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Verso una societ planetaria di Carlo Fumian recensione e considerazioni

Recensioni, Sociologia
3 dicembre 2014

Nel saggio Verso una societ planetaria, lo storico Carlo Fumian illustra i processi di integrazione globale analizzando sia gli aspetti
sociali che quelli economici. La premessa principale dellautore, condivisa anche da Ostrahemmel e Petersson nel libro La storia della
globalizzazione e generalmente accettata dagli storici delleconomia, che tali processi non siano nuovi di per s, quanto invece inediti
sia in fatto di dimensioni che di rapidit nello sviluppo; la globalizzazione dunque, non un evento a cui pu darsi una data di inizio e di
fine, ma un lungo processo che dura da secoli e che divenuto oggetto di discussioni e analisi solo negli ultimi decenni. Fumian rileva
nel periodo compreso tra il 1870 e il 1914, cio tra la guerra franco-prussiana e luccisione dellArciduca Francesco Ferdinando a
Sarajevo, una notevole intensificazione del percorso di integrazione globale. Le parole chiave utilizzate da Fumian per illustrare il suo
pensiero sono organicit e percezione. Organicit perch una lunga serie di innovazioni, scoperte, creazioni e rivoluzioni nei campi
pi disparati, dalla medicina al diritto e dallingegneria alla finanza, riguardarono in modo piuttosto eterogeneo tutto loccidente, le sue
colonie e parte dellAsia, quindi gran parte del pianeta. Percezione perch stato un periodo, osserva Fumian, in cui le interpretazioni
dei contemporanei presero il sopravvento sulla realt: dalle percezioni nacquero nuove idee e ideologie che inevitabilmente, con buona
pace di Max Weber, inquinarono le fonti da cui gli studiosi di oggi hanno attinto le informazioni.
Di importanza fondamentale per lautore la formazione di un mercato alimentare mondiale, in cui lo scambio di carne e cereali,
soprattutto grano, ebbe un incremento senza precedenti. Lintensificarsi delle relazioni economiche tra gli attori mondiali mut il
panorama economico, che divenne sempre pi complesso e astratto; nacquero le prime teorie cospirazioniste, soprattutto tra le masse
cittadine populiste, e cominciarono a diffondersi maggiormente sentimenti di odio nei confronti dei Robber Barons e degli ebrei, visti
come principali responsabili delle crisi economiche. Nel frattempo, mentre i socialisti utopisti immaginavano (e in alcuni casi
sperimentavano) forme alternative di societ e metodi di produzione diversi, nasceva una comunit scientifica internazionale
interconnessa, unita dalla condivisione di saperi e idee e dai sempre pi numerosi incontri, convegni e seminari. anche il periodo in
cui si cercher di creare una lingua che sia comprensibile da ogni essere umano; Fumian cita come esempi il Volapk, una lingua
artificiale ideata dal prete tedesco Schleyer nel 1879 e lEsperanto, creato da un ebreo polacco nel 1887, che avr maggior fortuna
rispetto alle lingue concorrenti (si stima che siano stati 116 i progetti di lingua pubblicati tra il 1880 e il 1914). Nacquero le prime grandi
associazioni internazionali, come la Croce Rossa e la Mezza Luna Rossa, la Teosophical Society e la Rotary International. Il mondo fu
diviso in fusi orari, donando allumanit un tempo comune, fu inventato il telegrafo (e creata unUnione telegrafica), venne sottoscritta
la Convenzione Postale Internazionale, fu uniformata la legislazione sul copyright e venne elaborato un progetto per la fondazione del
Parlamento Mondiale delle Religioni. Nella seconda parte del diciannovesimo secolo si riun la prima corte di arbitrato, da allora molte
controversie furono risolte con lutilizzo di questo strumento. Il numero di operai sindacalizzati aument di molte unit, soprattutto tra il
1902 e il 1914, e nacquero le prime unioni sindacali internazionali. Lo scambio di materie prime come il carbone crebbe di 65 volte nel
giro di 50 anni; grazie allapertura dei canali di Suez e di Panama, al perfezionamento delle navi e allinvenzione di tecniche di

refrigerazione, il commercio fu reso pi veloce e meno oneroso.


Oggi possiamo davvero ritenerci parte di una societ planetaria? Non proprio, a mio avviso.
Il processo di globalizzazione ha sicuramente introdotto nuove forme di cooperazione e rinforzato i legami tra popoli, questo per non
ha uniformato la cultura dellumanit; una societ, per essere definita tale, presuppone una cultura comune. Attualmente viviamo in un
mondo profondamente influenzato dalla cultura occidentale di stampo liberale e individualista, ma questa non condivisa da tutte le
civilt e soprattutto non ha solide fondamenta in ogni angolo del pianeta. Chi ne fa parte solo una minoranza, un insieme di
imprenditori, giornalisti, studiosi, intellettuali, politici, scienziati e cittadini comuni (compreso il sottoscritto) provenienti soprattutto dal
mondo occidentale che, condividendo una cultura cosmopolita e avendo la possibilit di viaggiare sia in rete che nel mondo reale,
possono definirsi cittadini del mondo. Qualche anno fa il politico ceco Vclav Havel, ormai scomparso, scriveva: Oggi viviamo in
ununica civilt globale, ma questa non altro che un sottile strato di vernice che copre o nasconde limmensa quantit di culture, di
popoli, di mondi religiosi e di tradizioni storiche brulicanti al di sotto di esso. Iintera umanit potrebbe anche aver adottato il sistema
economico capitalista, ma permangono profonde differenze di lingua, religione e tradizione. Essendo spesso accompagnata da forme di
imperialismo economico e di integrazione forzata, la globalizzazione viene generalmente identificata come minaccia per le culture
diverse da quella di derivazione europea; questo ha fatto s che nascessero forme di resistenza nei suoi confronti. Il mondo ancora

scosso da sanguinosi conflitti religiosi che vedono coinvolto soprattutto il mondo islamico. LIndia e la Cina stanno intraprendendo
politiche nazionaliste ed entrambe sembrano determinate a preservare le proprie culture nazionali, nel frattempo lONU continua a
dimostrarsi debole e impotente nella risoluzione di controversie internazionali e lintegrazione europea viene costantemente ostacolata,
anche, ma non solo, dalla decisione degli stati membri di anteporre linteresse nazionale a quello dellunione. ormai chiaro che stretti
rapporti economici non creano inevitabilmente omogeneit culturale e politica. Nel libro The clash of civilizations, il politologo Samuel
Huntington intravede nella condivisione deivalori comuni di ogni civilt la spinta per la creazione di una civilt universale, una societ
che sia tollerante e rispettosa delle differenze, ma che non sia dominata dalle mire universalistiche della cultura occidentale.