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Prima serata:

Introduzione Primo Tempo - A. Baricco

Tersite
Intermezzo - A. Baricco

Elena
Introduzione Secondo Tempo - A. Baricco

Pandaro ed Enea
Intermezzo A. Baricco

Nutrice
Nestore

Criseide

Seconda serata:

Introduzione Primo Tempo - A. Baricco

Achille
Intermezzo - A. Baricco

Ulisse e Diomede
Patroclo
Intro Secondo Tempo - A. Baricco

Sarpedonte e Aiace . Ettore


Fenice

Terza serata:

Introduzione Primo Tempo - A. Baricco

Antiloco

Agamennone
Intermezzo - A. Baricco

il Fiume
Introduzione Secondo Tempo A. Baricco

Andromaca
Priamo
Demdoco

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Introduzione Primo Tempo - A. Baricco


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Ecco: due cose, anche per riposarsi un po, no?


Voi.
Ci sono delle cose che mi piacciono molto nei due pezzi che avete sentito.
Nel pezzo di Criseide mi piace il gesto di Achille, perch un gesto
simbolicamente davvero molto importante. Se vi ricordate, lui, quando si incazza
davvero, prende questo scettro tempestato e lo butta per terra.
Questo scettro era lo scettro che loro usavano in assemblea e quando uno voleva
parlare prendeva lo scettro. Ora, loro erano ancora molto lontani dalla democrazia
ma avevano gi questo spirito assembleare, no? Questo luogo in cui era diritto di
tutti parlare. Ed era un cerchio, ed era ci che teneva insieme la comunit, no? E
allora dovete immaginare questi principi, che ognuno dice la sua e passa lo scettro,
e in questo gesto violento di Achille, violento, eh? di scagliare questo c
proprio la rottura di questo cerchio.
Poi naturalmente non combatter, andr nella tenda
Ma il gesto vero che rompe il cerchio della convivenza civile.
E quando si spacca? Eh?
Quelli che non ci stanno, in maniera violenta o in maniera malinconica.
Quelli che
I figli, che gettano per terra lo scettro tempestato.
Mi piace la ragione del contendere. Lo so che apparentemente sembra unidiozia:
gli ha fregato la schiava allora lui si offende e non gioca pi. Questa cosa un po da
asilo. Presa un po cos non bella, ma dovete pensare. C una frase, che dice
Achille in un altro posto dellIliade che sentirete domani, e dice con grande
durezza parlando di quello che successo a lui dice con grande durezza,
proprio scolpisce questa frase e dice:
non c dolore pi grande di quando un potente, usando il suo potere, toglie a un
uomo giusto quel che gli spetta.

E poi che sia Briseide, questa schiava


Ma il punto questo: labuso di potere. Non c dolore pi grande
Esagerava Per, insomma, il punto non un punto qualsiasi. In pi, labuso di
potere in quel caso fu fatto su una faccenda, la divisione del bottino, che per loro
era importante. Noi non abbiamo di questi problemi ... ma, insomma non tutti i
giorni, diciamo. Ma loro s. Era una civilt guerriera e quindi toccava in un punto
in cui una regolamentazione era importante.
Una cosa che mi fa sbiellare dellIliade che c gi tutto l dentro. Avete sentito
Achille che dice ad Agamennone: A me i Troiani non hanno fatto niente. C un
grande mare e foreste fra casa mia e la loro. Cassius Clay: A me i Vietcong non
hanno fatto niente. Poi and in galera e divenne Muhammad Al, eccetera ma
quella frase l, eh? quella frase l. Da 2800 anni, ta-ta-ta-ta-tat, un pugile nero:
A me i Vietcong non hanno fatto niente. Io a combattere non ci vado.
E Tersite
A me piace molto Tersite che un piccolissimo personaggio. Finir male, ucciso
da Achille, perch aveva insultato Achille, e Achille, toh! Via. Mentre Ulisse, no?
discute e lo mena, invece Achille lo uccide.
Far una brutta fine quindi Tersite ma, anche l, da 2800 anni mi viene
riconsegnata, salvata da tutto quello che successo in mezzo, no? Fino a me, arriva
la figura, dove io riconosco qualcosa che c anche nella mia vita, e quasi
riconosco il modo giusto di averla tra le mani e cio: c uno, ed il pi brutto
Guarda che in queste cose lIliade, Omero, come Holliwood, altamente
simbolico. I particolari sono importanti: un mostro storto questa testa a
punta con un po di peli sopra brutto.
Ed luomo, lunico, in tutta lIliade che insulta i re. Gli fa le facce, si tira gi i
pantaloni. Ma brutto.
E finisce per terra, con quellaltro che lo umilia, e lo racconta, e c tutto eh?
Lumiliazione a gradi: mi colpisce, vado gi, lo sguardo istupidito.
L, il suo posto. Lunico, che sputa in testa ai re, l, il suo posto. una figura che
i nonni dei tuoi nonni dei tuoi nonni ti consegnano: Ci sar uno che sar quello
che metter in ridicolo i potenti. E non se ne pu fare a meno. E ne va della vita
averlo. Voglio dirti anche che molto brutto, da far schifo. E sta sotto il piede. Non
un eroe, ti dice. Una lezione.
E sempre nello stesso pezzo c una frase molto bella che mi pare che dica
Menelao, che pure non un grande intellettuale, ma qui azzecca, quando dice:
combattiamo noi due che sempre la soluzione che ognuno augurerebbe, no?
che invece che scatenarsi
I due che hanno qualcosa da dire, basta, se la risolvano loro l
NellIliade c, tra laltro. Sembra stupida, ma nellIliade questa soluzione, a un
certo punto, c. Vabb.
E quando decidono questo, Menelao dice: ma venga Priamo a suggellare questi
patti. Non mi fido dei suoi figli e dice una cosa dei vecchi che molto bella.
qui, qui in questa versione, ma cos anche in Omero, e dice: perch i vecchi
sanno guardare il presente e il futuro simultaneamente. E capire cosa dobbiamo
fare.
E che questo sguardo Perch naturalmente i giovani vedono il futuro, i vecchi
guardano al passato L cera una figura di vecchio che era la capacit di leggere
la storia, no? Tutto. Futuro e passato, contemporaneamente.
Elena.

Il pezzo che segue raccontato da Elena. Elena un personaggio , forse, il pi


ambiguo di tutto questo racconto. la donna pi bella del mondo e questo
naturalmente crea un problema di casting quando si fanno queste cose ma
soprattutto un personaggio dove non capisci bene, i Greci, cosa volavano dire in
quella donna.
Davvero, si potrebbe andare avanti
Io tengo stretta, quando penso a lei, unimmagine che nellOdissea, non
nellIliade, ma che non so nemmeno ben spiegare ma mi sembra che l ci sia
Elena, pi che in ogni altra cosa, e ne fa, nellIliade.
Ma insomma l, proprio l, eccola l il tipo di donna.
Ed una scena dellOdissea in cui Menelao, tornato dalla guerra, tornato a casa
sua, ricorda, insieme a un figlio di Nestore e al figlio di Ulisse Ulisse
scomparso per la sua odissea e sono l, e mangiano, bevono e ricordano,
ricordano la guerra di Troia. Menelao dice anche una cosa, non dico tenera, ma
dice fa anche un po ridere per dice: Ah, Ulisse , lo dice al figlio di
Ulisse, dice: Io Ulisse veramente stato un amico per tutta la guerra perch
erano un po i vecchi loro, no? e io anzi gli avevo promesso che gli avrei
regalato una citt, qui da me, perch non se ne tornasse pi a Itaca ma stesse qui,
vicino, perch ci piaceva stare ancora vicini. E io gli avrei dato un piccolo regno e
avremmo .
E mentre racconta queste storie, il figlio di Nestore, ricordando i suoi fratelli morti,
il figlio di Ulisse, che ha perso il padre e lui, Menelao, che ormai vecchio dopo la
guerra, incominciano a piangere e, insieme a loro c Elena dArgo, ripresa da
Troia, riportata e messa l, e fa questo gesto: prende del vino e, senza farsi vedere,
versa un farmaco dice Omero, egiziano che faceva dimenticare e che faceva
smettere di piangere, e sopportare qualsiasi dolore. E questa donna e poi, in
silenzio, non dice una parola, tac, vino, dimenticare.
Elena.
lultimo pezzo prima dellintervallo.

Elena

Introduzione Secondo Tempo - A. Baricco


 
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LIliade, per chi fa il narratore nella vita, un manuale.


Si direbbe che l c tutto quello che poi noi abbiamo lavorato in tutto questo tempo.
Sembra davvero un indice di ci che possibile fare dal punto di vista narrativo. Ci
sono tante di quelle situazioni che vi potrei dire: t, questa in quel film, questa in
questo libroquesta in tutte le pubblicit. Come se fosse il grembo da cui viene
tutto...Poi non cos, ma certo se questa storia ce la siamo portata dietro per cos tanto
tempo anche perch era il manuale di una categoria di noi: i narratori. Vi faccio un
esempio di una cosa che avete gi sentito, che per me sorprendente: i due decidono
di sfidarsi, Menelao e Paridebh, insomma, un momentogli eserciti si
bloccanoe tutti intorno, questi si vestonoe poi si guardano, e sono uno davanti
allaltro. Stacco. Stanzetta - stanzona, di Elena. Lei l che: cinema. Lei l, lei sta
facendo questo tappeto, questo tessuto in cui ricama le vicende dei troiani, una
robaMa mi piace il salto: da puzza di uomini, sangue, bronzo, STACCO: dentro. E
poi arriva una da fuori, le dice Fuori c un duello, fanno un duello per tePrima si
stavano menando, poi invece si sono fermati, e tu sei quella che..il premio per il
vincitore. Allora lei si alza, sale, e va sulle porte sce, e vede dallalto quello che
prima vedevamo dal basso, e con Priamo che dice e tutti noi guardiamo dallalto,
in quel momento. Cio: Duemilaottocento anni fa, micaBello, no? E poi dallalto, il
duello, e poi di nuovoAdesso ripartono dal bel pieno delmontaggio: fantastico.
Come avete visto, fino a qui lIliade storia di guerra, combattimento, pallosa per
quello, perch sono sempre lDi solito si dice: lIliade...lOdissea s, ma
lIliadecombattono sempre
E intanto avete visto che fin qua parlano, ricordano, litigano, organizzano di andare,
quando finalmente sono andati si fermano, dicono facciamo un duelloc questa
ritrosia a entrare veramente in battaglia. Nel pezzo che adesso qui sentite, invece l :
battaglia. Sono anche i pezzi pi ostici, perch effettivamente cos, un indice di
ammazzamenti, ma cercate di stare in mezzo a questo mattatoio, perchperch
possiate abitarlo meglio vi dico due cose sul combattimento che loro praticavano, cos
poi vi orientate nei loro gesti. Sono 50.000, 45.000, ma sostanzialmente un
combattimento tra cavalieri, tra la gente pi aristocratica; sono loro che si sfidano e
combattono. Intorno c il mercio, tutti che ammazzano tutti, ma in realt la storia
prende questi scontri singoli. Sono armati in questo modo: hanno una o due lance, che
non sono per le lance che noi un po istintivamente tendiamo ad immaginare, le
lance dei cavalieri medioevali; erano lance fatte di frassino, quindi elastiche, tu la
prendevi e facevi cos e lei Questo vi da il senso di alcuni colpi che sentirete, con

una punta di bronzo. Il bronzo era la ricchezza: se tu avevi una punta di bronzo
ammazzavi, penetravi, riuscivi a rompere le difese. Se lavevi di legnoehGi
allora vinceva la guerra che aveva pi soldi. E per questa ragione semplice che la
punta era di bronzo, e per questo nellIliade c questo ossessivo richiamo al bronzo.
La lancia aveva una spada per gli incontri pi ravvicinati, avevano uno scudo; lo
scudo qualcosa tecnologicamente di molto avanzato per quei tempi. Costruire uno
scudo che resistesse a un colpo era una questione di sapienza artigianale e di
ricchezza. Sentirete che ogni tanto, anche nelle prossime serate, ogni tanto proprio
Omero si ferma a descrivere come fatto, perch ti da unidea della ricchezza di
quello che lo sta stringendo, fino alla punta ultima, che lo scudo di Ulisse fatto da
Efesto, che allora l diventaPer anche per i normali combattenti lo scudo era la
prima difesa, e si difendevano con la loro ricchezza, costruendolo a quindici strati
invece che a due. Quello che andava in guerra con lo scudo di legno era fottuto, quello
che andava in guerra con lo scudo con sette strati di cuoio, poi ce nerano due di
bronzo e in mezzo uno doroe vedrete che molti di questi colpi son proprio regolati
su questa specie di 740, cio quanto erano ricchi. Il duello avveniva cos: uno davanti
allaltro, e uno dei due lanciava la sua lancia. E laltro poneva lo scudo guardate che
proprio, proprio geometrico: opponeva la sua ricchezza. Non scappava, cio non
faceva..ooplagilit non centrava niente, perch era nel loro galateo: che non
scappavi dal colpo. Si piegavano magari, ma opponevano lo scudo. Se la forza e la
ricchezza delluno - la punta di bronzo - era pi forte della forza e della ricchezza
dellaltro il suo scudo la lancia penetrava e colpiva, e a quel punto colpiva, cio
non che facevano cos, colpiva. Voleva dire che lui era pi ricco e pi forte di te:
fine. Succede spesso che uno sbagli il colpo, oppure che lo scudo resista; allora c
questa seconda fase in cui tirano fuori le spade, e combattono. I pi ricchi combattono
su dei carri, che sono, se pensate alle bighe che si vedono nei film italiani su Roma
antica, pi o meno, insomma, con due cavalli che li tirano, e salgono su questi carri
con un auriga, un pilota che tiene le redini per loro. Per loro era pi che altro una
forma di monumento, entrano in battaglia su questo monumento, ma non facevano
veramente quasi mai battaglie sul carro, arrivavano fin davanti a quello che volevano
sfidare, scendevano e combattevano. Unaltra arma che loro usavano larco, larco
con le frecce, che era considerata larma dei vili, perch colpisci da lontano, qui
vedete proprio il galateo delle impallinate della guerra, qui da solo uno perch da
dietro gi un poe quindi sono mal considerati. Paride, ad esempio, ferisce sempre
con la freccia, che una figura, naturalmente in questo contesto, non bella, diciamo.
Anche se dice ad Ettore una cosa bellissima, ma che cuore hai tu, dritto come la lama
nel legno, te proprio non sbandi mai. A me piace, cos, uno cha quei fratelli che non
sbagliano mai, ma va a cagareeh bh, cos, perch Ettore, lui, tun tuninvece
questaltro si trucca,..lui, arco e freccia, che viene usato da tutte e due le parti, ma che
viene usato, tendenzialmente sottolinea la vilt. Unultima cosa, loro combattono, si
uccidono, ma il duello non finisce l, perch parte integrante del duello il fatto di
portare via il corpo, il corpo e le armi. Qui bisognerebbe entrare nella mistica
guerriera di quella civilt, ma insomma, tu non avevi ucciso uno veramente fino a
quando non prendevi le sue armi. Per cui questo spiega molte suppliche di moribondi
che gridano aiuto non per farsi salvare, perch sanno che ormai fatta, ma per farsi
portare via dai propri amici, e spesso ci sono delle battaglie che sono sui corpi dei
morti, dei moribondi o dei morti, perch per loro aveva un altissimo significato
simbolico questo furto del corpo umano e delle armi, fino a queste cose sublimi del
prendere le armi del nemico peggiore, poi mettertele tu. L Freud.Per cera
questo...per noi un po lontano, naturalmente, per lo si capisce, si entra nel mondo
eliatico e poi tutto molto geometrico.

Benvenuti nella mattanza, e lo ascoltiamo attraverso due voci: Pandoro e Enea. Sono
due troiani. Grazie.
(Trascrizione: Fabiana)

Pandaro ed Enea

Intermezzo A. Baricco
 
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Nutrice

Nestore

Introduzione Primo Tempo


Riassunto della puntata precedente:
Per vendicare il rapimento di Elena,
una donna sposata ad uno di loro,
i Greci...
(una donna..... La donna pi bella del mondo, sposata ad uno di loro)
i Greci radunano una flotta colossale; tutti i Greci potenti, ricchi, che
possono permettersi una flotta.
La mettono in mare per andare a riprendersi la donna,
prendendo Troia e tutte le sue ricchezze.
Non tutti erano abili navigatori,
alcuni si, ma altri non facevano vita di mare;
non conoscono la rotta per Troia tanto lontano l'
Oriente per loro...
Si perdono.
Ad un certo punto approdano in una terra che pensano sia Troia - ma non
Troia - ma senza farsi troppe domande distruggono tutto quello che
trovano e prendono tutto quello che c'
.
Quando hanno finito si accorgono che la Misia, un posto sfortunato.
pensa ad essere un Misio...
eh! che vita!
Una mattina,
apri la finestra e ci sono 1013 navi achee...
Magari pensi prima che sono l per turismo...
poi, questi, vooohh!
Tornano indietro e ci mettono altri otto/dieci anni per ripartire.
(Questa la storia, la leggenda; i numeri nelle storie che si raccontavano
avevano dei significati, ma insomma ... cos ci sono arrivati)
Partono e poi finalmente arrivano, effettivamente, a Troia e iniziano ad
assediare la citt.
Questa quella che noi chiamiamo la Guerra di Troia.
L'
Iliade, come dicevo ieri, non il racconto della guerra di Troia.
E'una vicenda che appoggiata in questo letto che questa guerra,
ma ne racconta solo un pezzo, una scheggia e si potrebbe dire anche, pi
precisamente, che nemmeno racconta tanto la guerra, ma qualcos'altro.
L'
Iliade inizia nel nono anno di guerra,
che un numero in parte vero, tecnico e in parte simbolico,

dopo molto tempo che questa guerra si combatte senza soluzione.


Ed inizia con l'
episodio, che noi conosciamo tutti per averlo imparato a
scuola, dell'
ira di Achille,
che io qui riassumo, scusandomi con quelli che c'
erano qui ieri, ma un
ripassino pu non far male:
I Greci,
(li chiamo Greci ma in realt si chiamavano Achei, allora, ma
chiamiamoli Greci, per semplificare)
i Greci, per poter campare in un lunghissimo assedio non possono far
altro che andare a prendere dalle citt che trovano vicino...
ovunque trovano qualcosa...
quando sono a corto di viveri, partono...
vanno in una citt, la saccheggiano e si portano via tutto quello che serve:
buoi, carne, attrezzi, donne, per loro tutto uguale. Portano a casa.
E cos, una, due, tre ...
e vanno avanti per anni cos.
In una di queste citt rapiscono, tra le altre donne, una ragazza
che figlia di un sacerdote di Apollo (di una persona di una certa
importanza)
e Apollo, offeso per questo gesto, fa calare sui Greci una cappa di dolore,
di sconfitta, di malattia
e l'
esercito greco, proprio, avvizzisce in questa aria di sfortuna.
Allora i greci si riuniscono, ascoltano gli indovini, ascoltano Calcante,
che era quello che sapeva il futuro, il passato...
e insomma, capiscono che l'
unica cosa da fare restituire questa ragazza
e allora decidono di restituirla.
Chi che l'
ha presa, chi che l'
ha presa... : Agamennone...
che era il Re di questa spedizione, era il pi ricco e come spesso succede
in molti paesi, essendo il pi ricco, era anche il Capo ...
E Agamennone dice:
si, ma ... negli interessi dell'
esercito, se devo farlo, restituir questa
ragazza
che si chiamava Criseide, ma naturalmente...
sia mai che proprio Io rimango senza la ragazza, senza la schiava, senza
il bottino, quindi, dovete aver pazienza, ma prender un'
altra ragazza,
anzi... (mi guardo intorno) ecco! quella mi piace. Prendo quella.
Di chi era quella?.....
Achille...
Scontro dialettico fra i due,
dove lo scontro sostanzialmente tra il potere e la forza.

Achille uno giovane, il pi bravo a combattere, anche il Capo


militare, riconosciuto dall'
esercito dei Greci...
e Agamennone il Re, quello che ha lo scettro in mano, del potere.
Ed una sottile, interessante sfida, che per loro doveva essere molto
importante, tra chi comanda:
se quello che il Re (perch suo padre, suo nonno, suo bisnonno erano i
Re, quindi lui Re!)
o quello giovane, che magari non figlio di Re, ma il pi forte
e se si scontrassero in duello lui vincerebbe, ma...
chi pi forte?...
Non un problema da poco e nell'
inizio dell'
Iliade il problema risolto
con una risposta nitida: il pi forte Agamennone.
Comanda Agamennone.
E a questa situazione Achille si ribella ed entra in quella che noi
chiamiamo la sua Ira e che sostanzialmente il suo proposito di non
combattere pi.
(Non semplicemente che, a un certo punto, Vieri decide che non gioca
pi con l'Inter... non cos semplice ...)
Achille era l'
incarnazione della guerra, era l'
unico uomo e chiamarlo
uomo forse non nemmeno esatto di cui tutti i Troiani avevano terrore.
La sola presenza in battaglia delle armi di Achille era per i troiani un
terrore.
E quindi il fatto che lui smetta di combattere non semplicemente un
Vab, oggi c'
Achille? No. Vab, Andiamo!
... no, proprio....
E infatti, appena Achille se ne va, gli Achei incominciano a perdere.
I Troiani sono ringalluzziti dal fatto che non lo vedono mai,
e Ettore per primo e tutti gli altri, combattono.
Combattono e vincono talmente tanto, che spingono sempre pi indietro
gli Achei.
Come dicevo ieri, bisogna immaginarsela geograficamente questa
guerra...
molto semplice:
da una parte Troia, dietro alle sue alte e famosissime mura, una grande
pianura, davanti, con due fiumi,
e poi dall'
altra parte, proprio di fronte a Troia, la grande spiaggia in cui
erano arrivati gli Achei con le loro navi.

E le navi, con le tende degli Achei davanti, sono la Citt degli Achei,
sostanzialmente.
Gran parte dei nove anni di guerra sono stati combattuti sotto le mura di
Troia.
E'un assedio.
Ma da quando Achille se ne va, la guerra si comincia a spostare a poco a
poco,
prima nella pianura e poi, sotto la spinta del coraggio dei Troiani e
dell'
assenza di Ettore (Achille?), vicino alle navi degli Achei.
Ed in questo momento,
quando gli Achei incominciano a capire che non solo stanno perdendo
Troia,
ma stanno per perdere la loro citt, le loro navi (senza le quali non
potrebbero pi tornare a casa),
in questo momento che il pi vecchio di loro, Nestore, suggerisce di
costruire un muro, una vera fortificazione intorno alle navi.
Un muro con un fossato davanti (proprio il classico, no?!)
e gli eroi pi giovani sono anche contrari, disprezzano una cosa del
genere e dicono:
Noi abbiamo gli scudi, che ce ne facciano noi di muri?
ma alla fine i vecchi comandano: (toc!) Muro!
E la scena su cui noi ci siamo fermati ieri sera la scena di questa notte,
di questo tramonto e poi notte, in cui per la prima volta in nove anni di
guerra gli assediati sono gli Achei.
Vanno a dormire nelle loro navi, nelle loro tende e guardano dall'
alto del
muro, dall'
alto della poppa della loro nave,
e guardano nella pianura e vedono i fuochi dei Troiani,
che per la prima volta non sono tornati in citt a dormire, come facevano
(di notte non si combatte, come nei western gli Indiani, uguale),
ma erano venuti a dormire sotto il muro acheo.
E a questo punto gli Achei capiscono che per loro, davvero, la situazione
diventata difficile e convincono Agamennone a chiedere il perdono di
Achille.
Provano a riportarlo in battaglia.
E'questo il punto da cui noi ricominciamo oggi: Achille.
Questa una cosa... da capire dell'
Iliade.
Lo dicevo ieri: l'
Iliade ha un titolo sbagliato.
Il titolo viene dal nome di Ilio, che uno dei due nomi della citt, Troia e
Ilio,

e da qui l'
equivoco per cui sarebbe la storia della guerra di Troia, ma
come sapete, nell'
Iliade, non c'
nemmeno la fine della guerra di Troia.
Non c'
il risultato (chi ha vinto), non c'
il cavallo, non c'
la morte di
Achille, non c'
...
si ferma prima.
Pi che Iliade questa storia avrebbe dovuto intitolarsi Achilleide...
perch di fatto una vicenda che guarda ossessivamente in un punto,
all'
interno di una cornice che una guerra,
e quel punto Achille.
In questo, l'
Iliade, forgia un modello di storia che per noi, per la nostra
tradizione, stato fondamentale.
Don Giovanni...
(per dire alcune grandi storie che ci siamo a lungo tramandate, che non
riusciamo proprio a mollare mai)
Don Giovanni, Dracula, Amleto...
Queste storie girano intorno a Un personaggio e Lui la fonte dell'
energia
di tutti gli altri.
Che sarebbero le donne di Don Giovanni senza Don Giovanni? Nulla.
I rivali, perfino il commendatore...? Niente. Un morto.
Cosa sarebbero i personaggi intorno a Amleto? Fumo.
Per non parlare di quelli che inseguono Dracula: omini.
C'
qualcosa che d energia e luce intorno.
E'un modello di storia costruito proprio architettonicamente con un fuoco
al centro e poi intorno, a raggera, l'
energia che (tac!) fa di uomini
normali (tac!) dei personaggi memorabili.
Ma se tu spegni la luce: ... omini.
Riaccendi la luce: ... fhhh!
Tutte le storie hanno un'
energia, ma ci sono molti modi di collocarla,
nelle storie, l'
energia.
Questo un modello.
Il fatto che venga da una storia che ha duemilaottocento anni vi d il
senso della forza.
Se pensate alle storie che noi conosciamo di questo tipo, trovate subito un
tratto comune:
il cuore della faccenda, il nucleo che fonde l'
energia per tutto
(Amleto Dracula Don Giovanni)
un personaggio .... che non esiste
un personaggio di cui si sa poco

che mai ci spiegheremo fino in fondo


se non addirittura un vampiro che non si sa bene nemmeno se sia un
umano
un personaggio che dice pochissimo di s
un personaggio che noi conosciamo solo perch gli altri ne parlano
perch gli altri ci combattono
perch gli altri muoiono per lui.
Lui al centro, ma se lo guardi vedi un buco nero.
In diverse forme, Amleto
(chi mai capir Amleto se stupido, pazzo, un genio, un bambino, un
malato...)
un buco nero, ma... che energia, no?...
(come quando cadono le meteoriti e tutt'intorno

vsvsvs!

i fagioli ....)

Energia...
pi che essere personaggi sono come fosse un cuore di energia...
Achille questo.
In nessun modo Achille stringibile nel profilo di una persona umana
e intorno a lui,
come succede anche in tutte queste altre storie citate e in tante altre...
e intorno a lui lo sguardo che hanno gli altri su di lui sempre lo sguardo
verso un punto inquietante, un punto che non si sanno spiegare pi di
tanto.
Per alcuni un pazzo; spesso, Achille, nominato come pazzo.
Per alcuni qualcosa che non riesci a guardare; moltissimi girano lo
sguardo...
le parole di Achille ...
inascoltabili ...
un buco nero.
E'forza allo stato puro, che diventa fantasma, faccia, gesto, ma ... forza.
Ieri abbiamo letto la scena dell'
assemblea che apre l'
Iliade e ci sono questi
condottieri, questi ricconi, questi principi che discutono di questa
faccenda e hanno questa prassi che si scambiano questo scettro molto
prezioso e
chi parla prende lo scettro, no?, perch ha il potere della parola e se lo
scambiano
e la discussione finisce con Achille che parla, insulta qualcuno,
Agamennone,
e poi prende lo scettro e lo butta per terra: spezzato il cerchio della
comunit
quello che non ci sta, quello che non fa parte...

Tu puoi avere dei nemici, ma... sono nemici di quel cerchio, che accettano
il tuo gioco, accettano il tuo mondo, il tuo paesaggio, stanno dove sei tu.
Ma Achille non questo.
Achille quello che quel gioco l...
...e ne gioca uno suo, per questo gli umani intorno a lui non trovano mai
la posizione giusta,
non sanno come stare davanti a lui.
Per questo tutto quello che noi troviamo nell'
Iliade, tutto ci che
ascolterete in questi tre giorni , in qualche modo, un movimento di
attrazione verso questo centro di energia che non riusciamo a leggere.
Nel modo pi evidente Achille, che l'
incarnazione della guerra, per gran
parte dell'
Iliade non combatte, non esiste.
Tutti ne parlano, tutti lo citano, tutti lo cercano,
lui non c' e allora fanno questo,
lui forse c' e allora fanno qualcos'
altro,
ma lui... sta nella tenda
... dlen dlen...
e suona la cetra...
Nell'
Iliade solo le donne fanno questo...
I maschi lavorano, combattono, ma lui ... (FISCHIO)
In certo modo lui anche, in maniera veramente affascinante - in questo
suo sprigionare questa energia anarchica, ribelle - anche l'
unico che
appiccica addosso a questa storia i sentimenti...
alla fine l'
odio...
se andate a cercare l'
odio dov'
veramente: Achille
l'
amore: Patroclo
dov'
veramente, pi ancora che fra Andromaca e Ettore che tutto
sommato sono sposati, vita coniugale, .... no
ma l'
amore... Achille - Patroclo - Achille
Patroclo, che non niente se non ci fosse Achille... niente.
Ma l, in una storia di guerra, eccetera...
sentimento.
Pezzi di esperienza umana intorno a lui.
L'
esperienza dell'
addio, l'
esperienza del pianto per la morte; tutto intorno
a lui diventa vivo.
Per quanto enormi personaggi ci siano nell'
Iliade, sono belli quando sono
l, ma diventano memorabili quando incominciano ad avvicinarsi ad
Achille
e diventano eroi per sempre quando finiscono davanti a lui.

Quindi tutto ci che noi ascoltiamo circola intorno a questa unica energia.
Solo un eccesso di stupidit pu pensare che questo lo si possa mettere in
scena, che ne so, bello muscoloso biondo... naturalmente non questo.
(APPLAUSI)
Naturalmente un buco nero difficile metterlo in scena.
Questa la ragione per cui non smettiamo mai di fare Don Giovanni a
teatro, ad esempio.
O Amleto, ancora una volta... Perch pi bello di altri? Forse, ma
soprattutto perch non c'
modo di portarlo l sopra.
E qui naturalmente la soluzione c'
era: non lo mettevo fra i personaggi e
chiuso, no? Che forse la soluzione pi coerente.
Per mi piaceva riuscire...,
e allora ho scritto un testo con la voce di Achille, ma quando si trattato
di cercare qualcuno che lo potesse leggere, ho capito abbastanza presto
che stavo cercando una forza, un certo tipo di forza.
Sicuramente coniugato con l'
altro tratto che mi ha sempre colpito di lui:
che era un ragazzino.
Achille ha quindici anni nell'
Iliade, un ragazzino...
Energia, un ragazzino...
e questa cosa di follia che tutti continuamente ripetono su di lui,
e ho cercato quindi, pi che altro, questo.
Ho cercato qualcuno che potesse portare qui sopra una certa forma di
infantile energia... ferocia...
Non aspettatevi chiss che... per ve lo dico perch quando ho pensato
questo mi sembrato cos irrilevante il problema che fosse alto, robusto,
maschio o femmina...
Alla fine un'
attrice che fa Achille, ma voglio dirvi che inseguivo una
forma di forza, come portare un buco nero qua sopra...
ma le parole poi fanno tutto.
Questo buco nero lo circondiamo da solo, lo sentiamo da solo,
poi torno io a dire due chiacchiere,
proprio per isolarlo perch il cuore dell'
Iliade, tutto l, tutto parte da l.
E'come se apriste la scatoletta dove dentro c'
(DOPPIO FISCHIO) il cuore
che pulsa...
Buon ascolto.
(Trascrizione: MINA)

Achille

Intermezzo
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(TRASCRIZIONE: Cristina)

Ulisse e Diomede

Patroclo

Introduzione Secondo Tempo


Volevo dire ufficialmente che quelli che non son venuti ieri, e che non verranno
domani, e che sono venuti oggi hanno beccato la giornata pi tosta! Eh!
Non potevamo, daltronde, scrivere: seconda serata apertaparentesi quella tosta
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Sostanzialmente, si entra in questa battaglia e non se ne esce pi.


Ve lo dico: fino a stasera, quando andrete via da qui da qui in poi, tutta una
strisciata di guerra!
Dentro quella guerra, peraltro, vi invito a orientarvi: una cosa che vi pu aiutare a
sconfiggere un po la noia, la ripetizione.
Una cosa bella dellIliade, che trovo di magistrale finezza artigianale, che, s,
sempre guerra, ma questa guerra ha un moto, un pendolo, che va tra i due estremi di
Troia, da una parte, e la citt degli Achei dallaltra (le navi, col muro, il fossato).
E seguire non insignificante dove avviene quello scontro. Dovete vedere.
C tutto nel racconto. Noi cerchiamo anche di leggerlo in modo che per voi sia facile
capire e vedere.

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E, ogni volta che il pendolo arriva vicino a un estremo (le mura di Troia) o allaltro (il
muro degli Achei, le navi), come se tutto fosse accelerato. Anche i sentimenti, anche
la violenza, anche il coraggio, no? e poi, come per riposarsi, tornano indietro nella
pianura. E poi, di nuovo, sotto le mura di Troia, di nuovo, il momento culminante.
Come se lesistenza avesse questo ritmo. E che i greci ce lavessero raccontata cos.
Quello che, adesso, voi sentirete uno di questi movimenti di pendolo.
Inseguiti avete sentito le ferite, tutti i capi Achei tornano alle tende perch non
possono combattere: hanno delle ferite pi o meno gravi, ma non possono combattere,
no? e i Troiani spingono, quindi!
E il pendolo, in questo momento, si sta proprio drizzando sul muro degli Achei, no? e,
poi, entrer in battaglia Patroclo e questo spinger tutti indietro e fino ad arrivare
sotto le mura di Troia, dove avverr la morte di Patroclo. E, poi, di nuovo, tutti
indietro.
E un ritmo.
Io trovo fantastico che lIliade, che sembra una roba sterminata, disordinata abbia
un ritmo - ton- Un ordine. Nel caos della battaglia.
E va ballato, in un certo modo. Ma questo non lo possiamo fare noi, lo potete fare voi
nei vostri occhi. Va ballato.
Naturalmente, sentire una strisciata di questo tipo, di violenza e di guerra, non so che
effetto faccia a voi (soprattutto in questi giorni, in questi tempi) A me ha fatto
molto effetto nellanno che cho messo ad adattare tutto questo. Perch non un anno
qualunque, quello che ho passato non della mia vita personale: della vita del
mondo, no?
E intorno a noi, ogni giorno, ci sono i segni di piccoli e grandi.
E sono le stesse lettere con cui componevano il testo della guerra, cos tanto tempo fa;
sono queste piccole schegge di barbarie, crudelt, fierezza, coraggio, eroismo, vilt.
Tutto lapparato di quelle che sono state, nel passato, le civilt guerriere.
E noi oggi siamo l, ridotti a fare questo; tradotti in civilt guerriere, senza sapere se
lo vogliamo essere veramente.
B insomma, lIliade ti passa e ti sfiora continuamente, di questi tempi.
E cos una cosa volevo dirvela, di quelle che ho creduto di capire lavorando su questo
testo; perch pu essere un modo anche per stare dentro questa carneficina come
dentro una lezione.
Naturalmente, lIliade un monumento alla guerra, fatto da una civilt che era,
sostanzialmente, guerriera.
Il tratto della Bellezza della guerra costante. Ed ossessivo. Ed , per noi, offensivo.
E bello tutto, quando c combattimento. sono bellissimi loro, fisicamente; sono
bellissime le armi. Ci sono molte vestizioni nei testi che sentite in queste serate, ed io
non ne ho tolta quasi nemmeno una, perch in questa vestizione le gambiere, la
corazza e, poi, lo scudo, no? c questo senso di depositare la bellezza degli oggetti.
Oggetti tremendi, no? oggetti orribili ma belli!
E i gesti. Le ferite, che avete sentito, che sentirete in maniera ossessiva, spiegati nel
dettaglio, dove finisce la punta, dove esce, come cade. Questa specie di artigianato

folle del combattente, che quello che fa, lo fa, in maniera precisa, tanto da essere, poi,
ricordato per secoli quel singolo gesto feroce, fatto bene.
E bella la natura, intorno. Per ricordare la bellezza di ci che accade, spesso, Omero
usava le immagini del mondo: animali, leoni, tempeste, boschi. Bellezza.
Non credo! non credo che loro cabbiano voluto far capire che quello bello nel
senso estetico, ma va un po tradotto: credo che la bellezza che c l dentro significa
che tutto ci era, nel piccolo respiro di una vita individuale, il momento dellassoluta
intensit.
Noi abbiamo ereditato questidea, che viene da lontanissimo, ma che noi abbiamo
ricoltivato per secoli: che la guerra, in tutte le sue forme, fosse il momento in cui,
finalmente, la vita quotidiana, che era piuttosto anemica e avara di vere emozioni, si
increspava in qualcosa che aveva, s, finalmente, laspetto della verit! di qualcosa
che sia, veramente, forte! Un luogo in cui molti sono andati a cercare la verit su se
stessi e, poi, morivano!
C unidea, c una attesa, c una speranza di di intensit della vita, in ogni canto
di bellezza dellIliade. Perch la vita non sia solamente. Quando Achille prima dice
torner a casa e sposer una donna che sceglier mio padre e va letto cos,
perch cos, per loro era cos. Perch la vita dove pulsa l. E lui torner, forse
ma la vita pulsava l!
Quindi non tanto bellezza nel senso estetico che bel vestito che hai, che belle armi,
che bella faccia, i bei capelli di Paridenon tanto quello. E bellezza nel senso
della vita che scotta! Tutti hanno diritto alla vita che scotta! Nessuno vive per stare
l tiepidino. Tutti vogliono questo.
E, per secoli, noi siamo stati civilt che hanno pensato lucidamente che in
quellesperienza la vita dava quello che noi cercavamo.
Per moltissimo tempo, la guerra stata lunico sistema per cambiare status sociale,
per diventare da povero a ricco, per vedere il mondo, per scoprire lamore, per capire
chi eri.
A me colpisce sempre che S. Francesco, probabilmente, non sarebbe diventato S.
Francesco se, da giovane, non avesse fatto una battaglia. E passato anche lui da l.
Nella biografia quotidiana di moltissimi che hanno vissuto nel passato (nel nostro
passato), ci sono battaglie, guerre, combattute, son stati sfiorati, il cugino guerre!
E, in qualche modo, ci si (di padre in figlio), forse non con le parole, anche con
certamente molta paura, ma ci si tramandati questidea, che l il mondo, finalmente,
si muoveva e noi ceravamo. Prezzo la morte
Pensate lambizione altissima delleroe iliadico, che sa (come dice molto bene
Achille) che solo se morir in modo eroico, sar eterno perch per sempre lo
canteranno. Voglio dirvi che tutti quelli che sentite qui morire, in quel momento, non
sono persone che vivono alle 4:45 sono persone che stanno facendo questa
esperienza vertiginosa di in quel momento vivere quel presente e tutto il futuro
possibile. Per sempre! Eh!
Questa una cosa che ci ha accompagnato per cos tanto tempo. Una cosa che
conosciamo cos bene.
A me accaduto di studiare un po la prima guerra mondiale, perch c nel mio
prossimo libro e leggevo queste storie individuali di gente che andata in guerra,
sostanzialmente per questa ragione: perch in quel momento, la vita era sembrava,
alla gran parte della gente, insignificante. La guerra sembr (una delle guerre pi

atroci che si siano mai fatte)ma partirono tutti sorridenti e ci sono le foto con loro
col giornale in mano, con scritto E scoppiata la guerra! e loro sorridenti, no? che
vanno volontari Era ieri. Persone come Gadda, -------------- mica stupidi! Nei
loro diari: prima linea. Perch l volevano andare, per scoprire la verit di se stessi.
Era ieri! Sono i nostri padri nobili! E quello pensavano!
E lIliade, in questo senso, una lezione altissima.
Che fare, allora, con questo libro tra le mani? E, mentre lavevo e lo sfogliavo
lentissimamente, andando avanti pagina dopo pagina, a poco a poco pensavo questo,
che forse un pacifismo reale, oggi, forse dovrebbe essere un atteggiamento che primo - guarda negli occhi lIliade e non dimentica che, per millenni, noi siamo
vissuti cos. Con questidea di bellezza. Con questa unica chance di bellezza.
E inutile negarlo: inutile dire che la guerra brutta, cos Certo, tutti sappiamo
che la guerra brutta. Bisogna dire che la guerra bella in quel modo l. E stata per
molto tempo il punto rovente dellesperienza degli umani.
Bisogna dirlo, perch quello il punto che bisogna spezzare. Non il generico preferire
la pace, che (figuriamoci) anche Bush credo che preferisca la pace non son sicuro,
per in genere penso che comunque lui, come tutti
Ma non quello.
E il pensiero radicale che noi saremmo capaci di unaltra bellezza.
Come Achille che, per un attimo, dice ma no, ma no, io io mi faccio una vita,
tranquillo, prendo la mia nave, torno indietro Per un attimo, no? per un attimo lha
vista! Unaltra bellezza.
E possibile, la si pu vivere.
La vita pu essere rovente, anche in pace. E le donne dellIliade, che lo dicono e lo
ripetono (le donne troiane). Sempre, a tutti i loro eroi. E possibile avere una vita
non uno schifo di una vita la VITA! ma, in pace.
E, non so, sono uscito da sta roba dellIliade con questidea che il grande lavoro che
si fa da tanto tempo, e che noi siamo qui a fare nel nostro piccolo (e che tocca fare a
tutti) : costruire tutti i giorni piccoli mattoncini, piccole schegge di unaltra
bellezza; di una vita in cui la gente possa scoprire la verit di se stessa, senza dover
finire in trincea, per scoprirla. O la forza dei sentimenti o la devastante,
meravigliosa verit dei grandi momenti di dolore e di felicit. Gente che viva, non che
passi come su un pullman.
Gente che viva!
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che sanno che quella cera e leggono lIliade e non guardano di l, la guardano negli
occhi: Fammi vedere. Ferite. Non mi ripugna. Voglio vederla. Ma poi cl, cl, cl
lavorano nel silenzio, nascosti per costruire unaltra bellezza.
Ogni tanto, quando si fanno questi lavori folli, come fare lIliade, passi le giornate a
capire se questa pedana deve essere nera cos, oppure un po striata cos o questo
leggo, forse un po bruttino, e ci lavoriamo e la luce dove cadee quella frase,
come dirla E cosa stiamo facendo? Stiamo facendo una piccola, ma bellezza.
Stiamo lavorando a unaltra bellezza. Per noi, questo, meglio che andare in trincea,
ed molto vero, molto intenso e, se riusciamo a farlo arrivare anche di l, per tutti
quelli cos!

E guardate che noi siamo gli ultimi, perch quelli che davvero costruiscono unaltra
bellezza sono altri: sono quelli che la costruiscono fuori dai teatri, nella vita vera.
Quelli s. Noi siamo un gruppo, pi modesti, umili ma, anche nel pi piccolo, tira in
qua questa pedana, cos costruisci unaltra bellezza.
E questo il modo, per me, di riuscire a stare in questa guerra (altrimenti intollerabile)
che lIliade racconta.
Penso che sia come una specie di lezione che sinterrompe, no? e che lascia a te il
resto. Come un compito. Ti dice: portami questo Achille a casa, via. Inventagli una
vita che lo induca a salire su quel cazzo di nave e tornare a casa.
Il compito.
Quel che resta da ascoltare, questa sera, molta battaglia. E bella: guardatela. Non
guardate altrove.
I tre personaggi che ci sono qui, sono Sarpedonte, Aiace e Ettore; sono tre grandi eroi.
Sarpedonte il capo dei Lici, che sono degli alleati dei troiani.
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E, poi, c Ettore. Ettore il pi amato, da tutti, inspiegabilmente. Eh, come amiamo


gli indiani nei western si ama Ettore, che invece, come dice Paride, uno - tun squadrato, con una mente squadrata; anche quando la moglie (vedrete domani sera) gli
dice ma cosa fai, torna, stai qui a fare il padre-Io devo andare Non questa
intelligenza cos uno un po militare, no? Eppure. Amatissimo!
E lultimo colpo dala di questa guerra lo racconta Fenice, che questo personaggio
che avete gi sentito apparire nellepisodio di Achille. E un personaggio che appare
un po nellIliade e che io amo molto. Ha una storia che vi racconto cos e, poi,
sentiamo.
E una storia molto bella, che non c nellIliade, prima.
Lui era un principe; suo padre era un re, nel il suo reame E suo padre si innamor di
una concubina bellissima; ma si innamor follemente, non solo che se la portava a
letto, proprio si innamor follemente. E, allora, la regina (la moglie) convinse il figlio
a sedurre questa concubina; e il figlio era Fenice. Le madri, spesso, sono molto
convincenti, e Fenice seduce lamante di suo padre; e ci riesce. E quando il padre
scopre questa tresca, maledice il figlio e supplica le Erinni perch mai gli diano nella
vita lamarezza e il disgusto di tenere sulle ginocchia un figlio di suo figlio.
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E, quindi, Fenice un uomo che sta sotto questincantesimo per cui non pu avere
figli; e questo vi d un po la misura vera, sentimentale, se vogliamo, del rapporto suo
con Achille (che avete sentito). Non solo uno che gli hanno affidato e che
cresciuto lunico figlio che lui ha. E, in qualche misura, anche Patroclo.
Vedete come alle volte, nellIliade, nascoste tra le pieghe della grande carneficina,
poi, ci sono queste storie umane immense, no? e che noi conosciamo benissimo: non
poter avere bambini chi ha altri figli che diventano nostri, no?
E vita, nascosta in mezzo.

E un filo nel tappeto,no? Ma volevo tirarlo fuori, in modo che, quando sentite la voce
di Fenice alla fine, vi ricordiate di lui e della sua storia.
Grazie.
(TRASCRIZIONE: Artemisia)

Sarpedonte e Aiace . Ettore, 40 min.

Fenice, 35 min.

Introduzione Primo Tempo

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Antiloco

Agamennone

Intermezzo
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il Fiume

Introduzione Secondo Tempo


Non ditemi che era brutto il fiume Da adesso in poi, veramente, questa volta vero:
tutto dun fiato, prendete un bel respiro, perch non che si pu interrompere il finale
dellIliade. Io gi trovo miracoloso che abbia un Finale, cio che avessero la cultura
del finale, era una cosa da western, mah. Per insomma veramente a un certo punto
le parole non servono pi a niente, leggere o ascoltare e via. Vi dico ancora solo due
cose.
Il primo pezzo che ascoltate il duello, la sparatoria finale, boh: non c niente da
dire.
Ehm, poi c Priamo. Ehm, come sapete, come vedete, io ho adattato questo testo di
Omero convertendolo in una sequela di monologhi in soggettiva. Cio ci sono dei
personaggi che raccontano la storia. Come vedete, non sempre di s stessi, ma
insomma la raccontano.
E una volta, sempre Maria Grazia Ciani, che cito volentieri, che vedeva che io ero un
po dubbioso su questo perch mi sembrava un intervento piuttosto duro, diceva no,
lo faccia, faccia.
E mi ha detto: E un po come sai i disegni sui vasi dei greci? Che erano tutti di
profilo, e poi ad un certo punto, storicamente, la civilt greca ha fatto uno stacco di
reni TACK!!! Scriiick! E li hanno messi di fronte. E una di quelle cose, come la
Rivoluzione Francese, quelle cose l. E lei mi ha detto: Mi ricorda questo, il suo

lavoro Baricco mi ricorda questo, quando i greci sono riusciti a Scriiick!. E noi
effettivamente siamo una civilt che di profilo, non sei pi niente. Vogliamo vedere
negli occhi, no? Per questo, questo lavoro ve li mette di fronte. Perch non penso che
si possa ascoltare uno che racconta cose di un altro. E insomma, in questo lavoro di
raddrizzamento di questi visi, di queste morti, di queste parole, scrivendolo, se posso
dirvi una piccola cosa di bottega, lunico personaggio che non sono riuscito a
raddrizzare veramente Priamo. Quando sono arrivato l hh..hh..hh.. non si
riusciva. Non so perch, magari c qualcosa di psicanalitico, per certo Priamo
anche il vero vecchio dellIliade, perfino i nemici lo rispettano, poi c sto finale
suo, pazzesco, insomma una figura tale che come la Contessa nelle Nozze di
Figaro,
E allora cercavo di hh.hh..hh.. e cos nella scrittura rimasto questo sforzo,
hh.hhhhniat.Tum. Hh.hhniatTum [strano verso di qualcosa che si cerca invano di
raddrizzare con grande sforzo perch ogni volta torna al suo posto, n.d.r.] Per cui lo
sentirete nei due modi. E una roba di bottega, cio nasce dalla scrittura, non nasce
dalla lettura.
E vorrei dire che lIliade finisce con la scena che qui racconta Priamo. Priamo va nella
tenda di Achille per chiedere, in tutta umilt, e portando doni, il corpo di suo figlio
Ettore. E su questa scena si chiude lIliade.
A me sempre parso, per quanto bella questa scena, un finale un po debole, anche
rispetto al duello di prima. Cera questa scena Anche qui la professoressa mi ha
insegnato una cosa, che quindi insegno anche a voi. Perch io dicevo: mah, potevano
mettere il finale della guerra, il Cavallo (che non c nellIliade, ricordo per
lennesima volta). E lei mi ha detto: No.
E la cosa pi logica sarebbe che.
E lei mi ha detto: No, non . Intanto perch quella l si chiama Iliade ma
lAchilleide. E quindi la storia di questa energia, di questo punto cieco quello che
conta. E poi perch, se era una guerra, e se era una guerra dei greci per conquistare
lOriente, la fine di quella guerra, nella testa di un greco, quando Priamo cade in
ginocchio e con le mani stringe le caviglie di Achille. Anche lui, Scriiick!, dal buco
nero. Quello il finale. Si figuri cosera poi il Cavalloe tutto il resto corollari.
Ed vero. E vero. Se uno legge queste pagine, effettivamente com che labbiano
vinta poi davverosi una cosa un po cos: si, tecnicamente poi, com che lhanno
vinta? Col Cavallo. Ah va bene, grazie. Ma in realt il definitivo auto-inghiottimento
di quella forza l, in questa scena, in questo corpo, in questi due corpi legati in
questo modo. Oriente in ginocchio, davanti al Combattente, alla Pazzia greca. Quindi
anche in questo lIliade non sbaglia. Anzi. Con tutto ci, in questo adattamento, alla
scena di Priamo segue unaltra scena che nasce, veramente, pi che altro dal desiderio
- quello l che sei al cinema, no? - di sapere come sono andate a finire le cose. Non so
se avete presente quei film che finiscono, no? E finito, ed uno contento per,
quando appare poi la didascalia che dice lui visse ancora 15 anni e divent lo sceriffo
del villaggioAhhh, hai questo senso(di soddisfazione, n.d.r.) Lei poi si
fece una famiglia con un fornaio di Bridgestone Ah, allora torni a casa che sei
contento. E cos ho pensato a tutta questa gente che che veniva qui il venerd per
quattro ore, sabato tre ore e mezza, domenica tre ore e mezza vuoi non scrivergli,
vuoi non dirgli com finita? E quindi alla fine ho pensato di scrivere sto pezzo,
lultima scena, che non farina del mio sacco ma un montaggio fra una scena
dellOdissea in cui un AEDO (uno che faceva sto mestiere che faceva Omero) in una
Corte, a richiesta, canta la fine di Troia. Vicenda successa molti anni prima, uno degli
Hit del repertorio, gli chiedono di cantarla e lui la canta. NellOdissea in realt lui la
canta molto brevemente, molto molto brevemente. E allora, perch il racconto fosse
lungo, io ho tradotto, un po tagliato e adattato, un libro che fu scritto secoli dopo (nel

IV, V secolo d.C.) da un tipo che si chiamava Trifiodoro, e che si intitola La caduta
di Ilio (La presa di Ilio) e che un bel racconto che, prendendo tutte le leggende che
cerano su questa vicenda, le sintetizza, ne sceglie alcune perch ci sono diverse
possibilit in alcuni casi, e raccont proprio quello, e solo quello. Ed una delle fonti
dalla quale noi sappiamo la storia del cavallo nei dettagli. E cos poi lultimo
mozzicone che, appunto, veramente lei poi si ricostru una vita, lo sentite da l.
E anche tecnicamente vedrete che tutta unaltra impostazione perch volevo
comunque che stesse separato, che lIliade si chiudesse con coerenza e solo dopo ci
fosse questultima mossa di Demodoco, si chiama cos.
Demodoco.
E io voglio solo dire grazie. Perch poi non ricompaio pi.
(TRASCRIZIONE: Massimo)

Andromaca

Priamo

Demdoco

Nota del redattore: Ho cercato di portare la massima attenzione


nellimpaginare, editare e rendere bello questo lavoro. Ho fatto poco, se
confrontato allo sforzo di chi si e dedicato alla trascrizione. Ma ho voluto
esserci anchio.
Paolito (paolito_58@yahoo.it)

G'
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