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Vincenzo Perrone
I COLLEGAMENTI CHIODATI,
BULLONATI E SALDATI

HEVELIUS
EDIZIONI

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

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2. Unioni chiodate

Indice

COLLEGAMENTI: GENERALIT

13

2
2.1
2.2

UNIONI CHIODATE
Giunto elementare: tensioni nominali
Giunzione di un tirante di lamiera
Esempio N. 1: Calcolo del giunto chiodato, con doppio
coprigiunto, di un tirante formato da un largo piatto
Giunto sollecitato da forza eccentrica
Esempio N. 2: Calcolo della giunzione, con doppio
coprigiunto, di un ferro piatto a sbalzo, sollecitato da
momento flettente e taglio
Giunto sollecitato da momento e taglio
Esempio N. 3: Calcolo di un giunto a flangia, che unisce
una mensola IPE ad un montante
Esempio N. 4: Calcolo di un giunto a flangia, sollecitato
da momento flettente, momento torcente e taglio
Chiodature correnti nelle travi composte
Esempio N. 5: Calcolo di una trave composta a doppio T,
in acciaio, ottenuta mediante lamiere e cantonali

21
23
28

2.3

2.4

2.5

40
44
48
51
52
60

UNIONI BULLONATE

67

4
4.1

UNIONI AD ATTRITO CON BULLONI


Giunto ad attrito sollecitato da solo sforzo assiale
Esempio N. 6: Giunzione ad attrito di un tirante costituito
da una coppia di profilati ad U
Giunto ad attrito sollecitato da momento e taglio
Esempio N. 7: Calcolo di un giunto a doppia flangia
sollecitato da momento e taglio

81
86

4.2

5
5.1
5.2
5.3
5.4

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34
36

UNIONI SALDATE
Generalit
Prescrizioni regolamentari
Classificazione delle saldature
Verifiche di resistenza

88
89
90
93
93
102
105
107

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Esempio N. 8: Calcolo di verifica di un collegamento


saldato trave-colonna (nodo incastro)
Esempio N. 9: Calcolo del collegamento saldato,
a totale ripristino, di un tirante di lamiera
Esempio N. 10: Definizione di un nodo dangolo di un telaio,
a completo ripristino
Esempio N. 11: Verifica di un giunto saldato
6
6.1
6.2
6.3
6.4

117
120
123
133

COLLEGAMENTO PILASTRO-FONDAZIONE
Generalit
Verifica della sezione di contatto piastra-plinto di fondazione
Verifica della piastra metallica
Lunghezze dancoraggio dei tirafondi
Esempio N. 12: Calcolo di un giunto di base
di un montante HE 160 B

137
137
139
142
142

APPOGGI ED ARTICOLAZIONI PER CONTATTO

159

LEFFETTO LEVA

167

9
9.1
9.2
9.3

LE TRAVATURE RETICOLARI
Generalit
Risoluzione matriciale delle travature reticolari piane
Particolari costruttivi delle travature reticolari piane
Esempio N. 13: Proporzionamento di una copertura formata
da capriate metalliche, lamiera grecata, soletta di cls.,
strati di impermeabilizzazione e manto di tegole

175
175
188
203

146

210

Appendice: sagomario

231

Bibliografia

261

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Elenco dei simboli

a
a1
b
d
d1
dm
dn
e
h
i
k j(r)
i
l
l(r)
n
p
q
r
ri
s
u
v
w
x, y, z
yi
yn

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distanza tra il baricentro di un chiodo o di un bullone e il margine


nella direzione dello sforzo
distanza tra il centro di un chiodo o di un bullone e il margine nella
direzione ortogonale allo sforzo
base
diametro di un chiodo
diametro di un foro (che deve essere attraversato da un chiodo di
diametro d)
diametro medio di un bullone
diametro del nocciolo della filettatura, in un bullone
eccentricit
altezza
termine di rigidezza riferito allasta (r) di una generica travatura
reticolare
interasse
lunghezza di unasta
lunghezza dellasta (r)
asse neutro oppure numero degli organi di unione, in un collegamento chiodato o bullonato
distanza tra centro e centro di chiodi contigui oppure passo di
filettatura
carico distribuito
raggio di curvatura oppure raggio di un rullo o di una sfera negli
apparecchi di appoggio
distanza tra il baricentro delli-esimo chiodo o bullone e il baricentro G della chiodatura o bullonatura
spessore
spostamento orizzontale
spostamento verticale
raggio del nocciolo
assi cartesiani
distanza dallasse x alli-esima fila orizzontale di chiodi o bulloni
distanza dallasse neutro
angolo oppure coefficiente adimensionale
scorrimento angolare

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R
s

f
x
y

adm
b,adm
cam
c,max
id
rif
rif,adm
s
//

adm
b
b,adm
//

b
res
A
B
E
F

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spostamento
ente spostamento legato alla direzione i
deformazione
deformazione a rottura
deformazione al limite elastico = s / E
lunghezza di ancoraggio di un tirafondo oppure snellezza di unasta
coefficiente di attrito
coefficiente di sicurezza contro lo slittamento
raggio dinerzia rispetto allasse x
raggio dinerzia rispetto allasse y
tensione normale
tensione normale ammissibile dellacciaio
tensione normale ammissibile relativa a un chiodo o a un bullone
tensione normale ammissibile di un conglomerato cementizio
tensione normale massima nel calcestruzzo
tensione ideale
tensione di rifollamento
tensione ammissibile di rifollamento
tensione normale a limite elastico (ritenuta coincidente con quella
di snervamento nel diagramma di Prandtl)
tensioni normali in un cordone di saldatura, riferite alla sezione
di gola ribaltata
tensione tangenziale
tensione tangenziale ammissibile dellacciaio
tensione tangenziale in un bullone (bo quando orizzontale e bv
quando verticale)
tensione tangenziale ammissibile in un chiodo o in un bullone
tensioni tangenziali in un cordone di saldatura, riferite alla sezione
di gola ribaltata
rotazione
diametro di un tondo, tirafondo o chiodo
curvatura
area della sezione retta di un chiodo
area della sezione retta del gambo di un bullone (parte non
filettata)
sezione resistente, relativa alla parte filettata di un bullone
area della sezione retta di unasta
larghezza dellala di una sezione a doppio T
modulo di Young
forza

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9
i

F
Ff
Ff,red

forza esterna nodale agente in direzione i


forza trasmissibile per attrito
forza trasmissibile per attrito in un giunto i cui bulloni sono anche
sollecitati a trazione
G
modulo di elasticit tangenziale oppure baricentro (di una figura o
di una chiodatura o di una bullonatura)
H
altezza complessiva di una sezione a doppio T
IG
momento di inerzia polare di una chiodatura o di una bullonatura,
rispetto al punto G.
Ix
momento di inerzia assiale di una sezione o di una chiodatura o di
una bullonatura, rispetto allasse x
M
momento flettente
Mmax
momento flettente massimo
MRS
momento flettente allestremo R dellasta RS
Ms
coppia di serraggio di un bullone (nelle unioni ad attrito)
N
sforzo normale
Nb
sforzo di trazione nel gambo di un bullone (nelle unioni ad attrito)
oppure sforzo di trazione in un tirafondo
Np
sforzo normale di completa plasticizzazione di una sezione (sforzo
normale plastico)
O
componente orizzontale di una forza
P
forza
Q
risultante di un carico distribuito
R
risultante oppure reazione vincolare (RA = reazione del vincolo A;
R1 = risultante degli sforzi di trazione nella prima fila di chiodi;
ecc.)
Rbk
resistenza caratteristica cubica, a 28 gg. di maturazione, di un cls.
Sx
momento statico, rispetto allasse x
T
taglio
TRS
taglio allestremo R dellasta RS
V
componente verticale di una forza
Wx
modulo di resistenza elastico = Ix / ymax
Wp
modulo di resistenza polare di una chiodatura = Ip / rmax
X, Y, Z iperstatiche

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Questo libro nacque, alcuni anni fa, come dispensa didattica per gli Allievi del
corso di Tecnica delle Costruzioni, da me tenuto presso la Facolt di Architettura di Napoli. Ed bene dirlo esplicitamente, affinch il lettore comprenda
perch i vari argomenti sono esposti in forma piana, si abbondato con gli
esempi numerici, si inserito un ampio stralcio del profilatario, vi qualche
richiamo di Scienza delle Costruzioni, ecc. Lo scopo era di fornire agli Allievi
un testo di studio scorrevole, che potesse, anche, essere utile nella futura attivit professionale.
Il libro , oggi, edito da Hevelius e non ha perso i suoi caratteri originari, di
testo universitario; pu, per, essere utile anche al professionista, in qualche
circostanza pratica o per inquadrare alcune questioni, prima di approfondirle, se
necessario, sui testi specialistici. Pertanto, questo lavoro non indirizzato a tecnici esperti nel settore delle strutture metalliche, ma a chi non ha molte occasioni
di utilizzare lacciaio, come materiale strutturale e, quando gli capita, gradirebbe
avere a disposizione, oltre ai testi sacri, una pubblicazione che consenta di recuperare le conoscenze acquisite sui banchi dellUniversit e che il tempo ha un
po sbiadito. Solo in questo modo il libro pu avere un suo spazio editoriale: non
ha la pretesa di competere con gli eccellenti testi specialistici (tra i quali, ve ne
sono alcuni molto interessanti e moderni, specialmente in lingua inglese) ma pu
essere utile al progettista che, di tanto in tanto, incontra il problema di definire i
collegamenti di unordinaria struttura dacciaio.
Ovviamente, questo lavoro continua ad essere indirizzato ai miei Allievi,
con la speranza che serva a far nascere in loro un vivo interesse per le strutture
in acciaio, e che questinteresse li induca ad approfondire, negli anni, le loro
conoscenze su quei testi specialistici ai quali prima facevo cenno.
Lacciaio uno splendido materiale strutturale ed veramente un peccato
che non sia maggiormente utilizzato nel nostro Paese.
opportuno fare una piccola precisazione: in questo libro abbiamo usato il
punto come segno di separazione decimale ( , allora, 3.14 e non 3,14). Com noto, nelluso continentale europeo, la separazione decimale viene rappresentata con la virgola, nelluso anglosassone - ma anche nelle calcolatrici e,
sovente, col computer - si usa invece il punto. In genere, quindi, noi abbiamo
usato, come separatore decimale, il punto.
Napoli, agosto 2002

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1. COLLEGAMENTI: GENERALIT

I collegamenti costituiscono la parte forse pi delicata delle costruzioni metalliche; da qui la necessit di dedicare loro uno studio accurato.
I collegamenti (chiodature, bullonature e saldature) sono dispositivi atti a
realizzare la continuit di un singolo elemento strutturale costituito da lamiere
e/o ferri profilati (si tratta delle cosiddette unioni correnti) o per unire tra loro
pi elementi strutturali concorrenti a formare lintera costruzione (si parla, allora, di unioni di forza). Le unioni correnti consentono, ad esempio, di formare
una trave, componendo - come vedremo nel seguito - lamiere e/o profilati; le
unioni di forza consentono di realizzare una struttura, pi o meno complessa,
utilizzando laminati e profilati prodotti dallindustria siderurgica (ed anche,
eventualmente, elementi composti, realizzati con le unioni correnti). Se non
esistessero i collegamenti, dovremmo limitarci ad utilizzare singolarmente gli
elementi monolitici (di sezione a L, a T, a doppio T, ad U, ecc.) prodotti dallindustria siderurgica; mentre, grazie ai collegamenti, possiamo mettere insieme
tra loro pi elementi per formare una struttura; ad esempio, un telaio.
In Fig. 1.1 riportato un nodo di capriata per far vedere come si possono
unire vari profilati a L, ad U e lamiere, per formare un nodo della struttura.

Fig. 1.1

I collegamenti si possono dividere in tre gruppi fondamentali:


- collegamenti chiodati
- collegamenti bullonati
- collegamenti saldati

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

I collegamenti chiodati sono stati i primi ad apparire massicciamente, nella


seconda met del secolo XIX, sulla scena della tecnologia moderna. Basti citare le realizzazioni della fine dell800, per esempio lesposizione internazionale
di Parigi del 1889 con le opere di E. Dutert e H.L. Contamin (galleria delle
macchine) e di Eiffel (con la celebre torre, Fig. 1.2 che rappresenta uno dei
primi schizzi di A.G. Eiffel, 1884). I collegamenti chiodati, in auge nell800 e
in buona parte della prima met del 900, a caldo, sono, in effetti, caduti in
disuso. I chiodi da ribattere a freddo (chiamati rivetti o ribattini o ribadini)
sono, invece, ancora largamente usati nelle unioni di lamiere sottili e di leghe
leggere.

Fig. 1.2

Di solito la ribaditura a freddo si adotta nel caso di chiodi di piccolo diametro (d 6 mm), per chiodi di diametro compreso tra 6 e 10 mm possibile sia
la ribaditura a freddo, sia quella a caldo, mentre decisamente preferita la
ribaditura a caldo per d > 10 mm.
I rivetti sono molto usati nellindustria automobilistica, aeronautica e navale: tale rilevante diffusione ha portato alla produzione di numerosi tipi di ribattini (a testa tonda, cilindrica, svasata), anche costituiti da materiali diversi (oltre allacciaio: rame, ottone, varie leghe dalluminio).

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1. Collegamenti: generalit

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La foratura delle parti da chiodare pu essere effettuata tramite punzonatrice o trapano. Il primo sistema, per quanto economicamente pi vantaggioso,
comporta linconveniente che si possono incrudire i bordi dei fori (a volte causa di screpolature). Per tale motivo si preferisce far uso del trapano (specie
quando le parti da forare sono di spessore non proprio modesto).
In genere i fori trapanati sono pre-punzonati ed alesati (si crea, cio, un foro
punzonato pi piccolo di quello che serve e con un alesatore lo si rifinisce
ottenendo lesatto diametro voluto).
Le unioni chiodate - a differenza di quelle bullonate - non possono essere
scomposte, a meno che non si distruggano gli elementi di connessione, asportando con lo scalpello o con la fiamma ossidrica una delle teste dei chiodi.
I collegamenti bullonati presentano il vantaggio di una pi rapida ed economica realizzazione; consentono, inoltre, unagevole trasformazione delle strutture grazie alla facilit dello smontaggio.
I bulloni, ovviamente, esistevano anche quando i chiodi erano al culmine
del successo (dalla fine dell800 ai primi decenni del 900). Essi erano usati al
posto dei chiodi o quando lo spessore dei pezzi da collegare era notevole o
quando gli stessi chiodi sarebbero stati sollecitati a trazione. I chiodi erano
montati a caldo, venivano riscaldati al color rosso e si allungavano. Raffreddandosi, poi, tendevano ad accorciarsi per ritornare alloriginaria configurazione, ma erano contrastati dallo spessore dei pezzi collegati; ragion per cui si
destavano, nei gambi, tensioni di trazione tanto pi forti quanto pi i chiodi
stessi erano lunghi e non di rado dellordine di grandezza del limite elastico. A
volte si assisteva alla rottura del chiodo, per distacco della testa dal gambo,
soltanto per effetto delle tensioni interne dovute al raffreddamento e perci i
chiodi lunghi (per i quali si avevano fortissime tensioni interne dovute al raffreddamento) venivano sostituiti dai bulloni. Non sembrando opportuno affidare ai chiodi ulteriori sforzi di trazione, essi erano rimpiazzati dai bulloni
anche quando potevano essere soggetti a trazione (Fausto Masi, nel testo La
pratica delle Costruzioni Metalliche, Ed. Hoepli, Milano, 1939, a pag. 61, sosteneva che: i chiodi, in unossatura metallica ben studiata, devono essere
sollecitati solo a taglio, non essendo atti a resistere a sforzi di tensione, a
sopportare i quali meglio si prestano i bulloni). Pertanto i bulloni avevano un
ruolo secondario, rispetto ai chiodi, e venivano utilizzati per soluzioni di ripiego, in quelle circostanze in cui i chiodi non davano grande affidamento.
Negli ultimi decenni - con lintroduzione di macchine che eseguono, secondo un preciso programma automatizzato di lavorazione, i tagli e i fori sui
pacchetti di lamiera e sui profilati e col conseguente assottigliarsi del numero
di operai specializzati - i bulloni hanno acquistato importanza soppiantando,
come si diceva pocanzi, i chiodi. Ovviamente le unioni chiodate sono ancora

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

consentite dalla normativa (che prescrive una serie di modalit esecutive) e


ancora oggi vengono realizzate (seppure raramente e in officina).
Le unioni con bulloni ad alta resistenza, pressando fortemente - gli uni contro gli altri - i pezzi collegati, sono in grado di realizzare una vera e propria
unione per attrito. I bulloni ad alta resistenza, in altre parole, vengono pre-tesi
e grazie al forte serraggio, le forze che lunione deve trasmettere vengono affidate alle tensioni di attrito che si destano tra le superficie a contatto dei pezzi
collegati. Se lattrito si perdesse, i bulloni ad alta resistenza simpegnerebbero
a taglio (ecco perch anche nelle unioni con bulloni ad alta resistenza si rispetta lo stesso gioco foro-bullone delle unioni a taglio). Le unioni ad attrito richiedono unaccurata pulizia dei pezzi da collegare - in maniera da rimuovere ogni
traccia di ossidi o grassi - e, possibilmente, limmediata realizzazione del giunto
stesso onde evitare che venga perduta la preparazione superficiale effettuata.
La realizzazione dei collegamenti bullonati offre anche una maggiore indipendenza dalle condizioni atmosferiche in cui avviene la realizzazione stessa e
non richiede lutilizzo di mano dopera specializzata, a differenza delle unioni
chiodate di una volta e delle unioni saldate di oggi, laddove addirittura richiesto - dal primo comma del punto 7.10.3. della vigente normativa - che le
saldature vengano eseguite da operai che abbiano superato le prove di qualifica indicate nella UNI1 4634 del dicembre 1960 (cio che abbiano unaccertata
preparazione professionale).
Le unioni saldate producono un pi regolare flusso delle forze e consentono una realizzazione dellinsieme strutturale, in modo che abbia un comportamento statico pi aderente agli schemi teorici. Ma, come appena detto, la loro
realizzazione va affidata a maestranze esperte ed sempre opportuno effettuare dei controlli successivi, per accertarsi che le saldature siano prive di difetti
(o che le eventuali imperfezioni non siano gravi).
Una tendenza molto diffusa quella di utilizzare sia le saldature sia le bullonature, nellintento di ottimizzare i tempi e i costi di costruzione; in officina
si effettuano quante pi unioni saldate possibile (saldature delle testate delle
travi con lamiere forate in modo da accogliere la successiva bullonatura e realizzare i cosiddetti giunti a flangia, saldatura di squadrette di montaggio sui
ritti in maniera da poggiarvi le travi mentre si eseguono le bullonature, saldature di costole di irrigidimento, di piastre dacciaio - anchesse forate - ai piedi
dei ritti per realizzare il collegamento con gli elementi di fondazione in c.a.,
ecc.) mentre in cantiere si provveder al montaggio delle parti, precedentemente predisposte in officina, utilizzando le unioni con bulloni.
1

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Con la sigla UNI si intende lEnte Nazionale Italiano di Unificazione, che ha come scopo quello di elaborare norme relative alla produzione industriale, gli strumenti, le condizioni di lavoro e di prova.

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1. Collegamenti: generalit

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Ovviamente bisogna porre attenzione a che le dimensioni massime degli


elementi strutturali, realizzati in officina, siano tali da non creare problemi n
di trasporto n di spazio per il definitivo assemblaggio in cantiere.
La vigente normativa, al punto 7.1.4. (Giunti di tipo misto) prescrive: In
uno stesso giunto vietato limpiego di differenti metodi di collegamento di
forza (ad esempio saldatura e bullonatura o chiodatura), a meno che uno solo
di essi sia in grado di sopportare lintero sforzo.
Quanto stato precedentemente detto non contrasta con la prescrizione regolamentare appena citata perch, ad esempio, nei giunti a flangia si utilizzer
la saldatura per unire le estremit delle travi alle lamiere coi fori per il passaggio dei bulloni e la bullonatura per unire le lamiere stesse ai montanti (si tratta,
cio, di due unioni distinte e separate, ognuna delle quali in grado di trasmettere le caratteristiche di sollecitazione da una parte allaltra dellinterruzione).
In Fig. 1.3 riportato un esempio (non estremamente convincente) di collegamento tra un pilastro HE e una trave IPE, in cui risultano impiegate sia la
saldatura sia i bulloni.
La trave collegata al montante tramite due spezzoni di cantonale saldati
allHE e bullonati alla trave; una terza squadretta funge da appoggio a sedia o,
si potrebbe anche pensare, ad una banale squadretta di montaggio, che serve
semplicemente a poggiarvi sopra lIPE, in attesa di effettuare la bullonatura (in
questipotesi le azioni che la trave trasmette al pilastro passano, prima, tramite
i bulloni, dalla trave alla coppia di cantonali e, tramite i cordoni di saldatura,
vengono trasferite al montante).

Fig. 1.3

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

La Fig. 1.4 (rielaborata da Sovrappassi pedonali in acciaio, pubblicazione


ILVA Gruppo IRI,1989) riporta i particolari degli attacchi dei cavi ad una
travatura e alla sommit dei piloni della passerella per attraversamento stradale a Zoetermeer (Olanda), formata da una travata a cassone, con pilone dissimetrico e coppie di stralli (la struttura tutta in acciaio e pesa, piloni compresi,
155 t). I quattro cavi di sospensione sono dotati di tenditori e si vedono gli
attacchi di un cavo alla briglia superiore della travatura a traliccio del cassone
(in profilati cavi scatolari) e alla sommit di un pilone. Limmagine rappresenta un tipico esempio di come pu essere realizzato quello che in uno schema
statico un pendolo.

Fig. 1.4

Oltre alle chiodature, bullonature e saldature, la vasta gamma di adesivi in


commercio consente un altro dispositivo dunione: lincollaggio. Effettivamente
gli incollaggi hanno gi trovato largo impiego nelle costruzioni meccaniche
(soprattutto nei settori automobilistico, aeronautico ed elettrodomestico) per
gli innegabili vantaggi che offrono:
a) possibilit di unire materiali diversi fra loro,
b) possibilit di ripartire gli sforzi trasmessi su superfici ampie (le parti sovrapposte e spalmate dadesivo),
c) assenza di fenomeni di corrosione elettrochimica, ecc.
Generalmente, per, gli incollaggi, nei suddetti settori industriali, sono impiegati per scopi strutturali abbinandoli ad altri sistemi dunione. Le unioni
incollate pi sicure sono quelle a taglio, le meno sicure quelle di testa. Abbiamo ritenuto di non trattare gli incollaggi nel presente lavoro perch essi sono,
a tuttoggi, esclusi dalla carpenteria metallica in quanto richiederebbero superfici di sovrapposizione decisamente ampie e non risulterebbero convenienti
sotto il profilo economico. Ben diverso il discorso per il legno lamellare,
laddove le superfici di contatto fra le lamelle sono molto estese.
Buoni risultati offrono gli adesivi chimici nei collegamenti acciaio-calce-

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1. Collegamenti: generalit

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struzzo, ad esempio quando occorre rinforzare una trave o un pilastro in c.a. (che
presenta armatura insufficiente) con piatti metallici incollati. Eccellenti risultati
vengono forniti dallancoraggio chimico di perni metallici nel calcestruzzo o in
parti di materiale lapideo: col trapano viene praticato nel cls. un foro, di diametro
leggermente pi grande di quello del perno, nel quale sinserisce una fiala di
vetro contenente i due componenti delladesivo (separati da un diaframma presente nella fialetta); allorch viene avvitato il perno, lampolla si rompe, i due
componenti delladesivo si mescolano tra loro (grazie anche al movimento rotatorio dovuto allavvitamento del perno) e riempiono lo spazio esistente tra il
perno e la superficie del foro. Il risultato conclusivo rappresentato dalla forte
aderenza finale tra il perno dacciaio e il suo involucro.
In Fig. 1.5 riportato un ultimo esempio di collegamenti. Tale esempio
mostra come i collegamenti consentono di abbinare i profilati, prodotti dallindustria siderurgica, per formare delle strutture, pi o meno complesse.

Fig. 1.5

Ovviamente, i collegamenti che si cercato di mostrare in Fig. 1.5 rappresentano una scelta, fra le tante possibili. Non sfuggiranno al lettore le implicazioni di carattere estetico, connesse alle scelte che il progettista delle strutture
libero di compiere. Vari collegamenti (giunti di base, nodi di travature reticolari, giunti a flangia, ecc.) potrebbero restare a vista: la qualit architettonica di
unopera si giudica, anche, dai particolari.

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2. UNIONI CHIODATE

Le unioni chiodate si realizzano inserendo i chiodi (ad una testa) riscaldati al


color rosso chiaro (1000 C o poco pi1 ) nei fori praticati nei pezzi da collegare e ribadendo con apposita macchina chiodatrice, che ricalca il gambo del
chiodo, in modo che riempia completamente il foro e formi la seconda testa
(Fig. 2.1). Il chiodo, raffreddandosi, tende ad accorciarsi esercitando una pressione, a volte notevole, tra le superfici dei pezzi posti a contatto e uniti dal
chiodo stesso. Tant che i chiodi - specie quelli a testa tonda larga - sono
impiegati anche quando il manufatto, oltre a requisiti di resistenza, deve garantire lermeticit (ci non accade, ad esempio, nei recipienti a pressione:
caldaie, serbatoi, tubazioni, ecc.).
La realizzazione delle chiodature va eseguita usando particolari cautele atte
a contenere, entro limiti accettabili, lo sforzo di trazione che nasce nei chiodi
col raffreddamento. I pezzi da chiodare vanno preventivamente puliti e devono essere saldamente tenuti fermi, nella giusta posizione, tramite bulloni di
montaggio o morse. I chiodi, come gi detto, sono riscaldati con la fiamma o
elettricamente, ripuliti (liberandoli da scorie e tracce di carbone), introdotti nei
fori e ribaditi, per formare la seconda testa (che deve risultare ben centrata sul
fusto, priva di screpolature e ben combaciante con la superficie dei pezzi). I
chiodi devono essere di colore rosso scuro alla fine della ribaditura. Quelli
difettosi vanno rimossi (con lo scalpello pneumatico o, con molta cautela, tramite cannelli da taglio) e sostituiti.

Fig. 2.1
1

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Riscaldando un ferro, esso cambia di colore allaumentare della temperatura e, quindi, pu essere utile
conoscere tale colorazione:
Rosso nascente visibile nelloscurit
500 C Arancione cupo
1100 C
Rosso cupo
700 C Arancione vivo
1200C
Rosso ciliegia
800 900 C Bianco
1300 1400C
Rosso ciliegia vivo
1000 C Bianco abbagliante
1500C

21

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22

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Nel calcolo si prescinde dalla resistenza del giunto per attrito, in quanto
lentit della presollecitazione nei chiodi difficilmente valutabile con esattezza. Inoltre, nelle ipotesi di calcolo comunemente adottate, si trascurano le
sollecitazioni provocate dallinflessione del gambo del chiodo. I chiodi quindi
si considerano sollecitati a taglio e/o a trazione.
Le trazioni nei chiodi andrebbero evitate (perch si sommerebbero a quelle
dovute al raffreddamento) o, almeno, contenute il pi possibile (non a caso la
normativa fissa una tensione ammissibile, a trazione, di appena 500 kg/cm2).
Ovviamente, tale problema non sussiste per i bulloni (si ricorda che tutto
quanto diremo per il calcolo delle unioni chiodate vale anche per quelle bullonate).
Le chiodature a caldo sono praticamente scomparse dalla carpenteria metallica. Le rivettature (o chiodature a freddo) vengono ancora utilizzate, anche
se stanno per essere soppiantate da sistemi dunione meno costosi e pi leggeri, anche se bisogna ricordare che una struttura rivettata pi facilmente ispezionabile, d speranza di arrestare la propagazione di una fessura e, soprattutto, le rivettature possono slittare un pochino e ridistribuire i carichi, evitando
concentrazioni di sforzo.
In Fig. 2.2 sono riportati solo alcuni dei tipi di chiodi esistenti (generalmente usati, nei lavori di carpenteria, sono quelli a testa tonda stretta, pi semplici
da montare perch non richiedono smussature dei fori, ma una semplice sbavatura degli orli).

chiodo a testa svasata

chiodo a testa tonda larga

chiodo a testa svasata piana

chiodo a testa tonda stretta

Fig. 2.2

Per quanto riguarda le caratteristiche dei fori si riporta qui di seguito il


punto 7.2. della normativa attuale.

imp. Perrone 1-5

22

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2. Unioni chiodate

23

7.2. UNIONI CHIODATE


7.2.1. Chiodi e fori normali.
I chiodi da impiegarsi si suddividono nelle categorie appresso elencate, ciascuna
con lindicazione UNI cui devono corrispondere:
- chiodi a testa stretta, secondo UNI 136 (marzo 1931);
- chiodi a testa svasata piana, secondo UNI 139 (marzo 1931);
- chiodi a testa svasata con calotta, secondo UNI 140 (marzo 1931).
I fori devono corrispondere alla UNI 141 (marzo 1931).
7.2.2. Diametri normali.
Di regola si devono impiegare chiodi dei seguenti diametri nominali:
d = 10, 13, 16, 19, 22, 25 mm;
e ordinatamente, fori dei diametri:
d1 = 10.5, 14, 17, 20, 23, 26 mm.
Nei disegni si devono contraddistinguere con opportune convenzioni i chiodi dei
vari diametri. Nei calcoli si assume il diametro d1 , tanto per la verifica di resistenza
della chiodatura, quanto per valutare lindebolimento degli elementi chiodati.

Indicheremo con d1, quindi, il diametro del chiodo a ribaditura effettuata,


valore da assumere nei calcoli (i diametri che possono essere considerati nei
calcoli sono: 10.5, 14, 17, 20, 23 e 26 mm). Pi avanti - nel paragrafo 2.2 riporteremo i punti 7.2.3. e 7.2.4. della vigente normativa, che contengono prescrizioni in merito alla scelta dei chiodi in relazione agli spessori da unire, allinterasse dei chiodi e alle distanze fra i chiodi stessi e i margini dei pezzi collegati.
Il tipo dacciaio adoperato per i chiodi lFe 40, con tensione di snervamento di
2400 kg/cm2 e tensione di rottura compresa tra 4000 e 4800 kg/cm2 .
Tali caratteristiche vengono per alterate dalla lavorazione (riscaldamento,
ribattitura e raffreddamento), che provoca lincrudimento dellacciaio con aumento del 15% circa della tensione di rottura e del 20% circa di quella di snervamento. In Fig. 2.3 riportata la sezione di una vecchia trave in acciaio, in
composizione chiodata, tratta da un testo degli anni 20 (Emilio Marrullier,
Costruzione degli Edifizi, Ed. UTET, Torino, 1925).
Nella tabella 2.1 sono riportate, con riferimento alla Fig. 2.4 e con misure
espresse in mm, le caratteristiche geometriche dei chiodi a testa tonda, svasata
e rasa per i diametri pi comunemente usati.

2.1. Giunto elementare: tensioni nominali


Supponiamo di dover effettuare la giunzione di un ferro piatto di sezione
rettangolare, di dimensioni b s e soggetto ad una forza di trazione P. Lunione
viene correntemente effettuata per sovrapposizione dei due tronconi (Fig. 2.5),
con coprigiunto semplice (Fig. 2.6) o con doppio coprigiunto (Fig. 2.7).

imp. Perrone 1-5

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24

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 2.3

diametro del chiodo

testa tonda

10

13

16

19

22

25

16

21

26

30

35

40

8.1

10.6

13.4

15.5

18

21

6.5

8.5

10.5

12

14

16

17.5

22.5

26.5

32.5

34.5

39

20

26

32

40

40

50

6.2

11.8

15.5

17.5

6.2

11.8

15.5

17.6

16

21

25

31

33.5

38

5.2

7.8

10.5

14

16

testa svasata

testa rasa

Tabella 2.1

imp. Perrone 1-5

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2. Unioni chiodate

25
a) chiodo a testa tonda

dopo la ribattuta

prima della ribattuta

b) chiodo a testa svasata

c) chiodo a testa rasa

Fig. 2.4

Fig. 2.5

Fig. 2.6

imp. Perrone 1-5

25

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26

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 2.7

Nel caso in cui la giunzione sia realizzata per sovrapposizione o con coprigiunto semplice, ogni chiodo sar sollecitato alla recisione in una sola sezione.
Nel terzo caso, invece, ogni chiodo presenter due sezioni che resistono
alla recisione; inoltre non sono presenti le eccentricit di tiro che nascono per
i primi due casi, ragion per cui questultimo giunto senzaltro da preferire
agli altri due.
Come gi detto in precedenza si trascurano le forze dattrito presenti (dovute, come si ricorder, al raffreddamento dei chiodi), linflessione del gambo e
si considerano i chiodi sollecitati solo a taglio.
Se lunione realizzata tramite un solo chiodo e P la forza applicata, per
il taglio (T) del chiodo risulter T = P se il chiodo sollecitato in una sola
sezione mentre si avr T = P/2 se sollecitato in due sezioni.
In entrambi i casi nasceranno delle distribuzioni di tensione di non semplice formulazione analitica a causa del numero e della complessit dei parametri
in gioco (geometria, stati piani, ecc.). In particolare, la Fig. 2.8 mostra landamento delle tensioni di contatto tra foro e chiodo (le distribuzioni costanti di
tensioni sono quelle nominali, che si adottano convenzionalmente nei calcoli,
e sono raffrontate con le distribuzioni effettive).
La Fig. 2.9 mostra landamento delle tensioni nella sezione dei ferri indebolita dalla presenza dei fori (in Fig. 2.9a vi la distribuzione effettiva mentre
in Fig. 2.9b quella da noi adottata). chiaro che siffatti stati tensionali rendono
senzaltro poco agevole un calcolo rigoroso. Si possono per conseguire notevoli semplificazioni analizzando il comportamento elasto-plastico del giunto
elementare, nellipotesi di comportamento duttile del materiale, tale da poter
assumere per esso il diagramma tensioni-deformazioni bilatero.
In tale ipotesi, infatti, quando in un punto si raggiunge il limite di snervamento, la tensione rester costante al crescere dei carichi, mentre aumenteran-

imp. Perrone 1-5

26

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2. Unioni chiodate

27

no le deformazioni. Sicch, nei diagrammi delle tensioni nel giunto, la parte di


sezione plasticizzata tender ad aumentare, col crescere dei carichi, fino ad
interessare tutta la sezione (Fig. 2.9b).
Al collasso, quindi, la distribuzione delle tensioni pu considerarsi, con
buona approssimazione, costante (Fig. 2.10).

t
2N

2N
t

X
o
N

X
rif = N
td

y
N

t
y

rif = N
td

Fig. 2.8

max

min

a)

b)
Fig. 2.9

imp. Perrone 1-5

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28

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

a)

b)
Fig. 2.10

Si adotta, quindi, una distribuzione costante delle tensioni, anche in campo


elastico, ricavando il carico di esercizio P dalla seguente relazione:

Po
(2.1.1)
s
dove Po il carico limite e s il coefficiente di sicurezza.
Inoltre, per la costanza delle tensioni, deve essere : Po = s A (A = area interessata allo stato tensionale).
Dividendo per A i due membri della disequazione (2.1.1) si ottiene:
P

s
(2.1.2)
A
s
e vale a dire: adm, il che giustifica ladozione delle verifiche convenzionali a tensione uniforme, con notevole semplificazione del calcolo.
Pertanto la verifica della parete del foro, della sezione del chiodo e di quella
indebolita dai fori potranno eseguirsi sostituendo alle distribuzioni effettive quelle
nominali a distribuzione uniforme, come rappresentato in Figg. 2.8 e 2.9.
opportuno ricordare, ancora una volta, che tutto quanto si dir per le chiodature vale anche per le normali bullonature, quelle che realizzano ununione
a taglio (mentre non estensibile ai collegamenti ad attrito, realizzati grazie
allimpiego di bulloni ad alta resistenza).

2.2. Giunzione di un tirante di lamiera


Riprendiamo il caso della giunzione di un ferro piatto, rettangolare di dimensione b s, soggetto ad una forza P di trazione.
Si detto che tale giunto pu essere realizzato per sovrapposizione (Fig.
2.5), con coprigiunto semplice (Fig. 2.6) o doppio (Fig. 2.7) e che i chiodi sono

imp. Perrone 1-5

28

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2. Unioni chiodate

29

soggetti alla recisione in una o due sezioni (in due sezioni nel caso di doppio
coprigiunto).
Resta ancora da risolvere il problema della ripartizione della forza P tra i
chiodi, che risulta essere un problema staticamente indeterminato.
Analizziamo il caso limite che si ottiene considerando i ferri perfettamente
rigidi e i chiodi elastici (si potrebbe immaginare, per avere unidea dellipotesi
fatta, che le lamiere siano dacciaio e i chiodi di gomma, v. Fig. 2.11).
Lapplicazione di una forza P produrr una traslazione uguale per tutti gli
n chiodi, data linfinita rigidit dei ferri piatti.
Trovandoci in campo elastico lineare possibile scrivere, per ogni chiodo,
la relazione:
(2.2.1)
Pbi = Ci
dove Pbi laliquota di forza P che compete alli-esimo chiodo e Ci la rigidezza
delli-esimo chiodo.
Scrivendo lequazione di equilibrio alla traslazione secondo la direzione
dello sforzo:
n

P =

P bi

(2.2.2)

Ci

(2.2.3)

i=1

e sostituendovi la (2.2.1), si ottiene:

P =

i=1

da cui si ricava il valore dello spostamento:


=

P
n

(2.2.4)

Ci

i=1

Sostituendo nella (2.2.1) lespressione (2.2.4) dello spostamento si ricava:


P bi =

Ci
n

(2.2.5)

Ci

i=1

e cio la ripartizione della forza esterna tra i chiodi avviene proporzionalmente


alle rispettive rigidezze.
Introducendo le tensioni tangenziali medie = T/b (con b = area della
sezione retta del chiodo), per ogni chiodo si ha bi = Pbi/bi; osservando poi che
deve essere b = G , con uguale per tutti i chiodi (Fig. 2.11b), avremo:

= h =

imp. Perrone 1-5

29

b
h
G

(2.2.6)

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30

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Poich risulta, per luguaglianza di in tutti i chiodi:


P bi
(2.2.7)
bi
e sostituendo tale relazione nella (2.2.6), se ne ricava:
G
bi
P bi =
(2.2.8)
h
ottenendo, cio, lespressione della rigidezza del chiodo, che risulta proporzionale allarea della sua sezione retta.
b = bi =

a)

b)
Fig. 2.11

Sostituendo quindi lespressione della rigidezza nella (2.2.1), a meno della


costante G/h, si ricava:
bi
P
P bi = n
(2.2.9)
bi

i=1

Se i bulloni (o i chiodi) sono tutti della stessa sezione si ha semplicemente:


P
P bi =
(2.2.10)
n
e cio la forza applicata si ripartisce in aliquote uguali tra gli n chiodi. Va
sottolineato il fatto che la tensione tangenziale uguale per tutti i chiodi, anche
se presentano aree bi - e quindi rigidezze - diverse.
Inoltre il gambo del chiodo esercita una pressione contro mezza parete interna del foro. Ipotizzando che detta pressione (chiamata tensione di rifollamento)
sia uniformemente distribuita nella proiezione diametrale della superficie cilindrica del chiodo (di t, dove di il diametro delli-esimo chiodo e t lo spessore
del ferro) e che il foro sia completamente riempito dal chiodo, si trover:
rif,i =

P bi
=
t di

P bi
n

t di

bi

(2.2.11)

i=1

imp. Perrone 1-5

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2. Unioni chiodate

31

che, essendo bi = d2/4, pu anche scriversi:


rif,i =

P
t

di

(2.2.12)

d 2i

i=1

che evidenzia come la tensione di rifollamento sia proporzionale al diametro


dei chiodi, ragion per cui le verifiche vanno effettuate sul chiodo di diametro
maggiore.
Qualora gli n chiodi abbiano diametro d uguale, si ha:
P
rif,i = rif =
(2.2.13)
ndt
Le verifiche di resistenza si riducono nel confrontare le due tensioni - di
rifollamento e tangenziale - con i valori ammissibili forniti dal Regolamento.
Per i chiodi, la normativa (al punto 3.3. titolato: Unioni a taglio con chiodi)
prescriveva una b,adm = 1200 kg/cm2.
Dovr quindi risultare: bi b,adm
Per quanto riguarda la tensione di rifollamento le modalit di verifica recitavano:
La pressione sul contorno del foro, riferita alla proiezione diametrale della superficie cilindrica del chiodo o del bullone, deve risultare:

rif 2 adm
Per chiodi e bulloni impegnati simmetricamente in due o tre sezioni la rif pu
essere maggiorata del 15%.

La vigente normativa propone (nel prospetto 7-II, facente parte del punto
4.2) la seguente espressione di rif:
rif fd
dove:
= a/d e comunque non superiore a 2.5;
fd = la resistenza di calcolo del materiale costituente gli elementi del giunto;
a, d = definiti limitati al punto 7.2.4 (vedi oltre).
Si deve, infine verificare che il ferro piatto sia ancora in grado di assorbire
con sicurezza lo sforzo di trazione nonostante lindebolimento avutosi con la
foratura, praticata per effettuare la chiodatura.
Per indebolire il meno possibile le lamiere si disporranno i chiodi in file
successive crescenti in modo da realizzare progressive crescenti riduzioni dello sforzo normale di trazione, procedendo verso le sezioni dove i fori aumentano (Fig. 2.12).

imp. Perrone 1-5

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig.2.12

Tutti abbiamo fatto lesperienza di strappare un francobollo (v. Fig. 2.13);


qua si tratta, in parole povere, di accertarci che non succeda la stessa cosa alle
nostre lamiere (a causa di un eccessivo indebolimento prodotto dalle forature).

Fig. 2.13

Riguardo alla scelta dei chiodi e delle distanze tra loro e dai bordi delle
lamiere, si riportano i punti 7.2.3. e 7.2.4. della normativa attuale (Fig. 2.14).
7.2.3. Scelta dei chiodi in relazione agli spessori da unire.
In relazione allo spessore complessivo t da chiodare si impiegano:
- chiodi a testa tonda ed a testa svasata piana, per t/d 4.5;
- chiodi a testa svasata con calotta, per 4.5 < t/d 6.5.
7.2.4. Interasse dei chiodi e distanza dai margini.
In rapporto al diametro d dei chiodi, ovvero al pi piccolo t1 tra gli spessori collegati dai chiodi, devono essere soddisfatte le limitazioni seguenti:
- per file prossime ai bordi: 10 p/d 3
3 a/d 1.5
3 a1/d 1.5

imp. Perrone 1-5

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2. Unioni chiodate

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p/t1
a/t1
a1/t1

15 per gli elementi compressi


25 per gli elementi tesi

6 ( 9 se il margine irrigidito)

dove:
p la distanza tra centro e centro di chiodi contigui;
a la distanza dal centro di un chiodo al margine degli elementi da collegare ad esso
pi vicino nella direzione dello sforzo;
a1 la distanza come la precedente, a, ma ortogonale alla direzione dello sforzo;
t1 il minore degli spessori degli elementi collegati
Quando si tratti di opere non esposte alle intemperie, le due ultime limitazioni
possono essere sostituite dalle seguenti:
a/ t 1
12
a 1 /t1
Deroghe eventuali alle prescrizioni di cui al presente punto 7.2.4. debbono essere
comprovate da adeguate giustificazioni teoriche e sperimentali.

Le verifiche proposte dal Regolamento tendono a prevenire la crisi del giunto,


che pu manifestarsi per plasticizzazione del chiodo a taglio (Fig. 2.15a) o
della parete del foro e conseguente ovalizzazione del foro stesso (Fig. 2.15b) o
ancora per rottura dei ferri lungo una sezione indebolita (Fig. 2.15c o d).
a1

5
P

p
2

a1
a
3

p
a
1.5
d

p
10

p
3
d

Fig. 2.14
P

P
P

a)

b)
2P

c)

d)
P

P
Fig. 2.15

imp. Perrone 1-5

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Le indicazioni fornite in merito alla disposizione e alla scelta dei chiodi, desunte da formulazioni teoriche e soprattutto da risultati sperimentali, hanno lo
scopo di evitare linsorgere di dannosi fenomeni secondari oltre che facilitare il
montaggio. In Fig. 2.16 sono rappresentati 6 bulloni, ma si ricorda che tutto
quanto detto per il calcolo delle chiodature vale anche per le bullonature normali
(non per quelle con bulloni A.R., che formano unioni ad attrito).

Fig. 2.16

Per ci che riguarda linterasse p, infatti, esso va posto maggiore di 3d per


garantire uno spazio minimo di manovra degli utensili, e minore di 10d per
evitare rigonfiamenti tra le lamiere, che potrebbero facilitarne lossidazione.
Le limitazioni sul rapporto a/t1 preservano dal rigonfiamento oltre che dalla
instabilit delle lamiere nel caso di compressione (e ci giustifica il valore pi
piccolo). Infine il minimo 2d per a esclude la possibilit di rottura del giunto
illustrata in Fig. 2.15d.
LEurocodice 3, per il posizionamento dei fori per bulloni e chiodi, propone
distanze ed interassi anche pi piccoli di quelli fissati dalla normativa italiana
a patto che sia adeguatamente ridotta la resistenza a rifollamento. Visto che la
normativa vigente consente deroghe alle prescrizioni di cui al punto 7.2.4. (purch comprovate da adeguate giustificazioni teoriche e sperimentali), qualora
fosse necessario ridurre gli interassi e le distanze dai margini, opportuno
riferirsi a quanto suggerito dal suddetto Eurocodice 3 (si veda, in particolare, il
punto 6.5, intitolato Collegamenti con bulloni, chiodi o perni). , per, opportuno cercare di non derogare dalle prescrizioni regolamentari italiane, non
fossaltro che per facilitare linstallazione dei bulloni o dei chiodi.
utile a questo punto un esempio numerico.

ESEMPIO N. 1
Supponiamo di dover eseguire la giunzione di un ferro piatto (largo piatto UNI
6557-69) di sezione 16 1 = 16 cm2 costituito da acciaio tipo Fe 360 e soggetto ad uno sforzo di trazione pari a 22 t. Lunione realizzata con doppio copri-

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2. Unioni chiodate

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giunto e 6 chiodi da ambedue i lati dellinterruzione. I chiodi sono del diametro 13 mm (ma sono considerati di diametro 14 mm - cio quanto il foro poich dopo la ribattitura il chiodo stesso sar dello stesso diametro del foro).
Pertanto la sezione retta di un chiodo pari a: b =d2 / 4=1.4 2 3.1416/4 =
1.539 1.54 cm2.
Le distanze mutue tra i chiodi e le dimensioni dei due fazzoletti sono riportate in Fig. 2.17.
sezioni:
P = 22 t

cm
Fig. 2.17

La tensione tangenziale, in ognuna delle due sezioni del chiodo soggette


allo sforzo di recisione, vale:

b =

P
22 000
=
= 1190.48 kg/cm 2
n 2 b 6 2 1.54

(e1.a)

dove n = 6 il numero dei chiodi che resistono a P e 2 - a denominatore della


(e1.a) - il numero delle sezioni resistenti alla recisione per ogni chiodo.
La pressione esercitata dal gambo del chiodo su mezza parete interna del
foro vale:
P
22 000
=
= 2619.05 kg/ cm 2
rif =
ndt
6 1.4 1
Risulta: b < b,adm = 1200 kg/cm2 e rif < 2 adm = 3200 kg/cm2.
Infine dobbiamo effettuare tre semplici verifiche a sforzo normale (nelle
sezioni 1, 2 e 3 di Fig. 2.17) per accertarci che il ferro piatto, nonostante lindebolimento provocato dai fori, sia ancora in grado di resistere allo sforzo di
trazione P:

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

22 000
= 1506.85 kg/ cm 2
16 1 1.4 1
5
22 000
2 =
= 1388.89 kg/ cm 2
6 16 1 2 1.4 1
3
22 000
3 =
= 932.20 kg/ cm 2
6 16 1 3 1.4 1
1 =

Ovviamente, i due fazzoletti - larghi 16 cm, quanto i ferri piatti da collegare devono presentare uno spessore pari almeno alla met di quello dei ferri piatti
stessi (andrebbero bene due spezzoni di larghi piatti UNI 65557-69 16 0.5 cm2).
Il lettore potrebbe controllare - tenendo sottocchio la Fig. 2.17 - se siano
rispettati gli interassi dei chiodi e le distanze dai margini, come prescritto dal
punto 7.2.4. della vigente normativa.

2.3. Giunto sollecitato da forza eccentrica


Prendiamo in esame la mensola, costituita da un ferro piatto, illustrata in Fig.
2.18. Il giunto trasmette, da una parte allaltra dellinterruzione, la forza genericamente inclinata F di cui sono note le componenti orizzontale O e verticale V.
Lunione, realizzata con doppio coprigiunto, presenta n chiodi a destra e n' chiodi a sinistra dellinterruzione (nel caso di Fig. 2.18, evidentemente, n = n'= 9).
l

e
C2

C1

O
F

Fig. 2.18

Consideriamo dapprima il caso in cui i chiodi presentano tutti la stessa sezione retta b (pi avanti vedremo anche il caso in cui i chiodi hanno sezioni
bi diverse fra loro).
Eseguiremo la verifica della chiodatura meno sollecitata C1 (in maniera del

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2. Unioni chiodate

37

tutto analoga si effettuer la verifica della chiodatura pi sollecitata C2).


Nellipotesi di lamiera infinitamente rigida, le componenti O e V della forza F possono essere traslate nel baricentro della chiodatura C1 con laggiunta
del momento di trasporto:
M=Oe-Vl

(2.3.1)

Le due forze O e V (o, ci che lo stesso, la loro risultante F) applicate nel


baricentro G della chiodatura, sollecitano alla recisione in due sezioni ogni
chiodo. Conseguentemente nascer in ognuna delle due sezioni citate, del singolo chiodo, una tensione tangenziale bF2.
O2 + V 2
2 n b

bF =

F
2 9 b

(2.3.2)

(il pedice F aggiunto al simbolo b, sta, appunto, a ricordare che la tensione


tangenziale in parola dovuta alla forza F).
Sempre nellipotesi di lamiere rigide, il momento M tende a far ruotare il
ferro piatto rispetto ai coprigiunti intorno al baricentro G della chiodatura, sollecitando ogni chiodo alla recisione in due sezioni.
In ogni sezione soggetta alla recisone, provocata dal momento, nascer una
forza FMi = bMib, riguardante li-esimo chiodo, proporzionale alla distanza ri
dal baricentro della chiodatura al baricentro del generico i-esimo chiodo (allo
scopo di avere una simbologia chiara, alla notazione b si aggiunto il deponente Mi, ottenendo bMi, a ricordare che la tensione tangenziale di cui ci stiamo occupando riguarda li-esimo chiodo ed dovuta al momento M).
Scrivendo lequazione dequilibrio alla rotazione intorno al baricentro della chiodatura, si ha:
n

2F

ri = M

(2.3.3)

b ri = M

(2.3.4)

Mi

i=1

cio
n

bMi

i=1

Indicando con 1 la tensione tangenziale che si verificherebbe in un chiodo


a distanza unitaria dal baricentro della chiodatura, si ha:
2

Allo stesso risultato si perviene ricercando le due tensioni tangenziali: bv prodotta dalla componente
verticale V di F e bO prodotta dalla componente orizzontale O di F e sommando vettorialmente, ottenendo:

bF =

imp. Perrone 1-5

37

2bV + 2bO

7-04-2032, 9:17

38

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

bMi = 1 r i

(2.3.5)

Sostituendo la (2.3.5) nella (2.3.4) si ottiene:


n

ri b ri = M

(2.3.6)

i=1

cio:

2 1

2
b ri = M

(2.3.7)

i=1

dove

b r 2i

i=1

il momento dinerzia polare della chiodatura rispetto al suo baricentro e sar


indicato colla notazione Ip.
Avremo quindi:
M
1 =
(2.3.8)
2 Ip
Essendo bMmax = 1 rmax si ha, in definitiva:
M
bMmax =
r max
(2.3.9)
2 Ip
oppure: detto Wp = Ip/rmax il modulo di resistenza polare della chiodatura, si
pu scrivere: bMmax = M/2Wp.
Per effettuare la verifica di resistenza della chiodatura si dovr eseguire la
somma vettoriale delle due (la bF prodotta dalla forza F traslata nel baricentro della chiodatura e la bMmax, la pi grande prodotta dal momento di trasporto M) e confrontarla con la b,adm. Detta bR la tensione tangenziale risultante
ora descritta - quella che deve essere non maggiore di b,adm - la tensione di
rifollamento sar cos calcolata:
2 bR b
rif =
(2.3.10)
d t1
dove d il diametro del chiodo e t1 il pi piccolo tra gli spessori di ferro collegati.
Alle stesse conclusioni, in merito al comportamento del giunto soggetto ad
una coppia M, si perviene osservando che, nellipotesi di lamiera infinitamente rigida, le uniche incognite del problema sono: la rotazione relativa e le
coordinate del centro di rotazione C.
Lo spostamento di ciascun chiodo sar i = ri, perci lo sforzo di taglio
relativo al chiodo i-esimo sar:

imp. Perrone 1-5

38

7-04-2032, 9:17

2. Unioni chiodate

39

(2.3.11)
T i = k o bi i = k o bi r i
dove le rigidezze dei singoli chiodi sono state poste proporzionali alle aree,
presunte diverse tra loro, per trattare del caso pi generale.
Le equazioni dequilibrio alla traslazione secondo due assi ortogonali y e z
con origine in C (Fig. 2.19) forniscono:
n

T i sen i = k 0

i=1
n

bi r i sen i = 0

i=1

T i cos i = k 0

i=1

(2.3.12)

bi r i cos i = 0

i=1

dovr cio risultare:


n

bi y i = 0

i=1

(2.3.13)

bi z i = 0

i=1

Le (2.3.13) assicurano la coincidenza tra baricentro G delle aree della chiodatura e centro di rotazione C.
La Fig. 2.19b aiuta a comprendere le (2.3.12) e le (2.3.13): ri la distanza
da C al generico i-esimo chiodo, yi e zi le coordinate (rispetto agli assi y e z)
del baricentro delli-esimo chiodo, ecc.
Lequilibrio alla rotazione rispetto al polo C G impone che sia:
n

Ti ri = M

(2.3.14)

i=1

che, per la (2.3.11), diventa:

ko

bi

r 2i = M

(2.3.15)

i=1

Questultima relazione fornisce il valore di che, sostituito nella (2.3.11),


consente di ricavare il valore della forza Ti che sollecita li-esimo chiodo e,
conseguentemente, la tensione tangenziale che gli compete:
T i = bi t i

M
n

bi r 2i

i=1

bMi =

Ti
=
bi

M
n

bi r 2i

ri =

M
ri
Ip

i=1

imp. Perrone 1-5

39

7-04-2032, 9:17

(2.3.16)

40

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


Pi i

ri

Ti

y
yi

Pi

ri

zi

a)
i

Ti

b)
Fig. 2.19

Le espressioni trovate vanno, ovviamente, moltiplicate per 1/2 se ogni chiodo


sollecitato alla recisione in due sezioni; in particolare, la pi grande delle
bMi si ottiene ponendo, nella seconda delle (2.3.16), ri = rmax quindi, si ritorna
alla (2.3.9). Se i chiodi fossero tutti della stessa sezione le (2.3.16) si semplificherebbero diventando:
Ti =

ri

r 2i

i=1

bMi =
b

(2.3.17)

ri

r 2i

i=1

Lesempio numerico seguente servir a meglio comprendere il procedimento


di verifica del giunto in esame.

ESEMPIO N. 2
Si consideri la mensola illustrata in Fig. 2.20, costituita da un largo piatto UNI
6557-69, dacciaio Fe 360, la cui sezione trasversale di mm 180 mm 30. Il
giunto realizzato mediante due coprigiunti (ancora larghi piatti) di 40 cm di
lunghezza e di sezione 180 15 mm2. Da ciascun lato dellinterruzione si
trovano 9 chiodi di diametro pari a 14 mm, i cui interassi si rilevano dalla
stessa Fig. 2.20.

imp. Perrone 1-5

40

7-04-2032, 9:18

2. Unioni chiodate

41

650 kg
1300 kg

Fig. 2.20

Verificheremo la chiodatura C2 che quella maggiormente sollecitata.


Per trasportare le due forze O e V nel baricentro della chiodatura C2 occorre
aggiungere il momento di trasporto:
M = O e - V l = 1300 129 + 650 9 = 161 850 kgcm
Le tensioni di recisione provocate dalle due forze O e V rispettivamente
valgono:
650
= 23.45 kg/ cm 2
2 9 1.54
1300
= 46.90 kg/ cm 2
bV =
2 9 1.54
La tensione tangenziale complessiva risulta:
bO =

R = 2b O + 2b V = 23. 449 2 + 46. 8972 = 52.43 kg/ cm 2


Il momento dinerzia polare della chiodatura vale:
Ip = Ix + Iy = 2 1.54 62 3 2 2 = 1330.56 cm4
(risulta Ix = Iy e 2 sono le sezione resistenti alla recisione per ogni chiodo).
da notare che il momento dinerzia polare poteva anche essere calcolato
in questaltro modo:
2
4
2
I p = 4 1.54 6 2 + 4 1.54 ( 2 6 ) 2 = 1330.56 cm
Il modulo di resistenza polare della chiodatura vale:
1330.56
Ip
=
= 156.81 cm 3
WP =
2
6

r max
La tensione tangenziale massima (che si desta nel chiodo pi distante dal
baricentro della chiodatura) vale:

imp. Perrone 1-5

41

7-04-2032, 9:18

42

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

M
161 850
=
= 1032.15 kg/ cm 2
156
.
808
WP
La tensione tangenziale risultante (che potrebbe anche essere trovata in maniera meno precisa, per via grafica, mediante un poligono delle forze) viene
determinata sommando tutte le componenti verticali delle tensioni tangenziali,
poi tutte quelle orizzontali e applicando il teorema di Pitagora. Riferendoci
anche alla Fig. 2.21, si ha:
bMax =

bRV = bV + bMmax cos 45 =


1
= 46.897 + 1032.154
= 776.74 kg/ cm 2
2
bRO = bO + bMmax sin 45 =
1
= 753.29 kg/ cm 2
2

= 23.449 + 1032.154

(bRO e bRV sono le componenti, orizzontale e verticale, della tensione tangenziale bR)
bO

45
bV

bMmax

bR

Fig. 2.21

La tensione tangenziale complessiva vale:


2
2
2
bR = 2bRO + 2bRV = 753.29 + 776.74 = 1082.02 kg/cm

si constata:
bR < b,adm = 1200 kg/ cm 2

e, quindi, la chiodatura verificata.


La tensione di rifollamento vale:

imp. Perrone 1-5

42

7-04-2032, 9:18

2. Unioni chiodate

43

2 1083.023 1.54
=
1.4 3
= 793.48 kg/ cm 2 < 2 adm = 3200 kg/ cm 2

rif =

In ultimo occorre effettuare una verifica di resistenza nella sezione a-a (Fig.
2.20), che la maggiormente sollecitata, dove esistono le seguenti caratteristiche di sollecitazione:
N = 650 kg
M = 1300 135 - 650 9 = 169 650 kgcm
T = 1300 kg
Il momento dinerzia assiale della sezione retta del ferro piatto, tenendo
conto dellindebolimento dovuto alla presenza dei fori (v. Fig. 2.22), vale:
Ix =

3 183 3 1. 4 3
3 - 2 3 1.4 6 2 = 1153.54 cm 4
12
12

La max , che si verifica ai due lembi della sezione, vale:


max =

M
169 650
y max =
9 = 1323.62 kg/ cm 2
1153.542
Ix

sez. a-a

Fig. 2.22

Ricordando che il ferro piatto costituito da acciaio tipo Fe 360, la risulta


minore dellammissibile (adm = 1600 kg/cm2 ).
La max (dovuta alla caratteristica di sollecitazione tagliante) vale:

8.32
3 1.4 6.7
3
2

T Sx
= 1300
= 28.25 kg/ cm 2
max =
Ix b
1153.542 3

imp. Perrone 1-5

43

7-04-2032, 9:18

44

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

In definitiva il giunto verificato.


Il lettore noter che stiamo facendo esempi semplici, ma significativi, che
dovrebbero consentire - estendendo i concetti acquisiti - di risolvere una molteplicit di casi che possono verificarsi nella pratica tecnica. Lesempio semplice appena concluso dovrebbe mettere in grado il lettore di verificare il collegamento tra due spezzoni danima in una trave composta, di ununione trave-colonna come quella riportata in Fig. 1.4, ecc.

2.4. Giunto sollecitato da momento e taglio


Il giunto a flangia (Fig. 2.23) generalmente impegnato a taglio e momento3.
T=F
M=Fl

27

21

15

y1

y2

y3

y4

y5

Fig. 2.23

Il taglio sollecita ogni chiodo alla recisione in una sezione. Detto n il numero dei chiodi ed b la sezione di un chiodo, il taglio T provocher in una sezione per ogni chiodo delle tensioni tangenziali verticali:
T
bV =
(2.4.1)
n b
3

imp. Perrone 1-5

Flangia un termine tecnico che deriva dallinglese flange (bordo, costa) e sta ad indicare la piastra
provvista di fori, posta allestremit di elementi strutturali (o di tubi) per congiungerli ad altri elementi
strutturali (o ad altri tubi).

44

7-04-2032, 9:18

2. Unioni chiodate

45

(il deponente V stato, appunto, posto per ricordare che la tensione tangenziale
verticale cos come per le tensioni tangenziali orizzontali aggiungiamo il deponente O). Siamo, ovviamente, nellipotesi che gli n chiodi presentino tutti la
stessa sezione retta b.
Nel presupposto che la lamiera della flangia sia infinitamente rigida, il
momento flettente M tender a far ruotare la flangia stessa intorno al suo bordo
inferiore e, in virt dellipotesi fatta, la flangia rester piana4. Si pu fare riferimento alla Fig. 2.24.
F3
F2
b

F1

Rc

RT

Fig. 2.24

In tale ipotesi lo sforzo di trazione in un generico chiodo a distanza yi dallasse passante per il lembo inferiore della flangia (asse neutro) sar proporzionale alla distanza yi; in altre parole sar: Fi = bi b e bi proporzionale a yi.
Lequazione dequilibrio alla rotazione, scritta intorno allasse neutro, fornisce:
n

bi b y i = M

(2.4.2)

i=1

imp. Perrone 1-5

Per capire meglio le conseguenze che derivano dalle ipotesi semplificative poste, si possono immaginare
i chiodi di gomma e le lamiere dacciaio, per quanto riguarda la ricerca delle sollecitazioni nella chiodatura; mentre simmagineranno le lamiere di gomma e i chiodi di acciaio per la ricerca delle tensioni di
rifollamento e, in genere, di quelle alle quali bisogna fare riferimento per il dimensionamento della flangia. Per il calcolo delle unioni chiodate, bullonate e saldate risulta assolutamente necessario che il progettista delle strutture comprenda il comportamento del giunto, immaginandosene la deformata prodotta
dalle azioni trasmesse.
E, concepire con la fantasia qualcosa di gomma (cio di facilmente deformabile) e qualcosa di acciaio
(cio di difficilmente deformabile) pu aiutare a creare una rappresentazione (mentale o grafica) dei
giunto deformato e, quindi, a capire come sollecitato un organo di unione o una flangia.

45

7-04-2032, 9:18

46

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Detta 1 la tensione normale che si avrebbe in un chiodo a distanza unitaria


dallasse neutro, si pu scrivere:
bi = 1 yi

(2.4.3)

e, quindi, la (2.4.2) si modifica nella:


n

2
1 b y i = M

(2.4.4)

i=1

dalla quale si ricava:


1 =

M
n

2
b yi

(2.4.5)

i=1

Dove
n

2
b yi

i=1

il momento dinerzia assiale della chiodatura rispetto allasse neutro e sar


indicato con Ix.
Evidentemente si ha:
max = 1 ymax

(2.4.6)

e, conseguentemente, tenendo conto della (2.4.5), si ha:


bmax =

M
y max
Ix

(2.4.7)

M
Wx

(2.4.8)

oppure:
bmax =

dove Wx il modulo di resistenza della chiodatura5. Il risultato rappresentato


dalla (2.4.7) non ci stupisce e lo potevamo facilmente prevedere: si tratta, in
effetti, della formula di Navier.
Note la bV e la max - fornite, rispettivamente, dalla (2.4.1) e dalla (2.4.8) la verifica va condotta utilizzando la relazione fornita dal Regolamento (punto
5

imp. Perrone 1-5

Detta Rt la risultante degli sforzi di trazione Fi = bi b che si destano nei chiodi per effetto del momento
M, si ha che essa, evidentemente, non pu da sola equilibrare il momento stesso. Perch un momento M
non pu essere equilibrato da una sola forza, ma da una coppia (cio da due forze aventi lo stesso modulo,
la stessa direzione e verso opposto, che equivalgono ad un momento equilibrante M). Il bordo inferiore
della flangia, pensando ad un adattamento plastico del materiale, quindi, eserciter una compressione tale
da fornire una forza Rc uguale e contraria a Rt in modo che si venga a formare una coppia equilibrante del
momento M (si pu fare riferimento alla Fig. 2.24).

46

7-04-2032, 9:18

2. Unioni chiodate

47

3.3), relazione che :


2

b
bV

+
1
b,adm
b,adm

(2.4.9)

Si ricorda che per i chiodi si ha:


b,adm = 500 kg/cm2

b,adm = 1200 kg/cm2

Un ulteriore procedimento di calcolo per il giunto a flangia quello che si


rif, in un certo senso, al calcolo delle sezioni in cemento armato. Assumendo
valida la legge di Hooke ed il principio di conservazione delle sezioni piane, si
considera la piastra reagente a sola compressione ed i chiodi reagenti a trazione.
Nel caso di flessione retta, lasse neutro dovr essere baricentrico della sezione reagente (costituita dallarea della parte compressa della flangia e dai
chiodi tesi); pertanto la determinazione di tale asse si otterr dalla condizione
dannullamento dei momenti statici rispetto ad esso. Ovviamente, procedendo
cos, stata rimossa lipotesi di flangia infinitamente rigida (cio, mentre prima la flangia, pur ruotando intorno al suo bordo inferiore, non si deformava,
adesso pu deformarsi, sebbene nel rispetto del principio di Bernoulli-Navier,
cio conservandosi ancora piana, ma con asse neutro situato ad una certa distanza dal suo bordo inferiore).
Analiticamente si scrive:
b y 2n

b ( yi yn ) = 0

(2.4.10)

dove b la larghezza della piastra, yn la distanza dal lembo compresso allasse


neutro, yi la distanza del baricentro delli-esimo chiodo dal bordo compresso, e
la sommatoria estesa ai soli chiodi tesi.
Nella (2.4.10) si trascurata la presenza dei fori nella parte compressa (volendo se ne potrebbe tenere conto, ma i risultati cambierebbero di pochissimo).
Noto quindi yn non resta che calcolare il momento dinerzia della sezione reagente:

In

b y 3n
+
3

2
b ( yi yn )

(2.4.11)

e le tensioni al lembo compresso della flangia e nei chiodi:


M
yn
In
M
( yi yn )
bi =
In
c =

imp. Perrone 1-5

47

(2.4.12)

7-04-2032, 9:18

48

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Qualora lordinata dellasse neutro viene maggiore di quella della prima


fila di chiodi (che risulterebbero, quindi, compressi), il calcolo va iterato escludendo dalla sommatoria tale fila. Analogamente si procederebbe se lasse neutro risultasse oltre file successive di chiodi.
Va osservato che il procedimento esposto, con le ovvie varianti, applicabile anche per sollecitazioni composte di tenso o pressoflessione mentre per il
calcolo delle da taglio, evidentemente, non pu che procedersi come gi
mostrato pocanzi (2.4.1).
Qualche esempio numerico non pu che chiarire quanto detto precedentemente.

ESEMPIO N. 3
La mensola illustrata in Fig. 2.25 (si osservi anche la Fig. 2.23) costituita da
un IPE 200, saldato a una lamiera di cm 12 cm 30 forata in modo da consentirne lattraversamento da parte di un certo numero (10, nella fattispecie) di
chiodi o bulloni e realizzare, cos, un giunto a flangia.
Il giunto a flangia sollecitato da:
Taglio T = 2300 kg
Momento flettente M = 2300 75 = 172 500 kgcm
F = 2300 kg

75 cm

Fig. 2.25

Immaginiamo, dapprima, che la flangia possa ritenersi infinitamente rigida


(anche nei confronti di azioni ad essa non complanari).
Il momento dinerzia assiale della chiodatura rispetto alla retta x passante
per il bordo inferiore della flangia, considerando che i chiodi sono da 20 mm di
diametro, :
I x = 2 b

2
i

= 2 3.14 (32 + 9 2 + 152 + 212 + 272 ) = 9325.8 cm 4

i =1

La tensione normale massima di trazione vale:


172 500
27 = 499.42 kg/ cm 2
bmax =
9325.8

imp. Perrone 1-5

48

7-04-2032, 9:18

2. Unioni chiodate

49

(e, ovviamente, si verifica nei due chiodi a distanza y5 = 27 cm dal bordo


inferiore del piatto; cio in quelli pi distanti dal bordo inferiore della flangia).
La tensione tangenziale di recisione prodotta dal taglio vale:
2300
= 73.25 kg/ cm 2
bV =
(e3.a)
10 3.14
La verifica fornisce:
2

73.25 + 499.42 = 1.00


500
1200
Quindi il giunto verificato.
La verifica appena conclusa si fonda sullipotesi di flangia indeformabile
ed , pertanto, accettabile quando si pu fare affidamento su unelevata rigidezza flessionale della piastra stessa (basterebbe che il suo spessore fosse fissato con una certa generosit, controllato nella maniera che mostreremo in un
prossimo esempio e, prudentemente, che lo spessore del piatto non sia mai
inferiore al diametro dei chiodi o dei bulloni impiegati nel collegamento).
Se la flangia non fosse di spessore tale da poterla ritenere infinitamente
rigida (pur presentando, per, uno spessore adeguato) sarebbe pi giusto effettuare la verifica della chiodatura seguendo il secondo procedimento mostrato
in 2.4: vediamolo, per individuare qualche opportuno correttivo al giunto gi
verificato nellipotesi di flangia indeformabile.
Si pu continuare a fare riferimento alla Fig. 2.23.
Ricordiamo che la flangia rettangolare, di base b = 12 cm e altezza h = 30
cm e che y1 = 3 cm, y2 = 9 cm, y3 = 15 cm, y4 = 21 cm e y5 = 27 cm.
Applichiamo la (2.4.10) ipotizzando che sia yn y1 = 3 cm. Si ha:

5
b 2
2b yi yn = 0
yn
2
i =1

(e3.b)

Sostituendo i valori numerici nella (e3.b) si perviene alla seguente equazione di secondo grado:

6 y 2n + 31.4 y n 471 = 0
che ammette la radice positiva: yn = 6.622 cm.
Risulta yn > y1 e quindi bisogna reiterare il procedimento ipotizzando che
sia: yn ] y1 , y2 ].
La (e3.b) diventa:

5
b 2
2b yi yn = 0
yn
(e3.c)
2
i =2
Sostituendo i valori numerici, la (e3.c) porge la seguente equazione di secondo grado:

imp. Perrone 1-5

49

7-04-2032, 9:19

50

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

6 y 2n + 25.12 y n 452.16 = 0
che ammette la radice positiva yn = 6.836 cm, effettivamente appartenente allintervallo ] y1, y2] .
Si pu, anzi, notare che valido il suggerimento, fornito dalla letteratura
tecnica specializzata, di ritenere, almeno in prima approssimazione, yn = h/6
(se avessimo tenuto conto di tale suggerimento avremmo subito scritto la (e3.c),
dando per probabile che lasse neutro si collocasse, nel nostro caso, tra la prima e la seconda fila di chiodi).
Il momento dinerzia (2.4.11) acquista lespressione:
In =

5
by 3n
12 6.836 2
+ 2 b ( y i y n ) 2 =
+ 2 3.14
3
3
i=2

[(9 6.836)

+ (15 6.836)2 + (21 6.836)2 + (27 6.836)2 = 5539.04 cm 4

Pertanto max vale:


172 500
bmax =
( 27 6.836 ) = 627.96 kg / cm 2
5539.04
(e, ovviamente, si verifica nei due chiodi a distanza y5 = 27 cm dal bordo inferiore della flangia), mentre per bV resta valido il valore (e3.a) ed inutile applicare
la (2.4.9) perch certamente non risulta verificata.
La massima compressione, esercitata dal bordo inferiore della flangia, sullala del montante, si ricava applicando la prima delle (2.4.12):
M
172 500
c =
yn =
6.836 = 212.89 kg / cm 2
5539.04
In
e potrebbe servire per determinare lo spessore s della flangia, (v. Esempio n. 12).
Arrivati a questo punto si possono prendere varie decisioni: o si fa in modo
che la flangia presenti spessore tale da poterla ritenere indeformabile nei confronti delle azioni ad essa non complanari o si adottano chiodi pi grossi, di
diametro originario pari a 22 mm (foro pari a 23 mm e, di conseguenza, b = 2.32
3.14/4 = 4.15 cm2) o si sostituiscono i chiodi con i bulloni (che ammettono
tensioni di trazione - come vedremo pi avanti - di almeno 1050 kg/cm2) o sincrementano i diametri solo per i chiodi pi distanti dallasse neutro, che risultano
maggiormente sollecitati a trazione (continuando, in questipotesi, a mantenere
lo spessore del piatto piuttosto forte, anche se non tale da legittimare la presunzione di flangia rigida), ecc. Insomma, esistono varie possibilit dintervento per
far risultare il nostro giunto verificato, anche nellipotesi di flangia non indeformabile, adottando, ad esempio, per i chiodi il diametro 22 e per lo spessore del
piatto il valore di 30 mm.

imp. Perrone 1-5

50

7-04-2032, 9:19

2. Unioni chiodate

51

Visto che i giunti flangiati sono alquanto diffusi nella pratica tecnica e sovente vengono utilizzati i bulloni, e non i chiodi, si pu ristudiare il giunto di
Fig. 2.23, con i bulloni al posto dei chiodi e, magari, proporzionare la flangia
con maggiore attenzione a fatti di natura estetica, ricorrendo, ad esempio, a
flange a filo o sporgenti, lo stretto indispensabile, allintradosso.

ESEMPIO N.4

10
0

Con riferimento alle Figg. 2.26 e 2.27 eseguiamo la verifica del giunto sollecitato dai momenti:
Mz = 120 000 kgcm
Mx = 100 000 kgcm
e dal taglio Ty = 1000 kg.

1000 kg

120 c

Fig. 2.26

4
8
8
4
4

Fig. 2.27

La mensola spaziale a L illustrata in Fig. 2.26 costituita da un tubo a


sezione quadrata senza saldatura (scatolare) di mm 100 mm 100 e di spessore s 12 mm.

imp. Perrone 1-5

51

7-04-2032, 9:19

52

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

I chiodi sono del diametro d = 20 mm. Il momento dinerzia rispetto allasse x (Fig. 2.28) vale:
Ix = 3 3.14 42+ 2 x 3.14 122+3 3.14 202 = 4823.04 cm4
Quindi, la b,max vale:
100 000
Mx
y max =
20 = 414.68 kg/ cm 2
4823.04
Ix
Il momento dinerzia polare, scritto rispetto al baricentro della chiodatura,
risulta:
bmax =

2
2
I G = 4 3.14 8 + 4 3.14 ( 2 8) = 2411.52 cm 4
Per cui la b,max (tensione tangenziale massima dovuta al momento torcente
Mz) risulta:
120 000
Mx
2 8 = 562.98 kg/ cm 2
bMmax =
r max =
.
2411
52
Ix
La bV dovuta al taglio vale:
1 000
Ty
=
= 39.81 kg/ cm 2
bV =
n b 8 3.14
Per quanto riguarda la tensione tangenziale risultante, si cercano le componenti orizzontale e verticale di detta tensione:
2
RO = bMmax sin 45o = 562.98
= 398.09 kg / cm 2
2

RV = bMmax cos 45o + bV = 562.98

2
+ 39.81 = 437.90 kg / cm 2
2

per cui essa vale:


2
R = 2RO + 2RV = 398.092 + 437.90 = 591.80 kg/ cm 2
La verifica di resistenza fornisce:

591.80 + 414.68
500
1200
e, quindi, il giunto verificato.

= 0.93 < 1

2.5. Chiodature correnti nelle travi composte


Era abbastanza frequente osservare - alla fine dell800 e nei primi decenni del
900 - travi a doppio T formate da unanima di lamiera, da quattro cantonali ad
essa chiodati ed ali costituite ancora da lamiere, collegate ai cantonali mediante una seconda chiodatura (v. Fig. 2.28a).

imp. Perrone 1-5

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2. Unioni chiodate

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a)

b)
Fig. 2.28

Si formavano, in questa maniera, anche travi di sezione diverse dal doppio


T, ad esempio di sezione a cassone, come quella riportata in Fig. 2.28b.
La variet di travi a doppio T - profilate o saldate - prodotte oggi dallindustria siderurgica (travi IPE, HE, ISE, HSE, HSL, HSA, HSH, HSU e HSD)6,
nei tre tipi dacciaio previsti dalla normativa, fornite di lunghezza fino a 30 m
e, a richiesta, con adeguate controfrecce, offrono allo strutturista una cos vasta possibilit di scelta di sezioni idonee alle proprie esigenze che accade raramente di dover progettare una trave a doppio T composta.
Pur tuttavia esamineremo il calcolo di queste travi sia perch esso facilmente estendibile a casi che possono ancor oggi presentarsi (lesigenza - dettata anche da motivi architettonici - di collegare, tramite bullonatura o saldatura,
due o pi profili e/o lamiere, posti luno sullaltro, per farli lavorare insieme,
v. Fig. 2.29), sia perch bene sapere come le vecchie travi composte chiodate
6 LIPE, com noto, un profilato di sezione a doppio T, inscrivibile in un rettangolo di base generalmente
pari alla met dellaltezza e particolarmente idoneo a realizzare elementi inflessi (se si vuole ottenere un
buon sfruttamento dei materiale in campo elastico). LHE un doppio T inscrivibile, pi o meno, in un
quadrato ed il pi adatto per realizzare pilastri (perch - presentando unellisse centrale dinerzia piuttosto tondeggiante - i raggi dinerzia, massimo e minimo, non sono molto diversi tra loro). Gli HE si
producono nelle serie: leggera (A), normale (B) e rinforzata (M). Gli IPE e gli HE sono prodotti fino ad
unaltezza (della sezione) di 600 mm. La serie ISE prosegue i profili della serie IPE, con aumento graduale e costante delle altezze e delle larghezze (si va da 650 a 1000 mm daltezza). I profili della serie HSE
sono di dimensioni uguali o assimilabili a quelle previste per le travi HE nella serie A, B ed M delle
Euronorme 53/62. Simile alla serie HSE la HSL, comprendente profili di dimensioni di ingombro
uguali a quelli della serie HE/A e spessori ulteriormente alleggeriti, che consentono un migliore sfruttamento del materiale. Gli HSA presentano una larghezza delle ali superiore a 300 mm e sono assimilabili
alle travi laminate della serie WF (wideflange = ali larghe). La serie HSH comprende profili inscrivibili in
quadrati e sono, pertanto, particolarmente adatti allimpiego come colonne, si producono fino a 600 mm
di altezza, con area della sezione retta fino a 712 cm2 . Potrebbero andar bene per realizzare le colonne di
edifici multipiano. Per la serie HSU, le sezioni sono iscrivibili in rettangoli di altezza pari, grosso modo,
a quattro volte la base ed altezza di anima comprese tra 1100 e 1600 mm. Possono essere presi in considerazione per ponti dacciaio. La serie HSD, infine, presenta la caratteristica di avere le due ali di larghezza e spessore differenti. I doppi T di questa serie sono particolarmente adatti ad essere impiegati in collaborazione col calcestruzzo cementizio armato (travi miste acciaio-calcestruzzo) e, su richiesta, vengono
forniti con adeguate controfrecce. Le caratteristiche geometriche e inerziali dei profili sopra sommariamente descritti si attingono dai profilatari forniti dallindustria siderurgica.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

venivano proporzionate quando necessario mettere mano su di esse per consolidarle. Auspicheremmo, senzaltro, il recupero di quelle belle costruzioni
dacciaio, civili e industriali, della prima met del secolo scorso (v. Fig. 2.30,
da B. e H. Becher, Anonyme Skulpturen: Eine Typologie technischer Bauten,
Art-Press Verlang, Dsseldorf, 1970).
Vi concettualmente, molto in comune nel calcolo delle travi inflesse costituite da pi parti fra di loro solidarizzate: le travi miste c.a.o. - c.a.p, quelle
metalliche composte, le travi miste acciaio-calcestruzzo. In tutti questi casi si
tratta, pur sempre, di fare in modo che vi sia collaborazione tra le varie parti
che compongono lelemento strutturale; cio, in parole povere, che la sezione
composta si comporti come se fosse unica. In generale, i vari elementi che
formano queste travi possono essere di materiale diverso (come accade nelle
travi miste acciaio-calcestruzzo) o dello stesso materiale (com nel caso delle
travi composte che tra breve esamineremo).

Fig. 2.29

Fig. 2.30.

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2. Unioni chiodate

55

Nelle sezioni miste acciaio-calcestruzzo, limpiego del cls., per, esige che
si tenga conto dei fenomeni lenti (scorrimento viscoso e ritiro), tipici di questo
materiale.
Prendiamo adesso in esame una trave formata da m strisce di lamiera, poste
luna sullaltra e collegate tra loro, tramite una chiodatura o una bullonatura o
una saldatura. Come si vede in Fig. 2.31, le varie lamiere sono ordinatamente
numerate come sincontrano procedendo dallalto verso il basso e presentano
sezioni rette di forma rettangolare e di aree A1, A2, ..Am (nel caso di Fig. 2.31
, evidentemente, m = 6). Supponiamo, per fissare le idee, che questa trave composta sia semplicemente appoggiata alle estremit e soggetta a un carico uniformemente distribuito q. facile, allora, tracciare i diagrammi delle caratteristiche
di sollecitazione (M e T), cos come fatto in Fig. 2.31 (essendo la struttura simmetrica e simmetricamente caricata, ben noto che il diagramma del momento
simmetrico e quello del taglio emisimmetrico, ragion per cui i due diagrammi
sono stati tracciati, per met trave).
Prendiamo in esame il tronco di trave, di lunghezza z, compreso fra le due
sezioni a e b. Sia Ma il momento flettente nella sezione a e Mb quello nella
sezione b. Ovviamente Ta e Tb saranno i tagli nelle sezioni a e b e Tm il taglio
medio nel tratto in esame (nel caso di Fig. 2.31 sar: Tm = (Ta + Tb) / 2).
Isolato il tronco di lunghezza z, riportiamo sulle facce a e b i diagrammi
delle agenti su queste due facce (v. Fig. 2.32). Le tensioni normali a, agenti
sulla sezione a, sono dovute ad Ma mentre le b, relative alla sezione b, sono
provocate da Mb. Le risultanti delle sollecitanti la prima lamiera, sulle due
facce a e b del concio isolato, rispettivamente valgono:
Ra1 = a1 A1
Rb1 = b1 A1

(2.5.1)

dove:
a1 = tensione normale, nella sezione a e allaltezza del baricentro della prima striscia;
b1 = tensione normale, nella sezione b e a livello del baricentro della prima
striscia;
Al = area della sezione retta della prima striscia.
evidente che:
1) sulla superficie di contatto tra la prima e la seconda lamiera agir una
forza di scorrimento Sz che risultante delle tensioni tangenziali yz
sulla stessa superficie di contatto;
2) per lequilibrio alla traslazione secondo lasse della trave (nella fattispecie lasse z), del pezzo di lamiera l, di lunghezza z, deve verificarsi:
Sz = Rb1 Ra1

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(2.5.2)

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Si pu pensare di isolare anche il tratto di lamiera 1 compresa tra le sezione a


e b. Tale tratto soggetto alle seguenti tre forze agenti in direzione z: Ra1, Rb1,
Sz (come pocanzi detto, Ra1 e Rb1, sono le risultanti delle agenti sulle superfici Ai delle due facce a e b mentre Sz la risultante delle yz sulla superficie di
contatto tra la striscia 1 e la sottostante striscia 2).

Fig. 2.31

Fig. 2.32

Per lequilibrio alla traslazione secondo z, le tre forze di cui sopra devono
farsi equilibrio e, quindi, deve valere la (2.5.2). Un analogo ragionamento si
pu fare isolando il pacchetto formato dalle lamiere 1,2,.... i (i < m) tra le m
lamiere del tratto z.

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2. Unioni chiodate

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Ritornando al nostro discorso a1 e b1 possono essere determinate utilizzando la formula di Navier:


Ma
y1
a1 =
Ix
(2.5.3)
Mb
y1
b1 =
Ix
dove:
y1 = distanza dal baricentro dellarea Al allasse x (cio allasse neutro, baricentrico, dellintera sezione composta);
Ix = momento dinerzia di tutta quanta la sezione composta, rispetto al suo
asse baricentro x.
Le (2.5.1), grazie alle (2.5.3), diventano:
Ma
y1 A1 = M a
Ix
Mb
y1 A1 = M b
=
Ix

R a1 =
R b1

S1
Ix
S1
Ix

(2.5.4)

S1 il momento statico della sezione retta (di area A1) della prima lamiera,
rispetto allasse x baricentrico dellintera sezione composta.
La (2.5.2), in virt delle (2.5.4), diventa:
S1
S
S
M a 1 = (M b M a ) 1
(2.5.5)
Ix
Ix
Ix
Ricordando che la variazione di momento nel tratto z pari al taglio medio nello stesso intervallo z, cio che :
M b Ma
Tm =
(2.5.6)
z
e generalizzando S1, sostituendolo con Si, (momento statico, rispetto allasse
x, delle sezioni rette delle prime i lamiere), la (2.5.5) acquista il seguente aspetto
definitivo:
S z = M b

T m Si
z
(2.5.7)
Ix
In conclusione, se, in una trave composta, un organo di unione (chiodo o
bullone o cordone di saldatura) presenta come sua zona dinfluenza il tratto
z, deve essere in grado di resistere alla forza di scorrimento Sz, data dalla
(2.5.7); in cui, chiaramente, Si il momento statico, rispetto ad x, di una delle
due parti collegate.
Con riferimento alla Fig. 2.33, per determinare lo sforzo Sz, sollecitante il
chiodo situato al centro del tratto z - e che unisce allanima linsieme formato
dai due angolari e dalla piattabanda - nella (2.5.7) Si il momento statico (riS z =

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

spetto ad x) della sezione netta dei due cantonali e della piattabanda, mentre
Tm, Ix, e z hanno il significato gi chiarito in precedenza. Per la verifica del
chiodo in parola si dovr controllare che la tensione tangenziale b nelle due
sezioni resistenti alla recisione e la di rifollamento rif - pressione esercitata
dal gambo del chiodo contro mezza parete interna del foro praticato nellanima - siano contenute nei limiti ammissibili.
b = 300 mm

z = 140

h/2 = 350 mm

c = 30

chiodi d1 = 14

2L

80 12

chiodi d1 = 17 mm

anima s = 10 mm
Fig. 2.33

Tali tensioni (b e rif) scaturiscono dalle seguenti due relazioni:


d12
T S
= m i z
4
Ix
T S
rif sd = m i z
Ix
2 b

(2.5.8)

dove d il diametro del foro ( bene ricordare che, come stabilito allultimo
comma del punto 7.2.2. della vigente normativa, nei calcoli si assume il diametro d1, tanto per la verifica di resistenza della chiodatura, quanto per valutare lindebolimento degli elementi chiodati).
, poi, facile estendere - con opportuni e banali adattamenti - le (2.5.8) al
caso delle bullonature.
Per lunione delle piattabande ai cantonali resta valida la prima delle (2.5.8).
Infatti i chiodi presentano una sola sezione resistente alla recisione, ma ne
sono due (e quindi la prima delle (2.5.8) resta valida cos come ). Ovviamente
Si sar il momento statico della sezione retta della sola ala, sempre rispetto
allasse x.
La tensione di rifollamento d, in questo caso, meno preoccupazione perch i due chiodi premono su mezza parete interna di due fori.

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Ponendo b = b,adm e rif = rif,adm = 2 adm dalle (2.5.8) possibile ricavare


linterasse al quale devono essere posti i chiodi.
Generalmente calcolato lintervallo z per Tm = Tmax, lo si mantiene costante per tutta la lunghezza della trave.
Allora si ha:

z = 1.57 b,adm d 2
z = 2 adm

Ix

T max Si
Ix
s c
T max Si

(2.5.9)

Ovviamente si assumer per z il pi piccolo tra i due valori forniti dalle (2.5.9).
I problemi connessi alle travi composte erano ben noti ai costruttori dei
secoli passati ed il lettore se ne render ben conto guardando la Fig. 2.34,
tratta da J. Leupold, Theatrum Pontificale, Leipzig, 1726, Tav. VIII (particolarmente bella la Fig. V, che mostra lo scorrimento tra le quattro tavole di
legno semplicemente sovrapposte luna allaltra e degne di attenzione sono
le Figg. IXXIV, che mostrano vari sistemi di solidarizzazione degli elementi costituenti la trave lignea composta, soggetta a carichi agenti dallalto
verso il basso).
Naturalmente esistono numerosi altri testi antichi che mostrano brillanti
ed esteticamente valide soluzioni per formare travi composte (sia in legno
che in ferro) che si osservano ben volentieri e che possono fornire anche al
tecnico dei giorni nostri stimolanti spunti per una pi valida progettazione
strutturale.
evidente lanalogia con il calcolo delle armature a taglio (staffe e/o ferri
piegati) nella statica del cemento armato ordinario (metodo delle tensioni ammissibili).
Anche in quel caso c da proporzionare unarmatura in grado di resistere a
una forza (di scorrimento) che risultante, su un certo tratto di trave, di tensioni tangenziali da taglio (sul piano neutro o su un piano sottostante al piano
neutro e ad esso parallelo).
La forza di scorrimento ha un significato fisico ben preciso: quella forza
che tende a far scorrere il blocco compresso rispetto a quello teso (cio una
delle forze che hanno prodotto lo scorrimento delle tavole di legno di Leupold).
Lo studio della singola sezione, seppure la pi sollecitata a taglio, (nella
statica del c.a.o.) poco significativo e, pertanto, occorre prendere in esame un
elemento di trave di una certa lunghezza per individuare modelli e procedure
di calcolo.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 2.34

ESEMPIO N. 5
Progettare una trave composta, di sezione a doppio T e di acciaio tipo Fe 430,
appoggiata alle estremit su una luce l = 16 m e soggetta a un carico uniformemente distribuito q = 3800 kg/ml.
Al fine di effettuare un dimensionamento di massima della sezione a doppio T composta, si pu pensare che le ali assorbano il momento flettente e
lanima il taglio.

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2. Unioni chiodate

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Immaginiamo di trovarci nella sezione di mezzeria (dove, evidentemente,


il momento flettente massimo) e - per semplificare le cose - che le sezioni
rette delle ali (rettangolari, di dimensioni b c) siano interessate da una distribuzione costante di tensioni normali, pari a adm.
Nel nostro caso si pu pensare che lala superiore sia compressa da una
forza C = admbc mentre quella inferiore sia tesa da una forza F = admbc.
C ed F formano una coppia - di momento C (h+c) o, ci che lo stesso, F
(h+c) - in grado di equilibrare il momento positivo Mmax al quale la sezione
composta, in mezzeria, soggetta. Se il momento sollecitante Mmax fosse stato
negativo, evidente che nulla cambierebbe oltre al fatto che lala tesa sarebbe
quella superiore.
Con riferimento alla Fig. 2.35 si pu, quindi, scrivere:
adm b c (h+c) = Mmax

(e5.a)

adm b c (H-c) = Mmax

(e5.b)

o, che lo stesso:
Se lanima - anchessa di sezione rettangolare, con base s ed altezza h fosse isolata dalle ali e soggetta al taglio Tmax, si avrebbe il noto diagramma
delle di Fig. 2.35, con max = 3 Tmax/(2sh) (ovviamente si tratta di zymax da
noi pi semplicemente indicata con la notazione max).

Fig. 2.35

Ponendo max = adm si pu scrivere


3 Tmax
2 3
adm

=
s h adm = T max
2 sh
9
3
o, che lo stesso (essendo h = H 2c):
adm =

3
adm s (H 2 c) = T max
9

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(e5.c)

(e5.d)

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Arrivati a questo punto abbiamo due relazioni - la (e5.a) e la (e5.c) oppure


la (e5.b) e la (e5.d) - e quattro incognite geometriche: b, c, s, e h (o H). Il modo
pi semplice di procedere al dimensionamento di massima, della sezione a
doppio T composta, potrebbe essere quello di fissare due tra i quattro parametri geometrici suddetti e ricavare gli altri due dalla coppia di relazioni a disposizione (la (e5.a) e la (e5.c) oppure la (e5.b) e la (e5.d)). Chiaramente, potrebbero fissarsi (se lo si desidera) i rapporti tra b ed H e c ed s (ad esempio: b/H =
0.5 e s/c = 0.67 per rendere la nostra trave composta, pi o meno, delle stesse
proporzioni di unIPE commerciale).
Nel nostro caso potremmo fissare h e c e trovarci - tramite la (e5.a) e la
(e5.c) - b ed s. di tutta evidenza che, se non fossimo soddisfatti dei valori di
b ed s scaturiti dal calcolo, possibile reiterare il procedimento fissando nuovi
valori per h e c.
Preliminarmente, per, vanno determinati Mmax e Tmax.
Ricordando che lo schema statico quello di una trave isostatica semplicemente appoggiata alle estremit, di luce l = 16 m, e soggetta ad un carico uniformemente ripartito q = 3800 kg/ml, si ha:
M max =

q l 2 3800 16 2
=
= 12 160 000 kg cm
8
8

q l 3800 16
=
= 30 400 kg
2
2
(si sta trascurando - com generalmente lecito fare per le strutture di acciaio il peso proprio della membratura strutturale).
Fissato:
h = 70 cm
c = 3 cm
dalla (e5.a) si ricava:
12160 000
M max
b =
=
= 29.224 cm
1900 3 (70 3)
adm c (h + c)
T max =

mentre dalla (e5.c) si ottiene


9 T max
9 30 400
s =
=
2 3 70 1900
2 3 h adm

= 0.594 cm

Ci conviene - per evitare che si verifichino fenomeni di instabilit dellanima - incrementare a sentimento lo spessore s.
Si decide di assumere s = 10 mm (si potrebbe controllare che non vi siano
pericoli di imbozzamento dellanima, nel quale caso sar necessario prevedere

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2. Unioni chiodate

63

degli irrigidimenti della stessa o assumere uno spessore s maggiore di quello


stabilito).
Per formare le ali della nostra trave composta potremmo utilizzare dei larghi piatti (UNI 6557-69) 300 30 (cio larghi 30 cm e spessi 3 cm).
Per collegare le due ali allanima decidiamo di utilizzare quattro angolari
lati uguali e a spigoli tondi 80 12.
A questo punto la sezione composta definita e si pu procedere alla sua
verifica e alla determinazione delle due chiodature correnti: quella che collega
le ali ai cantonali e quella che collega allanima i due pacchetti, formati ognuno dallala e da due L.
Dal sagomario (in Appendice) si ricava che la sezione retta di un angolare
80 12 presenta unarea di 17.9 cm2, che la distanza dal suo baricentro al
bordo esterno di unala pari a 2.41 cm e che il momento di inerzia rispetto al
suo asse x baricentrico pari a 102 cm4.
Siamo in possesso, allora, di tutti i dati necessari per calcolarci il momento
dinerzia, rispetto allasse x, dellintera sezione composta integra (cio senza
forature) e il momento statico, sempre rispetto allasse x baricentrico, di mezza sezione composta:

Ix = 1

70
3
70 3
32
+ 2 30
+ 2 30 3
+ +

12
12
2
2
2

70
+ 4 102 + 4 x 17.9 2.41 = 344 978.27 cm 4
2

352
+ 2 17, 9 (35 2.41) +
2
+ 3 30 (35 +1.5) = 5064.22 cm 3

Sx = 1

La verifica di resistenza della sezione composta va, prudenzialmente, effettuata in corrispondenza della sezione pi indebolita dalle forature per il passaggio dei chiodi.
Tale sezione quella in corrispondenza dei chiodi che uniscono le ali ai
cantonali.
Unala della sezione composta spessa 3 cm mentre unala del cantonale
spessa 1.2 cm.
Decidendo di utilizzare chiodi con d = 14 mm (per lunione ali-cantonali) si
ha che i quattro fori che indeboliscono la sezione composta sottraggono quattro rettangoli di materiale; ognuno di tali rettangoli presenta un base di 1.4 cm
e unaltezza pari a: 3 + 1.2 = 4.2 cm.
Di conseguenza il momento dinerzia della sezione indebolita :

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64

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


2

76 4.2
42 3
I' x = 344 978.27 4 1.4
4 1.4 4.2
=

12
2
2
= 314 630.89 cm 4

mentre il momento statico di mezza sezione indebolita (momento statico calcolato, evidentemente, sempre rispetto allasse x) vale:
76 4.2 4219.63
Sx = 5064 4 1.4 4.2
cm 3
2
2

Le tensioni massime valgono:


max =

12 160 000
M max
y max =
38 = 1468.64 kg/ cm 2 < adm
314 630.89
Ix

max =

T max Sx 30 400 4219.63


=
= 407.71 kg/ cm 2 < adm
I x' b
314 630.89 1

Accertatici che la sezione composta ben dimensionata, si pu procedere


al calcolo delle due chiodature correnti.
Da questo punto in poi si pu fare riferimento alla Fig. 2.33.
Determiniamo il momento statico S1 della sezione retta dellala (larga 30
cm e spessa 3 cm), rispetto allasse x:
70 + 3 = 3285 cm 3
S1 = 30 3
2 2
e il momento statico S2 - sempre rispetto ad x - dellinsieme costituito dalla
sezione retta di unala e dei sottostanti due cantonali:
70 3
70
S2 = 30 3 + + 2 17.9 2.41 =
2 2
2

= 4451.72 cm 3
Procediamo al calcolo della chiodatura pi sollecitata: quella che unisce
allanima linsieme formato da una piattabanda e due angolari.
Decidiamo di utilizzare chiodi di diametro nominale pari a 16 mm e con
fori di diametro da 17 mm. Sappiamo che b,adm = 1200 kg/cm2 e adm = 1900
kg/cm2. Abbiamo, inoltre, gi calcolato Ix ed S1, e, quindi, possiamo applicare
le (9.5.9) per determinare lintervallo z. Si ha:
z = 1.57 1200 1.72

z = 2 1900 1 1.7

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344 978.27
= 13.88 cm 14 cm
30 400 4451.72

344 978.27
= 16.47 cm 16.5 cm
30 400 4451.72

7-04-2032, 9:20

2. Unioni chiodate

65

Ovviamente si adotta il z pi piccolo tra i due valori e, a questo punto,


potrebbe essere completamente definita la prima chiodatura: i chiodi sono di
diametro d = 17 mm posti ad interasse z = 14 cm.
Resta solo da decidere se ridurre il diametro d e/o aumentare linterasse z
man mano che, avvicinandoci alla mezzeria della trave, il taglio diminuisce.
Essendo la trave abbastanza lunga (16 m) ci sembra pi giusto non mantenere costante lintervallo z = 14 cm per tutta la lunghezza, ma suddividerla in
vari tratti e, con riferimento al taglio massimo in ognuno di tali tratti, variare d
o z (o entrambi).
Nel nostro caso decidiamo di dividere la trave in tre tratti: due tratti estremi
lunghi 4 m e un tratto centrale, a cavallo della sezione di mezzeria, lungo 8 m.
Nei due tratti estremi lunghi ognuno 4 m adottiamo la chiodatura gi individuata (d = 17 mm e z = 14 cm) e procediamo a un nuovo calcolo degli organi
di unione per la parte centrale di trave lunga complessivamente 8 m.
Il taglio Tmax nella sezione a 4 m di distanza sia da un appoggio che dalla
mezzeria della trave vale:
4
Tmax = 30 400 = 15 200 kg
8
(ovviamente la met del taglio massimo, reazione di uno degli appoggi) e
rappresenta il taglio - al quale dobbiamo fare riferimento per il calcolo - nel
tratto centrale suddetto.
Decidiamo di continuare a tenere d = 17 mm e, quindi, va determinato lintervallo z tra un chiodo e laltro:
344 978.27
z = 1.57 1200 1.72
= 27.76 cm 28 cm
15200 4451.72
z = 2 1900 1 1.7

344 978.27
= 32.93 cm 33 cm
15200 4451.72

Si assumer z = 28 cm (che risulta, come si poteva facilmente prevedere,


pari al doppio dellintervallo precedentemente trovato).
Dobbiamo adesso occuparci della chiodatura che unisce unala ai due cantonali. preferibile assumere, per questa chiodatura, gli interassi z prima
stabiliti, allo scopo di avere i chiodi della seconda chiodatura ordinatamente
sfalsati rispetto a quelli della prima chiodatura (test definita). Insomma ci
preoccupiamo di un fatto estetico: di avere i chiodi delle due unioni correnti gli
uni sfalsati rispetto agli altri (come si pu osservare in Fig. 2.33), ma anche di
un fatto statico.
Fissato, allora, z = 14 cm per i tratti estremi di trave (lunghi 4 m ciascuno)

imp. Perrone 1-5

65

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66

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

e z = 28 cm per il tratto centrale (lungo 8 m: 4 m a sinistra e 4 a destra della


mezzeria), resta da ricavare d1, dalle (2.5.9):
d1 =

d1 =

z T m S1
=
1.57 b,adm I x

14 30 400 3285
= 1.46 cm
1.57 1200 344 978.27

z T m S1
14 30 400 3285
=
= 1.07 cm
2 1900 1 344 978.27
2 adm s I x

Ci sembra il caso, arrivati a questo punto, di chiudere i calcoli decidendo di


utilizzare, per la chiodatura che solidarizza le ali ai cantonali, chiodi con diametro nominale pari a 13 mm e fori di diametro d = 14 mm, sfalsati, come gi detto,
rispetto ai chiodi (con d = 17 mm) che uniscono allanima il pacchetto formato
da unala e una piattabanda. Ovviamente si potrebbe completare lesempio numerico effettuando verifiche sulla stabilit dellanima, sostituendo i chiodi con i
bulloni o, meglio, con cordoni di saldatura ed, eventualmente, disegnando un
prospetto della trave dove risultino, chiaramente leggibili gli interassi z e contraddistinti, con opportune convenzioni grafiche, i chiodi dei diversi diametri.

imp. Perrone 1-5

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3. UNIONI BULLONATE

I collegamenti bullonati, come gi detto nel Capitolo 1, hanno quasi totalmente soppiantato quelli chiodati, perch consentono una maggiore razionalizzazione del lavoro, dovuta alla facilit e velocit sia del montaggio sia dello
smontaggio, ove mai, nel tempo, la struttura dovesse essere modificata per
rispondere a nuove esigenze distributive o dovesse essere trasportata in altro
luogo. Rispetto alla chiodatura, la bullonatura caratterizzata da assenza di
rumori nel montaggio, garantisce (nel caso di bulloni AR precaricati, dove AR
sta per Alta Resistenza) unassoluta impermeabilit allacqua e offre una maggiore resistenza agli sforzi statici e alla fatica.
La tendenza, nelle moderne costruzioni metalliche, quella di realizzare
quanti pi collegamenti saldati possibile in officina (dove esistono attrezzature e condizioni di lavoro ottimali) per, poi, limitarsi in cantiere a semplici
operazioni di montaggio, affidabili - come nel caso dei collegamenti bullonati
- anche a personale senza particolare specializzazione.
In alcuni casi, inoltre, i bulloni funzionano meglio dei chiodi. Ricordiamo,
ad esempio, che nei chiodi, col raffreddamento, si destano tensioni interne,
tanto pi forti quanto pi i chiodi stessi sono lunghi. Allorquando si devono
collegare pezzi di notevole spessore (4-5 volte il diametro dei chiodi) preferibile utilizzare i bulloni anzich chiodi.
Secondo la letteratura tecnica, il bullone (dal latino bulla = sigillo) definibile come quellorgano di collegamento mobile, costituito da un perno filettato
(vite), sormontato da una testa generalmente esagonale, cui si avvita un dado
(madrevite), anchesso per lo pi di forma esagonale, che blocca la parte da
serrare.
Un altro elemento importante del bullone (bolt, in inglese) la rosetta (o
rondella), che pu avere funzione dappoggio o di sicurezza. Essa pu essere
inserita per aumentare la superficie dappoggio del dado (nut), in maniera da
ripartire la forza di serraggio su unarea maggiore. Ma le rosette - che la Normativa, al punto 7.3.1., impone di usare sempre - servono anche quando i dadi devono essere avvitati per aderire a superfici non perfettamente livellate o quando
consistente il gioco foro-bullone. Le rosette di sicurezza (le cosiddette rosette
elastiche) appartengono ai dispositivi atti ad impedire lallentamento delle viti.
Un bullone, ricapitolando, costituito da tre parti fondamentali:
a) la vite,
b) il dado,
c) la rondella.
Si pu fare riferimento alla Fig. 3.1.

imp. Perrone 1-5

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

bullone in opera

lunghezza
filettatura

dado

rondella circolare

rondella quadrangolare

Fig. 3.1

Le rondelle non sarebbero indispensabili per i bulloni non precaricati, ad


esclusione dalcuni casi particolari: quando necessario, per la lunghezza del
bullone, tenere i filetti fuori del piano di taglio, quando la superficie del pezzo
non perfettamente perpendicolare allasse del bullone, ecc.
Il compito di collegare i pezzi per serraggio affidato a due parti del bullone: la vite propriamente detta e la madrevite (dado) (Fig. 3.2).

Fig. 3.2

Le parti filettate della vite e della madrevite sono dette filettatura o impanatura (nella vite, com noto, la filettatura esterna, mentre nella madrevite
interna).
Le viti, in base al profilo, si dicono triangolari, trapezie, quadre, semicircolari,
ecc; quelle utilizzate nella carpenteria metallica sono le triangolari e le trapezie.
In Fig. 3.3 sono indicate le parti caratteristiche di una vite: la cresta o vertice (sommit del filetto), il fondo (superficie di fondo del filetto), i fianchi (le

imp. Perrone 1-5

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3. Unioni bullonate

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superfici che collegano il vertice alla radice), langolo di filetto, la profondit


o altezza del filetto (distanza fra la cresta e il fondo, misurata perpendicolarmente allasse della vite), il passo (distanza tra una spira e laltra dellelica del
filetto), ecc.

Fig. 3.3

I diametri che interessano, nella parte filettata del bullone, sono i tre seguenti:
1) il diametro esterno o diametro nominale d;
2) il diametro medio dm;
3) il diametro del nocciolo dn,
Nella bulloneria normalmente impiegata nelle costruzioni metalliche :
dm = d - 0.64952 p
dn = d - 1.22687 p

(3.1)

dove p il passo della filettatura. Le (3.1) sono rigorosamente valide per filettature metriche ISO a profilo triangolare a passo grosso.
Secondo la UNI 4534/64 come sezione resistente della parte filettata da
prendersi quella circolare di diametro pari alla media aritmetica tra il diametro
del nocciolo dn e quello medio dm. Cio, la sezione resistente scaturisce dalla
seguente relazione:
dm + dn

4
2
La (3.2), tenendo conto delle (3.1), porge:

res =

(3.2)

res = 0.19635 (2 d - 1.87639 p)2

(3.3)

La (3.3) mostra con chiarezza che pi piccolo il passo e pi grande res.

imp. Perrone 1-5

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70

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Utilizzando la (3.3) possibile costruire la Tabella 3.1, molto comoda nelle


pratiche applicazioni (i diametri pi usati sono quelli da 12 a 27 mm, riportati
in grassetto, b la sezione del gambo).
I bulloni sono costruiti (stampati o torniti) in forme e tipi normalizzati CNRUNI 5737 e seguenti - Roma 1966).
Cos come avviene per i chiodi, i fori devono consentire un certo gioco
foro-bullone e ci stabilito dal secondo comma del punto 7.3.2. della vigente
normativa.
Quando ci si trova in presenza di vibrazioni o inversioni di sforzo indispensabile adottare controdadi, rosette di tipo elastico, coppiglie o altri accorgimenti atti ad impedire lallentamento del serraggio.
La normativa vigente prevede limpiego di bulloni normali delle classi 4.6,
5.6 e 6.6 e bulloni ad alta resistenza (AR) delle classi 8.8 e 10.9 (nella Tab. 3.2
sono raccolti i dati pi significativi delle varie classi di bulloni).
Le classi dei bulloni sono definite dalle caratteristiche degli acciai adoperati, come si rileva, ancora, dalla tabella 3.2.
Le elevate prestazioni meccaniche fornite dalle ultime due classi sono ottenute sottoponendo lacciaio a trattamento termico (tempra e successivo rinvenimento1).
1

imp. Perrone 1-5

Tutti possiamo fare una semplice esperienza, con uno spillo o con un ago dacciaio. Afferrandolo con una
pinza, possiamo esporlo, tenendolo in verticale, alla fiamma del fornello della cucina. Riscaldandolo al
color rosso e facendolo raffreddare lentamente, notiamo che lago di acciaio pu essere facilmente piegato ( diventato meno resistente, ma molto pi duttile). Questo trattamento si chiama ricottura e pu
servire ad eliminare completamente tensioni interne, eventualmente presenti nel pezzo dacciaio.
Riscaldando il nostro elemento dacciaio fino al color rosso, ma raffreddandolo rapidamente (immergendolo subito in un bicchiere dacqua) il nostro spillo diventer pi resistente, ma pi fragile (se proviamo
a piegarlo si spezzer). In questo modo avremo effettuato - come il lettore gi sa - un trattamento di
tempra. Dal punto di vista fisico la tempra consiste nel fissare, tramite il brusco raffreddamento, la struttura molecolare che lacciaio presenta alle alte temperature.
Per attenuare la fragilit dellacciaio provocato dalla tempra dobbiamo prendere il nostro spillo temprato,
pulirlo accuratamente con carta smerigliata a grana fine, rimetterlo sul fornello e riscaldarlo moderatamente (fino a quando assume una coloritura blu) e, infine, lasciarlo raffreddare lentamente. Avremo, cos,
effettuato un trattamento termico che si chiama rinvenimento e, alla fine, il nostro spillo si presenter non
solo resistente, ma anche elastico (un po meno duro, ma pi plastico e non pi fragile). Il processo
complessivo di tempra e rinvenimento si chiama bonifica. Tale trattamento - effettuato con mezzi tecnologici e perizia certamente maggiori di quelli da noi adottati con un ago, una pinza e il fornello di cucina
- viene operato sui bulloni.
In realt chi legger questa nota tra qualche decennio probabile che laccolga con un sorrisetto di
compatimento, visti i progressi rapidissimi della metallurgia. Gi oggi i metalli si possono fabbricare
dentro tubi di plasma (ottenendo leghe chimicamente impossibili, con grani finissimi), per temprarli si
adoperano gas superfreddi e per renderli pi resistenti vengono sottoposti a docce di atomi. Circa undici
anni fa 130 industrie tedesche fondarono un centro sperimentale (lIwt di Brema) che passato immediatamente allavanguardia mondiale, nel settore della metallurgia. E facilmente prevedibile che le tecniche
gi messe a punto (spray compacting, trattamenti al nitruro di titanio, tecnologia del plasma, Cvd, ecc.),
che oggi trovano applicazioni particolari (in ortopedia: articolazioni artificiali, viti in trazione per femori
e antenne paraboliche dei radiotelescopi, che altro non sono che specchi lucidissimi) possano trovare
larghi impieghi nella carpenteria metallica (e ci sicuramente accadr quando i costi delle nuove tecnologie si abbatteranno).

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3. Unioni bullonate

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d
(in mm)

p
(in mm)

res
(in cm2)

b
(in cm2)

res
b

4
5
6
7
8
8
9
9
10
10
10
12
12
12
14
14
16
16
18
18
20
20
22
22
24
24
27
27
30
30
33
33
36
36
39
39
42
42
45
45
48
48
52
52
56
60
64
68

0.7
0.8
1
1
1.25
1
1.25
1
1.5
1.25
1
1.75
1.5
1.25
2
1.5
2
1.5
2.5
1.5
2.5
1.5
2.5
1.5
3
2
3
2
3.5
2
3.5
2
4
3
4
3
4.5
3
4.5
3
5
3
5
3
5.5
5.5
6
6

0.0878
0.142
0.201
0.288
0.366
0.392
0.481
0.51
0.58
0.612
0.645
0.843
0.881
0.921
1.154
1.245
1.567
1.672
1.925
2.162
2.448
2.715
3.034
3.33
3.525
3.844
4.594
4.957
5.606
6.212
6.935
7.608
8.167
8.649
9.757
10.284
11.209
12.06
13.06
13.977
14.731
16.036
17.578
19
20.3
23.62
26.76
30.553

0.126
0.196
0.283
0.385
0.503
0.503
0.636
0.636
0.785
0.785
0.785
1.131
1.131
1.131
1.539
1.539
2.011
2.011
2.545
2.545
3.142
3.142
3.801
3.801
4.524
4.524
5.725
5.725
7.069
7.069
8.553
8.553
10.179
10.179
11.946
11.946
13.854
13.854
15.904
15.904
18.096
18.096
21.237
21.237
24.63
28.274
32.17
36.317

0.697
0.722
0.712
0.75
0.728
0.779
0.756
0.802
0.738
0.779
0.821
0.745
0.779
0.814
0.75
0.809
0.779
0.832
0.756
0.85
0.779
0.864
0.798
0.876
0.779
0.85
0.802
0.866
0.793
0.879
0.811
0.889
0.802
0.85
0.817
0.861
0.809
0.87
0.821
0.879
0.814
0.886
0.828
0.895
0.824
0.835
0.832
0.841

Tabella 3.1

imp. Perrone 1-5

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72

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


Prove a trazione

Classe
della vite

Carico unitario
di rottura
(in kg/mm2)

Carico unitario Allungamento


(%)
di snervamento
(in kg/mm2)

4.6

40

21

25

bassa resistenza

5.6

50-70

30

20

media

6.6

60-80

36

16

media

8.8

80-100

64

12

alta

10.9

100-120

90

altissima

Impiego

Tabella 3.2. Bulloni per carpenteria: classi e caratteristiche meccaniche

La tabella 3.2 pu essere integrata dalla seguente tabella 3.3, tratta dellEurocodice 3.
Classe dei bulloni
fyb (N/mm2)
fub (N/mm2)

4.6
240
400

4.8
320
400

5.6
300
500

5.8
400
500

6.8
480
600

8.8
640
800

10.9
900
1000

Tabella 3.3. Valori nominali della resistenza allo snervamento fyb


e della resistenza a rottura fub per bulloni.

Per quanto riguarda linterasse dei bulloni e le distanze dai margini vale
quanto gi detto per i chiodi.
Di norma si impiegano bulloni dei seguenti diametri:
d = 12; 14; 16; 18; 20; 22; 24; 27; 30 mm.
Si gi detto che i fori devono consentire un certo gioco con il bullone ed,
in particolare, il diametro dei fori deve essere pari a quello dei bulloni maggiorato di 1 mm fino al diametro di 20 mm e di 1.5 mm per bulloni di diametro
maggiore di 20 mm. Tutto ci quando ammissibile un assestamento sotto
carico (altrimenti la maggiorazione suddetta sar di 0.25 e 0.5 mm). opportuno, adesso, riportare integralmente i punti 2.5. e 2.6. del Regolamento, in
merito ai materiali, ed i punti 7.3.1., 7.3.2. e 7.3.3., in merito alle regole di
progettazione e di esecuzione delle unioni con bulloni normali:
2.5. BULLONI.
I bulloni normali (conformi per le caratteristiche dimensionali alle UNI 5727-88,
UNI 5592-68 e UNI 5591-65) e quelli ad alta resistenza (conformi alle caratteristiche cui al prospetto 4-II) devono appartenere alle sottoindicate classi delle

imp. Perrone 1-5

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3. Unioni bullonate

73

UNI 3740, associate nel modo indicato nel prospetto 3-II.


Prospetto 3-II

Vite
Dado

4.6
4

Normali
5.6
5

6.8
6

Ad alta resistenza
8.8
10.9
8
10

2.6. BULLONI PER GIUNZIONI AD ATTRITO


I bulloni per giunzioni ad attrito devono essere conformi alle prescrizioni del
prospetto 4-II. Viti e dadi devono essere associati come indicato nel prospetto
3-II.
Prospetto 4-II
Elemento

Materiale

Norma

Viti

8.8-10.9
secondo UNI EN 20898/1 (dic. 91)

UNI 5712 - (giu. 75)

Dadi

8-10
secondo UNI 3740/4 (ott. 85)

UNI 5713 - (giu. 75)

Rosette

Acciaio C 50 UNI 7845


(nov. 78) temprato e
rinvenuto HRC 32 40

UNI 5714 - (giu. 75)

Piastrine

Acciaio C 50 UNI 7845


(nov. 78) temprato e
rinvenuto HRC 32 40

UNI 5715 - (giu. 75)


UNI 5716 - (giu. 75)

7.3.1. Bulloni.
La lunghezza del tratto non filettato del gambo del bullone deve essere in generale maggiore di quella delle parti da serrare e si deve sempre far uso di rosette.
E tollerato tuttavia che non pi di mezza spira del filetto rimanga compresa nel
foro. Qualora resti compreso nel foro un tratto filettato se ne dovr tenere adeguato conto nelle verifiche di resistenza.
In presenza di vibrazioni o inversioni di sforzo, si devono impiegare controdadi
oppure rosette elastiche, tali da impedire lallentamento del dado. Per bulloni
con viti 8.8 e 10.9 sufficiente ladeguato serraggio.
7.3.2. Diametri normali.
Di regola si devono impiegare bulloni dei seguenti diametri:
d = 12, 14, 16, 18, 20, 22, 24, 27 mm.
I fori devono avere diametro uguale a quello del bullone maggiorato di 1 mm
fino al diametro 20 mm e di 1.5 mm oltre il diametro 20 mm, quando ammissibile un assestamento sotto carico del giunto.

imp. Perrone 1-5

73

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74

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


Quando tale assestamento non ammesso, il giuoco complessivo tra diametro del
bullone e diametro del foro non dovr superare 0.3 mm, ivi comprese le tolleranze.
Nei disegni si devono contraddistinguere con apposite convenzioni i bulloni dei
vari diametri e devono esser precisati i giuochi foro-bullone.
7.3.3. Interasse dei bulloni e distanza dai margini.
Vale quanto specificato al punto 7.2.4. (per i chiodi, N.d.A.).

I giunti bullonati si distinguono in due tipi di unioni bullonate:


a) unioni a taglio;
b) unioni ad attrito.
Generalmente i bulloni vengono serrati (ricorrendo ad una chiave dinamometrica) in modo da provocare una forza di trazione nel gambo della vite. Ne
deriva che le parti collegate risultano pi o meno fortemente compresse le une
contro le altre, perci pensabile che una parte delle forze sia trasmessa per
attrito. Orbene, se si fa affidamento sul collegamento ad attrito del giunto, si
dovranno impiegare bulloni ad alta resistenza (classi 8.8 e 10.9) e si dovr effettuare unapposita verifica. Se, nel progetto del collegamento, si prescinde dalla
resistenza dovuta allattrito sar sufficiente luso di bulloni normali (classi 4.6,
5.6 e 6.6) e la verifica viene, in sostanza, condotta come gi visto per chiodi
(unioni a taglio). Al punto 4.2. del regolamento, relativo alle unioni a taglio, sono
riportate, per ogni classe di bulloni, i valori delle tensioni ammissibili, normale e
tangenziale, funzione del tipo di sollecitazione cui sono soggetti.
Detti valori sono contenuti nel prospetto 3-II. Allo stesso punto si prescrive
che: I bulloni di ogni classe devono essere convenientemente serrati, senza
ulteriori precisazioni, non trattandosi di unioni ad attrito.
Prospetto 3-II
Sollecitazione
Elemento

Taglio
(kg/cm2)

Trazione (*)
(kg/cm2)

Chiodi normali

1200

500

4.6

1050

1050

5.6

1500

1500

6.6

1700

1700

8.8

1900

2800

10.9

2200

3900

Bulloni
con
viti di
classe

Composta

b,adm

b
+

b,adm

(*) In assenza di apprezzabili flessioni parassite e di fenomeni di fatica nei bulloni le tensioni ammissibili
a trazione per viti 4.6, 5.6, 6.6 sono elevate rispettivamente a 1400, 1800 e 2000 kg/cm2.

imp. Perrone 1-5

74

7-04-2032, 9:20

3. Unioni bullonate

75

Tutte le normative che si sono succedute in Italia dal 72 all85 imponevano la verifica dei bulloni in base a quanto contenuto nel vecchio prospetto 3-II,
che si prima riportato (e che, poi, altro non che il criterio di resistenza di
Gough e Polland con tensioni ammissibili minori di quelle riportate nella normativa attuale):
Riportiamo integralmente il punto 4.2. della normativa vigente (D. Min.
LL.PP. 9 gennaio 1996: Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche, pubblicate sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1996 - Serie generale):
4.2. Unioni con bulloni.
Le resistenze di calcolo sono riportate nel prospetto 7-II. b e b rappresentano i
valori medi delle tensioni nella sezione.
La tensione di trazione per i bulloni deve essere valutata mettendo in conto anche gli effetti leva e le eventuali flessioni parassite. Ove non si proceda alle
valutazioni delleffetto leva e di eventuali flessioni parassite, le tensioni di trazione b devono essere incrementate del 25%.
PROSPETTO 7-II
Stato di tensione
Classe
Vite

ft
[N/mm2]

fy
[N/mm2]

fk,N
[N/mm2]

fd,N
[N/mm2]

fd,V
[N/mm2]

4.6

400

240

240

240

170

5.6

500

300

300

300

212

6.8

600

480

360

360

255

8.8

800

640

560

560

396

10.9

1000

900

700

700

495

fk,N = assunto pari al minore dei due valori fk,N = 0. 7ft (fk,N = 0.6 ft per viti di
classe 6.8) fk,N = fy essendo ft ed fy le tensioni di rottura e di snervamento
secondo UNI 3740.
fd,N = fk,N resistenza di calcolo a trazione
fd,V = fk,N = resistenza di calcolo a taglio
Ai fini del calcolo della b la sezione resistente quella della vite; ai fini del
calcolo della b la sezione resistente quella della vite o quella totale del gambo
a seconda che il piano di taglio interessi o non interessi la parte filettata.
Nel caso di presenza contemporanea di sforzi normali e di taglio deve risultare:

imp. Perrone 1-5

75

7-04-2032, 9:20

76

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


2

b
b
1

+
fd , N
fd , V
La pressione sul contorno del foro rif , alla proiezione diametrale della superficie cilindrica del chiodo e del bullone, deve risultare:
rif fd
essendo:
= a/d e comunque da assumersi non superiore a 2.5;
fd la resistenza di calcolo del materiale costituente gli elementi del giunto (vedi
4.1.1.1.)
a e d definiti limitati al punto 7.2.4.
[d il diametro del chiodo e a la distanza dal centro del chiodo al margine degli
elementi collegati nella direzione dello sforzo, N.d.A.].
I bulloni di ogni classe devono essere convenientemente serrati.

Per il serraggio dei bulloni precaricati importante generare coppie di serraggio, nei dadi, il pi possibile controllati. In Fig. 3.4 riportata una chiave
oleodinamica capace di sviluppare coppie di serraggio da 3500 a 25000 Nm,
prodotta dalla Ditta ENERPAC - Hydraulic Technology Worldwide.

Fig. 3.4

Le coppie di serraggio possono essere molto grandi e controllabili con facilit e precisione; lingombro limitato della chiave ne permette lutilizzo anche
in spazi molto ristretti; i valori delle coppie di serraggio possono essere predefiniti su una centralina di controllo e possono essere, quindi, ripetuti con precisione; loperatore aziona la chiave a distanza, tramite una pulsantiera (e, quindi, in condizioni di sicurezza). La coppia di serraggio applicata al bullone
facendo reazione su un punto qualunque della struttura circostante. La chiave
particolarmente adatta quando si deve operare in spazi angusti e addirittura

imp. Perrone 1-5

76

7-04-2032, 9:20

3. Unioni bullonate

77

quando lo spazio disponibile per linserimento della chiave praticamente ridotto alla sola altezza del dado.
In fig. 3.5 riportata una normale chiave dinamometrica, di quelle comunemente in uso.

Fig. 3.5

Un altro possibile montaggio dei bulloni ad alta resistenza (che realizzano


ununione ad attrito) il seguente: si avvita normalmente e manualmente il
dado, fino a che esso non aderisca alla rondella; tramite un estrattore oleodinamico si assoggetta il gambo del perno ad uno sforzo di trazione (e, conseguentemente, il perno stesso si allunga). A questo punto sar possibile effettuare
altri giri del dado e riportarlo nuovamente a contatto con la rondella, dopo di
che si rimuove lo sforzo di trazione che aveva allungato il bullone. Evidentemente lo sforzo di trazione applicato al bullone precisamente definito (ad
esempio, pari all80% dello sforzo assiale di snervamento).
Importante la redazione accurata degli elaborati grafici dei progetti di
strutture in acciaio. La normativa (v. ultimo comma del punto 7.3.2 delle vigenti norme tecniche) prescrive: Nei disegni si devono contraddistinguere con
opportune convenzioni i bulloni dei vari diametri e devono essere precisati i
giuochi foro-bullone.
Nel disegno delle strutture di carpenteria metallica possibile, evidentemente, ricorrere ad una rappresentazione semplificata di fori, bulloni, chiodi,
rivetti e profilati. Si pu fare riferimento alla UNI 7619 oppure ricorrere ad
una propria rappresentazione, purch chiara, attenendosi, comunque, quanto
pi possibile alle rappresentazioni convenzionali.
Riteniamo opportuno chiudere questo capitolo con unultima tabella, che
pu essere utile nella professione; essa raccoglie i carichi di rottura della consueta bulloneria in acciaio.
Siamo del personale avviso di adottare, rispetto alla rottura, un coefficiente
di sicurezza 3. In base a tale coefficiente di sicurezza utilizzeremmo i dati della
tabella 3.4.
Ad esempio, lo sforzo massimo di trazione sopportabile da un bullone 20,
passo 1.5 mm, di classe 8G, lo fisseremmo pari a 21.6/3 = 7.2 t.

imp. Perrone 1-5

77

7-04-2032, 9:20

78

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Diametro

CLASSI

della

Passo

vite

(mm)

4A

4D - 4S

(mm)

5D - 5S

6D

8G

10O-10K 12O-12K

Carico totale di rottura (in t)

0.7

0.295

0.345

0.43

0.52

0.69

0.865

1.04

0.8

0.475

0.56

0.7

0.84

1.12

1.4

1.68

0.675

0.79

0.99

1.19

1.585

1.98

2.375

0.97

1.14

1.425

1.71

2.28

2.85

3.42

1.25

1.225

1.445

1.805

2.165

2.89

3.61

4.33

1.32

1.55

1.94

2.33

3.105

3.88

4.655

1.25

1.62

1.905

2.38

2.835

3.81

4.76

5.71

1.72

2.025

2.53

3.036

4.05

5.06

6.07

10

1.5

1.95

2.29

2.865

3.44

4.585

5.73

6.875

10

1.25

2.06

2.425

3.03

3.635

4.85

6.06

7.27

10

2.175

2.56

3.2

3.84

5.12

6.4

7.68

12

1.75

2.83

3.33

4.16

4.99

6.655

8.32

9.985

12

1.5

2.965

3.49

4.36

5.23

6.975

8.72

10.465

12

1.25

3.105

3.65

4.565

5.48

7.305

9.13

10.955

14

3.875

4.56

5.7

6.84

9.12

11.4

13.68

14

1.5

4.18

4.92

6.15

7.38

9.84

12.3

14.76

16

5.27

6.2

7.75

9.3

12.4

15.5

18.6

16

1.5

5.645

6.604

8.3

9.96

13.28

16.6

19.92

18

2.5

6.46

7.6

9.5

11.4

15.2

19

22.8

18

1.5

7.31

8.6

10.75

12.9

17.2

21.5

25.8

20

2.5

8.23

9.68

12.1

14.52

19.36

24.2

29.04

20

1.5

9.18

10.8

13.5

16.2

21.6

27

32.4

22

2.5

10.32

12.04

15.05

18.06

24.08

30.1

36.12

22

1.5

11.25

13.24

16.55

19.86

26.48

33.1

39.72

24

11.87

13.96

17.45

20.94

27.92

34.9

41.88

24

12.99

15.28

19.1

22.92

30.56

38.2

45.84

27

16.76

18.2

22.75

27.3

36.4

45.5

54.6

27

18.87

19.72

24.65

29.58

39.44

49.3

59.86

30

3.5

21.01

22.2

27.75

33.3

44.4

55.5

66.6

30

23.39

24.72

30.9

37.08

49.44

61.8

74.16

Tabella 3.4

imp. Perrone 1-5

78

7-04-2032, 9:20

3. Unioni bullonate

79

Non siamo, per, convinti che tale criterio possa essere condiviso da tutti,
contenendo delle lievi approssimazioni a vantaggio di statica; assumendo, per
il nostro bullone, la tensione ammissibile di 2800 kg/cm2 e la sezione resistente di 2.715 cm2, si avrebbe uno sforzo ammissibile di 7.6 t, che accetteremmo
ugualmente, comportando un coefficiente pari a circa 2.8 (senzaltro soddisfacente perch non molto lontano dal coefficiente di sicurezza 3, da noi scelto,
rispetto alla rottura).
Naturalmente, anche il coefficiente di sicurezza 3, rispetto alla rottura, pu,
in qualche caso, essere rivisto. Quando, ad esempio, c il rischio di un formidabile effetto leva, con tiro eccentrico, o fenomeni di fatica non ci scandalizzeremmo se il progettista delle strutture volesse elevare il suddetto coefficiente
di sicurezza. Daltronde il tecnico si assume la responsabilit della sicurezza
strutturale ed giusto che operi le sue scelte, improntate alla prudenza, al rispetto delle norme, ispirate dalla propria sensibilit statica e dallesperienza e
che non comportino oneri economici eccessivi e inutili per il committente.
La tabella 3.4 pu essere utile per stabilire delle equivalenze tra bulloni. Ad
esempio, un bullone 27, passo 3 mm e classe 4A (carico di rottura pari a
16.76 t) sostituibile con un bullone 18, passo 1.5 mm e classe 8G (carico di
rottura pari a 17.2 t).

imp. Perrone 1-5

79

7-04-2032, 9:20

imp. Perrone 1-5

80

7-04-2032, 9:20

81

4. UNIONI AD ATTRITO CON BULLONI

Per iniziare unesposizione della problematica legata alle unioni ad attrito


opportuno riportare il punto 4.4. del regolamento:
4.4. UNIONI AD ATTRITO CON BULL ONI.
La forza Ff trasmissibile per attrito da ciascun bullone per ogni piano di contatto tra gli elementi da collegare, espressa dalla relazione:

Ff =

1
Nb
f

in cui da porre:
f coefficiente di sicurezza contro lo slittamento, da assumersi pari a:
1.25 per le verifiche in corrispondenza degli stati limite di esercizio (sempre
obbligatori)
1.00 per le verifiche in corrispondenza degli stati limite ultimi (quando questo tipo di verifica esplicitamente richiesto nelle prescrizioni di progetto);
coefficiente di attrito da assumersi pari a:
0.45 per superfici trattate come indicato al punto 3.10.2
0.30 per superfici non particolarmente trattate, e comunque nelle giunzioni
effettuate in opera;
Nb forza di trazione nel gambo delle vite.
La pressione convenzionale sulle pareti dei fori non deve superare il valore di
2.5 fd . In un giunto per attrito i bulloni ad alta resistenza possono trasmettere
anche una forza assiale di trazione N. In questo caso, semprech non concorrano flessioni parassite apprezzabili nel bullone, il valore della forza ancora trasmissibile dal bullone per attrito si riduce a:

Ff,red = Ff 1

Nb
La forza N nel bullone non pu in nessun caso superare il valore 0.8 Nb.
I bulloni di ciascuna classe debbono in ogni caso essere serrati con coppia tale
da provocare una forza di trazione N nel gambo della vite pari a:
Nb = 0.8 fy Ares
essendo Ares larea della sezione resistente della vite e fy la tensione di snervamento, su vite (prospetto 7-II), valutate secondo UNI EN 20898/1 (dic. 91).

La bulloneria AR realizzata mediante un particolare procedimento a freddo a doppia estrusione del gambo (il vecchio sistema, di tornitura da barra, da
scartare per evitare rotture dovute ad effetti dintaglio, nei raccordi testa-gambo
e fondo-filetto) e successivo trattamento termico. Questultimo avviene in for-

imp. Perrone 1-5

81

7-04-2032, 9:20

82

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

ni con controllo automatico della temperatura e in atmosfera neutra, onde impedire la decarburazione del metallo.
Assolutamente perfetto deve essere laccoppiamento delle spire del filetto
(cio devono risultare a completo contatto i fianchi delle filettature del bullone
e del dado) se si vuole evitare ogni pericolo di spanamento della filettatura a
seguito del forte serraggio.
In Italia, conformemente alla norma UNI 3740, i bulloni ad alta resistenza
sono fabbricati con acciai 8G, 10K e 12K, che presentano le seguenti caratteristiche:
ACCIAIO

Tensione di rottura
(in kg/cm2)

Tensione di snervamento
(in kg/cm2)

Allungamento
%

8G

8000 - 9500

6400

14

10K

10000 - 11500

9000

10

12 K

l2000 - 14000

10800

evidente quindi che per fabbricare i bulloni AR si utilizzano acciai che


hanno tensioni ammissibili molto elevate.
Per superfici trattate come al punto 7.10.2. il Regolamento allude a pulitura
(eseguita preferibilmente con sabbiatura) in modo che siano prive dolio, vernice, scaglie di laminazione, macchie di grasso, ecc. E chiaro che con ci
sintende aumentare la scabrezza delle superfici da porre a contatto in modo da
esaltare il fenomeno dellattritol.
Su alcuni semilavorati dacciaio si trova dellolio perch le ditte produttrici
1

Si ricorda che, sotto lazione di una forza orizzontale F, vinta la resistenza di attrito fra il corpo in figura
e il piano orizzontale sul quale poggiato, quando la stessa forza F raggiunge il valore:
Flim = tan N = N
dove:
N = valore della forza verticale (agente insieme ad F) che preme il corpo sul piano di appoggio;
= angolo rappresentativo della resistenza di attrito tra i due elementi (corpo e piano di appoggio);
= tan = coefficiente di attrito, dipendente dai due
materiali a contatto, (quelli di cui sono formati il corpo e il piano orizzontale); ad esempio, il coefficiente
di attrito tra muratura e terreno sabbioso = 0.6 (
= 31), mentre tra muratura e argilla umida = 0.3
( = 17), ecc.
Ovviamente quando la forza F supera anche di pochissimo il valore Flim il corpo slitta sul suo piano di
appoggio. Nel fenomeno ha certamente importanza
, ma influisce anche N.
Lasciando costante , pi cresce N e pi, evidentemente, deve aumentare dintensit Flim, per vincere
lattrito corpo-piano scabro.

imp. Perrone 1-5

82

7-04-2032, 9:20

4. Unioni ad attrito con bulloni

83

li forniscono oliati (salvo specifica richiesta contraria), per scopo protettivo,


ed chiaro che per realizzare unioni ad attrito le superfici da porre a contatto
devono essere accuratamente pulite.
La sabbiatura al metallo bianco imposta dalla normativa per le giunzioni
calcolate con = 0.45, mentre, se si utilizza = 0.30, pu bastare una semplice
pulizia meccanica, purch siano completamente eliminati i prodotti della corrosione e tutte le impurit della superficie metallica.
La letteratura tecnica specializzata, mentre daccordo nellassumere il
coefficiente di attrito = 0.45 (ed anche = 0.5) quando il trattamento superficiale esalti lattrito (sabbiatura o pallinatura), dellavviso che possa essere meglio graduato per le superfici trattate differentemente, suggerendo:
= 0.3 con spazzolatura metallica
= 0.25 con pulizia chimica dei metalli
= 0.18 con metallizzazione a zinco2 .
La coppia di serraggio necessaria a indurre nel bullone la forza assiale Nb
risulta, per filettatura di passo grosso, pari a:
Ms = 0.2 Nb d
essendo d il diametro nominale del bullone.
Riportiamo adesso due prospetti appartenenti a vecchie normative: nel proStabilito un certo coefficiente di sicurezza f, la forza trasmissibile per attrito, dal corpo al piano sul quale
poggiato, diventa Ff = Flim / f.
La formula della normativa:

Ff =

Nb
f

(contenuta nel punto 3.4. della stessa normativa e precedentemente riportata) facilmente comprensibile
alla luce di quanto detto pocanzi.
Si comprende, cio, che la forza trasmissibile per attrito dipende s dal trattamento superficiale che hanno
subito i pezzi di acciaio posti a contatto (che condiziona , esaltando o non esaltando lattrito), ma anche
- e soprattutto - dallo sforzo di pretensione Nb impresso al bullone, che pressa gli elementi a contatto,
luno contro laltro.
Pi il bullone serrato pi i due pezzi a contatto sono spinti luno contro laltro, e pi grande sar la forza
trasmissibile per attrito.
ovvio altres che deve essere introdotto un coefficiente di sicurezza f, per porre rimedio ad una serie di
incertezze che si possono avere. La normativa fa dipendere f dalla condizione di carico: I o II.
2

imp. Perrone 1-5

LEurocodice 3 suggerisce di assumere per il coefficiente di attrito i seguenti valori:


= 0.50 per
superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia, esenti da incrostazioni di ruggine o da
vaiolature; superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia e metallizzate a spruzzo con
alluminio superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia e metallizzate a spruzzo con
una vernice a base di zinco certificata per assicurare un coefficiente di attrito non inferiore a 0.5.
= 0.40 per
superfici sabbiate meccanicamente o a graniglia e verniciate con silicato di zinco alcalino
applicando uno spessore dello strato di 50-80 m.
= 0.30 per
superfici pulite mediante spazzolatura o alla fiamma, esenti da incrostazioni di ruggine.
= 0.20 per
superfici non trattate.

83

7-04-2032, 9:20

84

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

spetto 3-III ci sono i valori della forza normale Nb e della coppia di serraggio
Ms per i vari tipi di bulloni; relativamente ai bulloni di classe 8.8 e 10.9, che
sono quelli adoperati per unioni ad attrito, si riportano i valori che Ff assume al
variare dei parametri che la definiscono, nel prospetto 3-IV
PROSPETTO 3-III
CLASSE DELLA VITE
Diametro Sezione

4.6

nominale resistente

5.6

6.6

8.8

10.9

d (mm) Ares(mm )

Ms

Nb

Ms

Nb

Ms

Nb

Ms

Nb

Ms

Nb

12

84.3

3.4

1.4

4.9

1.9

5.5

2.3

9.4

3.9

12.7

5.3

14

115

5.3

1.9

7.3

2.9

8.7

3.1

14.8

5.3

20.4

7.3

16

157

8.3

2.6

11.2

3.5

13.8

4.3

23.4

7.3

31.7

9.9

18

192

11.5

3.2

15.5

4.3

18.7

5.2

32

8.9

43.6 12.1

20

245

16.4

4.1

22

5.5

26.8

6.7

45.6

11.4

62 15.5

22

303

22.4

5.1

29.9

6.8

36.1

8.2

61.6

14

84 19.1

24

353

28.3

5.9

37.9

7.9

46.1

9.6

78.7

16.4

107 22.3

27

459

41.6

7.7

55.6

10.3

67.5

12.5

115

21.3 156.6

29

Le norme tecniche C.N.R., N. 10011-85 (Costruzioni in acciaio - Istruzioni


per il calcolo, lesecuzione, il collaudo e la manutenzione), al punto 4.13.,
suggeriscono di applicare, ai bulloni di ogni classe, un serraggio tale da provocare una forza di trazione nel gambo della vite, pari a:
Nb = 0.8 fkn res

(4.1)

dove fkn, pu attingersi dalla tabella 3.2 e res dalla tabella 3.1 (ovviamente fkn
, come gi in precedenza definita, la resistenza caratteristica del bullone a
trazione e res larea resistente del bullone, tenuto conto dellindebolimento
rappresentato dalla filettatura).
Le stesse norme C.N.R. 10011-85 prevedono (sempre al punto 4.1.1) che la
coppia di serraggio Ms, necessaria ad indurre la forza normale Nb (data dalla
(4.1)), risulta, per filettatura a passo grosso:
Ms = 0.2 Nb d
(4.2)
(espressione identica a quella fornita dalla vigente normativa italiana).

imp. Perrone 1-5

84

7-04-2032, 9:20

4. Unioni ad attrito con bulloni

85

PROSPETTO 3-IV
CLASSE DELLA VITE
8.8
N (in t)

Diametro
nominale
d (mm)

= 0.3

10.9
N (in t)
= 0.45

= 0.3

= 0.45

II

II

II

II

12

0.9

1.4

1.6

1.3

1.4

1.9

2.1

14
16
18
20

1.3
1.7
2.1
2.7

1.4
2
2.4
3.1

1.9
2.6
3.2
4.1

2.1
2.9
3.6
4.6

1.7
2.4
2.9
3.7

2
2.7
3.3
4.2

2.6
3.6
4.3
5.6

2.9
4
4.9
6.3

22
24
27

3.4
3.9
5.1

3.8
4.4
5.7

5
5.9
7.7

5.7
6.6
8.6

4.6
5.3
7

5.1
6
7.8

6.9
8
10.4

7.4
9
11.7

Diventa, allora, semplice costruire il seguente prospetto 10.3 - anche riportato dalle norme C.N.R. 10011-85 - che raccoglie i valori delle aree resistenti
res, delle forze normali Nb e delle coppie di serraggio Ms, per vari tipi di bullone ( opportuno ricordare che per trasformare i N (newton) in kg occorre
moltiplicare per il fattore di conversione 0.101972).
PROSPETTO 10.3
d

(mm) (mm2)

imp. Perrone 1-5

Ns (n - m)

res

Nb (kN)

4.6

5.6

6.6

8.8

10.9

4.6

5.6

6.6

8.8

12

84.3

38.84

48.56

58.27

90.64

113.30

16.19

20.23

24.28

37.77

14

115.4

62.04

77.55

93.06 144.76

180.95

22.16

27.70

33.23

51.70

16

156.7

96.28 120.35 144.41 224.64

280.81

30.09

37.61

45.13

70.20

18

192.5

133.06 166.32 199.58 310.46

388.08

36.96

46.20

55.44

86.24

20

244.8

188.01 235.01 282.01 438.68

548.35

47.00

58.75

70.50 109.67

22

303.4

256.31 320.39 384.47 598.06

747.58

58.25

72.82

87.38 135.92

24

352.5

324.86 406.08 487.30 758.02

947.52

67.68

84.60

101.52 157.92

27

459.4

473.20 595.38 714.46 1111.38 1389.23

87.63

110.26

132.31 205.81

30

560.6

645.81 807.26 968.72 1506.89 1883.62 107.63

134.54

161.45 251.15

85

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86

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Per le unioni ad attrito la normativa prescrive dei controlli del serraggio ed


opportuno riportare qui di seguito gli ultimi commi del punto 7.10.2 (Unioni ad
attrito) del vigente regolamento, dove si dice come effettuare detti controlli:
Per verificare lefficienza dei giunti serrati, il controllo della coppia torcente
applicata pu essere effettuato in uno dei seguenti modi:
a) si misura con chiave dinamometrica la coppia richiesta per far ruotare
ulteriormente di 10 il dado;
b) dopo aver marcato dado e bullone per identificare la loro posizione relativa,
il dado deve essere prima allentato con una rotazione almeno pari a 60 e
poi riserrato, controllando se lapplicazione della coppia prescritta riporta
il dado nella posizione originale.
Se in un giunto anche un solo bullone non risponde alle prescrizioni circa il
serraggio, tutti i bulloni del giunto devono essere controllati.

In Inghilterra si preferisce effettuare il montaggio dei bulloni AR basandosi


sullangolo di rotazione relativo fra dado e bullone, ritenendo che luso di chiavi
dinamometriche possa comportare linconveniente che lo sforzo di serraggio misurato dalla chiave - sia in parte disperso per vincere gli attriti fra dado e
bullone o dado e rondella, a scapito della trazione nel gambo del bullone.
Ovviamente, allatto del montaggio, pressoch impossibile stabilire quale
parte del momento effettivo di serraggio servito a tendere il gambo del bullone (e quale parte si , per un motivo o per laltro, disperso).

4.1. Giunto ad attrito sollecitato da solo sforzo assiale


Poniamo la solita ipotesi di lamiera infinitamente rigida, ipotesi che ci consente di pensare che la forza P (Fig. 4.1) si distribuisca in parti uguali tra gli n
chiodi che formano il collegamento.
Se lunione impegnata a taglio, per quanto riguarda le verifiche a cesoiamento e a rifollamento, nulla cambia rispetto a quanto gi visto per bulloni
(per le unioni ad attrito tali verifiche non sono necessarie). Cio si ha:
P
b =
(4.1.1)
n m b

P
(4.1.2)
ndt
Nella (4.1.1) b la sezione del gambo, perch si immaginato il gambo soggetto alla recisione in m sezioni. Ad b occorre, evidentemente sostituire res
se ad essere soggette a taglio fossero sezioni appartenenti alla filettatura. Se,
rif =

imp. Perrone 1-5

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7-04-2032, 9:20

4. Unioni ad attrito con bulloni

87

invece, alcune delle sezioni soggette a taglio appartenessero al gambo ed altre


alla parte filettata del bullone, la (4.1.1) diventerebbe:
P
(4.1.3)
b =
n (m1 b + m 2 res )
dove m1 il numero delle sezioni, per ognuno degli n bulloni, soggette a taglio
ed appartenenti al gambo, mentre m2 il numero delle sezioni - sempre per
ogni bullone e sollecitate alla recisione - appartenenti alla zona filettata. Insomma, nelle verifiche, non bisogna dimenticare che le sezioni rette del bullone appartenenti alla zona filettata sono pi deboli di quelle del gambo.
Tutto quanto detto fino a questo momento vale se si vuole realizzare la
solita unione a taglio. Se invece si vuole realizzare ununione ad attrito sar
necessario che sia verificata anche la seguente relazione:
Nb
2n
P
(4.1.4)
f
dove:
P = forza totale trasmessa dal giunto;
n = numero dei bulloni;
2 = numero dei piani di contatto ( il caso di Fig. 4.1.).
f = coefficiente di sicurezza contro lo slittamento;
m = coefficiente dattrito;
Nb = sforzo di trazione nel gambo del bullone.
Un esempio numerico dar modo di precisare che, per la verifica di un
giunto ad attrito sollecitato da forza assiale, importante che sia verificata la
(4.1.4), risultando superflue le verifiche che, invece, vanno fatte per le unioni
a taglio. Anche la verifica a rifollamento superflua, mentre importante posizionare i bulloni ad adeguata distanza fra loro e dai bordi dei pezzi collegati.
Vogliamo, altres, precisare che le rosette potevano essere inserite solo dalla parte del dado (per quanto non affatto sbagliato inserirle anche dalla parte
della testa del perno, come mostrato in Fig. 4.1).
P/2
P
P/2

Fig. 4.1

imp. Perrone 1-5

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7-04-2032, 9:20

88

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

ESEMPIO N. 6
Supponiamo di dover eseguire la giunzione di un tirante costituito da un doppietta di profilati ad U seriale normale 60 30, dacciaio tipo Fe 510.
Lo sforzo di trazione sia pari a F = 28 t. La giunzione eseguita - cos come
illustrato in Fig. 4.2 - interponendo un fazzoletto3 tra i due profilati e usando 4
bulloni classe 10.9, del diametro di 16 mm, da ambedue i lati dellinterruzione.
F=

F=

6 cm

28

28

0.65
3

3
s1 = 2 cm

Fig. 4.2

Per quanto non sia assolutamente necessario - nei giunti ad attrito verificare
i bulloni a taglio, noi lo facciamo ugualmente per accertarci che il giunto possa
funzionare anche a taglio. Il lettore che volesse effettuare altre verifiche di
giunti ad attrito, potrebbe, allora, rinunciare alle verifiche a taglio. Ci evidente perch, con lutilizzo di bulloni AR precaricati, la trasmissione degli
sforzi, dalluno allaltro degli elementi collegati, avviene sfruttando lattrito e
non gi sforzi di taglio negli organi dunione.
Limpiego di bulloni AR dovrebbe, infatti, presupporre la condizione che i
giunti non scorrano. Diciamo, allora, che nel caso del presente esempio, vogliamo accertarci che il giunto funzioni anche a taglio, nella malaugurata ipotesi che lattrito venga meno (perch, potremmo immaginare, c stata qualche
3

imp. Perrone 1-5

Il rettangolo di lamiera posto tra i due profilati a U (ma anche quelli posti come coprigiunto) detto fazzoletto. Soprattutto per le sagome dei ferri del c.a. troviamo questi nomi curiosi (cavallo, molla, pipetta, ecc.);
ma anche nelle costruzioni di acciaio. Gli esempi potrebbero essere tantissimi. Come si poteva chiamare
quel pilastrino di mattoni, inserito in una muratura per poggiarvi sopra una trave, se non cuscino. Lasta
verticale posta al centro di una capriata, fra le testate dei due puntoni, effettivamente ha una certa ieraticit,
sembra tendere verso il cielo e non poteva che chiamarsi monaco (gli inglesi, guarda caso, lo chiamano
vescovo). Un arnese formato da una traversa e quattro gambe detta capra; e, poi, abbiamo lincastro a coda
di rondine, il muro a scarpa, la trave a ginocchio, ecc.

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7-04-2032, 9:20

4. Unioni ad attrito con bulloni

89

negligenza nella preparazione delle superfici a contatto e/o nel serraggio dei
bulloni). Va anche detto, per, che se venisse raggiunto il carico di scorrimento
- e, quindi, fosse vinta la resistenza dattrito (attrito di primo distacco) e si
verificasse uno scorrimento relativo tra le parti connesse - ancora si avrebbe
che il carico sopportato, in parte non trascurabile, dalla resistenza di attrito
ancora esistente. Pertanto intendiamo essere veramente molto prudenti ad accertarci che il giunto funzioni bene sia a taglio sia ad attrito.
La tensione tangenziale in ognuna delle due sezioni resistenti al taglio nel
singolo bullone e la tensione di rifollamento valgono:
b =

F
28 000
=
= 1741.29 kg/ cm 2 < adm = 2200 kg/ cm 2
n m b 4 2 2.01

F
28 000
=
= 3365.44 kg/ cm 2 < 2.5 adm = 6000 kg/ cm 2
n m t d 4 2 0.65 1.6
Ovviamente si immaginato che tutti i bulloni siano sollecitati, a taglio,
ognuno in due sezioni del gambo.
Nella sezione del tirante indebolita dal foro la tensione normale vale:
rif =

28 000
= 2314.05 kg/ cm 2 < adm = 2400 kg/ cm 2
2 (7.09 1.6 0.65 )
Si verificata, tra le quattro sezioni parimenti indebolite dai fori per il passaggio dei bulloni, quella soggetta allo sforzo normale maggiore.
Dalla verifica di resistenza per attrito scaturisce:
=

Nb
1
=
0.45 9 900 2 4 = 28512 kg > 28000 kg
1.25
f
con Nb = 9.9 t preso dal prospetto 3-III riportato in precedenza.
Lo spessore della lamiera costituente il fazzoletto devessere non minore di:
28 000
= 1.94 cm 2 cm
s1 =
2400 6
A questo punto il giunto ad attrito completamente definito: pu funzionare bene anche a prescindere dallattrito (cosicch, se nella pratica esecuzione
del giunto, si realizzasse ununione a taglio, anzich ad attrito, lunione funzionerebbe altrettanto bene).
Ff =

4.2. Giunto ad attrito sollecitato da momento e taglio


E forse opportuno esaminare questo caso direttamente con un esempio numerico di giunto a doppia flangia per attrito (e che ci consentir di applicare il
punto 3.4 della normativa).

imp. Perrone 1-5

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90

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

ESEMPIO N. 7
Cos come risulta dalla Fig. 4.3, il giunto a doppia flangia sollecitato da un
momento e da un taglio rispettivamente pari a:
M = 700 120 = 84000 kg cm
T = 700 kg
T

M
105.2 mm
35

Fig. 4.3

Lunione a doppia flangia realizzata mediante 4 bulloni di classe 10.9 del


diametro pari a 14 mm.
Il momento dinerzia della bullonatura rispetto allasse x vale:
Ix = 2 1.154 (10.52+3.52) = 282.73 cm4
(1.154 la sezione resistente, in cm2, di un bullone 14 mm, con filettatura di
passo 1.2 mm, cos come si rileva dalla tabella 10.1).
Il modulo di resistenza della bullonatura (sempre rispetto allasse x) vale:
282.73
= 26.93 cm 3
10.5
Conseguentemente la tensione normale massima dovuta al momento flettente pari a:
Wx =

84 000
= 3119.54 kg/ cm 2
26.297
La tensione tangenziale bv, (verticale) dovuta al taglio vale:
700
= 151.65 kg/ cm 2
bv =
4 1.154
bmax =

imp. Perrone 1-5

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4. Unioni ad attrito con bulloni

91

(1.154 larea del gambo, in cm2, del bullone 14, soggetto alla recisione; in
altre parole: si ritenuta soggetta a taglio la sezione del gambo, mentre, prima,
si considerata soggetta a trazione la sezione pi debole del bullone: quella in
corrispondenza della filettatura).
La verifica di resistenza, nellipotesi di unione a taglio, fornisce:
(e7.a)
e, quindi, lesito della verifica positivo.
Effettuando la verifica secondo i criteri della normativa precedente a quella
attuale (che utilizzava una formula ispirata al criterio di Huber-von Mises Hencky, e contenute nelle formulazioni ISO4 e CNR-UNI, invece della (e7.a),
che il criterio di Gough e Pollard, nato per la verifica nel caso di sollecitazione di fatica composta, dovuta a flessione e torsione) si sarebbe ottenuto:

id =

2bmax + 2 2bV =

3119.54 2 + 2 151.652 =

= 3126.91 kg / cm 2 < id , adm = 4760 kg / cm 2


La tensione normale nella prima fila di chiodi vale:

84 000
3.5 = 1039.97 kg/ cm 2
282.73
Il valore della forza trasmissibile per attrito dal giunto vale:
b1 =

3119.54 1.15
N
0.5

F f,red = F f 1
8280 1
+
= 2

Nb
7300
1.25
+2

1039.97 1.15
0.5
7300 1
= 7839.94 kg

7300
1.25

che risulta di molto superiore a quella effettivamente trasmessa (e, pertanto


anche questultima verifica ha dato esito positivo).
Ovviamente, avendo assunto il coefficiente = 0.5 si pensato a unottima
pulizia delle superfici metalliche (una sabbiatura al metallo bianco). facilmente prevedibile che il giunto risulti verificato anche per = 0.30 corrispondente a superfici non particolarmente trattate e per giunzioni effettuate in opera. , altres, possibile sostituire i bulloni prescelti con altri di diametro pi
piccolo e/o di classe inferiore. In ogni caso, il giunto potrebbe essere realizzato
4

imp. Perrone 1-5

LISO (International Organization for Standardization) uno dei pi grandi organismi internazionali di
cooperazione industriale e tecnica, i cui paesi membri rappresentano i 4/5 della popolazione mondiale.

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92

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

cos come disegnato in Fig. 4.3, seppure con qualche lieve generosit nel dimensionamento. Non affatto infrequente - nella pratica professionale - che,
una volta definito un giunto (bullonato o saldato), il progettista senta lesigenza di reiterare il calcolo, al fine di apportare qualche miglioria.
Indubbiamente, questesigenza di migliorare un giunto pi probabile che
accada se ci poniamo pure lobiettivo di definire collegamenti che siano gradevoli anche sotto il profilo estetico (chi lha detto che un giunto non possa anche
essere piacevole a guardarsi? che sinserisca bene nel complesso dellopera?).
Inviteremmo, pertanto, lo studioso lettore a riorganizzare il giunto di Fig. 4.3
(le flangie potrebbero essere di spessore pi contenuto e ridisegnate, i bulloni
di diametro pi piccolo, ecc.).

imp. Perrone 1-5

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5. UNIONI SALDATE

5.1. Generalit
La saldatura pu essere definita come quel processo tecnologico mediante il
quale si realizza il collegamento permanente di pezzi di metallo, ottenendo la
continuit del materiale. Le parti da saldare, accostate e portate alla fusione
mediante calore, con eventuale apporto di nuovo materiale metallico, solidificano costituendo un tuttuno continuo, monolitico, senza soluzioni di continuit.
Unaltra definizione di saldatura fornita dalla tabella UNI 1307: Per saldatura sintende il processo mediante il quale si effettua lunione dei pezzi
metallici sotto lazione del calore, con o senza apporto di un materiale metallico, in modo da realizzare nei tratti di collegamento la continuit fra i pezzi
stessi. Nella pratica con la parola saldatura sintende anche la zona ove ha
luogo il collegamento dei pezzi.
Per cordone di saldatura sintende linsieme costituito dal materiale dapporto (depositato fuso) e dalle zone immediatamente adiacenti di materiale
base, riscaldate anchesse fino alla fusione, per realizzare il collegamento.
Le saldature sono ottenibili, senza particolari accorgimenti, per gli acciai
che hanno un tenore di carbonio non superiore allo 0.25% (gli acciai duri ed
extra-duri sono pi difficilmente saldabili1).
Le unioni saldate risultano, per molti aspetti, vantaggiose rispetto a quelle
chiodate o bullonate.
, infatti, possibile realizzare collegamenti pi rigidi, senza impiego di coprigiunti e senza indebolimenti delle parti resistenti (vale a dire senza le forature che necessario effettuare per le chiodature e le bullonature), consentendo inoltre una maggiore liber di soluzioni progettuali.
Poi, va menzionata la rapidit desecuzione, la riduzione degli spazi di
manovra necessari per lesecuzione del collegamento, una maggiore leggerez1

imp. Perrone 1-5

Per saldabilit si intende lattitudine di un metallo a lasciarsi saldare. Gli acciai comuni - con un contenuto di carbonio fino allo 0.25% ed anche oltre, fino allo 0.35% - presentano unaccettabile saldabilit; pi
bassa la percentuale di carbonio, pi la saldatura facile ad effettuarsi, praticamente con ogni procedimento di saldatura. Altri metalli e/o leghe (alluminio, rame, ecc.) pure sono saldabili, ma non in maniera
semplice come per un acciaio dolce. Forse opportuno ricordare che gli acciai, in funzione della percentuale di carbonio si classificano in:
acciai extra-dolci
C < 0.15 %
acciai dolci
C = 0.15 - 0.25 %
acciai semi-duri
C = 0.25 - 0.5 %
acciai duri
C = 0.5 - 0.75 %
acciai extra-duri
C > 0.75 %

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

za del pezzo finito (rispetto, sempre, ai giunti chiodati o bullonati) ed un pi


regolare flusso delle forze. I collegamenti saldati, infine, sono economicamente pi vantaggiosi di quelli bullonati o chiodati e consentono spesso di realizzare strutture pi aderenti allo schema statico prescelto.
Per contro le difficolt specifiche del procedimento di saldatura impongono maggiori precauzioni in sede progettuale e soprattutto costruttiva, oltre che
controlli pi accurati durante e dopo lesecuzione del lavoro.
La buona riuscita dei collegamenti saldati affidata, innanzitutto, alla qualificazione professionale delle maestranze chiamate a realizzarli. Nelle saldature pi elevato il rischio di rottura fragile alle basse temperature ed indubbiamente difficile prevedere il comportamento a fatica dei giunti.
Ovviamente i collegamenti saldati - al pari di quelli chiodati - non consentono lo smontaggio delle parti senza la distruzione dellorgano di unione.
Sarebbe opportuno, come gi riferito in precedenza, che le saldature fossero effettuate - per quanto pi possibile - in officina, dove esistono le attrezzature e le condizioni ottimali di lavoro.
I procedimenti di saldatura si classificano innanzitutto in autogeni ed eterogeni; nei primi, per la realizzazione del giunto, si fonde il metallo di base e
leventuale metallo di apporto; nei secondi invece si fonde il solo metallo di
apporto.
Le saldature autogene si possono dividere in due gruppi:
a) saldature per fusione;
b) saldature per pressione.
Al primo gruppo appartengono i tipi generalmente pi diffusi; lunione si
realizza per solidificazione delle parti (con o senza materiale dapporto) precedentemente riscaldate fino alla fusione. Si distinguono:
- a gas (ossiacetilenica, ossidrica, ecc.)
- ad arco,
- ad elettroscoria,
- a fascio elettronico,
- a laser.
Nelle saldature a gas la sorgente termica generalmente costituita dalla
fiamma ossiacetilenica - che, superando i 3000 C, tra le pi calde conosciute2 - prodotta dalla combustione dellacetilene (C2H2) con lossigeno (O2). I
due gas giungono separatamente al cannello, dove si mescolano intimamente e
sono bruciati formando, anche, gas (CO = ossido di carbonio e H2 = idrogeno)
che, sottraendo ossigeno allambiente immediatamente adiacente alla saldatu2

imp. Perrone 1-5

La temperatura di 3100 - 3500 C si verifica fra il dardo e il fiocco della fiamma, mentre allimboccatura
del cannello di circa 300 C (la qual cosa evita la fusione dei cannello stesso, in mano alloperatore).

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5. Unioni saldate

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ra, proteggono il bagno di fusione. Questo tipo di saldatura, nata con il XX


secolo (Picard e Fouch, 1901), pur essendo particolarmente adatta per gli acciai dolci, assai poco utilizzata nelle normali strutture di acciaio e pu addirittura sostenersi che caduta in disuso per scopi strutturali3.
Il tipo pi comunemente usato per unioni di elementi strutturali la saldatura ad arco, che utilizza, appunto, larco elettrico che scocca tra lelettrodo ed
il materiale di base quale sorgente termica necessaria per portare a fusione i
metalli; la temperatura dellarco pu raggiungere i 6000 C, che si verificano,
per, in una piccola zona, portando rapidamente a fusione sia il materiale base
che lelettrodo (che fornisce il materiale di apporto e che mantenuto in mano,
tramite pinza porta-elettrodo, dalloperatore, Fig. 5.1).

cordone
di saldatura

elettrodo

pinza
porta elettrodo

manico
isolante

pezzi da saldare
(materiale di base)
generatore

Fig. 5.1
3

imp. Perrone 1-5

E opportuno dire, solo per memoria, che con cannello ossiacetilenico od ossipropanico vengono sovente
eseguiti tagli di acciaio (si tratta di sistemi che rientrano nel cosiddetto taglio con mezzi termici, essendoci anche il taglio con mezzi meccanici).
Il cannello - al fine di effettuare detti tagli - pu essere fatto avanzare automaticamente con opportuna
velocit ed anche, se lo si desidera, con prefissata inclinazione, in maniera tale che il piano del taglio
risulti obliquo, rispetto alla superficie del pezzo, effettuando, cos, particolari preparazioni per successive
saldature. Quando lossitaglio , per certi tipi dacciaio, impossibile, il taglio stesso pu essere effettuato
con gas ionizzati (si parla, allora, di taglio al plasma); con questultimo sistema si riescono ad ottenere
altissime temperature. Se lossitaglio non automatico, ma a mano, e i pezzi tagliati devono essere
successivamente saldati, necessaria una successiva ripassatura alla smerigliatrice, onde regolarizzare
lasperit del taglio.
In conclusione, vorremmo far notare che anche le operazioni di taglio di profilati o di lamiere (cos com
stato per le forature, dei pezzi, necessari al passaggio dei chiodi o dei bulloni) vanno effettuati in maniera
opportuna, tale da ottenere risultati staticamente ed esteticamente validi. E ci, in parole povere, si pu
ottenere affidando tali operazioni a maestranze qualificate.
E vietato luso della fiamma per lesecuzione di fori per chiodi e bulloni.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Questo sistema nato alla fine dellOttocento (1885, sistema Bernardos) con
lutilizzo di elettrodi di carbone, fu prima migliorato con elettrodi metallici
non rivestiti (nel 1891 in Danimarca, sistema Kjelberg) e, poi, con elettrodi
rivestiti (in Russia, sistema Slavianoff).
Larco elettrico, oltre ad essere una notevole sorgente termica, anche una
rilevante fonte luminosa. La forte luminosit, evidentemente, qualcosa da
cui loperatore deve proteggersi. Fissando, direttamente e da vicino, larco,
pressoch inevitabile linsorgere di una fastidiosa congiuntivite. Si rende, quindi
necessario luso di schermi o occhiali con vetri colorati (generalmente verde
scuro o blu) in grado di filtrare le radiazioni infrarosse e ultraviolette nocive4.
Tra i diversi procedimenti ad arco ricordiamo quelli:
- ad arco con elettrodo rivestito,
- ad arco sommerso,
- ad arco con elettrodo infusibile in atmosfera inerte (TIG = Tungsten Inert
Gas),
- a filo continuo (in atmosfera inerte MIG e attiva MAG).
Il procedimento ad arco con elettrodi rivestiti di gran lunga il pi comune,
grazie alla semplicit e versatilit dimpiego che lo rende insostituibile per
saldature in opera o di tracciato irregolare o poco accessibili. Il materiale di
apporto, contenuto nellanima dellelettrodo, fonde con continuit nellarco
elettrico insieme ad una zona prossima del metallo base, formando insieme, il
cordone di saldatura. Il rivestimento dellelettrodo ha almeno due funzioni;
fondendo (subito dopo - essendo quasi refrattario - che s fusa lanima metallica dellelettrodo) forma unatmosfera di gas protettiva del bagno di fusione
dal contatto con laria (contatto dannoso in quanto lossigeno, molto solubile
nel ferro fuso, tende a separarsene durante il raffreddamento generando cos
inclusioni non metalliche o soffiature) e forma poi uno strato sottile sul cordone che ne rallenta il raffreddamento, attenuando cos gli effetti del ciclo termico cui stato sottoposto il materiale (v. Fig. 5.2).
Il diametro degli elettrodi varia da 2.5 mm a 5 mm, mentre la lunghezza
varia da 35 cm a 45 cm (in funzione del diametro). Il rivestimento dellelettrodo (acido o basico) sinterrompe a circa 2 cm in uno degli estremi, in maniera
tale che lelettrodo stesso possa essere afferrato con la pinza della saldatrice.
4

imp. Perrone 1-5

Fissando con lo sguardo larco elettrico o ricevendone semplicemente i raggi riflessi, dopo qualche ora, si
avverte un forte bruciore agli occhi e la sgradevole sensazione di averci la sabbia dentro. Generalmente
tali sintomi spariscono nellarco di una giornata di sofferenze, senza lasciare alcuna conseguenza sulla
vista e bastano a scoraggiare chiunque a ripetere lesperienza. Oltre a proteggere gli occhi, loperaio
saldatore deve preservarsi anche la pelle, specialmente del viso, dagli effetti dei raggi che si sprigionano
dallarco elettrico, che possono provocare fastidiosi eritemi. Loperaio saldatore si protegge il viso con
uno schermo dotato di una finestrella con vetro colorato inattinico, non lavora a dorso nudo, circonda il
posto di lavoro con paraventi leggeri ed espone cartelli invitanti a non guardare larco.

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5. Unioni saldate

97

rivestimento dellelettrodo
anima (materiale di apporto)

arco elettrico

involucro gassoso

materiale in
trasferimento

scoria solidificata

involucro fuso

cordone di saldatura

lamiera

penetrazione

bagno di fusione

Fig. 5.2

Ovviamente, una volta che lelettrodo s consumato, se ne introduce uno


nuovo nella pinza della saldatrice e si prosegue lopera5.
Sovente non si riesce con una sola passata a depositare il materiale dapporto
fuso in grado di formare il cordone dello spessore voluto e, pertanto, possono
essere necessarie pi passate. Il rivestimento dellelettrodo lascia sul cordone
della passata un deposito di scoria vetrosa che rallenta il raffreddamento del
materiale fuso e che va accuratamente rimosso (ad esempio con spazzola metallica) prima di procedere alla passata successiva (se non si provvedesse a questa
pulizia, per altro semplice da effettuarsi, si avrebbero inclusioni di scoria nel
5

imp. Perrone 1-5

Gli elettrodi vengono contraddistinti da un simbolo alquanto complesso, ma che ha un preciso significato.
Riportiamo il seguente passo dellarticolo di Mario Costa, ripreso dal n.5/1970 della rivista Costruzioni
metalliche: A titolo di esempio il simbolo completo di un elettrodo secondo le norme citate (UNI 5132,
N.d.R.) pu essere il seguente:
E 44 L 4 B 2 0 R11 (UNI 5132) del quale lettere e numeri hanno un preciso significato:
E = simbolo parziale per gli elettrodi
44 = resistenza a trazione (minima garantita)
L = tipo di applicazione (lamiere e profilati in questo caso. Per i tubi in particolare, viene usato il
simbolo T e per le lamiere sottili il simbolo S).
4 = classe di qualit (in questo caso si tratta di elettrodi di elevatissima qualit, con valori garantiti di
allungamento e resilienza molto alti e studiati in modo da essere particolarmente resistenti alla criccabilit
a caldo. Prima di questa classe figurano: la 0, senza garanzie e le 1,2,3 con garanzie via via pi accentuate).
B = tipo di rivestimento (basico nellesempio. Pu essere anche: 0 = ossidante; A = acido; R = rutilio; C
= cellulosico; ecc.).
2 = posizione di saldatura (tutte, esclusa la verticale discendente. E preceduta dalla 1, valida per tutte le
posizioni e seguita dalla 3 e 4 per posizioni particolari).
0 = condizioni di alimentazione elettrica (corrente continua in questo caso. I numeri successivi, fino a 9,
sono adottati per alimentazione sia in c.c. che in c. a. (corrente alternata, N.d.A.) a seconda della polarit
e della tensione minima).
R11 = rendimento (uguale o maggiore del 110%).
Si tratta perci, nellesempio, di un elettrodo particolarmente adatto per costruzioni impegnative e soggette ad azioni dinamiche ...

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cordone di saldatura definitivo). Sembrerebbe accertato che la tendenza alle cricche principalmente influenzata dalla velocit di raffreddamento.
La saldatura comporta necessariamente delle vicende termiche che rendono le zone adiacenti del materiale (dette zone termicamente influenzate) di
elevata durezza e sedi di stati tensionali spesso superiori al limite elastico e
conseguenti deformazioni plastiche. Sovente si hanno, anche, distorsioni fra i
pezzi collegati. La Fig. 5.2 mostra il deposito di un cordone di saldatura su una
lamiera piana orizzontale.
Per contenere entro limiti accettabili tali fenomeni, si adottano una serie di
accorgimenti preventivi, quali il bloccaggio dei pezzi, lo studio delle sequenze
di saldatura, il preriscaldamento, limbastitura per punti, ecc. Per ridurre gli
stati di coazione, lideale sarebbe il consentire ai pezzi da saldare di dilatarsi
liberamente, disponendoli tenendo conto delle deformazioni che indurr la saldatura, evitando (o riducendo al minimo) ogni operazione successiva di raddrizzamento (generalmente condotta meccanicamente, senza osservare particolari accorgimenti).
Ad esempio, se si saldano testa a testa due ferri piatti con cordone a V
continuo pressoch inevitabile che si abbia una deformazione trasversale come
quella riportata in Fig. 5.3a. Se si provvede a disporre le parti da collegare ad
angolo opposto a quello di ritiro si otterr, una volta completata la saldatura, la
desiderata unione piana (v. Fig. 5.3b).

a)

b)

Fig. 5.3

In Fig. 5.4 riportato un ulteriore esempio, questa volta riferito a un cordone dangolo: i pezzi, inizialmente disposti in modo da formare un angolo retto
(v. Fig. 5.4a), per effetto del ritiro del cordone di saldatura finiscono per formare un angolo maggiore di 90 ( = 90 + ).
Se si provvede ad effettuare la saldatura con una correzione preventiva del
langolo (disponendo, cio, i pezzi secondo langolazione = 90 - , come
mostrato in Fig. 5.4b) si riuscir a ottenere - a saldatura effettuata - la posizione

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corretta (cio la perpendicolarit tra i due pezzi). Ovviamente difficile valutare,


con assoluta precisione, le deformazioni indotte dai cordoni di saldatura; ma non
vi dubbio che un operatore esperto pu ricorrere agli accorgimenti suddetti
ottenendo, se non altro, un contenimento delle operazioni di raddrizzamento
condotti, con una certa brutalit, a martellate.
a)

b)

Fig. 5.4

Quando possibile si eliminano le tensioni interne riscaldando lacciaio a


circa 650 C e raffreddandolo, poi, lentamente (ricottura di distensione).
La saldatura ad arco sommerso eseguita a macchina ed , quindi, di uso
industriale. La sorgente termica ancora costituita dallarco che si forma tra il
materiale base e lelettrodo; questultimo, per, costituito da un filo, avvolto
in matassa, che si svolge automaticamente allavanzare del cordone di saldatura. Lestremit del filo che si fonde resta nascosto in un flusso di materiale
(ecco perch lelettrodo detto sommerso).
Quando, nel procedimento sommariamente descritto, la protezione dellarco affidata ad un gas si hanno i procedimenti MIG e MAG; nel MIG (Metal
Inert Gas) il gas protettivo largon, nel MAG (Metal Activ Gas) lanidride
carbonica. Quando lelettrodo di tungsteno e il gas protettivo largon si ha
il sistema TIG (Tungsten Inert Gas). Questi procedimenti di saldatura sono
squisitamente industriali.
Si comprende, adesso pi chiaramente, la necessit di affidare le operazioni
di saldatura ad operai specializzati (provvisti del cosiddetto patentino, che si
ottiene superando un apposito esame), come prescritto dal punto 7.10.3. della
normativa vigente, e le limitazioni poste sui tipi di acciai per strutture saldate
che nel seguito riporteremo.
Si detto in precedenza che i cicli termici legati al processo di saldatura
(fusione-rapido raffreddamento) producono delle zone di materiale con elevata durezza (zone termicamente influenzate) che possono essere sede di discontinuit, le quali passano sotto il nome di difetti di saldatura.
Non nostra intenzione procedere ad un esame completo di tali difetti di
saldatura per non sconfinare nel campo della metallurgia. Pur tuttavia un bre-

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ve accenno va fatto alle cosiddette cricche, che sono incrinature, originate per
strappo, del materiale base e/o del materiale dapporto che rappresentano indubbiamente il difetto pi grave che un giunto saldato possa presentare.
Nella letteratura tecnica specializzata si parla di cricche a freddo e di cricche a caldo. Le cricche a caldo (v. Fig. 5.5) sono cos chiamate perch si formano durante la solidificazione della saldatura.
cricche a caldo

Fig. 5.5

Esse possono dipendere dallelevato tenore di carbonio o da impurezze (zolfo


e fosforo) del materiale base o, ancora, da ritiri di saldature. Sono classificate
fra le cricche a caldo anche le cricche di cratere, pi facilmente osservabili nei
tratti terminali di una passata di saldatura (e che andrebbero eliminate, con lo
scalpello, prima di procedere alla passata successiva). Se loperatore abile
nello spegnere larco, quando un elettrodo o un cordone sono terminati, indubbiamente difficile che si formino crateri (bisognerebbe, nellalzare la mano,
effettuare un movimento laterale).
Le cricche a freddo (o cricche da idrogeno) sono cos dette perch si manifestano quando, raffreddandosi, il cordone sta per raggiungere o ha raggiunto
la temperatura ambiente (v. Fig. 5.6). La loro genesi legata allassorbimento
di idrogeno dal materiale dapporto e zone adiacenti e da unelevata velocit di
raffreddamento. Le cricche a caldo possono essere contenute o evitate se si
ottiene il cordone di saldatura con molteplici passate (invece di poche) perch
una passata ha effetto di normalizzazione su quella precedente.
Le cricche a freddo possono essere prevenute con un addolcimento del ciclo termico, ottenibile preriscaldando i pezzi da saldare ed, inoltre, usando
elettrodi basici.
I rivestimenti basici degli elettrodi, infatti, sono costituiti da carbonati di
calcio e magnesio che riescono a depurare il bagno di fusione dallo zolfo e dal
fosforo consentendo lottenimento di depositi di elevata purezza, con buone
caratteristiche meccaniche.

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cricche a freddo

Fig. 5.6

Il lettore interessato a uno studio pi approfondito dei difetti di saldatura


pu consultare il testo di Costa, Daddi e Mazzolani gi citato.
Almeno un fugace accenno va fatto ai controlli che normalmente andrebbero effettuati sulle saldature, in fase di collaudo delle stesse. Accenneremo soltanto ai controlli non distruttivi.
Il pi elementare di tali controlli lesame visivo, il quale preferibilmente
andrebbe eseguito tramite lente dingrandimento, al fine di individuare pi
facilmente eventuali cricche.
Lesame con liquidi penetranti si basa sullimpiego di due liquidi: il penetrante e il rivelatore. Dopo unaccurata pulizia - con solventi e spazzola metallica - del cordone da saggiare, si applica sulla saldatura il liquido penetrante
che di colore rosso vivo. Dopo circa unora si asporta - tramite lavaggio con
acqua - leccesso di penetrante e si asciuga accuratamente il pezzo. Infine si
applica il liquido rivelatore, il quale asciuga rapidamente lasciando uno strato
bianco laddove non ci sono difetti superficiali. I difetti, allora, appaiono - chiaramente visibili - come macchie rosse su fondo bianco.
I due esami suddetti sono facilmente eseguibili. Pi affidabili - perch consentono di controllare linterno della saldatura - sono lesame radiografico (raggi
X) e lesame ultrasonico. Col primo i difetti appaiono come macchie pi scure
sulla pellicola ( utile il raffronto con difetti campione). Col secondo esame gli
impulsi ultrasonici - emessi da una sonda - possono subire riflessioni contro
ostacoli (altre superfici del pezzo o difetti). La riflessione non altro che uninversione del senso di propagazione del fascio di ultrasuoni, che, cos, ritorna
alla sonda, la quale da trasmittente diventa ricevente (il tempo impiegato dagli
ultrasuoni a percorrere il percorso di andata e ritorno legato allo spessore dei
pezzi). Ovviamente fa parte dellapparecchiatura uno schermo, sul quale appaiono i segnali emessi e gli echi (questi ultimi originati dalle riflessioni).
Lesame radiografico richiede serie precauzioni finalizzate a impedire che

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le persone assorbano dosi eccessive di radiazioni (che notoriamente possono


provocare gravissime patologie) mentre gli esami ultrasonici richiedono una
grossa esperienza da parte delloperatore6.

5.2. Prescrizioni regolamentari


Riportiamo qui di seguito un ampio stralcio della normativa vigente, a proposito delle saldature.
2.3. ACCIAIO PER STRUTTURE SALDATE.
2.3.1. Composizione chimica e grado di disossidazione degli acciai.
- Acciaio tipo Fe 360 ed Fe 430.
Gli acciai da saldare con elettrodi rivestiti, oltre a soddisfare le condizioni indicate al punto 2.1., devono avere composizione chimica contenuta entro i limiti
raccomandati dalla UNI 5132 (ottobre 1974) per le varie classi di qualit degli
elettrodi impiegati.
Nel caso di saldature di testa o dangolo sul taglio di un laminato, gli acciai,
oltre che a soddisfare i limiti di analisi sopraindicati, devono essere di tipo semicalmato o calmato, salvo che vengono impiegati elettrodi rivestiti corrispondenti alla classe di qualit 4 della UNI 5132 (ottobre 1974).
Gli acciai destinati ad essere saldati con procedimenti che comportano una forte
penetrazione della zona fusa del metallo base devono essere di tipo semicalmato
o calmato e debbono avere composizione chimica, riferita al prodotto finito (e
non alla colata), rispondente alle seguenti limitazioni:
C 0,24%
C 0,22%
C 0,22%

grado B:
grado C:
grado D:

P 0,055%
P 0,050%
P 0,045%

S 0,055%
S 0,050%
S 0,045%

- Acciaio tipo Fe 510.


Gli acciai dovranno essere di tipo calmato o semicalmato; vietato limpiego di
acciaio effervescente. Lanalisi effettuata sul prodotto finito deve risultare:
grado B: C 0,26%
grado C: C 0,24%
grado D: C 0,22%
6

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Mn 1,6%
Mn 1,6%
Mn 1,6%

Si 0,60%
Si 0,60%
Si 0,60%

P 0,055%
P 0,050%
P 0,045%

S 0,055%
S 0,050%
S 0,045%

Le norme CNR 10011/85 parlano della qualificazione professionale degli operai addetti alle saldature ed
forse, opportuno riportare integralmente il punto 9.10.4.l. di dette norme:
9.10.4.1. Sia in officina sia in cantiere, le saldature da effettuare con elettrodi rivestiti devono essere
eseguite da operai che abbiano superato le prove di qualifica indicate nella UNI 4634 per la classe
relativa al tipo di elettrodo ed alle posizioni di saldatura previste. Nel caso di costruzioni tubolari si far
riferimento anche alla UNI 4633 per quanto riguarda i giunti di testa.
Le saldature da effettuare con altri procedimenti devono essere eseguite da operai sufficientemente addestrati alluso delle apparecchiature relative ed al rispetto delle condizioni operative stabilite in sede di
approvazione del procedimento.

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Qualora il tenore di C risulti inferiore o uguale, per i tre gradi B, C, D, rispettivamente a 0,24%, 0,22% e 0,20% potranno accettarsi tenori di Mn superiori a
1,6% ma comunque non superiori a 1,7%.
2.3.2. Fragilit alla basse temperature.
La temperatura minima alla quale lacciaio di una struttura saldata pu essere utilizzato senza pericolo di rottura fragile, in assenza di dati pi precisi,
deve essere stimata sulla base della temperatura T alla quale per detto acciaio
pu essere garantita una resilienza KV, secondo EN 10045/1a (gennaio 1992),
di 27 J.
La temperatura T deve risultare minore o uguale a quella minima di servizio
per elementi importanti di strutture saldate soggetti a trazione con tensione
prossima a quella ammissibile aventi spessori maggiori di 25 mm e forme tali
da produrre sensibili concentrazioni locali di sforzi, saldature di testa o dangolo non soggette a controllo, od accentuate deformazioni plastiche di formatura. A parit di altre condizioni, via via che diminuisce lo spessore, la temperatura T potr innalzarsi a giudizio del progettista fino ad una temperatura di circa
30C maggiore di quella minima di servizio per spessori dellordine di 10 mm.
Un aumento pu aver luogo anche per spessori fino a 25 mm via via che limportanza dellelemento strutturale decresce e che le altre condizioni si attenuano.
Il progettista, stimata la temperatura T alla quale la resilienza di 27 J deve essere
assicurata, sceglier nella unificazione o nei cataloghi dei produttori lacciaio
soddisfacente questa condizione.

Concludiamo il presente paragrafo riportando il punto 2.4.l. del Regolamento, relativo ai procedimenti di saldatura.
2.4.1. Procedimenti di saldatura.
Possono essere impiegati i seguenti procedimenti:
- saldatura manuale ad arco con elettrodi rivestiti;
- saldatura automatica ad arco sommerso;
- saldatura automatica o semiautomatica sotto gas protettore (CO2 o sue miscele);
- altro procedimento di saldatura la cui attitudine a garantire una saldatura
pienamente efficiente deve essere previamente verificata mediante le prove
indicate al successivo punto 2.4.2. Per la saldatura manuale ad arco devono
essere impiegati elettrodi omologati secondo UNI 5132 (ottobre 1974) adatti
al materiale base;
- per gli acciai Fe 360 ed Fe 430 devono essere del tipo E 44 di classe di
qualit 2, 3 o 4 per spessori maggiori di 30 mm o temperatura di esercizio
minore di 0 C saranno ammessi solo elettrodi di classe 4 B;
- per lacciaio Fe 510 devono essere impiegati elettrodi del tipo E 52 di classi
di qualit 3 o 4: per spessori maggiori di 20 mm o temperatura di esercizio
minori di 0 C saranno ammessi solo elettrodi di classe 4 B. Per gli altri
procedimenti di saldatura si dovranno impiegare i fili, i flussi (o i gas) e la
tecnica esecutiva usati per le prove preliminari di verifica di cui al punto
seguente.

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2.4.2. Prove preliminari dei procedimenti di saldatura.


Limpiego di elettrodi omologati secondo UNI 5132 (ottobre 1974) esime da ogni
prova di qualit del procedimento.
Per limpiego degli altri procedimenti di saldatura occorre eseguire prove preliminari di verifica intese ad accertare:
- lattitudine ad eseguire i principali tipi di giunto previsti nella struttura ottenendo giunti corretti sia per aspetto esterno che per assenza di sensibili difetti interni, da accertare con prove non distruttive o con prove di rottura sul giunto.
- la resistenza a trazione su giunti testa a testa, mediante provette trasversali al
giunto, resistenza che deve risultare non inferiore a quella del materiale base.
- la capacit di deformazione del giunto, mediante provette di piegamento che
dovranno potersi piegare a 180 su mandrino pari a 3 volte lo spessore per
lacciaio Fe 360 ed Fe 430 e a 4 volte lo spessore per lacciaio Fe 510.
- la resilienza su provette intagliate a V secondo EN 10045/1a (gennaio 1992)
ricavate trasversalmente al giunto saldato, resilienza che verr verificata a +
20 C se la struttura deve essere impiegata a temperatura maggiore o uguale a
0 C, a 0 C nel caso di temperature minori; nel caso di saldatura ad elettrogas
o elettroscoria tale verifica verr eseguita anche nella zona del materiale base
adiacente alla zona fusa dove maggiore stata lalterazione metallurgica per
lalto apporto termico.
I provini per i test di trazione, di piegamento, di resilienza ed eventualmente per
altre prove meccaniche, se ritenute necessarie, verranno ricavati da saggi testa a
testa saldati, saranno scelti allo scopo gli spessori pi significativi della struttura.
2.4.3. Classi delle saldature
Per giunti testa a testa, od a croce od a T, a completa penetrazione, si distinguono
due classi di giunti.
PRIMA CLASSE. Comprende i giunti effettuati con elettrodi di qualit 3 o 4 secondo
UNI 5132 (ottobre 1974) o con altri procedimenti verificati di saldatura indicati
al punto 2.4.1. e realizzati con accurata eliminazione di ogni difetto al vertice
prima di effettuare la ripresa o la seconda saldatura. Tali giunti debbono inoltre
soddisfare ovunque lesame radiografico con i risultati richiesti per il raggruppamento B della UNI 7278 (luglio 1974).
Laspetto della saldatura dovr essere ragionevolmente regolare e non presentare
bruschi disavviamenti col metallo base specie nei casi di sollecitazione a fatica.
SECONDA CLASSE. Comprende i giunti effettuati con elettrodi di qualit 2, 3 o 4
secondo UNI 5132 (ottobre 1974) o con gli altri procedimenti verificati di saldatura indicati al punto 2.4.1. e realizzati egualmente con eliminazione dei difetti
al vertice prima di effettuare la ripresa o la seconda saldatura.
Tali giunti devono inoltre soddisfare lesame radiografico con i risultati richiesti
per il raggruppamento F della UNI 7278 (luglio 1974).
Laspetto della saldatura dovr essere ragionevolmente regolare e non presentare bruschi disavviamenti col materiale base.
Per entrambe le classi lestensione dei controlli radiografici o eventualmente
ultrasonori deve essere stabilita dal direttore dei lavori, sentito eventualmente il
progettista, in relazione alla importanza delle giunzioni e alle precauzioni prese

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dalla ditta esecutrice, alla posizione di esecuzione delle saldature e secondo che
siano state eseguite in officina o al montaggio.
Per i giunti a croce o a T, a completa penetrazione nel caso di spessori t > 30
mm, lesame radiografico o con ultrasuoni atto ad accertare gli eventuali difetti
interni verr integrato con opportuno esame magnetoscopico sui lembi esterni
delle saldature al fine di rilevare la presenza o meno di cricche da strappo.
Nel caso di giunto a croce sollecitato normalmente alla lamiera compresa fra le
due saldature, dovr essere previamente accertato, mediante ultrasuoni, che detta
lamiera nella zona interessata dal giunto sia esente da sfogliature o segregazioni accentuate.
I giunti con cordoni dangolo, effettuati con elettrodi aventi caratteristiche di
qualit 2, 3 o 4 UNI 5132 (ottobre 1974) o con gli altri procedimenti indicati al
punto 2.4.1., devono essere considerati come appartenenti ad una unica classe
caratterizzata da una ragionevole assenza di difetti interni e da assenza di incrinature interne o di cricche da strappo sui lembi dei cordoni. Il loro controllo
verr di regola effettuato mediante sistemi magnetici; la sua estensione verr
stabilita dal direttore dei lavori, sentito eventualmente il progettista e in base ai
fattori esecutivi gi precisati per gli altri giunti.

5.3. Classificazione delle saldature


Le saldature, rispetto alla posizione nella quale vengono eseguite, possono
essere classificate (Fig. 5.7) in:
a) saldature orizzontali,
b)

verticali,
c)

in piano,
d)

sovratesta.
A seconda della posizione dei pezzi da unire i giunti saldati si distinguono
(Fig. 5.8) in:
a) giunti testa a testa,
b)

dorlo,
c)

dangolo,
d)

a T,
e)

ad L,
f)

per sovrapposizione,
g)

a coprigiunto.
Se i pezzi da saldare sono sottili di solito non si ricorre ad alcuna preparazione delle teste; altrimenti, in relazione alla lavorazione delle parti che devono venire a contatto, si hanno, tra laltro, le preparazioni illustrate in Fig. 5.9.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

b) verticale

a) orizzontale

c) in piano

d) sovratesta

Fig. 5.7

testa a testa

dorlo

dangolo

aT

per
sovrapposizione

aL

a doppio
coprigiunto

Fig. 5.8

Solo smussando uno o entrambi i lembi in modo opportuno, infatti, si riesce, quando i pezzi da saldare sono di un certo spessore, ad ottenere una buona
saldatura, che interessi lintero spessore (completa penetrazione).
La normativa distingue due tipi di unioni saldate:
- giunti a completa penetrazione (testa a testa, a T, a croce)
- giunti con cordone dangolo.

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Fig. 5.9

Al punto 2.4.3. (titolato Classi di saldature, riportato pocanzi) la normativa distingue, per quelli a completa penetrazione, due classi di giunti saldati (I
e II classe).
La distinzione avviene in base alla qualit degli elettrodi impiegati per la
saldatura, al suo aspetto pi o meno regolare ed esenti da difetti, nonch dalla
capacit di fornire esito soddisfacente a radiografie effettuate con particolari
modalit.
Le saldature di I classe sono quelle per le quali la normativa pi esigente
e, ovviamente, presentano pi alte tensioni ammissibili.
Per i giunti a cordoni dangolo non si operano distinzioni in classi; si dice solo
che (ultimo comma del punto 2.4.1) devono essere considerati come appartenenti
ad una unica classe caratterizzata da una ragionevole assenza di difetti interni e
da assenza di incrinature o di cricche da strappo sui lembi dei cordoni.

5.4. Verifiche di resistenza


Conseguentemente alle distinzioni operate, il Regolamento prescrive diverse
modalit di verifica per i giunti a completa penetrazione o a cordone dangolo.
opportuno riportare per intero il punto 4.5. della normativa:
4.5. UNIONI SALDATE.
4.5.1. Giunti testa a testa od a T a completa penetrazione.
Per il calcolo delle tensioni derivanti da trazioni o compressioni normali allasse della saldatura o da azioni di taglio, deve essere considerata come sezione
resistente la sezione longitudinale della saldatura stessa; agli effetti del calcolo
essa avr lunghezza pari a quella intera della saldatura e larghezza pari al minore dei due spessori collegati, misurato in vicinanza della saldatura per i giunti
di testa e allo spessore dellelemento completamente penetrato nel caso di giunti
a T (vedere figura 1-II).
Per il calcolo delle tensioni derivanti da trazioni o compressioni parallele allasse della saldatura, deve essere considerata come sezione resistente quella

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

del pezzo saldato ricavata normalmente allasse predetto (cio quella del materiale base pi il materiale dapporto).

Fig. 1-II

Per trazioni o compressioni normali allasse del cordone la tensione nella saldatura non deve superare 0,85 fd per giunti testa a testa di II classe e fd per gli
altri giunti.
Per sollecitazioni composte deve risultare:
id =

2
2 + // // + 3 2 =

fd (I classe)
0.85 fd (II classe)

dove:
la tensione di trazione o compressione normale alla sezione longitudinale
della saldatura;
// la tensione di trazione o compressione parallela allasse della saldatura;
la tensione tangenziale nella sezione longitudinale della sezione.
4.5.2. Giunti a cordoni dangolo.
Si assume come sezione resistente la sezione di gola del cordone, cui si attribuisce larghezza pari allaltezza a del triangolo isoscele iscritto nella sezione
trasversale del cordone e lintera lunghezza l del cordone stesso, a meno che
questo non abbia estremit difettose (Fig. 2-II).

Fig. 2-II

Della tensione totale agente sulla sezione di gola, ribaltata su uno dei piani
dattacco, si considerano le componenti: normale (trasversale) o tangenziale

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(trasversale) e // (parallela). Per la verifica, i valori assoluti delle predette


componenti dovranno soddisfare le limitazioni:

2 + 2 + //2

0.85 fd per l acciaio Fe 360


0.70 fd per l acciaio Fe 430 ed Fe 510

fd per l acciaio Fe 360


0.85 fd per l acciaio Fe 430 ed Fe 510
con ovvie semplificazioni quando due soltanto o una sola delle componenti siano diversa da zero. Si ritengono non influenti sul dimensionamento eventuali
tensioni normali //, sulla sezione trasversale del cordone.

In merito alla sezione resistente da considerare nelle verifiche la Fig. 5.10


mostra alcuni esempi, dove si indicato con a' il lato del triangolo isoscele
inscritto nel cordone e con a la sua altezza (a laltezza della sezione di gola).

Fig. 5.10

La Tabella 5.1 esplicita i casi possibili di combinazioni delle componenti di


tensione con le relative limitazioni, distinte per tipo di acciaio.
La posizione del cordone di saldatura rispetto alla direzione dello sforzo fa
distinguere tre tipi di posizioni: laterali, frontali o oblique (Fig. 5.11).
Rispetto quindi al tipo di sollecitazione, al numero e posizione dei cordoni
di saldatura, oltre che al tipo di acciaio, sindividua la verifica da eseguire.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Tabella 5.1

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5. Unioni saldate

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Fig. 5.11

Riportiamo nel seguito delle schede relative ai casi pi comuni.


Seguiranno, poi, alcuni esempi numerici, di calcolo di collegamenti saldati.
Le schede seguenti vogliono semplicemente rappresentare una raccolta dei
casi che, riteniamo, pi frequentemente possono presentarsi nella pratica tecnica ed, anche, una serie di esempi su come pu essere condotta la verifica di
un giunto saldato. Ovviamente il lettore pu individuare un diverso modo di
procedere, nella verifica di un giunto (ribaltando, ad esempio, la sezione di
gola su un piano, anzich su un altro).
In Fig. 5.12 riportata una serie di dettagli strutturali (molto variegata e
rielaborata dallAmerican Institute of Steel Construction, Settembre 1976).La
simbologia adottata lascia chiaramente intendere a quali azioni lelemento strutturale o il collegamento riesce agevolmente a resistere. Vi un po di tutto: un
tirante formato da un piatto (a), una trave a doppio T (elemento particolarmente idoneo a realizzare elementi inflessi in acciaio), rinforzi vari di elementi
inflessi (e ed f) e persino alcuni dispositivi di connessione per travi miste
acciaio-calcestruzzo. I particolari riportati non richiedono commenti e il loro
insieme vuole semplicemente rappresentare una raccolta dei pi comuni dettagli costruttivi per strutture metalliche.

imp. Perrone 1-5

111

7-04-2032, 9:21

112

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

sezione resistente

=
// =

M 3M
=
W ah 2
T
2ah

A = 2ah

W=

2ah 2
6

Scheda 1 - flessione e taglio: cordoni frontali longitudinali

sezione resistente

M

lah

A = 2al

F
2al

W lah

Scheda 2 - flessione e taglio: cordoni frontali trasversali

imp. Perrone 1-5

112

7-04-2032, 9:21

5. Unioni saldate

113

F1 =

F Mt

b
2

F2 =

F Mt
+
b
2

// =

F2
la
Scheda 3 - taglio e torsione: cordoni frontali

// =

Fd
alH

T
2al
Scheda 4 - taglio e torsione: cordoni laterali

imp. Perrone 1-5

113

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114

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

// =

Mt
alH

Scheda 5 - torsione

Fsin
2 la

// =

F cos
2 la
Scheda 6 - trazione: cordoni obliqui

imp. Perrone 1-5

114

7-04-2032, 9:22

5. Unioni saldate

// =

115

F
la
Scheda 7 - trazione: cordoni laterali

F
la
Scheda 8 - trazione: cordoni frontali

imp. Perrone 1-5

115

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116

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 5.12

imp. Perrone 1-5

116

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5. Unioni saldate

117

ESEMPIO N. 8
In Fig. 5.13 riportato il nodo di un telaio: il ritto formato da un HE 400 B (B
sta, com noto, per serie normale) mentre il traverso da un HE 300 A (A,
invece, indica la serie leggera ). Entrambi i profilati sono costituiti da acciaio
Fe 360 (adm = 1600 kg/cm2).
Al fine di conferire maggiore rigidezza al nodo-incastro (escludendo imbozzamenti dellanima della colonna e garantendo una migliore trasmissione
degli sforzi) si sono disposte due alette dirrigidimento, tra le ali dellHE 400
B (montante). Tali costole dirrigidimento - che si vedono disegnate in Fig.
5.13 - potrebbero essere formate da lamiere dello stesso spessore delle ali del
traverso (e, cio, pari a 14 mm). La trave saldata allala della colonna mediante giunti a completa penetrazione.
In Fig. 5.14 riportato. un particolare ingrandito della Fig. 5.13, finalizzato
a mostrare la sezione del cordone a completa penetrazione A.

Fig. 5.13
cordone B
50

27 mm
14

14

cordone A
24 mm 3

Fig. 5.14

imp. Perrone 1-5

117

7-04-2032, 9:22

118

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Nostro proposito quello di verificare il collegamento saldato trave - colonna, nellipotesi che le saldature siano di prima classe e che le caratteristiche
di sollecitazione, allestremo della trave, siano le seguenti:
N = 15 t
T = 12 t
M = 14.5 tm
La sezione resistente della saldatura quasi coincide con quella della trave.
Si deciso di escludere, infatti, le sole zone di raccordo ala-anima, dove non si
proceduto ad effettuare saldature (v. Fig. 5.15).

Fig. 5.15

Per definire la sezione resistente della saldatura assumeremo come lunghezza di ogni cordone quella effettiva diminuita di due volte lo spessore del cordone
stesso (se ci fossimo trovati di fronte a cordoni dangolo, alla lunghezza effettiva
avremmo sottratto due volte laltezza di gola), onde prudentemente escludere,
dalla stessa sezione resistente, i due tratti terminali di ogni cordone, i quali, non
di rado, risultano difettosi.
Pertanto i due cordoni orizzontali - quelli che uniscono le ali della trave al
montante - sono, in realt, lunghi 300 mm, ma noi li riterremo lunghi 300 - 2
14 = 272 mm.
Analogamente, il terzo cordone, interessando tutta laltezza dellanima compresa tra i raccordi, , in effetti, lungo 208 mm, ma lo considereremo lungo
208 - 2 8.5 = 191 mm.
In questo modo la sezione resistente della saldatura diventa quella di Fig.
5.l5.
La riduzione dei due cordoni orizzontali (da 300 a 272 mm) e di quello
verticale (da 208 a 191 mm) , in realt, una pignoleria, suggeritaci da Belluzzi
che a pag. 736 (Vol. II) dellopera riportata in bibliografia, testualmente dice:
La lunghezza quella del cordone diminuita dei due tratti estremi irregolari,
di lunghezza circa uguale ad a; per cui = 1 - 2a.
Abbiamo, daltronde, visto in precedenza che occorre una buona dose dabi-

imp. Perrone 1-5

118

7-04-2032, 9:22

5. Unioni saldate

119

lit, da parte delloperatore che effettua la saldatura, ad evitare crateri allestremit dei cordoni.
Ovviamente, se fossimo sicuri della realizzazione, a perfetta regola darte
dellintera saldatura, non sarebbe giustificato ridurre, per effettuare i calcoli, le
lunghezze dei cordoni.
Ipotizzeremo, come solitamente si fa, che lo sforzo di taglio sia assorbito
dal solo cordone danima (il cordone B di Fig. 5.15) mentre il momento flettente e lo sforzo normale saranno assorbiti da tutti e tre i cordoni.
Per definire lo stato tensionale nella saldatura dobbiamo preventivamente
trovare alcune caratteristiche geometriche e inerziali della sezione resistente
disegnata in Fig. 5.15.
Per le aree resistenti si ha:
cordoni A:

AA = 2 27.2 1.4 = 76.16 cm2

cordone B:

AB = 0.85 19.1 = 16.23 cm2

Pertanto larea resistente di tutta la saldatura :


Atot = AA + AB = 76.16 + 16.23 = 92.39 cm2
Il momento dinerzia della saldatura, rispetto allasse x baricentrico vale:
I x = 0.85

19.13
1.4 3
+ 2 27.2
+
12
12

26.2 1.4
+ 2 27.2 1.4
+
2
2

= 15009.91 cm 4

Il modulo di resistenza dei cordoni A :


15009.91
Ix
WxA =
=
= 1035.17 cm 3
y maxA
14.5
mentre il modulo di resistenza del cordone B pari a:
15009.91
Ix
WxB =
=
= 1571.72 cm 3
y maxB
9.55
Siamo in possesso, adesso, di tutti i dati necessari per calcolare lo stato
tensionale nei cordoni.
Per i cordoni A si ha una , il cui valore massimo pari a:

N
M
15000 1450 000
+
=
+
= 1563.09 kg/ cm 2
A tot W xA 92.39 1035.17

La verifica di resistenza ha dato esito positivo: < adm = 1600 kg/cm2.

imp. Perrone 1-5

119

7-04-2032, 9:22

120

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Per il cordone B si ha una (dovuta a N ed M) e una //, (fornita da T):


M
15 000 1450 000
N
+
=
+
= 1084.90 kg/ cm 2
A tot WxB 92.39 1571.72
T 11000
=
= 677.55 kg/ cm 2
// =
A B 16.23

La verifica di resistenza - per il cordone B - fornisce:


id =

2 + 3 2// =

1084.90 2 + 3 677.552 =

= 1598.20 kg/ cm 2 < adm = 1600 kg/ cm 2


Pertanto anche la seconda verifica ha fornito esito positivo (se la saldatura
fosse stata, per, di seconda classe entrambe le verifiche avrebbero dato esito
negativo perch superato il valore 0.85 adm= 0.851600 = 1360 kg/cm2).
prassi consolidata, nella pratica tecnica, effettuare controlli radiografici
delle saldature effettuate.
Se il giunto saldato appena definito dovesse essere effettivamente realizzato, noi non esiteremmo, in qualit di progettisti delle strutture, di suggerire
controlli radiografici (se, poi, fossimo coinvolti nelle vesti di collaudatori lo
pretenderemmo senzaltro perch tutto quanto definito in precedenza si fonda
sulla buona esecuzione delle saldature).

ESEMPIO N. 9
Un tirante formato da un ferro piatto 160 20 (largo piatto UNI 6557-69), di
acciaio Fe 360, deve essere giuntato. Si vuole definire un collegamento saldato, con doppio coprigiunto e cordoni dangolo, che sia a totale ripristino (che,
cio, sia in grado di trasmettere, da una parte allaltra dellinterruzione, uno
sforzo normale pari a quello massimo che il tirante di lamiera, integro, in
grado di sopportare).
Il ferro piatto 160 20 pu sopportare lo sforzo normale massimo:
Nmax = adm A = 1600 16 2 = 51 200 kg
Immaginando i coprigiunti formati di acciaio tipo Fe 360, si ha che ognuno
di essi deve presentare una sezione retta pari almeno alla met di quella del
ferro piatto 160 20. Ovverosia la sezione retta di un coprigiunto devessere
di almeno 16 2/2 = 16 cm2.
Si possono, allora, utilizzare, come coprigiunti, due spezzoni di piatti (UNI
6014-67) 140 12, i quali, insieme, formano una sezione retta pari a 2 14

imp. Perrone 1-5

120

7-04-2032, 9:22

5. Unioni saldate

121

1.2 = 33.6 cm2 > 16 2 = 32 cm2).


La giunzione si presenta come riportato in Fig. 5.16: i due coprigiunti sono
fissati al ferro piatto 160 20 mediante quattro cordoni frontali e quattro longitudinali (ovviamente la met di detti cordoni servir a trasmettere Nmax da un
ferro piatto ai coprigiunti e laltra met a trasmettere Nmax dai due coprigiunti
al secondo ferro piatto).
cordoni longitudinali

cordoni frontali

Nmax

14

Nmax

16

= 22 cm
Nmax

Nmax
piatti 14012

largo piatto 16012

Fig. 5.16

Si potrebbe, a questo punto, stabilire la lunghezza dei cordoni di saldatura e


determinare la loro grossezza in maniera che riescano a trasmettere, da una
parte allaltra del collegamento, lo sforzo normale Nmax senza, ovviamente, che
si superino le tensioni ammissibili nella saldatura. Oppure si potrebbe fissare
la sezione dei cordoni e determinare la loro lunghezza (sempre con la condizione che non siano superate le tensioni ammissibili nella saldatura).
Decidiamo di utilizzare cordoni dangolo con a' = 8 mm (pertanto la larghezza minima della sezione di gola sar a = a'/ 2 = 5.657 mm, vedi Fig.
5.17) e di tenere i due cordoni frontali lunghi 14 cm.
a

cordone

Fig. 5.17

imp. Perrone 1-5

121

7-04-2032, 9:22

122

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Resta, allora, da definire la lunghezza () dei cordoni longitudinali.


Come lunghezza di calcolo dei cordoni assumiamo quella effettiva diminuita dei due tratti estremi, prevedibilmente irregolari, di lunghezza allincirca
uguale ad a.
Perci la lunghezza cercata la radice della seguente equazione di primo
grado:


0,8 0,8
0,8 0,8
2 14 2 2 2 + 4 2 2 2 0.85 adm = N max

2
Essendo adm = 1600 kg/cm e Nmax = 51 200 kg, lequazione di cui sopra
fornisce:
= 21.546 cm 22 cm
E cos il giunto saldato potrebbe presentarsi come riportato in Fig. 5.16.
Ovviamente, per realizzare il nostro collegamento saldato, ci sono numerose possibilit. Si potrebbero sagomare i coprigiunti in varie fogge; ad esempio
come fatto in Fig. 5.18.
In tale ipotesi la lunghezza di uno dei quattro cordoni dangolo, da ciascuna
parte dellinterruzione, pari a 14 cm.
Si pu, allora, trovare la larghezza minima delle sezioni di gola risolvendo
la seguente equazione di primo grado:
N max
4 14 a 2 4 a =
0.85 adm
la quale fornisce:
51 200
a=
= 0.874 cm
48 0.85 1600
e, quindi, si ha: a' = 0.784 1.41 = 1.1 cm.

Fig. 5.18

imp. Perrone 1-5

122

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5. Unioni saldate

123

ESEMPIO N. 10
Il nodo dangolo di un telaio punto dintersezione tra gli assi di un HE 160 B
(montante) e di un HE 240 B (traverso). Entrambe le aste sono costituite da
acciaio tipo Fe 430 (adm =1900 kg/cm2). Si esclude la possibilit che lo sforzo
normale nel pilastro possa essere di trazione.
Definire un giunto a flangia a totale ripristino nellipotesi che si voglia realizzare il nodo come mostrato in Fig. 5.19, poggiando, cio, la trave sul pilastro. Tra i due elementi collegati il pi debole chiaramente il pilastro, formato, come gi detto, da un HE 160 B, che presenta le seguenti caratteristiche
geometriche e inerziali:
Ix = momento dinerzia rispetto allasse x baricentrico = 2492 cm4;
Wx= modulo di rispetto allasse x baricentrico = 311 cm3;
S'x = momento statico di mezza sezione rispetto allasse x baricentrico = 177 cm3;
s = spessore dellanima = 0.8 cm.

HE240B

HE160B

Fig. 5.19

M
Wx
ponendo max = adm, si pu ricavare il massimo momento (Mmax) che HE 160 B
pu, con sicurezza, assorbire7:

Dalla formula:

imp. Perrone 1-5

max =

Il momento che si ricava ponendo max = adm pu, in perfetta analogia con quanto si fa nella statica del
cemento armato ordinario, essere chiamato momento resistente della sezione e pu definirsi come il
massimo momento che la sezione pu sopportare senza che venga ad essere superato - nel materiale di
cui la sezione stessa formata - il valore ammissibile della tensione (e cio il valore adm). ovvio, allora,
che, se la sezione soggetta ad un momento flettente pari al momento resistente della sezione si registrer
max = adm. Tale momento resistente sar denotato, nel testo, con la notazione Mmax.
In base a quanto appena detto la sezione risulta verificata quando soggetta a un momento flettente non
maggiore di Mmax, cio per M Mmax..

123

7-04-2032, 9:22

124

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

M max = adm Wx = 1900 311 = 590 900 kg cm

Richiamiamo la ben nota espressione di Jourawski:


max =

T Sx '
Ix s

(e10.a)

(s lo spessore dellanima, mentre gli altri simboli che compaiono nella (e10.a)
sono di ben noto significato).
Ponendo, nella (e10.a), max = adm = adm/ 3 si pu ricavare il taglio massimo che lHE 160 B in grado di sopportare:
adm I x s 1900 2492 0.8
=
= 12 355.79 kg
3 Sx '
1.732 177

T max =

Allora il giunto da definire devessere in grado di trasmettere da un elemento allaltro uno sforzo di taglio Tmax = 12 355.79 kg e un momento flettente8
pari a: Mmax = 590 900 kgcm.
Occorre, innanzi tutto, verificare il collegamento saldato fra HE 160 B e la
flangia, che formata da una lamiera dacciaio di forma rettangolare, di dimensioni cm 31 cm 24 e di spessore cm 2 (pi avanti, in ogni modo, la
flangia sar meglio definita nella sua morfologia).
Supponiamo che tale collegamento sia realizzato tramite 8 cordoni dangolo
disposti come mostrato in Fig. 5.20, con sezioni di gola larghe a = 15 mm (tali
8

Per M = Mmax e T = Tmax, nei punti di attacco ala-anima, considerando la presenza dei raccordi si hanno le
seguenti tensioni:

=
=

590 900
(8 1.3) = 1588.696 kg / cm 2
2494

12 355.79 1.3 (8 1.3 / 2)


= 199.475 kg / cm 2
2494 (0.8 + 1.5 2)

E pertanto la verifica di sicurezza fornisce:

id =

2 + 3 2 =

1588.696 2 + 3 199.4752 = 1625.831 kg / cm 2

Se si prescindesse dai raccordi ala-anima (e in tale ipotesi la lunghezza della corda, da inserire nella
formula di Jourawski, sarebbe pari a 0.8 cm) risulterebbe = 947.509 kg/cm2 e id = 2284.135 kg/cm2
(pi grande, dei 20% circa, rispetto allammissibile). Comunque il raccordo ala-anima c e se anche, da
qualche parte, la id superasse adm certamente lo fa di poco consentendoci di ritenere Mmax e Tmax effettivamente assorbibili, contemporaneamente, dal HE 160 B e di poter, con buona approssimazione, fare
riferimento ad essi per definire un giunto a totale ripristino. Non vi dubbio che, se avessimo scopi di
ricerca, sentiremmo lesigenza di meglio valutare Mmax e Tmax (e, magari, di individuare molte coppie di
valori Mmax e Tmax che, coesistenti, riescano a rendere id = adm); ma, per il nostro esempio, immaginiamo di avere una finalit di natura, per cos dire, professionale: immaginando di trovarci di fronte un
normale telaio e supponendo di sapere che le aste sono ben dimensionate (ma ignorando le caratteristiche
di sollecitazione presenti al nodo) vogliamo semplicemente definire un giunto flangia in grado di assolvere bene ai suoi compiti statici.

imp. Perrone 1-5

124

7-04-2032, 9:22

5. Unioni saldate

125

sezioni risultano, nella stessa Fig. 5.20, ribaltate sul piano della giunzione).

Fig. 5.20

La sezione resistente della saldatura presenta area complessiva pari a:


As = 2 l1 a + 4 l2 a + 2 l3 a = 2 a (l1 + 2 l2 + l3) =
= 2 1.5 (16 + 2 2 + 10) = 90 cm2
Il momento dinerzia, rispetto allasse x, della sezione resistente della saldatura, pari a:

l2 a
l1 a 3
l a3
+ 2 l1 ad 2 + 4 2 + 4l 2 ad12 + 2 3 =
12
12
12
3
3
16 1.5
2 1.5
1.5 10 3
=
+ 2 16 1.5 8.752 +
+ 4 2 1.5 5.952 +
=
6
3
6
= 4361.08 cm 4

Ix = 2

Il taglio Tmax fa destare, nelle sezioni di gola ribaltate, una distribuzione


costante di tensioni tangenziali , che valgano:
12 355.79
T
= max =
= 137.29 kg/ cm 2
(e10.b)
90
As
Le date dalla (e.10.b) sono , per i cordoni A e C mentre sono //, per i
cordoni B.
Il momento Mmax fa nascere, nei vari cordoni di saldatura, delle tensioni
normali:

imp. Perrone 1-5

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7-04-2032, 9:23

126

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

M max
y
Ix

Vediamo, adesso, in dettaglio le tensioni che insorgono nei cordoni A, B e


C effettuando le necessarie verifiche.
- cordoni A:
590 900
M max
y max =
9.5 = 1287.19 kg/ cm 2
4361.08
Ix
= 137.29 kg/ cm 2

(lHE 160 B alto - ed anche largo - 16 cm, per cui si ha ymax = 16/2 + a = 8 +
1.5 = 9.5 cm).
I cordoni A sono verificati perch si ha:

+ = 1424.48 kg/ cm 2 < 0.85 adm = 1615 kg/ cm 2


= 137.29 kg/ cm 2 < 0.7 adm = 1330 kg/ cm 2
= 1287.19 kg/ cm 2 < 0.7 adm = 1330 kg/ cm 2
- cordoni B: superflua la loro verifica essendo meno sollecitati dei precedenti (A) pur presentando lo stesso spessore di questi.
- cordoni C:
Si ha:

590 900
M max l 3
=
5 = 677.47 kg/ cm 2
2
4361
08
.
Ix
// = 137.29 kg/ cm 2

I cordoni C sono anchessi verificati perch risulta:

2 + 2// = 677.472 + 137.29 2 =


= 691.24 kg / cm 2 < 0.7 adm = 1615 kg / cm 2
Si pu adesso procedere al calcolo di verifica della bullonatura che unisce
la flangia al traverso.
La flangia saldata in testa al montante collegata allala inferiore dellHE
240 B (che costituisce il traverso) mediante 8 bulloni 24 di classe 6.6 (badm =
= badm = 17 kg/mm2), disposti su due file nella maniera mostrata in Fig. 5.21
(definita prestando attenzione a rendere agevole la manovra, di serraggio, del
dado con la chiave).
Il taglio Tmax esercita, in una sola sezione per ogni bullone, una forza tagliante pari a Tmax/8 (perch 8 sono i bulloni, tutti dello stesso diametro).

imp. Perrone 1-5

126

7-04-2032, 9:23

5. Unioni saldate

127

Fig. 5.21

Larea della sezione retta di ogni bullone 24 pari a:


2.4 2
= 4.52 cm 2
4
Nella sezione, del singolo bullone, sollecitata alla recisione la tensione tangenziale vale:
12 355.79
T max
b =
=
= 341.7 kg/ cm 2
(e10.c)
8 b
8 4.52
opportuno notare che, nel calcolare b, abbiamo assunto come sezione
resistente quella del gambo e, quindi, ci siamo posti nellipotesi che il piano di
taglio non interessi la parte filettata del bullone. Naturalmente pu accadere
che il gambo sia filettato per tutta la sua lunghezza e, in questipotesi, occorre
correggere la (e10.c), sostituendo a b la sezione resistente, pi piccola di 4.52
cm2, onde tenere conto dellindebolimento rappresentato dalla filettatura.
Il momento Mmax sollecita gli 8 bulloni a trazione.
Nellipotesi che la lamiera della flangia sia infinitamente rigida, lasse neutro coincide con la retta x passante per il bordo interno della flangia (v. Fig.
5.21). Il momento dinerzia delle sezioni rette dei bulloni, rispetto a x va calcolato prendendo come sezioni resistenti quelle delle viti e vale:
b =

I x = 2 res ( y12 + y 22 + y 32 + y 24) =


= 2 3.844 ( 4 2 + 13.32 + 19.72 + 29 2 ) = 10 932.18 cm 4
(ovviamente si pensato che il passo della filettatura fosse p = 2 mm). La
tensione di trazione massima - che si verifica nei bulloni a distanza y4 = 29 cm
da x - vale:

imp. Perrone 1-5

127

7-04-2032, 9:23

128

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

M max
590 900
yA =
29 = 1567.49 kg/cm 2
Ix
10 932.182

max =
Risulta:

341.7 1567.49

+
= 0.89 < 1
1700 1700

(e10.d)

e pertanto la bullonatura verificata.


Lespressione (e 10.d) quella che viene suggerita dalla normativa vigente e
dalla quasi totalit delle normative che, dal 1972 ad oggi, si sono susseguite.
La normativa precedente (D.M. 14 febbraio 1992) a quella attuale cimponeva di effettuare la verifica della nostra bullonatura utilizzando, invece che la
(e10.d), questaltra espressione:
id =

2bmax + 2 2b =

1567.49 2 + 2 341.72 =

= 1640.29 kg / cm 2 < badm = 1700 kg / cm 2

e, nuovamente, il giunto risultava verificato9.


Il giunto pu presentarsi, in prospetto laterale, come disegnato in Fig. 5.19.
9

imp. Perrone 1-5

A proposito del succedersi di emanazioni di norme, opportuno ricordare come il nostro Paese condannato a passare da un eccesso allaltro. Le norme tecniche del 39 (R. Decreto Legge 16 novembre 1939 XVIII, n. 2228, Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 92 del 18 aprile 1940) sono rimaste in vigore fino al
1972.
Il primo regolamento di norme tecniche italiane fu del gennaio 1907.
Alla fine degli anni 60 e allinizio degli anni 70, i tecnici operativi chiedevano in coro lemanazione di
nuove norme tecniche, al passo coi tempi (giacch, effettivamente, quelle del 39 risultavano oramai stantie,
lacunose e del tutto inadeguate alla mutata realt tecnica di quegli anni).
Nel 1972 venne emanato un nuovo regolamento, accolto con un sospiro di sollievo. Si trattava effettivamente, di buone norme, che potevano aver bisogno solo di qualche correttivo.
Purtroppo cera un inghippo: lart. 21 della legge 5 novembre 1971, n. 1086, tuttora in vigore testualmente
recita: Il Ministro per i lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio nazionale delle ricerche, emaner entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge e, successivamente, ogni
biennio, le norme tecniche alle quali dovranno uniformarsi le costruzioni di cui alla presente legge. Quindi,
anche se si individuassero eccellenti norme tecniche, in grado di durare un ventennio, il Ministro dei LL.PP.
dovrebbe emanare nuove norme ogni due anni, se volesse rispettare la suddetta legge dello Stato.
Perci abbiamo avuto, dal 72 ad oggi, la seguente raffica di Norme tecniche per il calcolo, lesecuzione e il
collaudo delle opere in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche:
1) D.M. 30 maggio 1972, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 22/7/1972;
2) D.M. 16 giugno 1976, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 14/8/1976;
3) D.M. 26 marzo 1980, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 176 del 28/6/1980;
4) D.M. 1 aprile 1983, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficialen. 224 del 17/8/1983;
5) D.M. 27 luglio 1985, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 113 del 17/5/1986;
6) D.M. 14 febbraio 1992, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18/3/1992;
7) D.M. 9 gennaio 1996, pubblicato sul Suppl. Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5/2/1996.
E non siamo nemmeno certi di averle elencate tutte! Siamo, allora, passati da una normativa (quella del 39),
che durata oltre 30 anni, a normative che si susseguono, mediamente, ogni 3 anni (e meno male che vari
Ministri dei lavori pubblici non hanno preso alla lettera i dettami del richiamato art. 21 della Legge 1086/71,
altrimenti avremmo avuto dodici normative, anzich sette).

128

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5. Unioni saldate

129

Le risultanti degli sforzi di trazione nelle varie file di bulloni a distanza yi (i =


1,2,3,4) da x, valgono:
R 4 = 2 4 res = 2

M max
y 4 res = 12 050.87 kg
Ix

M max
y 3 res = 8186.28 kg
Ix
M max
y 2 res = 5526.78 kg
R2 = 2
Ix
M max
y1 res = 1662.19 kg
R1 = 2
Ix

R3 = 2

La forza risultante delle trazioni, in tutti i bulloni, vale:


4

R=

R = 12 050.87 + 8186.28 + 5526.78 +1662.19 = 27 426.12 kg


i

i=1

Essa applicata a distanza d2, dallasse x, ricavabile applicando il teorema


di Varignon:
4

d2 =

Ri yi

i=1
4

=
Ri

12 050 29 + 8186.28 19.7 + 5526.78 13.3 +1662.19 4


=
27 426.12

i=1

= 21.545 cm

Attesa lipotesi che la lamiera della flangia sia indeformabile (anche fuori

Non riusciamo, francamente, a comprendere la necessit di questo bombardamento normativo al quale


siamo stati - e continuiamo ad essere - sottoposti, lo scopo di questa iperproduzione di norme tecniche.
Riteniamo sbagliata sia una ipoproduzione (una normativa ogni trentanni), che una iperproduzione (una
normativa ogni due anni).
Esprimendo un punto di vista del tutto personale crediamo che una normativa dovrebbe nascere con lo
scopo di durare almeno un decennio, non fossaltro che per consentire ai tecnici di assuefarsi ad essa, di
conoscerla a fondo, di rintracciare subito una prescrizione che non si ricorda bene. E dovrebbe essere sostituita quando se ne ravvisa lassoluta necessit (a prescindere dalla sua data di nascita).
Se, invero, si vanno a vedere le differenze tra una normativa e laltra, tra le sette sopra elencate sovente si
resta perplessi: si tratta, per lo pi, di insignificanti differenze (che possono essere individuate solo con un
certosino lavoro di confronto tra i due testi).
Tutto quanto detto in precedenza crea non poco disagio allo sventurato autore di un libro di Tecnica delle
Costruzioni. Costui, mostrando come si effettua una verifica nel rispetto della normativa vigente, sa bene
che esistono non poche probabilit che, quando il libro uscir, la normativa sar cambiata magari lacciaio
tipo Fe 360 si chiamer acciaio tipo 1 oppure Fe 37 (per, poi, tornare nuovamente a chiamarsi Fe 360 in una
normativa successiva); una prescrizione contenuta in un certo punto avr cambiato posto, unaltra sar stata
trasferita dalla normativa alle istruzioni, la verifica di una bullonatura che in tutte le normative dal 72 all85
si effettuava col criterio di Gough e Pollard deve essere effettuata diversamente nel 92 (poi, nel 96, si
ritorna nuovamente al criterio precedente), ecc.

imp. Perrone 1-5

129

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130

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

del proprio piano), si pu sostenere che Mmax equilibrato dalla coppia R d2,
esercitando il bordo della flangia dove segnato lasse x una compressione
sullestradosso del traverso (ovviamente lungo lo spigolo della flangia c da
ipotizzare un fenomeno di adattamento plastico del materiale).
Come controllo dei calcoli effettuati deve risultare:
R d2 = Mmax
Si ha:

27 426.12 21.545 = 590 895.75 kg cm

con uno scarto di appena 4.25 kg cm, dovuto agli inevitabili (e piccoli) errori
di arrotondamento e di troncamento delle cifre decimali.
Per proporzionare la flangia si pu ritenere che la parte di essa compresa tra
lasse x e lala dellHE 160 B (pilastro) funzioni a mensola. Ovviamente lestremo libero di detta mensola coincider col bordo della flangia dove stato segnato lasse x (e dove si pu ritenere applicata la forza R esercitata dal bordo
della lamiera della flangia sullestradosso del traverso). Una certa generosit
nel dimensionamento della lamiera della flangia opportuna, perch bisogna
essere coerenti con lipotesi fatta di lamiera infinitamente rigida.
Il momento nella sezione dincastro della mensola in questione pari a:
33 16
= 233122.02 kg cm
2
Grazie allinserimento di una costola verticale saldata sia alla lamiera della
flangia che allala dellHE 160 B (v. Fig. 5.22), la sezione dincastro oggetto
della nostra verifica si presenta come mostrato in Fig. 5.23 (la costola di irrigidimento risulta complanare allanima dellHE 160 B).
Per tale sezione, con ovvio significato dei simboli, si ha:
M = 27 426.12

A = 24 2 +11 2 = 70 cm 2
2
3
Sx = 24 2 14 + 2 11 /2 = 793 cm

yG =

Sx 793
=
= 11.33cm
A
70

I x 0 = 24

23
113
+ 24 2 (3.67 1)2 + 2
+
12
12

+2 11 (11.3 11 / 2) = 1320.1cm 4
2

W xo =

imp. Perrone 1-5

130

I xo 1320.1
=
= 116.51 cm 3
y G 11.33

7-04-2032, 9:23

5. Unioni saldate

131

Pertanto la tensione massima nella nostra sezione dincastro pari a:


max =

M
233 122.02
=
= 2000.8 kg/ cm 2
116
.
51
W xo

che certamente non molto pi grande dellammissibile (adm = 1900 kg/cm2).

flangia

costola
verticale

montante HE 160 B

Fig. 5.22
24 cm
3.67

11.33 cm

2
2
11

Fig. 5.23

Nelle illustrazioni si fatto uso dei simboli grafici UNI relativi alla rappresentazione schematica e convenzionale delle saldature e delle bullonature
nei disegni tecnici; in particolare, la lettera maiuscola E, posta affianco del
simbolo rappresentativo dei cordoni convessi dangolo, in Fig. 5.21, sta a significare che la saldatura stessa allarco voltaico; mentre, nella stessa figura,
quella sorta di bandierina situata vicino ad ogni bullone indica che i bulloni
sono sistemati al montaggio (la bandierina - che pu essere inserita anche vicino al simbolo rappresentante la saldatura - sta a significare, cio, che il collegamento da eseguirsi durante la messa in opera).
Per il calcolo della flangia - in alternativa al procedimento seguito, indubbiamente cautelativo - si potrebbe fare riferimento allesempio n. 11, relativo
al calcolo della piastra di base nel collegamento colonna-fondazione.

imp. Perrone 1-5

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132

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Siamo convinti che se il giunto studiato venisse realizzato a perfetta regola


darte, sarebbe senzaltro in grado di assolvere ai suoi compiti statici. Riteniamo, per, che sia possibile individuare e realizzare alcuni opportuni correttivi,
finalizzati a rendere esteticamente pi gradevole il collegamento studiato.
Il lettore che volesse semplicemente porsi in condizione di svolgere una
corretta progettazione strutturale, esecutiva, di una struttura in acciaio ha da
effettuare pochi, opportuni approfondimenti, anche senza fare riferimento alla
vasta produzione scientifica sui giunti a flangia; potrebbe, ad esempio, ripercorrere liter di calcolo seguito nello svolgimento del presente esempio numerico rimuovendo lipotesi di flangia rigida (ma non conviene, comunque, adottare flange sottili) e dimensionare meglio la flangia (magari evitando linserimento di rinforzi e rendendo, cos, il giunto pi semplice e, probabilmente,
esteticamente pi gradevole).
Ben diverse possono essere le operazioni di approfondimento conducibili
dal lettore che avesse obiettivi che vanno al di l della progettazione strutturale
corrente.
Ad esempio, nella pratica professionale, il calcolo dei telai in acciaio viene,
quasi sempre, condotto nellipotesi ideale di nodi cerniera o di nodi incastro;
ma le prove sperimentali effettuate hanno dimostrato che i nodi cerniera possono realizzare un grado di continuit flessionale significativa e quelli rigidi (nodi
incastro) possono presentare una deformabilit non trascurabile. Una direzione
di approfondimento pu essere quella di raccogliere curve sperimentali momento-rotazione di giunti flangiati (allo scopo di capire quali scelte operare per
avvicinarsi di pi ai nodi cerniera e ai nodi incastri, in accordo con lo schema
statico assunto, considerato che, allo stato attuale, mancano strumenti di calcolo di telai a nodi semi-rigidi per la pratica progettuale quotidiana).
Comunque, anche dallapprofondimento teorico possono scaturire preziosi
suggerimenti pratici. stato, ad esempio, osservato che il comportamento duttile o fragile di un giunto a flangia sensibilmente influenzato dal coefficiente
di filettatura, dato dal rapporto tra la lunghezza della parte filettata e quella
totale del gambo attivo del bullone, risultando i bulloni a filettatura totale in
grado di garantire un comportamento duttile del giunto, anche se comportano
una sua rapida perdita di efficienza (v. larticolo di Piazza e Turrini sul n. 3/
1986 di Costruzioni Metalliche e relativa bibliografia).
Notiamo, anche, la validit di alcune regolette empiriche, come quella, ad
esempio, di fissare lo spessore della flangia pari al diametro dei bulloni utilizzati (nel nostro caso, per rispettare tale suggerimento, avremmo dovuto fissare
lo spessore della flangia intorno ai 24 mm). Naturalmente, tali regolette sono
consigli, dettati dallesperienza, che possono consentirci di effettuare un primo dimensionamento, da controllare con attenzione successivamente.

imp. Perrone 1-5

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5. Unioni saldate

133

ESEMPIO N. 11
La mensola di Fig. 5.24 formata da un piatto (UNI 6014-67) 150 25 ed
caricata - nei pressi dellestremo libero - da una forza verticale di 7 t. Il piatto
in acciaio tipo Fe 360 (adm = 1600 kg/cm2). Il collegamento formato da due
cordoni dangolo orizzontali e da uno verticale. Il nostro scopo di verificare
il giunto saldato e i dati necessari sono tutti riportati in Fig. 5.24.
F = 7t

12 mm

150 mm

200 cm

180 mm

25
8,5 mm

Fig. 5.24

Effettueremo la verifica in due modi diversi, entrambi adottabili nella pratica tecnica. Essendo il lato del triangolo isoscele iscritto nel cordone pari ad a'
= 12 mm, laltezza della sezione di gola a = a' 2 / 2 = 8.485 mm 8.5 mm
= 0.85 cm. Ribaltiamo tutte le sezioni di gola sul piano verticale e iniziamo col
determinare le caratteristiche geometriche e inerziali del collegamento. Con
ovvio significato dei simboli, si ha:
A = 0.85 15 + 2 18 0.85 = 43.35 cm 2
Sy =

y G =

15 0.852
+ 2 0.85 18 (9 + 0.85 ) = 306.83 cm 3
2

Sy
A

306 .83
= 7.08 cm
43.35

y G = 7.078 0.85 = 6 .23 cm


0.85 153
18 0.853
2
+2
+ 2 0.85 18 (7.5 + 0.42 ) =
12
12
= 2162 .76 cm 4

Ix =

Iy =

15 0.853
0.85 183
2
+ 15 0.85 (6.23 + 0.42) + 2
+
12
12
+ 2 0.85 18 ( 9 6.23 ) = 1626.44 cm 4
2

imp. Perrone 1-5

133

7-04-2032, 9:23

134

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

I p = I x + I y = 2162 .76 + 1626.44 = 3789.2 cm 4


= arc tan
r =

11.77
= 54.65o
8.35

11.772 + 8.352 = 14.43 cm

Giova osservare la Fig. 5.25


y

y
6.23

11.77 cm

15 cm

r = 14.43 cm

x
7.5

8.35

0.85
M

18 cm
0.85

//M

Fig. 5.25

Trasportando la forza F = 7000 kg nel baricentro G della saldatura si ha che


la sezione resistente (sezioni di gola ribaltate sul piano verticale) soggetta ad
un taglio T = F = 7000 kg e da un momento torcente M = 7000 (20 + 11.77)
= 222 404 kg cm.
Per effettuare la verifica della saldatura - in una prima maniera - possiamo
porci nel punto P (che quello pi sollecitato) e trovare la tensione tangenziale, in detto punto, dovuta al momento torcente M:
M
222 404
=
r =
14.43 = 847.13 kg / cm 2
(e11.a)
Ip
3789 .2
La data dalla (e11.a) pu essere scomposta in una componente orizzontale ( M//) e in una verticale (M):
o
2
M
// = cos = 847.13 cos 54.65 = 490.11 kg / cm
o
2
M
= sin = 847.13 sin 54.65 = 690.96 kg / cm

imp. Perrone 1-5

134

7-04-2032, 9:23

(e11.b)

5. Unioni saldate

135

Il taglio T = F produce tensioni (nei cordoni orizzontali e, quindi, anche


nel punto P, in cui stiamo effettuando la verifica) che valgono:
T =

T
7000
=
= 161.48 kg / cm 2
A
43.35

(e11.c)

Le due date dalla seconda delle (e11.b) e dalla (e11.c) possono essere
sommate:
T
2
(e11.d)
= M
+ = 690.96 + 161.48 = 852.44 kg / cm
La data dalla (e11.c) pu essere sommata vettorialmente alla // data dalla prima delle (e11.b) ottenendo la R risultante nel punto P:
R =

852.44 2 + 490.112 =

= 983.29 kg / cm 2 < 0.85 adm = 1360 kg / cm 2

La verifica ha fornito esito positivo.


Un altro modo di procedere nella verifica del nostro giunto saldato consiste
nel ritenere che il cordone verticale assorba il taglio T = F = 7 t mentre i due
cordoni orizzontali si fanno carico di assorbire il momento torcente M che,
questa volta, scaturisce dal trasporto di F nel baricentro del cordone verticale:
M = 7000 (20 + 18 + 0.425) = 268 975 kg cm. In questo modo, nel cordone
verticale, si ha:
// =

7000
= 549.02 kg / cm 2 < 0.85 adm
0.85 15

e nei cordoni orizzontali si ha:


// =

268975
= 1109.15 kg / cm 2 < 0.85 adm
0.85 18 15.85

Sia con luno sia con laltro modo di procedere il giunto saldato risulta
verificato.
Entrambi i metodi, come gi detto, possono essere utilizzati nella pratica tecnica. Il primo metodo noto come dello J polare e il secondo delle due forze.
Lesempio numerico appena svolto serve anche a mostrare al lettore come,
in molti casi della pratica tecnica, il progettista abbia di fronte a se varie possibilit di condurre la verifica di un giunto saldato. Non solo accade spesso che
bisogna scegliere fra varie, possibili soluzioni tecniche per realizzare un collegamento, ma si deve optare fra questo o quel modo di procedere nei calcoli.

imp. Perrone 1-5

135

7-04-2032, 9:24

imp. Perrone 6-9

136

7-04-2032, 9:37

137

6. COLLEGAMENTO PILASTRO-FONDAZIONE

6.1. Generalit
Le fondazioni - com noto - sono gli organi di trasmissione al terreno delle
sollecitazioni presenti ai piedi dei pilastri (o, in genere, delle strutture portanti
verticali: muri, setti, piloni, ecc.).
In Fig. 6.1a riportato un giunto di base che potrebbe assimilarsi ad una
cerniera, pur essendoci altre soluzioni che pi si avvicinano alla cerniera teorica ( chiaro che la cerniera senza attrito pressoch impossibile a realizzarsi).
In Fig. 6.1b rappresentato il pi comune collegamento colonna-fondazione,
nellipotesi che si voglia creare, come vincolo esterno, un incastro.
pilastro
nervature
lastra

plinto
in c.a.

a)

colonna incernierata
alla base

b)

piastra di base
colonna incastrata
alla base

Fig. 6.1

In Fig. 6.2 proposta la veduta assonometrica di due basi di colonne, che


potrebbero consentire dipotizzare una cerniera e un incastro.
possibile ammettere la presenza di una cerniera anche quando il collegamento sufficientemente duttile (cio consente grandi rotazioni senza perdere
le sue capacit di resistenza).
Ritorneremo in seguito sullargomento; ma, comunque, gi abbiamo avuto
occasione di precisare che, nella realt, si rinuncia a realizzare esattamente i
vincoli considerati nello schema statico di calcolo, accontentandosi di avvicinarsi - quanto pi possibile - ad essi.

imp. Perrone 6-9

137

7-04-2032, 9:37

138

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 6.2

Un elemento di collegamento fra la colonna e il plinto di fondazione costituito da una piastra dacciaio sufficientemente rigida (eventualmente nervata
mediante costole dirrigidimento), saldata alla faccia inferiore della colonna.
La piastra di base forata, in maniera da essere attraversata da tondini dacciaio (detti tirafondi) fuoriuscenti dal plinto (in c.a.) e provvisti di estremit
superiori filettate, cos da poter avvitare dei dadi (ed, eventualmente, dei controdadi). I tirafondi vanno, ovviamente, annegati nel plinto di calcestruzzo per
una lunghezza sufficiente ad impedire qualsiasi fenomeno di sfilamento (sono
sovente provvisti di uncini terminali o, comunque, di dispositivi atti a migliorare laderenza col calcestruzzo circostante) mentre le estremit filettate, come
gi detto, servono allinserimento dei dadi e controdadi che solidarizzano la
piastra al plinto di fondazione1.
La piastra metallica serve a trasferire le sollecitazioni, dalla colonna - costituita da un materiale (lacciaio) che presenta una tensione ammissibile dellordine di grandezza di migliaia di kg/cm2 - al plinto, costituito da un altro materiale (il conglomerato cementizio) la cui tensione ammissibile di decine di
kg/cm2.
Si pu avere il caso limite di colonna sollecitata a sforzo normale semplice
(N) di trazione (il plinto dovr, allora, essere dimensionato in modo che parte
del suo peso proprio equilibri N e i tirafondi, evidentemente, saranno tutti sollecitati a trazione). Qui di seguito ci occuperemo, quindi, della verifica della
sezione di contatto piastra-plinto e della verifica della piastra dacciaio. Sui
dispositivi atti ad esaltare laderenza tra i tirafondi e il blocco di calcestruzzo
nel quale sono inseriti, diremo qualcosaltro pi avanti.
1

imp. Perrone 6-9

Nella pratica tecnica, sovente, si vedono controdadi pi bassi dei dadi. Volendo dare credito agli esperti
(POMINI, Costruzione di macchine), ci non corretto perch, dopo il serraggio, il dado reagisce sul
controdado, che si trova, cos, a sopportare le reazioni delle parti unite e del dado.

138

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

139

6.2. Verifica della sezione di contatto piastra-plinto di fondazione


Quando, al piede del pilastro, presente esclusivamente uno sforzo normale di
compressione (e, in tal caso, evidentemente, nulla leccentricit: e = M/N =
0) la piastra metallica di base trasmetter, al sottostante elemento in calcestruzzo, una distribuzione costante di pressione (v. Fig. 6.3):
N
=
(6.2.1)
bH

Fig. 6.3

La sezione di contatto plinto - piastra metallica sar verificata se risulter:


cam
dove cam la tensione normale ammissibile del cls. (cam = 60 + (Rbk - 150)/
4, in kg/cm2).
Se al piede del pilastro - oltre allo sforzo normale N - presente anche un
momento flettente M (e, conseguentemente, leccentricit e = M/N non sar nulla) la verifica della sezione di contatto piastra-plinto non differisce sostanzialmente da quella delle sezioni in c.a. sollecitate da sforzo normale eccentrico.
In particolare, per la pressoflessione, si ricorda che vengono distinti due casi:
1) centro di pressione interno al nocciolo centrale dinerzia della sezione di
contatto piastra-plinto (e H/6) (Fig. 6.4).

imp. Perrone 6-9

139

7-04-2032, 9:37

140

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

In tale ipotesi la sezione dimpronta sul calcestruzzo sar interamente compressa (e, quindi, interamente reagente). Detta A = bH larea di tale sezione e
Wx il suo modulo di resistenza (rispetto allasse baricentrico normale allasse
di sollecitazione), la pressione massima, esercitata dalla piastra dacciaio sul
plinto di calcestruzzo, sar data dalla nota formula:

max =

N
M
N
6 e
+
=
1 +
A
b H
H
Wx

(6.2.2)

La sezione sar verificata se si ha:


max cam
dove cam , ovviamente, la tensione ammissibile del cls. costituente il plinto
(e di cui gi si detto pocanzi).

Fig. 6.4

In questipotesi ai tirafondi pu essere affidato solo il compito di assorbire


un eventuale sforzo di taglio presente al piede del pilastro perch, evidentemente, essi non sono in grado di assorbire sforzi di compressione, ma solo di
trazione (a meno che - ma ci non lo abbiamo mai osservato - gli stessi tirafondi non fossero solidarizzati alla piastra di base, ad esempio mediante cordoni
di saldatura).
Anche se i tirafondi non sono destinati a lavorare (perch il pilastro trasfe-

imp. Perrone 6-9

140

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

141

risce allelemento di fondazione uno sforzo normale con eccentricit nulla o


trascurabile), essi vanno ugualmente previsti. Sarebbe, infatti, curioso osservare la piastra di base, di una colonna, semplicemente appoggiata su un plinto
di fondazione.
2) centro di pressione esterno al nocciolo centrale dinerzia della sezione di
contatto piastra-plinto (Fig. 6.5).
e
N

f/n
yn

max

y
x
H

Fig. 6.5

In tale ipotesi la sezione di base della piastra sar parzialmente compressa


(e, quindi, parzialmente reagente).
Lasse neutro (antipolare del centro di pressione rispetto allellisse centrale
dinerzia della sezione reagente) divider la sezione in due parti: una compressa e laltra tesa. Le trazioni saranno assorbite dai tirafondi situati in zona tesa
(quelli in zona compressa, come gi rilevato, non lavorano per quantattiene
lassorbimento di M ed N presenti al piede del pilastro). Il calcolo di verifica
viene condotto in maniera perfettamente analoga a quello della sezione in c.a.
soggetta a pressoflessione (senza dimenticare che, come gi detto, risultano
inefficaci i tirafondi situati in zona compressa).
Facilmente deducibile il caso in cui lo sforzo normale N di trazione (la
verifica viene condotta in maniera non molto dissimile da quella delle sezioni
in c.a. soggette a tensoflessione).

imp. Perrone 6-9

141

7-04-2032, 9:37

142

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

6.3. Verifica della piastra metallica


La piastra metallica deve presentare caratteristiche di rigidezza tali da assicurare la ripartizione lineare delle pressioni sullelemento di calcestruzzo (tale,
cio, da ritenerla piana a deformazione avvenuta).
Generalmente il calcolo di verifica viene condotto considerando una striscia (preferibilmente di larghezza unitaria) di piastra - ovviamente nella zona
pi sollecitata - ritenendola incastrata a filo della colonna e caricata dal basso
verso lalto, dalle pressioni di contatto acciaio-calcestruzzo.
Pi aderente alla realt sarebbe un calcolo dei vari campi della piastra metallica (eventualmente definiti dalle costole dirrigidimento) utilizzando uno
dei metodi della teoria delle piastre (ad esempio quello delle differenze finite).
Pi avanti sar sviluppato, in maniera completa, un esempio numerico che
dovrebbe ben chiarire quanto sopra.

6.4. Lunghezze dancoraggio dei tirafondi


Le lunghezze dancoraggio dei tirafondi si stabiliscono imponendo che le tensioni tangenziali di aderenza, che insorgono lungo il tratto di ancoraggio,
non superino il valore regolamentare ammissibile:
adm = 4 +

R bk 150
75

(6.4.1)

dove, com noto, assume il valore 1.5 se il tirafondo presenta una superficie
laterale liscia e 3 se presenta una superficie provvista di risalti o asperit (che
potrebbero essere, ad arte, create da noi; immaginiamo, ad esempio, di avvolgere ad elica, intorno al tirafondo, un tondino di piccolo diametro, ben fissato
con un sufficiente numero di punti di saldatura al tirafondo stesso oppure adoperando dei tondi ad aderenza migliorata).
In altre parole, nulla di veramente nuovo c da dire rispetto a quanto gi
studiato, nella statica del c.a.o., a proposito della determinazione delle lunghezze dancoraggio dei ferri darmatura.
Detto Nb lo sforzo di trazione nel tirafondo - di diametro - che sintende
assicurare al basamento di conglomerato cementizio armato, la lunghezza dancoraggio devessere almeno pari a:

Nb
adm
con adm ovviamente, data dalla (6.4.1).
=

imp. Perrone 6-9

142

(6.4.2)

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

143

Se la lunghezza dancoraggio fornita dalla (6.4.2) fosse giudicata, dal progettista delle strutture, eccessiva (o tale da rendere problematico lannegamento dello stesso tirafondo nel plinto in c.a.), diventa necessario adottare qualche
provvedimento che limiti lancoraggio stesso.
Si potrebbe, ad esempio, saldare una rosetta allestremit del tirafondo che
deve restare annegata nel blocco di cls., in maniera tale che parte dello sforzo
di trazione del tirafondo stesso possa essere trasmesso allelemento di cls. per
contatto ( chiaro che, in casi particolari, potrebbero essere saldate al tirafondo
pi rosette, purch ben distanziate luna dallaltra).
Si faccia riferimento alla Fig. 6.6.
Nb

tirafondo

P
s

rosetta

Fig. 6.6

Detta adm la tensione tangenziale ammissibile di aderenza e cam quella,


normale, ammissibile del cls. di cui il plinto di fondazione costituito, deve
risultare:
2
adm + cam
(d 2 ) N b
(6.4.3)
4
dove:
= diametro del tirafondo
d = diametro della rosetta
La rosetta pu essere pensata come una piastra anulare incastrata lungo il

imp. Perrone 6-9

143

7-04-2032, 9:37

144

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

contorno interno (dove realizzato il cordone di saldatura che la unisce alla


barra verticale) e soggetta ad una distribuzione costante di pressioni (evidentemente esercitate dal cls. sulla rondella), agenti dallalto verso il basso.
Dalla teoria delle lastre si sa che il momento massimo, allincastro della
piastra anulare, vale:
(6.4.4)
Mmax = p d 2
dove:
=

5.25 4 log 1.9375 4 +1.25 2 + 0.6875


42 4 + 22 2

(6.4.5)

con = d/.
Il momento Mmax riferito a una striscia radiale di larghezza unitaria e di
spessore s - da determinarsi - e quindi di modulo di resistenza Wx = l s2/6.
Lo spessore della rosetta devessere almeno pari a:
s = d

6p
adm

= d

p
adm

(6.4.6)

dove, in base a quanto detto in precedenza, non pu che essere:


31.5 4 log 11.625 4 + 7.5 2 + 4.125
(6.4.7)
42 4 + 22 2
Il coefficiente pu essere attinto dalla seguente tabella 1, in funzione di
= d/.
Ovviamente per ridurre la lunghezza dancoraggio dei tirafondi non esiste
solo laccorgimento della rosetta saldata allestremit, ma numerosi altri: tirafondi a uncino con barrotto inferiore trasversale, tirafondi con testa a martello
(Fig. 6.7), ecc. (per eventuali approfondimenti si rimanda al paragrafo 7.4.5.4.
Tirafondi, pagg. 339-343 del testo: Giulio Ballio e Federico M. Mazzolani,
Strutture in acciaio, Ed. Ulrico Hoepli, 1987).
Concludiamo la serie degli esempi sui collegamenti colonna-fondazione
mostrando, per curiosit, un elemento di fondazione tipico di un edificio alto
in acciaio: in Fig. 6.8 riportato il collegamento di base di un pilastro di una
delle torri gemelle del World Trade Center di New York.
Non si tratta di una soluzione innovativa.
Molti altri grattacieli, con struttura in acciaio, presentano analoghi elementi
di collegamento con le fondazioni.
Lelemento di passaggio tra la base della colonna e le fondazioni costituito da una catasta di travi a doppio T, collegate tra loro e poste su pi strati in
maniera che vi sia perpendicolarit tra gli assi dei doppi T appartenenti a un
generico strato e quelli del livello inferiore e/o superiore.
=

imp. Perrone 6-9

144

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

145

1.25
1.5
1.75
2
2.25
2.5
2.75
3
3.25
3.5
3.75
4
4.25
4.5
4.75
5
5.25
5.5

0.0337664
0.10227
0.180786
0.259831
0.335775
0.407376
0.474387
0.536975
0.595462
0.650215
0.701593
0.749928
0.795521
0.838637
0.879512
0.918351
0.955338
0.990632

5.75
6
6.25
6.5
6.75
7
7.25
7.5
7.75
8
8.25
8.5
8.75
9
9.25
9.5
9.75
10

1.02438
1.05669
1.0877
1.11749
1.14616
1.17378
1.20044
1.22618
1.25107
1.27517
1.29853
1.32118
1.34316
1.36453
1.3853
1.40552
1.4252
1.44438

Tabella 6.1

Fig. 6.7

imp. Perrone 6-9

145

7-04-2032, 9:37

146

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 6.8

Lo scopo, evidentemente, sempre quello di distribuire su una superficie


pi ampia le sollecitazioni presenti al piede dei pilastri (gli elementi di fondazione, in c.a., adempiono a un compito analogo: trasferire al terreno, tramite
un ulteriore allargamento delle superfici di contatto, le stesse forze, che si saranno incrementate a causa del peso proprio delle fondazioni stesse). Nel caso
delle torri gemelle di New York si effettuato, per realizzare le fondazioni, uno
scavo di 440 000 m3, per raggiungere la roccia a 22.5 m di profondit2.

ESEMPIO N. 12
Un pilastro, formato da un HE 160 B, sollecitato, al piede, da uno sforzo normale (di compressione) N = 17 250 kg e da un momento flettente M = 492 000
kg cm. Progettare il collegamento colonna-fondazione, assegnate le seguenti
tensioni ammissibili, relative ai materiali che sintendono utilizzare nella costruzione:
b,adm = 1400 kg/cm2 (bulloni Classe 4.6)
cam = 85 kg/cm2 (cls. Classe Rbk = 250 kg/cm2)
adm = 1900 kg/cm2 (acciaio tipo Fe 430)
LHE 160 B presenta le seguenti caratteristiche geometriche e inerziali:
A = area della sezione retta = 54.3 cm2
Wx = modulo di resistenza rispetto allasse x baricentrico = 311 cm3
opportuno effettuare, innanzi tutto, una verifica a pressoflessione dellHE 160 B, per vedere se esso in grado di sopportare con sicurezza le solle2

imp. Perrone 6-9

Questo libro stato scritto prima dell11 settembre 2001, prima cio dellapocalisse che ha distrutto due tra
le pi grandi opere dellIngegneria Civile ed ha provocato migliaia di vittime; nellandare in stampa, abbiamo comunque deciso di lasciare il riferimento come modestissimo contributo alla memoria.

146

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

147

citazioni presenti alla base della colonna:

adm =
=

N
M
+
Wx
A

17 250
492 000
+
54.3
311

1899.67 kg / cm 2 adm = 1900 kg / cm 2

Si pu adesso verificare la sezione di contatto fra piastra metallica e plinto


in c.a.
La piastra dacciaio saldata al piede del montante rettangolare in pianta,
con base b = 380 mm e altezza H = 360 mm (v. Fig. 6.9). Per i tirafondi si
utilizzeranno bulloni 27, della Classe 4.6.

Fig. 6.9

Si rimanda alla Fig. 6.9 per attingere ulteriori informazioni utili ad effettuare il calcolo. Tale calcolo di verifica lo stesso della sezione pressoinflessa in
c.a. (si preferito, per una maggiore chiarezza desposizione, ridisegnare, in
Fig. 6.10, la sezione oggetto della nostra verifica, con relativo diagramma delle tensioni normali).
Nel caso in esame leccentricit (e) pari a:

e =

imp. Perrone 6-9

147

M
492 000
=
= 28.52 cm
N
17 250

7-04-2032, 9:37

148

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

che certamente maggiore del raggio del nocciolo della sezione di contatto
piastra-plinto (w = 60/6 = 10 cm) e corrisponde a un caso, come si usa dire, di
forte eccentricit. Il centro di pressione X, addirittura, cade fuori della sezione
da verificare e, quindi, a maggior ragione fuori del nocciolo centrale dinerzia della sezione stessa, che, com noto, si parzializzer; risulter, cio, in
parte tesa e in parte compressa (e dovrebbe essere superfluo precisare che le
trazioni saranno assorbite dai due tirafondi che capitano in zona tesa, come si
pu vedere in Fig. 6.10).

Fig. 6.10

Pertanto, per localizzare lasse neutro (per determinare, cio, la distanza yn


dal bordo compresso allasse neutro) bisogna far uso della nota equazione di
terzo grado:

6 n
6n
A f (c + h) y n
A f h (c + h) = 0
(e12.a)
b
b
che, come si ricorder dalla statica del c.a., scaturisce da unequazione di equilibrio alla rotazione, della sezione, scritta rispetto a una retta parallela allasse
neutro - la cui direzione nota - e passante per il centro di pressione X.
Nel nostro caso i valori numerici da inserire nella (e12.a) sono i seguenti:
y 3n + 3c y 2n +

c = distanza dal centro di pressione X al bordo compresso = e - H/2 = 10.52 cm


n = coefficiente di omogeneizzazione = 15
b = base della sezione da verificare = 38 cm
Af = area realizzata da due tirafondi 27 = 11.45 cm2
h = altezza utile = H - 5 cm = 36 - 5 = 31 cm
Dunque la (e12.a) diventa:
y 3n + 31.56 y 2n +1125.957 y n 34 904.662 = 0

imp. Perrone 6-9

148

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6. Collegamento pilastro-fondazione

149

che ammette radice yn = 17.55 cm.


La pressione massima, esercitata dalla piastra metallica di base sul sottostante plinto in c.a., vale:
cmax =

h yn
b yn
n Af
yn
2

17 250
=
17.55
31 17.55
38
15 11.45
2
17.55
2
= 85.394 kg/cm cam = 85 kg/cm 2
=

Inoltre si ha:
f = n cmax

h yn
31 17.55
= 15 85.394
yn
17.55

= 981.02 kg/cm 2 < bam = 1400 kg/cm 2

Lo sforzo di trazione in un tirafondo pari a:


2.72
3.14 = 5616.89 kg
4
Immaginando che la filettatura dei nostri tirafondi sia di passo p = 3 mm, la
tensione di trazione nellarea netta del bullone - quella depurata della filettatura - vale:
5616.89
Nb
=
= 1222.66 kg/cm 2 < bam
b =
4.594
res
N b = 981.02

(res = 4.594 cm2 = 0.802 b , appunto, larea resistente di un bullone 27


passo 3 mm, come si pu riscontrare dalla tabella 3.1).
Si pu, a questo punto, anche calcolare la lunghezza dancoraggio dei tirafondi allinterno del plinto in c.a., ritenendo cautelativamente che ci si trovi in
presenza di un tondo liscio senza alcun dispositivo in grado di aumentare laderenza acciaio-cls.
Si ha:
5616.89
Nb
=
=
= 83.34 cm
1.5 co
1.5 5.3 2.7 3.14
che si arrotondano a 85 cm (i tirafondi potrebbero, in alternativa, essere formati da barre tonde lisce 28 di acciaio tipo Fe B 32 k, ovviamente filettate

imp. Perrone 6-9

149

7-04-2032, 9:37

150

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

allestremit per consentire il serraggio con dado e controdado). Si pu fare


riferimento alla Fig. 6.11.

Fig. 6.11

Se gli 85 cm di lunghezza dancoraggio fossero giudicati un po troppi (tali,


ad esempio, da creare problemi per linserimento dei tirafondi stessi allinterno del plinto in c.a.) si pu studiare, in alternativa, un tipo dancoraggio con
rosetta terminale saldata.
Vediamo come si procederebbe nei calcoli.
Per la rosetta si pu pensare a un disco di acciaio, di diametro pari a d = 70
mm, provvisto di un foro centrale di 29 mm di diametro (in maniera tale che
possa essere agevolmente attraversato dal nostro bullone 27 e, poi, ad esso
saldato), di spessore s da determinarsi.
Ricordando che il plinto formato da cls. classe Rbk = 250 kg/cm2 (e, quindi, la tensione normale ammissibile pari a cam = 85 kg/cm2) la rosetta in
questione in grado di assorbire, per contatto col cls., unaliquota di Nb pari:
2
3.14
2
72 2.72 =
d = 85
4
4
= 2783.1 kg

N b1 = cam

Ne consegue che per aderenza devessere assorbita la parte restante di Nb:


Nb2 = Nb - Nb1 = 6516.89 - 2783.1 = 2833.79 kg. Pertanto si ha:
=

imp. Perrone 6-9

2833.79
N b2
=
= 42.044 cm
dam 1.5 5.3 2.7 3.14

150

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

151

Resta da stabilire lo spessore s che la rosetta deve presentare.


Si ha: = d / = 7/2.7 = 2.59.
Si pu, prudenzialmente, prendere dalla tabella 6.3.1. il valore di corrispondente a = 2.75 ( = 0.474, mentre il valore esatto, calcolato tramite la
(6.4.7), sarebbe = 0.432727).
Si ha:

s = d

p
= 7
adm

85 0.474
= 1.019 cm
1900

(pensando che la rosetta sia formata da acciaio con tensione ammissibile pari a
1900 kg/cm2).
La rosetta, in conclusione, dovrebbe essere di spessore pari a s = 10 mm e il
tirafondo si presenterebbe come disegnato in Fig. 6.12.

= 420 mm
s = 10 mm
= 27 mm
d = 70 mm

Fig. 6.12

Ricapitolando brevemente, a questo punto risultano convincenti: le dimensioni della piastra metallica di base, il diametro e il numero di tirafondi, la lunghezza dancoraggio dei tirafondi stessi allinterno del plinto di fondazione.
Restano, adesso, da definire il collegamento saldato colonna-piastra di base
e lo spessore delle costole di irrigidimento della piastra stessa (e, poi, disegnare il tutto definendo qualche ulteriore particolare costruttivo).
Si ritiene di poter saldare lHE alla piastra tramite otto cordoni dangolo,

imp. Perrone 6-9

151

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152

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

aventi sezione di gola pari a 12 mm e posizionati come mostrato in Fig. 6.9


(allatto pratico potrebbe risultare pi semplice unificare i cordoni latistanti
lanima e linterno delle ali).
Immaginiamo di ribaltare le varie sezioni di gola sul piano della piastra di
base.
La sezione resistente della saldatura vale:
A = 2 16 1.2 + 4 6 1.2 + 2 1.2 10 = 91.2 cm2
Il momento dinerzia delle sezioni di gola ribaltate sul piano del collegamento, rispetto allasse x0 baricentrico, vale:
1.2 2
1.2 2
+ 2 1.2 16 8.52 + 4 6
+
12
12
10 3
= 4 7 1.2 6.2 2 + 2 1.2
= 4274.05 cm 4
12
Il modulo di resistenza della sezione resistente della saldatura vale:
I xo = 2 16

W xo =

4274.05
I xo
=
= 464.57 cm 3
y max
9.2

e, in definitiva, la tensione normale massima vale:


=

17 250
492 000
+
= 1248.19 kg/cm 2 < 0.7 adm =
91.2
464.57

= 0.7 1900 = 1330 kg/cm 2


Determiniamo, adesso, lo spessore che la piastra deve presentare. Approssimativamente e a vantaggio di statica si pu ipotizzare che la striscia di piastra ABCD di Fig. 6.9 (che risulta larga 10 cm, pari alla distanza dal bordo
compresso della piastra allala dellHE 160 B) si comporti come una trave su
due appoggi - corrispondenti alle due nervature dirrigidimento - soggetta ad
un carico distribuito agente dal basso verso lalto e scaturente dalla pressione
media esercitata dal cls. del plinto. Lo schema statico riportato in Fig. 6.13.
Le pressioni in corrispondenza del bordo AB della piastra sono quelle massime gi calcolate (cmax = 85.394 kg/cm2). La pressione a livello della corda
CD pu facilmente ricavarsi dal diagramma delle di Fig. 6.10 in base alla
seguente similitudine fra triangoli:

= cmax
17.55 10 17.55
dalla quale si ricava: = 36.75 kg/cm2.

imp. Perrone 6-9

152

7-04-2032, 9:37

6. Collegamento pilastro-fondazione

153

q = 611 kg/cm

Mmax

10.5

17 cm

10.5

Fig. 6.13

La pressione media - sulla striscia ABCD - risulta pari a:


cmax + 85.39 + 36.75
=
= 61.072 kg/cm 2 61.1 kg/cm 2
2
2
e, conseguentemente, il carico uniformemente distribuito che pu pensarsi agente sulla trave di Fig. 6.13 pari a:
m =

q = 611 kg/cm
il momento massimo si verifica su uno dei due appoggi e vale:
611 10.52
= 33681.37 kg cm
2
La sezione della trave rettangolare, di base b = 10 cm e di altezza s da
determinarsi. Si ha:
M max =

Wx =

b s2
6

e, com noto:

max =

M max
6 M max
=
b s2
Wx

Ponendo max = adm = 1900 kg/cm2 si pu ricavare lo spessore s della


piastra di base:
s =

6 M max
=
b adm

6 33 681.37
= 3.26 cm
10 1900

Si assume s = 3 cm (o, meglio, s = 30 mm, visto che nei disegni esecutivi


delle strutture di acciaio le quote vanno espresse in millimetri). Ovviamente si
operato, per s un lieve arrotondamento per difetto.

imp. Perrone 6-9

153

7-04-2032, 9:38

154

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Resta adesso da effettuare una verifica delle nervature di irrigidimento della piastra di base. Abbiamo gi visto in precedenza che la pressione massima,
esercitata dalla piastra di base sul sottostante plinto in c.a., pari a cmax =
85.394 kg/cm2 e che lasse neutro della sezione di contatto piastra-plinto dista
dal bordo compresso di yn = 17.55 cm.
Per verificare la lamiera nervata si pu ritenere che le due parti ABCD e
ABCD (comprese tra i due bordi della piastra perpendicolari al piano di
sollecitazione e le ali delle HE) funzionino a mensola e siano soggette a taglio
(pari a R1 e a R2) e a momento (pari a R1d1 e a R2d2).
Le due mensole in questione aggettano, rispetto allHE, di l = 10 cm. R1 la
risultante delle compressioni esercitate dal plinto sulla superficie rettangolare
ABCD. Pertanto - ricordando che la tensione a livello della corda CD - R1
vale:
cmax +
85.39 + 36.75
bl =
38 10 = 23207.36 kg
2
2
La distanza d1 pu essere determinata applicando il teorema di Varignon:
R1 =

b
d1 =
=

l 2
l2
l
+ ( max ) b
2
2 3
=
R1

36.75 38 10 2 /2 + (85.39 36.75) 38 10 2 /3


=
23207.36

= 5.66 cm

La risultante degli sforzi di trazione nei due tirafondi R2=2Nb =11 223.78 kg.
Ricordiamo che lo spessore della lamiera di base stato gi prima definito (s =
3 cm). Occorre adesso fissare laltezza e lo spessore delle nervature di irrigidimento, determinare le caratteristiche geometriche e inerziali delle sezioni dincastro di dette due mensole e, infine, procedere alle verifiche (ovviamente prenderemo in esame la mensola pi sollecitata, estendendo anche allaltra mensola i risultati che troveremo per quella pi sollecitata). Si ha:
R1 d1 = 23 207.36 5.66 = 131 440.73 kgcm
R2 d2 = 11 233.78 5 = 56 168.75 kgcm
Quindi la mensola pi sollecitata la ABCD, situata dalla parte delle compressioni (e a questa mensola faremo riferimento nel proseguimento dei calcoli).
La sezione dincastro della mensola ABCD disegnata in Fig. 6.14. Per
tale sezione si ha:

imp. Perrone 6-9

154

7-04-2032, 9:38

6. Collegamento pilastro-fondazione

155

A = 38 3 + 2 1 12 = 138 cm 2
152
12 2
(38 2 1)
= 1683 cm 3
2
2
1683
Sx
yG =
=
= 12.19 cm e H y G = 2.80 cm
A
138
153
12 3
(38 2 1)
= 22 014 cm 4
I x = 38
3
3
2
4
2
I xo = I x A y G = 22 014 138 12.19 = 1490.91 cm

Sx = 38

W xo =

I x 1490.91
=
= 122.26 cm 3
yG
12.19

M max R1 d1 131440.73
=
=
= 1075.13 kg/cm 2
122.26
W xo
W xo
La max risultata considerevolmente inferiore allammissibile (adm = 1900
kg/cm2), ma bisogna ancora vedere quanto vale la tensione tangenziale massima dovuta al taglio R1.
max =

Fig. 6.14

Si pu, approssimativamente, ritenere che il taglio R1 sia assorbito dalle


due nervature, avendosi come tensione tangenziale media il valore:
23 207.36
R1
=
= 966.97 kg/cm 2
m =
2 s h 2 1 12
che risulta inferiore a adm = adm/= 1900 / 1.73 = 1096.96 kg/cm2.
Se si calcola la max - dovuta al taglio R1 - utilizzando la formula di Jourawski si determina un valore lievemente superiore (di 60.5 kg/cm2) allammissibile, cosa che potrebbe essere tollerata o alla quale porre rimedio ispessendo leggermente le costole di irrigidimento. Infatti la max - che si verifica
sulla corda baricentrica - vale:
T Sx 0
max =
Ix0 b

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

dove:
T = taglio sollecitante la sezione dincastro della mensola = R1 = 23 207.36 kg;
Sx0 = momento statico, rispetto allasse x0, di una delle due parti in cui lo stesso
asse divide la sezione = 2 s y/2 = 148.72 cm3;
Ix0 = momento dinerzia, rispetto allasse x0, dellintera sezione = 1490.91 cm4
b = lunghezza della corda = 2s = 2 cm.
Sostituendo i valori numerici test elencati si ottiene:

max =

23 207.36 148.72
= 1157.46 kg/cm 2
1490.91 2

Non resta, a questo punto, che disegnare il collegamento definito3.


opportuno far presente che necessario, nellipotesi che il giunto di base
non sia accessibile per manutenzione, evitare infiltrazioni dacqua fra pilastro
e cls., zona particolarmente esposta al pericolo di corrosione del metallo. Sar
allora il caso di ricorrere a unefficace guarnizione, ad esempio tramite mastice plastico.
In Fig. 6.15 proposta una visione assonometrica del giunto di base.

Fig. 6.15

Fra piastra di base e plinto presente uno strato di malta di livellamento,


praticamente imposto dal punto 7.12. - intitolato Appoggio delle piastre di base
3

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Il lettore che desiderasse degli esempi di come va disegnata una carpenteria metallica potrebbe consultare
la seguente opera: Particolari costruttivi di strutture in acciaio, edito dalla CISIA - Centro Italiano Sviluppo Impieghi Acciaio, Gennaio 1984, che si sviluppa in 5 volumi: Vol. I: Edilizia Civile, Vol. II: Ponti,
Vol. III: Edilizia Industriale, Vol. IV: Trasporti - Stoccaggio, Vol. V: Strutture Spaziali.

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6. Collegamento pilastro-fondazione

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- della vigente normativa, il quale testualmente recita: necessario curare che


la piastra di base degli apparecchi di appoggio delle colonne appoggi per tutta
la sua superficie sulla sottostruttura attraverso un letto di malta.
Il lettore avr notato che abbiamo condotto i calcoli, finalizzati a proporzionare il giunto di base, con una certa disinvoltura, effettuando arrotondamenti
(anche per difetto) e tollerando qualche insignificante superamento delle tensioni ammissibili (di circa il 5%, in un solo caso). Non pensiamo di aver sbagliato, convinti che il progettista delle strutture debba avere una certa autonomia di decisione. Qualche kg/cm2 in pi o in meno, di una tensione dellacciaio,
non deve farci trascorrere notti insonni. Lo stesso dicasi per un millimetro in
pi o in meno nello spessore di una flangia o un centimetro in pi o in meno
nella lunghezza di un tirafondo e via dicendo. N saremmo daccordo a complicarci lesistenza, nella pratica professionale, per adottare metodi di calcolo pi
raffinati (la piastra metallica saldata al piede del pilastro, ad esempio, poteva
essere calcolata in base alla teoria delle piastre, ma il calcolo si sarebbe appesantito). importante che il progettista delle strutture riesca ad avere una visione chiara del fenomeno resistivo, che colga bene lordine di grandezza dei parametri in gioco e che acquisisca, alla fine, il convincimento che tutto quanto
progettato possa effettivamente essere realizzato, funzionando a dovere.
Il giunto di base di Fig. 6.15 potrebbe essere realizzato cos come stato
definito. Si possono, per, sempre individuare alcuni interventi migliorativi: la
piastra metallica potrebbe essere lievemente ingrandita (rendendola, ad esempio, quadrata 380 380 mm2), le costole dirrigidimento potrebbero essere un
po accentuate (magari rendendole di altezza 15 cm, anzich 12 cm), si potrebbero prevedere quattro dadi e una contropiastra al di sotto della flangia per
consentire agevolmente - durante il montaggio - di regolare la perfetta verticalit del pilastro, ecc. Forse pi giusto preoccuparsi dellesecuzione a perfetta
regola darte: fori trapanati, cordoni di saldatura eseguiti con gli elettrodi pi
idonei e da maestranze esperte, ineccepibile montaggio (curando la verticalit
del pilastro), adeguata protezione del pezzo dallossidazione e successiva corrosione del metallo (tramite, ad esempio, zincatura a caldo), protezione delle
estremit filettate dei tirafondi, anche con semplice scotch, durante il getto dei
plinto di fondazione (onde non imbrattarli e successivamente consentire, rimuovendo lo scotch, lavvitamento comodo dei dadi e controdadi), controlli
radiografici delle saldature, ecc. Ovviamente, il progettista delle strutture - allorch elaborer i grafici che andranno in mano ai tecnici esecutori dellopera e
stender una relazione di calcolo - potr evidenziare tutti i dettagli che reputer
opportuno e suggerire o raccomandare quanto stimer necessario (controllo degli
organi di unione, parti da realizzare in officina o in opera, ecc.).

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7. APPOGGI ED ARTICOLAZIONI PER CONTATTO

In precedenza si accennato al fatto che, nella pratica realizzazione di una


struttura, spesso si rinuncia ad eseguire pienamente i vincoli considerati nello
schema statico di calcolo. Ci perch risulta, alla prova dei fatti, impossibile
realizzare il vincolo teorico, senza attrito.
Si sostenuto, ad esempio, che il giunto di base di Fig. 6.1a fosse assimilabile a una cerniera.
Certamente, nella maniera illustrata in Fig. 6.1a, non si ottenuta la cerniera teorica, cio un vincolo che impedisca le traslazioni, orizzontale e verticale,
della sezione di base della colonna, consentendone liberamente le rotazioni.
Piuttosto vi una condizione di vincolo intermedia fra lincastro perfetto e
lappoggio doppio; ma ci si avvicina di pi a questultimo, potendosi ritenere
che il collegamento ammetta modeste rotazioni, seppure ipotizzando qualche
plasticizzazione di piccole zone di materiale.
Pi avanti mostreremo una soluzione migliore.
Si rinuncia sovente ad avvicinarsi molto ai vincoli teorici sostanzialmente
per due motivi ben precisi:
1) ci complicherebbe la pratica esecuzione del manufatto, rendendola sensibilmente pi costosa;
2) generalmente non ha molta importanza realizzare rigorosamente i vincoli
teorici, ma basta avvicinarsi ad essi.
Comunque, per, bisogna tendere, nella maniera pi semplice possibile (che,
quasi sempre, quella che salvaguarda la continuit strutturale), a riprodurre
nella realt i vincoli considerati nelle schematizzazioni assunte.
Chiarificatore, a questo punto, pu essere lesempio delle strutture reticolari a nodi cerniera.
Al fine di avvicinarsi il pi possibile alla realizzazione delle cerniere teoriche, si fa in modo che gli assi baricentrici delle aste confluiscano in un medesimo punto.
E, se possibile, non ci accontentiamo di ci: facciamo in modo che anche
gli assi dei collegamenti (bullonati, chiodati o saldati) - detti assi di truschinaggio - convergano nel punto in cui stata pensata la cerniera teorica. Naturalmente, gli assi delle varie aste devono giacere su uno stesso piano (e non
stendersi su rette sghembe).
Osservati gli accorgimenti suddetti, potremmo, francamente, dire di aver
realizzato la cerniera teorica? Certamente no, perch le rotazioni relative delle
aste non sono liberamente consentite, ma, comunque, ci siamo avvicinati parecchio ad una condizione di vincolo assimilabile alla cerniera.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Accade, per, che in alcune situazioni particolari (ad esempio: nei ponti, nelle
travature di grossa luce che devono liberamente variare di lunghezza per effetto di
variazioni termiche, ecc.) diventa importante realizzare condizioni di vincolo il
pi vicino possibile a quelle ipotizzate negli schemi statici assunti per il calcolo.
Il pi classico esempio quello dellappoggio su rulli, posto allestremit
di una trave (o di una capriata), allo scopo di realizzare un carrello. interessante notare che formalmente questo dispositivo pu ricordare il simbolo col
quale viene indicato il carrello (v. Fig. 7.1, dove rappresentato un classico
appoggio mobile per ponte di acciaio).

Fig. 7.1

Quanto appena detto non vale, evidentemente, solo per le strutture metalliche; anche per le travi in c.a.p. non poche volte c il problema di realizzare
appoggi fissi (in grado di reagire anche con forze orizzontali) e appoggi scorrevoli (carrelli), quasi sempre allo scopo di consentire le variazioni di lunghezza conseguenti a variazioni termiche. noto, infatti, che limpedire ad una
trave di allungarsi ed accorciarsi liberamente per effetto di un + o - t, fa
insorgere uno sforzo normale indesiderato, che potrebbe anche far superare il
valore ammissibile delle tensioni (se la trave fosse molto lunga e il salto termico molto forte).
Per ottenere lappoggio scorrevole, nelle travi in c.a.p., frequentemente si
crea un cuscino dappoggio, formato da strati alternati di neoprene (che una
gomma artificiale piuttosto dura) e lamierino metallico.
Se viene ben dimensionato lo spessore di detto cuscino, si realizza una condizione di vincolo praticamente assimilabile al carrello.
Evidentemente anche per le travi dacciaio potrebbe adottarsi questa soluzione (anche se, come vedremo, esistono possibilit migliori).
Nelle travi da ponte, in acciaio, in c.a.p., in sistema misto acciaio-calcestruzzo
sovente si vedono realizzate condizioni di vincolo che non lasciano dubbi su
quale sia stato lo schema statico che il progettista ha adottato per il calcolo.
Il lettore che volesse saperne di pi sugli appoggi di neoprene pu fare
riferimento alla circolare C.N.R.-UNI (Consiglio Nazionale delle Ricerche -

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7. Appoggi ed articolazioni per contatto

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Ente Nazionale Italiano dUnificazione) 10018-72 intitolata: Appoggi di gomma nelle costruzioni. Istruzioni per il calcolo e limpiego (B.U. N. 21 del 25
luglio 1971).
Per il resto si ritiene qui sufficiente riportare integralmente il punto 5.6.
delle Norme Tecniche C.N.R. 10011-85 (aprile 1985), il quale fornisce sufficienti informazioni su come effettuare le verifiche - con le formule di Hertz di appoggi su rulli e su sfere, nonch sulle cerniere a perno.
5.6. Apparecchi di appoggio e cerniere
5.6.1. Generalit
Tutti gli elementi degli apparecchi di appoggio, in particolare le piastre, devono
essere proporzionati per gli sforzi normali di flessione e taglio cui sono sottoposti; lapparecchio di appoggio deve mantenere la sua funzionalit per valori
delle componenti di spostamento e/o di rotazione pari a quelli valutati agli stati
limite ultimi oppure a 1.5 volte quelli determinati applicando il metodo delle
tensioni ammissibili.
5.6.2. Appoggi metallici fissi e scorrevoli
5.6.2.1. Le parti degli apparecchi di appoggio che trasmettono pressioni per
contatto devono essere eseguite con acciaio fuso FeG 520 UNI 3158 o fucinato,
oppure mediante saldatura di elementi di acciaio.
5.6.2.2. Le pressioni di contatto si calcolano a mezzo formule di Hertz, riportate
nel prospetto 5-III per i casi di pi corrente impiego.
5.6.2.3. La pressione di contatto deve risultare:
Stati limite

Tensioni ammissibili

per contatto puntiforme

5.5 fd

5.5 adm

per contatto lineare

4.0 fd

5.5 adm

per contatto superficiale mediante


piastre di limitata estensione rispetto
1.35 fd
alle dimensioni dellelemento strutturale

1.35 adm

5.6.2.4. Gli apparecchi dappoggio mobili di acciaio devono essere provvisti di


dispositivi di guida, allo scopo di garantire il loro corretto movimento, e di dispositivi di arresto qualora il caso lo richieda.
5.6.3. Cerniere a perno
5.6.3.1. Le cerniere devono essere conformate in modo da contenere la sollecitazione a flessione del perno.
La lunghezza del perno deve essere tale da offrire completo appoggio a tutte le
parti collegate.
I perni devono essere mantenuti in modo opportuno nella posizione prevista.
Nelle staffe delle cerniere soggette a trazione, le sezioni resistenti diametrali,
rispettivamente normale e parallela allo sforzo di trazione, devono rispettare le
limitazioni seguenti (fig. 5.6.).

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig 5.6
Stati limite

2 b t 1.4 F/fd
t a F/fd

Tensioni ammissibili

2 b t 1.4 F/adm
t a F/adm

Lo spessore t di regola non deve essere minore di 12 mm n maggiore di 50 mm;


deve inoltre:
b
8
t
5.6.3.2. I perni delle cerniere devono essere proporzionati in base alle massime
sollecitazioni di taglio e flessione.
Larea portante A del perno viene valutata come prodotto del diametro d per la
sommatoria degli spessori t degli elementi resistenti di una staffa (fig. 5.7),
cio:
A=dt

Fig. 5.7
La tensione sul contorno del foro, riferita alla proiezione diametrale della superficie cilindrica interessata dallarea predetta deve essere tale da rispettare la
limitazione seguente:

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Stati limite

rif 1.35 fd

Tensioni ammissibili

rif 1.35 adm

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7. Appoggi ed articolazioni per contatto

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5.6.4. Appoggi di gomma


Per questo tipo di appoggi, vedere CNR 10018.
5.6.5 Appoggi e cerniere di altri tipi Dispositivi di vincolo diversi dai precedenti,
come quelli a strisciamento comprendenti fogli a base di resina politera-fluoroetilenica, possono essere impiegati, purch ne sia dimostrata lidoneit.

Per gli appoggi su rulli o su sfere le pressioni di contatto si determinano,


come accennato in precedenza, con le formule di Hertz, riportate nel prospetto
in Fig 7.2.
Forma e numero
delle superfici di contatto
Contatto
lineare
di
lunghezza
b

Pressione di contatto

l =

r1
r2

0.18 E P

(per

l =

l =

r2
r1

r2 r1
r1 r2 b

2 )

0.18 E P
r b

0.2 E P
2 r b

0.24 E P
n r b

l =
r

(n = numero dei rulli)


r1

Contatto
puntuale

r2

=3

0.06 E 2 P ( r2 r1 )
r 12 r 22

p = 3

0.06 E 2 P
r2

P = carico totale sullappoggio E = modulo di elasticit normale dei materiali a contatto

Fig. 7.2

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Per qualche approfondimento sullargomento si possono consultare le pagg.


77 98 del testo di F. Masi, Costruzioni metalliche, Ed. Hoepli, 19311.
opportuno precisare che per appoggio semplice intendiamo riferirci a
quel vincolo semplice che, in Statica, si chiamava carrello (quel vincolo che
permette le rotazioni e le traslazioni secondo il piano di scorrimento del carrello stesso), per appoggio doppio o appoggio fisso intendiamo la cerniera, cio
quel vincolo che, come si ricorder, un vincolo doppio, che consente solo le
rotazioni. Quando, nella pratica professionale, si parla di appoggio non inutile precisare se sintende riferirsi ad un appoggio semplice (carrello) o doppio
(cerniera).
Nel Cap. 6 si mostrato un giunto di base (quello di Fig. 6.1a) che poteva
essere assimilato ad una cerniera, ma si accennato che, nella pratica tecnica,
possibile avvicinarsi di pi alla cerniera teorica. Adesso abbiamo gli elementi per comprendere questaffermazione.
Le Figg. 7.3 e 7.4 mostrano esempi di cerniera esterna ed interna (in strutture dacciaio). Effettivamente ci si accosta molto al vincolo teorico e potremmo anche sostenere di averlo realizzato (ovviamente non ci troviamo di fronte
a vincoli lisci).

Fig. 7.3

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Il fatto che si sia consigliato un testo risalente a 70 anni fa non deve meravigliare perch alla fine
dellOttocento e allinizio del Novecento abbastanza diffuse erano le costruzioni metalliche che presentavano collegamenti articolati (alcuni dei quali, particolarmente interessanti - come, ad esempio, le
cerniere degli archi della vecchia stazione di Milano - sono illustrati nel libro di Masi appena citato).
Naturalmente, il linguaggio architettonico odierno ci porter a progettare soluzioni diverse, ancorch
ispirate agli stessi criteri statici.

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7. Appoggi ed articolazioni per contatto

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Fig. 7.4

La Fig. 7.3 potrebbe rappresentare la cerniera dimposta di un grosso traliccio o di un arco a tre cerniere, larticolazione avviene tramite un perno impedito di abbandonare la sua sede tramite due coppiglie. Sia la piastra di base (che
potremmo immaginare fissata ad un plinto di c.a. mediante tirafondi), sia la
contropiastra saldata allestremit di due aste appartenenti alla struttura, sono
convenientemente nervate e potrebbero essere ritenute indeformabili.

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8. LEFFETTO LEVA

Nelle unioni bullonate - a semplice o a doppia flangia, simmetriche o eccentriche - pu accadere che i bulloni non siano semplicemente tesi, ma che siano
soggetti anche a flessioni indesiderate e che le trazioni nei bulloni riescano ad
essere pi grandi di quelle determinabili in base allipotesi di flange infinitamente rigide. Il motivo da ricercarsi, innanzi tutto, nel modesto spessore dei
piatti, in relazione al diametro dei bulloni. Naturalmente, tali fenomeni esigono che sia effettuata una pi attenta verifica del giunto, specialmente quando lo
spessore dei piatti contenuto, se non, addirittura, esiguo.
In Fig. 8.la rappresentato un giunto a doppia flangia, con due bulloni
sollecitati a trazione. Tali bulloni, entrambi di diametro d, sono simmetricamente disposti rispetto allasse (z) del tirante e i piatti sono di spessore s adeguato (immaginiamo, per fissare le idee, che sia s > d ).

a
s1
a

z
d
s

a)

b)

a
s1
a
c)

Fig. 8.1

In questipotesi lecito ritenere le flange indeformabili, anche se - evidentemente e come si cercato dimostrare in Fig. 8.1b - le flange subiranno delle
deformazioni flessionali, che, comunque, si manterranno piccole rispetto agli
allungamenti dei bulloni. Pertanto la forza F, che sollecita la coppia di bulloni,

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

sar assorbita met da un bullone e met dallaltro, come mostrato in Fig. 8.1c.
Per la verifica delle flange occorrer fare riferimento al momento Nb a = F a / 2.
Se simmaginano i piatti indeformabili, si ricavano gli esatti sforzi di trazione nei due bulloni (F/2) e il momento flettente che appena si detto, che
serve ad effettuare la verifica dei piatti.
Immaginiamo, adesso, di modificare lo spessore s dei piatti, lasciando inalterato tutto il resto: il diametro d dei bulloni, lo sforzo normale F sollecitante il
tirante, le quote a e c (Fig. 8.2a).
c

a
s1
a

a)

s
b)

sezione c
sezione a
s1
a

c)

Fig. 8.2

Riducendo s, ad un certo punto, per s < d ed applicando le due forze F di


trazione, si registra la deformazione di Fig. 8.2b e si ha il cosiddetto effetto
leva. Il singolo bullone tensoinflesso e si sviluppano due forze Q di contatto,
tra piastra e piastra.
Le forze Q sono le risultanti delle pressioni di contatto tra i due piatti e
presentano lo stesso verso di F (Fig. 8.2c); la deformazione di una flangia,
risultando le fibre tese non sempre dalla stessa parte, mostra che il diagramma
del momento (relativo alla flangia stessa) intrecciato.
Evidentemente deve sussistere lequilibrio alla traslazione secondo lasse
(direzione dello sforzo) e, con riferimento alla Fig. 8.2c, si pu scrivere:

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8. Leffetto leva

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2 Nb 2 Q F = 0

(8.1)

Nb = F/2 + Q

(8.2)

da cui:
Cio si registra - rispetto al caso precedentemente esaminato, in cui era Nb =
F/2 - un incremento delle trazioni negli organi dunione (ed ecco abbiamo sempre raccomandato, nei capitoli precedenti, di stabilire con una certa generosit lo
spessore delle flange, specialmente quando si verifica la bullonatura con lipotesi semplificativa iniziale di flange indeformabili).
Per la verifica della flangia occorre fare riferimento ai momenti:
M1 = Nb a Q (a + c1)

(8.3)

M2 = Q c1

M1 si verifica nella sezione , a filo tirante e M2 sullasse del bullone (sezione ), da considerarsi, ovviamente, al netto del foro.
Al ridursi di s oppure al crescere di d (potremmo dire, allora, al crescere del
rapporto d/s, ammettendo che possano, contemporaneamente, ridursi s e incrementarsi d) si perviene alla situazione illustrata in Fig. 8.3a. In questo caso,
applicando le forze F, non c distacco delle flange fino alle rondelle sottostanti i dadi e le teste dei bulloni. C, invece, una deformazione flessionale (che
ricorda quella di una trave perfettamente incastrata alle due estremit) nella
zona, dei piatti, delimitata dai due bulloni. Se il rapporto d/s fosse grande, le
forze di contatto Q si avvicinerebbero parecchio agli assi dei bulloni, fino a
quando il rapporto d/s non diventa talmente grande che le forze Q si portano
sugli assi dei bulloni e la porzione di flangia compresa tra i due bulloni si
comporta come una trave (o, per meglio dire, una piastra) perfettamente incastrata alle estremit. Ovviamente, al ridursi del rapporto d/s, le forze di contatto Q si allontanano dagli assi dei bulloni fino a passare al caso di Fig. 8.2 e, poi,
ad uscire di scena (caso di Fig. 8.1).
Ritornando allesame del caso illustrato in Fig. 8.3, certamente si pu affermare che le due forze Q presentano, adesso, una distanza c, minore rispetto al
caso di Fig. 8.2. Le relazioni (8.2) e (8.3) restano valide (non consideriamo il
caso, poco realistico, di rapporti d/s altissimi e bulloni fortemente precaricati).
Le prove sperimentali effettuate hanno evidenziato che il comportamento
dei giunti di cui ci stiamo occupando condizionato dai rapporti d/s e a/d.
Nella pratica tecnica i casi limite non sono mai raggiunti perch buona
norma - alla quale doveroso e utile uniformarsi - che il rapporto d/s non
scenda mai al di sotto dellunit e il rapporto a/d a 1.5 (anche per non rendere
problematiche le operazioni di serraggio dei bulloni). Per non dire che, non di
rado, le flange si irrobustiscono con piatti di rinforzo (il che ci autorizza a

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

considerare deformate del tipo di Fig. 8.1).


c

a
s1
a

a)

b)

c1
a
s1
a
c1

c)

Fig. 8.3

possibile continuare a calcolare le bullonature trascurando la deformabilit


delle flange e le flessioni parassite nei gambi dei bulloni, ma si dovr stabilire lo
spessore delle flange con generosit (ed, eventualmente, nervarle con costole
saldate) per coerenza con lipotesi posta alla base del calcolo (piatti indeformabili). Naturalmente si incrementer, moderatamente, il diametro dei bulloni se
non si certi che lo spessore delle piastre sia tale da evitare leffetto leva. Chiaramente non bisogna dimenticare che pi cresce il diametro dei bulloni pi grandi saranno i fori, da praticare nei piatti, e le forature nei pezzi rappresentano
sempre degli indebolimenti. Sar, allora, necessario ponderare bene le decisioni,
rispettando le prescrizioni regolamentari e, molto spesso, disegnando con precisione il giunto (per rendersi ben conto di come esso si presenta e adottare tutti
quei correttivi che, eventualmente, si reputassero necessari).
Riportiamo qualche ulteriore informazione.
La Fig. 8.4 serve a chiarire cosa esprimano le grandezze l, m ed e; mentre n
da assumersi pari ad e, ma, in ogni caso, non deve superare il valore 1.25 m.
Per chiarire le informazioni riportate nella tabella 8.1 occorre dire che Mpl indica
il momento plastico della sezione retta della flangia, del tipo Mpl = s b h2/4

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8. Leffetto leva

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(sezione rettangolare, di base b = l e altezza h = tf ; fermo restando le cautele che


vanno adottate quando l grande e i bulloni sono pochi). Nella prima colonna
della tabella 8.1 sono riportati i tre possibili modi di collasso dellelemento a T.
La forza Bt rappresenta il tiro massimo del generico singolo bullone (e, ovviamente, B la risultante dei tiri ammessi per tutti i bulloni).

Fig. 8.4

Il Modo 1 corrisponde al caso di Fig. 8.3, il Modo 2 a quello di Fig. 8.2 e il


Modo 3 alla situazione descritta in Fig. 8.1.
La flangia pu essere riguardata come due mensole, soggette a certe forze.
Nel Modo 1 ogni mensola soggetta a due forze: FI/2+Q e Q. Anche nel
Modo 2 ognuna delle due mensole soggetta a due forze (Q e Bt/2), mentre
nel Modo 3 la singola mensola caricata da una sola forza (Bt/2). In parole
povere, nel Modo 2 si ha un meccanismo di collasso completo: ognuna delle due
mensole cede per formazione di una cerniera plastica allincastro.
Nel Modo 1, formandosi pi cerniere plastiche del necessario, avremo un
meccanismo di collasso pi che completo (Mpl si verifica sia nelle sezioni incastrate a filo tirante che nelle sezioni sullasse dei bulloni, considerate al netto
dei fori).
Nel Modo 3 cedono i bulloni (mentre, ovviamente, lala sarebbe in grado di

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

sopportare carichi maggiori, rispetto a quelli che hanno mandato in crisi gli
organi di unione).

Tabella 8.1

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8. Leffetto leva

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Le espressioni di Ft contenute nella seconda colonna della tabella 8.1 si ricavano in base a banali considerazioni sullequilibrio. Potremmo anche concludere
dicendo che la trazione massima assorbibile dallanima pari al pi piccolo tra i
tre Ft determinabili come appena detto (ovviamente va introdotto un coefficiente
di sicurezza adeguato). Naturalmente, nel calcolo di Mpl occorre fissare la base
della sezione con oculatezza (e cio la minore dimensione tra l e una larghezza
collaborante, leff, ricavabile ipotizzando una diffusione, delle trazioni nei bulloni
verso le sezioni incastrate delle mensole, pi o meno pari a 45).
Riteniamo di aver raggiunto lo scopo che ci eravamo prefissi: dire in cosa
consista leffetto leva e fornire dei suggerimenti al lettore che volesse evitare
incrementi di sforzo nei bulloni, conseguenti a particolari geometrie del collegamento1.

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Per eventuali approfondimenti si pu consultare lEurocodice N. 3 (interessa il punto 6.5.9. e lallegato J)


e il libro di Ballio e Mazzolani pi volte citato (in particolare andrebbero consultate le sezioni 7.3.4 Giunti
flangiati simmetrici e 7.3.5 Giunti flangiati eccentrici, pagg. 308321).

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9. LE TRAVATURE RETICOLARI

9.1 Generalit
Le travature reticolari sono strutture costituite da aste collegate tra loro tramite
nodi cerniera. Esistono, per, anche travature reticolari con nodi incastro, il
cui calcolo non si differenzia da quello dei telai (purch si utilizzi un metodo di
risoluzione come quello matriciale che non pone ipotesi semplificative
iniziali sulla deformabilit a sforzo normale delle aste).
Esistono travature reticolari piane e spaziali. Quando tutti i nodi sono situati nel piano della struttura (quello sul quale giacciono gli assi delle varie aste)
ed anche i carichi agiscono in tale piano, siamo nel caso di travature reticolari
piane.
Esempi di travature reticolari non mancano nella storia dellArchitettura.
La capriata della basilica di S. Paolo fuori le Mura, a Roma (che non , a
rigore, una vera e propria struttura tralicciata per la presenza di maglie non
triangolari ma che, tuttavia, un significativo esempio) una delle poche
strutture lignee, poste a copertura delle basiliche paleocristiane, giunta sin quasi
ai nostri giorni e risale allanno 816 (la basilica fu ricostruita interamente, nel
secolo scorso, dopo essere stata distrutta da un incendio). In Fig. 9.1 rappresentata la basilica di S. Agnese (Roma).

Fig. 9.1

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Villard de Honnecourt (Architetto del XIII secolo) ha disegnato schemi


tralicciati lignei, certamente in grado di provare, se non altro, lintuizione non
recente di tali strutture, anche nelle forme non proprio elementari; mentre i
disegni di ponte di Andrea Palladio (Padova 1508 Vicenza 1580), contenuti
nel terzo dei Quattro libri dellArchitettura, non lasciano dubbi sul fatto che
alcuni schemi di strutture reticolari (passati, poi, alla storia della Tecnica coi
nomi di travi Howe, Warren e Long) erano stati perfettamente concepiti dallArchitetto veneto (Fig. 9.2). N mancano nel Codice Atlantico di Leonardo
schizzi di strutture tralicciate.

Fig. 9.2

Numerosi esempi di edilizia gotica del XIV secolo chiaramente denunciano una struttura portante in tralicciato ligneo, molto spesso concepita in maniera convincente sotto il profilo statico (Fig. 9.3).
E potremmo proseguire con gli esempi di strutture reticolari, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Sbaglia chi ritiene che le strutture reticolari abbiano fatto il loro tempo nella progettazione architettonica (basti pensare ad alcune opere recenti di Richard Rogers, di Renzo Piano e a vari Autori, un po meno recenti, del Movimento Moderno per rendersene conto).
Fino alla met del secolo scorso, per realizzare travature reticolari, stato

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9. Le travature reticolari

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sempre utilizzato il legno e tale materiale strutturale certamente non in grado


di sfidare i secoli (in Fig. 9.4 riportata una classica capriata lignea, tratta da
un libro dellinizio del secolo).

Fig. 9.3

Fig. 9.4

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Solo nella prima met del XIX secolo si registra un accoppiamento legnoghisa nella costruzione di strutture tralicciate (Fig. 9.5) e, infine, verso la met
dell800, nasce la travatura reticolare completamente metallica.

Sistemazione dellappoggio
con scatola di ghisa

con scatola di lamiera

Sistemazione del comignolo


con scatola di ghisa

con scatola di lamiera

Sistemazione del contraffissi

Placche di unione dei tiranti

Fig. 9.5

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9. Le travature reticolari

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Ci si verific essenzialmente perch in quegli anni divennero disponibili


mezzi dindagine statica che consentirono agevolmente lo studio di questo tipo
di strutture (fondamentali furono per le indagini grafiche i contributi di James Clerk Maxwell del 1864 e di Luigi Cremona del 1872) e profili metallici,
prodotti dallindustria siderurgica, sotto forma di barre di lunghezza sufficiente a
realizzare strutture reticolari.
In fig. 9.6 riportato un frammento di una classica travatura dacciaio (da un
libro dei primi anni del XX secolo).

Fig. 9.6

Il diagramma reciproco o cremoniano un metodo grafico di risoluzione


delle travature reticolari isostatiche (che riunisce in ununica figura i poligoni
equilibranti di tutti i nodi della struttura) ed stato utilizzato per circa un secolo, fino a quando lelaboratore elettronico non diventato uno strumento di
uso corrente, consentendo il calcolo rapido e preciso di strutture reticolari iso1
statiche o iperstatiche, piane o spaziali, anche con numerosi nodi .
La capriata pi semplice quella riportata in Fig. 9.7a, costituita da due
puntoni AB e BC, che trasmettono il carico agli appoggi, insieme a due spinte
orizzontali H, la cui intensit cresce al ridursi dellinclinazione dei puntoni.
Per eliminare tali spinte sintroduce una catena AC, giungendo cos allo
schema triangolato elementare (quello di Fig. 9.7b), il quale non consente di
superare la luce massima che la catena stessa pu, a flessione, tollerare. Per
creare un vincolo intermedio alla catena sintroduce unulteriore asta verticale
1

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Il lettore che volesse prendere visione del metodo pu consultare il paragrafo 305, pagg. 535 542 del
testo: Odone Belluzzi, Scienza delle Costruzioni, vol. I, Ed. Zanichelli, 1970. Oggi, effettivamente, il
cremoniano superato, come tanti altri metodi di calcolo usati una volta (il metodo di Engesser, per la
risoluzione delle travi Vierendeel, il metodo di Cross, per la risoluzione dei telai, il diagramma di Williot,
per la risoluzione delle travature reticolari a nodi incastro, ecc.). Chi avesse la curiosita di scoprire qualis
trumenti teorici abbia usato Eiffel, per calcolare la sua celebre torre, andr a studiare il cremoniano (ed
anche il metodo grafico di Culmann, sempre per la risoluzione delle travature reticolari).

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

AD, detta monaco (o ometto) passando, cos, allo schema di Fig. 9.7c, che
consente di raggiungere agevolmente luci di 810 m.
Al fine di creare un vincolo intermedio anche ai puntoni riducendone la
lunghezza libera dinflessione si introducono le due aste DE e DF (dette
saette o contraffissi, v. Fig. 9.7d) ottenendo uno schema statico di capriata
(forse impropriamente detta alla Palladio) che consente sia una migliore distribuzione dei carichi sui puntoni stessi, sia di coprire luci pi grosse (1012
m senza difficolt).

a)

b)

c)

d)

Fig. 9.7

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9. Le travature reticolari

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Lesigenza di coprire luci sempre maggiori ha portato a combinare maglie


triangolari elementari, producendo una molteplicit di schemi, alcuni dei quali
sono riportati nelle Fig. 9.8 e 9.9. Alcuni di questi schemi sono simili tra loro (ad
esempio le travi reticolai Mohni ed Howe sono, in pratica, la stessa cosa e, in
particolare, la trave Mohni, per la presenza di aste scariche, diventa, di fatto, la
trave Howe quando sono caricati i nodi allintradosso od anche quelli allestradosso, esclusi i due terminali); da uno schema se ne possono ricavare altri, composti, tramite aggiunte di aste (allo scopo, ad esempio, di incrementare il numero
dei nodi sui puntoni di una capriata o per creare lucernari, per esigenze particolari di illuminazione, o per ridurre le lunghezze libere dinflessione delle aste compresse o per rispondere ad altre esigenze funzionali, strutturali o estetiche).
Interessante il commento che Masi (nel libro La pratica delle Costruzioni
Metalliche, Ed. Hoepli, 1931) fa per i vari tipi travature reticolari. Secondo
questAutore, per piccole luci (fino ad 8 m), quando sufficiente un solo arcareccio al colmo, andrebbe bene lo schema statico di Fig. 9.7c, mentre la capriata Polonceau (o francese), riportata in Fig. 9.8, sarebbe consigliabile quando
necessario un arcareccio intermedio e per luci fino a 16 m.
La capriata belga (v. Fig. 9.8) sarebbe, sempre secondo Masi, consigliabile
fino a 30 m di luce. Sia la Polonceau che la capriata belga rappresentano, a
nostro giudizio, buone soluzioni quando esistono percorsi interni alla copertura (che comportino la soppressione del monaco). Per coprire luci fino a 30 m,
secondo Masi, possono essere suggerite la Polonceau composta, la capriata
inglese di Fig. 9.10, la Pratt ed altre ancora; mentre la Polonceau non adatta
nei casi in cui forti carichi siano appesi alla catena.
Evidentemente la scelta dello schema statico condizionata anche da fattori estetici e funzionali. Quanto sopra detto, poi, condivisibile per tetti a monta
rilevante. Per tetti di minore pendenza, allorch necessario che la capriata
presenti una certa altezza sugli appoggi, sono da prendersi in considerazione
altri schemi (la Pratt, la Browstring mancante delle due maglie estreme triangolari, ecc.).
Per coperture piane, con carichi verticali agenti dallalto verso il basso,
potrebbe essere presa in considerazione la travatura Pratt di Fig. 9.9, senza le
due maglie triangolari estreme, perch le aste inclinate di parete (pi lunghe
delle altre) risultano tese.
In ogni caso, giusto che le esigenze di natura architettonica abbiano il loro
peso nella scelta dello schema statico di una capriata, insieme, indubbiamente,
a quelle di natura strutturale ed economica.
Evidentemente si possono avere travature reticolari isostatiche, iperstatiche e labili.
Ovviamente focalizzeremo lattenzione sulle travature reticolari di acciaio;

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

che fuori di dubbio sono le pi comuni, pur essendoci anche travature reticolari
in legno (che potrebbero essere realizzate, ad esempio, per esigenze di restauro
monumentale) o, pi raramente, in c.a. (le capriate della chiesa gotica di Santa
Chiara, a Napoli, distrutta dal bombardamento aereo del 4 agosto 1943, rappresentano un esempio alquanto criticato di utilizzo del c.a. in luogo del legno).

inglese

Polonceau

tedesca a cesoia

belga

Polonceau composta

a cesoia composta

Pratt a falde

a mansarda

Pratt composta

a dente di sega

Fig. 9.8

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9. Le travature reticolari

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Neville

Warren

Mohni

Howe

Pratt

a dorso di cammello
o Bowsting

Fink

Long

Baltimore

composta Warren

Fig. 9.9

capriata inglese

Fig. 9.10

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Le aste delle travature reticolari con nodi cerniera, quando i carichi agiscono
ai nodi, sono sollecitate a solo sforzo normale o sono scariche, se si trascura il
peso proprio della struttura. Altrimenti c anche momento flettente e taglio nelle aste non verticali e nessuna asta potr mai essere scarica (va detto, per, che le
caratteristiche di sollecitazione dovute al peso proprio sono, nelle travature reticolari di acciaio, effettivamente molto modeste e perci lecito trascurarle).
Quando i carichi sono applicati sulle aste, ovviamente, sono generalmente
presenti le tre caratteristiche di sollecitazione (N, M e T) ed il calcolo della
struttura non differisce da quello dei telai. Per le travature reticolari correttamente caricate si possono eliminare molte direzioni libere di spostamento (quelle
rotatorie) interessando conoscere solo gli spostamenti orizzontali e verticali
dei nodi (e, quindi, delle estremit delle aste) e si pu condurre come vedremo un calcolo semplificato della struttura. Daltro canto basta osservare che,
se le aste sono esclusivamente sollecitate a sforzo normale, interessa conoscere le loro variazioni di lunghezza (per risalire agli sforzi normali) e, quindi, gli
spostamenti suddetti e non le rotazioni (che potrebbero pure essere determinate una volta noti gli spostamenti alle estremit di ogni asta).
Si detto pocanzi che esistono travature reticolari con nodi cerniera e con
nodi incastro. Se volessimo essere estremamente rigorosi dovremmo esprimere forti perplessit sullesistenza delle travature reticolari con nodi cerniera,
visto che praticamente impossibile eseguire, nella realt, la cerniera teorica,
cio larticolazione perfetta (senza attrito) delle aste tra loro.
Nella pratica tecnica si tende, poi, a semplificare al massimo lesecuzione
delle travature reticolari, realizzando, ad esempio, le aste che presentano gli
assi sulla stessa retta (correnti o catene di capriate) tramite profilati unici (ad
esempio una coppia di angolari) evitando di giuntare tra loro le aste coassiali.
Nonostante le constatazioni test fatte si continua, nella pratica tecnica, ad
assumere come schema statico quello con nodi cerniera, cercando, nel realizzare la travatura, di avvicinarsi quanto pi possibile al modello teorico.
In pratica per non allontanarsi troppo dal modello teorico con nodi cerniera si adottano almeno i due seguenti accorgimenti:
1) gli assi baricentrici delle varie aste (che sono le rette dazione dei vari sforzi) si fanno concorrere in uno stesso punto, che il nodo teorico (ovviamente anche necessario che gli assi restino contenuti nel piano della struttura);
2) i baricentri delle varie sezioni dei chiodi o dei bulloni (che servono a realizzare i giunti nodali) devono cadere sugli assi delle aste collegate.
quanto prescrive il punto 7.6.4 della vigente normativa:
7.6.4. Travi reticolari.
Gli assi baricentrici delle aste devono di regola coincidere con gli assi dello sche-

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ma reticolare; tale avvertenza particolarmente importante per le strutture sollecitate a fatica. La coincidenza predetta per le aste di strutture chiodate o bullonate
costituite da cantonali pu essere osservata per gli assi di chiodatura e bullonatura anzich per gli assi baricentrici.
Il baricentro della sezione resistente del collegamento ai nodi deve cadere, di regola, sullasse geometrico dellasta. Ove tale condizione non sia conseguita, dovr essere considerato, nel calcolo del collegamento, il momento dovuto alleccentricit tra baricentro del collegamento e asse baricentrico dellasta.
Nei correnti a sezione variabile gli elementi, che via via si richiedono in aumento
della sezione resistente, devono avere lunghezza tale da essere pienamente efficienti l dove necessario il contributo.

Gli assi dei collegamenti (chiodati, bullonati o saldati) sono chiamati assi
di truschinaggio. Sarebbe opportuno che sia gli assi baricentrici delle aste, sia
gli assi di truschinaggio confluissero nei punti in cui sono state immaginate le
cerniere. La prescrizione regolamentare appena riportata lascia chiaramente
intendere che ci si pu accontentare che confluiscano in un punto o i soli assi
baricentrici delle aste o i soli assi di truschinaggio.
Il problema dei nodi cerniera esiste, ovviamente, anche per le travature reticolari spaziali; il giunto nodale deve fare in modo che tutti gli assi delle aste
collegate convergano in un punto (il nodo teorico, che devessere il sostegno
della stella di rette alla quale appartengono gli assi baricentrici delle aste concorrenti nel nodo). A un buon giunto sono richieste caratteristiche di affidabilit (deve poter resistere a sforzi anche notevoli) e di leggerezza, deve poter
accogliere aste provenienti da quante pi direzioni possibile, deve, soprattutto, garantire un montaggio semplice, veloce e preciso (e un altrettanto agevole
smontaggio, nellipotesi che intervenute nuove esigenze di natura funzionale
richiedano delle modificazioni e/o degli ampliamenti della struttura).
Esistono numerosissimi brevetti di sistemi costruttivi di travature reticolari
spaziali che comprendono, ovviamente, la giunzione dei vari elementi nellassemblaggio della struttura; tra i pi noti ci sono i sistemi: Mero-Tectovis, Uni2
strut, Space-Deck, Oktaplate, Triodetic, Vestrut, ecc .
Il sistema pi noto e senzaltro il pi utilizzato in Italia il sistema Mero
Tectovis; le aste sono tubolari e provviste di perni filettati alle estremit, i nodi
sono quasi sferici e muniti di 18 fori filettati a madrevite, per le aste. Il montaggio non richiede mano dopera specializzata e pu essere effettuato anche da
2

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Una pubblicazione che raccoglie numerosi brevetti di sistemi spaziali la seguente: Particolari costruttivi di
strutture in acciaio, Vol. V Strutture Spaziali (a cura di Armando Melchiorre), CISIA (Centro Italiano
Sviluppo Impieghi Acciaio), Edizione maggio 1981. Consultando tale pubblicazione, il lettore si former
una sua opinione, individuer il sistema a suo giudizio pi flessibile (che, cio, consente di creare il
maggior numero di geometrie) e/o che garantisce risultati migliori sotto il profilo estetico.

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

un solo operatore.
In Fig. 9.11 riportato, a titolo di esempio, il sistema spaziale Stewarts and
Lloyds, sviluppato dalla Tubes Division della British Steel Corporation (col
nome Nodus Jointing System).
bullone centrale

calotta superiore

asta

asta

calotta inferiore con


alloggiamenti a 45
elemento di connessione

guarnizione

orizz

onta

le

ata

inclin

collegamento
a forchetta

rondella
dado

coppiglia

spinotto

Fig. 9.11

Il nodo, in due gusci, permette sul piano orizzontale, il collegamento a quattro aste mediante raccordi scanalati, mentre per le diagonali si realizza un vero e
proprio attacco a cerniera. Tale sistema non sembra essere stato molto utilizzato
e probabilmente per questo motivo non si proceduto a possibili miglioramenti.
Un altro giunto per travature reticolari spaziali che, non solo dal punto di
vista statico si avvicina molto alla cerniera teorica, ma la ricorda anche visivamente (come simbolo con il quale si rappresenta) il Vestrut (v. Fig. 9.12). Il
nodo si presenta di forma pressoch sferica, consente di accogliere fino a dodici aste e permette la rotazione, almeno per alcune aste, anche dopo il bloccaggio del nodo stesso.
I nodi sono realizzati con acciaio di qualit, sono ottenuti tramite stampaggio a caldo e finiti su macchine a controllo numerico. Il sistema Vestrut permette la realizzazione di qualsivoglia geometria poligonale (ottagono, decagono, ecc.) mediante luso di due sole lunghezze per le aste e di due soli tipi di

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nodo. Se, poi, si utilizzano aste di diversa lunghezza, possibile realizzare


travature reticolari di qualsiasi forma geometrica nello spazio. Durante il
montaggio della struttura sono consentite regolazioni, anche millimetriche, delle
aste (provviste di perni, con teste a martello, alle estremit), che permettono, in
opera, lievi aggiustamenti, creazioni di controfrecce, ecc.

Fig. 9.12

Il sistema Vestrut stato pi volte impiegato e, a nostro avviso, lutilizzo


pi interessante, a tuttoggi, stato per realizzare la copertura dellaerostazione passeggeri dellaeroporto Malpensa di Milano. Detta copertura, di com2
plessivi 18 000 m , presenta una luce di 42 m, con un carico di esercizio di 550
kg/m2 (la struttura spaziale presenta modulo semiottaedrico a base rettangolare di m 3.6 2.4 per la parte centrale e m 3 2.4 alle estremit, laltezza della
struttura pari a m 2.8, v. Fig. 9.13).
Un altro brevetto al quale vogliamo accennare lo Space Deck; si tratta di
un sistema organizzato da piramidi prefabbricate disposte coi vertici rivolti
verso il basso. I vertici sono costituiti da blocchi in acciaio con quattro fori
filettati, che consentono di completare la struttura mediante tiranti provvisti di
tenditori. Lo Space Deck non sar un sistema di grande qualit (perch non
permette di generare forme geometriche libere nello spazio), ma riteniamo che
i risultati che si ottengono, sotto il profilo estetico, non sono niente male.
Le travature reticolari spaziali consentono di coprire vasti ambienti superando anche luci di oltre 100 m e rappresentano sovente una buona soluzione
sotto il profilo architettonico; una soluzione da tener presente quando si devono coprire locali che richiedono ampi spazi liberi, senza ingombri di pilastri

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

interni (hangars, teatri, cinema, sale di riunioni, stabilimenti industriali, musei,


locali da esposizione, impianti sportivi in genere, ecc.). Indubbiamente, in questi
casi, esistono - oltre alle travature reticolari spaziali - altre soluzioni: travi in
c.a.p., miste acciaio-calcestruzzo, in legno lamellare, ecc. Risulta, quindi, evidente che la scelta sar condizionata da motivi di carattere architettonico ed
economico, oltre che squisitamente strutturali.

Fig. 9.13

9.2. Risoluzione matriciale delle travature reticolari piane


Vista limportanza che le travature reticolari rivestono nellambito delle costruzioni dacciaio, opportuno effettuare un richiamo sulla statica di queste
strutture. Dopo di che esamineremo pi dettagliatamente i collegamenti nodali, appena accennati in 9.l. Da questo punto in poi faremo riferimento esclusivamente alle travature reticolari con nodi cerniera, caricate ai nodi.
Innanzitutto opportuno ricordare come si fa a stabilire subito se una struttura reticolare isostatica, iperstatica o labile. Detto a il numero delle aste, n il
numero dei nodi ed m il grado di molteplicit complessivo dei vincoli esterni,
se m < 3 la struttura labile per vincoli esterni (3 - m volte) e, quindi, labile
anche complessivamente; se risulta m > 3 la struttura apparentemente iperstatica (m - 3 volte) per vincoli esterni. Infine, posto b = 2n - m, si ha che:
(a < b) (struttura labile, apparentemente b - a volte)
(a = b) (struttura apparentemente isostatica)
(a > b) (struttura apparentemente iperstatica, a - b volte)

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evidente il perch si dovuto abusare, poco fa, dellavverbio apparentemente: la condizione, ad esempio, a = b necessaria ma non sufficiente per la
isostaticit di una struttura reticolare. In altre parole: per una struttura reticolare isostatica deve necessariamente essere a = b, ma la condizione a = b pu
anche verificarsi per strutture labili (e quindi non sufficiente per giudicare
lisostaticit della struttura).
Un esempio pu definitivamente chiarire la questione: per entrambe le
travature reticolari di Fig. 9.14 si ha a = b eppure solo la prima (quella di Fig.
9.14a) isostatica mentre la seconda labile (una volta), presentando una
maglia iperstatica ed una labile (e pertanto la struttura una volta labile nel
suo insieme).

a)

b)

Fig. 9.14

necessario, in definitiva, quando si effettua il conteggio rapido suddetto,


osservare attentamente la struttura per controllare che le aste non siano mal
disposte (disposte, cio, in maniera tale che alcune maglie siano deformabili e
altre con aste sovrabbondanti e occorre, altres, ricordare che la maglia isostatica quella triangolare: tre aste collegate tra loro tramite tre cerniere).
Per risolvere una generica struttura reticolare applicheremo il metodo matriciale: utile per risolvere travature reticolari sia isostatiche che iperstatiche
(non c alcuna differenza di procedimento).
Si conviene di assegnare un numero, posto tra parentesi, ad ogni asta e un
numero ad ogni direzione libera nodale (cos com stato fatto per la travatura
reticolare di Fig. 9.15). Con una terza numerazione si potrebbero indicare i
nodi (questa numerazione potrebbe essere cerchiata, come fatto in Fig. 9.15,
sebbene non c da confondersi tra, ad esempio, lasta 1, il nodo 1 e la direzione libera di spostamento 1).
Ricordiamo che una direzione in un punto qualsiasi della struttura si dice
libera quando nota la forza - che potrebbe anche essere nulla - applicata nel

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

punto e secondo quella direzione, mentre inizialmente incognito lo spostamento che il punto subisce secondo la direzione stessa. Quando il punto suddetto un nodo della struttura (vale a dire un punto nel quale convergono gli
assi di pi aste) la direzione viene detta nodale (ed anche la forza applicata in
quel punto detta nodale).

Fig. 9.15

Viceversa per una direzione vincolata inizialmente incognita la forza ivi


agente (che viene ad essere la reazione del vincolo) mentre noto lo spostamento secondo detta direzione (che nullo se il vincolo fisso, di grandezza
nota se il vincolo cedevole anelasticamente o immediatamente noto, appena
nota la reazione del vincolo, se questo cedevole elasticamente). Ovviamente
si possono avere anche direzioni vincolate nodali (oltre che direzioni libere
nodali). Vanno numerate le direzioni libere nodali (se si volessero segnare anche le direzioni vincolate nodali, esse dovrebbero essere tutte quante contrassegnate dal numero zero, ma ci sarebbe solo uninutile perdita di tempo).
evidente che saranno segnate due direzioni per ogni nodo libero, una sola
direzione per un nodo vincolato a terra tramite un carrello (la direzione libera
sar, ovviamente, parallela al piano di scorrimento del carrello) e nessuna direzione libera per i nodi impediti di spostarsi (vincolati, cio, a terra tramite una
cerniera). Fatto ci, si potranno scrivere tante equazioni di equilibrio quante
sono le direzioni libere, una per ogni direzione ( ovvio che stiamo parlando di
equazioni di equilibrio alla traslazione, orizzontale e verticale, dei nodi).
Per la generica direzione i (tra le p direzioni individuate) si scriver:
Fi

i
= 0
F (r)

(9.2.1)

dove:
i
F la forza esterna nodale agente in direzione i (potrebbe, evidentemente,

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anche essere nulla);


i
F (r) la forza che il nodo dove stata segnata la direzione libera i trasmette
nella stessa direzione i, allasta (r); detta forza intesa come azione del nodo
sullasta (ed ecco perch compare il segno meno nella (9.2.1): per prendere in
conto tutte le azioni sul nodo e non fare, quindi, confusioni tra azioni del nodo
e azioni sul nodo).
i
Il termine F(r) che compare nella (9.2.1) - pu essere cos esplicitato:

i
=
F (r)

k ij (r) j

(9.2.2)

Nella (9.2.2) manca il termine relativo alle forze dincastro perfetto (generalmente presente quando si applica il metodo ai telai), visto che si nellipotesi di travatura reticolare caricata da forze nodali (cio, come si ricorder,
agenti ai nodi).
In parole povere, la (9.2.2) dice che la forza che il nodo dove segnata la
direzione i trasmette, nella stessa direzione i, allasta (r), dipende dagli spostaj
menti delle sue estremit.
i
Il termine k j (r) che compare nella (9.2.2), un termine di rigidezza definibile come la forza che nasce al nodo nella direzione i per effetto di uno spostamento unitario in direzione j e relativa allasta (r). anchessa considerata
come azione del nodo sullasta. La (9.2.1), tenendo conto della (9.2.2), diventa:
Fi =

k
r

K ij =

i
j (r )

(9.2.3)

Ponendo:
k ij (r)

(9.2.4)

K ij j

(9.2.5)

la (9.2.3) diventa:
Fi =

La (9.2.5) rappresenta (per i = 1, 2, , p) un sistema dequazioni lineari,


che pu essere posto in forma matriciale:
K11
F1
K 21
F2
K13
F3
=
.
.
.
.
p
K p1
F

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K12
K 22
K 32
.
.
K p2

K13
K 23
K 33
.
.
K p3

.
.
.
.
.
.

.
.
.
.
.
.

K1p
1
K 2p
2
K 3p
3
.
.
.
.
.
p
Kp
p

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(9.2.6)

192

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

dove p, come gi detto, sono le direzioni libere di spostamento (e, ovviamente ,


2
p
, , sono gli spostamenti che cinteressa conoscere).
In forma compatta la (9.2.6) pu essere cos scritta:
F=K
(9.2.7)
dove:
F la matrice vettore per colonna delle forze esterne nodali (e sono i termini
noti del sistema dequazioni),
K la matrice di rigidezza dellintera struttura (e corrisponde alla matrice
incompleta del sistema dequazioni),
la matrice vettore per colonna degli spostamenti (e rappresentano le incognite del sistema dequazioni).
i
A questo punto occorre esplicitare i termini di rigidezza k j ( r ).
chiaro che la generica asta (r) interessata al pi a 4 spostamenti (2, al
massimo, per ogni estremo).
Immaginiamo che la generica asta (r) sia interessata dagli spostamenti in
direzione 1, 2, 3, e 4 (come mostrato in Fig. 9.16a). Linsieme delle relazioni
(9.2.2), per i = 1, 2, 3, e 4, pu essere scritto in forma matriciale:
1

F1( r )
k11( r )
F 2( r )
k 21( r )
= 3
F 3( r )
k 1( r )
4
F(r)
k 41( r )

k12 ( r )
k 22 ( r )
k 32 ( r )
k 42 ( r )

k13( r )
k 23( r )
k 33( r )
k 43( r )

k14 ( r )
1
k 24 ( r )
2
. 3
k 34 ( r )

4
k 4( r )
4

Oppure in forma compatta:

(9.2.8)

(9.2.9)
F(r) = K(r)
dove:
F(r) la matrice vettore per colonna delle forze trasmesse, dai nodi destremit,
allasta (r);
K(r) la matrice di rigidezza dellasta (r);
la matrice vettore per colonna comprendente gli spostamenti (orizzontale
e verticale) dei due estremi dellasta (r).
Per determinare tutti gli elementi della matrice di rigidezza dellasta (r)
i
(cio i vari k j (r) = 1, 2, 3, 4 e j = 1, 2, 3, 4) ci sono varie strade da poter seguire:
si potrebbe, ad esempio, costruire la matrice di rigidezza dellasta in un riferimento locale (con lasse x coincidente con lasse dellasta) e poi passare al
riferimento globale con una trasformazione dassi, utilizzando la cosiddetta
matrice dei coseni.
Qui preferiamo effettuare una costruzione, per cos dire, diretta della matrice K(r), assegnando allasta (r), genericamente inclinata di un angolo sullasse x orizzontale, uno spostamento unitario per volta in direzione i (i = 1, 2, 3 e

imp. Perrone 6-9

192

7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

193

4) e andando a vedere quali forze nascono nelle quattro direzioni 1, 2, 3 e 4.


Comporremo, cos, una colonna di K(r) per ogni spostamento unitario assegnato, con le modalit suddette.
La matrice che si otterr, per il teorema di Maxwell-Betti, dovr risultare
simmetrica rispetto alla diagonale principale, dovr, in altre parole, aversi:

k ij ( r ) = k ij ( r )( i, j) {1, 2, 3 e 4}
Posto = cos = sen e = cos = sen costruiamo la prima colonna di
1
K(r), imprimendo uno spostamento = 1 (mentre - bene ripeterlo - dovr
2
3
4
1
essere = = = 0). Lo spostamento unitario pu essere scomposto nella
1
direzione dellasta e nella direzione normale allasta. La componente di = 1
nella direzione dellasta vale (e produce un accorciamento dellasta di gran1
dezza ) mentre la componente di = 1 nella direzione normale allasta vale
(e produce una rotazione dellasta di grandezza /l, se restiamo nellambito
dei piccoli spostamenti). Si pu fare riferimento alla Fig. 9.16 a e b.
1
evidente che - a seguito dellapplicazione di = 1 - nasce nellasta (r)
esclusivamente uno sforzo normale (di compressione) che vale EA/l. Pertanto i
due nodi destremit dellasta (r) reagiranno con due forze dintensita EA/l
aventi lasse dellasta come retta dazione e orientate in maniera tale da mantenere la deformazione (cio rivolte verso linterno, come mostrato in Fig. 9.16).
Scomponendo ognuna delle due forze suddette nelle due direzioni (orizzontale e verticale) segnate in corrispondenza dei loro punti di applicazione, si ha:
EA 2
EA
k11 ( r ) =

k12( r ) =

l
l
(9.2.10)
E
A
E
A
k13( r ) =
2
k14( r ) =

l
l
I due ultimi termini di rigidezza presentano il segno meno perch il loro verso
contrario a quello positivo assunto, rispettivamente, per le direzioni 3 e 4.
Analogamente si costruiscono le altre tre colonne di K(r) (chi lo volesse fare
pu riferirsi alla Fig. 9.16) e si perviene cosi alla matrice di rigidezza dellasta
(r) direttamente nel riferimento globale:

K(r )

imp. Perrone 6-9

EA 2
EA
EA 2
EA

l
l
l
l
EA
EA 2
EA
EA 2

l
l
l
l
=
EA 2
EA
EA 2
EA

(9.2.11)
l
l
l
l
EA 2
EA
EA 2
EA

l
l
l
l

193

7-04-2032, 9:39

194

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

o se si preferisce:

K(r ) =

2 2
2
2

EA
l

(9.2.12)

Oppure, individuando la sottomatrice 2 2

E A 2
l
2

(9.2.13)

a)

cos =
cos =

EA
l

EA
l

c)

b)

EA
l

EA
l

EA
l

EA
l

e)

d)

EA
l

EA
l

Fig. 9.16

imp. Perrone 6-9

194

7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

195

si ha

K(r ) =

(9.2.14)

chiaro, allora, quale pu essere un iter da seguire per risolvere una generica
travatura reticolare: costruire il sistema dequazioni (9.2.7), risolverlo determij
i
nando gli spostamenti nodali e, tramite le (9.2.8), risalire alle F( r ) note le quali
si ricavano facilmente gli sforzi normali nelle varie aste.
Oppure, una volta noti gli spostamenti nodali j, si possono facilmente determinare le variazione di lunghezza (i l) di ogni asta risalendo, infine, agli sforzi
normali nelle varie aste.
Ad esempio, per lasta (r) di Fig. 9.16 si ha:

l = 1 + 2 3 4 = ( 1 3) + ( 2 4 )

(9.2.15)

se si vogliono assumere positivi gli accorciamenti e negativi gli allungamenti,


oppure:

l = ( 3 1) + ( 4 2 )

(9.2.16)

se si vogliono assumere - come faremo - positivi gli allungamenti e negativi gli


accorciamenti.
Nota la variazione di lunghezza dellasta (r) si risale facilmente allo sforzo
normale presente nella stessa asta (r)
E A (r)
l ( r )
N (r) =
(9.2.17)
l (r)
dove ci siamo attenuti alla convenzione secondo la quale quando un termine
reca al piede il numero r posto tra parentesi si intende riferito allasta (r) (quindi A(r) larea della sezione retta dellasta (r), l(r) la lunghezza dellasta (r),
l(r) la variazione di lunghezza dellasta (r), mentre si pensato che tutte le
aste siano costituite dallo stesso materiale, altrimenti opportuno, nella (9.2.17),
tenere E(r)).
Se per calcolare l(r) si far uso della (9.2.16), si avr (r) positivo se di
trazione e negativo se di compressione (e a questa convenzione, come gi detto, ci atterremo).
Il procedimento illustrato si presta bene ad essere tradotto in un programma, che consenta il calcolo automatico delle travature reticolari piane (isostatiche o iperstatiche che siano).
Qui di seguito riportato un esempio di programma in BASIC che consente di affidare al computer la risoluzione di una generica travatura reticolare
piana:

imp. Perrone 6-9

195

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196

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

CLS
INPUT numero dei nodi (compresi quelli vincolati a terra) =; NN
INPUT numero delle aste =; AT
INPUT grado di molteplicit (complessivo) dei vincoli esterni =; MV
N = 2 * NN - MV: M = N + 1
DIM R(M, M), N(NN, 10), AT(AT, 10), G$(NN)
FOR i = 1 TO NN
PRINT NODO; i
INPUT ascissa =; N(i, 1)
INPUT ordinata =; N(i, 2)
INPUT direzione orizzontale =; N(i, 3)
INPUT direzione verticale =; N(i, 4)
NEXT i
INPUT le aste sono formate tutte dello stesso materiale ? > (s/n); A$
IF A$ <> s THEN GOTO 170
INPUT modulo di Young =; EY
170 : INPUT le aste presentano tutte la stessa sezione retta ? > (s/n); B$
IF B$ <> s THEN GOTO 200
INPUT area della sezione retta dellasta =; SR
200 : FOR i = 1 TO AT
PRINT ASTA; i
INPUT incidenza =; AT(i, 1)
IF B$ <> s THEN GOTO 250
AT(i, 3) = SR: GOTO 260
250 : INPUT area della sezione retta =; AT(i, 3)
260 : IF A$ <> s THEN GOTO 280
AT(i, 4) = EY: GOTO 290
280 : INPUT modulo di Young =; AT(i, 4)
290 : AT(i, 5) = INT(AT(i, 1) / 1000): AT(i, 6) = INT(AT(i, 1) - AT(i, 5) * 1000)
AT(i, 2) = SQR((N(AT(i, 6), 1) - N(AT(i, 5), 1)) ^ 2 + (N(AT(i, 6), 2) - N(AT(i, 5),
2)) ^ 2)
AT(i, 7) = (N(AT(i, 6), 1) - N(AT(i, 5), 1)) / AT(i, 2)
AT(i, 8) = (N(AT(i, 6), 2) - N(AT(i, 5), 2)) / AT(i, 2)
LQ = AT(i, 4) * AT(i, 3) * AT(i, 7) ^ 2 / AT(i, 2)
R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 5), 3)) = R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 5), 3)) + LQ
R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 6), 3)) = R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 6), 3)) + LQ
R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 6), 3)) = R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 6), 3)) - LQ
R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 5), 3)) = R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 5), 3)) - LQ
LM = AT(i, 4) * AT(i, 3) * AT(i, 7) * AT(i, 8) / AT(i, 2)
R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 5), 4)) = R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 5), 4)) + LM
R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 5), 3)) = R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 5), 3)) + LM
R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 6), 4)) = R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 6), 4)) + LM
R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 6), 3)) = R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 6), 3)) + LM
R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 6), 4)) = R(N(AT(i, 5), 3), N(AT(i, 6), 4)) - LM
R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 6), 3)) = R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 6), 3)) - LM
R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 5), 4)) = R(N(AT(i, 6), 3), N(AT(i, 5), 4)) - LM
R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 5), 3)) = R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 5), 3)) - LM
MQ = AT(i, 4) * AT(i, 3) * AT(i, 8) ^ 2 / AT(i, 2)

imp. Perrone 6-9

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9. Le travature reticolari

197

R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 5), 4)) = R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 5), 4)) + MQ
R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 6), 4)) = R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 6), 4)) + MQ
R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 6), 4)) = R(N(AT(i, 5), 4), N(AT(i, 6), 4)) - MQ
R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 5), 4)) = R(N(AT(i, 6), 4), N(AT(i, 5), 4)) - MQ
NEXT i
530 : INPUT nodo caricato =; NC
IF NC = 0 THEN GOTO 590
INPUT forza orizzontale =; N(NC, 5): R(N(NC, 3), M) = R(N(NC, 3), M) +
N(NC, 5)
INPUT forza verticale =; N(NC, 6): R(N(NC, 4), M) = R(N(NC, 4), M) + N(NC,
6)
GOTO 530
a questo punto del programma inizia la risoluzione del sistema di equazioni
590 : FOR i = 1 TO N
c = i: A = ABS(R(i, i))
FOR t = i + 1 TO N
B = ABS(R(t, i))
IF B > A THEN
A = B: c = t
END IF
NEXT t
q=i+1
FOR R = 1 TO M
R(M, R) = R(c, R): R(c, R) = R(i, R): R(i, R) = R(M, R)
NEXT R
FOR t = q TO N
FOR z = 1 TO M
IF R(i, i) = 0 THEN
PRINT SISTEMA IMPOSSIBILE
STOP
END IF
R(M, z) = -R(t, i) / R(i, i) * R(i, z) + R(t, z)
NEXT z
FOR z = 1 TO M
R(t, z) = R(M, z)
NEXT z: NEXT t: NEXT i
FOR i = 1 TO M
R(M, i) = 0
NEXT i
FOR j = 1 TO N: u = N + 1 - j
FOR i = 1 TO N: k = N + 1 - i
R(M, M) = R(M, M) + R(M, k) * R(u, k)
NEXT i
R(M, u) = (R(u, M) - R(M, M)) / R(u, u): R(M, M) = 0
NEXT j
a questo punto del programma termina la risoluzione del sistema di equazioni
INPUT vuoi la stampa dei dati iniziali ? > (s/n); H$
IF H$ <> s THEN GOTO 890

imp. Perrone 6-9

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198

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

GOSUB 1300
890 : LPRINT : LPRINT : LPRINT TAB(10); - SPOSTAMENTI DEI NODI -:
LPRINT
FOR i = 1 TO N
LPRINT TAB(5); spostamento nodale in direzione; i; =; R(M, i)
NEXT i
FOR i = 1 TO NN
IF N(i, 3) = 0 THEN N(i, 7) = 0 ELSE N(i, 7) = R(M, N(i, 3))
IF N(i, 4) = 0 THEN N(i, 8) = 0 ELSE N(i, 8) = R(M, N(i, 4))
NEXT i
FOR i = 1 TO AT
AT(i, 9) = AT(i, 7) * (N(AT(i, 6), 7) - N(AT(i, 5), 7)) + AT(i, 8) * (N(AT(i, 6), 8) N(AT(i, 5), 8))
AT(i, 10) = AT(i, 4) * AT(i, 3) * AT(i, 9) / AT(i, 2)
NEXT i
FOR i = 1 TO NN
IF N(i, 3) <> 0 THEN GOTO 1100
FOR k = 1 TO AT
IF AT(k, 5) <> i AND AT(k, 6) <> i THEN GOTO 1080
TA = AT(k, 10) * ABS(AT(k, 7))
IF AT(k, 5) = i AND N(AT(k, 6), 1) <= N(AT(k, 5), 1) OR AT(k, 6) = i AND
N(AT(k, 6), 1) >= N(AT(k, 5), 1) THEN N(i, 9) = N(i, 9) + TA ELSE N(i, 9) = N(i,
9) - TA
1080 : NEXT k
N(i, 9) = N(i, 9) - N(i, 5)
1100 : IF N(i, 4) <> 0 THEN GOTO 1170
FOR k = 1 TO AT
IF AT(k, 5) <> i AND AT(k, 6) <> i THEN GOTO 1150
TA = AT(k, 10) * ABS(AT(k, 8))
IF AT(k, 5) = i AND N(AT(k, 6), 2) <= N(AT(k, 5), 2) OR AT(k, 6) = i AND
N(AT(k, 6), 2) >= N(AT(k, 5), 2) THEN N(i, 10) = N(i, 10) + TA ELSE N(i, 10) =
N(i, 10) - TA
1150 : NEXT k
N(i, 10) = N(i, 10) - N(i, 6)
1170 : NEXT i
LPRINT : LPRINT : LPRINT TAB(10); - SFORZI NORMALI NELLE ASTE - :
LPRINT
FOR i = 1 TO AT
IF AT(i, 10) = 0 THEN
cc$ = asta scarica
GOTO 1200
END IF
IF AT(i, 10) < 0 THEN cc$ = compressione ELSE cc$ = trazione
1200 : LPRINT TAB(5); sforzo normale nellasta; i; =; AT(i, 10); (; cc$; )
NEXT i
LPRINT : LPRINT : LPRINT TAB(5); - REAZIONI VINCOLARI - : LPRINT
FOR i = 1 TO NN
IF N(i, 3) <> 0 THEN GOTO 1260

imp. Perrone 6-9

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7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

199

IF N(i, 9) < .0001 THEN N(i, 9) = 0


LPRINT TAB(5); reazione vincolare secondo x del nodo; i; =; N(i, 9)
1260 : IF N(i, 4) <> 0 THEN GOTO 1280
IF N(i, 10) < .0001 THEN N(i, 10) = 0
LPRINT TAB(5); reazione vincolare secondo y del nodo; i; =; N(i, 10)
1280 : NEXT i
END
1300 : LPRINT TAB(10); - DATI INIZIALI -
LPRINT numero dei nodi : ; NN
LPRINT numero delle aste:; AT
LPRINT grado di molteplicit dei vincoli esterni:; MV
IF A$ <> s THEN GOTO 1360
LPRINT modulo di Young:; EY: GOTO 1370
1360 : FOR i = 1 TO AT: LPRINT modulo di Young dellasta; i; :; AT(i, 4):
NEXT i
1370 : LPRINT COORDINATE DEI NODI E DEI VINCOLI
LPRINT nodo; TAB(11); x; TAB(21); y; TAB(30); vincolo
FOR i = 1 TO NN
IF N(i, 3) = 0 AND N(i, 4) = 0 THEN
G$(i) = cerniera: GOTO 1440
END IF
IF N(i, 3) = 0 AND N(i, 4) <> 0 THEN
G$(i) = carrello verticale: GOTO 1440
END IF
IF N(i, 3) <> 0 AND N(i, 4) = 0 THEN
G$(i) = carrello orizzontale: GOTO 1440
END IF
IF N(i, 3) <> 0 AND N(i, 4) <> 0 THEN
G$(i) = nodo libero: GOTO 1440
END IF
1440 : NEXT i
FOR i = 1 TO NN: LPRINT i; TAB(10); N(i, 1); TAB(20); N(i, 2); TAB(30); G$(i):
NEXT i
LPRINT DATI ASTE
LPRINT asta; TAB(8); nodo iniziale; TAB(25); nodo finale; TAB(42); area
FOR i = 1 TO AT
LPRINT i; TAB(10); AT(i, 5); TAB(25); AT(i, 6); TAB(45); AT(i, 3)
NEXT i
LPRINT CARICHI
LPRINT TAB(10); nodo; TAB(20); forza orizzontale; TAB(40); forza verticale
FOR i = 1 TO NN
IF N(i, 5) = 0 AND N(i, 6) = 0 THEN GOTO 1560
LPRINT TAB(10); i; TAB(25); N(i, 5); TAB(45); N(i, 6)
1560 : NEXT i
RETURN

imp. Perrone 6-9

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200

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

opportuno un commento del programma sopra riportato, facendo girare il


quale lelaboratore chiede i seguenti dati iniziali:
1) il numero dei nodi (NN);
2) il numero delle aste (AR);
3) il grado di molteplicit complessivo dei vincoli esterni (MV);
4) per ogni nodo: lascissa, lordinata e i due numeri che contrassegnano le
direzioni - orizzontale e verticale - presenti al nodo ( chiaro che si digiter
0 ad ogni richiesta di numero contrassegnante una direzione mancante, una
direzione, cio, che non libera ma vincolata). evidente che in una versione migliorata dei programma si potrebbero sostituire gli ultimi due input
con uno solo (risparmiando complessivamente NN input): un numero o una
lettera che indichi come il nodo vincolato allesterno (ad esempio: 1 =
nodo libero, 2 = carrello con piano di scorrimento orizzontale, 3 = carrello
con piano di scorrimento verticale, 4 = cerniera; e ci con levidente intenzione di far uso di unistruzione ON GOTO). chiaro che in questipotesi
la numerazione delle direzioni libere avverrebbe automaticamente (e quindi sarebbe necessario modificare anche la parte di output del programma e
parlare di spostamenti dei nodi e non di spostamenti in certe direzioni numerate dal computer e non da noi);
5) per ogni asta: lincidenza, larea della sezione retta e il modulo di Young
del materiale di cui formata; come si pu notare dal listato del programma
(blocco distruzioni iniziale) c la possibilit di trasmettere una volta per
tutte uno degli ultimi due dati o entrambi, se tutte le aste presentano la
stessa sezione retta e/o sono costituite tutte dallo stesso materiale. Lincidenza (T) di ciascuna asta un numero ricavabile con la seguente espressione: T = 1000 l + J; dove:
l = numero che contrassegna il nodo iniziale dellasta (o, in altre parole,
del primo estremo dellasta: quello con la numerazione pi bassa delle
direzioni libere);
J = numero che contrassegna il nodo terminale dellasta (il secondo estremo);
in sostanza lincidenza di unasta fornisce una fondamentale informazione:
dice quali nodi questasta collega.
6) infine vengono chiesti quali sono i nodi caricati e quanto valgono le due
componenti - orizzontale e verticale - di ogni forza nodale.
Tutti i dati vengono immagazzinati in due matrici: una che contiene i dati
riguardanti i nodi ed una che contiene tutti i dati riguardanti le aste. In dette
matrici verranno raccolti, al posto giusto, anche i risultati che scaturiranno dal
calcolo.
La matrice N contiene i dati riguardanti i nodi, riga per riga (la riga i-esima

imp. Perrone 6-9

200

7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

201

conterr i dati delli-esimo nodo, per i = 1, 2, .... NN) nel seguente ordine:
a
1 colonna: ascissa;
a
2 colonna: ordinata;
a
3 colonna: direzione libera orizzontale presente al nodo (0 se non c);
a
4 colonna: direzione libera verticale presente al nodo (anche qui 0 se non c);
a
5 colonna: componente orizzontale della forza nodale;
a
6 colonna: componente verticale della forza nodale;
a
7 colonna: spostamento orizzontale del nodo, rester nullo se N (1, 3) = 0, cio
se la direzione orizzontale nodale vincolata, altrimenti questa casella sar
i
riempita quando, risolto il sistema di equazione (9.2.7), saranno noti i ;
a
8 colonna : spostamento verticale del nodo (casella che sar riempita con analoghe modalit a quelle dette per il termine precedente);
a
9 colonna: reazione orizzontale del nodo (casella che sar riempita se il nodo
vincolato a terra, se cio il nodo impedito di spostarsi secondo x e pertanto
N (1, 3) = 0; se invece, il nodo libero rester N (1, 9) = 0;
a
10 colonna: reazione verticale del nodo (casella riempita con modalit analoghe
a quelle dette per la reazione orizzontale).
La matrice AT contiene i dati delle aste e presenta anchessa 10 colonne e
tante righe quante sono le aste (si scelto - come possibile fare - lo stesso
nome AT sia per denotare la variabile che contiene il numero delle aste che per
denotare la matrice, di AT righe, che contiene i dati delle aste). Nellistruzione
DIMENSION, della sesta riga, si pu controllare quanto sopra detto.
Anche in questo caso i dati sono sistemati riga per riga; i dati dellr-esima asta,
in altre parole, occuperanno lr-esima riga (r = 1, 2, .... AT) della matrice AT (di AT
righe 10 colonne) e ci nel seguente modo:
a
1 colonna: incidenza;
a
2 colonna: l(r) lunghezza dellasta;
a
3 colonna: area della sua sezione retta;
a
4 colonna: modulo di Young dei materiale di cui formata lasta;
a
5 colonna: numero che contrassegna il nodo iniziale;
a
6 colonna: numero che contrassegna il nodo terminale;
a
7 colonna: (r) = cos (r);
a
8 colonna: (r) = cos (r);
a
9 colonna: l(r) = variazione di lunghezza dellasta (r) (ovviamente questa
casella potr essere riempita solo dopo che stato risolto il sistema di equazione (9.2.7));
a
10 colonna: sforzo normale nellasta (conoscibile solo dopo che noto l(r)).
Dette x1 e y1 le coordinate del primo estremo dellasta (r), x2 e y2 le coordinate del secondo estremo, chiaro come dal programma si determinino l(r) , (r)
e (r):

imp. Perrone 6-9

201

7-04-2032, 9:39

202

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

l (r) =

( x 2 x1 )2 + (y 2 y1)2

x 2 x1
l (r)
y y
(r) = 2 1
l( r )
(r) =

(9.2.18)

Per determinare i numeri n1col quale stato denotato il nodo iniziale e n2


che contrassegna quello finale, nota lincidenza T(r), nel programma si fa uso
delle seguenti relazioni:
n1= INT (T(r) /1000)

n2 = INT (T(r) n1 1000)

(9.2.19)

INT una funzione aritmetica del BASIC che d una rappresentazione intera del parametro posto tra parentesi utilizzando il maggiore intero che non sia
pi grande del parametro stesso (per esempio: INT (3.5) = 3, INT (- 3.5) = - 4,
ecc.).
Cos, ad esempio, lasta 4 di Fig. 9.15 ha incidenza 3004. Il primo estremo
sar:
n1 = INT (3004/1000) = INT (3.004) = 3
e il secondo estremo:
n2 = INT (3004 - 3x1000) = INT (4) = 4
chiaro che in una versione ottimizzata del programma potrebbero essere
ridotte le dimensioni della matrice AT, con conseguente risparmio di locazioni
di memoria (lincidenza, per esempio, una volta che servita a determinare il
primo e il secondo estremo di unasta, potrebbe non essere conservata riducendo cos AT di una colonna).
Una volta inseriti nelle due matrici (N e AT) i vari dati iniziali si costruisce
la matrice completa del sistema di equazioni, che risolto col metodo di GaussJordan. A questo punto sono noti gli spostamenti nodali (che sono collocati
a
a
nella 7 e 8 colonna di N) e si risale facilmente - come gi detto - alle variazioni di lunghezza e agli sforzi normali nelle varie aste (che vengono rispettivaa
a
mente collocati nella 9 e 10 colonna di AT). Vengono infine calcolate le reaa
a
zioni vincolari (inseriti nella 9 e 10 colonna di N).
Il programma offre la possibilit di ottenere la stampa dei dati inizialmente
trasmessi al computer (il che pu servire a controllare che non siano stati commessi errori nella trasmissione dei dati stessi al computer).
I risultati forniti sono:
a) gli spostamenti nelle varie direzioni libere considerate (cio le soluzioni
del sistema di equazioni);
b) gli sforzi normali in tutte le aste ( bene ricordare che le compressioni ven-

imp. Perrone 6-9

202

7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

203

gono considerate negative e le trazioni positive);


c) le reazioni vincolari.
In definitiva il programma fornisce tutti i dati necessari per completare il
progetto della travatura reticolare (cio per passare al dimensionamento delle
aste e al calcolo dei collegamenti - chiodati, bullonati o saldati - tra le stesse).
forse superfluo dire che possibile risolvere la travatura reticolare utilizzando un metodo diverso da quello proposto.
Per quantattiene il proporzionamento delle aste evidente come debba
procedersi: in base agli sforzi normali scaturiti dal calcolo si effettua un dimensionamento, ponendo particolare attenzione alla verifica allinstabilit laterale delle aste compresse.

9.3. Particolari costruttivi delle travature reticolati piane


Gi si detto di alcune prescrizioni regolamentari che vanno seguite, nella
progettazione delle travature reticolari. Si ritiene qui opportuno brevemente
riassumerle e aggiungere dellaltro, allo scopo di fornire al lettore interessato
alcuni suggerimenti utili alla progettazione pi razionale di tali strutture. Affinch le aste di una struttura reticolare siano sollecitate esclusivamente a sforzo normale necessario che i carichi agiscano ai nodi. Per tale motivo gli
arcarecci (altrimenti dette terzere) devono essere posti in corrispondenza dei
nodi stessi (gli arcarecci sono le travi costituenti lorditura secondaria, sulle
quali scarica la copertura o il piano di calpestio sostenuto dalla travatura reticolare). In Fig. 9.17 rappresentato un solaio in lamiera grecata e calcestruzzo
gettato in opera, sostenuto da travi reticolari: si pu notare che gli arcarecci costituiti da travi a doppio T - capitano in corrispondenza dei nodi delle varie
travature reticolari.
rete metallica elettrosaldata

cls. gettato
in opera
arcareccio

lamiera grecata zincata

travature reticolari

Fig. 9.17

imp. Perrone 6-9

203

7-04-2032, 9:39

204

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Per impedire che nascano coppie indesiderate (alle estremit delle aste)
necessario che gli assi delle aste - che sono le rette dazione degli sforzi normali - giacciano su uno stesso piano. Per ottenere ci necessario che le sezioni rette delle aste siano simmetriche rispetto a tale piano di sollecitazione. Quindi, per realizzare le aste, vanno preferibilmente utilizzati profilati di sezione
come quelle riportate in Fig. 9.18.
In Fig. 9.19 sono riportati alcuni esempi di nodi di travature reticolari realizzate utilizzando, esclusivamente o prevalentemente, i profili di Fig. 9.18
(vedremo pi avanti che i profili a doppio T sono, per lo pi, utilizzati per
realizzare travature reticolari fortemente sollecitate).
lamiere per fazzoletti o imbottiture

Fig. 9.18

Fig. 9.19

imp. Perrone 6-9

204

7-04-2032, 9:39

9. Le travature reticolari

205

Al fine di avvicinarsi il pi possibile alla realizzazione delle cerniere teoriche, in ogni nodo, gli assi baricentrici delle aste devono confluire in un medesimo punto. Sempre al fine di raggiungere tale obiettivo, anche gli assi dei
collegamenti (chiodati, bullonati o saldati) - detti assi di truschinaggio - devono convergere nel punto dove stata pensata la cerniera.
Insomma lideale sarebbe - come accade nel nodo rappresentato in Fig.
9.20 - che sia gli assi delle aste che gli assi di truschinaggio confluissero nel
punto dove, nello schema statico assunto per il calcolo, stata ritenuta presente la cerniera. Se ci non fosse possibile, ci si pu accontentare di raggiungere
uno solo dei due obiettivi suddetti, ovviamente valutando le conseguenze che
ne derivano.

Fig. 9.20

Per fare in modo che ununione saldata risulti baricentrica si pu intervenire - in sede di progettazione strutturale - sulla lunghezza e sullo spessore dei
cordoni di saldatura. Ad esempio, con riferimento alla Fig. 9.21a, per fare in
modo che il collegamento saldato (formato da due cordoni longitudinali di
uguale spessore) risulti baricentrico, con ovvio significato dei simboli e sempre con riferimento alla Fig. 9.21a, deve aversi:
(9.3.1)
bs ys = bi yi
In alcuni casi non agevole tenere i baricentri degli elementi di connessione (chiodi o bulloni) giacenti sullasse dellasta. Fermo restando che se non
possibile evitare flessioni secondarie sempre opportuno contenerle (e ci,
evidentemente, si ottiene posizionando i chiodi o bulloni in maniera che lasse
di truschinaggio risulti il pi vicino possibile allasse dellasta, per ridurre leccentricit), si dovr, in questi casi, procedere alla verifica degli elementi di
connessione tenendo debitamente conto della non coincidenza tra lasse dellasta e quello di truschinaggio.

imp. Perrone 6-9

205

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206

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

a)

b)

Fig. 9.21

Ad esempio, con riferimento al semplice caso di Fig. 9.21b, di unione bullonata non baricentrica, i due elementi di connessione dovranno assorbire, oltre allazione tagliante parallela allasse dellasta (derivante dallo sforzo normale N in essa presente e pari a N/2 per ogni bullone), unulteriore azione
tagliante H dovuta alleccentricit e, perpendicolare allasse dellasta. In altre
parole, i due bulloni del collegamento riportato in Fig. 9.21b, devono assorbire
la flessione secondaria Ne con due azioni taglianti H, verticali, in grado di
formare la coppia equilibrante:
Hi = Ne

(9.3.2)

Ne
i

(9.3.3)

da cui:

H =

Ne consegue che entrambi i bulloni sono soggetti ad unazione tagliante


risultante, pari a:
N
2

R =

N e
+
i

= N

1
e
+

4
i

(9.3.4)

che produrr in ognuna delle due sezioni rette, del singolo bullone, sollecitate
alla recisione, una tensione tangenziale media pari a:
R
b =
(9.3.5)
2 b

imp. Perrone 6-9

206

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9. Le travature reticolari

207

(dove b larea della sezione retta del bullone).


Ovviamente, la cerniera teorica - articolazione senza attrito fra le aste - non
si riesce a realizzare e tutto quanto sopra detto tende a fare in modo che, nella
pratica esecuzione delle travature reticolari, ci si possa avvicinare, nel limite
del ragionevole, ad essa.
Le varie aste che compongono una travatura reticolare vengono generalmente collegate tra loro ricorrendo a una piastra di lamiera (detta fazzoletto,
alla quale sono unite ciascuna tramite il dispositivo di collegamento prescelto
(chiodatura, bullonatura o saldatura). Un fazzoletto - di forma esagonale irregolare - stato gi rappresentato in Fig. 9.20. Siccome lo stato tensionale indotto nei fazzoletti - dagli elementi di connessione - di non facile valutazione, si consiglia di definirne lo spessore con un po di generosit.
Al fine di conferire ai fazzoletti la forma pi opportuna (cercando di contenere le dimensioni, senza, per, complicarne la pratica realizzazione) si pu
recepire il suggerimento - fornito dalla letteratura tecnica al riguardo - di ammettere che lo sforzo trasmesso da ogni bullone o cordone di saldatura, al fazzoletto stesso, si diffonda in una zona delimitata da due rette inclinate di 30
con lasse dellasta (Fig. 9.22). Ovviamente bisogna preoccuparsi di agevolare
la pratica esecuzione del manufatto e, pertanto, si adotteranno tutte quelle semplificazioni formali che vanno in questa direzione (anche se le dimensioni del
fazzoletto non risultassero contenute al massimo).

Fig. 9.22

Le aste di parete possono essere collegate direttamente ai correnti (senza


ricorrere, quindi, ai fazzoletti, cos come esemplificato in Fig. 9.23) in quei
casi in cui c spazio sufficiente per realizzare i collegamenti. Ci accade sovente per travi reticolari a sostegno di solai in lamiera ondulata o grecata e cls.
gettato in opera, specialmente quando la struttura reticolare non chiamata a
giocare ruoli statici impegnativi.
In tali casi potrebbero essere utilizzate travature reticolari con aste di parete

imp. Perrone 6-9

207

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208

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

in tondo. Lesempio riportato in Fig. 9.24 vede ciascuno dei correnti formato
da due profilati a L a lati uguali mentre le aste di parete sono costituite da un
tondo di acciaio serpeggiante, sagomato - per meglio dire - in modo da costituire una triangolazione continua. Sono possibili, evidentemente, numerose varianti: si pu costituire, ad esempio, i correnti con profili a T o con mezzi IPE
e le aste in tondo dacciaio, anzich continue, potrebbero essere tagliate a tronchi. Queste travi possono rappresentare una soluzione economicamente vantaggiosa nel caso in cui le forze di taglio fossero di modesta entit (travi reticolari a sostegno di solai o di coperture poco caricate).

Fig. 9.23

cordoni
di saldatura

particolare nodo

Fig. 9.24

Per travature reticolari fortemente sollecitate si vedono spesso impiegati


profili a doppio T (IPE o HE).
La Fig. 9.25 vuol essere un esempio di tali strutture: i correnti sono formati
da profilati IPE o HE B, le aste di parete da coppie di C, le unioni tra le aste
avvengono tramite fazzoletti saldati (ai quali le aste di parete possono essere
collegate tramite bullonatura o saldatura).

imp. Perrone 6-9

208

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9. Le travature reticolari

209

Fig. 9.25

Quando le aste delle travature reticolari sono costituite da due profili (ad
esempio: due C o due L) opportuno collegarli, in alcune sezioni, con pezzi di
lamiera (se ne vedono - come mostra la Fig. 9.26 - di forma rettangolare o
quadrata o, anche, circolare e questultime vengono generalmente chiamate
rosette dimbottitura) dello stesso spessore dei fazzoletti.

Fig. 9.26

imp. Perrone 6-9

209

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210

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Tali elementi di lamiera - detti piastrine di imbottitura - solidarizzano i due


profili e vengono posti a distanza non maggiore di 50 y luno dallaltro (y il
raggio dinerzia, secondo y, della sezione retta dellasta).
Al posto delle piastrine dimbottitura potrebbero essere utilizzati, con lo stesso scopo, spezzoni di profilati.
Qualora i collegamenti nodali sono realizzati tramite chiodature o bullonature, indispensabile accertarsi che lindebolimento rappresentato dalle forature
per il passaggio dei chiodi o dei bulloni non sia tale da compromettere la capacit
dellasta di assorbire, con sicurezza, lo sforzo normale in essa presente.
indispensabile effettuare una verifica delle aste compresse, a carico di punta ed possibile assumere come lunghezza libera dinflessione la lunghezza effettiva dellasta solo se i nodi posti alle estremit dellasta stessa sono impediti da idonee controventature - di uscire dal piano della struttura.
Naturalmente, allorch si calcola una struttura reticolare, necessario controllarne la deformabilit, perch lesperienza insegna che nascono pi problemi
di eccessiva deformabilit che di scarsa resistenza (travature reticolari perfettamente in grado di resistere ai carichi applicati, ma che presentano deformabilit
eccessiva, con i conseguenti inestetismi). Daltronde si sa che per le strutture
metalliche necessario controllarne la deformabilit. Tutto quanto sopra detto
rappresenta ci che principalmente bisogna tenere presente nella progettazione
delle travature reticolari piane. Nellesempio numerico che segue avremo la possibilit di esaminare qualche altro dettaglio costruttivo (soprattutto riguardante
le condizioni di vincolo esterne della struttura).
Si visto, in conclusione, che il progetto di strutture reticolari veramente
facile: pochi sono, tutto sommato, gli accorgimenti che bisogna osservare ed il
loro calcolo, se si dispone del computer, semplice e conducibile in pochissimo
tempo. Pi impegnativo ci sembra il disegno esecutivo di tali strutture, se il progettista volesse produrre elaborati grafici ben dettagliati e completi, che semplificherebbero non poco il lavoro delle maestranze chiamate a realizzare lopera.

ESERCIZIO N. 13
Calcolare la copertura, formata da capriate alla Palladio (il cui schema statico
riportato in Fig. 9.27) poste ad interasse di 3 m, a sostegno di una lamiera
2
grecata, soletta di riempimento in cls. (Rbk = 250 kg/cm ) armata con rete metallica elettrosaldata, strati dimpermeabilizzazione e coppi, cos come risulta
dal particolare costruttivo di Fig. 9.28.
I profilati da utilizzare nella costruzione saranno formati da acciaio tipo Fe
2
360 (adm = 1600 kg/cm ).

imp. Perrone 6-9

210

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9. Le travature reticolari

211

Fig. 9.27

Fig. 9.28

Supponiamo che la lamiera grecata suddetta sia di 8/10 di spessore (vale a


dire che spessa 0.08 cm) e passo tra le nervature pari a 13.3 cm.
Calcoleremo una striscia di solaio di larghezza pari allinterasse tra le nervature della lamiera grecata.
Occorre, innanzi tutto, effettuare unanalisi dei carichi del singolo travetto
per acquisire i dati necessari ad accertare se la lamiera grecata, con getto di
cls., riesca ad assolvere ai compiti statici affidatigli.
ANALISI DEI CARICHI DEL SOLAIO (singolo travetto)
a) lamiera grecata (spessore 8/10; peso
2
proprio: 16.4 kg/m ): 16.4 0.1333/1.00 .......................... = 2.186 kg/ml
b) getto di conglomerato cementizio armato con rete metallica
2
elettrosaldata 6 a maglia quadrata 15 15 cm
(0.13330.02+((0.13330.0883)+0.03)0.095/212500= 15.571 kg/ml

imp. Perrone 6-9

211

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212

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

c)

impermeabilizzazione: rivestimento omogeneo pesante


costituito da uno o due strati di asfalto miscelato con
2
bitume e sabbia (peso proprio = 40 kg/m )
40 1 0.1333 ................................................................. = 5.332 kg/ml
2
d) coppi (peso proprio = 80 kg/m ):
80 1 0.1333 ............................................................... = 10.664 kg/ml
sommano ......................................................................... 33.753 kg/ml
che si arrotondano a p = 34 kg/ml (il peso proprio dellinsieme, a metro qua2
2
drato, pari a p' = 34 100/13.33 = 255.064 kg/m 255 kg/m ).
Per formare la soletta di riempimento si pensato ad un cls. ordinario, che
3
pesa - compresa larmatura - 2500 kg/m .
Era, evidentemente, possibile realizzare la soletta con cls. leggero, sempre
armata con la rete elettrosaldata pocanzi descritta (e, indubbiamente, sarebbe
2
stato meglio perch si alleggeriva la copertura).
Si ritiene agente sulla copertura un carico di neve - a metro quadro - pari a
2
g' = 135 kg/m ; mentre sul singolo travetto sar agente un carico di neve pari a
g = 135 13.33/100 = 17.9955 kg/ml 18 kg/ml.
Il carico complessivo, agente sulla copertura, pari a q' = p'+ g' = 255 + 135
2
= 390 kg/m . Il carico complessivo, riguardante il singolo travetto, pari a q =
p + g = 34 + 18 = 52 kg/ml. Non stato valutato il peso proprio della capriata
e degli arcarecci perch ci non interessa, in questa fase del calcolo.
Abbiamo prima detto di voler verificare proprio un singolo travetto, corrispondente a una delle nervature della lamiera grecata.
Il travetto continuo sugli arcarecci.
Effettueremo due verifiche a flessione: una per il massimo momento positivo ed una per il massimo momento negativo.
Per semplicit - e a vantaggio di statica - trascureremo la presenza della rete
metallica elettrosaldata (alla quale, quindi, affideremo esclusivamente il compito di assicurare laderenza acciaiocalcestruzzo, essendo in grado tale arma2

imp. Perrone 6-9

I calcestruzzi leggeri sono quelli caratterizzati da un peso proprio non superiore a 1800 kg/m3. Essi possono essere ottenuti o creando dei vuoti allinterno del materiale (ad esempio tramite un processo chimico
che provoca la formazione di bolle daria, pi o meno piccole, uniformemente distribuite allinterno della
massa di cls.) o mediante lutilizzo di inerti leggeri, che possono essere naturali (ad esempio, la pomice) o
artificiali (tra i quali molto successo ha avuto largilla espansa). Come inerti si utilizzato, con esito
positivo, oltre alla pomice e allargilla espansa: la lava, la vermiculite, la perlite, le scorie schiumose,
largilla schiumosa espansa, lo schisto espanso, il polistirolo espanso.
Le resistenze a compressione, trazione e taglio dei calcestruzzi leggeri risultano inferiori a quelle dei
calcestruzzi normali. Si pu, anzi, sostenere che pi si riduce il rapporto peso/volume, pi vengono ad
essere compromesse le resistenze del cls. ottenuto. Ma, per la nostra copertura, ci non sarebbe un problema, sia perch non ci servono resistenze particolarmente elevate, sia perch potremmo utilizzare calcestruzzo leggero di peso specifico pi elevato (14001800 kg/m3), ottenuto con laggiunta di sabbia naturale, per il quale molto semplice raggiungere la resistenza di 250 kg/cm2 (per tali cls. si potrebbe anche
arrivare a resistenze di 400 kg/cm2). I cls. leggeri hanno dato ottimi risultati come calcestruzzi isolanti.

212

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

213

tura, se non altro, di limitare le fessurazioni da ritiro nel cls., soprattutto nel
caso che la copertura fosse notevolmente estesa in pianta e pi o meno direttamente esposta allinsolazione o non perfettamente coibentata).
Conviene, innanzi tutto, acquisire i dati riguardanti la sezione necessari
ad effettuare le suddette verifiche a flessione.
Esaminiamo il caso in cui la sezione (Fig. 9.29) sia sollecitata da un momento flettente di segno positivo (tendente, cio, le fibre inferiori).

Fig. 9.29

La posizione dellasse neutro (definita dalla sua distanza yn dal bordo


compresso della sezione) si trova annullando lespressione del momento statico, scritto rispetto a tale asse, dellintera sezione parzializzata ed omogeneizzata: nella flessione semplice retta lasse neutro baricentrico (e, ovviamente,
il momento statico, di un sistema di masse, scritto rispetto ad un suo asse baricentrico, nullo).
Con qualche accettabile approssimazione (consistente nel ritenere verticali
le pareti inclinate del travetto di lamiera grecata) si ha (v. Fig. 9.29):
n t
b 2 d
y n ( y n s )2 + n d t ( y n s ) + 2
(y n s )2 +
2
2
2
(e13.a)
n t
( H y n )2 n a t ( H y n ) = 0
-2
2
dove n il coefficiente di omogeneizzazione.
Mediante semplici passaggi algebrici, si pu portare la (e13.a) nella forma
seguente:

b - d 2
y n + [ d s + n t (d 2 s + 2 H a)] y n +
2
d s2

n t (d s s 2 + H 2 + a H ) = 0
2

imp. Perrone 6-9

213

7-04-2032, 9:40

(e13.b)

214

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

che rappresenta unequazione di secondo grado, meglio osservabile scrivendola cos:


y 2n + y n + = 0
dove , e sono posizioni facilmente individuabili dal lettore.
La cercata distanza yn viene ad essere - come ovvio - la radice positiva
della (e13.b).
Noto yn facile determinare il momento di inerzia Ici, della sezione parzializzata e omogeneizzata, rispetto allasse neutro:
d (y n s )
b y 3n
2
2

+ n d t ( y n s) + n a t ( H y n ) +
3
3
3

I ci =

+ 2 n t ( H s)3 + 2 n t ( H s) H s + s y n
2

12
=

3
2

( H s) 2

b y 3n d ( y n s )
H+s
2
2
+ n t d ( y n s) + a (H y n ) + (H s)
+2
yn

6
2
3
3

I moduli di resistenza, allestradosso (cls.) e allintradosso (acciaio) valgono:


W s+ =
W +i =

I ci
yn

I ci
n ( H yn )

chiaro che si determineranno le tensioni al lembo superiore (cs), nel cls.,


e al lembo inferiore (fi), intradosso della lamiera grecata, appena noto il mo+
mento flettente positivo M sollecitante la sezione, semplicemente, utilizzando le note relazioni seguenti:
cs =

M+
W s+

fi =

M+
W +i

Quando sulla sezione in esame agisce un momento flettente di segno negativo (tendente, cio, le fibre superiori) la condizione di annullamento del momento statico diviene (v. Fig. 9.30):

a 2
n t 2
n t
y n -n a t y n - 2
yn + 2
( H y n s )2 +
2
2
2
+ n d t (H y n s ) + n A f ( H y n c ) = 0

dove Af larea di uneventuale armatura metallica (formata dai soliti tondini

imp. Perrone 6-9

214

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

215

per c.a.) che potrebbe essere inserita dalla parte delle fibre tese superiori, quando
lentit del momento flettente negativo lo giustifichi.

Fig. 9.30

Mediante semplici passaggi algebrici, si ricava:

a 2
nt 2
nt
2
yn n a t yn 2
yn + 2
H y n s) +
(
2
2
2
+ n d t (H y n s) + n' A f (H y n c) = 0

(e13.c)

La distanza yn coincide con la radice positiva dellequazione di secondo


grado (e13.c). Noto yn , il momento dinerzia dellintera sezione parzializzata
ed omogeneizzata, scritta rispetto allasse neutro, vale:
I ci =

a y 3n
( H s)
2
+ n a t y 2n + n d t (H y n s) + 2 n t
+
3
12
3

+ 2 n t ( H s)

Hs
2
y n + n' A f (H c) =

2
2

( H s) 2

a y 3n
Hs
2
2
+ n t a y 2n + d (H y n s) + (H s)
+2
y n + n' A f (H c)

3
2

I moduli di resistenza, allestradosso (acciaio) e allintradosso (cls.) valgono:


Ws =

I ci
( lamiera) e
n (H y n s)
Wi =

imp. Perrone 6-9

215

Ws =

I ci
(armatura)
n (H c)

I ci
y n (cls.)

7-04-2032, 9:40

216

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Il singolo travetto che dobbiamo verificare a due campate di luce pari a l


= 3.13 m (v. Fig. 9.27). Il carico agente (q = 52 kg/ml) va scomposto nella
direzione del travetto (q' = 52 sen 28.61 = 24.9 25 kg/ml) e nella direzione
ad esso perpendicolare (q'' = 52 cos 28.61 = 45.65 46 kg/ml).
Il momento flettente massimo, di segno negativo, vale:

q l 2
3.132
= 46
= 56.332 kg m = 5633.2 kg cm
8
8
Mentre il massimo momento positivo vale:
9
9
q l 2 =
46 3.132 = 31.687 kg m = 3168.7 kg cm
M+ =
128
128
Assumendo come schema statico quello di Fig. 9.31, le verifiche a flessione semplice forniscono:
a) per il momento massimo negativo:
y n = 4.265 cm ci = 66.43 kg / cm 2 fs = 652.23 kg / cm 2
M =

b)

per il momento massimo positivo:


y n = 3.014 cm cs = 18.23 kg / cm 2 fi = 410.67 kg / cm 2

avendo assunto, come coefficiente di omogeneizzazione, il valore n = 8.

Fig. 9.31

Pertanto il solaio, costituito dalla lamiera grecata di 8/10 di spessore e dal


getto di cls. come riportato in Fig. 9.27, verificato e, visto che le tensioni
massime risultano sensibilmente inferiori ai valori ammissibili, si ritiene di
poter chiudere i calcoli di verifica, riguardanti il singolo travetto del solaio di
copertura, trascurando lo sforzo normale sollecitante la sezione e dovuto alla
componente del carico nella direzione del travetto. Il solaio in parola trasferisce allappoggio intermedio, corrispondente allarcareccio pi sollecitato (quello
posto a met falda), il seguente carico distribuito:
10
10
q =
q l =
390 3.13 = 1525.87 kg/ml
8
8

imp. Perrone 6-9

216

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

217

Le capriate metalliche che di qui a poco calcoleremo sono poste ad interasse i = 3 m, e pertanto, il momento massimo interessante larcareccio pu essere
approssimativamente valutato pari a:
1525.87 32
q l2
M max =
=
= 137328.75 kg cm
10
10
Per definire il profilato da utilizzare per realizzare larcareccio necessario
tener conto che esso sollecitato a flessione deviata. possibile, per, ridurre la
flessione deviata inserendo dei tirantini di sospensione (v. Fig. 9.32), che consentono di riferirsi a una luce ridotta per il calcolo di Mx (nel caso della Fig. 9.32
si far riferimento alla luce i/3). Nel nostro caso linserimento di un tirantino di
sospensione tra due capriate consente di riferirsi alla luce ridotta l = i/2, con
conseguente riduzione del momento Mx, nel piano della falda. In Fig. 9.33
riportato un possibile aggancio arcareccio-tirantino di sospensione; mentre in
Fig. 9.34 riportato un possibile aggancio arcareccio-puntone della capriata.

Fig. 9.32

imp. Perrone 6-9

217

7-04-2032, 9:40

218

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


y

arcareccio

tira

od

n
nti

ion

ns

pe

s
so

ne

nto

pu

Fig. 9.33

arcareccio

ne

nto

pu

Fig. 9.34

Il carico verticale q = 1525.87 kg/ml pu essere scomposto nelle direzioni x


e y (x e y sono gli assi baricentri e principali di inerzia della sezione) avendo
qx = q sen 28.61 = 730.67 kg/ml e qy = q cos 28.61 = 1339.56 kg/ml.
I momenti Mx e My si possono valutare approssimativamente pari a:
Mx =

My =

imp. Perrone 6-9

q x l2
1. 5 2
= 730.67
= 16 440.03 kg cm
10
10
q y l2
10

218

= 1339.56

32
= 120 560.31 kg cm
10

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

219

Per individuare lIPE da adottare opportuno fare riferimento al momento


che lo sollecita nella direzione debole, scegliendo un profilo che presenti un
modulo di resistenza non minore di:
Mx
16 440.03
Wy =
=
= 10.275 cm 2
adm
1600
Pertanto va assodato se pu essere utilizzato un IPE 180, per il quale si ha:
2
3
Wx = 146 cm e Wy = 22.2 cm , determinando le tensioni massime nella sezione, prodotte dalla flessione deviata. Si ha (v. Fig. 9.35):
M
My
16 440.03 + 120 560.31 =
max = x +
= 22.2

W
W
146
y
x
= 1566.29 kg/ cm 2 < adm

Fig. 9.35

Ne deriva che possono essere utilizzati IPE 180 per realizzare gli arcarecci.
Naturalmente la lamiera grecata va fissata bene agli arcarecci e questultimi vanno fissati bene ai puntoni delle capriate.
Da qualche anno invalsa labitudine di fissare la lamiera grecata agli arcarecci tramite chiodi sparati. Tali chiodi di collegamento potrebbero essere calcolati a taglio, in base ai carichi che la lamiera grecata trasmette agli arcarecci
nella direzione della falda. La pratica di usare chiodi sparati incontra tutto il
favore delle imprese esecutrici (per la velocit di messa in opera e per leconomicit); ma sarebbe da evitare (non fossaltro perch pressoch impossibile
posizionare i chiodi con esattezza).

imp. Perrone 6-9

219

7-04-2032, 9:40

220

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Arrivati a questo punto necessario valutare i carichi agenti sui nodi della
travatura reticolare.
Trascurando il peso proprio degli arcarecci e tenendo conto della continuit
strutturale (la Fig. 9.31 aiuta a comprendere il perch del coefficiente 1.25 che
tiene conto di tale continuit) si ha:
Pa = 390 3.132/2 3.00 = 1832.22 kg 1840 kg
Pb = 390 3.132 3.00 1.25 = 4580.55 kg 4580 kg
Pc = 2 Pa = 3664.44 kg 3670 kg
In Fig. 9.27 riportato lo schema statico da calcolare, completo della numerazione dei nodi, delle aste e delle direzioni libere di spostamento.
La seguente tabella raccoglie ordinatamente le coordinate dei nodi:
NODO

1
2
3
4
5
6

0.00
2.75
5.50
5.50
8.25
11.00

0.00
1.50
0.00
3.00
1.50
0.00

Evidentemente, le coordinate appena riportate sono espresse in metri.


La seguente tabella raccoglie le incidenze, asta per asta.
ASTA

INCIDENZA

1
2
3
4
5
6
7
8
9

1002
1003
2003
2004
3004
3005
3006
4005
5006

Essendo la struttura isostatica gli sforzi normali nelle aste non dipendono
dalle aree delle loro sezioni rette e, pertanto, si pu trasmettere al computer ci
che si vuole, riguardo alle aree delle sezioni; ad esempio potrebbero essere
poste tutte unitarie. Ovviamente, si provveder a dimensionare bene le aste
successivamente, appena noti gli sforzi normali.

imp. Perrone 6-9

220

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

221

I dati sopra raccolti, insieme con quelli che facilmente si evincono osservando la Fig. 9.27, devono essere trasmessi al computer (utilizzando il programma riportato) ottenendo, tra laltro, gli sforzi normali nelle varie aste, qui
di seguito ordinatamente raccolti:
ASTA
1
2
3
4
5
6
7
8
9

SFORZO NORMALE (kg)


13396.6
+ 11760.8
4782.3
8614.3
+ 4580.0
4782.3
+ 11760.8
8614.4
13396.6

Gli sforzi normali appena raccolti sono quelli forniti dal computer e da noi
arrotondati.
opportuno ricordare che gli sforzi normali negativi sono di compressione
(pertanto risultano tesi la catena e il monaco e compressi i punti e le saette).
Occorre, adesso, pensare a come tecnologicamente realizzare la capriata ed
effettuare in base agli sforzi normali test determinati le necessarie verifiche delle sezioni e dei collegamenti bullonati. Innanzi tutto, va notato che essendo la struttura simmetrica e simmetricamente caricata sufficiente definire
solo le sezioni delle aste situate da una parte dellasse di simmetria (evidentemente i risultati si estenderanno allaltra met della struttura).
, poi, opportuno individuare qualche semplificazione costruttiva. Ad esempio: ogni puntone potr essere realizzato mediante ununica coppia di profilati
(pensiamo a due profilati a U) ed anche la catena pu essere formata da ununica coppia di profilati continui (pensiamo a due L). In altre parole, le aste (1) e
(4) (e conseguentemente, attesa la simmetria della struttura, le aste (8) e (9))
saranno costituite da una coppia di profilati a U, continui dal nodo 1 al nodo 4.
Quindi, per dimensionare uno dei due puntoni occorre fare riferimento allo
sforzo normale massimo presente nelle aste (1) e (4); cio a N = 13396.6 kg.
Per quantattiene i fazzoletti, si pensa che essi possano essere formati con
lamiere da 10 mm di spessore.
Proviamo a vedere se possibile realizzare i puntoni tramite due profilati
ad U 100, serie normale, accoppiati (ali esterne, come riportato in Fig. 9.36) a
distanza di 10 mm.

imp. Perrone 6-9

221

7-04-2032, 9:40

222

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

Fig. 9.36

Dal sagomario attingiamo per tale sezione i seguenti dati:


A = area della sezione retta = 27 cm2
x = raggio dinerzia rispetto allasse x = 3.91 cm
y = raggio dinerzia rispetto allasse y = 2.52 cm
La lunghezza libera dinflessione dellasta (1) - che la pi sollecitata tra le
due che compongono il puntone - pari a: lo = 313.25 cm.
La snellezza di tale asta vale:
lo

313.25
= 124.3 124
min
2.52
Il coefficiente corrispondente va letto sulle tabelle della curva c (aste
composte da pi profilati) e risulta pari a: = 2.62.
Pertanto la verifica a carico di punta fornisce:
2.62 13 396.6
=
= 1299.97 kg / cm 2 1300 kg / cm 2
27
Il fatto che la tensione massima risulti di circa 300 kg/cm2 inferiore allammissibile non pu che esser giudicato positivamente, non avendo noi tenuto
conto degli indebolimenti rappresentati dalle forature per il passaggio dei bulloni
(indebolimenti che, comunque, non dovrebbero ridurre la sezione retta di oltre
2
2 cm e, pertanto, la tensione massima dovrebbe restate sensibilmente al di
sotto dellammissibile anche considerando le forature praticate nei pezzi per il
passaggio dei bulloni).
Ovviamente una verifica pi precisa possibile, tenendo conto di detti indebolimenti, e possiamo vedere come pu essere condotta: le anime dei due
profili di spessore pari a 6 mm dovranno esser forate per consentire il
passaggio di bulloni 14 (il foro sar di diametro pari a 15 mm). I bulloni sono
disposti in una sola fila.
Larea della sezione retta si riduce diventando:
=

imp. Perrone 6-9

222

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

223

A = 27 2 0.6 1.5 = 25.2 cm 2


e conseguentemente si ha:
2.62 13 396.6
=
= 1392.82 kg/ cm 2
25.2
Daltro canto il lettore avr notato che si sta procedendo in maniera abbastanza sbrigativa (pur segnalando le approssimazione adottate, tutte accettabili e generalmente adottate nelle pratiche calcolazioni).
Per definire lasta (3) e la simmetrica asta (6) dobbiamo far riferimento
allo sforzo normale di compressione N = 4782.27 kg. Vediamo se tali aste
possono essere realizzate mediante due profilati ad U, serie normale, 65 42,
accoppiati con le ali allesterno a distanza di 10 mm (quanto, cio, lo spessore
dei fazzoletti).
Dal sagomario, per tale sezione, attingiamo i seguenti dati.
2
A = area della sezione retta = 18.1 cm
x = raggio dinerzia rispetto allasse x = 2.52 cm
y = raggio dinerzia rispetto allasse y = 2.29 cm
La snellezza pari a:
lo
313.25
=
= 136.79 137
min
2.29
Il coefficiente - letto sulla tabella di cui alla curva c - vale: = 3.02.
Pertanto la tensione normale vale:
3.02 4782.27
=
= 797.93 kg/ cm 2
18.1
In questo caso la tensione normale scaturita dal calcolo di verifica risulta
notevolmente inferiore allammissibile (risulta, infatti, pari quasi alla met del
valore ammissibile) e, pertanto, si potrebbe pesare di procedere a un ridimensionamento della sezione. Bisogna, per, tener conto che laltezza dellanima
tra le due ali allincirca paria a 5 cm, rappresentando uno spazio non proprio
comodo per procedere al serraggio dei bulloni.
Ridurre la sezione significherebbe complicare il montaggio della struttura.
Delle due luna: o si cambiano i profili adottati (potrebbero essere usate due L,
che lascino lo spazio di manovra per il serraggio dei bulloni) o si lasciano le
cose come stanno (usando, cio, due U 65 42). Decidiamo di adottare questultima soluzione.
Pi semplice la definizione delle aste restanti, perch, risultando tese, non
ci creano problemi di carico di punta.
Per verificare la catena (aste (2) e (7)) dobbiamo fare riferimento allo sforzo
normale N = 11760.8 kg. Verifichiamo se pu essere adottata come sezione quel =

imp. Perrone 6-9

223

7-04-2032, 9:40

224

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

la costituita da due angolari a lati disuguali e a spigoli tonti 40 60 5, accoppiati a T e a distanza, ovviamente, di 10 mm (cos come riportato in Fig. 9.37).

Fig. 9.37

Per questa sezione composta, si attingono sul profilatario i seguenti dati:


2
A = area della sezione retta = 9.58 cm
x = raggio dinerzia rispetto allasse x = 1.89 cm
y = raggio dinerzia rispetto allasse y = 1.85 cm
Le forature necessarie al passaggio dei bulloni da 14 mm di diametro riducono la sezione, che diventa di area:
A = 9.58 + 0.5 1.5 2 = 8.08 cm 2
(si ricorda che il foro per il passaggio di un bullone di diametro non maggiore
di 20 mm deve essere di diametro uguale a quello del bullone maggiorato di 1
mm e cio, nel nostro caso, il foro devessere di diametro pari a 14 + 1 = 15
mm = 1.5 cm).
La verifica di sicurezza fornisce:
11 760.8
=
= 1455.54 kg / cm 2
8.08
Le lamiere di imbottitura dovrebbero essere poste in opera a distanza pari
allincirca a 50 volte il raggio dinerzia secondo y della sezione; cio a distanza: 50 1.85 = 92.5 cm.
Si ritiene di poter prevedere tre lamiere dimbottitura per lasta (2) e tre per
lasta (7) (in questo modo risulterebbero a distanza di circa 68 cm luna dallaltra, meno dei 92.5 cm).
Resta da definire la sezione retta del monaco, chiamato ad assorbire uno
sforzo normale di trazione N = 4580.03 kg.
Il monaco potrebbe essere formato tramite due piatti o due profilati (a U, a L
a T, ecc.).

imp. Perrone 6-9

224

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

225

Decidiamo di realizzarlo tramite due piatti (UNI 601467) 100 10.


2
Larea formata da questi due piatti pari a 20 cm e, in oltre, si ha:
Ix = 2

1 10 3
= 166. 6 cm 4
12

x =

166. 6
= 2.89 cm
20

I y = 10

33
13
10
= 21. 6 cm 4
12
12

y =

21. 6
= 1.04 cm
20

e quindi la distanza tra le lamiere di imbottitura sar non maggiore di 50 y =


52 cm.
Lesito della verifica scontato. Infatti, si ha:
4580.03
= 229.00 kg / cm 2
20
Anche qui si potrebbe pensare di ridimensionare la sezione, ma non vogliamo che una sezione pi piccola crei problemi per quantattiene le distanze tra
i fori dei bulloni e i margini del profilo o che si debba inserire pi piastrine di
imbottitura (e, quindi, lasciamo le cose come stanno).
Note, a questo punto, le sezioni rette delle varie aste, si potrebbe far girare
nuovamente il programma, al fine di determinare gli spostamenti dei nodi, nelle
9 direzioni libere segnate.
Ci non assolutamente indispensabile; ma lo facciamo ugualmente un po
per curiosit, un po perch interessante conoscere gli spostamenti in direzione
4 e 9 (corrispondenti, rispettivamente, alla freccia massima e allo spostamento
orizzontale del carrello).
Buona parte delle strutture reticolari che, nella realt, hanno creato problemi
perch presentavano una deformabilit eccessiva, pur resistendo pi o meno
egregiamente ai carichi (si imbarcavano, come si dice nel gergo tecnico, senza,
pur tuttavia, dare eccessive preoccupazioni sulle loro capacit portanti).
opportuno controllare che gli spostamenti nodali non superino un certo
limite (la normativa vigente prescrive che, per gli arcarecci o gli elementi inflessi
dellorditura minuta delle coperture, la freccia y, in rapporto alla luce l, deve
rispettare la limitazione y / l 1/200; ma, come gi detto, anche per le travature
reticolari, piane o spaziali, occorre controllare che la deformabilit non sia eccessiva).
Ovviamente, essendo la struttura isostatica, i valori degli sforzi normali
nelle aste non dipendono, come gi detto, dalle sezioni delle stesse.
2
Avendo trasmesso al computer le lunghezze in cm, le aree in cm , il modulo
2
di Young in kg/cm si ha, ovviamente, che gli spostamenti sono espressi in cm.
I valori degli spostamenti nodali (arrotondati) sono:
=

imp. Perrone 6-9

225

7-04-2032, 9:40

226

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


DIREZIONE
1
2
3
4
5
6
7
8
9

SPOSTAMENTO (cm)
0.38
0.85
0.32
0.88
0.32
0.84
0.26
0.85
0.64

La freccia (spostamento in direzione 4) pari a 1/1250 circa della luce


copertura e lo spostamento del carrello di 6.5 mm circa (la modestia delle deformazioni ci conforta sulla bont del proporzionamento effettuato).
Presumiamo che non debbano sorgere problemi di deformabilit; se volessimo ulteriormente contenerla dovremmo ingrossare le sezioni rette delle aste
e la struttura costerebbe di pi. stata certamente una buona idea inserire,
come vincoli esterni, una cerniera da una parte e un carrello dallaltra, in maniera da consentire liberamente le variazioni di lunghezza per effetto delle variazioni termiche (nelle grosse strutture metalliche, limpedire le variazioni di
lunghezza, conseguenti alla variazioni termiche, comporta linsorgere di sforzi
normali indesiderati, non poche volte di notevole entit).
Dobbiamo passare adesso a calcolare almeno un collegamento bullonato,
per mostrare come si procede (largomento stato gi ampiamente illustrato
anche con esempi numerici in precedenza). Definiamo quale pu essere una
bullonatura necessaria ad assicurare il collegamento dellasta (3) ai fazzoletti
dei nodi 2 e 3. Decidiamo di utilizzare bulloni di diametro nominale d = 14 mm
con filettatura di passo p = 2 mm (che presentano una sezione resistente pari a
2
2
b = 1.54 cm e res = 1.15 cm ), di classe 5.6 (che presentano le seguenti
2
2
tensioni ammissibili: b,am = 1500kg/cm e b,am = 1500 kg/cm ).
Dobbiamo, a questo punto, ricordare lespressione che fornisce il valore
della tensione di taglio nel bullone:
N
=
n m b
essendo:
n = numero dei bulloni costituenti il collegamento;
m = numero delle sezioni resistenti, alla recisione, per ogni bullone (nel nostro caso m = 2);
2
b = area della sezione resistente del bullone (nel nostro caso b = 1.54 cm ).

imp. Perrone 6-9

226

7-04-2032, 9:40

9. Le travature reticolari

227

Nellespressione della tensione di taglio nel bullone, a b va sostituito res


se non si ha lassoluta certezza che n la parte filettata, n lavvio della filettatura giacciono nel piano di taglio. Ponendo = b,am e noto lo sforzo normale
sollecitante il collegamento (, nel caso in esame, N = 4782.27 kg), si pu
facilmente ricavare il numero di bulloni che occorrono a realizzare il collegamento stesso.
N
4782.27
n =
=
= 1.39
1550 2 1.15
b, am m res
che, evidentemente, si arrotonder a 2. Effettuando la verifica - con 2 bulloni 2
2
si trova che la tensione da taglio pari a 1039.62 kg/cm (776.34 kg/cm , se,
ritenendo soggette alla recisione sezioni del gambo - non filettato - dei bulloni,
2
si considera nei calcoli b = 1.54 cm ).
Nelle Figg. da 9.38 a 9.41, sono mostrati, nel dettaglio, i nodi 1, 2, 3 e 4
della capriata in esame, mentre in Fig. 9.42 riportato un modo di realizzare
lappoggio semplice (carrello) ad una estremit.
NODO 1

Fig. 9.38

NODO 2

Fig. 9.39

imp. Perrone 6-9

227

7-04-2032, 9:41

228

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


NODO 3

Fig. 9.40
NODO 4

Fig. 9.41
NODO 6

Fig. 9.42

imp. Perrone 6-9

228

7-04-2032, 9:41

9. Le travature reticolari

229

Lesempio pu ritenersi concluso. Il lettore interessato pu ripercorrere liter


di calcolo da noi seguito individuando alcune varianti migliorative. Noi, ad
esempio, non ci siamo preoccupati di studiare la capriata anche sotto il profilo
estetico. Chiss se non poteva risultare formalmente pi gradevole una capriata in cui le aste erano tutte costituite da coppie di L (per il monaco si potevano
disporre le L come mostrato in Fig. 9.43, per non perdere la simmetria, sotto il
profilo visivo, fermo restando che gli assi delle aste non devono discostarsi
dalle posizioni indicate nello schema statico), la forma dei fazzoletti potrebbe
essere migliorata, il nodo 1 diversamente organizzato, usata la saldatura in
luogo della bullonatura, ecc.

Fig. 9.43

possibile, evidentemente, individuare interventi migliorativi anche sotto


il profilo strutturale. Ad esempio, per la capriata studiata, le tensioni normali
relative alle sezioni rette delle saette e del monaco sono risultate notevolmente
inferiori allammissibile (rispettivamente pari al 50% ed al 14% circa dellammissibile), mentre nei puntoni e nella catena le si avvicinano di pi allammissibile (rispettivamente sono pari all81% e al 90% circa).
Fermo restando che la capriata sopra definita potrebbe senzaltro essere
realizzata (perch, evidentemente, limportante che risulti adm) si potrebbe pensare di aumentare leggermente le sezioni rette dei puntoni e della
catena e/o di ridurre un poco le sezioni rette delle saette e del monaco. Tutto
ci allo scopo di avere una pi razionale distribuzione del materiale (noi opteremmo per il lieve incremento delle sezioni rette dei puntoni e della catena). Il
coefficiente di sicurezza delle travature reticolari isostatiche , infatti, legato
allasta pi debole. Insomma, se proprio dobbiamo mettere del materiale in pi
(rispetto al necessario) potremmo farlo in maniera che risulti utile in qualche
circostanza eccezionale (ad esempio, in occasione di una forte nevicata che
faccia aumentare i carichi agenti sul tetto appena studiato). Ovviamente tol-

imp. Perrone 6-9

229

7-04-2032, 9:41

230

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

lerabile un po di generosit nel dimensionamento, non certo dei grossi sprechi


di materiale.
Potrebbe essere interessante ristudiare la capriata pensando a collegamenti
nodali saldati. In questo modo, visto che lo spazio di manovra per la realizzazione delle saldature pi ridotto di quello delle bullonature, avremmo meno
problemi nel dimensionare le aste. E poi, nel caso in esame, potrebbe essere
preferibile realizzare le capriate in officina, portandole in cantiere completamente finite e pronte allassemblaggio con gli altri elementi che compongono
la copertura (le dimensioni della nostra capriata consentono un trasporto, su
camion, piuttosto agevole).

imp. Perrone 6-9

230

7-04-2032, 9:41

Appendice: sagomario

Perrone biblio

231

12-04-2032, 0:36

Perrone biblio

232

12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

233
y

TRAVI IPE UNI 5398-64

Perrone biblio

ix

233

12-04-2032, 0:36

iy

234

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


b

TRAVI ISE

ix
a

Perrone biblio

234

12-04-2032, 0:36

iy

Appendice: sagomario

235

TRAVI HE ad ali larghe e parallele UNI 5397-64


y

a
b

Perrone biblio

ix

(*) A = serie leggera


B = serie normale
M = serie rinforzata

iy
y

235

12-04-2032, 0:36

236

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


TRAVI HE ad ali larghe e parallele UNI 5397-64
y

Perrone biblio

ix

a
e

236

(*) A = serie leggera


B = serie normale
M = serie rinforzata

iy

12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

237

TRAVI IPN serie normale UNI 5679-65

ix

14%
b

Perrone biblio

237

12-04-2032, 0:36

iy

238

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


PROFILATI UPN serie normale UNI 5680-65
y

Perrone biblio

ix

x
8%
y

238

12-04-2032, 0:36

iy

Appendice: sagomario

239

PICCOLI PROFILATI ad U UNI 5786-66

ix

x
8%
y

Perrone biblio

239

12-04-2032, 0:36

iy

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati

im

n
Perrone biblio

(*) profili non unificati UNI

240

12-04-2032, 0:36

iy

45

ix
x

ANGOLARI a lati uguali ed a spigoli vivi UNI 5783-66

240

Appendice: sagomario

241
y

im

ANGOLARI a lati uguali ed a spigoli tondi UNI 5783-66

Perrone biblio

(*) profili non unificati UNI

241

12-04-2032, 0:36

iy

45

ix
x

242

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


ANGOLARI a lati disuguali ed a spigoli tondi UNI 5784-66
n

l1
l

Perrone biblio

im

ix

x
iy

242

12-04-2032, 0:36

in
n

Appendice: sagomario

243

ANGOLARI a lati disuguali ed a spigoli tondi UNI 5784-66


n

l1
l

Perrone biblio

y
im

ix

x
iy

243

12-04-2032, 0:36

in
n

244

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


PROFILATI a T a spigoli tondi UNI 5785-66
y

2%
s

h/2

h
2%

ix

iy

PROFILATI a T a spigoli vivi UNI 5681-65


s

h
b

Perrone biblio

ix

x
iy

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12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

245

ANGOLARI a lati disuguali ed a spigoli vivi UNI 6762-70

l
s
l1

PROFILATI a Z a spigoli vivi UNI 6763-70

b1

h
s
b

Perrone biblio

245

12-04-2032, 0:36

246

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


TONDI UNI 6012-67

Perrone biblio

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12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

247
QUADRI UNI 6013-67

Perrone biblio

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12-04-2032, 0:36

248

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


PIATTI UNI 6014-67

s
l

Perrone biblio

248

12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

249
PIATTI UNI 6014-67

s
l

Perrone biblio

249

12-04-2032, 0:36

250

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


PIATTI UNI 6014-67

s
l

Perrone biblio

250

12-04-2032, 0:36

Appendice: sagomario

251
PIATTI UNI 6014-67

s
l

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252

I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


LARGHI PIATTI UNI 6557-69

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Appendice: sagomario

253
LARGHI PIATTI UNI 6557-69

s
l

Perrone biblio

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12-04-2032, 0:37

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


TRAVI HSE ed HSL
y

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ix
x

a h

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iy

Appendice: sagomario

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TRAVI HSA

b
a

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ix
x

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iy

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


y

TRAVI HSA

b
a

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ix
x
iy
y

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Appendice: sagomario

257
y

TRAVI HSH

b
a
e

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ix
x

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


TRAVI HSH
b

y
a

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ix
x

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iy

Appendice: sagomario
b

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y

TRAVI HSU

ix
a

e
y

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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


b

TRAVI HSU

ix

x
y

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ganci, barre dancoraggio, teste a martello, giunzioni di pilastri, unioni di travi,
forme di travi con anima piena e in composizione saldata, particolari di unioni tra
aste di strutture reticolari, sia piane che spaziali, ecc.; interessante anche la prima parte della pubblicazione, che riporta ben 62 schede di edifici in acciaio effettivamente realizzati e non mancano vari esempi di collegamenti).
Connessioni tipo tra elementi in acciaio e membrature in c.a., Pubblicazione Italsider,
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1979, pubblicazione curata dal gruppo IRI-FINSIDER (in particolare il contributo di Aldo Spirito Ripristini strutturali con tecniche di presollecitazione, pagg.
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del Collegio dei Tecnici dellAcciaio, Udine 13 luglio 1976, Supplemento al n. 1/
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Michele Mele).
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Light Gage Formed Steel Design Manual, A.I.S.I. (American Iron and Steel Institute),
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Particolari costruttivi di strutture in acciaio Vol. I: 1. Edilizia Civile, Vol. II: 2.
Ponti, Vol. III: 3. Edilizia Industriale, Vol. IV: 4. Trasporti 5. Stoccaggio,
Vol. V: 6. Strutture Spaziali. Ed. CISIA (Centro Italiano Sviluppo Impieghi
Acciaio), Milano, dal maggio 1981 al gennaio 1984 (in particolare, utili indicazioni per la redazione dei disegni di un progetto strutturale in acciaio).

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A.N.I.A.I. (Associazione Nazionale Ingegneri Architetti Italiani Sezione Campania)
Infrastrutture a Napoli Progetti dal 1860 al 1898, supplemento alla Rassegna
A.N.I.A.I. seguito alla Mostra tenutasi a Napoli, presso la Biblioteca Nazionale,
dal 3 al 21 ottobre 1978 (la pubblicazione raccoglie numerosi progetti, redatti da
professionisti dei primi quarantanni dopo lunit dItalia e presentati, a titolo
personale, agli organi competenti, relativi alla sistemazione di parti della citt, al
miglioramento dei collegamenti, ecc.: non pochi progetti prevedono luso dellacciaio).
AA.VV. Progettazione e particolari costruttivi in zona sismica, ANCE-AIDIS, Roma,
1982.
Aggarwall, A.K. Comparative Tests on End Plate Beam-to-Column Connections, Journal of Constructional Steel Research, Vol. 30, 1994.
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Fabrication and Erection of Structural Steel for Buildings, and Commentary,
1969.
Alisio, G. Galleria Umberto I, in Napoli citt darte (AA.VV.), Ed. Electa, Napoli,
1986, pagg. 140 e 141 (lo scritto esorbita i limiti disciplinari della Tecnica delle
Costruzioni, ma in maniera molto chiara e sintetica descrive la storia della significativa opera in ferro e vetro, emblematica del gusto e della sensibilit di unepoca, progettata da Emanuele Rocco e, per la parte strutturale in ferro e vetro, da
Paolo Boube e inaugurata il 10 novembre 1892 dal sindaco Nicola Amore).
Alta Autorit della Comunit Europea del Carbone e dellAcciaio, Atti del Congresso
Acciaio 1964, Lussemburgo 28-30 ottobre 1964.
Andreani, I. Il fabbro, Ed. Hoepli, Milano, 1930 (le lavorazioni allinizio del secolo:
creazione di pezzi fucinati, foratura, chiodature artigianali, tempra, ricottura, ecc.;
il tutto con maggiore attenzione ad opere di ferro battuto).
Aribert, J.M.; Machaly, E.S. Comportement la rupture dassemblages excentrigues
par boulons haute rsistance, Construction Mtallique, n. 3, 1974, pagg. 1832.
Aribert, J.M.; Machaly, E.S. Comportement la rupture et dimensionnement optimal
dassemblages concentriques par boulons haute rsistance, Construction
Mtallique, n. 5, 1975, pagg. 59.
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impieghi dellacciaio edita dalla CISIA, maggio 1985, pagg. 245250.
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Associazione Ingegneri della provincia di Bologna Collegio regionale ingegneri e architetti dellEmila Romagna Fondamenti di ingegneria sismica, Atti del Corso
svolto a Bologna dal 28 ottobre al 10 dicembre 1983 (per le strutture in acciaio in

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Bibliografia

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generale e per i collegamenti in particolare si pu consultare il Cap.11 Costruzioni di acciaio, di Andrea Chiarugi, pagg. 475504 ed, in particolare, la sezione
3.4 I collegamenti, pagg. 494500. Nel presente lavoro abbiamo citato anche lo
scritto di Elio Giangreco, che forma il Cap. 13. La normativa sismica: tappe e
prospettive, pagg. 567630).
Ballio, G.; Mazzolani, F. M. Strutture in acciaio, Ed. Hoepli, Milano, 1987 (il testo,
citato pi di una volta nel presente lavoro, buono per varie, opportune operazioni di approfondimento).
Ballio, G.; Zanon, P. Deformabilit a collasso di aste tese bullonate, Costruzioni Metalliche, n. 4 1983 (pagg. 195207).
Belluzzi, O. La Scienza delle Costruzioni, Vol. II, Ed. Zanichelli, Bologna, 1969 (interessa il Capitolo XXIV I Collegamenti (chiodature e saldature), pagg. 701747.
Benussi, F.; Puhali, R.; Zandonini, R. I giunti semi-rigidi nei telai composti di acciaio e
calcestruzzo, Costruzioni Metalliche, n. 5 1989 (pagg. 237264).
Benvenuto, E. Vincenzo Franciosi e la Scienza delle Costruzioni, in Universit degli
Studi di Napoli Federico II Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Giornata di Studio in Memoria del Prof. Vincenzo Franciosi Napoli 10 marzo 1993
(AA.VV.), Napoli, 1995, pagg. 117153 (si segnala per la sezione 2.1., nella quale
viene tratteggiata la storia della tradizione napoletana in meccanica ed ingegneria
strutturale, a partire dalla prima met del XVIII secolo nel quale operavano personalit di eccelsa statura, come Giovan Battista Vico, illuminati educatori, come
Monsignor Celestino Galiani, matematici dottissimi, e celebrati per le opere loro,
come Bartolomeo Intieri, Giuseppe Orlandi e Pietro De Martino - ai quali il papa
Benedetto XIV chiese consulenza circa il temuto dissesto della cupola di S. Pietro
a Roma - meccanici e fisici ampiamente aggiornati sul dibattito internazionale e
vivacemente partecipi alle grandi polemiche del momento, come Nicola De Martino, insieme allo stesso Pietro, e in seguito Vito Caravelli, Antonio Genovesi,
ecc.. LAutore passa ad esaminare il panorama dell800, con le figure di Ernesto
Is e Francesco Paolo Boube, fino a giungere alle ultime grandi personalit del
secolo che si chiuso: Carlo Luigi Ricci, Giulio Krall e Adriano Galli).
Benvenuto, E. La Scienza delle Costruzioni e il suo sviluppo storico, Ed. Sansoni, Firenze, 1981 (in particolare il Cap. 10 Mutamento nelle costruzioni durante la rivoluzione industriale, pagg. 395419, ricco anche di belle illustrazioni e nel quale
si riferisce delle grandi opere di Eiffel, Paxton, Dutert, Contamin, Harlow, ecc.
che, riteniamo, segnino lapice della civilt del ferro, nella quale, evidentemente, i collegamenti non ebbero una parte secondaria).
Bernuzzi, C.; Zandonini, R.; Zanon, P. Comportamento rotazionale di collegamenti flangiati, Costruzioni Metalliche, n. 2 1991 (pagg. 74103).
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Bracalenti, U. Corso di Disegno Tecnico, Ed. Lattes, Torino, 1972 (il libro contiene tabelle di chiodi, ribattini, bulloni, piastrine e rosette, include simboli per saldature,
esempi di disegno di chiodature a sovrapposizione e a coprigiunti, capriate, ecc.;
il testo utile come guida per la migliore redazione dei disegni di una struttura in
acciaio, coi relativi particolari costruttivi).
Bursi, O.; Guzzetti, F. Rilievo fotogrammetrico e definizione dei meccanismi di collasso di collegamenti trave-colonna in acciaio, Costruzioni Metalliche, n. 5 1990
(pagg. 311338).
C.N.R. Bollettino Ufficiale (Norme Tecniche) A. VII, N. 37 25/7/1973 Principi per
una normativa tecnica sulla sicurezza contro il fuoco dei fabbricati con struttura
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C.N.R. U.N.I. Appoggi di gomma nelle costruzioni. Istruzioni per il calcolo e limpiego., n. 10018-72 Bollettino Ufficiale N. 21 del 25 luglio 1971.
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C.N.R. Costruzioni in acciaio - Istruzioni per il calcolo, lesecuzione, il collaudo e la
manutenzione, Norme Tecniche C.N.R., N. 10011-85 (18 aprile 1985).
C.N.R. Costruzioni in acciaio. Istruzioni per il calcolo, lesecuzione e la manutenzione, Norme Tecniche C.N.R., N. 10011-73.
C.N.R. Costruzioni in acciaio Istruzioni per la verifica dello stato limite di collasso
plastico, Norme Tecniche C.N.R. Fascicolo N. 57/1978 (lintero punto 9.
dedicato alle giunzioni).
C.N.R.Nervature di irrigidimento delle anime di travi a parete piena, Norme Tecniche
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contro il fuoco nelle costruzioni a struttura di acciaio, Norme Tecniche C.N.R.
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2629, curata da Franco Donato, dove viene efficacemente sintetizzata la storia
delluso dellacciaio in Architettura, a partire dalle prime funzioni accessorie, da
Rondelet che, nel 1770, tramite una rete di barre di acciaio, che seguono landamento delle linee di sollecitazione, garantisce la stabilit del pronao della chiesa
di Ste-Genevive di Soufflot a Parigi, fino ai curtainwalls del secondo dopoguerra, agli elementi modulari ripetibili in serie di Richard Buckminster Fuller e Konrad Wachsmann).
Donato, L. Lezioni di Costruzioni metalliche, Ed. Colombo-Curci, Pisa, 1950.
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I collegamenti chiodati, bullonati e saldati


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pagg. 90100).
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italiana, approvata dalla Commissione Ingegneria strutturale il 4 giugno 1994.
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fini della previsione del comportamento rotazionale dei collegamenti flangiati,
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Gobetti, A.; Zanon, P. Valutazione della larghezza collaborante di flange per giunzioni
bullonate: Analisi sperimentale e simulazione per elementi finiti, Costruzioni
Metalliche, n. 4 1978 (pagg. 162171).
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delle deformazioni plastiche ripetute sui comportamenti dei nodi, pag. 567).
Mazzilli, L. Arcosaldatura, Ed. Hoepli, Milano, 1988 (ottimo libricino che contiene tutto
quanto un tecnico operativo, nel settore delle costruzioni in acciaio, dovrebbe
conoscere sulle saldature: principi fondamentali di elettricit, larco elettrico, macchine elettriche per saldatura, tipi di elettrodi, norme americane AWS e internazionali ISO e, persino, 20 lezioni pratiche, che vanno dall Accensione dellarco
Primi cordoni Spegnimento dellarco fino a Saldatura in sopratesta inclinato,
che notoriamente richiede non poca bravura; non manca una parte dedicata ai
difetti e ai controlli di saldatura; ottimo per gli operai saldatori, ma, come gi
detto, anche per i tecnici che vogliono almeno porsi in grado di giudicare il lavoro
di un operaio specializzato).
Messina, C.; Paolini, L.; Sestini V. Ponti a sospensione di funi: materiali e tecniche
costruttive nei primi esempi europei, Costruzioni Metalliche, n. 4 1980 (pagg.
200214; ricco di interessanti immagini, tra le quali non mancano particolari
costruttivi depoca).
Ministero dei Lavori Pubblici Decreto Ministeriale 16 gennaio 1996, Norme tecniche
relative ai Criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei
carichi e sovraccarichi, Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.
29 del 5 febbraio 1996 Serie generale.
Ministero dei Lavori Pubblici Decreto Ministeriale 16 gennaio 1996, Norme tecniche
per le costruzioni in zone sismiche, Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1996 Serie generale.
Ministero dei Lavori Pubblici Decreto Ministeriale 9 gennaio 1996, Norme tecniche
per il calcolo, lesecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche, Supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1996 Serie generale.
Ministero dei Lavori Pubblici Presidenza del Consiglio superiore Servizio Tecnico
Centrale Legge 14.5.1981 N. 219, art.10 Istruzioni per lapplicazione della
normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici danneggiati
dal sisma Edifici in c.a. ed a struttura metallica (il punto 5. dedicato agli
edifici a struttura metallica e, in particolare, il punto 5.3.2. al rinforzo e/o modifica di giunti esistenti).
Mironu, Wakabayashi Strutture antisismiche, Ed. McGraw-Hill, Milano, 1989 (titolo

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originale dellopera: Design of Earthquake Resistant Buildings); interessa lintera sezione 3.4.6. Collegamenti, pagg. 200206.

Murolo, C. L. Gli elementi costruttivi delledificio in acciaio, Atti dellIstituto di Edilizia, Cattedra di Elementi Costruttivi Facolt di Architettura, Napoli, 1968, stampato dalla Tipografia E.P.S. ( dedicato ai collegamenti il Cap. VII, pagg. 119132
e, in modo particolare, ci si sofferma sulle saldature, di cui viene riportata una
simbologia pressoch completa; tutto il testo pu essere ritenuto utile per un primo sommario inquadramento delle problematiche connesse alle strutture in acciaio, specialmente sotto il profilo tecnologico).
Nachtergal, C. Carpenterie metalliche, Ed. Pirola, Milano, 1968.
Nunziata, V. Strutture in acciaio precompresso, Ed. Dario Flaccovio, Palermo, 1999.
Nunziata, V. Teoria e pratica delle strutture in acciaio, Ed. Dario Flaccovio, Palermo,
2000. Il testo consigliato per vari approfondimenti, sui collegamenti nella carpenteria metallica, anche perch ricco desempi numerici.
Oberti, G.; Goffi, L. Tecnica delle Costruzioni, Ed. Levrotto & Bella, Torino, 1985 (IV
edizione interamente rifatta; interessa tutto il Cap. IV -Costruzioni in acciaio ed,
in particolare, le sezioni: 4.5 Collegamenti chiodati e bullonati, pagg. 163190,
4.6 Le saldature, pagg. 190218, 4.10 Appoggi e loro realizzazione, pagg.
258277).
Perrone, V. Plinto a due pali - Appunti dalle lezioni, Universit degli Studi di Napoli
Federico II, Anno Acc. 1996/97 (supporto didattico del Corso F di Tecnica delle
Costruzioni tenuto dallautore).
Perrone, V. Sismica Appunti dalle lezioni, Universit degli Studi di Napoli Federico
II, anno accademico 1990/91 (supporto didattico del Corso E di Tecnica delle
Costruzioni, tenuto dallautore).
Perrone, V. Trave di fondazione - Appunti dalle lezioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II, Anno Acc. 1996/97 (supporto didattico del Corso F di Tecnica
delle Costruzioni tenuto dallautore).
Perrone, V. Note sul calcolo a rottura (pubblicazione ciclostilata, Facolt di Architettura dellUniversit degli Studi di Napoli Federico II, anno accademico 1984 - 85).
Perrone, V. Risoluzione matriciale dei telai piani (pubblicazione ciclostilata - Istituto
di Costruzioni della Facolt di Architettura di Napoli, anno accademico 1979/
80).
Perrone, V. Costruzioni in acciaio, stampato dalla Litografia N. Libero, Napoli, 1998.
Perrone, V. Elementi di Tecnica delle Fondazioni ed Opere di Sostegno, stampato dalla
Litografia N. Libero, Napoli, 2000.
Perrone, V. I collegamenti nella carpenteria metallica, stampato dalla Litografia N. Libero, Napoli, 1997.
Perrone, V. Il cemento armato ordinario e precompresso, stampato dalla Litografia N.
Libero, Napoli, 1999.
Perrone, V. Influenza della resistenza a trazione del cls. sulla duttilit delle sezioni in
c.a., Istituto di Costruzioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II, Facolt

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Bibliografia

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di Architettura, Pubblicazione N. 194, Ricerca svolta col contributo MURST,


Napoli,stampato dalla Litografia N. Libero, 1994.
Perrone, V. Introduzione allo studio delle costruzioni antisismiche (Cap. 12 Importanza della duttilit), stampato dalla Litografia N. Libero, Napoli, 1997.
Perrone, V. Plasticit, stampato dalla Litografia N. Libero, Napoli, 1997.
Perrone, V. Risoluzione matriciale dei telai piani, Ed. Miccoli, Napoli, 1985.
Perrone, V. Telai, stampato dalla Litografia N. Libero, Napoli, 1996.
Perrone, V. Travi composte acciaio-calcestruzzo, stampato dalla Litografia N. Libero,
Napoli, 1998.
Perrone, V.; Cava, F. I tralicci ideali nelle mensole tozze, articoli apparsi sui NN. 1 e 2
di e/o, rivista dellOrdine degli Architetti di Napoli e Isernia.
Perrone, V.; De Riggi, T. Stato limite di prima fessurazione: confronto tra varie leggi
costitutive del cls., Istituto di Costruzioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II, Facolt di Architettura, Pubblicazione N. 195, Ricerca svolta col contributo MURST, Napoli, stampato dalla Litografia N. Libero, 1995.
Perrone, V.; Lampasi, M. Appunti sulle strutture in acciaio (pubblicazione ciclostilata
- Istituto di Costruzioni della Facolt di Architettura di Napoli, anno accademico
1978/79).
Perrone, V.; Salzano De Luna, N. Il calcolo dei solai, Fratelli Fiorentino Editori, Napoli,
1983.
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duttile, Costruzioni Metalliche, n. 3 1986 (pagg. 166176).
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Structural Division, ASCE, 95, March 1969.
Pozzati, P. Tecnica delle Costruzioni, Ed. UTET, Torino, 1980.
Prete, G. Studio statico generale dei gusci reticolari a semplice strato come continui
strutturali, Nota I Teoria, Costruzioni metalliche n.2/1972 (pagg. 128141) e
Nota II Le applicazioni, Costruzioni metalliche n.3/1972 (pagg. 216232).
Priest, H.M. The practical design of Welded Steel Structures, American Welding Society,
New York, 1943.
Privileggio, G. Il ruolo dellacciaio nel disegno della citt dell800, Costruzioni Metalliche, n. 2 1987 (pagg. 111119).
Radogna, E. F. Cenni storici, fondamenti scientifici, evoluzione della normativa, Atti del
Seminario Tecnico Innovazione nello sviluppo e nella progettazione degli ancoraggi su calcestruzzo, Universit degli Studi di Roma La Sapienza, 16 novembre 2001. Interessa la parte dedicata alle piastre di fissaggio poste alla base
delle colonne.
Reed-Hill, R.E. Physical Metallurgy Principles, Ed. Van Nostrand, New York, 1968.
Ricerca Italsider, Il comportamento delle strutture portanti di acciaio alle azioni sismi-

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che; Monografia 1: Riferimenti sulla progettazione strutturale, Monografia
2: Indagine nel Friuli dopo il terremoto del 1976, Monografia 3: Analisi comparativa della normativa sismica internazionale, Monografia 4: Riparazione e
adeguamento sismico, Monografia 5: Indagine sperimentale sulla resistenza e
duttilit di collegamenti strutturali, Monografia 6: La sicurezza contro lincendio degli edifici a struttura di acciaio, Monografia 7: Indagine sperimentale sulla resistenza e duttilit di pannelli-parete in lamiera grecata, Monografia
8: Strutture in acciaio e abbattimento della vulnerabilit sismica; Genova, da
ottobre 1977 al luglio 1986.

Rinaldi, L. Saldatura e taglio dei metalli, Ed. Hoepli, Milano, 1987.


Rossi, R. Il manuale del disegnatore, Ed. Hoepli, Milano, 1990 (il testo contiene le norme per il disegno, tabelle di chiodi, rivetti, bulloni, rosette, copiglie, ecc., nonch
utili indicazioni per il disegno semplificato e simbolico della carpenteria metallica).
Salamoni, E. Dal ferro allacciaio, Editori Riuniti, Roma, 1983 (il testo illustra, in modo
semplice, la civilt del ferro, la storia della siderurgia, i motivi della crisi attuale
del settore e formula ipotesi sul futuro dellacciaio).
Sanpaolesi, L.; Biolzi, L.; Caramelli, S.; Tacchi, R. Indagine sperimentale sulla resistenza e duttilit di collegamenti strutturali, Monografia 5, Italsider, Genova, 1981.
Sanpaolesi, L. Resistenza duttilit comportamento a fatica di particolari costruttivi,
Costruzioni Metalliche, n. 1 1980 (pagg. 4045).
Setti, P.; Urbano, C.Giunti bullonati per strutture in acciaio ad elevato limite elastico,
Costruzioni Metalliche, n. 5 1982 (pagg. 242255).
Torroja, E. La concezione strutturale (con presentazione di Edoardo Benvenuto), Ed.
Citt Studi, Milano, 1995, titolo originale dellopera: Razn y de los tipos estructurales, 1960, (il libro non specificamente dedicato ai collegamenti nelle strutture dacciaio, per notiamo il gruppo di pagine 5770 dove si parla, con estrema
chiarezza, dellargomento che ci interessa).
Universit degli Studi di Roma Facolt di Architettura Istituto di Tecnica delle Costruzioni problemi delle Costruzioni in Acciaio, Ed. Cremonese, Roma, 1967
(interessa il Capitolo 2, pagg. 3359, di Silio Italico Colombini, dedicato ai collegamenti chiodati o bullonati, alle saldature e ai giunti ad attrito, che lAutore
chiama bullonature a frizione; il capitolo contiene, fra laltro, indicazioni convenzionali sui chiodi e sui bulloni e un ben fatto discorso introduttivo sulle saldature).
Universit di Genova Istituto di Scienza delle Costruzioni Problemi di base delle strutture metalliche Lezioni tenute al Corso di aggiornamento per Docenti di Costruzioni negli Istituti Tecnici (Genova, 20-21 ottobre 1969), Ed. Tamburini, Milano, 1970 (interessa la sezione titolata Unioni con chiodi, bulloni normali e ad
attrito, redatta di Vittorio Nasc, pagg. 105114 e la successiva sezione titolata
Lezioni sulla saldatura, pagg. 115147, di Ugo Guerrera).
Venanzi, U. Calcolo dei nodi delle strutture tubolari, Costruzioni Metalliche, n. 1
1979 (pagg. 12).

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Bibliografia

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Villaggio, P. La nozione di efficienza teorica nei bulloni pretesi, Costruzioni Metalliche, N.4/1965.
Vitale, A. I materiali da costruzione nellera industriale: permanenze, evoluzione e innovazione, Bollettino informativo del Dipartimento di Configurazione e Attuazione dellArchitettura, anno 4, N. 6/7, dicembre 1989-luglio 1990, pagg. 3639.
Zanon, P. Giunzioni bullonate: comportamento delle flange allo stato limite ultimo,
Costruzioni Metalliche, n. 1 1985 (pagg. 4048).
Zanon, P. Resistenza e duttilit di angolari tesi bullonati, Costruzioni Metalliche, n. 4
1979 (pagg. 172188).
Zignoli, V. Costruzioni Metalliche, Ed. UTET, Torino, 1956.

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Finito di stampare nel mese di settembre 2002


dalla Sannioprint di Benevento
per conto di HEVELIUS EDIZIONI srl
via A. Zazo, 6 - 82100 BENEVENTO
www.hevelius.it e-mail: hevedit@tin.it
HEVELIUS EDIZIONI 2002
Prima edizione settembre 2002
ISBN 88-86977-47-1

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