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Pio Stefanelli

SERVIZIO SOCIALE E LIBERA PROFESSIONE


4 CAPITOLO: CAMPI E MODELLI DI LIBERA PROFESSIONE
Per esercitare in proprio, un professionista assistente sociale deve avere, oltre alle capacit di gestione relazionale e di
autovalutazione, quelle manageriali/gestionali e le abilit di marketing. Tantissimi sono i campi dove lavorare in modo
autonomo od in convenzione con contratto privato. Tra questi abbiamo:
1. servizi specifici o Commissioni presso ASL e Servizi di Comuni ed enti del privato, senza dimenticare le aree
di interventi professionali condotti per conto di altri enti pubblici e ministeri (es. INPS, Ministero dellInterno);
2. collaborazioni con associazioni del privato sociale, terzo settore e non profit (es. cooperative, case famiglia,
centri di accoglienza);
3. attivit di programmazione, progettazione e gestione di servizi, progetti educativi ed attivit sociali varie in
riferimento a leggi regionali, nazionali ed europee;
4. attivit didattiche e formative, corsi di formazione ed aggiornamento professionale;
5. studi privati di consulenza psicosociale, mono-professionali od in collaborazione con altri professionisti (es.
avvocati e psicologi);
6. consulenze presso i Tribunali per i Minorenni ed i Tribunali di Sorveglianza.
Ora analizziamo le varie: area consulenziale (mediazione familiare, mediazione penale, supervisione professionale,
progettazione di servizi), area comunicativa (giornalismo sociale), area formativa (formazione professionale,
docenza universitaria) ed area giuridica (giudice onorario, consulenza tecnica dufficio e di parte).
Area consulenziale
La mediazione familiare. Oggi, sta diventando una tecnica chiave che ridefinisce il cammino di molte professioni, fino
ad essere proposta come competenza di una specifica nuova professione nellarea dei conflitti familiari. Il tema
mediazione ha varie sfaccettature ed ha acquistato, negli ultimi anni, diversi risvolti in base agli ambiti dove viene
applicato. La mediazione si configura come un conflitto tra 2 o pi persone che non riescono, da sole, a trovare una via
duscita e che decidono quindi di rivolgersi ad un mediatore che potr aiutarle a risolvere la loro contesa. Il mediatore
colui che sta in mezzo tra i bisogni e le esigenze del cittadini singolo od associato. La sua opera di mediazione e di
facilitazione consiste nel mettere le persone in grado di avere maggior chiarezza sulla situazione che stanno vivendo;
decidere in modo autonomo che obiettivi seguire per modificare la propria situazione; conoscere le risorse interne a loro
stesse ed esterne che si possono usare. La mediazione familiare si configura come un servizio per la prevenzione e la
cura delle crisi nei processi evolutivi della famiglia e si propone di dare un aiuto alla soluzione di problemi reali nelle
fasi della separazione coniugale. Essa, in materia di divorzio o separazione, un processo dove un terzo viene
sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione, nel rispetto del quadro
legale vigente. Il ruolo del mediatore familiare quello di portare i membri della coppia a trovare da s le basi di un
accordo sodo ed accettabile, tenendo conto dei bisogni di ognuno dei componenti della famiglia e, specialmente, di
quello dei figli. La mediazione ha come scopo quello di ristabilire il dialogo tra le parti, per poter raggiungere un
obiettivo concreto. In definitiva, la mediazione familiare un tipo di intervento teso alla riorganizzazione delle
relazioni familiari ed alla risoluzione dei conflitti che avviene in una serie di incontri (di solito 8, ma possono variare in
base alle situazioni da 8 a 13), che servono ad aiutare i coniugi in via di separazione a trovare accordi soddisfacenti; a
migliorare lintesa e la comprensione tra le parti; ad aiutare a prevenire la sofferenza provocata dalla crisi coniugale ed
evitare che essa sfoci in una conflittualit dannosa e distruttiva.
La mediazione penale. Essa si basa sulla riparazione del danno. La vittima del reato non pu costituirsi come parte
civile e porta, comunque, unistanza di risarcimento morale ed un bisogno di ascolto sul proprio vissuto. Il reo
minorenne si trova nella necessit di fare un percorso di responsabilizzazione sul fatto compiuto, sul quale opportuno
un percorso di riparazione del danno causato, attuando azioni riparative. La mediazione penale richiede 2 ambiti di
consulenza: da un lato la vittima, che ha bisogno di ascolto e di rielaborare il vissuto e, dallaltra il reo, che essere
confrontato con la propria colpevolezza sui fatti. Essa induce il reo a rispondere non ad un giudice, ma proprio alla
persona a cui stato diretto il fatto, il che evoca lemergere di contenuti emotivi legati allevento, che possono
rappresentare la base di recupero. Il percorso di mediazione penale deve prevedere un esito, positivo o negativo che sia,
con comunicazione dello stesso al giudice competente. Si pu parlare di esito positivo per presentare una
ricomposizione od una riduzione del conflitto, con leventuale accordo di riparazione a favore della vittima, compreso il

risarcimento o lo svolgimento di attivit di utilit sociale a recupero del fatto. In definitiva, la mediazione penale ha
come fine sia la riduzione del livello di conflittualit tra limputato e la parte lesa, che il conseguimento della
riparazione del danno verso la vittima, per giungere, poi, ad una forma di pacificazione.
La supervisione professionale. La parola supervisione indica il percorso di riflessione, apprendimento, verifica e
valutazione che avviene, tramite la relazione tra un professionista esperto ed uno o pi operatori del settore, durante il
percorso formativo durante lattivit professionale. La supervisione professionale un agire finalizzato ad una giusta
trasmissione professionale, tramite una valida preparazione di base, una ricca esperienza. Essa un percorso di
crescita professionale e di consapevolezza del proprio ruolo legata ad una riflessione teorica tesa a mettere a fuoco il
contesto di lavoro e le potenzialit del proprio S. E uno strumento che aiuta loperatore a riflettere e comprendere il
suo rapporto professionale col cliente, col servizio e con la rete dei servizi ad esso legati, a rafforzare meccanismi
personali di autostima e di controllo delle proprie emozioni. La supervisione professionale si sviluppa in pi ambiti,
quello dei neoassunti e degli operatori in formazione e quello degli assistenti sociali che lavorano da anni nel sociale.
Anche per i colleghi in servizio c la necessit di fare un percorso di continua riflessione, che richiede ogni tanto anche
una revisione complessiva. Quindi una fase, durante il percorso professionale, dove ci si verifica come professionisti:
pu essere individuale. Limportante che il supervisore sia esterno allorganizzazione dove si lavora.
La progettazione dei servizi. Assumono grande importanza il ruolo del decentramento amministrativo, le funzioni delle
Regioni e dei Comuni singoli od associati, il rapporto col servizio sanitario. Quindi, diventa fondamentale , anche per
una migliore collocazione e valorizzazione dei professionisti del sociale, tener presente un quadro dinsieme sia sulla
programmazione/progettazione dei servizi sociali come metodo di lavoro sia sugli strumenti di gestione economicofinanziaria sia sugli aspetti giuridico-amministrativi. Lavorare nellambito della progettazione degli interventi implica
un diverso investimento professionale anche nelle attivit dirette allaiuto. Qui, i professionisti dei servizi e gli assistenti
sociali devono rielaborare i principi ed i riferimenti del processo daiuto per evidenziarne il carattere processuale ed
evolutivo. Il lavoro per progetti, come modalit operativa dinamica, permette il cambiamento e levoluzione dei
servizi in un processo di continuo adattamento alla realt locale ed offre lopportunit di ripensare gli interventi in
termini relazionali dove sintrecciano le culture, le professionalit di operatori di vari servizi che collaborano per un
comune obiettivo. Esso non una novit per il Servizio Sociale Professionale che, al contrario, ha orientato nel tempo
interventi mirati alla valorizzazione/crescita della persona nel suo ambiente di vita, usando le risorse organizzate e
disponibili nellambito dei servizi formali e nella sua rete di relazioni. Lo stesso lavoro per progetti entrato nella prassi
quotidiana di molti assistenti sociali nei percorsi di aiuto individuali: si tratta di riprenderne la metodologia per
collocarlo su un raggio dazione pi ampio, evidenziando la misura e la valutazione degli esiti. Saper pianificare, saper
programmare, fa uscire gli operatori del Servizio Sociale dalla solitudine operativa e li riscatta da funzioni e posizioni
residuali nei gruppi di lavoro, destinandoli ad un ruolo strategico al cambiamento. La valorizzazione di un ruolo di
interpretariato dei bisogni delle persone e della comunit, di catalizzatore di risorse, di sostegno sociale e di
advocacy1 pu contribuire a migliorare i servizi alla persona, ridando agli individui competenza e potere per diventare
titolari della propria cultura. E allassistente sociale (iscritto nella Sezione A dellAlbo Professionale), in veste di
dirigente, che spetta il compito di organizzare, gestire ed amministrare i servizi sociali, nellambito di processi di
pianificazione (di tipo politico, per le scelte degli obiettivi da raggiungere) e di programmazione (cio del procedimento
di coordinamento permanente delle attivit, stabilito a livello politico e territoriale).
Laccreditamento e il percorso valutazione-qualit. Occuparsi di valutazione e qualit sempre importante nellambito
dei servizi alla persona. I 2 concetti sono nati in diversi contesti: il primo nellambito teorico-applicativo del settore
pubblico, il secondo nellambito aziendale. La valutazione un processo di costruzione dotato di significato poich
permette di selezionare, respingere, organizzare, discriminare, classificare, analizzare, costruire, e processo di
conoscenza necessario per assumere decisioni ed adottare comportamenti conseguenti. Essa pu essere definita come
organizzazione culturale verso lerogazione di prestazioni in linea con le vere esigenze dellutenza del Servizio. La
qualit potrebbe essere la misurazione delladerenza del prodotto agli standard, ma ci non basta: chi decide la qualit
il cliente. La qualit totale una forma mentis che migliora le relazioni tra tutti gli attori dellorganizzazione
coinvolti con effetti di percezione di benessere non solo nellorganizzazione stessa, ma nella comunit. Quindi, la
qualit assume diverse dimensioni: quella tecnica, quella relazionale, quella ambientale, quella organizzativa, per finire,
poi, con la qualit economica. Laccreditamento un percorso di miglioramento della qualit del lavoro. Si accredita
1

Advocacy: significa farsi promotore e attivamente patrocinare la causa di qualcun altro.

verso qualcosa, verso qualcuno, si accredita verso il contesto, verso chi chiamato ad esprimere fiducia e favore.
Quindi, laccreditamento rappresenta tutto il processo tramite il quale, usando modalit accettate socialmente e
tecnicamente, unorganizzazione costruisce la propria immagine affinch riscuota la stima ed il favore della societ.
La consulenza sociale. Con la parola consulenza sintende lattivit condotta da un soggetto esperto in una materia, il
consulente, che, con una prestazione professionale singola, formula e rende pareri su argomenti di competenza, cio il
modo in cui egli esprime la sua preparazione ed esperienza in un campo del sapere. Quindi, unattivit professionale
di un professionista che mette a disposizione di altri informazioni, opinioni, approfondimenti, ma suggerisce anche
strumenti e dispositivi utili per la soluzione di un determinato problema. Bisogna distinguere anche i 2 diversi aspetti
della consulenza: il consueling e la consultation, poich il primo si riferisce ad un rapporto tra il consulente ed il
cliente, finalizzato alla soluzione del problema ed al cambiamento; invece, la seconda non rivolta alla risoluzione di
un problema, ma sia linsieme di una collaborazione ed uno scambio tra pi professionisti su varie questioni, e sia una
prestazione compiuta verso soggetti istituzionali. Nella consulenza, il compito quello di offrire strumenti che aiutino
lutente a mobilitare le proprie risorse ed acquisire maggior autodeterminazione nella scelta strategiche da attivare.
La selezione del personale. Non si tratta solo di assumere, ma di scegliere le persone pi adatte ad un certo compito e
sui cui limpresa stessa pu fare investimenti di lungo respiro con maggiore efficacia. La selezione del personale,
tuttora, viene concepita come strumento di accesso del collaboratore allimpresa, mentre sarebbe pi giusto
considerarla con doppio significato, cio favorire un reciproco scambio, nel senso che da una parte limpresa a cercare
la persona pi adatta, mentre dallaltra il lavoratore che cerca lazienda che fa per lui.
Area comunicativa
Il giornalismo sociale. Da oltre 20 anni sono nate e si sono sviluppate una serie di testate giornalistiche della carta
stampata e non, destinate per lo pi al target professionale. Tra le prime testate, ricordiamo lo storico periodico
Notiziario SUNAS: lo stesso SUNAS, come anche altre forme associative del gruppo professionale, hanno dato vita
ad altri periodici, tra i quali cerano La Rassegna di Servizio Sociale, la Rivista di Servizio Sociale, la Professione
Sociale e la Dimensione Sociale. La pubblicit orientare per il proprio agire professionale, lorientamento vitale
per non finire in preda a depressione. Pubblicare vuol dire ricercare occasioni per riflettere sul proprio agire: ci
unopportunit e non va trascurata dagli assistenti sociali. Lo stesso pubblicare diverte, perch strappa dalla routine ed
aiuta a reinterpretare, su basi diverse, la realt quotidiana. La pubblicistica ha valore dal momento che contribuisce a
diffondere esperienze innovative e contenuti specifici.
La consulenza comunicativa. La comunicazione e linformazione del cittadino hanno avuto grande importanza in Italia.
La comunicazione pubblica si affianca ad altre attivit classiche, che tendono tutte insieme alleducazione e formazione
dei cittadini ad adottare comportamenti positivi. Per quanto riguarda il riferimento normativo, abbiamo la Legge 3
febbraio 1993, n. 29, che ha introdotto gli URP (Uffici per le relazioni col pubblico), col fine di favorire nelle
istituzioni la trasparenza amministrativa e la qualit dei servizi, ma, al tempo stesso, di costruire uno strumento
organizzativo adatto alle funzioni di comunicazione istituzionale e di contatto coi cittadini. Per quanto riguarda
linformazione, dobbiamo parlare dellufficio stampa: i suoi interlocutori naturali sono i mass-media della carta
stampata e del web, capaci di raggiungere in modo differente destinatari diversi. Lufficio stampa svolge molte attivit
come: predisporre la raccolta e larchiviazione della documentazione di base riguardante lorganizzazione; rassegna
stampa quotidiana; verificare fonti, notizie e reperire documentazione; promuovere ed organizzare particolari eventi
conferenze e manifestazioni. Esso viene diretto da un coordinatore, che prende la qualifica di capo ufficio stampa, il
quale, in base alle direttive impartite dallorgano di vertice dellamministrazione, cura i collegamenti con gli organi di
informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza. Uno degli strumenti principali che cura lURP la Carta
dei servizi, elemento fondamentale nella comunicazione e nel sistema di garanzia della qualit, ma anche per realizzare
percorsi di valutazione che tengano conto del punto di vista dei cittadini/utenti e dei servizi che si rivolgono a loro.
Area formativa
La formazione professionale. Al di l delliscrizione allOrdine, lassistente sociale italiano ancora trattato spesso
come semiprofessionista. Per guadagnare e consolidare del tutto il titolo riconosciuto di professionista, deve percorrere
2 strade: da un lato avere coscienza ed essere autorevole del suo ruolo e, dallaltra produrre ed evidenziare un sapere
autonomo. Il target della formazione ad opera dellassistente sociale riguarda 3 tipi di soggetti:
1. Altri assistenti sociali, tramite la formazione di base e quella permanente;

2. Altri operatori del sistema di aiuto, sia nella formazione di base che in quella permanente;
3. I care-giver informali, come volontari, gli obiettori di coscienza. In questo caso, si tratta di intervenire creando
un minimo di capacit a saper gestire una relazione daiuto.
La legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, la 328/2000, individua e
legittima il sistema o la rete come primario attore per la realizzazione degli interventi sociali. Unanalisi dellattuale
mercato della formazione nei servizi alla persona fa evidenziare, da un lato, un bisogno di formazione di base e,
dallaltro, flussi finanziari e vincoli da normativa (es. laggiornamento e la qualificazione del personale del terzo settore
come requisito per laccreditamento) che portano nel mercato dei professionisti la ricerca di docenti. Lidentit
dellassistente sociale come formatore richiede un ripensamento del proprio ruolo: bisogna essere consapevoli che la
docenza sia lesplicitazione di un percorso di teorizzazione che uno strumento dintervento nel processo daiuto. Ogni
nuova pista della professione dellassistente sociale non un fare altro, n tanto meno il fare in s, ma rappresenta
un arricchimento dellidentit di base. Non tutti hanno i requisiti del formatore, ma alcuni elementi richiedono un lavoro
su s stessi, ovvero:
Capacit di teorizzazione: la teoria deve guidare la pratica lavorativa e deve esserci un forte interesse ad
elaborare in modo teorico la prassi.
Competenza specifica: lassistente sociale deve abbandonare la genericit delle sue competenze per
specializzarsi in un campo particolare; egli deve scegliere un particolare campo del sociale a cui unire sia
pratica che teoria. Scegliersi una competenza ed approfondirla vuol dire accumulare un sapere che, se efficace,
viene trasmesso tramite la formazione.
Creativit: lassistente sociale formare deve essere creativo per battere il mercato. Bisogna individuare un
prodotto formativo appetibile al mercato, poi stabilire la forma del pacchetto formativo, in modo da attirare
dei committenti.
Capacit comunicativa: non basta allassistente sociale formatore la capacit teorica, n avere un pacchetto
formativo da saper vendere. Bisogna avere sia una buona retorica (saper parlare in pubblico) che saper gestire
un gruppo (favorire lapprendimento tramite unalimentazione dellinteresse).
La docenza universitaria. Anche questultima da tempo entrare nellinsieme delle opportunit alternative/aggiuntive
allattivit di lavoro dipendente. Un importante precedente nellaccreditare la formazione universitaria in servizio
sociale rappresentato dalle sperimentazioni avviate dalle Universit degli Studi di Trieste e della LUMSA di Roma
negli anni 1998/1999, che per prime hanno strutturato i corsi di laurea in Servizio Sociale (quadriennali), permettendo a
molti assistenti sociali di raggiungere lobiettivo della laurea. Alle prime lauree, man mano, si sono aggiunti i dottorati
di ricerca, i quali hanno contribuito a sviluppare ancora di pi lesperienza professionale anche in area di
approfondimento ed analisi metodologica nonch in quella didattica. Va detto che il servizio sociale, nellimmissione
allUniversit, non ha avuto finora un facile percorso, mancato un vero e proprio settore scientifico-disciplinare a s
stante. Bisogna tener presente che, in base alle norme vigenti, la durata totale dei contratti dinsegnamento attuali non
pu superare pi di 6 anni. Va evidenziato anche una debolezza che proviene dalla posizione dei docenti a contratto, i
quali si trovano, spesso, in condizioni di potere alquanto marginali rispetto a quella dei colleghi di ruoli. Diversa ,
invece, la posizione (ancora residuale) di quei colleghi che sono riusciti a diventare docenti di ruolo, cio professori
associati presso alcuni atenei.
Area giuridica
Il giudice onorario. I giudici onorari minorili sono giudici che si distinguono da quelli professionisti per status, non per
natura e dignit delle funzioni svolte. La loro qualificazione ed esperienza scientifica extra-giuridica fondamentale per
leggere le trasformazioni psicologiche, sociali e fisiche che il minorenne vive e per consentire al collegio giudicante di
garantirgli una tutela reale sotto il profilo della sua crescita totale. Lincarico presso gli uffici giudiziari minorili dura 3
anni ed rinnovabile. Le domande vengono trasmesse dal presidente dellUfficio competente al Consiglio giudiziario
distrettuale e da qui al CSM, che con delibera propria d ufficialmente le nomine individuali per ciascun Tribunale, in
base alla rilevazione dellattivit giudiziaria corrente. Vi sono dei fattori di incompatibilit alla nomina, poich non
possono assumere ed esercitare le funzioni sia i membri del parlamento nazionale ed europeo che del governo, sia i
titolari di cariche elettive ed i componenti delle giunte degli enti territoriali. Una volta ricevuta la nomina, il GO
procede al Giuramento di fedelt e viene immesso in possesso delle funzioni durante una specifica udienza collegiale
del TPM. Egli cessa dallUfficio per scadenza del termine della durata dellincarico, per dimissioni e per aver compiuto
62 anni, mentre decade se non assume le funzioni in tempi vincolanti dalle disposizioni dellordinamento giudiziario.

Invece, viene revocato dallufficio in caso di negligenza per impegno, puntualit, capacit alle attivit degli organi
giudiziari. Infine, va ricordata la possibilit rappresentata dalla nomina in qualit di esperti presso i Tribunali di
Sorveglianza, scelti tra i professionisti con adatta esperienza ed esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia che
partecipano alle attivit del collegio con gli stessi poteri dei magistrati togati ed ai quali possono essere assegnati affari
di competenza del tribunale qualora riguardino materie richiedenti valutazioni compatibili con le specifiche attitudini
professionali degli stessi.
La consulenza tecnica (dufficio e di parte). La consulenza tecnica nel giudizio civile richiama 2 figure che sono:
Consulente tecnico dufficio (CTU) e Consulente tecnico di parte (CTP). Il consulente tecnico dufficio (CTU),
come organo giudiziario individuale, un ausiliario nominato dal giudice e viene scelto tra gli iscritti agli Albi speciali
del Tribunale ordinario. Ogni Albo diviso per categorie, cio per discipline, e viene curato da un Comitato, tra i quali
c anche il Presidente dellOrdine. Per liscrizione allAlbo sono richiesti requisiti di competenza tecnica ed
unesemplare condotta morale. Il CTU assiste il giudice per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, facendo
le indagini che gli sono state richieste e d i chiarimenti dovuti. Nelludienza di comparizione deve prestare giuramento
e, come persona di fiducia del giudice, deve dar conto solo allo stesso del suo operato. Una volta designato dal giudice,
il consulente tecnico obbligato ad accettare lincarico e pu rifiutare solo per motivi giusti, valutati dal magistrato.
Per, ha il diritto di astenersi o pu essere contestato dalle parti, per incompatibilit con lincarico ricevuto. La sua
relazione tecnica non costituisce una prova in senso tecnico, ma un elemento di prova, un criterio valutativo che il
giudice pu usare, ma pu anche non farlo. Il consulente tecnico di parte (CTP), invece, una persona di fiducia scelta
dalla parte committente in piena autonomia col compito di assisterla: quindi, ha un rapporto privilegiato col cliente e,
spesso, collabora col suo avvocato. Egli abilitato ad assistere allo svolgimento delle operazioni peritali svolte dal CTU
per chiarire al presidente le proprie osservazioni tecniche. Il CTP presenta una relazione che pu essere inserita nella
relazione del consulente dufficio, ma in questo caso non forma mezzo di prova.
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5 CAPITOLO: FORME DI IMPRESA EXTRAPUBBLICA NEI SERVIZI SOCIALI


La libera professione individuale
La professione in forma autonoma individuale. Gli assistenti sociali che per scelta non decidono di intraprendere la
propria attivit come dipendenti di strutture private/pubbliche e vogliono organizzare una propria struttura hanno dei
percorsi prestabiliti da dover seguire. Va detto che lattivit di professionisti intellettuali non viene considerata dalla
nostra legge come attivit dimpresa. I professionisti intellettuali sono assoggettati alle norme sugli imprenditori solo se
lesercizio della professione forma elemento di unattivit organizzata in forma dimpresa. Il professionista diventa,
quindi, imprenditore poich svolge unulteriore attivit, diversa da quella intellettuale e definibile come attivit di
impresa (es. un medico che gestisce una casa di cura, un ingegnere che gestisce unimpresa edile). Per potere
intraprendere lattivit bisogna, in primis, aver superato lesame di stato per labilitazione allesercizio della professione
di assistente sociale, ed aver provveduto alliscrizione allOrdine Regionale di competenza.
Le forme di collaborazione
La collaborazione occasionale. Gli assistenti sociali possono svolgere la propria attivit in modo occasionale, tramite la
stipulazione di un atto scritto da cui risultino la durata della collaborazione e lindicazione di un corrispettivo che deve
essere proporzionato alla qualit e quantit del lavoro. Sono rapporti di lavoro occasionali i rapporti di durata totale
non superiore ai 30 giorni nel corso dellanno solare con lo stesso committente, eccetto che il compenso totale non sia
superiore a 5.000. Il prestatore svolge la propria prestazione in autonomia col lavoro proprio, senza vincolo di
subordinazione.
La collaborazione coordinata e continuativa. Un rapporto di lavoro deve avere vari requisiti: continuit, coordinazione,
prestazione personale. Esso si differenzia dal rapporto di lavoro subordinato per la totale assenza del vincolo di
subordinazione.
Continuit. Deve essere il tratto caratteristico della prestazione e viene definita tale quando la prestazione si
sviluppa non tramite lassegnazione e lesecuzione di singoli incarichi, ma in modo continuativo.
Coordinazione. Lattivit del collaboratore deve integrarsi con quella del committente.

Prestazione personale. Affinch la prestazione del collaboratore sia personale, importante che lapporto
lavorativo del collaboratore risulti per lo pi rispetto ai mezzi organizzati messi a disposizione del
committente.
Altri elementi che caratterizzano il rapporto di collaborazione sono:
Personalit: colui che si obbliga a dare la propria prestazione lavorativa deve essere una persona fisica.
Oggetto del contratto: loggetto del contratto il compimento di unopera o di un servizio, cio il
conseguimento di un risultato.
Luogo della prestazione: pu coincidere o meno con quella del committente.
La collaborazione a progetto. Il D.lgs 276/2003 ha introdotto una nuova forma di rapporto di lavoro parasubordinato: il
lavoro a progetto. Non si tratta di un tipo di collaborazione nuova, ma di una specie di rivisitazione delle esistenti
collaborazioni coordinate e continuative. Il rapporto di lavoro deve essere ricondotto ad un progetto, un programma,
cio una fase di lavoro, determinati dal committente e gestiti in totale autonomia da parte del collaboratore ed in
funzione del risultato.
Liquidazione imposte. Le imposte da pagare sono IRE (IRPEF), addizionale comunale ed addizionale regionale. A
queste si aggiungono, se titolari di partita IVA, lIRAP e lIVA annuale. In caso di titolarit della partita IVA, la
presentazione della dichiarazione pu avvenire solo per via telematica, in caso contrario con documentazione cartacea
presso banche o poste.
Lesercizio professionale collettivo
La societ. Le societ sono organizzazioni di persone e di mezzi creare dallautonomia privata per lesercizio in comune
di unattivit produttiva. Esse formano un sistema composto da vari tipi. Il legislatore mette a disposizione
dellautonomia privata 8 tipi di societ, che si suddividono in 2 categorie: societ di persone e societ di capitali.
Vengono considerate societ di persone: la societ semplice, la societ in nome collettivo, la societ. Invece, rientrano
nelle societ di capitali: la societ per azioni (S.p.A.), la societ a responsabilit limitata (S.r.l.), la societ cooperativa,
le mutue assicuratrici.
La societ cooperativa. Essa si caratterizza per lo scopo istituzionale perseguito nello svolgimento dellattivit di
impresa: lo scopo mutualistico. lattitudine di procurare ai soci beni o servizi a condizioni economiche vantaggiose,
eliminando lintento speculativo tipico della societ capitali. Lo scopo mutualistico consiste nel dare beni/servizi od
occasioni di lavoro ai membri della cooperativa a condizioni pi vantaggiose rispetto a quelle che otterrebbero dal
mercato. Sono societ cooperative a mutualit prevalente quelle che:
svolgono la loro attivit per lo pi in favore dei soci;
si avvalgono, nello svolgimento delle loro attivit, delle prestazioni lavorative dei soci;
si avvalgono degli apporti di beni e servizi da parte dei soci.
LONLUS. Sono dette ONLUS le associazioni, le fondazioni, le cooperative e gli enti privati, con o senza personalit
giuridica, che svolgono attivit nei seguenti settori: assistenza sociale e sociosanitaria, beneficenza, istruzione,
formazione, tutela e valorizzazione dellambiente, tutela e valorizzazione dei beni storici ed artistici, promozione della
cultura, tutela dei diritti civili, ricerca scientifica. Non vengono considerate ONLUS: gli enti pubblici, le societ
commerciali diverse dalle cooperative, i partiti ed i movimenti politici. Le finalit solidaristiche sintendono perseguite
quando lattivit arrechi benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali
o familiari. Lo statuto (od atti costitutivi) delle ONLUS devono essere redatti nella forma di atto pubblico. Questi statuti
devono prevedere, oltre allo svolgimento delle attivit, anche alcune disposizioni che regolino la struttura
dellorganizzazione e ne disciplinino lattivit. Le agevolazioni che spettano ad esse riguardano tutte i tipi dimposta,
dalle imposte sui redditi a quelle sul valore aggiunto. Le agevolazioni in materia di IVA sono: esenzione dallIVA delle
prestazioni educative, sociosanitarie, trasporto malati; lobbligo rimane, invece, per le attivit connesse. Le agevolazioni
riguardanti le altre imposte sono: esenzione dallimposto di bollo, dallimposta di successione, INVIM.
Lassociazione di promozione sociale, Vengono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni
riconosciute e non, i gruppi ed i loro coordinamenti formati col fine di svolgere attivit di utilit sociale a favore di
associati o terzi, senza fine di lucro. Queste si formano con atto scritto dove vanno indicati, oltre alla sede legale, anche:

la denominazione, loggetto sociale, lassenza dei fini di lucro e previsione che i proventi delle attivit non possono
essere divisi tra gli associati, anche in forme indirette. Le associazioni di promozione sociale ricavano le proprie risorse
economiche per lo svolgimento delle loro attivit da: quote e contributi degli associati; donazioni ed eredit; contributi
dello Stato, delle Regioni e degli enti locali; contributi dellU.E.
Il patronato. Possono formarsi e gestire gli istituti di patronato e di assistenza sociale le confederazioni e le associazioni
nazionali di lavoratori che: siano formate ed operino in modo continuativo da almeno 3 anni, abbiano sedi proprie in
almeno 1/3 delle regioni, dimostrino di avere i mezzi finanziari e tecnici necessari per la costituzione e la gestione dei
suddetti istituti. La domanda di costituzione e riconoscimento degli istituti di patronato e di assistenza sociale va
presentata al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Esso entra 90 giorni dalla data di presentazione della
domanda, decreta lapprovazione della formazione. Questi istituti che hanno ottenuto il riconoscimento, hanno lobbligo
di iscrizione nel registro delle persone giuridiche presso la Prefettura del luogo dove hanno la sede legale. Il loro statuto
deve indicare: lorganizzazione promotrice, la denominazione dellistituto, la sede legale, gli organi di amministrazione
e di controllo, le finalit e le funzioni, la dotazione finanziaria ed i mezzi economici. Gli istituti di patronato esercitano
lattivit di informazione, di assistenza e di tutela a favore dei lavoratori dipendenti ed autonomi, dei pensionati e dei
singoli cittadini italiani, per il conseguimento in Italia ed allestero delle prestazioni di qualsiasi tipo in materia di
sicurezza sociale, di immigrazione e di emigrazione.
Limpresa sociale. Per poter usufruire della qualit di impresa sociale, ci sono dei presupposti da rispettare: la
costituzione con atto pubblico e lesplicazione del carattere sociale dellimpresa, essere unorganizzazione privata con
finalit di tipo generale, lobbligo di utilizzo della locuzione impresa sociale, lesercizio in via stabile e principale di
unattivit economica organizzata alla produzione ed allo scambio di beni e servizi, ma diretta a realizzare finalit di
tipo generale. Le attivit alle quali viene riconosciuta lutilit sociale sono: assistenza sociale; assistenza sanitaria;
educazione, istruzione, formazione; tutela dellambiente e dellecosistema; turismo sociale. Queste attivit devono
produrre ricavi superiori al 70% dei ricavi totali dellimpresa.