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BUTTARO PARTE STORICA


Le consuetudini dei mercanti.
Le origini del diritto commerciale si possono far risalire al XII secolo. In quel periodo gli scambi
commerciali si svolgevano prevalentemente nellambito delle corporazioni di arti e mestieri, libere
associazioni di mercanti e che comprendevano i maestri dellarte ed accanto ad essi, in posizione
subordinata, i loro compagni di lavoro e gli apprendisti.
Le corporazioni avevano una notevole importanza, in quanto liscrizione alla corporazione era una
condizione per poter esercitare i diritti civili e per poter partecipare alla nomina dei componenti gli
organi del Comune.
nellambito delle corporazioni che si viene formando un primo nucleo del diritto commerciale, in
quanto i mercanti nella stipulazione dei contratti di compravendita inserivano delle clausole che
erano ignote alle regole del diritto romano comune o che differivano da queste; regole che
trovavano la loro giustificazione nelle oggettive esigenze dei traffici e che attenevano fra laltro alla
qualit della materia prima o del prodotto o alle modalit di pagamento ed alle relative scadenze. La
ripetizione costante di queste clausole nel corso degli anni portava al riconoscimento della loro
obbligatoriet, e poich un discorso analogo si poteva ripetere per contratti diversi dalla
compravendita, il risultato era lorigine e la natura consuetudinaria del primo nucleo del diritto
commerciale.
Queste clausole contrattuali in seguito alla loro costante ripetizione finirono per diventare delle
consuetudini e per essere redatte per iscritto. Le prime raccolte di consuetudini si ebbero a Genova,
a Pisa e a Milano.
Per decidere le controversie aventi ad oggetto linterpretazione o lesecuzione di questi contratti
indusse gli iscritti alla corporazione a rivolgersi al loro Console, che appariva pi idoneo dei
tribunali ordinari. Lulteriore evoluzione si aveva con la creazione di una speciale magistratura,
estranea allordinamento giudiziario statale, frutto dellautonomia delle corporazioni e dellaccordo
fra di esse, in cui la giustizia era amministrata da mercanti, i quali dovevano perseguire e
perseguivano linteresse della classe mercantile, anche quando questo si traduceva in un sacrificio
per il singolo mercante.
In verit le decisioni della magistratura mercantile non avevano quella vincolativit e quella
esecutoriet che propria dei provvedimenti dellautorit giudiziaria ordinaria, cionondimeno i
mercanti riuscivano a fare rispettare le relative sentenze con lostracismo a cui veniva sottoposta la
persona che non si adeguava alle decisioni del tribunale mercantile.
Linternazionalit del diritto commerciale.
Unulteriore peculiarit era costituita dalla internazionalit del diritto commerciale, che aveva
valenza oltre i confini dei singoli Paesi e che permarr anche dopo la formazione degli Stati
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Nazionali. Si trattava del resto di una necessaria conseguenza del fatto che gli scambi venivano
conclusi anche tra mercanti di Paesi diversi.
Era necessario adottare regole comuni e che fossero le pi rispondenti alle esigenze dei mercanti,
risultato che veniva realizzato mediante la ricezione oltre i confini di origine di quegli usi che si
erano venuti formando nei Comuni italiani.
Lincontro di mercanti con diverse esperienze giuridiche avveniva innanzi tutto nelle fiere, che
erano dei mercati in cui si riunivano periodicamente mercanti provenienti da diversi Paesi per
potere stipulare contratti di acquisto e di vendita dei prodotti che a loro interessavano.
Modifiche della disciplina del contratto e dei mezzi di prova.
Ai mercanti non interessava tanto ladozione di particolari formule sacramentali quanto lesatta
determinazione delle obbligazioni che venivano assunte da ciascuna delle parti. Veniva perci
riconosciuta la validit dei nuda pacta, accordi privi di forma, ma non di causa, intesa questultima
anche come insieme delle pattuizioni contrattuali.
Daltro canto di fronte a pattuizioni dettagliate la prova testimoniale perdeva la sua originaria
rilevanza e proprio perch non sempre il testimone era in grado di ricordare lesatto contenuto
dellaccordo e delle singole pattuizioni. Veniva di conseguenza formulata la teoria del documento e
si riconosceva che la prova principale era quella documentale.
Inoltre un ruolo particolare era riconosciuto ai c.d. documenti confessionati o guarentiggiati, che
erano redatti da un notaio ed a cui perci non solo veniva riconosciuto un maggior valore
probatorio, ma altres attribuita lefficacia di titolo esecutivo e perci la possibilit di avvalersene
per ottenere ladempimento coattivo delle obbligazioni nello stesso menzionate senza la necessit di
un ulteriore provvedimento giudiziario.
Il divieto delle usure.
Il termine usura in origine individuava qualsiasi compenso che fosse dato in cambio di un mutuo,
un prestito di denaro.
La ragione del divieto era molto semplice: chi ricorreva al mutuo era lartigiano o il lavoratore della
terra, che non aveva ricavato dal proprio lavoro i mezzi necessari al proprio sostentamento e che
aveva perci bisogno del prestito per poter sopravvivere. Pretendere di realizzare un guadagno dalla
dazione a mutuo sembrava un volere speculare, un volere approfittare delle umane miserie.
La giustificazione di ordine sociale trovava un riscontro nei princpi giuridici dellepoca, nella c.d.
giustizia commutativa, o se si preferiva nel principio dellequivalenza delle prestazioni.
Non mancava per chi cercava di aggirare il divieto delle usure, ma in tal caso lordinamento
giuridico interveniva con sanzioni pesanti, che non erano solo civili ma anche penali.
La situazione cambiava radicalmente allorch a ricorrere al mutuo era il mercante che si
riprometteva di ricavare un guadagno, anche cospicuo, dallutilizzazione del denaro ricevuto in
prestito. In tal caso non cera pi il desiderio di approfittare delle umane miserie e si modificava
anche la valutazione sociale apparendo equo riconoscere a chi col proprio denaro aveva consentito
ad altri di realizzare un guadagno il diritto di partecipare alla ripartizione di quel guadagno, di
ricevere un corrispettivo per quel prestito.
Si cercava di aggirare quel divieto nella pratica e la prima soluzione era stata quella delle c.d.
gratifiche o doni, che consistevano nella restituzione, nel momento della conclusione del contratto,
di una parte della somma ricevuta a mutuo, e perci nel pagamento anticipato degli interessi che
veniva giustificato come una manifestazione di gratitudine. Il mutuante non avrebbe per potuto
percepire nessun ulteriore compenso se il mutuatario non avesse adempiuto alla scadenza
inizialmente pattuita.
Per ovviare a questo inconveniente si fece ricorso al c.d. contratto trino, in cui si potrebbe
attualmente ravvisare un fenomeno di collegamento negoziale, in quanto venivano conclusi tre
contratti aventi differente funzione e contenuto ma mediante i quali si perseguiva un risultato
unitario. Veniva innanzi tutto conclusa una compravendita a pronti con cui il mutuatario alienava al
mutuante un proprio bene per un prezzo equivalente allimporto del mutuo; una seconda
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compravendita, a parti invertite e ad esecuzione differita, con cu il mutuante rivendeva al


mutuatario il bene in precedenza acquistato per un prezzo equivalente allimporto del mutuo
maggiorato degli interessi e che avrebbe dovuto essere versato nel giorno della scadenza del mutuo;
in terzo luogo veniva concluso un normale contratto di mutuo senza previsione di interessi. In tal
modo il mutuante si assicurava la conservazione del bene che gli era stato in precedenza venduto e
che non era stato riacquistato alla scadenza, e perci si realizzavano gli effetti sostanziali di un
mutuo garantito da pegno e con patto commissorio. Operazione che era doppiamente illecita in
quanto violava non solo il divieto delle usure ma anche il divieto del parto commissorio.
Loperazione veniva successivamente semplificata con la mohatra, che si riduceva a due
compravendite in senso inverso.
Limperatore Carlo V nel 1540 sanc la liceit degli interessi nei rapporti fra commercianti, ma
contemporaneamente determinava la percentuale degli interessi leciti, ragion per cui il termine
usura acquistava il suo significato attuale.
Il contratto di cambio.
In seguito al divieto delle usure, si presentava lesigenza di individuare le condizioni necessarie per
poter distinguere il contratto di cambio dal mutuo e riconoscerne la liceit. Era chiaro che il
contratto di cambio avrebbe potuto essere utilizzato per cercare di aggirare il divieto delle usure e ci
si era preoccupati di impedire tale eventualit.
Venivano di conseguenza individuati tre diversi tipi di contratti di cambio:
1) Cambium minutum: uno scambio tra monete differenti caratterizzato dalla contestualit della
conclusione e dellesecuzione del contratto. Di conseguenza il compenso che veniva pagato al
cambista costituiva il corrispettivo delle spese dallo stesso sopportate per lorganizzazione e per
lesercizio di quellattivit e perci non era qualificabile come usura e non poteva essere
assoggettato alle relative sanzioni;
2) Cambium per litteras: caratterizzato dalla distantia loci, e cio dalla condizione che il contratto
doveva essere eseguito in un luogo diverso rispetto a quello in cui era stato concluso. La fortuna di
questo contratto era dovuta al fatto che allepoca la moneta era solo metallica e che le vie di
comunicazione erano tuttaltro che sicure, ragion per cui il mercante trovava conveniente versare al
cambista o al banchiere una certa quantit di moneta ricevendone in cambio un documento che gli
avrebbe consentito di disporre in un altro paese di una quantit di moneta diversa ma di valore
sostanzialmente equivalente a quella versata. Anche in questo caso il compenso da pagare al
cambista o al banchiere costituiva il corrispettivo delle spese sopportate per organizzare e gestire
questo tipo di attivit e dei rischi che si dovevano affrontare per il trasporto del denaro e per
eventuali svalutazioni;
3) Cambium siccum: caratterizzato dalla distantia temporis, e precisamente dal differimento della
prestazione di restituzione rispetto al momento della conclusione del contratto, mentre non vi era
alcuna variazione della persona legittimata a ricevere la prestazione n del tipo di moneta dovuta. Si
trattava di un vero e proprio contratto di mutuo, che non poteva sottrarsi al divieto delle usure.
Nella pratica si cercava di aggirare lostacolo invocando la circostanza che nel cambium per litteras
le fiere costituivano di frequente il punto terminale delloperazione e di conseguenza si sosteneva la
liceit del cambio in fiera, alle sole condizioni che fosse stata emessa la littera e che mancasse un
accordo sul ricambio.
La lettera di cambio.
Il cambium per litteras implicava la presenza di un documento, la littera, che conteneva in sostanza
un riconoscimento di debito e che doveva, stante il divieto delle usure, essere redatto da un notaio;
si trattava perci di un documento confessionato ex causa cambi, in cui dovevano a pena di nullit
essere presenti due requisiti sostanziali, e precisamente la menzione della permutatio pecuniae e
della distantia loci.
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Littera patens: studenti provenzali per procurarsi le disponibilit finanziarie necessarie per il loro
soggiorno a Bologna si obbligavano a pagare una somma in moneta diversa da quella ricevuta ma di
valore sostanzialmente equivalente in Provenza in occasione delle successive fiere nundinali.
Littera clausa: contemporaneamente il creditore e il debitore ex causa cambi redigevano in comune
una scrittura privata con cui il primo (il cambista) attribuiva al proprio corrispondente nel luogo in
cui doveva essere eseguito il pagamento la legittimazione a riscuotere la prestazione ed il debitore
ordinava al proprio corrispondente di pagare. Con questa si realizzava il trasferimento del denaro
quindi.
Ben presto per si presentava lesigenza di semplificare lintera operazione e di superare la
redazione notarile del contratto di cambio, il che avveniva o con lunificazione dei due documenti
originari o con la creazione da parte dei mercanti di un nuovo tipo di documento che assolveva in
sostanza alla medesima funzione dei precedenti.
Nascevano in tal modo le prime lettere di cambio in cui dovevano figurare quattro soggetti e
precisamente il creditore ex causa cambi, il debitore, il corrispondente del primo ed il
corrispondente del secondo, ed in cui dovevano essere presenti due requisiti sostanziali, e cio la
permutatio pecuniae e la distantia loci.
Le lettere di cambio si trasformavano ben presto in strumenti di credito, rectius di mobilizzazione
del credito.
Lassicurazione.
Il cambium per litteras costituiva una adeguata forma di tutela contro i rischi del trasporto del
denaro.
Esistevano per elevati rischi anche per il trasporto di merci, specialmente via mare, di qui la
necessit di escogitare strumenti giuridici che consentissero di limitare con una prestazione
pecuniaria le perdite patrimoniali dal verificarsi degli anzidetti eventi di rischio.
La prima forma di tutela stato il prestito a cambio marittimo, si trattava di un contratto di mutuo
che veniva stipulato in occasione di una spedizione mercantile e per finanziare la stessa, e cio il
pagamento del prezzo della merce e del trasporto marittimo, peraltro con la condizione che il
mutuatario sarebbe stato liberato se la merce non fosse arrivata a destinazione. Il compenso che
doveva essere pagato al mutuante era particolarmente elevato ma non si trattava di usura perch
costituiva il corrispettivo del rischio che veniva corso.
Senonch i mercanti si rendevano conto che il loro principale interesse era tutelarsi contro i rischi
della navigazione, mentre potevano anche non avere bisogno di un prestito e quindi occorreva
individuare un tipo di contratto che avesse per oggetto solo lassunzione del rischio e che tra laltro
sarebbe stato pi economico.
Chiariamo la nozione di rischio: intesa come probabilit del verificarsi di un evento futuro ed
incerto causato dal fatto delluomo o da un evento naturale in conseguenza del quale una persona
subisce un pregiudizio patrimoniale.
Si passati successivamente a considerare lassunzione del rischio come iusta causa
dellattribuzione patrimoniale ed quanto sostanzialmente avveniva con il prestito a cambio
marittimo, in cui la liberazione del mutuatario era convenuta in una specifica pattuizione
contrattuale. Nel primo periodo della storia del diritto commerciale ci si poneva la domanda se il
rischio poteva costituire loggetto di un autonomo contratto. Per rispondere a questa domanda era
necessario approfondire i diversi tipi di rischi:
- Economico: errata previsione del risultato di un determinato affare; in tal caso lordinamento
giuridico non accordava alcuna tutela;
- Da evento naturale o da terzi: il danneggiato aveva diritto di tutelarsi contro la probabilit di
subire un pregiudizio patrimoniale non dipendente dalla sua volont;
Veniva di conseguenza creato il contratto di assicurazione che ancora una volta era una creazione
dei mercanti di cui bisognava precisare natura e funzione. Era necessario prevedere e disciplinare le
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condivisioni e le clausole necessarie per evitare che quel contratto potesse essere fonte di lucro e per
garantire che lo stesso assolvesse unicamente alla funzione di risarcire un danno.
Venivano introdotte sin dalle prima polizza (documenti probatori dellavvenuta conclusione del
contratto) una serie di clausole di salvaguardia:
Interesse assecurati: lesistenza di un rapporto giuridico tra colui che concludeva il contratto e il
bene esposto al rischio tale che, se si fosse verificato il sinistro, colui avrebbe subto un pregiudizio
patrimoniale;
Franchigia: una seconda cautela era costituita dalla necessit di evitare che lassicurato potesse
essere indotto a provocare volontariamente il sinistro per ottenere il pagamento dellindennit,
eventualit ricorrente nel caso in cui il prezzo della merce trasportata subiva una notevole riduzione
del suo valore nel luogo in cui avrebbe dovuto essere rivenduta rispetto a quanto pagato. Per
scoraggiare tale eventualit veniva stabilito che il bene non poteva essere assicurato per una somma
superiore ai sette decimi del suo valore dovendo per i residui tre decimi lassicurato restare
assicuratore di se stesso;
Distinzione tra iter e viagium: nel caso di assicurazione stipulato per tutelarsi contro i rischi del
trasporto via mare era necessario per valutare lentit di tale rischio specificare nella polizza la rotta
della nave e perci non solo il porto di partenza e quello di arrivo, ma anche il percorso da seguire e
per se il capitano della nave ed il mercante non avessero potuto discostarsi da quanto convenuto la
conseguenza avrebbe potuto essere quella di costringerli a provocare essi stessi il sinistro, in quanto
per non perdere la garanzia assicurativa e perci il risarcimento del danno avrebbero dovuto andare
incontro al fortunale, cosa che non rispondeva allinteresse delle parti. Si giungeva perci alla
conclusione di consentire una relativa elasticit nellinterpretazione delle clausole di polizza una
relativa elasticit nellinterpretazione delle clausole di polizza e si introduceva la distinzione tra
viagium e iter al fine di stabilire che se nonostante gli opportuni accorgimenti non fosse stato
possibile evitare il sinistro, lo stesso sarebbe stato coperto dallassicurazione;
Storno: il premio, cio il corrispettivo dellassunzione del rischio da parte dellassicuratore,
doveva essere pagato contestualmente alla conclusione del contratto e per si riconosceva che se la
spedizione veniva per qualsiasi motivo annullata non era giustificato che lassicuratore conservasse
il corrispettivo di un rischio che non aveva corso e perci si conveniva che, detratte le spese, il
premio doveva essere restituito;
Abbandono allassicuratore della nave e del carico: se fossero sorte contestazioni in merito
allentit del danno causato dal sinistro e sullimporto del risarcimento dovuto, lassicurato avrebbe
potuto abbandonare allassicuratore il bene assicurato riscuotendo in cambio lintera indennit;
I rapporti associativi e le societ.
Lesercizio dellattivit economica nei secoli XII-XIV era condizionato da tre diversi fenomeni:
1) Divieto delle usure;
2) Esigenza di tutelarsi contro il rischio del verificarsi di determinati eventi;
3) Necessit di procurarsi i capitali occorrenti;
In questa prospettiva assumevano un ruolo autonomo i rapporti associativi ed innanzi tutto la
commenda che, secondo alcuni studiosi, in origine era anchessa un mutuo con assunzione di
rischio e che si trasformava in un rapporto associativo allorch si accresceva la collaborazione fra
capitano e mercante e si determinavano le regole per la ripartizione delle perdite e dei guadagni che
normalmente erano pari ai due terzi per il mercante e ad un terzo per il capitano, ma che potevano
essere addirittura eguali, la met per ciascuno.
La forma tipica di associazione per lesercizio in comune dellattivit era costituita dalla
societ, che solo nei secoli XII e XIII acquister natura di mezzo tipico per lesercizio in comune
dellattivit economica da parte di mercanti.
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La prima forma di societ era la societas mercatorum, nella quale mancava un patrimonio comune
e lesercizio dellattivit utilizzando quel patrimonio. Lattivit era individuale nel senso che
ciascun mercante gestiva individualmente la propria azienda sulla quale gli altri soci non avevano
alcun potere di controllo; ragion per cui il rapporto associativo si riduceva alla partecipazione agli
utili e alle perdite. Il rischio era che gli altri soci potessero venir chiamati a rispondere delle
conseguenze di una attivit esercitata senza la dovuta perizia e solerzia da un mercante che si era
avventurato in affari rischiosi;
Questi inconvenienti inducevano a ricercare una struttura organizzativa pi idonea e veniva perci
creata la societas mercatura, che poteva considerarsi la progenitrice dellodierna societ in nome
collettivo, caratterizzata dalla costituzione di un patrimonio comune a tutti i soci, ma separato da
quello personale e destinato ad essere utilizzato per lesercizio dellattivit sociale. Problemi erano
leventualit che il mercante entrato in societ non intendesse smettere la propria percedente attivit
individuale, ragion per cui era necessario individuare regole per disciplinare la concorrenza e che
lamministrazione di regola spettava a tutti i soci disgiuntamente, ragion per cui si doveva
determinare lambito dei relativi poteri e perci diritti obblighi e responsabilit individuali. La
soluzione veniva ricercata attraverso lelaborazione di clausole contrattuali.
Se il mercante partecipasse alla societ per concorrere alla ripartizione dei relativi guadagni, ma
senza inserirsi nella gestione, si parlava della moderna societ in accomandita caratterizzata dalla
presenza di due soci: accomandatari e accomandanti, i primi a cui spettavano tutti i poteri di
gestione e che erano contemporaneamente illimitatamente responsabili, i secondi che partecipavano
unicamente alla ripartizione degli eventuali utili, ma la cui responsabilit era limitata al solo
conferimento eseguito.
Lorganizzazione dellattivit.
Veniva enunciata la nozione di fondaco (azienda) e le prime regole a riguardo.
Furono individuati i segni distintivi e innanzi tutto ditta e insegna: la prima costituiva il nome
commerciale del mercante, che doveva avere un contenuto predeterminato, la seconda che indicava
il luogo in cui veniva esercitata lattivit, che aveva una pi limitata efficacia distintiva e che poteva
anche essere una indicazione di fantasia;
Un problema riguardava la tenuta della contabilit: la numerazione romana non consentiva di
incolonnare le singole cifre. Nel XIV secolo fu escogitata la partita doppia, e cio non solo
lindicazione in colonne separate delle voci riguardanti i ricavi e le spese ma anche e separatamente
lunificazione delle poste omogenee in modo da potere calcolare periodicamente e rapidamente lo
svolgimento dellattivit ed i risultati conseguiti;
Si diffonde il ricorso a collaboratori esterni, agenti e commissionari, di cui era necessario
determinare i poteri e le responsabilit; solo in unepoca successiva saranno create le figure dei
collaboratori interni, istitori e commessi, essendo difficilmente compatibili con una struttura
dellattivit economica in cui era ignota la figura del salariato;
LA FORMAZIONE DEGLI STATI NAZIONALI
Il secondo periodo della storia del diritto commerciale e la formazione degli Stati Nazionali.
Nel momento in cui i Comuni italiani persero rilevanza nellesercizio dellattivit economica e nella
formazione della relativa disciplina, si apr il secondo periodo della storia del diritto
commerciale.
Questo avviene a seguito di tre eventi storici: la scoperta dellAmerica, la Riforma protestante e la
creazione degli Stati Nazionali.
La formazione degli Stati Nazionali comportava la rivendicazione della nazionalit non solo per
quanto atteneva alla struttura della societ, ma anche e contemporaneamente per laffermazione
della nazionalit del diritto, in contrapposizione al diritto romano comune, che era un diritto
internazionalmente uniforme, e ai diritti particolari e di classe, quindi anche del diritto commerciale.
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Il criterio di applicazione delle norme di diritto commerciale rimaneva pur sempre soggettivo, nel
senso che era necessaria la qualit di mercante di almeno una delle parti e questo anche per
lassoggettamento alla speciale giurisdizione. Si veniva per superando la struttura corporativa in
quanto lattivit tessile, ancora la pi importante in quel periodo, veniva non di rado esercitata
facendo ricorso al lavoro a domicilio. Inoltre veniva riconosciuta la nozione di mercante quoad
actum, spettante a chiunque compiva atti di commercio, anche se isolati.
Nel 1673 con lOrdonnnance du commerce, il ministro Colbert nel regno di Luigi XIV, la
regolamentazione della materia prima contenuta nelle raccolte di consuetudini dei mercanti veniva
trasfusa in un testo legislativo unitario, che superava i particolarismi di classe e realizzava
lunificazione normativa del diritto commerciale francese, mentre per lunificazione del diritto
civile si dovr attendere la codificazione napoleonica del 1804.
La giurisdizione.
Lamministrazione della giustizia nel secolo XVI cessava di essere una prerogativa delle
corporazioni, della loro autonomia, e di essere amministrata dagli stessi mercanti ed anche le
controversie riguardanti rapporti commerciali venivano assorbite nellambito della giurisdizione
statale. In Italia i tribunali di commercio furono abrogati solo nel 1888.
In Francia fu stabilito che il tribunale commerciale conservava la sua specialit in primo grado
essendo il collegio giudicante composto da mercanti, ma in secondo grado si realizzava lunicit
della giurisdizione esistendo solo una corte dappello che doveva decidere tanto e controversie civili
quanto quelle commerciali.
In Inghilterra fu deciso che le controversie commerciali dovevano rientrare nella competenza della
Corte dellammiragliato conservando peraltro la loro specialit grazie ad una peculiarit del diritto
processuale inglese, e cio la presenza, anche nel processo civile, dei giurati, che nelle controversie
commerciali dovevano essere mercanti e dovevano asseverare lesistenza della consuetudine di cui
si chiedeva lapplicazione.
I debiti pecuniari.
La moneta era stata per molti secoli metallica e questo comportava che il valore del pezzo
monetario era determinato dalla quantit di metallo pregiato in esso contenuto e dal diritto di conio
spettante a chi batteva la moneta. La conseguenza era che gi allora da un lato era possibile una
svalutazione che si operava riducendo la quantit di metallo pregiato contenuto in ciascun pezzo
monetario e daltro canto che ladempimento dei debiti pecuniari aveva luogo mediante consegna al
creditore di un numero di pezzi monetari che doveva nel suo complesso contenere una qualit di
metallo pregiato equivalente a quella del momento in cui il debito era stato contratto. Era questa la
c.d. teoria dellintrinseco, che assicurava la maggiore tutela al credito in quanto faceva per intero
gravare sul debitore le conseguenze di una eventuale svalutazione.
Nel XVII secolo in seguito alla formazione degli Stati Nazionali il principio si rovesciava e si
affermava quello del valore nominale, il valore della moneta era quello indicato sul pezzo
monetario indipendentemente dalla quantit di metallo pregiato nello stesso contenuto. La
giustificazione di questo principio era innanzi tutto costituita dalla sovranit dello Stato e proprio
perch spettava al sovrano determinare il valore della moneta la sua decisione era insindacabile.
Il valore nominale aveva piena efficacia nello Stato, ma come si regolava il rapporto nellipotesi di
scambi fra paesi diversi?
Il problema veniva risolto con la creazione delle monete immaginarie o di conto, che non avevano
corso legale e che servivano solo per calcolare il rapporto di cambio. La pi famosa di queste
monete era la livre francese.
Le banche nazionali.
Inizialmente lattivit bancaria era esercitata dagli stessi mercanti che erogavano denaro e
fungevano anche da cambiavalute.
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In seguito nel secondo periodo del diritto commerciale si affiancavano ad essi le banche nazionali
ed innanzi tutto la Banca dInghilterra, costituita inizialmente con funzione di tesoriere, con lo
scopo di ricevere e custodire le somme che pervenivano a qualsiasi titolo nel patrimonio dello Stato
e di provvedere alle varie scadenze allesecuzione dei pagamenti dovuti.
Di conseguenza la Banca dInghilterra si era trovata ben presto in possesso di rilevanti somme che
giacevano nelle sue casse inutilizzate e si prospettava lopportunit di investirle in operazioni di
concessione di credito; nasceva cos il contratto di sconto e cio quel contratto con cui il mercante
cedeva alla banca propri crediti liquidi, ma non ancora esigibili, ricevendone in cambio il
corrispettivo in denaro decurtato di una certa somma che costituiva il compenso della prestazione
della banca e ed il pagamento degli interessi.
Inoltre il banchiere che riceveva in deposito una somma di denaro doveva rilasciare al depositante
una ricevuta, un documento nominativo che veniva emesso di volta in volta ed in cui veniva
specificato lammontare del deposito.
La cambiale.
La cambiale sub in questo periodo delle modificazioni:
I soggetti, in origine quattro (debitore, creditore, corrispondente del primo e corrispondente del
secondo), divennero tre, in quanto si riconosceva che il creditore non doveva essere costretto a
rivolgersi ad un proprio corrispondente per riscuotere la somma menzionata nel documento, ma
poteva farlo personalmente. Per questo doveva essergli riconosciuta la possibilit di conferire ad un
terzo la legittimazione a riscuotere anche in un momento successivo alla creazione del documento.
La girata consentiva questo risultato: era una dichiarazione scritta che veniva apposta sul
documento cambiario e con cui il creditore attribuiva ad un terzo la legittimazione a riscuotere in
suo nome e per suo conto e che aveva leffetto di liberare il corrispondente del debitore che aveva
eseguito la prestazione. La persona a cui era stata conferita la legittimazione a riscuotere, il
giratario, con una successiva dichiarazione apposta sullo stesso documento poteva a sua volta
trasformarsi in girante ed effettuare un ulteriore trasferimento della cambiale, che cominciava in tal
modo a circolare.
Unaltra modifica introdotta fu labolizione della permutatio pecuniae, ragion per cui la causa
dellemissione della cambiale poteva essere costituita anche da un contratto diverso da quello di
cambio.
La cambiale cos, in seguito allintroduzione della girata e della scomparsa della permutatio
pecuniae, cessava di essere solo strumento per pagamenti tra piazze lontane e veniva ad assumere
anche la veste di documento destinato alla mobilizzazione di un credito.
Le compagnie coloniali.
I rischi e i pericoli della navigazione aumentavano nel momento in cui si svolgeva nellOceano, ma
erano rischi compensati dai guadagni che si potevano realizzare dallo sfruttamento delle ricchezze
dei paesi raggiunti con le scoperte geografiche.
Nacquero le compagnie coloniali, che organizzavano spedizioni per le quali era necessario disporre
di ingentissimi capitali.
La prima fu la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, attiva dal 1602 al 1800, che avevano il
privilegio dellesclusivo sfruttamento delle ricchezze di alcune isole che si trovavano nellOceano
Indiano e che costituivano le Indie Olandesi e per la compagnia doveva in cambio corrispondere al
sovrano che aveva concesso il privilegio una parte degli utili.
La partecipazione alla compagnia era aperta a tutti ed era rappresentata da un documento
denominato azione, che conferiva al socio la legittimazione ad esercitare leventuale azione
giudiziaria contro la compagnia per fare valere propri diritti.
Non era previsto un bilancio annuale ed il rendiconto veniva dato solo spedizione per spedizione ed
al termine della stessa, non vi era una perioca distribuzione di utili in denaro, ma al termine di
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ciascuna spedizione venivano ripartire le merci trasportate, corresponsione in natura probabilmente


pi rispondente agli interessi dei soci, poich erano mercanti che potevano realizzare un ulteriore
guadagno dalla rivendita di quei beni. I soci erano divisi in due categorie, quelli che partecipavano
direttamente alla gestione e quelli che si limitavano a sottoscrivere un certo numero di azioni e a
percepire gli utili, in natura o in denaro, al termine della spedizione.
I soci erano limitatamente responsabili e questa era una novit per lepoca.
Il primo registro navale.
Nel XVII secolo matur lidea tra i comandanti delle navi di redigere un inventario di tutte le navi,
con la specificazione delle caratteristiche di ciascuna di esse, onde potere compiere una pi esatta
valutazione delle condizioni a cui stipulare i contratti.
Lorganizzazione dellattivit assicurativa.
Con la conclusione di contratti isolati lassicurato se veniva tutelato contro il rischio del verificarsi
degli eventi naturali ed umani previsti in polizza era per esposto al rischio dellinsolvenza del
proprio assicuratore. Come andava organizzata allora e disciplinata lesercizio dellattivit
assicurativa?
Venivano adottate due diverse soluzioni:
1) Loperazione veniva iniziata con un invito ad offrire indirizzato ad una pluralit di assicuratori
ed in cui venivano specificate tutte le condizioni a cui doveva essere conclusa lassicurazione, gli
assicuratori interessati specificavano la percentuale del rischio che intendevano coprire e quando
lintero rischio era coperto il contratto era concluso. Gli assicuratori potevano cambiare di volta in
volta, cos come poteva variare la percentuale di rischio assunta da ciascuno di loro;
2) NellEuropa continentale si faceva invece ricorso alle compagnie di assicurazione, analoghe a
quelle coloniali, in quanto venivano anchesse costituite con atto della pubblica autorit che
attribuiva alla compagnia il monopolio dellesercizio di un ramo di assicurazione in un territorio
predeterminato;
La borsa.
La borsa nacque a Bruges nel XVII secolo e tale denominazione traeva origine secondo alcuni dal
nome di una famiglia di celebri mercanti, nel cui palazzo si riteneva che si compissero le relative
operazioni, secondo altri dalle tre borse, insegna di una locanda in cui si sarebbero incontrati i
mercanti per concludere i propri affari.
La borsa offriva il vantaggio rispetto alle fiere medioevali di una maggiore e pi razionale
periodicit, perch si accentravano in un unico luogo ed a scadenze predeterminate un numero
rilevante di operazioni dello stesso tipo, con la conseguenza che era facile trovare le contropartite e
si realizzava una calmierizzazione dei prezzi.
In questo mercato, caratterizzato tra laltro dal differimento delle obbligazioni, nonch dal fatto che
le prestazioni dovevano essere eseguite in un giorno successivo alla conclusione del contratto e
predeterminato, comparvero ben presto operazioni meramente speculative che presentavano un
notevole grado di rischio, per il limitare il quale venivano escogitati i contratti a premio, nei quali
una delle parti versava una somma ulteriore per avere diritto di recedere o di modificare le
prestazioni prima della scadenza convenuta.
LE CODIFICAZIONI
LInghilterra nel 1700 e Lord Mansfield. Il terzo periodo del diritto commerciale ha inizio con
la Rivoluzione industriale inglese e la Rivoluzione francese, dovute alle esigenze di un migliore
sfruttamento delle ricchezze naturali e alla ricerca di un maggiore progresso tecnico e di una diversa
distribuzione della propriet.
Attorno al 1700 i fondi vennero frazionati e furono assegnate le relative quote ai singoli proprietari
che provvedevano alla recinzione dei fondi loro assegnati e alla razionale coltivazione, questo port
alla scomparsa delle terre comuni, tutto a spese delle classi economicamente pi deboli. Si
modificarono i rapporti di lavoro in quanto emergeva la figura del bracciante, del salariato anche in
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agricoltura, daltro canto si assisteva ad una forte emigrazione della campagna verso la citt, dove i
nuovi arrivati andavano ad accrescere la massa di disoccupati e di salariati che non godevano di
alcuna tutela e che dovevano perci assoggettarsi a massacranti condizioni di lavoro in cambio di
salari molto modesti.
Nello stesso periodo nellattivit tessile veniva introdotta la macchina a vapore e la borghesia
acquistava un peso crescente nellesercizio dellattivit economica, mentre la scena politica era
ancora dominata dalla nobilt e dal clero, ragion per cui si faceva strada lesigenza di una disciplina
giuridica pi rispondente alla nuova realt economica.
Nel 1756 si affermava cos nelle Corti di Common Law il principio che anche le controversie
relative a rapporti commerciali rientravano nella loro competenza e che le decisioni dalle stesse
adottate erano vere e proprie norme di diritto ed in tal modo si superava da un lato la concezione
che lesistenza degli usi particolari di categoria doveva essere accertata di volta in volta dai giurati e
daltro canto si sanciva che gli usi accertati in sentenza diventavano norme giuridiche applicabili
direttamente.
I problemi economici, sociali e politici che travagliavano la Francia del 1700. La Rivoluzione
francese e lidea della codificazione.
La Francia del 1700 era travagliata da numerosi problemi:
Giuridici: in seguito al retaggio delle invasioni barbariche, il paese era stato diviso fra le zone in
cui si erano insediati i popoli provenienti dallEst con le loro regole essenzialmente consuetudinarie,
e quella parte del paese in cui linfluenza delle invasioni barbariche era stata minore ed in cui era
perci rimasto in vigore lordinamento precedente di natura romanistica; esistevano diritti
particolari e di classe, tra cui il diritto commerciale, frutto delle consuetudini dei mercanti e
contenuto nelle relative raccolte di usi;
Economici: in agricoltura in conseguenza della concezione patrimoniale dello Stato e perci della
propriet della terra e dei diritti feudali, ragion per cui vi era una agricoltura a produzione estensiva;
Lattivit commerciale era ancora condizionata dalle corporazioni, che erano state in origine fonte
di progresso e che si erano in seguito arroccate a salvaguardia dei privilegi acquisiti;
I contrasti politici e sociali che erano stati causati dal disordine dellamministrazione pubblica, dal
deficit delle finanze dello Stato causato in particolare dalle guerre, che avevano dissanguato
leconomia, e dai contrasti fra la corte, la nobilt ed il clero;
In questa situazione si erano determinate le condizioni favorevoli per consentire alla borghesia, al
Terzo Stato, di mirare ad ottenere ladozione di un sistema giuridico in cui doveva essere eliminato
ogni ostacolo alla conquista da parte della nuova classe emergente di un incontrastato potere
economico;
Prendeva di conseguenza corpo lidea della codificazione, strumento di razionalizzazione del
sistema economico che si intendeva attuare, e perci come un complesso di norme volte a
disciplinare determinati gruppi di materie con una serie di precetti chiari sistemati secondo un
ordine logico.
I codici napoleonici e la codificazione in Europa.
Il codice civile veniva emanato nel 1804 da Napoleone e con esso si conseguivano tre diversi
risultati:
1) Veniva enucleato un diritto unitario e nazionale superando la dicotomia fra province e
eliminando i vari particolarismi;
2) Conteneva una razionalizzazione del sistema secondo il modello del diritto romano ma
contemporaneamente il suo superamento in conformit delle idee del giusnaturalismo sostenuto dal
Domat e dal Pothier;
3) Si ritrovava una regolamentazione del nuovo ordinamento politico-sociale gi nella ripartizione
della materia. Il codice infatti dopo alcune disposizioni preliminari era diviso in tre libri, nel primo
il diritto di famiglia, nel secondo i beni e la propriet, nel terzo i modi di acquisto della propriet e
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perci le successioni, le donazioni ed il testamento, le obbligazioni e i contratti, i rapporti


patrimoniali tra coniugi, garanzie reali e prescrizione;
Il codice era imperniato su due concetti: propriet e contratto, strumento di circolazione della
propriet. Veniva sancita luguaglianza giuridica dei cittadini, ma si manifestava un completo
disinteresse per le disuguaglianze economiche, e questo costituiva il maggior limite della
codificazione.
Il codice di commercio veniva promulgato due anni dopo, nel 1806, ma aveva una minore
importanza rispetto al precedente; infatti il codice civile aveva un carattere fortemente innovativo
perch trasferiva in un testo normativo i princpi della Rivoluzione e rappresentava un momento di
rottura rispetto alla normativa preesistente, mentre il codice di commercio costituiva solamente la
naturale evoluzione del sistema precedente.
Levoluzione del diritto commerciale. Loggettivit del sistema.
Il codice di commercio napoleonico disciplinava un diritto oramai oggettivizzato, conseguenza della
sovranit ed unicit dello Stato e delluguaglianza giuridica dei cittadini. Loggettivit del criterio di
applicazione della normativa comportava che latto di commercio doveva essere assoggettato alla
disciplina contenuta nel codice di commercio, anche se compito dal comune cittadino, ed anche se
in funzione della speciale giurisdizione e cio nella perdurante prospettiva che le relative
controversie dovevano essere assoggettate alla competenza dei Tribunali di commercio.
Conteneva una generale disciplina del commerciante diretta nei suoi istituti alla tutela del credito e
daltro canto una regolamentazione degli atti di commercio, anche se occasionali, individuati sulla
base di caratteristiche oggettive. In tal modo si formulava una diversa nozione di commerciante, che
era colui che compiva professionalmente atti di commercio e la cui rilevanza concerneva oramai
unicamente lassoggettamento allo speciale statuto, mentre non influiva sulla disciplina degli atti di
commercio che erano tali per la funzione economico-sociale a cui adempivano o per la connessione
economica o per laccessoriet giuridica con tipici atti di commercio.
Le modificazioni alla disciplina della cambiale.
La disciplina della cambiale veniva nel codice di commercio assoggettata a numerose modifiche ed
innovazioni, in quanto scompariva anche il requisito della distantia loci, e di conseguenza perdeva
la sua originaria funzione di strumento di pagamento internazionali e adempiva invece ad una
funzione di credito, perch poteva essere utilizzata per ottenere credito e diventava un documento
destinato a favorire la circolazione del credito.
A sua volta la girata acquistava anche una funzione di garanzia perch il girante, quando
apponeva la propria sottoscrizione sul titolo non solo trasferiva la cambiale al giratario, ma si
obbligava nei confronti di costui e dei successivi portatori ad adempiere personalmente nel caso in
cui alla scadenza il trattario non avesse eseguito la prestazione.
Vengono inoltre previste delle azioni ex titulo, che trovavano la loro fonte e giustificazione nelle
obbligazioni assunte con la sottoscrizione del documento cartolare e che erano assoggettate a
differenti regole sostanziali e processuali ed a diversi termini di prescrizione.
La cambiale non era per ancora completamente svincolata dal rapporto fondamentale in quanto al
portatore del titolo erano opponibili tutte le eccezioni di diritto comune che avrebbero potuto essere
opposte ai precedenti portatori. La cambiale circolava come un comune documento probatorio di
una cessione di credito, il che costituiva una limitazione non trascurabile alla sua utilizzazione.
Solo nel 1848 acquist la sua attuale configurazione di titolo ormai svincolato dal rapporto
fondamentale ed utilizzabile da chiunque.
La societ anonima.
Unulteriore novit del codice di commercio del 1806 era la nascita della societ anonima, che
poteva essere considerata come una naturale evoluzione delle compagnie coloniali, ma queste
ultime non costituivano un tipo di collettivit ed avevano regole non sempre identiche, mentre la
societ anonima costituiva un tipo di societ caratterizzato dalla responsabilit limitata di tutti i soci
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e che contemporaneamente doveva soddisfare alcune condizioni a cominciare dallesistenza di un


capitale stabile, dalla redazione di bilanci annuali e dalla pubblicit degli atti societari.
Nella prima met del XIX secolo permaneva la diffidenza nei confronti della responsabilit limitata,
perci la costituzione della societ anonima era subordinata ad una autorizzazione che doveva
essere concessa caso per caso dellautorit governativa ed in seguito ad un giudizio di merito che
aveva un largo margine di discrezionalit.
Il fondamento politico della responsabilit limitata veniva ravvisato nellinteresse del consumatore,
in quanto si sosteneva che limitando la responsabilit dei soci si consentiva una riduzione del
rischio da costoro corso e quindi si giustificava una riduzione dei guadagni e quindi dei prezzi.
LA CODIFICAZIONE IN ITALIA
Dal risveglio del 1700 alla formazione dello Stato Nazionale.
Nel 1700 si assistette ad un forte rinnovamento:
Dellattivit economica e delleconomia agraria, in quanto vennero abolite le terre duso comune,
si form una propriet contadina e si organizz lattivit agricola in modo da realizzare un maggiore
e migliore sfruttamento della terra;
Vennero sciolte le corporazioni, sebbene non mancassero limitazioni alla liberalizzazione
dellattivit imprenditrice e questo accadeva fra laltro nel Lombardo Veneto dove non venivano
sciolte la corporazione dei medici speziali e quella dei librai stampatori;
Inizi a diffondersi lidea della codificazione, intesa come consolidazione legislativa del diritto
vigente;
Quando lItalia venne invasa dalle armate napoleoniche, venne prospettata lesigenza di un
completo rinnovamento legislativo. Vennero nominate dai nuovi governanti due commissioni
legislative, in cui compito era di consentire lintroduzione di una codificazione che doveva rifarsi al
modello francese, ma che avrebbe dovuto tenere conto delle regole e dei princpi giuridici vigenti
nel nostro Paese.
Per quanto attiene al diritto commerciale, si formarono due orientamenti:
Uno pi sensibile ai princpi dellilluminismo e favorevole ad un pi ampio rinnovamento
legislativo;
Laltro, opposto, sostenitore della conservazione del diritto vigente;
Nel 1808 venne emanato il codice di commercio, ma nel 1815 Napoleone fu sconfitto e al Consiglio
di Vienna si ricostituirono gli Stati preesistenti e ritornarono al potere i vecchi governanti, i quali in
alcuni casi mantenevano in vigore la legislazione napoleonica, ma in molti altri ripristinavano le
norme precedenti.
Nel 1842 fu emanato il codice di commercio Albertino, ma in seguito allunificazione del territorio
nazionale i governanti ritennero non opportuno estendere lapplicazione della legislazione
piemontese a tutto il territorio nazionale. Fu emanato cos il codice di commercio del 1865,
anchesso adottante il modello francese, ma entrambi si discostavano in maniera non trascurabile
perch tenevano conto dellesperienza giuridica italiana.
Il codice di commercio del 1882.
Nel 1882 fu emanato il codice Zanardelli, che si ispirava al modello francese, ma se ne discostava
sotto vari profili perch teneva presenti le legislazioni pi recenti, e cos:
In tema di societ, della legge belga che conteneva la disciplina dellepoca pi aggiornata della
materia;
Per la cambiale, della legge cambiaria tedesca del 1848, successiva alla codificazione napoleonica
e che era stata ignorata dal codice del 1865;

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Inoltre si ampliava lambito del diritto commerciale facendovi rientrare nuovi tipi di atti di
commercio o dettando la disciplina di istituti ignorati dalla legislazione precedente ed in questo
quadro rientravano:
La speculazione immobiliare e lattivit di costruzione edilizia;
Lassegno bancario;
Lassicurazione sulla vita;
Inoltre si accentuava loggettivizzazione del diritto commerciale e gi per effetto della collocazione
sistematica della disciplina degli atti di commercio, dettata in maniera autonoma, non funzionale
allassoggettamento delle controversie in materia alla speciale giurisdizione dei tribunali di
commercio.
Nuove iniziative commerciali e industriali.
Emergono in quegli anni nuovi esigenze ed innanzi tutto quella di realizzare una rete ferroviaria in
grado di favorire gli scambi fra province e citt diverse. Si realizzarono le centrali idroelettriche,
cos che da un lato si riduceva la dipendenza da altri Paesi per lacquisto del carbone e dallaltro si
accelerava lindustrializzazione del Paese.
La societ anonima diventava fra la fine del XIX secolo e linizio di quello successivo il principale
strumento per realizzare la produzione di massa e la protagonista dello sviluppo economico del
Paese.
In questo clima si consolidavano i princpi liberali che si traducevano nel riconoscimento
dellincontrastato liberismo economico, sicch la regola che dominava il mercato era quella della
libert di iniziativa e della libera circolazione della ricchezza.
La dottrina; le scuole di Cesare Vivante e di Alfredo Rocco.
La codificazione del 1882 provocava numerosi interventi da parte della dottrina:
Per il Vivante, lindagine giuridica doveva partire dallesame della realt fenomenologica, da
gruppi omogenei di fattispecie, al fine di individuare quali erano gli interessi in conflitto e di
accertare quelli meritevoli di tutela, che normalmente coincidevano con quelli di cui erano portatori
i soggetti economicamente e socialmente pi deboli. Era il c.d. metodo deduttivo;
Per Rocco, era necessario isolare nellambito della complessiva fattispecie il profilo strettamente
giuridico e pervenire ad una puntuale interpretazione della disciplina; era il c.d. metodo dogmatico;
La prima guerra mondiale e lintervento dello Stato nellesercizio dellattivit economica.
Il primo conflitto mondiale provoc una grave crisi della struttura economica del Paese. Le
industrie italiane nei decenni immediatamente precedenti per potere realizzare le opere necessarie al
loro risanamento ed ammodernamento avevano dovuto fare ricorso a notevoli finanziamenti, che
erano stati concessi loro dalle banche ed a garanzia dei quali avevano costituito in pegno pacchetti
azionari.
Dopo lo scoppio le industrie per potere attivamente partecipare allo sforzo bellico furono costrette
ancora una volta a far ricorso a finanziamenti, in cambio dei quali avevano ceduto ai loro
finanziatori azioni. Le banche cos si erano trovate in possesso di ingenti pacchetti azionari in veste
di soci o di creditori pignoratizi, pacchetti azionari che non erano alienabili e che avevano per
assorbito tutta la loro liquidit.
Dal canto loro le industrie avevano bisogno di ulteriori finanziamenti.
Fu istituito lI.M.I. (Istituto Mobiliare Italiano) e lI.R.I. (Istituto per la Ricostruzione Industriale).
LI.M.I. concedeva finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese che presentavano possibilit
di ripresa. AllI.R.I. vennero trasferiti i pacchetti azionari di grandi e medie societ industriali e
manifatturiere che si erano nel corso degli anni accumulati nel patrimonio delle banche, le quali
ricevendone in cambio il controvalore vedevano ancora una volta ricostituita la loro liquidit.
IL CODICE CIVILE DEL 1942
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Le opinioni della dottrina sulla sorte del diritto commerciale dopo lemanazione del codice civile
del 1942.
Nel 1942 si realizz lunificazione formale del diritto privato perch scompariva il codice di
commercio e si aveva un testo legislativo unitario e venne eliminata la distinzione tra contratti civili
e commerciali.
Il nuovo testo legislativo provoc diverse opinioni della dottrina:
Parte riteneva che il codice civile era una realizzazione del regime politico vigente nel momento
storico in cui era stato approvato e pubblicato in quanto traduceva in un testo normativo i princpi
ispiratori dellordinamento corporativo, ma nella sostanza non era cambiato nulla;
Il Valeri sosteneva la necessit di riaffermare lautonomia e la specialit del diritto commerciale e
proponeva lemanazione di un nuovo codice di commercio imperniato sulla figura dellimprenditore
e sullevoluzione dellattivit;
Il Greco e la dottrina prevalente ritenevano invece che la codificazione avesse realizzato una
sostanziale unificazione del diritto privato;
Lautonomia della materia vigente il codice di commercio.
La disciplina della compravendita era ormai unitaria e non esisteva pi la distinzione fra contratto
civile e commerciale. Cambiale e assegno bancario furono utilizzabili da chiunque. Riporto, conto
corrente e assicurazione che erano contratti tipicamente commerciali vennero disciplinati nel codice
civile e facevano parte della configurazione del diritto delle obbligazioni.
La nozione di imprenditore e la sua disciplina, lesercizio dellattivit.
Fra gli imprenditori rientra anche quello agricolo, ma la sua disciplina assoggettata ad uno statuto
speciale perch si tratta di attivit diretta a soddisfare bisogni primari delluomo.
In tal modo si supera la contrapposizione fra commercio e industria da un lato ed agricoltura
dallaltro aveva caratterizzato i secoli precedenti e contemporaneamente con linclusione
dellagricoltore fra gli imprenditori si afferma la prevalenza dellesercizio dellattivit sulla
propriet.
Viene incluso fra gli imprenditori, ancorch piccoli, il coltivatore diretto del fondo, lartigiano, il
piccolo commerciante ed altri anchessi sottratti allapplicazione dello statuto soggettivo
dellimprenditore commerciale per le dimensioni dellimpresa.
Lintervento dello Stato nellesercizio dellattivit economica; sua evoluzione e contrastanti
interventi legislativi.
Si era creata una situazione anomala in quanto tutte le imprese industriali e non solo quelle private,
ma anche le societ a prevalente partecipazione statale erano iscritte alla Confindustria,
associazione privata che determina lindirizzo della politica industriale di tutti gli iscritti e che in
pratica finiva per perseguire gli interessi dei privati.
Questa anomalia venne eliminati nel 1956 con listituzione del Ministero delle partecipazioni statali
allo scopo di eliminare il collegamento fra le anzidette societ e quelle private. In sostanza si mirava
a porre fine allappartenenza delle societ a prevalente partecipazione stata alla Confindustria.
Dopo pochi anni si assisteva ad un nuovo cambiamento di rotta, in quanto veniva avviato un
programma di dismissione degli enti pubblici economici e delle societ a prevalente partecipazione
statale, i cui patrimoni venivano trasferiti a gruppi privati; in sostanza lo Stato vendeva o forse pi
esattamente svendeva, il proprio patrimonio industriale o imprenditoriale ai privati.
La l. 7 giugno 1974, n. 216, e listituzione della Consob, i poteri originari ed il loro progressivo
ampliamento.
Questa legge, la c.d. mini riforma delle societ, istituisce la Commissione nazionale per la societ e
la borsa (la Consob), la cui funzione era quella di realizzare un controllo pubblico sulle societ con
azioni quotate in borsa, costituisce il primo cambiamento di rotta perseguito da un lato
assoggettando i bilanci delle anzidette societ, in aggiunta al controllo interno spettante ai sindaci,
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ad un controllo esterno da affidare ad una societ di revisione da scegliere tra quelle iscritte in un
apposito albo creato presso la Consob.
Inoltre la Consob poteva chiedere agli amministratori ulteriori notizie in merito al contenuto del
bilancio e ad eventuali proposte di aumenti di capitale. Lo scopo era di consentire una maggiore
informazione dei soci e dei terzi rispetto a quella prevista dalle norme del codice.

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