestiti), gli si mostra rispetto, pulendola,
imbellendola o cantandole versi appropriati. Compiere il puja fa acquisire meriti e benefici futuri che
preparano a intraprendere la via dellilluminazione.
Nelle immagini e nelle statue pi antiche di solito Buddha rappresentato in piedi, seduto o disteso sul
fianco; in quelle pi recenti anche come neonato, incedente (cio mentre cammina) o come Buddha cosmico.
A volte egli rappresentato attraverso segni simbolici, come un trono vuoto, le impronte dei piedi o un albero.
Buddha quasi sempre riprodotto con indosso una tunica, che gli copre la spalla destra o entrambe le spalle.
Il Buddha possiede diverse caratteristiche distintive, come la protuberanza sul cranio e i lobi delle orecchie
allungati. Buddha lIlluminato, per questo spesso le statue che lo raffigurano, collocate nei templi, sono
dorate e danno la sensazione di emanare luce.
8. I monaci buddhisti
I modi di vivere il buddhismo sono essenzialmente due: come monaco (o monaca) o come laico.
Il laico buddhista una persona che osserva gli insegnamenti del Buddha vivendo nel mondo in una sua
casa, con il suo lavoro e la sua famiglia. Alcuni fedeli invece abbandonano le loro case e rinunciano ai loro
averi, per dedicarsi alla pratica e allinsegnamento del Buddha come monaco o monaca.
Le regole della vita monastica variano molto da un paese allaltro. Mentre in alcuni paesi del sud-est asiatico i
monaci escono al mattino presto dal monastero per raccogliere le offerte sottoforma di cibo (elemosina o
questua) fatte dai laici, in Tibet, Cina e Giappone (tranne in alcune sette dello zen) la questua del cibo non

praticata dai monaci buddhisti. Il monaco vive in povert rinunciando a possedere qualunque cosa, a
esercitare un mestiere remunerato, pu ricevere solo doni in natura ma non denaro.
Labito monastico (tunica, saio e mantello) arancione o giallo nel Buddhismo meridionale, rosso scuro nel
Buddhismo tibetano, grigio in Cina e Corea e nero in Giappone.
In genere il monaco osserva una completa castit. Alcune correnti buddiste per permettono ai monaci di
sposarsi. Allora la famiglia del monaco vive in un luogo vicino al monastero. In genere lordinazione
monastica (rito con cui si diventa monaco) di due tipi: unordinazione temporanea per i giovani che
vogliono passare in monastero solo qualche anno per ricevere un istruzione religiosa e scolastica,
unordinazione completa per chi desidera vive per tutta la vita in monastero.
9. I testi sacri del Buddhismo
Il Buddha non lasci nulla di scritto (come del resto neanche Ges di Nazaret e Maometto) e nulla di quanto
aveva insegnato venne messo per iscritto mentre era ancora in vita. Con il termine canone buddhista si
indicano linsieme delle scritture che i buddhisti considerano la parola del Buddha, anche se la formazione di
questa raccolta di testi avvenne a distanza di molto tempo dalla sua morte. Per parecchi secoli, infatti, gli
insegnamenti di Buddha furono trasmessi oralmente dai monaci buddhisti. Ogni tradizione buddhista
possiede una diversa versione del canone buddhista. Si ha cos un canone pali (della tradizione buddhista
theravada), un canone cinese, un canone tibetano ,ecc.
Lunico canone di una scuola del buddhismo antico ad essersi preservato interamente quello della
tradizione theravada (il canone pali). Sono testi scritti su foglie di palma in una lingua indiana detta pali
(Buddha parlava un dialetto pali),e vennero chiamati Canone Pali. Il canone pali la trascrizione delle
conversazioni e degli insegnamenti che Buddha diede ai suoi discepoli durante la sua vita. Esso anche
chiamato Tre canestri perch i manoscritti su foglie di palma furono conservati in tre canestri tessuti: il primo
canestro contiene i discorsi di Buddha; il secondo canestro contiene testi per i monaci; il terzo canestro
contiene altri insegnamenti di Buddha.

1. La fede di un sikh
I sikh credono in un solo Dio che chiamano Vahiguru (o Waheguru ), cio Gran Maestro, credono nei dieci
Sikh Guru (guru significa maestro), e nel libro sacro Guru Granth Sahib. Il Mulmantra (o Moll Mantar)
contiene i principi fondamentali del sikhismo. Esso cos composto: C un solo Dio. Il suo nome Verit.
Egli il creatore. Egli non teme nulla. Egli senza odio. Egli eterno e incorporeo. Egli al di l del ciclo
della nascita e della morte. Autocreato. Lo si pu conoscere grazie al guru.
Il sikhismo attinge elementi dallIslamismo e dallInduismo. Secondo il sikhismo tutte le religioni sono
considerate ugualmente valide.
I fedeli sikh recitano giornalmente cinque preghiere (Bani), nominatamente, Japji Sahib, Jaap Sahib,
Swayya, Rehras-chaupei e Kirtan-Sohila.
I sikh credono nella reincarnazione: lattaccamento alle cose materiali conduce alla reincarnazione e alla
rinascita. Coloro che peccano e compiono azioni malvagie continuano a reincarnarsi. Per evitare questo
bisogna seguire gli insegnamenti dei guru sikh. Dopo la morte, Dio custodisce accanto a s le anime che ha
giudicato pure.
Per un sikh vietato lalcool, il tabacco, la droga, il taglio di barba e capelli e mangiare carne. La
maggioranza dei sikh sono vegetariani. Chi mangia carne si rifiuta comunque di consumare carne di vacca
per rispetto agli ind e carne di animali macellati secondo le regole rituali ebraiche o musulmane ritenute
crudeli.
2. I Cinque kappa
Un sikh si distingue per dei segni distintivi: i Cinque kappa. Questi sono: Kes, i capelli lunghi (gli uomini pii
non si tagliano mai i capelli o la barba); Kanga, un pettine per tenere i capelli; Kara, un braccialetto dacciaio
(simbolo dellunicit di Dio e della verit; lacciaio rappresenta la forza); Kirpan, una spada corta (ricorda al
sikh il dovere di lottare contro ogni forma di oppressione); Kacha, calzoni corti che dimostrano la disponibilit
a combattere. Quasi tutti gli uomini indossano il turbante. Questo segno non fa parte dei cinque K, ma tiene
loro i capelli e li fa somigliare di pi al guru Gobind Singh. E anche un simbolo del loro impegno di credenti.
Non esiste una regola sikh specifica sullet in cui un ragazzo inizia a portare il turbante. Di solito avviene
verso gli 11-12 anni, cos in grado di prendersene cura.

3. Il simbolo del sikhismo


Il simbolo del sikhismo presenta due spade curve che ricordano il dovere dinsegnare la verit e
di difendere il diritto, un cerchio per indicare lunit di Dio, e il khanda, una spada a due tagli
usata per servire un pasto rituale nel tempio.
4. Il fondatore del sikhismo: Guru Nanak (1469-1539)
Il sikhismo nasce nel XV secolo nel Punjab (o Panjab), una regione tra India e Pakistan. Il suo fondatore
stato Guru Nanak. Egli nasce nel Panjab (India) nel 1469 in una famiglia ind. Le sue doti durante la sua
infanzia sono oggetto di numerosi racconti. Da giovane pregava e meditava continuamente. Sposato, aveva
una famiglia (due figli) e faceva lamministratore per un nobile musulmano.
Un giorno i suoi amici trovarono i suoi vestiti sulla riva di un fiume e pensarono che fosse annegato.
Riapparve dopo tre giorni e rest muto per tutto un giorno, poi esclam: Non c n ind n musulmano, e
allora che via devo seguire? La via di Dio. Dio non n ind n musulmano, e la via che seguir quella di
Dio. Lasciato il suo lavoro, Nanak cominci a viaggiare, insegnando linutilit dei riti esteriori, perch Dio non
si lascia chiudere in nessuna religione. Ostile al sistema delle caste propria della societ induista, voleva che
tutti i suoi discepoli fossero uguali. Alla morte di Nanak altri nove guru (guru significa maestro) si
succedettero a capo della comunit sikh.
5. Il libro sacro dei sikh: il Guru Granth
Il testo sacro dei sikh chiamato guru Granth o Sri Guru Granth Sahib (Sri=Signore, Guru= Maestro,
Granth=libro, Sahib=Padrone), ed ritenuto la voce di Dio, la Parola divina. Dopo la morte del decimo
Guru successore di Nanak a capo della comunit sikh avvenuta nel 1708, il libro sacro divenuto la pi alta
autorit spirituale dei sikh. Per questo il testo sacro chiamato anchesso Guru o maestro. Esso contiene
inni (cio preghiere) composti dal guru Nanak e dai guru suoi successori, da autori induisti e musulmani.
Svolge un ruolo centrale nei riti allinterno del tempio ed scritto nella speciale scrittura sikh, la gurmukh
(una mescolanza di panjabi e hindi).
6. Il tempio sikh
In Italia ci sono 25.000 fedeli sikh e 22 templi sikh (3 a Roma). Il tempio dei sikh chiamato gurdwara (la
porta del guru perch la dimora del libro sacro chiamato guru Granth) ed il centro di ogni comunit
sikh. Il Guru Granth troneggia nella sala principale del tempio, posato su una coperta e 3 cuscini, ricoperto
con un pesante tessuto ricamato. In segno di rispetto, prima di presentarsi davanti al guru Granth bisogna
togliersi le scarpe, coprirsi il capo e lavarsi le mani. Quando i fedeli entrano nella sala, si inginocchiano o si
inchinano davanti al guru Granth prima di deporre le loro offerte di cibo o di denaro, per contribuire al langar
o ad opere di carit della comunit. Le cerimonie nel tempio si svolgono in continuazione. Non ci sono giorni
particolari riservati al culto anche se nella diaspora di solito si sceglie la domenica. Ogni sikh, sia maschio o
femmina, pu condurre le preghiere e officiare i servizi religiosi. Non esistono sacerdoti e clero, ma chi
pratica il servizio religioso quotidiano viene chiamato Granthi. Nel tempio vi sono anche sale per esercizi
fisici, librerie e stanze per i viaggiatori.
7. I riti sikh
LAmrit
E il rito con cui si entra a far parte definitivamente della comunit sikh (chiamata Khalsa). Un sikh lo
compie quando si sente pronto. Normalmente i ragazzi lo fanno tra i 14 e i 16 anni. LAmrit si svolge nel
gurdwara, alla presenza della famiglia. Cinque membri del Khalsa locale devono essere presenti, ognuno
tenendo in mano uno dei 5 simboli sikh. Il candidato promette di difendere la fede, di servire gli altri, di
astenersi dallalcol, dal tabacco e dalla droga, e di pregare regolarmente mattino e sera. Dal momento in cui
avr celebrato lAmrit liniziato porter i cinque K che dimostrano la sua appartenenza definitiva alla comunit
sikh. Dopo tale cerimonia, gli uomini aggiungono al proprio nome quello di Singh, ossia leone; e le donne
quello di Kaur (principessa). Questi due termini non vanno quindi confusi con il cognome.
La morte
I sikh credono al ciclo della reincarnazione; perci ritengono che non bisogna piangere troppo i morti perch
essi rivivono in altri corpi. Il morto viene abbigliato e rivestito con i cinque K, se faceva parte del Khalsa, poi
viene incenerito. Spetta al figlio maschio accendere la pira. Quando muore una donna sposata, il lenzuolo
funebre fornito dalla famiglia paterna ed essa vestita come una sposa. Le ceneri, la spada e il
braccialetto di un uomo sikh sono sparsi in un fiume.