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Capitolo 18

QUANTIZZAZIONE CANONICA
In questo capitolo diamo una descrizione matematica del formalismo (ormai
classico) della Meccanica Quantistica di un sistema finito di particelle: si tratta
della teoria di SchrodingerHeisenberg, che discuteremo nell`ambito della teoria
delle algebre di operatori e della simmetria del capitolo precedente. In particolare
dimostreremo lunicit`a della rappresentazione di Schrodinger (donde il nome
canonica) per la forma che Weyl ha dato alle relazioni di Heisenberg: come
si vedr`a, la differenza degli approcci classici sta solo nella diversa presentazione
di stesse algebre di operatori isomorfe fra loro. Preliminarmente richiameremo
brevemente il formalismo hamiltoniano per i sistemi classici con finiti gradi di
libert`a.

18.1

Formalismo canonico

Consideriamo uno spazio vettoriale V di dimensione finita: ogni elemento di


V V si decompone in modo unico come somma di un tensore simmetrico ed un
tensore antisimmetrico; questo significa che per studiare le forme bilineari basta
limitarsi a queste.
Se : V V K (K = C oppure K = R) `e una forma bilineare, possiamo
associarle la
[ : V V
definita come
([ (v))(v 0 ) = (v, v 0 )
Dato che V / ker [ = im , la forma `e non degenere se e solo se [ `e un isomorfismo. Una forma bilineare simmetrica non degenere `e una forma pseudo-euclidea;
il teorema di Sylvester, noto dallAlgebra Lineare, classifica queste forme in termini delle forme quadratiche loro associate: se `e una forma bilineare non degenere,
possiamo associarle una forma quadratica Q(v) = (v, v) che, in una opportuna
670

671

18.1. Formalismo canonico


base (e1 , ..., en ), `e sempre del tipo
Q(x) = x21 + .. + x2k x2k+1 ... x2n

Nel caso antisimmetrico, non possiamo definire la forma quadratica, e la classificazione `e molto pi`
u semplice.
18.1.1 Definizione Una forma simplettica su uno spazio vettoriale V `e una
funzione bilineare antisimmetrica e non degenere : V V K.
Nel caso in cui dim V = , questa definizione non `e precisa: bisogna infatti specificare cosa significhi essere non degenere; se V `e uno spazio di Banach,
un forma bilineare continua `e fortemente non degenere se la mappa lineare e
continua [ `e un isomorfismo di spazi di Banach fra V e V (duale topologico),
mentre `e debolmente non degenere se [ `e semplicemente una isometria; ovviamente uno spazio di Banach ammette forme fortemente non degeneri se e solo se
`e riflessivo, e una forma debolmente non degenere e suriettiva, `e pure fortemente
non degenere, per il teorema della mappa aperta.
18.1.2 Esempio Se H `e uno spazio di Hilbert complesso, e (x, y) `e la sua forma
hilbertiana, questa, come forma bilineare simmetrica, `e fortemente non degenere:
se scriviamo
(x, y) = (x, y) + i(x, y)
allora : H H R `e una forma simplettica fortemente non degenere su H.

18.1.3 Teorema (Darboux) Se `e una forma simplettica su uno spazio vettoriale V di dimensione finita, allora esiste una base (e1 , ..., e2n ) di V nella
quale
n
X
ei ei+n
=
i=1

Una tale base si dice base simplettica.


Dimostrazione: Procediamo per induzione sulla dimensione N di V . Per prima
cosa osserviamo che deve aversi dim V = 2n; infatti in una qualsiasi base la forma
simplettica `e rappresentata da una matrice A antisimmetrica, A = AT e quindi
tale che det A = det(AT ) = (1)N det AT = (1)N det A, sicche N `e pari
oppure det A = 0; ma A `e non degenere, quindi det A 6= 0, i.e. N = 2n `e pari.
Ora sia n = 1: allora fissato un vettore non nullo e1 V , il funzionale lineare
fe1 (v) := (e1 , v)

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Capitolo 18. Quantizzazione canonica

su V `e non nullo (la forma `e non degenere), quindi esiste un e2 V tale che
fe2 (e1 ) = 1; ovviamente e1 e e2 non possono essere linearmente dipendenti, altrimenti e1 = ae2 e quindi (e1 , e2 ) = a(e2 , e2 ) = 0. Quindi sono una base di V
che ha dimensione 2.
Se n > 1 e supponiamo che il teorema sia valido per n 1 scegliamo di
nuovo un vettore e1 V non nullo e, come nel caso precedente, un vettore en+1
linearmente indipendente da e1 e tale che
(e1 , en+1 ) = 1
Ora consideriamo i funzionali lineari fe1 e fen+1 dati da
fe1 (v) := (e1 , v)

fen+1 (v) := (en+1 , v)

e gli spazi N1 e Nn+1 ortogonali a e1 e en+1 rispetto alla forma simplettica:


N1 = {v V | (e1 , v) = 0}

Nn+1 = {v V | (en+1 , v) = 0}

si tratta di spazi (2n 1)-dimensionali (nuclei di funzionali lineari), la cui intersezione W = N1 Nn+1 ha dimensione 2n 2: infatti e1
/ Nn+1 e en+1
/ N1 .
Vogliamo ora dimostrare che su W la forma simplettica `e non degenere,
e quindi applicare linduzione per dedurre lesistenza di una base simplettica
(e2 , ..., en , en+2 , ..., e2n ) per W : aggiungendo a questa base i vettori e1 e en+1 si
ottiene ovviamente una base simplettica di V e il teorema `e dimostrato.
Resta solo quindi da provare che |W `e non degenere, il che `e semplice: se
esistesse w W tale che, per ogni w0 W , (w, w0 ) = 0, allora, dato che per
definizione si ha pure (e1 , w) = (en+1 , w) = 0, e W e1 K en+1 K = V , allora
w sarebbe nel nucleo della forma , i.e. w = 0.
qed
In altri termini, la forma `e, nella base (e1 , ..., e2n ) determinata dalle equazioni
(ei , ej ) = 0
se i, j

0
I

(ei+n , ej+n ) = 0

(ei , ej+n ) = ij

{1, ..., n}, ed `e quindi, scritta in forma matriciale, la matrice J =


I
.
0

18.1.4 Definizione Uno spazio simplettico `e uno spazio vettoriale dotato di una
forma simplettica.

18.1.5 Corollario Uno spazio simplettico di dimensione finita ha dimensione


pari.

673

18.1. Formalismo canonico

Una trasformazione lineare simplettica `e una funzione lineare f : V W


fra spazi vettoriali simplettici che preserva le forme simplettiche
(f (v), f (w)) = (v, w)
Una trasformazione lineare simplettica `e un simplettomorfismo (o isomorfismo
simplettico) se `e un isomorfismo di spazi vettoriali.
18.1.6 Corollario Due spazi simplettici della stessa dimensione sono simplettomorfi.
18.1.7 Esempio Il pi`
u importante (ed in un certo senso lunico) spazio vettoriale simplettico `e il seguente: consideriamo uno spazio vettoriale qualsiasi V , ed
il suo spazio duale V ; allora possiamo definire una forma simplettica su V V
come
((v, ), (w, )) = (v) (w)
Per il teorema di Darboux, ogni spazio vettoriale simplettico di dimensione
2 dim V si ottiene in questo modo. In coordinate, scriviamo una base (q1 , ..., qn )
di V ed una base duale (p1 , ..., pn ) di V : allora la forma simplettica standard `e
=

n
X

pi q i

i=1

Usiamo ora queste nozioni per formalizzare la Meccanica Classica; consideriamo un sistema fisico descritto da energia cinetica E e potenziale U , come
ad esempio un sistema di punti con masse mi e distanze dallorigine ri , che ha
energia cinetica e potenziale
1X
d
E=
mi ri 2
2 i=1
dt
n

U=

Vij (ri rj )

i,j

(Vij sono le interazioni fra i punti di masse mi e mj , ad esempio il potenziale


gravitazionale newtoniano Vij (r) = Gmi mj /|r|). I moti t 7 q(t) del sistema
sono descritti come gli estremali del funzionale
Z t1
.
()
L(q(t), q(t))dt
t0

ove L = E U `e la lagrangiana del sistema. Se le coordinate lagrangiane q =


(q1 , ..., qn ) sono quelle di Rn , la lagrangiana `e semplicemente una funzione L :

674

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

R2n R. Come noto dagli elementi della Meccanica gli estremali del funzionale
() sono localmente descritti dalle equazioni di EuleroLagrange:
d L
L
. =
dt q k
qk
Sotto opportune condizioni di non degenerazione della lagrangiana, questo sistema pu`o trasformarsi in uno equivalente per mezzo della trasformata di Legendre
(cfr. [1] o [2]) in un sistema hamiltoniano: si definiscono gli impulsi
pk =

L
.
qk

e le equazioni di Lagrange divengono


.

pk =

L
qk

Considerando ora la funzione hamiltoniana


X .
.
H(p, q, t) =
pk q k L(q, q, t)
k

e confrontandone il differenziale
dH =

H
H
H
dp +
dq +
dt
p
q
t
.

col differenziale della trasformata di Legendre pq L(q, q, t) della lagrangiana L:


.

qdp

.
.
L
.
.
dq Ldt = qdp pdq Ldt
q

otteniamo le equazioni di Hamilton.

H
.

pk =
qk
H
.

q k =
pk
18.1.8 Esempio Se la lagrangiana L : Rn Rn R `e una forma quadratica
sullo spazio vettoriale V = Rn , ad esempio L = E U con E prodotto scalare
in V , allora H = E + U . Infatti la trasformata di Legendre di una funzione
quadratica coincide con la forma stessa: H(p(q)) = pq L(q) = 2E (E U ) =
E + U.

675

18.1. Formalismo canonico

Si pu`o esprimere in forma intrinseca il formalismo hamiltoniano ricorrendo


agli spazi simplettici: gli osservabili di un sistema dinamico classico sono le funzioni (differenziabili o comunque che soddisfino ipotesi di regolarit`a) f : V R
definite sullo spazio delle fasi , che in generale sar`a una variet`a differenziabile (ad esempio un aperto di R2n ); nel caso lineare, V `e uno spazio vettoriale
simplettico. Lalgebra degli osservabili `e quindi C (V ) col prodotto di funzioni
punto per punto: si tratta di unalgebra associativa e commutativa. Possiamo
definire su C (V ) anche una struttura di algebra di Lie, considerando le parentesi di Poisson. Per farlo consideriamo una forma simplettica su V = R2n e
lisomorfismo
# : V V
duale dellisomorfismo [ . Possiamo allora definire un campo di vettori in V come
XH = # (dH)
ove dH `e il differenziale dellosservabile H : V R. Un campo della forma XH
si dice campo hamiltoniano di hamiltoniana H; le parentesi di Poisson su C (V )
si definiscono come
{F, G} = (XF , XG )
e le equazioni del moto assumono la forma
.

F = {H, F }
ove H `e lhamiltoniana e F `e un osservabile. Per F = qk e F = pk otteniamo
esattamente le equazioni di Hamilton; gli integrali primi del sistema, le costanti
del moto, sono caratterizzati dalla
{H, I} = 0
Se il sistema possiede integrali primi I1 , ..., Ik , lalgebra di Lie da essi generata
(rispetto alle parentesi di Poisson) corrisponde a un gruppo di Lie che `e il gruppo
delle simmetrie del sistema: se gli integrali primi sono un sistema completo, nel
senso che le relazioni {Ik , F } implicano F = 0 allora il sistema `e completamente
integrabile (teorema di Liouville).
Oltre alla presentazione hamiltoniana, esiste anche un punto di vista indipendente dal tempo: per questo si considerano gli stati del sistema, cio`e funzionali
lineari sugli osservabili C (V ) che abbiano valori positivi sulle funzioni positive
e 1 sulla funzione 1 (si tratta di misure di probabilit`a su V ), che variano col
tempo secondo le equazioni di Hamilton: se (p, q, t) `e la densit`a di probabilit`a
associata ad uno stato, allora
.
= {, H}

676

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

I due approcci sono legati dalla relazione


Z
Z
{H, F }dpdq =
F {, H}dpdq
V

Questi concetti hanno degli analoghi in Meccanica Quantistica: in questo caso


lalgebra degli osservabili non `e unalgebra di funzioni ma di operatori (non commutativa), ma esiste un analogo delle parentesi di Poisson dato dal commutatore
di operatori: lequazione del moto `e formalmente analoga a quella precedente
(Heisenberg picture):
.

}A = i[H, A]
Analogamente al caso classico esiste anche una presentazione nella quale gli operatori che corrispondono agli osservabili non cambiano nel tempo, ma cambiano gli stati (Schrodinger picture). Lequazione del moto in questo caso diviene
lequazione di Schrodinger
.
} = iH
La corrispondenza fra un sistema classico e un sistema quantistico, in modo che
ad osservabili classici corrispondano osservabili quantistici, a simmetrie classiche
simmetrie quantistiche e alle parentesi di Poisson le parentesi di Lie fra operatori
si dice quantizzazione del sistema classico: per una discussione precisa di questo
concetto si rimanda a [6].

18.2

Rappresentazione di Schr
odinger

Consideriamo un sistema nel quale posizione e impulso siano determinati dalle


famiglie finite di osservabili
q1 , ..., qn

p1 , ..., pn

di operatori autoaggiunti su uno spazio di Hilbert H, ove, se k 6= h e r 6= s:


(
[qk , qh ] = [pr , ps ] = 0
[pr , qk ] i}rk I
(si noti che gli operatori non sono continui, quindi dobbiamo considerare lestensione del commutatore.)
Per semplicit`a notazionale ci limiteremo al caso n = 1, ponendo anche } = 1:
pq qp iI

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dinger
18.2. Rappresentazione di Schro

Notiamo che, se lo spazio H ha dimensione finita, allora possiamo calcolare


la traccia di p e q, cos` come del loro commutatore:
tr[p, q] = 0
il che contraddice la relazione di Heisenberg precedente.
Quindi lo spazio deve avere dimensione infinita, e lo stesso argomento prova
che gli operatori p e q non possono essere nucleari; in realt`a
18.2.1 Proposizione Gli operatori p e q non possono essere continui.
Dimostrazione: Supponiamo che lo siano: `e ben definito allora loperatore

Se `e uno stato e se A =

1
c := [p, q]
i
(A2 ) (A)2 allora

1
1
(p) (q) |(c)| =
2
2
Ma, per continuit`a di p, p ||p|| e quindi
p

1
2||p||

1
2||q||

Se `e uno stato tale che = E() , ove


Z
p = dE()
con E() 6= 0 e diam() < allora
p
p = (p2 ) (p)2 ||(p (p)I) ||
il che contraddice il principio di Heisenberg.
qed
18.2.2 Esempio Consideriamo una particella che si muove sulla circonferenza
T = S 1 e lo spazio di Hilbert H = L2 (T, ds) (misura di Lebesgue), e gli operatori
(qx)(s) = sx(s)

(px)(s) = i

x(s)
s

Notiamo che (q) = [0, 2], mentre (p) = Z: si noti che in questo caso p
`e certamente non limitato, mentre lo `e q; questo non `e in contraddizione col
principio di Heisenberg, dato che p `e definita (in quanto operatore di derivazione)
sulle funzioni assolutamente continue (periodiche in R di periodo 2) e quindi il
dominio di [p, q] contiene funzioni che in 0 e 2 valgono zero.

678

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Se H = L2 (Rn , dsn ) con


(qk x)(s) = sk x(s)

(pk x)(s) = i

x(s)
sk

allora
Dqk = {x H | (s 7 sk x(s)) H} e Dpk = {x H | (s 7 sk x
b(s)) H}
dato che, se Fx = x
b `e la trasformata di Fourier, allora
Fqk F1 = pk
e quindi
[pk , qr ] kr I

[qh , qk ] = 0

Possiamo meglio precisare queste relazioni nel modo seguente: le mappe U, V :


Rn Rn definite come
U () := eih,qi

v() := eih,pi

sono rappresentazioni unitarie fortemente continue di Rn e


(U ()x)(S) = eih,si x(s)

(V ()x)(S) = x(s + )

sono operatori unitari (ovvio) fortemente continui (teorema della convergenza


dominata).
18.2.3 Definizione La rappresentazione degli operatori q e p per mezzo delle U
e V si dice rappresentazione di Schrodinger.
Possiamo quindi, per il teorema di Stone 14.3.6, scrivere:

U ()x (s) = sj x(s) = qj (x)(s)

i j

=0

V ()x (s) = i
x(s) = pj (x)(s)

i j
sj
=0
Ma
V ()U ()(s) =U ()(x)(s + ) = eih,s+i x(s + )
= eih,i ei<,s> x(s + )
= eih,i (U ()V ()x)(s)
Abbiamo cio`e ottenuto le regole di commutazione di Weyl

dinger
18.2. Rappresentazione di Schro

679

18.2.4 Teorema V ()U () = eih,i U ()V ()


Viceversa, partendo da due rappresentazioni unitarie U e V fortemente continue, sempre per il teorema di Stone 14.3.6, possiamo dedurre che sono della
forma
U () = eih,qi
e
V () = eih,pi
per p e q opportuni operatori autoaggiunti. Allora, supponendo che le rappresentazioni U, V soddisfino alle relazioni di Weyl, si deduce che
[pk , qj ] ijk I
La corrispondenza fra la rappresentazione di Schrodinger e le relazioni di Weyl
non `e precisamente biunivoca: in effetti ogni rappresentazione delle relazioni di
Weyl `e somma diretta di rappresentazioni di Schrodinger. Prima di dimostrarlo
approfondiamo qualche propriet`a di queste ultime.
18.2.5 Teorema La rappresentazione di Schr
odinger `e irriducibile.
Dimostrazione: Sia U, V la rappresentazione di Schrodinger: allora
{U ()}00Rn = {U ()}0Rn
(si tratta di unalgebra di von Neumann abeliana massimale); inoltre

Z
f ()U ()dx (s) = fb(s)x(s)
dunque

{U ()}00Rn = {Mf }f L (Rn )

(operatori di moltiplicazione). Ma sappiamo che ogni xL2 (Rn ) tale che {x = 0}


abbia misura nulla `e ciclico.
Analogamente si procede per V , dato che F1 U F = V e quindi, se B B(H)
`e tale che
BU = U B
e
BV = V B
allora B CI. in particolare, se [B, U ] = [B, V ] = 0 allora B = Mf , con f
L (Rn ); ma
(V ()Mf x)(s) =(Mf x)(s + ) = f (s + )x(s + )
=f (s + )(V ()x)(s) = (Mf V ()x)(s)
(ft `e la traslazione per t), ovvero
V ()Mf V ()1 = Mf

680

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Ma, dato che [B, U ] = 0, B = Mf e Mf = Mf i.e.


Mf f = 0 f = f q.o.
e quindi f `e quasi ovunque costante, cioe Mf CI.
Quindi la rappresentazione di Schrodinger `e irriducibile.
qed
Consideriamo ora qk , pj operatori autoaggiunti su H che siano una rappresentazione delle relazioni di Heisenberg; ci chiediamo quando una tale rappresentazione sia irriducibile. Una condizione `e che, per ogni B B(H) si abbia
Bqk qk B

Bpj pj B

BEqk () = Eqk ()B

BEpj () = Epj ()B

cio`e
(famiglie spettrali). Nel caso della rappresentazione di Schrodinger, queste condizioni sono una caratterizzazione dellirriducibilit`a:
)
BU () = U ()B
B CI
BV () = V ()B
Ora definiamo loperatore di von Neumann, se z =
= + i:
W (z) := e 2 h,i U ()V ()
i

La funzione z 7 W (z) `e fortemente continua ed `e una rappresentazione:


0

W (z)W (z 0 ) = e 2 (h,i+h , i) U ()U ()U (0 )U ( 0 )


i

= e 2 (h,>+h , i+2h ,i) U ( + 0 )V ( + 0 )


i

= eih ,i W (z + z 0 ) = e 2 (h ,ih, i) W (z + z 0 )
i

= ei(,) W (z + z 0 )
ove abbiamo definito
1
1
1
(z, z 0 ) = (h0 , i h, 0 i) = Imhz 0 , zi = h + i, 0 + i 0 i
2
2
2
(prodotto scalare in Cn ). Notiamo che `e una forma bilineare, antisimmetrica e
non degenere: infatti `e la parte immaginaria di una forma sesquilineare1 . Si tratta
1

Una tale forma si dice k


ahleriana.

681

dinger
18.2. Rappresentazione di Schro

cio`e di una forma simplettica; sappiamo


ogni tale forma `e, in una opportuna
che
0 I
(teorema di Darboux).
base, associata ad una matrice J =
I 0
Notiamo qui che la R-bilinearit`a e lantisimmetricit`a di implicano
W (z) = W (z)1 = W (z)
e quindi, se z = ( R), 7 W (z) `e una rappresentazione unitaria e
fortemente continua di R; viceversa, ogni tale rappresentazione tale che
0

W (z)W (z 0 ) = ei(z,z ) W (z + z 0 )

()

determina una rappresentazione di Schrodinger U, V come


U () = W ( + i0)

V () = W (0 + i)

Quindi la () e le regole di commutazione di Weyl sono equivalenti.


Ora consideriamo linsieme Hn = {(z, ) | R e z Cn } tale che
(z, ) 7 ei W (z)
Vogliamo su Hn una moltiplicazione che renda questa mappa una rappresentazione:
0

(z, ) (z 0 , 0 ) 7 ei(+ ) W (z)W (z 0 ) = ei(+ +(z,z )) W (z + z 0 )


Ovviamente basta porre
(z, ) (z 0 , 0 ) := (z + z 0 , + 0 + (z, z 0 ))
vale a dire che Hn = R n Cn `e il prodotto semidiretto dei gruppi di Lie additivi
R e Cn .
18.2.6 Definizione Il gruppo Hn si dice gruppo di Heisenberg.
Usando la terminologia della teoria delle algebre di Lie, che si applica anche
ai gruppi, possiamo dire che Hn `e estensione centrale del gruppo additivo C n per
mezzo del cociclo :
0 R Hn Cn 0
Ricordiamo che queste estensioni sono parametrizzate, a meno di equivalenze, da
H 2 (Cn ): in effetti la forma simplettica usata per definire lestensione d`a luogo
esattamente allelemento di H 2 (Cn ) associato allestensione stessa.

682

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Notiamo che possiamo realizzare il gruppo Hn come gruppo di matrici nel


modo seguente:

1 xT t

0 1 y x, y C e t R
Hn =

0 0 1
Si vede in questo modo che il gruppo di Heisenberg `e nilpotente.
Con la costruzione precedente abbiamo quindi determinato una rappresentazione unitaria del gruppo di Heisenberg per mezzo delloperatore di von Neumann
UW (, z) = ei W (z)
Naturalmente, per il teorema di Stone 14.3.6, ogni rappresentazione U del gruppo
di Heisenberg soddisfa alla relazione
U(0, ) = eiT
per un opportuno T ; inoltre, dato che (z, z) = 0, di nuovo per il teorema di
Stone 14.3.6, abbiamo che
U( + i0, 0) = eih,qi

U(0, 0 + i) = eih,pi

per opportuni p, q; quindi esistono 2n + 1 generatori per la rappresentazione del


gruppo tali che
1
[pk , qj ] = kj T
i
Dato che a noi interessano operatori che verifichino le relazioni di Heisenberg o,
equivalentemente, quelle di Weyl, dobbiamo considerare solo le rappresentazioni
tali che T = I.
Osserviamo che Hn `e connesso e semplicemente connesso: possiamo quindi,
per mezzo del teorema di Nelson 16.4.2, determinarne le rappresentazioni a partire da quelle della sua algebra di Lie. Lalgebra di Lie hn del gruppo di Heisenberg
`e ovviamente (come spazio vettoriale) somma diretta di R e Cn (algebre di Lie
banali); il prodotto `e desunto da quello del gruppo:
[(z, ), (z 0 , 0 )] = (0, 2(z, z 0 ))
Notiamo inoltre che la forma simplettica : Cn Cn C determina un 2cociclo sullalgebra di Lie: questo `e ovvio se scriviamo la mappa esponenziale
exp : hn Hn : usiamo la rappresentazione matriciale che abbiamo dato per il
gruppo di Heisenberg.

18.3. Teorema di Stonevon Neumann


Per prima cosa, osserviamo che le

0
0
0

683

matrici di Hn sono della forma

xT t
0 y
0 0

con x, y Cn e t R; allora

1 xT t + 12 (x, y)
0 xT t

y
exp 0 0 y = 0 1
0 0 0
0 0
1
In questo caso la mappa esponenziale `e quindi un diffeomorfismo fra il gruppo
Hn e la sua algebra di Lie hn .
Consideriamo una rappresentazione dellalgebra di Lie hn , i cui generatori
siano p1 , ..., pn ,q1 , ..., qn e I; per applicare il teorema di Nelson 16.4.2 necessita
che loperatore
1X 1
(p + qj2 )
2 j j
sia essenzialmente autoaggiunto (si tratta dellhamiltoniano delloscillatore armonico (} = m = m = 1)): lo dimostreremo alla fine di questo capitolo.

18.3

Teorema di Stonevon Neumann

Affronteremo ora la dimostrazione del seguente e fondamentale teorema che


stabilisce la canonicit`a della rappresentazione di Schrodinger (e quindi, ad esempio, implica la sua equivalenza alla rappresentazione di Heisenberg).
18.3.1 Teorema di unicit`
a (Stonevon Neumann) Ogni rappresentazione
unitaria irriducibile delle relazioni di Weyl su Cn `e isomorfa alla rappresentazione di Schrodinger.
che implicher`a il teorema di unicit`
a di DiracDixmier per la rappresentazione
di Schrodinger: combinando infatti questo risultato col teorema di Nelson 16.4.2
otteniamo il
18.3.2 Corollario Ogni rappresentazione delle relazioni di Weyl in Cn `e somma
diretta di copie della rappresentazione di Schr
odinger.
Procediamo ora nella dimostrazione del teorema di Stonevon Neumann: si
tratta di dimostrare in sostanza che il gruppo di Heisenberg possiede, a meno di
equivalenze unitarie, la sola rappresentazione di Schrodinger come rappresentazione irriducibile unitaria.

684

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Lalgebra di gruppo L1 (Hn , d) del gruppo di Heisenberg: `e unalgebra di


Banach non commutativa (non lo `e il gruppo): sia J C L1 (Hn ) un suo ideale
chiuso, tale che le rappresentazioni che verificano la
U(0, ) = ei
siano zero su J, e sia
: L1 (Hn ) L1 (Hn )/J B(H)
la rappresentazione associata a U; per questo possiamo ad esempio considerare
lideale delle funzioni tali che
Z
ei f (z, )d = 0
(si tratta ovviamente di uno *-ideale bilatero chiuso). Descriviamo ora il quoziente L1 (Hn )/J: un elemento dellalgebra L1 (Hn ) possiamo immaginarlo come
una funzione
7 f (z, )
la cui trasformata di Fourier sia
7 fb(z, )
Quozientare per J significa allora valutare la trasformata di Fourier in = 1:
fb(z, 1). Quindi, dato che, per ogni f, g L1 (Hn ),
Z
(f g)(z, ) :=
f (z 0 , 0 )g((z 0 , 0 )1 (z, ))d(z 0 , 0 )
Z HZn
=
f (z 0 , 0 )g(z z 0 , 0 + (z 0 , z))dz 0 d0
R

Cn

si trova che
f\
g(z, s) =

Z
Cn

0
fb(z 0 , s0 )g(z z 0 , s)ei(z ,z)s dz 0

e quindi, in L (Hn )/J la convoluzione `e


f\
g(z, 1)
sicche, come *-algebra di Banach, `e isomorfa a L1 (Cn ) con linvoluzione f (z) =
f (z) e il prodotto:
Z
Z
0
0 i(z 0 ,z)
0
(f g)(z) :=
f (z )g(z z )e
dz =
f (z )g()ei(z,z) d
n
n
C
ZC
i(,z)
=
f (z )g()e
d
Cn

685

18.3. Teorema di Stonevon Neumann

Quindi le rappresentazioni non degeneri di L1 (Cn ) col prodotto sono in corrispondenza biunivoca con le rappresentazioni delle relazioni di Weyl per mezzo
della
Z
(f ) =
f (z)W (z)dz
Cn

Infatti
W (z)(f ) = (f(z) )
i(z,z 0 )

ove f(z) (z 0 ) = e

f (z 0 z), pertanto
Z
(f )(g) = f (z)g(z 0 )W (z)W (z 0 )dzdz 0
Z
0
= f (z)g(z 0 )ei(z,z ) W (z + z 0 )dzdz 0
Z
= f (z)g( z)ei(z,) W ()d = (f g)

Inoltre

(f g)() =

Z
f (z)g( z)e

i(z,)

dz =

f ( z 0 )g(z 0 )ei(z ,) dz 0

Per dimostrare il teorema di Stonevon Neumann ci baster`a quindi dimostrare


che lalgebra L1 (Cn , ) possiede ununica rappresentazione irriducibile.
18.3.3 Lemma Per ogni rappresentazione 6= 0 di L1 (Cn , ) e ogni funzione
f tale che (f ) = 0 si ha f = 0.
Dimostrazione: Abbiamo W (z)(f )W (z)1 = 0, dato che
Z
Z
W (z) f ()W ()dW (z) = f ()W (z + )ei(z,) dW (z)
Z
= f ()W ()ei((z+,z)+(z,)) d
=(f (z) )
ove f (z) () = e2i(z,) f (), cio`e
x, y H
ovvero

Z
e2i(z,) f ()(x, W ()y)d = 0
\
f (x,
W ()y) = 0

sicche f (x, W ()y) = 0 q.o. da cui f = 0 q.o. il che vuol dire che f = 0 come
elemento di L1 (Cn ).
qed

686

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Ora introduciamo la funzione


f0 (z) :=
(con ||z|| =

1 1 ||z||2
e 4
(2)n

|zj |2 ); f0 `e tale che


f0 f0 = f0 f0 = f0

ed inoltre
18.3.4 Lemma f L1 (Cn )

f0 f f0 = (f )f0

Dimostrazione: Basta far vedere che


f0 f0 () = 0 ()f0

()

con 0 (0) = 1. Infatti2 , se `e vera la (*):


Z
Z
g f = g()f() d = g()f (z )ei(,z) dz
e quindi, dato che

Z
0 (f ) =

0 ()f ()d

si ha
f f0 (0) = f0 (0)
Z

Ma
(f0 f0(w) )(z) =

f0 (z z 0 )f(w) (z 0 )ei(z,z ) dz 0

e f0 (z 0 w)ei(w,z ) = f0(w) , quindi


Z
(f0 f0(w) )(z) =
2

f0 (z z 0 )f (z 0 w)ei((z,z )+(w,z )) dz 0

Si rammenti che (per antisimmetricit`a di ):


Z
Z
Z
f (z)W ()W (z)dz = f (z)ei(,z) W ( z)dz f (z )ei(,z) W (z)dz = (f() )

ove f() (z) = ei(,z) f (z ).

687

18.3. Teorema di Stonevon Neumann

Dunque, per definizione di f0 :


Z
1
1
0 2
0
2
0
0
(f0 f0(w) )(z) =
e 4 (||zz || +||z w|| )+i((z,z )+(w,z )) dz 0
2n
(2)
Z
1
1
2 1
2 1
2 1
0
0
0
=
e 2 ||z|| 4 ||z|| 4 ||w|| + 2 (Re(z,z )+Re(w,z )+i Im(z ,w+z)) dz 0
2n
(2)
Z
1
14 ||z||2 14 ||w||2
12 ||z 0 ||2 + 12 (z 0 ,w+z)
=
dz 0
e
e
(2)2n
Z
1
1
0 2 1 0
14 ||w||2
e 2 ||z || + 2 (z ,w+z) dz 0
=f0 (z)e
2n
(2)
Per avere la nostra tesi dobbiamo mostrare che
Z
1
1
0 2 1 0
e 2 ||z || + 2 (z ,w+z) dz 0 = 1
2n
(2)
Z

Ma

12 ||z 0 ||2 + 21 (z 0 ,z+w)

dz =

e 2 (z ,z +w+z) dz 0
1

e quindi basta dimostrare lidentit`a


Z
1
1
e 2 a(a+b) da1 da2 = 1
2
che segue osservando che

(a1 ia2 )(a1 + ia2 + b) =


da cui
1
2

12 a(a+b)

Ne segue che

1
da1 da2 =
2

b
a1 +
2

12 (a1 +i 2b )

b
+ a2 i
2

1
da1 =
2

e 2 a1 da1 = 1
1 2

(f0 f0(w) )(z) = f0 (z)e 4 ||w||


1

e
0 (f ) =

f0 (z)e 4 ||z|| dz
1

qed
Ora consideriamo una rappresentazione irriducibile non degenere (quindi
(f0 ) 6= 0); se E0 := (f0 ) allora abbiamo dimostrato che
E0 E0 = E0

E0 (f )E0 = 0 (f )E0

688

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Possiamo dunque, analogamente a quanto fatto per la costruzione GNS, considerare loperatore unitario U tale che, se {e } `e una base:
U (f )e = (f )e
cio`e
= e `e irriducibile:
(e , (f )e ) = 0 (f )
Ma la rappresentazione di Schrodinger S `e irriducibile e quindi esiste un vettore
tale che
(, S (f )) = 0 (f )
(vedremo in realt`a che `e il vettore di stato dello stato fondamentale delloscillatore armonico).
Questo implica il teorema di unicit`a di Stonevon Neumann.

18.4

Regole di commutazione e completa riducibilit`


a

Il teorema di completa decomposizione di una rappresentazione delle regole di commutazione di Weyl in somma diretta di copie della rappresentazione
di Schrodinger `e stato ottenuto nella sezione precedente come conseguenza del
teorema di unicit`a di Stonevon Neumann e del teorema di Nelson 16.4.2 sullintegrazione di rappresentazioni di algebre di Lie ai gruppi corrispondenti: qui
dimostreremo il teorema di completa riducibilit`a direttamente, senza ricorrere
alla teoria di Nelson.
Consideriamo la C*-algebra A inviluppante della *-algebra di Banach L1 (Cn , ):
dato che le rappresentazioni di questultima sono in corrispondenza biunivoca con
le rappresentazioni non degeneri delle regole di commutazione di Weyl, queste
sono anche in corrispondenza biunivoca con le rappresentazioni non degeneri di
A.
Ora dimostriamo un risultato generale
18.4.1 Lemma Se B `e una *-algebra di Banach e E0 B `e un idempotente
autoaggiunto tale che
Se `e una rappresentazione di B allora (E0 ) = 0 implica (B) = 0.
E0 BE0 = E0 C.
B ammette rappresentazioni fedeli su spazi di Hilbert separabili.
allora la C*-algebra A inviluppante di B `e la C*-algebra degli operatori compatti
su H.

`
18.4. Regole di commutazione e completa riducibilita

689

Dimostrazione: Sia una rappresentazione irriducibile di B; (E0 ) idempotente autoaggiunto `e un proiettore di rango 1, quindi (E0 )K(H) e (A)(E0 )(B)
`e un operatore di rango 1 ((E0 ) `e un proiettore) e se
|ih| := (E0 )
allora

|(A)ih(B )|
P
Dunque una somma finita del tipo
(A)(E0 )(B) ha rango finito; ma la
chiusura in norma di queste somme `e un sottospazio dellalgebra degli operatori
compatti.
Alternativamente: si consideri la C*-algebra inviluppante A e lintersezione
(A) K(H)
la cui controimmagine in (B) `e un ideale bilatero chiuso J che non pu`o essere
proprio, altrimenti le rappresentazioni del quoziente indurrebbero delle rappresentazioni di A nulle su J e quindi nulle su E0 : la (1) implicherebbe allora che
(B) = 0, i.e. che J possiede solo la rappresentazione nulla e quindi J = A.
Questo dimostra che (A) K(H).
Il viceversa, K(H) (A), si ottiene immediatamente per ciclicit`a della
rappresentazione .
qed
Se 0 `e una rappresentazione irriducibile allora 0 (A) = K(H) e la mappa
A 7 0 (A) `e una isometria di le C*-algebre, dato che

0 (A)
0
...
0
0
0 (A) ...
0

M
0 (A)
(A) = ..
..
.. =
.
.

.
0
0
... 0 (A)
In particolare ||(A)|| = ||0 (A)|| = ||A||, quindi A
= K(H) i.e.
A
= B(H)
(algebra di von Neumann inviluppante della C*-algebra A): in effetti
b(A) =
0 (A) `e la rappresentazione universale.
In generale, se G `e un gruppo topologico localmente compatto commutativo
possiamo scrivere su di esso le relazioni di Weyl: consideriamo due rappresentazioni unitarie in uno spazio di Hilbert H
V : G U(H)

b U(H)
U :G

690

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

tali che
U ()V (g) = (g)V (g)U ()
Ad esempio, considerando la rappresentazione regolare di G, L2 (G) abbiamo
(U ()f )(g) = (g)f (g)

(V (h)f )(g) = f (gh)

Il seguente teorema di Mackey generalizza allora la teoria svolta per il gruppo di


Heisenberg:
Teorema. (U, V ) `e la sola rappresentazione irriducibile delle relazioni di Weyl
su G.
Anche in questo ambito pi`
u generale esiste un teorema di unicit`a alla Stone
von Neumann. Notiamo comunque che queste generalizzazioni si limitano al caso
localmente compatto: ad esempio se X `e uno spazio vettoriale topologico non di
dimensione finita, non possiamo dire nulla di tutto ci`o: possiamo comunque (e
questo sar`a fatto nel prossimo capitolo) sfruttare la linearit`a di X per considerare
delle forme simplettiche e definire un gruppo di Heisenberg HX = X o R per
il quale potremo scrivere delle regole di commutazione di Weyl: tuttavia non
avremo pi`
u lunicit`a, che `e propria del caso di dimensione finita, e che giustifica
la terminologia quantizzazione canonica data a questa teoria.
Riassumiamo la procedura di quantizzazione3 fin qui considerata: abbiamo
definito
Z
(f ) = f (z)W (z)dz
ove loperatore di von Neumann soddisfa alle relazioni di Weyl
0

W (z)W (z 0 ) = ei(z,z ) W (z + z 0 )
Ci`o induce un gruppo a un parametro fortemente continuo che, per il teorema di
Stone 14.3.6, possiamo scrivere come
7 W (z) = eiA
ove A = (, q) + i(, p), se z = + i:

1
1
W (z)
k
+
k
W (z)
= (, q) + i(, p)
=
i
k
k
z=0
=0 i
Quindi, se fb F(L1 ) C0 (R2n ) `e la trasformata di Fourier:
Z
b
f (q, p) := f (, )ei((,q)+(,p)) dd = (f )
3

Dovuta a Wigner, Von Neumann e Moyal.

`
18.4. Regole di commutazione e completa riducibilita

691

allora (f ) = (f ) equivale a f (z) = f (z), i.e. fb = fb e quindi fb `e autoaggiunto.


Se fb `e reale allora fb(q, p) `e compatto; se fb `e continua, fb(q, p) `e nucleare
(tracciabile).
Dimostriamo ora il teorema di completa riducibilit`a, che abbiamo gi`a dedotto
dal teorema di Nelson 16.4.2 e dal teorema di unicit`a di Stonevon Neumann.
18.4.2 Teorema Se {qk , pk } `e una rappresentazione delle regole di commutazione di Heisenberg per mezzo di operatori hermitiani su un dominio comune D,
denso e invariante, e se
1X 2
A0 =
(pk + qk2 )
2
`e essenzialmente autoaggiunto su D allora la rappresentazione `e somma diretta
di copie della rappresentazione di Schr
odinger.
Dimostrazione: Considereremo per semplicit`a il caso n = 1; per ipotesi abbiamo gli operatori autoaggiunti p, q che soddisfano le regole di Heisenberg e posseggono un dominio comune (denso) D invariante per essi (basta in realt`a che D
sia contenuto nei domini di p, q e [p, q]) e sappiamo che loperatore A0 = p2 + q 2
`e essenzialmente autoaggiunto sul dominio D.
Se A = A0 ne `e la chiusura, allora A `e un operatore autoaggiunto definito
positivo (perche A0 `e hermitiano definito positivo) e se
1
:= p0 iq0
2
(ove p0 e q0 sono operatori definiti su D) allora `e definito su D, come pure lo
`e p0 + iq0 , sicche
1
(p0 + iq0 )
2

Ma e sono autoaggiunti definiti positivi (essendo chiusi, teorema di von


Neumann 13.1.8) e soddisfano alle
1
|D = (p20 + q02 )
2
1
|D = (p20 + q02 ) +
2

i
[p0 , q0 ]
2
i
[p0 , q0 ]
2

cio`e |D = A0 12 I e |D = A0 + 12 I; ma A0 `e essenzialmente autoaggiunto,


e A0 + 12 I implicano
1
A = + I
2

1
A0 = I
2

692

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Dato che D = D , se = ||V `e la decomposizione polare di allora


D|| = D = D
e quindi ker 6= 0 mentre ker = 0; infatti4 A 0 e, se x ker allora
1
(x, Ax) = x, x) (x, x)
2
dunque x = 0 (per positivit`a di A); se fosse ker = 0 allora, per unitariet`a di V
(V V = I), avremmo

1
1
1

2
2
2
A + I = = V || V A = || + I = V || I V
2
2
2
e quindi AV = V A + I. A sarebbe dunque unitariamente equivalente a ||2
1
I=A I, i.e. per ogni n Z: A
= A + nI, col che lo spettro di A sarebbe
2
Z-invariante e A e quindi illimitato sia inferiormente che superiormente, il che
`e assurdo, dato che A `e definito positivo. Ne segue che V non `e un operatore
unitario, ma solo una isometria parziale, e ker 6= 0.
Sia ora x0 ker con ||x0 || = 1 e completiamo {x0 } a un sistema ortonormale,
definendo
xn := V n x0
Questi sono tutti vettori di norma 1. Si rammenti che se V `e una isometria
parziale, allora
AV = V (A + I)

()

e quindi A|im V `e unitariamente equivalente a (A + I)||imV ; allora, se n < m:


(xn , xm ) = (V n x0 , V n V mn x0 ) = (x0 , V mn x0 ) = (V x0 , V mn x0 ) = 0
(dato che V x0 = 0: x0 ker ). Quindi {xn } `e un sistema ortonormale; inoltre
ogni xn appartiene al dominio di definizione di A, dato che, per induzione dalla
():
AV n = V n (A + In)
e quindi, dato che = A 12 I e x0 ker :

n
1
Axn = A + I x0 = n +
xn
2
2

Dunque ||2 xn = nxn , cio`e ||xn = nxn , per il calcolo funzionale.

(x, A0 x) = 12 (||px||2 + ||qx||2 ) 0

`
18.4. Regole di commutazione e completa riducibilita

693

Si noti che V xn = xn+1 e che V `e lo shift unilaterale:


(
0
se n = 0
V xn =
xn1 se n > 0
Da questo segue che
xn = ||V xn =

xn = ||V xn =
cio`e che

Ora:

sicche

(
0
nV xn =

nxn1

se n = 0
se n > 0

n + 1xn+1

1
xn = n x0
n!
1
p|Dp Dq ( + )
2

1
q|Dp Dq ( )
i 2

1
p = ( + )
2

1
q = ( )
i 2

ovvero

1
1
( + ) p
( ) q
e
2
i 2
Dunque, per ogni xn Dp Dq :

1
1
nxn1 + n + 1xn+1 , qxn =
n + 1xn+1 nxn1
pxn =
2
i 2

Assumiamo momentaneamente il
18.4.3 Lemma Per ogni n, xn `e un vettore analitico intero per p e q.
e dimostriamo il teorema con questo assunto: per prima cosa, se (p, q) `e una
rappresentazione irriducibile allora ogni operatore lineare e continuo che commuti con p e q `e multiplo dellidentit`a I; vogliamo ora dimostrare che il sistema
ortonormale {x0 , x1 , ...} costruito `e una base hilbertiana, cio`e che il sottospazio
M0 da esso generato `e denso; ma questo equivale a dimostrare che il proiettore
ortogonale su questo sottospazio `e I, e, come abbiamo osservato, per questo basta far vedere che commuta con p e q. Per assicurarcene, mostreremo che M0 `e
un sottospazio stabile per i gruppi unitari generati da p e q.
In virt`
u del lemma, le serie
eip xn =

X (i)k
k0

k!

pk x n

eiq xn =

X (i)k
k0

k!

q k xn

694

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

convergono per ogni ; quindi, dato che pk xn e q k xn sono combinazioni lineari di


vettori del sistema {x0 , x1 , ...}, le ridotte n-esime di questa serie esponenziale (le
somme parziali che la approssimano) appartengono al sottospazio M0 generato
dal sistema {x0 , x1 , ...}, quindi, se M = M0 `e la chiusura di questo sottospazio:
eip M M

eiq M M

Dunque lirriducibilit`a della rappresentazione (p, q) implica che M coincide


con

1
tutto lo spazio di Hilbert del sistema, e A si diagonalizza con spettro n + 2 .
Se supponiamo (p0 , q 0 ) essere unaltra rappresentazione irriducibile, possiamo
iterare la costruzione precedente ed esibire un sistema ortonormale {x0n }; allora,
loperatore
U xn := x0n
`e unitario; facciamo vedere che realizza una equivalenza unitaria fra le due rappresentazioni. Infatti (se M0 `e il sottospazio generato dal sistema ortonormale
{x0n })
p0 |M00 U = p0 U |M0 = U p|M0
dato che U M0 = M00 . Analogamente per q e q 0 , quindi abbiamo le
U q0 = q00 U

U p0 = p00 U

e quindi U `e un operatore di allacciamento fra le rappresentazioni: essendo


unitario, le rappresentazioni sono unitariamente equivalenti, considerando
q 0 = q00

p0 = p00

e ricordando che, per il teorema di Nelson 16.4.2:


U (q0 ) = q00 U

U (p0 ) = p00 U

Abbiamo cio`e dimostrato che se la rappresentazione delle relazioni di Heisenberg


che soddisfa le ipotesi del teorema `e irriducibile allora `e unica, e quindi coincide
con la rappresentazione di Schrodinger; dimostriamo ora che se non `e riducibile
`e somma diretta di rappresentazioni irriducibili delle relazioni di Weyl, quindi di
copie della rappresentazione di Schrodinger.
Se la rappresentazione (p, q) non `e irriducibile, allora consideriamo il sottospazio di Hilbert
H0 = ker = ker V 6= 0
ed una sua base ortonormale {x() }; per ogni abbiamo un sistema ortonormale
formato dagli elementi
1 n ()
()
x()
x0 = V n x0
n :=
n1

`
18.4. Regole di commutazione e completa riducibilita

695

Di nuovo questi elementi sono vettori analitici interi per p e q e costituiscono una
base ortonormale, dato che, se n < m:
()

()

()
(x()
n , xm ) = (x0 , xmn ) = 0

Allora, per m = n:
()

()

()
(x()
n , xm ) = nm (x0 , x0 ) = nm ,

(per ortonormalit`a del sistema {x() }).


Consideriamo ora i complementi ortogonali di questi vettori analitici: si tratta
di sottospazi la cui somma `e tutto H (altrimenti avremmo ker = 0); definendo
()
H come il sottospazio chiuso generato dalla famiglia {xn }n per fissato al
variare di n, allora
M
H=
H

e la restrizione della rappresentazione (p, q) al sottospazio H `e unica a meno di


equivalenze unitarie: questo d`a la decomposizione postulata dal teorema.
Non resta che da provare il lemma precedente: lanaliticit`a intera dei vettori
xn . Scrivendo # per oppure , abbiamo che
||q k xn || = ||pk xn || = 2 2 ||( )k xn || 2 2 2k ||( # )k xn ||
k

(sviluppando ( )k e maggiorando col massimo dei 2k termini), e


r
k
k
k
(n + k)!
2 2 2k ||( # )k xn || 2k 2 || k xn || = 2k 2
n!

(dato che xn = n + 1xn+1 ). Ma allora la serie


p
X k
X
(n + k)!
1
||pk xn ||
( 2)k
k!
k!
n! k0
k0
converge per il criterio del rapporto.
qed
Abbiamo quindi dimostrato che ogni rappresentazione delle regole di commutazione di Heisenberg si decompone in somma diretta di rappresentazioni
irriducibili, unitariamente equivalenti alla rappresentazione di Schrodinger.
Lapplicabilit`a del teorema `e tuttavia condizionata dal supporre loperatore
hamiltoniano delloscillatore armonico essenzialmente autoaggiunto. Vediamo che
questo accade effettivamente per almeno una rappresentazione.

696

Capitolo 18. Quantizzazione canonica

Consideriamo la rappresentazione di Schrodinger (pS , qS ) che opera nello spazio di Hilbert L2 (R, ds); questo spazio contiene le funzioni infinitamente differenziabili rapidamente decrescenti, cio`e lo spazio di Schwartz S(R); scegliendo il
dominio D come
D = DpkS qSh
per h + k = 2, abbiamo che
S(R) D
T
(in realt`a vale un risultato pi`
u preciso: S = h,k DpkS qSh ).
Ci basta quindi dimostrare, per poter applicare il teorema precedente, che
1 2
(p + qS2 ) `e essenzialmente autoaggiunto su S(R).
2 S
In effetti, esiste x0 tale che x0 = 0 e che tutti i vettori
1
xn = n x0
n
siano in S(R). Per vederlo dobbiamo risolvere lequazione
1
i
(p iq)x0 = 0 = (x00 (s) + sx0 (s)) = 0
2
2
cio`e x00 + sx0 = 0, che effettivamente ammette soluzioni
x0 (s) = ce 2 s L2 (R)
1 2

Normalizzando queste soluzioni, ponendo cio`e c = (2) 2 abbiamo che x0 S(R),


come pure a decrescenza rapida `e la funzione

n
1
(p + iq) x0
i 2
1

dato che possiamo scrivere

n
1
(p + iq) x0 (s) = Hn (s)x0 (s)
i 2
per opportuni polinomi Hn : incidentalmente questi polinomi sono esattamente
i polinomi di Hermite che avevamo incontrato nel capitolo ?? (a pagina 270)
nella costruzione di un sistema ortonormale per L2 (R) (nel quale, per giunta, la
trasformata di Fourier era in forma diagonale).
Abbiamo in questo modo diagonalizzato loperatore 12 (p2 + q 2 ) che risulta
quindi essenzialmente autoaggiunto.