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Le radici profonde del Nazareno

Pubblicato il 13 feb 2015


di Paolo Favilli
Molti commentatori odierni, purtroppo anche da sinistra, scambiano un partita di
poker ottimamente giocata, con un mutamento strategico. Scambiano cio la spuma d
i una superficie mossa da venti incostanti, con il fluire costante delle corrent
i profonde, quelle che modificano davvero temperature ed equilibri fisico-chimic
i delle masse dacqua. Con Berlusconi avremo modo di ricucire, c tanto lavoro da fare
(Boschi, Repubblica 30 gennaio). La ministra ha ragione: sul lavoro fatto e su que
llo da fare, sulle culture che lo ispirano, sulle strutture di ogni tipo che lo
sorreggono, che vanno misurate le ragioni del lungo Nazareno, non sulle necessit co
ntingenti della tattica. Rispetto Berlusconi il fatto che sia stato condannato e V
erdini rinviato a giudizio attiene alle loro vicende personali (Repubblica, 5 nov
embre 2014). Questa affermazione di Matteo Renzi, ad esempio, un indicatore di g
rande importanza per comprendere la logica di movimento di una delle correnti pr
ofonde. quasi certo che Renzi consideri del tutto logica e naturale la concezion
e del rapporto pubblico/privato che vi sottesa. Reti affaristico-criminali, con
modalit e peso assai diversi nei loro rapporti con la politica, sono state una co
stante della storia intera dellItalia repubblicana. Reti in qualche modo controll
ate, costrette ad una condizione sommersa, quando la classe politica si confront
ava, e si scontrava, su processi di trasformazione della societ in cui le politic
he economiche non fossero disgiunte dallampliamento della sfera dei diritti. Sul
campo della dignit della politica, dunque. Lunica dimensione che, in particolare n
ella tradizione italiana, ha potuto fronteggiare con possibilit di successi importan
ti laltra logica: quella della politica dei comitati di affari. Labbandono di questo
percorso, anzi la sua inversione, la miseria della politica insomma, sono i linea
menti lunghi che aprono alla possibilit di innumerevoli patti del Nazareno.Ecco per
ch considerare Renzi il responsabile della cosiddetta mutazione genetica del Pd un
errore di analisi. Un errore che pu portare anche chi vede con chiarezza lorrore p
olitico e civile in cui siamo immersi a valutazioni sbagliate sulla profondit del
le sue radici. Ed a pensare, quindi, che si possa tornare ad un centrosinistra bu
ono (quello di Bersani?) dopo essersi sbarazzati del centrosinistra cattivo, quello
di Renzi. Tale posizione, che continua ad aleggiare anche in questa fase di cos
truzione di una casa comune della sinistra (se ne sono sentiti echi piuttosto fo
rti e chiari in interventi di autorevoli personaggi nella giornata conclusiva di
Human Factor e poi nei tanti sospiri di sollievo per la svolta a sinistra di Renz
i) priva non solo di analisi strutturale, ma anche di semplice verifica empirica
. Ad esempio qualche settimana fa il giuslavorista Piergiovanni Alleva, si inter
rogato proprio sul lavoro fatto, un lavoro che indica le linee su cui dovr muoversi
quello da fare. Alleva, a proposito, ha pubblicato, un breve articolo sul Jobs
Act (il manifesto 27/12/2014) esemplare per chiarezza e attenzione alla concrete
zza delle cose, alla loro verifica empirica appunto. Fatti che nello stesso temp
o danno solida rappresentazione della sceneggiata sui ruoli del centrosinistra ca
ttivo e del centrosinistra buono. Il centrosinistra cattivo sceglie da che parte st
are, quella dei forti mettendosi sotto i piedi i deboli (Scalfari, la Repubblica 2
8 dicembre 2014). Quello buono (i 27 senatori del Pd che si erano dichiarati con
trari alla riforma) permette che passi la legge che si mette sotto i piedi i deboli
pur avendo i numeri per impedirlo. Non solo il colmo dellipocrisia, come scrive All
eva, ma lindice sicuro che allinterno di quel sistema di esercizio del potere chia
mato centrosinistra, allinterno di un gioco di forze in cui tutti, buoni e cattiv
i, in qualche modo si riconoscono nella risultante, non esiste alcuna possibilit
reale di invertire la direzione. Questo perch Renzi, il renzismo, non rappresenta
no nessuna improvvisa calata degli Hiksos sul Pd, ne sono bens la sua rivelazione,
per usare le metafore opposte di Benedetto Croce e Piero Gobetti. Renzi mette in
una parentesi privata il Berlusconi delinquente. Ma Giorgio Napolitano aveva gi
fatto lo stesso al momento di chiedere un sereno giudizio storico per Craxi. Lasse
portante dellargomentazione concerneva la considerazione a partedelle vicende giu

diziarie di Craxi. La loro separazione dallopera complessiva del leader politico,


e uomo di governo con la giustificazione della modernizzazione del sistema politi
co italiano. Una modernizzazione che, allora come oggi, aveva come stella polare
il controllo degli eccessi di democrazia, ieri tramite la grande riforma, oggi con
le turboriforme. Il nuovo imprenditore politico non fa che portare alla logica con
clusione, adatta ai tempi ed alla misura dei personaggi, una concezione della po
litica che trae origine dal duro scontro Berlinguer-Napolitano, concezione poi l
argamente accettata dai gruppi dirigenti delle varie Cose e del Pd. La documentazi
one a proposito imponente e i comportamenti conseguenti. Una realt che solo chi s
i rifiuta di leggere parole e cose pu dissimulare. Tutto ci in stretta, necessaria
, relazione con il rigetto di qualsiasi riferimento allampio e complesso panorama
delle teorie critiche e con ladesione entusiasta alla teoria economica mainstrea
m. Alla sua variante pi ideologica, quella delleconomia volgare. Nessuna esagerazion
e nelluso di questa espressione: si pensi solo che il primo responsabile economic
o del Pd ha argomentato il rapporto economia societ sul modello di schemi di lais
ser faire ispirati, forse non a caso, al pricipio per cui in economia, e non sol
o, i vizi privati siano spontanei portatori di pubbliche virt. Daltra parte la ces
ura in questione si era gi posta come la condizione essenziale per il progetto de
llUlivo mondiale nella seconda met degli anni Novanta. La irrilevanza della politi
ca che ne consegue il luogo dove la ditta si sostituisce al partito. Le metafore non
sono mai innocenti. Ci spiega anche la non resistibile ascesa di Renzi in un con
testo in cui il contrasto non verteva certo sulle centralit, bens sulle marginalit.
Il luogo privilegiato dei giochi di posizionamento. Ci spiega anche la remissivi
t della minoranza Pd nella quale, a parte qualche eccezione, prevalgono le ragion
i della ditta. I tempi della casa comune possono forse dipendere dallattesa di ques
ti Godot? Offriamo pure il vitello grasso a quelli di loro che decideranno di ve
nire ad abitarla, ma la costruzione non pu aspettarli.
fonte: il manifesto, 11 febbraio 2015