Sei sulla pagina 1di 5

Memoria,

violenza, utopia
Il mito come fattore di orientamento
di Enrico Manera

Anatomia del mito


Il mito un generatore di identit e di
orientamento. Ma laffermazione rischia di
essere vaga, e in qualche modo mitica, se
tende a evadere limbarazzante questione
di cosa sia un mito, o peggio ancora, il
mito. Credo di non esagerare affermando
che il problema accompagna la storia
del pensiero filosofico, che proprio nella
presunta separazione del mythos dal logos
ha voluto vedere uno dei propri atti di
fondazione. Alla domanda che tutti evitano
Che cos il mito? si pu rispondere
in prima istanza con le parole di JeanPierre Vernant, partendo inevitabilmente
dalla Grecia antica: Esso si presenta
sotto forma di racconto venuto dalla notte
dei tempi e che esisteva gi prima che un
qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo.
In questo senso il racconto mitico non
dipende dallinvenzione personale n dalla
fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e
dalla memoria (Vernant 2000).
Di provenienza remota, un patrimonio
culturale che si conservato e trasformato
nei millenni per via orale viene a costituire
la memoria culturale di una comunit che
la condivide, una summa di conoscenze e
pratiche omogenee e note a tutti, articolate
in varianti e versioni multiple, mai definitive
e spesso contraddittorie, che si definiscono
per contrasto con il racconto storico (di cui
non hanno lesattezza) e che mantengono
un ambiguo rapporto con la dimensione

68

letteraria (in mancanza di una chiara


impronta autoriale).
Un primo paradosso che tutti questi
racconti ci sono noti e sono diventati
mitologia perch sono stati scritti, ovvero
snaturati nel loro essere flusso continuo
e fissati in modo arbitrario dalla scrittura,
congelati dalla filologia che aveva bisogno
di canonizzarli. La cristallizzazione letteraria
rende possibile la conservazione di ogni
mito e lo modifica al tempo stesso: per
questo molti studiosi, tra tutti Claude LviStrauss e Krolyi Kernyi, pensano che
si debba tenere conto di tutte le versioni
possibili di un mitologema, termine con il
quale si intende il suo nucleo minimo di
riconoscibilit. Questo discorso vale per
lintero patrimonio di storia sacra dei popoli
antichi, per i quali si usa la nozione di mito.
Il secondo paradosso che la mitologia
greca prima, e quella ebraico-cristiana poi,
hanno mantenuto un rapporto privilegiato
con la verit che ad altre mitologie non
stato concesso. Ma una volta che lo
studioso faccia un salto fuori dal cerchio
della mitologia bianca della propria trib
(Derrida 1972), nel Novecento il mito
diventa un campo del sapere nel quale
si ricerca lo sfondo intellettuale di cui la
narrazione testimonianza: nei racconti
sono depositate tracce della ideologia
(Dumzil 1982), la concezione delle grandi
forze dominano il mondo, gli uomini, la
societ e li rendono ci che essi sono.
Concezioni del mondo, della storia, della
vita, non valutabili in termini di vero o
falso, e che esprimono interessi, bisogni,
aspirazioni dei diversi gruppi sociali. La
mitologia cos larticolazione narrativa
di una forma di pensiero declinato nella
storia, nella quale si incontrano forme
sociali politiche, giuridiche, religiose e
rituali: pensiero di carattere fortemente
determinante che agisce a livello
inconscio e innerva di significato la vita
diunacomunit.

Man / Memoria, violenza, utopia / E. Manera / eng: p. 289

Terzo paradosso: noi non incontriamo mai


il mito, ma piuttosto alcune concrete
manifestazioni della mitologia, materiali
mitologici racconti, figurazioni, simboli,
resti di culto, citazioni letterarie ma anche
teorie che li spiegano. Il singolare mito si
pu allora usare al massimo per indicare
la funzione che un simile oggetto culturale
pu assumere: fattore unificante sul terreno
dellimmaginario collettivo per interpretare,
ordinare, stabilizzare, costruire la realt.
Finzioni del mito
La domanda dunque: a cosa serve un
mito? Sapere veicolato dal linguaggio e
dalla scrittura, forma di razionalit prescientifica e pre-filosofica, esso assolve
funzioni di orientamento generale nello
spazio e nel tempo. Il patrimonio di
racconti mitologici per gli antichi aveva
un valore di fondazione, permetteva di
spiegare in modo elementare la genesi del
mondo; di riconoscere antenati comuni,
eroi fondatori di casate, di famiglie reali,
patroni di realt locali. Si trattava di storie
capaci di collocare il luogo e la comunit
in un epos pi complesso, divino e umano
al tempo stesso. La rete della mitologia,
nellindistinzione tra politico e religioso,
permetteva a ogni individuo di costruire
la propria identit. Era cos possibile
riconoscersi consapevolmente in un
cosmo, in un popolo, in una comunit, in
una famiglia, mediante il riferimento a un
sapere condiviso e a una storia comune,
ulteriormente declinata poi secondo il ruolo
sociale, let e il genere.
Le funzioni che il mito svolge sono
simultaneamente di orientamento teoretico
(cosa si sa), pratico (come agire) e in
senso coesivo (chi siamo noi), sviluppano
cio il legame sociale, senza cui lindividuo
non tale. In virt del suo potenziale
emotivo e della sua capacit comunicativa,
il mito fornisce risposte alle domande
generali sulla realt e plasma le coordinate

elementari del mondo in cui si vive. Ma


tutto questo non avviene fuori dalla storia.
La condivisione di una mitologia (sempre
stata) uno strumento di legittimazione
del potere e di giustificazione della
stratificazione sociale.
Fin dallantichit mythos si presenta
con lautorevolezza della verit, consolida
autoevidenze altrimenti arbitrarie facendole
apparire ovvie e naturali (Blumenberg
1991); indica discorso, racconto ma
anche progetto, macchinazione, parola
concreta ed efficace che evoca il tempo
trascorso ed ha lautorevolezza di un
passato consacrato (Jesi 1973).
Ogni cultura opera in modo da occultare
quanto di arbitrario c nel suo modo
di vivere, presentandolo come lunico
possibile. Lo stato elementare di una
cultura rende ovvi norme, valori, istituzioni,
interpretazioni del mondo: le rende invisibili,
trasformandole in ordine necessario e
senza alternative. La cultura, tanto quella
antica quanto quella moderna, opera in
base a una doppia finzione (fictio): prima
modella gli uomini in un certo modo, per poi
fingere che quella non sia una costruzione,
ma la verit (Remotti 2000).
Perci il mito continua ancora oggi,
nonostante la fine della sua epoca, a
presentarsi come voce di ulteriorit dotata
di una sacralit. Nuovi significati del mito e
nuovi modi di pensarlo continuano a legare
insieme le persone. Ma soprattutto ci che
chiamiamo mito non deve essere pensato
come una realt semplice, autonoma e
autoreferenziale, ma come il risultato di un
complesso dispositivo sociale che produce
cultura, ovvero struttura connettiva che
garantisce identit.
E per far questo si presenta come
vero da sempre, si pone come origine
e si sottrae a ogni domanda su di s,
occultando cos la propria artificialit,
arbitrariet e infondatezza.

Industria culturale / Macchina mitologica / Mitopoiesi / Narrazioni fondative

69

La tecnicizzazione del mito


La riflessione pi profonda sul mito
legata al momento in cui lesplosione della
modernit e della societ di massa vede
sorgere una nuova forma di mitologia,
quella nazionalista, che condivide il
proprio linguaggio con la propaganda e la
pubblicit: dalla Grande guerra, al fascismo
e al nazionalsocialismo, il rapporto con il
passato diviene cruciale. Il mito diventa
il perno di una cultura dellarcaico e
primigenio, vitale e incontaminato, allinterno
di un cortocircuito tra sapere e potere
che vede gli intellettuali in prima linea
al servizio della triade violenza, autorit,
potere (Gewalt in tedesco). La pretesa
genuinit, il principio arcaico del sangue
e del sacrificio, ha gi qualcosa della
malafede e della scaltrezza del dominio
propria del rinnovamento nazionale che usa
oggi la preistoria come rclame (Adorno e
Horkheimer 1966).
Si parla di mito tecnicizzato per indicare
lelaborazione strumentale di immagini
come strumento di incantamento per il
conseguimento di determinati obiettivi.
Kernyi (1964) lo ha distinto da un mito
genuino, inteso come forza che afferra e
plasma la coscienza delluomo arcaico:
una forma spontanea e disinteressata
della psiche, sorta di facolt immaginativa
costituente dentro la quale si compongono
gli elementi della realt di un gruppo
sociale. Esso riguarda lantico, perso
per sempre e non ci dato conoscerlo
veramente. Viceversa il mito tecnicizzato
volto ad ottenere effetti concreti di azione
politica, specie nellet contemporanea, in
cui si perso il legame fondazionale che il
sacro ha garantito per lungo tempo, si pone
quindi il problema di riconsolidare forme
dilegittimazione.
Il Doctor Faustus di Thomas Mann,
magistrale romanzo desilio e grande
allegoria del rapporto tra cultura tedesca

70

e nazismo, affronta esplicitamente la


questione: nel secolo delle masse la
discussione parlamentare doveva risultare
assolutamente inadatta a formare una
volont politica [], bisognava sostituirvi
un vangelo di finzioni mitiche destinate a
scatenare e a mettere in azione le energie
politiche come primitivi gridi di battaglia.
[] I miti popolari, o meglio fabbricati per
le masse, sarebbero diventati il veicolo dei
moti politici: fiabe, fantasie e invenzioni
che non occorreva contenessero verit
razionali o scientifiche per fecondare, per
determinare la vita e la storia, e dimostrarsi
in tal modo realt dinamiche. Qui, c gi
tutto il Novecento.
Il rapporto tra sapere e potere
decisivo: esiste un substrato culturale pi
o meno inconscio della cultura europea,
tedesca in particolare, che pensa al mito
come voce dellessere e ad esso si
rivolge nel momento in cui deve reperire
risorse ideali per un mondo in crisi di senso
e legittimit. Studiosi come Schelling,
Bachofen e Nietzsche hanno contribuito,
anche involontariamente, allo sviluppo di un
irrazionalismo dionisiaco e paganeggiante,
attivo nella Germania guglielmina, ad
esempio nel circolo del poeta George, e poi
nella triviale mitologia nazista di Rosenberg
e Gbbels. dunque in ambito tedesco
nella storia, nella filosofia e nella letteratura
che si forma il mito della mitologia, che
a fronte dellincerta origine dei miti ne fa
lorigine dellumanit o della nazione. Una
vera e propria religio mortis, esplicita nella
tanatofilia fascista, accompagna la cultura
europea dal momento in cui Schiller colloca
la poesia sotto il segno melancolico della
perdita e Nietzsche annuncia luccisione di
Dio. Da allora ampi settori della cultura si
rivolgono al passato come spazio di morte,
assenza e opacit; come a un simbolo in
grado di rivitalizzare la societ premoderna,
pensata come et delloro rispetto alla
decadenza moderna.

Man / Memoria, violenza, utopia / E. Manera / eng: p. 289

La tecnicizzazione totalitaria, che riguarda


oltre alle destre anche lo stalinismo o altre
esperienze su contenuti di altro segno,
il caso estremo che mostra come la
propaganda sia una mitologia artificiale
e fraudolenta, capace di surrogare la
violenza nelle fasi di consolidamento di
un regime. In una costruzione ideologica
ci che importante non il suo grado
di verit, ma il livello di integrazione e
omogeneit; la sua efficacia performativa
deriva dallimmediatezza del simbolo e
dalla sua capacit di semplificare la realt.
Tecnicizzare il mito significa reinventare
una tradizione, partire da una posizione
di potere e servirsi del dispositivo della
comunicazione, modularne ritmo e
intensit, contare sulla reiterazione dei
clich e sulla capacit di costruire luoghi
comuni in forza della frequenza, seduzione,
pervasivit. Come avviene nel mondo della
comunicazione di massa.
Mitodinamica e macchina mitologica
Ogni cultura, indipendentemente
dai contenuti delle proprie narrazioni
mitologiche, si costruisce in parte sulla
narrazione: lo storytelling ha un potere
performativo elevato, genera significato
e produce senso. Cos ogni societ,
antica o moderna, comporta una qualche
forma di mitologia: la circolazione dei
materiali mitologici svolge una funzione
fondamentale nella tessitura della struttura
connettiva di una societ.
Jan Assmann ha elaborato il concetto
di mitodinamica (Mythomotorik), secondo
cui il mito un ricordo del passato che
produce immagine di s e speranza per
obiettivi dellagire, e ha un riferimento
narrativo al passato che lascia cadere
luce sul presente e sul futuro. Esso pu
avere una funzione fondante, ponendo il
presente sotto la luce di una storia che lo
fa apparire dotato di senso, necessario
e immutabile. Oppure una funzione

controfattuale, evocando, a partire da


carenze del presente, un passato eroico,
che rende palese la frattura tra un tempo
e ladesso. Il presente cos relativizzato
rispetto a un passato migliore, e in
epoca di oppressione e impoverimento si
possono sviluppare forme di messianismo
e millenarismo. La definizione del mito
cos pertinente al suo significato in un
determinato contesto di ricezione e di
uso politico, rispondendo alla funzione
di formare limmagine di s e guidare
lagire nel presente: la mitodinamica la
forza orientatrice per un gruppo a partire
dai suoi bisogni e in particolare dalle
emergenze che richiedono un di-pi
di significato. Il mito non qualcosa.
Qualsiasi cosa pu diventare un mito
(Assmann 1997). Pi che di miti si parler
allora di un meccanismo che genera
i significati condivisi sotto forma di
materiali mitologici, i quali operano nella
stabilizzazione delle identit individuali
e collettive, ovvero le appartenenze
consapevoli a un gruppo o a una societ.
Furio Jesi (1973) ha definito la
macchina mitologica come il dispositivo
risultante dallincrocio di relazioni di
sapere e di potere, che fabbrica mitologie
e produce forme di conoscenza come
se fossero verit indiscutibili. Essa
articolata in funzioni (il ruolo svolto nel
processo di elaborazione e ricezione),
mediatori (i soggetti attivi in tale processo)
e depositi (i luoghi e il patrimonio di idee e
immaginiveicolate).
I materiali mitologici sono i prodotti
della macchina in forma di racconti, opere
letterarie, documenti, monumenti: qualsiasi
forma di testo riconducibile alloperare
della macchina. Ma a questo punto non
ha pi senso lidea di un mito autentico
che verrebbe in seguito tecnicizzato: nella
stratificazione storica che comporta la vita
di un corpus testuale (oralit, scrittura,
canonizzazione, momento filologico) i

Industria culturale / Macchina mitologica / Mitopoiesi / Narrazioni fondative

71

In questa pagina
Codice Man / 01
Autore Sconosciuto
Descrizione Teschio scolpito,
XVII sec., legno di tiglio dorato
(collezione Axel Vervoordt, Anversa)
Al centro
Codice Man / 02
Autore Sconosciuto
Descrizione Testa di toro. Riton
in steatite, Kato Zakros, Creta,
1450 a.C. (museo di Eraclion,
Creta)

Nella pagina a fianco (in alto)


Codice Man / 03
Autore Anonimo
Descrizione Disco zodiacale,
manoscritto del XIII secolo,
biblioteca della facolt
di medicina di Montpellier
Nella pagina a fianco (in basso)
Codice Man / 04
Autore Anonimo
Descrizione Sfera armillare
in avorio, Germania, XVIII sec.
(museo Correr, Venezia)

72

Man / Memoria, violenza, utopia / E. Manera / eng: p. 289

Industria culturale / Macchina mitologica / Mitopoiesi / Narrazioni fondative

73

racconti mitologici di ogni tempo risultano


sempre almeno in parte tecnicizzati, frutto
delle strutture economico-sociali e della
necessit di strutturare il potere e di
fondare il diritto. Tutte le narrazioni hanno
vita materiale, vivono nella ricezione storica
e hanno quindi un contenuto ideologico.
La loro autonomia sempre condizionata:
far apparire i miti autentici, non pensati
e indipendenti dalla storia, il principale
obiettivo di ogni forma di potere, a partire
dalla teologia politica del mondo antico per
finire con le moderne democrazie. La posta
in gioco il fondamento stesso, in senso
metafisico, della realt.
Altre mitologie
Si tratta allora di ridefinire il percorso
storico che dal mito andrebbe verso
la ragione e dal sacro verso il profano,
riconoscendo che non vi linearit
progressiva, ma la messa in scena di
unopposizione tra mythos e logos che
serve alla definizione e al posizionamento
reciproco. La dimensione tradizionale del
sacro nella modernit viene meno e risulta
impossibile a fronte di un relativo disincanto
e di una trasformazione del mitico in due
diverse direzioni.
Da un lato pu essere rimitizzazione
continua, mentre dallaltro rinvio utopico
al futuro, regolativo di un agire politico.
Gruppi sociali pi o meno vasti si trovano
cos a vivere immersi in una semplicistica
dimensione mitologica che chiameranno
realt; oppure personalit critiche
consapevoli dellimportanza del mito
convivono con esso, con la sua inevitabilit,
consapevoli della sua mancanza di
spessore metafisico, e della sua leggerezza,
che dovr avere le caratteristiche di un
fondamento infondato. In altri termini,
la perdita dei paradigmi tradizionali e
il conseguente disorientamento pu
significare rischio del reincantamento o
possibilit di un riorientamento.

74

Nel Novecento lo studio del mito diventa


analisi delle forme mitiche e della loro
produzione, analisi dei meccanismi di
definizione delle appartenenze e delle
pratiche condivise nelle societ globalizzate
a partire dal disvelamento delle retoriche
della manipolazione veicolate dai mass e
new media. A partire dalla riflessione sulla
fotografia, sullimmagine, sullillusione di
verit e sulle strategie di persuasione, una
generazione di intellettuali si impegnata
in una fortunata stagione di studi sulla
mitopoiesi moderna, sulla mitologia
come modo di espressione e come
processo continuo di risemantizzazione:
dai tardi anni Cinquanta Roland Barthes
(1994) ha mostrato che davvero ogni
cosa pu diventare mito, arrivando a
individuare forme di mitologia in territori
desacralizzati, come quelli della pubblicit,
del consumo, degli stili di vita. Nelle societ
contemporanee nuove mitologie sono tutte
le narrazioni: dai fumetti alla letteratura
di genere, dai colossal cinematografici
fino alle fiction televisive, e alle personali
ricombinazioni simboliche che decorano
i profili personali degli utenti dei social
network e che ridefiniscono le loro identit
attraverso la visualizzazione di intrecci e
reti testuali diversificate e intricate. Tali
dispositivi mediatici, sono potenti fattori di
socializzazione che producono informazione
e modelli di pensiero, veicolano
rappresentazioni collettive, omologano stili
di pensiero e di vita, naturalizzano la realt.
La macchina mitologica contemporanea
quella dellimmaginazione pubblic(itari)
a: le mitologie del quotidiano vanno
ricercate ad esempio nellestetizzazione e
nellossessione stilistica che accompagna i
consumi. Daltro canto la stessa nozione di
cultura usata in modo mitico: il dibattito
sul relativismo culturale e sullo scontro di
civilt sembra confermarlo. Le differenze
tra gruppi umani vengono esasperate
fino a far sparire gli individui e per servire

Man / Memoria, violenza, utopia / E. Manera / eng: p. 289

politiche economiche e strategie globali


che necessitano di accettazione pubblica.
Si dimentica per che le culture non sono
sostanze che sovradeterminano gli individui,
ma descrizioni idealtipiche, continuamente
mutevoli e sempre rinegoziate (Aime 2004).
Con la globalizzazione i movimenti di
spossessamento dellidentit (integrazione
transnazionale politica, economica, culturale)
provocano per reazione una chiusura di
segno uguale e contraria, che spinge a una
torsione sulle pratiche identitarie, intese
come miti unificanti e riti di legame per
servire dinamiche politiche bisognose di
legittimazione. Gli stereotipi nazionalisti,
antisemiti, xenofobi e pi in generale ogni
immagine semplificata della realt sono
mitologie comunitarie che forniscono
risposte facilitate per societ in crisi; esse
attraversano il lungo periodo con continuit,
indipendentemente dal segno politico di
superficie. Fascismo, socialismo reale e
fondamentalismo religioso, ma anche le
democrazie post-moderne pur con gradi
diversi di intensit e su contenuti di segno
anche molto diverso dal punto di vista
della teoria della cultura possono operare
allo stesso modo nel definire con autorit
antidemocratica modelli ideali e cristallizzati
di identit (Manea 1995).
Utopia
Nel cruciale rapporto tra mito e politica,
definito dalla presenza delle grandi
narrazioni, in gioco la questione della
legittimazione delle democrazie moderne,
poich, oltre la necessaria critica di
un modo di comunicare mistificante,
autoritario e violento, continua a mancarne
uno che possa essere critico, chiaro e
persuasivo al tempo stesso, senza essere
mitologico e semplicemente il rovescio
dellaltro. Sapiens non pu fare a meno
di narrazioni, fatti eminentemente politici
in grado di ridefinire scenari futuri e di
garantire legittimit allazione collettiva.

Daltro canto come ha scritto Jesi (2002) il


ricorso al mito da parte della propaganda
politica per la sua stessa natura un
elemento reazionario, anche quando
le sue finalit sono progressiste. Se si
evocano soggetti emotigeni, come sono
le immagini mitologiche, la razionalit
critica viene messa fuori gioco. Com
possibile indurre gli uomini a comportarsi
in un determinato modo grazie alla
forza esercitata da opportune evocazioni
mitiche e successivamente indurli a un
atteggiamento critico verso il movente mitico
del comportamento?.
Tra gli anni Sessanta e Settanta gli
intellettuali critici meditavano su una
necessaria demitizzazione del politico
proponendo, sulla scia di Mann, di Brecht, di
Benjamin, di Adorno, che il discorso artistico
fosse lunica possibile esperienza mitica
genuina, capace di parlare alla collettivit
nel rispetto per luomo. La demitizzazione
radicale impossibile, dal momento che la
sola razionalit analitica e amministrativa
non sembra capace di superare le secche
del nichilismo, preparando il terreno a
reincantamenti inaspettati, fondamentalisti e
dogmatici. Il mito va accolto, decostruito e
umanizzato senza misconoscerne significati,
immagini e emozioni, che se negati finiscono
per alimentare nostalgie tradizionaliste e
identitarie. Il significato inemendabile del
mito nella definizione delle memorie culturali
e delle identit politiche invoca un suo
possibile uso legittimo per la definizione
degli orizzonti, dei problemi e dei frames
di riferimento: il mito-utopia, narrazione
che insieme riflessione al servizio di
una razionalit cosciente e responsabile.
Ancora una volta si tratta di sostenere
la politicizzazione dellarte contro
lestetizzazione della politica operata dalle
destre intendendo con questo termine tutti
i poteri neo-mitologici evitando di cadere
nei tranelli generati dal cortocircuito tra mito
e potere (Nancy 1986; Citton 2010).

Industria culturale / Macchina mitologica / Mitopoiesi / Narrazioni fondative

75

Si tratta di pensare una discorsivit, testuale


e visuale, che articoli idee e immagini in
sequenze e le raffreddi rispetto al calore
irrazionale del mito presentato nella sua
organicit: in altri termini di generare
narrazioni autodemitizzanti in nuove forme
di ironia e straniamento. La condizione per
non cadere in nuove tecnicizzazioni fasciste,
mercantilistiche e neoconservatrici sembra
risiedere nella capacit di entrare nella sfera
del mito senza smettere di riflettere, in stato
di veglia, sullemozione che esso genera. Un
nuovo mythos, al tempo stesso metacritica
di s e dichiarazione di sfiducia verso ogni
mito, antidoto del suo precipitare in feticcio
per le comunit che in esso si cercano
(Wu Ming 2009).
Dalla crisi dellorientamento e dalla
necessit di rimettere insieme il proprio
scenario con i pezzi infranti di quelli
precedenti sono nate ogni volta risposte
inaspettate per il riscatto dalla solitudine,
dallanomia e dalla povert di immaginazione.
Da un momento di crisi economica, morale
e politica come quello di oggi, pu sorgere
inaspettato il cambiamento. La mitologia
possibile, il ritorno di narrazioni capaci di
parlare alle comunit in senso progressista,
deve coincidere con una consapevole
mitopoiesi leggera. Questa si presenta
come racconto infondato, che mostra i
segni del lavoro dellautore e la dimensione
umana del mito, attraverso il montaggio,
la citazione e una pratica di scrittura nella
quale il linguaggio espone la frattura tra
realt e immaginazione, tra io e oggetto
mitico. Questo potr accadere nella misura
in cui il mito sia restituito alla sua origine
di racconto, che si mantiene nel luogo di
origine di ogni apparire dei fenomeni alla
coscienza. Come ha scritto Philippe LacoueLabarth: funambolismo metafisico senza
parapettometafisico.
O se preferite esperienza metafisica
svuotata, pura esposizione al nulla.

76

Bibliografia
Adorno Th. W. e Horkheimer M.,
La dialettica dellilluminismo, Einaudi,
Torino (1966).
Aime M., Eccessi di culture, Einaudi,
Torino (2004).
Assmann J. , La memoria culturale,
Einaudi, Torino (1997).
Barthes R., Miti doggi, Einaudi,
Torino (1994).
Blumenberg H., Elaborazione del mito,
Il Mulino, Bologna (1991).
Citton Y., Mythocratie. Storytelling et
imaginaire de gauche, Amsterdam ed.,
Paris (2010).
Derrida J., Margini della filosofia,
Einaudi, Torino (1997).
Dumzil G., Mito ed epopea, Einaudi,
Torino (1982).
Jesi F., Mito, Isedi, Milano (1973).
Jesi F., Letteratura e mito, Einaudi,
Torino (2002).
Kernyi K., Scritti italiani (1955-1971),
Guida, Napoli (1993).
Manea N., Clown. Il dittatore e lartista,
Il saggiatore, Milano (1995).
Nancy J.-L., La comunit inoperosa,
Cronopio, Napoli (2002).
Remotti F., Prima lezione di
antropologia, Laterza, Bari-Roma (2000).
Vernant J. P., Luniverso, gli dei, gli
uomini, Einaudi, Torino (2000).
Wu Ming, New Italian Epic, Einaudi,
Torino (2009).

Nella pagina a fianco


Codice Man / 05
Autore P. Picasso
Titolo Testa di uomo (collezione
di Omid e Bita Kordestani)

Man / Memoria, violenza, utopia / E. Manera / eng: p. 289

Industria culturale / Macchina mitologica / Mitopoiesi / Narrazioni fondative

77