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LESAME DELLA COSCIENZA

14. Lesame della coscienza spirituale


una delle operazioni della coscienza spirituale. Si differenzia dallesame di coscienza, tradizionalmente inteso,
perch piuttosto che porre laccento sugli errori commessi nella relazione con Dio e con gli altri - i peccati
comunemente intesi - cerca e valorizza gli interventi di Dio nella propria vita. La necessit di questa integrazione,
oltre a costituire la possibile novit su cui, come frutto della nostra esperienza, cominciare a riflettere, dovrebbe
scaturire soprattutto dalla presa datto che, molti degli errori commessi nella relazione con Dio e con gli altri,
dipendono da quel tipo di coscienza di me stesso attraverso cui, in tutto il tempo della mia esistenza psicologica,
sono riuscito ad essere funzionale agli equilibri che il mio sistema relazione e culturale ha reso possibile. Una
coscienza con cui, nel qui ed ora della mia vita, continuo ad essere orientato verso Dio come fosse una controfigura
delle figure di riferimento su cui la mia mente ha dovuto e potuto modellare lidentit! Unidentit attraverso la
quale, se svolgiamo al meglio il compito che la specie ci ha affidati sopravvivere rischiamo invece di non
rispondere a ci a cui lessere figli di Dio ci ha chiamati.
Unidentit che, attraverso una serie di tipologie comportamentali, ci diaframma nel rapporto con la realt,
quindi anche nella relazione con Dio. Se io sono dovuto divenire mite perch, ripetutamente, ho sperimentato che
attraverso la mitezza mi garantivo la vicinanza di mia madre, altrimenti resa ansiosa dal carico del mio
accudimento, continuer a presentarmi mite nei confronti degli altri. Questo varr anche nella relazione con Dio,
certo di sperimentare cos la sua vicinanza. Ben altra cosa, evidente, sono i miti di cui parlano le beatitudini! In
questa situazione presentata a mo di esempio, cosa risulta essere un deterrente perch io possa avere una relazione
diretta con Dio, evidentemente, invece, diaframmata dallimmagine di me-mia madre intorno a cui si potuta
coagulare la mia identit? Ci che risulta essere deterrente il partire da me e dal non poter fare a meno di
sentirmi sicuro, cio con Dio, ripetendo il comportamento mite. Cio, con il comportamento mite creo i
presupposti per avere dal Padre una risposta di vicinanza, come gi accaduto con mia madre. Ma comportarsi in
modo mite, non significa necessariamente essere miti. Noi, invece, siamo chiamati a realizzare compiutamente
quella mitezza che appartiene allessere figli di Dio. Questo sar possibile solo se parto non da me e da cosa
posso fare per regolare la vicinanza del Padre, ma se parto da Lui e dalla certezza del Suo Amore, quindi, dalla
certezza della Sua vicinanza in Cristo, che ritrovo dentro me a partire da quel primo alito vitale che, sia pure
sepolto dalle dissomiglianze, continuo a portarmi dentro come Sua immagine. Dunque, alla coscienza storica di me
- sono perch comportandomi in modo mite mi rendo amabile devo risvegliarmi alla coscienza di me essere
donato sono Amore, perch nasco dallamore del Padre, che attraverso me propaga il Suo amore nel Creato,
quindi posso comportarmi in modo mite, perch posso avere gli stessi sentimenti del Figlio.
Ma perch risvegliarmi a tale coscienza? Perch sono chiamato allesistenza, la mia esistenza, cio, ha una
finalit che mi trascende, perch sono chiamato a partecipare alla stessa vita trinitaria, dunque sono chiamato ad
essere amore, e consumare la mia identit alla mensa del dono di S! Perch Dio, essenzialmente, dono di S
ed io sono il suo dono. evidente, allora, che lesame della coscienza pu divenire quelloperazione cognitivaemozionale attraverso cui si pu e si deve (ri)costruire la complessit della propria storia: familiare, personale, ma
anche spirituale, alla ricerca della pi coerente autonarrazione psico-spirituale. Soprattutto a partire dal
riconoscimento della azione di Dio nella nostra vita, dovremmo riuscire a ricostruire quel chi siamo divenuti
come esito della storia della personale relazione con Dio che ci ha offerto la possibilit di integrare il chi siamo
derivante dallorganizzazione di personalit.
Questo per aver chiaro chi possiamo divenire riuscendo progressivamente a ridurre lo scarto esistente tra me e
la volont del Padre rispetto a me. Luogo di questa privilegiata operazione di restauro, lesperienza/coscienza
della relazione con Lui. In definitiva si tratta di unoperazione di discernimento volta a rintracciare le resistenze che
il nostro io pu opporre allazione di Dio nella nostra vita. Divenendone pi competenti, pi sperabile
padroneggiarle. Possiamo partire dal punto di arrivo: loggi dellesame. Vi proponiamo, cio, di partire dal qui-edora dellessere sacerdoti in questi ES, procedendo poi retrospettivamente, alla ricerca di un trama unitaria, del senso
del tutto. Pur se si tratta di unoperazione della coscienza personale, pu beneficiare della supervisione di una
guida, un esperto in campo spirituale o psicospirituale che, cogliendo i collegamenti tra gli eventi, sia capace di
individuare i passaggi fondamentali dellesistenza, evitando e facendo evitare ogni riduzionismo (casualit,
psicologismi, spiritualismi).
Per queste sue caratteristiche le.d.c. chiaramente unoperazione spirituale, cio favorita dallo Spirito. A tal
fine, la nostra collaborazione, fondamentalmente, consiste nel mettere a Sua disposizione la nostra coscienza e le
sue operazioni. Tempo e luogo ideali per le.d.c., dunque, la preghiera. Se la preghiera latto dellumile
riconoscimento di Dio come colui-che-dona e di se stessi come esseri-donati, , dunque, un colloquio che ci vede
esprimere la riconoscenza amorosa dellamore di Dio. Luomo che prega, accetta che sia Dio e non il proprio
io il fondamento assoluto del proprio essere e anche il termine ultimo di ogni sua aspirazione. Piuttosto che
trincerarsi nel proprio nulla, accetta di radicarsi in quel movimento divino che, come ricordavamo prima, non

solo lo ha chiamato allesistenza ma, anche, lo ha destinato a partecipare alla sua stessa vita trinitaria. Esito
inevitabile di questo suo innalzarsi verso Dio la preghiera di lode e di ringraziamento per lazione del Padre nella
nostra vita. In tale ottica, per le.d.c., quello degli Esercizi spirituali, un tempo davvero elitario.
15. Chi sono
In vista di una rivitalizzazione dellesperienza di relazione con Dio Padre, ieri siamo partiti dal considerare
prima la originaria dimensione spirituale delluomo -immagine e somiglianza-, poi la sua dimensione naturale ed i
suoi principali meccanismi di funzionamento - plasm luomo con polvere del suolo, Gn 2,7 -. Oggi, il primo
esame della coscienza ci vedr impegnati nel tentativo di calare questo quadro generale su ciascuno,
individualmente preso, nellambito della propria storia che sappiamo essere unica e irripetibile. Deve quindi
riguardare il tema: Chi sono. Coscienti di essere a immagine di Dio, chiamati come figli a fare esperienza di
Lui come Padre, passiamo in rassegna la nostra esistenza ricostruendone, alla luce della coscienza spirituale, la
complessit. A partire dalla storia psicologico-spirituale, riflettiamo su come cultura, epoca, temperamento, SMI,
MOI, famiglia, relazioni significative, incontro iniziale con Dio, sua chiamata, crisi, sacerdozio, si sono intrecciati
portandoci a divenire quelli che oggi sentiamo di essere, fino allesperienza di questo momento Questo per
prendere piena coscienza che proprio io sono chiamato ad essere il tu specifico e insostituibile di quellunica e
irripetibile relazione che il Padre stabilisce con me, e solo con me. Nel setacciare tutti i Suoi interventi nella mia
vita fino al giorno di oggi, a partire dai talenti che mi ha dato per il bene della congregazione e della Chiesa, non
perdiamo di vista che la piena coscienza dei miei limiti radicati, come abbiamo visto ieri, negli SMI e nei MOI -,
deve mantenere come sfondo la coscienza della mia grandezza ai Suoi occhi.
16. La mia storia vocazionale Il mio essere sacerdote
Ieri, nelle.d.c., ognuno ha riflettuto sul tema: chi sono, cercando di calare la teoria degli SMI e dei MOI su se
stesso, e di rintracciare la loro interazione, sia positiva che negativa, con la vita spirituale. E cos, ora, ognuno
dovrebbe avere una migliore coscienza della propria identit psicospirituale. Abbiamo poi riflettuto sulla
Incarnazione, a cominciare dalla storia di due chiamate particolari: Giuseppe e Maria, pensando anche a come
possa essere stato faticoso per loro corrispondere alla volont del Padre. Ma, soprattutto, ci siamo concentrati su
Ges, sulla sua umanit e sul suo essere sacerdote.
Oggi cercheremo di rileggere la nostra vita soprattutto alla luce della nostra chiamata particolare, quella al
sacerdozio. Si tratta di rileggere, dunque, la storia del chi sono sotto la specifica luce della chiamata al
sacerdozio. In definitiva, oggi, ognuno dovrebbe cercare di ricostruire la storia vocazionale, a partire da tutti quegli
interventi del Padre atti a favorire il divenire sacerdote e che, nel tempo, hanno rappresentato lopportunit di
ricapitolare la propria identit sempre pi alla luce del senso vocazionale. Possiamo analizzare il mio essere
sacerdote, la mia quotidiana risposta alla chiamata. Come esprimo il mio sacerdozio? Qual la mia
somiglianza a Ges sacerdote? Quali sono le principali dissomiglianze? In quali modi i miei SMI e MOI
favoriscono e ostacolano lespressione del mio sacerdozio? necessario che le.d.c. cominci a divenire analisi
critica dellesperienza, quindi dellesperienza sacerdotale. Deve, pertanto, comportare quelle considerazioni atte a
favorire cambiamenti effettivi nellesperienza. La nuova coscienza, cio, deve tradursi in nuova esperienza
sacerdotale.
17. Il mio essere padre nello Spirito
Le.d.c. finora ha evidenziato due passaggi chiave: chi sono e la mia storia vocazionale, il mio essere
sacerdote. E oggi, finalmente, abbiamo potuto considerare il Padre, il modello originario della nostra immagine,
colui che ha eletto ciascuno di noi come Suo figlio e Suo sacerdote. Abbiamo anche considerato che il sacerdote
un figlio particolare, chiamato ad essere anche padre, come il Padre. Per questo, oggi, le.d.c. ha come oggetto la
mia paternit spirituale, resa ancora pi carica di responsabilit dal mio essere sacerdote, mediatore della relazione
dei figli con il Padre. E allora, come esercito la mia paternit sacerdotale nello Spirito? Qual la mia
somiglianza al Padre? In quali modi i miei SMI e MOI favoriscono e ostacolano il mio esser padre di quei figli
che il Padre mi affida? Anche in questo caso le.d.c. deve tradursi in analisi critica della propria esperienza di
paternit. Deve, quindi, considerare quegli elementi idonei a favorire cambiamenti concreti nellesperienza. La
nuova coscienza di paternit, cio, deve tradursi in nuova esperienza di paternit.

18. Il mio essere nello Spirito e nella Trinit