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Fakultt fr Bildungswissenschaften

Facolt di Scienze della Formazione

Facult de Scienza dla Formazion

LIBERA UNIVERSIT DI BOLZANO


FACOLT DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria

ASPETTI DEL PARLATO MONOLOGICO:


UNA RICERCA EMPIRICA

Tesi di laurea in: DIDATTICA DELLA LINGUA MADRE II

Relatore:
Prof. Silvia Dal Negro

presentata da:
Giuseppe Natale
matr. 4048

Sessione: Invernale ( III )


Anno Accademico: 2007/2008

Ai miei genitori
per i valori cristiani
a cui mi hanno educato

PREMESSA

La lingua un qualcosa di fluttuante, inafferrabile, un sistema aperto in


continua evoluzione, e per questo uno degli argomenti di studio pi ostici e allo stesso
tempo accattivanti. Potremo definirlo un sistema dinamico legato indissolubilmente alla
dimensione spazio/temporale, in senso diacronico ( il presente legato al passato da cui
proviene ) e in senso sincronico ( in simultanea col tempo presente ); sempre pronto ad
adeguarsi alle mode, alle scoperte, alle innovazioni. Un fiume in continuo movimento, che
non conosce soste, in ogni istante pronto ad ospitare nel suo letto neologismi, modi di
dire, forestierismi, termini e locuzioni in stretto rapporto con i tempi ecc. Di conseguenza
il linguaggio, espressione personale e soggettiva della lingua, deve essere visto in
rapporto a queste continue variazioni.
Dal punto di vista socio-antropologico, esso studiato come mezzo di
comunicazione, come strumento di scambio di pensieri, di idee ecc.; senza dubbio una delle
prime necessit delluomo. In ogni dove, in ogni tempo, in ogni latitudine non esiste
popolo che naturalmente non abbia sviluppato un proprio linguaggio, un proprio modo
di esprimersi per farsi capire, per capire. Non staremo qui ad elencare date e luoghi
geografici, n a individuare archetipi, n ci metteremo alla ricerca di ceppi linguistici, o
quantomeno ad intentare uno studio filologico su testi. Il nostro sar uno studio
riguardante il linguaggio in una delle sue espressioni pi comuni e allo stesso tempo
inusitate: il monologo. Comune perch crediamo ogni essere vivente almeno una volta
nella vita abbia avuto un dialogo con se stesso, abbia parlato da solo come si suol dire.
Inusitato perch, tranne per fini di ricerca, difficilissimo se non improbabile trovare
persone che parlino di s senza ottenere risposte, confessarsi come in una seduta psicologica davanti ad un pubblico uno o plurimo di ascoltatori.

Noi abbiamo provato a fare questo: abbiamo chiesto alle persone di parlare di
s, di raccontarsi, aprire il proprio bagaglio di ricordi, di scene di vita, di sensazioni tenute
dentro; ma non per curiosit, ma per analizzare il modo in cui lo facevano. Abbiamo cio
analizzato luso che si fa del linguaggio verbale. Per le grosse difficolt che si incontrano
in una simile ricerca, abbiamo ristretto il campo dazione a due variabili che vedremo nel
corso della trattazione. Cosa abbiamo cercato dal modello che ci siamo costruiti?
Ovviamente il linguaggio, il loro particolare linguaggio. Se vero che oggi, in Italia, la
parlata nazionale sta prevalendo sui dialetti, producendo una sorta di uniformit
soprattutto tra i giovani, anche vero che la globalizzazione e lapertura delle frontiere
sta producendo leffetto opposto: la trasformazione della lingua nazionale che ogni giorno
si arricchisce di termini nuovi, modi di dire e schemi sintattici inusitati. I nostri dizionari,
le nostre grammatiche hanno bisogno di un aggiornamento continuo e costante per stare
al passo con i tempi e rispondere alle esigenze di studenti, studiosi o di chi si occupa di
lingua. Ci si rende conto, dunque, quanto sia difficile impostare un lavoro sul parlato che,
essendo una variabile diacronica, varia nel tempo, nello spazio e a seconda del contesto.
Stabilite modalit e tempi e coscienti delle difficolt che troveremo lungo il
nostro percorso, incamminiamoci nel sentiero della ricerca, oggi tanto auspicata in tanti
campi soprattutto delle scienze e delluniversit in genere. Ricerca come sinonimo di
dinamicit, di scoperta quotidiana, di progressivo miglioramento delle potenzialit umane:
e il linguaggio una scoperta quotidiana, una peculiarit delluomo, il quale oltre a
poterlo utilizzare, ha la facolt di poterlo studiare in una dimensione metalinguistica. E il
mezzo di comunicazione per eccellenza, in esso possibile rintracciare tanta parte del
vissuto, della provenienza, delle abitudini umane.
Facile qui laggancio allantropologia e alla sociologia; in epoche recenti si
parlato di carattere sociale della lingua, non ultimo Ferdinand de Saussure, riconosciuto
come il fondatore della linguistica teorica. Questi consider la lingua il prodotto di
relazioni

allinterno

eminentemente sociale.

di una comunit asserendo che


>>

<<

la langue ha carattere

( Berruto, 1980: p. 28 ) La lingua immersa in un contesto

socio-culturale e da esso trae le sue caratteristiche formali e terminologiche. Per questo

motivo, la nostra ricerca dovr fare i conti con il vissuto dei parlanti, con le esperienze,
con la loro et, con il contesto in cui sono immersi, con larea geografica di appartenenza.
Insomma la nostra ricerca dovr fare i conti con quelle variet proprie del
linguaggio dette variet situazionali che attengono

<<

alle modalit diverse di uso della

lingua che hanno luogo a seconda della diversit delle situazioni in cui i parlanti si
trovano a ( dover ) usare la lingua. >> ( Ivi: p. 13 )

CAPITOLO I

1. METODOLOGIA E STRUMENTI

1.1.1 Descrizione esperimento ( luoghi tempi strumenti )


Lo studio qui presentato rientra nellambito della ricerca e si inquadra in quel
settore dindagine chiamato ricerca sul campo, dove i dati raccolti saranno trattati in
funzione qualitativa e quantitativa. Il nostro oggetto danalisi riguarda principalmente il
dato registrato, nello specifico il linguaggio, il modo despressione di una particolare
categoria di parlanti. A tal fine sono state effettuate registrazioni libere, non strutturate,
quelle che in Pedagogia sperimentale sono dette Interviste libere o non direttive, in cui
lintervistato ha la possibilit << di dire tutto ci che vuole e come vuole >> ( S.Mantovani,
1998: p. 52 )
Mettendo da parte il contenuto del messaggio, del dato a noi interessa studiare gli
aspetti linguistici: la situazione comunicativa in cui inserito, le variazioni legate ad alcuni
parametri, i tratti caratteristici e le modalit pi frequenti nella costruzione degli enunciati.
Un simile lavoro richiede la scelta di una ricerca centrata sulla quantit e sulla qualit:
acquisizione e analisi del dato.
Di centrale importanza sono le fasi di acquisizione e del trattamento del dato che
implicano una serie di scelte che vanno dai supporti e gli strumenti di rilevamento da
utilizzare alle metodologie da adottare. Essendo la nostra una ricerca fondata principalmente sul dato linguistico e finalizzata allanalisi di esso, abbiamo cercato di attenerci il
pi possibile ai suggerimenti che ci provenivano dagli studi sulla ricerca in linguistica. Uno
di questi riguarda proprio le fasi iniziali sulle quali Turchetta mette laccento forte, quando
asserisce che: << la raccolta dei dati e la loro prima elaborazione sul terreno sono il fulcro
di un lavoro di ricerca mirato alla descrizione di fenomeni linguistici, sociali e culturali. >>
Infatti, in questa fase si effettua

<<

la scelta della tecnica con la quale indagare il campo

prescelto >> ( 2000: pp. 76-77 ) e una tecnica piuttosto che unaltra pu incidere sulla quali-

t del dato in modo determinante.


Gli strumenti e le modalit di rilevamento rientrano nella tecnica di rilevamento e
costituiscono la base del nostro lavoro; essi saranno trattati nel paragrafo successivo. Un
supporto piuttosto che un altro, stato dimostrato, pu determinare la qualit del dato e di
conseguenza lanalisi di esso. Il nostro iniziale problema ha riguardato, perci, il come
procedere, successivamente alla selezione e alla scelta dei soggetti. Questi ultimi sono stati
ragguagliati sul fine della ricerca e messi in grado di enunciare in assoluta libert. La
nostra presenza, talvolta ci siamo accorti, ha rappresentato un ostacolo o quanto meno un
disagio per il parlante; per cui ci siamo chiesti se fosse stato meglio lasciarli soli o essere
presenti. La presenza dellintervistatore pu altres incidere sulla qualit del dato, si pu
causare il blocco dellintervistato qualora questi voglia trattare di un argomento personale
ed evita di farlo per pudore o per vergogna, incespica nelle parole, accusa vuoti di memoria
dovuti al cambio repentino del discorso e quantaltro.
Carla Bazzanella, a questo proposito, parla di << paradosso dellosservatore, secondo
il quale la misura di un fenomeno introduce una perturbazione nel fenomeno stesso >>, per
cui

<<

in generale meglio evitare le registrazioni nascoste.

>>

Questo vale sia per il

parlato dialogato sia per il parlato monologico di cui ci occupiamo; in entrambi i casi,
comunque, avvalersi del cosiddetto paradosso preferibile e

<<

possiamo usare il

registratore apertamente >> ( Bazzanella, 2007: p. 92 ) anche se la presenza dellosservatore rischia di inquinare il dato oggettivo. Allintervistato stato fatto sottoscrivere il
compromesso di far finta di essere solo, di stare a parlare con se stesso, avendo di fronte a
s il registratore e il Sottoscritto a cui stato richiesto lintervento in alcune occasioni di
difficolt nella prosecuzione.
Ad ognuno degli intervistati stato illustrato lo scopo della ricerca, si garantito
lanonimato nel momento del trattamento dei dati, si lasciata la massima libert
nellesposizione dellargomento. Questultimo ( anche se trascurabile e non oggetto di
studio ) ha riguardato quasi sempre il vissuto, le esperienze di vita, gli eventi che hanno
segnato in qualche modo la memoria di chi li ha narrati positivamente o negativamente.
Dunque si fatto appello alla memoria, al ricordo di episodi e situazioni passate ( recenti o
remote ), e si tralasciato il momento attuale, la realt presente condivisa da un gruppo di
intervistati, come vedremo, e solo accennata da alcuni.
Non ci soffermeremo sulla questione, ma rimandiamo per gli approfondimenti al te-

sto di Zuczkowski1, che in Strutture dellesperienza e strutture del linguaggio ( cit. ) parla di
rappresentato e di incontrato, temi di psicologia che rimandano alla percezione del
mondo nel momento in cui lo si osserva e qualora lo si voglia ricostruire con la memoria.
Di conseguenza la maggiore o minore durata del testo, quanto la sua corposit ( nel nostro
caso della registrazione sbobinata ) collegata al vissuto dei parlanti, alla loro capacit
mnemonica, allargomento trattato, alla loro personale propensione allesposizione orale.
Talvolta abbiamo affrontato inconvenienti di tipo tecnico come la ripresa di una
registrazione dopo linterruzione causata dal passaggio di un veicolo rumoroso, o di una
telefonata urgente ricevuta, che hanno provocato la perdita del filo del discorso e si
dovuto azzerare la precedente per una nuova registrazione. Conseguenza che ci ha portato
a ottenere un prodotto diverso da comera stato pensato prima dellinterruzione. In altri
casi si dovuto invitare lintervistato a parlare a voce pi alta, di non prendersi pause
troppo lunghe, di rispettare un tempo minimo di enunciazione di almeno 4-5 minuti e cos
via.
Insomma, una ricerca che ha necessitato di unaccorta preparazione degli strumenti
e dei soggetti in considerazione, della messa a punto delle metodologie e delle tecniche di
rilevamento. Nel fare ci, abbiamo constatato lestrema complessit di un simile lavoro
dove nulla pu essere lasciato al caso ma va ponderato accuratamente.

Tempi
Le registrazioni, a intervalli pi o meno lunghi, sono state effettuate tra il mese di
maggio 2007 e il mese di luglio 2008. La maggiore o minore distanza temporale tra una
registrazione e laltra stata dovuta alle esigenze dei parlanti, alla loro disponibilit in
taluni momenti che non coincideva con quella del sottoscritto o viceversa.

1 Spesso la psicologia, come la sociologia e altre discipline che trattano del vissuto socio-psichico delluomo
entrano in contatto con la linguistica. Ne parla lautore del testo citato, che prima dellanalisi dei vari tipi di
frase, dedica i primi capitoli alle nozioni di psicologia inerenti al linguaggio. Quello che a noi interessa
laccenno alle motivazioni che spingono i parlanti a trattare un argomento piuttosto che un altro, alla scelta
di episodi piuttosto che altri. Non essendo motivo della presente trattazione, ci limiteremo alla citazione di
alcuni passi che inquadrano largomento, per chiarire i due concetti sopra riportati. A proposito
dellenunciazione libera, il parlante si rif a due contenitori: Incontrato e Rappresentato: << LIncontrato
il dato percettivo, ci che percepisco qui e ora, ad esempio le parole che vedo scritto su questo foglio, la
musica che sento alla radio [ ] Il rappresentato invece ci che presente solo mentalmente: ora mi
ricordo che lanno scorso in questo periodo ero in vacanza >> ( 1995: p. 29 )

Luoghi
I luoghi delle registrazioni hanno interessato due aree geografiche lontane per
distanza chilometrica, per lingua, per cultura: lAlto Adige e la Campania. In stretta
dipendenza con let dei parlanti, i luoghi dellindagine sono stati scelti tenendo conto della
comodit, cercando di ridurre al minimo i fattori di disturbo influenzanti gli intervistati. Ci
siamo trovati, pertanto, su una panchina o nelle aule della Libera Universit di Bolzano
presso la facolt di Scienze della Formazione Primaria di Bressanone o in un cortile della
provincia di Caserta.
A volte siamo riusciti a trovare un posto riparato quanto possibile dai rumori, altre
volte no e come abbiamo gi detto, questo ha provocato alcuni inconvenienti.

Strumenti
Per la raccolta dei dati ci siamo avvalsi di un registratore audio mp3, di un block
notes, di un lapis, di un Personal Computer. I testi verbali, una volta acquisiti, sono stati
digitalizzati e trasformati in file mp3 in modo da essere fissati su software e trattati n
volte a seconda delle esigenze.
Come si diceva precedentemente ( Cfr. pp. 5-6 ) gli strumenti di rilevamento del
dato sono di fondamentale importanza. In base al tipo di ricerca essi devono essere in
grado di fornire le informazioni che a noi interessano per poter essere trattate in maniera
ottimale.

1.1.2 Caratteristica dei parlanti: le variabili


Si parler piuttosto delle parlanti, per via del fatto che la ricerca ha riguardato il
sesso femminile, il cui modo di parlare, secondo alcuni differisce in modo significativo da
quello degli uomini. Divise in due gruppi, secondo let e larea geografica, le prime
( Gruppo I ) sono studentesse universitarie dellAlto Adige ( fascia di et 20-23 ) le seconde
( Gruppo II ) sono casalinghe o pensionate della Campania ( fascia di et superiore ai 60
anni ). Il legame tra le parlanti nei due gruppi riguarda, inoltre, il grado di istruzione, per
cui per le prime si parler di laureande, per le seconde di donne che posseggono come titolo

di studio la III media. Nella tabella 1 riportato il quadro riassuntivo della divisione
secondo le variabili.
Le parlanti del primo gruppo ( 8 in totale; da R1, R2 R8 ) hanno la particolarit
di essere legate tra di loro da amicizia; lo stesso non si ha nel II gruppo ( 3 in totale; da R9
a R11 ) dove la conoscenza tra le parlanti ridotta allinformalit.
Da questo punto in poi, pertanto, si parler delle parlanti nello specifico e ci si riferir ad esse con le sigle alfanumeriche con cui sono identificate ( R1, R2, R3. )

Tabella 1
Sesso

Gruppi

Et delle

Area geografica

Ragione sociale

Trentino e Alto
Adige
Campania

Studentesse

parlanti
Donne

20-23

II

60

Casalinghe
/Pensionate

Abbiamo scelto la variabile et per il fatto che << la variazione generazionale uno
dei fattori costantemente tenuti presente negli studi sociolinguistici >>; limportanza data
dal fatto che << let pare strettamente connessa e intersecata con altri fattori sociali, quali
in particolare fattori di appartenenza al gruppo

>>

( Berruto, 1980: cit. 128-129 ). Questi,

insieme ad altri fattori, rappresentano la materia di discussione in La variabilit sociale della


lingua ( Berruto, Op. cit. ); nel testo si tratta delle cause ( relative al contesto, allet, al
gruppo sociale, al sesso ecc. ) modificanti il linguaggio. Tra queste, ci appare dobbligo
citare altres la variazione in rapporto al sesso; se ne parla nellultimo capitolo in cui si
riportano le asserzioni di alcuni sociologi e linguisti.
Pi interessante delle altre ci apparsa quella formulata da Jespersen che tra le
nostre registrazioni ha ritrovato numerosi riscontri. La nostra ricerca, a riprova di quanto
detto, ha interessato classi di parlanti femminili lontane per luogo geografico e per livello
culturale che ci ha permesso di effettuare uno studio particolareggiato su fenomeni
circoscritti ad alcune variabili suscettibili di comparazioni. Jespersen dice che

<<

le donne

tendono a parlare in maniera pi eufemistica, rifuggendo istintivamente delle espressioni

grossolane e volgari e preferendo espressioni pi fini e indirette; amano peraltro liperbole


e lintensificazione delle sensazioni [ ] Nella costruzione della frase, lasciano molto pi
spesso che non gli uomini la sintassi interrotta.

>>

Meno riscontri ha avuto e anche meno

daccordo ci ha trovato, invece, lasserzione secondo la quale:

<<

dal punto di vista delle

capacit linguistiche, le donne avrebbero un vocabolario pi ridotto rispetto agli uomini

>>

( Ivi, pp. 135-136 ) Dalla lettura delle registrazioni riportate in allegato e dalle

nostre disquisizioni in merito, ci possiamo facilmente contraddire.


La variabile area geografica, che chiameremo diatopica, ci riporta a differenze nelle
espressioni e nei modi di dire, oltre che allintonazione e alla pronuncia. Si rimanda ancora
agli studi di Berruto2, nei quali si sviluppa il rapporto che lega le variazioni linguistiche dei
parlanti di unarea geografica specifica inseriti in gruppi sociali differenti. Lappartenenza
al gruppo sociale e al gruppo etnico rappresenta un micro sistema inserito in altro micro
sistema che larea geografica. E questa una delle variet funzionali-contestuali pi
discusse e studiate con la quale dovremo confrontarci.

1.1.3 Convenzioni di trascrizione


<<

Lintrodursi nel labirinto del linguaggio entrare in una nebulosa, iniziare

unavventura >> ( Cavinato, 1989: p. 3 ) come ha affermato qualcuno. Tradurre il suono in


grafo necessita di una codifica approntata secondo regole fisse ed efficaci, per lappunto
dobbiamo affidarci alle convenzioni. Il prodotto della nostra ricerca il dato reale, cio
quelle informazioni

<<

basate su analisi di testi, registrazioni audio e video.

>>

( Baz-

zanella, 2007, cit.: p. 90 )


La fase di archiviazione dei dati segue la prima fase che abbiamo chiamato di
raccolta dei dati, cos come leggiamo in Turchetta ( cit.: p. 83 ); questa fase,
della sbobinatura e della trascrizione delle registrazioni

>>,

richiede

<<

<<

un lavoro

complesso e faticoso >>. E di estrema importanza la scelta dei segni convenzionali e della
messa a punto della strategia trascrittiva che si intende seguire; ci sono parametri, vedre-

<< In termini di comunit linguistica, si pu dire che il gruppo ogni parte della comunit sociale che si
trova a condividere una certa somma di occasioni dirette o potenziali di rapporto comunicativo. >> Tale
condivisione strettamente legata allambito geografico, come detto successivamente: << la variabilit
linguistica attraverso i gruppi in sovrapposizione, oltrech con la connessa variabilit di strato sociale, sia
con la variabilit geografica sia con la variabilit situazionale. >> ( Op. cit. pp. 87 e 89 )

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mo nel corso della trattazione, che differenziano il parlato dallo scritto, per cui nel
momento della trascrizione necessario stabilire delle regole, scegliere quale sar la
metodologia di traduzione e attenersi scrupolosamente ad essa. Nel parlato entrano in gioco fattori che possono sembrare intraducibili in segno grafico; il linguaggio
accompagnato da gesti, smorfie, pause, sorrisi, insomma da una serie di elementi rientranti
nel campo della pragmatica e della comunicazione non verbale. Gli studi a cui rimandiamo
e a cui ci siamo rifatti sono quelli di Levinson3 sulla pragmatica e sullo studio delle variet
delle situazioni comunicative verbali e non verbali.
Nello specchietto sottostante sono riportati una serie di segni convenzionali dei
quali ci siamo serviti per tradurre quelle espressioni che vanno al di l del regolare modo di
comunicare. La scelta stata arbitraria e non rimanda a nessuno studio precedente
riguardante largomento.

Segno

+
++

i.d.i.

Significato
- Brevissima incertezza tra una parola e laltra
- Pausa breve ( 1-3 secondi )
- Pausa mediana ( 3-5 secondi )
- Pausa lunga ( pi di 5 secondi )
- Incertezza. Emissione di un suono non riconoscibile con nessun grafema.
- Strascico sulla lettera in fondo alla parola.
- Sorriso
- Parola/e incomprensibili
- Intervento dellintervistatore

I primi quattro segni riguardano unincertezza dovuta alla mancanza o allesaurimento di argomento, che pu essere variabile nella durata. Spesso la pausa, solo quando
mediana o lunga, seguita dallintervento dellintervistatore. Un silenzio prolungato indice di indecisione, di difficolt nella prosecuzione, sopperito dalla nostra presenza che
dunque ha svolto la funzione di supporto.

Tra le definizioni che Levinson d della pragmatica, secondo le caratteristiche linguistiche, strutturali ecc.
ci parso opportuno riportare la definizione che rimanda al contenuto del messaggio linguistico, con le sue
incongruenze o anomalie come detto nel testo. Per lo studioso, la pragmatica << lo studio della lingua
in una prospettiva funzionale, cio cerca di spiegare alcuni aspetti della struttura linguistica facendo riferimento a pressioni e cause non linguistiche. >> ( 1985: p. 27 ) Queste cause non linguistiche sono le
espressioni di cui si parla, che necessitano di una traduzione segnica e di una interpretazione, quello che
facciamo nel presente paragrafo.

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Con il simbolo abbiamo voluto significare quei suoni disarticolati o incompresibili che molto di frequente vengono tradotti con segni tipo mmhh hhh emhhh e che
rimandano al mondo dei fumetti.
traduce il suono prolungato della sillaba in coda alla parola; lo abbiamo chiamato

strascico perch la sillaba finale viene prolungata nel suono prima di trovare il filo
conduttore che lega quello che si sta dicendo con quello che si vuole dire successivamente.
Non raro incontrare casi del genere nelle nostre registrazioni:
in R1
- avevo presentato domanda per + e per insegnante tecnico-pratico
nelle scuole superiori
- e lambiente della scuola, comunque difficile, difficile, pesante, per
comunque molto gratificante; e.. mi sono trovata bene, ho lavorato con persone
che che mi stimav che mi stimano ancora oggi
in R3
- me li cantavan dietro perch se non riuscivo a veder tutto rimanevo male.
Dicevano be.. stiamo in vacanza bisogna anche esser contenti di quello che
abbiamo e.. e anche divertirsi.
In R4
- E.. e infatti mi piacerebbe andare qui per e dovrei.. convincere il mio
ragazzo perch da sola non ci vado, e magari vado un altro anno
e cos via.
Le quali espressioni solitamente riempiono un vuoto tra un enunciato e laltro o tra
proposizioni dello stesso periodo che altrimenti andrebbero riempite da una pausa.
Capita che gli enunciati vengano interrotti da un sorriso o una risata per una battuta
o per una cosa detta per attirare lattenzione su un fatto che si ritiene umoristico o
divertente. Come si noter dagli allegati, anche questo evento ha avuto un suo riscontro
significativo e labbiamo tradotto con la faccina che ride .
Il punto interrogativo ci servito, invece, per significare una nostra difficolt nel

12

tradurre la parola detta; capitato, pur se in rare occasioni, che anche lascolto ripetuto di
alcune espressioni non ci ha permesso di individuare il termine usato dalla parlante, per cui
abbiamo lasciato lincertezza.
Con la sigla i.d.i. si riconosce lintervento esterno dellintervistatore nel momento in
cui lintervistato mostra indugio o una difficolt significativa nel proseguire il discorso;
quindi lo troviamo spesso dopo una pausa forte o dopo una vistosa difficolt nel trovare le
giuste parole. Si reso necessario, pertanto, uno stimolo che permettesse di allacciarsi
allargomento interrotto o trattarne uno nuovo. Gli interventi variano da soggetto a
soggetto; numerosi in alcuni, assenti in altri. A tal proposito specifichiamo che il
sottoscritto condivide con le parlanti del primo gruppo la realt universitaria; ha vissuto
con loro giornate di studio e di svago che gli ha permesso di intuire quali fossero i
momenti in cui cera maggiormente bisogno di uno stimolo o un input per aprire alcuni
discorsi o di stimolare la parlante a proseguire o a cambiare il suo discorso. ( Cfr. in
allegato; R5 dice:

<<

Poi la vita universitaria, come tu ben sai, molto scolastica

>>

p. VIII ) Proviamo a darne qualche esempio:


in R4:
-

anche perch ero in una classe sempre [ i.d.i. ] o esatto, ognuna


eh non c [ i.d.i. ]

in R1
-

E poi una cosa che qui non mi piace, essendo abituata al.. al clima del
mare, al caldo e la temperatura temperature forse un po troppo esagerate
per noi + [ i.d.i. ]

In R3
-

non.. veniamo solo a fare delle belle cose ma facciamo qualcosa che ci serve, impariamo qualcosa. + [ i.d.i. ]

In R6
-

cercher io di non essere una maestra come le maestre che mi hanno affiancato
nel ruolo di tutor, durante il periodo di tirocinio. + [ i.d.i. ]

In ultimo ci sembra doveroso giustificare la mancanza delle parole del Sottoscritto

13

durante i suoi interventi. Abbiamo preferito non riportare il cosa dicesse lintervistatore
per alcuni motivi legati al fine della ricerca, alle situazioni con cui ha avuto a che fare di
volta in volta, a motivi di natura tecnica.
In primo luogo, trattandosi di monologo, riportare le parole di in interlocutore
sarebbe suonato pi come una deviazione verso il dialogo di cui noi non ci occupiamo. Per
cui abbiamo cercato di dare il pi possibile lidea di una situazione in cui il messaggio fosse
trasmesso in modo unidirezionale. In secondo luogo, per il fatto che lo stimolo esterno non
stato necessario per tutte le registrazioni e per una questione di uniformit abbiamo tralasciato. In ultimo, per motivi tecnici: la voce dellintervistatore non chiara, proferita in
modo bassissimo che ne impedisce lascolto e riportarla in alcuni casi e tralasciarla in altri
non ci parso opportuno.

14

2. ANALISI DEGLI STRUMENTI


1.2.1 Analisi degli strumenti e delle modalit di raccolta dati
Un registratore audio digitale mp3, un block notes, un lapis, un Personal Computer
sono stati gli strumenti da noi utilizzati, come gi detto precedentemente ( Cfr. p. 8 ).
Strumenti utilizzati sempre pi di frequente per le ricerche sul campo, soprattutto i
supporti elettronici e telematici che permettono di memorizzare la voce tale da poter essere
analizzata in maniera duratura e trattata numerose volte.
Attraverso la trasformazione dei file audio in mp3 riusciamo a utilizzare i dati a
nostro piacimento senzalcun rischio di alterare loriginalit del linguaggio. Oggi la ricerca,
la scuola, la pedagogia in generale si aprono sempre pi alla tecnologia laddove ci si rende
conto che essa pu avere un ruolo fondamentale, determinante in alcune scelte.
La registrazione audio digitale permette di fissare su supporti magnetici le
informazioni che raccogliamo; lascolto e il riascolto dei testi permette di cogliere tante
piccole sfumature che di per s sono impercettibili se ascoltate in tempo reale. Le
operazioni di raccolta e di sbobinatura gi descritte nei precedenti paragrafi, sono divise in
fasi in cui ognuna necessita di strumenti e modalit di codifica. Potremo sintetizzare il tutto come da tabella sottostante:

FASE

Raccolta dati

DESCRIZIONE

Le parlanti, ragguagliate
sul fine della ricerca, decidono
un tempo di preparazione prima
di iniziare a parlare, variabile
da soggetto a soggetto. Largomento libero, scelto da loro in
quel momento ed enunciato in un
luogo aperto ( solo in un paio di occasioni si registrato in un luogo
chiuso ) avendo di fronte lintervistatore e il registratore.

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STRUMENTI

Registratore audio mp3

Archiviazione dati
( trasformazione in
digitale e sbobinatura )

I dati raccolti sono trasformati in


digitale e trasferiti sul Computer.
Le registrazioni vengono riascoltate
N volte e sbobinate su file Word; su
un block notes annotiamo i punti meno
chiari, lasciati in bianco sul foglio e su
cui ci si deve ritornare. La fase di sbobinatura effettuata successivamente alla
scelta delle modalit e dei segni convenzionali.

Registratore audio mp3


Personal
Computer
Block notes
Lapis e gomma cancell.

Elaborazione e analisi
dei dati

Sbobinate le registrazioni, si stampa il file Foglio Word stampato


su supporto cartaceo e si lavora allanalisi Penna
dei testi trascritti.
Lapis e gomma cancell.

1.2.2 Analisi del contesto extralinguistico


Le nostre parlanti provengono da una realt condivisa, quella universitaria dellAlto
Adige, nel primo caso, e quella ambientale ( stessa localit ) nel secondo caso. La vita
quotidiana, il contatto con i propri simili con i quali si condividono usanze, tradizioni,
luoghi, abitudini segnano il personale modo di parlare; vanno cio a caratterizzare
lespressione linguistica ( fonetica e accento ) e gli argomenti degli enunciati di parlanti di
una specifica area geografica pi o meno vasta. Al proprio vissuto si rimanda ogni qual
volta si voglia dire qualcosa, si spinti a raccontare a ruota libera e si attinge nei cassetti
di informazioni note, condivise.
Dal macro-contesto, in cui possiamo far rientrare grosso modo tutto ci che
abbiamo detto pocanzi, scendiamo al micro-contesto situazionale, allhic et nunc, meglio
identificato come contesto denunciazione comune. Il racconto necessariamente comporta
luso di termini che rimandano a nomi familiari di persone, di luoghi, di localit, di
situazioni, di spazi, di tempo, dati per scontati e che implicano la conoscenza condivisa con
linterlocutore ; chi ascolta sa il parlante a cosa si riferisce perch ci che esso enuncia <<
strettamente legato al qui e ora ( allhic et nunc ) della situazione comunicativa: elaborato e
recepito in tempo reale

>>

( Serianni Antonelli, 2006: p. 51 ) Tale situazione

comunicativa un concetto complesso nel quale racchiusa la sintesi del significato di mi-

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cro-contesto. In essa si chiarisce innanzitutto la


situazioni informali

>>

dove la

<<

<<

dicotomia fra situazioni formali e

la nozione di formalit e di informalit strettamente

legata al grado di attenzione e di controllo posto nella produzione verbale [ ] che va


vista in relazione a pi duno dei fattori della situazione

>>

( Berruto, 1980, cit. p. 153 )

Una divisione rigida qui non pu essere pensata: le nostre parlanti, anche se non si trovano
in un contesto che richiede un particolare linguaggio, hanno di fronte un registratore e
sicuramente attingono al loro repertorio linguistico migliore. Diremo che siamo sulla linea
di confine che separa il formale dallinformale; pur non rischiando una bocciatura ( come
nel caso di un esame ) o una brutta figura ( un discorso pubblico, una comunicazione a un
gruppo di persone, una spiegazione in classe ecc. ) le parlanti cercano di porre la maggiore
attenzione possibile al loro discorso e allo stesso tempo di controllare alcune espressioni
che in una tipica situazione informale non disdegnerebbero. Facendo questo, e sapendo di
essere ascoltate esse finiscono per inquinare il loro usuale modo di parlare. Questo va
inevitabilmente a scapito dellanalisi finale, fondata a questo punto su due fondamentali
compromessi: 1) la parlata che andiamo ad analizzare ai limiti dell informale 2) Le
parlanti fingono di essere da sole e hanno il tempo, anche se minimo, di preparare un
argomento

da

enunciare.

17

CAPITOLO II
1. IL PARLATO
2.1.1 Tratti caratteristici del parlato
Se ci spingessimo indietro negli anni per ricercare la bibliografia inerente alle ricerche in campo linguistico tese alla codifica delle norme che regolano scritto e parlato, un
posto di primo piano spetterebbe ai testi di Berruto degli anni 70. La Sociolinguistica
( 1974 ) si presenta come un manuale in cui sono messe a punto le basi per una nuova disciplina: definizioni, strumenti di analisi, forme di analisi, termini, metodologie. Un testo
pionieristico seguito da altri dello stesso autore negli anni successivi, fino ad anni recenti,
che segna lavvio di una rinnovata linguistica e a cui spesso siamo ricorsi nel presente lavoro. Sono gli anni in cui la Sociolinguistica e la Psicologia cominciano a porre sempre
maggiore attenzione al parlato da sempre trascurato e messo in una posizione subalterna
nei confronti dello scritto.
Pi recente invece il saggio di Nencioni Italiano scritto e parlato ( 1989 ) che ci aiuta
a sistemare alcune definizioni riguardo litaliano parlato. La particolarit sta nel fatto che
lo studioso si serve di definizioni negative per affermare e per mettere a confronto parlato
e scritto; ma sono vagliate anche le varie forme di parlato che riguardano specificamente
ci di cui si tratta nel presente lavoro.
1. Litaliano parlato non , hic et nunc, lopposto diametrale dellitaliano scritto [ ] 2.
Litaliano parlato non lopposto diametrale del dialetto, perch questo, sebbene sia
prevalentemente e istituzionalmente parlato, una parlata geograficamente italiana, ma
locale [ ] 3. Litaliano parlato non sidentifica con litaliano regionale, perch questo
pu essere tanto parlato che scritto [ ] 4. Litaliano parlato non sidentifica con
litaliano settoriale, perch questo dispone di lessici essenzialmente diversificati e
specifici per quante sono le variet [ ] 5. Litaliano parlato non sidentifica col
cosiddetto italiano popolare ecc. ( pp. 235-236 )

Quello che a noi interessa soprattutto la conclusione a cui Nencioni arriva, quando
dice che << bisogna muovere, nello studio del parlato, dalla teoria dellinterazione verbale,
cio dellatto linguistico in situazione concreta, condizionato da presupposizioni conoscitive linguistiche ed estralinguistiche, dal ricorso a codici diversi da quello verbale ( gestuali-

t, visivit, prossemicit ), dal concorso dellinterlocutore uno o plurimo, dalla tecnica e


regia del colloquio, dagli scopi ed effetti perlocutivi.

>>

( Ivi, p. 238 ) Il riconoscimento e

lo studio di tali condizioni, ha permesso di inquadrare e selezionare le varie forme di


parlato in base alle situazioni in cui viene proferito, agli intenti, agli attanti che
intervengono nella comunicazione e che ci riallacciano agli studi precedenti di Berruto.
Vedremo nei successivi paragrafi, nello schema approntato da questultimo come sia
possibile osservare questa divisione; il parlato viene considerato in funzione di alcuni
parametri legati al contesto di enunciazione, agli scopi, alla maggiore o minore formalit
della comunicazione.
I rimandi agli studi sullargomento ci sono dobbligo per chiarire i termini entro cui
far rientrare la nostra ricerca e per poter analizzare i testi adeguatamente. Il parlato, ed il
parlato colloquiale di giovanissime studentesse universitarie e di casalinghe prive di
istruzione scolastica superiore, loggetto del nostro studio; noi, oltre allindividuazione
delle linee di confine che lo separano dallo scritto, ci occuperemo della situazione comunicativa in cui abbiamo racchiuso la nostra ricerca, che si differenzia da innumerevoli altre.
Anzitutto differenziamo il parlato dallo scritto; sono essi i mezzi comunicativi per
eccellenza che luomo ha a disposizione per scambiare idee e pensieri con i suoi simili.
Diversi per articolazione e strutturazione, sono contrassegnati ognuno da caratteristiche
messe a punto e consolidate gi da qualche lustro. Una delle definizione pi felici, di cui ci
serviamo per riassumerle un po tutte, la troviamo in Bazzanella ( 2001: p. 12 ) dove si
afferma che

<<

parlato e scritto si differenziano, in quanto la loro strutturazione

linguistica viene influenzata dalla modalit fisica di trasmissione e da quelli che possiamo
chiamare in generale tratti situazionali

>>.

Nell immediatezza si ritrova la

caratteristica fondamentale del parlato: pensato e prodotto allistante; ad esso si


accompagnano una serie di elementi, appunto tratti, che

<<

motivano e giustificano il

fatto che quello che si dice non sia ben organizzato, ci siano autocorrezioni, cambiamenti
di discorso, imprecisioni di lessico >> ( Ivi: p. 13 )
I cosiddetti tratti caratterizzanti il parlato, che si vuole duso comune, sono stati
fissati in alcuni punti cos riassunti: a) mezzo fonico-acustico; b) contesto extralinguistico
comune; c) competenza di parlante ed interlocutore/i.
Il primo punto qui ci sembra dobbligo approfondire ed quello inerente il mezzo
utilizzato, uno dei tratti pi visibili e importanti di divisione tra scritto e parlato. In esso

19

sono ascritti 4 micro-tratti che schematicamente possono essere cos riassunti:


a) La minima possibilit di pianificazione, che consiste nella difficolt di preorganizzarsi il proprio turno, o intervento orale, in tempo reale, man mano cio che
si parla. [ ]
b) Limpossibilit di cancellazione. Si pu modificare esplicitamente quello che si gi
detto, con unautocorrezione; ma non si pu veramente cancellare come nello scritto
[]
c) La non permanenza, o evanescenza del messaggio orale. Il parlato infatti non lascia traccia fisica ( a meno che non venga registrato ), e si affida quindi
esclusivamente alla memoria. [ ]
d) Lincidenza dei tratti prosodici o soprasegmentali, in particolare dellintonazione, ed
il ricorso frequente a mezzi paralinguistici [ ] ( Ivi, pp. 15-17 )
Notiamo come al punto c) venga affermato che il parlato non gode della
permanenza a meno che non venga registrato. Ne abbiamo parlato nellanalisi degli
strumenti di registrazione del precedente capitolo. Ma anche negli altri 3 punti le nostre
registrazioni trovano puntuale conferma: gli improvvisi cambi di argomento, il massiccio
utilizzo di termini prosodici e di pause, le autocorrezioni, la scarsa coesione del testo, la
frammentariet ci portano ad analizzare i testi seguendo regole particolari.
La nostra indagine ha riguardato pi che altro le modalit di organizzazione del
discorso, non toccando questioni fonetiche: dunque struttura dellenunciato, schemi
sintattici codificati e personali, ripetizioni, tempo di ripresa del discorso, pause ecc.
Al secondo punto dei tratti situazionali del parlato messi a punto da Carla Bazzanella vi il contesto; pi particolarmente il contesto extralinguistico comune. A questo si lega
luso dei deittici, dei quali tratteremo nei paragrafi successivi e il quale utilizzo ha permesso
al Sottoscritto, che condivide la realt universitaria con le parlanti del I Gruppo, una
immediata codifica.
Il nostro discorso non si dilungher sulle caratteristiche del parlato, ormai conosciute, ma si focalizzer su alcune di esse.

20

2.1.2 Parlato colloquiale come variet dellitaliano neo-standard


Focalizzeremo la nostra attenzione su una delle variet di parlato: il cosiddetto
parlato-parlato. Dire parlato-parlato significa non avere di fronte a s un foglio scritto o
una sistemazione testuale precedente; dire parlato-parlato significa concentrare lattenzione sul mezzo utilizzato, essere inseriti in un dialogo, in un discorso, in un monologo,
trasmettere e ricevere messaggi vocali, o trasmettere soltanto come nellultimo caso; ma di
questo si parler pi avanti.
La variet di italiano parlato colloquiale quella che Berruto definisce << una variet
marcata in primo luogo in diamesia, in quanto tipicamente parlata e presenta in maniera
pi netta i caratteri dipendenti dalla natura del mezzo; ed in secondo luogo in diafasia, in
quanto tipica degli usi della met non formale della scala di formalit. E litaliano della
conversazione ordinaria, del normale parlare quotidiano, degli usi comunicativi correnti >>
( 2000: pp. 24-25 ) Va, dunque, ben distinto dallitaliano neo-standard, di cui come si dice
nel titolo ne una variet, nonch dallitaliano duso comune tra i giovani, il cui linguaggio
negli ultimi tempi, sempre pi rapidamente si sta ritagliando la sua fetta di importanza
nellevoluzione dellitaliano colloquiale4.
Del neo-standard, il colloquiale ha

<<

buona parte dei tratti

>>

frammista ad altri

tipici dellitaliano popolare e come abbiamo detto della lingua dei giovani. Facciamo
rientrare le nostre registrazioni, dunque, nella variet di italiano colloquiale, anche se con
le dovute cautele, in quanto riconosciamo nei tratti linguistici distintivi delle parlanti le
caratteristiche di questo idioma. Nella dimensione diafasica berrutiana il colloquiale
descritto come una variet composita, che si adegua alle situazioni, infatti una << variet
situazionale a seconda del grado di formalit, dellimpegno, degli interlocutori ecc. richiesti
dalla situazione comunicativa e del tipo di rapporto comunicativo che il parlante intende
instaurare.

>>

Inoltre

<<

adoperato in maniera indipendente dalla classe sociale di

appartenenza, da parlanti di ogni ceto e di ogni grado di istruzione >> ( Ivi: p. 139 ) Le nostre parlanti adeguano il loro modo di parlare quotidiano, ad una situazione alla quale
sono state invitate a partecipare, ecco perch latto comunicativo che ci hanno prestato
oscilla tra il formale e linformale.

In Serianni-Antonelli ( cit: p. 64 ) detto che << consistente ultimamente anche lapporto del linguaggio
giovanile alla lingua parlata colloquiale ( magari per il tramite del mondo della canzone, dei fu- metti, e
comunque della cultura e sottocultura vicine al mondo giovanile ) >>

21

Varie sono le definizioni proposte dai linguisti per identificare la lingua odierna,
miscela sempre pi ricca di forestierismi, modi di dire, neologismi legati alle mode, alla
tecnologia, alla vita nel gruppo dei pari. E lera di Internet, basta un click, una connessione
via cavo per contattare tutto il mondo, per scambiarsi pensieri, catturare espressioni,
termini ad effetto magari costruiti artificialmente senzalcuna base etimologica. Oggi
senzaltro pi semplice entrare in contatto con gente di diversa cultura nel nostro Paese,
che porta con s il tratto caratteristico del suo Paese; gli scambi culturali sono
frequentissimi i quali inevitabilmente vanno a ripercuotersi sul linguaggio.
Il caso pi evidente lo si riscontra nella lingua dei giovani, per i quali si parlato della
nascita di un nuovo idioma e tra i vari studi in riferimento interessantissimo quello
curato da Lavinio e Sobrero, La lingua degli studenti universitari ( 1991 ) dove largomento
trattato in modo puntuale ed esauriente e dal quale abbiamo attinto vari saggi. Questo
nuovo idioma presenta caratteristiche sintattiche e morfologiche fuori dalle norme ma
talmente comuni, in uso presso tanta parte dellodierna giovent da dover essere studiato e
tenuto in considerazione. Berruto nel definirlo dice essere un insieme di:

costrutti, forme e realizzazioni che non erano presentate nel canone ammesso dalle
grammatiche e dai manuali [ ] forme e realizzazione del linguaggio popolare o
familiare o volgare, oppure regionali, e quindi da evitare nel ben parlare e scrivere
( Ivi: p. 62 )

Dunque un linguaggio da studiare perch esiste, ma da escludere come possibile


nuovo idioma regolato da norme grammaticali canoniche. Lincontenibilit della lingua, la
sua forza dinamica non permette di arginarne le modificazioni, quantanche appaiono
negative. Infatti << sembra che il neo-standard si stia consolidando, sullo sfondo di una
lingua in convulso movimento >> ( Ivi: p. 63 ) e non rimane altro da fare che prenderne
atto.
Marazzini parla di italiano delluso medio

<<

di cui tutti abbiamo comune

esperienza >> che identifica come << categoria ben diversa, [ dallitaliano medio di cui parla
in precedenza ] definita da Sabatini [ 1985 e 1990 ] sulla base di una serie di fenomeni
grammaticali, ricorrenti nellitaliano doggi, cos come comunemente parlato a livello non
formale. La differenza rispetto allitaliano che si usa chiamare standard sta nel fatto che

22

questo italiano delluso medio, in sostanza comune e colloquiale, diversamente dallo


standard, accoglierebbe fenomeni del parlato, presenti magari da tempo nello scritto, ma
generalmente tenuti a freno dalla norma grammaticale, che ha sempre tentato di
respingerli ed marginarli.

>>

Un << nuovo italiano sostanzialmente unitario a livello

morfosintattico e lessicale >> che riguarda << essenzialmente il parlato; fenomeno


orale. >> ( Marazzini, 1998: pp. 412-413 )
Le caratteristiche salienti di questo idioma sono riassunte in 11 punti che riportiamo
integralmente nel sottostante specchietto:
1) lui, lei, loro usati come soggetti;
2) gli generalizzato anche con il valore di le e loro;
3) diffusione delle forme sto e sta;
4) tipo ridondante a me mi;
5) costrutti preposizionali con il partitivo, alla maniera francese ( << con degli amici >> )
6) ci attualizzante con il verbo avere e altri verbi ( << che chai? >> )
7) dislocazione a destra o a sinistra, con ripresa del pronome atono ( << Paolo non lho pi visto
>> )
8) anacoluti ( nel parlato ): << Giorgio non gli ho detto nulla >>
9) che polivalente con valore temporale, finale, consecutivo ;
10) cosa interrogativo al posto di che cosa;
11) Imperfetto al posto del congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico dellirrealt. ( Ivi: p.
413 )

Uno dei punti pi interessanti da notare, perch ha trovato un riscontro seppur


parziale nelle nostre registrazioni, quello riguardante laferesi degli aggettivi
dimostrativi questo e questa. Parziale per il fatto che, come vedremo successivamente
le nostri parlanti non ne fanno uso, se non due di loro appartenenti a due gruppi differenti.
Oltre a ci, Marazzini include tra le caratteristiche del nuovo idioma lutilizzo di lui,
lei, loro usati come soggetto; gli generalizzato anche con il valore di le e loro; ci attualizzante
con il verbo avere e altri verbi; dislocazioni a destra o a sinistra con ripresa del pronome
atono. Caratteristiche anchesse non rare nei testi a nostra disposizione, che ritornano, con
percentuali di frequenza differenti, per cui in alcuni casi confermeremo la regola
provandola, in altri ascriveremo le anomalie tra le eccezioni.

23

2.1.3 Il parlato colloquiale come variet diamesica


Lasse diamesico, secondo Berruto ( 2000: vd. p. 22 ) lasse orizzontale che
differenzia la comunicazione in base al mezzo utilizzato. Nel nostro caso ci collocheremo
in pieno nel quadrante destro, lungo lasse diamesico che individua il parlato-parlato;
nella parte bassa dove si riconosce la parlata spontanea, senzalcun testo di riferimento n
la bench minima pianificazione di sorta, in un contesto ai limiti tra il formale e linformale
per le questioni gi note.
Il linguaggio orale, cio la trasmissione a voce di un messaggio, ottenuto grazie ad
un mezzo fisico ( la voce ), segna in diamesia uno dei punti di maggiore distanza tra scritto
e parlato. Sar bene, per ogni lavoro di tal genere, premettere le capacit comunicative dei
parlanti o del parlante, se cio dotato della facolt di parlare e se conosce il linguaggio
richiesto. Le nostre parlanti posseggono questa capacit e sono di madre lingua italiana nel
primo caso, dialettofone nel secondo.
Nello schema della pagina successiva, con il cerchietto rosso abbiamo individuato la
posizione delle nostre registrazioni seguendo le indicazioni berrutiane. Si noter che
siamo collocati pienamente nel quadrante che individua la situazione del parlato-parlato ma
in un punto marginale dellasse diafasico, che individua cio i registri e i sottocodici
utilizzati nella comunicazione. Lapparente situazione informale in cui ci troviamo non
deve indurci in errore ma considerare oggettivamente la situazione comunicativa in cui le
nostre parlanti sono immerse e la cura che riservano alla loro esposizione. Esse sono
consapevoli di cosa stanno facendo ( enunciare per fini di ricerca ) e possono regolare il
loro modo di parlare e quindi alterarlo; il registro utilizzato, pertanto, oscilla tra il
colloquiale e il gergale che sconfina in alcuni casi in espressioni non del tutto spontanee ma
controllate, forse volte a dare unimmagine positiva di s e non sfigurare davanti alle altre
studentesse. La loro parlata potrebbe essere ricondotta al linguaggio utilizzato nellambito
della realt universitaria.

24

SCHEMA ADATTATO DI BERRUTO

Lo schema di Berruto, pubblicato la prima volta nel 1987, ancora oggi un valido
punto di riferimento per chi studia le variet linguistiche. Labbiamo utilizzato per i fini
della nostra ricerca adattandolo alle nostre esigenze.

1. It. Standard
letterario

Asse diamesico

2. It. Neostandard

ScrittoScritto

Parlato-Parlato

3. it. Parlato colloquiale


.
Asse diafasico

4. it. Regionale popol

5. It. Gergale trascurato

25

2. IL MONOLOGO
2.2.1. Testualit e organizzazione del discorso
Ci addentriamo ora nello studio dei testi. La vera difficolt del nostro lavoro,
trattando di monologo, risiede nel numero di testi bibliografici a disposizione, molto meno
numerosi di quelli riguardanti il dialogo. Ci forse dovuto al fatto che il monologo pu
essere visto come una forma di enunciazione non sempre libera e spontanea ma quanto
meno frutto di una minima preparazione precedente, mentre il dialogo rispecchia pi
fedelmente i canoni della parlata spontanea e si presta ad unanalisi qualitativa pi aderente
al vero. Tratteremo, ad ogni modo, largomento tenendo in considerazione gli studi in
merito e tentando un confronto tra le varie forme di espressioni orale.
Chiarito il divario che separa il testo parlato da quello scritto e collocati i nostri testi
nelle parlate monologiche libere in situazione semi-informale, scendiamo ancor pi nel particolare definendo i termini di divergenza tra parlato monologico e parlato dialogico. Nel
primo caso il testo ha un intento espositivo e linformazione data in modo uni-direzionale
( la lettura delle notizie al telegiornale, una rubrica radiofonica, la spiegazione di un testo
di letteratura o come nel nostro caso lenunciazione di argomenti di carattere
autobiografico ecc. ) nel secondo caso c uno scambio di informazioni che presuppone la
presenza di due o pi interlocutori e il grado di informalit pu essere pi elevato.
Diremo che stimolazione e pianificazione sono due dei tratti di massima divergenza
tra monologo e dialogo. Chi parla e ha di fronte un ascoltatore invia e riceve dei segnali
significativi, effettua una comunicazione bi-direzionale con scambio di ruoli tra emittente e
ricevente con la conseguenza che il testo dialogico che ne viene fuori sar caratterizzato da
forte frammentariet, digressioni, cambi di registro. Proviamo a mettere a confronto una
parte di testo/monologo scelto tra uno delle nostre parlanti e una parte di testo/dialogo
quale pu essere una conversazione tra due amici:
quandero piccola sognavo di diventare una cantante famosa la
musica infatti sempre stata la mia passione. Ricordo che passavo le ore
intere a ballare nella mia camera cantando a squarciagola tu, i testi
di tutte le canzoni che mi venivano in mente. Da, dai cartoni animati, per
esempio adoravo Cristina DAvena, che allepoca per me era davvero un mi-

26

to ai pi svariati cantanti di musica italiana ad esempio Jovanotti, Laura


Pausini cera un gruppo i Neri per caso. Adesso non, nemmeno
esistono pi, credo allepoca ricordo che mi piacevano tantissimo. Alle
scuole medie poi, imparai a suonare il flauto traverso e il pianoforte
addirittura perch ero cos convinta che sarei diventata una cantante
che appunto pensando al fatto che se avessi imparato a suonare
qualche strumento avevo qualche possibilit in pi. E poi mi piaceva
lintonazione della mia voce e tuttoggi mi piace la mia voce. C stato un
periodo che addirittura volevo farmi insegnare da mio padre a suonare la
chitarra visto che la suona ormai da anni lui. Anche se in realt
mio padre ha sempre voluto che io diventassi uninfermiera + pi
insisteva su sta cosa e pi sapevo che non sarebbe mai successo, nel senso
che.. ho sempre.. il mio carattere mi ha sempre portato ad essere +
diciamo un po ribelle ecco! ( Cfr. R2 p. )

P1 a che ora c la partita?


P2 al solito orario Gigi!
P1 eh lo so, non ricordo aspetta il telef. Se riesco a toglierlo
dalla giacca! Pronto si.. ascolta ti richiamo io va b? Ora non posso
scusa sono pieno fino alla testa!
P2 Donne?
P1 Macch! Ah, mi dai una sigaretta?
P2 toh. Ci vediamo davanti al bar della stazione allora?
P1 Lora?
P2 Alle due, alle due! Ahi!
P1 Che c? Che hai fatto?
P2 Il dito nel nel
P1 Aspetta, fammi vedere
P2 Niente, non niente dai.
P1 Allora vengo con Paolo, ti secca?
P2 Ma, fai tu!
P1 Piove?
P2 Due gocce, niente di preoccupante.
( il dialogo stato registrato a Trento, di nascosto tra due amici )
Il primo testo riguarda una nostra parlante in esame ( R2 ); in esso si nota che
<<

lo sviluppo tematico pi coerente

>>

e dove

<<

c largo ricorso allargomentazione

distesa, che manca del tutto nel parlato informale, e eventuali cambiamenti tematici
vengono segnalati esplicitamente; anche a livello sintattico le fratture sono minori >>
( R.Bozzone Costa, 1991: pp. 126-127 ) Si veda come nel primo caso il testo, pur con le sue
parti vuote ( pause, indugi ecc. ) si segua una coerenza argomentativa. Quando si parla dei

27

gusti musicali, il discorso segue un certo ordine espositivo, o cerca di seguirlo, ha una sua
coerenza, e nel momento in cui si passa a dire altro, si usa il connettivo poi ( alle scuole
medie poi imparai a suonare il flauto traverso e il pianoforte ) che ci riallaccia al nuovo
argomento.
Cosa che non si pu certo dire per il testo successivo dove impossibile capire
il discorso se non si conosce il contesto, se non si presenti nel momento dellenunciazione e se non vengono esplicitati alcuni momenti. Il testo estremamente frammentato e
i cambi di argomento sono frequentissimi e repentini. Ad esempio: dove s fatto male il
dito P2? Lo sa lui e laltro parlante perch entrambi si trovano in quella particolare
situazione in quel momento e non hanno bisogno di specificarlo ad altri.
Quello che manca nel monologo il cosiddetto botta e risposta, il feed-back: le nostre parlanti hanno dovuto inventarsi largomento, trattarlo cos come le veniva
nellistante dellenunciazione, senzalcun altro stimolo se non la propria memoria. Chiaro
che questaspetto va a influenzare la durata del testo il quale pu essere brevissimo nel caso
del monologo e lunghissimo nel caso di una piacevole conversazione. Se non si hanno
argomenti da trattare ci si blocca, si moltiplicano le pause e le ridondanze; non impresa
semplicissima stare davanti ad un registratore per 6, 7 o 10 minuti e parlare di s e della
propria vita; lo hanno provato le nostre parlanti che in taluni casi si sono mostrate
entusiaste di cimentarsi in una simile operazione:
Sono 7 minuti e 34 secondi che parlo e non mi sembra vero, perch la
prima volta che parlo cos tanto, cos come se e forse ce nera
bisogno. Grazie alla persona che mi ha fatto fare questa cosa, perch ogni
tanto si ha bisogno di parlare con se stessi, perch si parla sempre con gli
altri ma alla fine non si dice mai veramente quello che si pensa ( Cfr. R7 )

Significative, a nostro giudizio, sono le ultime parole di R7 quando afferma che si


parla pochissimo con se stessi e non si dice mai veramente quello che si pensa. Se scorriamo i testi delle nostre registrazioni, ci rendiamo conto come questa affermazione trovi conferma nel momento in cui ci siamo trovati a cassare alcuni nomi di persone verso le quali
ci si rivolgeva in modo poco simpatico, o espressioni non proprio ortodosse.
Ma troviamo anche casi opposti, di difficolt nella prosecuzione del discorso e quindi
un evidente imbarazzo palesato con delle pause o dei segnali, detti segnali discorsivi che

28

studieremo pi avanti:
comunque alla fine mi sono trovata bene; passer ancora qui credo anni,
parecchi anni di della mia vita, per un indomani credo di.. spero, di
tornare a casa e + niente [ i.d.i. ] ( Cfr. R1 )

Uno studio interessante sullorganizzazione del monologo, in particolare del << parlato monologico espositivo

>>

prelevato da campioni di lezioni e conferenze in ambito

accademico, stato affrontato da Monica Berretta. Dallanalisi delle nostre registrazioni


emersa una certa similarit con le conclusioni alle quali la Berretta giunge. Innanzitutto i
nostri testi condividono la

<<

relativa informalit

>>

con i testi analizzati, legata al

contesto; ci aspettiamo, dunque, che essi siano caratterizzati da

<<

false partenze, muta-

menti di pianificazione sintattica, esitazioni, concordanze a senso, riprese anaforiche non


regolari, incisi che divengono digressioni e rompono il filo del discorso, che viene poi ripreso tematicamente ma non sintatticamente

>>

( M. Berretta, 1984: p. 239 ) Riportiamo

qualche frammento di registrazione per dare lidea di quanto abbiamo riscontrato. Ad


esempio in R4 ed R11 le riprese anaforiche evidenziate in grassetto, sono pi evidenti.

R4
-

Mi piacerebbe comunque tornare in Spagna bella, bellissima; poi abbiamo visto tra laltro,
una Spagna in miniatura no, c anche unItalia in miniatura che non ho mai visto, a
Rimini e infatti magari questestate e e c praticamente questo questo posto
dove ci sono delle case costruite pi.. case piccoline, casette, fatte ognuna su.. su uno
stile delle diverse regioni della Spagna: casa catalana, casa basca

R11
-

Per mio marito un tipo che non mi ha fatto mai mai mai andare a fare delle
gite delle gite delle passeggiate. E un tipo molto riservato, dipinge tutto il giorno,
gli piace dipingere i quadri; io ho lavorato in 3M, lui maresciallo dellAeronautica per
abbiamo avuto due bei figli [ ] Lunica pecca dei miei figli che non si trovano con
nessuna donna non si trovano con nessuna donna, sono un poco sfortunati nel campo
amoroso.

Fenomeno, questo, riscontrabile sia tra le parlanti del I sia tra quelle del II Gruppo.

29

R3
-

laltra mia sorella, eh da poco si trasferita, per cui mi dispiaciuto un po perch


comunque pi lontana, poi lei fa un lavoro dove lavora molte ore, cos, quindi
non che ha la possibilit di venire a trovarci. Adesso per incinta anche lei, e quindi
a casa e quindi ogni tanto si fa sentire, poi ha molto tempo libero, quindi ci chiede
sempre: cosa hai fatto? Posso venire a pranzo?

Sono una ragazza di 22 anni, vivo in Alto Adige, in provincia di Bolzano


precisamente frequento il quarto anno della facolt di Scienze della Formazione, con
indirizzo.. Scienze della Formazione Primaria. Per la scuola primaria per lappunto.

R6

R10
-

Io glielho fatto con tutto il cuore perch era.. era come un ragazzino, era si poteva
tenere, era un vecchietto proprio a modo. Mai un.. ha spostato con la bocca, mai stato
scostumato. Lo lamava lo lavavamo come un bambino proprio

Abbiamo scelto, invece, queste parti di R3, R6 ed R10 per mettere in evidenza un
altro aspetto caratteristico del monologo: il mutamento di pianificazione. Nella prima si
danno tante informazioni staccate luna dallaltra nello stesso enunciato, ognuna
evidenziata in grassetto. Nella seconda si nota lultima parte dove evidentemente la
specificazione per la scuola primaria voleva essere detta appena dopo lesplicazione della
facolt frequentata, infatti si chiude con la locuzione per lappunto che conferma una cosa
gi detta e ripetuta. Nellultima la mutata pianificazione si ritrova nelluso verbale, attivo in
partenza, passivo successivamente: io glielho fatto con tutto il cuore e poi era come un
ragazzino, era.. si poteva tenere.
Queste le caratteristiche generali che possono essere ricondotte al monologo, la cui
struttura sintattica a noi interessa individuare e studiare. elementi linguistici e pragmatici
pi ricorrenti in esso, i modi di dire, le particolarit. Il primo tratto che andiamo ad
analizzare sar la costruzione degli enunciati.

30

2.2.2 Costruzione degli enunciati ( Dislocazioni Frasi scisse - Segnali discorsivi Deittici )
Dal Dizionario di linguistica ( G.L. Beccaria, 2004: pp. 281-282 ) abbiamo attinto la
definizione di enunciato che pu risultare non chiarissima e facile da confondere con i
concetti di frase o di proposizione. Si definisce enunciato una

<<

sequenza che forma un

segmento reale di discorso ( orale o scritto ), prodotta in una determinata situazione


comunicativa e delimitata da due interpunzioni forti o da due pause importanti: pu essere
pi o meno lunga, sintatticamente incompleta e anche costituita da una sola parola [ ]
Lenunciato non ha bisogno di essere una frase compiuta; deve invece essere conforme alla
situazione comunicativa nella quale viene proferito >> Dunque una unit che va a formare
un corpo pi ampio qual la frase, ma che nasconde linsidia del significato che pu
trovarsi anche nel contesto e non essere esplicitato dai parlanti.
Una caratteristica degli enunciati verbali si ritrova nelluso di elementi non
strettamente linguistici, che vanno cio, al di l del linguaggio verbale vero e proprio, e
presuppongono la conoscenza di regole pragmatiche. Qui entrano in gioco la mimica, la
gestualit, le pause, le ripetizioni, il corpo di elementi cio che caratterizza in modo
significativo il parlato dialogato o monologico che sia.
Ma partiamo dallinizio; abbiamo parlato di enunciato: secondo studi accreditati, il
parlante italiano medio usa costruire i suoi enunciati secondo una regola fissa,
posizionando ad inizio frase il soggetto seguito dal predicato verbale e dalloggetto,
secondo lo schema:

S+V+O

Dove con O rappresentiamo varie espansioni o complementi del verbo.


Riportiamo in queste pagine lapertura di tutte le parlanti per confrontarlo con la
formula e ci accorgiamo come grosso modo le parlanti in avvio seguano lordine non
marcato delle parole. In taluni casi, come in R1, R3, R4, R8, R9, R10, unavverbiale
temporale precede il soggetto perch si vuole ancorare il discorso nel tempo; ma appena
dopo ecco ritornare la sequenza S+V+O.
31

R1
-

[ ESPANS. TEMP. DEL VERBO + SOGG + VERBO + O ]


Allora, esattamente quattro anni fa, mi sono diplomata.. perito chimico.. e ho frequentato
due anni di.. di universit alla facolt di Farmacia

R2
-

( da piccola ) [ SOGG/APPOS. + VERBO + O ]


Dunque, quandero piccola sognavo di diventare una cantante famosa la musica
infatti sempre stata la mia passione.

R3
-

( nella.. ) [ ESPANS. DI LUOGO DEL VERBO + SOGG + O ]


Allora, la mia famiglia, in casa ci siamo io, il mio pap e mio fratello e viviamo assieme e
mio fratello pi piccolo va alle superiori.

R4
-

[ ESPANS. TEMP. DEL VERBO + SOGG + VERBO + O ]


Allora e quandero in quarta in quarta liceo, sono andata a a Barcellona in gita,
e ho trovato una realt che completamente diversa dalla mia, che vengo da un paesino
di montagna abbastanza chiuso

R5
-

[ O + SOGG + VERBO + O ]
Allora ti racconto un po il mio percorso scolastico. Allora, ho fatto le elementari a
Laives e dal.. 90 al 96 e cinque anni belli e brutti

R6
-

[ SOGG + VERBO + O ]
Sono una ragazza di 22 anni, vivo in Alto Adige, in provincia di Bolzano precisamente
frequento il quarto anno della facolt di Scienze della Formazione, con indirizzo.. Scienze
della Formazione Primaria.

R7
-

[ SOGG + VERBO + O ]
Eh fare monologhi non proprio il mio forte, perch di solito io non parlo molto ma
penso molto.

R8
-

[ ESPANS. TEMP. DEL VERBO + SOGG + VERBO + O ]


Allora luned mattina son partita alle 6.. e mezza da Canazei per andare a far tirocinio,
perch io devo far tirocinio..

R9
-

[ ESPANS. TEMP. DEL VERBO + SOGG + VERBO + O ]


Allora nel 1964 sono espatriata dallItalia, mi sono recata in Isvizzera

32

R10
-

[ ESPANS. TEMP. DEL VERBO + SOGG + VERBO + O ]


Un giorno arrivata una zia.. che suo fratello era caduto. E mi interpell co come
nipote.

R11
-

[ SOGG + VERBO + O ]
Ho conosciuto mio marito quando avevo ventidue anni siamo stati fidanzati due anni e
tutto andava bene, felici e contenti.

La nostra prima osservazione si appunta sul segnale dapertura, che 7 casi su 11


allora e di cui parleremo pi avanti ( Cfr. p. 38 ).
Ci che distingue, spesso in maniera vistosa, il parlato spontaneo da quello
strutturato ( quello letto o in qualche modo pianificato ) la sintassi. La formula a tre
termini sopra riportata, nel corpo del testo frantumata, smontata e costruita secondo
criteri altri che possibile verificare gi in questi esempi: per cui abbiamo le dislocazioni ( a
destra o a sinistra ), la frammentariet che spezza di continuo lordine della frase. Avremo
di fronte, allora, un mosaico ( il discorso ) dove i tanti pezzi da mettere insieme ( gli
enunciati ) sono disposti e strutturati diversamente da quanto ci aspetteremmo per un
testo ben pianificato, rispettoso delle regole di coesione e di coerenza ( vd. C.Andorno,
2003: pp. 17-25 ).
Nella definizione di enunciato riportata a pg. 31 si dice che esso racchiuso tra due
segni di interpunzione forti o da pause importanti e non detto che in esso venga
esplicitato un significato. In questi primi esempi riportati non vi la prova di quanto
diciamo, in quanto il parlante, almeno in avvio, cerca di definire per bene il suo argomento,
di essere chiaro per far si che il suo discorso venga compreso successivamente. Ma se
andiamo a ricercare parti di discorso nel corpo dei testi, facile rendersi conto di come ci
trovi puntuale conferma.

R1 dice:
-

E.. il lavoro che faccio mi piace, anche se per la mia et e.. ho dovuto superare diversi
ostacoli..

33

In R11 troviamo vari enunciati in un solo periodo:


-

Mi piace tanto vedere la televisione, seguo molte puntate, anche con i.. lamenti di
mio marito e dei miei figli, per lunica nostra soddisfazione, vedere.. telenovele, vedere
film e cos passano le nostre giornate e serate.

In R1 lespressione ho dovuto superare diversi ostacoli un enunciato che, pur


sintatticamente corretto, vale solo se legato al prima e al dopo del discorso: coerente al
tema ma non coeso, sintatticamente slegato.
comunque

<<

che la parlante sta affrontando, ed

conforme alla situazione comunicativa

>>

( G.L. Beccaria, 2004: Cfr. p. 28 )

In R11 i lamenti di mio marito e dei miei figli come lunica nostra soddisfazione sono
enunciati staccati dallintero periodo ma pur sempre enunciati.
Si detto, inoltre, che lenunciato pu non avere un senso compiuto, dunque comportarsi come una proposizione secondaria che ha valore solo se legata a qualcosaltro:

R6 dice:
-

Eh perch mi sono accorta che molto spesso, anche se non ti capita comunque di
fare effettivamente linsegnante di sostegno, le informazioni che ti vengono data durante i
corsi e quello che si studia, quello che si impara comunque molto utile

Il perch, in questo esempio, ha valore testuale; non introduce una subordinata


vera e propria, apre lenunciato ed chiaramente legato a qualcosa precedente e se non
viene agganciato ad esso, il senso della frase non verr mai colto.
In R7 lenunciato un inciso:
-

Ieri sono tornata ad essere una studentessa normale, non che prima non fossi una
studentessa normale, ma prima almeno avevo un un minimo di incarico, ero
rappresentante del Consiglio di facolt

I discorsi delle nostre parlanti, dunque, si allineano alquanto fedelmente alle norme
generali che regolano il monologo e costrutti particolarmente fuori dagli schemi non ne
abbiamo trovato. Tutto ci che pu essere analizzato lo vediamo in dettaglio nei paragrafi
successivi, iniziando dal fenomeno della dislocazione per poi spostarci sulluso e la frequen-

34

za dei termini e dei modi di dire.

Le dislocazioni
Cos come si legge in Lorenzetti5, le dislocazioni a destra o a sinistra rientrano tra i
fenomeni pi comuni riguardo la sintassi della frase. Le dislocazioni a sinistra, sono
costrutti tra i pi usati nellitaliano colloquiale e hanno la funzione di collocare lelemento
della frase, che ha funzione di topic, in prima posizione, scalzando il posto che solitamente
occupato dal soggetto. Nelle frasi:

R6
-

dellAlto Adige mi piace lordine, mi piace il rispetto delle regole, la pulizia

a me non si possono riciclare le cose, perch io sono una persona originale

R7

in prima posizione viene messo lelemento che si vuole risaltare e che abbiamo
marcato: nel primo caso la zona geografica di riferimento, nel secondo caso se stessi.
Unico caso di dislocazione a destra si ritroverebbe in R2; qui, a differenza degli
esempi precedenti, si nota che in prima posizione c un pronome che anticipa il termine su
cui si vuole mettere laccento che noi abbiamo scritto in parentesi quadra. Usiamo il condizionale per il fatto che in effetti una dislocazione vera e propria non ; abbiamo inserito appositamente tra parentesi quadra il termine che mancava per esserlo. Questo per chiarire
quanto detto e mettere in relazione i due tipi di dislocazione.
R2
-

La suona ormai da anni lui [ la chitarra ]

5 << I

movimenti di costituenti pi frequenti sono le dislocazioni, le frasi scisse e le frasi a tema sospeso o a tema
libero. [ ] La dislocazione a sinistra un fenomeno molto frequente in tutte le variet ditaliano. Si
definisce cos il procedimento che sposta nella prima posizione della frase il costituente su cui si vuol far
porre lattenzione dellinterlocutore. [ ] Nella dislocazione a destra non lintero costituente che risale
verso linizio della frase, ma un pronome che lo anticipa, mentre il costituente stesso relegato alla fine, in
una posizione che pu anche corrispondere a quella che avrebbe avuto nella struttura della frase normale >> ( 2002, pp. 83-84 )

35

Pur essendo dei costrutti abbastanza in uso nellitaliano colloquiale, le dislocazioni


non hanno trovato altissime percentuali di frequenza nelle nostre registrazioni.

Frasi scisse o segmentate


Cos come si legge in R.Bozzone Costa ( cit.: p. 153 ) le frasi scisse sono un
costrutto che

<<

consente di mettere in rilievo un particolare elemento della frase,

marcandolo per novit e contrastivit con altri possibili elementi della stessa classe.

>>

Anchesse molto presenti nellitaliano neo-standard, in certa letteratura e sulla stampa, non
hanno trovato unalta frequenza tra le nostre parlanti. Solo in R3, in due circostanze, ci
imbattiamo in frasi del genere, dove si tende a marcare limportanza di un predicato, nel
primo caso studiare e nel secondo caso vedersi accompagnato dal verbo nodale potere.
In entrambi i casi il valore semantico dei periodi di segno negativo con

<<

funzione

attenuativa o di negazione normale >> ( Ivi: p. 153 )


R3
-

Non che studi moltissimo, per gli vengono le cose cos.

Non che potevamo vederci spesso

Sono molto impegnata anchio, quindi non che riesco poi molto.

Sullargomento interviene Lorenzetti che considera le frasi scisse essere

<<

specie-

lizzate in alcuni usi, soprattutto negazioni >>. A livello sintattico il costrutto si caratterizza
per la divisione della frase in due parti dove

<<

la prima con il verbo essere, la seconda

introdotta da che >> ( cit: p. 85 ) e da cui possibile estrapolare la formula:

Neg + Essere + Che


che confrontata con i nostri unici tre esempi viene rispettata appieno.

36

I segnali discorsivi
Un discorso a parte sar fatto per i cosiddetti segnali discorsivi; chiarire il concetto a
cui si legano e dare una definizione di essi dobbligo in virt del fatto che sulla loro
funzione e importanza sono stati affrontati diversi studi. Numerosissimi ed estremamente
vari, i segnali discorsivi svolgono pi funzioni allinterno di un enunciato: servono da
demarcativi, da connettivi, da enfatizzatori, da persuasori ecc. Ci viene in soccorso ancora
una volta una felice definizione di Carla Bazzanella che definisce

<<

i segnali discorsivi

quegli elementi che, svuotandosi in parte del loro significato originario, assumono dei
valori aggiuntivi che servono a sottolineare la strutturazione del discorso, a connettere
elementi frasali, interfrasali, extrafrasali e a esplicitare la collocazione dellenunciato in una
dimensione interpersonale, sottolineando la struttura interattiva della conversazione.
[ ] appartengono a diverse categorie grammaticali. La loro funzione pu essere
individuata solo allinterno del discorso; la loro classificazione non ha quindi una base
morfologica o lessicale, ma funzionale >> ( 1995: p. 225 ) che sintetizza il nostro discorso.
Pi volte la studiosa si occupata dellargomento, come anche in 2001, Op. cit. : pp. 145174, e ha offerto interessanti contributi alla sistemazione e alla classificazione di questi
elementi, che spesso sono trascurati perch considerati ininfluenti ai fini di unanalisi della
struttura del linguaggio.
Ci sembra opportuno affidarci alle sue parole nella parte in cui trattiamo dei fattori
influenzanti luso di tali segnali. E stato riscontrato che essi non vengono usati a caso, ma
presentano una frequenza legata ad alcune variabili; infatti << nelluso dei segnali discorsivi, giocano, influenzandosi reciprocamente, le variabili et, professione, status, sesso, e la
variabile individuale, per cui facile individuare delle abitudini o delle preferenze personali.

>>

Il loro valore puramente riempitivo, per cui

proposizionale

>>

<<

<<

rimangono esterni al contenuto

non hanno una collocazione rigida, possono trovarsi in posizione

iniziale, mediana o finale

>>

( Ivi, pp. 228 e 230 ) Come prova di ci che asseriamo

prendiamo alcuni esempi dellutilizzo di insomma sia esso usato da introduzione o da


epilogo allenunciato.
R3
-

son convinta che se uno non.. non fa le cose che gli piacciono, non coltiva i propri interessi,
e nella vita sar sempre scontento insomma

37

R5
-

viviamo in un certo lussoanche perch se dopo ci mettiamo a parlare con gente che
abita anche in altre citt del Nord, per ci sonodiverse discrepanze insomma

insomma, sono un po infognata, per ce la si pu fare

insomma visto che c la possibilit di questo amico che mi impresta le chiavi di casa

R7

R8

La funzione a cui chiamato generalmente si riconduce a quella di segnale riduttore


o modificatore della forza dellenunciazione ( R.Bozzone Costa, cit: pp. 135-136 ); nei nostri
esempi, invece, sembra essere usato per riassumere largomentazione. La variabile et in
questo caso restituisce un risultato significativo: su 18 casi solo uno si registra tra le parlanti del II Gruppo. Lo stesso si pu dire per va b, usato 9 volte in totale e sempre dalle
parlanti del I Gruppo. Questultimo segnale, al contrario del precedente, privilegia
essenzialmente la posizione iniziale ed ha

<<

sostanzialmente funzione di riempitivo

>>

Ivi: p. 135 )
in R7:
-

Va b, cosa ci volete fare!

In R8
-

ho detto: va b vado anchio

Nellanalisi dei segnali discorsivi, la nostra attenzione si appunter su alcuni di essi,


sui pi ricorrenti; terremo come riferimento la tabella riassuntiva dei dati quantitativi
( Cap. III, par. 3.1.1. p. 61 ) Iniziamo dai segnali di
stabilire il contatto o per prendere la parola

>>,

<<

presa di turno >> che

<<

servono a

tra i quali primeggia, almeno nei testi a

nostra disposizione, allora. In 7 casi su 11 le parlanti hanno usato questo termine per
avviare il discorso; una percentuale altissima anche in virt del fatto che tra gli altri
segnali di presa di turno considerati nel testo della Bazzanella figurano eh e dunque
entrambi usati una sola volta ciascuna dalle nostre parlanti per introdurre il discorso.
Ritornando ad allora, la sua funzione introduttiva pressoch lunica che gli si pos-

38

sa attribuire ( vd. Bazzanella, 1995, cit: p. 233 ), quindi lo troviamo sempre ad inizio
enunciato; se ne contano 28 in totale, con il picco massimo in R8 in cui ricorre 14 volte.
Anche qui la variabile et confermata: in un solo caso su 7 allora usato come segnale
introduttivo da una parlante del Gruppo II.
Il segnale pi frequente eh seguito dallo strascico della voce. Ma non come
segnale di presa di turno, nei quali compare solo una volta ( in R8 ), quanto come segnale
di inizio enunciato. Nella tabella delle frequenze dei termini compaiono, in corrispondenza
a questo tipo di segnale, dei valori zero che si spiegano nella misura in cui abbiamo
considerato il segnale solo se seguito dallo strascico. Ma come si pu osservare dalle
registrazioni in allegato, tutte le parlanti ne fanno uso almeno una volta. Ben 32 volte
usato da R1, 18 volte da R5. Vediamone alcuni esempi:

R1:
-

E allet di diciotto anni sono sono venuta su, e a 1200 chilometri di distanza da casa
mia. e stato difficile soprattutto il primo mese

R3:
-

Eh poi sempre, vuole sempre giocare, scherzare cos solo che molto pi forte di me
e quindi mi riesce sempre a bloccarmi, a fermarmi, non mi lascia andare se devo
andare in camera.

R4:
-

Eh sono stata una settimana, cinque giorni, per penso di non essermi mai divertita
cos tanto eh durante quel periodo, diciamo. Anche perch ero in una classe di tutte
donne, tutte sai tutte

R10:
-

E .. un giorno non era neanche la mia giornata, dissi adesso mi prendo il lavoro a
uncinetto e vado da zio Giorgio gli faccio un poco di compagnia e mi metto a lavorare.

Nei segnali cosiddetti riempitivi si fanno rientrare espressioni del tipo ehm, mm, che
noi abbiamo reso con il simbolo e che hanno la funzione di << mantenere la parola >> e

39

sono << tipici del parlato spontaneo >> ( Ivi: p. 234 ) Ricorrono con una discreta frequenza
( 45 volte in totale ) e la funzione che svolgono qui non pu essere ricondotta a quanto
dicevamo pocanzi, per il fatto di trovarci in monologhi dove la parola non ha necessit di
essere mantenuta, sempre nelle mani di una persona. Al limite verr considerato come
riempitivo di un momento di vuoto in cui si pensa a come procedere. Per questo motivo,
pi che un segnale generico a noi parso una caratteristica verbale di alcune parlanti, del
loro abituale modo di esprimersi: in R2 ritorna 15 volte, in R6 ed R9 5 volte, nelle
rimanenti con una frequenza trascurabile.
Tra i genericismi pi usati, invece, che per un certo verso svolgono funzione di
riempitivo, c tipo che insieme a del tipo e del genere sono i pi ricorrenti nel parlato
dialogato e monologico riferito a situazioni o a persone. Noi aggiungeremo ricorrente
maggiormente nelle parlate giovanili di una certa area geografica: la conferma la troviamo
nella frequenza del termine che compare esclusivamente tra le parlanti del I Gruppo,
influenzato dunque dalla variabile diatopica e da quella generazionale. Lo troviamo in:
R4 :
-

poi magari fare i che ne so, tipo un tour per le varie citt.

La sera, cio tipo una sera ci han lasciato andare in discoteca

mi ha colpito tantissimo lacquario che c a Barcellona, mhan detto che quello di Genova
tipo il triplo

R5 :
-

Tra trentini e altoatesini ci sono delle enormi differenze. Cio, tipo noi ragazze altoatesine
abbiamo pi la testa tra le nuvole.

Questestate spero di laurearmi a luglio, non so se ce la far, penso di no, non lo so andr a
rompere un po il prof e.. tipo in questi giorni che non ci sono esami.

R8

Si fanno rientrare altres nei segnali discorsivi e svolgono diverse funzioni a seconda
delluso, lavverbio indicativo ecco e il verbo diciamo; questultimo si caratterizza per il
<<

coinvolgimento fatico dellinterlocutore tramite luso della I pers. plurale >> ( Ivi: p.

250 ) Entrambi si prestano ad un utilizzo pi frequente nel dialogo, soprattutto ecco, ma che

40

ricorrono nel monologo in maniera significativa. Il primo ricorre per una bassissima e
quindi trascurabile percentuale; il secondo, completamente assente tra le parlanti del II
Gruppo, usato da 4 parlanti su 8 del I Gruppo con una percentuale di frequenza non
altissima. Le funzioni possibili che pu svolgere sono di indicatore di parafrasi, indicatore
di correzione, indicatore di esemplificazione ed ha un uso prevalentemente fatico,
segnalatore di incertezza o di difficolt di formulazione. ( vd. Ivi: pp. 248-251 ).
R2
a) mio padre ha sempre voluto che io diventassi uninfermiera + pi insisteva su sta cosa e
pi sapevo che non sarebbe mai successo, nel senso che.. ho sempre.. il mio carattere
mi ha sempre portato ad essere + diciamo un po ribelle ecco!

b) se penso a quei tempi mi vien da ridere nel senso che erano tempi spensierati in cui
spess.. uno immagina che anche limpossibile pu succedere. Poi poi col passare del
tempo appunto il sogno.. diciamo cos eh, questo sogno svanito

R4
a) si vede che abbiamo fatto un po di un po di rumore cos, il giorno dopo volevan
mandarci via dallalbergo cosa che ci ha lasciato un po cos.. hh.. il nostro professore
andato gi lui a parlare, diciamo ha messo a posto le cose
b) a dir la verit ero andata in Austria in terza media, per in Austria si, a Salisburgo e.. era
bello mio Dio, era la prima volta che stavo via a dormire. Per niente di di
entusiasmante diciamo.

R5
a) ho avuto occasione di conoscere la realt della Versilia, quindi mi ero molto attaccata alla
Toscana oppure anche alla realt della Pianura Padana in quanto c mia zia che ci abita,
quindi ero spesso gi, avevo gli amici gi. Per dopo.. diciamo che sono maturata e
considero molto pi importante lAlto Adige..
b) allinizio spinta dalla mia insegnante di italiano avevo scelto per il liceo classico solo che
dopo solo che dopo.. avevo.. diciamo visto da vicino che questa scuola non mi
piaceva per i personaggi che cerano

R6
a) a dir la verit, ho scelto Scienze della Formazione Primaria un po anche proprio per questo
motivo, perch pensavo di avere quindi una.. diciamo una.. formazione piuttosto
completa, che andasse un p in tutti gli ambiti.

41

b) le informazioni che ti vengono date durante i corsi e quello che si studia, quello che si
impara comunque molto utile per affrontare anche i vari problemi che ci sono in una
classe diciamo cos normalmente, anche con i bambini tra virgolette normali, non
solamente con quelli problematici
La prima cosa da notare la concordanza verbale di diciamo, il cui tempo coincide,
come per gli altri sintagmi verbali che fungono da segnali discorsivi, con il momento in cui
viene proferita lenunciazione. ( Ivi: p. 251 ) Per questo motivo, il tempo verbale pu essere
solo lindicativo presente. Non infrequente inoltre, lutilizzo correlato di diciamo con altri
segnali, come ad esempio cos che si registra in R2 b) ed R6 b).
Per quel che riguarda la funzione allinterno della frase, troviamo diversi usi: in R2
a) diciamo ha funzione attenuativa, cos anche in R4 b); in entrambi i casi gli aggettivi
ribelle ed entusiasmante sembrano ridursi di intensit accostati al segnale discorsivo. In
altri casi, che poi sono i pi numerosi, diciamo usato invece come segnalatore di incertezza o di difficolt; cos in R4 a) cos in R6 a ) e b), ma anche in R2 b) pu essere considerato indice di incertezza.

Deittici
Pi volte abbiamo parlato, nel corso della trattazione, di contesto e di tratti
situazionali. Gli elementi pi strettamente legati al contesto sono detti deittici e sono una
peculiarit esclusiva della comunicazione verbale. Infatti, chi scrive non detto si trovi
nello stesso luogo e nello stesso momento di chi ascolta e non necessario che lo sia. In un
dialogo o in unenunciazione ( libera come nel nostro caso ) linterlocutore deve trovarsi
nello stesso posto e nello stesso momento dellenunciatore; deve condividere cio il
contesto. Nel testo di Carla Bazzanella ( 2001 )6, pi volte da noi utilizzato in questo lavoro, la funzione del contesto posta come secondo punto del paragrafo riguardante i tratti
situazionali e dove possibile trovare rimandi agli studi pionieristici di Malinowski su

<< In una tipica situazione di parlato faccia a faccia [ nel nostro caso il monologo, con lintervistatore che
svolge il ruolo di chi non deve esserci, ma presente come stimolatore ] il contesto denunciazione
comune, nel senso che parlante ed interlocutore/i si trovano nello stesso posto e nello stesso tempo. Nella
comunicazione scritta, invece, tipicamente, non si condividono tempo e luogo denunciazione. >> Il rimando
al contesto extralinguistico, si dice, dovuto alla << possibilit duso dei deittici >> ( Ivi, pp. 18-19 )

42

questo tema ( vd. Ivi: pp. 36-37 ).


Abbiamo gi distinto il macro dal micro-contesto: una cosa appartenere ad una
regione, essere abitante di una citt, altra cosa lambiente in cui si vive, le amicizie, il
momento in cui si parla, come si parla solitamente in una data situazione quotidiana e le
differenze tra i modi di comunicare tra gli abitanti di una stessa citt possono essere
vistosissime. Ci riferiamo a questultima situazione quando parliamo di contesto, che
presuppone la conoscenza da parte di chi parla e di chi ascolta soltanto, come nel caso del
monologo, di una serie di elementi legati alla temporalit, alla spazialit, alle persone.
Latto comunicativo avviene cio, in un contesto denunciazione comune, dove << parlante
ed interlocutore/i si trovano nello stesso posto e nello stesso tempo.

>>

( Ivi, p. 18 )

Linsieme di questi elementi rientra nella categoria dei deittici e si legano non solo al
tempo e allo spazio ( allhic et nunc ) ma ad una serie di caratteristiche del parlante: al suo
modo di esporre, alla gestualit, alle pause che presuppongono altres una conoscenza
condivisa con chi ascolta7. Questo, ad esempio, ci ha permesso di interpretare i sorrisi,
anche se appena abbozzati, oppure una cosa detta dalla parlante che si riferiva a quel momento specifico e in nostra assenza non avremo mai potuto fare.
Ecco, va tutto bene, ma delle frasi che sto dicendo di pi, per autoconvincermi,
penso perch a parte questa musica or orripilante [ poco distante due
ragazzini ascoltano una musica dal telefonino ] che non ascoltavo neanche quando
avevo cinque denti in pi ( Cfr. R7 )

In ogni dialogo o monologo sono presenti elementi deittici, termini che rimandano
al gi noto, a quellinsieme di informazioni che parlante e ascoltatore conoscono e che riguardano le persone ( nei nomi e nei pronomi ), lo spazio ( avverbi di luogo ), il tempo (
avverbi di tempo ) e sono slegati dalle variabili diastratiche, diatopiche generazionali8 ecc.
Come gi detto nel I Capitolo, la condivisione del contesto situazionale con le parlanti del I
Gruppo, cio la realt universitaria, ha permesso al sottoscritto di

decodificare pi

I deittici sono tra gli elementi del discorso pi studiati in linguistica. Oltre ai testi da noi citati,
rimandiamo ad altri lavori in cui possibile ritrovare ulteriori approfondimenti: C.Bazzanella ( cit. 2007 ),
C.Andorno ( La Grammatica italiana; Linguistica testuale: 2003 ), L.Vanelli e L.Renzi ( 1995 ).
8

Sulla questione della variabilit della lingua e dei fattori che maggiormente influenzano il suo utilizzo,
rimandiamo ai lavori di G. Berruto ( cit: 1980 ) e di C. Bazzanella ( cit: 2007 ), dove possibile avere un
quadro completo delle principali variazioni linguistiche. Nella presente trattazione abbiamo messo a fuoco
solo due di esse, perch due sono le variabili considerate, per cui parliamo di variet diatopica legata al
luogo geografico e di variet generazionale legata allet delle parlanti.

43

agevolmente i loro testi e di poter attingere al gi noto... Alcuni nomi di persona o di


professori ( che abbiamo ritenuto opportuno omettere )

lultimo anno siamo andati a Roma che stata la gita pi bella di t di


tutto.. di t.. di tutti gli anni scolastici. Infatti oggi a [ pronuncia il nome di un
professore ] a Educazione .. ho riportato la gita a Roma
perch stata un.. unesperienza emotiva forte e bella. ( Cfr. R7 )

e poi gli istanti citati in quel momento, le indicazioni di luogo ( guarda l o eccomi qui )
erano elementi condivisi dalle due parti in causa. Non sempre, invece, si conoscevano le
persone citate dalle parlanti del II Gruppo.

Tabella 2
PARLANTE

R1

R2

R3

LUOGO

TEMPO

PERSONE

passer ancora qui esattamente


quattro ho dovuto rinunciare alla mia
credo anni, parecchi anni fa, mi sono famiglia, che comunque vedo
anni di della mia diplomata
soltanto tre volte allanno, ho
vita
dovuto
rinunciare
ai
comunque.. ai miei amici, che
non vedo pi, i miei amici
dinfanzia, le persone con cui
comunque sono cresciuta
non credo siano tempi E poi mi piaceva lintonazione
felici quelli in cui della mia voce e tuttoggi mi
viviamo oggi
piace la mia voce.
/

durante la mia vita


penso
sempre
al
lavoro, poi al di fuori
comunque io faccio
volontariato

laltra mia sorella, eh poi lui sempre, vuole sempre


da poco si trasferita, giocare, scherzare cos solo
per cui
mi che molto pi forte di me
dispiaciuto un po

44

R4

R5

R6

R7

R8

R9

R10

Sono arrivata l e e era una delle prime


cera diciamo il mondo volte che tornavo a
no! A differenza di quellora
quello di quello che..
che c che c da me

andando in camera si vede che


[ noi ] abbiamo fatto un po
di un po di rumore cos, il
giorno dopo [ loro ] volevan
mandarci via dallalbergo

Anche l abbiamo
avuto diverse esperienze fuori dallAlto
Adige

Qualche ricordo che ci noi ragazze altoatesine abbiamo


avevo in mente e in di pi la testa tra le nuvole
quelloccasione
siamo
andati
a
vedere
praticamente tutti i
monumenti pi importanti di Roma

Mi piacerebb a volte
si, sinceramente mi
piacerebbe spostarmi,
preferirei vivere in,
effettivamente
in
Italia, tra gli Italiani

Per
vedremo
insomma,
adesso
termino questanno i
corsi e cercher di
laurearmi entro luglio

cercher io di non essere una


maestra come le maestre che
mi hanno affiancato nel ruolo di
tutor, durante il periodo di
tirocinio

avevo un privilegio Ieri sono tornata ad fare monologhi non proprio il


e mezzo legato a essere una studentes- mio forte, perch di solito io non
questa carica, che era sa normale
parlo molto ma penso molto
quello di poter fare le
stampe
in
ufficio
studenti
va b ho detto vado luned mattina son in questi giorni che non ci sono
di punto fatto vado in partita alle 6.. e mezza esami e anzi, quasi quasi vado
gi, faccio 5 metri da Canazei
a dirglielo
faccio 5 metri e mi
tro non c pi la
strada
Andavo
nelle
fabbriche, facevo i
turni di notte e anche
l avevo tanta paura di
ritornare a casa da sola

Stavano
con
me Lui usciva di sera e.. e si andava
allincirca 3 mesi e dopo a incontrare con quella
se ne ritornavano in
Italia

dico: zio Gi cosa


vuoi? Sto stendendo i
panni dice: vieni qua,
io hh mi credevo che te
ne eri andata

lui stava bene perch so E lui era tutto felice e contento.


andata di mattina, ho Per me aveva sempre un debole
fatto na bella zuppa di
latte e e stava bene.
E.. e di pomeriggio sono
andata verso le due

45

R11

Un.. un mio figlio va Da allora sono passati io ho lavorato in 3M, lui


fuori a insegnare, due anni, non ci siamo maresciallo
dellAeronautica
ades stato tre anni pi visti
per abbiamo avuto due bei figli
fuori stato tre
anni fuori della
bassa Italia

In tutti i testi sono indicati luoghi conosciuti, ci si riferisce ad un tempo vicino o


lontano dal momento dellenunciazione, si fanno i nomi ( con indicazioni pronominali ) di
persone note, che richiedono una decodifica immediata per chi ascolta in quel momento, in
quel contesto situazionale. Nellimpossibilit di riportarli tutti, abbiamo trascritto nella
soprastante tabella alcuni esempi per ogni parlante, diviso per categoria:
Lunica casella vuota la troviamo in R2, dove non sono stati riscontrati avverbi o
locuzioni riferite al luogo, questi ultimi chiamati deissi spaziali ( vd. Bazzanella, 2007, cit.
p. 132 ). I termini deittici con valore relativo si ritrovano in R1: su, R5, R9: l, in R8:
gi, in R10: qua, in R11 fuori. Il concetto di relativo legato alla posizione dei partecipanti al momento dellenunciazione ( Ivi: p. 133 ); implica la conoscenza del luogo
dellenunciazione in quel momento o del luogo a cui ci si sta riferendo. Ad esempio R1 dice:
sono venuta su che sottintende la notoriet del luogo di partenza e dello stato in luogo
attuale della parlante da parte del partecipante. Cos in R11 dove il deittico fuori presuppone la conoscenza del luogo dove si trova la parlante e il luogo attuale a cui ci si riferisce.
Per la deissi temporale c da specificare che

<< il

centro deittico temporale corrispon-

de al momento in cui il parlante produce lenunciato, coincide con quello spaziale nellinterazione faccia-a-faccia, mentre negli altri tipi di interazione qui ed ora in genere non coincidono. >> ( Ivi: 135 ) Il nostro caso il primo, perch pur non trovandoci in una interazione
faccia-a-faccia, i riferimenti alla dimensione temporale possono coincidere perch si
consapevole di stare a parlare con qualcuno, come possono non coincidere con il momento
dellenunciato e con lo spazio di riferimento. Diamone alcuni esempi:
R7:
-

Ieri sono tornata ad essere una studentessa normale

R8:
-

luned mattina son partita alle 6.. e mezza da Canazei


46

R11
-

Da allora sono passati due anni, non ci siamo pi visti

In R7 ed R8 il tempo a cui ci riferisce specifico, per cui ieri e luned hanno


significato solo in quella situazione, quel giorno a quellora in quel luogo. Questo significa
che centro deittico temporale e centro spaziale in questo caso coincidono. In R11, invece, ci
si riferisce ad un tempo << lontano >> e la determinazione di ordine << pragmatico >>, e
dunque

<<

la tolleranza nellespansione temporale pu essere pi o meno elevata

questo il caso del deittico allora che

<<

>>

indica un tempo lontano, non coincidente con il

tempo dellenunciazione. >> ( Ivi: p. 136 )


Per concludere, i deittici personali si riconoscono nelluso soprattutto dei pronomi
personali di 1, 2 e 3 persona, in questultimo caso solo se in senso anaforico; ma anche
nei pronomi atoni in forma clitica e i pronomi possessivi. Nelle parti che abbiamo scelto
possibile ritrovare ognuno di questi casi. Allora troveremo:

In R1
-

ho dovuto rinunciare ai comunque.. ai miei amici, che non vedo pi, i miei amici
dinfanzia

In R2
-

ricordo che lui voleva.. una figlia interista come poi il resto della famiglia interista.
E invece poi

In R8
-

in questi giorni che non ci sono esami e anzi, quasi quasi vado a dirglielo

In R9
-

Lui usciva di sera e.. e si andava a incontrare con quella

2.2.3 Altre particolarit riscontrate


In questo paragrafo ci occupiamo delle particolarit, cio di costruzioni anomale,

47

espressioni non usuali nella lingua italiana, termini legati alle mode del momento, errori,
lapsus ecc. che pur non ricorrendo con frequenza nei testi delle nostre parlanti, meritano
una certa attenzione. Per alcune di esse un ruolo determinante sar giocato dalle variabili
considerate, altre volte tali particolarit sono legate al modo personale di esprimersi, ad usi
ed espressioni linguistiche ereditate dallambiente in cui si nati e cresciuti.

Errori, lapsus ed evoluzioni del sistema


Rari sono gli errori ( definiti come

<<

deviazione dalla norma

>>

( Ivi: p. 95 ) )

nelluso delle parole o nella costruzione degli enunciati riscontrati nelle 11 registrazioni. I
pi frequenti, ad ogni modo, compaiono tra le componenti il II Gruppo e riguardano sia le
singole parole, sia la costruzione delle frasi. Evidente che questo sia strettamente collegato
alla variabile area geografica; pi che altro sono termini o modi di dire propri di una
regione geografica dove la parlata quotidiana probabilmente risente maggiormente
dellinfluenza del dialetto.
R1
-

passer ancora qui credo anni, parecchi anni di della mia vita, per un indomani credo
di.. spero, di tornare a casa

R10
-

Mai un.. ha spostato con la bocca, mai stato scostumato. Lo lamava lo lavavamo come
un bambino proprio

In R1 compare lutilizzo improprio dellavverbio indomani introdotto da una articolo


indeterminativo quando andrebbe accompagnato da un determinativo in valore assoluto.
Ma in questo caso luso improprio sta proprio nellutilizzo del termine: qui sarebbe stato
opportuno usare domani come avverbio di tempo, per cui: un domani credo di Questa
imperfezione crediamo sia legata alla regola, infatti la parlante non ha ritenuto opportuno
correggersi.
Diverso il caso di R10, dove lerrore legato allesecuzione, che subito corretta
ed slegata dalla regola. Lerrore qui detto lapsus, conseguenza della ripetizione della

48

sillaba va allinterno della parola che crea un bisticcio fonetico che induce facilmente in
un errore di pronuncia.
Dati questi due esempi, bisogna definire ora lerrore nelle sue due parti in cui si
riconosce: lerrore pu essere legato alla regola ed detto perci sistemico, pu essere
relativo allesecuzione ed detto occasionale, in questultimo caso si parla anche di lapsus. (
Ivi: p. 95 ) Lesempio di lapsus o di errore occasionale che abbiamo riportato sar lunico,
dato il suo legame pi con la fonetica ( si parla infatti di esecuzione, di pronuncia, in tanti
casi subito corretta come nellesempio ).
A noi interessano maggiormente gli errori sistemici perch strettamente connessi
alla norma e dunque alla parlata grammaticalmente corretta. In maggior numero essi
riguardano luso improprio dei tempi verbali e non distinguono tra parlanti ventenni e
sessantenni o tra parlanti settentrionali e meridionali. Da notare per che, alcune
combinazioni verbali, come quelle che riportiamo negli esempi, anche se grammaticalmente
non ammesse, non sono considerate errori, ma fenomeni legati allevoluzione del sistema,
tratti della parlata neo-standard.

R2
-

Alle scuole medie poi, imparai a suonare il flauto traverso e il pianoforte addirittura perch ero cos convinta che sarei diventata una cantante che appunto pensando al
fatto che se avessi imparato a suonare qualche strumento avevo qualche possibilit in
pi.

Allora la prof. mi ha chiesto se andavo con loro.

Questestate andr e mi laureo a luglio, ad agosto non faccio niente.

Io non potevo fare pi niente perch la legge dopo diceva ma tu ci prendi in giro?

R8

R9

R10
-

zio Giorgio che facciamo co sta casetta? Che poi dopo ci danno fastidio gli altri nipoti che
non hanno voluto fare la servit.

49

In R2 limperfetto sostituisce il condizionale ( per cui avevo al posto di avrei avuto ); nella seconda di R8 un presente invece del futuro ( per cui non faccio al posto di
non far ); in R9 si ripete il caso come in R2 ( per cui dopo diceva al posto di dopo
avrebbe detto ); in R10 viene usato un presente anzich un futuro ( per cui dopo ci danno
fastidio al posto di dopo ci daranno fastidio )
Sono queste deviazioni dalla norma, costruzioni usate di frequente nel parlato e confuse con modi di dire grammaticalmente accettati. Marazzini fa rientrare questo
fenomeno tra le caratteristiche dell italiano medio; al punto n 11 dei tratti caratteristici
pone luso dell << imperfetto al posto del congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico
dellirrealt

>>

( cit., p. 412 ), cos come il presente invece del futuro non rarissimo tro-

vare.

Particolarit diatopiche
Strettamente legate alla regione di appartenenza e dunque alle parlate locali sono
alcuni termini e modi di dire che andiamo ad analizzare.
R10 dice:
-

Mai un.. ha spostato con la bocca, mai stato scostumato.

Il termine scostumato nel Nuovo Dizionario della lingua italiana della Garzanti
( 1985 ) riconosciuto come regionalismo, che in italiano canonico andrebbe tradotto con
maleducato.
R7
-

mannaggia, ho un moroso super figo e invece no, ho solo un moroso che cha il mal di
pancia

prendo il telefono chiamo al mio moroso amore non c pi la strada

R8

Il termine moroso ( il fidanzato ) tipico delle regioni del Nord-est, completamente


assente nelle parlate meridionali. Ma c da notare ancora in R8 lerrato utilizzo del verbo
50

corsivo transitivo, qui seguito dalla particella pronominale a che trasforma il


complemento oggetto in complemento di termine ( accusativo preposizionale ). E questa
una particolarit che abbiamo riscontrato, poich tale tendenza diffusa maggiormente
nellItalia centro-meridionale.
Ma le differenze pi vistose si ritrovano nella costruzione degli enunciati; nelle frasi:

R9
-

Stavano con me allincirca 3 mesi e dopo se ne ritornavano in Italia

La seconda bambina poi, passando da un da una famiglia allaltra, chi buona chi male, poi
finalmente trovai una famiglia svizzera, veramente che me laccudivano bene questa bambina.

Dun tratto io avevo lombrello in testa, mio marito non se n accorto di niente, ha suonato il
campanello, quella donna uscita, lha baciato, se ne sono entrati dentro

R10
-

ci sono i genitori e non gli vogliono, non vogl fare, non gli fanno della servit, anzi
pure se tengono soldi, case, terreni gli mandano allospizio, perch vogliono essere libere,
vogliono uscire, vogliono andare in ferie

Dopo otto.. dopo otto anni cos andata a finire. E stato due tre giorni veramente che non
non si alzava pi, non.. non tanto si sentiva. E .. un giorno non era neanche la mia
giornata, dissi adesso mi prendo il lavoro a uncinetto e vado da zio Giorgio

R11
-

Poi un giorno ha conosciuto unaltra ragazza e se n andato se n andato. Io sono andato


appresso e lho visto lho visto che prendeva una ragazza in macchina.

ci sono le parti evidenziate che risentono fortemente del dialetto parlato nellarea
geografica di appartenenza. La cui area condivisa dal sottoscritto, per cui possiamo
azzardare dei confronti con il dialetto dellAlto Casertano, ovvero con i tentativi di
italianizzazione di esso. In questarea si parla una variet di napoletano ( 1 ), litalianizzazione del quale qui messa a confronto con un possibile modello di frase in lingua
italiana standard ( 2 ).

51

1) Maritemo nun s n accort e nient


mio marito non se n accorto di niente
2) Mio marito non s accorto di niente

Si nota come lenunciato di R9 sia niente altro che una italianizzazione di un


enunciato dialettale come nellesempio 1. Stesso confronto pu essere fatto per lenunciato
di R11, dove sono evidenti i tentativi di italianizzare un costrutto dialettale.

1) Se n juto. Io song juto appriesso


se n andato. Io sono andato appresso e lho visto
2) Se n andato. Io sono andata dietro

Dalle notizie preliminari ottenute dalle parlanti dei due gruppi, emersa una particolarit decisiva nellanalisi di tali costrutti: le parlanti del I gruppo appartengono ad
unarea geografica dove non esiste dialetto, se non la lingua italiana standard e una variet
di tedesco ( ricordiamo che ci troviamo in unarea geografica dove vige il bilinguismo ). Ce
lo confermano le parole di una delle parlanti. R5 dice:
noi in Alto Adige, tra i giovani, almeno, non parliamo mai il dialetto. Anche perch
Bolzano come citt non ha il dialetto, ci ha il tiroler che il ted il dialetto
tedesco, quello lo parlano anche i giovani, lo parlo anche con mia nonna a volte.
E e invece il dialetto italiano solo nella bassa atesina, Laives soprattutto
cha un dialetto che assomiglia tipo al veneto. E.. molto parlato dagli anziani

Questo ci permette di concludere che il linguaggio giovanile si accosta, o molto pi


aderente allitaliano standard di quanto lo sia quello di parlanti di una generazione precedente, pi propense ad attingere agli usi verbali dialettali. Differenza generazionale che in
questa occasione si combina con la variet diatopica per quanto abbiamo asserito e
dimostrato.

52

Forestierismi ( termini legati alle mode, alla tecnologia, al mondo giovanile ecc. )

I termini importati da altre lingue si legano a particolari sottosettori del lessico,


come quello dellinformatica, della tecnologia, della culinaria, dove gli anglicismi sono i pi
numerosi.

Pensiamo a quante parole non italiane utilizziamo quotidianamente senza

accorgercene e che ormai fanno parte del nostro consueto vocabolario: ketchup, shopping,
computer, laser, Internet, floppy-disk ecc. Tra queste ce ne sono innumerevole altre, come si
vedr negli esempi, utilizzati puntualmente nei discorsi quotidiani e che caratterizzano il
modo di parlare dei giovani. La conferma data dal fatto che in nessuna parlante del
Gruppo II sono stati registrati forestierismi. Qui diremo che oltre allet, concorrono altri
fattori quali il grado distruzione; non dimentichiamo che le parlanti del I Gruppo sono
studentesse universitarie, quelle del II sono casalinghe con un titolo di studio di licenza
media.
In R3:
-

pensando che ci avessero preso in giro, perch avevamo ordinato via Internet, e invece
poi era anche carino

In R4
-

era piena di artisti da di strada, i mimi, e cerano dei clown, cera un po di tutto, e.. cera
una.. tipo una zingara che faceva le carte

In R6
-

cercher io di non essere una maestra come le maestre che mi hanno affiancato nel ruolo
di tutor, durante il periodo di tirocinio

In R7
-

mi arrivata una mail dalla cara e simpaticissima segretaria

da un bravissimo tecnico dei computer

sono passate un paio dore, quelle insomma di routine, che si trascorrono a far nulla
allinterno delluniversit

53

Termini costruiti seguendo le mode giovanili


Alcuni termini, inesistenti nel lessico dellitaliano, trovano grande fortuna tra i
giovani; sono termini inventati da loro spesse volte, o sono composti e derivati inesistenti
( vd. M.Berretta, 1991: pp. 103-106 ), parole che fanno effetto in particolari situazioni e che
trovano accoglienza specialmente nei gruppi dei pari. Ne abbiamo trovati alcuni tra le
parlanti del I Gruppo. Chiaramente, trattandosi di termini di moda, la variabile et qui ha
avuto un riscontro significativo.
R8
-

ci siamo stradivertite

ha deciso di rimanere comunque a vivere da solo, e allora non si pu. Poi poretto, adesso si
anche spaccato i legamenti

qua non arrivano le mie coinquiline a dirmi Miki alzati

io penso: mannaggia, ho un moroso superfigo

evidentemente gli scriver che un brutto pezzo di cacchetta

E questa una cosa che mi piace perch comunque le persone poi mi prendono p.. per
pazza, per una.. sclerata fuori dal comune

Comunque vada sar un successo diceva Chiambretti.. mi sembra.. a.. al Festival di


Sanremo di qualche decennio fa. Festival di Sanremo, cazzarola!

R7

Il Ci attualizzante
Considerato come storpiatura o come espressione impropria, fuori dalle regole del
ben parlare il ci attualizzante trova addirittura un sostenitore in Serianni ( 2006: p. 5 )
che non solo ne ammette lutilizzo ma lo considera << obbligatorio nel parlato e trasferibile
senza difficolt nella scrittura

>>.

La perfetta parit nellutilizzo ( 2 vs 2 ), in questo caso,

non lascia considerare i dati n come variet generazionale n come variet diatopica.
Lo troviamo in:

54

R3
- Per perlomeno potrai dire: cho provato!
R6
- Laives soprattutto cha un dialetto che assomiglia tipo al veneto.
R9
- Signora lei non sa niente, sono 3 anni che suo marito cha unamante
R10
- Adesso ci ho sta casetta intestata e lo so che non solo la mia ( Cfr. p. 11 )
Dunque presente in 4 parlanti su 11, percentuale del 36,36%, non altissima ma
neanche trascurabile. Non abbiamo, comunque, gli elementi per affermare che laddove non
si sia verificato non sia utilizzato normalmente dalle restanti parlanti. A tal proposito
specifichiamo che le conclusioni alle quali arriviamo, pur se significative perch fondate sul
dato registrato, sono relative ad un campione di soggetti contenuto.

Luso di gli generalizzato


Anche questa tendenza grammaticalmente non standard, annoverata tra le
caratteristiche dellitaliano medio. Luso dei pronomi le e loro sta tramontando quasi del
tutto per far posto alluso generalizzato di gli senzalcun conto di genere e numero della
persona a cui ci si riferisce. Anche in questo caso non vi sono differenze legate alle variabili:
cos per il primo gruppo ( in R7 ) cos per il secondo gruppo ( in R9 )

R7
-

sono una persona che quando gli si chiede una cosa

La mia bambina landavo a prendere la sera gli trovavo segnato la faccia con le
dita [ ] gli portavo tanto di quella roba.

R9

55

Luso di sto e sta


Come dicevamo, lutilizzo degli aggettivi dimostrativi questo e questa con
aferesi, mostra una frequenza minore rispetto alle aspettative iniziali. Lo troviamo solo in
due parlanti, tra laltro appartenenti a due gruppi differenti, il che non ci permette di
comparare i dati secondo le variabili e che ci spinge a concludere che questuso non tiene
conto dellet n dellarea geografica dei soggetti.
R2:
-

Pi insisteva su sta cosa e pi sapevo che non sarebbe mai successa;

R10
a)

Maria vedi di provvedere tu, interpella le altre nipote e vedi se volete prendere a
sto zio Giorgio.

b)

Adesso ci ho sta casetta intestata e lo so che non solo la mia;

c)

Facevamo na giornata ciascuno.

Ci allacciamo ancora a R10 c) per chiarire la messa in evidenza di n giornata la


quale dicitura rientra nelle espressioni sincopate e per luso improprio della concordanza
aggettivo + nome ( R10 a) ) in le altre nipote con la sfasatura del numero nel sostantivo,
singolare anzich plurale.

Peculiarit personali
Ogni parlante, pur condividendo con il gruppo sociale di appartenenza il linguaggio
e i modi di dire, ha un suo proprio modo di esprimersi individuale. Notiamo, ad esempio,
luso di alcuni costrutti presenti esclusivamente nellenunciazione di singoli che nulla
hanno a che vedere con la ragione sociale, con il gruppo linguistico, con let, con il grado
distruzione.
In R9 si evidenzia luso della i prostatica, in disuso sia nello scritto sia nel parlato
gi da un po di tempo, in due circostanze:

56

Nel 1964 sono espatriata dallItalia, mi sono recata in Isvizzera.

Quando la mia bambina veniva in Isvizzera al primo posto doveva stare mia suocera.

In R10 compare la parola servit che rarissimo, se non improbabile trovare nelle
parlate giovanili. Inoltre laccezione in cui usata di assistenza sia sanitaria che
materiale, tipica dellarea geografica a cui R10 appartiene. Quindi, oltre che legata allet, ci
sentiamo di accostare tale peculiarit alla variabile diatopica.
-

io sono vecchia ho ottantanni e non posso pi fare la servit

Labbiamo inserita tra le peculiarit personali per il fatto che negli ultimi anni luso
di tale termine evitato a vantaggio del termine assistenza materiale.
Il fatto che le peculiarit personali non si riscontrano tra le parlanti del Gruppo I
pu forse essere indicativo di una tendenza giovanile, tra laltro accomunata dalla frequentazione di corsi universitari, a uniformarsi alla parlata comune. Riallacciandoci a quanto
dicevamo in Cap. I par. 1.2.2 pg. 16-17, le nostre giovani parlanti tengono maggiormente
a far bella figura e a curare il loro linguaggio, soprattutto nel momento in cui sono
consapevoli di essere osservate. Non si esclude, pertanto, che tra di loro ve ne siano
alcune che nellambiente quotidiano in cui sono immerse ( famiglia, gruppo dei pari ecc. )
usino termini che qui hanno preferito evitare.

57

3. LA GRAMMATICA DEL PARLATO

2.3.1 Possibile una grammatica del parlato?


In conclusione ci chiediamo se sia possibile parlare di grammatica del parlato, e se
sia possibile e come affrontare un simile lavoro. Uno degli interrogativi che ci si pone in
questambito, forse il principale, risiede proprio sul se e sul come analizzare la lingua
parlata. Pu esserci una grammatica del parlato? Si pu, cio, analizzare la lingua parlata
secondo regole tassonomiche come si fa per lo scritto? Ancora pi importante
chiedersi se abbia senso parlare di regole per quel che riguarda la sfera del monologo, dove
linterlocutore assente e lo sforzo del parlante doppio: cercare largomento da trattare e
non poter contare sul feed-back ( se non nei casi in cui lintervistatore interviene per
allacciare un discorso interrotto per amnesie o mancanza di stimolo ).
Monica Berretta nellanalisi di testi programmati, in cui la pianificazione
sintattica si dimostra evidentemente differente e complicata, si chiede se ci sia dovuto a
<<

fenomeni idiosincratici dei parlanti scelti o, forse, il parlato-parlato formale non

esiste?

>>

( cit.: p. 240 ) Entrambe le ipotesi sono state escluse a vantaggio di una terza

pi ragionevole in cui ci si chiede se

<<

la formalit del parlato segue forse regole di

pianificazione diverse da quelle per noi pi abituali dello scritto. Regole in cui le ripetizioni
sono utili e talvolta essenziali al filo del discorso [ ] essenziale marcare linizio e il tipo
di digressioni [ ] fondamentale la congruenza tematica e semantica pi di quella
sintattica. >> ( Ivi, pp. 240-241 )
Riprendendo gli studi della Berretta, Cavinato ( cit: pp. 80-81 ) dice che

<<

lintrecciarsi delle dimensioni di variazione sembra rendere impossibile una formulazione di


regole, tanto pi quanto pi una lingua diversificata al suo interno [ ] lo studio del
parlato si scontra spesso con difficolt di trascrizione e di descrizione di fatti che non sono
discreti ma continui, non segmentabili: intonazione, velocit, durata delle pause

>>,

difficolt di cui gi si parlava.


Le risposte lungi dallessere semplici ed immediate, prendono la strada di soluzioni
alternative. Riallacciandoci alle citazioni precedenti, diremo che un lavoro sistemico pos-

58

sibile a patto che si tenga da parte il velleitarismo di stabilire a forza di cose regole rigide e
schematiche.
Se lo scritto gode di una pianificazione precisa, lineare, suscettibile di cambiamenti,
cancellazioni, sistemazione sintattica, niente di tutto questo pu essere ipotizzato per il
parlato. Esso non pu essere fissato in una forma se non con le sue incongruenze, le sue
imprecisioni, le sue ambiguit. E un flusso irregolare ( per quel che riguarda la sintassi ),
fatto di termini spesso collegati in modi non pertinenti ed espressioni inutilizzate nello
scritto; ripetizioni, pause, parole monche o inventate ecc. Insomma, formato da un insieme
di elementi sui quali possibile approntare uno studio sistematico che pu restituire risultati

qualitativi

significativi.

59

CAPITOLO III
1. ANALISI QUANTITATIVA

Nella parte finale saranno presentate le tabelle riassuntive dei dati messi a confronto per variabile. La nostra ricerca ne ha considerate due: et ed area geografica. Vediamo le
conclusioni a cui siamo arrivati, basandoci su uno spoglio dei dati di tipo quantitativo.

3.1.1 Durata e lunghezza delle registrazioni


Le registrazioni sono state effettuate preparando le parlanti al rispetto di alcune
semplicissime regole: iniziare il monologo quando si trovano gli argomenti giusti da trattare, usare un tono di voce sufficientemente alto per poter registrare, dilungarsi per un
tempo minimo di 5 minuti e massimo 10-12 minuti. La tabella 3 ci mostra un quadro pi o
meno rispettoso di queste regole se non in due casi: R11 enuncia per un tempo inferiore ai
5 minuti e R9 per un tempo superiore a quello massimo. Sono sbavature che non abbiamo
ritenuto opportuno aggiustare ( effettuare una registrazione pi lunga nel primo caso e
fermare lintervistata nel secondo ) per non agitare le parlanti e sconvolgerne i piani
argomentativi e narrativi.
La lettura dei risultati in termini quantitativi, ci spinge alla formulazione di alcune
considerazioni importanti: non tutte le parlanti hanno lo stesso grado di eloquenza e
propensione alla parlata spontanea; la durata delle registrazioni non proporzionale al
numero di parole proferite; il numero delle parole proferite in un secondo varia da soggetto
a soggetto, come quelle proferite al minuto, le quali variabili sono, come vedremo,
indipendenti luna dallaltra.
Per il primo punto, si noter la vistosa differenza nella durata tra R11 o R2 messe a
confronto con R9 o con R7; le prime due sono diverse per numero di pause usate: R11 solo
2, R2 ben 28 di cui per 15 sono cio espressioni intraducibili con un grafema. Qui si
trova lestremo minimo, R2 pur avendo una durata lievemente maggiore di R11, per il nu-

mero di interruzioni la registrazione meno produttiva anche se il numero di parole


( 657 ) risulta essere maggiore di quello di R11 ( 608 ). A questo proposito bisogna specificare che nel conteggio delle parole sono inclusi tutti i segni non solo le parole, dunque alla
somma finale partecipano anche i segni di pausa, i puntini sospensivi, gli interrogativi ecc.
Nel secondo punto mettiamo in relazione la durata delle registrazioni con il numero
di parole utilizzate; anche qui non possibile stabilire una equazione matematica in quanto
la durata non direttamente proporzionale al numero delle parole. Tralasciando i casi in
cui lo scarto minimo, riportiamo gli esempi pi evidenti: R1 ed R3 registrano una durata
pi o meno identica ( 8 30 la prima e 8 39 la seconda ), con soli 9 di differenza. Eppure
lo scarto del numero di parole di ben 250 termini che impossibile far rientrare in 9.
Ancora pi marcata la differenza che si riscontra tra R8 ed R5, dove addirittura il
numero di parole della prima supera di 350 unit la seconda, pur essendo questultima pi
lunga nella durata di 8.
In ultimo analizziamo il numero di parole nellunit di tempo: per secondo e per
minuto; risultato complessivo consultabile nelle ultime due colonne di destra della tabella
3. Il dato pi evidente si ritrova in R7, unica parlante che fa registrare una media di parole
al secondo maggiore di 3 ( 3,09 ). Indice evidente della ottima propensione alla parlata
spontanea e della risolutezza nel trovarsi di fronte ad un registratore; capacit che
ritroviamo nella durata al minuto, dove le 185,78 parole proferite sono il picco massimo
delle 11 registrazioni. La conferma ci arriva, in ultimo, dal numero complessivo di parole
proferite: ben 1.765, superate solo da R9 con 2.223 termini, ma in 14 e 26.
R4 ed R10 riescono a pronunciare lo stesso numero di parole al secondo: 2,37, ma
nellestensione del tempo la seconda prevale con lesecuzione di 142,36 parole al minuto,
rispetto alle 140,44 della prima. Constatazione che ci fa considerare impossibile la formulazione di una equazione perfetta tra secondi e minuti, chiaramente variabile, strettamente
legata allargomento trattato e alle caratteristiche dialettiche delle parlanti, le quali
possono parlare velocemente in pochi secondi e fermarsi a tratti per incertezze e difficolt
varie alla lunga.
Vicinissimo ad R4 ed R10 il dato rilevato in R6 con 2,35 parole al secondo e
141,67 al minuto. Qui la registrazione ci spinge a considerare la durata in relazione al
numero di parole proferite. In primo luogo R6, rispetto a R4, ha un aumento di termini
nellestensione temporale con 1,23 parole in pi al minuto di certo non riconducibile al nu-

61

mero di parole al secondo che registrano una differenza di o,o2 parole. In secondo luogo
notiamo come le tre registrazioni considerate rientrino pi o meno nella stessa fascia di durata, racchiuse in 40 ( tra i 611 e i 6 55 ). Delle tre, due sono parlanti del I Gruppo e
una del II Gruppo che ci fa accantonare considerazioni diatopiche e generazionali e ci
spinge a concludere che ci sia frutto di caratteristiche personali nelleloquio.
R9 si presenta come la registrazione pi lunga, ma solo in termini di durata e per
numero di parole, il che ci fa supporre che essa alquanto lenta nellesposizione; infatti la
parlante, leggendo i valori riscontrati, proferisce 2,56 parole al secondo e 154,03 al minuto,
contro le 2,83 e 170,15 di R8 che parla per 8 e 53. Ancor pi lenta R1 che proferisce
2,03 parole al secondo e 121,88 al minuto con i suoi 8 e 30 di registrazione.

Tabella 3
Riassunto
R
R1
R2
R3
R4
R5
R6
R7
R8
R9
R10
R11
TOT

t
8 30
5 04
8 39
6 11
9 01
6 55
9 30
8 53
14 26
6 21
4 55
1h 30 25

N parole
1.036
657
1.286
882
1.161
979
1.765
1.511
2.223
904
608

Righe
66
46
80
55
74
66
107
89
136
53
38

* Variabili a confronto
Durata media delle registrazioni

Gruppo I

8 05

Gruppo II

8 47

Valore medio
complessivo

8 20

62

Numero
parole/s
2,03
2,16
2,47
2,37
2,14
2,35
3,09
2,83
2,56
2,37
2,06

Numero
parole/min

121,88
129,65
146,46
140,44
126,74
141,67
185,78
170,15
154,03
142,36
123,81

Nella tabella soprastante, che racchiude i dati/valori di quanto abbiamo detto,


troviamo il totale degli eventi che si ripetono disposti nel seguente modo: a fine riga il
totale per parlante; a fine colonna il totale della durata della registrazione ( t ) e la media
delle parole pronunciate al secondo e al minuto.
La nostra analisi ha riguardato 1 ora, 30 minuti e 25 secondi di monologo. La durata
delle registrazioni dice che il Gruppo II ha parlato mediamente di pi per 38, ma
scorrendo le singole registrazioni facile intuire come questo dato sia fortemente
influenzato da R9 con i suoi 14 e 26 che fa lievitare sensibilmente la media del gruppo.
Infatti le altre due parlanti del Gruppo II fanno registrare una durata tra le pi basse in
assoluto con i loro 6 21 e 4 55. La durata media totale si situa a met strada tra le due
con i suoi 8 e 20.

3.1.2 Tabella dei termini ricorrenti ( pause, connettivi, segnali discorsivi )


La tabella 4 riassume in numeri i termini pi ricorrenti; per ognuno di essi troviamo
il totale a fine riga per elemento o pausa, a fine colonna per parlante. Lanalisi riguarder la
quantit dei dati pi significativi, quelli cio che fanno registrare percentuali di frequenza
pi importanti e significative. Ovviamente essa non esaurisce il discorso sugli elementi in
questione, molto pi numerosi e vari di quelli considerati, ma si limita ad un numero
ristretto di essi. Sicuramente si ritroveranno termini non inclusi qui, ma non perch essi
siano meno importanti, bens per scelte arbitrarie che abbiamo considerato di volta in volta
durante il nostro lavoro.
Uno di essi, che ci preme menzionare perch anche uno dei pi discussi e studiati
la congiunzione avversativa ma, che ritorna nelle nostre registrazioni soprattutto in
apertura di enunciato. Proprio la sua ampia diffusione nei testi linguistici ci ha fatto optare
per altri elementi, meno frequenti ma sui quali stato possibile effettuare una
comparazione con gli altri pi noti e utilizzati dai parlanti.
Tra i segnali discorsivi con funzione introduttiva la fa da padrone il termine allora
che viene usato per introdurre enunciati in 7 registrazioni su 11; in assoluto il termine
ricorre 28 volte, con varie funzioni e con una percentuale di 5,7% sul totale dei segnali di-

63

Tabella 4

Evento

Pause
e
incertezze

Segnali
discorsivi

i.d.i.

+
++
TOT
Allora
Poi
Comunque
e
Per
Infatti
Cio
Cos
Quindi
Invece
Va b
Ecco
Niente
Insomma
Diciamo
TOT

R1 R2

R3

R4

R5

R6

R7

R8

R9

R10

R11

TOT

5
2
5
4
/
16
3
/
17
32
12
1
/
/
1
3
/
/
1
/
/
70

5
2
11
1
/
19
2
14
5
2
12
/
2
10
15
7
1
/
/
5
/
70

9
1
4
/
/
14
2
3
1
14
10
3
8
6
1
/
/
/
1
/
4
53

4
3
9
2
/
18
2
6
4
18
6
1
1
/
10
6
1
/
/
3
2
57

5
5
6
2
/
18
/
1
7
/
2
1
2
3
13
/
/
/
/
1
4
33

/
4
1
/
/
4
1
4
8
5
13
/
2
4
5
1
2
1
/
5
/
46

6
4
2
1
1
14
14
11
1
5
6
/
1
2
3
2
5
/
/
3
/
50

/
5
10
1
/
16
2
5
5
5
2
/
/
10
1
/
/
2
/
1
/
32

2
4
1
2
/
9
2
4
/
6
2
1
/
3
/
1
/
/
/
/
/
19

/
/
2
/
/
2
/
2
1
/
5
/
/
2
/
/
/
/
/
/
/
10

36
45
60
16
2
159
28
60
50
89
70
9
16
43
49
24
9
4
2
18
12
483

/
15
9
3
1
28
/
10
1
4
/
2
/
3
/
4
/
1
/
/
2
27

scorsivi ( 483 ).
La percentuale di frequenza pi alta spetta al segnale di difficolt e : 89 volte lo
troviamo nelle nostre registrazioni con una percentuale del 18,42%; tra le parlanti R1 che
ne fa maggiormente uso: 32 volte. Catalogato come segnale discorsivo di difficolt o di
indecisione, ci saremmo aspettati di trovare una percentuale pi alta in R2, la parlante che
fa registrare la pi alta percentuale di pause ( 17,61% del totale ), invece in R2 ricorre solo
4 volte con una percentuale del 2,51% del totale.
Seguono la congiunzione avversativa per con il 14,49% ( ricorre 70 volte ) e lavverbio o congiunzione poi con il 12,42% ( ricorre 60 volte ) usato in varie accezioni, tra le quali
la pi frequente quella di riempitivo.
Tra i segnali analizzati nel precedente capitolo perch considerati tra i pi utilizzati,

64

ci siamo soffermati su insomma, va b, diciamo che registrano delle frequenze bassissime rispetto alle aspettative. Ancor pi sorprendente lo scarsissimo utilizzo di niente segnale
discorsivo usato solitamente come segnale di sospensione di fine enunciato o come segnale
di difficolt. Ricorre solo 2 volte in due parlanti del I Gruppo.

* Variabili a confronto
Mettendo a confronto le variabili et ed area geografica notiamo che i due gruppi si
servono in diverso modo dei segnali discorsivi: essi ricorrono 406 volte nel I Gruppo con
una media di 50,73 per parlante; 63 volte nel II Gruppo con una media di 21 per parlante.
La differenza talmente marcata che ci spinge ad affermare che i segnali discorsivi ( quelli
da noi presi in considerazione ) rientrano tra le caratteristiche generazionali e diatopiche
delle nostre parlanti.
Anche in questo caso registriamo i due picchi ( massimo e minimo ) in due parlanti
di due differenti gruppi; i segnali discorsivi ricorrono 70 volte in R1 ed R3, solo 10 volte in
R11, a conferma di quanto si diceva pocanzi. Lo stesso dicasi per la frequenza dei segnali
di pausa: il picco massimo lo troviamo in R2 in cui ricorrono 32 volte, il picco minimo in
R11 in cui ricorrono 2 volte.
I segnali di pausa dicono di una percentuale altissima tra le parlanti del I Gruppo:
82,38% sul totale contro il 16,98% delle parlanti del II Gruppo. Tali segnali vanno a
influenzare inevitabilmente la durata delle registrazioni, che come abbiamo visto non
dipende dal numero di parole proferite. Questo ci spingerebbe a concludere

che

le

parlanti del II Gruppo hanno una maggiore padronanza del linguaggio e sono pi sicure
di quello che dicono, abbiamo usato il termine risoluta; infatti non hanno bisogno di
fermarsi tanto per riflettere sul cosa dire. Ma ci potrebbe essere legato anche alla cura che
mettono nella pianificazione del discorso, questione gi affrontata nel precedente capitolo:
le giovani studentesse tendono pi a mostrarsi come parlanti corrette, rispettose delle
regole grammaticali e quindi pongono pi attenzione a quello che dicono; le casalinghe del
II Gruppo sono pi spontanee e dicono ci che pensano allistante, senza pensarci, per cui il
parlato risulta pi fluente.

65

3.1.3 Tabella delle frequenze dei deittici


Principali deittici e locuzioni deittiche ( oggi, un anno fa, laltro ieri, dopodomani, pi in l,
davanti a me, nomi propri e comuni di persona, ecc. )
I termini cosiddetti deittici sono stati usati 266 volte, di cui 112 come avverbi o
locuzioni di tempo, il nunc di cui si parlato nella trattazione. Una lettura per riga ci porta
ad affermare che i deittici temporali sono i pi numerosi; una lettura per colonna ci dice che
la parlante che ne fa maggiore utilizzo R7 ( 40 volte ), ma chi utilizza maggiormente i
deittici temporali R3 ( 19 volte ).
Tabella 5
Evento

R1

R2

R3

R4

R5

R6

R7

R8

R9

R10

R11

TOT

Personali

11

19

19

96

Deittici e
locuzioni Temporali
deittiche

15

19

16

15

10

112

14

10

58

36

34

17

15

11

40

34

32

19

21

266

Spaziali
TOT

Lalta percentuale di frequenza si spiega sulla base del discorso che facevamo durante la trattazione sullorganizzazione testuale del monologo. Tali elementi servono alla situazione comunicativa nella misura in cui stabilito il patto tra parlante e interlocutore o
tra parlante e ascoltatore sulla condivisione del momento dellenunciazione, del luogo,
delle persone.
La lettura della tabella 5 ci spinge a considerare, oltre alle frequenze pi alte, lassenza di deittici spaziali in una sola parlante. Non riusciamo a trovare una giustificazione
plausibile a ci: limportanza del rimando al luogo denunciazione la stessa del rimando al
tempo o alle persone citate. Non spiegabile neanche se ricerchiamo il motivo
nellargomento trattato, in R2 come in tutte le altre parlanti pressoch lo stesso: rimandi
a situazioni presenti e passate del proprio vissuto.

66

* Variabili a confronto
Nel I Gruppo si contano 194 termini deittici, con una media di 24,25 per parlante.
Nel II Gruppo i deittici ricorrono 72 volte con una media di 24 per parlante. Abbiamo gi
affermato che lutilizzo di tali termini o espressioni, non legato alla variabile et n
quanto meno allarea geografica di appartenenza; sono usi che appartengono al linguaggio
comune. Luniformit dei risultati ottenuti la conferma di quanto diciamo. Uniformit che
si riscontra anche nella frequenza massima e minima nelluso dei deittici, qui rilevata tra le
parlanti del I Gruppo ( 40 in R7; 7 in R2 ).

3.1.4 Tabella dei Forestierismi e dei termini tecnologici


In questo quadro riassunto lutilizzo di quelle parole o espressioni prese in prestito
in italiano da altre lingue. Ne abbiamo parlato nel Cap. II par. 2.2.3 p. 53; vediamo come
sono distribuiti, in termini di frequenza, tra le 11 parlanti.

Tabella 6

Forestierismi
( termini legati
alla moda, alla
tecnologia, alla
culinaria ecc. )

R1

R2

R3

R4

R5

R6

R7

R8

R9

R10

R11

TOT

* Variabili a confronto
Facile ipotizzare il risultato di questa analisi; i termini presi in prestito dalla lingua
italiana, maggiormente legati al mondo moderno ricorrono solo nelle registrazioni del I
Gruppo, anche se con frequenze molto basse rispetto a quello che ci saremmo aspettati. 8
sono i termini registrati, dunque con una media di 1 per parlante nel I Gruppo; ma come si
pu notare non in tutte ricorrono. Tutti i termini sono anglicismi, tranne routine che
troviamo in R7 che si ascrive tra i francesismi.

67

La variet generazionale in questo caso ampiamente dimostrata come variabile di


divergenza tra i due gruppi.

3.1.5 Tabella del dittico pausa-i.d.i.


In questo paragrafo analizziamo la frequenza del dittico pausa-i.d.i, considerato
come una costante delle registrazioni. A questo proposito, premettiamo che raro stato il
ricorso alla pausa lunga, per cui ci si riferisce quasi sempre alla pausa mediana seguita
dallintervento dellintervistatore.

Tabella 7
Parlante

R1

R2

R3

R4

R5

R6

R7

R8

R9

R10

R11

* Variabili a confronto
La frequenza significativa se si considera che il nostro intervento non compare mai
in R2, R7, R9 e R11; in R10 gli unici due interventi seguono una pausa mediana, in R1 e
R6 il rapporto rispettivamente 5/2 e 6/2. Lunica eccezione si evidenzia in R4 dove i 10
interventi dellintervistatore solo in due casi seguono un pausa lunga o media.
Non ci appaiono influenti qui le variabili in considerazione. La maggiore o minore
difficolt nella parlata, di cui le pause sono un indice, non legata n allappartenenza
allarea geografica, n allet, n quanto meno al titolo di studio.

68

2. CONCLUSIONI

3.2.1 In conclusione
In epilogo al nostro lavoro teniamo a specificare alcuni aspetti che lhanno
caratterizzato. In primis la complessit di un simile lavoro spesso emersa durante lo
sviluppo della ricerca e ci ha spinto a decidere, ad effettuare delle scelte. Scelte e difficolt
di varia natura come la disponibilit o la selezione dei soggetti adatti per i nostri scopi; le
modalit di raccolta dati e di trascrizione; le convenzioni legate alla situazione e al
contesto; i giusti ed efficaci metodi di sensibilizzazione dei soggetti ecc. Talvolta ci siamo
chiesti se quanto avevamo deciso fosse la strada migliore da percorrere: un momento
piuttosto che un altro, una registrazione cancellata con conseguente ripresa, un soggetto
piuttosto che un altro, il nostro intervento se opportuno o meno e cos via. Problematiche
legate alle tecniche e alle modalit di rilevamento, agli strumenti, alle disponibilit.
In merito allanalisi successiva alla raccolta dei dati, specifichiamo che le conclusioni
a cui siamo arrivati non hanno affatto la pretesa di essere assolute; il campione che abbiamo
avuto a disposizione era relativamente contenuto e infatti in alcune circostanze non
abbiamo potuto confermare le regole che ci provenivano dagli studi sul linguaggio e dalle
ricerche in merito su campioni di parlanti ben pi ampi. In pi, la scelta delle variabili
stata decisa al momento e suggerita da criteri arbitrari, effettuata avendo a disposizione
unampia gamma in cui comparivano variet legate allo stato sociale ( variet diastratica
), al genere ecc.9
Dunque la nostra una ricerca guidata in un certo verso: volevamo verificare, in
scala ridotta, i termini di divergenza di due diversi gruppi di parlanti divisi dallet e
dallambiente in cui si immersi. Come dicevamo, le conclusioni a cui siamo arrivati, analisi
dei dati qualitativi e quantitativi ottenuti, non sono assolute, ma indicative di una tendenza
prevalente negli ultimi tempi di certo linguaggio. Seguendo gli studi pi accreditati, abbiamo comparato i nostri dati con quelli risultati da varie ricerche di socio-linguistica,
verificando lattendibilit o leccezione di quanto raccolto. Un lavoro impegnativo quanto
accattivante, che ci ha coinvolto e appassionato.

Sulla questione delle variet linguistiche e delle variabili legate al contesto, gli studi pi importanti ci
provengono da Berruto ( cit. 1980, 2000 ) e da Bazzanella ( cit. 2007 ) testo questultimo di recentissima
pubblicazione che raccoglie e riassume puntualmente il bagaglio di studi precedenti.

69

Ad una conclusione sicura e indiscutibile per ci sentiamo di arrivare: quando si


parla di linguaggio non bisogna farsi trasportare dallesigenza di formulare definizioni o
assiomi, non bisogna farsi spingere dal velleitarismo di stabilire regole rigide come
dicevamo nel precedente capitolo ( Cfr. Cap. II, par. 2.31 pgg. 58-59 ). Il linguaggio un
fiume in continuo movimento che durante il percorso incontra rapide, restringimenti e
allargamenti degli argini, ostacoli, periodi di piena e periodi di secca. Abbiamo svolto la
ricerca consapevoli delle difficolt e non siamo mai caduti in questa tentazione.

70

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72

ALLEGATI

LE REGISTRAZIONI

Legenda

+
++

?
i.d.i.

- Brevissima incertezza tra una parola e laltra


- Pausa breve ( 1-3 secondi )
- Pausa mediana ( 3-5 secondi )
- Pausa lunga ( pi di 5 secondi )
- Incertezza. Emissione di un suono non riconoscibile con nessun grafema.
- Strascico sulla lettera in fondo alla parola.
- Sorriso
- Parola/e incomprensibili
- Intervento dellintervistatore

Registrazione n1 ( R1 )
Nome Simona
Et 22
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Cosenza
Registrazione effettuata a Trento
Data maggio 2007
Durata 8 30
Allora, esattamente quattro anni fa, mi sono diplomata.. perito chimico.. e ho frequentato due anni di.. di universit alla facolt di Farmacia per avevo presentato .. domanda per + e per insegnante tecnico-pratico nelle scuole superiori, nella provincia di Trento, domanda di insegnamento. Non mi aspettavo che arrivasse la chiamata,
dopo due mesi che avevo presentato domanda, invece arrivata. E allet di diciotto anni
sono sono venuta su, e a 1200 chilometri di distanza da casa mia. e stato difficile
soprattutto il primo mese, il primo anno che sono venuta qui, il primo mese. Anche se avevo un appoggio, comunque st abbastanza stabile dato che qui mia zia, qui a Trento.
Per stata dura lo stesso, e sono andata avanti, con laiuto + dei miei zii, ma anche
di alcune persone che ho incontrato qui, di nuovi amici. E.. il lavoro che faccio mi piace,
anche se per la mia et e.. ho dovuto superare diversi ostacoli.. difficili. E.. ogni volta
che cera un problema, ho dovuto sempre gestirlo da sola, se andava bene ero contenta,
se andava ma.. andava male mi.. mi riprendevo e dovevo comunque cavarmela da sola.
E sono comunque contenta di.. di aver fatto questa esperienza; adesso insegno da quatII

tro anni, e ho raggiunto una maturit che prima che prima non avevo. Per ho dovuto
rinunciare a tante cose: ho dovuto rinunciare alla mia famiglia, che comunque vedo soltanto tre volte allanno, ho dovuto rinunciare ai comunque.. ai miei amici, che non vedo
pi, i miei amici dinfanzia, le persone con cui comunque sono cresciuta. Ho dovuto lasciare il mio ragazzo, che gi, per qui ho trovato alcune persone, poche ma buone, che
mi hanno che mi hanno aiutato, e lambiente della scuola, comunque difficile, difficile, pesante, per comunque molto gratificante; e.. mi sono trovata bene, ho lavorato
con persone che che mi stimav che mi stimano ancora oggi, e che comunque si
stabili si instaurato tra di noi un rapporto e di complicit, di rispetto reciproco, e..
strano trovarsi dallaltra parte, dopo quattro anni, perch.. prima studente, adesso invece docente. Per ripeto che stata unesperienza che.. rifarei, e alla quale non rinuncerei per niente al mondo, anche se ci mi costa.. mi costa tanto. e ho imparato a vivere
da sola, perch fino a quattro anni fa pesavo comunque sui miei genitori, non ho mai
avuto problemi di.. di denaro, mai problemi di pagare affitto, bollette, spese o cose varie.
E adesso invece e.. in un ambiente diverso come, comunque il Trentino, e e gestire spese che comunque sono mie, come laffitto della casa, spese mese per mese, bollette
e cose varie, ho imparato anche.. e ho capito che cosa significa guadagnare e che .. e
gestire i soldi comunque.. tuoi. E.. c.. e rinunciare anche a a tante cose per poter
arrivare alla fine del mese con.. dei soldi da parte. Almeno per le cose che ti possono servire. E sono maturata tantissimo in questi anni e.. unesperienza.. e forse soprattutto... la regione Trentino che so.. mi ha aiutato di pi, perch una regione un po particolare rispetto alle altre, con i diversi statuti che ha e e in questa regione comunque,
anche se non la mia regione e abituarsi .. difficile, difficile anche per nuove conoscenze, anche fare amicizia con le persone del luogo, per comunque una regione che mi
ha dato tanto. E perch comunque alla fine mi sono trovata bene; passer ancora qui
credo anni, parecchi anni di della mia vita, per un indomani credo di.. spero, di tornare a casa e + niente [ i.d.i. ] qui in Trentino.. allora.. e ho trovato.. di pi rispetto
alla mia regione, per quanto riguarda le ricchezze dal punto di vista culturale, e paesaggistico e tutto il resto, per di meno per quanto riguarda e i rapporti personali. E.. con.. con
le persone che.. del luogo difficile instaurare un rapporto e.. infatti gli amici che io ho
qui sono sono tutti meridionali, essendo anche io meridionale, venendo dalla Calabria.
Le persone che ho conosciuto, le persone con cui ho instaurato dei.. dei rapporti veri
sono sono meridionali anche loro. Poche sono le persone del luogo con cui ho fatto amicizia. E poi una cosa che qui non mi piace, essendo abituata al.. al clima del mare, al
caldo e la temperatura temperature forse un po troppo esagerate per noi + [ i.d.i. ]
nel complessivo giudico questa esperienza di vita e di lavoro, perch sono qui per lavoro,
positiva, positiva per me in prima persona, e credo anche per gli altri, per le altre persone
che mi che mi circondano, che mi stanno.. dietro, come la mia famiglia, che sono orgogliosi di me, e io orgogliosa di di me stessa. E.. unesperienza che rifarei tranquillamente. [ i.d.i. ] allora il distacco dalla mia famiglia quattro anni fa stato pesante, dura soprattutto per loro, vedere una una figlia di diciotto anni che va via di casa e
stata difficile, come situazione soprattutto per per mia mamma, e per adesso.. sono
loro i primi a dirmi che devo andare avanti, che.. la lontananza non mi deve non devo
aver paura della lontananza, non mi deve fermare, non devo rinunciare al mio lavoro per
tornare gi, e perch comunque anche se loro sono distanti, sono vicini a me, quindi
non anche se le vedo, li vedo soltanto tre volte allanno, per come se se loro fossero
qui vicino a me. [ i.d.i. ] adesso quasi unabitudine stare qui. Mi sono quasi abituata, non
completamente, per quasi abituata a vivere qui. Mi trovo bene. [ i.d.i. ] le mie prospettive di vita sono trovare un futuro qui, nel senso avere unimmissione in ruolo qui
nelle scuole e poi ritornare gi in Calabria da me. Avere il posto gi e poter formare
una mia famiglia, gi nella mia nella mia terra, vicino ai miei genitori e ai miei amici.
III

Registrazione n2 ( R2 )
Nome Alessia
Et 20
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Vicenza
Registrazione effettuata a Trento
Data settembre 2007
Durata 5 04
Dunque, quandero piccola sognavo di diventare una cantante famosa la musica
infatti sempre stata la mia passione. Ricordo che passavo le ore intere a ballare nella mia
camera cantando a squarciagola tu, i testi di tutte le canzoni che mi venivano in
mente. Da, dai cartoni animati, per esempio adoravo Cristina DAvena, che allepoca per
me era davvero un mito ai pi svariati cantanti di musica italiana ad esempio Jovanotti,
Laura Pausini cera un gruppo i Neri per caso. Adesso non, nemmeno esistono pi,
credo allepoca ricordo che mi piacevano tantissimo. Alle scuole medie poi, imparai a
suonare il flauto traverso e il pianoforte addirittura perch ero cos convinta che sarei
diventata una cantante che appunto pensando al fatto che se avessi imparato a suonare
qualche strumento avevo qualche possibilit in pi. E poi mi piaceva lintonazione della
mia voce e tuttoggi mi piace la mia voce. C stato un periodo che addirittura volevo farmi
insegnare da mio padre a suonare la chitarra visto che la suona ormai da anni lui.
Anche se in realt mio padre ha sempre voluto che io diventassi uninfermiera + pi
insisteva su sta cosa e pi sapevo che non sarebbe mai successo, nel senso che.. ho
sempre.. il mio carattere mi ha sempre portato ad essere + diciamo un po ribelle
ecco! E poi difatti cos successo anche per il calcio, ad esempio ricordo che lui voleva..
una figlia interista come poi il resto della famiglia interista. E invece poi, poveraccio, si ritrovato una una juventina sfegatata. Eh.. alla fine, alla fine non sar n uninferriera e non sar tantomeno una cantante se penso a quei tempi mi vien da ridere nel
senso che erano tempi spensierati in cui spess.. uno immagina che anche limpossibile
pu succedere. Poi poi col passare del tempo appunto il sogno.. diciamo cos eh, questo sogno svanito; ti svegli e ti accorgi che invece in realt.. devi puntare a portarti il piatto diciamo.. sulla tavola e magari alle spalle con venti anni di studio senza tregua. Altr altro che musica poi! e cos ora mi ritrovo praticamente a a frequentare il terzo anno di
servizio sociale, con la speranza magari che ne so, di diventare unottima assistente sociale in futuro. Eh almeno, almeno ce la metto tutta. Mi piacerebbe lavorare nellambito psichiatrico ad esempio, o magari in.. in servizi per minori, visto che.. anche in passato ho avuto la possibilit di di sperimentarmi in questa cosa qui, nellambito comunque
di un servizio di volontariato. Finora.. ho avuto per quanto riguarda questo ambito
dei servizi alla persona, ho avuto la possibilit di sperimentarmi nellambito degli anziani
ad esempio, oppure in quella nellarea materna-infantile, in particolare in consultorio familiare. Eh ho fatto appunto alcune piccole esperienze in comunit minorili come
volontaria, affiancavo un leducatrice di questa comunit. Lambito delle dipendenze
invece sia.. che siano esse da al sia da alcool che di stupefacenti invece mi spaventa. Anche se poi magari che ne so nella vita mai dire mai tutto pu succedere. Intanto intanto pensiamo a laurearci, a trovare un posto di lavoro valido vis.. visti tutti i sacrifici
IV

che facciamo e poi con lesperienza e il passar del tempo si vedr. ++ Anche se noi
giovani purtroppo conviviamo con il timore del lavoro precario, per quanto si studia, infatti, non .. non affatto detto che si riesca a trovare un lavoro altrettanto valido e e soprattutto a lungo termine. + non credo siano tempi felici quelli in cui viviamo oggi
ad ogni modo ad ogni modo ce la mettiamo tutta. Ricordo ad esempio che mio nonno
diceva spesso che bisogna puntare al massimo per trovarsi bene, e e sinceramente pe
mi sa che proprio che aveva ragione.

Registrazione n3 ( R3 )
Nome Evelyn
Et 22
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Trento
Registrazione effettuata a Bressanone (BZ)
Data giugno 2007
Durata 8 39
Allora, la mia famiglia, in casa ci siamo io, il mio pap e mio fratello e viviamo assieme
e mio fratello pi piccolo va alle superiori. Per pi piccolo det ma non non pi
fisicamente. Eh poi lui sempre, vuole sempre giocare, scherzare cos solo che molto
pi forte di me e quindi mi riesce sempre a bloccarmi, a fermarmi, non mi lascia
andare se devo andare in camera. Mi ferma, se mi ruba le cose cos a scuola e di
molto bravo. Anche se un po come me, non che studi moltissimo, per gli vengono le
cose molto facili. In casa invece, non vorrebbe mai far niente, non vuole pulire cos e
allora che so f venire il nervoso eh mi fa incazzare insomma! Eh il mio pap in
pensione, per continua con delle collaborazioni cos, quindi ha sempre un sacco di cose da
fare, sia in casa con le faccende domestiche, sia sul lavoro. E la gli vorrei aiutare un
po di pi per sono molto impegnata anchio quindi non che riesco poi molto. Poi ho due
sorelle pi grandi, tutte e due sposate, e una abita vicino a casa, quindi anche bello
perch comunque passa spesso, e viene a trovarci, la sentiamo, poi ha due ha due
figlie, io ho due nip.., quindi due nipotini. Eh quindi anche bello vedere quando
vengono; poi i nipotini son troppo forti; il pi grande fuori di testa ha appena due anni
ma continua a parlare, non sta mai zitto, deve sempre raccontarti qualcosa cos; e il
piccolino non.. non sta l ancora a gattonare per sempre in movimento e prenderlo in
braccio una fatica e quindi, da.. continua a saltare, come lo metti in terra rotola,
dobbiamo sempre corrergli dietro. Invece laltra mia sorella, eh da poco si
trasferita, per cui mi dispiaciuto un po perch comunque pi lontana, poi lei fa un
lavoro dove lavora molte ore, cos, quindi non che ha la possibilit di venire a
trovarci. Adesso per incinta anche lei, e quindi a casa e quindi ogni tanto si fa
sentire, poi ha molto tempo libero, quindi ci chiede sempre: cosa hai fatto? Posso venire a
pranzo? cos; quindi per adesso nonostante sia andata ad abitare in un posto lontano,
comunque abbastanza presente. e poi c il mio ragazzo e stiamo assieme da un
sacco di tempo la nostra storia sempre stata un po per me una fatica per il fatto delle
distanze, ch lui ha sempre abitato in un posto lontano, poi quando ci siamo messi insieme
eravamo anche abbastanza piccoli, quindi non che potevamo non che potevamo
vederci spesso, ad esempio i primi anni che eravamo assieme, il suo regalo di compleanno
V

era poter venire a trovarmi. ( ? ) niente, non poteva venire a trovarmi un pomeriggio. E
adesso che siamo cresciuti e magari abbiamo un po pi di possibilit, lui ha dovuto andare
via a studiare; fa una scuola che qui non c e le.. e questo mi costato molta fatica,
accettare il fatto che lui dovesse andar via, per lho lho proprio spinto.. anche a a
andare avanti, a portare avanti questa scelta e coltivare questa sua passione. Perch son
convinta che se uno non.. non fa le cose che gli piacciono, non coltiva i propri interessi, e
nella vita sar sempre scontento insomma. Almeno magari non so se riuscir a sfondare
o ad entrare in quel campo l, per perlomeno potrai dire: cho provato, ho visto che non
ero allaltezza, non gli rimarr un un rimorso. [ i.d.i. ] Al di l delle degli studi io ho un
sacco da fare; faccio, adesso lavoro, sono educatrice in una cooperativa... e per minori;
un lavoro che mi piace, per un lavoro anche che richiede tanto, non che puoi
quando torni a casa, di dire: va b io ho finito le mie ore, qui non puoi chiudere,
insomma ti vengono in mente le storie dei bambini, ti vengono in mente e magari
quando ti hanno fatto ridere, oppure quando ti hanno fatto arrabbiare. E ti vengono in
mente i loro genitori e e sen cerchi sempre un po di si, ci resti anche un po nella
testa no, in tutto, in tutto quello che fai, e non riesci per loro sogni, speri qualcosa di
bello, una vita normale, un un futuro sereno e cos, invece, poi lambiente cos [ i.d.i. ]
Ah.. un po tutti e due, nel senso che durante la mia vita penso sempre al lavoro, poi al di
fuori comunque io faccio volontariato, eh come, sono un gruppo di ragazzi che fanno
formazione per bambini e fanno dei lavori per sostenere delle missioni. E quindi lidea
educativa, cos.. i bambini.. cio sempre comunque presente un po nella mia vita; anche
il fatto di accettare questo lavoro, anche se non ho bisogno, rimane un po il mio desiderio
di stare con i bambini il mio ruolo educativo che non solo quello dellinsegnante ma
pu essere insomma, anche quello, sia dellanimatore che delleducatore [ i.d.i. ] si ho..
ho il desiderio di fare bene di diventare un.. una maestra, una brava insegnante non
come le insegnanti che ho avuto io, poi mi spaventa un po perch non se sar allaltezza,
perch sono un po disorganizzata, disordinata e.. invece, insomma linsegnante deve
essere anche molto preci- sa, deve sapersi organizzare bene il lavoro, dividersi le cose e
per proprio riuscire a fa- re una scuola che piaccia ai bambini, che li diverta, e che..
siano.. contenti e che sia anche utile, cio non.. veniamo solo a fare delle belle cose ma
facciamo qualcosa che ci serve, impariamo qualcosa. + [ i.d.i. ] ho viaggiato, non
moltissimo, per mi piacerebbe un sacco lultimo viaggio che ho fatto stato a..
Budapest, e sono andata con dei miei amici e col mio ragazzo, stato bellissimo.
Siamo stato un viaggio avventuroso, perch era al super risparmio, quindi abbiam
fatto un viaggio in treno infernale di notte, ci han chiesto i documento otto volte,
continuavano cera il riscaldamento, siamo arrivati al caldo, spegnevano, siamo arrivati il
freddo e siamo arrivati l che eravamo stravolti, non abbiamo dormito niente. Lalbergo
allinizio sembrava una catapecchia, ( ? ) ci siam presi un infarto pensando che ci
avessero preso in giro, perch avevamo ordinato via Internet, e invece poi era anche
carino, poi stato bellissimo lintera citt. Poi io volevo una seconda visita, volevo
veder tutto, avevo sempre la guida in mano, che tutti i miei amici, dopo un po me li
cantavan dietro perch se non riuscivo a veder tutto rimanevo male. Dicevano be..
stiamo in vacanza bisogna anche esser contenti di quello che abbiamo e.. e anche
divertirsi. Poi anche due erano una coppia, stato bello andare con loro, perch ins
abb unito anche.. in relazione le due, le due cose [ i.d.i. ] da sola si, un viaggio cos
lungo si. Poi dopo sono stata a invece a Parigi, a Berlino, per sempre con la famiglia.
Allora l sei sempre un po un pacco pi o meno trasportato. La cosa bella di sto viaggio
stato anche vedere che siamo riusciti a organizzarci, siamo riusciti a trovare tutto, a
spendere anche poco, a divertirci, a vedere e, era anche un po la prima volta che
provavamo noi quattro una cosa cos, invece abbiamo visto che se ci impegna- mo,
riusciamo anche dove vogliamo.
VI

Registrazione n4 ( R4 )
Nome Wanda
Et 22
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Trento
R. effettuata a Bressanone (BZ)
Data giugno 2007
Durata 6 11
Allora e quandero in quarta in quarta liceo, sono andata a a Barcellona in gita,
e ho trovato una realt che completamente diversa dalla mia, che vengo da un paesino
di montagna abbastanza chiuso, piccolo, e siamo in pochissimi abitanti. Sono arrivata
l e e cera diciamo il mondo no! A differenza di quello di quello che.. che c che c da
me. E sono stata una settimana, cinque giorni, per penso di non essermi mai divertita
cos tanto e durante quel periodo, diciamo. Anche perch ero in una classe di tutte
donne, tutte sai tutte non mi viene la parola un po di mai unite, sempre
[ i.d.i. ] o.. esatto ognuna per i fatti suoi, hhh un po di rivalit un po di si no..
non c.. esatto, invidia, gelosia, non c mai stato un un bel clima, un bel rapporto, a
parte con una mia compagna che per non era venuta in gita, quindi ero partita un po prevenuta e.. per devo dire che mi sono trovata molto bene anche perch siamo andati con
unaltra classe in cui cerano dei miei amici cos che conoscevo e hh.. e l stato bellissimo, perch siamo andati a vedere un sacco di cose, il clima nonostante fosse aprile era
bellissimo, a differenza de dalle mie parti diciamo e [ i.d.i. ] ma certo tornerei
domani di estremamente particolare, secondo me, rispetto alle nostre parti che la
mattina non gira un cane, cio noi alle nove prendevamo e andavamo per musei pe e non
cera ta.. non ceran persone, non ce neran tante. Cio si qualcuno probabilmente turisti
ma non incontravi [ i.d.i. ] no no no no era aprile, per e la sera, cio tipo una sera
ci han lasciato andare in discoteca cos, torniamo alle quattro. Beh cera una marea di
gente, mai vista g.. tanta gente a quellora in giro bellissima. A parte che era una delle prime volte che tornavo a quellora e a casa non non lo faccio neanche adesso.. da un po.
[ i.d.i. ] cinque giorni [ i.d.i. ] no no cera questo viale gigantesco che era la Rambla no,
che ci portava da, dal nostro albergo alla citt proprio. E.. e era piena di artisti da di
strada, i mimi, e cerano dei clown, cera un po di tutto, e.. cera una.. tipo una zingara
che faceva le carte, allora cera una ragazza della mia classe voleva andare a farsi fare le
carte ma i nostri professori glielhanno impedito in modo abbastanza brusco. Inoltre io
ero in camera con due delle mie compagne di classe e una sera.. siamo.. rientrate un po
tardi, e.. andando in camera si vede che abbiamo fatto un po di un po di rumore cos, il
giorno dopo volevan mandarci via dallalbergo cosa che ci ha lasciato un po cos.. hh..
il nostro professore andato gi lui a parlare, diciamo ha messo a posto le cose. Per dai..
stata unesperienza un po particolare; siamo andati anche al Camp Nou di Barcellona, e
appassionata di calcio come sono mi molto mi molto piaciuto. [ i.d.i. ] si, si, ti ho gi
detto che domani [ i.d.i. ] no, cio.. no.. cio.. io non non che sono mai andata tanto
in giro nel senso anche in Italia, e mi ha.. mi ha colpito tantissimo lacquario che c a Barcellona, mhan detto che quello di Genova tipo il triplo, per non non lho mai visto. Infatti mi piacerebbe molto andarci, perch veramente un posto fantastico; cio e passavi in mezzo a queste vasche con i pesci che ti giravano in.. da tutte le parti, bello. [ i.d.i. ]
VII

si, ma mai una gita fuori dallItalia, da Roma in si.. no.. a dir la verit ero andata in Austria in terza media, per in Austria si, a Salisburgo e.. era bello mio Dio, era la prima
volta che stavo via a dormire. Per niente di di entusiasmante diciamo. Poi ero pi
piccola, forse vedevo anche meno le cose cos.. per in Austria un po come esser qui,
cio [ i.d.i. ] pu darsi si.. cio.. probabilmente mi organizzerei in modo diverso; penso
che organizzerei io quello che voglio andare a vedere, quello che vorrei fare esatto, poi
magari fare i che ne so, tipo un tour per le le varie citt. Mi piacerebbe comunque tornare in Spagna bella, bellissima; poi abbiamo visto tra laltro, una Spagna in miniatura no,
c anche unItalia in miniatura che non ho mai visto, a Rimini e infatti magari questestate e e c praticamente questo questo posto dove ci sono delle case costruite pi..
case piccoline, casette, fatte ognuna su.. su uno stile delle diverse regioni della Spagna:
casa catalana, casa basca la bellissime perch poi vedi anche la.. la differenza abissale diciamo tra un posto e laltro. Bello, molto bello. E.. e infatti mi piacerebbe andare
qui per e dovrei.. convincere il mio ragazzo perch da sola non ci vado, e magari vado un altro anno se vado al mare con qual quando mi laureo se vado al mare con
qualche mia amica magari.. andr l.

Registrazione n5 ( R5 )
Nome Jasmine
Et 21
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Bolzano
R. effettuata a Bressanone (BZ)
Data settembre 2007
Durata 9 01
Allora ti racconto un po il mio percorso scolastico. Allora, ho fatto le elementari a Laives
e dal.. 90 al 96 e cinque anni belli e brutti. Belli perch avevo delle insegnanti
abbastanza in gamba, brutti perch spesso e volentieri mi sono trovata male con i miei
compagni perch mi prendevano in giro, perch ero alta. Quindi mi chiamavano sempre
giraffa + e abbiamo fatto parecchie gite, siamo.. siamo andati a visitare parecchi castelli + e poi sono venuti gli anni delle medie, sempre a Laives, in cui mi sono trovata bene anche se l, anche ci sono stati parecchi problemi dal punto di vista relazionale in quanto cerano parecchie persone.. idiote. Anche l abbiamo avuto diverse
esperienze.. fuori dallAlto Adige in prima media siamo andati in Spagna.. abbiamo visitato per quindici giorni la costiera meridionale e poi invece in seconda siamo andati in
Toscana abbiamo girato la Toscana [ i.d.i. ] e lanno in cui ci hanno sospesi perch
eravamo in un convento di suore, e praticamente durante le notti eravamo fuori a salire
sui tetti, a far casino. Quindi immagina la reazione delle suore ehm poi invece in
terza media, lultimo anno siamo andati a Roma che stata la gita pi bella di t di
tutto.. di t.. di tutti gli anni scolastici. Infatti oggi a ( pronuncia il nome di un professore )
a Educazione .. ho riportato la gita a Roma perch stata un..
unesperienza emotiva forte e bella. Qualche ricordo che ci avevo in mente e in quelloccasione siamo andati a vedere praticamente tutti i monumenti pi importanti di Roma abbiamo anche fatto una gita sempre nello stesso anno a Monaco dove abbiamo avuto
anche loccasione di vedere il Bayern di quegli anni, perch siamo andati allo stadio a vedere la finale di Champions Bayern.. Bayern e Manchester United e.. e appunto sono state
VIII

due esperienze belle.. e piacevoli. Poi stato il momento di decidere la scuola superiore..
allinizio spinta dalla mia insegnante di italiano avevo scelto per il liceo classico solo che
dopo solo che dopo.. avevo.. diciamo visto da vicino che questa scuola non mi piaceva per i personaggi che cerano e anche per il curricolo scolastico che avevo avuto loccasione di leggere. Quindi ho scelto il liceo pedagogico. E stata una decisione dura e sofferta in
quanto nessuna delle mie compagne delle medie non faceva il liceo pedagogico, quindi
ero.. sola tra virgolette per questo per me non mai stato un problema; quindi ho fatto
il liceo pedagogico, cinque anni. Inizialmente eravamo una classe.. di venti femmine e un
maschio. Poi ci siamo ritrovate in quinta che eravamo in quattordici. [ i.d.i. ] In Alto Adige in Alto Adige vivo bene e.. anche se ho avuto un po di crisi negli anni delle superiori in
quanto.. ho avuto occasione di conoscere la realt della Versilia, quindi mi ero molto attaccata alla Toscana oppure anche alla realt della Pianura Padana in quanto c mia zia
che ci abita, quindi ero spesso gi, avevo gli amici gi. Per dopo.. diciamo che sono
maturata e considero molto pi importante lAlto Adige.. i miei amici qui, i parenti, la
mia famiglia e tutto quanto. Poi la vita universitaria, come tu ben sai, molto scolastica, quindi vivi praticamente tutto il giorno qui, ti fai gli amici qui vivi esperienze che
dopo piacevolmente ricordi E [ i.d.i. ] come ti ho gi detto la Toscana, Pianura Padana.. e non ho mai avuto loccasione di andare nel Meridione dItalia. Per una cosa che
vorrei fare perch quello che so, quello che conosco lo apprendo solo da.. telegiornali,
libri e racconti. Per vedere se proprio vero questa differenza radicale che c come viene
raccontata dalle persone meridionali che sono qui da noi per vedere appunto.. proprio
come si vive, la differenza di vita proprio che c da qui a l. Perch comunque.. luniversit mi ha offerto la possibilit di di vedere che gi tra trentini e altoatesini ci sono delle
enormi differenze. Cio, tipo noi ragazze altoatesine abbiamo di pi la testa tra le nuvole,
nel senso che pensiamo a divertirci, a uscire con gli amici qua e l, invece le trentine gi a
19 anni parlano di matrimonio, di figli. E parlano costantemente il dialetto [ i.d.i. ] per il
momento no. E.. e poi questa cosa che comunque mi ha sempre colpito il fatto che
parlano molto il dialetto, invece noi in Alto Adige, tra i giovani, almeno, non parliamo mai
il dialetto. Anche perch Bolzano come citt non ha il dialetto, ci ha il tiroler che il ted
il dialetto tedesco, quello lo parlano anche i giovani, lo parlo anche con mia nonna a volte.
E e invece il dialetto italiano solo nella bassa atesina, Laives soprattutto cha un
dialetto che assomiglia tipo al veneto. E.. molto parlato dagli anziani, perch poi le nuove
generazioni oppure anche la generazione di mia madre non.. non lo parla; incapace
proprio di parlare, lo capiamo per appunto non lo parliamo. Emh poi altre realt che
ho conosciuto, va b le realt austriache e.. tedesche, perch sono andata a fare pi di
una volta le.. le gite scolastiche per per motivi di studio e anche per parenti, emh
comunque molto simile allAlto Adige emh molto simile allAlto Adige soprattutto per
un aspetto che mi ha colpito che quello del fatto che molti ragazzi giovanissimi bevono
tantissimo. E una cosa che soprattutto qui a Bressanone si nota, se esci la sera ci sono
ragazzi da dai 14 ai 17 anni che bevono troppo.. e troppo spesso. E a questo proposito
la provincia ha cercato di.. di dare una frenata a questa cosa inserendo lobbligo di non
distribuire pi alcolici dopo le 2 di notte qua e l, per e.. non conta niente perch la
gente comunque co continua a comprare gli alcolici prima delle 2 di notte per poi berli
dopo le 2. Quindi, in questo senso, per non parlare poi del divieto di dare alcolici ai minori
di 15 anni perch alla fine non viene rispettato, anche perch ci sono.. le ragazze che
dimostrano pi anni di quelli che effettivamente hanno. Io invece che ne ho 22 me ne
danno 17, quindi mi chiedono spesso la carta didentit. Per alla fine ci si trova bene,
ci sono anche quelle agevolazioni che credo che in nessuna altra parte dItalia ci siano. E
e questo buono, insomma ti permette di vivere.. bene qua in Alto Adige, di riconoscere
insomma viviamo in un certo lusso anche perch se dopo ci mettiamo a parlare con
gente che abita anche in altre citt del Nord, per ci sono diverse discrepanze
insomma
IX

Registrazione n6 ( R6 )
Nome Marzia
Et 22
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Bolzano
R. effettuata a Bressanone (BZ)
Data ottobre 2007
Durata 6 55
Sono una ragazza di 22 anni, vivo in Alto Adige, in provincia di Bolzano precisamente
frequento il quarto anno della facolt di Scienze della Formazione, con indirizzo.. Scienze
della Formazione Primaria. Per la scuola primaria per lappunto. Sinceramente
non sono convintissima della facolt che sto frequentando, mi ha un po deluso, i corsi mi
hanno deluso. Mi aspettavo qualche cosa di diverso, mi aspettavo qualcosa di pi pratico, e
pi utile, alla mia professione. E.. comunque non sono lo stesso convinta di proprio
di voler svolgere questo lavoro. Probabilmente lho fatto un po pi per ripiego questa
universit, che per altro, non per una vera e propria passione. Per vedremo insomma, adesso termino questanno i corsi e cercher di laurearmi entro luglio. Spero di
iniziare comunque a lavorare presto proprio per rendermi effettivamente conto se mi
piace o meno questo genere di lavoro. Mi piacciono molto i bambini, per questo avevo
scelto di fare linsegnante, anche se mi sono resa conto che ci sono troppe difficolt; e
non mi sento effettivamente pronta o capace di affrontarle per questo ogni tanto penso
anche a delle altre, delle alternative come professioni completamente diverse come
quella dellinsegnante che non hanno nulla a che fare con linsegnamento. Ogni tanto
mi viene cos, lidea di scrivermi ad altre facolt come per esempio Psicologia, come oppure Storia, perch sono interessata anche ad altre discipline, altri ambiti. U.. a dir la verit, ho scelto Scienze della Formazione Primaria un po anche proprio per questo motivo,
perch pensavo di avere quindi una.. diciamo una.. formazione piuttosto completa, che
andasse un p in tutti gli ambiti. Quindi dalla pedagogia ma anche alla storia, geografia proprio perch mi interessava anche, riuscire, quindi a trasmettere queste questa
cultura diciamo ai.. bambini pi piccoli. Per come dicevo, appunto, non sono convintissima, quindi ogni tanto fantastico anche su altre possibili professioni. Mi piacerebbe molto
fare la guida turistica, ho iniziato da un paio di anni a farlo , cos come passatempo, come
lavoro estivo nel mio paese. E una cosa che mi appassiona molto altre volte penso anche
a lavori di tuttaltro genere comunque vedremo poi ne la prossima estate che cosa
succeder dopo la laurea, se mi chiamano subito o meno. Nel frattempo comunque ho iniziato anche a frequentare il corso per insegnante, diventare insegnante anche di sostegno. Eh perch mi sono accorta che molto spesso, anche se non ti capita comunque
di fare effettivamente linsegnante di sostegno, le informazioni che ti vengono date durante
i corsi e quello che si studia, quello che si impara comunque molto utile per affrontare
anche i vari problemi che ci sono in una classe diciamo, cos normalmente, anche con i
bambini tra virgolette normali, non solamente con quelli problematici. + [ i.d.i. ] Non,
non ho mai insegnato finora e quindi effettivamente non so che cosa significhi, comunque..
o.. in questi anni di universit, ho fatto diversi periodi di tirocinio, ho quindi avuto modo
di vedere un po com lambiente, e come un insegnante generalmente si muove. Anche se, per lappunto, ho notato, ci sono tantissime cose tra gli insegnanti che ho coX

nociuto che non mi sono piaciute e le prendo quindi come esempi negativi per nel senso
non cercher io di non essere una maestra come le maestre che mi hanno affiancato nel
ruolo di tutor, durante il periodo di tirocinio. + [ i.d.i. ] La mia vita futura, spero di
quindi laurearmi, appunto in fretta, in modo da poter cominciare qualcosa di nuovo, io sinceramente sono una persona che dopo un paio di anni inizia a stufarsi, ad annoiarsi e quindi vuole sempre cambiare, conoscere cose nuove, quindi non da un lato non mi aspetto
nemmeno, non mi facc, non mi faccio nemmeno dei programmi diciamo cos a lungo termine, quello che accadr accadr, mano a mano, se nel frattempo avr anche altri interessi, cercher di coltivare anche questi altri interessi. [ i.d.i. ] Mi piacerebb a volte si,
sinceramente mi piacerebbe spostarmi, preferirei vivere in, effettivamente in Italia, tra gli
Italiani, perch la difficolt della lingua enorme, non parlando e non conoscendo il tedesco quindi, cio praticamente tagliato fuori dalla societ. E quindi, appunto, mi sent infatti quelle poche volte che mi capita di viaggiare nelle altre regioni dItalia, mi sento pi a
casa che in Alto Adige. Non ci sono i problemi di comunicazione nemmeno per
comprare un chilo di zucchero al supermercato; in Alto Adige invece gi questo motivo
di di [ i.d.i. ] Ho visto gi altre realt, un po poche, cio dic poche ma molto varie,
sono stata in Sicilia e ho visto un modo di vivere completamente diverso dal quello che
c in Alto Adige. Ovviamente ci sono i pro e i contro dellAlto Adige mi piace lordine,
mi piace il rispetto delle regole, la pulizia cosa che non esiste in tantissime altre regioni
dItalia e non riesco a tollerare. Per esempio guardo soltanto il caso del traffico, come si
guida in Alto Adige e come si guida in Sicilia penso che non prenderei mai una macchina
in mano non mi metterei mai al volante in Sicilia, proprio perch non, non ci riuscirei.
Eh [ i.d.i. ] se ce ne sar occasione si, spero di si. Non si sa mai; mai dire mai quindi
ho avuto anche pi volte ho pensato di trasferirmi effettivamente per motivi personali
in unaltra regione, e pi volte ho pensato appunto che avrei potuto lavorare in unaltra regione. Fortunatamente la regione in questione era una regione che offriva molto dal punto
di vista dellistruzione, quindi non avrei avuto sicuramente problemi a trovare un
impiego o mi sarei penso mi sarei trovata bene. Se ci sar modo di farlo, si senza
problemi.

Registrazione n7 ( R7 )
Nome Miriam
Et 22
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Trento
R. effettuata a Bressanone (BZ)
Data gennaio 2008
Durata 9 30
Eh fare monologhi non proprio il mio forte, perch di solito io non parlo molto ma
penso molto. Penso, penso, penso tanto che alla fine faccio le mie cose, me le distruggo; come dicono a casa mia: me le faccio e me le mangio. E quindi vengon fuori anche di quei
casini mostruosi, perch io poi penso un sacco di cose che poi non sono la realt. Riesco a
confondere anche realt e fantasia, per tutto bene. Ehmm, per non volevo parlare di
realt e fantasia, quanto pi di di una cosa spiacevole che mi successa ieri. Ieri sono tornata ad essere una studentessa normale, non che prima non fossi una studentessa norXI

male, ma prima almeno avevo un un minimo di incarico, ero rappresentante del Consiglio di facolt per rappresentante degli studenti nel Consiglio di facolt, e quindi
avevo un privilegio e mezzo legato a questa carica, che era quello di poter fare le stampe
in ufficio studenti e di avere la la chiave dellufficio studenti. Bene, con le elezioni la
mia carica decaduta e ieri tutto di un colpo ho avverato che, che non ho pi questi privilegi, perch mi arrivata una mail dalla cara e simpaticissima segretaria del di facolt
che una grandissima rompiscatole, ma non ne parliamo, che gentilmente mi diceva: ciccia, consegna le chiavi al signor .. tecnico, e fallo anche in fretta e io, tipo in cinque
minuti le ho portate l, tanto che questo poveruomo mi ha guardato come per dire: tu sei
un alieno, me le hai gi portate? e ha strappato sotto i miei occhi la firma che avevo
fatto, con la quale appunto mi veniva dato questo questo fardello, perch alla fine
avere una chiave delluniversit un fardello. E subito dopo, ho anche realizzato che non
potevo pi stampare, avevo da stampare un.. una tesina per un un esame e non mi
stampa proprio niente, ma non solo l, anche in tutte le altre stampanti delluniversit.
allora.. da un bravissimo tecnico dei computer, il quale mi ha detto: ma tu non hai pi
diritto di stampare e io: come non ho pi diritto di stampare? e fa: no, perch tu non
hai pi privilegi e io, sinceramente: tanti calci nel culo prima.. e anche adesso. per
vabb lo stesso. E.. ( ? ) questa cosa, e mentre sono passate un paio dore, quelle insomma di routine, che si trascorrono a far nulla allinterno delluniversit, e io sono andata
in crisi perch sono tornata una studentessa normale: non ho pi privilegi, non faccio pi
niente, mi rompo le scatole come prima a correre dietro agli studenti, che non vanno dal
loro rappresentante nuovo ma vengono ancora da me, per insomma va tutto bene, non ho
pi niente ma ho solo un sacco di problemi. Se non altro pensiamo che oggi il 30
gennaio, sono tre mesi che sto insieme al mio fidanzato che non vedo da dieci giorni, perch casualmente ammalato. Cio gli uomini e le malattie sono una piaga cosmica. Perch
lui non so non so bene come funzioni per comincia con Miriam, ho un po di mal
di gola e io dico: Roberto, attacco doppio: propoli pi argotone: uno su per il naso, laltro gi per la gola. In due giorni sei guarito La cosa funziona con me, con lui che non fa
questa cura no che non funziona. E quindi il giorno dopo e sto un po peggio , quello dopo sto ancora pi peggio e.. dopo pi peggio non si dice, fa lo stesso. Eh.. e
dopo due giorni praticamente ha la febbre.. cio lui riuscito ad ammalarsi marted scorso
e domenica aveva ancora trentasette e due. Io posso capire che il virus che gira ultimamente sia di una potenza abnorme, ma mio padre, quel santuomo, in due giorni lha sconfitto,
lui no. A ventisei anni ancora l, che cha mal di pancia, mal di stomaco, poi mi dice che..
che cha cha male alla pancia, che per fa: io son tutto duro facc.. io penso: Wow
che figo! ho un uomo con gli addominali di ferro! Veramente no, non sono gli
addominali, lo stomaco che mi fa male Ma hey permaloso! e va b, c chi pu e chi
non pu, lui pu e.. e io penso: mannaggia, ho un moroso super figo e invece no, ho
solo un moroso che cha il mal di pancia. Per venisse su questa sera, me lo auguravo di
tutto cuore, mi facesse compagnia, di potersi vedere ma penso che non stia ancora tanto
bene, perch ieri ancora si lamentava per dolorini vari. E va b, cosa ci volete fare! Intanto
sono passati tre mesi, tre mesi nei quali, io praticamente ho subito un sacco di cambiamenti, tutti positivi ma anche alcuni negativi, perch comunque avere il moroso vuol dire mettersi in gioco il triplo, avere una persona.. onnipresente nella tua vita o quasi, o comunque
verso la quale, che devi curare il pi possibile, perch abbia ancora voglia di rimanere insieme a te, cosa che invece prima non accadeva perch davo per scontato che mia mamma
e il mio pap volevano stare vicino a me, se mi hanno dato alla luce ci sar qualche
motivo. Non solo lEnel che ha contribuito, insomma si perch mi arrivato un bellissimo messaggio per il mio compleanno che era mercoled scorso no, il 16, era gi
due mercoled fa. E da un mio amico di Brescia che mi ha scritto, e tre anni fa venivi
alla luce diamo ringraziamo lHelen per il contributo qualcuno mi fa segno che
XII

roba vecchia, io lho vista come una cosa super originale gli ho detto che era un grande
perch mi ha detto una cosa cos carina, ma evidentemente gli scriver che un brutto pezzo di cacchetta perch mi ha scritto una cosa riciclata! E a me non si possono
riciclare le cose, perch io sono una persona originale e soprattutto non sono una
persona ordinaria ecco! Forse una delle cose, tra le mie caratteristiche migliori il fatto
di non essere ordinaria, ma di riuscire aa zigzagare fra le regole del mondo, dando sempre un po di originalit. E questa una cosa che mi piace perch comunque le persone
poi mi prendono p.. per pazza, per una.. sclerata fuori dal comune o sen laltro ca
perch c anche la, la parte dal di l, mi credono una suorina casa-scuola e e chiesa,
ovviamente. Mah.. per non mi conoscono ta e coro ovviamente, perch.. viva il mio
coro!... Coro giovanissime della parrocchia di Tione di Trento .. facciamo un po di pubblicit e per non vero, perch non c solo nero, e non c solo bianco, c anche
una.. tutta una serie di gradazioni di grigio in mezzo per il grigio a me non piace, quindi
facciamo tutta una serie di colori che ci sono in mezzo e io sono un un tutta una serie di
questi colori, perch.. a volte c la parte di me casa, chiesa e scuola, tutta ordinaria, ma
c anche la parte fuori dal comune che comunque.. si abbina molto bene alla parte casa,
chiesa e scuola, perch.. dopo ventitr anni di lotte interiori cos, siamo riusciti a a fare
unire bene queste due anime che ci sono in me. Il mio moroso per sta apprezzando questa
cosa, perch da una parte continua a dirmi di smetterla di fare la buona, perch mi sto
guadagnando solo un posto in paradiso. Dallaltra parte mi dice che sono adorabile,
perch con me chi pu non andare daccordo? cio tutti vanno daccordo con me, perch
alla fine riesco sempre a conciliare le cose. Sono un tipo come direbbe il nostro caro professore del quale abbiam fatto oggi.. il.. lesame, direbbe che sono una moderatrice allinterno del gruppo. perch io cerco di prendere un po di buono da una parte e un un po
di buono dallaltra, ma senza fare come i politici del giorno doggi che cambiano bandiera
come cambiano le mutande io non cambio bandiera, io ho una bandiera mia, nella quale
cerco di vedere il buono e il brutto delle cose. Sono 7 minuti e 34 secondi che parlo e non
mi sembra vero, perch la prima volta che parlo cos tanto, cos come se e forse
ce nera bisogno. Grazie alla persona che mi ha fatto fare questa cosa, perch ogni tanto si
ha bisogno di parlare con se stessi, perch si parla sempre con gli altri ma alla fine non si
dice mai veramente quello che si pensa o intanto vengono fuori di quelle boiate che
dici: lho pensato veramente io? per insomma, va tutto bene Ecco, va tutto bene,
ma delle frasi che sto dicendo di pi, per autoconvincermi, penso perch a parte questa musica or orripilante [ poco distante due ragazzini ascoltano una musica dal
telefonino ] che non ascoltavo neanche quando avevo cinque denti in pi o sedici del
giudizio, qui, che sono quattro del resto. E no mi devo autoconvincere che va tutto
bene perch comunque le cose da fare sono tante e il tempo a mia disposizione poco, perch comunque sono una persona che quando gli.. si .. chiede di prendersi un impegno.. accumula, e e quindi insomma, sono un po infognata, per ce la si pu fare. Comunque
vada sar un successo diceva Chiambretti.. mi sembra.. a.. al Festival di Sanremo di qualche decennio fa. Festival di Sanremo, cazzarola! Inizia anche questanno una piaga eh!
Perch comunque ce lo propinano in tutte le salse, in tutti i modi; prima, durante e soprattutto dopo, perch dopo fan tutte le critiche e dopo ti dicono: eh ma perch il prossimo
conduttore sar e si sa un anno prima chi lo conduce, le vallette e ci rompono le scatole
per un anno, nellattesa di un Festival di Sanremo che sia migliore di quelli prima, ma che
alla fine non migliore di quelli prima, perch ormai ro-ba vec-chia, VECCHIA! Perch Sanremo Sanremo! taratattatar

Registrazione n8 ( R8 )

XIII

Nome Michela
Et 23
Professione - Studentessa
Provincia di residenza Trento
R. effettuata a Bressanone (BZ)
Data gennaio 2008
Durata 8 53
Allora luned mattina son partita alle 6.. e mezza da Canazei per andare a far tirocinio,
perch io devo far tirocinio.. a un quarto alle 8 il luned mattina devo essere a Chiusa. Son
partita, da Fiera faccio il passo, lavevo fatto venerd e dici il passo riaperto venerd, tre
giorni di bello riaperto anche il luned mattina! No perch non avevo calcolato che la domenica cerano state le raffiche di vento e cera 6 met la neve avevan chiuso anche gli
impianti, cera neve dappertutto. No a parte, guardare il cartello non esiste. Parto, vado, arrivo su in cima, 20 minuti andare su ta ta ta, arrivo in cima al passo vedo neve per terra.
Boh! Va b! Ho detto magari sono scesi dallalbergo han portato neve va b ho detto
vado di punto fatto vado in gi, faccio 5 metri faccio 5 metri e mi tro non c pi la
strada. Come non c pi la strada? Chiusa!... prendo il telefono chiamo al mio moroso
amore non c pi la strada co.. come non c pi la strada? no, non c pi la strada Ceran 6 metri di neve in strada; torna in gi, torna indietro, vai in gi, se dovevo fare il
giro da Ora.. ci mettevo 2 ore, a Chiusa non arrivavo pi, anche perch avevo 1 ora e mezzo
di tirocinio e potevo anche stare a casa. Per fortuna era aperto laltro passo, vai su, vai gi a
Bolzano, arrivo a Chiusa, fai tirocinio cotta! Tra laltro.. era divertente, abbiamo fatto il
gioco dello sceriffo. Il gioco dello sceriffo praticamente ti metti tutti i bambini in cerchio,
c il maestro in mezzo che fa lo sceriffo, che diventato lo sceriffo la volta prima, che deve
praticamente sparare a un bambino quel bambino si abbassa e gli altri due si devono sparare, lultimo che spara viene eliminato. Cos fino alla fine, poi alla fine praticamente, e
devono fare il il duello finale; c il duello finale, si devono mettere schiena contro schiena, conti 10 passi, ti giri, e il primo che si gira e spara e laltro morto e vince. Ieri ho vinto
io e sono diventata il nuovo sceriffo e allora adesso i bambini mi chiamano sceriffo. Perch prima mi chiamavano Little Hut perch e.. praticamente il primo giorno mi hanno
chiesto qual il mio soprannome, il mio soprannome capannina. Allora il maestro lha
tradotto, siccome faccio il tirocinio con il maestro di inglese, ha tradotto in inglese noi ti
chiameremo Little Hut Allora invece adesso sono lo sceriffo. + Poi sono arrivata a casa
e ho dovuto studiare per questo esame simpatico, e il pomeriggio sono arrivata qua e cerano i miei bambini del tirocinio con la ( nomina una prof. delluniversit ) Ah con la prof.
e.. e allora la prof mi ha chiesto se andavo con loro ma ho dovuto dire di no, prof perch
ho da studiare per il suo esame e allora ho detto no. Va bene, vado a studiare, poi
cerano i miei bambini preferiti ++ [ i.d.i. ] Ah, questestate spero di laurearmi a luglio,
non so se ce la far, penso di no, non lo so andr a rompere un po il prof. e.. e tipo in
questi giorni che non ci sono esami e anzi, quasi quasi vado a dirglielo. Ehm allora
questestate andr e mi laureo a luglio, ad agosto non faccio niente, anzi il mio moroso
vuole che faccio il trasloco perch vuole andare a vivere insieme. E per devo ancora
dirlo alla mamma, anche perch devo andare in un appartamento che abbiamo noi per
devo ancora dirlo a mia mamma, perch il mio, quindi sarebbe il mio, c mio fratello che
si mollato con la morosa per ha deciso di rimanere comunque a vivere da solo, e allora non si pu. Poi poretto, adesso si anche spaccato i legamenti [ i.d.i. ] Progetti per
lestate, andare in vacanza, fare una vacanza, le ferie de.. della laurea mi laureo, o
sen star a casa con il mio bambino. Cio.. non ho programmi, boh non lo so, v dove ti
porta il cuore oh em e poi passer, spero di passare unestate bella come quella scorsa
XIV

e e niente e poi si, e.. perch stata bella, perch stata bella, perch ero tranquilla,
perch ho passato lestate con la mia amica di tanti anni fa che ceravamo perse e adesso
diventata mamma di una bellissima bambina che adesso ha 1 anno e 2 mesi. Ho passato
tutta lestate con la.. piccola.. e con la sua mamma e.. e adesso incinta unaltra volta. e
ha 1 anno in pi di me e gli ho detto tu sei matta e non era programmato questo, il
primo si, il secondo no. Allora.. spero di passare unaltra bella estate, poi vado.. al mare, sicuro al mare. Si, l a Palos, caldo, sole [ i.d.i. ] No, guar sai dove voglio andare? A Santo
Domingo, adesso ti spiego anche perch no ti spiego perch dovevo andare questestate
scorsa.. con la mia mamma e il mio pap, mi hanno detto vieni in ferie con noi, perch un
amico del mio pap cha la casa a Santo Domingo vieni anche tu lidea ho detto va bene vado anchio, poi ho detto ma, sono a casa 10 giorni da sola e io non sono pi abituata a stare a casa con i miei, perch non sono pi abituata a tornare a cas. a dirgli
ogni volta che vado fuori dalla porta a dirgli dove vado, non sono pi abituata a mangiare
quando voglion loro ma mangio quando ho fame, se ho voglia di arrivare a casa e mettermi
sul divano sdraiata e invece arrivan loro a dirmi fai qualcosa di concreto dimmi cosa fare
perch io non so cosa fare, io adesso dormo qua non arrivano le mie coinquiline a dirmi
Miki alzati, no, se ho voglia di dormire dormo e non son pi abituata. E allora anche
per quello che prima me ne vado di casa, dopo che mi laureo e meglio . E allora ho detto
no, sto a casa da sola, per insomma visto che c la possibilit di questo amico che mi
impresta le chiavi di casa [ i.d.i. ] no, non sono mai stata, tranne alcune.. niente no..
non pi di tanto [ i.d.i. ] ah no, tanto chi lo sa! da otto mesi, quindi. Non c problema, da maggio che quindi poi no, te li passano voglio dire, se posso andare in un
posto cos magari incontro anche Jack Sparron nel Mar dei Caraibi e ma mi hanno detto che non c speravo io. Difatti quando mi hanno detto, mio fratello mi ha detto che
questo tipo ha la casa ma non sulla costa del Mar dei Caraibi dallaltra, ho detto beh non
incontro neanche Capitan Jack Sparron, Johnny Depp posso anche starmene a casa
[ i.d.i. ] ma si, con la zattera non lo so, io volevo Johnny Depp urlando blum non che
mi dispiaceva. E allora ho detto va b dai per mi piacerebbe tornarci insomma oppure fare unaltra vacanza con la.. mia amica Mara, non sarebbe male; siamo state in Croazia:
un degenero. Ci siamo stradivertite: partite con la mia macchina, con la Yaris.. io.. guidavo,
laltra co-pilota con la ( vm slam ? ) non sapevamo neanche non aveva.. non avevamo una
casa, non avevamo niente, partite alle 4 di mattina da casa mia co sta Yaris.. vai gi, a un
certo punto gli dicevo da che parte? e lei di l e a un bivio dimmi destra sinistra! e
allora la vedevi Pam! Legnate in testa.. per capire che quella era la destra perch era il segno della croce. Mi diceva destra! eh grazie! Insomma siamo arrivate.. la mia Michelin guidava ( porage ? ) in Croazia a 6 ore, io con la Yaris ci ho messo 6 ore con due
pause da mezzora luna. Siamo arrivate va a cercare una casa, allora gli ho detto Mara
adesso dobbiamo trovare unagenzia cartello Agenzia a 50 metri. Arriva gi, parcheggia, vai dentro: e noi volevamo una casa per la settimana e fanno da due? eh si e
ho questa, questa e questa no mi fanno, io qual la pi vicina al mare? questa,
quant? 27 euro al giorno bon! Promosso. Tempo 10 minuti noi eravamo in casa,
tranquille, ci siamo fatte una settimana da fuoco, poi tre giorni di brutto a dormire.. in
giro la sera. Tra laltro a settembre non c in giro un cane, quattro vecchi e per ce le
siamo godute le vacanze.. mille foto, filmini, la Mara che canta auimb w sul cellulare ce lho, da morir dal ridere e poi siam tornate dai.

Registrazione n9 ( R9 )
Nome Angelina
Et 68
XV

Professione - Pensionata
Provincia di residenza Caserta
R. effettuata a Pignataro Maggiore (CE)
Data 2007
Durata 14 26
Allora nel 1964 sono espatriata dallItalia, mi sono recata in Isvizzera. Ho lasciato la
mia bambina di 7 mesi alla nonna paterna il mio dolore era immenso. Sono arrivata in
quella terra cos fredda, non capivo la lingua.. ho trovato molti disagi. Ho frequentato gente della Sicilia, della Calabria, insomma molte persone e.. e di tutto posso dire, di tutta
lEuropa E .. tante volte non trovavo cose belle. Andavo nelle fabbriche, facevo i turni di
notte e anche l avevo tanta paura di ritornare a casa da sola. Perch si finiva di lavorare a
mezzanotte. Io e le mie amiche ci mettevamo in un cantuccio cos, aspettando il treno
mah mano mano, mano mano ho.. ho imparato un po la lingua tedesca mi sono messa
a vendere in un negozio, facevo la commessa. Anche l ho conosciuto tanti stranieri ma
mi sentivo sempre triste, perch pensavo sempre alla mia bambina che stava in Italia Dopo 7 anni mi nata la seconda figlia, nata in Isvizzera e la tenevo con me la portai in
mano a una famiglia leccese quando la mia bambina tornava, questo mi ha colpito molto, quando la mia bambina landavo a prendere la sera gli tro trovavo segnato la faccia
con le dita.. perch la schiaffeggiavano. La mia bambina mangiava cos poco, io la mattina
quando la portavo, gli portavo tanto di quella roba.. e questa donna aveva un bambino
che aveva let della mia bambina, mi lasciava la mia bambina digiuna per far mangiare il
figlio me ne ritornavo a casa sempre piena di lacrime, ma io piangevo veramente perch
una figlia lavevo in Italia.. e non la potevo portare in Isvizzera perch eravamo stagionali
Dopo 3 anni no dopo 5 anni siamo diventati annuali, ma purtroppo mio marito non
voleva portare la mia bambina in Isvizzera. Per non dare dispiacere a sua mamma, perch
sua mamma si era tanto attaccata alla mia bambina.. che mio marito preferiva vedere soffrire me anzich vedere soffrire la mamma e quando la mia bambina veniva in Isvizzera
al primo posto doveva stare mia suocera.. veniva prima mia suocera davanti e poi la mia
bambina dietro Stavano con me allincirca 3 mesi e dopo se ne ritornavano in Italia La
seconda bambina poi, passando da un da una famiglia allaltra, chi buona chi male, poi
finalmente trovai una famiglia svizzera, veramente che me laccudivano bene questa bambina. che lo.. li chiamava finanche mamm e pap, mammi e pappi li chiamava. Me
lhanno tenuta cos bene, e cos incominciavo a sentirmi un po felice perch vedevo che
la mia bambina era felice in quella casa. Quindi le pene andarono man mano svanendo..
ma poi dopo un po di tempo successa qualche altra cosa molto grave.. nella mia famiglia + ecco, mio marito, buonanima, conobbe unaltra donna.. una donna spagnola.
Ecco, sono incominciate le pene dinferno; io amavo tanto mio marito lo amavo talmente che soffrivo dalla gelosia. Lui usciva di sera e.. e si andava a incontrare con quella, ma io
facevo la det detective. Mi mettevo le parrucche, mi mettevo gli occhiali neri per seguire
mio marito Dopo 3 anni ho scoperto che la sua amante lavorava proprio di fronte casa
mia, e me lo disse una signora leccese che abitava vicino a casa mia. Disse: signora lei non
sa niente, sono 3 anni che suo marito ci ha unamante. E.. e ci ha dicias ci ha 17 anni,
quindi 10 anni pi giovane di me questa storia durata per e.. 10 anni. Io volevo ritornarmene in Italia, ho fatto finanche le valigie quando lho saputo, ma mio marito diceva:
no quella stata solo una scappatella, una scappatella ma non stato vero. Un giorno
mentre stavo a casa, nevicava tanto, e mio marito ha detto: sentimi Angelina io a
mezzogiorno non vengo a mangiare a casa, me ne sto.. dentro alla barracca con i miei
amici, mangio l perch fa freddo. E io ricordo che avevo una febbre altissima Verso le
10 su.. squilla il telefono.. alch andai a rispondere e mi telefon quella bella donna. Mi..
XVI

dicendomi: sentimi un po non aspettare tuo marito a mezzogiorno perch viene a mangiare a casa mia non so dire comero triste. Con tutta la febbre mi sono incappucciata,
perch nevicava, e mi sono recata a.. vic.. a vic.. vicino a casa di quella donna che era una
fermata di tram dalla mia casa alla casa di quella donna. Dun tratto io avevo lombrello in
testa, mio marito non se n accorto di niente, ha suonato il campanello, quella donna
uscita, lha baciato, se ne sono entrati dentro Io non sapevo cosa fare, se suonare il
campanello non suonare il campanello; mi sono decisa, ho suonato il campanello.. questa
donna uscita e mi ha detto: cosa vuoi qui? ho detto io: no.. non cerco mica te, cerco
mio marito tuo marito non qui, entra in casa, parliamo in casa ho detto io: nooo io
non entro in casa tua.. sen mi sporco le scarpe entra entra vogliam parl voglio
parlare con te, entra noo ho detto fa.. ti do un minuto di tempo, se non esce mio marito
chiamo la polizia. Alch mio marito uscito e mi ha chiesto che cosa facevo l; gli ho risposto: cosa ci fai tu qui mentre ho girato la testa, quella donna mi ha colpito con una sbarra
di ferro.. e io sono svenuta sul marciapiede.. in mezzo alla neve. Non capivo pi niente.
Quando mi so.. mi sono rinvenuta ho visto che si era fermato il tram che volev che voleva chiamare lautoambulanza. E allora mio marito, sentivo le parole di mio marito, no no
andate tutti via io conosco questa donna, non vi preoccupate non niente. E io quando
mi sono alzata ho detto a quelle donne che abitavano nella casa con quella donna, ho detto:
sentite, mi fate la cortesia? Venite da al commiss.. da.. la polizia criminale insieme con
me? stavano venendo, ma quella donna li ha trattenuti, perch quella era lunica mia speranza di mandarla via.. da.. dalla Svizzera. Comunque sono andata.. alla polizia e mio marito mi ha raggiunto, ha detto.. vicino al commissariato: io mi vengo a dichiarare che da
questa sera in poi io non dormo pi con mia moglie. E il capo della polizia che ci
conosceva, stavano a abitare vicino dove abitavo io, ha detto: Signor C. non pensa
che la fa la facc la fa franca cos ma noi andremo avanti. Comunque io sono venuto a
dire che non abito pi con mia moglie da questa sera E andato a casa si ha preso tutti i
vestiti.. e se n andato. Io ho telefonato al fratello dicendogli: Graziano vedi che tu.. tuo
ma.. fratello se n andato via di casa se n andato via di casa. Cos il fratello e la moglie alla sera mi hanno portato a dormire a casa lor a casa sua. E passata son passati 15
giorni e abbiamo dovuto andare a rispondere dal giudice la sera precedente che dov
che dovevamo andare dal giudice per far la causa.. e venne mio fratello ma io, no non me
lhanno fatto vedere a me, ha suonato il campanello.. dicendo che io dovevo partire per
lItalia con lui ma non mi hanno detto niente. Alch siamo andati a fare la causa e il giudice mi diceva, diceva a mio marito: signor C. ma perch ha fatto questo a sua moglie? Ma forse sua moglie lo tradisce? no, non sia mai! ma pulita in casa? si signor
giudice, mia moglie molto pulita, anzi mi fa togliere le scarpe quando entro in casa.
ma.. lavora? si lavora, su questo lavora, mi porta pane in casa alla bambina la tratta
bene? eh signor giudice, qualche schiaffo glielo d per il giudice gli ha risposto: emb
per educarla qualche schiaffo ci vuole. Comunque gli ha dato la sentenza che lui do doveva venire una volta al mese a casa mia, mi doveva telefonare prima.. di arrivare a casa per
vedere la bambina. Se la doveva portare per unora fuori e dopo io gliela dovevo portare
fuori alla porta. E cos uscendo dal giudice mia cognata che stava vicino a me ha detto:
senti un dolore ce lhai adesso e un altro te lo do tu ci hai tua mamma morta in mezzo
alla casa io rimasi cos scioccata, non capivo pi niente e quella mi scuoteva, diceva: ma lhai capito quello che ti ho detto? Comunque sono arrivata a casa, piangevo
perch me lha ripetuto unaltra volta, piangevo disperatamente: accompagnatemi in Italia, accompagnatemi in Italia perch c.. ci ho mamma morta. Nessuno ha voluto farmi
partire perch avevo delle percosse.. ah.. stavo tutta livida in faccia e mio cognato ha detto:
io non ho il coraggio di metterti nel treno per farti partire per lItalia. .. dopo di ci mio
marito venuto a casa, ha detto: ti manca qualche cosa? ho detto: no, non mi manca
niente. Anzi gli ho fatto questa proposta, dico: senti il giudice ha detto che tu mi devi avvertire prima di venire a casa, ti dico non mi avvertire, vieni a qualsiasi ora, non aspettare
XVII

neanche un mese, vieni a mezzanotte, luna, le due per vedere tua moglie che donna ..
vieni non aspettare come ha detto il giudice. Comunque lui veniva pi delle volte la sera
e.. mi voleva tenere.. non lo posso dire, come unamante. Ma io non glielo consentivo.
sono stata tua moglie e adesso.. hh.. mi sento di essere una signorina libera, a me non mi
devi toccare. Vieni quando.. vedi tua figlia, ti posso offrire anche un caff per stattene a
casa con quella donna. A me piangeva il cuore perch mio marito lo facevo andare sempre
elegante pulito e quando lo vedevo.. quando usciva dalla casa di quella donna tutto il
pantalone macchiato di unto. E questo non non era mai esistito in casa mia. E pi di una
volta lui veniva e dice: fammi tornare a casa.. no.. con quella non ci sto pi. Allora io prima di fare il passo andavo a consiglio da mio cognato: posso fare? Lui ha detto che vuole
tornare ma il fratello diceva non farlo ritornare, perch lui ci ha questa tendenza, non
farlo ritornare a casa che lui continua ancora. Una bella sera sono tornata a casa e ho visto tutta la sua roba da.. fuori al.. nel mio corridoio, l per terra e lui seduto come un
pezzente. Ho avuto compassione e lho fatto entrare dentro Sono passati quindici giorni,
lui faceva finta di non uscire ma dopo quindici giorni lui uscito, io ho telefonato subito
al fratello, ho detto: senti adesso uscito. Gli hanno fatto la spia e ha messo di nuovo
quella donna nella macchina e se.. se ne andavano a spasso. Io non potevo fare pi
niente perch la legge dopo diceva ma tu ci prendi in giro? Prima vieni qui.. perch.. per
separarti da tuo marito e dopo te lo.. lo riprendi in casa. Che stiamo facendo dei giochi
qua? Ma le mie lacrime scottavano quando mi scendevano sul viso, piangevo tanto.
Tuttavia non non lo.. non riuscivo ad odiarlo. E un giorno poi ritornato a casa e perch a me portav io mettevo le spie, e quando glielo dicevo: tu ieri sera sei stato l, hai
fatto questo, hai fatto quello, hai fatto quello.. Lui per la rabbia prese il libretto dei risparmi, lo voleva incendiare Ha detto: dimmi adesso chi questo che ti porta le spie non
gliel.. glielho voluto dire. Lui ha preso.. un un cavo elettrico me lha avvolto da.. intorno
alla gola perch voleva strangolarmi. Io so.. stavo sul divano, io sono stata molto sveglia, gli
ho dato un calcio nella pancia e lho sbattuto vicino alla finestra, ho preso la bottiglia di
vetro, ho detto: adesso ti ammazzo, stai lontano da me. Lui ha avuto paura, ha abbassato
la testa e se n uscito Poi lui ci.. si calmava, si calmava un po alla volta, per a quella
donna non la lasciava mai. Tutti i sabati mi portava insieme con unaltra famiglia a a.. in
Francia ai Quattro Cantoni; facevamo il picnic cos.. per come arrivavano le 7 di sera lui
doveva scattare perch quella donna laspettava Mi divertivo quella mezza giornata, ma
subito si oscurava il mio cuore pensando che dovevo tornare a casa.. e mio marito si faceva
anche vedere quando si faceva il bagno si improfumava dappertutto nelle parti intime,
si faceva vedere a me. E io piangevo, piangevo; una volta ha detto lui: non te ne accorgi
che ti tengo come.. una scopa? che non.. che non.. ti tengo come una scopa davanti che
non pi.. da usare. Lui se n uscito e dico la verit mi sono in.. inginocchiata a terra e
ho imprecato contro di lui. Ho detto: speriamo che il Signore mi ha mangiare la tua pensione. E me ne sono pentita dopo, perch dopo un mese mio marito morto.

Registrazione n10 ( R10 )


Nome Maria
Et 60
Professione - Pensionata
Provincia di residenza Caserta
R. effettuata a Pignataro Maggiore (CE)
Data Luglio 2008
Durata 6 21
XVIII

Un giorno arrivata una zia.. che suo fratello era caduto. E mi interpell co come
nipote. Dice io sono vecchia ho ottantanni e non posso pi fare la servit. Dice: Maria
vedi di provvedere tu, interpella le altre nipote e vedi se volete prendere a sto zio Giorgio
che aveva alle soglie dei novantanni. E cos ho interpellato le mie le mie cugine.. e chi ha
detto di si e chi ha detto di no. E siamo rimaste in sette a fargli la servit Lo.. di mattina
si andava, si faceva fare la colazione.. hh.. si puliva, si vestiva e laccompagnavamo in piazza Poi a mezzogiorno gli portavamo da mangiare, poi di sera lo andavamo a mettere a letto. E lui era tutto felice e contento. Per me aveva sempre un debole veramente e le cugine a
volte erano pure gelose Un bel giorno, aveva una bella casetta, e.. gli dissi: zio Giorgio
che facciamo co sta casetta? Che poi dopo ci danno fastidio gli altri nipoti che non hanno
voluto fare la servit. Dice: allora Maria dimmi come devo fare. E gli feci fare una carta
privata dove mi dava sta casa come servit. Per.. e.. lui era contento, era felice e labbiamo
fatto per otto anni. E poi venuto a mancare il 14 febbraio. Adesso ci ho sta casetta intestata.. e.. lo so che non solo la mia, e lo lho registrata, adesso la metto, la so messa ij
vendita e poi del ricavato dividiamo tutte le nipote. E cos stiamo tutte belle tranquille. E
questo mi successo + [ i.d.i. ] Ah per.. era.. era uno zio che si poteva tenere perch
era arzillo, era.. era.. hh.. non si era mai sposato, era un signorino. E lui gli piaceva vestirsi, cambiarsi, andare in piazza, prendersi il caff, e.. era tutto contento perch.. eh.. tutto
che, stavamo tutti intorno a farci la servit. + [ i.d.i. ] ah stata una cosa troppo bella,
perch tutto Pignataro veramente aveva riconosciuto quello che noi avevamo fatto e abbiamo fatto. Perch dice, ci sono i genitori e non gli vogliono, non vogl fare, non gli fanno
della servit, anzi pure se tengono soldi, case, terreni gli mandano allospizio, perch vogliono essere libere, vogliono uscire, vogliono andare in ferie. Invece noi sia facevamo na
giornata per ciascuno e tutte erano contente di fargli sta servit, nessuno mai venuto a
mancare. Poi se uno aveva dei problemi, allora soccorrevamo, chi era facevamo na
giornata in pi, facevamo na nottata in pi e la cosa pi bella che disse na mia cugina,
disse: guarda Maria che zio Giorgio muore nelle tue mani e dice.. perch tu sei pi capace. Dopo otto.. dopo otto anni cos andata a finire. E stato due tre giorni veramente che
non non si alzava pi, non.. non tanto si sentiva. E .. un giorno non era neanche la mia
giornata, dissi adesso mi prendo il lavoro a uncinetto e vado da zio Giorgio gli faccio un
poco di compagnia e mi metto a lavorare. Ma lui stava bene perch so andata di mattina,
ho fatto na bella zuppa di latte e e stava bene. E.. e di pomeriggio sono andata verso le
due e lui stava a letto tutto fresco e per bene, e dissi: zio Giorgio vuoi qualcosa di fresco?
Nu yogurt nu succo di frutta? dice no, non voglio niente sto bene e mi so messa a rassettare un poco e aveva dei panni: nasciugamano, dei calzini e li stavo lavando. A un tr a
un bel stavo in mezzo al cortile e dice, e mi ha chiamato, dice: Maria dico: zio Gi
cosa vuoi? Sto stendendo i panni dice: vieni qua, io hh mi credevo che te ne eri andata
dicetti: no sono venuta per farti un poco compagnia e ho visto zio Giorgio che aveva cambiato espressione e dissi: zio Gi che successo? dice: no, niente e mi so messa seduta vicino al letto e mano mano vedevo zio Giorgio che hh perdeva conoscenza. E ho
chiamato: zio Giorgio, zio Giorgio che successo? lho abbracciato e lho sollevato sui cuscini nel giro di pochi attimi lho chiamato e non non mi ha risposto pi, mi son trovata sola io e zio Giorgio. E poi ho chiamato na, nu signore che passava, dice: vammi a
chiamare mio cugino che zio Giorgio non sta bene. Ma infatti lui gi era morto e me lo
son dovuto lavare, cambiare, vestire e poi siamo sono accorsi tutti i miei nipoti. E in tutti i
modi si avverato quello che avevano detto, che zio Giorgio mor.. moriva quando ci stavo
io, perch loro avevano paura. E questa la mia storia che che mi successa. E poi a
parte che non so neanche la nipote diretta, sono la moglie di un suo nipote che.. pure deceduto. Io glielho fatto con tutto il cuore perch era.. era come un ragazzino, era si poteva tenere, era un vecchietto proprio a modo. Mai un.. ha spostato con la bocca, mai stato
scostumato. Lo lamava lo lavavamo come un bambino proprio e lui si faceva fare tutto. E
XIX

questa stata una bella esperienza, mi sento contenta, mi sento soddisfatta perch ho fatto
del bene.

Registrazione n11 ( R11 )


Nome Lina
Et 60
Professione - Pensionata
Provincia di residenza Caserta
R. effettuata a Pignataro Maggiore (CE)
Data Luglio 2008
Durata 4 55
Ho conosciuto mio marito quando avevo ventidue anni siamo stati fidanzati due anni e
tutto andava bene, felici e contenti. Poi un giorno ha conosciuto unaltra ragazza e se n
andato se n andato. Io sono andato appresso e lho visto lho visto che prendeva una
ragazza in macchina. Da allora sono passati due anni, non ci siamo pi visti poi ci siamo rincontrati, ci siamo risposati. Dopo due anni ci siamo sposati dopo due anni ci siamo
sposati, andato tutto bene. Per mio marito un tipo che non mi ha fatto mai mai mai
andare a fare delle gite delle gite delle passeggiate. E un tipo molto riservato, dipinge tutto il giorno, gli piace dipingere i quadri; io ho lavorato in 3M, lui maresciallo dellAeronautica per abbiamo avuto due bei figli: uno oggi professore di lettere, laltro professore di musica, sono due ragazzi che.. che non mi hanno dato mai modo di dire attenti, studiate! sono due ragazzi a modo. Lunica pecca dei miei figli che non si trovano
con nessuna donna non si trovano con nessuna donna, sono un poco sfortunati nel campo amoroso. Per.. sono ragazzi a modo ed io li terrei per me fino allultimo giorno della
mia vita. Purtroppo la vita non dura in eterno e io ogni giorno gli dico: dovete trovare la
compagna della vostra vita. E ogni giorno i miei figli: Ma fatti i fatti tuoi!... fatti i fatti
tuoi Io sono una signora che ho sempre lavorato, sempre da.. adesso sono anziana, accudisco mio padre che ha otta.. no.. ottantacinque anni e un.. fino a due anni fa ho accudito
mia suocera che purtroppo andata via dopo un anno di .. letto. Adesso.. accudisco mio
padre fino alla fine e questa la nostra vita, non abbiamo niente di nuovo da raccontare
niente di bello. Ci divertiamo andando a vedere qualche serata di liscio, qualche passeggiata, mangiare un gelato e cos trascorre la nostra vita. Mi piace tanto vedere la televisione,
seguo molte puntate, anche con i.. lamenti di mio marito e dei miei figli, per lunica
nostra soddisfazione, vedere.. telenovele, vedere film e cos passano le nostre giornate e serate. Adesso venuto il gran il gran desiderio a mio figlio di aprire un negozio.. ed io la
mattina, pomeriggio sto in negozio e sto tutto il giorno affaccendata. Questo ci voleva per
un certo limite per adesso la mia vita si svolge nel negozio. Faccio la commessa a tempo pieno, andiamo fuori a fare le spese, cos ci divertiamo e lavoriamo. E non.. non facciamo avvilire i nostri figli che purtroppo dovrebbero lavorare e loro e loro si divertono.
Facciamo anche que li facciamo divertire perch sono giovani, noi al tempo nostro volevamo tanto divertirci ma non cera n modo e n tempo. Si doveva lavorare, non cerano
soldi e.. e adesso cerchiamo di dare ai figli, come fino ad oggi, di dare tutto quello che non
abbiamo avuto noi. La vita comunque.. an.. andata avanti si si hh.. emancipati e
noi.. guardiamo quello che fanno loro, siamo soddisfatti e.. purtroppo loro devono seguire
la loro vita. Un.. un mio figlio va fuori a insegnare, ades stato tre anni fuori
stato tre anni fuori della bassa Italia dallalta Italia e laltro sta.. insegna chitarra, vengono i bambini a casa e la nostra vita si svolge guardando i figli, seguendoli e aspettiamo
il giorno che il Signore ci chiama con grande soddisfazione di quello che abbiamo fatto.
XX

INDICE

PREMESSA

pg. 2

CAPITOLO I
1. METODOLOGIA E STRUMENTI
1.1.1
1.1.2
1.1.3

Descrizione esperimento ( luoghi tempi strumenti contesto )


Caratteristica dei parlanti: le variabili
Convenzioni di trascrizione

pg. 5
pg. 8
pg. 10

2. ANALISI DEGLI STRUMENTI


1.2.3
1.2.4

Analisi degli strumenti e delle modalit di raccolta dati


Analisi del contesto extralinguistico

pg. 15
pg. 16

CAPITOLO II

1. IL PARLATO
2.1.1 Tratti caratteristici del parlato
2.1.2 Parlato colloquiale come variet dellitaliano neo-standard
2.1.3 Il parlato colloquiale come variet diamesica

pg. 18
pg. 21
pg. 24

2. IL MONOLOGO
2.2.1 Testualit e organizzazione del discorso
2.2.2 Costruzione degli enunciati ( dislocazioni frasi scisse - segnali discorsivi
deittici )
2.2.3 Altre particolarit riscontrate

pg. 26
pg. 31
pg. 47

3. LA GRAMMATICA DEL PARLATO


2.3.1

Possibile una grammatica del parlato?

pg. 58

CAPITOLO III
1. ANALISI QUANTITATIVA

3.1.1 Durata e lunghezza delle registrazioni

pg. 60

3.1.3
3.1.3
3.1.5
3.1.6

Tabella dei termini ricorrenti ( pause, connettivi, segnali discorsivi )


Tabella delle frequenze dei deittici
Tabella dei Forestierismi e dei termini di moda
Tabella di frequenza del dittico pausa-i.d.i.

pg. 63
pg. 66
pg. 67
pg. 68

2. CONCLUSIONI
3.2.1 In conclusione

pg. 69

BIBLIOGRAFIA

pg. 71

ALLEGATI

pg. 74

-2-

DICHIARAZIONE

Il Sottoscritto Natale Giuseppe dichiara sotto la propria responsabilit ai sensi


dellarticolo del D.P.R. 445/2000 di aver elaborato la presente tesi autonomamente. I pensieri e le formulazioni riprese da fonti non proprie sono debitamente evidenziati.
Il presente lavoro, in forma uguale o simile, non stato fino ad ora presentato ad
altra commissione desame nonch pubblicato.
Sono consapevole delle conseguenze legali che una falsa dichiarazione pu comportare.

DATA

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Firma dello studente