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JOSEPHKOSUTH

BIOGRAFIAIl padre della Conceptual Art, Joseph Kosuth, nasce il 31 Gennaio 1945 a Toledo, Ohio
(Usa).
Frequenta la Toledo Museum School of Art e studia privatamente presso il pittore belga
Line Bloom Draper negli anni compresi tra il 1955 e il 1962; completa la sua formazione
al Cleveland Art Institute (1963-64) e alla School of Visual Arts di New York (1965-67),
di cui diventa membro di Facolt gi nel 1968.
Nel 1967 fonda e dirige, assieme a Christine Kozlov e altri, il Museum of Normal Art;
il redattore americano della rivista Art-Language (1969-1970), organo del concettualismo. Dal 1971 approfondisce i suoi interessi antropologici con la supervisione di Stanley Diamond e Bob Scholte e studia filosofia presso la New School for Social Research di
New York: inizia in questi anni la sua intensa e pluritrentennale attivit di conferenziere tra Stati Uniti, Sud America, Canada, Europa e Asia.
Lopera giovanile di Kosuth largamente influenzata dal Wittgenstein del Tractatus logico-philosophicus - alla ricerca di unarte tautologica in grado di definire circolarmente se stessa.
La rivista newyorkese The Fox lo vede attivo come co-redattore negli anni 1975-76;
curatore artistico di Marxist Perspectives (1977-78) e Semiotext(e) (1980), nonch
art director per la commedia Terrible Sunlight (1981).
Four colors four words
Larte della maturit segnata da una complessificazione di tematiche e intenti: si va
da opere sociologiche pubbliche a inchieste relative alla comprensione generale dei processi culturali - intesi come il farsi dei significati - a sperimentazioni psicologiche vicine a Freud.
La fortunata carriera di Kosuth venata da una lunga serie di onoreficenze, tra le quali ci limitiamo a citare la Menzione dOnore alla Biennale di Venezia del 1993, lordinamento a Chevalier de lordre des Arts et des Lettres da parte del governo francese
(1993), la Laurea Honoris Causa in Lettere e Filosofia conferitagli dallUniversit di
Bologna nel Febbraio del 2001 e la Croce doro, il massimo riconoscimento della Repubblica Austriaca per lattivit scientifica e culturale (Ottobre 2003).
Lartista vive e lavora a New York.

-ONE AND THREE CHAIRSLinstallazione, presentata dallartista in diversi contesti museali, consta
di una sedia reale, di una sua immagine
fotografica di dimensioni lievemente inferiori e di un ingrandimento fotostatico dal dizionario della definizione del
termine sedia: loperazione concettuale stata ripetuta utilizzando di volta in volta sedie comuni di diverso tipo
e anche altri oggetti (martelli, tavoli,
orologi, specchi e cos via) quale tentativo di deoggettivazione delloggetto
e di indicazione del percorso concettualista dalla concreta materia alla sua
immagine (mentale?) sino alla pura concettualizzazione astratta.
Interessante linterpretazione dellopera fornita da Ermanno Migliorini nel
saggio Conceptual Art in chiave storico-artistica: lautore vi vede il recupero del ready-made duchampiano nella
sedia reale, lintroduzione nel contesto artistico della fotografia del ready-made stesso (in passato fonte documentaria delloperazione artistica su cataloghi di mostre e riviste darte) e definitivo abbandono delloggetto in funzione della rarefatta noumenicit di una definizione decontestualizzata.

ONE AND EIGHT- A


DESCRIPTION
Lutilizzo del neon per i pi
divergenti fini rappresenta una
costante materiale della carriera kosuthiana sino ai suoi
pi recenti interventi artistici.
Lopera in questione rappresenta uno degli esempi pi emblematici dellarte tautologica - ma
naturalmente nemmeno in questo
caso scarseggiano installazioni
consimili: il linguaggio definisce circolarmente lopera con
lampante chiarezza e rigore logico, informando lo spettatore
che loggetto della sua osservazione in effetti costituito da
otto parole composte di lettere
in lingua inglese formate da una
luce elettrica al neon (dunque
di vetro) di colore rosa. Nulla
pi se non una proposizione autoevidente, indicante trasparentemente il significato dellinstallazione al di l dei generi artistici, delle considerazioni estetiche, delle interpretazioni soggettive.

TITLED (ART AS IDEA AS


IDEA),WATER
Ed ecco - questa volta nel pi totale isolamento - la definizione trascinata fuori del
suo contesto proprio (il dizionario), mostrata in negativo in un ingrandimento fotostatico acromatico. Un tentativo di scardinare il
gioco linguistico dellarte presentando nel
sacro luogo di tradizionale contemplazione (la
galleria) unopera che costringa a riflettere
sul senso di questa operazione, sulla legittimit della presenza di una pura e semplice
definizione, priva di qualsivoglia attributo
di interesse formale, nel mondo dellarte in definitiva, su natura e funzione dellarte
stessa, sul suo concetto e sulla necessit di
una sua demistificazione e allargamento.
Che poi Kosuth si serva della definizione di
acqua - poich priva di forma e colore, dunque oggetto evanescente - o di quella di nulla, bianco e nero, arte, idea e quant altro
non ha alcuna rilevanza: le definizioni kosuthiane si configurano infatti in termini
esclusivamente mentali, come indagini teorico-filosofiche relative allarte - Art as
idea as idea, come recita il sottotitolo comune a tutte queste opere.

TEXT/CONTEXT
Lasciatosi alle spalle i territori della scientificit pi radicale Kosuth continua la propria ricerca artistica (e sullarte)
in senso antropologico e sociologico, interrogandosi sulla collocazione dellarte entro
loceano delle manifestazioni culturali occidentali e intervenendo anche al di fuori dei
luoghi classicamente deputati allesposizione
artistica (lazione al di fuori del museo aveva gi caratterizzato le operazioni dellartista in giovent, ad esempio con categorie di
lemmi estrapolate dal Thesaurus e introdotte
in inserzioni pubblicitarie su giornali e cartelloni: ma con altre finalit e ben poca consapevolezza sociologica): siamo ora nei viali
delle pi importanti metropoli mondiali e un
testo attira la nostra attenzione interrompendo la lunga serie di imponenti manifesti
destinati alle comunicazioni pubblicitarie.
Un testo che crea una frattura in un orizzonte di trasmissione di significati strutturati
dallautorit in modo da costituire ununitaria cultura di massa, una tensione che induce il lettore a cogliere la trama di relazioni
che determina la diffusione di significati standardizzati - e troppo spesso passivamente
accolti - e a criticarle, a destrutturarle, a cancellarle nel momento stesso in cui il
testo le rende visibili entro uno specifico contesto culturale.
Un modo di coinvolgere attivamente lo spettatore/lettore nel processo del farsi del significato, forzandolo ad entrare nel mondo delle riflessioni di Kosuth e a fornire il suo
contributo alla ridefinizione e costruzione di un nuovo orizzonte di senso, di una nuova
societ; ma anche una critica al mercato dellarte, che vende come feticci i frammenti
smembrati del testo kosuthiano (lopera infatti affissa solo per un mese prima di esser staccata), inerte materia senzarte - se non ricondotta al suo specifico, contingente
contesto entro cui solo manifestava la propria ricchezza di significato.