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il giornale.it 23.01.2010 h. 9,59


Una manina salvò l'ex pm Esami: Di Pietro ripescato grazie a pressioni
esterne
di Gian Marco Chiocci
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Il segretario della commissione d'esame per entrare in magistratura racconta: l'eroe di Mani Pulite
non raggiunse la sufficienza, poi ci furono pressioni e il voto fu corretto

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«Ma voi del Giornale non sapete una cosa pazzesca su Antonio Di Pietro e il giudice Corrado
Carnevale, sì proprio quello a cui gli amici di Tonino danno addosso dicendo che aggiustava i
processi per conto di Cosa nostra...». L’incipit della confidenza di Elio Belcastro, parlamentare
uscente dell’Mpa di Raffaele Lombardo, ci rimanda a quando nel 1980-81 il cosiddetto giudice
«ammazzasentenze», da presidente della commissione d’esami del concorso in magistratura,
fece di tutto per promuovere l’allora vice commissario di polizia molisano che ai test aveva
fatto una figura a dir poco penosa. («Avevo letto il curriculum di Antonio Di Pietro - ha
raccontato Carnevale -: era stato emigrante, si era arrabattato molto, questo mi indusse a
essere clemente. Se devo pentirmi di tutto, come pretendono molti, mi pento anche di aver
fatto promuovere Di Pietro. Nei concorsi per magistrati non bisognerebbe tenere conto di
considerazioni pietistiche. In base all’esame però non avrebbe meritato il voto minimo che gli
abbiamo attribuito...»). Belcastro ci fa subito capire, scandendo bene le parole, che Tonino non
era nemmeno riuscito a prenderlo quel voto, minimo. «Tempo fa l’ex procuratore capo di
Roma, Felice Filocamo, che di quella commissione d’esami era il segretario, mi ha raccontato
che quando Carnevale si accorse che i vari componenti avevano bocciato Di Pietro, lo chiamò e
si arrabbiò molto. Filocamo fu costretto a tornare in ufficio, a strappare il compito del futuro
paladino di Mani pulite e a far sì che, non saprei dire come, ottenesse il passaggio agli orali,
seppur con il minimo dei voti». Bocciato e ripescato? Magistrato per un falso? Possibile? Altro
che recriminazioni per l’ipergarantista Carnevale che proprio grazie ai giustizialisti alla Di Pietro
si ritroverà a lungo nei guai. Non ci resta che chiedere direttamente a lui, all’integerrimo
magistrato in pensione Felice Filocamo, che agli esami orali proprio con Di Pietro ebbe un
curioso botta e risposta. «Nel grande giorno - scrive Filippo Facci nel suo libro su Di Pietro - gli
chiesero un documento perché si identificasse e reagì stizzito: “Ma io sono il commissario Di
Pietro”. “Si, certo, ma solo quando me lo avrà dimostrato”...».

Giudice Filocamo, scusi il disturbo. Sappiamo che lei non ha mai parlato di questa
storia degli esami di Antonio Di Pietro per indossare la toga. Ma l’onorevole Belcastro
ci ha riferito che...
«Fermatevi. Parlate con il giudice Carnevale, è lui l’autore di tutto (risatina), di quella
raccomandazione. Io ero solo il segretario della commissione, chiedete, chiedete a Carnevale».
Corrado Carnevale si è già espresso dicendosi pentito d’aver raccomandato Tonino a
diventare un pm. L’onorevole Belcastro, riferendo di una vostra confidenza, ci ha
raccontato che non si trattò solo di raccomandazione ma di molto di più, e di più
grave, a seguito di un esame quantomeno disastroso da parte di Di Pietro. Esame ben
al di sotto della sufficienza e a seguito del quale sarebbero stati strappati compiti e
verbali. Sarebbe stato commesso un reato...
«Che ormai sarebbe prescritto (risata). La prego, la fermo. Diciamo che anche se sono passati
tanti anni è antipatico rivelare quelli che sono, e restano, i segreti di una camera di consiglio.
Non si fa. Non mi faccia scendere nei particolari che vi ha riferito Belcastro, non è mio
costume, non insista».
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Almeno se lo ricorda quell’esame?


«E come non me lo ricordo? L’esame del vicecommissario Di Pietro è stato... poco decoroso
perché insomma... la commissione era convinta che non dovesse essere promosso. Poi è
successo quello che è successo e...».

E?
«E... niente. In quell’occasione è stato fortunato (risata). Seguendolo, negli anni, ho potuto
notare come sia stato sempre fortunato. Come quando prese soldi e regali da quelle persone lì,
a Milano. Si è detto che non era reato, benissimo, ma non fu una cosa molto decorosa per lui e
per la magistratura. Così come non ha fatto una bella figura quando venne sospeso dal
consiglio nazionale forense per aver tradito il mandato difensivo di un suo assistito accusato
d’omicidio, che peraltro, se non ricordo male, era pure il suo migliore amico».

A proposito di questo «tradimento» la Cassazione ha appena chiuso il caso


confermando la «condanna» a Di Pietro.
«Ecco, appunto, per indegnità, per scorrettezza, più di questo che gli devono dire?».

Non ce ne voglia, Filocamo. Ma dobbiamo tornare all’esame di Di Pietro perché le


cose riferite dall’onorevole Belcastro, anche se il reato è prescritto, sono comunque
di una certa rilevanza. Belcastro parla di verbali e compiti strappati...
«Strappare i verbali... dico... strappare... guardi, in camera di consiglio ognuno esprime la
propria opinione, e alla fine, sommando le opinioni, ha prevalso l’opinione generale contraria
alla promozione di Di Pietro. Poi, con l’intervento di qualcuno che ha ritenuto che quella
decisione non fosse... come dire... beh, ha capito, la commissione poi cambiò idea. Ci furono
delle discussioni, la decisione venne rivista. Se chiedete al giudice Carnevale vi può dire lui
come andarono veramente le cose. Lui era il capo, lui era il presidente. Io ero solo il segretario
della commissione e il segretario, verbalizzavo punto e basta, non avevo poteri decisionali».

Faccia uno sforzo, presidente. Davvero non si ricorda se ha strappato il compito di Di


Pietro e se poi qualcun altro l’ha riscritto?
«Cercate di capire... sono passati trent’anni...».