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Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale

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4. NOTE SULLAMPLIFICATORE OPERAZIONALE


4.1 LIMITI FISICI DELLAMPLIFICATORE OPERAZIONALE
Il comportamento dellamplificatore a circuito chiuso, descritto nei capitoli precedenti, stato studiato
assumendo che lamplificatore operazionale a circuito aperto fosse ideale, per cui:
i+ = i = 0
e + e = 0,
e che lamplificatore a circuito chiuso potesse amplificare tensioni di qualsiasi ampiezza e di qualsiasi
frequenza. Questi comportamenti non si realizzano nella realt, a causa dei limiti fisici dellamplificatore
a circuito aperto, come verr esposto in seguito.
LIMITI NELLA RISPOSTA IN FREQUENZA

Nel funzionamento di un amplificatore operazionale si assunto che il coefficiente di amplificazione,


AV ( OL ) , fosse costante, indipendentemente dalla frequenza del segnale di ingresso; in realt il coefficiente
di amplificazione a circuito aperto una funzione della frequenza del segnale di ingresso, [rad / s] ,
del tipo:
Ao
(4.1)
AOL ( ) =

1+ j
o
Questo comportamento simile a quello di un filtro passa basso1, con una frequenza di taglio, pari a o .
Nella figura 4.1 mostrato landamento del modulo del coefficiente di amplificazione a circuito aperto,
Ao
AOL ( ) =
2


1 + j
o

in funzione della frequenza, per un valore di A o = 106 e o = 10 .

A OL
10.1 0 5
8
6
4
2
0
1 0 - 1 10

10 1

10 2

10 3

[rad]

Figura 4.1. Andamento del modulo del coefficiente di amplificazione in funzione della frequenza.
Si pu notare che la risposta dellamplificatore diventa sempre meno accurata man mano che la frequenza si allontana dal valore della frequenza di taglio, per il quale lampiezza uguale a
AOL ( o ) = 0.707 Ao
con o = 10 [rad / s] e Ao = 10 6 .
Lipotesi fatta di amplificazione infinita:
AOL
perde la sua validit per frequenze maggiori di o. A questa frequenza lamplificazione diminuita di
3dB rispetto al valore a = 0 2:
1
2

Vedi il Capitolo Filtri passivi e attivi.


Vedi il paragrafo Rappresentazione in decibel nel Capitolo Filtri passivi e attivi.

P.M. Azzoni, Strumenti e misure per lingegneria meccanica - copyright 2006, Hoepli, Milano.

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AOL ( o )
= 3dB
Ao
Per questa ragione o detto larghezza di banda a 3 dB. Si tratta di stabilire, ora, una relazione fra la
larghezza di banda dellamplificatore operazionale a circuito aperto, o e la larghezza di banda, i , di
un amplificatore a circuito chiuso, in cui il componente inserito. Nella pratica si osservato che il
prodotto fra guadagno e larghezza di banda a 3 dB di un amplificatore a circuito chiuso ( Ai i )
uguale al prodotto ( AOL o ) dellamplificatore operazionale utilizzato, per cui:
(4.2)
Ao o = A1 1 = A2 2 = L
in cui A o e o hanno il significato sopra accennato, relativo allamplificatore a circuito aperto e A i e i,
con i = 1,2, sono, rispettivamente, il guadagno e la larghezza di banda a 3dB dellamplificatore a
circuito chiuso, che pu essere, per esempio, un amplificatore invertente o non invertente, o un amplificatore formato da due amplificatori invertenti in serie, come in figura 4.2
20 log10

ei (t)

ee

e-

e+

eo (t)

Figura 4.2. Amplificatore costituito da due amplificatori invertenti in serie.


o una qualsiasi combinazione di amplificatori invertenti o non invertenti.
Nella figura 4.3 rappresentata graficamente la relazione (4.2). Poich il valore del guadagno a circuito
chiuso inferiore al coefficiente di amplificazione a circuito aperto, AOL, la frequenza relativa, 1
superiore al valore o

A
80
2 0. l og 10 A0
60
2 0. log10 A1
40
20
20.lo g10 A2
0

o 1

fr eq uen ze [Hz]

Figura 4.3. Rappresentazione grafica della relazione (4.2).


LIMITI DELLA TENSIONE DI ALIMENTAZIONE

Come gi esposto in precedenza3, lamplificatore operazionale per il suo funzionamento necessita di due
sorgenti di alimentazione a tensione costante, VS+ VS , il cui valore assoluto compreso, normalmente, fra
5 V e 25 V. Il fatto che le tensioni di alimentazione siano limitate, comporta una limitazione nel valore
massimo del valore in uscita dallamplificatore a circuito chiuso, eo, che nella pratica pu essere espressa
dalla seguente relazione:
(VS + e) eo (t ) (VS+ e)
in cui e attorno a 1,5 V.
Nella figura 4.4 mostrato un esempio, in cui la tensione di ingresso di un amplificatore non invertente
amplificata di un fattore 2 e le due tensioni di alimentazione dellamplificatore operazionale sono
VS+ = 5 V ,
VS+ = 5 V

Vedi il paragrafo Lamplificatore operazionale.

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tensione
di u sci ta

ampie zza

Vm ax 4
2
0

t ens ione
di ingresso

-2
Vm in

-4
-6
0

6
8
tempo (s)

Figura 4.4. Andamento della tensione di ingresso e quello di uscita


da un amplificatore a circuito chiuso, in presenza di saturazione.
Dati i valori delle tensioni di alimentazione, luscita dallamplificatore non supera il valore di 3.5 V .
RITARDO SULLA TENSIONE DI USCITA DELLAMPLIFICATORE

tensione

La risposta ad un variazione temporale della tensione in ingresso allamplificatore non istantanea, ma


presenta un certo ritardo. Per esempio, ad un ingresso a gradino corrisponde un andamento della tensione in uscita, mostrato nella figura 4.5.

tensi one
di us cit a
tensi one
di ingress o

t emp o

Figura 4.5. Risposta dellamplificatore ad una variazione a gradino.


Questa variazione chiamata slew rate ed definita nel seguente modo:
deo (t )
= So
dt
in cui So un parametro caratteristico dellamplificatore.
Se la tensione in ingresso di tipo sinusoidale
ei (t ) = ei sen (2 f t )
la sua derivata
dei (t )
= 2 f ei cos (2 f t )
dt
il cui valore massimo 2 f ei . Affinch lamplificatore non introduca ritardi significativi , quindi,
necessario che venga rispettata la disuguaglianza:
2 f ei So
4.2. IL TRIGGER DI SCHMITT
Lamplificatore comparatore, illustrato in uno dei paragrafi precedenti, utilizzato quando necessario
rivelare il passaggio di una tensione al di sopra o al di sotto di un determinato valore, detto valore di soglia. Lo schema dellamplificatore comparatore mostrato nella figura 4.6; in questo schema il morsetto non invertente collegato con la tensione continua di soglia, er, mentre la tensione da controllare
posta sul morsetto invertente.
Quando la differenza di tensione, (t )
(t ) = e + e = er ei (t )
(4.3)

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allingresso dellamplificatore, fra il morsetto non invertente e quello invertente positiva, la tensione di
uscita, eo (t ) , assume il valore della tensione di alimentazione, VS+ , mentre se negativa, assume il valore
della tensione VS .

V+S
ii (t)=i-=0

ee+

ei(t)

eo(t)

i+=0

+
-

er

V-S=0

Figura 4.6. Amplificatore comparatore con una tensione di soglia, er.


La figura 4.7 illustra il comportamento dellamplificatore comparatore nel caso in cui la tensione di
alimentazione VS+ ha un valore positivo, mentre la tensione VS ha il valore zero.

ei
er

eo
+
VS
VS = 0

t1

t1

t2

t2

Figura 4.7. Andamento della tensione di ingresso e di uscita di un amplificatore


comparatore in presenza di una tensione di soglia, er.
In base alla (4.3), quando la tensione ei(t) inferiore al valore di soglia er, la tensione di uscita assume il
valore VS+ , mentre se superiore, assume valore zero.
Questo comportamento sarebbe corretto, se il segnale avesse un andamento regolare, come in figura 4.7.
Nella realt landamento della tensione ha un andamento irregolare, che pu rendere difficile la determinazione del passaggio della tensione attraverso la soglia, come evidenziato nella figura seguente.
ei
er

eo
+

VS

VS = 0

Figura 4.8. Comportamento dellamplificatore comparatore, in presenza di un


disturbo elettrico di alta frequenza.

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Si nota come la presenza di frastagliature rende indeterminato il passaggio per il valore di soglia. Un
modo efficace di migliorare le prestazioni dellamplificatore comparatore quello di introdurre una
contro reazione positiva, come mostrato nella figura 4.9; questo tipo di amplificatore viene chiamato
Trigger di Schmitt.
V+
S

e-

ei

e+

VS
R1

R2
er

eo

+
-

Figura 4.9. Schema del Trigger di Schmitt.


Sul morsetto non invertente presente una frazione della tensione di uscita, eo (t ) , che pu assumere il
valore VS+ o VS , in relazione al segno della differenza delle due tensioni di ingresso, = e + e .
Nellesempio illustrato in seguito le due tensioni di alimentazione hanno lo stesso valore assoluto, ma
segno opposto, cos che VS+ = Va e VS = Va .
Se in un determinato istante la tensione di uscita
eo = VS+ = Va
si ha:
Va ( R1 + R2 ) i er = 0,
e + = Va R1 i
Da queste espressioni si ricava il valore della tensione di soglia, er' , scelto per il passaggio della tensione
di uscita, eo, dal valore Va al valore Va e viceversa, a secondo del segno di = e + e .
R2
R1
R2
e + = Va
+ er
= Va
+ er'
R1 + R2
R1 + R2
R1 + R2
in cui:
R1
er' = er
R1 + R2
La differenza delle due tensioni di ingresso :
R2
= e + e = Va
+ er ei (t )
R1 + R2

per cui il passaggio della tensione di uscita al valore eo = VS = Va , avviene, quando il valore della
tensione di ingresso soddisfa la seguente disuguaglianza:
R2
ei (t ) > Va
+ er'
R1 + R2
Poniamo, adesso, il caso in cui in un determinato istante la tensione in uscita abbia il valore
eo = VS = Va
per cui la tensione al morsetto non invertente :
R2
e + = Va
+ er'
R1 + R2
e, quindi:
R2
= e + e = Va
+ er' ei (t )
R1 + R2

Il cambio di tensione sul morsetto di uscita al valore eo = VS+ = Va si verifica nel momento in cui:
ei (t ) < Va

R2
+ er'
R1 + R2

Nella figura 4.10 mostrato landamento della tensione di uscita del Trigger di Schmitt al variare del
valore della tensione sul morsetto invertente di ingresso.

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eo
e'r -

Va

Va

R2
R1

+ R2

ei

e'r

-V a
e'r +

Va

R2
R1

+ R2

Figura 4.10. Andamento della tensione di uscita del Trigger di Schmitt in


presenza di una tensione di soglia, er.
Applichiamo, ora, il Trigger di Schmitt al segnale mostrato nella figura 4.11. Allaumentare della tensione di ingresso, ei (t ) , dai valori negativi a quelli positivi, la tensione di uscita, eo (t ) , passa da + Va a Va
dopo che il valore della tensione di ingresso ha superato il valore di ei (t ) > Va ( R2 R1 + R2 ) + er . Al
contrario, al diminuire della tensione di ingresso, il cambio di tensione sul morsetto di uscita avviene,
quando il valore della tensione ei (t ) inferiore a ei (t ) < Va ( R2 R1 + R2 ) + er . Il valore delle resistenze
deve essere scelto in modo che Va ( R2 R1 + R2 ) sia superiore alle oscillazioni di tensione attorno al
valore di soglia er, in modo da evitare gli inconvenienti illustrati nella figura 4.15. Nella figura 4.11 si
pu osservare landamento della tensione di uscita del Trigger di Schmitt in presenza di un segnale con
un andamento irregolare.
R2

e'r + Va
R 1 + R2

ei
e' r

e'r - Va

R2
R1

+ R2

eo

VS+
0

VS

Figura 4.11. Andamento della tensione di uscita del Trigger di Schmitt.


Si pu notare come la presenza delle due resistenze di controreazione ha permesso di annullare i disturbi
dovuti alle piccole oscillazioni della tensione di ingresso del Trigger.
4.3 LOSCILLOSCOPIO
Per la visualizzazione e la misura di grandezze tempo-varianti si utilizza uno strumento, chiamato
oscilloscopio. Questo strumento in grado di visualizzare su uno schermo una porzione temporale del
segnale elettrico, proveniente dal sensore, come mostrato nella figura 4.12. Nella prima presentato il
segnale periodico proveniente dal sensore, in cui stata messa in evidenza la porzione temporale che si
intende visualizzare sullo schermo delloscilloscopio, mentre la seconda figura mostra il quadrante
delloscilloscopio, su cui fissata la porzione desiderata del segnale; nel quadrante lasse orizzontale, x,
prende il posto della variabile temporale, mentre sullasse verticale, y, si legge lintensit del segnale
proveniente dal sensore.

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eo (V)

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oscilloscopio
y
0

x
- 1
- 2
0

8
10
tempo (s )

Figura 4.12. Andamento del segnale proveniente dal sensore e porzione dello stesso visualizzato
sulloscilloscopio.
Data lassenza di masse in movimento, loscilloscopio in grado di visualizzare in tempo reale la porzione del segnale; questa caratteristica rende loscilloscopio uno strumento prezioso, sia in laboratorio,
sia in ambiente industriale per la verifica in linea delle grandezze elettriche sotto osservazione. Oltre a
questa importante caratteristica, loscilloscopio pu memorizzare una porzione temporale del segnale e
riportarlo sullo schermo in un tempo successivo per una sua analisi.
Poich la funzione sullo schermo (vedi fig. 4.12b) deve essere simile alla forma donda proveniente dal
sensore, necessario che la dimensione verticale, y, della funzione disegnata sullo schermo sia proporzionale al valore della tensione proveniente dal sensore, mentre la dimensione orizzontale, x, sul
quadrante delloscilloscopio sia proporzionale al tempo:
y(t ) = c1 ey (t ) ;
(4.4)
x (t ) = c2 t
La visualizzazione di un segnale elettrico del tipo di figura 4.12a viene realizzata tramite un pennellino
di elettroni, che colpiscono lo schermo delloscilloscopio. Gli elettroni, colpendo gli atomi dello
schermo, li portano in uno stato eccitato4; il ritorno di questi atomi allo stato di riposo genera una
radiazione elettromagnetica nel campo del visibile.
Di seguito vengono illustrati i principi di funzionamento delloscilloscopio a filo caldo, schematizzato
nella figura 4.13. Gli elettroni del pennellino, emessi dal filamento caldo,f , del catodo, percorso dalla
corrente i , vengono accelerati verso lanodo dal campo elettrico, generato dalla forza elettromotrice ep.
pia stre per
il movimento
o rizzont ale
d egli eletro ni
elettrone

i
eS

+
-

piastr e per
il movim ento
vertica le
d egli eletr oni

catodo

ep

anodo

tra ettoria
dell'e lett rone

scherm o
flu orescente

Figura 4.13. Schema delloscilloscopio a filo caldo.


Gli elettroni, attraversato il foro praticato nellanodo, proseguono con moto uniforme fino allingresso
delle due coppie di piastre, i cui campi elettrici impongono un movimento orizzontale e uno verticale al
percorso degli elettroni.
Prendiamo in esame il comportamento degli elettroni, mentre attraversano una coppia di piastre, ad
esempio, quella che regola lo spostamento orizzontale. Tra queste piastre generata una differenza di
tensione, ex(t), variabile nel tempo (vedi fig. 4.14); la distanza fra le piastre d e la loro altezza s; vp la
velocit dellelettrone parallela alle piastre e vt quella trasversale.

Vedi paragrafo Il velocimetro laser nel Capitolo Misure di velocit lineare e rotazionale.

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x(t)

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sche rmo

D
L
vp
vt (t)

vp

d
e x (t)

Figura 4.14. Moto dellelettrone attraverso le piastre, che regolano lo


spostamento orizzontale.
Allistante t presente fra le piastre una differenza di tensione, ex(t), che genera al loro interno un
campo elettrico
e (t )
E x (t ) = x .
(4.5)
d
Lelettrone, di carica q, per tutto lintervallo infinitesimo di tempo, t = s / v p , soggetto ad una forza:
(4.6)
Fx (t ) = q Ex (t ) ;
che imprime unaccelerazione perpendicolare al moto dellelettrone, a p (t ) . Dato il tempo infinitesimo,
t , il campo elettrico Ex(t) pu ritenersi costante per tutto questo periodo. Laccelerazione perpendicolare, impressa allelettrone, data dalla espressione5:
at (t ) =

vt (t + t ) vti (t ) vt (t + t ) vt (t )
=

t
t
t

in cui vti (t ) la velocit trasversale allingresso delle piastre (nulla nel nostro caso) e vt (t ) la velocit
trasversale dellelettrone alluscita dalle piastre. Ne consegue:
v (t )
v (t )
q Ex (t ) = me t = me t v p
(4.7)
s
t
in cui me la massa dellelettrone. Utilizzando le espressioni precedenti, si ottiene la velocit trasversale:
qs
vt (t ) =
e (t ) = k e x (t )
v p me d x
Lo spostamento x(t) del punto luminoso sullo schermo, prodotto dallurto degli elettroni con gli atomi
fluorescenti dello schermo, :
1 D
D
L
e x ( t ) = x ( t ) ,
x (t ) = v pd (t ) , da cui
h 2
vp
2

con h = L ( k v p ) e D la larghezza dello schermo che esprime una relazione lineare fra lo spostamento
del punto luminoso sullo schermo e la tensione alle piastre. Poich lo spostamento deve essere proporzionale al tempo (vedi 4.4), ne consegue che la tensione ex(t) deve essere a sua volta proporzionale al
tempo
1 D
ex (t ) = c2 t

h 2
e variare in modo che il pennellino parta dallestremo sinistro dello schermo e arrivi allestremo opposto, D, come mostrato nella figura seguente. Utilizzando queste due ultime espressioni, si deduce che il

Nella espressione si approssimato il tempo

t + t con t, dato il valore estremamente piccolo di

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pennellino elettronico percorre lo schermo a velocit uniforme, c2; T il tempo impiegato dal punto
luminoso per attraversare lo schermo: T = D c2 .
pun to lum in os o
in m o vim e nto

sch erm o

D 0

pia st re pe r il
m ovime nto o rizzon ta le

elettro ne

+ ex(t1)

0 0
- +
ex(t1 +T/2 ) ex(t1 +T)

Figura 4.15. Spostamento dellelettrone sullo schermo in funzione della


differenza di tensione sulle piastre.
Al tempo t1 la tensione sulla piastra di sinistra (vedi fig. 4.15a) superiore a quella sulla piastra di destra
e la direzione dellelettrone deviata in modo che limpatto sullo schermo avvenga sullestremo
sinistro; al tempo t1 + T / 2 (fig. 4.15b) le tensioni sulle piastre sono uguali, per cui lelettrone non subisce alcuna deviazione, e limpatto avviene sul centro dello schermo; una situazione opposta alla prima si
presenta al tempo t1 + T (fig. 4.15c), in cui la tensione sulla piastra sinistra inferiore a quella sulla
piastra destra.
Anche per lo spostamento verticale, y, del pennellino si pu ripetere quanto gi esposto per lo spostamento orizzontale, per cui sar proporzionale alla tensione, ey(t), proveniente dal sensore; questa
tensione applicata alle piastre, che regolano il moto verticale.
Il pennellino elettronico percorre lo schermo da sinistra a destra in T = D c2 secondi, per cui la tensione
ex(t) varia linearmente entro i seguenti valori:
1 D
1 D
t = 0, ex =
t = T , ex =
h 2
h 2
Ne consegue che il valore assoluto della tensione ex(t) deve essere compreso fra:
emax ex (t ) emax
1 D
con emax = .
h 2
Se la tensione supera questo valore, il pennellino elettronico colpisce le pareti laterali dello schermo.
Landamento della tensione, ex(t), dovendo essere lineare con il tempo e limitato fra i due valori, emax e
emax, avr landamento a dente di sega di figura 4.16.
ex
e ma x

- e m ax

Figura 4.16. Andamento a dente di sega della tensione sulle piastre che
regolano il movimento orizzontale del pennellino elettronico.
Landamento della tensione regolato dalla relazione:
ex (t ) = emax + k2 t
Variando linclinazione della retta si varia il valore del tempo T e, di conseguenza, anche la velocit, vx,
di attraversamento orizzontale.
La combinazione delle due tensioni, ex(t) e ey(t), costringe il pennellino a muoversi in sintonia con la tensione proveniente dal sensore, nel senso che, mentre la tensione ex(t) costringe il pennellino a muoversi
lungo lasse x in modo proporzionale al tempo, la tensione ey(t) lo spinge a muoversi lungo lasse y,

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Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale

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proporzionalmente alla tensione stessa. Sullo schermo delloscilloscopio viene, quindi, disegnato il tratto
del segnale compreso nellintervallo di tempo T, come mostrato nella figura 4.17.
partenza del
dente di sega

arres to del
dente di sega

schermo dello
oscilloscopio

eo

to

ex
emax
to + T

to

- e max

Figura 4.17. Trasposizione sullo schermo delloscilloscopio di un


tratto di segnale proveniente da un sensore.
Trascorso lintervallo di tempo T, il pennellino si trova allestremo destro dello schermo e in questo
istante viene, dal circuito di comando delloscilloscopio, istantaneamente riportato allestremo sinistro,
poich sulle piastre viene ripristinata la tensione emax .
Le considerazioni che vengono svolte nel seguito sono applicate a segnali periodici, di periodo To6. Se la
tensione a dente di sega, ex(t), dovesse ripartire nellistante di tempo t = to + T , o t = to + 2 T e cos via
(vedi fig. 4.18a), si determinerebbe sullo schermo una situazione confusa, descritta nella figura 4.18b,
caratterizzata dalla sovrapposizione di curve diverse. Il tratto di curva impresso sullo schermo durante il
primo periodo andr scomparendo nel tempo, sostituito dal secondo tratto e cos via.
ey (t)
0
oscilloscopio

ex (t)

Ta

2Ta

3Ta

ema x
0

2T

3T

4T

- emax

Figura 4.18. Partenza non corretta della tensione a dente di sega (a) e visione sullo schermo
delloscilloscopio dei vari spezzoni di segnale (b).
Se si vuole, invece, evidenziare sullo schermo sempre lo stesso tratto di curva, occorre fare ripartire il
pennellino, non allistante t = T , ma nel momento in cui la curva periodica del segnale riprende il valore,
che aveva allistante t = 0 , cio, nel nostro esempio, il pennellino deve ripartire allistante t = 2 Ta , in cui
Ta il periodo della forma donda del segnale. Quindi, la partenza del dente di sega deve essere ritardata,
nel nostro esempio, di un tempo pari a t = 2 Ta T , dato che, in questo caso, il tempo T superiore a
un periodo, Ta, come mostrato nella figura 4.19.
Durante lintervallo di attesa, t, sullo schermo rimane limmagine della curva precedentemente impressa, la cui intensit va progressivamente attenuandosi; questa attenuazione non viene percepita dallocchio
e viene subito rafforzato dallimmagine successiva. Sullo schermo, quindi, si imprime sempre la stessa
porzione di curva, disegnata in neretto nella figura seguente.

Se il segnale non periodico, si predispone loscilloscopio in modo da acquisire la porzione di segnale, relativa allintervallo
di tempo 0 T , nella memoria delloscilloscopio; in un secondo tempo questa porzione di segnale viene visualizzata sullo
schermo per una sua analisi.

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Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale

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ey (t)

ex (t)

Ta

2Ta

2Ta

3Ta

4Ta

e max

4Ta

- emax

Figura 4.19. Partenza corretta della tensione a dente di sega.


Se sullo schermo si vuole riprodurre un tratto pi ampio del segnale, occorre avere una rampa di risalita
del dente di sega meno pronunciata, cio bisogna ridurre langolo di inclinazione dellandamento rettilineo della tensione ex(t). Uno dei modi utilizzati per modificare questa inclinazione verr descritto pi
avanti.
Per comandare la partenza della tensione a dente di sega, si utilizza il Trigger di Schmitt7. Nella sua
versione pi semplice il Trigger di Schmitt costituito da un amplificatore operazionale, in cui il
morsetto invertente collegato con una tensione continua di soglia, er, la cui intensit pu essere variata,
mentre la tensione proveniente dal sensore posta sul morsetto non invertente (vedi fig. 4.20a).
eo

V+
S = 5 V

ey (t)

V+
S= 5 V

e o (t)

er

VS = 0 V

VS = 0 V

= e y (t) -

er

Figura 4.20. Schema semplificato del Trigger di Schmitt con una tensione di soglia (a) e
andamento della tensione di uscita del Trigger di Schmitt.
Le tensioni di alimentazione sono VS+ = 5 V e VS = 0 V . La tensione di uscita del Trigger
eo = VS+ = 5 V 8, quando la tensione proveniente dal sensore superiore al valore di soglia er ed uguale a
zero nel caso contrario, come mostrato nella figura 4.20b.
Non appena la tensione ey (t ) attraversa il valore di soglia er , luscita del Trigger registra un brusco cambiamento di tensione, come stato accennato in precedenza, che determina la partenza della tensione
e x (t ) .
Il passaggio di tensione attraverso il valore di soglia pu avvenire, sia in fase di aumento della tensione
ey (t ) , sia in fase di diminuzione della stessa. Nelloscilloscopio possibile utilizzare le due possibilit: se
il comando di partenza del dente di sega posto sulla opzione up, caratterizzata dal simbolo
,
nellistante in cui la tensione eo (t ) passa da 0 [V] a 5 [V], parte la tensione ex (t ) . Se, viceversa, il comando posto sulla opzione down, caratterizzata dal simbolo
[V] a 0 [V], inizia la partenza della tensione ex (t ) .

7
8

, quando la tensione eo (t ) passa da 5

Vedi il paragrafo Il trigger di Schmitt.


Vedi il paragrafo LAmplificatore operazionale.

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Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale

38

Lesempio riportato di seguito serve a chiarire quanto esposto precedentemente. La figura 4.21a mostra
landamento della tensione periodica, con periodo To, proveniente dal sensore, mentre nella figura 4.21b
presentata la tensione in uscita dal Trigger di Schmitt in opzione down. Quando la tensione ey (t )
attraversa in discesa il valore di soglia er , la tensione del Trigger passa da 5 V a 0 V; questo passaggio avviene al tempo to, tempo di partenza del dente di sega. Dopo lintervallo di tempo T, il pennellino elettronico ha percorso tutto lo schermo delloscilloscopio e viene riportato al punto di partenza sul lato
sinistro dello schermo, imponendo alla tensione ex (t ) di assumere il valore emax . Questo passaggio non
istantaneo, come vedremo pi avanti, ma avviene in un tempo finito, come mostrato nella figura 4.21c.
y
to

T+t o
er

(a)

eo (V)
5

(b)
To

ex

2T o

tout

emax

T+to
- emax

to

(c)
t1

Figura 4.21. Andamento delle tensioni del sensore, del Trigger e del dente di sega.
Dopo che il transitorio della tensione ex (t ) si esaurito, cio, dopo lintervallo di tempo tout,
loscilloscopio in grado di fare ripartire, al tempo t1, la tensione del dente di sega e, quindi, di
ridisegnare sullo schermo un altro spezzone della forma donda della tensione proveniente dal sensore,
identica alla prima (segnata in neretto nella fig. 4.21a). Durante tutto lintervallo di tempo
t = t1 to
il circuito di comando delloscilloscopio non percepisce gli impulsi di tensione provenienti dal Trigger.
Nella figura 4.22 mostrata la parte della forma donda della tensione del sensore, selezionata
dalloscilloscopio.

Figura 4.22. Visualizzazione sullo schermo delloscilloscopio di una parte della


forma donda della tensione proveniente dal sensore.
Il circuito, che genera landamento a dente di sega della tensione ex (t ) , pu essere realizzato nella sua
versione pi semplice da un circuito resistivo-capacitivo descritto nella figura 4.23a.

P.M. Azzoni, Strumenti e misure per lingegneria meccanica - copyright 2006, Hoepli, Milano.

Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale


R

+
V
-

39
R

i1

+
V
-

eo (t)

R2
I2

I1

+
V
-

i2
R2

I2

I1

eo (t)

R2

I1

eo (t)

I2
c

Figura 4.23. Circuito per la generazione della tensione a dente di sega.


La partenza della tensione, eo (t ) , avviene nel momento in cui si chiude linterruttore I1, comandato dal
Trigger di Schmitt e contemporaneamente si apre linterruttore I2; in questo istante il condensatore C
scarico (vedi fig. 4.23b). Lequazione che regola il comportamento del circuito la seguente:
t
1
V = R i(t ) + i(t ) dt
C 0
Derivando questa equazione, si ottiene:
di(t )
RC
+ i (t ) = 0
dt
la cui soluzione data dallespressione:
con = R C .
La tensione ai capi del condensatore :

i(t ) = c1 e

c
eo (t ) = 1 e dt = c1 R e d
C 0
0
t

t
.

Risolvendo lintegrale e tenendo conto che per t la tensione tende a V, si ha:


t

eo (t ) = V 1 e

il cui andamento mostrato nella figura 4.24 con V = 5 [V].

con =

(4.8)

eo (V)
5
4
3

2.emax

2
1

0
0

0.5

1.0

1.5

2.0

2,5
temp o [s]

Figura 4.24. Andamento della tensione in uscita al circuito RC di figura 4.23b.


La derivata della funzione allorigine incrocia lasintoto nel punto (, V). Nellintorno dello zero questa
curva pu essere approssimata dalla retta tangente nel punto di origine
V
eo (t ) t

Quando la tensione eo (t ) raggiunge il valore 2 emax , linterruttore I1 viene aperto e contemporaneamente


viene chiuso linterruttore I2. Il condensatore C si scarica attraverso la resistenza R2 con una costante di
tempo pari a 2 = R2 C (vedi fig. 4.23c). Infatti, il nuovo circuito un semplice circuito resistivocapacitivo, la cui equazione la seguente:
t
T
1
1 e = 0
(
)

i
t
dt
R
i
t
V
(
)

2
C t

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Capitolo 4 Note sullamplificatore operazionale

40

Derivando i termini di questa espressione rispetto al tempo, si ha lequazione:


1
di(t )
=0
i(t ) + R2
C
dt
la cui soluzione :

i (t ) = k e 2
con 2 = R2 C . Al tempo t = t1 la corrente ha la seguente espressione:
t
1 e 1
V
t1

i(t1 ) = k e 2 =
R2
da cui si ricava il valore della costante:
t
1
V 1 e t1

2
k=
e
R2
La tensione ai capi della resistenza data dallespressione:
T

V 1 e 1 T

2
eo 2 (t ) = R2
e e
R2
da cui:
t T
T

eo 2 (t ) = V 1 e e 2

t
2

Landamento della tensione eo(t) mostrato nella figura 4.25.


tes ione [V]
0.6
2.emax

0.4

0.2

tempo [s]
0.0
0. 0

0.04

0.08

0.12

Figura 4.25. Andamento della tensione a dente di sega.


La tensione massima uguale a 2 emax . Per fare in modo che la tensione ai capi delle piastre orizzontali
passi da + emax a emax occorre mettere in serie al circuito un amplificatore invertente con due resistenze
uguali che inverte il segno della tensione di figura 4.25 e una tensione di off-set, pari a eoffset = emax , come
descritto nella figura 4.26.
R

+
eo (t)
-

ee+ +

eo (t)
+

e max
- +

+
ex (t)
-

Figura 4.26. Circuito per innalzare landamento di figura 4.25 di una quantit pari a emax e per
invertirne il segno

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Infatti, per il principio di Kirchoff sulle tensioni nella maglia [-eo(t), emax, ex(t)] si ha:
+ { eo (t )} + emax ex (t ) = 0
da cui:
ex (t ) = eo (t ) + emax
Nella figura 4.27 mostrato landamento della tensione a dente di sega.

ex
emax
T
0

- em ax
Figura 4.27. Andamento della tensione a dente di sega con un off-set di emax.
Variando il tempo di ritardo = R C si varia la pendenza del dente di sega, come evidente dalla figura
4.27. La discesa della tensione dipende dal valore della resistenza R2, dato che legata al valore della
costante di tempo 2 = R2 C ; la resistenza non pu essere troppo piccola per non avere correnti troppo
elevate nel circuito di scarica, in grado di danneggiare il circuito.
BIBLIOGRAFIA
R. Giometti, F. Frascari, Elettronica, lanalogica, Calderini 1999.
P. Horowitz, W. Hill, The art of electronics, second edition, Cambridge University Press (1998).
J. Millman, Christos, C. Halkias, Integrated electronics: analog and digital circuits and systems,
McGraw-Hill (1972).
G. Rizzoni, Principles and applications of electrical engineering, McGraw-Hill (2000), (third edition).

P.M. Azzoni, Strumenti e misure per lingegneria meccanica - copyright 2006, Hoepli, Milano.

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