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PREADOLESCENZA SESSIONE 4 NOTA TECNICA

GENITORI E LO STUDIO DEI FIGLI


Figli che studiano poco e male: che fare?
Scontrarsi con la realt di un figlio che non studia, o che studia poco e male, destabilizza
spesso lequilibrio interiore di un genitore. E per in queste situazioni che i genitori vengono
a contatto con aspetti della personalit del proprio figlio che non conoscevano. Tali difficolt
possono permettere ai genitori di andare a vedere cosa c dentro se stessi e nel figlio (vedi
Affettivit di Pietro Lombardo ed Vita Nuova anno 2004 pag. 52).
Le difficolt scolastiche del figlio fanno spesso sentire i genitori delusi, frustrati, non
allaltezza del loro compito, quasi traditi.
Contemporaneamente, a sua volta, il figlio si percepisce come fonte di fastidio, di
preoccupazione, di continui rimproveri e di sollecitazioni a comportarsi in modo migliore. In
realt sappiamo benissimo che entrambi i protagonisti aspirano alla stessa meta: volersi

bene e sentirsi reciprocamente stimati, considerati, accettati (vedi op. citata pag. 66).
Ecco il primo punto che un genitore non dovrebbe mai dimenticare: non piangersi addosso,
non farsi travolgere dalla collera o dalla delusione, ma dare al figlio rassicurazioni affettive e
mostrare la sua continua attenzione incoraggiante, pur mantenendo un comportamento
autorevole, di esigenza comprensiva.
Il concetto di studio.
La responsabilit specifica dei genitori riguardo allo studio dei figli pi evidente, se si
chiarisce il significato di questa attivit. Quando lo studio viene inteso senza riduzionismi
(istruzione, nozionismo, impegno finalizzato al superamento degli esami, strumento per
emergere ed affermarsi in ambito sociale, ecc.), esso diventa una occasione educativa, un
mezzo per il miglioramento globale della persona.

Studiare seriamente ed imparare ad essere persona sono azioni legate strettamente (vedi
documento OF 591).
Infatti studiare serve innanzitutto alla formazione intellettuale e morale del figlio: insegna a
riflettere, sviluppa capacit cognitive e di discernimento, necessarie per imparare a cogliere
la verit, la giustizia, la bellezza delle cose e a diventare una persona di criterio. Per ci
occorre una seria azione educativa. Per educazione allo studio non si intende solo
listruzione scolastica. Essa va intesa come educazione alla cultura, cio come capacit

personale di affrontare la realt in modo critico e sistematico, in ogni suo aspetto e in


relazione a uno scopo. Questa capacit non si inventa. Essa implica un percorso adeguato,

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una esperienza formativa in atto. (vedi Vademecum di Marco Palmisano ed Ares 2007
pag. 158)
Vi uno stretto legame tra leducazione allo studio, che anche una tecnica e una modalit
di lavoro, e il lavoro stesso. Entrambi, lavoro e studio, esprimono e sono influenzati dai
valori delle persone che li vivono e dal senso che essi danno alla vita.
Atteggiamenti dei genitori verso lo studio
E molto importante considerare e riflettere sulla relazione intercorrente tra latteggiamento
dei genitori verso lo studio praticato dai figli ed i valori da essi vissuti.
E il valore attribuito allo studio che condiziona latteggiamento dei genitori nei confronti del
rendimento scolastico dei figli e a sua volta condiziona latteggiamento e le motivazioni di
questi allo studio.
Molti si chiedono, frequentemente in modo scettico: A che serve lo studio? Che riflessi ha
nella vita concreta? Che relazione c tra lo studio delle opere di Virgilio, di Dante, di
Manzoni e la vita pratica?
Dalla risposta che i genitori danno ai propri interrogativi su questi quesiti derivano poi, in
genere, i loro atteggiamenti emotivi (consci o inconsci) verso lo studio dei figli.

Come primo punto da considerare da parte dei genitori proprio questo: che valore do io
allo studio? Quali sono le mie letture? Quali programmi televisivi mi interessano di pi? Su
cosa vertono principalmente i miei discorsi in famiglia? Quale il clima culturale della
famiglia? Come impostiamo le vacanze? E il tempo libero?
Dobbiamo tenere presente che il valore attribuito allo studio che condiziona
latteggiamento dei genitori nei confronti del rendimento scolastico dei figli. Dal valore che
noi diamo allo studio dipendono le motivazioni, forti o deboli, che sostengono lo studente
nel realizzare i suoi impegni scolastici e, per conseguenza, il livello di rendimento raggiunto.
Se i genitori guardano alla resa scolastica dei figli come a un mezzo per ottenere la loro
crescita intellettuale e umana, chiaro che per essi il rendimento nello studio qualcosa di
importante, ma non lunica cosa importante. Questo atteggiamento sereno e pi razionale
dei genitori aiuta i figli ad affrontare le difficolt di apprendimento con disposizione
risolutiva e matura. Con laiuto dei genitori gli adolescenti sono in grado di relativizzare gli
insuccessi scolastici, sforzandosi di sviluppare abiti favorevoli al rendimento in genere:
sicurezza, autostima, metodologie e tecniche di studio, ordine, laboriosit,fortezza, ecc. Lo
studio viene allora affrontato come una modalit di lavoro e come mezzo che contribuisce al
perfezionamento personale.

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Gli atteggiamenti dei genitori possono per lanciare messaggi diversi ai figli, anche
attraverso considerazioni marginali. Ad esempio vi sono genitori che esaltano oltre misura
laspetto dello studio, ignorando ci che il figlio sogna, apprezza, spera. Per essi contano
solo i risultati scolastici, i voti; laspetto rilevante per loro che il figlio (che diventa quasi
una proiezione di se stessi e del loro bisogno di autoaffermazione nei figli) sia il pi bravo
della classe. Per questo per loro importante che si distingua in tutte le materie,
indipendentemente dalle sue effettive capacit ed inclinazioni. (Vediamo, ad esempio,
quanti genitori costringono i loro figli a frequentare il liceo classico, anche se essii non lo
desiderano e non hanno le disposizioni e capacit necessarie).
Allora li si sovraccarica di lezioni private, trascurando altre attivit formative e, pi in
generale, altri aspetti importanti delleducazione.
Molti genitori vedono nel rendimento scolastico dei figli il solo mezzo necessario perch il
figlio possa diventare qualcuno, acquisti prestigio e notoriet sociale.
Pu succedere allora, che, pensando al futuro, si trascurino i problemi che, realisticamente,
il figlio sta vivendo nel presente. Pertanto tali genitori sostengono i rispettivi figli con
motivazioni mosse dai loro desideri e aspettative, tenendo poco in conto le inclinazioni e la
capacit effettive del figlio studente. Le conseguenze sono facilmente prevedibili.
Si incontrano anche altri genitori che sono dellopinione che richiedere sforzo nello studio ai
figli sia un comportamento negativo, in quanto convinti che un impegno sistematico e serio
possa produrre troppa fatica e faccia soffrire lo studente.
Queste convinzioni derivano dallimpostazione permissiva delleducazione, che oggi di
moda e prevalente nella societ, come conseguenza dellideologia dello spontaneismo, per
cui il ragazzo va lasciato libero di crescere senza costrizioni, cos come egli vuole. E ormai
ampiamente dimostrato, tuttavia, che con uneducazione permissiva si ottengono figli e
alunni pigri, di poco carattere, incostanti, con una volont debole. Si ottengono persone
fragili, psicologicamente impreparate alla vita futura, perch questa problematica e
richiede determinazione, sforzo e impegno costante.
Ma se queste diagnosi le sappiamo fare, magari lucidamente, nei confronti degli altri
genitori,molto spesso non sappiamo analizzare con oggettivit il nostro comportamento,
perch le capacit di autocritica ci vengono oscurate dalle nostre paure e ansie personali,
che cerchiamo di non vedere per non farcene travolgere.

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Cosa compete ai genitori riguardo allo studio dei figli


Se lo studio dei figli presenta ampie possibilit educative e se i genitori sono i principali
responsabili della loro educazione, essi non devono ignorare i doveri che loro competono nei
confronti dello studio dei figli e che non possono essere delegati alla scuola.
In particolare compete ai genitori:
1. aiutare ad impadronirsi di alcune tecniche e metodologie di studio efficaci
(riassumere, schematizzare, ecc.), perch i figli sappiano organizzare bene il loro
lavoro a casa;
2. stimolare nel figlio lesercizio di alcune virt umane, che sono in relazione con lo
studio, inteso anche come lavoro: responsabilit, ordine, laboriosit, perseveranza,
fortezza, ecc.
3. vigilare perch le idee e i criteri che i figli acquisiscono nello studio delle varie
materie non siano in contrasto con il tipo di educazione che si cerca di dar loro in
famiglia;
4. conoscere le linee-guida dei testi scolastici, sapendo, eventualmente con laiuto di
persone competenti di cui si ha fiducia, presentare altri manuali di impostazione
antropologica pi corretta, o meno parziale;
5. conoscere la situazione specifica del figlio e capire di quali aiuti ha effettivamente
bisogno, per sviluppare le proprie capacit e crescere come persona.
Ai genitori, infine, e non ai soli insegnanti, spetta spiegare il valore dello sforzo necessario
per studiare e perch compierlo.
Compiti specifici dei genitori
Ogni famiglia ha un proprio stile di vita; non sempre, per, i genitori sono consapevoli
dellinfluenza che lambiente familiare esercita sulle disposizioni e sul rendimento scolastico
dei figli. In concreto opportuno che i genitori:
1. organizzino la convivenza familiare per ottenere un clima favorevole allo studio (per
esempio: far s che uno dei genitori, o una persona preparata, sia presente in casa
nelle ore di studio; ogni figlio disponga di un proprio angolo tranquillo per
concentrarsi nello studio; siano rispettati gli orari per andare a dormire e quello
della sveglia, ecc.);
2. controllino luso del tempo libero, perch non sia occasione di cattive abitudini,
contrarie allo studio (oziosit, passivit, permissivismo, uso esagerato di internet,
videogiochi, ecc.);
3. collaborino con gli insegnanti per stabilire, attraverso uno scambio periodico di
informazioni, obiettivi di miglioramento per lo studente, a casa e a scuola;

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4. ricerchino un uso corretto dellautorit, esercitando una esigenza comprensiva,


perch questa risulti un sostegno efficace (in relazione alle effettive capacit del
figlio, tenendo conto dellimpegno, pur non ignorando i risultati, ecc.);
5. utilizzino alcune situazioni familiari per sostenere lo studio dei figli, come:
conversazioni su temi culturali, scambio di informazioni su esperienze e tecniche di
studio tra fratelli, ecc.
Per concludere questo argomento, bene sottolineare che uno dei fattori pi stimolanti per
i figli nei confronti dello studio proprio la costante, ma incoraggiante, attenzione dei
genitori per questa attivit. I figli, in tal modo, da un lato si sentono considerati ed amati,
dallaltro comprendono che lo studio qualcosa di serio e di importante per la loro vita.
La relazione genitori figli adolescenti
Il genitore efficace colui che in grado di sostenere il figlio nel suo percorso di crescita,
incoraggiandolo e mantenendo un atteggiamento di accettazione incondizionata per lui,
come persona unica e insostituibile. Questo porta allapprezzamento manifesto di ci che il
figlio e alla fiducia in lui, valorizzandone le qualit personali. Tale atteggiamento non
comporta, per, lapprovazione automatica di ci che, al momento, il figlio fa.
Al genitore compete la funzione di guida e di riferimento sicuro, senza tuttavia pretendere di
modellare il figlio secondo propri esclusivi criteri.
Occorre educare gli adolescenti a capire e a scegliere non solo i comportamenti, ma anche i
valori ad essi sottesi, sempre pi spesso diversi da ci che la societ mass-mediatica inculca
nellambiente esterno alla famiglia. Non di rado noi proponiamo modelli di comportamento
che si scontrano con quelli che la realt esterna esalta e con cui i giovani oggi si
confrontano. Perci dobbiamo affinare le nostre capacit di comunicazione e di dialogo, per
saper impostare con i figli una relazione efficace, cosa che oggi sempre pi difficile.
Se tale efficacia di relazione non stata costruita gi nei primi anni del figlio, instaurarla nel
periodo adolescenziale sar molto arduo. Frequentemente, anche se i genitori vorrebbero
comunicare in profondit con il figlio adolescente, questi non lo vuole ormai pi. Forse
mancata la capacit fondamentale, quella dellascolto. Vincente invece vivere la
dimensione della speranza e dellottimismo.
Quando il figlio si apre allet adolescenziale (soprattutto se maschio) opportuno che la
madre lasci pi spazio agli interventi del coniuge. Le madri tendono a trattare i figli sempre
come bambini e a non interrompere un rapporto diventato molto spesso quasi simbiotico,
cercando, inconsciamente, di mantenerli in una relazione di dipendenza. Specialmente nei
riguardi dello studio, il padre esercita uninfluenza e un ascendente sui figli di gran lunga

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superiore, rispetto a quello esercitato dalla madre e se ne fa meno coinvolgere


emotivamente, come dimostrano studi recenti (vedi Eugenia Scabini Universit Cattolica
del Sacro Cuore Milano).
Il figlio adolescente non va trattato come un bambino (sfuriate, accuse, ingiunzioni,
minacce), non con una relazione di tipo verticale (come avviene con i bambini piccoli), ma
con manifestazioni frequenti di rispetto, apprezzamento, considerazione per la sua persona
in crescita. Il dialogo non deve cambiarsi mai in un interrogatorio, n in un intrusione
nellintimit del figlio, che lui ha da poco scoperto e di cui molto geloso. E opportuno
invece chiedergli come la pensa, ascoltarlo senza subito recriminare, porgli delle domande,
utili a farlo riflettere, parlare con lui di tante cose, farsi consigliare. Una situazione vincente
quella che si verifica lavorando insieme (preferibilmente il padre con il figlio, la madre con
la figlia, ma anche in modo incrociato) in piccoli lavori utili alla casa. In queste situazioni di
lavoro insieme, il figlio non si sente come un imputato, ma come un collaboratore efficace e
si apre pi facilmente al dialogo, al confronto, alla confidenza, al chiedere consiglio.
Il conflitto tra i genitori e i figli adolescenti
E importante riflettere sui contenuti dei conflitti che si sviluppano tra genitori e figli
adolescenti, per capire che cosa essi ci dicono della relazione tra essi intercorrente.
La nuova relazione conflittuale con il figlio adolescente (un tempo cos affettuoso!) pu
essere occasione di presa di coscienza della nuova realt del ragazzo e, molto
concretamente, della diversit dei suoi punti di vista. I genitori spesso si sentono sprovvisti
di mezzi per affrontare la situazione e si demoralizzano, dimenticando che una certa
conflittualit con i figli adolescenti quasi fisiologica ed funzionale a compensare i due
loro bisogni fondamentali dellet: quella di individuazione e quella di separazione
(autonomia). Per il confronto-scontro con i figli ormai raziocinanti, critici, ribelli, lessere
dovuti scendere quasi improvvisamente dal piedestallo dove li aveva posti la loro
ammirazione di bambini, pu provocare una, quasi inconscia e inconfessata, sofferenza nei
genitori, che si ostinano allora a trattare i figli come se fossero ancora i bambini di un
tempo, totalmente dipendenti, anche psicologicamente, da loro.
Nel processo del conflitto opportuno che i genitori agiscano in modo che:
1. il figlio si senta accolto nei suoi bisogni essenziali e rispettato come persona, al di l
delle divergenze;
2. il conflitto rimanga circoscritto al qui e ora e non produca recriminazioni globali, o
legate a eventi passati (esempio: sei sempre il solito.!)
3. la discussione sia veramente occasione di scambio di opinioni e di chiarimenti dei
reciproci punti di vista sul fatto concreto.

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Evitare le generalizzazioni e le squalifiche sono strategie che salvaguardano il legame, anche


in presenza di conflitti. Non dobbiamo tuttavia tacere per non avere scontri con il figlio,
tenendo presente che ladolescente ha bisogno soprattutto di punti di riferimento chiari per
crescere, anche se li contesta.
Il genitore deve esercitare uno stile educativo autorevole (n autoritario, n permissivo)
basato su un equilibrio armonico tra la funzione di sostegno incoraggiante e quella di guida
sicura.
I bisogni di base di un adolescente sono:
1.

bisogno di appartenenza; al ragazzo non basta pi lapprovazione e la stima delle


persone di famiglia, degli insegnanti (anche se ne ha bisogno), ma cerca
lapprovazione dei coetanei. Vuole appartenere a un gruppo (non necessariamente
composto dai compagni di classe); egli perci cerca attorno a s un gruppo, una
banda, in cui sentirsi protetto e, per essere accolto, ne imita i comportamenti, anche
se questi sono in contrasto con ci che gli indicano genitori e insegnanti.

2.

bisogni di stima e di autostima.


Questi nascono quando ladolescente non si accontenta pi di essere parte di un
gruppo come unit, ma desidera diventare elemento rilevante, essere apprezzato
dai suoi compagni per quello che fa, essere conosciuto e stimato allinterno del suo
gruppo, di cui perci assume linguaggio e stili di vita.
Da ci deriva spesso il comportamento dicotomico di molti adolescenti, che in casa
agiscono in un modo, mentre nel gruppo dei coetanei assumono atteggiamenti
completamente opposti.

3. Spesso i genitori ignorano certi aspetti inquietanti dei figli; anzi, il vero
che molto frequentemente i genitori non conoscono per il

problema

nulla il mondo

interiore dei figli, le loro paure, le loro pulsioni, la tempesta emotiva che in questet
occupa tutta la loro attenzione. Ignorano i loro bisogni e tensioni verso
lautoaffermazione e lautonomia (che spesso gli adolescenti scambiano per
indipendenza). Molti genitori si interessano in prevalenza della riuscita scolastica del
figlio, mentre questi attanagliato dal suo bisogno esistenziale della ricerca della
propria identit, dal non saper dare una risposta univoca alle domande per lui
fondamentali e che cerca soprattutto nei giudizi che gli altri esprimono (nelle parole
e negli atteggiamenti) su di lui: chi sono io? Come mi vedono gli altri? Sono degno
di essere ammirato? Amato?
A questo punto i genitori possono rivolgere a se stessi le seguenti domande:

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quale il rapporto di tipo psicologico con lo studio del figlio? (frustrazioni personali,
bisogno di gratificazioni, di autoaffermazione, di compensazione attraverso il
rendimento del figlio)

come si parla in casa del proprio lavoro e di quello degli altri?

Che tipo di comunicazione prevale tra i genitori e con il figlio?

C conoscenza accettazione del figlio cos com?

C ansia tensione emotiva?

Quali sono i valori espressi e vissuti dai genitori?