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Ortiz-Miranda D., Arnalte Alegre E. V., Moragues Faus A.M. (eds.

), Agriculture in Mediterranean
Europe. Between Old and New Paradigms, Emerald Group Publishing Limited, 2013.
di Alessandra Corrado
Lagricoltura dellEuropa del Sud, per molto tempo e in modo diffuso, stata rappresentata come
caratterizzata da piccole aziende, con una scarsa dotazione tecnologica e dirette da agricoltori parttime o anziani, ma soprattutto come contraddistinta da un ritardo di sviluppo nel processo di
modernizzazione, che trovava invece compimento nei paesi del Nord Europa. Tuttavia, ad uno
sguardo pi attento, questa rappresentazione messa in discussione da dinamiche e forme
organizzative estremamente diversificate e peculiari, certamente connesse ad aspetti territoriali,
culturale ed ecologici propri del contesto mediterraneo.
Il volume curato da Dionisio Ortiz-Miranda, Ana Moragues-Faus e Eladio Arnalte-Alegre interroga
i vecchi paradigmi interpretativi, ancorati allidea di modernizzazione e competitivit, attualmente
riprodotti nei termini di sviluppo neo-produttivista, di processi di debole modernizzazione ecologica
o nel modello della bio-economia, ma anche il nuovo paradigma dello sviluppo rurale postproduttivista, basato sullidea di multifunzionalit, o il modello della eco-economia, inclini invece a
leggere le nuove forme di agricoltura come connesse allorganizzazione di sistemi alimentari
sostenibili. Lobiettivo del volume quello di illustrare e approfondire la comprensione delle attuali
dinamiche organizzative e di trasformazione del mondo rurale che interessano i paesi europei che si
affacciano sul Mediterraneo, tenendo in conto anche le tendenze pi negative, di abbandono e crisi
dellagricoltura, che denotano i fallimenti ed i limiti del mercato come pure delle politiche. Lanalisi
realizzata attraverso una serie di casi studio individuati nel contesto dellEuropa del Sud
(Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Francia, Croazia), al fine di mostrare la diversit di percorsi e
contesti; inoltre indagata la dimensione territoriale di questi cambiamenti, come anche i diversi
fattori (sociali, di mercato, politici ed ecologici) in cui si incorporano. Sul piano metodologico,
importante risulta essere lapproccio multidisciplinare, utilizzato per arricchire lanalisi di elementi
rilevanti al fine di comprendere i processi e le specificit che definiscono la complessit del
contesto mediterraneo.
La rassegna preliminare dei principali approcci applicati alla lettura della trasformazione agraria
negli ultimi decenni realizzata mettendo in evidenza le criticit emergenti attraverso le ricerche
condotte da una prospettiva mediterranea derivanti dallapplicazione di paradigmi ispirati
prevalentemente da contesti anglosassoni o nord europei (Moragues-Faus, Ortiz-Miranda e
Marsden): a) la visione dualistica dei modelli di trasformazione agraria, a cui invece contrapposta
la coesistenza e interconnessione, a diversi livelli, fra percorsi plurali di cambiamento; b) la
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relazione tra trasformazioni agrarie e non agrarie nellambito dei processi di sviluppo rurale,
particolarmente rilevanti per la tenuta delle aziende poco redditizie dei contesti mediterranei, anche
in virt degli aspetti culturali e sociali incorporati; c) limportanza del part-time agricolo, non
necessariamente come elemento di un nuovo modello di sviluppo rurale, ma spesso caratteristica di
aziende fragili, non pluriattive, supportate piuttosto dal welfare nazionale attraverso le pensioni di
anzianit; d) lo stereotipo del ritardo nel processo di modernizzazione che, fatto proprio dai
policy makers dei paesi sud europei, ha fatto s che gli obiettivi di competitivit venissero anteposti
a quelli ambientali, producendo cos, a livello discorsivo, un nuovo ritardo nella prospettiva postproduttivista e multifunzionale.
Lanalisi della letteratura e delle serie statistiche relative allEuropa a 12 Stati (EUROSTAT Farm
Structure Surveys) sono di supporto ad una rivisitazione del modello del sud, che suggerisce che
lagricoltura dei tradizionali paesi mediterranei (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia) non abbia
seguito pienamente il processo di modernizzazione produttivista, come invece i paesi nord europei
nella seconda met del secolo scorso; ci favorirebbe ladozione dei nuovi approcci di sviluppo
rurale multifunzionale da parte di molte aziende e regioni. Arnalte-Alegre e Ortiz-Miranda
dapprima verificano gli stereotipi relativi alla struttura (considerando caratteristiche fisiche ed
economiche, attivit full time, et del conduttore, orientamento produttivo) e alle dinamiche di
aggiustamento (ovvero di concentrazione, derivante dalla riduzione del numero di aziende e dalla
crescita in dimensioni delle restanti), che contrappongono i modelli agrari di Nord e Sud Europa,
non senza rilevare per delle difformit. Lapparente rigidit strutturale ricondotta a diversi fattori
relativi ad aspetti culturali e legali (sistemi ereditari e trasferimenti fondiari), allefficacia delle
politiche, agli orientamenti produttivi, alle caratteristiche dei processi di sviluppo e alle relazioni tra
aree rurali e urbane ma gli autori si soffermano su due aspetti in particolare: 1) la scarsa diffusione
della locazione fondiaria (connessa allimportanza delle colture permanenti); 2) le cessioni
informali di terreni, nellambito di famiglie allargate o ad agricoltori professionali. Queste
soluzioni, nascoste alle statistiche ufficiali, sembrano costituire delle strategie di adattamento da
parte dellagricoltura su piccola scala. La controtendenza dei paesi mediterranei rispetto alla
modernizzazione produttivista inoltre analizzata alla luce dei pi ridotti livelli di intensificazione
(valutata in termini di uso dei fertilizzanti e di consumo intermedio di input esterni) e di una
specializzazione in colture permanenti (in particolare olivo, alberi da frutto, agrumi, vite), non
recente ma risalente ai secoli addietro.
Arnalte-Alegre e Ortiz-Miranda si soffermano poi sullanalisi di alcune specificit dellagricoltura
mediterranea: le conseguenze diverse prodotte dai processi di emigrazione nelle aree rurali; la
diffusione delloutsourcing e di imprese o cooperative di servizi (con una marcata informalit e
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incorporazione allinterno delle reti territoriali); la crescita del lavoro salariato e in particolare di
quello immigrato (flessibile e altamente sfruttato) questultimo associato allo sviluppo
dellagricoltura intensiva, di nuove forme di organizzazione dei mercati e concentrazione
dellofferta, ma anche allagricoltura multifunzionale e alla rivitalizzazione delle aree rurali,
costiere come anche interne. Tuttavia, importante appare la trasformazione post-produttivista o
multifunzionale, comprovata: 1) dalla crescita delle produzioni di qualit, associate allo sviluppo di
marchi territoriali (DOP e IGP) nonostante, spesso, con logiche intensive e produttiviste e alla
diffusione della produzione biologica soprattutto ad opera delle aziende pi grandi e con sbocchi
prevalenti nei mercati del Nord (Germania, Francia e UK); 2) dalla diffusione di pratiche di
diversificazione in correlazione, ancora una volta, con le maggiori dimensioni aziendali. Infine,
sono identificati quattro idealtipi di sistemi agrari del Sud: il primo caratterizzato da aziende
familiari moderne e professionali, spesso connesse con importanti distretti agrari; il secondo
caratterizzato da piccole aziende, integrate con il mercato del lavoro locale, prossime ai centri
urbani o collocate in aree rurali dinamiche; il terzo tipico di molte aree di montagna o di regioni
interne, spesso dallimportante valore naturalistico, ma sofferenti processi di spopolamento e di
abbandono dellagricoltura, e dipendenti dalle pensioni di anzianit o dai sussidi della PAC; il
quarto coincidente con il modello del latifondo, caratterizzato da grandi propriet, dalla riscossione
delle sovvenzioni europee, da unagricoltura estensiva o a volte da processi di intensivizzazione.
Lideale produttivista da un lato e le politiche europee dallaltro hanno avuto ripercussioni
importanti sul piano ambientale. La sostenibilit dei territori, anche di sistemi agro-ecologici di alto
valore naturale come il montado, nel Sud del Portogallo (Pinto-Correia e Godinho) risulta
progressivamente compromessa dalle trasformazioni agrarie. Il processo di abbandono
dellagricoltura anchesso associato alle dinamiche connesse al percorso di modernizzazione, che
vede la rilocalizzazione e concentrazione degli allevamenti e delle coltivazioni in aree pi adatte
allo sviluppo intensivo, nonch la rinuncia alle tradizionali attivit di gestione e utilizzo del
territorio associate allagricoltura il caso della regione spagnola della Galizia (Lpez-Iglesias,
Sineiro-Garca e Lorenzana-Fernndez).
I limiti delle Politica Agricola Comune, ma anche le contraddizioni derivate dallimplementazione
delle diverse misure previste dalla stessa (ad esempio, da un lato i premi accoppiati e dallaltro gli
schemi agro-ambientali) o quelle emergenti tra gli obiettivi europei e quelli nazionali come nel
caso della Croazia, annessa allUnione Europea nel 2013 (Franic e Miku) spiccano proprio a
fronte della rilevanza dellagricoltura per la stessa riproduzione dei territori rurali, evidenziando poi
le specificit degli stessi.

Le strategie di sviluppo post-produttiviste basate sulla qualit presentano anchesse molte


ambiguit e criticit, in termini sia ambientali che sociali. Moreno-Prez, ad esempio, analizza
lintegrazione tra dinamiche produttiviste e post-produttiviste che interessa tre importanti sistemi
produttivi in Spagna: a) lorticoltura intensiva nelle province meridionali (Murcia, Alicante e
Almeria), in cui si sono diffusi i metodi di produzione integrata e biologica, senza per sanare la
profonda insostenibilit delle industrie vegetali; b) la viticultura del nord-est, in cui lo sviluppo
dei marchi territoriali di qualit si accompagnato ad una forte intensivizzazione, con conseguenti
distorsioni dal punto di vista ambientale e paesaggistico; c) lallevamento ovi-caprino di tipo
tradizionale, coinvolto in un processo di intensivizzazione (determinato dalla penuria di pastori,
dalla crescita della domanda industriale di latte, dagli obblighi normativi in tema di benessere
animale e sicurezza alimentare, dalla crescita dei prezzi degli input, dal disaccoppiamento degli
aiuti PAC), con importanti implicazioni di tipo ambientale (per labbandono del pascolo) e socioeconomico (per la progressiva marginalizzazione delle aziende pi deboli).
Laurent analizza invece lo sviluppo multifunzionale, territoriale e agricolo, delle regioni della
Francia mediterranea (Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Cte dAzur e Corsica)
caratterizzata da una struttura agricola estremamente diversificata (per dimensioni, redditivit e
obiettivi aziendali) e da una crescente mortalit aziendale, nonch poco sussidiata dalla PAC alla
luce delle dinamiche di dumping sociale, a spese dei lavoratori stranieri. Lagricoltura
multifunzionale, su cui costruito il marketing territoriale, nasconde in realt importanti
contraddizioni, tra queste la crescente invisibilizzazione, segmentazione e flessibilizzazione del
lavoro migrante, in virt delle politiche nazionali e internazionali di reclutamento e anche del
crescente ricorso ad agenzie di lavoro temporaneo e a fornitori di servizi che operano a livello
transnazionale.
Il capitolo di De Devitiis e Maietta e quello di Salvioni, Henke e Ascione si occupano
dellagricoltura in Italia analizzando, rispettivamente, le dinamiche di trasformazione strutturale a
livello regionale (ma con una particolare attenzione alle diverse innovazioni prodotte a livello
aziendale) e i processi di diversificazione non agricola e di partecipazione alle certificazioni di
qualit. Da un lato, viene evidenziato il dualismo Nord-Sud che caratterizza anche il contesto
italiano, non solo nei classici termini fisici ed economici (o guardando in questo caso anche ai
livelli di istruzione e alla diffusione delle ICT), ma considerando le dinamiche di interconnessione
con i processi di sviluppo territoriale se le certificazioni di qualit prevalgono al Nord, il Sud si
contraddistingue per le dimensioni dellagricoltura biologica e lo sviluppo delle filiere corte,
soprattutto della vendita diretta a casa. Dallaltro lato, emerge come le pratiche di differenziazione e
diversificazione sostengano percorsi di crescita pi sostenuti e stabili rispetto a quelli di tipo
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convenzionale, non configurandosi pi come strategie di sopravvivenza per aziende piccole e


marginali bens come strategie consapevoli di distanziamento dal modello produttivista e dal
processo di modernizzazione. Tuttavia, pure se il dato non affiora nelle trattazioni degli autori,
numerose ricerche evidenziano come, anche nel contesto italiano, il lavoro immigrato rappresenti
una componente strutturale, tanto dellagricoltura di tipo intensivo quanto di quella multifunzionale
o di qualit.
I temi delle migrazioni (in varie forme) e dellagricoltura di qualit ritornano nel saggio di Kasimis
e Papadopoulos. Gli autori analizzano le metamorfosi delle aree rurali in Grecia degli ultimi 20 anni
alla luce di tre processi: di deagrarianizzazione delle campagne, di mobilit (come emigrazione ed
immigrazione) e di resilienza allinterno del processo di crisi economica e occupazionale. La
trasformazione dellagricoltura familiare attraverso forme di mobilit strutturate su relazioni tra
campagna e citt, mai interrotte e anzi rinnovate, sembra aver facilitato un processo di ritorno alla
terra e allagricoltura (che riceve per scarsa attenzione a livello politico e amministrativo), a cui
partecipano anche nuove componenti di estrazione non agraria. Se da un lato questi processi si
legano anche ad una nuova domanda di cibo di qualit, dallaltro permane limportanza di una
agricoltura di tipo intensivo, che riesce a riprodursi in virt dellindispensabile apporto di lavoratori
immigrati, pure a condizioni sociali ed economiche spesso insostenibili.
Il volume si presenta come un contributo importante per cogliere le trasformazioni che interessano
lagricoltura dellEuropa mediterranea e che sar rilevante approfondire alla luce del processo di
crisi, interrogando pi attentamente le trasformazioni post-produttiviste o neo-produttiviste
(cogliendone sia le determinanti di mercato sia le frequenti contraddizioni in termini ecologici o di
giustizia sociale) e quelle che interessano lagricoltura familiare, contadina e su piccola scala,
definizioni che non trovano pi perfetta sovrapposizione in un modello unico. Se una nuova
questione agraria sembra emergere per le regioni mediterranee, relativa al come produrre sistemi
agrari socialmente ed ecologicamente resilienti per rispondere ai pi ampi bisogni di una societ
ecologicamente e metabolicamente dipendente, un'attenzione particolare andr di sicuro rivolta al
ruolo e alle condizioni del lavoro immigrato, considerando appunto il processo di
individualizzazione che interessa lagricoltura familiare, la crescente competitivit sui mercati e le
pressioni sui salari, la scarsa disponibilit di lavoratori autoctoni (pure in virt del deterioramento
delle condizioni di lavoro), la compressione dei servizi di welfare.
Riprendendo le conclusioni dei curatori, auspicabile che vengano condotte ulteriori ricerche sulle
specificit e le trasformazioni che interessano lagricoltura mediterranea, con una metodologia
integrata per ovviare ai limite delle statistiche ufficiali, recuperando una prospettiva storica per
cogliere e interpretare le trasformazioni dei sistemi agrari, lorganizzazione dei mercati, il ruolo
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delle politiche e, suggeriamo noi, con uno sguardo rivolto alle trasformazioni che stanno
interessando anche i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, ovvero dellAfrica e del Medio
Oriente.