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PER LA COSTRUZIONE DI UN PROGRAMMA REGIONALE

PER LA LIGURIA
ECONOMIA E LAVORO

1) ELEMENTI DI ANALISI DEL CONTESTO GENERALE


La precariet del lavoro, derivante dalla flessibilit del mercato del lavoro, produce conseguenze
devastanti per la qualit della vita dei lavoratori e innesca processi che si riflettono in negativo sulla
qualit e quantit dei servizi sociali, sulle pensioni e sul processo produttivo.
In particolare determina:
Un ferreo comando sul lavoro da parte del capitale, con tutto ci che ne consegue in termini
di controllo sullorganizzazione del lavoro da parte delle imprese e di peggioramento delle
condizioni di lavoro (ritmi, sicurezza,ecc.)
Un peggioramento , spesso ai limiti della ingestibilit, del rapporto tra tempo di vita e tempo
di lavoro;
Una riduzione dei salari, e, quindi, da un lato, delle entrate contributive ( e delle pensioni) e,
dallaltro, delle entrate fiscali (e dei servizi sociali ). Per questa via contribuisce allo
smantellamento dello Stato sociale, aprendo cos spazi per la privatizzazione dei servizi;
Un peggioramento della professionalit e quindi sia della qualit dei servizi che
dellefficienza produttiva;
Una riduzione della domanda di beni di consumo che pone le condizioni per uno stato
endemico di stagnazione economica che mantiene un elevato tasso di disoccupazione,
funzionale al controllo del conflitto sociale.
La flessibilit/precariet quindi un vero e proprio pilastro del neoliberismo in quanto o permette o
agevola il realizzarsi di altri suoi importanti dogmi: riduzione dei salari reali, smantellamento dello
stato sociale e privatizzazioni dei servizi pubblici.
E dunque un terreno decisivo di scontro. Vincere su questo fronte indispensabile per porre le
basi strutturali per costruire un mondo diverso.
Presupposti per sconfiggere la precariet sono la costruzione di una cultura antagonista al
pensiero unico del mercato (su questo abbiamo lavorato molto a livello regionale a partire dal
gennaio 2003: 8 seminari sul neoliberismo; 9 seminari o dibattiti su precariet e previdenza e su
contrattazione sindacale ) e la elaborazione di una politica economica alternativa rivolta alla
redistribuzione del reddito verso il basso e alla piena occupazione ( anche questo si proponevano le
6 iniziative pubbliche tenute, sotto diverse forme, in regione nellambito della campagna nazionale
sul salario), che interagiscano e fungano da stimolo alla crescita della conflittualit sociale
Elementi per una nuova politica economica sono contenuti nella campagna del partito sul salario,
comprensiva dei temi delle pensioni e del salario sociale. Essa pone al centro il tema della
redistribuzione del reddito, non solo come elemento di equit, ma anche di efficienza. Creando pi
domanda porrebbe le condizioni per una ripresa della produzione e delloccupazione, quindi di una
politica economica espansiva sempre pi necessaria a fronte del fallimento delle politiche
neoliberiste.
Schematicamente, la lotta alla precariet elemento determinante per riconquistare diritti e porre
le basi per gli aumenti salariali e con la conseguente redistribuzione del reddito, intesi come
elementi di una politica economica espansiva costruita dal basso e che permetta un aumento
strutturale delloccupazione.

Solo una crescita delloccupazione stabile e sicura, a sua volta, garantisce una base duratura al
recupero dei diritti, alla crescita dei salari, al recupero di un sistema pensionistico pubblico, ad un
welfare adeguato ai bisogni della gente. La piena occupazione (di lavoro buono, cio stabile e
sicuro) costituisce infatti la base indispensabile per un cambiamento strutturale nei rapporti di forza
tra le classi.
Linsieme di questi obiettivi appare pi perseguibile che nel recente passato per la crisi del
neoliberismo ( dimostratosi inefficiente, oltre che iniquo. Si tratta di una pesante crisi di risultati,
manifestatasi in 20 anni di crescente concentrazione delle ricchezze a fronte del dilagare di povert
senza precedenti per estensione e profondit, di disoccupazione accompagnata da una precariet
spesso confinante con forme schiavistiche di lavoro, di lunghi periodi di stagnazione produttiva, di
crescente distruzione dellambiente e delle risorse non riproducibili, di espropriazione e
privatizzazione dei beni comuni, di ricorrenti crisi finanziarie accompagnate da recessione
economica in vaste aree del mondo e, pi recentemente, come risposta ai propri fallimenti, di
guerra permanente ) e per la crescita del conflitto sociale e dei movimenti.
Peraltro, la crisi delle politiche neoliberiste ( che non pare per ora smuovere le certezze dei gruppi
dirigenti della Margherita e dei DS) non fa prefigurare, finora, alcun cambio di rotta, n a livello
mondiale, n europeo, n italiano.
A livello europeo si continua con la politica monetarista della BCE, i parametri di Maastricht ed il
Patto di stabilit. Tutto sotto legida della Commissione europea che promuove, approva ed elogia i
nuovi tagli alla previdenza ed alla sanit. Il conflitto sociale per ora non pare influenzare
minimamente i grandi manovratori nelle loro scelte politiche di fondo.
In Italia, in materia di lavoro e diritti, Melfi il simbolo pi rappresentativo del conflitto sociale,
cos come la maturazione dellattuale linea della FIOM in materia di salario, diritti, redistribuzione
del reddito, intervento pubblico, politica economica espansiva lesito di un percorso che si pu
datare dalla partecipazione alla manifestazione anti G8 di Genova e che la colloca oggi questa
importante organizzazione su posizioni nettamente antiliberiste.
In questo senso, il risultato del referendum del giugno 2003 per lestensione dellarticolo 18
rappresenta, forse, il pi significativo misuratore della crescita a livello di massa dellacquisizione
di elementi di cultura antiliberista. La posta in gioco era altissima: estensione dellart. 18 avrebbe
rappresentato un elemento fortissimo di politica economica alternativa: lotta precariet, lavoro
buono, aumenti salariali, cambiamento dei rapporti di forza. Quindi tutti fecero fronte comune a
livello di informazione e a livello di schieramenti politici, si veniva da 20 anni monocultura
neoliberista con forti subalternit e condivisione da parte di partiti e sindacati tradizionalmente
rappresentativi delle classi subalterne, si arriv a ricattare i lavoratori precari fino al limite del
controllo dellaccertamento del non voto, si scelse la data pi sfavorevole alla partecipazione al
voto, in unestate canicolare. Tutto ci fa concludere che gli 11 milioni di SI furono altrettanti
pronunciamenti in senso antiliberista. Nonostante sia stato liquidato, senza dedicarvi lattenzione
analitica che avrebbe meritato, solo come una dura sconfitta, i SI rappresentavano un terzo dei
votanti medi nelle normali consultazioni elettorali: se si riflette, difficilmente si pu affermare che
siano stati pochi! Non si trattava di una partita di calcio dove conta solo il risultato, le cose sono un
po pi complesse. Quellesito era stato preparato da una collaborazione inedita tra PRC ( ideazione
e lancio iniziativa, oltre che raccolta della gran parte delle firme necessarie), FIOM e altri
importanti pezzi del movimento antiglobalizzazione e CGIL ( la migliore degli ultimi 20 anni) con
unadesione solo formale, ma di grande importanza dal punto di vista dellimmagine. Quella
battaglia mise, dopo molto tempo, al centro del dibattito i problemi del lavoro ed apr forti
contraddizioni nella sinistra moderata.
Tutto ci dimostra che non c solo un aumento della conflittualit sociale, ma che esso si colloca in
una crescita di cultura alternativa che si smarca dal controllo culturale della sinistra moderata e
che rappresenta un collante tra movimento dei movimenti e movimento dei lavoratori, che a
partire da Genova 2001 si trovano sempre pi spesso insieme.

Dimostra anche che il partito resta un soggetto autonomo di propulsione del conflitto sociale e che
ci non confligge affatto con lessere parte integrante del movimento dei movimenti.
Il responsabile nazionale del Dipartimento Economia e Lavoro del PRC, Paolo Ferrero, in un
editoriale su Liberazione del 7/7/04 scrive: La crisi in cui versa il governo rende pi deboli le
classi dominanti e ci apre uno spazio di iniziative. Per sfruttare questa occasione, anche sul terreno
della redistribuzione del reddito, per necessaria la ripresa del conflitto sociale: per battere
insieme la politica antisociale del governo e il neocentrismo paludato della Confindustria. Come
partito siamo quindi chiamati a fare la nostra parte a cominciare dal rilancio della campagna sul
salario. Perch la questione sociale non va in ferie.
Su questa linea intendiamo muoverci nella costruzione ( e nella contemporanea promozione di
iniziative di mobilitazione ) del programma regionale in materia di economia e lavoro.
Le proposte regionali si pongono, ovviamente, nel quadro della linea politica del PRC. A livello
nazionale e, soprattutto, europeo, perch a livello europeo (dato che la UE ha una dimensione
economica tale da rendere possibile la pratica di politiche economiche espansive basate su spese
sociali e salario, senza temere controindicazioni) che si prendono le decisioni che condizionano
gran parte delle scelte successive. Si pu discutere su come distribuire i Fondi europei, ma per
perseguire risultati veramente apprezzabili necessario che aumentino le risorse disponibili e quindi
muti la politica monetaria e sia cancellato il Patto di stabilit.
Non a caso il PRC attacca duramente la politica economica della Commissione europea che sostiene
lintangibilit del Patto stabilit. Come noto, esso determina la prosecuzione della politica dei tagli
alla spesa sociale: il contrario di una politica espansiva!
Parimenti disastrosa per le classi subalterne la politica monetaria della Banca Centrale Europea,
anchessa sostenuta dalla Commissione europea. Scrive leconomista Emiliano Brancaccio in un
articolo sulla Rivista del manifesto (novembre 2003): un sogno da tempo coltivato da tutte le
bandiere e le confessioni della tecnocrazia europea quello di rendere leuro, al pari ed in
competizione con il dollaro, una vera e propria moneta di riserva internazionale. Un obiettivo,
questo, che esige tempo e assoluta credibilit della nuova valuta, una credibilit che secondo i pi
potr conquistarsi solo attraverso il rigido controllo dellinflazione e dei bilanci, ossia tramite il
contenimento della spesa pubblica e dei salari. La gabbia macroeconomia di Maastricht, insomma,
non sarebbe stata creata al solo, evidente, scopo di generare un colossale effetto distributivo
favorevole ai capitalisti industriali e finanziari e alle loro accolite di manager, burocrati e
professionisti. Quella gabbia sarebbe sorta pure al fine di estendere leffetto distributivo al mondo
intero: il sogno di unEuropa che, attraverso un euro forte e credibile, concorre apertamente con gli
Stati Uniti per la conquista dellambitissimo ruolo di grande parassita globale. Dunque le politiche
della BCE e della Commissione europea per il rafforzamento delleuro (rivalutatosi del 25% nei
confronti del dollaro), con evidenti danni per le esportazioni (con la rivalutazione delleuro le merci
europee risultano pi care) e quindi per la produzione e loccupazione nei paesi della UE, non sono
dissennate! Esse rispondono ad un preciso disegno: favorire gli investimenti finanziari mondiali in
euro con vantaggi incalcolabili per la rendita speculativa. Il ruolo di grande parassita mondiale
lobiettivo a cui sacrificare spesa sociale e salari!
E evidente che se queste politiche proseguissero vanificherebbero qualsiasi possibilit di politica
economica espansiva a qualsiasi livello: europeo, nazionale e regionale. Le proposte che seguono
implicano dunque una dura battaglia del partito in s e nei movimenti contro quelle politiche.

2) PROPOSTE SUI CONTENUTI E SUL PERCORSO


A) I CONTENUTI
La caratteristica unificante la lotta contro la precariet e per loccupazione ed il lavoro buono,
supportata dallinsieme di analisi esposte prima.
Si articola su due filoni di analisi e intervento:
- lotta alla precariet, attraverso la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, lintroduzione di un
salario sociale e la messa a punto di garanzie relative alla sicurezza nei contratti di appalto;
- messa a punto di analisi e proposte sul modello di sviluppo delleconomia ligure
1) LOTTA ALLA PRECARIET, PER UN LAVORO STABILE E SICURO.
Questa parte del programma caratterizzato da diversi livelli di elaborazione delle proposte.
In ogni caso, naturalmente, le proposte sono soggette a modifiche per i contributi provenienti dalle
Federazioni, dal confronto coi soggetti attivi sulle varie tematiche, dai Convegni dellopposizione
politica e sociale, dai Forum locali autoconvocati del movimento.
A) Interventi per contrastare lapplicazione della L. 30. Premesso che il PRC per
labrogazione del Decreto legislativo 276/2003, applicativo della Legge 30/2003 ed in attesa che
se ne determinino le condizioni (che non si limitano alla sconfitta di Berlusconi alle elezioni
politiche, visto che il centrosinistra non ha finora espresso il suo consenso a questa scelta), si
tratta di decidere il da farsi nellimmediato. E stato messo a punto nazionalmente dal PRC un
disegno di legge regionale contenente Disposizioni dirette alla promozione del lavoro a tempo
indeterminato e allistituzione della Borsa continua regionale del lavoro rivolto a contrastare
gli effetti della L. 30 sul mercato del lavoro. Esso contiene diverse importanti articolazioni
tematiche, ad esempio in merito allampliamento delle capacit di intervento dei Centri per
limpiego a fronte della nascita delle Agenzie per il lavoro, col proposito di evitare la completa
privatizzazione del collocamento.
Ci parso utile partire dalle norme che si propongono in modo diretto la stabilizzazione del
rapporto di lavoro, in particolare quelle che prevedono: a) la costituzione di un Fondo
regionale rivolto ad incentivare (con un finanziamento regionale pari al 60% dei contributi
sociali a carico dellimpresa, relativamente al primo anno) la trasformazione di contratti
atipici in contratti a tempo indeterminato. Per usufruirne le imprese dovranno dimostrare di
rispettare le regole dei CCNL e quelle in materia di sicurezza e previdenza. b) lobbligo per le
imprese partecipanti alle gare di appalto promosse dalla Regione e dalle ASL del rispetto
delle clausole sociali di salvaguardia (sicurezza, previdenza, rispetto CCNL).
B) Introduzione, con legge regionale, di un salario sociale. Inteso non solo come forma di
assistenza ai pi poveri, ma anche come sostegno ai livelli salariali e condizione per un reale
recupero dei salari in una situazione di espansione della precariet. Un salario sociale di 520
euro come previsto dalla nostra proposta nazionale- permetterebbe ai precari di rifiutare i salari
pi bassi attualmente vigenti sul mercato del lavoro, quindi costringerebbe i padroni ad
aumentarli. Questa anche una condizione determinante per laumento dei livelli salariali dei
lavoratori stabili, perch attenua la concorrenza nei loro confronti da parte dei precari e dei
disoccupati. Si tratta, dunque, di permettere ai precari di acquisire una certa capacit conflittuale
nei confronti dei padroni, assegnando loro un reddito di una certa consistenza. Non si tratta
quindi della stessa logica del reddito di cittadinanza introdotto dalla Regione Campania.
Questultimo rappresenta comunque un risultato importante (prevede lerogazione di 350 euro
mensili ai nuclei anagrafici con meno di 5000 euro di reddito annuo, oltre ad un pacchetto

sociale costituito da borse di studio, agevolazioni nei trasporti, ecc.), in quanto va comunque in
una direzione opposta alle logiche liberiste e costituisce un precedente da cui partire.
Dovrebbero essere diversi anche i criteri di individuazione dei beneficiari. Essi potrebbero
essere, non solo il reddito familiare, ma in particolare la condizione di disoccupazione di lunga
durata e lattribuzione individuale, anzich al nucleo anagrafico. La discussione per la messa a
punto della proposta di disegno di legge regionale partir da un testo gi redatto che si rif alla
legge sul reddito di cittadinanza acquisita in Campania, che andr arricchito coi contenuti del
dibattito col movimento che lha accompagnata in Campania e dalle considerazioni fatte sopra.
C) Messa a punto di una normativa regionale sugli appalti. E tristemente nota la gravit del
problema della sicurezza nelle imprese di appalto e subappalto. Altrettanto importante
laspetto quantitativo del problema: in edilizia gli appalti pubblici rappresentano il 30%
dellintero fatturato nazionale. A livello regionale esistono norme sparse, disarticolate oltre
che, probabilmente, inapplicate. Ci proponiamo di recuperarle, sintetizzarle e renderle
adeguate al problema, magari facendone un vero e proprio testo unico. In questa direzione ci
sar di aiuto anche una interlocuzione con la FILLEA. Questo punto si collega e arricchisce
lobiettivo contenuto nel punto A.b.
Correlati a questi punti sono i seguenti, contenuti nellaccordo PRC-centrosinistra per le regionali
2000, e relativi a:
a) la sicurezza sul lavoro
sicurezza sui posti di lavoro come priorit nella tutela dei lavoratori, attraverso iniziative
mirate nel campo della formazione, dei controlli, che devono essere rigorosi e continui;
occorre destinare risorse adeguate per salvaguardare la condizione dei lavoratori, in modo
particolare nei settori a pi elevato rischio, tra i quali quello della portualit, delledilizia e
dellagricoltura.
subordinazione della concessione di aiuti alle imprese alla condizione che siano osservate
le normative in materia di sicurezza, previdenza, assicurazioni e contratti collettivi.
b) loccupazione legata ai servizi e con regia pubblica
assunzioni di personale per la riqualificazione dei servizi pubblici, con lobiettivo di
porre al centro delle politiche della Regione la cura della persona e dellambiente (sanit,
parchi, assistenza). Laccordo elettorale col centrosinistra per le regionali del 2000
prevedeva lassunzione a tempo indeterminato di 800 precari della sanit (oltre ad un
investimento aggiuntivo sulle politiche sanitarie pubbliche di 1000 mld. di lire in 5 anni) e di
200 lavoratori in unagenzia per la cura del territorio
costituzione di un soggetto capace di promuovere in modo pi efficace la bonifica, la
reindustrializzazione e lo sviluppo compatibile (attraverso la riorganizzazione degli
strumenti gi operanti che hanno lobiettivo di creare sviluppo) con poteri di indirizzo
anche riguardo alla concessione di incentivi economici e finanziari al fine di parametrarli
agli obiettivi di qualificazione e sviluppo occupazionale. Anche questo testo, che tenta di
disegnare una regia pubblica in materia di produzione e vincola i finanziamenti regionali
alle imprese ai risultati in termini occupazionali, era contenuto nel suddetto accordo del
2000.
Essi fanno evidentemente parte di una proposta complessiva per un lavoro stabile e sicuro.
E chiaro a tutti che il contesto politico diverso rispetto al 2000 e che oggi il PRC ha, almeno in
questo momento (ricordo che tra la fine del 1999 e linizio del 2000 il centrosinistra neppure si
degn di riceverci, nonostante le nostra iniziativa rivolta ad un confronto programmatico. Solo nel

febbraio del 2000, a 3 mesi dalle elezioni, le nostre quotazioni crebbero fortemente!), minore
capacit contrattuale a livello istituzionale. Ma questo terreno non deve essere quello privilegiato.
Anzi lesperienza di questi anni e la forza dei movimenti ci permette / impone un percorso
partecipato non chiuso nelle istituzioni, ma tra la gente. Ci dovrebbe quindi renderci pi ottimisti
rispetto agli esiti programmatici da spuntare in un eventuale accordo col centrosinistra. Pu essere,
dunque, che gli obiettivi qui posti possano essere migliorati, se, eventualmente modificati,
determineranno la crescita di movimenti od otterranno il consenso di pezzi importanti di movimenti
esistenti e capaci di interloquire col centrosinistra e pesare sulle sue scelte.
2) ANALISI E PROPOSTE RIGUARDO ALLO SVILUPPO ECONOMICO DELLA
LIGURIA
Riguardo a questo punto dobbiamo rimarcare lo stadio di arretratezza della nostra elaborazione. A
maggior ragione, quindi, urge un grande sforzo per la costruzione di un progetto col decisivo
contributo delle Federazioni e dei movimenti.
Traccia generale di lavoro: la Liguria caratterizzata da una tendenza al declino industriale ed alla
terziarizzazione delleconomia ancora pi accentuata rispetto allItalia, nella quale gi pi
accentuata rispetto a paesi come Francia e Germania. Come fa notare Luciano Gallino, in un
articolo riportato su Liberazione del 12/6/04, Non ci sono succedanei per la crescita e chi guarda
al terziario come sostitutivo dellindustria commette un errore strategico. Il forte aumento registrato
nel terziario, infatti, dovuto in gran parte allaumento dei servizi allindustria. Basta confrontare i
dati UE (a 15 paesi): tra il 55% e il 60% delloccupazione e del PIL dovuto allindustria
manifatturiera e ai servizi alle imprese. Tenendo ferma la barra della lotta alla precariet per
loccupazione, ne deriva, in prospettiva, una riduzione delloccupazione (meno industria significa
anche il venir meno dei servizi allindustria) e peggioramento della qualit delloccupazione. Ne
consegue anche una tendenza al peggioramento dei rapporti di forza tra le classi. Si tratta dunque di
una questione della massima importanza, perch riguarda in modo strutturale loccupazione.
In questo contesto necessario, in primo luogo, approfondire lanalisi delle crisi industriali, del
ruolo dei porti, dellandamento del turismo e dellagricoltura, della situazione dei servizi pubblici in
termini di offerta e di occupazione.
Su questa base occorre costruire una proposta di modello di sviluppo diverso, comprensivo non solo
delle tematiche relative a quelli che appaiono pi immediatamente i settori produttivi, ma anche
rispetto al ciclo dei rifiuti, come del sistema dei trasporti in generale.
Assi iniziali di lavoro:
- la crisi dellindustria ligure: analisi e proposte. A partire dallanalisi delle singole Federazioni,
sulle situazioni locali di Genova, Tigullio, La Spezia, Savona ( Finmeccanica, Ansaldo, Elsag,
Marconi, Fincantieri, Mares, San Giorgio, Ferrania, Agnesi)
- i problemi della portualit . A partire dal documento del Circolo del porto di Genova e dal
confronto coi lavoratori portuali di Savona e La Spezia. Arricchito da proposte sul ruolo dei porti e
sulle peculiarit del lavoro portuale.

B) IL PERCORSO

Riguardo alle proposte contenute nel punto 1), sia pure con gradualit, visto il diverso livello di
elaborazione dei contenuti:
confronto coi soggetti attivi sulle tematiche: CGIL, FIOM, FILLEA, Lavoratori organizzati delle
cooperative, RdB, R-esistenze precarie o altre configurazioni dei precari organizzati ad esempio in
ambito Buridda, ecc.)
Riguardo a punto 2):
a) elaborazione di analisi e proposte con contributo Federazioni e Circoli di lavoro; b) confronto coi
soggetti attivi (CGIL, FIOM, FILT, CUB, RSU lavoratori terminalisti)
Per entrambi i punti, in dipendenza anche dai tempi di elaborazione e dalle tematiche, preparazione
di Convegni in collaborazione con le forze politiche e sociali dellopposizione da un lato e dibattiti
autoconvocati nei Forum tematici.
Non necessariamente le 4 fasi di elaborazione (partito, confronto con soggetti attivi, convegni,
forum autoconvocati) avranno la successione cronologica qui indicata. Soprattutto per i Forum
autoconvocati (come dice la parola stessa) i tempi saranno definiti dalle strutture di movimento, a
seconda delle proprie priorit, delle aree di interesse e della presenza su territorio.
Si tratta di fasi che potranno essere spesso intrecciate tra loro: ad es. il confronto con i soggetti
attivi od i Convegni od i Forum potranno avere una ricaduta pi o meno ampia sulle linee
programmatiche inizialmente messe a punto dal PRC, cos come le elaborazioni del PRC potranno
arricchire le proposte sia delle altre espressioni della sinistra alternativa che dei sindacati.