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SERVIZIO PER LE INFORMAZIONI E LA SICUREZZA DEMOCRATICA

PER ASPERA
AD VERITATEM
RIVISTA DI INTELLIGENCE E
DI CULTURA PROFESSIONALE
N.4 gennaio-aprile 1996

------------------------------ Servizio per le informazioni e la Sicurezza Democratica ------------------------------

Anche per l'albero c' speranza:


se viene tagliato, ancora ributta
e i suoi germogli non cessano di crescere;
se sotto terra invecchia la sua radice
e al suolo muore il suo tronco
al sentore dell'acqua rigermoglia
e mette rami come nuova pianta.
(Giobbe 14, 7-9)

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INDICE

Saggi e articoli

Vincenzo CAIANIELLO - Segreto e democrazia


Cherubina CIRIELLO - Brevi osservazioni sul fenomeno dell'immigrazione alla luce della pi recente evoluzione
legislativa
Robert A. GRAHAM - Il Vaticano e lo spionaggio
Carlo Emilio MILANI - Geopolitica dei musulmani nei Balcani
Carlo SARZANA di S. Ippolito - I riflessi normativi dell'uso dei sistemi crittografici in Italia
Dario VALCARCEL - Un insuccesso dell'intelligence: la crisi del Cesid
Documentazione di interesse

Camera dei Deputati, XII Legislatura, Relazione sulla politica informativa e della sicurezza presentata dal Presidente
del Consiglio dei Ministri, DINI, per il secondo semestre 1995
Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni similari
criminali.Resoconto dell'audizione del Ministro dell'interno Giovanni Rinaldo CORONAS
Camera dei Deputati, XII Legislatura, Proposta di Legge n. 1010 "Modifica alle norme in materia di segreto di Stato"
presentata dall'On.le VIOLANTE e altri
Camera dei Deputati, XII Legislatura, Proposta di Legge n. 3010 "Norme sulla raccolta di informazioni e di dati a
carico dei cittadini e sul diritto degli stessi a conoscerne e correggerne il contenuto" presentata dagli On.li
ARLACCHI, SODA, MARONI
Senato della Repubblica, XII Legislatura, Disegno di Legge n. 345 "Nuovo ordinamento dei Servizi di informazione e
di sicurezza" presentato dal Sen. COSSIGA
Senato della Repubblica, XII Legislatura, Disegno di Legge n. 566 "Esclusione del segreto di Stato per i reati
commessi con finalit di terrorismo e per i delitti di strage" presentato dal Sen.PASQUINO e altri
Normativa e giurisprudenza di interesse

MINISTRO DELL'INTERNO - Decreto 10 maggio 1994, n.415


Corte Costituzionale: Sentenza n. 231 del 22 ottobre 1975
Ministero per le Amministrazioni Pubbliche del Regno di Spagna: - Regio Decreto 266/1996, del 16 febbraio
I Servizi di informazione e sicurezza degli altri Paesi

Spagna: l'Organizzazione Centrale dell'Intelligence


Recensioni e segnalazioni bibliografiche

G. DE LEO, M. STRANO, G. PEZZUTO, L.C. de LISI - Evoluzione mafiosa e tecnologie criminali


Commissariat Gnral du Plan. Travaux du groupe prsid par Henri MARTRE - Intelligence conomique et stratgie
des entrerprise
Romano CANOSA e Isabella COLONNELLO - Spionaggio a Palermo
Carlo JEAN - Il futuro della sicurezza in Europa
EL CESID y los jueces: 'Puede Espaa tener servicios secretos?
Gustavo SUREZ PERTIERRA - El CESID: un nuevo estatuto personal

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Curiosit storiche

An. LA - Vestigia di un'area archeologica d'interesse


Notizie sui collaboratori

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CONTENTS

Essays and articles

Vincenzo CAIANIELLO - Secrecy and democracy


Cherubina CIRIELLO - Remarks on immigration in connection with recent legislative developments.
Robert A. GRAHAM - The Vatican and espionage
Carlo Emilio MILANI - Muslim geopolitics in the Balkans
Carlo SARZANA di S. IPPOLITO - Legislative requirements connected with the use of cryptographic systems in
Italy.
Dario VALCAREL - An intelligence failure: the CESID's crisis
Documents of interest

Chamber of Deputies - XII th Parliament. Report on the Government Intelligence and Security policy presented by
Prime Minister Lamberto DINI (for the period July-December 1995).
Parliamentary Enquiry Committee into the Mafia and other similar criminal organisations. - Report from the hearing
of the Minister of the Interior Giovanni Rinaldo CORONAS.
Chamber of Deputies - XIIth Parliament - Bill n.1010 "Modification of the provisions on State secrecy". By Dep.
VIOLANTE and others
Chamber of Deputies - XIIth Parliament - Bill n. 3010 "Provisions on the gathering of information and of data on
citizens and on their right to know and to correct the content of such information and data". By Deputies ARLACCHI,
SODA, MARONI
Senate - XIIth Parliament - Bill n.345 "New regulation for the Intelligence and Security Services" by Sen. COSSIGA
Senate - XIIth Parliament - Bill n.566 "Inapplicability of State secrecy in case of crimes of terrorism and of mass
killings" by Dep. PASQUINO and others.
Legislation and jurisprudence

Minister of the Interior. Decree n. 415 of 10.05.1994.


Constitutional Court. Judgement n. 231 of 22.10.1975
Ministry for the Public Administration of the Kingdom of Spain: Royal Decree n.266/1996, of 16th February 1996.
Other Countries Intelligence and Security Services

Kingdom of Spain: The Intelligence Central Organisation


Reviews and bibliographic recommendations

G. DE LEO, M. STRANO, G. PEZZUTO, L.C. de LISI - Evoluzione mafiosa e tecnologie criminali


Commissariat Gnral du Plan. Travaux du groupe prsid par Henri MARTRE - Intelligence conomique et stratgie
des entrerprises
Romano CANOSA e Isabella COLONNELLO - Spionaggio a Palermo
Carlo JEAN - Il futuro della sicurezza in Europa
EL CESID y los jueces: 'Puede Espaa tener servicios secretos?
Gustavo SUREZ PERTIERRA - El CESID: un nuevo estatuto personal
Historical Curios

An LA Remains of a significant archeological area

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News on our collaborators

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Vincenzo CAIANIELLO - Segreto e democrazia

opinione largamente condivisa che la democrazia sia da intendere come il governo del "potere visibile",
nel senso che ad essa connaturata l'esigenza che nulla resti relegato nello spazio del mistero. Questa
configurazione concettuale ci stata tramandata dagli archetipi della Grecia classica in cui la vita politica si
svolgeva nei luoghi pubblici dell'agor e dell'ecclesia, ove i cittadini esercitavano i loro molteplici diritti:
tutti davanti a tutti potevano denunciare illegalit, sollevare accuse, presentare proposte, accogliere quelle
altrui, vagliando le diverse argomentazioni svolte dagli oratori, i quali ultimi venivano diffidati dal
compiere, nella foga dei loro discorsi, abusi che sconfinassero nella demagogia perch, come ammoniva
l'araldo, la sanzione divina avrebbe subito colpito chi osasse ingannare il popolo.
L'Atene di Pericle assurse dunque nel tempo a modello ideale della democrazia intesa come governo
pubblico in pubblico. Alla fine del XVIII secolo, l'autore di uno fra i tanti catechismi rivoluzionari, Michele
Natale, il vescovo di Vico Equense, martire per aver partecipato alla gloriosa rivoluzione napoletana del
1799, alla domanda: "Vi niente di segreto nel Governo democratico?" risponde: "Tutte le operazioni dei
governanti devono essere note al Popolo Sovrano, eccetto qualche misura di sicurezza pubblica, che gli si
deve tuttavia far conoscere, quando il pericolo cessato".
Corollario di quanto ora enunciato quel principio-cardine dello Stato democratico, per cui la pubblicit
la regola e il segreto l'eccezione, che si giustifica solo perch, come ogni eccezione, ha una durata
temporale rigorosamente limitata alle reali esigenze che lo richiedano. Il principio si pu esplicare con
riguardo al diverso carattere della dittatura sovrana (quella, per intenderci, attuata da Silla, che uno storico
francese non esit a definire "monarchia mancata") rispetto alla dittatura commissaria, normalmente
prevista nel catalogo delle magistrature romane, allorch esigenze straordinarie richiedessero di sospendere
temporaneamente la suprema carica repubblicana e di affidare ad un dittatore il governo per un massimo di
sei mesi, non a caso proprio la met dell'anno di carica dei consoli, ai quali ulti-mi, del resto, spettava la
nomina del dittatore.
Dunque la pubblicit del potere la regola dei regimi democratici, il segreto l'eccezione: ed sintomatico lo ricordava anni fa in un suo limpido saggio Norberto Bobbio - che anche quando, con la nascita del
grande stato territoriale, il modello della democrazia rappresentativa soppiant quello della democrazia
diretta, proprio delle citt-stato, il carattere non segreto del potere non cess di atteggiarsi come importante
(se non il pi importante) elemento atto a distinguere lo stato costituzionale rispetto a quello assoluto.
Al riguardo, lo stesso Bobbio segnalava una proposizione di Schmitt molto significativa che merita di
essere letta: "Rappresentare vuol dire rendere visibile e rendere presente un essere invisibile mediante un
essere pubblicamente presente. La dialettica del concetto sta in ci, che l'invisibile viene presupposto come
assente e contemporaneamente reso presente".
A differenza che nella sfera privata dominata dalla riservatezza, che tutelata da tutte le norme ed in
particolare dalla Costituzione, l'esigenza della pubblicit del potere ha caratterizzato sempre pi la societ
contemporanea: l'opinione pubblica pretende di discutere e criticare gli atti del pubblico potere, esige la
pubblicit dei dibattiti politici.
Il principio trova accoglimento in Costituzione, ove, al secondo comma dell'art. 64, si stabilisce che le
sedute delle Camere sono pubbliche, ma che tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere
riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta. Si tratta di una deroga al principio della pubblicit,
giustificata da ipotesi in cui il Parlamento debba discutere di questioni attinenti alla sicurezza della
collettivit; una deroga che non certo in contraddizione con il principio democratico della pubblicit,
perch quando si verifichi quella evenienza la libert di informazione senza limiti potrebbe produrre effetti
perversi proprio rispetto alla democrazia. Ecco perch, come si vedr in prosieguo, il diritto di informazione
deve considerarsi non fine a s stesso, ma in senso strumentale per la realizzazione della democrazia. A
differenza di altri diritti di libert, che nella demo-crazia devono trovare invece la loro piena esplicazione, il
diritto di informazione pu essere dunque conformato in funzione di quel fine.
Emerge cos chiaramente che, nel rapporto democrazia-diritto di informazione, la prima a doversi
considerare il fine e il secondo lo strumento per raggiungerla, per cui possono ritenersi legittime tutte quelle

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deroghe al diritto di informazione, che pure costituisce la regola del regime democratico, dirette a creare le
condizioni per la piena realizzazione della democrazia. Deroghe concepite perci non in previsione degli
arcana imperii - i misteri del potere sempre in agguato - ma in funzione del fine da raggiungere, cio la
conservazione della democrazia, secondo quanto si gi avuto modo di osservare nel farsi riferimento alla
possibilit che, quando siano in gioco esigenze di sicurezza - una condizione questa indispensabile per la
realizzazione della democrazia - lo stesso massimo organo rappresentativo della sovranit popolare, qual
il Parlamento, possa sottrarsi per Costituzione alla regola della pubblicit delle proprie sedute.
L'idea della democrazia concepita non in senso strumentale ma come fine - che giustifica a mio avviso
taluni limiti al diritto di informazione ad essa finalizzati - sostenuta di recente in un saggio di Gustavo
Zagrebelsky, il "Crucifige e la democrazia", nel quale individuato fra i due poli estremi, quello della
democrazia dogmatica e quello della democrazia scettica, uno spazio intermedio: quello della democrazia
critica. Non tutte le scelte fatte dal popolo sono un atto di democrazia, quando il popolo non in grado di
fare una scelta "informata", cio critica, specie quando da essa dipende la vita di un uomo, come nel
Crucifige gridato contro Cristo da una folla strumentalizzata dai due Centri di potere, il Sinedrio e l'Impero.
Rispetto a questo modo genuino di intendere la democrazia indifferente, anzi non ha senso parlare di torto
o di ragione; la democrazia critica, intesa come continua ricerca della verit possibile, rifiuta sia la
dogmatica ("se la maggioranza lo esige, la verit sta da quella parte") sia lo scetticismo ("poich mi
indifferente sapere dove sta il torto e dove sta la ragione, affido la scelta alla maggioranza"); la democrazia
critica, a differenza di quella dogmatica e di quella scettica, si basa sull'etica della possibilit: le decisioni,
anche quelle prese "democraticamente" dal popolo, devono poter essere sempre rimesse in discussione.
Affinch sia sempre possibile il passaggio alla posizione dell'altro (infatti la mia posizione oggi vincente,
domani potrebbe essere migliore la tua), dato che non siamo in grado di sapere da che parte sia la verit,
dovendo solo essere protesi alla ricerca di una verit possibile, dobbiamo affidare alla dialettica democratica
le scelte politiche in modo che esse possano sempre essere risolte per il meglio; una meta, beninteso, che
non pu mai significare aver raggiunto la perfezione, perch il meglio nasce dalla ridiscussione di tutto e
pu a sua volta nuovamente essere ridiscusso.
Solo accettando la concezione di una democrazia critica pu negarsi ad essa quel carattere strumentale che
invece proprio delle due concezioni estreme tra le quali la prima si incunea. Sia la concezione dogmatica,
difatti, che quella scettica, tendono, come si detto, a strumentalizzare la democrazia: la prima per
l'affermazione di una verit irreversibile, la seconda per la scelta di una qualsiasi verit.
Ma entrambe queste ultime concezioni conducono a una configurazione distorta del diritto di informazione.
Se la democrazia strumentale per l'affermazione di una determinata verit, saranno possibili tutte le
deroghe a quel diritto pur di consentire che quella verit sia raggiunta. Se la democrazia strumentale per la
ricerca di una qualsiasi verit, essendo indifferente l'una o l'altra, a quella democrazia non interesser se
l'informazione sia limitata o sia fuorviata, perch ci che conta che si faccia una scelta qualsiasi.
Se invece per democrazia deve intendersi la ricerca di una verit possibile, sempre perfettibile, il suo scopo
individuato in se stessa, perch solo dalla piena realizzazione della democrazia che pu dipendere quella
possibilit, la democrazia che pu definirsi cos il regime della ragione, per dirla con una definizione che
sarebbe stata cara a Spadolini.
In questo modo al diritto di informazione dovr riconoscersi il massimo dell'espansione affinch possa
addivenirsi a quella scelta critica, sempre in divenire, di cui si parlato in precedenza. Ed parimenti in
questo modo che a quel diritto potranno riconoscersi deroghe dirette a creare le condizioni necessarie
affinch quella scelta, per potersi considerare veramente "critica" - cio non assiomatica, n dogmatica, n
definitiva, n qualsiasi - possa risultare non condizionata da suggestioni esterne comunque fuorvianti, cio
da una informazione alterata.
sotto quest'ultimo aspetto che possono giustificarsi altre deroghe al principio del "potere visibile" come
quelle attualmente previste. il caso della camera di consiglio per l'adozione delle decisioni dei giudici
collegiali. Avendo la Corte costituzionale escluso che la segretezza della Camera di consiglio sia
costituzionalmente garantita, la scelta della pubblicit o della segretezza stessa affidata al prudente
apprezzamento del legislatore che, salvo deroghe connesse con il problema della responsabilit del giudice,
ha scelto nel nostro ordinamento la seconda via. Una scelta che si giustifica con l'esigenza di sottrarre il
giudice, nel momento in cui debba esprimere la propria opinione e il voto, da possibili suggestioni o
condizionamenti che possano provenirgli dall'esterno: un "esterno" talvolta confuso, aggressivo, pronto a
mutare opinione al primo soffio di vento, la "folla" che, senza argomentare, come fa il giudice, ma

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determinata o manovrata da altri, sceglie in un modo o in un altro; quella stessa folla che pochi giorni prima
ha osannato Cristo, oggi del tutto disinformata ne invoca la crocifissione. Una scelta, quella adottata in
segreto dal giudice, che non sacrifica la regola della pubblicit, perch delle decisioni adottate nel segreto
della Camera di consiglio, il giudice deve dare adeguato conto attraverso la pubblicazione della
motivazione, imposta dall'art. 111 della Costituzione, il che significa che deve giustificare in pubblico la
decisione, gi adottata, con la forza di un'argomentazione plausibile.
Cos anche si giustifica nel nostro ordinamento, alla pari che in tutte le democrazie moderne - ed stata
questa una conquista della seconda met dell'800 in Inghilterra - la segretezza del voto nelle elezioni e nei
referendum; una condizione, questa, costituzionalmente garantita e dettata dall'esigenza di assicurare la
libert del voto.
Veniamo ora al segreto in materia di difesa della sicurezza: tema che direttamente riguarda questo incontro.
Secondo la Corte Costituzionale (sentt. n. 82 del 1976 e n. 86 del 1977), il segreto politico e militare
limitato alla sola ipotesi in cui sia indispensabile alla sicurezza interna ed esterna del Paese nei confronti di
azioni materialmente violente.
Ma, com' stato notato (Barile), il legislatore del 1977 ha sfumato la sottolineatura della violenza che
viceversa la Corte aveva affermato, richiamando per il valore della integrit dello Stato democratico che fa
assumere all'espressione, come suggerisce lo stesso Autore, il significato della conservazione del corpo
sociale.
comunque opinione diffusa che coloro cui spetta di dichiarare la segretezza di un documento o di una
notizia debbano interpretare le norme attributive del relativo potere in modo assolutamente essenziale e
funzionale a quei fini. Questo criterio fa s che l'apposizione del segreto debba tendere il meno possibile ad
ostacolare le indagini giudiziarie dirette all'accertamento di reati, dovendosi ritenere che ci possa essere
consentito soltanto quando sia indispensabile ai fini del perseguimento di scopi connessi con la tutela di
diritti costituzionalmente garantiti per la sicurezza dei cittadini: una condizione questa indispensabile per la
realizzazione della democrazia. Ci comporta anche che agli appartenenti ai servizi di sicurezza possa esser
consentito di trasgredire a norme e a precetti - sempre esclusi quelli che tu-telino i diritti fondamentali della
persona fra i quali, primo fra tutti, l'integrit fisica - soltanto se comportamenti del genere risultino
strettamente finalizzati rispetto agli interessi costituzionalmente garantiti attraverso il segreto. Ma solo la
legittima difesa o lo stato di necessit, gi previsti dal diritto comune, potrebbero giustificare, e soltanto in
favore della tutela di un altro diritto di pari grado e importanza, il sacrificio di diritti relativi alla integrit
fisica. Questo aspetto riguarda proprio coloro cui questo discorso si rivolge perch, una volta affermato che
l'apposizione del segreto possa coprire soltanto gli illeciti imposti dalla necessit di tutela di diritti
costituzionalmente garantiti, nessuno potrebbe sperare di essere poi coperto dall'apposizione del segreto
quando abbia posto in essere comportamenti non necessitati dai fini propri degli apparati di sicurezza.
Come stato difatti sottolineato (Abbamonte), il riferimento alla necessit che consente di far salva la
coerenza del sistema democratico l dove ammette il segreto, nei limiti in cui costituisce il mezzo
indispensabile per tutelare certi interessi, rilevanti secondo Costituzione. E cos, parimenti, da altri (Paladin)
si afferma che per ciascuna specie di segreti va sempre rintracciata una legittimazione d'ordine
costituzionale e che comunque la tutela del segreto deve essere concepita in considerazione degli effettivi
pericoli di danno e soltanto in vista di supremi interessi da proteggere, tenendo cio sempre presente
l'aforisma: lex rei publicae suprema lex esto.
Per concludere, nessun Paese moderno pu fare a meno dei servizi di sicurezza perch sono indispensabili
per salvaguardare la democrazia dagli attacchi esterni e dalla eversione interna.
Ma proprio perch il lavoro di quei servizi circondato dalla segretezza, molto pi grave che chi vi
prende parte, per la fiducia che gli viene riposta in modo cos peculiare, possa tradirla per coprire gli arbitr
e gli abusi del potere o per assecondare l'eversione contro il potere.
L'auspicio dunque che gli addetti ai servizi sentano la responsabilit di quella fiducia corrispondendo ad
essa con un particolare e leale impegno della propria coscienza al servizio del Paese e della democrazia.
(*) Prolusione del Prof. Vincenzo CAIANIELLO, Presidente emerito della Corte Costituzionale, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico 1995-96 della
Scuola di Addestramento del SISDe (Roma, 27 novembre 1995).

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Cherubina CIRIELLO - Brevi osservazioni sul fenomeno dell'immigrazione alla luce della
pi recente evoluzione legislativa

1. Premessa
Il fenomeno immigrazione dai Paesi extracomunitari un fatto che va assumendo proporzioni sempre meno
controllabili nell'ambito del contesto storico, sociale e politico, non solo italiano, bens di tutti i Paesi
dell'Unione europea.
Pertanto l'opzione di introdurre normative pi o meno favorevoli all'accoglimento dei flussi migratori deve
essere resa in considerazione delle possibili alternative che i Paesi industrializzati, in genere sono in grado
di proporre nei confronti di problematiche di cos vasto rilievo.
La valutazione della politica e delle conseguenti strategie in tema di immigrazione dovr essere fatta alla
stregua oltre che di criteri strettamente economici - in termini di costibenefici - sulla base di criteri fondati
sui principi di solidariet, cooperazione ed uguaglianza sostanziale che costituiscono i punti cardine del
nostro ordinamento.
L'opportunit di uno studio approfondito delle problematiche relative all'immigrazione infatti sollecitata
dalla necessit di far convergere, in linea di massima, le diverse discipline degli Stati dell'Unione Europea
verso l'adozione di principi comuni volti a ridurre le distanze tra i diversi standards di trattamento nazionale.
Inoltre appare ugualmente pressante e di comune interesse l'esigenza di tutelare in modo autonomo e con
uno status particolare (che potrebbe essere quello di "rifugiato per motivi umanitari") quelle situazioni di
migrazione che hanno origine da eccezionali crisi o guerre civili (si pensi per tutte alla situazione della ex
Jugoslavia).
2. Analisi della legislazione nazionale
La posizione degli stranieri nell'ordinamento italiano ha costituito, per molto tempo, soprattutto un
problema di ordine pubblico. Le scarse previsioni normative contenute nel titolo V del testo unico di
pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e nel titolo V del relativo
regolamento di esecuzione approvato con regio decreto 6 maggio 1949, n. 365, erano dirette principalmente
alla disciplina degli aspetti repressivi.
Solo recentemente, a fronte di una pi massiccia immigrazione agevolata da un nuovo contesto socioeconomico, stata avvertita la necessit di innovare la normativa non pi rispondente alla realt dei nostri
giorni.
Pertanto l'analisi della legislazione nazionale ha come pietra miliare la legge 30 dicembre 1986, n. 943:
"norme in materia di collocamento e trattamento dei lavoratori extracomunitari immigrati e contro le
immigrazioni clandestine", che per prima reca una disciplina completa e basilare del fenomeno
dell'immigrazione; a distanza di qualche anno nuovamente all'attenzione del legislatore, che ha ridisegnato
alcuni importanti aspetti, cos portando a compimento l'opera intrapresa nel 1986, con la legge n. 39 del
1990, di conversione del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, recante "Norme urgenti in materia di asilo
politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari gi presenti nel territorio dello Stato".
Tali discipline, che costituiscono tutt'oggi la normativa vigente, hanno avuto riguardo, in particolare, alle
materie dell'ingresso, del soggiorno e del lavoro dell'extracomunitario, affidando alla giurisprudenza il
difficile compito di estendere il godimento di diritti fondamentali all'extracomunitario.
In ci, come in altre materie, ha svolto infatti un ruolo fondamentale la Corte Costituzionale, che ha
riconosciuto condizioni pi favorevoli agli stranieri extracomunitari, cos sollecitando l'iniziativa del
legislatore.
La legge n. 943 del 1986 garantisce, per la prima volta a tutti i lavoratori extracomunitari legalmente
residenti nel territorio della Repubblica italiana e alle loro famiglie, parit di trattamento e piena
eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani. Sono elencati, infatti, in una sorta di "carta dei diritti" il

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diritto alla parit con i lavoratori italiani, il diritto alla disponibilit dell'abitazione e al ricongiungimento
con il coniuge e i figli a carico, il diritto alla tutela giurisdizionale.
La legge disciplina inoltre la programmazione dell'occupazione, l'impiego e la mobilit professionale dei
lavoratori extracomunitari consentendo l'ingresso in Italia ai soli lavoratori muniti del visto rilasciato dalle
autorit consolari sulla base delle autorizzazioni concesse dai competenti uffici provinciali del lavoro; la
regolarizzazione delle situazioni pregresse (la cosiddetta sanatoria).
Nonostante gli sforzi del legislatore nel 1986, non si poteva ritenere di aver raggiunto una compiuta,
soddisfacente disciplina della materia. In particolare la legge n. 943 aveva mostrato molte lacune sulla
regolamentazione degli interessi e dei controlli; ci aliment la tendenza degli immigrati ad entrare in Italia
con un visto di turismo e a rimanervi clandestinamente, facendo ricorso a mezzi di sussistenza illecitamente
procacciati.
La situazione di crescente tensione sociale e di frequente intolleranza razziale ha spinto il Governo a
presentare il decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 41, convertito dalla nota legge Martelli.
Quest'ultima disciplina essenzialmente:
- gli ingressi e la prevenzione della lotta alla clandestinit;
- la regolarizzazione del soggiorno degli stranieri gi presenti;
- la programmazione di flussi migratori;
- la disciplina del lavoro dipendente ed autonomo;
- lo status e la tutela dei rifugiati;
- l'armonizzazione della politica italiana con quella degli altri Paesi comunitari.
La programmazione annuale dei flussi di ingresso viene prevista soltanto per quanto riguarda i motivi di
lavoro ed in riferimento alle esigenze dell'economia nazionale, delle disponibilit finanziarie e delle
concrete possibilit di accoglienza, tenendo conto altres dello stato delle relazioni e degli obblighi
internazionali.
Gli stranieri devono essere forniti, per poter entrare nel nostro Paese, di passaporto valido nonch di visto
(per motivi di turismo, studio, lavoro subordinato o lavoro autonomo, cura, familiari e di culto) ove
prescritto, e devono essere provvisti di mezzi di sostentamento. E' considerato tale anche chi sia fornito di
documentazione attestante la disponibilit di beni o di un'occupazione retribuita, ovvero della dichiarazione
impegnativa di un ente inserito in un elenco predisposto dal Ministero dell'Interno, che gli garantisca
l'alloggio e il sostentamento.
In mancanza dei requisiti descritti previsto il respingimento dalla frontiera.
La legge disciplina, oltre alle comunicazioni dei provvedimenti di ingresso, soggiorno ed espulsione agli
interessati, la tutela giurisdizionale contro i provvedimenti di espulsione e di diniego di riconoscimento
dello status di rifugiato; i casi di espulsione dal territorio dello Stato sono tassativamente elencati.
3. L'evoluzione legislativa successiva e la normativa secondaria
Recentemente il decreto-legge 14 luglio 1993, n. 187, convertito nella legge 12 agosto 1993, n. 296, per
tentare di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario, ha dettato norme in materia di espulsione
degli stranieri.
Il decreto-legge 8 dicembre 1993, n. 42, concernente disposizioni urgenti in materia di differimento di
termini previsti da disposizioni legislative, ha previsto all'art. 38 l'aumento di 30 miliardi dell'autorizzazione
di spesa prevista dalla legge Martelli per la prosecuzione, nell'anno 1993, degli interventi in materia di
ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari.
Inoltre ha previsto che, per l'anno 1994, gli extracomunitari regolarmente residenti ed iscritti nelle liste di
collocamento possano fruire della stessa assistenza sanitaria erogata dal servizio sanitario nazionale ai
cittadini italiani.
Nella programmazione annuale dei flussi di cui all'articolo 2 comma 3 della legge Martelli, sono indicate tra
l'altro le possibilit di impiego per i lavoratori stagionali extracomunitari, in considerazione delle
disponibilit accertate tramite i competenti uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione e
tenuto conto delle previsioni annuali di fabbisogno di manodopera formulate dalle commissioni regionali
per l'impiego, in collaborazione con i datori di lavoro e le organizzazioni sindacali per i settori nei quali
l'andamento del lavoro sia prevalentemente stagionale.

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Risultati positivi sono stati riscontrati con la cosiddetta "politica dei ricongiungimenti familiari", che, sulla
base di un principio gi sancito dalla legge n. 943/1986 (che all'articolo 4 consentiva al lavoratore straniero
il ricongiungimento con il coniuge e con i figli minori, nonch con i genitori a carico, sempre che fosse in
grado di assicurare loro "normali condizioni di vita"), ha di fatto consentito agli stranieri provenienti da aree
particolarmente povere di ricongiungersi in Italia con il nucleo familiare, dopo aver creato le premesse per
delle normali condizioni di vita, facendo ricorso quindi ad un criterio diverso e pi favorevole rispetto a
quello dei sufficienti mezzi di sostentamento.
Meno significativa la regolamentazione, ex articolo 1 della legge Martelli, relativa agli organi e alle
procedure competenti ad esaminare le richieste di riconoscimento di un contributo di prima assistenza ai
richiedenti lo status di rifugiato.
In proposito va evidenziata la tendenza ad estendere l'assistenza riconosciuta ai richiedenti lo status di
rifugiato in favore di popolazioni (c.d. displaced persons) costrette da eventi bellici ad abbandonare il
proprio territorio, a prescindere dal riscontro dei requisiti richiesti per l'asilo politico.
Infine, ai sensi dell'articolo 9, comma 4 della legge Martelli che consente l'utilizzo di cittadini stranieri per
l'esercizio di profili professionali infermieristici nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, il Ministro
della Sanit, di concerto con il Ministro del Tesoro e con il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale,
ha fissato i contingenti per regioni, del predetto personale, i criteri di valutazione dei titoli e di verifica delle
professionalit nonch le modalit retributive e previdenziali.
In attuazione di tali disposizioni il decreto-legge n. 7/94 recante interventi urgenti in materia sanitaria ha
previsto l'utilizzazione per le prestazioni sanitarie e sanitarie-tecniche sia in strutture pubbliche che private,
di personale extracomunitario.
4. Le proposte di riforma della legge 39/90
Attualmente sono all'esame della I Commissione Affari Costituzionali della Camera delle proposte di legge
abbinate, volte ad introdurre modifiche ed integrazioni alla legge 28 febbraio 1990, n. 39.
Dopo l'esame preliminare la Commissione ha proceduto alla redazione di un testo unificato ed alla
determinazione di costituire un Comitato ristretto per il seguito dell'esame (seduta dell'8 novembre 1995).
Emerge infatti dai lavori parlamentari l'urgenza di conciliare esigenze non pi differibili: da un lato una
maggiore severit nei controlli nei confronti degli immigrati clandestini, quindi pi efficaci misure di
espulsione soprattutto nei riguardi degli stranieri condannati per reati comuni e un pi accurato controllo
degli ingressi in relazione al numero programmato, sinora largamente disatteso; dall'altro l'esigenza di
reperire una soluzione duratura al problema dei clandestini che si soliti distinguere in irregolari ed illegali
a seconda che siano entrati nel territorio dello Stato in forme legali oppure no.
Dell'urgenza di fronteggiare il fenomeno si fatto carico il Governo con il decreto-legge del 18 novembre
scorso, n. 489, recante disposizioni urgenti in materia di politica dell'immigrazione e per la
regolamentazione dell'ingresso e soggiorno nel territorio nazionale di cittadini dei paesi non appartenenti
all'Unione Europea.
Il provvedimento, del quale la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha riconosciuto i presupposti
di costituzionalit, in attesa di conversione.
Esso incide su problemi concreti (ricongiungimento familiare, garanzia dell'assistenza sanitaria, ecc.) nella
prospettiva di assicurare un quadro di certezza giuridica e di definire una disciplina dell'espulsione coerente
con le esigenze di legalit e di rispetto dei diritti fondamentali.
5. "La politica di interesse comune" in materia di immigrazione
Proprio in considerazione dell'evoluzione legislativa descritta, non si pu trascurare che la materia
dell'immigrazione costituisce, senz'altro, oggetto di interesse comune da parte degli Stati dell'Unione
europea, seppure in diversa misura.
Per tale ragione qualunque progetto normativo in itinere non dovrebbe sottrarsi ad un confronto con le
discipline degli altri Stati europei, ed anzi la sua fattibilit andrebbe riguardata, non soltanto alla luce dei
principi fondamentali tracciati da importanti atti internazionali - peraltro gi richiamati dalle leggi descritte
- ma anche e soprattutto alla luce delle nuove prospettive aperte dal trattato di Maastricht per l'elaborazione

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di un progetto normativo-amministrativo comune agli Stati dell'Unione in materia di immigrazione.


Emerge in sostanza dal Trattato di Maastricht la consapevolezza che soltanto, attraverso una strategia
comune, i singoli Stati sono posti in grado di fronteggiare problematiche che travalicano, per la loro stessa
natura, i confini dei singoli territori.
L'ingresso, la circolazione e il soggiorno dei cittadini dei Paesi terzi, e per contro l'immigrazione, il
soggiorno e il lavoro irregolare degli stessi soggetti non possono essere ragionevolmente assoggettati a tante
differenti discipline, talvolta contrastanti, in un ambito territoriale limitato, qual quello dell'Unione
Europea, senza che ci si ripercuota negativamente a danno, ora dell'uno o dell'altro, dei singoli Stati che di
volta in volta, in relazione a particolari, concrete circostanze, diventano ineluttabilmente destinatari degli
effetti di una politica legislativa che non hanno scelto e che hanno addirittura osteggiato.
E' ci che rafforza la convinzione dell'avvio di una transizione progressiva verso una politica comune
dell'immigrazione che, al fine di corroborare la cooperazione tra i Governi dei Paesi dell'Unione europea,
reperisca un indirizzo, medio comune denominatore, che si traduca in una disciplina capace di convogliare
sinteticamente i problemi e le soluzioni di massima per essi ipotizzabili.
Quanto si detto si pu tradurre sul piano strettamente giuridico facendo ricorso al principio di sussidiariet
che costituisce il sostrato logico per un progetto di "azione comune" volta alla realizzazione di obiettivi
comuni.
D'altro canto l'articolo 100 C del Trattato di Maastricht stabilisce che il Consiglio, su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo delibera all'unanimit - e, dal 1 gennaio
1996, a maggioranza qualificata - circa l'individuazione dei Paesi terzi per i quali dovr richiedersi un visto
ai fini dell'attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri. Anteriormente alla data del 1 gennaio
1996 il Consiglio, a maggioranza qualificata, adotta le misure relative all'instaurazione di un modello
unitario per i visti.
Pertanto sembra di poter affermare che la disciplina dei visti dovr necessariamente tenere conto delle linee
tracciate in sede di cooperazione intergovernativa, anche in considerazione della stretta connessione della
materia disciplinata dall'art. 100 C e di quella disciplinata dall'art. K1 che riguarda le condizioni e i requisiti
per l'ingresso, la circolazione e il soggiorno dei cittadini dei Paesi terzi, nonch la lotta contro
l'immigrazione clandestina o irregolare.
Da ultimo occorre tenere presente l'Art. K9 del Trattato di Maastricht che nello stabilire la possibilit del
Consiglio dell'Unione di decidere all'unanimit di rendere applicabile, anche alle materie elencate nell'art.
K1, la procedura di cui all'art. 100 C, ammette cos la possibilit di inglobare la politica di immigrazione
nella competenza esclusiva della comunit, realizzando in tal modo il passaggio dal metodo della
cooperazione a quello dell'integrazione comunitaria (Commissione speciale politiche comunitarie - sede
consultiva).

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Robert A. GRAHAM - Il Vaticano e lo spionaggio

1. Premessa
Da qualche tempo gli addetti ai lavori preferiscono usare il termine intelligence invece di "spionaggio". Non
solo, i principali agenti di questo settore un tempo clandestino sono pronti a venire allo scoperto, fino al
punto di apparire in pubblico senza nascondere la loro vera identit. Infatti l'estate scorsa, in Spagna, si
svolto un Simposio internazionale su "Il potere e i servizi segreti", al quale ha partecipato un nutrito gruppo
di ex responsabili dell'intelligence di diversi Paesi, con lo scopo di esporre, secondo il loro punto di vista, il
significato e la giusta funzione di ci che si definisce "la seconda pi antica professione del mondo",
rifacendosi persino a radici bibliche. Si trattato di una tavola rotonda di tre giorni, organizzata alla fine di
agosto all'Escorial di Madrid dal "Cursos De Verano" dell'Universit Complutense.
Il rango degli invitati provenienti dai servizi segreti rappresentava una garanzia di seriet ed attendibilit.
Tra coloro che hanno preso la parola c'erano l'ex capo della DST (Direction de la Surveillance du Territoire)
francese; l'ex vicepresidente della Bundesverfassungsschutz di Bonn; l'ex capo dei Servizi di Sicurezza di
Stato del Belgio e l'ex capo del Mossad d'Israele. Avevano accettato l'invito anche un generale sovietico del
KGB e un ex capo della CIA (Central Intelligence Agency) statunitense, ma ambedue vi hanno poi
rinunciato (era l'epoca del colpo di Stato a Mosca). Era presente l'ex capo della Defense Intelligence
Agency (esercito statunitense) che ha preso la parola. Non mancava infine anche l'ex capo dei servizi segreti
italiani (SISMI), l'ammiraglio Fulvio Martini, intervenuto anche lui al dibattito. Al termine del Simposio,
l'attuale direttore generale dell'intelligence militare spagnola (CESID), Emilio Alonso Mangiano, ha fornito
la sua analisi sulla missione dell'intelligence.
La presenza di una rappresentanza cos sorprendentemente numerosa significa di certo che, nell'ambiente
dell'intelligence, ci si trovati d'accordo sulla necessit di offrire al pubblico una presentazione autorevole
relativa al lavoro dei servizi segreti. Ci non vuol dire che i partecipanti abbiano fatto rivelazioni indiscrete.
In genere, sono sembrati d'accordo nel sostenere che lo stile Mata Hari, eredit della prima guerra mondiale,
ormai superato, in quanto improduttivo, controproducente e pericoloso. Questo, nonostante all'Escorial
fosse stata allestita una sessione speciale dedicata al ruolo delle donne nello spionaggio e bench il
presidente dell'assemblea fosse una donna, ex agente dell'OSS (Office of Strategic Services) statunitense in
Spagna durante la guerra. Nessuno ha fatto cenno a James Bond o a Smiley, forse perch al Simposio non
ha partecipato nessun esperto di intelligence britannica, a meno che non si voglia considerare Christine
Keeler (coinvolta nel caso Profumo), la quale nelle dichiarazioni alla stampa ha per detto di essere una
prostituta e non una spia. Tutti i presenti si sono trovati d'accordo nel sostenere che la sfida lanciata dal
terrorismo internazionale richiede una stretta collaborazione fra i Servizi segreti, compreso quello sovietico.
Per una volta, organismi normalmente in competizione fra di loro hanno individuato un comune obiettivo in
virt del quale unire i propri sforzi.
2. Lo spionaggio entro il Vaticano
L'attentato alla vita di Giovanni Paolo II, compiuto dal terrorismo internazionale, ha attirato sul Vaticano il
pi vivo interesse dei servizi segreti di tutto il mondo. Ma un interesse che precede l'ascesa del terrorismo.
Negli ultimi mesi, la vigilanza da tempo esercitata dai servizi segreti sul Vaticano diventata un fatto di
dominio pubblico. L'estate scorsa non abbiamo forse letto che Robin Robinson, fino a poco tempo fa uno
dei capi dell'intelligence britannica, ha dichiarato di fronte a un vasto pubblico televisivo inglese che "molte
volte" i servizi segreti inglesi hanno intercettato le comunicazioni della Santa Sede? Un fatto simile non ha
probabilmente stupito nessuno in Vaticano. Il telefono, infatti, notoriamente il tallone d'Achille della
riservatezza. Grazie al progresso tecnologico, le intercettazioni telefoniche sono diventate sempre pi facili
e quindi le comunicazioni telefoniche sono maggiormente soggette a intromissioni, in particolar modo
attraverso il raggio laser.

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Due recenti pubblicazioni meritano di essere citate per cercare di comprendere la ragione effettiva
dell'interesse nutrito dall'intelligence nei confronti del Vaticano. Negli ultimi mesi della seconda guerra
mondiale, l'OSS statunitense, a capo del quale era il generale William J. Donovan, invi un suo agente in
Vaticano con l'ordine di indagare sulla eventualit di un contributo da parte della Santa Sede al processo di
pace che si cercava di realizzare nel Pacifico. L'agente fu quasi sul punto di portare a termine con successo
la missione, grazie all'aiuto di un officiale della Segreteria di Stato pontificia. Le vicende di questo
drammatico periodo sono narrate in un libro (1) scritto dall'agente stesso, intitolato Pace senza Hiroshima.
Operazione segreta in Vaticano nella primavera del 1945. L'autore Martin S. Quigley, attualmente editore
a New York. Egli riusc a convincere l'allora mons. Egidio Vagnozzi, futuro cardinale, a trasmettere alla
rappresentanza diplomatica giapponese, presente in Vaticano, l'esistenza di una possibilit di negoziare la
pace con gli Stati Uniti. Il contatto riusc. Il delegato speciale giapponese, ambasciatore Ken Harada, dopo
una comprensibile esitazione, comunic le informazioni al suo Governo. Se i suoi superiori le avessero
prese in considerazione, sia al Giappone sia agli Stati Uniti sarebbe stato risparmiato l'incubo di Hiroshima
e Nagasaki.
La storia di tali contatti stata rivelata per la prima volta alla nostra rivista(2). Una piena conferma si
avuta successivamente, quando sono stati resi noti i documenti sia statunitensi sia giapponesi. Quigley
rende un servizio alla storia mettendo insieme, dopo tanti anni, i pezzi di questo complicato puzzle
riguardante gli sforzi compiuti per la pace. raro che la storia di un tentativo segreto per raggiungere la
pace sia documentata in maniera tanto convincente. L'autore del libro scrive che la sua esperienza dimostra
come sia difficile rendere efficaci tali tentativi.
La seconda pubblicazione (3) ugualmente interessante, anche se per ragioni diverse, ovvero per la
conoscenza dell'ambiente dell'attivit d'intelligence in Vaticano. Gli autori sono un americano, John Loftus,
e un australiano, Mark Aarons. Ambedue hanno la passione d'indagare sulla fuga di veri o presunti criminali
di guerra dall'Europa. La loro tesi appare per piuttosto sconcertante. Nella prima parte del libro sembra
infatti che il Vaticano sia accusato di essere nelle mani dei nazisti. Nella seconda, invece, il Vaticano appare
manovrato dai sovietici. Gli autori hanno compiuto ricerche eccezionalmente approfondite negli archivi
segreti dei servizi segreti statunitensi nel tentativo di sostenere le loro opinioni. Ma potremo tornare su
questa ipotesi suggestiva in un'altra sede. Per il nostro scopo ora, questo nuovo libro rappresenta solo
un'ulteriore prova dell'interesse manifestato nei confronti del Vaticano, allora come oggi, da parte dei
servizi segreti.
3. Cosa c' da spiare in Vaticano?
Gli organizzatori del Simposio su "Il potere e i servizi segreti" hanno invitato anche osservatori, storici,
giornalisti e altri. Uno dei contributi (consegnato da chi scrive) s'intitolava: "L'intelligence straniera e il
Vaticano. Come le nazioni hanno spiato il Vaticano e perch". Per i fini che ci proponiamo ora utile
tracciare a grandi linee alcuni dei punti riportati nello scritto.
Cosa c' in realt da spiare in Vaticano? possibile che questa domanda venga posta dall'osservatore
profano. Un modo per rispondere e spiegare tale apparente anomalia quello di ricordare che la maggior
parte dei Governi ha una missione diplomatica accreditata presso la Santa Sede. Il loro compito ordinario
consiste sostanzialmente in un lavoro d'intelligence in senso "normale", ovvero nel fornire ai rispettivi
Governi, con cognizione di causa, rapporti attendibili e sicuri, relativi alle questioni che interessano i
rispettivi Paesi. A volte, specialmente in tempo di guerra, la situazione critica e il bisogno di informazioni
vanno oltre le legittime possibilit dell'ambasciatore. A questo punto entrano in scena i servizi segreti con i
loro metodi clandestini. Il famoso detto di Clausewitz sulla guerra potrebbe essere riadattato cos:
"L'intelligence il proseguimento della diplomazia con altri mezzi". Lo stesso ambasciatore, agli albori
della diplomazia, era considerato niente pi che una "spia". Questa professione poi diventata uno
strumento rispettato e riconosciuto della societ internazionale. possibile che anche per l'intelligence si
stia avviando lo stesso processo di legittimazione?
Nell'ambito dell'intelligence mondiale il Vaticano, e quindi la Santa Sede, occupa un posto molto piccolo.
Questo non rappresenta comunque una consolazione per il Papa, che vede i suoi affari confidenziali esposti
agli occhi di estranei e i suoi intimi disegni frustrati perch venuti a conoscenza dei suoi nemici.
Nell'esperienza storica della Santa Sede possibile individuare quattro aree e situazioni particolari di cui

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oggi si conoscono i dettagli. Esse riguardano: 1) l'Italia durante la questione romana (1870-1929) e sotto il
fascismo; 2) la Germania nazionalsocialista; 3) l'Unione Sovietica; 4) gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
4. La Santa Sede e l'Italia prima della seconda guerra mondiale
Con una clausola segreta all'interno dell'articolo 15 del Trattato di Londra, stipulato nell'aprile del 1915, la
monarchia italiana era riuscita a ottenere dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Russia zarista la
promessa che la Santa Sede non sarebbe stata ammessa a partecipare a una eventuale conferenza di pace.
Una simile eccessiva preoccupazione tradiva il nervosismo esistente nelle alte sfere della politica italiana.
Non c' da meravigliarsi che il Governo nutrisse forti sospetti nei confronti delle manovre di Benedetto XV
e dei suoi rapporti con le potenze centrali. Il Governo in qualche modo era entrato in possesso del cifrario
del Vaticano e leggeva regolarmente i messaggi del Papa.
Si tratta di un'abitudine mantenuta dal successivo regime fascista. "Noi leggiamo tutto", disse con
franchezza il ministro degli Esteri Ciano al Nunzio nel 1940. Il Governo ebbe un gran daffare con le
presunte attivit spionistiche di un officiale della Segreteria di Stato pontificia, mons. Rudolf von Gerlach,
un bavarese che aveva continui contatti con la Germania e con l'Austria. Non fu difficile imputare alcune
sconfitte militari e navali a presunte informazioni che sarebbero state passate da Gerlach. In effetti il prelato
fugg in Svizzera e non fece mai pi ritorno in Vaticano.
La posizione geografica del Vaticano, situato nel cuore di Roma, rappresentava al tempo stesso un
vantaggio e uno svantaggio per i servizi segreti. La Citt del Vaticano era un'autentica vasca per pesci.
Dopo l'ultima guerra stata pubblicata la lista degli agenti della polizia, che ha permesso di verificare
quanti uomini dell'OVRA (l'organizzazione di spionaggio del regime fascista) fossero all'opera in Vaticano.
Uno di esse altri non era che il capo degli stessi servizi vaticani di sicurezza. Con il suo aiuto sarebbe stato
un gioco da ragazzi per il SIM (Servizio Informazioni Militare) mandare, per esempio, propri uomini nella
stanza dei cifrari della Segreteria di Stato pontificia durante la notte. Un fatto certo: il Governo italiano era
in possesso del cifrario della Santa Sede.
Gli ambasciatori dei Paesi in guerra con l'Italia (negli anni tra il 1940 e il 1944) correvano anche loro dei
rischi. Infatti il SIM reclutava senza difficolt personale tra i domestici dei diplomatici nemici. Essi erano in
grado di riferire quali ospiti venivano ricevuti a colazione e anche i brani di conversazione che riuscivano a
cogliere. Nel 1943, il SIM fece in modo che l'ambasciatore inglese, sir d'Arcy Osborne, prendesse al suo
servizio uno dei suoi uomini in qualit di maggiordomo. Secondo le istruzioni ricevute, questi - un italiano rub dal suo nascondiglio tutto il materiale attinente al cifrario in possesso del diplomatico, mentre il suo
padrone era uscito per portare a passeggio il cane. Poi lo consegn a un agente del SIM che ne fotograf i
contenuti. Informato (come?) che i suoi messaggi indirizzati a Londra non erano "sicuri", Osborne rese la
pariglia agli avversari, inserendo nei suoi dispacci al Ministero degli Affari Esteri affermazioni false e
fuorvianti, sapendo che sarebbero state lette dagli italiani. Questi telegrammi volutamente menzogneri sono
ancora conservati nel Public Record Office e rappresentano una trappola per gli storici alle prime armi, i
quali troppo facilmente sono pronti ad accettare i documenti ufficiali per ci che sembrano, senza essere
consapevoli del loro background o dei trucchi usati dai servizi segreti.
5. La Santa Sede e la Germania nazista
La storia dello spionaggio nazista in Vaticano, sia prima sia durante la guerra, insolitamente ben
documentata, almeno a confronto di ci che sappiamo dei servizi segreti di altri Paesi. I nazionalsocialisti
consideravano la Chiesa cattolica, sia in Germania sia nel suo centro mondiale a Roma, un nemico
(Staatsfeind) da combattere e da estirpare. Il Papa era per loro il vertice (Spitze) di quello stesso
"cattolicesimo politico" che attaccavano in patria. Per i capi nazisti era indispensabile essere a conoscenza
di ci che avveniva nella Chiesa, per poterne meglio neutralizzare le mosse. Tale compito era affidato a
Reinhard Heydrich, capo dell'efficientissima e temuta Reichssicherheitshauptamt (RSHA). Questo genio del
male impartiva ai suoi agenti istruzioni molto particolareggiate. Una delle prede pi ambite era la
corrispondenza fra i vescovi e il Vaticano. Le linee di comunicazione fra Roma e il Reich dovevano essere
tenute sotto controllo e, se possibile, infiltrate. Dovevano inoltre essere annotate e segnalate tutte le
divergenze e le tensioni tra i vescovi, o tra i vescovi e il nunzio pontificio a Berlino, nonch tutte le

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personali debolezze degli uomini di Chiesa. Le relazioni quinquennali inviate dai vescovi a Roma, se
potevano essere intercettate, erano particolarmente gradite. Heydrich non esitava neppure a introdurre nei
Seminari giovani nazisti da lui ritenuti idonei al compito di infiltrati. Se qualche candidato veniva notato
dagli uomini della Gestapo locale, questi avevano l'ordine d'informare Heydrich.
Si potrebbe dubitare che questi ordini venissero eseguiti scrupolosamente dai vari agenti di Heydrich?
All'Archivio Federale sono reperibili i protocolli di numerose riunioni della Conferenza Episcopale a Fulda.
quindi evidente che il pensiero dei vescovi tedeschi veniva rivelato alla polizia segreta, che cos poteva
individuare i punti forti e deboli della loro tattica difensiva. Come potevano queste disastrose informazioni
cadere nelle mani di Reinhard Heydrich? Certamente non per circostanze fortuite.
La situazione a Roma, dal punto di vista dell'intelligence, non era favorevole al Reich. Le persecuzioni
volute da Hitler in Germania contro la Chiesa gli avevano alienato la maggior parte del clero tedesco. Gli
studenti erano stati richiamati sotto le armi, ma rimanevano tuttavia inevitabilmente persone pi anziane,
dai sentimenti nazionalistici particolarmente forti. Per alcuni di loro Hitler era solo un fenomeno
passeggero, che sarebbe stato soppiantato presto da un altro regime, magari proprio dal ritorno degli
Hohenzollern, dei Wittelsbach o degli Asburgo. Tra questi "nostalgici", come risaputo, c'era il vescovo
austriaco Alois Hudal, soprannominato "il vescovo bruno", che non faceva mistero del suo desiderio di
essere il fautore della riconciliazione fra la Chiesa cattolica e il nazionalsocialismo. Dopo la guerra, il
vescovo Hudal (che non aveva altra posizione ufficiale in Vaticano se non quella di consultatore di una
delle Congregazioni) venne interrogato dal controspionaggio britannico, senza che per venisse preso alcun
provvedimento nei suoi confronti. Qualcuno ha sostenuto che il vescovo Hudal fosse "vicino" a Pio XII: in
realt, Hudal rappresentava il rischio numero 1 per la sicurezza vaticana. Una lettera di presentazione scritta
da lui in favore di un visitatore tedesco era sufficiente per far scattare segnali di allarme. E ancora, nel 1942
la sua richiesta di un'udienza privata dal Papa venne respinta. Egli non incontr mai il Papa n durante la
guerra n dopo.
Berlino, forse proprio a causa della mancanza di informatori validi vicini alla Curia vaticana, fece ricorso
alla tattica di inviare infiltrati da fuori Italia. Negli schedari della RSHA, reperiti nell'ex Ministero degli
Esteri, sono stati ritrovati i rapporti di numerose incursioni da parte dell'intelligence. Negli anni della guerra
l'intelligence nazista a Roma era principalmente nelle mani del tenente colonnello delle SS, Herbert
Kappler, l'attach di polizia di Himmler nell'ambasciata del Reich in Italia. Anche se il suo incarico ufficiale
consisteva nella sorveglianza dei circoli degli emigrati, in realt la sua missione era di ben pi vasta portata.
Kappler cre una rete di informatori per gli affari del Vaticano. Essa includeva anche alcuni ecclesiastici,
che speriamo non fossero consapevoli di far parte di un sinistro apparato di spionaggio, il quale aveva come
fine la distruzione del Vaticano.
sottinteso che il controllo esercitato dai nazisti si estendeva anche alle missioni diplomatiche pontificie
(nunziature) specialmente a quella che si trovava a Berlino. A parte le intercettazioni telefoniche messe in
atto dal famoso "servizio" di Goering (Forschngsamt des Luftfahrtsministeriums), un poliziotto era
appostato regolarmente di fronte alla nunziatura berlinese, sempre a una certa distanza, in modo da non
fornire l'occasione per una protesta diplomatica. In tal modo era possibile controllare chi entrava e chi
usciva dall'edificio sulla Rauchstrasse. Se lo riteneva opportuno, il poliziotto poteva anche operare un fermo
per l'identificazione. Poich i vescovi della Polonia occupata comunicavano con la Santa Sede tramite la
nunziatura di Berlino, il pericolo che questi traffici (proibiti) con Roma potessero essere scoperti era
indubbiamente reale.
Per una valutazione dell'effettiva situazione alla nunziatura berlinese, ricordiamo l'esempio di un uomo
delle SS, Hurt Gerstein, testimone dello sterminio degli ebrei a Belzec. Il portiere della nunziatura di
Berlino gli imped l'ingresso, in quanto avrebbe potuto esser un agente provocatore. Pi tardi, Gerstein rifer
questo particolare: dopo aver lasciato la nunziatura, era stato seguito da un poliziotto in bicicletta. Gli fu
permesso di continuare, ma la giovane SS dichiar di essere stato pronto a prendere la sua pistola e a
spararsi. Perch un uomo delle SS non avrebbe dovuto essere al corrente o avere dei sospetti sul fatto che la
nunziatura pontificia era sotto la "protezione" della Gestapo?
6. La Santa Sede e l'Unione Sovietica
La parola "talpa" appare spesso negli scritti contemporanei sull'intelligence. L'immagine designa un

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infiltrato particolarmente pericoloso, non una spia occasionale, che riesce a "farsi una tana" in qualche posto
di grande importanza strategica. possibile che Mosca avesse una talpa in Vaticano prima, durante o dopo
la seconda guerra mondiale? Il caso di Alessandro Kurtna pu essere di aiuto per rispondere a questa
domanda.
Dopo il 1945 alcuni giornali e persino alcune opere di fiction riportano notizie, molto romanzate e non
confermate, relative ad alcuni giovani sovietici, membri del KGB, i quali, travestiti da uomini di Dio,
sarebbero entrati in Seminario, proseguendo fino a diventare alti prelati della Chiesa cattolica, persino in
Vaticano. Sulla falsariga di una storia cos avvincente, alcuni romanzieri ricamarono una serie di dettagli
sensazionali. Ma esisteva davvero un nucleo di verit alla base di questi voli di fantasia? Perch no? Una
spia una spia e una talpa una talpa. Un fatto del genere avrebbe potuto verificarsi nell'ambiente
tranquillo del Vaticano come in qualunque altro luogo. I sovietici erano maestri nel creare false identit.
Sulla scena romana vi fu almeno una persona che pu aver fornito lo spunto alla nascita di questa leggenda.
Si trattava appunto di Kurtna, un estone di madre russa, che giunse nella citt eterna alla vigilia del secondo
conflitto mondiale. Ma il suo piano si aren a met strada. Kurtna, conosciuto anche come Kurson, negli
anni Trenta si convert al cattolicesimo e fece in modo di venire ammesso nel Collegio russo (Russicum) di
Roma con la speranza di entrare nella Compagnia di Ges. Ma dopo un paio di anni gli venne comunicato
che non risultava avere la vocazione al sacerdozio e abbandon Roma e continu a lavorare sulla storia dei
rapporti tra Santa Sede e Paesi baltici. Quando, nel 1940, il suo Paese venne invaso dai sovietici, egli si rec
a Mosca, dove ottenne una borsa di studio per continuare i suoi studi. Pi tardi, quando il suo Paese venne
nuovamente invaso - questa volta dalle armate del Reich - Kurtna, con meraviglia di tutti, ottenne il
permesso per ritornare in Estonia e per spostarsi liberamente in quella zona, all'epoca sotto l'occupazione
tedesca, recandosi in visita da amici ecclesiastici. Nel frattempo la polizia italiana lo aveva schedato come
spia dei sovietici ed egli venne arrestato al suo rientro in Italia.
Dopo aver languito per molti mesi nel carcere di Regina Coeli, Kurtna venne rilasciato dopo l'8 settembre
1943 e gli fu chiesto di firmare una garanzia per lavorare con Kappler. Da quel momento, i rapporti di
Kappler a Berlino furono letteralmente infarciti di informazioni sugli affari del Vaticano. Una coincidenza
senza dubbio significativa. Grazie alla sua buona conoscenza del russo e di altre lingue dell'Europa orientale
Kurtna, attraverso le sue amicizie fra gli ecclesiastici, trov un lavoro saltuario presso la Congregazione
vaticana per le Chiese orientali, presso l'Ufficio informazioni del Vaticano e presso la Radio Vaticana. In tal
modo egli si trovava in una posizione che gli permetteva di venire direttamente a conoscenza delle notizie
che giungevano a Roma dall'Europa Orientale.
Certo che Alessandro Kurtna non venne mai ordinato sacerdote n indosso l'abito talare dopo il suo
allontanamento dal Russicum. Al massimo Kurtna fu "una talpa mancata". Alla fine del 1944 egli venne di
nuovo arrestato da quegli stessi carabinieri che lo avevano preso nel 1942 e che ora collaboravano con gli
americani. Fu quindi interrogato dai membri della S-Force, l'unit congiunta di controspionaggio
angloamericana, nota come CSDIC (Combined Services Direct Interrogation Centre), dai cui rapporti sono
tratti molti dei dettagli qui riportati.
Ma i documenti del CSDIC non fanno cenno all'ultima parte della storia di Kurtna. Egli venne rilasciato
dagli Alleati e un giorno, mentre camminava per via Cola di Rienzo, dove abitava, venne fermato da un
forestiero con un giornale in mano. L'uomo gli chiese se conosceva il russo e se poteva aiutarlo a tradurre
qualcosa dal giornale che aveva con s. Kurtna si chin cortesemente per leggere e, proprio in quel
momento, venne colpito violentemente alla nuca, caricato su un'automobile e condotto a Napoli. Qui venne
imbarcato su una nave sovietica e and a finire a Norilsk, in Siberia, nel circolo polare artico. Come noto,
in quei giorni Stalin premiava anche i suoi agenti occidentali pi efficienti e fedeli con l'arresto e l'esilio in
Siberia. Per ironia della sorte, l'esilio di Kurtna la prova pi certa che egli in realt era veramente una
talpa (mancata?).
7. I rapporti fra Santa Sede e Gran Bretagna e USA
Che interesse aveva il Vaticano per i servizi segreti britannici e americani, soprattutto durante la seconda
guerra mondiale? La prima risposta che si pu dare a questa domanda ricordare che nella Citt del
Vaticano vivevano, protetti dalla neutralit del luogo, gli ambasciatori e gli incaricati di affari di Stati
nemici. Primo fra tutti, l'ambasciatore del Reich tedesco, Ernst von Weizscker, risiedeva in Vaticano

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insieme ai suoi collaboratori e impiegati, in contatto diretto con Berlino. Tra i residenti c'era inoltre il
delegato speciale giapponese, Ken Harada, che aveva lo stesso contatto diretto con Tokyo. Cosa riferivano
ai rispettivi Governi e quali istruzioni ricevevano? Una situazione del genere era un aperto invito alle
intercettazioni da parte degli Alleati. Sin dai primi giorni dell'occupazione alleata di Roma, nel giugno
1944, le forze britanniche installarono un posto di ascolto proprio di fronte all'abitazione dell'ambasciatore
Weizscker in Vaticano. La loro posizione, a pochi metri di distanza sulla via Aurelia, rendeva il compito
dell'intercettazione molto semplice. Il controspionaggio britannico era gi in possesso dei segnali di
chiamata dell'ambasciata, frutto di precedenti intercettazioni del trasmettitore del Ministero degli Esteri di
Berlino. Nelle settimane seguenti giunse da Berlino un certo numero di segnali e un giorno, nel febbraio
1945, venne captato un lungo messaggio relativo al piano di pace del ministro degli Esteri, von Ribbentrop.
Weizscker lo sottopose all'attenzione del Segretario di Stato pontificio. Fu questa l'ultima offerta di pace
da parte del Reich, che per non approd a nulla.
Il controllo esercitato sulle attivit del diplomatico giapponese fu di diverso genere. Come noto, gli
americani decifrarono ben presto il codice giapponese. I dispacci diplomatici, compresi quelli da e per Ken
Harada, furono intercettati in gran numero. Questi cablogrammi sono oggi conservati nella sezione Magic
dell'Archivio Nazionale di Washington e comprendono i messaggi che Ken Harada inviava a Tokyo
facendo riferimento ai sondaggi sulla pace del sopracitato Martin Quigley.
La vera storia dell'intelligence - sia in Vaticano sia altrove - non sarebbe completa senza la storia dei suoi
fallimenti e delle sue umiliazioni. Dopotutto, di chi ci si pu fidare in questo gioco delle parti? Pi la fonte
delle informazioni segreta, pi difficile verificarne autenticit e attendibilit. Gli agenti che fanno il
doppio gioco e i semplici informatori sono lo spauracchio degli operatori dell'intelligence. Prendiamo ad
esempio la mortificazione che sub James Jesus Angleton, capo dell'OSS a Roma dal 1944. A un certo
punto del suo compito di vigilanza del Vaticano, Angleton individu un italiano che passava ai giornalisti
americani presunti dispacci arrivati in Vaticano, che sarebbero stati inviati dal Giappone.
Esisteva dunque la possibilit che i messaggi del Papa potessero essere acquistati? Angleton ag
rapidamente in modo da assicurarsi l'esclusiva di questa grande scoperta. Erano gli anni in cui le
informazioni provenienti dal Giappone erano particolarmente ambite. La fonte misteriosa fu ben felice di
ottemperare alle richieste del suo cliente. Il risultato fu un voluminosissimo incartamento di "dispacci"
indirizzati al Vaticano, riguardanti avvenimenti di ogni genere, comprese informazioni militari. A
Washington, Angleton venne considerato un maestro. I suoi "documenti" vennero inviati al presidente
Roosevelt, caldamente raccomandati dal generale Donovan. La bomba esplose dopo alcuni mesi. Tutti quei
"preziosi" documenti erano frutto della sbrigativa fantasia di un giornalista italiano di nome Virgilio
Scattolini. A poco a poco, ma con un incredibile ritardo, i destinatari di quegli incartamenti si resero conto
di aver ricevuto del materiale chiaramente falso e inattendibile. I documenti di Scattolini,
scoperti negli archivi dell'OSS e ora resi pubblici, riempiono una capiente valigia. Scattolini veniva ben
remunerato per i suoi sforzi e non poteva abbandonare un attimo la macchina da scrivere. In seguito egli
ingann in modo similare la stampa italiana, i politici e gi uomini di affari, cos ansiosi di avere
informazioni "segrete" sul Vaticano da non preoccuparsi affatto di verificare la loro attendibilit.
Angleton poi, anche dopo la scoperta dell'inganno perpetrato ai suoi danni, continu il suo servizio con il
pretesto di occuparsi del controspionaggio. possibile che anche i russi avessero avuto le stesse
informazioni? Il capo dell'OSS di Roma fece in seguito una brillante carriera nella CIA come direttore del
controspionaggio. Indubbiamente l'esperienza romana gli aveva insegnato molte cose.
8. Conclusione
Abbiamo suggerito prima che esiste un'analogia fra intelligence e la diplomazia tradizionale. La storia dello
spionaggio in Vaticano tende a confermare questa tesi. Esiste solo una differenza di mezzi e di metodi. Ma
l'intelligence non si limita a raccogliere passivamente informazioni pi o meno attendibili, essa ha anche il
ruolo di facilitare i negoziati difficili. Nel 1939 e negli anni seguenti, il servizio segreto tedesco, l'Abwehr,
diretto dall'ammiraglio Canaris, cerc di negoziare la pace attraverso contatti con Pio XII, senza informare
Hitler. Nel 1945, la seconda guerra mondiale si concluse grazie all'opera dell'OSS di Allen Dulles in
Svizzera. Non deve quindi sorprendere che i servizi segreti estendessero automaticamente i loro "tentacoli"
anche sulla Santa Sede, soprattutto in tempo di guerra. I Paesi neutrali erano il crocevia di questo traffico.

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Dovremmo quindi rimanere perplessi o sorpresi di fronte al fatto che la sede di una religione mondiale, con
profonde radici e tradizioni in ogni angolo del mondo conosciuto, attragga anche l'attenzione delle
organizzazioni d'intelligence?
(*) Pubblicato su "La Civilt Cattolica" 1991, IV, 350-361
(1) M.S. QUIGLEY, Pace without Hiroshima. Secret Action at the Vatican in the Spring of 1945, Madison Books, London 1991.
(2) Cfr. R. A. GRAHAM, "Contatti di pace fra americani e giapponesi in Vaticano nel 1945", in Civ. Catt. 1971 II 31-42.
(3) J. LOFTUS - M. AARONS, Ratlines. How the Vatican's Networks betrayed Western Intelligence to the Soviets, Heineman, London 1991.

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Carlo Emilio MILANI - Geopolitica dei musulmani nei Balcani

Il ruolo delle popolazioni musulmane, o prevalentemente musulmane, nei Balcani da tempo l'elemento
intorno a cui ruotano alcune fra le previsioni pi pessimistiche, talvolta addirittura apocalittiche, sul futuro
della regione. Questi temi sono usciti dall'ambito ristretto degli specialisti e personalit che, a livello
internazionale, hanno cominciato a occuparsene ancora prima dell'inizio del conflitto jugoslavo, e sono
ormai approdati anche al dibattito giornalistico.
Scopo di quest'articolo la determinazione sintetica di alcuni dei problemi geopolitici e strategici posti da
quella che viene impropriamente chiamata la "questione islamica" nei Balcani; nonch l'individuazione e la
descrizione di alcuni degli scenari di potenziale destabilizzazione dell'area ad essa collegati.
Il primo elemento da considerare l'eterogeneit dell'Islam balcanico. Una eterogeneit che riguarda
anzitutto la funzione che l'elemento confessionale svolge all'interno delle stesse popolazioni. In alcuni casi,
infatti, la fede musulmana l'elemento fondante dell'identit del gruppo, come nel caso dei Musulmani
bosniaci, che non hanno un orizzonte etnico al di l di esso. E che anzi, proprio per questo motivo, hanno
dovuto costantemente respingere i tentativi croati e serbi di assimilazione etnica al proprio gruppo (1),
ritrovando una propria entit etnica separata di "Boshnaci". In altri casi, invece, la fede musulmana una
qualit della maggioranza (ma non necessariamente della totalit) del gruppo considerato, che ha una
identit etnica non completamente assimilabile all'elemento confessionale propriamente detto: questo il
caso, ad esempio, degli Albanesi di Albania, del Kossovo e della Macedonia. Oppure delle popolazioni
"turche" in Bulgaria e nella Tracia greca, definite soprattutto sulla base della (pi o meno presunta) origine
etnica, da cui "discende" l'elemento religioso.
Questa eterogeneit, che di seguito verr analizzata pi in dettaglio, ha una serie di importanti conseguenze
sul problema che viene qui considerato.
Anzitutto, essa impedisce di considerare allo stato attuale la presenza musulmana nei Balcani come
fenomeno unitario, anche e soprattutto per le sue conseguenze strategiche. La diversit delle condizioni, dei
fondamenti etnici, delle vicende storiche delle popolazioni musulmane nei Balcani rende impossibile
analizzarle, allo stato attuale ed a livello di aggregazioni sociali, come un elemento avulso dalla situazione
dei gruppi e dei paesi cui appartengono. Non si pu quindi parlare propriamente di Islam balcanico, ma di
musulmani appartenenti al singolo paese e ai singoli gruppi etnici(2).
Secondo elemento importante, speculare al primo, l'esistenza comunque di un vincolo religioso oggettivo
che lega questa galassia di popolazioni diverse. Ci fornisce un potenziale di integrazione strategica
oggettivo, che una serie di catalizzatori possono far emergere, soprattutto per quanto riguarda il ruolo
geopolitico di queste popolazioni (3).
in questa prospettiva che si colloca il tema della cosiddetta dorsale verde, cio del blocco geopolitico e
strategico ottenuto unendo idealmente le popolazioni musulmane nei Balcani, il cui effetto immediato
sarebbe la frantumazione traumatica della coesione e dell'integrit degli Stati ospitanti, con effetti devastanti
sugli equilibri dell'area. Questo in particolare per l'impatto sui punti forti della geopolitica balcanica, e cio
il controllo degli assi di comunicazione della parte sud-occidentale della regione.
L'orizzonte futuro dei Musulmani nei Balcani oscilla quindi idealmente tra lo stato di divisione attuale ed un
riavvicinamento politico che sarebbe necessariamente basato sulla presenza di alcuni catalizzatori, quali
l'esistenza di un nemico comune, reale o percepito, nonch l'influenza di fattori esterni. Un'eventualit che,
a livello di lites di potere, si realizzerebbe creando una saldatura non di popolo ma di fini e comportamenti
politici dei ceti dominanti.
Uno degli elementi storico-operativi pi importanti per il comportamento futuro dell'Islam nei Balcani la
natura difensiva dell'autoidentificazione musulmana delle popolazioni interessate. Questo fattore ha le sue
radici nella oggettiva e diffusa compressione che ha caratterizzato la vita delle popolazioni musulmane dalla
nascita degli stati nazionali Slavi della regione. Basti ricordare, a questo riguardo, la politica di occupazione
etnica dei "territoires a prendre" incardinata sugli assi della Nishava, del Vardar e della Morava, prima e
soprattutto dopo le guerre balcaniche, operata dagli stati nazionali slavi ed in particolare dalla Serbia-

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Jugoslavia.
Questi eventi vengono uniti, nell'immaginario collettivo e mitopoietico dei Musulmani, ad eventi recenti
come la persecuzione ed espulsione di massa della popolazione musulmana in Bulgaria nella seconda met
degli anni ottanta, o gli eventi in Kossovo a partire dal 1981. Oltre, ovviamente, alla guerra in Bosnia.
In quest'ottica, il potenziale di una percezione di "clash of civilization" con l'Ortodossia balcanica, che
peraltro psicosi di segno opposto gi diffusa tra gli ortodossi, notevole. Tanto pi che la tendenza ad
omogeneizzare l'immagine del nemico una delle caratteristiche pi evidenti del codice della crisi
balcanica.
Altro elemento da considerare, su un piano pi operativo, l'eccezionale crescita demografica di tutte le
popolazioni musulmane dei Balcani. La "bomba demografica" musulmana nella regione sicuramente
l'elemento di medio-lungo periodo che ha il potenziale destabilizzante pi notevole, se non oggettivamente
sicuramente agli occhi degli altri attori, che quel che conta.
I dati per la ex Jugoslavia, indicativi di una realt comune anche al resto della regione, evidenziano la vera e
propria catastrofe demografica delle popolazioni slave-cristiane rispetto a quelle musulmane o
maggioritariamente musulmane. Secondo il censimento jugoslavo del 1981, il tasso medio di accrescimento
annuo degli Albanesi del Kossovo era del 25,3 per mille, il pi alto in Europa, mentre quello dei Musulmani
di Bosnia era del 15,4 per mille, per lo pi concentrato tra le popolazioni rurali e dei piccoli centri delle
valli della Bosnia centrale (in particolare quella della Bosnia e della Lashva), della Krajina bosniaca e della
regione di Bihac: un elemento che incideva in Bosnia sulla tradizionale ripartizione di potenza demografica,
assegnando ai Musulmani la preminenza nelle citt e alle altre etnie il controllo della maggior parte delle
terre agricole (Serbi) e di una serie di centri e regioni ben definite (Croati).
A fronte di questi dati, Serbi e Croati registravano una crescita annua complessiva intorno al 4 per mille, e
cio meno di un sesto di quella degli Albanesi e pari a poco meno di un quarto di quella dei Musulmani di
Bosnia. Naturalmente, questi dati vanno scomposti e analizzati in dettaglio per comprenderne gli elementi
strutturali esatti (4). Tuttavia, essi hanno una forza oggettiva che non pu essere ignorata, a prescindere
dall'esistenza o meno di una deliberata "strategia demografica" delle popolazioni musulmane nella ex
Jugoslavia. Si pensi soltanto che nel 1990 gli Albanesi del Kossovo fornivano, da soli, oltre l'80% della
crescita demografica complessiva di tutta la repubblica serba.
Questa pressione demografica, nel contesto balcanico ed ex jugoslavo, si articola in una serie di fenomenitipo oggettivamente destabilizzanti dell'equilibrio micro e macro regionale.
In tale contesto la densit demografica costituisce, nella realt balcanica, il principale titolo di controllo sul
territorio (un fenomeno cristallizzato nella cultura popolare, di cui emblematico il detto albanese che "chi
possiede le pecore possiede anche i pascoli"). Ci soprattutto per la fragilit e mutevolezza storica dei
confini balcanici, che svaluta il valore inclusivo od esclusivo delle linee di demarcazione politica.
Le pressioni demografiche provocano spesso, peraltro, delle reazioni simmetriche compensative nella parte
demograficamente in declino. Cos, ad esempio, la natalit dei Serbi del Kossovo stata nel corso degli
anni ottanta circa doppia della media dei serbi nel resto della Repubblica.
La crescita demografica ha un impatto duplice, perch agisce sia in termini assoluti che relativi. La crescita
demografica rafforza la piattaforma politica della popolazione in ascesa aumentandone la consistenza
assoluta e la percentuale nella composizione della regione considerata. Cos, uno dei leaders degli Albanesi
del Kossovo pu utilizzare, per rivendicare l'indipendenza della regione, sia il fatto che gli Albanesi vi
costituiscono il 92% della popolazione, sia l'esistenza di "due milioni di Albanesi kossovari": argomenti
eterogenei e non intercambiabili da un punto di vista logico (5).
L'impatto della crescita demografica particolarmente sensibile in alcuni settori vitali delle societ delle
regioni considerate. Si pensi, ad esempio, al problema incontrato dalle Forze Armate macedoni all'indomani
dell'indipendenza, con un serbatoio di coscritti dominato dagli Albanesi, per la loro superiore natalit nelle
classi di popolazione pi giovane.
Il differenziale nella crescita demografica delle popolazioni musulmane nei Balcani, concentrato nelle classi
pi giovani, si traduce in aspettative negative riguardo il futuro da parte delle altre popolazioni direttamente
coinvolte. La necessit di evitare la "sopraffazione" demografica delle future generazioni dei Serbi di
Bosnia , ad esempio, uno dei temi fondamentali della propaganda serbo-bosniaca di Pale.
Il fenomeno della crescita demografica delle popolazioni musulmane nei Balcani l'elemento che pi
contribuisce ad unificare la presenza musulmana agli occhi delle altre popolazioni balcaniche slavo-

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cristiane.
Questa omogeneizzazione si traduce nella costruzione dell'ormai celebre "dorsale verde": vale a dire del
blocco territoriale e demografico ottenuto unendo idealmente le aree abitate dai Musulmani nei Balcani.
Si tratta di una linea che, partendo dalla minoranza musulmana nella Tracia greca, saldatura con la Turchia,
prosegue per i territori stanziali della minoranza turca in Bulgaria, attraversa la Macedonia nella zona
occidentale a prevalenza albanese, si allarga nello spazio etnico albanese del Kossovo e dell'Albania e si
salda alla Bosnia tramite il Sangiaccato, per arrivare sino alle soglie di Zagabria.
L'assioma su cui fondata questa costruzione concettuale il movimento di unione o avvicinamento di tutte
le componenti della "dorsale verde", che implica l'emergere di una pericolosa formazione demograficoterritoriale nei Balcani.
La potenzialit distruttiva data dal fatto che la dinamica di unificazione presuppone l'abbandono, da parte
delle popolazioni musulmane, degli Stati di appartenenza, senza peraltro rinunciare ai territori di
stanziamento.
Quella della "dorsale verde" una ipotesi che, al di l della sua verosimiglianza e della valenza apocalittica
con cui viene presentata, oggi un tema centrale del dibattito strategico dei Balcani (6). In particolare,
nell'ambito delle maggioranze slave cristiane della regione, dove la "dorsale verde" ha una funzione di
reazione alla minaccia percepita, costituita anzitutto dalla crescita demografica delle popolazioni
musulmane.
Proprio questa centralit impone l'analisi di questa costruzione geopolitica. Bisogna in particolare vedere se,
in una prospettiva di lungo termine, sia ipotizzabile un processo di sinergia ed avvicinamento delle
popolazioni musulmane dei Balcani, e quale possa esserne l'effetto.
La risposta appare allo stato attuale negativa, per una serie di motivi.
Gli elementi costitutivi della "dorsale verde" sono, infatti, eterogenei dal punto di vista etnico. Accanto a
popolazioni di fede musulmana che si autopercepiscono come slave, ad esempio i Musulmani di Bosnia, ve
ne sono altre che invece resistono a questa definizione etnica, come gli Albanesi o le popolazioni turche di
Tracia e di Bulgaria. difficile ipotizzare che l'elemento universalistico dell'Islam possa portare al
superamento di queste differenze. Va inoltre sottolineato che un movimento di unificazione avrebbe
conseguenze distruttive anche all'interno dei singoli attori. Alcuni di essi, ad esempio, sono sensibili
all'esigenza di evitare l'identificazione con elementi pi lontani dall'integrazione con il mondo occidentale e
pi "orientali".
Un movimento unitario presuppone, inoltre, l'esistenza di una popolazione capace di assumere la funzione
di leader. Questa sembra mancare per ragioni oggettive, come l'assenza di un gruppo musulmano
predominante secondo i parametri di potenza classici.
Le popolazioni musulmane hanno, del resto, piattaforme politiche diverse. Se gli Albanesi del Kossovo
mantengono una piattaforma indipendentista, la minoranza turca della Bulgaria pienamente integrata nel
sistema politico della nazione di appartenenza: al punto da essere diventata il potente ago della bilancia
nelle dinamiche interne del Parlamento di Sofia.
Infine, non ancora emersa all'interno del mondo islamico dei Balcani un'unica potenza musulmana esterna
di riferimento. Anche se questo uno dei livelli pi difficili da penetrare per osservatori esterni, evidente
che una competizione in atto fra i principali paesi musulmani per ritagliare sfere di influenza. Anche se vi
sono indicatori di sinergie ed accordi, improbabile, allo stato attuale, che possa emergere una chiara figura
di leadership. Tale assenza rende tuttavia improponibile un disegno politico unitario delle componenti
dell'Islam balcanico.
Quanto detto finora non si applica all'ipotesi di un'omogeneizzazione, non delle popolazioni musulmane,
quanto piuttosto delle loro leaderships. Questo avvicinamento potrebbe essere il frutto dell'azione di statisponsors, e verrebbe indubbiamente facilitato da un processo di radicalizzazione interno alle stesse
leaderships, che potrebbe fornire un collante ideologico capace di diminuirne l'eterogeneit di partenza. Uno
sviluppo di questo tipo potrebbe indubbiamente aumentare il peso specifico dei paesi esterni promotori.
A questo riguardo, vanno evidenziati alcuni degli elementi strutturali del rapporto tra mondo islamico e
musulmani dei Balcani, ed in particolare della ex Jugoslavia, al di l di analisi di dettaglio che esulano dai
limiti di questo articoli.
A partire dalla seconda met degli anni sessanta (7), il regime titoista dette avvio a una apertura, a tutto

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campo, nei confronti del paesi musulmani, approfittando del ruolo leader della Jugoslavia nel movimento
dei Paesi non allineati. E per facilitare questa politica, che aveva anzitutto una motivazione economica, le
autorit jugoslave aprirono il territorio alla galassia del terrorismo e dell'attivismo islamico.
Le lites musulmane jugoslave, in particolare quelle bosniache, divennero lo strumento logico di
penetrazione e di raccordo con i nuovi mercati, venendo - di fatto - utilizzate da aziende di tutte le
repubbliche. Prodotto tipico di questo periodo l'ex primo Ministro bosniaco Silajdzic, uno dei padri
dell'indipendenza della repubblica, figlio di un alto esponente della gerarchia musulmana di Sarajevo, studi
di perfezionamento universitario a Bengasi, che era diventato ambasciatore itinerante delle aziende
jugoslave nei paesi nordafricani.
Va notato che i rapporti stretti, all'epoca, dai dirigenti bosniaci attuali servono ancora a definirne
l'appartenenza alle varie correnti politiche interne, anche se in questo campo la realt riserva talvolta
notevoli sorprese.
La rete di rapporti economici creati allora si in buona parte mantenuta, estendendosi anche alla sfera
politica.
A questa va aggiunta l'importanza dell'appoggio finanziario fornito dai paesi musulmani alla dirigenza
bosniaca, molto importante in una guerra particolarmente cash intensive. Un aiuto che, dal punto di vista
politico, sicuramente pi determinante della partecipazione al processo di ricostruzione della repubblica.
Da un punto di vista strutturale, il paese meglio posizionato per guadagnare un ruolo di tutela delle
popolazioni musulmane dei Balcani rimane la Turchia. Ci soprattutto in assenza di una radicalizzazione
religiosa delle classi dirigenti.
Punto di forza del ruolo della Turchia senz'altro, oltre al peso dei legami storici, la presenza di consistenti
gruppi di popolazioni di origine balcanica al proprio interno, sia di stanziamento storico che recente. Questi
gruppi, in particolare i due milioni di cittadini turchi di "origine" bosniaca, sono un potente
condizionamento e stimolo della politica estera turca.
Questo era vero soprattutto durante il periodo di esplosione dell'impegno internazionale di Ankara, sotto la
presidenza zal, che aveva trovato nei Balcani un teatro d'azione forse ancora pi privilegiato di quello
dello spazio turcofono nel Caucaso e nell'Asia centrale ex sovietica. Il ritorno ad una interpretazione pi
ortodossa del kemalismo in politica estera, proprio della presidenza Demirel, non ha tuttavia ridotto il
coinvolgimento di Ankara nella crisi balcanica. Naturalmente, l'atteggiamento turco determinato sia dalla
necessit di aumentare il proprio peso specifico in una regione di influenza elettiva della Grecia, sia di
rispondere al ruolo di potenza-tutore moderata dei Musulmani balcanici conseguenza del ruolo
internazionale della Turchia. In ogni caso, le dinamiche interne del sistema politico turco porteranno con
ogni probabilit a mantenere, se non ad aumentare, l'impegno nella regione.
Se il problema della "dorsale verde" non ha, allo stato attuale, un significato strategico reale nello scenario
balcanico, conviene analizzare il ruolo geopolitico delle popolazioni musulmane o a maggioranza
musulmana dei balcani considerate individualmente. Pi in particolare, conviene concentrarsi su
quell'aspetto del problema che ha il maggior potenziale destabilizzante d'area: e cio sulla questione
albanese, che ormai va considerata nella sua duplice ramificazione del Kossovo e della Macedonia.
Il problema dello spazio balcanico dominato etnicamente dagli Albanesi (Albania, Kossovo, regioni
occidentali della Macedonia) la questione pi rilevante, a fronte dell'esistenza di una minoranza
transnazionale nei Balcani, sia in termini assoluti (consistenza complessiva delle minoranze coinvolte), che
relativi (dimensione delle minoranze coinvolte in rapporto alla popolazione originaria di riferimento, in
questo caso gli Albanesi di Albania).
Per di pi, l'area di incidenza della questione albanese coincide con il quadrante pi delicato, dal punto di
vista geopolitico, di tutta la penisola balcanica: vale a dire la dorsale di comunicazione incentrata sulle valli
della Morava e del Vardar, con la ramificazione del sistema Nishava-Maritsa.
L'importanza strategica di questo asse non pu essere sopravvalutata. Esso costituisce, allo stato attuale, la
pi importante via di comunicazione terrestre in direzione Nord-Sud di tutta la penisola balcanica. inoltre
il cardine di snodo anche delle comunicazioni Est Ovest. Per l'Italia, stato da sempre la via privilegiata di
trasferimento via terra del flusso di merci verso i mercati balcanici, orientali e mediorientali (8).
Il controllo della parte meridionale della via Morava-Vardar stato, ad esempio, il tema strategico
dominante delle guerre balcaniche del 1912-1913. Ed un fattore basilare nell'analisi della questione
macedone sia a livello strutturale che storico.

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Il sistema Vardar-Morava, nella sua parte meridionale, attraversa tutta l'area interessata dalla questione
albanese. La strada Belgrado-Salonicco non passa per il Kossovo, ma attraversa il territorio dell'opshtina di
Preshevo, appartenente amministrativamente alla Serbia, immediatamente contigua al Kossovo ed abitata da
una maggioranza albanese. Non certo un caso che l'unico progetto di scambio territoriale del Kossovo,
ufficialmente appoggiato dalla leadership kossovara albanese riguardi proprio Preshevo, che dovrebbe
essere accorpata al Kossovo, in cambio di comuni a maggioranza serba attualmente ricompresi nella
regione.
Un'esplosione della questione albanese, sia nel Kossovo che in Macedonia, porterebbe alla chiusura di
questo asse fondamentale, perpetuando lo stato di inagibilit conseguente al regime di sanzione contro la
federazione di Serbia e Montenegro. Tale esplosione potrebbe, soprattutto, dare inizio ad una
destabilizzazione globale dei Balcani, molto pi grave di quella causata finora dal conflitto in Bosnia.
A questo riguardo, gli scenari che incontrano un consenso universale sono due, convenzionalmente definiti
dell'implosione della Macedonia e dell'esplosione del Kossovo.
L'implosione della Macedonia muove da un eventuale drastico deterioramento nei rapporti tra maggioranza
macedone e minoranza albanese (9). Questo movimento endogeno (di qui il termine implosione) porterebbe
alla partizione di fatto della repubblica, con la perdita della parte occidentale, abitata prevalentemente dagli
Albanesi. Ci riaprirebbe la questione macedone, con il prevedibile intervento, diretto o indiretto, delle
potenze confinanti, a cominciare dalla Bulgaria.
Lo scenario dell'implosione, pur se pericolosissimo, sarebbe comunque meno destabilizzante dell'esplosione
del Kossovo. Questo perch difficilmente potrebbe proiettare all'esterno del paese grandi masse di
popolazione, elemento di rottura immediato e non controllabile.
In effetti, le autorit macedoni non hanno le risorse strategiche per poter pensare di risolvere la situazione
con azioni di espulsione della popolazione albanese, che ha sicuramente la possibilit di mantenere il
possesso dei territorio maggioritari, se non di minacciare selettive estensioni degli stessi.
L'assenza di movimenti ingenti e rapidi di rifugiati, consentiti dal possesso di macchine e dall'esistenza di
direttrici di traffico in uscita, permette di ipotizzare il contenimento, almeno a breve termine, della tensione
all'interno dei confini della repubblica.
Il contrario, invece, potrebbe accadere nel caso dell'esplosione del Kossovo.
Questo scenario ipotizzabile come conseguenza di una repressione da parte delle forze di polizia e militari
serbo-federali contro la popolazione albanese, provocata, ad esempio, dall'avvio di una campagna di
protesta globale. In via teorica, ci potrebbe provocare la migrazione di una massa di popolazione
difficilmente valutabile, ma stimabile nell'ordine di centinaia di migliaia di unit. Questi rifugiati potrebbero
avere solo due mete, almeno in via temporanea: l'Albania e la Macedonia.
L'arrivo dei rifugiati albanesi in Macedonia, con uno scenario di stile libanese, altererebbe stabilmente il
profilo demografico della repubblica, incentivando oggettivamente la separazione delle regioni occidentali.
E' ipotizzabile inoltre un intervento della Serbia in queste aree, che potrebbero diventare immediatamente
un santuario per eventuali azioni di resistenza degli Albanesi. Ci globalizzerebbe la questione con
l'intervento, come minimo indiretto, di tutte le potenze regionali. Inoltre, la Macedonia non ha la possibilit
di sostenere flussi di popolazione di queste dimensioni. Ci porterebbe ad un loro spostamento non verso la
Grecia, che presumibilmente si opporr con ogni mezzo all'ingresso di decine di migliaia di profughi
albanesi; n verso la Bulgaria, se non altro perch si frappone il territorio a maggioranza macedone della
Macedonia stessa. Non rimarrebbe quindi altra scelta che indirizzarsi verso l'Albania, dove il carico dei
rifugiati, anche per le ripercussioni interne sulla societ albanese, diventerebbe insostenibile. Non
impossibile, a questo punto, ipotizzare un coinvolgimento dell'Italia, che sarebbe oggettivamente una
destinazione elettiva per queste popolazioni.
Questo scenario, apocalittico e teorico, non tuttavia impensabile, ed impone la soluzione del problema del
Kossovo. Due sono le opzioni possibili, la concessione dell'autonomia e la partizione preventiva della
regione come preludio alla sua indipendenza
La concessione alla popolazione albanese di un'autonomia anche ampia, ammesso che la leadership serba
riesca a "venderla" sul piano interno, non appare sufficiente, considerando la piattaforma indipendentista
condivisa da tutte le componenti della dirigenza kossovara.
L'altra ipotesi, che prevede una partizione preventiva, con scambio di territori e popolazioni, appare
difficilmente praticabile. Circoli vicini all'ex presidente federale serbo, lo scrittore Dobrica Cosich, hanno
appoggiato, nel 1992, un progetto in questo senso. Ma, al di l delle manchevolezze tecniche, efficacemente

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evidenziate da Michel Roux (10), il progetto non scioglieva un nodo fondamentale: la necessit per la
Serbia di mantenere almeno la parte settentrionale o nordorientale della regione, dove concentrata la
maggior parte (ma non la totalit) dei monumenti e dei luoghi storici pi importanti per la storia e la Chiesa
ortodossa serba. E dove sono concentrate la maggior parte delle risorse industriali, minerarie ed agricole del
Kossovo.
In questa regione, peraltro, vive mezzo milione di Albanesi, che verrebbero scaricati nelle regioni
occidentali pi povere, con tutti i problemi che ne conseguono, compresa una probabile migrazione verso la
Macedonia, aprendo lo scenario di crisi secondo le modalit gi viste.
Allo stato attuale, questa prospettiva inaccettabile per la dirigenza albanese. E si dimostra ancora una
volta che, nei Balcani, "chi possiede le pecore possiede anche i pascoli".
(1) L'analisi pi interessante sul problema dell'identit etnica dei musulmani di Bosnia rimane il fondamentale articolo di Sabrina Pedro Ramet "Primordial Ethnicity or
Modern Nationalism: the Case of Yugoslavia's Muslims Reconsidered", The South Slav Journal vol. 13 n. 1-2, primavera-estate 1990.
(2) questo, ad esempio, l'approccio della pi importante opera recente sulla storia dell'Islam nei Balcani, il brillante e ricchissimo "Islam in the Balkans" (e non Balkan
Islam) di Harry Thirlwall Norris, Hurst & Company, London 1993. Analogo anche l'approccio nella pi recente opera globale sul problema delle minoranze nei Balcani
comparso negli ultimi dieci anni, il libro di Hugh Poulton "The Balkans: Minorities and States in Conflict", Minority Rights Publications, London 1991. La ricchezza e
diversit della presenza musulmana nei Balcani era gi stata sottolineata da uno dei fondatori dei moderni studi balcanici, Jacques Ancel, nel suo imprescindibile "Peuples et
nations des Balkans", Librairie A. Colin, Paris 1930.
(3) Su tutta la problematica delle formazioni geopolitiche si veda il fondamentale saggio del generale Carlo Jean, "Geopolitica", Laterza, Bari, 1995.
(4) quanto fa Michel Roux nella sua opera sugli Albanesi della ex Jugoslavia, "Les Albanais en Yougoslavie", ditions de la Maison des Sciences de l'Homme, 1992
Paris, soprattutto nelle pagg. 129-158. Va sottolineato che Roux rifiuta recisamente l'ipotesi di una "strategia demografica" albanese. Si veda anche l'articolo di Roux
"Atlante degli Albanesi nei Balcani" su Limes, n. 1-1994.
(5) Rexhep Qosja "La question albanaise", Fayard, Paris 1995. Qosja diventato, dalla fine del 1992, uno dei leaders dell'ala radicale non estremista del movimento
kossovaro albanese in contrapposizione al "moderato" Presidente dell'autoproclamata repubblica del Kossovo. Le differenze ideologiche interne al movimento kossovaro
sono in realt sfuggenti e difficili da definire. Data per scontata la richiesta di indipendenza e autodeterminazione per la popolazione albanese della regione, Qosja auspica
l'unificazione del Kossovo con l'Albania, senza tuttavia un'unificazione dello spazio etnico a maggioranza albanese con l'annessione della parte occidentale della Macedonia,
richiesta propria degli estremisti.
Nel libro di Qosja viene valutata positivamente l'opera di mediazione dell'ex presidente della federazione serbo-montenegrina, lo scrittore Dobrica Cosic, e del leader
dell'opposizione serba Djindjich, di cui vengono innocentemente ricordati i legami con la Germania, tema particolarmente controverso in Serbia.
(6) Quello della "dorsale verde" un tema ossessivo non solo nelle pubblicazioni ultranazionaliste e marginali, ma anche nei media pi diffusi e rispettabili. In Serbia, oltre
ad essere banalizzato dagli organi di stampa pi vicini alle posizioni dei Serbi di Bosnia ( il caso ad esempio del quindicinale Duga), viene anche utilizzato come strumento
interpretativo da studiosi attendibili, come quelli dell'Istituto geografico dell'Accademia delle Scienze serba. In Croazia, il tema continuamente analizzato sulle pagine dei
giornali pi diffusi da uno dei pi noti esperti croati di politica internazionale e geopolitica, Radovan Pavic.
(7) Un'ottima analisi della parte "emersa" dei rapporti tra paesi islamici e repubblica bosniaca, nella fase iniziale del conflitto, si trova nell'articolo di Tarek Mitri "La
Bosnia-Herzgovine et la solidarit du monde arabe et islamique", Monde Arabe Magreb Machrek n. 139 gennaio-marzo 1993. Molto pi impraticabile il panorama delle
fonti sul versante dei rapporti pi coperti. Uno studio, tuttavia ben informato, il rapporto di Jossef Bodansky e Vaughn Forrest, "Iran's European Springboard?" preparato
per la Task Force on Terrorism and Unconventional Warfare dal centro studi del gruppo repubblicano del Congresso americano.
(8) Per una ricca e profonda analisi delle opzioni dell'Italia nella crisi jugoslava e nei Balcani si veda l'articolo a firma Miles, "Quali balcani convengono all'Italia", Limes n.
3-1995.
(9) La consistenza esatta della popolazione albanese nella repubblica macedone un elemento estremamente controverso e dibattuto a Skopje. La dirigenza albanese, che ha
interesse ad ingigantire i dati, parla ufficialmente del 30-35%. Il censimento che si tenuto in Macedonia lo scorso autunno non ha dato risultati conclusivi (gli Albanesi
venivano dati al 23%), in quanto stato boicottato da una parte apprezzabile della popolazione minoritaria. Era peraltro opinione comune dei "monitors" internazionali che il
boicottaggio fosse un modo per svalutare in partenza dei risultati che avrebbero dimostrato una presenza albanese nettamente inferiore a quella sostenuta dai loro leaders
politici.
(10) In "Atlante degli Albanesi nei Balcani", Limes, n. 1 1994.

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Carlo SARZANA di S. Ippolito - I riflessi normativi dell'uso dei sistemi crittografici in


Italia

1. Premessa
In Italia, a livello normativo, non sembrano esistere particolari disposizioni in ordine all'uso della
crittografia, all'infuori di quelle riguardanti il particolare settore della tutela del segreto di Stato e la
divulgazione di informazioni di cui vietata la divulgazione e di cui agli articoli 12 e 24 della legge 24
ottobre 1977 n. 801.
Altre disposizioni sono contenute nel complesso di norme che riguardano il controllo, l'esportazione,
l'importazione ed il transito dei materiali di armamento nonch l'esportazione e transito di materiali di
particolare interesse strategico (legge 8 luglio 1990 n. 185, legge 27 febbraio 1992 n. 222, ed i relativi
decreti ministeriali del 28 ottobre 1993 - 18 novembre 1993 - 5 maggio 1994 - 1 settembre 1995).
Un accenno all'uso delle tecniche crittografiche nel campo della pubblica Amministrazione contenuto in
alcune deliberazioni (vedi quella del 28 luglio 1994, art. 1, n. 9) dell'AIPA (Autorit per l'Informatica della
Pubblica Amministrazione), istituita con decreto legislativo del 12 febbraio 1993, n. 39.
In realt, un tentativo di regolamentare in generale l'uso di sistemi di criptofonia e crittografia venne
compiuto in passato dal Ministro dell'Interno, il quale present al Senato, nella X legislatura, un disegno di
legge (il n. 3232 dell'11 febbraio 1992) che prevedeva disposizioni (anche) in tema di apparecchiature
criptofoniche ovvero destinate alla trasmissione in codice di comunicazioni telefoniche, radiofoniche o di
altre forme di telecomunicazioni.
L'articolo 1 del disegno subordinava a licenza del Questore la produzione, l'introduzione nello stato,
l'esportazione, la raccolta per ragioni di commercio o di industria e la messa in vendita, tra l'altro, di
apparecchiature per la ricetrasmissione in codice e per la codificazione di telecomunicazioni. L'articolo 3
disciplinava, in particolare, la materia degli apparecchi di comunicazione in codice prevedendo che il
produttore o importatore di dette apparecchiature dovesse depositare presso il Ministero delle PP.TT. i dati
tecnici e gli apparati necessari per la decodificazione delle comunicazioni: ci ai fini dell'intercettazione
investigativa. Veniva stabilito anche il divieto di vendita o di cessione, anche a tempo determinato, delle
apparecchiature a soggetti privi del nulla osta all'acquisto ed all'uso rilasciato dal Questore, nulla osta
soggetto a precisi limiti temporali; inoltre i detentori delle apparecchiature avrebbero immediatamente
dovuto denunciare il possesso e le variazioni alle Forze di polizia. tutti i divieti e gli obblighi di cui sopra
erano rafforzati da sanzioni penali.
Il disegno di legge in questione decadde con lo scioglimento delle Camere. Tuttavia, lo stesso Ministero
dell'Interno, nel corso della successiva legislatura, prepar una versione lievemente modificata del testo
precedente, che per non venne mai trasfuso in un disegno di legge.
2. I sistemi crittografici e i controlli all'esportazione
noto che da tempo i prodotti di alta tecnologia (sistemi elettronici, laser e fibre ottiche, elaboratori, chips e
software, ecc.) sono oggetto di un'opera intensa di acquisizione illegale e di un vero e proprio mercato nero
che si svolgono sia a livello nazionale che internazionale.
Non un mistero che il c.d. furto di alta tecnologia divenuto da tempo un grosso affare condotto da vere e
proprie organizzazioni criminali e, spesso, da agenti di Paesi stranieri.
Va rilevato, al riguardo, che particolari disposizioni del codice penale vigente (articolo 256, relativo al
procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato; articolo 257, riguardante lo spionaggio
politico o militare; articolo 261, relativo alla rivelazione di segreti di Stato; ecc.) permettono di colpire
alcune delle attivit illegali relative al trasferimento di tecnologia allorch le circostanze del fatto
riguardano dei rapporti politici internazionali (vedi anche l'articolo 325 c.p., relativo alla utilizzazione di
informazioni o scoperte conosciute per ragioni d'ufficio). Nei casi normali, invece, allorch si tratti cio di

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rapporti tra privati, possono essere applicati, secondo i casi, gli articoli 621 (rivelazione di segreti scientifici
o industriali) del medesimo codice.
In Italia sono state emanate varie norme per affrontare il fenomeno e regolarizzare il settore, anche in
correlazione con l'appartenenza dell'Italia al cosiddetto COCOM (Coordinating Committee for Multilateral
Exports Controls), organo informale di coordinamento tra i Paesi NATO.
Per quanto riguarda questo particolare settore, da dire che il Governo present alla Camera, in data 9
dicembre 1987, il disegno di legge n. 203, recante il titolo "Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito di materiali di particolare interesse strategico", un articolo del quale prevedeva
l'ottenimento di un'apposita autorizzazione ministeriale per l'esportazione ed il transito di materiali di
particolare interesse strategico utilizzabili a rilevanti fini militari, tra cui (art. 20, lett. 2) le apparecchiature
elettroniche da indicarsi in un successivo elenco. L'articolo 25 puniva con la reclusione da 6 mesi a 5 anni e
con multa proporzionale l'esportazione o il transito verso destinazione diversa da quella indicata
nell'autorizzazione e, con la sola multa proporzionale, la violazione di altre prescrizioni stabilite
nell'autorizzazione medesima.
Il disegno di legge citato divenne poi, con modifiche, la legge 9 luglio 1990, il cui articolo 2 indica, tra i
materiali di armamento, anche i "sistemi o apparecchi elettronici.... appositamente costruiti per uso
militare". La legge in questione prevede sanzioni penali per l'ipotesi di falsit nella documentazione
(articolo 23), per l'esportazione, importazione o transito di materiali di armamento senza autorizzazione
(articolo 24), e - soprattutto - per l'inosservanza delle prescrizioni amministrative relative alla consegna dei
materiali alla destinazione indicata nella richiesta di autorizzazione (articolo 14), punendola con la
reclusione fino a 5 anni ovvero con la multa da due a cinque decimi del valore dei contratti.
Una successiva legge, la n. 222 del 27 febbraio 1992, ha regolato il controllo dell'esportazione e del transito
dei prodotti ad alta tecnologia. La legge precisa, al n. 2 dell'articolo 1, che sono soggetti alle autorizzazioni
ed ai controlli dello Stato l'esportazione, in via definitiva o temporanea, ed il transito dei prodotti e delle
tecnologie indicati in un apposito "elenco delle merci sottoposte ad autorizzazione per l'esportazione e per il
transito", predisposto ed aggiornato ogni sei mesi con decreto del Ministro per il Commercio con l'Estero.
La legge prevede apposite sanzioni penali per l'attivit di esportazione o transito senza autorizzazione
(articolo 12), per la falsit nella documentazione (articolo 13), per la violazione delle condizioni di
consegna (articolo 14), ecc.; eleva inoltre l'entit minima delle multe previste dagli articoli 23, 24 e 25 della
precedente legge n. 185 del 1990 a 50 milioni.
In attuazione delle disposizioni delle leggi sopracitate sono stati emanati poi alcuni decreti ministeriali.
Il Ministro della Difesa, d'intesa con altri Ministri, ha emesso il decreto del 28 ottobre 1993 con il quale
stato approvato l'elenco dei materiali di armamento da comprendere nella categoria prevista dall'articolo 2,
comma 2, della legge n. 185 del 1990. Tale decreto stato poi aggiornato con il recentissimo decreto dell'1
settembre 1995, relativo al nuovo elenco dei sopracitati materiali di armamento.
Nella categoria 11, alle lettere d) e f), sono state previste le seguenti categorie: apparecchiature di sicurezza
per il trattamento dei dati, apparecchiature di sicurezza per dati e apparecchiature di sicurezza per linee di
trasmissione e di segnalazione, utilizzanti procedimenti di cifratura (d), e apparecchiature per
l'identificazione, la autenticazione e il caricamento di chiavi crittografiche e apparecchiature per la gestione,
produzione e abilitazione di crittografiche.
Il Ministero del Commercio con l'Estero, a sua volta, nel D.M. 5 maggio 1994, relativo alla autorizzazione
per esportazione definitiva e temporanea e per il transito dei prodotti ad alta tecnologia, facendo seguito a
un precedente decreto (24 giugno 1993) ha aggiornato l'elenco, stabilendo che i prodotti e le tecnologie di
cui all'elenco allegato alla legge del 1992 erano sottoposti ad autorizzazione per l'esportazione.
In esso, dopo aver dato la definizione di crittografia, ha inserito al Paragrafo 4A2, intitolato
"Apparecchiature, assiemi e componenti", la voce 5A002, e particolarmente le lettere a) b) c) d) e) g). Si
riporta integralmente il testo come appresso.
Sistemi, apparecchiature, "assiemi elettronici" specifici di applicazione, moduli o circuiti integrati che
assicurano la "sicurezza dell'informazione", come segue, e loro altri componenti appositamente progettati:
a. progettati o modificati per utilizzare la "crittografia" con l'impiego di tecniche numeriche per assicurare
la "sicurezza dell'informazione";
b. progettati o modificati per effettuare le funzioni crittoanalitiche;
c. progettati o modificati per utilizzare la "crittografia" con l'impiego di tecniche analogiche per assicurare
la "sicurezza dell'informazione", eccetto:

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1. le apparecchiature che utilizzano tecniche di mescolamento di bande "fisse" non superiori a 8 bande in
cui i cambi di trasposizione non si effettuano pi di una volta ogni secondo;
2. le apparecchiature che utilizzano tecniche di mescolamento di bande "fisse" superiori a 8 bande in cui i
cambi di trasposizione non si effettuano pi di una volta ogni 10 secondi;
3. le apparecchiature che utilizzano l'inversione a frequenza "fissa" in cui i cambi di trasposizione non si
effettuano pi di una volta ogni secondo;
4. le apparecchiature facsimile;
5. le apparecchiature di radiodiffusione riservata a un numero limitato di ascoltatori;
6. le apparecchiature di televisione civile;
d. progettati o modificati per sopprimere le emanazioni compromettenti di segnali portatori di informazioni;
NOTA: IL 5A002 non sottopone ad autorizzazione le apparecchiature progettate per sopprimere le
emanazioni per ragioni sanitarie o di sicurezza.
e. progettati o modificati per utilizzare tecniche crittografiche per generare il codice di estensione per
"spettro esteso" o il codice per il salto di frequenza per i sistemi con "agilit di frequenza";
f. progettati o modificati per assicurare una "sicurezza a pi livelli" o un isolamento dell'utente certificati o
certificabili a un livello superiore alla Classe B2 della norma Trusted Computer System Evaluation Criteria
(TCSEC) o norma equivalente;
g. sistemi di cavi di telecomunicazione progettati o modificati, utilizzando mezzi meccanici elettrici o
elettronici, per rilevare intrusioni surrettizie.
3. L'Autorit Nazionale di Sicurezza (ANS) e l'Ufficio Centrale per la Sicurezza (UCSi)
L'Organizzazione nazionale per la sicurezza fa capo, sulla base della legislazione vigente, al Presidente del
Consiglio dei Ministri. Per dare concreta attuazione alla norma legislativa, il Presidente del Consiglio
delega l'esercizio della tutela del segreto di Stato ad un alto funzionario dello Stato che assume la
denominazione di Autorit Nazionale per la Sicurezza (ANS). L'ANS, per l'esercizio delle sue funzioni, si
avvale dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza (UCSi).
Direzione Sicurezza Tecnica (DST)
Nell'ambito dell'UCSi istituita la DST, la quale:
responsabile della elaborazione della normativa nazionale nel campo della sicurezza tecnica;
partecipa ai comitati di sicurezza NATO e internazionali;
provvede al controllo, certificazione e omologazione dei sistemi LCT ed EAD che trattano informazioni
classificate.
La DST, per lo svolgimento delle sue funzioni, articolata su tre Sezioni:
Sezione Segreteria e Coordinamento;
Sezione Sicurezza TLC;
Sezione Sicurezza EAD.
Compiti e attribuzioni della Sezione Sicurezza (EAD)
La Sezione svolge i seguenti compiti principali:
elaborazione e aggiornamento della normativa nazionale;
emanazione di circolari e direttive attinenti ad argomenti specifici, quali sicurezza hardware e software,
certificazione e omologazione di Centri EAD;
esame e valutazione di progetti relativi alla protezione dei Centri EAD ai fini della
certificazione/omologazione.
Al fine di gestire in modo organico la problematica legata alla Sicurezza EAD, si ritenuto opportuno
prevedere una specifica struttura di responsabilit all'interno degli Enti e delle Ditte interessate. Nell'ambito
degli organi della Pubblica Amministrazione, sono stati individuati l'Organo Centrale di Sicurezza, con
funzioni direttive, e l'Incaricato alla sicurezza EAD, con funzioni di controllo, mentre nelle industrie le
stesse responsabilit sono devolute rispettivamente al Rappresentante legale e all'Incaricato alla sicurezza
EAD (1).
Di recente, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato una ultima Direttiva (7 dicembre 1994), di
carattere riservato, riguardante, fra l'altro, i requisiti minimi da accettare per garantire la sicurezza delle
informazioni classificate (COSMEC) trattate con apparecchiature o sistemi elettronici.

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Una parte della Direttiva si occupa specificamente della sicurezza crittografica intesa come quella
componente della sicurezza delle comunicazioni derivante dalla adozione di sistemi crittografici
tecnicamente appropriati e al loro concreto impiego, che deve essere conforme alle specifiche istruzioni
operative e alle prescrizioni generali.
L'ANS, inoltre, fornisce agli Enti della Pubblica Amministrazione istruzioni aggiornate sugli apparati
CRYPTO, sui materiali TEMPEST, sui dispositivi COSMEC e logiche crittografiche approvate dalla stessa
ANS da utilizzare per la trattazione, protezione e trasmissione di informazioni classificate.
4. L'Autorit per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione e i suoi compiti nel campo della
sicurezza informatica
Il decreto legislativo n. 39 del 12 febbraio 1993 ha creato la figura dell'Autorit per l'Informatica nella
Pubblica Amministrazione (AIPA), affidando alla detta Autorit anche il compito di dettare i criteri tecnici
riguardanti la sicurezza dei sistemi (articolo 7, 1 comma, lett. a).
L'AIPA ha poi emesso la Deliberazione del 28 luglio 1994 (G.U. n. 216 del 15 settembre 1994) in
applicazione dell'articolo 2, comma 15, della legge 24 novembre 1993, n. 537, relativa alle regole tecniche
per l'uso dei supporti ottici.
Tale Deliberazione, all'articolo 9, stabilisce che saranno regolati con successivi provvedimenti gli aspetti,
tra gli altri, relativi all'uso della crittografia, alla protezione e alla conservazione delle relative chiavi, all'uso
dei meccanismi di firma elettronica.
La Deliberazione di cui sopra prevede anche che, per ogni file memorizzato sul disco ottico, dovranno
essere introdotte, con modalit che saranno di seguito precisate, tra l'altro, eventuali informazioni in ordine
alla crittografia.
Nelle note esplicative allegate alla sopracitata Deliberazione, relative alle specifiche tecniche per l'uso dei
supporti ottici, si dice al paragrafo 3/1, relativamente all'aspetto della sicurezza, che "per ragioni di
riservatezza deve essere ammesso l'uso della crittografia nella conservazione delle informazioni su disco:
ma in tal caso occorre che l'algoritmo di crittografia sia normalizzato e che siano regolamentate anche le
procedure di formazione e di conservazione delle parole chiave individuali e le relative responsabilit".
5. La raccomandazione n. R(95)13 del Consiglio d'Europa
In tema di uso della crittografia, ritengo opportuno ricordare che il Comitato di esperti del Consiglio
d'Europa sui problemi della procedura penale legati alla tecnologia dell'informazione (del quale sono stato il
Vice Presidente) ha elaborato una Raccomandazione, la n. (95)13, approvata dal Comitato dei Ministri nel
settembre scorso (1995).
Il capitolo V di detta Raccomandazione tratta dell'Utilisation du chiffrement ed enuncia il principio n. 14
secondo cui "des msures dcraient tre examines au fin de minimiser le effets ngatifs de l'utilisation du
chiffrement sur le enqutes des infracion pnales, sans toutefois avoir des consquences plus que strictment
ncssaires sur son utilisation lgale".
Nel commento che accompagna il citato principio si conclude affermando che "le conflict d'intrts entre
les besoins des utilisateurs et le respect de la loi doit tre convenablement pris en considration, et un
quilibre doit tre trouv".
(1) Le indicazioni di cui sopra sono tratte letteralmente da un rapporto dell'UCSI presentato a Roma nel novembre 1990 in un convegno organizzato dalla Fondazione
Bordoni e dal titolo "CS 90 - Symposium on Computer Security".

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Dario VALCARCEL - Un insuccesso dell'intelligence: la crisi del Cesid

Nella vita di ogni nazione vi sempre un momento difficile e ora - innegabile - giunto quello della
Spagna. Lo sconcerto e lo sconforto di tanti cittadini patente. Ma c' una cosa che d'obbligo dire. In
alcuni settori della societ spagnola la nuova moda consiste nell'amplificare tutto ci che non chiaro, tutto
ci che contribuisce a gettare discredito sulla nazione. In questi gruppi vi una sorta di istintiva,
inspiegabile soddisfazione per ciascun episodio che serve a screditare le istituzioni, per ciascun insuccesso o
rivelazione che oscuri la storia o il futuro della nazione, cosa questa che differenzia un grande numero di
spagnoli dai loro alleati europei.
In questo processo di scoraggiamento nazionale, i mass media hanno svolto un ruolo e ne sono responsabili.
Alcuni giornali hanno costantemente riportato descrizioni distorte e lontane dalla verit. Si direbbe che
questi opinionisti vivono in un altro mondo, sempre pi lontano dalla loro professione: non sono interessati
ad indagare, verificare, informare ed hanno scelto di partecipare alla lotta per il potere, presentandosi
talvolta come candidati al potere, altre volte trasformandosi in mere succursali dei partiti. Questa
scomposizione crea una delle pi gravi disfunzioni dell'attuale Spagna.
necessario denunciare gli abusi. Ma bisogna anche presentare l'altra faccia della realt, quella di un paese
con un enorme capitale di energia, la cui vitalit si evidenzia tutti i giorni, in mille modi. In tante zone di
ombra, esistono grandi riserve di energia nazionale. Infatti il paese non caduto nel caos n si paralizzato.
Forse il problema pi grave proviene dalla classe dirigente e non solo da quella politica. Si ripete cos la
tendenza prevalsa cento anni fa, quando la Spagna pi volgare ha spodestato quella pi innovatrice: in
quegli anni Benedito prevaleva su Picasso, Blasco Ibanez su Baroja, Sagasta su Silvela, Echegaray su Cajal.
Tuttavia non certo che la Spagna pi rapace finisca per imporsi su quella pi intelligente e quindi un
ampio settore del paese potrebbe optare per un'interpretazione non sempre negativa di questi episodi
nazionali. La realt di questi ultimi venti anni dimostra che la nazione conserva una considerevole quantit
di disciplina, di sforzo, di capacit organizzativa e di crescita. Solo considerando questo aspetto ci sembra
equilibrato considerare la serie di insuccessi di questi ultimi anni, tra i quali quello che ha riguardato i
Servizi di Intelligence.
Il Cesid oggi guardato con molto sospetto dall'opinione pubblica. La gravit dei fatti ha favorito una
campagna di banalizzazione, se non di ridicolizzazione, del Servizio e dei suoi uomini e mette in dubbio
quella specifica funzione dello Stato che viene denominata "intelligence". Il Cesid inoltre guardato con
sospetto dalla maggior parte dei rappresentanti dei partiti, compreso il PSOE, che ritengono le sue azioni
pi famose poco chiare ed al servizio di determinati dirigenti.
Il Cesid, infine, sospettato a livello tecnico. Una volta divulgati i possibili errori, il dubbio viene esteso,
giustamente o meno, a tutte le attivit del Servizio. La centralizzazione organica contrastata dagli errori
della sicurezza interna, cosa che porta a pensare ad una struttura inefficace; le rivalit con gli altri Servizi di
Informazione aprono il dibattito sull'efficacia del coordinamento; la cultura ereditata da varie sezioni del
Centro - militari o civili - permette di mettere in discussione la qualit delle sue analisi e, per concludere,
sorge il dubbio relativo all'uso dei fondi riservati.
Nell'ambito della sicurezza atlantica, l'intelligence spagnola rivestiva un ruolo importante nell'insieme di
singole unit che funziona ormai da quattro decenni come un sistema integrato, sovranazionale. Per questo
difficile stabilire il danno che la paralisi del Cesid causa alla Spagna e all'ordine internazionale e, in ogni
caso, ne deriver un grave deterioramento le cui conseguenze saranno avvertite questo stesso anno.
Il Cesid lavora in tre zone sensibili della NATO: il controllo dell'asse Canarie-Gibilterra-Baleari; lo Stretto
come tale; infine il Nord Africa, dalla Libia alla Mauritania. Il controllo dello spazio aereo e marittimo
spagnolo era uno degli incarichi pi delicati. Nel 1991, una Divisione del Centro aveva cominciato a
lavorare al conflitto balcanico.
Ma a noi preme sottolineare il punto focale di questa crisi: l'internazionalizzazione dei Servizi occidentali e
la ripercussione - in termini di prestigio o discredito - che il suo sistema di intelligence pu causare alla
Spagna. Il Cesid inoltre copriva altri fronti che valicano oggi le frontiere nazionali: la politica della non
proliferazione, da una parte. La ristrutturazione delle centrali nucleari dell'ex blocco sovietico, dall'altra.

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Infine, oltre a ci, i nuovi problemi di sicurezza - crimine organizzato, immigrazione clandestina,
stupefacenti, traffico di armi - che oggi rivestono sempre maggiore importanza in un mondo la cui sicurezza
non pi affidata esclusivamente all'esercito.
Tutta questa mole di lavoro cos diversa stata probabilmente messa da parte, quasi abbandonata, a favore
di altre attivit (spionaggio politico, intercettazioni illegali) nelle quali la volubilit si confonde con
l'illegalit. Sebbene la correttezza del Direttore Generale del Centro rimarr intatta nel futuro - una carriera
esempio di integrit, un eccezionale curriculum di servizio - la slealt di alcuni membri della fascia direttiva
comprometter, nei prossimi anni, l'immagine del Cesid.
Quello che ne consegue non una speculazione: tutti gli indizi fanno pensare che qualche alto grado della
Direzione Operativa del Centro ha commesso un'appropriazione indebita, attingendo anche ai fondi
riservati, approfittando della buona fede del Direttore Generale. Probabilmente il colpevole ha sottoposto a
ricatto l'intero sistema di sicurezza dello Stato, utilizzando informazioni relative all'ETA. quindi
necessario ricordare il massimo grado di fiducia che la societ ripone in coloro che dispongono della forza
militare o dei meccanismi di sicurezza dello Stato. In regimi dittatoriali - dove il terrore costituisce il
meccanismo di sicurezza - coloro che deludono questa fiducia sono puramente e semplicemente eliminati.
Anche qui le democrazie si trovano a dover affrontare il problema dell'inferiorit funzionale che serve da
contropartita alla dignit morale. I servizi anglosassoni, tedeschi o francesi, sono riusciti, nonostante tutto, a
dotarsi di efficaci metodi di difesa contro il tradimento, quei metodi che invece non esistevano nel Cesid,
permettendo a qualche suo dirigente di attraversare il Rubicone. Tuttavia numerosi sono i punti oscuri in
questo fatto, e non ultimo quello che un militare di carriera, giunto al grado di colonnello, non comprenda
che la slealt assume un diverso peso in un'impresa tessile e in un Centro di Informazioni della Difesa.
Se questa versione venisse confermata, ci troveremmo di fronte ad una gravissima mancanza che si verifica
alla base stessa dell'organizzazione: un insuccesso operativo che getta discredito sul Centro come tale, ma
soprattutto sullo Stato e sulla rispettabilit interna del sistema di libert. Al di l di qualunque gioco di
parole, il fallimento del Cesid il fallimento dell'intelligence. Rivela fino a che punto i concetti basilari,
essenziali, sono ignorati dalle persone che ricoprono posti di responsabilit nel governo del paese. Rivela
una paurosa confusione dei valori che riteniamo consolidati, indiscutibili. Rivela un sorprendente disprezzo
delle libert civili da parte delle autorit che ne dovrebbero essere custodi. E infine, rivela un inesplicabile
grado di insicurezza materiale. Cos mentre i sistemi di allarme dei grandi magazzini scattano di fronte a
qualunque ladro che cerca di rubare un fazzoletto, un Capo di Divisione del Cesid ha potuto sottrarre
centinaia di documenti, registrazioni e dischi magnetici senza che si fosse accesso un solo segnale d'allarme.
Tra l'attuale sconcerto politico, il Cesid ha di fronte a s varie alternative: resistere alla bufera, nella
speranza di una generale amnesia a breve o medio termine; piegarsi a tutte le modifiche stabilite dall'attuale
Governo, sperando che tali cambiamenti calmino l'opposizione e concedano una tregua politica; cercare di
convincere i principali opinionisti ed influire sulle loro conclusioni; o cominciare ad adattarsi ai nuovi
tempi.
Queste sono le alternative possibili, ma nessuna risulta soddisfacente poich perpetua quanto c' di peggiore
nell'attuale cultura organica: salvare la situazione ed uscirne come si pu. In questa fase di pubblica
esposizione e vulnerabilit del Cesid, bisogna preoccuparsi meno dell'istituzione nel senso nominalista e pi
della funzione, cio, dell'intelligence e dell'informazione, materiali di lavoro indispensabili per ogni Stato
moderno.
La prima cosa da fare, pertanto, sarebbe rivalutare l'intelligence e spiegare alla nazione cosa significa
studiare e valutare quotidianamente la realt. Chiarire ai cittadini come la sicurezza basilare di una nazione
non pu essere garantita senza questo sforzo giornaliero di analisi. E chiarire infine come questo lavoro non
ha nulla a che fare con lo spionaggio interno, inutile, illegale e disonorevole.
Il problema non tanto pubblico, ma di lite politica: il servizio deve aprirsi ad un vero dialogo non
partitico, che rifletta le necessit dello Stato cos come le intendono le forze politiche. Quindi, dopo questa
crisi sembra necessario raggiungere un accordo nazionale in materia di sicurezza, informazione ed
intelligence.
Uno dei pericoli che corrono i servizi di informazione, sin dall'origine della loro esistenza, il generalizzato
e nevrotico sospetto di qualunque cosa. Per alcuni agenti non esiste notizia, informazione o movimento che
si produca per caso o che non possa essere interpretato come parte di una grande operazione. Lo stesso
nome, servizi di informazione ed intelligence, implica la raccolta e la cooptazione di dati, la loro analisi e
valutazione. Senza informazioni non si pu vincere, cita il motto latino del Cesid. Senza informazioni, i

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Governi non possono adottare alcuna decisione.


Il problema sorge quando gli agenti e le istituzioni preposti all'informazione ritengono che, per il loro
peculiare lavoro, possono ripararsi dietro il segreto, nella parte oscura della legge. Ma la realt, testarda, si
impegna a dimostrare che non cos. In ogni servizio pubblico - anche nei quadri dello spionaggio l'illegalit finisce per essere molto difficile da nascondere quando nota a due o pi persone. Di fronte alla
legge, qualsiasi agente della sicurezza dello Stato e dei servizi di informazione responsabile delle sue
azioni quanto qualunque altro cittadino, ed obbligato a rispettare l'ordinamento giuridico anche se ostacola
il suo lavoro.
Ma come abbiamo appreso da quanto pubblicato, non stato cos. Le intercettazioni del Cesid compiute nei
confronti di migliaia di cittadini hanno riguardato perfino lo stesso Re. La cosa pi grave che questo
attacco frontale alla legalit continua ad essere considerato da pi di un politico un qualcosa di naturale. Se
si giunti ad una trasgressione cos grave non stato solo per la natura delle indagini, ma perch il Cesid ha
potuto essere strumentalizzato da alcuni dei suoi responsabili a proprio beneficio politico, e la maggior
parte delle volte a beneficio personale, come pu dedursi dallo spionaggio sistematico ai danni di Ministri e
leader dell'area del PSOE. La causa di tutti i mali, e quella che getta maggior discredito, da ricercarsi nella
possibilit che ciascuno utilizzi l'intelligence militare per propri fini. Questi abusi sono propri di paesi
lontani, assolutamente sottosviluppati. Nemmeno nei momenti pi oscuri del sistema sovietico si sono
verificati casi di vendita di rapporti o registrazioni per arricchimento personale.
Il problema pu essere risolto. Se il Servizio di Intelligence spagnolo vuole recuperare rispettabilit
necessario dotarlo immediatamente di un sistema di controlli che permetta il suo equilibrio mediante
contrappesi istituzionali. Che la responsabilit delle sue funzioni sia suddivisa tra le principali forze
politiche e che abbia una rappresentanza parlamentare sono condizioni imprescindibili.
Fino ad oggi, l'unico sistema di controllo e di verifica delle funzioni del Cesid - e dei restanti Servizi di
Informazione - stato garantito dalla fiducia personale tra il Presidente del Governo ed il Direttore
Generale del Centro. Ma un sistema cos irregolare - la cui inefficacia stata palesemente dimostrata - non
pu pi servire nel futuro. Si tratta di introdurre controlli istituzionali al margine delle relazioni personali.
La prima misura consisterebbe nella creazione di un comitato per l'Intelligence nel Congresso dei Deputati.
Ristretto, segreto, senza immunit parlamentare per evitare le fughe. In questo organismo di controllo si
dovrebbero periodicamente illustrare gli obiettivi e le missioni dei servizi.
chiaro che per far funzionare un servizio occorre anche, in alcuni casi, che esso agisca al margine della
legalit, cosa doppiamente rischiosa, proprio perch non si deve arrivare alla trasgressione. Per questo le
attivit speciali in materia di sicurezza necessitano del sostegno politico e della corresponsabilit delle forze
rappresentate nel Parlamento. Con il loro sostegno o le loro critiche si pu valutare la validit di una legge,
proprio nella Camera che le ha dato vita.
necessario inoltre ottenere un'altra garanzia. Nessun controllo politico pu risultare completo se non si
possono discutere e rivedere i bilanci destinati all'intelligence. Per questo necessario poter consultare, in
ogni momento e senza preavviso, la contabilit di tutte le sezioni del Centro. Questo uno dei procedimenti
sicuri per misurare l'efficacia di qualunque organizzazione. Purtroppo, i fondi che il Governo destina al
Cesid non sono chiari. Nei Bilanci Generali dello Stato figurano solo le spese di funzionamento ed
investimento, ma non quelle del personale. Pi della met di queste spese di funzionamento, per, coperta
da "segreto", per cui non possibile sapere a cosa sono destinati i fondi o se sono spesi correttamente. La
stessa cosa vale per gli investimenti.
Si dice che fino allo scorso mese di gennaio, quando stata resa pubblica la frode dei fondi riservati, una
parte di questi era utilizzata dal Cesid per pagare degli extra ai suoi agenti. Comunque, che questa usanza
continui o meno, il panorama non tranquillizzante. Per questo indispensabile la creazione di un
Consiglio Contabile che abbia la possibilit permanente di verificare quanto si spende e in cosa. Il controllo
finanziario potrebbe essere condotto congiuntamente dalla Corte dei Conti e dalla Commissione per
l'Intelligence del Congresso dei Deputati.
Ultimo, ma il pi importante: un terzo controllo giudiziario, a nostro avviso inevitabile. Quello che noi
sappiamo ed ascoltiamo sui servizi di intelligence potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. Le indagini
giudiziarie contro possibili attivit illegali dei membri del Cesid sono emerse da infiltrazioni e solo in
un'occasione, nel caso delle intercettazioni illegali all'editore de La Vanguardia, per interventi isolati della
polizia. Sarebbe necessario creare una specie di "ombudsman" giudiziario, un magistrato con accesso alla

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documentazione interna, in grado di controllare in ogni momento le azioni del servizio di informazione e,
qualora se ne presentasse la necessit, chiedere le responsabilit penali. Nel Regno Unito gi esiste un
tribunale speciale per i casi relativi ai servizi di intelligence.
Controllo politico, finanziario e giudiziario: la combinazione di queste tre misure costituirebbe il
trattamento d'urto necessario ai servizi spagnoli in questo momento di discredito pubblico ed evidente
strumentalizzazione politica. Successivamente altre misure dovrebbero garantire un maggior coordinamento
tra il Cesid ed il Ministero dell'Interno, la Direzione della Guardia Civil e le Forze Armate.
In questi ultimi tre anni, una serie di errori, abusi e disinformazioni ha colpito il paese: un cumulo di
insuccessi si abbattuta sulla societ spagnola, dalla tripla svalutazione monetaria all'affondamento del
Cesid. Ma non sono state catastrofi naturali, n imprevedibili rivolgimenti geologici. Si trattato quasi
sempre di casi di incompetenza, di negligenza o di abusi di potere: risultati di una cattiva gestione del
Governo.
I membri pi "opachi" della classe dirigente di solito si trincerano dietro l'invariabile ripetizione di uno
strano argomento: la corruzione si verifica anche in altri paesi. Come se dovessimo riportare le casistiche
dei malati di cancro nelle nazioni vicine per alleggerire le cifre dei centri oncologici spagnoli. Forse il
maggior insuccesso di questi dodici anni di governo socialista da ricercarsi proprio qui: nell'incapacit di
imporre l'ordine, ragione d'essere di ogni governo dall'origine della civilt. I problemi in questi dodici anni
non sono stati di ordine pubblico ma di buon ordine. Nell'ordinamento giuridico sono stati innalzati dei
muri maestri. In questa fase sono stati tralasciati elementi essenziali della sicurezza generale. Le parole pi
gravi pronunciate dal Capo del Governo in questi ultimi anni possono essere riassunti con una breve
asserzione: "mi sono reso conto leggendo i giornali". Frase ripetuta in tre occasioni di importanza nazionale:
a proposito del GAL, a seguito della fuga del Direttore Generale della Guardia Civil, in occasione delle
fughe verificatesi nel Centro Superiore di Informazione della Difesa. Il Cesid stato in questi ultimi anni un
elemento essenziale per la sicurezza. Incalcolabile il danno che il suo discredito pu produrre
all'immagine estera della Spagna e agli interessi vitali della sicurezza nazionale. In questi tre casi, i pi
gravi fra i vari reati commessi, il Capo del Governo si giustificato per la sua ignoranza anche se la sua
prima funzione consiste nel controllare.
Per quanto riguarda l'interno, gli errori del Governo hanno provocato un'ondata di sconforto nel corpo
sociale e considerando l'estero, il risultato non meno devastante. Le illegalit e gli scandali hanno
caratterizzato la storia europea di questi ultimi anni. La mancanza di solidariet ed la tendenza al ladrocinio
sono come le piaghe: si estendono quando viene a mancare il controllo dell'igiene pubblica. Ma in nessuno
Stato dell'Unione Europea, nemmeno in Italia, si dato il tono di miserabile buffonata, di grande vergogna,
di accaparramento. un finale amaro che la sinistra spagnola non meritava in occasione della sua prima
prova di governo.
Il disordine funzionale l'effetto, il disordine intellettuale la causa. Cittadini assolutamente privi di
formazione non possono accedere a posti di governo. Professionisti con mediocri curricula di servizio non
possono garantire il successo. L'ignoranza quanto pi vasta, solida e radicata, diventa garanzia di
fallimento. La lettura di Plutarco non mai stata indispensabile, ma non deve essere considerata una
zavorra. Dietro il Cesid, i fondi riservati, la fuga di Roldan ed i GAL, esiste un cumulo di improvvisazioni,
di falsi titoli di studio, di ignoranza temeraria e meravigliosa vacuit.
Tra le funzioni degli Stati non inclusa la difesa di una morale. Ma la corruzione non potr essere sconfitta
in Spagna finch non si capir che le pratiche corrotte sono per lo Stato problemi di ordine, in un ambito del
tutto estraneo alla morale personale. C' gente alla cui coscienza non ripugna il gioco delle influenze, come
ad alcuni non ripugna di trafficare in armi o stupefacenti. Lo Stato responsabile della promulgazione e
dell'applicazione di leggi che prevedano la perseguibilit di questa delinquenza. La corruzione, insistiamo,
un problema di buon ordine, non di apostolato morale. Senza una massiccia politica nazionale contro la
corruzione, gli ospedali un giorno non funzioneranno pi, i semafori si spegneranno, gli alimenti si
deterioreranno.
I margini di tolleranza, cos alti in Spagna del XX secolo, hanno creato da noi una situazione limite. una
situazione di estrema gravit e tuttavia non ci troviamo ancora di fronte ad una decadenza irrimediabile. Si
pu sempre correggere.
(*) Editoriale tratto dalla rivista spagnola Politica Exterior. 46, IX - agosto-settembre 1995.

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Camera dei Deputati XII LEGISLATURA


Relazione sulla politica informativa e della sicurezza (secondo semestre 1995) presentata
dal Presidente del Consiglio dei Ministri Lamberto DINI

CAPITOLO PRIMO - La sicurezza interna

1. Profili generali della minaccia


L'impegno "intelligence" si rivolto verso tutti quegli aspetti suscettibili di avere riflessi pregiudizievoli
sulla sicurezza interna, in una fase evolutiva che presenta con sempre maggiore frequenza minacce che
trovano origine nello scenario internazionale, ove il nostro Paese, per la sua posizione geopolitica
nell'Europa e nel Mediterraneo, si trova esposto a multiformi fattori di rischio.
Di conseguenza, cresce progressivamente il bisogno di sicurezza della societ civile, a fronte dei gravi
fenomeni della criminalit organizzata, dell'immigrazione clandestina, dell'integralismo islamico,
dell'eversione ideologica e delle turbative dei mercati finanziari e valutari.
Nell'area dell'eversione ideologica, l'ultrasinistra ha trovato nuovi spunti di mobilitazione nelle tematiche
dell'antinucleare e dell'antimilitarismo, l'una in correlazione con gli esperimenti atomici francesi, l'altra con
riferimento alla partecipazione italiana alla missione NATO in Bosnia.
L'ultradestra conferma la propensione a consolidare rapporti con ambienti islamici integralisti, in chiave
antioccidentale.
Entrambi i settori dell'oltranzismo continuano a manifestare interesse per le tecnologie informatiche, anche
nella prospettiva della creazione di reti internazionali di collegamento.
Proseguono, da parte di circoli estremisti d'oltreconfine, i tentativi di fomentare in Alto Adige sentimenti
antitaliani.
La criminalit organizzata, tuttora connotata da notevole aggressivit, mostra una spiccata tendenza a
proiettare all'estero le proprie attivit e i propri interessi. Nel contempo, sono sempre pi frequenti le
conferme di significative presenze di organizzazioni delinquenziali straniere sul nostro territorio. Non a
caso, la priorit del contrasto alla criminalit transnazionale ormai unanimemente riconosciuta nei vertici
e nei consessi mondiali.
L'immigrazione clandestina, per entit e caratteri, si posta in termini di emergenza a causa dell'accentuarsi
sul territorio dei problemi legati al degrado, all'emarginazione, alla criminalit, alle tensioni sociali e a
talune manifestazione xenofobe.
L'inevitabile riflettersi di crisi e conflitti propri dei paesi di origine, specie del Nordafrica, su alcuni
ambienti delle comunit straniere presenti in Italia, rende immanente la minaccia dell'importazione del
terrorismo di matrice integralista islamica.
Il contesto finanziario stato, ancora una volta, al centro di manovre speculative e di altre iniziative
pregiudizievoli per l'economia nazionale. In considerazione della gravit e ampiezza dei fenomeni,
estremamente utile si rivelata l'analisi congiunta operata, per gli aspetti di maggiore rilevanza, tra
Organismi "intelligence" e Forze di polizia.
Un quadro della minaccia cos articolato rende necessaria un'intensa collaborazione internazionale alla
quale non si mancher, nel periodo di presidenza italiana dell'Unione Europea, di conferire ulteriore
impulso, al fine di assicurare una risposta unitaria a sfide che vanno assumendo, sempre pi, carattere di
globalit.
2. Eversione

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a. Attivit dell'ultrasinistra
L'area dell'ultrasinistra resta caratterizzata da programmi e posizioni diversificate. La limitata capacit
aggregativa porta il settore alla ricerca di sempre nuovi spunti di contestazione attorno a quelle tematiche
emergenti ritenute, di volta in volta, in grado di guadagnare adesioni.
Emblematici i tentativi di riproporre iniziative di mobilitazione, strumentalizzando questioni di risonanza
internazionale, come la ripresa degli esperimenti nucleari francesi. In proposito, l'adozione di pseudo sigle
che evocano organizzazioni ambientaliste internazionali rivela la volont di fare proprio, insieme con le
istanze espresse dai movimenti ecologisti in genere, il vasto consenso che esse riscuotono presso l'opinione
pubblica.
In tale contesto, contro obiettivi riconducibili al Paese transalpino sono stati compiuti, fra luglio ed ottobre,
attentati incendiari - tutti, peraltro, di basso profilo e circoscritti ad alcune Regioni del Centro-Nord - che
sono verosimilmente da attribuire a frange estreme e non sembrano rispondere ad una strategia coordinata.
La protesta, su questo versante, non appare aver raggiunto l'intento di conseguire forme di ampio
coinvolgimento ed probabile, pertanto, che resti limitata alle iniziali connotazioni meramente
dimostrative, senza assumere aspetti eclatanti.
Restano, tuttavia, all'attenzione eventuali sviluppi che potrebbero derivare da contatti fra elementi italiani ed
ambienti europei, finalizzati alla pianificazione di iniziative comuni di contestazione.
stato riscontrato l'accentuato impegno antimilitarista della componente pi radicale del settore, in termini
di contrapposizione all'Occidente, soprattutto in relazione agli sviluppi della situazione nell'ex Jugoslavia.
La tematica balcanica potrebbe assumere una rinnovata potenzialit mobilitativa: prevedibile che la
presenza, in quel territorio, di un contingente italiano possa fornire l'occasione per nuove iniziative di
protesta, anche di natura violenta, soprattutto contro obiettivi NATO e strutture militari.
Significativa, in merito, la scelta di tempo per la diffusione di un volantino di impronta brigatista, proprio
all'indomani dell'invio in Bosnia dei primi militari italiani. Il documento da interpretare come il tentativo
di dare un segnale di presenza e di imprimere rinnovato impulso alla contestazione, nonch di convogliare
in un alveo unitario le frange pi attive sul fronte dell'opposizione alla NATO.
Altri gruppi estremi dell'antimilitarismo vanno mostrando interesse ad adottare strategie che prevedono il
ricorso a pi incisive forme di "lotta" e ad assumere un ruolo trainante in ambito europeo. In questo senso, il
vertice dei paesi pi industrializzati che si terr a Lione nel luglio 1996 potrebbe costituire occasione di
coagulo in funzione antioccidentale.
Nell'ultrasinistra si muovono ancora settori determinati a diffondere il germe dell'opposizione violenta alle
istituzioni, anche se essi non trovano, al momento, adeguato terreno di coltura. Si tratta di quelle frange che,
attestate su posizioni eversive con finalit di infiltrazione negli ambienti operai, sono da ritenere, in
prospettiva, di elevata pericolosit. Al riguardo in concomitanza con le misure di risanamento economicofinanziario imposte dalle scadenze dell'Unione Europea, appare destinata ad incrementarsi la propaganda
tendente a sollecitare la protesta contro l'adesione dell'Italia al Trattato di Maastricht.
Segnali di fermento continuano a pervenire da quegli ambienti attualmente impegnati nella "difesa" degli
spazi arbitrariamente occupati, che rifiutano ogni forma di dialogo con le Istituzioni, ricercando pretesti per
lo scontro violento.
La naturale propensione a sfruttare ogni occasione per rilanciare tematiche di confronto radicale si
manifestata anche in relazione alle questioni dell'immigrazione e della contestazione studentesca.
Resta concreto il pericolo che le tensioni sociali legate al fenomeno immigratorio possano essere
strumentalizzate da quei gruppi dell'ultrasinistra che considerano gli extracomunitari potenziale bacino di
reclutamento.
Del pari, il ciclico riproporsi della protesta studentesca potrebbe prestarsi a nuovi tentativi di inserimento da
parte delle frange pi ideologizzate, non solo ai fini di proselitismo, ma anche allo scopo di promuovere e
gestire iniziative antisistema.
Permane forte, soprattutto nell'anarchismo oltranzista, l'interesse per la telematica, considerata valido
strumento per ampliare i contatti in ambito europeo e per diffondere, in tempo reale, informazioni d'area e
documentazione propagandistica. Anche se il fenomeno ancora circoscritto, l'acquisizione di conoscenze
pi avanzate potrebbe consentire forme di sabotaggio - gi auspicate dalla pubblicistica di settore - ai danni
di banche dati pubbliche e private.

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b. Attivit dell'ultradestra
Le varie componenti dell'ultradestra hanno mostrato un accentuato impegno propagandistico e propositivo,
teso a fornire nuovi stimoli agli ambienti di riferimento.
La ricerca di ulteriori forme aggregative sembra privilegiare la scelta di connotazioni politico-ideologiche
capaci di mascherare le effettive posizioni oltranziste e di eludere i rigori della legge in materia di
discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Le frange pi radicali continuano a manifestare l'intento di non abbandonare il ricorso alla violenza, come
dimostra il recupero di vecchie sigle del terrorismo neofascista, comparse a rivendicare azioni intimidatorie
contro sedi di partiti politici nella Capitale.
Resta elevato il dissenso da ogni espressione politica e sociale di tolleranza, con particolare riferimento alle
problematiche dell'immigrazione. Le tensioni derivanti dalla presenza di extracomunitari possono divenire
occasione - come accaduto in passato - per inserimenti strumentali da parte di soggetti che si proclamano
fautori della violenza xenofoba, facendo leva su confusi richiami all'ideologia nazista.
L'accresciuto interesse per le reti telematiche potrebbe preludere al rafforzamento dei collegamenti con
l'estero, attraverso l'instaurazione di scambi informativi integrati con circuiti in uso ad omologhi gruppi
europei.
La pubblicistica continua a svolgere un ruolo propulsivo, in un'ottica che tenta di ampliare i margini
d'azione, soprattutto in ambito internazionale. In questo senso, le forti caratterizzazioni antioccidentali della
propaganda trovano significativo sostegno nelle tematiche dell'integralismo islamico, che vengono ritenute
uno strumento in grado di rilanciare l'impegno politico. Ne costituisce conferma la propensione di militanti
convertiti alla religione musulmana a consolidare i rapporti con ambienti integralisti sia in Italia che
all'estero.
3. Criminalit organizzata
a. Linee di tendenza
La criminalit organizzata conserva tuttora potenzialit destabilizzanti, anche se le formazioni
delinquenziali appaiono attraversare una fase di difficolt nella ricostruzione degli equilibri interni,
scompaginati dall'attivit di contrasto e dalle defezioni di esponenti di rilievo, con riflessi diversi a seconda
delle singole realt territoriali.
Nella Sicilia occidentale, alla catena di delitti che ha contrassegnato i primi mesi del 1995 seguita una fase
meno cruenta che testimonierebbe una scelta ponderata degli obiettivi, finalizzata a riassestare gli organici
e, soprattutto, a diffondere segnali non equivoci sulla titolarit della "leadership".
Di converso, la situazione nell'area etnea andata progressivamente deteriorandosi: ne prova il sensibile
incremento di omicidi di stampo mafioso, che lascia supporre il sussistere di una guerra per la conquista del
vertice. Significativa, inoltre, l'uccisione, il 9 novembre a Catania, di un noto penalista, che potrebbe
rappresentare un aspetto nuovo della strategia di "cosa nostra". A seguito della proroga, sino al 1999, del
regime di carcerazione differenziata, la mafia tenta verosimilmente di introdurre ulteriori fattori di
inquinamento e tensione nelle aule dibattimentali, proprio in coincidenza con l'avvio di una stagione
processuale che vede imputati numerosi suoi esponenti. L'omicidio, il 23 dicembre a Trapani, di un agente
della Polizia penitenziaria, ha riproposto la questione, fondamentale per la mafia, di gestire anche dal
carcere gli affari criminali. Il Governo, determinato a non offrire margini d'azione, ha sottoposto al
Parlamento un disegno di legge che - introducendo nel processo penale il cd. "dibattimento a distanza" in
via obbligatoria per quanti sono sottoposti al regime del 41 bis dell'Ordinamento penitenziario - ha inteso,
fra l'altro, circoscrivere i rischi e gli inconvenienti connessi con i continui trasferimenti dei capimafia
detenuti in occasione dei processi.
Nel palermitano sono state compiute azioni intimidatorie ai danni di rappresentanti delle Amministrazioni
locali e del clero, particolarmente attivi nell'opera di sensibilizzazione antimafia. Tale situazione potrebbe
preludere ad iniziative violente contro personaggi-simbolo. Il persistere nella latitanza di elementi di forte
carisma e comprovata pericolosit mantiene sempre elevato il rischio di progettualit terroristiche,

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considerata la loro vocazione ad operare nel territorio di origine.


Il contesto criminale calabrese, alla ricerca di un assetto verticistico sotto il profilo organizzativo, ribadisce
la propensione a ricercare, specie nel Nord Italia, spazi per l'espansione dei traffici illeciti. In questa fase
aumentata la conflittualit, in relazione al tentativo della componente pi aggressiva di imporre la propria
influenza all'intero ambito locale. Nel complesso, rimangono immutati i caratteri di pericolosit della
'ndrangheta, riconducibili alla consistenza numerica degli affiliati, alla capacit di infiltrazione nelle
Amministrazioni, alla compattezza dei sodalizi, all'aperta ostilit nei confronti di rappresentanti istituzionali
impegnati sul versante del contrasto: molteplici acquisizioni hanno confermato l'esistenza di progetti di
attentati, specie ai danni di magistrati operanti nella stessa Calabria.
In Campania, continua la disgregazione dei principali sodalizi criminali, che ha portato al rafforzamento di
alcuni clan minori. Le tendenze centrifughe determinate dai vuoti di vertice hanno favorito, infatti,
l'emergere di nuovi gruppi e di bande giovanili che tentano, con il ricorso alla violenza, di ridefinire assetti
ed equilibri. Tale stato di conflittualit, espresso dall'incremento numerico degli omicidi, potrebbe non
accennare a diminuire anche per il permanere, soprattutto nel napoletano, di numerosi fattori criminogeni quali crisi occupazionale, questione minorile e degrado ambientale - che sono suscettibili di incidere, in
varia misura, sul reclutamento di nuova manovalanza.
In Puglia, dove si registra, tra l'altro, una sensibile crescita della criminalit minorile, la malavita
organizzata, pur sviluppando interazioni con le altre realt delinquenziali del Paese, conserva autonomia
nell'organizzazione dei traffici illeciti - anche di armi ed esplosivi - con la vicina area balcanica, sfruttando
la situazione di crisi dell'ex Jugoslavia ed i circuiti immigratori clandestini.
Quanto alla Sardegna, i buoni risultati conseguiti dagli apparati di sicurezza non hanno attenuato il livello di
attenzione sul fenomeno dei sequestri e sul rinnovato attivismo degli ambienti criminali, testimoniato
dall'efferato assassinio di due militari dell'Arma, avvenuto il 16 agosto.
Riscontri informativi evidenziano collegamenti tra la malavita organizzata ed il banditismo barbaricino,
verosimilmente finalizzati ad attrarre quest'ultimo verso la gestione del traffico di stupefacenti.
Pi in generale, per quanto concerne le fonti di arricchimento del crimine, si registrato un aumento delle
attivit estorsive ed usurarie che, tra l'altro, si prestano facilmente ad essere svolte anche da gruppi non
organizzati. Permane il rischio di infiltrazione nella realizzazione di grandi opere, particolarmente nel
settore del trasporto pubblico, che interesseranno, nel breve periodo, anche il Meridione.
Il riciclaggio di capitali continua a rappresentare la minaccia di maggiore insidiosit, attesa la sua funzione
moltiplicativa sul volume complessivo delle attivit economiche criminali.
Accanto a segmenti di tradizionale presenza delinquenziale, come il mercato delle armi e degli stupefacenti,
va assumendo rilievo il comparto dello smaltimento dei rifiuti e delle sostanze tossiche.
La connotazione transnazionale del crimine organizzato impone, per una concreta azione di contrasto, lo
sviluppo di accordi finalizzati alla reciproca informazione delle risultanze investigative, la creazione di
discipline normative omogenee e, parallelamente, l'estensione a contesti territoriali pi ampi dell'operativit
di provvedimenti restrittivi di natura personale e patrimoniale. questa una linea di condotta che si intende
proseguire.
A livello internazionale conferma il suo ruolo di primo piano la cd. "mafia russa", sistema trasversale dotato
di ingenti capitali derivanti dalla gestione di ogni tipo di attivit illecita. Tale potenziale finanziario si
tradotto in un intervento sempre pi rilevante nelle economie di numerosi Paesi, con rischi di alterazione
delle regole della libera concorrenza. Esponenti di quella criminalit mostrano un forte interesse ad investire
anche in Italia, specie in localit turistiche, manifestando sovente la disponibilit a negoziare per importi
sensibilmente superiori ai prezzi di mercato.
Non meno pericolose risultano le organizzazioni criminali di origine asiatica, attivamente presenti nello
sfruttamento dell'immigrazione clandestina.
A caratterizzare la nuova mappa della delinquenza europea concorre, altres, il trasferimento all'Est di
sodalizi delinquenziali italiani che tentano di occupare, grazie ad alleanze strategiche con la malavita locale,
nuovi ambiti di sviluppo, soprattutto in quegli Stati che hanno in atto privatizzazioni e sono carenti di
adeguate normative di contrasto.
b. Strategia di contrasto - azione dei Servizi

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L'impegno del SISDe ha riguardato l'assetto delle strutture dei sodalizi criminali e le loro principali attivit,
quali traffici illeciti di varia natura, riciclaggio di capitali, usura ed estorsione. L'azione informativa si
tradotta nell'invio agli Enti interessati di 254 segnalazioni, molte delle quali hanno trovato riscontro in
operazioni di polizia giudiziaria.
In tale ambito sono state arrestate 113 persone - di cui 47 per associazione mafiosa, 29 per delitti in materia
di stupefacenti, 9 per estorsione e 3 per rapina - e si provveduto al sequestro di droga, armi, documenti
d'identit contraffatti, banconote e titoli di credito falsificati. Il contributo dell' "intelligence" ha, altres,
consentito la cattura di 16 latitanti.
L'attivit del SISMI, sul versante della criminalit organizzata transnazionale, si concretata
nell'acquisizione di elementi di informazione su investimenti operati nel nostro Paese da associazioni
criminali straniere, nonch su traffici clandestini posti in essere, oltre confine, da gruppi malavitosi italiani
in concorso con esponenti della delinquenza internazionale, con specifico riguardo ai circuiti di armi,
esplosivi e stupefacenti, e ad operazioni di riciclaggio.
Il Servizio ha proseguito, inoltre, l'attivit di localizzazione di connazionali latitanti in alcuni Paesi delle
aree balcanica, centroamericana ed est europea.
Nel complesso, sono state trasmesse oltre 100 informative agli Organismi istituzionalmente preposti
all'azione investigativa, con significativi riscontri sul piano repressivo.
4. Settori emergenti
a. Immigrazione clandestina ed integralismo islamico
L'azione coordinata di vigilanza e contrasto in direzione dell'immigrazione clandestina continua a richiedere
un notevole impegno, poich si riferisce ad un fenomeno assai vasto, connotato dalla continuit dei flussi e
dalla molteplicit delle aree di provenienza, soprattutto il Nordafrica ed i Balcani.
Sotto il profilo dell' "intelligence", l'attivit del SISDe ha riguardato, sul territorio nazionale,
l'individuazione dei sodalizi criminali che gestiscono l'ingresso illegale, mentre l'impegno del SISMI si
rivolto essenzialmente alle aree di origine, allo scopo di acquisire notizie sulle ramificazioni del traffico e
sulle dinamiche evolutive dei contesti locali.
Tale impegno si tradotto in numerose informative inviate alle Forze di polizia, tra cui ben 223
segnalazioni di mezzi navali in partenza dalle coste albanesi, che hanno consentito di procedere al fermo di
oltre 5.000 clandestini, all'arresto ed alla denuncia di numerosi altri, nonch al sequestro di natanti ed
autovetture.
L'immigrazione illegale si conferma come uno dei settori maggiormente remunerativi per le organizzazioni
criminali, che spesso utilizzano per il trasporto dei clandestini i medesimi canali impiegati per gli altri
traffici illeciti, potenziandone i circuiti, per lo pi in collegamento con consorterie straniere, soprattutto est
europee e cinesi.
L'estrema difficolt, per gli irregolari, di integrarsi nel tessuto sociale va ad incrementare sacche di degrado
che finiscono, inevitabilmente, con l'alimentare la criminalit, specie nella forma di microstrutture
autonome o al servizio della malavita locale.
Se da un lato l'emarginazione rischia di ingenerare negli immigrati sentimenti d'astio nei confronti del
mondo occidentale, dall'altro sono aumentati segnali di insofferenza da parte della popolazione, tradottisi, in
taluni centri urbani, anche in manifestazioni di piazza che hanno interessato l'ordine pubblico. Clima,
questo, suscettibile di offrire lo spunto per iniziative violente ispirate da razzismo e xenofobia.
La permanenza nei Paesi di origine, di stati di conflitto e di precarie condizioni di vita non consente di
prevedere una diminuzione, in tempi brevi, della pressione immigratoria clandestina. Ci ha reso
improcrastinabile una revisione della normativa in materia, anche al fine di conferire maggior efficacia
all'azione di contrasto.
In tale ottica, assume specifica rilevanza il decreto legge 18 novembre 1995, n. 489, recante "Disposizioni
urgenti in materia di politica dell'immigrazione e per la regolamentazione dell'ingresso e soggiorno nel
territorio nazionale dei cittadini non appartenenti all'Unione Europea", laddove prevede il potenziamento
dei controlli integrati nella fase di rilascio dei visti, snellisce le procedure di espulsione e consente di
intervenire con pi rigore nei confronti di chi favorisce l'ingresso illegale ed impiega illecitamente

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manodopera straniera.
In un contesto di particolare fluidit, in relazione a vicende ancora in evoluzione e suscettibili di molteplici
sbocchi, il livello della minaccia integralista - correlata alla presenza di elementi dell'estremismo islamico,
specie nordafricano - da ritenersi in crescita, per la stretta connessione con la situazione internazionale e
per l'accentuarsi di segnali recepiti in ambito informativo. Uno degli indicatori di incremento del pericolo
dato dalla repentina estensione all'estero dell'attivit terroristica della componente radicale egiziana, che ha
rivendicato gli attentati di Fiume, Ginevra ed Islamabad, motivandoli con la reazione ad un asserito intento
persecutorio nei confronti degli oppositori rifugiati all'estero. Qualora dovesse prevalere tale logica
ritorsiva, neppure il nostro Paese potrebbe ritenersi immune dal rischio di iniziative violente. Altro fattore di
forte incidenza sull'entit della minaccia resta legato agli sviluppi della crisi algerina, che continua a far
registrare vicende
di segno opposto. A questo proposito, mentre permane elevato il rischio per gli affari italiani, cos come per
gli stranieri in genere, presenti nel Paese maghrebino, non pu essere sottovalutata la possibilit di gesti
dimostrativi sul nostro territorio, in ragione anche di taluni segnali di risentimento e tensione colti in seno a
quegli ambienti oltranzisti islamici a suo tempo coinvolti in operazioni di polizia giudiziaria.
Vanno emergendo, inoltre, evidenze in ordine all'attivismo in Italia di elementi dell'estremismo armato di
altri Stati nordafricani e persistono rischi di atti ostili di matrice mediorientale, specie in direzione di
rappresentanze straniere.
Il quadro della minaccia si configura ulteriormente articolato e pericoloso a motivo della crescente
interazione tra i militanti delle diverse formazioni del radicalismo islamico.
Tra le circostanze suscettibili di determinare nuove tensioni va indicato, infine, l'invio del nostro
contingente militare di pace in Bosnia, regione in cui forte la presenza, come combattenti volontari, di
integralisti di varie nazionalit.
I Servizi sono impegnati a svolgere la massima azione di vigilanza, tesa a impedire che la ramificazione sul
territorio di strutture logistiche possa favorire il supporto a nuclei terroristici, qualora dovessero prevalere
opzioni violente nei confronti del nostro Paese.
b. Turbative dei mercati finanziari e valutari
La sicurezza dello Stato, nella sua accezione pi lata e moderna, quale complesso di interessi in continua
evoluzione in rapporto a mutamenti dello scenario interno e internazionale, non pu non risentire, in ragione
della progressiva centralit del fattore economico, di quei profili di minaccia che derivano da attivit
finanziarie dannose per lo sviluppo e la stabilit del Paese. Non stato, pertanto, trascurato che i mercati
valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della
nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione
incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto
delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo.
A questo riguardo, l'attivit informativa stata indirizzata alla verifica di eventuali strategie di aggressione
sistematica alla nostra sicurezza economica, in un momento in cui possibile attendersi la reiterazione di
manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze
dell'unificazione monetaria.
L'attivit "intelligence" nel settore economico presenta, peraltro, aspetti di particolare complessit, connessi
con un contesto variegato, caratterizzato da peculiari dinamiche.
c. Pirateria informatica
Il fenomeno della pirateria informatica continua a sollecitare grande interesse, con riguardo a quelle
manifestazioni che denotano finalit contrarie alla sicurezza dello Stato. Si distinguono, per insidiosit, le
pratiche di intrusione a scopo di sabotaggio da parte di soggetti altamente specializzati che operano, ormai
da tempo anche a livello internazionale, secondo logiche e modelli comportamentali apparentemente
rispondenti a una sorta di "anarchia informatica". Attivit del genere, la cui diffusione risulta correlata
all'impiego sempre pi massiccio del computer nella gestione dati e nella comunicazione a distanza, sono

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favorite, talora, dalla circostanza che non sempre vengono puntualmente osservate le norme e le procedure
poste a presidio della sicurezza dei sistemi.
Vanno rilevati, inoltre, i rischi crescenti di iniziative, in direzione di importanti istituzioni ed enti pubblici,
motivate dall'intento di acquisire indebitamente notizie riservate ovvero da velleit disinformative.
d. Minaccia ambientale
Permane all'attenzione dell'"intelligence" la minaccia all'ambiente derivante dai traffici clandestini di scorie
e di rottami metallici radioattivi, nonch dal funzionamento all'estero delle centrali nucleari. In tale ambito,
sono stati acquisiti elementi su quantit, dislocazione e stato di conservazione dei residui presenti in Italia e
derivanti dal pregresso utilizzo degli impianti, dal rientro dall'estero di quantitativi di rifiuti dovuti al
riprocessamento del combustibile irraggiato, e dagli impieghi industriali non energetici che determinano
una produzione costante di rifiuti radioattivi.
CAPITOLO SECONDO - La sicurezza esterna

1. Profili generali della minaccia


La minaccia di provenienza esterna, rappresentata principalmente dallo spionaggio e dal terrorismo
internazionale, risultata in aumento.
L'attivit spionistica, condotta soprattutto dai Servizi informativi di alcuni paesi dell'Europa Orientale, del
Medio ed Estremo Oriente e del Nord Africa, si principalmente orientata verso i settori economico,
tecnologico e industriale, nonch all'acquisizione illecita di materiali sensibili, in particolare quelli
sottoposti ad embargo.
Nel settore del terrorismo internazionale, oltre all'aumento degli attentati di matrice integralista avvenuti in
alcuni paesi musulmani, stata riscontrata una crescente capacit operativa di gruppi estremisti a colpire al
di fuori delle aree di origine, come dimostrano gli attentati effettuati in Francia, Svizzera e Croazia. In
Spagna, permane il rischio derivante dal terrorismo interno di origine basca, mentre in Turchia il
movimento curdo, nonostante la repressione, ha confermato la propria pericolosit e capacit di operare
anche all'estero, come ha fatto soprattutto in Germania.
Nelle aree di crisi di maggiore interesse per il nostro Paese, le diverse situazioni hanno subto significative
evoluzioni.
Nei territori della ex Jugoslavia, nonostante la firma di un accordo di pace, permane l'incertezza connessa
con questioni sostanzialmente irrisolte, quali lo "status" di sarajevo, il corridoio della Posavina, le linee di
demarcazione in Bosnia centrale e il rientro dei profughi nelle localit di provenienza.
In Russia, il quadro politico resta caratterizzato da instabilit, riconducibile oltre che alle precarie
condizioni di salute del Presidente Eltsin, anche all'esito delle recenti elezioni parlamentari e all'avvio della
campagna per le elezioni presidenziali di giugno 1996. Le elezioni per la nuova Duma (Camera Bassa) del
17 dicembre hanno sancito un significativo successo del Partito Comunista della Federazione Russa
(KPRF), una limitata tenuta del Partito Liberal-Democratico (LDPR) e il previsto basso consenso al Partito
di Chernomyrdin "Nostra Casa Russia" (NDR). L'affermazione del KPRF potrebbe spingere Eltsin ad
avviare un rimpasto di governo per soddisfare, almeno in parte, le aspettative dei comunisti. In previsione
delle prossime elezioni presidenziali, il successo della sinistra potrebbe indurre tutte le forze riformiste a
sostenere la candidatura di Eltsin che, nonostante i problemi fisici, appare al momento l'unica personalit in
grado di mantenere la Federazione sulla direttrice delle riforme democratiche. Non si pu, tuttavia,
sottovalutare il pericolo che l'acutizzarsi delle crisi politico-istituzionali, unito ai condizionamenti derivanti
dalle attivit della criminalit organizzata ed alla recrudescenza della conflittualit interetnica possa portare
a svolte di tipo autoritario, tendenti a ripristinare, in maniera velleitaria, il ruolo di grande potenza
mondiale, con conseguente aumento del livello di rischio per l'Occidente. La Russia intende, comunque,
perseguire l'obiettivo di riaffermare la propria centralit nei confronti delle altre Repubbliche ex sovietiche,
estendendo il suo perimetro difensivo mediante accordi bilaterali e multilaterali con i paesi contermini.

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Mosca, pertanto, continuer ad opporsi ad una espansione ad est della NATO, aspirando al riconoscimento
di un ruolo primario in Europa. La Russia, inoltre, attribuisce primaria importanza strategica all'area del
Caucaso, ricca di risorse petrolifere, per cui si oppone apertamente sia ai tentativi di penetrazione
economica di altri paesi sia alle rivendicazioni indipendentiste. Il prolungato intervento militare della
Repubblica secessionista di Cecenia ha confermato da un lato la virulenza delle istanze etniche in tutta
l'area caucasica, dall'altro le difficolt della dirigenza di Mosca nel prevenire e contenere i conflitti
all'interno della Federazione.
Nell'area nordafricana e nel Medio Oriente, all'esito positivo delle elezioni presidenziali in Algeria ed agli
incoraggianti sviluppi del processo di pace israelo-palestinese si contrappone la crescita dell'estremismo
islamico, suscettibile di estendersi alla Libia, e di quello ebraico, come confermato dall'assassinio del Primo
Ministro Rabin.
Inoltre, il recente successo elettorale del partito islamico in Turchia rischia di determinare una situazione di
latente instabilit in un paese proiettato verso una sempre maggiore integrazione nell'Unione Europea.
Anche i paesi del Corno d'Africa presentano situazioni di crisi alimentate dalla precariet delle condizioni
socio-economiche e dall'espansione dell'estremismo islamico.
In Somalia, specie a Mogadiscio e nelle regioni centromeridionali, la ripresa degli scontri interclanici e il
protrarsi dell'instabilit politica, causata essenzialmente dalle rigide posizioni assunte dai principali "leader"
e dalla crescente influenza dei gruppi estremisti islamici, determinano un progressivo deterioramento delle
condizioni di sicurezza. Ne consegue un aumento del rischio di attentati, rapimenti e coinvolgimenti per il
personale occidentale, soprattutto per quello impegnato nelle organizzazioni umanitarie.
Anche nei paesi dell'Africa sub-sahariana e, in particolare, nel Ruanda e nel Burundi, le organizzazioni
internazionali, laiche e religiose, saranno costrette a ridurre sempre pi la propria attivit, causa delle accese
rivalit e degli scontri etnici che ostacolano l'avvio della normalizzazione dei rapporti tra i due paesi.
2. Valutazione dei rischi connessi con:
a. Sicurezza militare
I principali fattori di rischio per il nostro Paese sono tuttora riconducibili agli sviluppi delle crisi nella ex
Jugoslavia e alle situazioni di instabilit nell'area mediterranea.
Le sostanziali divergenze ancora esistenti tra i contendenti e la permanenza di radicate ostilit interetniche,
con particolare riferimento al rientro dei profughi nelle terre di origine, inducono a ritenere che
l'instaurazione di un accettabile livello di stabilit nell'area balcanica necessiti di tempi lunghi.
In Croazia, l'intesa raggiunta con i serbi sul futuro assetto delle regioni orientali, temporaneamente affidate
ad una amministrazione internazionale, pur segnando l'avvio di una fase di allentamento della pressione
croata, non ha eliminato del tutto i motivi di attrito fra le parti.
In Bosnia-Erzegovina, le fazioni non sembrano aver rinunciato definitivamente al ricorso all'opzione
militare e alla strumentale interpretazione delle intese raggiunte, cercando di volgere a proprio vantaggio la
presenza delle Forze internazionali.
In tale quadro, si pu prevedere un atteggiamento attendista da parte delle contrapposte fazioni nei confronti
del personale internazionale, la cui sicurezza rimane a rischio, suscettibile di aumentare con lo schieramento
della "Implemantation Force" (IFOR), specialmente in alcune aree. Le difficolt di pervenire ad una pace
duratura sono riconducibili all'indisponibilit delle parti ad abbandonare alcuni territori conquistati con le
armi ed alla possibilit che frange estremiste delle varie fazioni, insoddisfatte delle intese raggiunte, diano
luogo ad azioni provocatorie per minare il clima di fiducia ed inficiare l'applicazione dell'accordo di pace.
Nella Repubblica Federale di Jugoslavia (RFJ), la sospensione delle sanzioni economiche da parte del
Consiglio di Sicurezza dell'ONU, seppure condizionata al rispetto dell'accordo di Dayton, ha comportato
una sensibile diminuzione dei contrasti interni. Nel prosieguo del processo negoziale, il Presidente
Milosevic sembra orientato a concedere, ferma restando l'integrit territoriale della RFJ, forme di autonomia
alla comunit albanese del Kosovo, contribuendo cos ad allentare tensioni che si riflettono sull'intera ex
Jugoslavia.
Nella Repubblica ex jugoslava di macedonia (FYROM), la tensione creatasi in seguito all'attentato contro il
Presidente Gligorov si allentata con il miglioramento delle sue condizioni, riducendo il rischio di una

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possibile destabilizzazione del paese ad opera di gruppi di orientamento nazionalista. La situazione interna
destinata, pertanto, a migliorare, grazie anche alla progressiva normalizzazione delle relazioni con la Grecia
ed alla positiva evoluzione di quelle con la RFJ.
In Albania, la critica congiuntura economica interna continua a riflettere negativamente sulla situazione
sociale, mantenendo elevato il rischio di tentativi di esodo clandestino verso l'Italia.
Nell'area nordafricana permangono situazioni di instabilit soprattutto in Libia, Egitto ed Algeria.
In Libia, non accenna ad attenuarsi la tensione riconducibile alla difficile situazione socio-economica,
all'incremento della conflittualit tribale, alla corruzione dilagante nelle istituzioni pi rappresentative e alla
diffusione dell'estremismo islamico. prevedibile che il Regime adotti ulteriori misure restrittive e
intensifichi l'attivit diplomatica volta ad ottenere la revoca dell'embargo decretato dall'ONU. Anche se la
dirigenza sembra ancora in grado di controllare la situazione, da ritenere che un'eventuale
destabilizzazione del paese possa comportare effetti negativi per l'intera area del Mediterraneo. La volont
libica di assumere un ruolo di maggior potenza e prestigio nella regione solo temporaneamente sopita a
causa delle attuali misure sanzionatorie. Tripoli , infatti, tuttora impegnata ad elevare il proprio potenziale
bellico, soprattutto attraverso l'acquisizione di missili balistici a pi lunga gittata, di armi chimiche e di altri
mezzi di distruzione di massa. Inoltre, i tentativi di incrementare la capacit di condurre missioni aeree a
lungo raggio, fanno prevedere la possibilit di sviluppare, anche se non nel breve termine, capacit
offensive nei confronti dei paesi del Mediterraneo.
In Egitto, la difficile situazione economica, con gravi riflessi sociali, costituisce un territorio fertile per la
crescita dell'integralismo. Le elezioni politiche svoltesi il 29 novembre e il 6 dicembre sono state
caratterizzate da diffusi disordini, incidenti e accuse di irregolarit formulate dalle opposizioni. Le forze di
governo, nonostante l'affermazione elettorale, rischiano di non godere della sufficiente credibilit e fiducia
per risolvere la crisi del paese e fare fronte all'opposizione islamica, la quale si mantiene particolarmente
attiva, perseguendo iniziative terroristiche anche all'estero.
L'Algeria ha conosciuto una virulenta offensiva terroristica, che si proiettata anche in Europa. Le Autorit
algerine hanno cercato di neutralizzare i gruppi estremisti attuando una dura repressione, ma anche
avanzando proposte di dialogo con la componente moderata del Fronte Islamico di Salvezza (FIS) per una
pacificazione nazionale. Tale possibilit appare ora meno remota dopo la conferma, nelle elezioni del 16
novembre, del Presidente Zeroual, che si sempre dichiarato favorevole al negoziato e ha ottenuto alcuni
segnali di disponibilit anche da esponenti del FIS. Recentemente il governo ha intensificato l'azione di
pacificazione nazionale mediante atti di clemenza, intesi a favorire la defezione dalle fila degli integralisti
non coinvolti in azioni delittuose. Anche la nuova legislazione sui pentiti sta producendo effetti positivi.
Nell'area mediorientale, il Governo israeliano e l'Autorit palestinese hanno dato impulso al Processo di
Pace, firmando il 24 e 28 settembre, a Tava e Washington, l'"Accordo ad Interim", che prevede
l'ampliamento dell'autogoverno palestinese alla Cisgiordania.
Tali accordi hanno trovato puntuale applicazione nonostante l'assassinio del Premier Rabin il 4 novembre,
che ha costituito il pi clamoroso tentativo di far fallire il negoziato a opera dei settori oltranzisti israeliani.
La situazione, tuttavia, lascia presagire la possibilit di azioni ancora pi eclatanti quando verranno discussi
lo status definitivo di Cisgiordania e Gaza e la questione di Gerusalemme. Per quanto concerne altri
problemi dell'area, Peres ha confermato l'intendimento di giungere al pi presto a un trattato di pace con la
Siria, nonostante il contenzioso sulle alture del Golan e le azioni armate condotte dal sud del Libano contro
lo Stato di Israele. Un eventuale fattore di instabilit nella regione potrebbe ancora essere costituito
dall'uscita dalla scena politica di Re Fahd dell'Arabia Saudita e di Re Hussein di Giordania, anche per i
riflessi nei rapporti con i paesi occidentali, considerato il ruolo di moderazione che i due sovrani hanno
finora svolto nell'area.
b. Spionaggio
La ricerca informativa continua ad essere esercitata da alcuni Servizi, soprattutto di paesi dell'Est europeo,
con particolare interesse per i settori dall'alta tecnologia, dell'informatica e dell'economia. Le modalit
operative si sono ulteriormente affinate con il crescente ricorso, oltre che ai tradizionali sistemi di copertura
degli agenti, anche a quelli offerti da societ, generalmente a capitale misto, appositamente create e spesso
utilizzate per eludere misure restrittive delle esportazioni verso paesi sottoposti a embargo o sospettati di
perseguire programmi di proliferazione di armi di distribuzione di massa. Personale specialistico, quali

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ingegneri ed esperti informatici, in molti casi formatisi presso istituti universitari occidentali, viene sovente
impiegato in specifiche attivit di ricerca. Gli obiettivi, infatti, sono costituiti sempre pi da banche dati e da
reti telematiche, oltre che da enti di ricerca ed istituti scientifici.
Taluni Servizi dell'area nordafricana e mediorientale, per ottenere la collaborazione di connazionali
residenti all'estero, esercitano nei loro confronti pressioni anche con minacce di ritorsioni verso familiari o
amici in patria. Analoghe azioni vengono talvolta condotte verso quei fuoriusciti che, per il loro attivismo
politico, rappresentano un pericolo per i rispettivi regimi.
Particolare impegno stato posto nel contrastare quei Servizi che, mediante diverse strutture economicofinanziarie o industriali site in Italia, cercherebbero di perseguire attivit di "intelligence" o di investire
ingenti capitali con finalit non chiare. In tale quadro, sono stati compiuti numerosi accertamenti e controlli
che hanno portato, tra l'altro, all'identificazione, in Italia ed all'estero, di 105 agenti operativi stranieri.
ipotizzabile che, a breve e medio termine, il pericolo derivante dall'attivit di spionaggio ai danni degli
interessi nazionali, permanendo sostanzialmente invariate le situazioni politico-strategiche, non tenda a
ridimensionarsi. Tale situazione richiede il continuo affinamento dell'azione di contrasto, tenuto conto che
le modalit operative degli agenti stranieri sono suscettibili di molteplici diversificazioni e adattamenti.
c. Terrorismo internazionale
da segnalare la possibile minaccia terroristica di matrice balcanica, tuttora allo stato latente e fortemente
connessa con l'evoluzione del processo di pace nell'ex Jugoslavia, alla quale i Servizi prestano prioritario
interesse in considerazione della presenza di un nostro contingente nell'area di crisi.
In Europa, i gruppi estremisti islamici presenti in Gran Bretagna, Francia, Belgio e Italia hanno intensificato
i loro rapporti e consolidato le strutture esistenti. Le attivit svolte sono state di natura prevalentemente
logistica (forniture di armi e mezzi finanziari alle organizzazioni operanti nei paesi di provenienza), ma,
recentemente, anche di tipo terroristico a opera di gruppi algerini ed egiziani. Le organizzazioni integraliste
algerine, nel periodo di campagna elettorale, hanno intensificato gli attentati nel paese, per scoraggiare
l'afflusso alle urne e delegittimare il Presidente eletto. Contestualmente, sono stati colpiti anche paesi
accusati di sostenere il governo algerino. La Francia, in particolare, ha subto, nel corso dell'estate,
numerosi gravi attentati ai danni di stazioni della rete metropolitana, delle linee strategiche. Infatti, nel
tentativo di riconquistare il consenso popolare, sembra prevalere una scelta pi mirata degli obiettivi,
rinunciando a perseguire la destabilizzazione attraverso azioni indiscriminate. In prospettiva, l'attivit
terroristica appare indirizzata a colpire, oltre che personalit politiche, militari, giornalisti, cittadini e
interessi stranieri, anche i principali settori dell'economia del paese.
In Egitto, l'attivit terroristica degli aderenti alla "Jamaa al Islamiya" mantiene alta la tensione soprattutto
nel sud del paese. Il governo ha intensificato la repressione durante la campagna per le elezioni legislative
del 29 novembre, ma non riuscito a intaccare la capacit operativa dei gruppi terroristici che hanno
perpetrato attentati contro obiettivi egiziani anche all'estero. Tali iniziative hanno indotto le Autorit di vari
paesi ad adottare misure restrittive, di diversa natura, nei confronti di estremisti islamici attivi nei rispettivi
territori nazionali. Ci comporta il rischio che le organizzazioni di appartenenza realizzino azioni
terroristiche ritorsive, potendo disporre del sostegno capillare e diffuso dei militanti islamici presenti nei
paesi di interesse.
da registrare che l'attivit terroristica del fondamentalismo non ha risparmiato neppure paesi
tradizionalmente conservatori e ortodossi. Il 13 novembre, un attentato stato effettuato in Arabia Saudita
contro un centro di addestramento della Guardia Nazionale Saudita, gestito da militari USA (7 morti, 60
feriti). L'azione avvenuta in un contesto di crescenti critiche degli ambienti religiosi conservatori sia per la
gestione finanziaria della famiglia regnante.
In merito alle attivit del movimento curdo in Europa, da sottolineare come esso sia da tempo impegnato a
sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale per accreditarsi quale movimento di liberazione e abbia
costituito organismi di rappresentanza in molti paesi. Ci non elimina i rischi per la sicurezza che
potrebbero derivare da un aggravamento della situazione in Turchia, dove le forze governative continuano a
confrontarsi con i guerriglieri del partito comunista curdo (PKK).
Per quanto concerne il terrorismo in Medio Oriente, si registra positivamente la circostanza che in seno ai
movimenti islamici attivi nei Territori Autonomi si evidenziano posizioni favorevoli alle elezioni di
organismi rappresentativi palestinesi. Sussiste, tuttavia, la possibilit che gruppi oltranzisti di diversa

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matrice realizzino attentati contro obiettivi israeliani anche all'estero, in ritorsione, in particolare, all'asserito
coinvolgimento israeliano nell'uccisione dell'esponente islamico Fathi Al Shakaki, avvenuta a Malta il 26
ottobre.
d. Ingerenza: penetrazione economica straniera
proseguito il rilevamento dei dati relativi agli insediamenti economici in Italia da parte di paesi di
"interesse", nonch l'aggiornamento delle informazioni concernenti le aziende del comparto difesa e
dell'industria nazionale ad alto livello tecnologico, per evidenziare eventuali partecipazioni finanziarie di
Stati considerati "a rischio". emerso all'attenzione l'atteggiamento di un paese mediorientale, rientrante
nel novero dei cd. "proliferanti", e di uno Stato africano particolarmente attivo nel settore petrolifero.
Specifico riguardo si posto nella ricerca di eventuali strutture aziendali costituite con finalit esclusive dei
vincoli di embargo decretati in sede internazionale.
e. Dipendenza energetica
stata svolta ricerca informativa al fine di evidenziare il quadro di dipendenza energetica dell'Italia, per
quanto concerne il rischio legato a soluzioni di continuit nella erogazione dei flussi. In tale contesto, si
provveduto all'aggiornamento dei dati sulle importazioni di materie prime strategiche onde evitare
situazioni di pericolo per i settori produttivi nazionali interessati.
3. Traffico di armamenti e di tecnologie avanzate, proliferazione di armi di distruzione di massa
La ricerca volta ad individuare i trasferimenti di armi convenzionali, avvenuti sia mediante cessioni segrete
tra governi, sia attraverso traffici illegali, ha consentito di acquisire elementi informativi in merito a
forniture verso l'area balcanica di materiale di armamento, reperito prevalentemente sui mercati dell'Est
europeo. I traffici risultano condotti da faccendieri di varia nazionalit, spesso con coperture e connivenze
di alcuni apparati statali di paesi dell'Est, interessati a non apparire ufficialmente nelle transazioni.
Un paese dell'ex patto di Varsavia ha rivestito un ruolo rilevante come fornitore diretto e quale territorio di
transito della gran parte delle armi destinate all'ex jugoslavia. inoltre, un paese mediorientale ha fornito
crescenti quantitativi di materiale bellico ad una delle fazioni in lotta e una nazione europea stata
indirettamente coinvolta dalle autorit governative di alcuni stati belligeranti, che vi hanno fatto confluire
propri fondi per finanziare acquisti di armamenti.
Elementi informativi su violazioni delle restrizioni disposte dall'ONU verso Serbia e Montenegro, Iraq e
Libia, hanno evidenziato il coinvolgimento, in alcune vicende, di ditte italiane o societ a capitale estero,
aventi sede sul territorio nazionale. Nel settore dei traffici di materiali provenienti dall'Est, l'attivit
"intelligence" ha condotto al successo di importanti operazioni effettuate all'estero. Inoltre, stata svolta
un'azione di sensibilizzazione al fenomeno in direzione di tutti gli organismi nazionali preposti al controllo
delle esportazioni. Analoga iniziativa in corso nei riguardi degli ambienti scientifici, al fine di pervenire
ad un pi efficace controllo delle strutture ed ottenere la piena consapevolezza del personale ivi operante.
stata auspicata in pi sedi internazionali l'attuazione di un meccanismo di scambio di informazioni sui
traffici e sul contrabbando di materiale nucleare e la costituzione di una "banca dati" di supporto.
L'attivit di contrasto nel campo della proliferazione delle armi di distruzione di massa, ha consentito, in
particolare, di:
- rallentare il programma di proliferazione chimica di un paese nordafricano;
- segnalare i tentativi di acquisizione di materiale sensibile da parte di Stati mediorientali;
- individuare la recente costituzione in Italia di una societ di copertura di un paese a "rischio", la cui
attivit sarebbe finalizzata all'acquisto di materiali e tecnologie avanzate;
- rilevare una comune matrice nei programmi di proliferazione di alcuni paesi, anche se le metodologie di
attuazione appaiono diversificate.
Nel settore chimico, tutti i paesi proliferanti potrebbero disporre, entro pochi anni, delle risorse tecnologiche

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ed industriali necessarie per la produzione di agenti vescicanti, soffocanti e tossici. Alcuni di essi saranno in
grado di produrre agenti binari ad elevata persistenza.
In campo biologico prevedibile che, nel breve periodo, si tenti di acquisire conoscenze tecnologiche dai
settori farmaceutico e biomedico mentre, nel medio-lungo termine, le ricerche saranno orientate sui nuovi
aggressivi e sui mezzi di disseminazione. Al momento, il programma di un paese mediorientale quello che
presenta il maggior grado di rischio, anche se non ha ancora raggiunto lo stadio produttivo.
Nel settore nucleare, nessuno dei paesi considerati conseguir capacit militari in tempi brevi. Due paesi
orientali sono ritenuti i maggiori potenziali esportatori di impianti e tecnologie nucleari impiegabili a fini
militari.
Nel settore missilistico, le tecnologie acquisite presso un paese dell'Estremo Oriente hanno consentito ad
alcuni Stati di produrre missili balistici con gittata fino a 500 chilometri. Si ritiene che, nei prossimi anni,
possa aumentare il numero dei paesi che tenteranno di acquisire tecnologia avanzata per lo sviluppo di
sistemi missilistici in grado, per gittata e precisione, di raggiungere anche i territori di alcuni paesi
occidentali.
Anche la cooperazione con i Servizi collegati e lo scambio informativo nelle sedi internazionali deputate al
controllo dell'attivit di proliferazione hanno confermato il quadro sulla prevedibile evoluzione dei
programmi dei paesi considerati "a rischio", i quali costituiscono sempre di pi una potenziale minaccia per
l'Occidente e, in particolare, per l'Italia.
(*) Comunicata alla Presidenza il 18 gennaio 1996, ai sensi dell'articolo 11, primo comma, della legge 24 ottobre 1977, n. 801.

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Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni
criminali similari
Resoconto dell'audizione del Ministro dell'interno, dottor Giovanni Rinaldo CORONAS,
sullo stato della lotta alla criminalit organizzata e sulle misure di sicurezza nei confronti
delle sedi giudiziarie maggiormente a rischio

Il Presidente Tiziana PARENTI rammenta i temi dell'odierna audizione.


Il Ministro dell'interno, Giovanni Rinaldo CORONAS, rammenta che tra gli ultimi giorni di gennaio e la
prima met del mese di marzo, nelle province di Palermo e Catania erano stati consumati 18 omicidi, con
una concentrazione di delitti che non si registrava dal 1992. Al riguardo fa presente che l'andamento
accertato ad inizio anno, ad eccezione che nella provincia di Catania, non ha avuto conferme nei mesi
successivi tant' che il dato degli omicidi volontari fino al 30 settembre scorso ha fatto registrare proprio in
Sicilia una sensibile contrazione, con una flessione di quasi il 19 per cento rispetto al dato del
corrispondente periodo dello scorso anno.
Una diminuzione ancora pi accentuata si coglie nei dati relativi agli omicidi volontari perpetrati nello
stesso periodo in Calabria con una flessione superiore al 22 per cento rispetto al 1994.
Non sono dello stesso tipo, invece, i dati concernenti la Campania e la Puglia per i quali si registra un
incremento rispettivamente del 27,48 per cento e dell'11,8 per cento.
Resta purtroppo grave il fenomeno dei sequestri di persona anche se circoscritto alla sola Sardegna.
Per quel che concerne le estorsioni resta problematico fornire un dato che dia l'esatta portata del fenomeno
poich ancora diffuso, soprattutto nelle aree a maggiore incidenza criminale, un atteggiamento di timore
delle vittime che preferiscono non denunciare gli autori del reato.
Le rivelazioni statistiche fanno comunque registrare a partire dal 1991 una crescita costante delle denunce
che sono passate dalle 2618 del 1990 alle 3340 del 1994. Il dato relativo ai primi sette mesi del 1995
conferma la tendenza gi in atto.
Anche il fenomeno dell'usura si presenta in larga misura ancora come sommerso.
Dalle denunce raccolte si ricava il dato di un fenomeno purtroppo in espansione, presente un po' in tutto il
Paese ma diffuso soprattutto nelle regioni centro-meridionali e nelle grandi Citt del nord.
Si riserva di tornare pi avanti sul fenomeno dell'usura per alcune riflessioni sugli strumenti di contrasto
attualmente disponibili.
Fa quindi presente che nei primi sette mesi del 1995 sono state deferite all'Autorit Giudiziaria 375.926
persone di cui 68.408 tratte in arresto e che nello stesso periodo sono stati perseguiti 136 sodalizi di stampo
mafioso con il coinvolgimento di 2.681 persone.
L'attivit di ricerca dei latitanti, alla quale si continua a prestare il massimo di attenzione, ha consentito in
questa prima parte dell'anno di assicurare alla giustizia 211 pericolosi criminali, 6 dei quali inseriti nello
speciale programma gestito da un gruppo integrato interforze costituito per la cattura dei 30 latitanti di
spicco della criminalit organizzata.
L'episodio pi significativo certamente quello dell'arresto, il 24 giugno scorso, di Leoluca Bagarella.
Altrettanto significativi sono i risultati ottenuti nell'attivit di contrasto al traffico di armi ed esplosivi ed a
quello delle sostanze stupefacenti: da gennaio a luglio di quest'anno sono stati sequestrati 5.495 kg. di
esplosivi, 4.459 armi da fuoco, quasi 421.000 munizioni. Alla data del 31 agosto scorso risultano sequestrati
11.700 kg. di droga e deferite all'Autorit Giudiziaria 22.375 persone per spaccio e traffico di stupefacenti.
L'azione repressiva delle forze di polizia di cui fin qui si detto brevemente stata affiancata da un
altrettanto incisiva ed estesa attivit di prevenzione.
Nei primi sette mesi del 1995 si contano 4634 avvisi di prevenzione ai sensi della legge 3 agosto 1988, n.
327 da parte dei Questori, 2385 ordini di rimpatrio con foglio di via obbligatorio e 1749 proposte di
sorveglianza speciale. Secondo una stima ancora provvisoria, si proceduto ai sequestri di beni per un

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valore complessivo superiore ai 2860 miliardi.


Di questi 2000 circa nelle sole regioni a rischio.
I risultati raggiunti sono il frutto di una forte collaborazione tra Forze di Polizia e Magistratura.
Mafia, 'ndrangheta e Camorra, anche se significativamente colpite negli ultimi anni, conservano ancora una
forte capacit criminale.
Ai loro vertici restano inalterate le tradizionali leadership: ci vale soprattutto per cosa nostra e 'ndrangheta
per le quali l'egemonia dei capi tradizionali resta sostanzialmente inalterata in attesa forse della conclusione
dei numerosi e rilevanti processi cominciati di recente in Sicilia ed in Calabria.
Mafia, camorra e 'ndrangheta, da realt regionali, tendono a proporsi sempre pi come gruppi
imprenditoriali-criminali, con fatturato e raggio di operativit che travalica spesso i confini nazionali,
interagendo con altre organizzazioni in un contesto transnazionale.
In questo quadro l'attuale gruppo di potere di "cosa nostra", quello dei corleonesi, tuttora sufficientemente
solido mentre si vanno progressivamente affermando e diffondendo il credito e la presenza della
'ndrangheta che peraltro negli anni scorsi aveva gi imposto le sue logiche in alcune aree importanti del
Paese e soprattutto in Piemonte e in Lombardia.
Pi specificatamente si pu dire che in Sicilia il panorama ancora dominato da "cosa nostra" nelle due
consolidate articolazioni palermitana e catanese che condizionano la situazione anche delle altre province
siciliane.
Gli omicidi verificatisi nell'area palermitana nel primo scorcio di quest'anno si sono rivelati, secondo quanto
emerso dalla attivit investigativa che ne seguita, come espressione di una manovra di assestamento
della leadership corleonese che con quegli omicidi ha rinserrato le fila interne e riaffermato all'esterno la
propria posizione egemonica nei confronti dei tentativi di emergere operati da una nuova generazione
criminale dai contorni ancora incerti. I mesi successivi non hanno, infatti, fatto registrare ulteriori
conflittualit o altri episodi di particolare efferatezza.
Con l'avvio di una stagione di grandi processi si attenuata anche la strategia di intimidazioni diffuse che
aveva contrassegnato la vita della provincia di Palermo.
Tuttavia non da escludere che le consorterie criminali possano nuovamente ricorrere ad azioni
terroristiche.
I capi di "cosa nostra" detenuti hanno infatti ben poche possibilit di uscire dalle carceri nel giro di pochi
anni e di sottrarsi allo speciale regime di detenzione previsto dall'articolo 41-bis.
Pertanto, una parte della "leadership" mafiosa, consapevole di trovarsi in una posizione giudiziaria
compromessa, potrebbe decidere una ripresa della strategia degli attentati.
Durante gli ultimi mesi, in sede investigativa, sono state raccolte notizie della possibile preparazione di
attentati ai danni di magistrati e di funzionari delle Forze di Polizia che operano nelle sedi pi esposte.
Diversi elementi indicano che le principali consorterie mafiose stanno accumulando strumenti di offesa
sofisticati, che non sembrano giustificati da un impiego limitato a conflitti interni.
Risulta poi che Leoluca Bagarella, prima del suo arresto, aveva costituito un gruppo di fuoco di notevole
capacit operativa, dotato di armi micidiali.
Ad una prospettiva di questo genere viene naturalmente riservata la massima attenzione informativa ed
operativa, con una costante sensibilizzazione dei responsabili dei servizi di protezione e con uno specifico
riguardo a tutti gli elementi che possano rappresentarne, anche indirettamente, un segnale sintomatico.
I servizi di prevenzione e quelli di protezione delle persone a rischio in vigore a Palermo sono stati
potenziati; stata accentuata la tutela agli obiettivi sensibili dislocati nella provincia di Palermo, gi affidata
a 2000 militari delle Forze Armate.
Sono stati poi attivati ampi servizi di controllo del territorio e di prevenzione generale ai quali concorrono
oltre 400 unit dei reparti mobili della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
In definitiva si pu dire che il controllo delle leve del potere "militare", economico e politico sembra ancora
saldamente in mano ai corleonesi che starebbero riordinando, sulle basi di un'accentuata segretezza, gli
organigrammi della loro leadership con i segmenti delle cosche ancora immuni dall'attivit investigativa.
Sul versante catanese la situazione invece di maggiore conflittualit perch il clan Santapaola, anche se
ancora dominante, incontra maggiori difficolt a mantenere la sua leadership, a seguito dell'arresto dello
stesso santapaola e di alcuni dei suoi uomini pi fidati.
In Campania l'indebolimento della "nuova mafia campana", derivato dall'arresto di Carmine Alfieri e dalla
scomparsa di Gennaro Licciardi, f registrare una situazione caratterizzata dall'assenza di personalit

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autorevoli capaci di mantenere tra i clan forme di reciproco rispetto delle diverse aree di influenza secondo
una strutturazione non gerarchizzata in linea con la tradizione prevalente della criminalit napoletana.
Per altro verso le particolari condizioni socio-economiche dell'area partenopea alimentano forme sempre
pi diffuse di microcriminalit e una frammentazione dell'illecito che ne rende sempre pi problematico il
controllo da parte delle formazioni organizzate.
In Calabria si assiste alla collocazione delle principali cosche in un contesto delinquenziale pi ampio, con
accentuazione della proiezione nazionale, soprattutto in piemonte ed in Lombardia.
Si assiste, insomma, ad un processo di modernizzazione della criminalit calabrese, che intreccia nuovi
rapporti anche internazionali e assume una connotazione di maggiore imprenditorialit.
Da ci deriva l'esigenza di una riconversione organizzata che, dalla tradizionale articolazione orizzontale e
federativa dei sodalizi calabresi, fa registrare l'affermazione della leadership di un organismo collegiale a
livello provinciale con funzioni di governo, di guida strategica e di regolazione dei conflitti. Ci spiega la
sensibile flessione nella regione del numero degli omicidi ed il raffreddamento delle faide che hanno
sempre caratterizzato la storia della criminalit calabrese.
Quanto alla Puglia si pu dire che per Sacra Corona Unita - che non appare interessata da significativi
mutamenti organizzativi - anche i pi recenti risultati investigativi, confermati dalle dichiarazioni di alcuni
collaboratori di giustizia, fanno emergere rapporti con la criminalit siciliana, calabrese e campana e
contatti con la criminalit albanese, e della ex Jugoslavia per il controllo della immigrazione clandestina
lungo le coste adriatiche.
Per quel che riguarda la Sardegna, i risultati di recenti indagini fanno supporre un collegamento tra soggetti
dell'area baricina implicati in sequestri di persona e trafficanti di droga dell'area cagliaritana.
In sostanza in Sardegna si starebbe radicando una criminalit organizzata, stabile sul territorio che
intrattiene rapporti con la grande criminalit del continente, in virt dei legami stabilitisi nelle carceri tra
sardi detenuti per sequestro di persona ed elementi appartenenti alla "Sacra Corona Unita" pugliese.
Soffermando sulla situazione della Basilicata osserva che il territorio di quella regione non vive certamente
gli stessi problemi delle regioni a rischio, n sullo stesso sono visibili espressioni criminali di particolare
valenza. comunque, la circostanza della sua collocazione in un'area delicata induce da tempo le Forze
dell'Ordine a dedicare anche a quella Regione ogni attenzione.
Si pu rilevare conclusivamente che l'evoluzione della realt mafiosa - caratterizzata da processi di
riorganizzazione interna dovuti anche all'esigenza di arginare gli effetti provocati dalla incessante azione di
contrasto degli ultimi anni - si sviluppa secondo strategie e tecniche destinate, per un verso, a riaffermare i
tradizionali equilibri di potere e, per l'altro, a introdurre nuove forme organizzative e logiche operative
ispirate a criteri manageriali e a pi raffinate metodologie di intervento nel complesso panorama
economico-finanziario della societ contemporanea.
Cos l'aggressione mafiosa, meno visibile ma pi penetrante, si realizza anche attraverso comportamenti pi
sottili che pervadono e condizionano tutti i settori dell'economia e della societ, senza un particolare
territorio di esclusiva influenza.
Le attivit investigative hanno confermato l'ampia e consolidata rete di connivenze di cui dispongono le
organizzazioni mafiose nei vari ambienti della societ e del mondo economico e finanziario.
Accanto ai settori pi consolidati, la criminalit organizzata ha rivolto particolare attenzione anche verso
nuovi mbiti di intervento, come le attivit di eliminazione e trasformazione dei rifiuti, specie se tossici,
ovvero quelle legate alla difesa dell'ambiente, come si verificato di recente per la messa in opera di
depuratori per le reti fognarie o per l'utilizzazione di imbarcazioni spazzarifiuti.
Appare comunque ridimensionata nel complesso la capacit delle associazioni mafiose di condizionare i
flussi della spesa pubblica.
Per altro verso, sulla gestione degli affari illeciti, l'esigenza di sempre pi raffinate ed articolate forme
organizzative per coprire spazi sempre pi vasti ha indotto le diverse aggregazioni criminali a superare le
rigide compartimentazioni di una volta e ad intensificare l'interscambio di servizi e favori.
Un'evoluzione siffatta si registra soprattutto nella gestione della attivit di importazione e distribuzione
delle sostanze stupefacenti.
Nei confronti delle pi recenti linee di tendenza delle strategie criminali le Forze di Polizia ispirano
l'elaborazione delle strategie di contrasto orientate verso un impiego sempre pi raffinato degli strumenti
giuridici ed operativi gi disponibili e verso l'individuazione di nuove metodologie di intervento.
Osserva quindi che l'impegno delle Forze di Polizia vedr crescere le sua efficacia se sar accompagnato da

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un sempre maggiore sforzo degli apparati pubblici nella direzione del recupero di condizioni di buona
amministrazione e di rinnovata efficienza e, in questa prospettiva, ritiene particolarmente significativa
l'opera che stanno svolgendo i comitati provinciali per la Pubblica amministrazione ed i Prefetti che li
presiedono.
Rileva altres che se l'attivit investigativa svolta di iniziativa dalle medesime rappresenta l'obiettivo
fondamentale della strategia di contrasto, non pu trascurarsi il contributo che i collaboratori di giustizia
hanno offerto negli ultimi anni alle indagini condotte dai magistrati delle diverse procure distrettuali
antimafia: esso non va disperso ed, anzi, deve essere ulteriormente alimentato.
L'impegno delle Forze dell'ordine, perci, indirizzato prioritariamente e con forza a contrastare le
campagne di terrore e di delegittimazione che le organizzazioni criminali, fortemente preoccupate dai danni
che pu ancora provocare l'allargamento del fronte delle dissociazioni e del pentimento, lanciano
costantemente nei confronti dei collaboratori di giustizia e dei loro familiari.
Nella consapevolezza di ci, con un recente provvedimento, di concerto con il Ministro del Tesoro, ha
indicato le linee per una ristrutturazione dell'ufficio del dipartimento della Pubblica Sicurezza incaricato
della gestione degli speciali programmi di protezione dei collaboratori di giustizia, che alla data del 16
ottobre risultano essere 1.139, e dei loro familiari in numero di 4.787.
La puntuale applicazione dell'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario, opportunamente prorogata fino
al 1999, un altro aspetto sul quale necessario insistere. Lo speciale regime carcerario riservato ai
personaggi di spicco della criminalit organizzata si rivelato strumento particolarmente efficace per
indebolire la loro forza carismatica e per impedir loro di esercitare, anche dal carcere, capacit di comando.
Sul piano pi strettamente operativo, accanto alla utilizzazione a pieno regime di tutti gli strumenti di
coordinamento e di investigazione offerti dalla legislazione antimafia, proseguito l'impegno per il
perfezionamento dei modelli di intelligence delle forze di polizia e per l'ottimale sfruttamento nel settore
delle risorse informatiche.
In prospettiva, il fronte nel quale mi sembra necessario impegnare ancora maggiori energie quello
dell'aggressione al patrimonio mafioso ed ai canali di riciclaggio del denaro di provenienza illecita.
L'attivit di controllo contabile, finalizzata istituzionalmente all'accertamento delle violazioni alla
normativa fiscale, rappresenta un patrimonio fondamentale di conoscenza del sistema delle imprese ed offre
la possibilit di cogliere pi agevolmente i sintomi dell'infiltrazione mafiosa nel tessuto sano dell'economia.
Sono state, cos, definite metodologie di intervento e di ricerca per l'individuazione dei flussi finanziari
illeciti e per l'attribuibilit di ingenti patrimoni ad esponenti di spicco delle organizzazioni mafiose o a loro
prestanome.
Dalle Questure, incaricate di raccogliere le comunicazioni relative a movimenti di valuta e di titoli, sono
partite per lo Speciale Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza n. 2.170 segnalazioni di
operazioni sospette, che hanno consentito, fino al 31 agosto scorso, di riscontrare violazioni amministrative
per 177 miliardi, violazioni penali per 54 miliardi, fatturazioni per operazioni inesistenti per circa 272
miliardi e di sequestrare o proporre per il sequestro di disponibilit finanziarie e beni immobili per oltre 62
miliardi.
Ritiene, pertanto, che anche in questo settore si debbano concentrare tutte le energie possibili per alimentare
un'azione di contrasto sempre pi penetrante, fatta di metodologie sofisticate e supportata da professionalit
sempre pi spiccate.
In questa prospettiva un posto di rilievo va riservato alla lotta contro l'usura, settore nel quale in questo
modo, come gi evidenziato, diventata sempre pi diffusa la presenza mafiosa nel comparto immobiliare,
in quello della grande distribuzione, nella gestione di societ finanziarie e in alcune aree imprenditoriali e
dei servizi, come quella turistica e, pi di recente, dello smaltimento dei rifiuti.
L'auspicio che, oltre a quanto si gi fatto contro l'usura con il decreto legge del giugno 1992 che ha
introdotto la nuova figura criminosa dell'usura impropria, possano essere rapidamente offerti all'azione di
contrasto gli ulteriori strumenti previsti da un disegno di legge approvato dal precedente Governo e ora
all'esame della Commissione giustizia della Camera.
pi in generale e con riguardo ancora all'aggressione dei patrimoni mafiosi, necessario, anche qui per
rendere pi incisive le risposte dello Stato, il completamento della normativa vigente con disposizioni
ancora pi dettagliate sulla destinazione da riservare ai beni sottratti alla disponibilit criminale.
A questo riguardo si pu auspicare che il Parlamento arrivi rapidamente all'approvazione del disegno di
legge recante disposizioni in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati o confiscati, attualmente

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all'esame della Commissione Giustizia del Senato, che contiene, tra l'altro, previsioni per il mantenimento
dei beni nel patrimonio dello Stato per finalit di giustizia, di ordine pubblico e protezione civile o per la
loro destinazione a fini socialmente utili.
Osserva quindi che la dimensione sovranazionale che il fenomeno ha assunto richiede risposte sempre pi
articolate che non possono venire solo dai singoli Stati e dai loro apparati di prevenzione e repressione, ma
devono necessariamente assumere uno spessore internazionale, consolidante le esperienze che gi si stanno
acquisendo nelle relazioni tra le polizie, sia nell'area europea che in quelle pi vaste del bacino del
Mediterraneo e del mondo occidentale.
Il Ministero dell'interno impegnato in questa direzione sin dal 1984. Da quell'anno, infatti, e fino al 31
maggio scorso, sono stati sottoscritti 37 accordi bilaterali di livello politico per la cooperazione nella lotta al
terrorismo, alla criminalit organizzata e al traffico di droga e 13 accordi tecnici per la realizzazione di
collegamenti informativi finalizzati allo scambio di notizie concernenti il traffico di sostanze stupefacenti.
A livello europeo il Trattato di Maastricht contiene disposizioni per una cooperazione sistematica tra i Paesi
Membri nei settori della Giustizia e degli affari interni.
Da ci derivata una forte accelerazione al negoziato sulla Convenzione istitutiva di EUROPOL che stata
sottoscritta il 26 luglio scorso ed alla cui definizione sono stati dedicati gran parte dei lavori dei pi recenti
Consigli dei ministri degli affari interni e giustizia.
Ma ci non significa che dentro i confini nazionali l'attenzione sia destinata ad allentarsi. al contrario, si
consapevoli del fatto che tanto pi efficaci saranno le risposte derivanti dalla collaborazione internazionale,
quanto pi ciascuno Stato avr saputo attrezzare al suo interno un sistema di contrasto forte e coerente,
capace di avvalersi di strumenti giuridici ed operativi moderni e razionali.
In questa direzione, sono fondamentali gli effetti che derivano dai contributi dei collaboratori di giustizia,
dall'isolamento in cui vanno mantenuti i capi pi pericolosi, dalle misure di contrasto all'espansione
criminale nella realt economico-finanziaria e quelli che possono derivare, soprattutto nelle regioni a
rischio, da un'azione costante e razionale di controllo del territorio, destinata ad ostacolare sul terreno le
strategie criminali.
Strumento primario per la creazione di un efficace sistema di controllo del territorio quello di un effettivo
coordinamento delle forze disponibili al fine di evitare sovrapposizioni, duplicazioni di servizi, un inutile
dispendio di risorse umane.
Queste esigenze rappresentano la preoccupazione primaria dei Prefetti nell'esercizio delle loro funzioni di
coordinamento delle forze di polizia nella provincia e vengono continuamente in evidenza nelle riunioni dei
Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica.
A livello centrale alle medesime esigenze viene riservata un'attenzione costante.
Per quel che concerne i presid di polizia sul territorio fa presente che Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri
e Guardia di Finanza hanno complessivamente 8.973 strutture: 3.602 nell'Italia settentrionale, 2.264 in
quella centrale, 1.762 in quella meridionale e 1.345 nell'Italia insulare.
Per quel che concerne le cosiddette regioni a rischio si contano 655 presid in Campania, 471 in Calabria,
478 in Puglia, 865 in Sicilia e 480 in Sardegna.
Nell'intento di procedere ad una completa ricognizione dei presid esistenti e di individuare aree scoperte o
pur possibili presenze esorbitanti rispetto alle esigenze, nel decorso mese di agosto ha provveduto ad
istituire presso il Dipartimento della P.S. un gruppo di lavoro interforze presieduto dal Vice Capo della
Polizia per le attivit di coordinamento, secondo criteri che tengono conto della presenza di uffici giudiziari,
della densit demografica, degli indici di criminalit, dell'importanza turistica, commerciale, industriale
delle diverse zone.
Soffermandosi sul contributo offerto dai militari ai servizi di protezione e di controllo del territorio in
Sicilia, Calabria ed in provincia di Napoli, osserva che si tratta di un contributo di carattere eccezionale che,
secondo il pi recente orientamento del Governo e dello stesso parlamento, dovr gradualmente rientrare
con la sostituzione dei militari con appartenenti alle Forze di Polizia.
Per quanto riguarda le problematiche della sicurezza degli Uffici Giudiziari e dei magistrati che in essi
svolgono il loro lavoro conferma anzitutto che a tali problematiche viene riservata su tutto il territorio
nazionale la massima attenzione e tutte le risorse umane e strumentali che si considerano necessarie.
Sono 527 i servizi di scorta, tutela e vigilanza fissa attualmente disposti per la protezione dei magistrati; per
il loro espletamento vengono impiegate complessivamente 2.710 unit delle Forze di Polizia.
Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza aggiorna costantemente le direttive per l'effettuazione di cos

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delicati servizi, che nelle diverse province sono sottoposti ad un costante monitoraggio da parte dei Prefetti
e dei Comitati Provinciali per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica.
Le decisioni che vengono di volta in volta assunte sono il frutto di una costante consultazione dei
Procuratori Generali della Repubblica che, oltre a formulare le proposte per l'attivazione dei diversi servizi,
partecipano personalmente o a mezzo di loro delegati alle riunioni dei Comitati Provinciali per l'Ordine e la
Sicurezza Pubblica nelle quali le proposte stesse vengono esaminate.
L'individuazione nel Procuratore Generale della Repubblica dell'Autorit competente a proporre l'adozione
delle misure di sicurezza per i magistrati ha consentito di assicurare una gestione della materia secondo
criteri uniformi e con una valutazione calibrata delle diverse situazioni di rischio.
Le questioni relative alla sicurezza dei magistrati rappresentano un punto che appare quasi sempre all'ordine
del giorno delle riunioni del Comitato Nazionale dell'ordine e della Sicurezza Pubblica.
Proprio in riunioni recenti del predetto Consesso emersa l'esigenza di assicurare anche a livello centrale
una disamina costante delle questioni di sicurezza relative agli Uffici Giudiziari ed ai magistrati, esigenza
alla quale si data risposta attraverso la creazione di due Gruppi di lavoro.
Quanto alla segnalata situazione calabrese, sono stati effettuati sopralluoghi a Reggio Calabria, Palmi, Locri
e Catanzaro e in quelle sedi sono state verificate le condizioni di sicurezza degli Uffici Giudiziari, l'efficacia
dei servizi di protezione dinamica riservati ai magistrati pi esposti a rischio e le misure di difesa passiva
assicurate agli stessi magistrati presso le loro abitazioni o, nei casi di maggiore esposizione, presso le
Caserme delle Forze di Polizia nelle quali alcuni hanno accettato di risiedere.
Ne derivato un quadro complessivamente apprezzabile soprattutto per quel che concerne le misure di
protezione individuali per le quali i responsabili degli Uffici Giudiziari hanno in linea di massima espresso
soddisfazione.
Sono state poi evidenziate alcune esigenze di intervento per misure di difesa passiva e di vigilanza degli
Uffici Giudiziari e delle abitazioni di alcuni magistrati per le quali sono state immediatamente interessati gli
Uffici competenti per l'attivazione delle relative procedure.
Il deputato Mario BORGHEZIO (gruppo lega nord) osserva che dalla relazione test svolta dal ministro
emerge una pericolosit sempre maggiore delle organizzazioni criminali, che si avvalgono di strumenti
sempre pi sofisticati; chiede quindi cosa faccia lo Stato concretamente per rispondere a questa sfida.
Osserva inoltre che accade troppo spesso che l'attivit di contrasto degli organi pubblici si configuri come
mera reazione; ci induce a ritenere un qualche difetto nella attivit di "intelligence" Di tale situazione
costituiscono un esempio lampante i recenti fatti di Bardonecchia e quelli verificatisi in Valle d'Aosta. Per
quanto riguarda il primo episodio non si pu non constatare come la situazione di Bardonecchia fosse nota
da molto tempo; resta quindi da chiarire quali controlli siano stati svolti e perch sia stato a suo tempo
trasferito il funzionario di polizia che ebbe a segnalare i rischi di infiltrazioni mafiose nel territorio. In
ordine alle vicende recentemente accadute in Valle d'Aosta chiede se si stiano svolgendo necessari controlli
in relazione alle voci che corrono circa il locale casin.
Dopo aver sottolineato l'opportunit che l'ingente mole di dati a disposizione del Ministero dell'interno sia
sottoposta ad analisi in relazione ai rapporti tra mafia e politica, chiede se nelle recenti nomine di prefetti si
sia tenuto conto della particolare esperienza da ciascuno di essi maturata. Chiede infine se il ministro
condivida l'analisi secondo la quale la criminalit organizzata di origine meridionale controlla ormai ampie
zone del nord.
Il deputato Giuseppe ARLACCHI (gruppo progressisti-federativo), in riferimento a quanto appena esposto
dal ministro, riterrebbe opportuno acquisire ulteriori informazioni sui gruppi della grande criminalit che
sarebbero coinvolti nel tentativo di riprendere la strategia stragista gi all'opera nel 1992 e nel 1993,
chiedendo inoltre quale sia allo stato il ruolo dell'"intelligence" nell'opera di contrasto e di prevenzione di
tale strategia. In secondo luogo, chiede ulteriori chiarimenti sull'affermazione secondo la quale il ruolo degli
appalti nel sistema di finanziamento della criminalit sarebbe in progressiva diminuzione, visto che da
alcuni elementi, come ad esempio evidenziatosi nella discussione della relazione sulla Campania,
potrebbero trarsi conclusioni diverse. In terzo ed ultimo luogo chiede ulteriori delucidazioni sul
coordinamento delle forze dell'ordine, ed in particolare sul fenomeno della disseminazione delle forze
investigative all'interno di diversi Ministeri.
Il deputato Michele CACCAVALE (gruppo forza Italia) rammenta che nel corso dell'audizione del dottor

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Boemi stato paventato lo smantellamento delle squadre mobili di Locri e Palmi; ritiene che tale
eventualit sarebbe molto grave e chiede quindi quali determinazioni il Governo intenda assumere al
riguardo. Sottolinea inoltre la necessit di rafforzare la presenza delle forze dell'ordine nelle zone del
litorale romano, dove le infiltrazioni della criminalit organizzata diventano sempre pi massicce.
Il deputato Giuseppe SICILIANI (gruppo federalisti e liberaldemocratici) osserva che il ministro ha
evidenziato una nuova capacit organizzativa delle consorterie criminali; a fronte di tanto non sembra
registrarsi un adeguamento delle strutture dello Stato, che appaiono ancora ancorate a vecchi moduli
organizzativi e di contrasto. Auspica quindi che l'esecutivo voglia porre allo studio nuovi metodi di
osservazione e studio del fenomeno mafioso per una pi efficace lotta alla criminalit organizzata, anche
coinvolgendo istituzioni ed esponenti della societ civile.
Il senatore Antonio BELLONI (gruppo CCD), parlando sull'ordine dei lavori, ritiene che si potrebbe
sospendere brevemente la seduta per tener conto dei lavori del Senato.
Il Presidente Tiziana PARENTI osserva che verosimilmente l'audizione del Ministro non potr concludersi
nella giornata di oggi, e che occorrer prevederne un seguito quanto prima.
Il deputato Alessandra BONSANTI (gruppo progressisti-federativo) sottolinea l'opportunit di continuare i
lavori, anche tenendo presente l'allarme destato da alcune dichiarazioni relative alla probabilit di prossimi
attentati. In particolare bisogner chiarire per quale ragione se ne prevede l'effettuazione proprio a Palermo.
Il Presidente Tiziana PARENTI concorda con tale osservazione.
Il senatore Ferdinando IMPOSIMATO (gruppo progressisti-federativo) rammenta che la presenza della
criminalit organizzata nel settore delle opere pubbliche stata ormai dimostrata da numerose indagini.
Dopo aver auspicato che si addivenga finalmente ad una fattiva situazione dell'ordine pubblico nella
provincia di Caserta, suscettibile di determinare un vero e proprio problema nazionale, ed auspica un
potenziamento della presenza dello Stato sul litorale domizio. Ritiene, infine, necessaria una reale
prevenzione nei confronti delle imprese e che tale azione possa contribuire non poco ad un reale e sano
sviluppo dell'economia meridionale.
Il Presidente Tiziana PARENTI osserva che i rilievi da ultimo formulati dal senatore Imposimato si
collegano direttamente al problema della effettiva valenza della certificazione antimafia per le imprese; cos
come strutturato, infatti, tale istituto sembra assumere una efficacia solo formale e non fornire alcuna seria
garanzia.
Il senatore Saverio DI BELLA (gruppo progressisti-federativo) chiede anzitutto ulteriori notizie sul
problema del traffico d'armi, manifestando scetticismo su voci generiche che riguarderebbero uno spettro di
attivit assai ampio, dalle pistole fino ai missili. Ritiene poi che per quanto riguarda i fenomeni dell'usura e
dell'estorsione, maggiore attenzione andrebbe posta al problema delle sofferenze bancarie, individuando con
precisione gli autori delle concessioni di fidi senza copertura. Sottolinea poi l'utilit dell'impiego delle forze
del corpo forestale dello stato per il presidio del territorio e per il contrasto della criminalit, una soluzione
che avrebbe il vantaggio di non gravare affatto sul bilancio dello Stato.
Ricorda poi la grave situazione del paese di Limbadi e di altre realt del Mezzogiorno, in cui si hanno gravi
ritardi burocratici per l'attuazione di utili programmi di recupero per giovani a rischio, e in cui la stessa
attivit di repressione dell'operato delle famiglie malavitose pi pericolose incontra gravi carenze e
pericolosi ostacoli. Sui collaboratori di giustizia riterrebbe utile procedere ad una attenta valutazione
dell'utilit dei vari contributi, in quanto sembra palesarsi una sproporzione tra il numero dei collaboratori e
il beneficio complessivamente ricevuto dalle indagini. Chiede al ministro, in questo campo, di inviare alla
Commissione una relazione riguardante il numero di collaboratori diviso per zone e regioni.
Desidera infine sapere cosa si faccia per riportare alla legalit tutto il settore dei cantieri e delle costruzioni,
dato che del tutto evidente che in larghe zone del mezzogiorno esso sotto il totale controllo della
malavita.

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Il ministro Giovanni Rinaldo CORONAS, riservandosi di fornire comunque risposte complete alle questioni
oggi sollevate in una prossima audizione da tenere in tempi ravvicinati, desidera far presente di non aver
mai affrontato con organi di stampa l'eventualit di attentati a mezzo missili da parte della criminalit
mafiosa; tale argomento stato invece affrontato nella risposta ad una interrogazione scritta presentata dal
deputato Acierno.
Il Presidente Tiziana PARENTI, ringraziando il ministro per la sua disponibilit, ricorda quindi che
l'audizione di oggi trover il suo seguito in una seduta da convocare prossimamente.
(*) Audizione effettuata in data 19 ottobre 1995.

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Camera dei Deputati XII LEGISLATURA


Proposta di legge n. 1010 "Modifica alle norme in materia di segreto di Stato" presentata
dall'On.le Violante e altri

(*)La proposta di legge n. 1010 prevede la modifica delle norme in materia di segreto di Stato, stabilendo
dei limiti temporali alla segretezza sulla documentazione classificata. In particolare, essa propone di
limitare a due classi i livelli di segretezza: a) segretissimo, per i documenti e i materiali dalla cui
divulgazione possa scaturite un danno di eccezionale gravit, ai sensi dell'art. 12 legge 24 ottobre 1977 n.
801; b) segreto, per i documenti dalla cui rivelazione non autorizzata possa derivare un danno grave, ai
sensi della medesima disposizione.
L'apposizione della classifica di segretissimo e di segreto spetta al Presidente del Consiglio, ai Ministri
degli Affari Esteri, dell'Interno, di Grazia e Giustizia, della Difesa, dell'Industria e delle Finanze, ai Direttori
per l'informazione e la sicurezza. In particolare, il Presidente del Consiglio pu autorizzare anche altri
soggetti all'apposizione del segreto.
Il progetto di legge prevede, inoltre, un modello di declassificazione automatica che consente
all'informazione classificata segretissimo di degradare a segreto, dopo sei anni dalla data della prima
classificazione, per essere definitivamente declassificata al termine di dieci anni, sempre dalla data della
prima classificazione. Mentre la documentazione classificata segreto automaticamente declassificata dopo
otto anni dalla data di classificazione.
Peraltro, il testo normativo stabilisce che, in relazione a una perdurante necessit di mantenere inalterato
l'originale livello di segretezza o la classe di una notizia, sia data alla Autorit originatrice la facolt di
prolungare la durata del segreto, fornendo comunicazione motivata del provvedimento di proroga, sia al
Presidente del Consiglio che al Comitato Parlamentare di controllo.
Infine, la proposta legislativa disciplina il diritto di accesso alla documentazione concernente la sicurezza
della Repubblica (principio della pubblicit degli atti).
PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei Deputati VIOLANTE, BONFIETTI BASSANINI,
CHIAROMONTE, CORLEONE, MAGRONE, MASELLI, NOVELLI, PERICU, REALE, SODA,
VIGNERI, ARLACCHI, BONGIORNO, CESETTI, DI LELLO FINUOLI, FINOCCHIARO
FIDELBO, GRASSO, DONATO PACE, PECORARO SCANIO, PORCARI, SARACENI,
SCERMINO, SCOZZARI
Modifiche alle norme in materia di segreto di Stato
Presentata il 22 luglio 1994
Onorevoli Colleghi! - L'idea di rendere temporaneo il segreto di Stato - condivisa quasi unanimemente in
sede politica e in sede scientifica - un complemento indefettibile dei rimedi contro un uso distorto del
segreto; aumenta e rende pi effettive le possibilit di controllo democratico sui servizi segreti; sprona
questi ultimi ad un'azione pi aderente ai principi posti dall'articolo 97 della Costituzione e quindi pi
funzionale alla tutela degli interessi protetti dal segreto.
L'idea di temporalizzare il segreto , d'altra parte, espressione di un principio generale del diritto pubblico
proprio degli ordinamenti democratici, dove il "pubblico" la regola e il "segreto" l'eccezione.
Nello stesso tempo, la limitazione della durata del segreto costituisce un punto di equilibrio tra il segnalato
principio di pubblicit (che emerge con sufficiente chiarezza dalla Costituzione) e il rispetto dei valori
tutelati dal segreto di Stato (di cui parimenti indiscutibile il fondamento costituzionale).
Sul piano legislativo questo raccordo pu attuarsi soltanto con la formulazione di una norma che stabilisca,
come regola generale, l'apposizione di un limite di tempo alla durata della segretezza sulla documentazione

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imposta ai servizi segreti.


Inoltre, come complemento logico e coerente con la natura dei termini di tale accordo, va previsto che il
vincolo di segretezza possa essere prorogato nel tempo, in ragione di una perdurante prevalente esigenza di
protezione degli interessi di cui all'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801.
La temporaneizzazione del segreto di Stato presuppone per necessit:
un sistema di classificazione delle notizie segrete;
la tipizzazione delle autorit di origine o, eventualmente, delegate all'apposizione del segreto;
un sistema di declassificazione che regoli, per livelli di segretezza, la durata del segreto e le autorit
competenti, originarie, o eventualmente delegate ad operare la declassificazione;
disposizioni specifiche in ordine alla conservazione della documentazione relativa ai materiali o ai
documenti segreti;
un sistema di controlli sulle attivit indicate nei punti precedenti;
la previsione di forme specifiche di responsabilit per la violazione colposa o dolosa delle norme
disciplinanti il sistema ora delineato.
L'ipotesi di affidare alla legge la disciplina del sistema di classificazione delle informazioni di cui vietata
la libera circolazione, implica l'individuazione delle categorie di interessi tutelabili col segreto e la
regolamentazione della procedura di secretazione.
L'esame dei sistemi stranieri pi avanzati mostra come l'ordinamento svedese definisca con formule
generiche gli interessi alla sicurezza nazionale ed alle relazioni con l'estero, adottando quindi una tecnica di
selezione diversa da quella utilizzata per altre categorie di interessi da proteggere col segreto.
Nella legislazione americana, l'individuazione degli interessi relativi al segreto di Stato demandata
all'esecutivo. Nell'executive order, tuttavia, la elencazione - gi di per s non analitica - delle sfere di
segretezza (o, pi precisamente, dei possibili oggetti del segreto e cio le informazioni medesime) sfocia
nell'estrema genericit di una disposizione, per cos dire, di chiusura del sistema. Quest'ultima previsione
dilata infatti la protezione del segreto ad ogni altra categoria di informazioni che, attinente alla sicurezza
nazionale, richieda di essere tutelata col segreto su determinazione del Presidente o degli agency heads e
degli officials ai quali il Presidente abbia delegato il potere classificatorio di origine.
Soltanto nel sistema francese rintracciabile un'elencazione analitica dei documenti segreti, contenuta in un
decreto del Ministro della difesa. In tale provvedimento, tuttavia, la gamma delle informazioni protette
talmente ampia da sortire lo stesso effetto delle generiche previsioni contenute nella legge svedese sui
segreti.
Da tali rilievi comparatistici emergono una serie di indicazioni che meritano di essere prese in
considerazione al fine di migliorare la normativa in vigore nell'ordinamento italiano.
Innanzi tutto, le diverse esperienze straniere esaminate confermano ancora una volta che il nucleo delle
garanzie in materia di segreto di Stato non costituito dall'elencazione tassativa degli oggetti sui quali pu
gravare il vincolo di segretezza. Ogni tentativo di analiticit in materia infatti destinato a risolversi in una
pura descrizione esemplificativa.
Il nodo delle garanzie si scioglie invece "nella qualificazione del contenuto della potest di secretazione nei
suoi eventuali vincoli, nei controlli e nella disciplina dei rapporti interorganici in materia".
In questa prospettiva, potrebbe ritenersi sufficiente la definizione di segreto di Stato contenuta nell'articolo
12 della legge in vigore: una definizione che ha riguardo agli interessi tutelati dal segreto e non agli oggetti
del medesimo.
Appare peraltro opportuno far seguire tale disposizione da un'altra che elenchi, per grandi categorie, le
classi di informazioni nelle quali si specifica il nucleo di interessi protetti. Tale elencazione dovrebbe
vanificare l'esistenza di corpi normativi separati dalla legge sul segreto. In particolare, con tale previsione
verrebbe meno l'esigenza di mantenere ancora in vita il regio decreto 11 luglio 1941, n. 1161, sul segreto
militare e l'elenco delle materie ivi contenute ormai superate sotto molteplici profili.
Dovrebbe invece spettare alla direttiva politica di Governo (sotto il controllo del Comitato parlamentare) il
compito di specificare quali informazioni concretino ulteriormente le aree di interesse e le categorie di
informazioni individuate dal legislatore: ci che consentirebbe anche un continuo aggiornamento delle
priorit funzionali dei nuovi campi di rischio.
Appare, infine, opportuno modificare la nozione di segreto illegale accolta dalla legge 24 ottobre 1977, n.
801. Com' attualmente configurato, il concetto di segreto illegale si limita a cogliere soltanto un aspetto
macroscopico del fenomeno. E inoltre esso non neppure idoneo ad assolvere in modo adeguato alla

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funzione considerata dal legislatore nel formulare il secondo comma dell'articolo 12. La dizione di tale
norma consente infatti le pi svariate forme di elusione del divieto. E infatti la disposizione non estende
l'ambito del segreto illegale in quanto d concretezza ai "fatti eversivi dell'ordine costituzionale", vale a dire
alle prove e, pi in generale, al materiale che, raccolto dai servizi, sia di importanza essenziale per il
perseguimento dei fatti medesimi.
D'altra parte, i fatti considerati nell'articolo 12 non possono certo esaurire la funzione di garanzia che svolge
in ogni legislazione la previsione del segreto illegale. Sarebbe perci opportuno rimeditare i confini di tale
concetto, per estenderlo almeno alle informazioni concernenti reati commessi con abuso dei poteri inerenti
alle funzioni degli appartenenti ai servizi segreti.
Delineata nei suoi confini essenziali l'area entro la quale pu legittimamente esplicarsi il potere di
secretazione, vanno poste delle norme di disciplina del potere medesimo. Pi precisamente, tali disposizioni
hanno il compito di regolamentare:
i soggetti preposti all'esercizio del potere di secretazione;
i criteri per l'esercizio del potere di secretazione.
Muovendo da quest'ultimo punto, il legislatore deve indicare i parametri ai quali deve attenersi
l'amministrazione nell'individuare in concreto le informazioni di cui vietata la divulgazione e l'intensit
della protezione medesima.
Dai sistemi esaminati emerso come i legislatori di altri Paesi siano ricorsi al riguardo a tre criteri
fondamentali, gerarchicamente ordinati. Il primo, che si gi illustrato, di carattere funzionale, in quanto
circoscrive l'area entro cui pu compiersi la scelta di secretazione.
Il secondo parametro ha riguardo al danno che pu derivare agli interessi tutelati dal segreto di Stato in
seguito alla divulgazione dell'informazione.
Si visto come su tale criterio si basi il sistema americano di classificazione delle informazioni. E
considerato l'analogo sistema accolto da circolari che regolano la materia, non inverosimile pensare che
attualmente anche in Italia sia adottato il parametro del danno per diversificare il livello di segretezza di un
documento o di un materiale.
Il criterio del danno, in realt, assolve a due funzioni. Viene infatti in rilievo sia come criterio-guida per
l'esercizio della discrezionalit amministrativa della concreta ed ulteriore selezione delle informazioni in
astratto tutelabili col segreto, sia come parametro per misurare l'intensit della protezione richiesta. A
questo secondo fine, viene presa in considerazione la probabile entit che deriverebbe dalla libera o non
autorizzata circolazione delle notizie.
Infine, il terzo parametro di ordine temporale ed in stretto rapporto di dipendenza rispetto agli altri due
criteri. Ne consegue che, da un lato, la protezione offerta dal segreto durer per tutto il tempo in cui sussista
il pericolo che la divulgazione di una informazione minacci gli interessi individuati dal legislatore, ci che
giustifica anche la possibilit di protrarre il termine di durata del segreto qualora continui a permanere
l'esigenza di proteggere un'informazione la cui riservatezza sia vitale per gli interessi tutelati dal segreto di
Stato. Dall'altro lato, il venire meno di uno dei due presupposti della segretezza elimina la necessit di
attendere la scadenza del termine di classificazione per rimuovere il vincolo del segreto.
Da tali considerazioni emerge pertanto come sui tre criteri sopra descritti debbano fondarsi sia gli istituti di
classificazione e di declassificazione sia le regole per l'esercizio del potere di secretazione.
Nella prospettiva di orientare la riforma della legge n. 801 del 1977, nella direzione che si appena
indicata, sarebbe peraltro opportuno evitare che il criterio relativo al danno assuma connotazioni presuntive
analoghe a quelle illustrate commentando l'esperienza americana.
A tal fine bisognerebbe far operare, gi all'interno del potere di secretazione, un meccanismo idoneo che
potrebbe essere ottenuto inserendo nella procedura di secretazione il riferimento al danno reale. Pi
precisamente, si tratterebbe di subordinare l'apposizione del segreto, da un lato, alla concreta ponderazione
degli interessi coinvolti e, dall'altro lato, all'identificabilit del danno conseguente alla libera circolazione
della notizia, che sia gi identificabile prima di procedere alla classificazione.
Quanto al sistema di classificazione, sembrano sovrabbondanti i livelli di segreto cui fa riferimento
l'executive order del 1982.
La dottrina americana segnala, del resto, come all'ultima e meno importante classe di segretezza siano da
imputarsi grosse quote di responsabilit riguardo al fenomeno di overclassification. E d'altra parte, neppure
le gi richiamate circolari in materia includono nella categoria del segreto di Stato le notizie riservatissime e
quelle riservate, anche se la loro identificazione veniva affidata a criteri meno generici di quello

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individuante il level confidential.


pertanto opportuno limitare a due classi i livelli di segretezza. Il massimo grado di protezione dovrebbe
corrispondere al livello "segretissimo" individuato dall'eccezionale gravit del danno che potrebbe derivare
dalla divulgazione dell'informazione da classificare. Il livello "segreto" andrebbe invece a qualificare i
documenti dalla cui rivelazione non autorizzata potrebbe scaturire un danno grave agli interessi indicati
dall'articolo 12 della legge n. 801 del 1977.
Eliminato formalmente dalla categoria del segreto di Stato le notizie riservatissime e quelle riservate, tali
informazioni andrebbero assoggettate al regime del segreto d'ufficio. Di conseguenza, la serie articolata di
ipotesi criminose attualmente contenute negli articoli 256, terzo comma, 258 e 262 del codice penale,
dovrebbe venire assorbita dalla fattispecie disciplinata dall'articolo 326 del codice penale.
Problemi di difficile soluzione si pongono invece con riguardo alla durata del segreto. Infatti, nella
prospettiva di introdurre precisi limiti temporali al segreto di Stato, non sarebbe logico non prevedere
un'analoga limitazione per le notizie che, parimenti relative alla sicurezza nazionale, esulano tuttavia dalla
categoria considerata dalla legge n. 801 del 1977. Si ripropone di nuovo la questione della necessit di un
coordinamento della legge di riforma sul segreto di Stato con quella che dovrebbe regolamentare il segreto
amministrativo.
La riforma della legge n. 801 del 1977, tuttavia pu peraltro occuparsi anche di entrambe le categorie di
segretezza, quanto meno sotto il profilo della predeterminazione dei termini di durata e, quindi, delle
procedure di declassificazione o comunque di riesame dei documenti.
Nella legge di riforma, pertanto, le norme che delineano il sistema di classificazione devono essere seguite
da precise disposizioni sulle procedure di declassificazione.
Il modello di declassificazione deve articolarsi in procedure sia automatiche sia a discrezionalit vincolata.
Riguardo al primo gruppo, viene innanzi tutto in rilievo la declassificazione connessa al decorso del tempo
prestabilito dalla legge. Si tratta di stabilire una serie di termini legali allo scadere dei quali un'informazione
passa dal massimo livello di segretezza a quello inferiore fino alla sua completa declassificazione.
Con riguardo al segreto di Stato, va previsto che una informazione classificata "segretissima" degradi
automaticamente a "segreta" dopo sei anni e venga automaticamente declassificata dopo dieci anni.
Le informazioni "segrete" verrebbero automaticamente declassificate dopo otto anni.
Per evitare poi che attraverso l'attuale indeterminatezza della durata del segreto amministrativo, le notizie
vengano paradossalmente riservate tra le notizie tutelate dal segreto d'ufficio, occorrer prevedere termini di
durata anche per quest'ultima categoria di segretezza.
A tal fine, dovrebbe prevedersi che le informazioni originariamente "segretissime" possano restare nella
classe delle notizie riservatissime per non pi di due anni e per altri due anni in quella delle notizie
riservate. La stessa disposizione dovrebbe valere per le notizie originariamente "segrete".
In considerazione di una perdurante necessit di mantenere inalterato l'originario livello di segretezza o la
classe di stasi di una notizia, va prevista la possibilit di prolungare la durata del segreto in ragione del
criterio per cui il tipo di danno correlato al livello di segretezza della notizia non altrimenti evitabile se
non prorogando la durata del segreto. In tal caso, tuttavia, l'autorit di origine dovr dare comunicazione
motivata del provvedimento di proroga sia al Presidente del Consiglio sia al Comitato parlamentare di
controllo.
La seconda procedura di declassificazione riprende quella gi sperimentata nel sistema italiano. Essa fa
capo alla possibilit di predeterminare, fino dal momento della classificazione, che trascorso un determinato
periodo di tempo o al verificarsi di un determinato evento, il contenuto di una atto o di un certo materiale
perder valore ai fini della segretezza.
La praticabilit del sistema delineato per necessit subordinata alla presenza di particolari tecniche di
fascicolazione. Il legislatore deve a tal proposito imporre precisi requisiti di forma. Tali indicazioni devono
disciplinare, in particolare, la forma di apposizione del segreto. quest'ultima, a sua volta, presuppone che
venga definito il concetto di informazione. A tale scopo va introdotta anche nella legge una norma che
definisca i possibili oggetti delle informazioni segrete, e cio i documenti, le notizie e i materiali.
Riguardo alla forma dell'atto di apposizione del segreto, va finalmente stabilito - allo scopo sia di
controllare la circolazione delle informazioni, sia di garantire l'esercizio dei controlli previsti dalla legge che essa debba essere scritta.
Ovviamente, qualora l'informazione sia rappresentata da una cosa, l'atto di apposizione consister in un
provvedimento separato dal materiale cui si riferisce. Trattandosi invece di una notizia relativa ad un mero

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fatto, sar necessario consacrarne il contenuto in un documento che incorporer anche il provvedimento di
apposizione.
Il provvedimento di apposizione dovrebbe indicare la classe di segretezza attribuita all'informazione,
l'identit dell'autorit di origine, la data o l'evento di declassificazione e, qualora si tratti di documenti, quali
loro parti siano classificate e con quale livello di segretezza e quali non siano invece classificate.
L'insieme delle norme proposte, frutto anche di un laborioso e proficuo lavoro di legislazione comparata e
di ricerca fatto svolgere dal gruppo dei deputati del PDS, consentono anche di introdurre nel nostro
ordinamento il diritto di accesso alla documentazione relativa alla sicurezza della Repubblica.
L'innovazione, di grande rilievo democratico, apre tra l'altro necessariamente la via all'auspicata
introduzione nell'ordinamento italiano di una regola di trasparenza che investa probabilmente l'azione
amministrativa, e non soltanto alcuni suoi settori, generalizzando il principio della pubblicit degli atti nella
forma particolare del diritto di accesso ad essi ed ai documenti tenuti dall'amministrazione.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1
1. All'articolo 4 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, aggiunto, in fine, il seguente comma:
Il direttore del SISMI tenuto a comunicare semestralmente al Presidente del Consiglio dei ministri e ai
Comitati di cui agli articoli 2 e 11, secondo comma, un rapporto informativo sull'andamento delle procedure
di classificazione, di riesame sistematico e di declassificazione delle informazioni.
Art. 2
1. All'articolo 6 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, aggiunto, in fine, il seguente comma:
Il direttore del SISDe tenuto a comunicare semestralmente al Presidente del Consiglio dei ministri e ai
Comitati di cui agli articoli 2 e 11, secondo comma, un rapporto informativo sull'andamento delle procedure
di classificazione, di riesame sistematico e di declassificazione delle informazioni.
Art. 3
1. All'articolo 7 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, aggiunto, in fine, il seguente comma:
Il Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato di cui all'articolo 2, impartisce le dispo-sizioni
del caso qualora i due servizi si trovino a dovere affrontare la stessa materia o comunque in una condizione
di reciproca interferenza.
Art. 4
1. Il secondo comma dell'articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, sostituito dal seguente:
In nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato le informazioni concernenti fatti eversivi
dell'ordinamento costituzionale, le associazioni previste dall'articolo 416-bis del codice penale, dall'articolo
75 della legge 22 dicembre 1975, n. 685, dall'articolo 1 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, nonch il
traffico illegale di armi, munizioni e materie esplodenti e i delitti previsti dal capo I del libro II del codice
penale, commessi con abuso dei poteri inerenti alle funzioni degli appartenenti ai servizi di cui agli articoli
4 e 6.
Art. 5
1. Dopo l'articolo 19 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, aggiunto il seguente:
Art. 19-bis. - 1. La apposizione del segreto di Stato deve tenere conto dell'interesse pubblico alla libera
circolazione delle informazioni.
2. Le informazioni di cui all'articolo 12 devono essere classificate secondo i criteri stabiliti dalla presente
legge.
3. Ai fini dell'apposizione del segreto di Stato vengono in rilievo le seguenti classifiche di segretezza:
a) segretissimo per i documenti e i materiali dalla cui divulgazione possa scaturire un danno di
eccezionale gravit agli interessi di cui all'articolo 12;
b) segreto per i documenti e i materiali dalla cui divulgazione possa derivare un danno rilevante agli
interessi di cui all'articolo 12.

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4. Se sussiste il ragionevole dubbio sulla necessit di classificare un'informazione o sul livello pi


appropriato di classificazione, la relativa determinazione spetta al Presidente del Consiglio dei ministri,
entro trenta giorni dalla trasmissione del rapporto. Durante tale periodo di tempo, qualora il dubbio riguardi
la necessit della classificazione, si presume la segretezza dell'informazione. Qualora il dubbio concerna il
livello di classificazione, il documento o il materiale deve essere salvaguardato come informazione
segreta.
2. Dopo l'articolo 19-bis della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 1 del presente articolo, aggiunto
il seguente:
Art. 19-ter. - 1. L'apposizione della classifica di segretissimo e di segreto spetta al Presidente del Consiglio
dei ministri, ai Ministri di cui all'articolo 2, ai direttori dei servizi per l'informazione e la sicurezza.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu autorizzare altri soggetti all'apposizione del segreto.
3. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu delegare il potere di secretazione ai soggetti designati dai
Ministri di cui all'articolo 2 e ai direttori dei servizi di cui agli articoli 4 e 6, qualora esista la necessit
continuativa e dimostrabile di esercitare il potere di classificazione.
4. Le autorit di cui al comma 3 devono conservare una lista aggiornata dei soggetti autorizzati
all'apposizione del segreto e trasmetterla periodicamente, per i riscontri del caso, al Comitato esecutivo per i
servizi di informazione e sicurezza (CESIS).
5. Allo scadere dei quattro anni dall'atto di delega, il Presidente del Consiglio dei ministri provvede alla
riconferma o alla revoca dell'autorizzazione.
6. Nell'ipotesi in cui la delega sia revocata, il Presidente del Consiglio dei ministri provvede altres
all'individuazione delle autorit alle quali sono contestualmente trasferiti i poteri connessi alle informazioni
classificate dalla autorit competente in origine.
3. Dopo l'articolo 19-ter della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 2 del presente articolo, aggiunto
il seguente:
Art. 19-quater. - 1. Le autorit di cui all'articolo 19-ter, comma 1, devono trasmettere semestralmente al
Presidente del Consiglio dei ministri e ai Comitati di cui agli articoli 2, 3 e 11, secondo comma, un rapporto
informativo sull'andamento delle procedure di classificazione, di riesame sistematico e di declassificazione
delle informazioni.
4. Dopo l'articolo 19-quater della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 3 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-quinquies. - 1. Gli addetti ai servizi di cui agli articoli 4 e 6, senza potere di secretazione, che
ritengano di essere in possesso di un'informazione classificabile, devono trasmetterla senza indugio ai
direttori dei rispettivi servizi di appartenenza per la classificazione.
2. I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblici servizi senza potere di secretazione e che dipendono da una
delle autorit previste dall'articolo 19-ter, comma 1, devono trasmettere senza indugio a queste ultime le
informazioni originate ritenute classificabili.
5. Dopo l'articolo 19-quinquies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 4 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-sexies. - 1. Un'informazione classificata rimane tale per tutto il tempo necessario per la protezione
degli interessi tutelati dal segreto di Stato secondo le disposizioni della presente legge.
2. Quando previsto uno specifico termine o sono determinabili una data o un evento specifico per la
declassificazione, essi devono essere apposti sulla documentazione segreta dall'autorit competente a norma
dell'articolo 19-ter.
3. In ogni caso al termine di sei anni dalla data di prima classificazione, un'informazione a livello
segretissimo degrada automaticamente a segreta e viene classificata dopo dieci anni dalla data di prima
classificazione.
4. Le informazioni segrete sono automaticamente declassificate dopo otto anni dalla data di
declassificazione.
6. Dopo l'articolo 19-sexies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 5 del presente articolo,

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aggiunto il seguente:
Art. 19-septies. - 1. Ai fini della presente legge, l'apposizione del segreto concerne soltanto le
informazioni contenute in un documento avente data certa.
2. Si considera documento ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di
qualunque altra specie relativa a notizie o materiali concernenti la sicurezza nazionale.
3. L'atto di apposizione del segreto deve indicare:
a) il livello di segretezza dell'informazione;
b) la data di classificazione;
c) l'identit dell'autorit di origine;
d) l'ufficio di appartenenza dell'autorit di origine;
e) la data o l'evento di declassificazione.
4. Ai documenti classificati devono essere allegate le memorie storiche concernenti gli ordini impartiti
dall'esecutivo ai servizi e le spese riservate sostenute dai medesimi.
5. Le memorie storiche di cui al comma 4 sono classificate allo stesso livello dell'informazione cui si
riferiscono.
7. Dopo l'articolo 19-septies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 6 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-octies. - 1. Il segreto d'ufficio non pu essere opposto se non identificabile il danno che potrebbe
derivarne dalla diffusione di informazioni originate dalla Pubblica amministrazione o comunque utilizzate
ai fini dell'attivit amministrativa.
2. Le informazioni relative agli interessi di cui all'articolo 12 non classificate ai sensi dell'articolo 19-bis
non possono essere coperte dal segreto d'ufficio se non sia identificabile il danno che potrebbe derivare
dalla loro diffusione. In tal caso la durata del segreto non pu essere superiore a quattro anni dalla data di
origine.
3. La stessa disposizione si applica alle informazioni da declassificare ai sensi dell'articolo 19-quinquies le
quali pertanto non possono restare nella classe delle notizie riservatissime per pi di due anni e non oltre i
due anni nella classe delle notizie riservate.
4. Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 sono soggette ai requisiti previsti nell'articolo 19-septies.
8. Dopo l'articolo 19-octies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 7 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-novies. - 1. Sono abrogati gli articoli 256, terzo comma, 258 e 262 del codice penale.
9. Dopo l'articolo 19-novies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 8 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-decies. - 1. All'articolo 326 del codice penale dopo il primo comma sono aggiunti i seguenti:
"Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 261 del codice penale, chiunque rivela notizie attinenti alla
sicurezza della Repubblica e dalle quali potrebbe derivare un danno alla sicurezza della Repubblica,
punito con la reclusione da tre a sei anni.
Le pene previste nel primo e nel secondo comma si applicano anche nell'ipotesi di procacciamento illegale
di notizie attinenti alla sicurezza della repubblica.
Se l'agevolazione soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno; tuttavia, la pena aumentata
qualora l'agevolazione concerna le notizie di cui al secondo e al terzo comma".
10. Dopo l'articolo 19-decies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 9 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-undecies. - 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu chiedere di prolungare la durata del
segreto, in ragione della perdurante necessit di mantenere inalterato l'originario livello di segretezza o
quello inferiore al momento dell'atto di proroga. Il relativo provvedimento motivato deve essere comunicato
al Presidente del Consiglio e al Comitato di cui all'articolo 11, secondo comma.
2. L'atto di proroga deve essere tempestivamente notificato al Comitato di cui all'articolo 3 e a quello di cui
all'articolo 11 che esprime il suo parere.

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11. Dopo l'articolo 19-undecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 10 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-duodecies. - 1. Il Comitato di cui all'articolo 3 tenuto a segnalare al Presidente del Consiglio le
irregolarit riscontrate in ordine ai documenti classificati.
2. Il Comitato di cui all'articolo 3 segnala al Presidente del Consiglio i documenti classificati
illegittimamente.
3. Nelle ipotesi previste nei precedenti commi, il Presidente del Consiglio pu chiedere chiarimenti alle
autorit di origine dell'informazione illegittimamente o impropriamente classificata e la rimette ad essa
perch provveda alla declassificazione o comunque a sanare l'irregolarit.
4. Il Presidente del Consiglio impartisce le disposizioni relative alle informazioni non classificate trasmesse
dai servizi al Comitato di cui all'articolo 3.
12. Dopo l'articolo 19-duodecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 11 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art.19-terdecies. - 1. Il Presidente del Consiglio, sentito il Comitato di cui all'articolo 2, impartisce le
direttive sui programmi di riesame sistematico ai fini della declassificazione o degradazione delle
informazioni.
2. Presso il Comitato di cui all'articolo 3 istituito un ufficio per la revisione del materiale classificato e
custodito nell'archivio generale.
3. Il riesame sistematico della documentazione avviene d'intesa con le particolari direttive delle autorit
indicate nell'articolo 19-ter comma 1. I direttori dei servizi e le autorit di cui al comma 1 dell'articolo 19ter conducono programmi di riesame sistematico della documentazione classificata non confluita
nell'archivio generale.
4. Il Comitato di cui all'articolo 3 provvede al riesame sistematico della documentazione del presidente del
Consiglio delle autorit con potere di secretazione da lui direttamente designate.
13. Dopo l'articolo 19-terdecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 12 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art.19-quaterdecies. - 1. Le informazioni sono declassificate o degradate al livello inferiore di segretezza
dall'autorit di origine o dalle autorit da queste delegate.
2. La delega del potere di declassificazione o di degradazione deve avvenire per iscritto e deve essere
autorizzata dal presidente del Consiglio dei ministri.
14. Dopo l'articolo 19-quaterdecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 13 del presente articolo,
aggiunto il seguente:
Art. 19-quinquiesdecies. - Il diritto di accesso alle informazioni relative alla sicurezza della repubblica si
esercita presso gli uffici indicati annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
15. Dopo l'articolo 19-quinquiesdecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 14 del presente
articolo, aggiunto il seguente:
Art. 19-sexiesdecies. - 1. Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei
documenti, nei modi e nei limiti indicati dalla presente legge.
2. L'esame dei documenti gratuito. Il rilascio di copia subordinato al rimborso del costo di riproduzione.
3. L'istanza di accesso ai documenti deve essere rivolta agli uffici individuati a norma dell'articolo 19quinquiesdecies e deve essere sufficientemente dettagliata da consentire la ricerca della documentazione
richiesta.
16. Dopo l'articolo 19-quinquiesdecies della legge n. 801 del 1977, inserito dal comma 15 del presente
articolo, aggiunto il seguente:
Art. 19- septiesdecies. - 1. A seguito dell'istanza di cui all'articolo 19-sexiesdecies, l'ufficio richiesto
procede al riesame per la declassificazione della documentazione.
2. Il provvedimento di declassificazione o di rifiuto di accesso deve essere notificato entro novanta giorni
dalla richiesta.
3. Qualora siano necessari tempi pi lunghi, l'ufficio tenuto a notificare al richiedente le ragione del

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ritardo.
4. In ogni caso, il provvedimento di cui al comma 3 deve essere emesso entro sei mese dalla richiesta.
17. Dopo l'articolo 19- septiesdecies della legge n.801 del 1977, inserito dal comma 16 del presente
articolo, aggiunto il seguente:
Art. 19-octiesdecies. - 1. Entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento di rifiuto di accesso, il
richiedente pu proporre ricorso dinanzi all'autorit indicata nell'atto notificato.
2. Entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento di conferma, il richiedente pu impugnare il
provvedimento dinanzi al Presidente del Consiglio dei ministri.
3. Del provvedimento di conferma della decisione impugnata dinanzi al Presidente del Consiglio devono
essere informati il Comitato di cui all'articolo 11, secondo comma e le Camere ai sensi degli articoli 16 e
17.
4. Contro i provvedimenti emessi in prima o in ultima istanza dal Presidente del Consiglio, ammesso
ricorso in cassazione nelle forme della procedura riservata.
(*) Sintesi redazionale

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Camera dei Deputati XII LEGISLATURA


Proposta di legge n. 3010 "Norme sulla raccolta di informazioni e di dati a carico dei
cittadini e sul diritto degli stessi a conoscerne e correggerne il contenuto" presentata dagli
On.li Arlacchi, Soda, Maroni

(*) La proposta di legge n. 3010 vieta a ogni amministrazione pubblica e a ogni ente, impresa e
associazione o privato di raccogliere informazioni e dati su cittadini in ragione della loro razza, fede politica
e religione, nonch su altre forme di appartenenza sociale e culturale. In particolare, l'art. 3 punisce l'uso dei
dati e delle informazioni raccolte illegalmente.
Al riguardo, il progetto di legge stabilisce un aumento della pena se la violazione delle disposizioni
normative viene perpetrata da personale appartenente agli Organismi informativi.
Inoltre, la proposta in esame prevede il diritto per il cittadino che venga a conoscenza dell'esistenza di un
fascicolo personale a suo nome, contenente dati e informazioni che lo riguardano, presso qualsiasi
amministrazione pubblica o privata, nonch presso gli Organismi informativi, di prenderne visione,
ottenerne copia e pretenderne la rettifica o addirittura la distruzione, nel caso in cui le notizie riportate non
corrispondano al vero.
Peraltro, nel caso che il cittadino richieda di poter visionare il fascicolo personale esistente presso gli
Organismi informativi, il Presidente del Consiglio, se ritiene che nella fattispecie vi siano specifiche
esigenze di tutela e di sicurezza dello Stato, oppone il segreto di Stato. Il provvedimento motivato deve
essere espresso entro trenta giorni dalla richiesta di visione e di copia, e inviato al Comitato parlamentare
per i Servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato entro i successivi trenta giorni, il quale "ne
riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni politiche", ove ritenga che l'opposizione del
segreto non sia fondata.
Infine, con l'art. 5 l'esercizio del potere di controllo attribuito al Comitato parlamentare per i Servizi di
informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, ai sensi dell'art. 11 della legge 24 ottobre 1977 n. 801,
viene esteso anche all'esame diretto di atti e di documenti acquisiti o formati dai Servizi informativi.
PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei Deputati ARLACCHI, SODA, MARONI
Norme sulla raccolta di informazioni e di dati a carico dei cittadini e sul diritto degli stessi a conoscerne e
correggerne il contenuto
Presentata il 2 agosto 1995
Onorevoli Colleghi! - Salvo alcune limite disposizioni contenute nella legge 1 aprile 1981, n. 121, non
esiste, nel nostro ordinamento, una disciplina ispirata da un principio di carattere generale, della raccolta dei
dati e delle informazioni sulla razza, la fede e le opinioni politiche dei cittadini. Non esiste, inoltre, una
codificazione del diritto dei singoli all'accesso a documenti di fonte pubblica e privata che riguardino i loro
orientamenti politici e il conseguente diritto alla modifica dei dati errati.
Tale vuoto normativo contribuisce alla proliferazione di iniziative come la raccolta di dossier ed
informazioni riservate su personalit politiche da parte di istituzioni dello Stato - come i servizi per le
informazioni e per la sicurezza - che gi in passato si sono segnalate per gravi deviazioni in materia.
Nella seduta del Senato del 12 luglio 1994, l'allora Ministro dell'Interno Maroni rivel l'esistenza presso il
SISDe di 66 fascicoli, 21 dei quali personali, vale a dire intestati a singoli esponenti politici o funzionari
dello Stato, e 45 riguardanti partiti o formazioni politiche di vario genere. I diretti interessati non possono, a
tutt'oggi prendere visione del contenuto di tali dossier, confezionati a loro insaputa e in evidente violazione
dei loro diritti costituzionali.
Anche il Comitato parlamentare per i servizi di informazione non ha potuto ricevere se non per effetto di

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una decisione della magistratura, i fascicoli sopraddetti, nonostante l'impegno assunto in tal senso dal
Ministro dell'interno.
La presente proposta di legge vieta tramite il suo primo articolo, ad ogni amministrazione pubblica e ad
ogni ente privato di raccogliere informazioni e dati sulla razza e sulla fede politica e religiosa dei cittadini,
nonch su altre forme di appartenenza sociale e culturale.
La violazione di tale norma viene punita dall'articolo 2 con la reclusione da 1 a 5 anni e con una multa. Il
medesimo articolo sanziona con pena pi alta la trasgressione della sopraddetta se effettuata da personale
appartenente agli organismi civili e militari della sicurezza.
L'articolo 3 punisce l'uso dei dati e delle informazioni raccolte in via illegale, e prevede una sanzione pi
elevata per il personale di cui sopra.
L'articolo 4 sancisce il diritto del cittadino che venga a conoscenza dell'esistenza di un fascicolo a suo
nome, o della raccolta di informazioni sulla persona, effettuate a qualsiasi titolo da ogni amministrazione
pubblica o privata, di prenderne visione, di ottenere copia e di pretendere la rettifica o la distruzione di
notizie non rispondenti al vero. Si tratta di una disposizione vigente in vari Paesi democratici, che consente
un esercizio pi effettivo delle garanzie individuali e scoraggia l'accumulo indiscriminato di informazioni
sulle persone.
Il comma 2 del medesimo articolo 4 estende il diritto di visione di copia e di rettifica anche sulla raccolta
dei fascicoli, formati sui singoli cittadini da parte dei servizi di informazione e di sicurezza comunque
denominati. Il contemperamento fra diritti del cittadino alla riservatezza, quale espressione del diritto di
libert, e le esigenze del diritto di tutela e di sicurezza dello Stato attuato con l'attribuzione al Presidente
del Consiglio dei ministri di apporre il segreto di Stato. Il provvedimento del Presidente del Consiglio dei
ministri deve essere motivato, deve essere espresso entro 30 giorni dalla richiesta di visione di un
fascicolo, che viene inviato in tal caso al Comitato parlamentare per i servizi di informazione. Al cittadino
che ritenga infondata la decisione di opporre il segreto di Stato sul fascicolo che lo riguarda, viene
comunque riconosciuta -nel comma 3 - la facolt di essere ascoltato dal Comitato parlamentare, il quale, se
in accordo con il rilievo del cittadino, riferisce in seguito alle Camere per le conseguenti valutazioni.
L'articolo 5 diretto a risolvere i contrasti interpretativi sui limiti dei poteri del Comitato parlamentare per i
servizi di informazione e sicurezza. La disposizione proposta ispirata al ragionevole principio che non pu
esercitarsi il controllo di legittimit sul rispetto dei principi costituzionali da parte degli apparati dei servizi
di informazione e di sicurezza senza il corrispondente potere-dovere di esame diretto degli atti e dei
documenti, acquisiti o formati dai servizi.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1
1. Il secondo comma dell'articolo 7 della legge 1 aprile 1981, n. 121, sostituito dal seguente:
vietato ad ogni amministrazione pubblica, civile o militare, ente o impresa, associazione o privato
raccogliere informazioni o dati su cittadini in ragione della loro razza, fede religiosa od opinione politica, o
in ordine alla loro adesione ai principi di movimenti sindacali, cooperativi, assistenziali, culturali, nonch
sulla legittima attivit che essi svolgono come appartenenti ad organismi legalmente operanti nei settori
indicati.
Art. 2
1. La raccolta dei dati ed informazioni sui cittadini in violazione dell'articolo 7, secondo comma, della legge
1 aprile 1981 n. 121, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge, punita con la reclusione da uno a
cinque anni e con la multa fino a cinque milioni di lire.
2. Se la violazione di cui al comma 1 commessa da persona comunque appartenente al Servizio per le
informazioni e la sicurezza militare (SISMi) o al Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica
(SISDe) o a reparti ed uffici di cui all'articolo 5 della legge 24 ottobre 1977 n. 801, la pena aumentata da
un terzo alla met.
Art. 3
1. L'articolo 12 della legge 1 aprile 1981 n. 121, sostituito dal seguente:
Art. 12 (Sanzioni) - 1. Chiunque comunica o fa uso di dati ed informazioni in violazione delle disposizioni

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della presente legge, o al di fuori dei fini previsti dalla stessa, punito, salvo che il fatto costituisca pi
grave reato, con la reclusione da due a sei anni.
2. se la comunicazione o l'uso commessa da persone comunque appartenenti al Servizio per le
informazioni e la sicurezza militare (SISMi), al servizio per le informazioni e la sicurezza democratica
(SISDe) o a reparti ed uffici di cui all'articolo 5 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, la pena aumentata da
un terzo alla met.
Art. 4
1. Ogni cittadino che venga comunque a conoscenza dell'esistenza, presso qualsiasi amministrazione
pubblica, civile o militare, o ente o impresa o associazione, di un fascicolo personale a suo nome, o della
raccolta, in qualsiasi forma effettuata, di dati ed informazioni che lo riguardano, ha diritto di prenderne
visione, ottenerne copia, pretendere correzioni, rettifiche o distruzione di quelle parti contenenti
informazioni e notizie non rispondenti al vero.
2. Il diritto di cui al comma 1 riconosciuto anche per i fascicoli e per le raccolte di dati, notizie ed
informazioni formati dai Servizi per le informazioni e la sicurezza dello Stato di cui alla legge 24 ottobre
1977, n. 801, salvo che il Presidente del Consiglio dei ministri opponga, con provvedimento motivato da
adottare entro trenta giorni dalla richiesta di visione e di copia e da trasmettere entro i successivi trenta
giorni al Comitato parlamentare di cui all'articolo 11 citata legge n.801 del 1977, l'esigenza di tutela del
segreto di Stato. Della intervenuta opposizione del segreto di Stato data comunicazione, a cura della
Presidenza del Consiglio dei ministri, al cittadino che ha fatto richiesta di visione del fascicolo o di averne
copia.
3. Il Comitato parlamentare di cui all'articolo 11 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, valuta la legittimit
dell'opposizione del segreto, ascoltando anche il cittadino interessato che ne abbia fatto richiesta e, ove
ritenga che l'opposizione del segreto non sia fondata, ne riferisce a ciascuna della Camere per le conseguenti
valutazioni politiche.
Art. 5
1. L'esercizio del potere di controllo attribuito al Comitato parlamentare di cui all'articolo 11 della legge 24
ottobre 1977, n. 801, si attua anche attraverso l'esame diretto da parte del Comitato di atti e documenti,
acquisiti o formati dai Servizi per le informazioni e la sicurezza.
2. I commi 4 e 5 dell'articolo 11 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, sono abrogati.
(*)Sintesi redazionale

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Senato della Repubblica XII LEGISLATURA


Disegno di legge n. 345 "Nuovo ordinamento dei Servizi di informazione e di sicurezza"
presentato dal Sen. Cossiga.

(*)I mutamenti intervenuti nella situazione internazionale in questo ultimo scorcio di secolo, e quindi il
conseguente cambiamento degli equilibri politico-istituzionali sia interni che esteri, le trasformazioni in
senso democratico degli Stati del cosiddetto "socialismo reale", la decadenza sul piano interno e la
mancanza di una politica nazionale di difesa e sicurezza hanno reso necessario, secondo il Sen. Cossiga, una
radicale riforma della Legge n. 801 del 1977. In tale contesto, il Sen. Cossiga ha presentato quattro progetti
legislativi di riordino dei Servizi informativi e di sicurezza.
Il Disegno di legge n. 345 propone un nuovo ordinamento degli Organismi informativi e di sicurezza basato
sul modello cosiddetto britannico con contaminazioni, come si afferma nella relazione introduttiva al
provvedimento, del modello statunitense. In particolare, il progetto di legge in esame adotta il criterio
territoriale nella divisione dei compiti attribuiti ai Servizi informativi dal Legislatore.
Il proponente, muovendo dal principio che i Servizi segreti sono efficienti solo se sono segreti, prevede la
costituzione di un Servizio esterno nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri con dipendenza
funzionale dal Ministero degli Affari Esteri, il quale dovrebbe svolgere compiti di intelligence e di counterintelligence; un Servizio interno, nell'ambito del Ministero dell'Interno e responsabile anche del controspionaggio, con maggiori competenze nel settore del controllo finanziario, della proliferazione nucleare,
chimica ecc.; e, infine, un Servizio di carattere militare nascente dalla fusione dei Servizi informativi delle
Forze armate.
La responsabilit politica generale, l'alta direzione della politica dell'informazione e della sicurezza
nell'interesse e per la difesa esterna della Repubblica sono attribuite al Presidente del Consiglio dei ministri
che si avvale, per l'esercizio delle sue attribuzioni, del Segretariato generale e dei Comitati esecutivi.
Inoltre, il Presidente del Consiglio presiede l'istituendo Comitato nazionale per le informazioni e la
sicurezza (COMIS), organo collegiale politico che ha il compito di elaborare e pianificare la politica
dell'informazione e sovrintendere all'utilizzo dei risultati dell'attivit di intelligence.
Nella relazione introduttiva al provvedimento in esame, una particolare attenzione posta riguardo al
reclutamento degli operatori dei Servizi che, secondo il Sen. Cossiga, deve rivolgersi al personale con
professionalit specifiche nel campo economico e finanziario, tenuto conto del mutamento degli obiettivi e
dei fabbisogni di intelligence.
DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa del Senatore COSSIGA
Nuovo ordinamento dei Servizi di informazione e di sicurezza
Comunicato alla Presidenza il 26 maggio 1994
Onorevoli Senatori! - 1. Di fronte alla grave crisi dei nostri sistemi di informazione e di sicurezza e dello
stesso apparato della difesa nazionale, e di fronte alla stessa crisi di identit che ancora travaglia il nostro
Paese anche sul piano dei rapporti internazionali, e dopo il venire meno dei forti riferimenti quali
l'occidentalismo, la NATO e la CEE, ritengono ancor pi opportuno ripresentare un disegno di legge per la
radicale riforma dell'ordinamento del sistema di informazione e sicurezza dello Stato, disegno di legge che,
nelle sue linee essenziali, riproduce quello da me gi presentato nella scorsa legislatura (atto Senato n.
1661).
E ci anche perch non da attendersi una forte, seria, completa iniziativa politica del Governo in materia.
2. Tre ordini di motivi stavano e stanno tuttora alla base della inderogabile esigenza di rinnovare del tutto il
nostro sistema di informazione e sicurezza:

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a) i mutamenti epocali degli anni 1989, 1990 e 1991, che con la caduta del comunismo internazionale,
lo scioglimento del Patto di Varsavia, la dissoluzione del l'URSS, la trasformazione in senso democratico
degli Stati del cosiddetto sistema degli Stati del socialismo reale, e la nascita delle ceneri dell'impero
comunista sovietico, di nuovi Stati, sovrani, indipendenti, ad ordinamento democratico, in uno con la
sconfitta o l'evoluzione in senso democratico-occidentale dei partiti che costituivano lo snodo e il
collegamento politico ideologico e potenzialmente operativo (e soprattutto del partito e della potenza
leader, il PCUS e l'URSS) tra i Paesi comunisti (anche se con l'eccezione del Partito comunista italiano di
Enrico Berlinguer), hanno radicalmente cambiato, anche per i mutamenti intervenuti nei rapporti tra Stati, la
natura e la qualit del fabbisogno informativo e del fabbisogno di sicurezza del nostro Paese, nel
declinare di vecchi targets informativi e delle vecchie minacce (spionaggio, sovversione e infiltrazione
a motivazione ideologica, terrorismo internazionale, anche a scopi strategici di destabilizzazione, eccetera)
e nel sorgerne di nuove (fondamentalismo islamico, proliferazione nucleare illegale, eccetera);
b) il conseguente mutamento degli equilibri politico-istituzionali interni, con decisi e irreversibili passi
verso la riunificazione morale del Paese e la riconquista di una identit nazionale unitaria, come effetti
del dissolversi della confrontazione politico-ideologica e anche potenzialmente militare tra i due Paesi, in cui il nostro era chiuso - le due legittimit politiche e le due lealt patriottiche;
c) la decadenza del sistema e di sicurezza vigente in parte per la sua insufficienza strutturale, in parte per
la sua delegittimazione morale, in parte per insufficienza di motivazioni e di obiettivi per la mancanza di
una politica nazionale di difesa e di sicurezza.
3. Il confronto Est-Ovest era caratterizzato dalla certezza e dalla esistenza di regole permanenti. Erano ben
conosciute e tenute sotto controllo le minacce alla sicurezza dell'Occidente di natura prevalentemente
militare, superato il periodo in cui avevano corso il rischio e anche il pericolo della sovversione interna.
In quel teatro il ruolo essenziale dei servizi era quello di dare il preavviso di un attacco. La garanzia militare
americana, indispensabile per l'Europa ed il Giappone, frenava la competizione economica e politica sia tra
essi, sia tra i medesimi e gli Usa. Il Terzo Mondo era influenzato dal confronto Est-Ovest; poteva
ricattarli minacciando di schierarsi ora a favore dell'uno ora a favore dell'altro, determinando quindi un
peso internazionale superiore alle sue forze, valutate in termini internazionali. Viveva insomma sul conto
del confronto bipolare.
4. L'elegante semplicit del mondo bipolare fortunatamente o sfortunatamente ora scomparsa.
All'ordine di Yalta - che ha assicurato per cinquant'anni la grande pace a prezzo di piccole guerre e della
libert dei popoli dell'Est - subentrato il disordine democratico dell'indipendenza delle Nazioni. Il
cosiddetto nuovo ordine mondiale forse gi naufragato prima ancora di entrare in funzione: (o era o
fu?) basato su un progetto largamente utopico di tipo roosveltiano di grande alleanza (duopolio imperiale)
tra Washington e Mosca. La disgregazione interna ha trasformato la Russia da fattore di ordine in un
rischio di instabilit. Nell'Est europeo si creato un vuoto di potenza in cui domina l'incertezza e
l'instabilit. Gli Stati europei stanno cercando di crearsi zone di influenza, anche per contrastare altre
possibili nuove egemonie. L'unificazione tedesca ha radicalmente modificato gli equilibri in Europa (anche
se gli europei fanno finta di non accorgersene) frenandone decisamente, almeno di fatto, il processo di
integrazione, che potr secondo molti, su un piano di realismo, riattivarsi solo con l'accettazione di una
leadership, almeno economico-comunitaria, tedesca. Il Terzo Mondo conta sempre di meno: nessuno chiede
pi a un Paese non allineato di allinearsi! E poi, allinearsi con chi?
All'improbabilit di una grande guerra in Europa si sostituita la terribile probabilit di tante piccole
guerre! Il mondo sta diventando multipolare, ma in modo disordinato; la competizione economica e
tecnologica si accresciuta; la sicurezza e l'insicurezza sono divenuti globali. La strategia non domina pi
la politica. La storia pu dirsi essere ricominciata. L'Alleanza atlantica, con la perdita del nemico, ha
visto diminuire la sua coesione. Gli USA non sono diventati isolazionisti; ma i loro interessi non sono pi
prevalentemente eurocentrici, ma si bilanciano tra l'Europa, le Americhe (NAFTA) e l'area del Pacifico,
dove l'Est asiatico sta conoscendo un'enorme espansione economica. In sostanza, il mondo divenuto pi
complesso, pi incerto, pi imprevedibile, pi conflittuale in tutti i settori. Il governo mondiale dell'ONU
si sta rivelando una tremenda utopia ed il suo esercizio inesperto, velleitario ed incerto semina lutti e morte.
5. L'Italia ha perso le rendite di posizione che possedeva durante la guerra fredda: l'affitto delle basi,
l'allineamento filo americano nell'Alleanza, nell'Europa e nel Mediterraneo. Non pu agire con l'impunit e
la occasionalit di prima, nell'ambito delle grandi scelte - quella atlantica e quella europea - fatte alla fine
degli anni '40. Essa non pu pi limitarsi a essere una consumatrice di sicurezza, e di sicurezza prodotta

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da altri. deve diventare necessariamente una produttrice di sicurezza, almeno in parte. Deve definire
almeno il suo ruolo e i suoi interessi specifici, per non essere emarginata nella nuova organizzazione del
mondo e nella nuova divisione internazionale della produzione. L'attrazione per l'est, da un lato e la
bomba demografica e islamica del sud dall'altro lato, hanno diminuito l'interesse dell'Europa e della nato
per il Mediterraneo; l'Italia quindi pi esposta e pu contare di meno sui suoi alleati tradizionali per
proteggere e per realizzare i suoi interessi e, confrontata a scelte decisive, fra le dimensioni globale
marittima e continentale della sua politica estera, non sembra in grado e con la capacit di scegliere. La
politica estera sta ridiventando centrale nel dibattito politico interno, come lo era stata alla fine degli anni
'40, per quella atlantica e per quella europea. Non pi in gioco la nostra appartenenza all'Occidente, ma il
modo con cui stare in Europa, nel Mediterraneo, nel mondo. Lo si vede nella nostra fatale incertezza
rispetto alla politica da seguire nei Balcani, da dove veniamo non solo allontanati, ma addirittura scacciati
anche dai cosiddetti alleati. La situazione potr ancor di pi aggravarsi soprattutto in caso di contrasti fra
i Paesi europei e gli Stati Uniti. Tali contrasti potrebbero infatti sottoporre a tensioni la stessa nostra unit
nazionale, recentemente riconquistata.
A fianco dei pericoli, o per meglio dire delle complicazioni prima evidenziate, la scomparsa del mondo
bipolare presenta all'Italia anche delle opportunit. caduto il muro interno; scomparsa la
contrapposizione fra la politica interna basata sul consociativismo e quella estera fondata sulla semplice
omologazione dell'Italia nell'Occidente anticomunista; si aperta la possibilit di nuovi rapporti con l'Est
europeo e l'ex URSS. L'Italia ha quindi vinto anche essa la guerra fredda, anche se non se ne ancora
accorta! Se vorr accogliere l'opportunit offerta da tale partecipazione alla vittoria, i costi della politica
estera e della sicurezza dovranno necessariamente aumentare. Un dibattito al riguardo diventa essenziale,
quindi, per creare il consenso necessario tra le forze politiche e l'opinione pubblica. Solo cos potremo
influire sulle alleanze multilaterali di cui facciamo parte e che non costituiscono un fine in s, ma soltanto
uno strumento per meglio realizzare i nostri interessi nazionali di sicurezza e di prosperit, e la nostra
visione del mondo e del sistema internazionale, se pur in una cornice di operante solidariet.
6. L'incertezza e l'imprevedibilit delle situazioni da un lato, e l'autonomia di decisione nazionale dall'altro,
impongono l'esistenza di strumenti adeguati. Essi sono di natura sia istituzionale (pianificazione a lungo
termine della politica estera e delle forze, capacit di gestione delle crisi, eccetera), sia di difesa militare di
sicurezza (security), sia operativa (militare, economica, finanziaria, scientifica, eccetera).
Quanto maggiore l'incertezza, tanto pi necessaria la disponibilit di un intelligence e di una security
efficienti. Per decidere occorre infatti conoscere, comprendere, prevedere e quindi provvedere. Tutti gli altri
Stati europei lo hanno: essi stanno infatti ristrutturando e potenziando i loro Servizi di intelligence and
security: dalla Francia alla Germania, dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Federazione russa ai nuovi
Stati democratici dell'ex Est europeo. I Servizi di informazione e sicurezza sono essenziali per l'autonomia
di ogni Stato e quindi per la sua indipendenza e il suo livello di democrazia reale (se manca una intelligence
nazionale, mancano i presupposti per far s che le scelte fatte siano veramente autonome e non
eteroreferenziali o eterodirette). L'informazione forza; e forza la security anche in termini di politica
nazionale. Tutti gli Stati ne sono gelosi custodi. Con una opportuna manipolazione o influenza si
possono ottenere risultare politici notevoli, modificando le posizioni e quindi le decisioni anche degli
alleati. per questo che i servizi di intelligence, a differenza di quelli di security, non sono stati mai
integrati o solo coordinati, neppure in ambito NATO n in ambito CEE. Nessuna organizzazione
internazionale ne dispone. Ne dispongono solo gli Stati, perch i Servizi costituiscono una componente
indispensabile per rendere effettiva e operante la sovranit.
7. I fabbisogni di intelligence sono profondamente mutati rispetto al mondo bipolare. Poich la
competizione diventata globale, anche l' intelligence (e in particolare la security intelligence) deve
divenirlo, estendendosi al campo politico, economico, scientifico, finanziario, e cos via. Nel periodo del
confronto bipolare era prevalentemente militare o anti-collaborazionista. Ora non pi cos. Si estesa ai
fenomeni migratori, alla grande criminalit organizzata, al terrorismo, alla droga, alla competizione geoeconomica che ha sostituito fra i paesi industrializzati quella geo-strategica, cio militare. Costituisce una
cornice sia informativa che di sicurezza degli interventi all'estero, come avvenuto recentemente in
Somalia, dove il fallimento, anche italiano, anzi specialmente italiano, stato totale.
L' intelligence non pu fondarsi solo su fonti aperte, che sono sempre controllate e sottoposte a censura e
manipolazione, anche a fini di intossicazione soprattutto in caso di competizione. Occorre penetrare nelle
informazioni politiche e diplomatiche, industriali, economiche e finanziarie, commerciali e tecnologiche

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altrui, specie quelle riservate, e proteggere gelosamente le proprie. L'apparizione degli etno-nazionalismi ha
esteso enormemente il campo dell'intelligence strategica, estendendola dalle scienze umane all'antropologia,
dalla economia alla sociologia, dalla storia alla geo-politica.
Un altro aspetto fondamentale che contraddistingue i sistemi d'intelligence attuali rispetto a quelli del
passato, rappresentato dalla enorme compressione dei tempi. Se non si riescono a prevedere
tempestivamente le situazioni di crisi (ogni crisi sempre sia un pericolo che una opportunit!), prevale il
pericolo e non si possono sfruttare le opportunit. Si viene travolti dal ritmo degli eventi senza potere
influire sulla loro evoluzione. Con i rapidi cambiamenti del contesto internazionale, sia tecnologico che
anche interno (?) non sono pi affidabili previsioni a lungo termine. Occorrono capacit di intelligence in
tempo reale molto pi specializzate di quelle del passato, per poter e saper cogliere le interdipendenze fra i
vari aspetti e fonderle in valutazioni globali, da aggiornare in continuazione come base fattuale di decisioni
razionali.
Non possibile basarsi su fonti aperte n sulla pur necessaria integrazione nei servizi di intelligence
governativa di scienziati, imprenditori, economisti, geografi, archeologi e cos via. Specie in situazioni
conflittuali, qualsiasi Governo mantiene coperti gli assetti cruciali delle proprie decisioni, se non altro per
evitare le vulnerabilit derivanti semplicemente dalla sola diffusione di informazioni riservate, che sono poi
quelle pi rilevanti, e dalla fornitura delle relative chiavi di lettura.
Parimenti ogni Governo necessita, ad esempio, per la lotta alla criminalit organizzata o negli interventi nei
conflitti etnici, di operazioni covert, che solo i servizi di informazione e di sicurezza possono fare. Esse non
sono delegabili ai normali organismi diplomatici o di polizia. Infatti, pur essendo legittime (ma in questo
spazio legittimit non sempre coincide con legalit, n tantomeno con correttezza!), poich decise dai
Governi secondo procedure ben definite ed entro limiti ben precisi e derivanti da stati di necessit, sono
operazioni sostanzialmente illegali dal punto di vista del diritto internazionale di pace, da quello dei
diritti interni dei Paesi in cui si compiono e anche del Paese da cui vengono compiuti. Devono essere quindi
affidate a organismi del tutto particolari, che non abbiano il dovere di riferire all'autorit giudiziaria, come
avviene per le forze di polizia, o delle cui azioni i Governi possano, se necessario, negare ogni
responsabilit.
8. Come sono cambiati i targets, cio gli obiettivi dell'intelligence cos sono cambiati i targets della security
e cio le minacce da fronteggiare. Essi erano per i Paesi dell'Alleanza atlantica: la minaccia militare e anche
quella politica dell'Est.
Tra le minacce, occorre ricordarlo, vi era il comunismo internazionale, le organizzazioni pubbliche
comuniste, e quelle cripto o para-comuniste, sorrette in alcuni Paesi, dalla frantumazione del concetto di
Patria, dalla bipolarit della legittimazione e della lealt, anche patriottica. Sarebbe bene che i partiti e gli
uomini di Governo democratico che hanno sostenuto questa politica e l'hanno attuata lo ammettessero.
Nel rapporto per la riforma del Servizio di sicurezza (MI5) britannico sicuramente riconosciuto e
apertamente dichiarato, che l'organizzazione comunista e para-comunista nel Regno Unito, fossero i
Governi conservatori o laburisti, e le organizzazioni comuniste britanniche hanno costituito per quarant'anni
uno degli obiettivi principali dell'attivit del Servizio! E ci sotto il profilo di un affiancamento
all'intelligence sovietica, non tanto nella raccolta di informazioni quanto nell'attivit di influenza. Questo
spiega anche l'immagine che dei movimenti comunisti fu costruita dalla military security o da altre forme di
ingerenze militari nell'Alleanza atlantica, per la possibilit che in caso di invasione sovietica dell'Europa,
cos come era successo in Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e specialmente Cecoslovacchia, i vari
partiti comunisti e operai fornissero legittimazione all'ingerenza sovietica anche mediante - come
accaduto - l'assunzione del potere interno.
9. In questo quadro si comprendono essere specularmente legittimi e illegittimi alcuni fatti: come ad
esempio il finanziamento della Democrazia cristiana da parte della CIA e del Partito comunista italiano dal
PCUS tramite il KGB; Stay-Behind e le organizzazioni di protezione collegate con il KGB; Radio-Praga
con il movimento di Monfalcone e cos via. ma tutto questo ormai finito.
10. Altre minacce sono: la grande criminalit organizzata, vero pericolo per la legalit interna e
internazionale e per una ordinata vita finanziaria e quindi il traffico internazionale di droga, il traffico di
armi e la proliferazione nucleare clandestina, il fondamentalismo islamico, eccetera.
11. La redazione di quel disegno di legge era stata sollecitata anche da un'affrettata iniziativa del Governo,
che aveva prodotto un disegno di legge inadeguato, sommario e incompleto, con cui si era voluto, appunto,
rispondere nella forma positiva di una controproposta, radicalmente differente.

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12. Si ricorda brevemente che, nella XI legislatura, nella sede delle Commissioni permanenti riunite 1 e 4,
si procedette ad un approfondito esame e dei disegni di legge ora richiamati e di altre iniziative parlamentari
riguardanti la stessa materia. Si giunse cos in sede di Comitato ristretto alla elaborazione di un testo
unificato con il quale, pur non aderendo puntualmente alle proposte contenute nel disegno di legge da me
presentato, venne peraltro respinta l'impostazione di fondo del disegno di legge governativo.
Tale testo unificato venne poi proposto dalle Commissioni riunite all'Assemblea del Senato che lo approv
in data 12 gennaio 1994.
In quella circostanza il Governo, nel prendere atto, alla luce dell'imminente scioglimento delle Camere,
della impossibilit di concludere l'iter del provvedimento presso l'altro ramo del Parlamento, manifestava
l'intenzione di fare proprio il testo approvato dall'Aula del Senato con la emanazione di un decreto-legge,
che poi invece non venne emanato.
Per chiarezza di esposizione ritengo utile ricordare quali furono i rilievi da me mossi al disegno di legge
governativo:
a) la confusione assoluta sul piano delle attribuzioni e delle responsabilit delle autorit politicocostituzionali e amministrative: l'intreccio di competenze tra il Presidente del Consiglio dei ministri, il
Ministro della difesa, il Ministro dell'interno, il Direttore della cosiddetta Agenzia e i Capi dei cosiddetti
Servizi esterno e interno, era totale. E la confusione, pericolosa sempre, pericolosissima in un campo nel
quale, configurandosi in realt una distinzione effettiva tra legalit e legittimit, la principale garanzia
democratica data dalla chiara e individuale responsabilit politica e amministrativa;
b) era stato adottato un modello ibrido di organizzazione, in cui i difetti del sistema monistico, si
sommavano con quelli di un sistema binario imperfetto, senza combinarne i pregi;
c) esaminando gli ordinamenti dei paesi democratici, compresi quelli che, venuto meno in essi il regime
comunista sovietico, si sono dati, anche in questo campo, nuovi ordinamenti, la riforma proposta sembrava
aver preso quale modello, in base a documentazione facilmente acquisibile, la famigerata STASI della ex
DDR! Tutti gli Stati democratici infatti adottano un sistema fondamentalmente binario, con due servizi
principali, le cui competenze sono determinate secondo un criterio prevalentemente territoriale (interno
ed esterno), integrato anche da quello funzionale per lo pi (difensivo e offensivo). Il sistema
binario spesso contemperato da un particolare riguardo alla specificit della informazione militare e della
raccolta radioelettronica dell'informazione (signals Intelligence - SIGINT ed Electronic Intelligence ELINT): di tutto ci non si teneva assolutamente conto nel disegno di legge del Governo;
d) considerato che l'attivit dei servizi di informazione non una attivit convenzionale o di polizia, si
poneva e si pone il problema di realizzare rispetto ad alcune forme necessarie di essa (intercettazioni,
perquisizioni, intrusioni) forme di garanzia giudiziaria e politica: di tale argomento non si trattava;
e) sul piano del personale, non si traeva alcuna esperienza dalle pratiche negative dell'assunzione per
comando e dalla pratica dell'entra-esci, con gravi e lesivi effetti da un punto di vista delle carriere. In tutti
i Paesi quella della gente del servizio informativo una sofisticata professione, che richiede qualit
culturali e tratti psicologici specifici e che incompatibile con quella forma di dilettantismo carrieristico
cui ancora il disegno di legge del Governo si conforma;
f) nel disegno di legge del Governo, si riscontrava poi una grossa approssimazione nell'uso di termini che
sono ormai internazionalmente standardizzati, e che ancora oggi causa di confusione e pu essere anche
motivo di scarsa intellegibilit nei rapporti internazionali.
13. Premessa questa sommaria ricostruzione del lavoro parlamentare della scorsa legislatura, occorre
brevemente osservare che il problema della disponibilit da parte dello Stato di adeguate fonti di
conoscenza e di mezzi di difesa, essenziale non solo per le politiche di difesa nazionale e di tutela della
sicurezza interna, ma altres per l'elaborazione e l'attuazione della politica globale del Governo, specie nei
confronti dell'estero o in relazione a "situazioni estere". Fatti come quello dell'Agenzia di Atlanta della
Banca nazionale del lavoro forse si sarebbero evitati, o si sarebbero potuti tempestivamente accelerare o se
ne sarebbero forse limitati gli effetti, se si fosse disposto di servizi (ad esempio con l'adozione di
un'adeguata politica della sicurezza e dell'informazione e con l'assegnazione di mezzi e personale idoneo al
pur volenteroso SISMI), posti nelle condizioni di poter operare secondo le esigenze di uno Stato moderno
per la tutela della totalit dei suoi interessi nazionali, compresi quelli economici, finanziari e scientifici.
E le critiche potrebbero ulteriormente svilupparsi.
14. La disciplina che con il presente disegno di legge si propone e l'ordinamento dei servizi che si prospetta
non hanno invero alcun carattere di originalit.

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Si tratta infatti della trasposizione, certo con qualche adattamento, ma talvolta quasi con una traduzione
letterale di testi normativi essenzialmente francesi, britannici, russi e americani, dei modelli di Paesi alleati
e amici. Si confronti infatti a tal fine l'allegata documentazione sull'ordinamento dei Servizi in alcuni Paesi
esteri.
Il modello cui si fa riferimento quello comune, sia pure con distinzioni, a Francia, Germania, Stati Uniti
d'America, Regno Unito e Federazione russa.
Per maggiore puntualit, si precisa anzi che i modelli assunti quasi testualmente sono fondamentalmente
due: quello britannico, con una contaminazione con il modello degli Stati Uniti, soprattutto per quanto
riguarda la specificazione dei compiti delle attribuzioni, e il modello francese, con gli adattamenti
appropriati all'ordinamento istituzionale italiano.
Per esigenze di drafting si presentano due distinti disegni di legge una normativa ispirata prevalentemente al
modello britannico americano, mentre l'altro analogo disegno di legge, avente per titolo riordino dei servizi
di informazione e di sicurezza, si ispira quasi totalmente al modello francese
15. Serve una breve introduzione sui principi fondamentali di un nuovo ordinamento. I Servizi segreti sono
efficienti solo se sono segreti. Questo limita la possibilit di controllo, di dettaglio sul loro operato. Deve
esistere un rapporto fiduciario fra i responsabili politici e i vertici dei servizi. Il controllo non pu
prioritariamente che essere interno.
Perch poi i Servizi servano veramente, occorre che vengano utilizzati effettivamente ai fini della presa di
decisione del Governo nelle scelte fondamentali e dei singoli Ministri nei settori di rispettiva pertinenza.
Deve esistere un organismo unitario, nonostante la pluralit, specificit e indipendenza dei singoli servizi
(vedasi infra) che raccoglie i fabbisogni di intelligence e di sicurezza dei vari utilizzatori, che fonda le
notizie settoriali e che possieda una "cultura" sufficiente per comprenderne il significato. In sostanza, un
organismo di pianificazione, di diffusione e di utilizzazione intrasettoriale dell'attivit d'intelligence e di
sicurezza. Esso va necessariamente collocato, quindi, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei
ministri. su esso che va prioritariamente collocato con il controllo parlamentare.
16. L'ordinamento dei servizi informativi e di sicurezza diverso nei vari Stati a seconda dell'ordinamento
istituzionale e del ruolo internazionale di ciascuno.
I principali schemi organizzativi adottati sono i seguenti:
a) ripartizione dei Servizi per settori verticali o per materia: servizio politico economico, servizio militare,
servizio di sicurezza interna (compreso o no il contro spionaggio difesa e talvolta servizio di informazioni
tecniche (TECHINT), cio elettronico (ELINT e SIGINT) e di ricognizione satellitare (IMINT);
b) ripartizione dei servizi per fasce orizzontali: servizio esterno e servizio interno;
c) unitariet dei servizi (come erano SIM e SIFAR); un modello organizzativo che si tende ad
abbandonare, data la difficolt di contemperare la collocazione in un solo Ministero e la flessibilit di
utilizzazione da parte di tutti gli utenti.
tutti i sistemi presentano propri vantaggi e svantaggi. Tutti possiedono comunque degli organismi che
consentano il raccordo diretto con le istituzioni pi direttamente interessate (Presidenza del Consiglio,
Esteri, Interno e Difesa).
17. Esaminando il caso italiano, anche in relazione alla particolare cultura istituzionale e alle peculiari
caratteristiche del nostro Paese, nonch i presumibili fabbisogni quali quantitativi di intelligence, appare
logico:
a) rinunciare a un servizio unico ma prevedere solo una unitariet della pianificazione e della gestione della
intelligence a livello di Presidenza del Consiglio dei ministri;
b) prevedere un servizio esterno (nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri con dipendenza
funzionale dal Ministero degli affari esteri come nel Regno Unito, ma sempre con una netta separazione fra
l'attivit diplomatica e quella di intelligence); un servizio interno, nell'ambito del Ministero dell'interno e
responsabile anche del controspionaggio militare interno;
c) ripartire i mezzi tecnici (ELINT e IMINT) fra il servizio interno e il servizio militare (che opererebbe
anche a favore del servizio esterno).
18. Il Servizio militare (fusione dei servizi informativi e forze armate - SIOS a livello di Stato Maggiore
Difesa ad accentramento di mezzi SIGINT, ELINT e IMINT) dovr dare maggiore spazio del passato alle
discipline soft (scienze umane) specie in relazione ad interventi nei conflitti etnici. Il servizio interno dovr
essere ristrutturato completamente anche a seguito del caso SISDe, della costituzione della DIA e della
maggiore internalizzazione dei servizi di intelligence delle varie Forze di polizia. Dovr disporre di

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maggiori competenze nel settore del controllo finanziario (non solo denaro sporco, ma anche investimenti
esteri specie in settori tecnologici chiave) e dei controlli anti-proliferazione nucleare, chimica, estera. Il
Servizio interno va comunque mantenuto ben distinto dagli organi investigativi.
Il Servizio esterno dovr comprendere delle reti gravitanti nelle aree di maggiore interesse geopolitico
dell'Italia. Particolare importanza dovr essere data alle competenze nei settori economico e finanziario. Si
tratta di reclutare personale con professionalit specifiche diminuendo l'enfasi sinora data sugli aspetti
militari.
19. Per conferire efficienza ai Servizi italiani, ampiamente criminalizzati per motivi ideologici durante la
guerra fredda, ricorrenti alle ben conosciute tecniche della teoria del complotto, o per reali scandali tipo
Sisdegate, occorre per prima cosa per un recupero della cultura operativa dello Stato, incentrata sulla
definizione di dettaglio e sul dibattito democratico sugli interessi nazionali. Esso ora reso possibile dalla
fine del conflitto ideologico interno, anche se ancora contrastato dalla permanenza di un certo
ecumenismo, missionarismo e terzomondismo di maniera, che evitano la considerazione dei
problemi concreti, per dibattere accademicamente sui massimi sistemi.
Occorre in secondo luogo rivederne le strutture e soprattutto raccordarli alle esigenze dell'utenza sia
generale, a livello di governo, sia specializzata, per i singoli ministeri.
Occorre in terzo luogo, reclutare personale specializzato nei nuovi settori dell'intelligence soprattutto in
campo economico, finanziario e tecnologico.
Occorre in ultimo - ma questo il settore fondamentale - ridare ai Servizi legittimit, opponendosi
fermamente ad ogni loro ingiustificata criminalizzazione. I responsabili politici devono proteggerne la
specificit e pretenderne insieme l'efficienza, esercitando un controllo illuminato, che costituisce
presupposto ineludibile per un'efficace riforma e potenziamento di una branca sempre pi fondamentale per
una reale autonomia nazionale.
20. Ecco nel dettaglio i criteri della riforma proposta sul piano delle responsabilit politiche:
a) configurata una responsabilit politica di alta direzione ai ministri competenti in via generale nelle
materie cui l'informazione e la sicurezza sono pi collegate: il Ministro dell'interno, responsabile della
politica dell'ordine e della sicurezza pubblica, il Ministro degli esteri (in alcuni Paesi, infatti, l'autorit
politica competente per l'informazione quella competente in materia di affari esteri: ad esempio nel
Regno Unito);
b) a livello di organo di coordinamento, alla sovraordinazione gerarchica e funzionale di una unitaria e
unica autorit amministrativo-burocratica, si preferito - anche a evitare anomale concentrazioni di potere un coordinamento dei risultati delle attivit: e cio l'istituzione non di un Grande Fratello o di un Grande
Orecchio, ma quella di un esperto o meglio di un gruppo di esperti che, coordinando l'intelligence prodotta
dai servizi attraverso la raccolta di informazioni non altrimenti ottenibili in modo non convenzionale, e la
raccolta di informazioni raccolte in modo convenzionale, informazioni di fonte diplomatica, informazioni di
enti o soggetti che operano in campo economico, finanziario, scientifico, eccetera, esame delle
pubblicazioni scientifiche, politiche, economiche (cosiddetta informazione aperta), produca una
intelligence globale e completa, necessaria e utile per la formulazione e l'attuazione delle varie politiche
del Governo: politica della difesa nazionale, politica scientifica, economica, finanziaria, e industriale,
eccetera;
d) il modello fondamentale proposto fondamentalmente quello binario, con l'adozione prevalentemente
del criterio territoriale estero-interno: l'unico che possa evitare o almeno limitare i conflitti, ma integrato secondo il modello americano e tedesco - con quello funzionale (informazione o attivit offensiva e
contro informazione o attivit difensiva).
21. Si prevede cos un servizio che svolga all'estero tutti i compiti di intelligence e di counter-intelligence, e
un servizio che svolga all'interno tutti i compiti di counter-intelligence e in generale di tutela della sicurezza
interna (contro-sovversione, anti-terrorismo, antisabotaggio): al servizio esterno vengono attribuiti anche
compiti di intelligence, relativi a situazioni estere pur all'interno del territorio, anche se in modo
coordinato con l'attivit del Servizio interno.
Il modello binario stato temperato - come negli Stati Uniti d'America, nella Federazione russa e in
Germania - con l'istituzione di un servizio militare, costituito mediante la fusione dei servizi informativi di
Forza armata (SIOS).
22. Un'attivit di grande rilevanza - e il cui esercizio stato oggetto di vaste critiche e di profonda
diffidenza - quella della cosiddetta tutela passiva del segreto, e cio dell'insieme di disposizioni, di

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misure e di procedure, relative a persone e cose, predisposte alla tutela del segreto di Stato, nonch
all'insieme degli uffici, centrali e periferici, istituiti a tal fine e che costituiscono la cosiddetta
Organizzazione nazionale per la sicurezza, istituita e funzionante da anni nel nostro Paese, anche in
attuazione di accordi internazionali (Alleanza atlantica, NATO, CEE, UEO, Cooperazione bilaterale ItaliaUSA, eccetera); e ci in conformit e tutela del segreto comunitario, di cui lo Stato italiano non ha, da
solo, la disponibilit.
23. questo il momento di dare, come in Francia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, una pi chiara, certa
ed elevata base legale a questa organizzazione e a questa attivit.
Vi ormai la possibilit e la opportunit di ampliare, con tutta tranquillit, l'ambito del controllo, in ispecie
parlamentare, su attivit che, necessarie allo Stato ma ad alto grado di rischio, richiedono appunto un
appropriato controllo anche per poter essere pi garantite nel loro svolgimento.
24. Nel disegno di legge si sono poste anche le basi per un ordinamento pi chiaro dei servizi di intelligence
della Guardia di finanza e dei servizi di sicurezza interna delle Forze armate e in generale di polizia
militare. Non si dimentichi, infatti, che la prima deviazione dei servizi, e cio la concentrazione nel SIFAR
anche delle funzioni di controspionaggio politico e di tutela della sicurezza interna e praticamente cio della
polizia politica, avvennero con inavvertite modifiche delle Istruzioni di polizia militare!
Per quanto riguarda la Organizzazione nazionale di sicurezza, e cio la tutela passiva del segreto, sia
nazionale che comunitario, si sono riportati (largamente a memoria) i princpi e le norme fondamentali
di carattere interno, che hanno disciplinato fino ad ora la materia, anche in documenti eccessivamente
classificati!
25. Il proponente ben consapevole di come anche il suo disegno di legge possa essere approssimativo e
imperfetto. Ma esso per la sua natura e il suo scopo originari di contro progetto, vuole essenzialmente
richiamare l'attenzione degli onorevoli colleghi sulla necessit di un accurato esame del problema, anche
mediante la conoscenza delle soluzioni adottate negli altri Paesi, e di un'attenta e meditata elaborazione
della nuova disciplina dell'organizzazione e dell'espletamento di compiti e funzioni essenziali per la difesa,
la sicurezza interna e la tutela degli interessi fondamentali dello Stato e della comunit, in regime
democratico in uno Stato di diritto.
Ci reso ancor pi necessario e urgente dal radicale mutamento della situazione politico-strategica
internazionale, in cui sempre pi rilevanza e autonomia assumono gli interessi nazionali anche nel campo
dell'informazione e della controinformazione, nonch dalla grave crisi politico-istituzionale che caratterizza
questa non breve fase della vita del nostro Paese.
26. Su gli articoli 1 e 2 (politica-pianificazione del fabbisogno informativo e di sicurezza. Pianificazione
operativa generale).
a) Nel processo informativo di sicurezza, momento importante quello costituito dalla individuazione del
fabbisogno nazionale dell'informazione e della sicurezza, dalla concreta individuazione degli obiettivi da
raggiungere, e dalla pianificazione politica-operativa corrispondente.
Sono questi i compiti che devono essere affrontati in uno stato democratico da autorit politiche
responsabili, anche se con il consiglio tecnico di organi amministrativi, diplomatici, militari, di polizia,
eccetera.
Per questo l'impianto e la sovrintendenza della politica di informazione e sicurezza non pu che far capo al
Presidente del Consiglio dei ministri che per l'esercizio delle sue attribuzioni dovr poter contare su una
specifica e adeguata struttura: nel progetto, il segretariato generale.
L'istituzione di un organo collegiale politico quale il Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza
conforme alla struttura eminentemente collegiale del nostro sistema di Governo, e alle esigenze di una
specifica collaborazione a livello di Ministri nell'elaborazione e pianificazione delle politiche di
informazione e sicurezza. Questo tipo di struttura politico-istituzionale opportuna e necessaria per
l'attuazione del necessario cartello e per l'utilizzazione dei risultati dell'attivit informativa e di sicurezza.
27. Su gli articoli 3 e 4 (Organo di supporto dell'Autorit politica centrale e di coordinamento).
a) Gli articoli 3 e 4 disciplinano l'ordinamento e le attribuzioni del Segretariato generale dei Comuni
esecutivi.
Nel processo informativo e di sicurezza, importante il momento del coordinamento delle attivit, che a
mio avviso pi realistico e pi responsabilizzato che non il coordinamento, di carattere giuridico, degli
organi operativi.
Questo coordinamento deve riguardare in modo proprio la raccolta delle informazioni e l'esercizio delle

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attivit.
I servizi di informazione sono ordinati all'acquisizione prevalentemente di informazioni non altrimenti
ottenibili e cio all'informazione coperta; ma un'informazione globale, qual quella di cui il Governo
necessita, deve essere la combinata della informazione coperta e della informazione aperta; la prima si
acquisisce da fonti occulte, la seconda da fonti aperte, le pi varie, dalla stampa periodica e dalle
pubblicazioni scientifiche, alle notizie raccolte da istituzioni pubbliche (il Ministero degli esteri, l'ICI, il
Ministero dell'industria) o anche da soggetti privati nazionali: industrie, banche, organismi scientifici,
eccetera).
L'istituzione di due distinti Comitati esecutivi, uno per l'informazione e l'altro per la sicurezza, adottati nel
progetto ad imitazione degli ordinamenti esteri, risponde alla diversa natura degli obiettivi della politica
d'informazione e della politica di sicurezza, e alla diversa natura e conseguenti diverse modalit delle
attivit da esse ordinate. Diversa infatti l'acquisizione di informazioni all'estero e diversa l'attivit di
contenimento della minaccia all'interno, cui debbono collaborare ad esempio tutte le Forze di polizia.
Spetter al Segretario generale collegare i risultati dell'attivit dei due comitati, da tenere distinti anche in
relazione alla distinzione e separazione, da mantenere ben ferma tra attivit di informazione e di
sicurezza e attivit di polizia.
28. Su gli articoli 5, 7, 9 e 19 (Costituzione dei Servizi).
Il progetto si conforma al modello binario contemperato. Si prevede infatti la costituzione di due servizi
generali e di un servizio specializzato di carattere militare.
Per la divisione dei compiti, si fatto proprio il criterio pi semplice e ormai universalmente adottato:
quello territoriale, che a ben vedere risponde anche, e quasi combacia, con quello funzionale (offensivo o
intelligence, e difensivo o counterintelligence ). La letteratura al riguardo dimostra che i compiti
informativi (e anche controinformativi) all'estero, e quelli controinformativi e di tutela della
sicurezza all'interno richiedono modalit operative, tecniche e mezzi, nonch preparazione e si potrebbe
dire anche background culturale e profilo psicologico dei rispettivi agenti, profondamente diversi.
Un alto funzionario dei servizi speciali alleati richiam una volta la mia attenzione sul fatto che, per dirla
in soldoni, lo spionaggio richiede doti particolari quali la fantasia, la capacit di recitare e di improvvisare,
particolari doti fisiche, mentre il controspionaggio richiede, soprattutto metodicit, pazienza e capacit di
osservazione e analisi.
A imitazione dell'ordinamento francese, e in parte americano, si ritenuto di affidare al servizio esterno
anche i compiti informativi all'interno e cio la raccolta non convenzionale di informazioni non altrimenti
ottenibili, relative a situazioni estere nell'ambito dei confini nazionali, per il carattere unitario della politica
informativa e dei metodi, mezzi e regole per la relativa attivit di ricerca.
Come gi stabilito negli USA, nel Regno Unito, nella Federazione russa e ora anche in Francia, si ritiene
necessario e opportuno integrare il sistema dei due servizi generali con un servizio specializzato, quello
militare per le particolari esigenze del Ministero della Difesa, sia quelle proprie del Ministro da un lato che
dello Stato Maggiore e della Direzione nazionale degli armamenti dall'altro.
29. Su gli articoli 6, 8 e 9 (Ordinamento dei Servizi).
Gli articoli dettano norme largamente simili tra loro, relative all'ordinamento e all'organizzazione dei
servizi.
La configurazione dei due servizi principali a competenza generale quali agenzie governative
autonome, prefigurata per garantire a essi le specialit ordinamentali e organizzative loro necessarie,
anche sul piano formale, per l'espletamento delle loro attribuzioni e per sottolineare che essi, non sono
estradizioni settoriali, ma soddisfano a esigenze dell'intero governo della Repubblica nell'elaborazione e
nell'attuazione delle sue politiche.
Si sono previste norme pi specifiche di quelle oggi in vigore per la collaborazione tra i servizi, ma sempre
secondo le direttive e sotto la responsabilit dell'autorit politica.
30. Sull'articolo 10 (Attribuzioni dei Servizi).
I Servizi non sono servizi di polizia giudiziaria, n ai loro agenti sono conferite le attribuzioni di agenti o
ufficiali di polizia generale.
La distinzione netta tra servizi di intelligence e servizi di security da un lato e servizi di polizia, detta
speciale o politica dall'altro, ormai comune alla pi parte degli ordinamenti esteri, corrisponde a una
profonda differenza di obiettivi, modalit di azione e regole, cultura tra le due categorie di
amministrazioni dello Stato.

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Infatti, gli obblighi dei servizi sono essenziali, sul piano sia esterno che interno, quello di conoscere, in
particolare ci che non normalmente conoscibile e cio che coperto da segreto o viene svolto ed
attuato in forma occulta e quindi di contrastare e neutralizzare le minacce alla sicurezza nazionale,
specialmente quando non le si possa, o non sia opportuno, contrastare e neutralizzare con i mezzi
ordinari di polizia o giudiziari. Inoltre - e si ripete qui quanto sopra gi detto - vi sono informazioni da
acquisire che, per aver caratteri di normalit giuridica - non sarebbe opportuno, e forse neanche lecito, far
acquisire ai Servizi di polizia e in particolare a quelli di polizia giudiziaria: ad esempio informazioni circa la
penetrazione estera nel campo finanziario nazionale o della propriet o controllo dei mezzi di informazione,
attivit ed iniziative che, se pur giuridicamente lecite, all'interno dell'Europa (pensiamo al principio della
libera circolazione dei capitali, al diritto di stabilimento, eccetera) potrebbero costituire una minaccia
all'autonomia della vita politica, economica e finanziaria della comunit cio, l'ambito degli interessi dello
Stato giuridicamente proteggibili.
Da ci deriva una profonda differenza tra i tipi di attivit svolta dalle due categorie di servizi, in ordine
anche al loro carattere di attivit aperte o di attivit coperte. E anche un diverso rapporto, in ordine alle
loro attivit, tra i principi di legittimit e di legalit, ove prevalente quello di legittimit dei fini nel
campo dell'attivit dei servizi mentre non solo prevalente ma esclusivo , specie in uno stato di diritto, il
principio di legalit nei confronti di quello di legittimit nell'attivit giudiziaria.
Diversi gli obiettivi, diversi i metodi, diversi i mezzi, diverse le regole quindi tra attivit dei servizi di
polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria. E diversa la cultura che dietro all'attivit delle differenti
amministrazioni nell'esercizio dell'attivit di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria; sono i fatti
configurati dalla legge come reati, e le responsabilit penali dei singoli, che devono costituire oggetto
esclusivo dell'azione nella prevenzione di essi o se commessi nella ricerca di prove, secondo le regole del
giusto procedimento secondo il diritto senza spazio per ipotesi e teoremi.
Nell'attivit dei servizi di informazione e sicurezza invece pi ampia e legittima l'elaborazione dei
teoremi e di scenari, cosa invece che, lo si ripete, oltre che ultronea, si rivelata assai perniciosa in
molti casi di attivit della polizia giudiziaria e della stessa autorit giudiziaria, ove non induttivamente da
fatti si arrivati a giudizi, ma ai giudizi si arrivati deduttivamente dai teoremi, ricercando solo dopo i
fatti, e quelli pi opportuni a dare una dimensione di realt all'ipotesi prescelta, in nome spesso di una
aprioristica scelta o giudizio meta-giuridico, o storico o politico, dei valori da tutelare o realizzare.
Naturalmente necessaria , ed infatti qui si prevede, la collaborazione tra servizi, polizia e autorit
giudiziaria, ma senza contaminazioni che snaturino i servizi, in prestazioni e attivit, o peggio
inquinino l'attivit di giustizia.
Nel disegno di legge si ritenuto opportuno prevedere la possibilit del conferimento della qualifica di
ufficiale o agente di pubblica sicurezza agli agenti dei servizi, sia al fine di una loro "copertura", sia per
ridurre i casi in cui si debba agire "non convenzionalmente" in un rapporto esterno il pi possibile
sottoposto al principio di legalit, sia per attribuire ai servizi la competenza ed i poteri per l'autotutela
"legale" della loro organizzazione, delle loro infrastrutture e del loro personale.
31. Su gli articoli 11 e 13 (Attribuzioni particolari dei servizi. Controlli sulle loro attivit).
(1) Le norme contenute in questi articoli hanno per scopo di garantire il massimo di legalit alle operazioni
dei servizi, tenendo pur sempre conto delle diversit che intercorrono tra le attivit dei servizi di
informazione, e quelle dei servizi di controinformazione e in generale di tutela della sicurezza interna dello
Stato, all'interno del territorio di esso.
(2) Non si pu infatti ipotizzare un'attivit di un servizio di sicurezza che, al fine della raccolta di
informazioni, non compia intercettazioni, ispezioni, perquisizioni e non acquisisca, particolarmente in modo
tale che l'obiettivo non venga a saperlo, la informazione e la documentazione "di interesse".
Queste operazioni non possono necessariamente essere assoggettate al regime giuridico comune,
equiparandole cio alle analoghe operazioni proprie dei servizi di polizia giudiziaria: e ci, sia perch non
vi coincidenza tra le due sfere di interessi da tutelare, di cui molti "non giuridicamente tutelabili", sia per
la garanzia di particolare riservatezza da cui le operazioni dei servizi devono essere assistite.
(3) Nel precedente ordinamento, pur dandosi per scontato che il Servizio di sicurezza interno (alias SISDe),
per l'espletamento dei suoi compiti, dovesse svolgere attivit di intercettazione delle comunicazioni
telefoniche, telegrafiche e postali o di intercettazione ambientale, anche mediante intrusione occulta e non
autorizzata in ambiti privati (altrimenti non si spiegherebbe l'esistenza stessa di un servizio di sicurezza!), si
prefer adottare, con generale tacito consenso, la soluzione legislativa del "silenzio", e cio della "illegalit

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che non si dovesse far scoprire", piuttosto che la formula delle attivit occulte, ma autorizzate e non
punibili, sottoposte per al massimo di garanzie politiche, ed anche giuridiche conformemente ai principi
della Costituzione.
(4) La necessit di contemperare le esigenze proprie di un servizio di sicurezza, e in particolare la necessit
di predisporre un sistema di garanzie da cui far assistere gli operatori, nonch l'esigenza di tutelare
comunque i cittadini, sono state espressamente previste in alcuni ordinamenti esteri (ad esempio USA e
Regno Unito), e sono state realizzate attraverso un sistema di autorizzazione responsabilizzato, di controllo
e ad altissimo livello politico di autorizzazioni e convalide (diversamente da altri Paesi ove a queste
operazioni si voluto mantenere invece il carattere di operazioni di fatto "garantite" dal regime di
clandestinit nel quale vengono realizzate) e anche nei confronti della giurisdizione penale, dal carattere
non obbligatorio dell'esercizio dell'azione penale o della possibilit di porre autoritativamente termine ad un
procedimento giudiziario (in Inghilterra con il writ of nolle prosequi).
Nel Regno Unito, pur vigendo, lo ripetiamo, il sistema della discrezionalit dell'azione penale ed essendo
attribuito all'Esecutivo addirittura il potere di ordinare nell'interesse dello Stato l'interruzione e
l'archiviazione di qualunque procedimento giudiziario, sia civile che penale, con il gi sopra citato writ of
nolle prosequi, stato previsto un forte regime di "garanzia politica", con il rendere le operazioni di
acquisizione delle informazioni effettuabili solo con l'autorizzazione del Ministro dell'interno, o in altri casi
dal Segretario di Stato di Sua maest che ne risponde al Parlamento (i giudici non hanno competenza in
materia), e soggette a gravame da parte di autorit politico-amministrative indipendenti ("Commissioner" e
"Tribunal").
(5) A tal fine per le operazioni del servizio interno si propone il seguente "regime di garanzie", il quale
prevede:
1) che le operazioni debbono essere approvate dal Ministro dell'interno, che ne riferisca al Presidente del
Consiglio dei ministri, al Comitato parlamentare e in fase finale, al Parlamento;
2) che le operazioni siano autorizzate, conformemente al dettato della Costituzione, dall'autorit giudiziaria.
Si ricorda che sono state considerate costituzionalmente legittime non solo le intercettazioni ai fini di
polizia giudiziaria, ma anche, sempre con l'autorizzazione dell'autorit giudiziaria, anche le cosiddette
"intercettazioni" preventive, ai fini cio di sola acquisizione di informazioni nell'ambito della polizia di
sicurezza e per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e per la prevenzione dei reati. Naturalmente le
informazioni cos acquisite non potranno mai, ancorch le operazioni siano autorizzate dall'autorit
giudiziaria, esser fatte valere in un procedimento giudiziario.
e) I fatti recentemente venuti alla luce consigliano che a particolari controlli e garanzie siano sottoposte
altres quelle "operazioni" strumentali, di contenuto o con aspetti economici e finanziari, che i servizi
possono essere talvolta tenuti a effettuare il miglior espletamento dei loro compiti, ma in cui pi delicato si
presenta il problema della legalit o almeno della correttezza amministrativa (creazione di societ copertura,
gestione di imprese, eccetera).
f) Per motivi intuibili, e la cui illustrazione non sarebbe qui n necessaria n opportuna, non possibile
adottare una disciplina giuridico-formale, e quindi esterna, per le attivit informative estere, relative cio
a situazioni estere e quindi di carattere offensivo, o da svolgere fuori del territorio nazionale o anche
all'interno di esso.
Poich (ad essere limitativi!) delle operazioni estere di intelligence e di counter intelligence e soprattutto
delle eventuali attivit di supporto ad esse potrebbero essere in contrasto con il diritto internazionale e con
la legge del Paese in cui dette attivit vengono realizzate, ma anche nel nostro Paese (questa la realt, il
resto finzione: gli agenti informativi dello Stato rubano i segreti altrui, anche sul nostro territorio se
necessario, violando anche la legge) necessario che se ne preveda la punibilit, in un giusto bilanciamento
di interessi, solo su richiesta del governo.
32. Sull'articolo 14 (Servizi operativi di polizia).
Potendo l'attivit del servizio interno necessitare del ricorso a operazioni di polizia, data la natura
altamente specialistica di questo campo operativo e l'esigenza di realizzare il carattere unitario e porre base
all'attivit da svolgere, si ritiene opportuno concentrare le competenze di polizia, sia di sicurezza che
giudiziaria, in un unico organismo interforze, a imitazione di quanto previsto nell'ordinamento britannico
ove la polizia dei servizi segreti prevalentemente e quasi esclusivamente svolta dallo Special Branch
della Metropolitan Police, polizia che dipende direttamente dal Ministro dell'interno, con il concorso delle
Special Branches delle altre polizie locali.

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33. Sugli articoli 15 e 16 (Logistica).


In detti articoli si dettano disposizioni d'uso, sulla collaborazione operativa, logistica e amministrativa tra
i servizi e le amministrazioni pubbliche.
34. Sull'articolo 17 (Personale dei servizi).
L'esperienza maturata con esiti decisamente e largamente negativi in questi anni, porta alla scelta
preferenziale di un modello di organizzazione del personale che, come nei Paesi esteri, preveda
l'utilizzazione quasi esclusiva da parte dei servizi di personale proprio, assunto dall'esterno, o anche da altre
amministrazioni pubbliche, ma con la cessazione contestuale dell'appartenenza ad esse.
A questa scelta induce:
il requisito di professionalit specifica, ormai richiesto per prestare la propria attivit nei servizi, data la
peculiarit e la sofisticatezza dei compiti loro assegnati e dei mezzi e del modo per svolgerli;
la pericolosit, culturale e di abitudine operativa, che si ritorni a operare negli organismi di polizia o
peggio nelle Forze armate dopo aver lavorato nei servizi. Solo a leggere qualche relazione o rapporto,
perfino in materia di lotta alla criminalit organizzata sul piano giudiziario, si pu identificare la mano di
chi li ha redatti: operatori di polizia che ragionano sui fatti, e vecchi operatori dei servizi che
ragionano (quando non fantasticano) sui teoremi, cosa incompatibile con il giusto processo
secondo il diritto;
l'uso strumentale che delle qualifiche organiche nei servizi, del sistema autonomo di avanzamento e della
pratica dell'entra-ed esci, si fatto a fini di carriera nelle amministrazioni di provenienza con disastrose
conseguenze sul morale del personale ordinario.
35. Sull'articolo 18 (Norme finanziarie).
Si propone un possibile modello di amministrazione e contabilit che tenga presente come, rispetto
all'attivit dei servizi, la garanzia del controllo politico e di quello interno non possa che essere preferibile a
quello dei normali controlli giuridico-contabili, vuoi per il carattere necessariamente e largamente
discrezionale proprio di questo tipo di amministrazione, vuoi per le esigenze imprescindibili di riservatezza
di essa.
36. Sull'articolo 23 (Servizio informazione della Guardia di finanza).
Egualmente si ritiene opportuno dare analoga base di certezza giuridico-formale ai servizi interni dell'Arma
dei carabinieri e della Guardia di finanza, a motivo della loro particolare collocazione ordinativa, della loro
necessaria autonomia e degli specialissimi compiti loro affidati.
38. Sull'articolo 25 (organizzazione nazionale della sicurezza).
Della proposta disciplina dell'Organizzazione nazionale e di alcuni suoi tipici istituti (Autorit nazionale per
la sicurezza, UCSI, uffici e segreterie speciali, "nulla osta di sicurezza" per persone e imprese) si gi detto
nella parte generale delle presente relazione.
Occorre tenere presente che si tratta di una complessa organizzazione, che stata costituita e funziona
ormai da decenni, sulla base di normative interne anche in applicazione di accordi internazionali di carattere
segreto o riservato e di doveri e obblighi che da essi derivano, anche sul piano interno, allo Stato italiano.
39. Sull'articolo 26 (Commissione presidenziale per i servizi di informazione e sicurezza).
Allo scopo di assicurare un controllo politico-amministrativo, indipendente ed esterno, sull'attivit dei
servizi, con particolare riguardo alla tutela dei diritti dei cittadini e alla gestione contabile e amministrativa
dei servizi stessi, si prevede la istituzione di una Commissione Presidenziale, la cui composizione e le cui
attribuzioni sono ricalcate dai consimili istituti del Commissioner e del Tribunal, istituiti con la recente
moderna ed esemplare legge britannica sul Servizio di sicurezza.
40. Sull'articolo 27 (Comitato parlamentare per i servizi).
Si sono ampliate le competenze del Comitato parlamentare per i servizi e a tal fine si previsto
l'allargamento della sua composizione.
41. Sull'articolo 29 (Soppressione dei SIOS. Disciplina della polizia militare).
Con la costituzione della Direzione generale per le informazioni militari e la contemporanea soppressione
dei SIOS, si rendono necessarie la riorganizzazione del servizio di Polizia Militare e le opportune modifiche
agli ordinamenti degli Stati maggiori di forza armata.
Ma a tutto ci sembra opportuno provvedere con regolamento, nell'ambito dei principi generali previsti da
questa e dalle altre leggi.
42. Sull'articolo 30 (Regolamento di attuazione).
L'esigenza di adottare in una materia cos complessa e delicata una chiara e precisa disciplina non si pu

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soddisfare interamente con lo strumento della legge, anche per assicurarsi quella possibilit di adattamento
flessibile che troverebbe un ostacolo nella pesantezza del procedimento legislativo. Per questo, oltre ai
vari regolamenti particolari, si previsto un regolamento generale di attuazione, da emanare per previo
parere del Comitato parlamentare.
43. Sugli articoli 5, 7 e 19 (Descrizione dei compiti e esplicazione terminologica. Definizione).
1) La terminologia in materia di attivit speciali non univoca, anche se oramai ha raggiunto un buon grado
di standardizzazione.
2) In relazione ai compiti difensivi dei servizi si ritenuto di usare la dizione compiti di controspionaggio
e in generale di controinformazione, perch l'attivit di controspionaggio in senso stretto non copre tutto il
ventaglio di minacce e operazioni occulte.
3) Le attivit offensive proprie dei servizi stranieri comprendono infatti:
a) oltre lo spionaggio, e cio il procacciamento di informazioni (notizie, documenti, materiali eccetera)
coperte da segreto o comunque non divulgate o divulgabili, anche;
b) la disinformazione, e cio la propalazione di informazioni false, scandalistiche, sensazionali ai fini
devianti;
c) l' intossicazione, e cio la fornitura di false notizie confidenziali;
d) l' influenza, o collaborativit, cio la collocazione di agenti in posizioni al fine di influenzare in
senso utile ai propri interessi il processo decisionale degli organi degli altri Stati o delle organizzazioni
internazionali o di altri soggetti che svolgono attivit di interesse degli altri Stati;
e) l'ingerenza, e cio l'acquisizione di posizioni di influenza e di potere o l'interventoocculto nella vita
politica, sociale, civile ed economia, mediante infiltrazione di elementi idonei, sovvenzioni in denaro e
materiali, eccetera. Si leggano le confessioni di un alto agente del KGB in Italia sull'attivit svolta da lui e
dal suo servizio al momento dell'attuazione della decisione del dispiegamento dei Cruises nella base di
Comiso, contenute in una brillante intervista concessa a Famiglia Cristiana.
4) Queste attivit offensive sono contrastate da attivit difensive che non possono definirsi di
controspionaggio, ma che in realt rientrano nella pi vasta categoria di counter-intelligence o controinformazione.
44. Attribuzione di garanzia della Repubblica.
Al fine della realizzazione di un pi alto sistema di garanzie, si rafforzato il ruolo del Presidente della
Repubblica, in considerazione del suo ruolo costituzionale, oggi accresciuto e riconosciuto, di garante attivo
della difesa e della sicurezza dello Stato e degli ordinamenti democratici.
45. Poich dell'articolato si danno due redazioni, largamente comuni, ma di cui una volta a realizzare un
modello organizzativo di prevalente ispirazione britannica, americana e tedesca ed altro modello
organizzativo di esclusiva ispirazione francese, per motivo di drafting, di chiarezza e di tecnica legislativa si
presentano, con la stessa relazione, ma con due diversi articolati due distinti disegni di legge aventi, per
comodit di identificazione anche un diverso titolo, se pur ampiamente simili tra di loro nell'impronta
generale.
46. Si confida che le due proposte possano costituire un terreno ed un contributo utile per la realizzazione
ormai indilazionabile delle necessarie riforme in un campo cos importante quale quello della difesa e
della sicurezza dello Stato e della comunit civile.
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1
(Attribuzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato)
1. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuite, in conformit all'articolo 95 della Costituzione, la
responsabilit politica generale e l'alta direzione delle politiche dell'informazione e della sicurezza
nell'interesse e per la difesa esterna e la sicurezza interna della Repubblica, per la tutela delle istituzioni
costituzionali dello Stato e del suo ordinamento democratico, nonch per la protezione della vita e dello
sviluppo della comunit nazionale, secondo il principio e le regole dello Stato costituzionale e di diritto,
democratico, rappresentativo e parlamentare.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri sovrintende e coordina gli uffici e i servizi che espletano i compiti
ed esercitano le funzioni utili e necessarie per l'attuazione delle politiche dell'informazione e della
sicurezza, anche emanando a tal fine ogni disposizione necessaria e utile per l'organizzazione e il

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funzionamento generale di essi, sentito il Comitato per le informazioni e la sicurezza e in conformit agli
indirizzi formulati annualmente dal Parlamento.
3. Spetta al Presidente del Consiglio dei ministri provvedere alla tutela del segreto di Stato e, nell'interesse
dello Stato, di ogni altro segreto previsto e disciplinato dalle leggi, sovrintendendo all'attivit degli uffici di
cui all'articolo 25, determinando i criteri per l'apposizione del segreto in attuazione delle leggi e dei
regolamenti, emanando le direttive per il funzionamento degli organi a ci competenti, sovrintendendo a
essi e controllandone l'attivit.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri dispone delle notizie e dei materiali coperti dal segreto ed
autorizza altri a disporne nell'interesse dello Stato.
5. Il Presidente del Consiglio dei ministri, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su sua
proposta, pu delegare a un Ministro senza portafoglio o a un Sottosegretario di Stato, l'espletamento di
compiti e l'esercizio di funzioni a lui attribuite dalla presente legge, al fine di garantire il miglior esercizio
delle sue attribuzioni ed in particolare un continuo ed efficace coordinamento e controllo degli uffici e
servizi per le informazioni e la sicurezza, di cui agli articoli 3, 5 e 7, - di seguito denominati Servizi - e
delle attivit da essi svolte.
6. Salvo che non ne sia stata data legittima comunicazione o diffusione, o che esse non abbiano acquisito
carattere certo di notoriet, sono coperte da segreto di Stato tutte le informazioni relative all'ordinamento,
all'organizzazione, alle infrastrutture, al personale e alle attivit del Segretariato generale e dei servizi,
nonch della Commissione presidenziale di cui all'articolo 26.
Art. 2
(Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza)
1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri istituito il Comitato nazionale per le informazioni e la
sicurezza (COMIS).
2. Il Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza costituito dal Presidente del Consiglio dei
ministri, che lo presiede, dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell'interno, dal Ministro del tesoro,
dal Ministro della difesa, dal Ministro delle finanze, dal Ministro dell'industria commercio e artigianato, dal
Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica, dal Ministro di grazia e giustizia, dal
Ministro delle poste e telecomunicazioni, nonch dagli altri Ministri che il Presidente del Consiglio dei
ministri ritenga eventualmente di chiamare, in via permanente, a far parte di esso, o a esso associare, di
volta in volta, per la trattazione di determinate materie od oggetti.
3. Il Ministro senza portafoglio o il Sottosegretario di Stato delegato svolgono le funzioni di segretario del
comitato nazionale.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu chiamare a partecipare, alle sedute del Comitato nazionale di
volta in volta, il Direttore generale del Segretariato generale di cui all'articolo 3, i Direttori generali dei
servizi, nonch altre autorit civili, militari o di polizia, ed anche esperti.
5. Il Comitato nazionale incaricato di consigliare ed assistere il Presidente del Consiglio dei ministri ed i
Ministri competenti, nella direzione e nel coordinamento delle attivit dei servizi e degli altri organi ed
uffici che operano nel settore delle informazioni e della sicurezza. A questo fine, elabora e approva piani
nazionali dell'informazione e della sicurezza. Esprime preventivo parere sulla nomina del Direttore generale
del Segretariato generale e dei Direttori dei Servizi, nonch degli altri dirigenti determinati dai regolamenti
di cui agli articoli 6, 9 e 19. Esamina e formula proposte in ordine all'emanazione dei regolamenti di cui agli
articoli 6, 9 e 19, nonch sulle proposte per l'assegnazione dei fondi e sui risultati della loro
rendicontazione.
Art. 3
(Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza - SIGIS e Comitati esecutivi)
1. Nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri e sotto la sovrintendenza del Presidente del
Consiglio dei ministri e, se nominato, del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, istituito il
Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza (SIGIS).
2. Al Segretariato generale preposto un Direttore generale, nominato con decreto dal Presidente della
Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari
esteri, con il Ministro dell'interno e con il Ministro della difesa.
3. Il Segretariato generale comprende, oltre ai suoi propri uffici, il Comitato esecutivo per le informazioni

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(COMINF) e il Comitato esecutivo per la sicurezza (COMSIC).


4. Il Comitato esecutivo per le informazioni costituito dal Direttore generale del Segretariato generale, che
lo presiede, dal Segretario generale del Ministero degli affari esteri, dal Capo di stato maggiore della difesa,
dal Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza, dal Segretario generale della difesa, dai
Direttori generali dei servizi, dal Direttore generale delle Informazioni militari nonch eventualmente da
uno o pi esperti in materia economica, scientifica e industriale, nominati dal Presidente del Consiglio dei
ministri.
5. Il Comitato esecutivo per la sicurezza costituito dal Direttore generale del Segretariato generale, che lo
presiede, dal Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza - Capo della polizia, dal
Comandante generale dell'arma dei carabinieri, dal Comandante generale della guardia di finanza, dai
Direttori generali dei servizi e dal Direttore generale delle Informazioni militari.
6. Periodicamente o anche in via straordinaria, di sua iniziativa o su disposizione del Presidente del
Consiglio dei ministri o del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, il Segretario generale pu riunire
congiuntamente i due Comitati esecutivi in Comitato generale.
Art. 4
(Compiti e attribuzioni del Segretariato Generale e dei Comitati Esecutivi)
1. Del Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza si avvalgono il Presidente del Consiglio dei
ministri, e se nominato il Ministro o il Sottosegretario di Stato delegati, per l'espletamento dei loro compiti
e per l'esercizio delle loro funzioni. Con il consenso del presidente del Consiglio dei ministri possono
avvalersi altres del Segretariato generale, il Ministro degli affari esteri, il Ministro della difesa, il Ministro
dell'interno ed il Ministro delle finanze.
2. Il Segretariato Generale:
a) raccoglie, coordina, analizza, interpreta, valuta globalmente e diffonde alle autorit e agli altri soggetti
autorizzati le informazioni raccolte, anche in forma aperta, i rapporti elaborati e le situazioni prodotte in
materia di informazione e di sicurezza e le valutazioni generali relative ai Servizi, nonch dagli uffici
competenti del Ministero della difesa, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell'interno, della
Polizia di stato, dell'Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza, e di altri ministeri, enti ed
istituti di interesse, nonch anche da soggetti privati;
b) produce e fornisce alle autorit interessate ed autorizzate relazioni e situazioni globali, di carattere
generale o specifico;
c) formula al presidente del consiglio dei ministri e al Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza
valutazioni e proposte in ordine al fabbisogno nazionale di informazioni e di sicurezza e alla elaborazione
ed esecuzione dei piani operativi conseguenti.
3. Il Segretariato generale assistito e consigliato nell'espletamento dei suoi compiti dai comitati esecutivi
di cui all'articolo 3, comma 3, rispettivamente per quanto attiene all'attivit informativa e per quanto attiene
a quella controinformativa e di tutela della sicurezza.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri emana le direttive e istruzioni e impartisce gli eventuali ordini
necessari per l'attivit del Segretario generale e per assicurarne il migliore e pi corretto espletamento dei
compiti e l'esercizio delle funzioni assegnategli.
5. L'ordinamento del Segretariato generale stabilito con regolamento del Governo, emanato con decreto
del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del
Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro
dell'interno e con il Ministro della difesa, sentito il parere del Comitato interministeriale di cui all'articolo 2
e del Comitato parlamentare di cui all'articolo 27.
6. L'organizzazione del Segretariato generale stabilita dal Presidente del Consiglio dei ministri.
Art. 5
(istituzione e compiti del Servizio per le informazioni generali - SIGEN)
1. istituito il Servizio per le informazioni generali (SIGEN), quale agenzia autonoma del Governo della
Repubblica.
2. il Servizio per le informazioni generali ha titolo per espletare i propri compiti ed esercitare le proprie
funzioni esclusivamente:
a) per salvaguardare gli interessi della difesa esterna e della sicurezza interna nazionali, con particolare

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riferimento agli indirizzi di politica estera, di difesa nazionale e di sicurezza interna di politica economicofinanziaria e di ricerca scientifica, adottati dal Governo della Repubblica in conformit agli indirizzi
formulati dal Parlamento;
b) per salvaguardare gli interessi economici della comunit nazionale;
c) per fornire supporto agli uffici ed organi di polizia, in attivit di prevenzione e repressione di reati di
particolare gravit e per la difesa della legalit repubblicana, secondo le direttive del Governo e gli indirizzi
del Parlamento.
3. Il Servizio provvede all'espletamento dei seguenti compiti:
a) raccolta, coordinamento, analisi, interpretazione, valutazione e diffusione di ogni informazione relativa a
affari strategici e a situazioni estere che riguardino la difesa esterna e la sicurezza interna della repubblica,
nonch gli interessi politici, economici, scientifici e industriali nazionali e la tutela dei cittadini italiani e dei
loro beni, nonch di quelli di cui lo Stato si assuma la protezione e dei loro beni;
b) individuazione, contrasto e neutralizzazione delle minacce che, sul territorio estero, sono rivolte alla
difesa esterna e alla sicurezza interna della Repubblica, nonch agli interessi politici, economici, scientifici
e industriali nazionali nonch alla sicurezza dei cittadini italiani e di quelli di cui lo Stato si assume la
protezione e dei loro beni;
c) svolgimento all'estero di qualunque altra missione gli venga affidata dal Governo della Repubblica,
nell'ambito dei fini e dei principi della presente legge, per la protezione della difesa esterna e della sicurezza
interna della Repubblica, per la tutela e la promozione degli altri interessi nazionali e per la sicurezza dei
cittadini italiani e di quelli di cui lo Stato si assuma la protezione e dei loro beni.
4. A tal fine il Servizio espleta all'estero tutti i conseguenti compiti di informazione ed anche di
controinformazione, controsabotaggio, antiterrorismo ed in generale di tutela della sicurezza interna.
Art. 6
(Dipendenza, ordinamento e organizzazione del Servizio per le informazioni generali - SIGEN)
1. Salve le competenze stabilite dall'articolo 1, il Servizio per le informazioni generali dipende dal Ministro
degli affari esteri.
2. L'ordinamento del Servizio stabilito con regolamento del governo, emanato con decreto del Presidente
della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministero degli affari
esteri e con il Ministro dell'interno, sentito il parere del Comitato parlamentare di cui all'articolo 27.
3. L'organizzazione del Servizio stabilita dal Ministro degli affari esteri con il consenso del Presidente del
Consiglio dei ministri.
4. Il Direttore generale del Servizio nominato e revocato con decreto del Presidente della Repubblica,
emanato su proposta del Ministro degli affari esteri, formulata d'intesa con il Presidente del consiglio dei
ministri e con il Ministero dell'interno.
Art. 7
(Forze operative speciali)
1. Per lo svolgimento di missioni operative fuori del territorio nazionale, necessarie per l'espletamento di
suoi compiti e dell'esercizio delle sue funzioni, e che presentino esigenze di supporti o l'utilizzazione di
tecniche, metodologie o mezzi di carattere militare o paramilitare, costituito, presso il Servizio per le
informazioni generali, e alle sue dipendenze funzionali e per l'impiego diretto da parte di esso, un Gruppo
unit speciali, composto di personale e mezzi delle Forze armate e delle forze di polizia.
2. L'ordinamento del gruppo unit speciali approvato con le procedure previste dall'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400.
3. La sua organizzazione stabilita dal Direttore generale del Servizio per le informazioni generali, d'intesa
con il Capo di stato maggiore della difesa e con i Capi delle forze di polizia che forniscono mezzi e
personale, con l'approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri d'intesa con i Ministri competenti.
4. Le regole d'impiego del Gruppo unit speciali sono stabilite dal Presidente del Consiglio dei ministri
d'intesa con il Ministro della difesa, sentito il Comitato nazionale di cui all'articolo 2.
Art. 8
(Istituzione e compiti del Servizio per la sicurezza nazionale - SERSIN)
1. istituito il Servizio per la sicurezza nazionale (SERSIN), quale agenzia autonoma del Governo.

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2. Il Servizio provvede all'espletamento dei seguenti compiti:


a) raccolta, coordinamento, analisi, interpretazione, valutazione e diffusione di ogni informazione relativa
alla tutela entro il territorio nazionale della difesa esterna e della sicurezza interna della Repubblica e alla
protezione degli interessi politici, economici, scientifici e industriali nazionali, contro le minacce e le azioni
volta a mutarlo in forme illegali, o a sovvertirlo con metodi violenti o con attivit politiche e finanziarie
illegittime o altrimenti pericolose;
b) individuazione, controllo, contrasto e neutralizzazione, entro il territorio nazionale delle azioni offensive
e delle minacce alla difesa esterna e alla sicurezza interna della Repubblica, all'ordinamento costituzionale
democratico e agli altri interessi nazionali di cui alla precedente lettera a);
c) svolgimento di qualunque altra missione che, entro il territorio nazionale e nell'ambito dei fini e dei
principi della presente legge, gli venga affidata dal Governo per la tutela degli interessi nazionali.
3. A tal fine il Servizio espleta entro il territorio nazionale tutti i compiti di informazione,
controinformazione, anti-sovversione, controsabotaggio e antiterrorismo e in generale di tutela della
sicurezza interna.
Art. 9
(Dipendenza, ordinamento e organizzazione del servizio di Sicurezza nazionale - SERSIN)
1. Salvo le competenze stabilite dall'articolo 1, il Servizio di sicurezza nazionale dipende dal Ministro
dell'interno.
2. L'ordinamento del Servizio stabilito con regolamento del Governo, emanato con decreto del Presidente
della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'interno, con il Ministro della difesa, con il Ministro
degli affari esteri, sentito il parere del Comitato interministeriale di cui all'articolo 2 e del Comitato
parlamentare di cui all'articolo 27.
3. L'organizzazione del Servizio stabilita dal Ministro dell'interno con il consenso del Presidente del
Consiglio dei ministri.
4. Il Direttore generale del Servizio nominato e revocato con decreto del Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro dell'interno, formulata d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri, con il
Ministro degli affari esteri e con il Ministro della difesa.
Art. 10
(Competenze generali, collaborazione e coordinamento del Servizio per le informazioni generali e del
Servizio
di sicurezza nazionale - SIGEN e SERSIN)
1. Il Servizio per le informazioni generali espleta i suoi compiti informativi fuori ed entro il territorio
nazionale; espleta ogni altro suo compito esclusivamente fuori del territorio nazionale.
2. Quando ve ne sia la necessit o la utilit, il Servizio per le informazioni generali pu svolgere, di volta in
volta, anche attivit all'interno del territorio nazionale, ma sempre in concorso con il Servizio di sicurezza
nazionale, previa intesa tra il Ministro degli affari esteri e il Ministro dell'interno e con l'approvazione del
Presidente del Consiglio dei ministri.
3. Il Servizio di sicurezza nazionale espleta i suoi compiti entro il territorio nazionale e negli altri luoghi in
cui lo Stato esercita la sua giurisdizione.
4. Quando ve ne sia la necessit o l'utilit, il servizio per la sicurezza nazionale pu svolgere, di volta in
volta, anche attivit fuori del territorio nazionale, o dei luoghi in cui lo Stato esercita la sua giurisdizione,
ma sempre in concorso con il Servizio per le informazioni generali, previa intesa tra il Ministro dell'interno
e il Ministro degli affari esteri e con l'approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri.
5. In applicazione delle direttive generali del Presidente del Consiglio dei ministri e secondo le istruzioni
del Ministro competente o per mandato particolare di essi, in forma sistematica o per singole operazioni.
6. Al servizio per le informazioni generali e al Servizio per la sicurezza nazionale pu essere affidata altres
dal Governo della Repubblica la tutela di interessi esteri, di stati, enti, societ o persone, quando vi sia un
interesse dello Stato a questa tutela.
Art. 11
(Attribuzioni dei Servizi)

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1. Il Servizio per le informazioni generali e il Servizio per la sicurezza nazionale non sono servizi di polizia
giudiziaria. Gli agenti dei Servizi non sono agenti o ufficiali di polizia giudiziaria.
2. Per la tutela del Servizio, del suo personale, delle sue infrastrutture e delle sue dotazioni e anche quando
ve ne sia per altri motivi la necessit ed al fine del miglior espletamento dei loro compiti, ad agenti dei
Servizi, possono essere conferite dal Ministro dell'Interno, e per quanto riguarda il Servizio per le
informazioni generali su richiesta del Ministro degli affari esteri, e soltanto con il consenso del Presidente
del Consiglio dei ministri, la qualifica e le attribuzioni di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza.
3. Anche in deroga a ogni contraria disposizione vigente di carattere generale, speciale o eccezionale, gli
agenti dei Servizi non hanno l'obbligo di riferire all'autorit giudiziaria, non possono essere chiamati a
testimoniare davanti a essa senza l'autorit del Presidente del Consiglio dei ministri, e non possono essere
destinatari diretti di ordini o incarichi da parte di essa.
4. Essi hanno l'obbligo di riferire su fatti che possono costituire reato, tramite i loro superiori, o se urgente e
necessario, anche direttamente, ai Direttori generali dei Servizi, che ne informano i Ministri competenti e
contemporaneamente il Presidente del Consiglio dei ministri, anche tramite il Segretariato generale per le
informazioni e la sicurezza.
5. Il Direttore generale del Segretariato generale e i Direttori generali dei Servizi hanno l'obbligo di fornire
all'autorit giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati.
L'adempimento di tale obbligo pu essere ritardato quando ci sia strettamente necessario per il
perseguimento delle finalit istituzionali del Segretariato generale e dei Servizi, per determinazione del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta rispettivamente: per quanto riguarda il Servizio per la
sicurezza nazionale del Ministro dell'interno e per quanto riguarda il Servizio per le informazioni generali,
del Ministro degli affari esteri.
6. Gli agenti dei Servizi possono richiedere informazioni a qualunque persona e invitarla a produrre
documenti o altre cose in suo possesso, di cui, con il consenso dell'interessato, possono ottenere la consegna
o trarre copia.
7. A tal fine, gli agenti dei Servizi, a norma delle vigenti leggi di pubblica sicurezza, possono invitare a
comparire davanti a essi qualunque persona ritengano utile ai fini di una inchiesta e, a mezzo della forza
pubblica o dei propri agenti muniti della qualifica di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza nell'attivit
svolta a norma dell'articolo 10, comma 2, possono disporne l'accompagnamento in caso di mancata
comparizione.
8. Alle persone chiamate a comparire o comunque a collaborare con i servizi si applicano le disposizioni
dell'articolo 1, comma 6.
9. Gli atti compiuti da agenti del Servizio per le informazioni generali e, quando ammessi, da agenti del
Servizio di sicurezza nazionale, o da loro collaboratori in relazione ad obiettivi esteri, ancorch in territorio
nazionale, nell'espletamento di propri compiti con operazioni disposte ed autorizzate dalle autorit
governative competenti, non sono comunque punibili, qualora possano costituire reato, se non a richiesta
del Governo della Repubblica. La richiesta condizione per lo stesso svolgimento delle indagini
preliminari.
Art. 12
(Attribuzioni particolari del Servizio per la sicurezza nazionale- SERSIN)
1. Gli agenti del Servizio per la sicurezza nazionale possono procedere alle ispezioni, perquisizioni e
sequestri previsti dagli articoli dal 244 al 256 del codice di procedura penale, al solo scopo di trarre da detti
atti documentazione o altre forme di conoscenza di fatti di interesse del Servizio, soltanto con la
autorizzazione del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di cassazione o del magistrato o
dai magistrati del suo ufficio e da lui delegati, su richiesta del Direttore generale del Servizio o di
funzionario o funzionari del Servizio da lui delegati, approvata dal Ministro dell'interno o, in sua assenza,
dal Ministro degli affari esteri, dandone immediata comunicazione al Direttore generale del Segretariato
generale per le informazioni e la sicurezza.
2. Con le stesse procedure di cui al comma 1, gli agenti del Servizio possono procedere alle intercettazioni o
comunicazioni previste dal Codice di procedura penale.
3. Quando le operazioni di cui al presente articolo vengono compiute senza la conoscenza degli interessati,
chiunque ne sia informato vincolato dal segreto di Stato.
4. Le informazioni raccolte a norma del presente articolo non sono mai ammissibili n come prove n come

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fonte di prova nei procedimenti giudiziari.


5. Il Ministro dell'interno riferisce trimestralmente al Comitato parlamentare di cui all'articolo 27, e
annualmente al Parlamento, delle operazioni compiute a norma del presente articolo, in forma non specifica,
ma per categorie e motivazioni.
Art. 13
(Doveri dei Direttori generali del Segretariato generale e dei Servizi)
1. I Direttori generali del Segretariato generale e dei Servizi dirigono l'ufficio ed i Servizi cui sono
rispettivamente preposti e sono responsabili del loro funzionamento e della loro efficienza.
2. I Direttori generali riferiscono, o danno ai loro dipendenti incarico di riferire, sulla loro attivit o di
informare nelle materie di loro competenza esclusivamente: il Presidente della Repubblica, il Presidente del
Consiglio dei ministri e il Ministro competente, nonch, quando vi sia un interesse dello Stato, qualunque
altro soggetto, cui siano tenuti o autorizzati a riferire o a trasmettere informazioni, per disposizioni generali
o mandato particolare del Presidente del Consiglio dei ministri o, d'intesa con esso, del Ministro
competente.
3. I Direttori generali devono provvedere ad adottare tutte le misure necessarie:
a) perch nessuna informazione sia raccolta o nessuna altra attivit sia svolta dal Segretariato generale e dai
Servizi, se non in quanto necessaria esclusivamente per l'espletamento dei compiti ad essi affidati ai sensi
degli articoli 4, 5, 7, 10 11, 12 e 14 della presente legge;
b) perch nessuna informazione raccolta dal Segretariato generale e dai Servizi sia divulgata o comunicata,
se non secondo le procedure determinate dalla legge o dalle direttive generali del Presidente del Consiglio
dei ministri ed esclusivamente nell'interesse della difesa e della sicurezza dello Stato o con lo scopo di
prevenire o di indagare in ordine a fatti previsti dalla legge come reati;
c) perch il Segretariato generale e i Servizi non svolgano alcuna attivit nell'interesse di qualunque
movimento o partito politico, organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunit
religiosa o altra privata associazione.
4. I Direttori generali presentano al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri competenti un
rapporto annuale sull'attivit dell'Ufficio o del Servizio cui sono preposti.
Art. 14
(Attivit speciali dei Servizi)
1. Con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno e il Ministro degli affari
esteri e il Ministro della difesa possono autorizzare rispettivamente il Direttore generale del Servizio per le
informazioni generali a disporre, per il migliore espletamento dei compiti affidati o a copertura di essi,
l'esercizio da parte di agenti dei Servizi, anche in nome proprio, ma non nel proprio interesse, di attivit
economiche e finanziarie, sia nella forma di imprese individuali che nella forma di societ di qualunque
natura, sia all'interno che all'estero. Dell'esercizio di dette attivit deve essere data completa informazione
alla Commissione Presidenziale di cui all'articolo 26, che ha il diritto di chiedere e ottenere informazioni e
ha facolt di formulare proposte e rilievi.
2. Con l'autorizzazione rispettivamente del Ministro dell'interno e del Ministro degli affari esteri, i Direttori
generali dei Servizi possono disporre che i rispettivi agenti operino in modo occulto o coperto e anche sotto
identit diversa da quella reale e che essi vengano muniti della corrispondente documentazione. A tal fine
essi possono altres disporre la produzione, l'approvvigionamento e l'uso di qualunque tipo di documento di
riconoscimento, di identificazione e di certificazione, contenente nominativi, dati anagrafici e qualunque
altro dato, diversi da quelli effettivi.
Art. 15
(Servizi operativi di polizia e sicurezza e di polizia giudiziaria)
1. Nel dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno istituito un servizio speciale di
polizia, con il compito di collaborare con il Servizio per la sicurezza nazionale e con la Direzione generale
delle informazioni militari, esercitando in via preminente e comunque con funzioni di sovrintendenza e
direzioni, le attribuzioni di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria in materia di difesa esterna e di tutela
della sicurezza interna dello Stato, collegate all'attivit informativa, controinformativa, contro-sovversione,
anti-sabotaggio e anti-terrorismo ed in generale di tutela della sicurezza interna svolta dai Servizi.

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2. Nell'espletamento del suo compito e per l'esercizio delle sue attribuzioni il servizio di polizia pu
avvalersi anche di altri uffici od organi di polizia, nonch di singoli agenti e ufficiali di pubblica sicurezza e
di polizia giudiziaria, anche dirigendone e coordinandone l'attivit nel campo specifico.
3. Il personale del servizio tratto dal personale della carriera dirigenziale e direttiva di prefettura e dal
personale delle forze di polizia.
4. L'ordinamento del servizio stabilito con un regolamento del Governo, emanato con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il
Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell'interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro delle
finanze, sentito il Comitato parlamentare di cui all'articolo 27.
5. L'organizzazione del servizio stabilita dal Ministro dell'interno con il consenso del presidente del
Consiglio dei ministri.
Art. 16
(Rapporti di collaborazione)
1. I comandi, uffici, servizi unit e reparti delle Forze armate e delle forze di polizia, sono tenuti a prestare
piena collaborazione al Segretariato generale e ai Servizi per l'espletamento dei compiti loro affidati. A essi
non pu peraltro essere mai richiesto di raccogliere informazioni o di compiere operazioni non conformi ai
compiti e alle funzioni a essi assegnati dalla legge.
2. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire al Segretariato generale e ai Servizi, tutte le
informazioni loro richieste dai Direttori generali competenti, o dagli agenti da loro delegati, anche in deroga
al segreto di ufficio e al segreto di Stato. Qualora i responsabili delle pubbliche amministrazioni cui siano
rivolte dette richieste, ritengano di non dovere o potere corrispondere a esse, debbono senza indugio
sottoporre la questione al Presidente del Consiglio dei ministri, alle cui definitive determinazioni devono
successivamente strettamente attenersi.
Art. 17
(Collaborazione di carattere logistico con le altre pubbliche amministrazioni)
1. Il Segretariato generale e i Servizi possono, per l'espletamento dei propri compiti e l'esercizio delle loro
funzioni, avvalersi, anche in forma riservata, delle infrastrutture del Ministero degli affari esteri, del
Ministero dell'interno, del Ministero della difesa e del Ministero delle finanze, per determinazione del
Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati.
Art. 18
(Personale dei Servizi)
1. Il personale dei Servizi con rapporto di impiego costituito da personale assunto direttamente, anche tra
gli appartenenti alle amministrazioni civili, alle Forze armate e alle forze di polizia, di cui con l'assunzione
cessano comunque e di diritto di far parte, salvo quanto stabilito al comma 2.
2. I regolamenti dei Servizi di cui agli articoli 6 e 9 determinano le qualifiche e le mansioni in cui possono
essere impiegati i dipendenti delle amministrazioni civili, delle Forze armate e delle forze di polizia, quale
personale collocato fuori ruolo a tempo indeterminato.
3. Il personale dei Servizi con rapporto di impiego pu essere collocato a riposo in qualunque momento, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro competente, su proposta o
sentito il Direttore generale del Servizio.
4. I Servizi possono altres avvalersi, anche in forma continuativa, di collaboratori esterni.
5. Lo stato giuridico ed economico e l'ordinamento del personale del Segretariato generale e dei Servizi e il
suo trattamento giuridico e economico sono determinati, anche in deroga alle leggi e ai regolamenti generali
vigenti, dai rispettivi regolamenti, emanati con decreto del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione
del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro
degli affari esteri, con il Ministro dell'interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro del tesoro.
Art. 19
(Norme finanziarie)
1. Le spese relative al Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza, ivi comprese quelle relative al
Segretariato generale, ai Comitati esecutivi di cui all'articolo 4 e le spese relative ai Servizi di cui agli

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articoli 5 e 7 sono iscritte in apposita rubrica, denominata Spese per l'informazione e la sicurezza dello
Stato, nello stato di previsione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri d'intesa con i ministri competenti e con il Ministro del tesoro, e
sentiti il Direttore generale del Segretariato generale e i Direttori generali dei Servizi ripartisce le somme tra
il Segretariato generale dei Servizi e determina quanto delle somme stanziate nello stato di previsione della
Presidenza del Consiglio dei ministri debba essere destinato ai fondi ordinari e quanto ai fondi riservati.
3. Il Presidente del Consiglio dei ministri determina altres con le stesse procedure le categorie di spesa cui
si debba far fronte esclusivamente con i fondi ordinari.
4. Con distinto regolamento, emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con i
Ministri competenti e con il Ministro del tesoro, sono stabilite le disposizioni per l'amministrazione e per la
rendicontazione delle spese ordinarie e delle spese riservate, nonch in particolare per le forme, i modi e i
tempi di documentazione di queste ultime.
5. Della ripartizione di cui al comma 2 e delle determinazioni di cui al comma 3, il Presidente del Consiglio
dei ministri informa il Comitato Parlamentare di cui all'articolo 27, che pu richiedere informazioni e
formulare rilievi e proposte. Al Comitato Parlamentare altres trasmesso il regolamento di cui al comma 4.
6. Alla Commissione Presidenziale di cui all'articolo 26, nella composizione di cui al comma 2 dello stesso
articolo, il Direttore generale del Segretariato generale e i Direttori generali dei Servizi riferiscono sulla
amministrazione dei fondi ordinari e dei fondi riservati, trimestralmente e con relazione finale annuale. La
Commissione Presidenziale pu avanzare richieste e formulare rilievi e proposte al Direttore generale del
Segretariato generale e ai Direttori generali dei Servizi, nonch direttamente al Presidente del Consiglio dei
ministri, ai Ministri competenti e al Ministro del tesoro.
Art. 20
(Istituzione, compiti e ordinamento della Direzione generale per le Informazioni militari)
1. Nell'ambito del Ministero della difesa istituita la Direzione generale per le Informazioni militari.
2. La Direzione generale posta sotto la diretta autorit del Ministro della difesa e dipende funzionalmente,
secondo le sue determinazioni e per quanto di loro rispettiva competenza, dal Capo di Stato maggiore della
difesa e dal Segretariato generale della difesa - Direttore generale degli armamenti. collegata con gi Stati
Maggiori di forza armata, con il Comando generale dell'Arma dei carabinieri e con il Comando generale
della Guardia di finanza.
3. A capo della Direzione generale posto un Direttore generale delle Informazioni militari, nominato dal
Ministro della difesa tra i generali di divisione o di corpo d'armata, anche in ausiliaria o della riserva, con il
consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato interministeriale per le Informazioni
e la Sicurezza ed il Ministro dell'interno.
4. Il Direttore generale delle Informazioni militari assiste e consiglia il Ministro della difesa, il Capo di
Stato Maggiore della difesa e il Segretario generale della difesa - Direttore nazionale per gli armamenti, per
quanto attiene all'informazione nelle materie di specifico interesse della difesa militare e dirige la direzione
generale secondo le direttive ed istruzioni del Ministro.
5. La Direzione generale per le informazioni militari raccoglie, coordina, analizza, interpreta e valuta le
informazioni tecnico-operative e scientifiche di specifico interesse per la difesa militare; produce e tiene
aggiornate le situazioni relative, generali e particolari, delle informazioni militari. Collabora con il Servizio
per le informazioni generali (SIGEN) per gli studi, le analisi, e le ricerche riguardanti gli affari strategici di
interesse per la difesa nazionale.
6. La Direzione generale provvede altres a raccogliere, coordinare, analizzare, interpretare e valutare le
informazioni relative alla sicurezza interna dell'Amministrazione della Difesa ed in particolare delle singole
Forze armate, escluse le forze di polizia ancorch facciano parte di esse; espleta in detto ambito compiti di
controinformazione, di contro-sovversione, di contro-sabotaggio e di antiterrorismo e in generale di tutela
della sicurezza interna dello Stato, in collaborazione e sotto la sovrintendenza generale del Servizio della
sicurezza nazionale.
7. La Direzione generale per le Informazioni militari, in collaborazione con i rispettivi Stati Maggiori,
gestisce la rete degli addetti della Difesa, nonch degli addetti militari, navali ed aeronautici istituiti presso
le rappresentanze diplomatiche della Repubblica.
8. La Direzione generale per le Informazioni militari valuta il fabbisogno informativo e di sicurezza
dell'Amministrazione della Difesa e in particolare delle Forze armate, e propone al Ministro della difesa la

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relativa pianificazione operativa.


9. L'ordinamento e l'organizzazione della Direzione Generale delle Informazioni militari sono stabiliti dal
Ministro della difesa, con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri. In essa sono costituite
sezioni specializzate per l'Esercito, la Marina, l'Aeronautica e il settore degli armamenti.
Art. 21
(Attribuzioni, doveri e facolt della Direzione generale per le Informazioni militari)
1. Si applicano alla Direzione generale per le Informazioni militari e al Direttore generale a essa preposto, le
disposizioni relative ai doveri e alla facolt, nonch alle attribuzioni stabilite dalla presente legge per il
Segretariato generale, i Servizi, nonch per i Direttori generali ad essi preposti.
2. Sono conferiti agli agenti della Direzione generale delle Informazioni militari nelle forme e con le
procedure ivi stabilite, le disposizioni contenute agli articoli 10 e 11, ma esclusivamente nei confronti del
personale militare e civile dell'Amministrazione della Difesa ed in particolare delle Forze armate, escluso il
personale delle forze di polizia, anche se a esse appartenente.
Art. 22
(Agenzia governativa delle telecomunicazioni AGOTELCO)
1. La Direzione generale per le Informazioni militari, quale Agenzia governativa delle telecomunicazioni
(AGOTELCO), svolge altres i seguenti compiti ed esercita le seguenti funzioni:
a) monitoraggio delle intercettazioni e interpretazioni delle trasmissioni di carattere elettrico, radioelettrico
ed elettronico o di altra natura, mediante emissioni elettromagnetiche, acustiche o altre o grazie a qualsiasi
altra apparecchiatura in grado di produrre tali emissioni, al fine di acquisire e fornire informazioni, connesse
o derivanti da tali apparecchiature o da materiale codificato;
b) fornire assistenza e consulenza relative a: la materia linguistica, inclusa la terminologia utilizzata per
questioni tecniche, i codici, i cifrati e in genere la crittografia e le altre questioni connesse alla protezione
delle informazioni, e dell'altro materiale, al Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza, ai
Servizi, alle Forze armate e alle forze di polizia ed in generale al Governo della Repubblica e a qualsiasi
altro ente o soggetto privato autorizzato nei modi determinati dal Presidente del Consiglio dei ministri
d'intesa con il Ministro della difesa;
2. Le competenze di cui alle precedenti lettere a) e b) del comma 1 potranno essere esercitate solo:
a) nell'interesse dello Stato, con particolare riferimento alla difesa militare, alla tutela della sicurezza
interna, alla politica estera, alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica nonch alle esigenze
economiche, industriali, scientifiche e di ricerca della comunit nazionale;
b) nell'interesse del benessere economico del Paese, di fronte ad azioni o minacce di persone fuori del
territorio nazionale;
c) in supporto ad attivit di prevenzione e repressione di reati di particolare gravit e in generale per la
tutela della legalit repubblicana.
3. in questa legge, con l'espressione Agenzia governativa delle telecomunicazioni (AGOTELCO), s'intende
il Centro comunicazioni governativo e qualsiasi struttura o parte di struttura delle Forze di polizia dello
Stato cui, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'interno e il
Ministro della difesa ritengano di rivolgersi per chiedere di fornire assistenza al suddetto centro
nell'espletamento delle specifiche attivit di competenza.
4. Il Direttore generale responsabile dell'efficienza dell'Agenzia governativa delle telecomunicazioni.
suo dovere assicurarsi che:
a) esistano disposizioni tali secondo cui l'Agenzia governativa delle telecomunicazioni acquisisca solo le
informazioni necessarie nell'esercizio delle proprie funzioni e che non ne divulghi alcuna, se non quelle utili
allo svolgimento dei propri compiti o per una indagine di carattere giudiziario;
b) che non assuma iniziative a favore di interessi di un qualsiasi movimento o partito politico,
organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunit religiosa o altra privata associazione.
Art. 23
(Servizio Informazioni della Guardia di finanza)
1. L'espletamento di attivit informative e controinformative e di tutela della sicurezza interna da parte del
Corpo della guardia di finanza, per i compiti di istituto ad essa assegnati, disciplinato con apposito

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regolamento emanato dal Presidente della Repubblica dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro delle finanze e con il Ministro
dell'interno.
Art. 24
(tutela della sicurezza interna dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della guardia di finanza)
1. All'espletamento di compiti controinformativi, antisovversione, contro-sabotaggio e antiterrorismo e in
generale di tutela della sicurezza interna nell'ambito dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della guardia di
finanza, provvedono, in collaborazione con il Servizio per la sicurezza nazionale, appositi servizi o reparti
interni istituiti con regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto
con i Ministri competenti e con il Ministro dell'interno.
Art. 25
(Organizzazione Nazionale per la Sicurezza)
1. L'organizzazione Nazionale per la Sicurezza (ORGANSIC) ha per scopo, anche in applicazione degli
accordi internazionali, la tutela del segreto, sia sotto il profilo della protezione dei documenti, dei materiali
o dei processi scientifici e industriali e di ogni altra informazione che secondo i vari gradi di classificazione,
debba essere tutelata per mezzo del segreto, contro la diffusione o comunque contro la conoscenza non
autorizzata, sia sotto il profilo della sicurezza del personale.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri presiede all'Organizzazione Nazionale per la Sicurezza; emana le
direttive per la sua organizzazione ed il suo funzionamento e in particolare per la tutela del segreto;
controlla l'applicazione delle direttive stesse e dei regolamenti di cui al comma 4.
3. L'organizzazione Nazionale per la Sicurezza (ORGANSIC) comprende:
a) l'Autorit Nazionale per la Sicurezza (ANASIC), che il Direttore generale del Segretariato generale di
cui all'articolo 3;
b) l'Ufficio Centrale per la Sicurezza (UCSI), che il Segretariato generale di cui all'articolo 3 e gli altri
uffici costituiti sotto la sua sovrintendenza funzionale presso le Amministrazioni pubbliche e, quando
necessari, anche presso enti privati, che esercitano attivit di interesse dello Stato sotto il profilo delle
esigenze di tutela del segreto.
4. L'ordinamento dell'Organizzazione per la Sicurezza e la disciplina delle sue attivit, sono stabilite con
uno o pi regolamenti emanati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell'interno, della difesa, dell'industria
del commercio e dell'artigianato e dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica.
Art. 26
(Commissione Presidenziale per i Servizi di
Informazione e Sicurezza)
1. istituita la Commissione Presidenziale per i Servizi di Informazione e Sicurezza, con il compito di
investigare sui reclami da chiunque presentati contro l'attivit del Segretariato generale e dei Servizi per non
giustificato esercizio, nei confronti di qualunque persona, associazione, ente o societ, delle attribuzioni a
essi conferite.
2. La Commissione Presidenziale costituita da un presidente e da quattro membri, scelti tra magistrati a
riposo che abbiano esercitato effettivamente almeno le funzioni di Presidente di sezione della Corte di
cassazione, del Consiglio di Stato o della Corte dei conti, o tra gli avvocati abilitati da almeno quindici anni
al patrocinio davanti alla Corte di cassazione, che abbiamo cessato o cessino dell'esercizio della
professione.
Per lo svolgimento dei compiti di controllo finanziario, amministrativo e contabile, essa integrata da altri
due membri, scelti tra dirigenti generali a riposo o che accettino di essere collocati a riposo: della
Ragioneria generale dello Stato, della Direzione generale del tesoro e della Banca d'Italia.
3. Il presidente e i membri della Commissione sono nominati dal Presidente della Repubblica con proprio
decreto controfirmato dal Presidente del Consiglio dei ministri.
4. Il Presidente e i membri della Commissione durano in carica tre anni.
5. Qualora la Commissione Presidenziale ritenga che il reclamo non sia manifestamente pretestuoso o
infondato, dispone una inchiesta. Il Segretariato generale e i Servizi devono collaborare con la

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Commissione Presidenziale e fornire a essa qualunque informazione esso richieda.


6. La Commissione Presidenziale riferisce con la sua relazione al Presidente della repubblica e al Presidente
del Consiglio dei ministri, sui risultati della sua inchiesta, anche proponendo l'adozione di misure generali e
specifiche.
7. Al Presidente della Commissione e ai membri di essa attribuito un trattamento economico pari
rispettivamente a quello del Vice Presidente e dei membri non magistrati del consiglio superiore della
magistratura.
8. Le norme per l'attivit della Commissione presidenziale sono emanate, sentita la Commissione stessa,
con regolamento deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri
ed emanato con decreto del Presidente della Repubblica.
Art. 27
(Comitato Parlamentare per i Servizi)
1. istituito un Comitato Parlamentare per i Servizi di Informazione e Sicurezza e per la tutela del segreto
di Stato.
2. Il Comitato costituito da un Presidente scelto tra i deputati e i senatori e da cinque deputati e cinque
senatori, tutti nominati, d'intesa tra di loro, dai Presidenti delle due Camere.
3. Il Comitato parlamentare:
a) esercita il controllo sull'applicazione della presente legge;
b) informato dal Presidente del Consiglio dei ministri sugli indirizzi delle politiche di informazione e
sicurezza e sulla loro attuazione;
c) esprime parere preventivo sulla emanazione dei regolamenti per l'ordinamento del Segretariato generale e
dei Servizi e degli enti collegati;
d) esprime parere preventivo sull'assegnazione dei fondi e sui risultati generali della loro rendicontazione;
e) informato sui risultati delle inchieste disposte dalla Commissione Presidenziale di cui all'articolo 26 e
sulle misure eventualmente adottate dal Governo;
f) informato delle misure adottate dai Servizi a norma dell'articolo 11 e nelle forme da esso prescritte.
4. Il Comitato parlamentare pu richiedere informazioni e chiarimenti e formulare proposte.
5. Il Comitato parlamentare pu chiedere di ascoltare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro
degli affari esteri, il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, e il Ministro o il Sottosegretario delegato,
nonch, attraverso di essi e sempre con la loro autorizzazione, i Direttori generali del Segretariato generale
e dei Servizi.
6. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu opporre con sommaria motivazione, esponendo le ragioni
essenziali, l'esigenza di tutela del segreto, in ordine alle informazioni che a suo giudizio superano i limiti di
cui al comma 3.
7. Il segreto non opponibile per gli atti regolamentari e per quelli soggetti al controllo della Corte dei
conti.
8. Nel caso di cui al comma 6, il Comitato Parlamentare, ove ritenga, a maggioranza dei due terzi dei suoi
componenti, che l'opposizione del segreto non sia fondata, rivolge un secondo invito al Presidente del
Consiglio dei ministri e, in caso di conferma del diniego, riferisce a ciascuna delle Camere per le
conseguenti valutazioni di ordine politico.
9. I componenti del Comitato Parlamentare sono vincolati al segreto di Stato relativamente alle
informazioni acquisite, nonch alle proposte e ai rilievi formulati qualora riguardino materie tutelate dal
segreto di Stato.
10. Gli atti del Comitato parlamentare, ancorch non riguardino materie di per s tutelate dal segreto di
Stato, sono coperti dal segreto di Stato, salvo che il Comitato parlamentare stesso non disponga
motivatamente altrimenti, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, tra i quali deve essere sempre
compreso il voto del Presidente del Comitato stesso.
Art. 28
(Disposizioni regolamentari)
1. Le disposizioni regolamentari previste dalla presente legge sono emanate, anche in deroga all'articolo 17
della legge 23 agosto 1988, n. 400. In detti decreti stabilito, anche in deroga alle norme vigenti, il regime
della loro pubblicit.

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Art. 29
(Soppressione dei Servizi informativi di forza armata - SIOS)
1. I Servizi Informativi di Forza Armata - SIOS sono soppressi.
2. Nell'ambito degli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica possono essere istituiti
esclusivamente reparti per la valutazione delle informazioni e delle situazioni fornite dal Segretariato
generale per le informazioni e la sicurezza della Direzione generale per le Informazioni militari, dagli
addetti militari navali ed aeronautici, nonch dalla polizia militare.
3. All'ordinamento del servizio di polizia militare si provvede con regolamento emanato, in accordo con i
principi fondamentali delle leggi e dei regolamenti che disciplinano le attribuzioni dell'Arma dei Carabinieri
e delle altre forze di polizia, della legge sui principi, del regolamento di disciplina militare e dei Codici
Penali Militari, con decreto del Presidente della repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri,
su proposta del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro dell'interno.
4. La sua organizzazione stabilita dal Ministro della difesa con il consenso del Presidente del consiglio dei
ministri.
Art. 30
(Regolamento di attuazione)
1. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge il Governo della Repubblica
provveder alla emanazione del regolamento generale per la sua attuazione, con decreto del Presidente della
Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei
ministri, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell'interno, della giustizia, del tesoro, dell'industria,
del commercio e dell'artigianato e dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica, sentito il Comitato
Parlamentare di cui all'articolo 27.
Art. 31
(Norme generali e transitorie)
1. Sono abrogati gli articoli da 1 a 11 della legge 24 ottobre 1977, n. 801.
2. Il Comitato esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza (CESIS) soppresso.
3. Il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI) e il Servizio per le Informazioni e la
Sicurezza Democratica (SISDe) sono disciolti.
4. Il personale in servizio presso il Comitato esecutivo e presso i disciolti Servizi, che provenga da altre
amministrazioni dello Stato, restituito alle amministrazioni di appartenenza.
5. Il personale assunto direttamente posto in aspettativa e, salvo licenziamento, pu essere reimpiegato.
6. Alla destinazione dei fondi, delle infrastrutture e delle dotazioni del Comitato Esecutivo e dei Servizi
provvede il Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con i Ministri interessati.
Art. 32
(Applicazione della legge)
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge
provvede:
a) alla effettiva soppressione del Comitato esecutivo (CESIS);
b) all'effettivo scioglimento del SISDe del SISMI e dei SIOS;
c) alla costituzione del Segretariato generale e degli altri organi ed uffici previsti dalla presente legge.
2. Entro dieci giorni dall'entrata in vigore della legge, si procede alla eventuale nomina del Ministro o
Sottosegretario di Stato delega, alla nomina del Direttore generale del Segretariato generale e alla
costituzione di un primo nucleo del Segretariato generale stesso.
3. Il Segretario generale del CESIS e i Direttori dei Servizi cessano di diritto dal loro incarico con l'entrata
in vigore della legge. Le loro attribuzioni sono interinalmente esercitate dal Segretario generale della
Presidenza del Consiglio dei ministri.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri pu disporre che fino al loro effettivo scioglimento, venga
obbligatoriamente sospesa ogni attivit operativa del CESIS, del SISDe e del SISMi.
Art. 33

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(Entrata in vigore)
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
(*) Sintesi redazionale.

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Senato della Repubblica XII LEGISLATURA


Disegno di legge n. 566 "Esclusione del segreto di Stato per i reati commessi con finalit di
terrorismo e per i delitti di strage" presentato dai Senatori Pasquino, Gualtieri, Salivi,
Salvato, Ronchi, Brutti e Perlingieri.

(*)In data 2 agosto 1995, il Disegno di legge n. 566 stato approvato in Senato dalla Commissione 1
(Affari Costituzionali) e 4 (Difesa) e trasmesso quindi alla Camera dei Deputati ove, in data 18 settembre
1995, stato assegnato alla Commissione 1 (Affari Costituzionali) in sede referente.
Il presente progetto di legge propone la modifica dell'attuale art. 204 del Codice di procedura penale che,
attualmente, stabilisce l'esclusione del segreto di Stato, del segreto di ufficio, e del segreto in materia di
informatori e di fonti unicamente per fatti, notizie, o documenti concernenti "reati diretti all'eversione
dell'ordinamento costituzionale".
Al riguardo, la proposta legislativa in esame integra il citato precetto, estendendo l'esclusione del segreto
anche nei confronti di quei fatti, notizie o documenti relativi a reati commessi per finalit di terrorismo o di
strage.
DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa dei Senatori PASQUINO, GUALTIERI, SALVI, SALVATO,
RONCHI, BRUTTI e PERLINGIERI
Esclusione del segreto di Stato per i reati commessi con finalit di terrorismo e per i delitti di strage
Comunicato alla Presidenza l'8 luglio 1994
Onorevoli Senatori! - Sono oramai trascorsi dieci anni da quando l'Associazione familiari delle vittime della
strage della stazione di Bologna redasse meritoriamente un progetto di legge d'iniziativa popolare in materia
di abolizione del segreto di Stato per i fatti di terrorismo e di stragi e raccolse le cinquantamila firme
indispensabili per portarlo all'attenzione del Parlamento. E, per fare pochi significati esempi, sono trascorsi
vent'anni dalla strage di piazza della Loggia a Brescia e quattordici dall'esplosione dell'aereo a Ustica. Dieci
anni fa grande fu la lentezza del Parlamento, fortemente e decisivamente ostacolato dai governi di
pentapartito, nel rispondere alle sollecitazioni derivanti dall'iniziativa popolare. Non qui il caso di
ripercorrere nei dettagli quel tormentato e ostacolato iter che, comunque, culmin nell'approvazione da
parte del solo Senato nella seduta del 26 luglio 1990, poi rimasto senza riscontro alla Camera dei deputati,
del testo che qui viene riproposto (atti Senato nn. 1, 135, e 1663 in un testo modificato, poi atto Camera n.
5004).
Non sappiamo quanti siano i fatti di terrorismo e i delitti di strage che risulta impossibile svelare e punire
forse anche a causa dell'apposizione del segreto di Stato. Sono, finalmente, venute meno sostanzialmente,
probabilmente del tutto, le motivazioni di carattere internazionale che impedivano al Governo italiano di
sollevare il segreto di Stato sui fatti che hanno insanguinato la storia della Prima Repubblica. al contrario,
nell'interesse anche delle vecchie e delle nuove democrazie europee e, persino, del processo di
rappacificazione fra palestinesi e israeliani, che tutto quanto attiene al terrorismo e alle stragi italiani sia
pienamente svelato. Cos come giusto che il ceto politico italiano e i responsabili dei servizi segreti
possano essere assolti oppure debbano essere opportunamente processati per le loro eventuali responsabilit
dirette e indirette nelle varie ramificazioni della strategia della tensione.
Sentiamo tutti, onorevoli colleghi, la necessit di voltare pagina. Per scrivere una pagina nuova e migliore
della Repubblica italiana, per assolutamente indispensabile che le vecchie pagine siano tutte scritte,
senza segreti, siano tutte leggibili, senza omissis, contengano tutte chiare attribuzioni di meriti e di
responsabilit. Soltanto allora, si potr e si dovr voltare pagina. con questo spirito e con questo obiettivo
che sottoponiamo alla vostra attenzione e alla vostra rapida approvazione il disegno di legge che, per i soli

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fatti di terrorismo e strage, esclude l'apposizione del segreto di Stato. Siamo convinti che quello che stato
opportunamente fatto con riferimento ai delitti di mafia, per i quali la legge istitutiva della nuova
Commissione antimafia (legge 30 giugno 1994, n. 430, articolo 3) esclude l'apposizione del segreto possa e
debba essere fatto anche per i reati terroristici e per i delitti di strage. Presto.

DISEGNO DI LEGGE
Art. 1
1. L'articolo 204 del codice di procedura penale sostituito dal seguente:
Art. 204 -Esclusione dal segreto. - 1. Nei procedimenti penali non possono essere oggetto del segreto
previsto dagli articoli 201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti concernenti reati commessi per finalit di
terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, nonch i delitti di strage previsti dagli articoli 285
e 422 del codice penale. Se viene opposto il segreto, la natura del reato definita dal giudice. Prima
dell'esercizio dell'azione penale, provvede il giudice per le indagini preliminari su richiesta di parte.
2. Dell'ordinanza che rigetta l'eccezione di segretezza data comunicazione al Presidente del Consiglio dei
ministri.
Art. 2
1. Il comma 2 dell'articolo 66 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di
procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sostituito dal seguente:
2. Quando perviene la comunicazione prevista dall'articolo 204, comma 2, del codice, il Presidente del
Consiglio dei ministri conferma al giudice il segreto con presupposti indicati nel comma 1 dello stesso
articolo perch il fatto, la notizia o il documento coperto da segreto di Stato non concerne il reato per cui si
procede. In mancanza, decorsi sessanta giorni dalla notificazione della comunicazione, il giudice dispone il
sequestro del documento o l'esame del soggetto interessato.
(*) Sintesi redazionale.

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MINISTRO DELL'INTERNO - Decreto 10 maggio 1994, n.415


Regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso ai
documenti amministrativi, in attuazione dell'art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990,
n. 241, recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi.

IL MINISTRO DELL'INTERNO
Visto l'art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241;
Visto l'art. 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto l'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352;
Udito il parere della commissione per l'accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri di cui all'art. 27 della legge 7 agosto 1990, n. 241, espresso in data 7 luglio 1993;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza generale del 27 gennaio 1994;
Inviata la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, con nota n. M/2107/A in data 9 maggio 1994,
Adotta
il seguente regolamento
Art. 1
Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento individua, in conformit all'art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241,
le categorie di documenti formati o comunque rientrati nella disponibilit del Ministero dell'interno e degli
organi periferici dipendenti sottratti all'accesso in relazione ai casi di esclusione del diritto di accesso di cui
all'art. 24, comma 2, della medesima legge n. 241 del 1990 ed all'art. 8 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 giugno 1992, n.352.
Art. 2
Categorie di documenti inaccessibili per motivi attinenti alla sicurezza alla difesa nazionale ed alle relazioni
internazionali
1. Ai sensi dell'art. 8, comma 5, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n.
352, ed in relazione alla esigenza di salvaguardare la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni
internazionali, sono sottratte all'accesso le seguenti categorie di documenti:
a) documentazione relativa agli accordi intergovernativi stipulati per la realizzazione di programmi militari
di sviluppo, approvvigionamento e/o supporto comune o di programmi per la collaborazione internazionale
di polizia;
b) dichiarazioni di riservatezza e relativi atti istruttori dei documenti archivistici concernenti la politica
estera o interna, secondo quanto previsto dagli articoli 21 e 22 del decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409, nonch dall'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre
1975, n. 854;
c) relazioni, rapporti ed ogni altra documentazione relativa a problemi concernenti le zone di confine ed i
gruppi linguistici minoritari, la cui conoscenza possa pregiudicare la sicurezza, la difesa nazionale o le
relazioni internazionali;
d) documentazione relativa ai precedenti di concessione, acquisto e riacquisto della cittadinanza la cui
conoscenza pu pregiudicare la sicurezza, la difesa nazionale o le relazioni internazionali.

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Art. 3
Categorie di documenti inaccessibili per motivi di ordine e sicurezza pubblica ovvero ai fini di prevenzione
e repressione della criminalit
1. Ai sensi dell'art. 8, comma 5, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n.
352, ed in relazione all'esigenza di salvaguardare l'ordine pubblico e la prevenzione e repressione della
criminalit, sono sottratte all'accesso le seguenti categorie di documenti:
a) relazioni di servizio ed altri atti o documenti presupposto per l'adozione degli atti o provvedimenti
dell'autorit nazionale e delle altre autorit di pubblica sicurezza, nonch degli ufficiali o agenti di pubblica
sicurezza, ovvero inerenti all'attivit di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica o di prevenzione e
repressione della criminalit, salvo che si tratti di documentazione che, per disposizioni di legge o di
regolamento, debba essere unita a provvedimenti o atti soggetti a pubblicit;
b) relazioni di servizio, informazioni e altri atti o documenti attinenti ad adempimenti istruttori relativi a
licenze, concessioni od autorizzazioni comunque denominate o ad altri provvedimenti di competenza di
autorit o organi diversi, compresi quelli relativi al contenzioso amministrativo, che contengono notizie
relative a situazioni di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica e all'attivit di prevenzione e repressione
della criminalit, salvo che, per disposizioni di legge o di regolamento, ne siano previste particolari forme di
pubblicit o debbano essere uniti a provvedimenti o atti soggetti a pubblicit;
c) atti e documenti attinenti ad informazioni fornite da fonti confidenziali, individuate o anonime, nonch da
esposti informali di privati, di organizzazioni di categoria o sindacali;
d) atti e documenti concernenti l'organizzazione e il funzionamento dei servizi di polizia, ivi compresi quelli
relativi all'addestramento, all'impiego e alla mobilit del personale delle Forze di polizia, nonch i
documenti sulla condotta dell'impiegato rilevanti ai fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e
quelli relativi ai contingenti delle Forze armate poste a disposizione dell'autorit di pubblica sicurezza;
e) documenti attinenti alla dislocazione sul territorio dei presidi delle Forza di polizia, esclusi quelli aperti al
pubblico;
f) atti e documenti concernenti la sicurezza delle infrastrutture la protezione e custodia di armi, munizioni,
esplosivi e materiali classificati;
g) atti di pianificazione, programmazione, acquisizione, gestione e manutenzione, dismissione di
infrastrutture ed aree nei limiti in cui detti documenti contengono notizie rilevanti al fine di garantire la
sicurezza pubblica nonch la prevenzione e la repressione della criminalit;
h) atti e documenti in materia di ricerca, sviluppo, pianificazione, programmazione, acquisizione, gestione e
conservazione dei mezzi, delle armi, di materiali e delle scorte;
i) relazioni tecniche sulle prove d'impiego dei materiali di sperimentazione;
l) documentazione relativa alla descrizione progettuale e funzionale di impianti industriali a rischio
limitatamente alle parti la cui conoscenza pu agevolare la commissione di atti di sabotaggio;
m) atti, documenti e note informative utilizzate per l'istruttoria finalizzata all'adozione dei provvedimenti di
rimozione degli amministratori degli enti locali ai sensi dell'art. 40 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e dei
provvedimenti di scioglimento degli organi ai sensi dell'art. 39, comma 1, lettera a), della legge 8 giugno
1990, n. 142, e dell'art. 1 decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, convertito, con modificazioni, nella legge
22 luglio 1991, n. 221.
2. Il divieto di accesso ai documenti elencati alla lettera m) del comma 1 opera nei limiti in cui esso
necessario per assicurare l'ordine pubblico, la prevenzione e la repressione della criminalit, con particolare
riferimento alle tecniche investigative, alla identit delle fonti di informazione, alla sicurezza dei beni e
delle persone coinvolte, nonch alle attivit di polizia giudiziaria e alla conduzione delle indagini.
Art. 4
Categorie di documenti inaccessibili per motivi di riservatezza di terzi,
persone, gruppi ed imprese
1. Ai sensi dell'art. 8, comma 5, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n.
352, ed in relazione all'esigenza di salvaguardare la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese,
garantendo peraltro ai medesimi la visione degli atti relativi ai procedimenti amministrativi la cui
conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i loro interessi giuridici, sono sottratte all'accesso le
seguenti categorie di documenti:
a) atti concernenti la concessione del nullaosta di segretezza;

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b) rapporti informativi sul personale dipendente del Ministero dell'interno nonch notizie sugli aspiranti
all'accesso nei ruoli della Polizia di Stato;
c) notizie, documenti e cose comunque attinenti alle selezioni psico-attitudinali;
d) accertamenti medico-legali e relativa documentazione;
e) documenti e atti relativi alla salute delle persone ovvero concernenti le condizioni psicofisiche delle
medesime;
f) documentazione attinente ai lavori delle commissioni di avanzamento e alle procedure di passaggio alle
qualifiche superiori, fino alla data di adozione dei relativi decreti di promozione, e documentazione delle
commissioni giudicatrici di concorso, fino alla adozione, da parte dell'Amministrazione, del provvedimento
conclusivo del relativo procedimento;
g) documentazione caratteristica, matricolare e concernente situazioni private dell'impiegato;
h) documentazione attinente a procedimenti penali e disciplinari;
i) documentazione attinente a richieste ispettive sommarie e formali;
l) documentazione attinente ai provvedimenti di dispensa dal servizio;
m) informazioni relative alla concessione di autorizzazione all'accesso ad infrastrutture di polizia o di
interesse per la difesa nazionale;
n) documentazione relativa alla corrispondenza epistolare di privati, alla attivit professionale, commerciale
e industriale, nonch alla situazione finanziaria, economica e patrimoniale di persone, gruppi ed imprese
comunque utilizzata ai fini dell'attivit amministrativa;
o) dichiarazioni di riservatezza e relativi atti istruttori dei documenti archivistici concernenti situazioni
puramente private di persone o processi penali, secondo quanto previsto dagli articoli 21 e 22 del decreto
del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, nonch dall'art. 1 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 1975, n. 854;
p) rapporti alla Procura generale ed alle procure regionali della Corte dei conti e richieste o relazioni di
dette procure ove siano nominativamente individuati soggetti per i quali si appalesa la sussistenza di
responsabilit amministrative, contabili e penali;
q) atti di proponimento di azioni di responsabilit di fronte alla Procura generale ed alle procure regionali
della Corte dei conti nonch alle competenti autorit giudiziarie;
r) verbali di cui all'art. 1 comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 maggio 1990, n. 136, in
materia di riconoscimento dello status di rifugiato, compresa la relativa documentazione istruttoria;
s) atti della commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, di cui all'art. 2 del decreto
del Presidente della repubblica 15 maggio 1990, n. 136, relativi a:
1) istanze volte al riconoscimento dello status di rifugiato;
2) resoconti delle audizioni dei richiedenti lo status di rifugiato;
3) verbali delle sedute;
4) documentazioni integrative eventualmente presentate dai richiedenti in sede di commissione;
5) decisioni dalla commissione notificate ai richiedenti;
6) atti concernenti affari di pertinenza dei rifugiati, sia che essi risiedano in Italia o che siano emigrati in
altri Paesi;
7) atti relativi ai ricorsi dei richiedenti lo status di rifugiato - ai sensi dell'art. 5, comma 2, della legge 28
febbraio 1990, n. 39 - avverso le pronunce di denegazione prodotte dalla commissione centrale;
t) atti e documenti relativi ai provvedimenti di concessione o di denegazione dei contributi di prima
assistenza di cui gli articoli 1, 2, 3 e 4 del decreto interministeriale 24 luglio 1990, n. 237, in materia di
prima assistenza ai richiedenti lo status di rifugiato;
u) atti - e inerente documentazione - dei ricorsi avverso il provvedimento di diniego del contributo di prima
assistenza ex art. 5 del decreto interministeriale 24 luglio 1990, n. 237;
v) elaborati progettuali relativi alle sedi di servizio dei vigili del fuoco;
z) elaborati ed ogni altro atto tecnico concernente i prodotti soggetti ad omologazione e approvazioni ai fini
della normativa antincendio.
2. Il divieto di accesso ai documenti elencati alle lettere p), q), r), s), t), e u), limitato alle sole parti la cui
conoscenza pu pregiudicare il diritto delle persone alla riservatezza.
Art. 5
Periodo di segretazione

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1. Ai sensi dell'art. 24, comma 6, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e dell'art. 8, comma 2 e 3 , del decreto
del Presidente della repubblica 27 giugno 1992, n. 352, l'accesso consentito:
a) per i documenti di cui all'art. 2, lettera b), del presente regolamento dopo un periodo di segretazione di
anni cinquanta;
b) per i documenti di cui all'art. 2, lettera c), del presente regolamento, dopo un periodo di segretazione di
anni cinque. Resta fermo il divieto di accesso per i documenti o parte di essi contenenti notizie relative a
situazioni di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica o all'attivit di prevenzione e repressione dei reati;
c) per i documenti di cui all'art. 4, lettera o), del presente regolamento, dopo un periodo di segretazione di
anni settanta.
2. Il Ministro pu permettere, per motivi di studio, la consultazione dei documenti di cui alle lettere a) e c)
del comma 1 anche prima della scadenza dei termini ivi indicati, in conformit all'art. 21 comma 2, del
decreto del Presidente della repubblica 30 settembre 1963 n. 1409.
Art. 6
Modifiche
1. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento e successivamente almeno ogni tre
anni dalla data di entrata in vigore del presente, l'Amministrazione dell'interno verifica la congruit delle
categorie di documenti sottratti all'accesso individuate dagli articoli precedenti, valutando altres la
possibilit di disciplinare ulteriori casi di differimento dell'accesso rispetto a quelli previsti dall'art. 5 del
presente regolamento.
2. Le modifiche ritenute necessarie a seguito della verifica di cui al comma 1 sono adottate nelle medesime
modalit e forme del presente regolamento.
Art. 7
Pubblicit aggiuntiva
1. Il presente regolamento, oltre che pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della repubblica italiana, altres
pubblicato nel Bollettino ufficiale di legislazione del Ministero dell'interno. le stesse modalit sono
utilizzate per le successive modifiche ed integrazioni.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sar inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi
della repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Roma, 10 maggio 1994
Il Ministro: CIAMPI
Visto il Guardasigilli: BIONDI
Registrato alla Corte dei conti il 10 giugno 1994
Registro n. 1 Interno, foglio n. 297

AVVERTENZA
Il testo delle note qui pubblicato stato redatto ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della repubblica e
sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con Decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali operato rinvio.
Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
NOTA AL TITOLO:
La legge 7 agosto 1990, n. 241, reca "Nuove norme sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso
ai documenti amministrativi". Si trascrive il testo del relativo art. 24:
Art. 24. - 1. Il diritto di accesso escluso per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi dell'art. 12

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della 24 ottobre 1977, n. 801, nonch nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti
dall'ordinamento.
2. Il Governo autorizzato ad emanare, ai sensi del comma 2 dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n.400,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o pi decreti intesi a disciplinare le
modalit di esercizio del diritto di accesso e gli altri casi di esclusione del diritto di accesso in relazione alla
esigenza di salvaguardare:
a) la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni internazionali;
b) la politica monetaria e valutaria;
c) l'ordine pubblico e la prevenzione e repressione della criminalit;
d) la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese, garantendo peraltro agli interessati la visione degli
atti relativi ai procedimenti amministrativi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i loro
interessi giuridici.
3. Con i decreti di cui al comma 2 sono altres stabilite norme particolari per assicurare che l'accesso ai dati
raccolti mediante strumenti informatici avvenga nel rispetto delle esigenze di cui al medesimo comma 2.
4. Le singole amministrazioni hanno l'obbligo di individuare, con uno o pi regolamenti da emanarsi entro i
sei mesi successivi, le categorie di documenti da essi formati o comunque rientranti nella loro disponibilit
sottratti all'accesso per le esigenze di cui al comma 2.
5. Restano ferme le disposizioni previste dall'art. 9 della legge 1 aprile 1981, n. 121, come modificato
dall'art. 26 della legge 10 ottobre 1986, n. 668, e dalle relative norme di attuazione, nonch ogni altra
disposizione attualmente vigente che limiti l'accesso ai documenti amministrativi.
6. I soggetti indicati nell'art. 23 hanno facolt di differire l'accesso ai documenti richiesti sino a quando la
conoscenza di essi possa impedire o gravemente ostacolare lo svolgimento dell'azione amministrativa. Non
comunque ammesso l'accesso agli atti preparatori nel corso della formazione dei provvedimenti di cui
all'art. 13, salvo diverse disposizioni di legge.
NOTE ALLE PREMESSE:
- Per il testo del comma 4 dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si veda in nota al titolo.
- Il testo dei commi 3 e 4 dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (disciplina l'attivit di Governo e
ordinamento della Presidenza del consiglio dei Ministri) il seguente:
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o
di autorit sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti,
per materie di competenza di pi Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma
restando la necessit di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed
interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal governo. Essi
debbono essere comunicati al Presidente del consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la
denominazione di "regolamento", sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed
alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale
- Il testo dell'art. 8 del D.P.R. del 27 giugno 1992, n. 352 (regolamento per la disciplina delle modalit di
esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dell'art. 24
comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) il seguente:
Art. 8 (Disciplina dei casi di esclusione). - 1. Le singole amministrazioni provvedono all'emanazione dei
regolamenti di cui all'art. 24, comma 4, legge 7 agosto 1990, n. 241, con l'osservanza dei criteri fissati nel
presente articolo.
2. I documenti non possono essere sottratti all'accesso se non quando siano suscettibili di recare un
pregiudizio concreto agli interessi indicati nell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241. I documenti
contenenti informazioni connesse a tali interessi sono considerati segreti solo nell'ambito e nei limiti di tale
connessione. A tale fine, le amministrazioni fissano, per ogni categoria di documenti, anche l'eventuale
periodo di tempo per il quale essi sono sottratti all'accesso.
3. In ogni caso i documenti non possono essere sottratti all'accesso ove sia sufficiente far ricorso al potere di
differimento.
4. Le categorie di cui all'art. 24 comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, riguardano tipologie di atti
individuati con criteri di omogeneit indipendente dalla loro denominazione specifica.

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Nell'ambito dei criteri di cui ai commi 2, 3 e 4, i documenti amministrativi possono essere sottratti
all'accesso:
a) quando, al di fuori delle ipotesi disciplinate dall'art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dalla loro
divulgazione possa derivare una lesione, specifica e individuata, alla sicurezza e alla difesa nazionale,
nonch all'esercizio della sovranit nazionale alla continuit e alla correttezza delle relazioni internazionali,
con particolare riferimento alle ipotesi previste nei trattati e nelle leggi di attuazione;
b) quando possa arrecarsi pregiudizio ai processi di formazione, di determinazione e di attuazione della
politica monetaria e valutaria;
c) quando i documenti riguardino le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente
strumentali alla tutela dell'ordine pubblico, alla prevenzione e alla repressione della criminalit con
particolare riferimento alle tecniche investigative, alla identit delle fonti di informazione e alla sicurezza
dei beni e delle persone coinvolte, nonch l'attivit di polizia giudiziaria e di conduzione delle indagini;
d) quando i documenti riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche,
imprese e associazioni con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale,
finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari, ancorch i relativi dati siano forniti
all'amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono. Deve comunque essere garantita ai richiedenti la
visione degli atti dei procedimenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere
i loro stessi interessi giuridici.
- Il testo dell'art. 27 della legge 7 agosto 1990, n. 241, il seguente:
Art. 27 - 1. istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la commissione per l'accesso ai
documenti amministrativi.
2. La commissione nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del
Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri. Essa presieduta dal sottosegretario di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri ed composta da sedici membri dei quali due senatori e due deputati
designati dai Presidenti delle rispettive camere, quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979,
n. 97, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno, quattro fra i professori di ruolo in materia
giuridico-amministrativa e quattro fra i dirigenti dello Stato e degli altri enti pubblici.
3. La commissione rinnovata ogni tre anni. Per i membri parlamentari si procede a nuova nomina in caso
di scadenza o scioglimento anticipato delle camere nel corso del triennio.
4. Gli oneri per il funzionamento della commissione sono a carico dello stato di previsione della Presidenza
del Consiglio dei Ministri.
5. La commissione vigila affinch venga attuato il principio di piena conoscibilit dell'attivit della pubblica
amministrazione con il rispetto dei limiti fissati dalla legge; redige una relazione annuale sulla trasparenza
dell'attivit della pubblica amministrazione che comunica alle camere e al Presidente del consiglio dei
Ministri; propone al Governo modifiche dei testi legislativi e regolamentari che siano utili a realizzare la pi
ampia garanzia dei diritti di accesso di cui all'art. 22.
6. Tutte le amministrazioni sono tenute a comunicare alla commissione, nel termine assegnato dalla
medesima, le informazioni ed i documenti da essa richiesti, ad eccezione di quelli coperti da segreto di
Stato.
7. In caso di prolungato inadempimento all'obbligo di cui all'art. 18, le misure ivi previste sono adottate
dalla commissione di cui al presente articolo.
Note all'art. 1:
- Per il testo al comma 2 del comma 4 dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241, si veda in nota al titolo.
- Per il testo dell'art. 8 del D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352, si veda in nota al titolo.
Note all'art. 2:
- Per il testo dell'art. 8, comma 5, lettera a), del D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352, si veda in nota al titolo.
- Il testo dell'art. 21 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409 (Norme relative all'ordinamento ed al personale
degli archivi di Stato) il seguente:
Art. 21 (Limiti alla consultabilit dei documenti). - I documenti conservati negli archivi di Stato sono
liberamente consultabili, ad eccezione di quelli di carattere riservato relativi alla politica estera o interna che
diventano consultabili 50 anni dopo la loro data, e di quelli riservati relativi a situazioni puramente private
di persone, che lo diventano dopo 70 anni. I documenti dei processi penali sono consultabili 70 anni dopo la

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data della conclusione del procedimento.


Il ministro per l'interno, previo parere del direttore dell'archivio di Stato e udita la giunta del Consiglio
superiore degli archivi, pu permettere, per motivi di studio, la consultazione di documenti di carattere
riservato anche prima della scadenza dei termini indicati nel comma precedente.
I documenti di propriet dei privati, e da questi depositati negli archivi di Stato o agli archivi medesimi
donati o venduti o lasciati in eredit o legato, sono assoggettati alla disciplina stabilita dal primo e dal
secondo comma del presente articolo.
I depositati e coloro che donano o vendono o lasciano in eredit o legato documenti agli archivi di Stato,
possono tuttavia porre la condizione della non consultabilit di tutti o di parte dei documenti dell'ultimo
settantennio. Tale limitazione, come pure quella generale stabilita dal primo comma, non opera nei riguardi
dei depositati, dei donati, dei venditori e di qualsiasi altra persona da essi designata. La limitazione altres
inoperante nei confronti degli aventi causa dei depositanti, dei donanti, dei venditori, quando si tratta di
documenti concernenti oggetti ai quali siano interessati per il titolo d'acquisto".
- Il testo dell'art. 22 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, il seguente:
Art. 22 (Estensione delle norme contenute nell'archivio precedente). - Le disposizioni dell'articolo
precedente sono applicabili in quanto non siano in contrasto con gli ordinamenti particolari:
a) agli archivi correnti e di deposito degli organi legislativi, giudiziari e amministrativi dello Stato;
b) agli archivi degli enti pubblici.
- Il testo dell'art. 1 del D.P.R. 30 dicembre 1975, n. 854 (Attribuzioni del Ministero dell'interno in materia di
documenti archivistici non ammessi alla libera consultazione) il seguente:
Art. 1 - L'Amministrazione dell'interno provvede, in attuazione del comma secondo, lettera c), dell'art. 2
del decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, come modificato dalla legge 29 gennaio 1975, n. 5:
a) ad esercitare la vigilanza, ai fini di assicurarne l'integrit e la riservatezza, sui documenti che
costituiscono eccezione alla consultabilit ai sensi dell'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica 30
settembre 1963, n. 1409;
b) ad autorizzare, nei casi e con le procedure previste dalle disposizioni vigenti, la consultazione degli atti di
cui alla precedente lettera a);
c) a svolgere i compiti di vigilanza previsti dal titolo IV del citato decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409, sui documenti che rientrano nella categoria riservata prevista dall'art. 21 del
decreto medesimo, che si trovano a qualsiasi titolo in possesso di enti pubblici e di privati.
Note all'art. 3:
- Per il testo dell'art. 8, comma 5, lettera c), del decreto del Presidente della repubblica 27 giugno 1992, n.
352, si veda in nota al titolo.
- Il testo dell'art. 40 della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali) il seguente:
Art. 40 (Rimozione e sospensione di amministratori di enti locali). - 1. Con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, il sindaco, il presidente della provincia, i presidenti dei
consorzi e delle comunit montane, i componenti dei consigli e delle giunte, i presidenti dei consigli
circoscrizionali possono essere rimossi quando compiono atti contrari alla Costituzione o per gravi e
persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.
2. In attesa del decreto, il prefetto pu sospendere gli amministratori di cui al comma 1 qualora sussistano
motivi di grave e urgente necessit.
3. Sono fatte salve le disposizioni dettate dall'art. 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55.
- Il testo dell'art. 39, comma 1, della citata legge n. 142/1990, come modificato dall'art. 21 della legge 25
marzo 1993, n. 81, il seguente:
Art. 39 (Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali). - 1. I consigli comunali e
provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dell'interno:
a) quando compiono atti contrari alla Costituzione o per gravi persistenti violazioni di legge, nonch per
gravi motivi di ordine pubblico;
b) quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi per le seguenti
cause:
1) dimissioni, impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco o del presidente della
provincia;

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2) dimissioni o decadenza di almeno la met dei consiglieri;


c) quando non sia approvato nei termini il bilancio.
- Il testo dell'art. 1 del D.L. 31 maggio 1991, n. 1991 n. 164, convertito con modificazioni, nella legge 22
luglio 1991, n. 221, ha introdotto l'art. 15-bis della legge 19 marzo 1990, n. 55, recante nuove disposizioni
per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazioni di pericolosit
sociale.
Il testo dell'art. 15-bis della legge 1993, n. 120 e dagli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 del D.L. 20 dicembre 1993, n.
529, convertito nella legge 11 febbraio 1994, n. 108, il seguente:
Art. 15-bis - 1. Fuori dei casi previsti dall'art. 39 della legge 8 giugno 1990, n. 142, i consigli comunali e
provinciali sono sciolti quando anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'art. 15, comma 5,
emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalit organizzata o
su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli
organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali, nonch il regolare funzionamento dei
servizi alle stesse affidate ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato
della sicurezza pubblica. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione
dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia e di componente delle rispettive giunte,
anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi
predetti, nonch di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte.
1-bis. Presso il Ministero dell'interno istituito, con personale dell'Amministrazione, un comitato di
sostegno e di monitoraggio dell'azione delle commissioni straordinarie di cui al comma 4 e dei commi
riportati a gestione ordinaria.
2. Lo scioglimento disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministero
dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento di scioglimento deliberato dal
Consiglio dei Ministri trasmesso al Presidente della Repubblica per l'emanazione del decreto ed
contestualmente trasmesso alle Camere. Il procedimento avviato dal prefetto della provincia con una
relazione che tiene anche conto di elementi eventualmente acquisiti dall'Alto commissario per il
coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa. Nei casi in cui per i fatti oggetto degli
accertamenti di cui al comma 1 o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto pu
richiedere preventivamente informazioni al procuratore della repubblica competente, il quale, in deroga
all'art. 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere
segrete per le esigenze del procedimento.
3. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino
ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle commissioni
parlamentari competenti, al fine di assicurare il buon andamento delle amministrazioni e il regolare
funzionamento dei servizi ad esse affidati. Il decreto di scioglimento, con allegata la relazione del Ministro,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
3-bis. Il provvedimento con il quale si dispone l'eventuale proroga della durata dello scioglimento a norma
del comma 3 adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente la data fissata per lo svolgimento
delle elezioni relative al rinnovo degli organi. Si osservano le procedure e le modalit stabilite dal comma 2.
4. Con il decreto di scioglimento nominata una commissione straordinaria per la gestione dell'ente, la
quale esercita le attribuzioni che le sono conferite con il decreto stesso. La commissione composta di tre
membri scelti tra i funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione
ordinaria e amministrativa in quiescenza. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo
turno elettorale utile.
4-bis. Con decreto del Ministro dell'interno, da adottarsi a norma dell'art. 17, comma 3, della legge 23
agosto 1988, n. 400, sono determinate le modalit di organizzazione e funzionamento della commissione
straordinaria di cui al comma 4 per l'esercizio delle attribuzioni ad essa conferite, le modalit di
pubblicazione degli atti adottati dalla commissione stessa, nonch le modalit di organizzazione e
funzionamento del comitato di cui all'art. 1, comma 1-bis.
5. Quando ricorrono motivi di urgente necessit, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende
gli organi dalla carica ricoperta, nonch da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria
amministrazione dell'ente mediante invio di commissari. La sospensione non pu eccedere la durata di
sessanta giorni e il termine del decreto di cui al comma 3 decorre dalla data del provvedimento di

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sospensione.
6. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi a norma del presente articolo quando sussistono le
condizioni indicate nel comma 1, ancorch ricorrano le situazioni previste dall'art. 39 della legge 8 giugno
1990, n. 142.
6-bis. Quando in relazione alle situazioni indicate nel comma 1 sussiste la necessit di assicurare il regolare
funzionamento dei servizi degli enti nei cui confronti stato disposto lo scioglimento, il prefetto, su
richiesta della commissione straordinaria di cui al comma 4, pu disporre, anche in deroga alle norme
vigenti, l'assegnazione in via temporanea, in posizione di comando o distacco, di personale amministrativo e
tecnico di amministrazioni ed enti pubblici, previa intesa con gli stessi, ove occorra anche in posizione di
sovraordinazione. Al personale assegnato spetta un compenso mensile lordo proporzionato alle prestazioni
da rendere, stabilito dal prefetto in misura non superiore al 50 per cento del compenso spettante a ciascuno
dei componenti della commissione straordinaria, nonch, ove dovuto, il trattamento economico di missione
stabilito dalla legge per i dipendenti dello Stato in relazione alla qualifica funzionale posseduta
nell'amministrazione di appartenenza. Tali competenze sono a carico dello Stato e sono corrisposte dalla
prefettura, sulla base di idonea documentazione giustificativa, sugli accreditamenti emessi, in deroga alle
vigenti disposizioni di legge, dal Ministro dell'interno. La prefettura, in caso di ritardo nell'emissione degli
accreditamenti, autorizzata a prelevare le somme occorrenti sui fondi in genere della contabilit speciale.
per il personale non dipendente da amministrazioni centrali o periferiche dello Stato, la prefettura provvede
al rimborso ai datori di lavoro dello stipendio lordo, per la parte proporzionalmente corrispondente alla
durata delle prestazioni rese. Agli oneri derivanti dalla presente disposizione di provvede per gli anni 1993 e
seguenti con una quota parte del 10 per cento delle somme di denaro confiscate ai sensi della legge 31
maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, nonch del ricavato delle vendite disposte a norma
dell'art. 4, commi 4 e 6, del decreto-legge 14 giugno 1989, n. 230, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 agosto 1989, n. 282, relative ai beni mobili od immobili ed ai beni costituiti in azienda confiscati ai sensi
della medesima legge n. 575 del 1965. Alla scadenza del periodo di assegnazione, la commissione
straordinaria potr rilasciare, sulla base della valutazione dell'attivit prestata dal personale assegnato,
apposita certificazione di lodevole servizio che costituisce titolo valutabile ai fini della progressione di
carriera e nei concorsi interni e pubblici nelle amministrazioni dello Stato, delle regioni e degli enti locali.
6-ter. Per far fronte a situazioni di gravi disservizi e per avviare la sollecita realizzazione di opere pubbliche
indifferibili, la commissione straordinaria di cui al comma 4, entro il termine di sessanta giorni
dall'insediamento, adotta un piano di priorit degli interventi, anche con riferimento a progetti gi approvati
e non eseguiti. Gli atti relativi devono essere nuovamente approvati dalla commissione straordinaria. La
relativa deliberazione, eseguita a norma di legge, inviata entro dieci giorni al prefetto il quale, sentito il
comitato provinciale della pubblica amministrazione opportunamente integrato con i rappresentanti di uffici
tecnici delle amministrazioni statali, regionali o locali, trasmette gli atti all'amministrazione regionale
territorialmente competente per il tramite del commissario del Governo o alla Cassa depositi e prestiti, che
provvedono alla dichiarazione di priorit di accesso ai contributi e finanziamenti a carico degli stanziamenti
comunque destinati agli investimenti degli enti locali. Le disposizioni del presente comma si applicano ai
predetti enti anche in deroga all'art. 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, e successive modificazioni e integrazioni, limitatamente agli importi
totalmente ammortizzabili con contributi statali o regionali ad essi effettivamente assegnati.
6-quater. Le disposizioni di cui al comma 6-ter si applicano, a far tempo dalla data di insediamento degli
organi e fino alla scadenza del mandato elettivo, anche alle amministrazioni comunali e provinciali, i cui
organi siano rinnovati al termine del periodo di scioglimento disposto ai sensi del comma 1.
6-quinquies. Nei casi in cui lo scioglimento disposto anche con riferimento a situazioni di infiltrazione o
di condizionamento di tipo mafioso, connesse all'aggiudicazione di appalti di opere o di lavori pubblici o di
pubbliche forniture, ovvero l'affidamento in concessione di servizi pubblici locali, la commissione
straordinaria di cui al comma 4 procede alle necessarie verifiche con i poteri del collegio degli ispettori di
cui all'art. 14 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio
1991. A conclusione degli accertamenti, la commissione straordinaria adotta tutti i provvedimenti ritenuti
necessari e pu disporre d'autorit la revoca delle deliberazioni gi adottate, in qualunque momento e fase
della procedura contrattuale o la rescissione del contratto gi concluso.
6-sexies. Ferme restando le forme di partecipazione popolare previste dagli statuti in attuazione dell'art. 6,
comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142, la commissione straordinaria di cui al comma 4, allo scopo di

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acquisire ogni utile elemento di conoscenza e valutazione in ordine a rilevanti questioni d'interesse generale
si avvale, anche mediante forme di consultazione diretta, dell'apporto di rappresentanti delle forze politiche
in ambito locale, dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), dell'Unione delle provincie
d'Italia (UPI), delle associazioni imprenditoriali e degli ordini professionali delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative, nonch delle organizzazioni di volontariato e degli altri organismi locali
particolarmente interessati alla questione delle tratte.
6-septies. Qualora negli enti, nei cui confronti sia stato disposto lo scioglimento degli organi ai sensi del
comma 1, non risulti costituita la commissione di disciplina prevista dall'art. 51, comma 10, della legge 8
giugno 1990, n. 142, per la mancata elezione del rappresentante del personale, la predetta commissione di
disciplina composta, per tutta la durata dello scioglimento, dagli altri due membri ordinari e da un
dipendente dell'ente, nominato dalla commissione straordinaria di cui al comma 4. Ai fini della sostituzione
nei casi di assenza, di legittimo impedimento o di ricusazione previsti dal regolamento organico dell'ente, la
commissione straordinaria procede altres alla nomina del componente supplente, prescelto nell'ambito dei
dipendenti che rivestono la stessa qualifica funzionale del componente effettivo, o, in mancanza, quella
immediatamente inferiore. Le disposizioni del presente comma, ricorrendone i presupposti, si applicano
anche ai fini della costituzione e del funzionamento di organi collegiali, comunque denominati, con
competenza in materia disciplinare, eventualmente previsti dalla legge o dai contratti collettivi di comparto.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle unit sanitarie locali, ai consorzi di comuni e
provincie, alle unioni di comuni, alle comunit montane, nonch alle aziende speciali dei comuni e delle
provincie e ai consigli circoscrizionali, in quanto compatibili con i relativi ordinamenti.
7-bis. Il Ministro dell'interno presenta al Parlamento una relazione semestrale sull'attivit svolta dalla
gestione straordinaria dei singoli comuni.
Note all'art. 4:
- Per il testo dell'art. 8, comma 5, lettera d), del D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352, si veda in nota al titolo.
- Per il testo degli articoli 21 e 22 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409 e dell'art. 1 del D.P.R. 30 dicembre
1975, n. 854, si veda in nota all'art. 2.
- Il testo dell'art. 1, comma 2, del D.P.R. 15 maggio 1990, n. 136 (regolamento per l'attuazione dell'art. 1,
comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
febbraio 1990, n. 39, in materia di riconoscimento dello status di rifugiato) il seguente: 2. La questura
raccoglie i dati sull'identit del richiedente la qualifica di rifugiato e i documenti prodotti o comunque
acquisiti anche d'ufficio, redige un verbale delle dichiarazioni dell'interessato e, sempre che non risultino i
motivi ostativi di cui all'art. 1, comma 4, del decreto-legge sopra richiamato, invia entro sette giorni tutta la
documentazione istruttoria alla commissione di cui all'art. 2, rilasciando al richiedente un permesso di
soggiorno temporaneo valido sino alla definizione della procedura.
- Il testo dell'art. 2 del D.P.R. 15 maggio 1990, n. 136, il seguente:
Art. 2 - 1. La Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato nominata con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta congiunta dei Ministri dell'interno e degli affari esteri.
Essa presieduta da un prefetto ed composta da un funzionario dirigente in servizio presso la Presidenza
del Consiglio dei Ministri, da un funzionario del Ministero degli affari esteri con qualifica non inferiore a
consigliere di legazione, da due funzionari del Ministero dell'interno, di cui uno appartenente al
Dipartimento della pubblica sicurezza ed uno alla Direzione generale dei servizi civili, con qualifica non
inferiore a primo dirigente o equiparata. Alla riunione della Commissione partecipa, con funzioni
consultive, un rappresentante del Delegato in Italia dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
rifugiati.
2. Con i criteri di cui al comma 1 il Presidente del Consiglio dei Ministri pu costituire pi sezioni anche
per aree geografiche di provenienza dei richiedenti il riconoscimento.
3. Nell'ipotesi in cui siano costituite pi sezioni, istituito altres un consiglio di presidenza composto dai
presidenti delle singole sezioni e presieduto dal presidente della prima sezione.
4. Il consiglio di presidenza fissa le direttive e i criteri di massima per le attivit delle sezioni.
5. Ciascuna amministrazione interessata designa un supplente per ogni componente spettantele nella
Commissione e nelle sezioni.
- Il testo dell'art. 5, comma 2, della legge 28 febbraio 1990, n. 39, di conversione del D.L. 30 dicembre
1989, n. 416 (Norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini

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extracomunitari, e di regolazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi gi presenti nel territorio dello
Stato) il seguente: 2. Contro i provvedimenti di diniego del riconoscimento dello status di rifugiato
ammesso ricorso al tribunale amministrativo regionale del luogo del domicilio eletto dall'interessato.
- Il testo dell'art. 1 del decreto del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro del tesoro 24 luglio 1990,
n. 237 (regolamento per l'attuazione dell'art. 1 comma 8, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416,
convertito, con modificazioni, della legge 28 febbraio 1990, n. 39, in materia di prima assistenza ai
richiedenti lo status di rifugiato) il seguente:
Art. 1 - Fino alla emanazione di una nuova disciplina dell'assistenza in materia di rifugiati, ai richiedenti lo
status di rifugiato privi di mezzi di sussistenza o di ospitalit in Italia concesso un contributo giornaliero
di prima assistenza di lire venticinquemila, limitatamente al periodo in cui sussiste lo stato di indigenza. In
ogni caso la durata del contributo non potr essere superiore a quarantacinque giorni.
2. Il titolo al contributo cessa il giorno in cui viene comunicata al richiedente la deliberazione sulla
domanda di riconoscimento dello status di rifugiato emessa dalla commissione di cui all'art. 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 15 maggio 1990, n. 136.
3. Coloro che hanno conseguito lo status di rifugiato fruiscono, ai sensi dell'art. 23 della convenzione di
Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata con legge 24 luglio 1954, n. 722, dello stesso trattamento assistenziale
riservato ai cittadini italiani.
- Il testo dell'art. 2 del decreto 24 luglio 1990, n. 237, il seguente:
Art. 2 - 1. Il contributo viene erogato in ratei quindicinali anticipati. Qualora il titolo al contributo venga
meno per effetto del provvedimento di cui all'art. 1 comma 2, le somme gi pagate non sono soggette a
rimborso.
- Il testo dell'art. 3 del D.M. 24 luglio 1990, n. 237, il seguente:
Art. 3 - 1. La domanda, in carta libera, diretta al conseguimento del contributo di prima assistenza va
presentata dal richiedente lo status di rifugiato ad un ufficio di polizia situato nel comune nel quale ha eletto
il proprio domicilio.
2. L'ufficio di polizia trasmette tempestivamente la domanda, corredata di attestazione inerente
l'accertamento dei requisiti soggettivi di cui all'art. 1, alla prefettura competente per territorio, che provvede
sulla domanda medesima.
3. Ove il richiedente sia avviato presso uno dei centri di prima accoglienza di cui all'art. 11, comma 3, del
D.L. 30 dicembre 1989, n. 416, convertito dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, viene sospesa l'erogazione
del contributo di cui al presente decreto.
4. Dell'esito della domanda la prefettura d comunicazione all'interessato e trasmette gli estremi del
provvedimento adottato al Ministero dell'interno - Direzione generale dei servizi civili.
- Il testo dell'art. 4 del D.M. 24 luglio 1990, n. 237, il seguente:
Art. 4 - 1. Per la riscossione dei ratei di contributo il richiedente deve presentarsi alla tesoreria provinciale
competente per territorio munito di valido documento di identificazione; qualora ne sia sprovvisto, potr
richiedere il rilascio della carta di identit al comune del luogo prescelto come domicilio, ai sensi dell'art. 6,
comma 3, del citato decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito dalla legge 28 febbraio 1990, n.
39.
Note all'art. 5:
- Per il testo del comma 6 dell'art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si veda in nota al titolo.
- per il testo del comma 2 dell'art. 21 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, si veda in nota all'art. 2.

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CORTE COSTITUZIONALE
N. 231 SENTENZA 22 OTTOBRE 1975

Deposito in cancelleria: 22 ottobre 1977


Pres. Bonifacio - Rel. Crisafulli
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Commissione parlamentare di inchiesta (c.d. antimafia) Non ha obbligo di trasmettere ad organi giudiziari atti e documenti da essa formati o direttamente disposti
(e che abbia ritenuto di mantenere segreti) ed atti gi a disposizione di organi del potere giudiziario.
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Commissione parlamentare di inchiesta (c.d. antimafia) Obbligo di trasmettere a organi giudiziari atti e documenti in suo possesso che, a norma di legge, non siano
coperti all'origine da segreto non opponibile all'autorit giudiziaria penale - Conseguente annullamento di
note con le quali la Commissione si rifiuta di trasmettere tali atti e documenti.
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Legittimazione a proporlo - Organi competenti a dichiarare
definitivamente la volont del potere cui appartengono - Nozione - Organi giurisdizionali - Sono legittimati
- Pretesa legittimazione ad processum della sola Corte di cassazione - Esclusione.
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Legittimazione a proporlo - Organi competenti a dichiarare
definitivamente la volont del potere cui appartengono - Commissioni parlamentari di inchiesta Sostituiscono oper constitutionis lo stesso Parlamento - Sono legittimate.
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 37 - Interpretazione - Non
muove dal criterio della definitivit degli atti (eventualmente anche mancanti) - competenza a dichiarare
definitivamente la volont del potere e definitivit dell'atto (giurisdizionale, nella specie) - Distinzione.
Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - Commissione parlamentare di inchiesta (c.d. antimafia) Sua lettera del 26 marzo 1975 - Rifiuto di trasmettere documenti richiesti da organi giudiziari - Sussistenza
della materia di conflitto e dell'interesse a sollevarlo.
Parlamento - Indipendenza - Contemperamento con l'autonomia e l'indipendenza del potere giudiziario.
Parlamento - Indipendenza - Contenuto - Norme costituzionali e regolamenti parlamentari.
Parlamento - Atti parlamentari - Pubblicit e sue deroghe - Pubblicit dei lavori delle Commissioni
(legislative, d'inchiesta, per indagini conoscitive).
Parlamento - Commissioni di inchiesta - Loro rapporti con il plenum - Possono stabilire il segreto delle
attivit da esse svolte - Funzionalizzazione al conseguimento dei fini alla Commissione assegnati.
Parlamento - Commissioni di inchiesta - Loro rapporti con il plenum - Segreto delle attivit da esse svolte Possono stabilirlo (quando non sia obbligatorio) - Finalit - Differenza da quelle caratterizzanti le istruttorie
giudiziarie.
Parlamento - Commissioni di inchiesta - Compiti - Carattere politico - Rientrano nella funzione ispettiva
delle Camere - Accertamento di reati e di responsabilit penali - Esclusione.

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Parlamento - Commissioni di inchiesta - Poteri e limiti ex art. 82 della Costituzione - Facolt di prescegliere
anche modi di azione diversi - Eventuale natura confidenziale o riservata delle informazioni ad esse fornite
o da esse raccolte - Potere di opporre il segreto alle risultanze delle indagini.
Parlamento - Commissioni di inchiesta - Segreto - Natura sostanziale - Differenza da quello previsto dai
codici di diritto e procedura penale.
Parlamento - Commissioni di inchiesta - Segreto funzionale del loro lavoro (derogabile) - Limite che ne
deriva all'esercizio della funzione giurisdizionale e del diritto di difesa - Non illegittimo - Indicazione alle
autorit giudiziarie richiedenti delle fonti delle notizie raccolte.
Diritto di difesa - Costituzione, art. 24 - Interpretazione - Limiti al suo esercizio derivanti dalla necessit di
contemperarne la tutela con quella di altri interessi costituzionalmente garantiti - Salvezza, in ogni caso,
dell'effettivit del diritto.
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Prof. Francesco Paolo Bonifacio, Presidente - Dott. Luigi Oggioni - Avv. Angelo De
Marco - Avv. Ercole Rocchetti - Prof. Enzo Capalozza - Prof. Vincenzo Michele Trimarchi - Prof. Vezio
Crisafulli - Dott. Nicola Reale - Prof. Paolo Rossi - Avv. Leonetto Amadei - Dott. Giulio Gionfrida - Prof.
Edoardo Volterra - Prof. Guido Astuti - Dott. Michele Rossano - Prof. Antonino De Stefano, Giudici,
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nei giudizi riuniti, promossi con le ordinanze emesse il 18 aprile 1975 dal tribunale di Torino (II sezione
penale) e il 16 aprile 1975 dal tribunale di Milano (I sezione penale), rispettivamente iscritte ai nn. 15 e 16
del registro ricorsi 1975, per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito del rifiuto,
opposto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, di trasmettere
documenti richiesti dai predetti tribunali.
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della
mafia in Sicilia;
udito nell'udienza pubblica dell'8 ottobre 1975 il Giudice relatore Vezio Crisafulli;
uditi gli avvocati Aldo Sandulli e Gian Domenico Pisapia, per la Commissione parlamentare, e gli avvocati
Alberto Dall'Ora e Giovanni Bovio, per il tribunale di Milano.
Ritenuto in fatto:
1. - Con ordinanza emessa il 18 aprile 1975 nel corso di un procedimento penale a carico di Pantaleone
Michele e Einaudi Giulio, il tribunale di Torino sollevava conflitto di attribuzione ai sensi dell'art. 37 della
legge 11 marzo 1953, n. 87, nei confronti del potere legislativo, assumendo che la Commissione
parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, istituita con legge 20 dicembre 1962, n. 1720
- dopo aver aderito solo in minima parte alle richieste, avanzate con precedenti ordinanze dallo stesso
tribunale, di copie di documenti ritenuti necessari ai fini della indagine - ad una successiva richiesta,
disposta con ordinanza 31 gennaio 1975, della predetta documentazione, ritenuta ormai non pi segreta a
seguito della pubblicazione della Relazione sui lavori svolti e sullo stato del fenomeno mafioso al termine
della V Legislatura, aveva ribadito il proprio rifiuto con una lettera in data 21 febbraio 1975.
2. - I fatti da cui ha tratto origine il procedimento penale risalgono al 1969 quando l'editore Giulio Einaudi
pubblicava il libro di Michele Pantaleone Antimafia occasione mancata nel quale l'autore attribuisce a
Bernardo Canzoneri, Gaspare Cusenza, Giovanni Gioia e Orazio Ruisi la commissione di vari reati.
A seguito delle querele sporte dalle persone sopra menzionale, nell'aprile e nel maggio 1969 il Procuratore
della Repubblica di Torino citava a giudizio direttissimo il Pantaleone e l'Einaudi per rispondere dei reati di

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cui agli artt. 81, 110-595 del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47.
Nel corso del dibattimento e in particolare nelle diverse udienze tenutesi nel 1973, la difesa degli imputati,
cui si generalmente associato il pubblico ministero, chiedeva l'acquisizione agli atti di documenti in
possesso della Commissione antimafia e il tribunale provvedeva emettendo le relative ordinanze.
Seguivano le risposte in gran parte negative della Commissione, cui peraltro il tribunale continu a chiedere
oltre la documentazione non ricevuta, anche altri atti che lo svolgimento del processo faceva, via via,
apparire rilevanti ai fini dell'accertamento della verit.
Perdurando il diniego della Commissione, espresso definitivamente con la citata lettera del 21 febbraio
1975, alla udienza del 18 aprile 1975 la difesa degli imputati sollecitava il tribunale a sollevare conflitto di
attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Il pubblico ministero si associava alla richiesta e, in
conformit, il tribunale emetteva la nota ordinanza del 18 aprile 1975.
3. - Con altra ordinanza, emessa il 16 aprile 1975 nel corso di un procedimento penale a carico di Villani
Silvano, il tribunale di Milano sollevava analogo conflitto nei confronti della Commissione antimafia,
denunciando la violazione degli artt. 24, 101 e seguenti della Costituzione.
Il Villani aveva pubblicato sul Corriere della Sera del 4 settembre 1971 un articolo intitolato La voce della
mafia al telefono, nel quale affermava essere Italo Jalongo un pregiudicato per truffa, un mafioso e come
tale aver fatto diversi favori a personaggi importanti. Lo Jalongo sporse querela per diffamazione a mezzo
stampa concedendo la pi ampia facolt di prova. Il 2 aprile 1973 il Villani veniva citato a giudizio
direttissimo dal Procuratore della Repubblica di Milano sotto l'imputazione del reato di cui agli articoli 59581 del codice penale e 13 della legge n. 47 del 1948, per le affermazioni contenute nell'articolo suddetto.
Dall'8 maggio 1973 si sono susseguite le udienze dibattimentali spesso rinviate a causa della pendenza delle
trattative per la remissione della querela. all'udienza del 22 aprile 1974, avendo la difesa del Villani chiesto
che venissero acquisiti atti in possesso della Commissione antimafia ed essendosi associato alla richiesta il
pubblico ministero, il tribunale in pari data emetteva la relativa ordinanza. Pervenuta la comunicazione in
data 6 dicembre 1974, con la quale la Commissione antimafia rifiutava gli atti richiesti, il tribunale, in data
12 febbraio 1974, emetteva nuova ordinanza di richiesta degli atti in questione, replicando nelle premesse
alle argomentazioni della commissione, e affermando, tra l'altro, che la prova liberatoria spetta all'imputato
o per richiesta del querelante o a norma dell'art. 51 del codice penale in relazione agli artt. 21 e 24 della
Costituzione.
Con successiva nota del 26 marzo 1975 la Commissione in risposta all'ordinanza 12 febbraio, ribadiva il
rifiuto di esibire i documenti, insistendo sul corretto significato da attribuire alla pubblicazione disposta
al termine della V Legislatura.
All'udienza del 16 aprile la difesa del Villani chiedeva al tribunale di sollevare conflitto di attribuzione
davanti alla corte costituzionale nei confronti dell'antimafia. Il pubblico ministero, dal canto suo, si
associava alla richiesta facendola propria, ed il tribunale emetteva la nota ordinanza 16 aprile 1975.
4. - Con ordinanze nn. 228 e 229 dell'8 luglio 1975 la Corte costituzionale, a norma dell'art. 37 della legge
n. 87 del 1953, dichiarava l'ammissibilit dei ricorsi per conflitto di attribuzione proposti rispettivamente
dal tribunale di Torino e dal tribunale di Milano, disponendo altres che: a) la cancelleria della Corte desse
immediata comunicazione al ricorrente della ordinanza; b) che a cura di ciascun ricorrente l'ordinanza e il
ricorso venissero notificati alla Commissione antimafia in persona del suo Presidente entro il termine di
trenta giorni dalla data di comunicazione di cui sopra.
A seguito della comunicazione e delle notificazioni prescritte, la Commissione antimafia si costituita nei
due conflitti con deduzioni dell'avv. Aldo Sandulli e dell'avv. Gian Domenico Pisapia depositate il 7 agosto
1975, cui hanno fatto seguito memorie aggiuntive depositate in data 25 settembre 1975.
A loro volta i tribunali di Torino e di Milano provvedevano al deposito dei ricorsi a norma dell'art. 26, terzo
comma, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale rispettivamente in data 20
agosto e 8 agosto 1975. Il tribunale di Milano depositava altres memoria e successivamente conferiva
mandato di rappresentarlo in udienza agli avvocati Giovanni Bovio e Alberto Dall'Ora.
Nella pubblica udienza i difensori delle parti hanno ribadito le rispettive tesi e conclusioni.
Considerato in diritto:

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1. - I giudizi per conflitto di attribuzione, promossi con le due ordinanze dei tribunali di Torino e di Milano
nei confronti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno dellamafia, a seguito del rifiuto
da questa opposto di trasmettere ai tribunali medesimi, che ne avevano fatto formale richiesta, determinati
atti e documenti in suo possesso, ritenuti dai giudici predetti necessari ai fini dell'accertamento della verit
nei rispettivi processi, involgono sostanzialmente le stesse questioni e vanno perci decisi con unica
sentenza.
2. - La difesa della Commissione eccepisce pregiudizialmente l'inammissibilit dei conflitti, sia sotto il
profilo soggettivo che sotto il profilo oggettivo. Deduce, infatti, per un verso, che n i tribunali ricorrenti n
essa Commissione sarebbero legittimati - rispettivamente - a sollevare i conflitti in oggetto e a resistervi,
non essendo organi competenti a dichiarare definitivamente la volont del potere cui appartengono, come
prescritto dall'art. 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e che mancherebbe altres, per altro
verso, la materia di conflitto e difetterebbe nei tribunali l'interesse a ricorrere, perch gli atti e documenti,
cui si riferivano le loro richieste e i dinieghi della Commissione, o non sarebbero validamente utilizzabili
come mezzi di prova nei processi in corso in sede dibattimentale o avrebbero potuto e potrebbero essere
richiesti ai soggetti, pubbliche autorit e privati, che li avevano autonomamente formati e da cui
provenivano.
Gli argomenti addotti, peraltro, non sono tali da indurre la Corte a mutare l'avviso gi espresso in linea di
prima delibazione nelle ordinanze nn. 228 e 229 del corrente anno, alla motivazione delle quali, con le
ulteriori precisazioni che seguono, si fa quindi espresso rinvio.
3. - Pi particolarmente, sotto il profilo soggettivo, riecheggiando una nota tesi dottrinale che,
nell'interpretazione del primo comma dell'art. 37, tende a distinguere gli organi che possono entrare tra loro
in conflitto da quelli legittimati al relativo giudizio (i quali ultimi sarebbero unicamente gli organi supremi
dei poteri cui i primi appartengono), si assume che, nella specie, i conflitti avrebbero dovuto essere proposti
dalla Corte di cassazione, anzich dai tribunali direttamente interessati, e nei confronti delle Camere,
anzich della Commissione d'inchiesta. Senonch, a prescindere dalle difficolt che all'accoglimento, in
generale, di siffatta tesi, derivano dallo stesso testo dell'art. 37, dove parlandosi di conflitto si allude
all'oggetto del giudizio, e non viceversa al giudizio sul conflitto, e dove pertanto il riferimento agli organi
competenti a dichiarare definitivamente la volont dei poteri va inteso come rivolto a designare gli organi
confliggenti, e non soltanto quelli legittimati ad processum, significativo rilevare che la difesa della
Commissione esplicitamente ammette - da un lato - che alle Commissioni d'inchiesta deve riconoscersi (ed
positivamente riconosciuta) un'amplissima autonomia, tanto pi quando, come nel caso in oggetto, siano
istituite con legge e senza prefissione di termini, quindi destinate a durare oltre le singole legislature; e
altres ammette - d'altro lato - che attualmente l'ordinamento non predispone (almeno, espressamente) i
congegni attraverso i quali l'organo giudiziario minore potrebbe sollecitare l'intervento della Corte di
cassazione, la quale a sua volta (si aggiunge) non pu essere considerata giuridicamente come superiore
rispetto agli altri, senza dire delle perplessit (anch'esse accennate, ma non risolte, nelle deduzioni di
costituzione della Commissione) che la struttura composita della stessa Corte di cassazione farebbe
sorgere quando si volesse pi precisamente stabilire in quale delle sue articolazioni (Primo Presidente,
Sezioni Unite, ecc.) dovrebbe ritenersi concentrata la competenza a proporre conflitto.
Ma tutte queste ammissioni, riserve e perplessit finiscono per avvalorare indirettamente, anche sul terreno
pratico, le conclusioni cui la Corte ebbe a pervenire nelle ordinanze numeri 228 e 229, evidenziando - da un
lato - il carattere diffuso che tipicamente contrassegna il potere giudiziario, ciascuna componente del
quale idonea a porre in essere pronunce sulle quali la Corte di cassazione non sarebbe in grado di
esercitare il proprio sindacato, se non nei casi previsti dai codici di rito e (con la sola eccezione di cui all'art.
41, prima comma, cod. proc. civ.) sempre dietro iniziativa di chi sia parte in giudizio; nonch - d'altro lato l'indipendenza di cui godono, durante il corso del loro mandato, le Commissioni parlamentari d'inchiesta,
anche nei confronti delle Camere, le quali, come non potrebbero procedere esse stesse, direttamente, ad
inchieste ex art. 82 Cost., cos nemmeno sono autorizzate a interferire nelle deliberazioni adottate dalle
Commissioni medesime per il pi proficuo svolgimento dei loro lavori.
da soggiungere che l'art. 37 della legge n. 87, nel definire i conflitti tra poteri la cui risoluzione spetta alla
Corte costituzionale, non muove dal criterio della definitivit degli atti che ne possono essere all'origine,

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ch anzi in tali conflitti (a differenza che in quelli tra Stato e Regione o tra Regioni) un atto pu addirittura
mancare, essendo sufficiente a determinarli un mero comportamento, anche omissivo; ma designa gli organi
legittimati a sollevarli ed a resistervi alla stregua delle loro capacit ad impegnare l'intero potere. N, in tale
ordine di idee, ha riferimento agli organi che - in concreto - abbiano dichiarato definitivamente la volont
del potere, quanto invece agli organi a ci competenti, vale a dire che ne abbiano l'astratta possibilit.
Perde perci consistenza il rilievo della difesa della Commissione, secondo cui, a norma dell'art. 200 cod.
proc. pen., le ordinanze istruttorie dei tribunali ricorrenti, alle quali seguirono le risposte negative della
Commissione, sarebbero state (e sarebbero), oltre che revocabili come ogni ordinanza, impugnabili
unitamente alla sentenza di merito.
4. - anche da disattendere l'eccezione di inammissibilit sotto il profilo oggettivo, per mancanza di
materia di conflitto e carenza di interesse, che, peraltro, nella parte in cui accenna a distinguere tra le
diverse specie di atti richiesti dai tribunali e rifiutati dalla Commissione, finisce per involgere questioni
inerenti al merito della controversia, o comunque con questo strettamente connesse, sulle quali occorrer
soffermarsi in prosieguo.
Ferma restando tale riserva, pu e deve essere ribadito che sussiste indubbiamente nei casi in esame materia
di conflitto e interesse a sollevarlo, assumendosi dai tribunali ricorrenti che dal rifiuto illegittimamente
opposto dalla Commissione risulterebbe menomata la sfera di attribuzione ad essi garantita dalla
Costituzione, per l'impedimento derivantene all'acquisizione delle prove ritenute necessarie per
l'accertamento della verit. N pu contestarsi che ogni valutazione sulla utilit e sulla valida utilizzabilit
in giudizio dei mezzi di prova di esclusiva competenza dell'autorit giudiziaria procedente, sottraendosi
pertanto a qualsiasi sindacato che non sia quello esplicabile dal giudice eventualmente adito in sede di
gravame.
5. - Nel merito, la controversia concerne determinati atti e documenti dell'inchiesta antimafia, non inserite
negli Atti parlamentari (Documento n. XXIII-2, Septies, della V Legislatura) come allegati alla Relazione
sui lavori svolti e sullo stato del fenomeno mafioso al termine della V Legislatura, ivi pubblicata, ma
specificatamente indicati nell'elenco, anch'esso allegato alla relazione predetta (n. 62), denominato Indice
analitico della documentazione esistente agli atti della Commissione. Ed il problema di fondo che si
dibatte in entrambi i giudizi , dunque, pi precisamente, se la Commissione abbia l'obbligo giuridico di
trasmettere all'autorit giudiziaria tali atti e documenti, potendo esimersene soltanto nei casi ed alle
condizioni all'art. 342 cod. proc. pen. (in relazione anche all'art. 352), ovvero se, in considerazione delle
finalit di pubblico interesse cui costituzionalmente preordinato il potere d'inchiesta e delle prerogative di
cui godono le Assemblee legislative ed i loro organi, nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali (delle
quali soltanto questione nella specie e tra le quali certamente rientra la funzione ispettiva, esprimentesi tra
l'altro attraverso le inchieste), sia da riconoscere alla Commissione predetta la facolt di stabilire se e quali
dei suoi atti e relativa documentazione debbano essere coperti da segreto, opponibile anche agli organi
giudiziari.
La posizione di assoluta indipendenza del Parlamento, come di altri organi ai vertici dello Stato, anche
dei loro rapporti reciproci (sent. n. 143 del 1968), stata pi volte riaffermata da questa Corte (sent. n. 15
del 1969 e sent. numero 110 del 1970: quest'ultima con particolare riferimento alle deroghe alla
giurisdizione, ammissibili nei loro confronti pur se sempre di stretta interpretazione), che non ha
mancato, in occasione del conflitto insorto tra la commissione parlamentare inquirente per i giudizi di
accusa e il giudice istruttore del tribunale di Roma, di sottolineare la necessit di contemperare l'autonomia
e l'indipendenza del potere giudiziario da ogni altro potere con l'indipendenza del potere politico rispetto
ad ogni indebita ingerenza, anche da parte del poter giudiziario (sent. n. 13 del 1975).
Pi analiticamente, l'indipendenza delle camere (riflettentesi naturalmente sui loro organi) si articola, nella
normativa direttamente dettata dal testo costituzionale, nell'autonomia organizzativa e normativa spettante a
ciascuna di esse (riserva di regolamento: art. 64, primo comma); nella loro esclusiva competenza alla
convalida dei propri membri (art. 66); nella non responsabilit dei medesimi per i voti dati e le opinioni
espresse nell'esercizio delle loro funzioni (art. 68, primo comma: immunit, sotto questo aspetto, assoluta,
che, in omaggio al principio democratico rappresentativo, l'articolo 122, ultimo comma, estende ai membri
dei Consigli regionali), oltre che nella immunit, che pu dirsi relativa, di cui al secondo comma del detto
art. 68 (non proseguibilit dell'azione penale e divieto di arresto e perquisizione personale o domiciliare

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senza autorizzazione dell'Assemblea, fuori dei casi di flagrante delitto che comporti obbligatoriet di
mandato di cattura).
Alle quali disposizioni, contenute nella Costituzione, si aggiungono poi, svolgendone ed applicandone i
principi, quelle dei regolamenti parlamentari, tra cui sono specialmente da ricordare, ai fini che qui
interessano, l'art. 62 del Regolamento della Camera e il corrispondente art. 69 del Regolamento del Senato,
che attribuiscono ai rispettivi Presidenti l'esercizio dei poteri di polizia e la disposizione della forza pubblica
nell'interno delle Assemblee: poich da queste disposizioni, per lunga tradizione, si suole trarre la regola
della cos detta "immunit della sede" (valevole anche per gli altri supremi organi dello Stato) in forza della
quale nessuna estranea autorit potrebbe far eseguire coattivamente propri provvedimenti rivolti al
Parlamento ed ai suoi organi. Di guisa che, ove gli organi parlamentari non vi ottemperassero, sarebbe
unicamente possibile provocare l'intervento di questa Corte, in sede di conflitto di attribuzione, cos come
precisamente avvenuto nel caso in oggetto.
6. - Ma soprattutto da rilevare che, fermo restando che il principio fondamentale in materia quello della
pubblicit degli atti parlamentari (art. 64, secondo comma, Cost.), tuttavia rimesso alla valutazione della
Camere (e rientra nella autonomia costituzionale ad esse, come sopra accennato, garantita) di derogarvi in
singoli casi, deliberando di riunirsi in seduta segreta (nella quale ipotesi, gli artt. 34, punto 3, Reg. Camera
e 60, punto 4, Reg. Senato consentono che possano altres stabilire di non farne stendere processo verbale).
A sua volta, l'art. 72 Cost., nel terzo comma, demanda ai regolamenti parlamentari di determinare le forma
di pubblicit dei lavori delle Commissioni legislative: al che, codificando una prassi gi formatasi sotto il
vigore dei precedenti regolamenti, provvede ora l'art. 65 del Regolamento della Camera, disponendo che
tale pubblicit sia assicurata "mediante resoconti pubblicati nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni
parlamentari", a cura del Segretario Generale. E del principio implicito in questa disposizione,
espressamente dettata per le Commissioni legislative, ha fatto applicazione, nel caso in oggetto, la
Commissione di inchiesta, cos stabilendo nell'art. 1 del suo regolamento interno del 31 luglio 1969 e
nell'art. 1 del successivo Regolamento del 16 maggio 1973.
Sempre in tema di pubblicit, a parte per ora le disposizioni regolamentari che prevedono il segreto delle
Commissioni "nell'interesse dello Stato" (art. 65, punto 3, Reg. Camera, ed analogamente, seppure con
formulazione pi generica, parlando di "documenti, notizie o discussioni che interessano lo Stato", l'art. 31,
punto 3, Reg. Senato), sulle quali dovr tornarsi subito appresso, mette conto rammentare in particolar
modo quelle dettate per le indagini conoscitive esperite dalle Commissioni, cui viene data facolt di
decidere di non fare verbale n resoconto stenografico delle sedute a dette indagini dedicate (art. 144, punto
4, Reg. Camera, e art. 48, Reg. Senato): trattandosi evidentemente di un settore di attivit parlamentare
molto vicino a quello delle richieste.
7. - Dal complesso dei principi e delle disposizioni richiamate nei precedenti nn. 5 e 6 si ricava, dunque, che
le Commissioni parlamentari d'inchiesta, le quali, sostituendo necessariamente a norma dell'art. 82, primo
comma, Cost. il plenum delle Camere, a buon diritto possono configurarsi come le stesse camere nell'atto di
procedere all'inchiesta, sono libere di organizzare i propri lavori, anche stabilendo - in tutto od in parte - il
segreto delle attivit da esse direttamente svolte e della documentazione risultante dalle indagini esperite: e
ci in funzione del conseguimento dei fini istituzionalmente ad esse propri, specificamente indicati, nel caso
in oggetto, dall'art. 2 della legge 20 dicembre 1962, n. 1720, a termini del quale "La Commissione,
esaminate la genesi e le caratteristiche del fenomeno della mafia, dovr proporre le misure necessarie per
reprimerne le manifestazioni ed eliminarne le cause".
Non vale in contrario l'argomento che l'ordinanza del tribunale di Milano vorrebbe trarre proprio dalle
disposizioni dei regolamenti parlamentari, ricordate alla fine del punto precedente, relative al segreto
"nell'interesse dello Stato", poich tali disposizioni, che letteralmente non tanto consentono, quanto
impongono, la segretezza di determinate sedute delle Commissioni, in realt rimettono pur sempre
all'apprezzamento politico delle stesse (sicuramente non sindacabile dall'Autorit giudiziaria) di verificare
se e quando l'ipotesi prevista concretamente ricorra; e perci, nella sostanza, lungi dall'intaccare i principi
sopra enunciati, ne offrono indiretta conferma. Senza dire che la circostanza che, per particolari casi, sia
prescritto un obbligo non basterebbe ad escludere, per ogni altro, una facolt, che appare invece, secondo il
gi detto, insita nell'autonomia delle Camere e dei loro organi, e segnatamente delle Commissioni di

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inchiesta da esse istituite; per le quali ultime le segretezza, che pu circondarne i lavori, funzionalizzata al
conseguimento dei fini alle medesime assegnati.
Ora, com' riconosciuto, pu ben dirsi, unanimemente dalla dottrina antica e recente, tali fini differiscono
nettamente da quelli che caratterizzano le istruttorie delle autorit giudiziarie. Compito delle Commissioni
parlamentari di inchiesta non di "giudicare", ma solo di raccogliere notizie e dati necessari per l'esercizio
delle funzioni delle Camere; esse non tendono a produrre, n le loro relazioni conclusive producono, alcuna
modificazione giuridica (com' invece proprio degli atti giurisdizionali), ma hanno semplicemente lo scopo
di mettere a disposizione delle Assemblee tutti gli elementi utili affinch queste possano, con piena
cognizione delle situazioni di fatto, deliberare la propria linea di condotta, sia promuovendo misure
legislative, sia invitando il Governo a adottare, per quanto di sua competenza, i provvedimenti del caso.
L'attivit di inchiesta rientra, insomma, nella pi lata nozione della funzione ispettiva delle Camere; muove
da cause politiche ed ha finalit del pari politiche; n potrebbe rivolgersi ad accertare reati e connesse
responsabilit di ordine penale, ch se cos per avventura facesse, invaderebbe indebitamente la sfera di
attribuzioni del potere giurisdizionale. E, ove nel corso delle indagini vengano a conoscenza di fatti che
possano costituire reato, le Commissioni sono tenute a farne rapporto all'autorit giudiziaria, cos come, nel
caso in oggetto, la Commissione antimafia si vincolata a fare con i propri regolamenti interni sopra citati,
del 1969 e del 1973, e, stando a quanto affermato nella relazione, in pratica ha fatto.
Come sono diversi i fini, cos differiscono o possono differire i mezzi di cui si valgono le Commissioni
parlamentari d'inchiesta, rispetto a quelli tipici dell'autorit giudiziaria.
Il secondo comma dell'art. 82 Cost. attribuisce, bens, alle prime gli stessi poteri, e prescrive "le stesse
limitazioni", di quest'ultima, e ci per consentire loro di superare, occorrendo, anche coercitivamente, gli
ostacoli nei quali potrebbero scontrarsi nel loro operare. Ma le Commissioni restano libere di prescegliere
modi di azione diversi, pi duttili ed esenti da formalismi giuridici, facendo appello alla spontanea
collaborazione dei cittadini e di pubblici funzionari, al contributo di studiosi, ricorrendo allo spoglio di
giornali e riviste, e via dicendo. Come esattamente fu notato da una antica dottrina, le persone dalle
Commissioni interrogate non depongono propriamente quali "testimoni", ma forniscono informazioni; e lo
stesso a dirsi delle relazioni varie che pubbliche autorit possono, su richiesta delle Commissioni, ad esse
presentare con riferimento a determinate situazioni e circostanze ambientali, tra cui bene possono trovar
posto anche stati d'animo e convincimenti diffusi, registrati per quel che sono, indipendentemente dalla loro
fondatezza, da chi, per la sua particolare esperienza o per l'ufficio ricoperto, sia meglio in grado di averne
diretta notizia.
Ma siffatti obiettivi e mezzi d'azione, nella loro reciproca connessione, postulano logicamente che le
Commissioni d'inchiesta abbiano il potere di opporre il segreto alle risultanze di volta in volta acquisite nel
corso della loro indagine, libere rimanendo di derogarvi, quando non lo vietino altri principi, ogni qual volta
non possono derivarne conseguenze tali da impedire o intralciare gravemente l'assolvimento del loro
compito: specie per venire incontro a richieste provenienti da autorit giudiziarie, in uno spirito di doverosa
collaborazione tra organi di poteri distinti e diversi, per fini di giustizia. In questo senso, il segreto delle
Commissioni di inchiesta non corrisponde, a rigore, ai vari specifici tipi di segreto previsti dalle norme dei
codici di diritto e procedura penale, ma pu qualificarsi piuttosto, pi genericamente, come un segreto
funzionale, del quale spetta alle Commissioni medesime determinare la necessit ed i limiti. E non importa
che, nella specie, la Commissione antimafia, nel suo ricordato regolamento interno del 1973, abbia ritenuto
di affermare un "segreto istruttorio" e poi un "segreto di ufficio", ed a quest'ultimo abbia fatto riferimento
nelle lettere di risposta ai tribunali ricorrenti, che stanno alle origini dei sollevati conflitti, adoperando anche
circonlocuzioni e perifrasi non sempre necessarie, poich quel che conta la sostanza, e la sostanza quella
che emerge dalle considerazioni fin qui svolte.
Comunque, che la Commissione antimafia potesse opporre un segreto alle richieste delle autorit giudiziarie
non viene contestato, se ben si guarda, dallo stesso tribunale di Torino, che, in un primo momento,
nell'ordinanza 4 giugno 1973, dopo aver affermato in premessa che al Parlamento "unicamente spetta,
nell'esercizio della discrezionalit politica, di stabilire e in quali limiti dare pubblicit agli atti
dell'inchiesta", invitava l'organo parlamentare al riesame "dell'opportunit di aderire alla richiesta"
precedentemente avanzata, con riferimento alla documentazione "non pubblicata, pur se di essa vi cenno
nel testo delle relazioni". Mentre poi, nell'ordinanza-ricorso del 18 aprile 1975, il tribunale medesimo
sollevava il conflitto, assumendo che con la intervenuta pubblicazione, nel 1972, della "Relazione sui lavori
svolti e sullo stato del fenomeno mafioso, al termine della V Legislatura", sarebbe venuto meno il segreto

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per determinazione della stessa Commissione, per avere questa disposto di pubblicare tra gli allegati alla
Relazione predetta l'indice analitico cui si sopra accennato al punto 5.
Ma si tratta di un equivoco, nel quale d'altronde cade anche la difesa del tribunale di Milano, insistendo, sia
pure in linea subordinata, su analoga tesi. Altro , infatti, pubblicare una serie di documenti, quali appunto
quelli di cui agli allegati da 1 a 61 uniti alla relazione presentata al termine della V Legislatura, altro
pubblicare un indice di documenti tuttora detenuti dalla Commissione; altra cosa esteriorizzare il
contenuto di certi atti, altro limitarsi a renderne nota l'esistenza.
E poich, come a suo luogo non si mancato di rilevare, il contrasto tra Commissione e tribunali ricorrenti
verte esclusivamente intorno a documenti inclusi nell'indice, rimangono ferme le conclusioni fin qui
raggiunte, nel senso che la Commissione d'inchiesta disponeva e dispone, in funzione delle proprie finalit,
del regime di pubblicit o di segretezza dei documenti in questione.
8. - Tali conclusioni, peraltro, come dovrebbe risultare implicito nel gi detto, valgono limitatamente alla
documentazione relativa ad accertamenti svolti o direttamente disposti dalla Commissione, oltre che alle
discussioni che hanno avuto luogo nel corso delle sue sedute e alle valutazioni ed apprezzamenti in quella
sede espressi, ma non divulgati attraverso le relazioni pubblicate, e sono logicamente estensibili ad esposti
ed anonimi ad essa rivolti.
Le considerazioni che precedono quanto ai particolari metodi di indagine cui una Commissione d'inchiesta
pu ricorrere, alla natura confidenziale o comunque riservata che possono avere le informazioni ad essa
fornite o da essa raccolte, delle quali non sempre la Commissione in grado di accertare con sufficiente
sicurezza la piena conformit al vero, giustificano, infatti, la eventuale segretezza dei risultati in tali forme
acquisiti, e di questi soltanto, anche per non esporre quanti forniscono informazioni al rischio di
conseguenze dannose. Ed ovvio che anche la sola prospettiva di consimili rischi costituirebbe una remora
non indifferente per gli interessati, minacciando di compromettere il conseguimento, non soltanto delle
finalit della singola inchiesta, ma altres, in prospettiva, di ogni possibile inchiesta futura, vanificando in
definitiva il potere che l'art. 82 Cost. conferisce alle Camere.
9. - Entro l'ambito test precisato, il limite che dal segreto funzionale delle Commissioni d'inchiesta (cui
esse soltanto hanno facolt di derogare) pu derivare all'esercizio della funzione giurisdizionale al diritto di
difesa delle parti, essenzialmente connaturato al suo vario esplicarsi, non pu essere giudicato illegittimo.
A criteri analoghi si ispirata la sentenza n. 13 del 1975, sopra citata, in tema di rapporti tra giurisdizione
penale e potere politico; mentre, per quel che pi particolarmente concerne il diritto di difesa garantito
nell'art. 24 Cost., la Corte nella sua giurisprudenza, costantemente affermandone il carattere di diritto
fondamentale, ha pi volte avuto occasione di rilevare come non sia da escludere che esso abbia ad
incontrare determinati limiti, necessari a contemperarne la tutela con quella pure spettante ad altri interessi
costituzionalmente rilevanti; purch in ogni caso detti limiti "non siano di entit tale da compromettere
seriamente l'esercizio" (sent. n. 175 del 1970), o peggio da ridurlo ad un nome vano.
Il che non si verifica quando una Commissione d'inchiesta si attenga al criterio, nella specie adottato, come
risulta dal resoconto della seduta del 16 novembre 1972, di indicare alle autorit che ad essa richiedono
documenti coperti dal suo segreto "le fonti delle notizie raccolte in modo che le predette autorit siano
poste in grado di svolgere in materia propri autonomi accertamenti".
Pu aggiungersi, con specifico riguardo alla presente controversia, che non soltanto l'ampiezza delle
relazioni gi pubblicate e l'abbondanza della documentazione allegata, ma la stessa formulazione
dell'indice, che costituisce, come accennato, un vero e proprio sommario, sono suscettibili di offrire ai
tribunali ricorrenti una traccia tutt'altro che esigua per procedere essi stessi, ove lo ritengano, agli
incombenti istruttori del caso, nei modi e nelle forme previste dal codice di rito.
10. - D'altro canto, non tutti i documenti nella specie richiesti dai tribunali ricorrenti e rifiutati dalla
Commissione si riferiscono ad atti da questa formati o direttamente disposti ai propri metodi di lavoro.
Sono, infatti, tra essi ricompresi anche atti precostituiti da altre autorit o da enti pubblici, nell'esplicazione
dei loro compiti istituzionali; come pure documenti privati e scritti anonimi.
Di questi ultimi, consistenti in un esposto rivolto alla Commissione da Michele Pantaleone nonch in lettere
anonime aventi riguardo al medesimo, del pari indirizzate alla Commissione (doc. di cui al n. 846
dell'indice allegato alla relazione pubblicata nel 1972, nn. 2 e 3), si gi detto sopra, al punto 8 della

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motivazione, che debbono essere assimilati a quelli formati o disposti dalla Commissione, perch nessuna
differenza sostanziale sussiste tra deposizioni o confidenze da questa raccolte ed esposti o lettere, anche se
anonime, ad essa direttamente pervenuti. Non vi , pertanto, obbligo di trasmetterli ai giudici richiedenti.
Tra gli altri atti che la Commissione semplicemente detiene, una considerazione a parte meritano quelli
indicati ai nn. 787 e 788 dell'indice pi volte citato, e precisamente i verbali di trascrizione delle
intercettazioni telefoniche, nonch le trascrizioni dei relativi nastri magnetici, riferentisi all'apparecchio di
Italo Jalongo, trasmessi dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma e dalla Questura di
Roma.
Questi documenti, inerendo ad un procedimento penale in corso di istruttoria, erano e sono gi a
disposizione del potere giudiziario, complessivamente considerato, entro l'ambito del quale non mancano
gli strumenti suscettibili di consentirne ai giudici che vi abbiano interesse l'acquisizione, n gli strumenti
per dirimere eventuali contrasti tra l'una e l'altra autorit giudiziaria (art. 51 cod. proc. pen.). E non pu
ritenersi illegittimamente menomata la sfera di attribuzioni del potere giudiziario, per il fatto che la
Commissione parlamentare, organo di un diverso potere, abbia rifiutato di consegnarli al tribunale di
Milano, invitandolo per l'appunto a procurarseli presso l'altra autorit giudiziaria investita dal processo cui
originariamente pertengono.
Per tutto il resto, e sempre nell'ambito della specie di atti e documenti di cui ora si discorre, in ordine ai
quali la Commissione non pu invocare il proprio segreto funzionale (e non lo ha, in effetti, invocato), si
tratta di accertare se e per quali tra essi i soggetti da cui originariamente provengono fossero, alla stregua di
specifiche norme di legge (della cui legittimit costituzionale non sorge questione nei presenti conflitti)
tenuti ad un segreto opponibile anche all'autorit giudiziaria penale.
Ma l'ipotesi non ricorre nella specie. Ed infatti:
1) il prospetto dei voti preferenziali delle elezioni regionali 1963 nella Provincia di Palermo, trasmesso da
quella Prefettura (doc. di cui al n. 69 dell'indice, richiesto dal tribunale di Torino) non pu considerarsi
comunque segreto e la Commissione pertanto ha l'obbligo di trasmetterlo al tribunale predetto;
2) considerazioni analoghe e identiche conclusioni valgono per gli atti della Commissione d'inchiesta del
Consiglio della Regione Lazio sul caso Rimi ed i relativi resoconti stenografici (doc. di cui ai nn. 736 e 784
dell'indice, richiesti dal tribunale di Milano);
3) appartengono alla categoria di atti coperti da segreto d'ufficio o professionale, non opponibile peraltro
all'autorit giudiziaria in sede penale:
- le copie delle deliberazioni della Cassa di Risparmio "Vittorio Emanuele" di Palermo, relative ai rapporti
tra la Cassa medesima ed il Vassallo, e gli estratti conti delle varie operazioni (doc. di cui al n. 8, nn. 1 e 2,
richiesti dal tribunale di Torino);
- la "documentazione varia" della Questura di Palermo, relativa alla proposta di assegnazione a soggiorno
obbligato di Francesco Vassallo (doc. di cui al n. 627, richiesto dal tribunale di Torino);
- il fascicolo personale intestato al medesimo presso il Comando della Guardia di finanza di Palermo,
riferentesi alle infrazioni valutarie accertate nei suoi confronti e comprendente altres note informative,
documentazione e corrispondenza varia (doc. di cui al n. 12, richiesto dal tribunale di Torino);
- l'altro fascicolo personale, intestato ad Italo Jalongo e trasmesso dalla Questura di Roma (doc. di cui al n.
790, richiesto dal tribunale di Milano).
In ordine ai quali tutti va pertanto affermato l'obbligo della Commissione parlamentare di trasmetterli ai
tribunali richiedenti, restando pur sempre esclusi, in conformit dei principi sopra affermati ai punti 7 e 8
della motivazione, eventuali atti inseriti nei documenti ora elencati, ma formati dietro specifica richiesta
della Commissione medesima e ad essa rivolti.
per questi motivi
la corte costituzionale
dichiara:
a) che la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia non ha l'obbligo di
trasmettere ai tribunali di Torino e di Milano gli atti e documenti da essa formati o direttamente disposti, gli
scritti e gli anonimi ad essa originariamente rivolti, atti tutti che la Commissione medesima abbia ritenuto di
mantenere segreti ai fini dell'adempimento delle proprie funzioni; nonch gli atti gi a disposizione di

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organi del potere giudiziario;


b) che ha l'obbligo di trasmettere ai tribunali predetti gli altri atti e documenti in suo possesso, che, a norma
di legge, non siano coperti all'origine da segreto o siano coperti da segreto non opponibile all'autorit
giudiziaria penale,
e in conseguenza:
annulla le note della Commissione n. 1250/D - 4369, in data 21 febbraio 1975, e n. 1294/D - 4399 in data
26 marzo 1975, in relazione anche alla precedente n. 1139/D - 4340 del 6 dicembre 1974, indirizzate
rispettivamente al presidente della II sezione penale del tribunale di Torino e alla cancelleria della I sezione
penale del tribunale di Milano, limitatamente al rifiuto di trasmettere gli atti e documenti di cui alla lettera
b, indicati nel punto 10 della motivazione.
Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 1975.
Francesco Paolo Bonifacio - Luigi Oggioni - Angelo De Marco - Ercole Rocchetti - Enzo Capalozza Vincenzo Michele Trimarchi - Vezio Crisafulli - Nicola Reale - Paolo Rossi - Leonetto Amadei - Giulio
Gionfrida - Edoardo Volterra - Guido Astuti - Michele Rossano - Antonino De Stefano.
Arduino Salustri Cancelliere

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Ministero per le Amministrazioni Pubbliche del Regno di Spagna


Regio Decreto 266/1996, del 16 febbraio, col quale si modifica la struttura organica di base
del Centro Superiore d'Informazione della Difesa

L'esperienza acquisita a seguito della creazione del Centro Superiore d'Informazione della Difesa
nell'espletamento delle sue funzioni e l'opportunit di potenziare la sua sicurezza e i controlli interni ha reso
necessario procedere ad una modifica della struttura organica del citato Organismo al fine di migliorare il
suo funzionamento e lo sviluppo adeguato delle sue attivit.
Con questo intento, nel luglio 1995, il governo ha posto in essere un processo di modernizzazione del citato
centro con l'obiettivo di dotarlo di strumenti adeguati per adempiere ai suoi compiti istituzionali con
maggiore efficacia. In effetti, fin d'allora, stata creata la figura del Segretariato Generale (Regio Decreto
1169/1995 del 7 luglio), stato approvato lo Statuto del personale del Centro (Regio Decreto 1324/1995 del
28 luglio) ed stata approvata la relazione sui posti di lavoro, mediante Accordo del Consiglio dei Ministri
del 9 febbraio 1996, che, in conformit al disposto dell'articolo 3 dello Statuto del suo personale, determina
le funzioni e i compiti inerenti alla relazione di gerarchia del personale proveniente da altre amministrazioni
e inserito nel Centro.
D'altra parte, l'importanza di un Centro di questa natura rende necessario che il trattamento, l'utilizzazione e
il controllo dell'informazione si realizzi attraverso la salvaguardia del contenuto dell'informazione stessa e
rende necessario rinforzare la sua struttura con un'unit espressamente rivolta a questa funzione di
sicurezza.
Ci posto, su iniziativa del Ministro della Difesa, su proposta del Ministro per le Amministrazioni
Pubbliche e previa delibera del consiglio dei Ministri nella sua riunione del 16 febbraio 1996,
DISPONGO
Art. 1
Il Centro Superiore d'Informazione della Difesa avr la seguente struttura organica di base:
1. Il Direttore Generale, cui fa capo la direzione, l'ordinamento, il controllo e la gestione del Centro ed
esercita le funzioni attribuitegli dall'art. 3 del regio Decreto 2632/1985 del 27 dicembre, con il quale viene
regolata la struttura interna e le relazioni del Centro Superiore d'Informazione della Difesa. L'esercizio del
suo incarico non potr superare il periodo massimo di cinque anni.
2. Il Segretario Generale, con livello organico e funzioni attribuitegli dal Regio Decreto 1169/1995 del 7
luglio.
3. Le unit che si definiscono nell'articolo seguente.
Art. 2
1. il Centro Superiore d'Informazione della Difesa, per portare a termine le missioni conferitegli, conter su
unit d'intelligence, con il compito di ottenere, valutare, interpretare e diffondere informazioni nelle aree
d'intelligence esterna, controspionaggio, intelligence interna, economica e tecnologica.
2. Il Centro conter parimenti su due unit di appoggio alle unit d'intelligence. Una far parte dell'area di
appoggio operativo e tecnico poich gli incarichi demandati richiedono mezzi, procedimenti e tecniche
speciali. L'altra attender alle necessit di mezzi umani, materiali ed economici per i medesimi fini.
3. Il Centro Superiore d'Informazione della Difesa disporr di un'unit di sicurezza con il compito di
vigilare sulla protezione del personale e delle installazioni del Centro. Sar anche incaricata della
salvaguardia delle informazioni e dei documenti nonch della sicurezza del funzionamento del Centro.
Art. 3
Le unit definite nell'articolo precedente si strutturano in accordo con le previsioni stabilite nella relazione

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dei posti di lavoro approvata dall'Accordo del Consiglio dei Ministri del 9 febbraio 1996.
Art. 4
Il Ministro della Difesa adeguer la struttura gerarchica e le relazioni organiche del Centro ripartendo, in
relazione ai posti di lavoro, le funzioni stabilite dal Regio Decreto 2632/1985 del 27 dicembre, tra i distinti
organi e unit di cui al presente Regio Decreto.
Disposizione derogatoria unica
Si intendono derogate tutte le disposizioni di rango uguale o inferiore che si oppongano al disposto del
presente regio decreto.
Disposizione finale prima.
Le unit definite nell'articolo 2 del presente regio decreto sostituiranno quelle stabilite dall'articolo 2 del
Regio Decreto 2632/1985 del 27 dicembre, senza importare incremento alla spesa pubblica.
Disposizione finale seconda.
il presente Regio Decreto entrer in vigore il giorno seguente alla sua pubblicazione nel "Bollettino
Ufficiale dello Stato".
Dato a Madrid, add 16 febbraio 1996
Il Re - Juan CARLOS
Il Ministro per le Amministrazioni Pubbliche
Juan Lerma BLASCO
(*) Traduzione dallo spagnolo a cura della Redazione

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Spagna
L'Organizzazione Centrale dell'Intelligence

L'apparato di intelligence in Spagna si fonda principalmente su due servizi d'informazione: il Centro


Superior de Informacin de la Defensa (Centro Superiore di Informazione della Difesa) e la Comisaria
General de Informacin - Servicio Informacin Exterior - (Commissariato Generale per le Informazioni Servizio per le Informazioni Esterne), i quali rispondono del loro operato al Capo del Governo.
Nelle brevi note che seguono, saranno evidenziate una serie di tematiche di particolare interesse per meglio
individuare le caratteristiche precipue dell'attivit di intelligence ed i problemi emergenti.
Quanto al tema dei controlli, nell'ordinamento spagnolo non attualmente prevista una Commissione con lo
specifico incarico di controllare l'attivit degli Organismi informativi.
Pertanto, il controllo parlamentare avviene attraverso i tradizionali strumenti del sindacato ispettivo e
nell'ambito della Commissione Permanente di Difesa.
Peraltro, esiste una Commissione parlamentare sul segreto cd. ufficiale (di Stato) che l'unico Organismo
che pu avere accesso a materie classificate. Questa composta da sei membri, ognuno dei quali per essere
eletto deve ottenere il consenso dei 3/5 della Camera.
Neppure operano, nell'ordinamento spagnolo, controlli che si potrebbero definire "intermedi". I Servizi
informano costantemente i Ministri competenti per le questioni relative alla difesa nazionale, mentre per le
attivit diverse il Direttore a decidere quali siano le Autorit che debbano conoscere un'informazione o un
fatto.
I rapporti periodici sull'attivit degli Organismi, che non hanno una cadenza prestabilita, sono indirizzati
alla Commissione permanente di Difesa.
Quanto al tema del segreto di Stato, la materia risulta disciplinata da una legge specifica che stabilisce due
soli tipi di classificazione dei documenti: segreto e/o riservato.
In Spagna esiste la possibilit che una categoria di fatti o atti sia segreta o perch lo stabilisce direttamente
la legge ovvero in quanto lo decida il Governo. E' peraltro vigente un regolamento che stabilisce quali siano
le materie che possono essere classificate.
Le fonti sono coperte da segreto senza necessit che tale facolt sia ratificata da un'Autorit. Nell'ambito dei
rapporti con la Magistratura va rilevato che sono rari i casi di procedimenti che vedano coinvolti
appartenenti ai Servizi.
Il codice di procedura penale prevede che l'appartenente al Servizio non sia obbligato a testimoniare per ci
che riguarda il segreto professionale ma tale dichiarazione deve essere avvalorata da un'assunzione di
responsabilit da parte del Direttore.
L'Autorit Giudiziaria non ha la facolt di accedere a documentazione classificata n agli Uffici del
Servizio.
Peraltro, anche in Spagna, come in altri Paesi europei, in atto nel pi recente periodo un notevole conflitto
tra potere esecutivo e giudiziario per cui la materia deve essere considerata in fieri.
Infatti, da parte della Magistratura esiste una pressione molto forte finalizzata a rigettare l'opposizione del
Segreto in quanto si assume che questo non possa essere opposto per non collaborare con i fini di giustizia.
Quanto al tema delle garanzie funzionali, i problemi sono analoghi a quelli che si riscontrano
nell'ordinamento italiano. Infatti, non esistono norme specifiche a tutela degli agenti diverse dal cosiddetto
segreto ufficiale opposto nel processo.
I riferimenti al modus operandi, nelle fonti normative, sono generici e riguardano prevalentemente il
coordinamento.
Globalmente, le norme vigenti non disegnano alcuna situazione di vantaggio per i Servizi.
Altri particolari elementi si ritiene opportuno segnalare:
- il personale dei Servizi risulta composto da appartenenti alle Forze Armate, alla Polizia Nazionale o alla
Guardia Civil e, in minima parte, proviene dall'esterno (scuola e/o universit);
- il bilancio per la formazione corrisponde all'1,4% del bilancio globale.

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Centro Superior de Informacin de la Defensa (C.E.S.I.D.)


Nel quadro del processo di rinnovamento istituzionale seguito alla morte di Franco, stato creato il Centro
Superior de Informacin de la Defensa con il Regio Decreto n. 1558 del 4 luglio 1977 (Bollettino Ordinario
dello Stato - BOE - n. 159 del 5 luglio 1977), che ristrutturava l'Amministrazione Centrale dello Stato,
creava il Ministero della Difesa, articolando il Centro alla diretta dipendenza del Ministro.
La creazione del C.E.S.I.D. (Schema A) ha comportato il trasferimento delle funzioni e degli incarichi della
Sezione di Intelligence dell'Alto Stato Maggiore e del Servizio Centrale di Documentazione della
Presidenza del Governo.
La struttura organica e funzionale del Ministero della Difesa, articolata nel Regio Decreto n. 2723 del 2
novembre 1977 (BOE n. 265 del 5 novembre 1977) prevede la creazione del C.E.S.I.D., secondo quanto
disposto all'articolo 21.
I Regi Decreti n. 726 del 27 marzo 1981 (BOE n. 90 del 22 aprile 1981) e n. 919 del 22 maggio 1981 (BOE
n. 123 del 23 maggio 1991) hanno modificato l'articolo 21 del Decreto Reale n. 2723/1977, il cui testo
risulta, quindi, integrato nella formula seguente:
1. Il Centro Superiore di Informazione della Difesa sar l'Organo incaricato di ottenere, valutare,
interpretare e fornire al titolare del Dipartimento tutte le informazioni necessarie e d'interesse per la Difesa
Nazionale e per il compimento delle missioni che le Forze Armate sono incaricate di effettuare secondo i
dettami dell'art. 8 della Costituzione, rispondendo prioritariamente alle necessit della Giunta dei Capi di
Stato Maggiore.
2. Il suo titolare sar un Ufficiale Generale o Particolare con la qualifica di Direttore Generale e dipender
direttamente dal Ministro.
3. Il Centro Superiore di Informazione della Difesa si articoler secondo quanto stabilito da ordinanza
specifica.
4. Restano escluse dalle competenze, cui si riferisce il punto 1 di questo articolo, le attivit informative
specifiche che corrispondono alla Giunta dei Capi di Stato Maggiore e degli Stati Maggiori dell'Esercito.
5. Il Centro Superiore di Informazione della Difesa collaborer, con gli organi d'informazione della Giunta
dei Capi di Stato Maggiore e con i restanti della Catena di Comando Militare degli Eserciti, per ci che
concerne le missioni che la Costituzione assegna alle Forze Armate.
Quale organo informativo del Capo del Governo (per effetto di un Regio Decreto del 1984), il C.E.S.I.D.
svolge le funzioni generali di direzione e di coordinamento della politica di difesa del Paese. Esplica,
inoltre, attivit di controspionaggio all'interno del Paese e all'estero.
L'Organismo, il cui personale costituito prevalentemente da militari, esplica i propri compiti istituzionali
attraverso le seguenti attivit:
- reperimento, valutazione e diffusione di informazioni utili a prevenire minacce, aggressioni esterne dirette o indirette - contro l'integrit della Spagna nel settore politico, economico, tecnologico e militare;
- prevenzione e neutralizzazione delle attivit dei Servizi Informativi stranieri contrari agli interessi dello
Stato, sia all'interno che all'estero;
- tutela della sicurezza delle informazioni, dei metodi, degli obiettivi e delle installazioni difensive del Paese
e dei Paesi alleati, nei settori esclusi alla competenza delle Forze Armate;
- acquisizione, valutazione e diffusione di informazioni relative ad attivit interne che costituiscono
minaccia per l'integrit e per le istituzioni dello Stato.
Nel contesto formativo particolare cura data all'addestramento fisico degli agenti operativi. In particolare,
opera all'interno del Servizio un gruppo operativo speciale - una sorta di unit di pronto intervento.
Il C.E.S.I.D. dispone di un'unit di Polizia di sostegno, diffusa, con singoli rappresentanti, nelle varie
articolazioni periferiche della Polizia. Questa consente, nell'ambito del necessario coordinamento in attivit
per la sicurezza dello Stato, di risolvere i casi di eventuali contrasti tra attivit di Polizia e Servizi. In altri
termini, un operatore del Servizio impiegato nell'ambito di un'attivit operativa, conosce il nominativo di un
funzionario di polizia che costituisce il suo referente per rappresentare la sua appartenenza al Servizio e gli
scopi dell'attivit che era in via di compimento.
Qualora venga avviato un procedimento, il Servizio assiste legalmente il dipendente al solo fine di tutelare
l'operatore e la riservatezza dell'azione.
L'Ufficio Legale riveste importante rilievo all'interno dell'organizzazione del C.E.S.I.D.. Dipende

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direttamente dal Direttore del Servizio e cura tutti i compiti di consulenza giuridica nonch i rapporti con
Organi Istituzionali e Parlamentari.
Il rapporto con la Polizia Giudiziaria di collaborazione ma assolutamente limitato ad un piano generale e
di assistenza in termini di mezzi tecnici.
I rapporti con la stampa ed in generale con gli organi di informazione non sono sempre soddisfacenti. Un
problema avvertito come importante, nell'attuale contesto, tutelare sul piano giuridico l'immagine dei
Servizi a fronte di campagne della stampa non di rado fortemente denigratorie.
L'Organismo, recentemente, ha in parte modificato la struttura organica di base per migliorare lo
svolgimento dei propri compiti istituzionali (Regio Decreto 266/1996).
Si rimanda, per la parte d'interesse, ad altra sezione di questa pubblicazione.

Comisaria General de Informacin - Servicio Informacin Exterior (C.G.I. - S.I.E.)


Il Servizio spagnolo DSE, in seguito alle riforme sancite dal Regio Decreto n. 907/1994 - che ha unificato la
struttura del Ministero della Giustizia e dell'Interno - e dal Regio Decreto n. 1334/1994, ha assunto la
denominazione di Commissariato Generale per le Informazioni - Servizio per le Informazioni Esterne
(Schema B).
Il C.G.I.-S.I.E. inserito organicamente nella Direzione Generale di Polizia (a sua volta dipendente
funzionalmente dal Ministero della Giustizia e dell'Interno) e svolge attivit di raccolta informativa
all'estero a tutela della stabilit delle istituzioni democratiche del Paese.
Da esso dipendono i Servizi della C.G.I.-S.I.I. (Servizio per le Informazioni Interne), della G.C.I.-S.I.E.
(Servizio per le Informazioni Esterne) e della C.G.I.-A.T. (Assistenza Tecnica) con specifiche attribuzioni
in campo operativo.
Le attribuzioni istituzionali del C.G.I.-S.I.E. hanno trovato precisa e puntuale individuazione nella recente
riforma legislativa e concernono:
- la lotta al terrorismo;

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- il narcotraffico;
- la criminalit economica;
- la corruzione.
Il C.G.I.-S.I.E. inoltre l'Organismo incaricato di intrattenere rapporti con i Servizi esteri collegati.
La nuova struttura della Direzione Generale della Polizia prevede la costituzione di un'Unit Centrale
Antiterrorismo con compiti di contrasto sul piano pratico-operativo e direttamente dipendente dal
Commissariato di Polizia Giudiziaria.

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Evoluzione mafiosa e tecnologie criminali


G. De Leo, M. Strano, G. Pezzuto, L. C. de Lisi (Giuffr Editore Milano, 1995)

I processi di innovazione mafiosa e l'evoluzione delle tecnologie criminali definiscono la difficile area
tematica attorno alla quale ruotano i contributi di questo volume che nato dall'incontro e dalla
collaborazione, in ambito universitario, di studiosi della devianza criminale e di operatori istituzionali
impegnati in vari settori di analisi dei grandi fenomeni criminali.
L'obiettivo generale del libro quello di valutare, all'interno della complessa interazione tra mafia e societ,
quali strategie e quali tecnologie vengono via via adottate dalla criminalit organizzata per mantenere
quello che si potrebbe definire un "adeguato bilancio organizzativo interno ed esterno".
Gli autori hanno provato ad avviare alcune prospettive di riflessione in tale direzione, con un approccio
pluridisciplinare che valorizza percorsi conoscitivi psicosociali, sociologici, economici e giuridici.
Nella prima parte, Gaetano De Leo, titolare della cattedra di Psicologia Giuridica all'Universit "La
Sapienza" di Roma, pone l'esigenza di un approfondimento e di un aggiornamento delle conoscenze sui
processi sociali, familiari, gruppali e psicologici che garantiscono alla mafia la tenuta delle condizioni di
consenso, omert, influenza sociale, necessarie per affermare un controllo sufficiente della rete di rapporti
interni, di confine ed esterni alle organizzazioni criminali. In particolare, viene avviato un lavoro
preliminare di riflessione e di ipotesi sul rapporto e sulle interconnessioni esistenti tra: a) le strategie di
sopravvivenza-cambiamento della mafia; b) la questione dei minori e della loro strumentalizzazione; c) le
funzioni delle donne e delle famiglie; d) le ambivalenze dell'immagine sociale della criminalit organizzata.
Nella seconda parte, Marco Strano, ricercatore presso la cattedra di Criminologia dell'Universit "La
Sapienza" dove coordina un Seminario permanente sulle organizzazioni criminali, propone uno studio dei
gruppi criminali fornendo un quadro di riferimento di contenuti e metodologie utili alla sistematizzazione
dell'analisi di aggregazioni criminali complesse. Tale approccio di studio deriva in parte dalla criminologia
e in parte dalla psicosociologia del lavoro e delle organizzazioni e si prefigge lo scopo di mettere a punto
uno strumento pi aggiornato anche per cogliere l'evoluzione delle formazioni criminali di tipo mafioso
attraverso percorsi di sperimentazione e di analisi innovativa.
La terza parte, che opera di Giancarlo Pezzuto, Ufficiale superiore della Guardia di Finanza, osserva il
rapporto interattivo tra produzione normativa antimafia e processo di adattamento dei gruppi criminali.
Attraverso un excursus che inizia dalle prime leggi contro la mafia rurale, l'autore giunge fino ai
provvedimenti normativi pi recenti mettendo in evidenza le tecniche - adottate di volta in volta - con le
quali le organizzazioni di tipo mafioso tentano di eludere le strategie poste in essere dalle agenzie di
controllo istituzionale.
La quarta e ultima parte, a cura di Luigi Ciro de Lisi, anche lui Ufficiale superiore della Guardia di Finanza,
rappresenta un'analisi conoscitiva di alcune strutture e dinamiche mafiose, con particolare attenzione rivolta
al riciclaggio di "denaro sporco" e al processo di finanziarizzazione della mafia internazionale. Questa
indagine frutto delle esperienze investigative di operatori di polizia specialisti nel settore ed evidenzia
l'elevata professionalit raggiunta da alcune grandi organizzazioni criminali e, nel contempo, l'esigenza di
ricercare, da parte delle agenzie istituzionali, sempre nuove e pi incisive strategie di risposta.
La costruzione generale dell'opera vede insomma il contributo di autori con diversificate esperienze
scientifiche e professionali e rappresenta un esempio di approccio multidisciplinare la cui validit nell'ambito dell'analisi delle organizzazioni criminali - sembra emergere da numerosi contesti accademici e
istituzionali anche, talvolta, a scapito dell'omogeneit dei testi dal cui raffronto appaiono, necessariamente,
differenze di formazione e di linguaggio ma che trovano comunque una linea comune in direzione di una
pi approfondita conoscenza di una fenomenologia che sembra sempre pi radicarsi in tutti i sistemi sociali.

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Intelligence conomique et stratgie des entrerprises - Commissariat gnral du Plan Travaux du groupe prsid par Henri Martre
Henri Martre (Documentation Francaise, 1994 )

Il testo offre un'analisi attenta e minuta del soggetto intelligence economica, contenendo i risultati
dell'indagine e dello studio di un gruppo di lavoro, presieduto da Henri Martre, nell'ambito della
valutazione, operata nel corso degli anni, sui fattori non materiali della competitivit.
L'analisi procede dalla considerazione essenziale che l'intelligence economica si fonda sostanzialmente
sull'informazione, per cui la ricerca si mossa tenendo conto e valutando gli elementi della "ingegneria
strategica" dell'informazione e l'utilizzazione dell'intelligence economica come leva nella competizione tra
imprese.
Un primo, lungo capitolo dedicato all'analisi comparata dei sistemi di intelligence economica nel mondo,
costituendo la loro comprensione una priorit essenziale. I sistemi analizzati sono quelli della Gran
Bretagna, della Svezia, del Giappone, degli Stati Uniti, della Germania.
Dallo studio del sistema precursore della Gran Bretagna, paese che stato la prima potenza economica
mondiale e che dalla rivoluzione industriale alle difficolt con il Medio Oriente ha sempre dovuto affrontare
i problemi derivanti dai rapporti con altre potenze economiche e politiche, si passa a esaminare il sistema
della Svezia che, dovendo creare una strategia economica che tenesse conto della fragilit della sua
posizione geo-economica, ha puntato essenzialmente sull'ingegneria strategica dell'informazione.
Spostandosi l'analisi sui grandi sistemi contemporanei, viene presentato il caso del Giappone, che per primo
ha fatto dell'informazione la leva fondamentale del suo sviluppo, considerando essa una risorsa collettiva,
pi che individuale, e l'indipendenza economica la sua forza precipua.
Viene chiarito come l'ingegneria strategica dell'informazione giapponese sia caratterizzata, tra l'altro, dalla
penetrazione commerciale adattata al contesto socio-economico di ciascun paese e da una politica di
comunicazione selettiva dell'informazione; si sottolinea, inoltre, come in Giappone l'informazione sia
comunque intimamente connessa con un comportamento sociale, in virt del quale essa non pu essere n
venduta n acquistata ed esistano difficolt da parte delle imprese a pagare le informazioni.
La logica del sistema statunitense, contrariamente a quella giapponese, individuale, e la strategia delle
imprese per conquistare i mercati stranieri risponde alle esigenze di profitto di ciascuna impresa. Tutto il
sistema di informazioni poggia, comunque, su servizi interni di Competitive intelligence creati dalla fine
degli anni Cinquanta dalle aziende pi grandi.
In Germania, prima potenza economica in Europa, il sistema nazionale di intelligence economica ha il
grande merito di avere un centro in cui convergono i flussi di informazione, costituitosi alla fine del XIX
secolo.
L'ingegneria dell'informazione tedesca si fonda, comunque, su un profondo sentimento collettivo di
"patriottismo economico" e proprio il comune accordo sugli interessi economici nazionali costituisce il
punto di forza del sistema di tale paese.
Un secondo, ampio capitolo costituito dall'analisi del modello francese, le cui caratteristiche vengono
descritte attentamente e doviziosamente.
Dall'analisi comparata risultano evidenti alcune lacune di tale sistema e i ricercatori formulano delle
proposte tese a colmare le carenze nel campo della intelligence economica francese.
Conclusivamente, il testo, arricchito da una serie di allegati inerenti sempre a temi di interesse economico,
sostanzialmente rivolto a un pubblico di esperti, presupponendo la lettura corretta del lavoro una specifica,
salda base conoscitiva, pu comunque aiutare a costruire una riflessione critica sui meccanismi
dell'intelligence economica e sulle vie percorse dai diversi paesi nel campo della raccolta e della diffusione
delle informazioni.

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Spionaggio a Palermo
Romano Canosa e Isabella Colonnello - (Sellerio, Palermo, 1991)

Il volume, apparso nel 1991 per i tipi della Sellerio, ripercorre le tappe pi significative della guerra che nel
Mediterraneo vide contrapposti l'impero ottomano e le potenze cristiane. In tale contesto, fondamentale fu il
ruolo svolto dai corsari barbareschi che appoggiarono le azioni turche, rendendosi protagonisti di
innumerevoli attacchi, occupazioni, saccheggi e ritenuti dallo stesso governo di Costantinopoli "come uno
strumento assai utile di rafforzamento della flotta turca e di espansione del potere turco in Occidente".
Nel corso di questa lunga guerra fu intensa l'attivit di spionaggio e di controspionaggio nella quale si
distinse, tra le potenze cristiane, soprattutto la Repubblica di Venezia.
I cittadini dello Stato veneziano, allarmati dalle minacce esterne, si adoperarono con impegno nell'attivit
d'intelligence ed noto che gli spagnoli utilizzarono ampiamente gli informatori veneti per ricevere notizie
sulle azioni turche.
Gli autori riferiscono che, intorno alla met del Cinquecento, numeroso era lo stuolo di quanti si
occupavano regolarmente delle raccolte di informazioni sui turchi, tutti regolarmente stipendiati
dall'ambasciata spagnola di Venezia e dai vicer di Napoli e Palermo.
Le operazioni segrete, ricordano inoltre gli autori, a volte "si estendevano anche ad aspetti pi importanti,
coinvolgenti il capovolgimento delle alleanze, le vicende dinastiche, ecc", riferendosi ad esempio alle
trattative avviate dalle autorit spagnole nel 1539 con Khair ed-Din Barbarossa, al fine di verificare la
possibilit che il corsaro ponesse la sua azione al servizio del Re di Spagna. E di questi "contatti " vengono
ricostruite le fasi pi importanti, intervallate dalla narrazione delle vicende storiche che fecero da sfondo a
tale circostanza.
Gli "avvisi", formati da uno o pi fogli, costituirono lo strumento attraverso il quale venivano inviate le
notizie di interesse raccolte da privati o da diplomatici operanti all'estero, strumento rivelatosi in seguito
fonte di notizie preziose anche per gli storici della vita sociale.
il pericolo rappresentato dall'attivit corsara, uno dei problemi pi grandi per la sicurezza della navigazione
sui mari del mediterraneo, fu al centro dell'interesse degli apparati informativi siciliani di cui gli autori del
volume narrano il lavoro capillare di raccolta delle informazioni e gli interventi numerosi anche sul piano
del controspionaggio.
Arricchiscono la trattazione le vicende biografiche di alcuni personaggi che si distinsero nello svolgimento
dell'attivit informativa siciliana.
Il volume, incentrato sull'attivit spionistica contro i Turchi nel corso del Cinquecento, ricostruisce con
precisione il lavoro di intelligence di quegli anni, inserendolo in un contesto storico-politico rivisitato senza
dubbio molto puntualmente. La narrazione, ricca di spunti di interesse, di notizie stimolanti, di dati forse
poco noti ma sempre avvincenti, costituisce una valida occasione per riaccostarci a un periodo storico
complesso ma affascinante e per osservare l'attivit dei servizi segreti del Cinquecento.

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Il futuro della sicurezza in Europa


Carlo JEAN - in Rivista della Guardia di Finanza, n. 1, 1996, pp. 51-76

Definito il concetto di sicurezza, la cui natura, un tempo chiara, andata modificandosi dopo la caduta del
bipolarismo, rendendo i rischi da affrontare "diffusi, imprevedibili e soggettivi" e illustrate le finalit
proprie della sicurezza nell'attuale fase storica, si forniscono una serie di ipotesi riguardanti il futuro ruolo
dell'Europa nel mondo: un "Europa-potenza", "polo non solo economico ma anche politico-strategico del
futuro sistema internazionale", un'"Europa-fortezza", "volta a proteggersi sia dalle instabilit e dalle crisi
dell'Est e del Sud, sia dalla concorrenza economica degli Stati Uniti e del Giappone sia dall'esplosione
demografica del terzo mondo; un'Europa, infine, "componente del sistema transatlantico".
viene poi esaminato il sistema di sicurezza europeo, sottolineando come esso si basi "su una serie di
istituzioni che sono state costituite al tempo della guerra fredda e che stanno faticosamente cercando di
adattarsi alla nuova situazione" e non mancando di ricordare oltre alla situazione della Germania definita "il
motore dell'integrazione europea" anche quella della Russia, dove alla crisi politica ed economica, si
aggiunge "una crisi identitaria".
Interessanti le pagine dedicate allo studio delle varie organizzazioni preposte al mantenimento della
sicurezza in Europa (OSCE, NATO, UE, UEO) con particolare riguardo ai compiti che esse sono chiamate
ad assolvere dopo la fine della guerra fredda, con un esame dei problemi e delle difficolt derivanti dai
nuovi assetti geopolitici.
L'autore dell'articolo ritiene che la presenza statunitense sia "indispensabile anche per l'integrazione
europea, o almeno per evitare che essa regredisca provocando la disintegrazione e la balcanizzazione
dell'Europa", aggiungendo infine che in modo particolare per il nostro Paese "la NATO rimane l'istituzione
chiave della sicurezza".

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EL CESID y los jueces: 'Puede Espaa tener servicios secretos?


ABC, 7 dicembre 1995

L'articolo contiene la notizia del contrasto sorto tra il Ministero della Difesa e il Tribunale Centrale n. 5, in
merito all'accesso ai documenti del CESID, il Servizio Segreto spagnolo, relativi alla "guerra sucia" contro
l'ETA.
L'autore riferisce che le fonti giudiziali ritengono che la legislazione spagnola sia lacunosa, sottolineando
che il diritto comparato privilegia la necessit di proteggere i servizi di intelligence.
Se questi infatti dovessero obbligatoriamente fornire informazioni classificate, ritenute utili da un giudice
nel corso di un processo, verrebbe meno l'essenza stessa dei Servizi, costituita dalla "segretezza della loro
attivit e dalla riservatezza dei metodi e delle fonti".
Si rileva pertanto come in Spagna non esistano norme specifiche a tale riguardo e il controllo effettuato dal
Parlamento sull'attivit di intelligence sia molto pi vasto rispetto agli altri paesi occidentali. Viene anche
fornito un prospetto sintetico riguardante la formula di protezione del segreto e le eventuali sanzioni
previste in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Stati Uniti.

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El CESID: un nuevo estatuto personal


Gustavo SUREZ PERTIERRA - Ministro de Defensa - (El Pais)

Sull'annuario che viene curato e pubblicato da El Pas, il quotidiano spagnolo a pi ampia tiratura nazionale,
nel settore dedicato alla "Defensa Nacional", apparso un intervento del Ministro della Difesa Gustavo
Surez Pertierra, dal titolo "El CESID: un nuevo estatuto personal".
In esso, tracciata una cronistoria del Centro Superior de Informacin de la Defensa, dalla sua creazione ad
opera del Capitano Generale Gutierrez Mellado, attraverso una prima grave crisi sorta in seguito al colpo di
Stato del 23 febbraio, fino a quella pi recente degli ultimi mesi del 1995, si pone l'accento sulla creazione
del nuovo statuto personale del Servizio il cui scopo principale stato quello di razionalizzare diritti e
doveri di quanti appartengono a questo settore con una ridefinizione di norme e di regole, anche se esso,
ricorda il Ministro spagnolo, rappresenta solamente il primo passo di una riforma pi profonda del CESID.
Lo statuto prevede, tra l'altro, che gli agenti si svincolino definitivamente dalle Forze Armate, unitamente
agli altri appartenenti al Servizio per trasformarsi in "personale statutario".
Di tale statuto la pubblicazione presenta inoltre una sorta di schematico prospetto insieme ad una tabella
riassuntiva dei bilanci di spesa del Servizio dal 1992 al 1996.

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Vestigia di un'area archeologica d'interesse


An. LA.
L'edificio che ospita la sede del Servizio situato in una zona tra le pi interessanti della citt, sia con
riferimento alla Roma antica che al nuovo assetto assunto dalla capitale dopo il 1870.
La conformazione urbanistica e la toponomastica del luogo riflettono l'intento riorganizzativo e celebrativo
della "Roma umbertina".
L'attuale via Giovanni Lanza, dal nome del primo Presidente del Consiglio quando la capitale pass da
Firenze a Roma, fu aperta nel 1885, pressoch contestualmente a via Cavour (gi via Graziosa), destinata a
collegare l'Esquilino a piazza Venezia e intitolata all'"artefice dell'unit d'Italia". Col nuovo impianto viario
ed edilizio venne demolita gran parte del popolare quartiere della Suburra e modificata l'altimetria della
zona che, specie nel tratto di via Cavour, risulta rialzata rispetto al livello originario, corrispondente
all'odierna piazza della Suburra.
Lo sdoppiamento tra le due arterie ricalca un'antica e complessa struttura stradale incentrata sull'asse
dell'Argileto ("Argiletum") che, attraversata parte della "Subura", si suddivideva tra il "vicus
Patricius" (corrispondente a via Urbana, parallela a via Cavour) e il "clivus Suburanus" (attuale via in
Selci).
Fin dalla Roma antica la depressa e insalubre Suburra, vera e propria valle compresa tra i colli del Viminale
e dell'Oppio, era nota come quartiere popolare e malfamato, dove si concentravano modeste abitazioni e
taverne, disposte secondo un irregolare e tortuoso impianto viario.
Nel popoloso quartiere ebbe dimora Giulio Cesare ed documentata presenza di antichissimi culti orientali.
Solo nell'et di Augusto la zona venne inserita nei programmi della Roma monumentale: sulle pendici del
"Fagutal", propaggine occidentale del colle Oppio, nell'area compresa tra via delle Sette Sale e via in Selci,
fu eretto il primo grande edificio di uso pubblico, il portico di Livia (15 a.C.), dedicato alla moglie di
Augusto.
Consisteva in una grande (120 x 95 m.) piazza rettangolare circondata da un doppio colonnato, con fontane
agli angoli e un altare al centro; mediante una scalea, uno dei lati era collegato al "clivus Suburanus".
Alla sommit di questa arteria, in prossimit dello sbocco tra via in Selci e piazza S. Martino ai Monti, si
trovava una fontana di Orfeo, ricordata in un epigramma di Marziale.
Gli interventi urbanistici del secolo scorso hanno consentito di ampliare la nostra conoscenza della zona in
epoca romana.
In corrispondenza dell'angolo nord-est della chiesa di S. Martino ai Monti sono stati rinvenuti i resti di un
edificio privato con "larario" (edicola con statue di divinit domestiche), mentre nella zona sottostante,
tramite due rampe di scale, si accedeva a un "mitreo" (cella sotterranea di origine orientale, adibita al culto
di Mitra Tauroctono).
Nello stesso complesso Rodolfo Lanciani, prezioso testimone e studioso dei resti archeologici rinvenuti nel
corso dei grandi lavori edilizi di fine Ottocento, ha individuato l'esistenza di un locale adibito a biblioteca.
Un tempio dedicato a Giunone Lucina, protettrice delle partorienti, sorgeva, inoltre, nei pressi della chiesa
di San Francesco di Paola, all'angolo formato dall'attuale via Lanza e da via in Selci.
Infine, al n. 8 di via S. Martino ai Monti sono stati scoperti i resti di un'ara con iscrizione, che fungeva da
base di un'edicola di crocicchio, dove era collocata una statua donata da Augusto.
Di tutt'altro tenore ci appaiono, al confronto, gli interventi monumentali del vicino colle Oppio, prospiciente
al "clivus Suburanus" su cui stato ricalcato il tracciato di via Lanza.
Questo settore risultava incluso nella parte orientale della regione dell'Esquilino, occupata da una necropoli
di et arcaica e repubblicana.
Su iniziativa di Mecenate, il potente "ministro" di Augusto, si procedette al risanamento della zona, che
venne destinata all'edificazione di ville e giardini privati, e solo con gli imperatori Flavi verr restituita al
godimento pubblico.
La pi nota e grandiosa di queste dimore fu senz'altro la "Domus Aurea", costruita da Nerone dopo
l'incendio del 64 in sostituzione della "Domus Transitoria" (che collegava i possedimenti imperiali del
Palatino a quelli dell'Esquilino, includendo i Giardini di Mecenate). La parte settentrionale della residenza,
posta in prossimit del portico di Livia, verr presto inglobata (e forse riadattata) dalle monumentali Terme

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di Traiano, i cui resti sono tuttora visibili nel parco di colle Oppio (tra cui la grandiosa cisterna delle terme,
detta delle Sette Sale).
Una tangibile testimonianza del tempo passato offerta dalla stessa zona in cui si snoda via Lanza, dove
alcune interessanti vestigia, seppure isolate e riferibili a epoche diverse, documentano una continuit di vita
oltremodo suggestiva.
La chiesa di S. Martino ai Monti, sul lato esterno orientale corrispondente a via Equizia, poggia su un
basamento costruito in blocchi di tufo, provenienti da un tratto demolito delle antiche Mura Serviane (IV
sec. a.C.). Nei sotterranei della chiesa, che ha subto un radicale rimodernamento alla met del Seicento, si
trovano importanti ruderi identificati col "titulus Equitii", casa privata adibita al culto dei primi cristiani (III
sec. d.C.). Nella piazza, le due torri dei Capocci e dei Cantarelli ci riportano all'epoca medioevale, mentre,
proseguendo per via in Selci, si giunge al monastero di S. Lucia (n. 82), con l'annessa chiesa interna.
Anticamente (V sec.) detta "in Orphea" dalla vicina fontana di Orfeo, e poi "in silice" dai grossi selci della
strada, la chiesa fu ricostruita dal Carlo Maderno agli inizi del XVII secolo e restaurata dal Bernini. A
fianco del portale d'ingresso, l'imponente fabbricato in mattoni ingloba una fondazione pi antica, ritenuta
del V secolo, di cui sono tuttora visibili cinque aperture, delimitate da una serie di pilastri in travertino e
sormontate da archi di scarico.
La via in Selci termina con la chiesa dei SS. Gioacchino e Anna e l'annesso ex monastero delle Paolotte,
edificato alla met del Settecento.
All'epoca romana ci riconducono i resti murari conservati nei sotterranei del palazzo di via Lanza, nei locali
oggi occupati dalla Biblioteca del Servizio.
Si tratta di un sito pluristratificato, frutto di distinti interventi che si sono sovrapposti nel tempo. Le strutture
murarie, recanti alcuni inserti in pietra, documentano sistemi costruttivi riferibili a epoche diverse.
Il nucleo cementizio risulta rivestito da una cortina di pietra tagliata irregolarmente ("opus incertum", in uso
dal II sec. a.C.) oppure da un paramento in tegole fratte disposte orizzontalmente ("opus latericium" o
"testaceum"), tecnica questa diffusa specie in epoca imperiale e qui maggiormente documentata; sussistono
anche un frammento di "opus reticolatum" (pietre di forma tronco-piramidale a base quadrata disposte in
linee diagonali, formanti una trama a rete) e alcuni esempi dell'antica "opus quadratum" (struttura in blocchi
regolari di forma parallelepipeda) e di "opera listata" ("opus vittatum"), con fasce orizzontali alternate di
mattoni e di blocchetti parallelepipedi di tufo (IV sec. d.C.).
La presenza di alcune cavit, veri e propri fori sulla superficie muraria, indicherebbe l'esistenza di lastre
marmoree di rivestimento, che venivano fissate mediante un chiodo metallico e che sono state
successivamente asportate per essere riutilizzate.
L'esiguit e la frammentariet dei resti ne ostacolano l'identificazione, trattandosi evidentemente di edifici
distinti, per epoca e per destinazione.
Sollecitano la nostra attenzione, in particolare, una piccola nicchia, forse adibita al culto domestico, un
frammento di mosaico pavimentale e un blocco di travertino, che potrebbe rappresentare la soglia di una
bottega.
L'inclusione della zona di via Lanza nella popolare Suburra, prevalentemente destinata all'edilizia privata,
non comporta necessariamente l'ipotesi di modeste costruzioni. Ci troviamo, infatti, a una altimetria
relativamente maggiore, e pertanto pi salubre, rispetto alla valle della Suburra, nonch contigui alle
pendici del "Fagutal" e agli interventi monumentali del colle Oppio.
Proprio nei sotterranei della chiesa di S. Pietro in Vincoli, che corrisponde alla sommit del "Fagutal", negli
anni Cinquanta sono stati rinvenuti resti di "domus" aristocratiche di et repubblicana, mentre nei pressi del
monastero delle Paolotte di via in Selci, alla fine del Settecento fu ritrovato un prezioso corredo nuziale del
IV secolo.
D'altronde la stessa ricchezza di interventi che caratterizza il vicino complesso di S. Martino ai Monti,
oggetto di un ininterrotto processo di ammodernamento nei secoli passati, documenta con evidenza la
continuit urbana e l'importanza del sito. E in tale contesto vanno collocati i resti murari conservati nel
palazzo di via Lanza, suggestiva testimonianza della presenza umana nella storia plurimillenaria di Roma.

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Hanno collaborato a questo numero:


Vincenzo CAIANIELLO
Ministro di Grazia e Giustizia e Presidente Emerito della Corte Costituzionale
Cherubina CIRIELLO
Vice Prefetto Ispettore Aggiunto
Carlo Emilio MILANI
Studioso di problemi strategici
Robert A. GRAHAM S.I.
Storico
Carlo SARZANA di S. IPPOLITO
Presidente Aggiunto dei Giudici delle Indagini Preliminari presso il Tribunale Penale di Roma

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