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Struttura dell'atto illecito

nozione
qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha
art. 2043 c.c.
commesso il fatto a risarcire il danno

Riportiamo ancora una volta l'art. 2043 per poterlo meglio analizzare; leggendolo con attenzione ci
accorgiamo che possiamo individuare la struttura stessa dell'atto illecito che possiamo individuare in:

1.

fatto

2.

colpevolezza

3.

nesso di casualit

4.

danno antigiuridico

Cominciamo con il fatto.


Secondo l'art. 2043 "qualunque fatto" che provochi un danno ingiusto fonte di responsabilit.
Il "fatto" che c'interessa un comportamento umano

questo pu concretarsi in una azione o in una omissione,


la seconda rilevante solo quando esiste uno specifico obbligo giuridico a compiere una azione poi "omessa",
non compiuta

Passiamo al secondo elemento dell'atto illecito, la colpevolezza.


Ai fini della responsabilit non interessa qualsiasi fatto umano, ma solo quello determinato da dolo o colpa,
un atto.
Di conseguenza:

per esserci responsabilit necessario che il fatto sia doloso o colposo e per essere tale deve essere provocato
da un comportamento doloso dell'agente (voluto) o provocato da colpa (per negligenza, imprudenza o
imperizia)

Il fatto doloso o colposo un atto umano proprio perch rileva l'elemento psicologico, il dolo o la colpa.
Questo elemento psicologico tradizionalmente denominato "colpevolezza".
Accade, per, che per aversi responsabilit non basta che vi sia la colpevolezza, ma anche necessario che il
soggetto agente sia imputabile e cio, secondo l'art. 2046 c.c., necessario che sia capace di intendere e di
volere.
Mancando la capacit di intendere e di volere pu anche esservi dolo o colpa (anche un minore di 1o anni pu
volere o meno un fatto), ma non ci sar responsabilit dell'agente; questo non vuol dire che non sar mai

nessun soggetto che risponda dei danni (v. art. 2047 c.c.); ne parleremo pi avanti in occasione dei casi di
esclusione della responsabilit.
Consideriamo, ora, il nesso di causalit.
L'atto deve cagionare un danno. Ci vuol dire che:

tra atto e danno deve esserci un legame di causa ed effetto, un nesso di causalit giuridicamente rilevante

Il problema relativo al nesso di causalit non tanto dal fisico ma giuridico.


noto, infatti, che un atto pu causare una serie indefinita di eventi.
Nel caso di un sinistro stradale, il comportamento colposo dell'automobilista pu provocare il
danneggiamento di un altro veicolo, ma anche, in seguito a questo, un ingorgo stradale, e , magari, a causa di
questo ingorgo, una autoambulanza che trasportava un malato grave giunge troppo tardi all'ospedale.
Dal punto di vista del rapporto causa-effetto la morte dell'ammalato stata provocata dal sinistro stradale e
l'automobilista responsabile anche di questo decesso.
A noi interessa, tuttavia, il concetto giuridico di nesso di causalit, al fine di non estendere la responsabilit a
tutti gli eventi possibili.
Ci viene in soccorso l'art. 2056 c.c. che nella valutazione dei danni richiama l'art. 1223 c.c. secondo cui sono
risarcibili i danni che siano conseguenze "immediate e dirette" dell'atto.
In dottrina, per, si tende ad interpretare l'art. 1223 nell'ottica della teoria della causalit adeguata che
prende in considerazione come causa di un certo fatto solo quella che appare normalmente idonea a
produrlo, escludendo, quindi, quegli eventi sopravvenuti che possono considerarsi eccezionali. In tal modo si
ricorsi ad un concetto giuridico di causalit che sostituisce quello fisico fatto proprio, invece, dalla teoria
della conditio sine qua non, di cui ci occuperemo in occasione dello studio del risarcimento del danno di
natura contrattuale.
Chiudiamo i discorso con l'antigiuridicit
Il danno, secondo, l'art. 2043 deve essere "ingiusto" .
Per ingiustizia del danno s'intende la sua "antigiuridicit" cio la sua capacit di provocare la lesione di un
diritto.
Proprio su questo punto, per, si incentrato il dibattito dottrinario;
da una iniziale posizione che riteneva ingiusto solo il danno che provocava una lesione di diritti soggettivi
assoluti, si passati, grazie ad una lenta evoluzione dottrinale, ad ammettere l'ingiustizia del danno anche
nel caso di diritti relativi, come i diritti di credito, sino ad arrivare alla posizione che giunge a ritenere
antigiuridico qualsiasi danno provocato ad un interesse giuridicamente tutelato, dai diritti soggettivi agli
interessi legittimi, alla libert negoziale, all'ambiente, alla tutela extracontrattuale del credito per i danni
provocati da terzi.
Proprio in riferimento agli interessi legittimi la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione (sentenza
500\1999) hanno ormai riconosciuto la risarcibilit dei danni provocati in seguito alla lesione di un intesse
legittimo.

Cause di esclusione della responsabilit per atto illecito

le esimenti di
responsabilit

sono esimenti di responsabilit quelle circostanze personali o oggettive


che escludono la responsabilit per il risarcimento del danno a carico dell'autore dell'atto

Abbiamo visto che l'art. 2043 c.c. stabilisce un generale criterio di responsabilit per l'autore dell'atto illecito.
Questo, per, non vuol dire che la responsabilit debba esistere prescindendo da ogni circostanza che possa
giustificare il fatto compiuto;
potrebbe accadere, infatti, che l'autore dell'atto non era in grado di capire quello che stava facendo, o che
abbia agito per salvare la vita di una persona.
In questi e simili casi, non sarebbe equo far subire all'autore dell'atto le conseguenze del suo agire, anche se si
cercato di salvaguardare anche l'interesse del danneggiato riconoscendogli, in certi casi, un'indennit, ma
non un risarcimento che presuppone la illiceit dell'atto.
Vediamo, quindi, cliccando sui collegamenti posti qui sotto le varie ipotesi di esimenti.

1.

incapacit di intendere e di volere;

2.

caso fortuito e forza maggiore;

3.

legittima difesa;

4.

stato di necessit.

5. Incapacit di intendere e di volere


nozione
(art. 2046 c.c.)

l'art. 2046 del codice civile esclude la responsabilit di chi al momento della commissione
del fatto
non era capace di intendere o di volere, a meno che l'incapacit non derivi da sua colpa

6. Abbiamo gi accennato alla incapacit come causa di esclusione di responsabilit; pi precisamente


abbiamo affermato che per aversi responsabilit necessario che l'autore dell'atto sia imputabile, sia,
cio, capace d'intendere o di volere.
da notare, per, che colpevolezza e imputabilit non sono concetti coincidenti.
Per colpevolezza, infatti, intendiamo l'atteggiamento doloso o colposo dell'agente, mentre
l'imputabilit la capacit d'intendere e di volere;
Dobbiamo per avvertire che il concetto di colpevolezza, che qui riportiamo, quello tipico del diritto
privato, ma non anche quello della pi recente dottrina penalisitica, che identifica, nell'ambito della
concezione tripartita del reato, la colpevolezza come "rimproverabilit" del fatto al suo autore.
In questa ottica l'imputabilit costituisce il presupposto proprio di questa "rimproverabilit" , poich
non rimproverabile chi non anche imputabile.
In ogni caso il fondamento della esclusione della responsabilit non si ritrova nella mancanza di
colpevolezza (cio del dolo o della colpa) dell'incapace, ma nella esigenza di tutelarlo poich non in
grado di comprendere la rilevanza sociale negativa degli atti che compie.

per incapacit di intendere e di volere si intende, quindi,

l'inidoneit psichica della persona che non in grado di comprendere la rilevanza sociale negativa degli atti
che compie

7.

8.
9.

10.
11.

Ai fini della esclusione della responsabilit non deve per accadere che la persona si sia posta nello
stato di incapacit per dolo o colpa, come nel caso di chi si ubriaca e poi si pone alla guida di un
veicolo provocando un sinistro; in tal caso non servir invocare il proprio stato di incapacit per
andare esenti da responsabilit.
Altra questione riguarda il minore degli anni 14.
Secondo l'art. 97 c.p. non imputabile il minore degli anni 14; nel codice civile, per, non
riprodotta questa norma e quindi il minore di quattordici anni pu anche essere imputabile se risulta
che era comunque in grado di comprendere la rilevanza sociale negativa dell'atto compiuto.
D'altro canto non bisogna confondere i casi di cui stiamo parlando con la mancanza di capacit di
agire del minore di cui all'art. 2 c.c.
Qui, infatti, ci riferiamo agli atti illeciti, mentre nel caso dell'art. 2 si fa riferimento agli atti leciti
compiuti dal minore, come i contratti; in questi casi l'atto sar annullabile ex. art. 1425 c.c. come
anche accade nelle ipotesi previste dall'artt. 427 e 428 c.c.

12.
nozione
(art. 2044
c.c.)
(art. 52 c.p.)

Legittima difesa
l'ipotesi in cui si arreca un danno per esservi costretti
dalla necessit di difendere s o altri contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre
che la difesa sia proporzionata all'offesa

13. La nozione civilistica sulla legittima difesa l'abbiamo ricavata "fondendo" l'art. 2044 c.c. e l'art. 52
c.p.
14. L'art. 2054, infatti, si limita a stabilire la mancanza di responsabilit di chi agisce per legittima
difesa, ma non specifica cos' la legittima difesa.
Ci soccorre, allora, l'art. 52 c.p. secondo cui:
Non punibile chi ha commesso il fatto per esservi costretto dalla necessit di difendere un diritto proprio
od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa
15. Stabilito che non punibile penalmente chi agisce per legittima difesa, sarebbe poi assurdo
ammettere che l'agente dovrebbe risarcire i danni all'aggressore.
vero, infatti, che in presenza di questa esimente l'atto compiuto non antigiuridico e, quindi, non
produce quel danno ingiusto di cui parla l'art. 2043 c.c.
16. Vediamo ora, in quale caso pu parlarsi di legittima difesa analizzando gli articoli 2054 c.c. e 52 c.p.
17. In primo luogo necessario che esista realmente una situazione di pericolo e che non sia
immaginaria.
Se mi trovo in un strada buia e, credendo di essere aggredito, ferisco un passante, mi trover in una
situazione di errore che non mi far andare esente da responsabilit. In questo caso di errore sulla
esistenza dello stato di pericolo si risponder per colpa, e non per dolo, per non aver valutato
adeguatamente la situazione pericolosa, stato psicologico rilevante ai fini dell'entit del
risarcimento.
Il pericolo deve essere attuale e non passato o futuro.

Se dopo essere stato rapinato riconosco per strada il mio aggressore, non potr ferirlo e poi invocare
l'esimente.
18. Venendo ai requisiti dell'offesa questa deve essere ingiusta; non lo , ad esempio, quella portata
da pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, come quando si esegue uno sfratto, lo , invece,
se l'aggressione proviene da un incapace.
19. L'aggressione deve essere rivolta a ledere un diritto, anche patrimoniale sia dell'aggredito
sia di altri. Ci troveremo in ipotesi di legittima difesa anche quando si blocchi violentemente un
ladro che sta per rubare una autovettura di propriet altrui.
20. Anche la difesa deve avere specifiche caratteristiche.
In primo luogo deve essere necessaria per difendere il diritto, anche se questo non vuol dire
che l'aggredito debba sempre fuggire di fronte all'aggressore.
La difesa deve poi essere proporzionata all'offesa.
Non lo sarebbe nel caso in cui di fronte ad una lieve aggressione, si reagisca ferendo gravemente
l'aggressore, anche se in queste ipotesi bisogner valutare la situazione caso per caso.
Quando non vi sia proporzionalit avremo l'ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa, che non
esclude la responsabilit, anche se, in questa ipotesi, si pu ritenere, ai fini dell'entit del
risarcimento, esistente un concorso di colpa dell'aggressore con la conseguente applicazione, in base
al richiamo dell'art. 2056 c.c., dell'art. 1227 c.c.

Stato di necessit
agisce in stato di necessit chi stato costretto dalla necessit di salvare s o altri dal pericolo
nozione
attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato n
(art. 2045 c.c.) altrimenti evitabile. In questa situazione al danneggiato spetter solo una indennit

Lo stato di necessit differisce dalla legittima difesa perch non si in presenza di una aggressione, ma di una
situazione di pericolo in grado di provocare un danno grave alla persona.
Agisce in stato di necessit l'alpinista che per salvarsi la vita taglia la fune che lo lega al compagno facendolo
precipitare, ma anche chi entra in una propriet privata sfondando una porta per sfuggire ad una
aggressione.
Lo stato di necessit quindi un'ipotesi di forza maggiore di fronte alla quale non possibile difendersi senza
ledere diritti altrui.
Non essendovi una aggressione, i requisiti dello stato di necessit sono pi rigidi rispetto alla legittima
difesa.
In primo luogo si pu agire in stato di necessit solo per evitare un danno grave alla persona; non vi
rientrano i danni patrimoniali e nemmeno i danni fisici di lieve o media entit, anche se in caso di danni alla
persona bisogner valutare la situazione caso per caso.
In merito allo stato di pericolo, per andare esenti da responsabilit, necessario che questo, oltre ad essere
attuale, non deve essere stato volontariamente provocato dal soggetto agente; nell'ipotesi
dell'alpinista, non potrebbe invocare l'esimente l'istruttore che dopo aver portato l'allievo su una parete, tagli
la corda che lo lega a lui per salvarsi.

Il pericolo deve poi essere inevitabile; non si potr, a differenza di quanto accade per la legittima difesa,
invocare lo stato di necessit quando si poteva evitare il pericolo con la fuga.
La situazione di pericolo pu essere provocata da fatti naturali o umani; lecito, per ed al pari della
legittima difesa, agire quando la situazione di pericolo sia stata provocata da un incapace. Se, poi, la
situazione di pericolo stata provocata da un terzo, sar lui a rispondere dei danni provocati, e non il
soggetto agente; se, quindi sfondo una porta per evitare una aggressione, dei danni provocati risponder
l'aggressore.
Sempre in merito al pericolo si ritiene che vi debba essere proporzionalit tra fatto e pericolo evitato.
Questa proporzionalit, al dire il vero, non richiesta dall'art. 2045, ma citata dall'art. 54 c.p. che, dedicato
allo stato di necessit, si ritiene integrabile con l'analoga norma del codice civile.
Anche lo stato di necessit, al pari della legittima difesa, rende lecita l'azione che, proprio per la presenza
dell'esimente, non antigiuridica.
anche vero, per, che qui si sacrifica l'interesse di un soggetto incolpevole e non di un aggressore, e per
questo motivo si prevede per il danneggiato una indennit.
L'indennit, secondo quanto dispone l'art. 2045, comunque dovuta, spettando al giudice solo il potere di
determinarne la misura, si osservato, per, che l'indennit non dovuta quando il danno, provocato dallo
stato di necessit, stato provocato alla vittima proprio per salvarla. Pensiamo al caso di un autista di un
autobus che per evitare un grave incidente che sta per essere provocato da un automobilista imprudente,
esegue una brusca sterzata che provoca la caduta di un passeggero; questi non avrebbe diritto all'indennit,
visto che la manovra stata eseguita proprio per evitare pi gravi danni ai passeggeri dell'autobus.

Caso fortuito e forza maggiore


Di solito non si distingue tra caso fortuito e forza maggiore, in quanto entrambi gli eventi hanno come effetto
l'esclusione della responsabilit del soggetto agente.
Possiamo, per, distinguerli concettualmente perch, se identiche sono le conseguenze, diverse sono le
situazioni che li producono
caso fortuito indica un evento assolutamente imprevedibile
forza
indica un evento di una forza tale al quale non oggettivamente possibile resistere
maggiore
In ogni caso il caso fortuito o la forza maggiore escludono la colpa del soggetto agente non realizzando,
quindi, la previsione dell'art. 2043 che per la responsabilit prevede il fondamentale requisito della
colpevolezza.
opportuno ricordare, per, che altra tesi inquadra queste ipotesi come interruzione del nesso di causalit
piuttosto che come ipotesi di assenza di colpa.
A mio parere per inquadrare correttamente le ipotesi di caso fortuito e forza maggiore bisogna distinguere
diversi casi.
Se il caso fortuito o forza maggiore hanno da soli causato l'evento (un fulmine provoca delle lesioni) , chiaro
che non nemmeno il caso di parlare di colpa dell'agente, ma di serie causale del tutto autonoma dove
l'agente non ha posto in essere nemmeno un condizione.

Se, invece, l'agente ha posto in essere una della cause che poi ha aperto la strada al caso fortuito o alla forza
maggiore, pu ben ritenersi la mancanza di colpa, visto che non c' interruzione del nesso di causalit; da
notare, per, che se accettiamo la teoria della causalit adeguata possiamo anche intendere questi eventi
come vere e proprie interruzioni del rapporto di causalit, eventi eccezionali e imprevedibili che fanno venir
meno il rapporto di causalit giuridico.