Sei sulla pagina 1di 7

ENCICLOPEDIA

SCUOLA

REPETITA

Enciclopedia

WEB TV

MAGAZINE

Vocabolario

Sinonimi

COMMUNITY

ISTITUTO

CATALOGO

Dizionario Biografico degli Italiani

alonso chacon
Home

Dizionario Biografico

Login

(0)

Alonso Chacon

CHACN, Alonso

CONDIVIDI

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 24 (1980)


di Silvia Grassi Fiorentino
CHACN (Ciaconius), Alonso (Alfonso). - Nacque a Baeza nella provincia di Jan
(Andalusia). L'atto di battesimo, conservato nell'archivio della parrocchia di El
Salvador di Baeza e datato 15 dic. 1530, consente di smentire l'ipotesi avanzata da
Thou e poi largamente seguita che lo vuole nato nel 1540.
I suoi genitori, Alonso Quemado e Maria Snchez Chacn, appartenevano a quel
gruppo sociale andaluso definito da Gongora di "cristianos viejos ... y caballeros"
(Historia, II, p. 107), le cui origini furono studiate da A. de Montesinos e G. Argote
de Molina, storici del regno di Granada. Nei loro studi, trattando della famiglia
Chacn, la fecero discendere da Pedro Chacn, uno dei trecento cavalieri che
ripopolarono Baeza dopo la reconquista, ne ricostruirono le armi, la hidalguia e la
limpieza de sangre (Montesinos, Commentario, pp. 22 s., 148 cit. in Recio, La
"Historica descriptio...", pp. 49 ss.; G. Argote de Molina, La nobleza, pp. 253 s.).
La prima formazione culturale del C. legata alla fondazione nella sua citt del
convento di S. Domenico (1529-31), che, con l'annesso collegio, fu il germe di
quella universit baecianense alla quale il C. si immatricol precocemente nel 1544
(Gongora, Historia, II, pp. 107 s.). Nello stesso convento dei predicatori l'11 nov.
del 1548 profess i voti prima di recarsi al collegio universitario di S. Catalina di
Jan per studiare teologia. Qui rimase fino al 1553 quando, ricevuta una prebenda
di collegiale per un decennio nel collegio di S. Toms, si trasfer a Siviglia.

CATEGORIE
BIOGRAFIE in Religioni
BIOGRAFIE in Strumenti Del Sapere
Vedi tutte le categorie

TAG
le lettere
melchor cano

In questa citt si ferm quattordici anni: nel 1556 aveva ottenuto la nomina a
collegiale perpetuo e nel 1566 si addottor in teologia nella categoria di "maestro
en Artes". Furono questi gli anni in cui meglio si precisarono gli interessi culturali
del Chacn. L'attivit espletata all'interno del collegio da lui stesso cos riassunta:
"bis illud rexi, et quadriennium ingenuas disciplinas, quadriennium aliud Sacram
Teologiam publice professus sum"(Bibliotheca, col. 682). Inoltre, egli comincia a
tessere una rete di rapporti e di scambi con storici ed antiquari spagnoli del cui
ricordo si ritrover il segno in alcuni degli schizzi biografici da lui tracciati nella
Bibliotheca.
Chi pi di tutti contribu allo sviluppo della sua attivit di ricerca sul terreno
dell'antiquaria e dell'archeologia fu certamente Ambrosio de Morales. A lui il C.
invi relazioni e memorie su reperti epigrafici ed archeologici andalusi che Morales
utilizz poi per la stesura de Las antigedades de las ciudades de Espaa. Ci si
deduce dalla menzione che lo stesso Morales fa, in inizio dell'opera, mettendo in
evidenza la competenza del C. in materia archeologica, nonostante la sua
formazione di teologo, e sottolineando il contributo precipuo dato al proprio
lavoro. Le relazioni per Morales del C. non ci sono pervenute, ma come segno della

francesco pegna
liber pontificalis
el salvador
jean mabillon
wunderkammer

ricchezza e vivacit della loro corrispondenza ci restano le lettere del secondo


pubblicate negli Opsculos castellanos de Morales, Madrid 1793, pp. 290-299, di
natura prevalentemente antiquario-archeologica. Dal periodo sivigliano del C. data
l'inizio della sua prima raccolta di reperti archeologici, iscrizioni, monete, sigilli e
pietre. A questa si affianca un lavoro di raccolta di materiale bibliografico e di
manoscritti che destin in parte ad arricchire la biblioteca del collegio, in parte alla
costituzione di una biblioteca personale integrata da una collezione di antichit
secondo quel modello che sar poi delle Wunderkammer. Quanto alla produzione
letteraria di questi quattordici anni resta solo la menzione, da lui stesso fatta nella
Bibliotheca (col. 99), di due commentari "quae in publica Collegi S. Thomae
Hispalensis Academia prelegi" uno in priora vigintiquinque Geneseos capita,
l'altro in septem priores Davidicos Psalmos.
Chiamato a Roma da Pio V nell'ottobre del 1566 come penitenziere minore della
basilica di S. Pietro per la lingua spagnola, lasci la Spagna nell'aprile dell'anno
seguente, compiendo un lungo viaggio culturale prima di raggiungere l'urbe.
Poco dopo il suo arrivo i penitenzieri minori venivano riformati dal pontefice, con
una completa ristrutturazione di questo ufficio destinando i tre collegi delle
basiliche maggiori a tre Ordini religiosi: la Laterana ai francescani, la Vaticana ai
gesuiti e la Liberiana ai domenicani. A questa riforma seguiva il motu proprio del
1570 con cui il C. e gli altri tre penitenzieri "qui de veteri Collegi reliqui erant"
venivano collocati in pensione continuando a godere del beneficio che con la carica
era stato loro assegnato. Proprio questo atto, che nomina il C. tra i quattro
penitenzieri vaticani rimasti a S. Pietro, smentisce la tesi a lungo sostenuta dai suoi
biografi che egli appartenesse al collegio di S. Maria Maggiore, e spiega il motivo
della residenza fuori dalla "casa" assegnata ed imposta a quel collegio (Sacchini).
L'esperienza e l'itinerario culturale del viaggio da Siviglia a Roma fu oggetto di un
Itineraria varia ab Hispali Olyssiponem ab eadem in Urbem Romam,ab Urbe
Roma Neapolim et Lauretanam Deiparae Virginis Aedem, da lui stesso incluso
nel catalogo delle proprie opere (Bibliotheca, col. 99) e di cui ci sono pervenute
cinque carte conservate nella Biblioteca nazionale di Madrid. Tuttavia da altre fonti
sappiamo che fece tappa ad Evora, Lisbona, Madrid, Alcal (dove visit Morales),
Monserrat e Barcellona. Ignoriamo la data precisa del suo arrivo a Roma, ma si pu
ipotizzare che ci avvenne alla fine del 1567.
Da questo momento, mentre la sua produzione diviene assai pi consistente, le
informazioni biografiche divengono assai pi rare. Nel 1569 ottenne ufficialmente
dal capitolo generale dell'Ordine dei predicatori il titolo di maestro (Acta cap.
gener. Ord. praed., V, p. 107) mentre appare priva di fondamento l'informazione
data dai suoi primi biografi sulla sua presunta nomina a patriarca di Alessandria.
Nei primi anni di soggiorno romano, grazie anche alle incitazioni del cardinal
Francesco Pacheco, nel cui palazzo egli abitava, il C. fu - come scrive egli stesso "in revisendis et examinandis scriptis aliquorum, qui in carceribus sanctae
Inquisitionis detinentur, fructuenter occupatur" (Martne-Durand, coll. 1325-26).
Egli si riferisce alle prime due censure, perdute, che dovettero essere gi pronte nel
1572, indicate anche nel suo catalogo con il titolo: Castigationes et
animadversiones in sententias aliquot partim erroneas partim suspectas
Hieronymi Cardani medici Mediolanensis in libris De subtilitate et varietate
rerum contestas,et in locos aliquot Hieronymi Osorii eps. Sylventis Lusitani in
libris de Iustitia,non omnino pietati et doctrinae coherentes (Bibliotheca, col. 98).
Risale ai primi anni Settanta ed originariamente dedicato al suo ospite il
Tractatus quod divus Hieronimus,Stridonensis S. R. E. presbiter fuerit cardinalis,
nel quale, basandosi essenzialmente sulla iconografia, il C. sostiene la tesi del

cardinalato di Gerolamo. L'opera fu stampata a Roma alcuni anni dopo, nel 1581,
ed alle due ristampe veneziane segu una nuova edizione romana nel 1591. Di poco
posteriore la Historia seu verissima a calumniis multorum vindicata,quae refert
M. Ulpii Traiani Augusti animam precibus Divi Gregorii pontificis Romani a
Tartareis cruciatibus ereptam, edita sempre a Roma nel 1576 e dedicata anch'essa,
come la precedente, al papa Gregorio XIII.
Entrambe le opere ricevettero dure critiche di Melchor Cano, di Baronio, che
giudic le tesi del C. prive di prove documentarie, e di Bellarmino che defin la
seconda addirittura "fabulosa".
Sempre del 1576, e per certi versi legata alla precedente, la Historia utriusque
belli Dacici a Traiano Caesare gesti ex simulacris,quae in eiusdem columna
Romae visuntur collecta, edita da Zanetti e Tosi e dedicata a Filippo II. Le tavole
illustrative erano di G. Muziano da cui, come si legge nel proemio, era partita
l'iniziativa. Questo lavoro ebbe tra i secc. XVI e XVII cinque edizioni di cui una in
traduzione italiana a cura di G. P. Bellori. Ma l'ambito di studio certamente pi
fertile che lo situa nel clima della riforma cattolica dell'Oratorio, della archeologia
di Panvinio, del Borromeo e dello stesso Baronio fu quella dell'antiquaria e
dell'archeologia, cristiana, praticate non solo come fonti per la ricerca storicoecclesiastica e agiografica, ma anche come autonoma disciplina storico-artistica.
Inserito in un ambiente ancora assai vitale - Panvinio era morto nel 1568 - fu in
questo campo che il C. produsse le sue cose migliori, anche se nonostante le
pressioni presso pontefici e re di Spagna non riusc a pubblicarle.
La sua vicenda testimonia alcuni aspetti della politica culturale pontificia,
interessata ormai prevalentemente a imprese editoriali che ne legittimassero
storicamente le scelte dogmatiche e, sul piano artistico, tesa al compimento di
esempi che ne testimoniassero la nuova, moderna religiosit (si pensi alla
costruzione della chiesa del Ges) in un contesto in cui, come scrive A. Caracciolo,
"modernit significava richiamo a stili o a composizioni o a materiali della Roma
classica" mentre "antichit significava spesso ritrovamento delle rovine
paleocristiane e non pagane" (M. Caravale-A. Caracciolo, Lo Stato pontificio da
Martino V a Pio IX, Torino 1978, p. 406). Gi in una lettera di supplica a Pio V il C.
dice di aver preparato un libro che "res sacras huius Urbis trecentorum templorum
origines, progressus et res notatu digniores complictitur ad exercitandum omnium
fidelium Orbis affectum et desiderium haec sacriora loca visendi et frequentandi"
(Roma, Arch. di S. Isidoro degli Irlandesi, ms. 2/49). E ancora, nel 1576, nella
dedicatoria a Gregorio XIII, dopo aver lamentato il tragico stato di abbandono dei
monumenti paleocristiani ed averne ascritto le responsabilit anche al disinteresse
degli eruditi, quasi interamente dediti allo studio dei reperti pagani, ripropone la
sua opera sulle trecento chiese precisandone ulteriormente il contenuto ed il
metodo di indagine. Ma l'opera non fu mai stampata.
Il lungo lavoro di spoglio fatto per la preparazione di questa Historica descriptio
Urbis Romae costitu sicuramente il materiale di base per la preparazione della pi
nota delle opere del C., ovvero le Vitae et gesta summorum Pontificum a Christo
Domino usque ad Clementem VIII,nec non S. R. E. Cardinalium cum eorumdem
insignibus, stampatepostume dal nipote a Roma presso S. Paolino nel 1601.
F. Morales Cabrera aveva terminato (da Alessandro VI a Clemente VIII) e limato
l'incompiuto manoscritto ciaconiano. Quest'opera, la cui fonte principale era il
Liber pontificalis allora ancora inedito, riscosse, nonostante il carattere
prevalentemente compilativo e lo scarso apparato critico; un notevole successo. Fu
ristampata, nel 1630 per i tipi vaticani, aggiornata fino a Urbano VIII con le
correzioni ed addizioni di A. Vittorello, G. Aleandro, F. Ughelli e L. Wadding; nel

1677 presso F. e S. de Rubeis, in quattro tomi a cura di A. Oldoini, che oltre a


continuare l'opera fino a Clemente IX innov completamente la parte dedicata ai
cardinali; M. Guarnacci nel 1751 la prolung fino a Clemente XII.
N riusc il C. a stampare l'altro suo lavoro sicuramente gi pronto alla fine degli
anni '70 e di cui aveva dato notizia nella dedicatoria a Filippo II. Si tratta della
Bibliotheca libros et scriptores fere cunctos,ab initio mundi ad annum
1583,ordine alphabetico complectens, pubblicata nel 1731 a Parigi da F. D.
Camusat.
Le difficolt furono in questo caso di natura differente: ci vengono spiegate in una
lettera al cardinal Sirleto, dell'aprile 1581, in cui il C. narra che gli era stato negato
il permesso di stampare la Bibliotheca perch si supponeva che egli si fosse servito,
nella stesura del lavoro, dell'opera di Gesner e dei suoi prosecutori posti all'Indice
da Pio IV. Egli afferma di aver soltanto consultato il sommario di Simler, essendo
suo intendimento sostituire nell'uso cattolico il lavoro di Gesner. La Bibliotheca,
giunta fino alla voce "Epimeride", includeva tra gli autori ecclesiastici i rabbini
(altro motivo di difficolt all'ottenimento dell'imprimatur). La prima edizione
dell'opera, mutilata delle prime pagine, con un nuovo frontespizio e con una
prefazione di Kappius fu fatta circolare da Arkste e Merkus come nuova edizione.
Nell'ultimo decennio della sua vita il C. diede alle stampe due trattati: De signis
sanctissimae Crucis quae diversis olim orbis regionibus et nuper hoc anno 1591 in
Gallia et Anglia divinitus ostenta sunt et eorum explicatione, Roma, A. e G.
Donangelo, 1591; e De ieiunis et varia eorum apud antiquos observantia, ibid., S.
Paolino 1599, ed un commentario dal titolo De martirio ducentorum monachorum
S. Petri a Cardegna, ibid., B. Bonfandini, 1594.
Questi lavori hanno un carattere prevalentemente compilativo ed appaiono, per
certi aspetti, frutto di una operazione di recupero di vecchio materiale ormai quasi
completamente estraneo agli interessi archeologici che il C. perseguiva in quegli
anni. Data al 1578, infatti, la scoperta della rete di gallerie cimiteriali dei Giordani,
allora credute di Priscilla, in una cava di pozzolana sulla Salaria. A dieci anni
dall'opera di Panvinio sui cimiteri, il ritrovamento dest una enorme impressione
soprattutto per la ricchezza di reperti pittorici, scultorei ed epigrafici di queste
catacombe enfaticamente vissute come una "subterranea civitas". Il lungo lavoro di
rilevazione e trascrizione delle iscrizioni e dei dipinti di queste e di altre catacombe
che il C. intraprese in quegli anni non solo contribu a precisare meglio i suoi
interessi archeologico-cristiani, aprendo anche la questione del metodo, ma
costitu il materiale di base per i successivi lavori in questo campo. Valga ad
esempio il fatto che a cinquanta anni di distanza Bosio, nella Roma sotterranea,
parlando del cimitero dei Giordani, che si riteneva andato distrutto, dichiarava sue
fonti le copie "all'hora copiate da Filippo Vinghio Fiammengo e dal Ciaconio
ancora, da' quali noi l'habbiamo havute". Questo importante materiale, sia pure
segnato da errori e, talvolta, da una limitata fedelt delle copie, divenuto esso
stesso fonte di documentazione iconografica, rimasto tuttavia inedito nella sua
forma originale, nonostante il suo valore di testimonianza dell'interpretazione
cinquecentesca di dipinti paleocristiani.
Il C. mor a Roma il 14 febbr. 1599. La data (in Thou) appare la pi verosimile
(Mercati, La data...) se si considera che l'inventario dei suoi beni datato maggio
1599 (Bibl. Apost. Vaticana, Vat. lat. 8185, ff. 379 ss.). Inoltre un esame dei
frontespizi e delle dedicatorie delle due opere (Raccolta di devotioni varie..., Roma
1601, e Elegantiarum ex M. Tullii Ciceronis epistolis..., ibid. 1601) che farebbero
postdatare di due anni la sua morte (Antonio e Qutif-Echard) ne assegna
inequivocabilmente la paternit all'omonimo nipote.

Il destino delle opere inedite del C. legato alle vicende del suo lascito
testamentario. Per disposizione pontificia tutti i beni del C., poich egli viveva fuori
dalla religione, sarebbero dovuti passare alla S. Sede, mentre egli stesso aveva
previsto la donazione a Filippo II di Spagna della sua biblioteca e della collezione di
antichit raccolte nella sua casa "ad radices Pincii". Alla morte del C. l'omonimo
nipote, anch'egli trasferitosi a Roma, ottenne per da Clemente VIII l'atto di
nomina ad erede universale dei beni dello zio (Lanciani, Storia degli scavi, IV, p.
367). Subito dopo la biblioteca ciaconiana venne smembrata. Degli inediti ereditati
il nipote del C. si apprest a pubblicare quegli editorialmente meno complessi e
cedette gli altri. Acquirente di una buona parte di libri e manoscritti ciaconiani fu il
giurista aragonese, uditore della Rota a Roma, Francesco Pegna, nei cui fondi,
lasciati nel 1612 alla Biblioteca Vaticana, vanno ora cercati alcuni manoscritti del
Chacn. Nasce da qui una incertezza di attribuzione: per tutto il Seicento opere del
C. furono attribuite a Pegna (Ciampini). La consistenza reale dell'opera del C., gi
in parte intuita da Mabillon, fu definitivamente accertata dalla pubblicazione della
Bibliotheca, in cui contenuto il catalogo autobiografico delle opere edite ed
inedite. Da allora prima Fontanini, poi De Rossi ed infine A. Recio hanno tentato di
ricostruire il corpus dell'opera manoscritta.
Fonti e Bibl.: La Bibl. Apost. Vaticana conserva alcuni mss. ciaconiani, in qualche
parte autografi; vedi: nel fondo Vat. lat. il ms. 5409 (contiene prevalentemente
copie di pitture e lapidi catacombali e disegni di sarcofagi paleocristiani; ai ff. 67-71
lettera del C. a F. Borromeo con descrizione del carcere Tulliano: vedi il ms. il 71
inf. n. 7 e i nn. F 227-8-9 inf. della Bibl. Ambrosiana di Milano che contengono
copie del ms. vaticano fatte eseguire da F. Borromeo); i mss. 5407 e 5408 (che, con
il Chigi I. V. 167, il ms. n. 1564 della Bibl. Angelica di Roma e i mss. 2007-2005
della Bibl. naz. di Madrid, contengono la Historica descriptio); inoltre i Vat. lat.
5511, 5515, 5681, 6168, 7398, 9063; ancora nella Bibl. Apost. Vat., Chigi R. II. 62
(tra l'altro lettere del C. edite da Martne-Durand, Veterum scriptorum); Roma,
Arch. franc. di S. Isidoro degli Irlandesi, ms. 2/49 (usato, forse, da Wadding,
contiene vari inediti ciaconiani); Napoli, Bibl. naz., ms. IX. G. 33 (Bibliotheca);
Pesaro, Bibl. Oliveriana, ms. 59 e ms. 429, fasc. XXI (Mazzatinti, XXIX, pp. 24 s.;
XXXIX, p. 49); Fano, Bibl. Federiciana, codd. 80-81 (Mazzatinti, LI, pp. 59-64). Il
pi recente ed informato studioso del C. A. Recio Veganzones a cui si deve, oltre
che una compiuta raccolta di notizie biografiche, anche una accurata ricerca dei
mss. ciaconiani. Di lui segnaliamo: La "Historica descriptio Urbis Romae", obra
manuscrita de Fr. Alonso Chacn O. P. (1530-1566), in Antholgica Annua, XVI
(1968), pp. 44-102; Los primeros diseos de sarcofagos cristianos de Roma y el
nuevo "Repertorium" de los mismos, in Antonianum, XLIV (1969), pp. 485-511; A.
Ch., primer estudioso del mosaico cristiano de Roma y algunos diseos
chaconianos poco conocidos, in Rivista di archeologia cristiana, LI (1974), pp.
295-329. Per le notizie bio-bibliografiche vedi inoltre: G. Argote, La nobleza del
Andaluzia, Sevilla 1588, cc. 32v-33r, 254r, 273v, 276rv, 278rv; J. Thou,
Historiarum sui temporis, V, Parisiis 1604, p. 866; G. Ghilini, Teatro d'huomini
letterati, II, Venezia 1647, p. 12; A. Teissier, Les eloges des hommes savans, II,
Utrecht 1672, pp. 359-361; N. Antonio, Bibliotheca Hispana sive Hispanorum, II,
Romae 1672, pp. 13 s.; L.-E. Du Pin, Bibliothque des auteurs eccls., XIV, Paris
1703, pp. 568-570; J. Qutif-J. Echard, Scriptores Ordinis praedicatorum, II,
Lutetiae Parisiorum 1721, pp. 344-346; J. Mabillon, Museum Italicum, I, Lutetiae
Parisiorum 1724, p. 94; E. Martne-U. Durand, Veterum scriptorum
historicorum,dogmatorum,moralium amplissima collectio, III, Parisiis 1724, coll.
1311-1329; Bullarium Ordinis Praedicatorum, VI, Romae 1733, pp. 199-202; J.
Niceron, Mmoires pour servir l'histoire des hommes illustres, XXXIV, Paris

1736, pp. 171-180; A. Touron, Histoire des hommes illustres de l'Ordre de S.


Dominique, IV, Paris 1747-49, pp. 745-749; F. Sacchini, De poenitentiariis
minoribus apostolicis Basilicae Vaticanae, Romae 1873, p. 8; I. Gongora, Historia
del colegio mayor de Sto. Toms de Sevilla, II, Sevilla 1890, pp. 107-109; A.
Fruehwirth, Acta capitulorum generalium Ordinis praedicatorum, Romae 1907,
V, p. 107; VI, p. 55; G. Mercati, La data della morte di P. Ciaconio, in Studi
romani, II (1914), pp. 354-356; L. Serrano, Archivo de la embajada de Espaa
cerca de la S. Sede, I, Roma 1915, p. 122; A. Videma, Un inmortal baezano,A. C., in
Don Lope de Sosa, IV (1918), 16, pp. 21-25; E. Toda-Gell, Bibliografia Espanyola
d'Italia, I, Escornalbou 1927, pp. 392-394; A. Zucchi, Roma domenicana,note
historiche, IV, Firenze 1938, pp. 66 s., 103, 130, 195-199. Per i problemi connessi
all'attivit erudita ed antiquaria del C.: I. Lipsius, Epistolae, III, Antverpiae 1601,
pp. 5 s.; D. Magro, Latino Latinii Viterbiensis epist., II, Viterbii 1667, pp. 194 s.; J.
L'Heureux Macarius, Hagioglypta sive picturae et sculpturae sacrae antiquiores,
a cura di R. Garrucci, Parisiis 1856, p. 1-4; A. Bosio, Roma sotterranea, Roma
1632, pp. 512 s.; I. Ciampini, Vetera monumenta,in quibus praecipue musiva
opera... illustrantur, Romae 1691, I, p. 271; II, pp. 118, 140; R. Fabretti,
Iscriptionum antiq. quae in aedibus paternisasservantur explicatio et addit.,
Romae 1702, pp. 162 s.; G. B. De Rossi, La Roma sotterr. cristiana, I, Roma
1857, pp. 14-26; Id., L'autografo delCiacconio, in Bull. di arch. cristiana, II (1864),
p. 88; L. Duchesne, Le "Liber Pontificalis", Paris 1955-1957, I, p. 126 n. 4; II, pp.
451-457, 466, 478 n. 1; P. Tonini, La Roma sotterranea cristiana descritta e illustr.
dal comm. G. B. De Rossi, in Arch. stor. ital., s. 4, II (1879), pp. 35-62, 216-250; G.
Wilpert, Die Katakombengemlde undihre alten Copien, Freiburg 1891, pp. 4-45,
tavv. I-XX; A. Valeri, Cenni biogr. di A. Bosio condocumenti inediti, Roma 1900,
pp. 21-30; R. Lanciani, Storia degli scavi di Roma e notizie intornoalle collezioni
romane di antichit, IV, Roma 1912, pp. 85 s., 197, 206, 211; Ch. Hlsen, Le chiese
di Roma nel Medioevo. Catal. ed appunti, Firenze 1927, pp. 106-114, 527-543; E.
Josi, Le pitture rinvenute nel cimitero de Giordani, in Riv. di arch. cristiana, V
(1928), pp. 167-227; L. von Pastor, Storia dei papi, Roma 1925-29, IX, p. 194; XI,
pp. 645, 685, 701; P. Paschini, Letterati ed Indicenella Controriforma, in Arch.
della R. Dep. distoria patria, LXI (1936), pp. 37-62; C. Cecchelli, Il cenacolo
filippino e l'archeologia cristiana, in Quaderni di studi romani, 1938, pp. 1-26; E.
Tormo, El padre A. C. el indiscutible iniciador de la arquelogia de la arte
cristiana, in Boletn de la Real Academia de la Historia, CXI (1942), pp. 151-199;
G. Ferretto, Note storico-bibliogr. di archeol. cristiana, Citt del Vaticano 1942,
pp. 104-119; H. Leclercq, Copies des peintures des catacombes, in Dictionn.
d'archeol. chrtienne et de liturgie, III, 2, Paris 1948, coll. 2801-2819; A. Ferru, Il
cardinal F. Borromeo e le pitture delle catacombe, in La Civilt cattolica, CXIII
(1962), pp. 244-250; G. Marcora, Il cardinal F. Borromeo e l'archeol. cristiana, in
Mlanges Eugne Tisserant, V, Citt del Vaticano 1964, pp. 115-154; G. Previtali,
La fortuna dei primitivi, Torino 1964, pp. 23, 30, 33 s., 47; E. Ruiz, Losaos
romanos de P. Chacn..., in Quad. de filol. cls. (Madrid), X (1976), pp. 189-247.

Invia articolo

Pubblica sul tuo blog o sito

Segnala alla redazione

Torna sopra

L'ISTITUTO

L'ENCICLOPEDIA

ALTRE RISORSE

NETWORK

Profilo

Scienze sociali e Storia

Scuola

Speciale Verdi

Attivit culturali

Arte, Lingua e Letteratura

Webtv

Speciale Machiavelli

Biblioteca

Sport e Tempo libero

Magazine

Atlante Geopolitico

Archivio storico

Scienze naturali e Matematiche

Community

Facebook

Contatti

Tecnologia e Scienze applicate

Catalogo

Twitter

Elenco delle Opere

Rassegna stampa

Youtube

Treccani All rights Reserved

Partita Iva 00892411000 Termini e condizioni Condizioni d'uso Privacy policy Aiuto Redazione Credits

Feed Rss