Sei sulla pagina 1di 14

Universita degli Studi di Udine

Corso di Dottorato di Ricerca in Energetica { XVI ciclo

Tesi di Dottorato di Ricerca


Studio di un prolo cavitante
in un ugello Venturi

Dottorando: Ivan Castellani

Tutor: prof. Lorenzo Battisti


Co-tutor: prof. Rodolfo Pallabazzer

Anno Accademico 2004{2005

Capitolo 1

Introduzione

In questo capitolo viene introdotto e descritto, anche dal


punto di vista storico, il fenomeno della cavitazione, i campi
in cui tale fenomeno diviene di intreresse applicativo, e le
principali linee di ricerca. Viene presentato l'obiettivo del
presente lavoro, che si indirizza alla misura della frequenza
di oscillazione della cavit
a ed alla misura dei parametri che
governano la morfologia e la dinamica della cavit
a stessa.
Viene descritto lo stato dell'arte con particolare riferimento agli argomenti trattati in questo lavoro. La letteratura
riguardante la simulazione numerica, molto vasta, sar
a affrontata nel capitolo ad essa dedicato, pur se l'argomento e
stato trattato solo marginalmente.

1.1

Cenni storici

Newton fu il primo scienziato ad osservare la cavitazione; in Optiks (1704), osserv


o tale fenomeno
in regioni a bassa pressione, senza per
o individuare nell'abbassamento di pressione la vera causa
della formazione di bolle.
Nel diciannovesimo secolo e stata studiata la tendenza delle eliche marine a perdere trazione in
determinate circostanze, fenomeno gi
a anticipato da Eulero (1754) nel suo lavoro sulla teoria delle
turbine. A causa di questa anomalia, molte navi a vapore raggiungevano velocit
a notevolmente
ridotte in rapporto alla potenza dei motori.
Questo problema e stato studiato anche da Reynolds (1873) attraverso una serie di esperimenti
classici, dimostrando che il calo di rendimento di un'elica avviene anche quando questa e posizionata ad una certa profondit
a e nessuna sua parte e a contatto diretto con l'aria ma ha concluso
23

erroneamente che la riduzione della potenza scaricata dall'elica e determinata dall'ammissione


d'aria dietro alle pale.
Un celebre caso in cui e stata registrata la suddetta anomalia risale al 1893, in occasione dei
collaudi di un cacciatorpediniere: durante i tests la velocita raggiunta dall'imbarcazione risultava
ben al di sotto dei 27 nodi (50 km=h) calcolati nel progetto. Gli scienziati Barnaby e Parsons
hanno attribuito la causa di questo fallimento alla formazione di bolle di vapore acqueo attorno
alle pale delle eliche.
A breve distanza di tempo, un'altra nave, la Turbinia, ha incontrato simili dicolta; Parsons si
e reso conto che la dierenza fra la velocit
a di progetto e quella eettiva era dovuta ad errori
eettuati nel calcolo dell'ecienza idraulica delle eliche. Infatti le bolle non sono piene d'aria,
come supponeva Reynolds, ma di vapore acqueo e quindi gran parte dell'energia fornita dal
motore non e convertita in spinta, ma al contrario e dissipata dal processo di formazione del
vapore. Gli stessi studiosi assieme a Thornycroft hanno anche rilevato che vuoti e nuvole di bolle
vengono creati dalle eliche quando la pressione nella regione circostante le pale si attesta su di
un determinato valore. Il termine Cavitation utilizzato da Barnaby e Parsons nei loro scritti
fu suggerito da Froude e deriva dal termine latino cavus, corrispondente al sostantivo italiano
cavit
a.
I problemi scaturiti in seguito al collaudo della Turbinia hanno spinto Parsons ad eettuare
nuovi esperimenti, per i quali, nel 1895, egli ha costruito un serbatoio che pu
o essere considerato
a tutti gli eetti il primo tunnel idrodinamico per lo studio della cavitazione mai realizzato
(Fig. 1.1).
Il circuito chiuso era ovale e composto da tubi di rame a sezione trasversale rettangolare, nei
quali era stata inserita una nestra per poter osservare il fenomeno (Fig. 1.2); l'elica di prova
era posizionata orizzontalmente, nella parte superiore del tunnel ed era azionata dall'esterno,
dapprima per mezzo di un piccolo motore a vapore, successivamente con un motore elettrico.
Per creare il regime di cavitazione, Parsons si e servito di una pompa che estraeva l'aria portando
in depressione il tunnel.
Nel 1910 Parsons ha costruito un tunnel idrodinamico molto pi
u grande, anch'esso a circuito
chiuso, con una nestra laterale in vetro che permetteva di illuminare e scattare fotograe
all'interno della camera di prova durante gli esperimenti.
Skinner ha osservato che la comparsa di bolle aumenta al crescere della viscosit
a del liquido ed
in base ai propri esperimenti, ha scoperto anche che illuminando con un fascio di luce trasversale
liquidi viscosi come glicerina od olio lubricante, si riesce a visualizzare molto pi
u chiaramente
il fenomeno, specie con l'ausilio di colorante.
Nell'Idraulica Moderna, gli studi sulla cavitazione occupano un posto di rilievo: inizialmente,
no agli anni '30 del XX secolo, tali studi erano soprattutto rivolti ad indagare il fenomeno
in relazione all'utilizzo di macchine idrauliche e di eliche marine. Gli scopi delle indagini erano
24

Figura 1.1: Primo tunnel idrodinamico per lo studio della cavitazione (Parsons, 1895)

pertanto indirizzati alla difesa contro gli eetti nocivi della cavitazione su questi macchinari. Pi
u
recentemente, le ricerche si sono orientate anche nel campo della chimica, della medicina e della
sica nucleare; si sono inoltre ulteriormente sviluppate sotto la spinta del crescente interesse nel
campo delle costruzioni idrauliche ed in quello industriale.
Analizzando la letteratura, e possibile individuare due principali indirizzi che la ricerca ha
seguito nel corso degli anni: uno ha indagato il meccanismo della cavitazione dal punto di
vista fenomenologico all'interno della meccanica dei uidi, puntando l'attenzione sulla dinamica
delle bolle, sulla morfologia della cavit
a, e sul suo collasso; l'altro ha studiato gli eetti del
fenomeno dal punto di vista dell'erosione e della perdita di prestazioni delle macchine, al ne di
ricavare determinazioni utili alla tecnica. Il secondo indirizzo risulta generalmente pi
u empirico
ed applicativo.
Molti metodi di indagine sono stati applicati nel corso degli anni: dall'analisi acustica del rumore, alle riprese fotograche ad alta velocita (che recentemente sono giunte no ad un milione
di frames per secondo, nei lavori di Lindau e Lauterborn del 2003), alla fotograa schlieren, al25

Figura 1.2: Elica cavitante nel primo tunnel idrodinamico di Parsons (Diametro = 2 pollici,
Velocit
a di rotazione = 1500 giri per minuto)

l'olograa per lo studio tridimensionale della presenza di microbolle. Per il rilievo della velocit
a
molto uso viene fatto dell'anemometria laser doppler (LDA) e della Particle Image Velocimetry
(PIV); per il rilievo della pressione si va dai classici sensori a quelli a lm sottile. La complessit
a del fenomeno ed i molteplici aspetti in cui esso e coinvolto fa s che gli studi di vario tipo
proliferino continuamente: lo studio della materia e in eri, ancora lontano da una conclusione
denitiva.

26

Figura 1.3: Tunnel idrodinamico per lo studio della cavitazione (Parsons, 1910)

27

Figura 1.4: Formazione di una bolla da una fessura conica

1.2
1.2.1

La Cavitazione
Descrizione e Classicazione del Fenomeno

Il fenomeno consiste nella formazione di bolle (o cavit


a) in un liquido e nell'espansione di bolle
gia esistenti. Secondo le attuali teorie, queste cavit
a, dette nuclei, possono essere disperse nel
liquido o possono essere trattenute in fessure presenti sia sulle superci solide a contatto con il
liquido (Fig. 1.4) sia sulle particelle solide sospese in quest'ultimo.
In prima approssimazione si pu
o aermare che la condizione necessaria per la formazione o
l'espansione di bolle e che la pressione locale del uido eguagli la tensione di vapore dello stesso;
poiche quest'ultima varia in funzione della temperatura, si possono distinguere due modalit
a
con le quali raggiungere la suddetta condizione: fornendo calore al liquido, con l'eetto di far
crescere la tensione di vapore e portare al cambiamento di fase (ebollizione), oppure riducendo
la pressione locale del liquido no a raggiungere il valore della tensione di vapore dello stesso
(anch'essa costante), e provocando in tal modo un brisco cambiamento di fase con generazione
di bolle; in questo caso il fenomeno viene chiamato cavitazione vaporosa.
Le due modalit
a sono sostanzialmente dierenti ed inoltre, se nel caso dell'ebollizione si assiste
ad una continua espansione delle cavit
a, nel caso della cavitazione si osserva l'espansione ed
il successivo il collasso delle bolle, come conseguenza delle variazioni locali di pressione, con
fenomeni talvolta molto violenti, anche se di piccola scala.
Nei due casi citati si e parlato della formazione e dell'espansione di cavit
a contenenti vapore.
Nel caso in cui le bolle presenti nel liquido contengano gas, l'aumento di volume della bolla
pu
o essere causato dall'espansione del gas stesso per eetto di variazioni di temperatura o di
pressione (cavitazione gassosa), e da processi di diusione del gas in soluzione (degasamento).
Riassumendo, si possono indicare quattro modalit
a di espansione della cavit
a:
28

cavitazione gassosa, quando la cavit


a satura di gas, si espande a causa di un abbassamento
di pressione o di un aumento di temperatura;

cavitazione di vapore, se e un calo di pressione a temperatura costante a causare l'espansione della cavit
a satura di vapore;

ebollizione, se la cavit
a satura di vapore si espande a causa di un suciente aumento della
temperatura;

degasamento, quando l'espansione e provocata dalla diusione di gas dal liquido alla cavit
a.
In realt
a la situazione e molto pi
u complicata, perche solitamente le bolle contengono una miscela
di gas e vapore.
Guardando il fenomeno da un altro punto di vista, ossia ponendo l'attenzione sulle cause che lo
generano, si pu
o giungere ad una dierente classicazione, per la quale si distinguono quattro
tipi di cavitazione:
cavitazione idrodinamica, prodotta in un uido in movimento, da una va-riazione di pressione dovuta alla geometria del sistema;

cavitazione acustica, prodotta in un uido in quiete, da una variazione di pressione dovuta


ad un'onda sonora che investe il uido stesso;

cavitazione ottica, prodotta dai fotoni di un fascio luminoso ad alta intensit


a (laser) puntato
nel liquido;

cavitazione indotta da particelle subatomiche, prodotta da qualsiasi altro tipo di particelle


elementari, ad esempio protoni, convogliate nel liquido all'interno di un'apposita camera.

Lauterborn (1980) ha evidenziato che mentre la cavitazione idrodinamica e la cavitazione acustica sono dovute ad una variazione di tensione all'interno del liquido, la cavitazione ottica e la
cavitazione indotta da particelle subatomiche derivano da un apporto locale di energia; sulla
base di questa considerazione egli ha elaborato la classicazione schematizzata in Fig. 1.5.
Cavitazione Idrodinamica
In un uido in movimento, una variazione di pressione pu
o essere prodotta mediante un'opportuna geometria del sistema: creando un addensamento locale delle linee di corrente, per
una curvatura o uno spigolo della parete investita o per un restringimento, si ottiene un moto
accelerato che comporta una caduta di pressione, come e noto dalla conservazione dell'energia.
Quando la pressione locale del liquido scende a valori prossimi alla tensione di vapore pV , si e
nella condizione di cavitazione incipiente; si formano, cioe, delle bolle di vapore che coalescono
29

Figura 1.5: Classicazione della cavitazione proposta da Lauterborn (1980)

con i gas liberati dal liquido e che vengono trasportate nel condotto all'interno di una nube con
una pressione mediamente pari a pv . Si parla invece di cavitazione desinente per descrivere la
cavitazione poco prima che scompaia per eetto di un incremento di pressione.
La distinzione fra cavitazione incipiente e cavitazione desinente (ovvero le fasi di innesco e
disinnesco della cavit
a) e di signicativa importanza per le indagini sperimentali ma trascurabile
nelle applicazioni pratiche per strutture idrauliche. Essa e dovuta al fatto che la soglia oltre
la quale il fenomeno compare ed il limite al di sotto del quale scompare, generalmente non
coincidono: ad esempio, la pressione corrispondente alla cavitazione desinente e solitamente
maggiore di quella che caratterizza la cavitazione incipiente e globalmente il fenomeno viene
ricondotto ad una isteresi, pi
u volte osservata, causata principalmente dal fatto che durante la
cavitazione vengono prodotti e messi in circolazione una grande quantit
a di nuclei, i quali non
riescono a riassorbirsi nel successivo ciclo.
Cavitazione Acustica
In un uido in quiete, come e stato accennato in precedenza, si pu
o indurre una variazione della
pressione ambientale immettendo nel liquido un'onda sonora ossia iniettando energia acustica.
In particolare, il passaggio della parte negativa dell'onda comporta una riduzione della pressione locale che pu
o scendere ad di sotto della tensione di vapore se l'ampiezza dell'onda e di
conseguenza la variazione da essa stessa indotta, e sucientemente elevata. Il vericarsi di tale
condizione consente l'espansione di qualsiasi minuscola cavit
a a contatto con il uido.
Secondo questo meccanismo, le bolle cominciano ad espandersi e contrarsi in accordo con l'andamento dell'onda di pressione; tale movimento e molto complesso da descrivere ma e comunque
possibile evidenziare le due principali modalita secondo le quali si esplica. La prima tipologia di
moto e l'oscillazione di una cavit
a stabile, in accordo con l'onda sonora per la durata di svariati
periodi; la seconda consiste in un'oscillazione di durata inferiore ad un periodo dell'onda di
30

pressione, riguardante una cavit


a transiente. In entrambi i casi, l'espansione e la contrazione
della bolla sono processi non lineari, nel senso che la variazione del raggio della cavit
a non e
proporzionale alla pressione dell'onda sonora.
Ci
o detto, va evidenziata un'altra importante caratteristica della cavitazione acustica derivante
dall'elevata compressibilit
a del gas: l'onda sonora fornisce al liquido un'elevata quantit
a di
energia a bassa densit
a che dapprima e convertita in energia potenziale durante l'espansione
della bolla ed in seguito viene convertita in energia cinetica ad alta densit
a che provoca il
collasso della bolla stessa. In altri termini, con l'implosione della bolla una grande quantit
a di
energia viene concentrata in un volume molto piccolo; questo fatto comporta quindi il prodursi
di elevate pressioni e temperature che sono in grado di erodere i solidi a contatto con il liquido,
di innescare reazioni chimiche e di generare luminescenza.
La cavitazione acustica, come anche quella ottica e quella indotta da scariche elettriche, vengono
usate sperimentalmente in quanto sono in grado di generare fenomeni altamente controllabili da
parte degli operatori e quindi utili ai ni di uno studio sistematico del fenomeno al variare delle
condizioni al contorno, specie nel caso si studi il comportamento di una singola bolla.
Cavitazione Ottica
La cavitazione ottica si verica quando larghi impulsi prodotti da un laser vengono focalizzati
nel liquido: in questo modo avviene la rottura dello stato liquido e la conseguente formazione di
bolle. Con l'ausilio di una fotocamera dotata di otturatore rotante ad alta velocita, e possibile
fotografare le cavit
a cosottenute.
Cavitazione Indotta da Particelle Subatomiche
La cavitazione indotta da particelle subatomiche si ottiene proiettando una particella carica in
seno al liquido; il passaggio della stessa produce una scia di atomi ionizzati che persiste per
tempi brevissimi. Una parte dell'energia di questi ioni viene trasmessa a pochi elettroni veloci
che possono concentrare circa 1000 eV di energia in un volume molto ridotto provocando un
rapido riscaldamento localizzato e quindi la rottura dello stato liquido; il fenomeno assume
quindi l'aspetto di una scia di bolle.

1.2.2

Collasso della Cavit


a e Formazione del Pit Erosivo

Analogamente a quanto aermato per la formazione e l'espansione delle bolle all'interno del
liquido, un aumento della pressione locale o un calo della temperatura provocano il collasso
della cavit
a. Questo fenomeno, da cui dipende l'azione dinamica della cavitazione sulle pareti
solide a contatto con il liquido nonche il rumore prodotto, si esplica, semplicando il problema,
secondo due meccanismi principali:
31

Figura 1.6: Collasso di cavit


a con deformazione toroidale

se la bolla non e a contatto con la parete, essa collassa rimanendo sostanzialmente sferica;
se la bolla e a contatto con la parete o e molto prossima ad essa, essa collassa subendo una

deformazione toroidale (Fig. 1.6) oppure a \clessidra", a seconda delle condizioni, della
distanza dalla parete e del contenuto in gas.

Di conseguenza si distinguono due dierenti tipi di interazione fra la cavit


a che collassa e la
supercie:
l'onda di shock trasmessa alla parete dall'implosione di bolle non a contatto con la stessa;
l'impinging jet liquido (Fig. 1.7), getto ad elevata velocit
a che colpisce direttamente la

parete e che compare durante il collasso delle bolle a contatto con la supercie o molto
prossime ad essa.

Nel primo caso sono determinanti la densit


a ed il numero delle bolle nonche la distanza dalla
parete delle stesse; nel secondo caso e determinante la dimensione della singola bolla poiche da
ci
o dipende la massa d'acqua trascinata dal getto incidente.
Il fenomeno dell'implosione della bolla e complicato dal fatto che le velocit
a in gioco, come
anche le pressioni, sono elevatissime; inoltre la bolla e soggetta ad oscillazioni ed in particolare
al fenomeno del rebound: data l'alta velocit
a di collasso, il vapore contenuto non riesce a cambiare
di fase (senza considerare la presenza di eventuale gas) e quindi, raggiunta la sua dimensione
minima, la bolla torna ad espandersi, con formazione di getti anche diretti in verso opposto alla
parete, per vari cicli (Fig. 1.8).
32

Figura 1.7: Formazione di impinging jet liquido durante il collasso di una bolla: (a) sequenza
fotograca; (b),(c) modello della dinamica di formazione del getto

In generale esiste una distribuzione statistica molto ampia di intensit


a degli impulsi che sollecitano il materiale, generati dall'implosione delle cavita; si pu
o comunque aermare che gli
impulsi di pressione pi
u elevati possono giungere no a decine di migliaia di bar al centro della
bolla, mentre la durata degli stessi ammonta a pochi millisecondi. Alle bolle che implodono a
contatto con la parete dando luogo all'impinging jet liquido, normalmente corrispondono gli impulsi di maggiore intensit
a; questi possono superare il carico di rottura dei materiali costituenti
le superci e provocare la frattura locale del materiale. In tal caso si formano crateri quasi
circolari, di diametro variabile fra pochi m e pochi decimi di mm, detti pits erosivi (Fig. 1.9).
33

Figura 1.8: Sequenza di rebound di una bolla

Figura 1.9: Micrograa SEM di pit erosivo

1.2.3

La Cavitazione Idrodinamica

Per quantro riguarda l'origine della cavit


a la teoria pi
u universalmente accettata e quella della
nucleazione. Dato che nel caso della cavitazione la causa della formazione di bolle di vapore
34

risiede nell'abbassamento locale della pressione al di sotto della tensione di vapore del liquido
mentre la temperatura globale di riferimento del uido rimane costante, particolarmente importante e la determinazione del meccanismo di formazione iniziale delle bolle, in quanto comporta
ben precise ipotesi sulla composizione del uido e sulla natura delle superci di contorno. La
localizzazione spaziale del fenomeno comporta poi la caratterizzazione uidodinamica del moto,
in particolare delle zone di separazione della corrente e della turbolenza.
In un processo isotermo, diminuendo la pressione, se vi sono sucienti siti di nucleazione e di
dimensione suciente, si passa allo stato di vapore in condizioni isobare; se non vi sono nuclei

il liquido e in tensione e la pressione pu


o abbassarsi anche al di sotto di quella di vapore. E
possibile anche matenere un liquido in uno stato di tensione per un tempo non trascurabile prima
che si formi una bolla di vapore. Dal punto di vista teorico si possono considerare (Frenkel, 1955)
due molecole distanti x, con un'energia potenziale dovuta alle forze intermolecolari la quale
raggiunge un minimo alla distanza di equilibrio x0 1010 m. Aumentando la distanza x con

l'applicazione di una tensione, si raggiungera un punto x1 in cui avverr


a il distacco. In un liquido
tale punto si ottiene, in termini volumetrici, quando V =V0 e pari a circa 1=3 il che, secondo la
legge di Hooke, porterebbe ad una tensione teorica dell'ordine di 3 104 {3 105 bar, infatti:
dp =

dV
V

che pu
o essere vista anche come l'equazione della molla dF = dx e che in prima approssimazione, in forma di dierenza, fornisce

p =
oppure, integrata,:
p = ln

V
V0

V1
V1
4
;
=
V0
V0
3

con = 1010 {1011 Pa.


In realta il distacco avviene a valori di tensione molto minori (102 {103 bar) a causa della concentrazione degli sforzi di tensione dovuta alla presenza di impurit
a nel liquido. Si distinguono
due meccanismi:
Nucleazione omogenea: il moto delle particelle dovuto all'energia termica provoca la formazione all'interno del liquido di zone vuote microscopiche, che costituiscono i nuclei
necessari alla rottura;
Nucleazione eterogenea: alle pareti di contorno oppure all'interfaccia tra liquido ed impurit
a
sospese, anche submicroniche, si hanno delle zone di debolezza, dette siti di nucleazione,
che portano alla rottura. Microbolle di gas presenti in cricche delle pareti solide o in
sospensione possono agire da nuclei.
35